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Un tubo su misura

10 Ottobre 2026 ore 20:00
Entra sottile e si allarga una volta arrivato a destinazione. È il dispositivo progettato da Fraido, startup trentina, per rendere più sicura l'intubazione, cioè l'inserimento di un tubo nella trachea (il canale che porta l'aria ai polmoni) per far respirare chi non ce la fa da solo. Con il Covid ne abbiamo sentito parlare tutti, ma negli ospedali si pratica ogni giorno, in sala operatoria come in pronto soccorso. Quando c'è il tempo di studiare l'anatomia del paziente, di solito va tutto liscio. Soprattutto in emergenza, però, il passaggio può rivelarsi più stretto o tortuoso del previsto, per un corpo estraneo, un tumore, un trauma o una conformazione particolare delle vie respiratorie. In questi casi si può introdurre prima una guida flessibile e su questa far scorrere il tubo: se è troppo largo, lo si sfila e si riprova con uno più piccolo, fino a trovare quello più adatto. Ogni tentativo a vuoto può ferire la trachea e allunga il tempo in cui ai polmoni non arriva aria: si rischia l'ipossia, una carenza di ossigeno che mette in pericolo il cervello. Quanto sia delicata la manovra lo ha mostrato uno studio coordinato da ricercatori dell'Università di Milano-Bicocca su circa 3mila pazienti gravi ricoverati in 29 Paesi: quasi uno su due ha avuto almeno una complicazione seria, per lo più cali bruschi della pressione, e succedeva più spesso quando non si riusciva al primo colpo. L'idea è nata in corsia. Antonio Maria Vizioli, infermiere di pronto soccorso, quella operazione l'ha vista ripetersi molte volte. Insieme a Elia Fregonese, ingegnere dei materiali che veniva dal settore spaziale, ha brevettato un meccanismo che, con un comando, varia il diametro del condotto già inserito. «Questo consente di utilizzare un solo dispositivo», spiega Vizioli. Non si cambia più tubo, insomma: si cambia la sua misura. L'invenzione di Fraido non risolverà tutte le intubazioni difficili: in molti casi il problema è vedere l'ingresso della trachea, più che farci passare il tubo. Il progetto è ancora in fase di sviluppo. Il primo banco di prova sarà un cadaver lab, dove si fa pratica su corpi donati alla scienza: lì anestesisti e infermieri misureranno quanto tempo serve per intubare con il nuovo tubo e con quelli usati oggi. Se il confronto sarà favorevole, arriveranno le certificazioni richieste per i dispositivi medici e la produzione in serie. Solo allora potrà entrare in corsia. Del resto, la medicina usa molti altri condotti che vanno inseriti nel corpo. Per questo l'azienda ha brevettato lo stesso meccanismo anche per cateteri e drenaggi..

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Un tubo su misura

L’Antartide ha avuto la sua “era degli incendi”

