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L’era del post-lavoro non sarà la fine dell’occupazione, ma un nuovo modo di organizzare le aziende

17 Ottobre 2026 ore 04:45

Sentiamo ripetere continuamente che le in- credibili tecnologie in arrivo elimineranno la quasi totalità dei lavori. Forse tutto questo è vero. Al momento non sembra però che il risultato delle nuove tecnologie sia quello di elimina- re lavoro. Il lavoro sicuramente cambierà (come, d’altra parte, è sempre cambiato), ma che venga eliminato non è poi così si- curo. Anche in Giappone, che più di ogni altro Paese ha fatto la scelta di affidarsi alle nuove tecnologie, non si vede la scomparsa del lavoro, nemmeno nei settori in cui la robotica e le nuove tecnologie vengono usate più massicciamente. A livello di scenario possibile, è ovviamente concepibile la possibilità di una società senza lavoro, ma non credo che questo sia il punto centrale.

Molto più interessante è capire che l’idea contemporanea di lavoro è uno strato superficiale minimo dell’esperienza storica di lavoro. Dobbiamo stare attenti a non dare per scontato che l’esperienza degli ultimi cento o centocinquant’anni rappresenti un punto di arrivo senza alternative. D’altra parte, l’idea che il lavoro non sia la fonte onnicomprensiva della nostra identità è già visibile oggi, soprattutto tra i giovani. Cerchiamo di non dare per scontato che l’esperienza delle ultime generazioni sia universale. Il mondo del lavoro dalle 9 alle 5 rappresenta solo un breve istante dell’esperienza umana.

Se questo è vero, una società del post-lavoro non significa un modello in cui le persone occupano il proprio tempo libero giocando ai videogiochi, bevendo e drogandosi. Casomai, una società del post-lavoro è uno spazio in cui la natura del lavoro è stata radicalmente trasformata e l’occupazione tradizionale è diventata in gran parte obsoleta a causa del progresso tecnologi- co, di nuovi modelli sociali e di nuovi modelli organizzativi. Il progresso tecnologico sarà certamente importante, ma non sarà l’unico elemento determinante. I cambiamenti socia- li, per esempio l’invecchiamento della popolazione, saranno altrettanto rilevanti. A mio giudizio, l’elemento fondamentale della società del post-lavoro sarà quello dei cambiamenti organizzativi.

Il post-lavoro sarà lavoro che non dipenderà dagli attuali modelli organizzativi, che non si baserà su imprese tradizionali e sulla differenza tayloristica fra chi decide e chi esegue. Potrebbe anche essere una società che assume il modello cooperativo come suo fondamentale principio organizzativo e valoriale. Per capire come potrebbe essere una società che mette al centro del suo funzionamento il modello dell’impresa cooperativa non dobbiamo pensare alla salute dell’attuale movimento cooperativo. Vediamo invece le potenzialità del modello.

Già oggi, i dati raccolti da Erdal mostrano che molte aziende possedute dai lavoratori danno ottimi risultati, sono spesso più produttive, sopravvivono meglio delle aziende tradizionali nei periodi difficili, durano più a lungo, hanno un turnover dei dipendenti basso e offrono pure buoni servizi: i loro clienti tendono a valutarle più positivamente rispetto alla concorrenza strutturata in modo convenzionale6 . Il problema, caso- mai, risiede nell’ortodossia economica che proprio non riesce a credere che aziende di proprietà dei dipendenti possano es- sere la norma. Il nodo da affrontare diventa pertanto quel- lo della sottostante teoria economica.

Tratto da “Pensare l’impensabile” di Roberto Poli, Egea, 160 pagine, 18,81 euro

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