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Iran’s Supreme Leader Signals Intention to Keep Country on a War Footing

Ayatollah Mojtaba Khamenei’s appointment of hard-line loyalists to top jobs suggests he is prepared to keep the country on a war footing and to quash domestic dissent.

© Arash Khamooshi/Polaris for The New York Times

A rally in Tehran in April, with posters of Ayatollah Mojtaba Khamenei. The ayatollah has not been seen in public since being named supreme leader of Iran.
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A misura di ambiente: Irplast rende sostenibile tutto il ciclo di vita del packaging

Contenuto tratto dal numero di agosto 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

IRPLAST – BRANDVOICE | paid program

Irplast ha varato una strategia per rendere più sostenibile tutto il ciclo di vita del packaging, con interventi che vanno dalla riduzione degli spessori al recupero degli scarti. Un progetto accelerato ora dalla relazione con Toppan, gruppo giapponese di cui fa parte dal 2025.

Irplast accelera sul packaging circolare tra nuovi investimenti e sinergie con Toppan

Il packaging è diventato uno degli snodi centrali dell’economia circolare. Non rappresenta più soltanto uno strumento di protezione, conservazione e comunicazione del prodotto, ma una leva industriale per ridurre l’impatto ambientale, preservare la qualità degli alimenti e rispondere a un quadro normativo europeo sempre più orientato alla riciclabilità, all’impiego di materiali riciclati e all’efficienza nell’uso delle risorse.

In questo scenario si inserisce il percorso di crescita di Irplast, azienda italiana specializzata nella produzione di film Bopp (polipropilene biorientato) a stiro simultaneo, etichette e nastri adesivi stampati. Con soluzioni in polipropilene sostenibili e progettate per essere riciclate, l’azienda si propone come partner industriale per i brand che intendono evolvere verso modelli di packaging più circolari, senza rinunciare alle prestazioni tecniche richieste dal mercato.

Nel 2025 la società è entrata nel gruppo giapponese Toppan ed è guidata da Fausto Cosi, amministratore delegato e presidente. “L’ingresso nel gruppo Toppan ha ulteriormente rafforzato la nostra visione, accelerando un piano di sviluppo fondato su tre direttrici strategiche: leadership tecnologica, transizione green e valorizzazione delle sinergie industriali internazionali”, spiega Cosi. “Un percorso che punta a consolidare il posizionamento di Irplast sui mercati europei e globali, facendo leva su innovazione di prodotto, capacità industriale e sostenibilità”.

Un investimento 
da oltre 60 milioni di euro

Elemento centrale di questa strategia riguarda lo stabilimento di Atessa, in Abruzzo, dove Irplast ha installato una nuova linea produttiva realizzata da Brückner Maschinenbau, azienda specializzata negli impianti industriali per la produzione di film plastici ad alte prestazioni. L’impianto utilizza la tecnologia Lisim, che consente di stirare simultaneamente il film in polipropilene nelle due direzioni, longitudinale e trasversale, migliorandone uniformità, resistenza e prestazioni tecniche.

La nuova linea, ha spiegato Cosi, è destinata a produrre fino a 30mila tonnellate di film Bopp per applicazioni innovative e sostenibili ad alto valore aggiunto. L’investimento, da 63 milioni di euro, sosterrà in particolare lo sviluppo di strutture monomateriale in polipropilene, progettate per essere più facilmente riciclabili e coerenti con l’evoluzione della normativa europea sugli imballaggi. L’aumento della capacità produttiva permetterà inoltre di rispondere alla domanda di soluzioni replicabili su scala industriale, conformi ai futuri requisiti normativi e capaci di integrare materiale riciclato. In questa direzione si inserisce la gamma Irplast Loop, realizzata con plastica riciclata post-consumo certificata, che rappresenta uno degli esempi più concreti dell’approccio dell’azienda alla circolarità del packaging.

Il packaging flessibile 
alla prova della riciclabilità

L’integrazione tra il know-how di Irplast e la tecnologia di Toppan ha portato allo sviluppo di una confezione (pouch) flessibile monomateriale in polipropilene, destinata, tra gli altri utilizzi, ai settori alimentare e pet food, progettata per semplificare il riciclo rispetto alle tradizionali strutture composte da materiali differenti. La struttura, interamente basata sul polipropilene, combina uno strato esterno in Bopp, una barriera trasparente ultrasottile e uno strato sigillante, mantenendo la compatibilità con il flusso di riciclo del polipropilene. La soluzione è stata sviluppata anche per resistere ai processi di sterilizzazione e garantire prestazioni di barriera comparabili a quelle delle tradizionali confezioni multistrato; un aspetto rilevante per i prodotti sensibili, nei quali protezione, conservazione e sicurezza restano requisiti prioritari.

Il passaggio da imballaggi composti da materiali diversi a strutture monomateriale rappresenta una delle principali evoluzioni del packaging flessibile. La direzione indicata dall’Unione europea è quella di favorire confezioni più semplici da riciclare e progettate fin dall’origine secondo criteri di maggiore circolarità. Questa specifica tecnologia ha ricevuto il riconoscimento Silver nella categoria dedicata al design sostenibile dell’iniziativa Save Food, promossa durante Interpack 2026 a Düsseldorf, in Germania.

Sostenibilità, investimenti 
e competitività

La strategia ambientale copre l’intero ciclo di vita del packaging, con interventi su riduzione degli spessori, riciclabilità e recupero degli scarti produttivi. “Irplast è pronta a contribuire alla transizione del packaging su scala globale con soluzioni all’avanguardia e un solido posizionamento competitivo”, prosegue Cosi. “La nostra cultura d’impresa si fonda sui principi di integrità e trasparenza, che guidano le attività di business e il rapporto con gli stakeholder. Il nostro impegno nelle tematiche esg si riflette anche nei processi finanziari e nelle scelte di investimento del gruppo.

La partnership con Toppan ha permesso di rafforzare competenze, accelerare lo sviluppo tecnologico e valorizzare il know-how distintivo di Irplast all’interno di una strategia internazionale più ampia. Innovazione, efficienza industriale, sostenibilità e capacità di anticipare l’evoluzione del settore rappresentano oggi le principali direttrici di crescita dell’azienda. La sfida futura di Irplast sarà cogliere nuove opportunità nei comparti più dinamici del largo consumo, come il pet food, dove cresce la domanda di confezioni pratiche e performanti, capaci di rispondere alle esigenze di converter, retailer e consumatori sempre più attenti alla sostenibilità”.

L’articolo A misura di ambiente: Irplast rende sostenibile tutto il ciclo di vita del packaging è tratto da Forbes Italia.

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Democratic Socialists Look for Upsets in Hostile Territory: Florida

Three primaries for the House and the Senate on Tuesday pose a fresh test for the left, this time in a conservative-leaning state where socialism is often seen as a dirty word.

© Saul Martinez for The New York Times

State Representative Angie Nixon of Jacksonville, Fla., spoke as Representative Rashida Tlaib of Michigan looked on during a rally for progressive candidates in Fort Lauderdale, Fla., on Friday.
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At “Quasi-Public” Private Schools, 100% of Students Get Tuition Vouchers. There’s Almost No Accountability.

A two-story brick building with a set of brown doors and a sign that says Atlas Preparatory Academy.
Atlas Preparatory Academy, a private school in Milwaukee, Wisconsin. Every student relies on taxpayer dollars from one of the state’s four voucher programs to pay all or part of their tuition. Caleb Alvarado for ProPublica

At some point, my reporting colleagues and I began referring to them as the “100% schools.”

We were following the money that flows from states’ public coffers into private schools through vouchers when we noticed a subset of educational facilities where tax dollars cover all or a big part of the tuition for every student.

In essence, these were schools that were funded like public schools but didn’t operate with the same oversight or transparency.

Our reporting found that these types of private schools exist throughout the country and that in Wisconsin — where I’m based — there were 39 that fell into that category during the most recent school year. Together, they were educating 7,923 children and taking in roughly $87 million from vouchers offered by the state.

Atlas Preparatory Academy in Milwaukee was a 100% school in my city that had low test scores and declining enrollment while also receiving more than $4.3 million in voucher money for 357 students in grades K-12. It was one of the first schools I dug into, and immediately some of the facts I unearthed in public documents made me curious.

There was, for instance, the money being made by its board chair, who also appeared to serve as a school administrator. His compensation was more than $150,000 in 2024.

This dual role would be prohibited at a traditional public school in Wisconsin, though there are no such rules for private schools.

In another transaction that would raise alarm in a public school setting, the same board chair’s accounting firm received tens of thousands of dollars from the school for accounting and consulting.

During my reporting, it became clear that the school’s operations were not only discordant with public school policies but with basic governing standards for nonprofits, experts told me.

More than a decade ago, a Wisconsin Department of Public Instruction research paper on what it called “choice schools” asked: “When is a private school really a public school?”

Though that question still resonates today, public officials supporting vouchers have yet to provide a clear answer.

Help ProPublica Report on Education

Have you had trouble finding a school or using a voucher-style program? Do you have concerns about schools — public or private — in your area? Help us understand how families across the country are navigating their school options.

Nor has there been any progress in Wisconsin or elsewhere in lining up the standards of private and public schools on a range of issues, even with the spectacular growth of private schools funded by taxpayer dollars.

Voucher schools, for instance, are not required to serve all children with disabilities. Public schools are.

Another major difference is transparency. In Wisconsin and elsewhere, information about public schools — good, bad or mundane — can be gleaned through open meetings, district YouTube channels and robust websites with detailed agendas, minutes, reports, statistics and information about enrollment, curriculum, special education services and more.

Districts have to abide by Wisconsin’s open records law, meaning that reams of records are available to anyone who formally requests them. Not so for the private schools. Voucher schools must, by law, have at least two opportunities a year for parents to meet with the governing board. But the schools do not have to make those meetings accessible to the general public.

In many states, private schools also don’t have to administer standardized tests or report those scores — in sharp contrast to the mandates for public schools. Wisconsin is different because it does require both students using vouchers and public school students to be tested, though parents can and do opt out.

In recent years, Atlas Prep has fared poorly on the state’s report card for schools, garnering the lowest rating: “fails to meet expectations,” or one star out of a possible five.

Not far from Atlas, Bay View High School, a public school, also has earned only one star on the state report card. Its website connects the public to the school’s improvement plan — its strategy to reduce dropouts and improve school culture — as well as information about local school council meetings and discipline methods, and about its science, technology, engineering, arts and math programming.

The Atlas Prep website includes a tab labeled “Build Your Own Curriculum.” When you click on it, nothing loads.

Though every student at the 100% schools we looked at relies on public funds for tuition, the money does not necessarily make up the institution’s total budget. The schools can take in additional revenue from investments, fundraising, grants or other means, but they are heavily dependent on tax dollars to maintain operations.

“If the choice schools are really some kind of quasi-public schools, then in keeping with national efforts to turnaround struggling schools, it may be necessary to subject low-performing choice schools to financial sanctions, turnaround efforts or even closure,” the state Department of Public Instruction suggested in its research paper.

That was back in 2011. Those types of accountability measures still do not exist.

Some key financial documents are available, however, for Wisconsin voucher schools — if you know where to look.

Annual IRS information filings for many nonprofit schools are easily obtainable through ProPublica’s Nonprofit Explorer page. And independent financial audits, required by the state, are available through the state Department of Public Instruction. I requested those for a handful of Wisconsin’s 100% schools, and I visited four.

One warm day in June, I stood in the lobby of one such school in Milwaukee, near a large fish tank. I’d sought days earlier to contact the woman running the school. An audit showed she was paying her own company rent for the building ($128,000 in one recent year). She put me off. “I’m not interested, ma’am,” she said via a phone in the foyer. “Please do not call us back again.”

On the other side of town, I rang the bell at Atlas Prep’s high school building and asked to speak to the executive director, Michelle Lukacs. I was informed she was headed to a meeting and could not speak with me.

By then, I was digging into Atlas’ finances, a process that would last several weeks and continue into July.

Over multiple emails, I shared with Lukacs what I was learning, including the compensation of the board chair, Steven E. Menden. A licensed certified public accountant, Menden had compiled the school’s IRS filing since its formation in 2001.

At times since then, Menden has been listed on the school’s website as “board advisor.” His daughter, Kaitlyn Menden, was also among the school’s most highly compensated employees in 2024. Her package was $127,674 in salary and benefits for a job in “business services.” (In an email to me, she described her role as wearing “many hats” beyond that, citing human resources duties, “oversight of the school’s technology hardware and cloud resources” and “special projects.”)

In the past couple of years, records show, Steven Menden has taken on the role of board chairman. The fiscal year 2025 IRS form showed Menden putting in a 40-hour workweek for Atlas and earning $132,505 in pay plus $19,916 in additional benefits. What’s more, his accounting firm, Menden & Associates, had an $87,250 contract.

Lukacs defended the school’s compensation practices, noting in an email: “Every person on our team, regardless of their role, earns their compensation and is not overpaid.”

She explained that Menden is not compensated for his board service but for “Executive Management Services.”

It would be forbidden for a public school board member in Wisconsin to also have a district management job under a legal doctrine regarding roles that are “incompatible.”

“In essence, one cannot supervise oneself, which would include hiring and firing and disciplining oneself,” said Dan Rossmiller, executive director of the Wisconsin Association of School Boards.

State law governing public officials also prohibits school board members from having a private interest in any contract over $15,000 that they bid for, vote on, negotiate or participate in. Violators can be charged with a low-level felony. There is no similar law that pertains to private school operators in Wisconsin.

In an email to me, Menden explained how the Atlas board handles potential conflicts of interest.

“Any conflicts of interest for either related or unrelated parties are resolved in favor of Atlas Preparatory Academy as outlined in our IRS mandated Conflict of Interest Policy,” he wrote. “This means that conflicted persons recuse themselves from the situation and do not vote or participate and the final decision that is made is strictly in the best financial interest of the school.”

This organizational structure does not comport with best practices for the governance of a nonprofit organization, experts told me.

“Board members are volunteers, and best practice is unambiguous that they should not simultaneously hold paid staff positions at the school they oversee — doing so collapses the separation between governance and management that gives a board its purpose in the first place,” said Chelsea Cross, a vice president at City Forward Collective in Milwaukee.

City Forward is a nonprofit group that champions high-quality school options for students and has been critical of the performance of the Milwaukee Public Schools.

Atlas Prep’s IRS filing indicated that Lukacs, the full-time executive director, earned $175,000 in salary and benefits and also had a board position. A third board member is listed as working only one hour a week for no pay.

In a public school setting, Lukacs’ situation would be akin to a district superintendent also sitting on the school board — an arrangement that would raise issues over proper checks and balances since superintendents typically are hired by and report to the school board.

Said Cross: “With 2/3 of its governing board also on the payroll — including the very executive the board exists to evaluate — Atlas Prep’s board cannot meaningfully hold its own leadership accountable.”

Lukacs disagreed with that assessment. “This is a false statement,” she wrote in an email, saying that Atlas board members “model strong personal leadership showing integrity, confidence and consistency in their actions and decision making.”

She told me she does not vote to approve her own salary “or vote in any other situation where a conflict of interest exists.” And she noted that countless hours have been invested at Atlas Prep in improving curriculum and student support. “While our standardized test scores do not yet reflect the level of achievement we aspire to, our staff has remained steadfast in its commitment to continuous improvement,” she wrote.

I had asked Atlas Prep twice for a copy of the school’s conflict of interest policy, which Menden had mentioned. As of mid-August, I had not received it.

I also requested a copy of the school’s contract with Menden’s accounting firm. I did not receive that either.

At a public school, such contracts would be subject to open record laws. I easily found a link on the Milwaukee Public Schools website to a decade’s worth of contracts for school nurses, mental health services, fitness instructors, interpreters, color printers, portable toilets, busing, professional development and so on.

But Atlas does not post those records online. It doesn’t have to.

Power lines cross near a two-story, brown brick building with tall windows. The sky has large gray clouds.
At Atlas Prep, the school’s executive director also serves on the board that oversees the director job. At a public school, these dual roles would not be allowed, but that restriction doesn’t apply to Atlas, even though it depends on public money. Caleb Alvarado for ProPublica

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Iran’s Supreme Leader Signals Intention to Keep Country on a War Footing

Ayatollah Mojtaba Khamenei’s appointment of hard-line loyalists to top jobs suggests he is prepared to keep the country on a war footing and to quash domestic dissent.

© Arash Khamooshi/Polaris for The New York Times

A rally in Tehran in April, with posters of Ayatollah Mojtaba Khamenei. The ayatollah has not been seen in public since being named supreme leader of Iran.
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DS Penske chiude in bellezza la sua storia in Formula E con la vittoria di Taylor Barnard!

DS Penske non avrebbe potuto sperare in un finale migliore. Al termine di una stagione a tratti complessa, la squadra franco-americana è tornata al successo grazie a Taylor Barnard. Ad appena 22 anni, il pilota britannico ha ottenuto la sua prima vittoria in Formula E con una prestazione di straordinaria maturità. Ha scelto proprio l'ultima apparizione di DS Automobiles nella categoria per ...Continua a leggere

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Iran, scadono i 60 giorni della tregua con gli Usa: taglia da 30mila dollari sui soldati americani e scontro su Hormuz

I 60 giorni fissati dal memorandum di Islamabad arrivano alla scadenza con Iran e Stati Uniti ancora lontani da un accordo. Teheran ha rafforzato missili e droni e offre 30mila dollari per la cattura o l’uccisione di militari americani, mentre continua lo scontro sul controllo di Hormuz.

Teheran prepara missili e droni mentre Washington alza la pressione economica e militare

L’Iran ha trascorso gli ultimi due mesi preparandosi anche alla possibilità di un nuovo allargamento dei combattimenti. Funzionari iraniani e arabi riferiscono che Teheran ha aumentato la produzione di missili e droni e affidato incarichi chiave a esponenti della linea dura, convinta che gli Stati Uniti stessero utilizzando la pausa per preparare un futuro attacco. Funzionari dell’intelligence araba parlano di un “cambiamento strategico” con l’obiettivo di “preparare le proprie forze ad ampliare la guerra”.

Mohammad Hassan Sangtarash, analista della difesa con sede a Teheran, ha sintetizzato il clima nel Paese: “in Iran e’ diffusa l’opinione che la guerra vera e propria non sia ancora iniziata”.

Nelle stesse ore il comandante dell’esercito iraniano Amir Hatami ha definito i militari statunitensi “aggressori” e annunciato una ricompensa sintetizzata così: “30mila dollari a chi ne uccide o cattura uno”. La somma, pari a 30.000 dollari, verrebbe versata a chi cattura o uccide un soldato americano.

Lo scontro più immediato riguarda lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per circa un quinto del petrolio e del gas mondiale. L’Iran continua a bloccarne il transito per fare pressione sugli Stati Uniti e sull’economia internazionale, mentre Washington mantiene un blocco navale militare contro i porti iraniani.

Donald Trump ha alzato ulteriormente i toni annunciando venerdì che agirà “molto presto” e dichiarando: “Dichiarerò Hormuz territorio Usa”. Teheran ha definito le affermazioni del presidente americano “fuori luogo” e “un’assurdità”.

Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha replicato: “Lo Stretto di Hormuz non può essere conquistato con un tweet, né con una portaerei, né con un ordine, né con un discorso elettorale: è stato, è e rimarrà iraniano”. Ha aggiunto che lo stretto “sarà chiuso e riaperto solo su comando dell’Iran, e finché non accetterete la realtà della sconfitta l’Iran continuerà a imporre il blocco”.

Il Parlamento iraniano si prepara intanto a votare un disegno di legge con misure per “garantire una sicurezza duratura e lo sviluppo dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico”. Un secondo provvedimento riguarda il “contrasto alle ingerenze straniere” e prevede il divieto di transito “a qualsiasi imbarcazione che trasporti equipaggiamenti e carichi di proprietà degli Usa, di Israele e dei Paesi ostili all’Iran”.

Anche Washington prepara nuove mosse. Il segretario al Tesoro Scott Bessent dovrebbe annunciare in settimana misure economiche “mai viste prima” contro l’Iran, con l’obiettivo dichiarato di isolarlo dal resto del mondo.

Il 17 agosto termina il periodo di 60 giorni previsto dal memorandum firmato a Islamabad. I mediatori continuano a lavorare a un accordo dell’ultimo minuto, ma una proroga appare difficile. I contatti sono complicati anche dalle divisioni interne iraniane. A metà maggio l’amministrazione Trump aveva cercato un canale diretto con Ahmad Vahidi, comandante della Guardia Rivoluzionaria, attraverso il presidente del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani.

Un alto funzionario della Casa Bianca ha descritto i rapporti tra Washington e Teheran come fermi: “Non conta quanto siamo vicini o lontani all’obiettivo – ha affermato – Ciò che conta è se l’Iran voglia sedersi al tavolo e raggiungere un accordo. Al momento, non lo ha fatto”.

Negli Stati Uniti la guerra resta impopolare mentre Trump e i repubblicani si preparano alle elezioni di midterm di novembre per difendere il controllo del Congresso. Diverse testate americane segnalano inoltre carenze di munizioni, compresi gli intercettori antimissile Patriot. Il prezzo della benzina ha superato i 4 dollari al gallone, aggiungendo un problema economico interno alla pressione militare e diplomatica sull’amministrazione.

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Schermidori assolti da violenza sessuale, per il giudice ‘manca la prova’

Schermidori assolti da violenza sessuale, per il giudice ‘manca la prova’

Pubblicate le motivazioni della sentenza che ha assolto due giovani schermidori italiani – con la formula piena “perché il fatto non sussiste” – dall’accusa di violenza sessuale di gruppo a un’atleta 17enne tesserata per l’Uzbekistan.

“Difetto di prova oltre ogni ragionevole dubbio”, anche perché il racconto della vittima aveva “un basso grado di coerenza interna”: per questo il tribunale di Siena ha assolto il 18 maggio 2026 in rito abbreviato due giovani schermidori italiani – con la formula piena “perché il fatto non sussiste” – dall’accusa di violenza sessuale di gruppo a un’atleta 17enne tesserata per l’Uzbekistan, episodio fatto risalire al 4-5 agosto 2023 durante un raduno a Chianciano Terme. Per le motivazioni della sentenza del gup Andrea Grandinetti, depositate il 14 agosto, non si può che adottare sentenza di assoluzione dei due imputati, si legge, “atteso il difetto di prova in ordine (alla veridicità dell’affermazione circa la) esistenza del fatto di ‘violenza costrittiva’ descritto” nell’imputazione del pubblico ministero. Tra i vari aspetti, il giudice rileva la scarsa coerenza nelle dichiarazioni da lei fatte sulla sua condizione psico-fisica, in particolare sul suo stato di coscienza e quindi sulla sua capacità di intendere e di volere. In particolare, ciò viene esaminato in sentenza rispetto all’assunzione di alcolici: per il giudice le sue dichiarazioni sono incoerenti, smentite da testimonianze e anche da un video che la mostra camminare in condizione di piena coscienza fino a poter saltare per gioco sulle spalle di uno degli imputati. Anche la positività a cannabinoidi riscontrata nella presunta vittima della violenza sessuale per il giudice non rileva perché non può essere “razionalmente valorizzata al fine di datare l’intervenuta assunzione” di stupefacente tanto da non poterla correlare ai rapporti sessuali avvenuti fra il 4 e il 5 agosto 2023. Inoltre sempre la stessa atleta non consumò bevande alcoliche dopo la chiusura del bar dove erano stati per un tempo di “almeno 90 minuti prima di far ingresso nella camera dove c’erano” i due imputati e un loro amico. Quindi, fa capire il giudice, era verosimilmente lucida.
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Škoda vince il Barum Rally: Březík davanti a Suninen

Adam Březík vince il Barum Rally Zlín con la Škoda Fabia RS Rally2. Suninen secondo, primo podio ERC per la Lancia Ypsilon Rally2.

Adam Březík ha conquistato il 55° Barum Czech Rally Zlín firmando la vittoria più importante della sua carriera e imponendosi in una delle gare su asfalto più selettive del Campionato Europeo Rally FIA. Il pilota ceco ha costruito il successo con la Škoda Fabia RS Rally2 del Team Samohýl Škoda, gestendo senza errori un percorso dove grip variabile, velocità elevate e sollecitazioni sugli pneumatici hanno messo in crisi diversi protagonisti.

La vittoria assume un significato particolare anche sul piano tecnico. Březík ha corso con pneumatici Hankook e ha trovato nel pacchetto vettura-assetto uno dei punti di forza del fine settimana. Partito domenica con 9,7 secondi di vantaggio, il trentenne non si è limitato a controllare: ha vinto tre speciali consecutive, comprese Pindula e Semetín, portando il margine fino a 21,2 secondi quando mancavano tre prove al termine.

La gestione della Fabia RS Rally2 è stata uno degli elementi chiave. Březík ha spiegato di non avere modificato l’assetto durante la stagione, affidandosi al lavoro svolto da Roman Kresta, tre volte vincitore del Rally di Zlín. Una scelta che racconta bene l’approccio adottato dal team: continuità di setup, conoscenza profonda delle reazioni della vettura e sfruttamento dell’esperienza del pilota sulle strade di casa.

Per Březík, al decimo anno dalla prima partecipazione alla gara, il risultato rappresenta un salto di qualità netto. Nelle precedenti otto presenze nell’ERC il miglior piazzamento era stato il quarto posto ottenuto proprio a Zlín nel 2024. Questa volta, invece, il ceco ha trasformato la conoscenza del percorso in prestazione pura, mantenendo un ritmo elevato senza esporsi agli errori che hanno condizionato molti rivali.

Alle sue spalle, Teemu Suninen ha chiuso secondo e ha rafforzato la propria posizione nella corsa al titolo ERC. Il finlandese, equipaggiato con pneumatici Pirelli, ha mostrato una notevole capacità di adattamento alla sua prima esperienza al Barum, imponendosi nella seconda percorrenza di Pindula e vincendo il duello diretto con Miko Marczyk.

Proprio il confronto tra Suninen e Marczyk è stato uno dei temi tecnici della giornata. Il campione ERC in carica, sostenuto da Michelin, aveva iniziato Pindula con 1,6 secondi di margine, ma Suninen ha ribaltato la situazione guadagnando 2,7 secondi. Marczyk ha risposto a Semetín riprendendosi momentaneamente la seconda posizione, prima di perderla nuovamente a Kateřinice. Sul traguardo, il finlandese è riuscito a conservare il vantaggio.

Il terzo posto di Andrea Mabellini aggiunge un altro elemento importante al weekend ceco. Con la Lancia Ypsilon Rally2 HF Integrale, novità della stagione 2026, l’italiano ha ottenuto il primo podio ERC del modello. Un risultato significativo per il progetto sportivo Lancia, perché arriva su una gara particolarmente impegnativa e contro una concorrenza consolidata nel Rally2.

Mabellini aveva già mostrato competitività vincendo la super speciale del venerdì e nella Power Stage conclusiva ha completato la rimonta su Marczyk. Il risultato assume ancora più valore considerando l’uscita in un fosso affrontata a Semetín nella mattinata di domenica, senza conseguenze tali da compromettere definitivamente la gara.

Più complesso il fine settimana di Filip Mareš. Il pilota della Toyota GR Yaris Rally2 aveva il passo per inserirsi nella lotta per le prime posizioni, ma un danno allo pneumatico posteriore destro nei pressi del traguardo di Semetín gli ha fatto perdere terreno. A Kateřinice è arrivato poi un testacoda ad alta velocità che ha danneggiato la parte posteriore della vettura, relegandolo al settimo posto.

Davanti a lui hanno concluso Jakub Matulka, ancora competitivo dopo il podio ottenuto in Polonia, e Simone Tempestini, sesto nel giorno della 50ª partecipazione ERC del Team MRF Tyres. Nella top ten sono entrati anche Simon Wagner, Václav Pech e Roberto Blach.

La gara ha sottolineato ancora una volta quanto Zlín sia severa sul piano dell’affidabilità. Erik Cais, partito settimo domenica, si è ritirato dopo un problema al turbocompressore, mentre Jan Kopecký aveva già abbandonato sabato per un guasto al tubo dei freni mentre era ancora coinvolto nella lotta per la vittoria. Per l’ex campione ERC è così sfumata la possibilità di conquistare il tredicesimo successo nella gara di casa.

Nelle categorie inferiori, Ville Vatanen ha vinto il Trofeo ERC Fiesta Rally3 e la classifica FIA ERC3, chiudendo tredicesimo assoluto. Nel Junior ERC, invece, Tom Heindrichs ha centrato il secondo successo consecutivo davanti al compagno Timo Schulz.

Il Barum lascia quindi due indicazioni importanti in vista della parte finale della stagione. Da un lato, Březík ha dimostrato che un pacchetto tecnico ben conosciuto e stabile può ancora fare la differenza anche contro equipaggi con ambizioni di titolo. Dall’altro, Suninen e Mabellini escono da Zlín con risultati pesanti in chiave campionato e sviluppo vettura. Il prossimo confronto sarà al JDS Machinery Rali Ceredigion, in Galles, dal 4 al 6 settembre, ancora una volta interamente su asfalto.

Classifica finale:

1. A Březík / Z Bělák CZE Škoda Fabia RS Rally2 1h 57m 13.5s
2. T Suninen / A Haapala FIN Škoda Fabia RS Rally2 +08.3s
3. A Mabellini / V Lenzi ITA Lancia Ypsilon HF Rally2 +15,8 s
4. M Marczyk / S Gospodarczyk POL Škoda Fabia RS Rally2 +17.1s
5. J Matulka / D Syty POL Škoda Fabia RS Rally2 +55.9s
6. S Tempestini / F Maior ROU Škoda Fabia RS Rally2 +1m 33.7s

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‘Posh George,’ the Convicted Fraudster in Nigel Farage’s Inner Circle

Scrutiny over the gifts and support provided by George Cottrell to Mr. Farage, the Reform U.K. leader, will continue even after he won last week’s special election in Clacton.

© John Thys/Agence France-Presse — Getty Images

Nigel Farage and George Cottrell in Brussels in 2020, as the European Parliament ratified the terms of Brexit, which both men campaigned for.
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‘Posh George,’ the Convicted Fraudster in Nigel Farage’s Inner Circle

Scrutiny over the gifts and support provided by George Cottrell to Mr. Farage, the Reform U.K. leader, will continue even after he won last week’s special election in Clacton.

© John Thys/Agence France-Presse — Getty Images

Nigel Farage and George Cottrell in Brussels in 2020, as the European Parliament ratified the terms of Brexit, which both men campaigned for.
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‘Posh George,’ the Convicted Fraudster in Nigel Farage’s Inner Circle

Scrutiny over the gifts and support provided by George Cottrell to Mr. Farage, the Reform U.K. leader, will continue even after he won last week’s special election in Clacton.

© John Thys/Agence France-Presse — Getty Images

Nigel Farage and George Cottrell in Brussels in 2020, as the European Parliament ratified the terms of Brexit, which both men campaigned for.
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Impostare il firewall con Fail2Ban

Fail2ban ispeziona i log file (ad es. /var/log/apache/error_log) e banna IPs che mostrano un comportamento sospetto -- troppe password sbagliate, tentativi di  exploits, etc. Generalmente Fail2Ban è quindi usato per aggiornare le regole del  firewall al fine di rigettare gli indirizzi IP durante un intervallo di tempo settabile, benchè ogni altra azione (come l'invio di una mail di notifica) può anche altresì essere impostata. Tra le altre cose Fail2Ban mette a disposizione dei filtri per diversi servizi come apache, courier, ssh, etc.

Mostrerò brevemente come installare e configurare fail2ban per rigettare le connessioni di IP sospetti, specialmente quelli riguardanti la patch qmail-dnsrbl. Ciò evita di essere bannati noi stessi da spamhaus, che è gratuito solo fino a 100.000 query al giorno.

fail2ban richiede che si abbia un firewall come nftablesiptables attivo.

Changelog

  • Aug 16, 2026
    - Fail2Ban upgraded to v. 1.1.1 (changelog)
  • Nov 8, 2025
    - qmailadmin log file is now /home/vpopmail/log/qmailadmin-auth.log
  • Mar 14, 2025
    - dovecot filter updated for dovecot 2.4

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China's Moon-landing Plans And Why the US Is So Worried

"We are in a 21st century space race," U.S. Senator Ted Cruz has said. And this week CNN noted a competition that for decades loomed in the background of geopolitics "is now roaring to the forefront," with China "demonstrating rapid advances in space technology" while the U.S. is "ratcheting up rhetoric about a looming battle for control of the cosmos." It's the fact that China plans to build a permanent settlement on the moon by 2040 that has prompted an urgent response from [U.S.] lawmakers... They've declared a new space race, and NASA is pledging to build a lunar outpost of America's own.... Both the United States and China plan to send robotic explorers to the south pole later this year, paving the way for human explorers to follow close behind. The US is relying on the private sector to develop and build low-cost, exploratory robotic landers... Meanwhile, China is aiming to launch its robotic Chang'e-7 mission as soon as this month. The complex endeavor will seek to use four different robotic vehicles — an orbiter, lander, rover and mobile "hopper" — working in tandem to attempt to gather unprecedented data. The effort will include tools to drill for and directly analyze water ice, a feat that the US will only attempt with robotic missions slated for next year at the earliest. "If lunar water ice is successfully located, it could significantly reduce the cost and time required to transport water from Earth, facilitating the establishment of a human base for long-term activities on the moon and enabling further exploration of Mars or deep space," Tang Yuhua, the deputy chief designer of the Chang'e-7 mission, said in a 2025 interview with state media. The oncoming flurry of south-pole-centric activity, with few established international laws to govern the outcomes, is heightening the drama of this rivalry... But with a much more ambitious goal — a future in which people attempt to flourish within permanent settlements rather than just visit the moon — the stakes of this new space race are even higher, according to Clayton Swope, the deputy director of the Aerospace Security Project at the Center for Strategic and International Studies, a bipartisan nonprofit. "The long-term vision will take generations to execute on," Swope said. "But in my mind, it's a scenario where there are people being born, people dying, their families, children growing up in a place that is not Earth — so that looks a lot like a city, more than it looks like an expedition to the south pole." If such a future comes to fruition, Swope added, his hope is that such extraterrestrial colonies would be governed by rules reminiscent of Western ideals and democratic principles. Whether China would be on the same page is an open question. China is already fine-tuning its plans for a lunar settlement, CNN writes: The country envisions the International Lunar Research Station, or ILRS, as a sprawling science-focused facility on the moon's surface that can be operated robotically, "with the prospect of subsequent human presence," according to a government's ILRS website. China could partner with Russia to build a massive nuclear reactor to power the base, though questions remain regarding how the war in Ukraine may impact Russia's ability to deliver... China and Russia were mapping these plans long before the US announced its own intention to build a nuclear reactor on the moon last year and detailed its plans for a lunar settlement spanning hundreds of square miles... Who will write the rules? And how, exactly, will the use of lunar resources be policed on the international stage? Meanwhile, NASA "still does not have a vehicle capable of getting astronauts down to the lunar surface," the article points out: Returning to the moon is not as simple as repeating Apollo. The space agency cannot — and does not wish to — replicate its 20th century lunar-landing success. The supply chains, skilled machinists and factories that built Apollo's rockets, landers and command modules no longer exist. And while the Apollo landings stuck close to the lunar equator, landing near the south pole is substantially more complex and requires more powerful vehicles.... China, meanwhile, has been laser focused on its lunar exploration program since 2004, using its top-down, central planning system to keep resources flowing toward specific goals.

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[2026-09-17] Inchiostri Ribelli 2026 - Guerra alla Guerra @ NextEmerson

Inchiostri Ribelli 2026 - Guerra alla Guerra

NextEmerson - Via di Bellagio 15, zona Castello - Firenze
(giovedì, 17 settembre 18:00)
Inchiostri Ribelli 2026 - Guerra alla Guerra

INCHIOSTRI RIBELLI EDIZIONE 2026 ⚡️⚡️

📅 17-18-19-20 settembre 2026

GIOVEDÌ 17/09

📍 Parco comunale del Circolo La Costituzione di Quinto

18.00 — Chiacchierata con l’autrice di Antiche Radici, fumetto di interviste alla diaspora palestinese a Siena, di Marta Bello
19.00 — Spettacolo Tessuti Aerei
20.00 — Cena a cura del circolo
21.30 — Errico Cantamale

VENERDÌ 18/09

📍 C.S.A. NextEmerson

Dalle 16.00 — Apertura mostra Amar3, tattoos e attività
Proiezioni di corti e slideshow fotografici durante tutte le giornate
Workshop stop motion

17.00 — Etnografie trap di Francesca Buscaglia
18.00 — Pisciare sulla metropoli di Tommaso Sarti + contributo musicale

20.00 — Cena

21.00 — Amore dal sottosuolo – cabaret
22.00 — Stand up comedy Laura Pusceddu
22.00 — Palestine Sound Archive + concerto

SABATO 19/09

📍 C.S.A. NextEmerson

15.00 — Workshop ritratto fotografico
15.30 — Workshop incisione sul legno / stampa giapponese

16.00 — Autonomia Operaia Esperienza Fiorentina – con l’autore Lauro Rosso
17.30 — Frammenti di un discorso di classe – la trama alternativa con l’autrice Giusi Palomba

Cypher Hip Hop con Bounce Motion

Concerti:
Anafem
Ma7di
Rumy Gyal

DOMENICA 20/09

📍 C.S.A. NextEmerson

Presentazione SCHEGGE/fragments con Francesco Catelani, Liz Van der Null, Holly Hauser, Archivio di Ferro, Alpraz + reading e live painting

Presentazione Sono nato il 17 novembre di Dimitris Koufontinas

17.00 — Workshop “Suona?” a cura di Calimaia collettivo e Pony Picnic
17.00 — Concerto cumbia Garzas Viajeras
18.00 — Spettacolo clown contemporaneo
19.30 — Asta di chiusura festival

🖊️ per tutti i tre giorni al C.S.A. NextEmerson ci sarà uno spazio dedicato ai tatuaggi e ai banchetti di autoproduzioni.

🚗 Per chi arriva in macchina al C.S.A. NextEmerson: è possibile parcheggiare presso il parcheggio della stazione di Castello, a pochi minuti a piedi dal centro sociale.


📩 Info: inchiostriribelli@autoproduzioni.net

Tutto il festival è benefit per: Palestina, lotte internazionali e lotte locali.

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Zale Parry, Aquatic Hollywood Star and Early Acid Tripper, Dies at 93

A diving feat landed her on the cover of Sports Illustrated and led to a film and TV career. She also took part in one of the first LSD studies.

© Los Angeles Examiner/USC Libraries, via Corbis — Getty Images

Ms. Parry in 1958 with her diving equipment and her pet owl, Spooks. “As far as the United States is concerned, Zale was the first feminine superstar of diving,” Eric Hanauer, a diving historian, said.
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No Way Out

The U.S. is building an archipelago of overseas detention sites where deportees are often held indefinitely without charge.

© Moises Saman/Magnum, for The New York Times

Roberto Mosquera is being held in a maximum-security prison in Eswatini.
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Could a Disc-Free PlayStation Actually Lower Game Prices?

"As Sony soldiers ahead with their plans to end hard copies for new PlayStation games, players are fearing a future which will force them to pay more and own less," writes Kotaku. What will prices do in a world with no physical copies to share or sell? One former Square Enix executive speculates this could actually drive down the price of games: "Digital on the PS store will likely get cheaper," posted Jacob Navok, former Square Enix business strategist. "Current prices are tied to retail. Without physical discs holding digital hostage we'll see a larger spectrum of pricing similar to steam." Navok says that the digital-only landscape will pit major publishers in constant, dynamic competition with each other... "The more the Playstation store becomes digital only, the greater this trend will accelerate," Navok follows up. "You will see more sales and dynamic pricing similar to Steam because publishers will compete among themselves to a greater extent." [O]n the other end newer games are getting increasingly expensive, even on digital platforms. The fact that Grand Theft Auto VI will be a purely digital release has not caused its price point to budge.

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Could El-Sayed Cost Democrats Michigan?

Not all progressives are equal: Candidates of the activist left typically don’t perform as well as other Democrats.

© Illustration by The New York Times; Photograph by Julia Demaree Nikhinson/Associated Press

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FE | Wehrlein Campione sul ring di Londra, Barnard trionfa nell'ultimo E-Prix

Pascal Wehrlein è il Campione del Mondo di FIA Formula E 2025/2026 al termine di una scazzottata epocale andata in scena in Gara 2 a Londra, dove il titolo team va a Jaguar, mentre Taylor Barnard si aggiudica l'ultima corsa dell'anno.
Nei 35 giri disputati nell'E-Prix che andava a concludere l'era delle monoposto Gen3 è successo di tutto e di più, soprattutto nel finale, ma già con le prime ...Continua a leggere

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Guerra con l’Iran: sei mesi dopo – La portata sconvolgente della sconfitta americana

di Moon of Alabama

28 gennaio 2026: Gli Stati Uniti hanno schierato una forza aerea navale per minacciare l’Iran. Hanno formulato una serie di richieste di vasta portata.

“ Trump minaccia l’Iran con una ‘massiccia armata’ e impone una serie di richieste ( archiviato ) – NY Times

La minaccia di Trump di un secondo attacco diretto all’Iran da parte delle forze statunitensi nell’arco di otto mesi è giunta mentre la portaerei Abraham Lincoln, accompagnata da altre navi da guerra, bombardieri e aerei da combattimento, prendeva posizione nella regione , a portata di tiro del Paese. […]

Trump non ha fornito dettagli sull’accordo che stava richiedendo, limitandosi ad affermare che una “massiccia armata” si stava dirigendo verso l’Iran e che il Paese doveva raggiungere un accordo. Tuttavia, funzionari americani ed europei affermano di aver presentato tre richieste agli iraniani durante i negoziati:

– la cessazione definitiva di tutte le attività di arricchimento dell’uranio e l’eliminazione delle sue attuali scorte,

– restrizioni sulla gittata e sul numero dei loro missili balistici, e

– la fine di ogni sostegno ai gruppi per procura in Medio Oriente, inclusi Hamas, Hezbollah e gli Houthi che operano in Yemen.”

15 agosto 2026: A causa delle contromisure iraniane, la missione della portaerei è in gran parte fallita. Lascia il Medio Oriente.

I problemi di approvvigionamento per la portaerei USS Abraham Lincoln iniziarono poco dopo il primo giorno di guerra, quando missili e droni d’attacco iraniani colpirono una base navale statunitense in Bahrein.

L’attacco iraniano, in rappresaglia per l’assalto israelo-americano a Teheran, ha distrutto gran parte della base. E mentre questa andava in fumo, con essa andò distrutto anche un importante snodo logistico su cui la Marina aveva fatto affidamento per decenni. […]

La perdita di questo hub in Bahrein ha contribuito a una serie di problemi segnalati sulle portaerei impegnate nelle operazioni contro l’Iran, mentre i senatori democratici sono preoccupati per la sorte dei 5.000 marinai della Lincoln e per la loro missione di quasi nove mesi.

La portaerei verrà sostituita da un’altra. Ma gli Stati Uniti ne possiedono solo dieci, e per mantenerne una operativa, ne servono altre due per la manutenzione e l’addestramento. Sei delle dieci portaerei saranno quindi dislocate vicino allo stretto, lasciandone solo una pronta a prendere il controllo del resto del mondo.

A Pechino si festeggia.

Le richieste nei confronti dell’Iran sono venute meno. La principale preoccupazione di Trump ora è la sua sopravvivenza politica.

Mantenere bassi i prezzi della benzina è ora “l’obiettivo numero uno” degli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran , ha affermato il vicepresidente JD Vance, mentre Washington ha minacciato di imporre un blocco navale a tempo indeterminato e ha lasciato intendere che intensificherà presto la pressione economica su Teheran.

Questi commenti sembrano segnare l’ultimo cambiamento nella giustificazione pubblica del conflitto, con Vance che colloca le ambizioni nucleari dell’Iran al secondo posto. […]

Il petrolio Brent, il benchmark internazionale, si attesta poco sopra gli 87 dollari al barile, con un aumento del 45% rispetto a gennaio. Il prezzo medio di un gallone di benzina negli Stati Uniti è ora superiore a 4 dollari; prima del conflitto, era inferiore a 3 dollari.

Rimango costantemente sbalordito dalla portata della sconfitta americana.

A lungo termine, ciò indurrà altri paesi a seguire l’esempio dell’Iran.

Fonte: Moon of Alabama

    Traduzione: Luciano Lago

     
     
     
     
     
     

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    L’Iran mette una taglia sugli americani: “30mila dollari a chiunque uccida o catturi un soldato Usa”

    L’Iran mette una taglia sui soldati americani. “Visto l’elevato numero di richieste di partecipazione alla jihad finanziaria – ha affermato il comandante dell’esercito iraniano Amir Hatami, citato dall’agenzia Irna, in occasione di una cerimonia per la Giornata della Stampa – è stato predisposto un piano in base al quale, per ogni persona che uccide o cattura e consegna un membro delle forze aggressori americane all’Esercito della Repubblica Islamica dell’Iran, con il sostegno dei familiari che partecipano alla jihad finanziaria e sotto la propria garanzia, riceverà un premio equivalente a 30.000 dollari o 5 miliardi di toman”. “Le valorose donne iraniane che riusciranno a compiere questa azione riceveranno un premio doppio”, avrebbe aggiunto Hatami, secondo l’agenzia di stampa ufficiale dello Stato, gestita direttamente dal ministero della Cultura.

    Più ristretta la formula usata dall’agenzia Tasnim, organo di informazione semi-ufficiale legato ai Guardiani della rivoluzione (che spesso sono in competizione, quando non addirittura in contrasto, con l’esercito), che nel dare la notizia riferisce che destinatario della taglia possa essere “una qualsiasi forza iraniana“, il che farebbe intendere che l’invito sia rivolto solo al personale militare. Tuttavia il fatto che Irna sia espressione diretta del regime teocratico da cui dipende in maniera diretta anche Artesh, l’esercito regolare, lascia pensare che a beneficiare della taglia possa essere ogni cittadino iraniano e non solo agli esponenti delle forze armate variamente intese.

    A chi è rivolto l’invito? In Iran ufficialmente non sono presenti truppe regolari dell’esercito degli Stati Uniti: la guerra scatenata dall’amministrazione Trump insieme a Israele contro la Repubblica islamica non ha visto soldati Usa operare “boots on the ground” sul suo territorio. Quindi è plausibile che l’appello sia rivolto agli iraniani che vivono in altri paesi della regione. L’Irna dà un riferimento molto preciso parlando di “jihad finanziaria”, ovvero i complessi meccanismi e flussi monetari usati dal regime per sostenere militarmente e politicamente i propri proxy in Medio Oriente come Hezbollah in Libano, gli Houthi nello Yemen e le milizie sciite alleate in Iraq.

    In alcuni paesi dell’area, inoltre, sono presenti uomini dei Pasdaran. A giugno l’agenzia Reuters riferiva, citando otto diverse fonti irachene, che i Guardiani della rivoluzione hanno creato nuove cellule segrete in Iraq, separate dalle milizie sciite irachene tradizionali e direttamente dipendenti dai Guardiani, per condurre attacchi contro i paesi del Golfo che ospitano forze americane.

    La stessa Reuters il 23 luglio ha riferito che Teheran avrebbe inviato in Yemen tra 10 e 21 membri dell’Irgc, compresi comandanti e consiglieri militari, insieme a componenti per missili e droni destinati agli Houthi. “I comandanti delle Guardie Rivoluzionarie si sono recati lì per supportare le operazioni degli Houthi e fornire addestramento sui nuovi sistemi missilistici”, ha affermato una delle fonti.

    L'articolo L’Iran mette una taglia sugli americani: “30mila dollari a chiunque uccida o catturi un soldato Usa” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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    Notfunk in Kolumbien: Bitte Frequenzen freihalten!

    Nach dem schweren Erdbeben in Kolumbien sichern Funkamateure die Notfallkommunikation. Die IARU bittet weltweit um Funkdisziplin.

    Weil die kommerzielle Mobilfunk- und Datennetze in den betroffenen Regionen sofort zusammenbrachen, übernahmen Funkamateurinnen und Funkamateure die lebenswichtige Verbindung für Rettungsorganisationen in Kolumbien.

    Relaisstationen mit Solarpanels

    Faber Mosquera, HK6F, Notfunkkoordinator der Liga Colombiana de Radioaficionados (LCRA), koordiniert den Einsatz landesweit. Freiwillige der Liga Radio Quindío stiegen auf den 3600 Meter hohen Cerro Campanario, um Relaisstationen mit Solarpanels und Akkus wieder in Betrieb zu nehmen. Dieser Standort versorgt den Amateurfunk und die regionalen Katastrophenschutzbehörden.

    Manuelle Umschaltung

    Mitglieder der Asociación de Radioaficionados del Eje Cafetero waren während der Erdstösse direkt an ihrer Relaisstation vor Ort. Weil die Notstromautomatik versagte, schalteten die Techniker das Aggregat manuell zu. Nach 15 Minuten liefen die eigenen Relais sowie die Funktechnik der Partnerorganisationen wieder.

    «Unverzichtbare Arbeit»

    Carlos Alberto Santamaria González, CO2JC, Notfunkkoordinator der IARU-Region 2, lobt den Einsatz: «Die kolumbianische Amateurfunkgemeinschaft leistet unverzichtbare Arbeit. Sie stellt ihre Kommunikationssysteme und personellen Ressourcen für Rettung, Bergung und Personensuche bereit.»

    Die IARU-Region 2 bittet Funkamateur/-innen weltweit, die folgenden Notfunkfrequenzen zwingend freizuhalten:

    (3985 kHz)
    7060 kHz
    (7240 kHz)
    (7275 kHz)
    14300 kHz
    21360 kHz
    (sowie lokal 146.520 MHz).

    Quelle: ARRL

    Published: HB9HGH 2026-08-16 15:13:48

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    Degrado e sporcizia sulle spiagge toscane dopo la notte di Ferragosto

    Cecina
    Lia Burgalassi

    Cecina, 16 agosto 2026 – “Se questo è il risultato del divertimento, il degrado non nasce a caso. Nasce dalla presunzione che tutto sia dovuto, che non ci siano conseguenze alle azioni, che tanto c’è sempre qualcuno che fa per noi. “Davanti a questo c’è solo da chinare il capo e vergognarsi”. Questo è solo uno dei post sui gruppi social di Cecina dopo la notte di devastazione e incuria riservata per Ferragosto alle spiagge da migliaia di ragazzi, come si vede nelle foto. Ferma la condanna della sindaca Lia Burgalassi:. Stamattina la situazione delle spiagge che c’erano, sia da sud a nord, era preoccupante. Ringrazio gli operatori dell’area, della forestale, la polizia locale che tutta la mattina e la notte ci sono adoperati per contenere una situazione veramente incredibile. Migliaia di ragazzi sulla spiaggia in consumo di alcolici, fuori dal normale riempimento. Non si capisce perché per divertirsi e per passare una bella serata si debba assorbirsi di alcol facendosi del mare, facendosi del mare a dolcissimi e devastando l’ambiente che si ha accolti per le spiagge”. Notte difficile quella di Ferragosto anche in provincia di Grosseto, nella nota località balneare e turistica del Puntone a Marina di Scarlino, dove ci sono le spiagge di Cala Violina e Cala Martina. Questa l’intervento della sindaca di Scarlino Federica Travison, che definisce quanto è successo come molto grave e prepara un’ordinanza per il consumo di alcolici negli spazi pubblici: “Condanno fortemente quello che è successo nella notte fra sabato e domenica al puntone. Mi dispiace veramente tantissimo e sono rammaricata per la preoccupazione che hanno avuto i nostri concittadini perché questa serie di episodi non rappresenta assolutamente il nostro territorio per cui vanno condannati fortemente. Appena saputa la notizia ci siamo attivati con forza dell’ordine, con la proprietà per trovare delle soluzioni. Innanzitutto abbiamo fatto un’ordinanza sindacale nella quale vietiamo il consumo degli alcolici negli spazi pubblici e sono consentiti soltanto nei pubblici esercizi e nelle loro pertinenze. Abbiamo fatto incontri con la proprietà dove abbiamo chiesto l’utilizzo di altri steward che possono fare da deterrente nei luoghi di uscita dalla discoteca. Continueremo a monitorare la situazione affinché fatti gravi come quello della notte fra sabato e domenica non succedano più”.

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    Fyodor Lukyanov: «Per i prossimi mesi non possiamo aspettarci che escalation»



    In questa intervista interviene Theodor Luciano (Fyodor Lukyanov), direttore della rivista Russia in Global Affairs e presidente del Consiglio russo per le Politiche Estere e di Difesa. Analizzando lo stato del conflitto in Ucraina ad un anno dal summit di Anchorage, Lukyanov evidenzia il fallimento della diplomazia e l’inasprimento delle posizioni, alimentato dai raid a lungo raggio e dalla linea rigorista dei Paesi europei. L’analisi si allarga al ruolo dell’Europa — la cui coesione interna appare oggi strettamente legata al confronto antagonista con Mosca —, al conflitto in Iran e al radicale riassetto geopolitico mondiale. Secondo l’analista, la frammentazione internazionale e il declino irreversibile delle vecchie istituzioni multilaterali, compresa l’ONU, stanno guidando il mondo verso una fase d’incertezza globale priva di regole condivise.

    L'articolo Fyodor Lukyanov: «Per i prossimi mesi non possiamo aspettarci che escalation» proviene da Visione TV.

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    FE | Prima fila tutta Mahindra nel gran finale di Londra. Il leader Wehrlein è 3°, solo 16° Dennis

    Se ieri è stato un derby tutto in casa Porsche ad assegnare la pole position del primo dei due E-Prix di Londra che chiudono la stagione 2026 della Formula E, oggi sono state le Mahindra a contendersi la posizione al palo.
    A spuntarla alla fine è stato Nick De Vries, che è stato anche l'unico ad scendere sotto al muro dell'1'07", firmando proprio nella finalissima un 1'06"925 con cui ha ...Continua a leggere

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    La raffineria cinese Hengli accusata di finanziare l’Iran con acquisti di petrolio sanzionato

    Investing.com – Il Dipartimento del Tesoro americano ha accusato la divisione di raffinazione del gruppo cinese Hengli di aver acquistato miliardi di dollari di petrolio iraniano, ponendola al centro della campagna di Washington contro le esportazioni petrolifere di Teheran, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal.

    Hengli ha negato di aver commerciato con l’Iran, affermando di rispettare le normative nei mercati in cui opera e che i propri fornitori hanno fornito analoghe garanzie.

    Analisti del settore dell’Industria, broker dello shipping e funzionari statunitensi identificano Hengli come uno dei principali attori nella rete cinese di raffinerie indipendenti cosiddette “teapot” (piccole raffinerie), che acquistano greggio sanzionato a prezzi scontati.

    La Cina ha acquistato più di 30 miliardi di dollari di petrolio iraniano lo scorso anno, assorbendo quasi tutte le esportazioni petrolifere di Teheran, secondo un rapporto di marzo della Commissione per la revisione economica e della sicurezza USA-Cina.

    Le raffinerie indipendenti possono acquistare greggio iraniano con sconti fino al 25%, aumentando i propri margini. A differenza delle grandi compagnie energetiche statali cinesi, molte raffinerie “teapot” hanno un’esposizione limitata al sistema finanziario statunitense e sono meno vulnerabili alle sanzioni basate sul dollaro.

    La raffineria di Hengli sull’isola di Changxing è tra le cinque più grandi della Cina e genera circa 30 miliardi di dollari di fatturato annuo. Il conglomerato nel suo complesso opera nei settori della petrolchimica, del tessile e della cantieristica navale.

    Il Tesoro americano ha sanzionato la divisione di raffinazione di Hengli ad aprile, senza tuttavia colpire le altre attività del gruppo.

    I dati sulle spedizioni esaminati dal Journal indicano che petroliere sanzionate hanno consegnato più di cinque milioni di barili di greggio iraniano a Hengli a partire dal 2023.

    Una nave, la Seeker 8, ha smesso di trasmettere la propria posizione nei pressi del porto di Hengli per tre giorni a gennaio. Quando il segnale è ripreso, un brusco cambiamento nel pescaggio della nave ha suggerito agli analisti che avesse scaricato un ingente carico.

    Il Ministero del Commercio cinese ha ordinato a maggio alle aziende di non conformarsi alla lista nera statunitense di Hengli e di alcune altre raffinerie.

    Pechino si oppone alle sanzioni unilaterali degli Stati Uniti e dichiara di voler proteggere la sicurezza energetica della Cina. Le esportazioni di petrolio dell’Iran sono successivamente diminuite a causa del blocco navale statunitense, anche se la durata e l’efficacia di tali restrizioni rimangono incerte.

    Traduzione:Luciano Lago

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    How Republicans Embraced Brandon Herrera, a Texas Republican Candidate and Gun Influencer

    Brandon Herrera, long an anti-establishment outsider, is trying to help the party defend a red-leaning House district in West Texas. It’s proving messy.

    © Jordan Vonderhaar for The New York Times

    Brandon Herrera, a Republican House candidate in Texas, was joined for a campaign event last month by Speaker Mike Johnson.
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    As the Old Files Open, One Family Confronts Another’s Dark Nazi Past

    A woman who secured the criminal file of her grandmother, a collaborator, offered to share it with a Jewish family that had been betrayed. Then she balked and a new dispute ensued.

    © Melissa Schriek for The New York Times

    Maria-Elisabeth Stratermans-Coenegrachts was arrested after the war and accused of having served as a collaborator.
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    As the Old Files Open, One Family Confronts Another’s Dark Nazi Past

    A woman who secured the criminal file of her grandmother, a collaborator, offered to share it with a Jewish family that had been betrayed. Then she balked and a new dispute ensued.

    © Melissa Schriek for The New York Times

    Maria-Elisabeth Stratermans-Coenegrachts was arrested after the war and accused of having served as a collaborator.
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    Sports Team Sale Prices Keep Hitting New Highs

    The deal for the Los Angeles Lakers valued the team at a record $12.5 billion, eclipsing the $10 billion paid for the franchise just last year.

    © Mario Tama/Getty Images

    A statue of Kareem Abdul-Jabbar outside Crypto.com Arena, home of the Los Angeles Lakers.
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    Odissea, Odissee

    di Chiara Meistro e Franco Pezzini

    (Il pezzo che segue costituisce un’ideale appendice al corso sull’Odissea della Libera Università dell’Immaginario chiuso l’anno scorso dai due autori. Che hanno età diverse e dunque non sempre le stesse idee: di questa dialettica è sintesi il testo.)

    Come di recente per grandi produzioni di impatto sull’immaginario popolare, anche The Odyssey di Christopher Nolan – da lui sceneggiata, diretta e coprodotta, quindi nelle attribuzioni non si sbaglia – è accompagnata da uno tsunami di articoli, interventi, post, video su social, pontificazioni varie, in parte di pressione commerciale e in parte spontanei del pubblico. Un paese dove tutti sono commissari tecnici della Nazionale non poteva mancare di trovare tutti esperti di Omero, di mito greco e di mondo miceneo: dove non è in questione la possibilità di formulare osservazioni, ma la prosopopea con cui sono offerte a favore o contro il film. Particolarmente fastidiosi i benaltristi, leoni da tastiera che i social svelano con una certa frequenza come maschietti alfa quaranta/cinquantenni: loro hanno capito contro tutti, e di qui compiaciuti sfoggi retorici (che svelano magari buone letture ma di tutt’altro genere, inserite a forza per coup de théâtre). Va detto che per tanti Omero è noto solo in grazia di scelte antologiche avvicinate a scuola, una calamità sul piano della comprensione perché queste sono condotte con passo umorale o – talvolta – ideologico dai curatori: sull’Iliade le scelte conducono a grotteschi fraintendimenti, ma anche con l’Odissea si perdono pezzi importanti. Non resta che cercar di riflettere in termini più sobri, senza necessarie contrapposizioni, su pregi e limiti riscontrati.
    Partiamo dalla considerazione che di Odissee ce ne sono infinite: sia perché i mille canti cuciti a un certo punto nell’opera più bella del mondo vedevano soluzioni diverse di cui qualche eco sopravvive persino nel testo (tracce per esempio di qualche antico poema in cui Odisseo raccontava il suo viaggio a Penelope) e in fondo “Omero” è un nome convenzionale collettivo, sia perché ogni storia di forte impatto popolare è sentita come propria da ciascuno dei riceventi. L’Odissea mia è diversa dalla tua, dalla sua… eccetera, perché vi associamo le nostre vicende personali, lo sciame di emozioni, di sentimenti, di vita legati a quella storia esemplare. Ovvio, salterà su il critico isterico – l’episodio è vissuto – a dire che no, un’opera ha il suo senso autentico: ma non è questo che si nega, solo il fatto che la recezione di un mito (nel senso genuino, non “tecnicizzato”) sia anche esistenziale, esperienziale. Come critici cercheremo di interpretare al meglio sulla base di categorie più o meno affinate, come lettori/ascoltatori/spettatori possiamo fare riferimento ad altre più nostre. Di qui anche la libertà di un regista, di un riscrittore – e in definitiva di Nolan, perché questa Odissea è sua, più che di Omero.
    Venendo a bomba: il film è spettacolare, ha senso vederlo anche a fronte del fenomeno sociale che ha innescato persino prima dell’uscita. Non è banale, le scelte sono frutto di un progetto meditato. Le libertà su singoli casi possono starci. Il problema non sta nel fatto che vi troviamo black people – tra questi Elena (Lupita Nyong’o, che interpreta anche Clitemnestra) – considerato che nell’Odissea si offre ampio spazio all’Africa (dagli Etiopi/facciabruciata frequentatori degli dei all’Euribate araldo nero di Odisseo, che ci andava molto d’accordo, a – potenzialmente – alcune tappe del viaggio) o che sia di pelle scura anche Atena (c’era in fondo l’Atena libica del lago Tritonide, senza neppure bisogno di scomodare l’affascinante e discussa Black Athena di Martin Bernal). O che i Lestrigoni – sostanzialmente orchi antropofaghi, come denuncia il nome del loro vecchio re Lamo, maschile di Lamia – appaiano qui un mix medievaleggiante da videogioco tra il Trono di spade e Robocop; o persino nella scelta che Polifemo/il mimo Bill Irwin (da etimo, “di cui si parla molto” o “che parla molto”) sia un freak taciturno, ispirato probabilmente a Le cyclope di Odilon Redon (1914) e mixato alla creatura dell’americanissimo The Cyclops di Bert I. Gordon (1957). Così come il fatto che il disturbante episodio con Circe (Samantha Morton) le strappi totalmente quel connotato seduttivo vantato dal personaggio omerico; per non parlare degli Olimpi, ridotti – al meglio – ad allucinazioni o altrimenti resettati (una scelta forse prudente, va detto, a fronte di possibili tagli pop: Scontro di titani e “Liberate il Kraken!” sarebbero stati dietro l’angolo). Sono scelte libere, a volte suggestive e a volte meno efficaci, del regista che se ne assume la responsabilità creativa: e sul tema si può continuare ad libitum. Tanto più che il linguaggio mitico è plastico per sua natura.
    Si può anche capire che gli episodi risultino a volte tirati un po’ via velocemente, in un film già lungo tre ore: ovvio che l’indimenticata e indimenticabile Odissea di Franco Rossi (“dal Poema di Omero”), 1968, a oggi la versione più straordinaria e fedele anche a dispetto di alcune libertà, grazie al format a puntate concedesse alla storia più tempo – 370 minuti, 45 circa per ogni puntata. Come si può comprendere che su un progetto tanto costoso Nolan fosse anche un po’ ostaggio di logiche distributive, buttando nella mischia attori hollywoodiani (Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson…) che inevitabilmente ci lasciano lo straniante retrogusto di commedie frizzantine o scipiti film di supereroi: Franco Rossi, con la sua Odissea in stile-Pavese – il nesso con le scabre traduzioni di Rosa Calzecchi Onesti era strettissimo, per cui apprezzarla ancora non è minestrina da vecchi, ma riconoscimento di una ben precisa solidità culturale – aveva preferito scegliere attori balcanici ignoti al cinema italiano ed estranei al peplum, proponendo volti “antichi” e credibili ancor oggi. Probabile che, nella spregiudicata realtà di mercato delle produzioni odierne americane, Nolan avesse bisogno di volti noti da vendere: di qui alcune scelte che possono risultarci un po’ forzate. Matt Damon è un eccellente attore, ma la sua espressione monotona stride con l’intelligenza e l’astuzia, la malinconia e la dolcezza che brillavano via via negli occhi di Bekim Fehmiu, l’Ulisse dello sceneggiato tv: però questo è voluto dalla sceneggiatura, che ora uniforma la varietà di espressioni possibili a una abbastanza unitaria da traumatizzato di guerra. Ha ragione chi enfatizza l’americanità (anche nell’accento) di questi Achei che hanno perso la propria identità, non capiscono più cos’è il paese che, guidato da un tiranno in caduta libera tra truffe MAGA e riti sessuali Epstein, bufale, balle, AI e droni, si dimentica la loro esistenza come soggetti.
    Accantoniamo poi serenamente le pretese – avallate pare dai commenti sciocchi di qualche interprete, come la clamorosa idiozia che Omero non desse abbastanza attenzione alle donne – che tale Odissea costituisca una lettura al femminile (per un ben più lucido approccio alla questione, cfr. questo filone di letture). Non lo è e le singole battute concesse a Penelope (Anne Hathaway) sul fatto che il trono non fosse vuoto perché lo reggeva lei, o a Circe sugli appetiti dei maschietti che lì approdano, non bastano a renderlo tale: si tratta di contentini che rientrano in una logica di ammodernamento del testo per un pubblico internazionale. A cui si fa passare persino la frase didattica di Ulisse sul fatto che la loro è la crisi dell’età del bronzo (termine moderno, ma tant’è). Però, di nuovo, questi non sono veri problemi.
    Non lo sono neppure, a modesto giudizio di chi scrive, i connotati cinematografici, gli effetti speciali, l’uso del green screen, tutto in fondo ben funzionante; e neppure le citazioni verso altro cinema, come il surreale, onirico e suggestivo cavallo piantato nel bagnasciuga che richiama la testa della Statua della Libertà sulla spiaggia di Il pianeta delle scimmie. Non parleremmo neppure di superficialità nella sceneggiatura: è ovviamente un film popolare, che mira a comunicare al pubblico più ampio possibile.
    Venendo ai costumi: sull’onda di infinite polemiche già sul trailer si è diffusa nel web la curiosa opinione che i guerrieri del 1200 a.C. fossero tutti armati come mostrano singoli dipinti o la famosa panoplia di Dendra (peraltro precedente) – che in realtà potevano concedersi ben pochi principi achei. Alcuni tipi di elmi, armi e corazze appartenevano essenzialmente a sovrani o guerrieri di fama più che alla truppa e certo di norma non si remava, come vediamo comicamente fare, con una pesante corazza addosso. Per cui è vero, armi e paludamenti del film possono convincere fino a un certo punto e sono più tardi (ma quello di Agamennone/Benny Safdie costituisce più un simbolo stenografico che un costume) però, di nuovo, il problema non sta lì.
    È invece carina la provocazione – non omerica e che impegna poche battute, ma intriga – sui Popoli del mare, temuti e attesi quanto i Tartari di Buzzati, che alla fine Ulisse comprende siano loro stessi, gli Achei/Ahhiyawa degli Ittiti/Ekwesh degli Egizi. E no, non è vero che il concetto di “Popoli del mare” sia stato demolito dall’attuale storiografia – solo più cauta nelle identificazioni etniche, nulla di romantico come nell’intravedere negli elmi cornuti dei bassorilievi egizi presunti lignaggi germanici e magari scandinavi. Vero che i mari fotografati da Nolan richiamano talora più quelli del nord che il colore del vino mediterraneo, ma le connotazioni geografiche dell’Odissea restano fiabesche e una cartina è impossibile.
    Ancora: non dimentichiamoci che “tagli” diversi dell’Odissea sono stati già offerti senza scandali su schermo in più occasioni, sulla base peraltro di una lunghissima storia iconografica che ha visto i personaggi adattarsi a ideali, gusti e costumi di epoche diverse (come ampiamente documentato dalla bella mostra Ulisse. L’arte e il mito, tenutasi nel 2020 ai Musei San Domenico di Forlì). Al cinema sono apparsi nel linguaggio del peplum, con il famoso e libero Ulisse di Camerini con Kirk Douglas, 1955, di grande successo al tempo e che oggi risulta ovviamente molto datato. Dell’Odissea di Franco Rossi si è accennato, una produzione ancora credibile per molti motivi – tra cui appunto l’attenzione antropologica di un progetto maturato nelle stanze della Einaudi. Di grande originalità e poesia ma scarsamente noto è poi Nostos – Il ritorno di Franco Piavoli, 1989; del 1997 è invece The Odyssey di Andrej Končalovskij (prodotta da Francis Ford Coppola), miniserie televisiva relativamente fedele – che i due scriventi valutano diversamente –, con un buon cast e già una Calipso di colore, Vanessa Williams. Decisamente convincente è poi il recente, duro Itaca – Il ritorno di Uberto Pasolini, 2024; insomma, non si può dire che il tema sia vergine di sviluppi filmici e anche per questo si comprende la necessità di offrire un taglio “originale”. Quando però Nolan sostiene che Omero era interessato alla realtà storica quanto possa esserlo Star Trek, questo è insostenibile: per Omero – o almeno una parte del pull sotto questo nome – c’era l’idea di una conservazione della memoria importante, come nel famoso elmo di Merione poi trovato dagli archeologi, nei carri da guerra di cui non si conosceva più l’uso (ma che vengono conservati agli eroi, in funzione di taxi) e persino in info un po’ misteriose come sui misteriosi Cetei (Ittiti?) guidati dal figlio dell’anatolico Telefo (Telipinu?). E non avevano Wikipedia sotto mano… Insomma, una plausibilità storica non era negli obiettivi primari dell’aedo, ma lo scarto tra passato narrato e narrazione è ovvio, qualunque sia l’opera, tutto sta nel giustificare sensatamente le scelte di ricostruzione.
    Però OK, tutto questo è comprensibile, tutto accettabile con l’incontestabile libertà del demiurgo Nolan di gestire la storia. E si possono anche apprezzare, da un regista che non fa cinema militante, alcune timide concessioni come la sottesa associazione Troia/Gaza e l’attenzione ai black people. Noi le troviamo lievemente paracule ma, considerando l’America di Trump & dello scandalizzato Elon Musk (che promette sfracelli in AI a contrasto delle letture woke), in quel contesto simili scelte non risultano neppure troppo scontate. Il tutto senza dimenticare però alcune importanti obiezioni di Eileen Jones circa l’uso spregiudicato di una certa area del Sahara Occidentale, con sostanziale avallo del genocidio culturale contro il popolo saharawi – e rinviamo al testo su Jacobin.
    Però… Però, a chi l’Odissea la frequenti da sempre, la studi e vi trovi un proprio libro della vita – cioè lo trova davvero, non simula echeggiando sui social la postura da Ecce bombo:

    Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto così, vicino a una finestra di profilo in controluce, voi mi fate: “Michele vieni in là con noi dai…” e io: “andate, andate, vi raggiungo dopo…”

    (si perdoni la malizia) – ecco, può restare un’insoddisfazione di fondo. Qualcosa che va oltre le scelte e le singole libertà nello script, e non si esaurisce neppure in un “Era meglio prima”, cioè l’edizione 1968 o una delle altre, per motivi romantico-memoriali di nostalgia canaglia. Sine ira et studio cerchiamo di capire perché.
    L’Odissea come la leggiamo è un’opera-mondo dalle infinite dimensioni, implicazioni, innervature, linee di forza: vi sono cucite dentro tutte le storie che “Omero” riusciva a conservarvi, le parole importanti (miti, come lì sono definite) e i valori di un’intera cultura. Una cultura antica, brutale, che certo è sviante pensare di leggere con l’occhio odierno ai diritti umani. Il che non impedisce che parli ancora: con il tipo di provocazione dei classici, che offrono macchine per pensare a distanza di migliaia d’anni. Il professore di lettere che anni fa pontificava polemicamente come il profugus dell’Eneide non fosse il profugo nell’accezione odierna diceva una banalità e insieme si perdeva una provocazione autentica che possiamo ricevere da Virgilio per il nostro mondo: e così via.
    Ora, Nolan sceglie di ridurre la vastità incredibile di spunti dell’Odissea a una sola chiave, per quanto importante e resa in modo un po’ didascalico: la crisi per cui la distruzione di Troia è la distruzione di un mondo. Sul piano della libertà creativa, può farlo; su quello filologico scricchiola un po’, ma alla fine può starci; sul piano degli spunti di riflessione, ne offre uno interessante e va bene. Anche nel testo omerico l’impresa di Troia è vista sotto una luce pessima e si sottolinea di continuo il suo sapore fallimentare perché gli Achei nella vittoria non sono stati giusti; inoltre, la narrazione omerica si articola sul parapetto di una crisi epocale definita in Grecia come ritorno degli Eraclidi o calata dei Dori (probabilmente un mix di spostamenti tribali e sobbalzi sociali nell’ambito di una devastante crisi climatica, che travolse la civiltà micenea in sincrono con le devastazioni dei Popoli del mare sulle coste mediterranee e il crollo parallelo del regno ittita per una serie di fattori interni ed esterni). Quindi di nuovo: può starci. Il fatto è che nella storia omerica ci sarebbe anche tanto altro d’importante, che qui resta in sordina o viene sforbiciato o decisamente negato.
    Così un Telemaco un po’ stinto (Tom Holland) non riesce a ricordarci che l’Odissea è anche un’immensa avventura di formazione: Paul Faure ha mostrato la dimensione d’iniziazione tribale dietro le singole prove, il legame del testo con tutta una cultura egea che continuerà a farvi riferimento nell’educazione. Ancora: il tema del ritorno rende l’Odissea il più perfetto e ampio dei Nostoi, un vero e proprio archetipo irriducibile al mero voglio/non voglio tornare – e che comunque deve confrontarsi col dato culturale che la predazione in itinere non fosse affatto considerata biasimevole. Il contrasto tra culture dell’ospitalità e pratiche contrarie alla legge divina è reso paradossale da Nolan fino a rendere tutti violatori dell’ospitalità, ma non così è avvertito da Omero (e in fondo il cavallo era pretesamente offerto dagli Achei a tutela del proprio ritorno, sono i Troiani a impadronirsene: quindi, che c’azzecca?). Il tema del capo Odisseo che si (pre)occupa davvero dei suoi – non come i nostri governanti – è definito nel testo in modo molto più credibile che qui, e diventa un topos importante della riflessione sulla responsabilità pubblica in una terra civile… Più tanto altro, in particolare sul narrare, che ora meriterà un ragionamento a parte. Nolan sacrifica tutta questa messe di temi a quello della colpa di Ulisse e degli Achei, che innesca una grande crisi (e la crisi d’identità dei soldati americani): scelta forte, anche interessante, che però impoverisce il quadro. E, purtroppo, anche la figura di Ulisse.
    A chiarimento per qualche lettore dell’ultim’ora, non è male ricordare che il pur simpatico Odisseo di Omero non è affatto un eroe senza macchia: sbaglia, commette colpe, strafà. E in questione non è solo il fatto che appartenga al suo tempo, brutalità annesse. Una tradizione che di lui sottolinea gli aspetti sinistri (da proto-Eymerich, si passi l’accostamento) è già greca – l’epica troiana minore, i tragici – e poi latina: un machiavellico portatore della ragion di stato, un uomo pronto a vendicarsi ferocemente (per esempio di Palamede, che l’aveva incastrato a partire per Troia) e fondamentalmente un trickster. Non a caso i mitografi lo inseriscono nell’albero genealogico dei predatori astuti – l’arciladro Autolico, Sisifo capace di ingannare la morte… – ma a partire da un archetipo folklorico egeo del Piccolo Furbo, una specie di Pollicino che frega i giganti. Per inciso, nel suo giro figura quel Sinone – da σίνω, “quello che danneggia” – che nel mito è figura inquietante e losca, non il bravo ragazzo di Nolan (Elliot Page) che contribuisce a sottolineare la meschinità di Antinoo… Ecco, con tali caratteristiche, che sedimentano nello stesso termine polytropos – di solito reso “ingegnoso”, “versatile” eccetera – Odisseo/Ulisse è stato dipinto per secoli. Invece Nolan si fa forte della traduzione di Emily Wilson – polytropos come meramente “complicato”, “Tell me about a complicated man” – dove, lasciando anche perdere l’appello all’autorità (una voce contro intere generazioni di traduttori), il termine complicato in sé può però recare implicazioni molto varie, anche diverse dal banalmente cervellotico, e non necessariamente negative. Leggendo l’Odissea come una storia di formazione e modello pangreco di educazione, polytropos era un richiamo a saper usare la testa, a guardarsi attorno e usare l’ingegno. Invece, brandendo l’interpretazione più depotenziata e svilita, d’incanto ecco relativizzato l’eroe astuto per piazzare in scena un brav’uomo, grande arciere, leader meno che mediocre, alienato quanto basta e penosamente confuso. Più Filottete che Odisseo… Ora, il tentativo di porre in sordina quelle caratteristiche di intelligenza e astuzia che in realtà emergono dal mito sa di revisionismo sterile – e forse non è un caso se Wilson, chiamata in causa, ha stroncato il film con parole impietose (e anche un po’ acide e ingiuste, forse per il timore di vedersi addossate le scelte artistiche di Nolan a danno del proprio profilo accademico).
    Insomma, è un fatto che in Nolan troviamo un Ulisse totalmente passivo che non ci colpisce per ampiezza di sguardo (emblematica la sua imbarazzante goffaggine nell’episodio di Polifemo): oltretutto, in quanto reduce devastato dall’archeo-Vietnam, non si può pretendere che nei suoi occhi emerga qualcosa di troppo complesso, no? Potrebbe essere un personaggio de Il cacciatore di Cimino e non cambierebbe molto: potrebbe essere un qualunque altro reduce da Troia. Notare come il protagonista così perda parecchio è appena inevitabile, anche se la scelta del pur bravo Damon può odorare di miscasting se pensiamo a Omero, mentre ben funziona in questo ritratto di polytropos depotenziato. Però è tutto qui, Ulisse? L’uomo che certo nel poema spesso piange, ma poi esorta se stesso (di continuo, i lettori “a stralci” non lo notano) a resistere, a tener duro: l’uomo che si sforza di trovare soluzioni pratiche ai mille ostacoli emersi, con la disinvoltura di una morale piuttosto diversa da quella che pratichiamo o sosteniamo di praticare. Il grande diplomatico che sa graduare le parole a seconda dell’interlocutore, l’uomo d’azione che riesce a trovare sempre o quasi una soluzione… la persona perbene che mostra la saggezza – guardando il problema da più direzioni, polytropos – di rifiutare l’immortalità di Calipso per l’azzardo di tornare a un’Itaca che sarà cambiata, a una moglie che sarà invecchiata. Quello è un nodo portante, filosofico, etico che Omero teneva a trasmetterci: lo togliamo e ci perdiamo tanto.
    Se Odisseo fosse solo il personaggio di Nolan, come giustificheremmo il fascino che il re di Itaca esercita non solo sui lettori da secoli ma sugli interlocutori che incontra nel poema – dalle donne al re dei Feaci (già, Nolan l’ha tolto), ad Atena che mostra verso di lui una complicità da compagna di banco (già, qui è solo un’allucinazione corrucciata)? Come scrive giustamente Marilù Oliva in una recensione molto equilibrata: “Assente quasi del tutto quella che in molti chiamano astuzia di Ulisse, ma io preferisco definire la sua saggezza, la sua lucente intelligenza, la sua capacità retorica di uscire dai guai, il suo talento nell’anticipare, prevedere e colpire”. Per cui nessun processo a Nolan o al film, ma questo aspetto a chi ami il personaggio del mito non appare convincente e delude. Il che non cambia cogliendo una provocazione interessante emersa proprio dai social: Ulisse è così poco vitale perché è morto, forse già a Troia o tra le braccia di Penelope e di lì rivede in chiave trasfigurata tutto quanto, con un ultimo viaggio solo ipotetico, da sogno d’agonia, verso l’occidente dell’Aldilà.
    Poi, come accennato, c’è anche un secondo macroproblema, avvertibile soprattutto dalle categorie di lettori use alla scrittura. L’Odissea (di Omero) è articolata in due archi principali: la narrazione e la riconquista di Itaca. Nel film il secondo tema è ampiamente sviluppato, il primo è reso volutamente a frantumi. Eliminati i Feaci, la narrazione arriva a brandelli di confidenze, di confessioni, di rivelazioni di un reduce affetto da sindrome post-traumatica a una Calipso/Charlize Theron (“quella del nascondimento”, come in fondo le verità sepolte che da levatrice fa emergere nel suo prigioniero/paziente) che gli somministra il loto – eliminati pure i Lotofagi – per permettergli lentamente di riprendersi dalle fratture. Fratturato l’uomo, fratturata la narrazione. Ma a quel punto tutta la riflessione che si apre in Omero sul narrare e il suo senso, i suoi problemi, i suoi paradossi, ipoteticamente quale lascito professionale d’una vita da aedo e comunque lezione esemplare sulla scrittura all’Occidente (perché la narrazione ai Feaci è anche questo), qui va in pezzi… e di nuovo è un peccato. Perché quel narrare prelude i nostri: ce lo perdiamo e ci troviamo senza basi.
    Di sfuggita un terzo spunto, che colpisce. Nel poema alcuni passi presentano una tenerezza particolare: la figura delicata di Nausicaa che s’innamora tanto profondamente dello straniero da far sospettare a qualche critico che in precedenti versioni si sviluppasse effettivamente una loro liaison (e far addirittura immaginare a qualcuno che si tratti di un ritratto idealizzato dell’autrice dell’Odissea); il rapporto di affettuosa, simpatica, umanissima complicità con Atena, che apre indimenticabili siparietti nel poema; il passaggio struggente negli Inferi dove Odisseo scopre che la madre è morta e tenta invano di abbracciarla, sostituito qui da una sequenza da film di zombie; l’incontro tra padre e figlio e poi con Penelope – delusa che lui non si sia confidato – con la sensibilità e i batticuori descritti da Omero. Questi passi vengono mutilati o defalcati. Inoltre, la già ricordata scomparsa dei Feaci – il cui intervento amichevole sarebbe stato tra l’altro assolutamente funzionale a delineare altri aspetti del disturbo post-traumatico di cui soffre l’Ulisse nolaniano – rende il meccanismo del ritorno totalmente assurdo e quasi miracolistico per un film che elimina gli dei (creando così anche altrove buchi nella narrazione e soluzioni deboli o forzate); Atena, come detto, è derubricata in chiave allucinatoria (e comunque è sempre grave e corrucciata, essendo una proiezione – stessa attrice, Zendaya – di Cassandra ammazzata nel tempio); l’incontro con Telemaco è banalizzato (con l’inserimento dell’episodio d’azione ridicolo e apocrifo nel tempio di Pilo) e quello con Penelope decurtato della storia del loro letto, un mistero comune con cui era lei a testare lo sposo. E che no, non può essere sostituito dal tema della spilla. Ora, d’accordo la sobrietà e il non insistere troppo sulle commozioni, ma – come ha detto qualcuno – “non tutte le lacrime sono un male”…
    Se il film fa aumentare la vendita di copie del poema (oggi, alla sede Feltrinelli dove siamo passati, il bancone novità presentava quasi solo Grecia antica) o contribuisce a sostenere con più fondi i dipartimenti di studi classici, non si può che esserne contenti. Anche se le possibilità dell’acquisto per moda come soprammobile o la lettura “selettiva” – tipica delle opere ispiratrici di film, dove il lettore si convince in buona fede che vi si trovino descritte le libertà delle sceneggiature (a notare il fenomeno è stato un lettore d’eccezione come Stephen King)  – non offrono troppe rassicurazioni. Lo scetticismo severo di un grande archeologo come Carandini è almeno comprensibile.
    Insomma, alcune belle occasioni perdute, alcuni spunti fondamentali sciupati rendono questa versione non l’Odissea per definizione per gli spettatori, ma una lettura certo interessante e ricca di spunti attuali, filmicamente sontuosa, di cui oggi si parla persino troppo e la cui recezione futura resta tutta da valutare. Sicuramente, con le sue scelte legittime, anche affascinanti ma discutibili, per un certo numero di noi potrà non essere la versione del cuore. Ma Omero resta: per favore, leggiamolo sul serio.

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    Central Synagogue Attack Rattles Jewish New Yorkers

    The police said a man on Friday night struck a congregant at the prominent Upper East Side synagogue, as Jews in the city contend with threats, fears and internal divides.

    © Kena Betancur/Associated Press

    Police Commissioner Jessica Tisch said Central Synagogue was receiving additional police resources after a man disrupted worship there on Friday night.
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    FE | DS Penske: a Londra si mette in mostra con un nuovo record

    Una sessione di qualifiche complessa e posizioni di partenza sfavorevoli non hanno impedito ai due piloti del team franco-americano di lasciare il segno in questa penultima gara della stagione. Chiudendo rispettivamente al 5° e al 12° posto, Taylor Barnard e Maximilian Gunther sono riusciti a difendersi con determinazione in condizioni particolarmente impegnative. 
    L'ondata di calore che ...Continua a leggere

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    FE | Londra: Wehrlein vince Gara 1 e vola in testa al Mondiale. Dennis lo tallona

    Pascal Wehrlein, in appena una giornata, diventa il grande favorito al titolo iridato 2026 di FIA Formula E. 
    Il pilota della Porsche ha vinto Gara 1 dell'E-Prix di Londra, ultimo appuntamento della stagione del campionato elettrico FIA, portandosi così in testa al Mondiale Piloti con 169 punti, 5 in più di Jake Dennis (Andretti) che oggi ha concluso al secondo posto.
    Wehrlein è partito ...Continua a leggere

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    FE | Wehrlein firma la prima pole di Londra nel derby Porsche e avvicina la vetta

    La Formula E inizia a tuffarsi nel suo gran finale, con ben 9 piloti che arrivano al doppio appuntamento di Londra con la possibilità aritmetica di conquistare il titolo. E le qualifiche sono già riuscite a modificare gli equilibri in classifica, con Pascal Wehrlein che si è preso la pole position e tre punti molto pesanti, che gli hanno permesso di riportarsi a sole due lunghezze dal leader ...Continua a leggere

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    Israeli Strikes in Lebanon Kill 11, Health Officials Say

    The Lebanese health ministry said children were among those killed. The Israeli prime minister’s office said Hezbollah had struck first, injuring three Israeli soldiers.

    © Abbas Fakih/Agence France-Presse — Getty Images

    The aftermath of an Israeli strike in Deir al-Zahrani, a town in southern Lebanon, on Saturday.
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    Israeli Strikes in Lebanon Kill 11, Health Officials Say

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    © Abbas Fakih/Agence France-Presse — Getty Images

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    Prosecutors Examined Firm With Tie to Judge in Trump Hush-Money Trial

    The U.S. attorney in Chicago subpoenaed a fund-raising firm that had been co-owned by the daughter of Judge Juan Merchan, who conducted the trial that led to Donald Trump’s felony conviction.

    © Scott Olson/Getty Images

    Andrew S. Boutros, the U.S. attorney for the Northern District of Illinois, ordered a Democratic fund-raising firm to turn over a broad range of sensitive communications.
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    How Cyclospora Evaded the U.S. Food Safety System to Sicken Thousands

    The Trump administration delayed a rule last year that could have sped up the effort to pinpoint the source of the contamination. Critics charge that food safety oversight has eroded overall.

    © Al Drago for The New York Times

    Last year the Food and Drug Administration cut a program that tracked cyclospora outbreaks and delayed a rule that would have required companies to swiftly provide supply chain records in investigations of foodborne disease outbreaks.
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    How Cyclospora Evaded the U.S. Food Safety System to Sicken Thousands

    The Trump administration delayed a rule last year that could have sped up the effort to pinpoint the source of the contamination. Critics charge that food safety oversight has eroded overall.

    © Al Drago for The New York Times

    Last year the Food and Drug Administration cut a program that tracked cyclospora outbreaks and delayed a rule that would have required companies to swiftly provide supply chain records in investigations of foodborne disease outbreaks.
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    As China Pushes to Expand in Asia, Trump Focuses on Iran

    Asian allies are beginning to wonder whether the United States would or could defend them in a war.

    © Aaron Favila/Associated Press

    The Sierra Madre, a Philippine naval ship, in the South China Sea in 2023. Last month, a Chinese Coast Guard vessel began circling the ship and confronted Philippine service members.
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    Professor’s Death Leaves Behind Hard Questions for Cambridge on Race and Hiring

    Jason Arday, the school’s youngest Black professor, was found dead on Friday. The school ignored a series of warnings about his life story and his work.

    © Joe Giddens/Press Association, via Getty Images

    Cambridge University in May. Jason Arday was hired in 2023, becoming the university’s youngest Black professor.
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    Professor’s Death Leaves Behind Hard Questions for Cambridge on Race and Hiring

    Jason Arday, the school’s youngest Black professor, was found dead on Friday. The school ignored a series of warnings about his life story and his work.

    © Joe Giddens/Press Association, via Getty Images

    Cambridge University in May. Jason Arday was hired in 2023, becoming the university’s youngest Black professor.
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    Professor’s Death Leaves Behind Hard Questions for Cambridge on Race and Hiring

    Jason Arday, the school’s youngest Black professor, was found dead on Friday. The school ignored a series of warnings about his life story and his work.

    © Joe Giddens/Press Association, via Getty Images

    Cambridge University in May. Jason Arday was hired in 2023, becoming the university’s youngest Black professor.
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    [2026-08-21] CENA BELLAVITA @ Barocchio Squat

    CENA BELLAVITA

    Barocchio Squat - Strada del Barocchio 27 - Grugliasco (TO)
    (venerdì, 21 agosto 19:00)
    CENA BELLAVITA

    Barocchio squat presenta una semplice proposta per ribadire l'importanza della responsabilità individuale e collettiva sul tema dell'alimentazione, in specifico quella a base vegetale, come mezzo per portare avanti la liberazione animale in un contesto atroce che vede la mercificazione degli esseri animali per vari scopi beceri, come il divertimento, l'intrattenimento, secondo la logica di sfruttamento generale di questi ultimi.

    Ribadiamo l'importanza dei luoghi che portano avanti la pratica dell'autogestione e della bella vita, inoltre ben al di fuori delle logiche del metodo capitalista.

    Porta ciò che vuoi trovare

    Cucina aperta dalle 19

    Il posto è in strada del Barocchio 27

    Il poscritto è fuoco ad ogni gabbia.

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    Ultime farneticazioni di Trump:”Dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti.”

    Il presidente ha dichiarato che effettuerà la nomina una volta terminata l’aggressione militare contro l’Iran.

    Venerdì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito di voler dichiarare quale territorio statunitense l’area dello Stretto di Hormuz, attualmente sotto la giurisdizione della Repubblica islamica dell’Iran .

    “E dopo aver sconfitto l’Iran, che sta subendo una sonora sconfitta , molto presto dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio statunitense”, ha affermato Trump durante un discorso all’Accademia di polizia della contea di Nassau, nello Stato di New York.

    Il presidente ha aggiunto che ora gli Stati Uniti controllano lo stretto. “In sostanza, è così. Abbiamo il blocco. Nessuna nave può passare a meno che non lo permettiamo noi “, ha affermato.

    Nel corso del suo discorso, Trump ha anche difeso l’ aumento dei prezzi del carburante derivante dall’intervento militare statunitense in Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz. ” Se dovrete pagare un po’ di più per la benzina, non mi scuserò mai . Ho fatto la cosa giusta”, ha affermato il presidente, sostenendo che l’Iran è, a suo dire, “il principale Stato sponsor del terrorismo al mondo”.

    Il presidente ha insistito sull’affermazione che l’Iran è “un paese malvagio” e “non può possedere armi nucleari”. “Quello che stiamo facendo è un grande servizio al mondo , non solo a noi, ma al mondo intero”, ha sostenuto.

    Trump si è anche vantato dell’aggressione statunitense contro l’Iran , affermando che gli Stati Uniti stanno ottenendo una “grande vittoria” in questo conflitto . Ha aggiunto che sono gli iraniani a saperlo “meglio di tutti” quanto bene stiano “facendo” le truppe americane.

    Fonte: RT Actualidad

    Traduzione: Luciano Lago

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    Cinque anni fa il ritorno dei talebani. Istruzione secondaria negata a oltre 2,6 milioni di ragazze

    Oltre 2,6 milioni di ragazze hanno dovuto lasciare la scuola dopo la secondaria: dal 2001, da quando cioè i talebani hanno ripreso il potere in Afghanistan – era il 15 agosto – l’istruzione superiore è preclusa alle donne

    Lo ricorda Unicef, nel quinto anniversario del ritorno dei talebani al potere. L’Afghanistan è oggi l’unico Paese al mondo in cui alle ragazze sia vietato accedere agli studi superiori e universitari.

    Un’aula scolastica offre molto più che l’apprendimento. Dà a una giovane una voce e la possibilità di realizzare appieno il proprio potenziale. Inoltre, costituisce uno scudo contro il lavoro minorile, i matrimoni precoci, la violenza e gli abusi. Quando le scuole hanno chiuso, quella protezione è venuta meno

    Catherine Russel, Unicef

    «Cinque anni possono sembrare pochi nella storia di un Paese, ma rappresentano un periodo determinante nella vita di una ragazza», ha affermato Catherine Russell, direttrice generale dell’Unicef. 

    «Un’aula scolastica offre molto più che l’apprendimento. Dà a una giovane una voce e la possibilità di realizzare appieno il proprio potenziale. Inoltre, costituisce uno scudo contro il lavoro minorile, i matrimoni precoci, la violenza e gli abusi. Quando le scuole hanno chiuso, quella protezione è venuta meno, proprio nel momento in cui le ragazze ne avevano più bisogno», aggiunge.

    Le ragazze che non frequentano la scuola, ricorda Unicef, sono esposte a maggiori rischi in termini di protezione, tra cui il lavoro minorile, gli abusi, i matrimoni precoci e la violenza di genere. 

    Tali rischi aumentano con la povertà delle famiglie e gli sfollamenti, fenomeni entrambi molto diffusi in Afghanistan. Dal 2023, oltre 2,7 milioni di persone sono tornate dall’Iran e dal Pakistan; il 60% di loro sono bambini e giovani.

    20 mila insegnanti donne a rischio

    Le ripercussioni vanno oltre le ragazze direttamente colpite. Un’analisi dell’Unicef pubblicata nell’aprile 2026, dal titolo “Il costo dell’inazione sull’istruzione delle ragazze e sulla partecipazione delle donne alla forza lavoro in Afghanistan”, ha rilevato che il Paese rischia di perdere fino a 20mila insegnanti donne e 5.400 operatrici sanitarie entro il 2030.

    Il numero di insegnanti donne nell’istruzione di base è già diminuito di oltre il 9%, passando da quasi 73mila nel 2022 a circa 66mila nel 2024. 

    La rappresentanza femminile nella pubblica amministrazione è scesa dal 21 % al 17,7 % tra il 2023 e il 2025.

    La stessa analisi stima che le restrizioni all’istruzione delle ragazze e all’occupazione delle donne costino all’Afghanistan 84 milioni di dollari USA all’anno in termini di perdita di produzione economica, con perdite che si aggravano ogni anno in cui le restrizioni permangono. 

    Le conseguenze si ripercuotono anche sulla generazione successiva. Con l’aumentare della percentuale di madri prive di istruzione, aumentano anche i rischi di basso peso alla nascita, vaccinazioni insufficienti e ritardi nella crescita tra i loro figli, aggiungendo ulteriore pressione a un sistema sanitario già sotto pressione.

    Sostegno all’istruzione, oltre le restrizioni

    Nonostante le restrizioni, l’Unicef continua a sostenere l’istruzione in Afghanistan. Nel 2025, oltre 3,7 milioni di bambini delle scuole pubbliche hanno ricevuto sostegno educativo di emergenza, 442mila bambini hanno partecipato a programmi di apprendimento basati sulla comunità – il 66% dei quali erano bambine – e sono state costruite o ristrutturate 232 scuole.

    «L’Unicef esorta le autorità di fatto a revocare le restrizioni all’istruzione e a consentire a tutte le ragazze e le donne di tornare immediatamente a scuola e all’università», ha affermato Russell, facendo eco all’appello del Segretario generale delle Nazioni Unite a revocare la sospensione dell’istruzione femminile in Afghanistan. 

    «L’Unicef e i nostri partner sono pronti a sostenere la riapertura delle scuole affinché ogni ragazza possa tornare in sicurezza. Un Paese non può prosperare quando metà dei suoi giovani viene ostacolata. Il futuro dell’Afghanistan è fuori dalle aule, in attesa di poter rientrare».

    Apartheid di genere, crimine contro l’umanità

    Attenzione e impegno verso un paese lasciato nelle mani dei talebani sono richiesti anche da Fondazione Pangea. «Di quel 15 agosto ricordiamo tutto: l’ansia, la paura, le decisioni difficili da prendere in poco tempo», racconta il presidente, Luca Lo Presti.

    Nell’emergenza di quei giorni abbiamo dapprima bruciato i documenti di lavoro, chiuso l’ufficio di Kabul ed evacuato il personale

    Luca Lo Presti, Fondazione Pangea

    «La priorità è stata fin da subito proteggere le attiviste e le beneficiarie che per vent’anni hanno collaborato con noi in Afghanistan. Nell’emergenza di quei giorni abbiamo dapprima bruciato i documenti di lavoro, chiuso l’ufficio di Kabul ed evacuato il personale. In una seconda fase la preoccupazione è stata invece quella di non lasciare il Paese, di continuare a lavorare accanto alle donne, alle bambine e ai bambini», aggiunge.

    Chiediamo il riconoscimento dell’apartheid di genere come un crimine conto l’umanità, al pari di quello etnico avvenuto in Sudafrica

    Simona Lanzoni, Fondazione Pangea

    Oggi, «nel paese è in atto un vero e proprio “apartheid di genere», afferma la vice presidente di Fondazione Pangea, Simona Lanzoni.

    «Per le donne la situazione precipita di giorno in giorno: non possono andare a scuola, fare sport, semplicemente curarsi in autonomia o andare in giro da sole, cantare, parlare in pubblico, affacciarsi a una finestra e recarsi in ospedale se non sono accompagnate da un uomo, sia esso il marito, il fratello o addirittura il figlio maschio piccolo», ricorda Lanzoni.

    «Per questo come Fondazione Pangea ci siamo fatte portavoce in Italia del riconoscimento dell’apartheid di genere come un crimine conto l’umanità, al pari di quello etnico avvenuto in Sudafrica», conclude.

    Foto Pixabay

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    Despite Mamdani’s Attempts to Appease, Many Business Leaders Remain Wary

    The mayor’s attempt to create a business advisory council has been hampered by some concern that joining the council may be perceived as an endorsement of Mr. Mamdani.

    © Victor J. Blue for The New York Times

    Mayor Zohran Mamdani has angered some business executives with his frequent statements criticizing Israel’s actions against Palestinians.
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    FDA Classifies Egg Recall as Class I for Highest Health Risk

    Nearly 20 million eggs were recalled in July over salmonella concerns. The new classification signals a “reasonable probability” of “serious adverse health consequences or death.”

    © Ronaldo Schemidt/Agence France-Presse — Getty Images

    Midwest Poultry Services voluntarily recalled 19 million eggs in July “as a precautionary measure,” the company said.
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    Luigi Mangione Pleads Guilty

    Also, an Alaska Democrat says no thanks to Kamala Harris’s support. Here’s the latest at the end of Friday.

    © Pool photo by David Dee Delgado

    Luigi Mangione at a pretrial hearing on Monday.
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    As Army Fails to Protect Palestinians, Israeli Leaders Sympathize With Settlers

    Defense Minister Katz called for the military to turn over to the police the responsibility for protecting Palestinians after two West Bank families were besieged by violent settlers.

    © Zain Jaafar/Agence France-Presse — Getty Images

    Israeli soldiers patrolling a street Thursday during an operation in the village of Qusra, in the Israeli-occupied West Bank.
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    Alaska Democrat Mary Peltola Pushes Back Against Endorsement From Kamala Harris

    The campaign of Mary Peltola said it was focused on issues important to Alaska and did not approve a message of support from Ms. Harris.

    © Kerry Tasker/Reuters; Philip Cheung for The New York Times

    Former Representative Mary Peltola of Alaska did not appear to be happy that former Vice President Kamala Harris put out a fund-raising appeal on her behalf. Ms. Harris lost the 2024 presidential election in Alaska by 14 points.
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    Stock Trading in Congress Becomes an Attack Line in Midterm Campaigns

    Republican and Democratic challengers are both using the issue to attack members of Congress as unethical, seizing on a common practice that enrages voters.

    © Angela Weiss/Agence France-Presse — Getty Images

    Almost 60 percent of lawmakers in Congress own stock, according to an analysis by Common Cause, a nonprofit, nonpartisan organization focused on making government more accountable.
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    As Army Fails to Protect Palestinians, Israeli Leaders Sympathize With Settlers

    Defense Minister Katz called for the military to turn over to the police the responsibility for protecting Palestinians after two West Bank families were besieged by violent settlers.

    © Zain Jaafar/Agence France-Presse — Getty Images

    Israeli soldiers patrolling a street Thursday during an operation in the village of Qusra, in the Israeli-occupied West Bank.
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    The 5 Congress Members Whose Families Trade the Most Stocks

    Some lawmakers and their families have traded millions of dollars worth of stocks since the start of this term.

    © Jeenah Moon/Reuters

    A law passed in 2012, the STOCK Act, emphasizes that insider trading is illegal among lawmakers, as it is for the general public, and requires them to periodically disclose trades of shares held by them and members of their families.
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    Volunteer Develops Machine-Learning Tool to Identify Rare Clouds

    Certain kinds of clouds are misbehaving – appearing more often and lower in the sky than they used to. To help identify the factors influencing these changes (e.g. shifts in Earth’s long-term weather patterns), scientists have asked people around the world with cameras to submit fresh images of these clouds as a part of the NASA-supported Space Cloud Watch project. Now, one volunteer has developed a new tool to help other Space Cloud Watch volunteers work more efficiently. 

    The misbehaving clouds are “noctilucent”  or “night-shining” clouds (NLCs). These clouds scatter light from the Sun long after sunset and long before sunrise, giving them a silvery glow. But despite this glow, it can be hard to differentiate NLCs from lower-altitude look-alikes. That confusion has meant extra work for project leaders.

    Volunteer Namai Chandra shared, “I noticed that NLC images were being manually verified by the project leaders. It felt like a task well-suited for a human-in-the-loop machine learning pipeline, one that could handle the repetitive screening automatically, while keeping human judgment central for the images that matter most.” In other words, Namai found a way to help observers verify when they are indeed seeing NLCs and when they’re not. 

    Namai reached out to the Space Cloud Watch scientists Drs. Chihoko Cullens and Brentha Thurairajah, who were delighted with his idea. Namai soon developed a machine learning pipeline, training it on a variety of cloud images, including both the NLCs and the lower altitude look-alikes that are often submitted to Space Cloud Watch. The pipeline combines image pre-screening, cloud classification, and confidence-based review routing. After several rounds of development, testing, and refinement, he released his NLC identification tool to the project. This tool is now being used by cloud contributors who are unsure whether they have observed NLCs, as well as project scientists that want to flag images for review. 

    Grab a camera and join the Space Cloud Watch project today! If you’ve hesitated to contribute to Space Cloud Watch because you were not certain if what you were seeing was a noctilucent cloud, you now have a way to check before you share – thanks to Namai.

    Portrait of a smiling person with dark hair sitting indoors..
    Namai Chandra, Space Cloud Watch volunteer and creator of the Noctilucent Cloud Detector tool.
    Photo by Surabhi Chandra.

    Learn More and Get Involved

    A pre-dawn or early evening scene. Two figures kneel, one on each side, pointing cameras up at the sky, which is filled with wave-like noctilucent clouds shining bright against a dark blue sky. Framing the sky from below is a dark of silhouetted trees, and above, the text

    Space Cloud Watch

    Photograph clouds just after sunset or before dawn to investigate our changing atmosphere.

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    NASA’s COFFIES Uses AI to Predict Storm-Causing Active Regions on Sun 

    5 min read

    NASA’s COFFIES Uses AI to Predict Storm-Causing Active Regions on Sun 

    As humanity looks to the Moon and stars for future exploration, predicting space weather — conditions in space primarily driven by the Sun — is more important than ever. 

    Now, a team of astrophysicists and data scientists with NASA’s COFFIES (Consequence Of Fields and Flows in the Interior and Exterior of the Sun) has developed a novel machine-learning model capable of predicting the emergence of active regions on the Sun up to 12 hours before they appear. 

    The Sun is constantly churning. Intense concentrations of localized magnetic fields can suddenly break through the solar surface, forming sunspots. Space weather forecasters then collectively number and track sunspots since they are visible manifestations of active regions, which serve as the main engines behind severe space weather events such as solar flares and coronal mass ejections. These eruptions send waves of high-energy radiation and charged particles across space, creating storms that can threaten astronauts, disable satellites, and disrupt radio communications on Earth. 

    The Sun appears in shades of teal with some brighter and darker regions, set against a black background. In the upper right part of the Sun is a bright flash of white, a solar flare.
    NASA’s Solar Dynamics Observatory captured this image of a solar flare — seen as the bright flash in the upper right — on June 30, 2026. The image shows a subset of extreme ultraviolet light that highlights the extremely hot material in flares and which is colorized in teal.
    NASA’s Goddard Space Flight Center/SDO 

    By bridging expertise across different scientific institutions, COFFIES, a NASA DRIVE (Diversify, Realize, Integrate, Venture, Educate) Science Center, brought together a team of researchers from New Jersey Institute of Technology (NJIT), Princeton University, and NASA’s Ames Research Center in California’s Silicon Valley. The team turned to advanced artificial intelligence architectures — which dictate how data is processed and used to produce reliable predictions or actions — to capture subtle, time-based pattern changes on the solar surface before an active region took shape. By analyzing data captured by the agency’s Solar Dynamics Observatory and using NASA Ames’ supercomputing resources, this new approach, published in the Journal of Geophysical Research: Machine Learning and Computation, looks at fluctuations in acoustic waves caused by sunspot regions when the regions form beneath the solar surface and begin the journey upward to emerge on the surface. 

    “We cannot directly see the magnetic structure while it is still rising through the solar interior. Instead, we must look for indirect effects — very small changes in the magnetic field and in the pattern of acoustic waves continually traveling through the Sun,” said Alexander Kosovichev, a COFFIES co-investigator at NJIT. “The developed technique identifies precursors associated with an emerging active region in slight changes of the Sun’s acoustic power — more like a slight change in rhythm within a very noisy orchestra.” 

    This video is an example of what scientists use when analyzing the solar surface. This particular time frame tracks the magnetic field on the Sun’s surface during the emergence of active region AR11158 in February 2011. The blue square grid highlights a target area on the Sun. The squares on the right side translates the data from the target grid area to show opposing magnetic polarities, indicated by the warm and cool-colored tones. The first column of blocks shows targeted areas at original resolution, the middle column displays data as 2D maps, and the right column plots changes in magnetic polarity over time as 1D curves. By watching these blocks, scientists can see signs of active region emergence, such as drops in acoustic waves and rises in magnetic fields.
    NASA’s COFFIES DRIVE Science Center/Irina Kitiashvili and Spiridon Kasapis

    To develop current operational forecasts, the National Oceanic and Atmospheric Administration’s Space Weather Prediction Center and the United States Air Force monitor active regions that are already visible on the Sun to analyze the regions’ characteristics and estimate the probability of solar flares.

    The COFFIES team aims to revolutionize this process. The AI model the team developed a specialized early detection system to handle very long sequences of data — called sliding-window transformer architecture — to use observations to find tiny reductions in the Sun’s acoustic activity and magnetic field, signals that scientists struggled to capture until now. These reductions form patterns that the AI model uses to predict active regions several hours before they become visible on the solar surface. Instead of looking at all activity on the solar surface at once, like earlier deep learning approaches have done, this new model moves a fixed-size “viewing window” across a long timeline of the Sun’s activity to focus on recent data while remembering overall patterns. This method allows forecasters the ability to predict approximate locations of emerging sunspots, rather than relying on counting already visible sunspots. 

    This promising AI architecture shows how deep machine learning can contribute to heliophysics — the field studying the nature of the Sun and how it influences the very nature of space and the planets that exist there. While the model is not ready for operational real-time forecasting, the team plans to validate the approach across many more known solar events to fine-tune the model. 

    NASA’s real-time space weather monitoring 

    As NASA focuses on sending humans to explore the Moon with the Artemis missions and sending the first crewed missions to Mars, monitoring and forecasting space weather is important for ensuring the safety of our astronauts and the equipment they rely on. This predictive leap from the COFFIES team could prove vital for safeguarding technology and deep-space explorers from the volatile environment of our solar system.

    NASA’s Moon to Mars Space Weather Analysis Office monitors space weather 7 days a week. This important work helps decision makers not only protect people and equipment but maintain the services our modern society relies on every day. NASA’s space weather monitoring is also critical for safeguarding astronauts as they journey to the Moon and onward to Mars.
    NASA/Lacey Young

    Teams across NASA and NOAA collaborate to transition research capabilities into actual 360-degree space weather monitoring operational tools — including NASA’s Space Radiation Analysis Group, Moon to Mars Space Weather Analysis Office (M2M SWAO), and Community Coordinated Modeling Center as well as NOAA’s Space Weather Prediction Center. Sunspot region emergence prediction capabilities, especially of the Sun’s far side, could provide new information that supplements current models used by these teams.  

    “The COFFIES AI model is exciting to our team because it could provide us with new capabilities towards predicting potential flaring locations ahead of time,” said Michelangelo Romano, M2M SWAO deputy director. “With this heads up, we can provide additional support to NASA missions.”

    NASA’s COFFIES is one of three DRIVE Science Centers created to encourage collaborative science by establishing centers that are made of multidisciplinary teams from several institutions across the U.S. These pioneering facilities employ modelers, theoreticians, computer scientists, and observers to study important mysteries of our star and its influence, a branch of science known as heliophysics.  

    The COFFIES team focuses on the interconnected processes behind the Sun’s activity. Understanding the Sun’s interior and magnetic variability is key to advancing our understanding of the Sun’s 11-year activity cycle and fine-tuning space weather forecasting tools.  

    About the Author

    Desiree Apodaca

    Desiree Apodaca

    NASA’s Heliophysics Missions Communications Lead

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    Due Porsche 911 firmate Louis Vuitton e Singer

    Lusso, artigianalità, personalizzazione e maestria del restauro si uniscono in un progetto ispirato all'arte del viaggio. Ovviamente su quattro ruote. Il team della francese Louis Vuitton e quello di Singer, atelier californiano specializzato nel restauro e personalizzazione di Porsche 911 classiche, hanno lavorato a stretto contatto per un anno realizzando due esclusivi esemplari dello storico modello della Casa di Zuffenhausen. Non si tratta di semplici restomod, ma di una reinterpretazione che ha coinvolto ogni dettaglio funzionale ed estetico delle due vetture impegnando per la prima volta tutti i laboratori della maison francese, dagli artigiani dei bauli a quelli della pelletteria, fino ai maestri orologiai de La Fabrique du Temps.

    Coupé color zafferano

    La prima vettura, una 911 Reimagined by Singer - Classic su telaio 964 coupé, sfoggia una carrozzeria di fibra di carbonio color zafferano con ala posteriore ad attivazione automatica in funzione della velocità. Il colore, presente negli archivi Louis Vuitton da oltre un secolo e mezzo, richiama anche il Bahama Yellow legato alle prime commissioni Singer, mentre gli pneumatici blu cobalto rendono omaggio a manici e nastri del packaging della maison. Il motore è un boxer sei cilindri 4.0 litri aspirato raffreddato ad aria, abbinato a cambio manuale a sei marce, trazione posteriore, impianto frenante carboceramico e reparto scarico di titanio. Un portapacchi su misura, con attacchi per sci o tavola da surf (sempre, rigorosamente, griffata Louis Vuitton), sottolinea la vocazione al viaggio della vettura. L'abitacolo è rivestito di pelle Vachetta VVT (Vache Végétale Tannée) con cuciture gialle, trapuntatura a motivo malletage e occhielli dei sedili con monogramma LV, mentre manopole di regolazione, interruttori, serrature, linguette di apertura e bocchette dell’aria sono di metallo, prevalentemente rodiato, realizzato utilizzando tecniche artigianali tradizionali. Non mancano alcuni accessori moderni: aria condizionata, Apple CarPlay, supporto da scrivania per l’orologio da cruscotto removibile.

    Open air con stile

    Il secondo modello, ideato da Nicolas Ghesquière, direttore artistico delle Collezioni Donna di Louis Vuitton, fonde il mondo dell'auto con quello della nautica: il risultato è una 911 Classic Turbo cabriolet realizzata sempre su telaio 964, con carrozzeria di fibra di carbonio bianco Calcaire Lutétien e alettone posteriore whale tail. Il motore è un boxer sei cilindri 3.8 litri biturbo con intercooler aria-acqua, sempre con cambio manuale a sei marce e modalità di guida selezionabili, trazione posteriore, impianto di scarico di titanio e frenante carboceramico, Abs, controllo di trazione e controllo elettronico di stabilità . Gli interni combinano pelle color cognac e legno di noce americano, con un vano bagagli posteriore rivestito con la stessa tecnica usata per i ponti in teak dei motoscafi runabout. Dietro i sedili trova posto un baule su misura composto da tre valigie estraibili, mentre il cofano anteriore ospita ulteriori bauli sempre firmati, ovviamente, Louis Vuitton. Anche questo modello è completato da aria condizionata, Apple CarPlay, supporto da scrivania per l’orologio da cruscotto removibile oltre a copertura auto su misura,

    Dettagli unici

    Al centro di entrambi i progetti c'è un segnatempo meccanico da cruscotto removibile, trasformabile in orologio da tavolo, realizzato dai laboratori de La Fabrique du Temps Louis Vuitton in Svizzera con lancette e quadranti ispirati all'iconica linea Tambour. Sulla 911 Classic il quadrante è blu cobalto con accenti arancioni, mentre sulla Classic Turbo l'orologio, d'oro, occupa il centro della console e dialoga con un modello da polso Tambour Automatic pensato per la capsule di pelletteria e abbigliamento dedicata al proprietario, che comprende, oltre ai bauli, un abito su misura di seta parachute con cuciture in rilievo, occhiali da sole, caschi di carbonio, guanti da guida e calzature.

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    A Timeline of the Luigi Mangione Cases

    The shooting of a health care executive in December 2024 led to a sprawling manhunt, and two complex and interwoven cases.

    © Rachel Wisniewski for The New York Times

    Luigi Mangione was arrested in Pennsylvania on Dec. 9, 2024, in connection with the murder of Brian Thompson, the chief executive of UnitedHealthcare, the previous week.
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    Outrage at UnitedHealth and Other Insurers Persists After Brian Thompson Killing

    Higher premiums and rising medical bills have intensified Americans’ dissatisfaction with their medical coverage.

    © Kylie Cooper/Reuters

    Stephen Hemsley, chief executive of UnitedHealth Group, left, was among the executives defending insurers’ practices at congressional hearings in January. To his left were David Joyner, chairman of CVS Health, and Gail Boudreaux, chief executive of Elevance Health.
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    The Taliban Kicked the U.S. Out of Afghanistan. Now They Want It Back.

    In an interview, Afghanistan’s foreign minister called on the U.S. to reopen its embassy and invest in the country — a near-impossible sell for now, analysts and former diplomats say.

    © Tomas Munita for The New York Times

    Afghanistan’s foreign minister, Amir Khan Muttaqi, during an interview with The New York Times in Kabul this week.
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    Why Japan Is Struggling to Stop the Yen’s Decline

    The currency has resumed its slide, eroding gains after the U.S. Treasury intervened to prop it up, as concerns mount about the direction of the country’s spending.

    © The Yomiuri Shimbun, via Associated Press

    The rally in the yen has faded, with the currency approaching 160 yen per dollar, a level that could test the resolve of officials in Tokyo and Washington.
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    The Taliban Kicked the U.S. Out of Afghanistan. Now They Want It Back.

    In an interview, Afghanistan’s foreign minister called on the U.S. to reopen its embassy and invest in the country — a near-impossible sell for now, analysts and former diplomats say.

    © Tomas Munita for The New York Times

    Afghanistan’s foreign minister, Amir Khan Muttaqi, during an interview with The New York Times in Kabul this week.
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    France’s Top Court Strikes Down Ban on Social Media for Children

    The move was a setback for President Emmanuel Macron, who championed the ban. He vowed to pass a new version before he leaves office next spring.

    © Manuel Ausloos/Reuters

    France’s Constitutional Council said that the ban was too wide-ranging, and did not take into account the age, maturity or family situation of children.
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    France’s Top Court Strikes Down Ban on Social Media for Children

    The move was a setback for President Emmanuel Macron, who championed the ban. He vowed to pass a new version before he leaves office next spring.

    © Manuel Ausloos/Reuters

    France’s Constitutional Council said that the ban was too wide-ranging, and did not take into account the age, maturity or family situation of children.
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    Russell Fry Backs Darline Graham in South Carolina Senate Runoff Amid Trump Pressure

    The president has been focused on the race since the death of Lindsey Graham in July. Ms. Graham, the late senator’s sister, is competing against Representative Ralph Norman in a runoff on Aug. 25.

    © Sean Rayford for The New York Times

    Representative Russell Fry, left, will endorse Senator Darline Graham in a special Republican primary runoff on Aug. 25 to permanently replace her brother, the late Senator Lindsey Graham.
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    Zambia Halts Presidential Election Vote Count Over Violence and Fraud Allegations

    The electoral commission for the southern African nation said poll workers had been attacked and ballots had been stolen.

    © Gianluigi Guercia/Agence France-Presse — Getty Images

    A voting station’s presiding officer holds a marked ballot during the counting process at Woodlands Primary School in Lusaka, Zambia, on Thursday.
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    A Ceuta migliaia di bambini dormono in strada. «Il sistema di protezione è al collasso»

    A Ceuta ci sono migliaia di bambini che dormono per strada, senza una rete di accoglienza e protezione. Alcuni di loro hanno appena sette anni.  Quanti siano, per il momento, è impossibile dirlo. Molti, infatti, non sono stati identificati e registrati e potrebbero trovarsi per strada, nascosti o in altri luoghi privi delle necessarie condizioni di sicurezza.  A lanciare l’allarme è Save the Children, a  due settimane dall’inizio della crisi umanitaria, scatenata dall’arrivo di decine di migliaia di persone provenienti dal vicino Marocco, entrate via terra e via mare in pochissimi giorni. 

    Un afflusso eccezionale che ha rapidamente saturato un sistema di accoglienza per i minori già caratterizzato da una capacità limitata.  Mentre l’attenzione è massima per l’allarme diffuso di una prossima imminente ondata di arrivi, un’équipe di Save the Children si trova a Ceuta, per valutare le condizioni di vita di bambini e adolescenti, individuare i bisogni di protezione più urgenti ed eventuali situazioni di vulnerabilità.

    «Siamo di fronte a una situazione umanitaria che richiede risorse urgenti, come la creazione di spazi sicuri per loro», ha riferito nei giorni scorsi Jennifer Zuppiroli, esperta di migrazioni di Save the Children Spagna. 

    Jennifer Zuppiroli (Save the Children Spagna) da Ceuta

    «La responsabilità di proteggere questi bambini non può ricadere esclusivamente su Ceuta», ha detto. «Lo Stato deve mobilitare immediatamente le risorse necessarie affinché nessun bambino dorma per strada e Ceuta disponga del sostegno necessario per far fronte a questa emergenza». Per capire meglio la situazione attuale e le priorità di intervento, VITA ha intervistato Raul Arnaiz, direttore di programma di Save the Children in Spagna. 

    Qual è oggi la situazione a Ceuta per i minori arrivati da soli?

    Molto critica: tanti di loro si trovano a vivere per strada. Il sistema di protezione di Ceuta e i centri di accoglienza hanno infatti una capacità molto limitata e non riescono ad accogliere tutti i bambini e le bambine e i ragazzi e le ragazze arrivati soli. In questo momento, quindi, molti di loro sono in strada, soprattutto in alcune aree industriali, vicino ai capannoni, oppure in spazi che gli stessi abitanti di alcuni quartieri di Ceuta hanno allestito nei giorni scorsi. Vivono in condizioni molto precarie, in assenza di beni e servizi di prima necessità.

    Raul Arnaiz

    Dal vostro punto di vista, quali sono le priorità per garantire a questi ragazzi la protezione immediata?

    Per prima cosa, bisogna identificare tutti i bambini e ragazzi che in questo momento si trovano per strada, fuori dal sistema di protezione. La seconda priorità è creare spazi fisici in cui possano essere trasferiti, per essere quantomeno al sicuro, avere un posto dove dormire e avere accesso ai servizi di base, come cibo e igiene. Poi è necessario che il sistema pubblico metta in campo misure di accoglienza e protezioni ufficiali, perché i minori possano essere registrati e poi distribuiti nelle diverse regioni o Comunità autonome — come le chiamiamo in Spagna — e verso i rispettivi sistemi di protezione. In questo momento il sistema di Ceuta è completamente collassato e incapace di far fronte alla situazione.

    Quali sono gli ostacoli che oggi rallentano il trasferimento di questi minori verso altre regioni spagnole?

    Il primo problema è che non esiste un numero definitivo e ufficiale: alcuni dati parlano di 1.500 minori  inseriti nel sistema di protezione, mentre diverse organizzazioni sociali e di quartiere stimano che circa 4mila bambini siano ancora al di fuori del sistema, in attesa di identificazione e indirizzamento verso risorse sicure. Sappiamo con certezza che molti in questo momento si trovano per strada e di loro non esiste alcun registro. Il secondo ostacolo ha a che fare con la volontà politica: ci sono Comunità autonome, o regioni, più disponibili ad accogliere e a farsi carico del trasferimento di questi bambini e ragazzi, ma ce ne sono anche altre meno aperte all’accoglienza. 

    Ci sono gruppi particolarmente vulnerabili?

    Sì, abbiamo incontrato, in questa circostanza, un numero consistente di bambine che vivono in strada. Questo ci preoccupa molto, perché le bambine sono esposte a rischi maggiori, come la tratta o lo sfruttamento sessuale, soprattutto quando non hanno praticamente nulla. Ci preoccupano anche i bambini molto piccoli, che pure vediamo vivere sulle strade di Ceuta. 

    In cosa consiste, in questo momento, il vostro lavoro sul campo?

    Abbiamo spostato a Ceuta un’équipe professionale che ha diversi compiti. Innanzitutto identifica i minori che si trovano per strada, per indirizzarli verso il sistema pubblico di protezione e accoglienza nei centri preposti.  La nostra équipe opera anche negli accampamenti temporanei, creati in due quartieri della città di Ceuta — spazi allestiti dagli stessi abitanti — per individuare vulnerabilità specifiche di questi bambini e ragazze. E poi realizziamo attività e laboratori, oltre che sostegno psicologico. Siamo anche al fianco delle associazioni locali e piccole realtà del territorio che stanno gestendo questi spazi temporanei e hanno bisogno di beni di prima necessità, come coperte o articoli per l’igiene.

    Cosa chiedete alle istituzioni nazionali e internazionali per tutelare i bambini che vivono questa situazione?

    Questi bambini sono arrivati a Ceuta, che è parte del territorio spagnolo, ma questo non è un problema di Ceuta: è una realtà che deve essere affrontata dallo Stato spagnolo e anche dall’Europa. Per questo, chiediamo che venga rispettata la normativa internazionale, che i bambini e le ragazze siano riconosciuti come soggetti di protezione, che vengano accolti in luoghi realmente protettivi per loro e che i casi di ricongiungimento familiare siano gestiti con tutte le garanzie legali e sempre, ovviamente, mettendo al primo posto l’interesse superiore del minore.

    Esiste davvero un allarme per una possibile, imminente nuova ondata di arrivi? 

    Girano voci su un possibile nuovo arrivo di persone migranti tra Ceuta e Melilla il 15 agosto o nei giorni successivi, ma nessuno ci ha comunicato nulla in tal senso, né ufficialmente né in via ufficiosa, perciò non posso confermare che si tratti di un allarme reale.  Ma l’allarme a Ceuta esiste già: la sua popolazione di 80mila abitanti è raddoppiata in una notte, con l’arrivo di altre 80mila persone. Il sistema di protezione e accoglienza è collassato, generando una situazione complicata e di grande vulnerabilità, che riguarda anche tanti minori in strada. Insomma, l’allarme esiste già adesso: non riesco a immaginare cosa potrà accadere, se ci saranno nuovi arrivi. 

    Foto apertura Ana López per Save the Children, Video fornito da Save the Children. Foto interna fornita dall’intervistato

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    Mamdani’s ‘Bro’ Culture in City Hall: Sports, Memes, Nicknames for All

    As much as Zohran Mamdani’s team runs on leftist idealism and social media hits, its style of governing also relies on humor, sports references and pop culture.

    © Victor J. Blue for The New York Times

    Mayor Zohran Mamdani peppers his conversations with his aides with references to sports and pop culture, some seeping into his public statements.
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    Who’s Tracking You? Use This New Service to Find Out

    It can be daunting to determine who’s responsible for showing ads on the websites we visit, or who’s harvesting data from the mobile apps we use every day. That information is already semi-public, but it is not easily parsed and traditionally much of it has remained walled away in the hands of large advertising platforms. Not anymore: A powerful and free new service called DecryptAds scrapes and correlates this adtech data and makes it simple to quickly learn a great deal about the entities that are tracking you.

    A Decryptads summary of the advertising partnerships declared by espn.com.

    The newly launched decryptads.com says it is constantly scraping the files that websites and apps make publicly available to disclose the companies that are permitted to run ads or collect user data. These files include:

    ads.txt: all of the adtech companies and data brokers that may run ads or harvest data from the site;
    app-ads.txt: entities that can harvest data from or display ads on mobile and smart TV apps;
    buyers.json/sellers.json: the entities buying, selling or reselling ad inventory for a given site or app.

    Zach Edwards is chief research officer for DecryptAds and a threat researcher at the security company Infoblox. Edwards said he and two other founders decided the service was needed because the adtech data in these files is generally only useful when it can be cross-referenced to build a more complete picture of the advertising ecosystem for each website or app.

    “It’s an adtech tool but we’re trying to approach adtech from a security perspective,” Edwards said. “It’s really built for a lot of privacy and security use cases that have been dramatically underserved.”

    Those use cases, he said, include tracking down the source of malicious ads that try to foist malware on targeted users, identifying ad networks located in adversarial nations, and detecting the fast growing swarms of AI-generated slop websites and apps. And as decryptads.com demonstrates, these potential security and privacy threats are near impossible to detect just by viewing a single apps.txt or app-ads.txt file.

    “Supply-chain integrity issues rarely live in a single file,” the site explains. “They show up as broken cross-references between ads.txt, app-ads.txt, and sellers.json files; as cloned declaration sets across unrelated domains; as seller removals that only make sense when viewed across exchanges; and even as supply paths in bid logs that never actually appear in any given publisher’s authorized-seller list.”

    A search in DecryptAds for the hugely popular sports network espn.com reveals 143 ad partners and 19 registered data broker domains are listed within its ads.txt and app-ads.txt files. That data broker information is gradually becoming available because four states — California, Oregon, Texas and Vermont — have recently passed laws requiring data brokers to register if they buy or sell data on consumers from those states. DecryptAds reports that almost half of those data brokers are collecting geolocation data from espn.com visitors who aren’t blocking ads, while another three disclose that they collect device fingerprints and sensitive personal information.

