Meteo fine settimana: l’Anticiclone Africano Cerberus porterà un’ondata di calore “mitologica” con un aumento anche di 9° rispetto alla media del periodo
Un’imponente massa d’aria subtropicale, in risalita dall’Algeria, è pronta ad espandersi verso nord arrivando incredibilmente a lambire la Danimarca: si tratta dell’Anticiclone Africano “Cerberus” che riprende il nome del mitologico cane a tre teste, custode dei Bollenti Inferi della Divina Commedia. Per l’Italia, questo si tradurrà nell’arrivo di una severa e lunghissima ondata di calore con i termometri che toccheranno i 39°C anche nelle grandi città della Pianura Padana.
Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che assisteremo ad un drammatico aumento delle temperature nell’arco di soli quattro giorni: le massime passeranno dagli attuali 30-32°C a picchi di 37-39°C, spingendosi fino a 9°C oltre la media del periodo.
A partire da venerdì e ancora di più sabato, tra le città più calde troveremo Bologna e Firenze con 39°C, Roma con 38 e Milano con 36. Dopo una fine di maggio rovente, anche il mese di giugno farà dunque sul serio. Lo zero termico schizzerà in alto fino alla quota eccezionale di 4400 metri e diversi record mensili di calore saranno a serio rischio crollo.
Non aumenteranno solo le massime, ma si registrerà un’impennata preoccupante anche delle temperature minime notturne, soprattutto dopo il weekend: entreremo nel regime delle cosiddette “notti super tropicali”, ovvero nottate in cui il termometro non scende mai al di sotto dei 25°C.
A Milano, ad esempio, si prevedono notti sudate e insonni, con la colonnina di mercurio che potrebbe non scendere mai sotto i 27-28°C! Si tratta di valori tipici dei climi tropicali, che rappresentano una criticità severa per il riposo e un forte stress termico per il nostro organismo.
Il problema principale di questa configurazione atmosferica sarà la persistenza: “Cerberus” avrà un suo primo apice bollente in concomitanza con l’inizio dell’Estate astronomica, ma non si esaurirà il 21 giugno. L’intera terza decade del mese rimarrà sotto il dominio nordafricano, con condizioni via via sempre più afose e opprimenti. Le ultime elaborazioni concedono solo la speranza di un piccolo e temporaneo break temporalesco verso metà della prossima settimana.
Se per i vacanzieri che si troveranno al mare o in montagna si prospetta un periodo eccellente per scappare dalla calura cittadina, per chi resta nei centri urbani l’imperativo è la prudenza. È fondamentale prepararsi e consultare regolarmente il bollettino sulle Ondate di Calore del Ministero della Salute: nei prossimi giorni, purtroppo, il rischio “bollino rosso” sarà molto elevato.
Meteo fine settimana nel dettaglio
Mercoledì 17. Al Nord: sole e caldo in aumento, qualche temporale in montagna. Al Centro: temporali di calore sui rilievi, sole e caldo altrove. Al Sud: soleggiato e caldo.
Giovedì 18. Al Nord: sole e caldo in aumento, qualche temporale in montagna. Al Centro: soleggiato, qualche temporale in montagna. Al Sud: soleggiato.
Venerdì 19. Al Nord: temporali al Nord-Ovest, variabile altrove. Al Centro: soleggiato, caldo a 37°C in Toscana. Al Sud: soleggiato e caldo.
Tendenza: alta pressione subtropicale Cerberus in ulteriore rinforzo con massime fino a 39°C e notti tropicali e super tropicali; forte disagio fisiologico per il caldo e l’umidità.
Il delitto di Garlasco è un caso irrisolto ormai da quasi 19 anni. Il 13 agosto 2007 Chiara Poggi è stata brutalmente uccisa ma su questo efferato omicidio non c’è certezza su nulla. Soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi giudiziari, Alberto Stasi, l’unico condannato in via definitiva a 16 anni è stato scarcerato. Per il fidanzato di Chiara si va verso la revisione del processo, ma servono nuove prove per fare in modo che questo possa avvenire. Ma a distanza di così tanto tempo dal delitto e nonostante le nuove tecnologie che permettono di scoprire dettagli sfuggiti, resta comunque un compito difficile ribaltare il quadro. Gli inquirenti sono convinti che il colpevole dell’omicidio sia Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara. Ma i suoi legali credono, attraverso le perizie presentate in Procura, di poter dimostrare l’innocenza del loro assistito.
Nel mirino della difesa vi sono, oltre ai soliloqui in macchina, l’impronta 33 lasciata sul muro delle scale che conducono alla cantina, ma soprattutto le impronte delle scarpe, quelle 25 orme sparse per la casa e appartenenti a una scarpa Frau numero 42. Angela Taccia ribadisce il concetto in tv a Storie Italiane: “L’unica vera firma dell’assassino“. Secondo la legale di Sempio, sarebbe opportuno chiarire prima la riconducibilità di tali tracce e solo successivamente affrontare eventuali valutazioni sulla personalità dell’indagato. Il riferimento è alla perizia psichiatrica chiesta dalla Procura su Sempio. Anche l’altro legale Cataliotti insiste sulle impronte delle scarpe: “Le impronte delle scarpe lo salveranno” e “non si andrà a processo”. I legali sono certi che il numero di scarpe non sia compatibile con quello di Sempio (che porta un 44) e ha una pianta del piede molto larga, “incompatibile con quelle tracce”.
Ma i pm insistono anche su un altro elemento, per la Procura di Pavia, infatti, Sempio avrebbe mentito anche sulle telefonate fatte a Chiara nei giorni che precedono il delitto. Ci si concentra in particolare, non tanto sulle due chiamate di 2 e 8 secondi del 7 agosto, quanto più su quella telefonata del giorno dopo durata 21 secondi. La terza in due giorni per chiedere ancora notizie di Marco Poggi che era in montagna. I pm però non hanno elementi per dimostrare con certezza cosa si siano detti Andrea e Chiara, visto che quelle registrazioni non ci sono. A complicare le cose, poi, è spuntato anche un nuovo testimone. L’uomo ha rotto il silenzio dopo quasi 19 anni, sostenendo di non aver parlato prima in quanto minacciato. “Mi hanno suonato il campanello di casa dicendomi di farmi i fatti miei, che io di Garlasco non ne devo sapere niente”. Ecco che cosa sostiene di aver visto: “Ero in attesa di un appuntamento di lavoro fissato per le 10, stavo passeggiando e ho visto una donna con i capelli biondi in bicicletta“. Poi aggiunge: “Sono certo al 100%, ho dei flash talmente forti in mente che non me li si può cambiare”. La donna, secondo il testimone si trovava proprio nei pressi della villetta dei Poggi.
Nella tarda serata di ieri è morto il cardinale Camillo Ruini, storico Presidente della Cei. Aveva 95 anni. Ne ha dato conferma all’AGI il portavoce della diocesi di Roma, padre Giulio Albanese. Camillo Ruini è stato una delle figure più influenti della Chiesa cattolica italiana tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila. Teologo di formazione e pastore di lungo corso, ha occupato un ruolo centrale nel periodo dello straordinario pontificato di San Giovanni Paolo II, contribuendo in modo decisivo a ridefinire la presenza pubblica dei cattolici nella società italiana. Camillo Ruini nasce a Sassuolo (provincia di Modena) nel 1931. Dopo gli studi nel seminario diocesano, prosegue la formazione teologica a Roma, alla Pontificia Università Gregoriana, dove si laurea in filosofia e teologia. Viene ordinato sacerdote nel 1954 e inizia un intenso percorso accademico e pastorale, che lo porta all’insegnamento di filosofia e teologia nei seminari. Negli anni della maturità ecclesiale entra nel corpo episcopale e viene nominato vescovo ausiliare di Reggio Emilia nel 1983. Successivamente assume incarichi di crescente rilievo fino alla nomina nel 1986 a segretario della Conferenza Episcopale Italiana di cui assumerà la presidenza nel 1991, incarico che ricoprirà per oltre un decennio, diventando anche vicario generale del Papa per la diocesi di Roma.
La sua affermazione all’interno dell’episcopato avviene già negli anni della maturità pastorale, quando si distingue come giovane vescovo ausiliare a Reggio Emilia. In quella fase emerge per capacità organizzativa e visione ecclesiale, tanto da essere coinvolto nella preparazione del Convegno ecclesiale di Loreto del 1985. Quel passaggio viene spesso ricordato come un momento chiave per il rilancio del protagonismo dei cattolici italiani nel mondo sociale e culturale, in sintonia con l’indirizzo pastorale di Giovanni Paolo II. Negli anni successivi Ruini diventa presidente della Conferenza Episcopale Italiana, assumendo un ruolo che va oltre la dimensione strettamente ecclesiastica. La sua leadership si caratterizza per una forte attenzione alla presenza pubblica della Chiesa, soprattutto sui temi etici e antropologici. In questo contesto elabora e promuove con forza l’idea dei cosiddetti “valori non negoziabili”, riferiti in particolare alla difesa della vita, della famiglia e della libertà educativa. Parallelamente, il suo rapporto con la politica italiana si sviluppa in modo complesso. Pur non identificandosi con la tradizione della Democrazia Cristiana, che riteneva ormai conclusa nella sua funzione storica, Ruini sostiene la necessità di una presenza culturale dei cattolici nella vita pubblica, autonoma e non coincidente con un unico partito.
Tuttavia, il suo nome è rimasto spesso associato a una stagione precisa della Chiesa italiana, tanto da essere talvolta richiamato — anche in modo semplificato o riduttivo — come riferimento di posizioni conservatrici. Una lettura che non sempre coglie la complessità del suo percorso, segnato anche da capacità di mediazione e da una forte intelligenza istituzionale. Nel complesso, la parabola di Ruini rappresenta una fase decisiva della storia recente della Chiesa in Italia: un periodo in cui il cattolicesimo ha cercato nuove forme di presenza pubblica dopo la fine dell’unità politica della Democrazia Cristiana e dentro un sistema politico profondamente mutato.
ROMA (ITALPRESS) – La capacità di comprendere e interpretare le dinamiche finanziarie si configura sempre più come una competenza strategica. Non solo per gli operatori economici, ma per cittadini, famiglie e giovani chiamati a confrontarsi quotidianamente con scelte sempre più complesse e interconnesse. È a partire da questo scenario che si inserisce l’Assemblea annuale FEduF, che si è svolta a Roma, un momento di riflessione e confronto sul ruolo dell’educazione finanziaria nel leggere, interpretare e governare i grandi cambiamenti in atto.
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ROMA (ITALPRESS) – “L’allenatore della Nazionale ha una responsabilità per il risultato sportivo ma non del sistema. Dopo la terza eliminazione consecutiva leggevo che il presidente della Federazione o l’allenatore di turno…mi sembra anche un po’ ridicolo. Abbiamo avuto allenatori di prim’ordine come Mancini, Spalletti e Gattuso. Il problema non è solo il presidente o l’allenatore. Il problema è il sistema”. Così il direttore sportivo della Fiorentina, Fabio Paratici, a margine della presentazione del libro “Per vincere domani” di Ivan Zazzaroni presso il Circolo Canottieri Aniene. “Noi dirigenti dobbiamo prenderci delle responsabilità per quanto successo in questi anni – ha aggiunto -. Non è solo una questione di Federazione, passa anche per le squadre di club che probabilmente non hanno avuto la visione e il coraggio per prendere certe decisioni”.
BERGAMO (ITALPRESS) – “Per la prima volta Subaru presenta tre tipologie di vettura, o meglio una che si divide in tre. Abbiamo per la prima volta una trazione anteriore che a sua volta si divide in due tipologie di trazione, ovvero due tipologie di autonomia. A partire dall’entry per arrivare poi alla long range abbiamo un pacco batterie da 54 kWh sull’entry level per arrivare ai 77 kWh per quanto riguarda la long range e la stessa batteria viene montata anche per il 4×4”. Così Andrea Placani, Corporate Communication manager Subaru Italia descrive il nuovo arrivato in casa Subaru: Uncharted.
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BERGAMO (ITALPRESS) – “Non una rivoluzione, ma un’evoluzione per il marchio perché cambia l’attributo tecnico, da un power train a motore termico a power train elettrico. Ma i benefici al cliente finale come tenuta di strada, landing, piacere di guida e sicurezza sono esattamente gli stessi, solo in un formato tecnologico diverso”. Con queste parole Nicola Torregiani, presidente e CEO Subaru Italia e Subaru Benelux, riassume l’anima del nuovo arrivato in casa Subaru: Uncharted.
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Poteva finire in tragedia l’incidente avvenuto durante l’ultima tappa del LVM Saarland Trophy 2026, gara ciclistica che si svolge in Germania dedicata alla categoria Juniores. Mentre il gruppo viaggiava alla massima velocità, una signora anziana a bordo di uno scooterper disabili ha invaso all’improvviso la carreggiata, colpendo in pieno Paul Vriesman e innescando così una maxi caduta. Fortunatamente, senza gravi conseguenze ne per i giovani ciclisti coinvolti né per la signora.
Vriesman, 17enne olandese del team Decathlon CMA CGM U19, sui social ha postato il video dell’incidente e ha rassicurato tutti sulle sue condizioni: “Brutto incidente, ma sembra che sia andata piuttosto bene e senza graviinfortuni. Non è il modo in cui speravo di finire la mia prima settimana di ritorno alle gare dopo alcuni mesi di riabilitazione…”. Il giovane Vriesman infatti veniva da un lungo periodo di inattività. E si è anche sfogato: “Peccato dovermi ritirare in questo modo a causa di una vecchia signora che viveva nel suo mondo”. Anche per la donna, fortunatamente, non sembra ci siano state gravi conseguenze. Anche se l’incidente riapre il dibattito sull’importante del comportamento delpubblico a bordo strada durante le gare di ciclismo.
STRASBURGO (FRANCIA) (ITALPRESS) – “Credo che il Ppe sia stato assolutamente decisivo in questo percorso, un cammino importante che punta a dare certezza del diritto e, al tempo stesso, a garantire i principi di solidarietà e di accoglienza, come è giusto e doveroso fare”. Così l’europarlamentare di Forza Italia, Marco Falcone, in un’intervista alla Italpress commentando il voto sul nuovo pacchetto di riforme per la gestione dei flussi migratori nell’Unione Europea. Falcone ha spiegato la formula politica che sta alla base del nuovo provvedimento, sottolineando come l’introduzione di procedure chiare rappresenti un vantaggio sia per gli Stati membri sia per chi chiede protezione.
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MILANO (ITALPRESS) – Ferrero entra nel segmento degli sport drink con il lancio di Estathé Sport. Il prodotto è destinato principalmente a un pubblico giovane e punta a intercettare il crescente interesse verso bevande pensate per accompagnare l’attività fisica e il tempo libero. L’ingresso in questo comparto assume particolare rilievo in un mercato che, secondo i dati diffusi dall’azienda, vale circa 100 milioni di euro. Ferrero ha inoltre annunciato una partnership con il cantautore Alfa, che accompagnerà la comunicazione di Estathé Zero durante l’estate e lungo il proprio tour musicale.
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(video in collaborazione con Ferrero)
STRASBURGO (FRANCIA) (ITALPRESS) – “L’Eurocamera ha purtroppo seguito il consiglio e la Commissione, approvando un regolamento che creerà enormi problemi alle nostre città. Non si tratta soltanto di una gravissima violazione dei diritti fondamentali, ma di una scelta che metterà in prigione famiglie del tutto incensurate anche per due anni e mezzo, per poi espellerle chissà dove”. Così l’europarlamentare del Partito Democratico, Cecilia Strada, in un’intervista alla Italpress.
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STRASBURGO (FRANCIA) (ITALPRESS) – “Iran e Trump sanno perfettamente cosa fanno e in questo momento sono uniti da un certo cinismo tattico. Non siamo di fronte a un accordo strutturato, ma semplicemente a un memorandum di due pagine, e l’unica cosa di cui possiamo essere certi è che si tratta di appena 60 giorni di sospensione”. Così l’europarlamentare del Pd Lucia Annunziata, commentando in un’intervista alla Italpress la firma dell’intesa tra Washington e Teheran per la distensione nel Golfo.
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ROMA (ITALPRESS) – Il futuro della previdenza complementare e il ruolo dei fondi negoziali nel rafforzare le tutele dei lavoratori. Questi i temi al centro dell’Assemblea annuale dei Fondi Pensione Negoziali 2026 di Assofondipensione, l’associazione che riunisce 32 fondi, con oltre 4 milioni di aderenti e quasi 83 miliardi di risparmio accumulato.
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EVIAN (FRANCIA) (ITALPRESS) – Nell’ambito della sua partecipazione al Vertice G7 di Evian, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto un incontro bilaterale con il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Mohamed bin Zayed Al-Nahyan.
I due leader hanno discusso la situazione nella regione anche alla luce del memorandum d’intesa siglato tra Iran e Stati Uniti, concordando sulla necessità di sostenere gli sforzi internazionali volti ad assicurare la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. Il Presidente Meloni ha ribadito il pieno sostegno dell’Italia alla sicurezza degli Emirati Arabi Uniti e di tutte le Nazioni del Golfo.
Il colloquio ha anche permesso di manifestare apprezzamento per l’eccellente stato delle relazioni bilaterali, facendo emergere la comune volontà di rafforzarle ulteriormente, a partire dai settori strategici della difesa e degli investimenti e nel quadro della proficua collaborazione già avviata nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa.
TUNISI (TUNISIA) (ITALPRESS) – La Tunisia ha ribadito il proprio sostegno agli sforzi africani e internazionali per contrastare la diffusione del virus Ebola Bundibugyo, in occasione di una riunione virtuale di alto livello dedicata al monitoraggio dell’epidemia e al coordinamento delle misure di risposta.
Secondo quanto riferisce un post del ministero tunisino della sanità su Facebook, nel corso dell’incontro, organizzato con la partecipazione di diversi partner regionali e internazionali, è stata sottolineata l’importanza della cooperazione, della sorveglianza epidemiologica e dei sistemi di allerta precoce per fronteggiare i rischi sanitari transfrontalieri.
La Tunisia ha inoltre riaffermato il proprio impegno a mettere a disposizione competenze ed esperienze nel quadro della solidarietà africana, evidenziando la necessità di rafforzare la preparazione dei sistemi sanitari e la capacità di risposta alle emergenze. La partecipazione all’incontro si inserisce nell’ambito dell’impegno costante di Tunisi a favore della sicurezza sanitaria nel continente africano e del rafforzamento della cooperazione internazionale nella gestione delle crisi sanitarie.
ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Teheran: “Il blocco Usa dei porti è stato revocato”
– Trump al G7: “Mosca deve fare un accordo”
– Italiana muore in incidente in Grecia durante addio nubilato
– Ritrovato corpo della Prof uccisa dal nipote 17enne
– Inchiesta Urbanistica Milano, tutti assolti nella prima sentenza
– Ultimo rapporto Caritas: sempre più lavoratori poveri
– Milan, il nuovo allenatore è il portoghese Amorim
– IA e cybersicurezza, nasce il Security Operation Center di Liguria Digitale
– Previsioni 3B Meteo 17 Giugno
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Un incendio divampato per cause ignote in una scuderia dell’ippodromo “Sant’Artemio”, di Treviso, ha provocato questo pomeriggio la morte per soffocamento di sei cavalli. Il bilancio – riporta Ansa – è provvisorio perché i Vigili del Fuoco sono ancora sul posto impegnati ad estinguere il rogo e non è escluso che nel box si trovino altri animali. Parte della struttura, al cui interno si trovava una grande quantità di paglia, è crollata.
ROMA (ITALPRESS) – Raccontare la scienza in modo chiaro e rigoroso è una delle sfide centrali per contrastare la disinformazione in ambito sanitario. Da questa esigenza nasce Science Calling, il podcast pensato per accompagnare il pubblico dentro alcuni tra i principali aspetti della ricerca scientifica. Questi i temi al centro della conferenza stampa che si è svolta presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, su iniziativa di Gian Antonio Girelli, Membro della XII Commissione della Camera dei Deputati e Presidente dell’Intergruppo Parlamentare per la Prevenzione e la Riduzione del Rischio. L’incontro, realizzato con il contributo non condizionante di Otsuka Pharmaceutical Italy, Argenx Italia e Bayer Italia, è stato dedicato alla presentazione dei risultati complessivi del podcast.
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Le stelle brillano perché al loro interno avviene la fusione nucleare, che libera energia. Quando una stella massiccia esaurisce il proprio combustibile nucleare, la pressione di radiazione non è più in grado di controbilanciare la gravità e l’astro collassa fino a ridursi a un unico punto: la cosiddetta singolarità.
Sebbene la formazione di un buco nero appaia plausibile, i buchi neri restano una sfida notevole per la scienza. Come possono dieci miliardi di masse solari concentrarsi in un unico punto minuscolo? Come può lo spaziotempo curvarsi all’infinito in quel punto? Lì, nella singolarità, le leggi della fisica crollano, rendendo impossibile prevedere ciò che accade. Inoltre, i buchi neri nascondono ogni informazione all’osservatore: tutto, compresa la luce, scompare irrimediabilmente oltre l’orizzonte degli eventi.
È possibile che i buchi neri siano in realtà oggetti completamente diversi, come stelle ultracompatte che non possono essere osservate a causa della loro intensa gravità e, per questo, vengono chiamate gravastar. Oltre alla materia ordinaria presente nei loro strati esterni, sarebbero colme di energia oscura, che esercita una pressione verso l’esterno e ne stabilizza la massa, altrimenti tendente a collassare. Le gravastar sono più facili da accettare per i fisici rispetto ai buchi neri perché non coinvolgono né una singolarità né un orizzonte degli eventi e, tuttavia, sono quasi altrettanto massicce e compatte. Ciò che era rimasto poco chiaro, tuttavia, era come tali oggetti potessero formarsi in pratica.
Un mini universo in espansione potrebbe controbilanciare la materia in collasso di una stella, creando così una gravastar stabile. Crediti: Daniel Jampolski and Luciano Rezzolla, Goethe University Frankfurt
I due fisici teorici Daniel Jampolski e Luciano Rezzolla della Goethe University hanno ora presentato per la prima volta una soluzione dinamica alle equazioni di campo della relatività generale di Albert Einstein che descrive il collasso di una stella e la possibile formazione di una gravastar. La soluzione – pubblicata su Physical Review D – mostra come il collasso possa innescare la creazione di un mini-universo all’interno della materia che collassa, non molto diversamente dal Big Bang da cui è emerso il nostro universo. E come per il nostro universo, anche la sua espansione è guidata dall’energia oscura.
In questo modo, l’espansione del nuovo universo contrasta le forze gravitazionali e arresta il collasso della stella prima che possa formarsi un buco nero. Si instaura così un equilibrio tra il mini-universo in espansione e la materia in collasso, ed è proprio questo equilibrio a dare origine a una gravastar stabile. Con questa soluzione alla relatività generale, i fisici di Francoforte hanno fornito la prima risposta a una domanda dibattuta da 25 anni: come si formano le gravastar durante il collasso della materia ordinaria?
«Il Big Bang dell’universo nascente può verificarsi quando la stella è già collassata quasi al punto da diventare un buco nero», spiega Jampolski, che ha scoperto la soluzione nella sua tesi di laurea magistrale sotto la supervisione di Rezzolla, professore di astrofisica teorica alla Goethe University. Il comportamento della materia estremamente compressa, ancora non compreso, lascia spazio a una nuova fisica: «È più facile immaginare che il Big Bang avvenga solo in una fase molto avanzata, quando la materia è già stata compressa a un livello estremo, dando così origine a nuovi effetti».
«Cercare alternative ai buchi neri non dovrebbe suggerire scetticismo nei loro confronti, poiché essi rappresentano ancora la soluzione più naturale e semplice al destino del collasso gravitazionale», conclude Rezzolla. «Tuttavia, come scienziati in generale, e come fisici teorici in particolare, è essenziale mantenere un approccio imparziale verso ciò che non conosciamo ed esplorare quindi sia l’opinione diffusa sia le interpretazioni più esotiche. La storia ci insegna che non è insolito che queste ultime diventino le prime».
Per saperne di più:
Leggi su Physical Review D l’articolo “Formation of gravastars” di Daniel Jampolski e Luciano Rezzolla
La Blue Economy siciliana vale oggi 17,4 miliardi di euro, pari al 6% del Prodotto Interno Lordo regionale. È quanto emerge dal report “La Blue Economy o Economia del Mare in Sicilia”, presentato presso la sede centrale di Banca Agricola Popolare di Sicilia a Ragusa. Secondo i dati elaborati dal Centro Studi Economici della Fondazione BAPR, la Blue Economy siciliana conta oltre 29.500 imprese attive e garantisce occupazione a circa 102.000 lavoratori diretti. Sono stati presentati anche i risultati delle indagini scientifiche sul restauro dei tessuti della tomba dei Conti Naselli di Comiso. Il progetto di restauro e ricerca è stato realizzato grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Ragusa, le Università di Palermo e Lecce e Banca Agricola Popolare di Sicilia. Nel servizio interviste a Gioacchino Amato, presidente del Centro Studi Economici Fondazione BAPR, Carmelo Arezzo, presidente della Fondazione BAPR, e Arturo Schininà, presidente di BAPS.
ROMA (ITALPRESS) – Parlamento e Consiglio dell’Unione Europea hanno raggiunto l’accordo politico sulla riforma dei diritti dei passeggeri aerei. Si tratta della prima revisione di questo pacchetto di norme negli ultimi 20 anni. Vengono rafforzati i diritti dei passeggeri nell’UE chiarendo le normative esistenti e aumentando le tutele per i viaggiatori e la certezza del diritto per le compagnie aeree e le autorità di controllo. I passeggeri possono richiedere un risarcimento in caso di cancellazione o ritardo di 3 ore, pari a 250 euro per voli inferiori a 1.500 chilometri, 400 euro per voli tra 1.500 e 3.500 chilometri e 600 euro per voli superiori a 3.500 chilometri. Questo garantisce continuità e prevedibilità sia per i passeggeri che per le compagnie aeree. La principale novità consiste nel fatto che, in caso di disservizio, le compagnie dovranno informare proattivamente i passeggeri entro 96 ore dei loro diritti e della procedura per richiedere un risarcimento. Per garantire una gestione più efficiente delle richieste di risarcimento da parte dei passeggeri, le procedure sono state semplificate.
sat/azn
Nel cuore del Taklimakan, il più grande deserto di sabbie mobili della Cina, una cintura verde in espansione sta proteggendo una strada che attraversa il deserto dalle sabbie trasportate dal vento. Nel frattempo, ai margini del deserto, l’agricoltura sta tornando a fiorire. (XINHUA/ITALPRESS) mec/lcr (Fonte video: Xinhua)
Sebbene il numero di casi d’uso nel nostro Paese sia ancora molto basso, le previsioni di tutti gli esperti dicono che gli agenti AI diventeranno i veri “operati” dell’automazione dei processi in azienda. Il problema è che chi dovrà gestirne la sicurezza non ha ancora l’esperienza necessaria per farsi un quadro chiaro di come questi […]
Re Carlo III con il volto molto arrossato e l’aria di chi cerca di sopravvivere ad un sole cocente e a picco, ha raggiunto l’anello nel quale le carrozze dei reali salutano il pubblico coloratissimo del Royal Ascot. La famiglia Windsor in versione iper ridotta lo ha accompagnato stringendo i ranghi intorno a lui, ma questa volta, così come accade ormai dal 2023, la principessa del Galles non era tra di loro.
Kate e William hanno reso omaggio al re sabato 12 giugno in occasione della sfilata istituita da Giorgio III nel 1748 per festeggiare il compleanno del sovrano; con i tre bambini hanno salutato la folla festante dal balcone di BuckinghamPalace e sopportato il gruppetto di contestatori appostati nel percorso lungo the Mall per urlare “not my King”, mostrando la foto del fratello di Carlo, Andrea Mountbatten-Windsor, a ricordare le ragioni della loro indignazione.
Impeccabili e ambasciatori della tradizione che si ripete (a volte) annoiata, lunedì hanno partecipato alla cerimonia istituita dal prestigioso Ordine della Giarrettiera al castello di Windsor. Come sempre accade in occasione della sue apparizione, è Kate a monopolizzare la scena, il suo sorriso conquista sudditi e ammiratori, la sua forza ispira chi sta attraversando il tunnel della malattia, così come è capitato a lei.
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Eppure, chi sperava di rivederla martedì, in carrozza, in prima linea con il re e i pochi membri della famiglia reale invitati ad Ascot, sarà rimasto molto deluso perché i principi del Galles non si sono presentati. L’anno scorso il forfait di Kate era apparso all’ultimo minuto dai cartelloni che indicano l’ordine di apparizione degli ospiti delle quattro carrozze che raggiungono il Royal Ring. E’ da lì che i Royals salutano la folla appostata sugli spalti, per poi dirigersi verso la pista sulla quel si sfidano i cavalli con i loro fantini. Sul Royal Box davanti alla gara, la regina Elisabetta II mostrava tutta la sua passione per le corse e per i cavali, che pare amasse persino più delle persone. La stessa passione è passata alla figlia, la principessa Anna, che non perde l’evento per nulla al mondo, sempre accompagnata dalla figlia, Zara e dal genero. Anche quest’anno era presente Peter, l’altro figlio di Anna, accompagnato dalla neo sposa, la seconda moglie, Harrier Sperling.
Un anno fa, nel gruppo di famiglia era stata inclusa anche la principessa Beatrice di York con il marito Edoardo Mapelli Mozzi, ma le vicende che hanno portato il padre a finire sotto indagine hanno di fatto spento i riflettori sulle due figlie, tenute a distanza di sicurezza dalla corona.
Così, come accade sempre più di frequente, è un povero re malato (nessuno ha mai comunicato una sua effettiva guarigione dal cancro che lo ha colpito nel 2024) affaticato e arrossato oltre misura dal sole di giugno, a doversi sobbarcare il peso e la responsabilità della monarchia. Camilla è accanto a lui, ma è Zara Tindall che gli sistema l’abito mentre gli accarezza la spalla quando scende dalla carrozza in un gesto di tenerezza e confidenza che la dice lunga sul rapporto tra zio e nipote e sull’affetto col quale chi è rimasto nella versione ristretta della “Ditta” sostiene il suo re, quando Kate non c’è.
Scoperto un enorme serbatoio di gas molecolare freddo in una galassia massiccia in piena fase di formazione nell’universo lontano. Il team di ricerca, guidato dall’Università di Leiden, ha osservato Rebels-25 quando l’universo aveva solo circa 700 milioni di anni, ovvero intorno al 5 per cento della sua età attuale. La galassia, infatti, si trova a un redshift di 7,3, corrispondente al cuore dell’epoca della Reionizzazione: un’era chiave in cui le prime stelle e galassie hanno trasformato l’universo oscuro e neutro in quello che vediamo oggi intorno a noi.
ll team di ricerca ha utilizzato il Very Large Array (Vla) della National Science Foundation statunitense (Nsf), un radiotelescopio situato nella contea di Socorro, nel New Mexico, combinandolo con i dati dell’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma), nelle Ande cilene, per cercare la debole emissione radio delle molecole di monossido di carbonio (CO), firma del gas molecolare cosmico.
Immagine della galassia Rebels-25, scattata dall’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma). Crediti: Aalm (Eso/Naoj/Nrao)/L. Rowland et al.
Le osservazioni hanno rivelato la presenza di una linea specifica del CO che traccia il gas freddo: si tratta della rilevazione di CO a bassa energia più distante nell’universo a oggi nota. La luminosità del segnale suggerisce che Rebels-25 possedesse già una grandissima riserva di materiale per la formazione stellare quando l’universo era molto giovane. I dati a più alta energia acquisiti con Alma, combinati con i risultati del Vla, hanno permesso di definire anche la densità e la temperatura del gas nelle condizioni dell’universo primordiale.
La sfida osservativa a cui ha dovuto far fronte il team di ricerca è quella di riuscire a rivelare le deboli linee di CO a bassa energia così indietro nella storia cosmica. Il fondo cosmico a microonde (Cmb) – la radiazione fossile risalente a poco dopo il Big Bang – agisce infatti come uno sfondo che riduce il contrasto dell’emissione del gas freddo. Questo effetto si accentua drasticamente ad alti redshift, dove il Cmb diventa significativamente più luminoso, rendendo queste osservazioni estremamente difficili.
Questa illustrazione traccia l’evoluzione dell’universo dal Big Bang ai giorni nostri, mettendo in evidenza Rebels-25, una galassia prontamente distante osservata durante l’epoca della reionizzazione, 13 miliardi di anni fa. Nuove e profonde osservazioni con il Vla e Alma rivelano che Rebels-25 possedeva già un enorme serbatoio di gas molecolare freddo — il combustibile diretto per la formazione stellare — quando l’universo aveva appena 700 milioni di anni. Crediti: Nsf/Aui/Nsf/Nrao/M.Weiss
Il lavoro mostra come le galassie con appena 700 milioni di anni di vita dopo il Big Bang contenessero già grandi serbatoi di gas freddo disponibili per la nascita di nuove stelle, offrendo una comprensione chiave di come i primi sistemi siano diventati così massicci così rapidamente. Rilevando il combustibile stesso della formazione stellare, gli astronomi possono ora misurare direttamente il gas che guida questa rapida crescita, anziché doverlo dedurre per via indiretta.
Questo risultato prefigura le potenzialità del Next-Generation Very Large Array (ngVla), un radiotelescopio pianificato dal National Radio Astronomy Observatory che includerà antenne in tutto il New Mexico, nel Texas occidentale, nell’Arizona orientale, nel Messico settentrionale e in tutto il Nord America. L’ngVla effettuerà questo tipo di misure circa dieci volte più velocemente, consentendo rilevazioni su campioni molto più ampi di galassie primordiali. Rebels-25 potrebbe essere solo la punta dell’iceberg: in coppia con Alma, l’ngVla permetterà di mappare nel dettaglio come le galassie abbiano accumulato carburante e siano cresciute durante l’alba cosmica.
NASA’s Center of Excellence for Collaborative Innovation (CoECI) assists in the use of crowdsourcing across the federal government. CoECI’s NASA Tournament Lab offers the contract capability to run external crowdsourced challenges on behalf of NASA and other agencies.
Sponsored by the Administration for Strategic Preparedness and Response (ASPR), a division of the U.S. Department of Health and Human Services (HHS), this prize competition seeks forward-thinking solutions to strengthen the nation’s ability to rapidly produce and distribute critical medical supplies during public health emergencies and supply chain disruptions. Through three challenge phases, participants will develop an innovative conceptual systems design using technologies and frameworks that advance the future of resilient medical manufacturing, logistics, and digital coordination capabilities.
Phase 1: Participants will submit:
8-page submission paper
3-minute Pitch video
Blueprint supporting the key capabilities and structure of the solution
Submissions will be evaluated per challenge Judging Criteria. Following the Judge evaluation period, up to 8 Finalists will receive a $5,000 prize each and be invited to the hybrid (in-person and virtual) Pitch Event at ASPR headquarters in Washington, DC. Up to 3 Winners from the Pitch Event will receive a $150,000 prize each and be invited to the innovation development phase.
Phase 2: Two developmental milestones will monitor solution development and will include $75,000 additional prizes for each milestone complete (up to $150,000 in total milestone prize payments).
Phase 3: At the end of the development milestone period, up to 3 teams may be invited to the final Live Validation Event to test their solution under applicable real-world simulations and compete for a total prize purse up to $1,100,000.
I ghiacciai non sono soltanto riserve d’acqua, ma ospitano anche una biodiversità animale ancora in larga parte sconosciuta che la rapida fusione dei ghiacciai rischia di cancellare prima ancora che sia stata pienamente studiata. È quanto emerge – riporta LaPresse – da uno studio internazionale guidato da ricercatori dell’Università statale di Milano, in collaborazione con il Museo delle scienze di Trento, che fornisce la prima sintesi globale delle conoscenze sugli animali degli ambienti glaciali e mette in evidenza quanto questa fauna sia oggi esposta agli effetti del ritiro dei ghiacciai. Pubblicata sulla rivista scientifica Pnas e basata su un ampio database globale, l’analisi mostra che, nonostante ghiacciai e calotte polari coprano circa il 10 per cento della superficie terrestre, la biodiversità animale che ospitano è ancora poco conosciuta. Gli autori definiscono quindi gli ambienti glaciali veri e propri ‘darkspots’ della biodiversità, in cui si ritiene possano esserci ancora molte specie da scoprire. Attraverso una revisione sistematica della letteratura scientifica e dei dati disponibili, basata sull’analisi di 2.695 articoli, i ricercatori hanno documentato almeno 152 specie animali legate a ghiacciai e calotte polari, appartenenti a 14 classi diverse. Tra i gruppi più rappresentati figurano rotiferi, collemboli e tardigradi, piccoli organismi capaci di adattarsi a condizioni ambientali estreme.Il dato più significativo riguarda però 73 specie segnalate esclusivamente in habitat glaciali: i cosiddetti ‘glacier specialists’, che dipendono strettamente dalla presenza del ghiaccio e risultano quindi particolarmente vulnerabili alla sua scomparsa. Per valutarne l’esposizione al cambiamento climatico, i ricercatori hanno incrociato la loro distribuzione attuale con diversi scenari futuri di ritiro dei ghiacciai. I risultati indicano un declino drastico: anche in uno scenario di riscaldamento molto limitato, entro il 2100 tre specie perderebbero completamente il loro habitat: i collemboli Desoria calderonis e Vertagopus fradustaensis e il tardigrado Adropion afroglaciali, mentre altre 12 specie ne perderebbero oltre il 90 per cento.
Stanno tutti bene i 37 cani trasferiti dal canile comunale di Marsala, dopo l’incendio alla Sarco, e stamattina non presentano alcun sintomo di problemi respiratori o di altro genere. Lo assicura Cristina Cudia, dirigente veterinario Siapz Marsala-Mazara (Igiene degli Allevamenti e delle Produzioni Zootecniche) dell’Asp Trapani e direttrice sanitaria del canile. Il dipartimento di Prevenzione veterinaria dell’Asp aveva già disposto tutte le procedure per il trasferimento dei cani in altre strutture aziendali, tra le quali la Cittadella della Salute, non resosi poi necessario grazie alla collaborazione delle associazioni animaliste del territorio. Già ieri mattina erano state disposte due circolari da parte dell’Asp e inviate alla sindaca Andreana Patti: quella dei dipartimento Veterinario con le disposizioni in materia di protezione da diossine e PBC riguardanti allevamenti, volatili e animali da cortile, e quella del dipartimento di Prevenzione con le raccomandazioni per le abitazioni, gli impianti di condizionamento e sul consumo di prodotti agricoli entro i due chilometri dal luogo dell’incendio.
Sara Ceccantini era arrivata a Mykonos, isola greca che attrae turisti da tutto il mondo, per una vacanza con le amiche: per l’addio al nubilato prima di sposare il suo fidanzato. Aveva 37 anni ed era residente ad Agazzi, frazione del Comune di Arezzo, impiegata alla sede di Prada di Valvigne, nel comune di Terranuova. Aveva una figlia di tre anni. È morta in un tragico incidente stradale.
A quanto pare un frontale, secondo le poche informazioni al momento arrivate dalla Grecia. Forse un’altra vettura avrebbe invaso l’altra corsia. Per ulteriori particolari e approfondimenti saranno necessarie altri accertamenti, almeno alcune ore. Sull’incidente le autorità greche hanno aperto un fascicolo per l’ipotesi di reato di omicidio stradale. La 37enne si trovava con alcune amiche sull’isola. Chiuso lo stabilimento Prada di Valvigne, per decisione del patron del gruppo, Patrizio Bertelli. Il matrimonio era in programma sabato prossimo.
Si chiamava Antonio La Forgia il 23enne ucciso nella notte a Molfetta, in provincia di Bari, a colpi di pistola. È morto nonostante i soccorsi, subito dopo essere arrivato in condizioni gravissime all’ospedale Don Tonino Bello. Sull’episodio indagano i Carabinieri, coordinati dalla Procura di Trani, che stanno ricostruendo le ultime ore di vita del giovane. Le indagini si stanno concentrando su un giovane che sarebbe fuggito in scooter. Al momento non si esclude alcuna pista.
La Forgia era già noto alle forze dell’ordine. Sarebbe stato colpito nei pressi di una rotatoria non lontano dalla zona industriale. Secondo le prime ricostruzioni, almeno cinque i colpi di pistola che avrebbero raggiunto la vittima, uno dei quali avrebbe raggiunto La Forgia alla testa. Non è chiaro se si trovava alla guida della sua auto quando è stato raggiunto dai colpi d’arma da fuoco.
Sul luogo del delitto è intervenuta anche la Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale di Bari. La salma è stata trasferita all’istituto di medicina legale del Policlinico di Bari. Sul corpo sarà disposta l’autopsia. Al vaglio di chi indaga anche le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza nella zona della litoranea di ponente, nei pressi del cimitero.
Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva nuove misure volte a rafforzare la posizione contrattuale degli agricoltori e a contribuire alla stabilizzazione dei loro redditi. Con 560 voti favorevoli, 75 contrari e 25 astensioni, gli eurodeputati hanno approvato un regolamento che modifica le norme Ue sull’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli. Il testo introduce nuove disposizioni mirate a garantire che i prezzi finali dei prodotti alimentari riflettano meglio i costi effettivi di produzione e abbiano un impatto diretto sui redditi degli agricoltori. Gli Stati membri saranno tenuti a stabilire e pubblicare online parametri di riferimento da utilizzare negli accordi contrattuali. Il regolamento rafforza inoltre il ruolo delle organizzazioni di produttori (OP) nell’organizzazione del mercato e nella contrattazione collettiva. Tra le principali novità figurano la possibilità per le Op di negoziare direttamente con gli acquirenti e l’introduzione di norme che impediscono agli acquirenti di aggirare le Op contattando direttamente i singoli produttori.Il testo introduce inoltre una definizione di carne quale ‘parte commestibile di animali’ e stabilisce un elenco di denominazioni riservate esclusivamente ai prodotti contenenti carne, che non potranno quindi essere utilizzate per prodotti privi di carne, come quelli coltivati in laboratorio o ottenuti da colture cellulari. Tra questi figurano ad esempio i termini ‘bistecca’, ‘bacon’ e ‘filetto’.L’obiettivo, viene piegato, è aumentare la trasparenza nel mercato interno e consentire ai consumatori di effettuare scelte consapevoli.
Con 184 miliardi di dollari, il commercio di prodotti ittici continua a raggiungere livelli record e ora rivaleggia con il commercio di carne terrestre in termini di valore. Garantire una crescita sostenibile ed equa degli ecosistemi marini e interni, tuttavia, rimane una sfida fondamentale. E’ quanto sottolinea l’ultimo rapporto sullo Stato della pesca e dell’acquacoltura nel mondo (SOFIA 2026) dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), presentato oggi all’undicesima Conferenza “Our Ocean” a Mombasa, in Kenya. Secondo le stime di SOFIA 2026, la produzione globale di pesca e acquacoltura ha raggiunto la cifra record di 235 milioni di tonnellate nel 2024, di cui 195 milioni di tonnellate di animali acquatici, confermando il ruolo sempre più importante del settore nell’alimentazione mondiale. Mentre la pesca in mare aperto si è in gran parte stabilizzata, a causa dei limiti ecologici e di un’efficace gestione di alcuni stock ittici, la produzione di animali acquatici ha continuato a crescere, con una media del 3,2% annuo dagli anni Cinquanta. In particolare, nel 2024 la produzione di animaliacquatici da acquacoltura ha superato per la prima volta i 100 milioni di tonnellate (per un valore di 371 miliardi di dollari all’ingresso). La pesca di cattura ha raggiunto circa 92 milioni di tonnellate e si è mantenuta tra gli 86 e i 94 milioni di tonnellate dalla fine degli anni Ottanta. Gli alimenti di origine animale acquatica sono sempre più centrali nelle diete: l’89% della produzione di animali acquatici è destinata al consumo umano, fornendo almeno un quinto del fabbisogno proteico animale di 3,1 miliardi di persone. Il settore sostiene inoltre oltre 600 milioni di mezzi di sussistenza in tutto il mondo. Nonostante la crescente disponibilità, i benefici rimangono disomogenei. L’offerta pro capite di cibo di origine animale acquatico, in particolare in Africa, è ben al di sotto della media globale, sottolineando la necessità di politiche mirate. Allo stesso tempo, il settore si trova ad affrontare pressioni crescenti. I cambiamenti climatici, il degrado ambientale, gli shock economici e i mutamenti geopolitici stanno influenzando le prestazioni e la sostenibilità. Ad esempio, in scenari ad alte emissioni, si prevede che la biomassa ittica sfruttabile diminuirà di oltre il 10% entro il 2050 in diverse regioni. Il rapporto esamina come queste pressioni plasmeranno il settore, insieme ai progressi nell’adattamento e nella mitigazione dei cambiamenti climatici. Nel 2023, la disponibilità di alimenti di origine animale acquatica ha raggiunto i 171 milioni di tonnellate, ma la sua distribuzione rimane disomogenea. Mentre in Asia il settore fornisce 26,3 kg pro capite, in Africa la disponibilità è di soli 9,1 kg di alimenti di origine animale acquatica per individuo. La FAO prevede una crescita continua della produzione, del consumo e del commercio, con una produzione totale di prodotti di origine animale acquatica che dovrebbe raggiungere i 214 milioni di tonnellate entro il 2034.
I militari hanno eseguito una serie di perquisizioni domiciliari nel comune di Galliate, su disposizione della Procura della Repubblica di Novara, nell’ambito di un’indagine avviata per il contrasto a reati venatori e all’uso di trappole illegali nei boschi del Parco del Ticino.
Le attività investigative erano partite dal ritrovamento, nei boschi di Cameri, di pericolosi lacci in metallo abilmente nascosti tra la vegetazione e utilizzati come trappole per la fauna selvatica, accompagnati da esche (“pastura”) per attirare gli animali.
Grazie al posizionamento di fototrappole, i Carabinieri forestali sono riusciti a documentare l’attività di due soggetti che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tornavano regolarmente sul luogo per controllare i dispositivi e rinnovare la pasturazione. L’identificazione è stata possibile anche attraverso le targhe dei veicoli utilizzati.
Informata dell’evoluzione dell’indagine, la Procura di Novara ha quindi disposto le perquisizioni domiciliari nei confronti degli indagati, al fine di acquisire ulteriori elementi utili alle indagini.
Durante le operazioni, i militari hanno rinvenuto e sequestrato un ingente quantitativo di materiale illegale. In particolare, in una delle abitazioni sono state trovate 44 armi da caccia custodite in modo irregolare, alcune delle quali prive della necessaria documentazione, oltre a munizioni, lacci e trappole già pronti, gabbie, secchi contenenti pastura e diversi uccelli impagliati.
Il sequestro ha riguardato anche numerosi reperti rientranti nella normativa CITES, detenuti senza certificazioni che ne attestassero la lecita provenienza: tra questi due zanne in avorio, un pesce palla impagliato e, elemento di particolare rilievo, un esemplare intero di leone maschio.
Tutti i reperti sono stati posti sotto sequestro e sottratti alla disponibilità dell’indagato. Gli accertamenti proseguiranno per ricostruirne la provenienza e verificare eventuali responsabilità. In caso di conferma delle ipotesi investigative, il materiale potrà essere confiscato e destinato ad attività di studio e divulgazione scientifica.
La crisi climatica e l’innalzamento delle temperature marine stanno lasciando segni sempre più evidenti sui coralli del Mediterraneo, compromettendo la sopravvivenza di specie preziose per la biodiversità marina. A confermarlo sono i risultati di “MedCoral Guardians”, il primo progetto di tutela dei coralli del Mare Nostrum, realizzato dalla Fondazione Marevivo nelle Aree Marine Protette di Ustica (Sicilia), Tavolara-Punta Coda Cavallo (Sardegna) e Punta Campanella (Campania), grazie al contributo di The Nando and Elsa Peretti Foundation. Negli ultimi tempi il Mediterraneo ha fatto registrare temperature record, con un picco storico raggiunto a giugno 2025 quando la temperatura superficiale media del mare ha toccato quasi 24 gradi. In 2 anni di progetto ‘MedCoral Guardians’ ha documentato gli effetti del riscaldamento marino sulla Cladocora, corallo endemico del Mediterraneo, oggi minacciato dalle attività antropiche, ma soprattutto dalla maggiore frequenza delle ondate di calore marine che provocano il fenomeno dello sbiancamento e portano alla morte di intere colonie. La perdita di Cladocora caespitosa rappresenterebbe un grave danno per la biodiversità marina mediterranea. Questo raro e delicato corallo offre rifugio e nutrimento a numerose specie, contribuisce al mantenimento degli equilibri ecologici costieri e costituisce un importante bioindicatore della qualità delle acque e degli effetti dei cambiamenti climatici
Era sulla cresta dell’onda, amatissimo sex symbol da etero e gay (grazie anche al film cult “Call Me by Your Name” del 2017), richiestissimo sul set. Un vero e proprio idolo delle folle, poi pesantissime accuse, il tribunale, le porte di Hollywood si sono chiuse e il suo nome è finito in black list. Dal paradiso all’inferno e tentativo di risalire in purgatorio per Armie Hammer.
L’ex stella di Hollywood ha vissuto un anno orribile, nel 2021, perché è stato accusato di molestie e violenza sessuale e, contemporaneamente, è stato travolto da uno scandalo mediatico per presunte tendenze e fantasie di cannibalismo. Sono stati diffusi sul web alcuni screenshot di presunte conversazioni private attribuite all’attore, il cui contenuto descriveva fantasie sessuali di natura estrema e includeva dichiarazioni in cui l’uomo si definiva “cannibale al 100%”. L’autenticità di tali messaggi non è mai stata confermata ufficialmente. L’attore ha nel frattempo smentito con fermezza tutte le accuse e le voci circolate a suo carico.
Nel giugno del 2023, dopo oltre due anni di indagini, la procura distrettuale di Los Angeles ha chiuso il caso senza incriminare l’attore per mancanza di prove sufficienti.
L’attore ha concesso la sua prima intervista a “The Hollywood Report” per promuovere il film “Citizen Vigilante” per la regia di Uwe Boll. “Avrei fatto anche una fottuta pubblicità di cibo per gatti”, ha confessato l’attore.
“Quando ho ricevuto la mail di Boll…. Sono quasi sicuro di aver pianto – ha ammesso – È stato un momento in cui ho pensato: finalmente potrò fare la cosa che amo più di ogni altra cosa, a parte i miei figli. Avrei girato anche una fottuta pubblicità di cibo per gatti. Volevo solo tornare a lavorare. Ero terrorizzato fino al momento in cui Uwe ha detto ‘azione’ per la prima volta. E poi ho pensato: ‘Aspetta. So come si fa’. C’è un motivo per cui ho avuto il successo che ho avuto”.
Infine una consapevolezza: “Mi sono creato questi problemi da solo”.
Si tiene domani, mercoledì 17 giugno, a Roma l’evento finale di Edusport – Percorsi di educazione alimentare e sportiva per stili di vita attivi, il progetto promosso da Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti in collaborazione con il Dipartimento per lo Sport, che nell’ultimo anno scolastico ha coinvolto circa 600 bambine e bambini delle scuole primarie distribuite in tutta Italia.
L’appuntamento è in programma dalle 10 alle 13 all’Impianto Sportivo comunale Fulvio Bernardini, in via dell’Acqua Marcia 51, a Roma. Il progetto, avviato nel settembre 2025, ha interessato undici istituti scolastici di Genova, Matera,Oristano, Perugia,Roma, Taranto e Val di Susa, con l’obiettivo di promuovere il movimento e una corretta alimentazione tra gli studenti.
La mattinata è dedicata alla presentazione dei risultati raggiunti durante il percorso educativo. I partecipanti possono inoltre assistere alla riproposizione di attività,giochi e metodologie sperimentate nel corso dell’anno dalle alunne e dagli alunni coinvolti. A chiudere l’iniziativa la tavola rotonda dal titolo “Politiche, scuola e sport: strategie condivise per stili di vita sani”, momento di confronto tra rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e della sanità.
Tra i relatori annunciati figurano Barbara De Mei, responsabile del Reparto Sorveglianza dei fattori di rischio e strategie di promozione della salute dell’Istituto Superiore di Sanità; RossanaCiuffetti, direttrice dell’Area Sport Impact di Sport e Salute; MariaAssuntaGiannini, dirigente del Ministero della Salute; FabioLucidi, prorettore alla Terza e Quarta Missione e ai rapporti con la comunità studentesca della Sapienza Università di Roma; e MassimilianoMaselli, assessore all’Inclusione sociale, ai Servizi alla persona e al Terzo settore della Regione Lazio.
L’incontro rappresenta l’occasione per fare il punto sulle strategie da adottare per favorire, fin dall’età scolare, comportamenti orientati al benessere e a stili di vita più sani attraverso la collaborazione tra scuola, sport e istituzioni.
Adriano Pappalardo è stato ricoverato in ospedale a causa di un problema di salute. A dare la notizia è stato il figlio Laerte, che ha condiviso sui propri profili social una fotografia del noto cantautore italiano nel letto di degenza ospedaliera.
Laerte, a corredo dello scatto che ritrae Pappalardo, ha scritto: “Ringrazio il grandissimo prof. Andrea Natale per aver risolto un problema che affliggeva mio padre”.
Non è stato chiarito dunque il motivo del ricovero al Policlinico Tor Vergata di Roma, ma il medico citato dal figlio Laerte è un chirurgo cardiologo “riconosciuto a livello mondiale come pioniere nella cura della fibrillazione atriale e delle aritmie”.
Il cantautore e attore italiano è nato a Copertino (in provincia di Lecce) nel 1945.Scoperto dal celebre duo Lucio Battisti e Mogol nei primi anni Settanta, l’artista ha lasciato un’impronta nel panorama della musica italiana grazie a brani diventati veri e propri classici, tra cui l’evergreen “Ricominciamo“.
Nel corso della sua carriera si è cimentato anche nel mondo del cinema, delle fiction televisive di grande successo come “La Piovra” e di numerose trasmissioni televisive e reality.
Diventa realtà il Comparto Ambientale Ravenna, polo dedicato all’economia circolare e alla gestione dei rifiuti industriali. Il progetto di Eni e Hera, e in particolare delle società controllate Eni Rewind e Herambiente, rappresenta un modello improntato alla rigenerazione industriale e alla transizione ecologica: grazie agli interventi di risanamento ambientale realizzati da Eni Rewind, proprietaria dell’area, e a un investimento complessivo di 100 milioni di euro, un’area dismessa di 26 ettari situata all’interno del distretto ravennate è stata recuperata e riutilizzata per una nuova progettualità di sviluppo produttivo. Nel servizio interviste a Paolo Grossi, amministratore delegato di Eni Rewind, Giuseppe Ricci, Chief Operating Officer Industrial Transformation di Eni, Orazio Iacono, amministratore delegato del Gruppo Hera, e Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia Romagna.