10 Ottobre 2026 ore 12:00
Qualche anno fa, poco prima della pandemia da COVID-19, un gruppo di scienziati dell'Alfred Wegener Institute di Bremerhaven, in Germania, recuperò e analizzò, dal fondale oceanico dell'Antartide occidentale, un campione di suolo lungo 30 metri e risalente a 90 milioni di anni fa, durante il Cretaceo. L'analisi rivelò che il campione conteneva tracce della foresta più meridionale mai ritrovata. Sei anni dopo, un nuovo studio dello stesso team sullo stesso campione stabilisce un nuovo record: come raccontato su Nature Communications Earth and Environment, quel suolo dell'Antartide del Cretaceo mostra i segni degli incendi più meridionali mai scoperti sul pianeta. A scanso di equivoci, è bene ricordare che stiamo parlando di periodo in cui il nostro Pianeta era popolato principalmente dai dinosauri, che dominavano molti ecosistemi terresti. Accanto a loro, vivevano rettili e piccoli mammiferi, ma anche insetti e uccelli. Non c'erano invece le condizioni climatiche e ambientali adatte alla sopravvivenza dell'essere umano, tra cui proprio la presenza delle calotte di ghiaccio ai Poli. . Gli incendi dell'Antartide Il campione ritrovato dai ricercatori è, come detto, lungo 30 metri, ed è stato scavato a "solo" 900 km dal Polo Sud. Quando venne analizzato nel 2020, permise di scoprire che, 90 milioni di anni fa, l'Antartide non era una distesa di neve e ghiaccio ma una foresta pluviale umida e paludosa. Per analizzare un campione di quel tipo, però, servono metodi distruttivi: in particolare, l'uso di acidi per sciogliere tutto quello che non è materia organica. Rimangono in questo modo le tracce delle piante, ma i ricercatori al tempo notarono anche qualcosa che non si aspettavano: pezzetti di carbone, messi da parte in attesa di ulteriori analisi.. Ora queste analisi sono arrivate e confermano la natura di questi piccoli resti: piante bruciate, la prima prova del fatto che l'Antartide del Cretaceo era attraversata anche da incendi. Il campione ha rivelato anche altri dettagli che puntano nella direzione del fuoco: la presenza di certi residui chimici tipici delle piante bruciate, ma anche quella dell'ambra, che gli alberi usano per riparare i danni dovuti ad agenti esterni, tra cui appunto il fuoco. Se è vero che tre indizi fanno una prova, quindi, il campione dell'Antartide contiene i resti degli incendi più meridionali mai registrati. . Da foresta a torbiera Incendi che cambiarono la faccia dell'Antartide durante il Cretaceo – un altro segreto svelato dal campione di suolo, che ha permesso ai ricercatori di tracciare i cambiamenti nell'ecosistema nel corso di milioni di anni. All'inizio del sedimento, infatti, negli strati più profondi e quindi più antichi, ci sono le prove della presenza di foreste pluviali in Antartide. Con l'arrivo degli incendi, che contribuirono a tenere più "aperto" il paesaggio, la foresta comincia a fare spazio alle torbiere, ambienti umidi e paludosi che beneficiano del fuoco: gli autori fanno notare che un meccanismo simile alimenta le odierne torbiere artiche.. Un particolare affascinante emerso dallo studio riguarda gli sfagni, i muschi grazie ai quali si originano le torbiere. Un confronto tra le spore degli sfagni dell'Antartide, che risalgono a 90 milioni di anni fa, e quelli trovati in Scozia e relativi agli ultimi 10.000 anni, ha mostrato più somiglianze che differenze: in altre parole, questi muschi non sono cambiati granché, e continuano da decine di milioni di anni a fungere da motore per la nascita e la buona salute delle torbiere..

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L’Antartide ha avuto la sua “era degli incendi”

Che cos'è la "droga del palloncino"?

10 Ottobre 2026 ore 11:00
È un gas anestetico, ma è usato anche per montare la panna, venduto in bombolette e del tutto legale in Italia. Ne abusano soprattutto i giovanissimi, che lo impiegano per gonfiare palloncini e poi lo respirano. Per i suoi effetti è chiamato gas esilarante, ma il nome scientifico è protossido di azoto, ed è una piccola molecola contenente azoto e ossigeno.. Ma che ti ridi? Una volta inalato, arriva rapidamente al cervello, causando euforia, alterazioni sensoriali, intorpidimento e allucinazioni. L'effetto dura pochi minuti e, una volta svanito, sembra che tutto torni normale, come se non fosse successo nulla.. Come tutte le droghe, però, anche il protossido di azoto danneggia il sistema nervoso e lo fa in modo subdolo: inattivando la vitamina B12, che è fondamentale per il mantenimento della guaina mielinica che protegge i nervi. Questo è il motivo per cui "la droga del palloncino" può causare paralisi, oltre a danni cognitivi e psicosi..

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Che cos'è la "droga del palloncino"?

