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Alfano nuovo segretario generale Assidipost-Federmanager, Palmieri presidente

Alfano nuovo segretario generale Assidipost-Federmanager, Palmieri presidente

ROMA (ITALPRESS) – Si sono concluse a Roma due intense giornate di confronto, approfondimento e partecipazione che hanno visto protagonisti i dirigenti, i quadri apicali e i pensionati di Poste Italiane iscritti ad Assidipost-Federmanager.
I lavori si sono aperti il 12 giugno con il convegno “Intelligenza Artificiale e Futuro del Lavoro: per una nuova architettura etica dell’impresa”, promosso da Assidipost-Federmanager nell’ambito del percorso di avvicinamento al VII Congresso Nazionale dell’Associazione.
L’iniziativa ha riunito autorevoli rappresentanti del mondo accademico, manageriale e istituzionale per riflettere sulle implicazioni economiche, sociali ed etiche dell’Intelligenza Artificiale e sul ruolo che dirigenti e imprese saranno chiamati a svolgere nella gestione della trasformazione digitale.
Nel corso del dibattito è emersa una consapevolezza condivisa: l’Intelligenza Artificiale sta accelerando una profonda trasformazione dei modelli di apprendimento, ma la vera sfida non è tecnologica. E’ organizzativa, culturale e manageriale.
Assidipost-Federmanager in una nota “desidera ringraziare tutti i relatori che hanno contribuito alla qualità del confronto con competenza, passione e generosità: Don Vito Impellizzeri, Oreste Pollicino, Alessandra Michelini, Francesca Boccia, Giuseppe Ragusa, nonchè il moderatore Giuseppe De Filippi. Un particolare ringraziamento va inoltre a Marco Sacconi, Lorenzo Urbano, Valter Quercioli, Daniele Damele e ad Antonio Amato per il loro contributo ai lavori”.
La seconda giornata è stata dedicata al VII Congresso Nazionale di Assidipost-Federmanager, momento centrale della vita associativa durante il quale sono stati rinnovati gli organi statutari e definite le linee di indirizzo che guideranno l’Associazione nei prossimi anni.
Il Congresso ha eletto per acclamazione Alessandro Alfano quale nuovo Segretario Generale dell’Associazione.
Nel suo discorso di insediamento, Alfano ha richiamato “il forte mandato ricevuto dagli associati”, sottolineando come “l’elevata partecipazione al voto rappresenti non soltanto un dato associativo, ma un segnale concreto di fiducia, coinvolgimento e desiderio di partecipazione alla vita dell’Associazione. Questo Congresso segna un inizio, non una conclusione. In un contesto caratterizzato da profonde trasformazioni tecnologiche, organizzative e sociali, Assidipost-Federmanager continuerà a investire nella formazione, nella rappresentanza e nella partecipazione, affinchè i dirigenti e i quadri apicali di Poste Italiane possano essere protagonisti del cambiamento e non semplici spettatori. Costruiremo una nuova architettura etica dell’impresa non come slogan, ma come pratica quotidiana”.
Il Congresso ha inoltre proceduto al rinnovo degli organi associativi.
Sono stati eletti: Presidente Tommasa Tiziana Palmieri. Segretario Generale Alessandro Antonio Alfano.
Consiglio Direttivo: Nicola Sotira, Francesca Sabetta, Raffaele Marra, Maria Paola Lombardi, Rocco Mammoliti, Stefano Formica, Cristiano Cocciarficco, Pietro Salemi, Lorenzo Urbano, Giacomo Scibelli, Salvatore Cocchiaro, Giorgio Pulino.
Collegio dei Revisori dei Conti: Presidente Giovanna Giuseppina Anelli; Componenti: Cinzia Cerilli, Anna Luciani.
Collegio dei Probiviri: Presidente Maria Pratesi; Componenti: Luca Toremba, Edoardo Risolo.
“I lavori congressuali si sono conclusi con il rinnovato impegno dell’Associazione a rafforzare il proprio ruolo di rappresentanza e di proposta nei confronti di Poste Italiane e delle istituzioni, continuando a promuovere la valorizzazione delle competenze manageriali, il dialogo intergenerazionale e la partecipazione attiva degli associati – conclude la nota -. Assidipost-Federmanager guarda al futuro con fiducia, forte della propria storia e della volontà di affrontare le sfide della trasformazione economica, sociale e tecnologica con responsabilità, competenza e spirito di servizio, nella consapevolezza che il valore dell’Associazione risiede nelle persone che ne fanno parte e nel contributo che queste continuano a offrire al Paese e all’impresa”.

