Nasce “America First”: la scissione MAGA contro Trump
Tucker Carlson, Marjorie Taylor Greene e Joe Kent fondano un nuovo movimento politico. Alla base dei malumori la guerra in Iran, letta come il tradimento definitivo delle promesse elettorali del tycoon.
È nato ufficialmente “America First”, il nuovo movimento politico fondato dall’ex volto di punta repubblicano Tucker Carlson, in aperta rottura con il partito e con l’ala dei fedelissimi MAGA. Tra i suoi promotori anche la deputata Marjorie Taylor Greene e Joe Kent, ex funzionario per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump, dimessosi a inizio anno. L’obiettivo dichiarato è indebolire l’establishment repubblicano in vista delle presidenziali del 2028, in un momento già delicato per il Grand Old Party, a ridosso delle midterm del 3 novembre. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la gestione della guerra in Iran da parte della presidenza Trump. Carlson, un tempo tra i più strenui sostenitori del presidente, ha dichiarato pubblicamente di provare “profondo rimorso” per averlo appoggiato in passato, scrivendo sui social: “Il movimento MAGA è stato tradito, tutti lo siamo stati. È il momento di un nuovo percorso da seguire”.
Ancora più diretta Taylor Greene: “Avevamo detto basta guerre e lo intendevamo davvero. Abbiamo sostenuto Trump perché aveva fatto questa promessa. Ma lui ci ha traditi tutti.” Parole che fotografano con precisione il nodo della rottura: l’intervento militare in Iran ha smentito clamorosamente la promessa di tirare fuori l’America da guerre insensate che rappresentano solamente un elevato costo sociale e d’immagine per il Paese, minandone gli interessi strategici. Una promessa che aveva conquistato proprio quell’elettorato isolazionista stanco dell’interventismo bellico che oggi si sente abbandonato, se non ingannato.
Non solo l’Iran
Il malcontento ha anche altre radici. C’è il sostegno pressoché incondizionato garantito a Israele. C’è il rincaro dei carburanti, già bersaglio degli attacchi di Taylor Greene contro l’amministrazione nelle scorse settimane. E c’è, più in generale, la sensazione diffusa che il movimento MAGA sia stato silenziosamente riassorbito da quello stesso establishment che prometteva di smantellare. Non a caso, per citare un esempio, qualche settimana fa Laura Loomer, attivista conservatrice storicamente vicina a Trump, ha sorpreso tutti abbracciando pubblicamente la causa di Kiev, incontrando Zelensky.
Le conseguenze politiche
Joe Kent ha chiarito che la strada verso un terzo partito resta comunque in salita: “Presentarsi come candidati di un terzo partito è complicato. Non impossibile, ma è molto difficile.” Resta però il segnale politico, tutt’altro che trascurabile: una frattura aperta nell’ala più identitaria eideologicamente motivata dell’elettorato, proprio sul tema che più di ogni altro aveva definito la campagna elettorale di Trump. Se i mal di pancia dovessero continuare, l’impatto sulle midterm di novembre e sulla tenuta stessa del Partito Repubblicano potrebbe rivelarsi tutt’altro che marginale.
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