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Basta DISCUTERE ... Nicea Turchia.

25 Maggio 2026 ore 12:53

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Episodio 1154: Spettacolare ed indimenticabile visita a Nicea, culla di una storia religiosa importante che ancora oggi fa discutere.

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Guerra in Ucraina: immagini satellitari USA riducono del 90% i tempi per colpire i russi

 

di Francesco Fustaneo per l'AntiDiplomatico

 

Che quello combattuto in Ucraina sia un conflitto tra la Nato e la Russia, con Kiev che agisce per procura, è una tesi che come testata sosteniamo da tempo.

Gli ucraini mettono il terreno di scontro e la carne da cannone, mentre i paesi della Nato – e l'Europa in particolare – garantiscono loro sostegno economico, forniscono armi e tecnologia, finanziano fabbriche di droni (spesso con accordi di cooperazione con aziende ucraine) e supportano le attività di intelligence.

Quanto riportato dal Wall Street Journal è solo l’ultimo  tassello che conferma quanto affermato sopra.

Secondo la testata statunitense, l'Ucraina ha notevolmente accelerato la velocità e la precisione delle sue operazioni con i droni integrando immagini satellitari commerciali e strumenti software avanzati nel processo decisionale in prima linea, come affermato da fornitori di tecnologia e fonti coinvolte nel programma.

Negli ultimi sei mesi, le missioni di piccole unità che hanno testato il sistema avrebbero ridotto fino al 90% il tempo necessario per individuare e colpire obiettivi militari russi. Un risultato che rappresenta un salto di qualità nella guerra moderna, dove la rapidità decisionale è spesso decisiva.

"La riduzione del ciclo sensore-to-shooter è la tendenza determinante di questa guerra a livello tattico", ha commentato Franz-Stefan Gady, analista militare e fondatore di Gady Consulting.

La tecnologia si basa su immagini ad alta risoluzione provenienti da satelliti gestiti da Vantor, società con sede in Colorado, combinate con un software di analisi geospaziale che consente ai soldati di identificare e valutare i bersagli in dettaglio. Le immagini satellitari vengono consegnate direttamente ai dispositivi dei soldati ucraini – tablet, telefoni e computer portatili – talvolta entro quindici minuti dall'acquisizione. Questo bypassa l'elaborazione centralizzata dei dati a Kiev, che in precedenza poteva richiedere ore o addirittura giorni.

Secondo analisti militari e rappresentanti delle aziende coinvolte, si tratta del primo caso noto di immagini satellitari commerciali non classificate fornite direttamente a singoli soldati per supportare decisioni di combattimento in tempo reale. I satelliti impiegati vengono utilizzati anche per applicazioni civili come la cartografia e il monitoraggio ambientale. Il sistema è frutto di una partnership internazionale che coinvolge la statunitense Vantor per le immagini satellitari, l'olandese Bravo1Alpha per l'intelligence geospaziale, la statunitense Persistent Systems per le tecnologie di comunicazione e l'ucraina Burevii per la difesa.

La costellazione di Vantor è composta da dieci satelliti che coprono quotidianamente sette milioni di chilometri quadrati, fotografando ogni punto della Terra dalle dodici alle quindici volte al giorno. La precisione delle coordinate è di circa cinque metri, sufficiente per guidare un drone d'attacco con testata da cinquanta chilogrammi.

Il software consente inoltre ai soldati di confrontare immagini satellitari attuali e storiche per rilevare cambiamenti nelle infrastrutture o nei movimenti delle truppe, di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per scansionare vaste aree e identificare obiettivi in movimento, e di sfruttare funzionalità di modellazione tridimensionale per simulare le traiettorie di volo dei droni, rendendo gli attacchi più efficaci.

Resta da capire se queste tecnologie, strettamente legate all'uso dei droni, potranno compensare la cronica carenza di uomini dell'esercito ucraino ed evitare il collasso di Kiev, o se si limiteranno a infliggere danni alla Russia senza cambiare le sorti di una guerra ormai basata sull'usura reciproca. Senza scossoni decisivi, sul lungo periodo il logoramento finirebbe infatti  per premiare Mosca, almeno sul terreno strettamente militare.

Albania svenduta al sionismo? Ecco cosa diceva Edi Rama alla Knesset a gennaio (VIDEO)


Se vi state chiedendo perché il premier albanese Edi Rama stia svendendo la sua patria al genero sionista di Trump, producendo una vera e propria rivolta nel suo paese, vi consigliamo di ascoltare con molta attenzione questo passaggio che ha pronunciato alla Knesset nel gennaio del 2026 poche settimane prima della barbara aggressione della Coalizione Epstein contro l'Iran.

 

Se vi state chiedendo perché Edi Rama stia svendendo la sua patria a Kushner, ecco il suo discorso alla Knesset del gennaio 2026. pic.twitter.com/oS61844pZd

— l'AntiDiplomatico (@Lantidiplomatic) June 6, 2026

 

"Ecco perché l'Albania è stata tra i primi Paesi in Europa ad adottare una nuova e avanzata legislazione contro l'antisemitismo; perché abbiamo integrato lo studio dell'Olocausto nei nostri programmi scolastici; e perché oggi stiamo costruendo, proprio nel cuore dell'Europa, due speciali spazi culturali. Questi luoghi sono ispirati dalla forza e dal luminoso esempio dei nostri nonni, musulmani e cristiani, che rischiarono la propria vita per salvare quella degli ebrei.

Ma non si tratta solo degli ebrei. Si tratta dell'umanità. E non dell'umanità intesa come parola generica o concetto astratto, ma della nostra umanità.

È per questo che, ormai da molti anni, l'Albania offre protezione a migliaia di cittadini iraniani, la cui opposizione ai macellai di Teheran mette le loro vite in grave pericolo. Non è stato un gesto privo di rischi per noi, e non lo è nemmeno oggi.

Tuttavia, restare umani quando la propria umanità è messa a dura prova non è mai privo di pericoli."

Amadio Perini (FdI): “Usiamo la tassa di soggiorno per finanziare gli straordinari alla polizia locale e per l’acquisto di foto-trappole contro gli incivili dei rifiuti”

6 Giugno 2026 ore 01:28

Comunicato stampa a firma MARCELLA AMADIO Consigliere Comunale FdI e ALESSANDRO PERINI Consigliere Comunale FdI 

“Il sindaco Salvetti intende applicare  la norma del Decreto Sicurezza che consente di destinare i fondi della tassa di soggiorno proprio alla sicurezza della città? Il problema sicurezza e del decoro urbano sono fortemente sentiti dai livornesi, per questo, insieme al collega Alessandro Perini, ho presentato un’ interpellanza  per chiedere un cambio di passo immediato e concreto, sfruttando le grandi opportunità messe a disposizione dal decreto sicurezza.Si tratta di una norma di buonsenso e mi auguro che l’amministrazione comunale sarà disponibile ad accogliere le nostre istanze.

Oggi infatti i Comuni hanno uno strumento formidabile in più: la legge, infatti, consente di destinare una quota del gettito dell’imposta di soggiorno direttamente al finanziamento della sicurezza urbana. Questo significa poter potenziare il corpo di Polizia Locale, finanziare i turni di lavoro straordinario e assumere personale a tempo determinato, superando i vecchi vincoli di spesa che bloccavano le varie amministrazioni . Inoltre chiediamo a Salvetti di fare totale chiarezza sullo stato della videosorveglianza comunale. Troppo spesso sentiamo parlare di telecamere che poi, all’atto pratico, risultano obsolete o non funzionanti. Vogliamo un report chiaro sullo stato degli impianti e un piano di manutenzione serio. 

Infine chiediamo di sapere se il Comune di Livorno intenda finalmente avvalersi di queste risorse per presidiare il territorio. Chiediamo che queste risorse siano destinate anche all’acquisto di ulteriori fototrappole per cogliere sul fatto gli incivili che continuano ad abbandonare i rifiuti ovunque , infischiandosene delle regole, devastando il decoro dei nostri quartieri .Se il turismo porta risorse, tali risorse devono contribuire a garantire sicurezza e decoro per la città”

Andy Diaz vince il Golden Gala di Roma con 17.59, miglior prestazione europea della stagione

6 Giugno 2026 ore 01:13

Esordio stagionale con il botto per il nostro Andy Diaz che al Golden Gala di Roma, tappa della Diamond League si conferma il numero uno al mondo lui che ha gareggiato per la 15^ volta nel circuito mondiale andando a vincere per ben nove volte e a podio per quattordici volte. Lui che aveva già vinto due edizioni (2023 e 2024) ed ora la terza di cui quella a Firenze nel 2023 dove fece il  primato italiano dopo pochi giorni dall’ottenimento della cittadinanza italiana. Ora è , insieme ad Alessandro Lambruschini, l’unico italiano ad avere conquistato tre vittorie al Golden Gala, unico triplista a conquistare per tre volte questo evento.

Il primo salto è un nullo ma al secondo salto dimostra la sua volontà di dimostrare che è lui il migliore al mondo andando a cogliere un 17,58 staccando molto lontano (ben 35 centimetri) per poi migliorarsi a 17,59 dimostrando di avere nelle gambe i 18 metri. Per lui all’esordio dopo il secondo oro mondiale, una prestazione sontuosa con il solo giamaicano Scott che gli si avvicina con 17,33.

Per Andy la miglior prestazione europea stagionale e ora pronto per i prossimi appuntamenti anche societari, lui che ha visto arrivare nella capitale oltre cento tifosi amaranto a sostenerlo.

Villa Fabbricotti: inaugurata la mostra su Atto Melani, uno “007” alla corte del Re Sole

6 Giugno 2026 ore 01:01

Inaugurata a Villa Fabbricotti, sede della Biblioteca Labronica di Livorno, la preziosa e curiosa mostra di manoscritti (lettere e volumi) che riscopre la straordinaria figura di Atto Melani, pistoiese di nascita: una sorta di “007” alla corte del Re Sole, così come figura di spicco all’interno di tre Conclavi, oltre che un cantante castrato tra i più longevi e famosi del Seicento.

La mostra, titolo “Atto Melani (1626–1714). La voce segreta del potere”, è organizzata dal Comune di Livorno e apre le celebrazioni per il quattrocentenario del personaggio, che toccheranno Pistoia, Firenze e il 17 giugno il Senato.

L’ideazione, la ricerca storica e cura scientifica sono di Monaldi & Sorti – Rita Monaldi, Francesco Sorti, Theodora Maria Sorti – studiosi e autori di un ciclo di romanzi che vedono Melani come protagonista. La consulenza storica archivistica, l’elaborazione grafica e l’allestimento sono stati curati da Cooperativa Itinera Progetti e Ricerche.

In esposizione carteggi con papi, cardinali, ministri, ambasciatori e protagonisti della politica europea del Seicento che restituiscono appieno il ruolo di Melani come mediatore fra mondi diversi e capace di entrare nei meccanismi del potere in Italia e in Francia.

Un corpus vastissimo di documenti (oltre 3303 lettere più diversi volumi) che si credevano scomparsi, ma che sono stati invece recentemente scoperti all’interno dell’autografoteca Bastogi della Biblioteca Labronica, grazie al lavoro di informatizzazione del fondo da parte del personale bibliotecario e alle nuove ricerche effettuate dagli scrittori Monaldi & Sorti in occasione del 400° anniversario della nascita di Melani. Ricerche confluite nel volume bifronte Unicum Opus (Rizzoli), recentemente pubblicato, che conclude una saga venticinquennale in sette romanzi iniziata con Imprimatur.

Tra le assolute “perle” in mostra, le lettere cifrate che i cardinali si scambiavano con Melani in occasione del conclave del 1676: tra questi documenti è stata scoperta anche anche la “cifra”, ovvero la chiave del codice segreto usata dai corrispondenti per cifrare i messaggi, e che permette oggi a noi di decodificarli.

Durante l’inaugurazione l’attore Alessandro Budroni ha letto brani dal libro di Monaldi & Sorti, nonchè una lettera di condoglianze per la morte di Atto Melani, scritta su dettatura dal cappellano di Maria Mancini, nipote di Mazzarino, primo amore di Luigi XIV e amica intima dello stesso Melani. La lettera fu inviata inviata al nipote Luigi Melani, per rappresentare “la stima, la considerazione e la riconoscenza che ella (Maria Mancini) conserva per il suo merito, la sua virtù, la sua intelligenza e la sua premura così’ vivamente impresse nel suo cuore”.

L’assessora alla Cultura del Comune di Livorno Angela Rafanelli ha sottolineato che per il Comune di Livorno si tratta di una importante occasione per valorizzare e far conoscere alla cittadinanza uno dei suoi patrimoni più importanti che è l’autografoteca Bastogi conservata alla Biblioteca Labronica.
Si tratta di una vasta collezione di circa 60.000 autografi raccolta dal Conte Pietro Bastogi e dai suoi figli Gioacchino e Giovannangelo nel corso di tutto l’800 e donata dagli eredi al Comune di Livorno nel 1923. Dal 1927 fa parte delle collezioni della Biblioteca Labronica.
Abbraccia un arco storico che va dalla fine del XV secolo agli inizi del XX secolo e contiene le testimonianze manoscritte di tutti i principali letterati, scienziati, politici, storici e regnanti del panorama europeo. Qualche nome presente nell’autografoteca: Galileo Galilei, Ugo Foscolo, Giuseppe Mazzini.

INFO 

ATTO MELANI (1626–1714). LA VOCE SEGRETA DEL POTERE 

Un diplomatico europeo e il suo archivio ritrovato alla Biblioteca Labronica 

5 giugno – 30 agosto 2026

Biblioteca Labronica F. D. Guerrazzi

Livorno, Villa Fabbricotti

V.le della Libertà, 30

Ingresso libero e gratuito durante gli orari osservati dalla struttura

Lun-ven 8.30-19.30 – sab 8.30-13.30

Cgil: “Urp Casalp, personale insufficiente, serve rinforzare l’ufficio con l’ingresso di almeno due persone a tempo pieno”

6 Giugno 2026 ore 00:53

Comunicato stampa a firma Luca Conti (Fp-Cgil Livorno) e Valerio Melotti (Sunia-Cgil Livorno)

“L’organico dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico di Casalp andrebbe rinforzato con l’ingresso di almeno due persone a tempo pieno per essere in grado di fornire risposte veloci alle richieste dei cittadini.

A fronte di una funzione così strategica e di un territorio ampio da coprire, l’organico appare sotto pressione. I numeri parlano chiaro: l’Urp di Casalp – tra la sede centrale di Livorno e gli uffici distaccati di Cecina, Piombino e Portoferraio – conta infatti attualmente solo tre dipendenti a tempo pieno, due part-time e uno in congedo legge 104.

Non si tratta di mettere in discussione la professionalità degli operatori, ma di interrogarsi sulla sostenibilità del modello attuale. Quando l’Urp è il primo punto di accesso per problemi spesso urgenti, il rischio è che carichi eccessivi possano incidere sulla tempestività e sull’efficacia delle risposte.

La situazione sta diventando sempre più critica. La fila agli sportelli negli ultimi mesi è stata di alcune ore. In tre ore il personale ha dovuto ricevere 50-60 persone, con utenti delusi dopo tre ore di attesa per non aver risolto il loro problema. Gli utenti lamentano inoltre difficoltà per mettersi in contatto con Casalp, essendo il centralino dell’Urp presidiato da un solo operatore.

