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Ricevuto ieri — 21 Gennaio 2026

Violenza a scuola, Modena propone gli “school tutor” all’ingresso: “Intervenire senza militarizzare”

21 Gennaio 2026 ore 08:12

A Modena, davanti alle scuole, arriva lo “school tutor”. Di fronte agli episodi di aggressione tra studenti culminati nel caso di La Spezia dove un allievo è stato ammazzato dal compagno con un coltello e mentre il ministro Valditara propone l’uso di metal detector, il sindaco di centrosinistra Massimo Mezzetti ha annunciato la messa in campo di una squadra di persone per “prevenire situazioni di tensione tra i più giovani”. Secondo Modena Today, sono stati stanziati 60mila euro per mettere in campo otto operatori che saranno divisi in quattro pattuglie e coordinati dalla polizia locale. Un’idea partita dall’amministrazione senza coinvolgere i presidi che esprimono una certa perplessità per la proposta. Nessuno dei dirigenti scolastici sentiti da ilfattoquotidiano.it ha voluto commentare l’iniziativa dell’amministrazione, ma a microfoni spenti si intuisce che avrebbero preferito altre soluzioni.

60 mila euro per il servizio di School tutoring”: otto operatori divisi in 4 pattuglie coordinati da polizia locale

Intanto dal 26 gennaio questa nuova figura arriverà all’esterno delle scuole. “I dati ci dicono che dalla pandemia a oggi la criminalità minorile è cresciuta del 30%”, ha dichiarato Mezzetti, “mentre gli altri reati sono in calo: questo ci impone un cambio di paradigma. Dobbiamo essere fermi nel reprimere i reati, anche quando commessi da minori, riducendo i margini di impunità, ma allo stesso tempo intervenire sulle radici profonde del disagio”. Per Mezzetti servono risposte sociali, psicologiche ed educative, perché la solitudine che attraversa i giovani sta generando forme di devianza pericolosa ma “punizione e prevenzione devono andare insieme”.

Cosa faranno in concreto gli “school tutor”? Lo spiega il primo cittadino: “Avranno un ruolo di monitoraggio e mediazione; interverranno sui conflitti di basso livello e segnaleranno immediatamente alle forze dell’ordine le situazioni più gravi, con l’obiettivo di evitare escalation”. A Modena già esistono gli “street tutor” per rispondere in modo concreto a un’emergenza educativa e sociale che riguarda tutta la comunità, ma ora l’amministrazione sta pensando a una risposta specifica per le scuole. “Dove abbiamo aumentato la presenza all’esterno delle scuole gli episodi sono diminuiti, ma questo ci impone ora una riflessione su come intervenire anche all’interno degli istituti, senza militarizzarli”, dice il sindaco.

Parole che Viviana Giacomini, preside dell’Ipsia “Fermo Corni” preferisce non commentare: “Non abbiamo ancora capito come funzionerà”. Altri dirigenti ci hanno fatto capire che “stanno osservando”, che si incontreranno ma hanno tutti aggiunto: “Lei non mi ha chiamato io non ho parlato con lei”. Non vogliono che il loro nome appaia, nemmeno le iniziali. Un clima che si è creato a quanto pare a causa di alcuni provvedimenti disciplinari fatti a carico dei presidi negli ultimi tempi. Ciò che è certo è che la figura dello school tutor non sembra per il momento essere stata accolta con entusiasmo.

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Il Tribunale di Torino accoglie il ricorso di una insegnante precaria: “Illegittimo l’algoritmo per l’assegnazione delle supplenze”

21 Gennaio 2026 ore 08:11

L’algoritmo utilizzato per l’assegnazione delle supplenze da Graduatoria provinciale per le supplenze è un sistema illegittimo. Ad affermarlo sono i togati della sezione lavoro del Tribunale di Torino, che hanno accolto il ricorso di una precaria che avrebbe perso la cattedra per aver scelto nella fase di candidatura solo alcune scuole, e non tutte le sedi disponibili nella provincia del capoluogo piemontese.

Per il ministero, infatti, il lavoratore aveva diritto ad esprimere 150 preferenze, ossia selezionare tutti i posti; in tal modo, avrebbe sicuramente ricevuto una cattedra al primo turno. Dal momento che al primo passaggio del procedimento informatico non sono risultate disponibili cattedre presso le scuole scelte dall’insegnante, quest’ultima è stata esclusa da ogni possibilità e considerata “rinunciataria”. Un meccanismo che secondo il giudice “penalizza proprio i soggetti con un punteggio più alto i quali confidando che l’alta posizione in graduatoria consenta loro una possibilità di scelta, potrebbero essere indotti ad individuare un numero più contenuto di sedi desiderate; ma qualora tali sedi non fossero disponibili nel momento in cui spetta a loro essere chiamati verrebbero esclusi dall’intera procedura”.