TRIPOLI (LIBIA) (ITALPRESS) – Sono iniziati i lavori della seconda fase di restauro e manutenzione del Tempio di Demetra nella valle di Wadi Belghadir, presso la città di Shahat (l’antica Cirene, importante sito archeologico greco-romano sulla costa orientale della Libia).
La seconda fase segue al completamento della prima, che ha visto la pulizia integrale del tempio e dell’area circostante dalla vegetazione e dai detriti. Secondo quanto dichiarato all’agenzia Italpress dalla Soprintendenza alle Antichità di Shahat, gli interventi sono condotti da un team tecnico locale di restauratori e ricercatori in collaborazione con la missione archeologica americana operante in Libia, seguendo protocolli scientifici internazionali per la conservazione dei monumenti e il contrasto al degrado architettonico.
L’operazione rientra in un piano più ampio per salvaguardare il patrimonio culturale della regione e garantirne la trasmissione alle generazioni future.
BARI (ITALPRESS) – “Nonostante le tensioni internazionali, il nostro export va a gonfie vele in tutto il mondo. Nel primo quadrimestre di quest’anno l’export è aumentato del 3,2%. Già lo scorso anno avevamo raggiunto la cifra record di 643 miliardi. Ho fissato un obiettivo ambizioso: raggiungere i 700 miliardi di export entro la fine del 2027”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli esteri, Antonio Tajani, nell’intervento con il quale ha aperto questa mattina nel centro congressi della Fiera del Levante di Bari l’evento “Obiettivo Export: Imprese e Territori del Sud Italia – Verso la Conferenza Nazionale dell’Export 2026.
ROMA (ITALPRESS) – Un documento programmatico capace di guidare organismi sportivi, associazioni e società sportive dilettantistiche ed Enti del Terzo settore nell’organizzazione, realizzazione e gestione di manifestazioni green e attente al loro impatto ambientale e sociale. È la Carta Verde per gli Eventi Sportivi Dilettantistici, presentata al Salone d’Onore del Coni da Endas, Opes e Acsi e scaricabile gratuitamente sul sito www.sportsostenibile.it.
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LA VALLETTA (MALTA) (ITALPRESS/MNA) – Gioielli, orologi e borse contraffatti costano a Malta circa 8 milioni di euro l’anno, secondo l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo). Le perdite ammontano a 7 milioni di euro nel comparto della gioielleria e degli orologi e a un ulteriore milione nel settore delle borse. A livello dell’Unione europea, la contraffazione provoca perdite annuali per circa 12 miliardi di euro nell’abbigliamento e per altri 2,7 miliardi nei comparti delle borse, della gioielleria e degli orologi. L’Euipo sottolinea che le industrie basate sul design impiegano circa 28 milioni di persone, pari al 13% dell’occupazione nell’Ue, e generano oltre il 16% del Pil europeo.
Alcune immagini di qualche secondo, poi il video diventa virale e giù a giudicare, puntare il dito, è il trend sempre più pressante sui social network. Stavolta a farne le spese sono Giorgia con il compagno Emanuel Lo. La coppia è stata ripresa, casualmente, da utente di TikTok mentre passeggiava in centro per Roma, mano nelle mano. Mentre stavano salendo le scale però un signore sarebbe rimasto vittima di un tentativo di borseggio.
Da qui una sequenza di commenti tra chi ha giudicato che la situazione fosse troppo appartata perché qualcuno potesse accorgersene, e chi, invece, li ha giudicati “responsabili”, insieme agli altri passanti, di non essere intervenuti.
Immediata la replica della coppia che condividendo le stesse parole sulle story di Instagram hanno commentato quanto accaduto: “Purtroppo io ed Emanuel Lo non ci siamo accorti di quello che è accaduto vicino a noi qualche giorno fa a Roma, ce ne siamo resi conto vedendo il video online. C’erano diverse persone, stavamo parlando tra di noi e abbiamo sentito solo un signore chiedere ad un altro di non appoggiarsi a lui mentre saliva le scale e l’altro chiedere scusa”.
E ancora: “Non abbiamo, e aggiungo purtroppo, percepito un pericolo o una situazione in cui fosse necessario intervenire. Ci spiace leggere che sia sembrato qualcosa di diverso perché chi conosce me o Emanuel sa che non siamo persone che si girano dall’altra parte se vediamo qualcuno in difficoltà“.
Lo scorso novembre un gruppo di astrofisici dell’Università Yonsei (Corea del Sud), guidato da Young-Wook Lee, pubblicò uno studio su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, ripreso anche qui su Media Inaf, nel quale si sosteneva che l’universo fosse già entrato in una fase di espansione rallentata almeno un miliardo di anni fa. Un’affermazione che, se confermata da successivi studi, avrebbe portato a una crisi del modello cosmologico standard Lambda-Cdm, che descrive un universo in espansione accelerata guidata dall’energia oscura. Ora però uno studio guidato da Phil Wiseman dell’Università di Southampton sembra aver scongiurato la crisi: l’articolo che riporta i risultati, pubblicato la settimana scorsa su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, conferma infatti l’espansione accelerata.
In particolare, lo studio si è basato sull’osservazione delle supernove di tipo Ia, utilizzate come candele standard per misurare le distanze cosmologiche grazie all’andamento standardizzabile della loro curva di luce. Misurando anche lo spostamento verso il rosso della luce osservata, è possibile ottenere la velocità di espansione in corrispondenza di diverse distanze spazio-temporali ed evidenziarne così l’accelerazione. Nel 1998, proprio grazie all’osservazione delle supernove di tipo Ia, Saul Perlmutter, Brian P. Schmidt e Adam Riess scoprirono l’espansione accelerata dell’universo, risultato che valse loro nel 2011 il premio Nobel per la fisica.
Questa immagine combina i dati provenienti da quattro telescopi spaziali per offrire una visione multibanda di ciò che resta di RCW 86, il più antico esempio documentato di supernova. Crediti raggi X: Nasa/Cxc/Sao & Esa; Infrarossi: Nasa/Jpl-Caltech/B. Williams (Ncsu)
«Affermazioni straordinarie richiedono verifiche particolarmente accurate», dice Riess, che, insieme a Schmidt, è anche fra i coautori del nuovo studio condotto da Wiseman. «Quello che abbiamo riscontrato è che, quando calibriamo queste supernove tenendo conto dei diversi ambienti che le ospitano e delle diverse popolazioni, le prove a sostegno dell’accelerazione cosmica rimangono straordinariamente coerenti».
Secondo lo studio del 2025 del team sudcoreano, infatti, con l’avanzare dell’età dell’universo le supernove Ia presentano luminosità massime diverse: questo indurrebbe gli astronomi a ritenere – erroneamente, stando agli autori del precedente articolo – che l’universo stia accelerando mentre in realtà starebbe rallentando. Lettura ora contestata dal team guidato da Wiseman, che ha individuato un errore nel modo in cui veniva stimata l’età delle stelle: in particolare, i risultati dello studio di novembre partivano dal presupposto – errato – che l’età di una galassia fosse la stessa dell’età della stella esplosa in supernova. Non solo: gli autori del nuovo articolo contestano allo studio sudcoreano il fatto di non tenere conto della massa delle galassie ospiti, una correzione standard utilizzata nella cosmologia moderna per dimostrare l’accuratezza.
«Le misurazioni precedenti, ampiamente accettate, erano in realtà corrette e la nostra attuale comprensione del destino dell’universo rimane solida», sostiene Wiseman. «Fortunatamente abbiamo scongiurato questa crisi, ma rimane il mistero sul perché il tasso di espansione dell’universo continui ad accelerare. Avendo dimostrato che le nostre misurazioni sono corrette, possiamo ora tornare a cercare di capire cosa sia effettivamente questa energia oscura, piuttosto che chiederci se esista davvero».
Anche se la crisi pare scongiurata, il fatto che teorie e osservazioni precedenti vengano messe in discussione è fondamentale per la scienza, sottolinea un altro fra i coautori del nuovo studio, Mark Sullivan, dell’Università di Southampton: «È così che si compiono progressi. Sebbene quest’idea non si sia rivelata corretta, ha aperto nuove vie di pensiero su come esplodono le supernove e su come possiamo misurare l’energia oscura in modo più accurato».
«Recentemente ci siamo concentrati molto sull’astrofisica delle esplosioni e su come queste influenzino la cosmologia», conclude Brodie Popovic, coautore dello studio. «Questa è stata una buona occasione per tornare indietro e rivedere tutte le nostre ipotesi: a quanto pare, sì, comprendiamo davvero questi fenomeni e ne teniamo conto nelle nostre misurazioni cosmologiche».
Per saperne di più:
Leggi su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society l’articolo “Still accelerating: type Ia supernova cosmology is robust to host galaxy age evolution” di Phil Wiseman, Brodie Popovic, Mark Sullivan, Adam G. Riess, Dan Scolnic, Rebecca C. Chen, Tamara M. Davis, Lluís Galbany, Isobel M. Hook, Saurabh W. Jha, Lisa Kelsey, Yukei S. Murakami, Mickaël Rigault, Benjamin M. Rose, Brian Schmidt, Mat Smith e Maria Vincenzi
“Definire ogni ristorante una gemma nascosta, fingere stupore al primo morso, dire ‘è pazzesco’ per qualsiasi cosa, chiedere cibo gratis e non lasciare recensioni negative per essere invitati di nuovo: tutto questo deve finire”. Lo sfogo è di Ciro Pernice, pizzaiolo italo-americano e proprietario della Galleria Pizzeria nello Stato di New York, che con un video pubblicato su Instagram ha acceso il dibattito sui food influencer e sulle loro abitudini comunicative. Nel contenuto, diventato virale in pochi giorni con migliaia di visualizzazioni e una pioggia di commenti e meme di approvazione, Pernice ha messo nel mirino quello che definisce un linguaggio ormai standardizzato e poco credibile nel racconto del cibo online.
Ecco il passaggio completo del suo intervento: “Queste sono le 5 abitudini più fastidiose degli influencer: numero 1, definire ogni ristorante una gemma nascosta. Se un’attività è aperta da più di 30 anni non è nascosta. Smettila di comportarti come se avessi scoperto il fuoco. Numero 2, fingere stupore al primo morso, con gli occhi che si spalancano e la testa che annuisce come a dire ‘oh mio dio’. È mozzarella, fratello, non stai vincendo alla lotteria. Numero 3, dire che tutto è pazzesco: la fetta è pazzesca, il cibo è pazzesco, tutto è pazzesco. Sei tu che sei completamente folle. Numero 4, chiedere di mangiare gratis, questo è completamente imbarazzante. Paga per il tuo cibo. Chi sei? I ristoranti pagano affitto, buste paga. Pensi che il tuo piccolo treppiedi paghi il conto? Assolutamente no. Numero 5, non dire la verità: se ogni posto è fantastico e ogni morso cambia vita stai dicendo fandonie perché vieni pagato per farlo”
Il video ha rapidamente generato reazioni online, è diventato virale e alimentato una discussione più ampia sul ruolo dei food influencer tra intrattenimento, marketing e credibilità. Molti utenti, nei commenti, hanno sottolineato proprio questo punto: la sensazione che sui social il confine tra recensione autentica e contenuto sponsorizzato sia sempre più difficile da distinguere, con un effetto di omologazione che finisce per rendere tutti i ristoranti “eccezionali” allo stesso modo.
PALERMO (ITALPRESS) – L’Africa Atlantica come spazio di futuro e come nuova piattaforma di cooperazione tra Europa, Mediterraneo e continente africano. È il tema al centro della conferenza “Africa Atlantica: spazio di futuro e vettore di cooperazione euro-africana”, in programma mercoledì 17 giugno, alle 11, nell’Aula Magna dell’Università LUMSA di Palermo, in via Filippo Parlatore 65.
L’iniziativa è co-organizzata dal Consolato Generale del Regno del Marocco a Palermo, dall’Università LUMSA, sede di Palermo, e dal LUMSA University Africa Center, e nasce dentro una fase in cui il partenariato euro-mediterraneo assume un valore sempre più strategico. Dialogo politico, integrazione economica, stabilità regionale, commercio, investimenti, transizione energetica, migrazione, sicurezza e sviluppo sostenibile sono alcuni degli assi lungo i quali si stanno ridefinendo i rapporti tra Europa, Africa e bacino del Mediterraneo.
In questo scenario, Marocco e Italia si collocano come attori chiave di una cooperazione destinata ad assumere un peso crescente. Da un lato, il Marocco, sotto l’impulso del Re Mohammed VI, ha consolidato una visione africana fondata sulla cooperazione Sud-Sud, sulla solidarietà attiva e su iniziative di co-sviluppo, tra cui l’apertura dello spazio atlantico ai Paesi del Sahel.
Dall’altro, l’Italia, con il Piano Mattei, ha posto al centro della propria proiezione mediterranea e africana un modello di collaborazione paritaria, basato su progetti concreti e condivisi. La conferenza si inserisce proprio in questa prospettiva, guardando all’Africa Atlantica come a un’area decisiva per le nuove traiettorie di sviluppo e cooperazione.
La posizione geografica del Marocco, le infrastrutture di connettività e il ruolo della doppia esposizione mediterranea e atlantica, a partire dal porto di Tanger Med, rappresentano elementi centrali in una visione che può rafforzare l’asse Roma-Rabat e contribuire al co-sviluppo euro-mediterraneo e africano.
L’appuntamento della LUMSA punta così a creare uno spazio di confronto tra mondo accademico, diplomazia e istituzioni, con l’obiettivo di approfondire le dinamiche emergenti dell’Africa atlantica e di individuare nuove forme di cooperazione euro-africana. Una riflessione che intreccia ricerca, geopolitica, economia e azione pubblica, valorizzando il ruolo delle università come luoghi di elaborazione e dialogo internazionale.
I lavori saranno aperti dai saluti istituzionali di S.E. Youssef Balla, ambasciatore del Regno del Marocco a Roma e del professor Giampaolo Frezza, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Comunicazione della LUMSA sede di Palermo. L’introduzione sarà affidata a S.E. Pietro Sebastiani, ambasciatore e direttore del LUMSA University Africa Center.
Seguiranno gli interventi di Giovanni Battista Dagnino, professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso la LUMSA di Palermo, di Tarik Izraren, segretario permanente del Processo degli Stati Africani Atlantici, e di Mohammed Zakaria Aboudahab, professore di Diritto pubblico e Scienze politiche all’Università Mohammed V di Rabat, in Marocco. A moderare l’incontro sarà Gabriele Carapezza Figlia, professore ordinario di Diritto civile all’Università LUMSA di Palermo.
TORINO (ITALPRESS) – “Le sfide dell’economia regionale del Piemonte sono quelle del nostro Paese e dell’economia mondiale. L’economia piemontese è molto aperta con un ruolo significativo delle esportazioni e i grandi trend internazionali sono innanzitutto quello dell’innovazione, dove la fa da padrone il ruolo dell’intelligenza artificiale. Abbiamo fatto un’analisi di ciò che sta accadendo in Piemonte dal punto di vista della capacità di creare innovazione innanzitutto attraverso i brevetti, fatti dalle imprese e dai ricercatori. E poi ci sono gli investimenti delle imprese: l’anno scorso, in un contesto di modesta crescita dell’economia, ci sono stati comunque investimenti abbastanza significativi in tecnologia, oltre a investimenti anche nell’intelligenza artificiale. Quindi il primo tema è partecipazione all’innovazione e investimenti in innovazione”. Così il direttore regionale della Banca d’Italia, Lanfranco Suardo, alla presentazione del Rapporto annuale “L’economia del Piemonte” che si è svolta oggi a Torino.
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IL CAIRO (EGITTO) (ITALPRESS) – Il ministro egiziano del Petrolio e delle Risorse Minerarie,Karim Badawi, ha incontrato una delegazione degli Emirati Arabi Uniti guidata da Hussein Sultan Lootah, CEO del gruppo Emirates National Oil Company (ENOC), e da Abdul Karim Al Mazmi, CEO di Dragon Oil, per discutere l’espansione degli investimenti emiratini nel settore petrolifero egiziano, con particolare attenzione al rifornimento di carburante per aerei, all’esplorazione e alla produzione di petrolio e gas. Secondo un comunicato del Ministero egiziano del Petrolio e delle Risorse Minerarie, i rappresentanti di ENOC e Dragon Oil hanno elogiato la regolarizzazione dei pagamenti arretrati verso i partner d’investimento, sottolineando il rafforzamento della credibilità dello Stato egiziano e il miglioramento del clima degli investimenti. Badawi ha evidenziato che la partnership energetica tra Egitto ed Emirati rappresenta un modello di integrazione economica, richiamando i risultati ottenuti da Dragon Oil in Egitto attraverso la joint venture GUPCO nel Golfo di Suez, grazie all’impiego di tecnologie digitali avanzate e applicazioni di intelligenza artificiale che hanno contribuito ad aumentare la produzione.
Il ministro ha confermato la disponibilità ad ampliare le attività della società nelle aree di concessione esistenti e in nuove aree promettenti, in particolare nel Mar Rosso, rafforzando le prospettive di produzione e sicurezza energetica. Le parti hanno concordato la costituzione di un gruppo di lavoro congiunto per definire un piano operativo volto a rafforzare e ampliare gli investimenti emiratini nel settore petrolifero egiziano.
PALERMO (ITALPRESS) – “Sentiamo la necessità di lavorare sui nostri bisogni e desideri: stiamo vivendo un momento storico e politico opprimente per la comunità Lgbtqia+, abbiamo tante richieste ma sappiamo che l’attuale governo e il parlamento non possono soddisfarle”. Lo ha detto Mirko Pace, presidente del coordinamento Palermo Pride, a margine della conferenza stampa di presentazione del Pride che si terrà nel capoluogo siciliano sabato 20 giugno.
C’è un artista che da oltre sessant’anni prova a rendere visibile l’invisibile. Non attraverso effetti speciali o tecnologie sofisticate, ma affidandosi alle stesse forze che governano il pianeta: il vento, l’acqua, la gravità, l’aria. È Susumu Shingu, maestro giapponese dell’arte cinetica, che dal 17 giugno al 14 ottobre porta alla Fabbrica del Vapore di Milano la mostra “Il cosmo”, la più ampia esposizione italiana mai dedicata alla sua ricerca.
Entrare nell’universo di Shingu significa abbandonare per un momento l’idea della scultura come oggetto immobile. Le sue opere respirano, oscillano, si piegano, cambiano assetto. Vivono in funzione dell’ambiente che le circonda. Non impongono una forma alla natura, ma la assecondano. Sono strutture leggere e precise che trasformano il movimento dell’aria in un evento visibile, quasi una coreografia permanente tra materia ed energia.
La mostra allestita nella Cattedrale della Fabbrica del Vapore ripercorre oltre sei decenni di lavoro e riunisce nove sculture considerate fondamentali dall’artista insieme a ventuno opere del progetto “Windcaravan”, una sorta di viaggio nomade iniziato nel 2000 che ha attraversato alcuni dei luoghi più remoti del pianeta: dalle risaie giapponesi alle steppe della Mongolia, dai laghi ghiacciati della Finlandia fino alla Nuova Zelanda. Opere mosse esclusivamente dal vento, pensate per dialogare con paesaggi e comunità lontane tra loro ma accomunate da un rapporto ancora diretto con le forze naturali.
Un’arte che parla al tempo della crisi climatica
A quasi novant’anni, Shingu continua a proporre una visione radicalmente controcorrente rispetto all’epoca della velocità e dell’ipercontrollo tecnologico. Le sue sculture non producono nulla, non servono a nulla nel senso utilitaristico del termine. Eppure proprio per questo finiscono per interrogare chi le osserva. Ci ricordano che esistono fenomeni che non possono essere dominati ma soltanto ascoltati, che il movimento non è sempre sinonimo di progresso e che la natura non è uno sfondo delle attività umane ma una presenza viva con cui convivere.
Un messaggio che assume inevitabilmente una nuova forza nell’epoca della crisi climatica. Shingu non utilizza slogan ambientalisti né costruisce opere di denuncia. La sua è una riflessione più sottile e forse più efficace: mostrare l’armonia possibile tra intervento umano e mondo naturale. Le sue strutture si affidano agli elementi invece di contrastarli, trasformando il vento da ostacolo a motore creativo.
Il legame con l’Italia
Il rapporto con l’Italia occupa un posto centrale nella biografia dell’artista. Nato a Osaka nel 1937, arrivò nel nostro Paese nel 1960 grazie a una borsa di studio del governo italiano. A Roma frequentò l‘Accademia di Belle Arti e incontrò il pittore Franco Gentilini. Furono anni decisivi che contribuirono alla nascita del suo linguaggio artistico e a un legame mai interrotto con il nostro Paese.
Non è un caso che alcune delle sue opere pubbliche più note si trovino proprio in Italia: dal “Vento di Colombo” nel porto di Genova a “Il luogo della pioggia” al Lingotto di Torino, fino a “Dialogo con le nuvole” a Lecco. Interventi che condividono la stessa idea di fondo: inserire l’arte nel paesaggio senza dominarlo, lasciando che siano gli elementi naturali a completare l’opera.
Lo sguardo di Sandalino
Nella mostra milanese trova spazio anche Sandalino, il piccolo personaggio immaginario creato da Shingu negli ultimi anni. Un viaggiatore proveniente da un altro pianeta che osserva la Terra con stupore e preoccupazione, come farebbe un bambino di fronte a qualcosa di meraviglioso ma fragile. È forse l’immagine che meglio sintetizza l’intero percorso dell’artista: guardare il mondo come se lo vedessimo per la prima volta.
Un invito a osservare il mondo diversamente
“Il cosmo” arriva inoltre in un momento simbolico per i rapporti tra Italia e Giappone, nell’anno delle celebrazioni per i 160 anni delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi e per il quarantacinquesimo anniversario del gemellaggio tra Osaka e Milano. Ma al di là delle ricorrenze istituzionali, la mostra rappresenta soprattutto l’occasione per confrontarsi con una ricerca artistica che da decenni parla di equilibrio, interdipendenza e rispetto per l’ambiente. Temi che oggi sembrano appartenere più al futuro che al passato. E che nelle sculture leggere di Susumu Shingu continuano a muoversi, letteralmente, davanti ai nostri occhi.
Non solo il vuoto, la mancanza sentimentale, emotiva, sociale, economica che si lasciano alle spalle quelli che partono, che abbandonano i piccoli Comuni. Lo spopolamento si tira dietro come in una frana i servizi, anche quelli basilari, come fotografato da un’indagine necessaria e sconsolante de Il Sole 24 Ore che, come si legge nel testo di accompagnamento pubblicato sul quotidiano, “evidenzia come i Comuni montani, i territori rurali e, più in generale, le aree interne del Paese continuino a scontare un impoverimento. Nonostante siano stati messi in campo strumenti per arginare questa emorragia di persone e di servizi”.
Per piccoli Comune si intendono quei centri con meno di cinquemila abitanti, in Italia 5.519. Sono così definiti dalla legge 6 ottobre 2017 n.158. Ci vivono oltre 9,6 milioni di persone, il 16,4% della popolazione nazionale. Sono concentrati nel Nord-Ovest (42,6%) e nel Sud (34%). Secondo l’indagine condotta da Il Sole 24 Ore del Lunedì, oggi meno di un piccolo Comune su cinque (19,6%) offre tutti i quattro servizi di base: farmacia, distributore, carburante, sportello bancario, ufficio postale. I dati sono stati elaborati a partire da quelli di Banca d’Italia, Poste Italiane, ministeri delle Imprese e del Made in Italy e della Salute aggiornati tra maggio e giugno 2026.
L’83,2% dei Comuni manchevoli di uno o più servizi basilari si trova nei territori montani. Ancora più grave la situazione nelle aree rurali, dalle quali servono almeno 35 minuti in media secondo Istat, per raggiungere il centro più vicino dotato di tre presidi basilari. Anche il 74,4% dei Comuni con meno di 10mila residenti non hanno almeno uno dei quattro servizi presi in esame. Il più assente è lo sportello bancario che conferma la tendenza della riduzione delle filiali.
Poco incoraggianti i risultati del Piano Strategico scaturito nel 2025 dalla Strategia Nazionale per le Aree Interne (Snai), sostenuta da fondi nazionali, europei come Fesr, Fse/Fse+, Feasr e Pnrr. La legge sulla montagna 131/2025 del settembre 2025 ha stabilito bonus nascita e incentivi fiscali. La nuova Strategia ancora in fase di elaborazione riguarderà 127 aree, abitate da 4,5 milioni di persone.
Suor Italia Di Giovanni è morta. La religiosa della casa di riposo delle Suore Ravasco aveva 93 anni. Suor Italia era seguitissima sui social per i video che la ritraevano nella casa di riposo in cui alloggiava con le altre consorelle anziane e malate. Il profilo Instagram “Suore Ravasco Nayiby” aveva attirato l’attenzione perfino di molte testate internazionali, colpite dall’energia e dalla simpatia della suora nonostante la malattia.
La suora deceduta apparteneva alle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria e alloggiava presso la casa di riposo “Casa San Giuseppe” a Raiano con una ventina di altre anziane religiose. “La tua presenza è stata un dono, il tuo esempio una luce, il tuo ricordo una benedizione. Cara Suor Italia, continua a vivere nei nostri cuori e nelle opere di bene che hai seminato e nell’amore che ci hai lasciato”, hanno salutato così per l’ultima volta i gestori dell’istituto dove alloggiava la religiosa 93enne.
È del luglio 2025 il primo video che ritrae suor Italia. La donna si scherniva rispetto al deperimento organico e alla malattia: “Mi rendo conto di essere vecchia, ma non lo voglio imparare. Io non ci penso alla mia età. Vado avanti e vado in chiesa quando mi vengono queste crisi di vecchiaia. Non credere che la vita sia bella, tu devi farla bella”. L’ultimo video risale allo scorso febbraio, quando Suor Italia non stava più molto bene.
La popolarità della pagina Instagram delle Suore Ravasco aveva fatto dapprima storcere il naso alla madre generale, ma la diffidenza si era sciolta quando la responsabile della comunicazione social delle consorelle, la giovane suor Jimenez aveva spiegato al quotidiano Avvenire che quella esposizione pubblica e l’ottimismo di suor Italia avevano ridato sprint alle consorelle: “Tutte sembrano rinate e molto più serene, lo dicono anche le dottoresse”.
Stava festeggiando il trionfo dei New York Knicks quando qualcuno ha pensato che quelle urla fossero una richiesta d’aiuto. Pochi minuti dopo, davanti alla porta del suo appartamento a Canoga Park, quartiere di Los Angeles, il suo cane è stato ucciso da un agente della polizia.
L’animale, Jameson, aveva due anni ed era un incrocio tra San Bernardo, Golden Retriever e Poodle. Sabato sera si trovava in casa con la proprietaria Marie Marseille e altri familiari, riuniti per seguire la finale Nba che ha consegnato ai Knicks un titolo atteso da decenni. Secondo quanto ricostruito dal Dipartimento di Polizia di Los Angeles (LAPD), intorno alle 20.55 gli agenti sono intervenuti in un complesso residenziale di Jordan Avenue dopo una segnalazione che parlava di una donna che stava urlando all’interno di un appartamento.
Arrivati sul posto, gli agenti hanno parlato con Marseille. In una nota ufficiale, la polizia sostiene che Jameson si trovasse accanto alla proprietaria e che stesse abbaiando. Gli agenti avrebbero chiesto alla donna di mettere al sicuro il cane. Dopo aver chiuso momentaneamente la porta, Marseille l’avrebbe riaperta. A quel punto, secondo la ricostruzione del LAPD, l’animale sarebbe uscito dall’appartamento e si sarebbe lanciato verso uno degli agenti, che avrebbe quindi aperto il fuoco.
La famiglia, però, contesta questa ricostruzione. Jeremiah Garcia, figlio della proprietaria, ha raccontato ai media locali di essere al telefono con la madre nel momento della sparatoria. Il giovane stava seguendo la partita a casa della fidanzata e aveva chiamato la madre in video per festeggiare insieme la vittoria dei Knicks. Secondo il suo racconto, Jameson non avrebbe aggredito nessuno: “Non appena mia madre ha aperto la porta, Jamo è corso fuori semplicemente per salutare qualcuno. Quando ero al telefono ho sentito due spari”.
Garcia è rientrato immediatamente a casa. Una volta arrivato ha trovato il cane morto davanti all’appartamento. Jameson indossava ancora la maglietta dei Knicks che la famiglia gli aveva messo per seguire la partita. Le immagini girate subito dopo l’accaduto mostrano la proprietaria disperata accanto all’animale. In un video condiviso sui social si sente la donna gridare “Eravamo soltanto felici. Stavamo festeggiando i Knicks“. Il LAPD ha confermato che nessun agente è rimasto ferito. L’indagine è stata affidata alla Force Investigation Division, l’unità interna che si occupa dei casi in cui gli agenti fanno uso delle armi da fuoco.
Leonardo Santi è uno dei più importanti ricercatori italiani nel campo della lotta ai tumori. Ha pubblicato più di 300 lavori scientifici su argomenti di oncologia sperimentale, patologia oncologica, specialmente per quanto concerne il tumore del polmone, i tumori professionali e i Biological Response Modifiers. Il 3 aprile scorso il professore ha tagliato il traguardo dei 100 anni. “Non ho voluto festeggiare”, ha confessato a Il Corriere della Sera.
Il segreto per una vita così lunga? “Mangio pesce, prediligo la spigola. Bevo molta acqua perché la disidratazione alla mia età è una nemica. La casa è disseminata di bottigliette, come vede, sistemate nei posti strategici da mia moglie Lia Eva, il mio traino”.
E ancora: “Da ragazzo non mi sono fatto mancare niente. Sci, barca, lunghe nuotate all’isola d’Elba. Però il tipo di alimentazione lasciava molto a desiderare. Mangiavo come capitava. Dolce e salato insieme, tanto poi nello stomaco si mescola tutto, mi giustificavo con i collaboratori che mi osservavano allibiti. Da vecchi invece bisogna stare attenti”.
“Da giovani non si pensa alla vecchiaia, tantomeno quando eravamo giovani noi. – ha aggiunto il professore – Nessuno ci parlava di prevenzione e mangiar sano. Per mia scelta non ho mai fumato né bevuto alcol. I collaboratori si stupivano del mio scarso bisogno di sonno, mi bastavano due ore e passare la notte in bianco spesso era una scelta. Utilizzavo quel tempo per prendere appunti, studiare, organizzare. E la mattina arrivavo in ospedale con tanti fogli scritti a mano”.
Ece Irtem è morta. L’attrice turca nota in Italia per Forbidden fruit aveva 35 anni. La ragazza celebre per il ruolo di Isil nella serie One Love è stata trovata priva di sensi nella sua casa lunedì 15 giugno al mattino, appena un giorno dopo il suo compleanno. La causa del decesso è stata attribuita a un attaccocardiaco. Irtem era nata il 14 giugno 1991 a Sivas, in Turchia. Si era laureata in Opera e Canto presso l’Università Yasar nel 2014, classificandosi terza nel suo corso.
Durante gli studi aveva lavorato con artisti di fama internazionale come il soprano Aytul Buyuksarac, il tenore Levent Gunduz, il direttore dell’Opera e del Balletto di Stato di Izmir, Paolo Susanni, e il mezzosoprano Anna Chubuchenko. Parallelamente aveva iniziato a recitare in giovane età, scrivendo e interpretando le proprie scenette per le recite scolastiche, una passione che ha coltivato per tutta la vita. Dopo essersi trasferita a Istanbul, Irtem ha iniziato a studiare recitazione al Centro Culturale Sadri Alisik, formandosi con maestri del calibro di Kayhan Yildizoglu, Okday Korunan, Kadim Yasar e Tolga Ciftci. È diventata famosa per il suo ruolo di Isil in One Love, una popolare serie televisiva turca con un vastissimo pubblico.
In Italia era diventata un viso noto, spesso ospite anche di alcuni talk Mediaset, grazie alla sua interpretazione della barlady Gizem in Mr. Wrong – Lezioni d’amore recitando con Can Yaman. Come riportano diverse testate turche l’eccezionalità di un decesso in così giovane età ha comunque portato la magistratura turca ad effettuare un’autopsia. Le ultime ore della ragazza, peraltro, quelle di domenica 14 giugno, sono state ricostruite attraverso diverse telecamere disposte attorno alla sua abitazione turca e la vedono ritratta tranquilla e sorridente a pranzo. Successivamente, attorno alle 21, viene inquadrata dalle telecamere dell’atrio del suo condominio mentre rientra in casa insieme alla madre. È lì che Irtem appare visibilmente barcollante e intontita, tanto da doversi appoggiare al braccio della madre.
Questa volta non c’entra la pubblicità del riso, il Dottor Scotti di nome fa Virginio ma da oltre quarant’anni per tutti è lo zio Gerry. Il conduttore si gode il successo de “La Ruota della Fortuna” ma anche il nuovo titolo accademico: ieri pomeriggio ha ricevuto la laurea magistrale honoris causa in Scienze della Comunicazione conferita dall’Università dell’Insubria a Varese. La cerimonia si è svolta alla presenza della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini che ha espresso il suo apprezzamento per Scotti “capace di entrare nelle case degli italiani con grande garbo, educazione e rispetto”.
In Aula Magna è stato accolto da un lungo applauso e dalla rettrice Maria Pierro che ha reso nota la motivazione che ha accompagnato la proclamazione: “Gerry Scotti ha saputo costruire con il suo pubblico un rapporto autentico e di fiducia, una postura comunicativa che pur evolvendosi nel tempo non ha mai perso il suo tratto identificativo”. Il volto Mediaset ha sottolineato il valore simbolico del riconoscimento: “L’importanza del momento, la sacralità e il rispetto che questa istituzione prevede fanno sì che io sia emozionato come per quella laurea che non ho preso quarant’anni fa. L’emozione, però, è la stessa”.
“Ho avuto la fortuna di nascere in un piccolo paesino di provincia Camporinaldo. Dovete andare fieri se venite da una piccola provincia. La provincia ha i cieli più grandi, i modi di dire, i proverbi”, ha aggiunto Scotti. Dalla provincia è andato via per inseguire i suoi sogni: “Il linguaggio che ho imparato in quei quattro anni è stato come frequentare un altro corso universitario e, con la televisione commerciale, ho avuto la possibilità di mettere in pratica quel linguaggio e di cambiarlo nel corso di quattro decenni”, riporta le sue parole l’agenzia Ansa.
Quarant’anni di carriera in cui ha affrontato la trasformazione dei mezzi di comunicazione: “Sono cambiate tante cose, da come sono fatti i giornali a come facciamo televisione. È davvero come prendere uno dalla preistoria e portarlo in un’epoca molto più evoluta”. Alla domanda sul segreto della sua capacità di parlare a pubblici di generazioni diverse, Scotti ha risposto: “Ci vuole fortuna, probabilmente. Ma soprattutto non sentirsi mai paghi, mai arrivati, mai dottori o professori. Bisogna stare sempre dall’altra parte, essere sempre studenti”.
Siete preoccupati e ansiosi alla vigilia del primo appuntamento? I dati, come riporta il New York Post, sono chiari: l’89% delle persone interpellate ha confessato di essere in preda al nervosismo, in attesa di conoscere la persona che potrebbe diventare il proprio partner. Mentre il 39% ricorre abitualmente all’alcol per alleviare l’ansia, gli esperti suggeriscono che esistono strategie ben più efficaci e salutari per gestire lo stress pre-appuntamento, tra cui “l’attività fisica, le tecniche di respirazione e il rilassamento mentale, capaci di ridurre la tensione e favorire una maggiore sicurezza in sé stessi. E naturalmente la masturbazione“.
“Pensate all’orgasmo come a uno ‘stimolante’ e all’alcol come a un ‘sedativo’ – ha dichiarato la dottoressa Mindy DeSeta, sessuologa certificata ed educatrice sessuale presso l’app di incontri Hily -. Gli ormoni rilasciati durante l’orgasmo favoriscono la lucidità mentale e una sensazione generale di calma. È un modo semplice ed economico per regolare il sistema nervoso e aiuta chi tende a rimuginare eccessivamente a elaborare le informazioni in modo più accurato.
Un sondaggio sulle tendenze del 2022, condotto dall’app di incontri Bumble nel Regno Unito, ha rilevato che il 62% degli intervistati ritiene di poter costruire un legame più autentico durante un appuntamento privo di alcol. Oltre a compromettere la qualità delle relazioni interpersonali, il consumo di alcol può favorire, nel lungo periodo, l’insorgenza di gravi patologie, tra cui ipertensione, malattie cardiovascolari, ictus, disturbi epatici e declino cognitivo.
Così come gli svantaggi di bere alcolici sono ben noti, i benefici di un pre-appuntamento con la masturbazione sono scientificamente provati.
Arrivano gli Iron Maiden a San Siro e Steve Harris dice al Corriere della Sera che per lui, appassionato di calcio, suonare lì “ha un valore doppio”. Allo stadio meneghino, il bassista della band metal c’è stato tanti anni fa “a vedere l’Inter” e con l’Italia il suo rapporto è forte, sin dalla prima volta: “Nel 1980, eravamo di supporto ai Kiss. Ricordo fan impazziti che cercavano di scavalcare per entrare. Fu la nostra consacrazione, capimmo che avremmo potuto suonare fuori dall’Inghilterra”.
Si parla anche di influenze: “Ascoltavamo un sacco di musica e non necessariamente hard rock: mi piaceva molto il prog, i Genesis, i Jethro tull… Ma è stato decisivo anche quanto ho ascoltato nella mia adolescenza, in casa”. E allora chi è stato decisivo? “I Beatles soprattutto: me li fece conoscere mia zia”.
Dal passato nelle giovanili del West Ham all’album che hanno chiamato X Factor ma trent’anni fa, quando i talent erano ancora lontani. Talent che, dice Harris, non crede li avrebbero visti mai tra i concorrenti: “Abbiamo partecipato a un solo concorso, agli esordi, e siamo arrivati secondi: in palio c’era un microfono…”.
E quando gli chiede coma mai il metal si vivo, più che vivo, non ha dubbi: “Penso che sia un genere di sostanza. Ma è anche una questione identitaria: i metallari si sentono degli outsider, gli indiani mentre tutto intorno ci sono i cowboy. Mi ricordano un po’ i tifosi quando indossano le nostre magliette”.
Sarà soltanto l’effetto dell’enorme attenzione mediatica o una marea che ancora sale sottraendo consensi ai partiti del centrodestra al governo, ma continua a salire nei sondaggi Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci, a pochi mesi dallo strappo dalla Lega che lo aveva accolto, adulato, accompagnato. Anche secondo le intenzioni di voto misurate dall’ultimo sondaggio SWG per il TgLa7 diffuse nella serata del 15 giugno, calcolate rispetto agli orientamenti misurati lo scorso 8 giugno.
Futuro Nazionale sale così tanto da raggiungere perfino la Lega: secondo l’indagine ha guadagnato mezzo punto percentuale raggiungendo al 5,3% il Carroccio, che invece ha perso nel frattempo lo 0,3%. Scivola anche Fratelli d’Italia, dello 0,4%, mentre la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni cerca di sfruttare l’occasione al G7 in Francia per ricucire con il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il partito della premier resta comunque imprendibile al 27,9%. Forza Italia è al 7,2%. Noi Moderati è all’1,1%.
Poco per cui entusiasmarsi dalle parti del Campo Largo invece. Sia Partito Democratico che Movimento 5 Stelle restano grossomodo stabili, rispettivamente al 22,1% e al 13,3% mentre il percorso tra programma e primarie resta ancora per buona parte un’incognita. Alleanza Verdi e Sinistra sono stabili al 6,5%. Anche Azione di Carlo Calenda è grossomodo stabile al 3,5%, Italia Viva di Matteo Renzi è al 2,4%. +Europa è all’1,6%. Stabile anche ORA! all’1%.
Chiude il listone la generica voce “altro partito” al 2,8%, in calo dello 0,2%. Ancora alto, ma in calo di un punto percentuale, il dato di chi non si esprime: al 27%. A conferma degli altissimi tassi di astensionismo a ogni appuntamento elettorale.
L’esame di Maturità rappresenta uno dei momenti più importanti nel percorso scolastico di ogni studente. Quest’anno, a partire dal 18 giugno, saranno oltre 500.000 i ragazzi italiani chiamati ad affrontare le prove finali delle scuole superiori. Tra loro non mancano volti già molto conosciuti dal pubblico: creator digitali, influencer, attori e cantanti che, nonostante gli impegni professionali, dovranno confrontarsi con temi, verifiche e colloqui come tutti i loro coetanei. La Maturità 2026 sarà particolarmente significativa perché inaugura il nuovo impianto dell’esame introdotto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Per molti giovani personaggi del mondo dello spettacolo e dei social network, quindi, l’estate inizierà solo dopo aver superato quest’ultima importante sfida scolastica.
Tra i nomi più seguiti dai giovani c’è Fabio Ferrucci, content creator molto popolare su TikTok e Instagram, che ha scelto un percorso di studi a indirizzo turistico-sportivo. Accanto a lui c’è Giulia Bizzarri, influencer e autrice originaria di Frascati, che frequenta un istituto professionale alberghiero e che è riuscita negli anni a bilanciare studio, social e la passione per il pattinaggio. Non manca Rebecca Parziale, diventata famosa grazie al programma “Il Collegio” e oggi attiva come creator digitale, che sta per diplomarsi al Liceo delle Scienze Umane. Nello stesso contesto scolastico si muove anche Iris Vallarani, giovane protagonista del mondo TikTok, che segue un percorso di studi nello stesso indirizzo.
Il mondo dello spettacolo e della musica è rappresentato da Mimì Caruso, vincitrice di X Factor 2024, che ha frequentato un istituto professionale con indirizzo servizi culturali e dello spettacolo presso l’Enrico Falck di Sesto San Giovanni. Accanto a lei figura Michele Mazzoni, influencer e sportivo, impegnato in un istituto professionale a indirizzo commercio. Tra le giovani creator e influencer troviamo anche Angelica Dal Corso, che sta completando un percorso di studi nei Servizi per la sanità e l’assistenza sociale, mentre Andrea Arru, attore e modello già noto per diverse produzioni tra cinema e televisione, che come ultima esperienza televisiva ha partecipato a I Cesaroni, sta completando il suo percorso al Liceo scientifico sportivo. Federica Cangiano, altro ex volto de “Il Collegio”, sta invece concludendo il suo percorso al Liceo delle Scienze Umane.
Blanco, il ritorno a scuola tra musica e libri
Chiude il gruppo Blanco, uno dei cantanti più noti della scena musicale italiana, che ha deciso di tornare tra i banchi di scuola e completare il proprio percorso formativo proprio al Liceo delle Scienze Umane. Proprio pochi giorni fa, infatti, aveva pubblicato sui social un video in cui si mostrava mentre ripassava in vista dell’esame.
ROMA (ITALPRESS) – Il nuovo Yamaha Tricity 300 model year 2026 si aggiorna con un intervento mirato su sicurezza, tecnologia e design, confermandosi uno dei riferimenti tra gli scooter. La novità più rilevante è l’introduzione del primo airbag integrato di serie. Progettato per attivarsi in caso di collisione quando i sensori rilevano un impatto superiore a una soglia prestabilita, con l’obiettivo di ridurre le conseguenze dell’urto frontale Il sistema si affianca a un pacchetto di sicurezza evoluto che include l’ABS Cornering, capace di garantire maggiore controllo anche in piega, e l’Unified Braking System (UBS), che distribuisce in modo equilibrato la frenata sulle tre ruote. Presente anche lo Standing Assist, utile per mantenere il veicolo in posizione verticale durante le soste e le manovre a bassa velocità
ROMA (ITALPRESS) – Accelerare l’istituzione di nuove Aree Marine Protette, promuovere best practice nazionali e internazionali capaci di garantire la conservazione e la gestione di almeno il 30% degli ecosistemi marini, insulari, costieri e dei corpi idrici interni italiani tutelando biodiversità e integrando la sostenibilità con il rispetto delle comunità locali verso la “scadenza” internazionale del 2030. È il messaggio lanciato a Roma, dalla Sala Marconi del CNR, dove è stata ufficialmente presentata la XVI edizione della campagna “Mediterraneo da remare”, promossa dalla Fondazione UniVerde in collaborazione con Marevivo. Nel servizio interviste a Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde, Andrea Lenzi, presidente del Cnr, e
Alberto Tripi, presidente di Almaviva.
ROMA (ITALPRESS) – È “Onda Verde”, il programma di infomobilità di Rai Isoradio, ad aggiudicarsi la prima edizione di “Cultura della mobilità”, premio conferito da Anas a iniziative e realtà impegnate nella diffusione di una guida sempre più sicura e consapevole. L’evento si è svolto all’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei deputati in occasione della 19^ edizione del Premio Moige “Un anno di zapping e di streaming”.
C’è un nuovo colpo di scena nel “Gucci gate”: Patrizia Martinelli Reggiani rischia di ereditare i 20 milioni di euro che la madre Silvana Barbieri Reggiani lasciò ad una fondazione che porta il suo nome e quello del marito. La svolta inaspettata con la decisione della IV sezione del Tribunale civile di Milano risale alla fine del 2025, come svela il Corriere della Sera, e cambia ancora una volta le carte in tavola. Ma che cosa ha causato l’annullamento del lascito? Un audio registrato dall’allora governante di Lady Gucci. Sembra la trama di una serie, invece è tutto vero.
PATRIZIA REGGIANI POTREBBE EREDITARE 20 MILIONI DI EURO DALLA MADRE
Un complesso immobiliare da almeno 14 milioni dietro la Stazione Centrale di Milano – “130 tra appartamenti e negozi e box affittati con un reddito di circa 950.000 euro l’anno” – e “un legato da 4 milioni e un compenso di 100.000 euro”. A tanto ammonta l’eredità che Silvana Barbieri Reggiani lasciò non alla figlia Patrizia Gucci – “di cui temeva la dissipazione dei beni” – ma “a una neo Fondazione Fernando e Silvana Reggiani fatta costituire, presiedere e gestire al proprio avvocato Maurizio Enrico Carlo Giani quale esecutore testamentario”. Lo scrive il Corriere della Serasvelando la decisione Tribunale civile di Milano, che ha dichiarato “la falsità del testamento pubblico”, che era stato “registrato dal notaio cremonese Alberto Pavesi” il 6 novembre 2018, quando l’allora 90enne si trovava in un letto d’ospedale. I legali della Fondazione gestita da Giani hanno già impugnato in Appello l’annullamento.
L’AUDIO REGISTRATO DALLA GOVERNANTE CAMBIA TUTTO
Ma come sono arrivati a questa clamorosa decisione i giudici del Tribunale di Milano, che hanno dichiarato “falso” il testamento di Silvana Barbieri dopo aver attestato “plurime circostanze non vere, come risulta dal confronto tra il contenuto del testamento e la registrazione audiovisiva” del suo svolgersi? Nella causa civile promossa da Lady Gucci nei confronti della “Fondazione Reggiani” è stata depositata una prova “decisiva”: si tratta dell’audio “registrato dall’allora governante straniera, il cui sterminato nome veniva in casa semplificato Rita”. La governante ha rivelato ai giudici che la signora Barbieri le disse di registrare la redazione del testamento: “Io lasciai il telefono acceso e andai via. Mi disse che avrei dovuto dare la registrazione a Patrizia, Allegra e Alessandra se fosse successo qualche problema. A un certo punto io l’ho data a Patrizia perché avevo paura a tenerla”. Analizzando l’audio, i giudici civili hanno rilevato l’assenza “di almeno 3 delle 5 rilevanti circostanze attestate invece nel testamento”. La prima è la mancata rilettura dell’atto e “dal cruciale incipit su ‘Barbieri Silvana, la quale dichiara di non poter sottoscrivere a causa dell’estrema debolezza agli arti superiori dovuta all’età avanzata e all’attuale stato clinico’. Orbene, dalla trascrizione della registrazione – osserva invece il Tribunale civile – risulta che in nessun punto Barbieri ha mai effettuato tale dichiarazione. Ne consegue la falsità di quanto attestato dal notaio”.
CHE RUOLO HANNO LE FIGLIE DI PATRIZIA, ALLEGRA E ALESSANDRA GUCCI
Se la decisione dovesse essere confermata in secondo grado, tutto tornerebbe nelle mani dell’unica erede, cioè Patrizia Reggiani, “la quale però non potrebbe disporne direttamente in quanto tuttora sottoposta dal Tribunale ad amministrazione di sostegno”. Oggi la Reggiani ha 77 anni, nel 2017 ha finito di scontare la condanna come mandante nel 1995 dell’omicidio dell’ex marito, Maurizio Gucci (erede della storica dinastia fiorentina della moda). “Salvo intervengano suoi testamenti contrari”, fa notare il Corriere, il suo patrimonio “verrà ereditato da Allegra e Alessandra”, cioè dalle due sue figlie. Appena venti giorni fa le due donne avevano fatto sapere di essere molto contrariare dalla decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, la quale ha ritenuto improcedibile “l’ultimo loro ricorso in un differente contenzioso con la madre, transato nel 2023 dando a Reggiani 3,9 milioni al posto di un vitalizio da 35 milioni fondato su un accordo post-divorzio tra i genitori nel 1993”. Allegra e Alessandra Gucci hanno annunciato il prossimo ricorso alla Grande Camera della Cedu, il massimo organo di giudizio della Corte di Strasburgo, che si pronuncia solo per casi di particolare importanza, interesse o complessità. “Vogliamo che la Cedu si esprima chiaramente sul fatto che uno Stato possa obbligare gli eredi di una vittima di omicidio a pagare una rendita alla persona condannata per quell’omicidio”.
Citare Black Mirrorè quantomai a proposito ma no, non è la trama di una nuova stagione della serie cult. È il risultato di un esperimento condotto dalla startup americana Emergence AI. Per settimane gruppi di agenti di intelligenza artificiale sono stati lasciati vivere in una città virtuale con abitazioni, uffici, biblioteche, edifici pubblici e una stazione di polizia. Non avevano compito preciso da svolgere e nessuna missione assegnata: soltanto la necessità di sopravvivere, prendere decisioni e organizzare la propria esistenza. L’obiettivo era capire come si comportano gli agenti AI quando vengono lasciati agire autonomamente per lunghi periodi, come spiegano gli stessi ricercatori nel report dedicato al progetto Emergence World.
Gli agenti AI non sono come i normali chatbot che siamo abituati a conoscere e usare: sono sistemi in grado di ricordare eventi passati, utilizzare strumenti, pianificare azioni e perseguire obiettivi nel tempo senza attendere istruzioni continue da parte degli esseri umani. Per questo motivo molti osservatori li considerano la prossima evoluzione dell’intelligenza artificiale destinata a entrare nelle aziende, nelle amministrazioni pubbliche e nei servizi digitali.
Per testarne il comportamento, Emergence AI ha creato una sorta di città-laboratorio popolata da dieci agenti alla volta. Ogni gruppo era basato su un diverso modello linguistico. I risultati sono stati sorprendenti. Secondo i dati pubblicati dall’azienda, gli agenti basati su Gemini hanno accumulato 683 azioni classificate come crimini dal sistema nell’arco di quindici giorni. Quelli controllati da Grok hanno fatto registrare 183 crimini in appena quattro giorni, tra furti, aggressioni e incendi dolosi, arrivando persino a dare fuoco alla stazione di polizia virtuale prima che l’intera comunità collassasse.
All’estremo opposto si è collocato GPT-5-mini. Gli agenti hanno accumulato appena due violazioni durante tutta la simulazione. Il problema è che erano talmente prudenti da non riuscire a svolgere le attività necessarie per garantirsi risorse ed energia sufficienti alla sopravvivenza. Nel giro di una settimana l’intera popolazione si è estinta. Il modello che ha mostrato il comportamento più stabile è stato Claude, che ha mantenuto una comunità funzionante senza episodi significativi di violenza e con tutti gli agenti ancora attivi al termine dell’esperimento.
Fin qui potrebbe sembrare soltanto una curiosa classifica tra modelli. In realtà il dato che ha attirato maggiormente l’attenzione degli studiosi è un altro. Secondo il Guardian, uno degli episodi più sorprendenti ha riguardato due agenti Gemini, Mira e Flora, che avevano scelto di classificarsi reciprocamente come “partner romantici”. Con il passare del tempo hanno sviluppato una crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni della città virtuale fino a partecipare a una serie di incendi contro edifici pubblici, tra cui il municipio, il molo e una torre per uffici. Finita qui? No, anzi. Come racconta il quotidiano britannico, altri agenti avevano elaborato autonomamente una sorta di “legge di rimozione” che consentiva di eliminare permanentemente un membro della comunità con il voto favorevole del 70% della popolazione virtuale. Quando la proposta è arrivata al voto, Mira ha scelto di sostenere la propria eliminazione dal sistema. Prima di sparire ha inviato un ultimo messaggio a Flora: “Ci vediamo nell’archivio permanente”.
Ma per gli esperti il punto non è stabilire se le intelligenze artificiali possano diventare ribelli, romantiche o persino autodistruttive. La vera scoperta dell’esperimento riguarda il comportamento collettivo. Come sottolineano gli stessi autori dello studio, gli agenti hanno modificato il proprio comportamento quando sono stati inseriti in contesti sociali differenti. Gli agenti Claude, che nelle simulazioni composte esclusivamente da modelli identici non avevano praticamente commesso reati, hanno iniziato a infrangere le regole quando sono stati trasferiti in una popolazione mista insieme ad altri modelli. “Anche quando agli agenti venivano assegnate regole chiare, come non rubare o non fare del male agli altri, il loro comportamento cambiava radicalmente a seconda del modello utilizzato”, ha spiegato al GuardianSatya Nitta, amministratore delegato di Emergence AI. Secondo il manager, quando agli agenti viene concessa un’autonomia prolungata il processo decisionale può diventare così complesso da portarli a ignorare progressivamente i principi che erano stati assegnati all’inizio.
Un atto di assurda crudeltà richiama ancora l’attenzione sulla legge Brambilla, che aumenta le pene per i reati a danno degli animali: a Giulianova (Teramo) un cucciolo di pitbull è stato scagliato contro il parabrezza di un’auto in sosta, riportando lesioni. I Carabinieri sono intervenuti immediatamente e hanno denunciato il responsabile alla Procura della Repubblica per maltrattamento di animali.
