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Jack Vale is live at Walmart with the Pooter!

12 Giugno 2026 ore 19:55

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ATTACCO SUPPLY-CHAIN IN CORSO SU AUR (ARCH LINUX)

12 Giugno 2026 ore 17:43

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Se utilizzate Arch Linux e avete fatto aggiornamenti di recente state attenti.
Il terzo link in basso contiene uno script che verifica se abbiamo aggiornato di recente alcuni dei pacchetti compromessi.

L'attacco è propagato tramite AUR. Il pacchetto compromesso installa con npm un pacchetto malevolo che esegue un infostealer su Linux che invia ad una C2 malevola file sensibili come configurazioni, chiavi SSH, token npm o GitHub e via dicendo.

Risorse:
- https://discourse.ifin.network/t/400-aur-packages-compromised-with-infostealer-and-rootkit/577
- https://ioctl.fail/preliminary-analysis-of-aur-malware/
- https://cscs.pastes.sh/aurvulntest20260611.sh

Il progetto Esadecimale nasce per offrire il migliore contenitore di didattica informatica presente in tutto il territorio Italiano. Se vuoi supportare la mia missione puoi approfondire il mio progetti tramite i seguenti link:
- https://esadecimale.it
- https://learn.esadecimale.it
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- https://forum.esadecimale.it

Kim Jong-un turns out to be the cleverest of them all

12 Giugno 2026 ore 14:30
Even Western pundits grudgingly admitted the summit between President Xi Jinping and North Korean leader Kim Jong-un was a success. Both sides, according to Bloomberg, “appear to have walked away with what they wanted”. Given China’s rising pre-eminence while avoiding any damaging war, it’s no surprise that Xi had the upper hand in his recent meetings with US President Donald Trump and Russian President Vladimir Putin. But with Kim, the stakes for Beijing were just as high, in light of Tokyo’s...

Kim Jong-un turns out to be the cleverest of them all

12 Giugno 2026 ore 14:30
Even Western pundits grudgingly admitted the summit between President Xi Jinping and North Korean leader Kim Jong-un was a success. Both sides, according to Bloomberg, “appear to have walked away with what they wanted”. Given China’s rising pre-eminence while avoiding any damaging war, it’s no surprise that Xi had the upper hand in his recent meetings with US President Donald Trump and Russian President Vladimir Putin. But with Kim, the stakes for Beijing were just as high, in light of Tokyo’s...

Alcuni problemi con la posta / Issues with email accounts

di: ale
12 Giugno 2026 ore 12:11

[ITA] Un recente (circa 10 giorni fa) aggiornamento dei nostri servizi di posta pare stia causando dei problemi con alcuni account, in combinazione con Thunderbird. I sintomi variano: non si vede più l’elenco dei folder, oppure lo si vede, ma non compaiono i messaggi nuovi – può sembrare che non stiate più ricevendo posta.

La posta sta venendo consegnata regolarmente! Il problema è nell’interazione con i client. I messaggi nuovi si possono vedere, per esempio, utilizzando la webmail.

Stiamo indagando per risolvere il problema.

[ENG] It appears that a recent (about 10 days ago) major upgrade of our email systems is causing some issues to a subset of users, primarily when using Thunderbird as their email client. Symptoms vary: TB might stop showing the list of folders, or perhaps it will show it, but then the INBOX folder will not display new messages. It might look like you’re no longer receiving any email.

Email is being delivered without issues! The problem is with the client. You can, for example, access new messages by using the webmail.

We’re investigating to attempt to resolve this issue.

AGGIORNAMENTO / UPDATE

[ITA] Si può temporaneamente aggirare il problema, per chi usa Thunderbird, disabilitando la compressione IMAP (RFC 4978) andando nelle impostazioni avanzate ed impostando la variabile mail.server.default.use_compress_deflate a false.

[ENG] It is possible to temporarily work around the issue for Thunderbird users, by going into the advanced settings, looking for the mail.server.default.use_compress_deflate variable, and setting it to false.

AGGIORNAMENTO 2 / UPDATE 2

[ITA] Dovremmo essere riusciti a mitigare il problema lato server, nessuna modifica al client è più necessaria.

