Questa igienica consuetudine, oggi data per scontata, si affermò in epoca rinascimentale, mentre in precedenza ci si puliva le mani su tovaglie, vestiti o stracci condivisi.. Tovaglioli giganti
I primi tovaglioli per uso personale erano molto più grandi di quelli odierni (talvolta consistevano in veri grembiuli) e venivano spesso messi a tavola con piegature artistiche che facevano loro assumere forme decorative ispirate alla natura e al mondo animale.. Non bastasse, i tovaglioli venivano profumati con essenze aromatiche per rendere ancora più gradevole il pasto.. L'origine del "coperto"
Nei grandi banchetti era tra l'altro consuetudine che ogni commensale trovasse il proprio tovagliolo disposto in modo tale da coprire le posate presenti in tavola, tradizione da cui deriverà l'usanza del "coperto" adottato dai moderni ristoranti.
Oggi però questo indica la tariffa fissa, extra pasto, che copre i costi di servizio, pulizia e, appunto, apparecchiatura con annessi tovaglioli (e spesso comprensiva di pane)..
La Luna si sta restringendo. Lo conferma un nuovo studio che quantifica per la prima volta con precisione il ritmo di questa contrazione. Un ritmo impercettibile: solo le osservazioni satellitari e gli strumenti più sofisticati riescono a coglierne gli effetti. Le conseguenze, però, sono concrete, perché i terremoti lunari possono manifestarsi in qualsiasi punto della superficie.
A guidare il lavoro è il geologo planetario Thomas Watters dello Smithsonian National Air and Space Museum. I risultati sono stati pubblicati su The Planetary Science Journal. Il gruppo ha analizzato i dati della Lunar Reconnaissance Orbiter Camera (LROC) della NASA, la fotocamera che da oltre 17 anni ha prodotto milioni di immagini della superficie lunare.. Un ritmo glaciale
Il paesaggio lunare che si riduce può evocare scenari drammatici, ma il fenomeno procede con estrema lentezza. Secondo i nuovi calcoli, negli ultimi 400-800 milioni di anni il raggio della Luna si è accorciato di quasi 45 metri a causa del progressivo raffreddamento interno. Equivale a 6-11 centimetri ogni milione di anni, circa 0,1 micrometri all'anno.. Il dato si inserisce in una serie di stime sempre più affinate. Nel 2010, studiando le prime immagini di LRO, Watters e colleghi stimavano che la distanza tra il centro e la superficie della Luna si fosse ridotta di circa 300 piedi, cioè quasi 90 metri. Nel 2019 una nuova analisi parlava invece di una perdita di oltre 50 metri negli ultimi centinaia di milioni di anni.. Non è una buccia di uva passa
Il meccanismo è semplice. Come già spiegavano gli scienziati nel 2019, a differenza della pelle flessibile di un acino d'uva, la crosta lunare è fragile: quando il satellite si contrae si spezza e una porzione di crosta viene spinta sopra quella vicina. Si formano così le cosiddette faglie inverse, visibili come scarpate lunghe e sinuose.
Qui sta la differenza con la Terra. Da noi circa il 90% dell'attività sismica si concentra lungo i margini tra le placche litosferiche. La Luna, invece, è avvolta da un'unica placca a forma di guscio e il raffreddamento interno può quindi generare scivolamenti e fratture ovunque e in qualsiasi momento.. Oltre 10.000 faglie
Esaminando le immagini di LROC, gli autori hanno contato oltre 10.000 faglie lunari visibili, molte più di quanto si pensasse. Nel 2019 ne risultavano oltre 3.500. «Il numero di queste giovani faglie rivelate dalle immagini di LROC è molto maggiore di quanto avessi mai immaginato», ha dichiarato Watters. «Poiché l'interno della Luna continua a raffreddarsi e a contrarsi, è prevedibile che la crescita delle faglie esistenti e la formazione di nuove faglie continuino ancora oggi».