Con il numero attuale di dipendenti dell’Urp non è possibile garantire un servizio di qualità che richiede presenza, ascolto e capacità di risposta in tempi rapidi, in un contesto spesso segnato da situazioni di grave fragilità socio-economica ed in alcuni casi sanitaria. L’Urp infatti non è soltanto uno sportello informativo: è il luogo in cui emergono criticità, si raccolgono segnalazioni e si orientano i cittadini, tra procedure spesso complesse. È qui che si costruisce il rapporto di fiducia tra ente e utenza, soprattutto per chi vive condizioni abitative difficili.

Negli ultimi mesi gli utenti si stanno sempre più rivolgendo all’Urp per avere chiarimenti su bollette di acqua e gas fuori controllo per mancanza di strumenti adeguati al rilevamento dei consumi dei singoli nuclei familiari (un fatto che costringe molte famiglie a pagare ingiustamente oltre 400 euro al mese), costi addebitati agli inquilini per manutenzioni straordinarie in violazione all’articolo 2 del regolamento Casalp, lavori di manutenzione a carico degli inquilini a costi spropositati e senza alcun controllo da parte della società sulla qualità del lavoro svolto, per non parlare dei 500 appartamenti sfitti e non assegnati per problemi di agibilità e per mancanza di requisiti igienico sanitari.

Non si può più temporeggiare. Chiediamo risposte immediate per evitare altrimenti un collasso annunciato”

Ristrutturazione sede Conservatorio Mascagni, firmata la convenzione

5 Giugno 2026 ore 15:34

È stata firmata la convenzione istituzionale ex art. 15 della Legge 241/1990 tra il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche Toscana-Marche-Umbria e il Conservatorio Statale di Musica “Pietro Mascagni” di Livorno, finalizzata alla gestione dei lavori di ristrutturazione del terzo piano dell’istituto, alla sostituzione degli infissi e delle persiane e al risanamento delle facciate dell’immobile di via Galilei, in cui ha sede il Conservatorio stesso. 

L’importo complessivo dell’intervento ammonta a 2.377.585,48 euro. Le risorse necessarie sono state ottenute dal Conservatorio grazie alla partecipazione e alla vittoria di uno specifico bando promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca per l’edilizia universitaria, un risultato che testimonia la capacità dell’istituzione di intercettare finanziamenti nazionali destinati al miglioramento delle infrastrutture dedicate alla formazione superiore. 

L’accordo disciplina la collaborazione tra le due amministrazioni pubbliche: da un lato il Conservatorio garantirà la copertura finanziaria dell’intervento, dall’altro il Provveditorato assumerà il ruolo di stazione appaltante qualificata, occupandosi dell’intero iter tecnico-amministrativo, dalla progettazione alla gara, fino all’esecuzione dei lavori e al collaudo finale. 

«Questa convenzione rappresenta un passaggio molto importante per il futuro del Conservatorio Mascagni – sottolinea il Presidente del Conservatorio, Emanuele Rossi – perché ci consentirà di restituire alla nostra comunità spazi nuovi e funzionali. 

Pensiamo innanzitutto agli studenti, che potranno contare su nuove aule studio e ambienti più adeguati alla crescita delle attività didattiche e artistiche, ma anche a una migliore organizzazione degli uffici amministrativi. 

Un’attenzione particolare sarà dedicata inoltre ai volontari per il Mascagni, donne e uomini che hanno deciso meritoriamente di mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze per contribuire alla crescita dell’unica Università cittadina. Il Conservatorio punta molto sul rafforzamento del rapporto con la propria comunità di riferimento e questi nuovi spazi saranno fondamentali anche in questa prospettiva». 

Da sottolineare anche che l’intervento rappresenta un beneficio concreto per l’intera comunità livornese e, in particolare, per la Provincia di Livorno, proprietaria dell’immobile che ospita il Conservatorio. 

Grazie alle risorse ottenute dall’Istituto sarà infatti possibile procedere a una significativa riqualificazione di uno stabile pubblico di grande valore storico e funzionale, contribuendo alla sua conservazione e valorizzazione per le generazioni future. 

Questa importante progettualità si affianca inoltre a quella relativa al recupero dello storico Teatro Lazzeri, per il quale è già stata sottoscritta la convenzione che individua il Comune di Livorno come stazione appaltante. 

Il Conservatorio è attualmente impegnato nella definizione del Documento di Indirizzo della Progettazione (DIP), che delineerà le funzioni e le prospettive del futuro spazio. Una volta completata questa fase preliminare, il Comune potrà procedere con la progettazione vera e propria dell’intervento. 

Lavori di riqualificazione della sede del Conservatorio Mascagni

Importo complessivo: 2.377.585,48 euro (ottenuti dal Conservatorio grazie alla partecipazione al bando promosso dal MUR) 

Interventi previsti: terzo piano, infissi, persiane e facciate del Palazzo della Gherardesca 

Stazione appaltante: Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche Toscana-Marche-Umbria 

Circolo Velico di Antignano, una giornata di avvicinamento alla vela per i pazienti con diabete di tipo 1

5 Giugno 2026 ore 15:06

Domenica 7 giugno, con inizio alle ore 9.00, presso il Circolo Velico di Antignano, si svolgerà la manifestazione “Due Mondi Stessa Navigazione : Diabete Tipo 1 e Vela”,  una giornata di avvicinamento alla vela per i pazienti con diabete di tipo 1, adatta a tutti, ragazzi e adulti, per fare amicizia con il  fantastico e affascinante mondo della vela e imparare quelle nozioni teoriche e pratiche, fondamentali per diventare competenti e provetti membri d’equipaggio. e sentirsi più sicuri in navigazione.

La gestione del diabete tipo 1 e l’attività sportiva della barca a vela possono sembrare due mondi diversi, ma in realtà condividono molte similitudini.

Entrambe richiedono pianificazione attenta, gestione precisa., flessibilità e capacità di lavorare in team con fiducia.

Grazie alle giuste strategie è possibile navigare con serenità nella vita quotidiana come in mare aperto.

I partecipanti, accompagnati da operatori esperti, sperimenteranno, nello splendido mare di Livorno,  l’attività velica, per rafforzare la fiducia in loro stessi e il senso di autoefficacia, attraverso un’esperienza personale unita al prezioso lavoro di squadra supportato a bordo con il team di Diabetologia.

L’evento è organizzato dall’l’Associazione ADAL-OdV – Assoc. Diabetici Area Livornese in collaborazione con la UOC Diabetologia dell’Ospedale di Livorno, del Circolo Velico Antignano Asd e il Gruppo MOVI.

Contributi a sostegno dei canoni di locazione 2026: domande fino al 19 giugno

5 Giugno 2026 ore 14:46

Il Comune di Livorno ricorda che fino a venerdì 19 giugno 2026, alle ore 23.59, è possibile presentare domanda per partecipare al bando pubblico finalizzato all’assegnazione dei contributi a sostegno dei canoni di locazione relativi all’anno 2026. Il bando, approvato in attuazione della Deliberazione della Giunta Regionale Toscana n. 154 del 16 febbraio 2026 e della Determinazione Dirigenziale n. 3892 del 14 maggio 2026, è stato pubblicato lo scorso 19 maggio e consentirà ai cittadini in possesso dei requisiti previsti di accedere a una gra-duatoria per l’erogazione, nel corso del 2027, di un contributo economico a parziale rimborso dei canoni di locazione pagati nel 2026. Le domande dovranno essere presentate esclusivamente online attraverso la piattaforma dedicata disponibile sulla rete civica del Comune di Livorno al link Contributo affitto – Città di Livorno Per partecipare sarà necessario essere in possesso di attestazione ISEE in corso di validità e acce-dere mediante SPID, Carta d’Identità Elettronica oppure Tessera Sanitaria/CNS attiva. Tra i requisiti principali previsti dal bando:

• valore ISEE non superiore a 16.500 euro;

• per la Fascia A, valore ISE non superiore a 16.114,80 euro ed incidenza del canone al netto degli oneri accessori sul valore ISE non inferiore al 14%;

• per la Fascia B, valore ISE compreso tra 16.114,80 euro e 32.724,49 euro ed incidenza del canone al netto degli oneri accessori sul valore ISE non inferiore al 24%.

Saranno esclusi dal contributo coloro che avranno percepito, anche solo parzialmente nel corso del 2026, l’Assegno di Inclusione (ADI). Il contributo inoltre non è cumulabile con altri benefici pubblici erogati per il sostegno alloggiativo riferiti allo stesso periodo. La graduatoria sarà formata sulla base dell’incidenza del canone di locazione sul valore ISE e dei criteri di punteggio previsti dal bando (presenza di minori, di over 65 e/o di persone con disabilità). Il Comune erogherà il contributo ai beneficiari previa documentazione dell’avvenuto pagamento del canone di locazione. A partire dal 2 gennaio 2027, i richiedenti collocati nelle prime 250 posizioni della graduatoria definitiva dovranno presentare le attestazioni o ricevute comprovanti il paga-mento dei canoni di locazione relativi all’anno 2026. Il termine ultimo di presentazione dei documenti è il 31 gennaio 2027.

Tra le novità introdotte per il bando 2026, l’IBAN per l’eventuale accredito del contributo dovrà essere indicato al momento della presentazione della domanda e non sarà più possibile comunicarlo successivamente. Chi non indicherà un IBAN dovrà dichiarare di voler ricevere l’eventuale contributo per cassa, direttamente di persona oppure tramite delega a terzi.

Tutte le informazioni relative ai requisiti, alle modalità di presentazione della domanda, alla documentazione necessaria e alle procedure di formazione della graduatoria saranno consultabili nel testo integrale del bando pubblicato sul sito istituzionale del Comune. Per informazioni: Ufficio Programmazione e servizi per il fabbisogno abitativo Tel. 0586 820070 – 0586 820101 e-mail: contributoaffitto@comune.livorno.it

Autolinee Toscane: nuove linee estive

5 Giugno 2026 ore 14:34

Presentate in Comune le corse estive di Autolinee Toscane in collaborazione con il Comune di Livorno. La novità di quest’anno è la linea 23 che viaggerà in notturna e la conferma del bus 20 dopo il successo dello scorso anno. Erano presenti l’assessora alla Mobilità Giovanna Cepparello, Francesco Repetti funzionario del Comune responsabile della Mobilità Sostenibile, Simone Talamucci capo sede operativa AT di Livorno, Riccardo Nannipieri, area brand & community di AT per il dipartimento Nord. 


 La novità


La novità di questa stagione estiva è la nuova linea Notturna 23 che collegherà Scopaia/Leccia/Salviano con il centro città e il mare. Dall’11 giugno al 14 settembre la nuova linea 23 si aggiunge alle linee 21 e 22. Le corse saranno 3 tutti i giorni alle ore 21; 22 e 23. Venerdì e sabato si aggiungerà una quarta corsa alle 24. Il servizio terminerà quindi poco prima dell’ una di notte.

La linea 23 è stata voluta dal Consiglio Comunale e dalla Commissione Giovani. 

Questo il tragitto: Scopaia, via Francia, via di Collinaia, via della Leccia, via di Salviano, viale Risorgimento, via Don Bosco, via Gramsci, viale Marconi, via del Fagiano, via Calzabigi, piazza Attias, via Magenta, via Cairoli, via Cogorano, via della Cinta Esterna, corso Mazzini, Scoglio della Regina, viale Italia Accademia Navale, viale Italia Barriera Margherita, viale Nazario Sauro, via dei Pensieri, via di Collinaia, via Spagna e Scopaia. 

Linea 20 dal quartiere La Rosa a Chioma-Quercianella
“Al Mare in 20” è un servizio estivo gratuito voluto dal Comune di Livorno attivo il sabato, la domenica e a Ferragosto dalle ore 8 alle ore 20 (ultima partenza alle 19,25) che si ripete per il secondo anno. La linea permetterà di raggiungere gratuitamente, grazie al contributo dell’Amministrazione Comunale, i punti balneabili della costa livornese tra Antignano e Chioma.
Questa linea è stata voluta e finanziata dall’Amministrazione Comunale a seguito di un progetto presentato dai ragazzi della Commissione Ambiente e Mobilità Studenti e Studentesse del Comune di Livorno, ed è stata realizzata grazie alla collaborazione e alla disponibilità di AT.

La linea partirà dal quartiere La Rosa, transitando in andata e ritorno, dai quartieri di Ardenza e Antignano, raggiungendo Chioma in circa 20 minuti. Sarà quindi possibile, comodamente e gratuitamente, e senza l’assillo di trovare parcheggio, le discese a mare più belle di questo tratto di costa (tra le quali il Parco Marino del Boccale, Calafuria, Sassoscritto, Calignaia, Cala del Leone, Baia del Rogiolo, la Spiaggetta, Baia dei Paolieri, i Calloni, Lido del Chioma).

Linee 16 e 18.

Inoltre, con la partenza del servizio estivo, come avviene già da alcuni anni, le linee 16 e 18 arriveranno al mare; questi i percorsi:
LINEA 16: Leccia – Collinaia – Adenza Terra – Ardenza Mare
LINEA 18: Ardenza Terra – Giambruni – Curiel – Collinet – Ardenza Terra – Ardenza Mare.

Convenzioni per gli abbonati At che prevedono vari sconti :

 

Al fine di incentivare la mobilità sui bus At-Autolinee Toscane ha studiato molte promozioni per i propri abbonati. Ricordiamo ad esempio, nell’area vicina a Livorno, gli sconti speciali riservati agli abbonati AT per Il Cavallino Matto, l’Acqua Village, il Cinema Teatro 4 Mori, l’Acquario di Livorno, il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa a Calci, Villa Reale a Marlia, e tanti altri ancora.

Le promozioni per gli abbonati At sono in continuo aggiornamento e ampliamento e i vantaggi sono comunicati e diffusi anche attraverso canali digitali quali newsletter e comunicazioni dirette agli abbonati, ma at consiglia anche di controllare sempre anche la pagina PROMOZIONI dove vengono via via aggiornate le varie promozioni.

Info:https://www.at-bus.it/it

Gare Remiere: Dario Senzacqua “I contributi attualmente destinati al settore risultano spesso insufficienti persino a coprire le spese ordinarie di gestione”

5 Giugno 2026 ore 14:15

Comunicato di chiarimento sulla posizione del Gruppo Sportivo Femminile della Sezione Nautica Labrone

“Alla luce degli ultimi avvenimenti e delle diverse dichiarazioni che si sono susseguite in questi giorni, ritengo doveroso intervenire per chiarire la posizione della Sezione Nautica Labrone e ribadire alcuni principi che considero imprescindibili.

In qualità di Presidente, mi assumo pienamente la responsabilità di ogni parola espressa e confermo con convinzione che le vogatrici debbano avere le stesse opportunità, gli stessi diritti e le stesse possibilità di crescita sportiva riconosciute ai vogatori. Questo principio non è negoziabile e rappresenta uno dei valori fondanti del nostro operato.

Dal 2019 ad oggi, la Sezione Nautica Labrone ha investito risorse economiche, energie, competenze e passione per rilanciare e consolidare la presenza femminile nel mondo remiero. Un percorso costruito con sacrificio e determinazione, che ha consentito a molte atlete di avvicinarsi a questa disciplina e di praticarla con continuità e dignità.

