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Ricevuto oggi — 19 Gennaio 2026 Toscana news-24.it

È morto Valentino, Barillari: “Nelle vie della dolce vita a ogni scatto rispondeva con un sorriso”

19 Gennaio 2026 ore 19:17

(Adnkronos) – Il re dei paparazzi Rino Barillari affida all’Adnkronos il suo ricordo di Valentino, morto oggi all’età di 93 anni. “Che personaggio era Valentino, l’orgoglio dei romani, il vanto dell’Italia nel mondo, dove si parla di lui anche il cielo si apre”, dice.  

“Conservo ancora delle foto inedite che gli feci nel 2015: lo seguivo negli atelier, ovunque andasse. L’ho immortalato con Liz Taylor, con Sophia Loren, con il Papa. Era sempre tranquillo, un galantuomo. Nei miei ricordi è ancora il re di via dei Condotti, di via Veneto e della dolce vita romana: a ogni scatto lui rispondeva con un sorriso”, conclude. 

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Cos’è il bazooka europeo e può davvero fare male a Trump?

19 Gennaio 2026 ore 19:11

(Adnkronos) – Ogni volta che Donald Trump torna a minacciare dazi, ritorsioni commerciali o pressioni politiche sull’Europa, a Bruxelles riemerge una parola che ormai è diventata un mantra: “bazooka”. È il modo in cui viene spesso descritto l’Anti-Coercion Instrument (Aci), il meccanismo che dovrebbe consentire all’Unione europea di reagire a forme di coercizione economica da parte di Paesi terzi. Ma al di là della retorica, cosa c’è davvero dentro questo bazooka? E, soprattutto, quanto farebbe davvero male agli Stati Uniti se l’Ue decidesse di usarlo contro un’America trumpiana? 

L’Anti-Coercion Instrument nasce da una constatazione ormai condivisa a Bruxelles: il commercio globale non è più governato solo da regole multilaterali e arbitrati tecnici, ma è diventato uno strumento di pressione geopolitica. Dazi, minacce regolatorie, restrizioni informali e ritorsioni mirate vengono usate per influenzare decisioni sovrane di altri Paesi. In questo contesto, l’Aci è nato soprattutto per rispondere alla Cina, che in un caso ormai celebre ha esercitato una indebita pressione politica ed economica sulla Lituania rea di aver allacciato rapporti con Taiwan. È una base giuridica per reagire in modo coordinato, evitando che singoli Stati membri vengano colpiti e isolati. 

Un meccanismo non pensato come una risposta automatica o impulsiva, ma come una cornice che consente all’Unione di costruire deterrenza, mostrando di avere opzioni credibili e pronte all’uso. 

Uno degli equivoci più diffusi è immaginare il bazooka europeo come un’unica arma risolutiva. In realtà, la forza dell’Unione sta nella possibilità di combinare più strumenti, calibrando la risposta in base all’intensità della coercizione subita. Sul piano commerciale, questo significa poter colpire settori sensibili per l’economia e per la politica americana, scegliendo prodotti e filiere che hanno un peso simbolico oltre che economico. 

Ma il punto decisivo è che oggi l’Europa non è più limitata ai soli dazi. L’accesso al mercato unico, che resta uno dei più ricchi (e regolati) del mondo, diventa una leva centrale. Norme, standard, autorizzazioni e controlli possono trasformarsi in strumenti di pressione indiretta, capaci di incidere profondamente sugli interessi economici statunitensi senza ricorrere a misure platealmente punitive. 

Se c’è un terreno su cui l’Europa potrebbe colpire in modo particolarmente efficace, è quello dei servizi e del digitale. Le grandi piattaforme tecnologiche americane dipendono in modo strutturale dal mercato europeo, sia in termini di fatturato sia di legittimazione regolatoria. L’applicazione rigorosa del Digital Services Act e del Digital Markets Act, l’inasprimento delle sanzioni e una lettura restrittiva delle norme su dati e concorrenza rappresentano una leva potente. 

Non si tratterebbe tanto di “punire” le aziende americane, quanto di rendere evidente che l’accesso privilegiato al mercato europeo non è scontato in un contesto di conflitto politico. È una forma di pressione estremamente costosa, perché incide su modelli di business e valutazioni finanziarie. 

Un altro capitolo centrale riguarda le tecnologie avanzate, l’energia e le infrastrutture critiche. Qui il bazooka europeo assume una dimensione più strategica. L’Ue dispone oggi di strumenti per limitare l’accesso delle aziende straniere agli appalti pubblici, per condizionare gli investimenti diretti esteri e per controllare l’esportazione di tecnologie sensibili. 

Nel caso degli Stati Uniti, questo significherebbe toccare nervi scoperti della relazione transatlantica: dalla cooperazione industriale alla sicurezza energetica, fino al ruolo delle aziende americane nei grandi progetti infrastrutturali europei. Come osserva lo European Council on Foreign Relations, sono misure che difficilmente verrebbero usate per prime, ma che contribuiscono a rendere credibile la deterrenza europea. 

Nel dibattito pubblico torna spesso l’idea che l’Europa possa colpire gli Stati Uniti usando la finanza come arma. Gli investitori europei detengono infatti asset americani per un valore che supera i 12.600 miliardi di dollari. Sulla carta, una cifra enorme. Nella pratica, una leva molto meno maneggevole. 

Il “Financial Times” chiarisce perché questo strumento resta più teorico che reale. Quegli asset non sono controllati direttamente dai governi, ma da fondi pensione, assicurazioni e investitori privati. Una loro dismissione forzata danneggerebbe anche l’Europa, rafforzando l’euro e penalizzando le esportazioni. Inoltre, i mercati finanziari statunitensi restano i più profondi e liquidi al mondo, in grado di assorbire shock anche significativi. 

La finanza, dunque, non è un’arma da usare apertamente, ma può funzionare come segnale politico: rallentare nuovi investimenti, aumentare la percezione del rischio e rendere più costoso il capitale per gli Stati Uniti in un contesto di tensione prolungata. 

Esiste però una leva finanziaria meno discussa, ma politicamente esplosiva: il ruolo delle grandi banche d’affari americane nel collocamento dei titoli di Stato europei. Oggi istituti come Goldman Sachs, Jp Morgan, Morgan Stanley o Citi sono attori centrali nelle operazioni di emissione del debito sovrano di molti Paesi dell’Unione. 

In uno scenario di scontro aperto, i governi europei potrebbero valutare – almeno in teoria – di ridurre o escludere le banche americane da questi mandati, privilegiando istituti europei. Sarebbe una mossa ad alto impatto simbolico, perché colpirebbe direttamente Wall Street nel suo ruolo di intermediario globale. Ma sarebbe anche una decisione estremamente delicata: i mercati potrebbero interpretarla come una politicizzazione del debito, aumentando la volatilità e i costi di finanziamento per gli stessi Stati europei. 

Proprio per questo, più che un’arma da usare, questa opzione funziona come minaccia: dimostra che l’interdipendenza finanziaria non è a senso unico e che anche il cuore del sistema finanziario americano dipende dalla cooperazione europea. 

L’Europa, di fronte alle mire trumpiane sull’Artico, non ha bisogno di reagire con uno scontro frontale immediato. Può invece aumentare progressivamente i costi politici, economici e diplomatici di qualsiasi iniziativa unilaterale americana, costruendo alleanze, investimenti alternativi e impegni credibili. 

È lo stesso schema che vale per il commercio: il bazooka europeo non serve tanto per sparare, quanto per far capire che l’escalation sarebbe svantaggiosa per tutti, soprattutto per chi la innesca. 

Alla fine, il punto centrale è questo: l’Europa oggi ha davvero un arsenale più ampio e sofisticato rispetto al passato. Il bazooka esiste, ed è fatto di strumenti commerciali, regolatori, tecnologici e finanziari. Ma la sua efficacia dipende da una scelta politica. 

L’Unione è pronta ad accettare costi interni per difendere la propria sovranità? È disposta a usare strumenti pensati per Cina o Russia anche contro l’alleato americano? E, soprattutto, è capace di agire in modo unitario quando gli interessi nazionali divergono? 

Il bazooka europeo, in fondo, non è progettato per essere usato. È progettato per convincere l’altro a non costringerti a usarlo. Con Donald Trump, la vera sfida per Bruxelles è trasformare la propria interdipendenza economica in una deterrenza credibile, senza distruggere le basi della relazione transatlantica che, nonostante tutto, resta vitale. (di Giorgio Rutelli) 

internazionale/esteri

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E’ morto lo stilista Valentino

19 Gennaio 2026 ore 19:01

ROMA (ITALPRESS) – E’ morto, all’età di 93 anni, Valentino Garavani, uno dei più grandi stilisti della storia della moda internazionale, simbolo di eleganza senza tempo, lusso raffinato e artigianalità italiana.
Lo annuncia in una nota la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. La camera ardente sarà allestita presso Pm23, in piazza Mignanelli 23 a Roma, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, dalle 11 alle 18. Il funerale si terrà venerdì 23 gennaio, alle ore 11, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica 8.
Nato a Voghera l’11 maggio 1932, Valentino ha costruito un impero creativo capace di attraversare decenni, mode e rivoluzioni culturali, rimanendo sempre fedele a un’idea precisa di bellezza. Negli anni cinquanta, dopo essersi fatto notare partecipando a un importante concorso, si trasferisce a Parigi ed entra come collaboratore nella Casa di Moda di Jean Dessès e nell’atelier di Guy Laroche. Fa ritorno in Italia e a fine degli anni cinquanta è a Roma, allievo di Emilio Schuberth per poi collaborare presso l’atelier di Vincenzo Ferdinandi prima di aprire una propria maison.
Nel 1959 apre il suo atelier a Roma in via dei Condotti e nel 1960 inizia la sua collaborazione con Giancarlo Giammetti che seguirà lo sviluppo del suo marchio. Nel 1962, dopo il trionfo della sua prima collezione a Pitti Moda di Firenze, Valentino diviene in breve uno dei più apprezzati e dei più popolari couturiers del mondo. Il successo internazionale arriva rapidamente, anche grazie al celebre “rosso Valentino”, una tonalità inconfondibile che diventa la sua firma stilistica e un’icona della moda mondiale.
Le sue creazioni vestono regine, first lady, attrici e celebrità di ogni epoca. Valentino Garavani non è stato solo uno stilista, ma un vero architetto dell’eleganza, capace di trasformare un abito in un’opera d’arte e la moda in un linguaggio universale.
-foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Nordio “Esondazione da parte del Csm, correnti interferiscono su vita politica”

19 Gennaio 2026 ore 19:01

ROMA (ITALPRESS) – “Il Csm è un organo di autogoverno, si è molto modificato nella sua dinamica ed è arrivato addirittura ad avanzare critiche a dei disegni di legge proposti dal governo che, da un punto di vista tecnico possono essere plausibili visto che il magistrato è deputato ad applicare le leggi, ma negli anni vi è stata una esondazione da parte del Csm che si è permesso di dare degli indirizzi in merito di ordine politico. Questo non solo non ci sta nella Costituzione ma è esattamente il contrario di quanto dicevano i padri costituenti”. Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo a un convegno sulla giustizia.

“Le correnti, che avevano anche un significato positivo agli inizi, si sono trasformate in strumenti di potere, cosa che oggi ammettono tutti. Questo sistema correntizio ha provocato una serie di condizionamenti della magistratura. Tutti sanno che, se non sei iscritto a una corrente, non sei certamente condizionato sul contenuto delle decisioni, ma ciò che riguarda la tua vita professionale dipende da questo gioco di potere. Queste correnti si sono associate in un modo pregnante da un punto di vista politico, interferendo con la vita politica, e l’hanno sottoposta a una sovranità limitata. Questa è una affermazione che Vassalli ha fatto nel 1987 dove diceva che in Italia certe riforme non si potevano fare perchè la politica italiana è sottoposta a una sovranità limitata. Se queste cose le ha dette Vassalli, possiamo dirle anche noi”, ha aggiunto Nordio.

Una cosa è certa: se dovesse passare la conferma alla revisione costituzionale è ovvio che il prossimo Csm dovrebbe essere composto secondo i criteri della nuova Costituzione, ma sappiamo benissimo che questa aspettativa qualcuno la tiene per sè e spera che in un modo o nell’altro si vada avanti. Se vince il sì in ogni caso il Csm nuovo deve essere indicato con i criteri nuovi altrimenti si farebbe un oltraggio alla Costituzione e agli italiani”, ha concluso il ministro.