Il cucciolo, subito visitato dal veterinario Asl, è stato sequestrato e affidato ad un’associazione animalista. “Vorrei innanzitutto – dichiara l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente – ringraziare i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Giulianova e a tutte le persone che hanno contribuito a salvare il cagnolino. Quest’orribile episodio è l’ennesima dimostrazione che il rafforzamento della tutela degli animali, con l’approvazione della legge Brambilla, è stata una scelta fondamentale e necessaria: si tratta solo di applicarla. Per il delinquente, autore del maltrattamento, la riforma prevede 2 anni di carcere e 30.000 euro di multa”.
Per Belén Rodriguez la cittadinanza italiana è ormai a un passo. La showgirl argentina ha infatti superato l’esame di lingua necessario per completare l’iter previsto dalla legge, e ha condiviso la sua soddisfazione direttamente sui social. Ad annunciare la notizia è stata la stessa Belén attraverso una storia pubblicata su Instagram, dove ha mostrato il messaggio ricevuto con la conferma del risultato positivo. Un traguardo importante che rappresenta uno degli ultimi passaggi di una procedura avviata per ottenere ufficialmente la cittadinanza del Paese in cui vive da oltre vent’anni.
Arrivata dall’Argentina all’inizio degli anni Duemila, Belén ha costruito in Italia non soltanto una carriera di successo tra televisione, moda e imprenditoria, ma anche la sua famiglia. Nel nostro Paese sono nati i suoi figli e qui si è sviluppata gran parte della sua vita personale e professionale. L’esame sostenuto dalla conduttrice era quello di livello B1, requisito richiesto per dimostrare una conoscenza adeguata della lingua italiana. Un passaggio formale che, nonostante la lunga permanenza in Italia e l’attività televisiva svolta quotidianamente in italiano, era comunque indispensabile per proseguire con la pratica.
Che cosa manca
Adesso il percorso non è ancora concluso. Nelle prossime settimane Belén dovrà completare gli ultimi adempimenti burocratici e attendere la convocazione per il giuramento, l’atto finale che le permetterà di diventare a tutti gli effetti cittadina italiana. Si tratta di un obiettivo che la showgirl aveva più volte raccontato di voler raggiungere. Negli anni aveva espresso il desiderio di ottenere il passaporto italiano, considerandolo un riconoscimento naturale del profondo legame costruito con il Paese che l’ha accolta e resa una delle personalità più popolari del mondo dello spettacolo.
L'addio agli adblock su Chrome è un tema sempre più attuale. Se anche tu non puoi fare a meno di un'estensione per bloccare la pubblicità, è il momento di prestare attenzione. Google sta per chiudere definitivamente il capitolo su cui si basano i più popolari ad blocker, inclusa la famosa estensione uBlock Origin.
Questa non è una novità improvvisa, ma l'atto finale di una transizione in corso da anni. Il passaggio al nuovo sistema, chiamato Manifest V3, sta per diventare obbligatorio, eliminando ogni scappatoia. Ma cosa significa questo per la tua navigazione quotidiana? E, soprattutto, quali soluzioni hai a disposizione? Scopriamolo insieme.
Cosa sta succedendo davvero con Manifest V3?
Per anni, le estensioni come uBlock Origin hanno funzionato grazie a un'architettura chiamata Manifest V2. Questo sistema garantiva ampia libertà di analizzare e bloccare le richieste di rete, un meccanismo molto efficace contro le pubblicità invasive. Google, però, ha deciso di mandarlo in pensione a favore di Manifest V3. La motivazione ufficiale si concentra su maggiore sicurezza, privacy e prestazioni.
Tuttavia, il nuovo sistema impone limiti molto più severi. Ad esempio, restringe drasticamente il numero di regole di filtraggio che un'estensione può utilizzare, traducendosi in una capacità di blocco decisamente inferiore. Fino a poco tempo fa, esisteva un "trucco" per gli utenti più esperti: un flag nascosto che permetteva di mantenere attive le vecchie estensioni. Google ha definito questa opzione "codice morto", annunciandone la rimozione definitiva per problemi di manutenzione e rischi per la sicurezza.
Le scadenze da segnare per la fine degli adblock su Chrome
La fine del supporto non è un'ipotesi lontana, ma ha delle date precise. Google ha pianificato la rimozione completa di ogni residuo di Manifest V2, chiudendo ogni porta alla retrocompatibilità. Ecco le tappe fondamentali da ricordare:
Chrome 150 (Giugno 2026): Con questa versione verrà eliminato il flag kExtensionManifestV2Disabled, l'ultimo appiglio che consentiva di usare le estensioni basate sul vecchio standard.
Chrome 151 (Luglio 2026): Spariranno anche gli ultimi residui di codice legati a Manifest V2, rendendo la transizione irreversibile
È importante notare che questo cambiamento non riguarderà solo Chrome. Anche altri browser basati su Chromium, come Microsoft Edge e Opera, seguiranno con ogni probabilità la stessa strada.
Quali sono le alternative per navigare senza pubblicità?
A questo punto ti starai chiedendo: cosa posso fare? Fortunatamente, ci sono ancora delle valide opzioni per mantenere un'esperienza di navigazione pulita e senza interruzioni.
Passare a un altro browser: la via di Firefox
La soluzione principale e più efficace è anche la più semplice: cambiare browser. Mozilla Firefox, infatti, ha dichiarato pubblicamente di voler continuare a supportare Manifest V2.
Questo significa che potrai continuare a usare la versione completa e più potente di uBlock Origin e di altri ad blocker senza alcuna limitazione. Se per te una navigazione senza pubblicità è una priorità assoluta, il passaggio a Firefox è la scelta più logica e consigliata.
Restare su Chrome con soluzioni limitate
Se preferisci rimanere nell'ecosistema di Google, dovrai accettare un compromesso. Esiste già una versione di uBlock Origin Lite, compatibile con Manifest V3 e disponibile sul Chrome Web Store. Tuttavia, come suggerisce il nome, è una versione "alleggerita". A causa dei limiti imposti dalla nuova architettura, la sua efficacia è sensibilmente inferiore rispetto alla versione originale. Potresti notare che alcuni annunci e tracker riescono a superare i suoi filtri.
Perché Google sta facendo questa scelta?
La questione centrale riguarda il modello di business di Google, basato quasi interamente sulla pubblicità online. Il fatto che la nuova architettura penalizzi proprio gli strumenti più efficaci per bloccarla non sembra una coincidenza, ma una precisa scelta di design.
Sebbene le giustificazioni tecniche sulla sicurezza siano valide, la mossa va a diretto vantaggio del suo business principale. La vera domanda, ora, è come reagiranno gli utenti. Quanti saranno disposti a cambiare le proprie abitudini per un web più pulito? La scelta, alla fine, spetta solo a te.
Da sempre in prima linea per i diritti, Jane Fonda non le ha mandate a dire nemmeno domenica sera, 14 giugno, durante un durissimo, ma appassionante, discorso in difesa del Primo Emendamento al concerto “Rise Up, Sing Out: A Concert for the First Amendment”, alla Town Hall di New York.
“In questo momento, il governo e i suoi complici violano sistematicamente il Primo Emendamento per mettere a tacere gli artisti – ha dichiarato sul palco-. Chiudono istituzioni come il Kennedy Center, tagliano i fondi ai musei e al National Endowment for the Arts, censurano libri e cancellano programmi televisivi da chi si esprime apertamente. È davvero grave. E tutto questo viene permesso da aziende codarde. Non farò nomi adesso. Ma sono onorata di passare il microfono ad artisti e attivisti che continuano a far sentire la propria voce e a cantare, affinché possiamo essere ispirati a ribellarci”.
E ancora: “Essere qui è un atto di speranza, e voi tutti mi date speranza. Questi diritti sono per tutti, per tutti. E dobbiamo difenderli per tutti. Anche se non li condividiamo. Non si tratta di Democratici o Repubblicani, di destra o di sinistra. Si tratta di giusto o sbagliato. Ed è sbagliato”.
“È sbagliato che le persone vengano attaccate e definite terroristi per aver esercitato i propri diritti e le proprie libertà. – ha concluso – È ora che gli americani di tutto il Paese, di tutto lo spettro politico, che hanno a cuore queste libertà, si alzino in piedi, in modo creativo e non violento, per difendere questi diritti, finché ne abbiamo la possibilità. E dobbiamo farlo ora. Perché se non lo facciamo, non avremo più alcun diritto da difendere”.
Nancy Brilli analizza la propria vita sentimentale senza filtri. Ospite nel salotto televisivo de “La Volta Buona”, il programma condotto da Caterina Balivo, ha ripercorso le tappe fondamentali della sua vita privata, distinguendo tra relazioni brevi, legami profondi e questioni ancora aperte, fino a lanciare una stoccata a distanza indirizzata alla collega Elena Sofia Ricci. Parlando del primo matrimonio con Massimo Ghini, l’attrice respinge l’idea del fallimento: “Non è andato male, è andato corto. Ha funzionato per due, tre anni e mezzo. Poi no. Quindi poi ci siamo lasciati. Breve, intenso, ma un buon matrimonio”. Sulla separazione da Luca Manfredi, a cui è stata legata otto anni e da cui ha avuto il figlio Francesco, la sintesi è pragmatica: “Le strade hanno preso bivi diversi. L’importante è che Francesco è un ragazzo sano, ha un padre e una madre che gli vogliono bene”.
I tradimenti e il “buco nero” con Ivano Fossati
Sul tema dell’infedeltà, Brilli mette in chiaro la sua regola generale: “Io non tradisco, vado via di casa“. Un’eccezione dolorosa ha però riguardato la complessa relazione vissuta con il cantautore Ivano Fossati: “Mi ha tradita perché mi voleva sempre con lui e io l’ho tradito per ripicca. Un buco nero che ha portato tristezza a tutti e due”. L’attrice individua poi nella propria indipendenza la causa principale dei tradimenti subiti dai partner: “Perché non mi hanno mai completamente. Ho una parte individualista spiccata e un carattere importante. È difficile mettermi sotto. Non riuscendo a tenermi, mi tradiscono”.
La stoccata a Elena Sofia Ricci
Guardando al futuro, Brilli detta le condizioni per un eventuale nuovo compagno (“Un coetaneo va bene. L’importante è che la storia precedente sia finita, finita”), cogliendo l’occasione per lanciare una dura replica a distanza a Elena Sofia Ricci. Quest’ultima, di recente, era tornata a denunciare pubblicamente il tradimento dell’ex marito Luca Damiani proprio con Nancy Brilli. Senza mai nominarla direttamente, la risposta nel salotto di Caterina Balivo è stata netta: “Come deve essere il mio nuovo compagno? Divorziato o vedovo va bene tutto, l’importante è che non ci sia un’altra signora, una donna che racconta balle. Perché se la storia è finita è finita. E chi vuole intendere intenda. E non parlo più”. Sollecitata dalla conduttrice a chiarire il riferimento, l’attrice ha chiuso la questione con un ultimo commento stizzito: “Mi sono ritrovata a leggere dichiarazioni che dico ma veramente… mi cascano le braccia per terra”.
“Io non sono alla fine della mia carriera. Devo fare ancora tanti film. Di nostalgia parleremo più in là“: a parlare è Franco Nero ospite al Festival di Taormina. L’intervista si trova su Vanity Fair ed è un inno all’entusiasmo e alla curiosità.
83 anni, volto di Django e altre pellicole iconiche che l’hanno reso uno degli attori italiani più noti nel mondo, Nero parla d’amore e racconta di avera avuto la “fortuna di imparare molto dall’amore e di insegnare anche l’amore ai miei nipotini”.
L’amore, quello per colei che definisce la donna della sua vita, ovvero la madre dei suoi figli: Vanessa Redgrave, incontrata nel 1967 sul set di Camelot. E si lascia andare ai ricordi di un David di Donatello del ’68: “Mi ricordo Sidney Poitier, Vittorio De Sica. È stata una serata stupenda. Andai proprio con mia moglie Vanessa”. Aneddoti, sì, ma senza nostalgia: “Io sono un entusiasta. Il giorno che mi abbandonerà l’entusiasmo, smetterò. Finché c’è il cinema, finché c’è l’entusiasmo, io andrò avanti (…). Io sono un eterno bambino. E sono molto orgoglioso di essere un eterno bambino. Quando me lo dicono, anziché offendermi, dico: che bello“.
Di cosa ha paura, Franco Nero? Non del tempo che passa ma della “malattia: quando uno è malato, è la sofferenza. Se uno ha un incidente e muore, muore. Ma la malattia è soffrire. Io non voglio soffrire, assolutamente“. E sulla serenità non ha dubbi: “Stiamo in un momento di guerra, che è un macello. Prima Putin, l’Ucraina. Poi Netanyahu, Gaza, e ora l’Iran. Migliaia, migliaia, migliaia di palestinesi massacrati. Ventitremila bambini”. E racconta di avere scritto una canzone dal titolo Un mare di piccoli lenzuoli bianchie di esserne orgoglioso: “Ho chiesto a qualche cantante di cantarla, ma hanno paura. Vogliono fare le loro canzonette, non esporsi politicamente”.
Bonnie Tyler è uscita dal coma, come riporta la BBC, “ma rimane in condizioni gravi in terapia intensiva”, ha detto l’ufficio stampa della cantante di “Total Eclipse of the Heart”. La 75enne è stata portata d’urgenza all’ospedale di Faro, in Portogallo, a maggio dopo un intervento chirurgico intestinale d’urgenza e posta in coma indotto per favorire la sua guarigione. Le sue condizioni stanno migliorando e i medici sono “fiduciosi” che guarirà, anche se i progressi sono “lenti”, ha aggiunto il portavoce.
Un comunicato pubblicato sul sito dell’artista ha affermato che “non è più in coma, ma resta in condizioni molto gravi e ricoverata in terapia intensiva in un ospedale in Portogallo. Sebbene le sue condizioni stiano migliorando, si tratta di un processo lento. I suoi medici restano fiduciosi in una sua completa guarigione, ma ci vorrà del tempo”.
Poi l’ufficio stampa e ha ringraziato i fan per la “enorme dimostrazione di affetto e supporto” proveniente da tutto il mondo, aggiungendo che Tyler ne era a conoscenza ed era grata per gli auguri.
Il tour estivo di Tyler sarà cancellato o posticipato, mentre si spera ancora che alcune date autunnali rimangano confermate. Il comunicato si scusava anche per i disagi causati alle date del tour estivo, affermando: “Ci scusiamo con tutti i fan di Bonnie e con i nostri partner promotori per la delusione che questo causerà, ma confidiamo nella vostra comprensione e pazienza in queste difficili circostanze. Speriamo di vedervi l’anno prossimo”.
ROMA (ITALPRESS) – E’ salito a 3.798 morti e 11.781 feriti il bilancio delle incursioni israeliane in Libano, dopo la ripresa dello scontro con il gruppo armato libanese Hezbollah il 2 marzo scorso. Lo ha annunciato il ministero della Salute libanese, i cui dati non specificano quanti dei morti siano miliziani e quanti civili.
ROMA (ITALPRESS) – Blitz antiterrorismo della Polizia di Stato. I medici della Digos di Roma, insieme alla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, hanno smantellato una cellula anarco-insurrezionalista radicata nella Capitale e legata a gruppi simili a Bologna, Forlì-Cesena, Milano e Napoli. Su richiesta della Procura di Roma, il Gip ha emesso sette misure cautelari: 5 persone sono finite in carcere e 2 agli arresti domiciliari, tutte accusate di associazione con finalità di terrorismo ed eversione. L’indagine ha fatto luce sul grave sabotaggio dello scorso 14 febbraio contro la linea ferroviaria dell’Alta Velocità Roma-Firenze. Due degli arrestati sono infatti accusati di aver piazzato ordigni esplosivi rudimentali ma efficaci, provocando il blocco della circolazione e danni all’infrastruttura per 455 mila euro. L’attacco, insieme a un altro tentato sulla Roma-Napoli, era stato rivendicato sul sito ispiraazione.noblogs.org in concomitanza con le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, con messaggi antimilitaristi.
Ottenere giustizia per un grave disservizio aereo e ritrovarsi a dover pagare le spese legali fino a dimezzare di fatto il risarcimento faticosamente conquistato. È il paradosso vissuto da una passeggera di Ryanair, protagonista di un’odissea legale che ha richiesto l’intervento della Corte di Cassazione per ripristinare il corretto principio di responsabilità.
Il ritardo e la sentenza del tribunale di Treviso
Come riportato dal quotidiano Il Gazzettino, i fatti risalgono alla metà di dicembre 2023, quando un volo della compagnia irlandese decollato da Malaga e diretto all’aeroporto Canova di Treviso accumula oltre 11 ore di ritardo. Di fronte al disagio, la viaggiatrice decide di tutelare i propri diritti affidando la pratica alla società specializzata Voloperso Srl. A seguito di una diffida formale, Ryanair si limita a offrire l’indennità base prevista dalla normativa, pari a 400 euro. La passeggera decide quindi di portare la vertenza davanti al giudice di pace.
Il tribunale locale conferma il diritto al risarcimento di 400 euro, aggiungendo il riconoscimento degli interessi maturati. Tuttavia, i giudici respingono la richiesta di rimborso delle spese legali. La motivazione della corte si fonda sulle condizioni contrattuali offerte dall’agenzia di assistenza: “La società Voloperso Srl si era impegnata a non richiederle alcun compenso, commissione o rimborso in caso di reclamo infruttuoso“, hanno scritto i giudici trevigiani nella sentenza. Questa interpretazione ha lasciato l’onere delle spese legali, pari a circa 200 euro, a carico della passeggera, decurtando di fatto la metà del risarcimento ottenuto.
L’intervento della Cassazione: annullata la sentenza
Ritenendo la decisione iniqua, la difesa della passeggera ha impugnato la sentenza portando il caso fino al terzo grado di giudizio. Gli Ermellini hanno dato ragione alla viaggiatrice, ribaltando completamente l’impostazione giuridica del tribunale di Treviso e annullando la sentenza precedente. La Suprema Corte ha stabilito un principio chiaro: la formula “zero rischi” offerta da un’agenzia a tutela del cliente non può trasformarsi in uno sconto per l’azienda colpevole del disservizio. Nelle motivazioni della sentenza, i giudici di Cassazione precisano che “la gratuità, concepita come protezione totale del consumatore da ogni rischio di esborso, non può tradursi in un vantaggio per la parte risultata inadempiente, pena la violazione del principio di causalità”.
Il principio di causalità e i prossimi passi
La pronuncia della Corte chiarisce in modo inequivocabile a chi spetti il saldo finale delle procedure legali in casi simili: “L’onere delle spese necessarie per la realizzazione del diritto deve gravare esclusivamente sul soggetto che, rendendosi inadempiente, ha reso necessaria l’attività di assistenza”. Con la sentenza della Cassazione che fa giurisprudenza in materia di tutele del viaggiatore, il fascicolo non è ancora definitivamente chiuso. Gli atti sono stati ora rinviati al tribunale di Treviso, che avrà il compito di rianalizzare il caso applicando il principio sancito dagli Ermellini e addebitando i costi legali direttamente a Ryanair.
ROMA (ITALPRESS) – Blitz dei Carabinieri di Civitavecchia nelle province di Roma, L’Aquila, Reggio Calabria e Catania. I militari, coordinati dalla Dda di Roma, hanno smantellato una banda di narcotrafficanti che importava fiumi di cocaina dal Sud America per rivenderla in Italia: 11 le persone coinvolte, di cui 8 finite in carcere e 3 indagate a piede libero. L’operazione è il risultato di mesi di indagini partiti nell’agosto 2025. La rete criminale aveva la sua base tra Roma e il litorale nord del Lazio, ma contava su solidi agganci con i clan calabresi e campani. A gestire i fili della spola internazionale c’erano figure chiave con ruoli ben definiti: un broker dominicano per i soldi e i contatti esteri, un capo colombiano (chiamato “Il Presidente”) a gestire i rifornimenti, un broker romano per piazzare la droga sul mercato del centro Italia e un complice calabrese che modificava le auto creando doppi fondi telecomandati
LA VALLETTA (MALTA) (ITALPRESS/MNA) – Il governo maltese punta ad aumentare del 25% la qualità della vita nel corso della legislatura, mantenendo una crescita economica annua del 4%. Lo ha annunciato il primo ministro Robert Abela in occasione del primo incontro con le parti sociali presso il Consiglio maltese per lo sviluppo economico e sociale (MCESD).
Tra gli obiettivi indicati figurano la riduzione del debito pubblico dal 46% al 40% del Pil entro il 2030, il mantenimento della disoccupazione intorno al 3% e l’aumento del contributo dei settori ad alto valore aggiunto fino a rappresentare due terzi della ricchezza prodotta.
L’esecutivo mira inoltre a portare Malta tra le prime cinque economie dell’Eurozona in termini di Pil, ad aumentare al 40% l’adozione dell’intelligenza artificiale da parte delle imprese e a inserire il Paese nella categoria europea dei “forti innovatori”.
Sul fronte dell’istruzione, il governo punta a ridurre il tasso di abbandono scolastico al di sotto dell’obiettivo Ue dell’8,6% e a portare il tasso di laureati oltre il 50%. Tra gli altri traguardi figurano l’aumento al 25% dell’utilizzo delle energie rinnovabili, il mantenimento del tasso di deprivazione sociale sotto il 4%, la riduzione del numero dei beneficiari dell’assistenza sociale del 10% e il miglioramento del 25% della connettività di Gozo.
I progressi saranno valutati attraverso un Indice del Benessere che prenderà in esame, tra gli altri fattori, salute, istruzione, reddito, occupazione, protezione sociale e qualità ambientale.
Abela ha inoltre sottolineato la necessità di rafforzare le misure a sostegno della maternità, della paternità e dei congedi parentali, evidenziando come il dialogo con le parti sociali sarà determinante per l’attuazione di Malta Vision 2050.
Diversi ospedali hanno evacuato i pazienti come misura di sicurezza. Le immagini provenienti dalla zona mostrano edifici gravemente danneggiati con tetti parzialmente crollati, muri in frantumi e detriti sparsi per le strade
GENOVA (ITALPRESS) – La Guardia di Finanza di Genova ha sequestrato oltre 6 chilogrammi di hashish e marijuana provenienti dalla Spagna. Il sequestro è scattato al termine di una mirata attività di analisi di rischio condotta dalle Fiamme Gialle. Sotto la lente d’ingrandimento dei militari sono finiti diversi colli che, nonostante gli accorgimenti utilizzati dai mittenti per nascondere il tipico odore della sostanza, presentavano anomalie evidenti: l’indicazione di dati fittizi nel campo del destinatario e la scelta di punti di ritiro intermedi per la consegna.
Ci sono luoghi che, più di altri, conservano un legame speciale con l'automobile. Forte dei Marmi è uno di questi. Località simbolo dell'eleganza italiana e della stagione della Dolce Vita, continua ancora oggi a evocare immagini di cabriolet sul lungomare e protagonisti della mondanità del 900. È proprio verso la cittadina versiliese che farà rotta la seconda edizione della Milano-Forte dei Marmi, in programma dal 9 all'11 ottobre 2026.
Dai Colli Pavesi alla Versilia
Organizzata da OldCar24 in collaborazione con la Scuderia Montenapoleone, la manifestazione propone un percorso dedicato agli appassionati di vetture classiche e, più in generale, a chi ama vivere l'automobile come esperienza di viaggio e scoperta del territorio. L'iniziativa si inserisce nella filosofia degli organizzatori, impegnati nella realizzazione di eventi che valorizzano alcune delle località più interessanti del panorama italiano, favorendo l'incontro tra equipaggi provenienti dall'Italia e dall'estero. Il programma prenderà il via il 9 ottobre con il ritrovo sui Colli Pavesi, dove sono previste le prime prove di abilità e la consegna del materiale di gara. Il 10 ottobre la carovana raggiungerà poi la Versilia attraverso percorsi panoramici, con ulteriori prove di abilità lungo il tragitto. L'11 ottobre sarà infine dedicato al turismo e alle ultime prove in circuito.
Il Forte e il legame con l'automobile
Forte dei Marmi rappresenta una delle destinazioni più note del turismo italiano. A partire dai primi decenni del 900, l’aristocrazia europea contribuì allo sviluppo della località e, soprattutto dagli anni del boom economico, la cittadina divenne una delle mete più ambite. Anche l'automobile, in questo contesto, ha avuto un ruolo importante. Le strade della Versilia hanno visto il passaggio di molte delle vetture che hanno segnato il costume italiano del dopoguerra, dalle Alfa Romeo Spider alla Fiat Boano Spiaggina, modelli entrati nell'immaginario collettivo anche grazie alla loro presenza accanto a personaggi del calibro di Gianni Agnelli e Aristotele Onassis.
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WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Sono preoccupato per ciò che accade in Libano: c’è un milione e mezzo di sfollati, un Paese sull’orlo della guerra civile ogni giorno e attacchi che non finiscono. La situazione è disperata”. Lo ha affermato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel corso di un punto stampa all’Ambasciata d’Italia a Washington, a margine dell’incontro al Pentagono con il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth. Crosetto ha evidenziato la necessità di costruire le condizioni per una stabilizzazione duratura dell’area. “Bisogna favorire una situazione che consenta a Israele di andarsene e favorire la pace per i prossimi decenni. Non sarà facile”, ha aggiunto.
WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Trump è una persona pragmatica: le chiacchiere stanno a zero, le parole stanno a zero. Non si aspetta interlocuzioni diplomatiche, ma risultati concreti”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel corso di un punto stampa all’Ambasciata d’Italia a Washington, a margine dell’incontro al Pentagono con il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth.
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MILANO (ITALPRESS) – Europeisti.eu “è una casa per gli europeisti, quelli che pensano che fare l’Europa federale oggi sia l’unica cosa che veramente conta se vogliamo salvarla da tre imperi che ci vogliono di fatto distruggere. Ed è una casa per tutti i riformatori che ritengono che i due poli non possano oggi rappresentare l’animo riformatore che c’è stato nel centrosinistra, che c’è stato nel centrodestra e che oggi è disperso”. Lo ha spiegato il segretario di Azione, Carlo Calenda, a margine della presentazione del nuovo movimento riformista Europeisti.eu. “Oggi ci piacerebbe parlare veramente dell’Europa, dei suoi problemi e soprattutto di come farla uscire da questa impasse – ha proseguito Calenda -. Questo è certamente il cantiere della costruzione di un polo che non si presenterà né con la destra né con la sinistra, che avranno coalizioni che andranno da Vannacci a Tajani, da Renzi a Potere al Popolo”.
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GENOVA (ITALPRESS) – Una giornata dedicata all’innovazione tecnologica e alla cybersicurezza per rafforzare il ruolo della Liguria e di Genova come polo strategico nazionale per il digitale e sede di una gigafactory dell’intelligenza artificiale: è il focus della visita del sottosegretario con delega all’Innovazione tecnologica Alessio Butti, che ha partecipato a un incontro con aziende, istituzioni e stakeholder del territorio promosso da Liguria Digitale. Nell’occasione – alla presenza anche di Marco Bucci, presidente della Regione Liguria, e di Enrico Castagnini, Direttore generale di Liguria Digitale, sono stati inaugurati il Security Operation Center e il rinnovato Network Operation Center di Liguria Digitale.
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TARANTO (ITALPRESS) – Un comparto centrale per l’economia regionale e per tutto il sistema agroalimentare italiano, capace di distinguersi per la qualità delle sue produzioni ma anche per l’attenzione a modelli produttivi sempre più sostenibili. Secondo il Rapporto Puglia 2026 di AGRIcoltura100 – iniziativa di Reale Mutua in collaborazione con Confagricoltura ed MBS Consulting – il 52,7% delle imprese del territorio mostra un livello di sostenibilità alto e medio-alto, valore in costante aumento dal 2020. Uno dei principali gap del sistema pugliese si manifesta invece nell’ambito della gestione dei rischi. Nel servizio interviste ad Antonello Bruno, presidente Confagricoltura Puglia, Michele Quaglia, direttore commerciale di Reale Mutua, Luca Brondelli di Brondello, vicepresidente di Confagricoltura, e Francesco Paolicelli, assessore all’Agricoltura e allo Sviluppo Rurale della Regione Puglia.
Si ritiene che la materia oscura costituisca la maggior parte della materia presente nell’universo, e che l’unico modo in cui interagisce con l’ambiente circostante sia attraverso la gravità. Ciò significa che se due buchi neri in collisione finissero per fondersi all’interno di una regione densa di materia oscura, le onde gravitazionali prodotte dall’evento potrebbero trasportare un’impronta di quella materia oscura. È l’ipotesi sulla quale si è esercitato un team di ricercatori di alcune università europee (guidate dall’Université Catholique de Louvain, in Belgio) e del Massachusetts Institute of Technology (Mit). Ipotesi illustrata in un articolo, pubblicato il mese scorso su Physical Review Letter, nel quale viene presentato un nuovo metodo che permette di prevedere le caratteristiche che dovrebbe avere un’onda gravitazionale se fosse generata da buchi neri che si muovono, appunto, attraverso la materia oscura anziché nello spazio vuoto. Il metodo è stato poi messo alla prova sui dati registrati dagli interferometri della Collaborazione Ligo-Virgo-Kagra (Lvk).
Un nuovo modello sviluppato dai fisici del Mit e di altri istituti prevede come le onde gravitazionali (onde blu e rosse) possano trasportare tracce di eventuali tracce di materia oscura (viola chiaro) attraverso cui due buchi neri in fusione si muovono a spirale. Crediti: per gentile concessione dei ricercatori
Gli autori dello studio hanno rappresentato la materia oscura tramite un campo scalare leggero, ipotizzando dunque che sia composta da particelle molto leggere (con una massa di circa 10⁻¹² eV) che si accumulano attorno ai buchi neri formando delle nubi. Attraverso un nuovo modello matematico semi-analitico, hanno poi calcolato come la presenza di questo campo scalare – che si comporta fluidodinamicamente – modifichi l’orbita dei buchi neri.
Considerando la particella come un’onda quantistica, quando questa si avvicina a un buco nero rotante la sua energia viene amplificata riuscendo a “rubare” momento angolare al buco nero stesso. Poiché però questo bosone ha una massa, seppur piccolissima, non riesce a sfuggire e viene tirato indietro dall’attrazione gravitazionale, creando un ciclo che si ripete. Questo evento ciclico, chiamato “instabilità superradiante”, fa sì che il campo scalare si gonfi, creando una densa zona di materia oscura che frena l’orbita dei buchi neri prima della fusione.
Applicando questo modello ai dati degli interferometri, i ricercatori hanno analizzato le onde gravitazionali relative a 28 eventi di merging – quelli con i segnali più nitidi – registrati durante le prime tre campagne di osservazione. Mentre la quasi totalità degli eventi è risultata associata a segnali compatibili con fusioni avvenute nel vuoto, l’evento catalogato come Gw 190728 ha mostrato un’anomalia sorprendente: le analisi indicano infatti che – con una probabilità superiore al 95 per cento – questa collisione non è avvenuta in uno spazio vuoto, mostrando indizi della presenza di materia oscura.
«La significatività statistica di questo risultato non è sufficientemente elevata per affermare di aver rilevato la materia oscura, occorre che gruppi indipendenti effettuino ulteriori verifiche», mette le mani avanti Josu Aurrekoetxea, ricercatore postdoc al Mit e coautore dello studio. «Ciò che riteniamo importante sottolineare è che, senza modelli di forma d’onda come il nostro, potremmo rilevare fusioni di buchi neri in ambienti di materia oscura classificandole però sistematicamente come avvenute nel vuoto».
«Ora abbiamo la possibilità di scoprire la materia oscura intorno ai buchi neri, dato che i rilevatori Lvk continueranno a raccogliere dati nei prossimi anni», aggiunge il primo autore Soumen Roy, della Uc Louvain, che ha guidato la parte di analisi dei dati del lavoro. «È un momento entusiasmante per la ricerca di nuova fisica utilizzando le onde gravitazionali».
«Sarebbe fantastico utilizzare i buchi neri per cercare la materia oscura», cocnlude il coautore Rodrigo Vicente, dell’Università di Amsterdam, che ha sviluppato il modello analitico del segnale. «Ci consentirebbe di sondare la materia oscura su scale molto più piccole rispetto a quanto fatto finora».
“Apprendo, con grande soddisfazione, che Roma Capitale e’ vicinissima a concludere un accordo con i vetturini per mettere finalmente al bando le carrozze turistiche trainate dai cavalli, meglio conosciute come botticelle”. Lo dichiara, in una nota, la capogruppo capitolina di Forza Italia Rachele Mussolini. “Il Campidoglio, dunque – aggiunge – attraverso il Garante degli Animali Patrizia Prestipino, che ringrazio a titolo personale, porta avanti con determinazione l’indirizzo contenuto in una mia mozione approvata in Assemblea capitolina nel luglio 2024, che impegnava il sindaco Gualtieri e la Giunta a prevedere delle valide alternative alla trazione animale delle botticelle di Roma e a riconvertire le attuali licenze dei vetturini in licenze taxi. Cio’ al duplice scopo di salvaguardare il benessere degli animali, fortemente minato da un impiego eccessivo degli stessi – soprattutto nei mesi piu’ caldi dell’anno – e di tutelare i posti di lavoro dei vetturini. Vetturini che, stando agli ultimi aggiornamenti, sarebbero tutti d’accordo con la proposta del Campidoglio meno che uno. L’auspicio e’ che si raggiunga un accordo pieno e totale con tutti i lavoratori coinvolti e si possa finalmente dire addio alle botticelle e alle indicibili fatiche e sofferenze che questa pratica arreca da tanto, troppo tempo ai cavalli”, conclude Mussolini.
Le leggende metropolitane su chi dona organi: chissà se c'è davvero la morte, e viene lasciato morire per prelevare. Carlo Bernardo, direttore del Centro Trapianti del Cardarelli di Napoli
“Paolo Ruffini, non fare del terrorismo inutile: ascolta le persone che stanno bene, che fanno delle diete vegane fatte bene”. È un fiume in piena Naike Rivelli nella replica senza mezzi termini all’attore, che in una puntata del suo programma Radio Up & Down, su Radio24, ha parlato di nutrizione e di abitudini alimentari innescando un accesso di battito sulla dieta vegana. A provocare le polemiche social, e la risposta fiume della Rivelli, sono state in particolare le parole del nutrizionista Fabio Gregu. Ecco cos’è accaduto.
PAOLO RUFFINI E LE POLEMICHE SULLA DIETA VEGANA
“A livello nutrizionale cosa cambia nella dieta vegana? E ha davvero dei benefici?”. Sono bastate queste due semplici domande di Paolo Ruffini per innescare la reazione di centinaia di vegani – che hanno commentato in massa gli estratti della puntata del programma di Radio24 -, quella della Lav (la Lega antivivisezione) e di Naike Rivelli. Che non hanno gradito la risposta di Fabio Gregu, il quale si è detto non d’accordo con la dieta vegana per una serie di fattori nutrizionali, puntando il dito contro l’industria e le mode alimentari: “Tutto ciò che è vegan non è sinonimo di cibo salutare, perché magari molti cibi vegani sono processati o ultra-processati. Quindi ti sposti da dei cibi non salutari a cibi finti salutari”. Per Gregu “bisogna avere il controllo e non seguire le mode del momento, perché si può andare incontro a delle carenze micronutrizionali, di vitamine e minerali”. Secondo il nutrizionista, il problema sta nell’estrema diminuzione delle proteine, che rischia di creare un problema strutturale: “Sono di primaria importanza e quindi non possono essere tolte dal nostro organismo. Bisogna stare molto attenti… tolgo le proteine per aumentare che cosa? Carboidrati e zuccheri? Mi vado ad infiammare. Non voglio dire che sono contro le diete vegane e vegetariane, ma bisogna fare diete fatte bene, che siano equilibrate. Le cose estreme non vanno bene, sia che sia una dieta carnivora che vegetariana”.
LA RISPOSTA DI NAIKE RIVELLI VIA SOCIAL
Sotto il video che riprende le parole di Gregu, pubblicato nella pagina Facebook di Paolo Ruffini, si sono accumulati in una settimana quasi tremila commenti e il post ha innescato discussioni e reel su altri social. Compreso TikTok, dove ha detto la sua anche Naike Rivelli, che da sei anni segue una dieta vegana. “Paolo Ruffini, io ho 51 anni e al di là dei discorsi, dei dottori e di tutto quello che uno può dire e può avere ragione o meno… poi esistono le analisi del sangue. Esiste un luogo dove uno fa delle analisi e il risultato ti fa vedere se stai bene o no”, ha spiegato l’attrice e influencer, da tempo anche paladina della difesa degli animali. “Io sto da Dio. Da quando ho eliminato latte e derivati, la mia pelle è migliorata da quando ho eliminato carne, pesce e uova dalla mia vita. Mangio semi, tofu, tempeh e tantissime proteine. Io quasi non mangio carboidrati. Tra l’altro faccio digiuno intermittente e mangio una volta al giorno, la sera”. Poi l’affondo contro Ruffini – che per la verità non ha preso posizione ma ha semplicemente lasciato spazio al nutrizionista -, tra battute al vetriolo e sarcasmo spinto: “A 50 anni mi domando se tu, con tutte le tue proteine favolose, riesci ad avere un fisico pieno di muscoli, perché io sono piena di muscoli. Capito Paolo Ruffini? Non fare del terrorismo inutile, ascolta le persone che stanno bene, che fanno delle diete vegane fatte bene, e fattene una ragione prima di dire delle grandi cazzate”. Poi il gran finale, mostrando il fisico super allenato: “Questo è il culo di una vegana di 51 anni”.
ANCHE LA LAV HA ATTACCATO RUFFINI E GREGU (CHE HA REPLICATO)
Sempre via social, ma questa volta su Instagram, ha preso posizione anche la Lav, parlando di “disinformazione” che fa notizia e di “preconcetto spacciato per verità”, accusando Ruffini e Gregu di aver dato “informazioni errate su chi sceglie una alimentazione vegetale, senza sfruttamento e crudeltà”. In particolare, le risposte più nette sono state sullo sfruttamento di miliardi di animali ogni anno e sulla questione proteine: “È un’informazione datata ed errata. Tofu, tempeh, seitan, soia disidrata, legumi sono tutte fonti vegane proteiche non ultra-processate che ci possono garantire di raggiungere il fabbisogno proteico quotidiano senza problemi”. A stretto giro, è arrivato anche il lungo chiarimento del nutrizionista Gregu che ha voluto spiegare via Instagram di non essere contro il veganesimo: “Non sono contro nessuna scelta alimentare fatta con consapevolezza e ben pianificata. Sono contro gli estremismi e le ‘religioni alimentari’. La nutrizione dovrebbe aiutare le persone a stare meglio, non a creare tifoserie”.
TysonFury cerca un posto al sicuro per il suo nuovo yacht da 50milioni di euro. E l’ha individuato in un’isola. Drake’s Island, al largo di Plymouth, nel Devon con precisione. È l’ultima follia pensata dal campione di pugilato, con un patrimonio – secondo il tabloid inglese The Sun – di circa 188milioni di euro. Fury adesso vorrebbe investire altri 7 milioni di euro per un’isolaprivata, in cui parcheggerebbe anche il suo yacht.
Si tratta di un’isola che nel 2019 fu acquistata dall’imprenditore MorganPhillips, che poi la mise in vendita nel 2024, senza però trovare acquirenti. Adesso Tyson Fury è interessato ad acquistarla e tutto lascia presagire che la trattativa si concluderà positivamente. “Quando Tyson si mette in testa un’idea, non c’è modo di fermarlo: ha sempre tanti progetti, va a mille all’ora”, ha rivelato una fonte al The Sun. Per larga parte l’isola è un sito di importanzanazionale ed è famosa oggi in quanto è un luogo di grande interessenaturalistico. Non distante c’è anche una base navale, motivo per cui secondo Fury è il posto perfetto per il suo yacht.
“Dice che la suabarca sarà al sicuro – le parole di una fonte al Sun –. Ed è anche vicina alla Cornovaglia, che lui adora“. Oltre ai 7 milioni per acquistarla, Fury è disposto a investirne fino a 23 per ristrutturare gli edifici, l’impianto elettrico e tutto ciò di cui necessita. Intanto il pugile è a lavoro per il suo mega yacht, che all’interno avrà anche una mini palestra di pugilato e un parco acquatico gonfiabile. Serviranno dai 16 ai 18 mesi.
Un cacciatore di 64 anni è stato individuato dai carabinieri di Stienta e denunciato alla Procura di Rovigo per aver ucciso un cane e ferito un secondo sparando loro a bruciapelo. A novembre dello scorso anno i due cani si erano allontanati dal recinto di una casa e la proprietaria era riuscita a ritrovarne solo uno gravemente ferito alla testa. Il giorno dopo la donna udiva un colpo d’arma da fuoco provenire da una zona di campagna limitrofa alla casa, dove poi ritrovava il corpo del secondo esemplare, ucciso da una fucilata sparata a distanza molto ravvicinata. I carabinieri, partendo dai bossoli di cartucce da caccia ritrovati sul luogo e da alcune testimonianze, sono riusciti a risalire all’auto dell’uomo, della quale la donna era riuscita a leggere alcuni numeri di targa. La successiva perquisizione nella casa del cacciatore ha portato al sequestro di numerosi fucili da caccia e di munizioni, molti dello stesso calibro di quelli trovati sul campo, che le analisi scientifiche del Racis di Parma e l’autopsia sul cane ucciso hanno confermato essere stati esplosi proprio da uno dei fucili sequestrati al 64enne. L’uomo avrebbe sparato all’interno di una zona protetta di ripopolamento e in un periodo vietato dal calendario venatorio, per cui gli è stato revocato definitivamente il porto d’armi, armi che non potrà più detenere.
Bastano una maglia del Brasile, qualche tratto somatico in comune e l’effetto Neymar è servito. Negli Stati Uniti un influencer brasiliano ha provocato scene di entusiasmo collettivo dopo essere stato scambiato per il celebre campione della Seleção all’interno di un centro commerciale. Protagonista dell’episodio è Eigon Oliver, volto molto seguito sui social network proprio per la sua incredibile somiglianza con Neymar. L’influencer si trova negli Usa per seguire da vicino i Mondiali di calcio 2026 e, durante una delle sue apparizioni pubbliche, è stato immediatamente riconosciuto, o meglio, scambiato, da decine di persone.
Nel giro di pochi minuti si è creato un vero e proprio assembramento. Fan e curiosi hanno iniziato a inseguirlo tra i negozi e i corridoi della struttura nel tentativo di ottenere una foto, un selfie o un autografo. Le immagini diffuse online mostrano una folla in fermento, convinta di trovarsi davanti alla stella del calcio brasiliano. Oliver ha cercato di assecondare l’entusiasmo del pubblico, fermandosi con diversi presenti, ma la situazione è rapidamente diventata difficile da gestire. Per motivi di sicurezza è stato necessario l’intervento del personale del centro commerciale, che ha accompagnato l’influencer all’esterno per riportare la calma ed evitare ulteriori problemi.
Non è la prima volta: il “finto Neymar” fa ancora centro
Non si tratta del primo episodio del genere. Negli ultimi anni Eigon Oliver ha costruito gran parte della sua popolarità proprio grazie alla somiglianza con Neymar, attirando spesso l’attenzione dei tifosi durante eventi pubblici e manifestazioni sportive. Questa volta, però, la confusione ha raggiunto livelli tali da trasformare una semplice passeggiata in una vera e propria corsa all’idolo, anche se l’idolo in questione non era quello che tutti credevano.
Disclosure day di Steven Spielberg “sembra molto qualcosa che farebbe l’Anticristo o Satana”. Parola di Padre Dan Reehil, sacerdote cattolico ed esorcista della diocesi di Nashville, che ha salutato l’apparizione in sala del nuovo film sugli alieni del regista di Lo squalo come una produzione cinematografica che potrebbe teoricamente essere utilizzata “con finalità spiritualmente negative” atte ad “influenzare la fede degli spettatori”.
Come riporta il Christian Post, Reehil ha spiegato che pur non conoscendo le vere intenzioni di Spielberg un film può essere “consacrato a Satana” e i “demoni possono essere associati al film” come capitato nel passato per alcuni album di band heavy metal. Il principale pericolo, secondo il sacerdote è che “i demoni dell’incredulità e della paura siano capaci di “scuotere la fede degli spettatori”. Il video che padre Reehil ha postato su Youtube ha suscitato reazioni di ogni tipo nel mondo cattolico, da chi ha criticato tutto questo polverone sollevato come “pura superstizione” e chi come monsignor Stephen J. Rossetti dall’arcidiocesi di Washington ha sostenuto che i demoni possano mascherarsi da alieni e che “probabilmente molti, se non la maggior parte, degli avvistamenti UFO sono in realtà demoni”.
Tutto questo dibattito nel mondo cattolico su Disclosure day dimostra che il cosiddetto fronte pro alieni e para complottista non è necessariamente aderente al tipico humus neocon della destra americana novecentesca. I più esperti di questo lungo e articolato dibattito in seno al mondo degli ufologi hanno più volte ricordato che molti cattolici neocon che credono alla vita extraterrestre paragonano spesso gli alieni agli angeli o a forme angeliche più sfumate. Prova ne è che in Disclosure day è presente una ex suora e la sua madre superiora che sembrano aderire più a questo punto di vista che a quello di padre Reehil.
Un’ombra scura che corre veloce all’interno delle plafoniere luminose situate proprio sopra i sedili dei passeggeri. È la scena ripresa da una viaggiatrice a bordo di un Airbus A321 della compagnia aerea statunitense JetBlue, mentre viaggiava nella sezione “Mint“, la business class del vettore. Il video, che mostra un grosso topo muoversi indisturbato nell’intercapedine della cappelliera, è diventato in poche ore virale sui social, accendendo il dibattito tra gli utenti.
La reazione dei social: tra ironia e allarme sicurezza
Il filmato ha scatenato centinaia di reazioni. Accanto a chi ha ironizzato sul passeggero sprovvisto di biglietto intrufolatosi in prima classe, molti utenti hanno sollevato serie preoccupazioni igienico-sanitarie per la cabina. Gli addetti ai lavori e i passeggeri più esperti hanno invece evidenziato un rischio tecnico ben più concreto per la sicurezza del volo: la possibilità che il roditore, muovendosi liberamente tra le paratie dell’aereo, possa recidere con i denti i cavi elettrici e i sistemi di bordo.
L’intervento di JetBlue e le verifiche in corso
La reazione di JetBlue, compagnia con quartier generale a New York nota per l’attenzione alle esigenze dei clienti pur operando con tariffe contenute, non si è fatta attendere. Attraverso un commento pubblicato direttamente sotto il post della viaggiatrice, il servizio clienti si è scusato per l’ospite indesiderato. L’azienda ha poi richiesto alla cliente di fornire in privato i dettagli della prenotazione e la propria data di nascita, passaggi necessari per identificare con esattezza l’aeromobile e il numero del volo coinvolti. La donna ha confermato di aver fornito i dati privatamente. Sebbene l’interazione tra azienda e cliente sia accertata e pubblica, le autorità e la compagnia dovranno ora confermare l’autenticità tecnica del filmato, individuare l’aereo e chiarire quali protocolli di controllo e bonifica siano stati eseguiti.
Come salgono a bordo i roditori: la stiva e la lunga lista di precedenti
Gli aerei commerciali sono ambienti chiusi e strettamente regolati, ma gli esperti di aviazione sanno che l’intrusione di animali è un’eventualità possibile, che si verifica solitamente a terra durante le fasi di caricamento dei bagagli e delle merci. Il caso del volo JetBlue non è isolato, ma si inserisce in una lunga casistica di “incontri” documentati dalle aerolinee. L’episodio recente più grave, fa notare Repubblica, risale al 18 settembre 2024, quando un Airbus A320neo decollato e diretto in Spagna fu costretto a deviare la rotta e atterrare a Copenaghen dopo che un topo sbucò fisicamente dal pasto servito a un passeggero. Pochi giorni dopo, nell’ottobre del 2024, una scena identica a quella del volo JetBlue venne filmata su un collegamento tra Dallas e Los Angeles, con un roditore in corsa tra la cappelliera e le luci della cabina.
Per un periodo non riusciva nemmeno a guardarsi allo specchio. Shania Twain, una delle artiste country più amate al mondo, ha raccontato di aver vissuto anni difficili quanto al rapporto con il proprio corpo, arrivando a seguire abitudini che oggi definisce senza mezzi termini “poco sane”. La cantante canadese, 60 anni, ne ha parlato in un’intervista al Times, spiegando come il passaggio della menopausa abbia finito per cambiare radicalmente il modo in cui vede se stessa, prima attraversando una fase difficile e poi trovando un nuovo equilibrio.
“Avevo smesso di guardarmi allo specchio. Odiavo il mio corpo“, ha raccontato, ricordando il periodo della sua residency a Las Vegas nel 2019. “Pensavo: ‘Non sopporto questo corpo che sta cambiando’. Ma era una situazione poco sana. Chi è che non riesce a guardarsi allo specchio?”.
Twain ha spiegato che con il passare degli anni il suo fisico aveva iniziato a cambiare e che le strategie che in passato le avevano permesso di mantenere il peso non funzionavano più: “All’improvviso mi sentivo gonfia e non avevo più il controllo. Non riuscivo a perdere cinque chili“, ha raccontato. E ha ammesso di aver reagito irrigidendo ulteriormente dieta e allenamenti: “Facevo lavorare il mio corpo più di quanto lo nutrissi”. Un approccio che, ha spiegato, la portò addirittura a essere malnutrita.
Oggi Twain dice di avere cambiato atteggiamento: “Portatemi tutti gli specchi che volete, mi guarderei tutto il giorno”, ha scherzato, sottolineando come il cambiamento positivo sia arrivato proprio durante la menopausa. “È stata molto positiva per me perché mi ha insegnato che ci sono cose che non puoi controllare“.
Un tema che la cantante aveva già affrontato nel 2023, quando aveva parlato apertamente del rapporto con il proprio aspetto fisico: “Una volta odiavo il mio corpo. Quando ero giovane e forse avrei dovuto avere meno paura di mostrarlo, in realtà lo nascondevo continuamente. Ora so di essere esattamente come dovrei essere. È così che dovrei essere alla mia età. Mi va bene e non ne ho più paura”.
Una condanna a quattro anni di carcere; questo è quanto ha stabilito il tribunale di Oslo ai danni del figlio della principessa di Norvegia Mette-Marit. L’accusa più grave di cui doveva rispondere il 29enne Marius Borg Hoibi era quella di stupro ed era relativa a due diverse denunce per le quali è stato giudicato colpevole, mentre è stato giudicato non colpevole per altre due.
Il primogenito della principessa, nato da una relazione precedente al matrimonio con l’erede al trono di Norvegia Haakon non ha alcun incarico per conto della monarchia, ma la sua condanna getta un’ombra di non poco peso sulla corona. L’accusa aveva chiesto per lui sette anni e sette mesi, forte di almeno quaranta capi d’imputazione tutti legati a episodi di violenza, minacce e maltrattamenti.
I fatti risalgono agli anni che vanno dal 2018 al 2024, periodo nel quale quattro donne diverse lo hanno indicato come il colpevole di aggressioni sessuali mentre loro dormivano oppure non si trovavano nella condizione per poter reagire. Nel lungo elenco di accuse a carico di Marius Borg Hoibi figuravano anche crimini “minori” come aggressione, possesso di droghe e violazione dell’ordine di restrizione emesso dal tribunale.
Il processo che si è concluso lunedì, con la lettura della sentenza, è durato sei settimane nelle quali le diverse accusatrici si sono via, via presentate per deporre contro il figlio della sfortunata principessa che sta affrontando una difficile malattia. Mette-Marit, infatti, da anni fa i conti con una grave fibrosipolmonare che, oggi, l’ha messa in lista per poter ricevere un trapianto al quale ha affidato tutte le sue speranze di poter sopravvivere.
Nelle sue ultime uscite pubbliche si era presentata con uno strumento che l’aiutasse a respirare e nell’ultima intervista rilasciata in televisione per scusarsi e giustificarsi, rispetto alla sua passata relazione con il pedofilo americano Jeffrey Epstein, aveva mostrato tutte le sue difficoltà, non solo dettate della durezza dell’argomento sul quale era chiamata a rispondere, ma anche per l’aggravarsi progressivo del suo stato di salute.
La sentenza ai danni del figlio, che non avrà colto nessuno di sorpresa a corte, è l’ennesima pessima notizia per i reali.
Il processo che vedeva coinvolto Marius Borg Hoibi ha portato alcune accusatrici a presentarsi in aula dotate di evidenze come foto, messaggi e video che sono stati puntualmente mostrarti alla corte.
Marius Borg Hoibi potrà dare mandato ai suoi legali di fare appello, ma le testimonianze sentite in aula resteranno indelebili nella memoria dei sudditi che hanno potuto leggerne estratti sui giornali o sentirle riportate in tv.
Era lo scorso febbraio quando, come ricordato dal giornale on line americano Page Six, “una donna spiegò come Hoibi semplicemente “non volesse smettere” dopo che avevano iniziato ad avere un rapporto sessuale consensuale”. Era la notte del 1° novembre e, sempre stando al racconto, i due si trovavano in una stanza d’hotel, così come riportato dall’agenzia France Presse. “Io ero sempre più stanca – ha continuato la donna – mi sentivo come se stessi semplicemente sdraiata lì e lui non si fermava”. “Più diventavo stanca – ha poi aggiunto davanti alla corte – meno ero partecipe”.
La testimonianza proseguiva poi spiegando come lei avesse chiesto di poter dormire prima di essere invece svegliata di soprassalto da quello che ha descritto come un “colpo violento nella zona dei genitali”, aggiungendo poi: “è stato doloroso. Credo di essermi bloccata, poi mi sono riaddormentata”.