Proprio per questo, di fronte alle attuali difficoltà legate alla disponibilità delle imbarcazioni, agli spazi e alle strutture necessarie per lo svolgimento dell’attività sportiva, ritengo sia necessario aprire una riflessione seria e costruttiva sul futuro del movimento remiero. Le parole di apprezzamento sono importanti, ma da sole non bastano. Occorrono attenzione, programmazione e sostegno concreto verso chi quotidianamente lavora per mantenere vivo questo patrimonio sportivo e sociale.

Non possiamo ignorare il fatto che i contributi attualmente destinati al settore risultino spesso insufficienti persino a coprire le spese ordinarie di gestione. È quindi necessario che alle dichiarazioni di principio seguano atti concreti, capaci di garantire continuità, sviluppo e pari opportunità per tutti gli atleti e le atlete.

Il nostro auspicio è che il mondo remiero torni ad essere oggetto di confronto positivo, di collaborazione e di progettualità condivisa. Le critiche, quando costruttive, rappresentano un valore; tuttavia, è altrettanto importante riconoscere il lavoro svolto e i risultati raggiunti grazie all’impegno di tante persone.

Desidero infine ringraziare tutta la dirigenza, i collaboratori, i tecnici, i volontari e le atlete che ogni giorno contribuiscono con dedizione alla crescita della Sezione Nautica Labrone. Il loro lavoro rappresenta la vera forza della nostra realtà e la base sulla quale costruire il futuro del mondo della “voga” e del movimento remiero femminile.

Continueremo a lavorare con serietà, responsabilità e spirito di servizio, nell’interesse delle atlete, dello sport e dell’intera comunità remiera”

Tragedia a Rosignano: muore sul lavoro un 33enne

4 Giugno 2026 ore 15:59

Oggi, giovedì 4 giugno, a perdere la vita a soli 33 anni è un uomo, un lavoratore di origini straniere, precipitato nel vuoto all’interno dello stabilimento della ditta Omp in via degli Artigiani a Rosignano.
Ma c’è un dettaglio in questa vicenda che pesa più degli altri e che trasforma il dolore in rabbia: l’operaio indossava i dispositivi di sicurezza previsti.
Troppo spesso, di fronte agli incidenti sul lavoro, si cerca l’errore umano, la distrazione, la fatalità o la noncuranza delle regole da parte della vittima. Questa volta no. Il lavoratore, dipendente di una ditta esterna, era salito su quel solaio a 6-7 metri d’altezza e dalle prime informazioni sembrava protetto da tutto ciò che doveva tenerlo al sicuro.
Il cedimento improvviso del solaio ha squarciato il velo di una sicurezza apparente, trasformando un normale turno di manutenzione in una trappola mortale. La caduta, terminata tragicamente contro un macchinario in funzione, non ha lasciato scampo.

I tentativi disperati dei sanitari e dei Vigili del Fuoco di strapparlo alla morte si sono infranti contro la realtà di un decesso constatato sul posto. Ora scatteranno le indagini, si cercheranno le responsabilità legali e tecniche di quel solaio venuto giù.

Il Belpaese, un paradiso solo per i milionari

di: loc
6 Giugno 2026 ore 20:13

di Emiliano Brancaccio (da il manifesto)

Il miliardario Warren Buffett ha ragione, la lotta di classe esiste e la stanno vincendo loro. Una tendenza internazionale, tra le tante, lo comprova: da decenni, i governi dei diversi paesi gareggiano tra loro per allietare i possessori di capitali privati, con generosi vantaggi fiscali e sussidi pubblici.

In questa corsa a far felici i proprietari maggiori, l’Italia indubbiamente ha spiccato. Il nostro paese non solo garantisce le consuete tassazioni agevolate per i redditi da capitale, ma in più attira i ricchi dall’estero con risibili tasse piatte, offre successioni ereditarie a costo quasi nullo per gli abbienti, garantisce aliquote straordinariamente vantaggiose sulle rendite immobiliari, asseconda l’uso del contante e le relative evasioni di piccoli e grandi capitali, e non lesina condoni a favore di chi abbia nascosto ricchezze oltreconfine. Belpaese «paradiso dei signori», verrebbe da dire.

Sostenere che questa politica abbia aiutato lo sviluppo del paese suonerebbe ironico. Il capitalismo italiano resta agli ultimi posti europei in termini di efficienza, produttività, capacità di creare ricchezza diffusa. Né vale la litania secondo cui avremmo bisogno di attrarre investimenti esteri.

Oggi l’Italia è esportatrice netta di capitali a causa soprattutto dell’austerità del decennio passato, che ha ulteriormente depresso la nostra crescita e le nostre importazioni rispetto agli altri Paesi. Come spesso accade, creare il «paradiso dei ricchi» significa assecondare un’economia arretrata.

In un tale scenario, di carnevale per i capitali e quaresima per il lavoro, c’è chi prova a cambiar passo. Da qualche tempo è tornata in auge l’idea di un’imposta sui patrimoni più elevati. A partire da alcuni studi, pubblicati dalla Scuola Sant’Anna e da altri, sono state avanzate proposte dalle forze della sinistra sindacale e politica.

Le ipotesi convergono verso un’imposta strutturale, da applicare ai contribuenti più ricchi: meno di 400mila soggetti dotati di patrimonio netto superiore a 2 milioni di euro. L’aliquota da applicare oscillerebbe intorno a una media dell’1,5 percento. Il gettito atteso è di un certo rilievo, intorno a 25 miliardi annui.

La proposta ha aizzato gli oppositori. Le destre di governo gridano che loro non «metteranno le mani nelle tasche degli italiani». Se precisassero «degli italiani del Billionaire» l’affermazione sarebbe tecnicamente corretta. Ma anche il Corriere della Sera e vari pezzi di mondo liberale lanciano allarmi contro la patrimoniale.

La prima critica è che si tratterebbe di una doppia imposizione, prima sul reddito risparmiato e poi sulla ricchezza accumulata. Questo appunto è obsoleto. La letteratura scientifica e le proposte avanzate, al G20 e in altre sedi internazionali, intendono la patrimoniale proprio come un rimedio ai guasti provocati dagli attuali regimi di prelievo «colabrodo» sui redditi da capitale. Si può discutere sull’adeguatezza del metodo, ma restare comodamente attendisti dinanzi al disastro di tali regimi è ormai inaccettabile.

La seconda obiezione è che una patrimoniale sarebbe inefficace, dato che provocherebbe fughe di capitali all’estero. Questo spauracchio è tanto in voga quanto pretestuoso. Le proposte avanzate tengono conto di una misura ampiamente adottata dagli esperti in tema, che si chiama «elasticità dell’imponibile». In pratica, significa che già tengono conto di eventuali riallocazioni di capitale conseguenti all’introduzione della misura. Naturalmente, si può discutere dell’eventualità che, in assenza di coordinamento internazionale, il gettito fiscale sia inferiore a quello previsto. Ma chi ritiene che il provvedimento darebbe meno di 10 miliardi al netto dell’Imu dovrebbe fornire prove empiriche, non parole in libertà.

L’ultima critica è di ordine politico. Viene contestato che i soggetti colpiti dall’imposta voterebbero contro un tale programma economico. Obiezione sensata quanto ovvia. La replica è agevole: si tratta di una minoranza potente, certo, ma esigua in termini elettorali.

La storia di questo paese è costellata di programmi che avrebbero dovuto soddisfare, tutti assieme appassionatamente, sia i maggiori proprietari che i lavoratori. L’esito è sotto i nostri occhi: ormai l’Italia compete coi paradisi fiscali per sedurre i grandi possessori di ricchezza.

E così asseconda la distruzione del welfare, dell’istruzione, della sanità, della ricerca pubblica.

Sarebbe ora di rimediare a questa immane, inefficiente, catastrofica elargizione di regalie pubbliche al capitale privato. Una patrimoniale sopra i due milioni di euro sarebbe un primo tentativo per avviare un’inversione di tendenza. A cui sarebbe utile aggiungere una revisione della massa di immotivate prebende statali a favore di padroni non sempre meritevoli. Programma minimo, per non dire minimale.

Nei prossimi cinque anni, temperature pari o vicine ai livelli record

di: loc
6 Giugno 2026 ore 20:08

*articolo apparso su climate&capitalism il 28 maggio 2026

La media del calore superficiale fino al 2030 probabilmente supererà l’obiettivo di 1,5 °C.

L’Aggiornamento Climatico Globale Annuale e Decennale viene pubblicato ogni anno dall’World Meteorological Organization (WMO). Fornisce una sintesi delle previsioni climatiche globali annuali e decennali elaborate dalla WMO e da altri centri di ricerca contributori.

L’ultimo rapporto, pubblicato questa settimana, afferma che le temperature medie globali continueranno probabilmente a mantenersi a livelli record o vicini ai record nel quinquennio 2026-2030. Si prevede che la temperatura media globale annua vicino alla superficie per ciascun anno tra il 2026 e il 2030 sarà compresa tra 1,3 °C e 1,9 °C al di sopra della media del periodo preindustriale 1850-1900.

Altre previsioni includono:

  • È molto probabile (91% di probabilità) che la temperatura media globale vicino alla superficie superi di 1,5 °C i livelli medi del periodo 1850-1900 per almeno un anno tra il 2026 e il 2030. È inoltre probabile (75% di probabilità) che la media del quinquennio 2026-2030 superi anch’essa la soglia di 1,5 °C rispetto alla media del 1850-1900.
  • È probabile (86% di probabilità) che almeno un anno tra il 2026 e il 2030 stabilisca un nuovo record annuale di temperatura (l’attuale record è detenuto dal 2024). È invece estremamente improbabile (meno dell’1% di probabilità) che uno qualsiasi dei prossimi cinque anni superi i 2 °C di riscaldamento globale.
  • La temperatura media prevista per cinque anni nella regione Niño 3.4, rispetto all’insieme dei tropici, indica una tendenza verso condizioni di El Niño, in particolare nel 2027 e nel 2028.
  • Le temperature nell’Artico durante i prossimi cinque inverni estesi (novembre-marzo) sono previste in media 2,8 °C superiori rispetto al periodo 1991-2020, un’anomalia oltre tre volte e mezzo maggiore rispetto all’anomalia della temperatura media globale nello stesso periodo.
  • Le previsioni decennali delle temperature superficiali per il periodo 2026-2035 sono simili a quelle dei modelli climatici a lungo termine. Tuttavia, mostrano anomalie più calde rispetto alle proiezioni in alcune aree, tra cui l’Amazzonia, il Nord Africa, la Scandinavia settentrionale e il Mare della Groenlandia.
  • Le previsioni relative al ghiaccio marino artico per il mese di marzo nel periodo 2026-2035 indicano ulteriori riduzioni della concentrazione di ghiaccio nel Mare di Barents, nel Mare di Bering e nel Mare di Ochotsk.
  • I modelli di precipitazione previsti per il periodo maggio-settembre 2026-2030 suggeriscono una maggiore probabilità di precipitazioni superiori alla norma nel Sahel, nell’Europa settentrionale, in Alaska e in Siberia, mentre condizioni più secche della media sono attese nell’Amazzonia.
  • Sono state elaborate previsioni regionali per tutte le regioni della WMO. Ad esempio, gli ultimi inverni nella regione dell’Europa sud-orientale (SEECOF) sono stati insolitamente secchi. Le previsioni indicano che il periodo 2026-2030 avrà probabilmente precipitazioni superiori alla norma anche in quest’area.

 

F1, GP Monaco: Antonelli si prende la pole di Monte Carlo davanti a Verstappen

6 Giugno 2026 ore 17:56
Il giro giusto, nel posto più difficile. Andrea Kimi Antonelli lo ha fatto, conquistando la pole position del Gran Premio di Monaco e diventando il più giovane di sempre ad aver raggiunto questo risultato nel Principato. L'italiano ha preceduto di soli 43 millesimi di secondo la Red Bull di Max Verstappen. Una pole pesante, costruita più con la precisione che con la prepotenza. Pur senza dominare nei tre settori, ha fatto la cosa che a Monte Carlo conta più di tutto: non ha sprecato nulla. Ha cucito insieme tre parziali puliti, senza grandi sbavature, strappando la pole al quattro volte campione del mondo della Red Bull. Verstappen c'è, ma stavolta non bastaL'olandese ha sfiorato una pole che avrebbe avuto un peso enorme, anche simbolico. Rende comunque l'idea del valore di Max come se ci fosse ancora bisogno di dimostrarlo che su una pista così complicata come questa conferma che il pilota può ancora fare una differenza brutale. Questa volta, però, non è bastato ad aggiungere un'altra partenza al palo. E così la prima fila sarà Mercedes-Red Bull, con due piloti separati da un nulla ma, almeno sulla carta, divisi da una prospettiva molto diversa per la gara: davanti a tutti Antonelli potrà gestire ritmo e posizione; Verstappen dovrà inventarsi qualcosa, perché a Monaco superare resta un esercizio vicino all'impossibile. L'amaro in bocca in Ferrari vero, la Ferrari si prende la seconda fila, con Lewis Hamilton terzo e Charles Leclerc quarto. Un risultato che non fa sorridere, soprattutto dopo un venerdì che aveva acceso aspettative ben più alte attorno alla SF-26.Hamilton ha chiuso a poco più di due decimi dalla pole, confermandosi concreto in una sessione in cui serviva soprattutto restare lontani dai guai. Leclerc, invece, ha vissuto una Q3 più complicata. Il monegasco aveva tutto per essere protagonista davanti al suo pubblico, ma nel momento decisivo non è riuscito a completare l'assalto: prima un giro non pulitissimo, poi il contatto con le barriere nel tentativo finale.Per la Ferrari resta una posizione di partenza importante. Ma partire terzi e quarti nel Principato significa anche sapere che la domenica, senza strategia o neutralizzazioni favorevoli, può diventare rapidamente una gara passata nel limbo. Hadjar sorprende, Russell deludeAlle spalle dei primi quattro si piazza Isack Hadjar, quinto con l'altra Red Bull. Una prestazione di livello, soprattutto considerando le incognite della vigilia su una vettura attesa a una verifica severa tra cordoli, sconnessioni e curve lente. Il francese ha invece interpretato bene la pista, chiudendo davanti a George Russell.Ed è proprio l'inglese della Mercedes uno dei grandi delusi di giornata. Il sesto posto pesa, soprattutto nel confronto interno con Antonelli. Su una pista dove la fiducia conta più dei numeri di simulazione, il George non è mai sembrato in grado di agganciarsi davvero alla lotta per la pole. La differenza con il compagno, oggi, è stata evidente.Più indietro le McLaren: Lando Norris e Oscar Piastri chiudono settimo e ottavo, in una qualifica condizionata anche dall'errore di Norris nell'ultimo tentativo. Completano la top ten Pierre Gasly con l'Alpine e Liam Lawson con la Racing Bulls. Q2 tirata: Albon e Sainz fuori per un soffioLa Q2 ha confermato quanto Monaco sappia comprimere i valori. Alex Albon è rimasto fuori dalla top ten per soli 25 millesimi, mentre Carlos Sainz ha mancato il passaggio in Q3 per 53. Due distacchi minimi, ma sufficienti a cambiare completamente la prospettiva della domenica. Per la Williams è una beffa, perché la pista del Principato, con il peso meno penalizzante rispetto ad altri tracciati, sembrava offrire una piccola finestra per puntare alla zona punti.Fuori in Q2 anche Nico Hulkenberg, Gabriel Bortoleto, Franco Colapinto e Arvid Lindblad. Bortoleto, in particolare, ha pagato le conseguenze del contatto alla Nouvelle Chicane, con danni alla sospensione anteriore sinistra che hanno compromesso la prosecuzione della qualifica.  Haas e Aston Martin, sabato da dimenticareLa prima manche ha tagliato fuori entrambe le Haas, nonostante segnali migliori emersi nelle libere. Esteban Ocon ha chiuso diciassettesimo, Oliver Bearman diciannovesimo, anche condizionato da una bandiera gialla nel proprio giro buono. Un passo indietro pesante per una squadra che sperava di agganciare almeno la lotta per la Q2.Eliminate anche le Cadillac, più vicine del solito al passaggio del turno ma ancora fuori dal gruppo centrale. Sergio Perez ha mancato la Q2 per 62 millesimi: poco in termini cronometrici, moltissimo in termini pratici.In fondo le due Aston Martin di Fernando Alonso e Lance Stroll. Il weekend era annunciato difficile e la qualifica lo ha confermato, tra problemi di guidabilità e una vettura poco amica delle frenate sporche e dei cambi di ritmo tipici di Monte Carlo.I risultati completi delle qualifiche di Monte Carlo >>

[2026-06-12] Contro il 41-bis! A fianco di Alfredo! (cambio luogo di ritrovo!) @ Torino

9 Giugno 2026 ore 19:30

Contro il 41-bis! A fianco di Alfredo! (cambio luogo di ritrovo!)

