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Feudi del Pisciotto, nel cuore della Sicilia Sudorientale il vino incontra la storia

20 Giugno 2026 ore 10:17
Feudi del Pisciotto, nel cuore della Sicilia Sudorientale il vino incontra la storia

NISCEMI (CALTANISSETTA) (ITALPRESS) – A Niscemi, in Val di Noto, in una zona rurale compresa tra Caltagirone e Piazza Armerina, sorge la tenuta Feudi del Pisciotto: 49 ettari di vigneti (su 190 ha totali), fino 300 metri s.l.m., posti ai margini della Riserva Naturale Sughereta di Niscemi e a pochi chilomentri dal mare con un microclima ideale per la produzione di grandi vini. Alla moderna cantina si accompagna, all’interno di un magnifico Baglio del 1700, un affascinante Wine Relais per vacanze all’insegna del relax e dell’enologia di qualità, premiato con la chiave Michelin 2025. Un territorio con un genius loci tutto da scoprire che lasciava intuire come questa parte di Sicilia sarebbe cresciuta molto dal punto di vista enologico. Per questa ragione Paolo Panerai, già produttore di vino in Toscana, ha scelto di puntare su quest’area ancora poco esplorata. E’ nato così un progetto che fonde la cultura architettonica e il know how enologici maturati nelle altre tenute di Domini Castellare di Castellina (4 cantine in tutto, 2 in Toscana e 2 in Sicilia: Castellare di Castellina in Chianti Classico, Rocca di Frassinello in Maremma Toscana, Feudi del Pisciotto a Niscemi e Gurra di Mare a Porto Palo di Menfi) grazie anche ai consigli dell’enologo Giacomo Tachis e alla competenza del suo delfino, Alessandro Cellai, dal 1996 enologo di tutte e 4 le cantine ed oggi vice presidente esecutivo di Domini Castellare di Castellina. Nei vigneti di Feudi sono protagoniste le varietà autoctone quali Nero d’Avola, Frappato, Grillo e Catarratto, ma anche quelle internazionali come Chardonnay, Syrah e Pinot Nero (da cui nasce le grand vin di Feudi del Pisciotto) e altri due vitigni altrettanto inusuali per la Sicilia, come il Semillon e il Gewürztraminer da cui si ricava un vino passito fuori dalla tradizione dello Zibibbo. Vini che hanno già ottenuto e continuano ad ottenere grandi apprezzamenti dalla critica enologica, testimoniati dall’inserimento del Nero d’Avola 2015 nella Top 100 di Wine Spectator 2017, e dunque fra i 100 migliori vini al mondo. La cantina di Feudi del Pisciotto ha un’affascinante doppia anima che racconta la storia secolare del Palmento (nome latino delle cantine), tipica struttura in uso per la pigiatura delle uve e la vinificazione già al tempo dei Greci e dei Romani rimasta intatta dal 1700 fino ai giorni nostri. Restaurato senza nessuna sostanziale modifica, seguendo i principi fissati dal grande critico Cesare Brandi, il Palmento è collegato a una moderna cantina costruita per vinificare fino a 10 mila ettolitri con le tecnologie più avanzate. Nella nuova cantina è presente la barricaia con oltre 700 barrique. Altre barrique sono collocate nella ex tinaia visibile attraverso il pavimento di vetro del ristorante.

