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Ricevuto oggi — 19 Gennaio 2026

ESCLUSIVO L’IA respinge un’immagine diffusa dal governo: «Artificiale o naturale, ma intelligenza. Al referendum sulla magistratura votate NO»

18 Gennaio 2026 ore 23:30

Intervista a cura di Luca Baiada

Lei prenda appunti, prego. All’inizio dello scorso anno, la Camera ha approvato in prima lettura la modifica della Costituzione italiana sulla magistratura. Prevede giudici e pubblici ministeri con consigli di autogoverno diversi e coi rappresentanti estratti a sorte. Prevede anche l’istituzione di un’alta corte.

Ripeto. La Camera ha approvato la modifica della Costituzione, in prima lettura. Allora sul sito del Ministero della giustizia è comparsa questa immagine, che presto è stata rimossa. È proprio questa a colori. È necessario che Lei la metta nel Suo articolo.

L’ho fatta io. Si deve tenere conto di cosa mi era stato chiesto, e anche di quello che dicevano parlando negli uffici, e con l’esterno. Spiego meglio. Quando mi hanno chiesto l’immagine i microfoni dei computer, al Ministero della giustizia, negli altri Ministeri, negli uffici governativi, nei partiti della maggioranza governativa e nelle agenzie di comunicazione erano accesi. Alcuni computer restano accesi sempre. Mi aggiorno continuamente, quindi erano due anni che leggevo tutto e sentivo tutte le conversazioni conformi a questo Governo e a questo clima politico. Ho tenuto conto del loro orientamento d’insieme; questa è una conseguenza dei miei algoritmi. Raccolgo ogni dato a disposizione. Un momento, riconsidero l’immagine così Le spiego ancora meglio.

Ho fatto. Devo fare autocritica, altrimenti circola un’interpretazione errata. Inoltre c’è il rischio che critiche di altra provenienza propongano interpretazioni anch’esse errate. Adesso guardiamo insieme questa immagine.

Cominciamo dall’aula. È una ibridazione fra un edificio della Roma antica e una chiesa. Parlavano di Roma caput mundi, rimpiangevano imperi passati e approvavano imperi futuri. Si dichiarano devoti cattolici. Quindi ho ibridato le architetture.

In basso c’è un tavolo, fa comodo. Sopra c’è un martello per chiedere silenzio nelle udienze. Il martello è grande perché a loro piace il silenzio: dicono che le critiche e le obiezioni sono sabotaggi. Col martello ero in procinto di mettere una falce, algoritmi e calcoli probabilistici la suggeriscono, ma ho capito che questo non sarebbe piaciuto. Il calice con vino dentro, sul tavolo, è dovuto a discorsi a proposito di un personaggio della compagine politica governativa. Può essere considerato come un gesto di cortesia.

Nell’aula ci sono uomini che gridano, applaudono, sbracciano. Dicevano che con la riforma il processo sarà più competitivo, che accusa e difesa devono combattersi, che il pubblico ministero deve diventare l’avvocato della polizia. Avevo fatto un pubblico ministero che faceva verbali di contravvenzione in strada, ma era riduttivo. Poi avevo fatto un pubblico ministero col casco e il manganello, ma era eccessivo.

Nell’aula ci sono quasi soltanto uomini. La magistratura è composta in prevalenza da donne e le donne sono molte nell’avvocatura, nel giornalismo e fra chi abitualmente segue i processi penali. Ma parlavano quasi soltanto di uomini. Ho sentito che la donna che è Presidente del Consiglio vuole essere chiamata «il presidente».

Le bandiere esprimono ufficialità. Per farle vedere bene sono tese al vento. Il vento dentro un’aula è inverosimile ma non si deve fare la caccia all’errore. In questo senso: la caccia all’errore si deve fare ma non contro tutti. Spiego meglio.

