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Ferrari e il paradosso dell’elettrico: perché la Luce ha fatto crollare la reputazione del Cavallino

17 Giugno 2026 ore 09:10

Per anni Ferrari è stata considerata uno dei casi più solidi del capitalismo italiano. Un marchio capace di crescere senza perdere esclusività, aumentare i ricavi senza sacrificare i margini e innovare senza allontanarsi dalla propria identità. Eppure è bastata una presentazione per mettere in discussione questo equilibrio.

Il 25 maggio scorso, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il Cavallino Rampante ha svelato Luce, la prima Ferrari completamente elettrica della sua storia. Un modello destinato a segnare l’ingresso definitivo di Maranello nell’era della mobilità a zero emissioni. Ma quello che avrebbe dovuto rappresentare un momento di svolta si è trasformato in uno dei casi reputazionali più interessanti dell’anno.

Secondo l’AI Reputation Index (Airi), l’indicatore sviluppato da Cogit AI per Forbes Italia, Ferrari ha perso 15,8 punti reputazionali in appena 72 ore, passando da 84,1 a 68,3 punti. Una flessione che ha coinciso con una brusca reazione dei mercati finanziari e con un acceso dibattito tra appassionati, investitori e osservatori del settore.

Il momento più delicato arriva dopo anni da record

Il dato sorprende soprattutto perché arriva in una fase di straordinaria forza per Ferrari. A febbraio 2026 il gruppo aveva archiviato un 2025 record con 7,15 miliardi di euro di ricavi e 2,11 miliardi di euro di Ebit. Pochi mesi dopo, il 5 maggio, l’azienda aveva raggiunto il proprio massimo storico nell’AI Reputation Index con 84,5 punti, sostenuta da un margine operativo del 29,7%, un brand value stimato in 15,4 miliardi di dollari e un portafoglio ordini esteso fino al 2027. In altre parole, Ferrari affrontava il debutto della sua prima elettrica da una posizione di forza, sia finanziaria sia reputazionale.

La Luce nasce con caratteristiche tecniche che la collocano ai vertici del segmento premium: 1.050 cavalli, architettura a 800 volt, autonomia superiore a 530 chilometri, accelerazione da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi e un prezzo di partenza di 550 mila euro. A firmarne il design sono Jony Ive e Marc Newson, due nomi celebri nel mondo del design industriale e già protagonisti di alcuni dei prodotti tecnologici più iconici degli ultimi decenni. Eppure, nelle ore successive alla presentazione, il dibattito si è spostato rapidamente dalla tecnologia all’identità.

La reazione dei mercati e dei social

Il 26 maggio il titolo Ferrari, quotato a Wall Street con il ticker Race, ha perso il 7,5% in una sola seduta, arrivando a cancellare circa 2,39 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Parallelamente si è acceso il confronto online. Secondo l’analisi di Cogit AI, a 72 ore dal lancio il 52% delle conversazioni sul tema aveva una connotazione negativa, contro il 21% positiva e il 27% neutrale. Non si tratta di una contestazione legata alle prestazioni del veicolo. Al contrario, molti osservatori riconoscono alla Luce contenuti tecnologici di assoluto livello. A generare la frattura è stato piuttosto il significato simbolico dell’operazione.

Per una parte della community storica, Ferrari non è soltanto un costruttore di automobili. È il rumore di un motore termico, una tradizione sportiva, un immaginario costruito nel corso di oltre settant’anni. L’ingresso nell’elettrico è stato interpretato da alcuni come una naturale evoluzione, da altri come una rottura con il passato.

Il paradosso della reputazione

L’aspetto più interessante emerge osservando nel dettaglio le componenti dell’AI Reputation Index. La dimensione più colpita è quella relativa al sentiment digitale e alla risonanza social, che passa da 79 a 41 punti. Anche la componente legata alla percezione del brand e del suo heritage registra una contrazione significativa, scendendo da 91 a 74 punti. Allo stesso tempo, però, cresce in modo deciso l’indicatore che misura innovazione e capacità di affrontare il futuro, che sale da 72 a 83 punti.