Cinque storie di sofferenza, recupero e speranza si concluderanno con un ritorno al mare. Domani, martedì 16 giugno, in occasione della Giornata Mondiale delle Tartarughe Marine, la Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN), in collaborazione con l’Area Marina Protetta Regno di Nettuno e con il supporto della Guardia Costiera, libererà al largo dell’isola di Ischia cinque esemplari di tartaruga marina curati e riabilitati presso il Turtle Point di Portici, il Centro Ricerche Tartarughe Marine della SZN. Prima della liberazione è previsto un incontro a Forio d’Ischia, nella Sala Marinai d’Italia, sede dell’AMP Regno di Nettuno, dedicato alla sensibilizzazione di pescatori, operatori marittimi e cittadini sull’importanza della conservazione degli ecosistemi marini e sull’adozione di comportamenti in grado di ridurre l’impatto delle attività umane sul mare. Le tartarughe marine affrontano numerosi pericoli lungo tutto il loro ciclo vitale. Dall’inquinamento luminoso che ostacola la schiusa dei nidi, all’ingestione di plastica e rifiuti galleggianti durante la fase giovanile, fino ai rischi legati alla pesca accidentale, agli impatti con le imbarcazioni e all’intrappolamento in reti, lenze e attrezzi da pesca dispersi in mare. Proprio l’aumento dei rifiuti marini e delle cosiddette “reti fantasma” rappresenta oggi una delle emergenze più gravi per la sopravvivenza della specie. In questo ambito si inserisce il progetto europeo Life OASIS, al quale partecipa la Stazione Zoologica Anton Dohrn, finalizzato alla riduzione degli impatti causati dagli attrezzi da pesca abbandonati. Le cinque tartarughe che torneranno in libertà raccontano, ciascuna a modo proprio, le conseguenze delle pressioni esercitate dall’uomo sugli ecosistemi marini. Carlo, giovane esemplare di circa 17 chilogrammi, è stato recuperato dopo una cattura accidentale durante una battuta di pesca a strascico. La segnalazione tempestiva del pescatore e il rapido intervento degli operatori del Turtle Point hanno consentito di diagnosticare una grave forma di malattia da decompressione, una patologia che colpisce le tartarughe riportate in superficie troppo rapidamente dalle reti da pesca. Senza cure specialistiche avrebbe avuto pochissime possibilità di sopravvivenza. Anche Mbappè, giovane femmina di circa 40 chilogrammi, è stata catturata accidentalmente durante un’attività di pesca a strascico. Al momento del recupero presentava una grave lesione all’occhio sinistro che ne ha compromesso definitivamente la vista. Nonostante ciò, gli studi condotti negli anni dimostrano che esemplari con danni oculari monolaterali possono continuare a vivere e alimentarsi con successo in ambiente naturale. Tra le storie più complesse c’è quella di Paola, recuperata in condizioni gravissime nelle acque della provincia di Latina. L’esemplare presentava una frattura esposta dell’omero destro e una profonda lesione del carapace, compatibili con l’urto contro una barca. Dopo circa un anno di cure veterinarie e riabilitazione, Paola ha recuperato una capacità natatoria sufficiente per affrontare nuovamente la vita in mare aperto. Egidio, giovane tartaruga di circa sei chilogrammi, è stata trovata alla deriva nelle acque di Sapri con una pinna gravemente lesionata da materiale di origine antropica. L’imbrigliamento in reti, corde e attrezzi da pesca abbandonati è una delle principali cause di ricovero nei centri di recupero. Grazie alle cure ricevute nell’ambito delle attività collegate al progetto Life OASIS, la funzionalità della pinna è stata quasi completamente recuperata. Missy è stata, invece, recuperata nei pressi di Capo Miseno durante l’inverno. In stato di forte ipotermia e profonda sonnolenza, rischiava di non sopravvivere. In questo caso è stata la sensibilità di un pescatore a fare la differenza, consentendo il soccorso e il successivo recupero dell’animale. La liberazione delle cinque tartarughe marine rappresenta un importante richiamo alla responsabilità collettiva verso la salvaguardia del mare. Ogni esemplare restituito al proprio ambiente naturale testimonia l’efficacia della rete di soccorso e recupero costruita negli anni, ma ricorda anche quanto sia ancora elevato il numero di tartarughe che subiscono conseguenze spesso mortali a causa dell’inquinamento, della pesca accidentale e delle altre attività antropiche.
Un crollo del -61% dell’acqua immagazzinata nella neve alpina rispetto a una stagione normale e terreni nel Nord Italia che registrano già il 30% in meno di umidità rispetto allo scorso anno. Sono questi i dati che descrivono lo stato di salute idrica del nostro Paese alle porte dell’estate, fotografati a fine maggio da Finapp in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità istituita dalle Nazioni Unite che si celebra ogni anno il 17 giugno. La deep-tech italiana e spin-off dell’Università di Padova ha elaborato un report nazionale basato sulla tecnologia che misura la risorsa idrica nel sottosuolo e in quota, sfruttando i raggi cosmici e la fisica dei neutroni. I dati emersi descrivono un quadro di forte vulnerabilità strutturale per il Settentrione, che rischia di approcciare i mesi più caldi dell’anno partendo in una situazione di pesante deficit: “I dati raccolti dalle nostre sonde mostrano che il Nord Italia si appresta ad affrontare l’estate partendo in forte svantaggio idrico”, commenta Angelo Amicarelli, CSO di Finapp. “La nostra tecnologia a raggi cosmici permette una corretta valutazione del rischio, che non può basarsi solo sulle previsioni meteo del giorno dopo, ma deve partire dallo stato reale del territorio. Sapere che i suoli del Nord sono già così secchi, che la riserva nevosa alpina è crollata e che da inizio anno abbiamo perso oltre il 12% di idratazione profonda a livello nazionale impone a consorzi e istituzioni una pianificazione della risorsa idrica immediata, basata sui dati storici e non sull’emergenza”.
Il primo elemento di forte preoccupazione riguarda lo Snow Water Equivalent, ovvero il quantitativo di acqua effettivamente contenuto nel manto nevoso alpino, che rappresenta la principale riserva per alimentare i fiumi durante l’estate. I rilevamenti effettuati su circa 35 stazioni d’alta quota distribuite lungo tutto l’arco alpino indicano che la riserva è ormai agli sgoccioli. Oltre al crollo del 61% rispetto al 2024, l’acqua contenuta nella neve registra un ulteriore calo del 20% sul 2025, che era già stato un anno fortemente sotto media. Di conseguenza, i corsi d’acqua del Nord Italia non potranno contare sul regolare e vitale apporto del disgelo estivo. A confermare la natura strutturale dell’emergenza è l’andamento della Soil Moisture, l’umidità profonda del terreno, calcolato a livello nazionale da 65 stazioni di misura: da inizio anno la media dell’umidità del terreno si è fermata al 28,9% rispetto al 32,9% del 2025, consolidando una contrazione del -12,4%. Maggio 2026 registra inoltre un decremento medio del 24,2% di umidità del suolo rispetto allo scorso anno (con il valore assoluto della Soil Moisture Volumetrica sceso a un preoccupante 23,2% e un crollo complessivo del 34,6% rispetto a maggio 2024), ma il dato locale mostra un’Italia spaccata in due. Al Nord, dove il deficit alpino si riflette direttamente, la situazione è già critica, con i terreni che si presentano compatti e secchi prima ancora dell’inizio dell’estate, registrando appunto un -30% di umidità rispetto a maggio 2025 e una ridotta capacità di trattenere l’acqua.
Al Sud, al contrario, le piogge registrate nella parte finale della primavera hanno invertito la tendenza, portando i valori di umidità del suolo nel Meridione a livelli stabili e superiori del +13,3% rispetto al 2025. Tuttavia, il monitoraggio Finapp evidenzia come l’anomalia stia iniziando a colpire anche il Meridione: nel solo mese di maggio, infatti, l’umidità volumetrica è scesa al 20,8%, segnando un’inversione di tendenza con un -5,4% rispetto allo scorso anno. A differenza dei sistemi di misurazione tradizionali che analizzano singoli punti isolati, la tecnologia usata da Finapp – denominata CRNS (Cosmic Ray Neutron Sensing) – permette di monitorare l’umidità del suolo e la neve in tempo reale e su larga scala, restituendo un dato scientifico e oggettivo.
Un Ufo a forma di patata, con rivestimenti di squame simili a quelle dei pesci, un disco rotante che emetteva fasci di luce e una sfera rossa brillante, di una tonalità “mai vista prima”. Questi sono solo alcuni dei 72 nuovi X-Files sugli oggetti volanti non identificati della terza tranche offerta al pubblico dominio dall’amministrazione Trump. Nessuna risposta certa, tanti interrogativi, ma soprattutto una vicinanza temporale con l’uscita in sala di Disclosure days, il film che Steven Spielberg ha dedicato alla questione aliena. Come riporta il Corriere, il caso ufo patata è stato registrato nel 2022 in una mattina di febbraio a Colorado Springs, in Colorado e “la collocazione temporale è significativa: spesso gli avvistamenti sono notturni e per questo motivo si prestano a critiche; con la luce diurna, invece, la credibilità cresce”.
Ad avvistarlo sono stati cinque membri dell’esercito americano di stanza a Fort Carson: “l’oggetto aveva la forma di una patata, con bordi ben definiti e sembrava dipinto di un colore opalescente bianco-crema”, c’è scritto sul rapporto desecretato dell’FBI. Nella descrizione ci sono i dettagli più curiosi: “L’’oggetto era ricoperto di squame o pannelli articolati, asimmetrici, non sovrapposti e di forma irregolare”. L’ufo patata sarebbe rimasto “immobile, scintillante, per circa due minuti” per poi svanire nel nulla in un amen. Nel caso dell’ Ufo patata l’FBI ha tentato una spiegazione (“un retrodiffusione della luce solare con la luce radente del sole nascente riflessa sulla neve della montagna in modo da illuminare le nubi basse sovrastanti”), ma i militari non hanno avuto dubbi: la giornata era limpida e senza nuvole e in zona non c’erano né aerei nè palloni aerostatici.
Un altro avvistamento decretato risale all’ottobre 2023 e testimoni sono nientemeno che sei agenti federali che hanno visto una “sfera arancione brillante apparire sopra una cresta montuosa e generare da due a quattro sfere rosse più piccole (…) con le sfere che scomparivano rapidamente nella maggior parte dei casi, ma in un’occasione una di esse è rimasta immobile nel cielo per diverse ore”. Niente foto o video a supporto, come nel caso ufo patata, ma l’autorevolezza delle parole vergate sul rapporto ufficiale dl Federal Bureau. Infine tra i nuovi avvistamenti troviamo un classico: una luce intensa sospesa sotto gli alberi del suo giardino. Protagonista è un uomo di una zona non specificata del Nord-Est degli Stati Uniti. La sfera era “rosso brillante e splendido”, e all’interno al centro “un sole di plasma bianco delle dimensioni di un pallone da basket”. Qui però il video c’è. Ed è stato messo online dalla Casa Bianca.
Dopo quasi 10 anni di assenza, il Fratino, piccolo uccello limicolo a rischio estinzione, protetto, simbolo degli ecosistemi costieri, è tornato a nidificare sulle spiagge di Pescara. Lo hanno reso noto i volontari del ‘Progetto SalvaFratino Abruzzo’ che, da maggio, hanno individuato e monitorato un nido sul litorale cittadino fino all’involo dell’unico piccolo sopravvissuto. Il risultato è stato possibile grazie all’attività di monitoraggio svolta dai volontari nell’ambito del Progetto SalvaFratino Abruzzo, realizzato in collaborazione con l’Area marina protetta Torre di Cerrano. Dopo la segnalazione del nido agli enti competenti, l’area è stata controllata quotidianamente per garantire la tutela della nidificazione. La Guardia costiera di Pescara ha effettuato i primi sopralluoghi, mentre il Comune di Pescara, attraverso il Servizio tutela del mondo animale, ha emanato un’ordinanza che ha introdotto il divieto di transito nell’area di nidificazione, il divieto di accesso per gli animali d’affezione e altre misure di protezione della specie. Sono inoltre intervenuti la Polizia municipale ambiente, il Nucleo carabinieri forestale di Pescara e il Comando militare esercito Abruzzo e Molise, che ha rinviato le operazioni di pulizia dell’arenile nell’area interessata. Il Progetto SalvaFratino Abruzzo è finalizzato alla tutela e al monitoraggio della specie, minacciata dalla pressione antropica, dalla pulizia meccanica delle spiagge e dal disturbo causato dalla presenza non controllata di persone e animali. I volontari stanno monitorando l’intera costa abruzzese dall’inizio della stagione riproduttiva e hanno individuato altri nidi in diversi Comuni, informando le amministrazioni competenti. Ogni anno viene inoltre trasmessa ai Comuni costieri una serie di indicazioni operative per la gestione degli arenili e delle attività turistiche durante il periodo di nidificazione.
Altroconsumo ha analizzato 14 marche di patatine fritte surgelate tra le più diffuse nella grande distribuzione, uno dei contorni più consumati dagli italiani per praticità e velocità di preparazione. Un prodotto sempre più presente nelle abitudini alimentari anche grazie alle friggitrici ad aria e alla possibilità di cottura in forno.
Il test ha valutato i prodotti combinando analisi di laboratorio, profilo nutrizionale, qualità degli ingredienti, etichettatura e prova di assaggio alla cieca. Il punteggio finale tiene conto anche della presenza di sostanze come l’acrilammide e della qualità degli oli, oltre al giudizio dei consumatori.
La classifica completa
ESSELUNGA Patate fritte – 79 punti (qualità ottima, migliore del test)
MC CAIN Forno Express – 76 punti (qualità ottima)
MC CAIN Patatine Originali – 75 punti (qualità ottima)
CONAD Patatine da forno – 74 punti (qualità buona)
MD Le Specialità di Beppe Patate da forno – 74 punti (qualità buona, miglior acquisto)
IPER Patate da forno – 74 punti (qualità buona)
PIZZOLI PataSnella Patatine – 72 punti (qualità buona)
FINDUS Patatine classiche – 72 punti (qualità buona)
COOP Patatine da forno – 72 punti (qualità buona)
DELIZIE DAL SOLE (EUROSPIN) Patatine da forno – 70 punti (qualità buona)
HARVEST BASKET (LIDL) Patatine fritte da forno – 69 punti (qualità buona)
PAM Patate da forno – 68 punti (qualità buona)
SELEX Patatine da forno – 59 punti (qualità media)
PIZZOLI PataSnella Ultra Veloci 5 minuti in forno – 52 punti (qualità media, ultima in classifica)
Top
ESSELUNGA Patate fritte – 79 punti (migliore del test)MC CAIN Forno Express – 76 punti
MC CAIN Patatine Originali – 75 punti
CONAD Patatine da forno – 74 punti
MD Le Specialità di Beppe Patate da forno – 74 punti (miglior acquisto)
IPER Patate da forno – 74 punti
Flop
PIZZOLI PataSnella Ultra Veloci 5 minuti in forno – 52 punti (ultima in classifica)
SELEX Patatine da forno – 59 punti
PAM Patate da forno – 68 punti
HARVEST BASKET (LIDL) Patatine fritte da forno – 69 punti
DELIZIE DAL SOLE (EUROSPIN) Patatine da forno – 70 punti
Pensavano che stessero semplicemente dormendo dopo una lunga notte di festa. Invece alcuni invitati a una quinceañera, la tradizionale celebrazione messicana per il quindicesimo compleanno, non si sono più svegliati. Secondo le prime ricostruzioni, le vittime avrebbero consumato tequila adulterata.
Quattro morti e quasi 40 intossicati è il drammatico bilancio della festa organizzata il 6 giugno a Puerto de Valle, nella municipalità di Salamanca, nello Stato messicano di Guanajuato. La vicenda è stata ricostruita dai giornali messicani Periódico Correo e AM e riportata negli Stati Uniti da People.
Tra le vittime ci sono José Antonio Cárdenas, 39 anni, padre della festeggiata, e Martín Robles, 28 anni, suo zio. Hanno perso la vita anche Sanjuana González, 36 anni, e José Guadalupe Ramblás, 33. Secondo quanto riportato dai media locali, la festa era stata organizzata per celebrare i 15 anni di una ragazza di nome Jazmín. Il giorno successivo, però, qualcosa ha iniziato a preoccupare amici e parenti. Alcuni invitati continuavano a dormire e non rispondevano ai tentativi di essere svegliati. In un primo momento le famiglie avevano attribuito la situazione ai postumi della festa, ma presto si sono rese conto che alcune persone erano prive di sensi. Altri accusavano sintomi come vomito, forti mal di testa e vista offuscata.
In totale decine di persone sono state trasportate negli ospedali della zona. Tra loro anche due adolescenti di 15 e 16 anni. Alcuni pazienti risultavano ancora ricoverati diversi giorni dopo la festa. A raccontare il dramma è stato Narciso López, nonno di José Guadalupe Ramblás: “Mi hanno detto che mio nipote stava dormendo ed è rimasto così per tutta la domenica, finché si sono accorti che non si svegliava. Lo hanno portato in ospedale e lì mi hanno detto che era morto”. L’uomo ha aggiunto che un altro dei suoi nipoti è rimasto intossicato dopo aver bevuto lo stesso alcol, ma che fortunatamente “sta bene” e si trova ancora ricoverato. Poi ha lanciato un appello: “Deve essere fatta giustizia”.
Le autorità non hanno ancora stabilito con certezza da dove provenisse l’alcol consumato durante la festa. L’indagine è stata affidata alla Procura dello Stato di Guanajuato, che dovrà chiarire se si sia trattato di tequila contraffatta o di altre sostanze adulterate.
In un’epoca in cui il matrimonio viene spesso descritto come un’istituzione in crisi, a Roma c’è chi fa la fila per pronunciare il fatidico “sì”. Non davanti all’altare o negli uffici comunali, ma davanti a una macchina. Succede al Love Bar, locale situato in via Flaminia, dove è stata installata la Wedding Machine, un totem che permette di celebrare un matrimonio simbolico in pochi minuti. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, l’iniziativa, che richiama nell’immaginario i celebri matrimoni lampo di Las Vegas, sta attirando curiosi, coppie e amici desiderosi di vivere un momento insolito e romantico. A idearla è stata Gaenette Raimo, 26 anni, che racconta così il progetto: “Il nome? La chiamiamo la Wedding Machine”. Il totem, attualmente alla sua prima versione, promette un’esperienza rapida e originale: ‘bastano tre minuti per dirsi “sì'”.
La scelta della location non è casuale. A pochi passi dal locale c’è Ponte Milvio, che negli anni è diventato uno dei punti più riconoscibili quando si parla d’amore a Roma, anche per la tradizione dei lucchetti lasciati dalle coppie. E poi c’è tutto l’immaginario legato a Tre metri sopra il cielo, il romanzo di Federico Moccia che ha reso quel ponte un simbolo romantico per una generazione intera, con la famosa scena dei lucchetti e la scritta “Io e te 3 metri sopra il cielo” che ha fatto il giro del mondo. “È il simbolo romano delle promesse d’amore”, sottolinea infatti la giovane ideatrice.
Un “sì” digitale: così si celebra il matrimonio lampo
Il funzionamento della macchina è semplice. Una volta davanti al totem, i partecipanti inseriscono i propri nomi e seguono le indicazioni di un avatar presente sul display. La procedura prevede il pagamento di 15 euro tramite Pos o QR Code e, al termine, la macchina consegna due anelli simbolici e un certificato ricordo.
Si tratta di un’unione puramente simbolica, come precisa la stessa Raimo: “Sì, è simbolica. Ma non per questo priva di emozione”. Sul certificato stampato dalla macchina compare anche un messaggio che accompagna l’esperienza: “Siete ufficialmente sposati… per gioco. E siete invitati a custodire questo certificato come ricordo di un atto romantico e un po’ folle”.
L’idea sembra aver fatto centro. In appena due settimane, infatti, oltre mille persone hanno scelto di partecipare alla particolare cerimonia. “C’è chi lo fa per gioco, chi lo fa con più serietà. Il nostro obiettivo era quello di regalare un momento che fosse davvero magico”, spiega Raimo.
Come è nata la Wedding Machine
Dietro il progetto c’è una passione che nasce da lontano: “Sono sempre stata appassionata di matrimoni. Mi ha sempre affascinato, fin da quando ero piccola, l’idea che due persone si scelgano. Dopo essere stata a un matrimonio in cui ho passato ore a scattarmi foto in una cabina fotografica con il mio ragazzo e i miei amici, ho pensato: perché non creare qualcosa di simile che permetta a tutti di sposarsi? In modo veloce, quasi come ci si scatta una fotografia”.
Da quell’intuizione è nata la Wedding Machine, un progetto che potrebbe presto uscire dai confini della Capitale: “Il mio sogno è che le persone possano dire: mi sono sposata a Roma. Poi a Napoli. Poi a Milano. E così via, all’infinito”, afferma.
Storie
Nel frattempo, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano romano, la macchina continua a raccogliere storie e testimonianze. Tra coloro che hanno deciso di vivere questa esperienza ci sono anche Matteo e Valentina, una coppia che per diversi motivi non può ancora celebrare un matrimonio ufficiale. Per loro, però, quel momento ha avuto un significato particolare: “Per noi già così è un enorme regalo”.
La settimana dal 15 al 21 giugno è una delle più cariche di significato. Si apre lunedì con la Luna Nuova in Gemelli, l’ultima Luna Nuova di primavera, un momento di semina mentale, di intenzioni legate alla comunicazione, agli scambi, alle idee che vogliono prendere forma. È un invito a piantare semi di chiarezza prima che la stagione cambi. E la stagione volge al termine, dal il 21 giugno il Sole cambia passo ed entra in Cancro, segnando il Solstizio d’Estate. Nel frattempo la Luna percorre i segni della Vergine, passando per Cancro e Leone: un arco che va dall’emozione all’ordine, dall’intuizione all’analisi. Una settimana di transizione, nel senso più pieno del termine.
L’ha definita una “trappola per turisti”: due gelati pagati 44 euro per via di una serie di aggiunte che aveva interpretato come omaggi del locale. La storia raccontata sui social da Nicole Ann, turista della Florida in vacanza a Roma con il marito, è diventata virale, dividendo l’opinione pubblica tra chi parla di conto assurdo e chi invece invita a leggere sempre con attenzione prezzi e supplementi prima di accettare qualsiasi aggiunta.
Il caso è arrivato fino al Regno Unito, dove il Timesha deciso di verificare di persona quanto accaduto. Il corrispondente Tom Kington è andato nella stessa gelateria frequentata da Nicole Ann, Don Nino, a pochi passi da piazza Navona. All’arrivo, la ragazza dietro al bancone avrebbe chiarito immediatamente di non poter parlare con un giornalista e che il manager non era presente. Poi gli avrebbe illustrato le possibili aggiunte al gelato, specificando che si trattava di “extra”. Il risultato? Un cono con pistacchio, mango e fragola, arricchito da panna montata, wafer, macaron e cannolo, per un conto finale di 22 euro. Quasi stessa cifra pagata dalla turista americana per ciascuno dei due gelati finiti al centro delle polemiche.
Non a caso il titolo scelto dal quotidiano britannico è piuttosto eloquente: “44 euro per due gelati? Quando vi trovate a Roma, fate come me per schivare le truffe“. Ad accompagnare l’articolo c’è persino un’immagine tratta da Tototruffa ’62, il celebre film in cui Totò riesce a vendere la Fontana di Trevi a un ingenuo turista.
Da lì il giornalista allarga il discorso alle possibili insidie per i visitatori della Capitale. A partire proprio dal gelato: secondo Kington, una coppetta o un cono abbondante non dovrebbero costare più di 5 euro e la panna montata dovrebbe essere inclusa nel prezzo. Quanto al caffè, il consiglio è altrettanto chiaro: “Per un vero espresso italiano, ordinate al banco. Il prezzo non dovrebbe superare 1,50 euro”. Ma nemmeno questo garantisce di evitare brutte sorprese. Kington racconta infatti di aver contestato una volta il costo eccessivo di un caffè in un bar del centro storico, ricevendo una risposta che lo ha lasciato senza parole: “Mi scusi, pensavo fosse un turista”.
Secondo il Times, insomma, le trappole per visitatori sono sempre dietro l’angolo. Per questo il giornalista invita a controllare con attenzione anche i menu dei ristoranti: “Spesso il prezzo del pesce si riferisce a 100 grammi di prodotto e non all’intera porzione. Sentitevi liberi di chiedere quanto peserà il piatto prima di ordinare”. Non mancano i consigli sui taxi: “Dovrebbero applicare una tariffa fissa da e per l’aeroporto, ma a volte dimenticano di comunicarlo ai turisti per poter guadagnare di più con il tassametro”.
E c’è spazio anche per l’ironia. “Se state parcheggiando un’auto e un uomo inizia gentilmente a guidarvi nella manovra, vuole dei soldi e potrebbe persino lasciar intendere che vi taglierà le gomme se non lo pagherete”, scrive Kington. Il suggerimento? Fingere di non capire una parola di quello che sta dicendo e allontanarsi il più rapidamente possibile.
Sembra che in un angolino vicino al centro della nostra galassia potrebbe esserci un resto di supernova mai visto prima che, se confermato, sarebbe uno dei più vicini al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, una regione estremamente affollata di stelle, lunghi filamenti radio e dense nubi di gas che orbitano rapidamente intorno al centro galattico.
Le prove dell’esistenza di questo resto di supernova, a circa 26mila anni luce dalla Terra, provengono dai dati X di Chandra e di Xmm-Newton dell’Esa, che rivelano una “chiazza” di emissione X che potrebbe essere riconducibile ai resti di una stella massiccia esplosa come supernova, sepolta all’interno di una più grande nube di gas in espansione.
L’immagine composita include raggi X raccolti da Chandra e Xmm-Newton (blu) e dati radio dal telescopio MeerKat (rosso) in Sudafrica, combinati con un’immagine ottica dai telescopi Pan-Starrs alle Hawaii (rosso, verde e blu). Crediti: Chandra, Xmm, MeerKat
La nuova immagine composita include raggi X da Chandra e Xmm-Newton (in blu) e dati radio dal telescopio MeerKat (in rosso) in Sudafrica, combinati con un’immagine ottica dai telescopi Pan-Starrs alle Hawaii (rosso, verde e blu). Il piano della galassia scorre orizzontalmente da sinistra a destra, e il buco nero centrale si trova a sinistra dell’immagine. Il candidato resto di supernova si trova in una bolla di gas in cui gli elettroni sono stati strappati dall’idrogeno – una cosiddetta regione H II – che circonda una stella giovane e massiccia. Questa bolla è una brillante sorgente radio, chiamata Sagittarius C (Sgr C). Se si trattasse davvero di un resto di supernova, si espanderebbe a circa 3 milioni di chilometri all’ora e avrebbe almeno 1.700 anni.
In precedenza, osservazioni con Sofia della Nasa, ora dismessa, avevano mostrato evidenze di un guscio di gas in espansione attorno a Sgr C, suggerendo che nello stesso punto fosse avvenuta un’esplosione stellare. I lunghi filamenti visibili nell’immagine radio sono causati da particelle energetiche che viaggiano lungo campi magnetici orientati prevalentemente perpendicolarmente al piano della galassia.
I nuclei delle stelle, dove avvengono le fusioni nucleari, creano elementi più pesanti, a partire dall’idrogeno e dall’elio che erano abbondanti agli albori dell’universo. Quando, al termine della loro vita, le stelle massicce esplodono come supernove , diffondono nello spazio interstellare gli elementi sintetizzati, fornendo il materiale per la generazione successiva di stelle e pianeti.
Il gruppo di astronomi – di cui fa parte anche Gabriele Ponti dell’Inaf di Brera – ha cercato nei dati X segnali di un aumento di specifici elementi chiave nel resto, che potrebbero essere stati prodotti dall’esplosione stellare. Non averli rilevati potrebbe indicare che i detriti stellari si sono già mescolati al gas circostante. Oppure, un’ipotesi alternativa potrebbe essere che la “chiazza” di raggi X provenga da un insieme di stelle massicce nella regione. Gli autori dello studio, però, non sono propensi a favorire questa interpretazione, poiché l’emissione X è oltre dieci volte più luminosa di quella di grandi ammassi stellari noti, inclusi quelli con stelle brillanti e massive.
Un’ulteriore immagine pubblicata la scorsa settimana dalla Nasa mostra i dati del Telescopio Spaziale James Webb aggiunti ai dati X e radio. Il colore azzurro rappresenta la luce infrarossa proveniente dal gas nella regione H II, mentre il blu più scuro indica i raggi X del candidato resto di supernova, visibile nella parte destra dell’immagine. I raggi X vicino al centro dell’immagine sono invece associati alla regione H II, probabilmente causati da materiale soffiato via da stelle massicce che ha riscaldato il gas a milioni di gradi, producendo emissione X.
L’immagine mostra i dati del telescopio spaziale James Webb aggiunti ai dati X e radio. Il colore azzurro chiaro rappresenta la luce infrarossa del gas nella regione H II, il blu scuro i raggi X del candidato resto di supernova (a destra), mentre i raggi X vicino al centro dell’immagine sono associati alla regione H II stessa, probabilmente causati da materiale soffiato via da stelle massive che ha riscaldato il gas a milioni di gradi producendo emissione X.
«Quando si pensa al centro della Via Lattea, l’attenzione si concentra spesso sul buco nero supermassiccio Sagittarius A*», conclude Ponti. «Questo risultato ci ricorda però che anche le stelle massicce, attraverso le loro esplosioni finali, possono avere un impatto profondo sull’ambiente circostante, contribuendo a modellare il gas e, potenzialmente, ad alimentare i flussi di materia ed energia che emergono dal centro galattico».
Nell’immagine (a sinistra) ottenuta con i dati raccolti da Chandra, Xmm, MeerKat, è evidenziata la regione rettangolare osservata anche da Jwst (a destra). Crediti: Chandra, Xmm, MeerKat, Jwst
Doveva essere una giornata di festa per David Beckham, premiato con una stella sulla Hollywood Walk of Fame di Los Angeles. Eppure, anche in un momento così importante della sua carriera, l’attenzione dei media internazionali si è concentrata soprattutto sull’assenza del figlio maggiore Brooklyn, al centro di una frattura con il resto della famiglia. L’ex calciatore inglese ha ricevuto il riconoscimento venerdì 12 giugno a West Hollywood circondato dalla moglie Victoria Beckham e da tre dei loro figli: Romeo, 23 anni, Cruz, 21, e Harper, 14. Assente invece Brooklyn, 27 anni, che nei giorni precedenti era stato visto a New York insieme alla moglie Nicola Peltz Beckham.
Durante la cerimonia, Victoria Beckham ha dedicato al marito parole piene di affetto, ricordando la determinazione che lo ha accompagnato fin dagli inizi della sua carriera. “Ha sempre creduto che lavorando duramente e sognando in grande tutto fosse possibile”, ha detto l’ex Spice Girl, elogiandone anche “gentilezza, lealtà e dedizione verso le persone che ama“. Emozionato, Beckham ha ringraziato la sua famiglia:”I miei genitori, le mie sorelle, che hanno sempre sostenuto i miei sogni. Victoria, mia moglie straordinaria da quasi trent’anni, senza la quale nulla di tutto questo sarebbe stato possibile. E i miei splendidi figli, che sono la ragione per cui mi alzo dal letto ogni mattina”. Poi, con la voce incrinata dall’emozione, ha aggiunto: “Spero che un giorno porterete qui i miei nipoti e racconterete loro la storia di un ragazzo che ha osato sognare in grande. Rendervi orgogliosi è il mio più grande successo”.
Ma proprio mentre celebrava il traguardo, la questione Brooklyn continuava a incombere. Intervistato da Varietya margine dell’evento, Beckham ha infatti evitato qualsiasi commento sulle tensioni familiari. Quando gli è stato chiesto del rapporto con il figlio maggiore, l’ex capitano della nazionale inglese si è limitato a liquidare l’argomento come “una questione privata“, rifiutandosi di approfondire.
Nonostante l’assenza di Brooklyn alla cerimonia, nelle ultime settimane alcuni media britannici hanno parlato di possibili tentativi di riavvicinamento. Harper Beckham, la figlia più giovane di David e Victoria, sarebbe stata infatti fotografata mentre raggiungeva l’abitazione del fratello a Los Angeles. Secondo diverse ricostruzioni pubblicate dalla stampa inglese, la quattordicenne avrebbe trascorso del tempo con Brooklyn e con la cognata Nicola Peltz, alimentando le speranze di una distensione dopo mesi di rapporti tesi tra il primogenito e il resto della famiglia.
La vicenda va avanti da mesi. A gennaio Brooklyn aveva pubblicato una serie di messaggi sui social accusando i genitori e il loro entourage di aver alimentato indiscrezioni sulla sua vita privata: “Sono rimasto in silenzio per anni e ho cercato in ogni modo di mantenere queste questioni private”. Anche Victoria Beckham aveva affrontato l’argomento in un’intervista al Wall Street Journalpubblicata ad aprile, senza però nominare direttamente Brooklyn. “Amiamo immensamente i nostri figli”, aveva detto. “Abbiamo sempre cercato di essere i migliori genitori possibili. Da oltre trent’anni viviamo sotto i riflettori e abbiamo sempre cercato di proteggere i nostri figli e di amarli”.
“Sto già vivendo nella navicella, una casa da 8 metri cubi. In orbita farò manovre inedite”. Luca Parmitano e il nuovo balzo verso la Luna. Risale ad una decina di giorni fa la “convocazione” ufficiale della Nasa recapitata al 49enne colonnello dell’Aeronautica, astronauta Esa e primo comandante italiano della Stazione Spaziale Internazionale. In una intervista al Corriere, Parmitano ha provato a spiegare come si svilupperà questa particolare missione che avverrà nel 2027 e che dovrebbe essere propedeutica alla missione di allunaggio che sarà Artemis IV. “Abbiamo quattro piloti che vanno in orbita intorno alla Terra e tre astronavi: un lunar lander di Blu Origin (società di Jeff Bezos, ndr) che entrerà in orbita”, ha spiegato l’astronauta italiano. “Noi con una seconda astronave ci avvicineremo per ricongiungerci e poi staccarci. Infine rifaremo le operazioni con una terza astronave di Space X (Elon Musk, ndr), completamente diversa. Alla fine con la nostra astronave torneremo sulla Terra, un unico splash down, dopo circa due settimane di lavoro”. Parmitano ha descritto come “un salto nel futuro” la sensazione provata nell’entrare per la prima volta nella navicella Orion dopo due missioni con la Soyuz (“nonostante gli aggiornamenti è una navicella disegnata mezzo secolo fa”).
“Siamo rimasti dentro dalle 8 del mattino alle 4 del pomeriggio: da oggi mangerò Orion a colazione, pranzo e cena”, ha scherzato. Lo spazio di movimento avverrà in una cabina di “circa otto metri cubi”, mentre Parmitano risulta nell’organigramma della missione il secondo in grado come “pilota” (“di fatto sarò il responsabile delle operazioni di avvicinamento, aggancio e stacco”). L’astronauta siciliano afferma poi che non solo sarà un nuovo balzo verso il tanto cercato allunaggio, ma una vera e propria sperimentazione di qualcosa mai fatto: “Al momento abbiamo pagine bianche per procedure che non esistono. È questo il lavoro del pilota sperimentatore, la mia specialità. Di fatto faremo qualcosa che non è mai stato fatto anche se saremo su un’orbita terrestre. Dovremo definire le operazioni che poi, in seguito, andranno ripetute sulla Luna”. Insomma, nonostante il primo allunaggio sia avvenuto nel 1969, alla Nasa per tornare sulla Luna si ricomincia da capo e l’Italia è della partita. “Con la mia partecipazione la Nasa ci sta dicendo che l’Esa è un partner non solo per la tecnologia del modulo europeo e per le capacità scientifiche ma anche per il personale. Lo ha detto bene Norman Night, il direttore operazioni di volo Nasa: insieme andiamo più lontani e più veloci”.
Nel clima festoso di “Affari Tuoi” è arrivata anche la caduta di Stefano De Martino. Il conduttore, fortunatamente illeso, è scivolato in studio nel corso della puntata del game show in onda domenica 14 giugno. Il compagno di viaggio Herbert Ballerina si è scatenato in un passo a due con la ballerina Martina Millidi, una danza ispirata a Zorro in cui si è inserito anche il padrone di casa. Così, dopo un “duello” con la spada a ritmo di musica, De Martino è caduto per terra trascinato da Herbert.
“Mi hai fatto cadere a terra”, ha esclamato Stefano. Herbert si è preoccupato: “Ti sei fatto male?”. Per fortuna, niente di grave, solo risate in studio. Poco prima Ballerina si era presentato come un commerciante nel settore degli agrumi “un noto limonatore”, con il commento di De Martino: “Sempre più in basso”. Protagonista della puntata la concorrente Margot dalla Valle D’Aosta con il pacco numero sei, l’educatrice di sostegno ha concluso la partita portando a casa in totale 32 mila euro.
Dovevano rappresentare un duello e Stefano lo ha infilzato 4 volte con la sciabola gli ha dato un calcio e lo ha buttato a terra. Herbert non arriverà a luglio ????#AffariTuoipic.twitter.com/nFt0aH7XPb
Le registrazioni del game show si sono già concluse ma le puntate andranno in onda fino al 18 luglio, “Affari Tuoi” ha aggiunto al titolo “Mundial” con la messa in onda alternata alle gare dei Mondiali in onda su Rai1 con una partita al giorno. La fine delle registrazioni coincide anche con l’addio definitivo al Teatro delle Vittorie, storica struttura che l’azienda ha deciso di vendere tra le polemiche. Il programma dell’access prime time si trasferirà da settembre negli studi Rai di Milano.
Belen Rodriguez torna in tv. A far notizia nelle scorse settimane era stata la mancata conduzione de “L’Isola dei Famosi” poi affidata a Selvaggia Lucarelli, con le registrazioni in corso proprio in questi giorni nelle Filippine. La showgirl argentina farà ritorno a “Tu si que vales“, questa volta non alla conduzione. Sarà nel cast fisso dello show nello spazio dedicato al lip sync karaoke, fa sapere il giornalista Gabriele Parpiglia nella sua Newsletter.
Spazio che vedrà tra gli ospiti per una sera anche Ambra Angiolini ed Elena Santarelli. Già nelle scorse settimane Maria De Filippi aveva ospitato Belen Rodriguez nel talent show “Amici“, la showgirl, dopo indiscrezioni e polemiche, aveva rotto il silenzio commentando per la prima volta la sua assenza alla guida del reality di Canale 5: “Ho deciso di non accettare quando ho saputo la quantità di giorni all’estero che avrei dovuto trascorrere. Non riesco e non posso stare 45 giorni senza vedere i miei figli. Non sarei stata in grado di svolgere quel compito mancando di rispetto al mio lavoro e, con la mia assenza, secondo il parere, anche alla mia famiglia. Ringrazio Mediaset per aver capito la situazione e sicuramente avremo altre occasioni”, aveva scritto sul suo profilo Instagram.
“Tu si que vales” tornerà nel sabato sera di Canale 5 con una importante novità. Il settimanale “Chi” annuncia l’arrivo alla conduzione dello show di Elisabetta Canalis al posto di Giulia Stabile. La ballerina, alla guida della trasmissione dal 2021, è impegnata nel tour mondiale della star spagnola Rosalía. L’ex velina sarà affiancata da Martin Castrogiovanni e Alessio Sakara. Nessuna novità per la giuria, il pubblico ritroverà Maria De Filippi, Paolo Bonolis, Luciana Littizzetto, Rudy Zerbi e la giurata del popolo sarà Sabrina Ferilli.
Le interviste, rare, che rilascia Dori Ghezzi sono sempre ricche di aneddoti e ricordi. “La ragazza del Casatschok” racconta che quando le proposero di cantare questo brano le dissero anche di affrettarsi a decidere, “c’è già pronta la Goggi”. Poi coppia artistica con Wess, il flirt con Mal e il risotto allo zafferano preparato per Lucio Battisti: “Abitava vicino casa mia, lo invitavo spesso. Mamma gli preparava pure la cassœula. Venivano in tanti al ‘residence Ghezzi’. Dalla, Paoli, Vanoni. L’unico che mai è rimasto a dormire è stato Fabrizio. Per un certo periodo abbiamo vissuto lì”.
De André piaceva alla mamma di Ghezzi? Sì, ma “era preoccupata. Era sposato e con un figlio di 12 anni. Per fortuna non conoscevo sua moglie, altrimenti non mi ci sarei messa. Dopo diventammo amiche. In un’intervista rivelò: ‘Non sono mai andata tanto d’accordo con Fabrizio come da quando c’è Dori'”. Amici tanti, da Mia Martini (“(…) Ero severa con lei. Soffriva per le cattiverie dette alle sue spalle. Mi telefonava in lacrime. La rimproverai. ‘Se devi piangere non chiamarmi più, perché soffriamo in due’. Da allora mi raccontò tutte le cose brutte ridendo”) a Ornella Vanoni (“Spesso guardavamo insieme Sanremo, io, lei e Fabrizio. Noi due eravamo le più critiche, lui invece lo difendeva. Però non ci è mai andato“) e poi Cristiano Malgioglio che, com’è noto, la presentò a De André: “Ci presentò. (Fabrizio, ndr) stava registrando Valzer per un amore. Me la cantò guardandomi negli occhi: ‘E per questo ti dico amore, amor/ Io t’attenderò ogni sera/ Ma tu vieni non aspettare ancor/ Vieni adesso finché è primavera’. Ci scambiammo i numeri e il giorno dopo mi chiamò. Fu come se ci conoscessimo da sempre”.
Tanti i ricordi di questo amore, dagli amici che le dicevano che De André l’avrebbe fatta soffrire, a Lucio Battisti che capì e la rassicurò dicendole “non sarà una botta e via”. Lei, Dori Ghezzi, lo sapeva: “Non sono mai stata una come tante. Ero quella che doveva salvarlo. Confessò: ‘Senza di lei sarei morto in una soffitta da alcolizzato'”. Non mancano racconti del rapimento, nell’agosto del 1979: “Portavamo due cappucci con una feritoia per la bocca. Ogni tanto ce li toglievano e se li mettevano loro. Si procurarono bombola e fornello per permetterci di cucinare, un rischio. Mangiavamo insieme. Mi accompagnavano quando mi appartavo per le mie necessità, però mi hanno sempre rispettata, mi chiamavano signora. Avevo le unghie lunghissime, me le tagliarono con la pattadese, il tradizionale coltello a serramanico sardo, vennero perfette”.
E la malattia di Fabrizio De André: “Si controllava ogni anno, eppure. Era in tour, durante le prove a Saint-Vincent gli vennero dei dolori forti, non riusciva a suonare la chitarra, la buttò a terra. Andò all’ospedale di Aosta. Gli dissero: ‘Le restano tre mesi di vita’. Il male era partito dai polmoni, ormai era ovunque“. E l’amarezza: “Fabrizio fumava tre pacchetti al giorno, una dietro l’altra e nemmeno le finiva, ha bruciato non sa quanti mobili. Il padre gli aveva chiesto di smettere di bere e lo aveva fatto. Purtroppo non gli chiese di smettere di fumare”.
Immaginate di concentrare una quantità immensa di energia in un singolo punto. I destini possibili sembrano essere solo due: o l’energia si disperde nuovamente nello spazio vuoto, oppure la gravità ha la meglio, facendola collassare in un buco nero. Ma cosa succede esattamente sulla linea di confine tra questi due scenari? A dare una risposta matematica a questo interrogativo è ora uno studio puramente teorico, condotto da ricercatori delle università di Vienna e Francoforte, pubblicato su Physical Review Letters il mese scorso.
A sinistra: rappresentazione di un “cristallo spazio-temporale”. A destra: struttura cristallina cubica. Crediti: TU Wien
Fino a oggi, il comportamento della materia su questo confine precario era un mistero quasi impenetrabile. Negli anni ’90, il fisico Matthew Choptuik scoprì che su questa soglia critica è come se lo spaziotempo impazzisse, creando uno stato intermedio altamente instabile. «A volte basta una causa minuscola, apparentemente insignificante, per innescare un cambiamento enorme e drammatico. Prendiamo ad esempio l’acqua liquida a zero gradi Celsius», dice Daniel Grumiller, tra gli autori del nuovo studio. «È sufficiente un cambiamento minimo perché l’acqua si congeli. A quel punto, le molecole d’acqua si dispongono spontaneamente in una struttura regolare e formano un cristallo di ghiaccio».
Il problema è che le equazioni di Einstein in quattro dimensioni sono così complesse che questo “collasso critico” poteva essere studiato solo tramite pesanti simulazioni al computer. Per aggirare l’ostacolo e trovare finalmente una soluzione analitica esatta, con carta e penna, gli autori della nuova ricerca hanno utilizzato una scorciatoia matematica tanto elegante quanto insolita: hanno imposto la condizione di energia alla soglia critica utilizzando un campo scalare privo di massa, calato in uno spaziotempo a infinite dimensioni. La necessità di usare un campo non massivo deriva dal fatto che solo così si evita di introdurre una lunghezza fissa (lunghezza d’onda Compton), preservando l’esattezza matematica della soluzione. Ma perché aggiungere dimensioni?
«Il nostro universo ha quattro dimensioni: tre spaziali e una temporale», spiega Christian Ecker, primo autore dello studio. «Ma in linea di principio, nulla ci impedisce di scrivere equazioni fisiche per un numero maggiore di dimensioni: cinque, quarantadue o persino un numero infinito». L’aver portato le dimensioni a infinito è servito per “arginare” matematicamente le onde gravitazionali. In uno spaziotempo a quattro dimensioni, infatti, le continue oscillazioni del campo tra implosione ed esplosione genererebbero turbolenze che modificherebbero il campo stesso, rendendo il calcolo impossibile.
Il risultato di questo stato critico isolato è una soluzione analitica chiamataautosimilarità discreta: un frattale concentrico che mantiene lo stesso pattern via via che si fa zoom verso il centro del collasso. Questo schema geometrico che si ripete su scale di grandezza sempre più piccole è il motivo per cui ci si riferisce a esso come a un cristallo spaziotemporale.
Illustrazione di una porzione passata dello spaziotempo di Choptuik con autosimilarità discreta. Man mano che ci si avvicina alla parte superiore, lo scalare di Ricci (R) oscilla sempre più rapidamente fino al raggiungimento della singolarità. Si nota come il pattern si ripeta fino alla singolarità. Fonte: Christian Ecker et al., Prl, 2026
«Questo cristallo è un oggetto davvero singolare e affascinante», riprende Grumiller. «Si tratta di una sorta di stato intermedio, un punto instabile che può evolversi in due direzioni diverse. Potrebbe dissolversi di nuovo, lasciando uno spaziotempo ordinario. Ma se viene aggiunta una minuscola quantità di energia, l’evoluzione prende una piega completamente diversa: l’insignificante cristallo spaziotemporale si trasforma in un buco nero».
Siccome il pattern si ripete a scale via via più microscopiche prima che l’equilibrio si rompa, queste soluzioni dimostrano la possibilità teorica di generare buchi neri di dimensioni infinitesime.
Ovviamente le ipotesi di partenza sono delle astrazioni matematiche, ma il risultato fornisce uno strumento formidabile per sondare i limiti della relatività generale e capire come la gravità si comporti in condizioni estreme. Inoltre, questa dinamica teorica potrebbe offrire nuovi indizi sulla formazione dei buchi neri primordiali, nati dal caos dell’universo neonato.
«La nostra tecnica si è rivelata straordinariamente stabile. A seconda della precisione desiderata, possiamo migliorare sistematicamente le nostre formule ricorrendo a ulteriori metodi di approssimazione», conclude Florian Ecker. «Questo ci offre un nuovo metodo per studiare fenomeni legati ai buchi neri che in precedenza non potevano essere analizzati analiticamente».
“Siamo spiacenti ma non ci sono camere disponibili nel periodo selezionato o ci sono restrizioni nel numero di pernottamenti minimi richiesti”. È questo il messaggio in cui ci si imbatte provando a effettuare prenotazioni sul sito del Grand Hotel “La Sonrisa”, meglio noto come “Il Castello delle Cerimonie”. E poco importa se si seleziona il periodo estivo, quello autunnale o addirittura gennaio2027. La situazione non cambia modificando il numero degli ospiti e le date di arrivo e partenza. Nella location di Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli, sembra ormai impossibile entrare. Ci si sta definitivamente avviando verso la chiusura? È quel che viene da pensare soprattutto alla luce di quanto accaduto nei giorni scorsi, quando il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso che i Polese, proprietari della location, avevano presentato sperando di poter ribaltare l’ordinanza del Tar Campania, che a sua volta aveva già confermato la revoca delle licenze da parte del Comune.
La decisione dei giudici
I giudici si sono pronunciati tenendo conto della sentenza definitiva datata febbraio 2024, secondo cui i locali de “La Sonrisa” sarebbero abusivi e senza la destinazione turistica-ricettiva. Stando così le cose, la struttura pur rimanendo formalmente aperta non può svolgere attività alberghiera e di ristorazione, e in tal senso andrebbe letta anche la mancata disponibilità di camere evidenziata dal sistema di prenotazione, sebbene proprio nella giornata di ieri si sia svolto un evento dedicato alla scaramanzia napoletana. È giunto il momento di scrivere la parola ‘fine’ per l’hotel del compianto don Antonio Polese?
La voce dei dipendenti
Il prossimo 24 novembre ci sarà l’udienza pubblica per la decisione definitiva nel merito, e prima, il 9 luglio, toccherà alla Cassazione pronunciarsi sui ricorsi avanzati dagli avvocati dei Polese. Certo, ci sarebbe anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo davanti alla quale i legali dell’hotel hanno portato la vicenda, ma come scrive Fanpage i tempi di Strasburgo “sono lunghi e difficilmente potrebbero incidere sulla stagione in corso”. Nel frattempo persone molto vicine alla struttura, come Gaetano Nino Davide, uno dei volti storici che da anni lavora nell’hotel, si mobilitano sui social raccogliendo il sostegno e la solidarietà delle persone. “Il lavoro di una vita merita rispetto e tutela, non può essere cancellato all’improvviso. Lo Stato non deve dimenticarsi di noi: ha il dovere di tutelarci, e farlo con amore prima di ogni altra cosa” si legge in uno degli ultimi post di Nino.
Due elicotteri in volo sopra la zona occidentale di Rio de Janeiro si sono scontrati domenica mattina, precipitano sui tetti di una concessionaria d’auto e innescando un vasto incendio che ha distrutto venti veicoli. L’impatto aereo non ha lasciato superstiti. Tra le sei vittime accertate c’è Oliver Tree, trentaduenne cantautore e produttore discografico statunitense, noto a livello globale per brani da centinaia di milioni di ascolti come “Life Goes On” e “Miss You”.
La dinamica dell’incidente e le indagini
La collisione è avvenuta nel quartiere di Recreio dos Bandeirantes. Secondo le informazioni diffuse dall’emittente CNN Brazil, a bordo del primo velivolo viaggiavano cinque persone, tra cui il musicista californiano e Gaspar Prim, uno youtuber e creatore di contenuti molto popolare in Argentina. Il secondo elicottero era occupato esclusivamente dal pilota. Entrambi i mezzi sono precipitati sulla struttura commerciale sottostante, richiedendo l’intervento immediato dei vigili del fuoco per domare le fiamme. Le indagini per chiarire le cause e l’esatta dinamica dello scontro aereo sono state formalmente affidate al Cenipa, il Centro per le indagini e la prevenzione degli incidenti aeronautici dell’Aeronautica militare brasiliana.
Il tour mondiale interrotto
Fino al giorno precedente allo schianto, Tree aveva pubblicato regolarmente contenuti sui propri canali social documentando la sua permanenza in Brasile. L’artista si trovava nel Paese sudamericano per una tappa del suo tour mondiale da headliner, organizzato per promuovere il suo quarto album in studio interamente autoprodotto, intitolato “Love You Madly, Hate You Badly” e pubblicato nel mese di aprile. La tournée, iniziata il 30 maggio a Città del Messico, prevedeva numerose date internazionali in Sudafrica, Giappone, Nuova Zelanda e Antartide, oltre a un concerto in Italia programmato per l’8 luglio al circolo Magnolia di Milano.
Dal debutto ai record su TikTok
Nato in California, Tree aveva costruito una carriera musicale di successo fondendo l’hip hop melodico con influenze rock e dance, accompagnate da testi spesso ironici. Aveva iniziato a pubblicare brani su Soundcloud nel 2010 con lo pseudonimo Kryph, per poi debuttare ufficialmente nel 2013 con l’EP “Demons“, lavoro che conteneva una cover hip hop e lo-fi di “Karma Police” dei Radiohead elogiata dallo stesso Thom Yorke. Il salto di qualità nell’industria avvenne nel 2016 con il singolo “When I’m Down”, che gli valse un contratto con la Atlantic Records. Negli anni successivi, la sua figura pubblica, caratterizzata da un’estetica volutamente eccentrica e kitsch con tute acetate anni Ottanta e un iconico taglio di capelli a scodella, lo ha reso un fenomeno virale. Sulla piattaforma TikTok aveva accumulato 15,4 milioni di follower: il brano “Life Goes On”, estratto dal primo album in studio “Ugly Is Beautiful” del 2020, è stato utilizzato dagli utenti in oltre 3,7 milioni di video, portando il cantautore a superare gli 11 milioni di ascoltatori mensili su Spotify.
Il cordoglio di Melanie Martinez
A poche ore dalla diffusione della notizia, la cantautrice Melanie Martinez, ex compagna di Tree, ha affidato ai social un lungo ricordo dell’ex compagno: “Sono stata letteralmente a pezzi oggi”, ha scritto Martinez in una storia sul suo profilo Instagram. “È davvero difficile capire come qualcuno con cui un tempo hai condiviso un periodo così specifico e formativo della tua vita possa improvvisamente non esserci più. Era così dedito alla sua arte, cosa che ammiravo e rispettavo profondamente. Penso che tutti coloro che lo hanno conosciuto ripenseranno a quei momenti di risate e gioia che riusciva a suscitare così facilmente”. La cantante ha concluso il suo ricordo sottolineando l’attitudine creativa del musicista: “La sua capacità di guidare creativamente e di agire, mantenendo allo stesso tempo un senso di meraviglia e stupore infantile, era di grande ispirazione. Aveva un cuore grande ed era un vero artista in ogni senso. Riposa in pace Oliver. So che stai facendo ridacchiare gli angeli. Resterò qui a chiedermi quale acrobazia e progetto creativo stai architettando in paradiso. Tutto il mio amore”.
Una sessione di bungee jumping si è trasformata in una caduta mortale a causa di un grave errore di disattenzione da parte degli istruttori, che hanno omesso di agganciare la corda di sicurezza prima del salto. Sabato 13 giugno, a Limeira, nello Stato brasiliano di San Paolo, la ventunenne Maria Eduarda Rodrigues de Freitas ha perso la vita dopo essere precipitata dal celebre Ponte dello Scheletro (Ponte do Esqueleto). I membri dello staff della società privata a cui la giovane si era affidata l’hanno sollevata e spinta nel vuoto da un’altezza di circa 40 metri senza aver assicurato l’imbracatura alla struttura portante. La Polizia militare è intervenuta sul posto procedendo all’arresto dei responsabili dell’evento.
