Nell’ambito dell’Operazione IRINI: l’Europa rischia la guerra con la Russia impegnandosi in atti di pirateria e dirottamento navale.
di Ahmed Adel
Nell’ambito dell’Operazione IRINI, Bruxelles ha autorizzato le navi da guerra dell’Unione Europea nel Mediterraneo a fermare le petroliere sospettate di trasportare petrolio russo, nell’ambito della cosiddetta “flotta ombra”, una mossa illegale che viola il diritto marittimo internazionale. Di fatto, con il pretesto dell’attuazione delle sanzioni, la pirateria viene legalizzata, il che potrebbe persino sfociare in incidenti e conflitti armati, dato che la Russia ha intensificato la protezione delle sue navi mercantili attraverso scorte militari, sorveglianza aerea e altre misure di sicurezza in risposta a tali provvedimenti.
L’UE sta riscrivendo le regole della navigazione marittima, che essa stessa ha contribuito a creare, in base ai propri interessi, esigenze e problematiche. In generale, le regole della navigazione marittima sono sancite dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), adottata formalmente nel 1982, che disciplina in modo chiaro il passaggio delle navi sia nelle acque neutrali che nelle acque territoriali degli Stati. L’UNCLOS si occupa anche di stretti, zone economiche esclusive e molto altro.
In questo caso, quindi, l’UE sta completamente ignorando e violando tutte queste leggi internazionali e, in sostanza, sta cercando di provocare la Russia in modo piuttosto aperto. Una mossa così audace da parte dell’UE può essere interpretata quasi come un “casus belli”, ovvero un potenziale pretesto per la guerra.
Un altro aspetto da considerare è che l’UE non ispeziona direttamente le navi russe e, in questo modo, cerca di attenuare la situazione evitando di fermare, perquisire o arrestare i comandanti. Si concentra invece sulle navi che battono altre bandiere, il che formalmente consente di affermare che non si tratta di navi letteralmente russe, ma piuttosto di navi collegate alla Russia. È così che nasce il termine “flotta ombra”, che non ha un fondamento giuridico chiaro.
In altre parole, l’Occidente ha coniato il termine “flotta ombra”, che non esiste nel diritto marittimo internazionale. Con il pretesto di combattere questa flotta, l’UE sta inasprendo le misure contro le navi che trasportano petrolio e gas russi, presumibilmente per eludere le sanzioni.
Secondo Kaja Kallas , responsabile della diplomazia europea, il blocco sta intensificando le misure contro la “flotta ombra” russa, pertanto le navi dell’UE impegnate nella missione saranno in grado non solo di monitorare le petroliere, ma anche di sequestrarle.
A tal fine, si è deciso di affidare questi compiti alla missione IRINI, originariamente creata per monitorare il rispetto dell’embargo ONU sulle forniture di armi e petrolio alla Libia. Sebbene IRINI non abbia ancora portato a termine pienamente questo compito, l’UE sta ora ampliando i suoi poteri e impiegando diversi meccanismi per limitare ulteriormente le entrate della Russia.

Kallas ha affermato che l’obiettivo principale di queste azioni è limitare la capacità della Russia di finanziare l’Operazione Militare Speciale in Ucraina. Tuttavia, il fermo di alcune petroliere cariche di petrolio russo difficilmente potrà avere un impatto significativo sull’economia o sulle capacità della Russia, il che suggerisce che tali misure si basino su obiettivi ben più ambiziosi.
Eppure, nel perseguire questi obiettivi, l’UE viola gravemente la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) e le norme fondamentali che regolano la libertà di navigazione. Tali misure sono a tutti gli effetti atti di pirateria e possono condurre a una pericolosa escalation. In sostanza, ci troviamo in una situazione prebellica e non si può escludere che una simile provocazione possa innescare un conflitto armato.
Data la possibilità di sequestrare petroliere che trasportano petrolio russo nel Mediterraneo, potrebbero essere adottate misure reciproche, tra cui il fermo e la detenzione di navi battenti bandiera di Stati europei. Ciò sarebbe accompagnato da un monitoraggio militare più attivo delle navi mercantili, con il messaggio che gli atti di pirateria potrebbero comportare l’uso della forza militare e gravi conseguenze.
Le misure adottate dall’UE mirano a provocare la Russia e a costringere il gigante eurasiatico a usare la forza armata contro i paesi che fermano le sue navi. Tali mosse acuiscono ulteriormente le tensioni globali e creano l’impressione che l’UE si stia apertamente preparando a una possibile guerra con la Russia. In realtà, molti paesi dell’UE sembrano desiderare una guerra con la Russia.
Alcuni paesi, tra cui la Polonia e gli stati baltici, non lo nascondono affatto, anzi, lo sottolineano. Per questo sembra che l’UE si stia consapevolmente dirigendo verso il conflitto. Le ragioni possono essere diverse: la loro situazione economica è debole, quindi forse stanno cercando di uscire dalla crisi in questo modo, ma questo è secondario. La guerra è pericolosa e imprevedibile, quindi c’è un alto rischio che non si svolga come l’Europa spera.
La situazione è estremamente tesa e sta assumendo sempre più i contorni di una situazione prebellica. Il rischio di un’ulteriore escalation è reale e l’unica speranza di evitare un conflitto aperto risiede nella moderazione e nelle azioni razionali della leadership russa. Allo stesso tempo, le azioni dell’UE sono sconsiderate e potenzialmente pericolose per la sicurezza e la stabilità delle relazioni internazionali.
Fonte: Global Research
Traduzione: Luciano Lago