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Studiare i movimenti sociali in tempi difficili come i nostri

Che cosa sono i movimenti sociali? Sono attori normali nella politica e nella società nei periodi di calma o sono attori straordinari nei periodi di forte tensione? Naturalmente, sono entrambe le cose, poiché tendono ad adattarsi alle circostanze: ricorrono a strategie organizzative più o meno radicate nella loro base sociale, a repertori di lotta più o meno dirompenti, e a identità più o meno radicali. A volte vengono sconfitti e a volte riemergono; a volte si adattano alla normalità e a volte la sfidano.

Inoltre, le due temporalità possono interagire nello stesso periodo storico. Concetti come cicli e ondate di lotte hanno da tempo indicato i modi in cui le proteste convergono nel tempo. Momenti di svolta, eventi trasformativi, proteste dense di avvenimenti sono concetti che indicano come i movimenti sociali non solo si adattino alle opportunità politiche e alle risorse disponibili, ma mettano in moto cambiamenti che producono nuove opportunità e risorse.

Empiricamente, inoltre, mentre i movimenti alternano visibilità e latenza, le memorie e l’eredità delle lotte passano da una fase intensa all’altra; nei periodi di stasi, il quadro di riferimento per pensare i conflitti, le reti organizzative, i repertori di mobilitazione vengono ricordati, alimentati e trasmessi da una generazione all’altra di attivisti.

La ricerca sui movimenti sociali è stata stimolata da momenti di conflitti intensi—come le mobilitazioni anticoloniali degli anni ’50, i cicli di protesta del ’68, compresa la ripresa della lotta di classe, le nuove proteste femministe per i diritti riproduttivi negli anni ’70, la solidarietà internazionale contro l’apartheid in Sudafrica e contro le guerre imperialiste negli anni ’80, ma anche, e con un ritmo accelerato, il movimento per la giustizia globale negli anni 2000, la Primavera Araba e le proteste contro l’austerità negli anni 2010, e le proteste per una Palestina libera e contro il genocidio israeliano negli anni 2020. Inoltre, ogni paese ha le proprie storie di intensificazione delle mobilitazioni dal basso — come, ad esempio, momenti di radicalizzazione come la violenza politica e la repressione, o gli episodi di democratizzazione che hanno trasformato la società e la politica.

Tuttavia, gli studi sui movimenti sociali si sono sviluppati in una fase “fordista” e hanno guardato soprattutto alle condizioni di “normalità”. Come ha osservato William Sewell, il fordismo ha fornito le basi per il positivismo nell’analisi dei movimenti sociali – soprattutto negli Stati Uniti – con l’assunto dell’universalismo, dell’empirismo metodologico e di una presunta neutralità priva di valori. Ciò che il positivismo aveva tralasciato, e che doveva essere reintrodotto, era la contestualizzazione di concetti e teorie, la loro storicizzazione. In contrapposizione alla ricerca di leggi generali, è emersa la necessità di considerare la congiuntura e l’azione.

Riflettendo su queste tendenze generali, il mio contributo allo studio dei movimenti sociali è stato guidato da alcuni punti di riferimento che trovo particolarmente utili per affrontare tempi difficili e intensi, caratterizzati da policrisi, snodi critici, cambiamenti di paradigma, rivolte e resistenze.

Gli elementi principali dell’approccio dinamico che ho utilizzato possono essere sintetizzati come segue:

  1. a) la dimensione processuale, in quanto radicata in una storia complessa
  2. b) la dimensione relazionale, che guarda agli attori nelle loro interazioni
  3. c) la dimensione della costruzione, considerando che i soggetti agiscono sulla base della propria valutazione del contesto esterno e del proprio ruolo in esso.

Nell’affrontare momenti di trasformazioni rapide e profonde, ho trovato la ricerca di solidi meccanismi causali (come li definivano McAdam, Tarrow e Tilly) più congeniale alla mia sensibilità storica “weberiana”, orientata alla comprensione piuttosto che alla ricerca di correlazioni e causalità volte a spiegare, o addirittura a prevedere. Così, nella ricerca sulla violenza politica o sui processi di democratizzazione, in tempi di pandemia o di genocidio, ho riflettuto sui meccanismi relazionali, cognitivi e affettivi che possono portare a cambiamenti nelle strutture politiche e sociali e al consolidamento delle relazioni in un processo di rotture, scosse e sedimentazione (…).