Cosa c'è dietro la scossa record di 7.7 a Panama

10 Ottobre 2026 ore 08:00
Un terremoto di magnitudo 7.7 ha colpito il 9 ottobre, alle 12:56 ora locale, la zona a sud della penisola di Azuero, a Panama. La scossa è stata avvertita in tutto il Paese e fino a Costa Rica, Colombia e Venezuela.. Forte intensità Le informazioni disponibili sono ancora poche, ma posizione, profondità e magnitudo fanno pensare a un evento grave. Molti edifici della regione non sono progettati per resistere a scosse così forti e non erano mai stati messi alla prova da un terremoto di questa portata: è probabile che i danni siano diffusi. In alcune località sono state registrate intensità tra l'VIII e il IX grado Mercalli (che misura le distruzioni), da forti a violente, sufficienti a danneggiare gli edifici più vulnerabili. Alcuni danni sono già stati segnalati. I testimoni raccolti dal Centro sismologico euro-mediterraneo (EMSC) parlano di scosse molto forti, black-out e oggetti caduti a terra. Le stime dell'USGS vengono aggiornate nel tempo, quindi conviene consultare il sito per i dati più recenti.. Le zone più colpite sono quelle di cui si sa meno Mancano ancora notizie dalle aree vicine alla faglia, dove la scossa è stata più forte. Nei terremoti il silenzio non è un buon segno: di solito indica zone meno sviluppate, con comunicazioni più fragili. Molti media raccontano ciò che si è sentito a Panama City, a circa 200 chilometri di distanza, mentre quasi nessuno parla di Tonosí, cittadina di circa 2.300 abitanti, o del piccolo centro rurale di Los Atrales.. Gli Stati Uniti hanno emesso un'allerta tsunami, come da procedura per i terremoti di questa potenza. Il primo avviso, circa sei minuti dopo la scossa, si basava su una magnitudo stimata di 8. Una quindicina di minuti più tardi il valore è stato rivisto al ribasso e gli allarmi sono stati via via cancellati. Le prime stime prevedevano onde da 1 a 3 metri su alcune coste panamensi, ma non si sono verificate. La rottura della faglia sembra essere avvenuta quasi interamente sotto la terraferma e il terremoto è di tipo trascorrente, cioè con movimento orizzontale: per questo uno tsunami distruttivo appare improbabile.. Un record per Panama È probabilmente il terremoto più forte mai avvenuto sulla terraferma panamensi nella storia documentata. Quello del 1882, sotto il Mar dei Caraibi, potrebbe essere stato più forte e causò un grande tsunami, ma le magnitudo di eventi così antichi sono molto incerte. Nel 1974 un terremoto di magnitudo 7.3 colpì il confine tra Colombia e Panama. Scavi paleosismici hanno inoltre rivelato diversi grandi terremoti (circa magnitudo 7) lungo le faglie di Pedro Miguel e Limón, che attraversano il Canale di Panama. Sembra un caso tipico di faglia "dormiente": una struttura che produce pochi terremoti, o nessuno, prima di scatenare un evento di grande magnitudo. Ricorda, in scala maggiore, il terremoto di Ridgecrest, in California, del 2019.. Perché a Panama c'è stato un terremoto così forte? A prima vista la costa meridionale di Panama sembra quella di una zona di subduzione, cioè dove una placca oceanica scivola sotto un continente, come in gran parte della costa pacifica americana. Il fondale che scende ripido verso il mare profondo è tipico di questi luoghi. Ma è solo un'eredità del passato: quel meccanismo oggi è spento. Si può pensare a una vecchia cicatrice sulla pelle: la forma è rimasta, ma la ferita originaria non è più attiva. Al suo posto, sotto Panama, il movimento principale è un altro. Le placche non si scontrano, ma scorrono di lato, una accanto all'altra, a circa 3,5 centimetri all'anno.. A fare da confine è una grande frattura che corre da nord a sud, poco a ovest del meridiano 82° ovest. A ovest di questa linea la subduzione è ancora attiva e i terremoti sono frequenti. A est, dove si trova la penisola di Azuero, la zona era sismicamente tranquilla e non si era mai registrato nulla di simile. Proprio questa calma ha ingannato: una faglia che resta silenziosa per molto tempo può accumulare tensione e rilasciarla di colpo in un grande terremoto, come è successo il 9 ottobre.. Quale faglia si è mossa? La principale indiziata La candidata più probabile è la faglia Azuero-Sona, che si allinea con la zona di scuotimento più intenso modellata dall'USGS. Sappiamo poco della sua attività: i pochi studi si sono concentrati soprattutto sulle rocce vulcaniche che taglia, vecchie di circa 20 milioni di anni. Uno studio del 2010 di Rockwell e colleghi ha trovato tracce geomorfologiche di scorrimento piuttosto recente, con movimento laterale sinistro di 5-7 millimetri l'anno e movimento verticale di 9-14 millimetri l'anno. È ancora presto per dire con certezza quale faglia si sia mossa. Potrebbe trattarsi di una faglia con orientamento nord-est/sud-ovest, di una non ancora mappata o di una rete di faglie con entrambi gli orientamenti: i grandi terremoti trascorrenti attivano spesso più faglie vicine.. Cosa succede ora Un terremoto trascorrente di questa magnitudo e così superficiale dovrebbe aver prodotto una vistosa rottura in superficie, visibile agli abitanti e probabilmente anche dall'alto. Nei prossimi giorni i satelliti radar osserveranno l'area e permetteranno di mappare l'estensione della faglia e l'entità dello scorrimento. Intanto continuano le scosse di assestamento. La più forte finora è stata di magnitudo 6.6, seguita da altre sei tra 5 e 6..

