Wages Are Falling. Wealth Is Surging. No Wonder Americans Are Unhappy.

© Karsten Moran for The New York Times

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© Janet Mac
Anthropic takes Fable 5 and Mythos 5 offline to comply with a directive from the Trump administration to prevent use by foreign nationals.
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Dopo “Due Paesi, un esercito”, almeno sul piano tecnologico, ecco al Senato Usa la proposta per rafforzare la condivisione di intelligence da Washington verso Israele: il senatore repubblicano Tom Cotton, eletto in Arkansas, ha presentato una proposta di legge sulle attività di spionaggio che contiene una sezione esplicitamente dedicata a questo tema. Lo rivela Responsible Statecraft, già attiva nel segnalare nei recenti provvedimenti sulla Difesa Usa una legge che apriva alla fusione tra tecnologie israeliane e strutture militari Usa.
Ora la Sezione 622 del disegno di legge sul finanziamento dell’attività di spionaggio per il 2027 chiede esplicitamente di “rafforzare la partnership securitaria con Israele”, di “consolidare la collaborazione tramite una robusta condivisione d’intelligence”.
Per la precisione, la legge spiega che il Presidente, il Direttore dell’Intelligence Nazionale e il segretario alla Difesa dovrebbero “espandere la condivisione d’intelligence con Israele” in ogni caso che non sia legato a “precise preoccupazioni di sicurezza nazionale” che il presidente dovrebbe documentare apertamente e dettagliatamente al Congresso prima di definire. Insomma, un’apertura esplicita di canali d’intelligence senza precedenti e che porterebbe Washington e Tel Aviv a delle vere e proprie “porte girevoli” informative. Il proponente è un ferreo alleato di Israele: Cotton, 49 anni, senatore dal 2015, è presidente della Conferenza Repubblicana del Senato e, soprattutto, dell’influente Senate Intelligence Committee, l’organo di vigilanza di Capitol Hill sugli apparati di spionaggio federali.

Noto “falco” repubblicano, Cotton è uno dei più solidi sostenitori di Tel Aviv al Senato e in precedenza, da deputato, Cotton aveva giocato di sponda con l’allora collega del Kansas, Mike Pompeo, futuro direttore della Cia e Segretario di Stato, per sabotare i negoziati con l’Iran dell’amministrazione di Barack Obama, affermando che quella tra la trattativa e la guerra era una “falsa alternativa”.
Per Responsible Statecraft, “questa proposta è una delle diverse mosse recenti di coloro che a Washington fanno il gioco del governo israeliano, volte a mantenere gli Stati Uniti legati a Israele nonostante il calo di consensi tra l’opinione pubblica americana. La forma più rilevante di sostegno statunitense a Israele è rappresentata da oltre 300 miliardi di dollari in aiuti economici e soprattutto militari”, che spesso peraltro finanziano ricerche tecnologiche che ora per legge gli Usa intendono incoprorare nei loro apparati. Curioso sottolineare come questa proposta di legge sia emersa proprio mentre è in corso una grande e sostanziale operazione di controllo sulla penetrazione spionistica israeliana in America su cui lo stesso Pentagono ha acceso il faro mentre tra Washington, Tel Aviv e Iran è in atto un balletto importante tra pace, diplomazia e guerra.
Cotton, tra i politici maggiormente sostenuti dal sistema filoisraeliano nello Stato che rappresenta, si sta preparando alla campagna per la rielezione per un terzo mandato di sei anni al Senato e tutti i sondaggi lo danno nettamente in vantaggio sulla sfidante democratica Hallie Shoffner. Dunque, è altamente probabile che possa mantenere la sua carica anche nella seconda parte dell’amministrazione di Donald Trump qualora il Senato restasse repubblicano, o comunque esercitare un’influenza di peso sulle scelte strategiche del governo americano.
La sua firma su questo provvedimento mostra un innalzamento della spinta a saldare i rapporti tra Usa e Israele poco dopo l’inizio, con la guerra in Iran, tanto di un’operazione militare congiunta quanto di una fase politicamente turbolenta in cui gli obiettivi di Washington e Tel Aviv. Dopo il voto sulla “fusione” tecnologica e la notizia sull’invio di paracadutisti dell’82esima divisione aerotrasportata in Israele durante la guerra con l’Iran, rivelata dal giornalista Ken Klippenstein, il provvedimento sulla cooperazione di spionaggio è la terza manifestazione di una spinta a rafforzare i rapporti Washington-Tel Aviv nella direzione di un saldo sostegno unilaterale della prima alla seconda, che per molti esponenti delle istituzioni americane sembra essere un fine da perseguire a ogni costo.
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Industry professionals comment on various aspects of Fable 5, including dual-use capabilities, safeguards, and tiered access.