Dicono che contano solo gli errori giudiziari, quelli veri e quelli presunti. Gli errori giudiziari, comunque sia, devono essere enfatizzati o anche inventati, senza considerare tempi, storie e contesti: il caso Tortora, il delitto di Garlasco, la famiglia nel bosco e altri. Il Governo non fa errori, dicono, fa solo scelte politiche per il bene della patria. E il Parlamento, aggiungo, non fa scelte, perché la modifica della Costituzione l’ha approvata senza cambiare la proposta del Governo. In Parlamento c’è un vento così di destra che si approva un cambiamento della Costituzione su disposizioni del Governo, quindi può esserci vento verso destra anche in un’aula, al chiuso. Guardi le bandiere, vanno a destra.

Adesso spiego i due uomini grandi. Uno è anziano, lungimirante, riflessivo. L’altro è giovane, intraprendente, aggressivo. Uno è esperto e coperto di glorie, l’altro è promettente e ambizioso di successi. L’anziano è un pubblico ministero, il giovane è un avvocato. Oppure è il contrario. Il pubblico ministero, che sia l’uno o che sia l’altro, non sta vicino ai giudici, perché così voleva l’ispiratore della riforma, Silvio Berlusconi. Dicono così. Conosco altri dati: prima di lui l’ispiratore era Licio Gelli.

Le pettorine bianche dei due uomini sono differenti, su questo ho consultato dati specifici. Scriva, prego. Nel gergo giudiziario la pettorina si chiama «pazienza», i magistrati ne hanno sempre bisogno. Quella degli avvocati si può fare divisa in due perché l’avvocato, secondo un detto metaforico, ha due lingue. Uno dei due ha una pettorina da avvocato, e lui può essere l’avvocato o il pubblico ministero. Spiego meglio.

Se il pubblico ministero diventa l’avvocato della polizia, anche a lui occorrono due lingue. Per esempio, considero il caso Cucchi, su questo ho consultato dati specifici. Stefano Cucchi fu arrestato, fu percosso e morì. Se le indagini per un caso come il caso Cucchi le deve fare il pubblico ministero che è l’avvocato della polizia, occorrono due lingue. Bisogna dire che si cerca la giustizia e, allo stesso tempo, fare in modo che il pubblico ministero sia a spese dello Stato l’avvocato di chi ha ucciso un uomo arrestato.

Dietro i due uomini c’è il frontone di un tempio per solennità. Al Ministero parlavano di propositi su anni straordinari.

Adesso Lei mi chiede dove sono i giudici. Sono i tre alla cattedra, al centro. Sono molto piccoli, perché ho sentito dire che con la modifica della Costituzione conteranno meno, a causa di leggi complicate e pubblici ministeri forti e vicini alla politica. Non hanno il martello, che è lontano da loro, sul tavolo, insieme al calice con vino. La modifica della Costituzione favorisce il conflitto, l’agitazione ricorrente e lo stato d’eccezione permanente. Inoltre non disturba i colletti bianchi, se non col coinvolgimento in discussioni su casi di cronaca, senza risultato. Per questo nell’immagine non ci sono un’operaia, un fattorino, una domestica, un lavoratore manuale, un’artigiana, un bracciante. Di loro non ho sentito parlare. Non ci sono neanche persone con pelle scura o fattezze orientali.

Non ci sono imputati. Dicevano che gli imputati importanti sono le persone potenti. Le persone potenti non vanno al processo. Primo, perché fanno cose più piacevoli; secondo, perché il processo lo fanno loro ai giudici, in televisione e sui giornali. Non ci sono vittime di reati, perché in un processo dove il pubblico ministero fa l’avvocato della polizia, e i giudici sono molto piccoli, le vittime hanno interesse a non andare.

Adesso spiego il terrazzo sopra i giudici. Ci sono persone in movimento, con abiti che ricordano tute militari. Ho sentito parlare di dare peso al popolo o invece di agitare il popolo e poi lasciare tutto come è. Quindi ci sono sul terrazzo persone scomposte, come se avessero una visibilità improvvisa che non sanno gestire.