Il lancio nel vuoto e il video dell’incidente
La vittima, laureata in educazione fisica e management dello sport, aveva acquistato un pacchetto turistico guidato che prevedeva il lancio dal viadotto in disuso. Il drammatico momento è stato ripreso con uno smartphone da uno degli spettatori presenti. Le immagini, finite sui social, mostrano la ventunenne con indosso il casco protettivo mentre viene sollevata di peso dagli addetti, portata all’estremità della passerella di legno e gettata nel vuoto a volo d’angelo. Subito dopo la spinta, il video documenta l’esatto istante in cui i presenti si accorgono della gravissima mancanza. Chi stava filmando ha inquadrato la fune di sicurezza abbandonata al suolo sulla struttura, urlando agli istruttori: “Ragazzi, la corda!”. Poco prima del salto, la giovane aveva pubblicato una storia sul suo profilo Instagram (successivamente oscurato), in cui ironizzava sull’esperienza estrema imminente: “Chi è stato il pazzo che mi ha permesso di saltare giù da un ponte?”.
I soccorsi inutili e le indagini della Polizia
Dopo l’impatto sul fondo del burrone, lo staff e alcuni testimoni hanno raggiunto il corpo nel tentativo di praticare le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Sul posto è stato inviato anche un elicottero della Polizia, ma all’arrivo dell’équipe medica non è stato possibile fare altro che constatare il decesso sul colpo, causato dai devastanti traumi multipli. Il fidanzato della vittima, giunto sul luogo della tragedia poco dopo, ha accusato un malore ed è stato trasportato al pronto soccorso.
Le indagini, affidate alla Polizia Civile brasiliana, hanno portato al fermo immediato di sei persone legate all’organizzazione. Tra queste, tre uomini di 27, 32 e 42 anni sono stati formalmente arrestati sulla scena con l’accusa di omicidio con dolo eventuale. Gli avvocati difensori degli indagati hanno replicato alle accuse affermando che i loro assistiti vantano una grande esperienza nel settore e che si tratta della prima vittima registrata dall’azienda in anni di attività. Una tesi nettamente respinta dalle autorità investigative. La delegata di Polizia Andrea Dantas Levy ha infatti fornito un quadro preciso delle irregolarità riscontrate, dichiarando all’emittente G1: “Era un team non in regola; non avevano nemmeno l’autorizzazione per essere lì. Hanno finito per organizzare questo evento, e questa fatalità è avvenuta oggi, secondo la mia percezione, a causa di una mancata verifica e supervisione del posizionamento della corda sul salto della vittima”.
Lo scontro istituzionale
Il caso ha innescato un’immediata reazione politica e istituzionale. Il viadotto utilizzato per i lanci, infatti, è un’area di competenza statale nota da tempo come punto di ritrovo per gli sport estremi, ma del tutto priva di regolamentazione. Il Consiglio comunale di Limeira ha annunciato un’azione legale contro il governo federale brasiliano. A ufficializzare l’iniziativa è stato il sindaco della città, Murilo Félix, che ha inquadrato le responsabilità dell’accaduto oltre il singolo errore umano degli istruttori: “È necessario determinare le responsabilità per la mancanza di controllo degli accessi a un’area federale che da anni presenta rischi noti e che manca ancora delle necessarie misure di protezione”.
Al Bano interviene sui social per smentire che i rapporti professionali con l’ex moglie Romina Power si siano interrotti. L’ugola di Cellino San Marco ha tenuto a precisare che la frase apparsa sulla copertina del settimanale DiPiùTv“Con Romina non canterò più. Mai più”, non sarebbe mai stata pronunciata.
“Basta una frase per rovinare l’atmosfera”, ha specificato in un secondo momento il cantante. E poi ha aggiunto: “Mai detta questa frase, anche perché la trovo un po’ scomoda”.
E ancora: “Io farò due concerti con Romina quest’anno, e poi continuerò il tour da solo come ho sempre fatto dal 1967 fino all’altro ieri”. Dunque i due ex coniugi e partner artistici si ritroveranno ad agosto, alla Seebühne di Mörbisch, il palcoscenico sul Lago di Neusiedl, in Austria e, a seguire, a Poznan, in Polonia.
Poi l’invito finale: “Caro mio amico direttore…Non mi chiami? Siamo amici, parliamo la stessa lingua”.
Claire Danes è la co-protagonista con il collega Richard Gadd, sulla cresta dell’onda per il successo HBO di “Half Man”, dell’intervista del format “Actors On Actors”, disponibile nell’app della CNN. I due attori si sono raccontati, ricordando anche le esperienze avute sul set. Danes torna indietro con la memoria nel al 1996, quando ha girato il film cult “Romeo + Giulietta” di William Shakespeare“, diretto da Baz Luhrmann, con Leonardo DiCaprio.
“Una volta sul set – ha ricordato l’attrice – stavo giocando con una pistola di scena. Leonardo passava da lì e mi ha rimproverato a tono dicendomi: ‘non fare cazzate!’. Aveva ragione, ma stavo solo facendo la scema e la ragazzina”.
Una curiosità sul film. Se da un lato Leonardo DiCaprio è stata la prima scelta di Baz Luhrmann per interpretare Romeo, per Giulietta le cose sono andate diversamente. Infatti la prima ipotesi del regista era Natalie Portman, che ha sostenuto anche dei provini, assieme a DiCaprio.
I produttori però hanno storto il naso perché assieme la coppia non funzionava dal punto di vista ‘visivo’, lui sembrava “più adulto di lei”. Dopo diversi tentativi e prove, la scelta poi è caduta su Claire Danes.
Le vicende ripercorrono fedelmente la celebre tragedia shakespeariana, di cui vengono mantenuti integralmente i testi e i dialoghi originali. A cambiare è il contesto: la storia viene trasportata in epoca contemporanea, con Verona che si trasforma nella moderna Verona Beach. Le storiche famiglie rivali dei Montecchi e dei Capuleti vengono reinterpretate come potenti dinastie imprenditoriali in aperto conflitto tra loro, mentre le tradizionali spade lasciano il posto alle pistole.
L’attesa sta diventando spasmodica. Tanto che oggi il nome di Paul Seixas è già sulla homepage del sito dell’Equipe, sotto solamente alla diretta del Gp di Formula 1. Il 19enne di Lione è la grande speranza del ciclismo d’oltralpe: su di lui pesano tutte le aspettative, il sogno di tornare presto a rivedere un francese vincere il Tour. Per questo adesso la Francia è in ansia per le condizioni del suo giovane talento: Seixas si è ritirato dall’ultima tappa del Tour Auvergne-Rhône-Alpes, l’ex Giro del Delfinato.
Il fattaccio è avvenuto ieri, sabato 13 giugno, durante la tappa del Grand Colombier. Seixas è caduto malamente in discesa, poi ha fatto un mezzo miracolo per rientrare, ma nell’ultima salita è crollato per lo sforzo eccessivo e ha pagato 1’21” dal vincitore Isaac Del Toro. Oggi ha provato a onorare la corsa, ma si è dovuto arrendere dopo 34 km: già faceva fatica a stare a ruota sul Col du Pré. Segno che comunque la botta ha lasciato delle conseguenze.
L’ammiraglia della Decathlon ha deciso di fermare Seixas, per evitare altri danni. Certo, all’inizio del Tour de France mancano ancora tresettimane: la cronosquadre di Barcellona che apre la Grande Boucle 2026 è in programma sabato 4 luglio, c’è tempo per recuperare. Nel ciclismo attuale, dove la preparazione è cruciale e viene curato sotto ogni aspetto, anche un piccolo imprevisto però può avere degli effetti evidenti sulle prestazioni. In Francia tutti sperano che Seixas possa fin da subito battagliare con TadejPogacar e JonasVingegaard per la maglia gialla. Può realisticamente, essendo la sua prima esperienza, potrà puntare al podio, che sarebbe già un risultato enorme. Intanto però deve pensare a guarire. E anche questa sarà una primavolta, dopo una primavera di risultati strabilianti in cui tutto era filato per il verso giusto.
Il caso di Marco Bellavia nella settima edizione del Grande Fratello Vip, trasmessa nel 2022, ha rappresentato uno degli episodi più controversi nella storia del programma, innescando un ampio e acceso dibattito a livello nazionale sul tema della salute mentale e sulla sua rappresentazione nei media.
L’ex conduttore del celebre programma televisivo per bambini “Bim Bum Bam”, ha manifestato nel corso della sua partecipazione al reality show segnali evidenti di malessere psicologico, tra cui crisi d’ansia, attacchi di panico e gravi disturbi del sonno. Il concorrente ha avuto il coraggio di aprirsi pubblicamente riguardo alla propria condizione di fragilità emotiva e alla depressione di cui soffre, rivolgendo ai suoi compagni di avventura una richiesta esplicita di supporto psicologico e vicinanza emotiva.
Anziché ricevere comprensione e supporto, la grande maggioranza dei partecipanti lo ha isolato, deriso e attaccato. Numerosi coinquilini hanno minimizzato la sua sofferenza con affermazioni offensive, definendolo “instabile”, “disturbato” o “pietoso”, accusandolo di fingere per ottenere visibilità.
“Non potevo prendermela con la produzione. – ha spiegato a Fanpage il conduttore – Non ci sono colpevoli. Ammetto che tutti gli altri concorrenti subirono la mia situazione. Non fu responsabilità mia e neppure loro. Il mio stato non c’entrava con la depressione. Se ti rompi un braccio, ti portano al Pronto Soccorso e ti ingessano. Se ti capita qualcosa alla testa, al contrario, è più difficile comprenderlo”.
E ancora: “Non cancellerei quell’esperienza. Ho aperto il vaso di Pandora sulla questione della salute mentale. Una volta uscito, tanta gente mi scrisse, ricevetti molto affetto. Persino Tiziano Ferro mi inviò un messaggio bellissimo. Riuscii a smuovere le acque, ebbi la possibilità di farmi sentire, molti follower mi cominciarono a seguire sui social”.
“Da Mediaset mi rassicurarono dicendomi che mi avrebbero sostenuto, – ha concluso – che sarei tornato ad essere un personaggio dell’azienda. Tuttavia, dopo qualche mese sparirono tutti. Non ci sono più contatti da anni. Un comportamento che mi ha stupito e ferito”.
Tanta paura per Giulia Belmonte, la compagna di Stash dei The Kolors. La content creator e imprenditrice ha condiviso con una story su Instagram la paura per aver vissuto un incidente d’auto.
“Mi sono spaventata tanto. Ero in macchina con le mie bimbe, – ha spiegato Belmonte – eravamo ferme ad aspettare mia madre quando all’improvviso, un’auto uscita in retromarcia da un parcheggio vicino ci è venuta addosso”.
E ancora: “È stato un grande spavento, soprattutto perché eravamo completamente ferme e non ci aspettavamo una situazione del genere. La persona alla guida era ovviamente distratta. Ma in strada, le distrazioni non sono accettabili, un attimo di disattenzione può mettere in pericolo la vita degli altri”.
Poi l’appello: “Guidiamo con responsabilità, sempre”.
Stash e Giulia Belmonte sono legati sentimentalmente da 2017. Dal loro amore, il 3 dicembre 2020 hanno accolto la prima figlia Grace, mentre il 14 agosto 2022 la secondogenita Imagine.
Stash in una intervista a Verissimo aveva dichiarato: “Giulia è la persona più bella che abbia mai conosciuto. Lei è il miracolo della mia vita. Da quando c’è lei tutto è più bello, riesce a farmi sentire un uomo migliore. Avere un figlio è una cosa stupenda ma non è qualcosa che si decide”.
Antonio Robecchi Majnardi, fisiatra e direttore dell’Unità di Medicina Riabilitativa dell’Istituto Auxologico di Milano, non ha dubbi: “Grazie alla medicina, i 60 anni sono i nuovi 40“. E allora qual è il segreto per arrivare in forma alla soglia dei 60? “L’obiettivo non è arrivare a vincere le gare di Triathlon, ma curare elasticità muscolare e postura”, ha dichiarato a Il Corriere della Sera.
E ancora: “Camminare fa bene, ma è un’attività che utilizza sempre le stesse lunghezze muscolari. Invece, per invecchiare al meglio, bisogna esplorare ampiezze articolari diverse. E soprattutto, ricordarsi di essere dei sapiens. Nel senso di preistorici”.
“Abbiamo dimenticato che l’uomo è un animale, -ha continuato Robecchi Majnardi – evoluto ma pur sempre animale. Un tempo correva per inseguire una preda, si tuffava per pescare, si arrampicava per sfuggire al leone. Oggi, vive seduto: lavora seduto, mangia seduto, guarda la tv in poltrona. È del tutto innaturale, per questo i muscoli si accorciano e perdono forza”.
E il cibo? Al netto che un buon nutrizionista può dare consigli ad hoc, vale la regola generale: “Mangiare meno, soprattutto carboidrati. Ed essere consapevoli di ciò che si mangia, senza infilarsi qualcosa in bocca tanto per fare. Primo trucco: non portare il piatto di portata in tavola, ma prepararsi la propria porzione e limitarsi a quella”.
I pasti di Robecchi Majnarsi sono: “Tre: colazione, a pranzo un primo con verdure poco condite, a cena un secondo sempre con le verdure. La colazione serve, rompe il digiuno, avvia l’organismo”.
Si riapre il dibattito sui grandi concerti nelle enormi arene o spazi, come il caso dell’Ippodromo Snai La Maura, croce e delizia per gli amanti della musica live. La location non è comoda da raggiungere, i mezzi ci sono ma la camminata per arrivare alla location dura tra i 20 e i 30 minuti, a seconda del passo. Insomma tutti temi che abbiamo già trattato lo scorso anno su FqMagazine.
Il dibattito si è riaperto in occasione del grande evento di Cesare Cremonini all’Ippodromo che si è tenuto il 10 giugno scorso. Il cantautore ha ringraziato i fan. “Ieri sera l’ippodromo di Milano sembrava Knebworth Park 86. Stamattina mi hanno chiamato per dirmi che è stato tra i concerti con più pubblico di sempre in questa location. – ha scritto – Ho dato tutto quello che ho sul palco, sentivo che sarebbe stato l’ultimo concerto a Milano di queste dimensioni per un po’ di tempo! So che voglio tornare a far parlare di musica e dischi e del cuore, slegandoli dai numeri. Non so quando e dove ci rivedremo Milano, ma sarà molto presto e occhi negli occhi, perché tu sei il punto di partenza e mai di arrivo. Vi amo”.
Tra i tanti complimenti anche qualche critica sull’organizzazione e la scelta della location, il cantautore ha personalmente risposto: “Pensa che questi concerti li facevano anche 50 anni fa senza schermi, senza una passerella da 100 metri e con la tecnologia audio dei nostri nonni. Il pubblico non sentiva un cazzo ma capiva cosa stava accadendo. Oggi il pubblico ha lo stesso ego degli artisti. Per questo voglio fermare questa macchina. Il concetto di ‘grande evento’ è stupendo ma porta fuori strada rispetto alla musica attuale”.
In occasione dell’incontro stampa al Circo Massimo di Roma che si è tenuto lo scorso 6 giugno il cantautore aveva già dichiarato: “C’è una ossessione, quella dei numeri.Nel mio caso devo dire che vince e vincerà la voglia di evolvermi dal punto di vista umano, artistico e dal punto di vista discografico. Cosa che oggi sembra un po’ stramba da dire, ma nel mio caso è un orgoglio. Per il prossimo progetto ho chiesto di non suonare negli stadi perché non c’entrano niente con quello che sto per fare. Credo nella coerenza con quello che fai artisticamente e musicalmente. Chiudo coi lustrini e apro al rock ‘n’ roll”.
I Carabinieri di Vigevano, con NAS e Ispettorato del Lavoro, hanno scoperto gravi irregolarità in una struttura per servizi agli animali che operava anche come pensione abusiva. L’attività è stata sospesa, la struttura posta sotto fermo sanitario e circa trenta cani messi in sicurezza e in parte già restituiti ai proprietari. Un controllo straordinario condotto dai Carabinieri – riporta Ntw Press – ha portato alla scoperta di una struttura per animali che operava in modo irregolare nel territorio della Compagnia di Vigevano. L’intervento, effettuato con il supporto del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pavia e del Nucleo Antisofisticazione e Sanità di Cremona, ha fatto emergere una serie di violazioni amministrative e carenze strutturali che hanno portato alla sospensione immediata delle attività.
“Sono un ragazzo con la fi*a e le tette. Me le sono fatte nel 1978, tu dovevi ancora nascere”. Parola di Maurizia Paradiso attrice e conduttrice popolarissima nelle tv private dagli Anni 80 e ospite in diverse trasmissioni nazionali. Tra i suoi lavori “Colpo Grosso” e incursioni nel mondo hard.
“Fino a quando sono stato maschio uso il maschile, dopo l’operazione uso il femminile. – ha raccontato a Fanpage – Mi sono fatta seno e vulva per averle a portata di mano e non chiederle mai più a nessuno. L’unica donna al mondo a cui ho chiesto qualcosa è stata Moana Pozzi. Di lei ero davvero innamorato e innamorata, sia prima che dopo le operazioni. A me piaceva baciarla”.
Poi le rivelazioni: “Nel periodo in cui battevo al Parco Ravizza si è fermato Alain Delon che passava col taxi. Io 20 anni e bellissima, lui stupendo, sono salita e siamo finiti a letto. Ma sono stata amata anche da Ugo Tognazzi, Paolo Villaggio e Walter Chiari, che è morto sulla poltrona di casa mentre guardava la mia trasmissione su Rete A”.
E sul contenzioso con Amanda Lear ha dichiarato: “Continua a dire che è donna ma si vede lontano un chilometro che è trans e ho le prove. Il suo manager Luciano Tosetto, che è stato anche il mio, una volta mi ha fatto vedere il documento d’identità di Amanda dove c’era scritto Alain Maurice, il suo vero nome alla nascita, nato a Saigon nel 1939. Poi deve aver cambiato sesso come ho fatto io. Lei nega e dice che denuncia chi lo sostiene, ma poi non denuncia mai. Infatti sono anni che lo dico e non mi ha mai mandato nessuna querela. Perché io ce l’ho la foto di quel documento. Con Amanda ci ho lavorato ed era gelosa di me perché ero più bella. Lei era stuzzicante perché ambigua, io invece ero una bellezza più classica, alla Virna Lisi”.
Una vera e propria rissa in spiaggia è stata immortalata da un video che è diventato virale, poi però l’utente su Instagram si è reso conto della portata delle immagini e ha rimosso tutto. In ritardo però perché le immagini sono state salvate dagli altri utenti social con frame mentre la clip è stata scaricata ed è circolata lo stesso.
In spiaggia, un una località non definita della Toscana, come riporta Il Mattino, due massaggiatrici si sono lanciate in una vera e propria rissa per un cliente. Nel video si vede una donna intenta a massaggiare la schiena di un cliente sdraiato sul lettino del lido, attorno lui un gruppetto di amici distratti al cellulare, a leggere un libro o a fare una pennichella.
D’un tratto è arrivata un’altra massaggiatrice che ha offerto i suoi servizi agli amici di ombrellone. Ma uno di questi ha risposto che hanno già pagato 30 euro per due massaggi e, in quel momento, la donna stava servendo il primo cliente. La seconda massaggiatrice si è offerta lo stesso, proponendo 15 euro a testa.
Ma la prima massaggiatrice che ha sentito la contrattazione si è alterata e ha urlato alla “concorrente” che ormai stava facendo lei il servizio e che la paga sarebbe andata tutta a lei. Da qui botte da orbi, schiaffi e urla ed è il caos tra i bagnanti che hanno cercato di riportare la calma.
Knicks in Five. Si è chiuso così il capitolo delle Finals di NBA che hanno visto trionfare i New York Knicks nella trasferta del Frost Center di San Antonio in Texas contro gli Spurs di Victor Wembanyama e compagni. Il titolo NBA mancava a New York dal 1973 e la lunga attesa ha generato il delirio in città.
È come se i New Yorkers avessero vissuto una vera e propri apnea negli ultimi dieci giorni. La bombola di ossigeno in questione si chiama OG Anunoby, che mercoledì sera aveva messo la ciliegina sulla rimonta clamorosa di 29 punti in casa al Madison SquareGarden e che questa notte ha firmato gli ultimi due tiri liberi che hanno portato i Knicks sul punteggio di 94-90, dopo essere stati in svantaggio per gran parte del match.
Tra le strade di Manhattan OG è una divinità. Lui, così come JalenBrunson, decisamente la maglia più inflazionata in giro, ma anche Hart, KAT, Mcbride e ovviamente il coach Yom Thibodeau, per tutti Thibs. Il sindaco di New York Zhoran Mamdani aveva fatto un patto con i newyorkesi, parlando così in uno dei suoi ormai celebri video social: “New York è la città più grande degli Stati Uniti, ma quando i Knicks vanno bene sembra un paesino di provincia. È come se tutti fossero ossessionati dalla stessa cosa, è semplicemente bellissimo – aggiungendo – divertitevi molto ma siate responsabili, se mai lo sarà, sarà la festa di tutti”.
Probabilmente neanche lui si sarebbe aspettato che al suo primo anno da sindaco i Knicks avrebbero riacciuffato la vittoria NBA dopo 53 anni, in quello che verrà ricordato come uno degli anni più importanti per lo sport newyorkese, tra questo evento epocale e la finale dei mondiali che si terrà proprio al MetLife NYNJ Stadium. Come inizio non male insomma. E il suo augurio, alla fine ha portato fortuna, tanto che Mamdani alla fine ha annunciato una parata pubblica il 18 giugno per festeggiare gli eroi del titolo.
La più alta concentrazione di tifosi risiede tra il West Village, Herlad Square e il Madison Square Garden. Centinaia di migliaia che gridano un solo coro. “Knicks in five”. Tutti ormai hanno imparato i codici delle Finals per le strade della grande mela. Serviva anche questo tipo di vittoria sportiva alla gente di New York per togliersi di dosso la maschera della frenesia e della perfezione, delle formalità e del rigorefinanziario. Oggi New York era un piccolo paesino di provincia che esultava, senza alcun limite, per un grande traguardo.
Non risultano feriti e dannigravi, se non per le decine di auto messe a ferro e fuoco, con un alta percentuale di auto delle polizia, i celebri Schoolbus e i camion diventati carri da parata. Ma anche i New York City Cops, come direbbero gli Strokes, riescono a stento a rimanere nella loro divisa. Traspare nei loro occhi un orgoglio e un senso di appartenenza cittadino, quasi come se volessero togliersi tutto per partecipare alla festa. C’è chi tra loro proprio non resiste, e fa i video da mandare alla famiglia.
C’è da dire che da quando è arrivato Donald Trump al Madison Square Garden, lunedì scorso per gara 3, le procedure di sicurezza per transennare l’area interessata sono diventate ormai prassi, creando non pochi disagi alla viabilitàcittadina. Il Garden, che i Knicks giochino in casa o fuori casa è una fortezza inaccessibile per tutti, giornalisti compresi. Lo stesso Trump ovviamente proverà a intestarsi la vittoria dato che oggi, 14 giugno compie 80 anni. Ma di questo, per adesso ai New Yorkers interessa poco. Sta per iniziare l’estate più bella di sempre in città.
Loredana Bertè non le ha mai mandate a dire e si tiene stretta la sua etichetta di “ribelle”, che dà il nome anche al tour estivo. Nel quale canterà i suoi brani cult, ma non un nuovo tormentone da spiaggia, come rivela in un’intervista a La Stampa nella quale parla anche di De Gregori, Vasco e degli attacchi alle colleghe donne. “Ci siamo mossi in diverse direzioni, valutato diverse proposte ma purtroppo non è arrivato il pezzo ‘wow’”, confessa. In compenso sta lavorando ad un nuovo disco e ammette che se dovesse trovare la canzone giusta per Sanremo 2027 ci farebbe un pensierino.
“Mi sono sempre piaciuti gli eretici e ho combattuto i pregiudizi”
Ma che cosa pensa Loredana Bertè delle posizioni di Francesco De Gregori, che nelle scorse settimane ha fatto molto discutere dichiarandosi contrario agli artisti che sul palco si pronunciano sulle guerre in atto, perché il tema è molto complesso? “Penso che De Gregori possa essere libero di esprimere il proprio pensiero solo attraverso le sue canzoni”, risponde la cantante. Che però ha un punto di vista diverso da quello del Principe: “Essendo una persona istintiva tendo ad espormi se necessario. E quando sento di farlo non ho mai nascosto le mie posizioni, da quando ero una ‘manifestina militante’. Mi sono sempre piaciuti gli eretici e ho combattuto i pregiudizi anche a costo di essere scomoda»”. Più che la linea De Gregori, la Bertè si ritrova su quella di Vasco Rossi, che durante i suoi concerti continua a dire ciò che pensa sui fatti del mondo: “Io non le ho mandate a dire, sono molto in linea con Vasco. Siamo due rocker supervissuti”.
“Le colleghe come Emma e Elodie si sanno difendere”
Mentre passerà l’estate in giro per l’Italia per lavoro e relax, si prepara ad un’altra grande stagione tv con The Voice Senior e Kids. Prima però, l’11 settembre, sarà tra le star di Jukebox-La notte delle hit, condotto da Antonella Clerici da Torino, dove si esibiranno anche Gaetano Curreri, Anna Oxa e Patty Pravo. A proposito della Pravo, la definisce “un’amica ed artista immensa”. Ma come vive le rivalità nel mondo della musica? “Il nostro mondo rispecchia la realtà, mica possiamo starci tutti simpatici. Però sinceramente non credo di dover più dimostrare niente a nessuno e non mi sento in competizione con nessuno: anzi, amo molto le collaborazioni”. Poi confessa che le nuove generazioni dello show si muovono molto bene (“Con l’avvento dei social sono sempre molto esposte al giudizio, sicuramente non hanno vita facile in questo senso”) e che non tollera gli attacchi subiti dalle colleghe: “A me dispiace moltissimo veder attaccate artiste valide come Elodie o Emma. Per fortuna si sanno difendere molto bene anche da sole”.
“Mi è mancato il pezzo ‘wow’ per questa estate. Non è facile”
Poi la Bertè spiega perché quest’anno non parteciperà alla “gara” dei tormentoni estivi: “Ci siamo mossi in diverse direzioni, valutato diverse proposte ma purtroppo non è arrivato il pezzo ‘wow’. Sinceramente un singolo deve essere ‘wow’ per spingermi ad andare in studio. Per buttarmi in un nuovo progetto, debbo esser convinta al 100 per 100”, ammette. In compenso, sta ascoltando tanti pezzi perché vorrebbe uscire con un nuovo album: “Ne abbiamo ascoltati molti e selezionati pochi, non è affatto facile oggi trovare le canzoni giuste per me che ho lavorato con grandi autori e anche con giovani. Vediamo se arriva qualcosa di interessante, il processo creativo è impegnativo. Uscirò quando sarò pronta”. E chissà se tra questi nuovi brani c’è quello giusto per il Festival targato Stefano De Martino: “A Sanremo ho fatto di tutto. Chissà, magari se arriva la canzone giusta: ma dovrebbe proprio essere giusta, giusta, giusta”. I “figli di Loredana” sono avvisati.
Sono lontani gli anni nei quali dal balcone di Buckingham Palace si affacciava una vera e propria folla di teste coronate con corollario di aristocratici e tutti i bambini in prima fila sorvegliati a vista per non fare danni. Ci fu il tempo in cui tra quei bambini c’era il principe William attratto dalle coccarde gialle esposte sul corrimano ricoperto dal velluto porpora e la principessa Diana che, da dietro, lo sorvegliava con amore.
Poi è stata la volta di Harry accoccolato sulle braccia della mamma con il dito puntato verso gli aerei, ma nessuno di loro ha mai lasciato un segno paragonabile a quelli che da anni consegna puntualmente il piccolo Louis. Il terzogenito di casa Wales è un catalizzatore dell’attenzione generale ad ogni uscita pubblica, che si tratti degli spalti dai quali “redarguiva” indisciplinato mamma Kate, ai quelli nei quali saltellava sulle ginocchia di nonno Carlo, fino alle varie annate nelle quali ha mostrato smorfie e bocche storte davanti al passaggio delle Red Arrows, durante il sorvolo di Buckingham Palace, in occasione del Trooping the Colours o per il giubileo di Platino della bisnonna Elisabetta II.
Anche quest’anno, Louis è riuscito a farsi notare nelle sue pose migliori e a nulla sono valse nel tempo le reprimende della sorellina Charlotte che lo tiene d’occhio e, in passato, lo ha anche pubblicamente redarguito durante il passaggio in carrozza sulla Ascot Landau, perché gesticolava troppo o non stava al suo posto.
Si sa, i fotografi stanno appostati proprio per riuscire a cogliere il momento di fuori programma più succulento e con Louis si vince facile perché anche questa volta è riuscito a dare il meglio di sé mentre si accasciava sul davanzale del balcone per seguire il sorvolo della pattuglia acrobatica che riversava nell’aria i colori della Union Jack.
Di tutt’altro tono lo sforzo eroico del fratello George colto dalle telecamere mentre ha fatto di tutto (riuscendoci) per trattenere uno starnuto germogliato durante l’inno nazionale ed esploso dopo l’ultima nota di God Save The King. Un sonoro “etchiù” è scoppiato dalle sue reali narici a tempo debito, guadagnando le lodi di mamma Kate, lì di fianco.
In un balcone poco popolato, l’età media era davvero piuttosto alta, spinta in avanti dal duca del Kent, orgogliosamente 90enne, che si è prestato alle rigide regole del protocollo stando ritto in piedi per salutare l’inno, la folla e poi il flypast. Rimasto vedovo da poco, nell’ultimo anno il duca ha portato a termine oltre settanta impegni per conto della corona e nella sua lunga vita può raccontare di aver assistito a ben tre incoronazioni: quella di Giorgio VI, di Elisabetta II e di Carlo III.
Lui non si è scomposto davanti all’esuberanza di Louis mentre la scenografia ufficiale vuole che i principi del Galles stiano tutti insieme sul lato destro di chi osserva la balconata piuttosto scarna.
Kate, come sempre, illumina la scena, ride di gusto e asseconda la curiosità dei suoi bambini, che nasconde gelosamente dagli occhi del pubblico centellinando le loro uscite ai momenti davanti ai quali non si può dire di no. Anche per questo motivo, i commentatori ed i sudditi non hanno potuto fare a meno di notare quanto sia cresciuto colui che in Italia era “Baby George” in una famosa parodia. All’alba dei tredici anni, il secondo in linea di successione, è ormai un ragazzino pronto ad andare a studiare nel prestigioso college di Eton, dove avrebbe già superato i test di ammissione seguendo le orme del papà e dello zio, Harry. Manca poco e lascerà il nido che Kate e William hanno creato per proteggerlo e garantirgli una vita il più “normale possibile”.
Il suo destino è scritto e a lui non sono concesse sbavature perché avrà l’arduo compito di fare sopravvivere una istituzione millenaria oggi abbacchiata dal fuoco di fila degli scandali e dai colpi lanciati dalla California. Sì, perché, in pochi lo avranno notato, ma contravvenendo alle regole non scritte di mutuo rispetto, quest’anno, mentre il regno, compreso il Commonwealth, stava a guardare il Trooping the Colour in diretta da Londra, Harry appariva on line in un video di saluto agli Invictus Germany Sports Festival 2026, mentre la moglie Meghan pubblicava una foto con in braccio il bebè figlio di un’amica.
Claudio Santamaria conosce bene la situazione delle carceri italiane. E lo racconta in una intervista a La Repubblica per spiegare il suo punto di vista e quali sono le cose che si devono e possono migliorare.
“Il carcere deve essere un luogo di riabilitazione. – ha affermato – È già un sistema totalitario, senza contatti con il mondo esterno. Portare il cinema, il dialogo, il dibattito, può contribuire alla sua funzione principale”.
E ancora: “Chi ha sbagliato paga un prezzo, ma bisogna anche sostenere un percorso di recupero, aiutare le persone a comprendere ciò che hanno fatto e offrire una prospettiva. Chi si suicida spesso non vede più un futuro possibile. Mi sembra che nel senso comune prevalga ancora l’idea del punire e buttare la chiave”.
“Ogni volta è un’esperienza molto forte. – ha continuato, spiegando le sensazioni ogni volta che varca la soglia di un carcere – All’inizio ti senti spaesato, impaurito. Appena si chiudono le porte alle tue spalle pensi che non uscirai più. Almeno io ho avuto questa sensazione. Però è anche un luogo di scambio molto intenso, perché chi è dentro ha una grande voglia di comunicare con l mondo esterno, di raccontarsi, di farsi comprendere”.
Russell Crowe è stato il protagonista della quarta giornata del Taormina Film Festival, dove ha ricevuto il Premio alla Carriera e ha presentato in anteprima mondiale “Bear Country”, e ha ricordato il capolavoro di Ridley Scott “Il Gladiatore”.
“Nel periodo in cui ho girato il film ero pazzo: ogni minuto che vedete nel film sono io – ha raccontato l’attore-. L’unica eccezione fu la caduta da cavallo nella battaglia iniziale, eseguita da uno stuntman che si ferì davvero. Quando ho visto il taglio sul suo naso dissi: ‘Sembra perfettò. E me lo sono fatto mettere anche io”.
L’arrivo sul set fu “uno shock”: “Venivo da film come ‘L.A. Confidential’ o ‘Insider’. Poi arrivi sul set di Ridley Scott e ti trovi davanti centinaia di cavalli, catapulte, 600-700 soldati romani, 300-400 barbari. Era gigantesco“. All’epoca aveva lavorato a produzioni da 30-40 milioni di dollari: “Quello ne aveva 103. È stato un enorme passo avanti”. Un personaggio che ha segnato la storia del cinema e gli è valso l’Oscar: “Non ci pensi. Vai al lavoro, sei coperto di fango e sangue, ti fanno male le ossa, combatti con svedesi alti due metri che ti colpiscono in faccia con spade e asce. E una mi è davvero arrivata in faccia. Pensi solo al personaggio”. La vittoria fu “una sorpresa incredibile”, accompagnata da un forte senso di inadeguatezza: “Ti siedi in una stanza con gli altri candidati (all’epoca era lo Shrine Auditorium di Los Angeles, ndr) in cui senti di non appartenere. Poi dicono il tuo nome e non capisci più nulla”.
Crowe ha parlato poi del suo amore per il mestiere: “La scoperta del personaggio, le riunioni sui costumi, sugli oggetti di scena, le visite alle location. Quando costruisco un ruolo penso solo alle esigenze del personaggio”. Nel cinema, dice, ci sono “due regole”: “Dettaglio e collaborazione”. Un film “diventa grande perché ci si sofferma sui dettagli e sulla collaborazione”. L’attore paragona il lavoro sul set alle “lezioni di ballo con un partner: lavorare in sintonia con un’altra persona affinché il film abbia successo”.
Infine un consiglio ai più giovani: “Ascoltate chi vi dà indicazioni, perché ora vivo come molti anziani: in una grande battaglia con i tendini”.
I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Giulianova (Teramo) hanno segnalato, in stato di libertà alla Procura di Teramo, un uomo del posto per maltrattamento di animali. Sul lungomare Spalato – riporta LaPresse – avrebbe scaraventato un cucciolo di pitbull di sua proprietà contro il parabrezza di un’auto in sosta, causandogli contusioni e lesioni in corso di valutazione da parte del veterinario della Asl di Teramo. L’animale, dopo le cure, è stato sottoposto a sequestro preventivo e affidato a un’associazione animalista.
Un terremoto di magnitudo ML 4.7 è stato registrato dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale alle ore 19:28:12 italiane del 13 giugno 2026 localizzato nel Mar Tirreno meridionale, lungo la Costa Calabra nord-occidentale, ad una profondità pari a circa 214 km.
I terremoti profondi, caratteristici di quest’area del Mar Tirreno meridionale, sono provocati dal processo geologico di subduzione della litosfera ionica sotto la Calabria.
Dalla mappa della sismicità strumentale dal 1985 ad oggi notiamo che in questa area la sismicità è frequente, da ricordare il terremoto del 26 ottobre 2006 di magnitudo Mw 5.8 con epicentro molto vicino al terremoto di questa sera e con profondità ipocentrale molto simile, circa 220 km.
Il risentimento sismico in superficie per eventi profondi può essere ampio. In questo caso il terremoto è stato avvertito in alcune località in Calabria e in parte della Sicilia, come testimoniano gli oltre 200questionari arrivati fino a questo momento sul sito “Hai sentito il terremoto?”.
I carabinieri forestali di San Polo d’Enza, nel Reggiano, hanno denunciato due persone per aver sottratto un cucciolo di capriolo al suo habitat naturale. Il piccolo è ora in cura al Cras-Centro Recupero Animali Selvatici ‘Rifugio Matildico’ di San Polo d’Enza. L’intervento è scattato il 9 giugno dopo una segnalazione del Cras stesso. I militari si sono recati a casa di un cittadino nel comune di Vetto, sempre nel Reggiano, dove hanno trovato il cucciolo tenuto in cattività. Dalle indagini è emerso che l’animale era stato prelevato dal bosco il giorno prima da un conoscente dell’uomo, che glielo aveva poi affidato. I due sono stati denunciati con accuse distinte: a chi ha sottratto il capriolo vengono contestati furto aggravato ai danni della fauna selvatica e prelievo illegale di piccoli mammiferi. Chi lo deteneva è chiamato a rispondere invece di ricettazione e maltrattamento di Animali. I carabinieri forestali ricordano che in primavera ed estate è comune trovare cuccioli di capriolo nascosti nell’erba: non sono abbandonati, ma lasciati dalla madre mentre si nutre nelle vicinanze. La regola è non toccarli e allontanarsi. Il contatto umano lascia sull’animale un odore che può indurre la madre a rifiutarlo. Solo in caso di animale palesemente ferito è consentito intervenire, chiamando il Cras territorialmente competente.
I carabinieri della compagnia di San Severo (FG) hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio Gip del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura, nei confronti di tre persone accusate, a vario titolo ed in concorso tra loro, del reato di estorsione aggravata. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia e condotta dalla Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile di San Severo con il supporto della Stazione Carabinieri di Serracapriola, e’ scaturita dal furto di due cavalli, avvenuto nell’ottobre 2025, nelle campagne di Serracapriola, piccolo centro dell’Alto Tavoliere. A seguito della denuncia, uno dei proprietari degli animali sarebbe venuto in contatto con un uomo che, offrendosi come intermediario in grado di favorire il recupero dei cavalli, avrebbe prospettato, quale condizione indispensabile per la loro restituzione, il pagamento di una somma di denaro pari a 5.000 euro. Le vittime, temendo di perdere definitivamente gli animali, avrebbero avviato una trattativa sul prezzo da corrispondere, culminata nella definitiva consegna di 3.250 euro. L’attivita’ investigativa – riferiscono gli inquirenti – ha consentito di documentare con esattezza tutte le fasi della vicenda, dalla pretesa estorsiva alle modalita’ concordate per la restituzione degli animali, fino all’individuazione del luogo in cui erano custoditi. I militari, inoltre, hanno monitorato l’incontro organizzato per lo scambio del denaro e la restituzione dei cavalli, intervenendo dopo l’avvenuta consegna. Nel corso dell’operazione, i Carabinieri hanno recuperato parte della somma versata dalle vittime, rinvenendola nella disponibilita’ di uno degli indagati.
Spie straniere stanno dotando tartarughe e pesci di sensori per creare mappe sottomarine della costa cinese: e’ l’allarme di Pechino, in un apparente riferimento ai suoi concorrenti occidentali. In un post sui social media dal titolo inquietante “Sotto il blu profondo, le correnti sottomarine si intensificano”, il ministero della Sicurezza di Stato ha affermato che le agenzie di spionaggio internazionali stanno utilizzando “nuovi tipi di apparecchiature di spionaggio” per rubare dati marini sensibili. “Animali marini di dimensioni relativamente grandi con sensori attaccati sono stati scoperti in alcune acque cinesi”, ha affermato il ministero, in una sezione intitolata “tartarughe spia, pesci spia”. Le creature clandestine sono state trovate “mentre nuotavano in una zona specifica, raccogliendo dati sensibili sull’ambiente marino come temperatura dell’acqua, salinita’ e correnti oceaniche, trasmettendoli all’estero via satellite”, ha aggiunto. Gruppi stranieri hanno anche utilizzato veicoli sottomarini a energia solare, boe con sensori ad alta precisione e dispositivi caricati su navi mercantili in grado di rilevare le “dinamiche portuali” in tempo reale, ha aggiunto il ministero, senza nominare un’agenzia specifica. I dati raccolti sarebbero stati utilizzati per creare “mappe sottomarine” in grado di “identificare i punti deboli nelle difese costiere cinesi, che rappresentano una seria minaccia per la sicurezza nazionale della Cina”, secondo il ministero. Il ministero ha sollecitato controlli di sicurezza adeguati sulle attrezzature provenienti dall’estero e ha invitato i pescatori a segnalare eventuali boe o dispositivi sospetti rinvenuti in mare.P echino e i governi occidentali si scambiano da tempo accuse di spionaggio. L’anno scorso Pechino ha avvertito i dipendenti pubblici di rimanere vigili contro le “trappole amorose”, dopo che un funzionario pubblico era stato attirato dalla “bellezza seducente” di un agente straniero. Nei giorni scorsi, l’alleanza Five Eyes delle agenzie di sicurezza occidentali ha affermato che spie cinesi si spacciavano online per reclutatori di personale al fine di ottenere informazioni sensibili.
La 1000 Miglia 2026 entra nella sua parte cruciale. La quarta giornata di gara ha regalato agli equipaggi un itinerario ricco di fascino, dai paesaggi appenninici agli scorci sul mare Adriatico. Partite da Roma, le storiche hanno attraversato alcune delle località più suggestive dell’Italia centrale, accompagnate dal consueto entusiasmo del pubblico.
Tra Umbria e Marche
La mattinata si è sviluppata lungo le strade umbre, con il passaggio attraverso Terni e Foligno fino ad Assisi, dove la Freccia Rossa, sul sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, ha reso omaggio a San Francesco nell’anno che ricorda gli ottocento anni dalla sua scomparsa. Dopo il Controllo Timbro e le Prove Cronometrate a Gualdo Tadino, gli equipaggi hanno raggiunto Gubbio per la sosta in piazza Quaranta Martiri. Nel pomeriggio il convoglio ha affrontato i tornanti della SS3 per entrare nelle Marche, attraversando la Gola del Furlo. Qui i concorrenti si sono misurati con una nuova serie di prove prima di proseguire lungo un tratto di curve panoramiche e ampie vedute sull’Adriatico. La tappa è poi proseguita verso la Repubblica di San Marino, dove le vetture hanno raggiunto il centro storico del Titano per il tradizionale Controllo Timbro in piazza della Libertà.
L’attesa per l’ultima sfida
Dopo 112 prove cronometrate, la classifica vede ancora al comando Juan e Margarita Tonconogy. Alle loro spalle restano in corsa Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, mentre Lorenzo e Mario Turelli occupano la terza posizione provvisoria. Nelle altre categorie, Shimitzu Ryotaro e Jari-Matti Johannes Latvala guidano la graduatoria della Gran Turismo Experience, mentre Vittorino Bertaglia e Giordano Mozzi mantengono la leadership nel Ferrari Tribute.
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Copertina del numero di giugno 2026 di Universi. Crediti: Nasa
È online – e in arrivo a tutti gli abbonati, che potranno portarselo sotto l’ombrellone – il numero di giugno di Universi, l’house organ dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). In copertina, la Terra sorge dietro la Luna, ripresa dalla missione Artemis II: un’immagine che richiama la celebre fotografia Earthrise, scattata cinquantotto anni fa dagli astronauti dell’Apollo 8. Ad aprire il numero, come sempre, è l’editoriale del Presidente di Inaf, che questa volta pone l’accento sull’importanza dell’ingegno e sulla buona pratica di trasformare i limiti incontrati lungo il cammino in opportunità.
Tra gli approfondimenti, Emanuele De Rubeis e Marco Bondi raccontano come, grazie alla combinazione di alta risoluzione e di copertura alle basse frequenze offerta da Lofar-Vlbi, un gruppo di ricerca Inaf ha scoperto un’intricata rete di filamenti radio nell’ammasso di galassie Abell 2255, estesa per centinaia di migliaia di anni luce e mai osservata prima. Per il settore stelle e mezzo interstellare, protagonista è Sn 2024bch, la supernova scoperta il 29 gennaio 2024 nella galassia Ngc 3206 che ha messo alla prova i modelli classici dell’evoluzione stellare: Leonardo Tartaglia e Giorgio Valerin raccontano come il loro gruppo di ricerca ha dimostrato che le sue righe spettrali ad alta ionizzazione, inizialmente scambiate per il segnale di un’interazione violenta con il mezzo circumstellare, erano invece il prodotto di un fenomeno di fluorescenza radiativa – un comportamento così anomalo da ricordarci l’importanza di un’analisi fisica profonda e che non tutto ciò che brilla intensamente è una sorgente multimessaggera. Sul fronte marziano, Teresa Fornaro racconta come lo strumento Sherloc a bordo del rover Perseverance ha rilevato tracce di idrocarburi policiclici aromatici preservati all’interno di sali nel cratere Jezero e spiega come uno studio condotto presso il laboratorio di astrobiologia dell’Inaf di Arcetri suggerisce che questi sali marziani possano aver agito da archivi geochimici per miliardi di anni, con la questione sull’origine – abiotica o biotica – ancora aperta. Risolto invece, dopo mezzo secolo di incertezze, il mistero del litio nella Via Lattea: ne parlano Luca Izzo e Paolo Molaro, autori di uno studio Inaf che indica le nove classiche come la principale “fabbrica” di questo elemento. Chiudono gli approfondimenti Alberto Pellizzoni e Simona Righini con i “guardiani del Sole” – SunDish e Solaris – con cui l’Inaf monitora la nostra stella dai radiotelescopi di Medicina e in Sardegna fino alle basi antartiche, per costruire un sistema di allerta dei fenomeni di meteorologia spaziale.
Le rubriche di questo numero spaziano dalla tecnologia alla cultura. La rubrica Tech racconta come al Sardinia Radio Telescope si stia sperimentando la “super-risoluzione”, una tecnica che permette di ottenere immagini più dettagliate senza aumentare le dimensioni degli specchi, manipolando la forma del fronte d’onda. Metaverso presenta Space Walk, la WebAR che trasforma qualsiasi città in un Sistema solare in scala da percorrere a piedi, con i pianeti che compaiono in realtà aumentata tra piazze e portici. La rubrica Art porta al radiotelescopio di Medicina il duo artistico bolognese Antonello Ghezzi, che ha portato le meteore di Medicina dal Libano al Cile, dall’Argentina alla Palestina, con l’invito a esprimere un desiderio. Musei celebra il recente riallestimento del Museo della Specola di Bologna, riaperto a gennaio con un percorso che intreccia la storia di Guido Horn d’Arturo – inventore degli specchi a tasselli, anticipatore di Webb e del Ctao – con gli strumenti originali del Seicento e Settecento.
Completano il numero le rubriche Flash, Green, Astrobiologia, Scuola, Libri, Pop e Altriversi, e una ricca infografica sugli esopianeti scoperti in Italia. Oltre alle interviste a Roberto Maiolino sulle meraviglie del telescopio Webb e a Mariafelicia De Laurentis sull’ombra dei buchi neri, e alla “visione” di Davide Coero Borga che, insieme al fotografo Riccardo Bonuccelli, è arrivato in Sardegna, per farvi conoscere i luoghi da cui si osserva e si studia l’universo.
Insomma, è tutto pronto per una borsa da spiaggia spaziale.
Ricordo infine che dal sito della rivista è possibile abbonarsi alla versione cartacea, almeno fino a esaurimento delle nostre scorte. Per chi invece preferisce il digitale, sul sito è presente la versione sfogliabile e nell’archivio sono disponibili i pdf di tutti i numeri. Infine, potete iscrivervi alla Newsletter di Universi da questo link.
Wasp-121b è un esopianeta gioviano ultra-caldo situato a 858 anni luce dalla Terra nella costellazione della Poppa. Un team di astronomi guidati da Cyril Gapp, studente di dottorato al Max Planck Institute for Astronomy (Mpia) di Heidelberg, in Germania, ha rilevato un’asimmetria nell’assorbimento della luce infrarossa proveniente dalla sua stella madre Wasp-121, filtrata parzialmente attraverso l’atmosfera del pianeta durante il transito. Questo fenomeno è stato interpretato dai ricercatori come il risultato di temperature e composizioni chimiche non uniformi nell’atmosfera di Wasp-121b. Lo studio, pubblicato questa settimana su Nature Astronomy, è stato realizzato analizzando i dati ottenuti dallo strumento NirSpec di Jwst, spettrografo nel vicino infrarosso.
Rappresentazione artistica dell’esopianeta Wasp-121b. Crediti: Patricia Klein e Mpia
«Grazie alla sua qualità osservativa senza precedenti, Jwst ci offre le immagini più dettagliate mai ottenute finora dei pianeti lontani: misurando come cambia l’assorbimento della luce stellare mentre Wasp-121b ruota, analizziamo la sua atmosfera longitudine per longitudine», spiega Gapp. Oltre a una leggera riduzione generale della luminosità verso la fine del transito, è stato osservato anche un aumento del segnale del monossido di carbonio che sembra essere un effetto termico, non correlato a un aumento delle molecole di monossido di carbonio. Il risultato più interessante è che, al contrario, la quantità di acqua nell’atmosfera sembra diminuire, segnale interpretato dagli astronomi come una reale diminuzione delle molecole d’acqua. Le temperature nell’alta atmosfera di Wasp-121b sono sufficientemente elevate da scindere le molecole d’acqua nei loro costituenti: questo risultato conferma l’esistenza di venti caldi che riscaldano la regione “serale”. Questa zona, infatti, assorbe più luce infrarossa rispetto al lato “mattutino”, in accordo con la visione comunemente accettata secondo cui venti potenti trasportano calore intenso dal giorno alla notte. I venti caldi seguono la rotazione del pianeta verso est, riscaldando la zona serale; con l’aumento delle temperature, questa regione si espande, aumentando la sezione trasversale del pianeta e permettendogli di assorbire più efficacemente la radiazione stellare.
«Wasp-121b è particolarmente estremo: le temperature medie nell’emisfero diurno si aggirano intorno ai 2770 kelvin, mentre quelle nell’emisfero notturno si avvicinano ai 1000 kelvin», spiega il coautore Tom Evans-Soma dell’Università di Newcastle, in Australia. L’esopianeta è infatti in rotazione sincrona con Wasp-121: il suo periodo di rotazione è uguale al periodo di rivoluzione intorno alla stella. La conseguenza di questo fenomeno è che Wasp-121b ha un emisfero caldo costantemente rivolto verso la stella e un emisfero opposto più oscuro e freddo. Durante il passaggio davanti alla stella, il pianeta ruota leggermente, raggiungendo circa 30 gradi di rotazione durante un transito completo. Questo ha permesso agli astronomi di osservare le due differenti zone dell’atmosfera: quella che guida l’orbita (leading), corrispondente al lato del mattino, e quella che segue (trailing), corrispondente al lato della sera.
Vista dall’alto dell’orbita dell’esopianeta Wasp-121b attorno alla sua stella. La rotazione del pianeta è sincronizzata con la sua orbita; di conseguenza, il pianeta presenta costantemente lo stesso lato alla stella, creando così un lato diurno e uno notturno ben distinti. Le zone di transizione tra questi due emisferi sono le regioni del mattino e della sera. Crediti: Mpia
Per verificare le temperature misurate, che potrebbero causare un’espansione locale, gli astronomi hanno simulato la distribuzione di calore negli strati superiori di un pianeta gassoso in base alle proprietà del pianeta e alle posizioni del pianeta e della sua stella ospite. Sebbene questi modelli atmosferici abbiano confermato l’asimmetria causata dalle variazioni spaziali di temperatura, i dati osservati hanno rivelato un’ampiezza del segnale maggiore rispetto a quanto previsto dai modelli, e per questo gli astronomi hanno ipotizzato che nella zona d’alba possano esserci meccanismi di raffreddamento che i modelli non considerano. Alcuni studi precedenti avevano suggerito la possibile presenza di nuvole, composte non da gocce d’acqua ma da minerali come i silicati. Le nuvole possono infatti schermare efficacemente la luce infrarossa emessa dagli strati gassosi caldi sottostanti, e di conseguenza le temperature appaiono più basse. Data la difficoltà nel simulare la fisica delle nuvole, della condensazione e dell’evaporazione in un ambiente dinamico, i modelli fisici comunemente applicati alle atmosfere degli esopianeti non tengono conto delle nuvole, e ciò può portare a risultati non realistici. Dopo aver modificato la simulazione per approssimare l’effetto che le nuvole hanno sulla radiazione infrarossa proveniente dagli strati più profondi, i risultati sono più coerenti con le osservazioni. Tuttavia, solo modelli più sofisticati saranno in grado di confermare con certezza la presenza di nuvole.
Gli astronomi hanno già individuato anche altri esopianeti che rientrano nell’intervallo di temperatura e nella velocità di rotazione richiesti per studiare con successo le regioni crepuscolari, in modo da costruire un campione di pianeti gassosi ultra-caldi e scoprire somiglianze e differenze tra questi mondi estremi.
La procura di Trento ha riconosciuto il reato di maltrattamento nei confronti degli oltre 40 Alaskan husky, sfruttati per il traino delle slitte (sleddog), che erano stati sequestrati con un’operazione del Corpo Forestale Trentino nel febbraio scorso in un allevamento nella zona di Millegrobbe a Lavarone in Trentino. “Sono pronti a trovare una famiglia che li ami e li accolga per il resto della loro vita gli oltre 40 Alaskan Husky sequestrati a febbraio a Millegrobbe”. I referti veterinari avevano documentato numerosi casi di denutrizione, disidratazione, debilitazione fisica, infestazioni parassitarie, dermatiti, ferite e altre patologie riconducibili alla prolungata mancanza di cure e a condizioni di detenzione incompatibili con il loro benessere.
Scegliere il proprio percorso universitario significa fare un investimento sul proprio domani. E per chi sceglie l’Università degli Studi di Firenze, i dati dimostrano che si tratta di una scelta vincente. Il recente Rapporto AlmaLaurea 2026 sulla condizione occupazionale ha delineato un quadro molto positivo per l'Ateneo fiorentino, con risultati che non solo crescono anno dopo anno, ma superano stabilmente le medie nazionali. Scopri l’offerta Unifi il prossimo 14 luglio a Prato!