    A visual representation of the complex ad supply chain declared by espn.com. Image: decryptads.com.

    HIGH-RISK AD PARTNERS

    DecryptAds also makes it easy to learn the beneficiaries and national origins of the advertising firms lurking in apps and websites, displaying a conspicuous warning when adtech partners of an app or website are based in “geo-risk” areas like China and Russia, or in countries with strong financial and political ties to both — such as Cyprus and the United Arab Emirates (UAE).

    According to DecryptAds, espn.com works with four different advertising entities that are based in either Russia, China or the UAE, including the adtech firm Between Digital, which lists a New York address. However, the dossier on Between Digital flags them as a Russian firm, showing that their publisher offers (PDF) are processed through Alfa Bank, Russia’s largest private commercial bank and one of several financial institutions placed under U.S. sanctions in 2022 after Russia invaded Ukraine. KrebsOnSecurity sought comment from both Between Digital and the company’s founder, and will update this story in the event that either replies.

    A search for several top U.S. military news websites — including armytimes.com, airforcetimes.com, defensenews.com, navytimes.com, marinecorpstimes.com and federaltimes.com — shows they all allow Between Digital to serve ads and track users, as well as two entities in the UAE and another in the ownership secrecy haven of Panama. DecryptAds reports that Between Digital is collecting ad data on approximately 55,000 partner websites.

    The “Geo Risk” section of decryptads.com.

    Pivoting on Between Digital’s app-ads.txt file reveals hundreds of domains featuring simple web-based games that are frequently interrupted by ads. Edwards said Between Digital’s own declarations show the company is listed as both a publisher and a reseller on approximately two-thirds of their portfolio.

    “It means they are basically playing both sides of the bidding equation, which creates opportunities to direct client spend at your owned and operated properties or client infrastructure, essentially creating opportunities for conflicts of interest,” Edwards told KrebsOnSecurity. “The problem we have right now is that for years we’ve had almost no one policing these ads.txt and app-ads.txt files.”

    The Opera Web browser remains quite popular, and probably many users are unaware that since 2016 it has been majority owned and controlled by the Chinese company Kunlun Tech (the operational headquarters of Opera remain in Oslo, Norway).

    Opera.com’s profile at DecryptAds identifies 27 registered data brokers collecting information, including 15 adtech partners in the UAE, six in China, three in Cyprus, two in Russia and one each in Hong Kong and Ukraine. DecryptAds makes clear, however, that these companies represent just seven percent of the adtech partners specified in Opera.com’s ads.txt and app-ads.txt files.

    LEGAL DOSSIERS

    One feature of DecryptAds that sent this author down multiple hours-long research rabbit holes is its Legal Dossier lookup, which takes several minutes for each search but eventually churns out oodles of useful information about who owns a particular domain or app, when it was registered, and any aliases or relationships it may have to adtech companies and other websites or apps.

    For example, last month KrebsOnSecurity wrote about researchers from Bitsight who found that an extremely popular line of TV streaming sticks called H96 quietly rent out each user’s Internet connection to strangers. Bitsight also discovered that when these devices aren’t being used to stream pirated video content, they are spoofing themselves as mobile phones clicking ads on AI-generated slop websites.

    Bitsight concluded that the same Chinese company that made several of the malicious apps common to all of these H96 streaming sticks — the Fengwo Group — also also ran the network of ads and AI slop websites being clicked on by tens of thousands of these devices that are pretending to be mobile phones.

    Examples of ad landing pages linked to the Fengwo Group. These sites were designed to show ads only to H96 devices that were spoofing their device type as mobile phones. Image: Bitsight.

    A DecryptAds legal dossier on the (now dormant) Fengwo Group domain name for the AI slop website pictured on the left in the screenshot above (medicalbeautyhub dot com) shows it shares a seller ID (1674071) with a gaming website — giacoloredstones[.]com — which features yet another seller ID (103488000).

    Pivoting on that latter seller ID reveals hundreds of active websites within Russia’s Yandex ad system featuring extremely low-quality games or simple utilities that pepper visitors with ads.

    QUIET REMOVALS

    Edwards said that when advertising networks suspect a given advertiser is engaged in unauthentic clicks or displaying malicious ads, very often those networks will quietly remove the offender from their list of approved partners without letting anyone else know about their suspicions.

    This practice, he said, makes it easier for dodgy adtech firms to avoid accountability and continue victimizing others. To address that visibility gap, DecryptAds features a quiet removals feed that records and correlates all of the sellers.json removals across ad exchanges for the same seller domain or name.

    A screenshot of the Quiet Removals Feed at decryptads.com.

    “The way the adtech industry works, someone will write a report about ad fraud and only share it with their own clients and they won’t make it public,” Edwards said. “The ban is just removing them from the sellers.json file, but they told nobody. One day it was there, the next it was gone. So if you’re trying to navigate who is suspicious, that’s usually tough to do because there are a lot of adtech companies removing things all at once.”

    MALVERTISING AND AI SLOP

    Malvertising, the term given to the practice of inserting malicious ads that foist malware or redirect visitors to phishing pages, remains an all-too-frequent occurrence in the modern adtech industry. But Edwards said these malicious ads are far more commonly found now on newly generated AI slop websites than on high traffic destinations that typically employ a variety of technologies and third party tools to quickly flag bad ads.

    “None of these slop AI content farms are paying for that kind of protection,” he said. “They’re just signing up the lowest quality partners, and it essentially becomes a greased rail to target the users of those sites with malicious ads. Most malvertising attacks don’t happen on espn.com or huffpost.com, but rather [on] some lower quality content farm and someone just went there because it came up in a search.”

    Edwards said the AI slop websites are populated with machine-generated blog posts and images, and cover a wide array of themes from home improvement and decorating to food recipes, hunting, cars and consumer technology. He said organizations that get hit with malicious ads are often at a loss for what to do next, unaware that in most cases the answer is one of the entities listed inside the website’s ads.txt or app-ads.txt file.

    “A lot of serious organizations are starting to understand that if we’re not breaking down this ad data, we’re not going to know who’s targeting government people with zero-click payloads on an almost daily basis,” he said.

    Edwards maintains that truly getting a handle on the malvertising and AI slop problems will require more data-sharing by the major ad networks. Specifically, he says those platforms do not broadly share what’s known as the “supply chain object” or SCO, structured data attached to each advertising bid request that lets buyers see every seller, reseller and intermediary involved in passing an ad impression from the publisher to the final buyer.

    “That SCO tells you who sold it or resold it, and who was the final entity that bought the impression that served that malware payload,” Edwards explained. “You may see the malicious zero-click redirection, but without the supply chain object — which is only served server side — you won’t know who targeted your people with malware and won’t have a way to try and prevent it properly. But if we can encourage the adtech industry to expose that SCO, it will get easier to find the culprit behind any one bad ad.”

    DecryptAds also offers an application programming interface (API) that allows researchers to automate queries and integrate the site’s functionality into popular AI platforms.

    WHAT CAN YOU DO?

    The only sane reaction to the examples described above is to block all online ads outright. This approach is broadly endorsed by security experts because it also makes it more difficult for adtech firms and data brokers to build detailed profiles on you and track your movements around the web and in the real world.

    However, much depends on how you normally prefer to browse the Internet, and how much trust you place in third party browser plugins and extensions. For those primarily surfing via a regular desktop or laptop Web browser, uBlock Origin Lite is an excellent free and well-maintained open source option. uBlock Origin also should work with mobile browsers like Firefox, but apparently only on Android-based devices.

    Adblock Plus is a decent option for iPhone and iPad users. For power users, Adblock and uBlock Origin both support custom blocking rules from easylist.to, which publishes a frequently updated list that removes most advertisements from webpages.

    The well established browser extension NoScript blocks all non-approved Javascript code, and it generally does a fine job blocking most ads from loading. However, script blockers like NoScript may not be suitable for average users who don’t enjoy constantly having to referee which scripts should be allowed to load so that each site displays properly.

    More technically inclined/adventuresome readers should strongly consider a hardware approach to blocking ads at the local network level, because that is easily the cheapest, most secure and scalable way to do it. A tiny, low-cost and broadly available computer known as a Raspberry Pi can be turned into a powerful ad blocker for all devices on a local network when fitted with a microSD memory card and a free program called Pi-hole. Once you’ve set it up properly and changed your router’s network settings to use the Pi-hole’s DNS sinkhole and DHCP servers, it should prevent ads from displaying on any devices connected to that network.

    Bear in mind that ad blockers often do little to block ads and/or tracking that occurs from within mobile apps that users have chosen to install on their devices. Many websites now push users to install a mobile app, supposedly in order to more fully access and enjoy the site’s services and content. But in my experience, they’re not doing this because the user experience is somehow way better on the app (as LinkedIn tries to convince us non-app users several times a week via email). On the contrary, I find most mobile apps to be horribly designed, annoying, and/or completely unnecessary, and when given the option I will almost always choose to interact with a website or service directly in a Web browser.

    No, the cold truth is that big web destinations tend to get pushy with their apps because they make it easier for these companies to keep you on their platforms longer and to collect (and in many cases resell) far more precise data about who, what and where their users are. Also, companies pushing customers the hardest to install mobile apps always seem to liberally opt everyone in to having their data used to train large language models these days. So be cautious about the apps you install on your mobile devices (including any smart TVs!), and poke around their listings at DecryptAds if you want to learn more about their privacy practices and any relationships they may have to adtech firms.

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    Kevin Rideout, American Missionary Kidnapped in Niger, Is Released

    Kevin Rideout, a pilot, was abducted from his home in the country’s capital, Niamey, last fall. His mission organization said he was in “good health” after his release.

    © Associated Press

    Niamey, Niger, this year. U.S. officials said it was unclear which group had held the American missionary Kevin Rideout at the end of his captivity.
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    Russia Campaigned to Derail Moldova’s Pro-Western Government

    In the tiny nation, Moscow paid Orthodox priests, conducted a vote-buying scheme and set up training camps on election interference — all in an effort to derail the Western-leaning government.

    © Vadim Ghirda/Associated Press

    Police officers in Chisinau, the Moldovan capital, watching protesters gather outside the electoral commission after the polls closed for parliamentary elections in 2025.
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    Inside Trump’s Failed Hunt for Noncitizen Voters

    An illustration depicts a law enforcement press briefing where an official in a suit stands with armed guards behind a round table holding scattered papers, set against a backdrop featuring voting booths on the left and surveillance monitors on the right.
    Illustration by Matt Rota for ProPublica. Animation by Henrike Lendowski for ProPublica.

    It was late March when Joe Teirab, the second-in-command at Minnesota’s U.S. attorney’s office, received an urgent email from Washington.

    The federal government was scrambling to find criminal cases to back up President Donald Trump’s claims that illegal voting by noncitizens was tipping the scales in American elections. Agents from Homeland Security Investigations, a massive federal law enforcement agency, had been dispatched to work leads across the country, including hundreds in Minnesota.

    Teirab was already under pressure. In an earlier missive, Nick Davis, a high-ranking Justice Department appointee helping to lead the election fraud crusade, had reminded him the cases were so high priority that Teirab and his staff couldn’t decline to move forward on them without express approval from agency higher-ups. On March 24, Davis demanded a status report — within hours.

    Teirab, a former Marine and a Harvard Law graduate who’d run unsuccessfully for Congress as a Republican, responded with a blunt reality check.

    “Bottom line up front,” he replied in an email reviewed by ProPublica. After subpoenaing records on about 130 people, only one had been referred for prosecution, his staff had told him. Agents had deluged local election offices with calls and demands for voting histories, demonstrating “a complete lack of understanding” of illegal voting investigations.

    “The HSI task force has been disjointed and disorganized,” Teirab wrote. The entire process, he said, had been “dysfunctional.”

    Since Trump regained the White House, his administration has launched a series of unprecedented initiatives to find and prosecute voting by noncitizens, which he’s long claimed, without evidence, is rampant.

    He’s stepped up this push in recent weeks, saying in a nationally televised speech that the American election system was “so vulnerable that no one can possibly defend it.” To support that assertion, the Department of Homeland Security, HSI’s parent agency, released documents asserting it had found more than 250,000 noncitizens on voter rolls in just four states, all led by Democrats. The documents included no explanation of how that number was calculated.

    It’s well known the administration has tasked HSI — a force established to combat drug cartels, terrorism and other cross-border criminal enterprises — with leading the campaign to find election fraud cases in the United States.

    But an investigation by ProPublica reveals for the first time how the Trump administration came to harness HSI’s personnel, technology and sweeping legal authority in service of its election agenda — and how meager the results have been, despite the prodigious resources sunk into the effort.

    According to interviews and internal emails reviewed by ProPublica, career staffers at the Justice Department warned that transferring voter rolls to HSI to enable it to search for noncitizen voters could violate federal privacy laws. Similarly, longtime HSI insiders cautioned that using the agency’s databases and tools to search these lists would yield mismatches and wildly inflated results.

    The administration plowed forward anyway.

    HSI’s involvement in the hunt for election fraud traces at least to summer 2025, when agency supervisors embraced a proposal from a midlevel agent who’d publicly echoed Trump’s claims about elections. He argued the agency’s powerful databases and tools could find noncitizens even on the voter lists that states make publicly available, from which the most confidential information has been redacted. Under Trump, the Justice Department had collected many public voter rolls as part of a controversial effort to compel states to turn over the unredacted versions.

    Those searches went forward, ProPublica’s reporting shows, helping to generate tens of thousands of leads regarding illegal voting across the country. But when HSI agents were sent to investigate them, the results were similar to what Teirab reported from Minnesota.

    Between January 2025 and May 2026, a ProPublica analysis of Justice Department data shows, fewer than 150 alleged noncitizen voters were referred for prosecution. Even fewer — 41 — were charged with voting illegally or other election-related crimes. (More than 150 million people voted in the most recent presidential election.)

    In response to questions from ProPublica, administration officials insisted the effort spearheaded by HSI was producing meaningful results.

    “President Trump is committed to ensuring that Americans have full confidence in the administration of elections, and that includes totally accurate and up-to-date voter rolls free of errors and unlawfully registered non-citizen voters,” Abigail Jackson, a White House spokesperson, said in response to ProPublica’s request for comment. “Noncitizens voting is a crime. Anyone breaking the law will be held accountable.”

    A DHS spokesperson didn’t answer questions about why so few prosecutions have resulted from HSI’s work. The agency wouldn’t specify what tools or techniques HSI had used, but confirmed it had cross-referenced “publicly available data” from state voter rolls with information on “known illegal aliens” in its systems. “It’s not rocket science,” the spokesperson wrote of this initiative in a response to ProPublica’s questions. “It’s an easy step to secure our elections.”

    Teirab and the U.S. attorney’s office in Minnesota declined to comment.

    There’s an array of reasons why Trump’s campaign to document claims of widespread voter fraud hasn’t succeeded. Most obviously, it’s exceedingly rare, as countless studies and state audits have found. Noncitizens often get on voter rolls by accident or when government officials make errors. Last month, New Jersey disclosed that a mistake involving its Motor Vehicle Commission caused 6,600 noncitizens to be registered (fewer than 400 voted).

    The administration’s critics say its hunt for noncitizen voters aligns with Trump’s attempts to seek more federal control over elections while stoking doubt and fear about the voting process. Since taking back the Oval Office, Trump has tried to impose new restrictions on voter registration, mail-in ballots and voting machines, though judges have shut down most of these efforts.

    Former officials at DHS and the Justice Department called the move to involve HSI a further escalation and questioned the propriety of aiming the agency’s muscle and technology at individual cases of illegal voting.

    “It’s one thing if you’re going after Pablo Escobar,” said Steve Bunnell, a former DHS general counsel and senior intelligence adviser who handled voting fraud prosecutions during more than a decade at the Justice Department. “It’s another thing if you’re going after some cleaning lady who’s been working in the United States for 20 years and taking care of her 80-year-old mother and taking her little kids to church.”

    An illustration of a row of armed personnel in tactical gear and helmets sitting at computer desks in front of glowing cyan monitors.
    Matt Rota for ProPublica

    “The Swiss Army Knife of Federal Law Enforcement”

    Trump’s enlistment of HSI in his election fight is no accident. Cobbled together in the aftermath of 9/11, the agency has 7,100 armed, highly trained agents and another 800 criminal analysts, as well as access to troves of confidential data about hundreds of millions of Americans.

    Though part of Immigration and Customs Enforcement, the agency has historically stayed out of immigration cases. During the first Trump administration, leaders of 19 HSI regional offices — virtually its entire top field hierarchy — signed a letter calling for HSI to become a standalone agency, arguing that ICE’s deportation work dissuaded people from cooperating with its investigations. But when Trump returned to the White House, it swiftly became clear that the agency would play a central role in investigations related to the president’s twin obsessions, illegal immigration and noncitizen voting.

    Trump picked his field general for repurposing HSI even before taking the oath of office. In December 2024, he named Anthony Salisbury, a 50-year-old career agent who’d run the agency’s Miami office, as a deputy homeland security adviser, reporting to White House policy chief Stephen Miller. He was also given a dual appointment as head of HSI.

    Salisbury was colorful: A mixed martial arts enthusiast, he once appeared at the agency’s headquarters with his face bruised and eye blackened from a recent bout. He’d sometimes entertain colleagues by pulling out a bridge that covers his missing front teeth.

    To agency veterans, however, he was forever linked to a 2011 operation he’d overseen in Mexico in which one agent was killed and another wounded in a highway ambush by a drug cartel. An agency review submitted to Trump in April 2020 concluded that errors by HSI supervisors, including Salisbury, contributed to the outcome; it urged the administration to consider disciplinary action. None was taken against Salisbury, however.

    Salisbury did not respond to requests for comment from ProPublica. A White House official called him “a critical member of the Trump administration” who was “cleared” in every review of the Mexico incident and was subsequently “promoted six times under multiple administrations.”

    “It’s one thing if you’re going after Pablo Escobar. It’s another thing if you’re going after some cleaning lady who’s been working in the United States for 20 years and taking care of her 80-year-old mother and taking her little kids to church.”

    Steve Bunnell, a former DHS general counsel and senior intelligence adviser

    Once elevated to his new posts, Salisbury took charge of carrying out the second Trump administration’s agenda for HSI, personally issuing staffing directives, reassignments and promotions, current and former agency officials told ProPublica. (A number of them spoke on condition of anonymity out of fear of retribution.) 

    Starting in early 2025, Salisbury oversaw the unprecedented reassignment of more than 6,000 agents to immigration enforcement, diverting most of the agency from its normal duties. He then also pointed HSI at noncitizen voting, presiding over multiple meetings with officials at DOJ and Homeland Security focused on election fraud, according to emails reviewed by ProPublica and agency supervisors who worked with him.

    “Stephen Miller has an HSI deputy for a reason,” said Eric Balliet, a high-level HSI manager who retired in 2024 after 23 years with the agency. (Like many HSI veterans, Balliet has remained in close contact with former colleagues.) “Salisbury is going to salute and execute, and he is going to make sure that from the HSI side, they fall in line, and there’s going to be no resistance or pushback. HSI has been turned into the Swiss Army knife of federal law enforcement.”

    In early July 2025, Frank Quiñones, an HSI special agent who’d worked under Salisbury in Florida, approached leaders at the HSI Innovation Lab with an idea for using the agency’s technology to find noncitizen voters on state voter rolls, sources at the agency told ProPublica. Quiñones had been transferred to Washington to oversee a unit that had previously handled cases involving the theft of government benefits but that had been enlisted into voting investigations.

    The lab, housed in an unmarked office in a D.C. suburb, had access to the government’s most sensitive databases, from suspicious activity reports to arrest records. Staffed by a combination of HSI experts and outside consultants, it developed software tools to comb the data for information that could help agents pursue criminal suspects.

    Quiñones was a true believer in Trump’s claims about election fraud: In multiple Facebook posts and reposts, ProPublica found, he promoted claims that the 2020 presidential vote had been stolen. At a meeting with the Innovation Lab’s overseers, according to sources who worked in the lab, he pitched using the lab’s technology to identify illegal voters — even though the agency lacked voter rolls that included identifiers such as partial Social Security numbers. (Quiñones did not respond to ProPublica requests for comment.)

    For proof of concept, Quiñones proposed using a February 2021 public voter list he’d obtained for New Jersey and running it through HSI’s databases. The lab staff viewed his idea as “a little insane,” one recalled — both unreliable and improper. Since the public rolls don’t include voters’ unique identifiers, people at the lab also knew linking them to HSI’s data would produce mismatches — what the staffer called an “ungodly” number of false positives. The lab team also worried about violating longstanding safeguards limiting use of private citizen data. They “didn’t want to touch this,” the staffer added. Quiñones defended his idea, repeatedly declaring: “The president wants this!”

    Tom Hodge, an HSI data analyst at the meeting, proposed running the voter information through the Athena Toolbox, an analytical platform developed by the Sandia National Laboratories that had access to all of HSI’s databases. (Hodge did not respond to ProPublica requests for comment. Sandia referred ProPublica’s questions to the facilities’ parent agencies, including the Department of Energy, which did not respond to our requests.)

    Hodge and the Sandia team spent the next six weeks on the project, reporting they’d found large numbers of noncitizens on Quiñones’ 2021 New Jersey list. According to one former HSI official, they said they’d found “5,000 high-confidence illegal voters” in just a single New Jersey county. (Officials at the New Jersey secretary of state’s office, which oversees the state’s voter rolls, declined to comment on the claim. Beth Thompson, head of a group for local New Jersey election officials, called the number impossibly high, even accounting for the mistake disclosed by the state.)

    The apparent breakthrough couldn’t have come at a better time.

    The Trump administration’s other efforts to identify noncitizens on state voter rolls were running into a variety of roadblocks.

    The administration had hoped to persuade states to check their voters’ citizenship status using a system called the Systematic Alien Verification for Entitlements, or SAVE, but many didn’t. Most states also refused the Justice Department’s demands to turn over their unredacted voter rolls, including partial Social Security numbers, which thwarted the agency’s plan to run them through SAVE. Courts have stymied the DOJ’s attempts to sue for the records, citing the Constitution, which gives primary control over elections to the states.

    In an Aug. 21 email to a half dozen administration officials, Quiñones touted the solution he’d brought to the HSI Innovation Lab: using HSI’s platform to search voter rolls. The results, Quiñones noted, could fuel both criminal and immigration investigations.

    By the end of the month, those in top election-related roles at DHS and the Justice Department were actively promoting what they dubbed the “HSI Tool” as a preferred alternative to SAVE, according to people familiar with the matter. Among them was Heather Honey, the prominent election denier appointed as a senior counselor at DHS, who is helping lead the government’s efforts to identify noncitizens on voter rolls. (Honey did not respond to ProPublica’s requests for comment. In an email responding to questions to her, DHS said Honey’s “expertise in election administration” was “invaluable to the Department’s efforts to protect critical infrastructure.”)

    The White House, too, got behind the idea. In a November email, J. Brian Sikma, special assistant to the president, excitedly noted that the New Jersey trial cross-checking voter rolls with DHS data appeared to have identified a “very significant number” of “potential non-citizens.” (Sikma didn’t respond to a request for comment.)

    The DOJ, Sikma reported, had already obtained public voter rolls for many other states. He included a list of them, adding: “It is of paramount importance that these also be reviewed expeditiously.”

    An illustration features a framed portrait of a man in a suit on the left hanging next to a large display board showing a red map of the United States crisscrossed with white dotted paths.
    Matt Rota for ProPublica

    Running “Roughshod” Over Privacy

    As the push to use HSI’s tech to search voter information gained momentum, a new problem emerged.

    Career attorneys at the Justice Department, including specialists on privacy law, raised concerns that transferring voter rolls wholesale from the agency to DHS might not be legal, according to internal emails reviewed by ProPublica and interviews with several former officials.

    The voter rolls the DOJ had collected contained sensitive information on millions of Americans. Even the public versions, which political parties and candidates routinely obtain to target ads and messages, included voters’ addresses, birth dates and party affiliations. For the 16 states that have agreed to share their unredacted voter lists, the DOJ had citizens’ partial Social Security numbers or driver’s license information, too.

    Federal laws, particularly the Privacy Act, dictate what data government agencies can collect, what it can be used for, how it can be shared, and how it must be protected. Agencies have to disclose their plans in advance, gathering public comment. A person’s information can’t be released or shared without their consent, subject to limited exceptions.

    From the outset, the Trump administration’s effort to combine data across federal agencies has repeatedly drawn criticism from courts and whistleblowers for failing to adhere to restrictions meant to keep data private and secure. In June, for example, a judge prohibited the government from using SAVE for mass searches, ruling the administration had violated federal privacy laws by giving DHS access to Social Security data to enhance the tool. The administration has appealed that ruling.

    In July 2025, as word got around that the DOJ might hand over voter data to DHS, a half dozen career attorneys who had been reassigned into the voting section voiced their unease to supervisors, according to two former DOJ lawyers. Their concerns were disregarded, prompting most to resign.

    Instead, the DOJ’s office of legal counsel pushed forward with plans to share the public voter rolls, claiming a Privacy Act exception allowed HSI to receive such data without public notice as long as it was for law enforcement purposes. DHS just needed to submit a letter officially requesting the data for those purposes, an attorney in the legal counsel’s office explained, according to internal emails.

    But this exception was meant to be used to get information on individual criminal suspects, not to gain mass access to data on people suspected of no wrongdoing, according to Nikhel Sus, chief counsel for Citizens for Responsibility and Ethics in Washington, which has sued the Trump administration on behalf of voter and pro-privacy groups, filing the case that eventually limited SAVE’s use.

    “[Anthony] Salisbury is going to salute and execute, and he is going to make sure that from the HSI side, they fall in line, and there’s going to be no resistance or pushback. HSI has been turned into the Swiss Army knife of federal law enforcement.”

    Eric Balliet, a former high-level HSI manager

    Peter Winn, a 29-year Justice Department veteran who had served as the agency’s acting privacy chief for nearly a decade, drafted a letter to set out the data-sharing agreement between the DOJ and DHS, according to internal documents reviewed by ProPublica.

    In a Feb. 12 email to two top DOJ officials, he said he’d rewritten an initial draft memo to “make the information sharing arrangement far easier to defend, if and when it is challenged in court.”

    Rather than simply handing over the voter rolls, Winn proposed having DHS request “pertinent and relevant” information about specific people from the DOJ, then having technical staff at Justice and Homeland Security “coordinate” to fulfill the requests.

    “Having slept on it,” Winn wrote, “I ended up deciding that our initial idea of sending a huge amount of raw unprocessed voter registration data to DHS, involved taking far too much unnecessary legal risk, given that 99% of the data would implicate the privacy and civil liberties of United States Citizens, and would risk adding to the false narrative in the establishment press of DOJ and DHS being unconcerned with the privacy and civil liberties of Americans.”

    Winn attached his proposed letter, to be signed by Todd Lyons, then the acting director of ICE.

    Winn’s suggested restrictions were quickly abandoned, however. A second draft of the letter, dated March 4, contained altered language providing that the voter information would be “transferred” to HSI, with one exception: Voters’ party affiliation would be redacted, if possible, it said.

    The final letter, signed by Lyons and sent to the DOJ just two days later, abandoned even that limitation. Just three paragraphs long, it permitted HSI to use the voter rolls to pursue any “appropriate investigation of potential violations of federal election law.”

    In response to questions from ProPublica, Winn said “I can’t really comment on internal drafts of correspondence.”

    A Justice Department spokesperson defended the government’s actions, saying “no one should oppose intergovernmental data sharing and coordination that enable swift investigations and prosecution of illegal alien voting.” DHS echoed the DOJ’s view, calling such information sharing “essential to protecting America’s election process by keeping noncitizens off voter rolls” and “an easy step to secure our elections.”

    Sus said that by pooling voters’ sensitive personal identifiers, along with their party and voting histories, the administration has “run roughshod” over privacy laws and is creating a “1984-style database” that could be used to surveil political participation.

    CREW filed a lawsuit in April on behalf of the nonprofit advocacy group Common Cause that argues it’s illegal for the administration to use the law enforcement exception to justify mass sharing of voter information.

    Balliet, the former HSI agent, expressed similar concerns, saying that handing over voter rolls to run through DHS’ systems amounted to “a mass data-collection effort by the government against its own citizens in a non-criminal setting.” On a practical level, he added, the data sharing increased the risk of breaches that can open law-abiding citizens up to identity theft.

    “As a citizen, I want the government to take seriously the protection of my private data,” he said. “If it falls into the wrong hands, it’s not the government that suffers. It’s me.”

    Matt Rota for ProPublica

    Collapsing Claims

    By January 2026, scores of HSI agents were fanning out across the country to investigate thousands of leads about illegal voting.

    About 25,000 of them involved people SAVE had identified as potential noncitizens on state voter rolls. Another 15,000 were given to HSI’s cross-border financial crimes unit, which was told to prioritize them over money laundering and fraud cases, a former high-level HSI official said. Quiñones’ unit led a separate effort to find additional cases by reviewing whether people who’d recently become citizens had voted before they were naturalized, then lied about it in naturalization interviews.

    Still more leads came from running public voter rolls through the HSI lab’s databases, though it’s not clear how many. Agency sources told ProPublica that the rolls of New Jersey and Pennsylvania were searched using the Athena Toolbox. When DHS announced it had found more than 250,000 noncitizens on the registered voter lists of four Democrat-led states, it said that included “as many as” 35,152 in New Jersey and 14,576 in Pennsylvania. Both states have asked DHS to provide the source of the numbers.

    Once federal investigators started digging into these cases, however, they often fell apart.

    Through May, prosecutors had charged fewer than four dozen people with crimes related to noncitizen voting, ProPublica’s analysis of DOJ data and federal court filings shows, getting convictions or guilty pleas in 14 cases.

    The largest cluster of cases was brought in the Southern District of Florida, headed by Jason Reding Quiñones (no relation to the HSI agent), a staunch Trump ally who has led investigations of the president’s political opponents. Voters have been sentenced in eight of the office’s cases; seven others are pending.

    Prosecutors have initiated a total of seven noncitizen voting cases as of May in the four states where DHS claimed to have found more than a quarter million noncitizens on the rolls. Collectively, these states have more than 40 million registered voters.

    Overall, the paltry numbers reflect the realities HSI investigators confronted on the ground as they tried to convert leads into cases, a ProPublica review of records obtained by voting-advocacy groups Campaign Legal Center and Democracy Forward shows.

    Emails between agents and local election officials in Texas and Ohio indicate much of the federal information on purported noncitizens was inaccurate, the consequence of flawed data matching. When agents demanded voting histories and registration forms, they often discovered people weren’t registered in the counties where HSI thought they were. When voters register, they must attest that they are U.S. citizens; agents found some, however, who’d been put on voter rolls in error after disclosing they weren’t citizens. Many had never voted.

    “Our initial idea of sending a huge amount of raw unprocessed voter registration data to DHS, involved taking far too much unnecessary legal risk, given that 99% of the data would implicate the privacy and civil liberties of United States Citizens.”

    Peter Winn, a Justice Department veteran, in an email urging limits on data sharing that were not adopted 

    Most HSI agents, steeped in pursuing complex international crimes, had no experience in pursuing voting fraud. In his email to Nick Davis at the Justice Department, Teirab, the top deputy in Minnesota’s U.S. attorney’s office, described the chaos that ensued when the state and at least six counties got subpoenas for voters’ records. The demands “presented a host of issues,” Teirab wrote to Davis. (Davis did not respond to a request for comment.)

    “An unknown number of agents are constantly arriving in Minnesota without any knowledge of the investigation, the issues already discussed and decided, and the processes they need to follow,” Teirab complained. “Instead of getting up to speed and learning, they have demanded many calls and subpoenas, most of which demonstrate a complete lack of understanding of the investigation.”

    In Stearns County in central Minnesota, HSI agents subpoenaed voting histories on 13 people, county officials told ProPublica. Only six turned out to live there.

    Minnesota Secretary of State Steve Simon, a Democrat, said the effort revealed federal investigators’ ignorance about “the nuance of elections administration.” The rate of purposeful election crime is “microscopic,” he said. “The very human errors that can happen are not some sort of plot or scheme to dirty up the voting rolls, but are just everyday human beings making mistakes, not intending at all to violate any law.”

    As of May, only one illegal voting case has been referred for prosecution in Minnesota. The state has more than 3.8 million registered voters.

    Even Republican-led states like Ohio, which has shared its unredacted voter rolls with the DOJ and run them through the SAVE system, have struggled to meet Trump administration demands to deliver cases.

    In October, the Ohio secretary of state referred more than 1,000 voters identified as possible noncitizens to the federal government, claiming 167 had voted at least once since 2018. At least nine HSI agents in Cincinnati and Cleveland began to investigate, emails obtained by Campaign Legal Center and shared with ProPublica show.

    The agents bombarded local election officials with requests for voting histories and other records, some dating back decades. “Sorry again for piecemealing these to you,” one agent wrote to an official in Butler County, outside Cincinnati, after making five separate requests over two weeks. Mohamed Al-Hamdani, a Democratic member of Montgomery County’s Board of Elections, which received similar inquiries, said they amounted to “witch hunts” that ate up staff time.

    In February, Davis sent an email pressing Ohio’s two U.S. attorneys’ offices for an “election integrity” update, asking: “How close are we to complaints/indictments, how many subjects, what issues you’ve run into, how many referrals have been closed and why, how helpful HSI has been.”

    As of May, just two voting cases had been referred for prosecution in Ohio and no one had been charged, federal data shows. The state has nearly 8 million voters.

    In the past, it was uncommon for federal prosecutors to pursue charges against noncitizen voters who didn’t understand that it was against the law for them to vote. Without evidence of a coordinated effort or plot, it didn’t make sense to put resources into such prosecutions, a former DOJ official who oversaw election cases said.

    Now, however, U.S. attorneys’ offices are taking a different approach, pursuing prosecutions that could result in prison terms or deportation.

    In May 2025, federal prosecutors in Florida filed illegal voting charges against a mother and daughter, both Ukrainian citizens, who’d registered after becoming permanent U.S. residents, then voted in the 2024 presidential election. They’ve pleaded not guilty, with the mother saying in an interview with investigators that she thought having a green card meant she could vote. They and their attorneys didn’t respond to requests for comment from ProPublica. The prosecutor handling the case for the Southern District of Florida also didn’t respond to questions. The mother and daughter are scheduled to go to trial in September.

    An illustration of a person leaning over a voting booth to cast a ballot, closely watched by a guard in tactical gear and a helmet standing beside the booth.
    Matt Rota for ProPublica

    “Far-Reaching Consequences”

    Experts on both elections and national security warn there may be profound longer-term costs to unleashing the federal government’s investigative and prosecutorial might to try to prove the president’s claims about noncitizen voting.

    Current and former HSI agents say critical investigations — including task forces aimed at drug rings, human trafficking and money laundering — have languished as the agency has pivoted to take on noncitizen voting and immigration enforcement.

    In February 2026, according to court files and emails reviewed by ProPublica, an HSI agent in Ohio who’d been leading a multistate child sex abuse investigation was abruptly assigned to pursue dozens of leads on suspected noncitizen voters, work that took months. It wasn’t until May that he made an arrest in the other case. Prosecutors have filed child exploitation and pornography charges against the man, 38, in connection with acts involving at least five 14-year-old girls.

    Cases like this “don’t just stop,” said Balliet, the 23-year HSI veteran. “When you pull people off them for an extended period of time, those criminal networks will adapt, and people get killed and kidnapped.”

    Federal data hints at a broader slowdown in what had been HSI’s most urgent work. According to an annual government report, the number of wiretaps obtained by DHS — often to investigate drug trafficking — plummeted to 23 in 2025, from 133 the previous year. In the report, DHS attributed the decline to several factors, including “changes in administration enforcement and prosecutorial priorities.”

    “It’s never been a better time to be involved in transnational organized crime,” said John Tobon, a high-ranking HSI official who retired in early 2025.

    “The very human errors that can happen are not some sort of plot or scheme to dirty up the voting rolls, but are just everyday human beings making mistakes, not intending at all to violate any law.”

    Minnesota Secretary of State Steve Simon

    In its statement, DHS denied HSI has neglected its core mission, saying the agency has increased its efforts to combat criminal cartels, gangs and drug traffickers in response to multiple Trump executive orders.

    Though HSI’s voting-related investigations have yielded only a small number of prosecutions, voter advocacy groups worry the Trump administration will use them to justify more extreme interventions.

    Its latest tactics include threatening to withhold funds from states it says are refusing to check their voter rolls for noncitizens and saying it will prosecute state election officials who “knowingly” fail to remove noncitizens. Trump has also continued to press Congress to enact the SAVE America Act, which would require people to provide proof of citizenship when registering to vote, a measure advocates have criticized as a barrier to voting. Democrats are preparing for the prospect of federal troops being sent to the polls to intimidate voters.

    “Those concerns are playing out in real time, with far-reaching consequences,” said Dax Goldstein, a director at the States United Democracy Center, a nonprofit group that works to build confidence in elections. “When federal agencies are misused and weaponized, people lose trust in government itself.”

    The post Inside Trump’s Failed Hunt for Noncitizen Voters appeared first on ProPublica.

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    Trump’s Justice Dept. Targets Smaller Fraud Cases

    As the Trump administration drops charges against corporations and the wealthy, it is also taking aim at small-scale fraud cases, including against the operator of a weathered food truck in California.

    © Alex Kent/The New York Times

    Justice Department officials have internally declared that each assistant U.S. attorney should have at least 25 open cases at all times.
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    Russia Campaigned to Derail Moldova’s Pro-Western Government

    In Moldova, Moscow paid Orthodox priests, conducted a vote-buying scheme and set up training camps on election interference — all in an effort to derail the Western-leaning government.

    © Vadim Ghirda/Associated Press

    Police officers in Chisinau, the Moldovan capital, watching protesters gather outside the electoral commission after the polls closed for parliamentary elections in 2025.
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    Russia Campaigned to Derail Moldova’s Pro-Western Government

    In Moldova, Moscow paid Orthodox priests, conducted a vote-buying scheme and set up training camps on election interference — all in an effort to derail the Western-leaning government.

    © Vadim Ghirda/Associated Press

    Police officers in Chisinau, the Moldovan capital, watching protesters gather outside the electoral commission after the polls closed for parliamentary elections in 2025.
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    Wall Street’s Nonprofits Use Selective, Opaque Logic to Defund Charities

    A pattern of green check marks made of hundred-dollar bills surround a red X in the center, also formed of hundred-dollar bills.
    Illustration by Shoshana Gordon/ProPublica. Source image: U.S. Treasury via Wikimedia Commons.

    When the Justice Department indicted the Southern Poverty Law Center in April on controversial fraud charges, the storied civil rights organization faced a major threat to its lifeblood — the flow of donor dollars.

    Not because it was convicted or because the Internal Revenue Service revoked its tax-exempt status. Not even because individual donors stopped writing checks.

    Instead, three Wall-Street-affiliated grantmaking giants each made a decision, one they refused to fully explain, to prevent donors from using their platforms to give to the embattled nonprofit.

    Vanguard Charitable, Fidelity Charitable and Charles Schwab’s DAFgiving360 sponsor donor-advised funds, offering account holders immediate tax deductions on contributions they can later recommend be granted to charities.

    Once niche, donor-advised fund sponsors controlled more than $327 billion in assets as of 2024, over 10 times their footprint two decades ago. They are the conduit for about a quarter of all individual giving in the U.S.

    After the three sponsors cut off the SPLC, ProPublica investigated how the new gatekeepers of American philanthropy make these opaque, high-stakes decisions.

    In examining the treatment of dozens of nonprofits, we uncovered troubling inconsistencies in how some DAF sponsors applied their policies and found that donors and affected charities are routinely left in the dark about how decisions are made.

    The three sponsors are nonprofits spun off from major brokerages. Their accounts, used largely by high-income earners, charge administrative fees while sponsors retain legal control over the charitable assets. (ProPublica has received donations through each of the groups.) Donors “advise” the sponsors on where to send grants, but sponsors can deny requests for any reason.

    They say decisions stem from policy triggers. Vanguard Charitable pauses payments when an organization faces formal charges, while Fidelity Charitable and DAFgiving360 say they “may” or “might” stop donations if organizations come under investigation by government or law enforcement agencies.

    Deone Powell, a former general counsel for Vanguard Charitable who now advises nonprofits, said that DAF sponsors don’t view these moves as moral policing, but instead as ways of protecting their own brands. “All of these really speak to reputational risks for the sponsoring organizations,” he said.

    They weigh these choices carefully, given the possible ripple effects, he said. “A single decision often establishes a precedent that’s going to affect thousands of other future recommendations.”

    But ProPublica found that Fidelity and DAFgiving360 appeared to apply their policies unevenly. Even though they froze donations to the SPLC, they allowed numerous other groups to keep receiving money amid government investigations. The cases included hospitals, universities, charter schools and even a white nationalist organization.

    The sponsors say their decisions are viewpoint neutral, and ProPublica found no evidence to the contrary. Removed groups spanned the political spectrum. But most of the ones that spoke to ProPublica shared one common experience: silence from the sponsors.

    Months after being deemed ineligible for donations, the SPLC still doesn’t know why the action was taken or whether there is a path to reinstatement, according to a source familiar with the matter. The legal pressure, however, continues: A former employee was indicted this week on charges related to the case.

    Experts say this is particularly problematic under the Trump administration, which has a track record of making politically charged accusations that don’t hold up in court.

    “I don’t think Fidelity, Vanguard and Schwab are acting in bad faith,” said Joe Goldman, the president of Democracy Fund, a foundation supporting democratic principles. “They’re applying old rules to new circumstances without recognizing that the circumstances have changed.”

    President Donald Trump has put nonprofits under an intense spotlight, alleging that many of them “undermine the security, prosperity, and safety of the American people” and directing federal agencies to align funding decisions with administration priorities.

    Members of Congress, mainly Republicans, have initiated over 135 investigations into nonprofits since 2025, often claiming that charities were operating with foreign influence, engaging in supporting terrorism, or promoting diversity, equity and inclusion.

    In letters sent to the IRS, Republican lawmakers accused several organizations that support pro-Palestine efforts of funding terrorism and asked for them to be investigated.

    One of the charities has not been charged in court, and another was the subject of a state investigation. Neither has had its IRS status revoked, but they no longer appear on a Fidelity Charitable donation portal that allows users to select charities to donate to, ProPublica found. Fidelity wouldn’t say whether the letters played a role.

    “This is potentially a way that a hostile legislator could harm tax-exempt organizations without having to prove anything,” said Samuel Brunson, a Loyola University Chicago School of Law professor who researches nonprofits. “Even if these letters are completely legitimate, you can take that same set of tools and use them illegitimately.”

    The consequences can be significant. The SPLC, for instance, has received $20 million through Fidelity Charitable, Vanguard Charitable and DAFgiving360 in the past three years, with roughly 7% of its 2025 contributions coming from the three sponsors that cut it off.

    “When investment firms block donor-advised funds to nonprofits based on allegations and speculation, it not only impedes critical charitable work; it also sets a dangerous precedent that stifles the rights of donors and chills the rights of the organizations they seek to support,” said an SPLC spokesperson in a statement to ProPublica.

    The fund sponsors have not responded to similar concerns voiced by 16 state attorneys general, who wrote that their actions could enable weak or politically motivated investigations to “suppress, chill, or dismantle organizations” that are doing vital work.

    Their own donors are also reaching out.

    Dawn Piccolo, a retired Fidelity Investments senior vice president who has kept a DAF account since the 1990s, is a fervent supporter of donor-advised funds. She wrote to Fidelity Charitable reminding the sponsor that it had allowed another charity under similar fire to keep receiving gifts. “The SPLC has not been found guilty of anything,” she wrote. “Preemptively restricting donations under these circumstances sets a troubling precedent.”

    All three fund sponsors declined to be interviewed for this story or answer detailed questions, including on their process for identifying nonprofits facing allegations and deciding which ones to ban. Fidelity Charitable said it does not comment on decisions involving individual charities and declined to give a statement.

    DAFgiving360 said in a statement that it “communicates directly with donors when a grant recommendation is impacted by an eligibility determination” and will provide information on other alternatives when appropriate. The sponsor said that it does “not take charity eligibility decisions lightly.”

    In a separate statement, Vanguard Charitable noted its “procedural pause” is “not a value judgment; it is the application of objective criteria and reflects Vanguard Charitable’s responsibility, as the legal owner and steward of the charitable assets, to review and approve the grants made in its name.” A spokesperson said it denies fewer than half a percent of donors’ donation recommendations annually and that “independent oversight is central to the value of donor-advised fund structure.”

    Unexplained Inconsistencies

    ProPublica reviewed donor-advised fund sponsors’ policies and giving records alongside government actions taken against charities to understand when and how sponsors intervene.

    The review identified cases in which Fidelity Charitable and DAFgiving360 diverged from their treatment of the SPLC and kept giving to charities facing the kinds of government investigations their guidelines identify as grounds for halting donations.

    Then-Washington Attorney General Bob Ferguson sued Providence Health and Services in February 2022, alleging that the nonprofit Catholic healthcare system illegally billed and aggressively collected payments from low-income patients without determining if they were qualified for charity care.

    The case was extensively covered in the regional media, and Ferguson’s own news release emphasized that Providence’s conduct continued despite an investigation by his office.

    Even so, Fidelity Charitable and DAFgiving360 allowed Providence to keep getting donations, ProPublica found.

    Providence ultimately agreed to pay $150 million in refunds and debt relief for unlawful charges, the largest resolution of its kind in the country, according to Ferguson’s office. Providence did not admit to any wrongdoing.

    Fidelity Charitable and DAFgiving360 also kept sending donations to Grand Canyon University as it faced a lawsuit and a $38 million fine following federal investigations that found it deceptively advertised the cost and course requirements of its doctoral programs and made illegal calls to consumers. The university denied the allegations, calling them “unsubstantiated.”

    The Department of Education rescinded the fine in May 2025, and the Federal Trade Commission dismissed its remaining case months later after losing multiple court motions. But records show the Christian university drew donations from both fund sponsors throughout the two-year dispute.

    Idea Public Schools, Texas’ largest charter school network, was investigated from 2021 to 2024 by the state’s chief charter school regulator amid allegations of lavish spending on private jets and parachute payments to leaders.

    Fidelity Charitable kept the dollars flowing throughout.

    The charter network was ultimately placed in a conservatorship by the state and forced to pay back $28.7 million to the U.S. Department of Education. The network acknowledged that it did not properly ensure that funds were administered lawfully in a statement released at the time.

    Then there’s VDARE Foundation, which ran an influential far-right, white nationalist website. In 2022, New York Attorney General Letitia James began investigating the organization for misuse of millions in charitable assets. As VDARE faced subpoenas, it solicited donations asking supporters to “help us fight back.” Clear evidence on its homepage that it was under investigation didn’t stop DAFgiving360 (formerly Schwab Charitable) from continuing to give.

    An article with the words: “Mugger James. VDARE.com facing mortal threat! NY Attorney General Letitia James mugs us (as well as Donald Trump, NRA etc.). Help us fight back — now!” The lead image shows a black-and-white castle in front of Letitia James wearing a face mask.
    An article published by VDARE, a white nationalist website run by VDARE Foundation. DAFgiving360 continued giving to the foundation, despite its policy that it “may” stop donations if organizations come under investigation by government or law enforcement agencies. Screenshot by ProPublica

    James sued the organization in 2025. Its leaders are fighting the charges, and the case remains open. VDARE, whose website is now inactive, is no longer listed as an option for current DAFgiving360 customers. The sponsor would not say when the charity was removed, but said in a statement that it conducts a “thorough assessment” to determine eligibility and that it “applies its policies consistently across all charitable organizations, regardless of their political viewpoint or orientation.”

    The fund sponsors’ discretion to keep money moving to embattled groups becomes evident when considering the Trump administration’s actions against major universities.

    Dozens of colleges became the subjects of formal government investigations involving their handling of campus protests and alleged antisemitism tied to the crisis in Palestine and Israel and over allegations of diversity, equity and inclusion. At least 20 of the universities are still listed as options for donation recommendations on Fidelity Charitable’s and DAFgiving360’s websites. ProPublica asked each school if it was still receiving funds from the DAFs. Most did not respond. One said that it has not seen a decline in donations from the sponsors.

    Rather than making ad-hoc decisions about which organizations to keep giving to, some legal experts told ProPublica that fund sponsors should follow the direction of the IRS, which has the authority to investigate and rescind tax-exempt status through an audit, while also providing avenues for organizations that come under scrutiny to appeal decisions they don’t agree with.

    “The wisest choice is probably to rely on the IRS list,” said Lloyd Mayer, a professor at the University of Notre Dame Law School who researches nonprofits. Cutting off organizations deemed eligible by the IRS, Mayer said, runs the risk of looking inconsistent or partisan.

    “An investigation by who? An indictment at what level? Is it only federal government indictments? Is it also state indictments? What about the local county prosecutor? Of the thousands of counties in the United States, if any one of them brings an indictment, you’re gonna stop? Where do you start drawing the lines?”

    Answerable to Few

    ProPublica used an internal Fidelity Charitable tool to identify 22 nonprofit organizations that Fidelity had given to in the past but no longer lists as options to donors. ProPublica limited its analysis to nonprofits that have raised $1 million or more annually.

    The charities represent a cross section of ideologies and missions — left- and right-leaning, foreign and domestic, media, religious, humanitarian.

    The list includes The Epoch Times, the conservative media outlet whose chief financial officer pleaded guilty in July to federal money-laundering charges, as well as pro-Israel nonprofits that support the country’s defense forces. It also includes the Alliance for Global Justice, a progressive, Arizona-based organization scrutinized for its financial ties to a Palestinian group that the American and Canadian governments designated a terrorist organization in 2024.

    The Epoch Times released a short statement following the plea agreement, noting that it was not named in the lawsuit. The Alliance for Global Justice has called the allegations against it “false and unsubstantiated.” Both groups are currently eligible to receive tax-deductible donations, according to the IRS.

    Fidelity refused to confirm it had deemed these charities ineligible. A source familiar with the sponsor said donors can manually enter a charity’s tax information to ask the fund to make a contribution to an unlisted charity. But ProPublica reviewed requests from two donors who tried the manual workaround. Both were turned down.

    ProPublica attempted to ask representatives of all 22 charities if they understood why they did not appear on Fidelity’s rolls of more than 1 million potential grant recipients. Seven responded.

    One of the only groups that said it had gotten a clear answer about its removal was the United Aid and Logistics Foundation.

    “Our activities include providing aid to those defending the safety and human rights of Ukraine’s men, women and children, which Fidelity does not consider to be humanitarian,” said Sytske de Boer, a director of the volunteer group. “We understand it is their prerogative, however we disagree with their interpretation and hope they reconsider.”

    Four organizations told ProPublica they’d been left with no or unclear answers from Fidelity Charitable. Among them is Nonviolence International, a group founded by a Palestinian activist that supports nonviolent campaigns worldwide.

    “Substantial funds have been paused by Fidelity DAF that were earmarked for our projects,” co-director Michael Beer said in a statement. “If funding is not resumed, nonviolence training, education, and intervention programs for marginalized communities will be slashed.”

    Donors have also been met with silence.

    Piccolo, the retired Fidelity senior vice president, said that the decision to cut off the SPLC seemed at odds with the careful decision-making she’d come to expect from the fund sponsor. “This action feels out of band for me,” she said in an interview. “The case appears weak and politically motivated.”

    For over 25 years, the SPLC has tracked the activity and influence of extremist groups across the country. Its “Hate Map” lists over 1,200 groups with connections to white nationalism, the neo-Nazi movement, antigovernmentalism and a plethora of other ideologies that it says are rooted in hate.

    The tool has been widely cited by journalists and academics for years, and, up until last year, the FBI utilized SPLC research to assist in law enforcement efforts. The map has drawn scrutiny under the Trump administration, whose supporters are among some of the right-leaning groups the organization has labeled extremists.

    In a letter addressed to top White House aide Stephen Miller last year, several of those groups called the map a “smear tactic” and called upon the Trump administration to remove references to the SPLC’s work from the federal government.

    Attorneys for the SPLC, in court papers, pointed out how language from the letter wound up in an incident report opened by the FBI one month later justifying an investigation.

    The Justice Department’s ultimate accusation was unorthodox. Prosecutors alleged that the SPLC’s longtime practice of paying confidential “field sources” to monitor extremist groups like the Ku Klux Klan constituted a fraudulent diversion of donor funds.

    The SPLC pleaded not guilty to 11 counts of wire fraud, giving false statements to a federally insured bank and conspiracy to commit money laundering. Former federal prosecutors called the indictment “stretched” and “not valid,” and whistleblower reports to Democratic lawmakers said that the prosecution was rushed despite weak evidence.

    The Justice Department did not respond to a request for comment. Earlier this week, it arrested Heidi Beirich, a former SPLC employee, on charges connected to the case. Prosecutors allege that she facilitated secret payments to informants inside extremist groups. Beirich’s attorney said that she is innocent and the case is “without merit.”

    “I can understand that if overwhelming evidence were to emerge publicly in the course of proceedings, a temporary pause might be warranted,” Piccolo wrote to Fidelity Charitable. “But that is not where things stand.”

    While company representatives sent rote responses and promised to pass along her inquiries, Piccolo told ProPublica that she has yet to receive a thorough explanation of their actions. She has stopped funding her Fidelity Charitable account and plans to move her existing balance to a different sponsor.

    After the fund sponsors moved to cut off the SPLC, 16 state attorneys general, all Democrats, registered their objections in a letter.

    “As attorneys general, many of us are the chief regulators of nonprofits, charities, and charitable trusts in our states, and serve as representatives of the public and donor intent,” they wrote. “This decision raises serious concerns that you are allowing the DOJ’s selective political targeting of a charity to impact your donor-advised giving decisions.”

    They said their concerns were amplified by the sponsors’ refusal to disclose other charities whose donations they’d paused.

    They have not received a response.

    Powell, the former Vanguard Charitable attorney, said the sponsors are unlikely to be moved by public blowback.

    “I don’t see this as being earth-shattering enough where it’s going to drive any immediate change,” he said. “These are sponsoring organizations that are aligned with financial institutions, which are traditionally adverse to risk. Once policies are in place, it takes a lot to change something.”

    But in the future, he expects large account holders will want more from the fund sponsors than just moving their money between organizations.

    “I think that any change is going to be driven by donors who are asking questions about how their philanthropy is defending democracy.”

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    DTM | Squalificata la Lamborghini Temerario della prima vittoria, ma Grasser fa ricorso

    La storica prima vittoria in assoluto della Lamborghini Temerario GT3 ottenuta a fine luglio ad Oscherleben va in fumo nella serata di giovedì 13 agosto, quando il Dipartimento Tecnico del DTM ha pubblicato un bollettino comunicante la squalifica della vettura di Mirko Bortolotti.
    Il fine settimana che la serie tedesca va ad affrontare al Nürburgring inizia nel peggiore dei modi per il ...Continua a leggere

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    Chi è Nicolai Tangen, il manager da 2.300 miliardi che investe con pazienza mentre i mercati corrono

    Di PNA

    È Nicolai Tangen il ceo di Norges Bank Investment Management (Nbim), il colosso che gestisce il Government Pension Fund Global (GPFG), il fondo sovrano della Norvegia e il più grande fondo sovrano al mondo. Sotto la sua guida, Nbim ha da poco annunciato di avere chiuso il primo semestre 2026 con un utile record di 185 miliardi di dollari.

    Nicolai Tangen, la carriera

    Nato nel 1966 a Kristiansand, sulla costa meridionale della Norvegia, Tangen è al comando di Norges Bank Investment Management dal 1° settembre del 2020 ed è considerato tra i ceo istituzionali più importanti in Europa e nel mondo, gestendo masse per 2.300 miliardi di dollari. Formatosi tra Wharton, il Courtauld Institute of Art e la London School of Economics, dopo essere stato partner e analista senior di Egerton Capital e analista azionario di Cazenove & Co. Tangen ha fondato nel 2005 Ako Capital, hedge fund londinese di cui è stato ceo e cio, prima di prendere le redini di Norges Bank.

    Un passaggio a dir poco sofferto, in quanto la sua nomina a numero uno del fondo norvegese diventò nel 2020 un vero e proprio caso mediatico per i suoi legami con i paradisi fiscali.  Le acque si calmarono grazie alla decisione di Tangen di tagliare del tutto i ponti con la società Ako, chiudendo l’Ako Trust. Il manager trasferì inoltre il proprio patrimonio a un blind trust gestito dalla società norvegese Gabler Investments.

    Gli investimenti di Nbim

    Dal 2020 Tangen è saldamente alla guida di Nbim, che detiene circa l’1,5% di tutte le società quotate a livello globale, investendo in quasi 9.000 aziende di diversi Paesi, tra cui numerose società italiane, da Leonardo ed Enel a Intesa Sanpaolo, UniCredit, Ferrari e Generali. La diversificazione del fondo arriva fino a SpaceX, di cui NBIM ha comunicato una partecipazione dello 0,05%, valutata 1,2 miliardi di dollari al 30 giugno.

    In generale, a trainare al rialzo il portafoglio azionario di Norges Bank nel primo semestre del 2026 sono stati soprattutto gli investimenti nei giganti produttori di semiconduttori, come Samsung, SK Hynix, TSMC, ASML, Intel e Nvidia. “Direi che il modo per fare soldi è, innanzitutto, avere un orizzonte molto, molto lungo — non cambiare strategia — ed essere ben diversificati”, ha osservato Nicolai Tangen, in un’intervista rilasciata alla Cnbc.

    Il metodo Tangen

    In un contesto caratterizzato da mercati alle prese con diverse incognite, Nicolai Tangen continua a mantenere calma e sangue freddo. Il suo modus operandi si riassume in alcune frasi che il manager ha proferito negli ultimi anni, come: “Più velocemente rispondi, meno hai bisogno di parlare”, o “meno decisioni prendi, migliori saranno”.

    Forte sostenitore dell’importanza della pazienza, il ceo ha detto anche che “la cosa migliore che puoi fare in alcuni giorni è non fare nulla” mentre, sul rischio di commettere errori, meglio “commetterne di nuovi” che perseverare in quelli già commessi. I principi alla base del pensiero di Tangen sono dunque i seguenti: la credibilità per mantenere la rotta, la pazienza per investire durante le fasi di volatilità e la libertà di puntare sulle transizioni destinate a definire il prossimo ciclo di crescita.

    Tra le novità che la gestione di Nicolai Tangen ha portato nell’asset allocation del fondo sovrano, sicuramente quella del clima. Il manager è convinto infatti che un fondo sovrano non possa ignorare i rischi a cui l’economia globale farà fronte nei prossimi decenni, tra cui quelli dei cambiamenti climatici.

    Di conseguenza, in linea con il perseguimento degli obiettivi net-zero e della transizione energetica, Norges Bank Investment Management ha aumentato con Tangen la propria esposizione verso le energie rinnovabili. Il fondo non considera le rinnovabili semplicemente come una scelta “green”, ma come un’opportunità di investimento per generare rendimento e diversificare il portafoglio, in linea con i principi alla base della strategia del manager.

    L’articolo Chi è Nicolai Tangen, il manager da 2.300 miliardi che investe con pazienza mentre i mercati corrono è tratto da Forbes Italia.

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    U.S.S. Abraham Lincoln Has Been Deployed for Months, Prompting Concerns

    The U.S.S. Abraham Lincoln has been deployed for nearly nine months. Members of Congress are worried about the crew’s well-being.

    © K.C. Alfred/The San Diego Union-Tribune, via Associated Press

    The U.S.S. Abraham Lincoln in San Diego in 2021. The aircraft carrier, with a crew of about 5,000 sailors, has been at sea for more than eight and a half months.
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    After 2 Plasma Donor Deaths, Company Pauses Clinics in Canada

    Grifols, a Spanish company, said “unfounded attention” on its blood plasma business in Canada had led it to temporarily end collections at 17 clinics.

    © Enric Fontcuberta/EPA, via Shutterstock

    Donating plasma for Grifols at a hospital in Barcelona in 2020. The company has suspended collecting plasma in Canada because of scrutiny over two deaths.
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    Salvage Company Hoping to Sell Titanic Artifacts Challenges Court’s Role

    A Virginia federal court has awarded the company the rights to collect, but not sell, items from the shipwreck. But the company says its earliest retrievals are governed by a French court.

    © Associated Press

    A company that has the rights to salvage items from the shipwreck of the Titanic is looking to sell 100 of the artifacts it has recovered at auction.
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    What to Know About Luigi Mangione’s Court Cases and Potential Plea

    Mr. Mangione faces federal charges of stalking that resulted in the death of a health insurance executive. A guilty plea could close the federal case — and complicate a separate state murder trial.

    © Jefferson Siegel for The New York Times

    Luigi Mangione is facing both state and federal charges in connection with the December 2024 killing of UnitedHealthcare’s chief executive.
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    Scott Ritter: “Questo patto di difesa non ha alcun senso”



    In questa intervista, l’analista geopolitico ed ex ufficiale d’intelligence statunitense Scott Ritter analizza le recenti crisi internazionali tra il Medio Oriente e l’Europa dell’Est.

    Ritter evidenzia come l’Iran stia agendo con pragmatismo basato sulla realtà, mentre Donald Trump dipinge scenari illusori guidati da dinamiche elettorali interne. Secondo l’analista, gli Stati Uniti hanno mostrato gravi limiti strategici e d’approvvigionamento, incapacitati nel sostenere uno scontro prolungato.

    Nel corso del dialogo, Ritter smonta il recente patto di difesa tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, definendolo privo di sostanza, di una dottrina militare unificata e nei fatti inapplicabile. Infine, affronta il conflitto in Ucraina, sostenendo che le mosse dell’Intelligence occidentale e le campagne propagandistiche di Kiev non stiano alterando il quadro bellico, dove la Russia mantiene il controllo strategico mentre il sostegno europeo rischia il collasso in vista dell’inverno.

    L'articolo Scott Ritter: “Questo patto di difesa non ha alcun senso” proviene da Visione TV.

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    Sebastien Buemi lascerà la Formula E dopo 12 stagioni

    Sebastien Buemi si ritirerà dalla Formula E alla fine dell’E-Prix di Londra di questo fine settimana per assumere un ruolo di consulente all'interno dell'Envision Racing, che ha dato l'annuncio nella giornata di oggi.
    Il pilota svizzero calerà il sipario su un periodo scintillante nel campionato full electric dopo 12 stagioni durante le quali ha ottenuto 14 vittorie, 36 podi, 17 pole ...Continua a leggere

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    How a Long-Shot U.S. Oil Drilling Project Is Shaking Up Greenland

    A U.S. oil company says it could be on the verge of a major discovery in Greenland. The proposal comes at a tricky time for the Arctic island, and locals are lining up against it.

    © Esther Horvath for The New York Times

    Ittoqqortoormiit, a settlement in eastern Greenland. The remote area has been targeted by a U.S.-British joint venture for potential oil exploration.
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    Is AI entering the SOC at the right stage?

    By Simon Phillips, CTO, CybaVerse

    Alert fatigue is an issue that has plagued Security Operations Centres for years.

    As organisations’ digital estates grow, there is more architecture to secure and more architecture for threat actors to attack, which has ultimately led to more alerts.

    Today, on average a SOC will face thousands of alerts every day, each of which could indicate a potential threat. Each alert must therefore be analysed and investigated before appropriate action can be taken.

    However, ask any SOC analyst and they will tell you the majority of these alerts are benign or false positives.

    Yet, analysts will still spend hours investigating activity that ultimately poses little or no risk, hoping to identify the small number of genuine threats hidden amongst the noise.

    Given the volume they face, and the possibility of missing something before it’s too late, it’s a noisy, high-stress environment that often leads to burnout and fatigue.

    To tackle these issues, many SOCs today are turning to Artificial Intelligence (AI) to support the management of alerts.

    In this scenario, the first-line analyst is replaced by an agent that reviews the incident to determine whether it’s malicious and if further action is required. The analyst must then review the conclusion reached by the agent to ensure it is accurate, but they don’t conduct the initial investigations themselves, which reduces the volume of alerts they have to investigate every day.

    However, even despite these improvements, is there another way that could reduce the noise even further?

    If organisations are still generating huge numbers of unnecessary alerts, have they actually solved the underlying problem, or simply moved it further downstream?

    Moving AI upstream

    Instead of asking AI to investigate incidents after they have been created, some organisations are using the technology much earlier in the detection process.

    Rather than having AI decide whether an alert is malicious, in this scenario it’s used to help build better detection logic and more effective workflows before alerts ever reach an analyst.

    For instance, in a phishing attack when an employee reports an email as suspicious, many security platforms immediately generate an incident that someone must investigate.

    Traditionally, either a human analyst or an AI assistant would then collect additional context, checking whether links have been clicked, whether anyone else received the email, or whether similar activity appeared elsewhere in the environment.

    If these types of checks are incorporated into the detection process, and the answers to the questions are no, then an incident would never need to be created in the first place.

    The AI would determine that there was no wider threat, meaning the alert could be filtered out before it ended up in the SOC ticket queue.

    The result is a faster, more efficient SOC, with far fewer unnecessary alerts reaching analysts.

    From a customer perspective, this can also reduce the costs of working with an outsourced SOC partner.

    Many AI-powered investigation platforms price their services according to the number of alerts they process, so reducing unnecessary alerts before they reach the investigation stage can improve efficiency while also helping organisations control operational costs.

    Improving security through engineering

    Another benefit of moving AI further upstream is that it limits access to sensitive customer data.

    Many AI-driven investigation platforms analyse real customer logs and incident data to determine whether activity is malicious. While providers implement safeguards, some organisations are uncomfortable with sensitive operational data being processed by external AI systems, particularly where regulatory or contractual obligations apply.

    Using AI during detection engineering changes this process. The AI is used to create the logic that identifies threats, not to inspect live customer data.

    Once the detection rules have been verified, they can be applied consistently across customer environments without repeatedly sending operational data through AI models.

    Solving the cause, not the symptom

    The cyber security industry has become very good at handling alert fatigue, but not so good at preventing it. Is it time a different approach was adopted?

    If security teams continue generating thousands of low-value alerts every day, replacing analysts with AI may improve efficiency, but it won’t address why the alerts exist in the first place.

    As AI becomes more deeply embedded within security operations, organisations should consider where it delivers the greatest value. In many cases, the answer may not be at the point where analysts investigate incidents, but much earlier, where better detection engineering prevents unnecessary incidents from being created at all.

    By reducing false positives at the source, this allows analysts to spend more time on genuine threats, while improving consistency, cutting costs and helping organisations make better use of both their technology and their people.

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    Trump’s Plane Switch Ruse Pales in Comparison With Putin’s Secrecy

    President Trump’s Air Force One subterfuge pales in comparison to the secrecy surrounding Russia’s president, whose fixation on security has reached new heights in recent years.

    © Gavriil Grigorov/Sputnik

    A Russian state media photo of President Vladimir Putin in his office in the Kremlin last month. The secrecy around Mr. Putin’s movements means journalists have resorted to tracking his activity by assessing the wilting of the plants in his office.
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    Eurovision Bans Countries in War Zones From Hosting

    The event’s organizers would not say whether that included Israel, but its participation has been a matter of contention during the war in Gaza.

    © Tobias Schwarz/Agence France-Presse — Getty Images

    The singer Noam Bettan representing Israel at this year’s Eurovision Song Contest in Vienna in May.
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    FE | Mahindra inizia i test con la Gen4 dopo due mesi di ritardo

    Mahindra Racing ha finalmente portato in pista il suo pacchetto Gen4 dopo un ritardo di due mesi, intensificando i preparativi per la stagione 2026-2027 di Formula E.
    Il Costruttore indiano ha effettuato i primi test di rodaggio a metà luglio della vettura che prenderà il posto della M12 Electro. Da allora ha fatto girare la monoposto (ancora senza nome) praticamente ogni settimana, con la ...Continua a leggere

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    How Scientists Use Eclipses for Research

    It’s a chance not just to study the sun but also space weather, light pollution and even animal behavior.

    © Gemma Miralda/Associated Press

    The Gran Telescopio Canarias, at the Roque de los Muchachos Observatory on the island of La Palma in the Canaries, Spain.
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    FE | Un Mondiale per 9 piloti: a chi andrà la Corona Iridata nel gran finale di Londra?

    La lotta per il titolo di Formula E si deciderà all’ultimo respiro a Londra, dove il prossimo fine settimana saranno 9 i piloti in lizza per il primato.
    Jake Dennis è in testa alla classifica, ma chi ha le migliori possibilità di aggiudicarsi il titolo?
    L’era Gen3.5 della Formula E è destinata a concludersi in modo epico per la stagione 2025/26 e la doppia gara all’ExCel ...Continua a leggere

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    In Europe, the Total Solar Eclipse Is Hours Away

    Sky watchers have flocked to places, from Iceland to Spain, where the moon will completely block the sun.

    © Cesar Manso/Agence France-Presse — Getty Images

    A researcher from a San Francisco museum in a village near Burgos, Spain, on Monday, making preparations for live coverage of the total solar eclipse.
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    In Europe, the Total Solar Eclipse Is Hours Away

    Sky watchers have flocked to places, from Iceland to Spain, where the moon will completely block the sun.

    © Cesar Manso/Agence France-Presse — Getty Images

    A researcher from a San Francisco museum in a village near Burgos, Spain, on Monday, making preparations for live coverage of the total solar eclipse.
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    Rusia reordena su máquina de guerra: De Ucrania a una confrontación prolongada con Europa – Por Marcelo Ramírez

    Por Marcelo Ramírez

    Hay decisiones militares destinadas a resolver una batalla y otras que dicen mucho más: revelan cómo un Estado imagina la guerra que tendrá que librar en los próximos años. Los cambios introducidos por Vladimir Putin en la estructura superior de las Fuerzas Armadas rusas parecen pertenecer claramente a esta segunda categoría.

    Moscú acaba de mover algunas de las piezas más sensibles de su aparato militar. Denis Lyamin pasa a dirigir las Fuerzas de Sistemas No Tripulados; Valery Solodchuk asume responsabilidades fundamentales sobre la logística y la retaguardia; Andrei Ivanaev queda al frente del Grupo Centro y Pyotr Bolgarev toma el mando del Grupo Este. Individualmente pueden parecer simples relevos de generales pero observados en conjunto, dibujan otra cosa: una reorganización del ejército ruso alrededor de las capacidades que están definiendo esta guerra y probablemente definirán las siguientes.

    Drones, logística, producción militar, digitalización y continuidad operacional. Esos son los conceptos que permiten leer los nombramientos. Y todo ocurre en un momento particularmente significativo.

    Desde la propia esfera diplomática y estratégica rusa comienza a formularse públicamente una posibilidad que durante mucho tiempo permaneció en segundo plano: que el conflicto no termine pronto y que Rusia deba prepararse para una confrontación prolongada, sostenida por una Europa que ha decidido mantener viva la capacidad militar ucraniana.

    Por eso ambos acontecimientos, la reorganización de los mandos y la discusión sobre una guerra larga, deben ser analizados conjuntamente. Podrían estar señalando el final de una etapa puesto que la guerra relativamente acotada territorialmente a Ucrania comienza a adquirir los contornos de una confrontación europea mucho más amplia, prolongada y sistémica.

    Cuando comenzó la operación militar rusa en febrero de 2022, el conflicto todavía conservaba muchos de los rasgos clásicos de la guerra mecanizada con grandes agrupaciones terrestres, columnas blindadas, artillería, aviación, maniobras rápidas, conquista territorial y la expectativa de que la presión militar pudiera desembocar en algún tipo de negociación política. Cuatro años después, aquella guerra prácticamente ha desaparecido.

    El espacio de combate se ha vuelto transparente en consecuencia. Miles de sensores, drones de reconocimiento, cámaras térmicas, satélites y sistemas de inteligencia electrónica observan permanentemente el frente. Una batería de artillería, un vehículo, una concentración de tropas o incluso un pequeño puesto de mando pueden ser detectados y atacados en cuestión de minutos. El dron, que inicialmente parecía una herramienta complementaria, se ha transformado en uno de los protagonistas centrales de la guerra.

    Estos artilugios reconocen objetivos, dirigen fuego de artillería, colocan minas, transportan suministros, atacan blindados, persiguen soldados individuales, interceptan otros drones y golpean las cadenas logísticas. Los vehículos no tripulados ya no pertenecen exclusivamente al aire porque aparecen también sistemas terrestres y navales, mientras la frontera entre robótica, inteligencia, comunicaciones y combate se vuelve cada vez más difusa. Es en ese contexto donde debe interpretarse la designación de Denis Lyamin.

    Lyamin viene directamente de una guerra donde los drones fueron integrados progresivamente a la maniobra terrestre y donde las unidades bajo su conducción desarrollaron modelos que combinaban reconocimiento, ataque, defensa antidrones y logística. Ahora su tarea consiste en transformar aquella experiencia dispersa, nacida muchas veces de la improvisación del frente, en una estructura permanente de las Fuerzas Armadas.

    Eso significa elaborar doctrina, formar operadores, organizar unidades, crear cadenas de mando, integrar inteligencia, garantizar abastecimiento y coordinar la producción militar. La diferencia es profunda porque durante los primeros años del conflicto, muchos de estos desarrollos surgieron desde abajo, como respuesta inmediata a las necesidades de las tropas. Rusia intenta ahora institucionalizarlos.

    Lo experimental se convierte en doctrina, la improvisación se convierte en organización y la herramienta se convierte en arma estratégica. Moscú ya no está pensando únicamente en cómo terminar la campaña ucraniana, está construyendo capacidades para las guerras que podrían venir después.

    LA RETAGUARDIA SE CONVIERTE EN EL FRENTE

    El segundo movimiento decisivo es el de Valery Solodchuk. Su nueva responsabilidad toca uno de los puntos más delicados de cualquier ejército que es la logística. Las guerras suelen recordarse por sus batallas, sus generales y sus ofensivas. pero las guerras largas se ganan también en lugares mucho menos espectaculares como depósitos, estaciones ferroviarias, talleres mecánicos, fábricas, hospitales, almacenes y centros de distribución.

    Un ejército moderno consume cantidades extraordinarias de recursos. Munición, combustible, repuestos, baterías, equipos electrónicos, drones, vehículos, comunicaciones, alimentos, medicamentos. Todo debe producirse, almacenarse, transportarse y reemplazarse sin interrupción. Una fuerza puede tener excelentes soldados y armas extraordinarias pero si su cadena logística se rompe, tarde o temprano deja de combatir y una guerra de desgaste multiplica ese problema.

    Dentro del propio ámbito militar ruso existe desde hace tiempo una crítica a los mecanismos tradicionales de abastecimiento. Parte de ellos todavía responde a estructuras burocráticas heredadas de otras épocas y resulta demasiado lenta para una guerra donde las necesidades tecnológicas cambian prácticamente de mes a mes. Un comandante puede necesitar centenares de drones de un determinado modelo y encontrarse atrapado en procedimientos administrativos que tardan semanas en responder. Ucrania, es decir, la OTAN, en cambio, desarrolló mecanismos más descentralizados para absorber con rapidez innovaciones procedentes incluso del sector civil. La reorganización de la retaguardia apunta a cerrar esa brecha y quizás sea uno de los cambios más importantes de todos.

    Porque si Rusia verdaderamente comienza a pensar en una guerra que puede extenderse durante años, ya no basta con tener grandes arsenales. Hay que construir un sistema capaz de producir, reparar y sustituir permanentemente lo que el campo de batalla destruye. La guerra industrial ha regresado, aunque vestida con drones, fibra óptica, guerra electrónica y algoritmos.

    YA NO EXISTE UNA RETAGUARDIA SEGURA

    A esto se agrega otra transformación que es la separación clásica entre frente y retaguardia está desapareciendo. Ucrania ha incrementado progresivamente los ataques contra instalaciones situadas dentro del territorio ruso como son las refinerías, depósitos, bases aéreas, fábricas, infraestructura energética e instalaciones militares. Rusia, al mismo tiempo, profundiza sus ataques contra centros logísticos, infraestructura industrial y objetivos militares ucranianos.

    En este contexto apareció además una versión que circula en canales rusos y que conviene mencionar precisamente como lo que es: un rumor todavía no confirmado. Según esa versión, atribuida a fuentes de la administración presidencial ucraniana, Volodímir Zelensky habría ordenado mantener e incluso incrementar los ataques contra territorio ruso aun sabiendo que esto podría provocar una respuesta mucho más intensa contra la infraestructura industrial y logística de Ucrania.

    Kiev ha desarrollado una estrategia explícita de ataques de largo alcance para trasladar una parte creciente de la guerra hacia el interior de Rusia, mientras Moscú aumenta también la profundidad de sus golpes.

    La consecuencia es estratégica: la guerra ya no se decide exclusivamente en Pokrovsk, Járkov, Zaporiyia o el Donbass. Se libra también sobre ferrocarriles, puertos, fábricas, refinerías, centrales energéticas y depósitos.

    El objetivo comienza a ser la capacidad misma del adversario para reproducir su esfuerzo militar y cuando una guerra alcanza esa dimensión, deja de ser solamente una disputa territorial para convertirse en una prueba de resistencia de sistemas completos.

    Es aquí donde las declaraciones del diplomático ruso Rodion Miroshnik adquieren una importancia particular. La pregunta que plantea ya no es simplemente cuánto tiempo puede resistir Ucrania sino cuánto tiempo puede Europa sostener a Ucrania. La diferencia parece semántica, pero modifica por completo el problema estratégico en realidad.

    Ucrania no combate exclusivamente con los recursos que puede generar dentro de sus fronteras. Detrás de ella existe una infraestructura económica y militar mucho mayor como financiamiento europeo, producción de municiones, inteligencia occidental, redes satelitales, entrenamiento, créditos, transferencia de armamento y apoyo tecnológico. En otras palabras, Rusia ya no enfrenta solamente a las Fuerzas Armadas ucranianas, enfrenta un sistema resumido así Ucrania + financiamiento europeo + industria militar europea + inteligencia occidental.

    Mientras ese sistema pueda reconstruir fuerzas, proporcionar municiones, reemplazar equipos y sostener financieramente al Estado ucraniano, incluso una victoria territorial importante de Rusia no garantiza el final del conflicto. Rusia puede conquistar ciudades, destruir brigadas, avanzar kilómetros, pero si detrás de las fuerzas derrotadas existe una estructura capaz de crear otras nuevas, la guerra se regenera.

    El problema ya no consiste únicamente en derrotar al ejército que está enfrente, en su lugar de debe quebrar la capacidad del sistema que existe detrás de ese ejército para seguir reproduciéndolo.

    El politólogo ruso Yuriy Baranchik lleva este razonamiento hasta sus últimas consecuencias.

    Si Europa mantiene indefinidamente el financiamiento, la producción militar y el respaldo político a Ucrania, Rusia podría enfrentarse a una guerra de desgaste extremadamente prolongada. Esto no significa necesariamente veinte años de trincheras idénticas a las actuales, pero sí algo probablemente más complejo: una confrontación estratégica que puede reproducirse durante décadas bajo formas diferentes. Rearme, sanciones, carrera industrial, ataques de largo alcance, presión económica, conflictos indirectos, militarización europea, incremento permanente de los presupuestos de defensa y expansión y fortalecimiento de la OTAN. Es decir, una confrontación estructural.

    Baranchik introduce entonces una cuestión todavía más delicada: Si ese enfrentamiento permanece exclusivamente dentro del terreno convencional, su duración potencial puede ser enorme y detrás de ese razonamiento aparece inevitablemente el factor nuclear.

    Una confrontación convencional prolongada entre Rusia y un sistema europeo respaldado por Estados Unidos puede transformarse en una competencia industrial, tecnológica, financiera y demográfica gigantesca. El arsenal nuclear ruso existe precisamente como garantía última frente a una situación en la que una derrota convencional pueda amenazar la supervivencia del Estado.

    Por eso la dimensión nuclear permanece siempre detrás de cualquier cálculo estratégico ruso sobre una confrontación de gran escala con la OTAN. No necesariamente como primer instrumento pero sí como límite.

    El cálculo ruso tampoco ocurre en el vacío porque Europa está cambiando. Alemania aumenta radicalmente sus recursos destinados a defensa. Polonia construye uno de los mayores ejércitos terrestres del continente. Francia debate nuevamente el alcance europeo de su disuasión nuclear. Los países bálticos fortifican fronteras. Se amplía la producción de municiones, se reabren líneas industriales y se firman contratos militares de largo plazo. La propia OTAN trabaja abiertamente con escenarios de eventual confrontación futura con Rusia.

    Desde Moscú, por lo tanto, Ucrania puede empezar a ser vista menos como una guerra aislada y cada vez más como el primer episodio de una confrontación europea de larga duración. Es dentro de ese horizonte donde los nuevos nombramientos adquieren verdadero sentido.

    Rusia necesita drones, robots terrestres, logística modernizada, producción militar, digitalización, capacidad de reemplazo y comandantes que conozcan la guerra real y no solamente los manuales. Los generales elegidos provienen precisamente de los sectores donde el combate ha sido más intenso. Han observado personalmente qué funciona, qué fracasa y qué debe cambiar, no fueron llamados para administrar un ejército en tiempos de paz. sino llamados para reorganizar un ejército que lleva años combatiendo y que comienza a preguntarse cuánto tiempo más tendrá que hacerlo.

    Hasta ahora gran parte del análisis sobre esta guerra giró alrededor del desgaste ucraniano, pero la lógica empieza a desplazarse. Si la capacidad militar de Kiev depende estructuralmente de Europa, el problema ruso ya no consiste únicamente en determinar cuándo puede agotarse Ucrania.

    Depende de población, industria, energía, finanzas, tecnología, producción militar, estabilidad política, cohesión social y capacidad de las sociedades para aceptar costos durante largos períodos.

    Las guerras prolongadas se combaten en las trincheras, pero también en los presupuestos, tanto en las fábricas, como en los mercados financieros y en la paciencia política de las sociedades.

    Durante buena parte del conflicto, la narrativa rusa mantuvo la expectativa de combinar operaciones militares con algún desenlace negociado. Ahora empieza a aparecer otra formulación: hay que estar preparados independientemente de cuánto dure, una frase aparentemente simple pero detrás de ella existe una transformación completa de la planificación estatal.

    Rusia puede disponer de recursos naturales, territorio, energía, industria militar y voluntad política. Pero ¿puede sostener durante muchos años una confrontación contra una coalición cuya capacidad económica agregada es muy superior? Para responder hay que salir del mapa de Ucrania y mirar hacia Beijing, porque ninguna guerra de desgaste moderna depende exclusivamente de aquello que ocurre en el frente. Detrás de cada ejército existe una retaguardia económica, tecnológica y diplomática.

    La profundidad estratégica rusa no termina en los Urales, se extiende hacia Eurasia y en el centro de esa profundidad aparece China. Beijing compra energía rusa, suministra maquinaria, electrónica y componentes industriales, mantiene abiertos canales comerciales y facilita una creciente utilización de monedas nacionales en el intercambio bilateral. También proporciona algo quizás todavía más importante: impide que el aislamiento occidental de Rusia se transforme verdaderamente en aislamiento mundial.

    Ese fue uno de los grandes objetivos de las sanciones iniciadas después de 2022, Rusia debía quedar aislada y sus exportaciones debían derrumbarse junto con su acceso a tecnología debía desaparecer y un sistema financiero que debía quedar estrangulado. Sin embargo, ocurrió algo diferente.

    Rusia perdió buena parte de su antigua integración económica con Europa, pero desplazó una porción importante de sus vínculos hacia Asia. El petróleo encontró nuevos compradores, el gas comenzó a buscar otras rutas, las importaciones industriales fueron redireccionadas y los mecanismos de pago cambiaron de la mano de nuevas monedas que reemplazan al dólar. China se convirtió en el socio externo más importante de esa transformación.

    Eso no significa que Beijing financie directamente la guerra rusa ni que apruebe cada una de las decisiones militares de Moscú porque la política china es más cuidadosa. China tiene formalmente una posición favorable a la negociación y procura evitar convertirse jurídicamente en parte beligerante. No obstante, al mismo tiempo mantiene una relación económica y estratégica con Rusia suficientemente profunda como para impedir que Occidente consiga asfixiarla. Es un equilibrio extraordinariamente importante, China puede contribuir a la capacidad de resistencia rusa sin asumir directamente los costos de convertirse en participante militar de la guerra.

    Esto modifica también la manera en que debemos comparar fuerzas. Si la confrontación se transforma efectivamente en una guerra de desgaste entre Rusia y Europa, comparar simplemente el PIB ruso con el europeo conduce a una conclusión incompleta. Hay que observar los sistemas que existen detrás.

    De un lado se encuentran Estados Unidos, la Unión Europea, Gran Bretaña, la OTAN y Ucrania. Del otro existe una estructura mucho menos institucionalizada, más flexible y desigual, pero cada vez más relevante: Rusia, China, Corea del Norte, Irán y una constelación de países que, sin convertirse necesariamente en aliados militares de Moscú, continúan comerciando con Rusia y no participan plenamente del sistema occidental de sanciones.

    Cada uno cumple una función diferente. Corea del Norte ha proporcionado una cooperación militar mucho más directa mientras Irán tuvo un papel fundamental en la transferencia inicial de una tecnología de drones que Rusia posteriormente absorbió y desarrolló. No podemos dejar de lado a India, que desempeñó durante años un papel esencial como comprador de hidrocarburos rusos, pero China pertenece a otra categoría.

    Beijing ofrece escala industrial, tecnología, mercado, capital, capacidad logística, instrumentos financieros y peso diplomático global, además de ocupar un asiento permanente en el Consejo de Seguridad de Naciones Unidas. Por eso China no es simplemente otro socio de Rusia y es la principal profundidad estratégica externa de Moscú.

    Putin necesitaba tiempo para conocer hasta dónde Rusia podía soportar una ruptura prolongada con Occidente. Precisaba reconstruir mercados, reorientar exportaciones, asegurar cadenas de suministro, sustituir componentes, expandir la industria militar y desarrollar mecanismos financieros que redujeran la vulnerabilidad frente al sistema occidental y, fundamentalmente, consolidar una relación suficientemente profunda con China.

    No hay evidencia pública para afirmar que Xi Jinping haya dado a Putin una autorización para escalar la guerra. Plantearlo de esa manera sería reducir una relación entre dos grandes potencias a una caricatura pero lo que sí puede observarse es un proceso.

    A medida que avanzó el conflicto, la interdependencia estratégica entre Moscú y Beijing aumentó, y la relación de 2026 ofrece a Rusia un margen de maniobra mucho mayor que el existente en febrero de 2022, seguramente un consenso estratégico tácito. China no necesita compartir todos los objetivos militares rusos y le era suficiente con comprender que una derrota estratégica de Rusia modificaría profundamente la correlación de fuerzas en Eurasia.

    Una Rusia quebrada, derrotada o subordinada significaría que Estados Unidos podría concentrar una proporción mucho mayor de su atención y sus recursos sobre China. La presión occidental dejaría de distribuirse entre dos grandes adversarios estratégicos permitiendo que Asia Central cambiaría de equilibrio y el proyecto de construcción de un sistema internacional multipolar sufriría un golpe severo.

    China, por lo tanto, tiene intereses propios en impedir una derrota estratégica rusa. No es solidaridad sino equilibrio de poder.

    Para Rusia, romper completamente con Occidente en 2022, asumir desde el primer momento una economía de guerra total y escalar unilateralmente sin haber construido una retaguardia internacional capaz de absorber semejante ruptura habría significado asumir un riesgo gigantesco y para ello necesitaba tiempo, por eso la gradualidad rusa también puede ser interpretada desde esta perspectiva, Putin no estaba administrando solamente una guerra porque en realidad estaba administrando la transición histórica de Rusia desde una economía profundamente vinculada con Europa hacia otra cada vez más integrada con Eurasia. Para realizar esa transición había una condición indispensable: que China estuviera allí.

    Hoy el escenario es diferente. Rusia posee recursos energéticos y minerales, una industria militar movilizada, años de experiencia acumulada en combate, canales comerciales alternativos y una sociedad que ha atravesado un largo proceso de adaptación a la confrontación. Tiene además cooperación militar directa con Corea del Norte.

    Pero, fundamentalmente, tiene una relación estratégica con la mayor potencia industrial del planeta. Nada de esto garantiza una victoria rusa pero cambia radicalmente el cálculo de una guerra de desgaste. Mientras Europa calcula cuánto tiempo puede resistir Rusia, Moscú hace exactamente el cálculo inverso, piensa cuánto tiempo puede resistir Europa y cuánto tiempo puede financiar a Ucrania.

    Europa necesita expandir su industria militar, sus sociedades aceptar mayores presupuestos de defensa y mantener la cohesión política occidental. Cuando Moscú hace esa cuenta, detrás de Rusia aparece China, por eso esta guerra ya no puede comprenderse mirando solamente las líneas de colores sobre el mapa del Donbass. y el verdadero tablero se extiende desde Washington y Bruselas hasta Moscú y Beijing.

    Los nuevos generales nos muestran cómo piensa combatir Rusia, la transformación industrial y logística muestra con qué medios pretende hacerlo y las declaraciones sobre una confrontación prolongada revelan cuánto tiempo comienza a considerar necesario resistir.

    China ayuda a explicar por qué Moscú cree que puede permitirse pensar en ese tiempo largo. Quizás eso sea lo verdaderamente importante detrás de estos movimientos, Rusia no está simplemente reemplazando generales ni corrigiendo errores de una campaña, está adaptando su estructura militar, económica y estratégica a una conclusión mucho más inquietante: que la guerra iniciada en Ucrania puede haber dejado de ser una guerra con un final cercano y reconocible.

    Y que el enfrentamiento que comenzó en las llanuras ucranianas puede estar convirtiéndose, lentamente, en una larga disputa por el equilibrio de poder en Europa y Eurasia. En ese escenario, la cuestión decisiva ya no será quién consiga avanzar algunos kilómetros más sobre el mapa. Será quién disponga de los recursos, los aliados, la industria, la estabilidad y, sobre todo, la voluntad necesaria para permanecer en pie cuando el otro comience a agotarse.

    Marcelo Ramírez
    Analista geopolítico | AsiaTV – Humo y Espejos
    Analista geopolítico, escritor y conferencista argentino especializado en análisis geopolítico y militar, conflictos contemporáneos y dinámica del mundo multipolar. Fundador y director de AsiaTV y creador de la plataforma de análisis estratégico Humo y Espejos. Autor del libro La OTAN contra Rusia. Propaganda y guerra híbrida (Editorial Letras Inquietas, 2022). Cofundador de la Alianza para el Desarrollo Auténtico y la Cooperación Ruso-Iberoamericana (ADACRI), iniciativa orientada a fortalecer el diálogo estratégico entre el mundo ruso y la comunidad iberófona.

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    Teorie e controstorie della catastrofe / 1 – Si salvi chi può!

    di Sandro Moiso

    Lawrence Osborne, L’angelo in fiamme, Adelphi Edizioni, Milano 2026, pp. 318, 20 euro

    «A volte uno deve vedere cosa c’è in giro. E’ la legge della vita. Quando i tempi sono difficili, bisogna andare.» (Lawrence Osborne – Camino Real)

    Ha inizio con questa recensione una riflessione sul tema della catastrofe e le sue teorizzazioni e rappresentazioni, sia di carattere scientifico che filosofico, politico, letterario o cinematografico; ovvero su come la catastrofe è immaginata e su come ciò che ne deriva finisca col riflettersi sulla realtà e le sue possibili trasformazioni. In qualsiasi direzione queste possano orientarsi o dirigersi.

    Sia il titolo di questa nuova serie di articoli e recensioni che l’intento che la anima sono sicuramente in debito con la “teoria delle catastrofi”, elaborata dal matematico e filosofo francese René Thom fin dagli anni cinquanta, che, a partire da una teoria matematica della morfogenesi1, dovrebbe servire ad anticipare i mutamenti discontinui che si presentano con una certa frequenza nei fenomeni naturali, in particolare in biologia, ma anche nella geologia oppure nell’economia, nelle società complesse e, anche se non fu Thom a teorizzarlo, nella Storia. In tale contesto il termine catastrofe non va dunque inteso soltanto come sinonimo di un evento luttuoso o drammatico, ma anche come particolare e significativa discontinuità nell’evoluzione di un sistema dato. In altre parole come significativo punto di svolta destinato a mutare l’assetto originario dello stesso.

    Una teoria, quella inaugurata da Renare Thom, che attraverso la logica e il calcolo matematico cerca di prevedere e fornire modelli relativamente certi dei cambiamenti improvvisi causati da piccole alterazioni nei parametri del sistema come le transizioni di fase, i movimenti tellurici, i cedimenti strutturali, i crolli dei mercati finanziari. Per mezzo della quale si evidenzia l’importanza dell’accumulo di piccole perturbazioni cui, inizialmente, la stabilità strutturale, intesa come insensibilità del sistema nei loro confronti, risulta apparentemente indifferente, ma che, successivamente, vede l’azione cumulativa delle stesse portare ad una variazione, spesso significativa, del medesimo. Finendo sostanzialmente col dare vita ad un sistema di equilibri dinamici in cui mai nessun cambiamento o mutazione dell’equilibrio può essere considerato definitivo.

    Poiché non sarebbe qui utile sviluppare ulteriormente la descrizione dei risvolti scientifici e matematici della medesima teoria, occorre a questo punto segnalare che la catastrofe qui inseguita, pur prevedibile attraverso le scosse piccole e grandi che la anticipano, non è riconducibile soltanto alle certezze indotte dal calcolo matematico, ma piuttosto alla percezione che se ne può avere, sia dal punto di vista soggettivo che collettivo.

    Una percezione che spesso viaggia in direzione contraria a quella indotta sia dalla matematica che dal suo corollario più invasivo ovvero quell’idea di progresso inteso come risultato di una previsione certificata e della messa in atto cosciente di un’azione destinata a modificare e migliorare sia le conoscenze che le condizioni delle società a venire, sia dal punto di vista scientifico che tecnologico, economico e politico.

    Una percezione antica che, in molte culture e società, ha colto più o meno coscientemente, proprio nella direzione indicata, dalle forme dello svolgimento delle attività dell’uomo e della natura il sintomo di una fine dei tempi o dei singoli percorsi individuali: dalle apocalissi gnostiche oppure evangeliche fino al mito nordico del Ragnarok che comprende non soltanto la fine del modo umano, ma anche quello degli Dei, affinché la storia e la vita possano ripartire in un’altra direzione. Non per forza migliore o superiore, come ancora una volta l’ideologia del progresso vorrebbe invece imporre più che suggerire.

    La pretesa condizione stazionaria di un sistema di culti, riferimenti morali, strutture politiche, conoscenze e certezze, che si vorrebbero dati una volta per tutte, è solo e sempre apparente, mentre è proprio la mancata comprensione dell’instabilità strutturale di ogni sistema ad accelerare i processi caotici destinati a determinarne la catastrofe, ovvero una svolta radicale e improvvisa per la dinamica, gli equilibri e la sopravvivenza dello stesso.

    Risulta, quindi, quasi inutile sottolineare come tale percezione abbia continuato ad agire attraverso la filosofia, la religione e l’arte fino ai nostri giorni, nelle forme e nelle modalità più disparate e, in particolare a partire dal Novecento, per mezzo della letteratura di anticipazione o noir. Si pensi soltanto ad autori come George Orwell e Aldous Huxley, con le loro distopiche apocalissi, oppure a James Ballard o Philip K. Dick, con le loro catastrofi psicologiche o dell’inner space, oppure, ancora, a Jim Thompson e David Goodis con le loro storie criminali di donne e uomini destinati, quasi sempre, a compiere il male e finire sconfitti, ma che nonostante tutto non possono e non vogliono modificare un percorso esistenziale destinato a portarli in quella direzione, sia per intima natura che per soggettiva incapacità di comprendere gli avvenimenti che li circondano e che finiscono col condurli alla rovina.

    Tutto questo per dire che le nove storie raccolte da Lawrence Osborne nel volume appena pubblicato dalle Edizioni Adelphi appartengono a pieno titolo al quadro sin qui delineato. L’angelo in fiamme (titolo originale: Burning Angel: Collected Stories, 2023) ci presenta infatti, con una tecnica narrativa in debito sia con Ballard che con Thompson, più che con Graham Greene cui certa critica preferirebbe avvicinare l’autore, vicende che portano alla sconfitta, al disfacimento morale ed esistenziale oppure alla morte violenta di individui appartenenti ad entrambi i sessi.

    Vicende in cui i protagonisti, come si è visto in epigrafe, «devono andare» anche se non sanno bene dove e come oppure immaginando percorsi e risultati diversi da quelli che poi raggiungeranno. Storie di salti in un buio che sarebbe, però, assolutamente prevedibile se i personaggi sapessero tener conto delle tante piccole alterazioni che hanno accompagnato la loro vita fino al punto in cui li incontriamo nelle pagine dei singoli racconti.

    Lawrence Osborne è uno scrittore e viaggiatore inglese, autore di racconti di viaggio, romanzi e saggi, nato in Inghilterra nel 1958 e che oggi vive e lavora a Bangkok. Come giornalista, collabora con testate come «The New York Times», il «New Yorker», il «Financial Times», «The New York Observer» e l’«Independent», mentre in Italia molte delle sue opere sono pubblicate da Adelphi2.

    Le sue catastrofi appaiono sempre di natura soggettiva più che oggettiva, a differenza di quanto vorrebbe in egual misura un pensiero deterministico riferibile sia al positivismo che a certo economicismo marxista. Più in linea, le prime, con una concezione che vede in ogni cambiamento radicale, compresa la morte, la fine di una storia o di una delle tante storie possibili più che la fine della Storia. Fine della Storia che, invece, non solo è compresa nella concezione trionfalistica di Francis Fukuyama secondo il quale il modello di sviluppo occidentale si sarebbe imposto definitivamente, in virtù della forza dei suoi valori, su tutti gli altri modelli possibili, ma anche nelle concezioni politiche, filosofiche e religiose di carattere teleologico secondo le quali la fine di un certo modello di organizzazione sociale coinciderebbe sempre con la fine del mondo.

    Di cui le attuali polemiche sulla crisi ambientale costituiscono un perfetto esempio, considerato che se da una parte vedono schierati coloro che negano il riscaldamento globale, dall’altra vedono allineato chi, nel denunciarne la drammaticità, la fa derivare quasi esclusivamente dall’azione dell’Uomo e il suo superamento soltanto da un ulteriore avanzamento tecnologico (energie alternative, auto elettriche, etc.). Una visione ancora eccessivamente antropocentrica che si dimostra incapace di accettare il fatto che debba essere la specie ad adattarsi ai corsi e ricorsi delle ere terrestri e della Natura e delle loro contingenti conseguenze sul piano dell’ambiente e della vita e non viceversa.

    Concezioni della crisi sostanzialmente speculari che non possono far altro che annunciare la fine del mondo poiché entrambe convinte che la fine dell’attuali società non potrebbe far altro che portare alla fine della Storia. Una concezione incapace di andare al di là di uno sguardo impregnato di scientificità presunta, fiducia nel progresso (ancora una volta), volontà di controllo e dominio della e sulla Natura che diventa una sorta di religione laica stravolta dalla rivelazione della fine dei tempi. In cui si nega che il pianeta, come ben sapevano anche i nostri più lontani antenati, sia abitato e trasformato in continuazione anche da altre infinite specie animali, dai virus ai mammiferi colossali che vivono nei mari, destinate quasi tutte a sopravvivere all’estinzione degli esseri umani e di un’organizzazione sociale basata sul più barbaro dei sistemi di sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sull’ambiente e le sue, non rinnovabili in tempi brevi, risorse.

    Così non è, forse, un caso che in queste nove racconti ambientati in differenti e tra loro lontane aree del mondo, la natura, con la fauna e la flora che ne rivelano sempre la presenza, costituisca uno sfondo estraneo ed estremamente simbolico allo stesso tempo per le vicende che travolgono i protagonisti. Dalle giungle asiatiche, al deserto messicano oppure alle nebbiose brughiere inglesi fino al Golfo Persico e agli tsunami dell’Oceano Indiano.

    Come non può essere un caso che in molti racconti i personaggi provenienti dal nostro mondo occidentale finiscano sotto lo sguardo altro di popoli dall’organizzazione sociale e dalle credenze arcaiche oppure di agenti scaltri e privi di scrupoli dell’odierno Partito comunista cinese. Mettendo in scena anche sia i danni arrecati in loco dalla diffusione delle chiese evangeliche che il confronto tra le grandi aree metropolitane, come quelle di Hong Kong o Los Angeles, e l’ambiente selvaggio che ancora le circonda, contribuendo a sminuirne la loro pretesa grandezza.

    Così, tutto sommato, il broker in rovina ma alla ricerca di nuovi e facili guadagni, l’entomologa concentrata sulla scoperta di nuove specie di insetti, l’antropologa impegnata nella comprensione di una lingua indigena, la psicoanalista incapace di liberarsi del proprio passato, il corriere della droga messicano preso in un loop tra disoccupazione e scelta del rischio, i turisti sprovveduti e gli altri differenti tipi umani presenti nell’Angelo in fiamme, mossi soltanto dall’egoismo o dalla speranza in una impossibile redenzione, sono tutti destinati ad abitare una catastrofe già avvenuta oppure in corso o, ancora, semplicemente possibile, finendo col costituire un cumulo di detriti e scarti, come quelli che le grandi metropoli vedono sorgere in continuazione alla loro periferia, in cui Osborne affonda le mani con crudeltà, cinismo, grande tecnica narrativa e implacabile ironia. Dando vita a figure destinate a subire o scatenare un male privo di qualsiasi fascino oppure, come spesso accade, banale e scontato nelle sue manifestazioni.


    1. La morfogenesi è il processo che porta allo sviluppo di una determinata forma o struttura. In biologia è lo sviluppo della forma e della struttura di un organismo, sia da un punto di vista evolutivo, sia dal punto di vista dello sviluppo ontogenetico di un singolo organismo a partire dallo sviluppo embrionale; mentre in geologia la morfogenesi è la formazione delle strutture e dei rilievi della crosta terrestre, dovuti a cause diverse. a  

    2. Nella polvere (The Forgiven, 2012), trad. di Mariagrazia Gini, Milano, Adelphi, 2021; La ballata di un piccolo giocatore (The Ballad of a Small Player, 2014), Adelphi, 2018; Cacciatori nel buio (Hunters in the Dark, 2015), 2017; L’estate dei fantasmi (Beautiful Animals, 2017), 2020; Il regno di vetro (The Glass Kingdom, 2020), 2022; Java Road (On Java Road, 2022), 2023; Il turista nudo (The Naked Tourist: In Search of Adventure and Beauty in the Age of the Airport Mall, 2006), trad. di Matteo Codignola, 2006; Shangri-la, 2008 e Santi e bevitori. Un viaggio alcolico in terre astemie (The Wet and the Dry: A Drinker’s Journey, 2013), 2024.  

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    FE | Porsche con la livrea Rothmans sulle 99X Electric per l'assalto ai titoli a Londra

    La Porsche Motorsport ha scelto un'altra livrea storica per le sue 99X Electric in vista del gran finale di FIA Formula E che si terrà nel fine settimana a Londra come doppio appuntamento tra sabato e domenica.
    Nell'ambito dei festeggiamenti dei 75 anni sportivi della Casa di Stoccarda, dopo aver sfoggiato una colorazione completamente argentata a Città del Messico in omaggio agli anni '50 e ...Continua a leggere

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    Why Rumors About Morocco Followed Spain’s Ceuta Migrant Surge

    Claims swirled that Morocco, perhaps spurred by Israel and the United States, organized a recent border disaster. That unproven speculation, experts said, was exacerbated by the region’s complicated history.

    © Finbarr O'Reilly for The New York Times

    Migrants from sub-Saharan Africa waiting on a beach for humanitarian assistance after about tens of thousands of people, mostly from Morocco, surged across the border into Ceuta, Spain, this month.
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    How Social Media Sparked a Refugee Crisis Between Spain and Morocco

    A wave of disinformation online contributed to a surge of migrants in the Spanish enclave of Ceuta who were trying to reach Europe, resulting in about 90 deaths.

    © Sergey Ponomarev for The New York Times

    Moroccan border guards and boats patrolling the coastline on the border with Spain in Fnideq, Morocco, this month.
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    France Bans Unsolicited Telemarketing Calls

    Companies will no longer be allowed to advertise goods and services through cold calls without previous consent from consumers.

    © Dimitar Dilkoff/Agence France-Presse — Getty Images

    At Parc des Buttes-Chaumont in Paris. The ban on unsolicited telemarketing is unlikely to be met with any opposition in a country where 97 percent of the population say they are annoyed by such daily calls.
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    91% de su historia, desde hace 249 años, EEUU ha estado en guerra – Por Alfredo Jalife Rahme

    Por Alfredo Jalife Rahme

    WarCosts (Costos de Guerra) es una plataforma de datos independientes de TheDataProject.ai lanzada en marzo de 2026, con sede en Santa Barbara, California, que construye plataformas de datos gratuitos y rastreables con ayuda de IA, con el fin de promover la transparencia y la rendición de cuentas del gobierno de EEUU.

    WarCosts sentencia que, desde su independencia en 1775, EEUU se ha implicado en “más de 36 conflictos mayores” cuando “ha estado en paz solamente 22 años de sus 249 años de existencia”, lo que significa que “ha estado en guerra ¡91% de su historia!, lo cual la define como uno de los países más proclives a la guerra en la historia moderna (https://bit.ly/3RSA4dN)”.

    Han fallecido 1.35 millones de estadunidenses en todas las guerras de EEUU: 405 mil en la Segunda Guerra Mundial (SGM), 116 mil en la Primera Guerra Mundial (PMG), 58 mil en Vietnam y más de 7 mil en las guerras de Irak y Afganistán, mientras que las “guerras civiles en las guerras de EEUU exceden 5 millones a escala global”. Sólo cinco de las guerras de EEUU fueron formalmente declaradas por el Congreso: la guerra de 1812 (contra Gran Bretaña e Irlanda aliados a los nativos locales), la guerra de EEUU vs México, la guerra de EEUU vs España, PGM y SGM”, mientras que los “más de 31 conflictos fueron combatidos sin declaración formal, que incluyen Corea, Vietnam, Irak y Afganistán” con 13 victorias, cinco derrotas y 13 “inconclusas”.

    La guerra más costosa ha sido la “guerra contra el terror”, de 2001 a 2021: más de 8 trillones de dólares, que incluyen costos a largo plazo como cuidados a veteranos –más que la SGM de 4.1 trillones de dólares ajustada a la inflación. La guerra de Irán “que nadie solicitó, sin voto del Congreso, sin declaración de guerra, sin estrategia de salida, sin un interés claro de EEUU”, cuando Trump compitió con el lema “finiquitar las guerras eternas”, lo cual su propio aliado Tucker Carlson (TC) califica de “absolutamente maligno y repugnante”. La sola pregunta que importa:“¿De quién es esta guerra?”.Obvio: ¡de Netanyahu/Israel! La guerra en Irán puede costar a EEUU desde ¡3 billones de dólares hasta 36 billones (proyección de costo final)! Warcosts indaga si la política de “cambio de régimen de EEUU ha funcionado alguna vez” cuando lo “ha ensayado docenas de veces desde la SGM”: el “registro trazable es catastrófico”.

    Amén de comentar el infanticidio de 180 niñas asestado por Israel en Minab (sur de Irán) y señalar la “influencia de Israel en la decisión de Trump para perpetrar su guerra contra Irán”, Warcosts desnuda a los beneficiarios: 1-Israel/Netanyahu; 2-AIPAC y el lobby israelí; 3-Los contratistas de Defensa: Lockheed Martin, RTX/Raytheon, Boeing, Northrop Grumman y General Dynamics; 4-Las trasnacionales de energía y especuladores del petróleo; y 5-China/Rusia.

    Entre los grandes perdedores enumera a los contribuyentes de EEUU, la región entera del golfo Pérsico, la economía global y el movimiento MAGA. Merece un cuadro privilegiado en su infograma la “permanente economía de guerra de EEUU (por cierto, censurado por “alguien”)” y cómo “el conflicto permanente se volvió la norma económica”. A propósito, esta incurable adicción a la guerra, que forma parte del ADN pugnaz de 91% de la historia de EEUU, ha sido impugnada por el reciente “Manifiesto post-MAGA” de 10 puntos de Tucker Carlson (https://bit.ly/3U1cSKT) que presentó en un livestream de casi 2 horas (https://bit.ly/4cuUuQW), donde critica la influencia extranjera de Israel.

    Carlson rompió con el Partido Republicano y se ha aliado a notables figuras disidentes como Marjorie Taylor Greene –empresaria y ex-legisladora del Partido Republicano–; Thomas Massie –legislador republicano, formado en el MIT, solicitante del esclarecimiento de los fétidos “archivos Epstein” y vapuleado por los donativos electorales de AIPAC– y Joe Kent –dimisionario de la jefatura de contraterrorismo– que se han rebelado contra la guerra de Trump/Netanyahu contra Irán. ¿Carlson y su grupo podrán salvar a “EEUU” de su incurable adicción a sus guerras de 91% de su historia?

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    Yabloko, Russian Antiwar Party, Is Banned From Parliament Elections

    The party, Yabloko, has navigated a delicate balancing act with an increasingly heavy-handed Kremlin, but its pro-peace manifesto turned out to be the red line.

    © Pavel Bednyakov/Associated Press

    Nikolai Rybakov, right, the Yabloko party’s leader, and his lawyer, second from right, listening to the court decision after a hearing on a lawsuit to bar the party from upcoming parliamentary elections on Monday in Russia’s Supreme Court in Moscow.
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    Film e pedagogia anarchica – Seconda Parte

    Prima Parte

    Il Cinema in classe: autorità, riforma e anarchia

    La tesi di Philippe Ariès secondo cui la cultura occidentale “ha inventato” le istituzioni dell’infanzia e dell’adolescenza alla fine del Medioevo ha fornito un punto di partenza storico per numerosi pedagogisti e teorici radicali. L’affermazione di Ariès – contestata da alcuni storici ma non definitivamente smentita -, secondo cui il concetto stesso di “innocenza infantile” sarebbe uno sviluppo post-rinascimentale — alimentato dal passaggio dalla vita comunitaria a quella che oggi conosciamo come famiglia nucleare e dallo sviluppo di un complesso codice di comportamento specifico per ogni età1 —, è stata importante per una pedagogia anarchica che cerca di sfidare il potere esercitato sui bambini e sugli adolescenti.

    La venerazione della cosiddetta innocenza infantile si rivelò un’arma a doppio taglio; il passaggio «dalla dottrina del peccato originale al culto della virtù originale nel bambino»2 non fu del tutto salutare. Il “bambino romantico” ispirò l’opera profondamente libertaria di William Blake,3 ma incoraggiò anche un’accettazione sentimentale e regressiva dell’inevitabilità della dipendenza e della sottomissione giovanile.

    Nel diciannovesimo secolo, inoltre, i cliché sdolcinati del bambino romantico coesistevano con una stigmatizzazione verso i bambini poveri e di strada – etichettati come «selvaggi.» Hugh Cunningham ha dimostrato come il discorso razziale e imperialista della Gran Bretagna del diciannovesimo secolo coincidesse con gli atteggiamenti nei confronti dei giovani indigenti. I bambini delle “ragged schools”4 londinesi venivano definiti «barbari e coraggiosi come gli indiani d’America del Nord», mentre i bambini dei bassifondi, ritenuti ineducabili, venivano descritti come «arabi di strada», «kaffir inglesi»5 e «ottentotti.»6 7

    La pedagogia riformista tende a mascherare il proprio paternalismo con atteggiamenti e terminologia più edulcoranti. Secondo Ian Hunter, la “nuova” pedagogia liberale del diciannovesimo secolo, plasmata da figure culturali come Matthew Arnold e burocrati dell’istruzione meno noti come James Kay-Shuttleworth, abbracciava una forma di controllo sociale la cui influenza è rilevabile nella scuola odierna.

    Arnold, ispettore scolastico statale oltre che critico culturale, chiarì l’ethos contraddittorio della pedagogia riformista: la supervisione morale dei bambini, specialmente quelli della classe operaia (considerati poco migliori degli animali), era legata alla «correzione attraverso l’espressione di sé.»8

    Una critica anarchica verso i “film sulle classi scolastiche” – che rappresentano, e spesso incarnano, i valori pedagogici dominanti -, deve tenere conto del fatto che l’educazione autoritaria è spesso accompagnata da un’attenzione, per quanto paternalistica, alla vita interiore e allo sviluppo morale degli studenti.

    Se il principio guida dell’educazione anarchica è «rendere il desiderio dell’allievo, piuttosto che la volontà dell’insegnante, l’elemento motivante dell’apprendimento,»9 un’analisi dei film ambientati nelle classi può rivelare come le rappresentazioni di un finto libertarismo si alternino, spesso, a celebrazioni meno adulterate di scolarizzazione autoritaria.

    Può sembrare presuntuoso mettere a confronto le narrazioni pedagogiche americane con i film dell’Europa occidentale – in quanto il sistema scolastico americano, relativamente decentralizzato, contrasta nettamente con le controparti centralizzate di paesi quali la Francia e la Gran Bretagna. Una certa omogeneità ideologica permea i film ambientati in classe: si potrebbe, seguendo Bachtin, parlare di un «cronotopo» scolastico, poiché la classe fornisce una «matrice transculturale, spazio-temporale»10 che plasma il genere e le sue propensioni narrative.

    Hard Times di Charles Dickens è una narrazione scolastica fondamentale.

    Il romanzo potrebbe essere considerato una risposta allegorica a varie leggi che rendevano l’istruzione sempre più obbligatoria per i bambini della classe operaia. Una forma di istruzione decisamente coercitiva, ma presumibilmente umana e pratica, sostituì gradualmente le difficoltà del lavoro minorile. Lo spettro del signor Gradgrind, l’insegnante assurdamente utilitarista che Dickens caricaturizza con gioia, aleggia su molte rappresentazioni cinematografiche di insegnanti autoritari. Il suo entusiasmo letterale per i soli fatti si può cogliere anche in rappresentazioni più moderate di insegnanti liberali e ben intenzionati. Hard Times mescola il reame banale e empirico dell’aula di Gradgrind con il demi-monde11 seducente e sensuale del circo di Sleary, la cui affascinante sfrontatezza è esaltata da un linguaggio colorito e decisamente non utilitaristico.

    L’adattamento della BBC di Hard Times ha sottilmente alterato i ritmi del romanzo di Dickens, intrecciando il vitalismo grezzo del circo con le scene ambientate in classe che aprono la storia. L’unione tra la rigida celebrazione dei fatti di Gradgrind e la vitalità volgare del circo è riuscita così bene che, secondo un critico, l’opera di Dickens è stata migliorata.12 Anziché considerare l’aula e la sua innocua atmosfera carnevalesca come regni autonomi, questo adattamento lasciava intravedere la possibilità che l’aula stessa potesse essere trasformata in un luogo di festa.

    Sebbene pochi tra gli insegnanti di Hollywood possedessero l’involontario brio comico di Gradgrind, molti di questi film abbracciavano solennemente quel messianismo educativo che Dickens derideva e sottolineavano lo scisma tra la sobrietà dell’aula e la cultura popolare con una stridente tendenziosità che avrebbe potuto divertire lo scrittore inglese.

    Blackboard Jungle (1955) di Richard Brooks è un esempio paradigmatico di film in cui un insegnante viene ritratto come un redentore quasi santo.

    In una rivisitazione umanistica e pseudo-liberale dell’opposizione ottocentesca tra pedagoghi crociati e studenti “selvaggi” da domare, Richard Dadier (interpretato da Glenn Ford) prende in mano una turbolenta classe dei quartieri poveri con la disinvoltura di un generale dai modi gentili — una versione più giovane e irsuta dell’allora presidente Eisenhower. Non ignaro delle nuove tecniche educative, Dadier. un giorno. decide di far ascoltare alcuni dei suoi amati dischi di Bix Beiderbecke alla sua classe turbolenta. La visione di Dadier di essere alla moda è troppo all’antica per la sua classe di emarginati urbani. Loro preferiscono il rock and roll e, con gioioso abbandono, distruggono senza pietà le sue registrazioni in vinile di jazz bianco. Mentre Dickens satirizzava il pragmatismo privo di immaginazione di Gradgrind, Brooks celebra acriticamente il liberalismo paternalistico di Dadier. Alla fine del film, molti studenti sembrano pentiti e sono apparentemente sulla buona strada per diventare dei cittadini noiosamente rispettosi della legge.13

    Questa traiettoria narrativa rudimentale — ciò che si potrebbe definire un “modello redentore” di pedagogia — si ripete, con variazioni a volte eccentriche, in decine di film che hanno come protagonisti degli studenti indisciplinati delle grandi città: To Sir With Love (1967) (dove Sidney Poitier, che in The Blackboard Jungle interpretava un delinquente minorile, diventa l’incarnazione afroamericana di Richard Dadier), Up the Down Staircase (1967) di Alan Pakula, Io speriamo che me la cavo di Lina Wertmuller (1992; una versione siciliana14 di The Blackboard Jungle e altrettanto insopportabile) e Dangerous Minds (1995) di John N. Smith, sono tra i tanti film che appartengono a questo sottogenere altamente schematico.

    The Blackboard Jungle e Dangerous Minds hanno, come protagonisti, dei personaggi con un’esperienza militare: ciò li renderebbe, in teoria, idonei all’insegnamento nei quartieri poveri. Ma l’umanesimo reazionario di questi film impallidisce se paragonato a Lean on Me (1985) di John Avildsen, un omaggio romanzato al preside di Newark, Joe Clark, la cui particolare visione della disciplina scolastica si avvicina, almeno retoricamente, a una sorta di fascismo pedagogico. L’ideologia di molti film autoritari ambientati in classe è sintetizzata in modo incisivo dal protagonista di Bigger Than Life (1956) di Nicholas Ray, un insegnante squilibrato che crede che «l’infanzia sia una malattia congenita e lo scopo dell’educazione sia curarla.»

    Nell’epoca vittoriana si sviluppò un consenso unanime secondo cui anche i bambini delle classi superiori fossero dei piccoli selvaggi; la loro educazione, tuttavia, era concepita per renderli fedeli servitori dello Stato e amministratori dell’impero — un processo che raggiunse il suo apogeo nella scuola pubblica britannica.

    Tom Brown’s Schooldays di Robert Stevenson (1940, un adattamento rispettoso del romanzo di Thomas Hughes) rende omaggio al preside di Rugby, il dottor Thomas Arnold (padre di Matthew Arnold, interpretato con severa benevolenza da Cedric Hardwicke), e questo esempio di anglofilia hollywoodiana tratta Arnold come una divinità pedagogica. Il preside di Rugby era considerato un importante riformatore dell’istruzione, poiché il suo regime eliminò di fatto gran parte del bullismo, del nonnismo e dell’ubriachezza che avevano spinto Arnold nella sua crociata per creare un ambiente educativo meno spietato. All’inizio del film, pronuncia un discorso chiave in cui promette che Rugby “non è più la scuola di barbari selvaggi ma di giovani timorati di Dio.” Arnold credeva che la scuola dovesse contribuire a domare le inclinazioni fondamentalmente malvagie dei ragazzini; l’istituzione non era tanto una comunità di scolari quanto una versione embrionale dello Stato che gli studenti avrebbero poi governato. Il nazionalismo moralizzatore di Arnold e la sua fervida difesa dei classici come fulcro del programma scolastico delle scuole private continuarono ben oltre il ventesimo secolo.

    Eppure, quando Mike Figgis realizzò il remake dell’opera teatrale di Terence Rattigan, The Browning Version, nel 1995, l’interpretazione di Albert Finney nei panni del disilluso insegnante di lettere classiche finì per apparire come una parodia moderata dei valori arnoldiani. Probabilmente la campana a morto della cinematografica per le discipline, un tempo rispettate, come il latino e il greco, era suonata anni prima con Torment (1944) di Alf Sjöberg, in cui il professore di latino, Caligola, è ritratto come un surrogato di Hitler.

    Anni dopo, guardando retrospettivamente a un periodo di vero fascismo, Amarcord (1974) di Fellini derideva le assurde pretese di Mussolini di invocare la grandezza dell’antica Roma nelle scuole: una serie di sequenze mostra scolari vivaci che, tra scoregge e rutti, si fanno strada attraverso lezioni futili.

    L’autoritarismo insipido trasmesso dagli educatori protagonisti di High School (1968) di Frederick Wiseman è molto più vicino alle tendenze contemporanee dell’istruzione di massa rispetto alle cadenze altisonanti di Thomas Arnold o alle più recenti esortazioni sul valore redentore dell’espressione di sé. Il film comprime diversi mesi di noia scolastica attraverso un ritratto ingegnosamente montato di una tipica giornata scolastica, a tratti infernale e a tratti involontariamente comica. Diversi critici hanno notato come l’inquadratura di un camion del latte — su cui spicca il logo “Penn Made Product” — nella sequenza iniziale del film alluda sia alla missione della scuola di sfornare cittadini impeccabilmente solidi, sia alla sardonica «analisi del condizionamento sessuale e della definizione di genere» di Wiseman.15 Nonostante alcune esemplari analisi formali di High School, le implicazioni dei suoi subdoli pregiudizi anti-autoritari non sono state sufficientemente esaminate. Secondo la storia completa di Edward A. Krug sulle scuole superiori americane (divisa in due volumi), il trionfo di quella che è ormai conosciuta come la «teoria dell’investimento nell’istruzione» ha prodotto un’ideologia che esaltava la «necessità del controllo sociale» e promuoveva «il rigoroso adeguamento dell’individuo al gruppo».16 Eppure Krug ci fa notare che questa ideologia non si sia affermata senza difficoltà. Nel corso degli anni ’20, ad esempio, gli ideali pedagogici della Progressive Education Association (trad.: Associazione per l’Educazione Progressista) (un’organizzazione che, per la maggior parte, incarnava il programma riformista di John Dewey) contestavano, con successi occasionali, un’insidiosa enfasi della standardizzazione. I sostenitori della standardizzazione riuscirono a trarre sostegno ideologico da quella che Michael Katz definisce «l’ironia delle prime riforme scolastiche.»17 Katz racconta che nel diciannovesimo secolo i ricchi cittadini del Massachusetts promuovevano l’istruzione secondaria obbligatoria, incontrando però la resistenza dei membri della classe operaia – che mal sopportavano la generosità paternalistica dei magnati industriali. Alla fine, l’ideologia ufficiale trionfò: le scuole pubbliche divennero l’incarnazione di un egualitarismo idealmente concepito per appianare le differenze tra ricchi e poveri.

    High School è ambientato in un contesto borghese dove gli insegnanti e amministratori vanno fieri dell’eccellenza del loro programma di preparazione all’università. Ma la sfilata di docenti e burocrati inefficaci che il film mette in scena, siano essi ferocemente autocratici o debolmente liberali, riflette la standardizzazione della conoscenza – che si può riscontrare, in misura variabile, anche nelle scuole della classe operaia o nei collegi d’élite. Wiseman alterna ripetutamente i primi piani dei docenti adulti con successive inquadrature larghe e medi primi piani degli studenti annoiati; si instaura così un ritmo in cui la “resistenza passiva” – forse inconsapevole – degli alunni sgonfia la pomposità dei loro insegnanti. Tuttavia, il film non si concentra su ritratti ad hominem dei personaggi: mette alla berlina la pedagogia autoritaria con una critica sistematica. Una sequenza prolungata in cui un’insegnante di inglese discute una canzone di Simon&Garfunkel con i suoi studenti indifferenti – un esercizio goffo, seppur commovente, di modernità malintesa – costituisce un’accusa altrettanto schiacciante contro l’impostazione gerarchica della scuola quanto le uscite di un preside responsabile della disciplina – che somiglia a un istruttore militare particolarmente feroce. In definitiva, le buone intenzioni del corpo docente devono essere liquidate come irrilevanti, poiché l’oppressività della Northeast High School non è generata solo da individui imperfetti. Una delle sequenze più emblematiche di High School mostra uno scambio tra il preside responsabile della disciplina e uno studente mite che insiste per essere esonerato dalla lezione di educazione fisica. Il fatto che la scuola debba imporre indiscriminatamente un regime che esige la sottomissione totale del corpo e della mente a leggi spesso irrazionali richiama alla mente le osservazioni fatte da Foucault in Sorvegliare e punire. Questa standardizzazione è entrata nella pedagogia del diciassettesimo secolo, quando le scuole hanno introdotto una serie di esami regolari volti a garantire una valutazione e sorveglianza continue. L’attenzione prestata da Wiseman sugli studenti ribelli che vagano per i corridoi senza permesso documenta la banalizzazione dei riti dell’umanesimo utilitaristico. Il divario tra l’idealismo liberale della scuola superiore e la realtà della sua noia schematica ricorda la sintesi di Raymond Williams sull’anti-utilitarismo di Hard Times: «l’affidarsi alla ragione, che nel breve termine era purificante e liberatorio, divenne in una società reale un’alienazione della ragione.»18 L’insidiosità della variante americana del “giudizio normalizzante” potrebbe benissimo costituire il tema centrale di Wiseman. Almeno in un contesto britannico o europeo, il riconoscimento delle sottili differenze di classe porta alla consapevolezza di come l’istruzione diventi una componente cruciale di una più generale stratificazione sociale. La distinzione fatta da Basil Bernstein,19 ad esempio, tra i codici linguistici “ristretti” condivisi dagli studenti della classe operaia a casa e quelli formali “elaborati” imposti dall’ambiente scolastico (per non parlare degli inevitabili vantaggi di cui godono gli studenti della classe media) offre una prospettiva che è, per la maggior parte, estranea alla sociologia americana dominante. Poiché l’ideologia americana prevalente abbraccia l’appiattimento delle differenze di classe e una fede implicita in un egualitarismo illusorio, la fusione tra gli obiettivi della scuola e dello Stato che High School afferma è forse più omogenea negli Stati Uniti che altrove. Quando, verso la fine del film, un funzionario scolastico legge una lettera di uno studente probabilmente caduto in Vietnam – evidenziando dei collegamenti tangibili tra i valori di cittadinanza della scuola superiore e il sacrificio militare -, diventa palese una diluizione forse inevitabile dell’altruismo pedagogico di John Dewey.

    Nonostante alcuni radicali, come Henry Giroux, abbiano promosso una versione rivisitata del modello deweyano di “educazione alla cittadinanza,” l’educazione progressista difesa dallo stesso Dewey precede immediatamente quella che potrebbe essere definita una ritirata verso lo sciovinismo liberale — il suo sostegno alla Prima guerra mondiale dimostra che la riforma educativa liberale è costantemente vulnerabile alla cooptazione.20 Come proclamava Stirner, l’educazione non dovrebbe promuovere la produzione di “cittadini utili,” ma incoraggiare la formazione di individui autonomi che, ovviamente, non si distacchino dagli interessi dei propri concittadini.

    High School II (1994), sequel del film di Wiseman, presenta le classi aperte della Central Park East di New York City: l’attenzione della scuola per le «relazioni personali tra docenti e studenti»21 è, almeno implicitamente, posta come un’alternativa empatica al lavoro scolastico alienante documentato in High School. Sebbene sia evidente che l’ambiente didattico sia meno opprimente alla Central Park East rispetto al precedente film, i gruppi di incontro pedagogici della scuola newyorkese facilitano la formazione di cittadini utili in modo più gentile e delicato. Il modello educativo terapeutico di Carl Rogers concepiva l’educazione non coercitiva come un mezzo per l’auto-trasformazione e non per il cambiamento sociale: «quando la minaccia al sé è ridotta al minimo, l’individuo si avvale delle occasioni di apprendere per arricchire sé stesso.»22 Una lunga riunione del corpo docente, che Wiseman riprende in tempo reale, abbina una discussione sui punteggi degli Advanced Placement23 con le battute dei docenti intrise di retorica auto-realizzante.24 La pedagogia liberale di High School II e del Central Park East richiama l’appello di Dewey a un «adeguamento flessibile» delle istituzioni sociali25 — un obiettivo che potrebbe portare a una maggiore autostima, ma che è ben lontano dalle aspirazioni della pedagogia anarchica.

