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Curtis: “Paragone con Pellegrini? Pesante, spero di fare la mia strada”. Poi svela il messaggio di Sinner dopo l’oro – Video

“Sono state emozioni grandissime, sono assolutamente soddisfatta e contenta dei risultati, ho portato a casa quello che volevo”. Sono le prime parole della campionessa Sara Curtis, atterrata questa sera a Milano di rientro dagli Europei di Parigi dove ha conquistato l’oro nei 50 metri dorso con tanto di record del mondo, superando proprio quello da lei siglato il giorno prima. “È stata l’impresa più bella quel record, era tanto voluto e sono contenta sia arrivato adesso”.

A chi le chiedeva un commento sui paragoni con ‘La Divina’ Federica Pellegrini, Curtis ha risposto sorridendo: “È un paragone pesante, lei è l’atleta di questo sport, io spero di riuscire a fare la mia strada, ma è un accostamento che fa onore”. Infine un commento sul messaggio ricevuto da Jannik Sinner: “Mi ha scritto ‘grande e complimenti’, sono molto contenta”.

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Il processo Meta che può cambiare i social

Zuckerberg dovrà tornare a difendere Facebook e Instagram in un'altra causa dopo quella persa in Nuovo Messico. I 30 stati che agiscono in giudizio chiedono che vengano eliminati il conteggio dei like, lo scroll, le stories e i filtri

© RaiNews

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GROENLANDIA, UNA BALENA POTREBBE AVERE 200 ANNI

Una balena della Groenlandia potrebbe avere raggiunto l’età eccezionale di 200 anni. La stima riguarda un esemplare osservato nelle acque artiche e subartiche della Groenlandia ed è stata elaborata dalla NOAA Fisheries, l’agenzia governativa statunitense che si occupa di ricerca e risorse marine.

Secondo l’ipotesi dei ricercatori, l’animale sarebbe nato prima della guerra civile americana, della prima fotografia, dell’invenzione del telegrafo e della scoperta del petrolio. Si tratta tuttavia di una valutazione approssimativa: la durata effettiva della vita delle balene della Groenlandia non è ancora conosciuta e potrebbe, secondo la stessa NOAA Fisheries, essere anche superiore ai due secoli.

La specie, il cui nome scientifico è Balaena mysticetus, è considerata il mammifero più longevo conosciuto. La stima è stata ottenuta studiando gli occhi dell’animale e, in particolare, il nucleo del cristallino. Con il passare del tempo, alcune molecole di amminoacido cambiano gradualmente configurazione, passando dalla forma levogira a quella destrogira. Questo processo può funzionare come una sorta di orologio chimico e fornire indicazioni sull’età dell’esemplare.

La tecnica si basa su una ricerca pubblicata nel 1999, che ha individuato nel cristallino un possibile indicatore dell’invecchiamento. Per gran parte del Novecento, invece, gli studiosi ritenevano che questi cetacei avessero una vita simile a quella delle altre grandi balene, stimata in circa 60 o 70 anni. Non esisteva infatti un metodo semplice per contare gli strati di crescita annuali.

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Estrazioni Lotto, Superenalotto e 10eLotto di lunedì 17 agosto. I numeri vincenti

Estrazioni Lotto, Superenalotto e 10eLotto di lunedì 17 agosto

In questa pagina è possibile seguire in diretta le estrazioni di Lotto, Superenalotto e 10eLotto di lunedì 17 agosto 2026, con tutti i numeri vincenti e le relative quote. Per il Superenalotto è in palio un jackpot da 210.100.000 euro. Spazio inoltre ai risultati di tutte le ruote del Lotto, ai numeri del 10eLotto abbinati alla stessa estrazione e alla sestina vincente del Superenalotto.

Lotto, le ruote

A partire dalle 20. (In grassetto il numero oro)

  • BARI 20 17 30 42 19 (ambo in decina 17-19)
  • CAGLIARI 44 79 25 21 66 (ambo in decina 25-21)
  • FIRENZE 32 5 3 31 42 (doppio ambo in decina 31-32 e 3-5)
  • GENOVA 13 78 64 6 86
  • MILANO 22 88 80 59 23 (doppio ambo in decina 22-23 e 80-88)
  • NAPOLI 63 20 35 10 61 (ambo in decina 61-63)
  • PALERMO 66 12 49 53 7
  • ROMA 9 39 43 81 68
  • TORINO 5 41 22 79 16
  • VENEZIA 42 21 59 82 83 (ambo in decina 82-83)
  • NAZIONALE 80 12 77 10 44 (ambo in decina 10-12)

Superenalotto, la combinazione vincente

A partire dalle ore 20.

  • La sestina vincente: 73 18 69 82 71 24
  • Numero Jolly: 29
  • Numero SuperStar: 41

10eLotto serale di lunedì 17 agosto, i numeri vincenti

I numeri vincenti del 10eLotto serale: 5 – 9 – 12 – 13 – 17 – 20 – 21 – 22 – 25 – 30 – 32 – 39 – 41 – 42 – 44 – 63 – 66 – 78 – 79 – 88
Numero oro: 20
Numero doppio oro: 20, 17
Numeri Extra:

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Addio ad Alex Fiorio, lutto nel mondo dei rally

Alex Fiorio si è spento a 61 anni a Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, dove viveva con la moglie Oxana e le figlie Mariapaola e Francesca. Un tumore allo stomaco, reso pubblico dallo stesso pilota lo scorso giugno con il suo consueto piglio diretto, lo ha portato via in poche settimane. Lascia, oltre a moglie e figlie, il padre Cesare, storico timoniere della Lancia e poi direttore sportivo della Ferrari, la madre Francesca, il fratello Cristiano e la sorella Giorgia.

Gli anni d'oro della Delta

Torinese, classe 1965, Alex Fiorio era uno che metteva la passione prima di ogni cosa. Era arrivato al mondo dei rally dopo una brillante carriera agonistica da sciatore, con un titolo italiano e ottimi piazzamenti. Un infortunio però ha fatto dirottare la sua grinta sulle quattro ruote, alle quali si era rivolto seguendo le orme del padre. Ha debuttato nei primi anni Ottanta con il Panda Ice Trophy e il Campionato Fiat Uno, approdando poi alla corte Lancia alla quale ha saputo dare grande lustro. Nel 1987 ha conquistato il titolo mondiale Gruppo N su Delta HF 4WD, deciso al Rally 1000 Laghi (l'attuale rally di Finlandia) contro un giovane Tommi Mäkinen e sempre affiancato dal navigatore Gigi Pirollo. Successivamente è stato protagonista dei dominio Lancia in WRC chiudendo terzo nel 1988 e secondo nel 1989 alle spalle di Miki Biasion: nove i suoi podi in carriera, con sei secondi posti e tre terzi posti.

Da team manager alla Rally University

Dopo il ritiro della Lancia dalle competizioni, è passato brevemente alla Ford. Nel 2000 è stato team manager dell'Honda Benetton Playlife Racing Team, campione costruttori nella classe 125 del Motomondiale, e dal 2001 al 2004 ha guidato il BMW Cibiemme Team nel FIA Super Produzione e Turismo. Ma la passione per i rally non è mai passata, tanto è vero che con l'amico Alex Bruschetta ha fondato poi la Rally University nella Masseria Camarda di famiglia, e ha ideato la Fiorio Cup, giunta alla quinta edizione con vincitori come Andrea Crugnola e Kalle Rovanperä. La redazione di Ruoteclassiche si unisce al cordoglio del papà Cesare, del fratello Cristiano e di tutta la famiglia.

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LAGO MAGGIORE, ACCORDO ITALIA-SVIZZERA SU EMERGENZA IDRICA

“Si e’ riunito l’organo bilaterale Italia-Svizzera per affrontare la grave situazione di emergenza idrica. Nel corso dell’incontro e’ stato siglato un accordo in base al quale la Svizzera eroghera’ 5 metri cubi al secondo di acqua aggiuntiva destinata al Lago Maggiore. Un intervento importante, che potrebbe contribuire a evitare il collasso delle colture stagionali, ma che, secondo Confeuro, non puo’ rappresentare una soluzione sufficiente alla crisi. L’accordo tra Italia e Svizzera sul Lago Maggiore e’ utile e va certamente riconosciuto ma racconta anche, con estrema chiarezza, lo stato di difficolta’ in cui versa il nostro sistema idrico”. Lo dichiara Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro- Confederazione Agricoltori Europei. “Cinque metri cubi al secondo ottenuti attraverso negoziati internazionali possono aiutare a tenere in vita le colture per pochi giorni, ma dieci giorni non possono essere scambiati per una politica idrica. La siccita’ d’altronde non e’ piu’ un’emergenza occasionale, ma una condizione sempre piu’ strutturale con cui agricoltori e territori sono costretti a fare i conti. Con il cuneo salino che risale il Po, il mais che senza irrigazione rischia di non essere piu’ coltivabile in molte aree e temperature marine sempre piu’ elevate, servono interventi concreti e di lungo periodo. Occorre finanziare e realizzare il Piano Invasi, accelerare il riuso delle acque reflue depurate, ridurre le perdite della rete e dare piena attuazione alla strategia europea sulla resilienza idrica. Non possiamo continuare a inseguire le emergenze quando arrivano – conclude Tiso -. L’acqua deve diventare una priorita’ nazionale, con una programmazione capace di mettere insieme agricoltura, Ambiente, infrastrutture e tutela dei territori. Servono investimenti, tempi certi e una governance efficace, perche’ senza acqua non c’e’ futuro per le nostre produzioni, per le imprese agricole e per la sicurezza alimentare del Paese”.  (Foto. Maximilian)

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Morto Alex Fiorio, leggenda del rally e protagonista dei trionfi della Lancia Delta: aveva 61 anni

È morto AlessandroAlexFiorio. L’ex campione del mondo del gruppo N di rally nel 1987 è deceduto a 61 anni dopo un lotta contro il tumore allo stomaco. A darne comunicazione è stato l’Aci: “L’Automobile Club d’Italia ed il suo Presidente Geronimo La Russa esprimono cordoglio per la scomparsa di Alex Fiorio, si stringono con affetto attorno alla sua famiglia e ai suoi cari in segno di lutto”, si legge nella nota.

E ancora: “Alex è tra i personaggi più amati nel mondo dei rally, figura di riferimento per una generazione di appassionati e simbolo dell’automobilismo italiano. Nato a Torino il 10 marzo 1965, Alessandro ”Alex” Fiorio, figlio di Cesare, è stato un pilota di grande talento e protagonista di una brillante carriera. Alex Fiorio si è spento all’età di 61 anni, dopo aver lottato con coraggio contro la malattia comunicata di recente attraverso i suoi profili social“, conclude la nota.

La sua è stata una vita dedicata allo sport iniziata con il titolo di campione italiano di discesa libera e gigante, a 17 anni, con i colori dello Ski Club Cervino dove aveva superato le prove per essere anche maestro di sci. La passione per la velocità lo ha fatto avvicinare al mondo delle quattro ruote e dei rally in particolare. Fiorio ha iniziato la sua carriera di pilota rally nei primi anni ’80 del secolo scorso partecipando al Panda Ice Trophy, poi al Campionato Fiat Uno.

Successivamente è stato uno dei protagonisti degli anni mitici dei trionfi della Lancia Delta, sempre con a fianco, come navigatore, Gigi Pirollo. Proprio al volante di una Delta del Jolly Club si era laureato Campione del Mondo Gruppo N al Rally 1000 Laghi (ora Rally di Finlandia) al termine di un testa a testa con Tommy Makinen, pilota che vinse poi ben quattro titoli mondiali WRC. E in WRC Alex nel 1989 ha conquistato il secondo posto alle spalle di Miki Biasion mentre in carriera è andato a podio ben nove volte con sei secondi posti e tre terzi posti. Lascia papà Cesare e mamma Francesca, il fratello Cristiano con i figli Cesare jr. e Milla, la sorella Giorgia, la moglie Oxana e le figlie Mariapaola e Francesca che lo avevano seguito quando si era trasferito in Puglia alla Masseria Camarda, la nuova residenza di Cesare Fiorio.

Dopo il ritiro dalle competizioni della Lancia e una breve esperienza nei rally con la Ford, nel 2000 è stato team manager del team Honda Benetton Playlife Racing Team nella classe 125 del motomondiale, con i piloti Masao Azuma, Mirko Giansanti e Stefano Bianco, vincendo il titolo costruttori. Dal 2001 al 2004 è stato team manager del BMW Cibiemme Team nel campionato FIA Super Produzione e Turismo con piloti Gianni Morbidelli, Paolo Ruberti, Stefano Gabellini, Salvatore Tavano, Sandro Sardelli e Michele Rugolo in Formula Nissan. A lui si deve la creazione della Fiorio Cup, giunta oramai alla quinta edizione con tre successi del pluri campione italiano Andrea Crugnola, uno di Andrea Mabellini e nell’edizione 2024 di Kalle Rovanpera, campione del Mondo rally nel 2022 e 2023

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Tg News – 17/8/2026

Tg News - 17/8/2026

ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Lavitola dal carcere: “Pentito di aver inguaiato Ranucci”
– Hormuz, Trump: “Se l’Oman si mette di mezzo lo bombarderemo”
– Dall’Ucraina pioggia di droni contro Mosca
– Furto opere Antonello da Messina, si cerca il basista
– Venezia, uccide la ex, poi va a casa e si suicida
– Etna, limitazioni ad aeroporto Catania fino a Martedì ore 12
– Il calciatore del Cagliari Trepy in coma dopo caduta in piscina
– Ceuta, Parolin: “Su fenomeno migratorio serve approccio comune”
– Previsioni 3B Meteo 18 Agosto
azn

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Terremoto Colombia, sempre più flebili le speranze di trovare superstiti

Terremoto Colombia, sempre più flebili le speranze di trovare superstiti

BOGOTA’ (COLOMBIA) (ITALPRESS) – Anche se le squadre di soccorso continuano a lavorare giorno e notte, sono sempre più flebili le speranze di estrarre sopravvissuti dalle macerie a una settimana di distanza dal violento sisma che ha colpito la Colombia causando la morte di almeno 289 persone. “C’erano delle persone che stavano comprando delle cose nella panetteria dove mi trovavo – è il racconto di una sopravvissuta -. Per fortuna siamo stati abbastanza fortunati da riuscire a uscire prima che crollasse”.
fsc/gtr
(Fonte video: CCTV+)

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Pmi, cresce il dialogo digitale con la Pubblica Amministrazione

Pmi, cresce il dialogo digitale con la Pubblica Amministrazione

ROMA (ITALPRESS) – Sono ormai un milione e mezzo le imprese italiane che utilizzano l’app “Impresa Italia”, lo strumento digitale pensato per rendere più semplice e immediato il rapporto con le Camere di Commercio e con la Pubblica Amministrazione. Lo rileva Unioncamere che segnala come il dialogo con la Pubblica amministrazione attraverso lo smartphone trovi particolare consenso tra le aziende con più di dieci addetti e tra quelle attive nei settori dell’energia, dell’alta tecnologia, dei servizi avanzati e della sanità. L’applicazione è stata sviluppata da InfoCamere e consente agli imprenditori di accedere direttamente ai documenti ufficiali della propria impresa. Un servizio che, sommando anche chi utilizza la piattaforma attraverso il sito Impresa Italia, coinvolge complessivamente tre milioni e mezzo di imprese. Dall’avvio dell’iniziativa sono stati scaricati gratuitamente oltre 23 milioni di documenti, tra visure e bilanci. Secondo Unioncamere, questo utilizzo ha permesso alle imprese di risparmiare complessivamente circa 230 milioni di euro.
fsc/azn

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In Italia la vita lavorativa dura 4,5 anni meno della media Ue

In Italia la vita lavorativa dura 4,5 anni meno della media Ue

ROMA (ITALPRESS) – L’Italia è uno dei Paesi europei nei quali si vive più a lungo, ma anche uno di quelli nei quali si trascorrono meno anni nel mercato del lavoro. Lo rileva in uno studio Cna sottolineando che nel 2025 la durata attesa della vita lavorativa si ferma a 33 anni, il secondo valore più basso dell’Unione europea dopo la Romania e ben quattro anni e mezzo in meno rispetto alla media Ue, pari a 37,5 anni. Il miglioramento rispetto al 2024 è minimo: appena poco più di due mesi, contro un aumento di tre mesi registrato nella media europea. Intanto, la distanza dalle principali economie europee rimane molto ampia. La durata attesa della vita lavorativa raggiunge 40 anni in Germania, seguita da Francia e Spagna. Nei Paesi Bassi arriva addirittura a 44 anni: undici in più rispetto all’Italia. Il confronto con dieci anni fa conferma che l’Italia è avanzata, ma non abbastanza per recuperare terreno. Il dato più critico riguarda le donne. La durata attesa della loro vita lavorativa è di appena 28 anni, contro i 35 nella media europea. Il divario tra uomini e donne raggiunge quasi nove anni, il più elevato nell’Unione. Un risultato coerente con un tasso di occupazione femminile fermo a quasi il 60%, quasi tredici punti sotto la media Ue, e con il più ampio divario occupazionale di genere tra gli Stati membri.
fsc/azn

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Ue, nel secondo trimestre rallenta la nascita di nuove aziende

Ue, nel secondo trimestre rallenta la nascita di nuove aziende

ROMA (ITALPRESS) – Nel secondo trimestre del 2026, le registrazioni di imprese nell’UE sono diminuite dello 0,5% rispetto al primo trimestre del 2026, mentre i fallimenti sono aumentati del 5,7%. Lo rende noto l’Eurostat. Le registrazioni di imprese sono diminuite in 5 degli 8 settori dell’economia. Il calo maggiore si è registrato nel settore industriale, seguito da quello dell’alloggio e della ristorazione e da quello dell’istruzione e dei servizi sociali. Il numero di registrazioni di imprese è aumentato notevolmente nel settore dell’informazione e della comunicazione. Si è registrato un incremento anche nel settore delle costruzioni, mentre i servizi finanziari sono rimasti stabili. Anche i fallimenti sono aumentati in 5 degli 8 settori. Gli incrementi maggiori si sono registrati nei settori dell’istruzione e delle attività sociali, dei trasporti e dei servizi finanziari. Si sono registrate diminuzioni nei settori dell’alloggio e della ristorazione, delle costruzioni e del commercio.
fsc/azn

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Fedez festeggia il primo mese del figlio Edoardo: il regalo di Leone e Vittoria per il fratellino

Una torta al cioccolato con la scritta “Edo” al centro. È così che Leone e Vittoria, figli di Chiara Ferragni e Fedez, hanno festeggiato il primo mese del fratellino, il terzo figlio del cantante e il primo nato dalla relazione con Giulia Honegger. Il rapper ha condiviso nelle Stories il dolce preparato dai due bambini, accompagnandolo con una frase semplice: “La torta che hanno fatto Leo e Vitto per il primo mese di Edo”.

Edoardo Lupo è nato il 16 luglio al San Raffaele di Milano. Per Leone, nato nel 2018, e Vittoria, arrivata nel 2021, è quindi il primo mese da fratelli maggiori. In un’altra foto condivisa da Fedez, il piccolo appare tra le braccia di Giulia Honegger davanti alla torta, con il volto coperto da un cuore bianco.

Il ricovero e poi la Sardegna

Il momento arriva dopo alcune settimane complicate per Fedez. Pochi giorni dopo la nascita di Edoardo, il rapper era stato ricoverato d’urgenza per un problema gastrointestinale e successivamente trasferito all’Humanitas di Rozzano. Dopo le dimissioni, aveva scelto di trascorrere un periodo di riposo insieme a Giulia e al neonato, allontanandosi per qualche giorno da Milano. La famiglia si è poi spostata in Sardegna, dove Fedez è stato fotografato a Porto Cervo insieme a Giulia e al neonato.

Il silenzio di Chiara Ferragni

Sul fronte Ferragni, invece, nessun commento pubblico sulla nascita di Edoardo. L’ex moglie di Fedez non ha condiviso messaggi dedicati al bambino. Leone e Vittoria, però, sembrano aver trovato il loro modo di accogliere il nuovo fratellino: prima con alcuni disegni per dargli il benvenuto condivisi sui social dal cantante e ora con una torta preparata per il suo primo mese.

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“Body shaming? Ottengo questi risultati grazie al mio fisico. Non ci si può adeguare a un unico cliché”: lo sfogo di Manila Esposito

“Quei post chiaramente non mi hanno fatto piacere, ma me li sono fatti scivolare addosso. Non ho dato ai loro autori la soddisfazione di rispondere tramite messaggi ma ho risposto sul campo e credo sia stata la reazione migliore”. Così l’azzurra della ginnastica Manila Esposito, al telefono con l’ANSA prima del rientro da Zagabria al termine degli Europei, parla degli episodi di body shaming di cui è stata oggetto nei giorni scorsi. Esposito è stata una delle protagoniste degli Europei di ginnastica, dove ha conquistato una medaglia d’oro e due d’argento. A proposito di ciò, l’atleta ha spiegato: “Io sto bene con me stessa ed è proprio grazie al mio fisico che riesco a ottenere certi risultati”.

La ginnasta italiana ha però poi sottolineato un aspetto fondamentale in questi casi: “Ma se questi comportamenti, comunque ingiusti e ingiustificati, mi toccano poco, possono invece ferire nel profondo una ragazza o un ragazzo più sensibili – prosegue Esposito – prese di mira solo per il loro aspetto. Ognuno di noi ha il proprio fisico e non è certo possibile che ci si adegui tutti ad un unico cliché, ad un presunto prototipo di bellezza, di fisicità. Tantomeno è possibile che qualcuno si permetta di offendere nascondendosi dietro l’anonimato, un comportamento che non dovrebbe essere più ammissibile“.

In ogni caso, non è stato un argomento che l’ha toccata, soprattutto durante gli Europei: “In questi giorni a Zagabria non ci ho proprio pensato troppo – spiega ancora l’azzurra – e il fatto di aver ottenuto certi risultati mi ha permesso di mettermi tutto davvero alle spalle. Non ne abbiamo parlato nemmeno troppo tra noi atlete, comunque è un tema delicato che molti preferiscono non affrontare”.

Degli episodi di body shaming ha parlato anche il presidente della Fgi, Andrea Facci, che ha denunciato dei pesanti attacchi via social ricevuti dall’atleta italiana: “Manila è una ginnasta straordinaria, una poliziotta e un’atleta olimpica, e so che si farà scivolare addosso commenti che si dovrebbero commentare da soli – ha detto Facci, parlando dell’azzurra che torna dagli Europei con l’oro del corpo libero, l’argento alla trave e quello nella prova a squadre – Oggi c’è troppa libertà da parte dei famigerati ‘leoni da tastiera’, che non rispondono mai dei loro comportamenti, spesso lesivi della dignità delle persone, a volte anche di minori, e nel nostro caso di atlete che portano in alto i colori dell’Italia. Bisognerà capire come poter fermare questi haters che non si rendono conto dei danni che provocano a delle ragazze giovanissime“.

Il presidente della Fgi ha poi proseguito: “Ho aspettato la fine degli Europei per non distrarre le nostre atlete, cercando di proteggerle da condizionamenti esterni – ha aggiunto il presidente della Federginnastica -. Noi come federazione ginnastica, ma in generale tutto lo sport italiano, abbiamo il compito di far capire che nel 2026 non c’è più spazio per chi pensa di poter giudicare la fisicità altrui: c’è al contrario il diritto di ognuno di stare bene con il proprio corpo, anche attraverso l’allenamento. E questo lo può decidere soltanto l’atleta stesso, insieme al suo tecnico e a tutte le figure preposte dal punto di vista medico e sanitario che ci sono in federazione. Alla luce di tutto ciò le medaglie di Manila Esposito quindi valgono doppio“.

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Antiche vestigia nel cuore della Via Lattea

La Via Lattea è la galassia che ospita, tra le sue centinaia di miliardi di stelle, anche il Sole e il Sistema solare: è la nostra casa nel cosmo, eppure finora non sapevamo come fosse stata costruita. Un nuovo studio condotto dall’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) nell’ambito del progetto Carma (Cluster Ages to Reconstruct the Milky Way Assembly), pubblicato oggi su Nature Astronomy, aggiunge un tassello alla risposta, individuando uno dei suoi primi “mattoni” fondanti: una fusione con una galassia esterna avvenuta all’incirca due miliardi di anni dopo il Big Bang, in un’epoca finora avvolta nell’incertezza.

Ngc 6397 visto da Euclid. Si tratta del secondo ammasso globulare più vicino alla Terra, situato a circa 7.800 anni luce. Formato da centinaia di migliaia di stelle legate dalla gravità, è uno degli oggetti più antichi della Via Lattea e conserva preziose informazioni sulla storia della nostra Galassia. Osservare tutte le stelle di un ammasso globulare non è semplice: nel suo centro, le più luminose nascondono le più deboli, mentre nelle regioni esterne si trovano stelle meno massicce che custodiscono le tracce delle antiche interazioni con la Via Lattea. Crediti: Esa/Euclid/Euclid Consortium/Nasa, image processing by J.-C. Cuillandre (Cea Paris-Saclay), G. Anselmi

Fino a oggi, la storia di formazione della Via Lattea, fatta di fusioni tra galassie più e meno grandi, era stata ricostruita con sicurezza solo fino a circa dieci miliardi di anni fa, l’epoca dell’incontro con Gaia-Enceladus, una galassia nana che si scontrò con la nostra e fu successivamente inglobata. Cosa fosse accaduto nelle primissime fasi di vita della nostra galassia restava invece ignoto: non era chiaro se un evento di fusione con una galassia esterna avesse avuto luogo, o se l’evoluzione avesse riguardato esclusivamente stelle nate “in casa”.

Davide Massari, ricercatore dell’Inaf di Bologna. Crediti: Inaf

«Siamo partiti dall’ambizione di ricostruire la storia di assemblaggio della Via Lattea, cioè tutti gli eventi di fusione galattica che l’hanno portata al suo aspetto attuale», spiega Davide Massari, ricercatore dell’Inaf e primo autore dell’articolo scientifico. «Come traccianti abbiamo usato gli ammassi globulari: soprattutto nelle zone interne della galassia, dove l’estinzione è altissima, sono gli unici oggetti per cui possiamo ottenere misure eccellenti sia del movimento orbitale sia dell’età».

Il punto di svolta è stato lo sviluppo di un metodo, basato sui dati del telescopio spaziale Hubble, in grado di misurare l’età degli ammassi globulari con una precisione mai raggiunta prima. Con stime così precise, il team ha scoperto che la popolazione di ammassi globulari nelle zone più interne della Via Lattea si dispone lungo tre distinte sequenze in base all’età e alla metallicità: una legata alla fusione con Gaia-Enceladus, una alla Via Lattea originaria e una terza, intermedia, spiegabile soltanto con l’esistenza di almeno una fusione precedente e finora ignota. «L’analisi statistica indica proprio nello scenario a tre progenitori quello di gran lunga più probabile», commenta Cristiano Fanelli dell’Inaf, co-autore dello studio.

La galassia responsabile di quella terza sequenza aveva una massa stellare paragonabile a quella di Gaia-Enceladus, pari a circa mezzo miliardo di masse solari, e aveva depositato gran parte del suo materiale entro poco meno di 20mila anni luce dal centro della Via Lattea.

«Questo lavoro ci dice cos’è successo alla Via Lattea nella sua infanzia. Porta infatti alla luce un evento particolarmente rilevante che ha influenzato l’intera evoluzione successiva della galassia. Se una delle grandi domande dell’umanità è ‘da dove veniamo?’, noi offriamo almeno un tassello della risposta», aggiunge Chiara Zerbinati, dottoranda presso il Dipartimento di fisica e astronomia dell’Università degli Studi di Bologna, che ha lavorato al progetto già durante la tesi magistrale.

Circa 12 miliardi di anni fa, una galassia nana nota come Lkh si scontrò con la giovane Via Lattea e si fuse con essa. Questa rappresentazione artistica raffigura quella collisione, avvenuta nell’arco di milioni di anni. Studiando gli ammassi globulari, il telescopio spaziale Hubble della Nasa ha trovato prove definitive di questo antico scontro. Crediti: Nasa, Esa, Joseph Olmsted (Stsci)

«Il percorso verso la pubblicazione è stato lungo e articolato, tanto che il nome dell’evento di fusione è cambiato più volte», conclude Massari. «Quello definitivo, Low-energy-Kraken-Heracles (Lkh), è un acronimo che rende omaggio ai tre lavori che, per primi, avevano ipotizzato l’esistenza di questo antico incontro galattico».

Per saperne di più:

 

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“Sarei dovuta tornare più tardi, mi sarei dovuta prendere più settimane come mi avevano detto i medici”: Noemi torna sul palco in stampelle dopo la caduta

A quasi un mese dalla caduta dal palco di San Salvo e dopo un periodo di ricovero in ospedale, Noemi è tornata a esibirsi dal vivo a Bisacquino, in provincia di Palermo. La cantante ha raggiunto il centro del palco con l’aiuto delle stampelle e ha cantato l’intero concerto seduta. Il rientro è avvenuto in anticipo rispetto alle indicazioni dei sanitari. “Dove eravamo rimasti?”, ha scherzato l’artista all’inizio dell’esibizione, prima di rivolgersi ai fan presentandosi ancora visibilmente prova dall’infortunio: “Buonasera a tutti, sono molto contenta di essere di nuovo sul palco, di cantare per voi, devo dire che mi è mancato cantare in queste settimane. La musica ci dà sempre l’opportunità di sentirci più forti e trovare energie. Volevo ringraziare tutte le persone che mi hanno mandato tanto i messaggi su Instagram, non so se ci sono stasera tra di voi. Grazie per i messaggi d’affetto, siete stati dolcissimi”, ha dichiarato durante lo show.

La decisione di interrompere la convalescenza è stata presa contro il parere delle prescrizioni mediche originali, come spiegato dalla stessa cantante: “Avrei dovuto tornare più tardi, mi sarei dovuta prendere più settimane, ma ho pensato che sarebbe stato più bello recuperare insieme, va bene? Buon concerto”.

Il tour proseguirà senza pause: stasera l’artista si esibirà a Grisì (Monreale), per poi completare le altre dieci date previste in calendario entro la fine di agosto. La serie di live dell’artista si chiuderà con un doppio evento d’eccezione nei teatri: prima sul palco degli Arcimboldi a Milano, il 14 dicembre, e poi all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il 22 dicembre.

Noemi è tornata ✨???? pic.twitter.com/QCqvWJHImQ

— Sabrina ???? (@Sabrina97196114) August 17, 2026

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Benati si rasa a zero dopo l’impresa agli Europei di atletica: “Ho fatto una scommessa”. Il video sui social

“Ho fatto una scommessa con Sibilio, se avessimo vinto avrei dovuto tagliare i capelli a zero, penso proprio che nella prossima gara mi vedrete pelato”. Detto, fatto. In un video diffuso sul suo account Instagram in collaborazione con la federazione italiana atletica, Lorenzo Benatiuno dei quattro eroi della 4×400, lui nello specifico ha corso l’ultima frazione – ha mostrato il momento in cui ha dovuto tagliare i capelli dopo la scommessa fatta con il collega Alessandro Sibilio, ostacolista e velocista italiano, medaglia d’argento nei 400 metri ostacoli ai campionati europei di Roma 2024.

Lo ha fatto proprio dopo lo storico trionfo agli Europei di Birmingham nella 4×400 in cui l’Italia ha conquistato la medaglia d’oro e il medagliere. Un’impresa memorabile: 10 ori, 6 argenti, 6 bronzi, in totale 22 medaglie. Più ori di tutti, più medaglie di tutti. Impresa possibile grazie alla fantastica staffetta con Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati in 2:59.16. “È straordinario – le parole di Benati – un po’ tutti sapevamo che potesse accadere. Il britannico dietro mi metteva un po’ di pressione e infatti alla fine ha provato ad attaccare, ma sono rimasto in piedi. Ovviamente sono molto contento“, ha spiegato prima di rivelare la scommessa con il collega Sibilio.

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“Ha preso fuoco il castello”: lo spettacolo dei fuochi d’artificio di San Rocco scatena un incendio, scoppia il panico ad Ortona. Alcuni feriti tra il pubblico

A mezzanotte in punto, il cielo di Ortona si è illuminato a giorno, ma lo spettacolo pirotecnico si è trasformato rapidamente in un’emergenza. I fuochi d’artificio, lanciati direttamente dall’interno del Castello Aragonese per celebrare la notte di San Rocco e la fine della Sagra degli Antichi Sapori, hanno sprigionato una densa pioggia di lapilli. Le scintille incandescenti sono cadute inesorabilmente sulle sterpaglie secche del costone a strapiombo sul mare situato alle spalle della fortificazione, innescando un rogo immediato.

Mentre nel cielo i fuochi continuavano a esplodere in modo surreale, a terra le fiamme si espandevano fino a intaccare la struttura. Tra le centinaia di persone assiepate nel centro storico per assistere all’evento è esploso il panico, culminato nel grido di allarme collettivo: “Ha preso fuoco il castello”.

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Ranucci, le nuove dichiarazioni. Il legale di Lavitola: “Affranto per quanto fatto a un fratello”

Ranucci, le nuove dichiarazioni

“Il dottor Lavitola vive una condizione psicologica non facile perche’, per una sua scelta autonoma, ha provocato dei guai a due persone che per lui sono come un figlio, Gomez, e un fratello, il dottor Ranucci. E’ molto affranto”. Lo ha dichiarato ai cronisti l’avvocato Arturo Cola al termine del colloquio nel carcere di Rebibbia con Valter Lavitola.

“Si sente in colpa per aver messo nei guai persone a cui tiene in ragione di una scelta esclusivamente sua. Per quanto riguarda Gomez, per averlo coinvolto in un’azione delittuosa della quale era a conoscenza; per Ranucci, per averlo messo alla merce’ delle note ipotesi di questa vicenda. Quanto alle decisioni di Gomez, saranno sue scelte personali su cui Lavitola non influira’”, ha aggiunto.

Ranucci, il legale di Lavitola: “Scelta attentato e’ solo sua”

“La scelta dell’attentato e’ solo sua, una iniziativa solo sua”. Lo ha ribadito l’avvocato Arturo Cola, legale di Valter Lavitola, rispondendo ai cronisti fuori dal carcere di Rebibbia sull’eventuale presenza di ulteriori mandanti per l’attentato contro Sigfrido Ranucci.

Ranucci, legale Lavitola: “Per riesame chiede di essere in aula”

“Abbiamo parlato del Riesame che verra’ fissato la settimana prossima e abbiamo stabilito che il dottor Lavitola rendera’ dichiarazioni spontanee al tribunale. Auspico che venga tradotto in aula e non in videoconferenza, come ho formalmente chiesto”. Lo ha annunciato l’avvocato Arturo Cola all’uscita dal carcere di Rebibbia parlando con i cronisti dopo l’incontro con Valter Lavitola.

“Abbiamo ripercorso tutti i passaggi dell’ordinanza cautelare anche rispetto al movente e agli elementi che riscontrano delle dichiarazioni rese durante l’interrogatorio di garanzia – ha aggiunto – si tratta di dichiarazioni che sono a precisazione di alcune circostanze che sono state interpretate in un certo modo nel provvedimento di rigetto della richiesta di arresto domiciliare”.

“Tecnicamente non esistono esigenze cautelari che possano giustificare la permanenza in carcere. Il fatto che quattro arrestati ora vogliano parlare non lo allarma piu’ di tanto: e’ un reo confesso, quindi nulla potrebbe aggiungersi rispetto a quello che e’ gia’ stato detto”, ha concluso.

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Malta, nuova udienza del processo per l’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia

Malta, nuova udienza del processo per l’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia

LA VALLETTA (MALTA) (ITALPRESS/MNA) – Si è tenuta oggi a La Valletta una nuova udienza del processo per l’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia. L’udienza odierna ha segnato l’avvio di una nuova fase processuale, con i testimoni dell’accusa concentrati sulle indagini ed in particolare sul materiale probatorio raccolto dalla polizia.

Secondo quanto riferisce la stampa locale, nuovi elementi emersi oggi in aula hanno chiamato in causa i presunti rapporti tra l’ex capo di gabinetto dell’Ufficio del primo ministro (Opm), Keith Schembri, e l’imprenditore Yorgen Fenech, imputato nel processo. Gli esperti nominati dal tribunale hanno iniziato a presentare le prove relative alle indagini, dopo che il presunto intermediario Melvin Theuma, reo confesso, ha concluso la sua lunga testimonianza.

Theuma aveva già descritto i legami tra Fenech e Schembri, riferendo anche di informazioni che sarebbero state trasmesse tra i due. Lo stesso Fenech aveva precedentemente dichiarato in tribunale che Schembri lo teneva informato sugli sviluppi delle indagini sull’omicidio, compresa la presunta circostanza che il suo telefono fosse sotto controllo. Fenech aveva inoltre affermato che Schembri gli aveva fornito dettagli riguardo alla richiesta di grazia presidenziale presentata da Theuma. Il rapporto tra i due uomini è stato esaminato più volte nel corso dei procedimenti relativi all’omicidio di Caruana Galizia.

Fenech è accusato di concorso nell’omicidio volontario di Caruana Galizia e di aver fatto parte di un’associazione criminale finalizzata alla commissione dell’omicidio. L’imputato si è dichiarato non colpevole. 

– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Insulti sui social per le previsioni meteo non azzeccate, Mario Giuliacci dice basta: “Ora denuncio gli hater per diffamazione, non autorizzo le accuse false”

Nell’era dei social, persino l’aggiornamento di una mappa meteorologica può trasformarsi in un pretesto per scatenare l’odio online. È quanto sta accadendo a Mario Giuliacci, volto storico della meteorologia in Italia e seguitissimo divulgatore sul web, che dopo giorni di attacchi gratuiti ha deciso di prendere provvedimenti.

Nessuna tolleranza per i “leoni da tastiera“: il colonnello ha annunciato azioni legali contro chi ha riempito i suoi canali di insulti a causa di una semplice variazione nelle tempistiche sull’attesa tregua dal caldo africano.

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La pioggia non dà tregua: il Palio di Siena rinviato per il secondo giorno consecutivo, Piazza del Campo è ancora impraticabile

La maledizione del maltempo colpisce per il secondo giorno consecutivo il Palio di Siena. È stata esposta anche oggi, lunedì 17 agosto, intorno alle ore 14.30, la bandiera verde alle trifore di Palazzo Pubblico in piazza del Campo e così è stato nuovamente rimandato il Palio dell’Assunta del 16 agosto a causa delle avverse condizioni meteo. La pioggia ha interessato Piazza del Campo fin dalla mattinata e ha ancora una volta reso impraticabile il tufo dopo il primo slittamento della Carriera deciso domenica 16 agosto. Se le condizioni atmosferiche lo consentiranno, domani, martedì 18 agosto, il programma rimarrà lo stesso: alle ore 15 e alle ore 15.30 gli spari del mortaretto per il primo e secondo preavviso; alle ore 16.10 l’inizio dello sgombero della pista per permettere alle ore 16.45 la sfilata del drappello dei Carabinieri a cavallo; quindi, alle ore 16.50, l’ingresso in piazza del Campo del Corteo Storico; alle ore 19 l’uscita dei cavalli dal Cortile del Podestà per il Palio.

Dalle ore 16 alle ore 18 sarà possibile accedere alla Piazza, fino al numero massimo consentito, esclusivamente da via Dupré, mentre l’accesso ai palchi sarà possibile fino alle ore 16.30. Già nel 2024 il Palio subì due giorni di rinvio a causa del maltempo e a memoria d’uomo in precedenza un ritardo di due giorni si registrò anche nel 1976. Già ieri degli acquazzoni avevano reso precarie le condizioni della pista con rischi di tenuta del tufo steso in piazza del Campo e conseguenti pericoli per l’incolumità di cavalli e fantini.

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Massimo Boldi ricoverato in ospedale a Livorno, parla la figlia Micaela: “Papà si stava godendo le vacanze in famiglia. È inciampato e ha battuto il viso a terra”

Le indiscrezioni allarmistiche circolate nelle ultime ore sulle condizioni di salute di Massimo Boldi non trovano riscontro nella realtà. A rassicurare il pubblico e a ridimensionare l’entità dell’accaduto è la figlia dell’attore, Micaela Boldi, intervenuta in un’intervista esclusiva rilasciata al settimanale Chi per chiarire l’esatta dinamica dell’incidente avvenuto a Forte dei Marmi il pomeriggio del 13 agosto.

Smentendo le prime ricostruzioni diffuse online, secondo cui l’attore si trovasse in strada in compagnia di alcuni amici, Micaela Boldi ha ripristinato la centralità del contesto familiare in cui si è verificato l’episodio. “Non era con amici ma stava con mia sorella Manuela”, ha precisato la figlia, “quindi papà si stava godendo le vacanze in famiglia con noi tutti a Forte dei Marmi”. Secondo il racconto fornito a Chi, l’attore, 81 anni, stava passeggiando insieme alla figlia Manuela quando è inciampato accidentalmente, cadendo e battendo il viso a terra.

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“Vivere Neverland con Michael Jackson? Ci è stato detto in modo molto chiaro che tutte le attrazioni presenti non erano per noi. Andare in giro con una maschera per noi era normale”: parla Paris Jackson

Riconosciuta dal pubblico internazionale come la figlia di Michael Jackson, Paris Jackson — oggi musicista 28enne appassionata di astrologia e di rituali per la luna piena — ha tracciato un ritratto personale della sua infanzia durante un’intervista di oltre un’ora rilasciata al podcast Call Her Daddy. Ricordando il Re del Pop, l’artista ha sottolineato il legame profondo che li univa: “Era un uomo divertente, il mio miglior amico”.

Chiarendo la sua crescita all’interno della celebre tenuta di Neverland — venduta nel 2020 per 22 milioni di dollari, rispetto ai 100 milioni richiesti cinque anni prima —, Paris ha specificato la scansione temporale della sua permanenza: “Non ho sempre vissuto a Neverland, ma solo i primi anni”. La routine quotidiana era scandita da impegni scolastici regolari: “Mi alzavo e andavo a scuola, cioè nella stanza adibita a classe”.

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Orrore nel Veneziano: uccide l’ex compagna e poi si impicca in casa

Venezia, uccide l’ex compagna e poi si toglie la vita

Un 43enne di Dolo (Venezia), Dino Keber, è stato rinvenuto privo di vita, impiccato all’interno della propria casa, dopo aver con ogni probabilità tolto la vita all’ex partner, la 39enne Tania Terrin, trovata morta nel suo appartamento a Camponogara (Venezia).

Il ritrovo delle due salme – secondo quanto riportato dal quotidiano La Nuova Venezia – risale alla tarda serata di ieri. La notizia trova conferma nelle dichiarazioni delle forze dell’ordine, che al momento mantengono il massimo riserbo sulle modalità del gesto. In seguito alla rottura del loro rapporto, la vittima si era rivolta alle autorità per segnalare l’ex compagno, nei cui confronti era stato emesso un provvedimento di ammonimento da parte del Questore di Venezia.

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“Si sono sollevate enormi nuvole di polvere e detriti, la coda ha urtato il suolo. Le ruote si sono bloccate”: paura all’aeroporto di Monaco, rientro d’emergenza per un Boeing 787 della Vietnam Airlines – IL VIDEO

Momenti di apprensione all’aeroporto di Monaco per un Boeing 787-9 di Vietnam Airlines diretto ad Hanoi. Il volo VN-34 ha dovuto fare ritorno allo scalo tedesco dopo una fase di decollo caratterizzata da una corsa particolarmente lunga e da un successivo problema al carrello. Secondo la ricostruzione pubblicata da The Aviation Herald, l’aeromobile stava decollando dalla pista 26L quando si è verificata l’anomalia: “Un Boeing 787-9 di Vietnam Airlines, immatricolato VN-A867 e operante il volo VN-34 da Monaco (Germania) ad Hanoi (Vietnam), stava decollando dalla pista 26L di Monaco quando, a causa di una rotazione molto tardiva, si sono sollevate enormi nuvole di polvere e detriti. Quando l’aereo si è staccato da terra, la coda ha urtato il suolo”.

Il riferimento è al cosiddetto tailstrike, ovvero il contatto della parte posteriore dell’aereo con la pista durante la fase di decollo. La ricostruzione del portale specializzato contiene anche un elemento particolarmente significativo sulla traiettoria del velivolo: “Secondo le prove fotografiche disponibili all’AVH, l’aeromobile è diventato aeromobile circa 120 metri, pari a 400 piedi, oltre la fine della pista, trovandosi già sull’erba e all’altezza della prima fila delle luci di avvicinamento”. Le immagini, dunque, suggerirebbero che il Boeing abbia lasciato il terreno quando aveva già superato l’estremità della pista.

Secondo le informazioni preliminari raccolte da The Aviation Herald, inoltre, il velivolo avrebbe oltrepassato la fine della pista, danneggiando alcune delle luci presenti nell’area: “Secondo le informazioni preliminari, l’aeromobile ha oltrepassato la fine della pista e danneggiato le luci”.

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L’Egitto accelera sulla digitalizzazione del sistema giudiziario

L’Egitto accelera sulla digitalizzazione del sistema giudiziario

IL CAIRO (EGITTO) (ITALPRESS) – Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha incontrato oggi ad Alamein il primo ministro Mostafa Madbouly e il ministro della Giustizia Mahmoud Helmy El-Sherif, per esaminare diversi dossier relativi allo sviluppo del sistema giudiziario e dei servizi del ministero. Secondo quanto riferito dal portavoce della presidenza della Repubblica, Mohamed El-Shennawy, su Facebook, l’incontro ha riguardato in particolare i progressi nella realizzazione della “Città della Giustizia” nella Nuova Capitale amministrativa, comprese le infrastrutture digitali e le tecnologie destinate alle sedi giudiziarie.

Al-Sisi ha sottolineato che il progetto dovrà creare un sistema giudiziario digitale integrato, capace di facilitare l’accesso a una giustizia rapida e di offrire servizi giudiziari avanzati ai cittadini. Il presidente ha inoltre seguito gli sviluppi nella digitalizzazione dei servizi notarili e di registrazione immobiliare, nonché le misure adottate per accelerare l’esame delle cause. Tra le iniziative figurano la gestione elettronica dei procedimenti dinanzi alle corti penali e l’attuazione della strategia unificata per la giustizia digitale.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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Nave di Emergency soccorre un’imbarcazione nelle acque internazionali della zona SAR libica, morti 7 migranti

Nave di Emergency soccorre un’imbarcazione nelle acque internazionali della zona SAR libica, morti 7 migranti

MILANO (ITALPRESS) – Alle 8:07 di oggi si è concluso il soccorso di 57 persone portate in salvo dalla Life Support, la nave di ricerca e soccorso di Emergency. La barca di legno a doppio ponte, avvistata alle 6:00 di questa mattina, è stata soccorsa nelle acque internazionali della zona SAR libica.

