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Massafra. Paolo Conticini apre la Stagione Teatrale 2026/2027.

Massafra. Paolo Conticini apre la Stagione Teatrale 2026/2027.

 

Massafra. Paolo Conticini apre al Teatro Comunale “Nicola Resta” la Stagione Teatrale 2026/2027, promossa dall’Amministrazione comunale, retta dal sindaco Giancarla Zaccaro, in collaborazione con Puglia Culture.

La nuova stagione si inserisce nel percorso già tracciato dall’Amministrazione per consolidare e valorizzare la tradizione teatrale cittadina, promuovendo la Cultura quale strumento di crescita, confronto, partecipazione e condivisione, rivolgendo un particolare sguardo ai giovani. Anche quest’anno saranno sette gli interessanti, accattivanti e diversificati appuntamenti in cartellone, con una proposta artistica ricca, variegata e coinvolgente, capace di incontrare i gusti e le sensibilità di un pubblico eterogeneo. Una programmazione che intreccia tradizione, innovazione, leggerezza, riflessione, comicità e partecipazione. L’apertura della Stagione sarà affidata a Paolo Conticini con “La prima volta atto secondo”, uno spettacolo brillante, intenso e coinvolgente che unisce racconto, ironia e musica. Successivamente calcheranno lo stesso palco del Comunale: Paolo Kessisoglu, Roberta Caronia, Alessandro Averone, Yeva Sai, Antonio Mezzancella, Valerio Aprea, Pino Quartullo, Antonio Cornacchione, Alessandra Faiella, il cantautore Dente e il poeta Guido Catalano. Non mancherà lo spettacolo del “Teatro Le Forche” che porterà in scena “la Vita immaginaria di San Francesco”.

Il cartellone completo della rassegna:

– 27 novembre 2026: Paolo Conticini in “La prima volta atto secondo”;

– 14 gennaio 2027: Giancarlo Luce in “Come foglie, come vento, come morbidi pani. Vita immaginaria di San Francesco”;

– 21 gennaio 2027: Paolo Kessisoglu, Roberta Caronia, Alessandro Averone, Yeva Sai, in “Closer”;

– 16 febbraio 2027: Dente & Catalano in “Ancora Insieme”;

 –26 febbraio 2027: Antonio Mezzancella  in “Mamma ho perso Sanremo”;

– 4 marzo 2027: Valerio Aprea in “Lapocalisse”;

– 13 marzo 2027: Pino Quartullo, Antonio Cornacchione e Alessandra Faiella in “Basta Poco”.

Il costo dell’abbonamento a 7 spettacoli è il seguente: Platea € 140,00 – Galleria € 100,00. Galleria ridotto €. 70,00. Per chi intenda invece acquistare i biglietti, ogni singolo spettacolo ha i seguenti costi: Platea          € 25,00 – Galleria € 20,00. Galleria ridotto € 15,00.

I vecchi abbonati possono esercitare la prelazione dei posti a partire da lunedì 26 ottobre sino a giovedì 5 novembre p.v. Da lunedì 9 novembre 2026 sarà possibile la sottoscrizione degli abbonamenti per tutti. I biglietti per assistere ai singoli spettacoli saranno in vendita dal 16 novembre p.v. anche online su www.vivaticket.com e nei punti vendita Vivaticket.

Abbonamenti e biglietti (previste agevolazioni e riduzioni per l’acquisto) saranno in vendita presso il botteghino del Teatro Comunale, ubicato in Piazza Garibaldi, nei seguenti giorni: lunedì dalle 10.00 alle 12.00; giovedì dalle 18.00 alle 20.00.

Per informazioni è possibile rivolgersi anche al numero telefonico 324.6103258 tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00.

 

Nelle foto: 1) Una immagine del Teatro comunale di Massafra. 2) Manifesto del cartellone completo della rassegna.

 

N.B.

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Teatro due nuovi appuntamenti per Centrale Preneste Art Factor

  A Centrale Preneste Teatro due nuovi appuntamenti per Centrale Preneste Art Factory: il 23 ottobre in scena Roberto Negri e il 25 ottobre Teatro di Carta

 

Prosegue la rassegna Centrale Preneste Art Factory a Centrale Preneste Teatro (Via Alberto da Giussano, 58) a Roma con due nuovi appuntamenti in programma: il 23 ottobre sul palco c’è Roberto Negri, mentre il 25 ottobre è la volta di Teatro di Carta.