Torino -
(venerdì, 12 giugno 09:00)
Contro il 41-bis! A fianco di Alfredo! (cambio luogo di ritrovo!)

ATTENZIONE: IL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA HA TRASLOCATO DA POCHI GIORNI ALL'INTERNO DELL'EX-CARCERE DELLE NUOVE, QUINDI AGGIORNIAMO IL LUOGO DEL RITROVO PER VENERDì!

Per il prossimo 12 Giugno è stata fissata l'udienza per il ricorso della difesa contro il rinnovo del 41bis all'anarchico Alfredo Cospito. L'udienza, fissata con inedita velocità, sarà al Tribunale di Sorveglianza di Roma e si svolgerà a porte chiuse.

Sarà l'ultima possibilità giuridica affinché Alfredo non debba affrontare per i prossimi due anni il regime di tortura legalizzata in cui è sequestrato dal 2022.

In contemporanea all'udienza e al presidio che è stato indetto a Roma, chiamiamo ad una presenza solidale in strada anche a Torino.

Ritrovo dalle 9.00 alle 10.00 davanti al Tribunale di Sorveglianza in via C.so Vittorio Emanuele II, angolo via Paolo Borsellino - Torino

ore 12.00: Piazza della Repubblica (sotto l'orologio), volantinaggio

A fianco di Alfredo e di chi lotta! Contro il 41-bis! Contro tutte le galere!

Cassa AntiRep delle Alpi occidentali

[2026-06-12] I SENZA STATO 12° edizione @ LABORATORIO ANARCHICO PERLANERA

26 Maggio 2026 ore 14:25

I SENZA STATO 12° edizione

LABORATORIO ANARCHICO PERLANERA - VIA TIZIANO VECELLIO 2 ALESSANDRIA
(venerdì, 12 giugno 16:00)
I SENZA STATO 12° edizione

12-13-14 Giugno 12° edizione del Meeting multimediale d’arte e creatività “I SENZA STATO”.
Quest’anno ricorre il 90 anniversario della rivoluzione spagnola, conseguentemente abbiamo deciso di dedicare il meeting a Lucìa Sànchez Saornil.
Lucìa Sànchez Saornil
Nata a Madrid il 13 dicembre del 1895,
morta a Valencia, il 5 giugno del 1970.
Anarchica, combattente contro il fascismo.
Poeta, giornalista e pittrice,
una delle fondatrici dell’organizzazione
anarchica di sole donne Mujeres Libres
forte di più di 20000 aderenti.
Come tutti gli anni sarà un caleidoscopio di suoni, immagini e parole, dove si articoleranno, una mostra di arti grafiche scuture, e fotografia, al primo piano, mentre il cortile e la cantina saranno il palcoscenico di concerti performance, spettacoli teatrali e recitazioni di poesie.
La domenica poi, il gran finale! Il festival del canto anarchico, con le esibizioni per tutta la giornata di tutte le declinazioni del canto anarchico come cori, cantautori, musica folk, rock e tanti altri generi.

NELLA MIA ORA DI LIBERTÀ
Festival del canto Anarchico popolare e d’autore
Musica Anarchica: folk, Rock, e d’autore
ore 15.00
Duo Bailenga – Elisa Guaraggi e Pietro Ariotti
Paolo Pasi
Rocco Rosignoli
Alessio Lega
Banda Putiferio
Egin
Cantografi
L’UkuLequio
Sergio dei Kina
la CantaDoira e Daniele Fiorenza
Attimi Fuggenti
Coro Animaccorde Tucchi DE Cor
Corocchio
Coro Stazione Rossa
AnarcoLettica e CARENZA 503

con un omaggio a Pietro Gori
con Rocco Rosignoli e
Ombretta Zaglio ( Teatro del Rimbalzo)

[2026-06-12] Radio Blackout Fest 2026 @ Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito

8 Giugno 2026 ore 23:26

Radio Blackout Fest 2026

Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito - Largo Maurizio Vitale 113, Torino
(venerdì, 12 giugno 17:00)
Blackout Fest 2026

In molti cercano di rubare le briciole di energia che cadono dal nostro tavolo per appropriarsene, svuotando gli spazi che abitiamo, o rendendo costoso ed invivibile qualsiasi tempo. Per fortuna non abbiamo bisogno di approvazione per dirvi che vi aspettiamo quest'anno a Manituana dal 12 al 14 di giugno.

Let’s face it: the scene out there is a joke. Everything is a product, everything is fake, and you can’t even hang out without being sold something.That’s why we’re still here, 34 years later, doing things our own way. We are the glitch in their system—unfiltered, loud, and totally free. While the big labels and "competitors" try to copy our vibe to look cool, we’re actually living it. We don’t need an algorithm to tell us what’s good. We have each other. If you’re tired of the mainstream mall, come to Manituana from June 12th to 14th. Support the real underground. See you there.


1️⃣ VENERDÌ 12 GIUGNO

⏰ ORARI

h.17:00 apertura cancelli e dibattito

h. 20 inizio live

ŦΔŁҜ

Le Indomabili. Storie di liberazione e indipendenza dei corpi non conformi!

Da Super‑ANTI, il primo programma antiabilista di Radio Blackout.


ŁIᐯE dalle 20 in ordine

West Riviera | https://linktr.ee/westriviera

GENTILESKY | https://gentilesky.bandcamp.com/album/ways-of-seeing

Siksa | https://www.youtube.com/watch?v=lGvUFEEMuFg

Nailbreaker | https://nailbreaker.bandcamp.com/album/robert-knight-wine-cellar

Ossia | https://ossia.bandcamp.com


ĐĴ Ş€Ŧ

Makossiri | https://soundcloud.com/makossiri/polyrhythmic-tension-mix

Dj Pisolino | https://soundcloud.com/wild_enry


2️⃣ SABATO 13 GIUGNO

⏰ ORARI

h.17:00 apertura cancelli e dibattito

h. 20 inizio live

ŦΔŁҜ

Imperialismo digitale

Con Dario Guarascio, Professore Associato di Politica Economica presso il Dipartimento di Economia e Diritto della Sapienza Università di Roma. Modera Dario Di Conzo, esperto di Cina e di politiche economiche, collaboratore di Radio Blackout e Radio Onda d’Urto.


ŁIᐯE
dalle 20 in ordine

Swear | https://swearpunx.bandcamp.com/album/after-the-sun

STEPMOTHER | https://stepmother1.bandcamp.com/track/vacant-state

Oddateee + Abstral Compost | https://www.youtube.com/watch?v=UnY_qcILv_A

Dalila Kayros + Danilo Casti | https://www.youtube.com/watch?v=PngVj1YCs5U

Oonagh Haines | https://www.instagram.com/p/DV80eaYghbo/?img_index=1


ĐĴ Ş€Ŧ

Amara Venier | alias non techno di: https://landi666.bandcamp.com/

Simona Zamboli | https://linktr.ee/SimonaZambolimusic


3️⃣ DOMENICA 14 GIUGNO

⏰ ORARI

h.16:00 apertura cancelli, dibattito, zona bimbi

h. 19 inizio live

ŦΔŁҜ

Un mondo in guerra. Torino tra Lunapark e città delle armi.

Interventi di Francesco Migliaccio ed esponenti dell'Assemblea Antimilitarista.

ŁIᐯE dalle 19 in ordine

felinto | https://felinto.bandcamp.com/

Kalozin | https://kalozin.bandcamp.com/album/pindorama-x700-2

OAXACA | https://oaxacaband.bandcamp.com/album/materia-tersa

manduria | https://linktr.ee/manduria_

alien state | https://alienstate.bandcamp.com/album/piz-ts-nav-zagts

Bolivia: stato di emergenza imminente, proteste e accuse tra Paz e Morales

Il presidente consrvatore e neoliberista boliviano, Rodrigo Paz, sta valutando la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza per ampliare l'impiego delle Forze Armate al fine di contrastare i blocchi stradali attuati da agricoltori e sindacati.

Questa misura si aggiunge alla persecuzione politica che sta conducendo contro i leader sociali che animano la rivolta boliviana contro il neoliberismo selvaggio.

Paz ha supervisionato le operazioni insieme al Ministro della Difesa Ernesto Justiniano e ha ribadito il suo appello alla pace, affermando che "ciò di cui la Bolivia ha bisogno è il dialogo, non lo scontro". Tuttavia, il presidente sta valutando la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza, una misura già approvata dal Senato e in attesa di ratifica da parte della Camera dei Deputati. Questa circostanza conferirebbe una presunzione di legalità alle azioni militari e trasferirebbe la responsabilità politica al governo.

Paz ha inoltre rivolto un appello ai leader che hanno partecipato alle manifestazioni dall'inizio di maggio, esortandoli a non credere alle parole dell'ex presidente Evo Morales. L'attuale presidente boliviano sta tentando di costruire una falsa narrativa contro Morales, accusandolo di finanziare le proteste con denaro proveniente dal narcotraffico, un'azione volta a screditare e incriminare i suoi oppositori.

???? Bolivia: Gobierno anuncia medidas ante protestas sectoriales

???? El presidente Rodrigo Paz de Bolivia anunció medidas de presión para frenar las protestas sectoriales que cumplen más de cuatro semanas. Los movimientos sociales mantienen su exigencia de renuncia del mandatario,… pic.twitter.com/imGejWPOLX

— teleSUR TV (@teleSURtv) June 5, 2026

Il conflitto si sta intensificando, con quasi cento posti di blocco in tutto il Paese, che interessano anche Cochabamba, Oruro e Potosí. Il presidente Evo Morales ha nuovamente accusato il governo di finanziare le proteste con denaro proveniente dal narcotraffico per eludere i problemi legali, tra cui un mandato di arresto per traffico di esseri umani. "Sta usando il popolo come trampolino di lancio per difendersi dai suoi problemi legali", ha dichiarato il presidente. L'ex presidente indigeno ha inoltre denunciato di essere a conoscenza di un piano per arrestarlo e successivamente consegnalarlo agli USA.

A livello internazionale, gli Stati Uniti hanno ribadito il loro sostegno a Paz, con il Segretario alla Difesa Pete Hegseth che ha dichiarato sul suo account X che "la Bolivia non deve permettere che venga ripristinato il vecchio status quo del dominio narco-terroristico nella regione". Allo stesso modo, l'alleanza regionale - asservita agli USA - Scudo delle Americhe ha denunciato i "continui tentativi di rovesciare" il governo boliviano, allineandosi alla posizione di Washington sulla crisi interna.

Questa posizione non è passata inosservata e Morales l'ha criticata per essersi schierata dalla parte del governo mentre la popolazione ne subisce le conseguenze. "Ora ricorrono di nuovo al discorso del 'narco-terrorismo' per stigmatizzare la protesta sociale e screditare le legittime rivendicazioni di coloro che difendono la democrazia, la sovranità e le nostre risorse naturali", ha affermato Evo Morales in un post sul suo account X, denunciando la possibile interferenza straniera.

Venerdì, forze di polizia e militari sono riuscite a sbloccare una via di rifornimento strategica per La Paz ed El Alto, città colpite da oltre un mese di proteste che chiedevano le dimissioni del presidente Rodrigo Paz. L'operazione, supportata da mezzi pesanti e attrezzature antisommossa, ha permesso la ripresa delle consegne di cibo dalle zone agricole di Lipari e Río Abajo.

Guerra commerciale alla Cina: l'Europa sa cosa rischia?

C'è qualcosa di profondamente sbagliato nel modo in cui l'Unione Europea porta avanti la propria politica estera ed economica. Non si tratta di una politica estera lungimirante, né di una strategia industriale coerente. Assomiglia piuttosto a una risposta automatica a impulsi che arrivano dall'esterno, principalmente da Washington, e che Bruxelles recepisce e trasforma in decisioni capaci di danneggiare prima di tutto i cittadini europei.

Oggi il bersaglio è la Cina. Ma la storia, per chi ha memoria, risuona in modo inquietante. Abbiamo già visto come è andata con la Russia, e sappiamo come è andata a finire.

Quando l'Europa decise di sanzionare masochisticamente Mosca, lo fece con una foga che lasciava poco spazio al ragionamento economico. Le conseguenze furono devastanti per interi settori produttivi europei, dall'agricoltura all'energia, dall'industria manifatturiera al commercio di prossimità. Le bollette dei cittadini alle stelle, le imprese strozzate dai costi energetici, una recessione strisciante che ha colpito soprattutto i Paesi più industrializzati del continente. La Russia, nel frattempo, ha trovato nuovi mercati, ha riorientato i propri flussi commerciali verso est e verso sud, e ha retto all'urto molto meglio di quanto i tecnocrati di Bruxelles avessero previsto. L'Europa ha pagato il conto da sola.

Ora si prepara a ripetere l'esperimento con un interlocutore enormemente più grande e più radicato nell'economia globale.

I numeri parlano da soli, e sono numeri che dovrebbero fare riflettere chiunque abbia a cuore il benessere dei lavoratori e delle famiglie europee. Nel 2025, il deficit commerciale dell'Unione Europea con la Cina ha raggiunto i 359 miliardi di euro, più del doppio rispetto al periodo pre-pandemia. Pechino ha venduto quasi 560 miliardi di euro di merci al mercato europeo, mentre le esportazioni europee verso la Cina sono scivolate sotto i 200 miliardi. Un divario enorme, certo. Ma la risposta non può essere quella di alzare barriere che colpiscano le tasche di chi compra quei prodotti, cioè i consumatori europei.

Eppure è esattamente quello che si sta considerando a Bruxelles. Bloomberg ha rivelato che la Commissione Europea si prepara a mettere in guardia cittadini e imprese da una possibile guerra commerciale con la Cina, ammettendo in privato che Pechino quasi certamente risponderà con ritorsioni. La Commissione stessa ha dichiarato pubblicamente che la relazione con la Cina non è più sostenibile. Una frase che suona come un atto d'accusa ma che nasconde una domanda fondamentale: sostenibile per chi? Per le élite che gestiscono il processo decisionale europeo, o per i milioni di persone che dipendono da catene di approvvigionamento, da prezzi accessibili, da forniture industriali che passano in larga parte attraverso la Cina?

