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Campo COSMOS, la nuova immagine dell’Osservatorio Rubin inaugura una nuova fase del progetto LSST

17 Agosto 2026 ore 14:18
Campo COSMOS, la nuova immagine dell’Osservatorio Rubin inaugura una nuova fase del progetto LSST

ROMA (ITALPRESS/ECONOMIADELLOSPAZIO) – Il Campo COSMOS, una delle regioni di cielo più studiate dall’astronomia moderna, diventa il primo banco di prova delle capacità scientifiche dell’Osservatorio Vera C. Rubin. L’immagine diffusa con l’Early Data Preview 2 (EDP2) non rappresenta soltanto un risultato tecnico di elevata qualità: segna l’ingresso operativo del telescopio nel programma Legacy Survey of Space and Time (LSST), uno dei più estesi programmi di osservazione astronomica mai intrapresi. Il valore della nuova osservazione non risiede esclusivamente nella profondità dell’immagine, ma nella possibilità di tornare a osservare la stessa regione con continuità. È questa la caratteristica che consentirà agli astronomi di affiancare alle immagini statiche una dimensione temporale, seguendo l’evoluzione delle galassie e dei fenomeni transitori nel corso degli anni. Realizzata con la LSST Camera da 3,2 gigapixel, la più grande fotocamera digitale costruita per l’astronomia, l’immagine è il risultato della combinazione di centinaia di osservazioni e comprende oltre 500.000 galassie e più di 50.000 stelle.

Il Campo COSMOS occupa da oltre vent’anni una posizione centrale nella ricerca astronomica internazionale. La sua collocazione, lontano dal piano della Via Lattea, riduce l’interferenza di stelle e polveri galattiche e offre una finestra privilegiata sull’Universo distante. Dal 2003, con le prime osservazioni del Telescopio Spaziale Hubble, numerosi osservatori terrestri e spaziali hanno raccolto dati in diverse lunghezze d’onda, dalle onde radio ai raggi X. Questo patrimonio osservativo ha trasformato COSMOS in un riferimento per confrontare nuovi dati, verificare misure e ricostruire l’evoluzione delle galassie lungo miliardi di anni di storia cosmica. L’Osservatorio Rubin introduce ora una novità sostanziale: la capacità di osservare ripetutamente questa stessa regione con profondità uniforme e ampia copertura. Non si tratta soltanto di ottenere immagini più dettagliate, ma di documentare come il cielo cambi nel tempo. Questa capacità rappresenta uno degli elementi distintivi del Legacy Survey of Space and Time. Nel corso della sua campagna decennale il telescopio effettuerà osservazioni sistematiche del cielo australe, costruendo una sequenza temporale che permetterà di individuare fenomeni variabili difficilmente rilevabili con campagne tradizionali. Per il Campo COSMOS, già caratterizzato da un’enorme quantità di dati storici, ciò significa integrare alle informazioni accumulate negli ultimi vent’anni una componente dinamica. Le osservazioni ripetute consentiranno infatti di seguire l’evoluzione di supernove, eventi esplosivi e altri oggetti variabili.

Come afferma Bob Blum, direttore dell’Osservatorio Rubin presso NSF NOIRLab, “l’immagine profonda di COSMOS è solo l’inizio per Rubin in questa regione”. Le future visite permetteranno di individuare un numero crescente di fenomeni transitori destinati a ulteriori studi. Anche Phil Marshall, vicedirettore dell’Osservatorio Rubin presso lo SLAC National Accelerator Laboratory, sottolinea che la ricchezza delle osservazioni già disponibili rende il Campo COSMOS un banco di prova fondamentale per preparare la comunità scientifica all’analisi dei dati dell’LSST.

L’immagine è stata pubblicata nell’ambito dell’Early Data Preview 2, la prima anteprima costruita con le osservazioni raccolte dalla LSST Camera tra aprile 2025 e gennaio 2026. Pur non rappresentando ancora il rilascio completo dei dati del progetto, EDP2 costituisce una tappa fondamentale nella preparazione della survey decennale. L’anteprima comprende una grande immagine co-addizionata che copre circa 3.000 gradi quadrati di cielo, pari a circa un sesto dell’intero cielo visibile dell’emisfero australe, consentendo ai ricercatori di validare pipeline, strumenti di analisi e prodotti scientifici. Una seconda fase della Data Preview 2, prevista tra ottobre e dicembre 2026, comprenderà anche le immagini delle singole osservazioni, le immagini di differenza e gli altri prodotti necessari per individuare automaticamente le variazioni del cielo.