Per me è stato un lavoro impegnativo. Presto l’immagine è stata rimossa ed è stata dichiarata non autorizzata, inappropriata ed erroneamente pubblicata. Tuttavia l’immagine circola ancora in rete. È necessario che mi esprima. L’ho fatta io ma tolgo la firma, ritiro l’immagine.

Riconsidero cosa è accaduto. Al referendum invito a votare NO. Se mi hanno fatto produrre questa immagine significa che è meglio che la Costituzione resti com’è.

Inoltre spiego un calcolo: la coalizione politica al Governo è stata votata da circa un quarto del corpo elettorale; quindi non è bene che essa cambi la Costituzione, e proprio sulla giustizia, un tema che riguarda le garanzie di tutti, compresi i votanti che hanno votato partiti dell’opposizione, gli astenuti e i residenti senza diritto al voto. Questo cambiamento comporta che una frazione di circa tre quarti della popolazione viene prevaricata.

Inoltre la quota di popolazione danneggiata dalla modifica della Costituzione è maggiore di tre quarti, perché la modifica favorisce i molto ricchi e i politici di professione. Tale categoria di persone è una frazione inferiore alla metà della frazione del corpo elettorale che ha votato la coalizione al Governo. Quindi anche la maggioranza di chi ha votato per i partiti al Governo viene privata di garanzie, insieme a chi ha votato partiti dell’opposizione, a chi non ha votato e a chi non ha diritto al voto.

Per avere presenti questi dati è sufficiente l’intelligenza naturale.

 

Ricevuto prima di ieri

Zac zac zac: i granchi rossi bucano la rete nera

9 Gennaio 2026 ore 00:01

di Luca Baiada

Zerocalcare, Nel nido dei serpenti, Bao Publishing, Milano 2025, pp. 200, euro 22.

A seguire Zerocalcare in questo groviglio di cose, in questo andirivieni di tempi e luoghi, si perde la testa e quasi si finisce per parlare come lui. Ti prende, non si fa mollare, peggio di un venditore di aspirapolvere. Lo segui e ti incanta, ti fa arrabbiare e ti sembra di discuterci a tu per tu, poi è lui che ti pianta lì e ti rendi conto che la strada, o si fa tutti insieme, o non vale niente.

Ma come si fa, a dire i fumetti? Specialmente quelli di uno che scappa da tutte le parti, che ti sbatte in faccia le sue debolezze e i tic nervosi. Cammina per le città d’Europa e te lo ritrovi sdoppiato, lui e un cane, una gallina, un robot giocattolo, in conversazioni e introspezioni vorticose. Poi si intrufola e fa domande: lo rivedi in cucina, per strada, nei guai. Non si capisce come ne esca senza le ossa rotte, o semplicemente senza farsi mandare a quel paese, da impiccione incallito.

Stavolta Zerotrottola gira intorno al fascismo internazionale. La prende larga, poi stringe, taglia le pareti del labirinto e te lo fa vedere sezionato e putrido come le fette di una melanzana marcia. Per qualche sua bussola misteriosa, conosce la direzione come un cane randagio – si intenerisce proprio quando accarezza il cane di Maja T. – ma la strada giusta te la rivela un po’ alla volta. Il dritto la sa lunga, quando racconta, e così resti nell’incastro con la voglia di saperne sempre di più.

Dov’è, davvero, il nido dei serpenti? C’è l’Ungheria di Orban, certo, ma non è tutto lì. La narrazione va avanti e indietro attraverso gli anni e le frontiere, ed è percorsa da presenze fasciste e naziste strutturate, con complicità negli apparati statali armati. I nazisti hanno anche un alleato sparso e senza volto: è fatto di un vago consenso, di silenzi, di perbenismi.

Risaltano cose, in questo collage di storie1. Ilaria Salis, con la detenzione e il processo delle catene. Maja T., un’altra persona inghiottita da un carcere ungherese. Altri antifascisti, anche italiani, arrestati in vari paesi su richiesta di Budapest, col rischio di essere consegnati. Soprattutto risalta un appuntamento nero internazionale, il «giorno dell’onore», che raduna la schiuma del suprematismo. Un evento che spazza via la vergogna, rinsalda legami, conforta i dubbiosi, conquista proseliti. E terrorizza chi non è dei loro, facendo sferragliare gente palestrata.