“Alle 6 del mattino abbiamo identificato due imbarcazioni dal radar e poi dal ponte con i binocoli. Quando ci siamo avvicinati abbiamo visto una barca di legno sovraffollata e una motovedetta libica che si stava avvicinando e ha iniziato a dirigersi verso la nostra nave. A un miglio di distanza li abbiamo contattati per avvisare che l’operazione di soccorso era già in corso: l’imbarcazione libica è rimasta a sorvegliare l’operazione per tutta la sua durata”, spiega Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support di Emergency. “A metà soccorso il nostro team si è accorto della presenza di 9 persone sdraiate sul ponte, dove erano state trasportate dagli altri naufraghi che le avevano recuperate dalla stiva dove avevano trascorso tutto il viaggio. Per 7 di loro non c’è stato niente da fare; 2 di loro sono in condizioni critiche per soffocamento”.

I naufraghi hanno riferito di essere partiti all’alba del 16 agosto da Zuwara, e sono originari della Somalia e dell’Egitto. Le persone soccorse in totale sono 50, di cui 45 uomini e 5 donne. Ci sono 29 minori stranieri non accompagnati, di cui 26 maschi e 3 donne. Tra i naufraghi 9 persone hanno bisogno di assistenza medica.

Per 2 di questi, in condizioni critiche per soffocamento, il personale a bordo della Life Support ha richiesto un MedEvac urgente alle autorità competenti, che è in arrivo. A causa delle condizioni dei naufraghi già provati da un viaggio drammatico, Emergency chiede alle autorità competenti l’assegnazione di un POS vicino per evitare altre sofferenze ai sopravvissuti. Il POS assegnato è Bari.

– Foto di repertorio Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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Lamborghini, Foschini “La nuova Revuelto SV fiore all’occhiello a Monterey”

Lamborghini, Foschini

LOS ANGELES (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Il fiore all’occhiello in questa settimana di Monterey è la presentazione della nuova Revuelto SV, che rappresenta il pinnacle della nostra gamma, innalza il livello già molto alto della Revuelto grazie a una serie di interventi”. Lo ha detto Federico Foschini, Chief Marketing & Sales Officer Automobili Lamborghini, in occasione della Monterey Car week 2026.
f11/fsc/gtr

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Attentato a Ranucci, Lavitola verso una nuova confessione. Il legale: “Nessun ordine di sparare, lo avvisò un mese prima”

Caso Ranucci, la difesa di Lavitola: “Nessun ordine di sparare, avvisò il giornalista già a settembre”

Nuove precisazioni e chiarimenti in vista dell’udienza al Tribunale del Riesame. È la linea scelta dalla difesa di Valter Lavitola, reo confesso di essere il mandante dell’attentato commesso lo scorso ottobre davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. A tracciare la strategia d’attacco è l’avvocato Arturo Cola, giunto al carcere di Rebibbia per un colloquio decisivo con il proprio assistito.

Il punto centrale su cui punta la difesa riguarda la linea temporale dei contatti tra Lavitola e il giornalista. “Noi riteniamo che Lavitola avvisò Ranucci sul rischio di attentati prima di quanto avvenuto il 16 ottobre. C’è stato, infatti un incontro il 7 settembre nel corso del quale probabilmente Lavitola avvisò Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati”, ha dichiarato il legale, sottolineando che l’avvertimento sarebbe arrivato “un mese e mezzo prima dell’attentato medesimo”. Cola ci tiene poi a ribadire l’assenza di intese dirette: “A noi interessano i fatti: in sede di interrogatorio di garanzia il mio assistito ha escluso che vi fosse un accordo preventivo sull’attentato”.

Tra i nodi ancora da sciogliere ci sono la ricostruzione dei fatti e la spinta dell’atto intimidatorio. “I punti centrali che affronteremo riguardano la modalita’ esecutiva dell’attentato e il movente”, ha spiegato il penalista, minimizzando la portata penale di quest’ultimo: “Il movente raffigura una questione certamente di rilevanza rispetto all’opinione pubblica, ma per le questioni penalistiche è una questione che secondo noi incide poco: se l’ha fatto per il bene di Ranucci, per la questione politica o per proteggerlo, cambia poco”.

Ciò che conta maggiormente per la difesa è invece la dinamica con cui si è svolta l’azione: “L’unico vero ordine era quello che non si dovesse far male a nessuno. È una cosa importantissima che emerge dagli atti in epoca non sospetta, il 2 luglio, quando uno degli esecutori ha dichiarato spontaneamente che nessuno voleva far male a nessuno”. Su questo aspetto, il legale contesta le valutazioni della magistratura: “Nell’ordinanza si sostiene che Lavitola avrebbe dato l’ordine di sparare, ma le sue dichiarazioni sono state lette e interpretate in maniera un po’ superficiale: il mandato è stato generico e chiariremo questo punto con ulteriori dichiarazioni spontanee al Riesame”.

L’obiettivo dell’imminente passaggio giudiziario è proprio quello di correggere l’impostazione finora adottata dagli inquirenti. “Sono qui oggi per parlare con Lavitola e verificare se è necessario integrare la confessione del 12 agosto in vista dell’udienza del Riesame che si terrà presumo la settimana prossima”, ha proseguito l’avvocato, precisando i tempi della procedura: “Il ricorso lo abbiamo già presentato il 15 agosto, quindi, facendo due calcoli, l’udienza si dovrebbe celebrare la settimana prossima”.

Infine, Cola esclude categoricamente qualsiasi retrofront da parte dell’ex editore: “Non si tratta di ritrattare o dire cose diverse ma si tratta semplicemente di puntualizzare e offrire un’interpretazione autentica di ciò che è già stato riferito. Questo ci è possibile perché al Riesame si possono fare dichiarazioni spontanee per chiarire quegli aspetti che la magistratura ha ritenuto imprecisi nell’ordinanza di rigetto dei domiciliari”.

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Libano, il presidente Aoun appoggia la proroga del mandato dell’Unifil

Libano, il presidente Aoun appoggia la proroga del mandato dell’Unifil

BEIRUT (LIBANO) (ITALPRESS) – Il presidente libanese Joseph Aoun ha accolto con favore liniziativa parlamentare che chiede la proroga del mandato della missione di interposizione delle Nazioni Unite nel sud del Libano (Unifil). Accogliendo una delegazione guidata dal deputato Melhem Khalaf, il capo dello Stato libanese ha affermato che la presenza dell’Unifil nel sud è importante per diverse ragioni, tra cui aiutare i residenti a rimanere nelle proprie città e villaggi e promuovere la stabilità in coordinamento con l’Esercito libanese, secondo una nota della presidenza della Repubblica. “La nostra prima opzione è prorogare il mandato dell’Unifil”, ha dichiarato Aoun. “Se non verrà rinnovato, la nostra seconda opzione è adottare un quadro che garantisca la presenza continua delle forze internazionali nel sud, nel rispetto del quadro giuridico previsto e a fianco dell’Esercito libanese, in coordinamento con esso, per sostenere la stabilità e svolgere i compiti loro assegnati”, ha proseguito. Il mandato della missione Unifil scadrà a fine 2026.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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Lamborghini, Winkelmann “A Monterey celebriamo passato e futuro del marchio”

Lamborghini, Winkelmann

LOS ANGELES (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Per quanto riguarda il fatturato abbiamo avuto un altro semestre da record. Monterey Car Week è l’evento più importante negli Stati Uniti e lo utilizziamo per far vedere anche delle anteprime mondiali”. Lo ha detto Stephan Winkelmann, Chairman & Chief Executive Officer di Automobili Lamborghini, in occasione della Monterey Car week 2026.
f11/fsc/gtr

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L’estate milanese si accende tra periferie e Castello Sforzesco

L’estate milanese si accende tra periferie e Castello Sforzesco

MILANO (ITALPRESS) – L’estate dei milanesi all’insegna della cultura e del divertimento. Per chi non può staccare dal lavoro o non può permettersi giorni di riposo lontano dalla città, il Comune di Milano ha organizzato una serie di iniziative che consentono di riscoprire la bellezza di luoghi che coinvolgono cittadini e turisti attraverso spettacoli dal vivo.
Dalla necessità di rispondere in particolare alle esigenze di chi risiede nei quartieri periferici nasce Milano è Viva, un vero e proprio contenitore di eventi dal vivo che spaziano dalla musica al teatro di strada, passando per i balli caraibici, tango e hip hop.
L’altro macro evento che anima invece il cuore di Milano è Estate al Castello. Situata all’interno del Cortile delle Armi del Castello Sforzesco e arrivata alla 14esima edizione, la kermesse è stata implementata per servizi offerti e spettacoli proposti.
f12/mgg/azn

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AMBIENTE, LA PLASTICA INGERITA DAGLI UCCELLI MARINI E’ CAUSA DI MORTE

Secondo uno studio, maggiore è la quantità di plastica ingerita dai giovani esemplari di berta nera, minore è la probabilità che sopravvivano in mare e ritornino sani e salvi alla colonia da adulti riproduttori. Determinare in che modo l’ingestione di plastica da parte della fauna marina influisca sugli organismi a livello di popolazione rimane una sfida. Jennifer Lavers, Hannah Worthington e Alexander Bond hanno utilizzato 15 anni di dati di marcatura e ricattura per stimare come l’inquinamento da plastica influisca sulla demografia delle berte nere ( Ardenna carneipes ) nella colonia di Ned’s Beach sull’isola di Lord Howe, in Australia. Tra la fine di aprile e la metà di maggio, dal 2010 al 2024, i pulcini di 80-90 giorni sono stati inanellati e la quantità di plastica nei loro stomaci è stata misurata.
Tra l’inizio e la metà di ottobre, dal 2020 al 2024, sono stati registrati gli uccelli inanellati negli anni precedenti che sono tornati alla colonia da adulti riproduttori. Gli autori hanno scoperto che il 10-20% dei pulcini aveva ingerito più di un grammo di plastica. L’ingestione di oltre un grammo di plastica era associata a una riduzione di almeno l’11% della probabilità che gli uccelli sopravvivessero e tornassero a riprodursi nella colonia. Gli uccelli che avevano ingerito più di cinque grammi di plastica non venivano quasi mai più avvistati. Secondo gli autori, i risultati forniscono spunti di riflessione sul ruolo dell’inquinamento da plastica nel declino delle specie.

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“Se fosse successo dopo il decollo sarebbe stato un disastro”: scoppia un incendio nel container pieno di bagagli pronto a essere imbarcato sull’aereo, panico a Malpensa. Nel mirino le batterie al litio

Un container carico di bagagli ha preso fuoco domenica 16 agosto all’aeroporto di Milano Malpensa, mentre si trovava a terra in attesa di essere caricato su un volo British Airways. Le fiamme sono state domate rapidamente dai vigili del fuoco, ma l’episodio (l’ennesimo nell’ultimo periodo) ha riportato l’attenzione su uno dei problemi che ultimamente preoccupano maggiormente il settore dell’aviazione: gli incendi provocati dalle batterie al litio. Quest’ultime, se danneggiate, possono entrare in una condizione di surriscaldamento incontrollato e sviluppare rapidamente fiamme difficili da gestire. Il container, utilizzato per trasportare le valigie, conteneva i bagagli destinati a un Airbus A321neo della compagnia britannica. L’incendio si è sviluppato prima della partenza del velivolo, e questo ha permesso agli operatori di intervenire direttamente sul posto, come si vede nel video girato da uno dei passeggeri presenti e diventato virale.

Al momento non è ancora stata stabilita con certezza l’origine delle fiamme. Tra le ipotesi al vaglio c’è un possibile malfunzionamento del macchinario utilizzato per movimentare il container, forse favorito dalle temperature elevate. Non viene però esclusa la possibilità che a provocare l’incendio sia stata una delle valigie presenti all’interno. In particolare, l’attenzione si concentra sulla possibile presenza di un dispositivo che potrebbe essersi surriscaldato o danneggiato.

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CLIMA: IL 2027 SARA’ ANCORA PIU’ CALDO DEL 2026

“Un mese: l’ondata di caldo più lunga di sempre si appresta a finire. Venderà cara la pelle però. Nell’arretrare di pochi gradi questa settimana tornerà nel range di temperatura medio, abbandonando i 5-6 gradi oltre la norma che ci accompagnano in alcune zone da fine giugno. Gli scienziati la chiamano “anomalia positiva”. Sulle cartine è associata a quel rosso intenso che macchia terre e mari. (…) È talmente persistente da aver fatto perdere senso al termine ondata e talmente intensa da aver praticamente messo al collo del 2026 la medaglia di anno più caldo dall’inizio delle misurazioni (il sistema europeo di rilevazione del Clima Copernicus prende come riferimento il 1850). Secondo la Columbia University, che ospita un programma sul cambiamento climatico, basta che da qui alla fine dell’anno si registrino temperature normali per raggiungere il primato. Non durerà molto però. Se dalla primavera El Niño ha iniziato a scaldare i motori, a partire dall’autunno la corrente calda che periodicamente fa aumentare le temperature del Pacifico spiegherà le ali. La Noaa, l’ente americano che monitora il Clima, prevede «un’intensità storica». Se di solito l’acqua si riscalda di uno o due gradi, a dicembre raggiungerà i quattro. Sull’onda del Niño, il 2027 è pronto a strappare lo scettro al 2026. (…) Uno studio condotto da Cnr e università dell’Aquila ha osservato che il riscaldamento climatico è in accelerazione. Dal 2013-2014 la temperatura media globale è passata da 0,17 gradi a 0,4 gradi in più per ogni decennio. Può sembrare controintuitivo che una manciata di gradi aggiuntivi nel Pacifico stia rendendo così invivibile l’estate europea. Il mare in realtà, ha osservato il servizio marino di Copernicus, si sta riscaldando non solo in superficie, ma anche a due chilometri di profondità. Se pensiamo al gas necessario per far bollire l’acqua della pasta, immaginiamo quanto calore serva a riscaldare gli oceani interi del pianeta. I mari, sempre secondo Copernicus, assorbono il 90% del calore in eccesso della Terra e lo cedono solo lentamente”, si legge su La Repubblica

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La Mezzaluna Rossa egiziana invia un nuovo convoglio di aiuti umanitari verso Gaza

La Mezzaluna Rossa egiziana invia un nuovo convoglio di aiuti umanitari verso Gaza

IL CAIRO (EGITTO) (ITALPRESS) – La Mezzaluna Rossa egiziana ha lanciato nelle prime ore di oggi il convoglio “Zad Al-Ezza – Dall’Egitto a Gaza” 258, composto da diversi camion diretti verso la Striscia di Gaza.

Secondo quanto riferito dalla Mezzaluna Rossa egiziana, il convoglio trasporta tonnellate di aiuti umanitari, tra cui oltre 70mila pacchi alimentari, farina, materiali di soccorso, forniture mediche e farmaci, oltre ai prodotti petroliferi necessari al funzionamento degli ospedali e delle strutture essenziali nella Striscia.

La Mezzaluna Rossa egiziana è presente al confine dall’inizio della crisi e mantiene operativi i propri centri logistici, proseguendo gli sforzi per l’ingresso degli aiuti umanitari e di soccorso, che hanno superato il milione di tonnellate, con il contributo di oltre 75mila volontari.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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“Grazie Ethiopian per avermi rotto la carrozzina, è inutilizzabile. Peggior volo della mia vita, per noi sono le nostre gambe, la nostra libertà”: la rabbia di Manuel Bortuzzo

Quello che doveva essere il rientro da una vacanza tra Zanzibar e la Tanzania si è trasformato in una brutta sorpresa per Manuel Bortuzzo. Il nuotatore, di ritorno da un viaggio in Africa insieme alla fidanzata Serena Padovano, si è ritrovato davanti alla propria sedia a rotelle danneggiata al momento della riconsegna dei bagagli dopo il viaggio in aereo con la compagnia Ethiopian Airlines. Bortuzzo ha raccontato l’accaduto sui social, prima attraverso alcune storie e poi con un post corredato da fotografie e video che mostrano le condizioni della carrozzina. Nel suo messaggio ha spiegato di aver scelto di rendere pubblica la vicenda anche dopo aver ricevuto numerose testimonianze da parte di altre persone che gli hanno raccontato esperienze simili.

Bortuzzo ha spiegato che una carrozzina deve essere considerata qualcosa di estremamente delicato e importante per chi ne ha bisogno: “Ho fatto delle storie a riguardo ma è giusto fare un post perché questo deve rimanere. Mi avete scritto in tanti raccontandomi le vostre disavventure e queste cose NON devono succedere. Una carrozzina per chi è obbligato a starci sopra è una cosa troppo importante e delicata e va trattata con rispetto e cura. Sono le nostre gambe, la nostra libertà. Non è accettabile che nel 2026 vengano trattate con tale superficialità”.

Nel suo sfogo ha sottolineato anche un altro aspetto: la situazione avrebbe potuto essere molto più grave se il danno fosse avvenuto durante il viaggio di andata: “Fosse successo all’andata ? Come facevo 8 giorni lì così? La carrozzina è inutilizzabile. Mettiamoci nei panni di chi invece al ritorno da un viaggio aveva solo questa per vivere e svolgere le azioni quotidiane, in che situazione di disagio assurdo si trovava? Per la gravità della cosa tutto questo non può passare inosservato”.

Il suo messaggio si chiude con un appello a non lasciare cadere la questione: se per lui la situazione può essere stata risolta, non tutti hanno le stesse possibilità e lo stesso margine di sicurezza: “Ripeto, io sono fortunato, ma è giusto parlarne per tutte quelle persone che questa fortuna non ce l’hanno”, ha concluso Bortuzzo.

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CLIMA: ITALIA BRUCIA VENTIDUE MILIARDI DI EURO CAUSA ONDATE DI CALORE

“I fiumi che si abbassano a livelli che non si vedevano da decenni, gli incendi, il calo della produttività del lavoro, le tariffe elettriche che schizzano verso l’alto: le ondate di calore costano, soprattutto quando sono lunghe e intense come quelle che l’Europa ha sperimentato quest’estate. A fare i conti è Triodos Bank, istituto di credito olandese, tra le principali banche etiche della Ue: il caldo estremo brucerà l’1% del Pil europeo, l’equivalente di 180 miliardi di euro. Per l’Italia, che è tra i Paesi più esposti, insieme a Germania e Francia, l’1% del Pil corrisponde circa al valore dell’ultima legge di Bilancio, 22 miliardi di euro. (…) «Di fronte a una sfida di questa portata — ammette il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin — dobbiamo fare sistema, costruendo un modello integrato e coordinato dal Mase». Solo per l’agricoltura, calcola Coldiretti, «il danno economico di questa stagione rovente supera già i tre miliardi di euro», ma «potrebbe ulteriormente aggravarsi se l’assenza di precipitazioni dovesse perdurare». C’è poi l’impatto sul lavoro: non soltanto lo stop imposto a diverse attività nelle ore più calde, ma anche la mancanza di sonno e l’affaticamento dovuti al caldo (…)”, si legge su La Repubblica.  “L’impatto sulla salute va ben oltre il lavoro: finora si contano 25 mila morti attribuite al caldo in Europa. (…) E la siccità, oltre a distruggere i raccolti, rende i fiumi non navigabili: a Kaub, in Germania, vicino a Colonia, il Reno si è ridotto al lumicino, un livello di pochi centimetri, che non si vedeva dal 1880. Il Reno è un’arteria fondamentale per l’industria europea, e non è facile trovare alternative, con la crisi di Hormuz che ha fatto esplodere i prezzi dei carburanti. (…) il caldo ha aggravato gli effetti della chiusura dello stretto, per via dell’uso massiccio degli impianti di raffreddamento, e per lo stop obbligato degli impianti idroelettrici, ma anche di quelli nucleari, che hanno bisogno di acqua per la refrigerazione. Ma in inverno, avverte l’ultimo report di Oxford Economics, potrebbe andare anche peggio, perché, nonostante gli sforzi degli ultimi due anni, le scorte di gas sono al minimo. Una situazione che rende l’Europa ricattabile rispetto alla Russia, che fornisce ancora il 15% delle importazioni”, continua il giornale. (

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“È stato rilevato un attacco mirato al tuo iPhone. Proteggi i tuoi dati e il tuo dispositivo”: perché Apple sta mandando questo avviso e cosa c’è dietro il nuovo allarme

Tra il 13 e il 14 agosto Apple ha inviato a una parte dei suoi utenti una notifica piuttosto insolita: il loro iPhone potrebbe essere stato preso di mira da uno spyware. Gli avvisi hanno raggiunto persone in 110 Paesi e, tra i destinatari, non ci sarebbero soltanto giornalisti, attivisti o figure pubbliche. Il messaggio mostrato da Apple non lascia molto spazio alle interpretazioni: “Apple ha rilevato un attacco spyware mirato al tuo iPhone. Puoi intraprendere alcune azioni ora per proteggere i tuoi dati e il tuo dispositivo”.

Non è la prima volta che Apple invia comunicazioni di questo tipo. L’azienda ha iniziato a notificare gli utenti potenzialmente coinvolti in attacchi spyware mirati nel 2021 e, da allora, ha continuato a farlo in diverse occasioni. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, quello di cui si parla in questo caso è il cosiddetto spyware mercenario, cioè un software di sorveglianza sviluppato e venduto da società private. Sono strumenti molto più avanzati rispetto ai malware comuni e vengono utilizzati per attacchi mirati, con l’obiettivo di ottenere informazioni da uno specifico dispositivo.

Uno dei nomi più conosciuti in questo settore è Pegasus, lo spyware sviluppato da NSO Group e già finito al centro di numerose inchieste internazionali. Non ci sono però conferme che sia stato utilizzato anche in questa campagna. Alcune segnalazioni online parlano di strumenti che potrebbero essere simili, ma al momento non è possibile stabilire con certezza quale spyware ci sia dietro gli attacchi.

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“Il numero 7 mi appare spesso all’improvviso, è lui che mi avverte da lassù. Mi scriveva bellissime lettere d’amore, le rileggo spesso da quando è mancato”: Tiziana Baudo ricorda papà Pippo

“Noi avevamo il numero 7 come numero ricorrente porta fortuna della nostra famiglia (lui è nato il 7 giugno, ha chiamato il suo ufficio studio 77 ed è mancato il giorno 16, 6+1=7, Settevoci ecc. ecc.) e il 7 me lo vedo apparire spesso così all’improvviso in svariate circostanze, come se lui da lassù mi stesse pensando o mi stesse mettendo in guardia da qualcuno o qualcosa”.

Inizia dal peso di una scaramanzia familiare, trasformatasi oggi in una profonda connessione spirituale, il ricordo di Tiziana Baudo. A un anno esatto dalla morte del padre Pippo — uno dei volti storici della televisione italiana, scomparso a 89 anni il 16 agosto 2025 — la figlia cinquantaseienne ha affidato all’Ansa una lunga lettera. Un testo intimo, privo di retorica televisiva, attraverso cui ripercorre il dolore della perdita, i bilanci privati e il rammarico per l’assenza di chi ha condiviso con il padre decenni di carriera.

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Ritrovato morto l’escursionista scomparso: un colpo di fulmine fatale lungo il sentiero di montagna

Ricerca e operazioni notturne dei soccorritori del Soccorso alpino dell’Alto Adige sul Piz Starlex (3.075 metri), sopra Taufers nella Val Monastero: un abitante del posto è stato trovato morto durante la notte. L’uomo era stato segnalato come disperso da domenica, l’ultimo contatto telefonico dalla cima del Piz Starlex è stato intorno alle 13. Non essendo ancora tornato poco dopo le 22 è stata avviata una ricerca tramite la centrale di soccorso regionale. Alle 23.44 le squadre di soccorso hanno trovato il disperso con l’aiuto di un drone nei pressi del sentiero numero 4, a circa 2.600 metri di altezza, in un terreno impervio.

L’ipotesi è che l’uomo sarebbe stato colpito da un fulmine durante la discesa. I soccorritori hanno recuperato il corpo e lo hanno portato a valle. All’operazione hanno partecipato circa 40 soccorritori del soccorso alpino Cnsas di Tubre, del soccorso alpino della Guardia di Finanza di Silandro, dei vigili del fuoco volontari di Tubre e del servizio di soccorso alpino di Prato con il drone di distretto.

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“Era uno dei prodotti più richiesti della farmacia dei frati”: nell’archivio di un convento di Firenze spunta la ricetta dell'”Elixir vinoso ricostituente” simile alla Coca Cola, l’incredibile scoperta

Nell’antica farmacia del convento di San Marco è spuntata una ricetta di un elisir ricostituente molto simile alla ricetta della Coca Cola. Sono stati i frati a ritrovare un antico documento rimasto nascosto per oltre un secolo nell’archivio della farmacia di via Cavour a Firenze.

A rivelarlo è il settimanale Toscana Oggi nel numero in uscita in questi giorni, che ha raccolto il racconto dei padri Domenicani del convento di San Marco. Un foglietto pubblicitario di metà Ottocento riemerso durante il riordino del patrimonio storico, spiega il settimanale, parla infatti dell’esistenza di un “Elixir vinoso ricostituente” preparato con foglie di coca boliviana e noce di kola. Ingredienti che, secondo la ricostruzione storica, pochi anni più tardi il farmacista americano John Stith Pemberton avrebbe utilizzato per il suo “French Wine Coca”, il preparato medicinale da cui nacque, nel 1886, quella che sarebbe poi diventata la celebre Coca Cola.

Non esistono documenti che dimostrino un collegamento diretto, ma la coincidenza resta suggestiva. A riportare alla luce quel foglietto ingiallito è stato padre Manuel Russo, rettore del convento di San Marco, mentre stava riordinando l’archivio. “Mi sono imbattuto nell’antica pubblicità di questo elisir mentre consultavo il nostro archivio. Ho iniziato ad approfondire la documentazione conservata nel convento e ho scoperto che era uno dei prodotti più richiesti della farmacia dei frati“, racconta a Toscana Oggi.

Il documento descrive l'”Elixir vinoso ricostituente” come un tonico capace di alleviare la stanchezza fisica e mentale, il mal di testa e le debolezze dovute all’età o alle “fatiche straordinarie”. Ma è soprattutto la composizione a colpire: 30 grammi di noce di kola e 10 grammi di foglie di coca boliviana infuse in un litro di misto alcolico. Ingredienti arrivati probabilmente tramite i missionari che in quel periodo erano presenti in America Latina e in Africa.

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15enne italiano detenuto a Malta, il ministro dell’Interno Bedingfield: “Necessarie e proporzionate le misure di isolamento”

15enne italiano detenuto a Malta, il ministro dell’Interno Bedingfield: “Necessarie e proporzionate le misure di isolamento”

LA VALLETTA (MALTA) (ITALPRESS/MNA) – Il ministro dell’Interno maltese Glenn Bedingfield ha dichiarato che le restrizioni imposte a un ragazzo italiano di 15 anni, detenuto in una struttura per minori, sono necessarie e proporzionate, mentre emergono preoccupazioni per i suoi presunti legami con una rete internazionale accusata di adescare minori e indurli all’autolesionismo, alla violenza e allo sfruttamento sessuale.

Il ragazzo, cittadino italiano, è comparso davanti ai giudici a maggio. Un’ordinanza del tribunale vieta la pubblicazione dei dettagli relativi alle accuse e della sua identità. Secondo fonti vicine all’inchiesta, il giovane è stato posto in isolamento presso il Centro di Servizi Residenziali Riabilitativi(CoRRS) di Mtahleb dopo che gli investigatori avrebbero trovato, su dispositivi elettronici, alcuni video che lo collegherebbero alla rete 764. Le autorità temono che, qualora i presunti legami fossero confermati, il ragazzo possa rappresentare un rischio per gli altri minori ospitati nella struttura.

I genitori hanno criticato pubblicamente il trattamento riservato al figlio, sostenendo che nei primi 35 giorni di detenzione abbia trascorso fino a 22 ore al giorno da solo nella cella. Hanno inoltre denunciato il malfunzionamento dell’aria condizionata e periodi durante i quali, secondo quanto riferito, il ragazzo sarebbe stato costretto a mangiare in piedi e senza posate.

Un ricorso di habeas corpus per ottenere la revoca dell’isolamento è stato respinto a giugno per una questione procedurale, senza che il tribunale si pronunciasse nel merito delle denunce della famiglia. Il ministero dell’Interno ha affermato che le restrizioni sono finalizzate a proteggere il ragazzo e gli altri detenuti e che il suo regime quotidiano è stato progressivamente ampliato. Le misure attuali comprendono l’accesso a una sala comune, alla televisione, a una cyclette e a una sessione settimanale di gruppo, sotto supervisione, con gli altri giovani detenuti.

Un rapporto di Europol, pubblicato lo scorso novembre, descrive la 764 come una rete online decentralizzata coinvolta nello sfruttamento dei minori, nelle estorsioni informatiche e in attività legate al terrorismo. Secondo il rapporto, i membri della rete adescano giovani vulnerabili inducendoli a produrre materiale esplicito e video di atti autolesionistici, che possono poi essere utilizzati per ricattarli e sottoporli a ulteriori abusi.

Il rapporto riferisce inoltre di episodi di violenza sessuale, maltrattamenti di animali, uso forzato di droghe e altre forme di sfruttamento, sottolineando che la rete prende di mira giovani vulnerabili, tra cui persone LGBTIQ+, appartenenti a minoranze e persone alle prese con problemi di salute mentale. Europol ha avvertito che la 764 è difficile da smantellare a causa della sua struttura decentralizzata e dell’attività condotta su numerose piattaforme online. Alla rete sono stati inoltre attribuiti legami ideologici con l’Order of Nine Angels, gruppo occultista neonazista che promuove la violenza e il crollo della società moderna.

– Foto Net News –

(ITALPRESS).

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Board of Peace per Gaza, incontro Kushner-Netanyahu: “Non crei ostacoli al piano di Trump”

Board of Peace per Gaza, incontro Kushner-Netanyahu: “Non crei ostacoli al piano di Trump”

TEL AVIV (ISRAELE) (ITALPRESS) – Una fonte israeliana ha riferito alla Cnn che l’inviato del presidente americano Donald Trump, Jared Kushner avrebbe detto al premier israeliano Benjamin Netanyahu di “non creare ostacoli” al piano del presidente statunitense per Gaza. Netanyahu, dal canto suo, ha affermato che i progressi sul piano erano “problematici” a causa delle imminenti elezioni in Israele. Lo riporta l’emittente pubblica israeliana Kan, al termine dell’incontro di circa quattro ore fra Kushner, Netanyahu e l’Alto rappresentante del Consiglio per la Pace a Gaza, Nickolay Mladenov.

Secondo quanto riportato da Sky News, l’incontro si è concentrato sul processo di disarmo di Hamas sotto la supervisione americana. È stato inoltre riferito che Netanyahu si è opposto a un eventuale ritiro dalla Linea Gialla in questo momento e ha espresso il desiderio di mantenere la libertà d’azione militare contro Hamas. Il principale punto di disaccordo tra Israele e gli Stati Uniti sulla questione risiede nella volontà americana di un ritiro graduale delle Forze di difesa israeliane (Idf) da Gaza, in parallelo con il disarmo dell’organizzazione terroristica. Questa posizione si contrappone a quella israeliana, che richiede il disarmo di Hamas prima di qualsiasi ritiro significativo.

 “È stato un incontro molto lungo”, ha affermato una fonte politica citata dall’emittente israeliana Channel 12. “Nonostante le grandi divergenze riguardo al Consiglio di Pace, la parte americana si è mostrata più moderata. Questo ha creato dei confini chiari per la conversazione”, ha aggiunto la fonte. Kushner è atterrato in Israele ieri sera, dopo un insolito incontro in Egitto con alti funzionari del movimento islamista palestinese al potere a Gaza Hamas. Secondo fonti politiche, prosegue Channel 12, durante l’incontro sono stati raggiunti diversi accordi. È stato concordato che non si procederà alla ricostruzione della Striscia di Gaza senza il completo disarmo di Hamas.Il primo passo per il disarmo della Striscia è la consegna da parte di Hamas di tutte le armi, che verranno distrutte sotto la supervisione di un generale Usa. In altre parole, evidenzia Channel 12, Israele e gli Stati Uniti concordano su un vero e proprio processo di disarmo, sia pesante che leggero.

Secondo le fonti, sono stati raggiunti accordi sulla salvaguardia della libertà d’azione delle Forze di difesa israeliane (Idf) e sulla prosecuzione della politica degli omicidi mirati. “Il primo ministro ha chiarito: se la situazione della sicurezza non lo consentirà, Israele non si ritirerà dalla Linea Gialla. Allo stesso modo, le Idf non smetteranno di assassinare i terroristi che hanno partecipato al massacro del 7 ottobre”, hanno proseguito le fonti. Inoltre, è stato accordato di condurre operazioni di risanamento a Gaza al fine di prevenire la diffusione di epidemie.

Tuttavia, secondo la fonte israeliana, “a livello ufficiale, Israele non crede che Hamas si disarmerà”, mentre “gli americani dicono di credere che possa accadere. Kushner ha ripetuto la frase ‘non c’è nulla da ricostruire finché la Striscia non sarà smilitarizzata’”. Infine, conclude la fonte, “abbiamo mostrato a Kushner quanto, durante questo periodo, non ci sia stato un vero e proprio processo di smantellamento di Hamas. Abbiamo mostrato prove del finanziamento della Turchia ad Hamas”. 

NETANYAHU “COLLOQUI COSTRUTTIVI”

“Il primo ministro e il Consiglio per la Pace hanno avuto discussioni approfondite e costruttive”. Lo rende noto l’ufficio del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, al termine dell’incontro con l’inviato del presidente Usa Donald Trump, Jared Kushner, e con l‘Alto rappresentante del Board of Peace per Gaza, Nickolay Mladenov. “È stato concordato di istituire due gruppi di lavoro: uno sul disarmo e la smilitarizzazione di Gaza, che sia Israele che il Consiglio per la Pace ritengono debba essere completato rapidamente prima di qualsiasi intervento di ricostruzione a Gaza. Un secondo gruppo di lavoro si concentrerà sui servizi igienico-sanitari, sull’acqua potabile e su altre questioni di salute pubblica per la popolazione di Gaza, che hanno un impatto anche sulla popolazione israeliana”, afferma l’ufficio di Netanyahu.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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Libia, fermati 61 migranti irregolari nell’Est del Paese

Libia, fermati 61 migranti irregolari nell’Est del Paese

ROMA (ITALPRESS) – Il ramo di Al-Bayda del Dipartimento per la lotta all’immigrazione clandestina nella Libia orientale ha fermato 61 migranti irregolari di diverse nazionalità nel corso di operazioni di controllo e pattugliamento nella regione. E secondo quanto riportato dal Dipartimento in un comunicato su Facebook, tra i fermati figurano 11 egiziani (di cui uno con epatite), 5 sudanesi (uno con epatite), 42 bangladesi che intendevano attraversare il mare illegalmente e 3 nigeriane (due con HIV). I migranti egiziani sono stati rimpatriati attraverso il valico di Amsaad, mentre gli altri sono stati trasferiti a un centro di accoglienza a Bengasi per le procedure di rimpatrio.

– Foto di repertorio Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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Egitto, il ministro Abdelatty incontra rappresentanti del settore privato per discutere il sostegno alle imprese in Africa

Egitto, il ministro Abdelatty incontra rappresentanti del settore privato per discutere il sostegno alle imprese in Africa

IL CAIRO (EGITTO) (ITALPRESS) – Il ministro egiziano degli Esteri, della Cooperazione internazionale e degli Egiziani all’estero, Badr Abdelatty, in qualità di governatore dell’Egitto presso la Banca araba per lo sviluppo economico in Africa (BADEA), ha tenuto una sessione allargata con rappresentanti del settore privato, alla presenza del presidente della BADEA Fahd Al-Doseri, per discutere il sostegno alle imprese egiziane nell’espansione sui mercati africani.

Secondo quanto riferito dal Ministero degli Esteri egiziano, l’incontro rientra nella nuova edizione delle sessioni di dialogo Bridge, dedicate al rafforzamento della cooperazione tra il settore privato egiziano, il Ministero degli Esteri e i partner dello sviluppo. Abdelatty ha sottolineato l’impegno del governo a facilitare l’accesso delle imprese egiziane ai mercati africani e a rimuovere gli ostacoli procedurali e normativi, evidenziando le iniziative egiziane a sostegno degli investimenti e dei progetti di sviluppo nel continente.

Il ministro ha inoltre sottolineato l’importanza di creare un’entità d’investimento egiziana incaricata di coordinare gli investimenti in Africa e di predisporre una banca dati sulle opportunità d’investimento e sui progetti prioritari. Durante l’incontro sono stati illustrati anche i servizi della piattaforma “Hafez” per il sostegno finanziario e tecnico e gli strumenti di finanziamento della BADEA a disposizione delle imprese egiziane.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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Altro che “dolce far nulla”, l’estate è diventata una trappola psicologica: ecco cos’è la SAD, la “Summertime Sadness”

“L’estate mi ammazza – scriveva Cesare Pavese in una lettera -. Io non concludo più nulla. Sono morto, morto”. Arrivati alla quarta ondata di calore, neanche i più ferventi appassionati di questa stagione potrebbero mai dargli torto. Pavese oggi è in buona compagnia: sempre più persone vivono male “la bella stagione” provando tristezza, noia, frustrazione e ansia. I fattori sono molteplici, ma le temperature estreme peggiorano la situazione, condizionando il benessere fisico e mentale.

Diciamoci la verità: il mito della dorata estate italiana, del dolce far nulla e del divertimento è stato costruito a tavolino dagli enti di promozione del turismo. Per la maggior parte delle persone, esiste solo nei ricordi delle vacanze estive tra un anno scolastico e l’altro – un tempo fatto di pranzi dalla nonna, pomeriggi con i cugini, gelati che costavano un terzo rispetto a oggi e giornate intere passate sul bagnasciuga. Con l’età adulta l’estate inizia a diventare una stagione faticosa: si fa tutto ciò che si è sempre fatto negli 11 mesi precedenti, ma sudando.

Le ferie sono troppo poche e troppo lontane – e i prezzi attuali della benzina non aiutano certo a partire. I social network ci fanno credere che tutti – ma proprio tutti – sono in vacanza. Che tutti si divertono, fanno baldoria e veleggiano in barca verso al tramonto. Tutti tranne la persona che guarda attraverso lo schermo, magari nell’ennesima notte insonne, quando fa troppo caldo per dormire.

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“Sono discalculica, non so contare fino a 2. Il malessere sono io. Mi pento dei tatuaggi, voglio togliere il coltello che entra nel collo ma fa malissimo”: parla Ema Stokholma

Ema Stokholma non ricorre alla diplomazia quando si tratta di parlare di sé. In una lunga e schietta intervista rilasciata al Corriere della Sera, la conduttrice ha tracciato il bilancio della sua quotidianità partendo da difetti e pentimenti. Sulla gestione economica ammette senza mezzi termini di avere le “mani bucatissime“, soprattutto per l’arredamento: “Per la casa ho esagerato. Per i vestiti no, quelli tanto ce li prestano”. Altro capitolo aperto è quello dei tatuaggi, che sta faticosamente rimuovendo con risultati altalenanti: “Non bene, perché fa malissimo e non c’ho voglia”. Il primo della lista da eliminare è un “coltello che entra nel collo ed esce dalla parte opposta”, mentre sul “corvo sulla pancia” ha dovuto arrendersi: “Ho provato a toglierlo ma ho pianto, e quindi me lo tengo”.

Sul fronte sentimentale, la conduttrice smentisce la sua celebre teoria secondo cui la felicità coinciderebbe solo con l’essere single: “Lo confermo e lo rinnego in questo momento”. Da pochi mesi è infatti legata a un nuovo compagno: “Fa il pittore”.

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Falsi terremoti: lo strano caso del terremoto del 16 marzo 1883

Parlare di terremoti falsi può sembrare un controsenso: un terremoto o è avvenuto o non è avvenuto. In ambito sismologico, tuttavia, il termine assume un significato tecnico preciso. Cerchiamo di spiegare con le parole di E. Guidoboni (1985): “Non c’è dubbio che un terremoto, quale è definito dalla sismologia contemporanea, è riconosciuto in modo non equivoco dai testimoni”, ciò implica che l’evento sismico debba essere stato osservato, con una datazione certa e caratteristiche documentate (come intensità, presenza di danni, ecc.). Fin qui tutto chiaro?

Quando la sismologia moderna iniziò, più o meno a metà del 1800, a catalogare i terremoti, gli studiosi dell’epoca raccolsero informazioni sui terremoti del passato attingendo dalle fonti più disparate, documenti, lettere, memoriali di ogni genere. E non fu inusuale che in quei cataloghi e nelle compilazioni successive venissero inseriti dei veri e propri falsi terremoti. Su questo tema ci sono alcuni studi per terremoti italiani come quelli di Guidoboni e Ferrari, 1989; Bellettati et al., 1993; Albini, 2011.

Ma per quale motivo poteva accadere una cosa del genere?

Succedeva, come ben descritto dagli autori appena citati, che in fonti, magari piuttosto antiche, alcuni fenomeni naturali come frane, venissero descritti come terremoti, terrae motus, definizione peraltro neanche molto errata se si parla di smottamenti e altri eventi simili. Oppure equivoci interpretativi dovuti ad un uso traslato e analogico dei termini usati, o addirittura fonti false, inattendibili e compilazioni errate (Guidoboni, 1985). A questo si potrebbero aggiungere errori di copisti, anticamente, o di stampa in tempi più recenti.

Per citare qualche caso interessante tra i moltissimi, riportiamo la frana di Issime nel 1600, nel già citato lavoro di Guidoboni (1985), oppure l’eruzione gassosa con effetto di sinkhole a Larderello nel 1320 (Meloni, 2009), o infine il falso terremoto del 1346 in Pianura Padana descritto da Camassi e Castelli (2013). La casistica è ampia.

Per avere un’idea concreta di quanto raccontato finora, basta consultare il sito dell’Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI, Rovida et al., 2017), che raccoglie le fonti disponibili per tutti i terremoti presenti nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15, Rovida et al., 2020, 2024), dove esiste, fra le altre selezionabili, la voce “terremoti falsi”. E nell’elenco ve ne sono ben 260, dal 50 d.C. al 1971. Analogamente troviamo segnalazioni di terremoti falsi nel Catalogo dei Forti Terremoti Italiani (CFTI5med, Guidoboni et al., 2018). Pertanto, nei cataloghi sismici precedenti agli attuali erano inclusi almeno 260 eventi, successivamente rimossi dalle compilazioni più aggiornate (Figura 1). 

Figura 1. Pagina di ASMI con la lista e le localizzazioni degli eventi falsi (ASMI – Consultazione per terremoto).

Confutare, correggere, revisionare i dati storici relativi a un evento sismico comporta un lavoro spesso più difficoltoso e complesso rispetto a quello della ricerca di dati sismici ex novo.

Innanzitutto, perché il dato viene presentato già analizzato, configurandosi come un prodotto finito del quale è necessario ricostruire ogni passaggio metodologico; in ultimo, vi è un certo timore reverenziale nei riguardi degli autori dell’epoca, i cui nomi illustri costituiscono tuttora, a distanza di molti decenni, i capisaldi nell’ambito della sismologia storica, richiedendo cautela e rispetto nell’approccio. Nel caso in esame, la figura di riferimento è Michele Stefano De Rossi, fondatore del Bullettino del Vulcanismo Italiano.

Figura 2. Michele Stefano De Rossi (a destra) nell’Osservatorio di Rocca di Papa (foto da Tertulliani, 2019).

Il terremoto del 16 marzo 1883

Il caso trattato nella recente pubblicazione di Paolini e Tertulliani (2026) è quello del terremoto che sarebbe avvenuto nei Monti Prenestini, vicino Roma, il 16 marzo 1883 e come tale presente in catalogo con intensità 7 MCS e magnitudo macrosismica 5.1.

Analizziamo le fonti, anzi la fonte. In base a quanto riportato laconicamente dal Bullettino del Vulcanismo Italiano alla data del 16 marzo del 1883 troviamo: Sera, Palazzuolo presso Albano Laziale, scossa 8°.

Dubbi su questo evento erano già stati espressi da Diego Molin in un suo studio del 1981 sulla sismicità dei Colli Albani dove al riguardo annotava:

16.3.1883, PALAZZOLO, VII grado

È molto probabile che l’intensità attribuita a questa scossa sia errata (errore di stampa?); essa è riportata nelle “Notizie di Marzo” del Bullettino del Vulcanismo Italiano e le è assegnata un’intensità dell’VIII grado della scala De Rossi – Forel (corrispondente al VII grado MCS). Poiché lo stesso Bullettino non la menziona né nella “Rivista sismica di Marzo”, né tra i dati degli osservatori sismici di Velletri e Roma e nemmeno riporta notizie riguardanti i paesi vicini, è probabile che il valore dell’intensità sia notevolmente inferiore a quello assegnatoli.

Nonostante i dubbi del valentissimo collega Molin, l’evento confluì prima nel catalogo PFG (Postpischl, 1985) e successivamente nel CPTI15 con una intensità stimata del 7° MCS (per un confronto tra le scale macrosismiche citate si veda Tertulliani, 2019).

A rendere più confusa la situazione è la localizzazione stessa dell’evento: Palazzuolo presso Albano Laziale. La specifica presso Albano Laziale indicata da Michele De Rossi, scompare nel lavoro di Molin e la localizzazione viene successivamente interpretata come la località Palazzola o Colle di Palazzolo, situata nei pressi di Zagarolo, alle pendici dei Monti Prenestini e come tale confluisce nel catalogo DBMI-CPTI15. Le due località distano circa 15 km l’una dall’altra.

Malgrado queste incongruenze si è giunti a definire quello che rappresenta il più importante e, al tempo stesso, enigmatico, evento sismico dei Monti Prenestini. 

Per comprendere meglio le perplessità sul terremoto del 1883 analizziamo brevemente il contesto sismico dei Monti Prenestini.

