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La nuova “grammatica della guerra”: il dominio dello spazio cibernetico come forma di neo-colonialismo nella Magnifica Humanitas

3 Agosto 2026 ore 07:00

L’orbe tecnocratico, vittima della sindrome di Babele, con la pretesa di definire un unico linguaggio e una sola via del progresso, scorge nell’uso dell’IA uno strumento per accrescere le proprie capacità di controllo sociale. Questa inedita forma di neo-colonialismo, fondata sull’appropriazione di dati come risorsa strategica, si accompagna, nell’enciclica leoniana, ad una costante antropologica che rintraccia nell’uomo moderno l’incapacità di porre dei limiti concreti al retto uso della potenza tecnologica. Animato da una marcata sensibilità geopolitica, il Pontefice americano sottrae il cyberspazio all’illusione della sua immaterialità restituendogli una dimensione tangibile. Il controllo sistematico di infrastrutture digitali, appannaggio esclusivo di grandi attori economici privati, definisce una condizione di oligopolio entro la quale sono questi stessi soggetti a stabilirne le regole di accesso. I Data Center, archivi delle nuove terre rare del potere (dati sanitari, dati demografici, profili epidemiologici) perpetuano un assetto egemonico che riproduce le asimmetrie del potere digitale, ridisegnando una geografia di nuovi centri e periferie globali, guidati da una logica estrattiva unidirezionale. Lo scontro tra imperialismi contrapposti, che Leone XIV individua come uno dei tratti caratterizzanti del cogente ordine internazionale, trova nell’impiego delle nuove tecnologie un acceleratore della rivalità tra “potenze che vogliono conservare il proprio primato e potenze che aspirano a conquistarlo”.

Disinformazione e guerra cognitiva nell’era digitale

La manipolazione e il controllo degli ambienti informativi, nella corsa alla colonizzazione dello spazio digitale, costituiscono un ulteriore terreno di confronto funzionale a preparare culturalmente, mediante la diffusione di narrazioni semplificanti, le condizioni per la guerra cognitiva: una forma di conflitto diretta all’erosione delle capacità critiche e percettive degli individui, che anticipa e alimenta le forme di scontro convenzionale. Lo spazio cibernetico si configura, dunque, come un luogo all’interno del quale vengono condotti “attacchi informatici, manipolazione di dati, campagne di influenza orchestrate con l’aiuto dell’IA [che] possono destabilizzare interi Paesi prima ancora che si arrivi a uno scontro armato aperto”. Prevost riconosce nell’uso strumentale della tecnologia e dell’IA un potenziale vettore di condizionamento sociale, estraneo alla neutralità, e capace di orientare l’opinione pubblica al punto da riscrivere la grammatica dei conflitti contemporanei. Nelle parole del Pontefice:

La conflittualità esasperata spinge verso guerre asimmetriche e ‘ibride’, combattute anche sul terreno economico, finanziario e informatico, con l’uso di disinformazione e campagne che alimentano paura, per influenzare l’opinione pubblica.

In questo scenario di vulnerabilità diffusa, l’enciclica leoniana richiama la crisi del sistema multilaterale. La riconfigurazione degli equilibri globali segna il ritorno a un paradigma binario che individua nella contrapposizione amico-nemico la via per ricostruire un’identità collettiva frammentata. La sedimentazione di nuovi immaginari condivisi, sospinti da una “cultura violenta della potenza” trasferisce progressivamente il conflitto dal piano cognitivo al piano materiale, in un processo in cui “la diversità dell’altro […] vissuta come minaccia [alimenta] un desiderio di possesso, volontà di dominio, ambizioni egemoniche […]”. Ne deriva una concezione dell’alterità che tende a identificare la sicurezza con l’accumulazione di capacità militari.

IA e sistemi d’arma

L’implementazione dell’IA nei sistemi d’arma ad autonomia operativa rappresenta, nella riflessione di Leone XIV, il punto di massima convergenza tra innovazione tecnologica e crisi della responsabilità politica. L’intelligenza artificiale e l’imperante narrazione taumaturgica dell’efficienza algoritmica abbassano la soglia del ricorso alla violenza; accompagnate dalla proliferazione di nuovi attori armati che “intrecciano motivazioni ideologiche vaghe con interessi economici”, trasformano la difesa in prevenzione, innescando una spirale securitaria che rende la guerra una condizione permanente, il cui fine ultimo non si sostanzia più nell’ottenimento della “vittoria definitiva”, bensì nella “perpetuazione del conflitto come fonte di potere e rendita”. 