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Cosa c'è dietro la scossa record di 7.7 a Panama

UAP nei cieli del Kuwait? No, uccelli

10 Ottobre 2026 ore 07:00
Era uno dei casi più intriganti tra quelli resi pubblici il 18 settembre 2026 dal Sistema presidenziale di divulgazione e segnalazione degli incontri con gli UAP (PURSUE): sei piccoli punti caldi, ripresi da un velivolo militare con una telecamera a infrarossi sopra l'isola di Qaruh, vicino al Kuwait. Il rapporto della missione parlava di un gruppo di oggetti in movimento a circa 480 miglia orarie, cioè circa 777 chilometri orari. Oggi un nuovo studio propone una spiegazione: sarebbe uno stormo di uccelli. L'articolo, firmato come autore principale da Jacob Haqq-Misra insieme ad altri membri del Consiglio consultivo scientifico dell'UAP, ha un metodo semplice nell'idea: invece di cercare di stabilire a che distanza si trovino gli oggetti, dato che i video non la indicano, misura qualcosa che dalla distanza non dipende.. Il problema della distanza Negli ultimi cinque mesi il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti ha rilasciato sei serie di registrazioni nell'ambito di PURSUE, tra cui decine di video da telecamere a infrarossi montate su aerei militari. Le informazioni mostrate a schermo sono state però in gran parte censurate, e nessuno dei filmati indica la distanza tra sensore e bersaglio. Senza questo dato, anche la velocità resta una stima incerta: un piccolo oggetto vicino al velivolo, come un insetto, un uccello o un pallone, può sembrare un oggetto più grande, più veloce e più lontano.. Il precedente più noto è il video "Go Fast", registrato dalla Marina statunitense nel 2015. L'oggetto che sembrava sfrecciare radente al mare si trovava in realtà molto più in alto, e si muoveva a una velocità vicina a quella del vento. Ma i dati che hanno permesso di risolvere quel caso, nei video di PURSUE, sono stati oscurati. Il filmato accompagna il rapporto DOW-UAP-D108, redatto da un equipaggio dell'aeronautica statunitense dopo un avvistamento del 29 luglio 2025.. Vi si descrivono sei piccoli oggetti raggruppati, "agili", che "cambiavano frequentemente direzione" e potevano farlo "rapidamente e simultaneamente". La velocità stimata, 480 miglia orarie, corrisponde al 63% di quella del suono (circa 215 metri al secondo), a un'altitudine stimata di 6,7 chilometri.. Il segnale nascosto nella luce Gli uccelli si tradiscono con le ali. Ogni battito modifica la superficie che l'animale presenta alla telecamera e quindi ne modula la luminosità infrarossa, alla frequenza del battito o al suo doppio. In volo di crociera la frequenza va da circa 2,5 battiti al secondo per le specie più grandi a oltre 10 per i piccoli uccelli canori. E, soprattutto, non cambia con la distanza.. I ricercatori hanno analizzato fotogramma per fotogramma luminosità e dimensioni apparenti di ciascuno dei sei oggetti, che chiamano A-F. Tutti pulsano con regolarità, ciascuno al proprio ritmo, tra 7,11 e 7,85 volte al secondo. Lo stesso segnale compare misurando la luminosità, l'area in pixel e altri parametri (tra cui la larghezza gaussiana) e tutti portano portano a circa 0,13 battiti al secondo. I sei oggetti non battono all'unisono. A e C pulsano a 7,85 Hz, E e F a 7,60-7,64, B a 7,38 e D a 7,11. Anche le fasi sono sfalsate, da 30 a 170 gradi tra una coppia e l'altra, con otto coppie oltre i 90 gradi. Perfino A e C, che hanno la stessa frequenza, sono distanti 119 gradi. Questo, secondo gli autori, esclude gli artefatti del video. Uno sfarfallio prodotto dalla compressione o dal sensore colpirebbe tutti gli oggetti con un'unica frequenza e un'unica fase. Test