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Blackout – Cosa fare e cosa non fare

2 Maggio 2025 ore 22:33

Il 28 aprile 2025, un blackout su vasta scala ha colpito Spagna, Portogallo e parte della Francia, lasciando milioni di persone senza elettricità per diverse ore. Le prime ricostruzioni parlano di un guasto alla rete elettrica europea interconnessa, evidenziando quanto possa essere fragile l’infrastruttura energetica moderna. Anche se l’Italia non è stata coinvolta direttamente, il rischio esiste anche da noi e non va sottovalutato.

Il contesto italiano: siamo davvero pronti?

In Italia, il Dipartimento della Protezione Civile riconosce i blackout come rischio potenziale. Il “Piano di Emergenza per la Sicurezza del Sistema Elettrico (PESSE)” prevede misure di coordinamento tra Protezione Civile, Terna e ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), oltre all’uso di sistemi di allerta come IT-alert. Tuttavia, come dimostrano i precedenti storici, anche il nostro Paese ha vissuto momenti critici.

Blackout storici in Italia

28 settembre 2003 – Il più grande blackout italiano della storia recente
Un guasto alla rete svizzera, seguito da una cascata di errori nella gestione della rete interconnessa europea, provocò un blackout totale in Italia durato circa 12 ore. Furono coinvolti 57 milioni di persone. Le cause furono tecniche, ma mostrarono la vulnerabilità dei sistemi elettrici interdipendenti.

2004 e 2007 – Blackout localizzati per carico eccessivo
Anche in anni successivi si verificarono blackout estivi dovuti al sovraccarico delle reti durante le ondate di calore, soprattutto nelle grandi città come Milano e Roma.

Blackout regionali e temporanei si verificano ancora oggi durante eventi meteo estremi (es. nevicate, incendi, alluvioni), con impatti variabili da alcune ore a giornate intere in zone rurali.

E se il blackout fosse globale? L’evento di Carrington (1859)

Un riferimento importante viene dalla storia astronomica: il cosiddetto Evento di Carrington, la più potente tempesta solare geomagnetica mai registrata, avvenuta nel settembre 1859. Colpì la Terra con tale intensità che:

  • Le linee telegrafiche presero fuoco.
  • Gli operatori ricevettero scosse elettriche.
  • Le aurore boreali furono visibili anche nei Caraibi.

Se un evento simile colpisse oggi, secondo la NASA potrebbe mandare in tilt reti elettriche, satelliti, sistemi GPS, e internet globale, causando blackout su scala continentale per settimane o mesi. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e diverse agenzie nazionali monitorano costantemente il sole per prevenire conseguenze simili, ma non esiste difesa perfetta contro eventi di tale portata.

Cosa accade durante un blackout esteso

Nel concreto, un blackout può causare:

  • Blackout informativo (nessuna connessione, telefoni fuori uso).
  • Blocchi nei pagamenti elettronici e ATM.
  • Stop nei trasporti pubblici.
  • Interruzione dei rifornimenti di carburante nei distributori.
  • Interruzione nella distribuzione d’acqua e alimenti freschi.
  • Interruzione della fornitura di gas.
  • Rischi per persone fragili che dipendono da dispositivi elettrici.

In caso di blackout

Radio a manovella multifunzione

Cosa fare

  • Mantenere la calma, valutare l’estensione del blackout.
  • Usare radio a batterie o manovella per ricevere notizie.
  • Limitare l’uso del cellulare e risparmiare energia.
  • Conservare acqua e cibo.
  • Staccare gli elettrodomestici sensibili dalla rete.


Cosa NON fare

  • Non usare generatori a combustione interna al chiuso (rischio di monossido).
  • Non muoversi in auto se non necessario (strade pericolose).
  • Non usare candele incustodite.
  • Non diffondere notizie non verificate: consultare solo fonti ufficiali (Protezione Civile, Terna, ARERA, IT-alert).

Come prepararsi in caso di Blackout

Torce di varia forgia e potenza

✓ Prima del blackout:

  • Preparare una scorta minima di:
    • Torce LED e batterie.
    • Power bank carichi.
    • Radio a manovella.
    • Scorte di carburante.
    • Scorte d’acqua e alimenti non deperibili.
    • Fornello di emergenza per poter cucinare (a gas o a combustibile solido\gel).
    • Kit di pronto soccorso e farmacia di emergenza.
    • Denaro contante in piccoli tagli.
    • Opzioni di riscaldamento alternative.
  • Piano di Emergenza Familiare
  • Conoscere i punti critici della casa: quadro elettrico, chiusura gas.
  • Installare luci solari da esterno che si possono usare anche dentro casa.
  • Procurarsi strumenti, attrezzi, utensili per cucinare manuali o a batteria.
  • Predisporre l’acquisto di generatori a combustibile (persino bi-fuel) o accumulatori di energia con pannelli solari.
  • Congelare delle masse d’acqua da usare come volano termico per frigo e congelatore.