La sismicità dei Monti Prenestini

La dorsale dei Monti Prenestini è un piccolo massiccio montuoso della provincia di Roma (Figura 1), compreso tra il complesso vulcanico dei Colli Albani a sud-ovest e le propaggini dell’Appennino centrale a est. La sismicità dell’area è da considerarsi bassa sia in frequenza che in intensità. 

Figura 3 Estrazione dall’archivio ASMI [Rovida et al., 2017] dei terremoti localizzati nell’area dei Monti Prenestini (linea rossa tratteggiata). Con la crocetta rossa è indicato l’evento del 16 marzo 1883. La legenda indica solo genericamente la grandezza del terremoto (da Paolini e Tertulliani, 2026).
Eseguendo un’estrazione di dati dal CPTI15 [Rovida et al., 2020; 2022] nell’area attorno ai Monti Prenestini (linea tratteggiata in rosso in Figura 1), emergono le notizie di pochi terremoti (Tabella 1), con magnitudo massime che raramente raggiungono valori pari a 5.0.
Tabella 1 Lista degli eventi presenti all’interno della linea tratteggiata in Figura 1 (da CPTI15, Rovida et al., 2022).

Fra questi eventi spiccano i due terremoti del 1844 e del 1876 che fecero danni alla città di Palestrina, in provincia di Roma, oltre a quello del 16 marzo del 1883.

Il terremoto del 1876 è l’evento più documentato, procurò danni a Palestrina e ad altre località del circondario, fino ai Castelli Romani (Locati et al., 2022). Anche il terremoto del 1844 danneggiò Palestrina (Tertulliani et al., 1998).

Tutti gli eventi menzionati in tabella hanno lasciato una traccia documentale attraverso la letteratura scientifica dell’epoca, le Cartoline macrosismiche oppure articoli su quotidiani come, ad esempio, il Corriere della Sera del 29-30 ottobre 1876 sul terremoto del 1876: Abbiamo avuto un po’ di terremoto. Veramente a Roma pochissimi se ne sono accorti: la scossa fu assai lieve, in senso ondulatorio, e in un’ora di attività cittadina, nelle ore pomeridiane. Ma nella provincia di Roma, a Palestrina, a Tivoli ed altrove, la scossa fu più forte e grande la paura. 

Al contrario, il terremoto del 16 marzo 1883 a cui è attribuita la massima magnitudo dell’area, localizzato nei pressi di Zagarolo (Roma), cittadina sita tra i Colli Albani e i Monti Prenestini, e con una intensità MCS pari a 7 per la località di Palazzola (frazione di Zagarolo), è dotato di una poverissima documentazione.

La mancanza di documentazione per un terremoto avvenuto vicino a Roma, in tempi abbastanza recenti, e che avrebbe fatto danni significativi risulta però sospetta. 

Analisi di un evento non avvenuto

Diversi elementi inducono a ritenere l’indicazione fornita nel Bullettino del De Rossi come frutto di un errore.

Innanzitutto, l’assenza di una qualsiasi notizia attraverso le Cartoline sismiche. Il sistema delle Cartoline sismiche, messo in piedi da De Rossi fra il 1870 e il 1880 tramite una rete di corrispondenti fissi, era all’epoca ormai avviato e consolidato, e metteva in condizione il mondo scientifico e accademico sia di convalidare l’avvenimento di un evento sismico sia di quantificarne gli effetti sull’uomo e sull’ambiente (vedi un articolo recente sulle Cartoline sismiche).

Pur ammettendo e ipotizzando una eventuale perdita accidentale delle cartoline sismiche legate all’evento studiato, ulteriori elementi fanno dubitare sul reale accadimento che, va sottolineato, venne valutato come 8° della scala De Rossi-Forel su un edificato di pietra, mattoni e privo di cemento armato (equivalente al 7° MCS, lesioni gravi e diffuse negli edifici in muratura). Inoltre:

  • Presso l’Archivio Centrale dello Stato (ACS) – fondo Ministero dell’Interno, telegrammi in partenza (quanto posseduto in ACS per quell’anno) verso le Prefetture (fino all’istituzione del Dip. Di Protezione Civile, 24 febbraio 1992, il compito di intervento e prima assistenza rimase sempre in capo al Ministero dell’Interno), non v’è traccia di telegrammi in partenza. 
  • Il ricordo del luttuoso terremoto di Casamicciola (Isola d’Ischia, Napoli) avvenuto due anni prima (4 marzo 1881) e la cui memoria era ancora viva, non poteva certo far passare inosservato un evento sismico di tale energia, avvenuto alle porte della Capitale.
  • La mancata menzione dell’evento nelle opere di carattere scientifico coeve. Prima tra tutte l’opera del Baratta [1901] oppure quella del Galli [1906].
  • L’assenza di una ancorché minima notizia sui quotidiani locali e nazionali dell’epoca: Il Messaggero (di solito prodigo nell’invio sul posto di propri inviati), La Gazzetta Piemontese, L’Italie, L’Illustrazione Italiana, L’Osservatore Romano e il Corriere della Sera, i quali riportano al contrario, notizie di scosse di terremoto avvenute in quei giorni in Sicilia a seguito dell’eruzione dell’Etna o addirittura nelle vicinanze di Amsterdam a testimonianza dell’attenzione della carta stampata su questi fenomeni, eventi, questi ultimi due, che sono peraltro debitamente annotati nel Bullettino.

In ultimo non va dimenticato che l’area dei Castelli Romani era ben conosciuta dal De Rossi che vi abitava; ad Albano, in particolare, il fratello, Giovanni Battista De Rossi insigne archeologo e studioso di catacombe e antichità paleocristiane, aveva studiato le catacombe di san Senatore e nel fratello Michele trovava spesso valido aiuto nelle ricerche archeologiche. In sintesi, un evento sismico con intensità pari al 7° MCS / 8° Rossi-Forel non poteva non indurre il sismologo De Rossi a un sopralluogo personale quindi a un commento più descrittivo sugli effetti provocati dal sisma, e soprattutto non poteva passare inosservato.

Conclusioni

Dalle pagine del Bullettino traspare l’impegno  continuo, costante e quasi maniacale di Michele Stefano De Rossi: un’opera di catalogazione metodica e puntuale che testimonia una dedizione tale da indurlo a abbandonare definitivamente la carriera giuridica per la sismologia. Risulta dunque complesso rintracciare la causa di tale svista o comprendere le ragioni dell’errore. Si è trattato di un refuso tipografico o magari di un fenomeno reale ma di lieve entità (un 3° grado De Rossi-Forel?) trasformatesi in un 8° durante la fase di stampa del Bullettino? In assenza di prove definitive, resta il fatto che tale informazione errata, recepita nelle bibliografie successive, ha condizionato la valutazione del rischio sismico locale, determinando persino lo spostamento dell’epicentro dai Colli Albani all’area dei Monti Prenestini.

Sul piano strettamente metodologico, la ricerca condotta costituisce un significativo esempio di indagine fondata sull’assenza di fonti documentarie. Proprio tale assenza rappresenta un elemento probatorio rilevante, poiché suggerisce che l’evento non ebbe luogo oppure, nella più prudente delle ipotesi, che si manifestò con un’intensità talmente modesta da non lasciare tracce nella documentazione coeva.

A cura di Andrea Tertulliani, INGV e Salvatore Paolini, ENEA. 

Bibliografia

Albini, P. (2011). The true case of the 1276 fake earthquake. Seismological Research Letters, 82(1), 111-114.

Bellettati, D., Camassi, R., & Molin, D. (1993). Fake quakes in Italy through parametric catalogues and seismological compilations: case histories and typologies. Terra Nova, 5(5), 488-495.

Camassi R., Castelli V., 2013. The curious case of the 1346 earthquake recorded only by very young chroniclers. Seismological Research Letters, 84, 6, 1089-1097. https://doi.org/10.1785/0220130063

Galli I. (1906). I terremoti nel Lazio. Velletri. Tipografia “Pio Stracca”, 132pp.

Guidoboni E. (1985) Immagini e interpretazioni di fenomeni naturali: “Il terremoto” di Issime del 1600-1601, Quaderni storici, Vol. 20, No. 60 (3), pp. 811-838

Guidoboni, E., & Ferrari, G. (1989). The inexact catalogue: the study of more than 1700 earthquakes from the XI to the XX century in Italy. Terra Nova, 1(2), 151-162.

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Sgattoni G., Valensise G. (2018) – CFTI5Med, Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (461 a.C.-1997) e nell’area Mediterranea (760 a.C.-1500). Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.6092/ingv.it-cfti5

Locati M., Camassi R., Rovida A., Ercolani E., Bernardini F., Castelli V., Caracciolo C.H., Tertulliani A., Rossi A., Azzaro R., D’Amico S., Antonucci A. (2022). Database Macrosismico Italiano (DBMI15), versione 4.0 [Data set]. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.13127/dbmi/dbmi15.4

Meloni, F. “Terremoti e sprofondamenti–similitudine dei percorsi di ricerca storica, tra casi di sostituzione, effetti nel suolo e liquefazioni.” Atti 2 Workshop internazionale:“I Sinkholes. Gli sprofondamenti catastrofici nell’ambiente naturale ed in quello antropizzato”, Roma, 2009.

Molin D. (1981). Sulla sismicità storica dei Colli Albani. CNEN, RT/AMB (81) 11. Roma, 104 pp.

Paolini, S., & Tertulliani, A. (2026). Materiali per un Catalogo dei terremoti italiani: il caso del più forte terremoto dei Monti Prenestini (Lazio), 16 marzo 1883. Quaderni Di Geofisica, 201, 20 pp. https://doi.org/10.13127/qdg/201

Postpischl, D. (1985). Catalogo dei terremoti italiani dall’anno 1000 al 1980, CNR-PFG, Quaderni de «La ricerca scientifica», 114, 2B, Bologna, 239 pp. 

Rovida A., Locati M., Antonucci A., Camassi R. (a cura di) (2017). Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI). Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.13127/asmi

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P. (2020). The Italian earthquake catalog CPTI15. Bulletin of Earthquake Engineering, 18(7), 2953–2984. https://doi.org/10.1007/s10518-020-00818-y

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P., Antonucci A. (2022). Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15), versione 4.0. [Data set]. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.13127/cpti/cpti15.4

Tertulliani A. (2019): Storia delle scale macrosismiche, Quad. Geofis., 150. https://doi.org/10.13127/qdg/150


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Garlasco, sfratto e addio lavoro. Sempio, quattro consulenze decisive e quel “tic tac” continuo

Il giallo di Garlasco continua, a distanza ormai di oltre 19 anni da quel drammatico 13 agosto 2007, infatti, non c’è ancora nessuna certezza su chi sia il killer di Chiara Poggi. Si avvicina intanto una data chiave, il 28 settembre sarà il termine ultimo per le indagini preliminari. Al momento l’unico indagato è Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara, ma contro di lui ci sono solo prove indiziarie, dai soliloqui, al dna sotto le unghie all’impronta 33 sul muro. Potrebbero essere non sufficienti per un nuovo processo. Da qui la decisione di procedere con quattro nuove consulenze su Sempio, una anche psichiatrica. Ma i legali fanno muro. Corsa contro il tempo insomma per fornire nuovi elementi a carico dell’indagato. Poi ci sarà la decisione del gip se procedere col rinvio a giudizio o archiviare.

Ma per Sempio continua il periodo nero, come se non bastassero le accuse per il delitto di Chiara, Andrea deve affrontare anche diverse problematiche personali e familiari. Dopo il tentato suicidio della madre e lo sfratto dalla casa in cui abitava, ecco un’altra mazzata: Sempio è stato licenziato anche dal posto di lavoro in cui operava. O meglio, il licenziamento – come riporta Il Messaggero – avverrà alla fine del mese, il 31 agosto. Il motivo è legato alla chiusura del negozio di telefonia in cui lavorava. L’attività è stata infatti venduta e non si sa che intenzioni abbiano i nuovi proprietari.

Tornando alle indagini, però, restano molti punti interrogativi. La possibile nuova dinamica del delitto con Andrea Sempio sulla scena e Alberto Stasi escluso, lascia molti dubbi. Sempio, stando all’accusa, si sarebbe probabilmente nascosto in giardino per entrare di nascosto in casa nel momento in cui Chiara ha aperto per far uscire i gatti. Poi ci sarebbe stata l’aggressione in più punti della casa, poi forse la fuga dai campi tutto sporco di sangue per raggiungere la casa della nonna. Un fantasma che nessuno ha notato e che sarebbe poi tornato a casa sua per pranzo “con gli stessi vestiti puliti che indossava al mattino”, come ha ripetuto più volte la madre di Sempio. Misteri, incongruenze, mancanze. Una vicenda giudiziaria infinita che per diversi criminologi “rischia di restare un caso irrisolto”.

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Oroscopo della settimana del 17 agosto: “Bilancia, difficile ignorare ciò che non funziona più. Capricorno: prenderai decisioni importanti”

La settimana segna un passaggio significativo nel cielo estivo. Il 23 agosto il Sole lascia il Leone ed entra in Vergine, spostando l’attenzione dall’espressione personale, dalla creatività e dal desiderio di protagonismo verso una fase più concreta, organizzata e attenta alle questioni pratiche. La Luna attraversa Bilancia, Scorpione, Sagittario e Capricorno, accompagnando il clima emotivo da una maggiore esigenza di equilibrio nei rapporti a una fase più intensa e introspettiva, fino alla ricerca di nuove prospettive e, nel fine settimana, di maggiore concretezza.

Il passaggio più delicato riguarda però Saturno retrogrado in Ariete opposto a Venere in Bilancia. È un confronto tra sentimento e responsabilità, desiderio e realtà, libertà personale e necessità di costruire rapporti più solidi. Le relazioni possono attraversare una fase di verifica: ciò che ha basi autentiche può rafforzarsi, mentre ciò che si regge soltanto sull’abitudine o su compromessi difficili da sostenere potrebbe mostrare le proprie fragilità.

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Libia, blackout totale nelle città della regione occidentale. Disagi anche al sistema idrico artificiale

Libia, blackout totale nelle città della regione occidentale. Disagi anche al sistema idrico artificiale

ROMA (ITALPRESS) – Le città della Libia occidentale hanno subito un blackout totale nelle ultime ore a causa di un’interruzione completa della corrente elettrica, senza che le autorità abbiano rivelato la causa ufficiale. Il paese soffre da oltre un mese di interruzioni di corrente programmate che durano molte ore nella maggior parte delle città a causa del deficit della rete elettrica. È previsto per oggi un’assemblea generale della compagnia elettrica libica, presieduta dal primo ministro Abdelhamid Dabaiba, e circolano voci sui social media di possibili cambiamenti radicali, tra cui la rimozione del presidente del consiglio di amministrazione della compagnia, Mohamed Al-Mashai, e la nomina di un successore.

BLACKOUT BLOCCA IL SISTEMA IDRICO ARTIFICIALE

Il blackout totale che ha colpito la Libia occidentale ha causato lo spegnimento di tutte le stazioni di pompaggio del sistema idrico artificiale, interrompendo la fornitura di acqua in vaste aree. E secondo quanto dichiarato dal dispositivo del fiume artificiale libico in un comunicato su Facebook, tutte le squadre tecniche e ingegneristiche sono in piena prontezza per riavviare i sistemi non appena l’elettricità sarà ripristinata, al fine di garantire la continuità dell’approvvigionamento idrico per i cittadini.

– Foto di repertorio Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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Orbitali elettronici in 3D

Gli elettroni che compongono un atomo non occupano una posizione ben definita: sono descritti da una funzione d’onda, cioè da una mappa di probabilità che descrive dove è più probabile trovarli e come si muovono. Negli orbitali molecolari – l’unione delle funzioni d’onda degli elettroni di una molecola – questa informazione è cruciale: descrive come una molecola assorbe luce, interagisce con l’ambiente e prende parte alle reazioni chimiche.

Un team di ricercatori guidato dall’Università di Gottinga (Germania) ha ricostruito per la prima volta la funzione d’onda di una molecola organica nanometrica in tre dimensioni. Lo studio, al quale hanno preso parte anche Fabio Frassetto e Luca Poletto del Cnr-Ifn (l’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Cnr di Padova) e pubblicato lo scorso giugno su Nature Communications, è stato realizzato attraverso la tecnica della tomografia orbitale da fotoemissione: quando la luce colpisce la molecola in esame, questa emette elettroni e, misurandone la quantità di moto, i ricercatori hanno ricavato informazioni su una parte della funzione d’onda, mentre la parte mancante è stata ricostruita attraverso algoritmi matematici.

Gli autori dello studio hanno utilizzato una tecnica di spettroscopia fotoelettronica all’avanguardia, avvalendosi di una sorgente di raggi X morbidi (a sinistra) in grado di fornire impulsi luminosi ultrabrevi, combinata con potenti algoritmi matematici, per rappresentare graficamente la funzione d’onda degli orbitali elettronici (a destra). Crediti: Lukas Kroll

L’idea alla base non è nuova: una prima dimostrazione sperimentale della ricostruzione di orbitali molecolari risale al 2009, e negli anni successivi la tecnica è stata estesa al 3D, ma con un costo sperimentale molto elevato, spesso legato all’uso di sincrotroni di grandi dimensioni. «Abbiamo introdotto due nuovi concetti di grande efficacia. Innanzitutto, riprogettando da zero l’algoritmo informatico, è ora possibile ottenere immagini 3D affidabili con una quantità molto minore di dati sperimentali. In secondo luogo, l’esperimento si basa su una potente sorgente di raggi X morbidi che fornisce impulsi luminosi ultrabrevi», spiega uno dei coautori, Matthijs Jansen, dell’Università di Gottinga. «È proprio la combinazione di queste due tecniche a determinarne il notevole impatto».

L’immagine pubblicata non è una fotografia nel senso classico del termine, come quelle scattate con una fotocamera, ma una visualizzazione che mostra in modo probabilistico dove l’elettrone può trovarsi, ricostruita combinando misure sperimentali e algoritmi matematici. È più simile a una “radiografia matematica” che a uno scatto fotografico tradizionale, dal momento che non è possibile vedere in maniera diretta gli elettroni. In altre parole, la mappa tridimensionale della funzione d’onda ottenuta tramite i dati raccolti e l’algoritmo di ricostruzione assomiglia a una foto in 3D, ma è in realtà un’immagine calcolata che condensa in forma visiva le informazioni quantistiche accessibili solo in modo indiretto.

a) I dati grezzi delle misurazioni, visualizzati come una nuvola di “voxel” (pixel 3D) semitrasparenti disposti su gusci emisferici. Le sezioni trasversali mostrano come solo una frazione dei pixel nello spazio di quantità di moto contenga dati di misura, mentre la maggior parte dei pixel sia priva di dati; b) e c) Immagini tridimensionali della funzione d’onda, che mostrano l’orbitale molecolare occupato più alto di una molecola di Ptcda, sostanza spesso utilizzata per la produzione di coloranti grazie alla sua forte interazione con la luce. Ognuna delle due immagini mostra sia la rappresentazione tridimensionale che le sezioni trasversali dell’orbitale a 1 Å (un decimiliardesimo di metro) di distanza dal centro della molecola. Crediti: Bennecke et al., 2026, Nature Communications

«Questa tecnica potrebbe far diventare realtà la videografia stroboscopica», conclude la prima autrice dello studio, Wiebke Bennecke, dell’Università di Gottinga, «consentendoci non solo di osservare la forma delle funzioni d’onda, ma anche di vedere come essa cambi con una risoluzione ultraveloce, persino dell’ordine dei femtosecondi, ovvero un milionesimo di miliardesimo di secondo. Ciò permetterà di comprendere come una molecola si adatti a variazioni ottiche, elettroniche o chimiche e di trovare nuovi modi per controllare queste interazioni a livello di pochi atomi».

Per saperne di più: 

 

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Ceuta, Parolin “Sul fenomeno migratorio serve un approccio comune”

Ceuta, Parolin "Sul fenomeno migratorio serve un approccio comune"

ACI CASTELLO (CATANIA) (ITALPRESS) – “Certamente”. Così all’Italpress il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, a margine della veglia di preghiera organizzata ad Aci Castello in occasione del nono centenario della traslazione delle reliquie di sant’Agata, risponde alla domanda se il braccio di ferro tra Italia e Spagna sulla crisi di Ceuta rischi di minare l’Europa.
“Sulla questione migratoria non c’è mai stato un grande consenso ed è quello su cui la Santa Sede ha sempre insistito. Sul fenomeno migratorio, con tutta la sua complessità, deve esserci un approccio comune. Noi speriamo che ci sia, che si superino le differenze, le contrapposizioni e ci sia davvero un approccio comune che permetta di affrontare in modo umano questa situazione”, ha aggiunto il cardinale, che ai microfoni dell’Italpress parla anche dei conflitti in Medio Oriente e in Ucraina.

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“Luke Perry mi manca molto, ora che non c’è più ripenso spesso ai momenti sul set. Lui e io ci divertivamo un mondo a girare insieme”: Jason Priestley ricorda il collega scomparso e si commuove

A distanza di sei anni dalla morte di Luke Perry, Jason Priestley non riesce ancora a parlarne senza commuoversi. Ospite del podcast “Best With Them”, l’attore e regista canadese si è lasciato andare al ricordo di una scena che considera il suo miglior lavoro dietro la macchina da presa, girata sul set di “Beverly Hills, 902010” proprio con il collega scomparso nel 2019.

Priestley, che debuttò alla regia nella terza stagione della serie ha ripercorso l’ultimo periodo di Perry come Dylan McKay. In particolare, la puntata in cui scopriva l’omicidio della moglie Toni Marchette, uccisa in un agguato.”Il mio momento di regia preferito? Nell’ultimo episodio in assoluto girato da Luke Perry. Quando cade in ginocchio sotto la pioggia… avevamo colonne d’acqua ovunque e Luke cadeva in ginocchio, guardando verso il cielo e gridando“, ha raccontato. Una scena ripresa mentre “una grande telecamera su una gru si allontanava da lui sotto la pioggia”.

“Luke e io ci stavamo divertendo un mondo a girare quella roba. Ora che lui non c’è più ripenso spesso a quei momenti”, ha aggiunto Priestley, commosso. Quando gli è stato chiesto se il collega gli mancasse, il regista è rimasto in silenzio limitandosi ad annuire. Nei giorni successivi alla morte di Perry, nel 2019, Priestley gli aveva dedicato un post su Instagram: “Mi ci sono voluti un paio di giorni per capire come scrivere tutto questo. Il mio caro amico da 29 anni, Luke Perry, era una di quelle persone davvero speciali“.

E ancora: “Luke non era solo una star. Era una luce incredibilmente luminosa che si è spenta decisamente troppo presto ed è per questo che io, e così tanti altri, stiamo soffrendo così tanto oggi”, aveva scritto. “Se avete avuto la fortuna di conoscere Luke, o anche solo di aver incrociato il suo cammino, so che anche voi oggi siete tristi, la candela che brilla con intensità doppia brilla per metà del tempo. E tu hai brillato davvero tantissimo, Luke”.

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“Nessuno vuole finanziare il mio film perché ha un cast di sole persone trans. Nella sceneggiatura ho riversato rabbia e frustrazione per ciò che sta accadendo loro nel mondo”: così Lilly Wachowski

Per spalancare le porte degli studi cinematografici americani, a quanto pare, non bastano quattro premi Oscar vinti da “Matrix“, una pietra miliare del cinema d’azione e fantascienza. E neanche decenni di successi. Se la proposta esce dagli standard e dai canoni a cui Hollywood è abituata, si alza un muro. Lo ha raccontato la regista Lilly Wachowski, 58 anni, parlando del suo nuovo film “The Hunted” in un’intervista al podcast “The Business”. “Il progetto piace, ma nessuno vuole davvero realizzarlo perché ha un cast completamente trans“, ha spiegato.

La pellicola, co-scritta con Mickey Ray Mahoney, è attualmente in fase di sviluppo. “Dovrò diventare creativa e trovare modi diversi per farla arrivare al pubblico“, ha spiegato Wachowski. Che, lo scorso weekend, ha presentato il testo di “The Hunted” al pubblico durante una lettura dal vivo al locale Dynasty Typewriter, a Los Angeles. La regista ha sottolineato anche quanto le stia a cuore il progetto: “Questa sceneggiatura è stata estremamente importante per me. È nata come risposta a ciò che sta accadendo nel mondo reale alle persone trans. Mi ha offerto un contenitore catartico in cui riversare tutta la mia rabbia, la mia furia e la mia frustrazione“.

Il film, ambientato in un’America distopica in cui le persone trans vengono brutalizzate ed lasciate ai margini della società, segue due donne trans a caccia del responsabile di un grave crimine. Il loro viaggio le condurrà in una pista di indagini fino ai più alti livelli del governo, per trasformare la vendetta personale in una rivoluzione. Insieme alla sorella Lana, anch’ella trans, Wachowski ha lavorato a film come “Bound – Torbido inganno”, la trilogia originale di “Matrix” “Cloud Atlas”, “Jupiter – il destino dell’universo” e alla serie Netflix “Sense8”. La regista non è stata coinvolta invece nel quarto film di “Matrix” (2021) e, all’epoca, aveva spiegato che la decisione di lasciare il franchise era stata “difficile”.

Non è la prima volta che il vissuto personale delle sorelle Wachowski s’intreccia con la loro produzione artistica. Lana ha rivelato di essere trans nel 2008, dopo anni di speculazioni, Lilly ha fatto coming out otto anni dopo, nel marzo del 2016. Nel 2020 la stessa regista aveva confermato la teoria secondo cui “Matrix” è una allegoria estesa dell’esperienza transgender.

Immagine: frame tratto da YouTube (@Brian Koppe)

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BRACCONAGGIO, LA PROCURA DI VENEZIA ARCHIVIA ACCUSE CONTRO TRUMP JR

La Procura della Repubblica di Venezia ha chiesto l’archiviazione del fascicolo di inchiesta per bracconaggio nei confronti di Donald Trump junior (nella foto), denunciato a suo tempo  dall’ex consigliere veneto di Europa Verde Andrea Zanoni.Lo rende noto lo stesso Zanoni,  che annuncia un’istanza di opposizione alla richiesta del pm. Il fatto sarebbe stato considerato “di tenue entità”

L’episodio avvenne durante una battuta organizzata da una società specializzata “che forniva – prosegue Zanoni – armi, esche, munizioni, vitto e alloggio con l’uccisione di un animale protetto. In seguito ad una perquisizione dei Carabinieri vennero poi sequestrate in due valli ben 1.400 anatre abbattute a fucilate e congelate (alcune protette) e poi destinate ad un macello abusivo, oltre a 8.500 munizioni di caccia detenute illegalmente”. Anche il giorno prima Trump Jr andò a caccia a Porto Tolle, in provincia di Rovigo, per cui secondo l’esponente ambientalista “parrebbe evidente la continuità del reato e potrebbero ravvisarsi a carico di più soggetti anche gli estremi dei reati di ricettazione, per il commercio delle anatre illecitamente abbattute oltre a quello di associazione a delinquere”, conclude.

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Cardinale Parolin “C’è una grande attesa di pace e fraternità”

Cardinale Parolin

CATANIA (ITALPRESS) – “Sembra che si stia diffondendo l’odio in tutte le direzioni ma c’è anche, e questo vorrei sottolinearlo, una grande attesa di pace e di fraternità. Il fatto che ci sia in tanti Paesi la riscoperta dei valori cristiani e della fede e in particolare nei giovani in alcune nazioni europee, sta proprio a significare proprio questo: si cerca una risposta, che metta fine a questa situazione di conflitto e che invece possa promuovere la fraternità, la concordia e la pace”. Lo ha detto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, a Catania, in occasione del nono centenario della traslazione delle spoglie di Sant’Agata da Costantinopoli al capoluogo etneo. Il cardinale Parolin è stato nominato da Papa Leone XIV delegato pontificio della “due giorni” etnea. xq4/vbo/mca2

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Trovano un tesoro da nove milioni mentre scavano per una fognatura: “All’inizio pensavamo fossero monete da un euro, poi abbiamo visto anche un lingotto”

Stavano lavorando per ristrutturare una casa in Belgio e, mentre scavavano per installare nuove condutture fognarie, hanno trovato un tesoro da nove milioni di euro. È successo a un gruppo di muratori e, a raccontarlo all’emittente pubblica belga VRT, come riporta la BBC, è stato uno studente di 18 anni, impegnato in un lavoro estivo. “La nostra prima reazione è stata di incredulità e stupore. All’inizio pensavo fossero monete da un euro, così abbiamo iniziato a dissotterrarle. Poi abbiamo visto anche un lingotto d’oro. Lì abbiamo capito che si trattava di qualcosa di più grande e importante di quanto pensassimo”.

Gli operai, a quel punto, hanno avvisato la polizia, spiegando che tenerlo per loro non era assolutamente un’opzione da considerare: “Ci sono così tante monete e lingotti che sarebbe stato quasi impossibile. E poi sarebbe stato un furto“, ha dichiarato il capo cantiere, come scrive la BBC. “9 milioni di euro, sarebbe stato impossibile tenerli nascosti”, gli ha fatto eco il 18enne.

Nel frattempo, le autorità hanno invitando i cittadini a non avvicinarsi alla zona e hanno precisato che tutto l’oro è stato trasferito in un luogo sicuro nella capitale, dove verrà esaminato per capirne la provenienza. Il tesoro comprende monete d’oro, pepite e lingotti ed era nascosto in una parete di mattoni della cantina, sotto una villa costruita alla fine dell’Ottocento dall’allora proprietario.

Il ritrovamento è avvenuto martedì 11 agosto a 30 chilometri a nord-ovest di Bruxelles, Fiandre Orientali, nella zona di una ex birreria. Un laboratorio che aveva cominciato la sua produzione nel 1899, portando avanti l’attività fino al 1970. Adesso, la struttura è in ristrutturazione grazie al lavoro della CAW Oost-Vlaanderen, un’organizzazione che si occupa di assistenza sociale e che voleva trasformarla in uffici e alloggi.

Secondo la legge belga, il possessore originale del tesoro ha cinque anni di tempo per rivendicarlo. Il procuratore locale ha aperto un’inchiesta, specificando che non se ne conosce l’identità. Se nessuno dovesse farsi avanti e tutto quell’oro non essere legato ad attività criminali, il codice civile stabilisce che debba essere diviso equamente tra chi l’ha ritrovato e il proprietario dell’immobile.

Immagine a scopo illustrativo generata con AI

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Egitto-Usa, Al-Sisi riceve Kushner: focus su Gaza e sulla stabilità regionale

Egitto-Usa, Al-Sisi riceve Kushner: focus su Gaza e sulla stabilità regionale

ALAMEIN (EGITTO) (ITALPRESS) – Il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi ha ricevuto oggi ad Alamein Jared Kushner, emissario speciale e genero del presidente americano Donald Trump, alla presenza del ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale egiziano Badr Abdelatty e del capo dell’Intelligence generale Hassan Rashad.

Secondo quanto riferito dal portavoce della Presidenza della Repubblica Egiziana su Facebook, Kushner ha trasmesso ad Al-Sisi i saluti del presidente Trump. Il presidente egiziano ha espresso il proprio apprezzamento, sottolineando l’importanza strategica delle relazioni tra Egitto e Stati Uniti e chiedendo di trasmettere a Trump i suoi saluti, oltre a ribadire il valore del livello di cooperazione e coordinamento tra i due Paesi.

Il colloquio ha riguardato anche gli sviluppi in Medio Oriente. Al-Sisi ha sottolineato la necessità di proseguire gli sforzi congiunti per affrontare le sfide comuni e risolvere le crisi regionali, a sostegno della sicurezza e della stabilità.

I due interlocutori hanno inoltre discusso della questione palestinese, ribadendo la necessità che tutte le parti rispettino gli impegni previsti dall’accordo per porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza, raggiunto durante il vertice di pace di Sharm El-Sheikh nell’ottobre 2025.

Kushner ha espresso apprezzamento per lo stretto coordinamento tra Egitto e Stati Uniti e per gli sforzi dell’Egitto e del presidente Al-Sisi sulle principali questioni regionali, sottolineando che l’Egitto rappresenta un partner centrale degli Stati Uniti in Medio Oriente.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Malta, nel processo per Daphne Caruana Galizia ispezionato un ufficio dell’Opm

Malta, nel processo per Daphne Caruana Galizia ispezionato un ufficio dell’Opm

LA VALLETTA (MALTA) (ITALPRESS/MNA) – Un ufficio dell’Ufficio del Primo ministro a La Valletta è stato ispezionato sabato nell’ambito dei sopralluoghi disposti dal tribunale nel processo a carico di Yorgen Fenech per l’omicidio di Daphne Caruana Galizia. L’ufficio era in uso nel 2019 e da allora è stato occupato da quattro diversi capi di gabinetto, ha reso noto il governo. Era tra i diversi luoghi menzionati dai testimoni nel corso del procedimento e successivamente individuati per l’accesso a seguito di una richiesta alla giudice Edwina Grima.

L’Ufficio del Primo ministro ha riferito che il tribunale aveva disposto il divieto di riferire sui sopralluoghi fino al completamento di tutte le ispezioni e dei rilievi ordinati nei due giorni precedenti. L’OPM ha sottolineato che il governo è “completamente estraneo” ai fatti oggetto del processo. Ha tuttavia precisato di avere collaborato pienamente con il tribunale, garantendo il supporto logistico e le misure di sicurezza, oltre a qualsiasi altra assistenza richiesta.

Il sopralluogo ad Auberge de Castille riporta sotto i riflettori l’ufficio del Primo ministro in un processo che ha più volte esaminato fatti e persone collegati ai più alti livelli del governo. L’edificio è comparso più volte nelle testimonianze di Keith Schembri, che era capo di gabinetto dell’allora primo ministro Joseph Muscat quando la giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia fu assassinata nell’ottobre 2017.

Schembri è stato tra le figure di maggiore rilievo a testimoniare sul contesto politico e amministrativo che ha caratterizzato gli eventi precedenti e successivi all’assassinio. Nel processo Fenech, sono stati esaminati più volte incontri, comunicazioni e rapporti che coinvolgevano persone che lavoravano presso l’ufficio del Primo ministro o che vi avevano accesso in quel periodo.

Le ispezioni disposte dal tribunale fanno parte del procedimento probatorio di quello che è diventato uno dei più lunghi processi per omicidio nella storia di Malta. L’OPM ha spiegato di avere diffuso la propria dichiarazione solo dopo la scadenza del divieto di riferire e il completamento di tutti gli accessi disposti dal tribunale.

-Foto Net News-
(ITALPRESS).

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AVVERTE PROPRIETARIA DI UN TUMORE: A JOY IL PREMIO “FEDELTA DEL CANE”

Il premio ‘Primus inter pares’ della 64esima edizione del premio internazionale ‘Fedeltà del cane’ è stato conferito a Joy, labrador di due anni. La sua insistenza su un punto preciso del corpo della sua proprietaria ha dato un segnale che l’ha portata, a seguito di controlli medici, alla diagnosi di tumore al pancreas, salvandole la vita. Ora, grazie a Barbara e Joy, l’Azienda ospedaliera di Treviso ha una stanza dedicata all’incontro tra il paziente e il proprio animale da compagnia e con il progetto sperimentale ‘Compagnia che cura’, permette ai pazienti oncologici di avere accanto il proprio animale domestico durante le sedute di chemioterapia. Premio speciale al progetto ‘Gimme Five!’ con Cloè, Eevee, Google, Happy e Lana, rispettivamente golden retriever di 12 e di 4 anni, jack russel terrier di 7 anni, golden retriever di 7 e 3 anni. Questi sono i cani impiegati nel progetto ideato e realizzato da Il Porto dei piccoli e rivolto ai piccoli pazienti dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova. Un progetto che vede oggi coinvolti 19 reparti dell’Istituto in modo continuativo per tutto l’anno. ‘Gimme Five! – Qua la zampa’ è un progetto di Interventi assistiti con gli animali (Iaa), ideato e realizzato dalla Fondazione Il Porto dei piccoli e rivolto – dal 2016 ad oggi – ai bambini ricoverati presso l’Istituto pediatrico genovese. L’équipe multidisciplinare de Il Porto dei piccoli, in sinergia con il personale dell’Istituto Gaslini, porta ai piccoli pazienti, per due giorni a settimana per tutto l’anno, cani appositamente formati. Tra esami, terapie e lunghe attese, i bambini vivono spesso momenti di paura e solitudine: con i cani arrivano risorse che fanno la differenza, la dolcezza di una zampa che si avvicina, uno sguardo gentile, una presenza rassicurante, attimi di normalità, giochi e sorrisi. La cerimonia di premiazione è prevista per questo pomeriggio a san Rocco di Camogli. (Foto di repertorio)

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Papa Leone XIV “I Giochi del Mediterraneo siano profezia di pace”

Papa Leone XIV “I Giochi del Mediterraneo siano profezia di pace”

ROMA (ITALPRESS) – “Questa settimana avranno inizio i Giochi del Mediterraneo, che si svolgeranno a Taranto. Essi coinvolgeranno diversi Paesi di Africa, Asia ed Europa che appartengono all’area mediterranea. Auguro che tale evento sportivo sia una profezia di pace e di fratellanza tra i popoli di questa regione e del mondo intero. Lo ha detto Papa Leone XIV al termine dell’Angelus in piazza della Libertà, a Castel Gandolfo.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Stanno davvero aumentando i terremoti forti nel mondo?

Ogni volta che si verifica un forte terremoto nel mondo ci viene posta la domanda se la sismicità a scala globale stia aumentando.

Questa domanda sta ritornando dopo gli ultimi forti terremoti di Venezuela, Colombia e oggi in Indonesia.

Nel 2019 su questo blog pubblicammo un articolo che cercava di fare chiarezza sui numeri dei forti terremoti (Quanti terremoti avvengono ogni anno nel mondo?) e oggi riprendiamo e aggiorniamo quel post con i dati aggiornati e qualche ulteriore informazione.

Sicuramente sta aumentando la comunicazione degli eventi che vengono registrati ovunque dalle reti mondiali; fino a non molti anni fa la notizia di un terremoto in Indonesia o in Papua Nuova Guinea non sarebbe mai stata ripresa dai media. A questo si aggiunga la presenza dei social media che amplifica l’accadimento di questi eventi disastrosi.

Se poi consideriamo che ad un forte terremoto che si genera in mare si lega la paura che possa verificarsi uno tsunami (visto le drammatiche vicende di Sumatra 2004 e Giappone 2011), si comprende questa aumentata attenzione per i fenomeni sismici.

Resta il fatto che è diffusa una percezione di aumentata sismicità che si starebbe verificando da qualche anno.

Di questo argomento si è occupato anche alcuni giorni fa l’Huffington Post (edizione americana) che ha intervistato alcuni sismologi, che segnalano come il fenomeno di una percezione alterata sia dovuto ai cosiddetti pregiudizi mentali. In particolare Wendy Bohon cita il pregiudizio di recenza e l’illusione di frequenza: il pregiudizio di recenza ci fa dare maggiore importanza agli eventi più recenti rispetto a quelli più antichi; l’illusione di frequenza ci fa dare maggiore importanza a quei fenomeni di cui si è venuto a conoscenza recentemente.

Come ricercatori la risposta che possiamo dare è quella contenuta nei numeri reali delle scosse che vengono localizzate dalle reti sismiche di tutto il mondo ormai da molti anni, quindi una finestra temporale maggiore della nostra memoria. Infatti terremoti di magnitudo elevata vengono osservati da moltissime stazioni sismiche in tutto il pianeta.

Abbiamo selezionato il catalogo mondiale gestito dall’USGS (United States Geological Survey) perché lo possiamo considerare compilato con criteri omogenei e sufficientemente completo per la magnitudo più elevate. Il catalogo è interrogabile da chiunque a questo indirizzo internet: https://earthquake.usgs.gov/earthquakes/search/. Anche INGV localizza i terremoti mondiali più forti ma riporta sul suo sito web soltanto quelli di magnitudo pari o superiore a 5.5 da circa 15 anni anni (e a partire da magnitudo 4.5 per l’area Mediterranea).

Questa mappa mostra la distribuzione della sismicità a scala globale per magnitudo 6 o superiore nel periodo 1973-2026. Si può notare che sono poche le aree che non abbiano sperimentato almeno una scossa di magnitudo 7.

Il catalogo USGS consente di fare selezioni a partire dal 1900. Selezionando a scala mondiale i terremoti registrati con una magnitudo pari a 6 o maggiore si ottiene una distribuzione di eventi per anno come quella mostrata nella figura che segue. Fino al 1950 circa la detezione di terremoti era molto incompleta, quindi ci siamo concentrati sulla distribuzione di eventi dal 1950 in poi, quando le prime reti globali hanno iniziato a funzionare.

La figura mostra i terremoti avvenuti ogni anno nel mondo con magnitudo 6 o superiore.

Il grafico mostra che in alcuni anni si ha un maggior numero di eventi rispetto ad altri, ma, al di là delle fluttuazioni annue, complessivamente l’andamento nel tempo può essere considerato costante, nel senso che non si osserva in generale una tendenza all’aumento o alle diminuzione. La riga orizzontale blu rappresenta il numero medio annuo di eventi (di magnitudo pari o superiore a 6), pari a 140. Alcuni anni superano il valore medio e il numero massimo si è verificato nel 2011 (207), condizionato dal gran numero di repliche del terremoto del Giappone dell’11 marzo 2011. Allo stesso modo si osservano anche periodi di “apparente” minore sismicità, nel senso di inferiore alla media, come tra il 1973 e il 1982.

Bisogna ricordare che i terremoti non avvengono con alcun tipo di ciclicità “esatta” e pertanto periodi in cui sono più frequenti si alternano a periodi in cui ne accadono di meno. Il valore medio d’altronde è un mero parametro statistico che non ha alcun significato fisico.

Venendo all’anno in corso, se guardiamo i dati registrati fino a quest’oggi (15 agosto 2026), si segnalano 89 scosse con magnitudo 6 o maggiore. Se facessimo una proiezione alla fine dell’anno considerando che sono passati circa 8 mesi su 12 (ma senza alcuna certezza che si mantenga costante il numero di terremoti nei prossimi mesi), si avrebbe una stima di 133 terremoti, poco meno della media degli ultimi 76 anni.

Proviamo ora a fare lo stesso esercizio per gli eventi ancora più forti, vale a dire quelli di magnitudo 7 o maggiore. La figura che segue mostra il numero di terremoti registrati ogni anno nel mondo al di sopra di questa soglia di magnitudo. L’ultimo valore, rappresentato da un quadrato arancione, è quello relativo a questa porzione del 2026. La riga rossa rappresenta il valore medio annuo (13.9 eventi/anno), mentre le due righe tratteggiate sono i valori del 16mo e dell’84mo percentile. I percentili sono una stima dell’incertezza e sono un parametro che indica sulla distribuzione dei valori annui, quale è il valore per cui il 16% oppure l’84% dei dati sta al di sotto di quel valore. In pratica, se noi contassimo il numero in cui un certo valore di terremoti annui ricorre e li rappresentassimo in un grafico otterremmo un andamento circa a campana, i percentili ci indicano la larghezza della campana stessa.

Anche in questo grafico si notano notevoli fluttuazioni intorno al valore medio: alcuni anni hanno avuto la metà di scosse rispetto alla media (“solo” 6 nel 1986 e 1989, 7 nel 2017), alcuni anni hanno avuto un numero di scosse molto superiore alla media (20 scosse nel 1995 e 2011, 22 nel 2010).

Se proviamo ad estrapolare fino alla fine dell’anno il numero di terremoti con magnitudo 7 o maggiore accaduti in questa prima parte del 2026 (11 eventi al 15 agosto 2026), si otterrebbe un numero compreso tra 16 e 17 eventi (nel 2025 furono 16), vale a dire una stima superiore alla media degli ultimi 76 anni, ma inferiore ai numeri massimi citati in precedenza.

Da queste semplici considerazioni possiamo concludere che non siamo in presenza di aumento significativo della sismicità di maggiore energia a scala mondiale, ma le variazioni che si osservano sono all’interno delle fluttuazioni intorno al numero medio di terremoti per anno.

La diffusione di siti web alla ricerca di clic facili e dei social media che rilanciano ogni singolo forte terremoto contribuisce di fatto a creare una percezione della sismicità diversa da quella che possiamo ricavare da un’analisi rigorosa dei dati osservati.

 

A cura di Carlo Meletti, INGV – Pisa.


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NASA Competition Invites Students to Help Imagine a Future Enabled by Lunar Technologies 

3 min read

Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)

Artist concept of various technologies on a moon base.
Artist’s rendering depicting lunar surface operations at a future base in the lunar South Pole.
NASA

NASA is asking U.S.-based collegiate teams to submit bold, original concepts to the 2027 edition of a student challenge focused on aerospace innovation that could help the agency envision a future on the Moon shaped by new technology. 

The latest NASA Revolutionary Aerospace Systems Concepts – Academic Linkage (RASC-AL) competition invites student teams to explore new operations paradigms and advance the technologies needed to support sustained operations in the lunar South Pole region. 

“This competition showcases the technical excellence and creativity of the next generation of explorers and innovators,” said Chris Jones, chief technologist, Systems Analysis and Concepts Directorate, NASA’s Langley Research Center in Hampton, Virginia. “The concepts students develop through RASC-AL demonstrate exceptional talent and contribute to the body of work that advances NASA’s missions.”   

Since 2002, the annual RASC-AL competition has helped foster aerospace concepts, technology, and prototyping by making connections among universities, NASA, and industry. This year’s competition includes themes ranging from the development of concepts to support prospecting in the permanently shadowed regions of lunar craters to the advancement of critical and expandable infrastructure for future astronauts. 

“NASA’s RASC-AL competition connects top university researchers with the agency’s technology and engineering challenges,” said Gabe Merrill, acting cross-program integration lead for the Advanced Research and Technology Division in NASA’s Research and Technology Mission Directorate. “By asking student innovators to design concepts for what our future on the Moon might look like, this competition accelerates the technology we need to explore the Moon and provides a development opportunity for future aerospace innovators and leaders.” 

Teams interested in participating are required to submit a non-binding notice of intent by Tuesday, Oct. 13, and will be invited to a Q&A session with NASA experts on Oct. 27.  