– Foto Assidipost-Federmanager –

(ITALPRESS).

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Assofondipensione rilancia la previdenza complementare, focus giovani e crescita

Assofondipensione rilancia la previdenza complementare, focus giovani e crescita

ROMA (ITALPRESS) – Il futuro della previdenza complementare e il ruolo dei fondi negoziali nel rafforzare le tutele dei lavoratori. Questi i temi al centro dell’Assemblea annuale dei Fondi Pensione Negoziali 2026 di Assofondipensione, l’associazione che riunisce 32 fondi, con oltre 4 milioni di aderenti e quasi 83 miliardi di risparmio accumulato.
mec/mgg/mrv

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Ok definitivo dal Cdm alla parte economica del contratto del comparto istruzione e ricerca, Valditara “Prosegue l’impegno”

Ok definitivo dal Cdm alla parte economica del contratto del comparto istruzione e ricerca, Valditara “Prosegue l’impegno”

ROMA (ITALPRESS) – Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla parte economica del contratto del comparto istruzione e ricerca 2025-2027. È quindi in dirittura d’arrivo il procedimento di adozione della parte economica del Ccnl, così come prospettato nell’atto di indirizzo del ministro Valditara, che consentirà alle lavoratrici e ai lavoratori della scuola di poter fruire degli ulteriori incrementi retributivi. Nello specifico di 143 euro per i docenti e di 107 euro per gli Ata, oltre agli arretrati, pari a 855 euro per i docenti e 633 euro per gli Ata.

VALDITARA “VALORIZZIAMO IL PERSONALE DELLA SCUOLA”

“Proseguiamo nel fondamentale impegno di valorizzare il personale della scuola”, sottolinea il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. “La nostra priorità resta quella di migliorare sempre più le sue condizioni retributive e di welfare. Dall’insediamento del Governo a oggi, abbiamo realizzato un risultato straordinario, sottoscrivendo tre Contratti del Comparto Scuola, che portano a incrementi retributivi mensili complessivi di 412 euro per i docenti e 304 euro per gli Ata. Questo è stato possibile grazie ai finanziamenti assicurati dalle leggi di bilancio di questo Governo a cui abbiamo aggiunto come ministero dell’Istruzione e del Merito risorse ulteriori per il personale scolastico, in particolare 300 milioni per il contratto 2019/2021 e 240 milioni per il 2022/2024”, conclude il ministro.

ZANGRILLO “TRE RINNOVI CONTRATTUALI IN TRE ANNI”

“Tre rinnovi in tre anni per la scuola. È un risultato che testimonia la volontà di questo Governo di restituire centralità al personale dell’Istruzione e della Ricerca attraverso una contrattazione puntuale, credibile e capace di rispettare i tempi. Dopo la firma del contratto 2022-2024, abbiamo avviato la nuova tornata contrattuale in tempi record e l’abbiamo portata a compimento con altrettanta rapidità. Il negoziato, aperto l’11 marzo 2026, si è concluso dopo appena tre sessioni di confronto. Un segnale concreto di efficienza e di responsabilità istituzionale verso oltre un milione di lavoratrici e lavoratori del comparto”. Così il ministro per la Pubblica amministrazione Zangrillo. “A partire dal 1° gennaio 2027, il personale docente vedrà aumenti medi mensili di 143 euro. Numeri importanti che si inseriscono in un percorso più ampio avviato all’inizio della legislatura”, aggiunge. “Sommando infatti i tre rinnovi contrattuali sottoscritti durante questo Governo arriviamo a incrementi strutturali senza precedenti: 395 euro medi mensili per tredici mensilità per il comparto e 412 euro medi per i docenti. Un investimento concreto sulle persone, sulla qualità del lavoro pubblico e sul futuro del sistema educativo e della ricerca italiana”, conclude Zangrillo.

