Thomas Fazi torna con una tesi dirompente: la trasformazione culturale della sinistra occidentale negli ultimi settant'anni non è stata spontanea. È stata finanziata. Il volume è La guerra fredda culturale di Frances Stonor Saunders, analisi documentata di come la CIA, attraverso il Congress for Cultural Freedom, abbia costruito sistematicamente la propria egemonia culturale sull'Europa del dopoguerra.
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In questi giorni Ilaria #Salis ha preso la tessera del partito "Sinistra italiana" di Fratoianni e Bonelli. Un doveroso tributo a chi l'ha portata al Parlamento europeo, oltretutto salvandola dal processo che la vedeva imputata nell'Ungheria di Viktor Urban. La vestale della "sinistrash" liberal progressista ha dichiarato, senza perifrasi edulcoranti, che il partito Sinistra italiana rappresenta la vera alternativa alla Destra di Giorgia Meloni.
Alternativa alla destra, badate bene, non al sistema capitalistico. Seguita quindi il demenziale gioco dell'alternanza senza alternativa tra destra e sinistra, ugualmente organiche al turbocapitalismo e alla sua riproduzione sistemica. L'omogeneità bipolare su cui si regge la riproduzione capitalistica, fintamente pluralistica, consiste nel fatto che le masse manipolate si illudono circa l'esistenza di una reale alternativa, quando in realtà si dà soltanto l'alternanza tra due blocchi, Destra e Sinistra appunto, che sono ugualmente funzionali alla riproduzione del sistema turbocapitalistico.
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Oggi a Roma Futuro Nazionale tiene la propria assemblea costituente. I numeri del partito del generale Roberto Vannacci sono quelli di un movimento che in quattro mesi ha già cambiato gli equilibri del centrodestra: 94.000 iscritti, più della Lega ferma a 60.000, e consensi che nei sondaggi si attestano stabilmente tra il 4,6 e il 4,8%, a un soffio dal Carroccio. Tra gli ultimi arrivi, l'ex eurodeputato Antonio Maria Rinaldi, ufficializzato nella squadra di Vannacci la settimana scorsa a Viareggio.
Sono già tante le domande che si fa l'elettorato su quello che sarà il programma di Futuro Nazionale. Dagli spalti dei "delusi" dal governo, particolare curiosità c'è sui punti considerati non sufficientemente portati avanti dagli altri partiti del centrodestra. Uno di questi è il tema dell'obbligo vaccinale. Il generale non ha mai fatto mistero della propria posizione: lo ha definito un provvedimento sbagliato, ha detto di averlo "tollerato estremamente male" e ha chiesto che chi lo ha imposto "ne risponda". Una posizione che ha attirato verso il partito una quota consistente dell'elettorato più critico sulla gestione della pandemia, che però non trova ancora conferme su quella che sarà in merito la linea del nuovo partito. Rinaldi, intervistato da Fabio Duranti in diretta, ha anticipato i due assi programmatici che porterà in assemblea: la supremazia della Costituzione italiana sui trattati europei e la revisione sostanziale di Maastricht.
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Il #pensiero critico non è scomparso perché è stato proibito. È scomparso perché lo esercitano sempre in meno. È questa la provocazione con cui Fabio #Duranti apre la riflessione citando Oswald #Spengler: «Un tempo non era permesso a nessuno di pensare liberamente. Ora sarebbe permesso, ma nessuno ne è più capace.»
Una frase che Giorgio #Bianchi raccoglie al volo e trasforma in analisi: il sistema non censura più le idee, le aggira. Lo fa puntando sulle debolezze umane — la pigrizia, il desiderio di arrivare senza fatica — e offrendo scorciatoie cognitive che sostituiscono il percorso con il risultato. Il punto di messa a fuoco viene spostato: non sul contenuto che conta, ma su qualcosa di più immediato, più piccante, più comodo da consumare.