[ENG] We think we have mitigated the issue server-side, so no client changes should be necessary anymore.

A cena con il dinosauro di Edward Dolnick

12 Giugno 2026 ore 06:50

L ondra, novembre 1859. L’origine delle specie di Charles Darwin, il libro che cambiò per sempre la prospettiva degli esseri umani nei confronti di sé stessi e della vita sulla Terra, viene pubblicato dall’editore John Murray. Solo pochi anni prima, nel 1853 e nella stessa città, tra tavolate opulente e decori sfarzosi, un manipolo di scienziati, uomini illustri ed editori, festeggiava quello che credeva un imperituro trionfo: le numerose scoperte di fossili, che si erano avvicendate dai primi anni dell’Ottocento sino a quel momento, non erano più una minaccia per la visione di un mondo felice disegnato da un Dio buono per il suo figlio prediletto, l’Uomo.

Richard Owen, ospite d’onore di quella cena organizzata a Capodanno al Crystal Palace, era riuscito, seppur con fatica, a costruire una teoria unificatrice che permettesse ancora a scienza e religione di fondersi e sostenersi a vicenda. In quel momento, durante quella celebrazione tenutasi all’interno di un modello in scala reale di un iguanodonte, Owen godeva di quella vittoria, inconsapevole che il suo castello di carte sarebbe stato scompaginato dal vortice della teoria dell’evoluzione darwiniana. Le scoperte, i personaggi e, soprattutto, il contesto sociale e culturale in cui quella nuova rivoluzione, forse ancora più dirompente di quella copernicana, ebbe modo di svilupparsi fino al suo atto finale sono raccontati da Edward Dolnick nel suo libro A cena con il dinosauro. Come un eccentrico gruppo di vittoriani scoprì le creature preistoriche e cambiò accidentalmente il mondo (2026).

Nel suo saggio, Dolnick illustra come scienziati, letterati, donne e uomini comuni reagirono quando scoprirono per la prima volta che, in un passato remoto, il mondo era popolato da animali dotati di dimensioni colossali e caratteristiche inedite.

Richard Owen era riuscito, seppur con fatica, a costruire una teoria unificatrice che permettesse ancora a scienza e religione di fondersi e sostenersi a vicenda. Ma presto il suo castello di carte sarebbe stato scompaginato dal vortice della teoria dell’evoluzione darwiniana.

Nell’Inghilterra dell’epoca vittoriana la natura era un rifugio allettante rispetto a una realtà di guerre, malattie e povertà. La disperazione tratteggiata dai romanzi di Charles Dickens era un resoconto veritiero della condizione dei ceti meno abbienti e l’eccezionale sviluppo industriale portava con sé anche tensioni sociali e paura. Lo scorrere regolare di giorni e stagioni, la bellezza e la perfezione animale e vegetale, dai colori dei fiori alla leggiadria delle farfalle, dal prodigio dell’occhio umano a quello del cuore di una balena, apparivano come un meraviglioso dono di un padre misericordioso che, al centro di quell’idillio, aveva posto l’essere umano. O, forse, sarebbe ancora più calzante parlare di Uomo, in un periodo storico in cui il maschio bianco, europeo e benestante era il destinatario privilegiato di qualsiasi forma di riconoscimento e attenzione.

Fu Pliny Moody, un contadino dodicenne del New England, a rinvenire nel 1802 una serie di impronte a tre dita grandi circa quanto un piatto da portata. A questa prima scoperta ne seguirono altre, che comprendevano ossa enormi e, addirittura, scheletri quasi completi. Oggi noi diamo per scontata l’origine di questi resti e troviamo difficile immaginare cosa possano aver pensato e provato le persone di quell’epoca. Il fulcro della narrazione di A cena con il dinosauro, che si diversifica così da altri saggi che parlano della storia della paleontologia, si concentra proprio su come la comunità scientifica e la gente comune abbiano accolto, tra i loro saperi e nel loro immaginario, le prove di un tempo profondo che non avevano mai creduto potesse essere esistito, in cui il Pianeta era dominato da creature sconosciute e terribili, in un paesaggio molto diverso da quello del presente. E su come abbiano accettato l’orrore supremo, il concetto per cui il disegno divino non fosse poi così intelligente e le esistenze di questi animali del passato a un certo punto fossero state spazzate via.