(ITALPRESS).
-Foto: Ipa Agency-

Dall’oro all’argento, la nuova febbre dei metalli preziosi

19 Gennaio 2026 ore 19:01

ROMA (ITALPRESS) – Il 2025 è stato un anno particolarmente vivace sui mercati, con importanti movimenti che hanno caratterizzato listini globali, valute e commodities. Sul finire dell’anno, è stata proprio una commodity a destare grande attenzione: l’argento. Tra gennaio 2025 e lo stesso mese del 2026 il suo valore è cresciuto di oltre il 190%, un rally di maggiori dimensioni persino rispetto a quello dell’oro – altra commodity centrale nel 2025 (+70% su 12 mesi) – e molto più accentuato nell’ultima parte dell’anno.
L’argento ha così raggiunto i massimi storici di valutazione, e il prezzo, a giudizio di diversi analisti, continuerà a salire. Anche al netto di temporanee correzioni al ribasso, già più volte verificatesi nelle ultime settimane ma dimostratesi finora di corto respiro.
Il trend di crescita desta interesse innanzitutto perchè costituisce una significativa discontinuità rispetto al passato: fatta eccezione per il triennio successivo alla crisi del 2008, era dal 1980 che l’argento non conosceva aumenti di questa portata.
Diversi analisti, inoltre, hanno evidenziato la presenza di un marcato gap di prezzo tra il principale mercato di scambio per i derivati su questa commodity – il COMEX statunitense – e le piazze asiatiche, come lo Shanghai Gold Exchange, maggiormente orientate all’argento fisico per fini industriali: dagli
ultimi giorni del 2025 lo spread di prezzo tra quest’ultima e le principali piazze di scambio occidentali ha conosciuto una notevole impennata, superando i 12 dollari nelle prime due settimane di gennaio e restando al di sopra dei 10 nelle giornate successive.
Ma per quali ragioni il mercato dell’argento è interessato da movimenti di prezzo tanto significativi e inconsueti?
E’ questa la domanda al centro del nuovo Fucino Flash dell’Ufficio Studi della Banca del Fucino dal titolo: Argento Vivo: dopo la febbre dell’oro, quella dell’argento.
L’argento è un metallo prezioso, il cui prezzo segue da vicino quello dell’oro, ma con caratteristiche uniche: a differenza dell’oro, la sua domanda industriale è molto alta, superando il 58% del totale. Questo perchè le proprietà fisico-chimiche dell’argento lo rendono fondamentale per elettronica e pannelli solari, dove rappresenta circa il 10% del prezzo finale. In un mondo sempre più orientato alla digitalizzazione e alla transizione ecologica, l’argento diventa quindi un metallo strategico, con domanda concentrata in Paesi industrializzati come Cina, USA, Giappone, India e Germania. La Cina, in particolare, punta a ridurre le fonti fossili e a sviluppare l’energia solare, spingendo ulteriormente il fabbisogno di argento.
Dal 2021 la domanda globale supera l’offerta, la quale è difficilmente aumentabile perchè l’argento è spesso un sottoprodotto dell’estrazione di altri metalli come piombo, zinco, rame e oro. L’aumento dei prezzi può inoltre comprimere i margini delle industrie, in particolare dei produttori di pannelli fotovoltaici, mettendo a rischio l’efficienza del settore energetico cinese.
Questa scarsità e la crescente rilevanza industriale spiegano le scelte geopolitiche: nel 2025 gli USA hanno incluso l’argento nella lista dei minerali critici, mentre la Cina ha imposto licenze all’export. In questo contesto, il prezzo dell’argento è destinato a salire, anche perchè mantiene una funzione di asset di investimento: storicamente monetario, oggi è visto come riserva di valore, correlata all’oro e utile come protezione da inflazione e rischi macroeconomici, specialmente in un periodo di crescente incertezza sul dollaro.
Il rally del prezzo, iniziato sul finire del 2023, si è accelerato negli ultimi mesi del 2025, alimentato dal conflitto tra domanda industriale e domanda di investimento e dall’interesse delle banche centrali, come Russia e Arabia Saudita, che hanno iniziato a considerare l’argento parte delle riserve ufficiali. Questo ha creato tensioni sui mercati, con differenziali tra Occidente e Asia e fenomeni di backwardation, segno che gli investitori preferiscono detenere fisicamente il metallo piuttosto che contratti a lungo termine.
In prospettiva, l’argento resterà al centro dell’attenzione: la sua domanda industriale è destinata a crescere, il ruolo geopolitico delle grandi potenze rafforza la pressione sui prezzi, e la volatilità dei mercati sarà più marcata e persistente. Inoltre, emerge un nuovo interventismo statale sui mercati delle materie prime critiche, destinato a consolidarsi in un contesto di rivalità geopolitiche e incertezza globale. L’argento diventa così un caso paradigmatico di come tecnologia, economia e politica si intreccino, influenzando fortemente i mercati globali.
-foto ufficio stampa Banca del Fucino –
(ITALPRESS).

Norwegian Cruise Line svela la nuova ammiraglia “Aura”

19 Gennaio 2026 ore 19:01

MILANO (ITALPRESS) – Norwegian Cruise Line (NCL), innovatore nel settore delle crociere a livello globale, ha svelato la Norwegian Aura e annunciato l’apertura alle prenotazioni per viaggiare a bordo della nave più lunga e più grande della sua flotta, che avrà base a Miami a partire da giugno 2027, dopo il debutto in Europa a fine maggio 2027.
Norwegian Aura introduce un nuovo standard in termini di dimensioni e scala per la flotta NCL: sarà lunga quasi 345 metri, avrà una stazza lorda di 169.000 tonnellate e potrà accogliere fino a 3.840 ospiti in occupazione doppia. Più grande del 10% rispetto alle precedenti Norwegian Aqua e Norwegian Luna, Norwegian Aura è stata progettata con grande attenzione, per offrire esperienze curate e pensate per le famiglie, affiancate da una reinterpretazione dei servizi più apprezzati dagli ospiti. Al centro dell’esperienza di bordo si trova la nuovissima Ocean Heights, un complesso di attività all’aperto che durante il giorno è dedicato al divertimento e che la sera si trasforma in un ambiente vivace e rilassato, creando uno spazio dinamico per tutta la famiglia.
Con crociere di sette giorni nei Caraibi, ogni itinerario di Norwegian Aura nella regione includerà una sosta a Harvest Caye, la destinazione in stile resort di NCL in Belize, oppure a Great Stirrup Cay, l’isola privata del brand alle Bahamas, recentemente oggetto di importanti interventi di valorizzazione. A partire dalla fine del 2025, sull’isola sono state inaugurate nuove esperienze per gli ospiti, tra cui la Great Life Lagoon – un’ampia area piscina con swim-up bar, lettini premium e una zona splash dedicata ai bambini – e il Vibe Shore Club, un’area riservata agli adulti con bar privato e lounge esclusiva. Nel corso del 2026, in vista delle crociere di Norwegian Aura del 2027, l’isola presenterà anche il Great Tides Waterpark, un parco acquatico di quasi sei acri con 19 scivoli, salti da scogliera – una novità assoluta nel settore – un fiume artificiale con corrente e nuove escursioni avventura.
‘Siamo orgogliosi di presentare la più recente e grande aggiunta alla nostra flotta, la Norwegian Aurà – ha dichiarato Harry Sommer, President e CEO di Norwegian Cruise Line Holdings Ltd.
– Norwegian Aura rappresenta l’evoluzione di Norwegian Cruise Line e la celebrazione dell’unione di famiglie, amici e viaggiatori da tutto il mondo. Con l’attenzione alla luce e alla connessione come elementi centrali, la nave è stata concepita per offrire a tutti gli ospiti la libertà di vivere la propria vacanza a modo loro – dando l’opportunità di rilassarsi, connettersi e immergersi senza sforzo in ogni momento. Non vediamo l’ora di raggiungere questo nuovo traguardo e siamo entusiasti che gli ospiti possano vivere tutto ciò che Norwegian Aura ha da offrirè. Norwegian Aura è attualmente in costruzione presso il rinomato cantiere navale italiano Fincantieri, con interni progettati da architetti di fama mondiale come AD Associates, Piero Lissoni, Rockwell Group, SMC Design e Studio Dado.
Le caratteristiche distintive e gli itinerari di Norwegian Aura includono:
Ocean Heights: divertimento e avventura per tutte le generazioni – Estendendosi sui ponti dal 18 al 21, Ocean Heights, la prima del suo genere nella flotta, sarà il fulcro del divertimento, dell’azione e del relax per tutta la famiglia. L’ampia area attività combina nuove attrazioni firmate NCL con i classici rivisitati, trasformandosi di giorno e di sera grazie a giochi di luce immersivi e proiezioni LED.
Norwegian Aura ospiterà il maggior numero di scivoli su qualsiasi nave NCL, cinque dei quali situati nel vasto complesso all’aperto Ocean Heights. Gli Eclipse Racers sono i primi scivoli mat racer a sfida doppia di NCL, lunghi oltre 120 metri, per emozionanti gare testa a testa all’interno di scivoli tubolari, tra spruzzi e adrenalina. Per chi cerca brividi ancora maggiori, c’è Aura Free Fall, uno scivolo verticale dove il pavimento si apre sotto i piedi degli ospiti, lanciandoli lungo 75 metri di curve e discese mozzafiato. The Wave è uno scivolo a pendolo in stile “lotus” che permette a gruppi fino a quattro persone di affrontare insieme 90 metri di puro divertimento. Infine, torna uno dei preferiti dagli ospiti, The Drop, lo scivolo asciutto di punta della Prima Class, che porta i partecipanti giù per 10 ponti – dal ponte 18 all’8.
Pensato per gli amanti dell’avventura, Ocean Heights offrirà anche un percorso a ostacoli Aura Ropes Course di 25 metri, con sfide emozionanti e viste mozzafiato sull’oceano dal ponte superiore. Tra le ulteriori esperienze: una parete di arrampicata di 8 metri; Aura Midway, un’area all’aperto in stile luna park, con giochi e attività per grandi e piccoli; un minigolf a nove
buche; le prime cabanas private sospese di NCL con vista sul Vibe Beach Club; e un bar dove gli ospiti potranno gustare le loro bevande preferite.
Ocean Boulevard: opzioni per tutti – Dalle vasche idromassaggio a quelle per bambini e adolescenti – Situata sul ponte otto, Ocean Boulevard è la passeggiata esterna caratteristica della Prima Class; circonda l’intera nave e offre agli ospiti l’opportunità di rilassarsi ammirando panorami sconfinati sull’acqua. A bordo di Norwegian Aura, l’area è stata ampliata dell’11% rispetto a Norwegian Aqua e Norwegian Luna, con più spazio, più posti a sedere e attività e servizi esclusivi, tra cui nuove vasche idromassaggio e un nuovissimo bar. L’Infinity Beach ampliata offrirà il luogo perfetto per il relax, con lussuosi lettini e piscine per bambini, ideali per la siesta pomeridiana.
Inoltre, Ocean Boulevard offrirà attività dedicate a bambini e adolescenti, disposte su entrambi i lati della prua della nave. Situato a babordo, Adventure Alley è pensato per bambini dai 6 ai 10 anni e offre stimolanti spazi da esplorare e tunnel tortuosi in un fantasioso scenario marino con vista sull’oceano; mentre a tribordo, il Teen Hangout offre un rifugio esclusivo per gli adolescenti, dove rilassarsi, socializzare e immortalare ricordi con la suggestiva parete fotografica dedicata a onde e surf. Infine, per i più piccoli dai 2 ai 6 anni, il parco giochi Little Explorer’s Cove si trova a prua e offre una casetta e molto altro.
Esperienze di livello superiore a bordo piscina e sulla terrazza – Gli ospiti a bordo di Norwegian Aura potranno beneficiare di innumerevoli modi per rilassarsi, rigenerarsi e prendere il sole negli spazi ampliati e valorizzati della nave. Le piscine, oltre il 20% più grandi rispetto a Norwegian Aqua e Norwegian Luna, saranno le più ampie dell’intera flotta NCL, con maggiore capienza, una vasca idromassaggio aggiuntiva a sfioro, un maxischermo LED per l’intrattenimento e ulteriori aree lounge all’aperto, per garantire a ogni ospite il massimo comfort nel cuore della nave.
L’avventura continua sui ponti superiori con il Kids’ Aqua Park di Norwegian Aura, dotato di splash pad e giochi d’acqua interattivi, situato vicino a Ocean Heights sul ponte 18. Nelle vicinanze si trovano due scivoli d’acqua per tutta la famiglia: Party Slide, un ampio scivolo poco profondo ideale per divertirsi insieme a familiari e amici, e Infinity Loop, uno scivolo a forma di otto che si avvolge attorno al Party Slide. Al ponte 19, gli ospiti potranno partecipare a giochi all’aperto su prato e godersi le aree relax di Horizon Park.
Vibe Beach Club, il rifugio esclusivo riservato agli adulti, sarà del 15% più grande rispetto a quelli presenti a bordo di Norwegian Aqua e Norwegian Luna, offrendo più posti a sedere, vasche idromassaggio a sfioro, ampie zone per il relax e una cascata scenografica. Con ulteriori lettini, daybed e un bar come punto focale, Vibe Beach Club rappresenterà il luogo ideale per un relax totale in mare.
The Haven by Norwegian offre eccellenza e pregio sul mare – Norwegian Aura disporrà di 1.976 cabine, dalla tipologia studio alle suite, di cui 159 costituiranno il complesso The Haven by Norwegian, accessibile solo tramite tessera magnetica. L’offerta di lusso a bordo della Norwegian Aura includerà il 30% di suite in più rispetto alle precedenti navi della Prima Class, la più spaziosa della flotta. Progettate dal famoso designer italiano Piero Lissoni, le suite The Haven coniugano un design sofisticato con ampie viste sul mare e sono pensate per garantire la massima privacy e comodità, con accesso esclusivo tramite ascensore privato. Il complesso The Haven offre: un solarium dedicato con piscina panoramica a sfioro, due vasche idromassaggio, sauna esterna e cella frigorifera; il bar e lounge The Haven; e il ristorante The Haven, che serve colazione, pranzo e cena. Offre inoltre il bar e lounge dedicati di The Haven e il ristorante The Haven, aperto per colazione, pranzo e cena. Particolarmente degno di nota è il design curato da Studio DADO, partner di lunga data di Norwegian Cruise Line, che ha realizzato il lounge privato, il ristorante e il ponte esterno come una vera e propria oasi di tranquillità, immergendo gli ospiti nella bellezza della natura grazie a tonalità naturali, una rigogliosa copertura di alberi e finiture raffinate.
Oltre a sistemazioni e spazi di lusso, gli ospiti che soggiornano presso The Haven potranno usufruire di servizi e comfort senza pari, tra cui maggiordomo e concierge 24 ore su 24, imbarco e sbarco prioritari, inviti esclusivi agli eventi a bordo, prenotazioni prioritarie a bordo e molto altro ancora.
Decorazione dello scafo brillantemente progettata – Elemento distintivo della flotta NCL, la Norwegian Aura presenterà un’eccezionale opera d’arte sullo scafo, creata dall’artista internazionale Rosie Woods, nota per i suoi murales di grandi dimensioni e le collaborazioni con marchi globali. L’opera di Woods è caratterizzata da forme fluide e luminose che esplorano movimento, energia e illuminazione. Il suo design per la nave trae ispirazione dalla luce celeste e dai mari bioluminescenti, creando un’interpretazione moderna del modo in cui la luce interagisce con l’acqua.
Riflettendo sul suo lavoro per Norwegian Aura, Rosie Woods ha dichiarato: ‘Sono entusiasta di collaborare con Norwegian Cruise Line, da sempre rinomata per le sue splendide e innovative opere d’arte sugli scafi. Non vedo l’ora di vedere la mia opera d’arte su larga scala prendere vita, solcare i mari e illuminare la nave giorno e nottè.
Dal Mediterraneo a Miami – Prima di avere base a Miami per la sua stagione inaugurale a partire da giugno 2027, Norwegian Aura effettuerà una crociera di sette giorni nel Mediterraneo, da Trieste, Italia, a Barcellona, Spagna, il 21 maggio 2027, con scali a Valletta, Malta, e a Salerno e Roma (Civitavecchia), Italia. Dopo il viaggio transatlantico di 14 giorni, darà il via alla stagione di crociere nei Caraibi con partenza da Miami. Da giugno a ottobre 2027, Norwegian Aura proporrà crociere di sette giorni nei Caraibi orientali, con scali in destinazioni iconiche tra cui Puerto Plata, Repubblica Dominicana; St. Thomas, Isole Vergini Americane; Tortola, Isole Vergini Britanniche; e la nuovamente valorizzata isola privata del brand alle Bahamas, Great Stirrup Cay. Nell’inverno 2027/28, Norwegian Aura offrirà crociere di sette giorni nei Caraibi occidentali, portando gli ospiti in lussureggianti destinazioni tropicali come Roatan (Islas de la Bahia), Honduras; Costa Maya e Cozumel, Messico; e Harvest Caye, la destinazione privata in stile resort di NCL al largo delle coste del Belize.
Per maggiori informazioni sulla flotta premiata della compagnia e sugli itinerari mondiali, o per prenotare una crociera, contattare un’agenzia di viaggi o visitare www.ncl.com.
– news in collaborazione con Norwegian Cruise Line –
– foto ufficio stampa Norwegian Cruise Line –
(ITALPRESS).