    Se High School II fa uso dei luoghi comuni dell’educazione progressista e, allo stesso tempo, riafferma lo status quo, Le Gai Savoir (1967) di Jean-Luc Godard spoglia l’ Émile di Rousseau della sua compiacenza romantica. Come nei film La Chinoise e Tout va bien, la “sinistra maoista” funge da anarchismo occulto che il regista si rifiuta categoricamente di riconoscere.

    Le Gai Savoir incentra un dialogo sulle aporie della rappresentazione cinematografica, intervallato da frammenti mediatici citati in chiave parodistica. Il film vede Jean-Pierre Léaud nei panni del protagonista Émile, che fonde l’anomia della Nouvelle Vague con un radicalismo ingenuo, e Juliet Berto in quelli di Patricia, una militante di sinistra che lavora come modella di nascosto. A differenza della progressione lineare dei film tradizionali ambientati nelle aule scolastiche, l’opera di Godard non è un omaggio a un pedagogo messianico o a una tecnica educativa, ma funge esso stesso da forma esplorativa di pedagogia. Nonostante un inevitabile cenno quasi parodistico a Rousseau, la pedagogia cinematografica di Le Gai Savoir ricorda maggiormente i dialoghi filosofici dal tono caustico e comico di Denis Diderot, in particolare Il nipote di Rameau e Il sogno di D’Alembert. Un dialogo come quello de Il nipote di Rameau, caratterizzato da una forma di argomentazione stimolante e vertiginosa, promuove un salutare squilibrio filosofico ben diverso dal liberalismo schematico di Rousseau. Come osserva Elisabeth de Fontenay, Diderot «mina le pretese del soggetto maschile occidentale di imporre un fondamento della conoscenza neutra e del potere sovrano». Figure marginali come «la suora, il cieco, il nipote di Rameau… destabilizzano l’ordine vigente nelle sue cinque manifestazioni: politica, metafisica, religiosa, etica e matematica.»26 La destabilizzazione post-consumistica delle categorie estetiche fisse operata da Le Gai Savoir assomiglia molto di più al pionieristico «testo aperto» di Diderot che alle certezze conclusive dell’ Émile – una narrazione in cui il percorso intellettuale dell’eroe omonimo si conclude con un conforto domestico non dialettico. Il film di Godard è più vicino alle ironie dialettiche della «coscienza infelice» ironizzata da Hegel, un concetto profondamente influenzato da Il nipote di Rameau. L’esortazione di Patricia a “partire da zero… e vedere se ci sono tracce” evoca la tendenza di Diderot nell’oscillare tra la serietà intellettuale e quello che P. N. Furbank definisce cinismo «auto-sovvertente.» Il giocoso pseudo-rigore del film può essere interpretato come una scherzosa accusa alla brama di rigore effettivo del primo strutturalismo. La voce fuori campo sussurrata, marchio di fabbrica di Godard, ad esempio, ci informa che Émile è stato colpito al cuore durante una manifestazione, ma è stato salvato da una copia dei Cahiers du Cinéma infilata nel suo maglione. Godard rifiuta di scegliere tra la cinefilia e una critica politica più autolesionista e genuinamente didattica. Lo schema pedagogico di Émile e Patricia esemplifica questa tensione interna, poiché sintetizza sia una poetica che una politica della rappresentazione. Il primo anno del programma di studi della loro università alternativa sarebbe stato dedicato alla raccolta e alla valutazione di suoni e immagini; il secondo anno sarebbe proceduto alla scomposizione di tali suoni e immagini; il terzo si sarebbe concluso con una sintesi pseudo-hegeliana — una ricostituzione creativa del linguaggio cinematografico e televisivo.

    Gli anarchici possono trovare molto da ammirare in questa rivisitazione di Émile. Il connubio operato da Godard tra leninismo e poetica modernista ricorda la singolare fusione di Julia Kristeva tra anarchismo estetico e maoismo dogmatico.27 Ciononostante, l’anti-stalinismo del film (in un’osservazione casuale, Patricia, una modella di lingerie, osserva che il quotidiano comunista L’Humanité e quello conservatore Le Figaro pubblicano le stesse insipide pubblicità che la ritraggono e le permettono di pagare l’affitto) e gli omaggi anti-autoritari (nella colonna sonora si sente la voce di Cohn-Bendit) rivelano che Godard non ha ceduto alle panacee autoritarie richieste dal maoismo.

    A volte, i film ambientati in classe apparentemente anti-autoritari nascondono un pregiudizio conformista sommerso. Entre les murs (La classe, 2008) di Laurent Cantet, premiato all’unanimità con la Palma d’Oro al Festival di Cannes e definito un film “perfetto” dal presidente Sean Penn, è un’opera ambigua. Da un lato rafforza l’autoritarismo apparentemente benigno e il facile culto dell’eroe tipico di Blackboard Jungle; dall’altro critica senza troppa convinzione l’autorità carismatica dell’eroe-insegnante. Sebbene Justin Chang di Variety abbia definito Entre les murs «un gradito contrappeso» ai film «all’americana» come il già citato Dangerous Minds28 (e A. O. Scott del New York Times ha, a sua volta, stroncato il film commerciale con Michelle Pfeiffer e elogiato il lungometraggio francese in quanto sofisticato), l’opera di Cantet è una versione meno banale e più sottile del tanto vituperato modello americano. In altre parole: un film che piace al grande pubblico.

    Certamente non è privo di fascino il film di Cantet: è intrigante soprattutto per le contraddizioni che incarna, così come per la sua visione ambivalente del sistema educativo francese e del consenso ideologico che esso rappresenta. Girato in quello che i critici pigri hanno definito uno «stile documentaristico» (ma con un’estetica patinata e in formato widescreen che corrisponde a pochissimi documentari), il film di Cantet si sforza di mantenere una distanza ironica sia dall’esperienza vissuta che dal materiale di partenza. Per evitare l’imbarazzante disparità tra l’idealismo documentaristico e l’avidità vecchio stile che spinse il gentile maestro della scuola rurale di Être et avoir (2002) a fare causa per ottenere una parte dei profitti del film,29 l’opera di Cantet è saldamente ancorata al regno della finzione.

    Schivando abilmente lo stile alla James Frey,30 l’ex insegnante di scuola media (e collaboratore di Cahiers du Cinéma) François Bégaudeau interpreta una versione fittizia di sé stesso basata sul suo romanzo autobiografico. Con modestia (in un modo sospettosamente arrogante), Bégaudeau insiste nelle interviste di “non essere una star,” ma semplicemente il “personaggio principale” di un film estremamente democratico. E in una narrazione libera e diretta da un progressista non dogmatico, l’accento è posto principalmente sugli scambi tra l’intrepido, ma palesemente imperfetto, insegnante e gli studenti, interpretati da affascinanti non professionisti, nella sua classe sempre vivace e multiculturale. La spontaneità apparente delle scene in classe è il risultato di una preparazione meticolosa. Il cast ha partecipato a lunghi workshop dove, guidati dai consigli di Bégaudeau, le improvvisazioni hanno costituito la base della sceneggiatura finale. Molti degli intermezzi prevalentemente comici della prima metà del film smorzano con arguzia l’arroganza di Bégaudeau — nonostante sfoggi questa presunzione come un distintivo d’onore strategicamente ironico. A titolo esemplificativo, un lungo scambio sulle opinioni riguardanti il congiuntivo imperfetto ribadisce come la lingua rifletta la stratificazione di classe in una Francia ultra-gerarchica. Il dibattito su questo aspetto notoriamente spinoso della grammatica francese spinge gli studenti e il loro insegnante, notoriamente polemico, in una discussione dove le loro argomentazioni, e i ruoli sociali, sembrano quasi predeterminati. I ragazzi, com’era prevedibile, si lamentano che “nessuno parla così,” mentre Bégaudeau, forse in parte con ironia, difende con vigore il congiuntivo come parte dell’arsenale letterario francese. In un’altra scena cruciale, Khoumba, una studentessa intelligente ma irascibile, mette alla prova la pazienza del suo insegnante rifiutandosi di leggere ad alta voce in classe un brano tratto da Il diario di Anna Frank. È interessante notare due aspetti: il primo riguarda il disinteresse di un gruppo multietnico di studenti per la “rilevanza” di Anna Frank — in un contesto nordamericano, probabilmente, si sarebbe verificato il contrario —; il secondo è la scontrosità di Khoumba: la sua reazione nasce più dall’ostilità del suo insegnante che da una critica tangibile all’universalismo francese.

    Sebbene Cantet non perda quasi nessuna occasione per sottolineare i difetti del suo protagonista, in Entre les murs traspare in definitiva una certa compiacenza che permette a Bégaudeau di trionfare – nonostante le sue uscite verbali infelici e la propensione all’auto-sabotaggio pedagogico. Mentre il film si avvia verso una conclusione che un piccolo gruppo di critici dissenzienti ha giustamente definito superficiale, la tensione melodrammatica si fa più intensa e la simpatia che Cantet si è guadagnato grazie ad alcune scene lievi ma affascinanti comincia a svanire. Una controversia inventata tra l’insegnante anticonformista, lo studente africano scontroso Souleymane e la ragazza algerina vivace Esmeralda indebolisce una possibile ed energica critica ai dogmi dell’istruzione francese. Esmeralda, in qualità di rappresentante degli studenti, partecipa a una riunione del corpo docente della scuola e si infuria quando Bégaudeau definisce Souleymane “limitato.” Colto alla sprovvista, liquida con stizza Esmeralda e una delle sue amiche con la frase: “vi comportate come delle sgualdrine.” Eppure, quando l’insegnante mortificato fa le sue scuse come da copione cinematografico (dopo aver inizialmente tentato, invano, di integrare la sua gaffe in un’altra lezione di grammatica), una discussione in classe che riassume i risultati dell’anno presenta l’omaggio, in forma colloquiale, di Esmeralda alla Repubblica di Platone. La goffaggine di questo colpo di grazia narrativo è davvero sbalorditiva: dopo aver ricevuto una semplice bacchettata sulle mani per la scorrettezza politica, lo sfortunato insegnante viene nuovamente incoronato come un eccentrico re filosofo e incarnazione del dialogo socratico. In ultima analisi, i difetti di Entre les murs – nonostante la finta umiltà del suo protagonista – possono essere attribuiti alla riluttanza di affrontare le radici sistemiche della disuguaglianza educativa.

    Il fascino di L’esquive (2003) di Abdel Kechiche risiede negli sforzi dei ragazzi emarginati di origine nordafricana di appropriarsi della letteratura classica francese per le proprie esigenze. Mentre il loro anonimo insegnante bianco rimane al sicuro sullo sfondo, Bégaudeau monopolizza lo schermo ed emerge come un insopportabile magister ludi.31

    Il defunto sociologo Pierre Bourdieu, forse il critico più incisivo del privilegio educativo francese, ha inconsapevolmente individuato il dilemma centrale di Entre les murs nella sua opera riguardante l’ «educazione e il dominio», affermando che «l’ideologia giacobina su cui si basa la critica tradizionale del sistema didattico, così come alcune critiche tradizionali alle riforme governative di questo sistema, giustifica in realtà il sistema con il pretesto di sfidarlo, oltre a difendere il conservatorismo pedagogico di molti di coloro che chiedono queste riforme, anche all’interno dell’università.»32 Nonostante le intenzioni indubbiamente buone, i metodi didattici innovativi di Bégaudeau finiscono per “giustificare” la disuguaglianza strutturale che cercano di contrastare. Una simile accusa farebbe senza dubbio infuriare l’insegnante sicuro di sé, dato che egli stesso invoca la terminologia di Bourdieu nell’opuscolo di presentazione del film, sostenendo in modo del tutto ragionevole che «una scuola […] è, in fin dei conti, discriminatoria, ineguale, favorisce la riproduzione, ecc.». Ciò che Bégaudeau ovviamente non può ammettere, tuttavia, è che la sua sceneggiatura lo pone sempre al centro della scena, come burattinaio del film. Come osserva Bourdieu, «la scuola ha anche una funzione di mistificazione […] convince coloro che elimina che il loro destino sociale […] è dovuto alla loro mancanza di doti naturali, e in questo modo contribuisce a impedire a costoro di scoprire che il loro destino individuale è un caso particolare di un destino collettivo.»33 Come innumerevoli film ambientati in classe, Entre les murs mistifica il processo educativo, sostenendo che le aule tetre e reazionarie possono essere trasformate grazie all’intervento empatico, seppur in ultima analisi condiscendente, di un insegnante eroico. Il fatto che Cantet sia più consapevole di queste insidie rispetto ai suoi numerosi precursori hollywoodiani non giustifica la fondamentale disonestà del suo film.

    Continua…

    Note

    1Philippe Ariès, Centuries of Childhood: A Social History of Family Life, trans. Robert Baldick (New York: Vintage Books, 1962). Ariès è citato, insieme ad altri, da Smith e Spring. Per una critica ad Aries, vedere Leonard Pollock, Forgotten Children: Parent–Child Relations from 1500 to 1900 (Cambridge, U.K.: Cambridge University Press, 1983).

    2Peter Coveney, The Image of Childhood: The Individual and Society: A Study of the Theme in English Literature (Baltimore: Penguin Books, 1967), p. 33. Successivamente (p. 92), Coveney osserva che «per i grandi romantici […] il bambino era un’immagine attiva, un’espressione della potenza umana di fronte all’esperienza umana». Egli distingue questa concezione dal «concetto romantico, degradato e innocente vittoriano» esemplificato «dalle vacuità di Little Lord Fauntleroy» — che degenera in «qualcosa di staticamente giustapposto all’esperienza».

    3Nota del blog. Porton si riferisce alla raccolta di poesie di Blake, Canti dell’innocenza e dell’esperienza. Che mostrano i due contrari stati dell’anima umana.

    4Nota del blog. Tradotto come “scuole degli straccioni.” Nate nella prima metà del diciannovesimo secolo, le ragged schools erano sostenute da enti di beneficenza e offrivano vari servizi educativi e di altro tipo ai bambini poveri quali istruzione elementare, formazione professionale, catechismo, club per l’abbigliamento e gruppi di fattorini e lustrascarpe. Questi istituti chiusero i battenti nel 1902.

    5Nota del blog. Kaffir deriva dall’arabo kāfir (كافر) (trad.: non credente o miscredente) e veniva utilizzato dalle popolazioni arabo-islamiche verso quelle non musulmane dell’Africa Orientale e Sud Orientale. Gli europei – prima i portoghesi, poi olandesi e inglesi – adottarono questo termine in modo dispregiativo e discriminatorio verso gli abitanti dell’Africa sub-sahariana e, più in generale, a tutti quelli non caucasici.

    6Nota del blog. Ottentotti deriva dall’afrikaans hottentots (trad.: balbuziente) e ci si riferiva, in modo discriminatorio, alla popolazione Khoekhoe stanziata nell’odierno Sudafrica. Il termine dispregiativo, come Kaffir, venne esteso a tutte le popolazioni di origine africana.

    7Hugh Cunningham, The Children of the Poor: Representations of Childhood Since the Seventeenth Century (Oxford, U.K.: Basil Blackwell, 1991), pp. 107–8. Cunningham osserva inoltre che Thomas Beggs riteneva i bambini dei quartieri poveri «orde predatrici della strada» che «sembravano “quasi appartenere a una razza a sé stante”.»

    8Arnold è citato in Ian Hunter, Culture and Government (London: Macmillan, 1988), p. 115.

    9Paul Avrich, The Modern School Movement: Anarchism and Education in the United States (Princeton, N.J.: Princeton University Press, 1980), p. 13.

    10Vedere anche Michael Holquist, Dialogism: Bakhtin and his World (London and New York: Routledge, 1990), pp. 107–48. Per una specifica applicazione del concetto di Bakhtin alla produzione cinematografica, vedere l’osservazione di Robert Stam sul “chronotope . . . historicizes space and time,” in Robert Stam, Subversive Pleasures: Bakhtin, Cultural Criticism, and Film (Baltimore: Johns Hopkins University Press, 1989), p. 41.

    11Nota del blog. Parola macedonia (demi e monde, traduzione letterale: mezzo mondo) che indica un ambiente sociale corrotto e che ostenta gli atteggiamenti di un ceto elevato.

    12Per altre produzioni della BBC vedere il capitolo di George Ford “Dickens’s Hard Times on Television: Problems of Adaptation,” in George Ford e Sylvère Monod, ed., Hard Times: An Authoritative Text—Backgrounds, Sources and Contemporary Reactions, Criticism (New York: W.W. Norton, 1990), pp. 401–11.

    13Per un interessante confronto tra The Blackboard Jungle e alcuni film più recenti ambientati in classe, si veda Gilles Gony, Le Prof et la horde: sur Blackboard Jungle, Mery per Sempre et Train of Dreams, Cahiers de la Cinémathèque*, dicembre 1990, pp. 67–73.

    14Nota del blog. Il film di Wertmuller è ambientato a Napoli e non in Sicilia come scritto da Porton. La regista italiana mostra una realtà più dal punto di vista dei bambini e delle bambine che del protagonista interpretato da Paolo Villaggio: ciò lo si denota dal titolo stesso del film, “io speriamo che me la cavo,” che è la frase finale di un tema scritto da un alunno della classe diretta dal protagonista. La speranza invocata era quella di vivere decentemente in una realtà dove gli under 14 erano pedine iper-sfruttate e poi gettate via dal Capitale criminale e/o legale (clan camorristici o imprenditori). Lo stesso protagonista adulto, che interpreta un maestro, non ha velleità eccessivamente redentrici come invece accaduto a altri protagonisti di film italiani analoghi di quel periodo storico – si pensi a Mery per sempre o a Caro Maestro, giusto per citarne due. Lo spaccato mostrato da Wertmuller evidenzia un degrado fatto di corruzione e violenza dove a pagarne le conseguenze sono le soggettività più deboli (i bambini e le bambine), costrette fin da subito a seguire gli schemi di sopravvivenza violenta e asociale degli adulti.

    15Barry K. Grant, Voyages of Discovery: The Cinema of Frederick Wiseman (Urbana and Chicago: University of Illinois Press, 1992), p. 57.

    16Edward A. Krug, The Shaping of the American High School (Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 1964).

    17Michael Katz, The Irony of Early School Reform (Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 1968).

    18Raymond Williams, “Introduction,” in Charles Dickens, Hard Times (New York: Fawcett, 1966), p. 7.

    19Vedere Basil Bernstein, Class, Codes, and Control (St Albans, U.K.: Paladin, 1973).

    20Questa visione si contrappone alla visione generosa del liberalismo di Dewey delineata da Robert B. Westbrook in John Dewey and American Democracy (Ithaca, N.Y. and London: Cornell University Press, 1991).

    21Questa è la descrizione che Wiseman stesso fa di Central Park East. Vedere Cynthia Lucia, Revisiting High School: An Interview with Frederick Wiseman, Cineaste, 20, n. 4 (1994): 6. Per una descrizione della politica educativa della scuola, vedere Deborah Meier, The Power of their Ideas: Lessons for America from a Small School in Harlem (Boston: Beacon Press, 1995).

    22Carl R. Rogers, Freedom to Learn (Columbus, Ohio: Charles E. Merrill, 1969), p. 162. Nota del blog. C. R. Rogers, Libertà nell’apprendimento, trad. it. a cura di Roberto Tettucci, Giunti Barbera, Firenze, 1973, p. 193

    23Nota del blog. L’Advanced Placement è un programma di corsi e di esami di livello universitario offerto agli studenti delle scuole superiori. Creato dall’organizzazione College Board, permette agli studenti di studiare materie avanzate, guadagnare crediti validi per l’università e migliorare il proprio curriculum accademico per l’ammissione ai college.

    24Il film Stand and Deliver (1987) di Ramon Menendez presenta una versione hollywoodiana più cinica di questo approccio ai test standardizzati. Un esame di matematica del programma Advanced Placement viene utilizzato come espediente per rafforzare la tradizionale ideologia americana del successo sociale-economico.

    25Questo passaggio del Democracy and Education di Dewey è citato in Andrew Delbanco, John Dewey’s America, Partisan Review 63, no. 3 (1996): 516

    26De Fontenay è citato in P. N. Furbank, Diderot: A Critical Biography (New York: Alfred A. Knopf, 1992), p. 68.

    27Vedere per esempio Julia Kristeva, Revolution in Poetic Language, trans. Margaret Waller (New York: Columbia University Press, 1984).

    28Justin Chang, “The Class,” Variety, 23 Maggio 2008

    29Nota del blog. Lopez, il personaggio principale del documentario, citò in giudizio i registi perché questi avevano sfruttato la sua immagine senza autorizzazione. Il tribunale rigettò la sua istanza. Fonti: French film star teacher sues, BBC, 13 Ottobre 2003. Link; Defeat for teacher who sued over film profits, The Guardian, 29 Settembre 2004. Link

    30Nota del blog. Uno stile crudo, realistico e a ritmi serrati.

    31Nota del blog. Il magister ludi è un gioco di parole che significa maestro di gioco o maestro di scuola. Con questa citazione, Porton si riferisce all’onorificenza massima della comunità isolata di Castalia del romanzo di Hermann Hesse, Il giuoco delle perle di vetro. Il paradosso che emerge dall’accostamento tra il protagonista del film di Cantet e quello del romanzo di Hesse è che quest’ultimo, divenuto magister ludi, a un certo punto mette in discussione l’isolamento stesso di Castalia e tutto l’impianto sociale e culturale su cui essa si fonda.

    32Pierre Bourdieu, Political Interventions: Social Science and Political Action, trans. David Fernbach (London and New York: Verso Books, 2008), p. 34.

    33Ibid., 38

    Film e pedagogia anarchica – Seconda Parte ©, .

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    «La Odisea» de Nolan – Por Juan Manuel de Prada

    Por Juan Manuel de Prada

    Hemos visto, al fin, la adaptación de ‘La Odisea’ perpetrada por el engreído Christopher Nolan. La realización nos ha parecido tosca, la planificación huérfana de todo sentido compositivo, como destinada a un público con el gusto estragado por el consumo bulímico de series televisivas. Pero, siendo en sus aspectos formales bastante grimosa, ‘La Odisea’ de Nolan nos repugna principalmente porque no se trata de una adaptación, sino de una refutación grosera de la obra homérica, propia de un eunuco que, como no pueda poseer la grandeza, se dedica a degradarla, a rebajarla, a ensuciarla con su hálito desdentado y hediondo. La hermosura principal de ‘La Odisea’ consiste en mostrarnos –como nos enseña mi amado maestro Luis Alberto de Cuenca– que los hombres podemos «extraer dulce miel de la flor triste de la vida»; que, aunque a la vuelta de la esquina nos aguarden las puertas sombrías del Hades y sus prados de pálidos asfódelos, estamos poseídos por un fuego que vence la amargura y el destino más aciago. Homero nos relata una historia de incontables horrores; pero Odiseo sale de todos ellos más rico en sabiduría, más templado, más magnánimo, más humano en definitiva. Y, en medio del horror, siempre aflora la maravilla, como una brisa que todo lo airea, sin quitar a la realidad ni un ápice de su crudeza, pero perfumándola de un gozo secreto y sereno que alcanza tal vez su cúspide en el palacio del hospitalario Alcínoo, donde Ulises tendrá la oportunidad de contar sus admirables hazañas, y también la tentación de enamorarse de Nausícaa, la más acabada encarnación de la gracia virginal, a la vez recatada y exuberante, a la vez tímida e incitadora, que ama a Odiseo en secreto; y a la que tal vez Odiseo también ame, aunque la rechace (¡pero de qué forma tan sutil y tierna!) con un amor nunca formulado, «un amor hecho rocío, un amor matinal que, en su frescura primigenia, ignora las heridas del deseo», como lo describe Cuenca.

    Una bazofia que no recoge ese momento sublime (¡que ni siquiera se acuerda de Nausícaa!) no merece ni siquiera ser designada como adaptación de ‘La Odisea’. Constituye, más bien, su refutación sórdida, su profanación eunucoide. Son muchos los loci memorabiles de la obra homérica que el castrado Nolan nos amputa; y los que no amputa los desbarata con magnífica inepcia y caudalosa burricie. Ocurre así, por ejemplo, con el episodio de las sirenas, cuyo cántico no podemos escuchar, tapado por la voz en off pelmaza del protagonista, que nos suelta un patético rollete seudolírico con frasecitas de almanaque, hurtándonos así la experiencia acústica más terrible o sublime de la Historia. El artista sin brío ni aliento poético se distingue porque, en lugar de mostrar, explica; y aquí el asténico Nolan nos brinda una lección canónica de impotencia creativa, soltándonos una tabarra rimbombante, en lugar de ofrecernos el cántico de las sirenas; o, en caso de no atreverse a tanto, mostrándonos tras una elegante elipsis el cambio que esa música ha obrado en el alma del héroe. Pero el alma de Nolan, peluda y con verrugas, no alcanza a tanto; y entonces se pone campanudo y nos suelta una tabarra párvula.

    Todo en el bodrio de Nolan resulta tosco, chabacano, con un fondo de botijo mohoso donde se pudre una sanguijuela; finge ser cínicamente taciturno, cuando sólo es farragoso, sin estro ni iluminación poética. Nos priva del humor pillastre y de los taimados calambures de Odiseo con Polifemo, que prueban que la retórica es más poderosa que la fuerza bruta; nos priva también del llanto furtivo de Ulises ante el noble y agonizante Argos; nos priva, en general, de personajes femeninos memorables (resulta, en verdad, indignante la carnicería misógina que perpetra con Circe y Calipso, convirtiéndolas respectivamente en una charo desgreñada y en una operadita de anuncio de colonias); nos priva imperdonablemente, en fin, de las grandezas morales de la obra homérica. Odiseo nunca fue un «amnésico» en brazos de Calipso, sino un hombre que –aunque haya sucumbido a los encantos y hechizos de la divina ninfa– se resiste insensible ante sus ofertas de inmortalidad, se resiste también –nostálgico de Ítaca, deseoso de reencontrarse con Penélope– al amor que ella le ofrece; así, la divina Calipso probará el sabor amargo y humanísimo de la desilusión y la renuncia, retorciéndose de llanto en su gruta enguirnaldada de pámpanos. Por supuesto, el ceporro de Nolan no entiende la crueldad de los héroes homéricos, que saquean ciudades, matan a los hombres y se reparten a las mujeres (Nolan se la coge con papel de fumar y prefiere que a las mujeres también las maten); pero en esos héroes crueles hay nobleza trágica y compasión, hay temor a la ira divina, hay sentido del honor y ofrenda generosa de la sangre. En la película de Nolan sólo hay nihilismo, brutalidad, caos; nadie pelea en busca de la gloria, nadie se mueve por ideales, todo quisque actúa movido por el miedo o el beneficio propio. La bajeza del bajuno Nolan, que todo lo infecta con sus pestilencias, alcanza su apoteosis cuando nos muestra con delectación a una Helena que ha sido mutilada en su rostro por Menelao, algo por completo inconcebible en el personaje homérico; y una prueba palpable de que detrás de todo feminista aspaventero (en sus declaraciones Nolan hace esfuerzos asmáticos por parecerlo) se esconde un misógino con espolones. El Menelao de Nolan, por supuesto, parece el primo feote de Topuria; los macarroides compañeros de Odiseo llaman a su rey y señor «lucky bastard»; y los pretendientes de Penélope parecen todos matones de discoteca salidos de un suburbio quinqui (aunque, al menos, no van disfrazados de Darth Vader como Agamenón).

    A ese centenar de gorilones se enfrenta el anciano Odiseo en el célebre episodio de la matanza de los pretendientes, en una secuencia de insuperable vulgaridad, donde el zoquete de Nolan arruina la magia sangrienta del poema homérico, convirtiéndola en una zafia secuencia de película hollywoodense de mamporros. No entiende Nolan que Ulises no «combate» con los pretendientes, sino que los masacra, porque están petrificados por el horror, como el matarife masacra a los corderos. Cuando Odiseo se despoja de sus harapos, tensa el arco que sólo él puede encordar y atraviesa la garganta de Antínoo con una ávida flecha, al resto de pretendientes «se les aflojan las rodillas y el corazón»; no sucumben ante un hombre todopoderoso, sucumben ante una némesis que creían confinada en sus pesadillas más tenebrosas. El zoquete de Nolan, que para entonces se ha tirado tres horas fétidas «desmitificando» a los héroes homéricos, completa así un bodrio inverosímil que incurre en «mitificaciones» infinitamente más toscas, propias de un neandertal a quien Dios se olvidó de infundir un alma. ‘La Odisea’ adaptada por este andoba provoca la misma pena que la orquídea tronchada por el cuchillo de un pescadero.

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    La deconstrucción del mal: El poder consciente de la destrucción – Por Ivone Alves García

    Por Ivone Alves García

    Mientras la cultura moderna reduce el daño a un diagnóstico psiquiátrico, la dimensión espiritual expone la deliberada voluntad de quienes operan desde las estructuras de control.

    Para quienes leen el Evangelio, en el capítulo cinco de Marcos, el endemoniado de Gerasa aparece habitando entre sepulcros, apartado de la comunidad, desnudo, violento y fuera de sí. Los hombres habían intentado sujetarlo con cadenas, pero ninguna fuerza exterior podía sanar su alma desgarrada o reparar su mente dividida. Después del encuentro con Cristo, la Escritura lo presenta vestido, sereno y en su sano juicio. La liberación posee una forma humana, visible: aquel hombre vuelve a pertenecerse. Deja de vivir entre los muertos y recupera su lugar entre los vivos.

    La confrontación de Jesús con los espíritus impuros ocupa un lugar central en la proclamación del Reino de Dios. Su misión reúne la curación física, el perdón de los pecados y la liberación espiritual. Cada una de esas acciones revela una dimensión de la condición humana que Cristo ha venido a restaurar.

    Los relatos evangélicos no confunden todos los padecimientos. Hablan de ciegos, paralíticos, leprosos, epilépticos y personas atormentadas por espíritus impuros. Algunas enfermedades aparecen vinculadas con manifestaciones espirituales; otras, claramente, no. Los evangelistas describen curaciones y exorcismos como acciones distintas porque comprendían que el sufrimiento físico, el desorden de la mente y la esclavitud espiritual no eran necesariamente una misma realidad.

    Cristo tampoco convierte al demonio en el centro de su mensaje. Nunca lo presenta como un poder equivalente a Dios ni como el gobernante de una realidad independiente. Lo enfrenta con autoridad, sin negociar con él ni dejarse fascinar por sus manifestaciones. El centro permanece en la persona que debe recuperar su libertad.

    Cuando Jesús afirma que la expulsión de los demonios anuncia la llegada del Reino de Dios, revela algo más profundo que la existencia de seres espirituales malignos. La presencia de Dios devuelve al hombre aquello que el mal intenta arrebatarle: la conciencia de sí, el dominio de su voluntad, la capacidad de hablar con verdad y la posibilidad de volver a vivir entre los demás.

    La Iglesia nunca eliminó la existencia del demonio de su doctrina. El Catecismo enseña que Satanás y los demás demonios son criaturas espirituales creadas buenas que rechazaron libremente a Dios. Su maldad no pertenece a su naturaleza original. Procede de una decisión. Allí reside una cuestión decisiva para comprender el mal desde el cristianismo: el mal no posee capacidad creadora. Toma lo que existe, lo separa de su finalidad y lo deforma.

    El demonio no es un dios oscuro enfrentado en igualdad de condiciones al Dios verdadero. Es una criatura limitada. No puede producir vida, verdad, belleza o comunión. Puede parasitar esos bienes, utilizarlos como apariencia y orientarlos hacia la destrucción. Puede convertir el deseo de justicia en voluntad de venganza, la necesidad de seguridad en sometimiento, el amor a la patria en desprecio por otros pueblos, la defensa de la libertad en indiferencia ante el débil y la búsqueda de unidad en obediencia ciega.

    Esa capacidad de deformación explica por qué el mal pocas veces se presenta abiertamente como mal. Necesita una justificación. Se aproxima al hombre revestido de necesidad, eficacia, progreso, seguridad, grandeza o salvación. Adopta palabras aceptables para ocultar la naturaleza de sus frutos.

    Las tentaciones de Jesús en el desierto muestran con claridad ese procedimiento. El tentador no le propone una crueldad evidente. Le propone convertir las piedras en pan, demostrar públicamente su condición divina y recibir el dominio de los reinos del mundo. Utiliza incluso palabras de la Escritura. Las propuestas contienen bienes reconocibles: alimento, certeza y poder para gobernar. El desorden aparece en el camino ofrecido para alcanzarlos. Cristo tendría que utilizar su poder al margen de la voluntad del Padre, convertir la fe en espectáculo y aceptar el dominio como fundamento de su misión.

    La tentación trabaja separando el bien de la verdad, la autoridad del servicio, la libertad de la responsabilidad y la inteligencia de la conciencia. La palabra griega diábolos designa precisamente al que divide, acusa y calumnia. Su acción descompone las relaciones que sostienen la vida humana: la relación con Dios, con los demás, con la realidad y con uno mismo.

    Durante siglos, el cristianismo atribuyó a causas demoníacas enfermedades y trastornos que aún no comprendía, provocando miedo y castigo donde hacía falta cuidado. La medicina, la neurología, la psicología y la psiquiatría corrigieron esos abusos, permitieron reconocer padecimientos reales y devolvieron dignidad a quienes habían sido considerados culpables de su sufrimiento. Pero esa corrección terminó derivando en otro exceso: como la ciencia podía explicar muchas supuestas posesiones, el pensamiento contemporáneo negó toda realidad espiritual que no pudiera medirse. Una parte de la Iglesia acompañó ese desplazamiento y, por temor a parecer irracional, redujo al demonio a una metáfora del egoísmo, la violencia o la injusticia. Conservó las palabras, pero comenzó a vaciarlas de su contenido.

    Ese silencio tuvo una consecuencia previsible: al desaparecer de la predicación, la dimensión espiritual del mal también se borró de la conciencia de muchos creyentes. La vida cristiana fue reducida a una orientación ética, una práctica solidaria o una búsqueda de bienestar interior. El pecado se convirtió en error; la conversión, en superación personal; y la salvación, en una metáfora de la convivencia.

    Sin embargo, existen formas del mal que la ignorancia, la necesidad económica, el trauma o la enfermedad no explican por completo. Hay quienes dañan con conocimiento, método y persistencia, aun después de prever y comprobar las consecuencias de sus actos. La inteligencia y la formación no impiden esa elección: pueden hacerla más eficiente y proporcionarle argumentos para justificarse. El pensamiento contemporáneo describe con precisión los mecanismos del poder y las ideologías, pero con frecuencia termina desdibujando la responsabilidad moral de quienes utilizan esos mecanismos para destruir.

    Por eso se ha vuelto común etiquetar la crueldad extrema como una patología psiquiátrica. Esa respuesta funciona a veces como una defensa intelectual frente a una realidad más incómoda: una persona mentalmente sana puede distinguir el bien y, aun así, elegir el mal. Diagnosticar cada perversidad sin sustento clínico estigmatiza la enfermedad mental y absuelve moralmente al culpable.

    La teología cristiana sostiene que la responsabilidad humana es ineludible. El demonio puede tentar o potenciar la fragilidad, pero no tiene el poder de anular la libertad ni de forzar el consentimiento. El sometimiento al mal se construye mediante decisiones personales. En la vida cotidiana, esta dinámica es poco espectacular. No necesita manifestaciones extraordinarias: le basta con lograr que se acepte una primera mentira. Cuando esa falsedad se repite e institucionaliza, se transforma en la estructura invisible desde la cual la persona justifica todo lo demás.

    Así se anestesia la conciencia: el daño se redefine como un costo y la víctima, como un obstáculo. El mal adquiere entonces una dimensión colectiva sin dejar de depender de decisiones personales. Las instituciones no poseen alma, pero pueden conservar y multiplicar las decisiones de quienes las gobiernan. Una estructura permite que miles de personas participen en un daño sin sentirse responsables de la totalidad. Cada una cumple una función limitada: una redacta una norma, otra firma un documento, otra ejecuta una orden y otra construye el relato que hará aceptable el resultado.

    Cuando la responsabilidad se fragmenta, el mal se vuelve burocráticamente normal. Se incorpora a informes, protocolos y estadísticas formalmente correctos, mientras la distancia entre la decisión y sus consecuencias humanas adormece la conciencia de quienes participan.

    Para la tradición cristiana, este mal organizado prospera cuando la mentira se convierte en sistema y el poder deja de reconocer límites. La dimensión espiritual del mal no reemplaza las explicaciones políticas, psicológicas o sociales, pero impide reducir el problema a ellas. La Iglesia distingue la tentación ordinaria de manifestaciones extraordinarias, como la posesión, que puede ejercer dominio sobre el cuerpo, pero nunca apropiarse del alma ni anular la libertad espiritual.

    Precisamente porque esos casos son excepcionales, la Iglesia exige evaluación médica, discernimiento eclesial y extrema prudencia. Un exorcismo no puede surgir de una impresión personal ni de una discrepancia ideológica. Esta cautela evita que la fe se convierta en superstición y que el demonio sea invocado para deshumanizar al adversario o eludir la responsabilidad propia.

    El cristianismo obliga a mirar primero la tentación ordinaria, el consentimiento cotidiano y las pequeñas renuncias a la verdad. El mal político y social suele comenzar cuando se tolera una mentira o una injusticia porque favorece la propia causa. Cuando esas concesiones se acumulan, la voluntad se deforma y la libertad queda condicionada por aquello que decidió alimentar. Es el itinerario agustiniano: la voluntad desordenada engendra el hábito, y el hábito sin resistencia deviene necesidad. La culpa permanece, porque el ser humano ha cooperado con su propio sometimiento.

    Por eso la tradición cristiana no busca señales extraordinarias para defenderse del mal. La vida sacramental, el examen de conciencia y la caridad custodian la libertad al mantener al hombre en la verdad. La gracia no actúa como un amuleto: restaura el orden que la mentira corrompe.

    El extremo opuesto es la obsesión por ver demonios en todas partes. Esa deformación disminuye la responsabilidad humana, concede al maligno una centralidad ajena al Evangelio y permite atribuirle las pasiones e intereses que cada persona decidió servir. La posición cristiana reconoce la realidad espiritual sin abandonar la razón, y la tentación sin anular la libertad.

    Esta mirada exige juzgar por los frutos. Cuando la mentira sostiene un sistema, la dignidad queda subordinada a la utilidad, el sufrimiento deja de imponer límites y el poder reclama una obediencia que solo corresponde a Dios, ya no estamos ante simples diferencias de opinión. La historia demuestra que el conocimiento técnico y la capacidad burocrática pueden organizar el daño con plena conciencia de sus consecuencias.

    Los Evangelios conservan las escenas de liberación porque recuerdan que el ser humano puede romperse por dentro y quedar sometido a una fuerza que lo separa de Dios, del prójimo y de sí mismo. La autoridad de Cristo no reemplaza la ciencia ni elimina la responsabilidad: restablece la verdad donde la mentira se había convertido en morada. El hombre liberado recupera su nombre, su sano juicio y su lugar en la comunidad.

    Cuando observamos detenidamente a ciertos líderes políticos, presidentes y figuras públicas, y estudiamos la frialdad de sus decisiones, el conocimiento que poseen de sus consecuencias, la ausencia de límites morales y la perseverancia con que profundizan el daño, el vocabulario psiquiátrico puede resultar insuficiente. Convertir la perversidad de un gobernante en un diagnóstico improvisado significa claudicar ante el misterio del mal y confundir una posible patología con una voluntad que quizá sabe lo que hace.

    Queda entonces una pregunta que nuestra época evita por temor a la superstición: ¿estamos ante una enfermedad mental, ante la elección consciente y sostenida de la iniquidad, ante un sometimiento espiritual progresivo o, en casos que solo la Iglesia podría discernir, ante aquello que la tradición cristiana llama posesión demoníaca?

    La observación externa no basta para trazar el límite exacto de la acción del mal en la conciencia de una persona. Esa limitación no vuelve ilegítima la pregunta. Revela la insuficiencia de un lenguaje que reduce el pecado a disfunción cognitiva y la maldad a trauma psicológico, y que por eso ya no reconoce la dimensión espiritual del mal cuando se organiza y actúa en la historia.

    La pregunta tampoco absuelve al dirigente ni convierte su voluntad en un instrumento pasivo. La vuelve más grave, porque obliga a mirar la sucesión concreta de concesiones mediante las cuales una persona acepta la mentira, aprende a convivir con el daño y termina poniendo su inteligencia, su poder y su libertad al servicio de aquello que decidió alimentar. Entonces la maldad contemporánea no es un simple error de información o una enfermedad mental, sino una degradación progresiva y libre de la voluntad humana.

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    GALAXY FOLD 8 vs FOLD 8 Ultra vs FLIP 8

    La naturale evoluzione degli smartphone pieghevoli ha raggiunto una fase di maturità in cui, a mio parere, le specifiche tecniche pure lasciano sempre più spazio a valutazioni sull’ergonomia e sull’esperienza d’uso quotidiana. L’arrivo della nuova gamma composta da Galaxy Z […]
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    Grosserfolg für HBBOTA

    Vom 24. Juli bis zum 2. August 2026 rief das Management-Team von HBBOTA zur ersten Outdoor-Radio-Aktivitätswoche auf. Das Angebot wurde rege genutzt und die Erwartungen der Organisatoren weit übertroffen.

    Nachdem HB9HXX im Vorfeld dafür gesorgt hatte, dass die Liste innerhalb kürzester Zeit bereits über 4000 Bunker in der Schweiz umfasste, startete die Aktionswoche mit dem von WWBOTA organisierten internationalen Bunkerfest. Während dieser drei Tage aktivierten sechs Aktivatoren insgesamt 86 Bunker und stellten Verbindungen mit fast 450 Huntern her. Da die Regeln für das Bunkerfest strenger waren – es durfte nur ein Bunker gleichzeitig aktiviert werden –, spielte die grosse Dichte an Bunkern in der Schweiz mit ihren vielen Überlappungen für diesen Teil der Aktionswoche keine Rolle.

    Nationale Aktivitätswoche

    Von Montag, 27. Juli, bis Sonntag, 2. August 2026 galten dann die Regeln der normalen Aktivierungen: mindestens 10 QSOs für HBBOTA-Awards bzw. 25 QSOs für WWBOTA-Awards sowie die Möglichkeit, fünf Bunker im Umkreis von 1000 m gleichzeitig zu aktivieren. Dies erhöhte die Zahl der aktivierten Anlagen nochmals – auf insgesamt 261 Bunker während dieser Woche, was durchschnittlich rund 37 Bunkern pro Tag entspricht. Realisiert wurden diese mehrheitlich von einigen sehr engagierten Aktivatoren, insbesondere von HB9HCR und HB9INY.

    Neue Hunter

    Das in der Schweiz noch nicht so bekannte Outdoor-Programm konnte während dieser Woche auch neue Hunter aus HB gewinnen, zum Beispiel HB9CYV, HB9GUR und HB9HDK, die sich allesamt den Gold-Award als Hunter holten. Zu den fleissigsten Huntern ausserhalb der Schweiz gehörten DE1VTM, DL1RI, EA1062RCU, M0ICR, NL14196, OK1HCG, ON3DWG, ON3LMA, ON3MOH, ON4TH, ON5JK, PA1H, PA7RA, PD3AR, PD9HIX, SM5ELV, SWL-1011 und YO6CFB – ein Abbild davon, wie populär das Programm in den verschiedenen europäischen Ländern bereits ist.

    Winterfest in Planung

    Der nächste grössere Anlass, das internationale Winterfest im Januar 2027 (das genaue Datum steht noch aus), wird aufgrund der winterlichen Bedingungen zusätzliche Herausforderungen mit sich bringen. Wir hoffen aber, dass sich trotzdem Aktivatoren finden werden, die wieder bereit sind, ihre Station bei einem Bunker aufzubauen.

    Mehr Informationen gibt es auf der BOTA-Webseite.

    Ausführlicher Bericht im nächsten HBradio.

    Published: HB9HGH 2026-08-07 16:23:31

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    Crisi migratoria di Ceuta: cronaca di una tempesta in un bicchiere d’acqua

    Il nostro governo ha sospeso il sistema Schengen sugli arrivi dalla Spagna dopo i fatti di Ceuta. Una decisione che solleva dubbi di legittimità. Perché il provvedimento non sembra né necessario né proporzionato rispetto alla minaccia individuata.

    L'articolo Crisi migratoria di Ceuta: cronaca di una tempesta in un bicchiere d’acqua proviene da Lavoce.info.

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    What Is the Trump Administration Doing With Foreign Aid Money?

    President Donald Trump sits in a gold patterned arm chair holding up a printed article to a crowd, next to South Africa President Cyril Ramaphosa, who is looking at him. Both men are in suits.
    In a 2025 meeting, U.S. President Donald Trump held up a printed article from American Thinker while accusing South Africa President Cyril Ramaphosa of state-sanctioned violence against white farmers in South Africa. Chip Somodevilla/Getty Images

    Since he returned to office, President Donald Trump’s administration has upended foreign aid. It’s labeled well-established, long-running programs as “not aligned with American interests” and slashed their budgets. 

    Still, the billions of taxpayer dollars Congress has allocated for foreign aid programs must be spent; lawmakers have insisted the government continue to fund humanitarian aid, global health and pro-democracy causes around the world. With most of the old programs now gone, however, we wanted to know: What is the Trump administration doing with that money now?

    Recently, we published our investigation that found one answer to that question in a little-known bureau of the State Department that has dramatically transformed under Trump. For decades, the Bureau of Democracy, Human Rights and Labor, known as DRL, has supported  human rights in some of the most oppressive countries in the world. Now, our reporting found,  it’s planning to direct funds to controversial groups supporting right-wing causes in Europe and elsewhere. 

    Our full story lays out some of the groups the government has considered funding, which include a British free-speech organization that has fought against bans on “gay conversion therapy” and a British American think tank created this year to focus on “existential threats to Britain, to America, and to our shared Judeo-Christian civilisation.” (Administration officials dropped that grant after significant pushback from Congress.) 

    One proposed grant particularly caught our attention: Trump administration officials suggested funding research on crime against minority populations in South Africa. 

    It’s clear from sources we spoke with that the key targeted minority population in question is the white ethnic group known as Afrikaners. Afrikaners were responsible for creating the nation’s infamous and brutal racially segregated apartheid system. Previously, DRL staff had been told to begin the process of awarding funds to a group called Lex Libertas, which was founded by a controversial figure who has called for Afrikaner self-governance. The group is currently fundraising to place 3,000 white crosses on the National Mall in remembrance of attacks on South African farmers.

    The proposed grant was later opened up to allow a broader set of invited groups to apply for $1 million of funding, though it is still intended for the same purpose, according to people with knowledge of the process. The State Department declined to say whether Lex Libertas will be among those invited to compete, citing ongoing deliberations, but said the Trump administration has serious concerns about the human rights situation in South Africa that need to be addressed. Lex Libertas did not respond to questions about the organization or the proposed grant.

    Former diplomats who have worked extensively on human rights told us they were shocked that the victimization of white South Africans would be prioritized over the serious issues elsewhere in the region. 

    “It’s laughable to suggest that on the African continent, the prime issue of human rights concern is whites in South Africa,” one former agency official said when we asked him about the grant. South Africa is plagued by violence, but extensive research has found that white South African farmers are not victims of crime at higher rates than other groups.

    Experts also described the proposed grant to fund research into violence against Afrikaners as keeping with the Trump administration’s overall stance toward South Africa.

    For decades, the U.S. relationship with the country has been symbolized by our massive support for HIV care, Mattie Webb, a professor at the Virginia Military Institute who studies South Africa and U.S. foreign policy, told us. 

    Since Trump returned to office, there’s been a stark shift as the administration has strengthened ties with borderline white nationalist groups that are considered fringe in South Africa. 

    “The U.S. is very clearly shifting its priorities away from aid that would benefit far more people in South Africa to this narrow focus on the white minority,” Webb said.

    In the last 18 months, Trump has argued there is a genocide of white South Africans and used claims that white people are subjected to disproportionate violence to justify cutting off U.S. funding for HIV treatment and research. And even as he’s barred nearly all new refugees from the United States, he’s welcomed white South Africans, fast-tracking their entry.  

    There have long been tensions between South Africa and the U.S., former diplomats told us, but the aid the U.S. provided saved lives and helped sustain a working relationship that is vital to U.S. national security and economic interests. Now, by seeking to fund a movement antagonistic to the South African government, the U.S. risks driving a wedge between the two nations.

    Other grants also raised red flags for experts and lawmakers. Political appointees at the State Department are considering funding a British free-speech organization that has fought bans on discredited therapy practices that attempt to convert gay people to heterosexuality. That proposed $5 million grant would provide support for people facing “deplatforming” and advocate against “restrictive online safety and hate speech laws,” according to a document we reviewed. (The organization’s founder said it had “neither applied for nor been awarded a grant from the US State Department or any other branch of the US Government” but did not respond to our other questions.) And a call for proposals recently released by the bureau would fund research, conferences and cultural engagements in wealthy democracies to develop “civilizational self-confidence in Europe.” 

    Not all the proposed funding is directed to controversial groups, our reporting found. But even some of the grants slated to fund more traditional human rights projects skirt federal requirements for competitive bidding that are meant to deter waste, fraud and abuse. Instead, officials are trying to direct millions to handpicked organizations, according to sources and documents. 

    In response to questions about our reporting, the State Department stressed that the process of awarding grants is ongoing and that multiple offices provide input, writing that “programs are still in active deliberation and receipt of a grant is not guaranteed to any organization that does not meet all requirement and standards for federal grants.” 

    We are continuing to report on foreign aid and the Trump administration’s policies in South Africa. If you have tips or information we should know about either of these issues, please feel free to get in touch with us! Reach out via phone or Signal to Anna Maria Barry-Jester at 408-504-8131 or Sharon Lerner at 718-877-5236.

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    Crisi migratoria di Ceuta: cronaca di una tempesta in un bicchiere d’acqua

    Il nostro governo ha sospeso il sistema Schengen sugli arrivi dalla Spagna dopo i fatti di Ceuta. Una decisione che solleva dubbi di legittimità. Perché il provvedimento non sembra né necessario né proporzionato rispetto alla minaccia individuata.

    L'articolo Crisi migratoria di Ceuta: cronaca di una tempesta in un bicchiere d’acqua proviene da Lavoce.info.

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    Diari alfabetici di Sheila Heti

    N ulla può essere considerato più intimo e anomalo ‒ quale testo letterario ‒ di un diario. Nato per ordinare pensieri privati in forma privata, scevro solitamente di riferimenti che possano includere altri lettori all’infuori di chi lo scrive il diario è da sempre una materia ambigua, difficile da decifrare e interpretare. Oggetto dunque estremo concepito da un autore che ne è allo stesso tempo l’unico possibile lettore.

    Sheila Heti ha deciso di far saltare questo schema facendo letteralmente brillare il suo diario, trasformandolo così in un testo inedito ‒ anche per lei ‒ con una finalità ora principalmente letteraria. Ispirandosi ai grandi giocolieri novecenteschi dell’Oulipo, Georges Perec e Raymond Queneau, Heti ha smontato il suo diario, composto quotidianamente per dieci anni, e lo ha messo in ordine alfabetico, dalla A alla Z assemblando e accostando una a fianco all’altra tutte le frasi che iniziano con A, B, C ecc. Un gesto assurdo che tuttavia restituisce un testo nuovo, diversamente indagabile dal lettore e capace di rivelare sfumature inedite al punto che la prima curiosità che apre questo bizzarro e raffinato libro, Diari alfabetici (2026, nella puntuale e accurata traduzione di Federica Aceto) sarebbe proprio sapere che effetto ha fatto alla sua stessa autrice, quale sentimento ha provocato in lei rileggersi in una versione ricomposta secondo la cronologia dell’alfabeto.

    Quello che colpisce è prima di ogni altra cosa l’assertività delle frasi, quasi delle sentenze lapidarie. Ovviamente tutto parte dall’io, dal tentativo di scavare dentro al proprio sé, gesto che Sheila Heti ha già perseguito efficacemente, almeno letterariamente con Colore puro (2024) e con La persona ideale, come dovrebbe essere? (2013). Diari alfabetici appare così come la prima connessione possibile tra l’io e il mondo, ma al tempo stesso anche come l’esaurimento del contatto con l’altro: tutto appare possibile fino al punto in cui si conferma sempre come parte separata dal sé, dalla possibilità di esistere diversamente se non imponendo sé stessi, le proprie convinzioni nelle amicizie come in amore: “Come si fa indovinare cosa c’è nella testa di un’altra persona? Come si fa a non detestare se stessi? Come si fa a spostare il proprio asse? Come si fa a vivere se non si considera, in certo senso, la vita come un gioco, con l’idea che si vince e si perde, e che ci sono strategie per vincere, e regole che valgono anche per gli altri giocatori?”.

    Heti ha smontato il suo diario e lo ha messo in ordine alfabetico, dalla A alla Z assemblando e accostando una a fianco all’altra tutte le frasi che iniziano con A, B, C ecc. Un gesto assurdo che tuttavia restituisce un testo nuovo, diversamente indagabile dal lettore e capace di rivelare sfumature inedite.
    La lotta è data fin dalle prime pagine, in particolare verso il maschile a cui l’autrice tende fortissimamente tra passione e rabbia, ma anche tra delusione e paura. I sentimenti espressi in queste frasi ‒ per quanto volutamente estrapolate ‒ testimoniano sempre un’energia in presa diretta, un alto voltaggio dentro al quale le ascese e le ricadute appaiono all’ordine del giorno. Non sono considerate e del resto non possono essere possibili vie di mezzo, la materia è subito esposta e la temperatura è quella di lava incandescente. Il movimento è obbligatoriamente centripeto, tutto quello che è esterno diventa interno e all’interno di un’agitazione emotiva che prova a scardinare e a trovare nuovi appigli, nuove forme di comprensione, ma finisce spesso per ricadere nei medesimi errori.

    Diari alfabetici contiene in pari numero fallimenti e successi fino a un’equivalenza che cancella in sostanza il valore degli uni e degli altri. Non c’è differenza all’interno dello scorrimento veloce e spesso frenetico degli eventi perché nulla conta per davvero se non il rimanere, l’ostinazione a restare che spesso è però facilmente ascrivibile più a una resistenza controvoglia che a un’opposizione reale. Non esistono motivi precedenti, ma solo fatti e le relative reazioni che si mischiano le une con le altre all’interno di un impasto psicologico che, seppur con lievi variazioni, riporta sempre alle medesime cadute. E anche le scoperte appaiono come luci tanto improvvise e accecanti quanto fatue, oltre che rapidissime all’esaurirsi: “Per la maggior parte, non posso negare certi sentimenti, e non posso fingere di provarne altri”.

    Diari alfabetici è così attraversato da una pulsazione di vita frenetica, da un’esigenza di felicità spesso elisa e inevitabilmente ridotta a margine occasionale, a fatto così imprevisto da essere ritenuto sostanzialmente irrilevante: “Ovviamente in ogni felicità c’è una cecità tremenda. Ovviamente non sono riuscita a scrivere molto. Ovviamente sto ignorando un sacco di cose negative, ma quando ci siamo abbracciati e salutati c’era tanta alchimia tra di noi, calore e una sensazione molto bella».

    Il libro di Sheila Heti appare non solo come una naturale evoluzione del discorso letterario dell’autrice canadese, ma va anche oltre la banale definizione di autobiografia, cosa che in parte si rivela per ovvi motivi d’essere nella sua sostanza. Diari alfabetici propone infatti un doppio sguardo su di sé così radicalmente privato da divenire uno specchio potenziale dentro cui qualunque lettore può ritrovarsi; l’apparente eccentricità dei temi risulta infatti solo in superficie, la lettura pagina dopo pagina porta a una continua levigatura, un aggiramento estremamente meditato e continuo che di volta in volta aggiunge, toglie e muta, come nel caso di una macchina fotografica alla continua ricerca del fuoco che si palesa solo per un istante e poi va subito ritrovato.

    Un’indagine sul passato delle cose e di sé stessi, su chi si era, o meglio su chi si credeva di essere e chi invece si è, ora in quel preciso istante, prima che il tempo passi e con lui si muti fino a diventare nuovamente esseri estranei da osservare con stupore, tristezza e malinconia davanti allo specchio: “Le persone che prima mi sembrano a posto ora hanno qualcosa di minaccioso; non ho cuscinetti di protezione, non ho un uomo, non ho nessuno che mi difenda. Le persone generano altre persone. Le persone hanno bisogno di una personalità da abbinare a un dato libro, ma siccome a me nessuno mi conosce non esiste nessuna personalità da abbinare ai libri”.

    L’apparente eccentricità dei temi risulta solo in superficie, la lettura pagina dopo pagina porta a una continua levigatura, un aggiramento estremamente meditato e continuo che di volta in volta aggiunge, toglie e muta, come nel caso di una macchina fotografica alla continua ricerca del fuoco.
    Lo scandalo non sta nel movimento, ma nella sua osservazione, nel tentativo di leggerlo frenandolo e poi interpretandolo. Lo scandalo è così totalmente letterario ed è questa la strada che persegue Sheila Heti esponendosi totalmente, ma al tempo stesso recuperando quel velo così necessario alla forma letteraria. Diari alfabetici ha la medesima forza delle opere di Sophie Calle, in particolare nell’elaborazione della struttura, ma con la differenza di una forza liberatoria che sta tutta nella pagina scritta.

    Una piccola opera estremamente densa e capace di mostrare l’energia della letteratura, spesso costretta dentro forme considerate più consone ‒ dal romanzo al racconto ‒ e che probabilmente in questo secolo sono più che altro utili a conformare e a limitare la forza letteraria dentro scatole ormai desuete: “Sviluppare una filosofia dell’esistenza. Svuota i cassetti, gli armadi, il vano laterale delle scale, butta i vestiti che non ti piacciono, che non ti metti più”. Una forma di abbandono dalle cose e dall’immagine di sé che non corrisponde più al vero, al necessario e anche all’utile, un modo per abbracciare tutto quello che ancora non è noto e offre una nuova possibilità di vita da assaporare fino in fondo. Un diario che sono più diari, che rimontati ora in maniera cronologica si presentano come un romanzo totalmente nuovo. L’unico vero romanzo morale possibile dei nostri tempi.

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    I mezzi e i fini di una politica di pace

    Di che cosa parliamo quando parliamo di pace e guerra? Parliamo dei 240 mila morti nei conflitti armati del 2025, secondo il centro di documentazione Acled (acleddata.com/series/acled-conflict-index), nelle guerre di Israele in tutto il Medio Oriente e nel massacro dei Palestinesi a Gaza, nella guerra in Ucraina, nelle guerre civili in Sudan, Etiopia, Siria, Yemen e Myanmar e negli altri conflitti. Parliamo della superpotenza militare degli Stati Uniti che, dall’inizio della presidenza di Donald Trump nel 2025 ha effettuato attacchi militari in Iran, Siria, Iraq, Oman, Somalia, Nigeria, Venezuela, Ecuador, nel mar dei Caraibi, ha fornito armi per la guerra in Ucraina e ha minacciato di conquistare la Groenlandia. 

    Queste guerre sono concrete, non sono “una condizione permanente dell’umanità” come sostiene Vito Mancuso sulla Stampa. Sono il risultato di rapporti di potere, di oppressione politica, di ingiustizie economiche e sociali e si moltiplicano oggi perché, con il declino dell’egemonia degli Stati Uniti, l’ordine internazionale lascia il posto a un “caos sistemico” in cui l’uso della forza militare diventa più praticabile. Sono anche il risultato delle corse a produrre – ed esportare – nuove armi: droni, missili, armi di precisione basate su sistemi digitali, di sorveglianza e spaziali. Le nuove tecnologie cambiano la natura della guerra,  aggravano l’escalation coinvolgendo altri paesi e obiettivi civili, la rendono “infinita” come stiamo vedendo nella guerra in Ucraina e in quella di Usa e Israele contro l’Iran.

    L’Europa è una dei protagonisti di questa corsa alla guerra. Negli ultimi dieci anni – ben prima dell’invasione russa dell’Ucraina –  i paesi UE membri della NATO hanno aumentato la propria spesa militare dell’86% e l’Unione Europea vuole spendere in quattro anni 800 miliardi di euro per nuove armi. La scelta militare dei governi e delle élite europee è tracciata, quello che manca ancora è una società – in Europa e in Italia – capace di “passare a una mentalità di guerra”, che ritrovi “lo stomaco per la guerra”, come ci chiede Nathalie Tocci sull’Economist .

    Già, perché le guerre trasformano le società da entrambe le parti, le rendono militarizzate e autoritarie, sopprimono gli spazi di democrazia e aprono alle spinte fasciste, come vediamo tanto negli Usa e in Israele quanto in Iran, tanto nella Russia di Putin, quanto nell’Ucraina nazionalista. In Europa stiamo riempendo arsenali che – con le elezioni del 2027 in Francia, Italia, Polonia, Spagna – potrebbero finire sotto il controllo di governi di estrema destra, ben lontani dalle prospettive di una politica comune di sicurezza in Europa.

    Già, la questione della sicurezza. Le guerre si fanno e si preparano per dare “sicurezza” agli Stati e buona parte del dibattito la fa dipendere dalla quantità di armi che si possiedono. Nell’Europa che ha scatenato due guerre mondiali a partire da quella logica, qualche passo in avanti tuttavia era stato fatto. Negli anni sessanta e settanta, durante la distensione tra est e ovest, il concetto di sicurezza comune è stato il paradigma fondamentale per la pace e la stabilità nel continente: la mia sicurezza dipende dalla sicurezza dell’avversario; la guerra si allontana con i processi di disarmo, i trattati di controllo degli armamenti, una prospettiva di sviluppo economico comune fondato sulla cooperazione.

    Erano le idee di John Maynard Keynes nel libro “Le conseguenze economiche della pace” del 1919, per ricostruire l’Europa dopo la prima guerra mondiale. E’ stato il modello – la coerenza tra il fine della pace e i mezzi del disarmo – che per decenni ha offerto al nostro continente un ordine politico di stabilità e integrazione. Messo poi in discussione dall’espansionismo della Nato, dai nazionalismi e dalle ambizioni militari della Russia di Putin, nel contesto di una crisi di sistema. E’ paradossale che mentre il riarmo europeo corre, la politica sia – da quattro anni – immobile: eppure, nessun aumento dei mezzi militari, per quanto grande, può compensare il vuoto della politica, la mancanza di una visione dei fini: come la pace e la sicurezza possano tornare nel nostro continente.  E’ questa la forza dell’idea della pace “Disarmata e disarmante” del nuovo libro di Papa Leone XIV e della Nota pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante” di sei mesi fa. Le armi non risolvono i conflitti e non ci sono guerre giuste.

    Infine, le guerre di oggi non sono isolate; l’attacco ucraino nel Mar Caspio contro una nave russa diretta in Iran ha reso evidente la saldatura che va emergendo tra i conflitti, illustrata bene da Francesco Strazzari sul Manifesto del 28 luglio. E’ la “terza guerra mondiale a pezzi” – denunciata fin dal 2014 da papa Francesco a Redipuglia – che diventa una sola. Un’escalation che potrebbe presto coinvolgere anche noi.

    Di fronte al moltiplicarsi delle guerre, ci serve una visione globale e una coerenza tra mezzi e fini. La discussione – anche sul programma elettorale del “campo largo” per le elezioni del 2027 in Italia, potrebbe ripartire da qui.

    Quest’articolo è apparso su Il Manifesto del 6 agosto 2026

    L'articolo I mezzi e i fini di una politica di pace sembra essere il primo su Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro.

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    Proton sta sviluppando un browser web (basato su Chromium)

    Proton sta lavorando a un proprio browser web. L’azienda svizzera famosa per i suoi prodotti Proton VPN e Proton Mail, è alla ricerca di sviluppatori per creare un browser incentrato sulla tutela della privacy degli utenti. A rivelarlo è un annuncio di lavoro comparso sul sito di Proton nel quale si cerca un ingegnere software […]

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    He’s Eligible for Up to $480,000 After Being Wrongly Imprisoned for 42 Years. The State Says No.

    A man wearing denim shorts, a blue T-shirt that says “Innocence & Justice Louisiana,” a baseball cap and glasses holds his hands in front of his torso. He stands on a sidewalk with grass growing on both sides and cars, trees, power lines and houses in the distance. He looks away from the camera.
    After Elvis Brooks spent 42 years in prison, a court threw out his conviction for murder. But he has struggled to get compensation from Louisiana for his wrongful conviction. Christiana Botic/Verite News and Catchlight Local/Report for America

    Elvis Brooks thought he had an airtight case when he applied for compensation from the state of Louisiana after he was wrongfully convicted in a fatal bar shooting that kept him in prison for more than four decades.

    The 69-year-old New Orleans native has never wavered in his claims of innocence, insisting since his 1977 arrest that the cops had the wrong guy. But it would take nearly 45 years and a prosecutor admitting he failed to turn over key fingerprint evidence before the courts threw out Brooks’ conviction.

    That decision made Brooks eligible for up to $480,000 under a program created by Louisiana lawmakers to pay those wrongfully convicted in a state with one of the highest rates of overturned guilty verdicts. But Louisiana Attorney General Liz Murrill, the top prosecutor in the state, has vigorously fought Brooks’ compensation claim, asserting in court filings that he is still guilty and therefore should not receive any money at all.

    And it isn’t just Brooks: Since taking office two years ago, Murrill has opposed all but one of 23 compensation claims brought by people whose convictions have been vacated by the courts. These include cases in which the men were exonerated through DNA or blood evidence and others in which police are accused of fabricating evidence. Once, Murrill even threatened to block an exoneree’s ability to obtain a license to practice law if he didn’t drop his claim.

    Civil rights attorneys say Brooks’ case is one of the most egregious examples of a wrongful conviction in recent years. Murrill has been pushing the court since September 2024 to reject his compensation claim and also to reinstate a manslaughter charge against him. The case is pending before a district court judge in New Orleans; attorneys are scheduled to appear for the next hearing Monday.

    When Brooks heard what Murrill was trying to do, five months after he’d filed his claim, he said he was flooded with anger and disbelief. Once again, he said, the state was trying to rip away his good name and falsely brand him a killer.

    “She knows people are innocent but she doesn’t care,” Brooks said of Murrill during a recent interview, his voice rising with frustration. “She wouldn’t want nobody to do this to one of her loved ones.”

    Some states that have more recently created compensation funds have experienced startup problems. In Michigan, narrow criteria and confusion over eligibility have prevented exonerees from getting paid. But in Louisiana, conservative politicians who oppose the very existence of a compensation fund and therefore fight nearly every claim have proven to be the biggest obstacle.

    Gov. Jeff Landry, a Republican who served as attorney general for eight years, during which time he hired Murrill as the state’s solicitor general, opposed 10 of 12 compensation claims during his tenure. Both have staked their political careers on a tough-on-crime agenda. By contrast, Murrill’s more moderate Republican predecessor, Buddy Caldwell, who served as attorney general from 2008 to 2015, opposed just 33% of all claims.

    A woman with shoulder-length brown hair wearing pearl earrings, a black blazer and a white ruffled shirt looks off camera. She is standing in front of a man wearing a blue suit and yellow tie. News microphones appear in the lower right corner.
    Louisiana Attorney General Liz Murrill has taken a hard line against compensating the wrongfully convicted in Louisiana, maintaining they haven’t proven their innocence. Christiana Botic/Verite News and Catchlight Local/Report for America

    Murrill’s hard-line tactics, particularly in Brooks’ case, stand out among her peers in other states, said Jeffrey Gutman, a professor emeritus at the George Washington University Law School and a national expert on compensation funds.

    “I can’t think of an attorney general who has been quite as aggressive in trying to prevent people from getting compensation,” Gutman said.

    Murrill, through her spokesperson, declined interview requests and did not answer questions regarding her opposition to the compensation fund. Both she and Landry have made their views on the fund clear during recent legislative sessions. Murrill told lawmakers last year that defending the state against these claims consumes an enormous amount of time and resources and that the fund should be abolished altogether. And in June, Landry vetoed a bill passed unanimously by the Republican-controlled Legislature that would have increased the amount paid to the wrongfully convicted. In his veto statement, Landry painted many of the exonerees as “convicted criminals” whose only interest is money.

    Murrill’s opposition doesn’t necessarily mean that Brooks and other exonerees won’t eventually be compensated. The claims are ultimately decided by one of a number of district court judges, whose approach to this issue may vary. But it ensures that a process the law says should take no more than five months could instead drag on for years, exacting financial hardship and emotional pain on people who have already endured decades of both, said Herbert Larson, an attorney representing exonerees and a senior professor at the Tulane University Law School.

    “If they’ve got DNA evidence that points at somebody else, if they’ve got fingerprints that point at somebody else, if it looks like sloppy police work, then we should pay the money and not spend the next two years litigating it,” Larson said. “That’s not a very effective use of time and money on the part of the attorney general.”

    Brooks filed his application in 2024, but more than two years later, his case has yet to be heard by a district court judge. After having 42 years of his life stolen — missing his son’s childhood and losing his parents and three siblings while he was behind bars — Brooks said he shouldn’t continue to suffer at the hands of the state.

    “It’s miserable and it’s frustrating, the games they play,” he said. “But if they think I’m going to give up, wave the white flag, they got me wrong.”

    Conflicting Evidence and a One-Day Trial

    On most days, Brooks can be found riding his bicycle down to Tricou and Douglas streets in New Orleans’ Lower 9th Ward, where he was raised, or through the French Quarter, where as teens, he and his friends would go to meet girls.

    But there is one place he avoids: a vacant lot at the intersection of Dauphine and Alabo streets. That’s where the Welcome Inn once stood, and where a murder took place that would change his life.

    In July 1977, a man named Cecil Lloyd was seated at the bar in the local dive when he was shot to death during an armed robbery. Less than three weeks later, police arrested 19-year-old Brooks.

    There was no physical evidence tying him to the killing, and a dozen people testified that Brooks was at a family party at the time of the shooting. But three white witnesses said they saw the perpetrators in the dimly lit room and picked Brooks, who is Black, out of a photographic lineup. Although studies have shown that witnesses often have difficulty correctly identifying suspects of another race, and despite the fact that the three witnesses gave conflicting descriptions, the jury found him guilty of first-degree murder after a one-day trial.

    What the jurors weren’t told is that fingerprints lifted from beer cans held by the robbers did not match Brooks’, or that police suspected the same men had robbed several people less than a block away just before the Welcome Inn robbery, according to prosecutor records discovered by Brooks’ attorneys 40 years later. The victims of the earlier crime were shown a photo of Brooks and ruled him out as a suspect.

    After his conviction, Brooks was sent to the Louisiana State Penitentiary at Angola at a time when the maximum-security prison was considered one of the most violent in the country. Three years after Brooks arrived, his brother Errol, who was serving a 99-year sentence there for armed robbery, was stabbed to death.

    “Angola was a madhouse,” Brooks said. “A hellhole.”

    A dark, cloudy sky hangs over an intersection with silhouetted trees, power lines and one-story houses with some lit windows.
    A man was shot and killed in 1977 at the Welcome Inn bar, which used to sit on this corner in the Lower 9th Ward of New Orleans. Brooks was convicted for the murder in a one-day trial, despite evidence he was elsewhere at the time. Christiana Botic/Verite News and Catchlight Local/Report for America

    While Brooks served his life sentence, the criminal justice system was being revolutionized through the introduction of DNA evidence and, with it, proof that innocent people had been convicted. This led to a deeper look into other factors contributing to wrongful convictions, including prosecutorial misconduct and mistaken eyewitness identifications, especially those made by witnesses with different racial backgrounds from the suspects.

    As a result, the number of exonerations nationwide increased from 25 in 1989 to 259 in 2022, according to the National Registry of Exonerations, a project operated by universities in Michigan and California. By 2025, Orleans Parish, where Brooks was convicted, had the highest rate of exonerations among U.S. counties with more than 300,000 residents, according to the registry.

    Many states reacted to the rise in exonerations by creating funds to compensate those who were wrongly convicted. Louisiana established its fund in 2005 and today is one of 39 states, in addition to the District of Columbia, that compensate the wrongfully incarcerated. But it is far from a rubber-stamp process.

    “It’s miserable and it’s frustrating, the games they play. But if they think I’m going to give up, wave the white flag, they got me wrong.”

    Elvis Brooks, exoneree

    To be eligible, a person has to have been imprisoned as a result of a conviction that was later vacated by a court. Applicants, like in all states with these funds, must then prove their innocence. Having a conviction thrown out is not enough to do so: A court can vacate someone’s conviction for a number of reasons, including an ineffective attorney or significant errors committed by the judge or prosecution. But that only means there were problems with the original trial. It is up to the person applying for compensation to present evidence that they did not commit the crime.

    In many states, innocence in the compensation process is proven by a “preponderance of evidence,” which attorneys understand to mean that there is more than a 50% chance that the person is innocent. This is the standard used in civil cases. The threshold is higher in Louisiana and some other states, where applicants are required to prove they are innocent by “clear and convincing” evidence. This is supposed to leave little doubt in the judge’s eyes that they did not commit the crime.

    That’s the hurdle Brooks must clear to receive any money from the state.

    Exonerated but Not Paid

    Brooks filed for compensation in April 2024, just a few months after Murrill and Landry took office. He didn’t know much about the process, he said, except that it was meant to help people like himself get back on their feet after a wrongful conviction. Brooks assumed it wouldn’t take long at all, maybe a few months. But like nearly all the others, his request was met with fierce opposition from the attorney general’s office.

    Murrill, seen by many as a future candidate for governor, has earned the reputation as a fighter unapologetic about the methods she is willing to use to enact a conservative agenda, both in the political world and the courtroom.

    Verite News and ProPublica interviewed the attorneys of 17 of the people whose compensation claims Murrill opposed. The majority expressed shock at her tactics. When Landry was attorney general, his office regularly spoke with defense attorneys and assured them that the attorney general would not stand in the way of compensation in the rare times the office agreed that a former prisoner was innocent, according to two of the attorneys. Landry did not respond to a request for comment.

    Those conversations no longer happen under Murrill, the attorneys said. In nearly every case, Murrill’s office has insisted that the exoneree either is guilty or has failed to sufficiently prove his innocence.

    Of the 23 people who have had active claims under Murrill, four so far have been awarded compensation. The rest are pending. Of the successful claims, two of the men were cleared by DNA evidence, while blood serum evidence was used to prove innocence in the third. Yet Murrill opposed all three, delaying their compensation for nearly two years. (In the fourth case, Murrill dropped her opposition to Patrick Brown’s claim after the victim testified that the exoneree was innocent).

    A man wearing an orange polo shirt, silver chain necklace, baseball cap and yellow-tinted glasses looks into the camera. He is standing in front of a red-brick building with red siding.
    Malcolm Alexander was exonerated through DNA evidence in 2018 after 38 years in prison. Jeff Landry, who was the attorney general then and is now the governor, opposed his compensation claim, but a court later ruled in his favor. Christiana Botic/Verite News and Catchlight Local/Report for America

    Jarvis Ballard is one of the four. He spent 23 years in prison before his 1999 rape conviction was vacated after his DNA was not detected in any of the blood or semen samples found at the scene. In addition, the victim reported two men committed the crime; however, three men, including Ballard, were prosecuted and convicted. The other two men testified that Ballard was not involved.

    The St. Bernard Parish district attorney’s office admitted in a 2021 statement that the office had made a mistake in prosecuting him. “DNA evidence, witnesses recanting their prior statements and polygraph testing all supported the ‘actual innocence’ claims of Jarvis Ballard,” district attorney Perry Nicosia wrote.

    In another case, Darrill Henry was sentenced to life in prison in 2011 for a double homicide. Nine years later, New Orleans Criminal District Court Judge Dennis Waldron threw out his conviction after DNA evidence found under the fingernails of one of the victims cleared him, saying there was “clear and convincing evidence that he is indeed factually innocent of the crime.”

    And in a third case, Sullivan Walter was sentenced to 40 years in prison in 1986 for burglary and rape, among other charges. He was only 17 at the time but was tried as an adult. His conviction was overturned in 2022 when blood evidence ruled him out as the perpetrator.

    “This is horrible,” Criminal District Judge Darryl Derbigny said to Walter as he ordered his release from prison, according to news reports. “I’m at a loss of words to express the sorrow and the anger I have at the treatment you’ve been dealt by the system.”

    But in all three cases, Murrill told the courts that despite the DNA or blood evidence, the men did not sufficiently prove their innocence.

    “They’re taking a position that is inconsistent with what many prosecutors argue every day in seeking conviction,” Zac Crawford, staff attorney at Innocence & Justice Louisiana, a nonprofit law firm specializing in wrongful convictions, said about Murrill’s office. “Prosecutors frequently use DNA testing to match someone to a crime as a means of getting a guilty verdict, and they are not willing to concede that that same evidence also proves innocence.”

    Murrill hasn’t confined her fight against compensation claims to the courts, having used threats to prevent at least one exoneree, Calvin Duncan, from even pursuing a claim. After serving 28 years of a life sentence for murder, he accepted a plea deal to secure his release in 2011. Ten years later, a district court judge ruled that he was factually innocent and threw out his conviction, citing the suppression of exonerating evidence by police, among other factors.

    When Duncan filed for compensation in 2023, Murrill issued a threat, Duncan said during a recent legislative hearing: drop the claim or she would charge him with perjury for falsely saying he was exonerated. At the time, Duncan was pursuing a law license. He said Murrill added a second warning: If he didn’t drop the claim, she would report him to the bar association to prevent him from getting his license.

    Duncan said he reluctantly agreed to withdraw his compensation application, with the understanding that Murrill would then drop the matter. But she didn’t keep her word, Duncan told legislators. During Duncan’s campaign last year for New Orleans criminal court clerk, Murrill sent him a letter threatening “further action from this office” if he didn’t stop referring to himself as being exonerated. “You have not proven you were actually innocent,” she told him.

    She then used his plea deal against him, saying, “You knowingly and voluntarily pled guilty to manslaughter and armed robbery.”

    Duncan, who declined to comment, won his election but was stripped of his office after legislators, with Landry’s support, eliminated his position. His campaign manager said Duncan has paused his pursuit of a law license in part because of his race for court clerk and Murrill’s persistent threats.

    Malcolm Alexander spent nearly 38 years in prison before being exonerated through DNA evidence in 2018. Despite the opposition of Landry, then attorney general, Alexander was later awarded compensation, though he said these claims aren’t all about money. Even more important is that when a judge awards an exoneree compensation, it comes with a definitive ruling that the person is, in fact, innocent.

    So while Murrill’s desire to deprive exonerees of money is terrible, Alexander said, her efforts to prevent them from having their names officially cleared are truly reprehensible.

    “It Wasn’t Right From Day One”

    Brooks was 60 years old and had been in Angola prison for nearly two-thirds of his life when his legal team discovered a wealth of new evidence that appeared to conclusively prove his innocence. Among these items were fingerprints lifted from beer cans held by the shooters during the Welcome Inn bar robbery and fatal shooting. And those fingerprints did not match Brooks’.

    In January 2019, Brooks’ legal team filed a motion to overturn his murder conviction. Leon Cannizzaro, the New Orleans district attorney at the time, objected, telling the court that his office did not purposefully withhold any evidence.

    Brooks said he was ready to wage a lengthy legal battle to prove he was not a murderer. But five months later, Cannizzaro approached Brooks with an unexpected offer: If he agreed to plead guilty to manslaughter, his life sentence would be reduced to 42 years and he would be allowed to walk out of Angola prison. Brooks agonized over the decision. The idea of standing up in court and saying he had killed someone was unimaginable. But he also didn’t want to die an old man on a rusted prison cot. So he took the deal.

    Two years later, as Brooks was struggling to adjust to life outside of prison and still strapped with a felony record, his legal team found a memo in a pile of records they had requested from the district attorney’s office that detailed a 2019 internal meeting with one of the prosecutors at Brooks’ murder trial. He admitted that they didn’t turn over the fingerprint evidence and that it would have been helpful to Brooks’ case, according to the memo.

    The meeting had occurred just two weeks before Cannizzaro offered Brooks the plea deal. If Brooks had known about the prosecutor’s admission, he said, he never would have accepted the plea.

    “It wasn’t right from day one,” Brooks said.

    A circular mirror shows a man’s reflection. The man wears glasses, a baseball cap and an earring. The background is out of focus: a tree, a green lawn and cars parked outside of a building.
    Christiana Botic/Verite News and Catchlight Local/Report for America Brooks on his bike in New Orleans this year
    A framed photograph on a beige wall. The photograph has crease lines and a piece of purple tape on the top left corner. The photo shows a small child standing between two adults.
    A photo of Brooks’ parents and his great-niece hangs in the apartment at a senior center he moved into since his release from prison. Christiana Botic/Verite News and Catchlight Local/Report for America

    In 2022, when presented with this new information, the district court agreed. It ruled that the district attorney withheld crucial evidence when offering the plea deal and threw it out along with Brooks’ conviction. Current New Orleans District Attorney Jason Williams declined to retry the case, clearing the way for Brooks to file his compensation claim two years later.

    Cannizzaro could not be reached for comment. In a statement issued after Brooks’ 2019 release from prison, the former district attorney said he offered Brooks the plea deal because his office believed he was “rehabilitated and will not go out and reoffend.” Cannizzaro rejected the idea that Brooks was wrongfully convicted, saying at the time that if he were innocent, Brooks and his attorneys would have turned down the deal. “Notably, they did not,” he said.

    Murrill is now using that discredited plea deal against Brooks, just as she did in Duncan’s case, in an attempt to quash his compensation claim. In a September 2024 motion, Murrill claimed that by vacating Brooks’ manslaughter conviction while he was a free man and not a prisoner, the court essentially pardoned him. And under the state constitution, only the governor has the power to issue pardons. As a result, she has asked that the court reinstate the manslaughter charge against Brooks.

    Murrill did not, however, address the fact that the court vacated the deal because prosecutors intentionally withheld key information, according to court records.

    In her motion, Murrill said she only learned the plea deal had been thrown out when Brooks filed his claim. And that, said attorney Harry Daniels, who represents Brooks, is when she started the effort to reinstate charges against him. “It’s only when he started demanding what he’s entitled to for being wrongfully convicted that this even became an issue,” Daniels said.

    Brooks has described applying for compensation as torturous, a barricade that is constantly preventing him from being able to move forward. And life has been difficult: His only source of income is his $994-a-month Social Security payment, enough to rent a one-bedroom apartment in a low-income senior center.

    There are moments, though, he said, when he allows himself to dream about what he would do with the money. The first would be to buy a bigger headstone for his family gravesite, where his parents, four siblings and a nephew are buried in a single plot in the Green Street Cemetery. All but one died while he was wrongfully imprisoned. There is room on the headstone for only three of the seven names.

    “I want to put all our names on there,” he said. “Give them some respect, especially my momma.”

    A gravestone with a cross etched on top and the words “Errol Brooks, Feb. 1 1959 — Dec. 1, 1981.” “Linda Brooks, Apr. 22, 1956 — Oct. 29, 1995,” and “Earl.” A bouquet of flowers and a cross obscure the last name. Two small angel statues also lean against the grave. Gravel sits in front of the grave, and long green grass grows behind the grave. The sky is blue with some clouds.
    Seven of Brooks’ family members are buried in a single plot in the Green Street Cemetery, but there is room on the headstone for only three names. If he receives compensation money, he plans to use some of it to buy a bigger headstone. Christiana Botic/Verite News and Catchlight Local/Report for America

    The post He’s Eligible for Up to $480,000 After Being Wrongly Imprisoned for 42 Years. The State Says No. appeared first on ProPublica.

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    Debian 13 aggiorna il Kernel Linux sistemando 68 CVE e inizia a discutere dei contributi AI

    Ricordate cosa ha detto Greg Kroah-Hartman a proposito delle innumerevoli #CVE pubblicate dal #Kernel #Linux? Se non volete pagare una subscription, usate #Debian! Ma quante aziende hanno politiche di aggiornamento dei sistemi operativi serrate? Quante aziende non si sono ancora rese conto che se prima l'approccio poteva essere semestrale o trimestrale oggi questo deve essere settimanale? Esistono ancora aziende che hanno sistemi Single Point Of Failure (#SPOF) che non possono essere spenti? Ah, a saperlo. O forse lo si sa, ma è meglio non dirlo. Nel frattempo, all'interno del progetto Debian arriva una General Resolution che determinerà se e come i contributi #AI verranno accettati nel progetto.

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    Sicurezza americana, economia cinese: il doppio binario del Golfo alla prova della guerra con l’Iran

    L’8 luglio 2026, al vertice NATO di Ankara, il presidente Trump ha dichiarato decaduto il memorandum d’intesa con l’Iran firmato il 17 giugno. Nella settimana successiva l’escalation ha ripreso ritmo. Gli Stati Uniti hanno reimposto il blocco navale sui porti iraniani e colpito circa 170 obiettivi in Iran, mentre Teheran ha risposto attaccando navi commerciali nello Stretto di Hormuz e installazioni militari americane negli stati del Golfo. Come già durante i quattro mesi di guerra aperta, i sei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) si sono ritrovati bersaglio di un conflitto deciso altrove, e la difesa del loro territorio è dipesa dall’ombrello militare statunitense e israeliano, che nessun altro attore era in grado di fornire.

    Washington resta dunque l’unico garante possibile della sicurezza del Golfo, eppure le monarchie del GCC continuano a diversificare verso la Cina invece di stringersi agli Stati Uniti. La risposta sta nella distinzione che il GCC ha imparato a fare tra la capacità militare americana, che resta senza alternative, e l’affidabilità strategica americana, su cui la guerra ha lasciato dubbi.

    La sicurezza resta americana

    Sul piano militare non esiste ancora un sostituto di Washington. Secondo i dati dell’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (SIPRI), tra il 2020 e il 2024 gli Stati Uniti hanno fornito metà di tutte le importazioni di armi del Medio Oriente e Nord Africa, con Arabia Saudita, Qatar, Kuwait ed Emirati tra i primi acquirenti al mondo. A questo si aggiunge un’architettura fisica costruita in decenni. La base aerea di Al Udeid in Qatar è la più grande installazione americana della regione e ospita il comando avanzato del Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), la Quinta Flotta ha il suo quartier generale a Manama, e basi come Al Dhafra negli Emirati e Camp Arifjan in Kuwait completano una rete di presenza, condivisione di intelligence e addestramento che nessun’altra potenza è in grado di replicare. In confronto, la presenza militare cinese nella regione resta marginale. 

    La guerra ha reso questo dato ancora più evidente, dato che solo l’integrazione con le difese statunitensi e israeliane ha permesso di intercettare la maggior parte dei raid iraniani. Al tempo stesso, però, il conflitto ha alzato il prezzo politico dell’allineamento con Washington. Gli Stati Uniti sono entrati in guerra senza una reale consultazione dei partner del Golfo, che ne hanno poi subito le conseguenze sul proprio suolo. Alcuni esponenti americani, come il senatore Lindsey Graham, hanno anche chiesto pubblicamente un maggiore coinvolgimento delle monarchie, con un tono che a Riyadh e Abu Dhabi è suonato come un’imposizione più che come una richiesta tra alleati. Lo stesso Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti diventeranno i guardiani dello Stretto di Hormuz e che dovrebbero essere rimborsati per il servizio. Per il GCC il messaggio è chiaro, e conferma che la protezione americana è una prestazione a condizioni negoziabili, non una garanzia.

    A rendere il conto ancora più salato c’è la posta economica. Dallo Stretto di Hormuz passava prima della guerra un quinto del petrolio mondiale, con circa 110 navi al giorno in transito, ridotte nei momenti peggiori del conflitto a poco più di una dozzina. Per economie che hanno scommesso la propria trasformazione su turismo, logistica, hub tecnologici e progetti come NEOM, la città futuristica che Riyadh sta costruendo sul Mar Rosso, una guerra permanente sul proprio confine marittimo mette in discussione l’intero modello di sviluppo. La sicurezza fornita da Washington protegge il territorio del GCC, ma non protegge il suo modello di business, che ha bisogno di una stabilità che la deterrenza da sola non produce.

    Su tutto il resto, Pechino avanza

    Fuori dall’ambito militare il quadro si rovescia. La Cina è il primo partner commerciale del Golfo e il principale acquirente del suo petrolio, e l’interdipendenza si sta strutturando ben oltre il barile. L’esempio più chiaro è Saudi Aramco, che ha acquisito una quota del 10% del colosso petrolchimico cinese Rongsheng per 3,4 miliardi di dollari, legandola a una fornitura di lungo periodo di 480.000 barili al giorno, e che sta negoziando partecipazioni incrociate nelle raffinerie dei due Paesi. La compagnia petrolifera nazionale di Abu Dhabi (ADNOC) ha firmato con la cinese China National Offshore Oil Corporation (CNOOC) contratti pluriennali di fornitura di gas naturale liquefatto e QatarEnergy ha commissionato ai cantieri cinesi 18 metaniere giganti per quasi 6 miliardi di dollari, il più grande contratto navale singolo della storia dell’industria. Si tratta di accordi che vincolano le due economie per decenni, non transazioni di mercato.

    Sul terreno tecnologico la competizione tra Washington e Pechino si gioca su intelligenza artificiale e data center, settori in cui Arabia Saudita ed Emirati stanno investendo centinaia di miliardi di dollari e in cui la Cina offre un’alternativa credibile ai fornitori americani. Le reti 5G del Golfo sono state costruite in gran parte da Huawei e ZTE, e i fondi sovrani della regione hanno investito miliardi nell’industria cinese dei veicoli elettrici, con la quota di Abu Dhabi in NIO e le joint venture di Aramco con BYD.

    C’è poi la dimensione diplomatica, dove i percorsi delle monarchie divergono in modo rivelatore. Gli Emirati sono entrati formalmente nei BRICS il 1° gennaio 2024. L’Arabia Saudita, invitata nello stesso allargamento, non ha mai depositato gli strumenti di adesione e partecipa ai lavori del blocco come membro di fatto, evitando di formalizzare un’adesione che avrebbe un costo politico a Washington. È il doppio binario applicato persino all’architettura istituzionale, mentre secondo le stime la quota di petrolio saudita regolata in renminbi è passata da quasi zero nel 2022 al 15-20 per cento a metà 2026. La mediazione della guerra è passata dal Pakistan e dal Qatar, non dalla Cina, e sono ancora loro a lavorare per riportare le parti al tavolo dopo il collasso della tregua.

    Il ruolo di Pechino è stato tuttavia tutt’altro che assente. Secondo le ricostruzioni, l’approvazione iraniana del primo cessate il fuoco di aprile è arrivata dopo una pressione cinese dell’ultimo minuto su Teheran. È il tipo di influenza che interessa alle monarchie del Golfo, e che nessuna quantità di deterrenza americana può replicare, dato che la Cina è l’unica potenza in grado di esercitare una leva reale sull’Iran senza l’utilizzo delle armi. Il riferimento del Golfo resta però il riavvicinamento saudita-iraniano del marzo 2023, negoziato con la regia di Pechino, che ha dato a Riyadh un modello per gestire Teheran attraverso la diplomazia invece della sola deterrenza.

    Il doppio binario e i suoi limiti

    Il GCC non sceglie tra Stati Uniti e Cina, li usa entrambi in ambiti diversi e in modo consapevole. La lettura più netta arriva da Foreign Policy, secondo cui la potenza militare americana è reale mentre il seguito strategico americano è inaffidabile. È proprio questo scarto che spiega perché il Golfo abbia costruito solidi rapporti commerciali con Pechino e rifiuti di organizzare la propria politica estera attorno alle sole priorità di Washington.

    Il doppio binario ha però confini precisi, e il primo lo pongono gli stessi Stati Uniti. Le monarchie evitano di concedere basi militari cinesi o di superare altre linee rosse poste da Washington, perché mettere a rischio l’accesso ai chip avanzati e all’equipaggiamento americano avrebbe un costo troppo alto. Il caso più istruttivo è quello di G42, il campione emiratino dell’intelligenza artificiale, che sotto pressione americana ha ceduto tutte le sue partecipazioni cinesi, inclusa una quota da 100 milioni di dollari in ByteDance, in cambio dell’accordo da 1,5 miliardi con Microsoft. Quando Washington ha imposto una scelta binaria sulle tecnologie sensibili, Abu Dhabi ha scelto Washington, come già aveva fatto rinunciando agli F-35 piuttosto che rispondere alle condizioni americane sui legami con Pechino.

    Il secondo confine lo ha tracciato la guerra stessa. Le segnalazioni sull’uso di satelliti cinesi da parte dell’Iran per localizzare le basi statunitensi nel Golfo, e sul rischio di forniture militari cinesi a Teheran, hanno ricordato alle monarchie i limiti di qualsiasi partnership con Pechino quando in gioco c’è la loro difesa diretta.

    Il terzo limite è interno al blocco, perché il GCC non ha reagito alla guerra come un attore unico. L’Arabia Saudita ha spinto per la de-escalation e per i negoziati mediati dal Pakistan, una scelta coerente con la sua vulnerabilità. Il regno ha già visto colpito da un drone l’oleodotto East-West, l’infrastruttura che gli consente di esportare aggirando Hormuz, e i megaprogetti di Vision 2030 hanno bisogno di un decennio di stabilità per stare in piedi. Gli Emirati, il Paese più colpito dagli attacchi iraniani, hanno seguito la traiettoria opposta. Hanno adottato la linea più dura verso Teheran, hanno lasciato l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) a maggio 2026 e hanno rafforzato i legami con Stati Uniti e Israele, al punto che un parlamentare iraniano li ha avvertiti pubblicamente per il presunto supporto alla campagna militare americana. Il doppio binario esiste in entrambe le capitali, ma con intensità e forme diverse. Riyadh lo usa per tenersi aperte tutte le opzioni, Abu Dhabi per pesare di più dentro l’alleanza americana.

    Il doppio binario regge finché Washington non chiederà al Golfo di scegliere. Per ora gli Stati Uniti tollerano la diversificazione economica e tecnologica verso la Cina, a condizione che le linee rosse militari restino intatte. Il collasso della tregua rende questo equilibrio più oneroso da mantenere per entrambe le parti.

    La tenuta del modello dipende dunque in conclusione da due variabili. La prima è quanto a lungo la Cina resterà marginale sul piano della sicurezza, l’unico ambito in cui il Golfo non dispone di alternative agli Stati Uniti. La seconda è quanto a lungo Washington accetterà di garantire quella sicurezza a paesi che, su tutto il resto, continuano a guardare altrove.

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    Da Castelporziano all’eternità crip

    N ell’estate del 1979, sulla spiaggia di Castelporziano, lungo il litorale romano, si sono radunati Allen Ginsberg, Gregory Corso, William Burroughs e altri poeti della beat generation per partecipare al Festival internazionale dei poeti, passato alla storia come “mito riuscito” e “magia mediterranea irripetibile” o come “vittoria dell’effimero, dello spettacolo trash”. Sullo stesso litorale, oggi alla fine di ogni estate, si raccolgono le persone disabili per partecipare a una festa, evento conclusivo dei progetti di inclusione sociale promossi dalla presidenza della Repubblica. Castelporziano, come luogo condiviso nel tempo, con la sua memoria di corpi “mad” e marginalizzati e con il suo presente di corpi non conformi parla di una continuità, parla del proseguimento di un discorso collettivo iniziato dalla beat generation sul piano estetico e sviluppato decenni dopo dai disability studies sul piano politico.

    La produzione poetica e narrativa della beat generation può essere riletta, alla luce dei disability studies, come una precoce rappresentazione estetica della non-normatività corporea e mentale, ancora priva di un lessico politico esplicito ma fortemente significativa sul piano culturale. In testi come Howl di Allen Ginsberg, la narrativa di soggetti “mad”, tossicodipendenti, queer e marginalizzati costruisce un immaginario in cui il corpo e la mente non conformi emergono come controfigure radicali della società disciplinare americana del dopoguerra. Questa rappresentazione può essere messa in relazione con la teoria della normalità elaborata negli anni Novanta da Lennard J. Davis, secondo cui la “normalcy” non è una condizione naturale ma una costruzione storica che produce esclusione e che l’autore associa alla nascita dei discorsi sulla nazione.

    In Enforcing normalcy Davis mostra come il moderno Stato-nazione abbia costruito la propria identità non solo sulle spalle dei soggetti colonizzati, ma anche sulla minoranza costituita dalle persone disabili. Nel 1995 l’autore chiede di aggiungere la disabilità alla triade “razza, classe e genere”, invitando il pensiero progressista a superare i propri limiti nei ragionamenti sull’oppressione. Ed è proprio l’oppressione a rappresentare il dispositivo concettuale attorno a cui entrano in contatto la poetica beat e il movimento dei disability studies.

    La produzione della beat generation può essere riletta, alla luce dei disability studies, come una precoce rappresentazione estetica della non-normatività corporea e mentale, ancora priva di un lessico politico esplicito ma fortemente significativa sul piano culturale.
    In “Allen Ginsberg: Howl (for the queer and disabled Americans)” (2020) Ben Berman Ghan scrive: “In Ginsberg cogliamo […] un desiderio ardente di ritrovare New York e l’America in espressioni di sé più radicali, che debbano fare spazio alla diversità della disabilità e della sessualità. A differenza di altri poeti, che ritraggono l’America attraverso una lente utopica, Ginsberg trova la sua America nell’abbraccio del caos e dell’autodistruzione, lasciando che i corpi queer e disabili trascinino gli Stati Uniti all’inferno, dove forse potrebbero essere liberi”. I corpi su cui si concentra Ginsberg sono corpi spesso “distrutti dalla follia” e che “si tagliano i polsi tre volte di seguito senza successo”. “I corpi di Ginsberg – continua Berman Ghan ‒ sono brutti, insanguinati e sofferenti, e sembrano sempre alla ricerca di qualcosa nel viaggio attraverso l’America che la poesia descrive”.

    Sui corpi di Ginsberg sembra risuonare il concetto critico di “misfit” proposto da Rosemarie Garland-Thomson, una delle voci più influenti dei disability studies contemporanei. Nella sua ricerca che nasce dall’incontro tra femminismo, visual culture studies e teoria della disabilità, Garland-Thomson ha ripensato il rapporto tra sguardo, corpo e potere. In “Misfits: A Feminist Materialist Disability Concept” (2011), l’autrice parla di “misfit” (“persona disadattata”) analizzando come identità ed esperienza vissuta nella condizione disabile si collocano nello spazio e nel tempo. Secondo Garland-Thomson, la disabilità non risiede nel corpo in sé, ma nel disallineamento tra corpo e ambiente costruito socialmente, nell’interazione tra corpo e mondo.

    L’istituzione, in questa prospettiva, non è neutra, ma contribuisce a definire quali corpi possano essere considerati funzionali, efficienti e quindi “abili”. La visione alla base di “misfit” permette di interpretare retrospettivamente i corpi beat come corpi in disallineamento strutturale rispetto all’ambiente sociale. In Howl, gli “angelheaded hipsters burning for the ancient heavenly connection to the starry dynamo in the machinery of night” non sono soltanto individui segnati da follia o marginalità, ma soggetti che “non si adattano” alle strutture materiali e simboliche della società americana (in Ginsberg, però, la sofferenza psichica diventa anche apertura percettiva e spirituale, mentre la prospettiva teorica contemporanea dei disability studies insiste sulla necessità di separare l’esperienza della disabilità dalla sua romanticizzazione, restituendole invece una dimensione politica e strutturale).

    Sui corpi di Ginsberg sembra risuonare il concetto critico di “misfit” proposto da Rosemarie Garland-Thomson: la disabilità non risiede nel corpo in sé, ma nel disallineamento tra corpo e ambiente costruito socialmente.
    In ““The Mad Ones” and the “Geeks”: Cognitive and Physical Disability in the Writing of Jack Kerouac and Allen Ginsberg” (2015) Loni Reynolds sviluppa ulteriormente il “misfitting” approfondendo le rappresentazioni della disabilità cognitiva e fisica nelle opere di Jack Kerouac e Allen Ginsberg. Secondo Reynolds, in Desolation Angels (1965) di Kerouac e Kaddish (1061) di Ginsberg, i personaggi Lazarus Darlovsky e Naomi Ginsberg, sono presentati come outsider rigenerativi: la loro disabilità cognitiva viene celebrata piuttosto che patologizzata. Il misfit diventa così fonte di ispirazione letteraria e potrebbe arrivare a coincidere con l’identificazione stessa dell’autore beat in quanto scrittore e soggetto “che non si adatta”.

    Nei disability studies Robert McRuer è il principale autore ad aver concepito la crip theory. Il termine crip deriva da cripple (traducibile con “storpio”), storicamente offensivo, ma riappropriato politicamente dal movimento per i diritti delle persone disabili. La crip theory mostra come la società produca continuamente l’idea di un corpo efficiente, produttivo, autonomo, eterosessuale, normato. McRuer chiama questo sistema “compulsory able-bodiedness” (“abilismo obbligatorio”), un paradigma che, attraverso i racconti e gli schemi di guarigione, superamento, reintegrazione nella norma e recupero della produttività, assume anche la forma di un abilismo narrativo.

    In questo sistema dominante il corpo disabile viene quindi raccontato come problema da risolvere, deficit temporaneo, ostacolo morale, metafora tragica. McRuer propone, invece, narrazioni incomplete, corpi non “riparati”, temporalità crip, desideri non normativi, dipendenza e interdipendenza come forme politiche. Il pensiero di McRuer si spinge fino a una critica all’ideologia della produttività che sembra richiamare proprio il rifiuto beat della stabilità lavorativa, della sanità mentale normativa e dell’ideologia del corpo efficiente. La narrativa e la poesia beat, da Kerouac a Corso, insistono sul rifiuto della progettualità borghese, costruendo una soggettività errante e non finalizzata alla performance economica. Questa postura esistenziale, riletta attraverso la nozione di “compulsory able-bodiedness”, rifiuta la società moderna che impone non solo la capacità fisica, ma anche la produttività continua come criterio di valore del soggetto.

    La crip theory mostra come la società produca l’idea di un corpo efficiente, produttivo, autonomo, eterosessuale, normato: il corpo disabile viene quindi raccontato come problema da risolvere, deficit temporaneo, ostacolo morale, metafora tragica.
    Tuttavia, mentre la beat generation tende a trasformare la devianza in mito letterario, esperienza estetica e romanticizzazione dell’eccesso, i disability studies ne riformulano il significato in termini politici e militanti, sviluppando un campo critico volto a decostruire le categorie di normalità e a rivendicare diritti, accessibilità e autonomia. Questa distinzione è cruciale perché evita una sovrapposizione impropria tra estetizzazione della marginalità e politica della disabilità. La crip theory, però, consente di ricomporre le due dimensioni, leggendo la produzione beat non come anticipazione diretta del movimento per i diritti delle persone disabili, ma come archivio culturale in cui la crisi della normatività corporea e mentale viene già resa visibile, seppur in forma poetica e non ancora politicamente codificata.

    Un ulteriore asse di confronto riguarda la rappresentazione della mente non normativa e della cosiddetta follia, centrale tanto nella scrittura beat quanto nelle successive elaborazioni dei disability studies. In opere come Kaddish di Allen Ginsberg, la malattia mentale non viene trattata come semplice condizione individuale, ma come esperienza attraversata da dispositivi familiari, medici e istituzionali che ne determinano la gestione e la percezione sociale. In questi versi di Ginsberg lampeggia il suo lirismo poetico ma al tempo stesso si sente il condizionamento dell’istituzione:

    Da capo e da capo – ritornello – degli Ospedali – ancora non ho scritto la tua storia – la lascio astratta – poche immagini
    […]
    Di quel mio impegno più tardi – giuramento di illuminare il genere umano – questo è liberarsi di particolari – (pazzo come te) – (la sanità un trucco convenzionale) – [Traduzione di Fernanda Pivano]

    L’uso delle parentesi suggerisce un senso di confinamento e anche di contenimento mentre i trattini spezzano il ritmo della prosa evocando la mente e il corpo non solo di chi viene raccontato ma anche di chi scrive. Per Ginsberg la figura della madre internata psichiatricamente diventa il punto di emersione di una critica implicita alla psichiatria come sistema di normalizzazione, la stessa critica alla medicalizzazione della devianza che i disability studies svilupperanno in termini teorici più sistematici. Ginsberg descrive Naomi attraverso immagini di frammentazione identitaria e instabilità percettiva, come quando scrive: “with your eyes of madness, your eyes of memory”, oppure nelle sequenze in cui la sua voce oscilla tra lucidità e delirio, rendendo la soggettività non lineare e attraversata da rotture temporali e cognitive.
    La beat generation tende a trasformare la devianza in mito letterario, esperienza estetica e romanticizzazione dell’eccesso; i disability studies ne riformulano il significato in termini politici e militanti.
    La malattia mentale non appare qui come semplice categoria clinica, ma come esperienza vissuta dentro una rete di relazioni familiari, mediche e sociali che ne definiscono il significato. Questo aspetto può essere letto alla luce della teoria di Lennard J. Davis, secondo cui la “normalità” è una costruzione storica che stabilisce i confini tra sanità e patologia, rendendo la diagnosi psichiatrica uno strumento di regolazione sociale più che una descrizione neutra. Allo stesso tempo, la condizione di Naomi può essere interpretata attraverso la nozione di misfit di Rosemarie Garland-Thomson, poiché il suo corpo e la sua mente non sono leggibili come “disfunzionali” in senso assoluto, ma come disallineati rispetto a un ambiente familiare e istituzionale che non è in grado di accoglierne la complessità. In Kaddish, infatti, l’ospedalizzazione psichiatrica e le pratiche di contenimento della malattia mentale emergono come dispositivi che non solo descrivono, ma producono la condizione stessa di esclusione. Kaddish infatti non è da considerare come una rappresentazione della disabilità psichica, ma come un archivio poetico della sua costruzione sociale.

    Sviluppando questo ragionamento, potremmo provare a leggere Kaddish attraverso la prospettiva di Exile and Pride di Eli Clare. Pubblicato nel 1999, il libro mescola memoir, teoria politica e autobiografia embodied. Clare parla di corpo disabile come di un corpo narrante: è archivio di violenza, luogo di desiderio, spazio politico, territorio di appartenenza. Il corpo racconta storie perché la narrazione non è separata dal corpo, nasce da esso. Ma mentre Clare si interroga su come il corpo disabile possa raccontarsi autonomamente, in Kaddish è un doppio sguardo (o più di uno) a generare la prospettiva del racconto. Tuttavia, tanto in Ginsberg, quanto in Clare, il corpo disabile è sempre relazionale, la marginalizzazione non è unica ma stratificata: raccontarsi significa sottrarsi alle narrazioni mediche e pietistiche. È interessante allora analizzare la costruzione linguistica del corpo “deviante” nella poesia beat.

    In Howl la materialità dell’esperienza viene resa attraverso immagini che sovrappongono sofferenza fisica, vulnerabilità e intensità percettiva. Nella celebre apertura del poema ‒ “I saw the best minds of my generation destroyed by madness, starving hysterical naked” ‒ la sequenza di aggettivi non descrive soltanto una condizione psicologica, ma costruisce un corpo esposto nella sua precarietà biologica e sociale: fame, nudità e isteria diventano marcatori di un’esistenza che eccede la definizione medica di “patologia”. In Kaddish Ginsberg scrive:

    A 12 anni sull’autobus notturno attraverso il New Jersey, ho abbandonato Naomi alle Parche nella casa a Lakewood piena di fantasmi – abbandonato al destino del mio autobus – affondato in un sedile – tutti i violini spezzati – il cuore indolenzito nelle costole – la mente era vuota – Almeno fosse al sicuro nella bara –
    […]
    Prima della Depressione grigia – andò via da New York – guarì ‒ Lou le fece una fotografia seduta a gambe incrociate sull’erba – lunghi capelli intrecciati di fiori – sorridente – a suonare ninnenanne sul mandolino – fumo di ortiche nelle colonie estive di sinistra e io nell’infanzia vedevo alberi – [Traduzione di Fernanda Pivano]

    Qui il corpo del figlio “devia” dal corpo della madre ma ci cammina a fianco attraverso un linguaggio di trame interrotte di segni ed ellissi temporali e immagini che a loro volta producono suoni: “all violins broken” e “me in infancy saw trees”. In un’intervista a Gay Sunshine del 1974 Ginsberg sosteneva che l’immagine sociale del corpo “potrebbe essere il prodotto di una cospirazione su larga scala”.  In Howl, vediamo corpi queer e disabili in una caotica rottura con queste norme etero/cognitive. “Ginsberg si rivolge a coloro che sono stati rifiutati da istituzioni come ‘accademie per pazzi e case editrici di odi oscene’”, scrive Ben Berman Ghan. “In Howl troviamo una sorta di tributo a coloro che si sentono rifiutati, a coloro i cui rifiuti hanno alimentato sentimenti anti-establishment e all’autodistruzione”. La deviazione di Howl da un’America splendente e piena di speranza si colloca nel contesto di quello che Loni Reynolds ha descritto come un “momento culturale dinamico che medicalizzava e patologizzava le deviazioni da una norma idealizzata e impossibile”.
    Secondo Lennard J. Davis, la “normalità” è una costruzione storica che stabilisce i confini tra sanità e patologia, rendendo la diagnosi psichiatrica uno strumento di regolazione sociale più che una descrizione neutra.
    Nella prefazione alla prima edizione di Howl (1956), il poeta William Carlos Williams scrisse: “Trattenete gli orli delle vostre vesti, signore, stiamo attraversando l’inferno”. Affinché Howl potesse creare un’America in cui i corpi queer e disabili potessero sentirsi a casa, Ginsberg dovette prima trascinare l’America nell’abisso caotico. “Alla fine della terza parte della poesia”, scrive ancora Berman Ghan, “Ginsberg sembra sognare un’America libera dai suoi abusi passati, un sogno in cui, dopo quella lunga discesa all’inferno, possiamo tutti emergere dall’altra parte”.
    Howl termina così: “Nei miei sogni arrivi in lacrime gocciolante dalla crociera della traversata in autostrada dell’America fino alla porta del mio cottage nella notte dell’Ovest”.

    Da quella notte, settant’anni dopo, usciamo all’alba di un altro Ovest, sulle coste del Tirreno, dove splende la spiaggia dorata – l’eternità dorata – di Castelporziano, memoria storica dei cantori beat e residenza simbolica di una contemporanea crip generation.

    L'articolo Da Castelporziano all’eternità crip proviene da Il Tascabile.

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    EE.UU. habría agotado con Irán «peligrosamente» sus reservas de armamentos clave, tanto de ataque como de defensa

    Estados Unidos habría utilizado «prácticamente todas» sus reservas de misiles de precisión de largo alcance durante su agresión contra Irán, un conflicto que ya se prolonga por cinco meses, informó este martes Reuters.

    En concreto, el Ejército estadounidense habría agotado gran parte de sus existencias de armas tierra-tierra, en particular los Sistemas de Misiles Tácticos del Ejército (ATACMS) y los Misiles de Ataque de Precisión (PrSM). Cada unidad supera el millón de dólares, según las mismas fuentes, que no precisaron cuántos misiles quedarían disponibles.

    Las municiones de largo alcance constituyen un componente clave del arsenal militar, al permitir ataques de alta precisión desde distancias relativamente seguras. En ese marco, la escasez reflejaría —de acuerdo con las personas consultadas— una decisión del Gobierno de Donald Trump de evitar métodos más arriesgados para atacar objetivos iraníes.

    Asimismo, CNN reveló que las Fuerzas Armadas de Estados Unidos ha agotado casi el 80 % de sus interceptores de un sistema clave de defensa antimisiles, mientras altos mandos militares estadounidenses advierten que las reservas de municiones del Pentágono están “peligrosamente bajas”, según múltiples fuentes familiarizadas con el asunto. Las reservas de sistemas clave de defensa aérea se han visto particularmente mermadas durante la guerra con Irán. Las Fuerzas Armadas han consumido casi cuatro quintas partes de su inventario de misiles THAAD en comparación con los niveles previos a la guerra y aproximadamente la mitad de sus interceptores Patriot desde el inicio del conflicto, según dos fuentes familiarizadas con el informe de inventario más reciente. La revelación del bajo inventario de THAAD no se había informado previamente.

    Las fuentes advirtieron que, si el conflicto se prolonga, la disminución de estas reservas podría limitar la capacidad de Washington para disuadir a sus adversarios geopolíticos, incluidos Rusia y China.

     

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    Capire l’AI: OpenAI, Anthropic? Basta un mini PC per usare un modello abliterato e diventare cracker!

    Seconda puntata della serie che sfrutta le notizie catastrofiche, questa volta è Mythos di Anthropic ad aver fatto l'impensabile, per capire meglio le tecnologie AI, lasciare da parte l'hype e provare a capire come funzionano nella pratica le cose. In questa puntata parliamo di ollama e del modello qwen, nella versione standard ed in quella abliterata o, per meglio dire, senza censure.

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    Paragonare lo Stato Sionista alla Germania nazista non è reato!

    Secondo quanto riporta la rivista giuridica Beck-aktuell, un tribunale tedesco ha stabilito che le azioni genocidali di Israele possono essere paragonate alla Germania nazista senza superare il limite del discorso d'odio illegale. La Corte Regionale Superiore di Zweibrucken ha annullato la condanna di una donna emessa da un tribunale inferiore, che l'aveva riconosciuta colpevole di ...continua a leggere "Paragonare lo Stato Sionista alla Germania nazista non è reato!"
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    L’ultima frase dell’ASEAN sulla Corea del Nord

    Il riconoscimento e il suo prezzo

    Nel frattempo i canali bilaterali della regione si sono riaperti. L’Indonesia ha ripristinato l’ambasciata a Pyongyang nel luglio 2025, il ministro Sugiono vi si è recato in ottobre, prima visita di un capo della diplomazia indonesiana dal 2013, firmando un memorandum su consultazioni regolari, e l’arrivo di un ambasciatore residente in marzo ha completato una ricostruzione coerente con lo sforzo di Prabowo di convertire il non allineamento da postura dichiarativa in pratica operativa. Il Laos si è spinto oltre, inviando il presidente Thongloun Sisoulith in visita di Stato, primo capo di Stato straniero ricevuto a Pyongyang per un’occasione nazionale da anni, mentre To Lam è stato il primo leader vietnamita a recarvisi in diciotto anni. Il commercio non spiega nulla di tutto questo, dato che nel caso indonesiano si aggira sui due milioni di dollari annui. Ciò che quegli scambi trasferiscono è riconoscimento, e il riconoscimento concesso per via bilaterale arriva sganciato dalla questione nucleare, con ciascun governo che lo dispensa alle proprie condizioni. Il canale multilaterale prezza la stessa merce in modo diverso. Il Forum ha nuovamente sostenuto la completa denuclearizzazione della penisola, sebbene la formulazione avesse già arretrato rispetto alla vecchia richiesta di un disarmo completo, verificabile e irreversibile. Pyongyang può dunque accumulare riconoscimento per via bilaterale evitando l’unica sede in cui si troverebbe seduta sotto una frase che nega uno status ormai iscritto nella propria costituzione, iscrizione che innalza il costo interno di ogni concessione futura oltre quanto qualsiasi garanzia esterna potrebbe compensare. Si tratta di impegno selettivo da parte di uno Stato le cui alternative sono migliorate, non della condotta di uno Stato isolato.

    Un patto costruito per costare poco

    La selettività porta alla luce una debolezza incorporata nel Forum fin dalla sua istituzione. L’ASEAN ha attirato le grandi potenze dentro le proprie architetture post-Guerra fredda attraverso un patto deliberatamente a basso costo, fatto di inclusione, informalità e consenso, poiché ciascuna preferiva la regia dell’ASEAN a quella di una rivale, e gli Stati minori hanno così acquisito una voce in materia di sicurezza asiatica che altrimenti non avrebbero potuto rivendicare. Lo stesso prezzo d’ingresso contenuto ha reso economico anche il disimpegno, una volta che la sede ha smesso di essere scarsa. Per anni il Forum ha offerto a Pyongyang un accesso raro a un tavolo condiviso con Washington, Pechino, Mosca, Tokyo e Seul; il trattato con la Russia del 2024, la partecipazione nordcoreana alla guerra russa e la ripresa degli scambi con Pechino garantiscono oggi quell’accesso a condizioni migliori, e la socializzazione perde presa nella misura in cui migliorano le opzioni esterne. Che l’assetto sopravviva alla propria inefficacia non costituisce un enigma, dal momento che continua a distribuire benefici. L’ASEAN conserva il ruolo di convocatore da cui deriva la sua rivendicazione di centralità, gli Stati membri mantengono per la diplomazia bilaterale un margine che posizioni collettive più ferme comprimerebbero, e le grandi potenze ottengono una piattaforma regionale senza accettare quasi alcuna disciplina. Una paralisi di questo genere è meno un fallimento dell’assetto che una allocazione di vantaggi tale da non lasciare ad alcun partecipante un interesse a modificarlo.

    Una norma priva di esecutori

    L’apparato di applicazione si è intanto frantumato ben oltre la regione. Pechino non chiede più esplicitamente la denuclearizzazione dal trilaterale con Seul e Tokyo del maggio 2024, e Xi ha omesso il riferimento a Pyongyang in giugno, durante la prima visita di un leader cinese in sette anni. Alla Conferenza di Riesame del Trattato di non proliferazione, in maggio, la Russia ha ottenuto la cancellazione del passaggio sul programma nordcoreano, la cui delegazione ha definito la questione chiusa, dopo avere già posto fine con il veto del 2024 al mandato del panel ONU che monitorava l’elusione delle sanzioni. L’ASEAN ripete oggi una norma formatasi sotto una distribuzione del potere precedente, quando Washington promuoveva la non proliferazione e sia Mosca sia Pechino ne accettavano una parte sufficiente perché continuasse a funzionare. Pyongyang sfrutta inoltre una gerarchia interna all’ordine nucleare stesso. Il Trattato separa i possessori legittimi dagli aspiranti proibiti mentre le potenze riconosciute hanno compiuto scarsi progressi verso il disarmo che si erano impegnate a perseguire, e le categorie di custode responsabile e di proliferatore pericoloso derivano dai rapporti di forza e dalla storia postcoloniale di chi fosse autorizzato a definire la sicurezza internazionale. Nulla di ciò discolpa un regime che invoca l’assedio permanente per giustificare la militarizzazione permanente, ma spiega perché l’argomento sovranista faccia presa anche presso governi che quel regime non lo difendono. La posizione dell’ASEAN dentro quest’ordine è intermedia, poiché fa da tramite per accesso e riconoscimento al di sotto di una struttura di applicazione che le potenze nucleari controllano, il che fissa un tetto a ciò che la sua centralità può ottenere. Ne risulta quello che avevo gia’ definito regionalismo paralizzato, in cui una capacità di convocazione quasi universale produce scarsa convergenza e l’assenza non costa nulla. La prossima dichiarazione del presidente dell’ARF metterà alla prova quella rivendicazione in modo diretto. Mantenere la frase confina la denuclearizzazione alla dichiarazione multilaterale mentre i membri conducono le proprie relazioni bilaterali senza farvi riferimento; rimuoverla riconosce un mutamento già compiuto nella pratica e premia la strategia che lo ha prodotto. In un caso come nell’altro la decisione indicherà quale ordine il linguaggio ereditato dall’ASEAN continui a servire, e che cosa la sua centralità sia ancora in grado di organizzare ora che il patto sottostante a quel linguaggio si è disfatto.

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    FCC Commissioners Face Ethics Complaints for Taking Luxury Gifts From Paramount

    A man in a suit and glasses is in focus in the background. In the foreground are two women out of focus.
    Federal Communications Commission Chair Brendan Carr, rear, attends a hearing with commissioners Anna Gomez, right, and Olivia Trusty. Kent Nishimura/Bloomberg/Getty Images

    Two government watchdog groups have demanded investigations into whether Federal Communications Commission members violated ethics requirements by accepting luxury gala tickets from Paramount as the company sought government approval for its $111 billion acquisition of Warner Bros. Discovery.

    The complaints filed by Democracy Defenders Fund and Citizens for Responsibility and Ethics in Washington cite a recent ProPublica investigation that detailed how CBS or its parent company, now Paramount, have for years given FCC commissioners tickets to the Kennedy Center honors gala, which the television network sponsors. The commissioners accepted the gifts even as the FCC was reviewing or about to review major Paramount business decisions, including two megamergers.

    Commissioner Olivia Trusty’s most recent financial disclosure said Paramount gave her two tickets to the December 2025 honors gala that together were worth more than $12,000. Trusty was one of two commissioners who voted last year to approve Paramount’s merger with another media company, Skydance.

    ProPublica’s investigation found FCC members had long enjoyed a night out at the Kennedy Center courtesy of CBS or its parent company. Seven of the 10 commissioners who served since 2016 accepted tickets worth more than $260,000, according to a ProPublica analysis of ethics disclosures.

    FCC Chair Brendan Carr’s financial statements show he has reported accepting honors gala tickets from CBS or its parent company eight times since his 2017 appointment to the commission, totaling over $75,000 in gifts.

    Carr, who also voted in favor of the Paramount-Skydance merger last year, sat with his wife in a private skybox at the December gala with Paramount CEO David Ellison and other executives from Paramount and CBS. Such seats sold for $125,000 a ticket, according to Kennedy Center guidelines.

    Carr disclosed on his latest financial statement that he accepted tickets from Paramount for himself and a guest to the 2025 gala and reception worth $12,390. Carr did not respond to a request from ProPublica to clarify the apparent difference in value between those tickets and the skybox seats. 

    The FCC only released Carr’s disclosure late on Friday, more than a month after ProPublica had first requested it. The document says the agency certified it on June 22. 

    Federal ethics rules ban employees from taking gifts from any entity that does business with, is regulated by or seeks official action from their agency.

    “The federal gift regulations and the gratuities statute exist to ensure that government decisions are made on the merits, free from the influence of private benefits,” the Democracy Defenders Fund said in its complaint. “The public must have confidence that the FCC’s merger review process is not compromised by self-dealing or the appearance of impropriety.”

    Carr, Trusty and the FCC did not respond to requests for comment. The agency’s inspector general declined to comment. An FCC spokesperson previously told ProPublica that agency ethics officers have for years cleared commissioners to accept the tickets, finding it consistent with ethics law. And Paramount’s chief of communications said it was a decades-long “CBS practice to invite government officials from both parties” to the Kennedy Center show. Carr last year defended the FCC’s approval of the Paramount merger with Skydance, saying it “advances the public interest.”

    The FCC’s review of the Paramount-Warner Bros. merger is one of the final federal hurdles facing a historic consolidation of two of the five largest film studios in Hollywood. The deal would unite Paramount Skydance with Warner Bros., bringing under the control of one company Paramount+ and HBO Max streaming services; CBS and CNN; and scores of other major broadcast channels, cable networks and digital platforms.

    Four ethics experts told ProPublica that by accepting the tickets, Trusty and Carr had compromised the FCC’s impartiality and should not take part in any upcoming decision on Paramount’s proposed merger.

    The Democracy Defenders Fund — led by Norman Eisen, former ambassador to the Czech Republic and White House ethics czar under President Barack Obama — filed its grievance on Thursday with the federal Office of Government Ethics, the FCC’s inspector general and the FCC’s ethics office.

    The group said the investigation should examine whether Carr and Trusty broke rules on accepting gifts or broke criminal laws prohibiting federal officials from accepting illegal gratuities.

    Carr and Trusty should be required to repay Paramount the “fair market value” of any improper gifts and the federal ethics agency should refrain from certifying Carr’s annual disclosure report until he can prove that he has complied with ethics laws, Democracy Defenders Fund wrote. Its letter to the FCC and the Office of Government Ethics also requests that Carr be disqualified from further participation in the commission’s decision on the Paramount-Warner Bros. Discovery merger.

    The nonprofit organization noted that hours after last year’s honors gala ended, Paramount announced it was launching its hostile takeover bid of Warner Bros. Discovery, a move that would later result in a merger agreement that requires FCC approval. About three months later, Carr publicly endorsed the deal on CNBC, promising swift approval.

    “The facts that have been reported raise serious questions about the integrity and impartiality of FCC Chairman Carr in particular matters involving Paramount,” including the attempted merger with Warner Bros. Discovery, the letter said.

    Citizens for Responsibility and Ethics in Washington, the other group that filed a written protest, requested an FCC inspector general probe of the luxury gifts.

    “The reported gifts to FCC officials from businesses that are not only subject to agency regulation but presently engaged in billion-dollar mergers and acquisitions that must be approved by the commissioners themselves are extremely concerning threats to the integrity of FCC operations,” the CREW letter stated.

    CREW, founded in 2003 as a nonpartisan organization dedicated to government accountability and ethics, is headed by Donald K. Sherman, a former House Ethics Committee attorney and special assistant to President Joseph Biden.

    A woman in a blue suit sits at a table with a microphone in front of her. The same woman also appears on a large television screen on the wall behind where she is sitting.
    Federal Communications Commission member Olivia Trusty. Jose Luis Magana/AP Images

    “Government officials have the power to make decisions that impact huge swaths of the American people,” Sherman said in a statement about the organization’s demand for an inspector general investigation. “With this tremendous power comes a higher ethical standard that apparently wasn’t met. The IG can and must get answers for the public.”

    The proposed merger between Paramount and Warner Bros. Discovery has drawn a flurry of legal opposition.

    California, New York and 10 other states filed a lawsuit seeking to block the merger under federal and state antimonopoly laws. The Writers Guild of America, the Freedom of the Press Foundation and the Public Interest Project filed similar court challenges in recent weeks.

    Paramount has recently agreed to pause its merger until the litigation is resolved or until June 1, 2027, whichever comes first.

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    Ridere dell’IA. Corpo a corpo con il sé digitale

      di Paolo Costa   Habitus digitale, rubrica a cura di Italo Testa   Il meccanico che è in noi   L’influente saggio di Henri Bergson sul riso si avvita attorno alla natura equivoca del senso dell’umorismo.[1] Da un lato, la comicità viene presentata nel testo come una delle espressioni più vitali dell’essere umano. Dall’altro …

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    Kazakistan. Una medio-piccola potenza rivendica la propria capacità di iniziativa in un ordine internazionale sempre più frammentato

    Un gigante dell’uranio nel cuore dell’Eurasia

    Il Kazakistan è situato nel cuore dell’Asia Centrale: confina a nord e a ovest con la Russia, a est con la Cina e a sud con Kirghizistan, Uzbekistan e Turkmenistan, mentre a sud-ovest si affaccia sul Mar Caspio. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, produce da solo circa il 60% del PIL dell’intera regione. Ricco di risorse naturali, possiede enormi riserve di idrocarburi ed è il primo produttore mondiale di uranio, con circa il 40% dell’estrazione globale.

    Con il crollo dell’Unione Sovietica, nel 1991, il Paese ha ereditato il quarto arsenale nucleare al mondo. Ha però scelto di rinunciarvi, sia per l’impossibilità di mantenerlo nel pieno della crisi economica post-sovietica, sia per la volontà di accreditarsi come partner affidabile sulla scena internazionale. Ha così trasferito le testate alla Russia e ceduto l’uranio militare agli Stati Uniti, in un processo avviato già nel 1991 con la chiusura del poligono nucleare di Semipalatinsk.