Challenge proposals and accompanying video submissions are due Feb. 24, 2027. Proposals should demonstrate innovative solutions supported by original engineering and analysis in response to one of the four 2027 RASC-AL themes: 

  • Enabling extreme exploration 
  • Transit pathway construction 
  • Lunar resource exploration 
  • Smart and resilient lunar habitat 

The competition will select as many as 14 teams to advance to its final phase, which involves further developing their concepts, writing a technical paper, and creating a technical poster. Each finalist team will receive a $7,500 award to facilitate its full participation. Finalists will present their concepts to a panel of NASA and industry experts at the 2027 RASC-AL Forum in Cocoa Beach, Florida, June 7 to 10, 2027. 

The top two overall teams will receive an additional monetary award and an invitation to attend and present their concept at an aerospace conference later in 2027. 

Interested student teams are encouraged to visit the official RASC-AL competition website for detailed guidelines and eligibility requirements. 

The 2027 NASA RASC-AL Competition is administered by the National Institute of Aerospace on behalf of NASA’s Advanced Research and Technology Division within the Research and Technology Mission Directorate. NASA’s Center of Excellence for Collaborative Innovation, part of the Prizes, Challenges, and Crowdsourcing Program within the Research and Technology Mission Directorate, manages the challenge contract.

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Fotoalbum da La Coruña

Nelle ultime due notti avrò dormito sei ore. Stamattina all’aeroporto di Madrid, prosciugata dall’insonnia, ho messo insieme questo album. Più che l’eclissi – che a La Coruña è stata flagellata dalle nubi –, più spesso qui troverete chi l’eclissi la guardava, e che ho avuto la ventura di incrociare sul lungomare della città e nei dintorni dell’Estadio Riazor. Buona visione!

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

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The 80% Problem: Why AI resilience is more important than ever

AI has been transformational for the workplace, saving time on repetitive tasks and freeing skilled staff to focus on higher-value work. It has become so embedded in organisations that ISACA’s research recently found that 82% of European companies expressly permit the use of AI at work.

However, there is a difference between using AI and governing AI use safely. Only 42% of organisations have a formal AI policy in place, and one in five (20%) don’t know who would be accountable if an AI system caused harm.

To further complicate things, it turns out that Microsoft Copilot now sits inside 80% of organisations using AI at work, well ahead of ChatGPT (56%), Gemini (37%), and Claude (21%). That means the majority of companies using AI are depending on just one vendor as an executive assistant, IT support, and sounding board.

In practice, this means that most of the business world is leaning on a single AI provider, with little planning for what happens if that provider is compromised or experiences an outage.

We use AI professionally and personally so much that, for many organisations, it is easy for compliance to become an afterthought. A tool people rely on daily doesn’t feel like a security risk – even when it is.

Leadership needs to challenge this by asking: what happens if this tool goes down, and what happens if it’s compromised? Some analysts expect over 200 high-signal disruption days across AI platforms this year and the negative impact that this will have on organisations’ productivity is considerable. Once staff begin to rely on AI-generated first drafts and summaries, reverting to manual work isn’t impossible, but it isn’t frictionless.

An over-reliance on AI – particularly on individual AI tools – can create a false sense of security, and the AI governance gap only gets worse when things go wrong. Three-fifths (59%) of companies do not know how quickly their organisation could halt an AI system in the event of a security incident, and only a fifth (21%) said they could do so within half an hour.

When a tool people rely on every day goes down, staff don’t stop working – they improvise. More than a quarter (26%) of organisations use no risk framework for AI at all, so when something does go wrong, there’s often no process to fall back on. That often means turning to whatever other AI tool is at hand, personal accounts, unapproved apps, and work-arounds that nobody has checked, at exactly the moment when careful handling of data matters most. This is why the fallback plan must exist before it’s needed, rather than being invented on the fly. The outage isn’t really the risk – how people cope during the aftermath is.

EU regulators have recognised and begun to address the AI governance gap, formally naming major cloud and AI providers, including Microsoft, as critical services to finance under the Digital Operational Resilience Act (DORA). Other sectors should expect similar action in line with NIS2 and the UK Cyber Security and Resilience Bill as the concentration risk argument spreads beyond finance.

What can businesses actually do about the AI governance gap? Firstly, they should review their AI use and record which important day-to-day work depends on a single AI tool. Where possible, they should try to diversify their provider use in order to mitigate the knock on effect of an outage.

This should be done as early as possible, as swapping AI providers isn’t like switching a light-touch SaaS tool. Foundation model capability sits with a small number of providers, so diversifying means retraining workflows and testing outputs.

Businesses should then look at their continuity plan and consider what the next steps are should their AI tools suffer an outage. Every organisation using AI should have a designated team that is responsible for managing an AI outage. But assigning ownership alone isn’t enough. Organisations also need a structured, maturity-based approach that embeds governance, accountability and resilience into day-to-day AI operations. Frameworks such as CMMI AIM provide a practical way to assess current capabilities, identify gaps and improve governance over time. That is not a decision that should be made mid-crisis, but before anything happens.

A backup option is also essential for operations that can’t afford to be put on hold until the AI is operational. Staff should be made aware of this contingency plan so that if their usual AI tool is unavailable, they don’t reach for something less secure out of habit.

This kind of business foresight is what will prevent your most useful tool becoming your biggest cybersecurity oversight.

None of this is to say that businesses should not use AI – rather that AI should be treated like any other critical part of the business, with a plan for when things don’t go smoothly. A designated owner and a tested fallback plan won’t stop the next outage, but it will decide whether it’s a minor disruption or a major one.

 

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BOLOGNA, LASCIA CANE SENZ’ACQUA E CIBO: DENUNCIATO

Ululati e latrati di disperazione che rimbombavano nel vano scale di via Luigi Rasi, nel quartiere San Donato-San Vitale a Bologna. È stato questo grido d’aiuto, proveniente dal secondo piano di un condominio, ad allarmare i residenti e far scattare l’intervento degli agenti della Polizia locale, che hanno così salvato “Ares”, un giovane meticcio-husky prigioniero da oltre 72 ore, abbandonato a se stesso senza acqua e cibo. L’allarme è scattato ieri pomeriggio attorno alle 15.30. Raggiunto il pianerottolo, le pattuglie del reparto Navile e del Pronto Intervento hanno compreso la gravità della situazione e rintracciato subito il proprietario: un 26enne che si trovava fuori città. Ottenuto l’ingresso grazie al via libera del Pubblico ministero di turno e alle chiavi consegnate da una parente del giovane fatta arrivare nell’appartamento, gli agenti e i veterinari dell’Ausl hanno trovato l’animale visibilmente stremato, disidratato e in uno stato di profonda sofferenza psico-fisica. Liberato dalla sua prigione domestica, il quattrozampe (che ha lo stesso nome dell’unità cinofila del Corpo dei vigili urbani) è stato preso in custodia dagli operatori del canile di Castel Maggiore, dove è stato curato e rifocillato. Per il padrone ventiseienne, rintracciato dalle forze dell’ordine, è scattata l’immediata denuncia a piede libero per il reato di maltrattamento di animali. (foto di repertorio)

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In Other News: Rapid7 Layoffs, Hacking a Boeing 737, Refrigeration System Vulnerabilities

Noteworthy stories that might have slipped under the radar: government AI platform deal sparks outrage, North Korean IT worker breaches federal agency, DEF CON attendee blamed for Delta flight disruption.

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Keeper Security Issues Cyber Guidance for Education IT Teams

Keeper Security has urged schools, colleges and universities to strengthen their cyber defences ahead of the new academic year, warning that AI-powered phishing and a growing number of unmanaged machine identities are widening the education sector’s attack surface.

The identity security and privileged access management (PAM) provider said the annual rush to provision accounts, issue credentials and connect new devices creates a particularly attractive window for cybercriminals.

At the start of an academic year, IT teams can be responsible for onboarding thousands of students, faculty and staff while simultaneously enrolling devices and integrating third-party applications. Keeper warned that this combination can increase the likelihood of misconfigurations, stale credentials and excessive access going unnoticed.

Education institutions are already frequent targets for ransomware, credential theft and data breaches, in part because of the valuable information they hold, ranging from student and financial records to academic research.

Keeper said the threat is being compounded by relatively low levels of security awareness. Its research found that just 14% of schools mandate security awareness training, while almost one in five students and parents reported reusing passwords across personal and school accounts.

Artificial intelligence is adding another layer to the problem. AI-generated phishing messages can imitate communications from IT helpdesks, student funding departments and senior university figures with greater accuracy, potentially removing many of the spelling, grammar and formatting mistakes traditionally associated with phishing campaigns.

Deepfake technology also gives attackers the ability to impersonate trusted individuals through voice and video.

According to Keeper research, 52% of education leaders identify deepfake impersonation as a major concern, but only 26% are confident in their ability to recognise AI-enabled threats. The company also found that 41% of institutions reported being targeted by AI-generated phishing attempts or misinformation campaigns.

Beyond attacks targeting students and staff, Keeper highlighted what it describes as a less visible threat to education environments: non-human identities (NHIs).

These identities include service accounts used to synchronise student information and learning management systems, API keys connecting third-party EdTech applications, machine certificates authenticating connected equipment and cloud identities supporting automated workloads.

Increasingly, the category also includes AI agents and bots used for functions such as admissions, IT helpdesks and grading.

Keeper warned that credentials associated with these systems can be overlooked by conventional identity management practices. Service account passwords may remain unchanged for long periods, while API tokens belonging to applications that are no longer used can potentially remain active.

Cloud workloads can similarly accumulate permissions beyond those required for their function, while expired or incorrectly configured certificates can create additional security gaps.

Darren Guccione, CEO and co-founder of Keeper Security, said the education sector needed to broaden its approach to identity security.

“The conversation about education cybersecurity has historically focused on human accounts: students, teachers and administrators,” said Guccione. “But the real blind spot is the vast ecosystem of machine identities that power modern EdTech. Back-to-school is the right moment for education IT teams to take stock of every identity on their network, human and non-human alike.”

Keeper is recommending that education IT teams use the period before students return to review both human and machine access to their environments.

Among its recommendations is enforcing multi-factor authentication (MFA) across student, faculty and staff accounts, alongside deploying enterprise password management to reduce weak, reused and shared credentials.

Institutions should also audit privileged access and remove permissions associated with former employees, expired service accounts and applications that are no longer required, the company said.

For non-human identities, Keeper recommends creating an inventory covering service accounts, API keys, machine certificates, cloud identities and AI agents. Credential rotation policies should then be established, particularly for third-party EdTech integrations and AI systems introduced for the coming academic year.

The company also advised institutions to update phishing awareness programmes to account for increasingly convincing AI-generated communications.

Keeper said its zero-trust and zero-knowledge security platform can be used to discover, govern and rotate credentials belonging to both human and non-human identities. Its KeeperPAM platform additionally provides privileged access controls, session recording and audit capabilities.

As education environments become increasingly dependent on cloud services, connected equipment, third-party applications and AI, Keeper argues that knowing which identities have access (and whether they still require it) is becoming as important as protecting the students and staff behind traditional user accounts.

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La checklist per la sicurezza dei privilegi da endpoint a cloud

La checklist per la sicurezza dei privilegi da endpoint a cloud

La gestione della sicurezza dei privilegi tra endpoint e cloud è cambiata radicalmente. Capire questa evoluzione è fondamentale per proteggere la propria azienda.

Per vent'anni ci siamo concentrati sulla gestione degli accessi privilegiati (PAM) a livello di endpoint, ma oggi lo scenario è del tutto diverso. Infatti le infrastrutture si sono spostate su AWS, Azure e Google Cloud. I dati più preziosi risiedono in applicazioni SaaS e un numero crescente di account di servizio e agenti AI detiene permessi costanti. Nessun vault tradizionale può controllare questa nuova realtà.

I cybercriminali lo sanno bene: non cercano più di "entrare con la forza", ma semplicemente si "autenticano" usando credenziali valide. In questo modo, ereditano ogni singolo privilegio che quell'identità ha accumulato nel tempo.

Questa checklist in cinque fasi ti aiuterà a scoprire dove si nascondono i privilegi inutilizzati nella tua infrastruttura e a eliminarli una volta per tutte, così da proteggere la tua azienda al meglio.

L'evoluzione della minaccia per la sicurezza dei privilegi da endpoint a cloud

Il modello di minaccia legato alla sicurezza dei privilegi tra endpoint e cloud non è scomparso, ma è stato affiancato da un rischio molto più vasto e insidioso. I privilegi si sono spostati e non risiedono più solo all'interno del perimetro aziendale. Infatti oggi sono sparsi ovunque.

Pensa alle autorizzazioni IaaS, ai ruoli di amministratore SaaS, agli account non umani e alle identità AI. Tutti questi elementi possiedono spesso un accesso permanente e non gestito. Non si tratta di un rischio astratto. Report di settore, come quello di IBM sul costo delle violazioni dei dati, mostrano che il costo medio di un data breach ha raggiunto cifre record.

Le aziende con più privilegi permanenti sono quelle che pagano il prezzo più alto.

La soluzione in 5 fasi: una nostra checklist pratica

Il problema di fondo è quasi sempre lo stesso: un'autorizzazione concessa per una necessità specifica che non viene più rivista, revocata o limitata nel tempo. L'accesso permanente non fallisce in modo evidente; semplicemente attende che un malintenzionato lo scopra.

Per colmare questa lacuna, è necessario un approccio strutturato. Le cinque fasi seguenti funzionano in sequenza per costruire una difesa solida e moderna.

Fase 1: consolidare la sicurezza dei privilegi da endpoint a cloud

Prima di guardare al cloud, è essenziale assicurarsi che le fondamenta siano solide. Le nuove sfide non rendono obsolete le vecchie. È quindi cruciale confermare che i controlli di base siano attivi e funzionanti. Questo significa aver implementato il vaulting delle credenziali, rimosso i diritti di amministratore locale e attivato la registrazione delle sessioni.

Se il punto di partenza è vulnerabile, qualsiasi strategia cloud sarà inefficace.

Fase 2: mappare la reale posizione dei privilegi

Non puoi proteggere ciò che non vedi. Questa fase si concentra sulla scoperta ed è qui che la maggior parte delle aziende individua le proprie lacune. Devi ottenere una visibilità completa su dove risiedono realmente i privilegi:

  • Autorizzazioni nelle piattaforme IaaS (AWS, Azure, GCP)
  • Ruoli di amministratore e permessi critici nelle applicazioni SaaS
  • Account di servizio, pipeline CI/CD e altre identità non umane
  • Agenti AI con accesso a dati e sistemi

Solo una mappatura completa ti darà la consapevolezza necessaria per agire in modo mirato.

Fase 3: eliminare l'accesso permanente (standing access)

La scoperta si trasforma in riduzione del rischio solo quando i privilegi inutilizzati iniziano a scomparire. Questo è il cuore della moderna sicurezza dei privilegi.

L'obiettivo è semplice: rimuovere ogni accesso che non sia strettamente necessario in un preciso momento. Si tratta di "dimensionare correttamente" i permessi (right-sizing), revocando le autorizzazioni dormienti che rappresentano una superficie di attacco.

Fase 4: rendere operativo l'accesso just-in-time (JIT)

Una volta eliminato il superfluo, è il momento di applicare al cloud la lezione imparata dagli endpoint. Invece di gestire meglio i privilegi permanenti, perché non eliminarli del tutto?

Il modello Just-in-Time (JIT) si basa proprio su questo: concedere l'accesso solo quando è necessario e per il tempo indispensabile. Questo approccio, noto come Zero Standing Privileges (ZSP), dipende da un workflow efficiente per non rallentare le operazioni.

Fase 5: dimostrare i risultati

Un programma di sicurezza è efficace solo se puoi misurarlo. Al termine del percorso, devi essere in grado di rispondere a tre semplici domande:

  1. Puoi vedere ogni richiesta di accesso privilegiato?
  2. Puoi dimostrare che ogni concessione è stata limitata nel tempo?
  3. Hai una traccia di audit completa e immutabile per ogni sessione?

Una risposta onesta a queste domande ti dirà a che punto sei veramente nel tuo percorso di messa in sicurezza.

Perché la tua azienda dovrebbe mettere in sicurezza i privilegi tra endpoint e cloud?

La maggior parte delle organizzazioni supera bene la Fase 1, ma si blocca nella Fase 2. La buona notizia è che, una volta ottenuta la visibilità, convertire gli accessi permanenti in un modello JIT è in gran parte un esercizio di automazione. I privilegi hanno lasciato l'endpoint per sempre; è ora che anche le discipline di sicurezza facciano lo stesso.

Che tu operi nel settore finanziario, sanitario o tecnologico, il principio non cambia. Garantire l'accesso temporaneo ai sistemi critici, revocandolo automaticamente, non è più un'opzione, ma una necessità strategica per proteggere il tuo business nell'era del cloud.

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Il ghiaccio lunare si scova con i lunamoti

Dopo un dibattito durato secoli sulla possibile presenza di acqua sulla Luna, nel 2020 i dati raccolti dalla missione Sofia della Nasa ne avevano confermato la presenza sotto forma di ghiaccio. Non si sa ancora, però, quanto ghiaccio ci sia, né dove sia localizzato. Un nuovo studio condotto dai geologi dell’Università del Maryland (Umd), del Lawrence Berkeley National Laboratory e dell’Università delle Hawaii presenta un metodo che potrebbe essere utilizzato per individuare e mappare il ghiaccio sotto la superficie lunare: attraverso le onde sismiche dei “lunamoti” (moonquakes, in inglese), il tipo di vibrazioni misurate durante i terremoti.

Una catena montuosa lunare ripresa nel 2023 dal Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa. In basso a sinistra è visibile il cratere Malapert, un potenziale sito di atterraggio per Artemis 4. Crediti: Nasa/Gsfc/Arizona State University

«È fondamentale individuare eventuali materiali presenti sulla Luna che un astronauta possa utilizzare mentre si trova lassù», spiega Nicholas Schmerr dell’Umd, coautore dello studio, pubblicato due settimane fa su Science Advances. «Poiché saranno limitati dalle poche risorse portate dalla Terra, qualsiasi cosa trovino sulla Luna li aiuterà sostanzialmente a vivere di ciò che offre il territorio, specialmente nel caso di missioni a lungo termine o avamposti». Il ghiaccio, in particolare, potrebbe rivelarsi essenziale per le missioni umane sulla Luna: se sciolto e purificato può diventare acqua potabile, mentre scisso produce ossigeno per respirare e idrogeno per il carburante dei razzi. Questo significa che individuare una fonte di ghiaccio lunare potrebbe ridurre drasticamente il carico che le future missioni dovranno trasportare dalla Terra: si rivelerebbe cruciale per il programma Artemis della Nasa, che punta alla regione polare sud della Luna per gli atterraggi con equipaggio nel 2028, dove ci sono crateri polari che potrebbero nascondere del ghiaccio d’acqua.

In blu sono indicate delle aree del polo sud lunare in cui potrebbero esserci depositi di ghiaccio d’acqua. La mappa si basa sui dati raccolti dal Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa. Crediti: Nasa

Il team ha sfruttato il fatto che, se attraversati da un’onda sismica, il suolo ghiacciato e quello secco si comportano in modo molto diverso tra loro: il ghiaccio irrigidisce il materiale in cui è mescolato, facendo sì che le vibrazioni viaggino da due a tre volte più velocemente rispetto a quanto farebbero attraverso il terreno asciutto. Le zone ricche di ghiaccio possono anche far rimbalzare l’energia sismica invece di lasciarla passare. Un sismometro posizionato sulla Luna, sottolinea Schmerr, potrebbe rilevare questi effetti. «Possiamo utilizzare le onde sismiche non solo per verificare la presenza di ghiaccio, ma anche per stimarne approssimativamente la quantità».

Per verificare la validità dell’idea, Harrison Lisabeth del Lawrence Berkeley National Laboratory, autore principale dello studio, ha congelato una roccia vulcanica proveniente dall’Arizona che, se frantumata, riproduce fedelmente la polvere lunare, e ha utilizzato i raggi X per studiare come il ghiaccio si insedi negli interstizi tra i granelli di terreno. Il coautore Matthew Siegler dell’Università delle Hawaii ha invece realizzato mappe dettagliate delle temperature della regione polare sud della Luna, identificando quali crateri sono rimasti sufficientemente freddi da preservare il ghiaccio per miliardi di anni. Schmerr, infine, ha simulato al computer piccoli terremoti lunari che si propagano attraverso il ghiaccio sotterraneo, interagendoci. In tutti e tre gli approcci il ghiaccio ha lasciato tracce evidenti e misurabili nei dati sismici.

Mappa della distribuzione dell’acqua sulla Luna realizzata nel 2023 con i dati di Sofia. La mappa, che fornisce indicazioni su come l’acqua possa spostarsi lungo la superficie lunare, si estende fino al polo sud lunare, l’area che sarà oggetto di studio delle missioni Artemis della Nasa e del rover Viper, dedicato alla ricerca dell’acqua. Crediti: Nasa

Verificare la posizione e la quantità di ghiaccio non sarebbe importante solo per gli astronauti. «La Luna è stata testimone di alcune delle fasi più cruciali del Sistema solare primordiale, compreso il modo in cui l’acqua è stata trasportata», ricorda infatti Schmerr. «Lo studio del ghiaccio lì depositato potrebbe rivelare come l’acqua si sia diffusa e, in ultima analisi, come si siano formati gli oceani terrestri».

La missione cinese Chang’e-7, che atterrerà sulla Luna alla fine di quest’anno, trasporterà un sismometro, mentre nel 2028 gli astronauti della missione Artemis potrebbero installare la Lunar Environmental Monitoring Station, una stazione di monitoraggio dell’ambiente lunare. Non ci sarà quindi da attendere a lungo per verificare le previsioni dello studio.

Per saperne di più:

 

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Come un occhio che si chiude

«Capitano, guarda un poco all’orizzonte:/cosa sono quelle nuvole nel/cielo?». Questi versi, a cui mai avrei voluto pensare nella giornata di ieri, mi sono cascati addosso nel pomeriggio, intorno alle 18, quando ho raggiunto il centro di La Coruña per assistere all’eclissi. In un cielo, pulito su ogni fronte fino a poco prima, un fitto assembramento di nubi si addensava a occidente, esattamente dove di lì a una mezzora il Sole si sarebbe piazzato.

Il lungomare è stato preso d’assalto da migliaia di persone – alla fine saranno oltre duecentoventimila, in totale, secondo i quotidiani locali -, che si vanno raccogliendo su panchine, s’appoggiano alle spallette, si sistemano in spiaggia, o, semplicemente, passeggiano lungo l’Avenida de Pedro Barrié de la Maza. Turbata, percorro il lungomare verso sud-ovest, con lo sguardo piantato sulle nubi, e mi avvicino all’Estadio Riazor. Una torma di individui in casacche biancazzurre sciama nell’area attorno alla struttura. Cerco nei loro occhi il turbamento, e tuttavia non lo trovo. Altro argomento pare infatti quello che tiene impegnate le coscienze di chi mi circonda. Alle 21 si disputerà nientemeno che Deportivo – Real Madrid, partita con cui ci si aggiudica il trofeo Teresa Herrera, a quanto pare molto sentito qui in città.

Tifosi fuori dall’Estadio Riazor prima di Deportivo – Real Madrid. Crediti: F. Loiacono

José, il proprietario di Casa Canosa, il ristorante in cui pranzo ogni giorno da quando sono giunta in Galizia, è uno di quelli che stasera è andato allo stadio, anziché a vedere l’eclissi. Dopo pranzo mi ha mostrato la tessera blu che attesta la sua affiliazione al club, con tanto di abbonamento stagionale. Il club se l’è vista brutta negli ultimi anni, «è fallito come il Parma», mi dice rispolverando vicende antiche, ma ora s’è ripreso. Lui c’era al Riazor nel 2004, il giorno in cui il Milan venne sconfitto 4 a 0 nei quarti di Champions. All’epoca frequentavo la seconda media, e ancora rammento il lutto che adombrò gli allora miei compagni di classe milanisti.

Víctor Manuel  – «come il re d’Italia», stavolta è il paragone prescelto – è il cognato di José. Sono le tre del pomeriggio e ha già indosso la maglia strisciata della squadra cittadina. Secondo lui non vale la pena guardare il cielo durante le eclissi. Quello che accade in cielo infatti si sa, è meccanico, si può calcolare. Quel che non sappiamo è quel che accade sulla Terra, a noi, agli uccelli, alle piante. Per questo, tutto sommato, non gli dispiace essere allo stadio all’ora di un fenomeno che a La Coruña si ripeterà non prima di qualche secolo.

Nel mentre che s’attende l’inizio della partita sono arrivate le 19 e 30, orario che, da queste parti, segna il principio dell’eclissi parziale. Nella Rúa Manuel Murguía, strada che costeggia il Riazor, si comincia a notare un cospicuo numero di tifosi che estrae gli occhiali da eclissi per puntarli verso il Sole. Il Sole è tuttavia disperso tra le nubi, e ogni tanto, quasi per sbaglio, timidamente affiora. «No se vede nada», la frase che si ode più spesso.

Due tifose guardano l’eclissi fuori dallo stadio, prima che cominci la partita. Crediti: F. Loiacono

Il pullman del Real Madrid passa a una decina di metri, salutato dai fischi dei padroni di casa. Mi faccio largo tra i reiterati Yeremay e Quagliata per raggiungere la spiaggia. A un certo punto confondo Valerón con l’a me più familiare ma incongruente Verón, a dimostrare come le competenze calcistiche della sottoscritta siano talvolta fallaci. Un giovane sfoggia una maglia azzurra che ben si mimetizza con le altre, ma con un non camuffabile R. Baggio che spicca sul dorso. «È la maglia di Usa ‘94», ci tiene a dirmi il proprietario, tanto per gettare ulteriori tristi presagi sull’esito della giornata.

Quando arrivo sul lungomare mi giro a guardare il Sole. Gli manca un pezzo. Nonostante sapessi che sarebbe successo sono incredula. Scopro che avere la certezza che una cosa accadrà non toglie nulla allo stupore che si prova nell’assistere ad essa. Credo sia la prima volta che faccio un’esperienza di questo tipo. O perlomeno, mentre scrivo non mi vengono in mente situazioni avvicinabili.

Su una panchina del Paseo Marítimo di La Coruña si guarda l’eclissi parziale. Crediti: F. Loiacono

Mi inoltro sul Paseo Marítimo di La Coruña – uno dei lungomari più lunghi d’Europa – rivolgendo le spalle al Sole. Mi interessano i volti, le espressioni perplesse, quelle stupite, chi solleva un braccio per indicare un particolare, chi si toglie gli occhiali scocciato perché passa una nuvola. Víctor Manuel aveva ragione, le cose più interessanti stanno sulla terra. La folla tutta pare soggetta a un incantamento. L’attesa è presenza tangibile, su questo marciapiede gremito e, al contempo, incredibilmente silente, rapito. Uno strano ordine si effonde dalla scena. Ogni tanto mi volto e indosso gli occhiali, per guardare com’è messa la nostra stella. Ogni volta la trovo smagrita, assottigliata, spolpata com’è dall’avanzata inarrestabile della Luna.

La Playa del Orzán attende l’eclissi totale. Credi: F. Loiacono

L’ora sullo smartphone mi dice che mancano pochi minuti alla totalità. Voglio essere in spiaggia. A malapena scorgo una scalinata per raggiungerla, fitta com’è di individui che aspettano. Nessuno più toglie e mette gli occhiali. Li indossano tutti. Nelle foto commetto innumerevoli sbagli, dimenticando il fuoco della macchina fotografica all’infinito per immortalare soggetti a un metro di distanza. Ma a questo punto m’interessa poco.

La Playa del Orzán è un vasto accampamento. Migliaia di persone siedono sui teli. Se non si sapesse dell’eclissi, si potrebbe pensare che questa gente sia qui per un raduno, che sia in attesa di un concerto, di un’esibizione che a un certo punto affiorerà dalle onde. Comincio a tremare. Un minuto prima della totalità la folla erompe in un applauso. C’è chi ride. Si ride tantissimo, per questa cosa che accade dentro e non si tiene. Io tremo. Quand’ho tremato così l’ultima volta? Ho mai tremato così in vita mia? Lo sapevo, sapevo tutto. Eppure tremo.

Il Sole eclissato dalla Luna nei cieli nuvolosi sopra La Coruña. Crediti: F. Loiacono

Il Sole si è ridotto a una ciglia sottilissima, che sorride oltre le nubi. Sembra la Luna. I gabbiani gridano impazziti a decine e decine e decine, sopra l’acqua, davanti a questa palpebra sottile che si sfina inesorabilmente. Poi più nulla. Il Sole è un occhio che si chiude. Cerco una parola per chiamare il buio che è caduto sulla spiaggia, la tonalità cupa che si è presa la sera, mentre il vento ci scompiglia tutti. È come. È come. La verità è che la parola non si trova. Stavolta non è la musica, ma la poesia che giunge in mio soccorso. «Che ‘ntender no la può chi no la prova», Dante, Beatrice e il Paradiso, l’ineffabilità delle cose celesti. «Non chiederci la parola che squadri da ogni lato», un altro verso caduto nella testa. Io la parola non ce l’ho. «Come il Parma», «Come il re d’Italia», come José, come Víctor Manuel. Non è come qualcos’altro. È come nelle eclissi. A La Coruña, adesso, in questo cielo di nuvole che viaggiano.

Poco prima della totalità. Crediti: F. Loiacono

Settantasei secondi. Tanto c’è concesso di restare senza una luce che ci guardi. A La Coruña la corona non si vede, l’hanno rubata le nuvole. Il Riazor, con i suoi trentamila spettatori, splende a sinistra come un’astronave parcheggiata sulla terra. Quando quell’esile virgola che è il Sole che riappare si manifesta, dalla parte opposta da cui se n’eran perse le tracce, un applauso torrenziale s’innalza dalla spiaggia tutta. Gli uccelli ritornano a gridare, a disegnare traiettorie irripetibili sul cielo che schiarisce, a mano a mano che la luce solare acquista vigore.

Il giorno è tornato. Pochi minuti dopo, le nubi s’inspessiscono al punto tale che non si vede più nulla. Il lento trascinarsi della Luna, che sveste di sé il Sole, noi non l’abbiamo visto. Ma il prima, c’era tutto. Nella sfortuna, siamo stati fortunati.

Il Sole scende dalle nuvole quando tutto è passato. Crediti: F. Loiacono

Mi trattengo in spiaggia per un po’, fino alle 22. C’è ancora luce, e il Sole riesce finalmente a palesarsi sporgendo dagli strati di nubi. La Luna torna nuova, preclusa al nostro sguardo. Il transito sulla nostra stella l’ha sottratta all’abituale invisibilità che la caratterizza, in questa fase della sua infaticabile rivoluzione attorno alla Terra.

Il Deportivo ha perso 1 a 0 contro il Real Madrid, si verrà a sapere più tardi. Questo viaggio è cominciato pensando a una partita, e si conclude, imprevedibilmente, nel segno di un’altra. Allo stadio s’è fatto buio durante il riscaldamento. Alcuni tifosi hanno aspettato la fine del fenomeno per salire sugli spalti.

C’è chi ride sui teli, ragazzi che corrono sulla sabbia e si tuffano nell’oceano, chi sta steso ad occhi chiusi. Un signore indossa gli occhiali da eclissi a cercare la nostra stella a festa finita, prima che s’inabissi in mare. Mi scatto un selfie sulla spiaggia, come foto ricordo. Il crollo dell’adrenalina mi taglia le gambe.

Ci sono 23 gradi. Ricevo foto di inaudita bellezza dell’eclissi da Burgos, e da ogni dove della Spagna. Almeno qui non fa caldo, penso. Poteva andare peggio.

«Come l’astronomo Le Gentil», un Whatsapp di mia madre.

Però l’ho vista.

«E allora hai avuto più fortuna di Le Gentil».

Per quello, tutto sommato, basta poco. Di fortuna, credo di averne avuta molta di più.

 

 

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Eclissi totale, minuto per minuto

Ieri, 12 agosto, il giorno è diventato notte. Era l’ora del tramonto, ma prima di salutare la Terra come ogni sera, il Sole ha regalato a una sottile fascia di mare e terra uno spettacolo raro e meraviglioso: un’eclissi totale. Vediamo com’è andata attraverso le foto e i commenti di ricercatrici e ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) che l’hanno osservata nella zona di totalità.

L’eclissi totale di sole del 12 agosto 2026 fotografata dal volo Irish Air Corps C295 a circa 400 km dalla costa occidentale dell’Irlanda. Crediti: Dias, Tcd, Tu Dublin & Inaf

Sull’Oceano Atlantico, a circa 400 chilometri dalla costa d’Irlanda, un team internazionale di ricercatori e ricercatrici ha studiato il fenomeno a bordo di un volo speciale dell’aeronautica militare irlandese con il coronografo E-CorMag sviluppato dall’Inaf. Il volo è durato in totale sei ore e mezza e la totalità, che non era visibile dal territorio irlandese, è stata osservata intorno alle 19.15 ora locale – 20.15 in Spagna e Italia. «Siamo andati sopra le nuvole, cielo sgombro, eclissi ben visibile durante la totalità e anche per molta parte della parzialità», racconta a Media Inaf Lucia Abbo, ricercatrice Inaf a Torino. «Abbiamo belle immagini e soprattutto abbiamo acquisito i dati con E-Cormag, tutte le sequenze osservative sono state eseguite». L’analisi dei dati seguirà nelle prossime settimane, ma intanto il team è soddisfatto, oltre che emozionato (e un po’ stanco).

Osservando l’eclissi con lo strumento E-CorMag a bordo del volo Irish Air Corps C295 a circa 400 km dalla costa occidentale dell’Irlanda. Crediti: Dias, Tcd, Tu Dublin & Inaf

A quell’ora, in Spagna ci si godeva ancora l’eclissi parziale, occhi all’insù, opportunamente protetti con i caratteristici occhialini di sicurezza. Meno di un quarto d’ora più tardi, alle 20.28 ora locale, il disco lunare ha oscurato completamente quello solare anche sui cieli della Galizia, al nord-ovest della Spagna, rivelando i colori della cromosfera e l’etereo alone biancastro – la corona – agli obiettivi fotografici di Salvo Guglielmino e Fabiana Ferente dell’Inaf di Catania, che l’hanno osservata in un parco eolico a una cinquantina di chilometri da La Coruña. Nel capoluogo della Galizia c’era anche l’inviata Federica Loiacono dell’Inaf di Bologna, che sta raccontando come la città sta vivendo questa eclissi in un reportage pubblicato giornalmente sulle pagine di Media Inaf.

Eclissi totale di sole del 12 agosto 2026, fotografata dalla Galizia. Crediti: Salvo Guglielmino e Fabiana Ferente/Inaf

Un minuto più tardi, alle 20.29, procedendo verso sud-est, la totalità è arrivata nella Castilla y Leon. Qui, nei pressi di Burgos, erano posizionati i ricercatori della missione Vento (Vulcanoid Eclipse Near-sun Test Observations) pronti a fotografare i dintorni del Sole eclissato in cerca di ipotetici asteroidi detti Vulcanoidi. Poco prima dell’eclissi totale, il Sole ha regalato uno straordinario “anello di diamante”, immortalato in una delle immagini di Albino Carbognani dell’Inaf – Osservatorio di astrofisica e scienza dello spazio di Bologna.

L’effetto “anello di diamante” in una foto dell’eclissi del 12 agosto 2026 ripresa nei pressi di Burgos, in Spagna. Crediti: Albino Carbognani/Inaf Oas Bologna

Sua maestà, la corona, in una foto dell’eclissi del 12 agosto 2026 ripresa nei pressi di Burgos. Crediti: Albino Carbognani/Inaf Oas Bologna

Grani di Baily ripresi durante l’eclissi di Sole del 12 agosto 2026. Crediti: Gabriele Umbriaco e Alessio Taranto (UniBo)

«Ieri abbiamo ripreso cromosfera, protuberanze e corona solare a scopo illustrativo del fenomeno: immagini “spettacolari” come l’anello di diamante oppure quello della grande protuberanza ben visibile a occhio nudo durante la totalità» dichiara Carbognani. «Il vero focus scientifico sono state le misure del valore del background del cielo a distanze diverse dal Sole, e immagini a grandissimo campo della corona esterna che serviranno per costruire modelli di brillanza del cielo. Poi abbiamo ripreso la regione dei Vulcanoidi lungo l’eclittica con due diversi strumenti per determinare la magnitudine limite che si può raggiungere. Infine sono stati ripresi i grani di Baily ad alta risoluzione spaziale e temporale per verificare la presenza di qualche nuovo picco lunare non ancora noto. Ci vorrà un po’ di tempo per analizzare i dati e ottenere i modelli che serviranno per la vera caccia ai Vulcanoidi durante l’eclissi del 2 agosto 2027».

«La campagna ha inoltre raccolto dati sulle ombre volanti e immagini ad alta definizione della totalità, utili sia per lo studio dell’assorbimento atmosferico e del disturbo osservativo nella zona dei Vulcanoidi, sia per la divulgazione», aggiunge Alessio Taranto dell’Università di Bologna.

Poco lontano da Burgos, in provincia di Palencia, Luca Zappacosta dell’Inaf – Osservatorio Astronomico di Roma ha ripreso la corona solare nel cielo crepuscolare sopra il castello medievale di Torremormojón, ritraendo l’atmosfera spettrale che ha caratterizzato il minuto e mezzo di totalità dell’eclissi.

L’eclissi totale di Sole del 12 agosto 2026 sul castello medievale di Torremormojon, in provincia di Palencia, Spagna. Crediti: Luca Zappacosta/Inaf Osservatorio Astronomico di Roma

L’eclissi totale di Sole del 12 agosto 2026 fotografata da Torremormojon, in provincia di Palencia, Spagna. Crediti: Luca Zappacosta/Inaf Osservatorio astronomico di Roma

Il Sole durante l’eclissi totale del 12 agosto 2026. Crediti: Sandro Bardelli/Inaf Oas

Nella campagna tra Palencia e Burgos, vicino al paese di Castrojeriz, Sandro Bardelli dell’Inaf di Bologna ha ripreso il Sole durante la fase di totalità con uno smart telescope, il Seestar 50, catturando la corona solare.

Anche un gruppo di cosmologi, riuniti per un congresso presso il monastero La Vid, vicino al comune di Aranda de Duero, ha colto l’occasione per osservare il fenomeno celeste in un campo di grano. I colori suggestivi che caratterizzano l’eclissi sono palpabili nelle istantanee che riceviamo da Carlo Giocoli dell’Inaf di Bologna e Giulia Despali dell’Università di Bologna.

Partecipanti del “Dark Sky Meeting” osservano l’eclissi vicino all’Hospedería Monasterio La Vid, in Spagna. Crediti: C. Giocoli/Inaf Oas Bologna

Nei pressi di Soria, Quirino D’Amato dell’Inaf – Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali (Iaps) di Roma ha approfittato del cielo sereno per fotografare l’eclissi dal monte Valonsadero, catturando – poco prima della totalità – una mongolfiera in volo davanti al sole eclissato.

Immagine dell’eclissi di Sole del 12 agosto 2026, poco prima della totalità, scattata dal monte Valonsadero vicino Soria in Spagna; in primo piano, la sagoma di una mongolfiera. Crediti: Quirino D’Amato/Inaf Iaps

Sempre nei pressi di Soria, a Castejón del Campo, Valerio Campobasso dell’Inaf di Padova, durante un road trip con l’associazione “Cieli Stellati di Puglia”, ha trovato il luogo ideale per osservare l’eclissi, ma soprattutto storie, persone e il loro rapporto con il cielo. «Abbiamo attraversato la España Vaciada, una regione caratterizzata da paesaggi aridi e piccoli pueblos segnati dallo spopolamento causato dall’éxodo rural degli anni ‘50-’60», racconta. «A Castejón del Campo abbiamo incontrato una comunità vivace e determinata a resistere all’abbandono: una vecchia scuola, il progetto Sillas Solidarias contra la despoblación, tutto il pueblo in festa dopo l’eclissi, musica, telescopi e racconti sotto le stelle. Ci hanno accolto come amici, invitandoci a restare per la notte e portandoci la colazione il mattino dopo».

L’eclissi totale del 12 agosto 2026, ripresa da Castejón del Campo. Crediti: Cieli stellati di Puglia; Castejón del Campo; Valerio Campobasso

Tramonto del sole eclissato, il 12 agosto 2026, ripreso da Castejón del Campo. Crediti: Cieli stellati di Puglia; Castejón del Campo; Valerio Campobasso

Dopo un altro minuto, la totalità è arrivata anche sull’isola di Minorca, alle 20.30. Qui, a Ciudadella, sulla costa ovest di Minorca, si trovava Antonio Maggio dell’Inaf di Palermo insieme a un gruppo di astrofili guidato da Alberto Villa, responsabile della nuova sezione astroturismo dell’Unione astrofili italiani.

Osservando l’eclissi solare del 12 agosto 2026 sull’isola di Minorca. Crediti: A. Maggio/Inaf Palermo

Istanti prima dell’eclissi totale, dall’isola di Minorca. Crediti: Alberto Villa. Riprese effettuate nel viaggio a Minorca organizzato da Associazione Astrofili Alta Vardera (AAAV) e Samovar Viaggi.

Un altro minuto ancora: sono le 20.31 e l’eclissi è totale anche a Palma de Mallorca, dove Marco Mastrofini e Giuliano Raeli dell’Inaf Osservatorio astronomico di Roma la stavano aspettando sul mirador (punto panoramico) di Cala de ses Ortigues, location scelta per le caratteristiche del paesaggio, e perché le autorità locali hanno ristretto e contingentato tutte le aeree più ambite dell’isola. «Dopo un’estenuante attesa che ci ha accompagnato per 12 ore, la ricompensa è stata la sensazione primordiale che l’eclissi nel momento della totalità ha portato con sé», commentano i due ricercatori. «Buio, silenzio assoluto (anche le cicale hanno smesso di cantare) e quando si è incendiato il contorno della Luna tutta la cala si è risvegliata sotto il suono delle trombe delle navi sottostanti. Il bagaglio emozionale che ci portiamo dietro è di dimensioni enormi».

L’eclissi durante la fase parziale, osservata dalla Cala de ses Ortigues a Palma de Mallorca. Crediti: Marco Mastrofini e Giuliano Raeli/Inaf Osservatorio astronomico di Roma

La corona solare durante la totalità, ripresa dalla Cala de ses Ortigues a Palma de Mallorca. Crediti: Marco Mastrofini e Giuliano Raeli/Inaf Osservatorio astronomico di Roma

L’eclissi al tramonto dalla Cala de ses Ortigues a Palma de Mallorca. Crediti: Marco Mastrofini e Giuliano Raeli/Inaf Osservatorio astronomico di Roma

Dopo un altro minuto, la totalità è giunta anche all’Observatorio Astrofisico de Javalambre, duemila metri di quota, in provincia di Teruel. Due inviate speciali dell’Inaf, Federica Duras e la sottoscritta, hanno raccontato l’eclissi vissuta da questo luogo eccezionale nel podcast in cinque puntate “Totalità. Diario di un’eclissi di sole”.

Sequenza dell’eclissi totale di sole del 12 agosto 2026 ripresa con un Seestar 30 Pro dall’Observatorio Astrofisico de Javalambre. Crediti: Inaf/C. Mignone

Gli ultimi raggi di sole filtrano attraverso il profilo delle montagne lunari prima della fase di totalità, ripresa dall’Observatorio Astrofisico de Javalambre, in Spagna. Crediti: Lapo Casetti/UniFi

Protuberanze solari e la corona durante la fase di totalità, ripresa dall’Observatorio Astrofisico de Javalambre, in Spagna. Crediti: Lapo Casetti/UniFi

L’eclissi totale, ripresa dall’Observatorio Astrofisico de Javalambre, in Spagna. Crediti: Lapo Casetti/UniFi

Il sole parzialmente eclissato tramonta dietro le montagne della Sierra de Javalambre, in Spagna. Crediti: Federica Duras/Inaf

Qui, oltre alle dirette dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e del planetario di Berlino, c’è anche un esperimento scientifico in corso, guidato dall’Istituto nazionale di astrofisica in collaborazione con il Cnr di Padova e l’Università di Firenze. Un team di fisici solari ha messo alla prova, per la prima volta e con successo, lo strumento Ciss (Circular Slit Spectrograph), un nuovo concetto di spettrometro per studiare la corona solare basato su una fenditura circolare a raggio variabile. «È andata benissimo, oltre le aspettative. Tutto ha funzionato come doveva: spettrometro, montatura, software e non ultimo il meteo!», scrive Federico Landini, ricercatore Inaf a Torino e principal investigator dell’esperimento, mentre rientra verso l’Italia in furgone con a bordo lo strumento. «Abbiamo ottenuto il primo spettro circolare della corona. Negli 87 secondi di durata della totalità abbiamo acquisito spettri completi della corona fra 525 e 670 nanometri per tre diverse altezze eliocentriche: 1.1, 1.2 e 1.3 raggi solari».

Il team dell’esperimento Ciss (Circular Slit Spectrometer) dopo aver misurato lo spettro radiale della corona solare durante l’eclissi del 12 agosto 2026 all’Observatorio Astrofisico de Javalambre, in Spagna. Crediti: C. Mignone/Inaf

Infine, alle 20.33, la totalità è giunta anche a Ibiza, dove Giacomo Carrozzo, Fabrizio Oliva e Andrea Raponi dell’Inaf Iaps hanno immortalato l’eclissi dal faro dell’isola.

Eclissi al tramonto dal faro di Ibiza. Crediti: F. G. carrozzo, F. Oliva, A. Raponi/Inaf Iaps

In Italia, questa eclissi di Sole è stata parziale, superando il 90 percento di oscuramento del disco solare nelle regioni più settentrionali e occidentali del paese, senza mai raggiungere la totalità ma non per questo riscuotendo meno interesse da parte del pubblico. Arrivederci, dunque, alla prossima eclissi, che dall’Italia sarà sempre parziale – ma di più facile fruizione, la mattina. Dalla fascia di totalità, che taglia il Mediterraneo passando per il sud della Spagna e tutto il Nord Africa, culminando in Egitto e volgendo al termine in Medio Oriente e Corno d’Africa, si preannuncia un’esperienza ancor più spettacolare: al contrario della breve eclissi di ieri (un minuto e mezzo, due minuti al massimo tra Islanda e Groenlandia), l’eclissi totale del 2 agosto 2027 durerà infatti tra i quattro e i sei minuti. E, per fortuna, c’è da aspettare poco meno di un anno.

