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"COSA ASPETTANO LE PROCURE AD APRIRE FASCICOLI SU TACHIPIRINA E VIGILE ATTESA?" | Carlo Iannello

15 Agosto 2026 ore 18:52

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Il tema delle terapie domiciliari raccomandate durante l'emergenza pandemica torna al centro del dibattito, in un momento in cui la Commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione del Covid ha già acceso i riflettori su altri capitoli controversi di quegli anni, dalla gestione degli appalti per le mascherine, con il caso JC Electronics finito anche in Procura a Roma, alle audizioni dei protagonisti istituzionali dell'epoca. In questo contesto si inserisce la richiesta di trasparenza su chi abbia formulato le indicazioni terapeutiche adottate nella prima fase dell'emergenza sanitaria, e su un'eventuale verifica giudiziaria delle responsabilità.

L'intervento di Carlo Iannello in diretta.

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L'UNICO VERO PROBLEMA DELLA SANITÀ ITALIANA | La sfuriata di Enrico Michetti

15 Agosto 2026 ore 12:41

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Io pago le tasse come chiunque altro. Con quelle tasse costruisco l'ospedale, e con quelle tasse costruisco gli strumenti che dovrebbero renderlo efficiente. Poi però scopro che quello stesso ospedale, per una parte della giornata, diventa terreno di un esercizio privatistico riservato a chi può permetterselo. E qui la domanda non è più tecnica, è di principio: dov'è finita l'uguaglianza dell'articolo 3 della #Costituzione?

Perché la realtà, spogliata di ogni ipocrisia, è questa: se ho i soldi mi opero in due giorni, se non li ho aspetto nove mesi, un anno. Nella nostra Carta non c'è scritto da nessuna parte che la salute si eroga a due velocità a seconda del conto in banca. Eppure accade, tutti i giorni, dentro edifici costruiti con i contributi di tutti. Non è peculato solo perché una legge dello Stato lo consente. Ma il fatto che sia legale non lo rende meno ingiusto.

Mi si dice sempre la stessa cosa: se non paghiamo di più, i grandi medici se ne vanno.
Non sono d'accordo.
Un medico diventa grande medico perché lo Stato gli ha messo a disposizione un reparto, dei pazienti, una struttura. Il valore è reciproco. Il problema non è pagare meglio chi già lavora in un sistema pubblico che noi abbiamo edificato: il problema è aver creato le condizioni per un'attività lucrativa sul bisogno delle persone. E questo, per me, resta inaccettabile.

Non è colpa dei medici, sia chiaro. La categoria ha ogni diritto di esercitare l'intramoenia, perché è la legge a consentirlo. Il punto è che quella legge andrebbe cambiata, se il problema è di risorse: più infermieri, più OSS, reparti con strumenti all'avanguardia, investimenti veri nella ricerca. Sono pronto a dire, senza remore, che nella sanità andrebbero investite cento volte le risorse che destiniamo ad altro. Ma quando sento chiedere "ha un'assicurazione?" prima ancora di essere visitato in un ospedale pubblico, capisco che abbiamo smarrito il senso stesso della parola pubblico.

Si parla di continuo delle piccolezze della politica, e si lasciano marcire i nodi che intaccano i valori fondanti della Repubblica. C'è chi prende mille euro al mese e non potrà mai permettersi un'assicurazione: per lui la sanità pubblica, nei momenti in cui la vita va salvata, semplicemente non esiste. Mentre chi ha i soldi si salva sempre, sugli stessi beni, negli stessi strumenti, nella stessa struttura pubblica che tutti abbiamo contribuito a costruire.

L'Italia è una Repubblica dove tutti contribuiscono in ragione delle proprie possibilità economiche, per generare servizi che non possono essere riservati, con privilegio, a chi ha i soldi. Non è un'opinione. È scritto nella Costituzione. Manca solo qualcuno che abbia il coraggio di dirlo in politica, e di agire di conseguenza.

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"FERRAGOSTO? LO FESTEGGIAMO ANCORA COME GLI ANTICHI ROMANI E NON NE SAPPIAMO NULLA"

15 Agosto 2026 ore 09:53

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#Ferragosto affonda le radici in duemila anni di storia, proprio come il Natale, poco meno della Pasqua, ma tra le tre resta la festa meno iconica.
Nasce dalle ferie augustali, volute dall'imperatore Augusto nel 18 a.C. per celebrare la fine dei lavori agricoli estivi, e nei secoli la Chiesa Cattolica ha sovrapposto a questa data la celebrazione dell'Assunzione di Maria, senza però che la sostanza cambiasse davvero: resta un momento di sospensione, di convivialità, di ritrovo collettivo attorno a una tavola o su una spiaggia. Un rito collettivo di cui forse la maggior parte dei commensali non conosce neppur ragione.