– foto di repertorio IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Science Calling, alla Camera il podcast che avvicina i cittadini alla ricerca

Science Calling, alla Camera il podcast che avvicina i cittadini alla ricerca

ROMA (ITALPRESS) – Raccontare la scienza in modo chiaro e rigoroso è una delle sfide centrali per contrastare la disinformazione in ambito sanitario. Da questa esigenza nasce Science Calling, il podcast pensato per accompagnare il pubblico dentro alcuni tra i principali aspetti della ricerca scientifica. Questi i temi al centro della conferenza stampa che si è svolta presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, su iniziativa di Gian Antonio Girelli, Membro della XII Commissione della Camera dei Deputati e Presidente dell’Intergruppo Parlamentare per la Prevenzione e la Riduzione del Rischio. L’incontro, realizzato con il contributo non condizionante di Otsuka Pharmaceutical Italy, Argenx Italia e Bayer Italia, è stato dedicato alla presentazione dei risultati complessivi del podcast.
f04/mgg/mrv

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La luna e il dito. Repressione e lavoro precario: un punto di vista antilavorista

Repressione sociale
I vari decreti sicurezza ormai sono stati quasi tutti beatamente approvati e sono entrati a far parte dell’armamentario punitivo dello Stato: più sgomberi di centri sociali ed occupazioni abitative, una generica criminalizzazione di comportamenti banali, in cui non si capisce qual è il bene giuridico tutelato, più repressione delle pratiche di lotta sindacale conflittuale, etc…
Lo spostamento della repressione sul piano amministrativo comporta minori tutele processuali e pene pecuniarie esorbitanti, con l’effetto di dissuadere dalle lotte soprattutto chi non ha risorse: persone giovani e persone mosse dalla necessità, magari al di fuori di movimenti organizzati.
Negli ultimi mesi tantissima dell’attenzione del movimento è stata assorbita dalla protesta contro queste nuove norme, ma in che rapporto sta questa recrudescenza della repressione rispetto al quadro generale della società? Credo che non si tratti solo di un attacco al dissenso, e che lo scopo non sia solo silenziare le voci dissidenti: l’attacco delle autorità va ben oltre il campo delle idee e della militanza.
Mentre in Italia si approvavano i decreti sicurezza, negli Stati Uniti c’è stata la violenta impennata delle ronde anti-immigrati dell’agenzia ICE (Immigration and Customs Enforcement
, cfr. UN 20/2025 e 1/2026). Queste ronde hanno causato la deportazione di migliaia di persone di cui si è persa traccia e la detenzione in condizioni disumane di altrettante persone, tra cui bambin*, nonché l’esecuzione sommaria di due persone che si stavano opponendo alle ronde. Questa intensa attività anti-immigrat*, giustificata con la solita scusa della “legalità” e della “sicurezza”, e malcelatamente presentata come una “pulizia” etnica, in realtà ha un aspetto di classe da non trascurare. I rapimenti avvengono spesso presso luoghi di lavoro dove è probabile trovare lavoratr* immigrati, e quindi irregolari, come cantieri e ristoranti, ma anche fabbriche e centri logistici. Quindi, al di là della presentazione che ne dà il governo, questa operazione sembra più che altro un ennesimo pezzo della guerra ai poveri ed alla classe operaia. * lavoratr* immigrati, che già versavano in una condizione di vulnerabilità estrema, si trovano oggi ancor più alla mercé dei capricci di chi li impiega, che può minacciarli di scatenargli contro “la migra”. Le squadre dell’ICE (composte da balordi di estrema destra, pagati profumatamente dal governo, che somigliano sinistramente alle squadre fasciste incaricate di rompere gli scioperi e distruggere le organizzazioni operaie nel primo dopoguerra) in definitiva si pongono come braccio armato delle aziende e dei cosiddetti “datori di lavoro”, ma che sarebbe più corretto chiamare “prenditori di lavoro”: precarizzando radicalmente le vite di un’intera e vastissima categoria di persone, creano un “esercito di riserva” di potenziali sfruttat*, dispost* ad accettare qualsiasi condizione pur di spuntare un salario da fame. La guerra aperta agli immigrati in realtà non riconquista posti di lavoro per la working class bianca, grande promessa elettorale della destra, ma rende sempre più spietata la competizione tra lavoratr*, ormai sacrificabili assieme ai luoghi stessi di lavoro, inutili in un’economia sempre più finanziarizzata.
La repressione contro * migranti (in USA ed altrove) e l’escalation dei vari “decreti sicurezza” sono esempi di illegalità dell’essere (punire il ladro non il furto), di cui beneficiari finali e mandanti sono i padroni, i prenditori di lavoro, di tempo, di vita, di risorse, di soldi pubblici… Guardiamo il dito dei decreti sicurezza, ma oltre a questi c’è la luna dei rapporti di potere dentro la società.