✓ Durante il blackout:

Sistema di accumulo Bluetti
  • Rimanere calmi e informarsi tramite radio o app d’emergenza (se disponibili).
  • Evitare di intasare inutilmente i numeri delle emergenze se non necessario.
  • Evitare ascensori e spostamenti inutili.
  • Conservare la batteria del telefono.
  • Comunicare con eventuali vicini di casa per prestare mutuo soccorso.
  • Mantenere frigo e freezer chiusi.
  • Adoperarsi per attività ludiche e ricreative per intrattenere se stessi ed eventuali familiari.

✓ Dopo il blackout:

  • Controllare eventuali danni agli elettrodomestici.
  • Evitare il consumo di alimenti deperibili se la corrente è mancata per molte ore.
  • Fare il punto su cosa ha funzionato e cosa no nella propria preparazione.

Best Practice

Piccoli accorgimenti per agevolarvi nel momento dell’emergenza

In Casa

  1. Quando manca l’energia in casa, attendere qualche secondo rimanendo immobili per abituare gli occhi alla mancanza di luce, si eviteranno spiacevoli incidenti domestici.
  2. Posizionare in ogni stanza delle torce in punti di facile accesso, magari dotandole di adesivo fluorescente in modo da individuarle subito.
  3. Dotarsi di un telefono per rete fissa a filo, i cordless in mancanza di elettricità non funzioneranno.
  4. Dotare il router della rete fissa ed eventualmente anche un PC di un UPS, se la linea internet domestica è ancora attiva questo accorgimento vi consentirà di avere accesso alla rete.
  5. Se si hanno apparecchi elettromedicali per persone bisognose, pensare di dotarli di apparato di emergenza per consentirne l’utilizzo anche in questi casi.
  6. Prima di contattare l’azienda fornitrice del servizio elettrico, uscire fuori di casa e verificare se il blackout e generale o localizzato; di notte è più facile vedere manca elettricità ovunque poiché le luci cittadine non si riflettono su eventuali nubi in cielo, non si vedono i bagliori tipici delle zone metropolitane e si noterà un cielo stranamente più luminoso in caso di blackout generalizzato.
  7. Verificare se ci sono persone bloccate in ascensore. Se non c’è nessuno sarebbe opportuno mettere un cartello almeno al piano terra che lo conferma per evitare il reiterarsi dell’operazione. Se ci sono persone bloccate rassicuratele ricordando che c’è sempre aria nell’ascensore e non c’è mai pericolo di cadere e chiamate il 115.
Luce di Emergenza Lampeggiante
Triangolo di Emergenza Luminoso

In Auto

  1. Se si è alla guida, a patto che non sia un EMP, l’auto è funzionante e quindi provvista di elettricità.
  2. Se ci si accorge dell’improvviso blackout, accostare in un luogo sicuro il prima possibile, niente elettricità niente illuminazione stradale e niente semafori, attendere e verificare che non siano sopraggiunti incidenti.
  3. Tentare di contattare i familiari qualora siano ancora attive le linee telefoniche mobili e chiedere eventuali riscontri.
  4. Ascoltare le eventuali comunicazioni via radio.
  5. Se si conosce l’area che si sta percorrendo, scegliere l’eventuale percorso di ritorno a casa meno trafficato, se non si conosce la zona installare preventivamente una app di navigazione off-line in modo da poter avere un supporto di navigazione.
  6. Avere in auto una torcia a ricarica USB, una luce magnetica di segnalazione in caso di guasti sempre disponibile, eventuale cibo e acqua

Conclusione

Ricordiamo che se la Protezione Civile e le associazioni annesse, hanno divulgato questi consigli è per il semplice motivo che si verificano tutt’oggi incidenti a seguito di blackout.
Non tutti gli abitanti di un paese hanno le stesse condizioni casalinghe, c’è chi è più organizzato e chi è più indigente, per tanto vanno considerati sempre le situazioni peggiori.