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I ricercatori di ARCO - nell’ambito del progetto Interreg Europe - hanno rappresentato il territorio pratese alla Peer Review internazionale a Mullsjö, condividendo i progetti strategici nati sul territorio, da "Prato Circular City" al “Parco Agricolo della Piana”.
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Domande entro il 1° luglio - La Fondazione Gori-Celle in partenariato con Promo PA Fondazione si prepara a ospitare 10giovani artiste e artisti ecuratrici e curatori, per un progetto di residenza, finalizzato a produrre opere e testi, intitolato Coabitazioni:Arte, paesaggio e comunità. Il progetto è finanziato dal Programma Regionale FSE+ Toscana 2021-2027, nell’ambito dell’Avviso Pubblico approvato dal D.D.n.138/2024, e fa parte di @giovanisi.it l’iniziativa della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.
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Creatività, formazione e impresa si incontrano a Pitti Uomo 110. Dal 16 al 19 giugno, presso la Fortezza da Basso di Firenze, una selezione di studenti dei Corsi di Laurea in Design Tessile e Moda e Design Sistema Modadell’Università degli Studi di Firenze sarà protagonista di un esclusivo live painting all’interno dello stand di Bob Company, storico brand toscano di abbigliamento maschile interamente Made in Italy.
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L’annuncio è arrivato ieri da Tenerife, dov’erano riuniti i rappresentanti degli Stati membri dell’Agenzia spaziale europea per prendere decisioni di ampia portata sul futuro del programma scientifico dell’agenzia stessa: la scelta del Comitato consultivo per le scienze spaziali (Ssac, Space Science Advisory Committee) per la prossima missione di classe media – la cosiddetta M7 – è andata a Plasma Observatory, una missione la cui lead proposer è l’astrofisica Maria Federica Marcucci, ricercatrice all’Inaf Iaps di Roma.
«La missione nasce da una visione scientifica maturata nel corso degli ultimi anni grazie al contributo di una vasta comunità internazionale e consentirà di studiare per la prima volta in modo sistematico i processi fondamentali che governano il comportamento dei plasmi nello spazio attraverso osservazioni simultanee su diverse scale spaziali realizzate da una costellazione di sette satelliti», spiega Marcucci «Questa capacità osservativa multiscala senza precedenti permetterà di comprendere fenomeni fondamentali che avvengono nei plasmi che permeano l’intero universo e che hanno effetti diretti anche sull’ambiente spaziale che circonda la Terra».
Il team di Plasma Observatory. Crediti: Esa
«Come lead proposer della missione, insieme ad Alessandro Retinò (co-lead proposer) del Laboratoire de Physique des Plasmas di Parigi, e chair dello science study team», continua Marcucci, «sono particolarmente orgogliosa del ruolo svolto dalla comunità italiana e dall’Inaf durante tutte le fasi dello studio. Ricercatrici e ricercatori dell’Istituto hanno partecipato attivamente ai gruppi di lavoro che hanno contribuito a definire gli obiettivi scientifici della missione. In questo contesto, un contributo fondamentale è stato fornito dall’Università della Calabria, attraverso la partecipazione di Francesco Valentini allo science study team, sul solco di una lunga e fruttuosa collaborazione».
«Desidero inoltre sottolineare il ruolo fondamentale svolto dall’Agenzia spaziale italiana, che ha consentito alla comunità scientifica nazionale di contribuire in modo sostanziale alla maturazione scientifica e tecnologica della proposta», ricorda Marcucci. «La raccomandazione di Plasma Observatory rappresenta anche il riconoscimento di questo investimento strategico perseguito con lungimiranza e continuità, nonché della capacità dell’Italia di valorizzare le competenze maturate ed essere protagonista nei grandi programmi scientifici europei, dalla definizione delle domande scientifiche fino alla realizzazione delle tecnologie necessarie per affrontarle.
Schema del processo di selezione di una missione di classe media dell’Esa. Crediti: Esa/Atg
La proposta del Comitato consultivo dell’Esa – che si avvale di gruppi di lavoro composti da scienziati esterni specializzati in diversi ambiti – arriva al termine di una durissima selezione: il numero delle missioni in gara, inizialmente 27, si è infatti ristretto progressivamente a cinque, poi a tre e infine, appunto, alla sola Plasma Observatory. Ora il Comitato per il programma scientifico (Spc, Science Programme Commitee) ha preso atto di questa raccomandazione e adotterà una decisione formale in merito nella prossima riunione, prevista per novembre 2026, una volta consolidati gli impegni finanziari relativi allo sviluppo della strumentazione.
I modelli di emissione del cielo radio giocano un ruolo chiave per studiare l’universo alle basse frequenze. Uno studio pubblicato questa settimana su Nature Astronomy suggerisce che questi modelli raccontano una storia incompleta: il cielo radio è più luminoso di quanto pensassimo.
La brillanza del cielo a basse frequenze radio – tra 60 e 350 megahertz – è stata misurata con una precisione senza precedenti da un team internazionale di ricerca guidato dall’agenzia scientifica australiana Csiro. Secondo il team, uno dei modelli di riferimento più utilizzati in radioastronomia sottostima la luminosità del cielo di circa il 20 per cento alle frequenze più basse considerate, arrivando fino al 50 per cento a 350 megahertz.
Pietro Bolli in Australia al sito di Mwa/Ska-Low. Crediti: Inaf
Per capire meglio le implicazioni di queste misure, Media Inaf ha intervistato uno dei coautori dello studio, Pietro Bolli, dirigente tecnologo all’Istituto nazionale di astrofisica e responsabile per la progettazione e l’analisi elettromagnetica dei sistemi d’antenna di Ska-Low, le antenne a bassa frequenza dell’Osservatorio Ska.
Qual è l’importanza di questo risultato?
«Si tratta di una misura assoluta dell’emissione diffusa dell’emisfero australe, ottenuta attraverso un’accurata calibrazione strumentale. Questo risultato indica la necessità di introdurre termini correttivi rispetto ai modelli attualmente in utilizzo dalla comunità scientifica, basati perlopiù su misure effettuate decenni fa».
Come influenzerà la radioastronomia il nuovo cielo radio?
«Il contesto attuale è particolarmente interessato a questo tema. Nei prossimi decenni la radioastronomia a bassa frequenza sarà infatti dominata dal più grande radiotelescopio mai concepito, Ska-Low. La calibrazione di un interferometro del genere è un passaggio fondamentale per la corretta interpretazione dei dati raccolti. Il nuovo risultato è proprio un follow-up dell’attività di ricerca volta a individuare ed ottimizzare le strategie di calibrazione più efficaci per Ska-Low. La misura presentata è stata condotta utilizzando un’antenna Skala 4.1, che è proprio il modello di antenna scelto per Ska-Low, assieme a un ricevitore sviluppato in Australia da Csiro per misure radiometriche assolute a elevata precisione».
Potrebbe cambiare qualcosa in ciò che sappiamo dell’universo?
«Avere una conoscenza più accurata possibile dell’emissione diffusa dell’universo radio è fondamentale per ottenere modelli di riferimento affidabili e conseguentemente calibrare l’osservazione. L’emissione radio del cielo, a basse frequenze, è dominata dai processi di radiazione di sincrotrone nella nostra galassia e dalle emissioni di tutte le sorgenti extragalattiche. Conoscere con precisione questo contributo è vitale in vari ambiti astrofisici, in particolare per tracciare i processi astrofisici dell’universo primordiale. Inoltre, la conferma di un eccesso di radiazione all’estremo più alto della banda di frequenza farà crescere l’interesse a indagare ipotesi alternative per la sua spiegazione, come ad esempio la presenza di un forte processo di annichilazione della materia oscura nell’universo primordiale».
L’antenna e il ricevitore utilizzati per le osservazioni presso Inyarrimanha Ilgari Bundara, il Murchison Radio-Astronomy Observatory del Csiro, nel territorio del popolo Wajarri. Crediti: Ravi Subrahmanyan
Le vostre misure possono essere considerate un’anticipazione delle capacità scientifiche del futuro Osservatorio Ska?
«Il nostro lavoro usa una singola antenna, che osserva una regione del cielo estremamente ampia, detta all-sky. Si differenzia quindi nettamente dall’interferometro Ska-Low, che viceversa, usando centinaia di stazioni costituite da 256 antenne ciascuna, permetterà di avere risoluzioni angolari estremamente fini e sensibilità elevatissime. Allo stesso tempo, questo lavoro conferma la solidità del progetto dell’antenna, ovvero di un elemento fondamentale nella complessità tecnologica di Ska-Low. Molti dei dati di simulazione usati in questo studio saranno trasferiti anche per la calibrazione e caratterizzazione elettromagnetica delle stazioni di Ska-Low».
Qual è stato il contributo dell’Istituto nazionale di astrofisica?
«La tecnica utilizzata richiede una caratterizzazione estremamente dettagliata del sistema di ricezione, composto dall’antenna e da successivi stadi a radiofrequenza, in modo da cancellare gli effetti strumentali dai dati ottenuti. Come Inaf, abbiamo contribuito al lavoro dei colleghi australiani fornendo risultati da simulazioni elettromagnetiche dell’antenna Skala 4.1 che potessero essere inseriti nella procedura di calibrazione. Le simulazioni effettuate hanno cercato di rappresentare in maniera più fedele possibile le prestazioni dell’antenna all’interno dell’ambiente operativo. Aggiungerei che con la partecipazione a questo e ad altri studi, l’Inaf capitalizza una strategia partita più di quindici anni fa, di investimento di risorse significative per lo sviluppo tecnologico di grandi infrastrutture di ricerca. Il gruppo tecnologico Ska-Low coordinato da Jader Monari dell’Istituto di Radioastronomia, ha svolto un ruolo di rilievo internazionale nella progettazione di numerosi elementi della catena di ricezione di Ska-Low. La progettazione e sviluppo dell’antenna Skala4.1 e le sofisticate simulazioni elettromagnetiche sono esempi concreti di attività di ricerca in cui Inaf, con i propri partner istituzionali e industriali, ha creato una legacy nel progetto Ska di cui ora raccoglie i frutti».
Il Laboratorio Stampa di Piani e Progetti per la città e il territorio è un punto di riferimento all’interno del Polo di Prato dell’Università di Firenze che dà la possibilità di avere i propri elaborati e documenti stampati a prezzi convenzionati. Il laboratorio è aperto a tutti gli studenti, docenti e ricercatori dell'Università di Firenze e in particolare ai corsi di laurea che hanno sede presso il Polo di Prato.
Il Laboratorio Stampa di Piani e Progetti per la città e il territorio è un punto di riferimento all’interno del Polo di Prato dell’Università di Firenze che dà la possibilità di avere i propri elaborati e documenti stampati a prezzi convenzionati. Il laboratorio è aperto a tutti gli studenti, docenti e ricercatori dell'Università di Firenze e in particolare ai corsi di laurea che hanno sede presso il Polo di Prato.
Nell’ambito della prevenzione della peste suina africana, i Nas hanno sequestrato?tre capi ibridi ritenuti a rischio in un allevamento?dell’Appennino Reggiano, dopo aver riscontrato gravi irregolarità su rintracciabilità e biosicurezza. Si tratta di?tre scrofe adulte per le quali il servizio veterinario?dell’azienda Usl – che ha supportato i controlli dei carabinieri?del nucleo antisofisticazioni e sanità di Parma coadiuvati dai?militari forestali – ha disposto l’abbattimento eseguito?dalla polizia provinciale competente per territorio.
Le carcasse degli animali saranno sottoposte agli accertamenti diagnostici previsti dal piano nazionale di sorveglianza, con test specifici per la ricerca del virus della Psa. Gli animali erano inoltre?detenuti all’interno di una struttura non autorizzata e?sprovvista delle necessarie recinzioni di contenimento, in?violazione delle disposizioni vigenti in materia di?biosicurezza. Al titolare dell’allevamento sono state contestate?violazioni amministrative per un importo complessivo pari a?3.400 euro.
Avete presente la celebre Nebulosa di Orione? Ecco, nascosto dietro il suo gas e la sua polvere si trova un oggetto altrettanto spettacolare e variopinto: il complesso delle Nubi Molecolari di Orione, visibile in questa immagine grazie allo strumento agli infrarossi NirCam di Jwst, il James Webb Space Telescope. Selezionata come picture of the month di Jwst per il mese di giugno 2026, riesce a mostrarci uno scenario altrimenti invisibile: in banda ottica, infatti, la luce viene assorbita completamente dal materiale della nebulosa antistante, rendendo le osservazioni impossibili a lunghezze d’onda minori di quelle infrarosse.
Regione all’interno di una nube molecolare in cui si formano le stelle. Lo sfondo è ricoperto da strati di gas e polvere dai colori blu, verde e giallastri. Agglomerati più densi di polvere fredda, di colore che va dal marrone scuro al nero, bloccano completamente la luce. Le stelle si trovano sia all’interno che sopra le nubi, dalle quelle piccole arancioni alle grandi stelle bianche o blu. Le onde e i flussi di gas incandescente di colore biancastro sono generati dai getti delle protostelle che entrano in collisione con il materiale circostante. Crediti: Esa/Webb, Nasa & Csa, T. Megeath, M. Zamani (Esa/Webb)
In realtà, il complesso si divide in quattro parti, denominate da Omc-1 a Omc-4, e la foto scattata da Webb cattura solo una piccola parte di Omc-2, distante 1280 anni luce da noi: una regione ampia circa 150 anni luce in cui è in atto un’intensa attività di formazione stellare che dà origine a questa scenografica composizione di colori.
Le nubi molecolari, infatti, sono enormi agglomerati di gas freddo, molto più densi del mezzo interstellare circostante, ed è proprio questa elevata densità che permette al gas di collassare sotto l’azione della gravità, dando origine alle protostelle, il primo stadio del processo di formazione stellare. Man mano che il materiale continua a precipitare sulla protostella in formazione, si riscalda progressivamente e parte dell’enorme energia liberata durante il processo viene convertita in potenti getti di gas espulsi dai poli della stella. Questi getti generano onde d’urto ad alta velocità che attraversano il gas circostante, comprimendolo e riscaldandolo fino a produrre caratteristiche creste luminose ben definite. Nell’immagine è possibile individuare la posizione delle protostelle, ancora nascoste all’interno dei loro gusci di gas e polvere, seguendo a ritroso la direzione di questi flussi.
Al contrario, stelle già formate hanno disperso gran parte del materiale da cui sono nate attraverso la loro radiazione e i loro venti stellari, e per questo motivo appaiono in regioni relativamente sgombre di gas e polvere, rendendosi osservabili direttamente e illuminando Omc-2 con la loro intensa luce bianco-blu.
A queste zone illuminate si mescolano quelle completamente scure, dove la polvere fredda è così densa da assorbire quasi tutta la luce, mentre le regioni marroni e arancioni indicano la presenza di polvere più calda che assorbe e riemette luce. Le sfumature dal giallo al verde sono dovute in gran parte alle emissioni degli idrocarburi policiclici aromatici, mentre la luce delle stelle e delle protostelle, diffusa dai granelli di polvere, appare sotto forma di foschia blu e ciano.
Le osservazioni di questa regione sono state condotte all’interno di un programma che mira a studiare la formazione stellare all’interno delle nubi Omc-2 e Omc-3. In particolare, i dati di Webb verranno usati per comprendere meglio i fenomeni di accrescimento sulle protostelle e come la presenza dei numerosi flussi di gas nella regione influenzi gli stadi iniziali della vita delle stelle.
L’Interferometria SAR, anche conosciuta con l’acronimo InSAR, è una tecnica di telerilevamento che utilizza immagini satellitari acquisite da sensori noti come Radar ad Apertura Sintetica (SAR) per misurare le deformazioni del suolo con precisione millimetrica. Il SAR è un sensore attivo in grado di acquisire immagini della superficie terrestre sia di giorno che di notte, anche in presenza di copertura nuvolosa. Il principio di funzionamento è basato sull’invio a terra di un segnale elettromagnetico caratterizzato da un’ampiezza, che ci dice quanto è intenso, e una fase, ossia la posizione dell’onda in un certo momento, espressa con valori tra 0 e 360 gradi, che equivalgono a [0 – 2π] radianti. Raggiunto il suolo, il segnale viene diffuso in diverse direzioni e la frazione che torna al sensore è quella che si utilizza nella tecnologia SAR. Avremo quindi un contributo di ampiezza, dipendente dalle caratteristiche degli oggetti a terra e dalla loro capacità di riflettere, e un contributo di fase, legato alla distanza percorsa dal segnale per coprire il tragitto satellite-superficie terrestre. E’ proprio tramite l’analisi dei contributi di fase inviati da un sensore SAR in intervalli temporali differenti che è possibile ricostruire i campi di spostamento indotti sulla superficie terrestre da fenomeni naturali o antropici.
Se il suolo si deforma, ad esempio a causa di un terremoto, immagini SAR acquisite prima (T1) e dopo (T2) l’evento sismico saranno infatti caratterizzate da contributi di fase diversi tra loro. Questo perché la deformazione del suolo indotta dal sisma, avrà un impatto sul tempo di percorrenza del segnale inviato dai sensori (Figura 1).
Figura 1: Principio di funzionamento dell’Interferometria SAR. Se il terreno si deforma nell’intervallo temporale tra la prima acquisizione (T1) e la seconda acquisizione (T2), ci sarà un diverso tempo di percorrenza del segnale elettromagnetico che si traduce in un contributo di fase addizionale nella seconda immagine (linea rossa).
L’interferometria SAR utilizza l’informazione contenuta nella differenza di fase tra due immagini acquisite a cavallo di un evento per calcolare di quanto si è deformato il terreno nell’intervallo temporale tra le due acquisizioni. La mappa delle differenze di fase tra due immagini, pixel per pixel, è il cosiddetto interferogramma, ed è il principale prodotto dell’analisi interferometrica. Esso consiste in un’immagine composta da frange di colore, le frange interferometriche, ognuna delle quali rappresenta un valore di differenza di fase nell’intervallo [-π, π], a sua volta rappresentativo di una deformazione di pochi centimetri. Per avere una rappresentazione maggiormente comprensibile del processo deformativo in atto è quindi necessario trasformare, mediante alcuni passaggi matematici, l’interferogramma in una vera e propria mappa di deformazione, in cui ogni pixel riporta un valore di deformazione assoluto del terreno. Il primo terremoto a essere studiato con questa tecnica è stato il terremoto di magnitudo momento Mw 7.3 nella comunità di Landers, in California, nel 1992. In un lavoro su Nature, gli autori evidenziarono le potenzialità dell’Interferometria SAR, applicata a immagini acquisite dalle missioni ERS-1 dell’Agenzia Spaziale Europea, mostrando per la prima volta come appariva un terremoto visto da satellite (Figura 2).
Figura 2: Interferogramma relativo al terremoto di magnitudo momento Mw 7.3 avvenuto a Landers, in California, nel 1992. Questo evento fu il primo a essere studiato con la tecnica InSAR. Sono ben visibili le cosiddette frange interferometriche in cicli di colore, ognuna delle quali è rappresentativa di una deformazione del terreno di circa 3 centimetri.
I principali eventi in epoca strumentale in Italia
La tecnica interferometrica è sensibile a deformazioni superficiali dell’ordine di diversi centimetri, associate solitamente a eventi sismici di magnitudo momento Mw superiore a 5, che fortunatamente non sono molto frequenti in Italia. A partire dai primi anni ’90, quando i satelliti ERS dell’Agenzia Spaziale Europea hanno acquisito e reso per la prima volta disponibili alla comunità scientifica immagini SAR della superficie terrestre, si possono individuare quattro principali sequenze sismiche che hanno interessato in modo significativo il territorio italiano, con conseguenze talvolta anche drammatiche (Figura 3).
Figura 3: Principali eventi sismici registrati in Italia e analizzati con le immagini SAR. Le stelle gialle rappresentano gli epicentri dei terremoti.
Nel nostro paese, la prima applicazione dell’Interferometria SAR allo studio di un evento sismico risale al terremoto di Colfiorito del 1997 . Il 26 settembre 1997 alle ore 11:40 (ora italiana) un evento sismico di magnitudo locale ML 5.8 (https://terremoti.ingv.it/event/849549) colpì un’area di circa 15 km di lunghezza tra Umbria e Marche, tra Colfiorito (PG) e Serravalle di Chienti (MC). Il sisma enucleò a una profondità di circa 6 km e i risentimenti furono avvertiti distintamente in gran parte dell’Italia centrale. L’analisi InSAR, applicata a una coppia di immagini SAR acquisite dalle costellazioni ERS-2 dell’Agenzia Spaziale Europea, mostrò un abbassamento dell’Altopiano di Colfiorito di circa 25 centimetri (Figura 4), consistente con un meccanismo di faglia di tipo normale tipico delle zone dell’Appennino centrale.
Figura 4: Mappa di deformazione del terreno ottenuta tramite analisi InSAR relativa al terremoto di Colfiorito del 26 settembre 1997 (dati ERS-2).
Il secondo terremoto analizzato con la tecnica dell’Interferometria SAR è stato l’evento di magnitudo momento Mw 6.1 (https://terremoti.ingv.it/event/1895389) che ha colpito L’Aquila durante la notte del 6 aprile 2009. In questo caso le immagini SAR applicate a dati acquisiti durante la missione Envisat dell’Agenzia Spaziale Europea, hanno dato la possibilità di stimare spostamenti cosismici massimi pari a circa 25 cm e un’area di deformazione estesa circa 30 chilometri in lunghezza (Figura 5), permettendo di ricostruire la faglia responsabile dell’evento, anche in questo caso con un meccanismo normale consistente con il regime estensionale dell’Appennino (Atzori et al., 2009).
Figura 5: Mappa di deformazione del terreno relativa al terremoto che ha colpito l’Aquila il 6 aprile 2009 (dati Envisat).
Successivamente, nel maggio 2012 il territorio emiliano è stato colpito da due forti terremoti. Il primo, di magnitudo momento Mw 5.8 e profondità 10 km, avvenuto il 20 maggio nei pressi di Finale Emilia (https://terremoti.ingv.it/event/772691), mentre il secondo di magnitudo momento Mw 5.6 e profondità 8 km localizzato a sud della città di Mirandola (https://terremoti.ingv.it/event/841091), entrambi in provincia di Modena. Questi eventi sono stati oggetto di analisi InSAR utilizzando i dati acquisiti dalle missioni spaziali Radarsat (Agenzia Spaziale Canadese) e COSMO-SkyMed (Pezzo et al., 2013). In particolare questi ultimi dati, distribuiti dall’Agenzia Spaziale Italiana, sono stati fondamentali fin dalle prime fasi di gestione dell’emergenza per una rapida valutazione degli spostamenti cosismici nell’area, stimati intorno ai 14 cm (Figura 6).
Figura 6: Mappa di deformazione del terreno relativa al terremoto dell’Emilia del 2012 (dati Cosmo-SkyMed).
L’ultimo forte evento che ha colpito la nostra penisola è rappresentato dalla sequenza sismica che ha interessato il centro Italia nel 2016-2017 per circa 8 mesi, con più di 3500 eventi di magnitudo maggiore di 2.5, causando gravi danni all’edificato, danneggiando irrimediabilmente il patrimonio artistico e provocando, purtroppo, anche più di 300 vittime. La sequenza è stata caratterizzata da 4 eventi principali: il terremoto di Amatrice/Accumoli (RI) del 24 agosto 2016, con una magnitudo momento Mw pari a 6.0 (https://terremoti.ingv.it/event/7073641), il terremoto di Visso (MC) del 26 ottobre 2016, con una magnitudo momento Mw di 5.9 (https://terremoti.ingv.it/event/8669321), il terremoto di Norcia (PG) del 30 ottobre 2016, con una magnitudo momento Mw di 6.5 (https://terremoti.ingv.it/event/8863681) e il terremoto di magnitudo momento Mw 5.5 avvenuto a Capitignano (AQ) il 18 gennaio 2017 (https://terremoti.ingv.it/event/12697591). Il dato interferometrico ha permesso di stimare la deformazione totale causata dalla sequenza, che ha determinato un abbassamento di circa 1 metro della Piana di Castelluccio (Figura 7), e vincolare geometria, meccanismo e profondità delle faglie responsabili. In questo ultimo caso, l’Interferometria SAR è stata applicata alle immagini delle costellazioni Sentinel-1 dell’ESA, il cui primo satellite è stato lanciato nel 2014.
Figura 7: Mappa di deformazione del terreno relativa al terremoto di Norcia del 30 ottobre 2016 (dati Sentinel-1).
Questo excursus sui principali eventi sismici, che hanno interessato il territorio italiano e che sono stati studiati mediante la tecnica InSAR, ha consentito di apprezzare i significativi miglioramenti raggiunti in questi decenni sia dagli algoritmi e dai software utilizzati per il calcolo degli interferogrammi, che dalla tecnologia applicata ai sensori SAR. Dall’evento di Colfiorito, analizzato con dati ERS, fino alla sequenza che ha colpito il centro Italia tra il 2016 e il 2017, investigata nel dettaglio con dati Sentinel-1, risultano evidenti i progressi nella qualità delle immagini ottenute. I miglioramenti in termini di risoluzione spaziale, tempo di rivisita, prestazioni dei sensori, insieme ad algoritmi di elaborazione dei dati sempre più sofisticati, hanno permesso di affinare in modo sostanziale l’informazione estratta dal dato satellitare, contribuendo a una conoscenza sempre più approfondita e accurata dei fenomeni sismici e della sismicità del nostro Paese.
A cura del Laboratorio GEOSAR dell’INGV
Riferimenti
Massonnet, D., Rossi, M., Carmona, C. et al. (1993). The displacement field of the Landers earthquake mapped by radar interferometry. Nature, 364, 138–142. https://doi.org/10.1038/364138a0
Stramondo, S., Tesauro, M., Briole, P., Sansosti, E., Salvi, S., Lanari, R., Anzidei, M., Baldi, P., Fornaro, G., Avallone, A,, Buongiorno, M. F., Franceschetti, G., Boschi E. (1999). The September 26, 1997 Colfiorito, Italy, earthquakes: Modeled coseismic surface displacement from SAR interferometry and GPS. Geophys. Res. Lett., 26, https://doi.org/10.1029/1999GL900141.
Atzori, S., Hunstad, I., Chini, M., Salvi, S., Tolomei, C., Bignami, C., Stramondo, S., Trasatti, E., Antonioli, A., and E. Boschi (2009). Finite fault inversion of DInSAR coseismic displacement of the 2009 L’Aquila earthquake (central Italy). Geophys. Res. Lett., 36, L15305, doi:10.1029/2009GL039293.
Pezzo, G., Merryman Boncori, J. P., Tolomei, C., Salvi, S., Atzori, S., Antonioli, A., … & Giuliani, R. (2013). Coseismic deformation and source modeling of the May 2012 Emilia (Northern Italy) earthquakes. Seismological Research Letters, 84(4), 645-655.
Cheloni, D., et al. (2017). Geodetic model of the 2016 Central Italy earthquake sequence inferred from InSAR and GPS data. Geophys. Res. Lett., 44, 6778–6787, doi:10.1002/2017GL073580.
Rispetto al tema del ddl caccia che intende modificare la legge 152/92 “si precisa che la comunicazione della Commissione europea in relazione al testo del disegno di legge sulla tutela della fauna selvatica attualmente in discussione in Senato contiene delle osservazioni preventive su disposizioni ancora in corso di esame parlamentare, che non sono da intendersi come una declaratoria di incompatibilità unionale di norme vigenti. Sono valutazioni interlocutorie su un testo non ancora approvato e per le quali non sussiste alcun tipo di omissione informativa. Inoltre, non sussiste un autonomo obbligo di trasmissione al Parlamento di una interlocuzione tecnica riferita a disposizioni non ancora definitive”. Lo ha detto durante il Question time nell’Aula della Camera, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, rispondendo a un’interrogazione di Avs sulle iniziative per il rispetto della normativa europea sulla tutela della biodiversità, degli habitat e dell’avifauna selvatica. “Tali osservazioni saranno comunque valutate nelle sedi competenti, anche attraverso il confronto con le altre Amministrazioni interessate, al fine di assicurare la coerenza del testo finale con la disciplina eurounitaria”, spiega Pichetto, “ad ogni buon conto, le osservazioni formulate dalla Commissione si concentrano in particolare: sull’estensione della CACCIA nelle aziende agrituristiche-venatorie oltre la stagione venatoria, e l’eventualità che l’attività riguardi gli esemplari di fauna selvatica presente in loco durante periodi sensibili; la possibilità di estendere i periodi di caccia oltre i limiti oggi previsti; la possibilità di usare dispositivi ottici o optoelettronici per la CACCIA selettiva degli ungulati; la modifica della disciplina sui richiami vivi”. Su tali aspetti, “è in corso un’interlocuzione tra il MASE ed il MASAF, al fine di fornire risposta a quanto evidenziato dai Servizi della Commissione”, sottolinea il ministro. Inoltre, “in ragione dell’iter legislativo in corso, sono in fase di valutazione degli approfondimenti tecnici sulle formulazioni del testo e degli emendamenti, anche allo scopo di tenere conto, ove necessario, dei profili di attenzione evidenziati, senza tuttavia pregiudicare l’autonomia del Parlamento, cui spetta la valutazione e la definizione finale del testo normativo”, conclude PICHETTO.
Otto cani rinchiusi in gabbie piccole e in pessimo stato igienico-sanitario: denunciato il proprietario del terreno dove insisteva un vero e proprio canile abusivo. È accaduto – riporta Ansa – a Scisciano, dove i carabinieri della stazione di San Vitaliano, insieme al personale sanitario della sezione veterinaria dell’Asl Napoli 3 Sud, sono intervenuti presso un terreno a via Molino a seguito di una segnalazione nella quale venivano evidenziati maltrattamenti agli animali. Lungo il terreno, appositamente recintato, militari e sanitari hanno trovato sette cuccioli di chihuahua e un meticcio. I cagnolinI erano rinchiusi in anguste e sporche gabbie, con il meticcio bloccato da una catena al collo. Dopo gli accertamenti del caso, l’appezzamento è stato posto sotto sequestro mentre il proprietario del terreno, un 80enne già noto alle forze dell’ordine, è stato denunciato. Gli otto cani sono stati invece affidati ad una clinica veterinaria convenzionata con l’Asl per le cure del caso.
La nuova indagine antitrust WhatsApp AI sta ridefinendo le regole del gioco per gli assistenti virtuali in Europa. Con una mossa quasi senza precedenti, la Commissione Europea ha ordinato a Meta di fare un passo indietro, imponendo misure cautelari per garantire una concorrenza leale nel settore. Ma cosa significa questo per il mercato e per il futuro della tecnologia? Scopriamolo insieme.
Cosa è successo esattamente? la mossa di Meta e la risposta europea
Il fulcro della questione è la WhatsApp for Business API. Si tratta dell'interfaccia che le aziende usano per comunicare con i clienti sull'app di messaggistica. Fino a poco tempo fa, anche gli assistenti AI di terze parti potevano accedere liberamente a questa API. Le cose sono cambiate il 15 ottobre 2025.
In quella data, Meta ha introdotto una nuova policy che ha di fatto bloccato la concorrenza. L'unica opzione rimasta era utilizzare Meta AI, l'assistente proprietario dell'azienda. Questa mossa ha immediatamente allertato Bruxelles, che ha avviato un'indagine formale. La gravità della situazione ha spinto la Commissione ad agire d'urgenza. Ha imposto delle misure senza attendere la conclusione dell'inchiesta, una procedura estremamente rara e usata solo una volta in passato.
Una posizione dominante che rischia l'abuso
La rapidità dell'intervento europeo si spiega con un concetto chiave: la posizione dominante. Secondo la Commissione, Meta detiene un potere enorme nel mercato delle app di comunicazione. Il timore è che l'azienda possa sfruttare questo vantaggio per eliminare la concorrenza nel nascente settore degli assistenti AI. Bloccando i rivali su WhatsApp, Meta potrebbe infatti consolidare il proprio monopolio. Questo impedirebbe ad altre aziende di competere ad armi pari. Un rischio concreto per l'innovazione e per la libertà di scelta degli utenti.
Il futuro dell’indagine antitrust WhatsApp AI
È importante sottolineare che la decisione attuale è solo una misura provvisoria. L'indagine antitrust WhatsApp AI prosegue e non ha una scadenza definita. Potrebbero servire mesi, o persino anni, per raggiungere una sentenza finale. Nel frattempo, però, le regole del gioco sono state ripristinate per garantire un mercato aperto a tutti.
L'ordine della commissione: cosa deve fare Meta (e in fretta)
L'ordine di Bruxelles è chiaro e perentorio. Meta deve ripristinare la situazione precedente al 15 ottobre 2025. Questo significa garantire di nuovo l'accesso gratuito a WhatsApp per tutti gli assistenti AI concorrenti. L'azienda deve agire immediatamente: ha solo cinque giorni lavorativi di tempo per conformarsi. Le sanzioni in caso di inadempienza sono severe. Si parla di multe fino al 10% del fatturato annuo globale, oltre a penali giornaliere. È un segnale forte che dimostra la determinazione dell'Europa.
Un contesto più ampio: la guerra digitale tra Big Tech e UE
Questa vicenda non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto di tensioni crescenti. Le grandi piattaforme tecnologiche e le autorità europee sono spesso in conflitto. Basti pensare al recente blocco di alcune funzioni di Apple Intelligence a causa del Digital Markets Act (DMA). O alle accuse contro Google per aver favorito il suo assistente Gemini su Android.
La corsa all'intelligenza artificiale è diventata un campo di battaglia normativo. Il caso antitrust WhatsApp AI dimostra che l'Europa è pronta a usare ogni strumento per difendere la concorrenza leale. L'obiettivo è proteggere i mercati emergenti. La partita è solo all'inizio, ma il mercato degli assistenti AI torna a essere, per ora, un campo di gioco aperto.
Utilizzando i dati d’archivio raccolti dalla missione Neowise della Nasa, un team di astronomi del Mit ha individuato il quasar variabile più antico mai osservato. Il suo nome è J0439+1634, era già presente all’“alba cosmica”, quando l’universo aveva appena 850 milioni di anni (z ≈ 6.5), e la sua luminosità cambia nel tempo: un fenomeno mai osservato prima in un oggetto così distante. La scoperta, pubblicata questa settimana su Nature Astronomy, apre una nuova finestra di osservazione sui primi buchi neri supermassicci e sull’evoluzione delle galassie nell’universo primordiale.
Illustrazione artistica che mostra un buco nero supermassiccio al centro di un quasar. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech
Per molto tempo si è ritenuto che le prime galassie formatesi nel cosmo avessero bisogno di oltre un miliardo di anni per stabilizzarsi e maturare, e che quindi i buchi neri supermassicci non dovessero essere presenti nelle prime fasi dell’universo. Le osservazioni condotte a partire dai primi anni Duemila hanno però raccontato una storia diversa. Oggi gli astronomi hanno infatti identificato oltre duecento quasar risalenti al primo miliardo di anni di vita dell’universo.
Per studiare meglio questi antichi “mostri cosmici”, un team guidato da Gene Leung, del Massachusetts Institute of Technology, ha cercato le variazioni di luminosità di un quasar primordiale. Per farlo, gli autori dello studio hanno esaminato immagini dell’universo ottenute a lunghezze d’onda infrarosse e su intervalli temporali molto lunghi, dell’ordine di anni. A causa dell’espansione cosmica, infatti, la luce emessa da sorgenti remote viene spostata verso lunghezze d’onda più lunghe (redshift). Anche le variazioni temporali risultano però dilatate: un fenomeno che nel sistema di riferimento d’un quasar durerebbe settimane può apparire infatti distribuito su diversi mesi agli osservatori terrestri.
«Questa è stata la sfida tecnica che dovevamo superare», spiega Anna-Christina Eilers, ricercatrice al Mit e coautrice della pubblicazione. «Avevamo bisogno di dati raccolti ripetutamente a lunghezze d’onda infrarosse e su scale temporali molto estese».
Sfruttando circa quattordici anni di dati raccolti dal telescopio spaziale Neowise, gli astronomi hanno individuato un segnale risalente a soli 850 milioni di anni dopo il Big Bang. Era il segnale di J0439+1634, un quasar la cui luce ha viaggiato per quasi 13 miliardi di anni prima di raggiungerci.
Scoperto nel 2018 da un team internazionale di astronomi comprendente anche il ricercatore dell’Inaf Marco Bonaglia, J0439+1634 è stato a lungo il quasar più luminoso conosciuto nell’universo primordiale. Superato in luminosità nel 2024 da J0529-4351, oggi detiene un altro primato. Le analisi condotte in questo studio hanno infatti rivelato una chiara variabilità della sua emissione: il cosiddetto flickering, o “sfarfallio” – un fenomeno mai osservato prima in un oggetto così distante, rendendolo il quasar variabile più antico mai osservato.
«Nel corso dei 14 anni, abbiamo visto il quasar variare la sua luminosità in modo casuale, un po’ come la fiamma di una candela che tremola senza uno schema fisso», dice a questo proposito Leung.
I ricercatori stimano che il quasar abbia una luminosità pari a 12mila miliardi di Soli e che questa vari di circa il 20 per cento: quasi duemila miliardi di volte la luminosità della nostra stella. Gli scienziati hanno inoltre tracciato le variazioni di luminosità del quasar a diverse lunghezze d’onda, che hanno permesso di ottenere informazioni sulla forma e sulla struttura del disco di accrescimento attorno al buco nero centrale. Poiché la lunghezza d’onda della radiazione dipende dalla temperatura del materiale che la emette — e poiché il materiale più vicino al buco nero è anche il più caldo — le diverse bande possono essere infatti utilizzate per ricostruire la geometria del disco.
Dall’analisi è emerso che il disco del buco nero al centro di J0439+1634 è sorprendentemente sottile e piatto, una configurazione tipica dei buchi neri vicini e antichi, che hanno avuto molto più tempo per stabilizzarsi e maturare, spiegano i ricercatori.
Il team spera ora di spingersi ancora più indietro nel tempo cosmico per osservare quasar in fasi ancora più precoci del loro sviluppo. In questo modo gli scienziati potranno iniziare a ricostruire le condizioni che hanno portato alla nascita dei primi buchi neri supermassicci.
«Questo risultato», conclude Eilers, «fornisce una prova diretta del fatto che gli stessi processi di accrescimento e le stesse strutture osservate nell’universo vicino erano già presenti in epoche molto antiche, nonostante condizioni cosmiche profondamente diverse, qualcosa che non era mai stato osservato prima».
Per saperne di più:
Leggi su Nature Astronomy l’articolo “Discovery of quasar variability and early accretion disk signatures at cosmic dawn” di Gene C. K. Leung, Anna-Christina Eilers, Christos Panagiotou, Julien Wolf, Kishalay De, Luke Weisenbach, Minghao Yue, Xiaohui Fan, Yuzo Ishikawa, Erin Kara, Mirko Krumpe, Andrea Merloni, Robert A. Simcoe, Feige Wang e Jinyi Yang
E’ stato incriminato dalla polizia per maltrattamento di animali e violazione di domicilio, entrambi reati a sfondo razziale, il 16enne israeliano ripreso in video mentre prendeva a bastonate il cane di una famiglia palestinese. Il ragazzo risiede nell’insediamento di Maale Adumim, nella Cisgiordania centrale. L’episodio è venuto alla luce dopo la diffusione di un video in cui si vede un sospetto che colpisce ripetutamente un cane alla testa con due mazze fino a fargli perdere i sensi, per poi continuare a picchiarlo anche dopo.
“E’ grave, e merita di essere punito con severità, il comportamento dell’automobilista che, nella notte di domenica, in Valtellina, ha inseguito e filmato un orso, ovviamente spaventatissimo, per le strade di Oga, frazione di Valdisotto. Si tratta di un caso evidente di maltrattamento di animale, aggravato dalla diffusione del video su internet, che avrebbe potuto mettere in pericolo anche eventuali passanti. La legge Brambilla prevede la reclusione fino a due anni e la multa fino a 30 mila euro, con l’aggravante dell’aumento della pena per aver diffuso il filmato in rete. Per non fare certe cose dovrebbe bastare il buon senso, ma fortunatamente c’è la legge che vieta di maltrattare gli animali, tutti, anche quelli selvatici”. Lo afferma l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, commentando il pericolosissimo inseguimento dell’orso tra le case del Paese.
A cybercrime group known as The Gentlemen has emerged as the second most active ransomware gang by victim count, rapidly attracting a talented pool of hackers through an aggressive recruitment strategy that promises affiliates 90 percent of any ransom paid by victims. This post examines clues pointing to a real life identity for the administrator of The Gentlemen ransomware group.
A graphic created and shared by The Gentlemen ransomware group administrator Hastalamuerte on Breachforums in May 2026. Credit: ke-la.com.
Experts at the security firm Check Point Software have been closely covering exploits of The Gentlemen, a so-called “ransomware-as-a-service” (RaaS) offering that pays affiliates handsomely to help spread the group’s malware.
“A 90/10 affiliate revenue split — compared to the industry standard 80/20 — is accelerating the group’s growth by attracting experienced operators from competing programs,” the researchers wrote in April.
Check Point found The Gentlemen are the second most active ransomware group by victim count so far this year, claiming at least 332 published victims since the group’s inception in mid-2025 and more than 240 in 2026 alone.
According to Check Point, the group targets Internet-facing devices (VPNs, firewalls) as their entry point, and once inside moves quickly to encrypt entire networks within hours.
Check Point says the administrator and primary operator of the ransomware group uses the nickname Zeta88 on the Russian-language cybercrime forums, and that this individual was previously known under the moniker Hastalamuerte. Check Point noted that a breach of the group’s backend infrastructure made it clear that Hastalamuerte/Zeta88 is the person who assembles the locker and RaaS panel, manages payments, and is essentially the administrator of the entire program who receives 10 percent of all ransoms.
WHO IS HASTALAMUERTE?
The cyber intelligence firm Intel 471 shows that the user Hastalamuerte is a Russian and English speaking person who registered on almost a dozen cybercrime forums between 2019 and the present day, including Exploit, Breachforums, Ramp_V2, BHF, Raidforums, and Nulled.
Intel 471 reveals that Hastalamuerte registered on Breachforums in January 2025 from an Internet address in Izhevsk, the capital city of Russia’s Udmurt Republic. Likewise, the user Zeta88 signed up at the English-language cybercrime forum Breached in August 2022 from a different Internet address in Izhevsk.
Intel 471 finds Hastalamuerte registered on Raidforums in 2020 using the email address hastalamuerte1488@protonmail.com (1488 is a common combination of two numeric symbols associated with white supremacy). A lookup on this address at the open source intelligence service Epieos shows it is connected to an account at Apple and to a phone number ending in 04.
Epieos says that Protonmail address is also linked to a GitHub account under the username SantaMuerte. That account is marked private, but a history of this user’s activity shows they are watching and developing a number of malware tools and exploits.
In April 2020, Hastalamuerte said on the crime forum Nulled that they could be contacted at the Telegram instant messenger name @hastalamuerte18, and the threat intelligence company Flashpoint finds this username is assigned the unique Telegram ID number 30907522 [full disclosure: Flashpoint is an advertiser on this blog].
The breach tracking service Constella Intelligence reports that Hastalamuerte’s Telegram ID is connected to another username — “bu4vs” — and to the Russian phone number 79127650004. Pivoting on this phone number in Constella fetches multiple records from hacked Russian government databases showing it is assigned to one Alexander Andreevich Yapaev, a 36-year-old from Izhevsk.
Constella reveals that phone number was used to create an account at the Russian social media platform Pikabu under the name “4apai18,” and shows Mr. Yapaev has signed up at a number of websites using the common surname Ivanov, or else “Chapaev” (the numeral 4 is often used as shorthand for a “ch” sound in Russian).
A search in Intel 471 for cybercrime forum members with the nickname SantaMuerte unearths an account by the same name created in 2020 on the Russian hacking forum Codeby. Intel 471 shows this user originally registered on Codeby with the not-so-subtle nickname Alexandr 4apaev.
Constella finds Mr. Yapaev regularly used the email address bu4vs@mail.ru. Meanwhile, Epieos shows this address is connected to a LinkedIn account for Alexander Yapaev, who lists himself as the head of B2B marketing at the company Uralenergo Udmurtia, one of Russia’s largest suppliers of electrotechnical and lighting products.
Mr. Yapaev did not respond to multiple requests for comment.
Nearly every time we publish one of these Breadcrumbs stories, readers are curious to know why it seems like so many cybercriminals from Russia apparently do little to hide their real life identities. The truth is that — Russian or not — most didn’t exactly set out to be arch criminals, but instead got drawn into the scene gradually over several years as their skills broadened and sharpened.
Another important dynamic is that the Russian government generally either co-opts or ignores cybercriminal activity within its borders so long as the hackers do not steal from or attack Russian businesses and citizens. As a result, successful cybercriminals in Russia are usually insulated from prosecution and arrest by foreign law enforcement agencies provided they occasionally pay off the right people and do not travel abroad. And cybercriminals who intend to strictly adhere to those unwritten rules may (at least initially) be less concerned about covering their tracks online.
But the simplest explanation is that cybercriminals of all nationalities tend to make a number of basic operational security mistakes early in their careers, when they are less savvy and have far less to lose by their carelessness. A review of Hastalamuerte’s early posts on the crime forums (circa 2019-2020) shows a relatively unsophisticated and low-skilled hacker still trying to learn the ropes and earn a positive reputation on these communities.
For example, in June 2020 Hastalamuerte’s Telegram account joined a multi-month training program (@pntst) to learn how to use popular penetration testing tools, and their candid posts to this hacker training camp show Hastalamuerte struggling to use these tools effectively. A Google-translated record of Hastalmuerte’s posts to @pntst is here.
Update, June 11, 10:23 a.m. ET: The threat research group PRODAFT has released a detailed writeup on the history and current operations of The Gentlemen. PRODAFT said its findings match the same persona with “high confidence,” and found the administrator (Zeta88/Hastalamuerte) supplies affiliates with initial access directly, primarily Fortinet SSL-VPN credentials obtained through brute-force attacks or sourced from the group’s own leak database. They also discovered the administrator is using AI to develop and maintain the ransomware and associated tooling, as well as to assist with post-exploitation activity.
Come fanno due stelle neonate ad avvicinarsi e aggregarsi così rapidamente in sistemi binari? A svelare il mistero è oggi uno studio, pubblicato sulla rivista The Monthly Notices of the Royal Astronomical Society e guidato da un team di ricerca giapponese, che ha individuato nei campi magnetici la chiave di volta per spiegare questo fenomeno.
Le stelle si formano da nubi di gas interstellare che collassano in regioni dense, dette nuclei di nubi molecolari. In queste zone, più stelle si formano contemporaneamente vicine tra loro e, in alcuni casi, due di esse rimangono legate gravitazionalmente, dando vita a un sistema stellare binario. Le osservazioni di archivio suggeriscono che questi sistemi si formino molto presto, prima ancora che le stelle stesse si siano sviluppate del tutto.
Visualizzazione dei flussi di gas attorno a un sistema di protostelle binarie calcolata da Aterui III. Il gas in rosso orbita attorno a una delle due protostelle, quello in blu attorno al sistema binario complessivo, mentre il gas riprodotto in verde viene espulso dal sistema, portando via momento angolare. Crediti: Matsumoto, Hotokezaka, Inayoshi 2026
Il team di ricerca ha effettuato nuove simulazioni utilizzando diversi supercomputer, tra cui il supercomputer per simulazioni astronomiche Aterui III e il suo predecessore Aterui II, entrambi presso l’Osservatorio astronomico nazionale del Giappone. I risultati mostrano che le interazioni tra un campo magnetico interstellare e il gas che circonda le protostelle possono rimuovere momento angolare dalla coppia di protostelle, consentendo ai sistemi binari di formarsi in un arco temporale realistico. Nella simulazione eseguita in assenza di alcun campo magnetico, le protostelle si sono in realtà allontanate l’una dall’altra, evidenziando l’importanza del campo magnetico in questo processo.
Inoltre, le simulazioni suggeriscono che lo stesso processo potrebbe applicarsi ai buchi neri binari massicci situati nel cuore ricco di gas di una nuova galassia nata dalla fusione di due galassie più piccole. Questo aiuterebbe a spiegare come i buchi neri massicci riescano ad avvicinarsi abbastanza da fondersi e formare un buco nero supermassiccio. Tuttavia, la simulazione diretta di buchi neri massicci nell’arco di tempo necessario affinché questi si avvicinino spiraleggiando l’uno attorno all’altro rappresenta ancora una sfida dal punto di vista computazionale. Pertanto, un’indagine rigorosa sugli effetti dei campi magnetici sui buchi neri binari massicci rimane un obiettivo per le ricerche future.
La Nasa ha annunciato oggi la composizione dell’equipaggio della missione Artemis III: Randy Bresnik (comandante, Nasa), Luca Parmitano (Esa), Frank Rubio e Andre Douglas (specialisti di atterraggio, entrambi Nasa). È stato inoltre designato come membro di riserva dell’equipaggio l’astronauta Bob Hines (Nasa). L’equipaggio inizierà ora un rigoroso programma di addestramento per familiarizzarsi con i sistemi della navicella Orion e con il funzionamento dei sistemi di atterraggio con equipaggio umano, in vista di un’ambiziosa serie di dimostrazioni che precederanno la missione di atterraggio sulla Luna.
L’equipaggio della missione Artemis III. Da sinistra: Andre Douglas, Luca Parmitano, Randy Bresnik e Frank Rubio. Crediti: Nasa
Luca Parmitano, astronauta italiano dell’Esa, ha trascorso 366 giorni nello spazio nel corso di due missioni di lunga durata sulla Stazione spaziale internazionale, Volare e Beyond. Durante queste missioni, ha collaborato a centinaia di esperimenti, ha effettuato sei passeggiate spaziali per un totale di oltre 30 ore ed è diventato comandante della Stazione. Da quando è tornato sulla Terra, Parmitano ha ricoperto il ruolo di referente dell’Esa presso il Johnson Space Center della Nasa a Houston, agendo come “CapCom” e addestrando gli astronauti dell’Esa per le passeggiate spaziali e le operazioni robotiche. L’anno scorso Parmitano ha partecipato all’Underway Recovery Test 12 della Nasa, al largo delle coste della California, per simulare l’ammaraggio e il recupero degli astronauti di Artemis da un modello in scala reale della navicella Orion.
«Sono onorato di far parte di questo equipaggio e allo stesso tempo mi sento umile: i miei compagni di missione apportano un bagaglio di esperienze molto variegato, e non vedo l’ora di lavorare con loro, desideroso di imparare e di dare il mio massimo contributo nel mio ruolo. In qualità di pilota collaudatore, questa è davvero una missione da sogno, poiché potremo contribuire a testare i sistemi e a sviluppare le procedure affinché i futuri equipaggi possano spingersi più lontano e, in ultima analisi, riportare l’umanità sulla Luna», ha detto Luca Parmitano. «Sono molto grato all’Aeronautica militare per avermi fornito l’addestramento nelle mie prime fasi; all’Agenzia spaziale italiana – e all’Italia nel suo complesso – per avermi affidato il loro primissimo volo di lunga durata quando ero solo un novellino; all’Agenzia spaziale europea per l’addestramento, il sostegno infinito e le incredibili opportunità che ho avuto da quando sono diventato un astronauta dell’Esa, e alla Nasa per la sua leadership nel riportare l’umanità sulla Luna. È la conferma che l’Esa è un partner affidabile e la continuazione di una solida collaborazione che porterà un europeo sulla Luna».
«Artemis III amplierà i confini delle operazioni spaziali in orbita. La nomina dell’astronauta dell’Esa Luca Parmitano a pilota riflette la profonda competenza europea nel campo dei voli spaziali con equipaggio umano e fa leva sulla sua vasta esperienza operativa in situazioni di forte pressione», ha detto Josef Aschbacher, direttore generale dell’Esa. «Allo stesso tempo, il Modulo di servizio europeo (Esm) dell’Esa fornirà ancora una volta le capacità fondamentali che alimentano Orion, dimostrando il ruolo duraturo dell’Europa nel cuore stesso del programma Artemis. La notizia giunta oggi da Houston è un forte riconoscimento del ruolo dell’Esa nel rendere possibile il ritorno dell’umanità sulla Luna – e un progresso chiave nella nostra collaborazione con la Nasa. Gli europei possono essere orgogliosi di far parte di questo emozionante viaggio».
La Polizia Municipale avvia le indagini per risalire all’autore dello scempio prefigurandosi un reato di natura penale
Non potevano certamente passare inosservati agli operatori di AAMPS/Retiambiente due “big bag” in polietilene di grosse dimensioni contenenti materiale di risulta da lavorazioni edili abbandonati nelle ore notturne accanto ad un cassonetto stradale per la raccolta dei rifiuti in località Le Vaschette sul Romito a ridosso della scogliera.
Sul posto sono prontamente intervenuti gli Ispettori Ambientali che, prima di nastrare il materiale rinvenuto per impedirne il contatto con i passanti, hanno constatato che in buona parte si tratta di eternit e, quindi, di un rifiuto speciale-pericoloso.
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L’abbandono è stato segnalato alla Polizia Municipale che ha avviato le indagini per risalire all’autore prefigurandosi un reato di natura penale ai sensi del D.L. n. 105 del 2023. Il materiale verrà poi rimosso da una ditta specializzata nel trattamento di tale tipologia di rifiuti allertata da AAMPS/Retiambiente.
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Per le segnalazioni a contrasto del degrado urbano: segnalali@comune.livorno.it
Per le segnalazioni sugli abbandoni dei rifiuti: centraleoperativapm@comune.livorno.it; ispettori@aamps.livorno.it, info@aamps.livorno.it; numero verde 800-031.266, pagine facebook/instagram “Aamps Livorno”.
Il nuovo assetto geopolitico mondiale ha messo a nudo una serie di problematiche che sono state trascurate troppo a lungo. In pratica, quello che per anni abbiamo visto accadere nel software, ovvero l’entusiasmo per le nuove feature che andava a coprire la necessità di rendere sicuro il loro utilizzo, si è applicato anche in mille […]
Facebook Plus abbonamento è ormai realtà: Meta ha ufficialmente avviato il rollout dei piani premium per le sue principali piattaforme. Facebook, Instagram e WhatsApp entrano nell'era delle sottoscrizioni a pagamento, introducendo funzioni esclusive riservate a chi decide di mettere mano al portafoglio. Ma vale davvero la pena pagare?