Pressione economica
Con il venir meno della politica dei due blocchi i welfare state socialdemocratici sono stati smantellati sistematicamente, anche tramite la “concertazione” sindacale. Oggi, a valle di questo processo, non ci sono più contentini da dare alle categorie, il sistema è sempre più invivibile, lo stato non ha un ruolo di mediazione sociale, ma la società va resa obbediente e disciplinata, con qualsiasi mezzo: manganello nelle strade, divisione e controllo personalizzato nei luoghi di lavoro.
L’attività conflittuale del sindacato è al palo, criminalizzata, bloccata da mille vincoli al diritto di sciopero, impopolare tra le persone, dispersa in mire elettoralistiche, e soprattutto eclissata dai sindacati di stato che amministrano il potere concessogli dai padroni tramite il governo al disopra delle teste dei loro iscritti, in un processo di svendita irreversibile dei diritti. Tramonta anche la speranza di lottare per un lavoro migliore; e figurarsi parlare di autogestione o modelli di società diversa. Le uniche proposte di innovazione sembrano provenire da pulpiti tecnocratici ed incentrarsi sul benessere personale, il bilanciamento vita-lavoro, etc.
I luoghi di lavoro sotto il capitalismo sono sempre stati luoghi totali, di controllo del corpo umano e non, delle menti. Ma negli ultimi anni questo processo è stato violentemente accelerato, con l’uberizzazione del lavoro, l’autosfruttamento di giovani lavoratr* che non hanno idea dei propri diritti di base e sono forzati a competere tra di loro, la concentrazione delle imprese, la digitalizzazione e la virtualizzazione di tutto. Assistiamo alla perdita non dico della solidarietà di classe (figurarsi se internazionalista?), ma della solidarietà di base dentro i luoghi di lavoro. Regna la costante sensazione di non essere necessar*, che il posto possa venire delocalizzato, rubato dalla tecnologia o dagli immigrati, che i titoli di studio valgano sempre di meno e costino sempre di più… Non a caso la carriera militare può essere presentata come un’opzione vantaggiosissima, cosa che sarebbe stata impensabile fino a pochi anni fa. Basti pensare al famoso “modello tedesco”, che offre benefit molto allettanti alle reclute, ma d’altronde negli Stati Uniti da sempre l’esercito, uno dei maggiori datori di lavoro, è l’unico canale tramite cui molti si possono permettere l’istruzione, la sanità, o semplicemente uno stipendio. D’altronde, la retorica della crisi permanente, utile per giustificare il dirottamento di miliardi alle consorterie di guerra e per reclutare a tappeto, crea una casta estremamente fedele al governo, un nuovo feudalesimo che in caso di crisi violenta sarà utilissimo in funzione reazionaria e di sostegno dello status quo.

Rigare dritto
Strette tra repressione, tagli al welfare e mondo del lavoro “malato”, siamo sempre più vulnerabili e dipendenti dal lavoro salariato. Immaginare alternative al modello dominante di produzione e consumo è quanto mai lontano dal regno delle possibilità. È difficilissimo anche avviare micro-attività imprenditoriali, in uno scenario dominato dalle grandi concentrazioni e dalle produzioni “standard”. Una bella ipocrisia, visto lo status di santi laici attribuito agli imprenditori…
Siamo quindi costrette ad accettare il lavoro, ed accettare il lavoro significa accettare la gerarchia, confermare le attuali condizioni di lavoro, “collaborare”, accettare che al proprio tempo di vita venga attribuito un valore monetario, e accettare il valore stesso del denaro.
La strategia della richiesta di posti di lavoro nuovi e della difesa di quelli esistenti, benché ovviamente giustificata dalla situazione materiale, ci mette di fronte al paradosso di affidarci ancora di più al sistema stesso che ci sta schiacciando. Difendere il lavoro passa spesso ormai anche attraverso la difesa di politiche per cui ci si trova a dover pagare per lavorare, per la propria formazione, per i DPI, per gli strumenti necessari al lavoro. E d’altronde bisogna stare anche molto attenti che non finiscano sul piatto della bilancia della contrattazione il lavoro emotivo, o altre caratteristiche “intangibili” del lavoro: quando si dice che il lavoro emotivo non è retribuito, un imprenditore intelligente potrebbe benissimo metterci sopra un cartellino con il prezzo. Le richieste di più posti di lavoro, o migliori condizioni, o migliori salari, anche se legittime, non escono comunque da una logica di sfruttamento. SI può immaginare di tendere ad un obiettivo che vada oltre questo modello di produzione / riproduzione? Ricordo ad esempio il percorso del collettivo di sex workers “Ombre Rosse”, che chiede il riconoscimento del lavoro sessuale come punto di inizio per emergere, ma non in ottica lavorista, riconoscendo che in ogni lavoro c’è sfruttamento.

