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Sondaggi politici elettorali: Vannacci raggiunge Salvini, Futuro Nazionale come la Lega nell’ultima indagine

Sarà soltanto l’effetto dell’enorme attenzione mediatica o una marea che ancora sale sottraendo consensi ai partiti del centrodestra al governo, ma continua a salire nei sondaggi Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci, a pochi mesi dallo strappo dalla Lega che lo aveva accolto, adulato, accompagnato. Anche secondo le intenzioni di voto misurate dall’ultimo sondaggio SWG per il TgLa7 diffuse nella serata del 15 giugno, calcolate rispetto agli orientamenti misurati lo scorso 8 giugno.

Futuro Nazionale sale così tanto da raggiungere perfino la Lega: secondo l’indagine ha guadagnato mezzo punto percentuale raggiungendo al 5,3% il Carroccio, che invece ha perso nel frattempo lo 0,3%. Scivola anche Fratelli d’Italia, dello 0,4%, mentre la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni cerca di sfruttare l’occasione al G7 in Francia per ricucire con il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il partito della premier resta comunque imprendibile al 27,9%. Forza Italia è al 7,2%. Noi Moderati è all’1,1%.

Poco per cui entusiasmarsi dalle parti del Campo Largo invece. Sia Partito Democratico che Movimento 5 Stelle restano grossomodo stabili, rispettivamente al 22,1% e al 13,3% mentre il percorso tra programma e primarie resta ancora per buona parte un’incognita. Alleanza Verdi e Sinistra sono stabili al 6,5%. Anche Azione di Carlo Calenda è grossomodo stabile al 3,5%, Italia Viva di Matteo Renzi è al 2,4%. +Europa è all’1,6%. Stabile anche ORA! all’1%.

 

Intenzioni di voto SWG per @TgLa7 pic.twitter.com/4xnpZBgpkH

— SWG (@swg_research) June 15, 2026


Chiude il listone la generica voce “altro partito” al 2,8%, in calo dello 0,2%. Ancora alto, ma in calo di un punto percentuale, il dato di chi non si esprime: al 27%. A conferma degli altissimi tassi di astensionismo a ogni appuntamento elettorale.

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Transizione verde: parola a chi lavora  

I lavoratori dell’automotive non chiedono di fermare la transizione ecologica. Chiedono invece formazione, investimenti, tutela del reddito e una politica industriale capace di governarla. È questo il messaggio che emerge dalla nuova puntata di “A qualcuno piace verde”, il podcast dell’Alleanza Clima Lavoro curato da Massimo Alberti, dedicata al punto di vista di chi vive ogni giorno il cambiamento nei luoghi di lavoro.

Da anni il dibattito pubblico sulla crisi dell’automotive europeo e italiano è accompagnato da una narrazione ricorrente: la transizione ecologica sarebbe la principale minaccia per il lavoro e per il futuro del settore. L’elettrificazione viene spesso descritta come una scelta imposta dall’alto, osteggiata da chi lavora e destinata a produrre chiusure di fabbriche e perdita di occupazione.

Ma è davvero così?

Per rispondere a questa domanda, la puntata parte dalle testimonianze raccolte a Bologna in occasione del convegno nazionale dell’Alleanza Clima Lavoro “Mobilità sostenibile al lavoro”, svoltosi il 14 e 15 maggio. Dalle voci di lavoratrici e lavoratori di aziende come Bonfiglioli, Caterpillar e Berco emergono preoccupazioni per il futuro occupazionale e per le trasformazioni in corso, ma anche la consapevolezza che il cambiamento tecnologico sia già una realtà e che ignorarlo significherebbe aggravare ulteriormente la crisi del settore.

Nella puntata queste testimonianze vengono messe a confronto con i risultati del rapporto “L’auto in transizione. Il punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori del settore in Italia”, realizzato dall’Alleanza Clima Lavoro su un campione rappresentativo di 501 addette e addetti dell’intera filiera automobilistica italiana: operai/e, impiegati/e, quadri e dirigenti, dalla componentistica alla produzione, fino alla vendita e al post-vendita.

Il rapporto restituisce un’immagine molto diversa da quella troppo spesso proposta nel confronto politico e mediatico. Il primo elemento che emerge è che la transizione non appartiene al futuro, ma è già realtà: secondo le persone intervistate, quattro aziende su cinque risultano oggi coinvolte, in forme diverse, nei processi di trasformazione industriale legati alla mobilità elettrica e sostenibile. Il tema, quindi, non è più se la transizione debba avvenire oppure no.

La vera questione riguarda il modo in cui questo cambiamento viene concretamente governato. Le lavoratrici e i lavoratori del comparto esprimono una forte richiesta di politiche pubbliche per accompagnare la trasformazione. Il 60% giudica inefficaci le misure messe in campo in Italia a sostegno del settore. E si registra una distanza crescente tra la velocità con cui cambiano tecnologie, mercati e processi produttivi e la capacità delle istituzioni di offrire strumenti adeguati per affrontare questa fase.

Un secondo tema centrale riguarda le competenze. Oltre il 90% delle persone coinvolte nel sondaggio riconosce che il settore sta attraversando trasformazioni che richiedono nuove professionalità. Eppure meno del 40% ritiene di possedere pienamente le competenze necessarie per affrontarle. Tecnologie elettriche, digitalizzazione, ricerca e sviluppo, intelligenza artificiale: sono queste le aree considerate più importanti per il futuro dell’automotive.

La formazione rappresenta quindi uno snodo decisivo. Tuttavia il quadro che emerge dall’indagine è tutt’altro che rassicurante. Meno del 60% dei lavoratori ha partecipato ad attività formative negli ultimi tre anni e circa uno su quattro segnala la totale assenza di opportunità di aggiornamento professionale. Una situazione che rischia di ampliare ulteriormente il divario tra esigenze produttive e competenze disponibili.

La ricerca mostra inoltre come la transizione si inserisca in un contesto segnato da forti difficoltà industriali e occupazionali. Cassa integrazione, contratti di solidarietà, delocalizzazioni, esternalizzazioni e uscite incentivate rappresentano esperienze diffuse tra le persone intervistate. Segno che molte criticità del settore precedono la diffusione dell’auto elettrica e affondano le loro radici in problemi e ritardi strutturali dell’industria italiana ed europea.

Il messaggio del sondaggio dell’Alleanza Clima Lavoro è chiaro. Le lavoratrici e i lavoratori dell’automotive italiano non chiedono di fermare il cambiamento: chiedono piuttosto di governarlo in modo adeguato. Due persone su tre ritengono infatti necessario guidare la transizione attraverso investimenti, formazione, sostegno al reddito nei periodi di riconversione e maggiore coinvolgimento dei lavoratori nei processi decisionali.

È questa la prospettiva della giusta transizione che l’Alleanza Clima Lavoro sostiene da sempre: coniugare decarbonizzazione, innovazione industriale, qualità del lavoro e tutela sociale. Perché la vera alternativa non è tra ambiente e occupazione, ma tra una transizione subita e una transizione governata.

In un dibattito pubblico spesso dominato dagli slogan, il sondaggio dell’Alleanza Clima Lavoro restituisce la parola a chi la transizione la vive ogni giorno nei luoghi di lavoro. E il messaggio che arriva dalle fabbriche è chiaro: il cambiamento non va fermato, va governato.

Ascolta la tredicesima puntata del podcast!

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