Valentino, quel rosso simbolo di eleganza che racchiude la storia della maison

19 Gennaio 2026 ore 18:59

(Adnkronos) – Non è corallo e neanche carminio. Di certo non ciliegia o cremisi. Leggenda vuole che a incantare Valentino Garavani di quella particolare tonalità di rosso, il rosso Valentino, diventata la sua cifra stilistica, sia stata una visione ben precisa nella platea dell’Opera di Barcellona, alla fine degli anni Cinquanta. Tra il pubblico, una donna anziana avvolta in un velluto magenta cattura lo sguardo di un giovane Valentino ancora studente che assiste a uno spettacolo. In mezzo a una folla vestita di bianco e nero, quella macchia di colore è impossibile da ignorare. Per Valentino il rosso è un’ossessione destinata a diventare sinonimo dei suoi stessi abiti. 

Lo stesso stilista racconterà più volte di non aver mai dimenticato quella figura isolata che per lui incarnava un’idea di femminilità assoluta. Quando nel 1959 apre il suo primo atelier, quell’immagine barcellonese torna prepotente a galla: nessun dubbio, la donna Valentino, da quel momento in poi, avrebbe parlato anche attraverso il rosso. Il rosso Valentino non è un rosso qualsiasi ma una sfumatura che si colloca tra carminio, porpora e rosso di cadmio, con una tensione verso l’arancio che non diventa mai dichiarata. È caldo e morbido, brillante ma non rigido, pensato per valorizzare chi lo indossa.  

Per Valentino Garavani il rosso è sempre stato un colore “democratico”, capace di mettere in risalto ogni donna. Una filosofia che ha fatto di Valentino l’emblema di lusso nell’alta moda e non solo. Fuori dalla passerella, il rosso Valentino ha vestito star a ogni latitudine, persino la sua cara amica Jackie Kennedy, negli anni del lutto, con tailleur impeccabili e abiti di chiffon ah hoc. Negli anni Settanta il rosso Valentino diventa persino fragranza, in una boccetta pensata per restituire, grazie alla sue note fruttate e oleose, la stessa potenza del colore feticcio di Valentino. 

Quello stesso rosso, nato idealmente in un teatro, è tornato a vivere sul palcoscenico dell’Opera di Roma, chiudendo simbolicamente il cerchio nel 2016, quando Valentino Garavani lo ha riportato in scena nei costumi da lui disegnati per ‘La Traviata’ diretta da Sofia Coppola, trasformando il melodramma verdiano in un omaggio alla sua idea di eleganza femminile. E non solo. A celebrare l’eredità di questo colore che va oltre la definizione di iconico è stata l’anno scorso la mostra ‘Orizzonti-Rosso’, ospitata dalla Valentino Garavani Foundation, a Roma, da maggio a ottobre. Un progetto espositivo che ha esplorato il rosso come idea culturale, mettendo in dialogo l’alta moda di Valentino con l’arte del Novecento e contemporanea. Le creazioni della maison sono state messe a confronto con opere di artisti come Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat e Mark Rothko, in un percorso che puntava a indagare il rosso come simbolo di un’epoca. (di Federica Mochi) 

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Bella Ma’, Pamela Petrarolo entra in studio e cade

19 Gennaio 2026 ore 18:47

(Adnkronos) – Pamela Petrarolo protagonista di una rovinosa caduta nello studio di Bella Ma’, il programma condotto da Pierluigi Diaco su Raidue. La showgirl è entrata correndo nello studio ma è inciampata, procurandosi una leggera abrasione al ginocchio destro. 

 

Diaco è intervenuto immediatamente. “Vieni a sederti con me”, ha detto il conduttore cercando di confortare Petrarolo che, visibilmente scossa dopo l’incidente, non ha potuto esibirsi come previsto nel segmento ‘Tutti ballano con Pamela’. “Hai preso una bella botta, Pamela. Non puoi farlo”, ha detto Diaco congelando il numero dell’ospite. Petrarolo, dopo lo spavento, sui social ha ironizzato sul fuoriprogramma: il video della caduta è diventato un meme con la didascalia ‘io che affronto il 2026’. 

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Da Jackie Kennedy a Sophia Loren, tutte le donne iconiche di Valentino

19 Gennaio 2026 ore 18:47

(Adnkronos) – Ci sono abiti che entrano nella storia non solo per la stoffa, ma per chi li indossa. E se parliamo di Valentino Garavani, la lista di donne che hanno fatto brillare il suo stile sulle passerelle del mondo è lunga e leggendaria. Dalla magia dei red carpet di Hollywood alle sale da gala più esclusive, Valentino ha vestito regine, attrici, modelle e dive, trasformando ogni apparizione in un momento indimenticabile di eleganza e glamour. 

Star tra le star, l’imperatore della moda aveva Nancy Reagan, Marella Agnelli e Liz Taylor come amiche. Sophia Loren, Aretha Franklin, Brooke Shields e Anne Hathaway erano alla sua corte. Tutte le supermodelle hanno sfilato per lui, a partire da C
laudia Schiffer, Cindy Crawford e Naomi Campbell. Jackie Kennedy gli spalancò le porte degli Stati Uniti e sposò Aristotele Onassis indossando un suo modello: gonna plissé e corpetto di pizzo. Farah Diba volò via dalla Persia con un suo cappotto in zibellino. Ambizioni, talento e lusso. Ma anche follie e megalomanie. Un primato su tutti: almeno otto star hanno ricevuto un Oscar indossando una sua creazione. 

Quando Julia Roberts salì sul palco degli Academy Awards del 2001, il mondo della moda trattenne il fiato. L’attrice indossava un abito Valentino bianco e nero con drammatico strascico in tulle, un modello recuperato dagli archivi degli anni ’90. Elegante, audace e perfettamente scenico, l’abito trasformò Julia in una delle icone di red carpet più memorabili di tutti i tempi. Valentino non creava semplicemente vestiti: disegnava momenti che restano nella memoria collettiva. 

Cate Blanchett non ha mai avuto paura di brillare. Sul tappeto rosso di Los Angeles nel 2005, sfoggiò un abito giallo pallido Valentino con cintura borgogna e dettagli ricamati, trasformando un colore solitamente timido in un simbolo di potere e femminilità luminosa. Ogni piega e ogni cucitura raccontavano la firma unica di Valentino: lusso sartoriale che parla più delle parole. 

Gwyneth Paltrow ha spesso scelto pezzi d’archivio Valentino per galà e premiere, incarnando un’eleganza senza tempo. Un abito rosso fuoco, drappeggiato con precisione e scollatura perfetta, mostrava come la maison potesse reinventare il vintage e renderlo contemporaneo, trasformando ogni star in un’icona moderna. 