Il lavoro che vorrei
Lavoro, travaglio, labour. La critica al lavoro salariato, capitalista, con il suo carico di alienazione, prodotti inutili e nocivi, lascia spazio ad una riflessione sul fare: anche in una società liberata dal lavoro salariato ci sarà da lavorare, anzi, ci sarà ancora più da fare! Spariranno i “Bullshit jobs”, come li chiama David Graeber, e dedicarsi all’attività comune sarà qualcosa che si farà in modo naturale e motivato. Proviamo a pensare ad un fare utile, autogestito (ma senza autosfruttamento), non gerarchico, emozionante, comunitario, volontario, generativo. La liberazione dal lavoro passa anche tramite l’abbattimento del consumismo: finchè la gente non smetterà di spendere, non smetterà di lavorare. Una società liberata dal commercio e dal surplus di merci vedrà una radicale riduzione dei consumi, la cura collettiva e messa in comune della maggior parte delle cose, il riuso, riciclo e riparazione.
Quando Luciano Bianciardi ha raccontato il precariato, la competizione sociale, l’alienazione del lavoro moderno, sicuramente l’ha fatto da una posizione di relativo privilegio e dal punto di vista dell’”Occidente” industrializzato. Ma le sue parole mi sembrano ancora molto calzanti.
Occorre che la gente impari a non muoversi, a non collaborare, a non produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, e anzi rinunziare a quelli che ha.” (Luciano Bianciardi, La vita agra.)

Julissa

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Previdenza complementare, Assofondipensione punta su giovani e crescita

Previdenza complementare, Assofondipensione punta su giovani e crescita

ROMA (ITALPRESS) – Rafforzare la previdenza complementare, aumentare le adesioni e rendere i fondi pensione negoziali sempre più centrali per il futuro dei lavoratori e per la crescita del Paese. Sono questi i temi al centro dell’Assemblea annuale dei Fondi Pensione Negoziali 2026 di Assofondipensione, che si è svolta a Roma, all’Acquario Romano, con il titolo “Previdenza futura: i fondi pensione negoziali per rafforzare oggi le tutele di domani”. All’associazione aderiscono 32 fondi pensione negoziali, con oltre 4 milioni di lavoratori iscritti e un risparmio accumulato destinato alle future prestazioni superiore a 82 miliardi di euro. Numeri importanti, ma accompagnati da una sfida ancora aperta: la conoscenza della previdenza complementare resta limitata e la copertura della forza lavoro è ferma al 44%. “E’ un momento molto importante per noi. Abbiamo approfondito vari temi e ci siamo confrontati con i soci per fare un upgrade dei nostri progetti”, ha spiegato Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione. Al centro del confronto anche il rapporto tra risparmio previdenziale ed economia reale: “Il tema degli investimenti è centrale: il focus è sulle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di veicolare il maggiore numero di risorse per le imprese. Serve ovviamente un aiuto di natura fiscale e per noi è fondamentale che l’aspetto della portabilità venga tolto”. Nel corso dell’assemblea è stato presentato anche “Futura”, il nuovo progetto di comunicazione dell’associazione, pensato per parlare in modo più diretto ai lavoratori e soprattutto alle nuove generazioni. “I fondi pensione negoziali sono la migliore forma della previdenza complementare italiana”, ha sottolineato Riccardo Realfonzo, coordinatore del Comitato Tecnico di Assofondipensione. “Dobbiamo fare molta strada e far crescere il numero degli aderenti. La nuova piattaforma parla ai giovani e vareremo strumenti per parlare chiaro e spiegare i vantaggi della previdenza negoziale”. A chiudere i lavori il vicepresidente Ignazio Ganga, che ha richiamato la necessità di una prospettiva strutturale: “Per il futuro della previdenza serve un lavoro strutturato e ben contrattualizzato. Abbiamo l’obiettivo di compensare la perdita di competitività delle pensioni, dovendo fare i conti con un grosso debito pubblico. C’è necessità di avere pensioni adeguate al costo della vita”.
-foto mec/Italpress –
(ITALPRESS).

