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libtool @ Savannah: libtool-2.6.1 released [beta]

4 Giugno 2026 ore 20:42

Libtoolers!

The Libtool Team is pleased to announce the release of libtool 2.6.1, a beta release.

GNU Libtool hides the complexity of using shared libraries behind a
consistent, portable interface. GNU Libtool ships with GNU libltdl, which
hides the complexity of loading dynamic runtime libraries (modules)
behind a consistent, portable interface.

There have been 34 commits by 14 people in the 37 weeks since 2.6.0.

See the NEWS below for a brief summary.

Thanks to everyone who has contributed!
The following people contributed changes to this release:

  Alexandre Janniaux (4)
  Alexey Samsonov (1)
  Anthony Mallet (1)
  Arnold (1)
  Dima Pasechnik (1)
  Frederic Berat (1)
  Ileana Dumitrescu (15)
  KO Myung-Hun (4)
  Kirill Makurin (1)
  Mintsuki (1)
  Nicolas Boulenguez (1)
  Olly Betts (1)
  Patrice Dumas (1)
  Richard J. Mathar (1)

Ileana
 [on behalf of the libtool maintainers]
==================================================================

Here is the GNU libtool home page:
    https://gnu. ... g/s/libtool/

Here are the compressed sources:
  https://alpha.gnu ... tool-2.6.1.tar.gz   (2.1MB)
  https://alpha.gnu ... tool-2.6.1.tar.xz   (1.1MB)

Here are the GPG detached signatures:
  https://alpha.gnu ... -2.6.1.tar.gz.sig
  https://alpha.gnu ... -2.6.1.tar.xz.sig

Use a mirror for higher download bandwidth:
  https://www.gnu.o ... rg/order/ftp.html

Here are the SHA256 and SHA3-256 checksums:

  File: libtool-2.6.1.tar.gz
  SHA256 sum:   52264ab2fca9464dea9f6a0355d39e49b18f40468b9b6dbc3d151a0dba307a4b
  SHA3-256 sum: 59826fb74043179c38a393448b92dfcdfbe9046fd3b23a7079665984f22d6688

  File: libtool-2.6.1.tar.xz
  SHA256 sum:   3fb21f1e99fcdd8565c9b00fb1371db457b82a0da7cba273e1617c954b0ad1ee
  SHA3-256 sum: 614bc3ed43293be989ec3305dae42fc4e81234429477490734a40f6d3316560b

Verify the SHA256 checksum with either sha256sum, sha256, or
'shasum -a 256'.

Verify the SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 -l 256 --base64'
from coreutils-9.8.

Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact.  First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball.  Then, run a command like this:

  gpg --verify libtool-2.6.1.tar.gz.sig

The signature should match the fingerprint of the following key:

  pub   rsa4096 2021-09-23 [SC]
        FA26 CA78 4BE1 8892 7F22  B99F 6570 EA01 146F 7354
  uid   Ileana Dumitrescu <ileanadumitrescu95@gmail.com>
  uid   Ileana Dumitrescu <ileanadumi95@protonmail.com>

If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.

  gpg --locate-external-key ileanadumitrescu95@gmail.com

  gpg --recv-keys 6570EA01146F7354

  wget -q -O- 'https://savannah. ... ol&download=1' | gpg --import -

As a last resort to find the key, you can try the official GNU
keyring:

  wget -q https://ftp.gnu.o ... u/gnu-keyring.gpg
  gpg --keyring gnu-keyring.gpg --verify libtool-2.6.1.tar.gz.sig

This release is based on the libtool git repository, available as

  git clone https://https.git ... g/git/libtool.git

with commit 79de7bb71bc0a1167f4c4ae8bd897976a0ff2b51 tagged as v2.6.1.

For a summary of changes and contributors, see:

  https://gitweb.gi ... shortlog;h=v2.6.1

or run this command from a git-cloned libtool directory:

  git shortlog v2.6.0..v2.6.1

This release was bootstrapped with the following tools:
  Autoconf 2.73
  Automake 1.18.1
  Gnulib 2026-05-12 722f67e9716bf914c18d468336c1f4f9e5cce915

NEWS

  • Noteworthy changes in release 2.6.1 (2026-06-04) [beta]


** New features:

  - Pass 'resource-dir=*' flag for Clang.

  - Recognise explicit shared library arguments when linking dependency
    libraries to a shared library, like exists when linking a program.

  - Support OpenMP with macOS clang by processing '-Xpreprocessor
    -fopenmp' as one token.

** Bug fixes:

  - Store cygpath file path conversions correctly for MSYS2 and MSVC.

  - Fix syntax error in LT_PROG_OBJC and LT_PROG_OBJCXX.