Venerdì 23 ottobre alle 21.00 per la sezione “Voci d’autore” in programma “Moby Dick- Il rito” dal Moby Dick di H. Melville con la riduzione e l’adattamento di Roberto Negri. Il lavoro ha voce narrante e corpo presente di Roberto Negri, regia, impianto scenico e disegno luci di Federico Vigorito, assistente alla regia Carolina Vecchia, costumi e attrezzeria Rossella Ramunni, realizzazione scene Area 5 Lab e organizzazione Flavia Ferranti per Officina dinamo.

La scelta di un grande classico nasce dalle emozioni che generano le parole al di là del tempo, ampliando il concetto stesso di “contemporaneo”. Nel rispetto dell’autore e nell’intento di riproporne i canoni espressivi, il lavoro spazia dal teatro di narrazione alla commedia, dal teatro di figura alla pantomima e ancora oltre, verso le radici arcaiche del rito teatrale. Così il testo rivela pienamente il suo potere evocativo, verso la catarsi finale che, come nella vita, è conosciuta ma sempre sorprendente.

Per la sezione “Infanzie in gioco”, domenica 25 ottobre in doppia replica alle 16.00 e alle 18.00, va in scena “Sphera” di Teatro di Carta. Lo spettacolo, di teatro d’ombre e d’attore dai 3 ai 10 anni, è di Chiara Carlorosi e Marco Vergati con Marco Vergati e le ombre di Chiara Carlorosi.

Nell’atmosfera magica di un piccolo chapiteau, un flusso sorprendente di ombre, luci e colori trasporta gli spettatori in un viaggio divertente e suggestivo. Il candido igloo, spazio surreale che divide l’interno dall’esterno, diventa lo schermo sul quale immagini e suoni si rincorrono, evocando ricordi e suscitando emozioni. Ad accogliere il pubblico un improbabile presentatore alla ricerca del piccolo esserino di cui si prende cura, che lo costringe a rincorrerlo ogni volta che fugge via per esplorare il mondo là fuori. E il mondo svela uno dopo l’altro i suoi elementi, nella bellezza unica di un fiore che nasce, nel volo leggero di un aquilone, nel fuoco che fa volare una mongolfiera, nelle creature magnifiche che abitano le profondità marine. Quando poi la notte porta via la luce del giorno non c’è da aver paura, perché “il mondo è sempre lo stesso: è solo il buio che si diverte a trasformare le cose”.

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria on line su https://centraleprenesteteatro.it/calendario-eventi/ o scrivendo a info@ruotalibera.eu o ingresso diretto il giorno dello spettacolo previa disponibilità dei posti.

Centrale Preneste Art Factory prosegue fino al 4 dicembre. Ideata da Ruotalibera Teatro con la direzione artistica di Tiziana Lucattini la rassegna è un’officina culturale per infanzia, giovani e comunità.

 

Il progetto, promosso da Roma Capitale è vincitore dell’Avviso Pubblico per la realizzazione di iniziative di interesse per l’Amministrazione Capitolina in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

 

Dal 12 settembre al 4 dicembre 2026

Centrale Preneste Art Factory

Centrale Preneste Teatro

Via Alberto da Giussano, 58 – Roma

Percorso sostenibile: Autobus: 81 – 112 – 213 – 312 – 409 – 545 Tram: 5 – 14 – 19 Fermata Giussano – Metro C (Pigneto/Malatesta)

INGRESSO LIBERO con prenotazione obbligatoria

Informazioni: 06 27801063 lun / ven 10.00 – 17.00 – info@ruotalibera.eu – www.centraleprenesteteatro.it

Prenotazioni: https://centraleprenesteteatro.it/calendario-eventi/ o info@ruotalibera.eu

FB: www.facebook.com/CentralePrenesteTeatro

IG: www.instagram.com/centralepreneste/

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Alla Festa del Cinema di Roma 2026 – Special Screening – Concorso documentari

Alla Festa del Cinema di Roma 2026 – Special Screening – Concorso documentari

 