È il paradosso che rende il caso Ferrari particolarmente interessante: lo stesso evento che ha indebolito il rapporto con una parte della base storica ha rafforzato la percezione del marchio presso chi guarda alla leadership tecnologica, alla sostenibilità e alle prospettive di lungo periodo. Ferrari perde consenso in una parte del proprio pubblico tradizionale ma guadagna credibilità presso segmenti diversi di investitori e consumatori.

Una nuova classifica del lusso automotive

Le conseguenze si riflettono anche nella graduatoria reputazionale del settore. Secondo il ranking Airi di giugno 2026, Ferrari è scivolata dal primo al quarto posto tra i marchi del lusso automobilistico. Davanti al Cavallino si trovano oggi Rolls-Royce con 80,2 punti, Porsche con 78 e Bentley con 74. Ferrari si ferma a 68,3 punti, seguita da Lamborghini, McLaren e Aston Martin.

Il dato non racconta però tutta la storia. Se si osserva la sola componente heritage, Ferrari continua infatti a occupare la prima posizione con 91 punti, davanti agli 88 di Rolls-Royce. Anche il valore economico del marchio rimane il più elevato del segmento. Questo suggerisce che il capitale reputazionale costruito negli anni non sia stato eroso in modo strutturale, ma stia attraversando una fase di ridefinizione.

L’Italia non è la Cina

Un altro elemento che emerge dall’analisi riguarda le differenze tra mercati. Le reazioni più critiche sono arrivate proprio nei Paesi dove il legame storico con Ferrari è più forte, a partire dall’Italia e dal Regno Unito. Negli Stati Uniti il dibattito è stato più polarizzato, mentre in Germania e Giappone ha prevalso un atteggiamento attendista.

La Cina rappresenta invece il caso più interessante. Qui la risposta è risultata prevalentemente positiva. In un mercato abituato alla diffusione di veicoli elettrici premium e meno legato alla tradizione motoristica europea, la Luce è stata percepita soprattutto come un prodotto innovativo e coerente con l’evoluzione del segmento luxury. È una differenza che potrebbe avere implicazioni rilevanti per la strategia internazionale del marchio. Dove l’heritage pesa maggiormente, la transizione viene vissuta come una perdita. Dove prevale la dimensione tecnologica, viene letta come un’opportunità.

La sfida dei prossimi mesi

Per Ferrari il tema non è più dimostrare di saper costruire un’eccellente auto elettrica. I dati suggeriscono che questo obiettivo sia già stato raggiunto. La vera sfida sarà integrare l’innovazione all’interno della narrazione del marchio senza compromettere quel patrimonio simbolico che ha reso il Cavallino uno dei brand più desiderati al mondo.

Secondo le simulazioni elaborate da Cogit AI, il marchio potrebbe recuperare terreno nei prossimi dodici mesi e tornare sopra quota 80 punti reputazionali. Molto dipenderà dalla capacità di trasformare la Luce da simbolo di rottura a nuova espressione della tradizione Ferrari.

L’articolo Ferrari e il paradosso dell’elettrico: perché la Luce ha fatto crollare la reputazione del Cavallino è tratto da Forbes Italia.

“Ricordati chi sei”: così Hamilton ha ritrovato il fuoco del campione e riportato in pista l’Hammer Time

14 Giugno 2026 ore 19:18

Realizzare i sogni da bambino è sempre possibile. Anche se hai 41 anni. Anche se hai già vinto sette titoli mondiali e 105 gare. La giornata a Barcellona è cominciata con un profumo di giornata storica, con l’attesa e la sensazione che stesse per accadere qualcosa da inserire direttamente nella leggenda dello sport. Perché il pilota più vincente della storia della Formula 1 ha (finalmente) vinto con il team più vincente della storia della Formula 1. Lewis Hamilton lo ha detto subito dopo: “Da piccolo ho visto tante volte la Ferrari vincere”. Ora fa parte anche lui di questa lista. Il 41º pilota diverso, a 41 anni. Nella pista dove, 30 anni e 12 giorni fa, aveva trovato la sua prima vittoria con la Rossa Michael Schumacher. Segni del destino.

