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Ricevuto prima di ieri

Né i mullah né lo scià! Solidarietà con la lotta dei popoli dell’Iran

15 Gennaio 2026 ore 09:49

Contro il regime teocratico e sanguinario iraniano e le ingerenze imperialiste e autoritarie ★ Sinistra Anticapitalista ★

Le notizie che giungono dall’Iran sono tremende. Di fronte alla legittima lotta delle classi popolari iraniane per le loro rivendicazioni democratiche e sociali il regime teocratico autoritario e reazionario degli ayatollah ha reagito con la massima violenza sanguinaria massacrando migliaia e migliaia di persone, di giovani e donne.

La ribellione popolare è stata provocata dal rapido e brutale deterioramento delle condizioni di vita, aggravato dalle politiche neoliberiste e capitaliste della classe dominante e alimentato dalle sanzioni occidentali, coinvolgendo le classi lavoratrici, la piccola borghesia commerciale, i quartieri popolari, i giovani senza futuro ma anche tutte le minoranze nazionali presenti nel paese, da sempre particolarmente oppresse e diventando un grande movimento nazionale.

Il regime degli ayatollah è un regime reazionario, che nega libertà fondamentali, fondato su una controrivoluzione che ha seppellito le speranze della rivoluzione popolare che aveva rovesciato la monarchia autoritaria dello Scià, e che si è costruito sull’assassinio di migliaia di comunisti, militanti di sinistra, donne e minoranze etniche.

Le classi lavoratrici iraniane, i giovani e le donne hanno tutto il diritto di ribellarsi e dobbiamo sostenerli fino in fondo.

Chi non ha il diritto di intervenire nella politica iraniana sono l’imperialismo statunitense (insieme al regime sionista genocida), il cui unico interesse è di consolidare il dominio coloniale sui popoli del mondo, continuando a massacrare il popolo palestinese e mettendo le mani sul petrolio.

Per decenni, e in particolare attraverso le grandi mobilitazioni del 2022, quando le donne erano in prima linea nella rivolta “donna, vita e libertà”  il popolo iraniano ha affrontato con grande coraggio il violento potere repressivo difendendo le sue aspirazioni a una società democratica, all’uguaglianza e alla giustizia sociale.

La Repubblica Islamica è ferita ed indebolita, ma proprio per questo il regime vuole tenersi in vita con la più estrema brutalità.

Condanniamo la sanguinaria repressione statale contro i manifestanti e gli attivisti sociali, sindacali, politici, culturali e culturali. Sosteniamo la loro lotta per una società libera dallo sfruttamento e dall’oppressione.

I popoli dell’Iran non vogliono scegliere tra due dispotismi.

Rifiutiamo i piani di “cambio di regime” di Trump e Netanyahu, che stanno tentando di imporre una loro soluzione finanziando il movimento monarchico del figlio del vecchio Scià e minacciando l’intervento militare. La storia recente dimostra che i bombardamenti, le sanzioni e le interferenze esterne non servono a portare libertà e democrazia, ma solo a rafforzare l’egemonia delle potenze occidentali e degli Stati autoritari.

I popoli dell’Iran non hanno bisogno né di “protettori” imperialisti, né di regimi autoritari; e neanche della falsa solidarietà dei sostenitori governativi nostrani, responsabili diretti o indiretti del genocidio palestinese. La liberazione dei popoli iraniani può avvenire solo attraverso lotte indipendenti, unificate e auto-organizzate dei lavoratori, delle donne, dei giovani e delle minoranze nazionali, per decidere liberamente il proprio futuro senza interferenze imperialiste. E serve il nostro forte sostegno internazionalista.

L’orientamento politico della nostra organizzazione parte infatti sempre dai bisogni, dalle rivendicazioni e dalle lotte dalle classi sfruttate ed oppresse in tutti i paesi contro i loro governi capitalisti ed oppressivi, per costruire la solidarietà internazionalista di classe.

Fermiamo l’aggressione di Trump al Venezuela. Contro ogni imperialismo!

di:loc
3 Gennaio 2026 ore 16:16

Comunicato della direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista

Condanniamo l’aggressione imperialista Usa contro il Venezuela, che mira a imporre un cambio di regime. A poche ore dai raid contro la Nigeria, gli USA di Trump hanno aggredito il Venezuela e rapito il presidente Maduro. Trump vuole inviare un messaggio intimidatorio a tutta l’America Latina e a tutti i popoli della regione, affinché accettino senza colpo ferire il dominio degli Stati Uniti.

Al di là delle nostre considerazioni critiche sul governo di Caracas, non possiamo non leggere questo attacco come un atto di guerra che calpesta il diritto internazionale già logorato da quasi quattro anni di invasione russa dell’Ucraina e dal genocidio in corso a Gaza. La nostra solidarietà va innanzitutto alle famiglie delle vittime uccise nei raid statunitensi sulla capitale venezuelana e al popolo venezuelano. 

L’aggressione al Venezuela imprime una ulteriore accelerazione a quello che abbiamo definito il caos geopolitico ovvero la ristrutturazione degli equilibri tra le grandi potenze in corso da quando la retorica della globalizzazione liberista è entrata definitivamente in crisi. E’ evidente, infatti, che la guerra al narcotraffico non ha nulla a che fare con l’escalation di Washington sul Venezuela culminato stanotte con il rapimento di Maduro. C’entra il petrolio di cui proprio in Venezuela esistono le più ingenti risorse al mondo. C’entra la dottrina Monroe, ovvero la pretesa nordamericana di considerare il continente come il suo cortile di casa. Una pretesa assolutamente simmetrica a quella di altri imperialismi nel resto del pianeta. Inaccettabile per chiunque si batta per l’autodeterminazione dei popoli e contro ogni tipo di discriminazione, oppressione e sfruttamento.

Per questo occorre mobilitarsi per il ritiro delle truppe Usa dai Caraibi, la fine delle sanzioni contro il Venezuela e per la disfatta dell’offensiva di Trump.

Siamo di fronte a un ennesimo salto di qualità nella normalizzazione della guerra nel vuoto pneumatico della comunità internazionale. Particolarmente infausto appare anche il ruolo dell’Europa “liberale” che si inserisce nella preparazione della guerra globale con un massiccio, forsennato ed antipopolare programma di riarmo e con il suo sostanziale appoggio alla aggressione imperialista al Venezuela. Il peggio, poi, è espresso dal governo Meloni che tace compiaciuto e complice del suo mentore Trump. Il doppiopesismo che alberga sia nello schieramento dei governi borghesi, sia in quello delle organizzazioni politiche di classe, alcune delle quali inficiate da logiche campiste, rendono difficile, ma non meno urgente, la costruzione di una piattaforma internazionalista contro ogni imperialismo che provi a incrinare la subalternità alle logiche della geopolitica e praticare una solidarietà efficace dal basso.

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