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Si sta molto discutendo, con posizioni assai diversificate, dell'epifania catodica del prode generale Vannacci nel salotto politicamente corretto e fintamente pluralistico di Lilli Gruber su La7. L'opinione pubblica appare attualmente divisa tra coloro i quali celebrano la prestazione del generale e coloro i quali invece prendono le parti della giornalista Gruber e della sua spalla Lina Palmerini.
Per parte nostra vogliamo chiamarci fuori da questa demenziale tifoseria di bassa lega.
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E' andato in scena l'ennesimo scontro in tema di remigrazione senza l'ombra di incontro vero sul tema. E forse non era l'intenzione nella costruzione della puntata di PiazzaPulita andata in onda su La7 giovedì 4 giugno 2026 e interamente dedicata a questo: la teoria sostenuta da alcuni movimenti nazionalisti europei che propone il ritorno nei paesi d'origine di alcune categorie di immigrati.
Al centro della serata un'inchiesta firmata dall'inviata Emanuela Pala, frutto di oltre un anno di lavoro sotto copertura all'interno degli ambienti riconducibili a Martin Sellner — attivista austriaco, fondatore del Movimento Identitario e principale teorico della remigrazione in Europa. Nel servizio venivano documentate alcune affermazioni di stampo filo-nazista pronunciate da persone che gravitano nell'orbita del movimento, ed è su questa impostazione che si è innescato lo scontro con Francesco Borgonovo, vicedirettore de La Verità: non sul valore del lavoro giornalistico in sé, ma sul salto logico tra le dichiarazioni di alcuni militanti e la delegittimazione di chiunque sostenga posizioni critiche sull'immigrazione. Corrado Formigli ha difeso con forza il lavoro della sua inviata, arrivando a dire che non avrebbe tollerato accuse di propaganda al proprio giornalismo. Borgonovo non ha ceduto di un centimetro.
"Due persone al bar non rappresentano un movimento"
Lo scontro è esploso quando Borgonovo ha definito apertamente il servizio un atto di propaganda — non per quello che mostrava, ma per come era costruito. La sua accusa a Formigli è stata chirurgica: «Avete fatto il servizio per dimostrare che questi sono nazisti, avete invitato una sola persona che la pensava diversamente, non avete alcuna intenzione di discutere nel merito le cose». Formigli ha alzato la voce sostenendo di non tollerare insulti al lavoro giornalistico della sua inviata. Borgonovo ha alzato il tiro, spiegando che il problema non era la giornalista ma la cornice narrativa in cui il servizio era stato incastonato: «Se noi andiamo a cercare con il lanternino gente che dice cose assurde, la troviamo un po' dappertutto. Da lì ad attribuire a un leader di partito delle posizioni inaccettabili perché le dicono due persone al bar, mi sembra un salto logico un pochino forzato».
Reductio ad Hitlerum
Raccontando l'accaduto a Giorgio Bianchi, Borgonovo dà un nome preciso al meccanismo che si ripete ogni volta che si affrontano certi temi: «Questo è il giochino della reductio ad Hitlerum: devi dimostrare che tutti coloro che hanno una tesi differente sono nazisti, per cui vai a cercare quello che dice la cosa strana. Oppure ancora peggio: Hitler era vegetariano, tu sei vegetariano, dunque sei come Hitler».
Il risultato pratico è che qualsiasi discussione nel merito viene resa impossibile prima ancora di cominciare. Non vale solo per l'immigrazione: «Tu non puoi parlare del fatto che si può trattare un dialogo con la Russia senza che ti dicano che sei un servo di Putin che è il nuovo Hitler. Perché se vai nel merito delle cose magari trovi che hanno degli aspetti ragionevoli, e questo non è accettabile».
La richiesta di sottofondo è un mantra che sempre meno pretende di essere presente nei dibattiti televisivi: tornare a discutere.
