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Truffa del codice WhatsApp: come riconoscerla e difendersi

14 Gennaio 2026 ore 09:20

La truffa del codice WhatsApp è tornata a colpire e rappresenta oggi uno dei pericoli più insidiosi sulla celebre piattaforma di messaggistica. Ti è mai capitato di ricevere un messaggio da un amico che ti chiede, con una scusa banale, di inoltrargli un codice a sei cifre appena ricevuto via SMS? Se dovesse accaderti, fermati subito. Potresti essere il bersaglio di un tentativo di furto del tuo account.

Ma cosa si nasconde davvero dietro questa richiesta? Non è un errore, ma una strategia ben congegnata per sottrarti il controllo del tuo profilo. Vediamo insieme come funziona, quali sono i rischi e, soprattutto, come puoi proteggerti in modo efficace.

Come funziona esattamente la truffa del codice WhatsApp?

Il meccanismo è tanto semplice quanto pericoloso. I truffatori non hanno bisogno di complesse competenze informatiche, ma contano sulla distrazione e sulla fiducia delle persone. L'inganno si svolge in pochi, rapidi passaggi. Innanzitutto il malintenzionato tenta di registrare il tuo numero di telefono su un nuovo dispositivo. Per completare questa operazione, WhatsApp invia per sicurezza un codice di verifica a sei cifre (OTP, One Time Password) via SMS al tuo numero, cioè al legittimo proprietario.

A questo punto scatta la parte cruciale dell'inganno. Il truffatore ti contatta, spesso usando l'account di un amico (già truffato in precedenza), e inventa una scusa plausibile. Potrebbe scriverti: "Ciao, scusa il disturbo, ho sbagliato a inserire il mio numero e ti ho inviato per errore un codice. Potresti girarmelo?". Se cadi nella trappola e comunichi quel codice, hai appena consegnato le chiavi del tuo account. Con quei sei numeri, il truffatore potrà completare l'accesso sul suo dispositivo, escludendoti dal tuo profilo.

Cosa succede se cadi nella trappola?

Le conseguenze possono essere molto spiacevoli. Una volta che il cybercriminale ha preso il controllo del tuo account WhatsApp, può compiere diverse azioni a tuo nome, mettendo a rischio la tua privacy e la tua reputazione.

Ecco i pericoli principali:

  • Furto d'identità: il truffatore può spacciarsi per te e contattare i tuoi amici, familiari e colleghi.
  • Richieste di denaro: potrebbe inventare emergenze e chiedere prestiti o ricariche telefoniche ai tuoi contatti, sfruttando la loro fiducia.
  • Diffusione della truffa: userà il tuo account per ingannare altre persone nella tua rubrica, alimentando la catena.
  • Accesso a informazioni private: potrebbe leggere media e informazioni scambiate nelle chat, violando la tua privacy.

La truffa del codice WhatsApp: come difendersi in 3 semplici passi

La buona notizia è che proteggersi è più semplice di quanto pensi. Non servono antivirus o software complicati, ma solo un po' di attenzione e le giuste impostazioni di sicurezza.

1. Non condividere mai il codice di WhatsApp

Questa è la regola d'oro, la più importante di tutte. Il codice di verifica di WhatsApp è strettamente personale, come il PIN di un bancomat. Nessuno, neanche l'assistenza ufficiale, ti chiederà mai di condividerlo via chat. Qualsiasi messaggio che contiene questa richiesta è, senza alcun dubbio, un tentativo di frode. Ignoralo e non rispondere.

2. Attiva la verifica in due passaggi

Questo è lo scudo di difesa più potente che hai a disposizione. La verifica in due passaggi aggiunge un ulteriore livello di sicurezza. Oltre al codice via SMS, ti verrà richiesto un PIN a 6 cifre creato da te ogni volta che registri il tuo numero su un nuovo telefono. In questo modo, anche se i truffatori ottenessero il codice SMS, non potrebbero fare nulla senza il tuo PIN segreto.

Per attivarla vai su WhatsApp e segui questo percorso: Impostazioni > Account > Verifica in due passaggi > Attiva.

È un'operazione che richiede meno di un minuto e che può salvarti da enormi problemi.

3. Segnala e blocca il contatto sospetto

Se ricevi un messaggio di questo tipo, la cosa migliore da fare è segnalare la conversazione a WhatsApp e bloccare immediatamente il contatto.

Se il messaggio proveniva da un amico, contattalo subito tramite un altro canale (una telefonata o un'altra app) per avvisarlo che il suo account è stato compromesso.

Cosa fare se sei già stato truffato?

Se ti rendi conto di aver comunicato il codice quando ormai è troppo tardi, non farti prendere dal panico. Prova subito a reinstallare WhatsApp sul tuo telefono e a effettuare di nuovo l'accesso con il tuo numero. In questo modo riceverai un nuovo codice di verifica e, inserendolo, potrai espellere il truffatore dal tuo account.

Se non riesci a rientrare, contatta l'assistenza di WhatsApp e, cosa fondamentale, avvisa i tuoi contatti più stretti dell'accaduto, così che non cadano a loro volta nella trappola.

L'articolo Truffa del codice WhatsApp: come riconoscerla e difendersi proviene da sicurezza.net.

Legge dell'UE sulla sorveglianza robotica e la privacy

12 Gennaio 2026 ore 10:14
sorveglianza robotica e privacy

Il tema della sorveglianza robotica e privacy sta rapidamente uscendo dai film di fantascienza per entrare nelle nostre case. Ma cosa succederebbe se il tuo amichevole robot domestico, quello che ti aiuta con le pulizie o tiene compagnia a un familiare, fosse obbligato per legge a monitorare le tue interazioni? Sembra uno scenario distopico, eppure una controversa proposta dell'Unione Europea, nota come “Chat Control”, rischia di creare proprio questo paradosso.