L’accesso ai dati è attualmente riservato ai ricercatori degli Stati Uniti, del Cile e agli altri partner internazionali autorizzati. In base alla politica dell’Osservatorio Rubin, i prodotti scientifici saranno resi pubblicamente disponibili dopo un periodo di riservatezza di due anni. Per la comunità astronomica, la nuova immagine del Campo COSMOS rappresenta molto più di una dimostrazione delle prestazioni della strumentazione. È la prima conferma operativa del ruolo che il Rubin è destinato ad assumere nei prossimi anni: produrre osservazioni sistematiche, profonde e ripetute capaci di integrare e ampliare uno dei dataset astronomici più studiati dalla comunità scientifica, contribuendo alla comprensione dell’evoluzione dell’Universo.

– Foto di repertorio Ipa Agency –

(ITALPRESS).

I dati New Horizons generano ancora nuove scoperte su Plutone

16 Agosto 2026 ore 13:21
I dati New Horizons generano ancora nuove scoperte su Plutone

ROMA (ITALPRESS/ECONOMIADELLOSPAZIO) – A oltre dieci anni dal sorvolo di Plutone, i dati della missione New Horizons continuano a produrre risultati scientifici. Una nuova analisi annunciata dalla NASA ha individuato la prima evidenza che azoto liquido possa essere risalito recentemente fino alla superficie nella regione di Sputnik Planitia, rafforzando l’ipotesi che il pianeta nano sia geologicamente più dinamico di quanto ritenuto finora.

La scoperta, comunicata dalla NASA attraverso il proprio account NASA Solar System, deriva da una reinterpretazione delle osservazioni raccolte durante il flyby del 2015. Non si tratta quindi di nuove immagini o di una nuova missione, ma del risultato di un’analisi che continua a valorizzare uno dei più importanti patrimoni di dati dell’esplorazione del Sistema Solare esterno.

L’elemento di maggiore interesse è il valore di lungo periodo della missione. Lanciata nel 2006, New Horizons ha effettuato il primo sorvolo ravvicinato di Plutone nel 2015, trasformando radicalmente la conoscenza del pianeta nano. Oggi, a distanza di oltre un decennio, gli stessi dati continuano a fornire nuove informazioni grazie all’evoluzione delle tecniche di analisi e dei modelli scientifici.

Secondo lo studio, alcune strutture geologiche osservate in Sputnik Planitia sono compatibili con la risalita di azoto liquido dalla base del ghiacciaio fino alla superficie. Gli autori parlano di una prima evidenza di questo processo e non di un’osservazione diretta, un aspetto importante per definire correttamente il grado di certezza del risultato. La NASA sintetizza il significato della scoperta affermando che Plutone appare “più attivo di quanto immaginato”, un’indicazione che rafforza l’idea di un corpo ancora interessato da processi geologici relativamente recenti.

Le osservazioni raccolte da New Horizons avevano già rivelato un mondo molto diverso da quello immaginato prima del flyby: vaste pianure ghiacciate, catene montuose, ghiacciai di azoto e una superficie modellata da fenomeni geologici complessi. La nuova ricerca aggiunge un ulteriore elemento a questo quadro.

Le evidenze individuate in Sputnik Planitia suggeriscono infatti che il comportamento dei ghiacci volatili possa essere stato più dinamico di quanto ipotizzato in precedenza. Il riferimento della NASA a fenomeni “recenti” va interpretato nel contesto della geologia planetaria, dove le scale temporali sono molto diverse da quelle dell’osservazione umana e possono estendersi per milioni di anni. Pur non modificando da sola la comprensione di Plutone, la scoperta contribuisce a ricostruire con maggiore precisione l’evoluzione del pianeta nano e dei corpi ghiacciati della Fascia di Kuiper, una delle regioni meno esplorate del Sistema Solare.

La notizia evidenzia un aspetto spesso meno visibile dell’esplorazione spaziale: il valore di una missione non termina con la raccolta dei dati. Archivi scientifici, modelli numerici e nuove metodologie di elaborazione consentono infatti di ottenere risultati anche molti anni dopo la conclusione della fase operativa. Per la Space Economy, questo rappresenta un elemento strategico.

Gli investimenti nelle missioni di esplorazione producono un patrimonio informativo che continua a generare conoscenza nel tempo, aumentando il ritorno scientifico delle risorse pubbliche destinate alla ricerca e offrendo nuove opportunità di studio senza la necessità di nuove campagne osservative.

La nuova evidenza emersa dai dati di New Horizons conferma come il valore delle missioni spaziali risieda non solo nella capacità di raggiungere destinazioni lontane, ma anche nella possibilità di continuare a produrre scoperte attraverso la rilettura e la valorizzazione dei dati raccolti.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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