Vista elenco

Iran, il debutto ai Mondiali nel giorno dell’accordo con gli Usa. Taremi attacca la Fifa: “Il calcio porta pace? Qui c’è troppa tensione”

15 Giugno 2026 ore 10:44

Sarebbe bello dire che è merito del calcio, dello sport più in generale, e dei suoi valori universali. Ma non è così. È soltanto per un caso che l’Iran scende in campo per la prima volta ai Mondiali quasi in concomitanza – solo 24 ore dopo – con l’annuncio dell’accordo raggiunto con gli Usa. La guerra è finita (forse), ma giocatori e tecnici del Team Melli non hanno nessuna voglia di far festa. E nemmeno di parlarne. Domenica si sono correttamente presentati alla conferenza stampa programmata alla vigilia del debutto previsto questa sera a Los Angeles, nel cuore della notte italiana, contro la Nuova Zelanda, ma le facce del ct Ghalenoei e del capitano Taremi erano tutt’altro che distese.

Reduci da mezz’ora di volo e poi dalle solite sei ore di controlli di sicurezza, dopo il confino a Tijuana, in Messico, né l’allenatore né l’ex interista hanno voluto rispondere alle domande sulle notizie della imminente fine del conflitto: “Queste sono cose che non dovete chiedere a noi”. Piuttosto, non hanno nascosto la loro irritazione per come sono stati costretti ad avvicinarsi a questo Mondiale. Ha provato a fare il diplomatico il ct: “Sono molto felice di rappresentare la grande e orgogliosa nazione dell’Iran. Spero che il calcio porti gioia e divertimento e che avvicini culture e nazioni. E spero che per noi vada tutto bene nonostante i problemi che ci sono stati creati e che mi augurino non influenzino la qualità del nostro gioco”.

Però non ha potuto fare a meno di osservare: “Certamente ci hanno voluto mettere in difficoltà, siamo arrivati in Messico tardi e non abbiamo avuto abbastanza tempo per adattarci. La nostra preparazione non è stata ideale. Ma siamo abituati a trasformare le difficoltà in opportunità”. Ancora più diretto Taremi, che ha messo nel mirino il comportamento della Fifa: “C’è troppa tensione. Una situazione che mina il messaggio che la Fifa vuole trasmettere, cioè che il calcio porta pace. Questa Coppa del Mondo avrebbe dovuto offrire un’atmosfera migliore di quella che c’è. Peraltro non è stato solo l’Iran a essere colpito da questi problemi: anche altri, persino un arbitro, ne hanno risentito”. Nessun ringraziamento a Infantino, che si è vantato di essersi battuto perché comunque l’Iran ci fosse. Solo tanta riconoscenza per l’accoglienza ricevuta dal popolo messicano.

Molto diversa invece l’accoglienza a Los Angeles. Sia durante l’allenamento di rifinitura, sia all’arrivo nell’hotel in zona Manhattan Beach, ma non sul mare, il Team Melli ha trovato alcune decine di manifestanti in rappresentanza degli oltre mezzo milione di iraniani e dei 50mila appartenenti alla comunità ebraica persiana, li chiamano Teherangeles, fuoriusciti dal Paese dopo la rivoluzione islamica e concentrati in gran parte nella zona di Westwood, ribattezzata anche Little Persia. C’è grande preoccupazione per quello che potrà accadere stasera allo stadio: la Fifa ha predisposto il divieto di far entrare le bandiere pre-rivoluzionarie con il leone e il sole al posto dell’emblema di Allah. Difficile però che si riesca a rispettarlo. Queste bandiere già si sono viste allo stadio di San Francisco in occasione di Svizzera-Qatar. Il problema è che la Federazione di Teheran ha fatto sapere che alla prima bandiera di quel tipo esposto e addirittura al primo slogan ostile lanciato ritirerà la squadra dal campo.

Se si riuscirà a giocare a calcio regolarmente, nonostante la preparazione difficoltosa, l’Iran è favorito abbastanza nettamente. Nel ranking Fifa è al ventesimo posto, solo otto posizioni dietro l’Italia, mentre la Nuova Zelanda è 85esima. L’Iran partecipa al Mondiale per la settima volta, la quarta consecutiva, ma non ha mai passato la fase a gironi. Curioso che debutti nello stesso stadio che ha visto l’esordio degli Usa e che vi sia la possibilità che le due squadre si affrontino nei sedicesimi di finale. Quattro anni fa in Qatar finì 1-0 per gli americani.

L'articolo Iran, il debutto ai Mondiali nel giorno dell’accordo con gli Usa. Taremi attacca la Fifa: “Il calcio porta pace? Qui c’è troppa tensione” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Calcio bailado, ritmi alti e fantasia: sembrava il Brasile, era il Marocco

14 Giugno 2026 ore 09:03

Meno che discreta la prima. Pur considerando la forza dell’avversario. Pronti, via: il Brasile di Ancelotti parte piano. Poi di strada ne farà, il percorso è lungo. Quanta ne farà, è presto per dirlo, ma certo per ora non sembra all’altezza delle grandi favorite del torneo, Francia, Spagna, Argentina… Il Marocco invece si presenta con una veste tutta nuova, più giovane e più offensiva, sbarazzina, talvolta persino troppo, ma si conferma all’altezza della nazionale che quattro anni fa stupì il mondo arrampicandosi fino alla semifinale. E’ stata comunque una partita interessante: di buon livello il primo tempo, meno brillante il secondo, e non per colpa del caldo, assolutamente accettabile, 30 gradi all’inizio, 28 alla fine, con umidità introno al 45%.