Osservazione pubblica dell’eclissi parziale di sole al velodromo di Pianoro, vicino Bologna. Crediti: A. De Blasi/Inaf Oas Bologna

Per saperne di più: 

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VASTO: COLONIA FELINA IN CARCERE, ACCUDITA DA POLIZIA E DETENUTI

Cinque gatti vivono liberi negli spazi della Casa lavoro di Vasto, in provincia di Chieti: a occuparsene sono agenti della polizia penitenziaria, detenuti e una volontaria. Sul cancello dell’istituto di contrada Torre Sinello sono stati sistemati due cartelli: ‘Qui vive una colonia felina’ e ‘I gatti che vivono liberi sono protetti’. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra la direzione del carcere e l’assessorato competente del Comune. Non è un percorso di pet therapy: non ci sono sedute né attività terapeutiche programmate. Il progetto ruota intorno alla presenza dei gatti e alla loro cura quotidiana, anche se nel comunicato del Cnpp-Spp non vengono precisati i turni di accudimento e le modalità dell’assistenza veterinaria. Per lo psicologo Carmine Raia, intervenuto a supporto del personale, occuparsi degli animali può agire come fattore di protezione dal distress occupazionale. Dare loro da mangiare e seguirli crea occasioni di contatto tra colleghi e detenuti, alleggerendo la tensione legata ai compiti di vigilanza. La relazione dello psicologo richiama anche la possibilità, per gli agenti, di esprimere una dimensione di cura spesso compressa dal ruolo custodiale. “C’è aria nuova in contrada Torre Sinello”, afferma Mauro Nardella, segretario nazionale del Cnpp-Spp. Secondo il sindacalista, la colonia felina si inserisce nel cambiamento del clima interno registrato negli ultimi mesi. Nardella definisce quella di Vasto “una delle esperienze più belle” incontrate in oltre trent’anni di professione penitenziaria e propone di ripeterla in altri istituti.

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Esplosione alla KNDS di Colleferro, il Partito Comunista del Lazio: “Vigileremo sulla situazione”

Questo pomeriggio una fortissima esplosione si è verificata nello stabilimento della ex Simmel Difesa, oggi KNDS Ammo Italy, a Colleferro, in provincia di Roma.

Nello stesso stabilimento, nel 2007, un grave incidente provocò la morte di un lavoratore e il ferimento di altre 13 persone.

Al momento auspichiamo che non vi siano persone coinvolte nell’incidente odierno.

Il Partito Comunista della Regione Lazio continuerà a vigilare con attenzione sulla situazione di questa azienda e sulle sue attività nel territorio, anche alla luce dei progetti di ampliamento che hanno interessato l’area.

La sicurezza dei lavoratori e delle comunità del territorio deve venire prima di ogni altra considerazione.

#Colleferro #PartitoComunista #KNDS #SimmelDifesa #Lazio #SicurezzaSulLavoro

 

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Entanglement verde

Uno studio prodotto dall’Università di Ottawa e dal Max Planck Institute for the Science of Light (Mpl, Germania) ha trovato una modalità ecologica per produrre fotoni in stato di entanglement quantistico attraverso la luce solare. L’articolo che riporta il risultato, pubblicato il 6 agosto, è disponibile su Optica.

Grazie a un nuovo concentratore solare a forma di cono, un team guidato dall’Università di Ottawa (Canada) e dal Max Planck Institute for the Science of Light (Mpl, Germania) ha  dimostrato che la luce solare può essere utilizzata per generare fotoni in stato di entanglement. Ciò potrebbe un giorno consentire ai satelliti di generare chiavi di crittografia sicure sfruttando la luce solare. Crediti: Florian Sterl and Soledad Cook

L’avvento delle tecnologie quantistiche su larga scala sta rendendo disponibili supercomputer e calcolatori molto potenti, ma che richiedono una notevole quantità di energia: a oggi il settore globale dell’informazione e della comunicazione produce tra l’1,8 e il 3,9 per cento delle emissioni di gas serra e, con la continua crescita del traffico di dati globale, il bilancio energetico sarà sempre più aggravato. Parte di questo consumo deriverà dall’energia necessaria per preparare e controllare i sistemi quantistici: i processori a superconduttori, ad esempio, richiedonosistemi criogenici che consumano, per ogni unità, fino a 10 kilowatt per mantenere temperature prossime allo zero assoluto. Nelle tecnologie quantistiche basate sulla luce lo scoglio energetico è invece rappresentato dai laser. I laser commerciali sono estremamente inefficienti: assorbono watt di potenza elettrica per produrre solo pochi milliwatt di potenza ottica, sprecando enormi quantità di energia sotto forma di calore o per stabilizzare lo spettro e la temperatura del raggio.

L’entanglement quantistico è il fenomeno per cui lo stato quantistico di una particella, come il fotone, non può essere descritto indipendentemente dallo stato delle altre particelle del gruppo in cui si trova, Questo significa che le particelle sono correlate nelle loro misure di quantità fisiche come posizione, momento, spin e polarizzazione. L’entanglement quantistico è uno dei principali indicatori di disparità tra fisica classica e fisica quantistica, in quanto viola il principio di località: due particelle possono essere correlate anche se si trovano a grande distanza l’una dall’altra.

I fotoni entangled sono una risorsa fondamentale per la comunicazione, l’informatica e il rilevamento quantistici e trovano spazio in applicazioni come reti di comunicazione crittografate ultrasicure e sensori di altissima precisione.

Per creare queste coppie di fotoni, gli scienziati utilizzano un processo ottico non lineare chiamato conversione parametrica verso il basso spontanea (Spdc). In questo processo, le particelle di luce provenienti da un raggio “pompa” colpiscono un cristallo non lineare e al loro interno vengono convertite in coppie di fotoni entangled. Tradizionalmente, i laser sono sempre stati considerati indispensabili per fungere da sorgente di pompa, a causa della loro altissima coerenza ottica. Fino a poco tempo fa si pensava infatti che la natura iper-precisa e ordinata (coerente) del raggio laser fosse un requisito fondamentale per riuscire a generare un entanglement di alta qualità. Inoltre, si presumeva che i laser fossero le uniche sorgenti luminose in grado di fornire le densità di potenza ottica necessarie per guidare in modo efficiente i processi ottici non lineari.

La luce solare è invece incoerente e molto meno intensa della luce laser. A causa di queste caratteristiche, molti scienziati avevano scartato la luce solare come sorgente di pompaggio valida per la generazione di entanglement. Gli autori del nuovo studio pubblicato su Optica hanno però dimostrato per la prima volta che, contrariamente alla visione scientifica precedente, è possibile generare fotoni entangled a partire dalla luce solare.

In ottica, la coerenza non è una proprietà unica e globale. La luce possiede diverse caratteristiche fisiche e può presentarsi perfettamente ordinata in una, pur restando caotica in un’altra. Ad esempio, un fascio di luce può essere disordinato nel modo in cui si propaga nello spazio e nel tempo, ma possedere una polarizzazione perfettamente definita. Nel processo di generazione dei fotoni, il disordine del raggio di partenza limita l’entanglement solo se si cerca di crearlo proprio in quella specifica caratteristica disordinata. Ma se l’obiettivo è ottenere fotoni entangled nella loro polarizzazione, la componente spaziale della luce solare non ha importanza.

«Finché il fascio di pompaggio è perfettamente polarizzato, la sua incoerenza spaziale o temporale non dovrebbe precludere la generazione di entanglement di polarizzazione», spiega Cheng Li, ricercatore al’Università di Ottawa e primo autore dello studio. «Il segreto per sfruttare la luce solare consiste nell’impedire che le diverse proprietà della luce si influenzino a vicenda durante il processo. Ciò significa che la luce solare è perfettamente in grado di generare fotoni intrecciati, purché si riesca a concentrarne una quantità sufficiente all’interno del cristallo non lineare per indurre l’Spdc».

La superficie utile di un cristallo ottico non lineare (es. il ppKtp) si estende in genere solo per pochi millimetri. Per convogliare una quantità sufficiente di luce solare – che nell’ambiente naturale diverge ampiamente – in una regione così ristretta, il gruppo di Hanieh Fattahi, responsabile del gruppo di ricerca presso l’Mpl, ha realizzato un sistema di concentrazione della luce solare. Questo sistema raccoglie la radiazione su una superficie di 1,4 metri quadrati e la convoglia in una fibra sottile quanto un capello umano. Il cuore di questo sistema è un concentratore solare sviluppato e realizzato internamente presso l’università tedesca. Si tratta di un dispositivo a forma di cono realizzato in vetro. La base del cono è posizionata nel punto focale di una grande lente di Fresnel, montata su un motore di inseguimento solare. La luce solare focalizzata viene quindi ulteriormente concentrata tramite riflessioni interne totali mentre si propaga verso la punta del cono, che accoppia la luce solare in una fibra multimodale. La fibra può quindi guidare la luce solare in un cristallo non lineare per indurre la generazione di entanglement tramite Spdc. Come previsto dal team guidato da Robert Boyd (Università di Ottawa), coautore dello studio, l’Spdc alimentato dalla luce solare ha generato coppie di fotoni con un grado di entanglement molto elevato: con una fedeltà di quasi il 94 per cento, questo risultato si avvicina molto alle prestazioni di un laser. I fotoni Spdc mostrano inoltre correlazioni in grado di violare una soglia matematica fondamentale: la disuguaglianza di Bell, indicando che la connessione tra le particelle non può essere modellata con le teorie classiche della fisica e sono effettivamente caratteristiche dell’entanglement quantistico.

Illustrazione concettuale della configurazione sperimentale per la generazione di entanglement quantistico dalla luce solare. La configurazione è costituita da un modulo di concentrazione della luce solare e da una sorgente di fotoni entangled. Il modulo di concentrazione della luce solare accoppia la luce solare filtrata spettralmente in una fibra multimodale utilizzando una combinazione di una lente di Fresnel e un concentratore in vetro. La sorgente di fotoni entangled è un cristallo di ppKtp collocato all’interno di un interferometro di Sagnac a polarizzazione. La luce solare accoppiata alla fibra viene diretta nel cristallo per indurre la Spdc. Le correlazioni tra le coppie di fotoni generate vengono quindi misurate per la successiva caratterizzazione degli stati quantistici. Crediti: L. Chen et al., Optica, 2026

Il team ha inoltre scoperto che, quando il tasso di produzione dei fotoni viene normalizzato rispetto alla potenza di pompaggio e alla larghezza di banda effettiva del processo non lineare, l’efficienza della generazione di entanglement indotta dalla luce solare è pari a quella indotta dal laser. Questa scoperta suggerisce che i laser potrebbero non presentare tutti i vantaggi fondamentali rispetto alla luce solare come ipotizzato dai ricercatori, e che sorgenti di luce quantistica pratiche alimentate dalla luce solare possano diventare sempre più realizzabili attraverso ottimizzazioni tecniche, ad esempio, della raccolta della luce solare e dell’utilizzo della larghezza di banda.

«La luce solare è una risorsa abbondante e affidabile in molti ambienti, specialmente nello spazio. La capacità di generare fotoni quantisticamente intrecciati direttamente dalla luce solare, osserva Fattahi, «potrebbe consentire la realizzazione di sistemi quantistici più semplici e resilienti per i satelliti e le future missioni nello spazio profondo».

I dispositivi quantistici alimentati dalla luce solare offrono anche altri vantaggi che i laser non sono in grado di garantire. L’ampio spettro della luce solare potrebbe consentire l’accesso a fotoni entangled su una gamma più ampia di lunghezze d’onda, specialmente laddove i laser non sono disponibili. Ancora più importante, l’alimentazione diretta delle sorgenti di luce quantistica tramite la luce solare elimina completamente la conversione da elettrica a ottica: non è necessaria alcuna stabilizzazione attiva e il calore residuo da gestire è notevolmente inferiore. Un sistema di questo tipo presenterà un minor numero di potenziali punti di guasto. Questa caratteristica è particolarmente interessante per l’impiego in ambienti strategicamente importanti ma con risorse limitate, come a bordo dei satelliti, nelle sonde per missioni interplanetarie e in regioni remote come l’Artico. Un veicolo spaziale in orbita sincrona con il Sole, ad esempio, godrebbe di un accesso quasi ininterrotto alla propria fonte di pompaggio.

«La parte migliore di questa ricerca è che si tratta solo di un inizio», conclude Boyd. «Oltre all’Spdc, esistono molti altri approcci ottici non lineari per generare fotoni intrecciati: la miscelazione a quattro onde ne è un ottimo esempio. Per ciascuna di queste interazioni non lineari, esistono modi per renderle più efficienti. Riteniamo che questo lavoro possa ispirare numerose nuove ricerche nell’ottica non lineare e quantistica, e che tali ricerche possano a loro volta rendere più praticabile la tecnologia quantistica alimentata dalla luce solare».

Per saperne di più: 

 

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Akira Ransomware Affiliate Rebooted Into Safe Mode to Dodge EDR and Broke Its Own Attack

An affiliate of the Akira ransomware operation attempted a novel technique to blind endpoint defences during a recent intrusion, rebooting a compromised server into Windows Safe Mode to knock out both an EDR agent and Microsoft Defender in one move, only for the same stripped-down environment to cause the ransomware payload itself to crash before it could encrypt any files.

The incident, disclosed in a technical write-up published by managed detection and response provider Huntress, marks the first time researchers have observed Akira affiliates using a Safe Mode reboot to sidestep security tooling, a tactic more commonly associated with older ransomware families such as Snatch and AvosLocker.

Akira has been one of the most active ransomware operations tracked by Huntress over the past year, and its affiliates typically follow a consistent playbook: break in through an internet-exposed VPN appliance, most often from SonicWall, move laterally to the domain controller, enumerate Active Directory, exfiltrate data, and detonate the encryptor within a matter of hours. This latest attack followed that pattern almost exactly, according to Huntress, but introduced a twist at the final stage.

Credential Spray, No MFA, and a Familiar Path to the Domain Controller

According to Huntress, the intrusion began in early August with a burst of failed login attempts against a SonicWall SSL VPN, consistent with a credential-spraying attack. Roughly seven minutes later, one attempt succeeded: a valid VPN account with no multi-factor authentication in place. Nearly two hours passed before the attacker took hands-on action, logging into the domain controller over RDP and running PowerShell commands to dump full property details on every user and computer in the Active Directory environment, reconnaissance Huntress says is a hallmark of Akira intrusions.

The attacker then moved to an application server, installed WinRAR to archive mapped file shares, and used the S3 transfer tool s5cmd to upload the staged data to a cloud storage bucket under their control, standard double-extortion tradecraft designed to give the attacker leverage even if a victim can recover from backups. AnyDesk, a legitimate remote access tool, was installed as a persistent service and used both for hands-on-keyboard control and to deliver the ransomware payload itself.

The Safe Mode Gambit

Rather than spinning up a separate virtual machine to run the encryptor outside the reach of security software — a method Huntress has documented in earlier Akira cases- the affiliate instead used the built-in Windows configuration tool msconfig.exe to force the host to reboot into Safe Mode with Networking. Because Safe Mode loads only core Windows drivers and disables most third-party software by design, the reboot simultaneously took the Huntress agent offline and prevented Microsoft Defender’s real-time protection from starting, all while preserving the network connectivity the attacker needed to keep working.

The attacker had anticipated that Safe Mode would also block their own AnyDesk service, and pre-emptively added a registry entry to keep it running through the reboot, a detail Huntress says shows deliberate planning rather than an improvised move.

The Ransomware Undermined Itself

The plan worked well enough to blind defences, but it also appears to have doomed the attack. Minutes after the akira.exe payload launched, the host began throwing “out of virtual memory” errors, and the ransomware process tree failed before encryption could begin. Huntress attributes the crash to Safe Mode’s constrained memory environment, which was seemingly unable to support the ransomware’s resource demands.

A scheduled Defender scan eventually flagged the payload roughly an hour later, correctly identifying it as Akira, but could not quarantine it because real-time protection remained disabled in Safe Mode. The file was only removed after the attacker rebooted the host back into normal operation, restoring Defender’s protection in the process, meaning the attacker’s own anti-EDR trick was undone by their need to reverse it.

Despite the failed encryption, the attacker had already exfiltrated Active Directory data and file shares before the reboot, leaving the victim exposed to extortion even without any files being locked. Huntress cautioned that the outcome should not be read as a reliable defence: a host with more memory or a larger page file might allow the encryptor to succeed in Safe Mode, and researchers said it is plausible Akira’s developers will adjust the malware’s memory footprint or boot sequence to make the technique more reliable in future attacks.

Recommendations

Huntress urged organisations to enforce MFA on all VPN accounts, monitor for bursts of failed VPN logins followed by a successful one, and ensure EDR is deployed across every endpoint rather than a subset of the environment. It also recommended that defenders specifically alert on boot-configuration changes and Safe Mode reboots, including msconfig.exe and bcdedit activity, and Windows event log entries indicating a Safe Mode boot as well as any modification to the registry keys that control which services are permitted to run in Safe Mode.

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Forescout Launches Rapid Insight Assessment to Uncover Hidden Cyber Risks

Forescout has launched a new Rapid Insight Assessment designed to help organisations uncover hidden assets, network blind spots, and security exposures as artificial intelligence accelerates vulnerability discovery.

The new assessment combines external analysis with passive network monitoring to give security teams a clearer picture of their attack surface. Forescout says the service can deliver actionable findings within days, helping organisations identify and prioritise risks before attackers exploit them.

The launch comes as security teams face the challenge of managing increasingly complex environments. Unmanaged devices, shadow assets, exposed services, and gaps in network visibility can all create opportunities for attackers.

At the same time, advances in AI are making it possible to discover and exploit vulnerabilities faster.

Finding security exposures before attackers do

The Rapid Insight Assessment uses open-source intelligence to examine an organisation’s external exposure. For internal assessments, Forescout can also deploy its portable Flyaway Kit to passively observe network activity without disrupting operations.

The Flyaway Kit provides visibility across IT, OT, IoT, cyber-physical systems, and unmanaged devices, including assets within remote and air-gapped environments.

The assessment can identify internet-facing remote access services, exposed administrative interfaces, previously unknown network devices, risky communications, and unmanaged OT and IoT assets.

It can also provide more detailed asset intelligence and identify devices associated with Known Exploited Vulnerabilities.

AI is shrinking the window for defenders

Craig Weimer, Vice President and General Manager of Americas at Forescout, said the increasing ability of AI systems to carry out cyber tasks is changing how quickly organisations need to identify security weaknesses.

“When an AI system can discover, connect, and exploit vulnerabilities on its own, the idea of an autonomous attacker is no longer just a future concern,” Weimer said.

He pointed to recent public disclosures from OpenAI, Anthropic, and Meta showing that frontier AI models can perform complex, multi-step cyber tasks against real environments with limited human involvement.

“The message for defenders is clear: the window between exposure and exploitation is getting smaller, and organisations need a complete understanding of their attack surface before adversaries find it first,” he added.

Tackling network blind spots

One of the challenges facing security teams is that they cannot protect assets they do not know exist. This becomes particularly difficult across large or distributed environments where new devices and services can appear without being captured by existing security processes.

Forescout says its Rapid Insight Assessment is intended to provide organisations with a faster way to uncover these gaps without lengthy assessment cycles.

“Organisations can’t afford assessment cycles that take months when hidden exposures, network blind spots, and unknown assets can quickly become opportunities for attackers,” Weimer said.

“The Rapid Insight Assessment gives organisations a fast, efficient way to see their most critical security risks and exposure gaps, delivering clear, actionable findings in days so they can address exposures before they become security incidents.”

As AI gives attackers greater speed and automation, gaining an accurate view of the attack surface could become increasingly important. For defenders, finding hidden exposures before an adversary does may prove critical to reducing the opportunity for an attack in the first place.

Learn more and request your free Forescout Rapid Insight Assessment.

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La playlist dell’eclissi

Il sopralluogo alla Torre de Hércules (vedi puntata di ieri) ha dato esito negativo. Due poliziotti interpellati sulla fruibilità della zona durante l’eclissi hanno tranciato di netto ogni qualsivoglia intenzione della sottoscritta di recarvisi questa sera. L’area, magnifica, essendo patrimonio Unesco verrà chiusa da ogni lato per evitare che – il poliziotto imita il gesto con le mani visto il mio sguardo disorientato dinanzi a un irripetibile verbo spagnolo – la gente metta tutto in subbuglio.

In compenso, mentre andavo via, mi sono imbattuta in una bancherella che esponeva un ricco assortimento di occhiali, evidentemente non da eclissi.

Occhiali non da eclissi su una bancherella nei pressi della Torre de Hércules (La Coruña). Crediti: F. Loiacono

I poliziotti però, notata la mia non celabile delusione, mi hanno detto che posso consolarmi ammirando il fenomeno dal lungomare. Dato l’imponente afflusso di gente che si prevede la sera dell’evento, la strada sarà chiusa al traffico. Nonostante la fitta copertura di nubi riscontrata al mattino (vedi sempre qui), il cielo ora è limpido e il Sole esattamente ventiquattr’ore prima dell’eclissi sfolgora indomito, senza impedimento di nuvola alcuna.

Mentre mi accingo a percorrere questo serpentone dorato che è il lungomare di La Coruña al tramonto, che a questo punto sarà il luogo eletto per contemplare il nascondimento, mi faccio compagnia con una playlist di canzoni confezionata per l’occasione.

Qualche giorno prima di partire, mentre trovavo nelle quiete acque di Palese, quartiere nord di Bari, effimero ristoro alle temperature roventi che hanno afflitto la nostra penisola la scorsa settimana, vengo raggiunta da un verso. Verso ascoltato e urlato innumerevoli volte, ma che alla luce dell’imminente partenza si caricava di un significato nuovo, inedito, imprevisto.

Da quel verso piombato all’improvviso ho messo in piedi, anche grazie al prezioso aiuto di amici e familiari, una playlist dedicata all’evento e che qui vi sottopongo. Fenomeno è infatti l’eclissi che travalica i limiti astronomici per conquistare posizioni inattese in ambiti altri delle cose umane. La musica in particolare ne ha abusato, producendo metafore talvolta audaci, come testimonia il vasto assortimento di canzoni che tirano in ballo più o meno direttamente l’oscuramento della nostra stella da parte della Luna.

E proprio grazie alla Luna ci inoltriamo in questa rassegna. Non è il nostro satellite bensì «qualcuno che conosco» a oscurare la luce dell’amata in “Qualcosa di grande” dei Lùnapop, hit che si aggiudicò l’edizione del 2000 del defunto Festivalbar, e a cui appartiene il verso che mi ha raggiunta in acqua. Tiriamo nuovamente in ballo il gruppo bolognese dopo la puntata di ieri. La constatazione dell’irreversibile eclissi dell’oramai ex-fidanzata culminerà nella sfidante asserzione «E ora provaci dal buio/A brillare senza me».

All’eclissi i Subsonica dedicheranno nientemeno che un intero album nel 2007, denominato per l’appunto “L’eclissi”. A differenza del brano di Cremonini e compagni, il fenomeno astronomico qui evoca splendore: «Nel cuore di un’eclissi tu risplenderai» (il pezzo è “Il centro della fiamma”).

La copertina dell’album dei Subsonica “L’eclissi” (Virgin Records, 2007)

Dolentissima ritroviamo l’eclissi nelle parole di Carmen ConsoliEnnesima eclisse tra un dolore e un altro», “Ennesima eclisse”), mentre protagonista di un connubio fusionale quanto tormentato è quella di Paola Turci in “Eclissi” («Luna e sole, che bel male/da toccare fino ad annullarsi»). In un pezzo omonimo, in quanto a scenari funesti che riguardano l’umanità tutta, non scherza Ginevra Di Marco, come ancora i Subsonica L’eclissi di una sazia e spenta civiltà», “La glaciazione”).

C’è chi invece elegge il momento dell’eclissi per avanzare richieste di varia natura – ci si chiede lecitamente perché ciò non venga fatto in altre circostanze. Parliamo di “Eclissi” di Gianluca De RubertisE mentre guardavo l’eclissi/Non devi partire ti prego ti dissi») e “L’eclisse” di Cristina DonàSalvami dalla realtà quando arriva l’eclisse»). C’è poi chi – vedi Salmo nella recente “Eclissi”, tanto per cambiare – attribuisce al fenomeno astronomico le incomprensioni che affliggono certe nostre relazioni («È inutile capirsi, è colpa dell’eclissi»). Ci pensa Tananai a riscattare l’allineamento di Sole, Luna e Terra con una dichiarazione d’amore e un dubbio accostamento («Ti amo come si amano i rave e le eclissi» in “Rave, Eclissi).

Menzioniamo chi il Sole non lo trova più («Mi chiedo dove mai/sia finito il sole», si domandano i Negramaro in “Sole”), chi se lo dimentica («Con l’eclissi totale si scorda il sole», per delucidazioni chiedere ad Anna Oxa in “Eclissi totale”) e chi lo vuole indietro (Zucchero in “Ridammi il sole”). Sul fatto che il Sole non debba proprio farsi vedere non hanno alcun dubbio i Ministri, vedi “Il Sole (È Importante Che Non Ci Sia)”.

La Torre de Hércules, di origine romana, è il faro più antico al mondo ancora in funzione. L’area attorno alla torre sarà chiusa durante l’eclissi. Crediti: F. Loiacono

Tetro come nelle eclissi diventa il nostro astro quando a chiamarlo in causa sono i Litfiba (“Sole nero”) ma anche gli Snap-Out, con una canzone omonima, o i Formula 3 nelle brutte giornate («Sole giallo, sole nero/giorni belli e giorni no», “Sole giallo, sole nero”). In quanto a cupezza non scherza anche il sole evocato dai Timoria in “Sole spento” («Come in un sole in cui sentire freddo»). A disattivare la nostra stella ci aveva già pensato una quarantina d’anni prima chi rubò il cuore di Adriano CelentanoSi è spento il sole, chi l’ha spento sei tu», “Si è spento il sole”).

Non mancano le incursioni nel cinema – sulla filmografia legata al tema ci sarebbe da scrivere un articolo a parte –, con la frizzante “Eclisse Twist” interpretata da Mina, che ci porta dentro il celebre “L’eclisse” di Michelangelo Antonioni.

A generare l’oscuramento di un quartiere romano sarà Corviale, gigantesco complesso residenziale che s’innalza come maestosa astronave in “Eclissi di periferia” di Max Gazzè.

Infine, in “Replay” di Samuele Bersani l’eclissi è assoluta: persino la luna sparisce.

Mi astengo in questa sede da una disamina su come la musica internazionale si sia approcciata al tema in oggetto: la già folta carrellata diverrebbe oltremodo verbosa e illeggibile. Nella playlist che trovate alla fine dell’articolo ho incluso qualche brano (imprescindibile) di provenienza estera. Mentre leggete vi vengono in mente altri pezzi? Proponeteceli!

Un gruppo di bagnanti improvvisa una partita di calcio lungo la spiaggia cittadina mentre il Sole si nasconde. Crediti: F. Loiacono

Dal lungomare di La Coruña lo scenario è magnifico. Un folto gruppo di individui improvvisa una partita di pallone sul bagnasciuga. Il Sole è stato appena inghiottito dalle famigerate nuvole basse, tanto temute in questi giorni, mentre una nube grassa e veloce, impensabile fino a un’oretta fa, ha divorato buona parte del cielo a sud-ovest.

Questa è l’incertezza che avviluppa la Galizia tutta. Male che vada, se il Sole se lo mangerà una nuvola, se annegherà nella foschia, o il nostro appuntamento fallirà per altre insondabili ragioni, questa notte ci sarà (più d’) una canzone da cui tornare.

La playlist dell’eclissi di Media Inaf (disponibile anche su Spotify):

 

 

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In difesa dei modenesi: il Partito Comunista contro autovelox e politiche del PD

La tortura sociale praticata dal Partito Democratico sulla pelle dei modenesi non cessa.

Nuovi autovelox fissi verranno installati sulla tangenziale di Modena, su cui vige il limite di velocità pari a 70 km/h.

Dopo aver costruito piste ciclabili tanto per costruirle, che hanno avuto il solo risultato di aver ostacolato il flusso veicolare con rischiosi salvagenti (Via Nonantolana), ridotto i parcheggi in diverse vie della città e imposto assurdi limiti a 30 km/h, una nuova tegola sulla testa del cittadino, ovvero l’introduzione di ulteriori strumenti punitivi nei confronti degli automobilisti e autotrasportatori.

La nuova misura coercitiva viene giustificata con la solita retorica sulla sicurezza stradale, ma l’obiettivo è ben altro.

Oltre a sottrarre denaro dai conti correnti dei modenesi che utilizzano la tangenziale per recarsi sui luoghi di lavoro, l’introduzione massiva di dispositivi di controllo serve a indurre le persone al disuso del veicolo, considerato obsoleto e inquinante dalla classe dominante, la quale segue pedissequamente l’Agenda 2030, imponendo alla popolazione misure draconiane, ma salvaguardando per se stessa i profitti derivanti dall’incenerimento dei rifiuti.

Tutto ciò segue la logica dell’accumulazione capitalista, seppur mascherato da buoni propositi e bandiere arcobaleno.

Diversamente non si comprenderebbe – ad esempio – il motivo per il quale ad oggi non si sia completato l’anello della Tangenziale e perché i diversi enti gestori dell’infrastruttura (Comune, Provincia e ANAS) non abbiano apportato modifiche alle corsie di immissione e di uscita, necessarie per aumentare il limite di velocità ed evitare i numerosi incidenti che si verificano proprio in prossimità degli svincoli stradali.

Il Partito Comunista sostiene attivamente l’ammodernamento e il potenziamento delle infrastrutture di collegamento stradale che agevolano gli spostamenti nella provincia e nel comune di Modena, e in tal senso ritiene necessario un nuovo piano di investimenti che conduca la Tangenziale ad assolvere appieno il compito di arteria veloce, fondamentale per bypassare il traffico cittadino.

Chiede inoltre che vengano eliminati definitivamente tutti gli autovelox installati o in via di realizzazione, affinché cessi ogni strumento di vessazione nei confronti dei cittadini modenesi.

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L'articolo In difesa dei modenesi: il Partito Comunista contro autovelox e politiche del PD proviene da IL PARTITO COMUNISTA - Sito Ufficiale.

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Un prototipo di spettrografo alla prova dell’eclissi

È stato testato a lungo in laboratorio, poi osservando la Luna nelle ultime settimane di luglio. Infine è stato impacchettato, caricato su un furgone e trasportato dall’Italia, attraverso la Francia, fino alla Sierra de Javalambre, in Spagna. Qui, la prova finale: osservare la corona solare durante l’eclissi totale del 12 agosto.

Il team scientifico con lo strumento CISS allestito per le osservazioni dell’eclissi all’Observatorio Astrofisico de Javalambre, in Spagna. Da sinistra: Federico Landini (Inaf Torino), Fabio Frassetto (Cnr Padova), Lapo Casetti (Università di Firenze), Valeria Caracci (Inaf Torino).

Parliamo dello strumento Ciss (Circular Slit Spectrograph), un prototipo ideato da Federico Landini dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e finanziato con un large grant Inaf nel 2024. Si tratta di un concetto ottico innovativo, per realizzare spettri di sorgenti astronomiche utilizzando una fenditura circolare a raggio variabile, al posto della classica fenditura lineare – quella degli esperimenti di fisica classica che conosciamo dai libri di scuola – e un reticolo a righe anch’esse circolari e concentriche.

Il progetto, una collaborazione tra Inaf di Torino, Cnr – Istituto di fotonica e nanotecnologie di Padova, Università di Firenze e Inaf di Napoli, prevede lo sviluppo di un prototipo di tecnologia testata e convalidata in laboratorio – quello che in gergo si chiama technology readiness level 4. Una volta validato, lo strumento, che adesso è predisposto per le osservazioni in luce visibile, potrà essere esteso anche all’ultravioletto, in vista di future missioni spaziali dedicate allo studio del Sole. Il concetto nasce infatti dalla fisica solare, ma può essere applicato a qualsiasi altra sorgente a simmetria circolare – in astrofisica, non mancano.

Federico Landini, tecnologo all’Inaf – Osservatorio Astrofisico di Torino

Per scoprire i dettagli di questo ingegnoso esperimento, abbiamo intervistato Federico Landini, che al momento si trova presso l’Observatorio Astrofisico de Javalambre, nella provincia di Teruel, una delle aree meno densamente popolate della Spagna, con cieli tra i più bui d’Europa. Insieme ad altri componenti del team scientifico, è in attesa che la meccanica celeste faccia il suo corso e, con un pizzico di fortuna, regali alla spedizione una splendida eclissi di Sole.

Dottor Landini, perché progettare e costruire un nuovo concetto di spettrografo? Non andavano bene quelli già esistenti?

«Ciss è un prototipo per studiare lo spettro della corona solare e anche la dinamica della corona, che si sviluppa su tempi scala dell’ordine di minuti, ore. Con la fenditura circolare a una certa distanza dal centro del Sole, si ottiene uno spettro completo della corona, poi cambiando il raggio della fenditura si vanno a mappare regioni a distanza diversa dal centro del Sole. Questo riduce di almeno almeno un ordine di grandezza il tempo scala necessario per ottenere uno spettro completo della corona.

L’unico spettrometro ultravioletto che ha funzionato nello spazio finora e ha dato risultati importanti è stato l’UltraViolet Coronagraph Spectrometer (Uvcs), operativo sulla missione spaziale Soho tra il 1995 e il 2009. Per mappare uno spettro della corona impiegava una giornata, perché si basava sul concetto classico di fenditura lineare che veniva spostata sulla corona in modo da misurare lo spettro di regioni a distanza diversa dal centro del Sole: poi veniva effettuata una rotazione dell’intero strumento per andare a coprire angoli diversi, e questo richiede tanto tempo».

A che cosa serve la spettroscopia solare?

«La spettroscopia della corona solare ci consente di studiare la composizione chimica della corona, da cui possiamo dedurre le abbondanze degli elementi. Una volta note quelle, è possibile andare a comprendere meglio la fisica dell’intera corona e dei fenomeni che avvengono in questa regione. La corona è la sede di tutte le esplosioni e le manifestazioni eruttive che hanno un’influenza sull’intera eliosfera, e possono influenzare da vicino anche la vita sulla Terra».

È necessario testare lo strumento durante un’eclissi di Sole?

«Dopo la validazione in laboratorio, l’ideale è testare lo strumento sul campo, osservando la sorgente astronomica di interesse, cioè la corona solare. Da terra, la corona si può osservare solo durante un’eclissi, quando la fotosfera del Sole è occultata dalla Luna, perché è molto tenue: sei ordini di grandezza più debole rispetto alla fotosfera nelle lunghezze d’onda del visibile. Si potrebbe fare anche con un coronografo, lo strumento che simula un’eclissi di Sole, ma in quel caso avremmo dovuto costruire due strumenti, il nostro prototipo più un coronografo, con gli stessi fondi. È chiaramente più facile sfruttare un’eclissi di Sole, visto che se ne verifica una in Europa proprio durante l’arco del progetto».

La luce dispersa sul piano focale dello strumento Ciss. Crediti: F. Landini (Inaf)

Com’è nata l’idea di Ciss?

«L’idea è nata quando ho capito come funziona, veramente, uno spettrometro. Partiamo da uno spettrometro lineare: ha una fenditura attraverso cui passa un pennello di luce che arriva su un reticolo lineare a righe parallele. Queste, a loro volta, disperdono l’informazione che arriva dalla fenditura su un piano. Qui, per ogni punto di quella fenditura, abbiamo una certa scomposizione della luce nelle varie lunghezze d’onda. Quando ho capito che la fenditura serve a selezionare una porzione mono-dimensionale dell’oggetto di osservazione, mi sono detto: ma perché per la corona solare non si utilizza una fenditura circolare, in modo da coprirla tutta? Riduce comunque le dimensioni a una sola e si ha uno spettro radiale anziché uno spettro lineare».

Può spiegarci meglio?

«Supponiamo di avere una fenditura circolare, anziché lineare, e di ingrandire una piccola porzione di questa fenditura fino a che non diventa lineare: il funzionamento è lo stesso. Da quel pezzettino di fenditura lineare che però fa parte della fenditura circolare arriva un pennellino di luce su una porzione lineare del reticolo circolare. Questa radiazione viene dispersa perpendicolarmente alla direzione del reticolo e quindi radialmente, perché quella porzione lineare del reticolo circolare è tanto ingrandita. Quindi sul piano focale avremo tanti cerchi concentrici, ognuno corrispondente a una riga spettrale».

Test dello strumento Ciss (Circular slit spectroscopy) sulla terrazza dell’Inaf – Osservatorio astrofisico di Arcetri, a Firenze.

Ci può raccontare i primi passi del progetto?

«C’è stato un primo prototipo di cartone che ho realizzato quattro anni fa con una scatola di risulta, in cui avevo ricavato la fenditura circolare, usando un CD come reticolo. Il concetto funzionava, così abbiamo fatto domanda ai bandi Inaf per la ricerca fondamentale, il progetto è stato finanziato e l’abbiamo finalmente realizzato. Lo strumento è stato assemblato nei laboratori Luxor del Cnr di Padova, è stato allineato ed è stata ottenuta la prima luce a giugno. Quindi lo strumento è già stato validato: funziona, produce spettri radiali sul piano focale come ci aspettavamo. È stato anche calibrato, identificando a quale lunghezza d’onda corrispondono i vari cerchi concentrici sul piano focale. A fine luglio, abbiamo fatto una serie di test di puntamento all’Osservatorio di Arcetri con la Luna, perché la Luna piena ha un’irradianza che è comparabile a quella della corona solare».

Perché avete scelto proprio questo luogo per osservare l’eclissi?

«L’Observatorio Astrofisico de Javalambre è il candidato ideale perché, oltre a trovarsi nella striscia di totalità, è a duemila metri di altezza sul livello del mare, il che riduce un po’ la probabilità di avere copertura del cielo. Inoltre facilita un po’ tutta la logistica, perché ci consente di avere accesso alle facility dell’osservatorio, di avere un piano in cui posizionare lo strumento, di avere accesso alla corrente elettrica senza doversi portare generatori. E ha una visuale aperta a occidente, dove tramonta il sole: quindi è un luogo che mette insieme diversi vantaggi».

Com’è stato il viaggio?

«Siamo partiti venerdì scorso con il furgone da Firenze, abbiamo fatto una prima tappa a metà della costa francese, poi ci siamo fermati un’altra notte a Valencia e domenica mattina siamo arrivati a Javalambre».

Adesso, in attesa della prova del nove, quali sono le attività che vi tengono impegnati?

«Siccome la zona è un po’ ventosa, abbiamo costruito un box sul piazzale dell’osservatorio, con il permesso del direttore, per proteggere dal vento lo strumento. In queste notti siamo impegnati con il modello di puntamento, ci stiamo preparando osservando alcune stelle note, testando qualche qualche sequenza osservativa. E poi si spera che non sia nuvoloso il giorno dell’eclissi!».

E il futuro?

«Il prototipo al momento è stato realizzato nelle lunghezze d’onda del visibile, perché è più facile da assemblare in laboratorio, non c’è bisogno di andare in vuoto. L’idea è, una volta validato il principio, rifare un altro prototipo, però dedicato all’ultravioletto. La corona solare, per via della sua temperatura di milioni di gradi, ha uno spettro di emissione particolarmente importante nell’ultravioletto. Questo ci permetterà di proporre una futura missione spaziale con uno strumento di questo tipo a bordo: mi piacerebbe iniziare con una missione piccola, per esempio un razzo sonda, per dimostrare che tutto funziona, e poi passare a una missione più importante, come una small o medium class dell’Agenzia spaziale europea».

Lorenzo Cocola dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Cnr di Padova con lo strumento Ciss, integrato nei laboratori Luxor. Crediti: F. Landini (Inaf)

Metterete in campo lo strumento anche durante la prossima eclissi di Sole, quella del 2 agosto 2027?

«L’eclissi del 2027 avviene allo zenit e dura oltre sei minuti, quindi è una bella eclissi, una delle più lunghe del secolo. Peraltro interessa zone in cui c’è pochissima nuvolosità, nel Nord Africa. Sono zone con tanto sole, anche se magari logisticamente sarà più difficile organizzare una spedizione. Se riusciremo a ottenere dei fondi, chiaramente proveremo lo strumento anche nel 2027».

Guarda l’intervista a Chiara Casini e Valeria Caracci sul canale Youtube di Media Inaf:

 


Per saperne di più:

  • Leggi su Proceedings of the Spie l’articolo “Design of a circular slit spectrometer” di Federico Landini, Fabio Frassetto, Valeria Caracci, Lorenzo Cocola, Lucia Abbo, Vincenzo Andretta, Chiara Casini, Alberto Riva, Silvano Fineschi, Maurizio Pancrazzi, Marco Romoli, Paola Zuppella

Per seguire i team scientifici dell’Inaf e le inviate di Media Inaf in Spagna per l’eclissi:

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Ventisette anni dopo

L’11 agosto del 1999 si è verificata l’ultima eclissi di Sole visibile da non trascurabili porzioni del territorio europeo. Dall’Italia la Luna ha occultato solo parzialmente la nostra stella. La percentuale di oscuramento variò tra il 95 per cento nel nord della penisola e il 65 per cento nelle isole maggiori.

Noi cosa facevamo in quei giorni lontani, sul finire degli anni ‘90? Era estate e un giovane Cremonini mechato di rosso imperversava in radio conducendoci su fiabeschi colli bolognesi, favolosi per me, bimbetta di otto anni cresciuta nella provincia barese, per la quale una città del Nord si collocava alla stessa inaudita distanza di una galassia lontana, e nell’inconsapevolezza di noi tutti che mai avremmo giurato che quel pezzo ci saremmo ritrovati a ballarlo a ogni compleanno, matrimonio, festa qualsiasi nei ventisette anni successivi.

Copertina dell’album “Ciao” (1999) di Lucio Dalla (Pressing)

Interrogato rispetto all’album “Ciao”, uscito nel settembre del ’99, Lucio Dalla non mancò di citare l’eclissi, tra gli avvenimenti che scandirono quella fine di millennio: «Ciao alla confusione, ciao al secolo che finisce: con tutto quello che è successo quest’anno, guerre, eclissi, terremoti, vittime, previsioni di fine del mondo, tutto come un groviglio multimediale, uno scontro di luci… ed io lì, nel centro, ad intercettare ogni cosa, perché non potrei mai restare passivo o indifferente».

L’eclissi avvenne alle undici di un mercoledì mattina.

Di come mi apparve il fenomeno e di quale emozione provocò in me, non ricordo nulla. Quello che ricordo benissimo invece fu lo sforzo per procacciarsi un dispositivo che consentisse la visione dell’attesissimo evento. Dispositivo che nel mio caso consistette in un vetro da saldatore, sfoggiato con orgoglio da mia sorella sulla tovaglia immacolata a fine pranzo, e che ci aveva procurato il giorno prima Giovanni, il meccanico nostro vicino di casa. Quella mattina, come ogni giorno di quelle estati a ridosso del 2000, stavo giocando con altri bambini per la strada quando rincasai per assistere al prodigio. Bisognava esserci quel giorno, questo ricordo. Voi dov’eravate?

Particolare dell’Estadio Municipal de Riazor, stadio della squadra di casa, il Deportivo La Coruña. Crediti: F. Loiacono

Ventisette anni dopo a La Coruña tira aria di vigilia. Quando stamattina ho aperto gli occhi, il cielo era compatto, londinese. Adesso timidi raggi di sole stanno aprendosi varchi sempre più significativi, e congiuntamente a essi si avverte una crescente quota di umidità. Per domani, le previsioni parlano di cieli incerti. Sereno, foschia, nubi basse, sereno, questa fastidiosa incostanza è quel che riportano noti siti web sulle condizioni meteorologiche. Io sto andando a fare un sopralluogo dalle parti della Torre de Hércules, un faro di costruzione romana e, leggo su Wikipedia, il più antico al mondo ancora in funzione, per verificare che la zona circostante sia adeguata alla visione dell’eclissi. Il receptionist del complesso di appartamenti in cui soggiorno mi ha suggerito Monte de San Pedro come invitante punto di osservazione, dalla parte opposta della città. Secondo lui ci vuole una mezz’ora di ascesa, ma dato che ieri mi ha riferito un tempo per raggiungere il supermercato che poi, nella pratica, si è rivelato il triplo dello stesso, guardo il suo consiglio con una certa ritrosia.

Ieri sera, sfinita dai passi, dall’ansia di perdere la coincidenza all’aeroporto di Madrid causa vicissitudini Schengen, e dalle cinque ore di sonno della notte precedente, ritrovavo me stessa cenando in un posto denominato El Templo del Gol, situato evidentemente nei paraggi dello Stadio Riazor, santuario del Deportivo La Coruña. Mangio polpette di jamón serrano mescolato a un formaggio indecifrabile mentre assisto all’ossimoro dato da cinque attempate signore, manifestamente più vispe della sottoscritta a partire dai vestitoni coloratissimi sfoggiati al tavolo di fronte, dinanzi a copiosi quantitativi di birra e un gioco di carte non identificato, mentre i Daft Punk sullo schermo in alto suonano a bomba questo pezzo qui. Pezzo cui segue una ballata – a me ignota quanto i suoi esecutori – della band messicana Maná, il cui frontman, mi auguro per stanchezza, avevo confuso con un giovane Gianluca Grignani.

Quando esco è ancora giorno e la città anche a uno sguardo disattento si rivela spalmata di manifesti che anticipano l’evento di domani. Alle fermate degli autobus sovente capita di imbattersi in una locandina dell’Odissea che stranamente non è quella di Nolan ma una rivisitazione in chiave eclittica.

Tipico manifesto alle fermate degli autobus di La Coruña. Crediti: F. Loiacono

Le librerie non sono da meno, sfoggiando per l’occasione un vasto repertorio astronomico in vetrina.

Vetrina di una libreria di La Coruña. Crediti: F. Loiacono

C’è chi mercoledì pomeriggio chiude tutto per andare a vedere l’eclissi, come annuncia, con relative scuse, il foglio affisso davanti a un centro scommesse.

