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Politiche antimigratorie nell’Argentina di Milei

di: iene
13 Agosto 2026 ore 20:38

Traduzione degli articoli
Argentina endurece su ley migratoria: Milei expulsará y prohibirá la entrada a quienes “agravien” al país
Expulsiones exprés: alerta migrante ante el DNU 681

Il presidente dell’Argentina, Javier Milei, ha vietato, con un decreto legge, l’ingresso nel Paese agli stranieri che abbiano offeso gli argentini, nonché la loro espulsione qualora si trovino già sul territorio.

Il Governo argentino prosegue la sua denuncia contro una presunta campagna “anti-Argentina” dopo i Mondiali di calcio di quest’anno. Il decreto, pubblicato questo giovedì (30 Luglio, ndt) sul Bollettino Ufficiale, modifica la Ley de Migraciones (trad.: Legge sull’Immigrazione) e introduce nuovi articoli per negare l’ingresso nel territorio argentino e revocare i permessi di soggiorno già concessi.

In questo provvedimento il Governo afferma che negli ultimi tempi «sono aumentati considerevolmente i messaggi di odio e gli atti di ostilità e disprezzo rivolti specificamente contro il popolo argentino, la sua cultura e la sua identità nazionale». Aggiunge che tali comportamenti rappresentano «un rischio per tutti gli argentini» e incidono «sulle condizioni di convivenza armoniosa e di pace sociale.»

L’Esecutivo chiarisce che «in nessun caso potranno rientrare» in queste disposizioni «quelle espressioni di dissenso ideologico o di critica politica, accademica o civica che costituiscano un legittimo esercizio dei diritti sanciti dalla Costituzione». Poche ore prima della pubblicazione del decreto, l’Ufficio del Presidente ha diffuso un comunicato in cui sottolineava che «la difesa della nazione, dei suoi cittadini e dei suoi simboli non è negoziabile».

Milei insiste su una presunta campagna «anti-Argentina»

«Chi attacca la Repubblica Argentina non è benvenuto nel nostro Paese», ha affermato il governo di Milei. Questa decisione fa seguito alle denunce dello stesso esecutivo riguardo una presunta «campagna anti-Argentina» scaturita dalle critiche formulate sui social network dopo la finale dei Mondiali, in cui l’Argentina ha perso contro la Spagna.

Milei ha affermato che lo scorso 26 Luglio il governo brasiliano avrebbe finanziato parte di questa presunta campagna, con l’appoggio del Messico e del Partito Democratico degli Stati Uniti. La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha negato l’esistenza di una campagna del suo governo contro l’Argentina.

Mercoledì (29 Luglio, ndt) il ministro degli Esteri argentino Pablo Quirno ha citato, nell’ambito di questa presunta campagna, i post di personaggi quali la cantante spagnola Rosalía, giunta oggi (30 Luglio, ndt) a Buenos Aires per iniziare il tour di concerti in Argentina, e gli attori Samuel L. Jackson e Javier Bardem. Le critiche diffuse sui social da parte di questi personaggi, che l’algoritmo ha contribuito a rendere virali, erano incentrate sulle accuse di razzismo e presunti favori arbitrali a favore dell’Argentina durante i Mondiali.

Analisi e impatto della Ley de Migraciones

Il Governo, tramite il Decreto de Necesidad y Urgencia (trad.: Decreto di Necessità e Urgenza (DNU)) n. 681/2026, ha modificato in modo sostanziale la Ley de Migraciones n. 25.871. La nuova normativa autorizza la Dirección Nacional de Migraciones (trad.: Direzione Nazionale delle Migrazioni (DNM)) a revocare i permessi di soggiorno ed espellere dal Paese i cittadini stranieri accusati di incitamento all’odio o di aver offeso i simboli nazionali. La normativa ha suscitato una reazione immediata e uno stato di allerta presso le comunità di migranti e le organizzazioni per i diritti umani – che mettono in guardia contro la discrezionalità, l’incostituzionalità e l’uso politico della misura.