In sintesi, sono cresciuta insieme all’espansione degli studi sui movimenti sociali, contribuendo ai loro successi così come alle controversie, al loro consolidamento, alle sfide. Queste sono state molte, ma affrontate con spirito aperto grazie a ciò che possiamo definire eclettismo teorico e pluralismo metodologico. Ciò non significa che il campo d ricerca fosse privo di conflitti interni, selettività e pregiudizi – come qualsiasi altro settore – ma è rimasto aperto grazie alle continue evoluzioni dell’oggetto stesso su cui concentravamo la nostra attenzione, che ha portato nel mondo accademico nuove generazioni di studiosi con interessi e gusti specifici.

Sono rimasta molto legata agli studi sui movimenti sociali, per diverse ragioni. Innanzi tutto, la maggior parte dei ricercatori in questo campo è mossa da un sincero interesse a migliorare il mondo. Le esperienze di impegno sociale e politico sono state spesso criticate dagli studiosi più mainstream, ma ho scoperto che si sono rivelate molto fruttuose nello sviluppo del quadro cognitivo e nel miglioramento del clima tra gli studiosi del settore. In un momento in cui la “neutralità” viene predicata come requisito del valore scientifico, è fondamentale rivendicare, con Michael Burawoy, il valore di una visione critica della scienza che affronti problemi sociali che non sono affatto “apolitici”,

Inoltre, le vicende politiche hanno imposto una costante innovazione teorica con una propensione agli scambi reciproci tra approcci diversi. Gli studiosi dei movimenti hanno provenienze differenziate –  dalla sociologia delle organizzazioni allo studio delle interazioni simboliche, dalla teoria sociologica alle scienze politiche – e hanno costruito un bagaglio di concetti e ipotesi di ricerca combinando spunti provenienti da diversi campi del sapere. Questa tendenza si è ampliata nel tempo, dalla sociologia alle scienze politiche, estendendosi fino a includere la geografia, la storia, l’antropologia, la teoria normativa, il diritto e (persino) l’economia, man mano che ogni nuova ondata di conflitti politici portava nuove generazioni nella ricerca sui movimenti sociali.

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Serbia: Intervista con Klasna Solidarnost

Pubblichiamo un estratto dall’intervista al gruppo anarchico serbo Klasna Solidarnost (KS) realizzata per Radio Libertaire, la radio della Federazione Anarchica Francofona (FA) con sede a Parigi, nel corso del Congresso dell’IFA che si è tenuto ad Atene lo scorso aprile, e a cui il gruppo di Belgrado ha partecipato come osservatore, chiedendo di aderire all’Internazionale. Per conoscere l’attività di KS potete consultare il sito klasol.org o il canale instagram @klasnasolidarnost. Di seguito il testo dell’intervista, condotta da Ouzo, del gruppo FA di Marsiglia, con due compagnx di KS.

Ouzo (FA): […] Potreste innanzitutto introdurre la vostra organizzazione?

KS1: Grazie per questa opportunità. Alcune rapide note sulla storia della nostra organizzazione. Klasn Solidarnost, che significa Solidarietà di Classe, è di base a Belgrado, capitale della Serbia. È stata fondata 10 anni fa. È la prima e, fino ad ora, unica organizzazione politica anarchica in Serbia.  Il nostro scopo è creare ed espandere una federazione con altri gruppi in altre città della Serbia. Siamo coinvolti in numerose lotte. La Serbia è uno dei paesi post-socialisti sottoposti ad una transizione incontrollata al capitalismo, con privatizzazioni che hanno lasciato devastata la classe lavoratrice. Centinaia di migliaia di persone hanno perso il proprio lavoro, la propria salute – molti di essi hanno perso la propria vita. Siamo su posizioni fermamente antimperialiste e anticapitaliste. La nostra opposizione alla NATO è un elemento chiave delle nostre attività. La nostra società ha fatto esperienza dei bombardamenti imperialisti della NATO. Avevo 7 anni quando hanno bombardato Belgrado. Abbiamo ricordi che ora la maggior parte delle persone in Europa vede solo nei reels sulle guerre in Medio Oriente: stai giocando fuori nel parco quando senti le sirene dei bombardamenti aerei, e corri a nasconderti nei rifugi. Per marcare l’anniversario dei  bombardamenti NATO, abbiamo appeso  uno striscione DIY su un ponte dell’autostrada, visibile da migliaia di macchine. Alcuni dei nostri membri sono fondatori e partecipanti del movimento per la Palestina in Serbia, così come in quello degli Antifascisti di Belgrado, costituito sei anni fa con lo scopo di contrastare la crescita del fascismo, ma anche di diffondere le idee dell’antifascismo e renderle più attrattive per le giovani generazioni!