NOWRUZ – NUOVO GIORNO

Un film di Francesco Cannavà

 

Dal calcio alle proteste in Iran: Il percorso di autodeterminazione e consapevolezza politica di una squadra di donne iraniane a Torino

 

Nowruz – Nuovo giorno, il documentario scritto e diretto da Francesco Cannavà, prodotto da Zenit Arti Audiovisive e 8 Road Film in collaborazione con Rai Cinema, sarà presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Special Screening, in concorso per il premio documentari, domani, sabato 17 ottobre al Maxxi alle 19,30, con replica il 18 ottobre al cinema Giulio Cesare in sala 7 alle ore 14,00. Il film sarà distribuito da Lo Scrittoio-Cinema D’Autore.

Il racconto nasce dall’incontro con un gruppo di donne iraniane che a Torino trovano nel calcio uno spazio di emancipazione, libertà e appartenenza. Studentesse, lavoratrici, madri, unite nella squadra femminile Homa, costruiscono attraverso lo sport una comunità capace di accogliere esperienze e sensibilità differenti, sperimentando una libertà che nel Paese d’origine incontra profonde limitazioni, spesso con conseguenze tragiche.

Gli eventi del 2025 e la violenta repressione delle proteste in Iran all’inizio del 2026 cambiano però la loro quotidianità.

Di fronte alla violenza del regime e agli attacchi militari stranieri emergono interrogativi e posizioni differenti: c’è chi vede nell’intervento esterno una possibile liberazione e chi rifiuta che il cambiamento possa passare attraverso i bombardamenti del proprio Paese. La progressiva partecipazione politica delle protagoniste attraversa queste contraddizioni senza cancellare i legami costruiti. Le manifestazioni pubbliche, dove le fotografie delle vittime della repressione richiamano l’attenzione dell’opinione pubblica italiana, trasformano quelle donne che avevano trovato nel calcio uno spazio di libertà individuale in protagoniste di una testimonianza collettiva.

Ho fatto questo film – dichiara Francesco Cannavà – per mantenere fede ad una promessa fatta ad una donna iraniana incontrata in Sicilia, a Messina: ascoltare la voce delle donne iraniane della diaspora e far conoscere le loro storie. Cosa significa lasciare il proprio Paese, cercare la libertà e l’autodeterminazione lontano dalla propria famiglia, dalla propria cultura, dalla propria terra?

 

Il titolo richiama il Nowruz, il capodanno persiano che coincide con la primavera e simboleggia la rinascita: il desiderio di un nuovo inizio, senza rinunciare alla propria storia e al legame con il Paese d’origine. Nel documentario sono presenti immagini e video d’archivio della repressione mai diffuse dai media italiani.

 

La presenza a Roma delle protagoniste del film sarà ulteriormente arricchita dall’incontro che si terrà alle ore 11.30 del 18 ottobre presso la Casa Internazionale delle donne, cui parteciperanno insieme al regista Francesco Cannavà, nel contesto della rassegna “Le Meraviglie” – Incontri sul cinema e sui diritti delle donne organizzata dalla stessa Casa Internazionale delle Donne e dalla  Fondazione Una Nessuna Centomila nell’ambito delle Risonanze della Festa del Cinema di Roma.

Il film è una coproduzione Zenit Arti Audiovisive e 8 Road Film, in collaborazione con Rai Cinema, Art Show Movie e Beagle Media, con il contributo del MIC – Direzione Cinema e Audiovisivo, Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo e con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte.

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Al Teatro Vertigo c’è “Lievito”: il monologo che dà voce alle nostre paure quotidiane

LIVORNO – Sul palco del Teatro Vertigo arriva “Lievito“, monologo comico di Stefano Giolli. L’appuntamento è sabato 17ottobre alle 21 in via del Pallone 2.

Lievito

In questo monologo esilarante e sincero, Stefano Giolli racconta la sua battaglia con le paure quotidiane: dalla visita militare, al panico, alla sala parto, passando per fidanzate impossibili e viaggi disastrosi. Tra battute fulminanti e momenti toccanti, “Lievito” è il racconto di chi ci prova ogni giorno ad essere perfetto, nonostante a volte, per stare bene, basta smettere di voler “lievitare” sempre a puntino.