A Feudi del Pisciotto la modernità si sposa quindi con la tradizione, anche riprendendo l’antico processo di vinificazione che prevedeva la sola forza di gravità come strumento per la movimentazione dell’uva e del mosto-vino: l’uva raccolta a mano viene trasportata sul lastrico solare della cantina e, tramite chiusini direttamente collegati ai locali sottostanti, viene convogliata alle vasche di fermentazione senza l’ausilio di pompe, evitando così di far disperdere i contenuti della buccia dei chicchi. Anche i locali dell’imbottigliamento si trovano ad una quota più bassa rispetto alle vasche di stoccaggio, in modo da ridurre al minimo l’uso di pompe e quindi ottenendo anche un risparmio energetico e di emissioni di CO2 nell’ambiente. La cantina di Feudi del Pisciotto produce attualmente circa 250.000 bottiglie suddivise tra le nuove linee Colori di Sicilia e I Putti del Serpotta, le specialità, tra cui il Nero D’Avola Versace e Davolarosa Brut Rosè, i Gran Cru Moro di Testa e L’Eterno e il Passito Tachis che rende omaggio al più grande enologo di tutti i tempi. Si ispirano all’arte siciliana le due nuove linee Colori di Sicilia e I Putti del Serpotta: la prima include quattro vini monovarietali (Grillo, Frappato, Catarratto e Nero D’Avola) freschi, moderni e con una gradazione alcolica contenuta, pensati per un pubblico giovane; la seconda è una linea premium composta da uno Chardonnay Sicilia DOC Superiore e da un Cerasuolo di Vittoria, unica DOCG siciliana, espressione massima della Sicilia sud-orientale. Il legame con l’arte emerge già dalle etichette che, nel caso della linea Colori di Sicilia, riproducono le ceramiche di Giacomo Alessi, maestro di Caltagirone, mentre nel caso de I Putti del Serpotta, raffigurano gli iconici angioletti del famoso scultore siciliano del ‘600 che decorano le più belle chiese barocche di Palermo. Vini autentici, emozionanti e con una forte identità territoriale. La gamma è completata dai Gran Cru L’Eterno, Pinot Nero in purezza, altra scelta suggerita dal Professor Tachis; Moro di Testa, blend di Syrah e una punta di Nero d’Avola; Nero d’Avola Versace in purezza, inserito nei primi 100 vini al mondo da Wine Spectator con l’annata 2017; e infine lo spumante rosè Davolarosa, prodotto con il Nero d’Avola. E poi c’è il Passito Tachis, a base di Semillon e Gewurztraminer, inusuale per la Sicilia perché realizzato con vitigni internazionali che difficilmente si coltivano sull’isola. Giacomo Tachis, infatti, era convinto che in Sicilia si potesse coltivare qualsiasi vitigno, sulla base del concetto di Galileo Galilei che il vino è Luce (del sole) e Umore (della terra). E così, da un suggerimento del più grande enologo di tutti i tempi, è nato un Passito di straordinaria eleganza da abbinare a tutto pasto. Infine Tirsat, l’unico vino di Gurra di Mare, l’azienda di Menfi, a base di Chardonnay e Viognier in blend al 50% da vigne che si affacciano direttamente sulla spiaggia di Porto Palo di Menfi. Feudi del Pisciotto commercializza all’estero circa il 65-70% della sua produzione ed esporta soprattutto in Nord America, Giappone, Cina, Svizzera, Germania, Australia e Brasile. Premiato con una Chiave Michelin 2025, il Wine Relais Feudi del Pisciotto offre ospitalità in 15 camere e suite ricavate nell’ala più antica del Palmento e nel baglio. Ambienti riservati ed esclusivi dove l’arredamento di design è in perfetta armonia con il fascino rurale dell’edificio settecentesco e con i grandi spazi all’aperto dove condividere i momenti della giornata immersi nella vista di una generosa natura. Nelle camere e negli ambienti comuni, manufatti commissionati ad artisti locali, ceramiche di Caltagirone, pezzi di design contemporaneo e arredi realizzati dai maestri del made in Italy, conferiscono al Wine Relais un tocco di elegante contemporaneità in un contesto storico di grande fascino. Nell’antico Palmento è stata inoltre ricavata un’intima area benessere con sauna, angolo relax e percorsi benessere ispirati alla vinoterapia. Immersa nella pineta, un’ulteriore area relax con piscina, solarium e pool bar per godere appieno di una vista a 360° sui vigneti.