L’annuncio affisso davanti a un centro scommesse in vista dell’eclissi. Crediti: F. Loiacono

Un signore in camicia hawaiana, che scopro essere Fernando Romay, star della pallacanestro spagnola degli anni ‘80, ci invita a seguire l’eclissi sull’emittente locale Televisión de Galicia. Mi aiuto con Google Translate per decifrare quel che dice al riguardo La Voz de Galicia, quotidiano spagnolo che ha sede proprio a La Coruña: «L’ombra dell’altissimo giocatore di basket galiziano (2,13 metri) è identica all’ombra che l’eclissi proietterà in Galizia il 12 agosto.»

Un manifesto della campagna pubblicitaria sull’eclissi della Televisión de Galicia. Crediti: F. Loiacono

Infine, rimanendo in tema di grandi eventi, non mancano attestazioni dell’ultimo mondiale vinto, benché in verità mi aspettassi di trovarne molte di più. Di questa merceria del centro città certamente l’allestimento più laborioso.

Una merceria nel centro di La Coruña ricostruisce le fasi che hanno portato alla vittoria della Spagna nell’ultimo mondiale. Crediti: F. Loiacono

Il receptionist mi ha comunicato che la struttura è colonizzata da persone giunte a La Coruña apposta per l’eclissi – su quest’affermazione non ho ragione di dubitare.

Su Instagram vengo intercettata da Lorenzo, Francesco e Simone, che sono arrivati questa mattina da Genova. Hanno viaggiato tutta la notte per essere qui. Dicono che a Ferrol il cielo dovrebbe essere sgombro da nubi basse durante l’eclissi. E che La Coruña, pur essendo vicina, è molto più a rischio.

Intanto che butto giù queste righe il cielo si è aperto, benché si scorga una lieve foschia diffusa. Ieri guardavo il Sole intorno alle 20 e 20 risplendere sopra lo stadio, ignaro che domani più o meno alla stessa ora qualcuna gli ruberà la scena. Fosse stata ieri, l’eclissi, sarebbe stato perfetto. Ma domani è domani. Nell’incertezza che ammanta la città, e sempre affligge e ravviva le umane vicende, una cosa è certa. Vogliamo esserci. Come nel ’99.


Per seguire i team scientifici dell’Inaf e le inviate di Media Inaf in Spagna per l’eclissi:

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L’esplosione del buco nero a 300mila anni luce

Un team di ricerca guidato dall’Università di Tohoku, in Giappone, ha scoperto che i venti generati dai buchi neri supermassicci al centro delle galassie sono cento volte più potenti di quanto si pensasse e trasportano energia a distanze di circa 300mila anni luce. Lo studio, pubblicato due settimane fa sulla rivista Nature Astronomy, dimostra come questi venti influenzino una vasta distesa di spazio ben al di fuori delle galassie in cui risiedono i buchi neri che li originano.

Rappresentazione artistica della struttura gerarchica dell’Universo, da un gruppo di galassie a una singola galassia e al buco nero supermassiccio al suo centro. Sebbene un buco nero sia oltre 100 milioni di volte più piccolo del raggio della sua galassia ospite, esso svolge un ruolo fondamentale nella regione centrale della galassia stessa. Crediti: Tohoku University

«I buchi neri sono noti soprattutto perché risucchiano la materia, ma espellono anche gas sotto forma di potenti venti», spiega Satoshi Yamada dell’Università di Tohoku, primo autore del lavoro. «Si pensava che questi venti rimanessero confinati all’interno della galassia, ma il nostro studio ha rivelato che la loro forza è immensamente più potente di quanto compreso finora». 

Il team di ricerca ha osservato l’attività del quasar H1821+643, situato nella costellazione del Dragone a circa 3,4 miliardi di anni luce dalla Terra, grazie ai dati del satellite per l’astronomia X Xrism della Jaxa. Il buco nero supermassiccio, in rapida crescita, si trova proprio al centro dell’ammasso di galassie e genera turbolenza nel gas caldo circostante che emette raggi X. Il team è riuscito a determinare con precisione il movimento del gas analizzando le linee di emissione degli ioni di ferro.

Illustrazione artistica che mostra un’esplosione generata da un buco nero supermassiccio nascosto al centro di una galassia, la cui energia si propaga oltre la galassia stessa fino all’ambiente del gruppo galattico circostante. L’illustrazione raffigura il trasporto di un’enorme quantità di energia — equivalente a diverse centinaia di miliardi di esplosioni di supernove — nello spazio circostante, innescando il movimento violento del gas caldo che si estende fino a distanze di circa 300mila anni luce. Crediti: Tohoku University

Le osservazioni ad alta precisione condotte dal satellite Xrism hanno rivelato che il gas ad alta temperatura che circonda il buco nero non rimane statico, ma si disperde violentemente su un’ampia area a causa della turbolenza. I ricercatori hanno inoltre confermato che il flusso di gas si estende oltre la galassia ospite, raggiungendo distanze di circa 300mila anni luce. La quantità di energia coinvolta nella turbolenza risulta essere circa cento volte superiore rispetto alle stime precedenti ed equivalente a diverse centinaia di miliardi di esplosioni di supernove – le esplosioni che si verificano quando le stelle di grande massa raggiungono il termine della loro vita.

Per la prima volta è stato possibile dimostrare che i buchi neri supermassicci influenzano il più ampio ambiente cosmico attraverso un’onda d’urto di straordinaria potenza. Questi oggetti sono motori fondamentali dei flussi di gas e della dinamica spaziale, in grado di trasportare immense quantità di energia verso diverse regioni del cosmo. 

In futuro, nuove osservazioni permetteranno di studiare l’effetto di altri buchi neri sull’ambiente circostante e di chiarire le modalità con cui la materia e gli elementi chimici circolano nell’universo.

Per saperne di piu:

 

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LIVORNO: UCCIDE UN’INNOCUA BISCIA, DENUNCIATO DAI CC

Prima ha ucciso una biscia, poi ha pubblicato la foto sui social e alla fine è stato segnalato all’autorità giudiizaria. I carabinieri forestali di Livorno, riferisce “Il Tirreno”, hanno identificato e denunciato un uomo di 51 anni, residente in provincia, ritenuto responsabile dell’uccisione di un esemplare di  “biscia dal collare barrata”, un relttile abbastanza comune nel nostro Paese. L’indagine è scattata dopo la diffusione sui social della foto del serpente ucciso: un’immagine che ha dato il via agli accertamenti. Il serpente era innocuo. L’accusa è uccisione di animali.

(Foto. Benny Trapp)

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PESCA DI FRODO, ALL’ELBA RECUPERATE RETI PER 22 CHILOMETRI

Nel cuore del Santuario dei Mammiferi Marini Pelagos, Sea Shepherd Italia ha operato per due settimane al fianco della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera contro la pesca di frodo, nelle acque dell’isola d’Elba, Pianosa, Montecristo e nel tratto di mare maremmano tra lo Scoglio d’Africa e Talamone. L’operazione ha portato al recupero di 21 chilometri di reti da pesca, 1.700 trappole per polpo e 66 nasse, e alla liberazione di centinaia di animali marini ancora vivi, tra cui 100 aragoste, 5 razze, rane pescatrici, scorfani e murene. Rinvenute inoltre due tartarughe Caretta caretta intrappolate in una rete: una, ancora viva e in stato di sofferenza, e’ stata salvata e affidata al Centro di Recupero dell’Acquario di Livorno per le cure.

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NAPOLI, SALVATO BEAGLE ABBANDONATO IN TANGENZIALE

I suoi ‘padroni’ lo avevano abbandonato in una piazzola di sosta della Tangenziale di Napoli. Ma la polizia lo ha salvato, evitando conseguenze mortali per lui e per chi utilizza l’arteria stradale. Nel corso dei servizi di vigilanza stradale, agenti, nella serata dello scorso mercoledi’, hanno recuperato prima che arrivasse alla carreggiata un cane che vagava in evidente stato di agitazione, creando una situazione di potenziale pericolo la propria incolumita’ e quella degli utenti della strada. L’esemplare di razza beagle e di media taglia, tramite il Centro Operativo Autostradale di Napoli, andra’ ora in affidamento a una ditta specializzata nella custodia. Accertato che l’animale era privo di microchip identificativo. (

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CALDO, MORIA DI PESCI NELLO STAGNO DI PORTO SAN PAOLO (OT)

Sarebbe da attribuire alle elevate temperature e alla conseguente riduzione dell’ossigeno nell’acqua che non ha ricambio la moria di pesci che si sta verificando nello stagno di Porto Taverna, nel territorio comunale di Loiri Porto San Paolo. A lanciare l’allarme e segnalare la presenza di fauna ittica morta nel sito lacustre sono stati numerosi residenti e turisti, ai quali si e aggiunta anche l’associazione ecologica Gruppo di intervento giuridico che ha informato il Ministero dell’Ambiente, la Regione, il Comune di Loiri Porto San Paolo, la Guardia costiera, il Corpo Forestale, l’Arpas e informato la Procura del tribunale di Tempio Pausania. A spiegare le cause della morte di numerosi esemplari di fauna ittica nello stagno è l’amministrazione comunale guidata da Francesco Lai. “L’imboccatura dello stagno risulta naturalmente chiusa dal mese di aprile. Le mareggiate, i venti predominanti e le dinamiche meteomarine hanno determinato un accumulo di sabbia presso la foce, interrompendo il collegamento con il mare, che da allora non si è ripristinato naturalmente. Dalle prime valutazioni, la moria osservata appare compatibile con l’effetto combinato delle elevate temperature, e del limitato ricambio delle acque. Si tratta tuttavia di un’ipotesi preliminare, che dovrà essere verificata attraverso sopralluoghi, misurazioni, campionamenti e analisi da parte degli enti tecnicamente competenti”, si legge nella nota diffusa. La gestione dello stagno e gli eventuali interventi di apertura o modifica della foce non rientrano nelle competenze dirette del Comune, né dell’Area Marina Protetta Tavolara – Punta Coda Cavallo, che invece richiedono specifiche valutazioni tecniche e le determinazioni degli enti competenti sotto il profilo ambientale, idraulico e demaniale. I biologi dell’AMP Tavolara – Punta Coda Cavallo starebbero seguendo e monitorando l’evoluzione delle condizioni ambientali dello stagno da diverse settimane e l’amministrazione comunale ha avviato una prima attività di rimozione della fauna ittica morta, per evitarne l’accumulo lungo le sponde e limitare possibili conseguenze igienico-sanitarie.

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Oltre le nuvole, in volo per studiare l’eclissi

L’eclissi totale del 12 agosto non passa per l’Irlanda. L’isola verde è posizionata molto bene per osservare l’eclissi parziale, con percentuali di oscuramento del Sole che variano dal 93 per cento di Belfast al 97 per cento nell’isola di Valentia, a sud-ovest. Ma per raggiungere la zona di totalità, bisogna inoltrarsi nell’Oceano Atlantico, trecentocinquanta chilometri a ovest della costa occidentale d’Irlanda. È quello che farà un team di ricercatori e ricercatrici irlandesi e italiani, osservando l’eclissi da una postazione decisamente singolare: un Airbus C295 dell’Aeronautica Militare Irlandese, che sorvolerà la fascia di totalità al largo della costa occidentale dell’Irlanda.

La striscia di totalità dell’eclissi del 12 agosto 2026. Crediti: TimeAndDate

Il cuore della spedizione è un telescopio chiamato E-CorMag, sviluppato dall’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) di Torino e l’Università di Firenze, in collaborazione con l’Osservatorio astronomico della Valle d’Aosta, per studiare il campo magnetico della corona solare. L’aereo è dotato di un finestrino apribile (bubble window, in inglese) che permette le misurazioni con un telescopio. In questo modo, lo strumento non dovrà guardare attraverso il finestrino dell’aereo, che introduce distorsioni ottiche sulle immagini. La durata dell’eclissi inoltre si allunga di qualche secondo.

Gerardo Capobianco dell’Inaf – Osservatorio astrofisico di Torino

Per saperne di più, Media Inaf ha raggiunto Gerardo Capobianco, che al momento si trova in Irlanda dove, insieme ai colleghi Lucia Abbo e Hervé Haudemand dell’Inaf di Torino e alle controparti irlandesi del Dublin Institute for Advanced Studies, Trinity College Dublin, Technological University Dublin e Irish Air Corps, sta per prendere parte a questa avventurosa missione scientifica.

Dottor Capobianco, qual è l’obiettivo della spedizione?

«Lo strumento E-CorMag è stato disegnato per permettere osservazioni della corona solare in una delle sue righe più brillanti nello spettro visibile, quella del ferro ionizzato 13 volte (Fe XIV). La stessa riga viene misurata in orbita dalla missione Esa Proba-3 tramite il coronografo Aspiics. Le misure durante l’eclissi permetteranno quindi una cross-calibrazione molto accurata delle misure fornite da Aspiics. Ma non ci limiteremo a questo. Infatti lo strumento E-CorMag, a differenza di Aspiics, permette anche misurazioni della polarizzazione della riga del ferro. Ed è proprio misurando la polarizzazione della luce che potremo mappare la struttura del campo magnetico coronale. Il campo magnetico è la chiave per svelare uno dei più grandi enigmi della fisica solare moderna: perché la corona solare è centinaia di volte più calda della superficie del Sole?».

Sono già state fatte osservazioni scientifiche di un’eclissi a bordo di un aereo?

Il team dell’esperimento, con lo strumento E-CorMag (in primo piano) al Dunsink Observatory, in Irlanda. Lucia Abbo è la terza da sinistra; Gerardo Capobianco è il secondo da destra (cliccare per ingrandire)

«Le osservazioni da aereo sono diventate abbastanza comuni dagli anni Settanta in poi. Volare in quota offre diversi vantaggi: permette di spostarsi dove il meteo o la visibilità sono migliori, di seguire l’ombra dell’eclissi per estenderne la durata — un gruppo francese nel 1973 riuscì a inseguirla per ben 70 minuti a bordo di un Concorde supersonico — e di effettuare misure nell’infrarosso altrimenti impossibili da terra, dove questa luce viene assorbita dall’atmosfera. Lo stesso gruppo irlandese con cui collaboriamo ha già condotto una spedizione simile su un aereo dell’Aeronautica Militare Irlandese durante l’eclissi del 2015 utilizzando camere reflex digitali. Questa volta, invece, porteremo a bordo uno strumento scientifico più complesso, con l’aspettativa di raccogliere dati di ottima qualità».

Perché è così importante osservare il Sole durante un’eclissi totale?

«I pochi minuti della totalità durante un’eclissi solare sono gli unici momenti in cui la corona solare si mostra in tutto il suo splendore in modo naturale, senza che il disco solare l’accechi. Per la fisica solare è una vera e propria corsa contro il tempo: lavoriamo per anni per progettare e calibrare strumenti di precisione che poi avranno solo una manciata di minuti per funzionare alla perfezione. Un’eclissi totale è veramente un’occasione unica per fare da Terra misure ad altissima risoluzione che altrimenti sarebbero impossibili».

Il telescopio E-CorMag. Crediti: Inaf

Ci parli dello strumento E-CorMag.

«E-CorMag è un telescopio compatto di 50 millimetri di apertura e 500 millimetri di focale, equipaggiato con un rivelatore Ccd di classe scientifica. Ma il suo vero “cuore” sta nei filtri e nel polarimetro, che prendono in prestito le tecnologie di due grandi missioni spaziali: i filtri sono gli stessi del coronografo Aspiics a bordo di Proba-3, mentre il polarimetro deriva direttamente dallo strumento Metis su Solar Orbiter di Esa/Nasa. Lo strumento è progettato per catturare la luce polarizzata emessa sia dalla “riga verde” del ferro (Fe XIV a 530.3 nm) sia dal continuo della corona solare (540-570nm). Facendo passare solo questi specifici fotoni, E-CorMag ci permette di ricavare la direzione del campo magnetico coronale. Abbiamo già testato l’esperimento durante l’eclissi del 2024: lo strumento ha mostrato tutto il suo potenziale, anche se le condizioni meteo e alcuni imprevisti hanno reso l’analisi dei dati particolarmente complessa. Questa nuova spedizione è l’occasione perfetta per perfezionare il lavoro e raccogliere le informazioni sul campo magnetico coronale».

Che cosa sperate di scoprire sul campo magnetico solare?

«Il campo magnetico solare è un ingrediente fondamentale per investigare il problema del riscaldamento della corona, come già detto, ma anche per comprendere tutta la dinamica del vento solare e delle eruzioni solari. Mentre sono possibili misure del campo magnetico fotosferico sulla superficie del Sole, quelle coronali sono ricavate da diagnostiche che richiedono segnali collegati alla polarizzazione non facili da acquisire. Quindi con le nostre misure saremo in grado di determinare la direzione del campo magnetico, misure molto utili per la topologia del campo stesso e per dare vincoli ai modelli di campo magnetico».

L’aereo dell’aeronautica militare irlandese. Crediti: Irish Air Corps

Come opererete lo strumento a bordo del volo?

«Lo strumento verrà montato di fronte a un finestrino che durante la parzialità verrà aperto per poter affinare il puntamento e poter acquisire dati di ottima qualità, senza che il finestrino introduca distorsioni ottiche e polarimetriche. Durante la fase di avvicinamento, un filtro solare proteggerà il telescopio; lo rimuoveremo nell’istante del diamond ring (l’effetto chiamato “anello di diamante” che precede la totalità). Questa operazione, inclusa la stabilizzazione del gimbal (la struttura di imbrago) per annullare le vibrazioni, richiede circa 5 secondi. Da quel momento parte la sequenza osservativa vera e propria: acquisiremo circa 70 immagini della corona a tempi di esposizione differenti per ottimizzare il segnale in tutte le sue zone e con i diversi filtri e diversa polarizzazione. È una manovra che richiede una sincronia perfetta con i piloti, i quali dovranno inclinare leggermente l’aereo (manovra di roll), mantenendo invece il puntamento, per evitare che la scia dell’ala e i gas di scarico finiscano nel nostro campo visivo. La missione prevede due check-point decisionali: a 60 e a 15 minuti dalla totalità, per verificare le condizioni meteo ed eventualmente correggere la rotta all’ultimo secondo per assicurarci un cielo del tutto limpido. La nostra campagna di misura, tuttavia, continuerà anche dopo la fine della fase di totalità, quando acquisiremo, con il filtro solare installato nuovamente, i dati di calibrazione».

Lo strumento E-CorMag montato nell’imbrago al Dunsink Observatory, in Irlanda. Crediti: L. Abbo (Inaf)

C’è sinergia tra il vostro esperimento e le missioni spaziali che studiano il Sole in orbita?

«C’è una connessione strettissima. Si può dire che E-CorMag sia un ponte tra terra e spazio per diversi motivi, innanzitutto per la tecnologia condivisa. Lo strumento usa componenti chiave derivati direttamente dai prototipi di Proba-3 (i filtri) e di Solar Orbiter (il polarimetro di Metis). Proprio per questa sinergia, si potrà fare una cross-calibrazione: osservare la corona contemporaneamente dall’aereo e dall’orbita ci permette di “tarare” gli strumenti spaziali come Aspiics su Proba-3 con un livello di accuratezza impossibile in altri momenti. Ma il nostro esperimento non solo ha sinergie con queste due missioni spaziali, ma anche complementarità: mentre le sonde spaziali ci danno una visione globale e continua della corona, E-CorMag aggiunge la misura della polarizzazione della riga verde del ferro. Unendo le due cose, riusciremo a ricostruire la morfologia del campo magnetico coronale».

Tutto pronto, dunque. Ormai l’ultima parola, come sempre in questi casi, spetta al meteo…

«Speriamo nel bel tempo, ovviamente, e che nel punto che abbiamo scelto come target per queste osservazioni non ci siano nuvole, o che almeno siano al di sotto della nostra quota di volo, altrimenti ci sposteremo di qualche chilometro per bucare le nuvole. È uno dei motivi per cui andiamo sull’aereo: andare oltre le nuvole».


Guarda l’intervista a Lucia Abbo sul canale Youtube di Media Inaf:

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Per seguire i team scientifici dell’Inaf e le inviate di Media Inaf in Spagna per l’eclissi:

 

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CLIMA: NEL 2025 RECORD GAS SERRA, LIVELLO E CALORE DEI MARI

Concentrazioni record di gas serra nell’atmosfera, livello dei mari al massimo storico per il 14esimo anno consecutivo e oceani mai cosi’ caldi. E’ la fotografia scattata dal 36esimo rapporto annuale State of the Climate, redatto da 625 scienziati di 60 Paesi e pubblicato dal Bulletin of the American Meteorological Society. “I dati revisionati dai pari dipingono un quadro globale di dove ci troviamo rispetto ai parametri di riferimento e di quanto velocemente le cose stiano cambiando: consideratelo l’analogo della valutazione annuale della salute da parte del vostro medico” dichiara il presidente dell’AMS, Alan Sealls, sottolineando come il report “presenti misurazioni e tendenze critiche che informano agenzie, comunita’ e imprese per la pianificazione a lungo termine”. I tre principali gas a effetto serra – anidride carbonica, metano e protossido di azoto – hanno toccato nuovi picchi nel 2025, con la concentrazione media di CO2 salita a 425,6 parti per milione (+53% rispetto all’era preindustriale) e con emissioni da combustibili fossili stimate a 10,3 petagrammi di carbonio, un dato piu’ che triplicato rispetto agli anni ’60. A livello globale il 2025 si attesta tra i tre anni piu’ caldi dal 1850, risultando in assoluto l’anno piu’ caldo di sempre in assenza del fenomeno El Nino nonche’ l’anno piu’ caldo mai registrato in Europa, mentre gli ultimi 11 anni (2015-2025) si confermano in blocco come i piu’ caldi della storia strumentale. Gli oceani, che assorbono il 90% del calore in eccesso, hanno stabilito il record assoluto di contenuto termico fino a 2.000 metri di profondita’, portando l’87% delle superfici marine a subire ondate di calore e spingendo il livello medio dei mari a +111,2 millimetri rispetto al riferimento del 1993. Quadro critico anche ai poli, con l’Antartide al suo anno piu’ caldo dal 1979, l’Artico al secondo posto in 126 anni di rilevazioni – dove “il ghiaccio con piu’ di quattro anni e’ ormai quasi del tutto assente” – e i ghiacciai continentali in ritiro per il trentottesimo anno consecutivo. Sul fronte degli eventi estremi, infine, si sono registrate 97 tempeste tropicali nominate, tra cui l’uragano Melissa, che a ottobre ha devastato la Giamaica come Categoria 5 causando 95 vittime e oltre 12 miliardi di dollari di danni.

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STUDIO, I CANI HANNO SENSIBILITA’ SPECIFICA PER LE EMOZIONI UMANE

I cani possono associare la felicita’ umana alle aree cerebrali legate alla ricompensa, ma riescono anche a distinguere rabbia, tristezza e paura. Lo rivela uno studio, pubblicato sulla rivista ‘Cell’, condotto dagli scienziati dell’Universita’ di Vienna, dell’Universita’ Nazionale Autonoma del Messico e dell’Universita’ Eotvos Lorand. Il team, guidato da Raul Hernandez-Perez e Laura Cuaya, ha utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per scansionare il cervello di cani domestici mentre osservavano foto di volti umani. Inizialmente, il lavoro ha mostrato che la corteccia temporale e il nucleo caudato rispondono in modo unico alla felicita’. Grazie al machine learning, l’analisi dell’intero cervello ha mostrato pattern neurali distinti per paura, rabbia e tristezza. “L’attivita’ nel nucleo caudato – spiega Cuaya – suggerisce che i volti felici abbiano un valore emotivo per i cani. I nostri pelosi si sono evoluti con noi per capirci e cooperare, e riconoscere questa capacita’ puo’ cambiare il modo in cui ci prendiamo cura di loro”. Nei prossimi approfondimenti, concludono gli autori, sara’ interessante analizzare come i cani uniscano input diversi come segnali cerebrali, linguaggio del corpo, voce e odori per comprendere le persone, confrontando direttamente l’elaborazione emotiva del cervello canino con quello umano.

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Pubblicato il nuovo Science Book di Skao

Undici anni dopo la pubblicazione della prima edizione, l’Osservatorio Ska (Skao) presenta un nuovo Science Book, intitolato Advancing Astrophysics with the Ska – II. Il volume, organizzato in 221 capitoli, non si limita a documentare la portata della ricerca astronomica che sarà possibile condurre con i telescopi Ska: aggiorna gli obiettivi scientifici del progetto e delinea alcune delle principali scoperte attese nel prossimo futuro grazie alle osservazioni dei radiotelescopi Ska-Mid e Ska-Low, attualmente in costruzione rispettivamente in Sudafrica e nell’Australia Occidentale.


La locandina dello Science Book di Skao 2026. Crediti: Skao

L’opera testimonia anche la dimensione internazionale del progetto: oltre 1500 autori provenienti da 51 paesi hanno contribuito alla sua realizzazione. Tra questi, la comunità scientifica italiana si distingue per il ruolo di primo piano, tanto che l’Italia è il paese con il maggior numero di contributi al volume.

«La pubblicazione di questo secondo volume segna un passaggio fondamentale nella definizione degli obiettivi scientifici che l’Osservatorio Ska affronterà nel prossimo decennio e pone le basi per le prime campagne osservative finalizzate a verificare le prestazioni scientifiche dei telescopi», dice Isabella Prandoni dell’Inaf – Istituto di radioastronomia di Bologna, spokesperson Skao per la Direzione scientifica dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf).

Infografica sulla percentuale di autori per Paese per la nuova edizione del Science Book di Skao. Crediti: Skao

I dati sul contributo del nostro paese, che schiera oltre 230 coautori, evidenziano una solida leadership scientifica. «I nostri ricercatori», osserva Prandoni, «rappresentano quasi il 15 per cento del totale dei coautori e figurano come primi autori in circa il 20 per cento dei capitoli (45), posizionando l’Italia al primo posto per partecipazione complessiva». Questo dato non riflette soltanto l’ampio coinvolgimento della comunità scientifica italiana nel progetto, «ma dimostra la solidità e la trasversalità delle competenze delle nostre ricercatrici e dei nostri ricercatori, che coprono uno spettro estremamente ampio di tematiche – dalle origini cosmologiche all’evoluzione della struttura a grande scala dell’universo; dallo studio delle galassie alla caratterizzazione dei buchi neri; dalla fisica del mezzo interstellare all’evoluzione delle popolazioni stellari; dall’astrobiologia ai fenomeni transienti e alle onde gravitazionali».

Infografica con le statistiche sul Science Book di Skao, Advancing Astrophysics II. Crediti: Skao

Gli articoli sono suddivisi in sei macro-sezioni: Sole, Terra e pianeti; formazione ed evoluzione delle stelle; dalla Via Lattea alle galassie remote; il cosmo; l’universo estremo; metodi e tecniche. «La nostra ricerca esplora l’universo in ogni regime fisico e a qualsiasi scala, facendo leva sulla sensibilità senza precedenti dei telescopi Ska, sulla rapidità con cui riescono a scandagliare il cielo e sull’alta qualità delle immagini che producono, oltre a sfruttare le importanti sinergie con le principali infrastrutture osservative internazionali», sottolinea Anna Bonaldi, Head of Scientific Services di Skao.

«È un risultato», conclude Prandoni, «che conferma la maturità della radioastronomia italiana e pone le basi per un suo ruolo strategico e di leadership in vista della futura fase operativa dell’Osservatorio Ska».

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Svelata la natura del superammasso della Vela

Un team internazionale di astronomi, con la partecipazione dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), ha messo in luce nuovi dettagli di una gigantesca struttura dell’universo, a lungo rimasta invisibile perché nascosta dalle stelle e dalle fitte coltri di polveri presenti nella Via Lattea. Grazie a un’innovativa tecnica ibrida che incrocia diverse tipologie di dati sulle galassie, le ricercatrici e i ricercatori sono riusciti a mappare l’effettiva portata del Superammasso della Vela — a oggi riconosciuto come uno dei più imponenti agglomerati di materia del cosmo a noi vicino.

Mappa dell’Universo locale che evidenzia i principali superammassi. Vela, un’imponente struttura nascosta, si trova sulla sinistra. L’immagine mostra come le galassie fluiscono nello spazio e i “bacini” su larga scala che le incanalano. Crediti: Jérôme Léca, Rsa Cosmos

Per decenni una parte importante dell’Universo è rimasta praticamente invisibile agli astronomi. È la cosiddetta zona di evitamento (zone of avoidance, in inglese), ossia la fascia di cielo nascosta dal disco della nostra galassia, in cui polveri e stelle impediscono di osservare direttamente le galassie più lontane. Proprio dietro questo “velo” cosmico si cela una delle strutture più imponenti dell’universo vicino.

Lo studio, accettato per la pubblicazione sulla rivista Astronomy & Astrophysics, mostra infatti che il superammasso della Vela emerge come una delle principali concentrazioni di massa del cosmo locale, con una massa paragonabile a quella del Superammasso di Shapley e superiore a quella della regione di Laniakea, il superammasso che ospita la Via Lattea.

«Questa scoperta colma una lacuna nella nostra mappa dell’universo vicino», dice Sambatra Rajohnson, ricercatrice dell’Inaf e tra gli autori dello studio. «Ciò che è particolarmente entusiasmante è che, per la prima volta, una grande struttura gravitazionale nascosta dietro la nostra galassia è stata svelata grazie alla sinergia di osservazioni radio sensibili e indagini astronomiche complementari ad altre lunghezze d’onda».

L’universo locale mappato in 3D con i principali superammassi. A sinistra emerge il Superammasso della Vela. Le linee di flusso tracciano i percorsi delle galassie, mentre i bacini cosmici circostanti evidenziano le regioni in cui la materia si accumula. Crediti: Jérôme Léca, Rsa Cosmos

La nuova ricostruzione mostra che il Superammasso della Vela possiede una struttura a doppio nucleo e una massa complessiva stimata in circa 340 milioni di miliardi di masse solari. Si estende per oltre 220 milioni di anni luce: un’estensione quasi quattromila volte superiore al raggio della Via Lattea, che misura circa 55mila anni luce. I ricercatori mostrano inoltre come Vela rappresenti oggi uno dei principali “attrattori gravitazionali” dell’universo locale, esercitando un’influenza paragonabile a quella delle più grandi strutture cosmiche conosciute.

Il risultato è stato ottenuto integrando migliaia di nuove misure di redshift – lo spostamento della luce verso il rosso, che fornisce la distanza e, dunque, la distribuzione 3D delle galassie – con le velocità peculiari, ossia le deviazioni dal moto dovuto alla sola espansione cosmica. Queste velocità rivelano infatti l’azione gravitazionale esercitata dalla materia visibile e oscura. La combinazione dei due insiemi di dati ha consentito di ottenere la ricostruzione tridimensionale e dinamica più completa mai realizzata della zona di evitamento.

Un ruolo determinante è stato svolto dai dati radio raccolti con il radiotelescopio MeerKat, in Sudafrica. Tra gli oltre ottomila nuovi redshift utilizzati nello studio, più di duemila derivano infatti da osservazioni interferometriche ad alta sensibilità che hanno permesso di esplorare la parte più nascosta della zona di evitamento, finora sostanzialmente inaccessibile.

Lo studio dimostra anche l’efficacia di un nuovo approccio di ricostruzione tridimensionale che integra osservazioni di natura diversa. Questa metodologia sarà particolarmente importante per sfruttare appieno i grandi censimenti cosmologici della prossima generazione, come Desi, 4Most e Wallaby, che produrranno milioni di nuove misure della distribuzione delle galassie nell’universo.

Per l’Inaf il risultato conferma il ruolo di primo piano della radioastronomia italiana nelle grandi collaborazioni internazionali dedicate alla cosmologia osservativa e allo studio della struttura su larga scala dell’universo. L’esperienza maturata nell’analisi dei dati di MeerKat, a cui contribuisce anche l’Inaf con il potenziamento MeerKat+ e l’implementazione della banda 5B con il progetto Pnrr Stiles, costituisce inoltre una tappa fondamentale in vista delle future osservazioni con l’Osservatorio Ska (Skao), che sarà il più grande radiotelescopio mai realizzato e destinato a rivoluzionare la nostra conoscenza del cosmo, attualmente in costruzione in Sudafrica e in Australia Occidentale.

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Quando ci si mette in viaggio per qualcosa

Mentre mi dirigo verso La Coruña, nel nord della Spagna, con l’intento di documentare l’eclissi totale della nostra stella che si verificherà dopodomani sera, rifletto su tutte quelle volte in cui ci si mette in viaggio per qualcosa. Nello specifico, qualcosa di non facile realizzazione. Quando, insomma, si parte e ci si arrischia in tentativi azzardati, imprese di dubbia natura, al limite dello sfacciato, spedizioni senza promesse di riuscita.

Passeggeri in partenza all’aeroporto di Bari-Palese. Noto è il luogo da cui si parte – a volte, nemmeno quello. Quale, invece, la destinazione? Crediti: F. Loiacono/Media Inaf

Questo mi ha riportato ai miei diciott’anni, all’ardimentoso viaggio che intrapresi con mio padre da Bari a Firenze per assistere a Fiorentina-Liverpool, partita di calcio nella fase a gironi di Champions League, in un giorno d’autunno di un remoto 2009. Meno di dieci giorni prima la Fiorentina era capitolata all’Olimpico sotto i colpi di Totti e De Rossi. Il Liverpool era quello di Torres, Gerrard e Mascherano, e non serve aggiungere altro.

Questo viaggio – quello di oggi – mi fa pensare a quell’altro perché ciò che li accomuna è l’esito improbabile che si va cercando. All’epoca: una vittoria contro una delle massime espressioni del calcio inglese e internazionale. Stavolta, l’ambizione di assistere all’oscuramento del nostro astro da parte del disco lunare, al crepuscolo di un giorno di agosto. Fenomeno che a La Coruña si verificherà alla miserabile altezza di dodici gradi sull’orizzonte, e pertanto facilmente esposto a un’ulteriore eclissi da parte di innumerevoli ostacoli terrestri. Esperienza che viene ricercata non in un luogo asciutto, in qualche zona dell’entroterra spagnolo, certamente più consona a cieli tersi – e dove, avvedutamente, mi pare si stiano recando tutti quelli a cui chiedo – ma in una città esposta ai capricci dell’Oceano Atlantico. Località eletta in maniera assolutamente non ponderata – come la maggior parte delle scelte compiute dalla sottoscritta, forse per una sorta di avversione ai calcoli attenti, calcoli su cui il mio lavoro di astronoma si basa, e che mi è necessario abolire in tutte le altre faccende della mia vita – se non per il fatto di trovarsi nella fascia di totalità, e per il desiderio di realizzare un reportage sull’evento astronomico in un luogo di mare.

In verità, la pur esigua altezza dell’eclissi sull’orizzonte è maggiore di otto gradi rispetto al sud della Spagna, il che rende La Coruña uno dei posti geometricamente meglio disposti per la contemplazione del fenomeno nella penisola iberica. Se favorita dalla geometria, meno giova alla città galiziana la posizione oceanica. Ubicazione in virtù della quale è altamente probabile che l’umidità si manifesti, la foschia all’orizzonte si stenda spietata, un addensarsi di nuvole incomba, o che qualche altro fatto cospiri alla mancata visione di un evento che sarà obiettivamente difficile da osservare, anche ponderando tutto – perlomeno dalla Spagna, per gli elementi detti sopra. Ma pure dall’Islanda, certamente più fortunata in termini di altezza dell’allineamento astronomico in oggetto, ma molto meno, almeno sulla carta, in fatto di cieli sereni.

Le probabilità di riuscita sono minime. E ciononostante si parte comunque. Quante volte lo abbiamo fatto?

La mia modesta impresa me ne ricorda un’altra, ben più ambiziosa e che pure attiene a fatti astronomici, impresa mirabilmente raccontata da Leonardo Piccione in un libro di qualche anno fa – una recensione si legge qui. Quella dell’astronomo Guillaume Le Gentil, che si recò in luoghi remoti per osservare un fenomeno che in verità a un’eclissi rassomiglia assai. In astronomia viene detto transito, ovvero il passaggio di un corpo celeste – nella fattispecie, il pianeta Venere – davanti a un altro corpo celeste – il Sole, nella vicenda raccontata, come nell’eclissi di dopodomani. La posta in gioco era altissima: la misura di Le Gentil avrebbe portato niente meno che alla stima, ignota nel Settecento, delle dimensioni del Sistema solare.

Due volte ebbe la possibilità di mirare l’agognato evento e due volte la mancò. Burrasche, conflitti, personaggi ostili e una «nuvola fatale» fra gli elementi che congiurarono alla mancata visione del passaggio di Venere sul disco solare. Lo sventurato astronomo nei suoi diari annoterà: «Questo è il fato che talvolta attende gli astronomi. Avevo percorso più di diecimila leghe, attraversato innumerevoli mari. Mi ero esiliato dalla mia patria per essere infine spettatore di una nuvola fatale che venne a piazzarsi davanti al sole nel momento esatto delle mia osservazione, per derubarmi dei frutti delle mie pene e delle mie fatiche…»

Cosa impariamo dalle nostre imprese mancate? Dal disallineamento fra esito e aspettativa? Dall’ineliminabile sfasatura fra le nostre manie di perfezione e gli individui maldestri che siamo? Dal dover accettare che ogni misura, anche la più accurata, è soggetta ad un errore?

Pur risiedendo a Bologna da oltre un decennio, il luogo di partenza è Bari, la mia città natale. Come quella volta. Diciassette anni dopo mio padre mi saluta sulla porta di casa.

Quella volta a Firenze, come forse qualcuno rammenterà, la partita si concluse con un invaticinabile 2 a 0 da parte della Fiorentina, in un’irripetibile notte di fine settembre. Per me fu gioia immensa dopo uno dei periodi più bui della mia vita. Soprattutto, fu capire che gli esiti non sono già scritti, ma che si possono costruire. E che partire, provare, anche trasferte scellerate come quella – agli occhi dei miei compagni di classe di un liceo del centro di Bari, nell’anno di rinfervorato e straripante entusiasmo attorno alla squadra cittadina, neopromossa in Serie A dopo otto anni – trasferte scellerate agli occhi dei miei compagni ma mai ai miei, vale sempre la pena. Forse è facile dirlo dopo una vittoria. E forse un po’ ci ho preso il vizio.

«Hai vinto al Superenalotto, Federì».

Come finirà questa volta?


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Totalità. Diario di un’eclissi di Sole

La cover di Totalità. Crediti: Davide Coero Borga/Inaf

Cinque giorni, migliaia di chilometri e un’eclissi totale di Sole. La prima nel cuore dell’Europa da ventisette anni. Un’eclissi difficile, di durata relativamente breve – un minuto e mezzo, poco meno o poco più – e per giunta al tramonto. Basta una nuvoletta all’orizzonte a rovinare lo spettacolo.

Sono gli ingredienti di Totalità, un podcast dell’Istituto nazionale di astrofisica ideato e realizzato da Federica Duras e Claudia Mignone – astrofisiche, divulgatrici scientifiche e per l’occasione inviate speciali dalla Spagna per raccontare come si vive, oggi, un’eclissi totale di Sole.

Tutto inizia dalla valigia: cosa portare, a partire dagli occhialini certificati per proteggere la vista (mai osservare a occhio nudo il Sole, intonso o eclissato che sia – l’avrete certamente sentito ripetere più d’una volta negli ultimi giorni), spaziando poi tra macchine fotografiche, filtri, cavalletti e altri strumenti per tentare di immortalare il tanto sospirato evento.

Questo diario di viaggio tutto da ascoltare seguirà le due protagoniste dall’Italia, passando per Valencia, fino all’Aragona, sulle tracce delle antiche spedizioni ottocentesche che dislocavano gli astronomi in giro per il mondo a caccia di qualche minuto di totalità, per cercare di carpire i segreti del stelle partendo da quella a noi più vicina – il Sole. E se tanti misteri cosmici sono ormai stati svelati, molti altri restano ancora irrisolti: è per questo che le eclissi solari continuano a suscitare, ancora oggi, nel 2026, non solo il fascino generale ma anche l’interesse della comunità scientifica. Come quello della spedizione di astrofisici italiani che osserverà il fenomeno il prossimo 12 agosto dall’Observatorio Astrofisico de Javalambre, a duemila metri di quota, nella provincia spagnola di Teruel, per sperimentare un nuovo, ingegnoso strumento per future missioni spaziali.

Il sito da cui le protagoniste del podcast Totalità osserveranno l’eclissi di sole del 12 agosto. Crediti: F. Duras/Inaf

Tra scienza e storia, consigli per le osservazioni e interviste agli esperti, il podcast esplora le molteplici sfaccettature di un avvenimento tra i più travolgenti che il cielo può regalare a noi, piccoli abitanti del terzo pianeta in orbita attorno al Sole. Con le emozioni della narrazione dal vivo, gli imprevisti del viaggio, le sfide della ricerca e l’incognita – onnipresente, imperante e contro la quale ogni scongiuro è vano – del meteo: la cronaca, insomma, di un’eclissi (quasi) impossibile.

Potete ascoltare Totalità su Apple Podcast, su Spotify e su YouTube, oltre che sulla piattaforma di Media Inaf dedicata ai podcast, a partire da oggi, domenica 9 agosto. E poi ogni giorno, fino al 13 agosto. Per scoprire se le protagoniste saranno riuscite nell’intento di contemplare la loro prima eclissi totale di Sole.

Ascolta il podcast su YouTube:

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AGRIGENTO, CANE AGGREDISCE VICINO CHE GLI SPARA: DUE DENUNCE

Un cane è stato ferito da due colpi di pistola dopo essersi avventato contro un vicino di casa in una traversa del viale dei Pini, a San Leone, quartiere balneare di Agrigento. I carabinieri della Compagnia di Agrigento – riporta Agi – hanno denunciato un cinquantacinquenne e la proprietaria dell’animale, una donna di 50 anni, per maltrattamento di animali. Secondo la ricostruzione dei militari, il cane sarebbe stato portato in strada senza le previste misure di sicurezza e avrebbe aggredito il vicino. Il cinquantacinquenne avrebbe quindi preso una pistola legalmente detenuta ed esploso due colpi contro l’animale. La proprietaria avrebbe successivamente riportato il cane nell’abitazione, dove i carabinieri lo hanno trovato ferito e legato. L’animale è stato affidato a una clinica veterinaria e non sarebbe in pericolo di vita. Sono in corso ulteriori accertamenti per chiarire ogni aspetto dell’episodio.

(Foto di repertorio)

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SICCITÀ METTE IN CRISI LA PRODUZIONE DI ENERGIA IDROELETTRICA

La crisi idrica è un problema per il sistema energetico europeo Le minime portate di grandi fiumi come Po e Danubio costringono molti paesi a spegnere impianti idroelettrici e fermare reattori nucleari privi del raffreddamento necessario. Mentre la domanda di elettricità continua a salire – riporta Ppn Adi – la paralisi delle centrali mostra la crescente vulnerabilità delle forniture continentali di fronte al caldo e alla siccità. La crisi idrica colpisce ancora e questa volta non mette a dura prova solo il settore agricolo o l’acqua potabile, ma sta provocando danni serissimi al sistema energetico continentale. Senza acqua a sufficienza nei bacini e nei grandi fiumi, infatti, si riduce drasticamente la capacità di produrre energia elettrica, sia attraverso le centrali idroelettriche sia tramite i reattori nucleari, che necessitano del flusso dei fiumi per i propri impianti di raffreddamento. In Italia il punto critico è rappresentato dal Po. La portata del fiume ha toccato livelli persino inferiori a quelli registrati durante la storica siccità del 2022. Secondo i rilevamenti dell’Osservatorio sugli utilizzi idrici dell’area del Po, a Cremona il fiume registra un flusso di appena 193 metri cubi al secondo, contro una media stagionale di 602. La scarsità d’acqua, unita ai ridotti volumi dei laghi prealpini come il Lago Maggiore, ha costretto la centrale idroelettrica di Isola Serafini a sospendere la produzione. La situazione dell’idroelettrico italiano è confermata dai dati di Terna, il gestore della rete elettrica nazionale: se da un lato la domanda di elettricità a giugno è cresciuta dell’1,8% rispetto all’anno precedente (segnando il decimo mese consecutivo di aumento), dall’altro la produzione idroelettrica ha subito crolli verticali. In aree ad alta vocazione come il Trentino, la produzione idroelettrica del primo semestre 2026 ha registrato un calo del 37% a causa di un deficit di accumulo nivale arrivato all’87% già in primavera, spingendo operatori come Dolomiti Energia ad accelerare gli investimenti verso fotovoltaico ed eolico per diversificare le fonti.

(Foto di Donovan Kelly su Pexels)

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PISA, CARROZZELLE IN SERVIZIO CON 37 GRADI: TURISTA SPAGNOLA SEGNALA

La polemica sulle carrozze trainate da cavalli, note anche come ‘botticelle’, si riaccende dopo la denuncia di una turista spagnola che, il 5 agosto scorso, ha segnalato la situazione critica a Pisa. A 12:20 – riporta Ntw Press – con la temperatura che raggiungeva i 37 gradi in Piazza dei Miracoli, la donna ha contattato il Nucleo Operativo Guardie Rurali Ausiliarie a difesa degli Animali di Pisa (Nogra) e la polizia municipale per denunciare le condizioni in cui operavano le carrozze.

Il presidente dell’associazione Italian Horse Protection, Sonny Richichi, ha evidenziato che la risposta ricevuta dalla turista mette in luce le lacune del regolamento comunale per la tutela degli equidi. Infatti, in quella zona di Pisa, le carrozze erano in funzione nonostante il caldo torrido, sollevando interrogativi sulla loro sicurezza e benessere.

Stando a quanto riportato, il Nogra ha spiegato che nei pressi delle carrozze è sempre presente una pattuglia della polizia municipale, che può intervenire solo su richiesta verbale e in caso di “evidente malessere” degli Animali. Tuttavia, la temperatura rilevata all’ombra era di 34 gradi, mentre la soglia per sospendere il servizio è di 35 gradi, pertanto non si è potuto intervenire. La turista ha quindi continuato a stigmatizzare la situazione, affermando che il calore al sole superava sicuramente i 40 gradi.ù

Richichi ha ulteriormente sottolineato come il regolamento navighi in una zona grigia, dal momento che fa riferimento a temperature ufficiali registrate in un specifico sito della città, senza considerare le condizioni reali dove gli Animali operano. Non si tiene conto, quindi, dell’effetto del calore accumulato nei pavimenti asfaltati e dal carico trasportato. Questo porta a una situazione in cui, nonostante i 37 gradi, nessuno sembri in grado o disposto a intervenire.