Stefano Giolli

Nasce a Livorno il 17 luglio 1982, città dove vive e lavora. Da oltre quattordici anni è titolare e pasticcere di un bar pasticceria con cucina vegan, punto di riferimento per la comunità locale. Il suo percorso artistico inizia nella musica: studia chitarra elettrica fin da giovanissimo, formandosi presso la scuola “Lizard” di Fiesole e perfezionandosi con maestri del settore. Parallelamente si dedica per otto anni allo studio del canto.

A 40 anni intraprende una nuova direzione artistica, avvicinandosi al teatro comico e alla scrittura performativa. Nel 2025 completa il percorso formativo presso la scuola “Tragicomica” di Pisa, diretta da Ubaldo Pantani (Mai dire Gialappa, Quelli che il calcio, Che tempo che fa). Da questa esperienza nasce il suo primo spettacolo di teatro comico, “Lievito”, di cui è autore e interprete.

A 42 anni intraprende la scuola di teatro “Teatro del Ghigno” diretta da Paola Maccario, sua insegnante, con indirizzo Arte comica, ma lavorando anche sulla recitazione e la presenza scenica. Il suo stile è profondamente autobiografico e si nutre dell’influenza di grandi autori della comicità internazionale come Dave Chappelle, Bill Burr, Louis C.K.. Ma anche di maestri italiani come Paolo Villaggio, Massimo Troisi, Eleazaro Rossi, Luca Ravenna. La sua comicità affronta temi intimi e complessi come l’ansia, la depressione e gli attacchi di panico, trasformando il dolore vissuto in un racconto ironico e liberatorio.

Attraverso la sua arte, Giolli desidera dare voce a pensieri e vissuti che spesso restano nascosti per paura o vergogna. Il palcoscenico diventa per lui uno spazio di catarsi e di verità, dove la fragilità si trasforma in forza comica e condivisione autentica.

Biglietti e prenotazioni

Per prenotare il posto al Vertigo per lo spettacolo “Lievito”: messaggio WhatsApp al numero 3805842291 oppure con segreteria telefonica: 0586210120.
Ingresso 12€.

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Il Festival Con-fusione arriva agli Hangar Creativi con due spettacoli

LIVORNO – Inizia la seconda settimana del Festival Con-fusione: si parte il 15 ottobre, agli Hangar Creativi (via Mayer) con due spettacoli uniti dal desiderio di interrogarsi sul mondo in cui viviamo. Due spettacoli che affrontano il rapporto con l’ambiente il valore dei diritti umani, il rispetto delle differenze e l’importanza dei piccoli gesti.

Ninna nanna del Vajont

Alle 17:30 “Ninna nanna del Vajont. Una filastoria cantata”, accompagnata dalla chitarra, che affronta un tema tragico attraverso la forza della narrazione e della musica. Uno spettacolo che invita a riflettere sul rapporto tra uomo e ambiente, sul valore della memoria e sulla responsabilità verso il territorio, il mondo e la comunità, ricordando l’importanza dei piccoli gesti quotidiani per un futuro più consapevole.

Alegher

Alle 19.15 in scena “Alegher. Nelle sale d’attesa diventiamo numeri, privati della nostra identità”. Alegher aspetta, finché l’arrivo di un burocrate lo costringe a giustificare la propria esistenza. Per il potere è “l’altro” e, per essere accettato, deve rinunciare alla sua storia e ai suoi ricordi, piegandosi a una società che proclama uguaglianza ma pratica esclusione. Nella sua vicenda si riflettono le contraddizioni di una società che nega l’umanità in nome delle proprie regole.

Informazioni e biglietti

Per maggiori informazioni sul programma visitare il sito: https://www.con-fusione-festival.eu/ I biglietti sono acquistabili in prevendita online su Liveticket: https://www.liveticket.it/con-fusione-festival o direttamente presso la biglietteria del luogo dell’evento, nei giorni degli spettacolo.