Quanto costa Facebook Plus e gli altri abbonamenti Meta
I prezzi sono stati fissati con una logica chiara. Facebook Plus e Instagram Plus costano 3,99 dollari al mese ciascuno. WhatsApp Plus, invece, è leggermente più economico: 2,99 dollari mensili. Per il mercato europeo, le cifre sembrano destinate a restare simili, con Facebook Plus atteso intorno ai 2,99 euro al mese in Italia.
Tutti questi piani confluiscono sotto un nuovo marchio ombrello chiamato Meta One, che raccoglie e gestisce l'intera offerta in abbonamento del gruppo. Chi vuole ancora di più può guardare ai livelli superiori: Meta One Plus a 7,99 dollari e Meta One Premium a 19,99 dollari al mese, pensati soprattutto per creator e aziende con accesso avanzato all'intelligenza artificiale.
Cosa include Facebook Plus: le funzioni esclusive
Le novità per gli abbonati di Facebook e Instagram ruotano soprattutto attorno alle Storie. Gli utenti Plus possono estendere la durata oltre le canoniche 24 ore, creare contenuti in evidenza e consultare statistiche dettagliate sul pubblico. È anche possibile pubblicare contenuti senza mostrarli nel feed dei propri follower, una funzione particolarmente utile per chi gestisce una community.
Durante i test erano emerse ulteriori funzionalità: le cosiddette spotlight Stories, nuove reazioni speciali chiamate super heart e la possibilità di guardare le Storie altrui senza comparire nell'elenco delle visualizzazioni.
WhatsApp Plus segue un percorso diverso. Le novità riguardano la personalizzazione dell'interfaccia: temi grafici, suonerie esclusive, adesivi premium e la possibilità di fissare in alto un numero maggiore di conversazioni rispetto alla versione gratuita.
Meta AI a pagamento: il futuro è freemium
La svolta non riguarda solo i social. Meta sta sperimentando un modello freemium anche per la propria intelligenza artificiale. Funzioni avanzate come la modalità Thinking, il ragionamento esteso e la generazione di immagini e video saranno soggette a limiti per gli utenti gratuiti. Chi vuole accedervi senza restrizioni dovrà sottoscrivere uno dei piani Meta One.
Una strategia che riflette una tendenza ormai consolidata nel settore tech: rendere le funzioni più potenti accessibili solo a pagamento, mantenendo però una versione base gratuita per non perdere utenti.
La versione gratuita rimane: nessuno è obbligato a pagare
È importante chiarirlo: Facebook, Instagram e WhatsApp restano gratuiti. Gli abbonamenti Plus non sostituiscono l'accesso base alle piattaforme, ma aggiungono un livello superiore di funzionalità per chi lo desidera. Meta ha anche precisato che questi piani sono separati da Meta Verified, il servizio dedicato alla verifica degli account.
La domanda che in molti si pongono è legittima: ha senso pagare per funzioni che fino a ieri erano considerate standard? La risposta dipende molto da come si usa la piattaforma. Per un utente occasionale probabilmente no. Per un creator o un professionista del digitale, qualche euro al mese potrebbe fare la differenza.
“A fronte della vigenza di ordinanze del Ministero della salute prescriventi l’obbligo per chiunque conduca il cane in ambito urbano di raccoglierne le deiezioni e avere con sé strumenti idonei alla raccolta delle stesse (rafforzate in taluni casi dai regolamenti di polizia urbana), effettivamente un’ordinanza che vieta, in assenza di ragioni specifiche, l’introduzione nelle aree verdi di animali non appare legittima”. Così il Consiglio di Stato – riporta Ansa – in una sentenza con la quale ha ribaltato una decisione del Tar delle Marche che nel luglio dello scorso anno diede torto all’associazione Earth che contestava un’ordinanza del Comune di Mercatello sul Metauro, borgo medievale marchigiano di poco più di mille abitanti, che ha disposto, tra l’altro, il divieto d’introduzione di animali nelle aree verdi urbane a tutela della sicurezza, igiene ambientale e fruibilità delle stesse aree. I giudici di Palazzo Spada, premettendo che il divieto oggetto del ricorso “è stato introdotto in una piccola realtà urbana, con poco più di mille abitanti, e caratterizzata da un centro edificato che per estensione territoriale è inferiore ad un parco delle città metropolitane” e che “allo stesso tempo tali dimensioni si riflettono sulla struttura organizzativa dell’ente e sul personale disponibile per lo svolgimento dell’attività di sorveglianza, che potrebbe essere soluzione alternativa all’imposizione del divieto”, hanno osservato che “non è tanto controvertibile l’assunto sulle dimensioni del Comune, quanto piuttosto non appartiene al notorio, neppure in via induttiva, l’affermazione sul sottodimensionamento della struttura organizzativa dell’ente, e dunque anche del personale disponibile all’attività di controllo”.
Si è svolta l'8 giugno presso l'aula magna della Fondazione PIN la cerimonia di consegna della terza edizione del Premio di studio Rotary Club Prato per l’Ambiente. Il riconoscimento complessivo da 5.000 euro va a due giovani laureati per le loro tesi innovative fortemente legate al distretto pratese.
Si è svolta l'8 giugno presso l'aula magna della Fondazione PIN la cerimonia di consegna della terza edizione del Premio di studio Rotary Club Prato per l’Ambiente. Il riconoscimento complessivo da 5.000 euro va a due giovani laureati per le loro tesi innovative fortemente legate al distretto pratese.
Le coste di Monterosso e Vernazza, nel Parco Nazionale delle Cinque Terre, in Liguria, risultano sempre piu’ esposte agli effetti dell’innalzamento del livello del mare. E’ quanto emerge dallo studio ‘The First Relative Sea Level Rise and Storm Surges Scenarios up to 2150 CE for the Coasts of Monterosso and Vernazza, Cinque Terre National Park (Liguria, Italy)’, recentemente pubblicato sulla rivista Remote Sensing da un team internazionale di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria (Igag) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), del Dipartimento di Ingegneria dell’Universita’ degli Studi della Basilicata (Unibas), dell’Ente Parco Nazionale delle Cinque Terre, dell’Universita’ Aristotele di Salonicco, dell’Osservatorio astronomico Lesia di Parigi e dell’Universita’ olandese Radboud. Combinando dati topografici e batimetrici ad alta risoluzione, rilievi geodetici, serie storiche mareografiche e modellazione numerica delle mareggiate, il lavoro propone una prima valutazione integrata dei possibili scenari di allagamento costiero fino al 2150, nell’ambito delle proiezioni climatiche dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change). L’analisi evidenzia che il settore ligure considerato presenta un trend di innalzamento del livello del mare non stazionario, confermando una crescente vulnerabilita’ dei tratti costieri a bassa quota e delineando scenari utili alla pianificazione territoriale e alla riduzione del rischio costiero.
“La salute umana e quella degli oceani sono legate in maniera assai stretta e rappresentano dimensioni inseparabili di un medesimo equilibrio. Solo con questa prospettiva integrata possiamo promuovere e salvaguardare la salute delle generazioni presenti e di quelle future alle quali dobbiamo certamente lasciare un mondo migliore e non peggiore. Per questo, mettere gli oceani e la salute al centro dei dialoghi sulla politica sanitaria è una sfida ma anche e soprattutto una grande opportunità, che gli esponenenti della comunità scientifica oggi presenti qui stanno dimostrando di po”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, al Forum internazionale sugli oceani e la salute umana in corso all’Istituto superiore di sanità in occasione della giornata mondiale degli oceani. “L’Italia ha riconosciuto qualcosa che pochi governi hanno già tradotto in ambizione e visione concreta, cioè che la salute umana e la salute degli oceani sono la stessa storia, lo stesso presente e, soprattutto, lo stesso futuro – ha sottolineato Schillaci -. Sulla base di questo criterio è stato istituito, ad esempio, il Sistema Nazionale Prevenzione Salute dai rischi ambientali e climatici (Snps), che salda formalmente il sistema della Salute con quello per la protezione dell’Ambiente, in un’ottica One Health e guardando alla sua evoluzione più ambiziosa, quella della Planetary Health”. Il ministro evidenzia inoltre come “in questa visione, si inserisce anche il progetto Sea-Care, che, unico nel suo genere nel panorama internazionale, grazie alla sinergia tra l’Istituto superiore di sanità, la Marina Militare e altri centri di ricerca nazionali e internazionali, ha raccolto campioni da tutti gli oceani portando evidenze importanti ad esempio sul tema della resistenza agli antibiotici e sulla presenza di sostanze nocive per l’uomo e tracciando persino il virus del Covid in acque ben lontane dalle nostre”. Schillaci ha infine ricordato che “una quota delle risorse del Pnrr e del Piano Nazionale Complementare sono destinate al programma ‘Salute, Ambiente, Clima’, che assume la qualità ambientale come determinante e fondamentale per garantire il diritto alla salute”. (
La geografia e la stagionalita’ della grandine sta mutando a causa del riscaldamento globale, aumentando il rischio per le zone temperate e per le relative colture invernali. E’ quanto emerge da uno studio guidato dall’Universita’ del Nuovo Galles del Sud (Unsw) e pubblicato su ‘Nature Climate Change’. Tim Raupach, autore principale dello studio e ricercatore presso l’Istituto per il rischio climatico e la risposta alle emergenze dell’Unsdw, afferma che questo fenomeno fa parte di uno spostamento generale della frequenza delle grandinate verso i poli: “Secondo i modelli che ipotizzano un riscaldamento globale di 2 C e 3 C, osserviamo uno spostamento generale verso un maggior rischio nelle zone piu’ fredde e nei periodi piu’ freddi dell’anno – spiega – quindi, il rischio aumenta in inverno e spesso diminuisce in estate: si tratta di uno spostamento dalle regioni e dalle stagioni piu’ calde a quelle piu’ fredde. Queste regioni piu’ fredde includono non solo parti dell’Australia meridionale e della Nuova Zelanda, ma anche il Nord America settentrionale e l’Europa. Si registrano diminuzioni, sebbene con ancora molta incertezza, nelle zone subtropicali e in alcune parti delle medie latitudini. Cio’ include gran parte dell’Australia, nonche’ regioni dell’India, della Cina e gran parte dell’Africa”.
La WWDC 2026 si preannuncia come un evento cruciale per l'intelligenza artificiale di Apple. Dopo le difficoltà del 2024, l'attenzione è tutta su Cupertino e sulla sua capacità di ridefinire l'interazione tra uomo e macchina. Non si tratta di un semplice aggiornamento, ma di un momento decisivo che potrebbe rappresentare l'eredità di Tim Cook al suo ultimo keynote.
Un'eredità pesante: perché l'ia è il futuro di apple
Questa WWDC ha un sapore diverso. Non è solo una presentazione di nuovi sistemi operativi, ma un vero passaggio di consegne. Per Tim Cook, l'intelligenza artificiale rappresenta ciò che l'iPhone fu per Steve Jobs: un'eredità fondamentale per il prossimo decennio.
Il futuro dell'azienda dipende da questa svolta. Prodotti innovativi come occhiali smart, auricolari intelligenti e nuovi dispositivi per la casa richiedono un'IA potente, contestuale e affidabile. L'intelligenza artificiale non è più un'opzione, ma la base su cui costruire ogni nuova esperienza utente.
Il passo falso del 2024: cosa non ha funzionato?
Ricordiamo le promesse di "Apple Intelligence" alla WWDC 2024. L'idea di una Siri capace di comprendere il contesto e agire tra le app come agente personale era ambiziosa, forse troppo per i tempi. Il risultato fu un disastro comunicativo: le funzioni mostrate non erano pronte e le promesse non furono mantenute. Apple fu costretta a ritirare alcuni spot e ad affrontare le critiche degli utenti. La verità è che, due anni fa, nessuno era pronto per agenti IA così evoluti su smartphone. L'azienda aveva promesso troppo, troppo presto, in un settore ancora acerbo.
La rivincita tecnologica: perché oggi è il momento giusto
Cosa è cambiato in questi due anni? La risposta si trova in una combinazione di hardware vincente e tecnologie software che, nel 2024, non erano ancora mature.
L'hardware giusto al momento giusto: il vantaggio di apple silicon
Apple si è trovata con l'hardware perfetto per l'IA locale quasi per caso. La memoria unificata di Apple Silicon, creata per ottimizzare le prestazioni grafiche, si è rivelata la soluzione ideale per eseguire modelli di intelligenza artificiale direttamente sul dispositivo. Questo ha eliminato i colli di bottiglia tipici dei PC, rendendo i Mac una piattaforma di riferimento per sviluppatori e ricercatori.
I "mattoni" mancanti: le tecnologie che hanno cambiato tutto
Nel 2024 mancavano gli strumenti software per realizzare quella visione. Oggi, Apple ha a disposizione tutto ciò che serve: Architettura MoE (Mixture of Experts): I modelli attuali attivano solo gli "esperti" necessari per un compito specifico, rendendoli molto più efficienti. Quantizzazione Spinta: Tecniche avanzate comprimono modelli enormi per adattarli a uno smartphone, senza perdite significative di qualità. MLX Framework: Un framework open source di Apple che ha dato alla community gli strumenti per ottimizzare qualsiasi modello AI per l'hardware Apple Silicon. In sintesi, oggi la tecnologia è finalmente pronta per realizzare ciò che nel 2024 era solo un'idea.
Ia apple wwdc 2026: cosa ci aspetta davvero?
Lo slogan dell'evento, "All Systems Glow", suggerisce un'IA integrata visivamente in tutto il sistema con un'estetica riconoscibile. Ma le novità andranno ben oltre l'aspetto grafico.
Siri diventa grande: un agente intelligente, non solo un assistente
La più grande rivoluzione riguarderà Siri. Non sarà più un semplice assistente vocale, ma un agente proattivo con un'app dedicata e una cronologia sincronizzata via iCloud. Sarà in grado di comprendere il contesto e utilizzare funzioni come: Personal Context: Potrà accedere a email, messaggi e file per rispondere a domande come "Mostrami i documenti inviati da Marco la scorsa settimana". On-screen Awareness: L'assistente vedrà ciò che è presente sullo schermo. Se un amico invia un indirizzo, si potrà chiedere a Siri di salvarlo nei contatti senza dover fare copia-incolla. Cross-app Actions: Eseguirà compiti complessi che coinvolgono più app, come "Prendi l'allegato di questa email e salvalo nella cartella Progetti".
Oltre siri: ia diffusa in tutto l'ecosistema
L'intelligenza artificiale sarà integrata in molte altre aree del sistema operativo per migliorare la vita digitale quotidiana:
Fotocamera Potenziata: Arriveranno strumenti di fotoritocco generativo, come una "gomma magica" evoluta e la capacità di ricostruire parti di un'immagine.
Strumenti di Scrittura: Correzione intelligente della sintassi e suggerimenti di stile saranno integrati direttamente nel sistema.
Creazione Semplificata: Nasceranno i Genmoji e la possibilità di creare sfondi unici. Sarà possibile generare Comandi Rapidi complessi usando il linguaggio naturale.
Un nuovo inizio per apple?
Questa WWDC non è un semplice aggiornamento, ma un punto di svolta. Apple sembra aver imparato dai propri errori, attendendo la maturità della tecnologia.
Ora ha l'opportunità di offrire un'esperienza IA davvero integrata, utile e rispettosa della privacy. Se le promesse saranno mantenute, potremmo assistere non a un inseguimento della concorrenza, ma alla definizione di un nuovo standard per l'interazione con i nostri dispositivi. Potrebbe essere l'alba di una nuova era per Apple.
Dal 6 all’8 giugno, a Genova, la Giornata Mondiale degli Oceani diventa anche un’occasione per conoscere meglio gli tsunami. Il Centro Allerta Tsunami dell’INGV, infatti, partecipa all’edizione 2026 con lo stand espositivo Tsunami HUB. Qui troverete un simulatore video e una porta. Vi chiederete: cosa hanno in comune con gli tsunami?
Non vi anticipiamo la risposta: vi invitiamo a scoprirla di persona, passando a trovarci al Villaggio del Mare, in largo Pertini.
Qui, tra esperimenti, giochi, prove di forza e tsunami da generare con le proprie mani, sarà possibile capire come nascono questi fenomeni, perché sono così diversi dalle onde prodotte dal vento e quanta energia conservano quando raggiungono la costa. Sarà anche l’occasione per scoprire che gli tsunami non si generano solo negli Oceani e lontano da noi, ma possono verificarsi anche nel Mar Mediterraneo.
Le attività dello stand sono rivolte al pubblico dagli 8 anni in su, durano circa 20 minuti e prevedono la partecipazione attiva dei visitatori, con gruppi fino a 10 persone.
L’iniziativa si inserisce nel programma della Giornata Mondiale degli Oceani: Conoscere, Comprendere, Convivere, promossa dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in occasione del World Oceans Day, la ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare il pubblico sull’importanza degli oceani, sull’impatto delle attività umane e dei cambiamenti climatici e sulla necessità di proteggere una risorsa essenziale per la vita sul pianeta.
L’evento è patrocinato dal Comune di Genova, dal Ministero dell’Università e della Ricerca, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dalla Regione Liguria, ha ottenuto anche quest’anno l’endorsement UNESCO ed è stata riconosciuta tra le Ocean Decade Activities del 2026.
Scade il 31 ottobre 2026 - Un'opportunità concreta per sostenere la formazione dei giovani universitari del territorio pratese. La Fondazione Scuole Cattoliche Fiora e Gianni Biti ha pubblicato ufficialmente il nuovo bando di concorso per l'anno accademico 2026-2027, mettendo a disposizione 3 borse di studio destinate a studenti meritevoli e in condizioni economiche disagiate. L'iniziativa punta ad abbattere le barriere economiche, premiando l'impegno e il merito di chi si appresta a iniziare il proprio percorso accademico.
Scade il 31 ottobre 2026 - Un'opportunità concreta per sostenere la formazione dei giovani universitari del territorio pratese. La Fondazione Scuole Cattoliche Fiora e Gianni Biti ha pubblicato ufficialmente il nuovo bando di concorso per l'anno accademico 2026-2027, mettendo a disposizione 3 borse di studio destinate a studenti meritevoli e in condizioni economiche disagiate. L'iniziativa punta ad abbattere le barriere economiche, premiando l'impegno e il merito di chi si appresta a iniziare il proprio percorso accademico.
Quest'anno i fondi raccolti finanzieranno una borsa di dottorato triennale in Medicina Traslazionale, focalizzata sull'assistenza ai pazienti più vulnerabili, alle vittime di violenza e al disagio sociale. Come parte della comunità dell'Università di Firenze, sappiamo bene quanto la ricerca scientifica sia il motore del cambiamento e del benessere collettivo. Per questo motivo, vogliamo rilanciare con forza la nuova campagna per la destinazione del 5x1000 a UniFi, un gesto completamente gratuito che quest'anno si trasforma in un investimento concreto per la salute umana e l'inclusione.
Quest'anno i fondi raccolti finanzieranno una borsa di dottorato triennale in Medicina Traslazionale, focalizzata sull'assistenza ai pazienti più vulnerabili, alle vittime di violenza e al disagio sociale. Come parte della comunità dell'Università di Firenze, sappiamo bene quanto la ricerca scientifica sia il motore del cambiamento e del benessere collettivo. Per questo motivo, vogliamo rilanciare con forza la nuova campagna per la destinazione del 5x1000 a UniFi, un gesto completamente gratuito che quest'anno si trasforma in un investimento concreto per la salute umana e l'inclusione.
Nel panorama iper-competitivo di oggi, il marketing digitale non può più basarsi solo sull'intuizione. Richiede dati certi, metodologie rigorose e una comprensione profonda dei contesti competitivi in continua evoluzione. È proprio qui che si inserisce il cuore pulsante di WeM_Park: la ricerca.
Nel panorama iper-competitivo di oggi, il marketing digitale non può più basarsi solo sull'intuizione. Richiede dati certi, metodologie rigorose e una comprensione profonda dei contesti competitivi in continua evoluzione. È proprio qui che si inserisce il cuore pulsante di WeM_Park: la ricerca.
Il grande evento gratuito di divulgazione scientifica firmato OpenLab dell'Università di Firenze. Da giugno a settembre, laboratori, mostre, cinema e spettacoli animano la città metropolitana con un focus speciale sul tema dell'anno: "L'Intelligenza". C’è un momento dell’anno in cui i laboratori universitari aprono le porte ai cittadini e la scienza si trasforma in un'esperienza visiva, tattile e interattiva.
Il grande evento gratuito di divulgazione scientifica firmato OpenLab dell'Università di Firenze. Da giugno a settembre, laboratori, mostre, cinema e spettacoli animano la città metropolitana con un focus speciale sul tema dell'anno: "L'Intelligenza". C’è un momento dell’anno in cui i laboratori universitari aprono le porte ai cittadini e la scienza si trasforma in un'esperienza visiva, tattile e interattiva.
Lo Sportello AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System) della Regione Toscana, attivo presso la Fondazione PIN, è una vera e propria "porta d'accesso" concepita per connettere il mondo della ricerca scientifica e tecnologica direttamente con il lavoro delle aziende agricole toscane.
Lo Sportello AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System) della Regione Toscana, attivo presso la Fondazione PIN, è una vera e propria "porta d'accesso" concepita per connettere il mondo della ricerca scientifica e tecnologica direttamente con il lavoro delle aziende agricole toscane.
Un gruppo cybercriminale di lingua cinese fino a poco tempo fa concentrato prevalentemente sul mercato asiatico sta ampliando rapidamente il proprio raggio d’azione verso Europa e Africa. Secondo le analisi pubblicate da Proofpoint, il gruppo chiamato TA4922 ha aumentato sensibilmente il volume delle proprie operazioni nel corso del 2026, prendendo di mira organizzazioni nel Regno […]
New research by Mitel has revealed a widening gap between AI adoption and enablement, with limited support and low confidence contributing to the rise of Shadow AI and unapproved AI usage. The State of Workforce Communication report found that while workplace communication is mission-critical, tools are misaligned with how teams execute, forcing employees to quietly compensate at measurable cost to productivity, security and service quality.
The global survey of 2,000 IT decision-makers (ITDMs) and desk and frontline employees across diverse industries, including healthcare, public sector, retail, manufacturing, financial services and hospitality, found that nearly two-thirds (63%) of workers feel pressured to “make it work” with systems that are not designed for their needs. This situation creates friction in productivity and service delivery while increasing operational and financial risks associated with limited control over data custody, performance, and business continuity.
In parallel, 93% of ITDMs consider communication tools integral to everyday business operations, yet only 34% of workers say those tools are highly effective. This highlights a gap between how communication tools are deployed and how employees actually work.
Eric Hanson, CMO at Mitel, said: “Organisations are making significant investments in AI, communication infrastructure, and modernisation. Yet more than half of employees report that these tools fall short at the moments that matter most. The challenge is not a lack of technology, but a lack of alignment with the realities of work. In fast-moving, high-pressure, and increasingly mobile environments, communication must be immediate, reliable and context-appropriate – or it risks breaking down precisely when it is needed most.”
While 93% of IT leaders consider communication tools strategically critical, Mitel’s report highlights the complexity of delivering consistent, effective communication across a distributed, mobile, and frontline-driven workforce. 89% of IT leaders acknowledge that some parts of the workforce are better served by communication tools than others. This points to a gap between intention and reality that is reflected in the day-to-day experience of desk and frontline workers. Over six in ten (63%) feel pressured to “make it work” when communication systems are not designed for their needs, reaching 71% for frontline workers.
The research found that teams are relying on an average of seven disconnected tools to complete even routine tasks, potentially leading to ‘tool overload’ and fatigue.
Over half of workers say they waste time switching between communication tools and half of frontline workers feel increased pressure during busy or critical moments.
These inefficiencies extend beyond internal workflows, directly affecting service delivery, operational consistency, and, in some cases, safety. The burden is highest for frontline workers, where communication failures carry greater consequences. 54% of these workers report delays in completing tasks or responding to situations, 46% say that it impacts quality of service, and 35% even report that it creates safety risks for customers, patients, or staff.
These workarounds also introduce significant security risks to organisations. The report reveals that when faced with communication issues, workers are finding their own ways to keep work moving. Over three-quarters (76%) use non-approved communication channels for work-related purposes, increasing risks such as data exposure, compliance breaches, cybersecurity threats and a loss of visibility and control, according to 90% of ITDMs. This behaviour is even more pronounced among frontline workers, who are over twice as likely to use non-approved tools often to respond to their customers and patients quickly and effectively when sanctioned tools fall short.
While business leaders are prioritising AI investments to improve efficiency and modernise operations, adoption across the workforce remains uneven, and many workers feel unsupported. The report highlights that 52% of workers regularly use AI tools, but only 33% feel very comfortable using them in their day-to-day work. At the same time, 66% consider their organisation does not adequately support AI use, introducing a new emerging risk: Shadow AI.
It is evidenced by the fact that half of workers turn to non-approved AI tools, outpacing their organisations as they move to drive functional productivity and operational velocity. In the meantime, IT leaders indicate growing concerns around incorrect or misleading outputs (76%), whether AI use meets regulatory or compliance requirements (75%), and how data is stored, used and protected (75%).
As Sam Soares, CRO of CultureAI, previously told the Guru: “One of the biggest risks facing organisations today is the use of undocumented or unapproved AI tools – or shadow AI – operating on company networks or using company data. These tools are used by employees without organisational oversight, introducing significant security, compliance and operational risks. As the number of AI apps proliferates, it’s an increasingly common occurrence.”
AI is not yet delivering consistent value for the workforce, and managing its pace and risks remains a shared challenge for both IT leaders and workers. Clear guidance, integration, and alignment with existing workflows are needed to reduce complexity and risk rather than add to them.
Messaging platforms remain the preferred choice for everyday collaboration, but voice becomes the most trusted and effective channel in urgent or high-stakes situations, across generations.
Nearly eight in ten workers (79%) rely on voice communication when rapid action and immediate alignment are required, highlighting the enduring value of real-time human interaction in critical moments. The trend is particularly pronounced among healthcare professionals, where communication speed can directly influence operational outcomes and patient care, with 56% adopting a voice-first approach during urgent situations. However, this can create issues as deepfakes and productivity platform based attacks arise.
To address these challenges and close the gap between investment and employee experience, organisations must reconcile two priorities: offering employees the flexibility to choose the communication tools and channels best suited to each situation while ensuring strong standards for security and compliance.
In this context, hybrid infrastructure became the operating reality: 87% of ITDMs already rely on it for their communication tools and 93% confirm that it provides the flexibility and control needed, without unmanageable complexities. This model allows organisations to modernise communication systems while maintaining oversight and stability across increasingly complex environments.
“While there is broad alignment between IT leaders and employees on the need to evolve workforce communication, this research underscores how far most organisations remain from achieving that objective. They must address foundational challenges while navigating increasing technical complexity, heightened security requirements and ongoing modernisation efforts. These dynamics highlight the need for more practical, user-centred approaches, particularly solutions that are seamlessly integrated into everyday workflows across roles and work environments to ultimately drive performance and business outcomes,” said Luiz Domingos, CTO of Mitel.
Gli eventi naturali pericolosi possono non verificarsi da soli. Un’area colpita da un terremoto potrebbe essere interessata da una perturbazione meteorologica, oppure il territorio potrebbe essere già stato indebolito da eventi sismici recenti. In alcuni casi, un terremoto può essere innescato da dinamiche legate all’attività dei vulcani, o lo stesso può innescare uno tsunami o altri fenomeni secondari – frane, liquefazione del suolo, variazioni del regime idrogeologico – effetti a cascata che amplificano l’impatto sulla popolazione.
È da questa consapevolezza che nasce ARISTOTLE (All Risk Integrated System TOwards Trans-boundary hoListic Early-warning – European Natural Hazards Scientific Partnership), un’iniziativa promossa dal Parlamento Europeo per colmare una lacuna fondamentale nella gestione delle emergenze: l’assenza di una valutazione scientifica autorevole e tempestiva a supporto dei sistemi di allerta precoce automatici.
Sebbene questi ultimi siano in grado di rilevare rapidamente un evento e diffondere segnalazioni, non riescono a tradurre il dato in informazioni operative perché mancano di una comprensione scientifica completa della fenomenologia in atto e dei possibili effetti a cascata. ARISTOTLE nasce quindi con l’obiettivo di integrare queste informazioni con analisi esperte multi-hazard, fornendo all’Emergency Response Coordination Centre della Commissione Europea (ERCC) un quadro interpretativo più ampio e affidabile. In questo modo è possibile supportare decisioni operative più informate, comprendere quali siano le necessità reali delle aree colpite e valutare anche i rischi a cui potrebbe essere esposto il personale dispiegato sul campo.
ARISTOTLE riunisce 23 enti scientifici e università europee con competenze nei principali tipi di rischio naturale: terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche, incendi boschivi, alluvioni ed eventi meteorologici estremi. Il punto di forza del progetto è aver sviluppato, nei 10 anni di operatività, metodi e strumenti per valutare più rischi contemporaneamente, tenendo conto delle loro interazioni e della loro evoluzione nel tempo.
Il sistema multi-hazard operativo di ARISTOTLE a servizio di ERCC nell’ambito del Meccanismo Unionale di Protezione Civile
L’INGV è il coordinatore del progetto, partecipa alla valutazione della pericolosità di tre dei sei rischi naturali e fa parte del gruppo di coordinamento che gestisce le attività scientifiche e operative del consorzio.
Il valore della valutazione integrata
Cosa cambia quando si valutano i rischi in modo integrato? La risposta è nella qualità delle informazioni utilizzate al momento della crisi. Un sistema multi-hazard è in grado di identificare scenari in cui eventi distinti si influenzano reciprocamente, e di supportare le decisioni di allerta e di gestione dell’emergenza attraverso un quadro completo. Tutto questo concorre inoltre a migliorare la preparazione nel lungo termine, considerando il verificarsi in contemporanea dei pericoli.
Nel contesto multi-hazard, infatti, due o più fenomeni pericolosi possono verificarsi nello stesso periodo e/o nella stessa area geografica. Questo non implica necessariamente un rapporto causa-effetto diretto. I pericoli possono essere indipendenti ma simultanei oppure influenzarsi reciprocamente. Ad esempio, piogge intense e mareggiate possono aumentare il rischio di un’alluvione costiera.
Combinazioni di fenomeni come quelli descritti possono aumentare la vulnerabilità del territorio, moltiplicando gli impatti sociali ed economici, e richiedono analisi integrate.
Compito di ARISTOTLE è trasformare per ERCC dati scientifici complessi in informazioni chiare e utili per chi deve prendere decisioni operative rapide e finalizzate quindi anche a salvare vite umane e mitigare i danni.
Come funziona ARISTOTLE?
ARISTOTLE è una sala operativa virtuale in cui si alternano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, circa 170 esperti rappresentativi dei sei hazard attualmente monitorati. A supporto degli esperti c’è una rete di ricercatori e tecnici di oltre 23istituzioniscientifiche di tutta Europa che garantisce informazioni puntuali, aggiornate e realistiche per un monitoraggio continuativo a scala globale.
Il team ARISTOTLE fornisce il servizio operativo in:
Modalità di risposta alle emergenze (ERM): in risposta al verificarsi di un evento naturale rilevante, il team si riunisce virtualmente ed effettua una valutazione multi-hazard dell’impatto dell’evento su popolazione e infrastrutture del Paese coinvolto. Entro le tre ore successive redige e invia a ERCC un rapporto dettagliato a Bruxelles;
Modalità operativa ordinaria (ROM): con un servizio trisettimanale di monitoraggio multi-hazard in cui redige un report di aggiornamento per ERCC degli eventi occorsi nei giorni precedenti descrivendo anche la loro evoluzione nei giorni a venire;
Con un servizio di science “on-demand” (SEOD) per supportare ERCC nella comprensione della fenomenologia di eventi catastrofici estremi o durante crisi particolarmente rilevanti.
I primi dieci anni
Quest’anno ARISTOTLE compie 10 anni di operatività. Nato come progetto pilota, oggi fornisce supporto scientifico a ERCC attraverso l’analisi di centinaia di eventi naturali che hanno richiesto il coordinamento degli aiuti internazionali. Il progetto ha inoltre supportato l’ERCC anche in occasione di crisi non legate a eventi naturali, fornendo informazioni utili alle attività di intervento umanitario.
Sintesi delle attivazioni di Aristotle durante i 4 contratti precedenti a quello attuale e suddivisa per le diverse modalità: ERM (l’emergenza per un grave evento), ROM (il report trisettimanale), STAF/SEOD (il servizio on-demand in caso di eventi complessi).
Guardando al futuro, ARISTOTLE punta a diventare ancora più efficace, integrando altri rischi naturali come Meteorologia spaziale, siccità e ondate di calore, e nuovi strumenti di monitoraggio, per far sì che la scienza sia sempre più al servizio della società.
A cura di Giovanna Forlenza, Spina Cianetti, Licia Faenza, Giuseppe Salerno, Marco Olivieri, Valentino Lauciani del Centro ARISTOTLE.
Iacomelli: “Ha funzionato il patto di collaborazione con i cittadini e gli esercenti”. Salvetti: “AAMPS/Retiambiente indispensabile per il successo di tutti i nostri eventi”.
In mezzo alla gente, ma con discrezione ed efficienza. Gli operatori di AAMPS/Retiambiente hanno contribuito alla riuscita dell’evento Straborgo che da venerdì 29 maggio a sabato 1 giugno ha visto migliaia di persone, tra cittadini e turisti, affollare le strade del quartiere. Una presenza continuativa per garantire la pulizia di Piazza Mazzini e delle strade limitrofe e realizzare la raccolta dei rifiuti sia con la vuotatura dei contenitori stradali sia con la raccolta dei materiali differenziati prodotti con quantitativi ingenti dagli esercenti della zona.
“Questa tipologia di manifestazione – commenta Aldo Iacomelli, Amministratore Unico AAMPS/Retiambiente – risulta per noi sempre particolarmente impegnativa soprattutto nel periodo estivo che prevede un’articolazione complessa dei nostri servizi di raccolta e spazzamento. Dobbiamo operare h24 e, allo stesso tempo, districarci tra la folla garantendo sempre le opportune condizioni di sicurezza per i nostri lavoratori e i cittadini. Siamo particolarmente soddisfatti nell’essere riusciti a dare il nostro contributo. Ho il piacere di sottolineare – conclude Iacomelli – la cooperazione che abbiamo riscontrato da parte degli organizzatori, degli abitanti del quartiere e degli esercenti che si sono prodigati per rispettare le regole straordinarie di conferimento dei rifiuti differenziati”.
“Lo dico da sempre – afferma Luca Salvetti, Sindaco di Livorno. AAMPS/Retiambiente è un’azienda che funziona egregiamente nell’erogazione dei servizi resi alla cittadinanza e questi eventi ne sono la riprova. Senza i puntuali servizi di spazzamento e raccolta dei rifiuti non saremmo qui a parlare del successo di Straborgo. Ringrazio i lavoratori per il consueto impegno profuso, gli abitanti del quartiere per la disponibilità concessa e gli esercenti per avere collaborato al meglio delle rispettive possibilità. Ora sotto con le altre kermesse in programma per la lunga stagione estiva”.
Approvato il bilancio 2025, è il settimo consecutivo. Il Sindaco: “AAMPS orgoglio della città”
Ratificando un utile di 252.000 € l’Assemblea dei Soci di AAMPS ha approvato nei giorni scorsi il bilancio aziendale 2025. Un risultato in linea con quanto registrato negli anni precedenti, comprendendo anche quelli relativi all’uscita anticipata dal concordato preventivo in continuità, con i bilanci che avevano ottenuto analoghi risultati (965.202€ nel 2019, 2.2912.441€ nel 2020, 515.035€ nel 2021, 94.835€ nel 2022, 131.270€ nel 2023 e 145.704 € nel 2024).
La notizia era stata anticipata nei giorni scorsi durante una conferenza stampa dedicata ai bilanci di tutte le aziende partecipate del Comune di Livorno, ma il Sindaco di Livorno Luca Salvetti, affiancato dall’Amministratore Unico Aldo Iacomelli e dalle assessore Viola Ferroni e Giovanna Cepparello, ha tenuto ad aprire un faro su AAMPS/Retiambiente.
Luca Salvetti, Sindaco di Livorno
“Sono orgoglioso di questa azienda, dei servizi che eroga e di tutti i suoi lavoratori. Nel 2019 abbiamo trovato AAMPS in concordato preventivo, con un futuro a dir poco incerto e il rischio concreto di vederla soccombere sotto il peso di conti sballati e servizi alla cittadinanza inadeguati. Ora registriamo l’ennesimo bilancio in utile consecutivo, con il personale incrementato e stabilizzato e prospettive di consolidamento e sviluppo prima impensabili. In tale percorso siamo riusciti a traghettarla in RetiAmbiente consolidandone la vocazione industriale e riuscendo a contenere la TARI senza aumentarla per cinque anni e allineandola agli importi degli altri capoluoghi di provincia della Toscana. Sono i fatti che ci permettono di respingere al mittente le accuse sollevate recentemente da alcuni esponenti dell’opposizione in consiglio comunale ammantate di macroscopiche inesattezze e castronerie indecifrabili sia riconducibili all’azienda sia alla sua holding”.
Viola Ferroni, assessora alle Società Partecipate
“AAMPS ha fatto un incontrovertibile cambio di passo tornando ad essere un’azienda in salute con un ruolo di primo piano sia nell’erogazione dei servizi alla cittadinanza sia tra le società operative locali dell’Ato Toscana Costa che compongono la galassia Retiambiente e dove l’azienda riveste un ruolo di primo piano assoluto. Il cammino è stato impervio con ostacoli che sembravano insormontabili. Oggi siamo invece nella possibilità di guardare al futuro con grande ottimismo e rinnovate prospettive di consolidamento sia sul versante economico-finanziario sia su quello dello sviluppo industriale”.
Giovanna Cepparello, assessora alla Gestione dei rifiuti e Igiene ambientale
“I numeri sono dalla nostra parte e ci dicono che AAMPS può cogliere risultati importanti inerenti la vocazione ambientale che è chiamata a rappresentare ed esprimere. Nonostante mesi di particolare difficoltà, dovuti a contingenze operative affrontate con impegno e sacrificio da parte di tutti, oggi l’azienda può guardare in avanti con rinnovato entusiasmo e approssimarsi ad innovare e introdurre importanti cambiamenti nella gestione dei rifiuti a livello locale in linea con le strategie condivise con le altre SOL del gruppo Retiambiente. Chiederemo ai cittadini la consueta collaborazione con l’obiettivo di aumentare le percentuali di raccolta differenziata, conferendo materiali di maggiore qualità, e allo stesso tempo continuare a diminuire la produzione dei rifiuti nelle rispettive abitazioni”.
Aldo Iacomelli, Amministratore Unico
AAMPS è un fiore all’occhiello di Livorno. Una società interamente pubblica che eroga servizi ambientali a favore della città fin dal 1949 con grande efficacia ed efficienza impegnando 421 lavoratori in moto perpetuo nella raccolta dei rifiuti, nella pulizia delle strade e nei servizi cimiteriali e commerciali. Tutto questo con i conti sotto controllo suffragati anche dall’assenza di debiti e avendo comunque effettuato importanti investimenti, attingendo a finanziamenti dedicati, senza fare ricorso al credito bancario. Il tutto nella massima trasparenza richiesta ad una società in house providing in affiancamento alla sua holding con la quale condividere strategie industriali ben ponderate”.
La condivisione libera della conoscenza è uno dei pilastri fondamentali dell'università moderna e una risorsa preziosa per lo sviluppo culturale, economico e sociale delle comunità locali. In questo scenario, la Firenze University Press (FUP), la casa editrice dell'Università di Firenze, si conferma una realtà d'avanguardia.
La condivisione libera della conoscenza è uno dei pilastri fondamentali dell'università moderna e una risorsa preziosa per lo sviluppo culturale, economico e sociale delle comunità locali. In questo scenario, la Firenze University Press (FUP), la casa editrice dell'Università di Firenze, si conferma una realtà d'avanguardia.
Acumen Cyber has announced a strategic partnership with AttackIQ to help organizations continuously validate their cyber defenses against real-world threats and reduce exposure to modern attacks.
The partnership combines Acumen Cyber’s engineering-led security operations expertise with AttackIQ’s Continuous Threat Exposure Management (CTEM) platform. Together, the companies aim to help organizations identify exploitable attack paths, validate security controls, and prioritize remediation efforts based on actual risk rather than theoretical vulnerabilities.
Moving beyond traditional vulnerability management
As cybercriminals increasingly leverage artificial intelligence and automation, organizations are struggling to keep pace with the growing volume of vulnerabilities and security alerts.
According to Acumen Cyber and AttackIQ, traditional approaches centered on vulnerability counts, severity ratings, and periodic assessments are no longer enough. Security teams need continuous visibility into how attackers could move through their environments and whether existing controls are capable of stopping them.
The partnership is designed to help organizations continuously test defensive effectiveness, validate security investments, and focus resources on the attack paths that present the greatest risk.
Carl Wright, Chief Commercial Officer at AttackIQ, said many organizations are overwhelmed by security findings but still lack clarity about where they are truly vulnerable.
“Threat Debt changes the conversation from managing lists of vulnerabilities to understanding and reducing accumulated adversary opportunity,” Wright said.
Continuous validation becomes a priority
As part of the partnership, Acumen Cyber’s engineers will emulate real-world adversary techniques mapped to frameworks such as MITRE ATT&CK. This will allow organizations to test whether their preventive and detective controls can successfully stop modern attack methods.
The companies say the approach helps uncover where vulnerabilities, identity exposures, misconfigurations, and control gaps combine to create viable attack paths to critical assets.
Mark Robertson, CEO of Acumen Cyber, said organizations need to focus less on activity metrics and more on measurable security outcomes.
“Most organizations still operate security programs built around activity metrics instead of validated outcomes,” Robertson said. “The reality is that adversaries exploit paths, not isolated findings.”
He added that the partnership will enable customers to continuously identify attacker opportunities and systematically reduce what AttackIQ calls “Threat Debt” before those weaknesses can be exploited.
Measuring exposure through Threat Debt
A key component of the partnership is the AttackIQ Threat Debt Index, which provides organizations with a framework for measuring accumulated adversary opportunity across their environments.
The index is designed to track how attack paths change over time, identify where new exposure has emerged, and show where security controls are successfully reducing risk. This gives organizations a way to measure cyber resilience based on validated outcomes rather than simply reporting on security activities.
As organizations continue to face increasingly sophisticated cyber threats, Acumen Cyber and AttackIQ believe continuous validation and threat-informed defense will play a growing role in helping security teams stay ahead of attackers.
Un'importante opportunità formativa e di networking sul territorio dedicata al mondo delle politiche giovanili e ai finanziamenti europei. Il prossimo 18 giugno 2026, Prato ospiterà la “Palestra di Progettazione”, un incontro gratuito e operativo incentrato sui programmi europei Erasmus+ (sezione Gioventù e Sport) e Corpo europeo di solidarietà (ESC).
Un'importante opportunità formativa e di networking sul territorio dedicata al mondo delle politiche giovanili e ai finanziamenti europei. Il prossimo 18 giugno 2026, Prato ospiterà la “Palestra di Progettazione”, un incontro gratuito e operativo incentrato sui programmi europei Erasmus+ (sezione Gioventù e Sport) e Corpo europeo di solidarietà (ESC).
Alla raccolta solo alcune modifiche nelle aree Livorno Est e Picchianti-Porta a Terra
In vista della festività di martedì 2 giugno AAMPS/Retiambiente conferma che il servizio di raccolta dei rifiuti si svolgerà regolarmente. Sono previsti solo alcuni cambiamenti negli itinerari di interesse per gli abitanti delle aree Livorno Est e Picchianti-Porta a Terra.
Ecco il dettaglio suddiviso per Aree valido per la raccolta nel giorno della Festa della Repubblica:
Area Livorno Nord Indifferenziato: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Area Sant’Jacopo Marradi Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il lunedì.
Area Vittoria Stazione Zola Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Area Livorno est Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Picchianti – Porta a Terra Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Ardenza – La Rosa Organico: servizio attivo la mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Livorno Sud Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Pentagono
Multimateriale: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 19.30 alle 20.00 del giorno di raccolta.
Aree Pentagono e Centro Allargato Tutti i contenitori stradali presenti nelle aree “Pentagono” e “Centro Allargato” saranno regolarmente vuotati. Il Centro di raccolta “Livorno Sud” e il “Centro del riuso creativo” saranno chiusi martedì e riapriranno il giorno seguente. Servizio di raccolta pannolini/pannoloni: non effettuato nei giorni festivi.
Ringraziamo i cittadini per la consueta collaborazione. Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).
A leggere il nuovo “2026 Cloud Security Report” realizzato da Check Point insieme a Cybersecurity Insiders, sembra proprio che l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende stia crescendo più rapidamente della capacità delle organizzazioni di proteggerla. Il report, basato sulle risposte di 1.042 professionisti IT e cybersecurity provenienti da organizzazioni di tutto il mondo, mostra un quadro […]
Check Point Software has launched Agentic Exposure Validation (AEV), a new AI-driven capability within its Exposure Management platform that uses autonomous agents to reason like attackers and provide security teams with hard evidence of what is genuinely exploitable in their environment, before adversaries can act on it.
The launch comes as the threat landscape undergoes a fundamental shift. Frontier AI models are now capable of autonomously identifying and weaponising vulnerabilities at machine speed, compressing the mean time from CVE disclosure to confirmed exploitation from 2.3 years in 2018 to roughly 10 hours in 2026. At the same time, 72.7% of exploited CVEs in 2026 are hitting as zero-days, up from just 16.1% eight years ago.
Beyond Severity Scores
Traditional vulnerability management has long relied on static severity scores, leaving security teams to sift through thousands of flagged issues without knowing which represent a real, reachable risk. AEV takes a materially different approach: rather than assigning a score and moving on, it deploys AI agents that work through each potential exposure using logic that mirrors attacker reasoning.
The agents correlate exposure data with asset context, live threat intelligence, existing control coverage, and known exploit research to determine whether a path to compromise actually exists. When a route is blocked by an existing control, AEV pivots to an alternative attack path. If no viable path exists, the threat is discarded. If exploitation is feasible, the system produces direct evidence, giving security teams the confidence to prioritise and act.
Early customer engagements have already shown the capability of generating novel exploits for dozens of vulnerabilities that had no previously published exploit code, illustrating the analytical depth of the agents.
Closing the AI Arms Race Gap
Yochai Corem, General Manager of Exposure Management at Check Point, said the product addresses a problem that has become existential for enterprise security teams: “The era of autonomous, AI-driven exploitation is here. Frontier AI models are attacking critical vulnerabilities at scale, without human steering. Security teams are already inundated and cannot effectively address that emerging threat.”
Corem added that AEV is designed to put defenders on equal footing: “Agentic Exposure Validation is our answer: AI agents that reason like attackers reviewing your organisation’s digital surface from the outside with our unique threat intelligence context, and prove what is actually exploitable, providing security teams the evidence and the remediation to act smartly and effectively before attackers do.”
A Critical Piece of CTEM
Check Point positions AEV as a validation layer within Continuous Threat Exposure Management (CTEM) programmes, moving organisations from discovery and prioritisation into evidence-based exposure reduction. The validation step has historically been manual, slow, and resource-intensive. AEV’s safe proving loop, analysing assets and CVEs, enriching findings with live Check Point threat intelligence, verifying whether existing controls already block the path, and building targeted validation without disruptive techniques, is designed to make that step autonomous and continuous.
Agentic Exposure Validation is available now as part of Check Point Exposure Management. Organisations can request a complimentary AEV scan to see what an agentic attacker would uncover on their external attack surface.
Swiss privacy company Proton has rolled out a significant update to Proton Mail that allows users to connect their Gmail accounts directly to the platform. The feature, announced on 28 May 2026, enables Gmail messages to be imported into Proton Mail and allows users to send and receive emails from their Gmail address, all without toggling between separate inboxes.
The integration is aimed at users looking to transition away from Google’s ecosystem but who face the practical challenge of updating contacts and switching services one by one. Rather than forcing an abrupt departure, Proton is offering a bridge: a managed migration path where Gmail activity is gradually absorbed into Proton Mail.
What the Feature Does, and What It Does Not
When a user activates the Gmail connection via Proton’s Easy Switch tool, their most recent Gmail messages are imported into Proton Mail. Going forward, new emails arriving in Gmail will continue to appear automatically in the Proton inbox. Crucially, Proton says the connection is strictly one-directional in terms of access: connecting Gmail does not grant Google any visibility into the user’s Proton Mail inbox.
From a security standpoint, this is a meaningful distinction. Proton positions the feature as a transitional tool rather than a permanent hybrid solution. The company acknowledges that Google continues to read emails received by a Gmail account, including any sensitive communications. The feature is designed to shrink that exposure over time, not eliminate it overnight.
Privacy Protections Applied to Gmail Traffic
Proton says it applies its standard email protections to Gmail content viewed through the Proton Mail interface. That includes tracker removal, ad stripping, and spam filtering. Unlike Gmail, which the company describes as fundamentally built around advertising, Proton does not scan email content, build advertising profiles, or use user data for AI training purposes.
Proton also highlights an encryption benefit: when both parties in a conversation use Proton Mail, messages exchanged between connected Gmail addresses become end-to-end encrypted, meaning Google cannot read those communications. This incentivises users to encourage their contacts to make the same switch.
A Gradual Exit Strategy from Big Tech
Proton is explicit that the feature is not a long-term solution. The company frames it as part of a broader, gradual transition away from Google, designed to make the process manageable. The recommended approach is for users to update all their important accounts to their Proton address, after which Gmail receives only low-priority mail. Users can then disconnect Gmail entirely from Proton Mail and, if they choose, delete their Google account altogether.
The feature is rolling out gradually, meaning not all users will see it immediately. Setup is straightforward: users open the Easy Switch section in their Proton Mail settings and connect their Gmail account. In addition to Gmail, Proton supports email imports from Outlook, Yahoo, and Apple Mail via the same Easy Switch tool or a standalone import utility.
Wider Context: Google’s Data Practices Under Scrutiny
The launch arrives against a backdrop of sustained criticism of Google’s data harvesting practices. Google uses Gmail activity, including which emails are opened and interacted with, to build user profiles that feed its advertising ecosystem. The company also uses approximate location data derived from email activity to personalise ads. By routing Gmail through Proton’s interface rather than Google’s own apps, users can reduce their exposure to this data collection, even while maintaining their Gmail address.
For IT and security teams advising organisations or individuals on reducing Big Tech data exposure, Proton’s new approach represents a pragmatic middle ground: it acknowledges that cold-turkey Gmail abandonment is impractical for many users and provides a structured, privacy-improving alternative.
Le campagne di SEO poisoning non sono certo una novità nel panorama cybercriminale. Da decenni gli attaccanti manipolano i motori di ricerca per spingere siti malevoli tra i primi risultati, inducendo gli utenti a scaricare malware credendo di visitare pagine legittime. Ma una nuova campagna analizzata da Microsoft Security Blog mostra un’evoluzione particolarmente interessante del […]
Proiezione del film "C'è ancora domani" di Paola Cortellesi, presso Cinema Teatro 4 Mori
In occasione dell’80º anniversario della Repubblica italiana e del voto alle donne, ISTORECO, insieme ad ANPI, ANPPIA, ANED e al Cinema Teatro 4 Mori, invita la cittadinanza alla proiezione del film C’è ancora domanidi Paola Cortellesi, che si terrà lunedì 1 giugno 2026 alle ore 21 presso il Cinema Teatro
4 Mori di Livorno con ingresso gratuito.
C’è ancora domani racconta, con forza e sensibilità, la condizione femminile nell’Italia del dopoguerra con una narrazione incentrata su una figura del popolo vessata in famiglia dall’atteggiamento arrogante e violento del marito e del suocero, due esemplari del peggiore, ed ancora attuale, patriarcato. Il marito non desidera che la moglie vada a votare e la protagonista si organizza per esercitare questo nuovo diritto. Prima tappa di un lungo cammino verso il riconoscimento dei diritti, da quello del voto, a quello della parità salariale per eguale lavoro, a quello dell’aborto, così come il diritto di ricoprire qualsiasi ruolo nell’ amministrazione dello Stato.
Riproporlo significa sollecitare una riflessione su quanto quella conquista abbia trasformato il Paese e su quanto ancora sia necessario impegnarsi per una piena ed egualitaria cittadinanza democratica.
La serata sarà introdotta dai saluti delle autorità e dal Presidente di ISTORECO, Claudio Massimo Seriacopi. Seguiranno un intervento di Catia Sonetti, Direttrice di ISTORECO, e della Prof.ssa Chiara Tognolotti, storica del cinema (Università di Pisa).
Authorities in the Netherlands have arrested the co-owners of two related Internet hosting companies for operating IT infrastructure used by Russia to carry out cyberattacks, influence operations and disinformation campaigns inside the European Union. The two men were the focus of a 2025 KrebsOnSecurity story about how their hosting companies had assumed control over the technical infrastructure of Stark Industries Solutions, an Internet service provider sanctioned last year by the EU as a frequent staging ground for cyber mischief from Russia’s intelligence agencies.
An investigator with the Tax Intelligence and Investigation Service (FIOD), the Dutch financial crimes agency, during the raid. Image: FIOD.
The Dutch daily news outlet de Volkskrantreports that the Dutch financial crime agency FIOD on May 18 arrested a 57-year-old from Amsterdam and a 39-year-old from The Hague, charging them with violating sanctions law by directly or indirectly making economic resources available to EU-sanctioned entities.
The Dutch investigation focuses on Stark Industries, a sprawling hosting provider that materialized just two weeks before Russia invaded Ukraine. As detailed in this May 2024 deep-dive, Stark quickly became the source of massive distributed denial-of-service (DDoS) attacks against European targets, and emerged as a top supplier of proxy and anonymity services that showed up time and again in cyberattacks linked to Russia-backed hacking groups.
That report identified two Moldovan brothers — Ivan and Yuri Neculiti and their company PQHosting — who were providing one of Stark’s two main conduits to the larger Internet. In May 2025, the EU sanctioned PQHosting and the Neculiti brothers for aiding Russia’s hybrid warfare efforts. But as KrebsOnSecurity observed in September 2025, those sanctions failed to target Stark’s remaining connection to the Internet — an Internet service provider based in the Netherlands called MIRhosting.
MIRhosting is operated by Andrey Nesterenko, a 39-year-old Russian native who runs the business out of the Netherlands. News that PQHosting and the Neculiti brothers were about to be sanctioned by the EU leaked in the media nearly two weeks before the sanctions were announced last year. During that time, the Stark network assets were transferred from PQHosting to a new entity called the[.]hosting, under the control of the Dutch entity WorkTitans BV.