    Nel 1993 ha aderito al Trattato di non proliferazione e nel 1994 è diventato membro dell’AIEA. Nello stesso anno, con l’operazione segreta nota come Project Sapphire, ha ceduto agli Stati Uniti circa 600 chilogrammi di uranio weapons-grade. Negli anni successivi ha avviato la collaborazione con il Nuclear Suppliers Group per il controllo dei materiali sensibili. Oggi, presso l’impianto metallurgico di Ulba a Öskemen, ospita la banca dell’uranio a basso arricchimento dell’AIEA (LEU Bank). Istituita nel 2017 in cooperazione con l’Agenzia e operativa dall’ottobre 2019, custodisce scorte di uranio destinate a usi civili.

    La proposta di stoccaggio, oltre a essere coerente con questa lunga tradizione di non proliferazione, mostra come il Paese cerchi di accreditarsi quale mediatore non allineato, promuovendo un’immagine di attore indipendente nell’ordine internazionale.

    Una politica estera multivettoriale

    Il Kazakistan rappresenta un caso di studio interessante, è l’esempio di una medio-piccola potenza che, in uno scenario globale in evoluzione, ha reinterpretato la propria collocazione internazionale. Attraverso l’hedging – la costruzione di molteplici allineamenti flessibili e di coalizioni issue-based con Paesi affini – attori come Astana si adattano a un ordine mondiale incerto e frammentato. Fin dall’indipendenza, il Kazakistan persegue, infatti, una politica estera multivettoriale: coltiva in maniera bilanciata i rapporti con partner diversi, senza vincolarsi a un unico blocco di alleanze e sfruttando a proprio vantaggio la rivalità tra grandi potenze.

    Con la Russia il Kazakistan mantiene una relazione storicamente solida sul piano economico, militare e infrastrutturale: entrambi fanno parte dell’Unione Economica Eurasiatica (EAEU) e dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO). La dipendenza in ambito di sicurezza è emersa con chiarezza nel gennaio 2022 quando, durante le proteste innescate dall’aumento del prezzo del GPL, Tokayev richiese l’intervento della CSTO per ristabilire l’ordine. Dopo l’invasione dell’Ucraina, Astana ha però mantenuto una posizione prudente, evitando di riconoscere le repubbliche separatiste e le annessioni russe. I legami economici restano forti, sebbene in lieve calo per effetto delle sanzioni e dell’allineamento kazako alle restrizioni occidentali sui beni strategici. Cresce intanto la preoccupazione per la sovranità nazionale e per le minoranze russofone del nord, accompagnata da un rafforzamento del nazionalismo e della lingua kazaka.

    L’influenza cinese, in forte espansione, è soprattutto economica. Il commercio bilaterale è cresciuto significativamente negli ultimi anni, con importazioni di materie prime kazake ed esportazioni cinesi di prodotti industriali e di consumo. Grazie alla Belt and Road Initiative il Kazakistan è divenuto un nodo strategico delle rotte eurasiatiche, in particolare per il transito energetico e commerciale: il gasdotto Cina–Asia Centrale ne è l’infrastruttura simbolo. Pechino investe anche in infrastrutture e rinnovabili, ma tra la popolazione resta diffusa la preoccupazione per una possibile dipendenza economica e per l’influenza politica cinese.

    Le relazioni con Washington si sviluppano soprattutto nel formato C5+1, incentrato su economia, energia e sicurezza. Gli Stati Uniti mirano a rafforzare la propria presenza in Asia Centrale per diversificare le fonti energetiche e contenere l’influenza di Russia e Cina. In tal senso, il Kazakistan è rilevante per le risorse strategiche – uranio, terre rare, metalli – e per il suo ruolo nella sicurezza energetica globale. La distanza geografica e la concorrenza di altri teatri, dal Mediterraneo Allargato al Medio Oriente, rendono però la regione meno prioritaria per Washington.

    Iran: il pragmatismo alla prova

    I rapporti con l’Iran sono tradizionalmente improntati al pragmatismo economico. Negli ultimi anni i due Paesi hanno intensificato la cooperazione in commercio, trasporti e logistica, favorita dalla comune appartenenza a diversi forum regionali e dall’interesse kazako ad accedere ai mercati del Golfo e dell’Oceano Indiano attraverso il territorio iraniano. Ancora nel gennaio 2026 Astana e Teheran discutevano l’espansione della cooperazione economica e infrastrutturale.

    La relazione non è però priva di limiti. Dopo gli attacchi iraniani che nel corso del conflitto hanno colpito anche i Paesi del Golfo, Tokayev ha inviato messaggi personali ai leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar per esprimere piena solidarietà. Nei confronti di Teheran, al contrario, Astana si è limitata a condoglianze ufficiali per via diplomatica. Nell’aprile 2026 il viceministro degli Esteri kazako Arman Issetov ha poi annunciato la sospensione di diversi progetti congiunti con l’Iran – incluse alcune forniture di grano e parte del commercio alimentare – motivandola con l’instabilità e le difficili condizioni interne iraniane.

    Il Kazakistan ha, dunque, assunto una posizione di fredda neutralità verso la Repubblica Islamica, per non compromettere la propria credibilità di fronte ai partner occidentali. Il mutato contesto geopolitico ha reso difficile una perfetta equidistanza, senza però intaccare la capacità di iniziativa del Paese.

    Una proposta senza seguito, un segnale politico riuscito

    A oltre un mese di distanza, la proposta kazaka non ha avuto seguito. Dopo il memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti, firmato con l’intento di porre fine alle ostilità tra le due potenze, i vertici di Teheran hanno ribadito ufficialmente l’intenzione di diluire l’uranio arricchito in loco. «La nostra posizione è sempre stata che l’unico modo per gestire le scorte di materiale arricchito è diluirlo all’interno dell’Iran», ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi alla televisione nazionale.

    Il Kazakistan, in ogni caso, mantiene una posizione di neutralità diplomatica e conserva il ruolo di interlocutore affidabile agli occhi degli Stati Uniti. Al tempo stesso continua a coltivare i rapporti con Teheran, come dimostra il recente incontro tra l’ambasciatore kazako in Iran, Ontalap Onalbayev, e il viceministro degli Esteri iraniano per gli Affari giuridici e internazionali, Kazem Gharibabadi, capo negoziatore del dossier nucleare. Il Paese riafferma così la propria linea di politica estera multivettoriale.

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    Burn, Planet, Burn

        playlist di Elisabetta Stella     Austra, Gaia (Future Politics, 2017) Midlake, Acts of Man (The Courage Of Others, 2009)   Randy Newman, Burn On (Sail Away, 1972)   Neil Young, After the Gold Rush (After the Gold Rush, 1970)   Moby, Like a Motherless Child (More Fast Songs About the Apocalypse, 2017) …

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    For the Second Time, Lawmakers Failed to Fix California’s Warning System for Teacher Misconduct

    An illustration depicts a small student sitting at a wooden school desk with one arm raised in the air, positioned in the center of a scene where large sheets of paper are torn and shattered, blowing into the wind.
    Anna Vignet/KQED

    A last-ditch legislative attempt to help California school districts keep problematic teachers out of the classroom has collapsed following opposition from unions and the state teacher licensing agency that a proposed searchable database would violate privacy and subject educators to unfair treatment. 

    The proposed database, introduced by a Democratic member of the State Assembly in June, would have allowed schools to see if applicants for public school teaching positions had been reported to the state after they were fired or resigned over claims of misconduct. 

    The California Federation of Teachers pushed back, warning that teachers could land in the database even if schools had not determined they committed serious misconduct. 

    “We would support legislation that targets substantiated reports of egregious misconduct,” said Tristan Brown, a lobbyist with the California Federation of Teachers. “We live in a state with Silicon Valley. The state should be able to support a system that is up to date and tracking substantiated reports of misconduct.” 

    Democratic Assemblymember Al Muratsuchi had proposed to make it easier for schools to screen teacher applicants after a KQED-ProPublica investigation published in May. The news outlets revealed how delays and inaction, combined with a lack of transparency, allowed educators to get new jobs after school districts reported them to the state teacher licensing agency for sexual harassment or other misconduct.  

    A similar effort by Republican lawmakers to address the issue also hit roadblocks earlier this year. 

    “When the safety of a child does not meet a legislative priority, that’s a head-scratcher for me,” said Republican Assemblymember Tom Lackey, who co-authored the first attempt to create the teacher database. “I think being sympathetic to the offender is on the wrong side of this issue.”

    Both bills were modeled on a law the Legislature passed in 2025 mandating the creation of a database by next summer that will allow employers to search the names of school support staff, such as bus drivers, custodians and teaching assistants, who are under investigation by their schools or have substantiated complaints of egregious misconduct. 

    The database for school support staff passed after months of tense negotiations. Under that system, employees’ names would be removed from the database if school investigations fail to substantiate claims of egregious misconduct. The bill passed despite opposition from unions, but the system that will be put in place is still being refined. 

    But that law explicitly does not apply to public school teachers. 

    The system currently in place for public school educators is a patchwork with a fair number of gaps. School districts have long been required to report to the state any teacher who is fired or who resigns due to misconduct. But the state’s teacher licensing agency, which collects all of those reports, is restricted by state law in what information the agency can share while it investigates. The state’s disciplinary process typically takes one year, and teachers could be hired during the investigation period without schools knowing about the claims against them.

    California’s publicly accessible online database of credentialed educators does indicate, with a red-flag icon, whether those public school teachers have been disciplined by the state. But it does not explain the reason for the sanction or provide a link to any documents. It is only after the state licensing agency recommends an educator be disciplined that prospective employers can request a summary of the case and the agency’s findings.

    Without such details, California school administrators must rely on teachers themselves or their previous employers to provide key information. A law passed in 2024 requires teacher candidates to share their complete job history in education and mandates that school districts ask every previous employer whether a candidate had been reported to the credentialing agency for credible or substantiated complaints of egregious misconduct. If so, previous schools must share the relevant information. But that law keeps bad actors out of schools only if teachers and schools keep — and provide — accurate records.

    For more than a year, California school administrators have lobbied lawmakers for a better way to protect students from those with a history of misconduct. “A database is needed to provide more complete, timely information so that schools can fulfill their responsibility to put trusted adults in positions that work with students,” said Dorothy Johnson, a lobbyist with the Association of California School Administrators, whose members include superintendents, principals and human resources officials. 

    Under the original bill authored by Muratsuchi and sponsored by the school administrators association, teachers would be added to a new database if their school districts have reported them to the state for misconduct. Before making job offers, schools would be required to check the database, accessible only to employers, for names of teachers with substantiated and credible complaints of egregious misconduct. Then, schools would be required to request records about misconduct from the districts that reported them.

    California Assemblymember Al Muratsuchi, a Democrat who introduced the teacher accountability bill, said his office was “confronted with a lot of resistance” over whether it would lead to unfair treatment of the accused. Justin Sullivan/Getty Images

    Muratsuchi said his office was “immediately confronted with a lot of resistance,” with teachers unions raising concerns over fair treatment of the accused. 

    Brown, the lobbyist for the California Federation of Teachers, said the language in the measure was too broad. He said the union would not object to a database that identifies only teachers with substantiated complaints of egregious misconduct, but the bill also states that reports of “possible misconduct” would be included. 

    “Our opposition is really focused on making sure we’re looking at dangerous conduct that we can definitively say happened,” Brown said.

    Muratsuchi, who pulled language for his bill directly from the previous effort by Republican Assemblymember Kate Sanchez, said his intent was for the database to focus on egregious misconduct reports that were substantiated and credible. Had he had more time, he said, he would have clarified the language through the legislative process and addressed the unions’ concerns. 

    But he introduced the bill with just weeks left in the legislative session. 

    Seth Bramble, a lobbyist for the California Teachers Association, the state’s most powerful teachers union, wrote in a statement that the proposed database would lead to “employment consequences for innocent teachers based on allegations later determined to be unfounded.” 

    “CTA unequivocally supports protecting students, ensuring that credible misconduct information is shared with prospective school employers, and preventing individuals who commit egregious misconduct from moving from school to school,” Bramble wrote.

    The Trump administration singled out teachers unions as obstructions to legislative reforms to protect children when it announced a national crackdown in July on how school districts handle accusations of sexual misconduct by teachers.

    “Teachers’ unions’ demonstrated commitment to shield their members from disciplinary action for gross misconduct cannot trump basic moral and legal responsibilities to students and families,” Secretary of Education Linda McMahon wrote in the open letter to state school chiefs. 

    McMahon cited KQED and ProPublica’s finding that California’s teacher licensing agency has not revoked the professional credentials of at least 67 educators who school districts determined had sexually harassed students or committed other sexual misconduct. At least 14 of those educators were rehired by other schools. That included San Francisco Bay Area math teacher Jason Agan, who was hired by two schools despite having been fired after an independent panel determined he sexually harassed female students and massaged their shoulders after he’d been warned to stop. Agan was removed from the classroom the day after the story was published. He was replaced by a substitute for the remainder of the school year. 

    Agan has denied any sexual motivation in touching students and said during his dismissal hearing at his first school that he touched students only to offer them support.

    The Commission on Teacher Credentialing, California’s educator licensing agency, joined the unions in objecting to the bill to add teachers to the misconduct database. Jonathon Howard, the government relations manager for the credentialing agency, told Muratsuchi in a June 19 email obtained by KQED and ProPublica that complying with the proposed legislation would “require Commission staff to commit crimes.” Howard cited state laws restricting what information the teacher licensing agency is allowed to share. 

    Muratsuchi’s bill, Howard warned, would expose the agency to “significant liability.” “The Commission does not oppose the goal of ensuring that credentialed educators with substantiated histories of serious misconduct cannot move undetected between schools,” Howard wrote. “However, achieving that goal requires legislation that is legally sound, operationally workable, and fair to the educators whose livelihoods and professional reputations are at stake.”  

    Anita Fitzhugh, a spokesperson for the Commission on Teacher Credentialing, previously told KQED and ProPublica that the agency “stands ready to implement any additional public protections that the Legislature authorizes.” 

    Within weeks of introducing the bill and following opposition, Muratsuchi scrapped the idea of adding teachers reported to the state for egregious misconduct to the database and instead amended the bill to clarify that the teacher licensing agency may penalize administrators who don’t thoroughly vet applicants. The school administrators association withdrew its sponsorship.

    Muratsuchi, whose term expires in December, said he still supports more access to information about educators disciplined for serious misconduct. But with the legislative session ending Aug. 31, time is running out.

    “I tried,” Muratsuchi said. “I hope future Legislatures pick up the ball.”

    Help Us Report on Teacher Misconduct in California

    If you have experience with the state’s opaque teacher disciplinary process, KQED and ProPublica want to hear from you.

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    Perché il tempo ci sfugge? Quello che Castaneda può insegnarci

    Come vivere pienamente il tempo con l’aiuto di Castaneda, Agostino e Heidegger Perché il tempo sembra accelerare con l’età?Carlos Castaneda ci invita a cambiare il nostro modo di vivere il tempo, dialogando idealmente con Agostino e Heidegger.Una riflessione filosofica sul tempo soggettivo, la presenza, la morte e il peso del passato. 🎬 Première16/08/2026 ore 14.00🔗https://www.youtube.com/watch?v=WLe8vL5IgpM […]

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    As Trump’s Tariff War With Canada Drags On, This Border Community Suffers Without a Voice

    A white semitruck drives across a massive steel truss arch bridge that’s lit yellow by warm sunlight. Darker industrial bridge structures sit in shadow underneath against a deep twilight sky.
    A semitruck drives across the Sault Ste. Marie International Bridge from Canada into the United States.   

    On the northeast edge of Michigan’s Upper Peninsula, nearly 1,100 people gathered in late June for the International Bridge Walk across the long span that links two cities with the same name: Sault Ste. Marie, Michigan, and Sault Ste. Marie, Ontario. Both the sun and the sentiments were bright.

    “We don’t like to say there’s a border there, because we’re twin cities. We’re one family, the countries of Canada and the United States,” Don Gerrie, mayor of the Michigan Sault (pronounced “Soo”), told the crowd ahead of the annual walk.

    He sported a black ballcap that he said was given to him by his counterpart in the Ontario Sault. It featured flags from both nations with the words “Stronger Together” and “Allies and Friends.”

    Canadians in cheerful patriotic attire joined the bridge walk, with maple leaves tagging their scarves and socks, shirts and shorts. Americans came out in star-spangled T-shirts heralding the nation’s 250th birthday. But this lively tradition is clouded by an increasingly hostile relationship between the U.S. and Canada.

    Traffic over the bridge is way down. And, in recent weeks, President Donald Trump threatened new tariffs in retaliation for thick wildfire smoke wafting into the U.S. When his administration announced an additional 50% tariff on an array of Canadian products, the White House cited “Canada’s discriminatory treatment of American products.” Then, using a separate mechanism, it hit Canada with a further 10% in tariffs.

    Following pressure from the Trump administration that delayed it, a new publicly owned bridge, the Gordie Howe, opened Monday between Detroit and Windsor, Ontario. Canada hosted a Canada-only opening ceremony.

    Trump wasn’t present for the bridge’s ribbon-cutting, even though he used to cheer the project. Up at the Sault bridge, there was no sign of the region’s congressional representative at the celebration of international friendship, even though, during Trump’s first term, Rep. Jack Bergman, a Republican, hailed relations with Canada.

    In 2020, when Bergman was appointed to an interparliamentary group that provides a forum for exchange between Canadian and American legislators, he boasted of the Sault bridge as a point where “millions” cross every year “to conduct business, shop, work and enjoy what each country has to offer.”

    Yet Bergman, who is endorsed by Trump in an upcoming contested primary, has been virtually silent on the new tariffs and their blowback in local communities, even as he’s prodded to speak out by many of his constituents. The only references to Sault Ste. Marie in the news items on his website during Trump’s second term are a mention of an infrastructure project and a February 2025 letter to the president about a purported member of a Venezuelan gang crossing the border.

    As Canada responds to Trump’s moves with emergency interventions and “buy local” boosterism, significantly fewer Canadians are crossing the border for once-ordinary activities: shopping, eating, fueling vehicles, vacationing or visiting family and friends.

    The Sault area lost at least $82.9 million last year in local spending because of decreased crossings, according to an estimate from the International Bridge Administration, which manages the span: $62.7 million on the Michigan side and $20.2 million on the Ontario side.

    There were 270,000 fewer total crossings last year at the Sault Ste. Marie International Bridge — nearly a 24% drop from 2024, exceeding similar declines at Michigan’s other border crossings. Based on the currency used to pay bridge fares and information from the Canadian prime minister’s office, the drop is largely due to the loss of Canadian travelers. Halfway into 2026, auto traffic has lingered at the same lower volume, according to the bridge director, while commercial traffic has fallen nearly 15% further. 

    Nationwide, the total number of Canadians returning from the United States last year dropped by more than 25%, according to data from the Canadian government.

    “What Canadians have done, of course, is they’re boycotting the U.S.,” said Michael Broadway, a geographer and professor emeritus at Northern Michigan University who has researched the travel trends (and joined the bridge walk). Ordinary people can only do so much about federal politics, he said, “but what they can do is they can vote with their feet.”

    A regional map highlights key international border crossings between Michigan and Ontario, including the Sault Ste. Marie International Bridge, the Blue Water Bridge and Detroit-Windsor crossings. Surrounding Great Lakes — Lake Superior, Lake Michigan, Lake Huron and Lake Erie — are labeled alongside neighboring U.S. states.
    These bridge and tunnel crossings connect Michigan and the Canadian province of Ontario. Cengiz Yar/ProPublica

    The Sault bridge spans the St. Mary’s River, just west of the historic Soo Locks that serve as a hinge between two of the largest Great Lakes, Lake Superior and Lake Huron. Soaring high above the water to clear the thousand-foot freighters, it’s a critical gateway for commerce. And it’s the only vehicular border crossing for hundreds of miles in either direction.

    The drop in traffic reversed a post-pandemic uptick, said Peter Petainen, bridge director and an Ontario Sault native. Just as the numbers were recovering, he told ProPublica, “the federal tariff dispute occurred and we’ve fallen off.”

    Others noted that the turn in how the U.S. approaches noncitizens may have also chilled travel. Stories of Canadians detained in the U.S. are recurring headlines up north. And the Canadian dollar also doesn’t go as far as it once did in the U.S.

    Altogether, it’s a problem for Michigan’s rural Upper Peninsula — and also for the publicly owned bridge, which depends on tolls for maintenance and operations. As the bridge authority put it in its five-year plan, issued in December: “Border challenges negatively affecting bridge traffic, trade and tourism may significantly reduce bridge revenue or increase expenditures beyond operational sustainability.”

    Participants make their way across the Sault Ste. Marie International Bridge during the 36th International Bridge Walk on June 27.
    Two women wearing matching red Canada-themed shirts and red caps walk across a bridge amid a crowd of pedestrians. The sunlit bridge frame towers overhead against a clear blue sky.
    Four women stand side by side singing into microphones outdoors during a daytime event. Flags flank them in the background against a clear, deep blue sky.
    The cross-border bridge walk is supposed to represent unity among the twin communities, which locals refer to as one family.

    Wilda Hopper, co-owner of Bird’s Eye Outfitters in the Michigan Sault, feels the change. She said that the drop-off in Canadian visitors was most noticeable in the off-season, when her gear shop and cafe relies on the local community — including those from the Ontario Sault — to carry it through the snowy months.

    Between fewer Canadian customers and rising costs, Hopper said, business is down about 27% compared with what it was last summer.

    “I can tell you that I’ve spoken to business after business up in the Sault Ste. Marie area, and in the eastern Upper Peninsula, and they’re all feeling the pressure from this,” said Michigan state Sen. John Damoose, a Republican who represents the community in Lansing. “Mackinac Island’s feeling the pressure, everybody is feeling the heat from this deterioration in our relationship with Canada.”

    It’s a bewildering fallout, he said. After a brutal ice storm last year, he remembered Canadians crossing the Sault bridge to help Michiganders repair the electrical grid. “This is our best friend in the entire world,” Damoose said.

    Only so much can be done about it from the statehouse, though, when it’s Republicans in Washington in the power position. Two of Michigan’s voices in Washington are the Democratic Sens. Gary Peters and Elissa Slotkin. They don’t flatly oppose tariffs, but they have challenged Trump’s approach, calling it, respectively, “chaotic” and “sloppy.” Slotkin has said that, constitutionally, only Congress can levy tariffs or raise taxes. Peters introduced bipartisan legislation that seeks more tariff transparency.

    Bergman, who has represented a district that encompasses the Upper Peninsula and an additional northern swath of the state’s “mitten” since 2017, once stressed the critical role Canada plays in Michigan’s economy. He vowed to work with the Canadian Parliament to “expand market access between both our nations” during Trump’s first term. And he championed the president’s new North American trade deal with Canada and Mexico, citing the benefits for Michigan’s farmers, small businesses and consumers.

    But Trump’s trade policies have made it hard on many Republicans who once touted free trade. Pete Hoekstra, the U.S. ambassador to Canada and a former Michigan congressman, pivoted dramatically on trade in the Trump era, as ProPublica reported.

    A man wears a navy blue suit jacket, a matching dark sweater and a gold-and-blue patterned tie over a white collared shirt. A pin is attached to his left suit lapel.
    U.S. Rep. Jack Bergman of Michigan has been virtually silent during President Donald Trump’s second term about how tariffs are impacting his constituents. Tom Williams/CQ-Roll Call, Inc/Getty Images

    Since Trump started his second term, there’s been no mention of tariffs in the press releases, articles and op-eds on Bergman’s website. Along with three of his colleagues in Congress, he criticized Canada’s handling of wildfires that sent thick smoke into Michigan in a recent letter to the prime minister.

    ProPublica reached out to Bergman, his office and his campaign multiple times for comment on what’s happening in his district and received no response. Besides Trump’s endorsement, his reelection is supported by the Michigan and U.S. chambers of commerce.

    He’s facing two challengers in the Republican primary on Aug. 4. Both of them told ProPublica that the district benefits from sustainable trading relationships.

    They also echoed what many of Bergman’s constituents told ProPublica: that residents have had scarce opportunities to connect with the congressman in person. Bergman doesn’t appear to have hosted a public town hall in the district since his first year in office.

    Bergman, who has a house in Louisiana, has faced long-standing allegations that he doesn’t even make Michigan his true home. Julie Hoffmeyer, a former member of Bergman’s staff who supports one of his primary challengers, told ProPublica that the congressman refers to his property in the western Upper Peninsula as a “cabin” or a “camp.”

    Bergman, responding to past challenges to his Michigan residency, has called his home there his primary residence and noted that he’s a registered voter in the state.

    An older man with graying hair and a beard stands outdoors in a grassy area, wearing a blue-and-white plaid button-up shirt and dark pants. He rests his hands together in front of him, holding a dark cap.
    A woman wearing a tan cap, white tank top, shorts and a backpack pushes a black electric bike along a sidewalk in front of a rustic wooden storefront. The building features a metal sign reading “Bird’s Eye Outfitters” above windows decorated with artwork and text advertising coffee, beer, gear and smoothies.
    Michael Broadway, a geographer and professor emeritus at Northern Michigan University, says many Canadians have, in effect, boycotted the U.S. over Trump’s policies. Businesses like Bird’s Eye Outfitters in Sault Ste. Marie, Michigan, have seen a noticeable drop-off in Canadian visitors.
    A street-level view shows a building adorned with a large Sault Ste. Marie mural that includes the phrases “Pingatore Cleaners Inc.” and “Lake Superior State University.” In the background, a light-yellow steel bridge spans a road under a partly cloudy sky.
    The director of the international bridge estimates that the Sault area, encompassing the two cities on opposite sides of the border, lost at least $82.9 million last year in local spending.

    Trump’s quick-shifting trade policies are especially difficult for Michigan’s agriculture industry, the state’s second-largest sector, according to a recent report from the state’s agriculture department. The report, which hasn’t yet been publicly released, said that exports to Canada fell 12.3% last year, “signalling severe strain with a country that is our strongest trading partner.”

    Meanwhile, the relationship between the U.S. and Canada is fraying ever further. A White House fact sheet on the new 50% tariff acknowledged the ways that Canadians have changed how they do business.

    The White House said that Canadian imports of U.S. motor vehicles dropped by about 22% between April 2025 and March 2026, compared with the same period the year before. And, it said, due to provincial restrictions, Canadian imports of U.S. alcoholic beverages have plummeted.

    Mark Carney, Canada’s prime minister, said in a letter posted on social media that the series of tariffs imposed by the U.S. began with ones that were “in direct violation” of the standing North American trade deal — the deal from Trump’s first term that he once celebrated, and that Bergman described as a great economic victory for Michigan.

    With the deal up for review this year, the Trump administration declined a long-term extension of the pact. Carney has also widely signaled that Canada is looking beyond its near neighbor for trading partners.

    Carney said, in an April video posted on his YouTube channel: “Many of our former strengths, based on our close ties to America, have become our weaknesses — weaknesses that we must correct.”

    An elevated view overlooks residential house rooftops and lush green trees in the foreground. In the background is a massive bridge with three prominent yellow steel arches under a soft dusk sky.
    The Sault Ste. Marie International Bridge is the only vehicular border crossing between the countries for hundreds of miles in either direction.

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    EmComm-Tagung 2026: Notfunk erreicht letzte Meile

    Am Samstag, 10. Oktober 2026, trifft sich die Notfunkszene in Brütten. Die USKA öffnet die Fachtagung erstmals gezielt für Behördenvertreter/-innen.

    Ein flächendeckender Stromausfall legt die reguläre Kommunikation rasch lahm. Wenn Festnetz, Mobilfunk und Internet ausfallen, greift das klassische Szenario des Notfunks. Am Samstag, 10. Oktober 2026, richtet die USKA in Brütten die diesjährige EmComm-Tagung aus.

    Erweitertes Konzept

    Das Konzept erweitert den Fokus massiv. Erstmals richtet sich die Veranstaltung parallel an lizenzierte Funkamateurinnen und Funkamateure sowie an Vertreter von Behörden und Rettungsorganisationen.

    Behörden eingebunden

    Für die Behördenvertreter steht ein eigener Vortragsblock auf dem Programm. Fachjargon bleibt dort draussen. Dominik Schwerzmann, HB3YQP, Leiter des Amts für Bevölkerungsschutz, Zivilschutz und Militär des Kantons Zug, berichtet aus erster Hand über die praktische Zusammenarbeit zwischen Behörden und Funkamateur/-innen.

    Spezielles Notfunk-Rack

    Ein technischer Schwerpunkt liegt auf der sogenannten «letzten Meile» zur Bevölkerung. Die Anbindung der Zivilbevölkerung im Krisenfall erfolgt nicht zwingend über hochkomplexe Kurzwellenstationen. Jedermannsfunk wie CB-Funk und PMR-446 rückt direkt in das Einsatzkonzept ein. Vorgeführt wird ein speziell konzipiertes Notfunk-Rack (siehe Bild), das genau diese Schnittstellen bedient.

    Analog und digital

    Am Vormittag stehen für die Amateurfunker/-innen Fachvorträge über aktuelle Übertragungsverfahren auf dem Plan. Der Nachmittag gehört der Praxis im Aussenbereich. Auf dem Areal warten Vorführungen von Winlink-2000 über Kurzwelle und UKW, digitale MESH-Netzwerke via AREDN sowie Sprachverbindungen über regionale VHF- und UHF-Relais.

    Behördenmitglieder erhalten eine geführte Besichtigung des Notfunk-Containers Brütten. Ergänzend zeigen verschiedene Seletionen und Notfunkgruppen ihre mobilen Ausrüstungen. Wer Datenverbindungen für E-Mails und Bilder unter Feldbedingungen erleben will, sieht das Handwerk vor Ort in Aktion.

    Amateurfunk: Mehr als ein Hobby

    Die Tagung setzt ein klares Zeichen. Notfunk ist kein isoliertes Hobby, sondern ein strukturiertes Bindeglied im Ernstfall für den Bevölkerungsschutz. Die Teilnahme bietet für Funkende und Behördenmitglieder die Gelegenheit, Kontakte zu knüpfen und Einsatzszenarien realistisch durchzusprechen.

    Programm, Einladung und Anmeldung

    Published: HB9HGH 2026-07-30 08:24:11

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    Neues HBradio 4/2026 ab sofort online

    Die neue Ausgabe 4/2026 des «HBradio» ist erschienen. USKA-Mitglieder können das Magazin ab sofort im geschützten Bereich der USKA-Website als PDF herunterladen.

    Das Redaktionsteam um Chefredaktor Dr. Willy Rüsch (HB9AHL) und den technischen Redaktor Dr. Mathias Weyland (HB9FRV) bietet auf 84 Seiten wieder eine breite Palette an technischen Fachbeiträgen, Contest-Auswertungen und aktuellen Themen der Schweizer Funklandschaft. Einige Highlights aus der aktuellen Ausgabe:

    Weltrekord auf 76 GHz: Erstes EME-QSO

    Manfred Plötz (DL7YC) beschreibt den technischen Weg von 70 cm bis hinauf zu den Mikrowellen. Am 22. April 2026 gelang ihm gemeinsam mit Sergei (RW3BP) die weltweit erste Erde-Mond-Erde-Verbindung auf 76 GHz im Mode Q65-60E. Der Beitrag erläutert die komplexe Technik wie Hochleistungs-SSPA, Vorverstärker und die präzise Antennennachführung im Librations-Minimum.

    Rechtliche Grundlagen: Eigenimport von Funkgeräten

    Urs Lott (HB9BKT) beleuchtet die Fallstricke beim Direktimport kommerzieller Amateurfunkgeräte aus dem Ausland. Der Artikel fasst die Vorgaben von BAKOM und Zoll zusammen und erklärt die Sonderregelungen sowie Duldungspraktiken für HB9- bzw. HB3-Inhaber.

    Nach der Havarie: Neuanfang mit ÜberSDR auf der Rigi Scheidegg

    Nachdem ein Blitzeinschlag im Mai 2026 etwa 70 % der Remote-Station zerstörte, berichten Wolfgang Sidler (HB9RYZ) und Frédéric Furrer (HB9CQK) über den Neuaufbau. Der neue WebSDR-Server auf 1’660 m ü. M. bietet unter anderem Echtzeit-Zugriff auf das HF-Spektrum (0–30 MHz) sowie integrierte Decoder für digitale Betriebsarten.

    Vernehmlassung: Eingabe der USKA zur Requisitionsverordnung

    Die USKA fordert, dass private Notfunkeinrichtungen und Relaisstationen von staatlichen Requisitionen ausgenommen bleiben, um die zivile Krisenresilienz im Notfall nicht zu schwächen.

    Contest-Ergebnisse: Helvetia-H26-Contest 2026

    Contest-Manager Dominik Bugmann (HB9CZF) präsentiert die vollständigen Ranglisten, Log-Statistiken sowie Erfahrungsberichte und Bilder zahlreicher Teilnehmer.

    HBradio 4/26

    Published: HB9HGH 2026-07-29 15:38:19

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    Canapa, spirulina e microrganismi: dalla Puglia un progetto per bonificare i terreni contaminati

    La canapa industriale non è solo una coltura destinata alla produzione di fibra, biomateriali o alimenti. In Puglia è al centro di un progetto di ricerca che punta a trasformarla in uno strumento per il recupero ambientale. L’obiettivo è sviluppare un protocollo capace di bonificare terreni contaminati da metalli pesanti e idrocarburi sfruttando la sinergia …
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    Capire l’affare OpenAI/Hugging Face è capire gli LLM open-weight, le tecniche di abliterazione ed il futuro

    Nell'analisi post-mortem dell'attacco perpetrato ai danni di Hugging Face da parte degli agenti OpenAI, "talmente potenti da impressionare i loro creatori", tralasciando tutti gli aspetti di marketing ci sono alcuni aspetti tecnici e tecnologici che vale la pena approfondire. Capiamo insieme cosa sono gli LLM open-weight, cosa significa abliterare un modello e, pubblicità a parte, dove l'evoluzione degli LLM potrà arrivare.

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    Grey Man, OPSEC e sicurezza digitale

    Parte 3 – Proteggere

    Dalle scorte domestiche ai social network: ciò che comunichiamo senza accorgercene

    Essere discreti non riguarda soltanto il modo in cui ci vestiamo.

    Una persona può utilizzare uno zaino urbano, muoversi in modo naturale e non attirare particolare attenzione, ma allo stesso tempo comunicare una grande quantità di informazioni attraverso ciò che trasporta, ciò che racconta e ciò che pubblica online.

    Nelle prime due parti dello Speciale AIP dedicato al Grey Man abbiamo analizzato il concetto e la sua applicazione pratica.

    Ora dobbiamo affrontare una domanda diversa:

    Che cosa stiamo comunicando agli altri senza rendercene conto?

    Per un prepper, questa domanda può riguardare:

    • scorte;
    • acqua;
    • energia;
    • equipaggiamento;
    • competenze;
    • spostamenti;
    • abitudini familiari;
    • presenza digitale.

    Ed è qui che il Grey Man incontra un altro concetto importante: l’OPSEC.

    Grey Man e OPSEC: collegati, ma distinti

    OPSEC è l’acronimo di Operations Security.

    Il NIST descrive l’OPSEC come un processo sistematico volto a proteggere informazioni generalmente non classificate che potrebbero rivelare capacità e intenzioni. Il processo comprende l’identificazione delle informazioni critiche, l’analisi delle minacce e delle vulnerabilità, la valutazione del rischio e l’applicazione di contromisure appropriate. Unterintelligence and Security Agency sottolinea che l’OPSEC protegge informazioni critiche, classificate o non classificate, che potrebbero essere utilizzate contro un’organizzazione, invitando a osservare le proprie attività anche dal punto di vista di un possibile avversario. Grey Man e OPSEC non sono sinonimi.

    Il Grey Man riguarda principalmente la gestione della propria presenza percepibile.

    L’OPSEC riguarda la protezione di informazioni e indicatori rilevanti.

    I due concetti possono però incontrarsi.

    Uno zaino tattico può suggerire la presenza di equipaggiamento.

    Una power station trasportata apertamente comunica disponibilità di energia.

    Una conversazione può rivelare l’esistenza di scorte.

    Una fotografia pubblicata online può mostrare dove vengono conservate.

    Concetto AIP

    La discrezione non consiste nel mentire. Consiste nel non distribuire informazioni prive di utilità per chi le riceve.

    Le informazioni apparentemente innocue

    Una singola informazione può sembrare irrilevante.

    Il problema nasce quando diverse informazioni vengono raccolte e combinate.

    Immaginiamo una persona che nel corso del tempo pubblichi:

    • una fotografia della propria power station;
    • un video della dispensa;
    • immagini dell’impianto fotovoltaico;
    • un post nel quale annuncia una settimana di vacanza;
    • fotografie dalle quali è riconoscibile l’abitazione;
    • immagini del veicolo;
    • informazioni sulla composizione della famiglia.

    Ogni contenuto, preso singolarmente, può apparire innocuo.

    Nel loro insieme, però, questi elementi possono ricostruire risorse, abitudini e vulnerabilità.

    La metodologia OPSEC considera proprio il valore degli indicatori e delle informazioni che, pur non essendo necessariamente segreti, possono essere raccolti e interpretati. o del blackout

    Immaginiamo un blackout urbano prolungato.

    Durante le prime ore, molte persone utilizzano telefoni, torce e batterie portatili.

    Con il passare del tempo, la disponibilità di energia diminuisce.

    Alcuni negozi restano chiusi.

    Le comunicazioni diventano più difficili.

    La possibilità di ricaricare un telefono acquista maggiore valore.

    Una persona attraversa il quartiere trasportando una power station costosa, pannelli solari pieghevoli e diversi dispositivi elettronici chiaramente visibili.

    Non sta facendo nulla di sbagliato.

    Tuttavia comunica:

    • di possedere energia;
    • di avere attrezzatura di valore;
    • di conoscere sistemi alternativi di alimentazione;
    • di disporre probabilmente di altre risorse.

    Il principio Grey Man suggerirebbe, quando possibile, di ridurre l’esposizione non necessaria dell’attrezzatura.

    Questo non significa rifiutare di aiutare gli altri.

    Significa decidere consapevolmente come, quando e in quale misura rendere visibili le proprie capacità.

    Le risorse comunicano

    Una famiglia può rivelare involontariamente la propria preparazione attraverso:

    • taniche di carburante visibili;
    • grandi quantità d’acqua trasportate apertamente;
    • pannelli solari;
    • generatori;
    • antenne;
    • apparati radio;
    • confezioni di alimenti in grandi quantità;
    • attrezzature lasciate in vista;
    • conversazioni con vicini o conoscenti.

    Non tutto può o deve essere nascosto.

    L’obiettivo non è rendere segreta la propria abitazione.

    È imparare a chiedersi:

    Questa informazione deve essere visibile a chiunque?

    In alcuni casi la risposta sarà sì.

    In altri no.

    La sicurezza nasce anche dalla possibilità di scegliere consapevolmente.

    Il Grey Man digitale

    Oggi la discrezione fisica rappresenta soltanto una parte del problema.

    Una persona può muoversi in modo ordinario per strada e contemporaneamente aver pubblicato online:

    • fotografie della propria abitazione;
    • l’inventario delle scorte;
    • il modello della power station;
    • la disposizione dei pannelli fotovoltaici;
    • dettagli del sistema di sicurezza;
    • la targa del veicolo;
    • il luogo nel quale trascorre i fine settimana;
    • le date delle vacanze;
    • la posizione di un terreno o di un rifugio.

    La CISA raccomanda di prestare attenzione alle informazioni condivise online e di gestire le impostazioni dei social network per migliorare privacy e sicurezza. Raccomanda inoltre di limitare la quantità di informazioni personali pubblicate, evitando dati che possano rendere una persona più vulnerabile, come indirizzi o informazioni sulle proprie abitudini. r moderno, discrezione fisica e sicurezza digitale devono quindi procedere insieme.

    A cosa serve passare inosservati per strada se online abbiamo già pubblicato l’inventario della nostra preparazione?

    Prima di pubblicare

    Prima di condividere una fotografia o un video può essere utile chiedersi:

    • Sullo sfondo è visibile un indirizzo?
    • È riconoscibile l’ingresso dell’abitazione?
    • Sono visibili targhe, documenti o numeri di serie?
    • Il contenuto rivela la posizione di attrezzature?
    • Sto mostrando quantità significative di risorse?
    • Sto comunicando che la casa resterà vuota?
    • Le fotografie pubblicate in momenti diversi possono essere combinate?
    • Sto esponendo informazioni relative ad altre persone?

    Non è necessario smettere di utilizzare i social network.

    È necessario utilizzarli con maggiore consapevolezza.

    Anche le conversazioni sono informazioni

    Molte informazioni vengono comunicate semplicemente parlando.

    Durante un’emergenza, frasi come:

    • “Abbiamo scorte per tre mesi”;
    • “Ho un generatore in garage”;
    • “Conserviamo centinaia di litri d’acqua”;
    • “Se succede qualcosa andremo nella casa in montagna”;

    possono rivelare più di quanto sia necessario.

    Questo non significa mentire.

    Non significa nemmeno rifiutare ogni dialogo.

    Significa comprendere che non tutte le informazioni devono essere condivise con chiunque.

    Grey Man e cooperazione

    Una delle interpretazioni più problematiche del Grey Man presenta la società come una massa ostile dalla quale nascondersi.

    Questa visione è riduttiva.

    Durante molte emergenze, vicini, volontari, associazioni e cittadini diventano risorse decisive.

    La cooperazione permette di condividere:

    • informazioni;
    • competenze;
    • assistenza;
    • trasporti;
    • sorveglianza;
    • risorse.

    La discrezione non dovrebbe degenerare nell’isolamento.

    Un prepper responsabile dovrebbe saper distinguere tra:

    • informazioni che possono essere condivise;
    • informazioni che è opportuno proteggere;
    • persone affidabili;
    • relazioni ancora da costruire;
    • aiuto sostenibile;
    • richieste capaci di mettere in difficoltà il proprio nucleo familiare.

    Il Grey Man può essere utile durante uno spostamento o in una situazione confusa.

    In una comunità stabile e affidabile, invece, la cooperazione può offrire una protezione superiore a quella ottenibile da un individuo isolato.

    Principio AIP

    La resilienza non nasce soltanto da ciò che possediamo. Nasce anche dalle relazioni che costruiamo prima dell’emergenza.

    Quando la discrezione non è la scelta giusta

    Non tutte le emergenze richiedono di passare inosservati.

    Durante un soccorso, un’evacuazione organizzata o una ricerca, essere visibili può salvare la vita.

    In ambiente naturale, colori facilmente individuabili possono facilitare il ritrovamento.

    Durante un incendio, un’alluvione o un incidente, segnalare chiaramente la propria posizione può essere prioritario.

    Un volontario, un soccorritore o un addetto alla sicurezza deve spesso essere riconoscibile.

    Anche chi necessita di assistenza deve rendersi visibile e comunicare chiaramente la propria condizione.

    Regola fondamentale

    Prima di cercare di passare inosservati, occorre chiedersi se essere riconosciuti o localizzati possa invece aumentare la sicurezza.

    Il contesto italiano

    Gran parte dei contenuti online dedicati al Grey Man nasce negli Stati Uniti e riflette scenari e modelli sociali non sempre sovrapponibili ai nostri.

    In Italia, la normalità può cambiare radicalmente tra:

    • un centro storico;
    • una periferia urbana;
    • un piccolo paese;
    • una stazione ferroviaria;
    • un evento sportivo;
    • una zona montana;
    • un centro di accoglienza temporaneo;
    • un’area colpita da terremoto o alluvione.

    Non è sufficiente tradurre consigli stranieri.

    Occorre interpretarli alla luce:

    • del territorio;
    • della cultura;
    • delle normative;
    • delle abitudini;
    • degli scenari realistici italiani.

    La preparazione non dovrebbe trasformare una persona in un personaggio.

    Dovrebbe permetterle di affrontare meglio la realtà nella quale vive.

    Non invisibili, ma consapevoli

    La vera forza del Grey Man non consiste nel diventare irriconoscibili.

    Consiste nel controllare meglio le informazioni che comunichiamo.

    Abbigliamento, equipaggiamento, comportamento, conversazioni e presenza digitale raccontano continuamente qualcosa di noi.

    Non possiamo impedire ogni forma di osservazione.

    E non dovremmo vivere nascosti.

    Possiamo però decidere con maggiore consapevolezza:

    • cosa mostrare;
    • a chi mostrarlo;
    • quando farlo;
    • quali informazioni proteggere;
    • quando collaborare;
    • quando essere visibili;
    • quando ridurre la nostra esposizione.

    Il Grey Man non è un travestimento.

    Non è un colore.

    Non è uno zaino.

    Non è una tecnica infallibile.

    È, nella sua interpretazione più utile, una forma di disciplina personale basata sull’adattamento, sulla consapevolezza situazionale e sulla gestione delle informazioni.

    Essere preparati non significa necessariamente sembrare preparati.

    Ma significa sapere perché si è scelto di mostrare — o di non mostrare — qualcosa.

    Conclusione dello Speciale AIP

    Nel corso della serie abbiamo seguito tre passaggi.

    Comprendere

    Il Grey Man non è invisibilità, ma gestione della rilevanza e adattamento al contesto.

    Applicare

    La discrezione dipende dalla comprensione della linea di base, del flusso, del comportamento e di ciò che l’equipaggiamento comunica.

    Proteggere

    Le informazioni possono essere rivelate dall’aspetto, dalle risorse, dalle conversazioni e dalla presenza digitale.

    Il principio conclusivo è semplice:

    La discrezione è utile soltanto quando aumenta realmente la sicurezza.

    Nota metodologica

    Il riferimento all’OPSEC non implica che la Grey Man Theory costituisca una dottrina militare ufficiale.

    I due concetti vengono messi in relazione esclusivamente per evidenziare l’importanza della gestione consapevole delle informazioni e degli indicatori comunicati involontariamente.

    Fonti istituzionali essenziali

    National Institute of Standards and Technology – NIST
    Operations Security, definizione del Computer Security Resource Center.

    Defense Counterintelligence and Security Agency – DCSA
    Operations Security.

    Defense Contract Management Agency – DCMA
    The OPSEC Cycle Explained.

    Cybersecurity and Infrastructure Security Agency – CISA
    Manage Your Online Presence; Staying Safe on Social Networking Sites.

    Disclaimer

    Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative. I principi descritti devono essere adattati al contesto e non devono ostacolare l’azione delle autorità, dei soccorritori o l’accesso all’assistenza in caso di emergenza.

    L'articolo Grey Man, OPSEC e sicurezza digitale proviene da Associazione Italiana Preppers.

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    L’anarcosindacalismo versus la «ribellione contro il lavoro» – Seconda Parte

    Prima Parte

    L’anarco-sindacalismo nei film e nei documentari

    La Patagonia rebelde (1974) di Hector Olivera – trasposizione cinematografica di uno degli episodi più tragici della storia dell’anarco-sindacalismo argentino -, e The Wobblies (1979) di Stewart Bird e Deborah Shaffer – un documentario che rende omaggio all’eredità dell’IWW -, condividono un impulso ideologico simile. Entrambi i film mostrano un affetto nostalgico per una solidarietà militante che sembra essersi erosa nel contesto contemporaneo dove il sindacalismo è identificato con le organizzazioni burocratiche (AFL–CIO e l’International Brotherhood of Teamsters.1)

     

    Scena tratta dal film “La Patagonia rebelde”

    La Patagonia rebelde riconosce apertamente il debito del movimento operaio argentino verso l’anarco-sindacalismo. Il film di Olivera sintetizza la tradizione del thriller politico,2 inaugurata da Francesco Rosi,3 con elementi di genere in gran parte derivati dai western e dai “film gaucho.”4 Il risultato è una narrazione in cui l’agenda ideologica appare intrigantemente distorta.

    Prodotto in un momento storico turbolento per l’Argentina – e che da lì a poco sarebbe passata verso una severa repressione statale -, il film potrebbe essere visto come un’esortazione allegorica dei giorni di gloria degli anni Venti.

    Al contrario, la conclusione pessimistica di Olivera, che descrive accuratamente la brutale strage di millecinquecento scioperanti e leader anarco-sindacalisti da parte dei militari durante lo sciopero della Patagonia del 1921, offre poche speranze per un ringiovanimento dell’anarco-sindacalismo negli anni ’70. Il periodo che va dal 1973, quando La Patagonia rebelde venne girato sotto l’egida della casa di produzione di Olivera, al 1974, quando il film fu soppresso da un governo meno tollerante – nonostante avesse riscosso un notevole successo al botteghino -, è similare a quello raccontato dal film stesso riguardo il passaggio avvenuto dal liberalismo ipocrita all’autoritarismo palese.

    Ad esempio, la Confederación General del Trabajo de la República Argentina (CGT), costituita negli anni ‘30, era un sindacato vagamente socialdemocratico che conservava alcune tracce del sindacalismo militante fiorito negli anni ‘20. Ma quando nel 1974 il regime di destra di Isabel Perón sostituì quello leggermente più tollerante del marito, lo Stato decise di sradicare ogni traccia di opposizione di sinistra.

    Dennis West osserva che «nel periodo d’oro del Cinema Novo brasiliano, il governo permetteva la proiezione di film sovversivi ma allegorici, presumibilmente perché potevano essere compresi o attrarre solo una manciata di intellettuali.»5 Tuttavia, West conclude che la rievocazione delle lotte passate da parte di Olivera fosse una provocazione eccessiva per i peronisti argentini reazionari – i quali esercitavano un potere altrettanto forte. L’importanza di questo film deriva dalla sua peculiare fusione di elementi populisti e radicali. In quanto esempio di cinema del Terzo Mondo, non si conforma alle formule “decostruttive” rigide proposte da alcuni critici. Tuttavia, la sua accessibilità non implica alcuna capitolazione all’ideologia dominante. La Patagonia rebelde si apre con un flash-forward in cui un anarchico lancia una bomba contro il tenente colonnello Zavala, l’emissario del governo che ha orchestrato la repressione contro la leadership anarco-sindacalista e il massacro in Patagonia. Il film impiega sottilmente figure composite per rappresentare personaggi storici reali, e questa sequenza iniziale rielabora l’omicidio compiuto da Kurt Wilckens (un anarchico tedesco che in origine era stato, ironia della sorte, un pacifista tolstojiano; la sua complessa discendenza politica non è menzionata nel film) ai danni dello spietato colonnello Varela, trasformando l’atto in un ritratto vagamente romanzato di vendetta disperata.6

    Copertina del supplemento de La Protesta, “Causas y efectos. La tragedia de la Patagonia y el gesto de Kurt Wilckens,” a. VIII, n. 299, 31 Gennaio 1929

    Come dimostra Osvaldo Bayer nella sua vivace biografia di Severino di Giovanni,7 la quasi totale eradicazione del movimento anarco-sindacalista da parte dell’élite argentina costrinse gli anarchici disperati ad adottare tattiche sempre più violente. L’anarco-sindacalismo si è spesso rivelato una tendenza controversa all’interno dello stesso anarchismo, poiché molti anarco-comunisti, in particolare Petr Kropotkin, sostenevano frequentemente che l’orientamento sindacalista fosse suscettibile a strategie riformiste che avrebbero ostacolato la trasformazione sociale. Gli anarco-sindacalisti di principio come Rudolf Rocker risposero a questi avvertimenti, sostenendo che la struttura decentralizzata dei singoli sindacati prefigurasse i contorni di una società post-rivoluzionaria.8

    Dall’inizio de La Patagonia rebelde alla sua amara conclusione, Olivera sottolinea l’evidente divisione tra gli anarco-sindacalisti: da una parte gli intellettuali che promuovono, a livello teorico, ciò che Rocker definiva lo «sciopero sociale» — un intervento volto alla «protezione della comunità contro le conseguenze più perniciose del sistema attuale»9 —, dall’altra gli organizzatori che tentano attivamente di realizzare un evento catalitizzatore di questo tipo.

    Olivera illustra questa opposizione tra pensatori e uomini d’azione attraverso l’antagonismo fraterno dei vecchi idealisti anarchici. Lo spagnolo Graña e il burbero, e alla fine martirizzato, bakuninista tedesco Schultz si scontrano energicamente con i loro compagni altrettanto altruisti ma più pragmatici – in particolare il giovane spagnolo Antonio Soto. Sebbene Schultz e Soto diventino compagni inseparabili, uno dei pochi momenti comici del film è una riunione sindacale in cui Graña viene rimproverato per aver blaterato sui classici anarchici e gli viene detto di riservare la sua esegesi per l’incontro dedicato alle questioni teoriche. Nonostante queste battute scherzose rivolte agli ideologi loquaci, La Patagonia rebelde condivide la malinconica speranza di Schultz per un “paradiso terrestre,” che appare come un obiettivo sempre più sfuggente man mano che il film procede. L’opera cinematografica è uno dei pochi esempi di cinema anarchico che esamina un’alleanza tra lavoratori urbani e rurali e, mentre Olivera sposta la sua narrazione da Buenos Aires a Rio Gallegos, lo stile cinematografico assume un ritmo frenetico che rivaleggia con gli spaghetti western di Leone; lo stile di montaggio a scatti ricorda in qualche modo Bonnie and Clyde (1967) di Arthur Penn. Mentre la prima parte del film impiega uno stile classico e sobrio (principalmente primi piani e inquadrature a due) per rafforzare la precaria alleanza tra la “bandiera nera dell’anarchia e la bandiera rossa del sindacalismo”, le sequenze dedicate allo scontro tra i militari e l’“Associazione dei Lavoratori Liberi” della Patagonia presentano zoom, rapidi movimenti della [macchina da presa] sul carrello e un uso sapiente del montaggio.

    Il campo lungo dell’esercito che brandisce le armi spinge lo spettatore a considerare gli anarchici come vittime indifese. Il film è limitato da una traiettoria narrativa un po’ meccanicistica dove lo status degli oppressi-vittime è inalterabile; in ultima analisi il governo e i militari, nonostante le loro intenzioni malvagie, sono più astuti degli scioperanti. Sorprendentemente l’odioso Zavala è uno dei personaggi psicologicamente più complessi del film. La sua trasformazione da conciliatore pragmatico a spietato autocrate è presentata in modo più lucido rispetto al pensiero, a tratti confuso, dei leader sindacalisti. In larga misura, la discesa di Zavala verso l’approvazione dello spargimento di sangue rispecchia le politiche del regime apparentemente “liberale” del presidente argentino Yrigoyen durante gli anni ’20 (questo leader “riformista” approvò diversi massacri di lavoratori durante una presidenza ignominiosa) e prefigura il pseudo-riformismo altrettanto incoerente dei peronisti.

    Le acque ideologiche si confondono ulteriormente in diverse sequenze dove compaiono dei criminali comuni – il sedicente “Consiglio Rosso”, che tenta di infiltrarsi nel movimento anarco-sindacalista. La sua presenza in Patagonia fornisce al governo di Buenos Aires una comoda scusa per una politica di brutale repressione. Questi invadenti agenti provocatori non sono dissimili dai pistoleros, le cui tattiche di disturbo si sono rivelate debilitanti nel corso della storia del movimento anarchico spagnolo. Tuttavia, i chiassosi membri del Consiglio Rosso sono, forse, giustamente turbati dal puritanesimo radicato degli anarco-sindacalisti. Quando Schultz inveisce contro gli effetti deleteri dell’alcol, un chiassoso membro del Consiglio Rosso osserva che gli anarchici «sembrano preti». Come i loro compagni spagnoli, i sindacalisti argentini univano la militanza a un regime personale ascetico. Non è chiaro se Olivera stia affermando il loro credo laico o commenti indirettamente la repressione statalista che avrebbe segnato la storia argentina nei successivi sessant’anni. Soto sopravvive ai massacri imminenti fuggendo a cavallo, mentre Schultz è una delle tante vittime del regime.

    Sebbene gli obiettivi sindacalisti non siano identici all’agenda anarchica generale, la maggior parte degli anarchici, almeno fino a poco tempo fa, sarebbero stati concordi con la frase del sindacalista francese Fernand Pelloutier, secondo cui «l’emancipazione della classe operaia deve essere fatta attraverso l’auto-emancipazione e che tale emancipazione deve essere raggiunta attraverso la creazione di istituzioni controllate e organizzate dai lavoratori stessi – dalle quali avrebbero ottenuto l’educazione morale e tecnica adeguata per una futura società senza padroni.»10

    Passare da La Patagonia rebelde a un documentario americano sull’IWW potrebbe sembrare un notevole salto spazio-temporale; ma c’è sempre stata una discreta quantità di contaminazione internazionale all’interno delle file degli anarco-sindacalisti. Benjamin Martin, ad esempio, ipotizza che il segno distintivo “one big union” dell’IWW fosse senza dubbio «ben noto ai sindacalisti di Barcellona e potrebbe essere stato all’origine del termine sindicato único11

    L’IWW, uno dei pochi sindacati americani impegnati, nonostante le numerose difficoltà, per l’auto-emancipazione dei lavoratori, compì uno sforzo notevole per creare una “nuova società all’interno del guscio di quella vecchia”. La trilogia U.S.A. di John Dos Passos contribuì a diffondere l’immagine dei Wobblies come fusione tra il radicalismo e l’individualismo americano per antonomasia. Dopo la scomparsa del sindacato, Hollywood rese spesso un tributo ambivalente alla sua eredità, alludendo ai Wobblies con condiscendente stupore. Quando divenne evidente che il sindacato, un tempo temuto, non sarebbe risorto, il cinema hollywoodiano colse la palla al balzo nel riesumare i ricordi degli amabili Wobblies. Hallelujah, I’m A Bum (1933) di Lewis Milestone, ad esempio, prende il titolo da una canzone dei Wobblies – che in questo caso è privata delle sue implicazioni radicali. Molti anni dopo, Hammett (1982) di Wim Wenders, un fantasioso resoconto dei primi anni dello scrittore di gialli hard-boiled, ritraeva un Wobbly anziano e innocuo e accattivante. Eli (interpretato da Elisha Cook Jr), un tassista burbero ma affabile, viene salutato dal personaggio principale – ex agente della Pinkerton e futuro membro del Partito Comunista – come “l’ultimo degli organizzatori dell’IWW”. Eli risponde in un modo che deve aver sconcertato i fan in gran parte apolitici di Wenders: “in realtà sono un anarchico con tendenze sindacaliste.”

    Scena tratta dal film-documentario “The Wobblies”

    The Wobblies (1979) di Stewart Bird e Deborah Shaffer è un film molto più serio, un documentario che cerca di far rivivere i ricordi storici di un’epoca dove il sindacalismo conviveva con la possibilità di un’insurrezione operaia. (Il film di Bird e Shaffer non perde tempo nel raccontare la storia apocrifa del soprannome Wobbly — presumibilmente derivato dalla pronuncia errata dell’acronimo dell’organizzazione da parte di un proprietario di un ristorante cinese-americano). Sebbene The Wobblies sia notevolmente più radicale di qualsiasi cosa immaginata da Hollywood, è problematico perché non riconosce l’ispirazione anarco-sindacalista che ha guidato l’IWW sin dalla sua fondazione  nel 1905 (il sindacato è adesso una piccola setta; il film trascura di menzionare che l’IWW esista ancora anche se in una forma meno visibile). Bird e Shaffer hanno semplicemente affermato che «[l’IWW] fosse uno degli argomenti di cui le persone trovavano estremamente difficile parlare… Ogni volta che veniva fuori quel tipo di argomento, calava un velo di silenzio, il che ci causava molta frustrazione.»12

    Sebbene fosse indubbiamente vero che i Wobblies, ormai anziani, trovassero difficile parlare dei dibattiti interni — e la riluttanza dei registi a riportare tali dibattiti nella loro voce fuori campo non può certamente essere attribuita alla malafede —, la mancata enfasi sulle componenti anarchiche e anarco-sindacaliste – che sono state un aspetto estremamente vitale dell’eredità dell’IWW -, si traduce in una serie di strane lacune in tutto il documentario.

    Il fatto che i leader Wobblies come William “Big Bill” Haywood, Lucy Parsons ed Elizabeth Gurley Flynn abbiano percorso una strada pericolosa e, agli occhi di molti, tragica, dall’anarco-sindacalismo de facto alla torta di mele stalinista 13 del Partito Comunista degli Stati Uniti, viene completamente ignorato da Bird e Shaffer.

    Questa negligenza sulle sfortunate realtà politiche non è intenzionale; è, però, indissolubilmente legata alle strategie narrative diventate sempre più popolari nei documentari americani che, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, hanno cercato di emulare le tecniche della storia orale. Film come The Wobblies, Seeing Red (1984) e The Good Fight intrecciano le interviste tra i partecipanti anziani dei movimenti radicali, filmati d’archivio e una narrazione fuori campo contenuta. Questo stile, quasi stereotipato, presenta numerosi vantaggi: gli anziani radicali sono spesso attraenti e un approccio sintetico consente una panoramica informativa su argomenti che raramente, se non mai, sono stati affrontati nel cinema mainstream. Un pubblico, ignaro di come negli ultimi cento anni i lavoratori ribelli abbiano costantemente scoperto alternative radicali al sindacalismo convenzionale, può conoscere la storia nascosta dell’America in una forma insolitamente accessibile.

    Eppure proprio l’accessibilità – o la consumabilità, per usare un termine più dispregiativo –, di questi film indica la debolezza intrinseca [di The Wobblies e] del rifiuto educato di Bird e Shaffer nello smuovere le acque e fornire così un resoconto storico dell’IWW che ne abbracci la complessità. Il fatto che una New Left14 invecchiata non volesse riaprire antiche ferite, né smascherare, al contempo, come la Old Left fosse lacerata da lotte interne feroci quanto quelle avvenute negli anni ’60, dimostrava come l’esaurimento dell’energia radicale alla fine degli anni ’70 generasse un desiderio di un passato sereno e monolitico. Il rifiuto dell’auto-riflessione in un film come The Wobblies non è semplicemente il prodotto di un conservatorismo stilistico che alcuni critici hanno trovato carente. Tale modo di fare ha permesso ai registi nostalgici di costruire la propria versione del Fronte Popolare – dove le differenze vitali tra anarchismo, liberalismo, stalinismo e trotskismo svaniscono mentre gli spettatori rimangono rassicurati da un caldo bagliore avvolgente. Non c’è bisogno di approvare le preferenze estetiche di Noel King per ammettere che la feticizzazione dell’autenticità personale e dell’umanesimo etico nostalgico – che egli individua nel film Union Maids (1977) -, sia evidente anche in The Wobblies.15

    È vero che The Wobblies include una frase del boscaiolo Tom Scribner sulle furibonde dispute tra anarchici e bolscevichi del Pacifico nord-occidentale riguardo la notizia della Rivoluzione russa giunta ai membri dell’IWW. Tuttavia, si tratta solo di un riferimento aneddotico su una scissione dalle conseguenze di vasta portata. La decisione di Bird e Shaffer di limitare la loro panoramica sull’IWW al periodo precedente al 1917, evita il mutevole rapporto dell’organizzazione con il Partito Comunista e trascura la partecipazione degli anarco-sindacalisti.16 Certo, The Wobblies rende un servizio informando il pubblico che l’IWW fosse l’unica setta radicale nella prima parte del ventesimo secolo ad accogliere gli afroamericani tra le sue file a braccia aperte – e il film mette in risalto i ricordi di un Wobbly nero, James Fair. Tuttavia, il film trascura completamente di menzionare una donna di colore come Lucy Parsons che è stata tra le fondatrici dell’IWW e, a quanto si dice, un’oratrice potente quanto Big Bill Haywood o Elizabeth Gurley Flynn. È possibile che i registi fossero riluttanti a mettere in risalto i contributi della Parsons perché il suo successivo stalinismo la rese un paradigma tutt’altro che esemplare della militanza nera del ventesimo secolo?

    Una sequenza dedicata allo sciopero tessile di Lawrence (Massachusetts) del 1912, illustra sia i punti di forza che le debolezze della storiografia divulgativa dei Wobblies. Bird e Shaffer presentano le interviste fatte a Angelo Rocco, uno dei Wobblies sopravvissuti – un uomo ormai anziano che all’epoca dello sciopero aveva diciannove anni. I suoi ricordi dello sciopero sanguinoso riescono a fornire una testimonianza commovente di un’epoca meno cinica e più militante. Le interviste sono intervallate dalle riprese dei murales di Ralph Fasanella che commemorano lo sciopero; la sincerità della sua arte popolare la protegge dal kitsch. Si fa riferimento anche a Joseph Ettor e Arturo Giovannitti, due leader dell’IWW falsamente accusati, in un processo farsa, di cospirazione (seminare il caos nelle fabbriche) e incitamento a commettere omicidi

    Eppure Bird e Shaffer, che introducono questa sequenza con filmati d’archivio di immigrati che affrontano i rigori della terza classe, considerano lo sciopero di Lawrence importante soprattutto per il suo ruolo emblematico – un caso di studio che illustra la crescente partecipazione al movimento operaio radicale di questi lavoratori appena arrivati [negli Stati Uniti]. Sebbene il contributo sindacalista degli italo-americani sia innegabilmente importante, il film evita di affrontare le questioni strategiche cruciali che preoccupavano la base dopo la conclusione relativamente positiva dello sciopero. Le rivendicazioni industriali locali sono importanti per promuovere le riforme, ma possono mai innescare una rivoluzione sociale che abolisca il lavoro salariato? La struttura di un sindacato dovrebbe essere decentralizzata per incoraggiare l’azione diretta spontanea, o una struttura organizzativa più rigida può determinare meglio quando l’agitazione è appropriata?17

    Queste polemiche sono state apparentemente considerate troppo astratte per un pubblico generale e forse avrebbero sminuito gli sforzi dei registi nel dipingere i Wobblies come eroi americani semplici e autoctoni. Nonostante la tolleranza dell’IWW per l’azione diretta ingegnosa, l’andamento dello sciopero di Lawrence fu determinato dai lavoratori stessi, non dalla leadership – per quanto decentralizzata potesse essere. Eppure The Wobblies rende omaggio a un sindacato e ignora il rapporto tra le esigenze della base e i dettami dell’organizzazione.

    La decisione dei registi di ingaggiare Roger Baldwin (che guidava l’American Civil Liberties Union (ACLU) e accettò di espellere la comunista Elizabeth Gurley Flynn dall’organizzazione) come narratore del film, diventa una componente essenziale della semplicità cauta di questo documentario. Come lo storico Shelby Foote, narratore-protagonista di The Civil War di Ken Burns, Baldwin narra con un fascino burbero. La scelta di The Wobblies di puntare sul fascino piuttosto che sulla complessità lo rende un film ben intenzionato ma lontano dall’essere definitivo. Bird e Shaffer trascurano completamente, ad esempio, l’affascinante alleanza tra gli intellettuali del Greenwich Village, in particolare John Reed e Mabel Dodge, e i lavoratori della seta di Paterson durante lo sciopero del 1913. In un’epoca dove l’avanguardia sembra aver reciso i propri legami con l’attivismo politico, le implicazioni dello spettacolo organizzato dai lavoratori della seta al Madison Square Garden (con l’aiuto di molti artisti e intellettuali) sembrerebbero un argomento ovvio da esplorare.18

    Valutare i punti di forza e di debolezza di The Wobblies ci costringe a considerare il paradosso secondo cui alcune fazioni del movimento anarchico vogliono recuperare la zelante promozione dell’IWW di “un unico grande sindacato” (sostenuta da riviste come Libertarian Labor Review e Ideas and Action), mentre altre voci anarchiche, altrettanto influenti, considerano retrograda l’ossessione del sindacato sull’organizzazione puramente industriale. Eppure, all’inizio degli anni ’90, l’anarchico “neo-individualista” Hakim Bey, noto per i suoi manifesti lirici che promuovevano l’istituzione di “zone autonome temporanee”, difese con vigore la sua decisione di aderire alla sezione newyorkese degli artisti e degli scrittori dell’IWW. Bey ha affermato che «sebbene ci opponiamo all’idea del costrutto sociale ‘lavoro’… siamo ben lontani dall’opporci ai lavoratori,» sfidando poi «l’IWW a ampliare i propri orizzonti oltre la coscienza di classe, proprio come noi sfidiamo i punk (o gli ambientalisti) a diventare più consapevoli della classe, del lavoro e della storia anarchica.»19 Se si riuscisse a costruire un ponte tra queste correnti anarchiche disparate, forse il film di Bird e Shaffer non sarebbe più considerato un mero esercizio di nostalgia di sinistra.

    Scena tratta dal film “Metello”

    Proprio come l’IWW poteva paradossalmente incarnare le aspirazioni sindacaliste e quelle “anti-lavoro,” molti film, la maggior parte dei quali realizzati da esponenti della sinistra non anarchica, celebrano i movimenti operai radicali mettendo,al contempo in discussione la sacralità del lavoro. Metello (1970) di Mauro Bolognini,20 ad esempio, racconta la conversione di un operaio italiano dall’anarchismo al socialismo militante durante gli anni Ottanta del diciannovesimo secolo. Sebbene l’omonimo protagonista si affezioni più a Marx che a Bakunin, la sua predilezione per gli scioperi selvaggi assomiglia molto alle aspirazioni dei sindacalisti di fine Ottocento. Eppure, durante lo sciopero culminante del film, un collega di Metello osserva che preferirebbe non lottare per il discutibile “diritto al lavoro.” Questa osservazione estemporanea mette in discussione la sacralità del lavoro insita nell’agenda produttivista del socialismo e dell’anarco-sindacalismo – nonostante Metello evochi un momento della storia italiana dove il socialismo e le rivendicazioni del sindacalismo riformista stavano soppiantando il precedente movimento di massa anarchico. Betto Lambretti, un anziano militante anarchico, è l’incarnazione scoscesa dell’altruismo puro nel film. Ma Bolognini e lo sceneggiatore Suzo Cecchi D’Amico lo ritraggono come una reliquia del passato, nobile seppur eccentrica. Metello “rende omaggio agli anarchici”, ma li considera puristi – il cui idealismo è stato sommerso dalla marea della storia (esemplificata dalla realpolitik sindacalista).

     

    Continua…

     

    Note

    1Nota del blog. Nel caso italiano abbiamo i sindacati confederali quali CGIL, UIL e CISL

    2Nota del blog. I film “thriller politici” sono un sottogenere cinematografico che unisce la tensione e il ritmo serrato del thriller con le dinamiche oscure del potere. Esplorano cospirazioni, spionaggio e lotte istituzionali, analizzando come le decisioni di governi e multinazionali influenzino la vita dei singoli individui e della società.

    3Nota del blog. Porton si riferisce ai seguenti film di Rosi: Salvatore Giuliano (1962), Le mani sulla città (1963), Il caso Mattei (1972), Cadaveri eccellenti (1976). Riguardo altri “thriller politici” italiani segnaliamo Elio Petri, A ciascuno il suo (1967) e Todo modo (1976), Roberto Faenza, H2S (1969), e Corrado Farina, …hanno cambiato faccia (1971).

    4Nota del blog. Come spiega Carolina Rocha, i “gaucho films” o “cinematografia gauchesca” erano incentrati sugli abitanti rurali della pampa e rappresentati come precursori della nazione argentina. A partire dal 1968 – periodo in cui vi era la dittatura di Juan Carlos Onganía -, le case di produzione cinematografiche, incoraggiate dalla Legge 16995 (che classificava i film come produzioni «A» (di alta qualità) o «B» (di qualità inferiore)) e dalla retorica del “ser nacional” (trad.: essere nazionale), produssero «diversi film che rappresentavano il passato nazionale come mezzo per rafforzare l’identità argentina.» (C. Rocha, Argentine cinema and national identity (1966-1976), Liverpool University Press, Liverpool, 2018, p. 74). «Questo interesse per il passato,» spiega Rocha, «mirava a rafforzare l’identità nazionale argentina, soprattutto in un momento in cui l’Argentina si sforzava di mantenere la propria indipendenza finanziaria e culturale. I tumultuosi avvenimenti politici che hanno caratterizzato l’Argentina negli anni ’60 hanno certamente suscitato preoccupazioni riguardo l’identità del paese e il suo ruolo tra le altre nazioni.» (op. cit., p. 76)Questo stato di cose, quindi, ha influito sulla produzione cinematografica argentina: «da un lato, la rappresentazione dello stile gauchesco in un’epoca in cui il discorso ufficiale argentino sottolineava la modernizzazione […]; dall’altro, il ritorno al passato autoctono era uno degli obiettivi dei movimenti di decolonizzazione e di liberazione dei primi anni ’60.» (ibidem)

    5Vedere Dennis West, recensione de Rebellion in Patagonia, Cineaste 10, no. 1 (Winter1979–1980): 50–52.

    6Nota del blog. Sulle vicende della Patagonia rebelde, Gustav Wilckens e la morte di Varela, si vedano: Diego Abad de Santillán, LA FORA. Ideología y trayectoria del movimiento obrero revolucionario en la Argentina, Libros de Anarres, Buenos Aires, 2005, pp. 267-268; Causas y efectos. La tragedia de la Patagonia y el gesto de Kurt Wilckens, La Protesta. Suplemento Quincenal, a. VIII, n. 299, 31 Gennaio 1929. Riportiamo per intero l’articolo Wilckens di Severino Di Giovanni, pubblicato su Culmine. Rivista anarchica, a. I, n. 1, 1 Agosto 1925: «Ricordiamolo in tutti gli attimi della sua laboriosa ed eroica vita; ricordiamolo oscuro milite nella lontana terra tedesca nel seno delle miniere della Ruhr e rivoltoso incitatore alla ribellione, nello stato della Virginia. Oscuro senza nome nei lavori della demolizione, radioso nell’opera colossale realizzata. Giustiziere cosciente ed umano, sprezza la sua vita nobile per salvare una bimba che incoscia corre pericolo e benchè sfragellato, nella possanza costante di punire il carnefice, dopo avergli tirato una bomba, gli scarica addosso anche diversi colpi della sua rivoltella. Così, bello e terribile, buono e vendicatore, lo ricordiamo ancora una volta in questo secondo anniversario della sua tragica scomparsa. Gloria, o Kurt Wilckens, eroico valoroso! Anche noi, falange ribelle di minatori, che nel ventre buio dell’umanità battiamo le ferree pareti del pregiudizio con il piccone demolitore, alla luce flebile di una lampada che man mano all’aumento del cibo spande più radiosa la sua luce, non possiamo tralasciare di gettare in quest’antro pauroso e nero la nostra voce metallica, se non altro per fare risentire l’eco non sorso, ma squillante tutto in un maschio risveglio. E se quest’anno la protesta piazzaiuola non ha rintronato agli orecchi dei superstiti carnefici dei 1500 proletari trucidati nelle lontane terre di Santa Cruz, non per questo la innumerevole schiera dei senza nome, che in quelle regioni hanno vissuto giorni di terrore raccapricciante e che sopravvissuti alla immensa ecatombe ordinata dal colonnello Ettore Varela alle sue genti ubbriache di odio, di vino e di sangue, dimenticheranno il loro vendicatore, il generoso Wilckens. Tremino tutti gli autori di quell’orgia di sangue, ludibrio e vergogna di questa terra…democratica che diede i natali a Bernardino Rivadavia. Essi, gli scampati, spettri viventi, ridotti dal vostro terrore nella più squallida miseria, in questi giorni in omaggio al giustiziere di Varela si mescoleranno con tutti i loro fratelli di passione e sventoleranno in alto al di sopra di tutto, la vera bandiera della rivolta umana. Kurt Wilckens nacque nell’anno 1887 in uno dei sobborghi di Amburgo (Germania). Minatore di mestiere, nelle gallerie sotterranee, onde lavorava per procacciarsi i mezzi del suo sostentamento, ai colpi sfibranti del piccone incominciò a sbocciargli in petto il fiore dell’Ideale anarchico ed a esso si donò tutto fino al sublime sacrificio. Propagandista sincero ed esuberante alla causa si mostrò attivissimo raccogliendo le sue forze, unendo sempre l’entusiasmo che sapeva comunicare a tutti quanti gli oppressi che a lui si avvicinavano, concentrava tutta la sua persona e le sue belle doti ad opere che egli riteneva ottime ed utili al di fuori di ogni bizantinismo. Tale in tutte le sue manifestazioni, conoscitore profondo del movimento e della dottrina anarchica, lo sostenne con dignità virile, non mancando mai in nessuno dei grandi avvenimenti ov’egli si trovasse vicino. Negli Stati Uniti, dove si era recato prima che scoppiasse la carneficina europea-mondiale, con ammirevole ardore prese parte attiva nel movimento ribelle della Virginia, segnalandosi per la sua vitalità rivoluzionaria. Arrestato fra gli applausi dei grossi yanqui dominatori delle miniere, che esigevano la sua deportazione. Ma egli, valendosi di ricorsi che la sua fertile mente gli era prodiga, potè abbandonare il carcere. Nel 1919 ritornò in Germania e li constatò amaramente che il nuovo regime installatosi nulla aveva di buono ed utile per le genti che anelavano la vera libertà. La falsa democrazia socialista di Ebert non faceva altro che ribattere le catene sotto le quali gemeva il popolo tedesco dai tempi del Kaiser. E dopo aver lavorato alcuni giorni nella fosca Ruhr, ritornò alla natale Amburgo e non incontrando neppure qui quel poco di pace, s’imbarcò mestamente per l’Argentina, incrociando per la seconda volta l’Oceano. Nella terra di Ameghino e di Alberdi, gli venne…democraticamente negata l’entrata al paese dal dipartimento di Immigrazione. Riconosciuto da una spia, questi lo denunciò alle autorità come elemento pericoloso. Per mezzo di un avvocato, ammiratore del suo Ideale, che lo difese con tanto calore e dopo aver passato vari mesi in prigione potè far valere il diritto di permanenza nell’Argentina, naturalmente sottomesso a vigilanza speciale dalla sbirraglia poliziesca. Come corrispondente del periodo anarchico “Alarm” di Amburgo, cominciò a svolgere le sue attività nel paese del “pesos.” Gli elementi reazionari, nel frattempo facevano sentire la pesantezza della loro tirannide nella Patagonia, falciando i migliori militanti della rivoluzione. In Buenos Aires e negli altri centri avanzati dell’Argentina fu necessario costituire dei comitati di agitazione. Kurt Wilckens formava parte di uno di questi comitati, sempre spiegando la sua attività. Il bavaglio si estendeva, arrivando a sopprimere ogni libertà di riunione e di parola. Tutto ciò però era inutile, lo scopo del governo era di far passare nel massimo silenzio quanto avveniva nel territorio di Santa Cruz. Sotto il terrore sanguinario del Varela cadevano uccisi 1500 lavoratori nel modo più barbaro che ricordi la storia del movimento rivoluzionario americano in generale, lasciando nell’incubo, nella misera e nel lutto i superstiti. Un grido unanime di collera si levò, fosco, dalle gole del popolo davanti a questo infame massacro che si vuole paragonare alla strage degli Ugonotti nella famosa “notte di S. Bartolomeo.” Ritornò Ettore Varela, l’Attila argentino, in Buenos Aires dopo aver ridotta la tragica Santa Cruz in un vasto cimitero di morti e di vivi. Corsero i ruffiani dalla società assassina, torbidi e cinici, ad applaudire e a gozzovigliare inneggiando alla feroce gesta. Il Wilckens, davanti a questo spettacolo ributtante, si ribellò e il 26 Gennaio 1923, incontrando il carnefice Varela nella pubblica via, gli lanciò una bomba lasciandolo cadavere come un cane idrofobo. Egli stesso, Wilckens, per salvare una bimba che casualmente si trovava in quei paraggi, con ammirevole sangue freddo, gli fece scudo col suo corpo rimanendo gravemente ferito. Giustizia era fatta! I massacrati di Santa Cruz erano in parte vendicati! La notizia, come folgore, corse in ogni angolo dell’Argentina, diffondendo nelle anime buone ed umane un gran sospiro di sollievo. Il nome di Kurt Wilckens diventava agli occhi del popolo la bandiera della Giustizia. I legislatori impauriti di portare davanti ai tribunali una figura così nobile e per evitare il processo che avrebbe accusati gli accusatori, decisero di farlo scomparire. Armarono la mano di un sicario, Pérez Millàn, e nell’alba del 16 Giugno 1923, vigliaccamente, mentre dormiva, gli scaricò la sua arma. L’assassino, che era carceriere, ributtante e calmo, aspettava con l’arma ancora fumante nelle mani la lode e la paga del suo…eroismo patriottico! Dopo 20 ore di agonia terminava di vivere quest’eroe dell’azione, forza sovrumana e demolitrice, cuore buono e fraterno. Nella notte seguente, paurosi e vili, becchini schifosi come contrabbandieri del decoro umano, i mandanti del delitto involarono il suo cadavere che la folla tumultuosa richiedeva per rendergli l’ultimo tributo d’affetto e l’omaggio di fraterna mestizia. Buenos Aires, Giugno 1925. Severino Di Giovanni.»

    7Osvaldo Bayer, Anarchism and Violence: Severino Di Giovanni in Argentina—1923–1931 (London: Elephant Editions, 1987).

    8Vedere Rudolf Rocker, Anarchism and Anarcho-Syndicalism (London: FreedomPress, 1988). Ed Andrew ci ricorda che Malatesta «considerava l’ “anarco-sindacalismo” come un termine bastardo: “o è uguale all’anarchia ed è quindi una parola che serve solo a confondere le idee, o è una cosa diversa dall’anarchia e perciò non può essere accettata dagli anarchici”» Andrew concludeva che «l’anarco-sindacalismo nasce quindi da un’unità dialettica, non da una semplice identità dell’anarchismo e del sindacalismo.» Vedere Ed Andrew, Closing the Iron Cage: The Scientific Management of Work and Leisure (Montreal: Black Rose Books, 1981), pp. 154–55. Nota del blog. La citazione di Malatesta è tratta dall’articolo Sindacalismo e anarchismo, Pensiero e Volontà, a. II, n. 6, 16 Aprile 1925, p. 126-128. Link.

    9Rocker, Anarchism and Anarcho-Syndicalism, p. 39.

    10Jeremy Jennings, Syndicalism in France: A Study of Ideas (New York: St Martin’sPress, 1990), p. 23.

    11Benjamin Martin, The Agony of Modernization: Labor and Industrialization in Spain (Ithaca, N.Y.: Cornell University Press, 1990), p. 198.

    12Dan Georgakas, The Wobblies, The Making of a Documentary: An Interview with Stewart Bird and Deborah Shaffer, Cineaste 10, no. 2 (Spring 1980): 15.

    13Nota del blog. Ci si riferisce a una frase di Earl Browder, segretario del Partito Comunista degli Stati Uniti (CPUSA): «Il comunismo è americano come la torta di mele.» La citazione corretta è: «noi siamo americani e il comunismo è l’americanismo del ventesimo secolo» (What Is Communism? 8: Americanism – Who Are the Americans?, New Masses, Volume 15, n. 13, 25 Giugno 1935. Link ; Revolutionary Background of the United States Constitution, The Communist, Volume 16, n. 9, Settembre 1937. Link). Porton utilizza questo riferimento per sottolineare la natura autoritaria, pro-nazionalista statunitense e anti-rivoluzionaria di Browder e, più in generale, del CPUSA degli anni ‘30 e ‘40.

    14Nota del blog. Vedasi Sinistra, nuova in Enciclopedia Treccani. Link

    15Vedere Noel King, “Recent ‘Political’ Documentary: Notes on Union Maids and Harlan County USA,” Screen 22, no. 2 (1981): pp. 7–18. King sembra preferire i documentari neo-brechtiani come The Night Cleaners, che hanno riscosso successo soprattutto tra altri intellettuali neo-brechtiani.

    16In una conversazione con l’autore (Maggio 1987), Dolgoff ammise che molti membri dell’IWW erano ben lontani dall’essere anarchici, ma raccontò dei suoi sforzi per mantenere una posizione anarco-sindacalista all’interno dell’organizzazione durante gli anni ’30. Si veda anche l’autobiografia di Dolgoff, Fragments: A Memoir (Cambridge, Regno Unito: Refract Publications, 1986), pp. 53–54.

    17Queste domande sono tratte da Dubofsky, We Shall Be All, pp. 260–62.

    18Per ulteriori informazioni sul “Paterson Pageant”, si veda Steve Golin, The Fragile Bridge: Paterson Silk Strike, 1913 (Filadelfia: Temple University Press, 1988). Nota del blog. In italiano si veda l’articolo di Linda Nochlin, Il Pageant dello sciopero di Paterson del 1913, Ácoma. Rivista internazionale di studi nordamericani, a. VI, n. 6, Primavera 1999, pp. 22-29. Link

    19Hakim Bey, “An Esoteric Interpretation of the I.W.W. Preamble,” International. Review 1 (1991): p. 3. Per una visione meno benevola dell’anarco-sindacalismo e della recente incarnazione dell’IWW, si veda Michael William, “The ‘Bufe-ooneries’ Continue: A Response to Chaz Bufe’s ‘Primitive Thought’ and to the Misery of Anarcho-Syndicalism,” Demolition Derby 1 (s.d.): 18–29. Sulla stessa linea, P. D. Anthony scrive che «i sindacalisti si creano da soli l’impossibile dilemma di cercare di risolvere il problema dell’autorità, sottolineando l’importanza del lavoro, che, al giorno d’oggi, è inseparabile dal problema dell’autorità». Cfr. Anthony, The Ideology of Work (Londra: Tavistock, 1977), p. 110.

    20Metello è tratto dal celebre romanzo di Vasco Pratolini. Secondo un critico italiano, il protagonista ha avuto la “maturità” di rifiutare l’anarchismo e abbracciare il socialismo tradizionale. Cfr. Vittorio Cordero Montezemolo, Conversazioni con Mauro Bolognini (Milano: Ministero degli Affari Esteri, 1977), pp. 158–163.

    L’anarcosindacalismo versus la «ribellione contro il lavoro» – Seconda Parte ©, .

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    Film e pedagogia anarchica – Prima Parte

    Estratto dal capitolo quattro, «Film and Anarchist Pedagogy», Richard Porton, Film and the Anarchist Imagination, University of Illinois Press, Chicago, Urbana, Springfield, 2020, pp. 110-53, Seconda Edizione

     

    -Anarchismo in classe: La riforma dell’istruzione contro la “descolarizzazione”

    «L’istruzione è una cosa ammirevole. Ma è bene ricordare, di tanto in tanto, che niente di ciò che vale la pena sapere può essere insegnato.» — Oscar Wilde, A Few Maxims for the Instructionof the Over-Educated.1

    Conservatori, liberali e marxisti hanno tutti dedicato una considerevole dose di energia a valutare e, per certi versi, trasformare la teoria e la pratica educativa. Eppure, l’attenzione che gli anarchici hanno riservato alle sfumature della pedagogia non ha eguali in nessun’altra tendenza politica.

    È chiaramente difficile ignorare la recente fioritura di teorie pedagogiche elaborate da autori non anarchici, principalmente neo-marxisti e post-strutturalisti.

    L’importanza teorica di questo lavoro non dovrebbe essere liquidata con leggerezza; ma, nel bene e nel male, non è facile colmare il divario tra la teoria pedagogica postmoderna – sostenuta principalmente da studiosi universitari -, e i contributi di teorici ed educatori anarchici come Michail Bakunin, William Godwin e Francisco Ferrer.

    Henry Giroux – per citare l’unica figura postmoderna che ha effettivamente mostrato familiarità con le tradizioni educative anti-autoritarie – non ha del tutto torto quando descrive i pedagoghi anarchici come romantici sostenitori della “realizzazione personale” che occasionalmente dimenticano le dinamiche di gerarchia e potere che i libertari non dovrebbero trascurare.2

    Tuttavia, nonostante nell’opera dei postmodernisti permangano tracce della pedagogia anarchica, è sorprendente che, salvo rare eccezioni, essi ignorino completamente l’opera di Ferrer, Godwin e Paul Goodman, nonché la pedagogia auto-emancipatoria sostenuta da militanti anarchici quali Emma Goldman e Mikhail Bakunin.

    La pedagogia anarchica contemporanea è iniziata con i lavori di William Godwin e Max Stirner, e si è definita attraverso un approccio critico al falso libertarismo dell’influente, sebbene pieno di contraddizioni, romanzo-trattato educativo Émile di Jean-Jaques Rousseau.

    “Rousseauiano” è diventato un sinonimo per la celebrazione o, per meglio dire, feticizzazione, di uno “stato naturale”. Eppure, di fronte alle esigenze della civiltà, Rousseau propone un “contratto sociale” innegabilmente statalista che risulta sorprendentemente congeniale ai sostenitori del governo autocratico – un commentatore ha persino definito la sua teoria politica, con la sua amorfa nozione di “volontà generale”, un esempio di proto-totalitarismo.3

    Tuttavia è innegabile che l’obiettivo pedagogico dell’Émile prefigurava la tradizione liberale di Maria Montessori e John Dewey (e, sotto certi aspetti, la psicologia cognitiva di Jean Piaget) – correnti con le quali l’anarchismo ha alcune affinità, nonostante l’opposizione radicale verso questi riformatori disposti ad adeguarsi all’ordine costituito

    La visione dell’infanzia di Rousseau è, allo stesso tempo, elogiativa e paternalistica: nell’Émile, l’autore francese incoraggia i bambini a godersi il loro beato irrazionalismo fino all’arrivo della pubertà. Impegnato in una vera educazione sentimentale, Rousseau sosteneva che l’educazione infantile dovesse essere “puramente negativa,” preoccupata solo di salvare «il cuore dal vizio e la mente dall’errore.»4

    Anche se l’ “educazione negativa” dell’Émile mira a favorire l’auto-sufficienza – senza il peso dei libri o aforismi morali fin dalla tenera età («impara dalla natura e non dagli uomini»5) -, il suo tutore onnipresente e apparentemente benevolo, agirebbe come un burattinaio pedagogico, sempre vicino nel tirare i fili del suo allievo ignaro.

    Come osserva Jean Starobinski, l’educazione di Émile potrebbe essere pensata «per la libertà, ma non è certamente, in senso autentico, un’educazione attraverso la libertà.»6

    Quando Émile raggiunge l’età adulta, il suo tutore gioca il ruolo di Pandaro7 dietro le quinte, progettando l’amore e il successivo matrimonio con una donna di nome Sophie. Anche l’«educazione dei sensi» del pupillo deve essere orchestrata da un despota illuminato.
    Michael Smith sostiene che la propensione di Rousseau nella «coercizione mascherata … sia un doppio affronto all’autonomia del bambino.» Smith propone una critica anarchica all’elaborata regolamentazione della libertà operata da Rousseau, suggerendo che una modalità più legittima di autonomia possa aiutarci a distinguere gli insegnanti «liberali» o «progressisti» da quelli «veramente libertari».8

    William Godwin, ad esempio, cercò di ribaltare i «modi di educazione tradizionali», dove «il maestro guida e l’allievo segue.»9 Godwin è determinato a demistificare la cosiddetta «impotenza del bambino» e, al contrario di Rousseau, la sua pedagogia prende il dolore non per manipolare indebitamente i bisogni e desideri dei bambini.
    Godwin può essere visto come il primo difensore delle “scuole libere” e a favore di una riforma radicale dell’educazione – un precursore del diciottesimo secolo di educatori radicali come Herb Kohl, John Holt e Jonathan Kozol.

    Le implicazioni della critica radicale alla pedagogia tradizionale, anche se meno concreta, del giovane hegeliano Max Stirner non sono state ancora assimilate completamente dagli educatori anarchici.

    Il breve trattato di Stirner, Il falso Principio della Nostra Educazione, presenta una sorprendente somiglianza a quello che si conosce oggi come descolarizzazione radicale. Stirner affermava che «vi è dappertutto una grande quantità di cadaveri politici, sociali, ecclesiastici, scientifici, artistici, morali ed altri ancora; e finché tutti questi cadaveri non saranno consumati, l’aria non sarà pura, pesante rimarrà il respiro.» 10

    Probabilmente perché fu maestro, Stirner identificava le scuole con il filisteismo11 e tracciava una distinzione tra l’ «uomo istruito» e il vero individuo libero. Sebbene una lettura miope mostri la rabbia di Stirner contro la pedagogia – ovvero un sintomo dell’anti-intellettualismo di cui gli anarchici sono spesso (e a volte giustamente) accusati -, l’autore tedesco non discute sul valore dell’acquisizione della conoscenza, ma sostiene che «attraverso il sapere, noi diventiamo liberi soltanto interiormente (una libertà, alla quale del resto mai si deve rinunciare); ma con tutta la libertà di coscienza e di pensiero noi esteriormente possiamo restare schiavi e in soggezione.»12

    Mentre il fervore polemico di Stirner corrisponde al disprezzo del primo Nietzsche sulla mediocrità dell’istruzione istituzionale, e rimanga più ad un livello esistenziale che pratico, la chiamata di Bakunin per una «educazione integrale» – formazione professionale e intellettuale volta a formare la «persona nella sua totalità» -, si focalizzava specialmente sulle diseguaglianze che separavano le classi più alte dal proletariato.

    L’agenda pedagogica di Bakunin comprendeva una forma leggermente coercitiva dell’anti-autoritarismo, predicando che «bisogna diffondere a piene mani l’istruzione delle masse, e trasformare tutte le chiese, tutti quei templi dedicati alla gloria di Dio e all’asservimento degli uomini, in altrettante scuole di emancipazione umana.»13

    Con la sua tipica geniale indecisione, Bakunin sintetizzava in modo lungimirante le due principali correnti all’interno della pedagogia anarchica contemporanea.

    Ai tempi, l’anarchico russo difendeva l’ideale dell’educazione universale; eppure, in un distinto passaggio stirneriano, l’anarchico russo ammise che «fino a un certo punto l’uomo può essere il suo stesso educatore, insegnante e persino creatore.»14 Se l’anarchismo del diciannovesimo e del primo ventesimo secolo esaltava il potenziale trasformativo delle scuole alternative, gli ultimi trenta anni sono stati marcati da una graduale perdita di fede nell’efficacia istituzionale di tutte le scuole. (mainstream o apparentemente “libere” che siano)

    Sotto molti aspetti, l’impegno di Ivan Illich nella “descolarizzazione” ha concretizzato le astrazioni contenute ne Il falso principio della nostra educazione, cercando, al contempo, di dare seguito all’esortazione conclusiva dell’opera: «il sapere deve morire per risorgere di nuovo come volontà e per ricrearsi ogni giorno da capo come persona libera.»15

    Il socialista utopista Charles Fourier, una figura rivendicata sia dalla tradizione anarchica che da quella surrealista, formulava un’eccentrica, e a volte affascinante ed ingegnosa, pratica d’educazione che era, sotto molti aspetti, genuinamente anti-autoritaria. Puramente proto-femminista, Fourier rigettava la venerazione della famiglia di Rousseau o l’occasionale visione condiscendente delle donne di Bakunin. Di conseguenza, la ricerca dell’armonia apparentemente stravagante di Fourier – «un ordine sociale organizzato in modo che la soddisfazione dei desideri individuali contribuisca a promuovere il bene comune»16 – ha generato una pedagogia anti-dogmatica dove i bambini potevano apprendere tanto dai propri coetanei quanto dalle persone anziane. La decisione nel 1909 del governo spagnolo di giustiziare l’insegnante anarchico Francisco Ferrer, fondatore della Scuola Moderna (successivamente emulata da pedagoghi anarchici nell’est Europa e negli Stati Uniti), prova che anche un’intenzione modesta di introdurre i princìpi anti-autoritari agli studenti possa essere percepita come una minaccia da un esecutivo nervoso.

    Sebbene le autorità spagnole tentassero goffamente di coinvolgere Ferrer in un complotto per assassinare re Alfonso XIII, la riluttanza del regime nel cedere alle richieste internazionali di liberazione dell’educatore era motivata dal timore, quasi primordiale, della sua difesa di un’istruzione laica e razionalista, che, sebbene insipida per gli standard contemporanei, allarmava l’establishment educativo cattolico.

    La risposta del movimento anarco-sindacalista catalano all’intransigenza del governo e della Chiesa culminò nella “Semana Tragica” (trad: Settimana tragica) del 1909 – dove vi fu uno sciopero generale a Barcellona e una violenza spontanea popolare contro i simboli e i rappresentanti del cattolicesimo.17 Secondo Joan Connelly Ullman, gli operai incendiarono «quaranta conventi e dodici parrocchie.»18 Il martirio di Ferrer divenne emblematico per il ruolo centrale della pedagogia alternativa assunta dagli anarchici convinti.

    Mentre i radicali rifiutavano parole come “positivismo” e “razionalismo” – considerati gettoni dell’ideologia conformista -, Ferrer, grazie al suo anticlericalismo, abbracciava la scienza quale antidoto logico all’egemonia cattolica. Data l’ostilità della Chiesa alla sua concezione di scuola come laboratorio per il cambiamento, non sorprende che le autorità spagnole abbiano accolto con preoccupazione le dichiarazioni di Ferrer: «al bambino, al fine di evitare errori, deve essere insegnato che è fondamentale non dare nulla per scontato.»19 Per Ferrer, la scuola dovrebbe servire come luogo di fermento rivoluzionario; Joel Spring ha osservato che al pedagogo spagnolo «non bastava desiderare una società anti-autoritaria e che l’Escuela Moderna rappresentava il primo passo di un progetto che si muoveva in quella direzione.»20

    Questa tensione tra la fede in istituzioni alternative e una tendenza alla de-istituzionalizzazione è al cuore della strategia polemica di Ivan Illich. Il suo trattato Descolarizzare la Società è perfetto da citare, e lo stile pungente aforistico eviscera coscientemente i fondamenti di base del discorso di sinistra. Anche se Illich era decisamente un uomo di sinistra e avesse simpatie per l’eredità anarchica – tra cui Paul Goodman -, riusciva a citare in una pagina l’appello di Milton Friedman a favore dei crediti per le tasse universitarie, mentre in un’altra ad approvare la dichiarazione di Fidel Castro (del 1970): «Cuba potrà chiudere l’università perché l’intera vita cubana sarà un’esperienza educativa.»21 Fedele alla sua vocazione di provocatore intellettuale, Illich si avventurava maliziosamente in territori non anarchici, concludendo che «la scuola non favorisce né l’apprendimento né la giustizia.»22

    Illich osservava che «si insegnava agli allievi-consumatori a conformare i propri desideri ai valori suscettibili di essere messi sul mercato.»23

    Come antidoto al rigido «curriculum nascosto» dell’istruzione mainstream, Illich propose di rimpiazzare la pedagogia istituzionale con «reti di apprendimento» capaci di rimpiazzare la scuola dell’obbligo. Così facendo si dava un’opportunità agli studenti entusiasti di approfittare dei centri di apprendimento comunitari – i quali avrebbero contattato i coetanei e i «docenti in generale» che condividevano abilità e conoscenze specializzate.

    Come antidoto al rigido «curriculum nascosto» dell’istruzione tradizionale, Illich proponeva di sostituire la pedagogia istituzionale con le «reti di apprendimento»: esse avrebbero rimpiazzato la scuola dell’obbligo e dato delle opportunità a quegli studenti desiderosi di trarre vantaggio dai centri di apprendimento comunitari – i quali avrebbero contattato i propri coetanei e gli «insegnanti in generale» che condividevano competenze e conoscenze specialistiche.

    Michael P. Smith ha ragione a criticare Illich riguardo il pregiudizio legalistico insito nella descolarizzazione. Secondo Smith, la descolarizzazione privilegia «l’apprendimento contrattuale» e mostra la sua inadeguatezza nel distinguere i bisogni di apprendimento dei bambini, adolescenti e adulti. Illich, quindi, pecca di «ingenuità» sul potere e questo «lo distingue dal movimento anarchico.»24

    Inoltre, vi è una strana convergenza tra gli interessi dei presunti anarchici descolarizzatori e gli istruttori domiciliari (in inglese: homeschooler, ndt) di destra, il cui anti-statalismo deve molto agli insegnamenti degli apostoli del mercato libero come F.A. Hayek.

    Tuttavia, è importante notare che «con la descolarizzazione, Illich non intende una completa de-istituzionalizzazione [della scuola] ma una trasformazione di essa…Si riferisce esplicitamente al bisogno di “nuovi istituti di istruzione formale”»25 – un’aspirazione perfettamente in linea con l’attività autonoma degli anarchici.

    Molti anarchici sono stati degli autodidatti intraprendenti, anche attraverso studiosi auto-istruiti o intellettuali non allineati che hanno superato le limitazioni della loro educazione formale. La convinzione di Proust che «la saggezza non la si riceve, bisogna scoprirla da soli al termine di un itinerario che nessuno può compiere per noi, nessuno può risparmiarci, perchè è un modo di vedere le cose»26 è, anche se idealistico, metà del credo della pedagogia anarchica. Anche se la conoscenza più produttiva è ottenuta dall’apprendimento in proprio, l’abilità di far fronte o trionfare sulla inevitabile e lunga – e occasionalmente interminabile – marcia attraverso gli istituti scolastici, ha preoccupato molti pedagoghi libertari di sinistra dalla mentalità pratica.

    Il cinema narrativo, che ha tradizionalmente concepito la classe come un microcosmo cinematico dove si racchiudono i conflitti e le contraddizioni dell’infanzia ed adolescenza, fornisce un territorio fertile dove si tracciano le vicissitudini ideologiche – e a volte estetiche – dell’educazione autoritaria, riformista, e antiautoritaria. I modi in cui il film può mostrare entrambe le correnti pedagogiche – e funzionare anche come pratica pedagogica stessa-, ci terrà occupati nel prossimo capitolo.

    Continua nella Seconda Parte

    Note

    1Nota del blog. O. Wilde, “Alcune massime per l’informazione dei troppo istruiti” in Tutte le opere, trad. it. a cura di Masolino d’Amico, Newton Compton editori, Roma, 1994

    2Per approfondire si veda la critica di Giroux alle “ideologie interazioniste” di Rousseau, A.S. Neil, Carl Rogers e Joel Spring in Theory and Resistance in Education: A Pedagogy for the Opposition (New York, Westport, Conn., e Londra: Greenwood Press, 1983), pp. 218-20. Va detto che Giroux non usa il termine “anarchici”; in questo quartetto, solo Spring, e probabilmente Neil, possono essere propriamente identificati come anarchici.

    3Vedere Julia Simon, Mass Enlightenment: Critical Studies in Rousseau and Diderot (Albany: State University of New York Press, 1995), esp pp. 19–27. Nota del blog. Per quanto riguarda il proto-totalitarismo, sia Porton sia Simon si sono occupati di questa problematica, insita nel pensiero rousseauiano. «La visione di Rousseau della comunità ideale,» scrive Simon, «aderisce necessariamente ai principi del diritto naturale […] la sua concezione dello stato di natura sottolinea l’indipendenza e la libertà degli individui grazie al loro isolamento, all’istinto di autoconservazione, all’amor di sé e, in una certa misura, alla loro capacità di provare pietà». (J. Simon, Mass Enlightenment: Critical Studies in Rousseau and Diderot, op. cit., p. 39) Invece, secondo il filosofo francese la “società ideale” dovrebbe essere composta da piccoli gruppi familiari autosufficienti, che vivono in un contesto di relativo isolamento gli uni dagli altri. A tal proposito, «sarebbero agenti morali e amorevoli, protetti dagli effetti alienanti di un eccessivo contatto sociale o di un eccesso di conoscenza, fattori che porterebbero allo sviluppo dell’amore proprio.» (J. Simon, Mass Enlightenment: Critical Studies in Rousseau and Diderot, op. cit., p. 40) Questo contatto minimo o inesistente fra le persone dovrebbe portare, secondo la filosofia di Rousseau, a una volontà generale «che è sempre retta e tende sempre all’utilità pubblica» e che quindi di conseguenza supera le particolarità. Infatti, «quando il popolo sufficientemente informato delibera, se i Cittadini non avessero alcuna comunicazione tra loro, dal gran numero delle piccole differenze deriverebbe sempre la volontà generale e la deliberazione sarebbe sempre buona. Ma quando si creano degli intrighi, delle associazioni parziali a scapito della grande, la volontà di ciascuna di esse diventa generale in rapporto ai suoi membri e particolare in rapporto allo Stato; si può dire allora che non ci sono più tanti votanti quanti sono gli uomini, ma soltanto quante sono le associazioni. Le differenze divengono meno numerose e danno un risultato meno generale. Infine, quando una di queste associazioni è così grande da prevalere su tutte le altre, non si ha più come risultato una somma di piccole differenze, ma una differenza unica; allora non c’è più volontà generale e il parere che s’impone è unicamente un parere particolare». (J. J. Rousseau, “Se la volontà generale possa sbagliare” in Il contratto sociale, J. J. Rousseau, trad. it. a cura di R. Gatti, Corriere della Sera, Milano, 2010, pp. 30-31) La “conformità” che menziona Rousseau è dunque criticata da Simon in quanto tali comunità discuterebbero solo dei propri interessi, identici tra loro, ed ogni individuo si troverebbe assorbito dalla volontà generale, che rispecchia gli interessi collettivi. L’individuo risulterebbe così isolato: in quest’ottica, l’isolamento costituirebbe un dispositivo asservito al sistema di dominio. La cosiddetta “libertà degli individui” di Rosseau rispecchia un contesto dove questi «non solo riprodurranno se stessi e i beni necessari alla soddisfazione dei propri bisogni», secondo Simon, «ma riprodurranno anche gli uni e gli altri in una società composta ironicamente da individui identici e unici. Liberi, in un certo senso, di perseguire i propri interessi immediati; ma il loro isolamento e la mancanza di contatti sociali limiteranno la portata di tali interessi nonché la possibilità del loro sviluppo.» (Simon, Mass Enlightenment: Critical Studies in Rousseau and Diderot, op. cit., p. 42) Anche Bakunin muove una critica politicamente aspra nei confronti di Rousseau. A differenza di Porton e Simon, l’anarchico russo lo incolpava di aver creato una «minacciosa e disumana teoria del diritto assoluto dello Stato», fondata su una «dottrina sentimentalmente terroristica, cioè religiosa.» (M. Bakunin, Libertà e rivoluzione, trad. it. a cura di Carlo Doglio, Avanzini e Torraca, Napoli, 1968, pp. 52-53) Sempre secondo l’autore, «la menzogna divina, di cui l’umanità s’era nutrita – non parlando che del mondo cristiano – per diciotto secoli, doveva mostrarsi, ancora una volta, più forte dell’umana verità. Non poten do più servirsi degli uomini neri, dei corvi consacrati della Chiesa, dei preti cattolici e protestanti, che avevano perduto ogni credibilità, si servì dei preti laici, dei mentitori e sofisti dalla veste corta, tra i quali il ruolo principale fu devoluto a due uomini fatali: uno lo spirito più falso, l’altro la volontà più dottrinariamente dispotica del secolo scorso, J.-J. Rousseau e Robespierre. Il primo rappresenta il vero tipo della ristrettezza e della meschinità ombrosa, dell’esaltazione senza altro scopo che la sua stessa persona, dell’entusiasmo a freddo e dell’ipocrisia contemporaneamente sentimentale ed implacabile, della menzogna forzata dell’idealismo moderno. Lo si può considerare come il vero creatore della reazione moderna. In apparenza lo scrittore più democratico del XVIII secolo, cova in sé il dispotismo spietato dell’uomo di Stato. Egli fu il profeta dello Stato dottrinario, come Robespierre, suo degno e fedele discepolo, tentò di diventarne il gran sacerdote. Avendo sentito dire a Voltaire che se non esistesse Dio bisognerebbe inventarne uno, J.-J. Rousseau inventò l’Essere supremo, il Dio astratto e sterile dei deisti. Ed è a nome dell’Essere supremo, e della virtù ipocrita comandata dall’Essere supremo, che Robespierre ghigliottinò prima gli hebertisti,e poi il genio stesso della Rivoluzione, Danton, nella persona del quale assassinò la Repubblica, preparando così il trionfo, divenuto da quel momento necessario, della dittatura di Bonaparte I. Dopo questo grande trionfo, la reazione idealista cercò e trovò dei servitori meno fanatici, meno terribili, del livello notevolmente ridotto della borghesia del nostro secolo. In Francia, furono Chateaubriand, Lamartine, e- occorre dirlo? eh, perché no?, bisogna dire tutto, quando è vero – fu Victor Hugo stesso, il democratico, il repubblicano, il quasi socialista di oggi, e al loro seguito la coorte malinconica e sentimentale degli spiriti emaciati e pallidi che costituirono, sotto la direzione dei padroni, la scuola del romanticismo moderno. In Germania, furono gli Schlegel, i Tieck, i Novalis, i Werner, fu Schelling, e tanti altri ancora i cui nomi non meritano neppure d’essere citati». (M. Bakunin, “L’ Impero knut-germanico e la rivoluzione sociale (1870-1871)” in Opere complete, trad. it. a cura di Andrea Chersi, Edizioni Anarchismo, Trieste, 2009, pp. 172-173) Non rimaniamo dunque sorpresi se per Bakunin «Rousseau rappresenta il vero tipo della limitatezza e della meschineria sospettosa, dell’esaltazione senz’altro oggetto al di fuori della propria persona, dell’entusiasmo freddo e dell’ipocrisia insieme sentimentale e implacabile,della forzata menzogna dell’idealismo moderno. Lo si può considerare il vero creatore della moderna reazione. In apparenza, lo scrittore più democratico del diciottesimo secolo cova in se l’implacabile dispotismo dell’uomo di Stato». (M. Bakunin, Libertà e rivoluzione, op. cit., p. 53) Più nel merito, risulta articolare una critica maggiormente dettagliata l’anarchico tedesco Rudolf Rocker. Nel primo volume di Nazionalismo e Cultura, egli riporta infatti che Rousseau fu «l’apostolo di una nuova religione politica, le cui conseguenze avevano per la libertà degli uomini effetti mostruosi quanto quelli previamente generati dalla fede nel diritto divino dei re. In realtà Rousseau è stato uno degli inventori della nuova astratta idea di Stato che si sviluppò in Europa mentre giungeva alla sua fine l’adorazione del feticcio dello Stato espresso dal monarca personale assoluto». A tal proposito, l’autore prosegue: «lo Stato ideale di Rousseau è una struttura artificiale. Egli aveva imparato da Montesquieu a spiegare i vari sistemi sociali secondo l’ambiente climatico di ciascun popolo, ma tuttavia seguiva le tracce degli alchimisti politici che nel suo tempo tentavano tutti gli esperimenti concepibili con gli “ignobili costituenti della natura umana”, nella costante speranza di riuscire al fine a ricavare dal crogiuolo delle loro vane speculazioni l’oro puro dello « Stato fondato sulla ragione assoluta ». Egli era fermamente convinto che la possibilità di sviluppare gli uomini in esseri perfetti dipendeva soltanto dal trovare la giusta forma di governo o la migliore forma di legislazione». (R. Rocker, Nazionalismo e cultura, trad. it. a cura di Virgilio Gozzoli, Edizioni della Rivista Anarchismo, Catania, 1977, p. 148) Rousseau ha creato quindi «un fantasma al quale conferiva diritti assoluti, allo stesso modo di Hobbes che dava il potere assoluto allo Stato incorporato nella persona del monarca, contro il quale nessun diritto dell’individuo poteva più esistere. Il nuovo “Leviathan” che Rousseau immaginava derivava la sua assolutezza di potere da un concetto collettivo, la volonté générale. Ma tale « volontà comune » non era affatto quella volontà di tutti che si forma integrando ogni volontà individuale con le volontà individuali degli altri, giungendosi in tal modo per vie concrete al concetto astratto della volontà sociale. Anzi, la “volontà comune” di Rousseau, risultato diretto del “contratto sociale” da cui secondo il suo concetto della società politica è emerso lo Stato, è sempre giusta di per sé indipendentemente
    dalle volontà individuali ed è sempre infallibile perchè la sua attività ha di per sé in ogni momento la presunzione del bene generale. L’idea di Rousseau sorge da una fantasia religiosa radicata nel concetto di una Provvidenza politica, la quale non può mai abbandonare la giusta via poiché è dotata di una completa saggezza di una totale perfezione. Ogni protesta personale contro il dominio di una tale provvidenza costituisce quindi una bestemmia politica. Gli uomini possono ben sbagliare interpretando la volontà comune, perchè secondo Rousseau “il popolo non può essere mai corrotto, ma può essere spesso ingannato,” ma la “volontà comune” in sé non viene toccata comunque da qualunque falsa interpretazione, fluttua come lo spirito di dio sopra le acque dell’opinione pubblica […] Al tempo di questo concetto speculativo Rousseau respingeva quindi ogni idea di associazioni indipendenti dallo Stato, in quanto tali associazioni avrebbero oscurato il chiaro riconoscimento della “volontà comune” […] Dall’idea della volontà comune si sviluppò così una nuova tirannia,le cui catene erano tanto più permanenti in quanto venivano decorate con l’orpello d’una libertà immaginaria, la libertà di Rousseau, pura ombra senza senso come il suo concetto della “volontà comune”. Rousseau divenne il creatore di nuovi idoli ai quali l’uomo sacrificava la libertà e la vita con la stessa devozione prestata in tempi ormai svaniti agli dèi caduti. Ogni indipendenza di pensiero si mutò in delitto per la illimitata completezza del potere della fittizia volontà comune; la ragione come già dice Lutero, divenne “la prostituta del diavolo.” Allo Stato, secondo Rousseau, fu pure attribuita la creazione e la conservazione di ogni moralità, e contro di esso nessun altro concetto etico poteva sostenersi. Si veniva ripetendo la sanguinosa tragedia delle età antiche : tutto è dio,l’uomo è nulla». (R. Rocker, op. cit., p. 149-150) Dalle argomentazioni dei due autori anarchici si evince dunque che in Rousseau la religione sia importante per sottomettere i popoli e la volontà generale – e con essa lo Stato – costringa l’individuo ad essere libero, schiavo e, in contesti di guerra guerreggiata, “carne da cannone.”

    4Jean-Jacques Rousseau, Émile, or On Education, trans. Allan Bloom (New York: Basic Books, 1979), p. 93.

    5 Ibid., p. 116.

    6Jean Starobinski, Jean-Jacques Rousseau: Transparency and Obstruction, trans.Arthur Goldhammer (Chicago and London: University of Chicago Press), p. 216. Starobinski osserva che è un errore leggere Émile come «un inno al sentimento irriflessivo.» Egli dimostra come Rousseau costruisca «una trappola sofisticata…Rousseau sostiene la necessità di mediazione (dato che un insegnante è sempre necessario) ma allo stesso tempo la rifiuta (dato che l’insegnante predica il vangelo dell’immediato).»

    7Nota del blog. Porton cita il Pandaro boccaccesco (Filostrato) e non quello omerico (Iliade). Se Boccaccio dipinge Pandaro come « un giovane dal carattere modernissimo, forgiato dall’esperienza; abile affabulatore, dote (o vizio) che lo innalza a ruolo di comprimario, sicuramente figura imprescindibile al fine della realizzazione, seppur breve, dell’esperienza amorosa di Criseida e Troiolo » (Roberta Attanasio, Pandaro nel Filostrato di Boccaccio: analisi del personaggio (link)), Porton, invece, lo usa per sottolineare in negativo il carattere e le azioni del tutore rousseauiano.

    8Michael P. Smith, The Libertarians and Education (London: George Allen &Unwin, 1983), p. 8

    9La visione di Godwin sull’educazione, tratta dai suoi articoli sull’Enquirer, sono citati in George Woodcock, William Godwin: A Biographical Study (Londra: Porcupine Press, 1946), p. 129.

    10Max Stirner, The False Principle of Our Education, or Humanism or Realism,trans. Robert H. Beebe, edited by James Martin (Colorado Springs, Colo.: RalphMyles, 1967), p. 11. Nota del blog. La citazione che abbiamo riportato è tratta dalla versione tradotta in italiano di Max Stirner, trad. it. a cura della Redazione di Edizioni Anarchismo, Il falso principio della nostra educazione, Edizione Anarchismo, Trieste, Novembre 2012, Seconda Edizione, p. 16

    11Nota del blog. Per “filisteismo” si intende una situazione gretta o luogo di chiusura mentale.

    12Stirner, Ibid., p. 27. Nota del blog. Vedi nota 10. Stirner, op. cit., p. 26

    13G. P. Maximoff, ed., The Political Philosophy of Bakunin: Scientific Anarchism (New York: The Free Press, 1953), pp. 331–37. Nota del blog. La citazione che abbiamo riportato è tratta da M. Bakunin, “L’ Impero knut-germanico e la rivoluzione sociale (1870-1871)” in Opere complete, op. cit., p. 143

    14Bakunin è citato da Richard B. Saltman, The Social and Political Thought of Michael Bakunin (Westport, Conn. and London: Greenwood Press, 1983), p. 41. Nota del blog. La citazione è riportata anche da Maximoff, op. cit., p. 97. Bakunin ne parla nelle Considération philosophique sur fantôme divin, le monde réel et l’homme del 1871. (Considerazioni filosofiche sul fantasma divino, il mondo reale e l’uomo, trad. it. a cura di Edy Zarro, Edizioni La Baronata, Lugano, 2000, p. 43)

    15Stirner, Ibid., p. 22. Nota del blog. Vedi nota 10. Stirner, op. cit.

    16Jonathan Beecher e Richard Bienvenu, The Utopian Vision of Charles Fourier: Selected Texts on Work Love, and Passionate Attraction (Columbia: University of Missouri Press, 1983), p. 420.

    17Nota del blog. Per dovere di cronaca, Porton fa intendere che la “Semana Tragica” di Barcellona sia stata causata dall’arresto di Ferrer. In realtà l’evento fu causato dal richiamo, da parte del governo, di truppe di riserva da mandare come rinforzi in Marocco. Gli scioperi e le barricate, più le varie devastazioni, che si perpetrarono per una settimana (26 Luglio-2 Agosto 1909), scatenò la reazione del governo che mandò l’esercito a sedare le rivolte. Dopo la pacificazione ottenuta con i fucili, l’esecutivo continuò l’opera di repressione con i processi sommari. Vennero condannate cinquantanove persone all’ergastolo e cinque a morte (tra cui Ferrer).

    18Joan Connelly Ullman, The Tragic Week: A Study of Anticlericalism in Spain,1875–1912 (Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 1968), p. 3.

    19Francisco Ferrer, The Origins and Ideas of the Modern School, trans. Joseph McCabe (New York and London: G.P. Putnam’s Sons, 1923), p. 17.

    20Joel Spring, A Primer of Libertarian Education (New York: Free Life Editions,1975). Nota del blog. J. Spring, L’educazione libertaria, trad. it. a cura di Rossella Di Leo, Eleuthera, Milano, 1987, p. 67

    21Nota del blog. I. Illich, Descolarizzare la società. Una società senza scuola è possibile?, trad. it. a cura di Ettore Capriolo, Mimesis, Roma, 2010, p. 11

    22Ivan Illich, Deschooling Society (New York and Evanston, Ill.: Harper & Row, 1970), p. 11. Nota del blog. I. Illich, op. cit. p. 15

    23Ibid., pag. 26. Nota del blog. Illich, op. cit., p. 49

    24Michael P. Smith, Libertarians and Education, pp. 27–42. Nota del blog. M. P. Smith, Educare per la libertà, trad. it. a cura di Rossella Di Leo, Eleuthera, Milano, 1990, pp. 190-214

    25Raymond Allan Morrow and Carlos Alberto Torres, Social Theory and Education: A Critique of Theories of Social and Cultural Reproduction (Albany: State University of New York Press, 1995), p. 226.

    26Proust è citato in Roger Shattuck, Teaching the Unreachable: Nietzsche, Proust, Kipling and Co., Salmagundi 108 (Fall 1995): 9.

    Film e pedagogia anarchica – Prima Parte ©, .

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    Dopo 21 anni, Ubuntu potrebbe eliminare /etc/debian_version, o forse no?

    Incredibile a dirsi, ma anche file piccoli e all'apparenza insignificanti, quando si parla di open-source diventano una questione. È il caso di /etc/debian_version che tutti gli utenti Ubuntu si sono sempre chiesti a cosa servisse e perché contenesse riferimenti alla versione instabile di Debian. Recentemente, pare che la questione rimozione si sia risvegliata, ma da qui a dire che il file verrà rimosso...

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    La piattaforma Git Codeberg ha deciso di bannare progetti scritti principalmente con gen AI

    Anche se controllare quanto e quale codice sia generato dall'AI risulta certamente un'impresa ardua, quella di Codeberg è una scelta in profonda controtendenza rispetto ai colossi come GitHub e GitLab, che promuovono l'utilizzo incondizionato dell'AI. Codeberg dice no a questo tipo di progetti, e dimostra di volersi chiamare fuori da questo gioco promozionale.

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    Radio DARC berichtet über USKA-Widerstand

    Radiomacher Wolf-Dieter, DL2MCD, hat auf Radio DARC berichtet, wie sich die USKA gegen die im Ernstfall drohende Beschlagnahmung der Funkanlagen der Schweizer Funkamateure wehrt.

    Der Bund greift nach den Funkgeräten der Schweizer Funkamateurinnen und Funkamateure. Am 26.7.2026 schilderte Wolf-Dieter, DL2MCD, auf Radio DARC (KW: 6070 kHz und 9670 kHz) die Pläne des Eidgenössischen Departements für Verteidigung, Bevölkerungsschutz und Sport (VBS).

    Die geplante Requisitionsverordnung erlaubt der Armee im Ernstfall den Zugriff auf technische Anlagen. Das VBS will die Ausrüstung im Krisenfall schlicht abholen. In ihrer Vernehmlassung fordert die USKA Kooperation statt Enteignung.

    Beitrag von Radio DARC hören (MP3)

    Zum Bericht der USKA

    USKA Eingabe Vernehmlassung Requisition

    Published: HB9HGH 2026-07-26 13:41:24

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    New Crew Members Welcomed to International Space Station

    From left, Expedition 74 flight engineers Anna Kikina and Pyotr Dubrov of Roscosmos, and Anil Menon of NASA pose for a portrait while holding a cake celebrating their recent arrival aboard the International Space Station.
    NASA/Chris Williams

    From left, Expedition 74 flight engineers Anna Kikina and Pyotr Dubrov of Roscosmos, and Anil Menon of NASA pose for a July 18, 2026, photo while holding a cake celebrating their recent arrival aboard the International Space Station. The trio arrived at the space station on July 14, 2026, after launching from the Baikonur Cosmodrome in Kazakhstan earlier the same day.

    Kikina, Dubrov, and Menon are in the second week of their planned eight-and-a-half-month mission. They are using their new skills to conduct space research while still familiarizing themselves with living and working in space.

    Keep up with space station activity on the International Space Station blog.

    Image credit: NASA/Chris Williams

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    New Crew Members Welcomed to International Space Station

    From left, Expedition 74 flight engineers Anna Kikina and Pyotr Dubrov of Roscosmos, and Anil Menon of NASA pose for a portrait while holding a cake celebrating their recent arrival aboard the International Space Station.
    NASA/Chris Williams

    From left, Expedition 74 flight engineers Anna Kikina and Pyotr Dubrov of Roscosmos, and Anil Menon of NASA pose for a July 18, 2026, photo while holding a cake celebrating their recent arrival aboard the International Space Station. The trio arrived at the space station on July 14, 2026, after launching from the Baikonur Cosmodrome in Kazakhstan earlier the same day.

    Kikina, Dubrov, and Menon are in the second week of their planned eight-and-a-half-month mission. They are using their new skills to conduct space research while still familiarizing themselves with living and working in space.

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    Image credit: NASA/Chris Williams

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    LG to Ban Residential Proxies from Smart TV Apps

    The home appliance giant LG Electronics USA said this week it plans to suspend any apps built for its smart TVs that turn one’s television into an always-on residential proxy node. The move comes less than a month after researchers found that more than 42 percent of games and other apps available for download on LG’s webOS store allow unknown third-parties to route their Internet traffic through a user’s TV.

    Proxy SDK prevalence among smart TV apps for LG (webOS) and Samsung (Tizen OS) televisions. Image: Spur.us.

    On July 2, we featured research by the security firm Spur that examined the prevalence of residential proxy software development kits (SDKs) in smart TV apps. Spur found more than 42 percent of apps available for download on LG smart TVs include SDKs that turn one’s television in a proxy node indefinitely, and that more than a quarter of the apps made for Samsung’s Tizen operating system had similar residential proxy components.

    Responding to questions about Spur’s research, LG Senior Vice President John Taylor told KrebsOnSecurity the company was working with app developers to remove the residential proxy option from their apps on the webOS platform. Developers that fail to comply, he said, will find their apps suspended.

    “A residential proxy network is not an intended use for LG smart TVs, and LG Electronics is working with developers to remove the residential proxy option from their apps on the webOS platform,” Taylor said. “If this option is not removed, these apps will be suspended.”

    Taylor said LG is committed to keeping residential proxy networks out of its smart TV apps going forward, and that the company’s review of those apps is “well underway now.”

    “As part of our ongoing efforts to enhance platform quality and the user experience, LG will continue to strengthen our evaluation process for developer-submitted apps, including those that incorporate residential proxy SDKs,” Taylor wrote in an emailed statement.

    App makers looking for ways to monetize their creations can turn to residential proxy providers, which pay developers to include SDKs that turn the user’s device into a residential proxy node that is rented to paying customers. In the case of LG and Samsung smart TVs, Spur found residential proxy SDKs bundled with everything from simple games like Pac-Man to screensavers and file utilities.

    A Pac-Man smart TV app from Bright Data offers users the choice between viewing ads in the game or agreeing to allow their TV to serve as a residential proxy node. Image: Spur.us.

    Spur’s report found the residential proxy network Bright Data accounted for a majority of proxy SDKs across both Samsung and LG smart TVs. In a statement shared with KrebsOnSecurity, Bright Data said its network is built on consent and responsibility and operates by LG and Samsung terms.

    “Every peer opts in through a dedicated screen and receives value in return; every customer is vetted, and our practices have now undergone a second independent audit by PwC,” the statement reads. “We remain committed to an open, transparent internet where legitimate businesses, researchers, and institutions can responsibly access data that lives in the public domain.”

    Bright Data and other proxy providers named in Spur’s report all say they follow rigorous know-your-customer processes to validate legitimate uses of their services, which is often heavily tied to content-scraping activities by said customers. The proxy companies also say they incorporate technological countermeasures to prevent proxy service customers from being able to interact with and control other devices on the proxy user’s local network.

    Spur argues the problem is not that residential proxy networks exist, but rather that they are being embedded at scale in devices that most consumers do not think of as computers and are not equipped to audit.

    “A one-time consent prompt buried in a TV app is not a substitute for meaningful transparency, ongoing control, and platform oversight,” Spur’s Trevor Sutter wrote. “The risk is amplified when consent comes from individuals within the household who use the device but shouldn’t give consent, such as minors.”

    LG’s announcement that it is culling residential proxy SDKs from its app store is welcome news, but the company recently came under fire for another questionable partnership: Pimping McAfee security products via software drivers included in its high-end LCD monitors.

    Earlier this week, the Youtube channel Gamers Nexus showed that certain LG LCD monitors will automatically install an app that promotes paid McAfee antivirus subscriptions, and that the app arrives through Windows Update without an approval prompt.

    Update, July 22, 1:06 p.m. ET: Added statement from Bright Data.

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    Hugging Face violata da un agente AI: gli attacchi autonomi sono arrivati

    Per anni l’idea di un attacco informatico condotto interamente da un agente di Intelligenza Artificiale è rimasta confinata ai laboratori di ricerca e alle presentazioni dei vendor. Oggi non è più così. La piattaforma Hugging Face, punto di riferimento mondiale per lo sviluppo e la distribuzione di modelli AI open source, ha confermato di essere […]

    L'articolo Hugging Face violata da un agente AI: gli attacchi autonomi sono arrivati proviene da Securityinfo.it.