Jennifer Lopez ha scelto Valentino per momenti pubblici e privati. Il suo abito nuziale in pizzo chantilly rimane una delle immagini più iconiche: una diva trasformata in musa eterna. Sul tappeto rosso, Valentino esaltava la silhouette della cantante e attrice con colori vibranti, tessuti preziosi e tagli teatrali, ricordando al mondo che J.Lo non passava mai inosservata. 

A Cannes, Sharon Stone incantò tutti con un abito dorato tempestato di perline Valentino, perfetto per la diva hollywoodiana che incarnava la femme fatale moderna. L’abito, scintillante sotto i flash dei fotografi, era più di un vestito: era un manifesto del glamour firmato Valentino, dove ogni dettaglio parlava di lusso, perfezione e audacia. 

Anne Hathaway ha spesso indossato Valentino per grandi eventi. Uno straordinario abito rosso intenso catturò tutti gli sguardi nel 2025, con pieghe perfette e una fluidità che esaltava ogni movimento. Valentino non vestiva solo l’attrice: valorizzava la sua presenza scenica, trasformando ogni apparizione in un evento mediatico e memorabile. 

Sophia Loren ha scelto Valentino per molte occasioni pubbliche e premi, vestendo abiti dai tagli raffinati e tonalità luminose, dal bianco all’oro. Ogni look sottolineava la silhouette della diva, trasformando ogni uscita in un manifesto di glamour italiano, celebrando femminilità e classe. 

Jackie Kennedy, simbolo di eleganza senza tempo, ha scelto Valentino per eventi diplomatici e privati. Il suo abito da sposa con Aristotele Onassis – gonna plissé e corpetto di pizzo – rimane uno dei modelli più iconici nella storia della moda americana. Jackie portava la couture italiana con naturalezza e regalità, facendo di Valentino il couturier preferito delle grandi dame. 

Quando Farah Diba lasciò la Persia, portò con sé un cappotto in zibellino Valentino, simbolo di eleganza e raffinatezza che non conosce confini. La regina dimostrò come Valentino fosse sinonimo di lusso globale, capace di vestire regine e dive con la stessa maestria sartoriale. 

Valentino ha trasformato ogni supermodella in musa vivente. Claudia Schiffer, Cindy Crawford e Naomi Campbell hanno sfilato con abiti che coniugavano audacia, perfezione sartoriale e glamour assoluto. Dal red carpet alle campagne pubblicitarie, ogni loro apparizione confermava che l’atelier italiano era la patria delle icone mondiali. (di Paolo Martini) 

moda

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Alimentazione, Gramigna (Unigrà): “Olio di palma sostenibile è versatile e sicuro”

19 Gennaio 2026 ore 18:38

(Adnkronos) – “L’olio di palma sostenibile è un ingrediente molto importante per l’industria alimentare. In virtù della sua grande versatilità e della sua stabilità organolettica nel tempo, può essere impiegato in numerose applicazioni, sia tal quale, sia trasformato”.Sono le parole di Lucia Gramigna, R&D Oils and fats manager di Unigrà, azienda italiana che opera nel settore della trasformazione e vendita di oli e grassi alimentari, margarine e semilavorati destinati alla produzione alimentare, in occasione del seminario organizzato dall’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile (Uiops) e dell’Associazione italiana dell’industria olearia (Assitol), nell’ambito del Sigep, il Salone internazionale dedicato a Gelato, pastry&chocolate, coffee, bakery e pizza, a Rimini. Un incontro durante il quale è stato presentato il Position Paper “Olio di palma sostenibile: nutrizione e sicurezza alimentare”, recentemente adottato dal Comitato Tecnico Scientifico Uiops. 

Gramigna si sofferma poi sulla sicurezza dell’olio di palma utilizzato dall’Industria italiana: “Subisce un processo di raffinazione – illustra – e durante questo processo, tutti gli step sono controllati nella maniera più dettagliata e precisa possibile per assicurare al consumatore un olio neutro, stabile e sicuro da tutti i punti di vista”, afferma. 

“Come azienda produttrice di olio di palma raffinato e di molti prodotti che lo utilizzano – approfondisce – proponiamo prodotti in cui i vantaggi dell’olio di palma sono esaltati al meglio, grazie alla qualità che riusciamo a garantire durante i processi per la sua produzione”, le sue parole. 

sostenibilita

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L’Europa scossa dai dazi di Trump per la Groenlandia

19 Gennaio 2026 ore 17:54

La minaccia, questa volta, sembra seria. L’Europa si trova sotto la minaccia di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti di Trump per le resistenze che i paesi membri stanno opponendo alle mire del presidente americano sulla Groenlandia. Anche i mercati finanziari, finora ordinati nelle riposte agli shock imposti dal presidente americano, temono che possa innescarsi la ‘tempesta perfetta’, con la guerra commerciale che diventa il terreno per regolare le tensioni geopolitiche.

Ascolta “Eurofocus” ogni giorno su podcast.adnkronos.com (https://podcast.adnkronos.com/show/eurofocus/) e su tutte le piattaforme di streaming.

Estratti audio: archivio audiovisivi Adnkronos. 
Musiche su licenza Machiavelli Music. 

La chiesa di Santa Maria delle Dame Monache di Capua all’Università Vanvitelli

19 Gennaio 2026 ore 17:45

(Adnkronos) – L’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli acquisisce al patrimonio dell’ateneo la chiesa di Santa Maria delle Dame Monache di Capua. Il monastero, adiacente alla sede del Dipartimento di Economia dell’ateneo campano, è stato consegnato oggi, 19 gennaio 2026, al rettore, Gianfranco Nicoletti, alla presenza del delegato all’edilizia, Gianfranco De Matteis, del Sindaco di Capua, Adolfo Villani, del vicesindaco ed assessore alla Pubblica Istruzione, Marisa Giacobone e della responsabile del Servizio patrimonio del Comune, Raffaella Esposito. L’acquisizione, realizzata mediante donazione modale da parte del Comune di Capua, è vincolata all’onere di destinare l’immobile alle attività proprie dell’Università, per l’accrescimento culturale dei giovani nonché per importanti iniziative di elevato livello culturale e sociale di interesse della comunità locale. 

L’obiettivo è la valorizzazione della Chiesa, attualmente in disuso, attraverso la realizzazione di una sala di rappresentanza dell’Ateneo per lo svolgimento di eventi pubblici ma anche di attività specifiche a supporto del Dipartimento di Economia. La Chiesa conventuale, conosciuta come Santa Maria delle Dame Monache, è un gioiello di architettura medievale, ubicata ad est del Corso Gran Priorato di Malta, un tempo, al di fuori della porta urbica definita Sant’Angelo.  

La sua costruzione, secondo alcuni, si farebbe risalire all’871, mentre altri studiosi la posticipano al 943, quando venne distrutto il convento di Alife in seguito ad un’incursione saracena, facendo trasferire le monache in sede capuana. L’edificio attuale presenta una pianta a croce greca a cinque navate, con bracci a terminazione curva e un portico a tre campate voltate a botte, sorretto da capitelli corinzi. La facciata è scandita da tre serliane e sormontata da un elegante fastigio barocco. Importanti ampliamenti furono realizzati tra il basso medioevo e l’età moderna: il refettorio, il dormitorio, il chiostro, il coro e il campanile (intorno al 1174); la ricostruzione della tribuna e dell’altare maggiore nel 1494; e nel XVI secolo un riassetto generale del monastero benedettino ad opera di Benvenuto Tortelli, che lo trasformò in una sorta di insula delimitata da vie pubbliche. 

lavoro

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Bassetti: “Senza armi contro raffreddore, 2 Nobel a chi trova vaccino o farmaco”

19 Gennaio 2026 ore 17:37

(Adnkronos) – “Se si riuscisse a trovare un farmaco per fermare il raffreddore, o anche un vaccino per evitarlo, questo varrebbe non un premio Nobel, ma due. Infatti la sfida più grande che ci sia è trovare una terapia efficacia contro il raffreddore”. Così all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive dell’ospedale policlinico San Martino di Genova, commenta il lavoro di un team di scienziati americani che hanno studiato il raffreddore ‘alla moviola’ e si sono concentrati sui meccanismi di difesa che potrebbero segnare la strada per nuove terapie. 

Lo studio su ‘Cell Press Blue’ spiega cosa succede nel naso attaccato dal rinovirus “apre delle possibilità enormi sia per il trattamento, lavorando sul potenziamento delle difese del sistema immunitario, che per un futuro vaccino. Oggi non abbiamo nulla che riduce i sintomi del raffreddore o eviti di farlo venire. Speriamo che questo studio porti a un passo in avanti, la forza della scienza e della ricerca è proprio questo”. 

“Le mucose nasali sono degli straordinari depositi di anticorpi – sottolinea l’infettivologo – e se si riuscissero ad attivare si potrebbe ridurre i sintomi, magari con un vaccino locale”. 

cronaca

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Limes, nuovo round: Argentieri ribatte a Caracciolo

19 Gennaio 2026 ore 17:24

(Adnkronos) – Dopo
la prima intervista su Adnkronos
, che il mese scorso ha innescato un acceso dibattito pubblico, con l’uscita da “Limes” di Giorgio Arfaras, Franz Gustincich e del generale Vincenzo Camporini, Federigo Argentieri tiene a precisare le ragioni della sua rottura e a replicare alle risposte fornite in tv e sui giornali dal fondatore e direttore Lucio Caracciolo, nonché ad alcuni commenti. Al centro, non solo la linea editoriale sulla guerra in Ucraina, ma anche omissioni, scelte simboliche e un’anomalia mai chiarita: la presenza, in prima pagina, di due “corrispondenti dall’Ucraina” di cui non esistono contributi rintracciabili. 

Professore, dopo la sua intervista Caracciolo ha risposto pubblicamente. Le sue spiegazioni la convincono?
 

“No. Sono risposte prevedibili, già sentite. Dire ‘raccontiamo le cose come stanno, non come vorremmo che fossero’ è uno slogan, non un’argomentazione. Qui non si tratta di desideri, ma di fatti: la Crimea e il Donbas sono aree contese. Raccontarle e colorarle come territorio russo, come avvenuto ripetutamente sulle mappe di Limes dal 2014 in poi, non è una descrizione neutra della realtà, è una scelta politica e simbolica”. 

Lei sostiene che le proteste ucraine contro quelle mappe fossero legittime.
 

“Assolutamente sì. Dal 2014 l’ambasciata ucraina protestava perché la Crimea veniva rappresentata come Russia. Avevano ragione allora e hanno ragione oggi, come dimostra il fatto che quella guerra si combatte ancora. Se non fossero territori contesi, non avrebbe senso il negoziato al quale assistiamo quotidianamente. Non c’è stata alcuna abdicazione a quei territori, né giuridica né politica: inoltre, nessuna delle potenze firmatarie (Usa, Regno Unito e Russia) ha dichiarato decaduto il Memorandum di Budapest’ del dicembre 1994, che garantiva l’integrità territoriale ucraina in cambio della sua rinuncia allo status di potenza nucleare”. 

Un punto che lei considera particolarmente grave riguarda l’Holodomor.
 

“È uno spartiacque. L’uso, nel 2004, di un testo letterario leggero e ironico per trattare una tragedia storica riconosciuta come genocidio – e riconosciuta ufficialmente anche dal Senato italiano nel 2023 – è stato uno sgarro grave. Nessuno ha mai chiesto conto seriamente a Caracciolo di quella scelta. Era scherno? Era sottovalutazione? Non è mai stato chiarito”. 

Lei sostiene che Limes, su altri teatri, abbia mantenuto un approccio equanime.
 

“Sul Medio Oriente, sull’Asia, sull’Africa, sull’America Latina, persino su Israele in una fase drammatica, Limes ospita voci diverse e non traspare nessuna pregiudiziale. Basta guardare i numeri recenti. Questo non accade sulla Russia e sull’Ucraina, ed è questo che rende la deviazione ancora più evidente”. 

In questo contesto lei solleva una questione nuova: i corrispondenti dall’Ucraina.
 