  • Il blackout del 28 aprile è stato un promemoria per tutti: la rete elettrica è vulnerabile.
  • Prevenzione e consapevolezza sono le armi del prepper moderno.
  • L’autosufficienza non è paranoia: è responsabilità.

Dai blackout locali italiani al rischio di eventi geomagnetici globali, passando per il blackout iberico del 2025, una cosa è chiara: l’autosufficienza e la preparazione preventiva sono la chiave per affrontare eventi di questo tipo senza panico. L’obiettivo non è allarmare, ma educare alla resilienza, individuale e collettiva.

Come Associazione Italiana Prepper, riteniamo fondamentale promuovere una cultura della prevenzione attiva, in linea con i principi della Protezione Civile, ma potenziata da buone pratiche familiari e comunitarie. Condividi questo articolo, preparati oggi per non trovarti in difficoltà domani.

L'articolo Blackout – Cosa fare e cosa non fare proviene da Associazione Italiana Preppers.

Rischio Nucleare – Cosa sappiamo e cosa c’è da sapere “Iodio-profilassi”

26 Marzo 2025 ore 14:19

Psicosi da Iodio-profilassi

A seguito delle vicende belliche riguardanti l’est Europa e la confinante Russia, la paura di un conflitto nucleare ed il relativo rischio radioattivo, ha scatenato una psicosi di massa portando i meno attenti ad un acquisto compulsivo delle compresse del famigerato Iodio o Ioduro di Potassio su qualsiasi sito lo rendesse disponibile.

La psicosi da iodoprofilassi è un fenomeno psicologico e comportamentale che si manifesta in alcune situazioni di emergenza radiologica o nucleare. È legato alla reazione di massa all’idea di dover assumere iodio stabile (ioduro di potassio, KI) per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo rilasciato nell’ambiente durante un incidente nucleare.

Cos’è la Iodio-profilassi per rischio radioattivo?

La iodio-profilassi è una misura preventiva adottata per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo in caso di esposizione a radiazioni, come durante un incidente nucleare o un’esplosione di una bomba atomica. Consiste nell’assunzione controllata di ioduro di potassio (KI), un composto chimico contenente iodio stabile, che satura temporaneamente la tiroide, impedendole di captare lo iodio radioattivo disperso nell’ambiente.

La tiroide utilizza lo iodio per produrre ormoni tiroidei. In caso di contaminazione, può assorbire lo iodio radioattivo, aumentando il rischio di danni cellulari e di sviluppare tumori, in particolare nei bambini e nei giovani adulti. Assumendo iodio stabile (non radioattivo) prima o durante l’esposizione, la tiroide si “satura”, riducendo o impedendo l’assorbimento dello iodio radioattivo.

Quando è necessaria?

La iodioprofilassi è indicata solo in caso di rischio concreto di esposizione a iodio radioattivo. Non è una misura preventiva generale e deve essere attivata su indicazione delle autorità sanitarie o di protezione civile.
È più efficace se il KI viene assunto entro poche ore prima o dopo l’esposizione al materiale radioattivo. Idealmente, entro 2 ore prima dell’arrivo del plume radioattivo.

Conti alla mano

Integratore da 225 mcg ossia 0,23 mg
Occorrerebbero 565 compresse al giorno a testa per una dose anti radiazioni da 130 mg

In rete è possibile trovare numerosi prodotti a base di ioduro di potassio stabile sotto forma di integratori, il problema però è che non sono idonei alla iodioprofilassi per incidente nucleare.

La motivazione è semplice; le compresse integratori hanno una grammatura in genere da 200/300 mcg (microgrammi ossia la milionesima parte del grammo).
Le compresse ufficiali di KI per la profilassi hanno una grammatura da 65 mg (milligrammi ossia la millesima parte del grammo).

Fatta questa premessa sulle grammature è importate capire i dosaggi.

Secondo gli studi della EUROPEAN COMMISSION – RADIATION PROTECTION, il dosaggio per un adulto di età inferiore ai 40 anni fino ai 12 anni è di circa 130 mg ossia 2 compresse di quelle ufficiali, se si dovessero usare invece quelle da integratori occorrerebbe ingerirne al giorno circa 650 per arrivare alla dose giusta (vedi Tabella).

Da qui si evince che spendere soldi per un prodotto che non è fisicamente possibile usare per lo scopo per cui lo si acquista è inutile.

Link Utili:

Chi deve assumerlo?