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    Grey Man nella pratica: ambiente, comportamento ed equipaggiamento

    Parte 2 – Applicare

    Baseline, flusso ambientale, abbigliamento e comportamento: come adattarsi al contesto senza trasformarsi in un personaggio

    Nella prima parte dello Speciale AIP dedicato al Grey Man abbiamo chiarito che la discrezione non consiste nel diventare invisibili e che non esiste un abbigliamento universalmente adatto a passare inosservati.

    Ciò che appare normale in un luogo può risultare insolito in un altro.

    Ma come si traduce questo principio nella vita reale?

    La risposta non comincia dall’acquisto di uno zaino o dalla scelta di un colore.

    Comincia dall’osservazione.

    La linea di base: comprendere ciò che è normale

    Possiamo utilizzare il termine baseline, o linea di base, per indicare l’insieme dei comportamenti, dei ritmi e delle caratteristiche che, in un determinato luogo e momento, appaiono ordinari.

    Entrando in una stazione ferroviaria potremmo osservare persone che:

    • consultano i tabelloni;
    • utilizzano il telefono;
    • trascinano valigie;
    • aspettano sedute;
    • camminano verso i binari;
    • si fermano davanti ai distributori;
    • parlano a volume moderato.

    In uno stadio, in una biblioteca, in un mercato o durante un’evacuazione, la linea di base sarà completamente diversa.

    Osservare una baseline significa chiedersi:

    • come sono vestite mediamente le persone;
    • cosa trasportano;
    • a quale velocità si muovono;
    • quanto parlano;
    • dove si fermano;
    • quale livello di agitazione appare normale;
    • quali direzioni seguono;
    • quali comportamenti vengono accettati senza particolare attenzione.

    Concetto AIP

    Prima di cercare di confondersi con un ambiente, bisogna comprenderne la normalità.

    La baseline non è però una formula matematica.

    Una folla è composta da persone diverse. All’interno della normalità esiste sempre una certa variabilità.

    Lo scopo non è diventare una copia degli altri, ma evitare incoerenze inutilmente evidenti.

    Il flusso ambientale

    Ogni ambiente possiede anche un proprio flusso: il modo in cui persone, mezzi e attività si muovono nello spazio.

    In una stazione durante l’ora di punta il flusso può essere rapido e direzionale.

    In una piazza turistica può essere lento e irregolare.

    In una fila è quasi immobile.

    Durante un’evacuazione può diventare veloce, confuso e mutevole.

    Una persona può attirare l’attenzione non perché è vestita diversamente, ma perché interrompe il flusso.

    Per esempio:

    • si ferma improvvisamente nel mezzo di un passaggio;
    • procede nella direzione opposta alla maggioranza;
    • cambia continuamente percorso;
    • cammina molto più velocemente o lentamente degli altri;
    • si volta ripetutamente;
    • rimane immobile dove tutti stanno lasciando il luogo.

    Nessuno di questi comportamenti indica automaticamente un’intenzione ostile.

    Può però rendere una persona più riconoscibile.

    Il principio pratico è:

    Comprendere il ritmo dell’ambiente ed evitare di interromperlo senza una ragione necessaria.

    La sicurezza viene comunque prima della discrezione. Se il movimento della folla conduce verso un pericolo, seguirlo soltanto per non distinguersi sarebbe un errore.

    La coerenza: quando qualcosa non torna

    Spesso l’attenzione non viene attirata da un singolo elemento vistoso, ma da una contraddizione tra ciò che una persona sembra essere e ciò che sta facendo.

    Per esempio:

    • appare rilassata ma controlla continuamente le uscite;
    • porta una borsa ordinaria ma la protegge in modo ossessivo;
    • sembra aspettare qualcuno ma osserva sempre lo stesso punto;
    • è vestita come gli altri ma si muove con un ritmo completamente diverso;
    • tenta di apparire distratta mentre controlla sistematicamente l’ambiente.

    Questi comportamenti non permettono di conoscere le intenzioni della persona.

    Rendono però la sua presenza meno facilmente spiegabile e quindi potenzialmente più interessante.

    Per il Grey Man, aspetto e comportamento dovrebbero raccontare una storia semplice e coerente.

    Non serve inventare una falsa identità.

    Spesso basta non rendere misterioso ciò che non ha bisogno di esserlo.

    Ridurre la descrivibilità

    Immaginiamo di chiedere a qualcuno di descrivere una persona vista pochi minuti prima.

    Probabilmente utilizzerà gli elementi più distintivi:

    • “quello con la giacca gialla”;
    • “quello con lo zaino militare”;
    • “quello con il cappello rosso”;
    • “quello che continuava a voltarsi”;
    • “quello che parlava ad alta voce”.

    Questi elementi diventano appigli descrittivi.

    Quando la discrezione è utile, può essere ragionevole ridurre:

    • grandi loghi;
    • scritte particolarmente provocatorie;
    • colori molto insoliti rispetto al luogo;
    • accessori appariscenti;
    • equipaggiamento tecnico esposto;
    • comportamenti ripetitivi;
    • voce eccessivamente alta;
    • ostentazione di oggetti costosi.

    L’obiettivo non è cancellare la propria identità, ma evitare di creare senza necessità una caratteristica che permetta di essere immediatamente classificati.

    Domanda pratica

    Se qualcuno dovesse descrivermi tra dieci minuti, quale sarebbe la prima caratteristica che utilizzerebbe?

    Il paradosso dell’equipaggiamento tattico

    Uno degli errori più comuni consiste nel credere che uno zaino tattico diventi discreto semplicemente perché è nero, grigio o verde oliva.

    Può comunque essere riconoscibile per:

    • pannelli MOLLE;
    • velcro per patch;
    • tasche modulari;
    • cinghie esterne molto evidenti;
    • moschettoni;
    • torce o utensili agganciati;
    • struttura particolarmente rigida.

    In determinate circostanze questo non rappresenta alcun problema.

    In altre può comunicare:

    “Questa persona potrebbe trasportare attrezzatura interessante.”

    Il materiale tattico non deve essere demonizzato. Deve essere scelto in base alla funzione e al contesto.

    Una comune borsa urbana può contenere:

    • acqua;
    • torcia;
    • power bank;
    • kit di primo soccorso;
    • documenti;
    • radio compatta;
    • piccoli strumenti di emergenza.

    Le capacità restano disponibili, ma non vengono necessariamente dichiarate.

    Errore comune

    Pensare che esista uno “zaino Grey Man” universale.

    La discrezione non è una caratteristica assoluta dell’oggetto. Nasce dalla relazione tra oggetto, persona, comportamento e ambiente.

    Scarpe, accessori e piccoli dettagli

    Anche elementi apparentemente secondari contribuiscono alla percezione complessiva.

    Le calzature devono essere funzionali, ma anche plausibili rispetto al contesto.

    Scarponi da montagna sono normali su un sentiero, meno comuni in altri ambienti. Scarpe eleganti possono essere adatte a un centro direzionale e completamente inadatte durante un’evacuazione su terreno fangoso.

    Lo stesso vale per:

    • orologi costosi;
    • gioielli;
    • grandi loghi;
    • accessori tecnici;
    • profumi particolarmente intensi;
    • oggetti rumorosi;
    • strumenti appesi all’esterno dello zaino.

    Non è necessario eliminare ogni elemento personale.

    Bisogna però ricordare che la nostra presenza viene comunicata attraverso l’insieme dei dettagli.

    Il corpo comunica prima delle parole

    Una persona che desidera essere discreta potrebbe commettere l’errore di:

    • evitare ossessivamente il contatto visivo;
    • mantenere sempre il capo abbassato;
    • camminare sistematicamente vicino ai muri;
    • controllare continuamente chi si trova alle spalle;
    • cambiare bruscamente direzione;
    • osservare insistentemente uscite e telecamere;
    • stringere lo zaino al petto;
    • apparire eccessivamente rigida.

    Questi comportamenti possono attirare più attenzione di un atteggiamento naturale.

    Il Grey Man non dovrebbe sembrare furtivo.

    L’ambiente può essere osservato anche attraverso azioni normali: consultare un tabellone, guardare una vetrina, scegliere un punto con una buona visuale o cambiare posizione con calma.

    Anche il contatto visivo deve rimanere naturale.

    Fissare insistentemente le persone può risultare invasivo. Evitare ostentatamente lo sguardo di chiunque può apparire altrettanto insolito.

    La consapevolezza può essere elevata internamente senza essere ostentata esternamente.

    Anche la voce comunica

    La discrezione non è soltanto visiva.

    Ogni ambiente possiede un proprio livello sonoro.

    In una biblioteca si parla diversamente rispetto a uno stadio. In un vagone ferroviario silenzioso, una telefonata ad alta voce può rendere una persona immediatamente memorabile.

    Durante una situazione di emergenza, discutere pubblicamente delle proprie scorte, delle attrezzature possedute o della destinazione scelta può comunicare informazioni non necessarie.

    La voce può rivelare:

    • agitazione;
    • intenzioni;
    • destinazioni;
    • disponibilità di risorse;
    • competenze;
    • informazioni familiari.

    Essere Grey Man non significa non parlare.

    Significa valutare quanto, come e con chi parlare.

    Discrezione non significa vulnerabilità

    Il Grey Man viene talvolta descritto come una persona che dovrebbe sembrare debole, povera o priva di risorse.

    Questa interpretazione può essere controproducente.

    In alcuni ambienti, apparire eccessivamente vulnerabili potrebbe aumentare il rischio di essere selezionati come bersaglio.

    La discrezione non coincide con la sottomissione.

    Un atteggiamento equilibrato comprende:

    • postura sicura ma non aggressiva;
    • movimenti calmi;
    • attenzione all’ambiente;
    • capacità di mantenere una distanza adeguata;
    • decisioni semplici e tempestive;
    • assenza di provocazioni;
    • disponibilità ad allontanarsi prima che una situazione peggiori.

    Preparare le decisioni

    L’indecisione può rendere più visibili.

    Fermarsi improvvisamente, tornare più volte sui propri passi, controllare continuamente il telefono o discutere animatamente su cosa fare può attirare attenzione.

    Conoscere in anticipo:

    • le principali uscite;
    • un punto di incontro familiare;
    • modalità alternative di comunicazione;
    • percorsi secondari;
    • ciò che deve essere portato con sé;
    • le condizioni che suggeriscono di lasciare un luogo;

    può ridurre l’incertezza.

    La preparazione riduce il numero di decisioni che devono essere improvvisate sotto stress.

    Un piano non deve essere rigido. Deve fornire opzioni.

    Grey Man e consapevolezza situazionale

    Grey Man e consapevolezza situazionale sono collegati, ma non equivalenti.

    La consapevolezza situazionale riguarda la capacità di:

    1. percepire ciò che accade;
    2. comprenderne il significato;
    3. valutarne la possibile evoluzione;
    4. decidere come comportarsi.

    Il Grey Man riguarda soprattutto la gestione di ciò che la propria presenza comunica agli altri.

    Una persona può essere discreta ma totalmente inconsapevole di ciò che accade.

    Un’altra può essere molto attenta, ma manifestare la propria vigilanza in modo così evidente da attirare l’attenzione.

    La condizione ideale consiste nel combinare le due capacità:

    • osservare senza fissare;
    • valutare senza giudicare troppo rapidamente;
    • decidere senza agitarsi;
    • muoversi senza attirare inutilmente attenzione.

    Le sette domande del Grey Man

    Prima di entrare in un ambiente o affrontare uno spostamento può essere utile chiedersi:

    1. Qual è la linea di base?

    Come sono vestite le persone? Cosa trasportano? Come si comportano?

    2. Qual è il flusso?

    Dove si muovono? A quale velocità? Dove si fermano?

    3. Cosa attira l’attenzione?

    Oggetti costosi, abbigliamento incongruo, movimenti nervosi o voce alta?

    4. Cosa comunica il mio equipaggiamento?

    Suggerisce valore, capacità, autorità, vulnerabilità o disponibilità di risorse?

    5. Il mio comportamento è coerente?

    Ciò che faccio appare naturale rispetto al luogo e alla situazione?

    6. Come sarei descritto?

    Quale sarebbe la prima caratteristica utilizzata per identificarmi?

    7. In questo scenario è davvero utile essere discreti?

    Oppure sarebbe più sicuro rendersi visibili, chiedere aiuto o identificarsi chiaramente?

    Queste domande non producono una risposta universale.

    Producono qualcosa di più utile:

    Una decisione adattata al contesto.

    Gli errori più comuni

    Cercare di essere invisibili

    Il Grey Man non si nasconde necessariamente. Si adatta.

    Utilizzare sempre colori scuri

    Nero, grigio e verde oliva non sono automaticamente discreti.

    Indossare un’uniforme da “uomo grigio”

    Pantaloni tecnici, cappellino e zaino tattico possono diventare essi stessi uno stereotipo.

    Osservare tutto in modo evidente

    La vigilanza ostentata può richiamare attenzione.

    Evitare sistematicamente lo sguardo

    Può risultare più insolito di un breve contatto visivo naturale.

    Pensare soltanto all’abbigliamento

    Voce, postura, gesti e movimento possono essere più riconoscibili dei vestiti.

    Interpretare ogni anomalia come una minaccia

    Una deviazione dalla linea di base è un’informazione, non una prova.

    La discrezione è adattamento

    La pratica del Grey Man non consiste nell’acquistare un prodotto.

    Consiste nel comprendere il contesto, osservare prima di agire, scegliere ciò che è funzionale senza ostentarlo e mantenere consapevolezza senza trasformarla in comportamento artificiale.

    La discrezione deve sempre rimanere subordinata alla sicurezza.


    Continua lo Speciale AIP

    Parte 3 — Grey Man, OPSEC e sicurezza digitale

    Nella terza parte analizzeremo ciò che comunichiamo senza rendercene conto: scorte, energia, equipaggiamenti, conversazioni, social network e informazioni personali.

    L'articolo Grey Man nella pratica: ambiente, comportamento ed equipaggiamento proviene da Associazione Italiana Preppers.

    •  

    NASA, GE Aerospace Work Enables Hybrid-Electric Flight Demonstration

    4 min read

    Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)

    Modified Saab 340, a hybrid-electric aircraft in flight.
    A modified Saab 340B aircraft in flight powered in part by a hybrid electric system built by GE Aerospace, along with NASA, BETA Technologies, and Boeing.
    GE Aerospace

    An aircraft powered by a megawatt-class hybrid-electric engine developed in collaboration with NASA and built by GE Aerospace, demonstrated flight of an innovation that can inform new generations of fuel-saving aircraft power systems.

    Mounted to a Saab 340B aircraft, the engine flew at Farnborough International Air Show in the United Kingdom. It was the public debut of a system that has in recent months made historic test flights, becoming the first hybrid electric-powered aircraft to fly above 30,000 feet.

    “This achievement reflects what NASA does best in aeronautics: we explore bold possibilities, validate them through rigorous research and testing, and work with industry to turn breakthrough ideas into technologies that bring real value for the American people,” said Laurie Grindle, director of the Aeronautics Division within the agency’s Research and Technology Mission Directorate at NASA Headquarters in Washington.

    The testing leveraged work done through NASA’s former Electrified Powertrain Flight Demonstration project and the agency’s ongoing Subsonic Vehicle Technologies and Tools project – years of collaborative research that included key testing at NASA test facilities. 

    The engine integrates electric motors, a gas turbine, and energy storage capabilities. It was designed to demonstrate the capacity to power an aircraft around the size of a regional-class jet, reducing fuel burn and costs without sacrificing performance. The unit’s technology and designs are expected to be used to help develop future hybrid systems that could lower airline operating costs. 

    The demonstration flight came after years of rapid development for the technology. For NASA, it also validates work that stretches back to a time when hybrid aviation propulsion seemed almost beyond the horizon of possibility.

    This achievement reflects what NASA does best in aeronautics: we explore bold possibilities, validate them through rigorous research and testing, and work with industry to turn breakthrough ideas into technologies that bring real value for the American people.

    LAURIE A. GRINDLE

    LAURIE A. GRINDLE

    Director of the Aeronautics Division within the agency's Research and Technology Mission Directorate

    “This is the culmination of more than 15 years of work, and we did that because it’s going to have an impact for aircraft that will help reduce energy use and help U.S. companies and the public,” said Ralph Jansen, aerospace engineer at NASA’s Glenn Research Center in Cleveland. “It’s about having a vision that no one believes can happen and then doing the work to define and execute the research and development needed to make it happen.”  

    This accomplishment was possible because of the collaborative effort of hundreds of people working on Electrified Powertrain Flight Demonstration and Subsonic Vehicle Technologies and Tools projects across NASA centers, in conjunction with GE Aerospace and its partner companies.

    Hybird-Electric Evolves

    In recent years, aviation has seen a boom in small aircraft and drones powered by electrical systems drawing from batteries. But large passenger and cargo planes require complex engines capable of supplying massive amounts of power. So more than a decade ago when NASA began contemplating hybrid systems, just the possibility of using electric motors to supplement some energy was a daunting engineering challenge. 

    NASA spent about seven years performing preliminary research, working with small businesses and other partners to consider technological obstacles and the potential commercial viability of hybrid systems. During that time, the agency addressed several barriers to implementation including the power, thermal, and battery technology, and the integration of the power system, engine, and aircraft.

    Through the agency’s Electrified Powertrain Flight Demonstration award, GE Aerospace and NASA worked with researchers to develop lighter and more efficient power systems and shrink key components – sometimes dramatically. 

    NASA and GE Aerospace also leveraged agency facilities and resources to further their research. In 2022, GE Aerospace tested an integrated version of its propulsion system at NASA’s Electric Aircraft Testbed at the agency’s Neil A. Armstrong Test Facility in Sandusky, Ohio. Testing allowed the system to operate in conditions simulating 45,000 feet in altitude, the range in which commercial single-aisle aircraft fly. 

    The team added components, including electric motors, power converters, propellers, and a GE Aerospace commercial engine, followed by more ground tests and eventual flight tests. For the researchers who’d spent years on the concept, seeing the engine powering an aircraft in flight was a major step in a long journey.

    “I’ve got to say, I was pretty touched seeing it fly. It was just awesome,” Jansen said.  “It’s just like a regular plane, which is probably the best thing of all.”

    NASA’s current support for this research is through the Aeronautics Division of its Research and Technology Mission Directorate.

    •  

    [2026-09-23] ARRUOLAMENTO CLOWN ARMY @ Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito

    ARRUOLAMENTO CLOWN ARMY

    Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito - Largo Maurizio Vitale 113, Torino
    (mercoledì, 23 settembre 20:30)
    ARRUOLAMENTO CLOWN ARMY

    sdeng sdeng sdeng!!! 🔔🔔🔔 Arruolamento Clown Army!!! 🔫🤡🎖

    ULTIMO ALLENAMENTO PRIMA DELLA PAUSA ESTIVA - accorrette pazzu ribellu in erba!

    Vieni con noi, padroneggia la grande arte del clowneggiamento ribelle e della cospirazione approssimativa :O)

    Cos'è Clown ARMY?? È una tecnica di piazza spontanea e autogestita nata con l'intento di inviare messaggi irriverenti e gestire i nostri colleghi delle forze dell'ordine.

    Leggi sto articolo e vai a studiare va'! https://www.instagram.com/p/DQrx3caj58O/?igsh=MWhmazMzZXE2ZWs1Nw==

    Lanciamo una grande campagna di arruolamento aperto a tutt*, che più siamo meglio è!

    Ci vediamo ogni secondo e quarto mercoledì del mese nella palestra del mani, a cui lasciamo un contributo volontario per le spese.

    Ogni incontro alterniamo allenamento di tecniche improbabili e ridicole da usare in piazza e discussioni deliranti in cui ci rilanciamo le idee pazze a vicenda.

    LA CLOWN ARMY CERCA ✨TE ✨

    MA ESSENDO FORZA DEL (DIS)ORDINE NON RIESCE A TROVARTI

    RENDILE IL LAVORO FACILE E UNISCITI A LEI DIRETTAMENTE grazie

    Quando:

    Mercoledì 24 giugno

    dalle 20.30 alle 22.30

    Dove:

    Al CLIM (Manituana), in Largo Maurizio Vitale 113 To)

    Porta:

    Abbigliamento comodo

    Naso da clown e access. militari (se li hai)

    Per info: clownarmyto@canaglie.net

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    Press release - Irish Presidency debriefs European Parliament committees on its priorities

    Ministers hold a series of meetings in parliamentary committees to present the priorities of the Irish Presidency of the Council in the relevant policy fields.
    Committee on Constitutional Affairs
    Committee on Foreign Affairs
    Committee on Agriculture and Rural Development
    Committee on Culture and Education
    Committee on Development
    Committee on Economic and Monetary Affairs
    Committee on Employment and Social Affairs
    Committee on the Environment, Public Health and Food Safety
    Committee on Women’s Rights and Gender Equality
    Committee on International Trade
    Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs
    Committee on Fisheries
    Committee on Regional Development
    Committee on Public Health
    Committee on Security and Defence
    Committee on Transport and Tourism

    Source : © European Union, 2026 - EP
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    NASA Uses Subscale Aircraft to Accelerate Flight Innovation

    4 Min Read

    NASA Uses Subscale Aircraft to Accelerate Flight Innovation

    A white, blue, and red probe attached to a rotor with four blades flies in the blue sky, just above the Moon.
    An atmospheric probe model attached upside down to a quad rotor remotely piloted aircraft ascends with the Moon visible on Oct. 22, 2024. The quad rotor aircraft released the probe above Rogers Dry Lake, a flight area adjacent NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California. The probe was designed and built at the center.
    Credits: NASA/Steve Freeman

    Testing new aerospace concepts in flight remains one of NASA’s most effective ways to advance knowledge and reduce risk.

    The Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, supports this mission by using small, remotely piloted and autonomous aircraft as cost‑effective platforms to mature innovative ideas, accelerate learning, and enable smoother transitions to full‑scale flight.

    When experiments require a flight platform, several NASA remotely piloted aircraft are available: the Alta‑X quadrotor; the Dryden Remotely Operated Integrated Drone (DROID) with its 10‑foot wingspan; and the Multi‑Use Cub, a 14‑foot‑span fixed‑wing aircraft with an expandable payload capacity for flight experiments. For electric vertical takeoff and landing testing, the HQ‑90 quadrotor provides an additional option.

    Once aircraft and experiments are cleared for operations, laboratory pilots support the mission, including ground operations and flight activities.

    One man manages engine speed with a hand-held controller, while another firmly holds the subscale aircraft in place.
    Justin Link, left, holds the subscale aircraft in place, while Justin Hall manages engine speed during preliminary engine tests on Friday, Sept. 12, 2025, at NASA’s Armstong Flight Research Center in Edwards, California. Link is a pilot for small uncrewed aircraft systems at the center’s Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory and Hall is the chief pilot.
    NASA/Christopher LC Clark

    Flight expertise

    Each staff member serves as an experienced and certified subscale aircraft pilot and is prepared to fly unique one-of-a-kind or modified commercial aircraft wherever the mission requires.

    NASA’s FireSense project conducted flights in the Geneva State Forest, located about 100 miles south of Montgomery, Alabama. NASA Armstrong flight research staff integrated the instrument onto an Alta-X drone and tested the system before deployment. Two team members then transported the drone and sensor to the forest, prepared the vehicle for flight, and operated it during the mission. The NASA sensor was flown on the drone to demonstrate how remotely piloted aircraft can gather localized weather data that influences smoke movement and fire behavior. This information may help operational agencies improve wildfire decision-making and better allocate firefighters and resources.

    Other missions occur closer to NASA Armstrong, such as the Enhancing Parachutes by Instrumenting the Canopy (EPIC) project. EPIC involved air‑launching a capsule containing a parachute and flexible sensor from the Alta‑X. Laboratory staff piloted the flights, supported flight operations, and worked with the EPIC team to design and integrate the parachute‑drop mechanism and safety system into the aircraft.

    These tests demonstrated that a flexible sensor could help researchers study supersonic parachutes. Continuation of this work can help fill gaps in computer models, making supersonic parachutes safer and more reliable for delivering science instruments and payloads to Mars.

    Two men integrate instruments onto a drone.
    Justin Link, left, pilot for small uncrewed aircraft systems, and Justin Hall, chief pilot for small uncrewed aircraft systems, install weather instruments on NASA’s Alta X drone at the agency’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California. Members of the center’s Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory used the Alta X to support the agency’s FireSense project in March 2025 for a prescribed burn in Geneva State Forest, which is about 100 miles south of Montgomery, Alabama.
    NASA/Steve Freeman

    Advancing challenging research

    The Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory uses rapid design and testing capabilities to help small aircraft fly big ideas. These concepts could lead to future breakthroughs that support NASA’s missions across aeronautics, science, and exploration.

    For decades, NASA and its partners have advanced Automatic Collision Avoidance Technology. The research demonstrated an autopilot could detect and recover from an imminent ground collision – a capability now helping save lives in high‑performance U.S. military jets. NASA Armstrong had key roles in that work and developed a simplified version, the Automatic Ground Collision Avoidance System, which was installed on the DROID for testing.

    The system demonstrated on the DROID — developed to assist general aviation pilots as well as remotely piloted and autonomous aircraft — performed well and led to further research toward a version that provides alerts and steering cues. The NASA Armstrong Technology Transfer Office is working to license the technology for U.S. businesses to develop the system as a commercial product.

    The Prandtl‑D (Preliminary Research Aerodynamic Design to Lower Drag) flying‑wing glider was also designed, fabricated, and flown at NASA Armstrong. Researchers found that its twisted wing design could reduce drag and generate thrust at the wingtips, advancing concepts that may support greater fuel economy for future aircraft. The original Prandtl‑D is now part of the Smithsonian National Air and Space Museum collection in Washington, and the Prandtl-D3 is at the California Science Center in Los Angeles. Researchers continue developing the next generation of the design in the laboratory.

    A wide range of capabilities in the laboratory help transform promising concepts into flight-ready test structures. These include rapid prototyping using traditional and advanced 3D manufacturing techniques, as well as composite and conventional fabrication processes. The team of engineers and technicians also provides custom component design and specialized fabrication to meet unique research needs.

    The laboratory supports electrical and mechanical design, hardware and software integration, and the safety and flight-readiness processes required for successful missions. Additional technical facilities, such as the Experimental Fabrication Branch and the Environmental Laboratory at NASA Armstrong, further enhance these capabilities. Together, they support development, testing, and validation activities that advance NASA’s aeronautics and exploration goals.

    Deborah Jackson, Al Bowers and Abbigail Waddell successfully launch the subscale Prandtl-D 3C glider.
    Deborah Jackson, Al Bowers and Abbigail Waddell successfully launch the subscale Prandtl-D 3C glider.
    NASA

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    Last Updated
    Jul 15, 2026
    Editor
    Dede Dinius
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    NASA researchers are developing technology to close knowledge gaps and make supersonic parachutes safer and more reliable for delivering science instruments ...
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    ESISTONO SOLO NEL LINGUAGGIO? | Da Ulisse all’Intelligenza Artificiale

    Le persone vengono prima del linguaggio o, almeno in parte, nascono dentro di esso? Da Ulisse a Jung, da Vico a Wittgenstein, attraversiamo una domanda antica e inquietante: che cosa esiste quando esiste soltanto nelle parole, nei racconti e nella memoria condivisa? Personaggi letterari, nazioni, leggi, identità personali, figure interiori e intelligenze artificiali sembrano appartenere […]

    •  

    Bunker-Aktivierungen im Hochsommer

    Die erste Schweizer Outdoor-Radio Aktivitätswoche lockt vom 24. Juli bis zum 2. August 2026 Funkamateure an die Funkgeräte und in die Alpen – aber nicht nur.

    Das Schweizer HBBOTA-Programm ist jung und verlangt nach Aufmerksamkeit. Deswegen schicken die Verantwortlichen die Szene im Sommer in die Festungsbauten des Landes. Das Ziel ist simpel: Jäger und Aktivatoren sollen die Schweizer Bunker in die Logbücher bringen.

    WWBOTA

    Die Aktion startet international. Vom 24. bis 26. Juli 2026 organisiert WWBOTA das weltweite Bunkerfest. Funkerinnen und Funker aus den europäischen Nachbarländern lauern auf Verbindungen mit den eidgenössischen Anlagen.

    Wer hier punkten will, muss die Spielregeln kennen. Für den WWBOTA-Award zählt jeweils nur ein Bunker gleichzeitig. Funkkontakte von Bunker zu Bunker versprechen an diesen drei Tagen eine hohe Erfolgsquote, weil die europäischen Untergruppen koordiniert ausschwärmen.

    HBBOTA

    Nach dem internationalen Auftakt folgt die nationale Verlängerung. Die Organisatoren dehnen die Aktivitätswoche bewusst über den Nationalfeiertag bis zum 2. August aus. Am eigentlichen HBBOTA-Wochenende vom 1. und 2. August rückt die Kombination verschiedener Diplome in den Fokus der Funkbetriebstechnik.

    Sylvia HB9INY verweist auf logistische Highlights: Es existieren Standorte in der Schweiz, an denen Operator mit einer einzigen Antennenkonstruktion gleichzeitig Punkte für SOTA, POTA und BOTA einfahren. Ein Berggipfel, der in einem Naturpark liegt und eine alte Militärfestung beherbergt, macht diese Triple-Aktivierung möglich.

    Details auf der Website

    Wer die Standorte dieser kombinierten Zonen sucht oder die genauen Award-Bedingungen studieren will, findet die Details auf der BOTA-Webseite. Die Betreiber aktualisieren die Datenlisten und Aktivierungshinweise laufend.

    Published: HB9HGH 2026-07-14 20:32:54

    •  

    NASA Jets Turn Red, White, and Blue

    A jet aircraft painted in red, white and blue flies over green trees below.
    A NASA F-15 aircraft flies above Washington on Saturday, July 4, 2026, as part of a flyover to celebrate America’s 250th birthday. This aircraft is from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, and it joined other NASA aircraft for the flyover.
    NASA/Jim Ross

    In honor of America’s 250th birthday, two of NASA’s most iconic aircraft got a fresh coat of red, white, and blue paint ahead of a flyover in Washington on July 4, 2026, with other NASA aircraft.  

    An F-15 and an F/A-18 from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, recently were repainted in patriotic colors as a tribute to the past and a salute to the future.

    The red, white, and blue commemorative paint and Freedom 250 logo will remain on these aircraft for at least the next year, so be sure to catch these at local air shows and events.

    Follow along on social media and at https://www.nasa.gov/freedom250/ to learn more about where to spot the aircraft (dependent upon availability and flying schedules):

    • July 23-24: EAA AirVenture, Oshkosh, Wisconsin
    • Oct. 3-4: Pacific Airshow, Huntington Beach, California
    • And more…

    Check out more images here: https://www.nasa.gov/gallery/freedom-250/

    Two red, white and blue jet aircraft are sitting on the ramp ready for takeoff. The body of the aircraft is painted in blue with white stars, and the wings are red and white stripes to mirror the American flag.
    NASA’s F-15, right, and F/A-18 aircraft are shown at International Aerospace Coatings Inc.’s facility in Spokane, Washington, on Thursday, July 2, 2026, with new red, white, and blue paint to celebrate America’s 250th birthday. The aircraft, from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, participated in the Freedom 250 flyover in Washington on Saturday, July 4, 2026, with other NASA and military aircraft. NASA/Jim Ross
    NASA/Jim Ross
    Two red, white and blue jet aircraft are sitting on the ramp ready for takeoff. The body of the aircraft is painted in blue with white stars, and the wings are red and white stripes to mirror the American flag.
    NASA’s F-15 aircraft is shown at International Aerospace Coatings Inc.’s facility in Spokane, Washington, on Thursday, July 2, 2026, with new red, white, and blue paint to celebrate America’s 250th birthday. The aircraft, from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, participated in the Freedom 250 flyover in Washington on Saturday, July 4, 2026, with other NASA and military aircraft. NASA/Jim Ross
    NASA/Jim Ross
    Two red, white and blue jet aircraft are sitting on the ramp ready for takeoff. The body of the aircraft is painted in blue with white stars, and the wings are red and white stripes to mirror the American flag.
    NASA’s F-18 aircraft is shown at International Aerospace Coatings Inc.’s facility in Spokane, Washington, on Thursday, July 2, 2026, with new red, white, and blue paint to celebrate America’s 250th birthday. The aircraft, from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, participated in the Freedom 250 flyover in Washington on Saturday, July 4, 2026, with other NASA and military aircraft. NASA/Jim Ross
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    Last Updated
    Jul 14, 2026
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    Dede Dinius
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    Grey Man: la discrezione come strategia di sicurezza

    Parte 1 – Comprendere

    Cos’è realmente la Grey Man Theory, cosa può insegnarci la psicologia dell’attenzione e perché passare inosservati non significa diventare invisibili

    Quando si parla di preparazione alle emergenze, l’immaginario collettivo tende spesso ad associare il prepper a un’estetica immediatamente riconoscibile: abbigliamento tattico, zaino dotato di sistema MOLLE, scarponi robusti, numerose tasche, strumenti visibili e un atteggiamento costantemente vigile.

    Questo tipo di equipaggiamento può essere perfettamente funzionale in determinati ambienti. In una stazione ferroviaria, in un centro commerciale o durante uno spostamento urbano, però, potrebbe comunicare più informazioni di quanto sia opportuno.

    Potrebbe suggerire che una persona è organizzata, preparata o in possesso di attrezzature e risorse utili. In condizioni ordinarie ciò potrebbe essere irrilevante. In uno scenario caratterizzato da tensione, scarsità o disordine, invece, attirare inutilmente l’attenzione potrebbe diventare un fattore di rischio.

    Da questa considerazione nasce ciò che nel mondo del prepping, del survival e della sicurezza personale viene comunemente chiamato Grey Man, letteralmente “uomo grigio”.

    • Il Grey Man, però, non è necessariamente vestito di grigio.
    • Non è invisibile.
    • E non è una spia.

    Il principio può essere riassunto in modo molto più semplice:

    Quando la situazione lo richiede, evitare di diventare inutilmente rilevanti agli occhi degli altri.

    In breve

    Il Grey Man non cerca necessariamente di non essere visto.

    Cerca di non offrire ragioni particolari per essere osservato più attentamente, ricordato o selezionato.

    Non esiste un colore, un abbigliamento o uno zaino capace di rendere una persona invisibile. La discrezione dipende dalla relazione tra individuo, comportamento, equipaggiamento e ambiente.

    Una strategia pratica, non una teoria scientifica

    L’espressione Grey Man Theory è molto diffusa negli ambienti prepper e survival, ma non indica una teoria scientifica formalizzata con una definizione accademica condivisa.

    Non risulta inoltre prudente attribuirle un’unica origine militare, di intelligence o storica senza disporre di fonti primarie sufficientemente solide.

    È più corretto considerarla una strategia pratica composta da principi provenienti da ambiti differenti, tra cui:

    • consapevolezza situazionale;
    • adattamento al contesto;
    • gestione dell’attenzione;
    • comunicazione non verbale;
    • protezione delle informazioni;
    • riduzione dell’ostentazione;
    • sicurezza personale.

    Questa distinzione è essenziale.

    Un suggerimento nato dall’esperienza può essere ragionevole senza rappresentare una legge scientifica. Allo stesso modo, uno studio di psicologia non deve essere utilizzato per dimostrare qualcosa che non ha esaminato direttamente.

    Vedere non significa necessariamente notare

    Ogni giorno siamo esposti a una quantità enorme di informazioni: volti, movimenti, suoni, veicoli, colori, cartelli, oggetti e conversazioni.

    Il cervello non elabora tutto con la stessa profondità. L’attenzione seleziona una parte delle informazioni disponibili, privilegiando ciò che appare pertinente rispetto al compito che stiamo svolgendo, ai nostri obiettivi e alle nostre aspettative.

    Uno dei fenomeni più conosciuti in questo ambito è la cecità da disattenzione, o inattentional blindness.

    Nel celebre studio pubblicato nel 1999 da Daniel Simons e Christopher Chabris, i partecipanti dovevano osservare un filmato e contare i passaggi effettuati da alcuni giocatori. Durante la scena compariva un evento inatteso e molto evidente, che una parte consistente degli osservatori non riferiva di aver notato. Lo studio è diventato noto attraverso il cosiddetto esperimento del “gorilla invisibile”. L’esperimento non dimostra la Grey Man Theory e non prova che una persona possa rendersi volontariamente invisibile.

    Dimostra qualcosa di diverso:

    Essere presenti nel campo visivo di qualcuno non significa necessariamente diventare il centro della sua attenzione.

    Il lavoro di Arien Mack e Irvin Rock sulla cecità da disattenzione ha contribuito a mostrare quanto la percezione cosciente dipenda dall’attenzione dedicata agli stimoli presenti.

    Essere visibili, essere notati ed essere ricordati non sono necessariamente la stessa cosa.

    L’attenzione non è un interruttore

    Sarebbe però sbagliato concludere che sia sufficiente confondersi con lo sfondo per non essere notati.

    Ciò che richiama l’attenzione dipende da molti fattori:

    • ciò che una persona sta cercando;
    • ciò che si aspetta di vedere;
    • il compito che sta svolgendo;
    • le caratteristiche dello stimolo;
    • la posizione rispetto al punto osservato;
    • l’esperienza dell’osservatore;
    • il contesto complessivo.

    Anche la posizione di uno stimolo rispetto al centro dell’attenzione può influire sulla probabilità che venga rilevato. Grey Man non può essere ridotto a una formula del tipo:

    Colori neutri uguale invisibilità.

    Il colore è soltanto una variabile. Possono essere altrettanto importanti:

    • la forma dello zaino;
    • la postura;
    • il modo di camminare;
    • la velocità dei movimenti;
    • la direzione dello sguardo;
    • il tono della voce;
    • gli oggetti trasportati;
    • la coerenza complessiva con il luogo.

    La domanda corretta non è quindi:

    “Quale colore mi rende meno visibile?”

    La domanda più utile è:

    “Che cosa, in questo specifico ambiente, potrebbe rendermi insolitamente interessante?”

    La normalità è contestuale

    Non esiste un abbigliamento Grey Man valido ovunque.

    Una persona con scarponi, pantaloni tecnici e zaino da escursionismo può essere assolutamente ordinaria all’inizio di un sentiero montano.

    Lo stesso abbigliamento potrebbe risultare più riconoscibile in un ambiente professionale o durante una serata elegante.

    Un completo formale può essere normale in un centro direzionale e insolito durante un’attività di volontariato in una zona alluvionata.

    Persino un colore acceso non è sempre incompatibile con la discrezione. Durante una festa o un evento sportivo, presentarsi completamente vestiti di nero, grigio o verde oliva potrebbe rendere una persona più riconoscibile rispetto a chi indossa i colori diffusi tra i partecipanti.

    Il concetto fondamentale è quindi quello della normalità contestuale.

    Essere Grey Man non significa adottare un’uniforme. Significa capire che ciò che appare normale in un luogo può risultare insolito in un altro.

    Errore comune

    Pensare che esista un “look Grey Man”.

    Pantaloni tecnici, cappellino neutro, occhiali scuri e zaino tattico possono creare un nuovo stereotipo facilmente riconoscibile.

    Non invisibili, ma meno rilevanti

    Il termine “invisibile” viene spesso utilizzato nella divulgazione sul Grey Man. È efficace dal punto di vista narrativo, ma rischia di essere fuorviante.

    Nessuna tecnica può garantire che una persona:

    • non venga osservata;
    • non venga ricordata;
    • non venga riconosciuta;
    • non venga ripresa da una telecamera;
    • non richiami l’attenzione di qualcuno.

    Il Grey Man deve essere considerato un tentativo di ridurre la rilevanza non necessaria della propria presenza, non una tecnica di invisibilità.

    In termini semplici:

    Non diventare la cosa più interessante nell’ambiente, quando non esiste una buona ragione per esserlo.

    Il Grey Man non è un travestimento

    Trasformare la discrezione in una recita può produrre l’effetto opposto.

    Un abbigliamento può apparire formalmente coerente, mentre il comportamento racconta qualcosa di completamente diverso.

    Una persona può vestirsi come un escursionista, ma muoversi in modo evidentemente inesperto.

    Può utilizzare uno zaino urbano, ma proteggerlo ossessivamente come se contenesse qualcosa di eccezionale.

    Può cercare di apparire rilassata, controllando però in continuazione ciò che accade alle proprie spalle.

    La discrezione efficace non nasce necessariamente dalla costruzione di una falsa identità.

    Nasce soprattutto dalla coerenza tra aspetto, comportamento e contesto.

    Un’anomalia non è una prova

    Un’altra interpretazione problematica del Grey Man consiste nel considerare ogni persona o comportamento insolito come una possibile minaccia.

    Questo approccio può generare valutazioni errate, ipervigilanza e reazioni sproporzionate.

    Una persona può deviare dalla normalità di un ambiente per numerose ragioni innocue:

    • non conosce il luogo;
    • ha una disabilità;
    • sta cercando qualcuno;
    • è in ritardo;
    • ha ricevuto una telefonata importante;
    • è semplicemente distratta.

    La consapevolezza situazionale richiede osservazione e valutazione, non conclusioni immediate.

    Principio AIP

    Un’anomalia è un’informazione, non una prova.

    I limiti del Grey Man

    Il Grey Man:

    • non garantisce anonimato;
    • non elimina i rischi;
    • non sostituisce la consapevolezza situazionale;
    • non rende invisibili alle tecnologie di sorveglianza;
    • non impedisce a un osservatore attento di notare una persona;
    • non è adatto a tutte le emergenze.

    Durante una ricerca o un soccorso, essere visibili può salvare la vita.

    In ambiente naturale, colori facilmente individuabili possono facilitare il ritrovamento.

    Durante un incendio, un’alluvione o un incidente, segnalare chiaramente la propria posizione può essere prioritario.

    La discrezione è quindi uno strumento situazionale, non una regola universale.

    Comprendere prima di applicare

    Il valore del Grey Man non consiste nell’insegnare alle persone a nascondersi.

    Consiste nel ricordare che comunichiamo continuamente informazioni attraverso:

    • l’aspetto;
    • il comportamento;
    • ciò che trasportiamo;
    • il modo in cui ci muoviamo;
    • il modo in cui interagiamo.

    Il Grey Man non è un colore.

    Non è uno zaino.

    Non è una tecnica infallibile.

    È, nella sua interpretazione più ragionevole, una forma di adattamento consapevole al contesto.

    E per adattarsi a un ambiente, prima bisogna imparare a leggerlo.


    Continua lo Speciale AIP

    Parte 2 — Grey Man nella pratica: ambiente, comportamento ed equipaggiamento

    Nella seconda parte analizzeremo come osservare la linea di base e il flusso di un ambiente, come scegliere equipaggiamento e abbigliamento coerenti e quali comportamenti possono attirare involontariamente l’attenzione.


    Nota metodologica

    La Grey Man Theory è un concetto divulgativo diffuso soprattutto negli ambienti prepper, survival e della sicurezza personale, non una teoria scientifica formalizzata.

    Gli studi sulla cecità da disattenzione vengono citati per illustrare alcuni meccanismi dell’attenzione umana. Non costituiscono una dimostrazione sperimentale dell’efficacia complessiva del Grey Man.

    Fonti essenziali

    Simons, D. J., & Chabris, C. F. (1999).
    Gorillas in our midst: Sustained inattentional blindness for dynamic events. Perception, 28(9), 1059–1074. DOI: 10.1068/p281059.

    Mack, A., & Rock, I. (1998).
    Inattentional Blindness. MIT Press.

    L'articolo Grey Man: la discrezione come strategia di sicurezza proviene da Associazione Italiana Preppers.

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    NASA Study Points to Smoother Air Taxi Rides

    3 min read

    Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)

    A brown and yellow platform holding a seat that is raised up in the air is holding one passenger. The passenger is wearing virtual reality goggles and a harness. There is a TV monitor to the right of the monitor showing the words “liftoff” and a second screen behind the passenger.
    Matt Kamlet, an employee at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, sits atop the virtual reality passenger ride quality simulator during a study of air taxi motion Monday, Dec. 15, 2025. NASA recently completed a multi-year study to understand how large, sudden air taxi motion affects ride comfort.
    NASA/Christopher LC Clark

    No one wants to get into an uncomfortable aircraft. NASA research could help the emerging industry of air taxis —small, vertical-takeoff-and-landing aircraft meant for short trips — understand the relationship between comfort and willingness to fly.

    That’s where NASA comes in, with data that can help identify how to plan air taxi rides that can keep travelers feeling good.

    NASA was able to gather that data by putting its own employees through some rough virtual flights. At the agency’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, volunteers have been strapping into a virtual reality motion simulator to experience the sudden shifts and tilts that tomorrow’s air taxis could encounter, showing researchers those moments feel from a passenger’s point of view.

    Their reactions are giving NASA new insight into how aircraft motion influences comfort and confidence in flight — for instance, that certain kinds of large, sudden motions can be especially bothersome. Using that data, the team developed new models linking those sudden motions to passengers’ willingness to fly. The models can help guide future aircraft design and flight operations, letting producers know what maneuvers will be too jarring for future air taxi riders.

    Large, sudden movements can also come from gusting winds or landings. The NASA data allows researchers to estimate when passengers may begin to feel uncomfortable as motion increases, giving them the ability to shape aircraft designs and operations to minimize the impact of those situations.

    “Through this study and others, we are starting to identify passenger comfort thresholds for aggressive flight motion,” said Curtis Hanson, NASA Armstrong lead researcher for this effort. “We can begin to make predictions about how air taxis should fly so that most passengers will find the experience enjoyable and want to ride again, which will benefit the public and the industry.”

    In the simulator, each participant experienced four levels of their aircraft pitching up and down, tilting from side-to-side, rotating, or accelerating quickly into a climb or a dive during flights from downtown San Francisco to Alcatraz Island in California. Even moderate changes in these motions reduced comfort for some participants, while others remained comfortable at higher levels. Participants rated each flight on a five-point scale and identified which motions felt uncomfortable.

    Participants were asked whether they would take a real air taxi flight with motion they find uncomfortable. Their answers suggested that today’s travelers may be less tolerant of rough motion than airline passengers 50 years ago, based on comparisons with earlier NASA ride-quality research.

    This latest feedback builds on a multiyear NASA study to better understand air taxi passenger comfort. The overall research effort found clear relationships between specific aircraft motions and how comfortable people feel during flight.

    This work is currently led under the Subsonic Vehicle Technologies and Tools project in NASA’s Research and Technology Mission Directorate and contributes to the agency’s advanced air mobility research.

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    Last Updated
    Jul 13, 2026
    Editor
    Dede Dinius
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    Lessons Learned from CISA’s Recent GitHub Leak

    The Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) has issued a postmortem on a recent data leak in which a contractor published dozens of internal CISA credentials — including AWS Govcloud keys — in a public GitHub repository for almost six months before being notified by KrebsOnSecurity. Experts say the gaps identified in the agency’s initial response provide important lessons that all security teams should absorb.

    On May 15, 2026, the security firm GitGuardian asked for help in notifying CISA about the existence of a public GitHub repository called “Private CISA” that included 844 MB of sensitive CISA-related data. One of the exposed files, titled “importantAWStokens,” included the administrative credentials to three Amazon AWS GovCloud servers. Another file — “AWS-Workspace-Firefox-Passwords.csv” — listed plaintext usernames and passwords for dozens of internal CISA systems.

    CISA quickly acknowledged our initial alert, but took more than 48 hours to invalidate the AWS keys and many other important secrets leaked in the GitHub repo. In its report on the data leak, CISA said the complexities of the agency’s systems and interconnections with federal and industry partners caused its key rotation to take longer than anticipated.

    “Drawing on this experience, CISA encourages others to maintain mature and well-tested key management capabilities,” the report notes.

    CISA also admitted it can do better when it comes to responding to security incident notifications from external parties. The postmortem stresses that clear and distinct reporting channels are essential to ensure that incidents affecting the organization itself are handled differently from those involving its products or customers.

    “In CISA’s case, these channels were not well defined, leading the security researcher to try multiple avenues – including emailing the contractor, submitting through CISA’s vulnerability disclosure platform (which is intended for vulnerabilities impacting the broader cybersecurity community), and ultimately involving a reporter,” reads the analysis written by Preston Werntz and Brad Libbey, the acting chief information officer and acting chief information security officer at CISA, respectively.

    CISA said it is refining its reporting channels to make them easier and faster for researchers. “Additionally, while many researchers rely on the security.txt file, organizations can ensure clarity by publishing reporting instructions in multiple prominent locations,” the CISA authors wrote.

    Guillaume Valadon, the GitGuardian researcher who first contacted KrebsOnSecurity about the exposed CISA credentials, said CISA ignored nine automated alerts about the exposed credentials prior to our notification on May 15. Valadon’s company constantly scans public code repositories at GitHub and elsewhere for exposed secrets, automatically alerting the offending accounts of any apparent sensitive data exposures.

    “Letting nine notification emails go unanswered is how a one-day incident becomes a six-month exposure,” Valadon wrote in an analysis of CISA’s report. “Make it trivial to report a leak about you, not just about your products. The person reporting a leak to you is not the threat. Publish a security.txt, but do not stop there. Put reporting instructions in several prominent places, and make sure a report about your own infrastructure does not land in a product-bug queue.”

    The report’s authors also emphasized the importance of continuously scanning public code repositories like GitHub for exposed secrets, and said CISA has since rotated all secrets and created an action plan to improve management of developer secrets and to better monitor for them going forward.

    The report notes that while CISA had developed a playbook for responding to cybersecurity incidents, that playbook somehow didn’t include what to do in situations involving GitHub or other cloud services. Valadon said the report validates the need to scan continuously — not just quarterly — for exposed secrets.

    “The Private-CISA repository sat public for six months,” Valadon wrote. “Continuous monitoring of public GitHub surfaced it. Comprehensive internal scanning could have caught the plaintext passwords and committed backups long before they left the building.”

    CISA gave itself passing grades on several areas of security preparedness that it said helped the agency gauge the scope and impact of the exposed secrets, including enhanced logging capabilities, and the adoption of zero-trust principles in both its production and development systems. CISA said those detailed logs allowed it to show that no customer or mission data was exposed, and that the leaked credentials were not used outside of CISA’s environments. The agency said the contractor who exposed the secrets had their system access revoked.

    Valadon reckons the biggest takeaway is the CISA postmortem itself, and praised the agency for being transparent about what worked and what didn’t.

    “To my knowledge, it is also the first time a national cybersecurity agency has publicly advocated for secrets scanning and for simplifying relations with security researchers,” Valadon wrote. “That is exactly the incident communication we should expect from every organization.”

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    NASA Photographer Captures Images from F-18 Over Washington

    2 min read

    Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)

    A man in a tan flight suit, flight gear, and helmet takes a photo with a camera over his left shoulder inside of a jet aircraft. The red and white wings of the aircraft are seen to the sides of the man. A second jet aircraft with red, white and blue paint is seen to the right of the frame. There are buildings and grassy areas below the two aircraft.
    NASA photographer Jim Ross flies above the Washington Monument in Washington on Saturday, July 4, 2026, in an F-18 aircraft, as part of a flyover to celebrate America’s 250th birthday. This aircraft is from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, and it joined other NASA aircraft for the flyover.
    NASA/Jim Ross

    NASA flight photographers capture history from a perspective few ever experience, getting a rare bird’s-eye view of the agency’s missions in action. Their photos document key NASA research and give the public a front-row seat to the work happening behind the scenes.

    Jim Ross, a photographer at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, flew over Washington during the Fourth of July celebration to document a NASA flyover commemorating America’s 250th birthday. He’s captured some of the agency’s most exhilarating milestones, like early SR-71 flights, the delivery flight of Space Shuttle Endeavour to Los Angeles, and first flights of NASA’s X-59 quiet supersonic research aircraft.

    “I grew up in Bozeman, Montana, when it was still considered a small town, so if someone told that little kid that he would be flying in a F-18 over the National Mall, he would have never believed it,” Ross said. “I love documenting history, and having the opportunity to capture flights and launches has kept me doing it for almost 37 years.”

    Ross began his aviation photography career in 1989 when he joined the staff at NASA Armstrong (then Dryden). He became the photo lead in 1997, a title he retains.

    Check out his images from the flyover here: https://www.nasa.gov/gallery/freedom-250/

    A photographer takes a selfie from the rear seat of a jet aircraft during flight, with another jet visible through the window.
    NASA photographer Jim Ross takes a selfie from the rear seat of a NASA F/A‑18 during a cross‑country flight from Spokane, Washington, to Washington, D.C., on Thursday, July 2, 2026. The agency’s F‑15, flying alongside the aircraft, is visible through the window. Both aircraft, from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, participated in the Freedom 250 flyover with other NASA and military aircraft on Saturday, July 4, 2026.
    NASA/Jim Ross
    A man in a tan flight suit, flight gear, and helmet looks outside of a jet aircraft cockpit window while holding a camera. One other jet aircraft is seen outside of the cockpit window in the background.
    NASA photographer Jim Ross flies above Washington on Saturday, July 4, 2026, in an F-18 aircraft, as part of a flyover to celebrate America’s 250th birthday. This aircraft is from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, and it joined other NASA aircraft for the flyover. A NASA F-15 is seen flying to the side of the NASA F-18.
    NASA/Jim Ross

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    Last Updated
    Jul 10, 2026
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    Dede Dinius
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    FACB lädt zum Erlebnistag nach Liestal

    Der Funkamateur-Club Basel (FACB) verwandelt die SSA Sichern in ein Zentrum für Funkbegeisterte und Neugierige.

    Wer glaubt, Funktechnik sei ein verstaubtes Relikt aus dem letzten Jahrhundert, täuscht sich gewaltig. Die Faszination der drahtlosen Kommunikation zieht nach wie vor Menschen jeden Alters in ihren Bann. Ein perfektes Beispiel liefert der Funkamateur-Club Basel (FACB) am Sonntag, 30. August 2026. Von 10 bis 16 Uhr öffnen die Clubmitglieder die Türen der SSA Sichern in Liestal für einen Erlebnistagmit vollem Programm.

    Live-Betrieb

    Die Veranstalter setzen voll auf die Praxis. Funkamateurinnen und Funkamateure sowie technikbegeisterte Gäste können den Live-Funkbetrieb aus nächster Nähe mitverfolgen, Mikrofone in die Hand nehmen und die Atmosphäre spüren. Die Swiss CB Organisation (SCBO) ist ebenfalls präsent, und der Stand von Lutz-Electronics dürfte die Herzen von Technikfans höher schlagen lassen.

    Happy Radio Basel vor Ort

    Ein weiterer Publikumsmagnet wird das mobile Studio von Happy Radio Basel. Die Radiomacher des DAB+-Senders senden live vom Festgelände via Link über den Sender Chrischona und erfüllen die Musikwünsche der Besucher/-innen direkt vor Ort.

    Fuchsjagd und Löten

    «Wir wollen den Funk greifbar machen», sagt ein Mitglied des Organisationskomitees. Das gilt ganz besonders für den Nachwuchs. Die Funker/-innen von morgen jagen bei einer Schnitzeljagd mit Empfängern versteckten Peilsendern hinterher oder bauen an der Lötstation ihr erstes eigenes Souvenir zusammen. Wer lieber nach Schätzen aus der Fundgrube oder Ersatzteilen sucht, wird auf dem Flohmarkt fündig.

    Kulinarische reiches Angebot

    Ganz wichtig: Niemand muss den Tag mit leerem Magen verbringen. Die Küche fährt mit Risotto, Pommes und Grilladen gross auf, flankiert von kühlen Getränken und einem reichhaltigen Kuchenbuffet.

    Die Logistik steht. Autofahrer/-innen nutzen die gratis Parkplätze direkt vor Ort. Wer mit der Bahn anreist, steigt am Bahnhof Liestal bequem in den kostenlosen Shuttlebus um, der die Festgemeinde direkt zum Areal bringt.

    Flyer zum FACB-Fest

    Details zum Flohmarkt

    Zu Happy Radio Basel

    Published: HB9HGH 2026-07-09 19:21:26

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    Felons, Fraudsters Flog Offensive Cybersecurity Startup

    A cybersecurity startup dangling millions of dollars to acquire zero-day security vulnerabilities in popular software is run by a pair of far-right conspiracy theorists and convicted felons whose most recent ventures included fake intelligence companies and a now-defunct AI-based lobbying platform they operated under assumed names.

    The X/Twitter account IRIS C2 (@C2IRIS) has gained more than 4,000 followers since its creation in January 2025, posting frequently about security vulnerabilities, AI and software exploits. IRIS C2 says it is a company in McLean, Va. that sells offensive cybersecurity capabilities.

    The IRIS C2 website dangles the possibility of million-dollar payouts for exploits to attract talent.

    “Our business model is this,” reads a pinned post on top of the IRIS C2 account on X. “Attract the very best vulnerability researchers and exploit developers in the world to join our company. This mostly revolves around junior engineers with raw talent/extremely high IQ. We don’t care if they have a college degree/industry experience.”

    The website linked in that profile — irisc2[.]com — says the company is hiring for a number of open positions, and a recent post on its LinkedIn page enthuses about an overwhelming number of applications from potential employees. The website claims IRIS C2 is in the business of acquiring “zero-day exploits, individual primitives, partial chains, and full capabilities across all major platforms. Payouts range from $10,000 to $7 million depending on target, reliability, and operational value.”

    The government contracting portal g2exchange.com reports that irisc2[.]com is operated by a business based in Virginia called Calvexa Group LLC. The “contact” link on the website for Calvexa Group — calvexagroup[.]com — forwards visitors to irisc2[.]com. G2Exchange shows that while Calvexa Group LLC is registered as a federal contractor, it does not appear to be working on any direct government contracts.

    A search on the Arlington, Va. address listed in the incorporation records for Calvexa Group LLC finds the property is occupied by Jack Burkman, the 60-year-old founder and managing partner of the lobbying firm Burkman & Associates. When approached with questions about IRIS C2, Burkman referred further inquiries to his longtime associate, 28-year-old Jacob Wohl.

    Jack Burkman (left) and Jacob Wohl, at a press conference in August 2020. Image: Wikipedia.

    Burkman and Wohl have a storied history of creating fake intelligence companies and using them to spread false claims about and frame public figures, including fabricated sexual assault claims against then FBI director Robert Mueller, and Pete Buttigieg, then mayor of South Bend, Indiana and a Democratic candidate for the presidency. In 2019, Burkman and Wohl held press conferences falsely alleging extramarital affairs by Sen. Elizabeth Warren (D-Mass.) and then-2020 presidential candidate Kamala Harris.

    In the wake of the 2020 presidential election, Wohl and Burkman were prosecuted by multiple U.S. states for making thousands of robocalls to residents of battleground states and disseminating false claims about mail-in ballots. They were indicted in Cleveland on 15 felony counts of orchestrating a robocall scheme aimed at suppressing the black vote in Detroit, and were sentenced in late 2025 to probation after their appeals to dismiss the charges were rejected.

    In 2022, Wohl and Burkman both pleaded guilty to a single felony charge of telecommunications fraud in Ohio, and sentenced to a fine, probation, and community service. In March 2023, a judge in a New York civil case ruled that Wohl and Burkman had violated federal and state civil rights laws, and the two agreed to pay a $1 million settlement.

    In June 2023, the Federal Communications Commission (FCC) imposed a $5.1 million fine against Wohl and Burkman for their robocall campaigns, at the time the largest fine ever sought by the FCC under the Telephone Consumer Protection Act.

    Jacob “Jay” Wohl’s GitHub account.

    By the age of 17, Wohl had started multiple investment firms, and cultivated the nickname “Wohl of Wall Street” after appearing on Fox News in 2015 to discuss his new hedge funds. In 2017, the Arizona Corporation Commission charged Wohl and his investment funds with 14 counts of securities fraud, and ordered him to pay $35,000 in restitution. In 2019, Wohl pleaded guilty in California to four felony counts of selling unregistered securities and was sentenced to two years of probation.

    The market for previously unknown security vulnerabilities has always been populated by a colorful mix of researchers, academics, charlatans, clout-chasers and people actively involved in cybercrime communities. But the market for selling offensive security services to the U.S. government tends to be far more circumspect. Plenty of government contractors recruit vulnerability researchers and pay for the exclusive rights to novel software exploits, yet none of them do so quite as brazenly and openly as IRIS C2.

    Recent posts from the Twitter/X account IRISC2 (@c2iris).

    Indeed, KrebsOnSecurity was unaware of IRIS C2 until last month, when an attendee at a regional cybersecurity conference shared that Wohl and Calvexa Group were pestering people at the conference about selling their vulnerability research.

    In an interview with KrebsOnSecurity, Wohl said Mr. Burkman was not involved in the day-to-day operations of IRIS C2. Wohl shared that IRIS C2 originally began as a penetration testing company, but shifted its focus recently to selling phone-hacking services to the government. Several times throughout the interview, Mr. Wohl mentioned working on federal government contracts, but when pressed for specifics said he was not at liberty to speak publicly about them.

    Mr. Wohl said he does not have any formal education or training in computer science or information security, and that most of his knowledge on the matter is self-taught.

    “I know more about tech than anyone,” Wohl bragged. “My background has always been extremely technical, and I’ve always been deeply into tech. People know me as someone who is able to create spectacularly exquisite capabilities that would make your head spin.”

    Wohl said security researchers bring the company unique vulnerability findings “on a regular basis,” but that in many cases those findings are preliminary and not fully fleshed-out.

    “Let’s say someone finds a flaw in a media decoder on a phone,” Wohl said. “A lot of times what we receive is an exploit primitive, where the idea is there but the [execution] needs work. You need that exploit to be stable and reliable, and that’s what we do.”

    Wohl claims IRIS C2 has approximately 40 employees, although he said none of them are allowed to list their employment on LinkedIn for operational security reasons. In May, the author of the IRIS C2 account on X said that his girlfriend had no idea what he did for a living. But if IRIS C2 has any other employees, they may be similarly unaware of Mr. Wohl’s history of outright fabrications — or even his real name.

    In September 2024, Politico reported that Burkman and Wohl were bragging about big companies supposedly buying services from their now-defunct company LobbyMatic, which claimed to use artificial intelligence to assist in political lobbying efforts. However, Politico found the pair were running the company using pseudonyms, with Wohl reportedly adopting the name “Jay Klein” and Burkman using the moniker “Bill Sanders.” Politico reported that two of the former LobbyMatic employees resigned after learning of their true identities, while other employees only learned after they had left the company.

    Update, July 9, 9:44 a.m. ET: Several readers pointed our attention to a March 31 publication from journalist Molly White, which reported that Burkman and Wohl were paid a $300,000 retainer by a Canadian cryptocurrency fraudster wanted by the United States and several other countries for allegedly stealing $65 million from the crypto platforms KyberSwap and Indexed Finance. According to that report, the two were hired to pursue a “presidential pardon to avert a miscarriage of justice” on behalf of the accused hacker, who has not yet been convicted.

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    clamav-unofficial-sigs

    • Maggiori informazioni qui
    • Versione: 8.0.0

    clamav-unofficial-sigs fornisce un modo semplice di scaricare, testare e aggiornare database verificati di terze parti forniti da Sanesecurity, FOXHOLE, OITC, Scamnailer, BOFHLAND, CRDF, Porcupine, Securiteinfo, MalwarePatrol, Yara-Rules Project, urlhaus, etc. Lo script genera e installa anche cron, logrotate, e i file man.

    Aggiornamento

    L'aggiornamento alla versione major 8.0.0 a partire dalla versione 7.x semplice:

    clamav-unofficial-sigs.sh --upgrade
    clamav-unofficial-sigs.sh --force

    Controllare il file log /var/log/clamav-unofficial-sigs/clamav-unofficial-sigs.log alla fine.

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    AI, il nuovo fronte della sicurezza: il red teaming diventa indispensabile

    L’intelligenza artificiale sta entrando nelle aziende con una velocità che non ha precedenti, ma la sua diffusione sta facendo emergere una realtà che molti responsabili della sicurezza stanno iniziando a sperimentare direttamente: i tradizionali strumenti di difesa non sono stati progettati per proteggere sistemi che ragionano attraverso il linguaggio naturale. Firewall, Web Application Firewall e […]

    L'articolo AI, il nuovo fronte della sicurezza: il red teaming diventa indispensabile proviene da Securityinfo.it.

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    IL CASTELLO INTERIORE | Viaggio al centro dell’anima

    Perché, dopo quasi cinquecento anni, il Castello interiore di Santa Teresa d’Avila continua a parlare all’uomo contemporaneo? Un viaggio filosofico tra coscienza, conoscenza di sé, libertà e interiorità, alla scoperta di uno dei capolavori assoluti della spiritualità occidentale. 🎬 Premiere05/07/2026 [riservato agli abbonati a Scorribande filosofiche]👉https://youtu.be/vlSZN7a857E Il Castello interiore è molto più di un classico […]

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    Hände weg von unseren Funkgeräten!

    Die USKA wehrt sich gegen die pauschale Beschlagnahmung von Amateurfunkanlagen in Krisenzeiten, wie sie die geplante Requisitionsverordnung des Bundes vorsieht.

    Das Eidgenössische Departement für Verteidigung, Bevölkerungsschutz und Sport (VBS) plant eine neue Requisitionsverordnung. Die Vorlage greift extrem weit und erlaubt es der Armee, im Ernstfall technische Anlagen und Dienstleistungen ohne klare Einschränkungen zu beschlagnahmen. Für Funkamateure und Funkamateurinnen bedeutet das im schlimmsten Fall: Das VBS holt die Ausrüstung ab.

    Vernehmlassung

    Aus diesem Grund hat die USKA im Rahmen der Vernehmlassung am 30. Juni 2026 eine Stellungnahme eingereicht. Die USKA fordert, dass Anlagen und Betriebsmittel des Amateurfunkdienstes inklusive der lizenzierten Betreiber/-innen explizit von der Requisition ausgenommen werden, sofern sie für die Not- und Krisenkommunikation vorgesehen sind.

    Der Wert einer Funkstation entsteht nicht durch das Blechgehäuse. Erst das Zusammenspiel von Gerät, Antenne, Stromversorgung und der jahrelangen Erfahrung der Funkamateurinnen und Funkamateure bringt im Krisenfall den Nutzen. Ein requiriertes Gerät in den Händen eines ungeschulten Soldaten ist völlig nutzlos.

    Eingespielte Infrastruktur

    Demgegenüber garantieren wir eine dezentrale, eingespielte Infrastruktur. Wir betreiben in der Schweiz mehr als 250 Relais-Standorte auf Höhen wie dem Säntis, Pilatus oder Chasseral. Diese Netze funktionieren dank Notstromversorgung für mindestens drei Tage autark.

    Die Behörden in den Kantonen und Gemeinden haben das verstanden. Es existieren bereits mehr als ein Dutzend Zusammenarbeitsvereinbarungen mit dem Zivilschutz oder den Feuerwehren.

    Bund gefährdet Kommunikationssicherheit

    Wenn der Bund diese Strukturen durch eine Requisition zerschlägt, gefährdet er die Kommunikationssicherheit der Schweiz. Unsere Funkgeräte laufen mit einfachen Batterien oder kleinen Solarpanels. Wir sind in der Lage, innert kürzester Zeit nach einem Totalausfall der kommerziellen Netze erste Kontakte aus einem Krisengebiet zu aktivieren.

    USKA bietet Hand für Kooperation

    Die USKA vertritt über 3000 der rund 5000 Funkamateure im Land. Wir bieten dem Bund Hand für eine Kooperation, fordern aber im Gegenzug den Schutz unserer technischen Ressourcen. Fakt ist: Der Amateurfunk hilft dem Land am meisten, wenn man ihn arbeiten lässt.

    USKA Eingabe Vernehmlassung Requisition

    Published: HB9HGH 2026-07-05 09:26:40

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    FBI Seizes NetNut Proxy Platform, Popa Botnet

    The Federal Bureau of Investigation (FBI) said today it worked with industry partners to seize hundreds of domains associated with NetNut, a sprawling residential proxy service operated by the publicly-traded Israeli company Alarum Technologies [NASDAQ: ALAR]. The action comes roughly two weeks after KrebsOnSecurity published findings from multiple security firms connecting NetNut to the Popa botnet, a collection of at least two million devices that have been compromised by malicious software with little or no consent from victims.

    The NetNut homepage today was replaced by this seizure banner from the FBI.

    On June 19, three different security firms issued similar findings: That NetNut is a residential proxy network which populates a botnet called Popa, and distributes software for devices commonly found in homes, such as smart TVs and streaming boxes. NetNut’s software turns those systems into always-on residential proxy nodes that are rented to others, who predominantly use them to relay abusive and intrusive Internet traffic, such as mass content scraping, advertising fraud, and account takeover activity.

    Earlier today, NetNut’s homepage was replaced with a seizure notice from the FBI and the Internal Revenue Service Criminal Investigation division. The seizure notice thanked Google, Lumen, Shadowserver and other industry partners for their help in dismantling hundreds of domains tied to the Popa botnet, which experts say has long been synonymous with NetNut’s residential proxy infrastructure.

    In a blog post published today, the Google Threat Intelligence Group (GTIG) said NetNut’s proxy network is widely resold and white-labeled by a number of third-party proxy providers, and that its services are heavily sought out by cybercriminals seeking to obfuscate the source of their malicious traffic. The GTIG said that in a single week during June 2026, they observed 316 distinct clusters of threat actors using suspected NetNut exit nodes, including cybercriminal and espionage groups.

    “These bad actors can use NetNut to mask their origin IP address when accessing victim environments, accessing their own infrastructure, and conducting password spray attacks,” Google’s GTIG wrote. “Furthermore, when a consumer device becomes an exit node, unauthorized network traffic passes through it. This means bad actors can access other private devices on the same home network, effectively exposing them to Internet threats.”

    Google said it disabled Google accounts and services used by NetNut for malware command and control, and that it shared technical intelligence on NetNut’s software development kits (SDKs) and backend infrastructure with platform providers, law enforcement and research firms. The company also disabled apps known to bundle NetNut’s various SDKs.

    Omer Weiss, legal counsel for NetNut parent Alarum Technologies, said the company was aware of the FBI seizure and cooperating with investigators.

    “Alarum takes this matter seriously and will fully cooperate with law enforcement to ensure any misuse of its infrastructure is thoroughly investigated and those responsible are held to account,” Weiss said in a written statement.

    Benjamin Brundage is founder of the proxy tracking service Synthient, one of the companies that published evidence last month linking the Popa botnet to NetNut and Alarum Technologies. Brundage said the domain seizures appear to have disrupted both the Popa botnet and the NetNut proxy network that rides on top of it.

    Brundage said NetNut’s apparent demise is likely to be a great disadvantage for the cybercrime community, which was already reeling from legal actions by Google earlier this year that seized infrastructure for NetNut’s biggest competitor — IPIDEA.

    “I think this takedown is going to have a big impact, because NetNut gained significant popularity after the IPIDEA takedown,” he said. “Also NetNut has been incredibly common among resellers, and they were on par with IPIDEA in terms of their daily traffic, quality, size, price per gigabyte, all of it.”

    NetNut’s infrastructure, in a nutshell. Image: Black Lotus Labs, Lumen.

    The NetNut and Popa botnet takedown may have another added benefit, Brundage said: Lessening the impact of large distributed denial-of-service botnets that have been built on the backs of poorly configured residential proxy services. In January, Synthient revealed how cybercriminals had built the world’s largest DDoS botnet (Kimwolf) by tunneling through IPIDEA proxy connections into the local networks of TV box owners, and infecting other Android-based devices behind the victim’s firewall.

    While many of the bigger proxy providers took steps to block this activity, resellers of the major proxy networks have been far slower to respond to the threat, Brundage said.

    “In terms of all these TV box devices getting compromised from the proxy network, it will have an impact on the DDoS botnets out there,” he said.

    For its part, Google reckons today’s actions have caused “significant degradation to NetNut’s proxy network and its business operations, reducing the available pool of devices for the proxy operator by millions.” But the company warns that proxy networks can rebuild themselves by effectively reselling other proxy services, as IPIDEA has done over the past few months.

    “Google has high confidence that many popular residential proxy brands are in fact whitelabeling the NetNut botnet,” the GTIG report concludes. “While we expect this disruption to have a larger ripple effect across the residential proxy ecosystem, observations after the disruption of IPIDEA proved that individual networks can appear resilient. What we have observed is that when faced with the degradation of their own botnet, proxy operators begin buying capacity from their competitors, effectively becoming a reseller. We recognize that creating a lasting disruption in this fluid ecosystem means we must scale our efforts to target the infrastructure of several interconnected providers.”

    As KrebsOnSecurity has warned repeatedly, most of the no-name TV streaming boxes for sale on the major e-commerce websites either come pre-installed with residential proxy software, or require the installation of proxy SDKs in order to use the device for its stated purpose (streaming pirated movies, sporting events and TV shows). Google’s advice here is sound: When it comes to TV boxes, stick to name brands from reputable manufacturers, and then be sparing and judicious with any apps you choose to install.

    The sketchy TV boxes that are being commandeered by the Popa botnet and other threats all come with or require the user to install unofficial Android operating systems that do not operate within the confines of Google’s Official Play Protect store. Google says consumers can confirm whether or not a device is built with the official Android TV OS and Play Protect certification by following these instructions.

    Even people without TV streaming boxes can find their smart TVs enrolled in residential proxy networks, just by installing one of thousands of apps available for download on Samsung and LG smart TVs. In a report released last month, the proxy tracking company Spur found 42 percent of apps available for download via the webOS operating system on LG smart TVs include SDKs that turn one’s television into an always-on residential proxy node. More than a quarter of the apps made for Samsung’s Tizen operating system had similar residential proxy components, Spur found.

    Image: Spur.us.

    Update, 4:24 p.m. ET: Included a statement shared post-publication from an attorney representing NetNut parent Alarum Technologies.

    Update, July 8, 2:34 p.m. ET: The website for Alarum Technologies — alarum[.]io — now also features a seizure notice from the FBI. The company’s stock has taken a beating since the FBI action, and is currently trading at $2.62 a share, a roughly 67 percent decline over the past week.

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    Weltmeisterschaft der Funkamateure naht

    Am zweiten Juli-Wochenende funkt das Schweizer Nationalteam unter dem Rufzeichen HB9HQ um den Einzug in die Top Ten.

    Am Samstag, 11. Juli 2026, exakt um 14.00 Uhr Schweizer Sommerzeit, fällt der Startschuss. 24 Stunden lang läuft die «IARU HF World Championship». Die USKA schickt wie jedes Jahr die Headquarter-Station HB9HQ ins Rennen, um die Schweiz im globalen Gesamtklassement möglichst weit nach vorne zu bringen. Ziel für 2026 ist das Knacken der Top-Ten-Ränge.

    Strategie

    Das Prinzip dieses sportlichen Grossereignisses verlangt strategisches Geschick. Die über 160 Landesverbände der International Amateur Radio Union schicken ihre HQ-Stationen auf die Jagd nach Punkten. In der Luft herrscht dann dichtes Gedränge. Wer HB9HQ anruft, loggt einen wertvollen Multiplikator. Die offiziellen Verbandsstationen senden neben dem üblichen Signalrapport das Kürzel ihrer Landesverbände, im Schweizer Fall also «USKA». Andere Nationen antworten mit «DARC», «ARRL» oder «JARL». Eine Besonderheit gilt für Funktionäre des Weltverbandes. Die Vorstands- und Aufsichtsratsmitglieder verteilen als Multiplikatoren ihre jeweilige Region. So sendet beispielsweise IARU Region 1-Kassier Andy HB9JOE den Zusatz «R1» für die IARU-Region 1.

    Für alle gewöhnlichen Teilnehmerinnen und Teilnehmer gilt eine andere Regel. Sie tauschen im QSO neben der Signalstärke die ITU-Zone ihres Standorts aus. Wer von Schweizer Boden aus funkt, übergibt die Ziffer «28». Der Rapport lautet im Idealfall 5928 in Phonie oder 59928 in Telegrafie. Beim modernen Remote-Betrieb entscheidet übrigens nicht der Sitzplatz des Operateurs vor dem Bildschirm, sondern der physische Standort der Antenne, die das Signal in die Ionosphäre schickt.

    Jedes QSO zählt

    Der Erfolg des Schweizer Nationalteams hängt massiv von den hiesigen Funkamateurinnen und Funkamateuren ab. Jedes einzelne QSO aus der Schweiz stärkt dem Team den Rücken. Die genaue Aufteilung, welche Funkteams auf den Bändern von 160 bis 10 m in welchen Betriebsarten (CW und SSB) das Rufzeichen HB9HQ benützen, ist auf der USKA-Website aufgeführt. Wer teilnimmt, sammelt Punkte für das beliebte HB9HQ-Award, das die USKA wieder in vier Leistungsklassen ausgibt.

    Einsatzplan HQ-Contest

    Weitere nützliche Links:

    Viel Glück

    Andy, HB9JOE
    Leiter Radiosports der USKA

    Published: HB9HGH 2026-07-01 15:02:14

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    A Day of Flight Testing at NASA Armstrong

    3 min read

    Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)

    Two men wearing tan flight suits face each other and walk on a concrete surface. The men both carry pilot helmet bags with flight gear inside. Both men are wearing green flight gear.
    NASA flight test engineer A.J. Jaffe and pilot Nils Larson walk on the ramp before a flight Tuesday, Jan. 13, 2026, at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California. The two support the agency’s Crossflow Attenuated Natural Laminar Flow (CATNLF) project, which aims to lower fuel costs for future commercial aircraft by testing a scale-model wing designed to improve laminar flow.
    NASA/Christopher LC Clark

    Flight testing is a team sport. For nearly 80 years, teams at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, have used flight testing to push the limits of aerodynamics and advance aviation.

    Earlier this year, NASA’s Crossflow Attenuated Natural Laminar Flow (CATNLF) initiative tested a wing concept that would maximize the smooth flow of air known as laminar flow, which could lower fuel costs for future airliners. During flight testing, researchers strapped a scale-model CATNLF wing to the bottom of a NASA F-15 aircraft.

    Here’s what a day of CATNLF flight testing looked like.

    A NASA F-15 research aircraft is parked on a ramp at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California. Ground crew work beneath the aircraft on an experimental test article, resembling a ventral fin, mounted under the aircraft’s fuselage.
    NASA ground crew prepares the agency’s F-15 research aircraft and Cross Flow Attenuated Natural Laminar Flow (CATNLF) test article ahead of its first high-speed taxi test on Tuesday, Jan. 12, 2026, at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California. The CATNLF design aims to reduce drag on wing surfaces to improve efficiency and, in turn, reduce fuel burn.
    NASA/Christopher LC Clark

    5 a.m. — Aircraft staging

    Ground crews ready the aircraft for the mission. If the operation involves a chase plane — a second aircraft to monitor the test flight — it would also be prepared, along with its crew.  

    6 a.m. — Crew brief

    Pilots, engineers, maintenance techs, project leads, researchers, photographers, and videographers meet to review the flight’s goals, weather reports, and final details.

    Six people sit at a long desk and face computer monitors. The person most in view, to the right of the frame, wears a green plaid button-down shirt and a red lanyard around his neck. Each person is wearing a headset with a microphone that connects to a computer.
    NASA researchers Mike Frederick, right, and Michelle Banchy, left, along with Ashante Jordan and intern Phillip Nguyen, sit in a control room and prepare for a flight test Thursday, Jan. 29, 2026, at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California. The agency’s Crossflow Attenuated Natural Laminar Flow (CATNLF) project aims to lower fuel costs for future commercial aircraft by testing a scale-model wing designed to improve laminar flow.
    NASA/Christopher LC Clark

    6:30 a.m. — Control room checks, air crew suit-up

    Researchers head to the control room to complete day-of checks, confirming all communications, displays, and instruments are functioning.

    Pilots suit up in life support, including custom‑fit pressure suits, harnesses, helmets, and masks. If a photographer, videographer, or flight test engineer will be in the aircraft’s back seat, they do the same.

    6:45 a.m.Air crew steps, control room preparations

    The pilot completes preflight checks with the crew chief and technicians for the aircraft’s electrical systems. The pilot and the crew chief sign a flight preparedness report confirming the aircraft is ready to fly.

    Inside the control room, the team prepares to monitor the flight using the same set of test cards, a step-by-step plan for the flight.

    7 a.m.Pilot secured in jet

    The pilot and backseat crew member climb into their seats, strap in, and secure any gear they’ve brought for the test. The pilot completes preflight ground checks.

    7:15 a.m. — Aircraft taxi

    The pilot communicates with the control tower and taxis to the runway. Control room teams at NASA Armstrong monitor the aircraft via radio.

    7:30 a.m. — Takeoff

    The pilot accelerates down the runway and, at the proper speed, pulls back on the stick to take off. Once airborne, the pilot coordinates with air traffic control at Edwards Air Force Base and the NASA Armstrong control room while flying to the designated test area.

    A white and blue painted jet aircraft flies above a mountain range. A model wing hangs below the aircraft’s center line. The cockpit is closed and two pilots are visible inside with flight gear on.
    A F-15 aircraft owned by NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, flies above a mountain range on Tuesday, April 21, 2026. The agency’s Crossflow Attenuated Natural Laminar Flow (CATNLF) test article is attached to the bottom of this F-15. This project aims to lower fuel costs for future commercial aircraft by testing a scale-model wing designed to improve laminar flow. 
    NASA/Jim Ross

    7:30 to 8:30 a.m. — Flight

    At the test location, the team coordinates with the pilot on altitude, speed, and maneuvers. The test conductor relays each task, and the pilot completes them one-by-one. The pilot and control room monitor the performance of the hardware, instruments, aircraft, or software throughout the sequence. After completing the test points, the pilot returns to base.

    8:45 a.m. — Landing, towing

    The pilot lands and taxis to the ramp at NASA Armstrong, where the crew chief meets the jet. After the pilot exits, the aircraft is towed into the hangar for maintenance.

    9:30 a.m. — Crew debrief

    The pilot, project team, and mission controlstaff return to the briefing room tocapture lessons learned and document items for follow-up.

    10 a.m. — Data download, second flight prep

    Teams download flight data for analysis. If two flights are scheduled, preparations begin immediately for the second.

    Four people walk toward a building on a concrete surface. Each person is wearing a flight harness, and other green flight gear, as well as a tan flight suit and tan boots. Each person also carries a flight helmet bag and other small bags with various flight gear inside.
    Four NASA employees walk toward a hangar after a flight Thursday, Feb. 4, 2026, at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California. The team supports the agency’s Crossflow Attenuated Natural Laminar Flow (CATNLF) project, which aims to lower fuel costs for future commercial aircraft by testing a scale-model wing designed to improve laminar flow.
    NASA/Christopher LC Clark
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    Ham Radio – Treffen unter Freunden

    Drei Tage lang traf sich die internationale Amateurfunk-Gemeinschaft an der Ham Radio in Friedrichshafen. Für die Schweizer YLs und OM stand das Wochenende vom 26. bis 28. Juni 2026 ganz im Zeichen des Netzwerkens: Alte Freunde treffen und neue Kontakte knüpfen prägten das Geschehen am Stand der USKA.

    Der direkte Austausch stand im Mittelpunkt. Viele angereiste Funkbegeisterte nutzten die Gelegenheit, um Fachgespräche zu vertiefen und bestehende Kontakte aufzufrischen. «Der persönliche Schwatz hier in den Hallen ist wirklich etwas sehr Spezielles, vor allem, wenn man sich sonst nur über den Transceiver trifft», bilanzierte ein Schweizer Besucher am Samstagabend.

    Anstossen auf den Ham-Spirit

    Zu den Höhepunkten des Messeprogramms gehörten die traditionellen Apéros am Stand der USKA, die am Freitag und am Samstag stattfanden (im Bild: Apéro am Samstag). Die Resonanz war an beiden Anlässen sehr gross: Jeweils rund 200 Gäste haben miteinander auf den Ham-Spirit angestossen.

    Angesichts der hohen Temperaturen an diesem Wochenend griffen die Besucher neben Wein, Orangensaft und Knabbersnacks vor allem zu einer Erfrischung: viel Wasser. Die Logistik vor Ort funktionierte reibungslos und bot den passenden Rahmen, um ungezwungen miteinander ins Gespräch zu kommen.

    Rundum gelungene Messe

    Nach drei intensiven Messetagen bleibt ein positives Fazit. Ein grosses Dankeschön geht an alle Teilnehmerinnen und Teilnehmer, die die Veranstaltung mit Leben gefüllt haben. Gleichzeitig verdient die Leistung der Messeleitung Anerkennung: Ein grosses Kompliment geht an die Verantwortlichen in Friedrichshafen für die Organisation einer einmal mehr rundum gelungenen Ham Radio.

    Published: HB9HGH 2026-06-28 12:50:02

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    Falsa skill elude gli scanner e a raggiunge più di 26.000 agenti AI

    La rapida diffusione degli Agenti AI sta creando un ecosistema sempre più complesso nel quale modelli linguistici, strumenti esterni e componenti aggiuntivi collaborano per svolgere attività operative. Questa architettura modulare, però, sta aprendo una nuova superficie di attacco che ricorda da vicino le vulnerabilità già viste nel mondo open source e nei marketplace di applicazioni. […]

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    Fussball-WM: Schotte funkt für die Schweiz

    Parallel zur Fussball-Weltmeisterschaft in Nordamerika läuft der «DX-World’s Cup 2026».

    Beim weltweiten Begleitspiel zur Fussball-WM, der «DX-World’s Cup 2026», ist das Schicksal der Funkstationen direkt an die Leistung der Teams auf dem Rasen gekoppelt.

    Aus der Leserschaft von DX-World wurden vor dem Turnier 48 Funkamateure ausgelost. Jedes dieser Rufzeichen repräsentiert eines der 48 Nationalteams. Scheidet eine Mannschaft beim realen Turnier aus, fliegt auch das zugewiesene Rufzeichen aus dem Klassement.

    GM5RDX on Air

    Für die Schweiz hält eine schottische Station die Stellung: Eric, GM5RDX, wurde das Team der Schweiz zugelost. Da die Schweizer Nationalmannschaft weiterhin im Rennen liegt, bleibt auch die schottische Station im Rennen.

    Die HB-Community verfolgt die kommenden Partien darum auch im Hinblick auf den Verbleib im weltweiten DX-Klassement und wünscht der Fussball-Nati viel Glück und GM5RDX «Good DX».

    Weitere Informationen

    Published: HB9HGH 2026-06-25 12:00:13

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    Blackout sempre più frequenti: siamo davvero preparati?

    Nell’aprile del 2025, la penisola Iberica con gran parte della Francia, affronta un blackout su larga scala per diverse ore, causato da un malfunzionamento della linea di distribuzione elettrica.

    All’epoca parlammo già di questo episodio con un articolo ad hoc.

    Quest’anno, purtroppo, è toccato al nostro paese.

    Negli ultimi giorni diverse zone del Nord Italia sono rimaste improvvisamente senza energia elettrica. Guasti alle linee e cabine elettriche hanno lasciato centinaia di famiglie al buio per diverse ore. Episodi simili sono stati segnalati in numerose aree del Paese.

    Per molti si è trattato semplicemente di un disagio temporaneo: qualche ora senza luce, il condizionatore fermo e il frigorifero spento. Ma questi eventi rappresentano anche un’occasione per fermarsi a riflettere su un aspetto che spesso diamo per scontato: quanto dipendiamo dall’energia elettrica?

    Fino a pochi decenni fa un’interruzione della corrente significava principalmente accendere una candela e attendere il ritorno dell’energia. Oggi la situazione è completamente diversa. La nostra vita quotidiana ruota attorno all’elettricità: lavoriamo da casa, comunichiamo attraverso Internet, paghiamo con strumenti elettronici, utilizziamo cancelli automatici, pompe dell’acqua, sistemi di allarme, elettrodomestici e dispositivi medici. Basta osservare una normale abitazione per rendersi conto di quanto ogni attività dipenda, direttamente o indirettamente, dalla presenza della corrente.

    Naturalmente nessuno può affermare che questi blackout siano il segnale di un imminente collasso della rete elettrica italiana. Sarebbe una conclusione affrettata e priva di fondamento. Tuttavia è altrettanto vero che le reti di distribuzione stanno affrontando nuove sfide. Le estati sempre più calde comportano un utilizzo massiccio dei climatizzatori, gli eventi meteorologici estremi diventano più frequenti e molte infrastrutture, realizzate decenni fa, richiedono continui interventi di manutenzione e ammodernamento. In questo contesto è ragionevole aspettarsi che episodi di interruzione dell’energia possano verificarsi con maggiore frequenza rispetto al passato.

    Il Sole 24 Ore spiega bene cosa sta accadendo, cosi come il Post.

    La preparazione, però, non nasce dalla paura. Nasce dal buon senso.

    Uno dei principi fondamentali del prepping consiste proprio nel prepararsi agli eventi più probabili, non necessariamente a quelli più catastrofici. Un blackout di alcune ore è infinitamente più probabile di molti altri scenari di cui spesso si parla sui social. Eppure sono proprio questi piccoli eventi a coglierci impreparati.

    Provate ad immaginare una normale serata estiva. Fuori ci sono oltre trenta gradi, il sole è appena tramontato e improvvisamente tutta la casa rimane al buio. Il condizionatore si spegne, il Wi-Fi scompare, il cancello automatico non si apre più e la batteria del telefono è quasi scarica. Se l’interruzione dovesse protrarsi per qualche ora, anche il frigorifero inizierebbe lentamente a perdere la propria capacità di conservazione e molte persone inizierebbero a chiedersi semplicemente: “E adesso cosa faccio?”

    Perché aumentano i blackout?

    Le principali cause sono:

    • temperature sempre più elevate;
    • utilizzo contemporaneo di milioni di climatizzatori;
    • infrastrutture elettriche datate in alcune aree;
    • temporali, vento e alberi che danneggiano le linee;
    • guasti improvvisi alle cabine di trasformazione.

    In molti casi non è la produzione di energia a mancare, ma è la rete di distribuzione locale ad andare in difficoltà.

    Nota Ecologica

    Caldo, blackout e città sempre più invivibili: non è un caso.

    I cavi elettrici che portano energia nelle case passano sottoterra.

    Quando aumenta l’uso dei condizionatori, si surriscaldano e devono disperdere più calore.

    Il problema? Coprendo il suolo naturale con asfalto e cemento, nelle città le temperature salgono molto di più (a Torino oltre 65°C sull’asfalto). Questo impedisce ai cavi di raffreddarsi.

    Risultato:

    • blackout
    • cibo che si rovina
    • allarmi che impazziscono
    • Persone fragili a rischio vita

    E non finisce qui:

    •  Temperature più alte = nubifragi più violenti
    •  Strade, cantine e garage allagati
    •  Altri danni, altri costi.

    Il punto è semplice: Il consumo di suolo non è progresso. Il È uno spreco che crea problemi reali per tutti. (nota personale a cura di Lavino Pasquale)

    Cosa succede durante un blackout?

    Molti pensano semplicemente:

    “Si spegne la luce.”

    In realtà gli effetti possono essere molto più ampi.

    Ad esempio:

    • il frigorifero smette di raffreddare;
    • il congelatore inizia lentamente a scongelarsi;
    • modem e Wi-Fi si spengono;
    • cancelli elettrici potrebbero non aprirsi;
    • ascensori fuori servizio;
    • pompe dell’acqua ferme dove presenti;
    • POS e bancomat potrebbero non funzionare;
    • distributori di carburante temporaneamente inutilizzabili;
    • difficoltà nelle comunicazioni se le batterie delle antenne si esauriscono.

    La differenza tra vivere questa situazione con tranquillità oppure con ansia spesso dipende da pochi semplici accorgimenti preparati in anticipo. Avere una torcia facilmente raggiungibile evita di cercare una candela al buio. Una power bank mantenuta carica consente di utilizzare il telefono anche dopo diverse ore. Una piccola radio portatile permette di ricevere informazioni nel caso in cui le reti dati risultino congestionate o temporaneamente non disponibili. Sono oggetti di uso comune, economici e facilmente reperibili, ma che acquistano un valore enorme proprio quando vengono realmente utilizzati.

    Anche il comportamento durante un blackout può fare la differenza. Una delle prime reazioni istintive è quella di aprire continuamente il frigorifero per controllare il cibo. In realtà ogni apertura disperde il freddo accumulato, riducendo il tempo di conservazione degli alimenti. Se lo sportello rimane chiuso, un frigorifero moderno riesce generalmente a mantenere una temperatura sicura per circa quattro ore, mentre un congelatore pieno può conservare gli alimenti anche per uno o due giorni.

    Frigo e Congelatore – la prima preoccupazione

    in caso di disservizio elettrico (blackout), il frigorifero è l’elettrodomestico che occupa il primo posto nei nostri pensieri.
    Per ovvie ragioni perderà relativamente velocemente la capacità di raffreddamento degli alimenti, così come quella di congelamento, la cosa sarà più celere nel momento in cui apriamo lo sportello.
    Ebbene c’è una alternativa di backup anche per questo.
    Il pozzetto congelatore ad apertura verticale lavora meglio.
    Il frigorifero ha lo sportello ad apertura frontale, per tanto l’aria fredda incamerata, essendo più pesante e posizionata sul fondo della camera, ad ogni apertura uscirà completamente facendo entrare aria più calda.
    Il pozzetto congelatore invece aprendosi verso l’alto mantiene più facilmente l’aria fredda incamerata, oltre a consumare meno corrente di un qualsiasi frigorifero.

    Il dubbio spontaneo che sorge è: il pozzetto però congela! È possibile con qualche accorgimento intelligente adattarne l’uso come frigorifero.

    Prima di tutto occorre procurarsi una presa termostata con sonda, quest’ultima andrà inserita all’interno del congelatore in modo da rilevare la temperatura.

    La presa poi va collegata ad una power station in modo da alimentare il pozzetto in caso di blackout.

    Impostare la temperatura della presa termostata sui 4°\6° che è orientativamente quella del frigorifero.

    Collegare poi un pannello solare alla power station.

    Come funziona il tutto? Il pozzetto comincerà a raffreddare, ma quando raggiungerà la temperatura impostata sulla presa, questa toglierà alimentazione fino a quando la temperatura del pozzetto non incomincia ad essere più alta di quella impostata

    Le prime cose da fare

    Quando manca la corrente:

    1. mantenere la calma
    2. verificare se il blackout riguarda solo casa propria
    3. controllare il contatore
    4. osservare se anche i vicini sono senza corrente
    5. evitare di aprire continuamente frigorifero e congelatore
    6. scollegare gli apparecchi elettronici più delicati
    7. lasciare accesa una sola luce per capire quando ritorna l’energia

    Vale la pena ricordare anche che non tutti i sistemi di pagamento continuano a funzionare durante un’interruzione prolungata. Alcuni negozi potrebbero non riuscire ad utilizzare i terminali POS, i distributori di carburante potrebbero essere fuori servizio e perfino la rete telefonica, se il blackout dovesse protrarsi a lungo, potrebbe iniziare a risentirne con il progressivo esaurimento delle batterie di backup installate presso le stazioni radio base.

    Per questo motivo l’Associazione Italiana Prepper invita da sempre a sviluppare una cultura della resilienza domestica. Non significa riempire il garage di attrezzature costose o immaginare scenari apocalittici. Significa semplicemente essere in grado di affrontare serenamente le prime ventiquattro o quarantotto ore di un imprevisto, riducendo lo stress e aumentando la sicurezza della propria famiglia.

    Prepararsi ad un blackout è probabilmente una delle forme di prevenzione più semplici, economiche e concrete che ogni cittadino possa mettere in pratica. Una torcia, una radio, una riserva d’acqua, qualche alimento pronto al consumo e una fonte di energia portatile rappresentano un investimento minimo rispetto alla tranquillità che possono offrire quando tutto, improvvisamente, si spegne.

    Il kit anti-blackout

    L’Associazione Italiana Prepper consiglia di predisporre un piccolo kit dedicato.

    Illuminazione

    • torcia LED
    • lampada ricaricabile
    • batterie di ricambio

    Energia

    • power bank
    • batterie ricaricabili
    • caricatore da auto
    • power station

    Comunicazioni

    • radio AM/FM
    • radio PMR446
    • telefono sempre carico

    Alimentazione

    • acqua potabile
    • alimenti che non richiedono cottura

    Sicurezza

    • candele (solo se utilizzate con attenzione)
    • fiammiferi
    • accendino

    Comfort

    • ventilatore USB
    • ghiaccio sintetico per frigorifero
    • coperta termica (utile sia in inverno che in estate)

    In fondo è proprio questa la filosofia del prepping: non aspettare che si verifichi un’emergenza per iniziare a chiedersi cosa sarebbe stato utile avere. Prepararsi prima significa affrontare dopo qualsiasi imprevisto con maggiore lucidità, sicurezza e consapevolezza. Perché la resilienza non si improvvisa nel momento del bisogno: si costruisce un piccolo passo alla volta, molto prima che si spengano le luci.

    Box AIP – La Checklist del Blackout

    Puoi affrontare serenamente 24 ore senza corrente?

    • ☐ Ho almeno due torce funzionanti.
    • ☐ Ho batterie di ricambio.
    • ☐ Ho una power bank sempre carica.
    • ☐ Ho una power station sempre carica.
    • ☐ Ho una radio a batterie.
    • ☐ Ho acqua potabile per almeno tre giorni.
    • ☐ Ho alimenti pronti al consumo.
    • ☐ Tutta la famiglia sa dove si trova il kit di emergenza.
    • ☐ So come aprire manualmente il cancello o il garage.
    • ☐ Ho salvato sul telefono i numeri utili del distributore di energia.

    L'articolo Blackout sempre più frequenti: siamo davvero preparati? proviene da Associazione Italiana Preppers.

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    Scattered Spider Hackers Plead Guilty on Day 1 of Trial

    Two men pleaded guilty in the United Kingdom this week to criminal charges stemming from an August 2024 cyberattack that crippled Transport for London, the entity responsible for the public transport network in the Greater London area. The duo were key members of a prolific cybercrime group known as Scattered Spider, and their guilty pleas came on the first day of what was expected to be a six-week trial.

    Owen Flowers (left) 18, and Thalha Jubair, 20. Image: UK National Crime Agency (NCA).

    Thalha Jubair, 20, of East London and 18-year-old Owen Flowers of Walsall admitted conspiring to commit unauthorized acts against Transport for London computer systems and causing risk of serious damage to human welfare. According to a report from the BBC, Flowers alone admitted to being part of a conspiracy to hack into U.S. based healthcare providers SSM Health Care Corporation and Sutter Health in September 2024.

    Jubair is also wanted by U.S. law enforcement agencies. In September 2025, prosecutors in New Jersey unsealed an indictment alleging Jubair and other Scattered Spider members committed computer fraud, wire fraud, and money laundering in relation to 120 computer network intrusions involving 47 U.S. entities between May 2022 and September 2025, and that the group’s victims paid at least $115 million in ransom payments.

    In July 2025, KrebsOnSecurity reported that Flowers and Jubair were arrested in the United Kingdom in connection with Scattered Spider ransom attacks against the retailers Marks & Spencer and Harrods, and the British food retailer Co-op Group. Multiple sources familiar with those investigations said Flowers was the Scattered Spider member who anonymously gave interviews to the media in the days after the group’s September 2023 ransomware attacks disrupted operations at Las Vegas casinos operated by MGM Resorts and Caesars Entertainment.

    According to prosecutors, Jubair co-ran a bustling Telegram channel called Star Chat, the home of a SIM-swapping group that used voice- and SMS-based phishing attacks to steal credentials from employees at the major wireless providers in the U.S. and U.K. The group would then use that access to sell a service that could redirect a target’s phone number to a device the attackers controlled and intercept the victim’s calls and text messages (including one-time codes for multi-factor authentication).

    A receipt from Star Fraud Chat’s SIM-swapping service targeting a T-Mobile customer after the group gained access to internal T-Mobile employee tools. “Rocket Ace” was one of Jubair’s hacker handles, according to U.S. prosecutors.

    New Jersey prosecutors also allege Jubair also was involved in a mass SMS phishing campaign during the summer of 2022 that stole single sign-on credentials from employees at hundreds of companies. That weeks-long SMS phishing campaign led to intrusions and data thefts at more than 130 organizations, including LastPassDoorDashMailchimpPlex and Signal.

    KrebsOnSecurity reported last year that one of Jubair’s alter egos at age 15 was “Everlynn,” a hacker who sold fraudulent “emergency data requests” that used compromised police and government email addresses to demand subscriber data (e.g. username, IP/email address) from major tech companies, claiming the requests concerned urgent matters of life and death and could not wait for a court order.

    In April 2026, 24-year-old British national and Scattered Spider member Tyler “Tylerb” Buchanan pleaded guilty to wire fraud conspiracy and aggravated identity theft for participating in the group’s SMS phishing spree in the summer of 2022. The government said Buchanan, Jubair and others used the credentials harvested in that phishing campaign to steal at least $8 million in cryptocurrency from victims throughout the United States. Buchanan is currently scheduled to be sentenced on October 2.

    In August 2025, 20-year-old Scattered Spider member from Florida named Noah Michael Urban was sentenced to 10 years in federal prison and ordered to pay $13 million in restitution, after pleading guilty to charges of wire fraud and conspiracy.

    The U.S. Department of Justice says three alleged Scattered Spider defendants indicted along with Buchanan still face charges, including Ahmed Hossam Eldin Elbadawy, 24, a.k.a. “AD,” of College Station, Texas; Evans Onyeaka Osiebo, 21, of Dallas, Texas; and Joel Martin Evans, 26, a.k.a. “joeleoli,” of Jacksonville, North Carolina.

    Flowers and Jubair are slated to be sentenced in a London court on July 15, 2026.

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    La sfida industriale dei computer quantistici

    Immagine in evidenza rielaborata con IA

    La computazione quantistica è una delle tecnologie più discusse degli ultimi anni e l’idea di costruire sistemi di calcolo basati sui fenomeni della fisica quantistica continua ad alimentare aspettative enormi. Eppure il quantum computing resta lontano dall’essere una tecnologia matura. Non soltanto perché molti problemi scientifici devono ancora essere risolti, ma anche perché, al momento, manca una filiera industriale in grado di produrre in modo scalabile, e a costi sostenibili, l’hardware necessario a far funzionare un computer quantistico.

    Come si può immaginare, costruire un hardware simile è molto complesso. Servono materie prime rare, chimica avanzata, sistemi criogenici sofisticati, ottica di precisione e componenti prodotti da un numero ristretto di aziende specializzate.

    Il problema fondamentale è che un computer quantistico non deve semplicemente “calcolare”. Deve riuscire a “mantenere in vita” stati fisici estremamente fragili e utilizzarli per il calcolo. La grande promessa del quantum computing – sfruttare fenomeni quantistici come la sovrapposizione e l’entanglement per eseguire operazioni impraticabili per i computer tradizionali – dipende infatti dalla capacità di isolare gli effetti quantistici dalle interferenze del mondo esterno. Il problema, come anticipato anche da Heisenberg, è che gli stati quantistici sono incredibilmente instabili. Basta pochissimo per distruggerli: una vibrazione microscopica, una minima interferenza elettromagnetica, una variazione termica impercettibile. Questo significa che la prima e principale sfida da affrontare per produrre un computer quantistico è quella di costruire una specie di guscio che isoli il processo di calcolo dal “rumore” dell’ambiente esterno.

    La sfida del freddo

    Una delle interferenze più difficili da controllare è il calore. Per questo molti computer quantistici – in particolare quelli basati su circuiti superconduttori, una delle architetture oggi più sviluppate da aziende come IBM e Google — operano a temperature vicinissime allo zero assoluto, inferiori persino a quelle dello spazio profondo. Per raggiungerle servono sofisticati sistemi criogenici chiamati dilution refrigerator (refrigeratore a diluizione): strutture metalliche, simili a candelabri barocchi, che sono diventate una delle immagini simbolo del quantum computing.

    Uno degli elementi chiave per il funzionamento di questi refrigeratori è invece l’elio-3. Rarissimo sulla Terra, l’elio-3 è un isotopo in proporzione più abbondante sulla superficie lunare, dove si è accumulato per miliardi di anni a causa del bombardamento del vento solare. I depositi di elio-3 diffusi nella regolite lunare alimentano da decenni miti tecnologici su future miniere sulla Luna che oggi, nell’era del “capitalismo spaziale”, paiono meno fantascientifici di un tempo. E del resto si può facilmente immaginare come un eventuale aumento della domanda di questo isotopo, connessa alla crescita del quantum computing, potrebbe rendere ancora più allettante l’avvio di attività estrattive lunari.  Nell’attesa, gran parte dell’elio-3 disponibile sul nostro pianeta deriva indirettamente dal decadimento del trizio prodotto nei vecchi programmi nucleari militari, creando così un cortocircuito tra una tecnologia di frontiera e i residui industriali della guerra fredda.

    Questa dipendenza da materie prime estremamente specializzate rende la filiera dei refrigeratori a diluzione molto fragile. A produrre queste macchine, infatti, sono pochissime aziende al mondo. La finlandese Bluefors, per esempio, è diventata in pochi anni uno dei principali fornitori dell’industria quantistica globale, ma anche uno degli snodi più delicati dell’intera catena produttiva. Se oggi si osserva la struttura industriale del quantum computing, ci si accorge infatti che il settore assomiglia meno all’industria informatica classica e più a un ecosistema di nicchie iperspecializzate, dove pochi attori controllano componenti essenziali e difficilmente sostituibili.

    Una pluralità di approcci

    Un ulteriore problema del quantum computing è che, almeno per ora, non esiste un’unica architettura dominante. Coesistono approcci diversi, ciascuno dei quali richiede infrastrutture, materiali e competenze specifici. Se i computer quantistici basati su circuiti superconduttori richiedono criogenia avanzata, i computer quantistici basati sugli “ioni intrappolati” dipendono invece da laser ad altissima stabilità, vuoto ultra-spinto e componenti fotonici delicatissimi. Altri approcci ancora – come quelli basati sui qubit fotonici o sugli atomi neutri (atomi privi di carica elettrica controllati tramite laser) – richiedono invece fibre e circuiti ottici a bassissima perdita, sorgenti luminose avanzate, specchi e cavità ottiche ad altissima qualità e, in alcuni casi, dispositivi microfabbricati costruiti con tolleranze estremamente ridotte.

    Questo significa che, al momento, non esiste una singola frontiera industriale del quantum, ma molte frontiere sovrapposte. Per certi versi, la situazione ricorda alcune fasi iniziali dell’elettronica e dell’informatica del dopoguerra, quando convivevano tubi a vuoto, relè, transistor, memorie magnetiche e soluzioni architetturali diverse. Al tempo, l’industria elettronica era quindi un ecosistema frammentato, popolato da soluzioni incompatibili e processi produttivi difficili da standardizzare. La crescita esplosiva del settore arrivò solo quando emersero componenti, architetture e processi produttivi condivisi, capaci di trasformare dispositivi sperimentali in prodotti scalabili. È una lezione storica importante anche per il quantum computing.

    Oggi il settore si trova ancora in una fase pre-standardizzazione: nessuno sa davvero quale architettura diventerà dominante, quali materiali saranno indispensabili o quali componenti potranno essere prodotti industrialmente su larga scala. E finché questa convergenza non avverrà, la computazione quantistica rischia di rimanere in un limbo “proto-industriale”, in cui ogni laboratorio tende a costruire il proprio ecosistema tecnologico come una specie di artigianato scientifico avanzatissimo.

    Il problema del talento

    La conseguenza di questo fatto è che molti processi produttivi necessari dipendono dall’esperienza accumulata da piccoli gruppi di tecnici altamente specializzati e sono, al momento, difficili da riprodurre serialmente.

    La costruzione di un refrigeratore a diluzione, per esempio, richiede tecnici capaci di assemblare manualmente sistemi criogenici estremamente delicati, minimizzando vibrazioni, dispersioni termiche e impurità microscopiche. Si tratta di processi che dipendono ancora da forme di conoscenza pratica accumulate negli anni più che da standard industriali codificati. Dinamiche simili esistono anche nel campo dei semiconduttori avanzati e della litografia estrema. ASML, l’azienda olandese che produce le macchine EUV utilizzate per realizzare i chip più sofisticati al mondo, dipende a sua volta da una rete ristrettissima di fornitori iper-specializzati che, a loro volta, si avvalgono dell’esperienza di pochissimi “super-esperti” in singoli problemi tecnici altamente specifici. 

    Il vero collo di bottiglia “industriale” della computazione quantistica non riguarda solo le macchine, i materiali o la fisica, ma anche – e forse soprattutto – la disponibilità di talento tecnico adeguato alla portata della sfida produttiva che il quantum computing rappresenta. Per costruire un computer quantistico non basta infatti disporre di buoni fisici teorici o di eccellenti ingegneri. Serve la capacità di integrare competenze molto rare e diverse tra loro: criogenia estrema, scienza dei materiali, ottica avanzata, microfabbricazione, elettronica a radiofrequenza, software di controllo, vuoto ultra-spinto, chimica ultrapura. E soprattutto serve farlo in modo coordinato, continuo e riproducibile. La vera difficoltà non è solo inventare una tecnologia funzionante, ma costruire una massa critica di persone capaci di trasformarla in un sistema industriale.

    Per questo il futuro “industriale” del quantum computing è anche un gigantesco problema di scala umana. Non basta avere qualche centinaio di ricercatori eccellenti sparsi nel mondo accademico. Affinché la tecnologia diventi industriale servono migliaia di tecnici, ingegneri e operatori altamente qualificati distribuiti lungo filiere produttive estremamente sofisticate (un fatto che la Cina sembra aver compreso prima di tutti). Servirà cioè trasformare competenze oggi quasi artigianali in capacità industriali diffuse.

    La scienza alla base di tecnologie importanti può certamente nascere da un piccolo gruppo di persone eccezionalmente dotate, ma un’industria richiede la capacità di riprodurre sistematicamente quel livello di competenza su larga scala. Ancora una volta ci si può rivolgere alla storia della microelettronica per capirlo. Il vero salto nella produzione seriale di hardware informatici non avvenne infatti quando un gruppo di pionieri ai Bell Labs inventò i transistor, ma quando gli Stati Uniti cominciarono a formare enormi quantità di ingegneri in grado di capire come funzionavano e come si potevano migliorare transistor e circuiti integrati.

    In questo senso la vera sfida per il futuro della computazione quantistica non è soltanto costruire una macchina capace di funzionare. È costruire le condizioni industriali, economiche e umane per trasformare una tecnologia sperimentale fragile in un’infrastruttura produttiva stabile.

    L'articolo La sfida industriale dei computer quantistici proviene da Guerre di Rete.

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    Infrastrutture Critiche e Geopolitica: è l’Era dell’Antifragilità

    Il nuovo assetto geopolitico mondiale ha messo a nudo una serie di problematiche che sono state trascurate troppo a lungo. In pratica, quello che per anni abbiamo visto accadere nel software, ovvero l’entusiasmo per le nuove feature che andava a coprire la necessità di rendere sicuro il loro utilizzo, si è applicato anche in mille […]

    L'articolo Infrastrutture Critiche e Geopolitica: è l’Era dell’Antifragilità proviene da Securityinfo.it.