“Sì, ed è una questione semplice e fattuale. In prima pagina di Limes, dove c’erano i nostri nomi e dove tuttora sono indicati vari personaggi ormai deceduti (ai tre che voi già avevate contato si aggiungono anche Giandomenico Picco e Gyula L. Ortutay, che “corrispondeva” dall’Ungheria), compaiono due figure indicate come ‘corrispondenti dall’Ucraina’, Leonid Finberg e Miroslav Popovic. Eppure, dopo verifiche incrociate su numeri dedicati alla guerra russo-ucraina e sull’Ucraina stessa, non risultano loro articoli, analisi, reportage. La domanda è legittima: esistono? Scrivono? Vengono interpellati? O sono nomi puramente ornamentali? Per giunta, esiste da anni (ma non dall’inizio) nientemeno che un ‘coordinatore Russie’, al plurale, un termine surreale che non si sentiva dai tempi dell’impero zarista”. 

E’ un problema dichiarare collaboratori che non collaborano?
 

“Se tu dici di avere corrispondenti sul campo e poi non ne emerge alcuna voce, si crea un problema di trasparenza editoriale. Soprattutto se hai fatto domanda per essere classificato come rivista scientifica. Come ha rilevato su Startmag Gregory Alegi, docente di Storia alla Luiss, Limes è nell’elenco delle pubblicazioni scientifiche certificate dall’Anvur, l’agenzia pubblica che tra le altre cose valuta se le riviste rispettano determinati criteri e requisiti (e, a quanto afferma Alegi, la rivista diretta da Caracciolo non li rispetterebbe). Soprattutto su una guerra che viene continuamente raccontata come se fosse una partita tra tifoserie. Un termine – “tifo” – che considero gravemente fuorviante”. 

Perché?
 

“Difendere l’Ucraina non è “tifo”. Era “tifo” ascoltare Radio Londra durante la Seconda guerra mondiale? Era “tifo” auspicare e approvare lo sbarco in Sicilia, in Normandia? Oppure augurarsi la caduta del muro di Berlino e delle dittature est europee? Qui si parla di autodifesa, di diritto internazionale, di Carta delle Nazioni Unite. Ridurre tutto a una logica da stadio è un errore culturale profondo”. 

Lei parla di una lettura distorta anche dell’articolo 11 della Costituzione.
 

“L’articolo 11 non dice solo ‘l’Italia ripudia la guerra’. Dice che ripudia la guerra come offesa alla libertà di altri popoli. E infatti riconosce il diritto all’autodifesa del popolo aggredito, in linea con la Carta dell’Onu. Ignorare questo significa travisare la Costituzione e il diritto internazionale”. 

Un’altra critica riguarda i titoli e i numeri di Limes sulla guerra.
 

“Titoli come ‘Stiamo perdendo la guerra’, (che sarebbe anche una buona notizia se si riconoscesse di appoggiare la Russia), o ‘Fine della guerra’ non sono neutrali. Preparano psicologicamente il lettore a un esito, suggeriscono una conclusione. Non è analisi, è orientamento. E quando lo fai su un conflitto in corso, devi sapere che stai prendendo posizione”. 

Ma la domanda che in molti hanno fatto è: perché le vostre dimissioni e le prese di distanza arrivano solo ora?
 

“Non arrivano solo ora. Molti se ne erano accorti prima. Ma quando c’è di mezzo un’amicizia, una storia comune, si tende a consumare ogni possibilità di confronto prima di uscire allo scoperto. È quello che ho fatto anch’io. Inoltre, mi risulta che almeno altri tre esponenti dei due organi editoriali abbiano intenzioni analoghe”. 

In sintesi, qual è il punto centrale della sua critica?
 

“È molto semplice: Limes ha mantenuto la sua qualità e il suo equilibrio originari ovunque, tranne che su Russia e Ucraina. Lì si è verificato, da due decenni, un atteggiamento sistematicamente sbilanciato. Le dichiarazioni di solidarietà provenienti da ambienti culturali russi lo confermano. Non è un’accusa ideologica, è una constatazione”. (di Giorgio Rutelli) 

internazionale/esteri

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Groenlandia, Trump minaccia ancora: “Dazi agli europei? Lo farò al 100%”

19 Gennaio 2026 ore 17:21

(Adnkronos) – “Lo farò, al 100%”. Così Donald Trump ha risposto a Nbc News che gli chiedeva se andrà avanti con i suoi piani di colpire con i dazi i Paesi europei che hanno mandato militari in Groenlandia, in assenza di un accordo che ceda il controllo dell’isola territorio autonomo danese agli Stati Uniti. 

“L’Europa dovrebbe concentrarsi sulla guerra con la Russia e l’Ucraina, perché, francamente, vedete come è andata. È su questo che l’Europa dovrebbe concentrarsi, non sulla Groenlandia”, le parole del presidente americano, che sulla possibilità di ricorrere alla forza per acquisire l’isola ha replicato con un “no comment”.  

Trump ha poi rincarato la dose sulla polemica per la mancata assegnazione del Nobel per la Pace, accusando direttamente la Norvegia di influenzare la scelta del premio, nonostante le smentite ufficiali di Oslo. Dopo la lettera inviata al premier Jonas Gahr Store, il presidente americano ha ribadito le sue accuse anche nell’’intervista a Nbc News: “La Norvegia lo controlla eccome, anche se dicono il contrario. Sostengono di non avere nulla a che fare con la decisione, ma decidono tutto loro”. Un’affermazione che contraddice le ripetute spiegazioni del governo norvegese, secondo cui il Nobel è assegnato da un comitato indipendente e non dall’esecutivo.  

Eventuali ritorsioni europee ai dazi annunciati da Trump sarebbero in ogni caso “molto imprudenti”, ha intanto avvertito il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, parlando con i giornalisti a margine del World Economic Forum di Davos. “Ero in viaggio e non sono stato in contatto con i funzionari europei – ha spiegato – ma ho parlato con il presidente Trump e, a quanto pare, stanno arrivando molte richieste. Penso che tutti dovrebbero prendere sul serio le parole del presidente”. 

Bessent ha inoltre definito una “bufala totale” l’ipotesi secondo cui il desiderio di Trump di acquisire la Groenlandia sarebbe legato alla mancata assegnazione del Nobel per la Pace. 

Dopo la minaccia di Trump, l’Europa sta intanto preparando delle contromisure. Secondo quanto ha affermato il vice portavoce capo della Commissione Europea Olof Gill, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, sono in corso “intense consultazioni tra i leader dell’Ue”, “la priorità è interagire” ed “evitare una escalation” nei rapporti con gli Usa, “non” cercare lo “scontro” con Washington. Ma se i dazi minacciati dagli Usa dovessero essere effettivamente imposti, l’Ue “ha strumenti a sua disposizione ed è preparata a reagire, se necessario”, per “proteggere gli interessi” dell’Unione, ha affermato. Alla domanda se siano previsti incontri tra von der Leyen e Donald Trump a Davos questa settimana, nel contesto del World Economic Forum, il portavoce ha risposto di non essere “al corrente di alcun incontro” programmato, il che non esclude la “possibilità” che un incontro tra i due si tenga. 

 

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Vicenzaoro, consegnati i VO Awards

19 Gennaio 2026 ore 17:15

(Adnkronos) – Si è svolta ieri pomeriggio al Teatro Palladio la cerimonia di premiazione della prima edizione dei VO Awards, il riconoscimento ufficiale di Vicenzaoro, promosso da Italian Exhibition Group che valorizza creatività, innovazione, sostenibilità ed eccellenza manifatturiera del gioiello contemporaneo. I vincitori sono stati selezionati da una giuria tecnica composta da esperti del settore, affiancata dal voto di buyer e visitatori nei giorni di manifestazione. 

I premiati per categoria: Best in Icon – One of a Kind Jewellery a Alessio Boschi con Anello Jubilee, Best in Icon – High End Jewellery a Cammilli Firenze con Hypnose Ring, Best in Look – Fashion Jewellery a Mesh per Anello Lisa – The Knot Edit, Best in Look – Fine Jewellery a Marcela Salvador con Collana Ciuri, Best in Creation – Gold Manufacturing a D’Orica per la creazione Collana Ely Torchon 0141, Best in Creation – Silver Manufacturing ad Aurum con Anello Argento 960, Best in Special – Chain a Better Silver con Tennis Fine Precision; Best in Special – Young (Under 30) a Plah per Guacamaya Earrings.  

Durante l’evento Matteo Farsura, a capo delle fiere orafe di IEG ha spiegato che “i VO Awards nascono come progetto profondamente identitario per Vicenzaoro. Un riconoscimento che considera il gioiello come sintesi di prodotto, processo, innovazione e saper fare artigiano. Celebriamo le persone e le filiere che rendono possibile l’eccellenza del nostro settore». 

economia

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Katia Ricciarelli: “Faccio ancora sogni erotici ma senza dare volti”

19 Gennaio 2026 ore 17:14

(Adnkronos) – ”Nel giorno del mio compleanno, 40 anni fa, sposai Pippo Baudo, mi feci un bel regalo. Il tempo era poco, io subito dopo dovevo andare in Russia per una turné e allora gli dissi: ci sposiamo e il giorno dopo partiamo. Lui in Russia si divertì da morire, faceva andare su e giù il sipario del teatro Bolshoi in continuazione, fu divertentissimo”. A raccontarlo, il giorno dopo il suo 80esimo compleanno, è Katia Ricciarelli, intervistata da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari a ‘Un Giorno da Pecora’, su Rai Radio1.  

Le sono mancati i suoi auguri? ”Negli ultimi anni no. Ogni tanto forse ero io a provare a mandare a Pippo dei messaggi, in cui chiedevo di potergli fare gli auguri, visto che, non so perché, non potevo parlarci direttamente”. Recentemente ha raccontato che spesso i suoi sogni sono a tema sessuale: ”Io sogno tantissimo, ogni notte, un po’ di tutto. In quei casi non sogno qualcuno in particolare, è un qualcuno senza un viso. D’altra parte io sono sola, non ho uomini, vivo col mio cane: è troppo faticoso avere un uomo, io ho già dato”. 

spettacoli

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Oreficeria: Federpreziosi, in 2025 fatturato gioiellerie italiane a 7,4 mld

19 Gennaio 2026 ore 17:10

(Adnkronos) – Il fatturato complessivo delle gioiellerie italiane nel 2025 è stimato in circa 7,4 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente, per effetto dell’aumento delle materie prime. Sempre a fine 2025 risultano attive 11.842 gioiellerie in Italia, in calo rispetto all’anno precedente, non per una riduzione della domanda, ma per un processo di razionalizzazione e stabilizzazione del tessuto imprenditoriale. È la fotografia fatta da Federpreziosi durante l’evento Perché gli italiani non comprano gioielli, che si è tenuto oggi a Vicenzaoro, salone internazionale di IEG in scena al quartiere fieristico berico fino a domani. Lo stesso fenomeno – si sottolinea – si riflette sull’occupazione: gli addetti del settore, 30.600 a fine 2025, diminuiscono ma in misura meno marcata rispetto al numero delle imprese, grazie a una maggiore concentrazione del lavoro e stabilità organizzativa. L’incontro, moderato da Steven Tranquilli, direttore di Federpreziosi Confcommercio, ha visto gli interventi di Stefano Andreis, presidente di Federpreziosi Confcommercio, PierLuigi Ascani, presidente di Format Research, e di alcuni operatori del settore. 

economia

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Anas, aperto al traffico in Lombardia il nuovo Ponte Manzoni