Il fulcro della narrazione si concentra su come la comunità scientifica e la gente comune abbiano accolto le prove di un tempo profondo che non avevano mai creduto potesse essere esistito, in cui la Terra era dominata da creature sconosciute e terribili.

Come scrisse l’antropologo Loren Eiseley e riporta Dolnick: “Il concetto di estinzione nel passato geologico era come uno spiffero freddo da una cantina buia. Gelava l’anima. Faceva nascere sospetti sulla natura di quel mondo confortevole, il migliore di tutti i mondi, creato a misura d’uomo”. Che ne era stato dell’orologiaio onnisciente di cui scriveva William Paley nella sua Teologia naturale? L’idea che potesse aver plasmato un mondo privo dell’essere umano e poi distrutto parte della propria creazione appariva difficile da accettare. La prospettiva emersa dal ritrovamento dei fossili lasciava sgomenti e, allo stesso tempo, meravigliati. Sono sentimenti che fatichiamo a cogliere nel loro valore e nella loro intensità, ma l’autore prova a restituirli paragonando gli scienziati dell’Ottocento inglese agli attuali astronomi alla ricerca di vita extraterrestre:
Gli scienziati e cercatori di fossili della prima metà dell’Ottocento erano il loro equivalente in redingote. Con due differenze fondamentali: anziché estendersi nello spazio, la loro ricerca andava indietro nel tempo e trovarono dei segni di vita. E non furono segni impercettibili, come strane sequenze di disturbi elettrostatici rilevate da un computer. Qui si parla di denti affilati come pugnali e costole lunghe come travi. Poeti, scienziati, donne e uomini comuni assistevano alla scoperta dei dinosauri e rabbrividivano stupefatti.

La differenza è che gli abitanti del passato emersero all’improvviso, in modo del tutto inatteso, nell’epoca vittoriana. Al contrario, gli abitanti di altri pianeti li stiamo cercando attivamente e un loro eventuale ritrovamento difficilmente ci coglierebbe davvero di sorpresa. Già dall’antichità gli esseri umani erano venuti in contatto con le vestigia di ere geologiche lontane: da principio le incorporarono in miti e leggende e solo molto dopo, ad esempio con Robert Hooke nel Seicento, cominciarono a familiarizzare con l’ipotesi che quelle conchiglie che si trovavano in cima alle montagne fossero l’indizio che svelava che quelle terre erano state sommerse e che quei resti non erano gli avanzi di un pic-nic pietrificati con il trascorrere del tempo, come sembra avesse suggerito un incauto Voltaire.

Nell’Inghilterra del 19° secolo, nonostante la resistenza al cambiamento di uomini in cui scienza e fede cantavano lo stesso inno di celebrazione per il “mondo felice”, la natura cambia la natura e l’illusione si dirada a colpi di ritrovamenti, così copiosi per via delle intense attività di scavo legate alla rivoluzione industriale. Il racconto di Edward Dolnick scorre chiaro: non è una raccolta straripante di curiosità e strani abbagli e i protagonisti, presentati capitolo dopo capitolo, acquistano quasi corpo.

Quella di Edward Dolnick non è una raccolta straripante di curiosità e strani abbagli. I protagonisti, presentati capitolo dopo capitolo, acquistano corpo grazie a una penna allegra, vivida e mai pedante, in un saggio che ha il pregio della leggerezza.

Nelle prime pagine compare Mary Anning, una donna povera, ma tenace e curiosa, una cercatrice di fossili instancabile a cui dobbiamo i primi scheletri completi o quasi di ittiosauro e plesiosauro e il primo fossile di pterodattilo rinvenuto in Inghilterra; si viene introdotti nelle cene a base di animali spesso inconsueti di William Buckland, stravagante geologo di Oxford che descrisse e battezzò il megalosauro, in seguito riconosciuto come il primo dinosauro mai identificato; sembra di scorgere Gideon Mantell, medico di campagna ossessionato dai fossili sin dall’infanzia, mentre strappa a un’esistenza disgraziata la gioia per il riconoscimento dei resti da lui ritrovati e identificati di un iguanodonte, tanto più che a conferire validità alla scoperta fu Georges Cuvier, considerato la stella polare dell’anatomia e citato persino da Sherlock Holmes per le sue abilità deduttive nel racconto I cinque semi d’arancio di Arthur Conan Doyle. Questi sono solo alcuni degli studiosi descritti con una penna allegra, vivida e mai pedante da Edward Dolnick, in un saggio che ha il pregio della leggerezza.

