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Meloni, il vero avversario è Vannacci: la premier punta su voto utile e legge elettorale per limitare il Generale

13 Giugno 2026 ore 16:00

Per la nave pirata del generale Vannacci è il momento del varo ufficiale. La prima Costituente di Futuro Nazionale è convocata per oggi a Roma, all’Auditorium di via della Conciliazione, e il leader festeggia in anticipo annunciando 100mila iscritti in quattro mesi. Forse è vero e forse no, trattasi di autocertificazione, ma di certo la marcia di Vannacci procede. I sondaggi lo accreditano al 4,5-4,8% dei consensi ma si può star certi che dopo l’esordio da Lilli Gruber e complice il lieto evento fissato per oggi le comparsate televisive si moltiplicheranno. Molti detesteranno la visione più compiutamente vicina al fascismo che il mercato politico italiano offra oggi. In compenso la base della destra radicale delusa dal perbenismo di Giorgia e il ben più vasto bacino dell’astensionismo imbufalito col Palazzo e perennemente antisistema invece apprezzerà.

Se anche Vannacci si limitasse a consolidare il dato dei sondaggi attuali, e a maggior ragione se lo migliorasse ulteriormente, sarebbe probabilmente sufficiente per decretare la sconfitta del centrodestra nelle prossime elezioni. O meglio nelle prossime elezioni se si voterà con la legge voluta da Giorgia che, per un’ironia storica quasi abituale, rischia forte di danneggiare proprio la premier. Con lo Stabilicum, se sarà approvato, vince e si aggiudica il premio di maggioranza chi prende anche un solo voto in più degli avversari. Oggi, stando ai sondaggi, quel voto in più, senza Vannacci, lo prenderebbe il Campo Largo. I sondaggi sono affidabili fino a un certo punto e comunque aleatori. Ma in questo caso la situazione non dovrebbe poter cambiare di molto. In Italia destra e sinistra, quanto a voti assoluti, si equivalgono sin dal crollo della prima Repubblica. Quindi poco importa chi sia un passo avanti allo sparo di partenza: comunque ogni voto è necessario e una divisione significativa, pur se non enorme, nel proprio campo è quasi sempre fatale.
Con il Rosatellum, la legge ancora in vigore, le cose starebbero diversamente. È vero infatti che nei collegi maggioritari – circa un terzo degli eletti – si vince per un voto, ma l’elettorato di Vannacci non sarà probabilmente equamente distribuito su tutto il territorio nazionale, dunque i suoi voti mancanti sarebbero decisivi solo in una quota molto limitata di collegi. Inoltre quel sistema permette, a differenza dello Stabilicum, accordi di desistenza senza contare il peso specifico dei singoli candidati, che con i collegi è decisamente più essenziale. Insomma, per il centrodestra Vannacci è una minaccia comunque ma accresciuta in misura esponenziale proprio dalla legge che Meloni continua a volere.

La premier punta infatti sul voto utile, carta che effettivamente può funzionare. La campagna è già cominciata. Nel corso del dibattito di giovedì sul prossimo Consiglio europeo la premier si è scagliata contro Pozzolo, l’ex Fratello che, dopo aver sparato alla cieca a capodanno è passato a Fn, accusandolo di aiutare la sinistra “come una vera destra non farebbe mai”. Ma quello per Vannacci è un voto fortemente ideologico oppure compiutamente antisistema, dunque poco permeabile alle sirene del voto utile. È vero che in compenso, nel quadro dato, l’alleanza con Vannacci rappresenterebbe un’ipoteca di tutto rispetto sul risultato delle elezioni politiche. Sempre che Vannacci sia interessato e non è affatto detto dal momento che la posizione esterna è probabilmente quella che gli garantirebbe più consensi. Anche in questo caso, però, i rischi sarebbero forse ancora più enormi. Il generale ha già dimostrato nella breve e scottante esperienza nella Lega quanto sia spregiudicato. Una volta in maggioranza probabilmente non esiterebbe, se conveniente, a tirarsene fuori provocando la crisi del governo, o almeno il suo drastico indebolimento. La sua presenza al governo sarebbe per forza un fattore di destabilizzazione permanente e alla fine Forza Italia, che Fn considera una forza nemica e bersaglia quotidianamente potrebbe non reggere allo stress. Forse in definitiva alla premier, al momento decisa a evitare l’alleanza con il reprobo, converrebbe rinunciare alla riforma elettorale e giocarsi il tutto per tutto con il Rosatellum. Almeno per il momento, però, è decisa a non farlo e a giocarsi l’intera partita, contro il campo largo ma anche contro il “nemico a destra”, rischiando tutto.

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