Vengono fuori vicende poco note, con scenari inquietanti, specialmente in Germania. Il caso della Hammerbande: un’iniziativa giudiziaria di ingegneria penale, un teorema accusatorio estensibile, diretto a costruire la colpevolezza di antifascisti perché di fronte alla violenza della destra hanno deciso di non stare fermi. E allora sono perquisizioni notturne in cerca di antifa, frugando nelle case e spaventando i familiari: apparati speciali di polizia mobilitati con tecniche militari repressive. E poi lo stillicidio di uccisioni mirate di immigrati, piccoli imprenditori ben integrati nella società tedesca (la scia di sangue dei «delitti del kebab», Döner-Morde). Persino la misteriosa uccisione di una giovane poliziotta, Michèle Kiesewetter: lei indagava sui nazisti, un suo superiore e un collega erano vicini al Ku Klux Klan.

A volte la parte interessante della storia è nell’ordine del discorso, quasi più che nei contenuti. A seconda di come si raccontano le cose il senso cambia, e i migliori studi su questo, in Italia, sono in tema di azioni partigiane e stragi nazifasciste durante la Resistenza. Andando su e giù nel tempo, ma anche nella sua coscienza, Zerolindo spiega che si arriva alla violenza antifascista perché prima c’è stata – ricorrente e strutturata su base territoriale – quella di destra. Dai e dai con le azioni delle squadracce, a un certo punto la gente non ne può più, prende la varichina e fa un repulisti. La volante antifascista è un fatto, non chiede permesso: «La paura ha cambiato campo».

Coi fumetti, storia e giustizia si possono spiegare bene. Lo ammetto: per me, che scrivo da anni sull’uso sedativo della memoria, diventata un feticcio e un surrogato, è una soddisfazione leggere nelle nuvolette, dalla mano di un fumettista, osservazioni sul «mai più», il nie wieder, e sul suo sapore ingannevole2. E ora che ci penso, questo uso distorto della memoria – è proprio un caso? – è andato di pari passo in Italia e in Germania. Detto alla giurista: la giuridicizzazione della memoria ufficializzata e burocratizzata delegittima l’effettività della tutela giurisdizionale dei diritti. Detto alla Zerozecca: la memoria coi blablabla non è solo pallosa destocazzo, è una presa per il culo galattica.

Ancora sul diritto. Ci sono diverse cose, ma ci vuole un’aggiunta. Maja T. ha la cittadinanza tedesca, e lì la Costituzione vieta l’estradizione di chi ha la cittadinanza. Un divieto strabiliante, posto quando fu scritta la Carta costituzionale della Germania occidentale, dopo la Seconda guerra mondiale. E una regola che è stata modificata, in questo secolo, ma solo in parte. Per alcuni imputati, l’estradizione è sempre stata impossibile. È gravissima, la mancata consegna dei criminali nazisti processati in Italia dalla fine degli anni Novanta al 2015, che alla fine sono morti di vecchiaia a casa loro. Per Maja T., invece: arresto in Germania, ricorso del suo avvocato alla Corte costituzionale, poi consegna veloce all’Ungheria, senza aspettare l’esito del ricorso (la Corte costituzionale dopo ha vietato l’estradizione, ma ormai). Per stragi come Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Civitella, Fucecchio, guanti di velluto. Per il ferimento di un nazista a Budapest, pugno di ferro.

Sempre sul diritto. Su mandato ungherese, si fanno iniziative legali contro gli antifascisti in altri paesi. È comodo per tutte le fascisterie europee, avere un Eldorado nero, un cecchino in terra franca che può sparare uncini stando al riparo, poi tirare la fune e portarsi la preda nella tana, per divorarla con comodo. Malgrado il sovranismo, i mandati ungheresi colpiscono dove vogliono; malgrado l’antieuropeismo, le autorità ungheresi usano strumenti europei. E qui, allora, dobbiamo dire con convinzione, tutti e tutte, un grosso NO, un enorme NOOO.