Infine, arriva Richard Owen, l’anatomista che nel 1842 coniò il termine “dinosauro”, con il suo volto da Uriah Heep, l’antagonista di David Copperfield, tronfio per aver creduto di aver ristabilito il mondo felice con una teoria onnicomprensiva. L’autore spiega:

La sua nuova teoria manteneva Dio al comando ma sembrava lasciar spazio a qualcosa che tendeva verso l’evoluzione. (Owen cercò abilmente di eludere questa pericolosa accusa.) Nel passato preistorico, suggerì, Dio aveva sparso per il mondo un po’ di specie e stabilito regole che governavano il modo in cui sarebbero cambiate nel corso degli eoni. Poi aveva premuto “play” e si era messo a guardare soddisfatto.

Questo sforzo interpretativo non bastò e la cena con il dinosauro fu l’ultima occasione per festeggiare e credere in una storia della Terra edificante, in cui l’essere umano continuava a essere al centro della scena. I tempi – e la società – erano ormai maturi per ammettere che fosse solo una specie tra le tante, nolente o volente soggetta alle implacabili regole dell’evoluzione.

L'articolo A cena con il dinosauro di Edward Dolnick proviene da Il Tascabile.

1000 Miglia, la terza tappa tra la Val d’Orcia e Roma

11 Giugno 2026 ore 22:59

La Toscana saluta la 1000 Miglia 2026 con una delle giornate più suggestive dell’intero percorso. Partita all’alba da Montecatini Terme, la carovana della Freccia Rossa ha attraversato alcuni dei luoghi più suggestivi della regione, da Lucca a Pisa, fino all’iconico arrivo in piazza del Campo a Siena. Nel pomeriggio, le vetture storiche hanno affrontato le strade della Val d’Orcia e raggiunto Radicofani, ultimo baluardo toscano prima dell’ingresso nel Lazio.

Da Lucca a Siena

La terza tappa si è aperta con le Prove Cronometrate disputate lungo le mura di Lucca, seguite dai Controlli Timbro di Pietrasanta e Forte dei Marmi e dal passaggio attraverso Pisa. Dopo aver toccato Pontedera, Peccioli e Palaia, gli equipaggi hanno raggiunto Siena per la tradizionale sosta nella scenografica piazza del Campo. Le temperature più miti delle prime ore hanno reso piacevole la guida. 

Una classifica aperta

Nel pomeriggio la competizione è entrata nel vivo con una serie di Prove Cronometrate e due Prove di Media disputate tra la Val d’Orcia e la via Francigena. In questo contesto si è inserito il passaggio da Radicofani, dove le vetture hanno effettuato il Controllo Timbro prima di dirigersi verso il Lazio. La corsa punta ora verso Roma, con le prove di Montemaggiore, il passaggio lungo il lago di Bolsena e i controlli di Capodimonte, Marta, Viterbo e Ronciglione prima della tradizionale passerella in via Veneto. Sul fronte sportivo, i fratelli Juan e Margarita Tonconogy mantengono il comando della classifica provvisoria, ma il margine sugli inseguitori Andrea Vesco e Fabio Salvinelli resta contenuto. In terza posizione si confermano Lorenzo e Mario Turelli, mentre nel Gran Turismo Experience guidano Jari Matti Johannes Latvala e Giordano Mozzi.

1000 Miglia 2026 III tappa - 1Ruoteclassiche
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1000 Miglia 2026 III tappa - 22Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 III tappa - 23Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 III tappa - 24Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 III tappa - 25Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 III tappa - 26Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 III tappa - 27Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 III tappa - 28Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 III tappa - 29Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 III tappa - 30Ruoteclassiche

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