  - Separate Objective C and C++ cache check for proper tagging support.

  - Fix in darwin to support values with spaces.

  - Limit the length of DLL name to 8.3 correctly to avoid corrupting a
    generated DLL on OS/2.

  - Remove unused variable on OS/2, which could cause issues with static
    library generation if defined.

  - Recognise more static linking options for Clang.

  - Fix emscripten CXX postdeps using non-PIC sysroot.

  - Avoid deprecated option '-o' with MSVC compilers and replace with '-Fe'.

  - Avoid overlinking of dependency libraries on ELF systems.

  - Ensure old libraries are not archived.

** Changes in supported systems or compilers:

  - Add support for SlimCC compiler.

  - Add support for *-ironclad-gnu.


Enjoy!

Tonnellate di rifiuti urbani raccolti e trattati Marzo 2026

4 Giugno 2026 ore 15:14

 

RIFIUTI URBANI TRATTATI Marzo 2026 TOTALE ANNO 2026
Carta e cartoni 746,30 2.274,15
Imballaggi in vetro 416,77 1.223,03
Multimateriale Leggero 696,24 1.950,57
Legno e ingombranti 507,91 1.331,09
Frazione organica e compostabili 1.483,17 4.168,26
RAEE 59,65 176,41
Altre RD 207,32 601,03
Macerie 109,62 271,54
Rifiuto indifferenziato 2.494,35 7.499,96
Totale tonnellate 6.721,32 19.496,04
Efficienza % raccolta differenziata 62,89% 61,53%
Variaz. efficienza % RD su anno 2025 +0,6% -1,37%

 

L'articolo Tonnellate di rifiuti urbani raccolti e trattati Marzo 2026 proviene da Aamps Livorno.

OLTRE 60 DENUNCIATI E MULTATI PER LA PALESTINA E CONTRO LA GUERRA A PISA: IN PIAZZA C’ERAVAMO TUTTI

4 Giugno 2026 ore 15:11

USB esprime piena solidarietà alle decine di attivisti, studenti, lavoratrici e lavoratori raggiunti da denunce in relazione alle mobilitazioni che negli ultimi anni hanno attraversato Pisa contro la guerra, il riarmo e in sostegno del popolo palestinese.
Le oltre 60 denunce rappresentano un fatto grave che si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da un progressivo irrigidimento delle politiche di ordine pubblico e da una crescente limitazione degli spazi di agibilità democratica e di conflitto sociale. A Pisa, città che è stata protagonista di importanti mobilitazioni contro la guerra e il genocidio del popolo palestinese, l'accanimento repressivo colpisce proprio coloro che hanno animato quelle piazze, dalle iniziative nelle università alle manifestazioni cittadine, fino ai grandi cortei che hanno accompagnato gli scioperi generali promossi da USB il 22 settembre e il 3 ottobre.
E’ stato un autunno incredibile, milioni di persone in piazza in tutta Italia ma ci sono voluti due anni di genocidio in diretta perché questo avvenisse. Attorno agli scioperi generali indetti da USB e dal sindacalismo conflittuale si è sviluppato un movimento di massa che ha unito lavoratori, studenti, precari e realtà sociali sotto la parola d'ordine chiara: "Blocchiamo tutto". Migliaia di persone sono scese in piazza per denunciare il genocidio del popolo palestinese, opporsi alle politiche di guerra, al riarmo e alla complicità del governo italiano con l'escalation militare israeliana. Quelle giornate hanno rappresentato un momento alto di partecipazione popolare e di ricomposizione sociale, dimostrando che esiste nel Paese una larga opposizione alle logiche della guerra e dell'economia di guerra.
È proprio quella forza espressa nelle piazze a essere oggi oggetto di un tentativo di intimidazione. Dietro questa operazione non vediamo soltanto la volontà di perseguire singoli episodi, ma un disegno più ampio volto a colpire chi organizza conflitto sociale, solidarietà internazionale e opposizione alle politiche governative. In una fase segnata dall'aumento delle spese militari, dal peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e dall'inasprirsi dei conflitti internazionali, la risposta delle istituzioni sembra essere sempre più quella della repressione.
Le immagini delle cariche contro gli studenti che manifestavano pacificamente per chiedere la fine del massacro del popolo palestinese restano impresse nella memoria della nostra città. Oggi, a quelle violenze, si aggiunge una nuova offensiva che passa attraverso denunce e procedimenti giudiziari rivolti a chi ha esercitato il diritto di manifestare.
USB ribadisce che la solidarietà al popolo palestinese, il rifiuto della guerra e delle politiche di riarmo, la difesa dei diritti sociali e democratici non possono essere criminalizzati. Le mobilitazioni che hanno attraversato Pisa e il Paese in questi anni hanno rappresentato una risposta concreta alla normalizzazione della guerra e all'indifferenza verso il dramma vissuto dal popolo palestinese. Sono state piazze partecipate, popolari e determinate, che hanno rimesso al centro il valore dell'internazionalismo e della solidarietà tra i popoli, che hanno visto dopo tanti anni migliaia di lavoratrici e lavoratori aderire a uno sciopero politico e scendere in piazza.
Per questo riteniamo fondamentale costruire la più ampia solidarietà nei confronti delle persone colpite dalle denunce, sostenendole sul piano politico e legale. Nelle prossime settimane promuoveremo momenti pubblici di confronto e iniziative di sostegno, coinvolgendo avvocati, associazioni, realtà sociali e sindacali, con l'obiettivo di contrastare l'ondata repressiva e difendere gli spazi di partecipazione democratica.
Di fronte a questo tentativo di intimidazione, la risposta deve essere collettiva. Le decine di migliaia di persone che hanno riempito le piazze dell'autunno contro il genocidio del popolo palestinese e contro la guerra dimostrano che non si può reprimere un movimento che affonda le proprie radici nella giustizia sociale, nella pace e nella solidarietà internazionale.
In quelle piazze c'eravamo tutti. E continueremo ad esserci.