con oggetti a luminosità costante inseriti nel filmato hanno confermato che né la compressione né il sensore generano un effetto simile.. Il confronto con i dati di Las Vegas Per verificare che un battito così regolare sia davvero compatibile con degli uccelli, il gruppo ha applicato lo stesso metodo ai video della rete di telecamere a infrarossi a terra vicino a Las Vegas. Al mattino e alla sera è stato facile individuare numerosi animali in volo, tutti con oscillazioni costanti di luminosità e dimensioni per l'intera ripresa. Le frequenze misurate vanno da 3,4 a 10,0 battiti al secondo, in linea con quelle degli uccelli in volo di crociera e con quelle dei sei punti di PR135. Gli uccelli a confronto hanno inoltre dimensioni e luminosità simili a quelle dei punti del video militare. La frequenza non basta a individuare una specie, ma pone dei limiti ai tipi di uccelli possibili. E ciò che si osserva in PR135, cioè frequenze simili ma non identiche e movimenti fuori fase è esattamente ciò che ci si aspetterebbe da sei uccelli che volano insieme.. Quanto vanno veloci, davvero? Resta la velocità di 480 miglia orarie. Secondo lo studio, potrebbe essere un effetto di parallasse: uno stormo quasi fermo o lento a un'altezza pari al 60-80% di quella del velivolo, produrrebbe esattamente quella velocità apparente se la si calcolasse proiettandola sul terreno sottostante. Gli uccelli, insomma, sarebbero più vicini all'aereo di quanto ipotizzato dall'equipaggio. Anche altri elementi tornano. Il numero degli oggetti, la loro disposizione mutevole (i punti si spostano l'uno rispetto all'altro di decine di pixel in un paio di secondi, disponendosi a turno in linea, ammasso, coppie e un anello approssimativo) e la descrizione di oggetti agili che cambiano direzione sono coerenti con uno stormo.. Gli autori ritengono meno plausibile l'ipotesi di droni coordinati a quella velocità: la limitata velocità di comunicazione tra droni renderebbe probabili le collisioni, mentre occhi e cervello degli uccelli sono abbastanza rapidi da consentire un movimento coordinato. Va considerata anche l'altitudine. Studi sui migratori notturni tracciati dal radar mostrano che gli uccelli battono le ali più velocemente in aria rarefatta: la frequenza aumenta di circa 0,4 Hz per chilometro di quota nei planatori e di 1,1 Hz nei "balzanti". A un'altezza fino a 3 chilometri, dunque, gli stessi uccelli potrebbero battere le ali circa 3 Hz più in fretta che vicino al livello del mare.. I limiti dello studio Il filmato è stato girato sull'isola di Qaruh, nel sud del Kuwait. A fine luglio, picco della stagione riproduttiva, cieli e acque intorno all'isola sono popolati soprattutto da uccelli marini che nidificano: in particolare quattro specie principali di sterne e i cormorani di Socotra. Gli stessi autori riconoscono i limiti dell'analisi, dovuti alla scarsità di dati, soprattutto sull'altitudine della telecamera. Per arrivare a conclusioni definitive servirebbero la posizione del velivolo, la telemetria dei sensori e i video non censurati, in modo che le deduzioni possano essere verificate invece di restare interpretazioni ambigue. Il valore del lavoro, però, va oltre questo caso. L'analisi nel dominio del tempo, basata sulla variabilità periodica della luminosità, permette di caratterizzare un UAP anche quando la distanza è ignota e i dati dei sensori sono oscurati. Per gli autori, nel loro insieme i risultati forniscono prove convincenti che gli oggetti di DOW-UAP-PR135 siano un piccolo stormo di uccelli..

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UAP nei cieli del Kuwait? No, uccelli

Le nuove tecnologie danno dipendenza?