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Fumarola “Risultati importanti per i fondi pensioni negoziali”

Fumarola “Risultati importanti per i fondi pensioni negoziali”

ROMA (ITALPRESS) – “La partecipazione delle persone, dei lavoratori, delle famiglie, ai processi produttivi e di sviluppo è la strada da percorrere per affrontare le trasformazioni in atto nel Paese. I fondi pensione negoziali sono ottimi esempi dei risultati importanti che si possono ottenere con una governance partecipata“. È quanto ha sottolineato oggi la Segretaria Generale della Cisl Daniela Fumarola nel suo intervento a Roma all’Assemblea Annuale 2026 di Assofondi Pensione, l’associazione dei fondi pensione negoziali.

“La previdenza complementare mostra dati in costante miglioramento ma bisogna concentrare gli sforzi per includere maggiormente i giovani e le donne. Senza inclusione previdenziale non può esserci una reale equità intergenerazionale. Preservare la fiducia è fondamentale per dare stabilità al sistema. Per questa ragione riteniamo sbagliata la scelta di estendere la portabilità del contributo contrattuale del datore di lavoro verso strumenti che non nascono dalla contrattazione collettiva”, ha aggiunto Fumarola.

“Per questo la CISL ha condiviso l’Avviso comune sulla previdenza complementare con CGIL, UIL e le principali parti datoriali. La CISL chiede che la norma sulla portabilità sia cancellata e che siano ridotte le sanzioni a carico dei consiglieri dei fondi pensione. Il valore dell’Avviso comune riguarda sia il merito sia il metodo della previdenza complementare. L’approccio partecipato e corresponsabile delle parti sociali dovrebbe diventare il riferimento per ogni ambito di politica di coesione e sviluppo. Da qui può prendere forza un Patto sociale utile a far ripartire e crescere il Paese, capace di unire lavoro, impresa, istituzioni e territori attorno a obiettivi condivisi”, ha concluso la leader Cisl.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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La scuola chiude, il problema (pedagogico) rimane: la lunga estate dei bambini non può essere un vuoto

Si avvicinano le vacanze estive. E, come ogni anno, una domanda si affaccia nella testa dei genitori: a chi lasciare i bambini? In questi periodi, il dibattito si infiamma, tra chi vorrebbe che la scuola fosse aperta anche nei mesi più caldi e chi invece pensa che questo sia impossibile. Da qualche tempo c’è anche una petizione, lanciata da WeWorld insieme al duo di “Mammadimerda” per ripensare il calendario scolastico, in modo da renderlo più adeguato alle esigenze di famiglie e studenti. Dall’estate del Covid, il ministero ha il Piano Estate, con finanziamenti che permettono alle scuole di organizzare nei propri spazi delle attività extrascolastiche che siano gratuite per le famiglie. Alcuni territori stanno avviando delle sperimentazioni, come l’Emilia-Romagna, che quest’anno aprirà le porte delle scuole primarie il 31 agosto, su base volontaria. Altra cosa però è ripensare il calendario scolastico, avvicinandolo a quello degli altri Paesi europei, con più pause didattiche spalmate durante l’anno: una scelta che avrebbe motivazioni didattiche, non solo funzionali alla conciliazione famiglia-lavoro dei genitori. «Serve una risposta strutturale, che coinvolga il Terzo settore e la comunità educante» , dice Elena Muscarella, program officer per le scuole di WeWorld.

Da quali basi nasce la vostra proposta di revisione del calendario scolastico?

