Pomeriggio di tragedie nelle acque lombarde: morti due giovani tra il Ticino e il lago di Como
Un bagno con gli amici per sfuggire al caldo, poi il silenzio dell’acqua. È finita così, nel pomeriggio di domenica 16 agosto, la vita di un ragazzo di 18 anni di origine egiziana e residente a Ossona, inghiottito dal Ticino nel tratto che attraversa il territorio di Cuggiono, nel Milanese. Un episodio che si somma a una lunga scia di tragedie registrate nelle acque lombarde durante l’estate.
L’allarme lanciato dagli amici, poi la corsa contro il tempo
Il gruppo si era immerso nella zona della spiaggia conosciuta come “Da Bruno”, uno dei punti più frequentati del fiume nei fine settimana d’agosto. Il diciottenne è entrato in acqua ma non è più riemerso. Sono stati i compagni, resisi conto in pochi istanti di cosa stava accadendo, a chiamare il numero unico per le emergenze, mentre alcuni bagnanti presenti sul posto tentavano di raggiungerlo.
Sul tratto interessato sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno battuto l’area e individuato il giovane, riportandolo a riva e affidandolo ai sanitari del 118. Le condizioni sono apparse subito disperate. Trasferito d’urgenza all’ospedale di Legnano, il ragazzo è morto poco dopo l’arrivo in pronto soccorso.
Nelle stesse ore un 20enne annega a Malgrate
A poche ore di distanza dal dramma di Cuggiono, un’altra emergenza è scattata sul ramo lecchese del Lario. Nel pomeriggio un ragazzo di vent’anni si è immerso nelle acque davanti a Malgrate, in provincia di Lecco, senza più riemergere. L’allarme è arrivato ai vigili del fuoco poco prima delle 18.
Sul posto sono intervenuti i soccorritori acquatici del Comando provinciale di Lecco, supportati dall’Elinucleo dei vigili del fuoco di Malpensa con assetto sommozzatori e da ulteriore personale specializzato arrivato dal Piemonte. Dopo alcune ore di ricerche, il corpo è stato individuato sul fondale e recuperato. Per il giovane non c’era ormai più nulla da fare.
Lombardia prima in Italia per annegamenti: 90 morti in due anni
Le due morti si aggiungono a una serie che in Lombardia non conosce pause. Secondo i dati del Ministero della Salute, nel biennio 2024-2025 la regione ha contato 90 decessi per annegamento, il 14,9% dei 600 registrati in tutta Italia. Il primato riguarda soprattutto le acque interne, dove la Lombardia concentra il 30% degli annegamenti nazionali, con i fiumi (25%) davanti ai laghi (15%).
La stessa rilevazione indica come le cadute accidentali siano all’origine del 41,6% dei casi in acque interne, seguite dai malori (29,2%), da ostacoli e correnti (18,2%) e dai tuffi (8,6%).
Le insidie fatali di laghi e fiumi
Nelle acque interne manca quasi tutto ciò che rende il mare leggibile. Il fondale non degrada in modo graduale: nei laghi prealpini si passa da un metro a diversi metri nel giro di pochi passi, e nei fiumi la ghiaia depositata dalla corrente forma gradoni che dalla riva non si riescono a distinguere.
Poi c’è la temperatura, il fattore più sottovalutato. Sotto i primi centimetri riscaldati dal sole l’acqua resta molto più fredda, e il Ticino mantiene valori bassi anche nelle giornate di agosto. L’immersione improvvisa dopo ore trascorse al caldo innesca una risposta involontaria dell’organismo, con respiro corto, accelerazione del battito cardiaco e progressiva perdita del controllo muscolare. Una sequenza che si esaurisce in pochi minuti e che riguarda anche i nuotatori allenati, perché non dipende dalla tecnica ma dalla reazione fisiologica.
Il tratto di Cuggiono aggiunge un’insidia propria. Le sponde basse invitano al bagno e restituiscono l’immagine di un fiume lento, ma a poca distanza l’acqua incontra un fondo irregolare, cambia direzione e genera mulinelli che in superficie non lasciano traccia. Chi ci finisce dentro viene spinto verso il basso e verso il centro dell’alveo, dove la portata è maggiore: risalire, in quelle condizioni, è quasi impossibile.
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