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MANTI IN COMMISSIONE COVID ▷ "TAGLIARONO FUORI DE DONNO DALLA SPERIMENTAZIONE SUL PLASMA"

13 Ottobre 2026 ore 20:30

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Ci sono storie della pandemia che non hanno mai trovato una risposta definitiva, e quella del plasma iperimmune è tra queste.
Nella primavera del 2020, all’ospedale Carlo Poma di Mantova, il primario di pneumologia Giuseppe #DeDonno e il collega del Servizio trasfusionale Massimo Franchini cominciarono a trattare i malati di Covid con il plasma dei guariti. Quando arrivò il momento di una sperimentazione nazionale, però, la scelta cadde sullo studio Tsunami, promosso da Aifa e Istituto superiore di sanità e guidato dall’Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa insieme al Policlinico San Matteo di Pavia. I risultati, resi noti nell’aprile 2021, non evidenziarono benefici significativi del plasma rispetto alla terapia standard. Pochi mesi dopo, nell’estate dello stesso anno, De Donno veniva trovato senza vita. Oggi quella vicenda è tornata a Palazzo San Macuto, davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid.

A riportarla in aula è #FeliceManti, giornalista del Giornale, che nel 2020 firmò insieme a Edoardo Montolli una serie di articoli sul presunto conflitto di interessi del Pd sul plasma.
Querele o diffide? La risposta non lascia spazio a ripensamenti: “Tutto ciò che ho scritto era una rappresentazione veritiera della realtà, e quindi inevitabilmente qualcuno si è sentito toccato. Di fronte a una terapia domiciliare sostanzialmente inesistente, basata su tachipirina e vigile attesa, il professor De Donno aveva provato a sperimentare una cura basata sul plasma: si prendeva il plasma delle persone guarite e lo si somministrava ai malati, nella speranza che gli anticorpi li aiutassero a guarire. Non si può parlare di trial, perché è stato fatto tutto in maniera spontanea. Però quella cura funzionava, e in quel periodo tristissimo che ricordiamo tutti l’esperienza di De Donno divenne una best practice”.

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Lo scontrino del PNRR mette i BRIVIDI: ascoltate bene quanto pagheremo di soli INTERESSI

13 Ottobre 2026 ore 16:26

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Ricordate quando vi parlavo del PNRR? Vi ricordate quando vi dicevo che non esistono i contributi a fondo perduto dell’Unione Europea, e che sarebbe stata una fregatura? Bene, oggi sappiamo che i prestiti, perché si tratta di prestiti del PNRR ottenuti dall’Unione Europea, evidenziano un esborso di interessi nettamente superiore a quello che avremmo avuto con una presunta emissione autonoma di titoli di Stato.

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"SARANNO MOLTO ECONOMICHE": COSA DICEVA DELLE SANZIONI CHI OGGI HA APPROVATO IL PACCHETTO MAXI

13 Ottobre 2026 ore 13:54

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Un vecchio video torna a fare il giro dei social, e con lui una frase che all’epoca era passata quasi inosservata. A riportarla in superficie è chi l’ha accostata all’immagine di un cimitero ucraino, file di croci a perdita d’occhio, trasformando un passaggio da convegno in un caso politico. Le parole risalgono all’ottobre 2023 e sono di Kajsa Ollongren, allora ministra della Difesa dei Paesi Bassi: sostenere l’Ucraina contro la Russia, spiegava, rappresenta un modo molto economico per evitare che Mosca diventi una minaccia per la NATO.

Il prezzo della sicurezza

Il contesto è quello del Warsaw Security Forum. Alla ministra veniva chiesto quanto fosse ottimista sulla capacità dell’Occidente di garantire aiuti a Kiev per tutto il tempo necessario, con il timore che il sostegno americano potesse interrompersi per effetto delle dinamiche elettorali negli Stati Uniti. La risposta andava oltre la rassicurazione di rito. Per Ollongren l’opinione pubblica doveva convincersi che la guerra russa non riguarda l’Ucraina, ma la sicurezza dell’Europa, e i governi europei non potevano limitarsi ad attendere l’esito del voto americano.

Da qui l’appello a Washington, e la frase incriminata. Secondo la ministra, gli Stati Uniti condividono in fondo lo stesso interesse dell’Europa, perché sostenere Kiev conviene a tutti. Una logica contabile, quasi da bilancio aziendale, che oggi suona assai diversa agli occhi di chi conta le vittime al fronte.

Dall’Aia a Bruxelles

Non si trattava di un’uscita isolata. Durante il suo mandato il governo olandese ha destinato ulteriori 2 miliardi di euro in aiuti militari all’Ucraina per il 2024, e nel giugno dello stesso anno Ollongren dichiarò che i Paesi Bassi non si sarebbero opposti all’impiego degli F-16 forniti a Kiev per colpire obiettivi in territorio russo. Il suo incarico alla Difesa si è chiuso il 2 luglio 2024.

La carriera, però, è proseguita ai piani alti delle istituzioni europee. Lo scorso giugno l’Alta rappresentante Kaja Kallas l’ha nominata segretaria generale del Servizio europeo per l’azione esterna, il vertice amministrativo della diplomazia Ue, con insediamento fissato al primo settembre. Una nomina che riflette la priorità che Bruxelles assegna oggi alla difesa europea. Ed è proprio questo a dare nuovo peso a quel video: la funzionaria che oggi guida la macchina diplomatica dell’Unione è la stessa che liquidava il sostegno a Kiev come un affare vantaggioso. Testuale: “Sostenere l’Ucraina è un modo molto economico per assicurarsi che la Russia, con questo regime, non sia una minaccia per l’Alleanza atlantica”.

Il pacchetto più pesante dalla guerra

E proprio dal Servizio europeo per l’azione esterna, la struttura che Ollongren oggi dirige, è partita la proposta del nuovo giro di vite contro Mosca. Presentato il 16 settembre, il pacchetto ha ottenuto il via libera degli ambasciatori Ue il 7 ottobre: 1.646 nuovi nomi nella lista nera, di cui 743 persone e 826 entità legate all’industria militare russa, più della metà coinvolte nella produzione di missili, a cui si aggiungono 77 deputati della Duma eletti nei territori ucraini occupati. Si tratta del più ampio allargamento delle sanzioni dall’inizio dell’invasione, e prevede congelamento dei beni, divieto di ingresso nell’Unione e stop ai finanziamenti. La ratifica formale spetta ai ministri degli Esteri riuniti a Lussemburgo sotto la presidenza di Kaja Kallas, che già in estate aveva tracciato la rotta senza ambiguità: “La pressione deve continuare a crescere finché Mosca non metterà fine alla guerra”.

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