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An AI hacker claims to have achieved a prompt-based jailbreak shortly after Fable 5’s launch, but Anthropic says it’s not a real jailbreak.
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© Meridith Kohut for The New York Times
A cybercrime group known as The Gentlemen has emerged as the second most active ransomware gang by victim count, rapidly attracting a talented pool of hackers through an aggressive recruitment strategy that promises affiliates 90 percent of any ransom paid by victims. This post examines clues pointing to a real life identity for the administrator of The Gentlemen ransomware group.

A graphic created and shared by The Gentlemen ransomware group administrator Hastalamuerte on Breachforums in May 2026. Credit: ke-la.com.
Experts at the security firm Check Point Software have been closely covering exploits of The Gentlemen, a so-called “ransomware-as-a-service” (RaaS) offering that pays affiliates handsomely to help spread the group’s malware.
“A 90/10 affiliate revenue split — compared to the industry standard 80/20 — is accelerating the group’s growth by attracting experienced operators from competing programs,” the researchers wrote in April.
Check Point found The Gentlemen are the second most active ransomware group by victim count so far this year, claiming at least 332 published victims since the group’s inception in mid-2025 and more than 240 in 2026 alone.
According to Check Point, the group targets Internet-facing devices (VPNs, firewalls) as their entry point, and once inside moves quickly to encrypt entire networks within hours.
Check Point says the administrator and primary operator of the ransomware group uses the nickname Zeta88 on the Russian-language cybercrime forums, and that this individual was previously known under the moniker Hastalamuerte. Check Point noted that a breach of the group’s backend infrastructure made it clear that Hastalamuerte/Zeta88 is the person who assembles the locker and RaaS panel, manages payments, and is essentially the administrator of the entire program who receives 10 percent of all ransoms.
The cyber intelligence firm Intel 471 shows that the user Hastalamuerte is a Russian and English speaking person who registered on almost a dozen cybercrime forums between 2019 and the present day, including Exploit, Breachforums, Ramp_V2, BHF, Raidforums, and Nulled.
Intel 471 reveals that Hastalamuerte registered on Breachforums in January 2025 from an Internet address in Izhevsk, the capital city of Russia’s Udmurt Republic. Likewise, the user Zeta88 signed up at the English-language cybercrime forum Breached in August 2022 from a different Internet address in Izhevsk.
Intel 471 finds Hastalamuerte registered on Raidforums in 2020 using the email address hastalamuerte1488@protonmail.com (1488 is a common combination of two numeric symbols associated with white supremacy). A lookup on this address at the open source intelligence service Epieos shows it is connected to an account at Apple and to a phone number ending in 04.
Epieos says that Protonmail address is also linked to a GitHub account under the username SantaMuerte. That account is marked private, but a history of this user’s activity shows they are watching and developing a number of malware tools and exploits.
In April 2020, Hastalamuerte said on the crime forum Nulled that they could be contacted at the Telegram instant messenger name @hastalamuerte18, and the threat intelligence company Flashpoint finds this username is assigned the unique Telegram ID number 30907522 [full disclosure: Flashpoint is an advertiser on this blog].
The breach tracking service Constella Intelligence reports that Hastalamuerte’s Telegram ID is connected to another username — “bu4vs” — and to the Russian phone number 79127650004. Pivoting on this phone number in Constella fetches multiple records from hacked Russian government databases showing it is assigned to one Alexander Andreevich Yapaev, a 36-year-old from Izhevsk.
Constella reveals that phone number was used to create an account at the Russian social media platform Pikabu under the name “4apai18,” and shows Mr. Yapaev has signed up at a number of websites using the common surname Ivanov, or else “Chapaev” (the numeral 4 is often used as shorthand for a “ch” sound in Russian).
A search in Intel 471 for cybercrime forum members with the nickname SantaMuerte unearths an account by the same name created in 2020 on the Russian hacking forum Codeby. Intel 471 shows this user originally registered on Codeby with the not-so-subtle nickname Alexandr 4apaev.
Constella finds Mr. Yapaev regularly used the email address bu4vs@mail.ru. Meanwhile, Epieos shows this address is connected to a LinkedIn account for Alexander Yapaev, who lists himself as the head of B2B marketing at the company Uralenergo Udmurtia, one of Russia’s largest suppliers of electrotechnical and lighting products.
Mr. Yapaev did not respond to multiple requests for comment.
Nearly every time we publish one of these Breadcrumbs stories, readers are curious to know why it seems like so many cybercriminals from Russia apparently do little to hide their real life identities. The truth is that — Russian or not — most didn’t exactly set out to be arch criminals, but instead got drawn into the scene gradually over several years as their skills broadened and sharpened.