L’offerta esperienziale a Feudi del Pisciotto si completa con il ristorante Il Palmento di Feudi, ricavato negli spazi dell’antico Palmento, con pavimento di cristallo che si affaccia sulla scenografica barricaia della cantina e terrazza panoramica per pranzare e cenare en plein air. Premiato dalla guida del Gambero Rosso con 2 Forchette, il Ristorante Il Palmento di Feudi propone un’ampia selezione di piatti, che raccontano la Sicilia con estro e fantasia, pur mantenendo uno stile schietto, essenziale, che arriva dritto alle papille gustative. Una cucina artigianale, autentica, che bandisce gli sprechi e ricerca l’essenza del gusto puntando tutto su materie prime rigorosamente locali e attingendo alla ricca tradizione culinaria siciliana. Tra le esperienze che è possibile vivere a Feudi del Pisciotto, i wine tour in cantina con degustazione guidata dei vini, le cooking class per imparare i segreti della cucina siciliana, il trekking nella vicina Riserva Naturale Sughereta di Niscemi, con i suoi alberi da sughero secolari, le escursioni nelle più belle spiagge della zona (che distano mezz’ora in auto) e nelle splendide città del Barocco siciliano. Feudi del Pisciotto è una location molto amata dalle coppie che scelgono di festeggiare il proprio matrimonio. Da un lato il fascino senza tempo di un luogo ricco di storia, dall’altro l’eleganza e la raffinatezza dei dettagli più ricercati rendono indimenticabile ogni momento della festa. A seconda del periodo dell’anno, è possibile festeggiare le nozze negli spazi interni o esterni della struttura con vista mozzafiato sulla campagna siciliana. Ambienti magici e ricchi di charme, dove ogni dettaglio viene scelto con amorevole cura: gli addobbi floreali, le decorazioni in ceramica di Caltagirone e il menu rispecchiano il mix di antico e moderno che caratterizza questo luogo carico di suggestioni. Il 12 luglio 2025 Feudi del Pisciotto è stato proclamato Luogo della memoria. Il 9 luglio del 1943, i paracadutisti americani impegnati nella Liberazione atterrarono all’imbrunire nel cortile del Baglio. A mezzogiorno dell’11 luglio, 95 soldati americani affrontarono una colonna tedesca di circa 700 uomini. Iniziò un combattimento furioso. Alla fine i tedeschi si ritirarono. Le mura di Feudi sono ancora oggi testimoni di quello scontro perché mostrano i segni del combattimento. “Sette anni fa”, ricorda Paolo Panerai, “ricevetti una lettera dall’Associazione paracadutisti USA con la quale mi veniva comunicato che un paracadutista aveva riconosciuto da un servizio fotografico sui vini di Feudi, le mitragliate sul muro. Era il luogo dove i soldati americani avevano combattuto contro i tedeschi. E ci mandarono insieme alla lettera una foto dell’epoca”. Quella foto probabilmente l’aveva scattata Robert Capa, il più grande fotoreporter di guerra di tutti i tempi, che si fece paracadutare la sera del 9 luglio 1943, rimanendo appeso a un albero per un’intera notte. Fu lui a documentare lo sbarco degli alleati in Sicilia e oggi le sue foto sono in mostra al Museo di Troina.

– foto ufficio stampa Feudi del Pisciotto – credits Alfio Garozzo –

(ITALPRESS).

Cardinale “Sì allo Schifani-bis, credo si voterà tra aprile e maggio”

20 Giugno 2026 ore 10:09
Cardinale “Sì allo Schifani-bis, credo si voterà tra aprile e maggio”

CATANIA (ITALPRESS) – Totò Cardinale compie oggi 78 anni. La stragrande maggioranza dei quali spesi in politica, tra governi nazionali e nuovi partiti, tra alleanze col centrosinistra e col centrodestra. L’ex ministro lancia dalle pagine de “La Sicilia” il bis di Renato Schifani e profetizza: “Si vota tra aprile e maggio”. “Serve un patto di fine legislatura, coinvolgendo le opposizioni, per spendere le tante risorse che saranno a disposizione nel bilancio regionale nell’interesse della Sicilia. Lo facemmo anche con Achille Occhetto, nel ’75 e portò buoni frutti per tutti, a cominciare dalla Dc” aggiunge. A proposito di coalizione o di “ex” coalizione, come l’ha definita Raffaele Lombardo dopo le amministrative, Cardinale spiega: “Quelle elezioni sono state il trionfo dell’individualismo e del trasversalismo. Il contrario di quello che dovrebbe fare la politica. Ma il discorso vale anche per Lombardo. La tattica esasperata rischia di trasformarsi in una strategia di corto respiro. Dobbiamo renderci conto che siamo già in campagna elettorale e deve prevalere il senso di responsabilità”.