L'ipotesi che la Luna sia ancora sismicamente attiva poggia anche su dati d'archivio. Nel 2019 Watters riesaminò i dati dei sismometri lasciati dagli astronauti Apollo e concluse che otto terremoti lunari superficiali erano con ogni probabilità legati a faglie giovani. A deformare la crosta non è solo il raffreddamento: contribuiscono anche le forze mareali esercitate dalla Terra, che influenzano l'orientamento delle scarpate.. Dove si tremerà di più
Non tutte le regioni sono ugualmente esposte. Le aree con la crosta più spessa presentano meno faglie, e dunque sembrano più stabili di quelle dove la crosta è più sottile. Per questo la mappa dei terremoti lunari è tutt'altro che una curiosità accademica. Oltre a chiarire la storia termica del satellite, può aiutare la NASA a scegliere dove insediarsi in modo duraturo. In uno studio dedicato alla regione del polo sud, la zona al centro del programma Artemis, lo stesso Watters avvertiva che la distribuzione globale delle giovani faglie e la possibilità che se ne formino di nuove dovrebbero essere considerate nella scelta della posizione e della stabilità degli avamposti permanenti.
Anche la sismologa planetaria Renee Weber, della NASA, sosteneva che una nuova rete di sismometri sulla superficie lunare dovrebbe essere una priorità per l'esplorazione umana. Non c'è motivo di temere per la forma della Luna. Come ricordava lo stesso Watters, poiché la variazione di dimensioni è molto piccola, non ci sono effetti sui cicli lunari o sulle maree. Chi un giorno vivrà sulla Luna, invece, farà bene a tenere d'occhio il terreno sotto i piedi..
Che la Sardegna fosse un luogo dove si vive a lungo lo sapevamo dal 1999 – da quando, cioè, uno studio scoprì un'incredibile concentrazione di uomini centenari sull'area montana della provincia di Nuoro. Ora, però, una ricerca pubblicata su Frontiers in Aging ha notato che a spegnere 100 candeline non sono solo gli uomini sardi, ma anche le donne: a Bolotana, un piccolo paese ai piedi della catena del Marghine, a circa 40 km a ovest di Nuoro, il 13,8% delle donne che raggiungono i 70 anni di età vivono tanto a lungo da compierne 100 (una percentuale ben superiore a quella italiana, che si ferma al 3,5%).. Zona blu in espansione
Analizzando i dati relativi agli abitanti di Bolotana nati tra il 1900 e il 1925, i ricercatori hanno scoperto che 38 avevano vissuto oltre i 100 anni – un tasso superiore del 57% alla media nazionale. Su appena 2.266 abitanti, nel 2025 dodici erano centenari: attualmente ne sono rimasti in vita sei, tutte donne.. Secondo gli autori, Bolotana potrebbe essere una nuova blue zone, termine coniato all'inizio degli anni Duemila per indicare un'area con alte concentrazioni di centenari. Attualmente nel mondo ne esistono solo cinque – Okinawa in Giappone, la penisola di Nicoya in Costa Rica, l'isola di Icaria in Grecia, Loma Linda in California e la zona montana in provincia di Nuoro, in Sardegna.. Chiacchiere, camminate e buona cucina
Sappiamo che le donne sono mediamente più longeve degli uomini, ma il caso di Bolotana ha dell'incredibile: le bolotanesi hanno una probabilità circa tre volte maggiore di raggiungere i cento anni rispetto alle donne occidentali. Ma qual è il loro elisir di lunga vita?. Secondo il sindaco del paese, Francesco Manconi, sarebbe un mix di buone abitudini: un'alimentazione ricca di cereali e verdure (senza rinunciare ai piatti della tradizione come seadas e mustazzolus), la natura incontaminata e tante camminate, anche 20 km al giorno. Giovanni Mario Pes, coordinatore della ricerca, preferisce non sbilanciarsi parlando di "segreti di longevità", e si limita a riconoscere l'esistenza del fenomeno. Tuttavia, passando del tempo con alcune di queste signore over100, si è detto molto colpito dalla loro vita ricca di socialità e del loro amore per le chiacchiere. E chissà, forse il segreto sta proprio lì..
Per decenni è stato considerato un tratto distintivo dei Maya. Oggi, però, un osservatorio astronomico del "Gruppo E" (un complesso architettonico maya composto da una piramide su un lato di una piazza e da una lunga piattaforma sul lato opposto, usato per osservare il sorgere del Sole nei solstizi e negli equinozi) è stato identificato per la prima volta fuori dall'area maya, sulle montagne della Sierra Norte, nello stato messicano di Puebla.
Lo ha annunciato l'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH): gli archeologi al lavoro nell'antico insediamento di Teteles de Ávila Castillo hanno confermato che un monumentale complesso architettonico fu progettato per osservare il Sole e segnare le date chiave del calendario mesoamericano.. Un osservatorio tra i più antichi della Mesoamerica
Secondo i ricercatori, la struttura risale al periodo Preclassico Medio, tra il 1000 e il 600 a.C. circa, e figura quindi tra gli esempi più antichi di architettura astronomica della Mesoamerica. A rendere eccezionale il ritrovamento è proprio la sua collocazione: finora i complessi del Gruppo E erano associati esclusivamente alla civiltà Maya.