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    ChangeLog

    • Jul 6, 2026
      - clamav-unofficial-sigs upgraded to v. 8.0.0
      - roundcube upgraded to v 1.7.2
    • Jul 1, 2026
      - I added notes on how to install an hCaptcha filter on mailman/Postorius
    • May 10, 2026
      roundcube upgraded to v. 1.7.1 (security release)
    • May 14, 2026
      - dovecot upgraded to v. 2.4.4
    • May 10, 2026
      roundcube upgraded to v. 1.7.0
    • Apr 7, 2026
      - qmail v. 2026.04.07
    • Mar 30, 2026
      - dovecot 2.4.3 released
    • Mar 4, 2026
      - clamav upgraded to v 1.5.2
    • Feb 11, 2026
      - vpopmail upgraded to v. 5.6.13
      - vqadmin upgraded to v. 2.4.6
    • Feb 8, 2026
      - vpopmail upgraded to v. 5.6.12
      - roundcube update to v. 16.13
    • Feb 3, 2026
      - qmail upgrade
    • Jan 31, 2025
      - vqadmin upgraded to v 2.4.5
    • Jan 8, 2026
      - qmail upgraded to v2026.01.08
    • Dec 14, 2025
      - roundcube upgraded to version 1.6.12
    • Nov 28, 2025
      - qmailadmin upgraded to v1.2.27
    • Nov 26, 2025
      - ezmlm-idx moved to my git space. Patched to compile with modern compilers. Fixed mysql documentation.
    • Nov 22, 2025
      - dovecot: quota driver switched to 'count'
      - vpopmail upgraded to v.5.6.11
    • Nov 8, 2025
      - qmailadmin upgraded to v 1.2.26
      - log file modified accordingly in fail2ban filter
    • Oct 30, 2025
      - vpopmail updated to v. 5.6.10
      - dovecot ugraded to v. 2.4.2
      - dovecot-pigeonhole ugraded to v. 2.4.2
    • Oct 22, 2025
      - qmailadmin updated to v 1.2.25
    • Oct 18, 2025
      - clamav upgraded to v 1.5.1
    • Oct 11, 2025
      - clamav upgraded to v 1.5.0. A recent version of rust is needed (successfully using 1.88 here). Just reinstall as explained below. No particular change is needed in the config files.
    • 3 ottobre 2025:
      - Aggiunta la sezione Data Query Service nella pagina relativa a RBL, che risolve il problema del ban di spamhaus da connessioni fatte con DNS pubblico.
    • Sep 30, 2025
      - daemontools v0.82: Fixed crash in multilog caused by invalid buffer access when read() returned -1
    • Sep 8, 2025
      - daemontools v. 0.81 compiles with latest gcc 15.2
      - qmail updated to v. 2025.09.08
    • Sep 1, 2025
      vpopmail v5.6.9
      - added -std=gnu17 to gain compatibility with gcc-15 (PR #6)
      - pw_clear_passwd field enlarged to varchar(128) to create room for long passwords (tx Ricardo Brisighelli) c54688d
    • Aug 31, 2025
      - upgraded ucspi-tcp6 and ucspi-ssl to v. 0.13.5
    • Aug 19, 2025
      - netqmail-1.07.1: now compiles with gcc 15.2
    • Aug 18, 2025
      spamassassin's bayesian filter: improved the "Training Bayes" section
    • Jul 10, 2025 qmail update
      - Authentication-Results: header support (Andreas Gerstlauer)
      - DKIM: added ERROR_FD=2 in control/filterargs to send error output of qmail-dkim in stderr when acting as a qmail-remote filter (Andreas Gerstlauer)
      - improved qmail-dkim error reporting when signing outgoing messages (Andreas Gerstlauer)
      - helodnscheck.cpp: qmail dir determined dinamically
      - qmHandle: Add -x and -X parametr for remove email by To/Cc/Bcc (by Stetinac)
    • Jun 9, 2025 qmail v.2025.06.09
      - CRLF fix for fastremote-3 patch (thanks Andreas Gerstlauer)
      - Bug fix to the greetdelay program (thanks Andreas Gerstlauer): qmail-smtpd crashes if SMTPD_GREETDELAY is defined with no DROP_PRE_GREET defined.
    • Jun 04, 2025
      - roundcube updated to v. 1.6.11
      - simscan updated to v. 1.4.6
    • Apr 19, 2025
      - sauserprefs upgraded to v. 1.20.2
    • Apr 18, 2025
      - qmail v2025.04.18: added script config-all.sh to automate the qmail core configuration (testing)
    • Apr 19, 2025
      - sauserprefs upgraded to v. 1.20.2
    • 4 aprile 2025
      - pubblicata una pagina con l'illustrazione del funzionamento di qmail, per quanto riguarda la configurazione suggerita in questa guida
    • Mar 29, 2025
      - dovecot and dovecot-pigeonhole updated to v. 2.4.1-4
      - vpopmail updated to v. 2.6.8 (have a look at the release notes)
    • Mar 23, 2025 (v. 5.6.7)
      - bug fix in vpopmaild.c: Crypted[64] enlarged to Crypted[128] to make room for SHA-512 passwords. This restores the usability of the RoundCube's 'password' plugin (commit)
      - fixed quota calculation in sql procedures for dovecot (tx Hakan Cakiroglu) (commit)
      - minor changes to the usage function of vmakedotqmail.c (commit)
    • Mar 19, 2025 daemontools version 0.79
      This version does not add new features nor corrects bugs. It's just a reorganizations of the files in the source dir
      - daemontools will be installed in /var/qmail/daemontools
      - Moved 'package' and 'src' to the top dir
      - Version grabbed from 'VERSION' in package/upgrade
    • Mar 17, 2025
      - added a patch to qmail-spp greylisting plugin to solve a compilation break on rocky 8 (tx Shailendra Shukla)
    • Mar 15, 2025
      -dovecot config: added quota warning messages handling
    • Mar 12, 2025
      - autorespond v 2.0.9: bug fix in memory allocation which caused a segfault when To: address has be used (tx Stephan for the hint)
    • Mar 9, 2025
      - dovecot: fixed quota calculation in sql queries (tx Hakan Cakiroglu)
      - Roundcube recognizes unlimited quota
    • Mar 5, 2025
      - solr upgraded to v. 9.8.0
    • Feb 22, 2025
      - Dovecot: Bug fix in 90-sieve.conf: global script to move spam into Junk now working
      - Let’s Encrypt have announced that they will end their free alerting service. Added a script to do the same internally.
    • Feb 15, 2025
      - vpopmail upgraded to v. 5.6.6. bug fix: pwstr.h was not installed by Makefile (tx Bai Borko)
    • Fedb 11, 2025
      qmail v. 2025.02.11
      - Several adjustments to get freeBSD and netBSD compatibility. More info in the commit history. Hints/comments are welcome.
      - freeBSD users have to comment out the "LIBRESOLV" variable from the very beginning of the Makefile, as libresolv.so in not needed on freeBSD.
      - Dropped files install-big.c, idedit.c and BIN.* files.
      - Dropped files byte_diff.c, str_cpy.c, str_diff.c, str_diffn.c and str_len.c, which break compilation on clang and can be replaced by the functions shipped by the compiler (tx notqmail).
      - Old documentation moved to the "doc" dir. install.c and hier.c modified accordingly
      - conf-cc and conf-ld now have -L/usr/local/lib and -I/usr/local/include to look for srs2 library
      - conf-cc and conf-ld now have -L/usr/pkg/lib and -I/usr/pkg/include to satisfy netBSD
      - vpopmail-dir.sh: minor correction to vpopmail dir existence check
      - srs.c: #include <srs2.h> now without path
    • Feb 9, 2025
      - some packages updated to compile on FreeBSD/clang: daemontools, vpopmail, autorespond, qmailadmin
      - roundcube updated to v. 1.6.10
    • Jan 30, 2025
      - dovecot and dovecot-pigeonhole updated to v. 2.4.0
    • Dec 31, 2024
      the default driver for the Roundcube password plugin is now sql, as vpopmaild doesn't work when SHA-512 passwords have been enabled on vpopmail (--disable-sha512-passwords). All SQL queries have been updated.
    • Dec 20, 2024
      vpopmail upgraded to v. 5.6.4
      - Password strength enforcement PR #5 (grabbed from Matt Brookings' 5.5.0-dev version)
      - Dropped min pwd length feature.
      - vmysql.h: tables' layout changed in order to have VARCHAR instead of CHAR. Fields containing ip addresses enlarged to VARCHAR(39), to create room for ipv6. Unix timestamps definition changed from BIGINT(20) to INT(11). (commit 44bad58) Have a look to the upgrade notes below.
    • Dec 06, 2024
      - vqadmin v. 2.4.3: added a patch to highlight users with restrictions and with admin privileges (thanks Bai Borko)
    • Dec 01, 2024 (More info here)
      qmail v2024.12.01
      - Added support for EAI (RFC 5336 SMTP Email Address Internationalization) (#13). Thanks to https://github.com/arnt/qmail-smtputf8/tree/smtputf8-tls.
      - chkuser is now smtputf8 compliant. It accepts utf8 characters in sender and recipient addresses provided that the remote server advertises the SMTPUTF8 verb in MAIL FROM, otherwise it allows only ASCII characters plus additional chars from the CHKUSER_ALLOWED_CHARS set. (#15 #16)
      * dropped variables CHKUSER_ALLOW_SENDER_CHAR_xx CHKUSER_ALLOW_RCPT_CHAR_xx (replaced by CHKUSER_ALLOWED_CHARS)
      * dropped variables CHKUSER_ALLOW_SENDER_SRS and CHKUSER_ALLOW_RCPT_SRS, as we are always accepting '+' and '#' characters
      * added variables CHKUSER_INVALID_UTF8_CHARS and CHKUSER_ALLOWED_CHARS
    • Nov 15, 2024
      - dovecot: added a postlogin script to update the vpopmail.lastauth SQL table on login (see 10-master.conf, thanks kengheng)
    • Oct 26, 2024
      - qmail upgraded to v. 2024.10.26
      * qmail-remote.c patched to dinamically touch control/notlshosts/<fqdn> if control/notlshosts_auto contains any number greater than 0 in order to skip the TLS connection for remote servers with an obsolete TLS version. (tx Alexandre Fonceca) (commit)
      * defined CHKUSER_DISABLE_VARIABLE "RELAYCLIENT" in chkuser_settings.h
      * enabled CHKUSER_SENDER_NOCHECK_VARIABLE "RELAYCLIENT" in chkuser_settings.h
      * fixed several compilation breaks/warnings on later gcc compilers (tx Pablo Murillo)
      * invalid auth fix in qmail-smtpd.c's smtp_auth function (tx Alexandre Fonceca for the advice) (commit)
      * qmail path determined dinamically in conf-policy
      * added a patch to remove chkuser and the vpopmail dependency (patches dir)
    • Oct 19, 2024 
      vpopmail v.5.6.3
      - bug fixed: passwords with length > 8 were denied if sha-512 was disabled
      - fixed a configure break where a trivial C test program exits on error with gcc-14.1 due to missing headers
      - vusaged/domain.c: fixed -Wimplicit-function-declaration compilation warning
      - vmysql.h: dropped the multicolumn PRIMARY KEY in valias table to allow multiple forwards for a given alias.
    • Oct 9, 2024
      - daemontools-0.78.2: added -ltr to conf-ld to restore compatibility with systems with glibc prior to v. 2.17 like RHEL6/CentOS6, where the librt.so library is not linked
    • Sep 22, 2024
      -fehqlibs updated to v. 25c
      -ucspi-tcp6 updated to v. 1.13.01
      -ucspi-ssl updated to v. 0.13.02
    • Sep 7, 2024
      - daemontools-0.78: fixed a .gitignore issue which was preventing the package/compile script upload (thanks Ivelin Topalov)
      - RC updated to v. 1.6.9
      - clamav updated to v. 1.4.1
      - qmailadmin upgraded to v. 1.2.23 (tx Nathanaël Semhoun)
      * Added support for qmail-autoresponder
      * Fixed load lang not retrieved
    • Aug 16, 2024
      - upgraded dovecot to v. 2.3.21.1
      - upgraded pigeonhole to v. 0.5.21.1
    • Jul 31, 2024
      multilog uses "d" flag as default to gain compatibility with the readable datetime format of multilog in daemontools-0.78. Change it with the "t" flag if you prefer to have timestamps.
    • Jul 29, 2024 (version 0.78)
      - multilog prints a readable datetime if used with "d" flag, it prints timestamps if used in the usual way with the "t" flag (80f2133)
      - fixed several compilation warnings and/or breaks on gcc-14.1
    • Jul 26, 2024
      vqadmin (version 2.4.1): Fixed configure break. Trivial C test program breaks on gcc-14.1 due to missing headers (commit)
    • July 17, 2024
      qmailadmin updated to v.1.2.22
      * owner no longer required in autorespond
      * template.c code optimization
    • July 15, 2024
      simscan 1.4.4 released: attachment size limit to be passed to spamassassin now handled by the size_limit variable in control/simcontrol, instead of the control/simsizelimit file.
    • Jun 8, 2024
      qmail patch upgraded to v. 2024.06.08:
      * conf-channels: default number of channels increased to 4 (was 2). Now qmail offers 2 additional channels with respect to the 2 offered by default (local and remote). More info here
      * maxrcpt: error code changed to 452 due to RFC 4.5.3.1 (was 553). If DISABLE_MAXRCPT is defined it skips the check, otherwise outgoing messages from mailing lists would be rejected. (commit)
    • Jun 7, 2024
      - vusaged: the header files of libev are now installed in /usr/local/include/libev (was /usr/local/include) to avoid conflicts with libevent (they both have an event.h header file). vusaged configure command was adjusted accordingly.
    • Jun 1, 2024
      - clamav upgraded to v. 1.3.1
    • May 26, 2024
      - Added Mailman installation howto
      - qmail patch upgraded to v. 2024.05.16 (changelog)
      - Roundcube upgraded to 1.6.7 (security fix)
      - Spamassassin upgraded to v. 4.0.1
      - Spamassassin: Razor-agents upgraded to v. 2.86 (fork of the original (dead?) project)
    • Mar 27, 2024
      qmailadmin updated to v. 1.2.21
    • Mar 4, 2024
      - Solr updated to v. 9.5.0
      - the documentation has been revised a bit
    • Feb 12, 2024 qmail update
      - DKIM patch upgraded to v. 1.48
      * fixed minor bug using filterargs for local deliveries (commit)
      - Fixed several compilation warnings (commit)
      - Fixed incompatible redeclaration of library function 'log2' in qmail-send.c qsutil.c as showed by notqmail friends here
      - removed FILES, shar target from Makefile
    • Feb 11, 2024
      clamav updated to v. 1.3.0
    • Feb 6, 2024
      qmail: DKIM patch upgraded to v. 1.47
      * fixed a bug which was preventing filterargs' wildcards to work properly on sender domain
    • Jan 27, 2024
      simscan upgraded to v 1.4.3: fixed several compilation and autotools warnings
    • Jan 21, 2024
      - qmail: liberal-lf: bare LF are no longer allowed by default due to smuggling vulnerability CVE-2023-51765. Bare LF can be allowed by defining ALLOW_BARELF in tcprules or in run file.
      - tcprules moved to /var/qmail/control
    • Jan 15, 2024
      qmail update:
      - TLS patch by F. Vermeulen upgraded to version 20231230 (more info at https://inoa.net/qmail-tls/ tx Greg Bell for the patch)
      * support to openssl 3.0.11
    • Jan 11, 2024
      - qmail: dkim patch upgraded to version 1.46
    • Jan 4, 2024
      qmail patch: DKIM patch upgraded to v. 1.44
      - fixed an issue with filterargs where spawn-filter is trying to execute remote:env xxxxx.... dk-filter. This issue happens when FILTERARGS environment variable is not defined in the qmail-send rc script.
      - dkim.c fix: https://notes.sagredo.eu/en/qmail-notes-185/configuring-dkim-for-qmail-92.html#comment3668 
      - dkfilter fix: correctly selects the domain to sign in case of sieve bounces
      - adjustments fo dk-filter and dknewkey man pages
    • Dec 30, 2023
      - spamassassin/DMARC filter: now DMARC_REJECT is not hit if SPF_HELO_PASS is true
    • Dec 26, 2023
      - qmailadmin upgraded to v1.2.18
      - Pyzor installed from github, as version 1.0.0 is not python3 compliant (thanks Mike)
    • Dec 11, 2023
      qmail, vpopmail, daemontools, qmailadmin, simscan and vqadmin source code moved to github
    • Nov 20, 2023
      -qmail patch updated. dkim:
      * The patch now by default excludes X-Arc-Authentication-Results
      * dkim can additionally use the environment variable EXCLUDE_DKIMSIGN to include colon separated list of headers to be excluded from signing (just like qmail-dkim). If -X option is used with dk-filter, it overrides the value of EXCLUDE_DKIMSIGN.
    • Nov 5., 2023
      -bug fix: vpopmail defaultdelivery patch: it won't create the .qmail file in case control/defaultdelivery already has vdelivermail, in order to prevent a vpopmail loop
      -qmailforward RC plugin: it won't create the copy record if $config['qmailforward_defaultdelivery'] contains 'vdelivermail'
    • Oct 13, 2023
      - vpopmail: added "s/qmail cdb" patch, which gets vpopmail to locate correctly the qmail assign.cdb for s/qmail users. s/qmail users should configure vpopmail with --enable-sqmail-cdb
    • Oct 6, 2023
      - clamav updated to v. 1.2.0
    • Sep 26, 2023
      new qmail combined patch:
      -surblfilter logs the rejected URL in the qmail-smtpd log. It can now inspect both http and https URLs.
      -Improvements in man dkim.9, qmail-dkim.9 and surblfilter.9
    • Sep 17, 2023
      - dovecot upgraded to v 2.3.21
      - pigeonhole upgraded to v 0.5.21
    • Sep 14, 2023
      - simscan now defines the maximum size of messages to be passed to spamassassin via control/simsizelimit file
    • Sep 5, 2023
      -new qmail patch and DKIM patch upgraded to v. 1.42
      *dk-filter.sh: "source $envfn" has been replaced with ". $envfn" in oder to work for pure bourne shells
      *minor corrections to the man pages
      -vpopmail: changed configuration option --enable-logging=e (was p). Now failed attempts will be logged with no password shown.
    • Sep 3, 2023
      -daemontools: Buffer Overflow fixed in timestamp.c (patch multilog-readable_datetime, Ubuntu 22.04). It was causing empty log files everywhere. (thanks Bai Borko and KPC)
    • Aug 27, 2023
      - nuova patch per vpopmail e nuovo plugin qmailforward per Roundcube che vanno a risolvere diverse problematiche. Maggiori informazioni nella pagina dedicata..
    • Aug 20, 2023 (diff)
      -qmail combined patch: install a sample control/smtpplugins file in case it does not exist yet, to avoid "unable to read control" crash.
    • Aug 17, 2023
      - helodnscheck:
      * C++ version (testing).
      * bug fix: segfault in case of no result in DNS record.
      * default action changed to GNLR
    • 5 agosto 2023
      L'installzione del certificato Let's Encrypt è ora basata su dehydrated. La vecchia documentazione basata su certbot non verrà più aggiornata.
    • Jul 18, 2023
      vqadmin: patch updated
      - Italian translation file html/it updated, following the patch by Ali Erturk TURKER
      - the vqadmin source directory has been cleaned of unnececessary files
    • Jul 15, 2023
      - fail2ban: l'installazione e la configurazione è stata rivista per funzionare su Debian, dove python2 non è presente (grazie a Gabriel Torres)
    • Jun 30, 2023
      -daemontools: added my multilog-readable_datetime patch which replace the timestamp in the log lines with a human readable datetime. Do not install it if you prefer to stick with the timestamp.
      -if you install this patch you have to download again the convert-multilog program. In case you decide to stick with the original timestamp, then use the original convert-multilog. (diff)
      -qmail combiend patch: DKIM patch upgraded to v. 1.41
      *dknewkey will allow domains in control/domainkey
      *Made a few adjustments to the man pages and dkimsign.cpp for DKIMDOMAIN to work with qmail-smtpd (in case some configures qmail-smtpd to sign instead of the usual dk-filter/qmail-remote)
      -The broken link based on pobox.com in the default SPF error explanation was changed to https://mxtoolbox.com/SuperTool.aspx?action=spf
    • Jun 25, 2023
      - Spamassassin: The ExtractText notes have been revised and corrected by Gabriel Torres
    • Jun 18, 2023
      * qmail combined patch (diff)
      -vpopmail uid and gid are determined dinamically instead of assigning 89:89 ids by default
      -vpopmail install directory determined dinamically (was /home/vpopmail). Now the variable in the conf-cc file is determined as well.
      Feel free to post any issue in the comments as I'm not sure that /bin/sh will work in all Linux.
      * qmail run scripts:
      -defined the variable QMAILDIR in all run scripts in order to manage installations of qmail in directories different from default /var/qmail
      -/home/vpopmail is now ~vpopmail in order to manage installations of vpopmail in directories different from default /home/vpopmail
      -defined the variable TCPRULES_DIR on top of all run scripts
    • May 18, 2023
      -certbot/letsencrypt: added the option --key-type rsa to the certbot command, to avoid that certbot will silently default to ECDSA the private key format, which results not understandable by my openssl-1.1. In this way the format of the private key will be RSA. More info here.
    • May 17, 2023
      -SURBL: Top level domains URL is changed. So we have to adjust the update_tlds.sh script accordingly
    • Apr, 26, 2023
      -new combined patch and dkim patch updated to v. 1.40
      -qmail-dkim uses CUSTOM_ERR_FD as file descriptor for errors (more info here)
    • Apr 25, 2023
      - qmailadmin cracklib patch: bug fix in qmailadmin/passwd: it was changing the password also in case of cracklib alert (tx Alexandre Fonseca)
      - new qmailadmin combined patch released
    • Mar 27, 2023
      qmail combined patch (diff here)
      -chkuser.c: double hyphens "--" are now allowed also in the rcpt email (tx Ali Erturk TURKER)
      -chkuser_settings.h CHKUSER_SENDER_NOCHECK_VARIABLE commented out. Sender check is now enabled also for RELAYCLIENT
      -removed a couple of redundant log lines caused by qmail-smtpd-logging
    • Mar 18, 2023
      - new qmail combined patch
      * bugfix in dkimverify.cpp: now it checks if k= tag is missing (tx Raisa for providing detailed info)
      * redundant esmtp-size patch removed, as the SIZE check is already done by the qmail-authentication patch (tx Ali Erturk TURKERdiff here
    • Mar 14, 2023
      - qmail combined patch: the split_str function in dknewkey was modified in order to work on debian 11 (tx J)
    • Mar 12, 2023
      - qmail patch updated: the mail headers will change from "ESMTPA" to "ESMTPSA" when the user is authenticated via starttls/smtps (tx Ali Erturk TURKER)
      diff here
    • Mar 1, 2023
      - qmail combined patch updated: added qmail-fastremote patch (tx Ali Erturk TURKER for the advise). qmail-remote CRLF removed (replaced by fastremote)
    • Feb 27, 2023
      - qmail combined patch updated: now qmail-remote is rfc2821 compliant even for implicit TLS (SMTPS) connections (tx Ali Erturk TURKER)
    • Feb 24, 2023
      - qmail combined patch updated: several missing references to control/badmailto and control/badmailtonorelay files were corrected to control/badrcptto and control/badrcpttonorelay (tx Ali Erturk TURKER) diff here
    • Feb 20, 2023
      - qmail combined patch updated
      ---- dkim patch upgraded to v. 1.37
      ------ ed25519 support​ (RFC 8463)
      ------ old yahoo's domainkeys stuff removed (no longer need the libdomainkeys.a library)
    • Feb 18, 2023
      -vpopmail: added a patch by Ali Erturk TURKER which fixes several issues
      -vqadmin: added a patch by Ali Erturk TURKER which, among the other things, makes vqadmin aware of mysql-limits
    • Feb 10, 2023
      -dovecot: added a patch to restore the old vpopmail-auth driver (tx Ali Erturk TURKER)
    • Jan 31,2023
      -bug fix in qmail-smtpd.c. 4096 bit RSA key cannot be open (tx Ali Erturk TURKER)
    • Jan 4, 2023
      -Solr upgraded to version 9.1.0
      -The SOlr page has been improved as far as configuration, security and testing are concerned
    • Jan 1, 2023
      -ClamAV upgraded to version 1.0.0
      -new qmail combined patch released. Bug fix in dk-filter. It was calling a non existent function (tx Andreas).
    • Dic 17, 2022
      -qmail combined patch release
      * chkuser receipt check won't be disabled for RELAYCLIENT
      * CHKUSER_DISABLE_VARIABLE commented out from chkuser_settings.h
    • Nov 20, 2022
      -switched all actions to nftables, as it has now replaced iptables and fail2ban has support for it.
    • Nov 18, 2022
      -fail2ban upgraded to v. 1.0.2
    • Oct 28, 2022:
      added a note on how to avoid being cutoff by spamhaus (tx Marco Varanda)
    • 2022.10.02
      -dkim patch updated to v. 1.30 and new qmail combined patch released
      * bug fix: it was returning an error in case of domains with no key.
    • Sep 29, 2022
      -bug fixed in the domainkey script: it wasn't creating the symbolic link of the selector name to the private key in case of a custom selector defined in the file control/dkimkeys
      Sep 28, 2022
      -qmail combined patch updated with new dkim patch v. 1.29. More info here
      -Roundcube webmail updated to v. 1.6.0
    • Aug 12, 2022
      -dovecot: improved the sql stuff in case of --disable-many-domains (tx kengheng).
      -dovecot-pwd_query patch for vpopmail: added a procedure for the user_query (needed for dovecot/LDA)
      -dovecot-pwd_query patch for vpopmail renamed to dovecot-sql-procedures
      -combined patch for vpopmail updated
    • Aug 08, 2022
      -qmailctl script improved. Now the script exits if services are not started with svscanboot or a supervise script is missing
      -roundcube/password plugin: the cracklib patch has been improved. Now it can retrieve the correct cracklib-check path
    • Jul 28, 2022
      -The Roundcube plugins' page has been revised and polished. A couple of plugins have been added.
    • May 22, 2022
      qmail patch: "qmail-smtpd pid, qp log" patch (http://iain.cx/qmail/patches.html#smtpd_pidqp) removed, as its log informations are already contained in the qlogreceived line. (diff)
      -improved a couple of read_failed error messages
    • May 12, 2022
      -clamav: updated to v. 0.105
      -qmailctl: a few modifications to avoid error strings in the service uptime when service is stopped. qmail-smtpsd was added to svclist
      -qmail-smtpsd support added
    • Apr 22, 2022
      -dovecot: added Solr support
    • Apr 17, 2022
      -dovecot/auth-sql.conf.ext: changed the userdb lookup for LDA from static to sql, as the home dir was not retrieved correctly if positioned in a subfolder (i.e. domains/0/domainname).
    • Apr 9, 2022
      qmailadmin: --enable-imageurl=/files is now --enable-imageurl=/qmailadmin/files (no need to have an alias on apache config). Added --disable-catchall, which is bad for spam. Tx Gabriel Torres
    • Apr 01, 2022
      -qmailadmin: new combined patch. It now logs to stderr when qma-auth.log file can't be opened in write mode. It was returning a white screen
    • Mar 17, 2022
      -vpopmail: new combiend patch: fixed a compilation break in vmysql.c with Debian 11 / gcc-10
    • Feb 26, 2022
      -added REJECTNULLSENDERS environment variable (diff)
    • Feb 18, 2022
      -fail2ban: added a couple of new rules to the qmail-smtpd.conf filter
    • Feb 13, 2022
      -fixed a TLS Renegotiation DoS vulnerability. Disabled all renegotiation in TLSv1.2 and earlier. (diff here)
    • Feb 1, 2022
      -added a plugin to qmail to filter bad DNS HELOs (more info here)
      -Roundcube upgraded to v. 1.5.2
    • Jan 17, 2022
      -new qmail combined patch (diff here):
      * now qmail-smtpd logs rejects when client tries to auth when auth is not allowed, or it's not allowed without TLS (a closed connection with no log at all appeared before).
      * added qmail-spp.o to the TARGET file so that it will be purged with "make clean".
    • Dec 19, 2021
      -new qmail combined patch: added qmail-spp patch
    • Oct 21, 2021
      roundcube updated to v. 1.5.0
    • Sep 28, 2021
      clamav updated to v. 0.104. The new version installation is based on cmake (autotools abandoned)
    • Sep 27, 2021
      -new qmail combined patch: now chkuser allows double hyphens "--" in the sender email, like in y--s.co.jp (diff here)
    • Sep 8, 2021
      fail2ban updated to v. 0.11.2 and rc.fail2ban moved to /usr/local/bin/fail2banctl. The dovecot filter has been improved
    • Sep 2, 2021
      -an issue in vusaged configure arised. I cured it with a patch, while Luca in the comments found a different solution.
    • Aug 22, 2021
      -minor fix to qmail patch/qlog: now it logs the auth-type correctly (diff)
    • Aug 15, 2021
      at the bottom of the qmail/testing page I added a note to the testssl script by Dirk Wetter, which allows you to inspect your SSL connection in detail.
    • July 28, 2021
      simscan: my attachments-size-limit patch added. It allows you to overcome a limitation where simscan doesn't pass messages over 250k to spamassassin.
    • July 16, 2021
      spamassassin: bayes_token.token database field changed to binary(5). It was char(5).
    • Jul 12, 2021
      -spamassassin/userprefe: the "preference" varchar length in the database "userprefs" table was increased to 50 (was 30) to create space for long label such as  "bayes_auto_learn_threshold_spam", which resulted truncated before the modification.
    • June 20, 2021
      -spamassassin: created a script to process the spam/ham for the learning and reporting system (more info here)
      -dovecot 15-mailboxes.conf: added mailboxes for the learning and reporting system
    • June 19, 2021
      new qmail combined patch released
      -chkuser: defined extra allowed characters in sender/rcpt addresses and added the slash to the list (tx Thomas).
      -RSA key and DH parameters are created 4096 bit long also in Makefile-cert. qmail-smtpd.c and qmail-remote.c updated accordingly (tx Eric Broch).
      -Makefile-cert: the certs will be owned by vpopmail:vchkpw
    • March 27, 2021
      - bug fixes in the vpopmail/defaultdelivery patch: increased the buffer for the .qmail-default file path, as in particular cases of long path/domain names it will result truncated. Fixed another bug where the .qmail.default file where opened twice.
      - now if vdelivermail is installed the "delete" option will be used instead of "bounce-no-mailbox", which is not reasonable anymore
    • March 21, 2021
      qmail combined patch updated. update_tmprsadh.sh: RSA key and DH parameters increased to 4096 bits
    • March 9, 2021
      vpopmail: the patch now installs the sql code needed for "one table per domain" (--disable-many-domains) in ~/vpopmail/etc/pwd-query_disable-many-domains.sql and creates the sql procedure if needed. Of course this add-on to vpopmail will be completely transparent when you compile with the default option --enable-many-domains
    • Feb 26, 2021
      vpopmail: added a defaultdelivery patch, which makes vpopmail to copy your preferred delivery agent (stored in QMAILDIR/control/defauldelivery) into the .qmail-default file of any newly created domains, overriding the default vpopmail's behaiviour, where vpopmail copies its delivery agent vdelivermail.
      Feb 5, 2021
      - vpopmail: the patch has been improved. The sql-aliasdomains stuff is now done by means of the vpopmail's C programs and functions.
      Feb 3, 2021
      - vpopmail: new patch and script released.
      Just configure --enable-sql-aliasdomains (default) and forget. The dbtable will be created the first time you will create an aliasdomain.
    • Jan 29, 2021
      - dovecot/auth-sql.conf.ext now uses the userdb's prefetch driver in order to perform one single query when doing the auth
      - dovecot/dovecot-sql.conf.ext has been modified to allow authentication both with real and alias domains, provided that you patched vpopmail accordingly. More info in this page.
      - vpopmail: sql-aliasdomains and combined patch released (new aliasdomains dbtable has to be created!)
    • Jan 13, 2021
      - vpopmail/dovecot: added support for sql aliasdomains
    • Gen 5, 2021
      - dovecot upgraded to v. 2.3.13 (vpopmail-auth removed by dovecot's developers)
      - pigeonhole upgraded to v. 0.5.13
    • Gen 3, 2021
      - Roundcube: Upgraded to v. 1.4.10
      - Roundcube: disabled the SMTP authentication when sending messages via RC. SMTP port changed to 25.
    • Gen 2, 2021
      - ucspi-tcp6: upgraded to latest version
      - fehQlibs have to be installed as a prerequisite of ucspi-tcp6
    • Dec 4, 2020
      - combined patch for qmail updated to solve compatibility problems with new gcc-10
      - a patch was also released to get vpopmail compiled with gcc-10
      - Tony Fung suggested a script to expunge messages, which can be very useful in case you need to expunge differently depending on your mailboxes/domains.
    • Nov 18, 2020
      spamassassin:
      - solved some priviledge problems with the reports of the RC's markasjunk plugin, which is going to write inside the log dir and read the razor's identity file.
      - moved all log files into /var/log/spamassassin (apache group now has +w priv). spamdctl and logrotate scripts modified accordingly
    • 2020.10.30
      Clamav: added clamav-unofficial-sigs (tx Tony Fung for the suggestion). Updated clamdctl and freshclamctl scripts to allow the restart function, needed by clamav-unofficial-sigs script
    • 2020.10.28
      modified the spamassassin's DMARC rule. Now it passes emails with one between DKIM and SPF valid, according to RFC7489 (thanks Marcel Veldhuizen and Iulian for the hints)
    • 2020.10.08
      rcptcheck-overlimit.sh: bug fix (tx Tony Fung)
    • 2020.09.02
      spamassassin/DMARC: corrected the askDNS rule as it was not triggering the reject in the event that only one of DKIM or SPF failed (tx A F)
    • 2020.09.01
      qmailadmin: minor adjustments to the skin patch
    • 2020.08.12
      dovecot: upgraded to v. 2.3.11.3
      dovecot-pigeonhole: upgraded to v. 0.5.11
    • 2020.08.11
      Roundcube: upgrade to v. 1.4.8
    • 2020.08.10
      - new qmailadmin skin/combined patch released:
      mod_user.html: added the "value" attribute to the name/gecos input tag (tx Pablo Murillo)
    • 2020.08.04
      - simscan: upgraded to v. 1.4.1
    • 2020.08.02
      - several clarifications in the simscan page;
      - revised the ripMIME installation as the dev version of the program is now downloaded from github, to solve complation breaks.
    • 2020.07.29
      - new combined patch
      * dk-filter: corrected a bug where dk-filter was using DKIMDOMAIN unconditionally. Now it uses DKIMDOMAIN only if _SENDER is null (tx Manvendra Bhangui).
    • 2020.07.27
      - new combined patch
      * added a fix for cve-2005-1513 (tx C for the hint)
    • 2020.07.15 
      - spamassassin: added Razor2, Pyzor, Spamcop configuration
      - Roundcube/markasjunk plugin has now info about the cmd_learn and the multi_driver drivers
      (tx Gabriel Torres)
    • 2020.07.03
      Roundcube/password plugin: added a patch to make it work in combination with cracklib, to enforce password strenght (tx Tony Fung)
    • 2020.06.10
      Roundcube: upgrade to v. 1.4.5 
    • 2020.05.22
      new qmailadmin skin/combined patch released
    • 2020.05.05
      -qmailadmin
      * patched qmailadmin to provide a new responsive skin for the control panel.
      * combined patch released
    • 2020.05.01
      -qmailadmin
      * added qmailadmin-cracklib patch to enforce password complexity
      * pwd-strenght patch removed
    • 2020.04.25
      -combined patch updated
      * qmail-smtpd.c: added rcptcount = 0; in smtp_rset function to prevent the maxrcpto error if control/maxrcpt limit has been exceeded in multiple messages sent sequentially rather than in a single mail (tx Alexandre Fonceca)
    • 2020.04.16
      - new combined patch: qmail-remote-logging patch added (more info here)
    • 2020.04.10
      - new combined patch: DKIM patch updated to v. 1.28
      * outgoing messages from null sender ("<>") will be signed as well with the domain in env variable DKIMDOMAIN
      * declaring NODK env variable disables old domainkeys signature, while defining NODKIM disables DKIM.
    • 2020.03.31
      - DKIM configuration: added UNSIGNED_SUBJECT variable to the run files, which can be useful to declare if one wants to allow messages without the sign of the subject (more info here)
      2020.03.19
      dovecot: added the autoexpunge setting in 15-mailbox.conf. The expunge via cronjob in not needed anymore
    • 2020.02.26
      vqAdmin: fixed a problem which was preventing the patch to be applied (tx Marco Varanda)
    • 2020.02.25
      dovecot: modified 10-master.conf to set up stats' service priviledges and correct an error which appeared in qmail-send
    • 2020.02.11
      table spamassassin.txrep modified as the column "count" was renamed (tx Tony Fung).
    • 2020.02.06
      queue-repair.py: applied a patch to make the program python3 compliant (tx Tony Fung)
    • 2020.02.04
      dovecot-sql.conf.ext: adjusted the user_query string to get compatibility with mariadb-10.3 (tx Tony Fung)
    • 2020.01.11
      - new combined patch: qmail-tls patch updated to v. 20200107
      * working client cert authentication with TLSv1.3
    • 2019.12.12
      spamassassin: upgraded to v. 3.4.3
    • 2019.12.08
      - big patch updated
      * qmail-smtpd.c: now TLS is defined before chkuser.h call, to avoid errors on closing the db connection (tx ChangHo.Na) 
      - domainkeys script improved: it now manages 2048 bit long key (tx Tatsuya Yokota)
    • 2019.12.01
      dovecot: upgraded to v. 2.3.8
      dovecot-pigeonhole: upgraded to v. 0.5.8
      Roundcube: upgraded to v. 1.4.1 (mobile responsive skin released!)
      Roundcube plugins: updated
    • 2019.09.18
      spamassassin: added a page concerning TxRep and another one concerning DMARC filter
    • 2019.09.09
      dovecot: now the SQL user_query retrieves the quota as well (tx Alexandre Fonceca, more info here)
    • 2019.08.07
      - a couple of adjustments to chkuser (tx Luca Franceschini, more info here)
      * BUG - since any other definition of starting_string ends up as "DOMAIN", if starting_string is otherwise defined, chkuser will be turned off.
      * CHKUSER_ENABLE_ALIAS_DEFAULT, CHKUSER_VAUTH_OPEN_CALL and CHKUSER_DISABLE_VARIABLE are now defined in chkuser_settings.h
      * Now CHKUSER_DISABLE_VARIABLE, CHKUSER_SENDER_NOCHECK_VARIABLE, CHKUSER_SENDER_FORMAT_NOCHECK, CHKUSER_RCPT_FORMAT_NOCHECK and CHKUSER_RCPT_MX_NOCHECK can be defined at runtime level as well.
    • 2019.07.12
      - qmail-channels patch added
      more info here http://www.thesmbexchange.com/eng/qmail-channels_patch.html 
      - improved verbosity of die_read function in qmail-smtpd.c (qmail-smtpd: read failure). More info here.
    • 2019.06.19
      - DKIM patch updated to v. 1.26
      * BUG - honor body length tag in verification
    • 2019.05.24
      - qmail-tls patch updated to v. 20190517
      * bug: qmail-smtpd ssl_free before tls_out error string (K. Wheeler)
    • 2019.05.23
      - DKIM patch updated to v. 1.25
      * SIGSEGV - when the txt data for domainkeys is very large exposed a bug in the way realloc() was used incorrectly.
      * On 32 bit systems, variable defined as time_t overflows. Now qmail-dkim will skip expiry check in such conditions.
    • 2019.04.25
      * bug fixed on qmail-smtpd.c: it was selecting the wrong openssl version on line 2331 (tx ChangHo.Na)
      2019.04.09
      - qmail-tls patch updated to v. 20190408
      * make compatible with openssl 1.1.0 (Rolf Eike Beer, Dirk Engling, Alexander Hof)
      * compiler warnings on char * casts (Kai Peter)
    • 2019.04.03
      - libdomainkeys patch updated (tx Manvendra Banghui)
    • 2019.03.22
      - new combined patch: fixed a bug causing crashes of qmail-remote when using openssl-1.1 (tx Luca Franceschini)
    • 2019.02.27
      - port to openssl-1.1
      - DKIM patch updated to v. 1.24
      * bug fix: restored signaturedomains/nosignaturedomains functionalities.
    • 2019.02.26
      simscan: patch updated (tx Pablo Murillo)
      vQadmin: some adjustments into apache config and it's working again under apache-2.4 (tx Erald)
    • 2019.02.01
      fail2ban upgraded to v. 0.10.4
    • 2018.09.23
      spamassassin upgraded to v. 3.4.2
    • 2018.08.25
      -DKIM patch updated to v. 1.23
      * fixed a bug where including round brackets in the From: field ouside the double quotes (From: "Name Surname (My Company)" <name.surname@company.com>) results in a DKIMContext structure invalid error (tx Mirko Buffoni).
      * qmail-dkim and dkim were issuing a failure for emails which had multiple signature with at least one good signature. Now qmail-dkim and dkim will issue a success if at least one good signature is found.
    • 2018.08.23
      -logging patch updated to v. 5
      * fixed a bugin logit and logit2 functions where a RSET command and a subsequent brutal quit of the smtp conversation ^] by the client cause a segfault (tx Mirko Buffoni, more info here)
    • 2018.08.02
      ezmlm-web: Ricardo Brisighelli sent me two patches which solves compilation breaks with gcc-7
    • 2018.06.22
      -clamav updated to v. 0.100.0
    • 2018.04.06
      -added a patch to daemontools to extend the log file size limit to 100MB (tx Sam Tang)
    • 2018.04.04
      -qmailctl script updated (tx Sam Tang)
      * "qmailctl stat" now shows something like "0 days, 00 hours 16 mins"
      * can assign another service which related qmail for monitoring, like dovecot, clamd, freshclam...
      * change "up" and "down" to green and red color.
    • 2018.04.03
      -DKIM patch updated to v. 1.22
      * openssl 1.1.0 port
      * various improvements, bug fixes
    • 2018-03-21
      added a new page to explain how to install a letsencrypt certificate for qmail and dovecot here
    • 2018-02-07
      clamav updated to v. 0.99.3 (bug fix, tx to Bob Greco
    • 2018-01-10
      == combined patch updated
      -maildir++
      * fixed a bug where the filesize part of the S=<filesize> component of the Maildir++ compatible filename is wrong (tx MG). More info here and here.
      -qmail-queue-extra
      * removed, because it was causing more problems than advantages, as the domain of the log@yourdomain.tld had to match the system domain inside control/me and can't be a virtual domain as well.
      == dovecot: upgraded to v. 2.3.0
      == dovecot-pigeonhole: upgraded to v. 0.5.0.1 
    • 2017-10-24
      new patch arrived (tx Luca Franceschini)
      -qlogfix (diff here)
      * log strings should terminate with \n to avoid trailing ^M using splogger
      * bug reporting custom errors from qmail-queue in qlog
      -added dnscname patch
      -added rcptcheck patch
      added rcptcheck-overlimit.sh (tx Luca Franceschini)
      added a page about rcptcheck-overlimit.sh usage
    • 2017-09-05
      Roundcube upgraded to v. 1.3.1. The enigma plugin requires Crypt_GPG-1.6.2
    • 2017-08-24
      -fail2ban: the qmail-smtpd.conf filter has been simplyfied and is now based on the "qlogenvelope" lines 
    • 2017-08-18
      -combined patch updated: qmail-smtpd now retains authentication upon rset (tx to Andreas)
    • 2017-07-05
      -roundcube upgraded to v. 1.3.0
    • 2017-05-14
    • Combined patch updated:
      DKIM patch updated to v. 1.20
      It now manages long TXT records, avoiding the rejection of some hotmail.com messages.
    • 2017-03-02
      -ucspi-tcp6 upgraded to v. 1.04 (some bug fixes http://www.fehcom.de/ipnet/ucspi-tcp6.html)
    • 2016-12-19
      -Several new patches and improvements added (thanks to Luca Franceschini)
      More info here http://notes.sagredo.eu/node/178
    • 2016-12-14
      simscan: bug fix and new combined patch (thanks to Bob Greco, more info here)
    • 2016-12-02
      -fixed BUG in qmail-remote.c: in case of remote server who doesn't allow EHLO the response for an alternative
      HELO was checked twice, making the connection to die. (Thanks to Luca Franceschini)
      Patch applied: http://notes.sagredo.eu/files/qmail/patches/fix_sagredo_remotehelo.patch
    • 2016-09-19
      -big patch updated: qmail-tls patch updated to v. 20160918
        * bug: qmail-remote accepting any dNSName, without checking that is matches (E. Surovegin)
        * bug: documentation regarding RSA and DH keys (K. Peter, G. A. Bofill)
    • 2016-08-06
      qmailadmin: added the ezmlm-idx 7 compatibility patch
      2016-08-04
    • ucspi-tcp6 upgraded to v. 1.02
    • 2016-07-20
      -roundcube: added enigma plugin
    • 2016-05-31
      -roundcube upgraded to v. 1.2.0. All plugins updated as well
    • 2016-05-15
      -force-tls patch improved (a big thanks to Marcel Telka). Now qmail-smtpd avoids to write the auth verb if the
      the STARTTLS command was not sent by the client
    • 2016-03-09
      -combined patch updated
      * dkim patch updated to v. 1.19: verification will not fail when a dkim signature does not include the subject provided that the  UNSIGNED_SUBJECT environment variable is declared. More info here.
    • 2016-01-18
      -removed the line "DKIMKEY=/var/qmail/control/domainkeys/%/default" from the qmail rc config file, as DKIMKEY is actually ignored by dk-filter, which will look for the key in that location by default. Use DKIMSIGN instead to define yor domainkey location (thanks to Steffen for the hint)
    • 2015-12-26
      qmail-tls updated to v. 20151215
      * typo in #if OPENSSL_VERSION_NUMBER for 2015-12-08 patch release (V. Smith)
      * add ECDH to qmail-smtpd
      * increase size of RSA and DH pregenerated keys to 2048 bits
      * qmail-smtpd sets RELAYCLIENT if relaying allowed by cert
      more info here 
      -roundcube upgraded to v. 1.1.4 (security fixes, more info here)
    • 2015-12-15
      -DKIM patch updated to v. 1.18 (a big thank to Manvendra Bhangui for his kind support). More info here
      2015-11-23
      qmail-submission/run modified: SMTPAUTH="!" to enable the submission feature (auth required). Now incoming msg can be received only on standard 25 port 
    • 2015-10-06
      -fail2ban upgraded to v. 0.9.3
    • 2015-10-03
      -new combiend patch released: qmail-authentication updated to v. 0.8.3
    • 2015-09-02
      dovecot: the user query on the auth is now able to manage pop3/imap/webmail vpopmail limits (thanks to Arturo Blanco)
    • 2015-08-29
      vQadmin: combined patch released (more info inside the patch itself)
    • 2015-08-08
      -fixed a bug on qmail-remote.c that was causing the sending of an additional ehlo greeting (thanks to Cristoph Grover)
    • 2015-05-28
      qmailadmin: added a patch to log auth failures (thanks to Tony)
      fail2ban: added a filter against qmailadmin log failures
    • 2015-05-03
      spamassassin: upgraded to v. 3.4.1
    • 2015-04-25
      qmailadmin: added a patch to check for the password strenght
    • 2015-04-11
      -combined patch updated: 
      --qmail-authentication: upgraded to v. 0.8.2
      --qmail-tls: upgraded to v. 20141216 (POODLE vulnerability fixed)
    • 2015-03-28
      -combined patch updated: added qmail-empf patch
    • 2015-02-25
      the home page graphic of qmailadmin has copyright issues as shown here (thanks to Marc for the hint)
    • 2015-02-17
      roundcube: upgraded to v. 1.1.0. All plugins have been upgraded as well
    • 2015-01-10
      roundcube: added carddav plugin
    • 2014-11-20
      combined patch updated:
      -the SSLv3 connection upon the auth was switched off because of security reasons (thanks to Florian).
    • 2014-11-15
      combined patch updated:
      -modified the QUEUE_EXTRA variable in extra.h to record the Message-ID in the qmail-send's log (thanks to Simone for the hint). Look here for details.
    • 2014-11-08
      simscan has been improved with the jms patch. The work dir is mounted as a ramdisk now
    • 2014-10-29
      fail2ban: qmail-smtp.conf filter updated to look for GREETDELAY lines
    • 2014-10-14
      SSLv3 disabled on dovecot because of security reasons (more info here)
    • 2014-10-14
      dovecot upgraded to v. 2.2.14
      dovecot-pigeonhole recompiled
    • 2014-10-04
      dovecot upgraded to v. 2.2.14.rc1
      dovecot-pigeonhole upgraded to v. 0.4.3
      the global sieve folder was moved to /usr/local/dovecot/etc/sieve/
    • 2014-09-29
      roundcube upgraded to v. 1.0.3.
      added a roundcube-auth filter to fail2ban
    • 2014-08-26
      roundcube upgraded to v. 1.0.2. Fixed some errors in the relative page, as sometime the $config variable was still $rcmail_config as in the past, and all the config files are now merged into config.inc.php (thanks to Otto)
    • 2014-08-24
      the log rotation of qmail is managed by the jms'  https://qmail.jms1.net/scripts/convert-multilog. Thanks to Marc for the suggestion
    • 2014-08-18
      added a page concerning fail2ban setup
    • 2014-05-13
      clamav upgraded to v. 0.98.3
      roundcube upgraded to v. 1.0.1
      ezmlm-idx upgraded to v. 7.2.2
      qmailadmin recompiled against ezmlm-idx-7.2.2
    • 2014-05-03
      ezmlm-idx upgraded to v. 7.2.0
      Bruce Guenter has released a new version of ezmlm-idx, getting the program to be compliant with the Yahoo DMARC Policy Change. You have to recompile qmailadmin against ezmlm as well.
    • 2014-04-14
      combined patch updated:
      -added qmail-maxrcpt patch, which allows you to set a limit on how many recipients are specified
    • 2014-04-08
      roundcube upgraded to v. 1.0.0
    • 2014-03-10
      combined patch updated:
      -added qmail-smtpd-liberal-lf patch, which allows qmail-smtpd to accept messages that are terminated with a single \n instead of the required \r\n sequence. This should avoid some "read failed" reject.
    • 2014-02-14
      spamassassin upgraded to v. 3.4.0
    • 2014-01-10
      roundcube upgraded to v. 1.0-rc. Plugins have been upgraded as well
    • 2014-01-24
      ucspi-tcp6 upgraded to v. 1.00: fixed problems when compiling with C99 compilers
    • 2013-12-30
      combined patch updated:
      -added qmail-SRS patch. You must install libsrs2 now.
      -the character "=" in the sender address is now considered valid by chkuser in order to accept SRS
    • 2013-12-20
      combined patch update (more info here):
      -added qmail-date-localtime patch
      -added qmail-hide-ip patch
      -the original greetdelay by e.h. has been replaced with the improved patch by John Simpson. Now communications trying to send commands before the greeting will be closed. Premature disconnections will be logged as well. More info here
      -modified the configuration of qmail-smtpd and qmail-submission according to the new greetdelay patch
      -updated the page concerning greetdelay
      -CHKUSER_SENDER_FORMAT enabled to reject fake senders without any domain declared (like )
      -chkuser logging: I slightly modified the log line adding the variables' name just to facilitate its interpretation
      -added qmail-moreipme patch
      -added qmail-dnsbl patch (more info here)
      -added a page concerning qmail-dnsbl patch
    • 2013-12-05
      added two patches to my combined patch to make qmail rfc2821 compliant
    • 2013-11-23
      any-to-cname patch added to the combined patch
    • 2013-10-30
      Added two contributions by Costel Balta:
      -how to avoid to be "cut off" from spamhaus.org (read here)
      -adding the foxhole db to clamav (on the bottom of the clamav page)
    • 2013-09-27
      -DKIM patch upgraded to v. 1.17. Defined -DHAVE_SHA_256 while compiling dkimverify.cpp in the Makefile. This solved an issue while verifying signatures using sha256.
    • 2013-09-16
      Minor fixes to the DKIM patch
    • 2013-09-14
      -new combined patch released. The DKIM patch has been upgraded to v. 1.16; the signing at qmail-remote level has been revised by its author.
      -I added notes about qmail-remote signing in the DKIM page of this guide.
      -the domainkey program now gives ownership of the domainkey to qmailr, which runs qmail-remote
    • 2013-08-25
      -qmail-qmqpc.c call to timeoutconn() needed a correction because the function signature was modified by the
       outgoingip patch. Thanks to Robbie Walker
       (diff file here http://notes.sagredo.eu/files/qmail/patches/qmail-qmqpc.diff)
    • 2013-08-22
      ucspi-tcp6: upgraded to v. 0.99. The current version includes an hack by Manvendra Bhangui from indimail.org which gets tcpserver and qmail's spfcheck to be IPv4-mapped IPv6 addresses compliant, provided that you install his modified qmail-spf patch (my combined patch already has this adjustment to spf).
      Fot those interested, a few days ago Manvendra Bhangui released a package of patches including now not only DKIM and SURBL but also SPF and the entire qmail totally IPv6 compliant. The upgrade for me is not so straightforward, but I'm planning to have it in my big patch soon or later. For the moment you can play with it downloading from http://sourceforge.net/projects/indimail/files/netqmail-addons/qmail-dkim-1.0/
    • 2013-08-21
      -big patch updated: fixed a bug in hier.c which caused the installation not to build properly the queue/todo dir structure (thanks to Scott Ramshaw)
    • 2013-08-19
      -DKIM-SURBL patch by Manvendra Bhangui updated to v. 1.14
      -added a page about SURBL configuration
    • 2013-08-12
      -DKIM patch upgraded to v. 1.12. The new patch adds surblfilter functionality.
      -added qmail-smtpd pid, qp log patch
    • 2013-08-08
      -qmail-SPF modified by Manvendra Bhangui to make it IPv4-mapped IPv6 addresses compliant. In order to have it working with such addresses you have to patch tcpserver.c accordingly. You can use a patch fot ucspi-tcp6-0.98 by Manvendra Bhangui at http://notes.sagredo.eu/files/qmail/patches/tcpserver-ipv6mapped_ipv4.patch or wait for v. 0.99 relase of ucspi-tcp6
      -added outgoingip patch
      -added qmail-bounce patch
    • 2013-05-20
      dovecot: upgraded to v. 2.2.2
      dovecot-pigeonhole: rebuilt
    • 2013-05-18
      Roundcube: upgraded to v. 0.9.1
    • 2013-05-09
      -dovecot-pigeonhole: upgraded to stable 0.4.0 version
    • 2013-05-06
      -dovecot: upgraded to v. 2.2.1 The configuration has been modified to use the sql/mysql driver in place of the vpopmail one; the password is now sended in plain text
      -dovecot-pigeonhole: upgraded to latest development version
      -RoundCube: imap_auth_type has been set to NULL to send the password in plain text and make dovecot's auth happy
      -the dovecot's expunge shell script was simplyfied. Using the sql driver solved all issues of the old vpopmail backend related to the missing iteration feature.
    • 2013-04-16
      Roundcube: upgraded to v. 0.9.0
      All rc plugins have been updated as well
    • 2013-03-31
      new combined patch: qmail-auth updated to latest v. 0.8.1 Added authentication by recipient domain for qmail-remote. Look at README.auth for further details
    • 2013-02-11
      new combined patch: some code adjustments in qmail-smtpd.c smtpd_ehlo() to restore total compatibility with esmtp-size patch
    • 2013.02.08
      new combined patch: qmail-auth has been updated to the latest v. 0.7.6. Look at README.auth for further details
      ucspi-tpc6: updated to v. 0.98
    • 2013.01.28 new combined patch released: fixed an issue on qmail-pop3d which was causing a double +OK after the pass command (thanks to Rakesh, Orbit and Simplex for helping in testing and troubleshooting)
    • 2013.01.27 ucspi-tpc6: updated to v. 0.97
    • 2013.01.06 ucspi-tpc6 0.96 by E.Hoffmann replace the ucspi-tcp 0.88 by DJB. It provides IPv6 and rblsmtpd greetdelay support
      combined patch modified. The variable GREETDELAY was renamed to SMTPD_GREETDELAY just to avoid conflicts with the GREETDELAY variable inside rblsmtpd
      qmail-smtpd/run file modified accordingly
    • 2012.11.14 Roundcube: upgraded to v. 0.8.4
    • 2012.11.10 Roundcube: upgraded to v. 0.8.3. Autologon plugin: modified
    • 2012-10-31 new combined patch: qmail-auth has been updated to the latest v. 0.7.5. Look at README.auth for further details
      The qmail-forcetls patch was simplyfied accordingly.
    • 2012.10.25 vpopmail: upgraded to v. 5.4.33 (now marked as stable). Be aware that you have to recompile netqmail, qmailadmin and vqadmin as well.
      qmailadmin: upgraded to v. 1.2.16
    • 2012.10.19 Roundcube: added context menu, autologon and logout_redirect plugins
    • 2012.10.18 Roundcube: upgraded to v. 0.8.2
    • 2012.10.11 dovecot: upgraded to v. 2.1.10
      dovecot-pigeonhole: upgraded to v.0.3.3
    • 2012.10.10 fixed vQadmin 'invalid language' issue (see vQadmin page for details http://notes.sagredo.eu/it/node/57)
    • 2012.09.19 ClamAV: upgraded to v. 0.97.6
    • 2012.09.04 zipdownload Roundcube's plugin: modified to gain compatibility to v. 0.8.1 (thanks to taki)
    • 2012.08.31 Roundcube: upgraded to v. 0.8.1
      dovecot: upgraded to v. 2.1.9
      dovecot-pigeonhole: recompiled
    • 2012.08.11 Roundcube: upgraded to v. 0.8.0
    • 2012.05.26 dovecot-pigeonhole: upgraded to v 0.3.1
    • 2012.05.24 dovecot: upgraded to v. 2.1.6
    • 2012-04-25 new combined patch: added qmail-remote CRLF (thanks to Pierre Lauriente for the help on testing and troubleshooting)
      The qmail-remote CRLF patch solved a problem of broken headers after sieve forwarding that was caused by a bad handling of the CR (carriage return) by qmail-remote. The issue is also reported here http://www.dt.e-technik.uni-dortmund.de/~ma/qmail-bugs.html
    • 2012.04.16
      qmail-tap added to my combined patch
    • 2012.03.03 dovecot: upgraded to v. 2.1.1
      The configuration files have been updated: the most important change was the location of auth_socket_path variable inside 10-mail.conf
    • 2012.02.17 dovecot: upgraded to v. 2.1.0
      dovecot-pigeonhole: upgraded to v.0.3.0
    • 2012.02.08: esmtp-size patch added to my combined patch
    • 2012.01.29: New combined patch released: added doublebounce-trim patch
    • 2012.01.21 Roundcube: updated to v. 0.7.1. All plugins have been updated to latest version as well.
    • 2011.12.13 dnsbl.sorbs.org is not on my RBL examples anymore, as it proved to be a bad list. It's rejecting gmail's IPs and also confusing the IP of my own server as dynamic.
    • 2011.12.12 New combined patch released.
      -modified update_tmprsadh to chown the .pem files to vpopmail to avoid hang-ups during the smtp conversation on port 587 caused by permission problems.
    • 2011.10.06 New combined patch released.
      -fixed qmail-remote.c which was not going into tls on authentication (thanks to Krzysztof Gajdemski)
      -force-tls now quits if the starttls command is not provided when required (thanks to Jacekalex)
    • 2011.09.30 Dovecot: upgraded to v. 2.0.15
      dovecot-pigeonhole: upgraded to v . 0.2.4
      ICU: upgraded to v. 4.8.1
    • 2011.09.29 RoundCube: upgraded to v. 0.6. All plugins have been updated to latest version
    • 2011.08.13 RoundCube: upgraded to v. 0.5.4 (security fix)
    • 2011.07.27: Big patch updated. My force-tls patch allows the management of STARTTLS and CRAM-MD5 variables in the run file, so that there's no need to recompile each time anymore.
      I also added the "qmail-inject-null-sender" patch by Stéphane Cottin, which addresses a bug on qmail-inject
    • 2011.07.23 The configuration of dovecot was updated to allow maildir++ (thanks to Nicolas) on files 90-quota.conf and 20-imap.conf
    • 2011.07.15 The combined patch has been updated: an issue which caused the compilation's break down of qmail on 64b platforms has been fixed
    • 2011.07.03 Added support for rblsmtpd. Added a page about the greetdelay patch.
    • 2011.06.29 New combined patch released. Added ext-todo and big-todo patches, which adress the "silly qmail syndrome" on big servers.
    • 2011.06.24 Spamassassin: updated to v. 3.3.2
    • 2011.06.02 Roundcube: updated to v. 0.5.3 (2 important bug fixes)
    • 2011.05.29 Dovecot: added a page concerning the purging of expired emails from Trash/Junk
    • 2011.05.25 RoundCube: updated to v. 0.5.2. Updated almost all roundcube's plugin to latest version.
    • 2011.05.17 Added Luca Morettoni's qmail-rblchk
    • 2011.04.19 Dovecot-2.0.12 upgrade; dovecot-pigeonhole v.0.2.3 upgrade
    • 2011.04.06 Vermulen's TLS patch updated (security fix, see http://www.kb.cert.org/vuls/id/555316).
      New qmail combined patch releasead.
    • 2011.02.25 Added DKIM patch and related page

    ---------

    • 2010.12.12 first release of this guide and related patch
    •  

    Plugins per Roundcube

    Changelog

    • Apr 27, 2026
      - qmailforward upgraded to v1.0.5 (bug fix: sql call is not done if the forward is not a valid email address)
    • Dec 19, 2025
      - composer is now installed in /usr/local/bin and not in RC dir
    • Apr 19, 2025
      - sauserprefs aggiornato alla versione 1.20.2
    • 23 marzo 2025
      - il driver vpopmaild del plugin password è nuovamente funzionante, ora che il problema è stato sistemato dal lato vpopmail (versione 5.6.7 in poi).

     

    •  

    Configurazione di SURBL per qmail

    Le SURBL sono liste di siti web che appaiono nel corpo della posta indesiderata. Diversamente dalla maggior parte delle liste non sono liste di indirizzi IP.

    I siti web che appaiono nei messaggi di posta indesiderata tendono ad essere più stabili rispetto agli indirizzi IP in rapido cambiamento dei botnet che sono soliti inviare la maggior parte di questi messaggi. Le liste di IP come zen.spamhaus.org possono essere usate in un primo stadio di filtraggio per aiutare a identificare da circa l'80% al 90% dei messaggi di posta indesiderata. Le liste SURBL possono contribuire a eliminare il restante 75% della posta indesiderata in un successivo stadio di filtraggio. Usate insieme alle liste di IP (RBL), le SURBL risultano un metodo molto efficace per identificare fino al  95% della posta indesiderata.

    Changelog

    • Mar 29, 2026
      - aggiunta una nota sui control file
    • Feb 17, 2026
      - added notes to testing section
    • Sep 26, 2023
      -surblfilter logs the rejected URL in the qmail-smtpd log. It can now inspect both http and https URLs.
      -Improvements in man dkim.9, qmail-dkim.9 and surblfilter.9
    • May 17, 2023
      -Top level domains URL is changed. So you have to adjust the update_tlds.sh script accordingly

    •  

    Il 78% delle aziende ha già subito o sospetta incidenti legati all’IA

    A leggere il nuovo “2026 Cloud Security Report” realizzato da Check Point insieme a Cybersecurity Insiders, sembra proprio che l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende stia crescendo più rapidamente della capacità delle organizzazioni di proteggerla. Il report, basato sulle risposte di 1.042 professionisti IT e cybersecurity provenienti da organizzazioni di tutto il mondo, mostra un quadro […]

    L'articolo Il 78% delle aziende ha già subito o sospetta incidenti legati all’IA proviene da Securityinfo.it.

    •  

    Roundcube webmail

    Roundcube è una webmail avanzata con una bella interfaccia grafica.

    Changelog

    • Aug 10, 2026
      - version 1.7.3
    • Mar 9, 2025
      added $config['quota_zero_as_unlimited'] = true; to show quota unlimited instead of unknown for accounts with unlimited quota

    •  

    Playing with qmail-spp

    qmail-spp provides plug-in support for qmail-smtpd. It allows you to write external programs and use them to check SMTP command argument validity. The plug-in can trigger several actions, like denying a command with an error message, logging data, adding a header and much more.

    • Author: Pawel Foremski
    • More info here

    Today I played for the first time with an ancient patch for qmail: qmail-spp. I was really impressed for the ease of use and the elegance of its code, which is inserted inside qmail-smtpd.c with a few touches, despite of the many things that it can do when installed and enabled.

    It can run a custom plugin in any language and at any level of the smtp session, grabbing the environment variables, writing into stderr or blocking the smtp session with a return error for the sender.

    In no time at all I managed to understand its logic and write a small plugin by adapting a c program I wrote for s/qmail a few months ago to check the validity of the recipient.

    Of course I decided to add this patch to my combo. I've just modified the way it has to be enabled, just not to bother those who don't want to touch their run scripts. So, while the original patch is enabled by default, I modified things a little bit so that you have to manually enable it by exporting the variable ENABLE_SPP in your run scripts. Therefore the original NOSPP variable is useless.

    Have fun!

    •  

    Script e cronjob per il sistema di learning e reporting di Spamassassin

    Ora che abbiamo preparato i filtri antispam dobbiamo addestrare il nostro sistema bayesiano e inviare i report a Razor, Pyzor e Spamcop.

    La cosa più ovvia che può venirci in mente di fare a questo punto è forse quella di lanciare sa_learn e spamassassin --report uno dopo l'altro al click sul bottone "Marca come Spam" della webmail Roundcube (vedere i driver cmd_learn e multi_driver del plugin markasjunk), ma questa scelta ha alcuni svantaggi importanti:

    • il processo di addestramento, la conseguente sincronizzazione del journal e la connessione ai vari network per il reporting può richiedere anche una decina di secondi, un tempo che i nostri utenti non sono disposti ad attendere.
    • cosa anche più grave, quando essi cliccano sul bottone "Marca come Spam" non è sempre detto che si tratti di un vero messaggo di posta indesiderata. Prendiamo ad esempio il classico caso delle newsletter a cui si sono regolarmente iscritti e che non vogliono più leggere, e che decidono di eliminare etichettandole come spamming anzichè inoltrare una regolare richiesta di cancellazione.

    E' qundi più corretto eseguire questi due compiti durante la notte per mezzo di un cronjob (primo problema risolto), processando i soli messaggi di vero spam/ham che l'utente ha consapevolmente copiato in una cartella apposita (secondo problema).

    •  

    Anche i nazi usano Mastodon? Beh, se é per questo usan pure l’email…

     

     

    Mastodon continua a crescere. Alle soglie dei 3 milioni e mezzo di utenti si aggiungono continuamente nuove Istanze le quali, connettendosi o meno tra loro, contribuiscono a creare reti sempre più articolate all’interno del Fediverso. Le nuove Istanze (ossia server Mastodon indipendenti, ognuno dei quali con le proprie regole, caratteristiche e policy) sono per forza di cose diversissime tra loro ed hanno esigenze, approcci e idee su “come dovrebbe essere un social” spesso assai distanti tra loro, per non parlare dei temi che trattano. Di questi “nuovi arrivi” su Mastodon, due in particolare hanno fatto discutere molto negli ultimi mesi.

    Nel primo caso si tratta di un certo numero di Istanze incentrate su erotismo/pornografia nate perlopiù da utenti e comunità transfughe da Tumblr a causa della decisione della piattaforma di porre una stretta a quel tipo di contenuti.

    Il secondo, più serio, riguarda invece Gab, sul quale é necessario spendere qualche parola. Gab é un social network per nazifascisti nato negli Stati Uniti nel 2016 e che fin dalla nascita é stato raggiungibile oltre che dal proprio sito web anche da apposite App per iOS ed Android. Data la sua natura, i contenuti che diffonde, il suo utilizzo da parte degli organizzatori di Charlottesville ed altri disgustosi personaggi, Gab é stato fin da subito al centro di diverse polemiche che si son protratte fino al punto che qualche mese fa le sue App sono state rimosse dal Play Store e dall’App Store ed é stato rescisso unilateralmente il contratto che Gab aveva col suo fornitore di hosting (colui che affittava il server che reggeva il social).

    Gli amministratori del social neonazista, dunque, lasciati a piedi e banditi da ogni piattaforma, si son trovati in condizione di dover trovare una soluzione alternativa che li rendesse indipendenti dai ban dei provider tecnologici. Ed hanno adottato Mastodon.

     

    GAB E’ORA UN’ISTANZA MASTODON

    Questa scelta, dal punto di vista degli amministratori del social neonazista, presenta soprattutto due enormi vantaggi:

    1: anziché dover creare, aggiornare ed ottimizzare un proprio software da zero, gli admin di Gab possono avvantaggiarsi del lavoro open source degli sviluppatori e contributors di Mastodon. Questo perché essendo software aperto é liberamente utilizzabile e modificabile da chiunque.

    2: invece di dover sviluppare e far approvare delle App specifiche per il proprio social, possono appoggiarsi a diverse altre App per Mastodon già esistenti e presenti negli App Store. App che non vengono bannate perché non specifiche per Gab: bannarle sarebbe come bannare un browser perché ti permette di accedere a siti neonazisti.

    Al solito, come abituale strategia dei nazifascisti, il tutto é avvenuto negando la loro natura di nazifascisti e mascherando il loro desiderio di seminare odio e falsità invocando “libertà d’espressione”.

    La nuova Istanza Gab é grossa; i suoi amministratori affermano addirittura di avere già oltre un milione di account anche se esiste il forte sospetto che molti di questi possano essere account fasulli creati per far apparire il network molto più grande di quanto effettivamente sia. Ma veri o falsi che siano i suoi account, in ogni caso Gab resta un’Istanza di dimensioni considerevoli.

    Va pure ricordato che non si tratta della prima istanza neonazista che ha adottato Mastodon ma di certo é la più grossa, nota ed aggressiva.

     

    GRIDI D’ALLARME

    L’arrivo di Gab su Mastodon non poteva che generare scompiglio e curiosità: Mastodon si é caratterizzato fin da subito come uno strumento utile a creare ambienti molto favorevoli alle comunità LGBT, anarchiche e libertarie, per cui l’arrivo di Gab é stato visto soprattutto dal di fuori del Fediverso un po come una sorta di “fine dei giochi” per il progetto Mastodon (il che é un po’una costante: é da quando Mastodon esiste che alcuni commentatori colgono ogni occasione per dire che il progetto “é finito” nonostante in realtà continui a crescere costantemente)

    Molti blog che si occupano di tecnologia hanno riportato la notizia con toni allarmanti del tipo: “L’alternativa a Twitter senza nazisti ora é sede dalla più grossa comunità neonazista online”

     

    In effetti, sapere che una certa piattaforma social é usata da un gran numero di nazifascisti suona decisamente allarmante e se non sai come funziona una rete federata il primo pensiero che viene a chiunque é star lontano da quel social. Da questo punto di vista la notizia dell’arrivo dei nazisti su ha portato indubbiamente cattiva pubblicità a Mastodon.

    C’é però qualcosa che non torna in questo grido d’allarme (e chi già sa come funzionano Mastodon ed il Fediverso lo sa bene): giusto per fare un esempio, chi scrive, pur utilizzando Mastodon su base quotidiana, di Gab ed i suoi contenuti non ha mai visto manco l’ombra.

    Per capire come ciò sia possibile é necessario fare un passo indietro.

     

    NON ESISTE -UN- SOCIAL CHIAMATO MASTODON: CI SONO TANTE ISTANZE MASTODON CHE INTERAGISCONO FRA LORO

    Quando Tumblr ha deciso di adottare policy più restrittive su contenuti erotici e pornografici, molti dei suoi utenti interessati in quel tipo di contenuti si sono riversati su Mastodon creando Istanze tutte loro, come sinblr.com o humblr.social

    Qui bisogna ricordare nuovamente un concetto base su come Mastodon é strutturato e funziona:

    Ogni Istanza Mastodon é un social network indipendente che funziona indifferentemente dalle altre Istanze: é installato su un proprio server, ha i suoi admin, i suoi utenti e le sue regole e potrebbe benissimo funzionare anche se tutte le altre Istanze del mondo non esistessero.

    Dopodiché, ognuna di queste Istanze, se lo vuole, é in grado di dialogare con le altre ma é altrettanto libera di bloccare o limitare i contatti con le Istanze che non gli son gradite.

    Per fare un esempio: non ne abbiamo la certezza, ma possiamo scommettere un nichelino che rcsocial.net, un’Istanza Mastodon che si propone come spazio di discussione per utenti cattolici, abbia bloccato le Istanze porno-erotiche citate sopra. Questo vuol dire che gli utenti di rcsocial.net potranno interagire tra loro e magari con utenti di altre Istanze Mastodon ma non entreranno mai in contatto con gli utenti ed i contenuti erotici di sinblr.com o humblr.social.

    Il punto é che:

    “Mastodon” non é un social network ma una tecnologia condivisa da diversi social autonomi e indipendenti chiamati “Istanze” che possono essere in contatto a vicenda o meno.

    Parlare di “Mastodon” come di un’unica entità é assurdo così come descrivere la tecnologia chiamata “email” come se fosse un social network.

     

     

    DIVERSI LIVELLI DI INTERAZIONE E BLOCCO

    Il modo migliore per capire come funziona Mastodon é ragionare sempre partendo dal punto di vista della tua Istanza (quella che hai scelto o che hai creato personalmente). Nel caso più comune tu sei un utente che si é iscritto ad una Istanza di tuo gradimento, le cui policy (regole) sono sostanzialmente in linea con quelle che ti saresti dato tu.

    Nei confronti delle altre Istanze con cui c’é un rapporto paritario ed amichevole, la connessione con la tua Istanza é bilaterale: utenti e contenuti delle due Istanze possono interagire liberamente tra loro.

    Ci sono però anche delle Istanze che la tua Istanza ritiene inaccettabili, vuoi perché spammano o sono popolate da troll, perché sono Istanze nazistoidi che diffondono contenuti d’odio o contenuti contrari alle policy che la tua Istanza s’é data. In questo caso gli admin della tua Istanza la possono bloccare cosicché nessuno degli utenti della tua Istanza entrerà mai in contatto con utenti e contenuti dell’Istanza inaccettabile.

    C’é poi il caso delle Istanze discutibili: quelle i cui contenuti non sono ben visti/tollerati dalla tua Istanza, ma non sono tanto gravi da necessitare di un vero e proprio blocco. In questo caso gli admin possono silenziarle, ossia impostarne l’interazione in modo tale tu utente possa tranquillamente interagire con utenti e contenuti di queste Istanze discutibili, ma tali interazioni non saranno visibili agli altri utenti della tua Istanza. Per intenderci: se rispondi o boosti (“retwitti” / “riposti” / “condividi” ) contenuti di queste Istanze, questi non saranno visibili da tutti i membri della tua Istanza ma solo da quelli che già seguono chi hai boostato.

    Con le Istanze amiche c’é interazione bidirezionale pura; le Istanze discutibili possono essere silenziate in modo da non dare visibilità condivisa all’interazione ma senza impedirla; le Istanze discutibili possono essere bloccate in modo tale che per gli utenti della tua Istanza é come se non esistezzero più

     

    Non solo: ogni singolo utente é libero di decidere di bloccare solo per sé singoli utenti o intere Istanze. C’é un’Istanza che gli admin della tua Istanza ritengono amica ma che tu non sopporti? Puoi tranquillamente bloccarla e non vederne mai più alcun contenuto!

    L’unica cosa che tu come utente non puoi decidere autonomamente fare é interagire con Istanze che gli admin della tua Istanza hanno bloccato.

    OGNI ISTANZA CREA LA PROPRIA RETE CON CHI VUOLE E LASCIA FUORI CHI NON VUOLE.

    Il risultato é che se sei utente di un’Istanza come sinblr.com, probabilmente avrai tantissime interazioni con altre Istanze in cui viene pubblicato materiale erotico-pornografico, con le quali interagirai bilateralmente senza problemi, mentre al contrario se sei membro di un’Istanza di ultracattolici tradizionalisti avrai rapporti con diverse altre Istanze ma coi contenuti di sinblr.com non avrai alcun contatto. Ogni Istanza, dunque, crea una propria rete personalizzata lasciando fuori coloro con cui proprio non vuole entrare in contatto.

    Questo vuol dire che potrebbe perfettamente esserci una rete Mastodon di Istanze incentrate sul porno che non ha alcun contatto con una seconda rete di Istanze Mastodon di stampo tradizionalista. La logica conseguenza di questo meccanismo é che non esiste necessariamente UNA rete Mastodon:

    Possono esistere molte reti Mastodon separate che non hanno alcuna interazione fra loro

    Su Bida (mastodon.bida.im) i contenuti erotici-pornografici di per sé non sono vietati a patto che vengano postati con la maschera CW (“Content Warning”: avviso sul contenuto).

     

    Toot con immagine coperta da maschera CW ed il messaggio d’avviso “Materiale sensibile”

     

    In pratica i contenuti sensibili vengono postati con una “maschera” che oscura le immagini in questione e per vederle l’utente deve cliccarci appositamente sopra. Se un utente di Bida postasse ripetutamente contenuti senza maschera CW verrebbe ripreso dalla comunità, dagli admin ed in caso estremo bannato. Se un utente di Bida venisse in contatto con una diversa Istanza Mastodon in cui questo tipo di contenuti vengono postati senza alcuna maschera CW, con una segnalazione agli admin di Bida questa verrebbe bloccata.

    Questo é il tipo di approccio che ha Bida con contenuti sensibili ma altre Istanze potrebbero avere approcci assai diversi. Per esempio una certa Istanza potrebbe pretendere il CW su immagini porno ma non su semplici nudi né su disegni erotici, mente un’altra Istanza potrebbe avere come regola quella di bannare pure i quadri rinascimentali che mostrano nudi.

    Ecco perché é di fondamentale importanza scegliere la propria Istanza (o Istanze) di riferimento: a seconda che ci si iscriva ad un’Istanza o un’altra ci si può trovare con reti, contatti ed approcci lontanissimi tra loro perché, come ribadito sopra, ogni Istanza é sostanzialmente un social network diverso ed a seconda di quale vien scelto ci si può ritrovare in una rete assai ristretta in cui non c’é alcuna apertura e tolleranza verso posizioni distanti oppure in una rete indifferenziata ed indifferente alla presenza di contenuti odio, troll e spam o invece in una rete che si é ritagliata un mix di apertura e chiusura abbastanza vicina alle proprie esigenze.

     

    Gab not Welcome

    TORNIAMO A GAB

    Ricapitolato il meccanismo su cui é basato Mastodon é ora facile intuire che peso possa avere Gab sulle altre Istanze/community di Mastodon che non vogliono entrare in contatto con i nazifascisti: quasi zero. Praticamente tutte le Istanze antifasciste hanno fin da subito bloccato Gab così come già avevano bloccato altre Istanze dai contenuti simili. Anche gli admin di Bida (mastodon.bida.im) hanno bloccato Gab nonappena si é saputo del suo arrivo su Mastodon e così facendo, su Bida, i contenuti neonazisti di Gab non si son praticamente mai visti. Inoltre diversi utenti si sono mobilitati per presidiare le proprie Istanze da eventuali utenti provocatori di Gab e segnalare eventuali micro-Istanze create solo per diffondere per vie traverse i contenuti di Gab. Le istanze amiche che condividono principi etici comuni si scambiano informazioni sulle Istanze che diffondono messaggi d’odio o materiali sensibili privi di maschere CW, tenendosi sempre aggiornate sull’ecosistema umano delle proprie reti.

    In sostanza le reti Mastodon antifasciste hanno retto benissimo alla presenza di nazisti e provocatori, molto meglio di social commerciali e centralizzati come Facebook o Twitter.

    Allarmarsi perché dei nazifascisti hanno creato un server social usando Mastodon non é troppo diverso dall’allarmarsi perché un gruppo di neonazisti ha messo su un server mail, IRC, XMPP, o un sito web utilizzando strumenti open source.

    Insomma: di per sé non é possibile impedire che si crei una rete Mastodon nera. La si può magari isolare, mettere in un angolo e complicargli la vita in diversi modi (che adesso vedremo) ma impedirne del tutto l’esistenza é impossibile: se fosse possibile impedire l’esistenza di una rete nera attraverso strumenti tecnici, quegli stessi strumenti potrebbero essere altresì usati per impedire l’esistenza di qualsiasi rete o bloccare l’accesso a diversi contenuti che a programmatori o host non sono graditi.

    Non ha senso criminalizzare di per sé l’email, il telefono, la stampa o altri sistemi di comunicazione liberi perché sono tecnicamente utilizzabili anche dai nazifascisti e dunque non ha senso criminalizzare la piattaforma tecnologica Mastodon perché viene utilizzata da questi.

    Tuttavia seppur questi strumenti tecnologici non sono colpevolizzabili di per sé é anche vero che, volendo, é pur sempre possibile far in modo che quegli stessi strumenti non siano comodamente usufruibili per certi utilizzi, ma la cosa genera diversi problemi di ordine pratico ed etico.

    Logo di Fedilab, client Mastodon al centro di polemiche perché non ha bloccato l’accesso a Gab

    LA POSIZIONE DELLE APP

    Uno strumento software open source é sostanzialmente un attrezzo che chiunque può utilizzare e modificare a piacimento e questo vale sia per il software di Mastodon che per quello di diverse App per utilizzare Mastodon su smartphone.

    (NB: queste App sono chiamate in gergo client, termine che identifica applicazioni il cui scopo é quello di mettere l’utente in contatto con un server sul quale stanno effettivamente i contenuti)

    Come già visto, le App per accedere a Gab erano state rimosse da App Store di iOS e Play Store di Android, ma si trattava di App specifiche per quel social e quello solamente. Al contrario le principali App per Mastodon non sono specifiche per una certa Istanza, ma sono utilizzabili per accedere a qualsiasi le Istanze che uno vuole, così come un browser può accedere anche a siti neonazisti ed un client Mail può essere usato per accedere ad un mailserver neofascista.

    Questo crea un effetto non voluto: dopo che Apple e Google hanno bannato Gab in quanto bubbone seminatore di odio pestilenziale, proprio le le tecnologie open di Mastodon hanno permesso a a Gab di continuare ad essere alla portata di click su qualsiasi smartphone.

    Se criminalizzare Mastodon in quanto strumento non ha senso, più discutibile é la posizione delle App. Non esistono App “ufficiali” di Mastodon per Smartphone, bensì diverse App realizzate da programmatori e software house indipendenti tra cui scegliere.

    Qui sorge una domanda: é eticamente corretto che i programmatori di una App (magari open source) atta a connettersi ad una piattaforma social (questa certamente sì open source), possano decidere di impedire all’App di connettersi con certe Istanze? Può un browser impedirti di visitare un certo sito? O un software di mail impedirti di scambiarti le mail con certi indirizzi?

    La questione é complessa e sul Fediverso, da diversi mesi si susseguono discussioni su questo argomento.

    Le posizioni vanno dal “No: lo strumento deve essere liberamente aperto ed utilizzabile” al “E’ perfettamente legittimo che un programmatore crei software open al cui interno vi siano dei blocchi a contenuti fascisti: proprio perché é uno strumento open, se i fascisti vogliono utilizzarlo sono liberi di crearsi il proprio fork(*)”

    (*) il fork é la versione modificata di un software.

    Quest’ultima posizione é quella che all’atto pratico meglio potrebbe rispondere all’esigenza di isolare contenuti velenosi (o perlomeno renderne un po’ più complicata la diffusione) ma al tempo stesso potrebbe fungere da pericoloso precedente (in base alla stessa logica potrebbe essere realizzato un browser che non accede a siti il cui contenuto non é gradito ai programmatori).

    Il fatto é che blocchi di questo tipo già esistono per quanto riguarda contenuti tecnici nocivi: un browser può avere dei filtri che gli impediscono d’accedere a siti che contengono codice malevolo (o perlomeno mostrano una serie di avvisi molto espliciti). Può aver senso applicare questa stessa logica a contenuti tossici?

    Il punto é che la logica del blocco (o avviso di sicurezza) può essere applicata solo (1) riconoscendo l’eccezionalità dei contenuti fascisti nel loro non essere “opinione” ma totale negazione del dialogo e con i quali, dunque, non é possibile avere alcuna interazione sana; (2) esponendo con chiarezza le caratteristiche che definiscono i contenuti di questo tipo.

    Il contenuto d’odio, insomma, potrebbe essere trattato come un contenuto criminale tout court (ad esempio come i siti per pedofili) o un malware (come per i siti affetti da virus e codice malevolo), magari con filtri a più livelli (finestre d’avviso per i casi discutibili e via via fino al blocco per i casi più gravi)?

    In ogni caso va ribadito che l’idea di poter impedire la diffusione di messaggi d’odio solamente grazie a soluzioni software é pura illusione. Tuttalpiù questi possono servire per impedire a tali contenuti di esser diffusi con troppa semplicità.

     

    QUINDI?

    Se la gestione di contenuti da parte delle Istanze é intrinsecamente risolta dalla stessa struttura di Mastodon, la questione dei client genera ancora moltissima discussione esponendo approcci legittimi ma spesso contrastanti e che non verranno certo districate da questo post. Quel che però é certo é che su Mastodon, se non vuoi incontrare i nazisti, non ne incontrerai (giusto qualcuno magari, ma a malapena per il tempo necessario a bloccarlo e con lui l’intera Istanza che gli ha permesso di pubblicare i suoi contenuti tossici

     

     

     

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    I Provider di software open source

    Hai dei file a cui vuoi poter accedere facilmente da qualsiasi device? Li puoi caricare su NextCloud! Devi scrivere un testo assieme ad un’altra persona che vive lontano? C’é Etherpad! Vuoi inviare un file in modo riservato? Puoi usare Lufi! Ti serve una mappa online? Ma c’é OpenStreetMap! Vuoi condividere uno status ma solo con alcuni amici intimi? Puoi farlo con Friendica! Devi cercare qualcosa sul web? C’é SearX!

    Insomma: chi te lo fa fare di usare servizi centralizzati il cui solo scopo é carpire informazioni su di te, se ci sono provider online che mettono a disposizione i migliori software open source?

    SIAM PASSATI DALL’ESSER PERSONE CHE UTILIZZANO STRUMENTI AD  ESSER CLIENTI DI SERVIZI CHE CI USANO

    La maggior parte degli utenti possiede dei device (smartphone, tablet, computer fisso o portatile…) ma non ha in casa un proprio server personale con cui gestisce ed archivia i propri contenuti. Questo perché esistono dei fornitori commerciali di servizi online (provider come Google, Apple o Facebook) che mettono comodamente e spesso “gratuitamente” a disposizione tutta quella serie di servizi che altrimenti bisognerebbe installare/impostare/aggiornare/riparare da sé. Affidarsi a provider esterni, dunque, a primo acchito risulta comodo perché libera dall’onere di imparare a gestire gli strumenti su cui si regge la propria vita digitale.

    E’soprattutto nella seconda metà degli anni 2000 che si affermano i principali provider di servizi online. É in quel momento che si sviluppano aziende e strumenti come Dropbox, Evernote, Facebook, Google Docs, iCloud, Twitter, Whatsapp, YouTube ecc. Nel giro di pochi anni però, tramite acquisizioni e battaglie commerciali, la situazione che si é venuta a creare é che i principali servizi online sono proprietà di soli cinque colossi americani: Amazon, Apple, Facebook, Google, Microsoft.

    Cinque aziende commerciali che hanno nelle proprie mani la vita digitale di ogni individuo del pianeta, alcune delle quali sono state fondate con l’esplicito scopo di raccogliere, analizzare e vendere tutte le informazioni che possono sui propri utenti.

    Non tutti ci han fatto caso, ma mentre questi provider nascevano e si facevano ogni giorno più forti é avvenuto nelle nostre vite un importantissimo doppio cambio di paradigma. Il tutto é avvenuto in maniera esplicita, alla luce del sole e nient’affatto misteriosa, solo che é avvenuto tanto in fretta e con un tale hype nei confronti della “tecnologia del futuro” che la maggior parte delle persone non se n’é curata: 1) si é passati dallo “strumento come strumento” allo “strumento come servizio” ed alla 2) cessione volontaria dei propri dati sensibili in cambio dell’utilizzo di tali servizi.

    Il concetto, insomma, é che si é passati dal “possiedo carta e penna su cui scrivo quel che mi pare e poi se voglio lo tengo chiuso in un cassetto oppure lo consegno a chi mi pare ma sempre senza dover render conto a nessuno della mia scelta” al “Posso usare la fantastica penna di lusso e la fantastica carta della ditta X per scrivere tutto quel che mi pare, alla sola condizione che la ditta X leggerà tutto ciò che scrivo e ne farà quel che vorrà”.

    Tu, utente, non “hai” Whatsapp. Quando dici che “hai Whatsapp” stai dicendo una stronzata.

    Non hai idea di quali informazioni su di te il software di Whatsapp trasmette ai server  di Facebook(i millisecondi che sei stato fermo su una foto? se ne hai allargato un dettaglio? se l’hai salvata? se hai salvato una schermata con quella porzione di chat? quanti errori grammaticali fai? in quali ore dormi? quali sono le persone di cui cancelli le chat?).

    Non sai in che modo questi dati vengono interpretati (il numero di emoji usati in relazione alle volte in cui usi certe parole? quali sono le parole che usi solo con certe persone? i tuoi riferimenti culturali più comuni in relazione con la mappa dei tuoi spostamenti? le opinioni che hanno su di te i tuoi “amici” e che si scambiano nei messaggi privati?).

    Non sai in che modo Whatsapp ti profila (ha intuito che forse tra te e una certa persona c’é una tresca in base all’analisi dei vostri tracciati GPS ed ai messaggi fasulli che avete inviato? ha dedotto le tue debolezze emotive utilizzabili come grimaldello propagandistico da una forza politica che avversi per confonderti le idee?)

    L’ultimo punto probabilmente é il più importante. Si sa, che spesso il problema non é in chi trasmette informazioni (tu), ma in chi le legge (Facebook). Se Facebook interpretasse dalla tua attività online che sei potenzialmente una minaccia per il governo in carica e questa informazione fosse venduta proprio a qualcuno che lavora per il governo in carica beh, a seconda della natura di tale governo potresti passare decisamente dei brutti momenti.

     

     

    LA SOLUZIONE IDEALE É AVERE IL PROPRIO SERVER A CASA

    Possiamo girarci attorno finché si vuole, ma la verità é che l’unico software su cui puoi avere la massima fiducia é software FLOSS installato da te su un tuo device di proprietà, a cui solo tu hai accesso.

    Idealmente, dunque, un web veramente libero dovrebbe essere composto da innumerevoli device e server personali su cui sono installati gli strumenti software che ognuno preferisce e per far sì che questo non porti ad una eccessiva frammentazione delle piattaforme, idealmente e pur mantenendo la propria indipendenza, queste dovrebbero comunque possedere un certo grado di interoperabilità (ad essempio costituendo una rete federata). Si tratta di uno scenario tecnicamente realistico, molto vicino a quello delle prime reti BBS all’alba di Internet e che qualcuno sta effettivamente cercando di far prender nuovamente piede. Gli strumenti ci sono e funzionano già a dovere. Quel che gli manca é solamente un’adozione massiccia.

    Certo é pur vero che l’idea di fare self-hosting (ossia il possedere un proprio server personalizzato) può spaventare molte persone, nonostante gli strumenti per realizzarlo siano sempre più alla portata di chiunque (come ad esempio YuNoHost un sistema operativo pensato proprio per server casalinghi gestiti da un utente inesperto, già predisposto per ospitare un’Istanza Nextcloud, Matrix, Mastodon, XMPP, WordPress, SearX, Tiny Tiny RSS, Wallabag e praticamente tutto quel che riguarda la vita digitale di ognuno).

    Capiamoci: siamo nel 2019; i computer esistono ormai da eoni, ma anche a voler restare stretti e concentrarci solo sul periodo in cui questi sono entrati in massa nelle case, stiam parlando comunque di 25-30 annima la conoscenza media di questi strumenti é perlopiù limitata all’utilizzo più superficiale. La situazione può essere paragonata allo scenario in cui milioni di automobilisti che, pur sapendo guidare, ignorassero totalmente cosa siano il motore, le pastiglie dei freni o la batteria, ma si accontentassero di sapere che girare il volante a sinistra fa girare a sinistra anche le ruote, credendo così di sapere come funziona un’automobile.

    Il fatto é che, come già detto, siamo nel 2019: non si pretende certo che tutti diventino dei provetti meccanici-hacker, ma almeno che si diffonda una conoscenza generale giusto un minimo più accorta. Insomma: basterebbe che si sapesse che sotto il cofano c’é una cosa chiamata motore e più o meno in base a quali princìpi funziona.

    La cosa ancor più drammatica é che le conoscenze base per potersi muovere in campo informatico (una spolverata di teoria, imparare ad installare un sistema operativo, compiere operazioni di maintenance, usare motori di ricerca come si deve ed alcuni concetto-base di sicurezza informatica) possono essere apprese con un corso di sette giorni, meno che per la patente, ma nonostante l’utilizzo dei device informatici sia una costante su base quotidiana per milioni di persone, ancora troppo poche hanno “fatto il corso di sette giorni”.

    STRUMENTI FLOSS

    Come già esposto in altri articoli, esistono da anni diversi strumenti FLOSS (ossia software aperto, gratuito e liberamente utilizzabile) che non hanno nulla da invidiare ai loro corrispettivi commerciali. Anzi, in molti casi gli strumenti FLOSS sono pure tecnicamente più avanzati delle loro controparti, tanto che moltissimo software che utilizziamo quotidianamente (come Chrome o Whatsapp) non é che una versione modificata di software FLOSS. L’unica pecca del software FLOSS, semmai, deriva dal fatto che essendo utilizzao da meno utenti, spesso ha una quantità minore di contenuti: la quantità di roba che vien pubblicata sui social open durante una giornata equivale forse a quella che su Facebook vien pubblicato in un minuto. Di conseguenza vi é anche minor spinta a venir incontro agli interessi di un pubblico che si trova altrove. Si tratta della classica situazione del gatto che cerca di mordersi la coda: gli utenti non adottano un sistema se non ci son gran quantità di contenuti, ma non possono esserci gran quantità di contenuti se non ci sono utenti.

    Per dirla in altro modo, tornando alla metafora automobilistica: finché tutti continueranno a voler usare ruote di legno, quel tizio strano che ha avuto l’idea di fare ruote di gomma resterà confinato nella sua bottega a fare le ruote di gomma una-ad-una per i suoi clienti affezionati, ma non riuscirà mai a metter su una fabbrica per produrle in serie. Questo a meno che non ci sia una forte spinta ad adottare in massa tali ruote di gomma, ma si tratta di una spinta che non verrà mai dalle grandi aziende produttrici di ruote di legno.

    Una selezione di strumenti e piattaforme commerciali libere e la loro controparte commerciale

     

     

    SERVIZI VISIBILI vs. VANTAGGI INVISIBILI

    Una delle difficoltà maggiori riguardanti il software FLOSS é il riuscir a far capire il loro valore ad una popolazione che, come già detto, ha giusto delle vaghe conoscenze informatiche. Spiegare i vantaggi degli strumenti FLOSS a chi é privo di ogni base informatica spesso suona difficile come cercar di spiegare com’é possibile che gli aerei si librino nell’aria ad una popolazione vive nel terrore che la Luna caschi dal cielo.

    Per esempio: quando si parla di privacy e protezione dei dati personali sul web, solitamente l’immagine che viene evocata dall’utente comune é quella del tizio parte-hacker-parte-007-parte-esattore-di-Equitalia che traffica sul web per carpire informazioni piccanti o spiacevoli sulla tua persona, ossia uno scenario da film complottista che, pur non essendo impossibile, nella maggior parte dei casi risulta alquanto improbabile: a chi mai interessa cosa faccia nella vita privata il signor Gino del quinto piano? Certo però che quelle stesse informazioni diventano estremamente interessanti se acquisibili in massa assieme a quelle di milioni di altre persone…

    In realtà ciò che avviene nella maggior parte dei casi é che le informazioni dettagliatissime che hai fornito su di te vengono utilizzate all’interno dei cosiddetti big data per impostare argomentazioni politiche, saggiare il terreno su certi argomenti senza tener conto dello scarto fra vita reale e vita sul web e soprattutto, per modificare il discorso pubblico prevalente su determinate questioni.

    Il tuo profilo, il tuo singolo profilo utente, di per sé ha scarso valore (a meno che tu non sia un VIP o un noto criminale). Ma se il tuo profilo fa parte di un bouquet di milioni di profili allora la cosa cambia!

    Quel che avviene é che i committenti hanno modo di influenzare quali e quante informazioni riceverai, facendo sì che sui social certe notizie appaiano nella tua Timeline ma non in quella del tuo vicino o che ti venga suggerito si seguire certi contatti e non altri. Le informazioni che hai fornito su di te sono uno strumento impagabile affinché queste modifiche riescano ad essere cucite proprio apposta per te.

    Non é un caso se milioni di persone vengono portate a credere a cose del tutto false o a consolidare idee che, se non ci fosse controllo sui contenuti che ricevono, non sarebbero difese con tanta irrazionalità. Chi manipola quel ti vien detto, non fa altro che indirizzare il tuo modo di pensare.

    In poche parole, scegliere di utilizzare le grosse piattaforme centralizzate del data-mining (letteralmente “estrazione dati”, ossia ciò che fanno Facebook, Google ecc) equivale a buttarsi nel mare in cui viene effettuata la più imponente e specialistica pesca a strascico del mondo: una pesca a strascico smart che se da un lato coinvolge tutti i pesci nel mare, nessuno escluso, dall’altro non uccide i pesci, ma li lascia in acqua, studiandoli tanto a fondo da capire come fare a far sì che ogni singolo pesce poi nuoti nella direzione che il pescatore desidera.

    In sostanza più informazioni personali forniamo alle grandi compagnie di data mining e più aiutiamo chi manipola le informazioni sui media mainstream; più aiutiamo chi vuole seminare odio in maniera mirata; più aiutiamo le società di marketing a renderci dipendenti dai loro prodotti. Un esempio su tutti? In Italia, da anni, il numero di crimini violenti é in calo costante. Non é una novità: ogni anno i quotidiani pubblicano i nuovi dati e da anni, appunto, si annuncia che sono calati rispetto all’anno prima. Eppure la percezione diffusa é che invece siano in aumento. Stessa cosa per il numero di stranieri residenti in Italia: oltre il 73% degli italiani ne sovrastima il numero. Certo, la percezione pubblica non viene modificata dai soli social, anche i media hanno un ruolo fondamentale in questo, ma é innegabile che oggi il grosso di questo lavoro avvenga proprio sui social.

     

    I recenti scandali legati a Facebook, Cambridge Analytica, la Brexit,il Russiagate ed i sospetti di intervento esterno sui social durante diverse campagne elettorali non sono che l’aspetto più macroscopico e noto dell’intreccio fra big data, politica e manipolazione dell’opinione pubblica.

    Ecco, tutto questo fa parte di ciò che l’utente medio fa fatica a vedere e tra un’app per mandare immagini di gattini con musichette carine ed un’app che fa lo stesso ma meno pubblicizzata e usata da meno utenti, sceglierà la prima, anche se la seconda ha caratteristiche migliori ed é più adatta a proteggerne le informazioni personali.

    Socialità quantitativa e strumenti che necessitano apprendimento raso-zero sono, purtroppo, i fattori determinanti per la scelta delle piattaforme da utilizzare. Restando all’esempio automobilistico, é come dire che il mondo preferisce le auto senza specchietti, frecce, cinture di sicurezza ed altri dispositivi di protezione “perché é roba da nerd maniaci” e si é adattato a ritenere che beh, é normale che ogni automobilisca faccia qualche incidente e perda qualche arto.

     

     

    PROVIDER OPEN SOURCE

    Se proprio non si ha modo o voglia di self-hostare i propri strumenti software, un buon compromesso fra self-hosting ed il ricorso ai provider di servizi commerciali come Facebook o Google é quello di rivolgersi a dei provider online di software open source.  In pratica, se Google mette a disposizione i suoi strumenti (Google Calendari, Contatti, Drive, Mail, Ricerca, Documenti, Fogli, Presentazioni, ecc…) ed anche Apple fa altrettanto con i propri (iCloud, Contatti, Pages, Numbers, ecc…), così come fa Facebook (Facebook, Messenger, Instagram, Whatsapp) e tutti quei provider che mettono a disposizione il proprio unico strumento (L’azienda Evernote mette a disposizione lo strumento Evernote, l’azienda Twitter mette a disposizione lo strumento Twitter ecc.) esistono anche diversi provider che invece mettono a disposizione applicazioni FLOSS che, se l’utente volesse, potrebbe tranquillamente scaricarsi e installare su un tuo server personale, essendo tutto software aperto e liberamente scaricabile (quindi, chiunque abbia le necessarie competenze tecniche, può verificare cosa fa davvero il software “sotto il cofano” e come).

    La comodità di questa soluzione é indubbia: hai un server sempre attivo accessibile 24/24 che viene mantenuto efficiente, aggiornato e riparato da qualcun’altro cosicché tu possa accedervi senza problemi.

    L’idea alla base dei provider di applicazioni FLOSS é che anziché esserci solo 4 o 5 colossali provider cui si rivolgono tutti, possano invece esserci centinaia, migliaia, milioni  di server che offrono una vastità di strumenti che però siano compatibili tra loro o addirittura federati.

    Una piccola digressione: Framasoft é un provider che fornisce una propria Istanza Mastodon, mentre Bida é un altro provider che fa altrettanto. Pur essendo due provider distinti (sotto un certo punto di vista é come dire Apple e Facebook) entrambi mettono a disposizione lo stesso strumento, Mastodon, che ha la peculiarità di essere federato. Ciò significa che gli utenti che usano l’Istanza Mastodon di Framasoft e quelli che usano l’Istanza Mastodon di Bida potranno interagire fra loro come se fossero su un’unica grande chat. Volendo fare un paragone, sia iChat che Whatsapp, i software di chat di Apple e Facebook, sono stati entrambi sviluppati in base ad XMPP, che é software FLOSS. Questo vuol dire che tecnicamente sarebbe semplicissimo far dialogare tra loro Whatsapp ed iMessage, ma ciò non avviene puramente a causa di bagarre commerciali.

    A questo punto però sorge spontanea una domanda: perché non fidarsi di Facebook e Google ma fidarsi di un provider open source? Si tratta pur sempre di dover riporre fiducia in qualcuno che (presumibilmente) non si conosce ed a cui si affidano i propri dati personali. L’osservazione é in effetti corretta e l’unica risposta sensata é che così come non ci si può fidare dell’uno non ci si dovrebbe fidare nemmeno dell’altro.

    Ma ci sono dei “ma”.

    Innanzitutto i maggiori provider di servizi commerciali come Facebook e Google sono ESPLICITAMENTE basati sulla lettura, analisi e compravendita dei contenuti che noi forniamo. Da cosa guadagnano Facebook e Google? Qualcosina sì dalla pubblicità, ma il grosso dei guadagni, quello che ha rende Mark Zuckerberg uno degli uomini più ricchi del mondo, é la vendita delle informazioni degli utenti.

    • ETICA DICHIARATA: Dall’altra, la maggior parte dei provider open source é realizzata e mantenuta da persone, comunità e collettivi che esplicitamente combattono l’utilizzo a fini commerciali delle informazioni degli utenti. Ci si può fidare o meno, ma rivolgersi ai big equivale alla certezza che la vendita dei propri dati avvenga.
    • SOFTWARE NON TRACCIANTE: Il software utilizzato é caratterizzato dal fatto di chiedere solo i dati strettamente necessari per funzionare (talvolta non chiedono proprio nulla) in modo da ridurre al minimo le possibilità di profilazione dell’utente. Certo, un provider potrebbe aver modificato il software sul suo server senza dichiararlo, ma come vedremo nei prossimi punti, potrebbe essere un’opzione poco interessante per il provider stesso.
    • FRAMMENTAZIONE INTERNA: I vari servizi offerti dai provider di software open source sono spesso scollegati fra loro. Questo significa che di solito non c’é un’unico nome utente e password per tutti i servizi. In questo modo se anche usassi in contemporanea l’Istanza Mastodon ed i fogli di calcolo dello stesso provider, lui potrebbe credere che ciò venga fatto da due utenti diversi.
    • FRAMMENTAZIONE PERSONALE: Nulla t’impedisce di rivolgerti a più provider contemporaneamente, frammentando le tue informazioni personali un pò qua ed un po là. Se due o più profider forniscono gli stessi software (per esempio NextCloud), usare l’uno o l’altro non comporterà alcuna difficoltà di apprendimento. Ad esempio puoi usare l’Istanza Mastodon del provider A, il server Matrix del provider B e gli strumenti office del provider C e gestirli come se fossero di tre utenti differenti, in modo che nessuno di questi abbia la totalità delle informazioni sul tuo conto.
    • FRAMMENTAZIONE GLOBALE: Se le informazioni di tutti stanno su Facebook e Google, é sufficiente acquistare informazioni da quei due provider per avere un database su milioni di persone. Se invece questi milioni di utenti fossero sparpagliati su migliaia di server interconnessi da poche migliaia di utenti l’uno, chi volesse farsi un database altrettanto massiccio dovrebbe contattare (o hackerare) uno-ad-uno migliaia di server. Lo sforzo sarebbe di per sé immane. Se poi si considera che, come visto, le informazioni che si troverebbero in mano sarebbero molto meno dettagliate ed interessanti di quelle fornite da Facebook, é chiaro che i server di servizi FLOSS risultano strutturalmente poco utili per chi vuol commerciare informazioni personali.

     

     

    CHE STRUMENTI VENGONO MESSI A DISPOSIZIONE?

    Gli strumenti messi a disposizione dai provider sono un’infinità e spaziano dagli strumenti per ufficio (scrittura collaborativa, fogli di calcolo, mappe mentali), web hosting (tipo Dropbox, iCloud, Google Drive ecc.), social, chat personali, strumenti per programmatori… Per farla breve: pensa ad un servizio online che usi comunemente ed e sappi che ne esiste anche la versione libera e aperta, fatta eccezione giusto per i fornitori di media mainstream coperti da copyright come Spotify o Netflix e iTunes, ecco, ma se pensi a Evernote, Dropbox, Twitter, Facebook, Google Maps, Gmail, Whatsapp, le ricerche su Google, iWork e tutti quegli strumenti che usi quotidianamente online beh, ognuno di questi ha la sua controparte libera!

    Alcuni di questi strumenti sono parzialmente sovrapponibili; un esempio é l’applicazione Turtl che é sia un gestore appunti (Notebook) che uno strumento per archiviare link interessanti (Bookmark manager) che fa dunque un pò quello che fa Evernote ed un pò quello che fa Pocket. Questo per dire che in alcuni casi la definizione usata per classificare questi strumenti può essere poco esaustiva.

    Altra cosa interessare é che uno stesso provider può mettere a disposizione più strumenti che fanno la stessa cosa (ad esempio due diversi tipi di calendario o di strumenti di scrittura). La cosa può confondere un attimo chi non é abituato a dover scegliere tra opzioni diverse con uno stesso provider, ma va tutta a favore della personalizzazione (ti trovi scomodo ad usare EtherPad? Nessun problema: abbiamo anche PadLand!)

    Certi strumenti software sono molto popolari e vengono messi a disposizione da diversi provider (per esempio, chi offre un servizio di data hosting nel 99% dei casi utilizza NextCloud), che però ne personalizzano un pò l’estetica, a volte alcune funzioni e spesso anche il nome (per esempio, il server Nextcloud messo a disposizione da Framapiaf viene chiamato “Framadrive”). Altri invece, sono più rari.

     

     

    ELENCO PROVIDER OPEN SOURCE

    Questo post non é incentrato sulle funzionalità dei singoli strumenti software e qui si vuol solo elencare una serie di provider di strumenti FLOSS che, volendo, un utente potrebbe anche installarsi su un proprio server. Pertanto l’elenco non comprende siti che mettono a disposizione un unico strumento software (tipo mastodon.social che mette a disposizione solamente la propria Istanza Mastodon) e/o strumenti software non hostabili privatamente (tipo DuckDuckgo)

     

     

    AUTISTICI & INVENTATI

    PAESE: Italia

    FINANZIAMENTO: Donazioni

    A/I é il principale riferimento italiano per quanto riguarda collettivi antagonisti e anticapitalisti impegnati per i diritti digitali. Offre tutta una serie di strumenti con un fortissimo occhio di riguardo a sicurezza e protezione dati.

    • Server IRC
    • Email
    • Mailing List
    • Webhosting / Blog
    • Altro, a richiesta

     


     

     

     

    BIDA

    PAESE: Italia

    FINANZIAMENTO: Donazioni e sottoscrizioni

    • Calendario (Quand – basato su Studs)
    • Data Storage (Nextcloud)
    • Libreria Online (Ola)
    • Social (Mastodon)

     


     

     

     

     

    CISTI

    PAESE: Italia

    FINANZIAMENTO: Donazioni

    • Social (Mastodon)
    • Scrittura collaborativa (Cryptpad)
    • Presentazioni (Cryptpad)

     

     

     

    CRYPTPAD

    PAESE: Francia

    FINANZIAMENTO: Parte in donazioni, parte a pagamento

    Cryptpad é una compagnia francese che realizza e mette a disposizione una serie di propri strumenti focalizzati su privacy e sicurezza online.

    • Data hosting
    • Git
    • Presentazioni
    • Scrittura collaborativa
    • Sondaggi

     


     

     

     

    DISROOT

    PAESE: Olanda

    FINANZIAMENTO: Donazioni

    Disroot é un’organizzazione di hacktivisti di impronta libertaria impegnata a far conoscere le tecnologie aperte ed a diffondere una maggior cultura della privacy informatica.

     


     

     

    FENEAS

    PAESE:

    FINANZIAMENTO: Il progetto é finanziato direttamente dai suoi membri attivi

    FeNeAs é un’associazione no profit il cui scopo é diffondere l’utilizzo di strumenti digitali federati

    • Data hosting (NextCloud – accessibile solo ai membri attivi)
    • Git (Gitlab)
    • Scrittura collaborativa (Etherpad)
    • Social (Friendica)
    • Social (GangGo)
    • Social (Matrix)

     


     

    FRAMASOFT

    PAESE: Francia

    FINANZIAMENTO: Donazioni

    Framasoft é un’importante associazione francese il cui scopo é quello di diffondere l’uso di tecnologia FLOSS. Framasoft organizza incontri, corsi ed un gran numero di attività diverse. In particolare sta portando avanti il progetto di de-googleizzare il web, facendo conoscere tutti gli strumenti già esistenti ed utilizzabili anche senza dover per forza rivolgersi alle big company dell’informatica. Gli strumenti che offre Framasoft sono davvero tantissimi e non sarà possibile elencarli tutti, ma ci si prova. Una caratteristica particolare é che Framasoft ribattezza gran parte degli strumenti offerti “Frama(qualcosa)”. Il sito é in francese ma gran parte é tradotto in inglese e sempre più pagine sono tradotte anche in italiano.

    • Bin (Framabin – basato su PrivateBin)
    • Calendario (Framadate – basato su Studs)
    • Calendario (Framagenda – basato su NextCloud)
    • Data Storage (Framadrive – basato su Nextcloud)
    • Disegno vettoriale (Framavectoriel – basato su SVG-Edit)
    • File sharing (Framadrop – basato su Lutim)
    • Fogli di calcolo (Framacalc – basato su EtherCalc)
    • Formulari online (Framaforms – basato su Drupal e Webform)
    • Games (Framinetest – basato su Minetest)
    • Git (Framagit)
    • Image sharing (Framapic – basato su Lutim)
    • Libreria Online (Framabookin – basata su Calibre e BicBucStriim)
    • Mailing list (Framalistes)
    • Mappe mentali (Framindmap – basato su Wisemapping)
    • Mappe online (Framacarte – basato su uMap)
    • Motore di ricerca (Framabee – basato su SearX)
    • Notebook collaborativo (Framanotes – basato su Turtl)
    • Notebook collaborativo (Framemo – basato su Scrumblr)
    • Online bookmarking (MyFrama – basato su Shaarli)
    • Online bookmarking (Framabag – basato su Wallabag)
    • Presentazioni online (Framaslides – basato su Strut)
    • Progetti collaborativi (Framaestro)
    • RSS reader (Framanews – basato su Tiny Tiny RSS)
    • Scrittura collaborativa (FramaPad – basato su EtherPad)
    • Social (Framasphère – basato su Diaspora)
    • Social (Framateam – basato su Mattermost)
    • Social (Framapiaf – basato su Mastodon)
    • Sondaggi (Framadate – basato su Studs)
    • Sondaggi (Framavox – basato su Loomio)
    • URL Shortener (Frama.link – basato su Lstu)
    • Video Hosting (Framatube – basato su PeerTube)
    • VOIP (Framatalk – basato su Jitsi Meet)

     


     

     

     

    LIBREM ONE

    PAESE: USA

    FINANZIAMENTO: Servizi a pagamento

    Librem é il marchio dei prodotti e servizi open dell’azienda Purism. Purism produce computer desktop e smartphone di alta fascia che promettono una alta attenzione al rispetto della privacy e della sicurezza informatica. I servizi della linea Librem derivano da strumenti FLOSS che però vengono fortemente personalizzati e rinominati “Librem(qualcosa)”; per esempio, il server Mastodon offerto da Framasoft si chiama FramaPiaf.

    • Contact management (Librem Contacts)
    • Data Storage (Librem Files)
    • MailOnline Backup (Librem Backup)
    • Social (Librem Chat – basato su Matrix)
    • Social (Librem Social – basato su Mastodon)
    • VPN (Librem Tunnel)

     


     

     

     

    NIXNET

    PAESE: ?

    FINANZIAMENTO: Donazioni

    Nixnet é creato e gestito apparentemente da una sola persona, Amolith, che mette a disposizione gli stessi strumenti che lui utilizza. Molto servizi sono utilizzabili anche attraverso TOR e c’é forte attenzione su sicurezza e criptatura dei messaggi.

    • Bin (PrivateBin)
    • Blogging (Plume)
    • Calendario (Framadate)
    • Data Storage (Nextcloud)
    • Finance Manager (Firefly III)
    • Git (Gitea)
    • Motore di ricerca (SearX)
    • Information Manager (BookStack)
    • Online bookmarking (Wallabag)
    • Project Management (Taiga)
    • RSS Bridging
    • Scrittura collaborativa (CodiMD)
    • Social (Mastodon)
    • Social (Matrix)
    • VOIP (Mumble)
    • VPN (Wireguard)

     


     

    OPENCLOUD

    PAESE: Lussemburgo

    FINANZIAMENTO: Autofinanziamento

    • Data hosting (NextCloud)
    • Social (Friendica)
    • Social (Matrix)
    • Social (Mastodon)
    • Sondaggi (Dudle)
    • Lavoro collaborativo (Kopano)

     


     

    RISEUP

    PAESE: USA

    FINANZIAMENTO: Donazioni

    RiseUp é un collettivo di Seattle ma con membri sparsi in tutto il mondo. É attivo dal 1999 e si adopera per una società libera ed una lete altrettanto libera.

    • Mail
    • File sharing (Upload)
    • Lavoro collaborativo (Crabgrass)
    • Scrittura collaborativa (Etherpad ?)
    • Social (XMPP)
    • VPN

     


     

    TCHNCS

    PAESE: Germania

    FINANZIAMENTO: ?

    • Bin (HasteBin)
    • Data Storage (Nextcloud)
    • Email
    • Games (Minetest)
    • Git (GitLab)
    • Social (Mastodon)
    • Social (Matrix)
    • Social (XMPP)
    • Project Management (Taiga)
    • Video Hosting (PeerTube)
    • VOIP (Mumble)

     

     

    3x1t (“Exit”)

    PAESE: Italia

    FINANZIAMENTO: ?

    A cura dell’associazione Bije di Verona, che si occupa di diffondere l’utilizzo di strumenti FLOSS

    • Mail
    • Data hosting
    • Social (XMPP)

     

     


    Grazie ad https://mastodon.bida.im/@hannahliu e https://ins.mastalab.app/@metalbiker per lo scambio su Mastodon da cui é nata l’idea per questo articolo.

     

    •  

    Come cercare e seguire utenti “sconosciuti” su Mastodon

    Per quanto riguarda le funzioni base, Mastodon si comporta in modo molto simile a Twitter: commentare un post, boostarlo, seguirne l’autore, silenziarlo ecc.

    La ricerca e scoperta di altri utenti in apparenza é abbastanza simile: se vuoi seguire un utente basta cliccare su “+” o “follow” e per cercare altri utenti basta digitare nel campo di ricerca.

    C’é però un limite: le Timeline di Mastodon mostreranno sempre e solo account che la tua Istanza già conosce.

    Come funziona dunque la ricerca ed aggiunta di utenti su Istanze diverse?

    RETI SOCIALI PERSONALIZZATE

    Qui é necessario ripassare un concetto già esposto nei post in cui é illustrato cos’é Mastodon e cos’é il Fediverso: ogni Istanza conosce solamente i propri utenti e gli utenti di altre Istanze con cui é venuta in contatto.

    Le diverse Istanze, per poter interagire fra loro, devono essere a conoscenza l’una dell’altra

     

    Per questo motivo, Mastodon (ma lo stesso vale per tutto il Fediverso) non é un’unica rete sociale indifferenziata ma, al contrario, ogni singola Istanza costruisce la propria rete sociale e questo in base a quali sono le altre Istanze con cui viene in contatto, quelle che blocca ecc.

    La cosa poi diventa ancora più complessa perché lo stesso schema si ripete a livello di singoli utenti: se siamo sull’Istanza A ed entriamo in contatto con un utente dell’Istanza B di nome Laura, che però non ci presenta mai gli altri membri della sua Istanza (ossia: non boosta i loro post, non linka i loro messaggi, non li cita nei suoi Toot), dell’Istanza B conosceremo solo Laura.

    Da questo punto di vista, Mastodon premia le Istanze i cui utenti interagiscono maggiormente: una piccola Istanza con utenti che interagiscono molto fra loro, aumenta le possibilità di tessere un maggior numero di contatti con altre Istanze, attraverso il meccanismo dell’amico che presenta un amico.

     

    AGGANCIARE ALTRE RETI

    Questa cosa però ha un limite: non permette di entrare in contatto con utenti che non siano già conosciuti da chi già conosco. Nella prima immagine precedente, ad esempio, le Istanze sulla rete a sinistra (quella coi collegamenti rossi), non han modo di entrare in contatto con le Istanze della rete a destra (quella coi collegamenti azzurri), né quelle della rete in basso (quella coi collegamenti verdi).

    É questo il punto su cui si innestano diversi discorsi inerenti alle filter bubble, ai pericoli delle reti chiuse ecc. Non é del tutto sbagliato: chi sta su una certa rete e non cerca confronti, voci dissonanti e idee diverse dalle proprie, resterà confinato nella propria cerchia e al tempo stesso non farà uscire le proprie idee. Chi invece si muove in senso opposto, stabilirà contatti con Istanze le cui comunità sono molto diverse dalla propria. Detto altrimenti: Mastodon non ti obbliga a convivere con chi non vuoi, ma se vuoi differenziare la tua cerchia di contatti puoi farlo, a costo di un minimo sforzo.

    Ciò si traduce in un meccanismo che é in effetti un pò macchinoso e che sarebbe decisamente necessario rendere più pratico. Tuttavia il Fediverso é strutturato in modo tale che, probabilmente, una minima dose di macchinosità in questo passaggio sarà sempre presente (ci arriviamo…)

    Un aspetto interessante da notare é che la connessione con utenti ed Istanze prima sconosciuti é un qualcosa che può fare ogni singolo utente ma che influirà sull’intera Istanza: se decidi di seguire un utente dell’ Istanza B, i suoi toot compariranno nella TL federata della tua Istanza; in questo modo anche i membri della tua Istanza potranno entrare in contatto con i membri dell’Istanza B che l’account che hai aggiunto boosterà ecc. Più contatti “sconosciuti” porterai nella tua Istanza, più questa crescerà.

    Sta dunque alla maturità degli utenti scegliere come e quanto differenziare i propri contatti. Se sei su un’Istanza che non tollera determinati argomenti riguardo ai quali vorresti avere qualche confronto, forse l’Istanza su cui ti trovi non é quella più adatta a te e potrebbe essere il caso di aprire un secondo account su un’Istanza differente.

    (Non é raro aprire un primo account Mastodon su un’Istanza per poi capire che preferisci stare su un’Istanza diversa. Per questo motivo esistono funzioni di import/export per trasferirti su Istanze diverse).

    MA COME LI TROVO?

    Si, ma, insomma… COME e DOVE li dovrei trovare questi utenti e Istanze sconosciuti sia a me che ai contatti che ho già?

    Per capire la procedura “tecnica” (ci arriviamo, ci arriviamo…) é necessario capire prima il concetto che v’é alla base e che mostra ancora una volta come il Fediverso sia strutturato in modo molto più simile alle reti sociali umane di quanto non lo siano i social centralizzati: nella tua vita reale, quella di tutti i giorni, con te in carne ed ossa, come trovi persone nuove che nessuno dei tuoi amici e conoscenti conosce già?

    Fondamentalmente uscendo dai tuoi giri andando in luoghi nuovi. Questi “luoghi” possono essere anche eventi, manifestazioni o orari (provare a fare la camminata del mattino in ore serali, ad esempio). Più questi “luoghi” sono diversi e lontani dai propri, maggiore sarà probabilmente il tasso di differenziazione cui si andrà incontro (la tua vita ruota intorno a manga, filosofia greca e corsi da sommelier? Se vuoi conoscere davvero persone, realtà ed idee diverse dalle tue, anziché girare per fumetterie ed enoteche prova ad uscire dai soliti giri e, ad esempio, collaborare per qualche tempo con i responsabili di un centro di accoglienza per senzatetto e migranti…).

    Ecco, nel Fediverso la cosa funziona esattamente allo stesso modo: per conoscere contatti “sconosciuti” bisogna uscire dalla propria rete e provarne una diversa per poi rientrare, portando dentro alla propria Istanza i contatti che interessano.

    Questo uscire si traduce materialmente in due modi:

    • usare altri account su Istanze o piattaforme federate diverse
    • cercare al di fuori del Fediverso stesso

     

    IN & OUT

    Questo uscire e rientrare dalla propria rete é proprio ciò che maggiormente differenzia una rete federata come il Fediverso dalle reti centralizzate cui si é solitamente abituati. Ne é al tempo stesso la grande forza e debolezza: forza perché permette che si sviluppino reti locali differenziate, ognuna con una propria comunità e cultura specifica, anziché appiattire tutti gli utenti ad un’unica macro-comunità (vedi Twitter) e debolezza perché l’idea di dover continuamente uscire e rientrare dalla propria rete risulta ostica ad una gran parte delle persone.

    Come già visto, ogni nuovo account che segui, diventa automaticamente contattabile da tutti i membri della tua Istanza. All’interno di una Istanza bastano pochi utenti “esploratori” perché questa abbia una serie di contatti ben differenziati, più o meno come quando nella vita reale conosci una persona, vi scambiate i contatti e la aggiungi ad un gruppo Matrix (o Whatsapp) in cui ci sono altri tuoi amici.

    Puoi venire a conoscenza di nuovi contatti e Istanze praticamente ovunque! Su un blog che segui, su siti vari, forum, articoli vari, reti sociali non federate o altri canali ancora. Puoi cercarle appositamente (ad esempio su Instances.social, Joinmastodon o Distsn).

    A più fonti attingerai, più possibilità ci sono di trovare contatti distanti dalla tua rete.

    Fare account multipli, esplorare altre Istanze/comunità dal loro interno, interagire con persone diverse senza il bagaglio derivante dalle relazioni già maturate, é un qualcosa di ampiamente promosso nel Fediverso. Le principali App per accedere al Fediverso da dispositivi mobili supportano difatti account multipli. Non é un obbligo avere più account così come non c’é alcun obbligo a mantenere lo stesso nome utente o chissà che altro: ognuno può gestire i propri account come preferisce. Vuoi usare un solo account e non doverti sbattere a cercare alcunché al di fuori delle cerchie condivise dalla tua Istanza? Va bene. Vuoi avere diversi account scollegati fra loro? Ok. Preferisci avere un account principale ed altri solo d’esplorazione? Va bene anche quello.

    Una bella immagine riguardante gli account multipli é collegata alla figura già vista dei luoghi differenti: così come hai una cerchia di conoscenze di lavoro, un’altra per via del tuo hobby, un’altra ancora fatta di amici stretti e un’altra ancora fatta di persone che hai conosciuto in una vacanza, ogni account può esser visto come il tuo “io” di ogni diversa cerchia. Puoi tenerle separate (multi-account), metterle assieme (account unico), portare solo alcuni membri di una cerchia in contatto con quelli di un’altra…

     

    OK, MA POI, TECNICAMENTE…

    Tecnicamente, quando si incontra un utente mentre si é al di fuori della propria rete, vuoi perché loggati in un’Istanza o piattaforma diversa, oppure perché ci si trova proprio fuori dal Fediverso, i modi per followare questo contatto possono essere diversi. Va però detto (e qui un punto dolente) che tutti questi metodi risultano decisamente più praticabili da Desktop che non da dispositivi portatili.

     

    COPIA/INCOLLA DELL’URL

    Il primo metodo, il più comune, consiste nel copiare l’URL della pagina del profilo dell’utente in questione o l’URL di un suo post ed incollarlo nel box di ricerca di Mastodon. Dopo aver dato invio, il box di ricerca restituirà l’icona del profilo ed il pulsante “+” per followarlo (NB: se l’Istanza “non é federata come si deve” il pulsante potrebbe non apparire, mostrare una clessidra o altro)

    URL copiata su Friendica…

     

    …e incollata su Mastodon

    Il meccanismo del copia/incolla dell’URL funziona con tutte le piattaforme federate e, come dicevamo, funziona sia con l’URL dell’utente che con l’URL di un suo post/contenuto.

    L’URL di un video su Peertube…

     

    …su Mastodon restituisce il post del video ed il profilo dell’utente che l’ha postato.

     

    TASTO “SEGUI”

    Un altro metodo per followare un utente Mastodon trovato al di fuori del Fediverso é quello di premere sul pulsante “segui” sul suo profilo. Questo metodo però funziona solo per seguire su Mastodon altri utenti Mastodon. Basta premere il pulsante “segui” e loggarsi.

     

     

    DAL NOME UTENTE ALL’URL

    L’ultimo, invece, é il caso più antipatico che può capitare:

    Se, all’esterno del Fediverso, si viene a conoscenza dell’account federato di un utente (@NomeUtente@NomeIstanza), il modo più immediato per followarlo é copia/incollarlo nel box di ricerca della propria Istanza Mastodon, ma se l’Istanza non conosce già questo utente, non restituirà alcun risultato. Bisognerà allora ottenere l’URL del profilo utente partendo dall’account.

    Innanzitutto, conoscendo il nome dell’Istanza risaliamo all’URL dell’Istanza stessa scrivendone il nome nella barra di ricerca del browser. Cerchiamo ad esempio un utente su mastodon.gamedev.place

     

     

    L’URL dell’utente solitamente é composto così:

    https://mastodon.gamedev.place/@NomeUtente

    In realtà, alcune Istanze adottano formule diverse, come:

    https://mastodon.gamedev.place/users/@NomeUtente

    Il metodo più rapido per capire come sono composte le URL su una data Istanza é cliccare sul profilo dell’admin (che é quasi sempre presente sulla home dell’Istanza) e sostituire nell’url il nome dell’admin con quello desiderato.

     

    DA ISTANZA A ISTANZA

    Una situazione in cui ci si può trovare é quella di essere loggati nell’ Istanza B e venire in contatto con uno o più utenti che si vorrebbe seguire dall’Istanza A.

    É possibile aprire le pagine profilo di ogni singolo utente (click su Vedi profilo completo), sloggarsi, entrare nell’Istanza A e da qui followarli nei modi che abbiamo appena visto.

     

    IN CONCLUSIONE

    Seguire utenti esterni alla propria rete é dunque un’operazione basata principalmente su copia/incolla, il che, se su Desktop é tutto sommato ancora gestibile, sui dispositivi mobili é qualcosa di improponibile ad un grande pubblico.

    Si sente decisamente la mancanza di un qualche plugin/widget/pulsante tipo “segui da…” in cui specificare l’Istanza e/o piattaforma da cui si vuole seguire tale utente.

    Se da un lato non va dimenticato che il Fediverso é un network estremamente variegato ed in via di costruzione, in cui sono diversi gli elementi da tenere in considerazione ed armonizzare perché il dialogo fra piattaforme diverse funzioni, dall’altro l’attuale macchinosità che s’incontra nel connettere utenti di reti diverse, é decisamente una grossa pecca: agli utenti di social centralizzati viene già chiesto lo sforzo culturale di capire cosa sia e come funziona una rete federata (sforzo che già é di per sé una debolezza) ma finché proprio la pratica di connessione che é alla base della federazione rimarrà così ostica é comprensibile che la maggior parte degli utenti, questo doppio sforzo, non lo vorrà nemmeno tentare.

     

    •  

    Abbinare Twitter e Mastodon

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    Sbrigativamente si può dire che Mastodon é un’alternativa a Twitter, ma utilizzare l’uno non significa affatto dover abbandonare l’altro: anzi!

    In modo molto semplice é possibile far convivere i due strumenti ottenendo vantaggi da entrambi!

    Abbiamo già visto cos’é Mastodon e che dialoga con diverse piattaforme molto diverse fra loro (solo per citarne alcune: Peertube, Pixelfed, Friendica, Hubzilla, Nextcloud, che sono a loro volta paragonabili a YouTube, Instagram, Facebook, Dropbox e iCloud), le quali, assieme, formano una sorta di mega-rete chiamata Fediverso.

    Attualmente Mastodon é la piattaforma di maggior successo del Fediverso; nel momento in cui questo articolo viene scritto ha circa 2.175.000 utenti e cresce al ritmo di 18.000 a settimana.

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    Numeri ottimi, ma molto distanti da quelli dei social commerciali. Twitter ad esempio ha circa 335 milioni di utenti attivi (a luglio 2018).

    Non é un mistero che chi utilizza una certa piattaforma può decidere di passare ad un altra se solo questa presenta caratteristiche migliori o assenti in quella che già conosce.

     

    UN DIVERSO PARADIGMA

    Qui incontriamo una difficoltà: Mastodon presenta sì delle caratteristiche che su Twitter sono inedite (il livello di privacy dei messaggi, il Content Warning) ma presenta soprattutto un cambio di paradigma nel rapporto coi social che spesso spiazza chi vi si approccia.

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    Capire che Mastodon non é UN social, ma un conglomerato di comunità diversissime che decidono volontariamente se interagire tra di loro e come, é un concetto talmente distante dall’immagine di social a cui si é abituati da non esser facilmente capito.

    Altro concetto che risulta di non immediata comprensione sono ad esempio le potenzialità di poter creare il proprio server Mastodon con le proprie regole (vorresti un social su cui é vietato parlare di politica e religione? Nessun problema: si può creare un’Istanza Mastodon che abbia questo divieto tra le sue policy e raccogliere utenti che hanno lo stesso approccio)

    Si ha difficoltà a capire che un’Istanza é sia un server che una comunità.

    Di altrettanta difficile comprensione é che possono crearsi delle reti di Istanze Mastodon completamente scollegate fra loro (Ci sono Istanze piene di nazisti che dialogano solamente fra di loro e che non hanno alcun contatto con Istanze antifasciste).

    Non si tratta di cose difficili da capire di per sé, ma risultano difficili a chi conosce solo i più noti social network commerciali centralizzati e non é mai stato esposto all’idea di reti dal funzionamento del tutto diverso. E’un po come il caso della persona che fa sempre lo stesso tragitto e dopo anni gli vien rivelato che a breve distanza esiste un percorso alternativo di cui non aveva mai nemmeno sospettato l’esistenza.

    A volte si descrive Mastodon come uno strumento atto a creare comunità chiuse nelle loro filter bubble, senza capire che un’Istanza può avere diversi livelli di apertura e chiusura alle altre: una Istanza/comunità sana, interessata a comunicare apertamente con chiunque che ha tra i suoi princìpi anche dei “no” come ad esempio razzismo e sessismo é cosa diversa da chi vive in una filter bubble.

    Al tempo stesso, vi sono alcuni meccanismi di Mastodon che in parte necessitano oggettivamente di qualche miglioramento ed in parte ha senso che risultino un po’ macchinosi, proprio in base alle sue peculiarità (ad esempio la ricerca di utenti su Istanze diverse o l’assenza di trend topic).

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    UN’INTERAZIONE PIÚ UMANA

    Queste differenze di approccio ai rapporti via social sono certamente interessanti: le caratteristiche di Mastodon tendono a premiare le interazioni umane (l’argomento più discusso su un’Istanza é quello di cui messaggiano tutti e non quello che appare su una classifica di trend topic gonfiata da bot e troll; l’ordine dei messaggi é quello cronologico reale e non viene alterato da algoritmi; si interagisce dialogando; la gamification é ridotta in modo drammatico) pur introducendo alcuni strumenti tipici della comunicazione elettronica (stelline, retweet/boost ecc.).

    Si può invece notare che chi proviene da piattaforme commerciali tende spesso a sentire come una mancanza proprio le caratteristiche che rendono la comunicazione meno umana (rincorsa all’hashtag, trend topic, contatori, retweet con commento ecc.)

    É sempre illuminante osservare come spesso sulla propria Istanza Mastodon nessuno abbia alcun interesse verso un argomento frivolo che, su Twitter, occupa magari tutti i tweet della giornata.

    Qui la cosa può farsi straniante: chi si approccia a Mastodon continuando a ragionare in termini di gamification (ottenere tanti like! centinaia di retweet! inventare una battuta di successo!) probabilmente non ne trarrà molto gradimento perché come abbiam visto su Mastodon tutto é studiato per minimizzare questo tipo di interazione “meccanica”.

    Tutto dipende dalla qualità della comunità/Istanza: più gli utenti collaborano a “creare comunità” sulla propria Istanza e meglio questa funziona. Se l’Istanza/comunità é solo un punto d’incontro casuale tra utenti privi di un progetto/idea/interesse comune, allora Mastodon sarà solo un “Twitter un pò diverso”, ma se al contrario v’é un approccio propositivo e di comunità, ecco che le caratteristiche strutturali di Mastodon riveleranno immediatamente tutte le loro potenzialità.

    Per esempio, un’Istanza comunitaria può decidere assieme le policy, chi bannare o semplicemente silenziare, come finanziare il server, le attività in comune, quali strumenti aggiungere/personalizzare, come gestire la moderazione…

     

    “MA SONO TUTTI DALL’ALTRA PARTE”

    Una difficoltà che tocca diversi strumenti informatici alternativi a quelli più diffusi e commerciali é quello dell’omnipresenza di questi ultimi. Se sei su Twitter, insomma, ci pensi due volte a passare ad una piattaforma in cui non troverai i tuoi contatti/follower/amici. Al di là del fatto che ci sono ottimi motivi per mollare a piè pari le piattaforme delle Big Tech Companies, é comprensibile che non tutti siano disposti a fare di punto in bianco un “grande salto”, vuoi per timore, vuoi per oggettiva riduzione dei contatti.

    Esistono tuttavia diversi strumenti per far convivere Mastodon e Twitter ottenendo il meglio da entrambi e permettendo una transazione soft!

     

    CROSSPOST CON MASTO.DONTE

    Masto.donte é un crossposter, ossia uno strumento che permette di sincronizzare il proprio account Twitter col proprio account Mastodon.

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    Il funzionamento é semplice: ci si logga con entrambi gli account e lo si imposta come si preferisce! Le opzioni a disposizione sono diverse, ad esempio lo si può impostare perché i post su Mastodon vengano replicati su Twitter ma non da Twitter verso Mastodon, o il contrario, oppure ancora lo si può impostare perché funzioni in entrambi i sensi. Qui ognuno é libero di sperimentare la formula che preferisce.

    Ci sono alcuni limiti (le risposte ad altri utenti non possono essere crosspostate ed i boost su Mastodon non vengono twittati) ma i propri post originali possono viaggiare sempre in entrambe le direzioni.

    Ci sono anche alcuny bypass: é possibile far sì che messaggi contenenti una certa parola (o un certo hashtag) non vengano mai crosspostati.

    (Per i più smanettoni: questo é il repository dell’App, se volete contribuire a migliorarla o modificarla)

     

    CROSSPOST CON IFTTT

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    IFTTT contiene diversi Applet in grado di crosspostare messaggi da una piattaforma all’altra. Gli Applet sono diversi e conviene provarli direttamente.

     

    ACTIVITYPUB.ACTOR

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    ActivityPub.Actor é uno strumento ancora in lavorazione (questo il profilo del suo sviluppatore) che si propone di sincronizzare gli account di diverse piattaforme commerciali centralizzate con ActivityPub, il protocollo di comunicazione condiviso dalle piattaforme del Fediverso e dunque anche da Mastodon.

    La piattaforma su cui maggiormente viene sperimentato é proprio Twitter, ma tra quelle che gli sviluppatori dicono di voler considerare in futuro vediamo anche Facebook, Instagram, Reddit ecc.

    In sostanza ActivityPub.Actor porterebbe i contenuti di questi social nel Fediverso e viceversa, fungendo grossomodo come uno dei bridge già osservati riguardo a Matrix.

    Pur essendo uno strumento non ancora funzionante ha già fatto discutere un po’ all’interno del Fediverso, riguardo l’opportunità di accogliere potenzialmente una valanga di contenuti non originali con i quali probabilmente non sarebbe possibile interagire.

     

    I VANTAGGI DEL CROSSPOSTING

    Uno dei primi vantaggi del crossposting ce l’ha ben presente chi, per un motivo o per l’altro, é stato silenziato/sospeso/bannato da Twitter.

    BYPASSARE I BAN DI TWITTER Crosspostando con Mastodon, nel caso di una sospensione si può continuare a comunicare su Mastodon e la propria pagina pubblica di Mastodon con tutti i propri messaggi, rimarrà comunque visibile. Volendo, puoi collegare temporaneamente il tuo account Mastodon ad un account temporaneo di Twitter.

    500 CARATTERI Scrivendo su Mastodon puoi avere fino a 500 caratteri (alcune Istanze anche di più). Crosspostando, Twitter mosterà i primi 280 caratteri e per leggere il resto aggiunge il link web al post Mastodon.

    THREAD MULTIPLI Un post crosspostato può generare una discussione su Twitter con un certo tono ed una discussione enormemente diversa su Mastodon. A volte il risultato può essere stupefacente!

    BACKUP Avere i tuoi post archiviati su un diverso server può essere un modo di backuparli! 😉

    Il crossposting può essere visto male nel Fediverso se viene usato in modo unidirezionale e senza interazione. Per intenderci: se stai sempre su Twitter, crossposti su Mastodon ma poi su Mastodon non vieni mai, non interagisci, non rispondi, beh, la cosa é vista molto male perché anche se sei una persona in carne e ossa, così facendo nel Fediverso ti comporteresti come un BOT e certe Istanze potrebbero silenziarti o bannarti.

    Tieni conto che per etichetta, nel Fediverso, i BOT si dichiarano per quel che sono. Un account che funge da BOT per un sito postando in automatico i suoi contenuti può svolgere un servizio comodo ma é giusto che gli utenti sappiano che si tratta di un “utente meccanico” cosicché possano agire di conseguenza.

    Account di utenti reali che però agiscono solo come BOT sono invece un qualcosa di assai irritante, anche perché spesso collegati ad operazioni di trolling. Se vuoi solo che i tuoi contenuti girino nel Fediverso senza interagire non c’é problema, a patto che ciò sia detto esplicitamente. Nelle preferenze del tuo account Mastodon c’é una casella da spuntare in cui indichi che il tuo account é un BOT e, per maggior chiarezza, non sarebbe male lo segnalassi anche nel nome utente e/o nella bio. Volendo, esiste anche un’Istanza apposita: https://botsin.space/ creata proprio per ospitare solamente account BOT. Così come ogni cosa nel Fediverso, ogni Istanza sceglie come rapportarsi con Botsin Space: chi la blocca, chi la silenzia e chi interagisce senza problemi.

     

    CERCHI CHE SI ALLARGANO

    Le prime comunità su una piattaforma digitale sono solitamente le comunità degli sviluppatori. Hacker, programmatori e appassionati di tecnologia che si divertono a smanettare su strumenti nuovi, migliorarli, ecc.

    In una seconda fase la piattaforma si popola delle prime comunità per cui la piattaforma é stata pensata. Mastodon però da un lato non é pensato per una qualche comunità specifica (per fare un esempio: il social Gab ha delle policy che permettono alle comunità neonaziste di utilizzarla liberamente e dunque si é popolata proprio di neonazisti, alt/right ecc) e dall’altro il suo sviluppatore ha imposto una chiara policy antifascista sul suo server, mastodon.social. Di conseguenza le prime comunità ad aver popolato Mastodon e creato le proprie Istanze hanno avuto una forte componente antifascista.

    Una grossa fetta di utenti ed Istanze poi é andata a formarsi grazie agli esuli di Twitter: chi non poteva o voleva interagire rispettandone le policy (utenti giapponesi, appassionati di anime e manga che, per differenze culturali, non potevano interagire su Twitter) comunità che su sui social generalisti perdono più tempo a difendersi da molestie e trollaggio e che han creato le proprie Istanze Mastodon dove han trovato casa (comunità LGBTQ, Furry, ecc).

    Col tempo poi sono arrivati anche i nazi ed i fondamentalisti cristiani, che si son fatti le proprie Istanze indipendenti, così come sono arrivati appassionati di erotismo e pornografia transfughi da Tumblr. Ci sono pure Istanze sex-work friendly.

    La struttura stessa di Mastodon fa sì che ogni utente e comunità possa scegliere se e come interagire con le altre. Mastodon dunque non é UN social di antifascisti, furry, nazi, sex-worker, anarchici e tecnoilluminati ma un calderone pieno di comunità diversissime che interagiscono o s’ignorano in modi assai variegati, creando reti complesse adatte alle singole comunità.

    In questo momento stanno nascendo diverse Istanze dedicate a mestieri specifici come Istanze per avvocati ed educatori. Al tempo stesso stanno nascendo Istanze specifiche per una certa regione.

     

    MASTODON IN ITALIA

    In Italia le Istanze stanno nascendo nell’ambito di collettivi autonomi, circoli anarchici e centri sociali legati alle città d’origine:

    Bologna: https://mastodon.bida.im
    Jesi: https://snapj.saja.freemyip.com
    Milano: https://nebbia.lab61.org
    Torino: https://mastodon.cisti.org

    Non mancano alcune Istanze  personali (cioé create solo per ospitare il loro proprietario o poco più) ed un’Istanza generalista attualmente popolata solo da bot commerciali.

    Molti utenti italiani tuttavia sono registrati su mastodon.social o in altre Istanze, perlopiù tedesche o francesi, come ad esempio l’assai cosmopolita mastodon.partecipa.

     

    PRIMI PASSI E CONVIVENZA CON TWITTER

    Cresce dunque l’interesse per lo strumento ed al tempo stesso si affronta la titubanza di chi s’approccia a Mastodon avendo alle spalle solo l’esperienza dei social commerciali ed ha dunque bisogno di un’introduzione ed un avvicinamento lento. Far convivere le due piattaforme con l’uso di un crossposter é probabilmente una formula che in questo senso può aiutare.

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    •  

    Matrix bridge: connettersi con tutti i social da una sola App

    Matrixverse.png

     

    Avevamo già spiegato cos’é il protocollo Matrix e come iniziare ad usarlo.

    Riassumendo molto brevemente: Matrix é un protocollo di comunicazione aperto e liberamente utilizzabile da chiunque (ognuno puà farsi il suo server Matrix) creando una rete di chat potenzialmente infinita, le cui caratteristiche di sicurezza ed espansione permettono e promettono di fare un sacco di cose. Insomma: si tratta di uno strumento estremamente interessante.