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La polizia penitenziaria porta in scena sé stessa. E il carcere che ognuno di noi ha dentro

«Dopo circa 12 anni che lavoravo negli istituti di pena per gli spettacoli con le persone detenute mi è sembrato fosse giunto il tempo di fare uno spettacolo sul carcere», dice Mimmo Sorrentino, regista teatrale e drammaturgo, insegnante di teatro partecipato alla scuola “Paolo Grassi” di Milano.

al 2014 porta il teatro nel carcere di Vigevano con la sua cooperativa Teatroincontro. Nel suo ultimo lavoro, Agenti, in scena non ci sono le persone ristrette, ma nove agenti di polizia penitenziaria che interpretano sé stessi. «E il carcere diventa metafora di qualcos’altro. Nello spettacolo emerge quanto carcere abbiamo dentro noi stessi».

Come nasce l’idea

«Lavorando in passato con l’alta sicurezza femminile, ho portato in scena la condizione delle donne all’interno di contesti di organizzazioni criminali, in altre occasioni ho lavorato a spettacoli che riguardassero la sessualità femminile. Ho sempre lavorato con i detenuti intorno alla libertà della parola, ma il carcere non è mai stato il tema dello spettacolo. Quando mi sono sentito pronto, mi è sembrato più utile far parlare chi il carcere lo agisce: la polizia penitenziaria», dice Sorrentino. In Agenti si affrontano le varie problematiche, dall’autolesionismo al tentativo di suicidio, dai problemi di salute mentale al sovraffollamento. «Il carcere diventa la metafora del fatto che abbiamo, ognuno di noi, un carcere dentro».


Carcere: protesi di qualcosa che ci portiamo dentro

Questo concetto «nasce da una delle prime esperienze di laboratorio, durante la quale spiego ai detenuti la difficoltà a sostenere alcune emozioni. Faccio l’esempio di quando aspettano il colloquio, che per i detenuti è un po’ come il medicinale per il malato: rappresenta il contatto con i propri affetti, con la propria vita e con l’esterno. Si preparano con settimane di anticipo», continua, «pensano a tutto ciò che vogliono dire e anche a tutte le parole che vorrebbero ascoltare. Quando arriva il giorno del colloquio, quello che volevano dire non riescono a dirlo e ciò che volevano ascoltare non riescono ad ascoltarlo. Spesso dopo mezz’ora non vedono l’ora che finisca per tornare in cella».

Fare teatro in carcere per me non è diverso che fare teatro in psichiatria con le persone con dipendenze, oppure con i giudici, con i Vigili del fuoco, coi commercianti ambulanti. Ogni contesto è una fonte di ricerca

Mimmo Sorrentino, regista teatrale, drammaturgo, insegnante di teatro partecipato

«Secondo me ognuno di noi ha un carcere dentro di sé. L’uomo costruisce tutte protesi del suo corpo: il cucchiaio è la protesi del palmo della mano, la freccia è la protesi del dito, il computer lo è della forza della testa. Il carcere è la protesi di qualcosa che ci portiamo dentro perché altrimenti non l’avremmo costruito», prosegue Sorrentino. «Attraverso gli agenti io parlo di questo».
Gli uomini e le donne del corpo di polizia penitenziaria in scena sono: Luisa Monte, Enzo De Stefano, Giuseppe Gazzitano, Andrea Natile, Cesare Aprile, Gioacchino Gusciglio, Philip Taormina, Maikol Bucci e Francesca Di Lisio.

Il lavoro sistemico

«In carcere si lavora su tutto il contesto, in modo sistemico. Negli istituti di pena è importante lavorare anche con la polizia penitenziaria e non solo con le persone detenute. Gli agenti vedono uno scontro quasi sempre non palese, ma sottotraccia, tra i civili che vanno in carcere e loro che sono lì a “reprimerli”, diciamo così. Il lavoro di molti anni lì dentro mi ha permesso di avere la loro fiducia». Sorrentino sottolinea: «Dall’inizio del mio lavoro in carcere mi sono reso conto che avrei dovuto lavorare in maniera sistemica, che per dare vita a cambiamenti e progetti di emancipazione dovevo coinvolgere nel lavoro anche gli agenti di polizia penitenziaria».

Verrà un giorno in cui il medico ci prescriverà una visita al museo, un corso di pittura, una serata a teatro. È uno degli strumenti del welfare culturale che poggia su solide basi scientifiche.
LA BELLEZZA È UN DIRITTO. PRENDIAMOCELA.