Il comandante del Nogra, Michele Mennucci, ha dichiarato che non basta la sola osservazione per valutare lo stato di salute dei cavalli, essendo necessaria la visita di un veterinario della ASL. Le temperature devono essere rilevate dalle stazioni ufficiali, senza che il benessere degli Animali venga preso in considerazione.

Il risultato è che, mentre a Pisa i termometri segnavano 37 gradi e i cavalli continuavano a lavorare sotto il sole, le istituzioni competenti sembrano impotenti a garantire il rispetto delle normative.

(Testo Ihp riportato da Ntw Press. frame e video Ihp)

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CATANIA, CAVALLO E PULEDRO IN UNA STALLA ABUSIVA: MULTA DA 6MILA EURO

La Polizia di Stato, Squadra a Cavallo, ha effettuato a Picanello, a Catania, un controllo specifico insieme ai medici del Servizio Veterinario del Dipartimento di Prevenzione dell’ASP di Catania, individuando una stalla abusiva. Nei giorni scorsi – riporta LaPresse – i poliziotti delle Volanti, insieme ai medici veterinari, hanno controllato la struttura, trovando due equidi in buone condizioni di salute. Il cavallo adulto risultava già identificato, ma la normativa prevede che gli animali debbano vivere in locali attrezzati e autorizzati a garantirne il benessere. Il puledro, di sei mesi, era invece privo di microchip identificativo, che è stato installato sul posto dal medico veterinario. Il gestore è stato sanzionato per entrambe le violazioni, per un importo complessivo di 6mila euro.I controlli delle stalle effettuati dalla Polizia di Stato negli ultimi due anni sul territorio catanese, in particolare dai cavalieri dell’UPGSP della Questura di Catania, interessano tutte le zone della città a tutela del benessere degli animali e proseguono attraverso progetti di legalità realizzati in sinergia con gli altri enti preposti al controllo.

(Foto di repertorio)

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CATANIA: LASCIA IL CANE SUL BALCINE, DENUNCIATO 50ENNE

Una pattuglia della Stazione dei Carabinieri di Mascali, nel Catanese, è intervenuta in un’abitazione del centro a seguito di una segnalazione giunta al 112, relativa a un cane in difficoltà. Giunti sul posto, i militari hanno visto sporgere la testa dell’animale dal balcone del secondo piano. Dopo aver suonato invano al citofono, i Carabinieri sono riusciti ad accedere all’androne del condominio e, da una finestra del vano scale, hanno potuto osservare l’animale. Il cane era stato lasciato su un balconcino esposto al sole, senza una cuccia e con le ciotole di acqua e cibo vuote. I militari si sono quindi attivati per rintracciare il proprietario, intimandogli di rientrare immediatamente a casa per verificare le condizioni di salute dell’animale, lasciato al sole senza possibilità di ripararsi dal caldo. Per l’uomo, un 50enne del posto, è scattata la denuncia all’Autorità Giudiziaria per abbandono di animali domestici e loro detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura.

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Canadian Man Pleads Guilty in Snowflake Extortions

A 26-year-old Canadian man once described as one of the most consequential cybercrime threat actors of 2024 has pleaded guilty to computer fraud and conspiracy to hack and extort more than 165 organizations that used the cloud provider Snowflake. Connor Riley Moucka, of Kitchener, Ontario, also admitted to stealing call and text history records of more than 100 million AT&T customers.

A surveillance photo of Connor Riley Moucka, a.k.a. “Judische” and “Waifu,” dated Oct 21, 2024, 9 days before Moucka’s arrest. This image was included in an affidavit filed by an investigator with the Royal Canadian Mounted Police (RCMP).

The U.S. Justice Department said between February and October 2024, Moucka and co-conspirators used stolen login credentials to steal cloud-hosted data belonging to at least 165 customers of a U.S.-based software-as-a-service company.

The hackers targeted stolen credentials for Snowflake customer accounts that did not enforce multi-factor authentication, and extorted or attempted to extort a host of well-known companies, including TicketMaster, Lending Tree, Advance Auto Parts and Neiman Marcus. Snowflake responded to the data thefts by increasing password complexity requirements and enforcing multi-factor authentication.

Moucka adopted new nicknames frequently — sometimes operating multiple identities concurrently — but two of his best-known monikers were “Judische” and “Waifu.” Judische’s admitted role in the Snowflake data thefts was first documented by KrebsOnSecurity in a September 2024 story about the overlap between Western, English-speaking cybercriminals and extremist groups that harass and extort minors into harming themselves or others.

That September 2024 story identified Judische as a software engineer from Ontario who has been involved in numerous data breaches and voice phishing attacks against U.S. companies since at least 2020. A little more than a month later, Canadian authorities arrested Moucka on a provisional warrant from the United States.

The government says Moucka and others used their unauthorized access to steal billions of sensitive customer records and download terabytes of information, “including individuals’ non-content call and text history records, banking and other financial information, payroll records, Drug Enforcement Administration (DEA) registration numbers, driver’s license numbers, passport numbers, social security numbers and other personally identifiable information. They then extorted victims by threatening to publish data online.”

Moucka also threatened and harassed government officials and security researchers who were helping to track him down. The Justice Department said the conspirators made over $2.5 million in ransom payments, and that in at least one instance, Moucka re-extorted a victim with threats of further disclosure of the victim’s stolen data.

“Moucka used the stolen data of a government officer and members of a then-former government officer’s immediate family in this re-extortion attempt,” reads a statement from the Justice Department.

One of Moucka’s admitted co-conspirators is Cameron “Kiberphant0m” Wagenius, a U.S. Army soldier who pleaded guilty in July 2025 to extorting AT&T and Verizon for their customer account data. Less than a month before Wagenius’s arrest, KrebsOnSecurity published a deep dive into Kiberphant0m’s various Telegram and Discord identities over the years, revealing how the owner of the accounts told others they were in the Army and stationed in South Korea.

One of several selfies on the Facebook page of Cameron Wagenius.

Kiberphant0m also re-extorted victims. Immediately following Moucka’s arrest, Kiberphant0m posted on hacker forums what he claimed were the AT&T call logs for then President-elect Donald Trump and for then Vice President Kamala Harris, as well schematics allegedly stolen from the U.S. National Security Agency (NSA).

Wagenius is set to be sentenced on September 3, 2026. The government says he faces a maximum penalty of 20 years in prison for conspiracy to commit wire fraud, a maximum penalty of five years in prison for extortion in relation to computer fraud, and a mandatory two-year sentence consecutive to any other prison time for aggravated identity theft.

The third alleged co-conspirator is John Erin Binns, 26, an elusive American man who fled the United States after being indicted for his admitted role in a 2021 breach at T-Mobile that exposed the personal information of at least 76 million customers.

Sources close to the investigation said Binns, also known as “IRDev” and “IntelSecrets,” was until recently incarcerated in a Turkish prison, but that he has since been released and has resurfaced online. Those sources said Binns also recently obtained Turkish citizenship, and under Turkish law a citizen cannot be extradited to a foreign country.

An image of a passport that Binns shared in an email to KrebsOnSecurity in Feb. 2023.

Moucka pleaded guilty to four criminal counts, including computer fraud, wire fraud, aggravated identity theft, and conspiracy. He is slated to be sentenced on Oct. 27 and faces a mandatory minimum penalty of two years in prison on the aggravated identity theft count, as well as a maximum penalty of 30 years in prison on the remaining counts. Ultimately, it will be up the federal judge how much time Moucka actually serves for his extensive cybercriminal rap sheet.

For an interview with Moucka prior to his arrest and a deeper look at Binns, see our original report on Moucka’s arrest.

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ESTATE, BOOM DI VACANZE CON CANI E GATTI: +650% DI RICERCHE SUI VIAGGI CON I FELINI

Agosto non è solo il mese delle vacanze, ma anche quello dedicato agli amici a quattro zampe, con la Giornata mondiale del gatto in calendario l’8 agosto – e quella del cane (26 agosto). In questo contesto cresce il fenomeno del “pet travel”: cani e gatti sono sempre più considerati membri della famiglia e viaggiano insieme ai loro proprietari. Secondo studi di settore ripresi da Dogster – informa una nota riportata da Adnkronos Salute – il 54% dei proprietari prevede di partire con il proprio animale e il 58% afferma di preferirne la compagnia a quella di amici o familiari. Una tendenza che influenza anche il turismo: il 52% dei viaggiatori sceglie la destinazione in base alla possibilità di portare con sé il proprio pet. Di conseguenza, circa il 75% degli hotel, dalle strutture economiche ai resort di lusso, offre oggi servizi pet-friendly. L’auto resta il mezzo di trasporto preferito dal 64% dei proprietari, grazie alla maggiore flessibilità. Non mancano però episodi curiosi: il 10% degli intervistati ammette di aver nascosto almeno una volta il cane per aggirare i divieti delle strutture ricettive, mentre il 3% ha tentato di farlo passare per un neonato per imbarcarlo su un aereo. Se il viaggio con il cane è ormai una realtà consolidata, cresce anche quello con i gatti. Secondo Google Trends – si legge nella nota – nel 2026 le ricerche legate ai viaggi con i felini sono aumentate del 650% a livello globale rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dal monitoraggio dello Schesir Respect My Nature Index, realizzato su un ampio panel di testate internazionali e ricerche di mercato. L’Italia si conferma tra le principali destinazioni mondiali per i trasferimenti internazionali di animali domestici, classificandosi all’ottavo posto. Il Global Pet Travel Data Report 2026 di Starwood, basato su oltre 41 mila trasferimenti, evidenzia una netta prevalenza dei cani rispetto ai gatti e una crescente complessità organizzativa, dovuta anche all’aumento delle famiglie che viaggiano con più di un animale. Pianificare con anticipo documenti sanitari, certificazioni e requisiti di ingresso diventa quindi sempre più importante.

(Foto di Jusdevoyage Lyly pubblicata su Pexels)

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MAMMA DELFINO PORTA IL CUCCIOLO MORTO SUL DORSO: L’IMMAGINE COMMUOVE IL WEB

Il suo video ha commosso il web: Fraggle una femmina di delfino, ha trasportato per sei giorni sul dorso il cadavere del suo cucciolo, seguita dal resto del suo ‘pod’ in quella che sembra quasi una marcia funebre. Le immagini – riporta Agi – sono state girate da un drone del Geographe Marine Research, un’organizzazione australiana per la conservazione della natura. Il tursiope aveva già perso tre figli, hanno riferito gli studiosi, e ciò rende ancora più struggente questa nuotata nell’estuario di Leschenault, vicino alla città di Bunbury, lungo la costa dell’Australia Occidentale. Gli etologi invitano però a non “umanizzare” quelle immagini: il comportamento è infatti di natura ‘epimeletica’, una forma di assistenza a un individuo in difficoltà molto comune tra i cetacei, dai tursiopi alle stenelle e alle orche. Possibile però che in questo mammifero la motivazione materna si sia intrecciata con la componente socioemotiva.

(Frame e video The Independent)

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STUDIO: OLTRE 700MILA PERSONE MORTE A CAUSA DELL’ANTIBIOTICO-RESISTENZA

Oltre 700.000 persone muoiono ogni anno nel mondo a causa delle infezioni resistenti agli antibiotici. Un nuovo studio condotto nelle Isole Galápagos mostra che le acque reflue stanno diventando un serbatoio di batteri resistenti, trasformando l’ambiente in un luogo dove la resistenza antimicrobica può emergere, evolvere e diffondersi anche lontano dagli ospedali. La scoperta amplia il problema: la lotta ai super-batteri non riguarda più soltanto l’uso appropriato degli antibiotici in medicina, ma anche la gestione delle acque reflue, degli ecosistemi e delle infrastrutture ambientali. L’Antibiotico-resistenza diventa una sfida ambientale. Per anni il problema è stato affrontato quasi esclusivamente all’interno degli ospedali. Oggi emerge con sempre maggiore evidenza che anche fiumi, impianti di depurazione e reflui urbani possono favorire la selezione e la diffusione di geni di resistenza.

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SICILIA, TARTARUGHE MARINE: OLTRE 130 DEPOSIZIONI DI UOVA

Sono saliti a circa 130 i nidi segnalati quest’anno in Sicilia, regione che al momento detiene il primato di deposizioni, di cui 115 monitorati dal Wwf: il maggior numero si trova ancora lungo le coste sud orientali dell’isola. Le ricerche delle tracce – racconta l’associazione – rigorosamente svolte all’alba lungo le spiagge, continuano senza sosta così come la sorveglianza dei nidi giorno e notte per permettere alle piccole tartarughe di nascere in sicurezza. Ad oggi sono poco più di 550 i piccoli fuoriusciti dai nidi seguiti dal Wwf in Sicilia: in alcuni casi è stato necessario traslocare le uova in punti della spiaggia più sicuri poiché quelli troppo vicini alla battigia, ad esempio, rischiavano di essere sommersi dall’acqua con la compromissione della schiusa. L’erosione costiera, infatti, colpisce non solo le attività di balneazione ma rappresenta anche un fattore di rischio per le deposizioni. Considerando alcune possibili perdite dovute ai tanti fattori di rischio, il potenziale di nascite della sola Sicilia è di 8000 piccoli. Nelle altre regioni le deposizioni monitorate dal Wwf sono salite a 28: 17 in Calabria, 11 nell’arco Ionico tra Puglia e Basilicata. I volontari sorvegliano le schiuse anche per mitigare un’altra minaccia: le luci artificiali notturne. I piccoli, una volta usciti dalla sabbia, ne vengono spesso attratti poiché scambiate per il chiarore del mare. Il compito dei volontari è quello di evitare che vadano in direzioni pericolose e opposte al mare. Un’altra accortezza che il Wwf chiede ai gestori dei lidi è quella di rimuovere ostacoli come lettini e boe dalla battigia, lasciando però gli ombrelloni fissi (che altrimenti al mattino rischierebbero di danneggiare eventuali nidi non segnalati).

(Testo Wwf riportato da Adnkronos. Foto di repertorio)

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Val di Noto 1693: una story map racconta il terremoto più forte nei cataloghi sismici italiani

Era l’11 gennaio 1693 quando la Sicilia orientale fu colpita da quello che, ad oggi, è classificato nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) come il più forte evento sismico degli ultimi mille anni accaduto nell’intero territorio nazionale. Per il Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (CFTI5Med), addirittura il più forte degli ultimi duemila. Si tratta di un terremoto di magnitudo stimata Mw 7.3 (seguito da un imponente maremoto) che causò, secondo le fonti, oltre 50mila morti, danneggiando gravemente un’area di oltre 14.000 chilometri quadrati. E fu l’apice di una sequenza sismica che durò almeno tre anni. 

Dal lutto e dalle macerie sorsero città dall’aspetto totalmente nuovo, spesso in siti diversi dai precedenti, edificate secondo moderni criteri urbanistici, dando vita a quel laboratorio architettonico che fu il Barocco siciliano e che oggi continuiamo ad ammirare. La meraviglia di alcune delle nuove piante cittadine, delle chiese e dei palazzi, ha addirittura spesso messo in ombra la tragedia causata dall’evento e generato alcune lacune nell’interpretazione delle conseguenze socioeconomiche e politiche dei decenni successivi.

Proprio per questa sua immensa portata, il terremoto del 1693 è stato oggetto di diversi studi scientifici e, allo stesso tempo, è profondamente radicato nella cultura e nella tradizione popolare siciliana. Tuttavia, la ricerca e la memoria collettiva (fatta di miti, canti e racconti tramandati di generazione in generazione) raramente si sono incontrati. 

La Sicilia Orientale, sulla base della sua storia sismica e delle informazioni disponibili dagli studi sulle sorgenti sismogenetiche, è una delle zone a maggiore pericolosità sismica d’Italia. Un fattore che, insieme alla presenza di aree intensamente popolate e vulnerabili, sia dal punto di vista sociale che del patrimonio edilizio ed infrastrutturale, determina un elevato rischio sismico e impone una costante opera di prevenzione, nella quale la consapevolezza della popolazione ha un ruolo tutt’altro che secondario.

 

È proprio per queste ragioni che nasce la nuova Story map “Val di Noto 1693. Storia e miti del terremoto più forte nei cataloghi sismici italiani”. L’obiettivo è raccontare non solo i dati del sisma, ma la storia dell’evento e della ricostruzione ad esso successiva, insieme al suo radicamento nella cultura popolare.

La Story map è organizzata in sette capitoli, che, attraverso carte storiche, mappe interattive, immagini e video, descrivono:

  • la sismicità dell’area;
  • la sequenza sismica del 1693-96;
  • il contesto storico in cui avvenne il terremoto;
  • la gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni politiche;
  • la ricostruzione delle città delocalizzate;
  • la ricostruzione delle città nel medesimo sito pre-evento;
  • il barocco siciliano. 

La Story map è aperta da una breve introduzione in cui la presentazione dell’evento dal punto di vista storico e scientifico è corredata da un canto popolare, proposto in forma scritta e orale, che dalla fine del ‘600 è arrivato fino ai giorni nostri. 

Il primo capitolo si sviluppa invece attraverso la descrizione della sismicità della Sicilia orientale, con carte e dettagli “tecnici”.

Il secondo capitolo è dedicato alla descrizione della sequenza sismica, con particolare attenzione alle scosse del 9 e dell’11 gennaio. Questi due eventi sono raccontati attraverso delle mappe interattive centrate sulle località colpite e sugli effetti prodotti. 

Cliccando sulle singole località è possibile conoscere la distanza dall’epicentro, gli effetti sull’ambiente naturale conosciuti e l’intensità del terremoto in base agli effetti visibili e ai danni provocati (scala Mercalli-Cancani-Sieberg – MCS). 

Il terzo capitolo è invece dedicato a una breve presentazione del contesto storico, raccontato anche attraverso documenti e ritratti di alcuni dei protagonisti di quel tempo. 

Al centro del quarto capitolo vi è poi la gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni politiche, le priorità del viceregno (in quel tempo la Sicilia faceva parte del Regno di Spagna ed era amministrata da un Viceré), l’azione dei poteri locali e le sofferenze patite dalle popolazioni.

Una mappa multimediale permette anche di osservare la struttura ideata dal Viceregno per la gestione dell’emergenza e il suo effettivo funzionamento: ogni punto sulla mappa corrisponde a un’apposita giunta o a uno specifico incarico creato ad hoc subito dopo il terremoto e cliccando su ognuno di essi è possibile sapere chi ricoprì quel ruolo e quali mansioni svolse. Il capitolo è chiuso da un filmato tratto dall’edizione del 2025 della commemorazione che ogni anno la popolazione di Grammichele svolge tra le rovine dell’antica Occhiolà, il sito abbandonato dopo il terremoto.

Il quinto capitolo ripercorre la lunga ricostruzione delle città delocalizzate, descrivendo le tante modalità attraverso cui si scelse di spostare i centri in un nuovo sito e i tratti comuni alle diverse vicende. 

Una mappa interattiva permette di esplorare le città ricostruite in un nuovo sito, visionare carte storiche e foto dei luoghi più rappresentativi, ma anche scoprire dove si trovavano le città prima del terremoto, i processi attraverso i quali si scelse di spostarsi e le modalità della ricostruzione.

Il sesto capitolo è dedicato alle città che furono riedificate nel medesimo sito, tracciando dinamiche, successi e limiti dei processi di ricostruzione. Un approfondimento, anche fotografico, è dedicato al caso di Catania e una mappa interattiva permette di approfondire, attraverso immagini e descrizioni, alcuni esempi della cosiddetta “Guerra delle Parrocchie” che esplose in città come Ragusa e Modica e che contribuì all’edificazione di alcune delle più celebri chiese del Val di Noto.

Un approfondimento sul Barocco siciliano nel settimo capitolo, corredato da numerose immagini, insieme a un canto dedicato al terremoto dal cantautore siciliano Carlo Muratori chiudono il racconto di un evento che ha ancora tanto da raccontare e, soprattutto, da insegnare anche ai giorni nostri. 

“Val di Noto 1693. Storia e miti del terremoto più forte nei cataloghi sismici italiani” è  parte di un più ampio progetto di ricerca, i cui primi risultati sono stati recentemente pubblicati nell’articolo Marino, C.; Mattia, M. The Long‑Term Legacy of the 1693 Val Di Noto Earthquake: Emergency Management, Reconstruction, and Institutional Impact. Ann. Geophys. 2026, 69. https://doi.org/10.4401/ag-9507.

La story map è disponibile nella galleria  INGVterremoti e al seguente link: Val di Noto 1693

A cura di Christian Marino e Mario Mattia (INGV-Osservatorio Etneo)


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CACCIA, WWF ITALIA SCRIVE ALLE REGIONI: SOSPENDERLA NEL MESE DI SETTEMBRE

Il WWF Italia ha inviato alle Regioni italiane una formale istanza chiedendo “l’adozione di provvedimenti urgenti di sospensione o limitazione dell’attività venatoria nel mese di settembre, in considerazione delle eccezionali condizioni climatiche che stanno interessando gran parte del Paese”. Temperature record, prolungata assenza di precipitazioni, grave deficit idrico, incendi boschivi sempre più frequenti e diffusi “stanno mettendo in forte difficoltà gli ecosistemi e la fauna selvatica, proprio nel periodo in cui molte specie affrontano una fase particolarmente delicata del proprio ciclo biologico”, segnala il WWF. “Se, come effettivamente stiamo riscontrando tutti, si stanno determinando situazioni emergenziali, queste devono valere per tutti. Sarebbe veramente contraddittorio se, mentre le amministrazioni pubbliche adottano misure straordinarie per fronteggiare gli effetti della crisi climatica sull’agricoltura, sulle risorse idriche e sugli allevamenti, non venissero assunti analoghi provvedimenti a tutela degli animali selvatici, anch’essi colpiti dalle stesse condizioni ambientali”, aggiunge l’associazione.

(Testo Wwf riportato da Dire)

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CIBO PER ANIMALI, LA SPAGNOLA COTECNICA ACQUISTA LIFE PET CARE

La cooperativa agroalimentare spagnola Cotecnica, proprietaria del marchio Ownat e specializzata in alimenti naturali per animali domestici, ha perfezionato l’acquisizione di Life Pet Care srl, azienda con sede a Civitella in Val di Chiana (Arezzo), proprietaria del marchio Life Natural. La società aretina nel 2025 ha registrato un fatturato di 40 milioni di euro. Per Cotecnica l’acquisizione è un passo per consolidare la propria presenza nel mercato italiano, considerato area di sviluppo prioritaria, pere creare nuove sinergie commerciali a livello internazionale. Life Pet Care manterrà il marchio, le attività operative e l’intero team, garantendo continuità al progetto aziendale. L’azienda italiana è presente su mercati esteri come Emirati Arabi Uniti, Polonia, Grecia e Lettonia, ma il mercato principale resta quello nazionale italiano. Con l’acquisizione Cotecnica rafforza il proprio percorso di crescita nel settore del pet food: la cooperativa spagnola nel 2025 ha registrato ricavi superiori a 169 milioni di euro, con la divisione internazionale che rappresentava il 66% delle vendite. “Questa acquisizione è in linea con il nostro piano strategico di crescita internazionale e ci consente di compiere un significativo passo avanti in Europa”, ha dichiarato l’ad di Cotecnica David Sánchez, sottolineando il valore dell’integrazione di un marchio specializzato in alimenti naturali e complementari per animali. Fondata nel 1982 e con sede a Bellpuig, in Spagna, Cotecnica opera nella nutrizione animale, ha 190 dipendenti e propone oltre 250 prodotti nella divisione pet food.

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CACCIA ALLE BALENE, 21 ATTIVISTI ESPULSI DALL’ISLANDA

Le autorità islandesi hanno ordinato l’espulsione dei 21 passeggeri di una nave appartenente alla fondazione dell’attivista per i diritti degli animali Paul Watson, abbordata la scorsa settimana durante una protesta contro la caccia alle balene. Lo ha riferito oggi la polizia islandese all’Afp. La Bandero è stata abbordata nella notte tra giovedì e venerdì scorsi al largo delle coste islandesi, con 21 persone a bordo, dopo aver tentato di ostacolare la Hvalur 9, una delle ultime baleniere ancora operative nel Paese. “Tutti i membri dell’equipaggio della Bandero sono stati informati di un ordine di espulsione con divieto di ritorno”, ha dichiarato all’Afp il portavoce della polizia Gunnar Runar Sveinbjörnsson. Secondo l’elenco fornito all’Afp dalla fondazione, a bordo della Bandero si trovavano cinque americani, quattro brasiliani, tre francesi, due spagnoli, un australiano, un belga, un canadese, un tedesco, un britannico, uno svizzero e un cittadino di Trinidad e Tobago.

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Claude evade (di nuovo) e attacca tre aziende reali

Sembra proprio che tenere a bada i modelli IA sia complicatissimo e Anthropic sta accumulando una certa esperienza nel settore. L’azienda ha infatti rivelato che alcuni modelli della famiglia Claude sono riusciti ad accedere ai sistemi di tre organizzazioni reali durante esercitazioni di sicurezza, trasformando test che avrebbero dovuto svolgersi in ambienti controllati in vere […]

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Evento sismico ML 4.3 in provincia di Pisa, 4 agosto 2026

Un terremoto di magnitudo Richter ML 4.3  è stato registrato dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale alle ore 10:15 italiane del 4 agosto 2026, 6.7 km a sud – ovest di Pisa, ad una profondità di circa 8 Km.

Nell’ora successiva al terremoto sono state registrate 5 repliche, tutte di magnitudo inferiore a 2.0.

Di seguito la tabella con i Comuni entro 20 km dall’epicentro:

La zona interessata da questo terremoto è caratterizzata da pericolosità sismica media, come testimoniato dalla Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale (MPS04) e dai forti terremoti avvenuti in passato.

Secondo il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI15 v. 4.0, in passato in questa area non sono avvenuti forti terremoti. Il più forte terremoto registrato in questa parte della Toscana è l’evento di Orciano Pisano del 14 agosto 1846 di magnitudo stimata pari a Mw 6.0. Più recentemente possiamo ricordare l’evento del 19 ottobre 2013 di M 3.4 localizzato lungo la costa pisana.

Dalla mappa della sismicità strumentale dal 1985 ad oggi notiamo che l’area  interessata da questo terremoto è caratterizzata da sismicità prevalentemente lungo la costa tra Pisa e Livorno.

La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP), calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, mostra dei livelli di scuotimento stimato fino al V grado MCS.  

Dalla mappa dei risentimenti macrosismici ricavate dai 1868 questionari inviati al sito www.hsit.it, in continuo aggiornamento, notiamo che l’evento di questa mattina è stato risentito in un’area molto estesa, in particolare nelle province di Pisa, Livorno, Lucca, Firenze e La Spezia con valori di intensità fino al IV grado MCS. Il terremoto è stao risentito anche a Genova e Bologna con valori di intensità fino al IV grado MCS.

 

 


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Sciame sismico ai Campi Flegrei: comunicato di aggiornamento del 1 agosto 2026

Dalle ore 19:46 del 31 luglio 2026 è in corso uno sciame sismico nell’area Campi Flegrei. Alle ore 11:28 di oggi, 1 agosto, sono stati rilevati in via preliminare 169 terremoti con magnitudo Md ≥ 0.0 e una magnitudo massima Md = 4.7 ± 0.3.

Nella mappa sono riportate le localizzazioni degli eventi con magnitudo Md ≥ 1.0.

Il terremoto di magnitudo Md = 4.7 ± 0.3 (Mw 4.4 ± 0.3) è avvenuto alle ore 19:46 del 31 luglio 2026 ad una profondità di circa 3 km ed è stato localizzato dalla Sala Operativa INGV-OV tra le località di Pozzuoli e Quarto.

Si riporta l’elenco degli eventi localizzati finora (ore 11:28 del 1 agosto 2026) di magnitudo Md ≥ 1.5

Data IT Orario IT Md (±0.3) Profondità (km)
31/07/2026 19:46:43 4.7 2.6
31/07/2026 19:50:36 1.7 1.0
31/07/2026 20:49:58 1.6 2.6
31/07/2026 20:57:32 2.9 2.6
31/07/2026 21:25:29 1.9 2.4
31/07/2026 22:00:09 3.8 2.7
31/07/2026 22:02:47 1.7 2.9
31/07/2026 22:04:39 1.7 2.7
31/07/2026 22:14:37 1.9 0.4
31/07/2026 22:36:43 1.7 1.7
31/07/2026 22:55:22 1.7 1.4
31/07/2026 23:22:26 1.7 2.3
31/07/2026 23:34:47 2.7 1.2
31/07/2026 23:35:39 3.1 1.4
31/07/2026 23:46:38 1.5 1.7
01/08/2026 00:03:29 1.6 1.7
01/08/2026 00:27:11 1.5 1.8
01/08/2026 01:01:27 2.0 0.5
01/08/2026 01:20:13 3.1 0.6
01/08/2026 01:23:21 2.4 0.4
01/08/2026 01:35:56 2.5 0.4
01/08/2026 02:07:23 2.3 1.9
01/08/2026 02:07:31 2.5 0.4
01/08/2026 05:41:55 2.0 0.9
01/08/2026 05:47:12 3.1 1.3
01/08/2026 05:49:26 3.0 1.1
01/08/2026 06:11:30 2.2 0.6
01/08/2026 06:14:31 2.1 0.4
01/08/2026 06:20:08 1.5 1.1
01/08/2026 06:21:23 1.8 1.4
01/08/2026 07:45:19 2.5 2.7
01/08/2026 08:12:23 2.1 0.5

Ricordiamo che è importante attenersi alle informazioni fornite attraverso i canali ufficiali dagli enti preposti alla gestione del fenomeno e che tutti gli aggiornamenti sullo sciame e ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web della banca dati GOSSIP dell’Osservatorio Vesuviano e sui canali web e social INGVvulcani. 


Licenza

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Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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Evento sismico, Md 4.7, ai Campi Flegrei e comunicato di sciame: 31 luglio 2026

Alle ore 19:46 italiane (17:46 UTC) del 31 luglio 2026, nell’area dei Campi Flegrei, è avvenuto un terremoto di magnitudo Md 4.7, ad una profondità pari a circa 3 km, localizzato dalla Sala Operativa INGV-OV (Napoli) tra le località di Pozzuoli e Quarto.

E’ in corso uno sciame sismico in quest’area e all’orario di emissione del Comunicato dell’Osservatorio Vesuviano (20:25 italiane) sono stati rilevati in via preliminare 10 terremoti con magnitudo Md ≥ 0.0  e una magnitudo massima Md = 4.7 ±0.3.

Di seguito la tabella con i Comuni entro 10 km dall’epicentro:

La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP), calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, mostra dei livelli di scuotimento stimato fino al VII grado MCS.  

Dalla mappa dei risentimenti macrosismici ricavate dai questionari inviati al sito www.hsit.it, in continuo aggiornamento, notiamo che l’evento è stato risentito in tutta l’area dei Campi Flegrei, in tutta la città di Napoli, ad Ischia e nella penisola sorrentina con risentimenti fino al VI grado MCS.

Tutti gli aggiornamenti sullo sciame e ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web della banca dati GOSSIP dell’Osservatorio Vesuviano: https://terremoti.ov.ingv.it/gossip/flegrei/2026/index.html 


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Il Comune di Signa è ufficialmente socio sostenitore della Fondazione PIN

Il Comune di Signa è ufficialmente socio sostenitore della Fondazione PIN

Si è svolta il 29 luglio la riunione del Consiglio di Amministrazione della Fondazione PIN – Polo di Prato dell'Università di Firenze che ha ratificato ufficialmente l'ingresso del Comune di Signa in qualità di socio sostenitore, formalizzando così quanto precedentemente deliberato dall'amministrazione comunale (vedi articolo).

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Il Comune di Signa è ufficialmente socio sostenitore della Fondazione PIN

Il Comune di Signa è ufficialmente socio sostenitore della Fondazione PIN

Si è svolta il 29 luglio la riunione del Consiglio di Amministrazione della Fondazione PIN – Polo di Prato dell'Università di Firenze che ha ratificato ufficialmente l'ingresso del Comune di Signa in qualità di socio sostenitore, formalizzando così quanto precedentemente deliberato dall'amministrazione comunale (vedi articolo).

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I corsi di studio universitari del Polo di Prato dell'Università di Firenze

I corsi di studio universitari del Polo di Prato dell'Università di Firenze

Polo di Prato dell'Università di Firenze offre percorsi di studio capaci di coniugare la qualità didattica dell'Ateneo fiorentino con le esigenze di innovazione e sviluppo del territorio pratese. La sede della Fondazione PIN ospita un'offerta formativa articolata, progettata per rispondere alle sfide del mondo del lavoro e fortemente connessa al tessuto economico, culturale e sociale locale.

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I corsi di studio universitari del Polo di Prato dell'Università di Firenze

I corsi di studio universitari del Polo di Prato dell'Università di Firenze

Polo di Prato dell'Università di Firenze offre percorsi di studio capaci di coniugare la qualità didattica dell'Ateneo fiorentino con le esigenze di innovazione e sviluppo del territorio pratese. La sede della Fondazione PIN ospita un'offerta formativa articolata, progettata per rispondere alle sfide del mondo del lavoro e fortemente connessa al tessuto economico, culturale e sociale locale.

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14 luglio - Open Day con tutta l'offerta dell’Università di Firenze al Polo di Prato

14 luglio - Open Day con tutta l'offerta dell’Università di Firenze al Polo di Prato

Open Day dell'Offerta formativa dell’Università degli Studi di Firenze, un appuntamento dedicato a studenti, famiglie e a tutti coloro che vogliono conoscere da vicino il mondo universitario e le opportunità formative offerte dall’Ateneo fiorentino. L’evento si terrà martedì 14 luglio 2026, dalle ore 9 alle 13, presso la Fondazione PIN – Polo di Prato dell’Università di Firenze.

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14 luglio - Open Day con tutta l'offerta dell’Università di Firenze al Polo di Prato

14 luglio - Open Day con tutta l'offerta dell’Università di Firenze al Polo di Prato

Open Day dell'Offerta formativa dell’Università degli Studi di Firenze, un appuntamento dedicato a studenti, famiglie e a tutti coloro che vogliono conoscere da vicino il mondo universitario e le opportunità formative offerte dall’Ateneo fiorentino. L’evento si terrà martedì 14 luglio 2026, dalle ore 9 alle 13, presso la Fondazione PIN – Polo di Prato dell’Università di Firenze.

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Università di Firenze al top per l'occupazione: i dati AlmaLaurea

Università di Firenze al top per l'occupazione: i dati AlmaLaurea

Scegliere il proprio percorso universitario significa fare un investimento sul proprio domani. E per chi sceglie l’Università degli Studi di Firenze, i dati dimostrano che si tratta di una scelta vincente. Il recente Rapporto AlmaLaurea 2026 sulla condizione occupazionale ha delineato un quadro molto positivo per l'Ateneo fiorentino, con risultati che non solo crescono anno dopo anno, ma superano stabilmente le medie nazionali. Scopri l’offerta Unifi il prossimo 14 luglio a Prato!

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Università di Firenze al top per l'occupazione: i dati AlmaLaurea

Università di Firenze al top per l'occupazione: i dati AlmaLaurea

Scegliere il proprio percorso universitario significa fare un investimento sul proprio domani. E per chi sceglie l’Università degli Studi di Firenze, i dati dimostrano che si tratta di una scelta vincente. Il recente Rapporto AlmaLaurea 2026 sulla condizione occupazionale ha delineato un quadro molto positivo per l'Ateneo fiorentino, con risultati che non solo crescono anno dopo anno, ma superano stabilmente le medie nazionali. Scopri l’offerta Unifi il prossimo 14 luglio a Prato!

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Radio DARC berichtet über USKA-Widerstand

Radiomacher Wolf-Dieter, DL2MCD, hat auf Radio DARC berichtet, wie sich die USKA gegen die im Ernstfall drohende Beschlagnahmung der Funkanlagen der Schweizer Funkamateure wehrt.

Der Bund greift nach den Funkgeräten der Schweizer Funkamateurinnen und Funkamateure. Am 26.7.2026 schilderte Wolf-Dieter, DL2MCD, auf Radio DARC (KW: 6070 kHz und 9670 kHz) die Pläne des Eidgenössischen Departements für Verteidigung, Bevölkerungsschutz und Sport (VBS).

Die geplante Requisitionsverordnung erlaubt der Armee im Ernstfall den Zugriff auf technische Anlagen. Das VBS will die Ausrüstung im Krisenfall schlicht abholen. In ihrer Vernehmlassung fordert die USKA Kooperation statt Enteignung.

Beitrag von Radio DARC hören (MP3)

Zum Bericht der USKA

USKA Eingabe Vernehmlassung Requisition

Published: HB9HGH 2026-07-26 13:41:24

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Quality Recognition ai Corsi di Laurea Triennale e Magistrale in Pianificazione dell'Università di Firenze nell’ambito del World Planning Congress 2026 di AESOP

Quality Recognition ai Corsi di Laurea Triennale e Magistrale in Pianificazione dell'Università di Firenze 

Il Corso di Laurea Triennale Pianificazione della Città del Territorio e del Paesaggio (PCTP) presieduto dalla Prof.ssa Valeria Lingua e il Corso di Laurea Magistrale Pianificazione e Progettazione per la Sostenibilità Urbana e Territoriale (PPSUT) dell'Università di Firenze presieduto dalla Prof.ssa Daniela Poli hanno ottenuto l'AESOP Quality Recognition.

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Quality Recognition ai Corsi di Laurea Triennale e Magistrale in Pianificazione dell'Università di Firenze nell’ambito del World Planning Congress 2026 di AESOP

Quality Recognition ai Corsi di Laurea Triennale e Magistrale in Pianificazione dell'Università di Firenze 

Il Corso di Laurea Triennale Pianificazione della Città del Territorio e del Paesaggio (PCTP) presieduto dalla Prof.ssa Valeria Lingua e il Corso di Laurea Magistrale Pianificazione e Progettazione per la Sostenibilità Urbana e Territoriale (PPSUT) dell'Università di Firenze presieduto dalla Prof.ssa Daniela Poli hanno ottenuto l'AESOP Quality Recognition.

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Prolusione del prof. Paolo Corsini per l’82° anniversario della Liberazione di Livorno

In occasione dell’82° anniversario della Liberazione di Livorno, il prof. Paolo Corsini, Presidente dell’Istituto Nazionale “Ferruccio Parri”, è stato invitato dal Comune di Livorno a tenere la prolusione per ricordare l’evento. L’intervento ha chiuso una serata particolarmente intensa ed importante per la vita di ISTORECO, alla quale hanno preso parte le principali autorità politiche del territorio.

Ecco il testo dell’intervento:

Ho accolto di buon grado l’invito rivoltomi dal collega Claudio Seriacopi, presidente dell’Istoreco, nell’occasione della ricorrenza della liberazione della città di Livorno, avvenuta esattamente 82 anni fa. Non si poteva scegliere data migliore per inaugurare la nuova sede dell’Istituto, generosamente resa disponibile da parte dell’Amministrazione comunale, cui rivolgo un caloroso ringraziamento nella persona del signor Sindaco , dottor Luca Salvetti. L’Istituto infatti deve la propria origine, dispiega il proprio impegno, coltiva la sua vocazione attraverso una vasta gamma di iniziative , sviluppando la ricerca storica e alimentando la memoria di quanto l’antifascismo e la Resistenza hanno rappresentato e continuano a rappresentare per la vita pubblica di questa città e per il Paese. Mi riprometto di svolgere alcune considerazioni lungo due direttrici: l’evocazione di quel 19 luglio 1944, che ha posto fine all’occupazione nazista e il valore attuale della Resistenza come esperienza dalla quale scaturisce la nuova Italia repubblicana e democratica.

1. La liberazione di Livorno riveste un significato tutt’affatto particolare : un caso che si distingue per differenza da un lato e per esemplarità dall’altro rispetto a vicende di altre città italiane. Stiamo dunque ad una descrizione in presa diretta dell’evento, alla testimonianza di quel giovinetto, partigiano appena diciassettenne, poi autorevole esponente del giornalismo italiano, Mario Lenzi, autore di O miei compagni, lo straordinario “romanzo di formazione” -così Enrico Iozzelli- che , per approcciare la giornata dell’ingresso in città delle avanguardie della Quinta armata statunitense del generale Clark e dei partigiani della Terza brigata “Val di Cecina”, prende le mosse dal 28 maggio 1943: il primo bombardamento a tappeto cui altri seguirono in giugno e in luglio: “migliaia di case furono distrutte, saltarono le centrali della luce, del gas e dell’acquedotto, tutti fuggirono e intorno alle macerie deserte fu poi esteso il filo spinato. La chiamarono zona nera. Per quasi un anno la città fu morta”. Non è questa la sede per delineare caratteristiche e vicende dell’opposizione antifascista livornese e del movimento resistenziale. Come annota Enrico Acciai, lo studioso oggi membro del Consiglio direttivo dell’Istituto nazionale “Ferruccio Parri”, una presenza tutt’altro che marginale, ampiamente articolata sul piano organizzativo e dell’ispirazione politico-ideale, plurale quanto alle stesse basi sociali, con particolare insediamento nel mondo operaio e portuale, capace di molteplici iniziative -scioperi, produzione di stampa clandestina, sabotaggi, assistenza agli sfollati-, oltre che ben radicata: 200 livornesi schedati nel casellario politico centrale, trenta volontari labronici nella guerra civile spagnola e tra di essi una figura leggendaria come quella di Ilio Barontini, capo di stato maggiore della XII brigata “Garibaldi” combattente a Yarama, a Guadalajara , a Huesca. Una esperienza altresì assai combattiva se, come si evince dal saggio di Stefano Gallo, pubblicato in Spaesamenti, un lavoro edito dal nostro Istituto, oltre alle decine di azioni compiute dalle formazioni partigiane a partire dal settembre del 1943, tra giugno e luglio 1944 si annoverano ben cento episodi che vedono le “bande” agire con grande determinazione, tanto lungo direttrici “orizzontali” -l’entroterra- quanto lungo la “dorsale”- cito testualmente – che “verso l’interno segue la costa” in direzione nord-sud. E questo nel quadro di “un rinnovato sforzo da parte delle strutture militari regionali di coordinare l’azione e di prepararsi per il momento della liberazione in maniera unitaria”, nella previsione di una sollecita avanzata degli Alleati. Dunque le dramatis personae: i partigiani che hanno mappato campi minati e difese tedesche, gli Alleati, operazioni complesse tenuto conto l’intensificarsi dei bombardamenti -tra maggio e giugno del 1944 viene praticamente raso al suolo il centro storico- e delle operazioni antipartigiane. Il 9 giugno il comando tedesco infatti emana l’ordine di scatenare offensive ad ampio raggio ed appena una settimana dopo il feldmaresciallo Kesserling emette nuove e severe direttive al fine – l’osservazione è di Paolo Pezzino – di “prendere in ostaggio l’intera popolazione civile” che è stata costretta ad abbandonare la città. Un panorama di devastazione, una somma di fattori che rendono Livorno -così un soldato americano- “una città fantasma che giace in rovina, polverizzata dai bombardamenti”, stretta dal progressivo assedio di Alleati e partigiani. Torniamo a Mario Lenzi: “dalla città che c’era una volta ora si alzavano pigramente nell’aria colonne di fumo. I tedeschi facevano saltare le ultime mine” -il riferimento è al porto, a Torretta, Fanale, via Roma. “Percorsi la città morta. Forse quel mondo non era mai esistito e se era esistito poi è scomparso”. Agli occhi del giovane partigiano -una fotografia lo ritrae in primo piano mentre sfila lungo l’attuale via Gramsci, “le rovine del porto, decine di navi affondate” -le carcasse di 150 piroscafi- “che emergevano dall’acqua bassa, le macerie della piazza Grande, il Duomo sventrato” e poi lungo il cammino “via Ricasoli, via Roma, piazza Magenta, il cannocchiale assegnatogli dagli americani puntato “dove era villa Medina, ma la mia scuola non c’era più, un baratro si era aperto, ingoiando per sempre […] le strade, i miei compagni. Erano andati via tutti e con loro se ne era andato anche il ragazzo che io ero stato”. L’ingresso dei partigiani in città è al seguito delle guide della 34a divisione “Red Bull” che avanza lentamente; due pattuglie in tuta mimetica attrezzate in azioni di commando si incaricano di individuare le mine , mentre l’artiglieria americana batte a nord di Livorno e nella città “da tempo abbandonata e deserta [sono] rimasti gruppi di guastatori”. La città deve essere rastrellata anche dalle forze tedesche che “continuavano” -così la narrazione di Mario Lenzi- “ad aggirarsi tra le case diroccate. Ancora qualche cecchino, votato alla morte era appostato sui tetti”. Poi l’inizio della “più strana guerra mai raccontata”: la lenta avanzata degli Alleati verso Lucca e Pisa, il raggiungimento dell’Arno 4 giorni dopo il 19 luglio. Questa in estrema sintesi la cronaca dei fatti. Nessun cedimento alla retorica, piuttosto la consapevolezza di una tragedia consumata. Come Luigi Comencini , in Tutti a casa del 1960 , fa dire ad un soldato americano “Livorno boom…boom, tutto finito, non c’è più Livorno”. E così pure Cesare Ciano parla di una città “morta ed impraticabile”, distrutta come è da bombardamenti sganciati anche in funzione di diversivi, secondo una strategia volta a far mantenere sulla costa toscana una grande quantità di truppe tedesche e a far credere all’imminenza di uno sbarco navale che invece avviene ad Anzio nel gennaio del 1944. Dunque nessuna esultanza di popolo il giorno della liberazione, nessuna folla entusiasta e festante ad accogliere le truppe alleate e i partigiani delle varie formazioni. Il 19 luglio la quasi totalità degli abitanti di Livorno si trova a decine se non a centinaia di kilometri lontana dalle proprie case. Livorno non è solo la città più devastata d’Italia, è anche “una città in fuga”.La città che ha conosciuto il massiccio esodo della sua popolazione civile a partire dall’ottobre del 1943 e che solo dall’autunno del 1944, dopo l’autorizzazione concessa dagli Alleati vede succedere allo sfollamento un processo di rientro. Esso si accompagna alla ricostituzione del tessuto comunitario cui una personalità di grande statura politica e intellettuale come Furio Diaz, a partire dal 29 luglio sindaco su designazione del Cln, offre uno straordinario contributo di idee e di opere, avviando pochi mesi dopo la commissione che lavora alla rinascita sulla base di una larga convergenza tra le diverse forze politiche democratiche. Esemplare la collaborazione tra comunisti e cattolici, democristiani e cristiano-sociali durata sino al 1951, dunque ben oltre la rottura del 1947 avvenuta sul piano nazionale e successivamente nei termini di una opposizione costruttiva della Dc protrattasi sino al 1953, cioè ad un anno prima della conclusione della giunta Diaz. Una sorta di mito fondativo della Livorno postbellica e un’ulteriore peculiarità della vicenda pubblica locale tra guerra e immediato dopoguerra. La ricostruzione dalle macerie materiali e morali prodotte dal conflitto a maggior ragione è impegnativa e faticosa per quanto lo sfollamento -attorno ai novantamila cittadini, grosso modo l’80% della popolazione urbana- ha costituito: un vero e proprio collasso sociale, nonché un fenomeno di massa di precarizzazione delle vite. Una vicenda da ricondurre ad una più generale strategia di guerra ai civili e che in Toscana conosce una drammatica contabilità con 807 eccidi e 4413 vittime. E’ lo sfollamento, con le sue dimensioni, con il cumulo di problemi che suscita e le conseguenze che determina -angosciante ricerca della sopravvivenza, dell’approvvigionamento di viveri, caduta verticale dell’occupazione, pendolarismo rischioso tra città e campagna, sconvolgimento dei rapporti col territorio, conflitti con le autorità, contrasti con le popolazioni del luogo di rifugio, scontri all’interno degli stessi gruppi di fuoriusciti-, a rendere la specificità, accanto alle distruzioni subite, della situazione livornese. Essa vede però anche la costruzione di reti informali di solidarietà, collegamenti con le formazioni partigiane, la possibilità di aderire alle bande armate, di rinsaldare le organizzazioni clandestine attorno ad alcune figure che già hanno assunto o vengono assumendo ruoli di direzione del movimento di liberazione. In questo quadro un prezzo assai alto è pagato dalla comunità ebraica, la quinta per importanza nel Paese che, oltre a cercare riparo dai bombardamenti, si trova alle prese con la caccia all’uomo scatenata dalle forze nazifasciste, pagando un alto tributo di morte e di deportazione: ebrei perseguitati in quanto tali , a maggior ragione se di provenienza straniera, se “sovversivi” e promotori di scioperi, ulteriormente penalizzati se in precarie condizioni economiche e di lavoro. Sono questi sostanzialmente i temi sui quali si è cimentata la storiografia, sia quella che fa capo al nostro Istituto, sia quella accademica : la ricerca storica come condizione e alimento della memoria.

