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“Se ti raccontassi tutto quello che mi è successo mi prenderesti per pazzo”: Valensole 1965 – Cronaca di un incontro ravvicinato, il film sull’apparizione di un Ufo e di due alieni in Francia

17 Agosto 2026 ore 16:15

“Se ti raccontassi tutto quello che mi è successo mi prenderesti per pazzo”. Valensole 1965 non è un film, ma un atto di fede. L’epifania cinematografica di un credo ufologico come ha cercato di fare Steven Spielberg recentemente con Disclosure Day, dimenticando poi nel ripostiglio la tavolozza di colori e ispirazione usati per Incontri ravvicinati del terzo tipo. A tal proposito in Valensole 1965, la palette cromatica è immersa nel viola lavanda dei lunghi e armoniosi filari di cui è zeppa la località omonima della Provenza francese. Proprio tra quei filari, nella penombra dell’alba, il 1 luglio del 1965 il contadino Maurice Masse (Matthias Van Khache) viene attirato dall’apparizione improvvisa di uno strano piccolo oggetto volante atterrato tra le piante di lavanda. La macchina da presa segue subito il protagonista di spalle, come a coprire in un parziale fuori vista lo sfondo misterioso alieno. Poi uno scavalcamento di campo, la cicca che cade dalla bocca di Masse, di nuovo una soggettiva del contadino ed ecco per pochi istanti l’astronave piantata ben salda a terra. Valensole 1965 – Cronaca di un incontro ravvicinato, diretto da Dominique Filhol, ha un incipit da thriller soprannaturale, poi si sdraia su una classica drammaturgia socio familiare (la moglie fedele che fatica a credere a Maurice; i compaesani bonaccioni e i gendarmi che lo sfottono; giornali, tv e curiosi che ne affollano e distruggono i campi) e infine cerca di trasmettere con una certa intonsa e commovente grazia proprio quell’idea di fiducia nella confessione granitica del protagonista di cui abbiamo parlato in apertura. Come dire, Valensole 1965 è un film in cui non solo si allude alla veridicità delle incursioni aliene sulla Terra, ma dove si vuole rendere giustizia alla bonaria genuinità della versione Masse (morto, quello vero, nel 2004 senza mai modificare di una virgola il racconto di ciò che vide quella mattina).

Nonostante l’impianto di regia e messa in scena abbia il vago sentore delle riduzioni tv, Filhol adopera la macchina cinema in maniera pulita, franca e finanche autoironica (il super8 regalato dal protagonista al figlio piccolo). Regista, peraltro, avvezzo al cinema a tema alieno con in carnet un corto, I nove miliardi di nomi di Dio (2018), e il documentario Oggetti volanti : un segreto di stato (2020) che ne hanno consacrato l’inusuale e provocatoria posizione politica. Filhol non ha interesse a ingigantire l’episodio – tra i pochissimi in Francia classificati dagli studiosi specializzati come “inspiegabile” – magari stupendo con effetti speciali (i due alieni con la grossa testona ci sono, tranquilli); semmai cerca di elevare l’incontro ravvicinato ad emblema di verità attraverso la costruzione della onesta figura di Masse che viene perfino immersa stella tra le stelle in un flusso di immagini cosmico naturalistiche alla Godfrey Reggio.

Nessuno in fondo gli crede ed anzi, molti si approfittano di lui, tanto che Maurice comincia a soffrire di ipersonnia, seppellisce il suo orologio da polso dalle lancette che girano impazzite, e nonostante gli alieni gli abbiano sparato pure un laser per immobilizzarlo mentre gli erano di fronte, il protagonista ci tiene a voler comunicare alla moglie che quell’incontro che gli ha sconvolto l’esistenza “è stato bello”. Curioso, infine, che Valensole 1965 abbia un legame diretto con lo Spielberg di Incontri… , grazie alla figura dello scienziato e ufologo francese Jacques Vallée: in Incontri ravvicinati del terzo tipo era il Lacombe interpretato da Francois Truffaut; qui diventa un individuo con cappello e codino più simile all’originale che piomba a casa di Masse chiedendo di raccontargli di nuovo la sua storia perché sui rapporti di polizia dove sono stati raccolti i dettagli dell’avvistamento Ufo manca una cosa: “la parte emozionale”. Postilla: nel campo di lavanda dove si posò la presunta astronave, infilando un tubo nel terreno, per oltre dieci anni non è mai più cresciuto un rametto che uno. Nelle sala italiane dal 20 agosto grazie a Madison Picture.

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