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Ricevuto oggi — 19 Gennaio 2026

Garlasco, anche la Cassazione conferma il no al sequestro ai dispositivi dell’ex pm Venditti. “Rigetto totale”

19 Gennaio 2026 ore 15:39

La Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame che, il 17 novembre scorso, aveva annullato il decreto di sequestro dei dispositivi elettronici di Mario Venditti, ex procuratore di Pavia, indagato nel filone dell’inchiesta per corruzione in atti giudiziari legata al caso Garlasco. Con il “rigetto totale” del ricorso della Procura di Brescia, la Corte ha ribadito la propria posizione in merito alla mancanza di una giustificazione adeguata per procedere con un sequestro così esteso e generico, che avrebbe riguardato telefoni, pc, tablet e altri dispositivi elettronici di Venditti. I giudici della Libertà di Brescia, per tre volte, hanno bocciato le istanze della procura di Brescia.

La difesa

Il ricorso dei pm bresciani mirava a contestare la decisione del Riesame che, il mese scorso, aveva già annullato un sequestro precedente, eseguito il 24 ottobre, dei dispositivi appartenenti all’ex procuratore. “Non vi è nessuna ragione di opportunità concreta ed effettiva che imponga la conoscenza di una mole così vasta di informazioni sulla altrui vita privata”, ha sottolineato l’avvocato Domenico Aiello, difensore di Venditti, nelle sue osservazioni a sostegno della restituzione dei beni. Secondo la difesa, la Procura aveva “tentato l’indiscriminata apprensione di tutti i devices telematici ed elettronici in uso all’indagato”, senza aver selezionato preventivamente i dati rilevanti, “indubbiamente estranei alle finalità investigative”. Aiello ha anche precisato che l’intervallo temporale proposto per le ricerche – ben 11 anni, dal 2014, anno in cui Venditti divenne procuratore aggiunto a Pavia, fino al 2025 – era “talmente esteso da rendere la perimetrazione richiesta sostanzialmente inesistente”. Per il legale: “L’ipotesi di corruzione contestata non coinvolge né i legali della famiglia Sempio, né i suoi consulenti tecnici, né la polizia giudiziaria in servizio all’epoca, sicché non si comprendono le ragioni, concrete ed effettive, per cui debbano scandagliarsi milioni di dati contenuti nei pc, telefoni, tablet del dott. Venditti“.

L’argomentazione della Procura

In risposta alla decisione del Riesame, la Procura di Brescia aveva sostenuto che “pretendere una puntuale individuazione di specifiche ‘parole chiave’ determinerebbe un gravissimo ed irrecuperabile ‘vulnus’ alla completezza dell’indagine”. Secondo i pm, infatti, senza un accesso libero e completo ai dispositivi elettronici di Venditti, l’inchiesta sulla presunta corruzione, che coinvolge anche Giuseppe Sempio, padre di Andrea Sempio, sarebbe stata compromessa. L’ipotesi accusatoria sostiene che Venditti, in cambio di denaro, abbia influenzato l’archiviazione del caso relativo all’omicidio di Chiara Poggi, un delitto che coinvolge Andrea Sempio. Tuttavia, i giudici del Riesame, e ora la Cassazione, hanno ritenuto che le argomentazioni della Procura non fossero sufficienti a giustificare un’indagine così invasiva sulla vita privata di Venditti, e hanno quindi confermato la restituzione di tutti i dispositivi elettronici. “Non basta fornire limiti di tempo all’estrazione dei dati di interesse, se l’intervallo proposto è talmente esteso da rendere la perimetrazione richiesta sostanzialmente inesistente”, ha osservato Aiello, sottolineando che la Procura non aveva nemmeno indicato “parole chiave” per circoscrivere le ricerche.

Il contesto del caso Garlasco

Il caso Garlasco, che ha visto la condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, continua a essere al centro di nuove indagini. Sebbene l’inchiesta sull’omicidio sia quasi conclusa, le indagini che riguardano Mario Venditti e Giuseppe Sempio, incentrate sulla corruzione per favorire l’archiviazione di Sempio nel 2017, sembrano non trovare i fondamenti giuridici necessari per sostenere l’accusa. La difesa di Venditti ha fatto presente che l’inchiesta avrebbe dovuto concentrarsi sui fatti specifici legati alla corruzione e non su un’analisi esplorativa della vita privata dell’ex procuratore. “L’intento esplorativo di chi indaga, pur dinanzi ad una ipotesi delittuosa chiara e circoscritta, è evidente”, ha dichiarato Aiello.

La decisione della Cassazione potrebbe avere implicazioni rilevanti per la Procura bresciana, che dovrà rivedere le modalità di conduzione dell’indagine. Venditti, infatti, continua a respingere le accuse di corruzione e la sua difesa ha sempre sostenuto che non esistano prove concrete a suo carico. “Si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima”, hanno dichiarato i legali dell’ex procuratore, che hanno criticato l’attività della Procura bresciana, ritenendola “pretestuosa” e senza base solida.