KS2: KS è attiva per decostruire il mondo in cui viviamo, per distruggerlo, ma anche per costruirne uno nuovo. Molti nostri compagni hanno fondato i sindacati studenteschi orizzontali, coinvolti molti anni fa nel movimento contro gli sgomberi forzati. Ci sono state decine di azioni di successo in difesa delle famiglie minacciate di sgombero. C’è anche l’iniziativa per la mensa di solidarietà (tre volte la settimana, autogestita e autofinanziata). Molte persone che non sono politicizzate, persone ordinarie, fanno in realtà cose anarchiche, possiamo dire, partecipando a organizzazioni orizzontali basate sul mutuo appoggio e che non cooperano con le istituzioni, lo stato, partiti politici o ONG.

Riguardo alle iniziative studentesche: molti anarchici hanno partecipato ai movimenti del 2006, 2009, 2011 e 2014. In Serbia c’è un Parlamento degli Studenti che dovrebbe organizzare la vita degli studenti, ma in realtà è una istituzione che non ha altro proposito se non reclutare futuri politici. Negli ultimi due decenni, in particolare all’Università di Filosofia di Belgrado, ci sono state occupazioni e assemblee degli studenti. Sono anarchici nelle loro pratiche; ciascuno ha il diritto di parlare e di votare. È vietato parlare della propria organizzazione politica. Anche l’occupazione è azione diretta. Questo è qualcosa che ha influenzato la struttura del movimento che è emerso nel 2024.

Ouzo (FA): Grazie compagni. […] Chiedo ai compagni studenti che sono scesi in strada nelle rivolte a partire dal 2023 di condividere le loro esperienze di lotta con noi, le loro pratiche di autorganizzazione, ma anche le strutture della società capitalista che oppongono loro resistenza? […]

KS1: Quei blocchi stradali e quelle occupazioni delle università, che sono andati avanti per quasi un anno, hanno costituito uno dei movimenti più imponenti in Serbia. Ma perché? Credo che la risposta risieda nei metodi di organizzazione e di processo decisionale. Fin dall’inizio del movimento si è trattato di assemblee di democrazia diretta. Ci siamo ispirati all’esperienza dell’occupazione studentesca del Cookbook a Zagabria nel 2009. Sono stati distribuiti libri e volantini.

Nel 2023, la popolazione si ribellò contro il crimine di Stato che aveva provocato la strage di 16 persone nel crollo della stazione ferroviaria di Novi Sad. Di solito, quando si verificano crimini di Stato, le ONG e i partiti di opposizione si appropriano della lotta e la gente non è motivata a partecipare. Ma questa volta fu davvero una mobilitazione di massa. In quanto anarchici, il nostro ruolo non è quello di guidare il movimento, ma di discutere con la gente quali siano le strategie migliori. Crediamo che le persone si libereranno da sole. La prassi cambierà le loro menti.

Ma sfortunatamente, gli anarchici non erano abbastanza organizzati per essere presenti in tutte le università, e l’ideologia dominante ha prevalso. I politici dell’opposizione e le ONG opportuniste hanno cooptato le richieste degli studenti verso una richiesta di elezioni parlamentari. Ci sono, tuttavia, contraddizioni che devono essere evidenziate: queste assemblee chiedono elezioni e lo Stato di diritto, mentre si auto-organizzano in modo anarchico.

Le parti positive e progressiste del movimento esistono ancora. Ad esempio, nel caso in cui gli studenti hanno invitato i non studenti a organizzarsi allo stesso modo attraverso le assemblee di quartiere, gli zborovi. Questi gruppi esistono ancora oggi. Sono loro a portare avanti le azioni più avanzate. Ad esempio, gli scontri con la polizia. La gente ha sempre odiato la polizia, ma era solita dire che dovevamo essere pacifici. Ma dopo la violenza della polizia, queste persone hanno capito che la polizia non è nostra amica e che l’unica via è scontrarsi con la polizia. Le assemblee hanno anche organizzato proteste contro la gentrificazione, contro gli enormi progetti di sviluppo del governo (come il piano di costruire un acquario al posto di un parco). C’è stata anche una manifestazione antifa congiunta con gli studenti.

KS2: Sono testimone dei movimenti studenteschi da dieci anni. Dieci anni fa riguardavano solo il Dipartimento di Filosofia; ora coinvolgono l’intera università. Allora protestavamo contro la privatizzazione dell’università; le rivendicazioni erano di carattere sociale e anticapitalista, e miravano a rendere l’istruzione accessibile alla classe operaia. Ora queste occupazioni sono motivate dalla situazione politica del paese e sostenute da tutti i cittadini. Naturalmente le rivendicazioni sono liberali. Ma cosa possiamo aspettarci in un mondo in cui il pensiero neoliberista è così dominante? È normale che le persone credano di poter migliorare la propria vita utilizzando gli strumenti del sistema che conoscono. Ma penso che la prassi delle occupazioni stia cambiando le mentalità. È un processo; non possiamo vincere oggi, ma è un processo che ci porterà nella giusta direzione.