Unione Sindacale di Base - Federazione di Pisa 

ROSIGNANO, AMENDOLARA: LI CHIAMANO INCIDENTI. NOI LI CHIAMIAMO CON IL LORO NOME: OMICIDI SUL LAVORO!

4 Giugno 2026 ore 14:23

Stamattina a Rosignano Solvay un operaio di trent'anni è morto. Caduto dal tetto di un'azienda in via degli Artigiani, dove stava sostituendo pannelli. Il tetto ha ceduto. Era il suo primo giorno di lavoro in quella ditta. Trent'anni. Primo giorno di lavoro. Ucciso sul lavoro.
Ieri, ad Amendolara, in Calabria, sulla Statale 106, quattro braccianti di origine afghana — Waseem, Amin, Ullah e Safi — sono morti carbonizzati all'interno di un'auto, in un'area di servizio. Lavoratori sfruttati, stretti nella morsa del caporalato che da anni controlla la Piana di Sibari. Erano in Italia con regolare permesso di soggiorno da diversi anni. Si trattava di persone, lavoratori, non merce.
Cinque morti in due giorni. E siamo solo al 4 giugno.
Questo è il capitalismo italiano. Questo è il mercato del lavoro che ci vogliono far accettare.
Non si tratta di fatalità, di sfortuna, di circostanze accidentali. Si tratta di un sistema che deliberatamente comprime il costo del lavoro fino all'osso, che trasforma i lavoratori in corpi usa e getta, che scarica sui più deboli, i precari, i migranti, chi non può permettersi di dire no, il rischio di morire per un salario quasi sempre sotto la soglia di povertà. Turni massacranti, paghe misere o nulle, schiavismo. E quando il corpo cede o il tetto crolla, li abbandonano sul ciglio della strada come oggetti consumati.
Il caporalato non è un'anomalia del Sud. La precarietà mortale non è un'anomalia del Nord. Sono le due facce dello stesso sistema: quello che antepone il profitto alla vita, quello che usa la ricattabilità economica come arma di controllo sui lavoratori.
USB rivendica con forza quello che questo sistema nega ogni giorno: il lavoro deve essere sicuro, sempre, per tutti. Questo significa rispetto rigoroso delle norme antinfortunistiche, formazione obbligatoria prima di mettere piede su un cantiere, dispositivi di protezione reali e funzionanti, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza con poteri effettivi, compreso il blocco immediato delle lavorazioni a rischio. E significa responsabilità penale certa per chi uccide risparmiando sulla sicurezza.
C'è poi il nodo legato ai salari che devono essere adeguati a una vita dignitosa. Perché la povertà salariale e la precarietà contrattuale non sono questioni separate dalla sicurezza: sono la stessa questione. Chi è ricattabile sul contratto è ricattabile anche sulla propria incolumità. Chi non può permettersi di rifiutare un lavoro pericoloso, un turno in più, un'ora sul tetto senza protezioni, è un lavoratore che il sistema espone deliberatamente alla morte. La fame è una forma di coercizione e il caporalato ne è l'espressione più brutale.
Sicurezza, stabilità e dignità sul lavoro sono la scelta politica che pretendiamo da chi governa. È inutile che la politica si batta il petto davanti alle bare: dietro ogni morte sul lavoro c'è la sua firma.
USB Toscana esprime il proprio cordoglio alle famiglie di tutti questi lavoratori. Trasformiamo il dolore in rabbia di classe e in lotta organizzata.

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