Popolazione più a rischio: Neonati, bambini, adolescenti e donne in gravidanza sono i più vulnerabili ai danni tiroidei causati da iodio radioattivo.
Gli adulti sopra i 40 anni generalmente non necessitano di iodio-profilassi, poiché il rischio di sviluppare tumori tiroidei è molto basso, e gli effetti collaterali potrebbero superare i benefici.

Chi è preposto alla distribuzione delle compresse di Ioduro di Potassio?

La fornitura di ioduro di potassio (KI) per incidenti nucleari è generalmente gestita da autorità nazionali o locali, in collaborazione con organismi internazionali, in base a protocolli di emergenza radiologica. Ecco una panoramica di chi può fornire il KI in tali situazioni:

Autorità sanitarie nazionali

  • Ministero della Salute: In molti Paesi, il Ministero della Salute è responsabile di acquisire e distribuire le scorte di KI, assicurandone la disponibilità in caso di emergenze nucleari.
  • Istituzioni sanitarie locali: Possono essere coinvolte nella distribuzione sul territorio, ad esempio attraverso ospedali, farmacie o punti di distribuzione organizzati.

Protezione Civile

  • In molte nazioni, la protezione civile coordina la risposta a emergenze nucleari e distribuisce ioduro di potassio nelle aree a rischio. Questo può includere scuole, luoghi di lavoro e abitazioni situate vicino a centrali nucleari.

Aziende farmaceutiche autorizzate

  • In alcuni Paesi, aziende farmaceutiche producono ioduro di potassio per uso medico e possono fornire scorte alle autorità governative o venderlo al pubblico con prescrizione medica o in libera vendita, a seconda della normativa.

Organizzazioni internazionali

  • Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): Questi enti possono assistere i Paesi nell’approvvigionamento e nella distribuzione di KI in caso di emergenze di portata internazionale.

Strutture locali nei pressi di centrali nucleari

  • In alcune regioni, i cittadini che vivono entro un certo raggio da una centrale nucleare ricevono scorte di ioduro di potassio come parte delle misure di preparazione alle emergenze.

Cosa fare in caso di emergenza:

  1. Seguire le indicazioni delle autorità competenti: Non assumere KI senza che venga dichiarato necessario.
  2. Evacuazione prioritaria: Il KI non è una protezione totale; è complementare alle altre misure, come l’evacuazione e il riparo al chiuso.
  3. Consultare fonti ufficiali: I canali delle autorità (come siti governativi, protezione civile, o ministero della salute) sono i più affidabili per sapere dove ottenere KI.

Nel caso di incidente dove si necessita la diffusione del farmaco, in ogni regione esposta vengono istituiti dei punti di consegna organizzati dalle istituzioni sanitarie, eventualmente coadiuvate da organizzazioni di volontariato.
L’eventuale somministrazione del farmaco verrà fatta in autonomia e con screening nominativo.

Nota: Limiti della iodioprofilassi?

L’uso di ioduro di potassio è raccomandato solo per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo. Non offre protezione contro altri isotopi radioattivi o contro i danni da radiazione totale. La distribuzione è mirata e avviene solo nelle zone in cui vi è un rischio concreto e immediato.

Non protegge da altri tipi di radionuclidi (cesio-137, stronzio-90) o dalle radiazioni ionizzanti in generale.
Non sostituisce altre misure di protezione, come l’evacuazione, il riparo al chiuso o l’uso di filtri per l’aria.

Effetti collaterali?

Sebbene generalmente sicuro, il KI può causare reazioni avverse, come:

  • Disturbi gastrointestinali (nausea, vomito).
  • Reazioni allergiche (rare).
  • Problemi tiroidei (ipotiroidismo o ipertiroidismo transitori).

È importante seguire le dosi raccomandate e le indicazioni delle autorità competenti.

Conclusioni

La iodioprofilassi è una misura salvavita in caso di emergenze radiologiche con rilascio di iodio radioattivo, ma deve essere utilizzata in modo responsabile e solo su indicazione delle autorità. La distribuzione e l’informazione preventiva sono fondamentali per garantire un uso appropriato.

ATTENZIONE!
Tutte le informazioni scritte nell’articolo sono da intendersi allo stato dell’arte, ossia alla data di pubblicazione.

L'articolo Rischio Nucleare – Cosa sappiamo e cosa c’è da sapere “Iodio-profilassi” proviene da Associazione Italiana Preppers.

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