Pechino non ha mancato di rispondere con chiarezza. Mao Ning, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, ha smontato il linguaggio diplomatico europeo con una sintesi efficace: che si chiami riduzione del rischio, diminuzione della dipendenza o riequilibrio commerciale, si tratta comunque di protezionismo. E il protezionismo, ha avvertito, non colpisce i governi, colpisce le imprese e i consumatori, aumentando i costi e riducendo la competitività nel lungo periodo.

È un avvertimento che merita di essere preso sul serio, non liquidato come propaganda. Perché viene confermato anche dalla stessa OCSE, che pur criticando il sistema di sussidi cinese, riconosce implicitamente che il successo di Pechino in settori come l'energia solare, i veicoli elettrici, le telecomunicazioni e la cantieristica navale è reale e radicato. Non è un'illusione contabile.

Ricercatori cinesi, in un'analisi pubblicata dall'agenzia Xinhua, hanno messo il dito su una piaga che in Europa nessuno vuole toccare: il problema non è il surplus produttivo della Cina, ma la mancanza di innovazione europea e la chiusura dei propri mercati. Una lettura scomoda per Bruxelles, ma difficile da ignorare, specialmente guardando come l'industria continentale abbia progressivamente perso terreno in quasi tutti i settori ad alta intensità tecnologica. Una naturale conseguenza dell'implemetazione di ricette economiche basate sull'ideologia del neoliberismo selvaggio.

C'è poi un elemento strategico che rende questa partita ancora più pericolosa per l'Europa. La Cina non è la Russia. Non è un Paese isolabile (obiettivo fallito anche con la Russia) con qualche pacchetto di sanzioni. Ha già dimostrato di saper reggere alla pressione USA, molto più strutturata e determinata di quella europea. Ha mercati alternativi, ha accumulato riserve tecnologiche e produttive, sta costruendo infrastrutture commerciali nei Paesi vicini all'Unione Europea, come il Marocco, che hanno accordi di libero scambio con Bruxelles e che potrebbero diventare porte d'ingresso per aggirare qualsiasi futuro dazio. In altre parole, la Cina ha già pensato alle contromosse. L'Europa, a giudicare dalle divisioni interne alla stessa Commissione, no.

Quello che manca in questo dibattito è la voce dei popoli europei. Non degli industriali che chiedono protezione dalla concorrenza, non dei funzionari che ragionano in termini di quote di mercato e rapporti strategici, ma dei lavoratori, degli artigiani, delle piccole imprese, delle famiglie che ogni giorno fanno i conti con il costo della vita. Queste persone non hanno chiesto una guerra commerciale con la Russia, eppure l'hanno pagata cara. Non stanno chiedendo una guerra commerciale con la Cina, eppure si preparano a subirne le conseguenze.

Un'Europa che decide contro i propri cittadini non è un'anomalia della storia recente. È diventata un metodo di governo ben preciso. Si ripete con la stessa logica: si recepiscono le pressioni esterne, si adotta il linguaggio dei valori per giustificare scelte che di valoriale hanno poco, e poi si lascia che siano i più vulnerabili a pagare il prezzo. Prima con il gas russo che non arrivava più e le bollette che triplicavano. Domani, forse, con i prezzi dei pannelli solari, delle auto elettriche, dei componenti industriali che si impennano perché qualcuno a Bruxelles ha deciso che la competizione cinese è sleale.


Oltre 250 dollari al barile: lo scenario che potrebbe far impennare i prezzi del petrolio

I prezzi del petrolio potrebbero superare i 250 dollari al barile se le sanzioni contro il greggio russo venissero estese, ha avvertito Igor Sechin, CEO della compagnia petrolifera russa Rosneft, al Forum economico internazionale di San Pietroburgo.

Sechin ha sottolineato che il blocco dello Stretto di Hormuz, causato dall'aggressione israelo-statunitense contro l'Iran, ha bloccato circa 16 milioni di barili di petrolio al giorno.

Ha aggiunto che, se venissero imposte ulteriori restrizioni alle esportazioni russe di 7 milioni di barili al giorno, il prezzo del petrolio greggio potrebbe superare i 170 dollari al barile, secondo una stima di Nobuo Tanaka, ex direttore esecutivo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia. Agli attuali 150-160 dollari, se ne dovrebbero aggiungere altri 100, ha indicato.

Se lo Stretto di Hormuz venisse riaperto, il prezzo medio di un barile di petrolio raggiungerebbe i 95-96 dollari entro la fine dell'anno, mentre entro un anno scenderebbe a 80-85 dollari, secondo Sechin.

 

[2026-06-11] ROSTA IL TAV TI ENTRA IN CANTINA! @ Rosta

5 Giugno 2026 ore 10:04

ROSTA IL TAV TI ENTRA IN CANTINA!

Rosta - -
(giovedì, 11 giugno 21:00)
ROSTA IL TAV TI ENTRA IN CANTINA!

ROSTA IL TAV TI ENTRA IN CANTINA!

Dietro il progetto TAV Avigliana–Rivoli–Rivalta–Orbassano ci sono impatti enormi su viabilità, salute, ambiente e risorse pubbliche. Per questo continuiamo a costruire momenti di informazione e confronto aperti a tuttə.

Giovedì 11 giugno – ore 21.00

Salone dell’Oratorio, Piazza San Michele 1, Rosta

Interverrà l’Ing. Poggio della Commissione tecnica per approfondire criticità e conseguenze dell’opera.

8 anni e mezzo di cantieri.

Rischio amianto nella collina morenica.

Almeno 3 miliardi di euro sottratti ai bisogni reali delle comunità.

Informarsi è il primo passo per opporsi a un progetto inutile e dannoso.

Da Assemblea BassaValle

[2026-06-11] PER LA RASSEGNA GIOVEDÌ SABOTAGGLIO PROIEZIONE DEL FILM L'ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL @ El Paso Occupato

28 Maggio 2026 ore 08:15

PER LA RASSEGNA GIOVEDÌ SABOTAGGLIO PROIEZIONE DEL FILM L'ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL

El Paso Occupato - Via Passo Buole, 47, Torino
(giovedì, 11 giugno 21:00)
PER LA RASSEGNA GIOVEDÌ SABOTAGGLIO PROIEZIONE DEL FILM L'ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL

L’ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL di Jean-Pierre Jeunet, Francia, 105 minuti

l film si apre con un prologo che narra l'antefatto: la morte del padre di Bazil a causa di una mina e l'assurdo episodio della sparatoria di cui lo stesso Bazil è spettatore, per puro caso. Si ritrova così con una pallottola conficcata nel cranio a vita. Perso il lavoro e l'appartamento, viene “adottato” da una stravagante famiglia: ne fanno parte Placard, un venditore ambulante miracolosamente scampato alla ghigliottina, nonché abile scassinatore; Tambouille, la “mamma” di casa, le cui due figlie sono misteriosamente scomparse; Calculette, una ragazzina capace di calcoli impossibili in pochi secondi; Petit Pierre, l'artista del gruppo, dotato di una forza straordinaria a dispetto dell'esile figura; la Môme Caoutchouc, una contorsionista; Remington, un uomo di colore che ama parlare per “giochi di parole” e Fracasse, l'autore del record di uomo-cannone del 1977. Rifiutati dalla società, hanno fatto del recupero dei rifiuti chi un mestiere, chi un'arte. Saranno proprio loro ad aiutare Bazil a compiere la sua rocambolesca vendetta nei confronti dei commercianti d'armi colpevoli d'aver prodotto la pallottola che ha in testa e la mina che ha ucciso suo padre. Si può girare una commedia spensierata muovendo al contempo una feroce critica alla società industriale e alla classe politica? È possibile giocando con i soldatini riuscire a smuovere le coscienze degli uomini? A guardare Jeunet, non sembra impossibile: il francese rovescia la scatola dei giochi sull'asfalto delle periferie parigine e combina i pezzi uscendo dalla realtà per raggiungere una dimensione cartoonesca, caratterizzata da personaggi che sembrano usciti da un libro per ragazzi e da una serie di invenzioni fantastiche (come le sculture automatizzate prese in prestito dall'artista Gilbert Peyre).

Tsunami hub. Il Centro Allerta Tsunami al World Ocean Day di Genova

6 Giugno 2026 ore 15:45

Dal 6 all’8 giugno, a Genova, la Giornata Mondiale degli Oceani diventa anche un’occasione per conoscere meglio gli tsunami. Il Centro Allerta Tsunami dell’INGV, infatti, partecipa all’edizione 2026 con lo stand espositivo Tsunami HUB. Qui troverete un simulatore video e una porta. Vi chiederete: cosa hanno in comune con gli tsunami?

Non vi anticipiamo la risposta: vi invitiamo a scoprirla di persona, passando a trovarci al Villaggio del Mare, in largo Pertini.

Qui, tra esperimenti, giochi, prove di forza e tsunami da generare con le proprie mani, sarà possibile capire come nascono questi fenomeni, perché sono così diversi dalle onde prodotte dal vento e quanta energia conservano quando raggiungono la costa. Sarà anche l’occasione per scoprire che gli tsunami non si generano solo negli Oceani e lontano da noi, ma possono verificarsi anche nel Mar Mediterraneo.

Le attività dello stand sono rivolte al pubblico dagli 8 anni in su, durano circa 20 minuti e prevedono la partecipazione attiva dei visitatori, con gruppi fino a 10 persone.

L’iniziativa si inserisce nel programma della Giornata Mondiale degli Oceani: Conoscere, Comprendere, Convivere, promossa dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in occasione del World Oceans Day, la ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare il pubblico sull’importanza degli oceani, sull’impatto delle attività umane e dei cambiamenti climatici e sulla necessità di proteggere una risorsa essenziale per la vita sul pianeta.

L’evento è patrocinato dal Comune di Genova, dal Ministero dell’Università e della Ricerca, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dalla Regione Liguria, ha ottenuto anche quest’anno l’endorsement UNESCO ed è stata riconosciuta tra le Ocean Decade Activities del 2026.

 

"Questa sarà la fine dell'umanità": il monito di Lavrov sull'intelligenza artificiale

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha espresso la sua opinione sulla diffusione dell'intelligenza artificiale (IA).

"Sarà la fine dell'umanità. Capisco che lo sviluppo della scienza e della tecnologia non possa essere fermato, ma ciò nonostante, la Terra appartiene agli esseri umani", ha dichiarato giovedì in un'intervista con lo scrittore russo Alexander Tsypkin.

Questa è stata la sua risposta a una domanda sulla teoria secondo cui sarebbe meglio affidare il controllo del pianeta all'intelligenza artificiale, poiché priva di emozioni e in grado di agire razionalmente.

Secondo Lavrov, nello sviluppo di tecnologie che coinvolgono un'ampia gamma di aspetti, inclusi quelli economici e militari, è necessario mantenere il controllo sul loro utilizzo.

Inoltre, il Ministro degli Esteri ha rivelato come le forze ucraine utilizzino l'IA nelle operazioni militari. Ha spiegato che l'Occidente fornisce al regime di Kiev tecnologie che consentono di risolvere compiti e prendere decisioni senza inviare informazioni a un centro di elaborazione dati centrale, poiché esistono mini-centri dati per ogni combattente. Pertanto, ciò ha un impatto "crescente" sulle questioni di guerra e di pace.

"Qualcuno deciderà di avere ora un mezzo per l'impunità assoluta. E nessuno mi toccherà. Ora sconfiggeremo tutti", ha esemplificato, descrivendo una possibile mentalità riguardo all'uso di tale tecnologia.

Benzina confermata, meno sconto sul diesel: cosa cambia al distributore

6 Giugno 2026 ore 14:18
stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero dell'Economia e delle Finanze che proroga il taglio delle accise sui carburanti. Lo sconto scatta a decorrere dal 7 giugno 2026 ed è valido fino al 3 luglio 2026.Il provvedimento fissa a 622,90 euro per mille litri l'accisa su benzina e gasolio (242,77 euro per mille grammi per il GPL e zero per il gas naturale). In concreto, viene confermato lo sconto sulla benzina di 5 centesimi al litro (6,1 centesimi con IVA), mentre quello sul diesel scende da 10 a 5 centesimi al litro, ossia da 12,2 a 6,1 centesimi. Le coperture finanziarie L'intervento, probabilmente l'ultimo di questa natura da parte del governo, è stato attuato attraverso il meccanismo delle accise mobili. Anche per questo si è scelto il decreto ministeriale, evitando il passaggio in Consiglio dei ministri come accaduto in precedenza.La proroga dello sconto viene finanziata con l'extra-gettito IVA generato dai rincari del mese precedente. Parliamo di circa 150 milioni di euro, come indicato nel testo: a copertura delle minori entrate vengono utilizzati 149,4 milioni derivanti dal maggior gettito registrato tra l'1 e il 31 maggio 2026. L'andamento dei prezzi Come anticipato dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, la misura è stata definita considerando sia le risorse disponibili sia le condizioni di mercato. L'obiettivo è mantenere i prezzi dei carburanti, in particolare del diesel, sotto la soglia dei 2 euro al litro.Anche il 6 giugno prosegue la discesa dei prezzi alla pompa. Secondo l'Osservatorio del ministero delle Imprese, la benzina self service lungo la rete stradale si attesta a 1,921 euro al litro (1,926 il giorno precedente), mentre il diesel scende a 1,980 euro (da 1,984). Sulla rete autostradale, il fai-da-te registra una media di 2,020 euro per la benzina e 2,072 euro per il gasolio.

Albania in fiamme contro Kushner e Trump: "Non saremo una nuova Palestina"

 

Il 4 giugno decine di migliaia di albanesi sono scesi in piazza per protestare contro l'imminente distruzione dell'isola di Sazan e della sua delicata costa circostante, destinata a far posto a un progetto di resort di lusso da 1,6 miliardi di dollari guidato da Jared Kushner e Ivanka Trump, rispettivamente genero e figlia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Secondo quanto riferito, i lavori di costruzione del progetto mediterraneo di 1.400 ettari, che comprende l'unica isola albanese, sono già iniziati, mentre i manifestanti denunciano l'accaparramento di terre come l'emblema dell'ingerenza straniera e della corruzione governativa. 

Quella che era iniziata come una disputa locale sulla conservazione ambientale si è trasformata in una grave crisi geopolitica, poiché i manifestanti nella capitale Tirana, sventolando bandiere palestinesi e scandendo "L'Albania non è in vendita", hanno esplicitamente collegato la società di investimenti di Kushner, Affinity Partners, alle ambizioni espansionistiche regionali.

???? La situazione sta sfuggendo completamente di mano.

L'Albania è in preda per il secondo giorno consecutivo a violente proteste di massa contro l'accordo di Kushner per l'esproprio di terreni del valore di 4 miliardi di dollari. ????????

Il popolo albanese si rifiuta di diventare una nuova Palestina. ????" pic.twitter.com/lSoD7Qskf2

— Affari mediorientali (@OpsHQs) 4 giugno 2026

L'azienda, che riceve un sostegno significativo da fondi sovrani sauditi, qatarioti ed emiratini, è stata oggetto di intense indagini per i suoi legami con gli insediamenti israeliani illegali nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est occupata. 

Albania contro Israele: i fischi hanno sovrastato l'inno nazionale israeliano durante la partita di calcio.

Pugni, spintoni, scarpe e immondizia piovevano dagli spalti sulla squadra israeliana.