Uno spettacolo necessario

Il regista continua: «Sono venuti tantissimi operatori esterni al carcere a vedere Agenti, una delle cose che mi ha molto colpito è la sensazione che, per loro, questo spettacolo era necessario. Lo era perché, pur andando negli istituti penitenziari tutti i giorni a compiere delle attività di volontariato, non avevano mai visto il carcere raccontato dagli agenti, senza retorica. Non c’è la retorica del corpo, vi è la grande difficoltà e la motivazione nel fare questo lavoro».

Nello spettacolo uno degli attori dice che il 90% gli agenti di polizia penitenziaria è meridionale e che «quando al Sud ci saranno le stesse condizioni di lavoro che al Nord, questo lavoro lo verranno a fare gli extracomunitari». E il collega dice: «Se non verranno a farlo gli extracomunitari lo affideremo all’intelligenza artificiale». Perché? «Gli agenti hanno la percezione di fare un lavoro abnorme». Lo spettacolo ha già avuto repliche al teatro Puccini a Milano, all’Università La Sapienza di Roma, al teatro Cagnoni di Vigevano, alla scuola di polizia di Verbania.


La retorica intorno al carcere

«Mi fa molto piacere che i teatranti dicono che hanno visto di più i detenuti come vengono raccontati dagli agenti che quando i ristretti sono direttamente in scena. Nello spettacolo si ha una percezione vera, credibile, realistica dal loro racconto, gli agenti spiegano che tipo di rapporto instaurano con i detenuti nel momento in cui ci entrano in relazione, come va ad influire sulla loro vita privata e familiare. Ed ecco che il detenuto smette di essere un numero o un fenomeno». Un agente dello spettacolo dice che, per i civili che vanno in carcere, i detenuti sono tutti quanti grandi attori, grandi chef, grandi scrittori, grandi poeti, grandi scienziati. E afferma: «Scusate tanto, se in carcere le persone si realizzano allora perché i nostri figli dobbiamo mandarli a scuola? Facciamogli fare una bella rapina e li mandiamo in carcere».

«Lo spettacolo rappresenta delle sfaccettature anche molto realistiche di quella che è la retorica intorno al carcere. Questo atteggiamento molto “laico” che abbiamo nello spettacolo piace molto, la rappresentazione viene molto richiesta, per essere un lavoro prodotto all’interno di un carcere e non da una produzione teatrale». Il 9 ottobre lo spettacolo è andato in scena a Gorizia nell’ambito del festival “Se io fossi Caino”, la prossima data è il 12 novembre a Torino, nell’ambito del Festival eVisioni, poi farà tappa a Parma nella Rassegna nazionale di teatro in carcere “Destini incrociati”, prevista dal 3 al 5 dicembre.


«Il carcere è una guerra civile»

Al copione di Agenti si è arrivati «perché ascolto le loro storie e tendo a scrivere ciò che loro dicono, ma non sanno di aver detto, e lo trasformo in un testo teatrale. Il carcere è una guerra civile». Questa frase «l’ha detta un agente. Nello spettacolo l’attore dice che, in carcere, c’è chi la guerra ce l’ha in testa, sia tra i detenuti sia tra gli agenti. E c’è chi vorrebbe starsene in pace, ma non può starsene in pace, visto che c’è la guerra. È una guerra civile in cui non ci sono confini, si combatte tutti nella stessa parte». Un attore dice: «Chi sostiene che sta sempre dalla parte degli agenti o chi, viceversa, sostiene che sta sempre dalla parte dei detenuti, non fa altro che alimentare questa guerra».

Nello spettacolo viene trattato anche il tema dei suicidi, «c’è una persona detenuta che tenta il suicidio e viene salvata. Abbiamo i numeri di coloro che sono morti, ma i numeri di quelli che tentano il suicidio non viene dato molto, sono più di duemila persone». I sucidi sono in aumento anche tra la polizia penitenziaria. Nello spettacolo, uno degli agenti dice che non ci pensa che lavora in un posto dove la gente si ammazza: «Se ci pensi, finisci con il pensare che ammazzarsi è possibile». «Trovo che sia un concetto pesantissimo e tostissimo da digerire», dice Sorrentino, «il fatto che il carcere è un posto dove è più facile morire che rieducare».


