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La Lega vara una cabina di regia sui territori: lunedì il primo incontro con ministri e governatori

Autonomie e Piano Casa tra le priorità del nuovo tavolo di coordinamento della Lega

Prenderà il via lunedì il nuovo tavolo di coordinamento promosso dalla Lega per affrontare le principali questioni nazionali con un impatto diretto sui territori. Lo ha annunciato Stefano Locatelli, responsabile federale Enti Locali del partito, spiegando che all’organismo parteciperanno, oltre ai quattro presidenti di Regione espressione della Lega, anche rappresentanti dei Consigli regionali, i sindaci dei comuni capoluogo, un delegato delle Province e una squadra di ministri.

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La struttura, definita una “cabina di regia” e anticipata nei giorni scorsi dal leader Matteo Salvini, vedrà tra i partecipanti anche Roberto Calderoli, Giancarlo Giorgetti, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e Luca Zaia. Tra i primi temi che saranno esaminati figura il Piano Casa, mentre un’attenzione particolare sarà dedicata al percorso delle riforme istituzionali, con focus sulle autonomie e sul federalismo. L’obiettivo del tavolo sarà quello di favorire un confronto stabile tra il governo, le Regioni e gli enti locali sui dossier ritenuti strategici per il Paese.

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Piano Casa, 1,2 miliardi dal Pnrr per nuovi alloggi sociali e case a prezzi accessibili

Dal Pnrr nuove risorse per la casa: al via il fondo “Patrimonio casa”

Nel Piano Casa trova spazio il nuovo strumento finanziario che permetterà, tramite Cassa depositi e prestiti, di utilizzare le risorse provenienti dall’ultima revisione del Pnrr. Si tratta di oltre un miliardo di euro inizialmente assegnati alla Rosco, la società pubblica incaricata dell’acquisto e del noleggio dei treni, che saranno invece destinati a uno degli interventi considerati centrali nella risposta alla crisi abitativa.

Il fondo “Patrimonio casa”

Un emendamento presentato dai relatori del decreto all’esame della Camera, su impulso del Ministero delle Infrastrutture, assegna a Cassa depositi e prestiti 1,2 miliardi di euro del Pnrr originariamente previsti per il comparto ferroviario. Le risorse serviranno ad aumentare la disponibilità di alloggi sociali e abitazioni a costi sostenibili.

La disposizione consente a Cdp di istituire un fondo denominato “Patrimonio casa”, finanziato grazie all’ultima riprogrammazione delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

In attesa dell’approvazione di Bruxelles

La revisione dei fondi deve ancora ottenere il via libera delle istituzioni europee. Per questo motivo l’emendamento definisce già il quadro normativo per il loro impiego e stabilisce un primo trasferimento dal Mit a Cassa depositi e prestiti pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027.

Le ulteriori somme, indicate nella relazione tecnica in un importo massimo di 1,2 miliardi di euro, saranno trasferite soltanto dopo l’approvazione definitiva dell’Unione europea. Secondo la documentazione allegata, senza una rapida rimodulazione le risorse “rischierebbero di non essere utilmente impiegate entro le scadenze del dispositivo di ripresa e resilienza”.

Interventi su edilizia pubblica

Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, 200 milioni di euro provenienti dalla ex Rosco saranno destinati all’efficientamento energetico delle case popolari. Le attività finanziate comprenderanno recupero degli immobili, rifunzionalizzazione, sostituzione edilizia e interventi di riqualificazione energetica.

Le risorse saranno utilizzate attraverso la sottoscrizione di quote di fondi già operativi presso Cdp. La destinazione principale dovrebbe essere il Fondo nazionale dell’abitare, fondo immobiliare dedicato all’edilizia residenziale a prezzi calmierati e gestito da Cdp Real Asset Sgr.

Il funzionamento del meccanismo

“Patrimonio casa” opererà “mediante la sottoscrizione di quote di un comparto dedicato o di classi di quote dedicate” dei fondi immobiliari già costituiti da Cdp o dalle sue controllate, tra cui il Fondo nazionale per l’abitare.

Nel frattempo si discute anche di possibili modifiche al provvedimento. La relatrice di Forza Italia Erica Mazzetti chiede una maggiore elasticità nel rapporto tra edilizia convenzionata ed edilizia privata, con l’obiettivo di favorire investimenti anche nelle zone meno centrali e meno attrattive dal punto di vista del mercato.

Le richieste di Futuro Nazionale

Per Futuro Nazionale la priorità resta invece l’assegnazione degli alloggi popolari. Il partito guidato da Roberto Vannacci ha rallentato i lavori della Commissione Ambiente chiedendo “un emendamento o un provvedimento che garantisca agli italiani i primi posti nelle case popolari”.

Dal movimento fanno sapere che “Continueremo a bloccare la commissione con il nostro sabotatore della ‘sporca dozzina’ finchè Salvini non si degnerà di farci visita in commissione per sbloccare l’impasse”.

La protesta delle organizzazioni degli inquilini

Il 23 giugno, durante l’iter di conversione in legge del decreto alla Camera, a Roma si svolgerà un presidio promosso dai sindacati degli inquilini Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini. L’iniziativa punta a sostenere le richieste già illustrate alla Commissione Ambiente nel corso delle audizioni.

Secondo le organizzazioni sindacali il Piano Casa “non potrà consentire un rilancio delle politiche abitative coerente con il fabbisogno abitativo effettivo e più grave. Venendo penalizzato proprio il comparto dell’edilizia residenziale pubblica rivolto a garantire l’accesso alla casa per i ceti meno abbienti, in particolare attraverso la previsione di nuovi piani vendita degli alloggi per finanziare l’ammortamento dei titoli di Stato, oltre che consentendo senza limitazioni il cambio di destinazione delle vecchie case popolari che verranno recuperate, si rischia di depotenziare l’offerta necessaria per il contenimento dell’emergenza abitativa”.

Le perplessità delle imprese

Critiche arrivano anche dal presidente di Confapi Aniem, Giorgio Delpiano, secondo il quale “la bocciatura di tutti gli emendamenti sul ‘decreto casa’, compresi quelli presentati dalla maggioranza, è un fatto grave che rafforza l’idea di un modello chiuso, predefinito, rispetto al quale le istanze unanimemente rappresentate dal sistema produttivo sono assolutamente ignorate”.

In una nota l’associazione evidenzia che “Sono state svolte – si legge in una nota – numerose audizioni per contribuire a rendere più razionale ed efficace un provvedimento fondamentale per i suoi risvolti sociali ed economici. Questo confronto, però, si è rivelato solo un passaggio formale, una liturgia rituale, senza alcuna reale disponibilità all’ascolto. Abbiamo chiesto, in particolare di rivedere il ruolo dei fondi di investimento, di non cadere nelle logiche speculative relegando le imprese a un ruolo marginale sottoposte a condizioni economiche imposte dai fondi stessi, abbiamo sollecitato l’eliminazione di rigidità che rendono non sostenibili gli interventi e l’estensione delle semplificazioni previste solo per i grandi investimenti superiori a un miliardo”.

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