Ma la carta stampata non è esente dal framing ossessivo. Sul Papa che parla di immigrazione e viene citato a metà sui giornali — «sui giornali di oggi cosa c'è? Il Papa dice che dobbiamo accogliere di più. No, non è vero, non dice così» — sui paesi di origine che non vengono mai responsabilizzati, sul limite che nessuno in studio sembra disposto a formulare. «Se uno non è d'accordo con la remigrazione, può essere, è suo diritto sacrosanto. Però parliamo del problema dell'immigrazione in generale: come la gestiamo? C'è un limite?»
È la domanda che a PiazzaPulita, alla fine, non c'è stata.
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Si delinea ormai dall'inizio del 2026 uno scenario macroeconomico globale segnato da incertezza e rischi stagflattivi — cioè quell'insieme di stagnazione e inflazione causato da tensioni geopolitiche che molti continuano a sottovalutare.
Nell'area euro, il progressivo rallentamento della crescita si accompagna a pressioni inflazionistiche crescenti, soprattutto legate all'aumento dei prezzi energetici. Nello scenario base previsto, la Banca Centrale Europea potrebbe effettuare 2 rialzi dei tassi nel corso del 2026 — rendendo più caro il costo del denaro per famiglie e imprese. Tuttavia, in uno scenario avverso, con un'inflazione che punta verso il 4%, l'Istituto di Francoforte potrebbe essere costretto a implementare fino a 4 rialzi, per ancorare le aspettative di medio termine. Ancora più strette, quindi, ancora più costi per chi produce.
Fed ferma, #BCE in movimento: la divergenza che conta
Negli Stati Uniti, nonostante segnali di minore solidità economica, la Fed — la Federal Reserve, l'equivalente americano della nostra banca centrale — appare orientata a mantenere i tassi stabili nel breve periodo, valutando interventi restrittivi solo verso fine del 2026. L'impostazione sul reddito fisso resta prudente, data l'incertezza sull'inflazione e sui flussi energetici globali. Sui titoli di Stato, compresi i Bund, prevale una posizione neutrale.
Gli spread italiani, pur mantenendo una certa compressione, risentono della pressione legata ai sussidi energetici e al rallentamento economico. Sul fronte del credito è consigliabile adottare un approccio difensivo e selettivo, preferendo scadenze medio-brevi.
Geopolitica bipolare e mercati: l'asse #USA-#Cina che decide tutto
In definitiva, il mercato sconta un contesto complesso dove la priorità sembra rimanere la gestione del rischio e la diversificazione — e questo nella consapevolezza di una forte polarizzazione degli assi geopolitici: Stati Uniti da una parte, Cina dall'altra, che si contendono influenza, supremazia sui mercati e controllo delle risorse strategiche primarie.
La riflessione che faccio agli imprenditori è questa: ok, tutto questo è bello, bellissimo. Ma voi che fate?
Ci sono imprenditori che leggono i giornali, girano su Facebook e aspettano che passi la tempesta. E ci sono imprenditori che invece fanno pianificazione strategica, che pensano a cosa fare della propria azienda, consapevoli che il mondo politico se ne è dimenticato.
La differenza, alla lunga, si vede.
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C'è un filo che attraversa cinquant'anni di cinema hollywoodiano — e quel filo non porta alle stelle, ma alle stanze dove si decide cosa deve sembrare vero. Federico #Greco, regista e studioso di comunicazione, ospite di Giorgio #Bianchi a Un Giorno Speciale, ha usato l'uscita di Disclosure Day, il nuovo film di Steven #Spielberg, come lente per leggere qualcosa di molto più grande: il modo in cui il cinema plasma l'immaginario collettivo in funzione del potere.