La catarsi grazie al teatro

«Fare teatro in carcere per me non è diverso che fare teatro in psichiatria con le persone con dipendenze, oppure con i giudici, con i Vigili del fuoco, coi commercianti ambulanti. Ogni contesto è una fonte di ricerca. Il mio metodo consiste nel non avere metodo, vado e vedo cosa accade e cosa mi chiede chi è davanti a me. In carcere le persone detenute chiedono ovviamente di essere diverse da quello che sono. E il teatro in questo senso facilita moltissimo questo raggiungimento di desiderio perché permette di essere chi non sei», continua Sorrentino.

«Qualsiasi attività teatrale in carcere funziona perché permette a qualcuno di essere chi non è, il detenuto vuole questo. Nel mio caso, per essere chi non sei, su che cosa devi lavorare? Sul confine di quel che sei. Come faccio a essere una cosa diversa se non conosco una matrice? Queste persone, con il mio metodo di lavoro, sono obbligate a scavare nella loro vita privata, nella loro storia. Si portano sulle spalle dei pesi incredibili e il teatro diventa per chi lo pratica una vera e propria catarsi».

Foto fornite da Mimmo Sorrentino

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“San Francesco, il Cantico”: sabato sera in scena al Cinema Teatro Salesiani

L’attore Giacomo Moscato e il musicista Paolo Tenerini portano a Livorno lo spettacolo dedicato al Santo Patrono d’Italia

Sabato 17 ottobre, alle ore 21.15, al Cinema Teatro Salesiani di Livorno, andrà in scena “San Francesco – Il Cantico” con Giacomo Moscato e Paolo Tenerini. Lo spettacolo, attraverso una narrazione emozionale immersiva di grande impatto, racconterà la storia e l’opera di Francesco d’Assisi alternando alcune tra le canzoni più belle a lui dedicate (quelle composte da Angelo Branduardi per l’album “L’infinitamente piccolo” e quelle composte appositamente da Riz Ortolani e Claudio Baglioni per il film “Fratello Sole, Sorella Luna” di Franco Zeffirelli).

LO SPETTACOLO:  Nell’800° anniversario della morte di San Francesco, questo spettacolo ripercorre la vita del santo patrono d’Italia dalla sua nascita alla sua santificazione, passando per tutti gli episodi che hanno reso unica e inimitabile la sua agiografia: la giovinezza scapestrata, la conversione, i primi seguaci, l’accettazione della regola, i miracoli, il viaggio presso il sultano, l’eremitaggio, le stigmate, fino alla stesura della prima preghiera-poesia in volgare della Storia della  Letteratura italiana, “Il cantico delle creature”. Di quest’ultima opera, viene proposta una esegesi emozionale mirata a spiegare il testo, ma, allo stesso tempo, a trasmettere le emozioni e i significati più nascosti di un documento letterario (oltre che religioso) di eccezionale importanza. I biglietti, al costo di € 10,00, sono già disponibili in prevendita online su Liveticket (link: http://www.liveticket.it/evento.aspx?Id=701585) 

Fondatore nel 1994 del laboratorio teatrale “Ridi Pagliaccio” a Grosseto Giacomo Moscato specializzato in storytelling teatrale monologhi e conferenze emozionali ha all’attivo oltre 1300 spettacoli portati in scena, su Dante, Omero, Dickens, Boccaccio.  Laureato in Lettere Moderne, insegna Letteratura, Storia del cinema teatro e Puplic speaking al Liceo Internazionale Fossombroni a Grosseto.

Paolo Tenerini è un musicista cantante grossetano, ha fondato una delle prime Genesis tribute band in Toscana ancora molto attiva. Nel 2018 diventa Frontman e cantante solista del gruppo genovese Real Dream e Nel 2022 ha pubblicato il singolo “Chiedimi come mai”, ballata intima, quasi un sussurro d’amore e nostalgia.  Fortunate collaborazioni come quella con Daniele Sgherri ( per lo spettacolo “Grazie, Lucio!” dedicato a Battisti)  lo portano costantemente in teatro con i brani di Branduardi, Morandi, Mogol, De Gregori e Battisti.

Per informazioni sullo spettacolo tel 3336140794

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