10 Ottobre 2026 ore 05:00
Alcuni scommettono in Borsa prima ancora di essere diventati maggiorenni con il trading online, anche se sarebbe illegale. Altri non muovono un passo senza aver consultato ChatGPT o Gemini, poco importa se sugli affari di cuore o sul compito in classe. Tantissimi passano ore e ore sui social, ipnotizzati da reel e foto, senza concentrarsi su nulla per più di qualche secondo. È la realtà di molti adolescenti italiani, ma guai a pensare che gli adulti siano immuni: la rivoluzione del Web ha travolto anche chi ha trascorso la prima parte della vita in un mondo analogico e ora per tutti, a ogni età, lo spettro della dipendenza da Internet, smartphone e social non è così remoto.. Evolutivamente vulnerabili Il tempo vola, scrollando video al cellulare: a tutti capita di stare col telefono in mano un'ora, credendo che siano passati pochi minuti. Qualcuno pensa a quello fin dal risveglio al mattino: scivolare nella dipendenza da nuove tecnologie è facile, perché come ha spiegato di recente Keith Humphreys, psichiatra dell'Università di Stanford in California (Usa), in un documento sulle dipendenze: «Abbiamo un cervello antico in un ambiente nuovo. La vulnerabilità alle dipendenze non ha avuto conseguenze per il 99,9% della nostra evoluzione. Ora però tutto ciò che ha un grande potenziale per indurle, dalle sostanze alle tecnologie, è a portata di mano».. Per le nuove dipendenze – da Internet, social, giochi d'azzardo e così via – valgono infatti meccanismi simili a quelli che portano a non poter più fare a meno delle sostanze d'abuso: slot machine e media digitali sono disegnati apposta per farci provare picchi di piacere, e così l'abitudine a stare collegati, vedere serie Tv o "parlare" con un'intelligenza artificiale si trasforma in dipendenza.. Un vero disturbo mentale «Le dipendenze comportamentali sono un vero disturbo del sistema nervoso centrale», spiega Massimo Clerici, presidente della sezione di Psichiatria delle dipendenze della Società italiana di psichiatria. «Non esistono però precisi criteri diagnostici per le dipendenze comportamentali, fatta eccezione per il gioco d'azzardo o online (gaming), che ne è spesso diretta conseguenza ed è inserito nella Classificazione internazionale delle malattie dell'Organizzazione mondiale della sanità». Tutto il resto, dallo shopping compulsivo all'uso problematico di Internet, non è ancora ben definito ma è ormai ben presente nell'esperienza di tanti, a partire dai giovanissimi. Secondo i risultati del progetto "Generazione Z 2.0", del Centro nazionale dipendenze e doping dell'Istituto superiore di sanità, in Italia circa 15.000 studenti fra gli 11 e i 13 anni non riescono a staccarsi dai social. Altri 111.000 sono a rischio di disturbo da gaming e 87.000 hanno comportamenti di gioco d'azzardo a rischio o problematici.. Non va meglio al crescere dell'età: stando ai dati raccolti nel 2025 per lo studio Espad (European school Survey Project on Alcohol and other Drugs, coordinato in Italia dall'Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr), quasi 370.000 ragazzi fra i 15 e i 19 anni trascurano sonno e relazioni per navigare sul Web e diventano intrattabili se manca la connessione, e altri 380.000 giocano troppo online. I numeri sono in crescita costante ed è emersa pure la nuova tendenza delle scommesse in Borsa: oltre 420.000 under 18 hanno