19 Gennaio 2026 ore 17:01

LECCO (ITALPRESS) – In anticipo rispetto al cronoprogramma è stato aperto oggi al traffico il nuovo Ponte Manzoni lungo la strada statale 36 “del Lago di Como e dello Spluga”. L’opera, realizzata da Anas in affiancamento al ponte esistente, migliora in modo significativo la viabilità tra le due sponde dell’Adda nel territorio di Lecco e Pescate lungo uno degli assi strategici tra Milano e la Valtellina. Alla cerimonia erano presenti il Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e l’Amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme. Hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il prefetto di Lecco Paolo Giuseppe Alfredo Ponta, la presidente della Provincia di Lecco Alessandra Hofmann, il sindaco di Pescate Dante De Capitani e il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni.
“Questa nuova infrastruttura rappresenta un passo decisivo per il miglioramento della viabilità locale e regionale – ha detto l’AD di Anas Gemme – l’opera, al termine delle Olimpiadi Milano Cortina 2026, garantirà una mobilità più sostenibile nel collegamento tra le due sponde dell’Adda. Con grande soddisfazione siamo qui in un momento così significativo per il territorio lombardo. Abbiamo raggiunto un obiettivo sfidante grazie all’impegno di Anas svolto in sinergia con il MIT”.
A dare il via ai lavori con la posa della prima pietra era stato proprio il ministro Salvini il 1° marzo 2024 con l’impegno di rendere fruibile il tracciato prima dell’avvio dell’evento olimpico. Obiettivo oggi rispettato in pieno.
Da oggi il nuovo Ponte Manzoni è operativo: destinato a migliorare la circolazione tra le due sponde dell’Adda e a rendere più scorrevole il principale collegamento tra Milano e la Valtellina. Quello già esistente, costruito negli anni Ottanta, ha servito per decenni il territorio e ha sostenuto volumi di traffico sempre più elevati. L’adeguamento a tre corsie dell’opera originaria, reso possibile dalla realizzazione del nuovo ponte, risponde all’esigenza di separare il traffico urbano da quello di lunga percorrenza così da garantire spostamenti più fluidi e sicuri.
La nuova infrastruttura ha una lunghezza complessiva di 780 metri con una piattaforma stradale larga 10,50 metri. Il ponte principale a scavalco dell’Adda, realizzato con impalcato in acciaio, è composto da quattro campate per una lunghezza totale di 366,6 metri.
Il nuovo ponte è dotato anche di una pista ciclabile larga 2,50 metri, che attraversa il fiume Adda, per favorire la mobilità dolce.
L’investimento complessivo per la nuova infrastruttura ammonta a 35,6 milioni di euro.
Oggi è stato aperto anche il nuovo svincolo di Piona lungo la S.S. 36 in comune di Colico al termine dei lavori finalizzati al potenziamento dell’opera anch’essa rientrante fra gli interventi strategici per i Giochi Olimpici Invernali 2026.
I lavori completano e migliorano l’esistente svincolo attraverso la costruzione di una rampa di ingresso alla S.S. 36 in direzione Sondrio e una rampa di uscita verso il centro cittadino di Colico. Così da permettere all’utenza di svolgere in sicurezza tutte le manovre di connessione tra la strada statale e la viabilità provinciale. Lungo la S.P. 72 è stata realizzata una rotatoria che ottimizza e fluidifica ulteriormente la circolazione veicolare. L’investimento complessivo per il nuovo svincolo ammonta a oltre 8 milioni di euro.

– foto ufficio stampa Anas –
(ITALPRESS).

Chivu “Arsenal fra le big d’Europa ma non partiamo battuti”

19 Gennaio 2026 ore 17:01

MILANO (ITALPRESS) – “Per me Arsenal e Bayern sono fra le più forti d’Europa ma questo non significa che partiamo sconfitti. Cercheremo di giocare la nostra partita, faremo del nostro meglio nel capire i momenti, quello che l’avversario ci offrirà e che ci farà subire”. Cristian Chivu e la sua Inter sono pronti al crash test contro i Gunners. Dopo un’ottima partenza nella League Phase di Champions, le sconfitte con Atletico Madrid e Liverpool hanno rallentato la rincorsa a un posto fra le prime otto che assegna il pass diretto per gli ottavi e un passo falso anche domani potrebbe compromettere definitivamente le chance nerazzurre di bypassare i play-off.

“Tutte le partite sono importanti, a prescindere dall’avversario – sottolinea il tecnico rumeno – Una squadra come la nostra non deve mai sottovalutare l’avversario, avere cali di attenzione. Il nostro obiettivo è finire fra le prime otto per andare dritti al turno successivo. Stiamo lavorando anche per sfatare quello che da fuori si dice un tabù – il riferimento agli scontri diretti che finora i nerazzurri non sono riusciti a vincere – Siamo consapevoli che non è mai semplice, bisognerà essere pronti mentalmente e fisicamente e sbagliare il meno possibile. L’Arsenal ha tanti modi per farci del male, è una squadra completa, siamo consapevoli di quello che è l’Arsenal in questo momento. Affrontiamo una delle squadre più forti d’Europa, hanno speso, hanno costruito un’identità, hanno giocatori che possono metterti in difficoltà, sono stati dominanti in Premier e quest’anno sono in testa, stanno facendo una stagione importante. Ma conosciamo la Champions, le squadre inglesi, i momenti di una partita, siamo consapevoli di quello che siamo diventati negli ultimi anni in Europa, sappiamo affrontare queste partite e cercheremo di essere la nostra miglior versione anche domani”.

L’Inter farà affidamento anche sulla ritrovata solidità difensiva: “Merito di 22 giocatori applicati alla causa. La fase difensiva non si fa col singolo reparto ma con tutta la squadra. Ci prendiamo dei rischi ma abbiamo dei giocatori capaci di mantenere il livello di attenzione e determinazione nella fase difensiva”, aggiunge Chivu, che spende belle parole per il collega Arteta. “Dagli altri allenatori c’è sempre da imparare, sta dimostrando di essere un allenatore forte, bravo, che ha tante ambizioni, con una società alle spalle che ha tradizione e ambizione”.

Al fianco del tecnico è intervenuto in conferenza stampa anche Manuel Akanji: “L’Arsenal è fra le migliori squadre d’Europa, la più forte per me in questo momento è il Bayern ma l’Arsenal è fra le migliori. Hanno una rosa molto profonda, con tanti calciatori che possono tappare dei buchi se qualcuno manca, hanno un rendimento costante e questo è importante se vuoi essere competitivo su tutti i fronti – aggiunge – Servirà essere efficaci perchè qualsiasi errore può essere punito: dovremo essere cattivi sotto porta e puliti in fase di possesso. Sarà una grande sfida ma sono fiducioso che saremo pronti”. Dal punto di vista difensivo anche il difensore svizzero riconosce che “abbiamo fatto dei progressi, siamo migliorati e si è visto nelle ultime partite. Non concediamo grandi occasioni ormai, prima prendevamo più gol, e anche in attacco abbiamo trovato dei modi interessanti per segnare”.

Per quanto riguarda gli obiettivi, nessun mistero: “Vogliamo vincere lo scudetto e il primo obiettivo in Champions è finire fra le prime otto della prima fase. Poi vedremo, tutti sanno di cosa è capace l’Inter”. Infine, sui rumors in Inghilterra relativi all’ipotesi che il City possa richiamarlo dal prestito in questo mercato vista l’emergenza in difesa, Akanji è categorico: “Nessuna possibilità. In estate non so, non dipende solo da me, vediamo che succede a fine stagione, io spero di poter continuare qui”.

– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Lutto per Stefano De Martino: è morto il padre Enrico, il suo primo maestro

19 Gennaio 2026 ore 16:10

(Adnkronos) –
Lutto per Stefano De Martino, il popolare presentatore di ‘Affari tuoi’ su Rai 1. È morto questa mattina il padre Enrico, all’età di 61 anni. La notizia della scomparsa è stata confermata all’Adnkronos dall’entourage del noto volto della tv pubblica. Il papà era malato da tempo e le sue condizioni di salute erano peggiorate negli ultimi mesi. 

In gioventù ballerino professionista, Enrico De Martino ha dedicato tutta la vita alla danza, collaborando con scuole e compagnie della Campania e danzando anche al Teatro San Carlo di Napoli. Nel 2025 gli era stato conferito al Teatro Verdi di Salerno il premio alla carriera nell’ambito della XXIV edizione del Premio Salerno Danza, sotto la direzione artistica di Corona Paone, étoile del San Carlo, e Luigi Ferrone, primo ballerino del Massimo partenopeo. Enrico De Martino ricordava con orgoglio il proprio percorso artistico e la sua carriera interrotta a 25 anni, quando la moglie gli annunciò di essere incinta di Stefano. “A quel punto ho dovuto assumermi una responsabilità. La danza è diventata un hobby, ma ho fatto di tutto perché Stefano potesse vivere quella passione”, aveva spiegato in un’intervista al ‘Corriere della Sera’. Fino ai 40 anni, Enrico De Martino aveva combinato la danza con l’attività di ristoratore, continuando a collaborare con varie scuole della Campania. 

Il rapporto tra Stefano De Martino e il padre è stato negli anni profondo e complesso. Più volte il conduttore ha raccontato come Enrico fosse inizialmente contrario alla sua scelta di intraprendere la carriera nella danza, ritenuta troppo dura e incerta. Una posizione spiegata dallo stesso Enrico in diverse interviste, nelle quali aveva sottolineato le difficoltà fisiche e mentali del mestiere. Con il tempo, il legame tra padre e figlio si è progressivamente rafforzato, trovando un nuovo equilibrio soprattutto dopo la nascita di Santiago, che ha contribuito a rendere il rapporto più disteso e consapevole. Enrico ricordava anche la soddisfazione di vedere il figlio affermarsi come conduttore televisivo: “Ho seguito tutta la sua evoluzione, passo dopo passo. Vederlo condurre programmi importanti è una gioia enorme. Il regalo più grande è che è rimasto la persona che era, senza montarsi la testa”. Tra i ricordi più preziosi, anche quello del primo incontro con Maria De Filippi, talent scout di Stefano ad “Amici”: “Fu un bell’incontro. Mi chiese se ero contento della carriera di mio figlio e cosa potevo rispondere? Contentissimo”. E il padre amava sottolineare come il successo di Stefano non abbia cambiato la sua umanità: “Ci ha sempre fatto bei regali, ma il dono più grande è che è rimasto il ragazzo che conoscevamo”. 

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Bassetti di nuovo contro Belen, nel mirino una ‘cura anti-age’

19 Gennaio 2026 ore 15:56

(Adnkronos) –
Matteo Bassetti di nuovo all’attacco di Belen Rodriguez. Tre giorni fa l’infettivologo aveva commentato un post della showgirl che raccontava sui social di essere rimasta per 3 giorni a letto, immobilizzata da febbre e tosse, con considerazioni vaghe sui vaccini. “Chi fa spettacolo si occupi di quello e lasci a medici e sanitari le questione sanitarie. Se Belen avesse fatto il vaccino dell’influenza, probabilmente avrebbe avuto meno problemi”, aveva detto l’infettivologo. 

 

In un video pubblicato oggi su Facebook, Bassetti ‘prende di mira’ un trattamento fatto da Belen: “Un mese fa si mostrava sui social in poltrona con una flebo mentre le iniettavano la nicotinammide adenina dinucleotide (Nad), un trattamento che a parete di sogni ringiovanisce. La Signora Belen critica i vaccini, ma si è mai chiesta quali sono le evidenze scientifiche del NADH?”, scrive l’infettivologo che nel video ricorda che si parla di “una cura che ringiovanisce”: “Bene sono andato a guardare se ci fossero dei dati, delle evidenze scientifiche che la supportavano negli esseri umani. Bene, zero”.  

“Ormai lo sport nazionale è criticare i vaccini”, facendo un riferimento anche a Ether Parisi. “Si criticano i vaccini e poi si fa la terapia anti-age, si prendono tanti altri farmaci che hanno decisamente meno evidenza. Cerchiamo di avere un po’ di educazione e di restare nel proprio, senza volere continuamente fare lo scienziato”, conclude Bassetti.  

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Valeria Marini canta, Fiorello ride e la mamma della showgirl gli dà ragione

19 Gennaio 2026 ore 15:35

(Adnkronos) – Valeria Marini canta, Fiorello ride e, Gianna Orrù, la mamma della showgirl, si schiera a La volta buona. Le performance canore di Valeria Marini diventano un segmento de La pennicanza, il programma radiofonico di Fiorello.  

“Sentite la versione di ‘Brava’ di Mina cantata da Valeria Marini… Pensate, quando Mina ha sentito questa versione di Valeria Marini si è rotolata nel letto. Mina non esce mai da Lugano ma quando ha sentito questa versione si è messa in viaggio verso Roma. ‘Che vieni a fare?’, le ho chiesto. ‘Io sono contro la violenza ma questa volta farò un’eccezione'”, la ‘ricostruzione’ di Fiorello. Quindi, ecco l’audio della versione di ‘Bambola’ interpretata da Valeria Marini a Domenica In. “Signori, la bambola è morta!”, annuncia Fiorello. 