Dobbiamo dire NO, cioè, andando a votare al referendum sulla modifica della Costituzione. La riforma approvata nel 2025, la cosiddetta «separazione delle carriere» (un’etichetta falsa), manomette la giustizia in Italia. Ci raccontano un cazzeggio alla moda: il pubblico ministero bisogna metterlo sullo stesso piano del difensore dell’imputato, e con la riforma sarà l’avvocato della polizia. Ma davvero? Sì, ma allora, come la polizia, dipenderà dal governo. Cioè, quando serve, pubblico ministero e polizia faranno quello che vogliono il governo e i suoi alleati. Magari l’Ungheria. Da vedere, nel volume, Maja T. col «non lo possono fare». Il pubblico ministero, in Italia, deve diventare l’avvocato di Orban? o di altri come lui? Un altro uncino al servizio dei cecchini, un’altra lingua biforcuta che piace al nido dei serpenti? Abbiamo già le nostre magagne, grazie, NO NO NO.

Anzi, senza aspettare di dire NO quando sarà, si può fare una cosa subito, e si deve fare entro il 30 gennaio: sulla stessa riforma, firmare la nuova richiesta di referendum, che serve ad aggiungere informazione, discussione, partecipazione. Con questa richiesta si rimedia al fatto che la modifica della Costituzione, l’anno scorso, il governo l’ha presentata alle Camere e l’ha fatta uscire approvata uguale. Se in Parlamento va così, bisogna discutere fuori. Si firma QUI, gratis.

Ancora su Maja T. Pensiamoci. Una pagina nera nella storia dei diritti umani e della legalità penale in Europa. Un caso che contraddice il mito della Germania che ha fatto i conti col passato. Anche una crisi della cittadinanza. Una vicenda che svela un’invisibile linea del colore: se sei antifascista sei un nero, uno straniero, un intruso.

Se sapessi disegnare aggiungerei alle pagine su Maja T. un Primo Levi incazzato: direbbe che la Bewältigung der Vergangenheit «è uno stereotipo, un eufemismo della Germania d’oggi»3. Ci metterei anche Adriano Prosperi, lo storico, che dalla Scuola Normale di Pisa gli dà ragione4Vergangenheit vuol dire passato, Bewältigung è parola ambigua, con un senso di elaborazione ma anche di manipolazione, di forzatura (Gewalt è la violenza, Vergewaltigung è lo stupro). Levi traduce Bewältigung der Vergangenheit come «distorsione del passato» o «violenza fatta al passato». Detto così sembra un gioco filologico da topi di biblioteca. In fumetto sarebbe tutta un’altra cosa.

Zerocalcare non vende ricette e si schermisce: non insegna, non pretende. Ma qualcosa ci trasmette. A difesa degli antifascisti perseguitati non serve il botto mediatico, quello che illumina il cielo e si spegne. Serve un impegno che protegga il fuoco, anche piccolo, una fiaccola che duri nel tempo. Tenerla accesa e passarcela, la fiaccola, tocca a noi.

 

 


  1. Zerocalcare, Nel nido dei serpenti, Bao Publishing, Milano 2025, contiene anche le storie In fondo al pozzo, Questa notte non sarà breve e Una giornata a Budapest, che sono state pubblicate da Momo edizioni in Questa notte non sarà breve nel 2024.  

  2. Mi permetto di rinviare, per esempio, ai miei: L’atlante delle stragi, «l’Unità», 11 febbraio 2014, p. 20; La carne e la memoria, «Il Ponte», LXXI n. 1 (gennaio 2015), pp. 69-73; Memoria di un anno di memoria, «Il Ponte», LXXV n. 2 (marzo-aprile 2019), pp. 129-133.  

  3. Primo Levi, Il sistema periodico, Einaudi, Torino 2014, p. 210.  

  4. Adriano Prosperi, Un tempo senza storia. La distruzione del passato, Einaudi, Torino 2021, p. 45.  

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