Il calendario scolastico italiano è ancora strutturato in base al modello di società di 100 anni fa, in cui il carico era prevalentemente sulle donne. E questo succede ancora: circa l’85% del lavoro non retribuito in Italia è legato alla cura, che è principalmente femminile. Il problema è che adesso la società è molto più complessa che a inizio ‘900: nella maggior parte delle famiglie entrambi i genitori lavorano. Spesso non ci sono più i nonni a tenere nipoti: si parla di generazione sandwich, quella con figli piccoli da badare e madri e padri anziani da accudire. Anche quando i nonni sono ancora giovani, di frequente abitano in altre città o addirittura in altri Paesi. Non tutti si possono permettere di fare tre mesi di ferie. Chi non può è lasciato a sé stesso, quando non ha la possibilità di pagare i centri estivi, che sono un costo rilevante per i bilanci familiari.


In Italia, però, il numero di giorni effettivi di scuola è maggiore rispetto ad altri Paesi. Adeguarsi al resto d’Europa, quindi, non significherebbe fare meno vacanze, ma distribuirle durante l’anno. Non sarebbe più difficile – soprattutto per il pubblico – organizzare alternative per periodi più brevi ma più diluiti, piuttosto che per tre mesi consecutivi?

Il punto è proprio questo. La soluzione non è fare più giorni di scuola, ma ripensare il calendario scolastico e il sistema educativo. Il nostro lavoro parte da un confronto e da una riflessione con le figure educative, coi docenti e i dirigenti. Quello che emerge è che un modello di scuola – parlo della primaria e della secondaria, perché per l’infanzia è diverso – in cui le lezioni sono interrotte da giugno a settembre con poche pause durante l’anno causa fatica agli studenti e non permette di sedimentare gli apprendimenti. Lo confermano anche gli studi. Noi non chiediamo che i bambini vadano a scuola durante l’estate per stare otto ore di fila sul banco, ma che ci sia una riprogettazione – insieme alla comunità educante – in modo che gli studenti possano usufruire di attività educative garantite dai servizi pubblici. Al momento, invece, il costo ricade sulle famiglie. C’è anche un tema di qualità.

In che senso?

Se me lo posso permettere iscrivo mio figlio a un centro estivo. Tendenzialmente ne cerco qualcuno che non sia a scuola, perché c’è anche un problema di infrastrutture non adeguate. Chi non si può permettere questa soluzione ha due scelte: o manda i bambini negli oratori, dove tendenzialmente vengono affidati ai pari e non ci sono proposte pedagogiche ed educative, oppure li lascia a se stessi, a casa, di fronte alla tv o allo smartphone, anche se avrebbero bisogno di socializzazione. Tengo moltissimo a sottolineare che fare questa richiesta per noi non significa che la scuola sia un parcheggio, ma vuol dire riconoscere che tre mesi senza attività significative hanno un impatto sugli apprendimenti.

Il punto rilevante, quindi, è chiedere allo Stato attività educative e ricreative, anche alternative alla scuola, per i bambini e i ragazzi nei periodi di sospensione della didattica, al di là di quando essi siano.

È anche un tema di responsabilità collettiva. C’è una questione che per noi è molto rilevante: non c’è mai abbastanza attenzione a bambini e ragazzi con bisogni educativi speciali, disabilità, neurodivergenze. Ci sono pochissimi centri estivi che hanno le competenze e le figure educative in grado di supportarli. Ogni persona vive in uno spettro di privilegi: da un lato c’è chi si può permettere di più, dall’altro chi è privato di alcuni diritti fondamentali. C’è un dibattito molto aperto con gli insegnanti e le famiglie rispetto a quale sarebbe la soluzione migliore. Forse questa soluzione migliore non c’è ancora, va costruita e progettata insieme. Ci sono Comuni che ci stanno lavorando, per esempio quello di Reggio-Emilia ha lanciato una mappatura e una ricerca sui bisogni educativi delle famiglie, per conoscerli e affrontarli. Stiamo vedendo una presa in carico di responsabilità di singoli attori comunali, per sopperire alle mancanze dello Stato, mettendo in campo modelli sperimentali e cercando di costruire proposte calate sulle specificità dei territori.

Da una parte ci viene chiesto di fare più figli, dall’altra c’è un sistema di welfare che non è solo assente, è stato depotenziato e privatizzato. Nel momento in cui per esercitare un mio diritto devo pagare, quello non è più un diritto, diventa un privilegio

Un altro tema che vi viene posto, infatti, è quello legato al clima e ai cambiamenti climatici, soprattutto nelle Regioni del Sud.