Mentre scorrono le immagini, nello studio di La volta buona Gianna Orrù ascolta e commenta. Il verdetto della mamma di Valeria Marini è senza appello: “Ha ragione Fiorello a prendere in giro Valeria. Ma perché si mette a cantare? Vada a lezione, si studia e si impara a cantare, come tutte le cose”. 

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Femminicidio Torzullo: al marito contestati l’omicidio aggravato e l’occultamento di cadavere

19 Gennaio 2026 ore 15:24

Contestato anche l’occultamento di cadavere a Claudio Carlomagno, accusato dell’omicidio aggravato della moglie Federica Torzullo, la 41enne di Anguillara Sabazia (Roma) della quale non si avevano più notizie dall’8 gennaio scorso. L’uomo è stato trasferito ieri sera nel carcere di Civitavecchia dopo il ritrovamento del corpo della donna, sepolto in una buca scavata con un mezzo meccanico e coperta da rovi, all’interno di un terreno ad Anguillara, adiacente alla ditta di movimento terra della famiglia Carlomagno.

I pm della procura, guidata da Alberto Liguori, nelle prossime ore conferiranno l’incarico al medico legale per eseguire l’autopsia sul corpo della donna e chiederanno al gip la convalida del fermo. Non è escluso che il marito della vittima possa essere sentito dal pm in giornata. Intanto si cerca ancora l’arma del delitto e l’esito degli esami sulle tracce ematiche repertate dai carabinieri è atteso fra il fine settimana e l’inizio della prossima.

Julio Iglesias chiede l’archiviazione dell’indagine per presunti abusi

19 Gennaio 2026 ore 15:16

(Adnkronos) –
Julio Iglesias ha chiesto l’archiviazione dell’indagine aperta nei suoi confronti per presunte aggressioni sessuali, sostenendo l’assenza di giurisdizione dei tribunali spagnoli e, di conseguenza, della Procura dell’Audiencia Nacional di Madrid. È quanto emerge da un atto depositato oggi, lunedì 19 gennaio, e visionato dai media spagnoli. 

Secondo la difesa dell’82enne cantante spagnolo, le presunte vittime avrebbero dovuto presentare denuncia nei luoghi in cui i fatti sarebbero avvenuti, ovvero nella Repubblica Dominicana e alle Bahamas, dove le due ex collaboratrici affermano di aver subito abusi nel 2021 mentre lavoravano per l’artista. Iglesias ha sempre respinto ogni accusa. 

Nel documento, composto da 15 pagine e indirizzato al procuratore capo dell’Audiencia Nacional, l’avvocato dell’artista, Javier Choclán, definisce “non ammissibile” che la Procura continui ad assumere una competenza “di cui è notoriamente priva”. Oltre all’archiviazione, la difesa chiede l’accesso immediato agli atti dell’indagine e una partecipazione attiva al procedimento. 

L’avvocato Choclán, legale di molti vip tra cui il calciatore Cristiano Ronaldo, denuncia inoltre un grave “pregiudizio reputazionale” per il suo assistito, sostenendo che le denuncianti avrebbero diffuso il contenuto della denuncia attraverso fughe di notizie e interviste alla stampa, rendendo il caso di imputazione di dominio mediatico prima ancora di qualsiasi decisione giudiziaria. Una circostanza che, secondo la difesa, avrebbe amplificato il danno all’immagine pubblica del cantante. 

Nel testo viene anche contestata la possibilità che le presunte vittime vengano ascoltate come testimoni protetti pur avendo scelto, secondo l’avvocato, di esporsi mediaticamente. Una situazione definita “processualmente anomala”, dal momento che – si legge negli atti – la trasformazione volontaria del caso in un tema di dibattito pubblico farebbe venir meno le condizioni per l’anonimato nei confronti dell’indagato. La difesa insiste infine sulla necessità che Julio Iglesias possa essere presente durante eventuali dichiarazioni delle denuncianti, al fine di dimostrare quella che definisce la “falsità” delle accuse. “Il diritto a una difesa immediata è evidente e non ammette ritardi”, si afferma nel documento depositato in tribunale. 

Iglesias si riserva inoltre la possibilità di intraprendere ulteriori azioni legali per tutelare i propri diritti, denunciando quello che considera un uso abusivo dello strumento penale e campagne mediatiche che, in assenza di una decisione giudiziaria, gli starebbero causando un danno personale e reputazionale “difficilmente riparabile”. (di Paolo Martini) 

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Caso Garlasco, difesa Stasi: “Analisi Poggi irrilevanti, faremo accertamenti su pc Chiara”

19 Gennaio 2026 ore 15:14

(Adnkronos) –
La difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, prende le distanze dai nuovi approfondimenti informatici diffusi dai consulenti della famiglia della vittima. Secondo quanto sostenuto, l’ipotesi di un accesso alla cartella ‘Militare’ presente sul computer di Stasi la sera del 12 agosto 2007, alla vigilia del delitto di Garlasco, “oltre ad essere totalmente irrilevante in considerazione del rapporto tra Alberto e Chiara, va considerato con grande cautela, come certamente sanno i consulenti di parte che lo hanno fornito alla stampa”. 

In una nota, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis spiegano di aver “incaricato un consulente informatico di parte per effettuare nuovi accertamenti, soprattutto sull’accesso al file della tesi, in ipotesi avvenuto tra le 22.09 e le 22.14″. Dai primi riscontri, riferisce la difesa,”il dato fornito dalla difesa Poggi non risulta affatto confermato, come peraltro già stabilito in una perizia”. “All’esito delle analisi, la difesa Stasi si riserva tutte le azioni necessarie per la tutela dei diritti del proprio assistito, nonché il deposito dei risultati ottenuti in tutte le sedi competenti” si legge nella nota degli avvocati. 

“La difesa Stasi estenderà l’analisi forense, a questo punto, anche al computer di Chiara Poggi, per tutto quanto di interesse. Se un incidente probatorio deve essere promosso, infatti, alla luce delle nuove indagini in corso, è proprio su questo computer e non certo su quello di Alberto Stasi, che non potrà in nessun caso essere riprocessato e che, peraltro, è già stato oggetto di decine di consulenze e persino di due perizie, tutti documenti in atti”. 

cronaca

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Meloni chiude la missione in Asia, sponda con Seul mentre sale la tensione sui nuovi dazi

19 Gennaio 2026 ore 15:09

(Adnkronos) – Questa volta, a differenza della trasferta in Giappone, nessuna immagine in stile anime. Il selfie con il padrone di casa, però, fa capolino lo stesso sui social. Ma soprattutto resta identico il messaggio politico: l’Italia intende consolidare i rapporti con i principali attori dello scenario orientale, perché le attuali turbolenze geopolitiche impongono flessibilità e rapidità di adattamento. E la costruzione di nuove sponde affidabili, in un contesto sempre più instabile. Nel segno del soft power coreano – dal K-pop in giù – Giorgia Meloni conclude a Seul la terza e ultima tappa della missione asiatica, incontrando il presidente sudcoreano Lee Jae-Myung nella Blue House (Cheong Wa Dae), il palazzo presidenziale dai tetti tradizionali a padiglione. 

“Sono molto contenta di essere il primo leader europeo a venire in visita in Corea dalla sua elezione e dal suo insediamento”, afferma la presidente del Consiglio, rimarcando come Italia e Corea del Sud condividano “molti valori, una vocazione verso la creatività e l’innovazione pur rimanendo ancorate alla tradizione” e dispongano di “un potenziale straordinario ancora inespresso, nonostante rapporti bilaterali già estremamente solidi”. Al termine del faccia a faccia, spiega Meloni, la dichiarazione congiunta individua “i settori prioritari sui quali sviluppare partenariati di alto livello”, con l’obiettivo di “rafforzare il dialogo politico” e rendere la cooperazione “realmente strategica”. 

Il baricentro dell’intesa è tecnologico. “Sono particolarmente fiera della firma di oggi di un’intesa nel settore dei semiconduttori, materia particolarmente strategica per noi”, sottolinea la premier, definendola “un passo fondamentale per rafforzare l’autonomia strategica, ridurre le dipendenze esterne e sostenere l’innovazione” in settori chiave come elettronica, automotive e telecomunicazioni. Accanto ai chip, entra nel perimetro della cooperazione anche il tema delle materie prime: “Ripensare le catene di approvvigionamento e renderle più solide e controllabili è una priorità strategica”, osserva Meloni, evidenziando come la collaborazione tra Paesi alleati possa rafforzare la tenuta industriale. 

Il rafforzamento del partenariato passa anche dall’economia reale. “Le nostre nazioni possono migliorare la cooperazione anche in settori come i trasporti e le infrastrutture”, afferma la presidente del Consiglio, valorizzando il contributo delle aziende italiane e definendo “strategico” l’interscambio degli investimenti. Per Roma, aggiunge, è centrale la presenza dei grandi gruppi coreani, in particolare nei comparti “ad alto contenuto innovativo come la robotica, la microelettronica e l’automotive”. Sul tavolo anche il sostegno alle Pmi e l’obiettivo di “superare alcune barriere non tariffarie all’ingresso dei nostri prodotti”. 

Il quadro politico fa da cornice a questa agenda. Italia e Corea, ricorda Meloni, sono “nazioni amiche e alleate, oltre a essere democrazie mature e tecnologicamente avanzate”, una convergenza che diventa un vantaggio competitivo in “uno scenario globale nel quale l’incertezza è ormai diventata la normalità”. Da qui l’apprezzamento per l'”approccio pragmatico” del presidente Lee – riferimento, non esplicitato, al riavvicinamento con la Cina avviato da Seul – e la volontà di trasformare la visita in un punto di partenza per “un dialogo politico più strutturato” su dossier complessi, anche a livello personale, con l’invito a una visita in Italia nel corso dell’anno. 

Affiora anche la dimensione storica del rapporto bilaterale. “Questo stride un po’ con l’assenza, da diciannove anni, di un presidente del Consiglio italiano in visita ufficiale in Corea”, osserva Meloni, citando il libro fotografico sull’ospedale della Croce Rossa italiana durante la guerra combattuta nella penisola coreana, ricevuto in dono. Un passaggio ripreso da Lee Jae-Myung, che parla di “lunga amicizia” e di “profonda gratitudine per l’aiuto ricevuto”, ricordando che “nel 1951 l’Unità Medica Italiana fondò l’Ospedale della Croce Rossa”. La visita si chiude con la firma di una serie di intese: un memorandum tra la Protezione civile italiana e il ministero dell’Interno coreano, un accordo sulla tutela del patrimonio culturale e un’intesa industriale nel settore dei semiconduttori. Il tutto inserito in una dichiarazione congiunta che rilancia il Dialogo strategico bilaterale, prevede un nuovo Piano d’azione 2026-2030 e rafforza la cooperazione su sicurezza, Indo-Pacifico, Africa e principali sfide globali. 

Ma il richiamo all’incertezza non resta confinato alle dichiarazioni ufficiali. A pesare sono le tensioni geopolitiche che attraversano l’Occidente, come dimostra l’avvio in calo delle Borse europee nella prima seduta della settimana, dopo l’annuncio di Donald Trump di nuovi dazi contro i Paesi europei che hanno deciso di inviare militari in Groenlandia. Una scelta criticata da Giorgia Meloni sia pubblicamente sia nel colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti. 

Il dossier resta aperto. I contatti tra la presidente del Consiglio – impegnata in un ruolo di mediazione – e i partner europei, a partire dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, proseguono. Il prossimo passaggio è fissato per il 22 gennaio, quando il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha convocato una riunione straordinaria dei 27 per fare il punto sul caso Groenlandia e sullo stato, sempre più fragile, delle relazioni transatlantiche. Non è ancora confermata, invece, la partecipazione al vertice a margine del forum di Davos. 

Al centro del Consiglio europeo ci sarà anche il cosiddetto “bazooka”, lo strumento di coercizione commerciale che Bruxelles potrebbe valutare come risposta ai dazi annunciati da Washington. La linea di Meloni resta però improntata alla cautela: tenere aperto il canale del confronto per evitare una spirale di ritorsioni che rischierebbe di aggravare ulteriormente le tensioni tra le due sponde dell’Atlantico. 

