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Ricevuto ieri — 20 Gennaio 2026

Tra resilienza globale e tassi più alti: come preparare i portafogli al 2026

20 Gennaio 2026 ore 13:12

Contenuto tratto dal numero di gennaio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Nonostante un anno segnato da shock politici e pressioni tariffarie, l’economia globale si è mostrata resiliente nel 2025. Per il 2026 si apre uno scenario costruttivo, con l’attività economica che dovrebbe stabilizzarsi e con la crescita che, anche se in rallentamento, non dovrebbe tradursi in una contrazione. Ne parla Giovanni De Mare, ceo Italia di AllianceBernstein.

Come si muoveranno le banche centrali?

L’inflazione sta gradualmente rientrando, lasciando così alle banche centrali, Fed in particolare, lo spazio per un progressivo allentamento monetario. È comunque probabile che i tassi si mantengano su un livello strutturalmente più elevato rispetto al passato, soprattutto alla luce delle incertezze che ancora ombrano il contesto macroeconomico, come le dinamiche fiscali europee, l’evoluzione del mercato del lavoro statunitense e gli effetti dei dazi.

Cosa mettere in portafoglio, guardando in prospettiva?

Un approccio multi-asset orientato al reddito rimane adatto a un contesto che è costruttivo, ma tutt’altro che privo di rischi. Continuiamo a privilegiare gli Stati Uniti, ritenendo interessanti anche i mercati emergenti, che trattano a sconto rispetto ai mercati sviluppati e beneficiano di tassi locali più bassi, utili in miglioramento e un dollaro più debole.

E sul fronte obbligazionario?

Ci stiamo spostando verso una maggiore qualità. Le obbligazioni corporate investment grade e i titoli con rating BB restano fonti privilegiate di rendimento, mentre un contesto di crescita più moderato richiede cautela nell’andare verso le fasce di qualità più bassa del mercato.

Un segnale incoraggiante è che i titoli di Stato hanno ritrovato una correlazione negativa con gli asset rischiosi, offrendo protezione nei momenti di volatilità. In questo ambito, preferiamo le scadenze brevi o intermedie, che dovrebbero beneficiare del ciclo di tagli della Fed, evitando invece le scadenze più lunghe dove le preoccupazioni fiscali potrebbero pesare sui rendimenti.

Al centro delle dinamiche globali troviamo dunque ancora una volta gli Stati Uniti.

Sì, è un’economia che continua a mostrare una forza che smentisce anche le previsioni più pessimistiche. Anche se messa spesso in discussione, a nostro avviso, la tesi a favore dell’eccezionalismo statunitense, e di un sovrappeso sulle azioni Usa, rimane intatta. Infatti, se da un lato è vero che la concentrazione degli indici rappresenta una potenziale vulnerabilità, poiché una correzione nel segmento IA potrebbe avere effetti non solo sui listini, ma anche sulla fiducia e sulla spesa, dall’altro i fondamentali restano solidi: la crescita dei rendimenti è stata guidata dai profitti e non solo dall’espansione dei multipli, e le revisioni degli utili continuano a migliorare.

Inoltre, la Federal Reserve ha ancora munizioni sufficienti per intervenire qualora la crescita dovesse essere messa in discussione, fornendo un ulteriore supporto agli asset a stelle e strisce.

Cosa significa oggi puntare sulla qualità e proteggersi dalle fasi correttive?

Privilegiare aziende caratterizzate da una crescita stabile degli utili e bilanci solidi per affrontare la volatilità. Le valutazioni attuali, indubbiamente elevate, lasciano poco margine di errore, rendendo la selettività più importante che mai. Sul fronte obbligazionario, la duration mantiene un ruolo di diversificazione ma, in un contesto di tassi presumibilmente più alti rispetto al passato, potrebbe non rappresentare più la soluzione ‘miracolosa’ di un tempo. Pertanto, favoriamo scadenze medio-brevi e una maggiore esposizione al credito investment grade, evitando di assumere rischi eccessivi nei segmenti di qualità inferiore.

Parallelamente, manteniamo una diversificazione geografica e settoriale: guardiamo quindi con favore ad alcuni mercati emergenti, che beneficiano di un dollaro più debole, politiche monetarie più flessibili e valutazioni ancora ragionevoli. L’inserimento di azioni a bassa volatilità, infine, può contribuire a proteggere il capitale nelle fasi di correzione, senza rinunciare al potenziale di rialzo. L’obiettivo è costruire portafogli che sappiano catturare rendimento e crescita, mantenendo però una disciplina rigorosa sui fondamentali.

Molti temono la bolla IA. Paura infondata?

L’IA rimane il fulcro narrativo e finanziario del mercato attuale, ma richiede una distinzione tra l’entusiasmo speculativo momentaneo e la trasformazione strutturale in atto. Sebbene si parli di bolla, è forse più corretto affermare che siamo ancora nelle fasi iniziali di un ciclo di innovazione profondo. A differenza di quanto accaduto con le dot com, l’IA sta rispondendo a una domanda reale e immediata, sostenuta da progressi tecnologici tangibili.