Alla domanda su come si fa a mettere d’accordo gli alleati che “litigano” quasi ogni giorno, risponde: “Sto apprezzando molto l’impegno del commissario di Forza Italia, Nino Minardo. Uno sforzo di mediazione utile e necessario”, Cardinale conferma di essere per la ricandidatura di Schifani: “La mia opinione non è mai cambiata: deve essere riconfermato. Ma sa qual è la verità?. Noi possiamo dire quello che vogliamo, ma la decisione verrà presa a Roma. Lì si deciderà se la candidatura spetta a Forza Italia, e sarà il segretario nazionale, in quel caso, a indicare il nome. Perché questo gioco al massacro sul presidente in carica?” si chiede l’ex ministro. Un gioco al massacro “Di tanti. Anche la richiesta di candidatura avanzata da Giorgio Mulè in questi termini, finisce solo per destabilizzare, ma non ha una logica, né un senso. Così vai solo sui giornali, costruisci un personaggio, ma non una candidatura”. Sulla volontà di Giorgio Mulè a candidarsi alla presidenza, risponde: “Certo, e la sua aspirazione è legittima, ma è fuori tempo e fuori luogo. La strada è lunga, bisogna convincere il partito e la periferia. Tajani dovrà prima sentire Minardo, poi tutti gli altri a partire proprio da Schifani. E poi le dico: un candidato dovrebbe stare tra la gente”.

Per Cardinale il bis di Schifani è al momento l’ipotesi più conveniente, perchè “al di là dei rapporti personali, Schifani ha lavorato bene, i risultati ci sono. Non si può che partire da lì”. Alla domanda se pensa che si andrà a elezioni anticipate, risponde: “Io credo che ci sarà un election day e che si possa votare a Roma e in Sicilia tra aprile e maggio”. E in Sicilia “Se il centrodestra non commette errori madornali, non può perdere”.

– foto di repertorio IPA Agency –

(ITALPRESS).

Frode fiscale e autoriciclaggio, sequestri per oltre 1,4 milioni a un imprenditore di Catania

20 Giugno 2026 ore 08:39
Frode fiscale e autoriciclaggio, sequestri per oltre 1,4 milioni a un imprenditore di Catania

CATANIA (ITALPRESS) – Nell’ambito di un’attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania, i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania hanno dato esecuzione a un’ordinanza del Gip del Tribunale etneo che dispone il sequestro preventivo, anche per equivalente, di beni e disponibilità finanziarie per oltre 1,4 milioni di euro nei confronti di un imprenditore catanese, indiziato di dichiarazione infedele, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, quest’ultima in concorso con altro soggetto. Le indagini, svolte da unità specializzate del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catania – Gruppo Tutela Economia, avrebbero evidenziato che una società a responsabilità limitata con sede a Catania, attiva nel settore dei servizi di progettazione di ingegneria, formalmente amministrata da uno dei soci ma di fatto gestita dall’altro, avrebbe accumulato debiti fiscali per oltre un milione di euro a causa della sistematica omissione dei versamenti delle imposte dovute. Gli approfondimenti investigativi, condotti anche attraverso analisi dei flussi bancari, dei bilanci societari e delle operazioni commerciali, oltre che tramite banche dati istituzionali e riscontri presso l’Agenzia delle Entrate, avrebbero fatto emergere che l’amministratore di fatto avrebbe progressivamente svuotato i conti aziendali, alimentati dagli incassi dell’attività, trasferendo oltre 1,4 milioni di euro su conti personali, con l’obiettivo di sottrarre le somme a eventuali procedure di riscossione fiscale.

Secondo l’impostazione accusatoria, tali condotte sarebbero state accompagnate da una rappresentazione non veritiera della situazione economico-patrimoniale della società e sarebbero state realizzate con il concorso dell’altro socio-amministratore di diritto. Parte delle somme illecitamente sottratte sarebbero state inoltre reimpiegate in investimenti finanziari, tra cui una polizza vita da 300mila euro intestata alla moglie e un conto deposito titoli da 100mila euro, per un totale di circa 400mila euro. All’imprenditore viene inoltre contestata la dichiarazione infedele, per aver sottratto a tassazione redditi imponibili pari a circa un milione di euro, con un’imposta evasa superiore a 370mila euro.

– foto di repertorio Guardia di Finanza –

(ITALPRESS).

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