"C'è tutta un'organizzazione colossale, collettiva, per fare in modo che il 15 di agosto ci si riesca a ritrovare tutti in uno stesso luogo, spesso le stesse persone degli anni precedenti, in una specie di staffetta della storia e della convivialità, del festeggiamento. Il primo a inaugurare l'idea di una festa nel bel mezzo di agosto è proprio Augusto, che sceglie questo periodo dell'anno perché era il premio dato al mondo contadino dopo la raccolta del frumento nei campi", racconta la Prof. sa Elisabetta Moro, "si festeggiava il dio Conso, divinità dell'agricoltura e della fertilità, con abbuffate all'aperto, animali da lavoro inghirlandati e corse di cavalli — gli antenati dei pali che ancora oggi si corrono per l'Assunta, il più famoso dei quali è quello di Siena".

Le #origini cattoliche

Il mondo cristiano ha poi assunto questi simboli portandoli dentro il proprio codice culturale, collocando nella stessa casella del calendario una festa importantissima: l'Assunzione di Maria in cielo, l'unica donna, l'unica umana ad aver avuto il privilegio di non aspettare il giudizio universale. "Questo che cosa significa? Che il cristianesimo ha messo il peso da 90 perché la Madonna è veramente l'intermediaria fra la Trinità e l'umanità". Non a caso in questi giorni in tante parti d'Italia si tengono processioni che portano la statua della Madonna per mare, accolta tra fiori e fuochi d'artificio, prima che cominci il banchetto: "Non c'è festa dell'anima se non c'è anche festa del corpo".

Le origini Mediterranee

Qui subentra il discorso sulla dieta mediterranea di cui parla la professoressa di antropologia: tradizioni, più che ingredienti, inclusa la convivialità tipica del ferragosto - e non solo.
"Si fonda su tre alimenti che, nel mondo magnogreco, sono doni di altrettante divinità: i cereali dati da Demetra, l'olio da Atena — dea della democrazia, non una divinità qualunque, tanto che l'olio è stato il carburante della storia del Mediterraneo — e il vino, che nell'Odissea manca curiosamente nelle trasposizioni recenti nonostante Ulisse fosse un grande bevitore di vino, come tutti i greci. Le culture però evolvono, e con esse i valori attribuiti al cibo: una volta, per esempio, i crostacei erano dei cibi per i poveri perché avevano pochissima sostanza, poco nutrimento. Oggi sono un cibo per i ricchi". Resta però una costante, valida ancora il 15 agosto: "Sono sicura che tutti faranno uno strappo alla regola. Perché? Perché la convivialità è più importante della dieta".

Il punto, insiste l'antropologa, è che il cibo è specchio della società: "I nostri totem e i nostri tabù alimentari sono lo specchio della nostra società". E oggi, forse, si esagera nell'altra direzione: "Troppe persone sono disposte a fare dei sacrifici terribili, a volte anche inutili, per cercare di evitare dei cibi che poi non sono nocivi" — non un invito a ignorare le indicazioni mediche, ma a ricordare che nella cultura gastronomica "il piacere personale è fondamentale, non è un fatto secondario. Noi stiamo bene anche se mangiamo bene".

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"DESTRA-SINISTRA? LA VERA SCELTA È RIPENSARE ALL'USCITA DALL'UNIONE EUROPEA" | Enrico Michetti

14 Agosto 2026 ore 19:12

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Pareggio di bilancio, deficit al 3%, sistema di cambio fisso: l'Unione Europea non sembra essere più di un'Unione monetaria, un sistema complesso di regole, alcune infondate, che mirano alla stabilità non dei vari popoli che la abitano, ma alla stabilità della moneta. Il "Whatever it takes" tanto osannato lo rispecchia. E' ciò che abbiamo spiegato e raccontato negli anni, tramite pillole (quelle del prof. Valerio Malvezzi) e interventi in diretta.

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La FOLLIA che l'UE pensa di introdurre sulle auto ENTRO IL 2030

14 Agosto 2026 ore 16:32

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E adesso l'Unione Europea sta pensando seriamente alla possibilità di introdurre auto che frenano automaticamente quando il conducente supera il limite di velocità previsto. Si tratta, con tutta evidenza, dell'ennesima inutile follia dell'Unione Europea, treno in corsa verso l'abisso senza frenate automatiche annesse. Più precisamente, l'Unione Europea figura oggi come una grigia tecnocrazia depressiva e repressiva che ha comportato una riorganizzazione verticistica del capitalismo, dopo il 1989, nello spazio del vecchio continente europeo.

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