Iran, la guerra ha ricompattato il regime. Ora la sfida di una nuova Repubblica Islamica

Il governo iraniano si è compattato attorno all’imminente tregua con gli Stati Uniti e ha considerato un minimo comune denominatore, per completare l’accordo con Washington, l’assicurazione sulla sopravvivenza del sistema politico della Repubblica Islamica alla prova più dura dal 1979 ad oggi, l’espunzione dall’accordo di molti dossier cari a Israele come lo stop all‘inserimento dei missili e del sostegno agli alleati regionali e, soprattutto, il riconoscimento del sistema-Iran come “signore di Hormuz”.
Lo aveva scritto Alessandro Cassanmagnago, lo possiamo confermare ora: il fatto che sia stato l’Iran a poter offrire la condizione della riapertura espungendo concessioni, tra cui anche la prospettiva che l’amministrazione Trump finanzi un programma di ricostruzione da 300 miliardi di dollari dei danni bellici subiti da Teheran, lascia presagire un sostanziale compattamento di un regime che giungeva alla guerra scatenata da Washington e Tel Aviv il 28 febbraio scorso in condizioni critiche e crescentemente delegittimato dalla popolazione.
Come è cambiato il regime
A tal proposito, è bene sottolineare come la morte dell’Ayatollah Ali Khamenei, del Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale Ali Larijani, del capo dei Pasdaran Mohammad Pakpour e di molti altri vertici del sistema iraniano abbia accelerato un nuovo mutamento di forma del potere della Repubblica Islamica.
La trattativa è stata lo sbocco dell’azione di un Iran “bifronte”. Da un lato, l’apparato militare dei Pasdaran ha condotto le operazioni di risposta ai raid israelo-americani e ha esteso a raggiera nel Golfo la risposta mentre in patria la “difesa a mosaico” offriva capacità di azione ai comandi locali. Dall’altro, gli alti vertici di un potere iraniano senza più sommi capi come Khamenei senior hanno trovato un modus vivendi e un equilibrio interno tra ambizioni mutevoli e nuovi rapporti di forza.
Il presidente della Repubblica Mohammad Pezeshkian ha di fatto funto da garante di un cambio di prospettiva, incentivando proprio il ruolo dell’istituzione del Consiglio di Sicurezza Nazionale: guidata dal successore di Larijani, Mohammad Bagher Zolghadr, e in cui lo stesso capo dello Stato è il numero due, seguito dal capo del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, il Consiglio ha in nome della ricerca di una camera di compensazione tra apparati di potere operato con crescente collegialità.
Una poliarchia che guarda al futuro
Nel Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale sono rappresentati esponenti del mondo conservatore, come Said Jalili, il braccio destro della nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei, e riformisti come il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi, protagonista della mediazione. Non a caso Ghalibaf è stato a capo della mediazione in Pakistan condotta fianco a fianco con la diplomazia Usa in virtù del suo ruolo primario rispetto agli altri membri della delegazione in seno al Consiglio.
L’imminenza della firma degli accordi con gli Usa a Ginevra porterà questa poliarchia di potere alla prova del dopoguerra e della sua strutturazione. Inizialmente si pensava che l’ala ultraconservatrice dei cosiddetti “Paydari” avrebbe provato a frenare il percorso e lavorato per sabotare e contestare i negoziati in nome della ripresa della guerra. Amwaj Media ha però ricordato che “Mohammad Mehdi Mirbaqeri, considerato la guida spirituale del gruppo Paydari, si è espresso a favore dell’accordo in via di definizione e ha cercato di placare le preoccupazioni dei critici”.
Nel breve periodo, la logica di sopravvivenza, da Khamenei junior in giù, ha unito i potenti di Teheran. Nel medio-lungo, bisognerà capire che Repubblica Islamica esisterà: il governo dell’economia resta critico, le molte tensioni sociali andranno sanate, un apparato di potere nascente si sta strutturando. E finita la guerra bisognerà governarlo in tempo di pace. Primum vivere, deinde philosofari: la Repubblica islamica rispolvera Hobbes di fronte allo “stato di natura” del nuovo Medio Oriente competitivo. In cui nonostante ogni trend negativo, l’Iran è sopravvissuto. E questo fino a pochi mesi fa non molti sarebbero stati disposti a scommetterlo.
Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. Unisciti a noi, abbonati oggi!
L'articolo Iran, la guerra ha ricompattato il regime. Ora la sfida di una nuova Repubblica Islamica proviene da InsideOver.