Il boicottaggio parziale ha tenuto lo stadio mezzo vuoto. pic.twitter.com/OUatyG5xEC

— Clash Report (@clashreport) 5 giugno 2026

I critici sostengono che il progetto sia un'estensione dell'approccio opportunistico di Kushner, già evidente nella sua leadership del progetto di ricostruzione di Gaza "Board of Peace", che privilegia gli investimenti stranieri e il patrimonio privato della famiglia Trump rispetto agli aiuti umanitari.

Proteste in Albania per il progetto di Kushner sull'isola, legato a Israele

Proteste e scontri violenti sono scoppiati nel fine settimana quando macchinari pesanti hanno iniziato a scavare sull'isola albanese disabitata di Sazan, dove Jared Kushner e Ivanka Trump progettano di costruire un resort ecologico di lusso.… pic.twitter.com/V04e8CxRX3

— The Cradle (@TheCradleMedia) 5 giugno 2026

Il governo albanese, guidato dal Primo Ministro Edi Rama, ha conferito al progetto lo "status di investitore strategico" alla fine del 2024, una designazione che consente agli sviluppatori di aggirare gli ostacoli normativi standard. 

Questa mossa ha innescato un'indagine da parte della SPAK, l'organismo anticorruzione albanese, sulle modifiche legislative che hanno indebolito la tutela dei terreni nazionali per agevolare tali accordi. 

Mentre Rama difende l'investimento come un percorso necessario per modernizzare il Paese, gli oppositori considerano l'accordo – a quanto pare concepito durante un viaggio nel Mediterraneo a bordo di una nave di proprietà dei Rothschild – un tradimento della sovranità nazionale.

Jared Kushner ammette che è stato il suo amico Nat Rothschild ad aiutarlo a trovare la sua nuova isola privata isolata nel mezzo del Mediterraneo mentre era in vacanza sulla sua barca.

Kushner afferma di aver avuto un incontro privato con il Primo Ministro albanese sulla barca di Rothschild… pic.twitter.com/qKxA519bZO

— Shadow of Ezra (@ShadowofEzra) 3 giugno 2026

Le tensioni sono ulteriormente alimentate dalla spinta del governo verso legami più stretti con Israele, che i critici collegano al ruolo di Kushner come inviato statunitense e membro del Board of Peace.

Per molti albanesi, l'installazione di guardie di sicurezza private e filo spinato lungo la costa dello Zvernec rappresenta un "crollo totale dello stato di diritto", dove gli interessi di personaggi stranieri di alto profilo prevalgono sui diritti locali. 

I manifestanti sostengono che la lotta non riguarda più solo la salvaguardia dell'ambiente, ma la resistenza a un governo che, a loro avviso, sta svendendo il patrimonio nazionale al miglior offerente straniero.

L’isolamento di Israele: per due terzi del mondo l’opinione sul Paese è "sfavorevole"

 

Un nuovo sondaggio del Pew Research Center, pubblicato il 4 giugno, mostra che la maggior parte delle persone in decine di paesi del mondo ha un'opinione "sfavorevole" di Israele e non ha "fiducia" nel Primo Ministro Benjamin Netanyahu.

Il sondaggio è stato condotto tra l'8 febbraio e il 13 maggio di quest'anno, coinvolgendo 36 paesi. 

La maggior parte delle interviste è stata condotta dopo l'inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, alla fine di febbraio.

Nei 36 paesi considerati, il 36% ha un'opinione "sfavorevole di Israele", mentre il 25% ne ha un'opinione favorevole. Il 36% rappresenta circa i due terzi.

"Le opinioni sono particolarmente negative nei luoghi a maggioranza musulmana oggetto dell'indagine, tra cui Bangladesh, Indonesia, Malesia, Pakistan, Turchia e le aree [occupate] della Cisgiordania e Gerusalemme Est", ha sottolineato il think tank con sede a Washington, aggiungendo di non essere stato in grado di condurre sondaggi a Gaza, dove Israele continua a bombardare e uccidere decine di palestinesi al giorno in base a un accordo di 'cessate il fuoco' sponsorizzato dagli Stati Uniti. 

Il rapporto sostiene, inoltre,  che in tutti i paesi europei inclusi nel sondaggio si riscontravano opinioni relativamente negative su Israele. 

Circa la metà degli adulti in Italia, Spagna e Paesi Bassi ha espresso un'opinione "molto negativa" su Israele.

In Nord America e in Europa, i giovani sono più contrari a Israele rispetto alle persone più anziane. In Ungheria, il 72% dei giovani tra i 18 e i 34 anni ha un'opinione negativa di Israele, mentre il 42% di coloro che hanno 50 anni o più considera Israele "sfavorevole".

Negli Stati Uniti, l'83% dei liberali e il 37% dei conservatori hanno un'opinione negativa di Israele. In Australia, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia, almeno il 90% dei cittadini di sinistra vede Israele sotto una luce negativa.

"In ciascuna di queste nazioni, tale percentuale è almeno 23 punti percentuali superiore rispetto a quella registrata tra le nazioni di destra", ha osservato il rapporto Pew. 

Il sondaggio evidenzia anche come la percezione di Israele sia cambiata nell'ultimo anno. Le opinioni sfavorevoli sono aumentate in 13 dei 24 Paesi intervistati. In Argentina, il 46% delle persone aveva un'opinione negativa di Israele, rispetto al 55% attuale. 

In Australia, Italia, Nigeria, Polonia e Regno Unito, le opinioni molto negative su Israele sono aumentate a doppia cifra.

In Grecia, solo il 30% esprime un'opinione positiva su Israele, una percentuale pressoché identica a quella dell'anno scorso.

Nella maggior parte delle nazioni intervistate, la maggioranza ha dichiarato di non avere "molta o nessuna fiducia" nella capacità di Netanyahu di "fare la cosa giusta in merito agli affari mondiali".

Ciò include oltre il 50% degli adulti in Australia, Bangladesh, Canada, Francia, Germania, Grecia, Indonesia, Italia, Malesia, Paesi Bassi, Pakistan, Spagna, Svezia, Turchia, Regno Unito e nelle aree occupate della Cisgiordania e di Gerusalemme Est, che hanno dichiarato di non avere "assolutamente alcuna fiducia".

Numerosi sondaggi mostrano un peggioramento dell'opinione pubblica su Israele in tutto il mondo negli ultimi anni, in particolare negli Stati Uniti. Un sondaggio del Pew Research Center di aprile ha rilevato che quasi il 60% degli adulti statunitensi ha un'opinione negativa su Israele.

A marzo, Drop Site News e Zeteo hanno condotto un sondaggio che ha rivelato come la maggioranza dei cittadini statunitensi creda che il presidente Donald Trump abbia lanciato la guerra all'Iran per "insabbiare" il caso Jeffrey Epstein.

Un recente sondaggio, pubblicato dalla Cattedra UNESCO per la ricerca interdisciplinare sull'antisemitismo presso l'Università di Varsavia, ha rivelato che il 45% dei cittadini polacchi considera le azioni di Israele contro i palestinesi paragonabili a quelle della Germania nazista. 

Israele sta attualmente conducendo una devastante campagna di pulizia etnica nel sud del Libano, lanciando quotidianamente brutali raid aerei. Occupa inoltre numerosi villaggi libanesi e ha distrutto decine di migliaia di case di civili, uccidendo oltre 3.500 persone.

A Gaza, due milioni di palestinesi sfollati interni sono ammassati nel 40% del territorio prebellico della Striscia, un territorio che ha subito cambiamenti demografici senza precedenti a causa di due anni di bombardamenti e pulizia etnica. Quasi 1.000 persone sono state uccise da quando è stato annunciato il cosiddetto cessate il fuoco lo scorso ottobre.

L'esercito israeliano ha inoltre compiuto importanti annessioni territoriali in Siria e ha condotto diverse ondate di brutali bombardamenti contro lo Yemen.

Il Financial Times (FT) ha scritto a maggio che l'esercito israeliano ha "conquistato" 1.000 chilometri quadrati di territorio in Asia occidentale a partire dal 7 ottobre 2023.

Raid Usa e la risposta dell'Iran: pioggia di missili iraniani su Kuwait e Bahrein

 

L'Iran ha lanciato attacchi missilistici contro basi statunitensi in Kuwait e Bahrein in risposta ai bombardamenti americani di Sirik e Qeshm, nel sud del Paese persiano.

"A seguito dell'aggressione dell'esercito statunitense, responsabile di terrorismo e sterminio di bambini, contro le isole di Sirik e Qeshm, le basi nemiche nella regione sono state colpite da missili della Forza aerospaziale", ha riferito l'Ufficio relazioni pubbliche del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC).

Secondo le Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), all'1:30 del mattino, quattro petroliere non autorizzate, istigate e dirette dall'esercito statunitense, hanno tentato di lasciare illegalmente lo Stretto di Hormuz senza coordinamento e ignorando gli avvertimenti emessi dalla Marina delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. "A seguito degli avvertimenti, una delle petroliere è stata intercettata e fermata, mentre le restanti si sono ritirate", ha aggiunto l'IRGC.

"Alle 02:00, a seguito di questo incidente, droni statunitensi hanno attaccato con due proiettili una torre di telecomunicazioni a Qeshm e un'altra a Sirik", ha affermato.

Secondo le Guardie Rivoluzionarie, in risposta all'aggressione statunitense, la base aerea americana di Al-Salem in Kuwait, così come le restanti strutture della Quinta Flotta della Marina statunitense in Bahrein, furono immediatamente colpite da missili balistici.

"Si avverte il nemico aggressivo e assassino di bambini che, qualora tali azioni si ripetessero, la risposta non si limiterà a misure restrittive. Sarà ritenuto responsabile delle conseguenze di una possibile chiusura totale dello Stretto di Hormuz al transito del suo petrolio e del suo gas", ha avvertito.

Secondo i media locali, in Kuwait sono scattate le sirene d'allarme. Alcune fonti hanno riferito di aver udito delle esplosioni nel Paese, mentre l'esercito kuwaitiano ha annunciato un attacco missilistico sul proprio territorio. Anche in Bahrein sono risuonate le sirene d'allarme.

Alcune fonti segnalano la sospensione dei voli negli aeroporti del Kuwait e del Bahrain.

Da parte sua, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha confermato l'attacco missilistico lanciato dall'Iran contro le basi statunitensi in Kuwait e Bahrein, riferendo che Teheran ha lanciato sette missili contro obiettivi situati in entrambi i paesi.

Israele bombarda un'ambulanza e una scuola in Libano: è strage di civili

 

Israele ha lanciato una nuova ondata di attacchi nel Libano meridionale, colpendo aree civili, distruggendo un'ambulanza, danneggiando una scuola e provocando la morte di sei civili libanesi.

Secondo quanto riportato dalla rete locale Al-Mayadeen, aerei da guerra e artiglieria israeliani hanno preso di mira nella giornata di sabato numerose località, tra cui Kfra, Aadchit, Kunine, Bablie, Toul, Arabsalim, Shahabie, Mahmudie, Marwanie, Majdal Zoun, Aba, Mayfadun, Arnaba, la periferia di Maghdoucheh, Kfar Tebnit, Qatrani e la strada che collega Maarake a Teir Debba. Sotto i bombardamenti sono finite anche le città di Nabatieh e Sohmor, nella Valle della Bekaa occidentale, oltre alla foresta e alle alture di Rayhan e alla valle di Barqaz.

Uno degli episodi più drammatici si è verificato nella città di Zebdine, dove un raid israeliano ha centrato in pieno un'ambulanza che stava trasportando generi alimentari a una famiglia del posto: l'impatto ha causato cinque vittime civili. Nel distretto di Hasbaya, invece, i colpi d'artiglieria hanno centrato una scuola nella città di Barqaz, provocando un incendio e gravi danni strutturali all'edificio. All'inizio della stessa giornata, un altro attacco mirato contro una motocicletta a Deir al-Zahrani, nel distretto di Nabatieh, aveva già causato un morto.

Questi attacchi si consumano in un momento di estrema fragilità politica. Nonostante il recente annuncio del rinnovo del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, le forze israeliane continuano le operazioni aeree e di terra su diverse aree del Paese.

Dal canto suo, il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che i governi di Israele e Libano hanno ribadito di non nutrire intenzioni ostili reciproche, impegnandosi a proseguire i negoziati diretti a Washington per ristabilire la fiducia e lavorare a un accordo globale. Tuttavia, questa intesa diplomatica si scontra con una realtà di continue violenze sul campo – inclusi i raid israeliani che nei giorni scorsi hanno provocato altre nove vittime nel sud del Libano – e con le operazioni transfrontaliere. Ad aggravare lo scenario c'è il fronte interno: la Resistenza libanese (Hezbollah) non ha preso parte ai colloqui di Washington e ha già respinto l'accordo, definendolo una capitolazione e ribadendo che non accetterà alcuna intesa che mini la sovranità del Libano a vantaggio di Israele.

Apprendistato in crisi profonda: perché le aziende preferiscono precari e lavoro nero

 

Sono trascorsi quasi tre anni da uno dei più recenti rapporti sull’apprendistato, un’analisi che fotografa la profonda crisi in cui versa questa tipologia contrattuale.

Nel 2021 (anno di riferimento del monitoraggio), gli apprendisti erano circa 544.366: un dato in lieve ripresa, ma pur sempre in calo rispetto al periodo antecedente al Covid. La crescita della platea si è concentrata prevalentemente nel Mezzogiorno, mentre si è registrata una flessione in quella che un tempo era la regione industriale per eccellenza, la Lombardia. Al contempo, si assiste a un progressivo innalzamento dell'età media dei lavoratori coinvolti.

Questi pochi dati restituiscono un quadro problematico. Il contratto di apprendistato, pur essendo conveniente per le imprese, viene utilizzato pochissimo. Spesso, infatti, i datori di lavoro non cercano giovani da formare, ma solo manodopera da sfruttare, evitando poi la stabilizzazione a tempo indeterminato. Senza voler generalizzare, è ormai acclarato che i processi formativi richiedono tempo e risorse, hanno un costo elevato e sono soggetti a regole ferree. Di conseguenza, molte aziende preferiscono affidarsi a lavoratori interinali, partite IVA e contratti a tempo determinato, azzerando così ogni obbligo in materia di formazione.

Una manifattura in crisi è quella che non investe nell'apprendistato e attribuisce la responsabilità dei propri mali al Reddito di Cittadinanza, alla presunta scarsa propensione dei giovani al sacrificio o ad altre motivazioni intrise di insopportabili luoghi comuni, primo tra tutti l'inefficienza del sistema scolastico pubblico.

La crisi dell'apprendistato riguarda sia la tipologia professionalizzante, sia quella per la qualifica, il diploma professionale e l'alta formazione e ricerca (che cubano tra l'87% e il 98% del totale dei contratti in essere). Manca, in sostanza, il ricorso a questo strumento in settori chiave come il commercio e la ristorazione. Tralasciando l'apprendistato di alta formazione e ricerca, che conta poche decine di casi, viene da chiedersi per quale ragione nella ristorazione si registri una simile crisi di vocazione. Forse basterebbe farsi un giro tra i locali per comprenderlo: si troverebbe una massiccia presenza di lavoro nero, contratti irregolari e retribuzioni da fame.