Potere e tecnologia: comprendere la nuova spazialità del conflitto 

La Magnifica Humanitas, pur assumendo toni di severa invettiva nei confronti dell’IA, non indugia in una sterile forma di luddismo, né paventa un’utopica regressione verso una società pre-tecnologica. La critica leoniana richiama, con rinnovata urgenza, la necessità di regolamentare la corsa allo spazio cibernetico: un dominio potenzialmente illimitato che definisce nuove forme di interazione e in cui si addensa lo scontro tra attori geopolitici eterogenei. L’enciclica svela la persistenza storica di una matrice neo-coloniale che, mutate le coordinate spaziali, ne conserva intatta la morfologia. Laddove un tempo erano le terre emerse, il mare, lo spazio aereo ed extra-atmosferico a definire il limes della contesa, a questi si affiancano i flussi di dati e le infrastrutture digitali. Interrogarsi criticamente sull’importanza del cyberspazio vuol dire assumere uno sguardo consapevole e disincantato sulle nuove forme che il potere e la conflittualità assumono nella contemporaneità. Non si tratta di normalizzare l’ineluttabilità dello scontro, quanto piuttosto di adottare un approccio autenticamente realista che permetta di leggere con lucidità “interessi, paure, vincoli e rapporti di forza”.

Crisis en la Masonería británica: por caída de miembros se «reinventa» para sobrevivir, según Financial Times

3 Agosto 2026 ore 04:46

Según un reciente informe publicado por el Financial Times, la Masonería británica se enfrenta a una crisis existencial: su membresía en Inglaterra y Gales se ha desplomado a unos 175.000, lejos del pico de casi 500.000 de mediados del siglo pasado. En un intento por sobrevivir, la United Grand Lodge of England busca atraer a una nueva generación de jóvenes, admitiendo que sin ellos la organización no tiene futuro a largo plazo. Lejos de ser una simple hermandad benéfica centrada en el automejoramiento, como pretenden sus dirigentes, este declive revela el agotamiento de una estructura elitista y anacrónica que durante décadas ha alimentado sospechas de influencia opaca en las altas esferas del poder británico.

Adrian Marsh, gran secretario de la organización, reconoce que necesitan reclutas jóvenes “para la salud a largo plazo” del grupo, con cuotas anuales de entre 200 y 500 libras que no disuaden del todo, pero tampoco ocultan el problema de fondo. Aunque afirman que el 47% de los nuevos miembros tienen menos de 40 años (un leve aumento desde el 45% en 2020), este “éxito” tentativo llega tras décadas de envejecimiento interno y de un perfil predominantemente masculino, a pesar de la admisión formal de mujeres desde principios del siglo XX. La realidad es que la Masonería sigue siendo un club de hombres mayores que, al perder atractivo, se ve obligada a diluir su aura de misterio para no desaparecer.

En un giro irónico, los masones han invertido en mayor “transparencia”: logias universitarias, eventos culturales, jornadas de puertas abiertas donde se exhibe la parafernalia antes secreta, e incluso el uso de sus salas como espacios de coworking. Estas medidas, presentadas como modernización, son una estrategia de marketing para captar a jóvenes, aprovechando la crisis de soledad generacional y la curiosidad por el misterio. Lo que antes se guardaba celosamente ahora se vende como experiencia social accesible, desandando los pasos de una sociedad que se jactaba de su exclusividad y secretismo.

Pese a estos esfuerzos por parecer inclusivos y abiertos, la sombra de la influencia velada en la élite británica —política, empresarial y judicial— sigue siendo imposible de disipar. Históricamente vinculada a figuras de poder, la Masonería no ha logrado convencer de que sus redes de “hermandad” no constituyen un mecanismo de favoritismo y control informal. Sus rituales y juramentos de lealtad, lejos de ser inocentes ejercicios de fraternidad, perpetúan una cultura de opacidad que choca con los valores democráticos contemporáneos que dice impulsar.

La Masonería, al intentar reinventarse como club social moderno y caritativo, confirma la persistente desconfianza que genera: un relicto de privilegios ocultos que, por más puertas abiertas que organice, no logra lavar su reputación de sociedad secreta con pretensiones de poder.

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