provato almeno una volta.. I rischi per i ragazzini «Questi numeri raccontano un problema sociale, ma le nuove dipendenze hanno ricadute biologiche e cliniche altrettanto rilevanti», puntualizza Clerici. «La sovrabbondanza di stimoli da nuove tecnologie, anche apparentemente non dannosi, può avere conseguenze negative sullo sviluppo cognitivo ed emotivo. La riduzione del sonno negli adolescenti, che di notte restano svegli su Internet e social, si associa a un maggior rischio di depressione e ansia. E si sta anche osservando che l'uso intensivo dei social da parte dei giovanissimi altera il funzionamento di alcune aree cerebrali». Marco Potenza, psichiatra dell'Università di Yale (Usa) che studia da tempo gli effetti delle nuove tecnologie sullo sviluppo di bambini e adolescenti, ha sottolineato su Current Addiction Report che nei più piccoli si possono modificare le connessioni cerebrali e si può interferire con lo sviluppo del linguaggio. Anche che la facilità di accesso a contenuti pornografici in età prepuberale e adolescenziale può avere ricadute sugli equilibri ormonali, col rischio di alterare la maturazione sessuale, anticipandola.. Contenuti mirati e vulnerabilità «I social poi sono realizzati in modo da agganciare i ragazzi in base a età e sesso, per proporre contenuti selezionati», riprende Clerici. «Ai giovani vengono indirizzati spesso contenuti relativi all'immagine, in un momento in cui il corpo cambia e quindi si è sensibili a questi temi». La dipendenza da social e da Internet quindi si può così trasformare in problemi clinici assai concreti, dall'anoressia fino alla cosmeticoressia (la fissazione per trucchi e skincare).. «Non tutti sviluppano patologie correlate alle nuove dipendenze; alcuni sono più vulnerabili per fattori familiari o biologici o anche per traumi pregressi», dice Clerici. Uno studio italiano dell'Università di Messina su quasi 700 studenti delle superiori, per esempio, ha sottolineato che il rischio di un utilizzo problematico dello smartphone è maggiore in chi ha tratti riconducibili al disturbo dell'attenzione e iperattività. «Non abbiamo purtroppo farmaci per le dipendenze comportamentali; si può solo intervenire per gestire i sintomi valutandone la gravità, l'intensità e quanto incidono sulla vita quotidiana», specifica Clerici.. Campanelli d'allarme Cogliere i segni di un uso problematico della tecnologia è quindi fondamentale. Possono destare sospetti: il pensiero continuo e il desiderio estremo di utilizzare smartphone o computer per accedere ai contenuti, le bugie a parenti e amici sulla realtà del proprio utilizzo della tecnologia, le lunghe ore trascorse in rete, le conseguenze nella vita reale, come problemi di relazione e disturbi fisici (mal di testa, irritazioni oculari ecc.). Un'auto-analisi onesta per capire se si sta esagerando aiuta gli adulti, ma con i figli serve il dialogo: «Una relazione attenta è importante, ma non è detto che basti: anche se a casa e a scuola si parla dei rischi delle nuove tecnologie, da fuori arrivano stimoli potentissimi», osserva Clerici. «Normare l'accesso alle tecnologie da parte dei minori del resto è difficile e pensare di rallentarlo è un'illusione. Quel che si può fare è avere le antenne dritte e non ignorare i segnali: se un figlio sta collegato per ore è opportuno provare a capire di quali contenuti fruisce e che cosa fa online»..