Una vittoria per il sindacato dell’Anief che ha sostenuto la docente ricorrente con gli avvocati Maria Dolores Broccoli, Walter Miceli, Fabio Ganci e Giovanni Rinaldi.

La sentenza di Torino “assume un rilievo che va oltre il singolo caso concreto”, spiegano i difensori. Il Tribunale ha affermato infatti che “l’interpretazione fornita dall’Amministrazione dell’ordinanza ministeriale che disciplina il conferimento delle supplenze da Gps contrasta con il criterio meritocratico e con i principi di buona fede e correttezza, evidenziando le criticità di un impianto procedurale fondato su automatismi informatici non adeguatamente governati”.

La pronuncia si inserisce in un filone giurisprudenziale avviato già negli anni scorsi grazie alle iniziative promosse dall’avvocato Maria Dolores Broccoli, prima a ottenere pronunce giudiziali che hanno accertato l’illegittimità dell’algoritmo utilizzato per l’assegnazione delle supplenze da Gps. Secondo il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, la decisione si colloca chiaramente “nel solco di una giurisprudenza che, con crescente nettezza, richiama l’Amministrazione al rispetto delle regole sostanziali, quando l’elaborazione informatica si traduce in scelte non verificabili e non coerenti con il quadro normativo”.

Con la sentenza, oltre al risarcimento del danno da lucro cessante per l’importo di 19.551,14 euro, agli interessi legali e alle spese processuali, il giudice ha riconosciuto alla docente il diritto alla maturazione integrale del punteggio relativo all’anno scolastico 2024/2025.

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Ricevuto prima di ieri

Scuola, verso una circolare di Valditara per l’uso di metal detector portatili su richiesta dei presidi

20 Gennaio 2026 ore 19:01

Nelle scuole non ci saranno metal detector fissi come quelli cui siamo sottoposti a controllo in aeroporto, ma solo strumenti palmari (quelli adoperati ai concerti, per intenderci) che saranno usati saltuariamente facendo intervenire le forze dell’ordine su richiesta dei dirigenti scolastici in accordo con le prefetture. A confermarlo a ilfattoquotidiano.it, fonti del ministero dell’Istruzione secondo cui Valditara, in partenza per Cracovia dove raggiungerà gli studenti impegnati nel viaggio ad Auschwitz, ha già parlato della questione con il collega dell’Interno Matteo Piantedosi.

Gli uffici di viale Trastevere e del palazzo del Viminale stanno lavorando a una circolare che i titolari dei due dicasteri firmeranno entro una decina di giorni. La firma del provvedimento, che sarà rivolto a tutti i dirigenti scolastici, è attesa per la fine della prossima settimana. La misura non entrerà nel pacchetto sicurezza sul quale la Lega di Matteo Salvini preme, ma a frenare è Forza Italia che teme il Colle soprattutto per quanto riguarda la misura dei rimpatri. Durante la riunione di governo di oggi con la premier Giorgia Meloni, sono state accolte le proposte del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, contenute in due diverse bozze di provvedimenti, un Decreto Legge e un Ddl. In particolare, le misure previste che puntano a contenere il fenomeno della violenza giovanile erano state inizialmente tutte concepite in un disegno di legge ma – secondo diverse valutazioni in corso nella maggioranza – potrebbero essere in parte recepite nel Decreto legge: su questo è ancora in corso una valutazione. Il pacchetto sarà probabilmente varato entro fine mese in uno dei prossimi Cdm.

Intanto, la questione metal detector assume toni più chiari. Nessuno a viale Trastevere ha mai pensato di dotare le scuole di metal detector fissi sia per una questione di costi sia perché dal punto di vista organizzativo è impensabile che i collaboratori scolastici controllino ogni giorno i ragazzi facendo svuotare loro le tasche. La bozza di circolare parla di metal detector portatili ovvero quelli che spesso vengono utilizzati ai concerti, negli eventi pubblici, nei musei. I presidi, qualora ravviseranno la presenza di coltelli o altre armi bianche, potranno chiedere alle forze dell’ordine di intervenire programmando dei servizi “a sorpresa” all’inizio delle lezioni in modo da stanare eventuali studenti in possesso di lame.

Un intervento che non prevede alcun finanziamento perché polizia e carabinieri sono già dotati di questa strumentazione. Si tratta solo di mettere in campo un coordinamento che non sarà utile solo alle aree cosiddette “a rischio” ma a tutti gli istituti che ne dovessero avere bisogno. Il modello è quello già adottato all’istituto tecnologico “Marie Curie” nel quartiere Ponticelli di Napoli dove la preside Valeria Pirone tre anni fa invocò pubblicamente l’uso dei metal detector. Lì di tanto in tanto, le forze dell’ordine arrivano prima delle otto con gli strumenti mobili e i cani antidroga.

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