Another important dynamic is that the Russian government generally either co-opts or ignores cybercriminal activity within its borders so long as the hackers do not steal from or attack Russian businesses and citizens. As a result, successful cybercriminals in Russia are usually insulated from prosecution and arrest by foreign law enforcement agencies provided they occasionally pay off the right people and do not travel abroad. And cybercriminals who intend to strictly adhere to those unwritten rules may (at least initially) be less concerned about covering their tracks online.
But the simplest explanation is that cybercriminals of all nationalities tend to make a number of basic operational security mistakes early in their careers, when they are less savvy and have far less to lose by their carelessness. A review of Hastalamuerte’s early posts on the crime forums (circa 2019-2020) shows a relatively unsophisticated and low-skilled hacker still trying to learn the ropes and earn a positive reputation on these communities.
For example, in June 2020 Hastalamuerte’s Telegram account joined a multi-month training program (@pntst) to learn how to use popular penetration testing tools, and their candid posts to this hacker training camp show Hastalamuerte struggling to use these tools effectively. A Google-translated record of Hastalmuerte’s posts to @pntst is here.
Update, June 11, 10:23 a.m. ET: The threat research group PRODAFT has released a detailed writeup on the history and current operations of The Gentlemen. PRODAFT said its findings match the same persona with “high confidence,” and found the administrator (Zeta88/Hastalamuerte) supplies affiliates with initial access directly, primarily Fortinet SSL-VPN credentials obtained through brute-force attacks or sourced from the group’s own leak database. They also discovered the administrator is using AI to develop and maintain the ransomware and associated tooling, as well as to assist with post-exploitation activity.
La catena di eventi che si snoda a partire dalla guerra tra Russia e Ucraina, passando attraverso i tragici fatti del 7 ottobre 2023 con l’attacco di Hamas ad Israele, per arrivare allo scontro tra gli Stati Uniti e l’Iran, nato dal contenzioso sul programma atomico e sfociato nel blocco del corridoio energetico dello stretto di Hormuz, ha evidenziato la fragilità dei tradizionali modelli di previsione strategica.
Questo perché le analisi delle sempre più frequenti crisi sistemiche globali, si sono sempre concentrate maggiormente solo su variabili quantitative, quali i flussi logistici, i budget militari o le asimmetrie tecnologiche, trascurando, invece, le visioni qualitative della complessità ed il conseguente fondamentale assunto, ovvero “more is different”, il “tutto è maggiore della somma delle singole parti”.
Dunque, possiamo dire che l’attuale instabile scenario mondiale sta riportando al centro del dibattito due fattori da troppo tempo sottovalutati, quali la:
Per comprendere l’importanza di questi due elementi gestionali delle crisi, è necessario abbandonare la visione, per così dire, lineare della politica internazionale ed analizzare i teatri geopolitici attraverso la lente della teoria dei sistemi complessi.
Oltre la linearità, l’orlo del caos e i sistemi adattativi complessi
Questo approccio, si rende necessario perché una crisi geopolitica odierna, in una società contemporanea fluida, veloce, poliedrica, non è un problema complicato risolvibile scomponendone i singoli aspetti in forme sempre più elementari, magari grazie ad un algoritmo sequenziale, ma è, a tutti gli effetti, l’affrontare la realtà di un sistema adattativo complesso, costituito da una miriade di reti instabili di attori statuali e non, in continua interazione ed auto-organizzazione tra loro, dove le azioni di un singolo elemento generano effetti non lineari ed imprevedibili ex-ante, sull’intero scacchiere planetario.
In questo contesto dominato dall’incertezza e dall’imprevedibilità, il modello classico di leadership verticale e d’intelligence burocratico è destinato a sicuro fallimento.
Il futuro di una governance strategica lungimirante, quindi, deve collocarsi in una zona intermedia che potremmo definire con un concetto caro agli scienziati dei sistemi complessi, come “orlo del caos”, per evitare che troppo ordine e rigidità decisionale conducano alla paralisi del sistema, così come l’assenza di direzione porti alla disintegrazione del contesto.
Infatti, in questa cornice di perenne instabilità, il leader geopolitico moderno non è colui che pretende di prevedere e pianificare l’imprevedibile, ma colui che accetta la complessità e sviluppa una spiccata capacità di lettura dei segnali deboli, per navigarla in tempo reale.
Così parimenti, l’operato generato dalla cultura d’intelligence deve assumere un ruolo cardine, diventando lo strumento primario per decodificare le guerre asimmetriche, le manovre finanziarie occulte che accompagnano e presagiscono i conflitti globali, per garantire la resilienza dello Stato e degli asset strategici nazionali, dotando sia il decisore politico che quello privato di moderni sistemi di anticipazione del futuro.