Il sito, noto anche come Tetelihtic o Tetelictic, sorge a circa 1.865 metri di altitudine. È considerato uno dei più antichi insediamenti preispanici della regione. La scoperta è il frutto di studi architettonici dettagliati, di confronti con altri centri cerimoniali e di osservazioni dei movimenti del Sole sull'orizzonte. L'area cerimoniale appare pianificata in funzione dei fenomeni astronomici e dei rilievi circostanti.. Il cuore del complesso
Il nucleo della scoperta si trova a est della Grande Piazza: un cortile quadrangolare chiuso da due piattaforme, una a oriente e una a occidente. Quella orientale misura circa 90 metri da nord a sud e 40 da est a ovest. La struttura occidentale, più piccola (50 per 27 metri), è considerata il punto di osservazione.
La disposizione ricorda da vicino il celebre Gruppo E di Uaxactún, in Guatemala. Entrambi i complessi risalgono al Preclassico Medio, anche se quello guatemalteco è circa il doppio di quello di Puebla.. Un calendario scritto nel paesaggio
L'aspetto più suggestivo riguarda il legame con il calendario agricolo. A differenza di altre strutture che indicano gli equinozi con l'allineamento centrale, la lunga piattaforma di Teteles sembra pensata per individuare momenti precisi dell'anno. Gli studiosi ritengono che segnasse l'inizio del calendario precolombiano a febbraio e l'avvio della stagione del raccolto a ottobre, date vitali per comunità la cui sopravvivenza dipendeva dal ritmo delle stagioni.. Le osservazioni sul campo suggeriscono inoltre che la piattaforma orientale potesse funzionare come calendario solare, permettendo di seguire la posizione del Sole nascente nei punti cardine del ciclo annuale, equinozi e solstizi compresi.
Dalla sommità di una delle strutture è ancora oggi possibile osservare l'alba lungo una traiettoria visibile sopra uno dei rilievi vicini, un dettaglio che rafforza l'ipotesi dell'osservatorio.. Maya, Huasteci, Totonachi: le ipotesi sulle origini
Il ritrovamento potrebbe aiutare a ricostruire le relazioni culturali tra i popoli dell'antica Mesoamerica. Alberto Diez Barroso Repizo, direttore del progetto archeologico, ritiene che l'osservatorio possa documentare antichi contatti tra popolazioni di lingua maya e comunità dell'attuale Puebla, con influenze maya arrivate nella regione già nel primo millennio a.C. Questi legami potrebbero aiutare a chiarire le radici degli Huasteci, la cui lingua appartiene alla famiglia maya.. Un'altra pista riguarda i Totonachi, che in seguito fiorirono sulle alture di Puebla e lungo la costa settentrionale del Golfo del Messico. Secondo gli archeologi, Tetelihtic potrebbe essere stato un importante centro primitivo legato a popolazioni ancestrali dei totonachi. Diez Barroso ipotizza che gli abitanti originari fossero antenati delle comunità che poi si insediarono a Yohualichan, a Puebla, e a El Tajín, nella vicina Veracruz, due poli dello sviluppo culturale totonaco.
Si è anche aperta la strada a un possibile legame con la dea nahua Nantehuitz, "nostra madre del sud". L'ipotesi nasce dall'orientamento della struttura principale verso Canopo, la seconda stella più luminosa del cielo notturno. Si tratta, precisano i ricercatori, di associazioni culturali e religiose ancora da verificare con ulteriori indagini.. Un luogo sacro per quasi due millenni
Le prove archeologiche indicano che Tetelihtic fu abitata dal 900 a.C. al 100 d.C. circa, con un ruolo di primo piano come centro cerimoniale. Secondo l'INAH era anche meta di pellegrinaggio per le genti della Sierra Norte. Quando Cantona, Cholula e Teotihuacan si affermarono, l'insediamento era già in parte abbandonato, ma non dimenticato.
Attorno al recinto cerimoniale sono state individuate offerte databili tra il 100 e il 600 d.C. circa, segno di visite rituali proseguite nei secoli. Su una piattaforma è stata trovata un'offerta votiva totonaca più tarda, tra il 600 e il 900 d.C., a conferma che il luogo restò sacro per le generazioni successive..