Svizzera, fallisce il referendum anti-immigrazione per limitare a 10 milioni la popolazione
La Svizzera non limiterà la propria popolazione ad un massimo di 10 milioni di abitanti. È stato bocciato il referendum di iniziativa popolare che promuoveva tale misura, con il ‘No’ che ha ottenuto il 54,8 per cento dei voti di fronte ad una affluenza del 58,9 per cento. A proporre il testo era stato il partito di estrema destra nazionalista Unione Democratica di Centro nel tentativo, in sostanza, di porre un freno all’immigrazione nel Paese: in nessuna altra nazione esiste un sistema simile e in caso di approvazione la Svizzera sarebbe stata un “unicum” a livello globale.
La proposta messa al voto su iniziativa dell’Unione Democratica di Centro era un tentativo a dir poco estremo di mettere in Costituzione un limite all’immigrazione, che negli ultimi 20 anni è esplosa nel Paese: la popolazione è passata da 7,3 milioni di abitanti nel 2002 ai 9,1 milioni attuali grazie soprattutto all’aumento di residenti stranieri, circa un quarto del totale e in larghissima parte provenienti da Paesi dell’Unione Europea e con elevate qualifiche professionali. Secondo i sostenitori del referendum il loro arrivo in Svizzera ha però svantaggiato la popolazione locale mettendo sotto pressione i servizi pubblici, aumentato i prezzi delle case e reso più difficile trovare lavoro.
Se il ‘Sì’ alla proposta fosse passato, le conseguenze per la Svizzera sarebbero state molto complicate da gestire sul piano politico e diplomatico. Il governo, in sostanza, sarebbe dovuto intervenire per irrigidire i criteri di accoglienza per i richiedenti asilo e i ricongiungimenti familiari e, se avesse superato la fatidica soglia dei 10 milioni di abitanti entro il 2050, avrebbe dovuto ritirarsi dagli accordi di libero movimento con l’Unione Europea, i trattati di Schengen e Dublino, compromettendo così la storica cooperazione su sicurezza e accoglienza.
Secondo gli analisti a risultare decisivi sono stati i voti per il ‘No’ espressi nella Svizzera francese e nei principali centri urbani, mentre in diversi cantoni della Svizzera tedesca e in Ticino i favorevoli sono risultati in vantaggio. A schierarsi contro la proposta, anche come “Iniziativa per la sostenibilità”, erano stati il mondo delle imprese ma anche il governo centrale svizzero, preoccupati per le ricadute sull’economia e sulla sanità (quasi la metà dei medici in Svizzera è di nazionalità straniera) di una simile proposta.