Venezia, Mattarella al XIX Summit Cotec: "Da pochi soggetti privati rischio di disordine mondiale"


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La maggioranza Meloni deve tornare sui propri passi dopo il richiamo, l’ennesimo, del Quirinale. Oggetto della diatriba tra i partiti di governo e il Colle è il Decreto Accise, attualmente all’esame della Camera dopo il via libera del Senato. Dalla presidenza della Repubblica è infatti arrivato l’altolà di fronte alla scelta dei partiti di maggioranza di rendere il decreto l’ennesimo “omnibus” che Sergio Mattarella ha dimostrato in questi anni di non apprezzare, provvedimenti-accozzaglia in cui vengono inseriti le norme più disparate.
Così Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega si sono viste costrette, dopo interlocuzioni con gli uffici legislativi del Quirinale, a presentare quattro emendamenti soppressivi al decreto che, se approvati dalla Camera, comporteranno un nuovo passaggio del provvedimento al Senato per una terza lettura lampo, considerando che il decreto scade il prossimo 29 giugno. Tra le norme destinate a essere cancellate c’è anche l’estensione alle telecomunicazioni del divieto di telemarketing aggressivo, introdotta durante l’esame parlamentare del provvedimento e considerata dal Quirinale totalmente estranea rispetto all’oggetto del decreto legge, che sulla carta dovrebbe contenere misure urgenti legate all’andamento dei prezzi petroliferi causa guerra in Iran. Oltre alla disposizione sul teleselling, gli emendamenti soppressivi riguardano anche misure relative alla mitigazione del prezzo di zolfo e acido solforico e alla tutela delle minoranze linguistiche. Sullo zolfo la modifica, come riferisce il Sole 24 Ore, puntava a limitare gli effetti economici derivanti dal perdurare dell’aumento del prezzo dello zolfo e dell’acido solforico, utilizzati in numerosi processi industriali e agricoli, intervenendo sulla preparazione e sui componenti essenziali.
Maggioranza che su questo fronte dimostra ancora una volta di non recepire le richieste che arrivano dal Colle: una norma analoga sul telemarketing era già inserita durante l’esame del precedente decreto Accise, salvo poi essere ritirata proprio per problemi di estraneità alla materia, anche in quel caso sottolineata dagli uffici legislativi del Quirinale. Siamo dunque all’ennesimo episodio, l’ennesimo richiamo, sulla necessità da parte della maggioranza e del governo di mantenere un nesso diretto tra i contenuti dei decreti-legge e le norme introdotte durante l’esame parlamentare: una tematica che ha visto in tempi recenti numerosi interventi non solo del Quirinale ma anche della Corte Costituzionale.


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Il Quirinale è davvero rimasto il garante imparziale previsto dalla Costituzione? Da questa domanda prende le mosse “Romanzo Quirinale”, il nuovo libro di Savino Balzano, edito da Paper First, che ripercorre alcune delle scelte più significative delle ultime presidenze della Repubblica per proporre una lettura critica del ruolo assunto dal Colle nella vita politica italiana.
Nessuno osa criticarlo. Nessuno pronuncia il suo nome senza un leggero inchino. Politici, giornalisti, opinionisti: tutti in coro ne esaltano stile, saggezza e infiniti meriti. Chi prova a discostarsi viene additato, isolato, ostracizzato. Si scrive che il Presidente della Repubblica sia l’unica istituzione davvero funzionante, l’uomo più amato d’Italia, il custode supremo della Costituzione. Ma è davvero così? È vero che Sergio Mattarella sia tanto stimato e ammirato dal popolo italiano?
Savino Balzano smonta una per una le bugie di questo racconto. Concentrandosi sulle dichiarazioni e soprattutto sui silenzi degli ultimi due Capi dello Stato, mostra cosa si nasconde dietro il racconto ricamato dal sistema: una condotta opaca e ambigua, che lascia intravedere spettri preoccupanti. Un testo politico spietato, diretto, semplice e onesto. Paragonando l’operato di Mattarella e Napolitano a quello di altri – a partire da Sandro Pertini – emerge una verità scomoda: certe scelte hanno reso il Quirinale pericoloso per la tenuta democratica del Paese.
Il Presidente della Repubblica ha vampirizzato una politica debole e inetta per garantire interessi esterni, allontanandosi dalla Costituzione sulla quale pure questi uomini hanno giurato.
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