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Cinesi che cambiano il mondo – Liang Wenfeng, il cervellone che ha reso l’IA cinese mainstream

16 Agosto 2026 ore 01:53

Profilo bassissimo, interviste concesse con il contagocce, apparizioni internazionali limitate se non nulle. Liang Wenfeng è un fantasma. Tutti hanno imparato a conoscere il suo nome, pochi sono però quelli che saprebbero individuare se fosse seduto al loro stesso tavolo. Eppure questo anonimo 40enne cinese con la faccia un po’ da nerd e dai modi schivi è l’uomo che ha sdoganato la potenza del suo Paese sul fronte dell’intelligenza artificiale a livello globale.

Prima di lui, infatti, si faceva un gran parlare dei progressi hi-tech di Pechino, senza però approfondire nel dettaglio cosa diavolo significasse né cosa stesse facendo concretamente il Dragone. È servito DeepSeek, il modello di IA sviluppato dalla startup cinese fondata proprio da Liang, a squarciare il velo di mistero. In sostanza, la Cina ha dimostrato di essere in grado di creare campioni nazionali dell’intelligenza artificiale validi quanto i ricchi concorrenti statunitensi, ma a costi nettamente inferiori. E la “balenottera blu” di Wenfeng è presto diventata l’emblema di questa rivoluzione silenziosa.

Creata nel maggio 2023 come startup, DeepSeek è stata fin da subito concepita come un’organizzazione focalizzata sulla ricerca, e non come un’impresa commerciale orientata al profitto. “Il nostro principio non è quello di perdere denaro, né di realizzare enormi profitti. Il nostro punto di partenza non è quello di sfruttare l’opportunità per arricchirci, ma di essere all’avanguardia della tecnologia e promuovere lo sviluppo dell’intero ecosistema”, ha dichiarato Liang in una rara intervista rilasciata nel 2024 ai media cinesi.

Il cervellone cinese dell’intelligenza artificiale

Cosa sappiamo di Wenfeng? È cresciuto nella provincia meridionale del Guangdong raccontando di essere stato circondato da persone che all’epoca, tra gli anni Ottanta e Novanta, davano più importanza all’avvio di un’attività imprenditoriale che allo studio. Lui, invece, era molto più portato all’analisi accademica. E infatti, ancora giovanissimo, si è iscritto alla prestigiosa Università di Zhejiang specializzandosi in Ingegneria Elettronica e delle Comunicazioni, prima di conseguire un master in Ingegneria dell’Informazione e delle Comunicazioni.

Nel 2015 Mr. Liang ha co-fondato un hedge fund, High-Flyer Capital, che utilizzava complessi algoritmi matematici per effettuare operazioni di trading. Accumulata una discreta fortuna, nel 2023 il giovane ha scelto di concentrare parte integrante delle risorse nell’esplorazione dell’essenza dell’intelligenza artificiale generale (Agi).

DeepSeek è nata proprio in quel periodo. Nel 2025 avrebbe suscitato scalpore in tutto il mondo per “colpa” di uno dei suoi successi: un modello di intelligenza artificiale estremamente potente creato con un budget di gran lunga inferiore a quanto molti esperti di IA ritenessero necessario. “Come ha fatto una start-up cinese poco conosciuta a far tremare i mercati e i giganti tecnologici statunitensi?”, si chiedeva il New York Times in quei giorni concitati.

L’ascesa di Liang Wenfeng

L’obiettivo dichiarato da DeepSeek è quello di sviluppare tecnologie di intelligenza artificiale simili al chatbot ChatGPT di OpenAI o a Gemini di Google. In Cina, questa startup è nota per reclutare giovani e talentuosi ricercatori di Ia provenienti dalle migliori università del Paese, promettendo loro stipendi elevati e l’opportunità di lavorare su progetti di ricerca all’avanguardia. Negli ultimi anni ha rilasciato diversi modelli linguistici di grandi dimensioni.

Lo scorso 10 gennaio ha invece lanciato la sua prima app chatbot gratuita basata su un nuovo modello chiamato DeepSeek-V3: apriti cielo. Gli ingegneri di Liang hanno dimostrato un metodo più efficiente per analizzare i dati utilizzando i chip mettendo in imbarazzo l’intero settore statunitense.

Secondo il Bloomberg Billionaires Index, il patrimonio netto di Wenfeng si aggirerebbe intorno ai 38 miliardi di dollari, una fortuna derivante principalmente dalla partecipazione di controllo in DeepSeek e dal suo impero di hedge fund. “La nostra sfida più grande non è mai stata il denaro, bensì l’embargo sui chip di fascia alta”, ha affermato Liang, ben consapevole che la strada da fare per rendere la Cina una potenza dell’IA è ancora lunghissima.

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