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Le nuove tecnologie danno dipendenza?

Chi è Navi Pillay, Nobel per la Pace 2026

9 Ottobre 2026 ore 13:00
Navanethem "Navi" Pillay, magistrata sudafricana, avvocata, figura di spicco del diritto internazionale, che ha dedicato la vita a combattere discriminazioni strutturali e segregazioni razziali, è stata insignita del Premio Nobel per la Pace 2026. Nel commentare la decisione, il Comitato norvegese per il Premio Nobel ha spiegato che Navi Pillay, «con eccezionale coraggio e integrità, ha aperto la strada a un ordine giuridico globale più completo», e ha svolto «un ruolo determinante nel garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e il genocidio vengano perseguiti».. Usando i principi del diritto internazionale, Navi Pillay «ha chiamato a rispondere delle proprie azioni gli Stati e i leader, e ha portato speranza alle vittime». In un contesto politico, come quello attuale, in cui è spesso la forza a prevalere sulla giustizia, l'operato di Navi Pillay mostra che i principi giuridici internazionali e le istituzioni che li fanno rispettare sono alla base della pace, e che servono persone salde, lungimiranti e coraggiose per richiamare chi li viola alle proprie responsabilità.. La carriera legale a difesa dei più deboli. Navanethem "Navi" Pillay ha ricoperto il ruolo di giudice presso l'Alta Corte del Sudafrica; è stata giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda e della Corte penale internazionale. È stata Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e, fino a poco tempo fa, ha presieduto la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Oggi Navi Pillay è giudice presso la Corte internazionale di giustizia nel caso in cui il Myanmar è accusato di genocidio.. Come ha spiegato Jørgen Watne Frydnes, membro del comitato per il Premio Nobel: «In tutti gli incarichi ricoperti, [Navi Pillay] ha sempre sottolineato la responsabilità degli individui e degli Stati di rispettare lo stato di diritto. Ha inoltre contribuito a definire le norme e i principi giuridici pertinenti quando il Tribunale penale internazionale per il Ruanda ha stabilito che lo stupro e la violenza sessuale possono costituire un crimine contro l'umanità, nonché un genocidio. La sua influenza fu un fattore determinante. Nello stesso caso, la Pillay ebbe un ruolo cruciale in un'altra importante svolta legale. Per la prima volta, un imputato si trovò ad affrontare accuse di incitamento al genocidio basate esclusivamente sulla diffusione di propaganda».. Dalla difesa di Mandela alla sentenza sul genocidio a Gaza. L'impegno di Navi Pillay è stato determinante nel garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e il genocidio vengano perseguiti. Navanetham Nadoo è nata nel 1941 in un sobborgo povero di Durban, da una famiglia di origine indiana. I suoi nonni erano arrivati in Sudafrica per lavorare come servitù a contratto nelle piantagioni di canna da zucchero sudafricane. I suoi genitori ebbero otto figli che educarono secondo principi di uguaglianza tra maschi e femmine e con forti valori indù. Laureatasi in giurisprudenza grazie al sostegno economico della comunità indiana locale, negli anni universitari Navi sperimentò sulla propria pelle l'apartheid, la segregazione razziale istituzionalizzata operata dal governo di etnia bianco sudafricano nel secondo dopoguerra. Per i trent'anni successivi, nei panni di avvocato difese gli attivisti anti-apartheid, tra cui lo stesso Nelson Mandela, denunciando i metodi illegali degli interrogatori, l'uso delle torture e le condizioni inumane di detenzione.. Nel 1995 fu brevemente Presidente dell'Alta corte del Sudafrica e della Commissione per il servizio giuridico, diventanto la prima donna non bianca a ricoprire questo incarico. Ma fu subito chiamata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite ad essere giudice presso il Tribunale penale internazionale per il Ruanda, di cui dal 1999 al 2003 divenne Presidente. Questo suo mandato è ricordato per lo storico processo all'ex sindaco di Taba Jean Paul Akayesu, che nel 1994 si era messo in divisa militare per partecipare alle esecuzioni sistematiche di centinaia di civili e alle aggressioni sessuali di centinaia di donne di etnia Tutsi da parte delle milizie Hutu, all'interno degli stessi uffici governativi. Il tribunale presieduto da Navi Pillay emanò la prima condanna a livello mondiale per il reato di genocidio davanti a una corte internazionale; in quell'occasione, per la prima volta si sancì che lo stupro e l'aggressione sessuale, da sempre usati come armi di guerra, possono costituire atti di genocidio. Akayesy era infatti sindaco di un comune dove molte donne Tutsi si erano rifugiate durante la guerra civile e aveva, per calcolo politico, intenzionalmente ordinato ai miliziani di aggredire e violentare le donne.. Più di recente, da presidente della Commissione d'inchiesta internazionale indipendente sul territorio palestinese occupato, Navi Pillay ha coordinato un rapporto che ha concluso in modo inequivocabile che le forze armate e il governo di Israele hanno commesso un genocidio contro i Palestinesi della Striscia di Gaza, tra il 7 ottobre 2023 e il 31 luglio 2025. La Commissione ha dimostrato l'esistenza dell'intenzione di commettere un genocidio e osservato che centinaia di palestinesi sono stati colpiti, e alcuni di loro uccisi, mentre si trovavano in fila per il cibo presso i punti di distribuzione gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation, sostenuta da Israele e Stati Uniti. Scrivendo al New York Times a commento della sentenza, Navi Pillay ha sottolineato l'obbligo legale e morale, per tutti gli Stati, di prevenire il genocidio: «Tale obbligo richiede un'azione: fermare il trasferimento di armi e il supporto militare utilizzati in atti genocidi, garantire un'assistenza umanitaria senza ostacoli, fermare gli sfollamenti di massa e le distruzioni e utilizzare tutti i mezzi diplomatici e legali disponibili per fermare le uccisioni. Non fare nulla non è neutralità. È complicità»..

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Chi è Navi Pillay, Nobel per la Pace 2026
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