    Una delle caratteristiche più interessanti é la capacità di Matrix di dialogare con altre piattaforme. Detto in soldoni: con Matrix si può creare un “gruppo” in cui possono dialogare utenti Matrix, utenti Whatsapp, Telegram, IRC ecc. lasciando che ognuno usi l’App che preferisce. Questo é il “bridging”

    (Una nota: questo articolo vuole solamente spiegare il concetto di “bridge” dando giusto un accenno terra-terra a come funziona e non vuol certo essere un manuale sull’utilizzo dei bridge)

    Chi ha già letto gli articoli precedenti sa che Matrix non é un servizio di chat come Twitter ma é un protocollo, come l’email: Gmail, ProtonMail, Hotmail sono tutti servizi che usano i protocolli email, ognuno coi propri server e con caratteristiche personali che però, interagiscono fra loro (da Gmail puoi mandare una email a Hotmail, giusto?).

    Non ti “registri all’email” ma “crei un account su ProtonMail”. Non ti “registri a Matrix”, ma “crei un account su un server Matrix”.

    Prendiamo dunque ad esempio il server Matrix di Feneas: https://chat.feneas.org, Una volta registrati si può dialogare con qualsiasi utente registrato su qualsiasi server Matrix (ancora una volta: se ti registri su Yahoo puoi scambiarti le email con chiunque abbia un indirizzo email, indifferentemente dal server a cui si é registrato).

    In Matrix ogni conversazione avviene in “stanze”. Sono sostanzialmente come i gruppi di Whatsapp, solo che qui anche la chat tra te ed una sola altra persona avviene in una stanza.

    Qui incontriamo dunque i “bridge”, ossia quegli strumenti che permettono di collegare una stanza Matrix con il proprio corrispettivo su altre piattaforme.

    1524546271_fc5d5b944c4b68fc4fe509aac4ed24d4Golden-Gate-Bridge.jpg

    Un “bridge” (letteralmente “ponte”) é sostanzialmente un programma che si occupa di sincronizzare Matrix con una certa piattaforma in modo da farli comunicare assieme.

    Per ogni piattaforma dunque servità un bridge apposito. Dunque ce ne sono diversi. Non solo: per certe piattaforme esiste più di un bridge che magari adottano soluzioni e caratteristiche diverse. Bisogna tener conto che tutto il processo di bridging tra Matrix e le altre piattaforme é ancora un work in progress: alcuni bridge funzionano bene, altri così-così, ed insomma, la “scena” del bridging é ancora molto attiva. Alcune piattaforme sono fatte in modo da poter essere, almeno sulla carta, facilmente collegabili con un bridge mentre altre sono decisamente più ostiche.

    Schermata 2019-03-29 alle 15.36.24.png

    Il funzionamento ideale di una stanza Matrix “bridged” (da qui in poi renderò “bridged” con “sincronizzata”) con una piattaforma diversa, ad esempio Telegram, dovrebbe essere abbastanza banale: io che ho un account Matrix entro nella stanza e chatto normalmente, da Matrix, mentre un’altra persona che ha Telegram vedrà quel che ho scritto nella stanza, a cui però accede attraverso Telegram.

    Un esempio lo si può vedere nella stanza pubblica Telegram-FOSS. La stanza é sincronizzata con Telegram ed IRC, pertanto gli utenti che vi partecipano lo fanno da tutte e tre le piattaforme.

     

    Schermata 2019-03-29 alle 15.46.29.png

    Questa é la stanza pubblica Telegram-FOSS così come viene visualizzata online. Sono visibili le interazioni fra utenti Telegram (segnalati tra parentesi) ed IRC (privi di indicazione tra parentesi perché la stanza nasce come stanza IRC e dunque sono gli altri account a dover specificare la loro piattaforma)

    Si, ma, in soldoni, come funzionano questi bridge? Come si installano e come si attivano?

    Dunque, ogni bridge é un programma che va a dialogare con Matrix: non é parte integrante di Matrix! Questo vuol dire che se creo un account su un server Matrix non é scontato che questo abbia anche dei bridge e se ne ha, non é detto che li abbia tutti!

    La maggior parte dei server Matrix offre perlopiù il solo bridge ad alcuni server IRC (Freenode e pochi altri ancora).

    Come dicevamo, la “scena” riguardante la realizzazione dei bridge é ancora un work in progress e dunque é probabile che nel giro di qualche tempo sempre più server avranno di default un numero maggiore di bridge.

    Come si fa allora ad usare un bridge se i server Matrix non li offrono di default? La prima soluzione possibile é quella di farsi il proprio server Matrix installandoci tutti i bridge che si desiderano, ma ovviamente per fare ciò é necessario avere un server e saperci mettere le mani.

    Ma esiste un altro modo: un bridge, dicevamo, é un programma che sincronizza una stanza Matrix con l’equivalente di una diversa piattaforma (canale IRC, gruppo Whatsapp ecc…), ma non é indispensabile che il bridge si trovi sullo stesso server Matrix che deve sincronizzare.

    Potenzialmente, dunque, un bridge potrebbe essere installato sui server di Whatsapp per offrire ai propri utenti la possibilità di interagire con gli utenti Matrix (ok, Facebook aborre un’idea del genere e dunque non succederà mai, ma tecnicamente la cosa sarebbe possibile).

    Ma il bridge può anche essere installato su un server che non c’entra nulla con gli altri due. Un esempio é t2bot.io, che offre alcuni bridge per Matrix.

    Schermata 2019-03-29 alle 16.18.16.png

    i bridge offerti da t2bot.io

     

    Si, ma, materialmente, per fare questa sincronizzazione, dal lato utente come funziona? Cosa clicco? Dove devo digitare?

    Beh, qui la cosa cambia da bridge a bridge: ognuno ha un approccio diverso così come caratteristiche e funzionamento. Due diversi bridge per Whatsapp possono funzionare in modo molto diverso, per intenderci.

    Ma giusto per dare un’idea vediamo un esempio di sincronizzazione con Telegram usando il bridge messo a disposizione di t2bot.io

    riot.png

    SU TELEGRAM

    1. Creare un canale Telegram
    2. Invitare il bot @matrix_t2bot nel canale (basta digitare @matrix_t2bot nella casella di ricerca per trovatlo)
    3. Nel gruppo, digitare il comando /id Il Bot fornirà un <codice>

    SU MATRIX

    1. Creare una stanza Matrix (la stanza deve essere accessibile da chiunque ed avere un indirizzo locale)
    2. Invitare il bot @telegram:t2bot.io nella stanza
    3. Nella stanza, digitare il comando !tg bridge <codice>
    4. Il bot chiederà una conferma. Digitare !tg continue

    Fatta! Adesso in quel canale potranno dialogare sia utenti Telegram che utenti Matrix. (Maggiori dettagli qui: https://t2bot.io/telegram )

     

    A questo punto quel che vien scritto in quella stanza Matrix apparirà nella stanza Telegram e viceversa. Tuttavia i messaggi provenienti dall’ “altra piattaforma” appariranno come se fossero pubblicati dal bot e non dalla persona che li ha scritti (Telegram Bot ha scritto: “ciao!”). Per far si che i messaggi vengano attribuiti all’utente che li ha effettivamente scritti, ora che si son sincronizzate le stanze vanno sincronizzati gli account!

    SU MATRIX

    1. Aprire una chat privata con l’utente @telegram:t2bot.io
    2. Digitare il comando !tg login ed attendere un pò
    3. Dopo una certa attesa il bot fornirà delle istruzioni da seguire; solitamente contenenti un link ad una pagina in cui bisognerà scrivere il numero di telefono del proprio account Telegram (+39 12 34567890) ed il proprio account Matrix (@nomeutente:nomeserver)

    A questo punto il bot sincronizzerà i due account ed inviterà a sincronizzare anche altre stanze/gruppi. Questo, va ricordato, é UN bridge Matrix/Telegram e nulla toglie che ne possano essere sviluppati degli altri che funzionino in modo più semplice ed intuitivo.

    Idealmente in una stanza Matrix con tutti i bridge immaginabili, si potrebbe far dialogare assieme utenti Mastodon, Whatsapp, IRC, XMPP, Matrix, Telegram, Slack, Discord, iMessage, Skype. Ma potrebbero intervenire anche utenti via SMS ed Email.

    Con il bridge Mastodon o un eventuale bridge ActivityPub inoltre Matrix verrebbe definitivamente a far parte del Fediverso e l’abbinata Matrix-ActivityPub potrebbe in effetti fungere da vero nodo collettore tra innumerevoli piattaforme decentralizzate, federandole.

    Matrixverse.png

    •  

    Primi passi con Riot/Matrix

    Una semplice guida passo-passo che spiega come creare un account Matrix ed accederci con Riot.im

    In altri post abbiamo già osservato cos’é Matrix, cosa lo rende radicalmente diverso da qualsiasi altra piattaforma chat e della sua possibilità di poter funzionare anche se il server fosse guasto, scollegato da internet o distrutto in mille pezzi da una bomba. e che chi sa smanettarci un pò su, può comunicare da Matrix con altre piattaforme, come Telegram e Whatsapp.

    Per chi non avesse letto gli altri post, qui basterà ricordate solo una cosa: Matrix é il nome della piattaforma, Riot é l’applicazione che ci accede e matrix.org é il più noto fornitore della piattaform.

    Per fare un paragone:

    Matrix – La piattaforma; come dire l’email

    matrix.org – Uno dei server della piattaforma Matrix; come dire email.it o gmail.com

    Riot – é come dire Outlook Express o Thunderbird o Apple Mail.

    Il paragone con l’email spiega bene le diverse soluzioni possibili con Matrix: così come puoi decidere il server mail che preferisci e registrarti a tua scelta su Hotmail, Libero o Protonmail sapendo che in ogni caso potrai scambiare mail con persone registrate anche su altri server, su Matrix ti registri al server che preferisci e da lì chatti con persone che possono anche essere registrate su server diversi dal tuo, essendo tutti utilizzatori della piattaforma “email”.

    Una volta che ci si é registrati al server email che si é scelto, ad esempio Gmail, si può decidere se accederci dal browser su gmail.com, o scaricando l’app chiamata Gmail o impostando Outlook Express. Allo stesso modo, con Matrix, una volta scelto il server, ci si può accedere da browser o usando l’app Riot o un’altra delle diverse Applicazioni disponibili (ce ne sono diverse, ma questo tutorial tratterà solo la più comune, Riot)

     

    CREARE L’ACCOUNT

    1) Da computer fisso, andare su https://riot.im/app/  (A dire il vero l’account si può creare benissimo direttamente da smartphone, ma per qualche oscuro motivo a me inspiegabile, ho riscontrato che molte persone si perdono in questo passaggio e quindi opto per indicare la soluzione che va meglio per tutti)

     


    NOTA IMPORTANTE: Per usare Matrix, come già spiegato, basta registrarsi ad uno qualsiasi dei suoi server pubblici. Questo tutorial ed i link che contiene, si riferiscono al server matrix.org, attualmente il più usato. Tuttavia é possibile che matrix.org limiti le registrazioni. In questo caso basterà scegliere un altro server.

    Un elenco incompleto di server pubblici utilizzabili é disponibile su hello-matrix.net

    Due di questi server che possono essere vivamente consigliati, sono i seguenti:

    Opencloud (Lussemburgo) https://riot.opencloud.lu/#/welcome (NB: il server é in Lussemburgo ma gli admin sono italiani, il che può aiutare in caso doveste chiedere informazioni o aiuto)

    TeCHNiCS (Germania) https://chat.tchncs.de/#/welcome


     

     

    2) Apparirà questa schermata. Clicca su [CREATE ACCOUNT]

     

    3) Scegliere uno [USERNAME] ed una [PASSWORD]. Scegli una password seria! Mi raccomando che contenga lettere, numeri, simboli, maiuscole e minuscole! E segnatela da qualche parte! Non é obbligatorio ma é meglio inserire anche il proprio indirizzo [EMAIL].

     

    4) A questo punto va risolto il  Captcha [NON SONO UN ROBOT]

    5) Accettare [TERMINI E CONDIZIONI]

     

    6) FATTA: L’ACCOUNT É STATO CREATO! La sua forma, senza gli spazi, é questa:

                                                 

    @ nomeutente : matrix . org

     

    7) In questo momento stai usando la versione web di Riot, ma volendo puoi scaricare la sua Applicazione per PC Windows, Mac, o Linux da qui https://about.riot.im/downloads/ Puoi anche scaricare l’App Riot.im per Android da Google Play e da F-Droid o per iOS dall’ App Store.

     

    8) Riot in versione web (o Applicazione) da per computer fisso permette di fare molte più cose della versione per smartphone. In questa guida iniziale però viene spiegato solo il funzionamento da smartphone.

     

    9) L’App di Android e quella di iOS hanno delle leggere differenze fra loro, perciò le schermate ed i menù di Riot sul tuo telefono potrebbero non essere del tutto uguali a quelle descritte qui.

     

    10) Scarica l’App sullo smartphone

     

    11) Dal momento che hai creato il tuo account aspetta almeno 2 o 3 minuti e poi puoi accedere all’App con il nome utente e password che hai creato.

     

    12) Se hai dato il tuo indirizzo mail ti sarà arrivata una email di verifica. Se non la vedi controlla nell’antispam.

     

    USARE RIOT

    A questo punto ci si può loggare da smartphone. Banalmente, basta inserire il nome utente e la password. Non serve mettere il nome utente completo di formattazione (invece che scrivere @:mionomeutente:nomeserver.org basterà scrivere mionomeutente)

    Se si é scelto un server diverso da matrix.org, questo va indicato nella schermata di Login

    L’app per smartphone Riot.im, di default intende che tu abbia un account su matrix.org. Se così non fosse bisognerà selezionare “Custom server” ed inserire il suo dominio. (Se il l’account é su Opencloud bisognerà scrivere https://riot.opencloud.lu)

     

     

    Una volta loggato nell’App ti ritroverai una schermata come questa:

    Schermata iniziale al primo utilizzo

     

    Non appare granché perché devi ancora aggiungere i tuoi contatti. A questo punto, se non l’hai ancora fatto, sarebbe bene leggere il post Cos’é Matrix per comprendere i concetti base di come funzionano le cose da queste parti. É facile, ma se finora hai usato solo App tipo Whatsapp, Facebook, Telegram e Viber, che sono iper-semplificate ed estremamente simili fra loro, molto probabilmente hai bisogno di ripassarti due-tre concetti su sicurezza e comunicazione digitale che le App che hai usato finora tendono a eliminare.

     

    OGNI CHAT É UNA STANZA

    La cosa principale da ricordare é che su Riot si comunica a STANZE. Hai presente un gruppo Whatsapp? Beh, qui su Riot un “gruppo” é chiamato stanza e funziona più o meno allo stesso modo. Ma su Riot anche la comunicazione tra te ed un’altra persona deve avvenire in una stanza!

    Se Andrea chatta con Sabrina non é semplicemente una comunicazione diretta tra Andrea e Sabrina ma é una comunicazione che avviene in una stanza che ha come membri… solo Andrea e Sabrina!

    Riot permette di dividere le stanze in quattro tipi: FAVOURITES, PEOPLE, ROOMS e LOW PRIORITY. Questa cosa all’inizio può confondere: si tratta sempre di stanze! Non importa se tu classifichi una stanza “people” o “room”: resta sempre e solo una stanza! Io, per esempio, trovo comodo classificare “people” le stanze con solo me ed un’altra persona, “room” quelle con 3 o più persone, “favourite” le preferite e “low priority” quelle con persone o gruppi con cui non mi sento spesso.

    Quando premi il pulsante [+] ti vengono fornite tre opzioni. [START CHAT] e [CREATE ROOM] sono fondamentalmente la stessa cosa! Solamente, funzionano in modo un pò diverso: “Start chat” é più veloce, selezioni subito le persone con cui chattare ed appena l’hai fatto inizi la conversazione in una stanza senza nome. “Create room” invece ti chiede prima di impostare la stanza, dargli un nome, selezionare diverse opzioni e solo quando hai fatto tutto puoi invitare chi vuoi nella stanza.

    Altra grossa differenza: con “Start chat” tu e le altre persone nella discussione siete tutte parimenti amministratrici della stanza di discussione. Con “Create room” tu amministri e gli altri utenti no.

    La terza opzione, [JOIN ROOM] serve ad entrare in stanze create da altri. Ma questa opzione non viene trattata in questa guida

     

    PRIMO IMPATTO

    Come quando si indossa un nuovo paio di scarpe o si guida una nuova moto, all’inizio bisognerà prendere confidenza con certe funzioni basilari: quello che su un altra App sai fare a occhi chiusi, qui devi un po’ re-impararlo: é normale! Fai qualche prova, gira qua e là tra i menù, esplora. E non farti problemi a sperimentare: che vuoi che succeda di così grave? 😉

    Impara a disabilitare le notifiche, trova le impostazioni generali e quelle di ogni singola stanza, creare stanze, unirti a stanze già esistenti ed abbandonarle…

     

    ACCOUNT E RUBRICA

    Se hai già letto il post Cos’é Matrix sai che l’intero sistema Riot/Matrix é estremamente attento a privacy e sicurezza. Qui tutto é pensato perché non vengano diffuse informazioni su di te. Per questo quando hai creato il tuo account Matrix non era obbligatorio mettere la tua email o il numero di cellulare: qui nessuno ti obbliga a collegare il tuo account alla tua identità reale. Nelle istruzioni sulla creazione dell’account ho suggerito di inserire comunque un indirizzo email perché nel caso perdessi la tua password, con un’email puoi ancora riuscire ad entrare in Riot mentre senza, ahimé, non avresti alcun modo di recuperarla.

    Se entri nelle preferenze di Riot però vedrai che ci sono i campi per inserire i tuoi dati personali: il nome visualizzato, il numero di telefono ed appunto, una o due email. Puoi scegliere tu se metterli o meno: se li inserisci, chi conosce il tuo vero nome, email o numero di telefono, riuscirà a trovarti facilmente qui su Riot; se invece non li inserisci, qui su Riot verrai contattato solo da chi conosce il tuo account esatto.

    Logo “Impostazioni”

     

    Sempre nelle impostazioni ti verrà chiesto se vuoi che Riot possa accedere alla Rubrica del tuo telefono per vedere se ci sono, appunto, indirizzi email o numeri di telefono di qualcuno che li ha abbinati al suo account Riot.

     

    LISTA CONTATTI DI RIOT

    Su Riot, se hai notato, non hai una tua lista dei contatti Matrix. Questa é la seconda cosa che risulta un pò spiazzante per chi viene da Whatsapp ed altre App simili ma che ti appare chiara se hai letto il post Cos’é Matrix. Si tratta difatti di una scelta voluta per un fatto di sicurezza: Riot non vuole memorizzare i dati dei tuoi contatti. Al contrario, quando ti iscrivi a WhatsApp, tu fai sapere a Facebook tutti i numeri di telefono ed indirizzi email che hai memorizzato sul tuo telefono.

    Il concetto base é che i tuoi contatti devono stare solo sulla tua Rubrica del telefono mentre le chat devono stare solo sull’app di chat (in questo caso Riot)

     

    Ti chiederai “Ma allora, quell’impostazione per permettere a Riot di accedere ai miei contatti?”. Beh, qui é una questione di fiducia: ti fidi a dare accesso a Matrix.org alla tua Rubrica e leggere tutti i numeri di telefono, le email ed i nomi collegati? Anche qui, hai la possibilità di scegliere.

    Se scegli di NON permettere a Riot di accedere alla Rubrica, i tuoi contatti potranno essere recuperati solo all’interno delle stanze in cui avete dialogato.

    Se scegli di permettere a Riot di accedere alla Rubrica, l’App mostrerà al suo interno i tuoi contatti, ma identificherà solo quelli già iscritti a Riot e che hanno fornito l’email o il numero di telefono che hai sulla tua Rubrica.

    Questo sistema ha una mancanza: se un utente che ha un account Matrix, NON ha fornito il suo numero di telefono o email, Riot non lo “conoscerà”. Se qualcuno ti da il suo indirizzo Matrix, il modo migliore per archiviarlo é dunque segnarselo manualmente in Rubrica! Così facendo, quando cercherai il suo nome da Riot, vedrai il suo numero di telefono, l’email… e l’account Matrix!

    LE RUBRICHE DEL TELEFONO

    Bisogna spendere due parole sulle Rubriche del telefono e sul loro modo di gestire i contatti. Banalmente: esiste una sorta di “standard” che però nessuno rispetta veramente e dunque i “Contatti” su iOS sono gestiti in modo diverso che su Android e lo stesso vale per PC, Mac, LInux.

    Questo vuol dire che ogni telefono ha un modo un pò suo di gestire la cosa.

    Per esempio, su iOS, l’indirizzo Matrix va inserito tra le email e non tra i contatti social.

    Detto altrimenti: potresti dover fare un paio di tentativi per capire qual’é il modo migliore per segnarti gli indirizzi Matrix in Rubrica.

     

    LE FUNZIONI AVANZATE DI RIOT/MATRIX

    Questo articolo serve giusto per spiegare i primissimi passi con Riot/Matrix. Le funzioni speciali, la differenza tra l’App per smartphone e quella per computer fisso, la crittografia end-to-end sono invece ciò che rende Matrix speciale e possono essere affrontate solo dopo aver compiuto questi primi passi. Una cosa però é chiara: per poter capire le funzioni avanzate é indispensabile aver letto Cos’é Matrix ed aver appreso i concetti fondamentali su cui si regge.

     

    Riot su Desktop

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    La centralità delle Istanze nel rapporto tra l’utente e Mastodon

    Mastodon Connections.png

     

    É impossibile essere in Asia senza metter piede in un paese asiatico, ma se si é in un paese asiatico allora si é in Asia. E’impossibile essere su Mastodon senza essere iscritti ad un’Istanza, ma se si é iscritti ad un’Istanza allora si é su Mastodon!

    Non ci si “iscrive all’email”: ci si iscrive a un provider email (Gmail, Protonmail, Autistici.org, RiseUp.net, HushMail.com). Non ci si “iscrive a Mastodon”: ci si iscrive ad un’Istanza Mastodon (Bida, Partecipa, Cisti).

    La grossa differenza però é che se gli email provider si differenziano solamente per la qualità dei servizi, le Istanze sono anche delle comunità di persone che hanno regole e caratteristiche peculiari. Se ti iscrivi a Gmail te ne frega ben poco di chi siano gli altri che usano Gmail e la tua esperienza con il provider sarà solamente tecnica. Al contrario, a seconda dell’Istanza da cui accedi alla rete Mastodon, le cose possono cambiare notevolmente.

    In un articolo precedente si era già discusso di cos’é Mastodon ed in un secondo articolo si era discusso di cos’é il Fediverso, ossia la “rete allargata” di cui la rete Mastodon é solo una parte. In questo terzo articolo si vuole invece puntare maggiormente l’attenzione sulla centralità delle Istanze.

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    Un’Istanza, materialmente, é un server, un computer sempre acceso su cui gira il software di Mastodon. Per poter accedere alla rete Mastodon bisogna scegliersi una tra le migliaia di Istanze già esistenti. Su questo server dunque saranno registrati diversi utenti (ci sono Istanze da 1 solo utente ed Istanze da centinaia di migliaia di utenti, ma a naso la maggior parte delle Istanze ha all’incirca tra i 100 ed i 3000 utenti). Questi utenti formano la comunità locale. Quando ti iscrivi ad un’Istanza hai dunque accesso immediato a tutti i messaggi pubblici postati dai membri di quella stessa Istanza, anche se non li segui. E’la cosiddetta Timeline locale. Ogni Istanza é indipendente dalle altre e decide da sé come finanziarsi, come moderarsi e in base a quali princìpi, in che modo la comunità e gli amministrazioni si rapportano. Dunque deciderà pure quali altre Istanze bloccare, quali argomenti o atteggiamenti vietare ecc. Inoltre ogni singola Istanza ha la possibilità di modificare il proprio software in modo da abilitare funzioni, disabilitarne o aggiungerne di nuove (il tutto ovviamente entro la necessaria compatibilità con i protocolli della rete Mastodon)

    Sempre più spesso comunità impossibilitate ad esprimersi liberamente sui social sociali commerciali si son create dei propri spazi da sé mettendo su Istanze Mastodon personalizzate. Altre comunità invece rifuggono i social commerciali perché preoccupati per la propria privacy o per altri motivi ancora. Tali comunità sono spesso diversissime fra loro: ci sono numerose Istanze caratterizzate da hacktivismo correlato a movimenti LGBT+, Istanze generaliste, Istanze nazistoidi ecc.

    Il bello dell’ecosistema di Mastodon é che essendo tutte indipendenti possono molto facilmente evitare di rompersi le scatole a vicenda scegliendo di silenziare o addirittura “oscurare” (bannare) le Istanze con cui non vi é alcuna possibilità di dialogo reciproco.

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    DECENTRALIZZAZIONE, OSSIA PERSONALIZZAZIONE

    L’idea di fondo di tale ecosistema é che un’Istanza piccola ma tecnicamente solida e con un’identità ben definita, sia preferibile a Istanze enormi e indefinite in cui l’utente si perde. Un’Istanza con meno di 5000 utenti, con una policy assai specifica su certi argomenti e con un rapporto diretto tra utente ed amministratore vuol dire un tipo di servizio che nessun social commerciale con milioni di utenti potrà mai dare ai propri membri.

    La personalizzazione e la vicinanza agli admin fanno sì che nella scelta dell’Istanza , l’utente presenti una serie di quesiti che non era abituato a porsi (si considera sempre l’esempio dell’utente di social commerciale non avvezzo a piattaforme decentrate e federate). Scegliere un’Istanza che ha maggiore solidità tecnica o una in cui si parla la mia lingua? Iscriversi ad un’Istanza locale o ad una che sottostà a leggi di un paese che offre maggiori garanzie di privacy?

    Se sono una persona che ama discutere di diversi temi ma non sopporta le azioni di disturbo di un certo tipo di commentatori-provocatori potrei preferire un’Istanza caratterizzata da forte moderazione ed una bassa tolleranza per i molestatori online. Al contrario, se fossi una persona più interessata a far un pò di caciara con un’ironia spesso estrema e non apprezzata dalla maggioranza delle persone, potrei preferire un’Istanza più aperta a tali comportamenti. Oppure potrei preferire un’Istanza che ha rimosso stelle e contatori dei post per alimentare un approccio più umano ai contenuti.

    Per fare un paragone grossolano per descrivere la funzione delle diverse Istanze all’interno dell’ecosistema di Mastodon, immaginiamo l’esistenza di un social disponibile in più versioni, ad esempio Twitter: Twitter Green, Twitter Yellow, Twitter Orange, Twitter Pink, Twitter Red e Twitter Purple. Sono tutti Twitter fondamentalmente simili tra loro e possono anche  interagire ma ognuno ha caratteristiche proprie che ne alterano la natura. Ad esempio Twitter Green accetta solo contenuti adatti ai bambini, Twitter Yellow accetta anche contenuti per adulti ma non i bot, Twitter Orange accetta i bot ma non i contenuti per adulti, Twitter Pink non permette di rispondere ai post ma solo di stellinarli e retwittarli, Twitter Red accoglie tutti i contenuti tranne quelli visibili su Twitter Green, mentre Twitter Purple non ha regole ma non può interagire con gli altri Twitter)

    La scelta dell’Istanza é dunque una scelta FON-DA-MEN-TA-LE nel determinare il tipo di esperienza online.

    PROMUOVERE LE ISTANZE PER DIFFONDERE MASTODON

    Chi scrive ritiene che al momento l’attuale di Mastodon pecchi nella promozione delle Istanze. La comunicazione attuale é incentrata sul far “passare a Mastodon” gli utenti. Un esempio é il sito stesso di Mastodon, https://joinmastodon.org che pur spiegando chiaramente all’utente appena arrivato che “l’unica cosa da fare é scegliere un server”, lo mette subito dinnanzi alla necessità di una scelta tra migliaia e migliaia di Istanze caratterizzate solo da pochissime informazioni: nome, logo, numero di utenti ed una riga di descrizione. Cliccando su ognuna delle Istanze dell’elenco si aprirà la relativa pagina. Qui l’utente potrebbe trovare una pagina ricca di informazioni così come una scarna paginetta dalla quale non traspare nulla sull’identità dell’Istanza stessa.

    L’utente, dunque, é chiamato a fare una scelta di cui non ha ancora ben chiare le implicazioni e si trova a dover compiere una scelta fondamentale avendo a disposizione ben pochi mezzi. 

    Non c’é da stupirsi se l’utente, dopo aver scelto un’Istanza che non gli si confà, abbandoni del tutto Mastodon ritenendo che l’esperienza di quell’Istanza corrisponda all’esperienza dell’intero Mastodon! E’cosa nota che gran parte dei nuovi iscritti a Mastodon scelga, nel dubbio, di iscriversi a mastodon.social, l’Istanza gestita dal creatore di Mastodon. Pur non essendo una scelta in sé sbagliata, é indice di una certa diffidenza col concetto di Istanze federate e di incapacità di scelta.

    Alla luce di queste osservazioni é’forse necessario far sì che:

    • Le singole Istanze descrivano meglio sé stesse
    • Le Istanze promuovano sé stesse in quanto provider Mastodon 

    iu.png

     

    LE ISTANZE DESCRIVANO MEGLIO SÉ STESSE

    Ciò che differenzia un’Istanza da tutte le altre é ciò che la rende unica, sia che si tratti di aspetti culturali che tecnici. In primo luogo va ricordato che quando si parla di Istanze si parla spesso di piccole realtà portate avanti grazie a lavoro volontario e dunque anche certe informazioni tecniche che sono date per scontate quando si parla di grandi social commerciali, qui scontate non sono. L’hardware é buono o é un vecchio PC recuperato che gira per miracolo in una cantina umida? Ci sono dei backup? In quanti si occupano della manutenzione? Che versione di Mastodon viene usata? Sono state apportate modifiche? Poco esportare i miei dati?

    Poi va ricordato che l’utente ha spesso la necessità di conoscere in modo chiaro alcuni dettagli sul tipo di moderazione che troverà: l’Istanza accetta contenuti NSFW? L’Istanza tollera contenuti razzisti o fascisti? E i Bot? Ci sono temi preponderanti sull’Istanza? O lingue maggiormente usate? Posso sapere se l’Istanza ha bloccato o é stata bloccata da altre Istanze? Quali? Posso sapere come funzionano le decisioni interne all’amministrazione dell’Istanza? 

    Nella maggior parte dei casi sono informazioni che possono essere facilmente codificate/taggate e comunicate anche in forma riassuntiva e stringata.

    La presenza di policy e di un regolamento pubblico é un altro tassello fondamentale nel caratterizzare l’Istanza. (NB: non sarebbe male avere per le diverse Istanze delle policy di riferimento; una cosa simile alle licenze CC. Ad esempio, poter sapere che un’Istanza usa la policy n°5 anziché la n°3 (che permette contenuti razzisti) sarebbe un modo efficiente per capire come relazionarcisi)

    Altro elemento importante é la preview della TL locale: il fatto che l’utente abbia modo di farsi un’idea dei contenuti che girano su una certa Istanza é un modo assai pratico per farsi un’idea di “come siano le cose da quelle parti”.

    Se un’Istanza non sa comunicare la propria unicità é solo una fra le tante: sostituibile e priva d’interesse. Scegliere un’Istanza senza conoscerne le caratteristiche é come scegliere un’automobile conoscendone solo il nome. Al contrario, un’Istanza che abbia e comunichi le proprie peculiarità stimola un rapporto più forte con i propri (futuri) membri: se m’iscrivo ad un’Istanza magari anche piccola ma che porta avanti progetti e idee che m’interessano e con cui condivido principi etici e politici, il legame con i membri di tale Istanza sarà certo molto più sentito che non con i membri di una grossa Istanza generalista.

    Bida.png

    LE ISTANZE PROMUOVANO SÉ STESSE IN QUANTO PROVIDER MASTODON

    Oggi la promozione di Mastodon é una cosa del tipo “Iscriviti all’Email!” a cui segue uno scarno “adesso scegli tra Gmail, Autistici.org, ecc”. Si promuove Mastodon per poi far scegliere all’utente un’Istanza. É forse necessario spostare maggiormente l’attenzione sulle Istanze affinché promuovano sé stesse in base alle proprie caratteristiche specifiche, ossia una comunicazione del tipo “Per le tue comunicazioni social passa a mastodon.bida.im : un’Istanza Mastodon anarchica e autogestita! Bida é un punto d’incontro per…”.

    Ovviamente allo stato attuale la diffusione ancora minoritaria di Mastodon fa sì che sia necessario promuovere al tempo stesso l’Istanza e Mastodon stesso, ma al contrario della promozione generica di Mastodon, così facendo l’utente non viene lasciato in balìa di sé stesso a dover poi cercarsi un’Istanza a caso, ma gli viene indicato fin da subito una “piazza” molto specifica su cui appoggiarsi (in articoli precedenti le Istanze son state paragonate a pianeti di un sistema solare o club di una rete di locali). Inoltre, la promozione Istanza per Istanza ha il pregio di trasmettere immediatamente l’idea che le Istanze sono sì realtà indipendenti e diverse le une dalle altre, ma pure tutte uguali nel loro potersi interfacciare le une alle altre. Promuovendo l’Istanza, a latere, si promuove anche la piattaforma.

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    Un esempio sono le distro Linux: con l’utente inesperto che ne capisce poco di informatica funziona poco il generico “passa a Linux” che lascia l’utente da solo di fronte alla scelta della distribuzione da installare. Al contrario un “Installa Mint Cinnamon: per te é l’ideale” é molto meglio.

    E’ la differenza tra colui che vuol andare in vacanza “in Asia” finendo in Mongolia pensando confusamente di trovarci pagode thailandesi, sushi e lottatori di kung-fu, e colui che sceglie di andare specificamente in Corea per una scelta informata.

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    Pagina d’accesso di mastodon.partecipa.digital

    La principale fonte di informazioni su di una Istanza é la sua pagina d’accesso. Se la pagina é ben fatta lì vi si troverà una descrizione dell’Istanza, il suo scopo, le sue policy, una serie di informazioni tecniche, la lista delle istanze bloccate e così via. Spesso la pagina offre la possibilità di scorrere la Timeline locale senza la necessità di essere iscritti. Ma per arrivare alla pagina delle singole Istanze, attualmente ci sono questi strumenti:

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    Joinmastodon.org É IL sito di Mastodon. Creato dall’autore del software, é il principale punto d’accesso a ciò che é Mastodon. Di ogni Istanza mostra solo nome e logo, una riga di descrizione, il numero di utenti iscritti e lo status delle iscrizioni (aperte o chiuse). Chi si affaccia a Mastodon solitamente viene su questo sito e da qui sceglie su che Istanza iscriversi.

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    the-federation.info E’ un sito che si prefigge di mostrare uno strumento che scopre tutte le Istanze che formano il Fediverso. Delle singole Istanze offre solo info tecniche come il numero di utenti, il numero di utenti attivi ed il numero di post.

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    https://instances.social E’un sito che permette una ricerca molto specifica delle Istanze: é possibile filtrare la ricerca in base alle lingue usate sull’Istanza, il numero di utenti ed una serie di policy sui contenuti. Dopodiché il sito offre diverse informazioni tecniche che permettono una valutazione sull’affidabilità materiale dell’Istanza. Il design é crudo e le informazioni sulle istanze non sono sempre affidabili, ma ciononostante é al momento lo strumento più completo per cercare Istanze di ogni genere: dall’Istanza dei cristiani messianici a quella dei metallari tedeschi.

     

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    ALCUNE ISTANZE

    Qui di seguito sono elencate alcune Istanze Mastodon. Si tratta di una selezione casuale, fornita giusto per dare un’idea della varietà di scelta disponibile. Non si tratta né di Istanze consigliate né di Istanze particolarmente rappresentative: l’elenco va inteso solo a titolo di esempio.

    LEGENDA:

    DESCRIZIONI

    Le brevi descrizioni inserite tra parentesi vanno spesso intese giusto come una traccia generica: ogni Istanza é una realtà a sé che spesso non é riassumibile in poche parole e due Istanze formalmente simili possono avere in realtà stili ed atmosfere interne assai diverse.

    UTENTI

    Il numero di utenti é spesso arrotondato e serve giusto a dare un’idea delle dimensioni della comunità dell’Istanza.

    POLICY PUBBLICA

    Per “Policy pubblica” qui si intendono genericamente regole interne e di moderazione, impostazioni generali di condotta o di etica: può essere esser solo un elenco di norme legali di moderazione, una linea generale riassunta in poche righe, un regolamento dettagliato o un vero e proprio atto d’intenti dell’Istanza. Ciò che conta é che dia un’idea chiara dell’indirizzo (o non-indirizzo) dell’Istanza e dei principi etici a cui si attiene. Una policy poco definita potrebbe causare fraintendimenti e malumori, mentre una policy pubblica molto definita può far sì che un’Istanza generalista si concentri su temi assai specifici, rendendola di fatto un’Istanza tematica (non c’é una divisione netta su cosa sia un’Istanza generica ed un’Istanza tematica: si tratta giusto di una distinzione di massima). In ogni caso, un rapporto aperto e trasparente tra amministratori dell’Istanza ed utenti é sempre preferibile. Il fatto che un’Istanza sia priva di policy pubblica non significa che questa sia priva di regole: significa solo che queste non sono state definite e messe per iscritto e rese pubbliche dagli amministratori. Un’Istanza priva di policy pubblica, tuttavia moderata con criterio, può essere un ambiente migliore di un’Istanza con una bella policy che però non viene osservata dalla sua comunità.

    NSFW

    Ogni utente ed Istanza ha un approccio personale coi contenuti per adulti. In generale, qui, si considera che un’Istanza che tolleri contenuti per adulti privi di Content Warning sia di fatto un’Istanza NSFW. Allo stesso tempo, un’Istanza i cui contenuti, di fatto, siano solo in minima parte NSFW ed abbiano il CW, oppure trattino temi affini a contenuti NSFW ma perlopiù senza la necessità di ricorrere al CW, non é considerata un’Istanza NSFW.

    MASTODON.SOCIAL

    mastodon.social é l’Istanza gestita da Eugen Rochko, il programmatore che ha creato Mastodon. Chi si approccia a Mastodon spesso lo fa aprendo un account proprio su mastodon.social e proprio per questo motivo é una delle Istanze più grandi. Per molti utenti che si affacciano a Mastodon, mastodon.social É Mastodon stesso. Lo stesso Rochko cerca di promuovere l’iscrizione ad Istanze diverse, tuttavia vi é qualche difficoltà a far comprendere il concetto (da qui la ragione di questo post)

    MASTODON.SOCIAL
    Utenti: 300k
    Policy pubblica: no
    https://mastodon.social

    ITALIA

    Il numero di Istanze Mastodon italiane si conta su una mano ed a farla da padrone é Bida, ma la comunità che la anima é attiva ed interessata allo sviluppo e promozione della piattaforma, ossia si muove attivamente nel far sì che altre Istanze possano nascere nei prossimi tempi

    BIDA
    (Istanza bolognese creata e gestita dal collettivo Bida)
    Utenti: 1.6k
    Policy pubblica: si
    https://mastodon.bida.im

    CISTI
    (Istanza torinese in via di apertura)
    Utenti:
    Policy pubblica: si (in lavorazione)
    https://mastodon.cisti.org/about

    PARTECIPA
    (IT, Open Source, Linux. L’Istanza é gestita da un admin italiano, ma in realtà ha un’utenza assai cosmopolita)
    Utenti: 250
    Policy pubblica: no
    https://mastodon.partecipa.digital/about

    RAMSES
    (Istanza aperta nata dal blog AmiciDelBaretto)
    Utenti:
    Policy pubblica: no
    https://ramses.amicidelbaretto.org

    GENERALISTE

    Le Istanze generaliste non nascono con l’idea di discutere su argomenti specifici o rivolgersi a comunità specifiche. Tuttavia i membri della comunità che ospita, possono far sì che col tempo una singola Istanza generalista sviluppi di fatto una propria cultura interna. Alcune Istanze sono legate a blog o associazioni specifiche di cui seguono le policy, tuttavia, se queste policy non sono chiaramente segnalate o linkate nella pagina di registrazione all’Istanza, viene indicato che questa non ha una sua policy pubblica. Le Istanze generaliste possono essere molto diverse fra loro. Questo dipende principalmente dalle policy che adottano, dalla comunità che ospita e dalla moderazione. Per intenderci: una certa Istanza generalista può avere norme molto severe atte a minimizzare i conflitti mentre un’altra può limitarsi a bannare solo i contenuti strettamente illegali.

    BERRIES
    Utenti: 2k
    Policy pubblica: si
    https://berries.space/about/more

    CHAOS SOCIAL
    Utenti: 5k
    Policy pubblica: si
    https://chaos.social

    MASTODON.CLOUD
    Utenti: 50k
    Policy pubblica: si
    https://mastodon.cloud/about

    TODON NL
    Utenti: 3.2k
    Policy pubblica: si
    https://todon.nl/about

    PLURAL CAFÉ
    Utenti: 300
    Policy pubblica: si
    https://plural.cafe/about

    ICOSAHEDRON
    Utenti: 800
    Policy pubblica: si
    https://icosahedron.website/about

    ETALAB
    (Istanza sperimentale pubblica francese)
    Utenti: 1.5k
    Policy pubblica: si
    https://mastodon.etalab.gouv.fr/about

    OCTODON
    (Istanza francese)
    Utenti: 2k
    Policy pubblica: si
    https://oc.todon.fr/about

    KITTY TOWN
    Utenti: 250
    Policy pubblica: si
    https://kitty.town/about

    TOOTIM
    (Istanza in lingua ebraica)
    Utenti: 500
    Policy pubblica: si
    https://tooot.im/about

    INDITOOT
    (Istanza con base in India)
    Utenti: 150
    Policy pubblica: si
    https://inditoot.com/about

    SOCIAL WIUWIU DE
    (Istanza tedesca che promette che il server é alimentato da energia pulita)
    Utenti: 200
    Policy pubblica: no
    https://social.wiuwiu.de/about

    FRAMAPIAF
    (É l’Istanza creata e gestita dll’associazione francese Framasoft)
    Utenti: 7k
    Policy pubblica: no
    https://framapiaf.org/about

    MAMOT
    (Istanza dell’associazione francese La Quadrature du Net)
    Utenti: 11k
    Policy pubblica: no
    https://mamot.fr/about

    ZACLYS
    (Istanza dell’associazione francese Zaclys)
    Utenti: 1.6k
    Policy pubblica: no
    https://mastodon.zaclys.com/about

    MASTODON(TE)
    (Istanza brasiliana)
    Utenti: 700
    Policy pubblica: no
    https://masto.donte.com.br/about

    FREE RADICAL ZONE
    Utenti: 650
    Policy pubblica: no
    https://freeradical.zone/about

    SCIFI!
    (Il nome farebbe supporre un’Istanza incentrata sulla fantascienza ma in realtà non si direbbe)
    Utenti: 1.5k
    Policy pubblica: no
    https://scifi.fyi/about

    HOSTUX SOCIAL
    (Istanza generalista perlopiù francese)
    Utenti: 3k
    Policy pubblica: no
    https://hostux.social

    FRIENDS.NICO
    (Istanza giapponese)
    Utenti: 50k
    Policy pubblica: no
    https://friends.nico/about

    SOCIAL TCHNCS
    Utenti: 10k
    Policy pubblica: no
    https://social.tchncs.de

    MSTDN IO
    Utenti: 11k
    Policy pubblica: no
    https://mstdn.io/about

    OCTODON SOCIAL
    Utenti: 12k
    Policy pubblica: no
    https://octodon.social/about

    KNZK.ME
    (Istanza con utenti che parlano inglese e giapponese. Promette alta affidabilità dal punto di vista tecnico)
    Utenti: 2.7k
    Policy pubblica: no
    https://knzk.me/about

    TEMATICHE

    Un’Istanza tematica si caratterizza dal fatto di nascere con l’intento di essere un punto d’incontro e dialogo gravitanti attorno a dei temi specifici. La policy dell’Istanza contribuisce molto nel determinare la natura di questi temi. A volte un’Istanza nata con intenti specifici diventa di fatto un’Istanza generalista. A volte il “tema” é assai generico mentre a volte é decisamente molto specifico. Certi temi lasciano presagire il tipo di policy che l’Istanza adotta, tuttavia, se la policy non é stata pubblicata esplicitamente, é indicata come assente.

    MASTODON ART
    (all kind of art)
    Utenti: 7k
    Policy pubblica: si
    https://mastodon.art

    MASTODON TECHNOLOGY
    (Tecnologia)
    Utenti: 16k
    Policy pubblica: si
    https://mastodon.technology/about

    BOTSIN SPACE
    (Bot)
    Utenti: 2.5k
    Policy pubblica: si
    https://botsin.space/about

    TABLETOP SOCIAL
    (Giochi da tavolo)
    Utenti: 1.6k
    Policy pubblica: si
    https://tabletop.social/about

    MASTODON EUS
    (Lingua e cultura basca)
    Utenti: 1.6k
    Policy pubblica: si
    https://mastodon.eus/about

    MASTODON SCHOLAR
    (Studi, ricerca scolastica ed accademica)
    Utenti: 2.5k
    Policy pubblica: si
    https://scholar.social/about

    RUBY SOCIAL
    (Ruby – Istanza “gemellata” con Toot café di cui utilizza l’elenco Istanze bloccate e sospese)
    Utenti: 900
    Policy pubblica: si
    https://ruby.social/about

    WRITING EXCHANGE
    (Scrittura, poesia)
    Utenti: 900
    Policy pubblica: si
    https://writing.exchange/about

    LESBIAB SPACE
    (Lesbismo. L’Istanza é esplicitamente vietata ad utenti maschi)
    Utenti: 300
    Policy pubblica: si
    https://writing.exchange/about

    PLANETA LUDICO
    (Istanza spagnola su giochi)
    Utenti: 250
    Policy pubblica: si
    https://planetaludico.com/about

    BLIMPSTODON
    Utenti: 150
    Policy pubblica: si
    https://blimps.xyz/about

    MMORPG SOCIAL
    (online gaming)
    Utenti: 150
    Policy pubblica: si
    https://mmorpg.social/about

    SCICOMM XYZ
    (Scienza)
    Utenti: 300
    Policy pubblica: si
    https://scicomm.xyz/about

    BONN SOCIAL
    (Istanza sulla città di Bonn)
    Utenti: 200
    Policy pubblica: no
    https://bonn.social/about

    UNIVERSITY TWENTE
    (Istanza dell’università di Twente)
    Utenti: 200
    Policy pubblica: no
    https://mastodon.utwente.nl/about

    TINY TILDE
    (Computer art)
    Utenti: 150
    Policy pubblica: no
    https://tiny.tilde.website/about

    PIRATEPARTY BE
    (Istanza del partito pirata belga)
    Utenti: 500
    Policy pubblica: no
    https://mastodon.pirateparty.be/about

    BOARD GAMES SOCIAL
    (Giochi da tavolo)
    Utenti: 250
    Policy pubblica: no
    https://boardgames.social/about

    RED CONFEDERADA
    (Istanza spagnola per attivisti multilingue)
    Utenti: 250
    Policy pubblica: no
    https://red.confederac.io/about

    EQUESTRIA SOCIAL NETWORK
    (Little Pony)
    Utenti: 450
    Policy pubblica: no
    https://equestria.social/about

    RUHR SOCIAL
    (Tutto ciò che riguarda l’area della Ruhr in Germania)
    Utenti: 250
    Policy pubblica: no
    https://ruhr.social/about

    SHELTER MOE
    (Anime francese)
    Utenti: 400
    Policy pubblica: no
    https://shelter.moe/about

    SOCIAL NASQUERON
    (Free thinking)
    Utenti: 1.7k
    Policy pubblica: no
    https://social.nasqueron.org/about

    METALHEAD CLUB
    (Musica metal – tedesco)
    Utenti: 400
    Policy pubblica: no
    https://metalhead.club/about

    CHITTER XYZ
    (Furry)
    Utenti: 500
    Policy pubblica: no
    https://chitter.xyz/about

    TOOT CAT
    (Gatti – Non ha una vera Policy pubblica ma comunica i propri log tecnici e l’elenco delle Istanze bloccate)
    Utenti: 1.2k
    Policy pubblica: no
    https://toot.cat/about

    LAYER8 IN SPACE
    (Linux, Anime, Music)
    Utenti: 800
    Policy pubblica: no
    https://layer8.space/about

    MATHSTODON
    (Matematica)
    Utenti: 1.3k
    Policy pubblica: no
    https://mathstodon.xyz/about

    INFOSEC
    (perlopiù sicurezza informatica)
    Utenti: 1.5k
    Policy pubblica: no
    https://infosec.exchange

    FOSSDOTON
    (Software libero)
    Utenti: 2k
    Policy pubblica: no
    https://fosstodon.org/about

    IM@STODON
    (Otaku – inglese, cinese)
    Utenti: 300
    Policy pubblica: no
    https://imastodon.net/about

    CYBRESPACE
    (Cyberpunk culture)
    Utenti: 2.2k
    Policy pubblica: no
    https://cybre.space/about

    SDF ORG
    (Unix)
    Utenti: 2.8k
    Policy pubblica: no
    https://mastodon.sdf.org/about

    LGBT COOL
    (LGBT)
    Utenti: 400
    Policy pubblica: no
    https://lgbtq.cool/about

    SNOUTS
    (Furry, LGBTQ+)
    Utenti: 1.3k
    Policy pubblica: no
    https://mastodon.sdf.org/about

    NSFW

    Le Istanze elencate qui si caratterizzano per avere una grossa fetta dei propri contenuti di tipo NSFW. Alcune delle Istanze elencate qui sono esplicitamente incentrate su questi contenuti NSFW mentre altre lo sono di fatto.

    ABDL LINK
    (NSFW – porno)
    Utenti: 8k
    Policy pubblica: si
    https://abdl.link/about/more

    HUMBLR SOCIAL
    (ex-Tumblr, porn, erotica)
    Utenti: 38k
    Policy pubblica: si
    https://humblr.social

    SINBLR
    (porn)
    Utenti: 6k
    Policy pubblica: si
    https://sinblr.com

    SWITTER
    (sex work)
    Utenti: 200k
    Policy pubblica: si
    https://switter.at/

    KINKY BUSINESS
    (kinky erotica)
    Utenti: 3.5k
    Policy pubblica: si
    https://kinky.business/about

    DISPLACED
    (NSFW LGBT+)
    Utenti: 2.3k
    Policy pubblica: si
    https://displaced.social/about

    NIU MOE
    (Otaku)
    Utenti: 5k
    Policy pubblica: si
    https://niu.moe/about

    ARTALLEY PORN
    (artists and commissioners)
    Utenti: 6k
    Policy pubblica: no
    https://artalley.porn/about

    KINKYELEPHANT
    (Fetish)
    Utenti: 2.5k
    Policy pubblica: no
    https://kinkyelephant.com/about

    •  

    Mastodon, il Fediverso ed il futuro decentrato delle reti sociali

    web-3.jpg

    A breve distanza dalla prima panoramica su Mastodon é già possibile aggiungere alcune nuove osservazioni.

    In primo luogo va notato che diverse persone, già ben avvezze all’uso dei maggiori social network commerciali (Facebook, Twitter, Instagram…) siano inizialmente spaesate dal concetto di “decentralizzazione” e di “network federato”.

    Questo perché l’idea diffusa e radicata di social network é quella di un luogo unitario, indifferenziato, monolitico, con regole e meccanismi rigidamente uguali per tutti. In sostanza il fatto stesso di poter concepire un universo di Istanze separate e indipendenti é per molti un cambio di paradigma di non immediata comprensione.

    [l’articolo é stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

    Nell’articolo precedente in cui si era descritto il social network Mastodon, il concetto di Istanze federate era stato paragonato ad una rete di club/circoli privati associati fra loro.

    Alcuni aspetti esposti nell’articolo é forse necessario chiarirli ulteriormente a chi si avvicina al concetto di network federato:

    1. Non ci si iscrive “a Mastodon”, ma ci si iscrive ad una Istanza Mastodon! Qui torna comodo il paragone con i club/circoli: l’iscrizione ad un circolo permette di entrare in contatto con tutti gli altri che fanno parte della stessa rete: non ci si iscrive alla piattaforma, ma ci si iscrive ad uno dei club della piattaforma e che assieme agli altri club ne forma la rete. La piattaforma é software, é un qualcosa che esiste solo virtualmente mentre un’Istanza che usa tale piattaforma é il suo aspetto reale, materiale. É un server che si trova fisicamente da qualche parte, gestito da persone in carne ed ossa che lo gestiscono ed amministrano. Dunque ci si registra ad una Istanza e poi, da questa, si entra in contatto con le altre.
    2. Le diverse istanze hanno la possibilità tecnica di entrare in contatto fra loro ma non é detto che lo facciano. Metti caso ci sia un’istanza composta da 500 utenti italiani appassionati di letteratura chiamata mastodon.letteratura: questi utenti si conoscono fra loro proprio perché sono membri della stessa istanza ed ognuno riceve i post pubblici degli altri altri membri. Ecco, ognuno di loro avrà probabilmente anche altri contatti tra utenti registrati su Istanze diverse (abbiamo tutti degli amici che esulano dal nostro “solito giro”, no?). Se ognuno dei 500 utenti di mastodon.letteratura seguisse ad esempio 10 membri di altre Istanze, l’Istanza mastodon.letteratura avrebbe sì una rete locale di 500 utenti, ma anche una rete federata di ben 5000 utenti! Bene. mettiamo che tra questi 5000 non ci sia nemmeno un solo membro dell’Istanza giapponese incentrata sulla fisica nucleare japan.nuclear.physics: quest’altra istanza potrebbe avere magari 800 membri ed avere una rete federata di ben 8000, ma se tra la rete “italiana” e quella “giapponese” non vi fosse nemmeno un amico in comune, queste potrebbero teoricamente non venire mai a contatto l’una con l’altra. In realtà, per la legge dei grandi numeri, é abbastanza raro che Istanze di una certa dimensione non entrino mai in contatto fra loro, ma l’esempio serve a far capire i meccanismi su cui si regge un network federato (che anzi, proprio basandosi sulla legge dei grandi numeri e sui principi dei gradi di separazione, conferma il presupposto che più la rete é grande e meno saranno isolati utenti ed Istanze).
    3. Ogni singola Istanza può decidere volontariamente di non entrare in contatto con un’altra, in base a proprie scelte, regole e policy interne. Questo punto é evidentemente poco capito dai diversi commentatori che non riescono ad uscire dall’idea del “social monolitico”. Se su Mastodon vi fosse un’alta concentrazione di suprematisti bianchi orfani di Gab, o blogger porno orfani di Tumblr, ciò non significa che l’intero social network chiamato Mastodon diventerebbe un “social network per suprematisti bianchi e porno”, ma solo alcune Istanze che probabilmente non entreranno mai in contatto con Istanze antifasciste o ultrareligiose. Le difficoltà di far comprendere tale concetto rendono di conseguenza difficile far capire anche le potenzialità di una struttura di questo tipo. In un network federato, una volta data la possibilità tecnica di interagire tra Istanze e utenti, ognuno di questi può poi regolarsi in maniera del tutto indipendente sul come utilizzarla. Possiamo supporre ad esempio:  ISTANZA ECOLOGISTA, creata, mantenuta e supportata economicamente da un gruppo di appassionati che vuol avere un luogo per discutere di natura ed ecologia, stabilisce che sull’Istanza non si postano link esterni né immagini pornografiche; ISTANZA COMMERCIALE, creata da una piccola azienda che ha un buon server ed una capacità di banda pazzesca ed a cui ci si iscrive a pagamento e le cui regole le ha stabilite già in precedenza l’azienda; ISTANZA SOCIALE, creata da un centro sociale i cui utenti sono perlopiù i frequentatori del centro stesso e che si conoscono anche di persona; ISTANZA VIDEOGIOCHI, nata come Istanza interna dei dipendenti di un’azienda tecnologica ma di fatto aperta a chiunque si interessi di videogiochi. In questo scenario a quattro Istanze già é possibile descrivere alcune interazioni interessanti: l’Istanza ecologista potrebbe consultare i propri utenti e decidere di bannare l’istanza commerciale perché al suo interno é ampiamente diffusa una cultura contraria all’ecologismo, mentre l’Istanza sociale potrebbe invece mantenere i contatti con l’Istanza commerciale ma scegliere di silenziarla preventivamente sulla propria timeline, lasciando ai suoi singoli membri la scelta personale di entrare in contatto con i suoi utenti o meno. Sempre l’Istanza sociale potrebbe però bannare l’istanza videogiochi perché forte serbatoio di mentalità reazionaria. In sostanza, i contatti “insostenibili/inaccettabili” vengono spontaneamente limitati dalle singole Istanze in base alle proprie policy. Qui il quadro d’insieme inizia a diventare molto complesso, ma basta osservarlo da una sola Istanza, la propria, per capirne i vantaggi: le Istanze che ospitano troll, disturbatori e gente con cui proprio non si riesce a discutere le abbiamo bannate, mentre quelle con cui non c’é molta affinità ma neanche motivi di astio, le abbiamo silenziate, in modo che se uno di noi le vuol segue non c’é problema ma sarò una sua scelta personale
    4. Ogni utente può decidere di silenziare altri utenti ma pure intere Istanze. Se hai particolare interesse ad evitare i contenuti diffusi dagli utenti di una certa Istanza che però non viene bannata dall’Istanza che ti ospita (metti caso che la tua Istanza non chiuda le porte ad un’Istanza chiamata meme.videogamez.lulz la cui comunità tollera comportamenti molto sopra le righe ed in aria di trolling pesante che però alcuni trovano divertente), tu sei comunque libero di silenziarla per te soltanto. Sostanzialmente, in presenza di gruppi di utenti a te non graditi provenienti da una stessa Istanza/comunità, é possibile bloccarne in un colpo solo diverse decine o centinaia bloccando (per te) l’intera Istanza. Se la tua Istanza non avesse un accordo unanime su come comportarsi nei confronti di un’altra Istanza, si potrebbe facilmente lasciare la scelta agli iscritti dato che hanno comunque questo potente strumento. Un’Istanza potrebbe anche scegliere di moderare solo i propri utenti o non moderare affatto alcunché, lasciando ogni utente completamente libero di silenziare o bannare chi gli pare e piace senza mai interferire o imporre una propria etica.

    Il Fediverso

    iu.png

    Logo del Fediverso

    Messi meglio a fuoco questi aspetti, possiamo ora affrontare il passo successivo. Come già anticipato nel post precedente, Mastodon é parte di un qualcosa di più ampio chiamato Fediverso (Federazione + Universo).

    In sostanza, Mastodon é una rete federata che usa alcuni strumenti di comunicazione (si tratta di diversi protocolli ma i principali sono chiamati ActivityPub, Ostatus e Diaspora, ognuno dei quali ha i propri vantaggi, svantaggi, sostenitori e detrattori) utilizzati anche da altre realtà federate (social network, piattaforme di blogging ecc) che le mette in contatto l’una con l’altra  a formare un’unico grande universo di reti federate.

    Per dare un’idea, é come se Mastodon fosse un sistema planetario che ruota attorno ad una certa stella (la stella é Mastodon ed i pianeti sono le singole Istanze), ma questo sistema planetario fa parte di un universo in cui esistono numerosi sistemi planetari tutti diversi ma in comunicazione gli uni con gli altri.

    Tutti i pianeti di un dato sistema planetario (le Istanze, i “club”)  ruotano attorno ad un sole comune (la piattaforma software). L’utente può scegliersi il pianeta che preferisce ma non può certo stare sul sole (“non ci si iscrive alla piattaforma, ma ci si iscrive ad uno dei club della piattaforma che assieme agli altri club ne forma la rete”).

    All’interno di questo universo, Mastodon é semplicemente il “sistema planetario” più grosso (é quello di maggior successo e col maggior numero di utenti) ma non é detto che sarà sempre così: altri “sistemi planetari” si stanno irrobustendo ed ingrandendo.

    [NB: ogni singola piattaforma qui discussa usa nomi propri per definire i Server indipendenti su cui é ospitata. Mastodon li chiama Istanze, Hubzilla li chiama Hub e Diaspora li chiama Pod. Tuttavia, per semplicità e linearità con l’articolo precedente, nell’articolo si userà solo il termine “Istanza” per tutti].

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    La struttura dell’intero Fediverso

    Su Kum.io é possibile trovare una rappresentazione interattiva del Fediverso così come appare al momento. Ogni “ciuffo” rappresenta una rete diversa (o “sistema planetario”). Sono le diverse piattaforme che compongono la federazione. Mastodon é solo una di questi, quella più grossa, in basso.

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    Le interazioni di Mastodon con le altre reti

    Selezionando Mastodon é possibile vedere con quali altri network/sistemi del Fediverso é in grado di interagire. Come si può osservare, interagisce con gran parte degli altri network ma non proprio con tutti.

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    Le interazioni di GNU Social con le altre reti

    Selezionando invece un’altro social network, GNU Social, si osserverà che questo ha interazioni diverse: condivide il grosso delle interazioni di Mastodon ma ne ha alcune in più ed altre in meno.

    Questo dipende principalmente dal tipo di strumenti di comunicazione (protocolli) che ogni singola rete utilizza. Una rete può utilizzare anche più di un protocollo per avere il massimo numero di interazioni, ma ovviamente ciò li rende più complessi da gestire. Questa ad esempio é la strada scelta da Friendica e GNU Social.

    A causa dei diversi protocolli utilizzati, dunque, alcuni network non possono interagire proprio con tutti gli altri. Il caso più importante é Diaspora, che utilizza un proprio protocollo (chiamato a sua volta Diaspora), che può interagire solo con Friendica e Gnu Social ma non con le reti basate su ActivityPub come Mastodon.

    Le cose all’interno del Fediverso sono però in costante evoluzione e la fotografia appena mostrata potrebbe dover essere aggiornata già a breve. Al momento la maggior parte dei network sembrerebbe si stia indirizzando verso l’adozione di ActivityPub come strumento unico. Non sarebbe affatto male avere un protocollo di comunicazione unico che permettesse davvero ogni tipo di connessione!

    Torniamo però un attimo all’immagine dei sistemi planetari. Kum.io mostra le connessioni tecnicamente possibili tra ogni diverso “sistema planetario” e per farlo collega genericamente i diversi soli. Ma come abbiamo ben visto le connessioni reali avvengono tra i pianeti e non tra i soli! Una mappa stellare che mostrasse le connessioni reali dovrebbe mostrare per ogni singolo pianeta (ossia ogni singolo “baffo” dei ciuffi di Kum.io), decine o centinaia di linee di connessione con altrettanti pianeti/baffi, sia tra le Istanze della propria piattaforma che tra Istanze di piattaforme diverse! La quantità e complessità delle connessioni, come ben immaginabile, formerebbe un groviglio da mal di testa e graficamente illeggibile. Solo immaginarlo rende l’idea della quantità e complessità delle connessioni possibili.

    E non finisce qui: ogni singolo pianeta può stabilire o interrompere i contatti con gli altri pianeti del proprio sistema solare (ossia, l’Istanza Mastodon A può decidere di non aver contatti con l’Istanza Mastodon B), ed allo stesso modo può stabilire o interrompere i contatti con i pianeti di sistemi solari differenti (l’Istanza Mastodon A può entrare in contatto o interrompere i contatti con l’Istanza Pleroma B)! Per fare un’esempio drastico si può ipotizzare di avere dei cugini stronzi, ma stronzi davvero, che abbiamo cacciato dal nostro pianeta (mastodon.terra) e allora se ne sono costruito uno proprio (mastodon.saturno)  stando comunque nelle nostre vicinanze perché boh, si trovano bene col nostro sole “Mastodon”. Fin da subito decidiamo di ignorarci a vicenda. Questi cugini però sono davvero tanto stronzi, tanto che anche i nostri parenti ed amici vicini dei pianeti vicini (mastodon.giove, mastodon.venere ecc.) ignorano i cugini stronzi di mastodon.saturno. Nessun pianeta del sistema Mastodon se li caga. I cugini però non sono del tutto privi di rapporti ed anzi, hanno tanti contatti con pianeti di sistemi solari diversi. Ad esempio sono in contatto con alcuni pianeti del sistema Peertube peertube.10287, peertube.gattini, peertube.cartoni, ma anche con pleroma.pizza del sistema Pleroma e friendica.giardinaggio del sistema Friendica. Di fatto ai cugini stronzi sta bene vivere sul loro pianetino nel sistema Mastodon ma preferiscono avere contatti con pianeti di sistemi diversi.

    Dei loro pianeti amici, a noi di mastodon.terra, non ce ne può fregar di meno: sono stronzi tanto quanto i nostri cugini ed abbiamo bloccato pure loro. Tranne uno. Su pleroma.pizza ci sono degli utenti nostri amici che sono contemporaneamente anche amici di alcuni dei cugini stronzi di mastodon.saturno. Ma non é un problema: eccheccavolo! Abbiamo collegamenti interstellari e ci dovremmo preoccupare di una cosa così? Nientaffatto! Il blocco che abbiamo attivato su mastodon.saturno é tipo una barriera energetica che funziona in tuuuutto l’universo! Se fossimo coinvolti in una conversazione in cui partecipano sia un amico di pleroma.pizza che un cugino stronzo di mastodon.saturno, semplicemente, il cugino stronzo non sentirebbe quel che esce dalla nostra bocca e noi non sentiremmo quel che esce dalla sua. Ognuno dei due saprà che l’altro é lì, ma nessuno dei due potrà mai vedere l’altro né sentirlo. Certo, potremmo dedurre qualcosa da ciò che dirà il nostro amico comune di pleroma.pizza ma vabbé, più di così che cosa si può pretendere? 😉

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    Quest’immagine, può fornire un’idea del modo in cui le Istanze (pianeti) si connettono tra loro. Se poi si considera che le Istanze del Fediverso conosciute sono migliaia, la complessità del quadro é ben immaginabile. Un aspetto interessante é proprio il fatto che le connessioni tra Istanza e Istanza non dipendono dalla piattaforma usata. Osserviamo nell’immagine l’Istanza mastodon.mercurio: é un’istanza piuttosto isolata rispetto alla rete di Istanze Mastodon, i cui unici contatti sono mastodon.nettuno, peertube.gattini e pleroma.pizza. Nulla vieta che mastodon.mercurio venga a conoscenza di tutte le altre Istanze Mastodon non attraverso scambi di messaggi con mastodon.nettuno, ma attraverso i commenti ai video di peertube.gattini. Anzi, é addirittura più probabile perché mastodon.nettuno é in contatto solamente con altre tre Istanze Mastodon ma peertube.gattini é in contatto con tutte le Istanze Mastodon. Cercar dì immaginare le vie attraverso cui possano venire in contatto le diverse Istanze di quest’immagine che “non si conoscono” permette di farsi un’ulteriore idea del livello di complessità che si può raggiungere. In un sistema abbastanza grande, dotato di un vasto numero di utenti ed Istanze, isolarne una parte non comprometterà in alcun modo la ricchezza di connessioni possibili. Una volta create tutte le connessioni possibili é anche possibile fare un’esperimento diverso, ossia immaginare connessioni che s’interrompono fino a formare due o più reti perfettamente separate, contenenti ognuna delle Istanze Mastodon, Pleroma e Peertube.

    E per aggiungere complessità alla complessità, possiamo fare un’esperimento ulteriore, ragionando non più a livello di Istanze ma a livello di singoli utenti delle Istanze (ipotizzare 5 utenti per Istanza potrebbe bastare a rendere le diverse casistiche). Alcuni casi ipotizzabili: 1) siamo su un’Istanza Mastodon e l’utente Anna ha appena scoperto attraverso il commento ad un video su Peertube l’esistenza di una nuova Istanza Pleroma, quindi adesso lei ne conosce l’esistenza ma, scegliendo di non seguire tale Istanza, di fatto non rende nota la scoperta agli altri membri della sua Istanza; 2) sulla stessa Istanza Mastodon l’utente Luca blocca l’unica Istanza Pleroma conosciuta. Così facendo, se quest’Istanza Pleroma facesse conoscere altre Istanze Pleroma con cui é in contatto, Luca dovrebbe aspettare che un’altro membro della sua Istanza gliele facesse conoscere perché si é precluso la possibilità di essere tra i primi dell’Istanza a venirne a conoscenza. 3) In realtà, il primo utente dell’Istanza ad entrare in contatto con le altre Istanze Pleroma é Mario. Ma non le viene a conoscere dall’Istanza Pleroma con cui sono già in contatto (quella che Luca ha bloccato), ma attraverso il suo unico contatto su GNU Social.

    Sembra complesso ma in realtà non é altro che una replica di meccanismi umani cui siamo tanto abituati da darli per scontati: potremmo tradurre i diversi esempi appena esposti: 1) La nostra amica Anna, habitué del nostro bar, va in piazza ed incontra una persona che gli dice di essere habitué di un nuovo bar di una città poco distante. Anna però non si scambia il numero di telefono col tizio e quindi non saprà dare informazioni agli amici del suo bar riguardo al nuovo bar dell’altra città. 2) Nel solito bar, Luca di Milano evita Lara di Ferrara. Quando Lara porta nel bar le altre sue amiche ferraresi Mara e Sara, non le presenta a Luca. Solo più avanti, gli amici del bar che hanno stretto amicizia con Mara e Sara, potranno poi presentarle a Luca indipendentemente da Lara. 3) In realtà Mario aveva già conosciuto Mara e Sara, ma non grazie a Lara, bensì attraverso Filippo, il suo unico amico di Rovigo.

    Per avere un’idea dell’ampiezza del Fediverso, si può dare un’occhiata a diversi siti che cercano di fornirne una fotografia completa. Oltre al già citato Kum.io, che cerca di rappresentarlo con una elegante veste grafica che ne evidenzia le interazioni, c’é anche Fediverse.network che tenta di elencare ogni singola Istanza esistente indicando per ognuna di esse i protocolli usati e lo stato del servizio, o Fediverse.party, che é un vero e proprio portale da cui partire per scegliere quale piattaforma usare e registrarcisi. Anche Switching.social, una pagina che illustra tutte le alternative libere ai social e sistemi di comunicazione proprietari, indica alcune reti federate tra le alternative a Twitter e Facebook.

    (Per completezza: inizialmente si tendeva a dividere tutta questa megarete in tre “universi” sovrapposti: chiamati “Federazione” quello per le reti basate sul protocollo di Diaspora, “Fediverso” per quelle che usavano Ostatus e “ActivityPub” quelle che usavano… ActivityPub. Oggi invece sono considerati tutti parte del Fediverso anche se a volte lo si chiama pure Federazione)

    Tanti Network…

    Vediamo dunque le principali piattaforme/network e cos’hanno di diverso tra loro. Giusto un paio di premesse: alcuni di queste piattaforme sono pienamente attive mentre altre sono in via di sviluppo più o meno avanzato. Per questo motivo in alcuni casi l’interazione tra le diverse reti non é ancora pienamente funzionante. Inoltre, data la natura open e indipendente dei diversi network, é possibile che singole Istanze apportino modifiche e personalizzazioni “non standard” (un esempio é la lunghezza caratteri su Mastodon: lo standard é di 500 caratteri ma un’Istanza può decidere di impostare il limite che vuole; un’altro é l’uso di stelline e retweet, che un’Istanza può permettere e l’altra vietare). In questo paragrafo, di base, non si son tenute in conto queste personalizzazioni ed incompatibilità.

    Mastodon (simile a: Twitter)

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    Mastodon é una piattaforma di microblogging molto simile a Twitter perché é basato su post molto brevi. E’il più famoso network del Fediverso. E’accessibile da smartphone attraverso un certo numero di App sia per Android che iOS. Uno dei punti di forza é il design ben concepito ed il fatto di avere già un “parco utenti” abbastanza corposo (quasi 2 milioni di utenti nel mondo, di cui alcune migliaia in Italia). Da desktop si mostra come una serie di colonne personalizzabili, ognuna delle quali mostra le diverse Timeline, sulla falsariga di Tweetdeck. Al momento Mastodon é l’unica piattaforma social federata accessibile con applicazioni Android ed iOS.

    Pleroma (simile a: Twitter e DeviantArt)

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    Pleroma é la rete “sorella” di Mastodon: fondamentalmente sono la stessa cosa in due versioni un po diverse. Pleroma offre qualche funzione in più riguardo alla gestione delle immagini e permette di base post più lunghi. A differenza di Mastodon, su desktop Pleroma mostra un’unica colonna con la Timeline selezionata, rendendolo molto più simile a Twitter. Attualmente molte Istanze Pleroma hanno un gran numero di utenti che s’interessano di illustrazione e manga, pertanto come ambiente può ricordare vagamente DeviantArt. Le App di Mastodon per smartphone possono essere usate per accedere anche a Pleroma.

    Misskey (simile a: un mix tra Twitter e DeviantArt)

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    Misskey é una sorta di Twitter che vuol ruotare principalmente attorno alle immagini. Offre un livello di personalizzazione maggiore di Mastodon e Pleroma ed una maggior attenzione alle gallerie immagini. E’una piattaforma che ha ottenuto buon successo in Giappone e tra gli appassionati di manga (e si vede!)

     

    Friendica (simile a: Facebook)

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    Friendica é un network estremamente interessante. Riprende grossomodo la struttura grafica di Facebook (con amici, notifiche ecc) ma in più permette l’interazione con diversi network commerciali che non fanno parte del Fediverso. E’dunque possibile connettere il proprio account Friendica a Facebook, Twitter, Tumblr, WordPress oltre che generare feed RSS ecc. Insomma, Friendica si propone come una sorta di hub di contenuti da diffondere su tutte le reti disponibili, siano esse federate o no. In sostanza Friendica é l’asso-piglia-tutto del Fediverso: un’Istanza Friendica al massimo delle sue funzioni si connette con tutti e dialoga con tutti.

    Osada (simile a: un mix tra Twitter e Facebook)

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    Osada é un’altro network che per impostazione può ricordare una via di mezzo tra Twitter e Facebook. Tra le piattaforme che ricordano Facebook questa é quella dal design più pulito.

     

    GNUsocial (simile a: un mix tra Twitter e Facebook)

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    GNUsocial é un po’ il “nonno” di tutte le reti sociali qui elencate; in particolare di Friendica ed Osada (di cui é il predecessore).

    Aardwolf (simile a: Twitter, forse…)

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    Aardwolf non é ancora pronto, ma si prospetta come una sorta di alternativa a Mastodon. Stiamo a vedere.

     

    PeerTube (simile a: Youtube)

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    PeerTube é la rete federata di hosting video molto, ma molto simile a YouTube, Vimeo e altri servizi simili. Con un catalogo in via di costruzione, Peertube appare già un progetto molto solido.

    Pixelfed (simile a: Instagram)

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    Pixelfed é sostanzialmente l’Instagram della Federazione. E’in fase di sviluppo ma pare essere a buon punto. Gli mancano solo delle App per smartphone per poter essere adottato come alternativa. Pixelfed ha il potenziale per diventare un membro molto, ma molto importante della Federazione!

    NextCloud (simile a: iCloud, Dropbox, GDrive)

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    Nextcloud é un servizio di file hosting (nato dal precedente ownCloud) molto simile a Dropbox. Ognuno può far girare NextCloud su un proprio server che offre inoltre servizi di condivisione contatti (CardDAV), calendari  (CalDAV), media streaming, bookmarking, backup ed altro. Gira pure su Windows e OSX ed é accessibile da smartphone attraverso App ufficiali. E’parte del Fediverso poiché utilizza ActivityPub per comunicare diverse informazioni ai propri utenti come cambiamenti ai file, attività calendario ecc.

    Diaspora (simile a: Facebook e un pò anche Tumblr)

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    Diaspora é un po il “cugino” del Fediverso. Funziona attraverso un protocollo di comunicazione tutto suo e dialoga con il resto del Fediverso principalmente attraverso GNU social ed all’asso-piglia-tutto Friendica, anche se sembra stia circolando l’idea di far usare a Diaspora (l’applicazione) sia il proprio protocollo che ActivityPub. Si tratta di un gran bel progetto con una solida base di utenti affezionati. Al primo impatto può ricordare una versione estremamente minimalista di Facebook, ma l’attenzione alle immagini ed un interessante sistema di organizzazione dei post per tag permette di paragonarlo in qualche modo anche a Tumblr.

    Funkwhale (simile a: SoundCloud e Grooveshark)

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    Funkwhale assomiglia a SounCloud, Grooveshark o altri servizi simili. Come uno YouTube per l’audio, permette di condividere tracce audio ma su rete federata. Con qualche implementazione potrebbe diventare anche un ottimo servizio di hosting per Podcast audio

    Plume, Write Freely e Write.as (piattaforme di blogging)

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    Plume Write freely e Write.as sono piattaforme di blogging molto minimali che fanno parte della Federazione. Non hanno la ricchezza di funzioni, temi e personalizzazioni di WordPress o Blogger ma fanno il proprio dovere in modo leggero.

    Hubzilla (simile a: ….TUTTO!!)

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    Hubzilla é un progetto ricchissimo e complesso che permette di gestire sia social network che data storage, calendari condivisi, web hosting, il tutto in maniera decentrata. Hubzilla insomma si propone di fare in una volta sola quello che fanno diversi dei servizi qui elencati. Come avere un’unica Istanza che ti faccia da Friendica, Peertube e NextCloud. Non male! E’da tenere sott’occhio!

    GetTogether (simile a: MeetUp)

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    GetTogether é una piattaforma utile a pianificare eventi. Simile a MeetUp, serve a far fare rete a persone diverse unite da un’interesse comune e portare tale interesse nel mondo reale. Attualmente GetTogether non é ancora parte del Fediverso, ma sta implementando ActivityPub e quindi a breve sarà dei nostri.

    Mobilizon (simile a: MeetUp)

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    Mobilizon é una nuova piattaforma in via di sviluppo che si propone come alternativa libera a MeetUp ed altri software utili ad organizzare meeting ed incontri di vario genere. Il progetto nasce fin da subito con l’intento di usare ActivityPub e far parte del Fediverso, in linea con i valori di Framasoft, associazione francese nata con lo scopo di diffondere l’uso di software libero e di reti decentrate. Qui la presentazione di Mobilzon in italiano.

     

    Plugin ActivityPub per WordPress

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    Sono disponibili diversi Plugin per WordPress che lo rendono in tutto e per tutto un membro della Federazione! Altri plugin sono Mastodon AutoPost, Mastodon Auto Share, ma anche Mastodon Embed, Ostatus for WordPress, Pterotype, Nodeinfo e Mastalab comments.

    Prismo (simile a: Pocket, Evernote, Reddit)

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    Prismo é un’applicazione ancora in fase di sviluppo che si propone di diventare una sorta di versione decentralizzata di Reddit, ossia una rete sociale incentrata sulla condivisione di link ma che potenzialmente potrebbe evolvere in forme simili a Pocket o Evernote. Le funzioni base sono già funzionanti.

     

    Socialhome

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    Socialhome é un social network che utilizza una visualizzazione a “blocchi”, inserendo i singoli post come in un collage di fotografie di Pinterest. Al momento comunica sono attraverso il protocollo di Diaspora ma dovrebbe implementare a breve ActivityPub

     

    E non solo!

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    Ci sono ancora altre app e reti sociali che adottano o stanno per adottare ActivityPub, rendendo ancor più strutturato il Fediverso. Alcune sono molto simili a quelle già elencate, mentre altre sono ancora in fase di sviluppo e non sono ancora pronte per essere consigliate come alternativa ai sistemi commerciali più noti. Ci sono pure piattaforme già pronte e funzionanti che potrebbero entrare nel Fediverso implementando ActivityPub: NextCloud ne é un esempio (era già una realtà solida quando ha deciso di entrare nel Fediverso); il plugin di WordPress é a sua volta uno strumento che permette di federare una piattaforma già esistente; GetTogether é un’altra realtà che si sta federando. Piattaforme già consolidate  (penso a Gitter, ma é giusto un’esempio tra i tanti) potrebbero trarre vantaggio dal federarsi diventando parte di una grande famiglia allargata). Insomma: c’é movimento dentro ed attorno al Fediverso!

    …un solo Grande Network!

    Fin qui abbiamo visto tante versioni alternative di strumenti noti che, presi singolarmente possono anche essere interessanti, ma che danno il meglio quando collaborano. Qui viene il bello: il fatto che condividano gli stessi protocolli di comunicazione elimina l’effetto “gabbia dorata” del singolo network!

    Ora che sono state descritte le singole piattaforme é possibile fare qualche esempio veramente concreto:

    Sono su Mastodon e mi appare il post di una persona che seguo. Nulla di strano, se non fosse che quella persona non é un utente di Mastodon, ma un utente di Peertube! Difatti si tratta di un video di un panorama. Sempre da Mastodon io commento scrivendo “bello” e questa persona vedrà comparire il mio commento sotto il suo video, su Peertube.

    Sono su Osada e posto una riflessione aperta un po lunga. Questa riflessione viene letta da una mia amica su Friendica che la boosta ai suoi followers, alcuni dei quali sono su Friendica, ma altri sono su altre piattaforme, ad esempio uno che sta su Pleroma che mi risponde e con cui inizio a dialogare.

    Pubblico una foto su Pixelfed e viene vista e commentata da un mio follower su Mastodon.

    In sostanza ognuno può mantenere i contatti con i propri amici/followers dal proprio network preferito anche se questi ne frequentano di diversi.

    Facendo un paragone con i social commerciali, é come poter ricevere su Facebook i tweet di un amico che sta su Twitter, le immagini postate da un’altra persona su Instagram, i video di un canale YouTube, le tracce audio su SoundCloud ed i nuovi post da diversi blog e siti personali e commentare e interagire con ognuno di essi perché tutti questi network collaborano assieme formando un’unico grande network!

    Ognuna di queste reti potrà scegliere il modo in cui vuole gestire queste interazioni (ad esempio, se volessi una vita social monodirezionale potrei scegliere un’Istanza Pixelfed  in cui gli altri utenti possono contattarmi solo commentando le foto che io pubblico, oppure potrei scegliere un’Istanza Peertube e pubblicare video che non possono essere commentati ma che potranno girare in tutto il Fediverso, o scegliere un’Istanza Mastodon che obbliga i miei interlocutori a comunicare con me in maniera concisa.

    Certi dettagli vanno ancora definiti (per esempio: potrei inviare un messaggio diretto da Mastodon ad una piattaforma che non permette ai suoi utenti di ricevere messaggi diretti, senza esser mai avvertito del fatto che il destinatario manco avrà modo di sapere che gli ho inviato qualcosa). Si tratta di situazioni ben comprensibili all’interno di un ecosistema che deve adattarsi a realtà tanto diverse ma nella maggior parte dei casi si tratta di dettagli di facile gestione. Quel che importa é che le possibilità di interazione sono potenzialmente infinite!

    Connettività totale, esposizione dosata

    Tutta questa connettività condivisa va osservata tenendo a mente che  nonostante i vari network sian stati qui trattati per semplicità come dei network centralizzati, sono in realtà reti di Istanze indipendenti che interagiscono direttamente con le Istanze degli altri network: la mia Istanza Mastodon filtrerà le Istanze Peertube che postano video razzisti ma si connetterà con tutte le Istanze Peertube che ne rispettano la policy; se seguo un certo mio amico su Pixelfed io vedrò solo i suoi post, senza che nessuno mi obblighi a vedere tutte le foto di tramonti e gattini dei suoi amici su quel social!

    La combinazione di Istanze autonome, massima interoperabilità tra le stesse e libertà di scelta permette una serie di combinazioni estremamente interessanti che i social commerciali non si possono nemmeno sognare: l’utente é qui membro di un’unica grossa rete in cui può scegliere:

    1. Lo strumento di accesso preferito (Mastodon, Pleroma, Friendica)
    2. La comunità in cui più si sente a suo agio (l’Istanza)
    3. La chiusura a comunità indesiderate e l’apertura a comunità che gli interessano

    Tutto questo senza però rinunciare ad interconnettersi con utenti che hanno scelto strumenti e comunità diverse. Ad esempio posso scegliere una certa Istanza Pleroma perché mi piace il design, la comunità che ospita, le policy e la sicurezza generale ma da qui, seguire ed interagire principalmente con utenti di una certa Istanza Pixelfed portandone contenuti ed estetica nella mia Istanza.

    A questo si aggiunge il fatto che le singole Istanze possono essere letteralmente installate ed amministrate da ogni singolo utente su proprie macchine, permettendo un controllo totale dei contenuti. Minuscole istanze casalinghe e solide Istanze di lavoro, Istanze scolastiche ed Istanze collettive, Istanze con migliaia di utenti ed Istanze da un solo utente, Istanze di quartiere e di condominio, tutte unite a formare una rete complessa e personalizzabile, che permette virtualmente di collegare chiunque ma al tempo stesso di evitare il sovraccarico d’informazioni. E’una sorta di ritorno alle origini di Internet, ma un ritorno maturo, da web 2.0, che si porta dietro l’esperienza dell’esser passati attraverso la centralizzazione  della comunicazione nelle mani di pochi grossi attori internazionali che ha rafforzato con ancor più convinzione la certezza che la struttura decentrata é quella umanamente più sana e proficua.

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    Implementing Secure Zero-Touch Provisioning in AI and Edge Infrastructure

    By Juha Holkkola, FusionLayer Group

    How DHCP Changed Connectivity

    In the late 1990s, the DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) quietly catalyzed a revolution in digital connectivity. Before DHCP was introduced, connecting devices to a network involved manual entry of IP addresses, DNS servers, subnet masks, and gateways. Networks were fragile, prone to errors, and severely limited in scalability. The introduction of DHCP changed everything and became a game-changer for networking.

    With widespread adoption across operating systems, DHCP made networking a plug-and-play experience. This fundamental change accelerated the adoption of Wi-Fi, standardized enterprise networks using DHCP-based addressing, and propelled the mobile Internet to viability. While DHCP simplified network connectivity by automating IP address assignments, it also introduced the world to the essence of effortless connectivity.

    Fast forward to today, connectivity remains effortless, yet escalating threats continuously challenge digital trust. Just as DHCP revolutionized connectivity, we are primed for a transformation of equal magnitude concerning digital trust. The solution is clear: we must automate trust through Secure Zero-Touch Provisioning (SZTP).

    SZTP: Secure Zero-Touch Provisioning

    Modern digital infrastructure, spanning cloud nodes, edge systems, IoT sensors, industrial robotics, home gateways, and AI-centered factories, necessitates robust security measures. To maintain secure environments, each device in this extensive ecosystem must autonomously verify its needs. This includes self-authentication, receiving verified firmware, installing necessary credentials, and joining orchestrated environments without human intervention, which DHCP alone cannot accomplish.

    Secure Zero-Touch Provisioning (SZTP), as defined in RFC 8572, steps up to address these needs in our complex digital reality. It builds trust by automating the exchange of essential artifacts and certificates required for seamless device bootstrapping: verifying hardware identity, delivering trusted firmware and OS images, applying patches, injecting cryptographic credentials, and setting up a complete runtime environment automatically, without manual interaction.

    SZTP is based on open standards, making it vendor-neutral and ideal for large-scale deployments. As digital ecosystems grow in complexity, SZTP promises a future in which AI agents can autonomously request and deploy secure infrastructure within minutes, enhancing operational efficiency and security simultaneously.

    Step-by-Step: Implementing SZTP in Your Infrastructure

    1. Device Identification and Authentication

    Begin by integrating SZTP in your network infrastructure. Once a device powers on, it must first establish identity through a secure channel. This is typically done using hardware-based security measures, such as a TPM (Trusted Platform Module), to provide hardware attestation.

    1. Firmware Verification and Secure Image Delivery

    Implement policies to verify firmware integrity. Use cryptographic signatures to ensure firmware authenticity. SZTP can fetch secure firmware and OS images from trusted repositories. For instance, create a policy that requires all devices to verify their firmware against a centralized manifest.

    1. Credential Injection and Environment Initialization

    Devices securely receive cryptographic credentials and configuration files. Use automated scripts to distribute these credentials from a central management server. Next, deploy containerized workloads using tools such as Kubernetes to orchestrate the environment.

    1. Lifecycle Management and Patch Automation

    With SZTP, configure automated patch management systems to apply security patches and software updates. Implement CI/CD pipelines that automatically redeploy updated firmware images, ensuring devices run the latest software versions.

    SZTP is ideal for AI and Edge Clouds

    AI factories rely on specialized processors, such as DPUs, to offload networking, storage, and security tasks from GPUs. Linux Foundation’s OPI project has adopted SZTP as a standard initialization method for these devices.

    Here’s how SZTP simplifies AI and edge cloud deployment:

    • Device Identity and Trust Management

    SZTP serves DPUs like DHCP did for laptops, answering questions crucial to trust: “Who are you?” and “Can you be trusted?” Use open-source libraries to develop trust protocols integrated with SZTP, enhancing the security posture.

    • Automated Secure Provisioning

    Ensure your infrastructure is secure by default. Initiate hardware attestation, verify boot components, and use automated tools to deliver secure images and deploy cryptographic credentials. Platforms like HashiCorp Vault can manage secrets during this process.

    • Comprehensive Software Stack Deployment

    SZTP allows for defining a device’s mission by automating the deployment of OS components, runtimes, and security agents. Leverage Docker and Kubernetes to handle container runtimes and orchestration, ensuring efficient management of service mesh layers and logging telemetries.

    • Scalable Client Implementations

    Establish open-source client initiatives to enhance adoption. Encourage device manufacturers and OS vendors to integrate this client to promote SZTP adoption further and reduce integration complexity.

    Conclusion

    Open clients enabled DHCP to transform networking, and they will guide SZTP in defining secure, automated infrastructure’s next era for AI-enabled applications. Automate your edge and AI factory environments with SZTP, elevating digital trust to unprecedented levels.

    By following these steps and leveraging SZTP technology, organizations can enhance their network security, automate deployment processes, and prepare their infrastructure for a future driven by AI and IoT.

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    From DHCP to SZTP – The Trust Revolution

    By Juha Holkkola, FusionLayer Group

    The Dawn of Effortless Connectivity

    In the transformative years of the late 1990s, a quiet revolution took place, fundamentally altering how we connect to networks. The introduction of DHCP answered a crucial question, “Where are you on the network?”, by automating IP address assignment. This innovation eradicated the manual configuration nightmares, paving the way for seamless connectivity. Today, as digital trust becomes increasingly vital, a new revolution is emerging—one that demands an equally transformative approach: Secure Zero-Touch Provisioning (SZTP).

    Trust: The Next Frontier

    As we stand on the brink of this next wave of innovation, we recognize a pressing need to automate trust. Much like DHCP revolutionized connectivity, SZTP is poised to redefine security and trust in modern networking infrastructures. The digital landscape is evolving; spanning from cloud nodes and IoT sensors to AI-driven systems and intelligent robotics, the future of secure networking lies in our ability to trust devices automatically and unequivocally.

    SZTP: Pioneering the Trust Paradigm

    SZTP, as defined in RFC 8572, represents a groundbreaking shift in how we establish trust across diverse digital infrastructures. This open standard is vendor-neutral, heralding a universally adoptable solution fit for large-scale deployment. It automates trust by managing the exchange of secure artifacts and certificates, ushering in an era in which devices self-authenticate, receive verified firmware, and securely initialize without human intervention.

    For organizations navigating the complexities of modern digital ecosystems, SZTP is more than a protocol; it’s a strategic approach equipped to handle the challenges of autonomous, scalable, and secure operations.

    Unlocking Potential: AI and Edge Clouds

    One of the most compelling use cases for SZTP is its application within AI data centers—environments now likened to future-ready AI factories. Here, devices such as DPUs (Data Processing Units) and IPUs (Infrastructure Processing Units) perform critical tasks by offloading networking and security operations from traditional GPUs, running complex, containerized workloads. With SZTP, these environments are provisioned and secured at unprecedented scales, aligning perfectly with the Linux Foundation’s Open Programmable Infrastructure (OPI) project’s standards.

    Additionally, edge clouds represent a burgeoning frontier. As AI-driven applications demand lower latency, bringing operations geographically closer to end users becomes crucial. With SZTP, deployment at tens of thousands of sites becomes feasible, secure, and remarkably efficient, empowering next-generation applications from autonomous vehicles to immersive synthetic realities.

    Strategic Pillars of SZTP Implementation

    1. From Addresses to Identity

    Just as DHCP provides basic network connectivity, SZTP redefines the initial handshake with devices, answering the questions “Who are you?” and “What role do you play?” This trust-centric evolution reflects an essential shift towards identity verification and operational certainty from the outset.

    1. Secure-by-Default Provisioning

    Establishing secure-by-default infrastructures is increasingly critical. SZTP ensures onboarding initiates with hardware attestation, swiftly evolving devices into secure nodes through verified boot processes, secure image delivery, and cryptographic credential injection.

    1. From Firmware to Mission-Centric Deployments

    In advanced environments, SZTP delivers a complete software stack—it not only defines device roles across domains such as XR workloads and IoT pipelines but also simulates workloads pre-deployment to ensure readiness and optimal performance.

    1. Scaling Through Open Clients and Adoption

    Industry-wide adoption of SZTP mirrors DHCP’s trajectory, necessitating robust open-source client solutions. The availability of open-source SZTP clients under permissive licenses is accelerating adoption across the ecosystem.

    Driving the Secure Future

    As digital networks extend their reach and capabilities, securing these environments becomes not just a priority but a necessity. SZTP shines as a beacon of innovation, demonstrating that with open standards and robust automation, trust can be as effortless as connectivity once was.

    By nurturing open client ecosystems, SZTP doesn’t just promise enhanced digital trust; it actively defines what secure, automated infrastructure looks like in an AI-enabled world of applications. It lays the groundwork for what digital trust should be in future network paradigms, leading the charge into a new era of connectivity redefined by trust.

    Moreover, adopting SZTP empowers organizations to innovate confidently, knowing their infrastructure is resilient and agile enough to handle growth and complexity. As businesses shift toward data-driven models and consumers demand more sophisticated digital interactions, SZTP ensures security and performance are uncompromised. Organizations embracing this strategy will secure operations and cultivate trust, enhancing customer relationships and accelerating digital transformation.

    Looking ahead, SZTP is more than an implementation; it is pivotal for future-proofing the digital economy, setting new benchmarks for security, efficiency, and trust in the evolving technological ecosystem.

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    China’s Posture After Venezuela: Accelerated De-Dollarisation and Conflict Preparation

    The US operation in Venezuela on 3 January 2026 marked a turning point in Chinese strategy towards Washington. Beijing interpreted the failure of Chinese-manufactured JY-27A radars to detect F-35s and…

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    Celebrating the Second Year of Linux Man-Pages Maintenance Sponsorship

    Sustaining a Core Part of the Linux Ecosystem

    The Linux Foundation has announced a second year of sponsorship for the ongoing maintenance of the Linux manual pages (man-pages) project, led by Alejandro (Alex) Colomar. This critical initiative is made possible through the continued support of Google, Hudson River Trading, and Meta, who have renewed their sponsorship to ensure the long-term health of one of the most fundamental resources in the Linux ecosystem.

    Since 2020, Alex Colomar has been the lead maintainer of the man-pages, providing detailed documentation for system calls, library functions, and other core aspects of the Linux API. While Alex initially maintained the project voluntarily, sponsorship beginning in 2024—supported by Google, Hudson River Trading, Meta, and others—has enabled him to dedicate more time and focus to improving the quality, accessibility, and accuracy of the Linux man-pages.

    Expanding and Modernizing the Man-Pages

    Over the last year, Alex’s work has resulted in major improvements that benefit both developers and maintainers across the Linux ecosystem. Highlights include:

    • Enhanced readability and structure: The SYNOPSIS sections of many pages now include clearer parameter names and array bounds, while large pages such as fcntl(2), futex(2), and keyctl(2) have been refactored into more focused, maintainable units.
    • Build system improvements: Updates make packaging easier for distributions and introduce new diagnostic checks that help identify inconsistencies across pages.
    • New documentation for GCC and Clang attributes: These additions reduce the documentation burden on the LLVM project while helping developers better understand compiler-specific features.
    • Coverage of POSIX.1-2024 and ISO C23 updates: Nearly all recent standard changes have been documented, with more updates in progress.
    • Developer tools and scripts: Utilities such as diffman-git(1), mansect(1), and pdfman(1) help developers compare versions, extract specific sections, and generate printable documentation. Some are now included by default in major Linux distributions.
    • Historical preservation: Documentation now includes guidance for producing PDF books of manual pages and the ongoing project of recreating original Unix manuals to compare modern APIs against historical references.
    • Upstream fixes and contributions: Beyond man-pages, Alex has submitted patches to groff, the Linux kernel, and GCC, and contributed to improving the spatial memory safety of C through the ISO C Committee, including by adding the new _Countof()operator which will continue to evolve in the coming years.

    Enabling Sustainability Through Collaboration

    The man-pages project continues to be one of the most relied-upon open documentation resources in computing, providing millions of developers with accurate and accessible information directly from the command line. Its continued maintenance is vital to the long-term health of Linux and open source software at large.

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    Perpetual War: Ukraine, Iran, Taiwan, Venezuela and the Pentagon’s Global Script

    The script of perpetual war unfolds simultaneously across four global fronts — Ukraine, Iran, Taiwan, and Venezuela — where the Pentagon’s machinery manufactures crisis, denies evidence, and transforms sovereignty into…

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    Disaggregated Routing with SONiC and VPP: Lab Demo and Performance Insights – Part Two

    In Part One of this series, we examined how the SONiC control plane and the VPP data plane form a cohesive, software-defined routing stack through the Switch Abstraction Interface. 

    We outlined how SONiC’s Redis-based orchestration and VPP’s user-space packet engine come together to create a high-performance, open router architecture.

    In this second part, we’ll turn theory into practice. You’ll see how the architecture translates into a working environment, through a containerized lab setup that connects two SONiC-VPP routers and Linux hosts. 

    Reconstructing the L3 Routing Demo

    Understanding the architecture is foundational, but the true power of this integration becomes apparent through a practical, container-based lab scenario. 

    The demo constructs a complete L3 routing environment using two SONiC-VPP virtual routers and two Linux hosts, showcasing how to configure interfaces, establish dynamic routing, and verify end-to-end connectivity.

    Lab Environment and Topology

    The demonstration is built using a containerized lab environment, orchestrated by a tool like Containerlab. This approach allows for the rapid deployment and configuration of a multi-node network topology from a simple declarative file. The topology consists of four nodes:

    • router1: A SONiC-VPP virtual machine acting as the gateway for the first LAN segment.
    • router2: A second SONiC-VPP virtual machine, serving as the gateway for the second LAN segment.
    • PC1: A standard Linux container representing a host in the first LAN segment.
    • PC2: Another Linux container representing a host in the second LAN segment.

    These nodes are interconnected as follows:

    • An inter-router link connects router1:eth1 to router2:eth1.
    • PC1 is connected to router1 via PC1:eth2 and router1:eth2.
    • PC2 is connected to router2 via PC2:eth2 and router2:eth2.

    Initial Network Configuration

    Once the lab is deployed, a startup script applies the initial L3 configuration to all nodes.

    1. Host Configuration: The Linux hosts, PC1 and PC2, are configured with static IP addresses and routes.
    • PC1 is assigned the IP address 10.20.1.1/24 and is given a static route for the 10.20.2.0/24 network via its gateway, router1 (10.20.1.254).
    • PC2 is assigned the IP address 10.20.2.1/24 and is given a static route for the 10.20.1.0/24 network via its gateway, router2 (10.20.2.254).
    1. Router Interface Configuration: The SONiC-VPP routers are configured using the standard SONiC CLI.
    • router1:
    • The inter-router interface Ethernet0 is configured with the IP 10.0.1.1/30.
    • The LAN-facing interface Ethernet4 is configured with the IP 10.20.1.254/24.
    • router2:
    • The inter-router interface Ethernet0 is configured with the IP 10.0.1.2/30.
    • The LAN-facing interface Ethernet4 is configured with the IP 10.20.2.254/24.
    • After IP assignment, each interface is brought up using the sudo config interface startup command.

    Dynamic Routing with BGP

    With the interfaces configured, dynamic routing is established between the two routers using the FRRouting suite integrated within SONiC. The configuration is applied via the vtysh shell.

    • iBGP Peering: An internal BGP (iBGP) session is established between router1 and router2 as they both belong to the same Autonomous System (AS) 65100.
    • router1 (router-id 10.0.1.1) is configured to peer with router2 at 10.0.1.2.
    • router2 (router-id 10.0.1.2) is configured to peer with router1 at 10.0.1.1.
    • Route Advertisement: Each router advertises its connected LAN segment into the BGP session.
    • router1 advertises the 10.20.1.0/24 network.
    • router2 advertises the 10.20.2.0/24 network.

    This BGP configuration ensures that router1 learns how to reach PC2’s network via router2, and router2 learns how to reach PC1’s network via router1.

    Verification and Data Path Analysis

    The final phase is to verify that the configuration is working correctly at every layer of the stack.

    1. Control Plane Verification: The BGP session status and learned routes can be checked from within vtysh on either router. On router1, the command show ip bgp summary would confirm an established peering session with router2. The command show ip route would display the route to 10.20.2.0/24 learned via BGP from 10.0.1.2.
    2. Data Plane Verification: To confirm the route has been programmed into the VPP data plane, an operator would access the VPP command-line interface (vppctl) inside the syncd container. The command show ip fib would display the forwarding table, which should include the BGP-learned route to 10.20.2.0/24, confirming that the state has been successfully synchronized from the control plane.
    3. End-to-End Test: The ultimate test is to generate traffic between the hosts. A simple ping 10.20.2.1 from PC1 should succeed. This confirms that the entire data path is functional: PC1 sends the packet to its gateway (router1), router1 performs a lookup in its VPP FIB and forwards the packet to router2, which then forwards it to PC2. The return traffic follows the reverse path, validating the complete, integrated solution.

    This practical demonstration, using standard container tooling and declarative configurations, powerfully illustrates the operational simplicity and robustness of the SONiC-VPP architecture for building high-performance, software-defined L3 networks.

    Performance Implications and Future Trajectories

    The elegance of the SONiC-VPP integration is matched by its impressive performance and its applicability to a wide range of modern networking challenges. 

    By offloading the data plane from the kernel to a highly optimized user-space framework, this solution unlocks capabilities that are simply unattainable with traditional software-based routing.

    The performance gains are impressive. 

    VPP is consistently benchmarked as being much faster than kernel-based forwarding, with some sources claiming a 10x to 100x improvement in packet processing throughput.2 

    This enables use cases like “Terabit IPSec” on multi-core COTS servers, a feat that would have been unthinkable just a few years ago.3 Real-world deployments have validated this potential. 

    A demonstration at the ONE Summit 2024 showcased a SONiC-VPP virtual gateway providing multi-cloud connectivity between AWS and Azure. The performance testing revealed a round-trip time of less than 1 millisecond between application workloads and the cloud provider on-ramps (AWS Direct Connect and Azure ExpressRoute), highlighting its suitability for high-performance, low-latency applications.4

    This level of performance opens the door to a variety of demanding use cases:

    • High-Performance Edge Routing: As a virtual router or gateway, SONiC-VPP can handle massive traffic volumes at the network edge, serving as a powerful and cost-effective alternative to proprietary hardware routers.5
    • Multi-Cloud and Hybrid Cloud Connectivity: The solution is ideal for creating secure, high-throughput virtual gateways that interconnect on-premises data centers with multiple public clouds, as demonstrated in the ONE Summit presentation.4
    • Integrated Security Services: The performance of VPP makes it an excellent platform for computationally intensive security functions. Commercial offerings based on this architecture, like AsterNOS-VPP, package the solution as an integrated platform for routing, security (firewall, IPsec VPN, IDS/IPS), and operations.5

    While the raw throughput figures are compelling, a more nuanced benefit lies in the nature of the performance itself. 

    The Linux kernel, for all its power, is a general-purpose operating system. Its network stack is subject to non-deterministic delays, caused by system interrupts, process scheduling, and context switches. This introduces unpredictable latency, which can be detrimental to sensitive applications.12 

    VPP, by running in user space on dedicated cores and using poll-mode drivers, sidesteps these sources of unpredictability. This provides not just high throughput, but consistent, low-latency performance. For emerging workloads at the edge, such as real-time IoT data processing, AI/ML inference, and 5G network functions, this predictable performance is often more critical than raw aggregate bandwidth.16 The key value proposition, therefore, is not just being “fast,” but being “predictably fast.”

    The SONiC-VPP project is not static; it is an active area of development within the open-source community. 

    A key focus for the future is to deepen the integration by extending the SAI API to expose more of VPP’s rich feature set to the SONiC control plane. Currently, SAI primarily covers core L2/L3 forwarding basics. 

    However, VPP has a vast library of advanced features. Active development efforts are underway to create SAI extensions for features like Network Address Translation (NAT) and advanced VxLAN multi-tenancy capabilities, which would allow these functions to be configured and managed directly through the standard SONiC interfaces.6 

    A review of pull requests on thesonic-platform-vpp GitHub repository shows ongoing work to add support for complex features like VxLAN BGP EVPN and to improve ACL testing, indicating a healthy and forward-looking development trajectory.6

    The Future is Software-Defined and Open

    The integration of the SONiC control plane with the VPP data plane is far more than a clever engineering exercise. 

    It is a powerful testament to the maturity and viability of the disaggregated networking model. This architecture successfully combines the strengths of two of the most significant open-source networking projects, creating a platform that is flexible, performant, and free from the constraints of proprietary hardware. 

    It proves that the separation of the control and data planes is no longer a theoretical concept but a practical, deployable reality that offers unparalleled architectural freedom.

    The synergy between SONiC and FD.io VPP, both flagship projects of the Linux Foundation, highlights the immense innovative power of collaborative, community-driven development.1 

    This combined effort has produced a solution that fundamentally redefines the router, transforming it from a monolithic hardware appliance into a dynamic, high-performance software application that can be deployed on commodity servers.

    Perhaps most importantly, this architecture provides the tools to manage network infrastructure with the same principles that govern modern software development. 

    As demonstrated by the L3 routing demo’s lifecycle-building from code, configuring with declarative files, and deploying as a versioned artifact, the SONiC-VPP stack paves the way for true NetDevOps. It enables network engineers and operators to embrace automation, version control, and CI/CD pipelines, finally treating network infrastructure as code. 7

    In doing so, it delivers on the ultimate promise of software-defined networking – a network that is as agile, scalable, and innovative – as the applications it supports.

    Sources

    1. SONiC Foundation – Linux Foundation Project https://sonicfoundation.dev/
    2. SONiC Architecture – Software for Open Networking in the Cloud (SONiC) – Cisco DevNet https://developer.cisco.com/docs/sonic/sonic-architecture/
    3. The Technology Behind FD.io – FD.io
      https://fd.io/technology/ 
    4. SONiC Architecture and Deployment Deep Dive – Cisco Live https://www.ciscolive.com/c/dam/r/ciscolive/global-event/docs/2025/pdf/BRKMSI-2004.pdf
    5. Openstack edge cloud with SONiC VPP for high-speed and low-latency multi-cloud connectivity – YouTube https://www.youtube.com/watch?v=R6elTX_Zmtk
    6. Pull requests · sonic-net/sonic-platform-vpp – GitHub https://github.com/sonic-net/sonic-platform-vpp/pulls
    7. SONiC VPP-BGP Multipath https://pantheon.tech/blog-news/demo-sonic-vpp-bgp-multipath/

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    Disaggregated Routing with SONiC and VPP: Architecture and Integration – Part One

    The networking industry is undergoing a fundamental architectural transformation, driven by the relentless demands of cloud-scale data centers and the rise of software-defined infrastructure. At the heart of this evolution is the principle of disaggregation: the systematic unbundling of components that were once tightly integrated within proprietary, monolithic systems. 

    This movement began with the separation of network hardware from the network operating system (NOS), a paradigm shift championed by hyperscalers to break free from vendor lock-in and accelerate innovation.

    In this blog post, we will explore how disaggregated networking takes shape, when the SONiC control plane meets the VPP data plane. You’ll see how their integration creates a fully software-defined router – one that delivers ASIC-class performance on standard x86 hardware, while preserving the openness and flexibility of Linux-based systems.

    Disaggregation today extends to the software stack, separating the control plane from the data plane. This decoupling enables modular design, independent component selection, and more efficient performance and cost management.

    The integration of Software for Open Networking in the Cloud (SONiC) and the Vector Packet Processing (VPP) framework represents the peak of this disaggregated model

    SONiC, originally developed by Microsoft and now a thriving open-source project under the Linux Foundation, has established itself as the de facto standard for a disaggregated NOS, offering a rich suite of L3 routing functionalities hardened in the world’s largest data centers.1 Its core design philosophy is to abstract the underlying switch hardware, allowing a single, consistent software stack to run on a multitude of ASICs from different vendors. This liberates operators from the constraints of proprietary systems and fosters a competitive, innovative hardware ecosystem.

    Complementing SONiC’s control plane prowess is VPP, a high-performance, user-space data plane developed by Cisco and now part of the Linux Foundation’s Fast Data Project (FD.io). 

    VPP’s singular focus is to deliver extraordinary packet processing throughput on commodity commercial-off-the-shelf (COTS) processors. By employing techniques like vector processing and bypassing the traditional kernel network stack, VPP achieves performance levels previously thought to be the exclusive domain of specialized, expensive hardware like ASICs and FPGAs.

    The fusion of these two powerful open-source projects creates a new class of network device: a fully software-defined router that combines the mature, feature-rich control plane of SONiC with the blistering-fast forwarding performance of VPP. 

    This architecture directly addresses a critical industry need for a network platform that is simultaneously programmable, open, and capable of line-rate performance without relying on specialized hardware. 

    The economic implications are profound. By replacing vertically integrated, vendor-locked routers with a software stack running on standard x86 servers, organizations can fundamentally alter their procurement and operational models. This shift transforms network infrastructure from a capital-expenditure-heavy (CAPEX) model, characterized by large upfront investments in proprietary hardware, to a more agile and scalable operational expenditure (OPEX) model. 

    The ability to leverage COTS hardware drastically reduces total cost of ownership (TCO) and breaks the cycle of vendor lock-in, democratizing access to high-performance networking and enabling a more dynamic, cost-effective infrastructure strategy.

    Deconstructing the Components: A Tale of Two Titans

    To fully appreciate the synergy of the SONiC-VPP integration, it is essential to first understand the distinct architectural philosophies and capabilities of each component. While they work together to form a cohesive system, their internal designs are optimized for entirely different, yet complementary, purposes. SONiC is engineered for control, abstraction, and scalability at the management level, while VPP is purpose-built for raw, unadulterated packet processing speed.

    SONiC: The Cloud-Scale Control Plane

    SONiC is a complete, open-source NOS built upon the foundation of Debian Linux. Its architecture is a masterclass in modern software design, abandoning the monolithic structure of traditional network operating systems in favor of a modular, containerized, microservices-based approach. This design provides exceptional development agility and serviceability. 

    Key networking functions, such as: 

    • Border Gateway Protocol (BGP) routing stack 
    • Link Layer Discovery Protocol (LLDP)
    • platform monitoring (PMON) 

    each run within their own isolated Docker container. This modularity allows individual components to be updated, restarted, or replaced without affecting the entire system, a critical feature for maintaining high availability in large-scale environments.

    The central nervous system of this distributed architecture is an in-memory Redis database engine, which serves as the single source of truth for the switch’s state. 

    Rather than communicating through direct inter-process communication (IPC) or rigid APIs, SONiC’s containers interact asynchronously by publishing and subscribing to various tables within the Redis database. This loosely coupled communication model is fundamental to SONiC’s flexibility. Key databases include:

    • CONFIG_DB: Stores the persistent, intended configuration of the switch.
    • APPL_DB: A high-level, application-centric representation of the network state, such as routes and neighbors.
    • STATE_DB: Holds the operational state of various components.
    • ASIC_DB: A hardware-agnostic representation of the forwarding plane’s desired state.

    The cornerstone of SONiC’s hardware independence, and the very feature that makes the VPP integration possible, is the Switch Abstraction Interface (SAI). SAI is a standardized C API that defines a vendor-agnostic way for SONiC’s software to control the underlying forwarding elements. A dedicated container, syncd, is responsible for monitoring the ASIC_DB. Upon detecting changes, making the corresponding SAI API calls to program the hardware. Each hardware vendor provides a libsai.so library that implements this API, translating the standardized calls into the specific commands required by their ASIC’s SDK. This elegant abstraction allows the entire SONiC control plane to remain blissfully unaware of the specific silicon it is running on.

    VPP: The User-Space Data Plane Accelerator

    While SONiC manages the high-level state of the network, VPP is singularly focused on the task of moving packets as quickly as possible. As a core component of the FD.io project, VPP is an extensible framework that provides the functionality of a router or switch entirely in software. Its remarkable performance is derived from several key architectural principles.

    Vector Processing

    The first and most important is vector processing. Unlike traditional scalar processing, where the CPU processes one packet at a time through the entire forwarding pipeline, VPP processes packets in batches, or “vectors”. A vector typically contains up to 256 packets. The entire vector is processed through the first stage of the pipeline, then the second, and so on. This approach has a profound impact on CPU efficiency. The first packet in the vector effectively “warms up” the CPU’s instruction cache (i-cache), loading the necessary instructions for a given task. The subsequent packets in the vector can then be processed using these cached instructions, dramatically reducing the number of expensive fetches from main memory and maximizing the benefits of modern superscalar CPU architectures.

    User-Space Orientation & Kernel Bypass

    The second principle is user-space operation and kernel bypass. The Linux kernel network stack, while powerful and flexible, introduces performance overheads from system calls, context switching between kernel and user space, and interrupt handling. VPP avoids this entirely by running as a user-space process. It typically leverages the Data Plane Development Kit (DPDK) to gain direct, exclusive access to network interface card (NIC) hardware. Using poll-mode drivers (PMDs), VPP continuously polls the NIC’s receive queues for new packets, eliminating the latency and overhead associated with kernel interrupts. This direct hardware access is a critical component of its high-throughput, low-latency performance profile.

    Packet Processing Graph

    Finally, VPP’s functionality is organized as a packet processing graph. Each feature or operation-such as an L2 MAC lookup, an IP4 route lookup, or an Access Control List (ACL) check-is implemented as a “node” in a directed graph. Packets flow from node to node as they are processed. This modular architecture makes VPP highly extensible. New networking features can be added as plugins that introduce new graph nodes or rewire the existing graph, without requiring changes to the core VPP engine.

    The design of SAI was a stroke of genius, originally intended to abstract the differences between various hardware ASICs. 

    However, its true power is revealed in its application here. The abstraction is so well-defined, that it can be used to represent not just a physical piece of silicon, but a software process. The SONiC control plane does not know or care whether the entity on the other side of the SAI API is a Broadcom Tomahawk chip or a VPP instance running on an x86 CPU. It simply speaks the standardized language of SAI. 

    This demonstrates that SAI successfully abstracted away not just the implementation details of a data plane, but the very notion of it being physical, allowing a purely software-based forwarder to be substituted with remarkable elegance.

    FeatureSONiCVPP
    Primary FunctionControl Plane & Management PlaneData Plane
    Architectural ModelContainerized MicroservicesPacket Processing Graph
    Key AbstractionSwitch Abstraction Interface (SAI)Graph Nodes & Plugins
    Operating EnvironmentKernel/User-space Hybrid (Linux-based)Pure User-space (Kernel Bypass)
    Core Performance MechanismDistributed State Management via RedisVector Processing & CPU Cache Optimization
    Primary Configuration MethodDeclarative (config_db.json, Redis)Imperative (startup.conf, Binary API)

    Creating a High-Performance Software Router

    The integration of SONiC and VPP is a sophisticated process that transforms two independent systems into a single, cohesive software router. 

    The architecture hinges on SONiC’s decoupled state management and a clever translation layer that bridges the abstract world of the control plane with the concrete forwarding logic of the data plane. Tracing the lifecycle of a single route update reveals the elegance of this design.

    The End-to-End Control Plane Flow

    The process begins when a new route is learned by the control plane. In a typical L3 scenario, this happens via BGP.

    1. Route Reception: An eBGP peer sends a route update to the SONiC router. This update is received by the bgpd process, which runs within the BGP container. SONiC leverages the well-established FRRouting (FRR) suite for its routing protocols, so bgpd is the FRR BGP daemon.
    2. RIB Update: bgpd processes the update and passes the new route information to zebra, FRR’s core component that acts as the Routing Information Base (RIB) manager.
    3. Kernel and FPM Handoff: zebra performs two critical actions. First, it injects a route into the host Linux kernel’s forwarding table – via a Netlink message. Second, it sends the same route information to the fpmsyncd process using the Forwarding Plane Manager (FPM) interface, a protocol designed for pushing routing updates from a RIB manager to a forwarding plane agent.
    4. Publishing to Redis: The fpmsyncd process acts as the first bridge between the traditional routing world and SONiC’s database-centric architecture. It receives the route from zebra and writes it into the APPL_DB table in the Redis database. At this point, the route has been successfully onboarded into the SONiC ecosystem.
    5. Orchestration and Translation: The Orchestration Agent (orchagent), a key process within the Switch State Service (SWSS) container, is constantly subscribed to changes in the APPL_DB. When it sees the new route entry, it performs a crucial translation. It converts the high-level application intent (“route to prefix X via next-hop Y”) into a hardware-agnostic representation and writes this new state to the ASIC_DB table in Redis.
    6. Synchronization to the Data Plane: The final step in the SONiC control plane is handled by the syncd container. This process subscribes to the ASIC_DB. When it detects the new route entry created by orchagent, it knows it must program this state into the underlying forwarding plane.

    This entire flow is made possible by the architectural decision to use Redis as a central, asynchronous message bus. 

    In a traditional, monolithic NOS, the BGP daemon might make a direct, tightly coupled function call to a forwarding plane driver. This creates brittle dependencies. SONiC’s pub/sub model, by contrast, ensures that each component is fully decoupled. The BGP container’s only responsibility is to publish routes to the APPL_DB; it has no knowledge of who will consume that information. 

    This allows the final consumer the data plane-to be swapped out with zero changes to any of the upstream control plane components. This decoupled architecture is what allows VPP to be substituted for a hardware ASIC so cleanly and implies that other data planes could be integrated in the future – simply by creating a new SAI implementation.

    The Integration Foundation: libsaivpp.so

    The handoff from syncd to the data plane is where the specific SONiC-VPP integration occurs. 

    In a standard SONiC deployment on a physical switch, the syncd container would be loaded with a vendor-provided shared library (e.g., libsai_broadcom.so). When syncd reads from the ASIC_DB, it calls the appropriate standardized SAI API function (e.g., sai_api_route->create_route_entry()), and the vendor library translates this into proprietary SDK calls, to program the physical ASIC.

    In the SONiC-VPP architecture, this vendor library is replaced by a purpose-built shared library: libsaivpp.so. This library is the critical foundationof the entire system. It implements the full SAI API, presenting the exact same interface tosyncd as any hardware SAI library would. 

    However, its internal logic is completely different. When syncd calls a function like create_route_entry(), libsaivpp.so does not communicate with a hardware driver. Instead, it translates the SAI object and its attributes into a binary API message that the VPP process understands. 

    It then sends this message to the VPP engine, instructing it to add the corresponding entry to its software forwarding information base (FIB). This completes a “decision-to-execution” loop, bridging SONiC’s abstract control plane with VPP’s high-performance software data plane.

    Component (Container)Key Process(es)Role in Integration
    BGP ContainerbgpdReceives BGP updates from external peers using the FRRouting stack.
    SWSS Containerzebra, fpmsyncdzebra manages the RIB. fpmsyncd receives route updates from zebra and publishes them to the Redis APPL_DB.
    Database Containerredis-serverActs as the central, asynchronous message bus for all SONiC components. Hosts the APPL_DB and ASIC_DB.
    SWSS ContainerorchagentSubscribes to APPL_DB, translates application intent into a hardware-agnostic format, and publishes it to the ASIC_DB.
    Syncd ContainersyncdSubscribes to ASIC_DB and calls the appropriate SAI API functions to program the data plane.
    VPP Platformlibsaivpp.soThe SAI implementation for VPP. Loaded by syncd, it translates SAI API calls into VPP binary API messages.
    VPP ProcessvppThe user-space data plane. Receives API messages from libsaivpp.so and programs its internal forwarding tables accordingly.

    In the second part of our series, we will move from architecture to action – building and testing a complete SONiC-VPP software router in a containerized lab. 

    We’ll configure BGP routing, verify control-to-data plane synchronization, and analyze performance benchmarks that showcase the real-world potential of this disaggregated design.

    Sources

    1. SONiC (operating system) – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/SONiC_(operating_system)
    2. Broadcom https://www.broadcom.com/products/ethernet-connectivity/software/enterprise-sonic
    3. Vector Packet Processing Documentation – FD.io
      https://docs.fd.io/vpp/21.06/
    4. FD.io VPP Whitepaper — Vector Packet Processing Whitepaper https://fd.io/docs/whitepapers/FDioVPPwhitepaperJuly2017.pdf
    5. SONiC Virtual Switch with FD.io Vector Packet Processor (VPP) on Google Cloud https://ronnievsmith.medium.com/sonic-virtual-switch-with-fd-ios-vector-packet-processor-vpp-on-google-cloud-89f9c62f5fe3
    6. Simplifying Multi-Cloud Networking with SONiC Virtual Gateway https://sonicfoundation.dev/simplifying-multi-cloud-networking-with-sonic-virtual-gateway/
    7. Deep dive into SONiC Architecture & Design – SONiC Foundation https://sonicfoundation.dev/deep-dive-into-sonic-architecture-design/
    8. Vector Packet Processing – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Vector_Packet_Processing
    9. Kernel Bypass Networking with FD.io and VPP — Toonk.io https://toonk.io/kernel-bypass-networking-with-fd-io-and-vpp/index.html
    10. PANTHEON.tech*, Delivers Fast Data and Control Planes – Intel® Network Builders https://builders.intel.com/docs/networkbuilders/pantheon-tech-intel-deliver-fast-data-and-control-planes-1663788453.pdf

    VPP Guide — PANTHEON.tech
    https://pantheon.tech/blog-news/vpp-guide/

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    Kubernetes on Bare Metal for Maximum Performance

    When teams consider deploying Kubernetes, one of the first questions that arises is: where should it run? The default answer is often the public cloud, thanks to its flexibility and ease of use. However, a growing number of organizations are revisiting the advantages of running Kubernetes directly on bare metal servers. For workloads that demand maximum performance, predictable latency, and direct hardware access, bare metal Kubernetes can achieve results that virtualized or cloud-hosted environments simply cannot match.

    Why Bare Metal Still Matters

    Virtualization and cloud abstractions have delivered convenience, but they also introduce overhead. By eliminating the virtualization layer, applications gain direct access to CPUs, memory, storage devices, and network interfaces. This architectural difference translates into tangible benefits:

    • Near-Native Performance – Applications can leverage the full power of the hardware, experiencing minimal overhead from hypervisors or cloud APIs. (Cloud Native Bare Metal Report, CNCF 2023)
    • Predictable Latency – A critical factor in industries such as real-time analytics, telecommunications, and financial trading, where even microseconds matter.
    • Efficient Hardware Utilization – GPUs, NVMe storage, or SmartNICs can be accessed directly, without restrictions or performance bottlenecks introduced by virtualization.
    • Cost Optimization – For workloads that are steady and long-term, owning and operating bare metal servers can be significantly more cost-effective than continuously paying cloud provider bills (IDC: Bare Metal Economics).
    • Deep Infrastructure Control – Operators can configure firmware, tune networking, and manage storage directly, without depending on the abstractions and limitations imposed by cloud environments.

    Bare metal provides power and control, but it comes with its own challenge: managing servers at scale. This is precisely where Bare Metal as a Service (BMaaS) steps in.

    Bare Metal as a Service with metal-stack.io

    metal-stack is an open-source platform that makes bare metal infrastructure as easy to consume as cloud resources. It provides a self-service model for physical servers, automating provisioning, networking, and lifecycle management. Essentially, it transforms racks of hardware into a cloud-like environment—while retaining the performance advantages of bare metal.

    Key capabilities of metal-stack.io include:

    • Automated Provisioning – Servers can be deployed with clean, reproducible operating system images, similar to how VMs are created in cloud environments.
    • Integrated Networking – With BGP-based routing and compatibility with Kubernetes CNI plugins like Cilium or Calico, metal-stack ensures high-performance and secure networking. Load balancing can be handled with MetalLB.
    • Multi-Tenant Support – Physical machines can be securely assigned to different teams or projects, enabling isolation and resource fairness.
    • Kubernetes-Native Integration – Kubernetes clusters can be provisioned directly onto bare metal nodes via metal-ccm, Gardener, or the Cluster API Provider for Metal-Stack (CAPMS).
    • Open Source Foundation – The entire stack is open source (MIT/AGPL), ensuring transparency, avoiding vendor lock-in, and allowing teams to adapt the system to their unique needs.

    By using metal-stack.io, organizations don’t need to compromise between the raw speed of bare metal and the automation of cloud infrastructure—they can have both.

    Building the Bare Metal Kubernetes Stack

    Deploying Kubernetes on bare metal requires assembling several components into a complete ecosystem. With metal-stack at the foundation, additional layers ensure resilience, security, and operational visibility:

    • Networking – Pair metal-stack’s BGP routing with a Kubernetes CNI like Cilium for low-latency, policy-driven communication.
    • Storage – Tools like Rook (Ceph) or OpenEBS create distributed, high-speed storage pools that can survive node failures.
    • Observability – Monitoring with Prometheus, and logging with Loki or ELK, provide the insights needed to manage both hardware and workloads effectively.
    • Security – Without the isolation of virtualization, it becomes essential to enforce RBAC, Pod Security Standards, and strict network policies.
    • Lifecycle Management – While metal-stack automates the server lifecycle, Kubernetes operators and GitOps tools (e.g., ArgoCD or Flux) help automate application deployment and ongoing operations.

    This layered approach turns bare metal clusters into production-ready platforms capable of handling enterprise-grade workloads.

    Real-World Use Cases

    Bare metal Kubernetes shines in scenarios where hardware performance and low latency are non-negotiable. Some standout use cases include:

    • AI/ML Training – Direct access to GPUs accelerates machine learning model training and inference workloads (NVIDIA on Bare Metal).
    • Telecom & 5G Networks – Edge deployments and network functions demand ultra-low latency and predictable performance.
    • Financial Services – High-frequency trading and other time-sensitive platforms benefit from microsecond-level predictability.
    • Enterprise Databases – Systems like PostgreSQL or Cassandra achieve higher throughput and stability when running directly on bare metal.

    In each of these cases, bare metal Kubernetes provides both the performance edge and the flexibility of modern orchestration.

    Getting Started with metal-stack.io

    For organizations interested in exploring this model, the path forward is straightforward:

    1. Explore the metal-stack.io documentation to understand the architecture and requirements.
    2. Start small with a handful of bare metal servers to build a test cluster.
    3. Use metal-stack’s Kubernetes integration to deploy a working cluster on these nodes.
    4. Benchmark workloads against equivalent cloud-based environments to validate performance gains.
    5. Scale gradually, adding automation and expanding infrastructure as the needs grow.

    This incremental approach reduces risk and allows teams to build confidence before moving critical workloads.

    Conclusion & Next Steps

    Running Kubernetes on bare metal delivers unmatched performance, efficiency, and control—capabilities that virtualized and cloud-based environments cannot fully replicate. Thanks to open-source solutions like metal-stack.io, organizations no longer need to choose between raw power and operational simplicity. Bare Metal as a Service (BMaaS) extends the agility of the cloud to physical servers, enabling DevOps teams to manage Kubernetes clusters that are faster, more predictable, and fully under their control.

    Ready to explore further?

