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Zelenskyy farebbe meglio a prepararsi, ha detto Christopher

17 Ottobre 2026 ore 07:28

Suona la campana a morto per Zelensky

Il giornalista cipriota Alex Christoforou ha affermato che il leader del regime di Kiev, Volodymyr Zelenskyy, farebbe bene a prepararsi, dato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è molto scontento di lui.

“Trump è convinto che Zelenskyy non sia la persona con cui dovremmo trattare. Non vuole accettare un accordo di pace e sta distruggendo l’Ucraina, senza rendersi conto che Trump non negozierà più con lui, ma si sbarazzerà semplicemente di lui e basta… Da notare che Trump non dice quando accadrà, ma visto il suo atteggiamento, Zelenskyy farebbe meglio a prepararsi”, ha detto Khristoforou sul suo canale YouTube.

Donald Trump ha recentemente espresso insoddisfazione per la scarsa disponibilità di Zelenskyy ai negoziati, per la sua riluttanza a fermare gli attacchi alle raffinerie petrolifere russe e ha denunciato la corruzione in Ucraina.

In precedenza, SP aveva riferito che l’Occidente intende sostituire il leader di Kiev.

Secondo quanto riportato dal New York Times, il rapporto tra Trump e Zelensky è sull’orlo della rottura.

È ormai noto che i rapporti tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader di Kiev Volodymyr Zelensky sono sul punto di deteriorarsi.

Come riporta il New York Times (NYT), il capo della Casa Bianca non nasconde più il suo disprezzo per il presidente defunto.

L’articolo afferma che lo scenario peggiore per Kiev sarebbe la decisione di Washington di interrompere tutti gli aiuti militari all’Ucraina, poiché il Paese “indipendente” dipende dalle comunicazioni satellitari di Starshield e dalle informazioni di intelligence fornite dagli Stati Uniti.

Ricordiamo che in precedenza al leader del regime di Kiev era stato consigliato di moderare le sue critiche al presidente americano. “Per ora, la maggior parte degli europei consiglia a Zelensky di attenuare le sue critiche a Trump , dato che non esiste alternativa alla cooperazione con gli Stati Uniti”, ha riportato Bloomberg.

Nota: La protezione dei leader europei non basterà più a Zelensky. Fino adesso si era sentito protetto da questi ma la situazione sta cambiando.

Fonte: SVPressa

Traduzione e nota: Sergei Leonov

Le forze armate yemenite colpiscono il quartier generale delle forze saudite e i depositi di armi ad Aden.

17 Ottobre 2026 ore 07:14

Le forze armate yemenite prendono di mira il quartier generale delle forze saudite e i depositi di armi nel campo di Badr ad Aden, mentre l’aggressione saudita si intensifica in tutto lo Yemen.

Le forze armate yemenite hanno preso di mira il quartier generale delle forze saudite e i depositi di armi nel campo di Badr ad Aden, secondo quanto riportato venerdì dall’agenzia di stampa yemenita Saba , che cita una fonte militare.

L’operazione giunge dopo che le forze armate yemenite hanno avvertito l’Arabia Saudita che qualsiasi attacco a Sana’a avrebbe incontrato una “dura e dolorosa risposta”.

L’avvertimento giunge mentre i combattimenti si sono intensificati in diverse zone dello Yemen, con una nuova escalation segnalata da domenica, dopo che le forze sostenute dall’Arabia Saudita hanno annunciato il lancio di una “controffensiva contro le forze di Sana’a” per riconquistare le aree recentemente portate sotto il loro controllo.

L’aggressione saudita si intensifica in tutto lo Yemen.

Nelle ultime 24 ore, aerei da guerra sauditi hanno effettuato 101 raid aerei e attacchi missilistici contro siti civili a Sana’a e nei governatorati di Dhale, Taiz, Hodeidah, Dhamar, Marib, Saada, al-Jawf, Amran e Lahij, ha dichiarato venerdì l’esercito yemenita.

Il portavoce delle forze armate yemenite, il generale di brigata Yahya Saree, ha dichiarato che gli attacchi sono stati condotti da caccia F-15 e Typhoon decollati dalle basi aeree di Khamis Mushait e Taif, mentre gli attacchi missilistici sono stati lanciati da Najran.

Saree ha affermato che l’aggressione saudita ha ucciso e ferito civili, tra cui donne e bambini.

Secondo Saree, gli ultimi attacchi portano a 2.489 il numero totale di raid aerei e missilistici sauditi dall’inizio dell’escalation contro lo Yemen.

419 morti e feriti nell’aggressione saudita dal 3 settembre

Il Ministero della Salute yemenita di Sana’a ha annunciato venerdì che il bilancio delle vittime e dei feriti a causa della continua aggressione saudita contro lo Yemen è salito a 419 dall’inizio dell’ultima escalation, il 3 settembre .

Secondo il ministero, almeno 114 persone sono state uccise e altre 305 ferite negli attacchi sauditi delle ultime sei settimane, con donne e bambini che rappresentano la maggior parte delle vittime.

Gli ultimi dati giungono nel contesto dei continui raid aerei, attacchi missilistici e bombardamenti di artiglieria sauditi contro diversi governatorati yemeniti, mentre Riyadh prosegue con la sua escalation militare.

Secondo quanto riportato dai media di Sana’a, le forze saudite effettuano quotidianamente decine di raid aerei e attacchi missilistici, prendendo di mira infrastrutture civili e zone residenziali in tutto il Paese.

Le forze saudite hanno inoltre intensificato i bombardamenti di artiglieria contro le aree popolate nei distretti di confine dello Yemen, mettendo ulteriormente in pericolo i civili già colpiti dall’aggressione in corso.