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Negli ultimi giorni a Belfast, un uomo di circa quarant’anni è stato aggredito con un coltello mentre camminava per strada. La vittima, Stephen Ogilvie, ha riportato ferite molto gravi: ha perso l’uso di un occhio e ha subito tagli profondi al volto, al collo e alla schiena. L’aggressore, un rifugiato sudanese di 30 anni, è stato fermato sul posto e accusato di tentato omicidio e minacce di morte. A seguito della tragica aggressione, si sono scatenate rivolte nella capitale nordirlandese, degenerate in incendi nelle case che si ritenevano essere di immigrati e scontri con le forze dell'ordine.
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Non sempre nella storia politica italiana i cambi di casacca sono stati letti come tradimenti. Quando nel 2012 Giorgia Meloni e Guido Crosetto lasciarono il Pdl per fondare Fratelli d'Italia, quella scelta fu interpretata — anche da chi non la condivideva — come un atto di coerenza ideologica: due persone che non si riconoscevano più in un partito cambiato, e che decidevano di rifondare qualcosa di nuovo piuttosto che restare a scendere a compromessi. Il seguito lo conosciamo bene tutti.
Neanche quello di Antonio #Rinaldi è un tradimento, secondo il diretto interessato. Di più, l'adesione a #FuturoNazionale, il movimento guidato dal generale Roberto Vannacci, è per l'ex eurodeputato della Lega un atto di coerenza rispetto a delle linee rosse che non si sarebbero dovute superare.
E forse è una sensazione condivisa da diversi elettori insoddisfatti. Nel maggio 2019, alle elezioni europee in cui fu eletto, la Lega ottenne il 34% dei consensi. Un risultato straordinario, trainato da una linea politica precisa a cui Rinaldi dice di aver contribuito con convinzione: tanto che, dopo il capolista Matteo Salvini, fu lui il candidato più votato nella circoscrizione Centro Italia.
Il punto di svolta, nella sua ricostruzione, fu la partecipazione della Lega al governo Draghi. "Non si possono mettere capra e cavolo insieme", dice. Da quel momento, la traiettoria del partito si è allontanata dalle posizioni che lui aveva sostenuto e continua a sostenere. "Io non ho cambiato. Sono rimasto su quella linea".
Rinaldi tuttavia non accusa, non attacca, non parla di tradimento. Riconosce che per un partito è "legittimo, anzi legittimissimo" cambiare linea e orizzonti. Ma è altrettanto legittimo, sostiene, che chi si è speso per certe idee non si ritrovi nelle nuove. "Io sono quello".
La bandiera italiana e #Vannacci: "Quel giorno capii"
Poi interviene una circostanza che sa quasi di destino. Accade durante il passaggio di consegne a Bruxelles al termine del mandato europarlamentare di Rinaldi. Vannacci, appena eletto, si trova in una sorta di limbo burocratico: niente ufficio, niente sede, niente sedia.
"Allora gli faccio: vieni da me, a stare nel mio ufficio. Lui ebbe una reazione incredula e credo sia per questo che nel video in cui mi presenta dice che l'ho accolto come un figlio".
Sul tavolo una bandiera italiana fa da sfondo alla scena: "Io l'ho onorata e non credo che ci sia nessun'altra persona dentro il Parlamento Europeo che possa onorarla come lo potrai fare te". "La terrò come un cimelio". Poi più nulla fino al momento del sodalizio nel nuovo partito.
Futuro Nazionale come "polizza assicurativa"
Ora gli interrogativi riguardano soprattutto il ruolo che Futuro Nazionale intende svolgere nello scenario politico. Inutile nascondere che il partito nasce proprio perché altri — che avevano fatto certe promesse — secondo il nuovo soggetto non le hanno mantenute all'atto pratico. Ma la funzione non è di rottura frontale con il centrodestra: è di presidio.
"Noi saremo la policy di assicurazione degli italiani", dice Rinaldi. Il compito è ricordare agli alleati di centrodestra che esistono linee rosse non valicabili. "La linea del Piave", la chiama: un confine oltre il quale non si va, indipendentemente dalle pressioni di governo o di coalizione.
La domanda ora è: sarà un presidio alleato o un presidio del Piave?
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