C’è un’intersezione di problematiche su cui bisogna riflettere e trovare risposte collettive, che in questo momento non ci sono. Quello che vediamo sui social, anche rispetto alla campagna che abbiamo fatto con il duo di “Mammadimerda”, è un sistema basato molto sul singolo: io riesco a organizzarmi, se tu non ce la fai è colpa tua. Invece, come dicevo, è proprio un tema di responsabilità collettiva. Da una parte ci viene chiesto di fare più figli, dall’altra c’è un sistema di welfare che non è solo assente, è stato depotenziato e privatizzato. Nel momento in cui per esercitare un mio diritto devo pagare, quello non è più un diritto, diventa un privilegio.

Al momento, come diceva, si stanno diffondendo varie sperimentazioni. Ha fatto notizia l’Emilia-Romagna, che aprirà le porte delle primarie, su base volontaria, dal 31 agosto. E in alcuni altri luoghi, come in un istituto comprensivo di Genova, stanno seguendo questo esempio. Sono però soluzioni singole. Non sarebbe importante che diventassero strutturali?

La sfida è proprio questa. Di fronte a un problema di tipo strutturale – perché non è una questione emergenziale il fatto che la società del 2026 sia diversa da quella dei primi del ‘900 – si danno delle risposte singole. Ci viene detto: «Ma c’è il Piano Estate del Ministero». Quel piano, però, mette sul piatto davvero poche risorse rispetto alla complessità dei nostri territori, senza considerare il fatto che non tutte le scuole, per esempio, hanno le competenze gestionali per lavorare con questi fondi. Nella nostra esperienza, quello che abbiamo visto è che gli istituti che riescono ad ottenere queste risorse sono quelli che hanno una segreteria che funziona e personale amministrativo che può gestire i progetti. In altre situazioni, per diverse motivazioni, non si riesce ad accedere ai finanziamenti. La nostra risposta è immaginare modelli di comunità educante strutturali, in cui sia coinvolto anche il Terzo settore.

Foto in apertura di WeWorld

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Inclusione al “Quadrato”: Centimetro Zero fa il bis e conquista Ascoli

Un nuovo ristorante che unirà inclusione sociale, sostenibilità economica e ambientale in una location unica, Palazzo Saladini Pilastri ad Ascoli Piceno. È l’ultima sfida di Locanda Centimetro Zero di Pagliare del Tronto , il ristorante sociale di Pagliare del Tronto (frazione di Spinetoli, AP) aperto nel 2015. Il nuovo ristorante richiamerà, nel nome, il primo – Centimetro Zero al Quadrato – e aprirà le cucine entro la fine dell’anno.

Nato per iniziativa di Emidio Mandozzi e Roberta D’Emidio, nel corso di questi 11 anni il progetto ha diversificato le proprie attività. Al ristorante sociale e all’orto biologico si è aggiunta, nel 2020, la produzione di vino in collaborazione con il produttore Roberto Cipresso. Nel 2022, poi, l’apertura della cioccolateria “Cioccole” sotto la direzione della maîtres chocolatiers Giorgia Ciarrocchi. Ora, dunque, un nuovo ristorante, in un luogo storico del capoluogo.

In tutto, la Locanda, occupa stabilmente circa venti ragazzi con disabilità intellettiva, che a rotazione prestano servizio tra cucina e sala, in un contesto dove la disabilità diventa inclusione e coinvolgimento sociale con una clientela fidelizzata e sempre crescente.

«Abbiamo cercato di dare una risposta ad un bisogno che, per questi ragazzi, era duplice: offrire loro un’occasione di mettersi in gioco attraverso un lavoro che li facesse sentire autonomi, e dall’altro lato sentirsi liberi ed accettati dalla società», sottolinea Mandozzi. Gli fa eco D’Emidio: «Il nostro è un progetto che, oltre a offrire opportunità a tanti ragazzi, ai quali ci siamo talmente affezionati da diventare la nostra grande famiglia allargata è anche un sostegno per le famiglie che, attraverso una rete di supporto condiviso, riduce il carico di cura quotidiana». Lo conferma Martino Acquaroli, un “veterano” dei ragazzi che lavorano alla Locanda: «Noi esistiamo, perché ci siete voi».

Le foto sono di Locanda Centimetro Zero

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