Il partito unico del campo stretto lascia Renzi fuori dalla porta

Una foto molto politica: il campo è questo qui. Più stretto che largo. Ieri il politburo del partito unico Pd-M5s-Avs ha fissato le prime riunioni sul programma del cosiddetto campo largo. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno postato una foto dei tre maschi in maniche di camicia e cravatta blu e lei come sempre sorridente al ristorante Costanza hostaria, pieno centro di Roma. Hanno parlato tra di loro convenendo che è ora di cominciare a lavorare: «Segnatevi due date: 8 e 15 luglio».
A un certo punto, bontà loro, si confronteranno con Matteo Renzi, i socialisti e PiùEuropa (cioè Riccardo Magi). Non potevano riunirsi subito tutti insieme? «Ma è normale che ci siamo visti noi quattro che lavoriamo da anni insieme – ci ha spiegato Fratoianni – siamo un po’ il cuore dell’alleanza, poi vedremo come includere tutti». Evidentemente si è voluto subito mettere agli atti chi conta davvero e chi conta meno, cioè Renzi (con tutto il rispetto per il socialista Enzo Maraio e Magi, che non sembrano esattamente due che hanno in animo di creare problemi al partito unico)
Si parte dunque. Ma si parte con uno sgarbo, il che non pare in sintonia con la testardaggine unitaria della leader del Partito democratico. L’esclusione di Renzi dal summit all’osteria di Pd-M5s-Avs non sarà un dramma anche se da Italia Viva si sente un poco rassicurante «tanto senza di noi non vincono». A sera Renzi posta: «Per tutto il pomeriggio i giornalisti ci hanno chiamato chiedendo se siamo arrabbiati perchè non siamo nella foto di Schlein, Bonelli, Conte, Fratoianni. E perchè dovremmo essere arrabbiati? Non siamo in quella foto perché non facciamo parte di questo gruppo di sinistra-sinistra che ha un consenso importante nel Paese, ma insufficiente a vincere e insufficiente a governare. Non abbiamo le stesse idee dei protagonisti di questa foto su molti temi: dal garantismo alla crescita economica, dall’energia all’Europa. Loro vogliono costituire un nucleo di sinistra-sinistra stretto nella coalizione e hanno tutto il diritto di farlo. Noi siamo un’altra cosa e pensiamo che senza una componente riformista la sinistra non vincerà mai. Però davanti al governo Meloni-Salvini-Vannacci pensiamo che sia giusto costruire un’alleanza programmatica».
Se il buongiorno si vede dal mattino, sembra lampante che la coppia Schlein-Conte più gli altri due rossoverdi considerano il campo largo a due cerchi: la sinistra più un soprammobile riformista. E forse si vuole già innervosire Renzi, metterlo ai margini, depurando l’alleanza progressista da ogni scoria programmatica che possa contraddire l’impostazione di sinistra e populista del campo.
Non è stata quindi soltanto una riunione organizzativa ma anche una scelta politica. Il messaggio che parte dal vertice dei quattro leader è chiaro: il progetto alternativo alla destra esiste già e ha già individuato il proprio baricentro. Un baricentro di sinistra. Resta da capire se gli alleati che saranno chiamati successivamente al tavolo accetteranno di orbitare attorno a quel baricentro oppure riusciranno a contribuire davvero alla definizione della rotta.
Quello che si può aggiungere è che il partito unico Pd-M5s-Avs si è improvvisamente svegliato dopo i vari movimenti di questi giorni al centro culminati con l’iniziativa degli Europeisti con Pina Picierno e Carlo Calenda di due giorni fa a Milano. In quella sede infatti si è capito che è possibile coagulare un insieme di forze di centro europeiste, riformiste e liberali per dar vita a una lista più larga di Azione che potrebbe sottrarre consensi al centrosinistra, quello originario, quando non era ancora diventato la federazione Pd-M5s-Avs, il cuore, come dice Fratoianni, dell’alleanza progressista.
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