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Per Hydeon, la pittura è un rituale per connettersi con altri mondi

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The Gateway Pt II, Hydeon, 2025. Courtesy of the artist

L’opera di Ian Ferguson, noto con il nome d’arte Hydeon, è un viaggio continuo attraverso epoche, mondi e simboli, dove il confine tra immaginazione e realtà si dissolve in un universo visivo denso e stratificato. Affondando le radici in architetture gotiche, miti antichi, fiabe e arte popolare, Hydeon costruisce narrazioni pittoriche che sono insieme memoria autobiografica e archeologia del fantastico. In anni recenti, il gioco è emerso come una delle componenti più profonde e generative del suo lavoro, trasformandosi da metafora concettuale a dispositivo concreto di produzione artistica.

Nel 2024, Hydeon ha presentato alla galleria Ricco/Maresca di New York la mostra Adrift in the Corners of Time, un’esposizione interamente costruita attorno a un videogioco immaginario ambientato in una realtà alternativa. Le opere in mostra erano concepite come screenshot del gioco: dipinti che raccontavano missioni, viaggi e incontri in un multiverso temporale popolato da portali, conoscenze sacre e reperti spirituali. Ogni quadro era un frammento di una narrazione più ampia, accessibile solo attraverso il linguaggio del gioco. Il progetto, che nasceva come finzione concettuale, ha innescato un processo tanto imprevedibile quanto coerente con la logica trasformativa dell’artista, perché il videogioco ha preso forma davvero.

Ariel in the Ruins, Hydeon, 2024. Courtesy of the artist

Nel 2025, Ferguson ha effettivamente avviato la realizzazione di Adrift, coinvolgendo l’artista multimediale Joe George e il filmmaker Dakota Pailes-Friedman. In questa collaborazione, Hydeon ha messo in campo la sua pratica pittorica come fondamento dell’ambiente di gioco: ogni elemento visivo – paesaggi, edifici, creature – è stato prima dipinto a mano, poi digitalizzato e trasformato in asset tridimensionali. Il risultato è un’opera interattiva che sfida le distinzioni tra pittura, narrazione e videogioco, trasformando lo spettatore in giocatore e l’opera in esperienza.

Nel gioco si interpreta il personaggio di Xeone, naufragato sull’isola di Abnerinni, un luogo misterioso che richiama per forme e atmosfere i paesaggi mediterranei di Italia, Spagna e Portogallo. La missione è trovare un portale temporale e fuggire, affrontando enigmi, demoni e reliquie del passato. Adrift è pensato come una “pittura in movimento”, dove lo spazio digitale mantiene intatta la stratificazione simbolica e visiva tipica delle opere su tavola dell’artista.

Michelin Star Anniversary Dinner, Hydeon, 2024. Courtesy of the artist

Questo approccio ludico non è solo un’estensione tecnica del suo linguaggio visivo: è una chiave epistemologica. Il Gioco, per Hydeon, è un modo per esplorare la coscienza, la storia e il mistero attraverso un’esperienza immersiva e partecipata. Il giocatore non osserva passivamente, ma diventa parte attiva nella scoperta, proprio come accade nell’atto stesso della pittura, che per Hydeon è un rituale di connessione con mondi altri.

Nel gennaio 2026, questa ricerca troverà una nuova forma nella mostra alla Nicelle Beauchene Gallery, dove saranno esposte diciotto nuove opere ispirate al videogioco e una proiezione di gameplay. Il gioco, in questa fase matura della pratica di Hydeon, diventa così una lente attraverso cui leggere il suo intero universo artistico: un portale tra linguaggi, tempi e dimensioni, dove arte e tecnologia si fondono in una visione potente, poetica e radicalmente aperta.

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