Un recente studio accademico ha lanciato l'allarme: una legge pensata per la sicurezza online rischia di avere conseguenze inaspettate e pericolose nel mondo fisico, trasformando i robot in potenziali strumenti di sorveglianza. Scopriamo insieme perché dovremmo prestare molta attenzione.

Cos'è il "chat control" e perché riguarda anche i robot?

Forse hai già sentito parlare del "Chat Control". Si tratta di una proposta legislativa dell'UE nata con il nobile obiettivo di combattere la diffusione online di materiale pedopornografico. L'idea iniziale era semplice: obbligare i fornitori di servizi di comunicazione a scansionare i messaggi degli utenti, anche quelli protetti da crittografia. Questa proposta ha scatenato un'ondata di critiche da parte di oltre 800 esperti di sicurezza, che hanno avvertito sui rischi di un simile approccio. Infatti metodi di questo tipo indeboliscono la crittografia e funzionano come vere e proprie "backdoor", porte di servizio che potrebbero essere sfruttate da malintenzionati.

Di fronte alle proteste, la proposta è stata rivista ma il problema di fondo non è scomparso. Invece di un obbligo esplicito di scansione, la responsabilità di identificare e mitigare i rischi ricade ora sui fornitori. L'incentivo a monitorare su larga scala per dimostrare di essere conformi alla legge rimane fortissimo. Ed è qui che entrano in gioco i robot.

Il cortocircuito legale sulla sorveglianza robotica e la privacy

Qui sta il cuore del problema. Secondo la legge europea un "servizio di comunicazione interpersonale" è qualsiasi sistema che permette uno scambio interattivo di informazioni su una rete. Questa descrizione si adatta perfettamente ai robot di ultima generazione. Infatti i moderni robot non sono più semplici bracci meccanici:

  • Un robot per la telepresenza permette a un bambino malato di partecipare alle lezioni da casa, trasmettendo la sua voce, le sue espressioni e le sue emozioni.
  • Un robot di assistenza in una casa di cura facilita le conversazioni tra un paziente, i suoi familiari e i medici.

Questi dispositivi sono a tutti gli effetti dei mediatori di comunicazione. Una volta definiti come tali, rientrano automaticamente nel campo di applicazione del Chat Control. Di conseguenza i loro produttori potrebbero sentirsi obbligati a integrare meccanismi di rilevamento e analisi direttamente nell'hardware e nel software del robot. In questo modo la sorveglianza si sposterebbe così dagli schermi ai nostri spazi più privati.

I rischi concreti della sorveglianza robotica e privacy

L'idea di un monitoraggio integrato nei robot apre scenari inquietanti, trasformando un dispositivo nato per aiutare in una potenziale minaccia alla nostra sicurezza.

Dai dati al controllo fisico: un nuovo modello di minaccia

Un robot presente in casa o in un ambiente di cura raccoglie una quantità enorme di dati estremamente sensibili: le nostre routine quotidiane, le conversazioni private, le reazioni emotive e persino informazioni sul nostro stato di salute. Se questi dati vengono costantemente inviati a sistemi di analisi per la "mitigazione del rischio", si crea una vera e propria miniera d'oro per i criminali informatici.

Ogni canale di trasmissione dati diventa un potenziale punto di accesso. Il pericolo, però, non si ferma ai dati. Le "backdoor" create per rispettare la legge non distinguono tra un accesso autorizzato e uno ostile. Un hacker che riuscisse a sfruttarle potrebbe prendere il controllo del robot, manipolando i suoi sensori o impartendo comandi diretti. Le implicazioni per la sicurezza fisica delle persone sono enormi.

L'intelligenza artificiale come arma a doppio taglio

Il rischio è amplificato dall'uso di modelli di Intelligenza Artificiale, come gli LLM (Large Language Models), integrati nei robot. Ricerche hanno dimostrato che questi sistemi possono essere "attivati" da comandi nascosti o specifici contesti per eseguire azioni impreviste. In teoria un aggressore potrebbe usare una semplice frase per reindirizzare il comportamento di un robot, trasformandolo in uno strumento per spiare o per arrecare un danno.

Impatto sulla nostra vita quotidiana

La relazione tra un essere umano e un robot sociale, specialmente in contesti di cura o educazione, si fonda su un pilastro fondamentale: la fiducia. Percepiamo questi dispositivi come compagni, supporti ed estensioni delle nostre capacità. Cosa succede quando questa fiducia viene meno? Un monitoraggio continuo altera radicalmente questa relazione. Il robot non è più solo un assistente, ma diventa un osservatore, un reporter per design.

Ti fideresti di un confidente che sai essere obbligato a registrare ogni tua parola? La consapevolezza di una sorveglianza ambientale ci porta a modificare i nostri comportamenti, a limare la nostra spontaneità e a perdere autonomia proprio negli spazi che consideriamo più sicuri.

Come proteggere il nostro futuro digitale?

La tecnologia non è il nemico. Un robot può migliorare la qualità della vita in modi straordinari. Tuttavia, una legislazione ben intenzionata ma miope rischia di creare un futuro in cui i benefici sono oscurati da gravi rischi per la privacy e la sicurezza. È fondamentale che le normative spingano verso la trasparenza e la protezione dei dati "by design".

Le soluzioni esistono: bisognerebbe, per esempio, incentivare l'elaborazione dei dati direttamente sul dispositivo, senza inviarli a server remoti. È inoltre cruciale istituire meccanismi di supervisione rigorosi per garantire che la nostra privacy rimanga protetta. Solo così potremo costruire un futuro in cui la tecnologia sia veramente al nostro servizio, senza trasformare i nostri aiutanti in guardiani indesiderati.

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