Le lacrime di Hamilton: “Sono 106 vittorie in carriera, ma questa ha qualcosa di unico”
L’analisi della gara: così ha vinto Hamilton
La cronaca della gara

Remember who you are. È diventato il motto di Lewis Hamilton dopo il periodo più buio della carriera nella squadra più desiderata. L’anno scorso neanche un podio, non era mai successo nella sua carriera. Da quando quel tifoso glielo ha urlato mentre era a testa bassa, una frase che gli ha riacceso il sacro fuoco del campione, ha fatto click. E oggi Hamilton si è ricordato benissimo chi è: è tornato Hammer Time. Perché la strategia è stata perfetta, il timing della Virtual Safety Car giusto, ma poi bisogna guidare così. Lewis ha fatto una gara perfetta, l’ha vinta da Lewis. Ha coccolato le sue gomme in ogni stint martellando giro dopo giro tempi perfetti. E si sono rivissute le scene, o meglio riascoltati quei messaggi dei tempi della Mercedes. Allora era Peter Bonnington in cuffia, oggi è Carlo Santi. L’ingegnere gli dava dei target e Hamilton a ogni tornata stava su quel tempo. La chirurgia che lo ha reso quello che è. La costanza, la precisione nel guidare gare così, costruirsi la vittoria in ogni metro di pista. Per tutta la gara chiedeva informazioni sul passo e il gap con Russell, dava conto dello stato delle gomme. Tutto mentre faceva danzare la sua Ferrari.

Poi il team radio della vittoria con l’urlo “Forza Ferrari” in italiano (come fece Sebastian Vettel quando vinse la sua prima gara in rosso in Malesia nel 2015) e gli occhi lucidi sul podio mentre ascoltava il suo inno e vedeva scatenarsi i meccanici su quello di Mameli qualche metro più sotto. Una vittoria che è merito del lavoro di Maranello anche e soprattutto. Un lavoro che Hamilton ha saputo indirizzare con i suoi feedback e le sue analisi. La macchina se la sente cucita addosso, lo ha detto quanto si trova a suo agio in quella che è la prima vera Ferrari su cui ha potuto lavorare anche lui dal giorno zero. Una giornata che un anno fa sembrava utopia perché proprio a Barcellona disse: “È stata la gara peggiore della mia vita per il bilanciamento”. Da una monoposto con cui non ha mai legato a una con cui ha ripreso a danzare tra le curve di tutto il mondo. Perché i secondi posti consecutivi di Canada e Monaco sono stati l’antipasto per il piatto forte: la prima vittoria in Ferrari. La numero 106 di una carriera che va profuma di leggenda. Per andare oltre, mancherebbe l’ottavo titolo mondiale, ma ora forse, Hamilton può anche sognare la rimonta.

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Le lacrime di Hamilton: “Sono 106 vittorie in carriera, ma questa ha qualcosa di unico”

14 Giugno 2026 ore 17:25

“Da piccolo sognavo la Ferrari e di vincere un giorno con questa macchina e oggi quel giorno è arrivato“. Emozionatissimo, con le lacrime in viso. Sono le prime parole di Lewis Hamilton dopo aver ottenuto il suo 106esimo successo in carriera, il primo a bordo di una Ferrari dopo gli ultimi due podi consecutivi. Una vittoria fantastica, arrivata al termine di una gara – quella di Barcellona – condotta magistralmente dal britannico, che ha anche approfittato di una virtual safety car arrivata nel momento perfetto per un problema alla vettura di Fernando Alonso.

“Devo dire grazie a tutti alla Ferrari. Avevo iniziato con un sogno e poi ho passato un anno orribile ma non ho mai mollato. Sono 106 vittorie in carriera per me e sono tutte speciali ma questa ha qualcosa di unico”, ha spiegato Hamilton ringraziando il team per lo straordinario successo di oggi. “Devo cominciare dicendo un enorme grazie al mio team, alla Ferrari, a tutti coloro che lavorano in fabbrica. A Fred (Vasseur) per avermi portato in questo Team”, ha proseguito il pilota della rossa.