ANRed ha parlato con Iber Mamani, esponente di spicco della comunità boliviana in ambito migratorio, e con il dottor Acosta, avvocato penalista con studio a Villa Celina, una delle zone con la maggiore concentrazione di popolazione migrante dell’area metropolitana [di Buenos Aires].

Il migrante come «carne da cannone» e il bavaglio istituzionale

Da una prospettiva territoriale, Iber Mamani ha sottolineato che l’attuazione del decreto genera uno stato di vulnerabilità e incertezza tra le persone migranti. Secondo lui, il presidente Javier Milei «sta sfruttando la campagna anti-argentina per far credere di essere un difensore della patria, ma allo stesso tempo si contraddice quando promuove una legge per l’extranjerización1 delle terre».

Per il militante sociale, la misura va oltre la presunta tutela della sovranità e il decreto d’urgenza viene utilizzato per stigmatizzare le comunità, usandoli come «carne da cannone» di fronte all’erosione politica e sociale del governo. «Tra gli obiettivi di questo decreto vi è quello di mettere un bavaglio a quanti di noi militano per i diritti umani e denunciano il vero razzismo e la xenofobia presente in Argentina», ha affermato Mamani.

Ambiguità giuridica: il pericolo della libera interpretazione

L’inquietudine a livello territoriale su chi e come verrà applicata la nuova normativa trova eco nell’analisi giuridica. Il dott. Acosta ha avvertito della mancanza di precisione tecnica nella stesura del testo ufficiale. «La legge, con questa modifica, non specifica azioni particolari e lascia che tale criterio sia lasciato all’interpretazione della DNM e, eventualmente, dei giudici,» ha spiegato.

Riguardo al peso che la DNM acquisisce con questa norma, il giurista ha precisato: «Sì, il DNU intende dare lo status di sentenza definitiva alle deliberazioni dell’ente preposto per la migrazione. Ma la legge ci fornisce gli strumenti per esercitare la nostra difesa, poiché potremmo trovarci di fronte a un errore dell’autorità migratoria e chiederne quindi la revisione.»

Di fronte a un’accusa formale, l’autorità valuterà se la condotta dello straniero rientri nella definizione di «odio», un termine ampio che comprende concetti quali avversione, disprezzo o fobia, secondo quanto stabilito dalla RAE (Real Academia Española). Per quanto riguarda l’oltraggio ai simboli nazionali, il penalista ha chiarito che non si tratta di un reato nuovo nell’ordinamento giuridico: «L’articolo 222 del Codice Penale argentino prevede già una pena detentiva da 1 a 4 anni per chi offende la bandiera; semplicemente ora viene applicato alla legge sull’immigrazione tramite il DNU».

Giusto processo, difesa e incostituzionalità

Di fronte alla possibilità che lo Stato applichi sanzioni amministrative ed espella le persone dal Paese, Acosta ha rassicurato che le garanzie del giusto processo rimangono in vigore. In caso di una notifica, lo straniero ha il diritto di conoscere nei dettagli l’accusa — data, ora e azione specifica — per esercitare la propria difesa, poiché spetta allo Stato l’onere della prova.

«Gli strumenti che la legge continua a fornirci sono gli stessi: la presentazione di un ricorso gerarchico o diretto2 al DNM e, eventualmente, la richiesta di revisione giudiziaria», ha spiegato. Un punto chiave per rassicurare le comunità è che l’espulsione non diventa automaticamente definitiva: la presentazione di un ricorso sospende la decisione della DNM fino alla sua risoluzione definitiva.

Sebbene l’avvocato abbia respinto l’ipotesi che il decreto violi la libertà di espressione — dato che esclude esplicitamente la critica dei cittadini e il dissenso ideologico —, ha sottolineato che questa è la principale strategia di difesa legale nel ricorso di incostituzionalità presentato contro il DNU. «Vi è una posizione quasi unanime di costituzionalisti e avvocati difensori secondo cui non vi era né la necessità né l’urgenza tali da giustificare l’emanazione di un decreto del genere. Questa legge non segue l’iter previsto dalla nostra Costituzione, ovvero attraverso il Congresso», ha concluso.