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Garlasco, la difesa di Stasi sui file pornografici nel pc: “La cartella Militare è irrilevante. Fiduciosi nelle indagini in corso”

19 Gennaio 2026 ore 15:29

In attesa della chiusura indagini del nuova controversa inchiesta sul delitto di Garlasco, che vede indagato Andrea Sempio, la difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, replica alla nota del team legale della parte civile sulla cartella con file pornografici, “visionati” “con certezza” dalla vittima il giorno prima di essere uccisa nella villetta di via Pascoli.

“Senza neanche attendere di valutare le indagini svolte in questo ultimo anno vengono ventilati, nelle sedi mediatiche, asseriti nuovi elementi determinanti a carico del condannato-eterno processato”, Alberto Stasi, “che in nessun caso potrebbero essere utilizzabili processualmente” contro di lui “e che, viceversa, manifestano una significativa presa di posizione” dichiara Giada Bocellari, l’avvocata che da sempre difende Stasi commentando la richiesta di nuova consulenza informatica sul pc di Alberto chiesta dai legali della famiglia Poggi. Da parte dei quali, scrive Bocellari, “assistiamo un continuo tentativo (…) di ricerca, mediante pubblici annunci, di asserite nuove prove contro un condannato che in nessun caso potrà essere processato nuovamente”.

Il difensore – a cui si deve l’impulso della nuova inchiesta a carico di Sempio che era stato già archiviato, osserva inoltre che qualora fossero “davvero” determinanti “ai fini della verità” tali elementi di prova “dovrebbero essere offerti, senza indugio” ai pm pavesi, affinché possano essere valutati “nell’indagine in corso a carico di Sempio: questa difesa è fermamente convinta che i nuovi elementi, come le azioni giudiziarie, proprio in considerazione della delicatezza” della fase del procedimento, “vadano depositati nelle sedi competenti, come peraltro, nel silenzio, ha già fatto, sta facendo e farà la difesa Stasi (sia per quanto riguarda i nuovi elementi, sia per quanto riguarda le azioni giudiziarie). Si resta comunque fiduciosi nelle indagini in corso – chiude la nota – con la certezza che le stesse continueranno con la medesima serietà dimostrata sinora e con l’unico scopo di ricerca di una verità effettiva ed oggettiva nell’interesse della giustizia e di Chiara, anche in relazione ai tanti aspetti peculiari di questa tragica vicenda”.

Il 16 gennaio 2026, i componenti del team legale della parte civile – gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna – con una nota hanno infatti sottolineato la necessità di un approfondimento informatico, che si sarebbe concentrato su alcuni file rinvenuti sul computer di Stasi. Secondo i consulenti informatici incaricati dalla famiglia Poggi, la sera prima dell’omicidio, Chiara Poggi avrebbe aperto una cartella chiamata “Militare” contenente file pornografici, un dettaglio che non era mai stato completamente chiarito. Stasi è stato assolto dalla Cassazione nel 2014, per detenzione di frammenti di materiale pedopornografico. Ma vale la pena ricordare che in una relazione del 2024 agli atti del Tribunale di Sorveglianza si parla di una “ossessiva catalogazione e la abituale visione di materiale pornografico anche raccapricciante e violento” e di una persona che cerca il piacere in modo “non convenzionale”.

In particolare, i legali della famiglia Poggi hanno evidenziato che circa “settemila file pornografici” erano catalogati in quella cartella, e che Chiara avrebbe interagito con essa poco prima di essere uccisa. “Abbiamo ritenuto di fare chiarezza anche sulle false notizie diffuse in questi mesi”, ha spiegato Tizzoni, ribadendo che la cartella “Militare'”, così come altre prove emerse, è fondamentale per comprendere meglio il movente dell’omicidio. Gli avvocati ritengono che la consultazione di questi file possa fornire una chiara spiegazione del conflitto che, secondo loro, si sarebbe sviluppato tra Alberto e Chiara.

Queste informazioni sono considerate cruciali per la parte civile, che sta cercando di evitare che le prove raccolte nel processo precedente vengano ignorate nel tentativo di rivedere la condanna di Stasi. “Abbiamo sempre denunciato il tentativo di riabilitare l’assassino, senza prendere in considerazione le prove già raccolte nel processo, incluse quelle relative al famoso incidente probatorio riguardante l’Estathè rinvenuto sulla scena del delitto”. La parte civile ha anche chiesto che l’incidente probatorio venga promosso con un perito terzo, per cristallizzare le prove informatiche riguardanti il computer di Stasi, in particolare l’apertura della cartella contenente file pornografici e la consultazione di una “nuova cartella”. Questi sviluppi sono stati accertati grazie all’utilizzo di software avanzati da parte dei consulenti Paolo Reale, Nanni Bassetti e Fabio Falleti, che hanno analizzato la copia forense del pc di Stasi. I risultati di questa analisi hanno rafforzato la convinzione della parte civile sulla rilevanza del contenuto di quella cartella per comprendere meglio il movente del delitto.

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