Per Hamilton è una vittoria speciale, arrivata dopo un buon momento, con due secondi posti nelle ultime due. “Il team ha cercato sempre di tenermi su di morale, abbiamo portato miglioramenti e se questo non bastasse ho i fan migliori del mondo e abbiamo raggiunto tutto quello che insieme sognavamo. Spero sia la prima di tante, ma oggi la macchina è stata fantastica“, ha aggiunto il campione britannico, che ha poi concluso: “Lotta per il campionato? Ci prendiamo questo risultato, la Mercedes è ancora molto veloce, dobbiamo migliorare, ma non è finita qui di sicuro”.

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Hamilton aveva fiutato una Mercedes più vulnerabile: così il 41enne ha riportato al trionfo la Ferrari

14 Giugno 2026 ore 17:19

Rieccolo, sir Lewis Hamilton! Con una conduzione di gara magistrale, il vecchio leone di Stevenage41 anni compiuti a gennaio – si prende a Barcellona la prima vittoria con la Ferrari in un gran premio, dopo che l’unico sussulto era stato quello della Sprint di Cina 2025. Il sette volte campione del mondo è tornato, dopo una stagione scorsa passata da disperso e un inizio di 2026 più convincente seppur altalenante. Poi dal Canada il numero 44 ha alzato il ritmo e messo in difficoltà anche il compagno di box Charles Leclerc (out a pochi giri dalla fine per un problema al motore), in lotta contro Max Verstappen per tre quarti di gara prima del ritiro finale. Un weekend da incubo per il monegasco: senza quell’uscita nel Q3 sabato, con la pole a portata di mani (guasti a parte), avrebbe potuto ambire alla vittoria contro le Mercedes — che partivano con un vantaggio di solo un decimo nel passo gara — e per la prima volta più vulnerabili in questo avvio di Mondiale.

Se Verstappen l’anno scorso andò vicino al successo contro la McLaren con la strategia delle tre soste, Hamilton ha optato per la stessa scelta contro le due della Mercedes, agevolato nel finale dalla Virtual Safety Car entrata per l’out di Fernando Alonso con l’Aston Martin, all’ultimo GP di Barcellona della carriera. Per una manciata di secondi l’inglese è uscito dalla linea della corsia di box quando ancora era attiva la Virtual, altrimenti il terzo pit — usufruito quando l’inglese si trovava momentaneamente davanti dopo la seconda sosta di Russell e Antonelli — sarebbe stato conteggiato non con i tempi dimezzati del regime di Safety Car ma con i tempi normali. Insomma: Hamilton si sarebbe ritrovato secondo dietro Russell.

Una situazione che l’inglese ha però saputo costruirsi dopo aver gestito al meglio le gomme, viaggiando con tempi costanti chiesti dal team nel secondo stint. Nel finale, dopo i ritiri di Andrea Kimi Antonelli e Leclerc, ha dovuto aspettare che la seconda Virtual rientrasse prima di percorrere il giro finale. La Ferrari non vinceva dal GP del Messico 2024, per l’inglese è il successo 106 della carriera, dopo che l’ultimo era arrivato a Spa due anni fa. Una bella notizia per lui e per la Ferrari, su una pista che ben si addiceva alle caratteristiche della SF-26 di Maranello viste le tante curve di percorrenza (meno di trazione). Se il Cavallino riuscisse a recuperare cavalli sul dritto rispetto alle Power Unit delle rivali inglesi, sfruttando l’aiuto dell’Aduo — due gli sviluppi per la Ferrari contro uno della Mercedes — potrebbe dire la sua per altre vittorie in stagione.

In parte l’aveva chiamata la vittoria Hamilton: “La squadra sta lavorando duramente, l’auto è cresciuta e sono sicuro che otterremo delle vittorie in stagione”. Così è stato. L’inglese si è preso il team, lo sta aiutando a progredire con un’auto da lui sviluppata in stagione — vedasi i dischi freno scelti anche da Leclerc in questo weekend, dopo l’incidente di Montecarlo — e ha trovato quei 4 decimi in qualifica a Barcellona che fino al Q3 non era riuscito a trovare, piazzandosi secondo mentre il compagno andava a muro.