La resistenza continua: dai quartieri ai tribunali internazionali

Di fronte all’entrata in vigore della nuova norma, la risposta sul territorio si articola come la continuazione di un piano di lotta preesistente. Mamani ha spiegato che la resistenza comunitaria si sta costruendo «giorno dopo giorno con l’impegno militante» a partire dalla condanna del decreto 366/2025 – normativa che ha dato il via alle modifiche restrittive della Ley de Migraciones.

Di fronte a questo nuovo attacco istituzionale, le organizzazioni hanno deciso di mantenere e rafforzare il proprio piano d’azione su due fronti simultanei.

A livello locale, hanno intensificato le politiche di informazione, consulenza e accompagnamento nelle procedure di regolarizzazione attraverso il sistema RaDEx.3

A livello internazionale, hanno riattivato le rivendicazioni presentando denunce, richieste di relazioni e istanze di audizioni dinanzi agli organismi internazionali per i diritti umani, in attesa di una presa di posizione ufficiale che fermi le misure attuate dall’Esecutivo.

Note del blog

1È un processo socio-economico dove i beni o le risorse di un paese passano sotto il controllo o la proprietà di entità straniere. Questi beni possono includere imprese, terreni, risorse naturali, immobili e altro ancora. Tale processo si può manifestare in vari modi come l’acquisizione di imprese locali da parte di società straniere, l’acquisto di terreni da parte di investitori stranieri o lo sfruttamento delle risorse naturali da parte di aziende internazionali.

2Impugnazione di un qualsiasi atto amministrativo dinanzi all’organo superiore gerarchico dell’autorità che lo ha emanato.

3Il RaDEx (Radicación a Distancia de Extranjeros) è il sistema utilizzato dalla Dirección Nacional de Migraciones argentino che permette agli stranieri di iniziare le pratiche per la residenza temporanea o permanente nel Paese sudamericano.

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Nueva derrota de Milei: tuvo que bajar el capítulo del manejo de incendios de su «Ley de Propiedad Privada»

7 Agosto 2026 ore 16:38

El gobierno de Javier Milei enfrentó un nuevo tropiezo legislativo este jueves en el Senado, al verse obligado a retirar el capítulo sobre manejo del fuego de su ambicioso proyecto de inviolabilidad de la propiedad privada. Impulsada por Federico Sturzenegger, la iniciativa llegó al Congreso con pretensiones de reforma profunda, pero terminó reducida a menos de un tercio de su contenido original. La falta de respaldo de aliados dialoguistas reveló las dificultades del oficialismo para sostener consensos básicos en temas sensibles.

Las críticas a los cambios propuestos en el manejo de incendios se centraron en su carácter regresivo desde el punto de vista ambiental, al eliminar o debilitar sanciones y limitaciones a los propietarios de tierras que se incendiaran para luego ser vendidas o enajenadas. Senadores dialoguistas, como Maximiliano Abad, advirtieron que la modificación vulneraba el principio de no regresión ambiental consagrado por la doctrina constitucional y la jurisprudencia de la Corte Suprema. Otros, señalaron errores conceptuales y técnicos persistentes en el articulado, que no habían sido corregidos pese a los intentos de negociación previos, lo que generó el rechazo generalizado y obligó al oficialismo a retirar por completo ese capítulo.

El cambio pretendido favorecía la especulación inmobiliaria al eliminar las restricciones y sanciones que impedían la venta o enajenación de tierras quemadas durante un período determinado. Al levantar esas limitaciones, se abría la posibilidad de que propietarios provocaran o toleraran incendios para luego destinar los terrenos a desarrollos urbanos o comerciales de mayor valor, transformando el daño ambiental en una oportunidad de lucro rápido.

Patricia Bullrich, a cargo de la conducción oficialista, apenas logró retener el apoyo de radicales, legisladores del PRO y algunos provinciales para la votación en general. Sin embargo, senadores como Flavia Royón, Beatriz Ávila, Edith Terenzi y Maximiliano Abad retiraron su respaldo al tramo que modificaba la ley de manejo del fuego, alineándose en el rechazo junto a la oposición. El resultado fue la aprobación únicamente de los capítulos referidos a la agilización de desalojos, el recorte de facultades estatales en expropiaciones y el registro de la propiedad inmueble.

