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Non c’è posto per i devastatori in riva allo Stretto

Riceviamo e pubblichiamo, a seguito della manifestazione dell’8 agosto. – La Redazione web

Siamo scese ancora una volta in piazza. Lo abbiamo fatto ancora una volta in migliaia. Non ci interessano i balletti dei numeri. Siamo in tante e tanti. Siamo siciliane e calabresi, ma con noi ci sono anche tante solidali, persone che nel loro territorio si battono contro altre devastazioni, persone che noi supporteremo andando a nostra volta nel loro territorio per dare loro maggiore forza.

In tutti questi anni di mobilitazione abbiamo dovuto superare tanti ostacoli. Dalla parte dei devastatori c’erano i soldi e il potere. Dalla nostra solo la generosità e i nostri corpi. Nonostante questo, possiamo dire di avere vinto. Oggi l’opinione no ponte è largamente maggioritaria nei nostri territori. Lo dimostra questa piazza, lo dimostra il fatto che di piazze sì ponte di queste dimensioni non ce ne sono mai state. La verità è che mentre negli anni si è formato un popolo no ponte, non si può dire il contrario. Non esiste un popolo Sì ponte.

In questi anni di mobilitazione si sono succedute tante generazioni e ogni volta si sono trasmesse il testimone della solidarietà e della difesa della nostra terra. Questo avviene perché la generosità e l’amore per il proprio territorio sono più forti della brama di profitto. E’ per questo che tutte le loro narrazioni, tutti i loro discorsi, si sono sbriciolati. Avevamo ragione noi. Su tutto.

Nel corso degli anni ci siamo interrogate. Abbiamo studiato il progetto. Abbiamo prodotto enormi quantità di riflessioni, analisi, controdeduzioni. Alla fine di tutto questo abbiamo capito che non hanno un piano che non sia quello di continuare a portare avanti l’iter e guadagnarci sopra. Non lo sanno se il ponte si può fare. Non lo sanno se starebbe in piedi. Non hanno un piano finanziario. Sanno solo che più questa storia dura e meglio è per loro perché di più ci guadagneranno.

Noi sappiamo che tutto questo gravita intorno alla società concessionaria Stretto di Messina Spa, una società per la cui governance sono stati abbattuti i tetti dei compensi, una società che ogni anno consuma ingenti risorse senza arricchire di nulla la comunità. Una società che, colpevolmente, i governi che si sono succeduti dal 2013 non hanno messo in liquidazione nonostante la Corte dei conti avesse chiesto ripetutamente di farlo.

In tutto questo il territorio rimane appeso a un’opera che continuerà a generare profitti per pochi, anche qualora non dovesse essere costruita. Le persone più giovani – noi giovani – ce ne andiamo. Chi vive nelle zone interessate dai cantieri sta col fiato sospeso. La nostra stessa economia rimane appesa ad un fantasma. Tutta l’area dello Stretto si sente sotto la minaccia di cantieri che potrebbero durare 10, 20 o 30 anni, rendendo invivibile la nostra quotidianità.

Noi sappiamo che questa non è una casualità. Noi sappiamo che questo è un metodo. Noi sappiamo che questa è la logica delle grandi opere, dell’occupazione militare delle nostre terre, dei grandi eventi, delle emergenze. Estrarre profitti dal territorio, è solo a questo che sono interessati.

E noi, invece, vorremmo vivere in pace, prenderci cura dei luoghi che abitiamo, avere la possibilità di restare, potere decidere del futuro della nostra vita. Noi siamo tante e tanti. Abbiamo dalla nostra parte la natura, i nostri corpi e il desiderio di un futuro più appagante. A loro rimangono solo il potere e i soldi. Per questo li sconfiggiamo.

Ed è per questo che, nel ringraziare tutte e tutti coloro che sono state in piazza oggi e tutte e tutti coloro che lo hanno fatto in tutti questi anni di lotte, nel ringraziare le nostre sorellr e i nostri fratelli che sono venute da fuori a portare le loro lotte in questa piazza, noi decretiamo, dal basso, la chiusura della Stretto di Messina Spa.

Assemblea No Ponte

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Chiudere la Stretto di Messina Spa. L’8 agosto il corteo No Ponte

Dibattiti, volantinaggi, un tour in diverse città italiane, incontri contro l’estrettivismo e la devastazione ambientale in tanti territori, assemblee settimanali a Messina, la campagna No Ponte negli ultimi mesi ha attraversato diversi contesti e città, partendo dalle due sponde dello Stretto di Messina, per rilanciare la mobilitazione. Dal 7 al 9 agosto si terrà un campeggio, nel pomeriggio di sabato 8 agosto il corteo, in serata, a partire dalle 8.30 in piazza del Popolo, si sarebbe dovuto tenere un concerto che è statao cancellato dopo il tragico crollo della palazzina a Messina.

Pubblichiamo qui a seguire il comunicato del Movimento No Ponte in vista dell’importante mobilitazione estiva che come ogni anno ribadirà la contrarietà al devastante progetto del Ponte per rivendicare diritti, sanità, infrastrutture e difesa dell’ambiente e del territorio. A partire dalla rivendicazione della chiusura della Stretto di Messina SpA.

Quella del ponte è una storia di sprechi, di risorse sottratte alla collettività per il tornaconto di pochi, di procedure speciali (leggasi con minori tutele) e buchi neri. Dalla legge istitutiva della Stretto di Messina SpA nel 1981 alla legge obiettivo del 2001, dalla rimozione del tetto massimo per gli stipendi dei dirigenti della Stretto di Messina SpA alle deroghe in materia di appalti del cosiddetto decreto commissari, l’elenco è infinito. In esso, si intrecciano norme specifiche per il ponte e la disciplina che, più in generale, favorisce la grande imprenditoria della devastazione.