Hamilton se la gode: ora può perfino fare un pensierino alla classifica, essendo a -41 da Antonelli (156-115). Il bolognese si è fermato dopo cinque successi di fila. Ma con la consueta classe, si è congratulato con Hamilton nel parco chiuso per la vittoria. Il passato e il futuro della Mercedes. Che sfortuna per il 19enne, che aveva passato Russell nel finale, rompendo una bandella dell’ala che però non lo avrebbe fermato. A farlo è stato un problema al motore che lo ha costretto a uno ‘zero’ in classifica per la prima volta in stagione. Ne ha approfittato un George Russell più deludente del solito, secondo al traguardo nonostante i favori del pronostico alla vigilia, ora più vicino ad Antonelli in classifica (-50). Sul podio si è rivista la McLaren di Lando Norris: tre piloti inglesi nei primi tre posti non si vedevano dal 1968. Dopo Verstappen hanno chiuso la top-10: Oscar Piastri, Isack Hadjar, Liam Lawson, Arvid Lindblad, Gabriel Bortoleto e Franco Colapinto.

F1 – L’ordine di arrivo del Gp di Barcellona

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F1 – La nuova classifica piloti

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F1 – La nuova classifica costruttori

Mercedes – 262 punti
Ferrari – 190 punti (-72)
McLaren – 141 punti (-121)
Red Bull – 89 punti (-173)
Alpine – 60 punti (-202)
Racing Bulls F1 Team – 38 punti (-224)
Haas – 21 punti (-241)
Williams – 11 punti (-251)
Audi F1 Team – 2 punti (-260)
Aston Martin – 1 punto (-261)
Cadillac – 0 punti (-262)

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F1, capolavoro di Hamilton: vince a Barcellona, è il primo successo in Ferrari. Fuori Antonelli | Ordine d’arrivo e nuova classifica

14 Giugno 2026 ore 16:36

Lewis Hamilton vince il gran premio di Spagna a Barcellona al Montmelò e ottiene il suo primo successo con la Ferrari dopo un anno e mezzo. “Oggi ci siamo messi dietro una Mercedes“, riferendosi ad Antonelli, “domani ce ne mettiamo dietro un’altra”, aveva detto il pilota britannico della Ferrari dopo il secondo tempo in qualifica di sabato. Detto, fatto. Una strategia perfetta quella della Ferrari – con un po’ di fortuna quando nella seconda metà di gara è arrivata una virtual safety car per l’incidente di Alonso – che ha permesso a Hamilton di star davanti alla Mercedes di Russell, che ha chiuso al secondo posto, e alla McLaren di Norris, terzo. Out invece l’italiano Kimi Antonelli, che a tre giri dalla fine – quando era secondo – ha avuto un problema e si è fermato.

Le lacrime di Hamilton: “Sono 106 vittorie in carriera, ma questa ha qualcosa di unico”
L’analisi della gara: così ha vinto Hamilton

Hamilton – alla sua 106esima vittoria in carriera – non trionfava dal gran premio del Belgio nel 2024. “Devo dire grazie a tutti alla Ferrari. Avevo iniziato con un sogno e poi ho passato un anno orribile ma non ho mai mollato. Sono 106 vittorie in carriera per me e sono tutte speciali ma questa ha qualcosa di unico. Da piccolo sognavo la Ferrari e di vincere un giorno con questa macchina e oggi quel giorno è arrivato”, ha dichiarato il britannico dopo il successo.

Se la virtual safety car ha avvantaggiato Lewis Hamilton, ancora tanta sfortuna per Charles Leclerc. Il monegasco si è prima fermato un giro prima della virtual safety car (perdendo un grosso vantaggio), poi ha poi avuto un problema come Antonelli negli ultimi giri e si è ritirato. Un momento da incubo per Leclerc, che dopo l’incidente a Montecarlo si ritira anche in Spagna. Tornando a Hamilton, era una vittoria che il britannico sentiva quasi nell’aria nelle ultime settimane, quando anche nelle dichiarazioni è stato molto più clemente verso la Ferrari rispetto al passato. Poi – con la virtual safety car e il primo posto lì a portata di mano – è arrivato “The Hammer time“, ovvero quel momento in cui Hamilton – sotto pressione e in lotta per la vittoria – riesce a dare il meglio di sé. Da lì è diventato imprendibile.

F1 Gp Spagna, l’ordine d’arrivo

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F1 Gp Spagna, la classifica

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