Ouzo (FA): Grazie per queste informazioni, compagni. Infine, riguardo alla vostra presenza al congresso dell’IFA: come vi sentite qui? Quali sono le vostre prospettive anarchiche sull’adesione all’IFA?

KS1: Innanzitutto, una breve storia che ci ha portato dove siamo oggi. Ciò è avvenuto grazie alla nostra collaborazione con l’APO (Αναρχική Πολιτική Οργάνωση, Ομοσπονδία Συλλογικοτήτων, Organizzazione Politica Anarchica, Federazione dei collettivi, federazione greca nell’IFA), che è l’organizzatrice del congresso. Abbiamo già collaborato con loro in numerose occasioni, tra le quali vorremmo sottolineare due importanti eventi in presenza a cui i nostri compagni sono stati invitati come ospiti. La prima la scorsa estate qui ad Atene per il festival dell’APO. E in ottobre a Salonicco al festival libertario organizzato anch’esso dall’APO. In quelle occasioni abbiamo partecipato a una sessione in cui abbiamo discusso del ruolo degli anarchici nella lotta di classe. Nel contesto degli omicidi di Stato in Grecia e in Serbia, in cui abbiamo individuato un filo conduttore comune a queste due tragedie.

Per quanto riguarda il congresso, parlo a titolo personale per quanto riguarda le mie impressioni, ma sono quasi certo che i miei compagni le condividano. Siamo più che onorati dell’opportunità di essere stati invitati come ospiti/osservatori partecipanti. Nel nostro discorso di apertura, abbiamo espresso il nostro fermo desiderio di aderire all’IFA. Questo perché il nostro principio fondamentale è la cooperazione anarchica internazionalista. Io stesso mi sento realizzato in un luogo come questo, dove ci sono persone provenienti da tutto il mondo, con culture diverse, storie diverse, etnie diverse, generi diversi e lingue diverse, eppure abbiamo tutti l’obiettivo comune di costruire un mondo nuovo e migliore, libero dallo sfruttamento capitalista.

KS2: Anch’io sono sempre felice di incontrare persone con cui condivido le mie convinzioni. Penso che sia davvero importante. In primo luogo, perché è quello che fanno i capitalisti e chi detiene il potere: lavorano insieme contro di noi. Noi dobbiamo fare lo stesso. Non possiamo cambiare il mondo se non ci colleghiamo a livello internazionale. In realtà mi sento molto commosso. Perché, come anarchico, a volte mi sento un utopista, che lotta per qualcosa di impossibile, ma quando incontro persone da tutto il mondo che la pensano come me, che lavorano e fanno cose anarchiche, mi sento più motivato e più coraggioso nel continuare. Ora che il mondo è alle prese con guerre e genocidi, è assolutamente essenziale essere internazionalisti. I meccanismi sono gli stessi; dobbiamo condividere le nostre strategie e le nostre diverse esperienze di lotta.

Ouzo (FA): Grazie, compagni. Parlo a titolo personale, ma so che questo sentimento è condiviso dalla Fédération Anarchiste. È un onore condividere e stringere un legame con voi e la vostra organizzazione. Siete i benvenuti in Francia. Volete dire qualche parola di chiusura?

KS: Merci, compagni, il piacere è reciproco. Per quanto riguarda lo slogan, credo che lo usiate anche in Francia: Ko seje bedu, žanje bes – Chi semina miseria, raccoglie la rivolta!

Ouzo, Federazione Anarchica Francofona, Marsiglia, Gruppo Oaï

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Neurodivergenza e dissenso: quando il problema non è il cervello ma il sistema

Articolo da Il Mago di Oz - Recensioni di libri, controinformazione e controcultura

Dal masking alla neuronormatività, fino al rapporto tra ADHD, autismo e critica delle gerarchie sociali: una riflessione sul legame tra neurodivergenza e dissenso politico. L’idea che il cervello umano debba funzionare secondo un unico standard universale – prevedibile, lineare e sempre allineato alle aspettative sociali – è forse uno dei miti più resistenti della modernità.Oggi, grazie al paradigma della neurodiversità, stiamo lentamente iniziando a decostruire questo mito. Iniziamo a comprendere che condizioni come l’Autismo o l’ADHD non sono necessariamente “errori di sistema” da correggere a ogni costo, ma varianti naturali del funzionamento cognitivo umano. Stiamo imparando (seppur a fatica) a

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