 

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Ricerca Randstad su Milano-Cortina, 128 candidature per ogni offerta di lavoro

19 Gennaio 2026 ore 15:01

ROMA (ITALPRESS) – I Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026 genereranno un importante ritorno economico attraverso il turismo, lo sviluppo di infrastrutture, la promozione internazionale dei territori e anche dal punto di vista occupazionale. Secondo le stime dell’Università Bocconi e dell’Università Cà Foscari, si prevede complessivamente la creazione di circa 36.000 posti di lavoro comprensivi anche dell’indotto generato, nei settori dell’edilizia, dell’organizzazione e del turismo, concentrati principalmente nell’area lombarda e delle Dolomiti. Ma la legacy dei Giochi sarà molto più ampia, se si considerano le competenze acquisite dai lavoratori: operare nell’organizzazione di un grande evento come questo permetterà di sviluppare alcune skill tecniche, ma soprattutto trasversali fortemente richieste dal mercato.
E’ quanto emerge dalla ricerca “Oltre il Traguardo: la Legacy di Competenze di Milano Cortina 2026”, realizzata da Randstad Italia, HR Partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, attraverso il centro di ricerca Randstad Research, che ha analizzato oltre 750 annunci di lavoro pubblicati da Fondazione Milano Cortina 2026 nel corso del 2023, del 2024, fino all’autunno 2025, con le relative professioni e competenze richieste.
Complessivamente sono state circa 100.000 le candidature ricevute da Randstad per lavorare all’organizzazione dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026. Dall’analisi degli annunci di lavoro emerge una notevole attrattività: in media, dal 2023 fino all’autunno 2025, sono state ricevute 128 candidature per ogni offerta pubblicata. Il settore più gettonato è quello dei servizi di educazione, formazione e lavoro, con una media di 390 candidature per posizione aperta. Mentre la maggior parte degli annunci riguarda il settore della logistica e trasporti, con circa il 33% delle offerte.
“In un contesto in cui l’intelligenza artificiale è spesso vista come uno strumento che può ridurre le opportunità di apprendere attraverso l’esperienza diretta, il caso dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026 rappresenta l’esatto opposto: un’intensa esperienza di apprendimento pratico, con un impatto forte e duraturo sul bagaglio di competenze dei lavoratori – ha detto Emilio Colombo, Coordinatore del Comitato scientifico di Randstad Research, nel corso della presentazione della ricerca al Coni -. Normalmente, in contesti ordinari, richiederebbe molto tempo, ma qui è possibile ottenerla in un periodo breve. Questa esperienza potrà avere ricadute benefiche sul mercato del lavoro in vario modo: direttamente sui lavoratori coinvolti e indirettamente sulle imprese e sui territori che saranno arricchiti dal nuovo sapere. Con la possibilità di mettere a frutto conoscenze e competenze acquisite, soprattutto trasversali, in qualità di formatori, tutor o mentor in differenti livelli formativi”.
“Una parte fondamentale della legacy dei Giochi prende vita attraverso le persone e le competenze che sviluppano lungo questo percorso – ha aggiunto Diana Bianchedi, Chief Strategy, Planning & Legacy Officer per Fondazione Milano Cortina 2026 -. Randstad è sempre stato un partner determinante: grazie al suo contributo abbiamo formato nuove professionalità e reso concreta un’eredità che ci ha ispirati e guidati da subito e che continuerà a generare valore ben oltre il 2026. Lo studio di Randstad Research ne offre una testimonianza chiara, perchè misura ciò che rappresenta uno dei pilastri di Milano Cortina 2026: lasciare al Paese un patrimonio duraturo di esperienza, capacità e lavoro di squadra. L’Italia è leader a livello internazionale per eventi sportivi e i Giochi daranno una spinta eccezionale a questo trend”.
“Ringrazio Randstad, perchè la partnership con loro è fondamentale – ha sottolineato Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano-Cortina -. L’attività della Fondazione Milano Cortina non è atipica, ma unica, perchè si può configurare come fosse una start up, con la differenza che però dal momento della sua creazione c’è anche già la data di scadenza della stessa. Per questo è una bella sfida e per vincerla c’è bisogno di competenze. Una sfida difficile l’organizzazione dei Giochi. Aggravata dagli anni del Covid, dalle guerre e da quattro governi che sono cambiati. Ma al di là di queste competenze posso dire di esser orgoglioso del lavoro fatto fin qui, anche se il nostro è un Paese che se si fanno 199 cose bene, poi ci si sofferma sull’unica cosa che viene meno bene”.
Il concetto di legacy dei Giochi Olimpici e Paralimpici viene usato solitamente per parlare di beni materiali, come gli investimenti infrastrutturali che rimangono al territorio al termine della Manifestazione. Ma esiste una legacy che si riferisce alle persone coinvolte nell’organizzazione dei Giochi sia come lavoratori che come volontari, e che riguarda le competenze acquisite. Benchè si tratti di un’occupazione a tempo determinato, infatti, la peculiarità dell’esperienza lavorativa all’interno del grande evento Olimpico e Paralimpico rappresenta un unicum in termini di competenze professionali e personali, un bagaglio di esperienza spendibile nel mercato del lavoro.
Analizzando le posizioni lavorative e i relativi annunci di lavoro aperti da Fondazione Milano Cortina 2026 (759 annunci di lavoro pubblicati dal 2023 a settembre 2025) Randstad Research ha indagato l’impatto dell’evento in termini di legacy di competenze e professionalità. Per tutte le professioni emerge la richiesta di skill comunicative a tutto tondo, dalla conoscenza approfondita di una lingua straniera (inglese), alla capacità di esprimersi con chiarezza, alla capacità di saper comunicare attraverso strumenti tecnologici. Tutti i profili, più o meno tecnici, inoltre, sono accomunati da una richiesta di competenze trasversali, per operare in contesti multidisciplinari, multiculturali, multilinguistici. Nel complesso, sono ricercati professionisti ibridi e versatili, capaci di svolgere i loro compiti superando le barriere, in un mercato del lavoro estremamente dinamico e collaborativo.
Inoltre, la partecipazione stessa all’organizzazione e allo svolgimento dei Giochi rappresenta un acceleratore di competenze, soprattutto trasversali. In particolare, si svilupperanno problem solving durante lo svolgimento di attività complesse da svolgere in tempi e spazi contingentati; capacità di lavoro in team; capacità di interazione e comunicazione in un ambiente internazionale e multiculturale; gestione dello stress, lo svolgimento di numerose attività in contemporanea e il rispetto di scadenze molto ravvicinate.
Il settore che ha ricevuto più richieste è quello dei servizi di educazione, formazione e lavoro (in media 390 candidature per posizione aperta), seguito dalle attività ricreative e sportive (209), dai servizi culturali e dello spettacolo (157), servizi turistici (138), trasporti e logistica (101), i servizi digitali (81) e di public utilities (50). L’ultimo posto appartiene al settore dell’edilizia, con una media di undici candidature per offerta.
Per numero di annunci, invece, il settore che presenta il maggior numero è trasporti e logistica, con circa il 33% delle offerte. Seguono i servizi turistici (27,9% delle offerte) e attività ricreative e sportive (il 13,8%). In generale, turismo e servizi ricreativi e sportivi hanno raggiunto il miglior incontro tra domanda e offerta.
Circa il 67% degli annunci riguarda professioni di carattere amministrativo, il 24,9% posizioni manageriali, il 7,9% apprendistato o tirocini (considerando che l’analisi è condotta a un anno circa dall’inizio dell’evento, per cui le figure ricercate sono soprattutto prettamente organizzative di livello medio alto, perchè quelle operative sono state cercate successivamente).

– foto mec/Italpress –
(ITALPRESS).

Governo, sbloccato il 99% delle risorse stanziate

19 Gennaio 2026 ore 15:01

ROMA (ITALPRESS) – Sbloccato il 99,2% di risorse stanziate dal Governo Meloni. Lo riporta la tredicesima relazione sul monitoraggio dei provvedimenti legislativi e attuativi del governo Meloni con aggiornamento al 31 dicembre 2025. Il tasso di adozione dei decreti attuativi è “ai massimi da inizio legislatura: il numero dei decreti adottati supera quota 1.000″.

Alla data del 31 dicembre 2025, il governo Meloni ha adottato complessivamente “1.077 decreti attuativi, di cui: 794 previsti da disposizioni di propria iniziativa e 283 riferiti a provvedimenti ereditati dalla precedente legislatura.

Sempre al 31 dicembre 2025, risultano disponibili il 99,2% delle risorse stanziate per gli anni 2022-2025, per un totale di circa 292,4 miliardi di euro, a cui si aggiungono 9,3 miliardi sbloccati mediante l’adozione di provvedimenti della scorsa legislatura. In totale, il Governo Meloni ha reso utilizzabili circa 301,7 miliardi di euro.

Si attesta all’82% la percentuale di atti legislativi di iniziativa governativa entrati in vigore nel trimestre senza rinvio a successivi decreti attuativi, evidenziando il costante e progressivo impegno del Governo a rendere immediatamente efficaci le misure adottate.

Il tasso di adozione dei decreti attuativi sale al 68,7%, il valore più alto dall’inizio della legislatura. Lo stock complessivo dei decreti ancora da adottare scende a 490 unità.
Particolarmente significativo il dato relativo alle risorse finanziarie: il tasso di attuazione dei decreti che sbloccano fondi pari o superiori a 10 milioni di euro raggiunge il 79,1%, a fronte del 62,6% di quelli che non prevedono risorse finanziarie.

Tra i principali provvedimenti attuativi adottati nel trimestre:
Ripartizione del fondo previsto per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, per un importo complessivo di 18,4 miliardi; Individuazione delle prestazioni di telemedicina per i grandi anziani; Ripartizione del fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo per il finanziamento del teatro urbano, del teatro sociale, di manifestazioni, rassegne e festival; Ripartizione del fondo per l’apertura di nuove librerie sul territorio da parte dei giovani fino a 35 anni di età”.
-foto Ipa Agency-
(ITALPRESS).

McDonald’s, ampia adesione volontaria dei licenziatari al Contratto Integrativo

19 Gennaio 2026 ore 15:01

MILANO (ITALPRESS) – Lo scorso ottobre McDonald’s Italia e le Organizzazioni Sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno sottoscritto il Contratto Integrativo Aziendale per i 3.600 dipendenti diretti. Contestualmente il modello di contratto prevedeva l’opportunità di adesione al CIA da parte dei licenziatari su base volontaria. “Considerando le adesioni dei licenziatari finora pervenute, l’applicazione dello strumento riguarda oltre 14.000 lavoratrici e lavoratori – fa sapere McDonald’s attraverso una nota -. Un dato che pone l’operazione tra quelle di maggiore successo in Italia per contratti integrativi e benchmark per il proprio settore. L’accordo riserva particolare attenzione ai temi della sicurezza. E’ prevista l’installazione nei ristoranti del Bottone d’Emergenza, collegato direttamente alle Forze dell’Ordine, e il rafforzamento delle misure per il contrasto alla violenza di genere, attraverso l’impegno di McDonald’s e la collaborazione con il numero nazionale antiviolenza 1522”.
“Questo risultato positivo è un’ulteriore conferma della centralità delle persone nella cultura aziendale di McDonald’s e dell’impegno concreto e costante dei nostri licenziatari per i propri dipendenti e per le comunità in cui operano – ha detto Giorgia Favaro, Amministratrice Delegata di McDonald’s Italia -. Ogni licenziatario è libero di scegliere se aderire al CIA e ringrazio chi lo ha già fatto. Ricordo inoltre che oltre il 90% della rete già applicava misure di welfare aggiuntive al contratto di primo livello, in base alle esigenze dei propri territori: tali buone pratiche sono state recepite nel recente accordo. Infine, da sempre la nostra rete di licenziatari sviluppa presso le proprie comunità i nostri progetti di impatto sociale nazionali come la donazione di pasti caldi ai più bisognosi e le giornate di volontariato aziendale dedicate al ripristino del decoro urbano”.
Il CIA per i dipendenti McDonald’s Italia introduce nuove misure di welfare a sostegno del reddito e della conciliazione vita-lavoro, con congedi parentali rafforzati, permessi per studenti e caregiver e maggiore flessibilità per le lavoratrici in maternità. E’ prevista una banca ore solidale, con il contributo dell’azienda, per supportare i dipendenti in situazioni di grave necessità.

– foto ufficio stampa McDonald’s –
(ITALPRESS).

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