Geostatisti, ridondanza e lungimiranza progettuale
Quindi, per entrare ancora di più nel dettaglio delle considerazioni finora esposte, occorre sottolineare che la prima dote di una leadership performante nell’ambito delle perigliose acque della scena internazionale, consiste nella capacità di saper promuovere la ridondanza e la flessibilità strategica, con una visione del futuro progettuale di lungo periodo, superando così l’esasperazione dell’efficienza immediata e del consenso a breve termine, che tanto indebolisce le democrazie occidentali.
Spetta ai cosiddetti “geostatisti”, così come definiti dall’economista Paolo Savona, ossia di persone capaci di vedere lontano, al di là dell’oggi e delle loro nazioni e di saper costruire assetti internazionali che prevengano le crisi economiche e propizino lo sviluppo dell’intero Pianeta.
Le scelte di un buon geostatista, infatti, devono essere ispirate ad una sana realpolitik, ma l’itinerario della sua azione deve essere altrettanto chiaro sulla traccia della ragione dei molti, come pretende la democrazia e non dei pochi, come inevitabilmente accade negli autoritarismi.
Dunque, esattamente come i grandi attori industriali hanno dovuto reintrodurre margini di sicurezza per proteggere la propria catena del valore dalle turbolenze geopolitiche, un’avveduta leadership politica deve saper costruire strutture istituzionali resilienti, capaci di assorbire shock imprevisti, senza collassare.
Logiche oloniche e reti decisionali molecolari
In secondo luogo, deve tenere a mente la necessità di muoversi secondo logiche oloniche, alla stregua di un sistema organizzato in grado di prendere decisioni ed attuarle, interagendo con gli altri elementi del sistema su base negoziale, dal momento che le crisi odierne – energetiche, cibernetiche, asimmetriche, militari, informative – si sviluppano in modo molecolare.
Il concetto di olone, infatti, definisce un’entità che è simultaneamente un tutto autonomo nel proprio ambito operativo e la frazione inscindibile di un disegno superiore ed in un sistema adattativo complesso, al quale paragoniamo una crisi internazionale globale, l’approccio olonico permette di superare la rigidità delle gerarchie tradizionali senza cadere nell’anarchia decisionale, coniugando il ‘massimo dell’autonomia locale con la massima coerenza strategica globale.
Per affrontare con successo le turbolenze globali, un leader saggio non deve accentrare ogni singola decisione all’interno di una rigida burocrazia piramidale, ma deve, invece, saper coordinare tutta una serie di nodi autonomi e specializzati – diplomazia, forze armate, intelligence, attori economici – in maniera tale da preservare l’agilità operativa economica e tattica, facendo agire tutte le componenti in modo sinergico, verso un obiettivo comune.
Parimenti la cultura d’intelligence deve essere in grado di garantire la resilienza dello Stato dotando il decisore politico di moderni sistemi di anticipazione del futuro, in quanto nel mare pericoloso del complesso quadro geopolitico internazionale, anticipare non significa meramente profetizzare linearmente un singolo scenario, bensì mappare tutte le gamme dei futuri possibili, attraverso l’analisi dei segnali deboli e lo sviluppo di modelli predittivi dinamici.
L’avvento dell’Intelligenza Artificiale e la centralità del fattore umano
Attualmente a questo fine, dunque, ci troviamo di fronte all’avvento dell’intelligenza artificiale che offre ai decisori strumenti informativi senza precedenti, capaci di elaborare miliardi di dati al secondo, offrendo una mole infinita d’informazioni, estendendo i conflitti in dimensioni sempre più vaste e multifattoriali.
In questo ambito quindi, sia la leadership che la cultura d’intelligence devono attribuire la centralità assoluta del loro agire al fattore umano, fungendo entrambe da “sensore di confine”, mappando le interconnessioni e decodificando le minacce, in modo tale da attribuire la sintesi finale e le scelte morali agli esseri umani reali.
Infatti, nessun algoritmo o IA può sostituire l’intuizione geopolitica, il giudizio etico e la sensibilità interpretativa che scaturiscono da una leadership e da apparati d’intelligence in cui l’elemento umano è ancora prevalente, poiché se le macchine eccellono nel calcolare le probabilità all’interno di schemi predefiniti, solo gli uomini possiedono la plasticità cognitiva necessaria per decidere “sull’orlo del caos”, per trasformare l’informazione in visione e la visione in azione sovrana, convertendo così il disordine globale in un’opportunità di resilienza e stabilità per l’intero sistema delle relazioni internazionali.
In conclusione è bene rammentare, ad ognuno di noi, che non si può comprimere il futuro o semplificarlo in illusioni di previsione, si possono solo costruire scenari affinché esso non ci trovi impreparati e, come la storia insegna, raggiungere lo sviluppo non significa garantirsi un futuro radioso, perché bisogna saperselo mantenere.