In teoria, l'apprendistato dovrebbe rappresentare la scelta migliore per le aziende con esigenze specifiche di formazione e inserimento a lungo termine. Il vero ostacolo, tuttavia, sembra essere proprio la prospettiva di trasformare l'apprendista in un lavoratore contrattualizzato a tempo indeterminato. Sul banco degli imputati siedono il sistema formativo, le modalità di gestione dei fondi stanziati e l'assenza di un piano nazionale; ma pesa soprattutto la scarsa propensione datoriale verso la stabilità, che ha reso il tempo determinato e le varie forme di precariato i veri modelli contrattuali di riferimento.

In questo scenario tutt'altro che entusiasmante si inserisce la riforma degli istituti tecnici, pensata per orientare la formazione scolastica verso le sole esigenze del sistema produttivo. In questo modo si sottrae spazio a quella cultura generale che permette agli studenti di diventare cittadini autonomi, capaci di comprendere la realtà e di affrontare i mutamenti del mercato del lavoro senza subirli.

La contrazione delle ore di insegnamento — sia per le materie scientifiche che per quelle letterarie — e la riduzione della durata del ciclo di studi da 5 a 4 anni rappresentano un autentico colpo inferto alla scuola tecnica, piegata a logiche che fino a ieri erano riservate esclusivamente ai percorsi professionali.

Questo stravolgimento risponde alle richieste padronali e interviene pesantemente su indirizzi, articolazioni e quadri orari, pregiudicando gli stessi risultati dell'apprendimento. La motivazione addotta dal Ministero è che il sistema produttivo è cambiato e la scuola è rimasta troppo distante. Quello che emerge, invece, è il tentativo spasmodico di ridurre ai minimi termini il ruolo e la funzione degli istituti scolastici e dei processi di istruzione. È il trionfo delle "competenze" sulle "conoscenze": un intervento che serve a garantire alle imprese una forza lavoro per la cui formazione non hanno mosso un dito, ottenendo come effetto collaterale lo smantellamento di un sistema educativo giudicato troppo lungo e, in fondo, inutile.

Inutili e intollerabili sono invece le retoriche padronali e le scuse accampate per sfuggire a una realtà scomoda, in cui le scuole devono essere "normalizzate" e ricondotte all'ordine dopo le proteste dei mesi scorsi. Ma qui si andrebbe fuori tema. Limitiamoci a ricordare che un anno di scuola in più e la creazione di laboratori efficienti e moderni sarebbero già una garanzia per le imprese stesse, se solo queste volessero davvero investire in formazione anziché stravolgere il sistema educativo pubblico, riducendo l'istruzione tecnica a un mero addestramento professionale.

La colpa, insomma, viene sempre attribuita al settore pubblico, mentre il privato non si assume mai le proprie responsabilità.

Dal "Piano Cóndor giudiziario" al ricatto del litio: le voci di Evo Morales e Wilma Colque nella Bolivia in lotta

 

di Geraldina Colotti

 

Mentre il continente latinoamericano affronta una nuova ondata di controffensiva reazionaria, la Bolivia si conferma l’epicentro di uno scontro di classe senza quartiere, dove le logiche del capitale transnazionale tentano di piegare la sovranità di una nazione che ha osato rifondarsi su basi plurinazionali. Da oltre un mese, il paese è attraversato da proteste, mobilitazioni e più di novanta blocchi stradali in almeno sette dipartimenti.

La risposta del governo di Rodrigo Paz non si è fatta attendere ed è giunta secondo il copione che caratterizza i piani di restaurazione coloniale dettati da Washington: l’approvazione al Senato della "Ley de Regulación de Estado de Excepción" e la pubblica discesa in campo del Pentagono e del Dipartimento di Guerra statunitense.

In questo scenario di resistenza e accerchiamento, le voci del leader indigeno ed ex presidente Evo Morales Ayma e della dirigente Wilma Colque, rappresentante della Coordinadora delle 6 Federazioni del Trópico di Cochabamba, assumono il valore di una testimonianza teorica e pratica imprescindibile.

Le loro analisi sono state raccolte nell’ambito di due significativi spazi di dibattito internazionale dedicati alla solidarietà con il popolo boliviano e alla denuncia dell’attacco imperialista alla Patria Grande: uno promosso dalle organizzazioni popolari argentine, l'altro organizzato dalla Central Bolivariana Socialista de Trabajadores y Trabajadoras del Venezuela (CBST).

Lungi dall'essere semplici cronache di una crisi regionale, i loro interventi svelano i fili invisibili che collegano il neoliberismo interno alle strategie globali di saccheggio delle risorse strategiche. Il palcoscenico in cui risuonano queste denunce non è casuale. La Central Bolivariana Socialista de Trabajadores del Venezuela, fedele alla tradizione dell'internazionalismo proletario e cosciente del fatto che l'aggressione imperialista non rispetta i confini geopolitici, ha trasformato i suoi incontri settimanali in una trincea ideologica: quanto mai necessaria in questo momento di massima aggressione e crescente ricatto dell'imperialismo alla rivoluzione bolivariana, seguita al sequestro del suo presidente, Nicolas Maduro e della deputata Cilia Flores, sua moglie. Discutere della Bolivia a Caracas, o nei forum della solidarietà continentale, significa riconoscere che il destino dei popoli della regione è strettamente connesso.

La criminalizzazione delle forze popolari boliviane, l'uso combinato del Lawfare (la guerra giudiziaria) e della violenza aperta non sono fenomeni isolati, ma rispondono al medesimo copione applicato contro ogni tentativo di autodeterminazione nel continente. In questo spazio di coordinamento, le avanguardie sindacali e contadine hanno denunciato come l'attuale amministrazione statunitense guidata da Donald Trump stia stringendo d'assedio l'asse antimperialista, individuando nella caduta della Bolivia plurinazionale il tassello necessario per la ricolonizzazione economica dell'intera regione.

La natura globale dello scontro è stata esplicitata senza filtri dalle dichiarazioni del Segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth. Attraverso il suo account sulla piattaforma X, l'alto funzionario della Casa Bianca ha gettato la maschera della diplomazia formale, qualificando i dirigenti delle organizzazioni sociali boliviane che guidano le proteste come "narcoterroristi".

L'uso di questa categoria linguistica e giuridica non è nuova per la storia dell'America Latina; è lo stesso paradigma securitario utilizzato durante gli anni più bui del Piano Cóndor per giustificare lo sterminio politico e l'annientamento dei movimenti popolari. Hegseth, parlando a nome del Dipartimento di Guerra e della neonata Coalición Anticartel de las Américas (A3C), ha ribadito il sostegno incondizionato di Washington al governo di destra di Rodrigo Paz Pereira, ammonendo che gli Stati Uniti "sono attenti a ciò che accade in Bolivia" per garantire che non vi sia un ritorno al vecchio statu quo del “dominio criminale”.

La risposta di Evo Morales Ayma a questo esplicito atto di ingerenza è stata immediata e radicale. Attraverso i medesimi canali, il leader del Movimento al Socialismo (MAS-IPCP) ha denunciato come gli Stati Uniti pretendano ancora una volta di esercitare una tutela coloniale sugli affari interni della nazione. Nel suo intervento al forum internazionale, Morales ha decostruito la narrazione imperiale: "Mentre il popolo lotta per difendere la propria economia, le proprie risorse naturali e il diritto a decidere il proprio destino - ha detto -, gli Stati Uniti tornano a immischiarsi per sostenere un governo sempre più screditato. Ora – ha aggiunto - ricorrono nuovamente al discorso del 'narcoterrorismo' per stigmatizzare la protesta sociale e le richieste legittime di chi difende la democrazia, la sovranità e i nostri beni comuni. La Bolivia non ha bisogno di tutele né di minacce”, ha affermato.

L'ex presidente ha poi tracciato una mappa lucida del colpo di Stato permanente che sta soffocando il paese. Non si tratta solo di una crisi di governo, ma di un'operazione complessa che Morales definisce un vero e proprio "Piano Cóndor giudiziario". Il primo passo di questa strategia è stato lo svuotamento strutturale delle istituzioni democratiche e la proscrizione delle forze autenticamente rivoluzionarie. Morales ha spiegato dettagliatamente come magistrati e giudici abbiano operato al di fuori del mandato costituzionale per sottrarre la sigla del MAS-IPCP alla sua base sociale, impedendo la partecipazione politica dei leader più amati.

Questa "truffa elettorale preliminare" ha permesso l'ascesa al potere delle forze neoliberiste guidate da Rodrigo Paz, un'amministrazione che oggi governa senza consenso reale. I dati macroeconomici e sociali presentati da Morales sono indicativi: l'inflazione galoppante, il ritorno della dipendenza dai diktat del Fondo Monetario Internazionale e una svalutazione di fatto della moneta nazionale hanno distrutto il potere d'acquisto dei lavoratori.

Tuttavia, di fronte alla violenza istituzionale, il popolo boliviano ha risposto con la resistenza e con numeri che smentiscono la legittimità sbandierata dal palazzo. Morales ha evidenziato lo storico risultato del Voto Nulo nelle ultime elezioni, che ha raggiunto vette dell'ottanta per cento nei collegi uninominali e ha visto la sconfitta del progetto governativo in centosessantanove municipi.

Un dato che si sposa con i sondaggi urbani d'attualità, i quali registrano una sanzione popolare e una svalutazione dell'operato del presidente Paz che sfiora l'ottantasette per cento. Il neoliberismo boliviano, dunque, si regge esclusivamente sulle baionette e sull'appoggio esterno del Comando Sur. Il pilastro normativo di questa restaurazione autoritaria è la "Ley de Regulación de Estado de Excepción", approvata dal Senato al termine di una sessione drammatica a cui hanno partecipato tre ministri di Stato, e ora inviata alla Camera dei Deputati per la sanzione definitiva.

L'analisi di questo testo di legge svela un disegno eversivo contro la stessa Costituzione Plurinazionale del 2009. Come denunciato con forza dal senatore Wilder Veliz e ripreso nei forum internazionali, la norma concede una vera e propria "carta bianca" alle forze di sicurezza per reprimere e uccidere i manifestanti. La legge stabilisce che le forze armate potranno intervenire nelle operazioni di sicurezza interna ogniqualvolta la capacità operativa della polizia sia giudicata insufficiente, estendendo il controllo militare sulle "infrastrutture critiche", sui sistemi idrici, sulle telecomunicazioni e sulle rotte stradali strategiche.

L'elemento più inquietante e brutale del testo è l'introduzione della presunzione di legalità e di buona fede per le azioni compiute da militari e poliziotti durante lo stato di eccezione. In termini materiali, ciò significa che l'uso della forza letale contro i blocchi stradali e le assemblee popolari sarà considerato legittimo a priori dallo Stato, garantendo l'impunità giuridica e persino l'assistenza tecnica e legale governativa a coloro che eseguiranno i massacri.

Si tratta, come sottolineato da Veliz, di una disposizione che viola frontalmente i trattati internazionali sui diritti umani e che prepara scientificamente il terreno per un genocidio politico contro le comunità in lotta.

 

Wilma Colque e la materialità della terra: la crisi agraria

Se l'analisi di Evo Morales definisce la cornice macro-politica, la testimonianza di Wilma Colque, esponente di spicco delle organizzazioni indigene e contadine del Trópico de Cochabamba, restituisce la materialità del dramma vissuto quotidianamente dalle basi. La sua non è un'astrazione teorica, ma il racconto della terra nuda, del lavoro nei campi e della fame che torna ad affacciarsi nelle case.

Colque ha denunciato l'impatto devastante della scarsità e del contrabbando di combustibile, una crisi provocata dalle politiche di deregolamentazione selvaggia del governo Paz. L'agricoltura boliviana, in particolare nelle regioni produttrici come il Trópico, ha vissuto negli ultimi vent'anni un profondo processo di meccanizzazione; la terra non si lavora più solo con l'infaticabile azzardo manuale dell'asadón, ma attraverso l'uso di trattori e macchinari che oggi sono paralizzati dalla mancanza di gasolio.

Questa interruzione della catena produttiva si traduce nella distruzione delle esportazioni di prodotti alimentari, come le coltivazioni di platano, e in una drammatica carenza alimentare nei centri urbani. Le conseguenze sociali di questo disastro economico colpiscono direttamente le generazioni future: la dirigente ha stimato che tra i trentamila e i quarantamila bambini della scuola primaria hanno abbandonato gli studi nell'ultimo periodo a causa della povertà e dell'impossibilità delle famiglie di garantire la sussistenza minima, un fenomeno speculare al tasso di abbandono che sta svuotando le università pubbliche del paese.

Un capitolo centrale del pensiero espresso da Wilma Colque riguarda la difesa dell'identità indigena di fronte al tentativo di assimilazione e annientamento simbolico operato dalle nuove élites neoliberiste. La dirigente ha denunciato con sdegno l'ipocrisia dei candidati della destra che, durante le campagne elettorali, non esitano a indossare il poncho tradizionale, a scattarsi foto con le mujeres de pollera e a balbettare frasi nelle lingue native per accaparrarsi il consenso rurale.

Una volta giunti al potere, tuttavia, quegli stessi indumenti e quei corpi diventano l'obiettivo dei gas lacrimogeni, dei proiettili di gomma e delle pallottole di piombo della polizia. In questo contesto, la riappropriazione dei simboli diventa un atto rivoluzionario. La Wiphala, ha ricordato Colque, non è una bandiera elettorale o il logo di un partito politico: è l'emblema millenario della resistenza comunitaria andina, un codice cosmogonico che unisce i popoli d'oltreconfine, estendendosi fino alle comunità in lotta nel Perú.

Il tentativo del governo Paz di proibire o ridimensionare il valore dei simboli plurinazionali risponde alla volontà coloniale di cancellare la soggettività politica dei popoli originari, derubricandoli nuovamente a manodopera subalterna e invisibile. La convergenza analitica tra Morales e Colque tocca il suo culmine quando si svela il vero motore immobile della crisi boliviana: il controllo delle riserve minerali strategiche, in primis il litio e le terre rare, metalli fondamentali per la transizione tecnologica e industriale dell'Occidente.

La Bolivia possiede le riserve di litio più grandi del pianeta, situate nel cuore di quel territorio geografico noto come il "Triangolo del Litio". Mentre nei paesi vicini, come il Cile e l'Argentina di Javier Milei, questa risorsa è stata interamente svenduta e consegnata alle multinazionali statunitensi ed europee senza che rimanesse alcun beneficio reale per le popolazioni locali, la Bolivia della rivoluzione plurinazionale aveva avviato un modello di industrializzazione sovrana con lo Stato come attore principale.

Il governo di Rodrigo Paz opera come il mandatario interno incaricato di smantellare questo modello sovrano per allinearsi alle richieste estrattive di Washington e delle grandi corporazioni della Silicon Valley. Per raggiungere questo obiettivo economico, la militarizzazione del territorio è diventata una necessità stringente. Wilma Colque ha lanciato una denuncia circostanziata che solleva il velo sulle nuove forme di ciberguerra e spionaggio tecnologico applicate sul terreno.

"Un sistema di spionaggio operato direttamente da agenzie statunitensi – ha detto - è penetrato nei confini tri-partitici tra i dipartimenti di Cochabamba e La Paz. Hanno installato apparecchiature ad alta tecnologia in grado di intercettare le antenne delle telecomunicazioni, monitorando ogni chiamata, ogni messaggio e ogni spostamento dei dirigenti sindacali. Sappiamo esattamente dove sono dislocate queste basi e sappiamo che l'obiettivo finale è la cattura del fratello Evo Morales, da esibire come un trofeo politico per l'imperialismo”.