La sesión expuso tensiones internas y errores de cálculo. El discurso de Joaquín Benegas Lynch, quien calificó de “ignorantes” y “tibios” a los aliados por ceder ante lo que consideró un “show mediático”, terminó de erosionar los puentes construidos con dificultad. Lo que había sido presentado como una defensa férrea de la propiedad privada se diluyó ante las críticas técnicas y ambientales, que apuntaron a un retroceso respecto de principios constitucionales y de la jurisprudencia de la Corte Suprema.

El oficialismo debió conformarse con una media sanción parcial y desflecada. Los capítulos aprobados —por márgenes estrechos de 37 a 33 y 36 a 33 votos— no alcanzan a cubrir las ambiciones iniciales anunciadas en marzo. La retirada forzosa del tramo sobre incendios dejó en evidencia la fragilidad de la estrategia legislativa del Ejecutivo, que insiste en avanzar sin construir mayorías sólidas ni atender objeciones de sectores que, en teoría, compartían parte de su agenda.

Este episodio se suma a una serie de reveses que muestran los límites del estilo confrontativo del gobierno. La imposibilidad de sostener un proyecto clave para su relato de defensa de la propiedad privada no solo debilita su posición en el Congreso, sino que plantea interrogantes sobre su capacidad para traducir propuestas en normas efectivas. Mientras tanto, la oposición y los bloques dialoguistas demostraron que pueden condicionar el avance de iniciativas cuando perciben malestar social y pérdida de capital político.

Fuerte derrota de Milei: el Gobierno obligado a retirar la extranjerización de tierras de su proyecto de ley

5 Agosto 2026 ore 22:16

El Gobierno de Javier Milei volvió a chocar contra la pared este miércoles. Ante la rebelión de sus propios aliados y el rechazo de gobernadores, la Casa Rosada se vio obligada a bajar el capítulo de extranjerización de tierras de la ley de propiedad privada que impulsaba Federico Sturzenegger. Lo que se presentaba como una bandera ideológica más del liberalismo extremo terminó siendo una demostración de debilidad política y de improvisación.

La decisión no fue fruto de una reflexión estratégica ni de un diálogo institucional serio. Fue una retirada forzada. Cuando quedó claro que no había votos —ni siquiera para garantizar el quórum— y que senadores como la salteña Flavia Royón no acompañarían, mientras el mendocino Rodolfo Suárez planeaba ausentarse, el oficialismo no tuvo más remedio que dar marcha atrás. “¿Quién bajó el capítulo de tierras? La realidad, no tenían los votos”, resumió con crudeza un legislador radical.

El episodio deja al desnudo varios problemas de este Gobierno. En primer lugar, la incapacidad de construir consensos incluso dentro de su propio espacio. Patricia Bullrich, que intentó recuperar apoyos atacando a Máximo Kirchner y Lázaro Báez en una conferencia de prensa, no logró revertir el efecto cascada. Gobernadores aliados, como Osvaldo Jaldo, Raúl Jalil, Rolando Figueroa y Hugo Passalacqua, también se pronunciaron en contra. La jefa del bloque libertario tuvo que convocar de urgencia a las bancadas aliadas para comunicarles el retiro de los artículos más polémicos, solo para salvar el resto del proyecto y no hacer naufragar la sesión.

En Casa Rosada ya habían advertido a Bullrich sobre el costo político de insistir, pero ella avanzó de todos modos. El resultado: una derrota que se suma a otras fricciones legislativas y que deja al Gobierno más lejos de esa agenda parlamentaria ambiciosa que pretende (eliminación de las PASO, recorte de zonas frías, etc.).La medida, de haberse aprobado, habría abierto la puerta a una mayor concentración de tierras en manos extranjeras en un país donde la soberanía territorial se encuentra al acecho. Que el propio oficialismo haya tenido que sacrificarla por falta de números no es una muestra de pragmatismo virtuoso, sino de un cálculo errado y de una debilidad que ya no puede disimularse.

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