    For high-performance computing, latency-sensitive applications, and hardware-intensive workloads, Kubernetes on bare metal is not just an alternative—it is often the best choice.

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    Primo report comparativo UE: Delibera AGCOM n. 156/23/CONS

    Un’analisi del Centro Studi Assoprovider sulle differenze regolamentari tra Italia e Unione Europea Il Centro Studi Assoprovider ha pubblicato il primo di una serie di report dedicati al confronto tra la normativa italiana e quella degli altri Paesi dell’Unione Europea, con particolare attenzione agli impatti sugli operatori di prossimità. Questo primo approfondimento riguarda la Delibera […]

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    AssoTG – 28 Luglio 2025

    📣 AssoTG – Primo notiziario internazionale Italia-Spagna sulle TLC! In seguito all'accordo di collaborazione con AOTEC annunciato oggi, siamo orgogliosi di presentare la prima edizione internazionale di AssoTG con contenuti bilingue italiano-spagnolo e sezione in inglese per i partner internazionali. 🔍 Nella puntata del 27 luglio 2025: • L'accordo quadro AssoProvider-AOTEC e le sue implicazioni […]

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    Assoprovider e AOTEC: un’alleanza per rafforzare la voce degli operatori di prossimità in Europa

    Assoprovider e AOTEC alleate per la regolamentazione digitale UE

    Assoprovider ha firmato un accordo con AOTEC, principale associazione spagnola degli operatori locali di telecomunicazioni.
    Obiettivo: rafforzare la voce degli operatori di prossimità, condividere buone pratiche e contribuire alla definizione della futura regolamentazione digitale europea, inclusa la consultazione sul Digital Networks Act

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    Automating Compliance Management with UTMStack’s Open Source SIEM & XDR

    Achieving and maintaining compliance with regulatory frameworks can be challenging for many organizations. Managing security controls manually often leads to excessive use of time and resources, leaving less available for strategic initiatives and business growth.

    Standards such as CMMC, HIPAA, PCI DSS, SOC2 and GDPR demand ongoing monitoring, detailed documentation, and rigorous evidence collection. Solutions like UTMStack, an open source Security Information and Event Management (SIEM) and Extended Detection and Response (XDR) solution, streamlines this complex task by leveraging its built-in log centralization, correlation, and automated compliance evaluation capabilities. This article explores how UTMStack simplifies compliance management by automating assessments, continuous monitoring, and reporting.

    Understanding Compliance Automation with UTMStack

    UTMStack inherently centralizes logs from various organizational systems, placing it in an ideal position to dynamically assess compliance controls. By continuously processing real-time data, UTMStack automatically evaluates compliance with critical controls. For instance, encryption usage, implementation of two-factor authentication (2FA) and user activity auditing among many others can be evaluated automatically.

    Figure 1: Automated evaluation of Compliance framework controls.

    Example Compliance Control Evaluations:

    • Encryption Enforcement: UTMStack continuously monitors logs to identify instances where encryption is mandatory (e.g., data in transit or at rest). It evaluates real-time compliance status by checking log events to confirm whether encryption protocols such as TLS are actively enforced and alerts administrators upon detection of potential non-compliance. The following event, for example would trigger an encryption control failure:

      “message”: [{“The certificate received from the remote server was issued by an untrusted certificate authority. Because of this, none of the data contained in the certificate can be validated. The TLS connection request has failed. The attached data contains the server certificate”.}]
    • Two-Factor Authentication (2FA): By aggregating authentication logs, UTMStack detects whether 2FA policies are consistently enforced across the enterprise. Compliance is assessed in real-time, and automated alerts are generated if deviations occur, allowing immediate remediation. Taking Office365 as an example, the following log would confirm the use of 2FA in a given use authentication attempt:

      ’’authenticationDetails": [
      {

      "authenticationStepDateTime": "2025-04-29T08:15:45Z",
      "authenticationMethod": "Microsoft Authenticator",
      "authenticationMethodDetail": "Push Notification", "succeeded": true,
      "authenticationStepResultDetail": "MFA requirement satisfied"
      }’’
    • User Activity Auditing: UTMStack processes comprehensive activity logs from applications and systems, enabling continuous auditing of user  and devices actions. This includes monitoring privileged account usage, data access patterns, and identifying anomalous behavior indicative of compliance risks. This is a native function of UTMSatck and automatically checks the control if the required integrations are configured.

    No-Code Compliance Automation Builder

    One of UTMStack’s standout features is its intuitive, no-code compliance automation builder. Organizations can easily create custom compliance assessments and automated monitoring workflows tailored to their unique regulatory requirements without any programming experience. This flexibility empowers compliance teams to build bespoke compliance frameworks rapidly that update themselves and send reports on a schedule.

    Figure 2: Compliance Framework Builder with drag and drop functionality.

    Creating Custom Compliance Checks

    UTMStack’s no-code interface allows users to:

    • Define custom compliance control logic visually.
    • Establish automated real-time monitoring of specific compliance conditions.
    • Generate and schedule tailored compliance reports.

    This approach significantly reduces the administrative overhead, enabling compliance teams to respond swiftly to evolving regulatory demands.

    Unified Compliance Management and Integration

    Beyond automation, UTMStack serves as a centralized compliance dashboard, where controls fulfilled externally can be manually declared compliant within the platform. This unified “pane of glass” ensures that all compliance assessments—automated and manual—are consolidated into one comprehensive view, greatly simplifying compliance audits.

    Moreover, UTMStack offers robust API capabilities, facilitating easy integration with existing Governance, Risk, and Compliance (GRC) tools, allowing seamless data exchange and further enhancing compliance management.

    Sample Use Case: CMMC Automation

    For CMMC compliance, organizations must demonstrate rigorous data security, availability, processing integrity, confidentiality, and privacy practices. UTMStack automatically evaluates controls related to these areas by analyzing continuous log data, such as firewall configurations, user access patterns, and audit trails.

    Automated reports clearly detail compliance status, including specific control numbers and levels, enabling organizations to proactively address potential issues, dramatically simplifying CMMC assessments and future audits.

    Figure 3: CMMC Compliance Control details

    Compliance Control Evidence Remediation

    When a framework control is identified as compliant, UTMStack automatically gathers the necessary evidence to demonstrate compliance. This evidence includes logs extracted from source systems and a dedicated, interactive dashboard for deeper exploration and analysis. Conversely, if the control evaluation identifies non-compliance, UTMStack employs an AI-driven technique known as Retrieval-Augmented Generation to provide remediation steps to security analysts and system engineers.

    Compliance controls for each framework are not only evaluated but also provide dashboards for better understanding and navigation:

    Figure 4: Compliance automation dashboards.

    API-First Compliance Integration

    UTMStack’s API-first approach enables compliance automation workflows to integrate effortlessly into existing IT ecosystems. Organizations leveraging various GRC platforms can easily synchronize compliance data, automate reporting, and centralize compliance evidence, thus minimizing manual data handling and significantly improving accuracy and efficiency.

    Summary

    Compliance management doesn’t have to be complicated or resource-draining. UTMStack’s open source SIEM and XDR solution simplifies and automates compliance with major standards such as CMMC, HIPAA, PCI DSS, SOC2, GDPR, and GLBA. By continuously monitoring logs, dynamically assessing compliance controls, and providing a user-friendly, no-code automation builder, UTMStack dramatically reduces complexity and enhances efficiency.

    Organizations can easily customize and automate compliance workflows, maintain continuous monitoring, and integrate seamlessly with existing compliance tools, making UTMStack an invaluable resource for streamlined compliance management.

    Join Our Community

    We’re continuously improving UTMStack and welcome contributions from the cybersecurity and compliance community.

    Your participation helps shape the future of compliance automation. Join us today!

    The post Automating Compliance Management with UTMStack’s Open Source SIEM & XDR appeared first on Linux.com.

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    Corso Python

    ✇unit
    di: Unit

    9, 16, 23 aprile e 7 maggio 2025 ore 19 - ZAM Milano

    Corso introduttivo alla programmazione in Python

    Unit Hacklab per Università Popolare ZAM.


    Il corso si svolge in quattro lezioni, con quattro insegnanti.

    Scopo del corso: avvicinarsi alla programmazione, usando un linguaggio amichevole.

    Segnalare la partecipazione con una mail …

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    photographers sarà inaccessibile in aprile

    ATTENZIONE, MESSAGGIO IMPORTANTE! Ad aprile il sito photographers.it risulterà inaccessibile, poiché migreremo su piattaforma WP e ci vorranno alcune settimane per riattivare la fruizione del sito. È un’operazione praticamente indispensabile, data la vetusta situazione del cms attuale. Con la nuova release verranno progressivamente ripristinate le funzioni lato utente, ma occorrerà riregistrarsi per poter pubblicare contenuti. Ci scusiamo fin d’ora per i disagi, siamo sicuri di poter tornare online con una veste più performante ed attuale😊
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    photographers sarà inaccessibile in aprile

    ATTENZIONE, MESSAGGIO IMPORTANTE! Ad aprile il sito photographers.it risulterà inaccessibile, poiché migreremo su piattaforma WP e ci vorranno alcune settimane per riattivare la fruizione del sito. È un’operazione praticamente indispensabile, data la vetusta situazione del cms attuale. Con la nuova release verranno progressivamente ripristinate le funzioni lato utente, ma occorrerà riregistrarsi per poter pubblicare contenuti. Ci scusiamo fin d’ora per i disagi, siamo sicuri di poter tornare online con una veste più performante ed attuale😊
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    CHE SIGNIFICA LA ‘MOSSA’ IRANIANA

    Anche se il quadro del conflitto in Medio Oriente si presenta estremamente articolato e complesso, nonché foriero di pericolose escalation, è impossibile non osservare come l’Asse della Resistenza – ed in particolar modo l’Iran ed Hezbollah – abbia sinora mostrato una grande capacità di gestione strategica e tattica del conflitto, calibrando con grande attenzione ogni mossa. Ragion per cui ha destato non poco stupore il molteplice attacco iraniano dell’altro giorno, proprio perché sembra essere una rottura di quella capacità di equilibrio sinora manifestata. Ma è davvero così?

    Consideriamo innanzi tutto gli aspetti principali dell’attacco. Ad essere stati colpiti sono obiettivi ostili in Siria (ISIS) ed Iraq (Mossad), due paesi più che amici, e Pakistan (Jaish Ul-Adl), un paese con cui Teheran ha buoni rapporti – in questi giorni, era addirittura programmata una esercitazione navale congiunta.
    Di là dal fatto che l’Iraq, e soprattutto il Pakistan, abbiano protestato in modo significativo, cosa peraltro quasi obbligata sotto il profilo politico-diplomatico, resta il fatto che questi attacchi sono stati portati a termine senza che vi fosse un tentativo di reazione; infatti in alcun caso è stato attivato il sistema di difesa anti-missile. Ciò significa che, certamente per quanto riguarda la Siria (e quindi la Russia) ed il Pakistan, i paesi sul cui territorio si trovavano i bersagli sono stati preavvertiti. Per quanto riguarda l’Iraq, il cui governo sicuramente era stato allertato, c’è da aggiungere una ulteriore considerazione: i missili balistici utilizzati hanno compiuto un volo di oltre 1200 km, poiché sono stati volutamente lanciati da una posizione lontana, nel sud dell’Iran, laddove trovandosi il bersaglio nel kurdistan iracheno sarebbe stato assai più semplice colpire a partire dall’omologa regione iraniana.
    Questa scelta ha avuto un doppio valore, politico e militare, ovvero dimostrare la capacità iraniana di colpire con grande precisione ed a grande distanza (messaggio rivolto soprattutto ad Israele), ma anche che i sistemi di intercettazione e difesa anti-missile statunitensi, largamente presenti sia in Iraq che in Siria, sono stati colti di sorpresa/bypassati.

    Per quanto riguarda l’attacco alla base del Mossad ad Erbil, va aggiunto che (nonostante la regione del kurdistan iracheno sia una enclave largamente autonoma, e fortemente legata sia agli USA che ad Israele) è evidente che ha mostrato anche la capacità di penetrazione dell’intelligence di Teheran.
    La questione dell’attacco sul Belucistan pakistano, alla luce della forte reazione di Islamabad, appare più complessa, ma anche qui – oltre alla mancata attivazione delle difese anti-missile – va tenuto conto della particolare natura dello stato pakistano, al cui interno sicuramente agiscono poteri (interni ed esterni) anche assai diversi e conflittuali. Le forze armate, ed i servizi segreti (ISI), sono molto ben collegati con gli Stati Uniti, sin dai tempi della guerriglia anti-sovietica in Afghanistan, ma anche abbastanza permeati da influenza fondamentaliste islamiche, mentre il governo (anche in funzione anti-indiana, storicamente filo russa) ci tiene a mantenere un rapporto privilegiato con Washington. Vale appena la pena di ricordare come, proprio su mandato statunitense, sia stato liquidato il presidente scomodo Imran Khan… È assai probabile, quindi, che alcune delle forze interne non abbiano gradito la mossa iraniana, ed abbiano imposto una reazione adeguata. È di oggi la notizia che il Pakistan ha effettuato una serie di attacchi mirati contro i “nascondigli terroristici” in Iran; specularmente a Teheran, Islamabad ha dichiarato che rispetta la sovranità dell’Iran, e la sua è una azione esclusivamente antiterroristica. Ed anche in questo caso, le difese iraniane non sono state attivate…

    Tornando quindi alla questione iniziale, se siamo di fronte o no ad un venir meno della moderazione iraniana, aggiungendo al quadro la rivendicazione dell’attacco a due navi israeliane nell’Oceano Indiano, ma anche l’assenza di mosse dirette contro gli USA, credo si possa affermare che siamo di fronte a qualcos’altro.
    L’Iran ha davanti a sé grandi prospettive, derivanti non solo dagli stretti rapporti con la Russia e la Cina, entrambe capofila della spinta al multipolarismo, ma anche dai grandi vantaggi che la sua posizione geografica strategica offre nella prospettiva dei corridoi euroasiatici. Non ha pertanto interesse ad arrivare allo scontro con gli Stati Uniti, e preferisce di gran lunga esercitare – come sta efficacemente facendo – una forte pressione finalizzata ad espellerne le basi militari dalla regione, senza arrivare al conflitto aperto. Ma, al tempo stesso, e proprio nella prospettiva di cui prima, avverte sia la necessità di affermare il proprio ruolo di potenza regionale di primo piano, sia che sono maturate le condizioni interne ed internazionali perché ciò avvenga.
    In questo senso, la mossa iraniana va letta come un segnale alle altre potenze regionali – Arabia saudita e Turchia innanzi tutto – nonché allo storico nemico israeliano, perché comincino a misurarsi con l’idea che l’Iran (a più di quarant’anni dalla rivoluzione khomeinista), non solo non è liquidabile né emarginabile, ma è un soggetto geopolitico con cui devono fare i conti, e con cui è meglio cercare una pacifica convivenza piuttosto che inseguire il sogno di rovesciarne il governo. Vedremo chi e come recepirà il messaggio.

    L'articolo CHE SIGNIFICA LA ‘MOSSA’ IRANIANA proviene da Giubbe Rosse News.

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    Chi vuole allargare la guerra in Medio Oriente (e perché)

    Per tutta la prima fase del rinnovato conflitto palestinese, a partire dall’attacco della Resistenza del 7 ottobre, la stampa israeliana ha martellato sul pericolo costituito da Hezbollah; del resto, quando Israele tentò di invadere (nuovamente) il Libano, nel 2006, prese una bella batosta proprio dalla milizia sciita, che all’epoca era assai meno potente. Non a caso, oltre 230.000 israeliani sono stati fatti sfollare dal nord del paese, proprio per timore degli attacchi dal Libano, e l’IDF mantiene lì gran parte dei suoi sistemi antimissile Iron Dome.

    Il governo israeliano è ben consapevole che un confronto con Hezbollah è potenzialmente devastante, anche perché mobiliterebbe immediatamente, ad un livello ben maggiore dell’attuale, tutte le formazioni dell’Asse della Resistenza; non solo in Libano, ma anche in Iraq, in Yemen ed in Siria. Già ora si ritiene che nel paese dei cedri vi siano alcune migliaia di combattenti iracheni. E chiaramente il supporto americano – che certamente non mancherebbe – non potrebbe andare molto oltre un appoggio aereo-navale: le poche migliaia di militari statunitensi presenti nell’area sono praticamente quasi ovunque circondati da forze ostili.

    Di fondo, quindi, per quanto potrebbe piacergli, a Tel Aviv sanno bene che una guerra con Hezbollah avrebbe un costo assai elevato; ma, oltre al desiderio di eliminare quella che considerano una spina nel fianco, l’ambizione maggiore è riuscire a colpire l’Iran, almeno in modo tale da rinviare il più possibile la possibilità di costruire un ordigno nucleare, e di effettuare un first-strike contro Israele. Ma anche l’Iran non è più quello di qualche anno fa, ed un conflitto con Teheran avrebbe costi enormi per Israele. A meno, ovviamente, di trascinarvi dentro anche gli USA. O meglio, il calcolo israeliano prevede comunque di subire grossi danni, ma grazie all’intervento americano – ritiene – il potenziale bellico (nucleare e non) iraniano verrebbe annientato, e quindi il gioco varrebbe la candela.

    Il punto è che a Washington non sono affatto dell’idea di farsi coinvolgere in un conflitto del genere, adesso. Intanto, perché paralizzerebbe le rotte commerciali e farebbe salire alle stelle il prezzo del petrolio: Bab el Mandeeb ed Hormuz verrebbero immediatamente chiusi totalmente al traffico marittimo. Poi perché stanno ancora cercando come uscire dal pantano ucraino, e Israele dipende al 100% dai rifornimenti statunitensi. Per non parlare del fatto che in quell’area gli USA hanno moltissime basi militari, che si trasformerebbero in un attimo in altrettanti obiettivi. E non per i razzetti con cui le punzecchiano le milizie irachene, ma con gli ipersonici iraniani. E non solo le basi in Iraq e Siria, ma quelle strategiche a Gibuti ed in Qatar. Gli USA vogliono distruggere il regime degli ayatollah almeno quanto gli israeliani, ma non adesso.

    Il problema è che Israele è in un cul-de-sac. La campagna genocida nella Striscia di Gaza ha chiaramente fallito l’obiettivo di provocare un esodo dei palestinesi verso l’Egitto o altrove, non solo perché non se ne vanno, ma anche perché il progetto di una nuova Nakba appare inaccettabile persino ai migliori amici di Israele. La guerra contro la Resistenza poi è un fallimento totale. A quasi tre mesi dal 7 ottobre, l’IDF non è riuscita né a prendere il controllo della Striscia, né a distruggere la rete infrastrutturale di Hamas e degli altri gruppi armati, né tanto meno a liberare anche un solo prigioniero. Al contrario, le perdite – per quanto cerchino di nasconderle – sono elevatissime, sia in termini di uomini che di mezzi. Nei primi tre giorni dell’anno, l’IDF ha ammesso la perdita di oltre 70 militari ed ufficiali. Un disastro, preludio alla sconfitta conclamata.

    Da qui, l’urgenza spostare non solo l’attenzione, ma l’intero asse del conflitto. Tutta la banda di fanatici estremisti che governa il paese sa bene di avere i giorni contati, e che la fine della guerra significa anche la loro fine politica; tanto più se dovesse finire appunto con una sconfitta. Uno shock per l’intera Israele, che all’inizio si scaricherebbe proprio sui vertici politici e militari.
    Dunque, mentre gli Stati Uniti ritirano dal Mediterraneo orientale la squadra navale guidata dalla portaerei G. Ford, e balbettano alle porte del mar Rosso con la fallimentare ‘missione navale internazionale’, ecco che vengono messi a segno in brevissimo tempo tre attacchi miratissimi (anche e soprattutto in senso politico): un attacco aereo in Siria uccide un alto generale dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, poi l’uccisione del numero due di Hamas a Beirut, nel cuore di un quartiere controllato da Hezbollah, ed infine il devastante attentato terroristico in Iran (oltre 100 morti) a pochi passi dalla tomba del generale Soleimani e nel giorno dell’anniversario dell’attentato in cui fu ucciso. L’intento di provocare una reazione è smaccatamente evidente, e lo scopo è proprio quello di rilanciare per coprire il fatto che Israele sta perdendo.

    Una mossa azzardatissima, che rischia di scatenare un conflitto potenzialmente devastante bel oltre l’ambito regionale, e che darebbe fuoco alle polveri in un’area di interesse strategico mondiale, in cui tra l’altro militari russi e americani si trovano a pochi chilometri gli uni dagli altri (in Siria). Senza dimenticare che, se per gli USA è inimmaginabile lasciar distruggere Israele, per la Russia (ma anche per la Cina) è inaccettabile lasciar distruggere l’Iran; che, non va dimenticato, è non solo un importante partner militare – soprattutto per Mosca – ed un membro dei BRICS+, ma anche uno snodo fondamentale nelle rotte commerciali euroasiatiche che Russia e Cina stanno sviluppando.

    Scatenare un conflitto in quell’area, in cui si intrecciano molteplici interessi strategici, sarebbe una vera e propria follia. Ma Israele ha sempre mostrato di essere totalmente disinteressata al resto del mondo, e di considerare solo e soltanto quello che crede il proprio interesse. Per di più, in questa fase lo stato ebraico si trova in una congiuntura particolare, con un governo fanatico ma fragile, con le forze armate che hanno perso in 48 ore l’aura di invincibilità e che annaspano in palese difficoltà, e con un paese stordito e spaventato, che si rifugia nel fanatismo religioso e nel razzismo esasperato come antidoto alla paura.

    Siamo insomma ad un passaggio in cui le possibilità di evitare un disastro epocale sono quasi esclusivamente in carico a coloro che consideriamo barbari, autocrati e terroristi, poiché è dalla loro lungimiranza, dalla loro capacità di non cadere nelle gravissime provocazioni, che dipende l’esplosione o meno del conflitto più prossimo ad una guerra mondiale.
    Fortunatamente per noi, Khamenei, Nasrallah, Haniyeh, Jibril e gli altri, hanno sinora dimostrato di possedere questa capacità. Resta da vedere sin dove si spingerà Israele, se questo non dovesse bastare, e quanto loro sapranno e potranno non prestare il fianco al nemico.

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    IL RITORNO DELLA GUERRA ‘RISOLUTIVA’

    La guerra di Corea è probabilmente l’ultima che gli Stati Uniti abbiano combattuto con l’intento strategico e la volontà di vincerla sul campo. Come sappiamo, è finita in un pareggio. Da quel momento in avanti, gli USA – che pure sono certamente il paese più guerrafondaio dell’era moderna – hanno fatto delle forze armate, e quindi della guerra, essenzialmente uno strumento di deterrenza, volto a contenere i nemici comunisti – URSS, Repubblica Popolare Cinese – nella loro espansione politico-ideologica oltre i confini (rispettivamente) dell’est europeo e della Cina continentale.
    A partire dalla fine degli anni cinquanta del novecento, gli Stati Uniti non hanno mai preso seriamente in considerazione l’ipotesi di uno scontro diretto con una delle due potenze socialiste; hanno ovviamente ingaggiato un confronto per cercare di raggiungere la supremazia nucleare, ed altrettanto ovviamente hanno elaborato strategie e tattiche in funzione di un ipotetico scontro di tal genere, ma si è trattato di pure ipotesi di scuola. Sul piano concreto, questa possibilità non è mai stata veramente considerata possibile, né tantomeno desiderabile.

    Fintanto che è esistita l’Unione Sovietica, questa ha anzi costituito uno dei pilastri su cui si è fondata l’egemonia americana sull’Europa occidentale. Fedele agli accordi spartitori di Yalta, Washington non è mai intervenuta direttamente contro Mosca, anche quando (Berlino ‘53, Budapest ‘56, Praga ‘68) ne avrebbe avuto un ottimo pretesto. E quando il confronto militare c’è stato, si è collocato in periferia, ed è sempre stato indiretto. Vietnam ed Afghanistan docet.
    Se guardiamo alla storia dell’espansionismo militare statunitense, ed alla infinita serie di guerre e guerricciole che ha alimentato, dalla seconda metà del secolo scorso in avanti, ci rendiamo però conto di come le vittorie militari, quelle sul campo di battaglia e quelle strategiche, non solo non si sono quasi mai concretizzate, ma probabilmente non erano nemmeno messe in conto.
    La grande strategia egemonica americana si è basata sulla deterrenza, piuttosto che sulla vittoria.
    Tutti i paesi che, per una ragione o per un’altra, si sono trovati a dover confrontarsi militarmente con gli USA, hanno pagato un prezzo elevatissimo, che ha quasi sempre comportato la devastazione pressoché completa. E quanto più alta e duratura è stata la sfida all’egemone, tanto più è stato duro il prezzo da pagare.

    Oltre ai già citati Vietnam ed Afghanistan, ricordiamo l’Iraq, la Siria, la Libia… Tutte guerre che, da un punto di vista strategico, possiamo considerare perdute. Ma che sono costate a quei paesi un prezzo tale che, a distanza di decenni, non ha consentito loro di riprendersi.
    Questo è l’assioma su cui si è costruita la strategia imperialista americana: semplicemente, la deterrenza del potere distruttivo.
    Nei confronti delle potenze avverse – Russia e Cina – la strategia prevedeva il contenimento (da qui l’enorme rete di basi militari lungo i confini di questi due paesi), nella convinzione che prima o poi sarebbe avvenuta la loro caduta per strangolamento, o che – nella peggiore delle ipotesi – sarebbero rimaste confinate nei propri spazi.
    Ragione per cui le forze armate degli Stati Uniti non si sono mai veramente preparate a scontrarsi con le forze armate sovietiche o con quelle cinesi – men che meno con entrambe.

    Il conflitto in Ucraina, da questo punto di vista, rappresenta un giro di boa. Gli Stati Uniti, e la loro armata imperiale allargata, la NATO, non si erano mai impegnati in questa misura in un confronto diretto con una delle potenze antagoniste. Non si erano mai impegnati in un conflitto che non fosse marcatamente asimmetrico. Non si erano mai impegnati in una guerra d’attrito prolungata.
    E lo hanno fatto senza prima mettersi in condizione di condurre e sostenere un conflitto di tal genere.
    Non erano pronti strategicamente (capacità di produzione bellica industriale, riserve di armi e munizioni), non erano pronti al combattimento (sistemi d’arma mai effettivamente testati sul campo, misconoscenza delle capacità del nemico), non erano pronti sotto il profilo dottrinario (strategie e tattiche, strutturazione delle forze armate, sostanzialmente identiche a quelle dei precedenti conflitti asimmetrici).
    La battuta d’arresto era inevitabile.

    Il conflitto russo-ucraino segna, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, il passaggio ad una fase in cui la deterrenza viene destrutturata, la devastazione si registra nel campo occidentale, e l’inadeguatezza della potenza imperiale si manifesta nella sua piena evidenza.
    Questo passaggio, parzialmente oscurato dal difficile scontro politico interno nel paese egemone, richiede pertanto una radicale riconversione complessiva delle politiche imperiali, che deve necessariamente investire sia il piano logistico-strutturale che quello più squisitamente operativo militare. Un processo, questo, che non può chiaramente essere portato a termine in breve tempo, e che quindi apre ad una stagione di interludio, in cui la capacità dello strumento militare non è più in grado di esercitare la propria storica funzione deterrente, e non è ancora in grado di passare ad una in cui la deterrenza viene sostituita dalla capacità di sconfiggere il nemico sul campo.

    Il mutamento del quadro geopolitico e strategico complessivo, di cui questa crisi militare statunitense è in parte il prodotto, ma che ne è al tempo stesso causa, finisce pertanto col determinare una estrema instabilità – di cui ciò che accade in Palestina è la manifestazione più evidente – che a sua volta va ad incidere sui tempi e sui modi con cui gli USA cercheranno di rispondere alla crisi.
    Ciò che possiamo vedere già adesso, comunque, è la direzione di massima intrapresa. E che potremmo riassumere nel passaggio dalla guerra come deterrenza alla guerra come soluzione.
    La prossima guerra Washington la deve vincere, deve sconfiggere il nemico e metterlo in ginocchio. E poiché non sarà un paese debole, ma una delle grandi potenze belliche del pianeta, e quindi tra l’altro dotato di armamenti nucleari tali da distruggere l’America, non sarà per niente facile.
    Lo schema, con ogni probabilità, sarà lo stesso della seconda guerra mondiale. Il grosso delle truppe lo dovrà mettere l’Europa, e sarà questo il campo di battaglia.

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    LA CATABASI IMPERIALE

    Benché sia una delle cose che capitano più di frequente, non bisognerebbe mai dimenticare la lezione di von Clausewitz, la guerra come proseguimento della politica con altri mezzi. Dunque non solo la guerra – ogni guerra – è già di per sé un atto politico, ma i suoi obiettivi, benché si cerchi di conseguirli attraverso lo strumento militare, sono e restano di natura politica. Dunque, una guerra che fallisce i suoi obiettivi politici è una guerra persa, anche se ha prevalso in ogni battaglia.

    La guerra ucraina, ad esempio, è cominciata con obiettivi politici ovviamente diversi, per l’una e l’altra parte; ma soprattutto, ad un certo punto ha visto la Russia modificare i suoi, o meglio ancora, l’ha vista modificare la strategia militare attraverso cui conseguirli. Tra questi obiettivi, le conquiste territoriali sono sempre state secondarie, mentre il focus principale è sempre stato sulla smilitarizzazione dell’Ucraina (e la sua denazificazione). Obiettivo che Mosca ha dovuto alfine perseguire attraverso la via più radicale, ovvero la distruzione materiale delle forze armate ucraine. Obiettivo ormai quasi completamente conseguito, ed ottenuto applicando una tattica ed una strategia basata sul logoramento massivo del nemico. Non una blitzkrieg, né una campagna distruttiva devastante, seguita da un’azione conclusiva delle truppe di terra. Entrambe queste strade, a parte ogni altra considerazione, non avrebbero in realtà inferto il colpo duraturo che era invece necessario infliggere. Quindi, per quanto questo procedere abbia un costo più elevato, è stata scelta una via basata sul fattore tempo. Più tempo, più logoramento della forza nemica, maggiori risultati; e soprattutto, di più lunga durata. Mosca ha scommesso ancora una volta sulla propria capacità di sfruttare questo fattore meglio di chiunque altro, ed ha vinto la scommessa.

    A ben vedere, ciò che sta accadendo in Palestina è assai simile. Anche se i rapporti di forza appaiono invertiti, rispetto al fronte ucraino, la strategia messa in atto dal Fronte della Resistenza (in senso ampio, non solo quella palestinese) ricalca in qualche modo quella adottata dai russi in Ucraina.
    Le forze della Resistenza sanno che il nemico ha bisogno di concludere in fretta, per una serie di motivi che vanno dagli aspetti economici agli equilibri interni ed internazionali. Per questo, l’asse USA-Israele sta mettendo in campo uno sforzo considerevole, cercando di ottenere delle vittorie quantomeno tattiche, che le consentano di accelerare la conclusione del conflitto – o quanto meno di congelarlo temporaneamente per riprendere fiato.
    Ovviamente, il problema gigantesco con cui devono confrontarsi gli israelo-americani, ancor prima della Resistenza armata, è la mancanza di obiettivi politici reali, e quindi di una strategia elaborata in funzione di questi. E per reali si intende realisticamente perseguibili, quindi politici in senso proprio, e non certo i sogni messianici con cui li stanno sostituendo. Per tacere poi del fatto che i due poli dell’asse hanno oltretutto interessi ed obiettivi non sovrapponibili, anche se per molti versi coincidenti.

    Va tenuto presente che l’operazione della Resistenza è molto più vasta di quanto appaia. Non solo c’è un completo coordinamento tra le formazioni politico-militari della Resistenza palestinese, che hanno una Joint Operations Room (il centro di comando e coordinamento delle varie brigate) operativo su Gaza. Da tempo è presente in Libano un ulteriore centro di coordinamento, in cui sono rappresentate – oltre alle formazioni palestinesi – anche alcune delle milizie irachene e siriane, ed ovviamente Hezbollah. Non ci sono notizie certe sulla presenza anche di Ansarullah (Yemen). In tal modo, tutte le forze della Resistenza possono coordinare le proprie azioni a livello strategico, calibrando la pressione su Israele e sugli USA, ed alternandola tra i vari fronti aperti – Gaza, confine israelo-libanese, mar Rosso…
    L’intento è quello di tenere impegnate le forze israeliane in una guerra d’attrito, il cui livello d’intensità varia nel tempo – così da risultare tatticamente imprevedibile – e nello spazio; può acuirsi a Shuja’iya come a Khan Younis, a Metula oppure ad Eilat, sulle alture del Golan o a Kiryat Shmona.
    Tutte le formazione che fanno parte del Fronte della Resistenza sono in grado di sviluppare un attacco assai più intenso e massiccio contro il territorio israeliano, ma non è questo l’intento – poiché qualsiasi accelerazione produrrebbe una reazione altrettanto intensa e massiccia; l’obiettivo è invece risparmiare al massimo possibile le proprie forze, e puntare sul logoramento di Tsahal su tempi medio lunghi.

    La situazione per le forze israeliane, nonostante i bombardamenti genocidi sulla Striscia di Gaza facciano da cortina fumogena, è di crescente difficoltà. Le perdite, in uomini e mezzi, cominciano a diventare significative, e soprattutto emerge sempre più la difficoltà – da parte dell’IDF – nel gestire tatticamente il confronto. Sul fronte libanese, sono costretti a tenere impegnate una parte significativa delle forze di terra e dell’aviazione; e nonostante abbiano schierate ben 8 delle 12 batterie di Iron Dome (di cui due certamente già distrutte o danneggiate), la minaccia dei missili di Hezbollah è così significativa che gran parte degli insediamenti e delle città vicine al confine sono state evacuate – con i conseguenti danni all’economia, e le crescenti tensioni interne.
    Il blocco dello stretto di Bab el-Mandeeb per le navi dirette in Israele, oltre agli attacchi verso Eilat e gli insediamenti vicini, sono praticamente senza difesa, a difficilmente l’operazione navale Prosperity Guardian riuscirà a risolverli, se non a prezzo di mettere seriamente in pericolo le flotte NATO, e rischiare un blocco totale anche sullo Stretto di Hormuz – un disastro per le economie occidentali.

    La situazione non è certo migliore nella Striscia di Gaza, dove le truppe israeliane devono confrontarsi con un nemico sfuggente, di cui non riescono a prendere le misure, e che mantiene intatta la capacità non solo di resistere ai tentativi di penetrazione, ma anche di sviluppare offensive tattiche. I periodici lanci di missili verso Ashkelon o Tel Aviv, le sanguinose imboscate contro le unità IDF, il continuo martellamento – a distanza ravvicinata – contro i corazzati israeliani, testimoniano il permanere di una significativa potenza di fuoco, e soprattutto di un inalterato coordinamento tattico.
    Le fonti informative israeliane testimoniano che il numero dei morti e dei feriti è tenuto coperto, e viene comunicato solo parzialmente. Il ritiro della Brigata Golani, forse la migliore unità dell’IDF, per via delle perdite subite, così come il mancato conseguimento degli obiettivi tattici dati continuamente per raggiunti (la rete di tunnel sotterranei è chiaramente ancora perfettamente operativa, non è stato scoperto un solo centro comando, un solo deposito di armi, una sola delle fabbriche che producono i missili…), non sono che i più evidenti segni di tale difficoltà.

    A più di due mesi dall’inizio dei combattimenti, non solo l’IDF non è ancora penetrato in tutte le aree urbane della Striscia, ma continua ad essere impegnato in scontri a fuoco anche laddove la penetrazione è avvenuta. Nessuno dei prigionieri è stato liberato manu militari – i due soli tentativi sono tragicamente falliti, e l’unico caso di cui avrebbero potuto menar vanto è stato azzerato da una applicazione ottusa delle regole d’ingaggio. Da almeno un paio di settimane viene data per imminente la morte di Yahya Sinwar, che invece continua a sfuggire.
    Nonostante tutta la potenza di cui dispone (aviazione, carri armati e corazzati, artiglieria, intelligence elettronica…), Tsahal non riesce a prevalere.
    Persino la guerra della comunicazione vede chiaramente in vantaggio le forze della Resistenza, che documentano inequivocabilmente in video gli attacchi portati contro le forze israeliane, mentre queste inanellano figure barbine una dopo l’altra, mostrando filmati propagandistici per di più malamente costruiti su veri e propri set.

    Esattamente come in Ucraina, quindi, anche in Palestina le forze che combattono contro l’imperialismo USA-NATO mettono in campo una strategia di logoramento delle forze avversarie, ed in entrambe i casi puntano sul fattore tempo per mettere in difficoltà il nemico. Che, oltretutto, si trova oggi ad essere impegnato su due fronti, con le difficoltà dell’uno che si riverberano sull’altro, mentre i suoi avversari agiscono separatamente.
    A riprova che la geografia è ineludibile, e che la politica non può prescinderne. Ed oggi la situazione globale è che i tradizionali strumenti del dominio imperiale anglo-americano, la potenza talassocratica e la proiezione a grande distanza, hanno fatto il loro tempo e risultano inadeguati. L’impero è costretto a combattere guerre assai problematiche ed impegnative, su fronti diversi; e sia la potenza navale, che quella derivante dalla più estesa rete di basi militari della storia, rischiano di risolversi in un problema più che in un atout. Per la semplice ragione che i nemici non sono più così deboli da poter essere rapidamente schiacciati (ma anzi possono a loro volta colpire), e che sanno scegliere le strategie e le tattiche più efficaci per combattere.

    L’impero ha perso la sua arma più potente, la capacità di deterrenza. E, costretto ad usare la forza in tempi e modi che non gli sono congeniali, arretra. I suoi nemici, invece, lo sfidano, non arretrano più dinanzi alla minaccia. Ingaggiano il combattimento, ne impongono i tempi ed i modi. E per vincere, gli basta resistere un minuto in più.

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    LA GUERRA PERDUTA

    Quella che si sta combattendo in Medio Oriente, e che per via del delirio che si è impossessato delle classi dirigenti occidentali potrebbe ancora sfociare in una terribile guerra regionale-mondiale, è qualcosa che le leadership sioniste israeliane rifiutano di riconoscere come tale, e con loro l’intero occidente, che alla loro narrativa si abbevera.
    Quello che Israele non sa né vuole capire, anzitutto perché ha una classe dirigente assolutamente mediocre, un mix di bigotti fanatici e grassi squali della politica, è che spezzettare la Storia, frammentarla in segmenti separati secondo il proprio comodo, non solo non serve realmente a frantumarla, ma impedisce di coglierne il senso, la direzione; misconoscere il passato inibisce la capacità di comprendere il futuro, di averne una visione.

    Sin dalla fondazione dello stato di Israele – che, non va dimenticato, è uno specifico progetto del sionismo – la popolazione autoctona palestinese è sempre stata considerata esclusivamente come un problema [1], negandone in nuce l’umanità. Un problema perché possedeva la terra che loro bramavano, perché era troppo numerosa, perché non chinava abbastanza la testa. Da lì a considerarli apertamente animali il passo è stato più breve di quanto si creda.
    Salvo rare, quanto lodevoli ma inascoltate eccezioni, le leadership israeliane sono sempre state vittime di questa distorsione prospettica, che li ha poi portate – appunto – ad una lettura della propria storia nazionale in cui gli arabi sono soltanto un ostacolo, bestie feroci che rendono difficile stabilire la pace nella terra promessa. Questa incapacità di guardare la storia anche dalla parte palestinese, ha fatto sì che non vedessero la Storia, ma solo una serie di incresciosi contrattempi.

    Per Israele, il 7 ottobre 2023 è solo l’ultimo – questi maledetti animali, che non accettano la soma e invece di lavorare per noi ci aggrediscono! – e nella sua visione monca ad esso non può che seguire una punizione esemplare. Magari anche risolutiva.
    Israele pensa ora di poter completare il lavoro iniziato nel 1948, e poi portato avanti nel 1967. Per ristabilire l’ordine naturale delle cose.
    Per questo non riesce a comprendere due cose fondamentali: quella che si sta combattendo è una guerra di liberazione (come quella algerina, come quella indocinese, come quella sudafricana…), e quel 7 ottobre è la data che segna la svolta, dopo la quale nulla sarà mai più come prima.
    Non importa quante bestie feroci uccidi, se dimentichi che sono fiere.

    Le potenze coloniali diventano feroci, quando il loro dominio viene messo in discussione. Ed i popoli che si vogliono liberare pagano sempre un prezzo enorme. Gli algerini ebbero 2 milioni di morti, quasi un quinto della popolazione. I vietnamiti 3 milioni di morti. Ma alla fine i francesi dovettero andarsene.
    Il dominio coloniale finisce quando la potenza dominante paga un prezzo che non riesce più a sostenere. Ed è questa la differenza. Per i dominanti, il prezzo massimo accettabile è molto basso, ma per i dominati, che lottano per la propria libertà e per quella delle generazioni future, sarà sempre molto più alto.
    Liquidare la Resistenza palestinese come una questione di terrorismo – dimenticando tra l’altro di aver fondato Israele facendo larghissimo ricorso a questa pratica… – è ciò che impedirà agli israeliani di capire la Storia di cui fanno parte. E quindi di affrontarla.

    Come diceva il non compianto Henry Kissinger, a proposito della guerra del Vietnam, “abbiamo combattuto una guerra militare; i nostri avversari ne hanno combattuto una politica. Abbiamo cercato il logoramento fisico; i nostri avversari miravano al nostro esaurimento psicologico. In questo modo abbiamo perso di vista una delle massime cardinali della guerra partigiana: la guerriglia vince se non perde. L’esercito convenzionale perde se non vince.” E l’IDF, non sta affatto vincendo. Non può vincere. La Resistenza non ha bisogno di infliggere al nemico una sconfitta militare tale che, in sé, ne determini il crollo. Non ha bisogno di vincerlo strategicamente sul campo di battaglia. È sufficiente che riesca a mantenere nel tempo la sua capacità di combattimento, che riesca ad infliggere delle sconfitte tattiche.
    L’operazione al-Aqsa flood è l’equivalente palestinese di Dien Bien-Phu per i vietminh, dell’offensiva del Tet per i vietcong.

    L’approccio storico-culturale con cui Israele affronta il conflitto, ancor prima che quello strategico e tattico, è il limite insormontabile per Tel Aviv. Ed è la causa da cui derivano gli errori che sta commettendo nella guerra. Non capisce che affrontare le formazioni della Resistenza come se fossero delle gang criminali non la porterà da nessuna parte. Non capisce che imporre domani l’amministrazione militare a Gaza è un enorme favore ad Hamas, che sarà sgravata dall’onere del governo e potrà concentrarsi nella lotta. Non capisce che l’ondata di attacchi militari in Cisgiordania, e l’ulteriore delegittimazione dell’ANP (che è il governo dei suoi ascari), sono un assist per Hamas, che vuole più di ogni cosa riunificare i fronti di Resistenza. Non capisce che minacciare continuamente i suoi vicini non farà che spingerli a saltarle addosso al primo momento di debolezza.
    Non capisce che non è più il 1967 né il 1973, e che il suo nemico non sono gli eserciti giordano, siriano ed egiziano, ma un fronte di guerriglia esteso, capace di mettere in campo almeno altrettanti uomini di quanti ne può mobilitare Israele.

    L’illusione di potenza, il disconoscimento dei cambiamenti che intervengono nel mondo intorno a noi, sono costante causa di sanguinose avventure. Paradigmatica, sotto questo profilo, è la storia dell’avventura ucraina. Benché sia stata lungamente studiata e preparata, si è – prevedibilmente, verrebbe da dire – risolta in un disastro. È vero che ha troncato, almeno per qualche decennio a venire, i proficui rapporti tra Europa e Russia, ma non solo non ha affatto indebolito quest’ultima, ma ne ha addirittura determinato il rafforzamento – e più in generale, proprio in termini geopolitici, ha prodotto la saldatura politica, economica e militare tra i principali nemici annoverati dagli USA: la Russia, la Cina, l’Iran e la Corea del Nord.
    Una delle tante connessioni esistenti [2], infatti, tra la guerra in Ucraina e quella in Palestina, è che entrambe sono state affrontate dalle potenze occidentali con la convinzione di poterle quantomeno gestire, se non vincerle. E che invece hanno entrambe segnato un giro di boa, quel punto della Storia oltre il quale tutto cambia, per sempre.

    Oltretutto, ed anche questo sembra incredibilmente sfuggire alla leadership israeliana, la strategia politico-militare adottata per fronteggiare la crisi innescata dall’attacco del 7 ottobre, rischia seriamente di minare alle fondamenta l’esistenza stessa dello stato di Israele in quanto stato ebraico.
    Aver scelto infatti la via genocidaria, come strumento presuntamente risolutivo sia del terrorismo palestinese che della minaccia demografica araba, significa al tempo stesso aver portato all’estremo possibile la strategia millenaristica del sionismo. Al di là dell’ecatombe nucleare – che travolgerebbe Israele quanto e più che i suoi nemici – non c’è più un oltre possibile: il genocidio è il limite estremo raggiungibile. E quando si rivelerà inefficace (e ancora una volta, nessuno meglio degli ebrei dovrebbe sapere che non può essere diversamente), metterà in crisi l’idea fondativa di Israele, la sua ideologia nazionale.

    Il sogno di una patria esclusiva, degli ebrei e solo per gli ebrei, così come l’illusione perpetrata per ottant’anni che tale sogno fosse effettivamente realizzabile, crollerà. Quando la società israeliana avrà sedimentato nella propria coscienza l’impossibilità materiale, concreta, di realizzarlo – perché i palestinesi non si arrenderanno mai, non smetteranno mai di essere di più, non accetteranno mai di vivere come bestie – allora tutto cambierà anche lì. Certo, non domani. Ci vorranno forse dieci anni (e saranno anni sanguinosi e dolorosi), ma sul medio periodo questo significherà la morte politica del progetto sionista. La liberazione della Palestina libererà dalle sue ossessioni anche Israele. La sua guerra è perduta.


    1 – La parola d’ordine su cui il sionismo costruì dapprima l’idea, e poi lo stato israeliano, era la famosa doppia menzogna “una terra senza popolo per un popolo senza terra”. Doppia perché quella terra era abitata dal popolo di Palestina da migliaia di anni, e perché – molto semplicemente – gli ebrei non sono un popolo, ma semplicemente i seguaci di una religione. E seppure questa religione è assai esclusiva (gli ebrei non fanno proselitismo, si è tali per nascita), resta il fatto che i suoi adepti si sono sparsi per il mondo da oltre duemila anni, durante i quali l’etnicità semitica si è sicuramente annacquata assai più di quanto non sia accaduto agli arabi palestinesi – che sono a loro volta semiti. Non a caso, gran parte degli attuali leader israeliani sono polacchi, russi, rumeni… E tra gli ebrei che vivono in Israele ci sono ben due comunità per nulla semitiche, quella dei falascià (ebrei di origine etiope) e quella degli ebrei di origine indiana.
    2 – Su questo aspetto di entrambe i conflitti, cfr. “Due guerre”, Giubbe Rosse News e “Info-warfare: la ‘terza guerra’”, Giubbe Rosse News

    L'articolo LA GUERRA PERDUTA proviene da Giubbe Rosse News.

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    bitume - parliamo d_altro - podcast

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    di: Unit

    Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a "cura" di Unit hacklab Milano.

    logo-bitume

    Mercoledì 21 giugno 2023, dallo studio radio di ZAM

    Parliamo d'altro!

    • Moderatori di Reddit in sciopero (hanno ragione)

    • Gossipz dai socialz

    • Il sottomarino fermo a 3000 mm di profondità usa un Logitech game joystick

    • Apple Computers denuncia …

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    bitume - distro dramma n.1 - podcast

    ✇unit
    di: Unit

    Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a cura di Unit hacklab di Milano.

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    Mercoledì 23 febbraio 2022, dallo studio radio di ZAM

    Distro dramma n.1 - Installazione Debian GNU/Linux su Mac AIR/Piccolo

    durata: 59 minuti

    L'approfondimento satirico della …

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    Autodifesa digitale a ZAM

    ✇unit
    di: Unit

    Sabato 11 dicembre 2021 alle ore 17:00

    • Phreak Phone Forensics (clinica di controllo dei cellulari android)
    • Come scaricare film e altri media da internet

    a seguire dalle 19:00 acheritivo e live music by unit electric assembly

    unit hacklab @zam via sant'abbondio 4, milano

    audio

    audio su Radio Zeta-AM …

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    Seminario Laboratoriale su Pure Data

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    di: Unit

    Mercoledì 24 marzo dalle ore 20.45 alle 23 circa

    Manuale Minimo di Sopravvivenza a Pure Data n. 1

    Seminario Laboratoriale su Pure Data
    durata: due ore circa
    a cura di k_, Unit hacklab

    semlab-puredata

    Introduzione e storia, Setup dell'installazione, collegamenti e definizioni: oggetti, box, counter, bang e sequencer. Arriveremo all'oscillatore …

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    Fedeli alla linea (di comando)

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    di: Unit

    Sabato 11 maggio alle ore 15 presso CSOA COX 18 in Via Conchetta 18, Milano

    LOST, le Lunghe Ombre della Scienza e della Tecnica e Unit hacklab presentano:

    Fedeli alla linea (di comando)

    registrazione audio a cura di cox18stream e Archivio Primo Moroni

    Introduzione al terminale e alla riga di …

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    Connessioni Caotiche 2019

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    di: Unit

    cc-2019

    Venerdi 3 e Sabato 4 Maggio 2019 torna Connessioni Caotiche a Macao

    Hacking, attivismo, seminari laboratoriali e presentazioni frattali. Making e Breaking in festival nella due giorni in contemporanea ai festeggiamenti per il compleanno del Nuovo Centro per le Arti, la Cultura e la Ricerca Macao a Milano.

    Connessioni Caotiche …

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    Benvenuto pellicano

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    SIAMO AL BIVIO DI UNA ESCALATION MOLTO PERICOLOSA TRA DUE ELEZIONI : MAGGIO 23 E GENNAIO 24. UNO POTREBBE PERDERE LA TESTA.

    TRA LE ELEZIONI PRESIDENZIALI TURCHE DEL 14 MAGGIO E QUELLE DI TAIWAN DEL PROSSIMO GENNAIO SI GIOCA CON TORTUOSE ALLEANZE NELLE URNE IL DESTINO DELLA PACE.

    Il primo e l’ultimo scoglio da superare senza finire in un allargamento del conflitto, riguardano entrambi il proibire l’accesso ai mari aperti per Russia ( il Mediterraneo) e Cina ( il Pacifico).

    L’Asia, potenza terrestre bicefala, ha bisogno di impadronirsi di porti e rotte marittime non soffocate dalle potenze marinare – USA e alleati- mentre queste spendono risorse , intessono reti, ricorrono alla pirateria, per evitare che la Cina , la fabbrica del pianeta, e la Russia, miniera del mondo, riescano a bypassarli sui liberi mercati e ne rendano inutili gli sforzi ultradecennali per mantenere l’ intermediazione progettuale, commerciale , finanziaria, valutaria e di difesa che li ha arricchiti per tutto lo scorso secolo, caratterizzato dalla disponibilità di lavoro asindacalizzato e materie prime a basso costo che l’Asia fornisce grazie a istituzioni robustamente condotte su sudditi rassegnati.

    Il sistema si é retto sulla bipartizione del lavoro: occidente che possiede, finanzia e commercializza in nome del principio della libertà di commercio e oriente che produce e accetta crescite economiche al rallentatore.

    Da qualche anno, lo abbiamo raccontato negli articoli pubblicati sul blog questa settimana ( su Cina e Giappone) i paesi asiatici, in questo secolo, hanno imparato la lezione dalla violenza subita per abbracciare il libero commercio , sono diventati da imitatori, innovatori, hanno abbandonato ogni ideologia e sono diventati formidabili concorrenti commerciali dei paesi occidentali che credevano intoccabili le loro posizioni privilegiate.

    Si é verificato in grande, insomma, quel che é avvenuto da noi in Italia, nella grande distribuzione: la Cirio o la Barilla hanno aperto nuovi mercati di prodotti e i supermercati, gestendone la clientela, conoscendo i produttori e la logistica, la politica dei prezzi, hanno creato prodotti identici a costo inferiore, senza affrontare le spese di ricerca, personale comunicazione e riducendo i costi di intermediazione grazie alla conoscenza del paese e la distribuzione dei clienti.

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    ANCHE IL GIAPPONE FU CONVINTO AL LIBERO COMMERCIO CON LA FLOTTA E IL SUO SUPER SUCCESSO AL NUOVO GIOCO, SCHIACCIATO CON LE ATOMICHE.

    CENTOSETTANTA ANNI FA, IL COMMODORO MATTEW PERRY DELLA MARINA USA CONVINSE MANU MILITARI IL GIAPPONE AD APRIRSI AI COMMERCI. DA ALLORA LO STOP AND GO CON CUI TENTANO DI RALLENTARNE LA CRESCITA.

    Una decina di anni dopo che la flotta inglese piegò la Cina alle esigenze del «  libero commercio » , specie dell’oppio, la Marina da guerra USA, si presentò con quattro navi da guerra e – a nome del presidente Millard Fillmore– consegnò una lettera ultimatum: accettate il libero scambio o vi bombardiamo.

    Il Giappone, come la Cina, surclassati dalla superiorità tecnologica anglosassone, si piegarono a firmare trattati di commercio «  ineguali » e iniziarono il loro processo di ammodernamento, specie delle FFAA.

    Mezzo secolo dopo, la flotta giapponese sbaragliava quella Russa a Tsushima allarmando il mondo occidentale che tentò in un primo momento negoziati limitativi del nuovo arrivato e quaranta anni dopo li annichiliva con due bombe atomiche sganciate in quattro giorni.

    Schiacciati i « paesi giovani » ( Germania, Giappone e Italia) e regolato il nuovo ordine mondiale per ottanta anni, gli USA hanno fatto appello proprio agli sconfitti della seconda guerra mondiale per attuare una politica di «  Containement » a carico di due dei vincitori della guerra passata che a loro volta brigano per un posto al sole: CIna e Russia.

    Degli accadimenti occidentali e del riarmo tedesco e italiano, sappiamo l essenziale. Meno noto quel che sta avvenendo in Oriente, dove il Giappone – ottenuto il via libera dagli USA- ha stanziato 315 miliardi di dollari per il prossimo quinquennio raddoppiando gli stanziamenti della Difesa, per far fronte all « espansionismo cinese» assieme alla Corea del Sud e alle Filippine, ma é fuori dubbio che la decisione USA di riarmare il Giappone ( col triplo dei fondi stanziati dalla Germania) é la notizia più importante dell’emisfero ed ha suscitato più sospetti tra gli alleati ( Taiwan, Corea del Sud, Filippine, Indonesia, tutti vittime dei giapponesi nel conflitto scorso), che tra i cinesi.

    Si tratta del secondo grande contrordine lanciato al Giappone. All’indomani della guerra, non si lesinarono sforzi per ottenere la conversione delle industrie belliche dalla produzione di carri armati a quella di automobili, e lavatrici. L’azzeramento dei bilanci della difesa produsse un effetto moltiplicatore sulle produzioni «  civili » e oggi Hiroshima e Nagasaki si presentano come due modernissime città rispetto a New York che mostra segni di obsolescenza in tutti i servizi pubblici ( dalla raccolta dei rifiuti e a traporti e illuminazione ) .

    Gli anni ottanta videro già un Giappone capace di produrre a costi minori merci e servizi di maggior pregio coi quali invasero anche gli USA.

    Il secondo «  contrordine » sta arrivando e – complice la periodica minaccia della Corea del Nord e dei suoi periodici test missilistici a lunga gittata, il Giappone ha fatto più volte proposta di riarmare e mirato a diventare una potenza nucleare.

    Finora la resistenza americana in materia ha tenuto, ma l’annuncio del mega stanziamento giapponese e il nuovo ruolo della Cina nell’agone internazionale , le sue ambizioni geostrategiche, il riarmo navale lasciano ritenere che una escalation nell’area del Pacifico sia imminente e , con essa, l’autorizzazione ad esercitare l’opzione nucleare anche per i figli del Sol Levante.

    315 miliardi di dollari sul quinquennio rappresentano il terzo stanziamento del mondo per armamenti , dopo gli USA e la Cina e già l’Australia h appena ottenuto di dotarsi di sommergibili a propulsione nucleare. Il primo ministro nipponico Fumio Mishida in un discorso alla base militare di Asaka ( a nord di Tokyo) ha parlato alle truppe di « progressi tecnologici impensabili » Fino a pochi anni fa.

    Di certo, non pensava alle alabarde.

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    I CINESI CERCANO LA RIVINCITA SULLA LIBERTÀ DI COMMERCIO DAL 1842. VI RICORDA QUALCOSA?

    di Mario Maldini

    TRARRE DALLA CINA LE RISORSE PER TENERE L’INDIA……questa sentenza, mirabile nella sua sintesi, venne pensata da qualcuno, in Inghilterra, all’inizio dell Ottocento.

    Mentre in Europa infuriavano le guerre napoleoniche. e gli inglesi combattevano per la vita e per la morte, quelli fra loro che si occupavano di Oriente guardavano lontano dal vecchio continente, consapevoli che la sorgente del loro potere e della loro ricchezza stava da quelle parti.

    Dominare l’India, per gli inglesi che l’avevano presa da pochi anni in modo fortunoso, quasi fortuito, era come per un gatto dominare un cinghiale: occorreva aguzzare l’ingegno. Tanto per cominciare occorreva avere le risorse per pagare gli indiani mansueti e castigare quelli riottosi alla dominazione britannica.

    La Cina era, già allora, la nazione più popolosa del mondo, e anche la più ricca: un mercato ( come pensano gli anglo ) di trecento e trenta milioni abitanti. I cinesi però non desideravano trafficare con gli stranieri, erano dominati da un Imperatore disinteressato a quel che accadeva fuori dai suoi confini, vendevano sì molti prodotti ai mercanti europei, ma non compravano  da loro quasi niente. Così, ogni anno, fiumi di argento e oro fluivano da tutto il mondo per acquistare merci cinesi; non si poteva continuare in questo modo. I cinesi avevano anche uno sguardo razzista sugli europei; al massimo erano barbari cotti ( che avevano assorbito qualcosa di cinese), ma di solito erano barbari crudi  ( tutti gli altri ). Massimo disinteresse, insomma, da parte dell’Impero Celeste, verso la crescente penetrazione europea in Asia, in un tempo nel quale le cineserie erano di gran moda in Inghilterra, Francia  e negli altri paesi.  

    Così, dopo qualche decennio di tentativi e falliti approcci tesi ad aprire la Cina al commercio europeo e inglese, questi ultimi passarono all’azione. Nel 1839 inizia la Guerra dell’Oppio; britannici ( e francesi ) bombardano i porti cinesi, nel 1841 prendono Canton e la restituiscono dietro pagamento di un riscatto.   Gli europei hanno navi e cannoni potenti, sulle coste fanno quel che vogliono, vincono sempre, umiliano i cinesi, che cominciano a pensare che l’Imperatore Manchu  avesse perso il favore del Cielo, il che in Cina significava la fine della dinastia.

    I cinesi si oppongono alla penetrazione europea soprattutto su un punto: il libero commercio dell’oppio nel loro paese, il modo scelto per riequilibrare la bilancia dei pagamenti. I cinesi comprano quantità enormi di oppio, il consumo si diffonde, gli europei glielo portano dall’India, se lo fanno pagare bene; come gradito sottoprodotto ottengono la disgregazione della società locale e possono sostenere che i cinesi sono inferiori perché sono un popolo di drogati marci.

    Fra i più accaniti nel volere la guerra, il liberale Lord Palmerston, capo del governo inglese. Dopo varie tragedie, nel 1860 il consumo dell’oppio diventa legale in Cina. Nel frattempo era scoppiata la Rivoluzione Tai Ping ( significa Regno della Pace) ; 

     un profeta autoproclamato che sosteneva di essere fratello di Gesù, incendia la Cina profonda con istanze comunitarie e contadine. Venne represso da inglesi, francesi ed eserciti imperiali cinesi ( in tal caso d’accordo ) che massacrarono decine di milioni di persone.La libertà di commercio e la libertà di delinquere coincidono, in questa lunga storia cinese, che loro chiamano Il Secolo dell’Umiliazione;  lo schema può essere assimilato alla sequenza Rivoluzione Colorata – Intervento Militare straniero – Riclassificazione dell’Illecito che diviene Diritto e Norma.

    Non per una volta ma di continuo; occorre vendere “ prodotti sconosciuti ieri, indispensabili oggi, superati domani “   come notò un contemporaneo.  Fiacca la risposta dei cinesi che avevano tutto contro: a fine secolo i patrioti si organizzano e danno vita alla Società del Pugno e dell’Armonia, che gli europei chiamarono con disprezzo Rivolta dei Boxer, come se si fosse trattato di una sommossa di sportivi invasati.

     Le successive generazioni cinesi, che si trovarono a vivere in un paese asservito allo straniero, impoverito, umiliato, sprofondato nella dipendenza dalla droga, seppero trovare la via della Riscossa.

    Nel 1911 l’Imperatore fu deposto, e fu proclamata la Repubblica, guidata da Sun Yat Sen, dichiarato estimatore di Mazzini e Garibaldi.

    Poi le guerre contro i giapponesi, la proclamazione del regime comunista, la rinascita della Nazione, a prezzo di un mare di morti.

    Nella Cina moderna non entra più l’oppio britannico, gli stranieri che commettono reati non vengono più giudicati da tribunali del loro paese. Le navi, i magazzini e gli edifici di ogni genere che inalberassero una bandiera di qualche stato europeo ( si potevano comprare tranquillamente) erano sottratti ad ogni norma di diritto cinesi; oggi sono lontani ricordi, non dimenticati però.

     Europei e cinesi ricchi vivevano in paradiso, il 99 per cento dei cinesi era precipitato all’inferno, noi chiamammo questo Libertà di Commercio. Era soprattutto   Libertà di Delinquere: oggi  chiamiamo GLOBALIZZAZIONE  e  AFFERMAZIONE  DEI DIRITTI CIVILI  le stesse cose.

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    E’ LA VALMY ASIATICA. LA CINA SI FA PORTAVOCE DI DUE TERZI DEL MONDO: DALLA RUSSIA ALL’INDIA, DALL’AZERBAJAN ALLO YEMEN.

    Nel ventesimo anniversario dell’attacco all’Irak, Il Presidente cinese XI Jinping ha piazzato tre “ banderillas” sul dorso del toro americano distratto dal panno rosso: la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Iran e Arabia Saudita, la visita di Stato a Mosca ad onta del “ mandato d’arresto” CPI a Putin e la visita in Cina dell’ex presidente di Taiwan.

    A conclusione, la ciliegina sulla torta : “ Nessun paese può dettare l’ordine mondiale,” vecchio o nuovo che sia. Non si poteva dir meglio.

    L’annuncio della ripresa dei rapporti diplomatici tra sauditi e iraniani con la mediazione cinese, mi ha ricordato la battaglia di Valmy contro la prima coalizione.

    Non successe praticamente nulla, cannoneggiamenti lontani, una scaramuccia con quattrocento morti, ma gli storici l’hanno identificata come il momento in cui la rivoluzione francese fece il suo ingresso in Europa.

    Il compromesso Iran-Arabia ha identica valenza. Ha dato diritto di cittadinanza alla politica di rifiuto dell’uso della forza, alla scelta indiana della neutralità e rivitalizzato i paesi non allineati a partire dall’Azerbaijan ultima recluta. La prossima tentazione potrebbe averla la Turchia.

    Con questa mossa. La Cina é comparsa sul palcoscenico del mondo mediorientale come autorevole arbitro imparziale, partner affidabile e patrono dell’idea di sicurezza collettiva. Non c’é stato bisogno di sconfessare le politiche dei vari Kerry, Bush, Obama, Clinton, Trump, Biden. A ricordarli, é rimasto solo Netanyahu, sconfessato dall’ex capo del Mossad Efraim Halevy ( su Haaretz) che propone un appeasement con l’Iran con toni che riecheggiano Kissinger.

    Con la visita a Mosca XI Jinping ha delegittimato la pagliacciata della Camera Penale Internazionale, ormai specializzatasi nei mandati di arresto a carico dei nemici degli Stati Uniti ( Hissen Habré, Gheddafi, Milosevic, ) e gestita da un mercante di cavalli pakistano tipo Mahboub Ali.

    Poi, con la prossima visita di dieci giorni dell’ex presidente di Taiwan, Ma Ying Jeou, ha mostrato di non aver bisogno di dar voce al cannone per affermare la consustanziazione tra l’isola e il continente e di considerare superato l’uso della forza in politica estera, inutile l’accerchiamento dell’AUKUS nel Pacifico, assennando con questo un colpo contemporaneo anche alla mania russa di imitare servilmente gli americani anche – e sopratutto- nei difetti.

    Da giovedì, Putin dovrà scegliere tra l’accettazione dei dodici punti del piano di pace cinese e l’isolamento internazionale. La strategia sarà però quella cinese che considera la guerra uno strumento obsoleto e non la brutalità cosacca vista finora.

    Come potrà l’ONU rifiutare il ruolo di sede arbitrale del mondo che la Cina gli offre senza squalificarsi definitivamente ? I paesi del Vicino e Medio Oriente, dopo i pesantissimi tributi di sangue pagati per decenni, sono ormai tutti consapevoli e convinti della inutilità delle guerre – dirette come con lo Yemen o per procura come con la Siria- e della cruda realtà delle rapine fatte a turno a ciascuno di loro:Iran, Irak, Libia, Siria, con la violenza e agli altri paesi dell’area con forniture , spesso inutili, a prezzi stratosferici: Katar, Arabia Saudita, o col selvaggio impadronirsi di risorse minerarie come col Sudan e la Somalia.

    Certo, senza il conflitto in atto che ha predisposto alcuni schieramenti ( specie africani) e senza la capacità di mobilitazione di quindici milioni di uomini, la voce della Cina non risuonerebbe alta come rischia di accadere, ma anche con questo accorgimento, assieme alla discrezione assoluta di cui hanno goduto i colloqui di Pechino, l’effetto sarebbe minore, ma ugualmente evocativo in un mondo che non sente il bisogno di una dittatura a matrice primitiva.

    Ora Biden, tra un peto e l’altro, dovrà decidersi a leggere i dodici punti di XI e smettere di litigare con Trump sul costo di una puttana, oppure affrontare il mondo intero col sostegno di Sunak e Meloni.

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    BIDEN ABBASSA LA CRESTA. DA “CI SARANNO CONSEGUENZE” A ” VOGLIAMO COMPETERE”

    ALL’INTERVENTO A MUSO DURO DEL NUOVO MINISTRO DEGLI ESTERI QUIN GANG , IL GOVERNO USA ABBASSA I TONI E CERCA DI RAFFREDDARE LA POLEMICA. SI RIVELA LA TIGRE DI CARTA PROFETIZZATA DA MAO.

    Il tono minaccioso e la lista delle posizioni criticabili della Cina rispetto alla guerra Ucraina ( mancata condanna della Russia all’ONU, rafforzamento della collaborazione economica russo-cinese, possibilità di invio di armi e munizioni ai russi) si sono dissolte come neve al sole.

    Il tono irritante del dipartimento di stato e i solenni avvertimenti a non toccare Taiwan anche. Lo sceriffo si é reso conto di avere a che fare con un osso duro ed é diventato più conciliante. Niente più oscure minacce di ritorsioni: qua la mano !

    Nel link sottostante troverete il testo che Biden finse di snobbare, inducendo molti alla imitazione, e che adesso dovrà imparare a memoria. E’ il decalogo cinese per essere coerenti col concetto di pace.

    https://corrieredellacollera.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=35641&action=edit

    In effetti, la storia degli Stati Uniti é caratterizzata dalla violenza e dall’espansione il suo budget assomma al 40% di quello di tutti i paesi del mondo messi insieme ed hanno 800 basi militari sparse in paesi esteri, senza contare le flotte. Difficile dire che lo fanno per la pace.

    Aver fatto notare queste verità che sono sotto gli occhi di tutti, la Cina si é vista sbeffeggiare dal presidente Joe Biden che ha snobbato il documento, implacabile ma pacato. Poco dopo il nuovo ministro degli Esteri cinese, ha cambiato il tono ed ha dichiarato che se gli USA continueranno con questi comportamenti miranti a soggiogare, prima psicologicamente, poi economicamente, la Cina, ” lo scontro sarebbe inevitabile”. Una notizia d’agenzia ha fatto circolare la cifra dei coscritti possibili: 20 milioni.

    Gli USA – che sono già stati impressionati dal richiamo alle armi di trecentomila uomini fatto dalla Russia e memori della definizione di “unwise” data da Henri Kissinger all’atteggiamento bullesco di affrontare due crisi in contemporanea – hanno cambiato tono e smesso di cercare di stanare la Cina. Ancor oggi non sono riusciti a capire fino a che punto il celeste impero sia coinvolto con l’impero del male. Il timone punta a neutrale.

    XI JINPING ha infatti confermato che non c’é stata nessuna cessione di armi ai duellanti, non ha dedicato una sola riga all’Europa e si é concentrato sui temi anticinesi degli USA: Taiwan, TIK TOK vessata quotidianamente, Huawei, le strumentali campagne per i diritti umani a favore degli Uiguri ( una delle sedici etnie presenti in Cina); la costruzione di una catena strategica attorno alla Cina ( AUKUS) , mirante a mortificarla nel suo mare, l’appoggio dato alla Filippine per il contenzioso per le isole Spratly, il riarmo accelerato giapponese. Tutte questioni sollevate ( o risollevate) dagli USA nell’ultimo anno miranti a indebolire XI.

    La superiorità intellettuale cinese ha fatto fronte a tutte questi ostacoli affrontati senza ai usare toni aggressivi.

    In questo secondo link troverete un estratto di un documento americano che tratta a un dipresso degli stessi temi del cinese, ma lo fa concentrandosi sulla Russia, al punto che affronta la situazione globale senza mai nominare Cina e India, nel tentativo di affrontare un avversario alla volta. Forse pensano che i cinesi siano tanto sciocchi da non averci pensato.

    https://corrieredellacollera.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=35317&action=edit

    L’ultimo link é al più completo documento Rand sulla Russia: Extending Russia ci ho messo un pò a capire che intendevano l’espansione delle spese russe a causa di guerre e rivolte ( indicate analiticamente) fino al punto da provocarne il crollo. Ed é qui che risalta il concetto di competitive advantage, ossia ottenere un vantaggio competitivo provocando una proxy war ( guerra per procura). Non si sono resi conto che , a partire da oggi, molti, sentendo parlare di competition la prenderanno per un sinonimo di guerra. Dovranno spolverare il vocabolario.

    https://www.rand.org/pubs/research_reports/RR3063.html

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    34 comandi utili che ogni utente di Windows dovrebbe conoscere

    Un modo semplice e veloce per utilizzare la vasta gamma di strumenti di Windows è tramite i relativi comandi “Run”. Infatti conoscere il comando corrispondente ad uno strumento o ad una funzionalità rappresenta il modo più rapido per accedevi ed utilizzarla. Quello che segue è l’elenco dei nostri comandi “Run” preferiti che vi aiuteranno ad… Leggi tutto »34 comandi utili che ogni utente di Windows dovrebbe conoscere
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    A. Einstein: Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose

    Nei momenti di crisi, di difficoltà e di ansia per l’incertezza del domani come quello che stiamo vivendo oggi a causa della pandemia da Covid-19 mi torna in mente la famosa riflessione di Albert Einstein che ci ricorda che è proprio ora, nei momenti di maggior pericolo o crisi, che noi esseri umani con tutti… Leggi tutto »A. Einstein: Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose
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    11 App per guardare film e video insieme agli amici online

    È sempre bello ritrovarsi con gli amici o la famiglia e sdraiarsi sul divano per guardare un film o godersi l’ultima imperdibile serie TV. E quando è difficile o non è possibile riunire tutti nella stessa stanza… ecco una serie di servizi che ci permettono comunque di goderci i nostri contenuti preferiti online (ad esempio… Leggi tutto »11 App per guardare film e video insieme agli amici online
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    Come inviare informazioni sensibili su Internet in modo sicuro

    L’invio di credenziali di accesso, di informazioni sugli account, di numeri di carta di credito o di altre informazioni sensibili via Internet, e-mail o un’applicazione di messaggistica spesso non sarebbe l’idea migliore, ma a volte può essere l’unico modo di procedere. In questi casi ci viene in aiuto la crittografia su cui si basano i… Leggi tutto »Come inviare informazioni sensibili su Internet in modo sicuro
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    Linux Foundation Announces an Intent to Form the OpenWallet Foundation

    A Consortium of Companies and Non Profit Organizations Collaborating to Create an Open Source Software Stack to Advance a Plurality of Interoperable Wallets

    DUBLIN—September 13, 2022—The Linux Foundation, a global nonprofit organization enabling innovation through open source, today announced the intention to form the OpenWallet Foundation (OWF), a new collaborative effort to develop open source software to support interoperability for a wide range of wallet use cases. The initiative already benefits from strong support including leading companies across technology, public sector, and industry vertical segments, and standardization organizations.

    The mission of the OWF is to develop a secure, multi-purpose open source engine anyone can use to build interoperable wallets. The OWF aims to set best practices for digital wallet technology through collaboration on open source code for use as a starting point for anyone who strives to build interoperable, secure, and privacy-protecting wallets.

    The OWF does not intend to publish a wallet itself, nor offer credentials or create any new standards. The community will focus on building an open source software engine that other organizations and companies can leverage to develop their own digital wallets.  The wallets will support a wide variety of use cases from identity to payments to digital keys and aim to achieve feature parity with the best available wallets.

    Daniel Goldscheider, who started the initiative, said, “With the OpenWallet Foundation we push for a plurality of wallets based on a common core. I couldn’t be happier with the support this initiative has received already and the home it found at the Linux Foundation.”

    Linux Foundation Executive Director Jim Zemllin said, “We are convinced that digital wallets will play a critical role for digital societies. Open software is the key to interoperability and security. We are delighted to host the OpenWallet Foundation and excited for its potential.”

    OpenWallet Foundation will be featured in a keynote presentation at Open Source Summit Europe on 14 September 2022 at 9:00 AM IST (GMT +1) and a panel at 12:10 PM IST (GMT +1). In order to participate virtually and/or watch the sessions on demand, you can register here

    Pramod Varma, Chief Architect Aadhaar & India Stack, said, “Verifiable credentials are becoming an essential digital empowerment tool for billions of people and small entities. India has been at the forefront of it and is going all out to convert all physical certificates into digitally verifiable credentials via the very successful Digilocker system. I am very excited about the OWF effort to create an interoperable and open source credential wallet engine to supercharge the credentialing infrastructure globally.”

    “Universal digital wallet infrastructure will create the ability to carry tokenized identity, money, and objects from place to place in the digital world. Massive business model change is coming, and the winning digital business will be the one that earns trust to directly access the real data in our wallets to create much better digital experiences,” said David Treat, Global Metaverse Continuum Business Group & Blockchain lead, Accenture. “We are excited to be part of the launch and development of an open-source basis for digital wallet infrastructure to help ensure consistency, interoperability, and portability with privacy, security, and inclusiveness at the core by design.”

    Drummond Reed, Director of Trust Services at Avast, a brand of NortonLifeLock, said, “We’re on a mission to protect digital freedom for everyone. Digital freedom starts with the services used by the individual and the ability to reclaim their personal information and reestablish trust in digital exchanges. Great end point services start with the core of digital identity wallet technology. We are proud to be a founding supporter of the OpenWallet Foundation because collaboration, interoperability, and open ecosystems are essential to the trusted digital future that we envision.”

    “The mobile wallet industry has seen significant advances in the last decade, changing the way people manage and spend their money, and the tasks that these wallets can perform have rapidly expanded. Mobile wallets are turning into digital IDs and a place to store documents whereby the security requirements are further enhanced,” said Taka Kawasaki CoFounder of Authlete Inc. “We understand the importance of standards that ensure interoperability as a member of the OpenID Foundation and in the same way we are excited to work with the Linux Foundation to develop a robust implementation to ensure the highest levels in security.”

    “Providing secure identity and validated credential services are key for enabling a high assurance health care service. The OpenWallet Foundation could contribute a key role in promoting the deployment of highly effective secure digital health care systems that benefits the industry,” said Robert Samuel, Executive Director of Technology Research & Innovation, CVS Health.

    “Daon provides the digital identity verification/proofing and authentication technology that enables digital trust at scale and on a global basis”, said Conor White, President – Americas at Daon, “Our experience with VeriFLY demonstrated the future importance of digital wallets for consumers and we look forward to supporting the OpenWallet Foundation.”

    “We are building and issuing wallets for decentralized identity applications for several years now. Momentum and interest for this area has grown tremendously, far beyond our own community. It is now more important than ever that a unified wallet core embracing open standards is created, with the ambition to become the global standard. The best industry players are pulling together under the OpenWallet Foundation. esatus AG is proud to be among them as experience, expertise, and technology contributor,” said Dr. Andre Kudra, CIO, esatus AG 

    Kaliya Young, Founder & Principal, Identity Woman in Business, said, “As our lives become more and more digital, it is critical to have strong and interoperable digital wallets that can properly safeguard our digital properties, whether it is our identities, data, or money. We are very excited to see the emergence of the OpenWallet Foundation, particularly its mission to bring key stakeholders together to create a core wallet engine (instead of another wallet) that can empower the actual wallet providers to build better products at lower cost. We look forward to supporting this initiative by leveraging our community resources and knowledge/expertise to develop a truly collaborative movement.”

    Masa Mashita, Senior Vice President, Strategic Innovations, JCB Co., Ltd. said, “Wallets for the identity management as well as the payment will be a key function for the future user interface. The concept of OpenWallet will be beneficial for the interoperability among multiple industries and jurisdictions.”

    “Secure and open wallets will allow individuals the world over to store, combine and use their credentials in new ways – allowing them to seamlessly assert their identity, manage payments, access services, etc., and empower them with control of their data. This brings together many of our efforts in India around identity, payments, credentials, data empowerment, health, etc. in an open manner, and will empower billions of people around the world,” said Sanjay Jain, Chairman of the Technology Committee of MOSIP.

    “The Open Identity Exchange (OIX) welcomes and supports the creation of the OpenWallet Foundation. The creation of open source components that will allow wallet providers to work to standards and trust framework policies in a consistent way is entirely complementary to our own work on open and interoperable Digital Identities. OIX’s Global Interoperability working group is already defining a ‘trust framework policy characteristics methodology,’ as part of our contribution to GAIN. This will allow any trust framework to systematically describe itself to an open wallet, so that a ‘smart wallet’ can seamlessly adapt to the rules of a new framework within which the user wants to assert credentials,” said Nick Mothershaw, Chief Identity Strategist, OIX.

    “Okta’s vision is to enable anyone to safely use any technology”, says Randy Nasson, Director of Product Management at Okta. “Digital wallets are emerging as go-to applications for conducting financial transactions, providing identity and vital data, and storing medical information such as vaccination status. Wallets will expand to include other credentials, including professional and academic certifications, membership status, and more. Digital credentials, including their issuance, storage in wallets, and presentation, will impact the way humans authenticate and authorize themselves with digital systems in the coming decade. Okta is excited about the efforts of the OpenWallet Foundation and the Linux Foundation to provide standards-based, open wallet technology for developers and organizations around the world.”

    “The OpenID Foundation welcomes the formation of the OpenWallet Foundation and its efforts to create an open-source implementation of open and interoperable technical standards, certification and best practices.” – Nat Sakimura, Chairman, OpenID Foundation.

     “We believe the future of online trust and privacy starts with a system for individuals to take control over their digital identity, and interoperability will create broad accessibility,” says Rakesh Thaker, Chief Development Officer at Ping Identity. “We intend to actively participate and contribute to creating common specifications for secure, robust credential wallets to empower people with control over when and with whom they share their personal data.”

    Wallet technologies that are open and interoperable are a key factor in enabling citizens to protect their privacy in the digital world. At polypoly – an initiative backed by the first pan-European cooperative for data – we absolutely believe that privacy is a human right! We are already working on open source wallets and are excited to collaborate with others and to contribute to the OpenWallet Foundation,” said Lars Eilebrecht, CISO, polypoly.

    “Digital credentials and the wallets that manage them form the trust foundation of a digital society. With the future set to be characterised by a plurality of wallets and underlying standards, broad interoperability is key to delivering seamless digital interactions for citizens. Procivis is proud to support the efforts of the OpenWallet Foundation to build a secure, interoperable, and open wallet engine which enables every individual to retain sovereignty over their digital identities,”  Daniel Gasteiger, Chief Executive Officer, Procivis AG.

    “It is essential to cross the boundaries between humans, enterprises, and systems to create value in a fully connected world. There is an urgent need for a truly portable, interoperable identity & credentialing backbone for all digital-first processes in government, business, peer-to-peer, smart city systems, and the Metaverse. The OpenWallet Foundation will establish high-quality wallet components that can be assembled into SW solutions unlocking a new universe of next-level digitization, security, and compliance,” said Dr. Carsten Stöcker, CEO Spherity & Chairman of the Supervisory Board IDunion SCE.

    “Transmute has long promoted open source standards as the foundation for building evolved solutions that challenge the status quo. Transmute believes any organization should be empowered to create a digital wallet that can securely manage identifiers, credentials, currencies, and payments while complying with regulatory requirements regarding trusted applications and devices. Transmute supports a future of technology that will reflect exactly what OpenWallet Foundation wants to achieve: one that breaks with convention to foster innovation in a secure, interoperable way, benefitting competitive companies, consumers, and developers alike,” said Orie Steele, Co-Founder and CTO of Transmute.

    “The Trust Over IP (ToIP) Foundation is proud to support the momentum of an industry-wide open-source engine for digital wallets. We believe this can be a key building block in our mission to establish an open standard trust layer for the Internet. We look forward to our Design Principles and Reference Architecture benefitting this endeavor and collaborating closely with this new Linux Foundation project,” said Judith Fleenor, Director of Strategic Engagement, Trust Over IP Foundation.

    For more information about the project and how to participate in this work, please visit: openwallet.foundation

    About the Linux Foundation

    Founded in 2000, the Linux Foundation and its projects are supported by more than 3,000 members. The Linux Foundation is the world’s leading home for collaboration on open source software, hardware, standards, and data. Linux Foundation projects are critical to the world’s infrastructure including Linux, Kubernetes, Node.js, ONAP, Hyperledger, RISC-V, PyTorch, and more. The Linux Foundation’s methodology focuses on leveraging best practices and addressing the needs of contributors, users, and solution providers to create sustainable models for open collaboration. For more information, please visit us at linuxfoundation.org.

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    The Linux Foundation has registered trademarks and uses trademarks. For a list of trademarks of The Linux Foundation, please see our trademark usage page:  https://www.linuxfoundation.org/trademark-usage. Linux is a registered trademark of Linus Torvalds.

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    dwhiting@linuxfoundation.org

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    Welcoming PyTorch to the Linux Foundation

    Today we are more than thrilled to welcome PyTorch to the Linux Foundation. Honestly, it’s hard to capture how big a deal this is for us in a single post but I’ll try. 

    TL;DR — PyTorch is one of the most important and successful machine learning software projects in the world today. We are excited to work with the project maintainers, contributors and community to transition PyTorch to a neutral home where it can continue to enjoy strong growth and rapid innovation. We are grateful to the team at Meta, where PyTorch was incubated and grew into a massive ecosystem, for trusting the Linux Foundation with this crucial effort. The journey will be epic.

    The AI Imperative, Open Source and PyTorch

    Artificial Intelligence, Machine Learning, and Deep Learning are critical to present and future technology innovation. Growth around AI and ML communities and the code they generate has been nothing short of extraordinary. AI/ML is also a truly “open source-first” ecosystem. The majority of popular AI and ML tools and frameworks are open source. The community clearly values transparency and the ethos of open source. Open source communities are playing and will play a leading role in development of the tools and solutions that make AI and ML possible — and make it better over time. 

    For all of the above reasons, the Linux Foundation understands that fostering open source in AI and ML is a key priority. The Linux Foundation already hosts and works with many projects that are either contributing directly to foundational AI/ML projects (LF AI & Data) or contributing to their use cases and integrating with their platforms. (e.g., LF Networking, AGL, Delta Lake, RISC-V, CNCF, Hyperledger). 

    PyTorch extends and builds on these efforts. Obviously, PyTorch is one of the most important foundational platforms for development, testing and deployment of AI/ML and Deep Learning applications. If you need to build something in AI, if you need a library or a module, chances are there is something in PyTorch for that. If you peel back the cover of any AI application, there is a strong chance PyTorch is involved in some way. From improving the accuracy of disease diagnosis and heart attacks, to machine learning frameworks for self-driving cars, to image quality assessment tools for astronomers, PyTorch is there.

    Originally incubated by Meta’s AI team, PyTorch has grown to include a massive community of contributors and users under their community-focused stewardship. The genius of PyTorch (and a credit to its maintainers) is that it is truly a foundational platform for so much AI/ML today, a real Swiss Army Knife. Just as developers built so much of the technology we know today atop Linux, the AI/ML community is building atop PyTorch – further enabling emerging technologies and evolving user needs. As of August 2022, PyTorch was one of the five-fastest growing open source software communities in the world alongside the Linux kernel and Kubernetes. From August 2021 through August 2022, PyTorch counted over 65,000 commits. Over 2,400 contributors participated in the effort, filing issues or PRs or writing documentation. These numbers place PyTorch among the most successful open source projects in history.  

    Neutrality as a Catalyst

    Projects like PyTorch that have the potential to become a foundational platform for critical technology benefit from a neutral home. Neutrality and true community ownership are what has enabled Linux and Kubernetes to defy expectations by continuing to accelerate and grow faster even as they become more mature. Users, maintainers and the community begin to see them as part of a commons that they can rely on and trust, in perpetuity. By creating a neutral home, the PyTorch Foundation, we are collectively locking in a future of transparency, communal governance, and unprecedented scale for all.

    As part of the Linux Foundation, PyTorch and its community will benefit from our many programs and support communities like training and certification programs (we already have one in the works), to community research (like our Project Journey Reports) and, of course, community events. Working inside and alongside the Linux Foundation, the PyTorch community also has access to our LFX collaboration portal, enabling mentorships and helping the PyTorch community identify future leaders, find potential hires, and observe shared community dynamics. 

    PyTorch has gotten to its current state through sound maintainership and open source community management. We’re not going to change any of the good things about PyTorch. In fact, we can’t wait to learn from Meta and the PyTorch community to improve the experiences and outcomes of other projects in the Foundation. For those wanting more insight about our plans for the PyTorch Foundation, I invite you to join Soumith Chintala (co-creator of PyTorch) and Dr. Ibrahim Haddad (Executive Director of the PyTorch Foundation) for a live discussion on Thursday entitled, PyTorch: A Foundation for Open Source AI/ML.

    We are grateful for Meta’s trust in “passing us the torch” (pun intended). Together with the community, we can build something (even more) insanely great and add to the global heritage of invaluable technology that underpins the present and the future of our lives. Welcome, PyTorch! We can’t wait to get started!

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    Meta Transitions PyTorch to the Linux Foundation, Further Accelerating AI/ML Open Source Collaboration

    PyTorch Foundation to foster an ecosystem of vendor-neutral projects alongside founding members AMD, AWS, Google Cloud, Meta, Microsoft Azure, and NVIDIA 

    DUBLIN – September 12, 2022 –  The Linux Foundation, a global nonprofit organization enabling innovation through open source, today announced PyTorch is moving to the Linux Foundation from Meta where it will live under the newly-formed PyTorch Foundation. Since its release in 2016, over 2400 contributors and 18,0000 organizations have adopted the PyTorch machine learning framework for use in academic research and production environments. The Linux Foundation will work with project maintainers, its developer community, and initial founding members of PyTorch to support the ecosystem at its new home.

    Projects like PyTorch—that have the potential to become a foundational platform for critical technology—benefit from a neutral home. As part of the Linux Foundation, PyTorch and its community will benefit from many programs and support infrastructure like training and certification programs, research, and local to global events. Working inside and alongside the Linux Foundation, PyTorch will have access to the LFX collaboration portal—enabling mentorships and helping the PyTorch community identify future leaders, find potential hires, and observe shared project dynamics. 

    “Growth around AI/ML and Deep Learning has been nothing short of extraordinary—and the community embrace of PyTorch has led to it becoming one of the five-fastest growing open source software projects in the world,” said Jim Zemlin, executive director for the Linux Foundation. “Bringing PyTorch to the Linux Foundation where its global community will continue to thrive is a true honor. We are grateful to the team at Meta—where PyTorch was incubated and grown into a massive ecosystem—for trusting the Linux Foundation with this crucial effort.”

    “Some AI news: we’re moving PyTorch, the open source AI framework led by Meta researchers, to become a project governed under the Linux Foundation. PyTorch has become one of the leading AI platforms with more than 150,000 projects on GitHub built on the framework. The new PyTorch Foundation board will include many of the AI leaders who’ve helped get the community where it is today, including Meta and our partners at AMD, Amazon, Google, Microsoft, and NVIDIA. I’m excited to keep building the PyTorch community and advancing AI research,” said Mark Zuckerberg, Founder & CEO, Meta.

    The Linux Foundation has named Dr. Ibrahim Haddad, its Vice President of Strategic Programs, as the Executive Director of the PyTorch Foundation.  The PyTorch Foundation will support a strong member ecosystem with a diverse governing board including founding members: AMD, Amazon Web Services (AWS), Google Cloud, Meta, Microsoft Azure and NVIDIA. The project will promote continued advancement of the PyTorch ecosystem through its thriving maintainer and contributor communities. The PyTorch Foundation will ensure the transparency and governance required of such critical open source projects, while also continuing to support its unprecedented growth.

    Member Quotes

    AMD

    “Open software is critical to advancing HPC, AI and ML research, and we’re ready to bring our experience with open software platforms and innovation to the PyTorch Foundation,” said Brad McCredie, corporate vice president, Data Center and Accelerated Processing, AMD. “AMD Instinct accelerators and ROCm software power important HPC and ML sites around the world, from exascale supercomputers at research labs to major cloud deployments showcasing the convergence of HPC and AI/ML. Together with other foundation members, we will support the acceleration of science and research that can make a dramatic impact on the world.”

    Amazon Web Services

    “AWS is committed to democratizing data science and machine learning, and PyTorch is a foundational open source tool that furthers that goal,” said Brian Granger, senior principal technologist at AWS. “The creation of the PyTorch Foundation is a significant step forward for the PyTorch community. Working alongside The Linux Foundation and other foundation members, we will continue to help build and grow PyTorch to deliver more value to our customers and the PyTorch community at large.”

    Google Cloud

    “At Google Cloud we’re committed to meeting our customers where they are in their digital transformation journey and that means ensuring they have the power of choice,” said Andrew Moore, vice president and general manager of Google Cloud AI and industry solutions. “We’re participating in the PyTorch Foundation to further demonstrate our commitment of choice in ML development. We look forward to working closely on its mission to drive adoption of AI tooling by building an ecosystem of open source projects with PyTorch along with our continued investment in JAX and Tensorflow.”

    Microsoft Azure

    “We’re honored to participate in the PyTorch Foundation and partner with industry leaders to make open source innovation with PyTorch accessible to everyone,” Eric Boyd, CVP, AI Platform, Microsoft, said. “Over the years, Microsoft has invested heavily to create an optimized environment for our customers to create, train and deploy their PyTorch workloads on Azure. Microsoft products and services run on trust, and we’re committed to continuing to deliver innovation that fosters a healthy open source ecosystem that developers love to use. We look forward to helping the global AI community evolve, expand and thrive by providing technical direction based on our latest AI technologies and research.”

    NVIDIA

    “PyTorch was developed from the beginning as an open source framework with first-class support on NVIDIA Accelerated Computing”, said Ian Buck, General Manager and Vice President of Accelerated Computing at NVIDIA. “NVIDIA is excited to be an originating member of the PyTorch Foundation to encourage community adoption and to ensure using PyTorch on the NVIDIA AI platform delivers excellent performance with the best experience possible.”

    Additional Resources:

    • Visit pytorch.org to learn more about the project and the PyTorch Foundation
    • Read Jim Zemlin’s blog discussing the PyTorch transition
    • Read Meta AI’s blog about transitioning PyTorch to the Linux Foundation
    • Read this blog from Soumith Chintala, PyTorch Lead Maintainer and AI Researcher at Meta, about the future of the project
    • Join Soumith Chintala and Dr. Ibahim Haddad for a fireside chat on Thursday, September 15, at 3pm GMT / 11am ET / 8am PT
    • Learn more about PyTorch training opportunities from the Linux Foundation
    • Follow PyTorch on Facebook, LinkedIn, Spotify, Twitter, and YouTube

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    35 Podcasts Recommended by People You Can Trust

    recommended podcasts from people you trust

    Because of my position as Executive Producer and host of The Untold Stories of Open Source, I frequently get asked, “What podcasts do you listen to when you’re not producing your own.” Interesting question. However, my personal preference, This American Life, is more about how they create their shows, how they use sound and music to supplement the narration, and just in general, how Ira Glass does what he does. Only podcast geeks would be interested in that, so I reached out to my friends in the tech industry to ask them what THEY listen to.

    The most surprising thing I learned was people professing to not listen to podcasts. “I don’t listen to podcasts, but if I had to choose one…”, kept popping up. The second thing was people in the industry need a break and use podcasts to escape from the mayhem of their day. I like the way Jennifer says it best, “Since much of my role is getting developers on board with security actions, I gravitate toward more psychology based podcasts – Adam Grant’s is amazing (it’s called WorkLife).”

    Now that I think of it, same here. This American Life. Revisionist History. Radio Lab. The Moth. You get the picture. Escaping from the mayhem of the day.

    Without further digression, here are the podcasts recommended by the people I trust, no particular order. No favoritism.

    The Haunted Hacker

    The Haunted Hacker

    Hosted by Mike Jones and Mike LeBlanc

    Mike Jones and Mike LeBlanc built the H4unt3d Hacker podcast and group from a really grass roots point of view. The idea was spawned over a glass of bourbon on the top of a mountain. The group consists of members from around the globe and from various walks of life, religions, backgrounds and is all inclusive. They pride themselves in giving back and helping people understand the cybersecurity industry and navigate through the various challenges one faces when they decide cybersecurity is where they belong.

    “I think he strikes a great balance between newbie/expert, current events and all purpose security and it has a nice vibe” – Alan Shimel, CEO, Founder, TechStrong Group

    Risky Biz Security Podcast

    Risky Biz Security Podcast

    Hosted by Patrick Gray

    Published weekly, the Risky Business podcast features news and in-depth commentary from security industry luminaries. Hosted by award-winning journalist Patrick Gray, Risky Business has become a must-listen digest for information security professionals. We are also known to publish blog posts from time to time.

    “My single listen-every-week-when-it-comes out is not that revolutionary: the classic Risky Biz security podcast. As a defender, I learn from the offense perspective, and they also aren’t shy about touching on the policy side.” – Allan Friedman, Cybersecurity and Infrastructure Security Agency

    Security Weekly Podcast

    Application Security Weekly

    Hosted by Mike Shema, Matt Alderman, and John Kinsella

    If you’re looking to understand DevOps, application security, or cloud security, then Application Security Weekly is your show! Mike, Matt, and John decrypt application development  – exploring how to inject security into the organization’s Software Development Lifecycle (SDLC); learn the tools, techniques, and processes necessary to move at the speed of DevOps, and cover the latest application security news.

    “Easily my favorite hosts and content. Professional production, big personality host, and deeply technical co-host. Combined with great topics and guests.” – Larry Maccherone, Dev[Sec]Ops Transformation Architect, Contrast Security

    Azure DevOps Podcast

    Hosted by Jeffrey Palermo

    The Azure DevOps Podcast is a show for developers and devops professionals shipping software using Microsoft technologies. Each show brings you hard-hitting interviews with industry experts innovating better methods and sharing success stories. Listen in to learn how to increase quality, ship quickly, and operate well.

    “I am pretty focused on Microsoft Azure these days so on my list is Azure DevOps” – Bob Aiello CM Best Practices Founder, CTO, and Principal Consultant

    Chaos Community Broadcast

    Chaos Community Broadcast

    Hosted by Community of Chaos Engineering Practitioners

    We are a community of chaos engineering practitioners. Chaos Engineering is the discipline of experimenting on a system in order to build confidence in the system’s capability to withstand turbulent conditions in production.

    “This is so good, it’s hardly even fair to compare it to other podcasts!” – Casey Rosenthal, CEO, Co-founder, Verica

    Daily Beans Podcast

    The Daily Beans. News. With Swearing

    Hosted by Allison Gill (A.G.)

    The Daily Beans is a women-owned and operated progressive news podcast for your morning commute brought to you by the webby award-winning hosts of Mueller, She Wrote. Get your social justice and political news with just the right amount of snark.

    The Daily Beans covers political news without hype. The host is a lawyer and restricts her coverage to what can actually happen while other outlets are hyping every possibility under the sun including possibilities that get good ratings but will never happen. She mostly covers the former president’s criminal cases.” – Tom Limoncelli, Manager, Stack Overflow

    Software Engineering Radio

    Software Engineering Radio

    Hosted by Community of Various Contributors

    Software Engineering Radio is a podcast targeted at the professional software developer. The goal is to be a lasting educational resource, not a newscast. Now a weekly show, we talk to experts from throughout the software engineering world about the full range of topics that matter to professional developers. All SE Radio episodes feature original content; we don’t record conferences or talks given in other venues.

    The one that I love to keep tabs on is called Software Engineering Radio, published by the IEEE computer society. It is absolutely a haberdashery of new ideas, processes, lessons learned. It also ranges from very practical action oriented advice the whole way over to philosophical discussions that are necessary for us to drive innovation forward. Professionals from all different domains contribute. It’s not a platform for sales and marketing pitches!” – Tracy Bannon, Senior Principal/ Software Architect & DevOps Advisor, MITRE

    Cybrary Podcast

    Cybrary Podcast

    Hosted by Various Contributors

    Join thousands of other listeners to hear from the current leaders, experts, vendors, and instructors in the IT and Cybersecurity fields regarding DevSecOps, InfoSec, Ransomware attacks, the diversity and the retention of talent, and more. Gain the confidence, consistency, and courage to succees at work and in life.

    Relaxed chat, full of good info, and they got right to the point. Would recommend.” – Wendy Nather, Head of Advisory CISOs, CISCO

    Open Source Underdogs Podcast

    Open Source Underdogs

    Hosted by Michael Schwartz

    Open Source Underdogs is the podcast for entrepreneurs about open source software. In each episode, we chat with a founder or leader to explore how they are building thriving businesses around open source software. Our goal is to demystify how entrepreneurs can stay true to their open source objectives while also building sustainable, profitable businesses that fuel innovation and ensure longevity.

    Mike Schwartz’s podcast is my favourite. Really good insights from founders.” – Amanda Brock, CEO, OpenUK

    Ten Percent Happier

    Hosted by Dan Harris

    Ten Percent Happier publishes a variety of podcasts that offer relatable wisdom designed to help you meet the challenges and opportunities in your daily life.

    I listen to Ten Percent Happier as my go-to podcast. It helps me with mindfulness practice, provides a perspective on real-life situations, and makes me a kinder person. That is one of the most important traits we all need these days.” – Arun Gupta, Vice President and General Manager for Open Ecosystem, Intel

    Making Sense Podcast

    Making Sense

    Hosted by Sam Harris

    Sam Harris is the author of five New York Times best sellers. His books include The End of Faith, Letter to a Christian Nation, The Moral Landscape, Free Will, Lying, Waking Up, and Islam and the Future of Tolerance (with Maajid Nawaz). The End of Faith won the 2005 PEN Award for Nonfiction. His writing and public lectures cover a wide range of topics—neuroscience, moral philosophy, religion, meditation practice, human violence, rationality—but generally focus on how a growing understanding of ourselves and the world is changing our sense of how we should live.

    Sam dives deep on topics rooted in our culture, business, and minds. The conversations are very approachable and rational. With some episodes reaching an hour or more, Sam gives topics enough space to cover the necessary angles.” – Derek Weeks, CMO, The Linux Foundation

    Darknet Diaries

    Darknet Diaries

    Hosted by Jack Rhysider

    Darknet Diaries produces audio stories specifically intended to capture, preserve, and explain the culture around hacking and cyber security in order to educate and entertain both technical and non-technical audiences.

    This is a podcast about hackers, breaches, shadow government activity, hacktivism, cybercrime, and all the things that dwell on the hidden parts of the network.

    Darknet Diaries would be my recommendation. Provided insights into the world of hacking, data breaches and cyber crime. And Jack Rhysider is a good storyteller ” – Edwin Kwan, Head of Application Security and Advisory, Tyro Payments

    Under the Skin

    Under the Skin

    Hosted by Russel Brand

    Under the Skin asks: what’s beneath the surface – of the people we admire, of the ideas that define our times, of the history we are told. Speaking with guests from the world of academia, popular culture and the arts, they’ll teach us to see the ulterior truth behind or constructed reality. And have a laugh.

    “He interviews influential people from all different backgrounds and covers everything from academia to tech to culture to spiritual issues” – Ashleigh Auld, Global Director Partner Marketing, Linnwood

    Cyberwire Daily

    Hosted by Dave Bittner

    The daily cybersecurity news and analysis industry leaders depend on. Published each weekday, the program also included interviews with a wide spectrum of experts from industry, academia, and research organizations all over the world.

    “I’d recommend the CyberWire daily podcast has got most relevant InfoSec news items and stories industry pros care about. XX” – Ax Sharma, Security Researcher, Tech Reporter, Sonatype

    7 Minute Security Podcast

    Hosted by Brian Johnson

    7 Minute Security is a weekly audio podcast (once in a while with video!) released on Wednesdays and covering topics such Penetration testing, Blue teaming, and Building a career in security.

    In 2013 I took on a new adventure to focus 100% on information security. There’s a ton to learn, so I wanted to write it all down in a blog format and share with others. However, I’m a family man too, and didn’t want this project to offset the work/family balance.

    So I thought a podcast might fill in the gaps for stuff I can’t – or don’t have time to – write out in full form. I always loved the idea of a podcast, but the good ones are usually in a longer format, and I knew I didn’t have time for that either. I was inspired by the format of the 10 Minute Podcast and figured if it can work for comedy, maybe it can work for information security!

    Thus, the 7 Minute Security blog and its child podcast was born.

    7 Minute Security Podcast – because Brian makes the best jingles!” – Björn Kimminich, Product Group Lead Architecture Governance, Kuehne + Nagel (AG & Co.) KG

    Continuous Delivery

    Continuous Delivery

    Hosted by Dave Farley

    Explores ideas that help to produce Better Software Faster: Continuous Delivery, DevOps, TDD and Software Engineering.

    Hosted by Dave Farley – a software developer who has done pioneering work in DevOps, CD, CI, BDD, TDD and Software Engineering. Dave has challenged conventional thinking and led teams to build world class software.

    Dave is co-author of the award wining book – “Continuous Delivery”, and a popular conference speaker on Software Engineering. He built one of the world’s fastest financial exchanges, is a pioneer of BDD, an author of the Reactive Manifesto, and winner of the Duke award for open source software – the LMAX Disruptor.

    Dave Farley’s videos are a treasure trove of knowledge that took me and others years to uncover when we were starting out. His focus on engineering and business outcomes rather than processes and frameworks is a breath of fresh air. If you only have time for one source of information, use his.Bryan Finster, Value Stream Architect, Defense Unicorns

    The Prof G Show

    The Prof G Show

    Hosted by Scott Galloway

    A fast and fluid weekly thirty minute show where Scott tears into the taxonomy of the tech business with unfiltered, data-driven insights, bold predictions, and thoughtful advice.

    Very current very modern. Business and tech oriented. Talks about markets and economics and people and tech.” – Caroline Wong, Chief Strategy Officer, Cobalt

    Open Source Security Podcast

    Open Source Security Podcast

    Hosted by Josh Bressers and Kurt Seifried

    Open Source Security is a collaboration by Josh Bressers and Kurt Seifried. We publish the Open Source Security Podcast and the Open Source Security Blog.

    We have a security tabletop game that Josh created some time ago. Rather than play a boring security tabletop exercise, what if had things like dice and fun? Take a look at the Dungeons and Data tabletop game

    It has been something I’ve been listening to a lot lately with all of the focus on Software Supply Chain Security and Open Source Security. The hosts have very deep software and security backgrounds but keep the show light-hearted and engaging as well. ” – Chris Hughes, CISO, Co-Founder Aquia Inc

    Pivot Podcast

    Pivot

    Hosted by Kara Swisher and Professor Scott Galloway

    Every Tuesday and Friday, tech journalist Kara Swisher and NYU Professor Scott Galloway offer sharp, unfiltered insights into the biggest stories in tech, business, and politics. They make bold predictions, pick winners and losers, and bicker and banter like no one else. After all, with great power comes great scrutiny. From New York Magazine and the Vox Media Podcast Network.

    As a rule, I don’t listen to tech podcasts much at all, since I write about tech almost all day. I check out podcasts about theater or culture — about as far away from my day job as I can get. However, I follow a ‘man-about-town’ guy named George Hahn on social media, who’s a lot of fun. Last year, he mentioned he’d be a guest host of the ‘Pivot’ podcast with Kara Swisher and Scott Galloway, so I checked out Pivot. It’s about tech but it’s also about culture, politics, business, you name it. So that’s become the podcast I dip into when I want to hear a bit about tech, but in a cocktail-party/talk show kind of way.” – Christine Kent, Communications Strategist, Christine Kent Communications

    The Idealcast

    The Idealcast

    Hosted by Gene Kim

    Conversations with experts about the important ideas changing how organizations compete and win. In The Idealcast, multiple award-winning CTO, researcher and bestselling author Gene Kim hosts technology and business leaders to explore the dangerous, shifting digital landscape. Listeners will hear insights and gain solutions to help their enterprises thrive in an evolving business world.

    “I like this because it has a good balance of technical and culture/leadership content.” – Courtney Kissler, CTO, Zulily

    Trustedsec Security Podcast

    TrustedSec Security Podcast

    Hosted by Dave Kennedy and Various Team Contributors

    Our team records a regular podcast covering the latest security news and stories in an entertaining and informational discussion. Hear what our experts are thinking and talking about.

    I LOVE LOVE LOVE the TrustedSec Security Podcast. Dave Kennedy’s team puts on a very nice and often deeply technical conversation every two weeks. The talk about timely topics from today’s headlines as well as jumping into purple team hackery which is a real treat to listen in and learn from.” – CRob Robinson, Director of Security Communications Intel Product Assurance and Security, Intel

    Profound Podcast

    Profound Podcast

    Hosted by John Willis

    Ramblings about W. Edwards Deming in the digital transformation era. The general idea of the podcast is derived from Dr. Demming’s seminal work described in his New Economics book – System of Profound Knowledge ( SoPK ). We’ll try and get a mix of interviews from IT, Healthcare, and Manufacturing with the goal of aligning these ideas with Digital Transformation possibilities. Everything related to Dr. Deming’s ideas is on the table (e.g., Goldratt, C.I. Lewis, Ohno, Shingo, Lean, Agile, and DevOps).

    I don’t listen to podcasts much these days (found that consuming books via audible was more useful… but I guess it all depends on how emerging the topics are you are interested in). I only mention this as I am thin I recommendations. I’d go with John Willis’s Profound or Gene Kim’s Idealcast. Some overlap in (world class) guests but different interview approaches and perspectives.” – Damon Edwards, Sr. Director, Product PagerDuty

    Security Now Podcast

    Security Now

    Hosted by Steve Gibson and Leo Laporte

    Stay up-to-date and deepen your cybersecurity acumen with Security Now. On this long-running podcast, cybersecurity authority Steve Gibson and technology expert Leo Laporte bring their extensive and historical knowledge to explore digital security topics in depth. Each week, they take complex issues and break them down for clarity and big-picture understanding. And they do it all in an approachable, conversational style infused with their unique sense of humor. Listen and subscribe, and stay on top of the constantly changing world of Internet security. Security Now records every Tuesday afternoon and hits your podcatcher later that evening.

    “The shows cover a wide range of security topics, from the basics of technologies such as DNSSec & Bitcoin, to in depth, tech analysis of the latest hacks hitting the news, The main host, Steve Gibson, is great at breaking down tech subjects over an audio . It’s running at over 800 episodes now, regular as clockwork every week, so you can rely on it. Funnily Steve Gibson has often reminded me of you – able to assess what’s going on with a subject, calmly find the important points, and describe them to the rest of us in way that’s engaging and relatable.medium – in a way you can follow and be interested in during your commute or flight.” – Gary Robinson, Chief Security Officer, Ulseka

    The Jordan Harbinger Show Podcast

    The Jordan Harbinger Show

    Hosted by Jordan Harbinger

    Today, The Jordan Harbinger Show has over 15 million downloads per month and features a wide array of guests like Kobe Bryant, Moby, Dennis Rodman, Tip “T.I.” Harris, Tony Hawk, Cesar Millan, Simon Sinek, Eric Schmidt, and Neil deGrasse Tyson, to name a few. Jordan continues to teach his skills, for free, at 6-Minute Networking. In addition to hosting The Jordan Harbinger Show, Jordan is a consultant for law enforcement, military, and security companies and is a member of the New York State Bar Association and the Northern California Chapter of the Society of Professional Journalists.

    Excellent podcasts where he interviews people from literally every walk of life, how they have become successful, why they have failed (if they have) as well as great personal development coaching ideas.” – Jeff DeVerter, CTO, Products and Services, RackSpace

    WorkLife Podcast

    WorkLife with Adam Grant

    Hosted by Adam Grant

    Adam hosts WorkLife, a chart-topping TED original podcast. His TED talks on languishing, original thinkers, and givers and takers have been viewed more than 30 million times. His speaking and consulting clients include Google, the NBA, Bridgewater, and the Gates Foundation. He writes on work and psychology for the New York Times, has served on the Defense Innovation Board at the Pentagon, has been honored as a Young Global Leader by the World Economic Forum, and has appeared on Billions.

    I don’t listen to many technical podcasts. I like Caroline Wongs and have listened to it a number of times (Humans of InfoSec) but since much of my role is getting developers on board with security actions, I gravitate toward more psychology based podcasts – Adam Grant’s is amazing (it’s called WorkLife).” – Jennifer Czaplewski, Senior Director, Cyber Security, Target

    You know lately I have been listening to WorkLife with Adam Grant. Not a tech podcast but a management one.” – Paula Thrasher, Senior Director Infrastructure, PagerDuty

    SRE Podcast

    SRE Prodcast

    Hosted by Core Team Members:  Betsy Beyer, MP English, Salim Virji, Viv

    The Google Prodcast Team has gone through quite a few iterations and hiatuses over the years, and many people have had a hand in its existence. For the longest time, a handful of SREs produced the Prodcast for the listening pleasure of the other engineers here at Google.

    We wanted to make something that would be of interest to folks across organizations and technical implementations. In his last act as part of the Prodcast, JTR put us in touch with Jennifer Petoff, Director of SRE Education, in order to have the support of the SRE organization behind us.

    The SRE Prodcast is Google’s podcast about Site Reliability Engineering and production software. In Season 1, we discuss concepts from the SRE Book with experts at Google.” – Jennifer Petoff, Director, Program Management, Cloud Technical Education Google

    Make Me Smart Podcast

    Make Me Smart

    Hosted by Kai Ryssdal And Kimberly Adams

    Every weekday, Kai Ryssdal and Kimberly Adams break down the news in tech, the economy and culture. How do companies make money from disinformation? How can we tackle student debt? Why do 401(k)s exist? What will it take to keep working moms from leaving the workforce? Together, we dig into complex topics to help make today make sense

    I literally learn 3 new things about topics i never would have tried to learn about.” – Kadi Grigg, Enablement Specialist, Sonatype

    EconTalk

    EconTalk

    Hosted by Russ Roberts

    Conversations for the Curious is an award-winning weekly podcast hosted by Russ Roberts of Shalem College in Jerusalem and Stanford’s Hoover Institution. The eclectic guest list includes authors, doctors, psychologists, historians, philosophers, economists, and more. Learn how the health care system really works, the serenity that comes from humility, the challenge of interpreting data, how potato chips are made, what it’s like to run an upscale Manhattan restaurant, what caused the 2008 financial crisis, the nature of consciousness, and more.

    The only podcast I listen to is actually EconTalk, which has nothing to do with tech!” – Kelly Shortridge, Senior Principal, Product Technology, Fastly

    Leading the Future of Work

    Leading the Future of Work

    Hosted by Jacob Morgan

    The Future of Work With Jacob Morgan is a unique show that explores how the world of
    work is changing, and what we need to do in order to thrive. Each week several episodes are
    released which range from long-form interviews with the world’s top business leaders and
    authors to shorter form episodes which provide a strategy or tip that listeners can apply to
    become more successful.

    The show is hosted by 4x best-selling author, speaker and futurist Jacob Morgan and the
    goal is to give listeners the inspiration, the tools, and the resources they need to succeed
    and grow at work and in life.

    Episodes are not scripted which makes for fun, authentic, engaging, and educational
    episodes filled with insights and practical advice.

    It is hard for me to keep up with podcasts. The one I listen to regularly is “Leading The Future of Work” by Jacob Morgan. I know it is not technical, but I think it is extremely important for technical people to understand what the business thinks and is concerned about.” – Keyaan Williams, Managing Director, CLASS-LLC

    Hacking Humans Podcast

    Hacking Humans

    Hosted by Dave Bittner and Joe Carrigan

    Deception, influence, and social engineering in the world of cyber crime.

    Join Dave Bittner and Joe Carrigan each week as they look behind the social engineering scams, phishing schemes, and criminal exploits that are making headlines and taking a heavy toll on organizations around the world.

    In case we needed any reminders that humanity is a scary place.” – Matt Howard, SVP and CMO, Virtu

    Cloud Security Podcast

    Cloud SecurityPodcast

    Hosted by Ashish Rajan, Shilpi Bhattacharjee, and Various Contributors

    Cloud Security Podcast is a WEEKLY Video and Audio Podcast that brings in-depth cloud security knowledge to you from the best and brightest cloud security experts and leaders in the industry each week over our LIVE STREAMs.

    We are the FIRST podcast that carved the niche for Cloud Security in late 2019. As of 2021, the large cloud service providers (Azure, Google Cloud, etc.) have all followed suit and started their own cloud security podcasts. While we recommend you listen to their podcasts as well, we’re the ONLY VENDOR NEUTRAL podcast in the space and will preserve our neutrality indefinitely.

    I really love Ashish’s cloud security podcast, listened to it for a while now. He gets really good people on it and it’s a nice laid back listen, too.” – Simon Maple, Field CTO, Snyk

    DSO Overflow Podcast

    DSO Overflow

    Hosted by Glenn Wilson, Steve Giguere, Jessica Cregg

    In depth conversations with influencers blurring the lines between Dev, Sec, and Ops!

    We speak with professionals working in cyber security, software engineering and operations to talks about a number of DevSecOps topics. We discuss how organisations factor security into their product delivery cycles without compromising the value of doing DevOps and Agile.

    One of my favourite meetups in London ‘DevSecOps London Gathering’ has a podcast where they invite their speakers https://dsolg.com/#podcast” – Stefania Chaplin, Solutions Architect UK&I, GitLab

    Pardon the Interruption

    Pardon the Interruption

    Hosted by Tony Kornheiser and Mike Wilbon

    Longtime sportswriters Tony Kornheiser and Mike Wilbon debate and discuss the hottest topics, issues and events in the world of sports in a provocative and fast-paced format.

    Similar in format to Gene Siskel and Roger Ebert‘s At the Movies,[2][3] PTI is known for its humorous and often loud tone, as well as the “rundown” graphic which lists the topics yet to be discussed on the right-hand side of the screen. The show’s popularity has led to the creation of similar shows on ESPN and similar segments on other series, and the rundown graphic has since been implemented on the morning editions of SportsCenter, among many imitators.[4] – Wikipedia

    I’m interested in sports, and Tony and Mike are well-informed, amusing, and opinionated. It also doesn’t hurt any that I’ve known them since they were at The Washington Post and I was freelancing there. What you see on television, or hear on their podcast, is exactly how they are in real life. This sincerity of personality is a big reason why they’ve become so successful.” – Steven Vaughan-Nichols, Technology and business journalist and analyst. Red Ventures

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    You want content? We’ve got your content right here!

    ONE Summit LF Networking November 15-16

    ONE Summit Agenda is now live!

    This post originally appeared on LF Networking’s blog. The author, Heather Kirksey, is VP Community & Ecosystem. ONE Summit is the Linux Foundation Networking event that focuses on the networking and automation ecosystem that is transforming public and private sector innovation across 5G network edge, and cloud native solutions. Our family of open source projects address every layer of infrastructure needs from the user edge to the cloud/core. Attend ONE Summit to get the scoop on hot topics for 2022!

    Today LF Networking announced our schedule for ONE Summit, and I have to say that I’m extraordinarily excited. I’m excited because it means we’re growing closer to returning to meeting in-person, but more importantly I was blown away by the quality of our speaking submissions. Before I talk more about the schedule itself, I want to say that this quality is all down to you: You sent us a large number of thoughtful, interesting, and innovative ideas; You did the work that underpins the ideas; You did the work to write them up and submit them. The insight, lived experience, and future-looking thought processes humbled me with its breadth and depth. You reminded me why I love this ecosystem and the creativity within open source. We’ve all been through a tough couple of years, but we’re still here innovating, deploying, and doing work that improves the world. A huge shout out to everyone across every company, community, and project that made the job of choosing the final roster just so difficult.

    Now onto the content itself. As you’ve probably heard, we’ve got 5 tracks: Industry 4.0, Security and Privacy, The New Networking Stack, Operationalizing Deployment, and Emerging Technologies and Business Models:

    • “Industry 4.0” looks at the confluence of edge and networking technologies that enable technology to uniquely improve our interactions with the physical world, whether that’s agriculture, manufacturing, robotics, or our homes. We’ve got a great line-up focused both on use cases and the technologies that enable them.
    • “Security and Privacy” are the most important issues with which we as global citizens and we as an ecosystem struggle. Far from being an afterthought, security is front and center as we look at zero-trust and vulnerability management, and which technologies and policies best serve enterprises and consumers.
    • Technology is always front and center for open source groups and our “New Networking Stack” track dives deep into the technologies and components we will all use as we build the infrastructure of the future. In this track we have a number of experts sharing their best practices, as well as ideas for forward-looking usages.
    • In our “Operationalizing Deployment” track, we learn from the lived experience of those taking ideas and turning them into workable reality. We ask questions like,  How do you bridge cultural divides? How do you introduce and truly leverage DevOps? How do you integrate compliance and reference architectures? How do you not only deploy but bring in Operations? How do you automate and how to you use tools to accomplish digital transformation in our ecosystem(s)?
    • Not just content focusing only on today’s challenges and success, we look ahead with “Emerging Technologies and Business Models.” Intent, Metaverse, MASE, Scaling today’s innovation to be tomorrow’s operations, new takes on APIs – these are the concepts that will shape us in the next 5-10 years; we  talk about how we start approaching and understanding them?

    Every talk that made it into this program has unique and valuable insight, and I’m so proud to be part of the communities that proposed them. I’m also honored to have worked with one of the best Programming Committees in open source events ever. These folks took so much time and care to provide both quantitative and qualitative input that helped shape this agenda. Please be sure to thank them for their time because they worked hard to take the heart of this event to the next level. If you want to be in the room and in the hallway with these great speakers, there is only ONE place to be. Early bird registration ends soon, so don’t miss out and register now!

    And please don’t forget to sponsor. Creating a space for all this content does cost money, and we can’t do it without our wonderful sponsors. If you’re still on the fence, please consider how amazing these sessions are and the attendee conservations they will spark. We may not be the biggest conference out there, but we are the most focused on decision makers and end users and the supply chains that enable them. You won’t find a more engaged and thoughtful audience anywhere else.

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    Is it time for an OSPO in your organization?

    Is your organization consuming open source software, or is it starting to contribute to open source projects? If so, perhaps it’s time for you to start an OSPO: an open source program office.

    At the LF, we’re dedicating resources to improving your understanding of all things open source, such as our Guide to Enterprise Open Source and the Evolution of the Open Source Program Office, published the last year. 

    In a new Linux Foundation Research report, A Deep Dive into Open Source Program Offices, published in partnership with the TODO Group, authored by Dr. Ibrahim Haddad, Ph.D, showcases the many forms of OSPOs, their maturity models, responsibilities, and challenges they face in open source enterprise adoption, and also their staffing requirements are discussed in detail. 

    “The past two decades have accelerated open source software adoption and increased involvement in contributing to existing projects and creating new projects. Software is where a lot of value lies and the vast majority of software developed is open source software providing access to billions of dollars worth of external R&D. If your organization relies on open source software for products or services and does not have a formalized OSPO yet ​​to manage all aspects of working with open source, please consider this report a call to establish your OPSO and drive for leadership in the open source areas that are critical to your products and services.”Ibrahim Haddad, Ph.D., General Manager, LF AI & Data Foundation

    Here are some of the report’s important lessons:

    An OSPO can help you manage and track your company’s use of open source software and assist you when interacting with other stakeholders. It can also serve as a clearinghouse for information about open source software and its usage throughout your organization.

    Your OSPO is the central nervous system for an organization’s open source strategy and provides governance, oversight, and support for all things related to open source.

    OSPOs create and maintain an inventory of your open source software (OSS) assets and track and manage any associated risks. The OSPO also guides how to best use open source software within the organization and can help coordinate external contributions to open source projects.

    To be effective, the OSPO needs to have a deep understanding of the business and the technical aspects of open source software. It also needs to work with all levels of the organization, from executives to engineers.

    An OSPO is designed to:

    • Be the center of competency for an organization’s open source operations and structure,
    • Place a strategy and set of policies on top of an organization’s open source efforts.

    This can include creating policies for code use, distribution, selection, auditing, and other areas; training developers; ensuring legal compliance, and promoting and building community engagement to benefit the organization strategically.

    An organization’s OSPO can take many different forms, but typically it is a centralized team that reports to the company’s executive level. The size of the team will depend on the size and needs of the organization, and how it is adopted also will undergo different stages of maturity.

    When starting, an OSPO might just be a single individual or a very small team. As the organization’s use of open source software grows, the OSPO can expand to include more people with different specialties. For example, there might be separate teams for compliance, legal, and community engagement.

    This won’t be the last we have to say about the OSPO in 2022. There are further insights in development, including a qualitative study on the OSPO’s business value across different sectors, and the TODO group’s publication of the 2022 OSPO Survey results will take place during OSPOCon in just a few weeks. 

    There is no board template to build an OSPO. Its creation and growth can vary depending on the organization’s size, culture, industry, or even its milestones.

    That’s why I keep seeing more and more open source leaders finding critical value in building connections with other professionals in the industry. OSPOCon is an excellent networking and learning space where those working (or willing to work) in open source program offices that rely on open source technologies come together to learn and share best practices, experiences, and tools to overcome challenges they face.” Ana Jiménez, OSPO Program Manager at TODO Group

    Join us there and be sure to read the report today to gain key insights into forming and running an OSPO in your organization. 

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    Addressing Cybersecurity Challenges in Open Source Software: What you need to know

    by Ashwin Ramaswami

    June 2022 saw the publication of Addressing Cybersecurity Challenges in Open Source Software, a joint research initiative launched by the Open Source Security Foundation in collaboration with Linux Foundation Research and Snyk. The research dives into security concerns in the open source ecosystem. If you haven’t read it, this article will give you the report’s who, what, and why, summarizing its key takeaways so that it can be relevant to you or your organization.

    Who is the report for?

    This report is for everyone whose work touches open source software. Whether you’re a user of open source, an OSS developer, or part of an OSS-related institution or foundation, you can benefit from a better understanding of the state of security in the ecosystem.

    Open source consumers and users: It’s very likely that you rely on open source software as dependencies if you develop software. And if you do, one important consideration is the security of the software supply chain. Security incidents such as log4shell have shown how open source supply chain security touches nearly every industry. Even industries and organizations that have traditionally not focused on open source software now realize the importance of ensuring their OSS dependencies are secure. Understanding the state of OSS security can help you to manage your dependencies intelligently, choose them wisely, and keep them up to date.

    Open source developers and maintainers: People and organizations that develop or maintain open source software need to ensure they use best practices and policies for security. For example, it can be valuable for large organizations to have open source security policies. Moreover, many OSS developers also use other open source software as dependencies, making understanding the OSS security landscape even more valuable. Developers have a unique role to play in leading the creation of high-quality code and the respective governance frameworks and best practices around it.

    Institutions: Institutions such as open source foundations, funders, and policymaking groups can benefit from this report by understanding and implementing the key findings of the research and their respective roles in improving the current state of the OSS ecosystem. Funding and support can only go to the right areas if priorities are informed by the problems the community is facing now, which the research assists in identifying.

    What are the major takeaways?

    The data from this report was collected by conducting a worldwide survey of:

    • Individuals who contribute to, use, or administer OSS;
    • Maintainers, core contributors, and occasional contributors to OSS;
    • Developers of proprietary software who use OSS; and
    • Individuals with a strong focus on software supply chain security

    The survey also included data collected from several major package ecosystems by using Snyk Open Source, a static code analysis (SCA) tool free to use for individuals and open source maintainers.

    Here are the major takeaways and recommendations from the report:

    • Too many organizations are not prepared to address OSS security needs: At least 34% of organizations did not have an OSS security policy in place, suggesting these organizations may not be prepared to address OSS security needs.
    • Small organizations must prioritize developing an OSS security policy: Small organizations are significantly less likely to have an OSS security policy. Such organizations should prioritize developing this policy and having a CISO and OSPO (Open Source Program Office).
    • Using additional security tools is a leading way to improve OSS security: Security tooling is available for open source security across the software development lifecycle. Moreover, organizations with an OSS security policy have a higher frequency of security tool use than those without an OSS security policy.
    • Collaborate with vendors to create more intelligent security tools: Organizations consider that one of the most important ways to improve OSS security across the supply chain is adding greater intelligence to existing software security tools, making it easier to integrate OSS security into existing workflows and build systems.
    • Implementing best practices for secure software development is the other leading way to improve OSS security: Understanding best practices for secure software development, through courses such as the OpenSSF’s Secure Software Development Fundamentals Courses, has been identified repeatedly as a leading way to improve OSS supply chain security.
    • Use automation to reduce your attack surface: Infrastructure as Code (IaC) tools and scanners allow automating CI/CD activities to eliminate threat vectors around manual deployments.
    • Consumers of open source software should give back to the communities that support them: The use of open source software has often been a one-way street where users see significant benefits with minimal cost or investment. For larger open source projects to meet user expectations, organizations must give back and close the loop by financially supporting OSS projects they use.

    Why is this important now?

    Open source software is a boon: its collaborative and open nature has allowed society to benefit from various innovative, reliable, and free software tools. However, these benefits only last when users contribute back to open source software and when users and developers exercise due diligence around security. While the most successful open source projects have gotten such support, other projects have not – even as open source use has continued to be more ubiquitous.

    Thus, it is more important than ever to be aware of the problems and issues everyone faces in the OSS ecosystem. Some organizations and open source maintainers have strong policies and procedures for handling these issues. But, as this report shows, other organizations are just facing these issues now.

    Finally, we’ve seen the risks of not maintaining proper security practices around OSS dependencies. Failure to update open source dependencies has led to costs as high as $425 million. Given these risks, a little investment in strong security practices and awareness around open source – as outlined in the report’s recommendations – can go a long way.

    We suggest you read the report – then see how you or your organization can take the next step to keep yourself secure!

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