A questa rete di sorveglianza digitale si affianca la vecchia strategia della corruzione e della guerra sporca interna. Risorse finanziarie enormi, provenienti da prestiti internazionali che non si traducono mai in opere pubbliche per il popolo, vengono veicolate attraverso maletini contenenti fino a centomila dollari per comprare la fedeltà di dirigenti compiacenti, dividere i sindacati storici e frantumare la compattezza della Coordinadora de las Seis Federaciones del Trópico de Cochabamba.

Di fronte a un apparato repressivo che si dota di strumenti giuridici speciali per legalizzare il massacro e di tecnologie straniere per il controllo sociale, la risposta che giunge dalle comunità in lotta non è di sottomissione, ma di dignità storica. La conclusione del discorso di Wilma Colque risuona come un manifesto di etica politica per tutto il continente.Le donne indigene, le madri che hanno visto generazioni di figli lottare contro le dittature militari degli anni settanta e ottanta, si ergono oggi come le custodi del futuro della Patria Grande.

L'annuncio è chiaro: se il governo Paz deciderà di decretare lo Stato di Assedio approfittando del fine settimana, i movimenti sociali scenderanno in piazza con i loro figli per attuare la disobbedienza civile di massa, ritirando i giovani dalle caserme e applicando tattiche di autodifesa territoriale, come gli spegnimenti controllati dell'energia elettrica e l'interruzione delle reti internet per ciecare l'apparato di spionaggio statale.

La lotta della Bolivia, esaminata attraverso le voci di Evo Morales e di Wilma Colque nei forum internazionali, dimostra che la contesa non riguarda una presunta stabilità istituzionale o la gestione burocratica di una crisi. La posta in gioco è la scelta tra l'essere una colonia estrattiva subordinata ai bisogni geopolitici del Pentagono o il rimanere uno Stato Plurinazionale sovrano, dove la terra, il litio e il destino degli uomini e delle donne appartengono a chi li lavora e li difende. "Siamo milioni", ricorda la dirigente indigena, e “siamo disposti a morire, ma non a chinare la testa”.

Drone navale ucraino esplode in Romania

 

di Francesco Fustaneo

 

Il regime di Zelensky continua imperterrito a impiegare droni navali in acque internazionali o di Paesi terzi. Dopo quanto accaduto nel Mediterraneo con l'attacco alla nave gasiera Arctic Metagaz e il drone navale scoperto da alcuni pescatori in una grotta in Grecia, questo è solo l'ultimo degli episodi finito sulle cronache.

 

Un drone navale senza equipaggio della Marina ucraina è esploso venerdì al largo delle coste della Romania, nei pressi del porto di Costanza. Mosca ha subito precisato che si trattava di un drone ucraino, circostanza peraltro confermata da Kiev, che afferma di averne perso il controllo a causa di un'interferenza elettronica delle forze russe, precisando che non si sono registrati feriti.

L’incidente, come del resto già avvenuto in episodi analoghi  a causa di droni volanti, aveva  sollevato preoccupazioni per un possibile allargamento del conflitto sul fianco della Nato. La Romania è infatti membro dell'Alleanza Atlantica, e qualsiasi esplosione nelle sue acque territoriali avrebbe potuto innescare tensioni ben più gravi.

A fare chiarezza è stata la stessa Marina ucraina con un post su Facebook: "Durante le operazioni nella zona del Mar Nero, un drone senza equipaggio della Marina ucraina, sotto l'effetto della guerra elettronica nemica, ha perso il controllo ed è finito al largo delle coste rumene". Il messaggio sottolinea inoltre che Kiev ha prontamente fornito "alla Marina rumena le informazioni necessarie per prevenire vittime civili".

L'esplosione del drone è avvenuta a poche ore di distanza da un'altra operazione annunciata da Kiev. L'Ucraina ha infatti dichiarato di aver fermato cinque navi nel Mar d'Azov e nelle acque costiere dei territori occupati dalla Russia, accusate di trasportare merci illegali. Secondo il comandante delle forze ucraine che impiegano droni, le imbarcazioni erano coinvolte nel "furto" di grano ucraino, nonché nel trasferimento di materiale militare e carburante.

Non è chiaro se l'esplosione del drone al largo della Romania sia collegata alla morte di cinque cittadini azeri, che secondo il ministero degli Esteri dell'Azerbaigian sarebbero stati uccisi in attacchi di droni contro navi in mare.

Gli episodi navali si inseriscono in un momento delicato sul piano diplomatico. Il presidente russo Vladimir Putin si prepara a parlare a un importante evento economico a San Pietroburgo, mentre il giorno prima Volodymyr Zelensky aveva parlato di un possibile colloquio con il Cremlino per porre fine alla guerra.

Nel frattempo Kiev  di fatto continua a fare dell’Europa e il Mediterraneo il suo teatro di guerra, senza  che nessuno (o quasi) governo dell’U.E. batta ciglio.

Buyer persona: cosa sono e come crearle per una strategia di marketing efficace

6 Giugno 2026 ore 12:54
Buyer persona e strategia di marketing digitale
Le buyer persona aiutano aziende, professionisti e brand a comunicare con maggiore precisione, costruendo contenuti, offerte e campagne intorno a bisogni reali e non a ipotesi generiche.

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Questo TV AUTOVOX va in DISCARICA: lo SMONTO e faccio ESPERIMENTI DI ALTA TENSIONE! #crt #television

6 Giugno 2026 ore 13:00

💾

Fate una donazione al CANALE ed alla GATTINA: https://tinyurl.com/asbesto

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Questo AUTOVOX e' privo di speranza.
Il cinescopio e' ESAURITO, e' alimentato a 9 VOLT ed e' prossimo alla morte.
Il mobile e' in pessime condizioni, mancano manopole e parti interne.

Ho bisogno di spazio nel lab, quindi e' inutile conservarlo.

Ho provato a regalarlo in giro ma in zona non c'e' nessuno, spedirlo costa uno sfacelo e per le condizioni in cui versa, non ne vale la pena.

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[2026-06-20] Super cinema segreto - E' l'ora di finirla @ Csa Next-Emerson

6 Giugno 2026 ore 12:07

Super cinema segreto - E' l'ora di finirla

Csa Next-Emerson - Via di Bellagio 15
(sabato, 20 giugno 19:00)
Super cinema segreto - E' l'ora di finirla

Sabato 20 Giugno serata targata SCS - Super Cinema Segreto

h 19.00 Ricco apericena popoloare in compagnia di Lo_Vig DJ set

h 21.00 Proiezioni a sorpresa

A seguire Super DJ Tranquillo (non ancora confermato ... ma forse viene)

Social Cinema: il cinema gratuito riaccende i quartieri di Milano

6 Giugno 2026 ore 11:33

Milano 5 Giugno 2026 – Milano riscopre il piacere del cinema condiviso sotto le stelle.
Da giugno a settembre ritorna “Social Cinema”, la rassegna itinerante ideata da Cinevan che porterà proiezioni gratuite, documentari, incontri e momenti di socialità nei quartieri della città, trasformando cortili, parchi e piazze in luoghi di incontro e partecipazione.

Un vecchio van Volkswagen attrezzato come cinema mobile attraverserà sei quartieri milanesi per raccontare, le storie di chi ogni giorno costruisce comunità: associazioni, volontari, abitanti, educatori e realtà sociali che animano il tessuto urbano spesso lontano dai riflettori.

Il progetto prenderà il via il 9 giugno dal quartiere Muggiano, nella periferia ovest della città, insieme all’associazione Cous Cous Clan. Poi il viaggio proseguirà tra il Borgo Intergenerazionale di Greco con ABCittà, il Parco Ravizza con i volontari del NAGA, i giardini condivisi di via Gattamelata con ParteciPrato, il giardino della Fondazione IBVA, fino alle case popolari MM di via Scaldasole e viale Lombardia insieme ad Arci Fiocchi.

In totale saranno organizzate 18 proiezioni gratuite in 6 quartieri cittadini, accompagnate da 6 narrazioni video partecipate e da una selezione di film scelta insieme agli abitanti: ogni tappa ospiterà tre serate gratuite di cinema all’aperto, con una programmazione pensata per coinvolgere pubblici diversi – bambini, famiglie, giovani e anziani – accompagnata da aperitivi comunitari, tavolate condivise e occasioni di incontro tra abitanti.

 “Social Cinema” non sarà soltanto una rassegna cinematografica. Al centro dell’iniziativa ci sono anche sei brevi documentari originali dedicati ai territori coinvolti, narrati dalla giornalista Sara Zambotti e realizzati insieme alle associazioni partner. I video affronteranno temi cruciali per la Milano contemporanea: il diritto alla casa, le politiche migratorie, la cittadinanza attiva, la rigenerazione urbana e il valore degli spazi pubblici come luoghi di relazione.

L’obiettivo è semplice e ambizioso allo stesso tempo: usare il cinema come strumento culturale capace di creare connessioni sociali e riportare le persone negli spazi condivisi della città.

“Una comunità è un organismo che ha bisogno di essere nutrito per prosperare”, spiega Luca Cusani promotore del progetto. Ed è proprio questo il cuore di Social Cinema: costruire momenti di aggregazione autentica attraverso la cultura accessibile e gratuita. 

Il progetto è realizzato da Cinevan con il contributo del Bando 57 di Fondazione di Comunità Milano, in partenariato con ABCittà, Fondazione IBVA e Parteciprato, e con la collaborazione di Arci Fiocchi, Cous Cous Clan, NAGA e MM Spa.     


Programma completo su https://www.cinevan.it/social-cinema/ 


Per informazioni: 

www.cinevan.it

info@cinevan.it


+39 328 104 3876

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Berlusconi ha preso il potere mettendo le bombe?

6 Giugno 2026 ore 10:55

💾

La follia di una "strategia della tensione 2.0" era alla base delle accuse mosse verso Silvio Berlusconi: avrebbe pagato Cosa Nostra per mettere le bombe del '93, in modo da favorire un clima politico che permettesse l'ascesa di Forza Italia alle urne. Una follia degna di un delirio. O di un progetto ben preciso.

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Berlusconi archiviato

6 Giugno 2026 ore 10:49

💾

Berlusconi archiviato. Volevano accusarlo di aver messo le bombe del '93 per creare un clima favorevole a Forza Italia. Una strategia della tensione 2.0, quando anche la prima è una evidente fantasia. Non è che il vero progetto eversivo è quello che voleva impedire in ogni modo un progetto politico diverso dal comunismo?

Wammu : pas possible d'utiliser en wifi?

Salut

J’utilise KDE Connect (sous Windows), mais je ne le trouve pas intuitif. J’ai installé Wammu pour le re-tester. il y a quelques années je l’avais testé mais mon tel n’était pas compatible. Depuis j’ai changé. Mais dans les réglages il n’est pas possible de passer par le wifi. Aurais-je raté quelque chose ou c’est vraiment pas possible ??

En plus je n’ai pas vu qu’il faille installé une appli sur le tel, comme avec KDE Connect. Comment Wammu peut se connecter au tel ??

4 messages - 2 participant(e)s

Lire le sujet en entier

Il centro dell’anima: dove abiti veramente? | Edith Stein

6 Giugno 2026 ore 10:15
Edith Stein sostiene che dentro ogni essere umano esista un luogo più profondo dei pensieri, delle emozioni e delle preoccupazioni quotidiane: il centro dell’anima.Ma che cosa accade quando smettiamo di vivere in superficie e impariamo a scendere in quel punto nascosto da cui nascono le nostre decisioni più vere?Forse la domanda decisiva non è che […]

Je ne suis pas heureuse. La vendetta di Mélisande

6 Giugno 2026 ore 09:22
  di Orientina Di Giovanni     Questa non è una recensione. Non parlerò dell’allestimento di Pelléas et Mélisande – unica opera completata da Claude Debussy su libretto di Maurice Maeterlinck – che ha segnato il debutto scaligero di Romeo Castellucci, lo scorso 22 aprile. Non potrei mai giudicare assolutamente nulla di questo lavoro. Non …

read more "Je ne suis pas heureuse. La vendetta di Mélisande"

Scontro tra Zanella e Garofano

💾

Nel corso di Storie Italiane si accende il confronto sulle nuove indagini relative ad Andrea Sempio.

Al centro del dibattito ci sono l'impronta 33, il luogo in cui l'assassino si sarebbe lavato dopo il delitto e la ricostruzione del percorso seguito all'interno della villetta di Garlasco.

Gianluca Zanella ribadisce che, allo stato attuale delle indagini, non esistono prove che dimostrino che l'assassino si sia lavato nel bagno. Da qui il confronto si sposta sulla cucina e sugli accertamenti effettivamente eseguiti all'epoca.

A quel punto Zanella pone una domanda molto precisa al generale Luciano Garofano:

"Il sifone è stato analizzato?"

Una domanda che rimane senza risposta...

China bans 11 online activities under tighter rules to curb rumours, cyberbullies

China’s top internet watchdog has banned 11 specific online activities under strict new rules for multiplatform content creators taking effect later this year. Rolling out the new regulations last week, the Cyberspace Administration of China (CAC) said they aimed to prevent the spread of rumours and posts that could incite public anger, antagonism or social discrimination. The prohibited content includes posts fabricating topics to confuse the public, spreading fake or speculative information,...

⚡The CRASH Has Begun! IRAN WAR Reckoning and Nuclear Escalation

6 Giugno 2026 ore 03:10

💾

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gnutrition @ Savannah: GNUtrition 0.33

6 Giugno 2026 ore 00:37

GNUtrition 0.33 is now released. This marks the first release of GNUtrition since 2012, approximately 14 years ago!

GNUtrition is free nutrition analysis software. The USDA Food and Nutrient Database for Dietary Studies (FNDDS) is used as the source of food nutrient information.

This release is a complete rewrite of GNUtrition in C rather than Python 2 with a new GTK 3 interface replacing the old GTK 2 one. The Nutrient Database of Standard Reference, which stopped getting updated in 2018, was replaced with the USDA Food and Nutrition Database for Dietary Studies. With help from some test volunteers, the build and installation process was better streamlined to resolve critical issues and difficulties so that GNUtrition can be a better program overall.

Considering the time between releases, GNUtrition currently is not available on OS package repositories (as far as I am aware). If you package software for your operating system's package manager, it would be very helpful if you could start packaging GNUtrition so that it may be even more easily used by people on said systems. If you don't, you may still request to those who do to start including GNUtrition.

Thank you to everyone who tested/used GNUtrition 0.33's release candidates and provided meaningful feedback on its functionality, design, and so on. I would also like to especially thank Jason Self for providing us with the C rewrite in the first place.

More information about GNUtrition may be found on its home page at http://gnu.org/so ... tware/gnutrition/. This release can be obtained from the ftp.gnu.org server at one of the following:

ftp://ftp.gnu.o ... gnu/gnutrition/
http://ftp.gnu.or ... g/gnu/gnutrition/
https://ftp.gnu.o ... g/gnu/gnutrition/

The FTP mirror list is available at https://gnu.or ... order/ftp.html, and https://ftpmirror ... u.org/gnutrition/ will automatically redirect you to a nearby mirror.

Please report any problems you experience to the GNUtrition bug reports mailing list: bug-gnutrition@gnu.org (https://lists.gnu ... fo/bug-gnutrition).

Happy hacking and calorie counting!!

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