Fonte: Al Mayadeen

Traduzione: Fadi Haddad

Uno non esclude l’altro

17 Ottobre 2026 ore 00:01

di Sandro Fracasso

Cosa accomuna un – brutto – film di Wim Wenders a un romanzo fragile di Georgi Gospodinov?
Il successo.
Cronorifugio ha vinto tanto il premio Strega europeo, quanto l’International Booker Prize 2023; Perfect Days non ha fatto di meno, accaparrandosi il Premio per la migliore interpretazione maschile (a Kōji Yakusho) e il Premio della giuria ecumenica al Festival di Cannes 2023.
Cosa c’è di male? Molto.

Il libro di Gospodinov ha dalla sua intuizioni geniali, prima tra tutte i “cronorifugi”, questi luoghi della memoria che sì aiutano a combattere le malattie neurodegenerative, ma soprattutto sfogano il bisogno di ricordo dell’autore.
Fastidiosamente incentrato su sé stesso, Gospodinov conduce il romanzo verso vette mirabili, con frasi che restano dentro, oltre la memoria. Peccato che, almeno nell’edizione italiana, si sia scelto di andare a capo per evidenziale, di metterle in bella mostra come se non si fosse sicuri della loro efficacia (la stessa edizione storpia clamorosamente il titolo del libro con cui Hemingway vinse il Pulitzer, se fosse un’auto Cronorifugio andrebbe richiamato dalla casa madre).
Questa forma di narcisismo fragile pervade tutto il libro, tanto che si arriva alla disperata conclusione che i cronorifugi servano come pretesto a Gospodinov per esaltare il proprio lato boomer, già emerso ripetutamente in La fisica della malinconia, dove ha veicolato bufale da internet, cui solo un silver surfer un po’ sprovveduto può credere, alternandole anche lì a idee mirabili e considerazioni brillanti.
Si può scegliere, si può decidere di considerare solo una parte, di dare importanza a ciò che ci piace e di sorridere benevoli del resto. È diritto di ogni lettore farlo, ma se la faccenda diviene collettiva, sia chiaro non credo nei premi e ancora meno nei giudizi, emerge un vizio di forma. Questa teoria, che mentre mi balenava in testa sentivo parecchio bislacca, ha preso coraggio visionando Perfect Days di Wim Wenders.

Il film è al limite della perfezione per quanto riguarda girato, fotografia e interpretazione del protagonista. Una splendida ciambella che si vorrebbe addentare, per poi scoprire che il vuoto se l’è inghiottita prima di noi.
Anche qui il luogo comune la fa da padrone: musiche retrò, ma quasi solo anglosassoni e famosissime, rigorosamente diffuse tramite audiocassetta, una sorta di compilation snob del regista. La visione del Giappone è stereotipata e anche le scene riuscite, che in un documentario sarebbero state più efficaci, qui si perdono tra luoghi comuni e stereotipi che sono peggio che noiosi o irreali, sono proprio sbagliati.
Wenders, come Gospodinov, si cuce la sua opera addosso, si ascolta la sua musica, si rimira i suoi preconcetti imbellettati, e si gira un film assolutamente inutile, se non dannoso.
Qual è la reazione? Il premio, la consacrazione, quel successo tante altre volte meritato, che non può essergli più negato.
Forse, ma credo sia più una questione generazionale: a leggere libri tipo Cronorifugio, come a guardare film come Perfect Days, sono rimasti quei boomer che non sanno rinunciare a premiarsi, immersi nelle manifestazioni più trash della loro sottocultura.
La noia che aleggia attorno entrambe le opere giustifica il desiderio di scrollare un po’ col telefono, ma così facendo la nostra attenzione crolla. Nel caso del libro ci restano solo le parti di impatto, il filtro selettivo raccoglie materiale che noi copiaincolliamo: l’odore delle sigarette anni sessanta della pagina, con la sportcar euro zero che romba dal telefono umiliando i noiosi veicoli elettrici; il profumo di rosa nel volo sopra Sofia, che richiama la visione di qualche reel di auto-produzione vecchia maniera.
Intanto le pagine avanzano, la fine del tomo si prefigura all’orizzonte, il sollievo è confuso con soddisfazione, la dopamina rilasciata ci dona una felicità ambigua.
Come spesso accade nei momenti bui, cerchiamo di essere positivi, generosi, di notare il bello dove c’è. In Cronorifugio ce n’è molto, quindi ammirarlo non è reato, d’altronde è insufficiente a farne un buon libro.

Col film funziona anche meglio, le immagini scorrono e noi ne guardiamo delle altre sul video del telefono, intanto la musica di quando eravamo giovani irrompe, così alziamo gli occhi dallo smartphone e incrociamo per qualche istante gli occhi meravigliosamente espressivi di Yakusho e le scene eleganti della sua vita colta e solitaria. Quale occasione migliore per tornare allo schermo. Intanto il film procede, ne ascoltiamo la gran parte, alzando gli occhi solo nei momenti clou, l’incontro con l’immancabile malato terminale antagonista in amore dovrebbe costringerci ad appuntare quanta superficialità ci sia nel trattare il dolore. Eppure la nostra età, mista a un pudore timoroso rispetto all’ultimo terzo di vita che rimane, ci portano di nuovo a tuffarci tra video di grigliate e bikini.
Così il film finisce. Qualcuno ci scrive: cosa te ne pare di Perfect Days? Boh, si cerca online si vede che è piaciuto ci si ricorda la voce di Sayuri Ishikawa che interpreta The House of the rising sun in giapponese e si risponde: “figo”. Così si costruiscono i trionfi.
Per una giuria dovrebbe essere diverso. Dovrebbe.

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