Ai procedimenti giudiziari, emersi negli scorsi mesi, lasciamo il compito di accertare responsabilità penali. Quelle politiche le conosciamo già, e le ascriviamo al blocco sociale che si nutre del ponte – non solo della sua eventuale realizzazione, ma anche dell’interminabile progettazione – e di cui fa parte l’intera governance tecno-politica: politici, imprenditori, progettisti, fino, naturalmente, alla società concessionaria.

Non a caso, dal 2016 la Corte dei Conti ha più volte sollecitato governo e parlamento a un intervento normativo per accelerare la liquidazione della Stretto di Messina SpA, decisa nel 2013 dal governo Monti, onde evitare un ulteriore spreco di risorse pubbliche e porre fine al paradossale contenzioso avanzato dalla stessa società nei confronti di altre istituzioni statali. Sappiamo bene com’è finita: non c’è stato nessun intervento normativo e la società è stata tenuta in piedi da tutti i governi, di diverso colore, fino ad essere riattivata da Meloni-Salvini nel 2023.

Ecco perché, oggi, la chiusura della Stretto di Messina SpA rappresenta l’unica strada per interrompere quella continuità che consente al progetto di sopravvivere da oltre quarant’anni. Ci consentirebbe di liberare quei 14 miliardi tenuti in ostaggio dal miraggio del ponte. Ci consentirebbe di sottrarci alla minaccia di quei cantieri che qualcuno vorrebbe aprire, magari per guadagnare visibilità nella lunga campagna verso le elezioni politiche.

Per questo torniamo in piazza, non delegando una lotta che è delle persone che abitano i territori dello Stretto, dei Sud, e di chi ci accompagna in solidarietà. L’8 agosto la marea di Messina diventerà il nostro decreto popolare di chiusura della Stretto di Messina SpA.

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Comunicato del Movimento No Ponte del 5 agosto in vista dell’assemblea popolare del 7 agosto e del corteo dell’8 agosto.

In questi giorni la nostra città è stata scossa dalla tragedia del crollo di una palazzina nel quartiere di Pistunina, nella quale hanno perso la vita quattro persone, mentre altre due, mentre scriviamo, risultano ancora disperse. Il territorio in cui viviamo è apparso costellato da un modo molto diverso e variegato di affrontare e processare questo drammatico evento – come è inevitabile che sia, in contesti sociali ampi e complessi – e abbiamo seguito anche noi, come tutte e tutti, l’alternarsi di chi chiedeva che le attività ludiche, culturali e di intrattenimento si fermassero e chi, invece, riteneva che dovessero andare avanti, senza nulla togliere al rispetto e al cordoglio per le vittime.

Questo è il contesto in cui ci troviamo mentre ci avviciniamo alla tre giorni NO ponte del 7, 8 e 9 agosto, e ovviamente noi stesse abbiamo fatto varie riflessioni al riguardo. Il dato inoppugnabile, per noi, è che quella che ci attende è una tre giorni di lotta e mobilitazione e anche i momenti apparentemente più ludici e di festa inseriti al suo interno hanno un valore politico.

Pensiamo, in particolare, al concerto NO ponte, previsto per la serata di sabato: un momento che per noi non rappresenta semplicemente musica, socialità e festa (che hanno comunque un significato politico, ancor più quando avvengono in spazi pubblici, aperti a tutte e tutti), ma anche un momento dall’alto valore politico, ricco di contenuti legati alle lotte dei nostri territori. Pur fermamente convinte di tutto questo, abbiamo deciso di assumere un atteggiamento di cautela e rispetto.

Il nostro è un movimento territoriale, formato dalle migliaia di persone che vivono e amano il nostro territorio e che lo difendono da abusi e speculazioni. Ed è proprio alla comunità di cui siamo parte e che nutre il nostro movimento che stiamo guardando in queste ore, decidendo di assumere la decisione di annullare il concerto NO ponte. Una decisione sofferta ma che ci sembra giusta, per non urtare sensibilità alcuna, per non apparire irrispettose e irrispettosi. In altre parole, per prenderci cura della comunità di cui siamo parte.

Siamo molto grate a tutte le artiste e gli artisti che avevano accettato di partecipare al concerto: siamo grate per la loro generosità a mettersi a disposizione e per la loro comprensione rispetto ai motivi dell’annullamento. Restano, naturalmente, confermate tutte le attività di taglio più marcatamente ed esclusivamente politico e di lotta, quali il corteo dell’8 agosto, il campeggio e le assemblee.

Attività che si rivelano ancora più urgenti e necessarie alla luce dell’ennesima forzatura istituzionale di queste ore: il blitz con cui Matteo Salvini ha disposto il rinnovo anticipato del Consiglio superiore dei lavori pubblici, inserendovi all’interno, come messo in evidenza da autorevoli osservatori, figure apertamente riconducibili al blocco sociale favorevole alla realizzazione del ponte.

Il corteo, il campeggio e le assemblee verranno presentate alla città in conferenza stampa venerdì 7 agosto alle ore 10,30 presso la Sala Ovale “Antonino Caponnetto” del Comune di Messina, Palazzo Zanca.

Assemblea No Ponte, Messina

Immagine di copertina e prima immagine nell’articolo di Giordano Pennisi – Scattomancino. Messina, 12 agosto 2023. Immagine di chiusura dell’articolo a cura del collettivo Flashmood, che ringraziamo per la collaborazione. Il comunicato No Ponte è stato pubblicato sulla pagina facebook No Ponte.

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