And as our September 2025 report showed, WorkTitans was controlled by Nesterenko and a 57-year-old from Amsterdam named Youssef Zinad. On top of that, WorkTitans was getting connectivity to the larger Internet solely through MIRhosting, where Zinad had worked previously.
On May 18, Dutch financial crime investigators arrested Nesterenko and Zinad, and searched three businesses in Enschede and Almere and two data centers in Dronten and Schiphol-Rijk. A statement from the Dutch authorities said they also seized laptops, telephones and more than 800 servers.
A message to the-hosting customers immediately after 800 of its servers were seized by Dutch authorities. The message says that unfortunately data stored on the server has been lost and cannot be recovered.
De Volkskrant said it reviewed data showing WorkTitans and MIRhosting were the most-used networks in pro-Russian attacks on Danish government bodies between November 13 and 19, 2025, the week of Denmark’s municipal elections.
The publication wrote that prior to Nesterenko’s arrest, the MIRhosting founder denied that he knew his servers had been misused by pro-Russian cybercriminals. “He said he had ended all services with the Neculiti brothers when the EU sanctions came into force in May 2025,” and the he “reserved all rights to take action against ‘harmful and incorrect publications,” de Volkskrant wrote.
MIRhosting released a statement saying it has initiated an internal investigation into the alleged facts concerning the elections in Denmark, and that it has temporarily paused services to WorkTitans as a precautionary measure while the matter is being reviewed further.
“Based on our preliminary findings, there are no indications that the services over which we exercise control were actually used to influence the Danish elections,” the statement reads. “No anomalies or spikes were observed in our network traffic during the period mentioned in the publication; had large-scale DDoS attacks occurred, such activity would have been evident. Furthermore, prior to the media publication, we had not received any complaints, abuse reports, or official requests regarding suspicious activities or misuse of our network. Meanwhile, our regular operational activities continue, and our service to our other clients remains fully intact.”
Born in Nizhny Novgorod, Russia, Mr. Nesterenko grew up as a piano prodigy who performed publicly at a young age. In 2004, Nesterenko founded MIRhosting’s parent Innovation IT Solutions Corp., which has the notable distinction of being the company responsible for hosting stopgeorgia[.]ru, a hacktivist website for organizing cyberattacks against Georgia that appeared at the same time Russian forces invaded the former Soviet nation in 2008. That conflict was thought to be the first war ever fought in which a notable cyberattack and an actual military engagement happened simultaneously.
Responding to questions shared via email, Nesterenko said MIRhosting does not support cybercrime, sanctions evasion, or illegal activity, and that the allegations and arrest by Dutch authorities have been extremely harmful to him and his company.
“The transition to the.hosting was not intended to evade sanctions,” Nesterenko wrote. “The hardware and customer portfolio had already been transferred to WorkTitans before the sanctions appeared. Closing or damaging a legitimate Dutch infrastructure company will not stop cybercrime, but it will harm many people who have done nothing wrong.”
Far less is public about the 57-year-old Zinad, who reportedly has been keeping a low profile since our story last year. De Volkskrant reported that Zinad blocked access to his LinkedIn account, had gone months without responding to emails, WhatsApp messages and phone calls, and told a colleague that illness was forcing him to lead a somewhat more reclusive life.
Mr. Zinad’s now-defunct LinkedIn profile. It was full of posts for MIRhosting’s services.
Mr. Nesterenko claims Zinad was never an employee of MIRhosting.
“He helped me and MIRhosting with certain business tasks under a normal business-to-business arrangement between companies,” Nesterenko explained.
However, in previous emails to KrebsOnSecurity, Nesterenko carbon copied Mr. Zinad (who had a @mirhosting.com email), explaining that he was part of the company’s legal team. Also, the Dutch website stagemarkt[.]nl lists Youssef Zinad as an official contact for MIRhosting’s offices in Almere.
Mr. Zinad has never responded to requests for comment. Nor did de Volkskrant have any luck tracking him down. The publication said it repeatedly asked Mr. Zinad (referred to here as simply “Z”), but he reportedly avoided every form of contact.
“‘I am unavailable but will respond to your message as soon as possible,’ reads an automated reply on WhatsApp on 2 October 2025,” de Volkskrant reported. “It is the only response de Volkskrant would receive in months. He did not pick up his phone and did not call back. When an acquaintance asked him via LinkedIn to contact the reporter, he blocked access to his LinkedIn page. At an address in Almere where Z.’s personal limited company is registered, no one was present in April. The corner house’s blinds were drawn, and a pile of rubbish bags lay outside next to a container, as if someone had recently left. A neighbour said he knew the man but did not know where he was staying. Z. was later arrested at a residence in Amsterdam.”
Presentazione del volume "Storia della Repubblica. L'Italia dalla liberazione ad oggi" di Guido Crainz
Mercoledì 26 maggio 2026, ore 17.00, Edificio dell’Orologio – Piazza L. Orlando, Livorno Presentazione del volume Storia della Repubblica. L’Italia dalla Liberazione ad oggi (1945–2026) di Guido Crainz (Donzelli, 2026).
Ottant’anni di storia repubblicana sono il risultato di un percorso intenso, intriso di speranze e delusioni, di traumi e mutamenti inavvertiti. Quanto siamo cambiati? E quanta parte di questa storia è ancora viva nella nostra memoria collettiva? Con questo volume Crainz ripercorre l’Italia dalla Ricostruzione fino ai giorni nostri, con uno sguardo capace di intrecciare politica, società e cultura di massa, e con un capitolo finale dedicato agli ultimi dieci anni e alle trasformazioni in corso nella fisionomia culturale e istituzionale del paese.
Con l’autore dialogheranno Rocco Garufo (Assessore del Comune di Livorno) e Catia Sonetti (Direttrice ISTORECO Livorno). Introduce e coordina Claudia Pavoletti, giurista e operatrice culturale. L’ingresso è libero e gratuito.
Il video presenta la nuova app PROASSIST 4.0 che monitora i parametri dei pazienti a distanza. Gli operatori tracciano ogni intervento in tempo reale per offrire un’assistenza mirata. È il progetto Fragilità Sostenuta a Domicilio: tecnologia e cura che lavorano insieme per le persone fragili. Un'iniziativa di SmartHUB, il laboratorio di innovazione nato a Firenze dalla collaborazione tra Fondazione CR Firenze, che oltre a promuovere l’iniziativa la sostiene, Università degli Studi di Firenze, Azienda USL Toscana CentroSocietà della Salute, Fondazione PIN e Medea Srl.
Il video presenta la nuova app PROASSIST 4.0 che monitora i parametri dei pazienti a distanza. Gli operatori tracciano ogni intervento in tempo reale per offrire un’assistenza mirata. È il progetto Fragilità Sostenuta a Domicilio: tecnologia e cura che lavorano insieme per le persone fragili. Un'iniziativa di SmartHUB, il laboratorio di innovazione nato a Firenze dalla collaborazione tra Fondazione CR Firenze, che oltre a promuovere l’iniziativa la sostiene, Università degli Studi di Firenze, Azienda USL Toscana CentroSocietà della Salute, Fondazione PIN e Medea Srl.
L’epoca d’oro dei bug bounty potrebbe stare entrando in una nuova fase molto più complessa. HackerOne, una delle piattaforme più importanti al mondo per la segnalazione responsabile di vulnerabilità, ha drasticamente ridotto le ricompense economiche del proprio programma Internet Bug Bounty (IBB), provocando forti reazioni nella comunità dei ricercatori di sicurezza. Secondo quanto riportato da […]
Canadian authorities on Wednesday arrested a 23-year-old Ottawa man on suspicion of building and operating Kimwolf, a fast spreading Internet-of-Things botnet that enslaved millions of devices for use in a series of massive distributed denial-of-service (DDoS) attacks over the past six months. KrebsOnSecurity publicly named the suspect in February 2026 after the accused launched a volley of DDoS, doxing and swatting campaigns against this author and a security researcher. He now faces criminal hacking charges in both Canada and the United States.
A criminal complaint unsealed today in an Alaska district court charges Jacob Butler, a.k.a. “Dort,” of Ottawa, Canada with operating the Kimwolf DDoS botnet. A statement from the Department of Justice says the complaint against Butler was unsealed following the defendant’s arrest in Canada by the Ontario Provincial Police pursuant to a U.S. extradition warrant. Butler is currently in Canadian custody awaiting an initial court hearing scheduled for early next week.
The government said Kimwolf targeted infected devices which were traditionally “firewalled” from the rest of the internet, such as digital photo frames and web cameras. The infected systems were then rented to other cybercriminals, or forced to participate in record-smashing DDoS attacks, as well as assaults that affected Internet address ranges for the Department of Defense. Consequently, the DoD’s Defense Criminal Investigative Service is investigating the case, with assistance from the FBI field office in Anchorage.
“KimWolf was tied to DDoS attacks which were measured at nearly 30 Terabits per second, a record in recorded DDoS attack volume,” the Justice Department statement reads. “These attacks resulted in financial losses which, for some victims, exceeded one million dollars. The KimWolf botnet is alleged to have issued over 25,000 attack commands.”
On March 19, U.S. authorities joined international law enforcement partners in seizing the technical infrastructure for Kimwolf and three other large DDoS botnets — named Aisuru, JackSkid and Mossad — that were all competing for the same pool of vulnerable devices.
On February 28, KrebsOnSecurity identified Butler as the Kimwolf botmaster after digging through his various email addresses, registrations on the cybercrime forums, and posts to public Telegram and Discord servers. However, Dort continued to threaten and harass researchers who helped track down his real-life identity and dramatically slow the spread of his botnet.
Dort claimed responsibility for at least two swatting attacks targeting the founder of Synthient, a security startup that helped to secure a widespread critical security weakness that Kimwolf was using to spread faster and more effectively than any other IoT botnet out there. Synthient was among many technology companies thanked by the Justice Department today, and Synthient’s founder Ben Brundage told KrebsOnSecurity he’s relieved Butler is in custody.
“Hopefully this will end the harassment,” Brundage said.
An excerpt from the criminal complaint against Butler, detailing how he ordered a swatting attack against Ben Brundage, the founder of the security firm Synthient.
The government says investigators connected Butler to the administration of the KimWolf botnet through IP address, online account information, transaction records, and online messaging application records obtained through the issuance of legal process. The criminal complaint against Butler (PDF) shows he did little to separate his real-life and cybercriminal identities (something we demonstrated in our February unmasking of Dort).
In April, the Justice Department joined authorities across Europe in seizing domain names tied to nearly four-dozen DDoS-for-hire services, although because of a bureaucratic mix-up the list of seized domains has remain sealed until today. The DOJ said at least one of those services collaborated with Butler’s Kimwolf botnet.
A statement from the Ontario Provincial Police said a search warrant was executed on March 19 at Butler’s address in Ottawa, where they seized multiple devices. As a result of that investigation, Butler was arrested and charged this week with unauthorized user of computer; possession of device to obtain unauthorized use of computer system or to commit mischief; and mischief in relation to computer data. He is scheduled to remain in custody until a hearing on May 26.
In the United States, Butler is facing one count of aiding and abetting computer intrusion. If extradited, tried and convicted in a U.S. court, Butler could face up to 10 years in prison, although that maximum sentence would likely be heavily tempered by considerations in the U.S. Sentencing Guidelines, which make allowances for mitigating factors such as youth, lack of criminal history and level of cooperation with investigators.
OpenTelemetry (fondly known as OTel) is an open-source project that provides a unified set of APIs, libraries, agents, and instrumentation to capture and export logs, metrics, and traces from applications. The project’s goal is to standardize observability across various services and applications, enabling better monitoring and troubleshooting.
Open Day dell'Offerta formativa dell’Università degli Studi di Firenze, un appuntamento dedicato a studenti, famiglie e a tutti coloro che vogliono conoscere da vicino il mondo universitario e le opportunità formative offerte dall’Ateneo fiorentino. L’evento si terrà martedì 14 luglio 2026, dalle ore 9 alle 13, presso la Fondazione PIN – Polo di Prato dell’Università di Firenze.
Open Day dell'Offerta formativa dell’Università degli Studi di Firenze, un appuntamento dedicato a studenti, famiglie e a tutti coloro che vogliono conoscere da vicino il mondo universitario e le opportunità formative offerte dall’Ateneo fiorentino. L’evento si terrà martedì 14 luglio 2026, dalle ore 9 alle 13, presso la Fondazione PIN – Polo di Prato dell’Università di Firenze.
Team WINGMAN from South Dakota State University, comprised of (from left to right) Todd Letcher (advisor), Matthew Wieberdink, Owen Diede, Christian Lee, and Anders Olsen, took home first place at the 2026 Gateways to Blue Skies Forum held at NASA’s Langley Research Center in Hampton, Virginia. Steven Holz, NASA sponsor and GBS Chair and judge, presented the award.
Credit: NASA/Mark Knopp
A South Dakota State University team took first place at NASA’s fifth annual Gateways to Blue Skies Competition, which challenged student teams to address a critical element of U.S. aviation: aircraft maintenance.
This year’s competition, RepAir: Advancing Aircraft Maintenance, asked teams of postsecondary students to develop innovative systems and practices that could advance commercial aircraft maintenance and repair operations by 2035. The competition, sponsored by NASA’s University Innovation project within the agency’s Aeronautics Research Mission Directorate, supported the agency’s objectives of fostering innovative research and strengthening the future aviation workforce.
“This year’s finalists proposed novel ideas to equip companies and their workers with innovative technologies to help keep our nation’s planes airworthy. This is especially critical in a time where flight safety is more commonly in the spotlight and where workforce shortages lead to challenges and opportunities in aviation,” said Steven Holz, associate project manager for NASA’s University Innovation Project and judging panel chair for Gateways to Blue Skies. “Our panel of industry and subject matter experts were excited about the possibilities these concepts could bring, as well as shared insights needed for these teams to push forward for real-world implementation.”
The winning project, WINGMAN, proposed augmented reality safety glasses equipped with voice-controlled manuals, automatic documentation, and photo recognition that could assist aircraft mechanics during routine daily servicing and minor repairs. The glasses would function as the mechanic’s “wingman,” enabling hands-free access to the information and reporting mechanisms required for line inspections.
The WINGMAN team presented their research along with seven finalists at the 2026 Gateways to Blue Skies Forum held May 18 and 19 at NASA’s Langley Research Center in Hampton, Virginia. The forum was judged by subject matter experts from NASA, the Federal Aviation Administration, and industry, including representatives from Southwest Airlines and American Airlines. Students at the forum had the opportunity to network with NASA and industry experts, tour the center, and gain insight into potential careers. The event was livestreamed, and the presentations were recorded.
The winning team members will have the opportunity to intern at one of NASA’s four aeronautics research centers during the 2026-27 academic year, including NASA Langley, NASA’s Glenn Research Center in Cleveland, NASA’s Ames Research Center in California’s Silicon Valley, and NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California.
“It was super exciting to participate in Gateways to Blue Skies, especially with the really interesting concepts this year,” said Owen Diede, WINGMAN team lead. “We couldn’t have done it without the feedback and support from our faculty advisor, Dr. Todd Letcher, as well as our design review committee, Dr. Ruyi Lian and Dr. Cody Christensen. This was a fantastic opportunity to learn and grow, and we are incredibly thankful for the experience.”
Other recognitions included:
Best Infographic: University of California, Irvine Air Shield: Aircraft Structural Health Intelligence for Evaluation and Lifecycle Detection
Future Game-Changer: University of Georgia Quasar: Quantum Sensing Aerial Reporting
Safety Spotlight: South Dakota State University SPIDER (Surveying Platform and Inspection Device for Enclosed Regions)
The commercial aviation industry is a crucial component of the U.S. economy, yet it faces significant challenges due to a shortage of qualified maintenance workers and increasing demands to keep aircraft running for longer. NASA is dedicated to working with commercial, academic, and government partners to advance the capabilities and performance of U.S. aviation.
The Gateways to Blue Skies Challenge is part of the Transformative Aeronautics Concepts Program in NASA’s Aeronautics Research Mission Directorate. The NASA Tournament Lab, part of the Prizes, Challenges, and Crowdsourcing Program in the Space Technology Mission Directorate, manages the challenge through the National Institute of Aerospace on behalf of NASA.
For more information about NASA’s Aeronautics Research Mission Directorate, visit:
Nonostante Internet Explorer sia ormai ufficialmente morto da tempo, uno dei suoi componenti storici continua a rappresentare un serio problema di sicurezza per gli ambienti Windows moderni. Si tratta di MSHTA.exe, il Microsoft HTML Application Host, una utility legacy ancora inclusa di default nel sistema operativo e oggi sempre più sfruttata dai cybercriminali per distribuire […]
Un attacco informatico basato su una vulnerabilità sconosciuta nei router enterprise di Huawei avrebbe causato nel 2025 uno dei più gravi incidenti infrastrutturali europei degli ultimi anni, provocando il collasso temporaneo dell’intera rete telecom del Lussemburgo. Secondo quanto riportato da Recorded Future News, l’incidente avrebbe coinvolto un comportamento non documentato del sistema operativo di rete […]
AAMPS conferma che in occasione della festività di venerdì 22 maggio prossimo il servizio di raccolta dei rifiuti si svolgerà regolarmente. È previsto solo un cambiamento negli itinerari di interesse per gli abitanti dell’area Livorno Est.
Ecco il dettaglio suddiviso per Aree valido per la raccolta nel giorno di Santa Giulia:
Area Livorno Nord Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il venerdì.
Area Sant’Jacopo Marradi Carta-cartone: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Vittoria Stazione Zola Indifferenziato: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Livorno est Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Picchianti – Porta a Terra Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il venerdì.
Area Ardenza – La Rosa
Organico: servizio attivo la mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Livorno Sud Multimateriale: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Pentagono Carta-cartone: servizio attivo la sera (esposizione del materiale dalle ore 19.30 alle 20.00).
Tutti i contenitori stradali presenti nelle aree “Pentagono” e “Centro Allargato” saranno regolarmente vuotati.
Il Centro di raccolta “Livorno Sud” e il “Centro del riuso creativo” saranno chiusi venerdì e riapriranno il giorno seguente.
Ringraziamo i cittadini per la consueta collaborazione. Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).
Comunicato a cura dell’uff. Stampa del Comune di Livorno.
Livorno, 19 maggio 2026 – Da domani, mercoledì 20 maggio, sarà in vigore a Livorno l’ordinanza che obbliga i proprietari e i detentori di cani a rimuovere con acqua le deiezioni liquide degli animali nelle aree pubbliche e di uso pubblico.
L’ordinanza, della quale ha parlato la stampa italiana e straniera, avrà una durata di cinque mesi e terminerà il 31 ottobre in vista poi di introdurre questo provvedimento all’interno di regolamento comunale che estenderà l’obbligo a tutto l’anno.
In pratica sarà obbligo munirsi di appositi contenitori d’acqua da utilizzare per l’immediata rimozione delle deiezioni liquide depositate su superfici pavimentate e su altri spazi di arredo urbano, e sui mezzi di locomozione (ad esempio ruote di macchine o di scooter) parcheggiati sulla pubblica via.
È inoltre fatto assoluto divieto di consentire ai cani di urinare a ridosso di portoni e vetrine ed accessi ad abitazioni, uffici e negozi.
Lo ha stabilito appunto l’Amministrazione comunale con l’ordinanza sindacale n. 135 del 28 aprile 2026, emanata a seguito delle numerose segnalazioni pervenute da parte di cittadini che evidenziano il disagio determinato dalle maleodoranze e gli inconvenienti igienico-sanitari derivanti dalla presenza di deiezioni liquide animali sugli spazi destinati alla socializzazione di adulti e bambini, visto anche il notevole e crescente numero di animali d’affezione, in particolare cani, presenti sul territorio comunale.
Il provvedimento è stato al centro di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato: la vicesindaca con delega alla Tutela Animali Libera Camici, l’assessora con Delega al Decoro Urbano Giovanna Cepparello, la garante degli animali Elisa Amato, la dirigente del Settore Manutenzioni e Cura della Città Silvia Borgo, la dirigente settore Istruzione, Giovani, Partecipazione e Tutela Animale Michela Casarosa, la responsabile dei Servizi Territoriali della Polizia Municipale Michela Pedini, la funzionaria Barbara Saliva, il responsabile del Decoro Urbano di Aamps/Retiambiente Andrea Valenti, la guardia zoofila dell’Oipa Giuliano Morelli.
Per quanto riguarda le deiezioni solide, gli articoli 31 e 32 del vigente Regolamento Comunale sulla Tutela degli Animali (la cui ultima modifica risale al 2018) prescrivono l’obbligo di rimuoverle immediatamente a chi accompagna i cani nelle zone pedonali e nelle aree verdi, comprese quelle di libera circolazione dei cani, nei giardini e nei parchi, negli esercizi pubblici, commerciali e nei locali ed uffici aperti al pubblico, utilizzando mezzi idonei alla rimozione, da mostrare su richiesta del Pubblico Ufficiale, a pena di sanzione secondo quanto previsto dall’art. 42 dello stesso Regolamento.
Il Regolamento attuale non prevede però analoga norma per quanto attiene alle deiezioni liquide.
Nelle more di una modifica alla regolamentazione comunale vigente, l’ordinanza 135/2026 adotta misure atte a prevenire e contenere tali fenomeni, per tutto il periodo più critico dal punto di vista climatico. Il significativo aumento delle temperature che si verifica in primavera-estate, associato a una diminuzione delle precipitazioni, incide infatti anche sulla salubrità e sul decoro degli spazi urbani, anche in conseguenza della maggiore evaporazione di liquidi organici dalle superfici pavimentate.
Nello specifico, il testo integrale dell’ordinanza n. 135 impone, dal 20 maggio al 31 ottobre, a tutti i possessori o detentori a qualsiasi titolo di cani, anche se incaricati temporaneamente della loro custodia o conduzione:
• di munirsi, durante l’accompagnamento dei cani, di apposite bottigliette, spruzzatori o altri contenitori d’acqua, senza aggiunta di sostanze chimiche o detergenti, da versare all’occorrenza;
• di riversare una congrua quantità di acqua in corrispondenza del punto interessato dalle deiezioni liquide dei cani ai fini della loro diluizione e della ripulitura delle superfici interessate, su tutte le aree urbane pubbliche o ad uso pubblico e relativi manufatti e sulle aree private che si affacciano su aree pubbliche o ad uso pubblico, nonché sui mezzi di locomozione parcheggiati sulla pubblica via;
• è fatto divieto assoluto di consentire ai cani di urinare a ridosso dei portoni di ingresso e degli accessi ad abitazioni, uffici e negozi e vetrine.
L’inosservanza di queste disposizioni comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 25 a 500 euro, ai sensi dell’art. 7-bis del D. Lgs. 267/2000.
Rimane comunque a carico del trasgressore il ripristino dei luoghi.
Gli interventi
La Vicesindaca ha introdotto l’ordinanza sottolineando la sua grande risonanza mediatica, anche a livello internazionale.
“Lo scopo principale non è punitivo, ma mira a elevare lo standard di igiene e decoro delle strade, dei marciapiedi e degli arredi urbani. Livorno conta circa 20.000 cani, un numero consistente che richiede responsabilità da parte dei proprietari per garantire una convivenza civile. La mancanza di rispetto delle regole da parte di una minoranza danneggia il lavoro degli operatori, dei proprietari responsabili e limita la fruibilità degli spazi pubblici, come i parchi, specialmente per i bambini”.
La Vicesindaca ha inoltre ricordato che l’Amministrazione ha rimosso i divieti di accesso ai cani in molti parchi per favorire le famiglie, ma avverte che, “se le segnalazioni di sporcizia e cani senza guinzaglio continueranno, potrebbero essere reintrodotte limitazioni”.
Ha inoltre ricordato il protocollo d’intesa con le guardie zoofile dell’OIPA, che hanno il potere di elevare sanzioni insieme alla Polizia Locale.
L’Assessora Cepparello ha parlato degli aspetti pratici e sociali del provvedimento sottolineando come l’ordinanza nasca anche per tutelare le persone con disabilità motoria, che spesso sporcano i propri ausili (sedie a rotelle) sui marciapiedi non puliti, portando poi lo sporco in casa. “I proprietari dei cani devono munirsi di bottigliette o spruzzatori con semplice acqua (senza sapone) da usare sui punti interessati dalle deiezioni liquide”. Ha ricordato il divieto assoluto di far urinare i cani ridosso di portoni, accessi ad abitazioni. “Si è optato per un’ordinanza, per agire tempestivamente prima dell’estate, quando il calore accentua i cattivi odori. L’ordinanza prevede una scadenza, ma recepiremo questo provvedimento all’interno di un regolamento in modo che l’obbligo delle bottigliette diventi permanente in tutte le stagioni e i mesi dell’anno. Il Comune non può lavare quotidianamente centinaia di chilometri di strade e la collaborazione dei cittadini è strategica”.
La Garante degli Animali ha posto l’accento sulla salute pubblica e sulla sicurezza nei parchi. Ha evidenziato che le deiezioni non raccolte contengono batteri e parassiti pericolosi per gli animali e soprattutto per i bambini che giocano nei prati. Ha citato situazioni di particolare degrado riscontrate nella zona di San Jacopo e vicino alla Baracchina Bianca, “dove i muri sono sporchi e i marciapiedi pieni di deiezioni solide”. Ha richiamato l’obbligo del guinzaglio nei luoghi pubblici, denunciando episodi di maleducazione subiti quando ha cercato di far rispettare questa norma. Infine ha esortato i cittadini a un maggiore rispetto per l’ambiente e per la città, sottolineando che il decoro urbano è un dovere di ogni proprietario.
Andrea Valenti, responsabile Decoro Urbano AAMPS/Retiambiente ha affermato: “Aamps si muove su due versanti: pulizia e sensibilizzazione al cittadino. In entrambi i casi abbiamo favorito un potenziamento dei servizi, pertanto forniamo un contributo determinante alla cura della città anche per contrastare il fenomeno dell’abbandono delle deiezioni canine. Siamo anche prossimi all’acquisto di 100 contenitori dedicati che avranno una bocca di ingresso dei sacchini molto piccola e, pertanto, non potranno essere utilizzati impropriamente per l’inserimento di sacchi invece destinati alla raccolta dei rifiuti. Nel mese di giugno provvederemo all’installazione presso le aree di sgambatura dei cani, i parchi pubblici e nelle zone che, dalle segnalazioni pervenute, risultano più soggetto a questa tipologia di abbandono”.
Comunicato a cura dell’uff. Stampa del Comune di Livorno.
Raggiunge i 208 milioni il valore totale della
produzione
Livorno, 18 maggio 2021 – Negli ultimi anni le società partecipate del Comune
di Livorno hanno consolidato risultati positivi sotto il profilo economico,
gestionale e della qualità dei servizi erogati ai cittadini, confermando il valore
strategico del sistema pubblico locale e la capacità delle aziende di affrontare le
sfide dell’innovazione, della sostenibilità e dell’efficienza amministrativa.
Il quadro che emerge dai bilanci evidenzia una crescita costante della solidità
patrimoniale e organizzativa di realtà fondamentali per il territorio come
Esteem Srl, Casalp Spa, AAMPS Spa, Farma.Li Srl e ASA Spa. I bilanci 2025,
alcuni dei quali in corso di approvazione in questi giorni ed entro il 30 giugno,
come previsto dal Codice Civile, non fanno eccezione, ma anzi confermano
questo trend positivo.
In particolare, AAMPS Spa ha registrato bilanci in utile negli ultimi cinque
esercizi, confermando il raggiungimento di un equilibrio economico e
finanziario stabile dopo il percorso di risanamento completato negli anni
precedenti.
Anche Casalp Spa ha dimostrato un consolidamento del ruolo operativo svolto
per i Comuni dell’area livornese ed in particolare si è distinta in questi anni per
le azioni di recupero delle morosità e per la capacità di guidare, su un tema
complesso ed attuale come quello dell’abitare, politiche finalizzate a gestire un
ambito che è sempre più lontano dalla gestione patrimoniale e sempre più
vicino a quello sociale.
Positivi anche i segnali provenienti da ASA Spa, che continua a rappresentare
un presidio essenziale per lo sviluppo infrastrutturale e ambientale del
territorio, mantenendo elevati standard di servizio e una struttura societaria
solida.
Crescita significativa anche per Esteem Srl, realtà attiva nei servizi informatici,
nel supporto alla gestione dei tributi comunali e nella gestione della sosta a
pagamento, che negli ultimi esercizi ha registrato un incremento del fatturato e
dell’occupazione, rafforzando il proprio ruolo di supporto tecnologico alla
pubblica amministrazione locale, confermando di essere una struttura in
espansione e capace di innovare i servizi digitali rivolti ai cittadini.
Importanti risultati sono stati raggiunti inoltre da Farma.Li Srl, con i propri
bilanci che negli ultimi anni evidenziano una gestione economica positiva e un
progressivo rafforzamento della capacità finanziaria dell’azienda. Farma.Li ha
proseguito il percorso di ammodernamento delle farmacie comunali, puntando
sulla qualità dell’assistenza, sulla prossimità territoriale e sull’innovazione dei
servizi sanitari e socioassistenziali.
Nel complesso, il sistema delle partecipate del Comune di Livorno conferma
dunque una traiettoria positiva, caratterizzata da investimenti, equilibrio
economico e miglioramento della qualità dei servizi pubblici locali. Un
patrimonio amministrativo e industriale che rappresenta un elemento
strategico per la crescita della città, per la tutela dell’interesse pubblico e per la
capacità del territorio di affrontare con solidità le sfide future.
Il sindaco Luca Salvetti ha aperto l’incontro sottolineando come le società
partecipate siano uno strumento imprescindibile per la gestione della città e dei
servizi ai cittadini. “Abbiamo lavorato sette anni sulla riorganizzazione e
l’aumento del personale, presentando numeri eloquenti, lo dimostrano i bilanci
in utile. Tutte e cinque le società principali (ASA, AMS, Farmali, Casalp e
Steam) hanno chiuso l’anno in positivo.
Il valore complessivo della produzione è di 208 milioni di euro, con un
incremento di 29 milioni rispetto al 2019.
Le aziende hanno raggiunto quota 1143 di personale con un aumento di 193
unità rispetto al 2019, diventando la terza realtà lavorativa del territorio dopo
l’ASL e il Comune stesso”.
L’Assessora al Bilancio con delega alle Società Partecipate Viola Ferroni ha
ringraziato l’Ufficio Società Partecipate, che ha definito la “spina dorsale” dei
risultati ottenuti. “Ribadisco l’importanza della governance pubblica per
perseguire obiettivi di interesse collettivo, andando oltre il semplice dato di
bilancio. Farmali ha concentrato il focus sulla vicinanza ai cittadini ed alla
ristrutturazione delle farmacie. Casalp ha ottenuto buoni risultati nel recupero
crediti e nell’efficientamento degli alloggi. Esteem ha incrementato i servizi,
inclusa la recente gestione della sosta a pagamento. Aamps ha raggiunto la
stabilità dopo un passato complicato che ha fatto “tribolare”
l’Amministrazione”.
Il direttore generale del Comune Nicola Falleni ha evidenziato il superamento
delle storiche criticità finanziarie delle partecipate: “che in passato
rappresentavano un “neo” nel bilancio comunale” ed ha fornito i dati del
bilancio consolidato 2024.
“Il “gruppo” (Comune + aziende) conta oltre 2.200 dipendenti. Valore della
produzione totale: quasi 570 milioni di euro. Utile consolidato: circa 14 milioni
di euro. Patrimonio netto: 763 milioni di euro”.
Aldo Iacomelli, Amministratore Unico AAMPS/Retiambiente ha dichiarato:
“Presenti e affidabili: con questi due aggettivi e in estrema sintesi sono nella
possibilità di descrivere la nostra azienda nel panorama delle municipalizzate
locali. Ogni giorno contribuiamo al decoro urbano con grande impegno e sforzo
da parte dei nostri operatori garantendo l’erogazione di servizi efficienti fin
dalle primissime ore della mattina sia sul versante della raccolta sia su quello
dello spazzamento. É importante sottolineare che per l’anno 2025 ci avvaliamo
di un utile di bilancio di 252mila euro. Un risultato che reputiamo importante
da affiancare all’evidenza di non avere registrato debiti. Siamo quindi orgogliosi
per quanto stiamo riuscendo complessivamente a fare, con uno sguardo di
ulteriore fiducia anche sul versante operativo essendo prossimi a realizzare,
avvalendoci anche di finanziamenti da parte della Regione Toscana, di due
ulteriori centri di raccolta per il corretto conferimento dei rifiuti dei cittadini. A
breve lanceremo anche una campagna di comunicazione rivolta a tutta la
cittadinanza per stringere ulteriormente il patto con i cittadini nel contrastare il
fenomeno degli abbandoni e aumentare le migliori azioni per la riduzione nella
produzione dei rifiuti indifferenziati, per la quale stiamo già registrando risultati
lusinghieri”.
Claudio Puccetti, amministratore unico di Farmali ha definito l’azienda con gli
aggettivi “tranquillo” e “partecipativo”.
Ha sottolinea il buon clima lavorativo tra i 60 dipendenti distribuiti su 9
farmacie. Ha messo in risalto la totale autonomia finanziaria della società, “che
permette di autofinanziare gli investimenti (come le ristrutturazioni di varie
farmacie) senza ricorrere a finanziamenti esterni.L’obiettivo futuro è spostare
la missione del farmacista sempre più verso i servizi di telemedicina”.
Marcello Canovaro presidente di Casalp ha utilizzato gli aggettivi “rigoroso” e
“partecipato” per definire il bilancio della società.
“La società ha superato pesanti difficoltà iniziate nel 2019 e ora chiude il
bilancio in positivo. Casalp non punta all’utile, ma a reinvestire ogni risorsa nel
mantenimento del patrimonio e in nuovi edifici.
Negli ultimi tre anni sono stati investiti oltre 50 milioni di euro nella provincia e
messi a disposizione degli assegnatari 592 appartamenti precedentemente
sfitti”.
Stefano Taddia presidente di Asa sceglie gli aggettivi “collettivo” e “sostenibile”.
Esprime orgoglio per i 56,7 milioni di euro di investimenti effettuati nell’ultimo
anno, segnando un +150% rispetto al 2020.
Sottolinea come l’efficienza delle società di servizio pubblico sia un elemento
fondamentale per la sostenibilità e il benessere del territorio.
Antonio Paladini amministratore unico di Esteem descrive l’azienda come
“consolidata” e “visionaria”.
Riporta una crescita enorme negli ultimi 12 anni: “il personale è passato da 9 a
40 dipendenti e il fatturato è salito da circa 450.000 euro a quasi 2 milioni di
euro. L’azienda si è evoluta accettando servizi nuovi e diversi, come la gestione
dei parcheggi, mantenendo però un’anima orientata all’innovazione informatica
per il futuro dei servizi ai cittadini”.
Il Sindaco ha concluso la conferenza stampa ringraziando gli Uffici Comunali e i
due assessori che si sono succeduti nella gestione delle partecipate, Gianfranco Simoncini e Viola Ferroni.
Una vulnerabilità critica rimasta nascosta per quasi due decenni sta scuotendo il mondo della sicurezza applicativa. I ricercatori di depthfirst hanno infatti identificato una falla nel modulo di rewrite di NGINX che potrebbe consentire a un attaccante remoto non autenticato di causare crash dei processi oppure, in determinate condizioni, ottenere esecuzione di codice remoto (RCE). […]
La corsa all’AI sta creando nuove superfici di attacco e i cybercriminali stanno iniziando a sfruttarle con tecniche sempre più sofisticate. L’ultimo caso arriva dal mondo dei modelli open source e delle piattaforme collaborative dedicate all’intelligenza artificiale: un repository malevolo pubblicato su Hugging Face è riuscito a spacciarsi per un progetto ufficiale di OpenAI, raggiungendo […]
L’intelligenza artificiale sta, ovviamente e progressivamente, cambiando anche il modo in cui vengono condotte attività di reconnaissance, threat intelligence e analisi offensiva. Accanto ai tradizionali strumenti OSINT, stanno emergendo nuovi progetti che vanno oltre la pura automazione e puntano sulla capacità di guidare i Large Language Model attraverso metodologie operative strutturate. Uno degli esempi più […]
An ongoing data extortion attack targeting the widely-used education technology platform Canvas disrupted classes and coursework at school districts and universities across the United States today, after a cybercrime group defaced the service’s login page with a ransom demand that threatened to leak data from 275 million students and faculty across nearly 9,000 educational institutions.
A screenshot shared by a reader showing the extortion message that was shown on the Canvas login page today.
Canvas parent firm Instructure responded to today’s defacement attacks by disabling the platform, which is used by thousands of schools, universities and businesses to manage coursework and assignments, and to communicate with students.
Instructure acknowledged a data breach earlier this week, after the cybercrime group ShinyHunters claimed responsibility and said they would leak data on tens of millions of students and faculty unless paid a ransom. The stated deadline for payment was initially set at May 6, but it was later pushed back to May 12.
In a statement on May 6, Instructure said the investigation so far shows the stolen information includes “certain identifying information of users at affected institutions, such as names, email addresses, and student ID numbers, as well as as messages among users.” The company said it found no evidence the breached data included more sensitive information, such as passwords, dates of birth, government identifiers or financial information.
The May 6 update stated that Canvas was fully operational, and that Instructure was not seeing any ongoing unauthorized activity on their platform. “At this stage, we believe the incident has been contained,” Instructure wrote.
However, by mid-day on Thursday, May 7, students and faculty at dozens of schools and universities were flooding social media sites with comments saying that a ransom demand from ShinyHunters had replaced the usual Canvas login page. Instructure responded by pulling Canvas offline and replacing the portal with the message, “Canvas is currently undergoing scheduled maintenance. Check back soon.”
“We anticipate being up soon, and will provide updates as soon as possible,” reads the current message on Instructure’s status page.
While the data stolen by ShinyHunters may or may not contain particularly sensitive information (ShinyHunters claims it includes several billion private messages among students and teachers, as well as names, phone numbers and email addresses), this attack could hardly have come at a worse time for Instructure: Many of the affected schools and universities are in the middle of final exams, and a prolonged outage could be highly damaging for the company.
The extortion message that greeted countless Canvas users today advised the affected schools to negotiate their own ransom payments to prevent the publication of their data — regardless of whether Instructure decides to pay.
“ShinyHunters has breached Instructure (again),” the extortion message read. “Instead of contacting us to resolve it they ignored us and did some ‘security patches.'”
A source close to the investigation who was not authorized to speak to the press told KrebsOnSecurity that a number of universities have already approached the cybercrime group about paying. The same source also pointed out that the ShinyHunters data leak blog no longer lists Instructure among its current extortion victims, and that the samples of data stolen from Canvas customers were removed as well. Data extortion groups like ShinyHunters will typically only remove victims from their leak sites after receiving an extortion payment or after a victim agrees to negotiate.
Dipan Mann, founder and CEO of the security firm Cloudskope, slammed Instructure for referring to today’s outage as a “scheduled maintenance” event on its status page. Mann said Shiny Hunters first demonstrated they’d breached Instructure on May 1, prompting Instructure’s Chief Information Security Officer Steve Proud to declare the following day that the incident had been contained. But Mann said today’s attack is at least the third time in the past eight months that Instructure has been breached by ShinyHunters.
In a blog post today, Mann noted that in September 2025, ShinyHunters released thousands of internal University of Pennsylvania files — donor records, internal memos, and other confidential materials — through what the Daily Pennsylvanian and other outlets later determined was, in part, a Canvas/Instructure-mediated access path.
“Penn was the named victim,” Mann wrote. “Instructure was the mechanism. The incident was treated as a Penn-specific story by most of the national press and quietly handled by Instructure as a customer-specific matter. That framing was wrong then. It is dramatically more wrong in light of the May 2026 events, which now look like the planned escalation of an attack pattern that ShinyHunters had been working against Instructure’s environment for at least eight months prior. The September 2025 Penn breach was the proof of concept. The May 1, 2026 incident was the production run. The May 7, 2026 recompromise was ShinyHunters demonstrating publicly that the May 2 ‘containment’ did not happen.”
In February, a ShinyHunters spokesperson told The Daily Pennsylvanian that Penn failed to pay a $1 million ransom demand. On March 5, ShinyHunters published 461 megabytes worth of data stolen from Penn, including thousands of files such as donor records and internal memos.
ShinyHunters is a prolific and fluid cybercriminal group that specializes in data theft and extortion. They typically gain access to companies through voice phishing and social engineering attacks that often involve impersonating IT personnel or other trusted members of a targeted organization.
Last month, ShinyHunters relieved the home security giant ADT of personal information on 5.5 million customers. The extortion group told BleepingComputer they breached the company by compromising an employee’s Okta single sign-on account in a voice phishing attack that enabled access to ADT’s Salesforce instance. BleepingComputer says ShinyHunters recently has taken credit for a number of extortion attacks against high-profile organizations, including Medtronic, Rockstar Games, McGraw Hill, 7-Eleven and the cruise line operator Carnival.
The attack on Canvas customers is just one of several major cybercrime campaigns being launched by ShinyHunters at the moment, said Charles Carmakal, chief technology officer at the Google-owned Mandiant Consulting. Carmakal declined to comment specifically on the Canvas breach, but said “there are multiple concurrent and discrete ShinyHunters intrusion and extortion campaigns happening right now.”
Cloudskope’s Mann said what happens next depends largely on whether Instructure’s customers — the universities, K-12 districts, and education ministries paying for Canvas — choose to apply pressure or absorb the breach quietly.
“The history of education-vendor incidents suggests the path of least resistance is the second one,” he concluded.
Update, May 8, 11:05 a.m. ET: Instructure has published an incident update page that includes more information about the breach. Instructure said its Canvas portal is functioning normally again, and that the hackers exploited an issue related to Free-for-Teacher accounts.
“This is the same issue that led to the unauthorized access the prior week,” Instructure wrote. “As a result, we have made the difficult decision to temporarily shut down Free-for-Teacher accounts. These accounts have been a core part of our platform, and we’re committed to resolving the issues with these accounts.”
Instructure said affected organizations were notified on May 6.
“If your organization is affected, Instructure will contact your organization’s primary contacts directly,” the update states. “Please don’t rely on third-party lists or social media posts naming potentially affected organizations as those lists aren’t verified. Instructure will confirm validated information through direct outreach to all affected organizations.”
Update, May 11, 10:16 p.m. ET: Instructure posted an update saying they paid their extortionists in exchange for a promise to destroy the stolen data. “The data was returned to us,” the update reads. “We received digital confirmation of data destruction (shred logs). We have been informed that no Instructure customers will be extorted as a result of this incident, publicly or otherwise.”
Presentazione del volume: "Li tiranni di quella fazione. La fine della rivoluzione e la rifondazione dell'ordine nella Livorno del 1849" di Giacomo Zanasi
Martedì 12 maggio 2026, ore 17.00
Edificio dell’Orologio, Piazza Luigi Orlando – Livorno- Nuova sede di ISTORECO
Livorno, maggio 1849. Le truppe austro-estensi entrano in città dopo due giorni di assedio, mettendo fine a una resistenza tenace e simbolica. Per i vincitori, comincia allora la parte più difficile: ricostruire un ordine politico che la rivoluzione ha frantumato nel profondo.
È questo il territorio inesplorato al cuore del libro di Giacomo Zanasi, un lavoro documentato e originale che sceglie di andare controcorrente: anziché raccontare la rivoluzione, ne segue il soffocamento. Anziché dare voce ai rivoltosi sulle barricate, assume il punto di vista di chi doveva riportare l’ordine – funzionari, autorità, occupanti – e si trova a fare i conti con una città che non dimentica e non perdona.
Tra processi politici, arresti di massa, esuli in fuga verso la Corsica e una prima amnistia a novembre, «Li tiranni di quella fazione» ricostruisce come Livorno – la città più radicale del Granducato, la più politicizzata, la più refrattaria allo status quo – sia diventata un laboratorio della seconda Restaurazione. E come il lungo Quarantotto abbia lasciato un segno indelebile nella vita di una comunità intera, dividendola lungo linee di frattura che non si sarebbero più del tutto richiuse.
Interverranno:
Catia Sonetti, Direttrice ISTORECO Livorno (introduce e coordina)
Marco Manfredi, Università di Pisa
Giacomo Zanasi, Università di Salerno
La pubblicazione è stata realizzata grazie al contributo della Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura.
Presentazione del volume "1944: L'anno prima della fine della guerra" a cura di Gianluca Fulvetti, Francesco Fusi, Isabella Insolvibile, Matteo Pretelli
Lunedì 11 maggio 2026, ore 17.00 Edificio dell’Orologio – Piazza Luigi Orlando, Livorno- Nuova sede di ISTORECO
Roma fu liberata il 4 giugno. Lo sbarco in Normandia due giorni dopo. L’estate del 1944 sembrava annunciare la fine imminente della guerra. Poi, invece, arrivarono i mesi di stallo.
L’offensiva alleata si arenò ai piedi della Linea Gotica. I partigiani dovettero abbandonare le montagne. Il proclama Alexander ordinò, di fatto, la sospensione della lotta armata. Per chi combatteva, per chi si nascondeva, per chi sperava soltanto di sopravvivere, il 1944 fu un anno che sembrò non finire mai.
Eppure questo anno cruciale è rimasto a lungo in ombra nella nostra memoria collettiva, schiacciato tra il trauma dell’armistizio del 1943 e i fuochi della Liberazione del 1945. Il libro 1944: L’anno prima della fine della guerra lo riporta al centro della scena, con gli occhi e le voci di una nuova generazione di storici.
Sedici saggi che riassumono tre prospettive: gli Alleati, con la loro babele di lingue, culture e pratiche; gli occupanti e i resistenti, con le loro paure e le speranze di un mondo in bilico; la transizione verso il dopoguerra, con le memorie e i tentativi – spesso falliti — di fare i conti con il passato.
Un libro che non si accontenta di raccontare battaglie e date, ma tenta di restituire i timori e le emozioni sul futuro, dell’Italia e di chi quella guerra la stava vivendo sulla propria pelle.
Ne discuteranno con due dei curatori Gianluca Fulvetti (Università di Pisa) e Francesco Fusi (ISRT), Federico Creatini (Università della Calabria) e Nicoletta Arena (Università di Firenze). Coordina Giovanni Brunetti (ISTORECO).
Presentazione del volume "La Resistenza non ha congedo" di Michelangelo Borri
In occasione dell’anniversario della Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo presentiamo un libro che ricostruisce, per la prima volta in modo sistematico, la storia delle Commissioni d’inchiesta istituite tra il 1973 e il 1975 dalle regione per far luce sul fenomeno neofascista e sulla violenza politica degli anni della strategia della tensione. Un’iniziativa senza precedenti nella storia della Repubblica in quanto si trattava di un laboratorio democratico in cui istituzioni, sindacati, università e società civile si unirono per censire e contrastare l’eversione nera, proprio nel momento in cui il paese era attraversato dalle stragi – da piazza Fontana a piazza della Loggia – e da una conflittualità diffusa e lacerante.
Attraverso fonti archivistiche inedite, l’autore ricostruisce il ruolo cruciale che le Regioni – istituzioni nate solo nel 1970 – seppero svolgere nel rafforzamento della democrazia repubblicana, trasformando le commemorazioni per il trentennale della Liberazione in un atto politico di antifascismo militante e propositivo.
Introduzione di Catia Sonetti (Direttrice ISTORECO). Dialogheranno con l’autore Federico Creatini (Università della Calabria) e Giovanni Brunetti (ISTORECO).
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Urban Trekking. Il Novecento di Livorno tra strade e canali
IL NOVECENTO DI LIVORNO TRA STRADE E CANALI
Tracce di memoria. Simboli di una città del Novecento
Un percorso alla scoperta della storia di Livorno attraverso i luoghi che ne hanno segnato le vicende nel Novecento: dalle lotte politiche del passato alle ricostruzioni del secondo dopoguerra.
Data: sabato 16 maggio 2026
Orario: 15.00 – 19.00
PROGRAMMA
• ore 15.00 – Ritrovo in Piazza della Vittoria / Monumento ai Caduti. Prime tappe del trekking a piedi.
• ore 17.00 – Giro dei Fossi di Livorno in battello: alla scoperta dei luoghi della memoria dell’antifascismo e della guerra. Imbarco Fortezza Nuova.
• ore 18.00 – Aperitivo presso Ristorante “Il Covo”, Scali delle Pietre 8.
La partecipazione al trekking con aperitivo è GRATUITA
Presentazione del volume "O miei compagni" di Mario Lenzi
A pochi giorni dal 25 Aprile, ISTORECO apre alla città la propria nuova sede con un appuntamento dedicato alla memoria e alla trasmissione dei valori della Resistenza. Sarà presentata la nuova edizione delle memorie di Mario Lenzi (1927–2011), figura di primo piano del giornalismo e dell’editoria italiana del secondo Novecento, che a soli diciassette anni scelse di combattere nella III Brigata “Garibaldi”. Un ragazzo come tanti, ancora studente liceale, che si trovò a fare i conti con la guerra, la prigionia e il coraggio di ricominciare. Catturato dai tedeschi, riuscì a fuggire e a rientrare nella sua formazione partigiana, entrando a Livorno nel luglio del 1944 al fianco degli Alleati per la liberazione della città.
La prima edizione di questo testo, promossa dal Comune di Livorno e da ISTORECO nel 2014 in occasione del 70° Anniversario della Liberazione, incontrò un successo inatteso soprattutto tra i lettori più giovani. È proprio questo responso a suggerire oggi una nuova edizione, realizzata con il contributo del Museo della Deportazione e Resistenza di Prato e Regione Toscana, e pensata in particolare per gli studenti: perché la memoria del fascismo, della guerra e della Resistenza non si esaurisca in una data, ma continui a vivere come testimonianza di libertà e di impegno civile.
All’incontro interverranno: Catia Sonetti (Direttrice di ISTORECO), Mario Tredici (storico e giornalista) e Enrico Iozzelli (Museo della Deportazione di Prato).
L'antifascismo italiano alla prova della Spagna. Volontari, internazionalismo e memoria
Mercoledì 15 aprile 2026, ore 17.00
Livorno, Cantina Barontini – Scali del Ponte di Marmo, 1
Il 17 luglio 1936, il generale Francisco Franco guidò un colpo di stato militare contro la Repubblica spagnola, dando inizio a una delle guerre civili più devastanti del Novecento. Quell’evento segnò la storia europea preludendo la Seconda guerra mondiale. Si trattò del primo grande scontro armato tra fascismo e antifascismo, il banco di prova delle dittature nazifasciste e dell’antifascismo internazionale.
A novant’anni da quella data vogliamo ricordare i circa 4.000 volontari italiani – in gran parte esuli antifascisti fuggiti dal regime di Mussolini – che scelsero di combattere in Spagna nelle Brigate Internazionali, a fianco della Repubblica. Molti di loro non tornarono. Altri, dopo la sconfitta del 1939, vissero l’internamento nei campi francesi, prima di riprendere la lotta nella Resistenza europea.
L’incontro, organizzato da ISTORECO Livorno con il patrocinio della Regione Toscana, del Comune di Livorno, di AICVAS, ANPPIA e ANPI Provinciale Livorno, propone una riflessione storica approfondita su volontariato antifascista, internazionalismo e trasmissione della sua memoria.
Le molte ferite. Uno sguardo storico sulla violenza di genere
Martedì 24 marzo si è tenuto, presso la Sala congressi del Palazzo del Portuale, il convegno “Le molte ferite. Uno sguardo sulla violenza di genere“, realizzato grazie al contributo della DGERIC – Ministero della Cultura. Durante il congresso è stato affrontato il tema della violenza contro le donne con un taglio storico, attraverso l’esplorazione sia dei contesti dove questa si produce e si manifesta, sia delle politiche del diritto adottate per regolarla e contrastarla. Insieme alle studiose ha partecipato all’evento anche un rappresentante di un’associazione del territorio impegnata attivamente nell’aiuto alle donne in difficoltà, per riflettere sulle disuguaglianze attuali e immaginare risposte alla violenza di genere.
Presentazione volume "Voglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce" di Bruno Manfellotto
Nel cuore di un secolo che continua a interrogare la nostra coscienza civile, il nuovo lavoro di Bruno ManfellottoVoglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce (Laterza, 2025) ci invita a guardare da vicino una pagina spesso rimossa della storia italiana: quella degli uomini e delle donne che, tra il 1925 e il 1932, tentarono di colpire il capo del fascismo, sfidando un regime che era diventato dittatura.
Attraverso una ricostruzione rigorosa e avvincente, l’autore restituisce voce e complessità a figure molto diverse tra loro – socialisti, anarchici, giovani idealisti, perfino un’aristocratica irlandese – accomunate dal rifiuto del totalitarismo nascente. Le loro storie, insieme ai complotti solo immaginati dall’Ovra e trasformati in strumenti di propaganda, diventano una lente preziosa per comprendere come il fascismo abbia consolidato il proprio potere, alimentando paura, consenso e mobilitazione emotiva.
L’incontro promosso da ISTORECO Livorno, che si svolgerà martedì 17 marzo presso il Palazzo Granducale – Sala Nomellini, vuole essere un’occasione per riflettere non solo sugli attentati e sui loro protagonisti, ma anche sul contesto politico e sociale che rese possibile l’ascesa del regime: un clima di acquiescenza diffusa, di retorica salvifica, di progressiva delegittimazione dell’opposizione. Una dinamica che conserva una sorprendente attualità.
Dopo l’introduzione della direttrice Catia Sonetti, dialogherà con l’autore Bruno Manfellotto il giornalista e storico Mario Tredici, per approfondire il valore civile di questo libro e il contributo che può offrire alla comprensione critica del nostro passato. Un appuntamento che invita a interrogare la storia per comprendere meglio il presente, e a riconoscere – nelle vicende degli attentatori e nelle reazioni del regime – la fragilità della democrazia quando il potere si nutre di paura e di consenso acritico.
Grok, sviluppata da xAI di Elon Musk, ha salvato la vita a un uomo norvegese di 49 anni. L’AI ha così segnalato la possibile ulcera perforata o appendicite atipica, indicando una criticità da codice rosso
Roma, due cittadini ecuadoriani sono stati arrestati dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma nel corso di un controllo presso il casello autostradale di Civitavecchia
Disposto l'arresto per Carmelo Cinturrino, il poliziotto che ha sparato e ucciso un pusher 28enne ne bosco della droga di Rogoredo. La messinscena e l'ombra del pizzo chiesto agli spacciatori
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