I grandi hyperscaler stanno investendo in infrastrutture con capitale proprio e flussi di cassa operativi, non con leva finanziaria, e ciò dà maggiore solidità all’intero ecosistema. Permangono però aree da monitorare, come le valutazioni nei segmenti più esposti e alcune dinamiche di finanziamento nel mercato privato. La discriminante sarà la capacità dell’IA di generare incrementi misurabili di produttività. Le opportunità non riguardano solo i produttori di chip, ma l’intera filiera: infrastrutture digitali, utility chiamate a sostenere il crescente fabbisogno energetico dei data center, nonché settori come l’healthcare.

L’articolo Tra resilienza globale e tassi più alti: come preparare i portafogli al 2026 è tratto da Forbes Italia.

I future di Wall Street crollano tra le minacce tariffarie di Trump su Groenlandia

20 Gennaio 2026 ore 11:44

I future azionari statunitensi sono crollati bruscamente nelle prime ore di martedì, segnalando le preoccupazioni degli investitori per le minacce di dazi del presidente Donald Trump contro importanti alleati europei, nel contesto della sua spinta a prendere il controllo della Groenlandia.

Dati chiave

  • Nelle prime contrattazioni di martedì, l’indice di riferimento S&P 500 Futures è sceso dell’1,73% a 6.856 punti, mentre i Dow Futures hanno perso l’1,61% a 48.751 punti.
  • L’indice dei future Nasdaq, più esposto al settore tecnologico, è stato il più colpito, con un calo superiore al 2% a 25.157 punti.
  • Anche i mercati europei sono finiti sotto pressione: il paneuropeo STOXX Europe 50 ha perso l’1,32% a causa delle minacce di Trump di imporre nuovi dazi ai Paesi che si oppongono al suo tentativo di prendere il controllo della Groenlandia.
  • Il FTSE 100 di Londra ha ceduto l’1,32%, mentre il DAX tedesco e il CAC 40 francese sono scesi rispettivamente dell’1,37% e dell’1,20%.

Cosa sappiamo della minaccia di dazi di Trump contro l’Europa?

Sabato, il presidente Donald Trump ha annunciato che imporrà un dazio del 10% su otto Paesi europei che recentemente hanno dispiegato personale militare in Groenlandia, dopo la sua minaccia di prendere il controllo del territorio artico. In un post su Truth Social che annunciava la decisione, Trump ha dichiarato che Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia saranno colpiti e che la misura entrerà in vigore il 1° febbraio. Il dazio generalizzato riguarda tutte le esportazioni e aumenterà al 25% a giugno, rimanendo in vigore fino a quando gli Stati Uniti non assumeranno il controllo della Groenlandia.

E le altre minacce tariffarie contro i Paesi europei?

Il presidente francese Emmanuel Macron ha criticato pubblicamente i dazi di Trump contro l’Europa legati alla Groenlandia, definendoli “inaccettabili”, e avrebbe persino rifiutato di aderire al proposto “Consiglio di Pace” per Gaza. Interrogato sulla vicenda lunedì sera, Trump ha dichiarato ai giornalisti: “Beh, nessuno lo vuole perché presto non sarà più in carica”.

Trump ha poi sostenuto che Macron fosse ostile nei suoi confronti e ha aggiunto: “Metterò un dazio del 200% sui suoi vini e champagne”, e forse allora il presidente francese entrerebbe nel consiglio. L’ultima minaccia di Trump ha innescato una vendita delle azioni dei principali produttori francesi di vino quotati in Borsa. I titoli di LVMH — che possiede marchi come Moët & Chandon e Dom Pérignon — sono scesi di quasi il 2,9% a 566 euro (663 dollari), mentre le azioni di Rémy Cointreau hanno perso il 2,4% a 38 euro (44,50 dollari).

Come ha risposto l’Europa alle minacce tariffarie di Trump?

Diversi leader europei di primo piano, tra cui Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer, hanno criticato i dazi. Macron è tra coloro che hanno spinto l’Unione europea a reagire con il cosiddetto “bazooka commerciale”, utilizzando il suo strumento di ritorsione più potente: il meccanismo anti-coercizione.

Se attuato, l’Ue potrebbe usarlo per colpire importanti esportazioni di servizi statunitensi, con un impatto potenzialmente molto pesante sui colossi tecnologici americani. Tuttavia, il New York Times ha riferito che all’interno del blocco c’è ancora chi spinge per una negoziazione piuttosto che per la ritorsione. Un portavoce dell’Ue ha dichiarato ai giornalisti: “La nostra priorità è dialogare, non inasprire lo scontro… A volte la forma più responsabile di leadership è la moderazione”.

A margine

Martedì, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha ironizzato sulla capacità dell’Ue di mettere in campo una risposta coordinata alle ultime minacce tariffarie di Trump. Bessent, che si trova a Davos per partecipare al World Economic Forum, ha dichiarato ai giornalisti: “Immagino che formeranno prima il temuto gruppo di lavoro europeo, che sembra essere la loro arma più incisiva”. In seguito, il segretario al Tesoro ha aggiunto: “Sono fiducioso che i leader (europei) non inaspriranno la situazione e che tutto si risolverà in modo tale da arrivare a un esito molto positivo per tutti”.

L’articolo I future di Wall Street crollano tra le minacce tariffarie di Trump su Groenlandia è tratto da Forbes Italia.

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