Mondiali 2026, la classifica dei gironi aggiornata
Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta

Se non fosse stato per le magliette indossate, stavolta per fortuna quelle tradizionali, all’inizio e poi anche per altri larghi tratti della partita, il Marocco sembrava il Brasile e il Brasile sembrava il Marocco. Da una parte, calcio bailado, ritmi alti, fantasia, eccellente tecnica individuale, il tutto condito con grandi sorrisi dei giocatori che si divertivano a fare quello che stavano facendo. Era il Marocco, non il Brasile. Dall’altra parte, una squadra attendista, piuttosto lunga, più preoccupata di difendere che di attaccare, con i funamboli là davanti troppo distanti da centrocampisti e difensori, tutti persino un po’ distratti. Era il Brasile, non il Marocco. Strano, anche perché il Marocco che ci ricordavamo, quello del 2022, era una formazione che si basava soprattutto su una grandissima solidità difensiva. Evidentemente, il cambio di allenatore ha determinato un rovesciamento delle caratteristiche della squadra. Costretto alle dimissioni nonostante il successo (a tavolino) in Coppa d’Africa, anzi proprio perché non aveva vinto la finale sul campo, il ct Regragui, autore dell’impresa in Qatar, è stato sostituito da Mohamed Ouahbi, che alla guida della Under 20 marocchina aveva conquistato il titolo mondiale di categoria. Dominio del gioco, aggressività e pressing, anche alto, i suoi principi di gioco. Che si sono visti subito. Mezz’ora di ottimo calcio e bellissimo gol del vantaggio.

Mondiali 2026, i gironi e il nuovo regolamento
Calendario Mondiali: date e orari, dove vedere le partite in tv
L’albo d’oro dei Mondiali

Poi è apparso Vinicius, la stella che tutti aspettavano. Anche con un po’ di pressione addosso: 9 gol segnati in Nazionale in 49 presenze venivano giudicati, in Brasile e non soltanto in Brasile, troppo pochi rispetto alla qualità del giocatore. Lasciato a se stesso nelle prime battute della partita, a un certo punto ha deciso di fare da solo, è tornato sulla linea di metà campo, è partito palla al piede, ha chiesto e ottenuto un triangolo con Bruno Guimaraes, è arrivato in area quasi sulla linea di fondo, si è fermato, è tornato indietro, dribblando il romanista El Aynaoui, è rientrato sul destro e ha infilato l’incrocio dei pali. Una fiammata che ha svegliato il Brasile fin lì dormiente. Poi Vinicius si è di nuovo un po’ spento, anche per merito di Hakimi, con cui ha dato vita a una serie di duelli davvero godibili.

In realtà, a modificare l’andamento della partita è stata anche una mossa tattica di Ancelotti. Aveva cominciato con Paqueta sulla destra e Rafinha alle spalle del disastroso centravanti Igor Thiago e quando ha scambiato le posizioni dei due le cose sono andate meglio. Pure le sostituzioni decise nella ripresa (Fabinho per Casemiro e poi Cunha al centro dell’attacco) hanno consentito al Brasile di riprendere un po’ il controllo del gioco. Per quanto alla fine i dati dicono che il Marocco è riuscito ad avere il 49% di possesso palla. Che contro cotali avversari non è niente male. Addirittura al nono minuto di recupero del secondo tempo i marocchini hanno avuto la grande occasione per vincere: solo un doppio intervento salvavita di Alisson, prima su un insidiosissimo tiro da lontano e poi sul tap in successivo, ha evitato al Brasile di cominciare il suo Mondiale con una sconfitta. Particolarmente sotto tono il centrocampo brasiliano: spesso in inferiorità numerica e sempre in difficoltà contro la pressione organizzata degli avversari.

Il Marocco ha messo in evidenza anche alcune individualità che andranno seguite con attenzione nel prosieguo del Mondiale. Su tutti, Ayyoub Bouaddi, 18 anni ma personalità da trentenne, centrocampista sicuro e dominante in tutte le zolle: titolare nel Lille, esordiente in Conference League a 16 e 3 giorni, in più giovane debuttante nelle coppe europee, in marzo ancora aveva giocato nella Under 21 francese prima di scegliere il Marocco. Poi il solito Brahim Diaz, con le sue traiettorie visionarie, come quella che ha propiziato il vantaggio marocchino, chissà se Mourinho lo lascerà andare alla Juventus, peccato sia stato costretto a uscire da un infortunio, speriamo per il bene del Mondiale che non sia grave. E ancora, Ismael Saibari, goleador di serata, migliore giocatore dell’ultimo campionato olandese, 15 gol nel Psg, 19 contando anche le euro-coppe, ma giocando da trequartista, suo ruolo naturale, non da centravanti come deve fare nel Marocco.

Insomma, volevamo scoprire il nuovo Brasile e invece abbiamo (ri)scoperto un nuovo Marocco. Ancelotti, non esattamente il volto della felicità, ha ammesso che la squadra deve migliorare, appellandosi all’inevitabile tensione del debutto. Vedremo. Prossima fermata: Scozia.

L'articolo Calcio bailado, ritmi alti e fantasia: sembrava il Brasile, era il Marocco proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