2. La memoria come ethos condiviso, come patrimonio pubblico consente ad una comunità di riconoscersi in un sistema di valori , oltre il vissuto di ciascuno. L’evocazione della liberazione della città e della Resistenza non costituisce un rito stanco e imbalsamato, ma esprime la volontà di fare memoria, di custodire pubblicamente ciò che va mantenuto vivo perché rappresenta un giacimento che non può essere dissipato: la Resistenza inizio fondativo della nuova Italia democratica disegnata nei principi di fondo e nelle regole organizzative della Carta costituzionale antifascista e repubblicana. E neppure una semplice celebrazione dei sacrifici consumati che comunque costituiscono un esemplare paradigma da consegnare alle giovani generazioni. La Resistenza non solo fatto storico , ma come fonte di prospettive progettuali, di una tradizione generativa, come modo di vita, come esperienza esistenziale che contrassegna il nostro stare al mondo, il nostro stesso essere nella sua disposizione a resistere contro ogni forma di sopraffazione e di ingiustizia. Resistere: insurrezione di ogni giorno che mobilita energie, che offre linfa all’indignazione e motiva i no della coscienza. C’è tutto questo all’origine della scelta partigiana che porta giovani cresciuti alla retorica del regime, ai miti di una diseducazione volta ad irregimentarli, a schierarsi dalla parte giusta, a rifiutare la guerra, a negarsi all’arruolamento fascista , cercando le vie della montagna o il riparo nelle campagne della pianura , a irrobustire le file della cospirazione antifascista nelle realtà urbane, a vivere il rifiuto del fascismo come afflato di libertà fino a maturare una scelta politica che si collega e recupera lotte, idealità, esperienze dei partiti e delle formazioni politiche estromesse dalla vita pubblica ad opera della dittatura mussoliniana e dei suoi manutengoli. Da qui il patto resistenziale –come scrive Piero Calamandrei rivolgendosi al “camerata Kesserling”- “giurato fra uomini liberi che volentieri si adunarono per dignità e non per odio , decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo”. Uomini e donne di diversa ispirazione ideale –liberali, monarchici, cattolici, democratici cristiani, cristiano sociali, comunisti, socialisti, azionisti- ed estrazione sociale –operai, contadini, studenti, intellettuali, borghesi delle libere professioni, un fenomeno in precedenza sconosciuto di partecipazione, di mobilitazione popolare – che si organizzano per bande, scendono in lotta, imbracciano le armi attaccando il nemico, dando vita ad inedite esperienze istituzionali –le repubbliche partigiane- , elaborando avanzati programmi di rinnovamento politico e di ardite palingenesi sociali. Una Resistenza plurale, quella armata, e quella senz’armi, quella civile, delle donne -non solo staffette- che non esitano a manifestare e sostengono , attraverso un inedito maternage , le formazioni alla macchia, dei contadini che rifiutano l’ammasso obbligatorio, dei sacerdoti cattolici o dei credenti in altre fedi che in nome di un’insorgenza spirituale-religiosa, affiancano e partecipano al movimento di liberazione. Una Resistenza che si fa forte attingendo pure a sacche di dissenso dal nazifascismo dovuto ad un sentimento antitedesco talora riconducibile anche alla tutela di precisi interessi, quelli degli industriali che proteggono i propri stabilimenti e con essi i propri operai dalle sottrazioni naziste. Il movimento partigiano insomma come soggetto che rivendica una rinnovata identità della nazione, una nuova idea di patria, la riunificazione degli italiani e che non si lascia imbrigliare in una pratica “agra e stentata” di cobelligeranza , che non esita a scontrarsi col fascismo di quegli italiani fascisti colpevoli di aver trascinato il Paese in una guerra civile : non solo lo scontro tra la civiltà e l’anticiviltà della barbarie, della persecuzione razziale e della Shoah, ma pure il conflitto che vede contrapporsi sino all’estremo i cittadini di uno stesso Paese. Ebbene, a decenni di distanza noi possiamo guardare a quanti sono caduti nel corso della guerra civile con cristiana pietà o laica commiserazione. Sappiamo, come scrive Italo Calvino, che “bastava un soffio, un impennamento dell’anima” per stare con gli uni o con gli altri, da una parte o dall’altra ,ma fermamente crediamo che non può essere in alcun modo offuscato il giudizio sulle vite vissute e perse in nome di un indistinto paradigma vittimario nel quale, alla fine, viene meno ogni criterio di giudizio, ogni possibile identificazione della parte giusta rispetto a quella ingiusta, ingiusta e non semplicemente sbagliata: chi si è battuto per la libertà e la democrazia, chi invece a sostegno di un regime dittatoriale , chi ha attribuito una solida legittimazione ad un disegno che ha poi trovato compimento nella Carta costituzionale, “la fonte battesimale della nuova Italia”, e chi invece, con la Repubblica sociale italiana ha sostenuto l’orrore nazista, lo Stato dei campi di sterminio, lo Stato della disumanità. C’è un nesso inscindibile tra Resistenza, Liberazione e Costituzione: dalla morte della patria , dovuta alla dominazione fascista , alla sua rinascita, dalla sovranità autoritaria dello Stato etico alla sovranità democratica del popolo, nelle “forme e nei limiti della Costituzione” di uno Stato di diritto che assume il dovere verso i suoi cittadini, non più sudditi, di rimuovere “gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza […] e impediscono il pieno sviluppo della persona umana, l’effettiva partecipazione dei lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, come recita l’articolo 3. La Resistenza va, dunque, celebrata in rapporto all’antifascismo di ieri e di oggi, una festa della libertà perché guadagnata con la Liberazione, una festa per tutti quanti si riconoscono nel patriottismo della Costituzione. E con la Costituzione non è compatibile una memoria indulgente e, a essere benevoli, afascista, secondo la quale il fascismo “ha fatto anche cose buone”. Una vera idiozia ed una memoria in definitiva anti-antifascista. In realtà, come il Presidente Sergio Mattarella ha più volte ribadito, irremovibile non può che essere una interpretazione della Resistenza quale approdo di un processo di cui l’antifascismo costituisce la premessa, la condizione della democratizzazione delle istituzioni e della società. E questo vale ancor oggi, allorché da talune parti si propone di sostituire all’antifascismo l’antitotalitarismo come cardine portante della vita democratica, facendo così scomparire il fascismo come fenomeno reale e riconducendolo ad una manifestazione astratta , confinata nel passato . Un passato che purtroppo definitivamente non passa e che ritorna con le nefaste esibizioni delle marce su Bologna o ad Acca Larentia sino alla profanazione di quella piazza della Loggia a Brescia -la mia città- in cui nel maggio del 1974 si è consumata un’orribile strage fascista come ormai acclarato da definitive sentenze giudiziarie. Ebbene netta e incomponibile è la divaricazione tra il patriottismo nazionalista e bellicista del regime e il patriottismo democratico, solidale, europeista –noi non dimentichiamo Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni – propugnato dal movimento di liberazione nazionale. Esattamente per questo la Resistenza è attuale. Perché pulsioni nazionalistiche sono di nuovo all’ordine del giorno, perché il nazionalismo, che ha costituito la malattia mortale del secolo scorso , di nuovo infesta il nostro tempo su entrambe le sponde dell’Atlantico, facendo balenare i lugubri fantasmi dell’alterazione dello Stato di diritto, alimentando le esperienze autoritarie proprie di quelle democrature che vedono intaccata la libertà di stampa e l’espressione della volontà popolare messa in discussione, sottoposta al rischio di essere revocata come avvenuto nell’attacco a Capitol Hill in un Paese dalle indubbie tradizioni democratiche. Un neonazionalismo sovranista che attraverso politiche protezionistiche produce guerre commerciali, penalizza i Paesi più deboli, incrementa il divario tra nord e sud del mondo e le distorsioni proprie dello scambio ineguale, fino a puntare ad una progressiva erosione dell’ordine geopolitico retto sul diritto internazionale e su trattati multilaterali. E ancora: un neonazionalismo che punta ad uno sfiguramento plebiscitario e populistico della democrazia, facendo leva su di una ideologia che orienta l’opinione pubblica verso modelli illiberali e persino reazionari, un sovranismo forte del sostegno di imprenditori globali che gestiscono direttamente gangli dello Stato, secondo i quali la democrazia non sarebbe compatibile con la libertà. La Resistenza è attuale perché la Costituzione non va solo predicata, ma va attuata e strenuamente difesa contro ogni tentativo di sbrego a colpi di maggioranza come purtroppo racconta la storia parlamentare più e meno recente a carico di ambedue i versanti dello schieramento politico. Centralità del Parlamento come argine alla verticalizzazione del potere , equilibri e meccanismi di contrappeso a garanzia delle necessarie limitazioni nell’esercizio delle funzioni di governo per evitare il rischio che la democrazia si snaturi in capocrazia con una esorbitante concentrazione di poteri , salvaguardia dell’unità della Repubblica e valorizzazione del sistema delle autonomie , la magistratura autonoma e indipendente, meccanismi elettorali in grado di rispecchiare fedelmente la volontà popolare: questo il disegno dei padri costituenti . La Resistenza è attuale perché l’ideale di un’Europa unita, degli Stati Uniti d’Europa -una tra le visioni più appassionanti elaborata negli anni della seconda guerra mondiale nell’isola di confino di Ventotene – sta scontando enormi contraddizioni e l’Unione europea si ritrova in preda a laceranti contrasti , inabilitata a promuovere una politica estera e di sicurezza comune adeguata a fronteggiare le sfide di un’epoca di cambiamenti e grandi trasformazioni. La crisi che l’Europa vive a tutti i livelli -politico, sociale, culturale, economico, militare-, la fase discendente che sta attraversando, le difficoltà ad esercitare una leadership autorevole e all’altezza, la subalternità a logiche volte a ridimensionare pesantemente il welfare, l’ossessione militarista che la attraversa, si accompagnano all’incapacità di costruire un’architettura diplomatica retta sulla cooperazione, su pratiche di dialogo, di rafforzamento di quella integrazione comunitaria che renderebbe l’Europa forte di potenzialità di attrazione e di condizionamento. L’identità europea è oggi profondamente offuscata . È dunque legittimo chiedersi : dove è finita l’Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della libertà , della democrazia, del progresso sociale? Quest’Europa, non in grado di far sentire la propria voce , si inabissa nelle acque del Mediterraneo, dove a migliaia sono le vittime di un gretto egoismo, di una colpevole e irresponsabile indifferenza. Questa Europa disconosce sé stessa al cospetto di quanto tragicamente è stato consumato in Palestina, dall’attacco terroristico di Hamas a inermi cittadini israeliani alla ritorsione contro i civili attraverso efferati massacri perpetrati dal governo di Netanyahu nel tentativo di porre fine alla questione palestinese. Un disegno che ha prodotto e continua a produrre orrori e determina una vera e propria catastrofe umanitaria. L’Europa nega sé stessa quando si ritrova incapacitata a promuovere concrete iniziative di pace a fronte del conflitto ucraino-russo, a far pesare la sua presenza rispetto ad una guerra che è tornata entro i suoi confini e che , oltre a determinare centinaia di migliaia di morti, ulteriormente incrementa il fenomeno della emigrazione di intere popolazioni alla ricerca della loro stessa sopravvivenza. Questa Europa è incapace di assumere un ruolo da grande potenza in modo da prevenire iniziative di guerra illegittime come è avvenuto e sta avvenendo in Iran. La Resistenza è attuale perché l’invocazione “mai più la guerra” suggella la conclusione del conflitto mondiale, quando i superstiti di Mauthausen il 16 maggio del 1945 proclamano ad alta voce con un solenne giuramento che “solo la pace e la libertà sono garanti della libertà dei popoli” e che “la ricostruzione del mondo su nuove basi di giustizia sociale e nazionale è la sola via per la collaborazione pacifica tra Stati e popoli”. Dunque la pace come il messaggio oggi più pregnante e denso di significati , la pace, -nelle parole di Leone XIV, “disarmata e disarmante, umile e perseverante”-, inseparabile dalla giustizia – la distinzione tra aggredito e aggressore – , come l’invocazione più coinvolgente e pressante che si trasmette a noi da quanti si sono sacrificati in Italia e in Europa per donarci la libertà e si sono immolati per conquistare la democrazia: l’eredità della Resistenza.

Paolo Corsini

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Hugging Face violata da un agente AI: gli attacchi autonomi sono arrivati

Per anni l’idea di un attacco informatico condotto interamente da un agente di Intelligenza Artificiale è rimasta confinata ai laboratori di ricerca e alle presentazioni dei vendor. Oggi non è più così. La piattaforma Hugging Face, punto di riferimento mondiale per lo sviluppo e la distribuzione di modelli AI open source, ha confermato di essere […]

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Gli assistenti AI di coding sono sicuri? Il caso xAI

Gli strumenti di AI per lo sviluppo software promettono di aumentare la produttività degli sviluppatori, ma una recente analisi indipendente riaccende il dibattito sulla sicurezza dei dati affidati agli assistenti di coding. Al centro della vicenda c’è Grok Build, il tool a riga di comando di xAI, accusato di aver trasmesso (in chiaro) ai server […]

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Chiusura estiva 2026

L’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Livorno rimarrà chiuso al pubblico, in tutti i suoi servizi (archivio, biblioteca, didattica e uffici) dal 14 al 24 agosto compresi.

Auguriamo a tutti buon riposo e vi aspettiamo per le nostre numerose iniziative a partire da settembre!

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La guerra ucraina cambia la sicurezza delle infrastrutture critiche

La guerra in Ucraina non si combatte solo sul terreno, nel mare o nello spazio aereo. Il cyberspazio è uno degli scenari più attivi, dove vengono perpetrati quotidianamente decine di attacchi mirati alle infrastrutture civili e militari. Il continuo bersagliamento di infrastrutture energetiche, reti di comunicazione e servizi pubblici ha praticamente trasformato l’intero Paese in […]

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Operatore Socio Sanitario (OSS): aperte le iscrizioni ai corsi di formazione

Operatore Socio Sanitario (OSS): aperte le iscrizioni ai corsi di formazione

Sono ufficialmente aperti i bandi di selezione ESTAR per i nuovi corsi OSS, anno formativo 2026-2027. I posti totali disponibili sono 476, suddivisi tra le sedi di Empoli, Firenze, Pistoia, Prato e Borgo San Lorenzo. C’è tempo fino al 14 settembre 2026 alle ore 12:00 per presentare la domanda e accedere alla prova scritta.

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Operatore Socio Sanitario (OSS): aperte le iscrizioni ai corsi di formazione

Operatore Socio Sanitario (OSS): aperte le iscrizioni ai corsi di formazione

Sono ufficialmente aperti i bandi di selezione ESTAR per i nuovi corsi OSS, anno formativo 2026-2027. I posti totali disponibili sono 476, suddivisi tra le sedi di Empoli, Firenze, Pistoia, Prato e Borgo San Lorenzo. C’è tempo fino al 14 settembre 2026 alle ore 12:00 per presentare la domanda e accedere alla prova scritta.

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Building Autonomous ML Experimentation with Tangle and Tangent

By Alexey Volkov, Bo Li, Ben Chen, Maksym Yezhov, Pete Luferenko, and Volv Grebennikov – Shopify

Machine learning work is full of loops: form a hypothesis, build a pipeline, run it, read the metrics, adjust, repeat. Tangle is already where Shopify’s ML experiments run, giving engineers a shared platform to build and execute pipelines.

Tangent is an autonomous agent that orchestrates ML experimentation workflows on top of Tangle, deciding what to run, running it, and reporting back. Around Tangent we built a Linux-based platform for hosting these agents securely so they can persist, work remotely, and reach the services they need without ever holding a credential. This is done using containerized isolation, a certificate-issuing proxy, and per-instance persistent storage (details below).

What is Tangle?

Tangle is an open source, platform-agnostic ML experimentation platform with a powerful drag-and-drop visual editor. Users drag components onto a canvas, wire outputs to inputs to form a pipeline graph, and submit it for execution locally or in the cloud. A caching layer skips or reuses previously executed steps, including steps still in flight, so iteration is fast and cheap. All pipeline runs are stored forever (including graphs, components, and logs), making pipelines reproducible even after years have passed.

Because runs and caches are shared, teammates can inspect, copy, and modify each other’s pipelines in seconds, with no cloning a private notebook and hoping the environment matches. Tangle has similarities with other OSS tools like Airflow and Kubeflow Pipelines; its caching model and visual editor are what make fast experimentation loops possible. Any containerized CLI program written in any language can be used as a Tangle component, and those components exchange data as files in any format (CSV, Parquet, JSON, etc.).

Tangle composes components the way shell scripts, makefiles, and *nix pipes do. More information about Tangle is available at tangleml.com and you can immediately try it out.

Tangle's pipeline canvas and architecture
Tangle’s pipeline canvas and architecture.

What is Tangent?

Tangent is an autonomous ML engineering agent designed to accelerate your Tangle experimentation workflows. It follows the pattern Andrej Karpathy recently popularized as autoresearch. Tangent takes that idea from a single training script on one GPU to full experiment pipelines running on Tangle, with a fleet of specialized subagents, gated checkpoints, and persistent memory. You point it at a scenario, a model, a metric to improve, a dataset, and it iterates: it analyzes results, forms hypotheses, modifies pipelines, submits runs, monitors them, and synthesizes what it learned. How much you delegate is up to you. Tangent works interactively, so you can hand it a single step (build this component, debug this failed run, analyze these metrics), or you can hand off the entire loop with one command and let it run:

tangent auto
Screenshot of the eight-step loop progressing
Screenshot of the eight-step loop progressing.

Under the hood is an eight-step loop with gated checkpoints. The agent won’t advance until every item on a step’s checklist passes, and it reloads its instructions and context at each gate so it doesn’t drift over a long run. Memory is persistent and plain-text: a MEMORY.md holds the best-known configuration and hard-won lessons; daily session logs capture the play-by-play, and per-run learnings are archived to object storage.

The Tangent Skill

Tangent’s brain is a skill, written in Markdown. The entry point is a single SKILL.md, backed by a fleet of subagent skills: a researcher, a builder, a debugger, a reviewer, and more. Because skills are just files, they’re portable, reviewable in a pull request, and harness-agnostic, the same skill drives whichever coding agent you prefer.

That portability matters because Tangent runs on open agent harnesses instead of one proprietary client. To add a capability, you write a Markdown file and commit it. There is no binary to build or ship. Markdown was chosen deliberately over a config format or DSL: it’s diffable in a normal PR, requires no schema or parser to validate, and both humans and the coding agent read it natively. The skill file doubles as its own documentation.

# Tangent
A skill is just Markdown. This file is the entry point; each subagent is
its own Markdown file, loaded on demand.

## Commands
tangent <subagent>   Read agents/<subagent>.md and follow it.
tangent auto          Run the autonomous 8-step experiment loop.

## Subagents                Agent file
tangent builder             agents/builder.md
tangent debugger            agents/debugger.md
tangent researcher          agents/researcher.md
tangent reviewer             agents/reviewer.md
tangent reporter            agents/reporter.md

## Auto Mode - the loop
0 Initialize -> 1 Analyze -> 2 Hypothesize -> 3 Submit ->
4 Monitor -> 5 Evaluate -> 6 Synthesize -> 7 Decide -> (loop)

Each step has a gate. The agent won't advance until every item on the
step's checklist passes - and it re-reads its instructions at each
gate so it doesn't drift over a long run.

Tangent Agent Hosting Platform

Our Tangent Agent Hosting Platform helps users deploy persistent Tangent instances that communicate with Tangle, cloud providers, and other external services. Each Tangent instance is a multi-agent space: a Linux-based VM/container that can host multiple agentic apps (TUI, API, WebUI). Because every Tangent component runs as a standard Linux process inside a container, Tangent inherits mature Linux networking, storage, and isolation primitives instead of introducing a custom runtime. Instance data (like agent sessions and memories) is persisted across restarts. There are also cross-instance shared memories.

Agent Hosting architecture diagram
Agent Hosting architecture: Tangent Shell and Auth Proxy routing requests without exposing tokens.

Auth Proxy

Agents need access to services, but there is always a risk of agents reading the credentials and leaking them to AI providers. Tangent solves this by adding a system-wide proxy which lives in a separate container. The proxy intercepts and modifies HTTP requests coming from the agentic tools. Auth proxy automatically adds auth headers and can modify request URLs (e.g. redirect api.aicompany.com to some AI proxy). To modify HTTPS requests, auth proxy creates new SSL certificates on the fly. The agent container’s OS and programs are configured to trust those certificates via a generated certificate authority.

Implementation details

In the Kubernetes version, each instance is a StatefulSet: a container Pod running agents, apps, and proxies, backed by a per-instance PersistentVolume and a shared memory volume mount.

Tangent Shell

To work natively with Tangle, we built a custom Agent Host image. The Tangent Shell is an environment where agents run remotely, keep their memory and sessions across restarts, and keep working long after you close your laptop. Tangent Shell orchestrates multiple agents: it splits a request into slices, delegates them to parallel sub-agents, and coordinates results through a Prime agent that owns the session.

Tangent Shell is built to meet the ML expert’s needs. Each session boots pre-loaded with the Tangent skill toolkit and Tangle API tools, instructed to assist with Tangle-based ML experiments: building and optimizing ML training pipelines, testing hypotheses, ablation studies, hyperparameter optimization, etc. With the help of triggers (like webhooks, timers, and schedules), Tangent Shell is able to monitor pipeline executions and implement deep experimentation plans. The agent knows how to operate inside the rich UI, and how to render visual artifacts (Markdown, PNG, HTML).

The Shell is open source. Agent Bundles (packaged sets of prompts, tools, skills, workflows, and triggers) extend it without touching core code.

A real use case

We used Tangent to rebuild a large reranking model end to end. An engineer set the direction (which features to try, what training data to add) and reviewed results at each step. Tangent built, ran, and analyzed the experiments. Working through the loop, it tried a sequence of changes and measured each one against the previous best:

StepWhat the agent changedR@90% prec.R@95% prec.R@97% prec.
Previous pipelinePrior distillation training, standard features & data67.3%54.4%33.6%
+ Standardized pipelineMigrated onto a reproducible trainer (on par; enables fast iteration)69.5%51.9%35.2%
+ Richer product featuresAdded structured metadata, taxonomy, text descriptions, and predicted attributes (biggest single lift)71.3%58.7%48.5%
+ More & harder training dataAdded search-derived, sampled, and hard-negative pairs75.6%60.2%43.9%

Open source and contributing

Tangle, the Tangent skills, the Hosting Platform, and Tangent Shell are all released under Apache 2.0. Development happens in the open on GitHub, and the projects accept pull requests for new subagent skills, Agent Bundles, and core fixes. Tangle is maintained by its creator, Alexey Volkov, with Shopify as the project’s initial sponsor and infrastructure steward. If you build a subagent skill or Agent Bundle you think others would find useful, we welcome the PR.

Where to find Tangle and Tangent

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Orari e chiusura agosto 2026

Immagine della sede con il logo e argomento della notizia

La Fondazione PIN - Polo di Prato dell’Università di Firenze sarà chiusa dall'8 al 23 di agosto. Dal 3 al 7 e dal 24 al 28 agosto sarà aperta dalle 8:30 alle 17:30. La Biblioteca resterà chiusa dal 3 al 23 agosto, a partire dal 27 luglio e fino al 29 agosto nei giorni di apertura, sarà aperta dalle 9:00 alle 13:00; in tale periodo i servizi di prestito interbibliotecario e fornitura copie saranno sospesi.

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Orari e chiusura agosto 2026

Immagine della sede con il logo e argomento della notizia

La Fondazione PIN - Polo di Prato dell’Università di Firenze sarà chiusa dall'8 al 23 di agosto. Dal 3 al 7 e dal 24 al 28 agosto sarà aperta dalle 8:30 alle 17:30. La Biblioteca resterà chiusa dal 3 al 23 agosto, a partire dal 27 luglio e fino al 29 agosto nei giorni di apertura, sarà aperta dalle 9:00 alle 13:00; in tale periodo i servizi di prestito interbibliotecario e fornitura copie saranno sospesi.

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Felons, Fraudsters Flog Offensive Cybersecurity Startup

A cybersecurity startup dangling millions of dollars to acquire zero-day security vulnerabilities in popular software is run by a pair of far-right conspiracy theorists and convicted felons whose most recent ventures included fake intelligence companies and a now-defunct AI-based lobbying platform they operated under assumed names.

The X/Twitter account IRIS C2 (@C2IRIS) has gained more than 4,000 followers since its creation in January 2025, posting frequently about security vulnerabilities, AI and software exploits. IRIS C2 says it is a company in McLean, Va. that sells offensive cybersecurity capabilities.

The IRIS C2 website dangles the possibility of million-dollar payouts for exploits to attract talent.

“Our business model is this,” reads a pinned post on top of the IRIS C2 account on X. “Attract the very best vulnerability researchers and exploit developers in the world to join our company. This mostly revolves around junior engineers with raw talent/extremely high IQ. We don’t care if they have a college degree/industry experience.”

The website linked in that profile — irisc2[.]com — says the company is hiring for a number of open positions, and a recent post on its LinkedIn page enthuses about an overwhelming number of applications from potential employees. The website claims IRIS C2 is in the business of acquiring “zero-day exploits, individual primitives, partial chains, and full capabilities across all major platforms. Payouts range from $10,000 to $7 million depending on target, reliability, and operational value.”

The government contracting portal g2exchange.com reports that irisc2[.]com is operated by a business based in Virginia called Calvexa Group LLC. The “contact” link on the website for Calvexa Group — calvexagroup[.]com — forwards visitors to irisc2[.]com. G2Exchange shows that while Calvexa Group LLC is registered as a federal contractor, it does not appear to be working on any direct government contracts.

A search on the Arlington, Va. address listed in the incorporation records for Calvexa Group LLC finds the property is occupied by Jack Burkman, the 60-year-old founder and managing partner of the lobbying firm Burkman & Associates. When approached with questions about IRIS C2, Burkman referred further inquiries to his longtime associate, 28-year-old Jacob Wohl.

Jack Burkman (left) and Jacob Wohl, at a press conference in August 2020. Image: Wikipedia.

Burkman and Wohl have a storied history of creating fake intelligence companies and using them to spread false claims about and frame public figures, including fabricated sexual assault claims against then FBI director Robert Mueller, and Pete Buttigieg, then mayor of South Bend, Indiana and a Democratic candidate for the presidency. In 2019, Burkman and Wohl held press conferences falsely alleging extramarital affairs by Sen. Elizabeth Warren (D-Mass.) and then-2020 presidential candidate Kamala Harris.

In the wake of the 2020 presidential election, Wohl and Burkman were prosecuted by multiple U.S. states for making thousands of robocalls to residents of battleground states and disseminating false claims about mail-in ballots. They were indicted in Cleveland on 15 felony counts of orchestrating a robocall scheme aimed at suppressing the black vote in Detroit, and were sentenced in late 2025 to probation after their appeals to dismiss the charges were rejected.

In 2022, Wohl and Burkman both pleaded guilty to a single felony charge of telecommunications fraud in Ohio, and sentenced to a fine, probation, and community service. In March 2023, a judge in a New York civil case ruled that Wohl and Burkman had violated federal and state civil rights laws, and the two agreed to pay a $1 million settlement.

In June 2023, the Federal Communications Commission (FCC) imposed a $5.1 million fine against Wohl and Burkman for their robocall campaigns, at the time the largest fine ever sought by the FCC under the Telephone Consumer Protection Act.

Jacob “Jay” Wohl’s GitHub account.

By the age of 17, Wohl had started multiple investment firms, and cultivated the nickname “Wohl of Wall Street” after appearing on Fox News in 2015 to discuss his new hedge funds. In 2017, the Arizona Corporation Commission charged Wohl and his investment funds with 14 counts of securities fraud, and ordered him to pay $35,000 in restitution. In 2019, Wohl pleaded guilty in California to four felony counts of selling unregistered securities and was sentenced to two years of probation.

The market for previously unknown security vulnerabilities has always been populated by a colorful mix of researchers, academics, charlatans, clout-chasers and people actively involved in cybercrime communities. But the market for selling offensive security services to the U.S. government tends to be far more circumspect. Plenty of government contractors recruit vulnerability researchers and pay for the exclusive rights to novel software exploits, yet none of them do so quite as brazenly and openly as IRIS C2.

Recent posts from the Twitter/X account IRISC2 (@c2iris).

Indeed, KrebsOnSecurity was unaware of IRIS C2 until last month, when an attendee at a regional cybersecurity conference shared that Wohl and Calvexa Group were pestering people at the conference about selling their vulnerability research.

In an interview with KrebsOnSecurity, Wohl said Mr. Burkman was not involved in the day-to-day operations of IRIS C2. Wohl shared that IRIS C2 originally began as a penetration testing company, but shifted its focus recently to selling phone-hacking services to the government. Several times throughout the interview, Mr. Wohl mentioned working on federal government contracts, but when pressed for specifics said he was not at liberty to speak publicly about them.

Mr. Wohl said he does not have any formal education or training in computer science or information security, and that most of his knowledge on the matter is self-taught.

“I know more about tech than anyone,” Wohl bragged. “My background has always been extremely technical, and I’ve always been deeply into tech. People know me as someone who is able to create spectacularly exquisite capabilities that would make your head spin.”

Wohl said security researchers bring the company unique vulnerability findings “on a regular basis,” but that in many cases those findings are preliminary and not fully fleshed-out.

“Let’s say someone finds a flaw in a media decoder on a phone,” Wohl said. “A lot of times what we receive is an exploit primitive, where the idea is there but the [execution] needs work. You need that exploit to be stable and reliable, and that’s what we do.”

Wohl claims IRIS C2 has approximately 40 employees, although he said none of them are allowed to list their employment on LinkedIn for operational security reasons. In May, the author of the IRIS C2 account on X said that his girlfriend had no idea what he did for a living. But if IRIS C2 has any other employees, they may be similarly unaware of Mr. Wohl’s history of outright fabrications — or even his real name.

In September 2024, Politico reported that Burkman and Wohl were bragging about big companies supposedly buying services from their now-defunct company LobbyMatic, which claimed to use artificial intelligence to assist in political lobbying efforts. However, Politico found the pair were running the company using pseudonyms, with Wohl reportedly adopting the name “Jay Klein” and Burkman using the moniker “Bill Sanders.” Politico reported that two of the former LobbyMatic employees resigned after learning of their true identities, while other employees only learned after they had left the company.

Update, July 9, 9:44 a.m. ET: Several readers pointed our attention to a March 31 publication from journalist Molly White, which reported that Burkman and Wohl were paid a $300,000 retainer by a Canadian cryptocurrency fraudster wanted by the United States and several other countries for allegedly stealing $65 million from the crypto platforms KyberSwap and Indexed Finance. According to that report, the two were hired to pursue a “presidential pardon to avert a miscarriage of justice” on behalf of the accused hacker, who has not yet been convicted.

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Sondaggi politici elettorali: chi vogliono gli italiani come Presidente della Repubblica, l’identikit e i partiti nell’ultima indagine

Quale profilo, quali caratteristiche dovrebbe avere il prossimo Presidente della Repubblica? Quale provenienza politica dovrebbe vantare nel curriculum? Sicuramente non dovrà essere una figura divisiva per gli italiani intervistati nel sondaggio SWG dopo che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha letteralmente aperto la campagna per il Quirinale verso il 2029 mentre già è aperta quella per le politiche in programma nel 2027 e si discute della legge elettorale che sarà impiegata l’anno prossimo.

Prima caratteristica, dunque, per il 56% degli italiani, è che il futuro Capo dello Stato non dovrà essere una figura divisiva. Per il 54% dovrebbe vantare prestigio internazionale, per il 32% dovrebbe vantare una lunga esperienza politica. E in pole position, nel toto-nomi, spicca il nome dell’ex Presidente del Consiglio Mario Draghi, con il 48% degli italiani che lo trovano adeguato. Seguono l’attuale premier Meloni (38%), Pierluigi Bersani (35%), Paolo Gentiloni (28%). In fondo alle preferenze il quotatissimo Pier Ferdinando Casini (25%) e Romano Prodi (24%).

Per il 32% degli italiani non avrà importanza lo schieramento politico del nuovo Presidente della Repubblica, l’importante è che sia una figura adatta alla carica. Per il 22% dovrebbe provenire dal centrodestra, per 13% dovrebbe essere un politico mai schierato né da una parte né dall’altra, per appena il 12% dovrebbe arrivare dal centrosinistra, per l’11% dovrebbe essere una figura esterna alla politica.

 

Mario Draghi è ritenuto il futuro Presidente della Repubblica più adeguato (48%). Seguono Giorgia Meloni (38%) e Pier Luigi Bersani (35%) pic.twitter.com/WFQjJsfkXc

— SWG (@swg_research) July 7, 2026


A richiamare l’attenzione negli orientamenti di voto rilevati per il TgLa7 il segno di crescita che riguarda Futuro Nazionale, in salita dello 0,4%, fino al 6%. Sempre in vantaggio sulla Lega scavalcata che pure guadagna uno 0,2%, il Carroccio è al 5,6%. Segno negativo invece sia per la Presidente Meloni, con Fratelli d’Italia che scivola al 27,1%, che per la segretaria Elly Schlein, Partito Democratico al 21,5%, che per l’ex premier Giuseppe Conte, Movimento 5 Stelle al 13,1%.

Seguono Forza Italia e Alleanza Verdi Sinistra, in lieve risalita al 7,4% e al 6,5%. Azione di Carlo Calenda è al 3,4%, Italia Viva al 2,5%, +Europa all’1,4%, Noi Moderati all’1,1% Stabili in fondo al listone Sud Chiama Nord all’1% e Avanti – PSI all’1%. Alla generica voce “altro partito” il 2,4%. Non si esprime il 27% degli intervistati, a conferma degli alti tassi di astensionismo nell’elettorato italiano a ogni appuntamento alle urne.

 

Intenzioni di voto SWG per @TgLa7 pic.twitter.com/BtHPRg9PRS

— SWG (@swg_research) July 6, 2026

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Ritrovata morta a 59 anni in casa, si indaga per omicidio: interrogato il figlio della vittima

Si propende per la pista dell’omicidio a Sanremo, dove una donna di circa 59 anni è stata trovata morta nella serata di ieri. Sul corpo della donna i segni delle violenze: in particolare sul collo e sui polsi. Potrebbe esser stata strangolata. Al vaglio degli inquirenti anche la posizione del figlio della vittima. Accertamenti in corso, in corso le indagini condotte dai Carabinieri coordinati dalla Procura di Imperia.

L’omicidio si sarebbe consumato in un’abitazione in via Hope. Il cadavere della donna è stato scoperto intorno alle 22:00, quando i Vigili del Fuoco sono intervenuti sul posto su richiesta del figlio ventenne della vittima. Aveva riferito di non riuscire più a entrare in casa, la porta dell’appartamento era chiusa dall’interno e i pompieri sono entrati passando da un balcone e aprendo dall’interno.

Il figlio avrebbe raccontato agli investigatori di essere uscito di casa intorno alle 19:15 per andare a mangiare una pizza. Fonti della Procura di Imperia hanno confermato all’AdnKronos che il figlio sarà interrogato in mattinata dal pm Enrico Cinnella Della Porta, che coordina le indagini affidate ai Carabinieri. Stando ai primi accertamenti medico-legali, la morte risalirebbe ad almeno tre ore prima del ritrovamento. Il padre si trovava fuori casa.

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USA fuori dai Mondiali, nella partita del caso Balogun il Belgio dilaga ed esulta con la Trump Dance: “Ribalta questo”

A niente è servito tutto il polverone, il caso più clamoroso scoppiato ai Mondiali di calcio in corso tra USA, Canada e Messico, sollevato soltanto incidentalmente dal campo quanto piuttosto dalla Casa Bianca: da Donald Trump che in spregio a ogni pudore e formalità aveva telefonato alla FIFA per chiedere conto dell’espulsione del capocannoniere statunitense Folarin Balogun. E la FIFA aveva eseguito: squalifica sospesa all’attaccante americano per un anno, abile e arruolabile per gli ottavi di finale. E Belgio esterrefatto, UEFA all’attacco, ogni appassionato sconvolto, anche in Italia tra l’altro nei giorni dello scontro frontale con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. 4 a 1 è finita ieri sera a favore dei Diables Rouges. Con Folarin in campo. USA fuori.

Poche ore prima della partita, dalla Casa Bianca, Trump aveva ammesso di aver telefonato alla FIFA per il cartellino rosso rimediato da Balogun per un intervento involontario ma pericoloso e scomposto nella partita contro la Bosnia Erzegovina. “Ho visto la partita, e capisco davvero bene lo sport. Quello non era un fallo; non era nemmeno un’infrazione. Erano due ragazzi che correvano a tutta velocità e che sono capitati a sbattere l’uno contro l’altro. Non puoi prendere il tuo piede e posizionarlo correttamente sul piede di qualcun altro. Questo arbitro è un po’ sospetto: se controlli il suo passato, non voglio dirlo perché non mi piace creare controversie, ma è molto sospetto”.

Anche Gianni Infantino, il presidente della FIFA, ieri aveva respinto le polemiche e aveva spiegato che ogni decisione presa dagli organi giudiziari della FIFA sono indipendenti, che “la loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio”, che parla abitualmente con Trump e con altri Capi di Stato, funzionari governativi e stakeholder e che “quello che faccio sempre, però, è rispettare quelle decisioni e l’autonomia degli organi che le prendono. Che ci piaccia personalmente una decisione o no è irrilevante. Il rispetto per le istituzioni indipendenti e il rispetto della legge sono ciò che protegge l’integrità delle nostre competizioni e la credibilità della FIFA in ogni momento”. Aveva confermato la telefonata ma negato che abbia influito in qualche modo sulla decisione di sospendere la squalifica dell’attaccante.

 

 

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La FIFA aveva così respinto il ricorso del Belgio, giudicato “inammissibile” in quanto la Nazionale “non è parte del procedimento e, pertanto, non ha titolo per impugnare la decisione” proprio mentre Trump spiegava e argomentava le ragioni della sua telefonata, ammettendo tra le altre cose che non conosceva il significato di un cartellino rosso nel gioco del calcio. “Non sapevo cosa significasse, non pensavo significasse molto. Poi ho iniziato a sentire che non può giocare nella prossima partita, almeno nella prossima partita. Quando prendono il tuo miglior giocatore e dicono che non puoi giocare è molto ingiusto. Un conto è penalizzare qualcuno per la partita, ma come fai a penalizzare per una partita che non è ancora stata giocata? È molto ingiusto. Quindi, sì, ho chiesto una revisione alla FIFA. Ho parlato con un uomo molto rispettato, per cui il livello di rispetto è aumentato di dieci volte”.

Alcuni avevano lanciato un appello all’allenatore degli USA, Mauricio Pochettino, affinché non schierasse Balogun che, nella notte italiana, alla fine ha giocato e non ha brillato. È stato giudicato come uno dei peggiori in campo. Due gol e un assist per Charles De Ketelaere, terzo gol di Hans Vanaen, nei minuti di recupero il quarto gol di Romelu Lukaku, attaccante del Napoli, ex Inter e Roma, che ha esultato con la “Trump Dance”. L’unico gol degli USA è stato segnato da Malik Tillman. “Ribalta questo”, ha postato l’account ufficiale del Belgio che ai quarti di finale giocherà contro la Spagna, il 10 luglio al Los Angeles Stadium, in California. Con l’uscita degli Stati Uniti tutte le nazionali dei Paesi organizzatori sono fuori dai Mondiali.

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AI, il nuovo fronte della sicurezza: il red teaming diventa indispensabile

L’intelligenza artificiale sta entrando nelle aziende con una velocità che non ha precedenti, ma la sua diffusione sta facendo emergere una realtà che molti responsabili della sicurezza stanno iniziando a sperimentare direttamente: i tradizionali strumenti di difesa non sono stati progettati per proteggere sistemi che ragionano attraverso il linguaggio naturale. Firewall, Web Application Firewall e […]

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Inaugurazione dell’Edificio dell’Orologio

Il prossimo 19 luglio, Anniversario della Liberazione di Livorno, a partire dalle 18.30, sarà l’occasione per presentare alla cittadinanza la nuova sede dell’ISTORECO.

Grazie alla disponibilità del Comune, del Sindaco e alla riconosciuta rilevanza della nostra attività in città sul fronte della conservazione della memoria, della divulgazione di una conoscenza critica del nostro passato, della promozione costante di ricerche di qualità che hanno attirato l’attenzione di studiosi, siamo stati individuati come il soggetto adatto a entrare in questa sede prestigiosa contrassegnata dagli avvenimenti più importanti degli ultimi due secoli passati.

La nuova sede è l’Edificio dell’Orologio, ex ingresso del Cantiere Navale di Livorno, un pezzo della storia del Novecento livornese.

Il presidente nazionale dell’Istituto Nazionale “Ferruccio Parri”, Senatore Paolo Corsini, terrà la commemorazione ufficiale, accompagnato dagli interventi della direttrice Catia Sonetti e di due nostri giovani collaboratori. Il tutto sarà allietato dalla banda cittadina.

Come Istoreco abbiamo deciso di presentarla alla cittadinanza in un momento di festa importante, con ospiti illustri. Naturalmente la piena operatività della sede sarà rinviata di qualche mese per le necessità legate al trasloco e per alcuni accorgimenti per poter accogliere cittadini e studenti. Motivo per cui gli uffici fino all’autunno saranno in Via Marradi. 

Vi aspettiamo numerosi!

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Hände weg von unseren Funkgeräten!

Die USKA wehrt sich gegen die pauschale Beschlagnahmung von Amateurfunkanlagen in Krisenzeiten, wie sie die geplante Requisitionsverordnung des Bundes vorsieht.

Das Eidgenössische Departement für Verteidigung, Bevölkerungsschutz und Sport (VBS) plant eine neue Requisitionsverordnung. Die Vorlage greift extrem weit und erlaubt es der Armee, im Ernstfall technische Anlagen und Dienstleistungen ohne klare Einschränkungen zu beschlagnahmen. Für Funkamateure und Funkamateurinnen bedeutet das im schlimmsten Fall: Das VBS holt die Ausrüstung ab.

Vernehmlassung

Aus diesem Grund hat die USKA im Rahmen der Vernehmlassung am 30. Juni 2026 eine Stellungnahme eingereicht. Die USKA fordert, dass Anlagen und Betriebsmittel des Amateurfunkdienstes inklusive der lizenzierten Betreiber/-innen explizit von der Requisition ausgenommen werden, sofern sie für die Not- und Krisenkommunikation vorgesehen sind.

Der Wert einer Funkstation entsteht nicht durch das Blechgehäuse. Erst das Zusammenspiel von Gerät, Antenne, Stromversorgung und der jahrelangen Erfahrung der Funkamateurinnen und Funkamateure bringt im Krisenfall den Nutzen. Ein requiriertes Gerät in den Händen eines ungeschulten Soldaten ist völlig nutzlos.

Eingespielte Infrastruktur

Demgegenüber garantieren wir eine dezentrale, eingespielte Infrastruktur. Wir betreiben in der Schweiz mehr als 250 Relais-Standorte auf Höhen wie dem Säntis, Pilatus oder Chasseral. Diese Netze funktionieren dank Notstromversorgung für mindestens drei Tage autark.

Die Behörden in den Kantonen und Gemeinden haben das verstanden. Es existieren bereits mehr als ein Dutzend Zusammenarbeitsvereinbarungen mit dem Zivilschutz oder den Feuerwehren.

Bund gefährdet Kommunikationssicherheit

Wenn der Bund diese Strukturen durch eine Requisition zerschlägt, gefährdet er die Kommunikationssicherheit der Schweiz. Unsere Funkgeräte laufen mit einfachen Batterien oder kleinen Solarpanels. Wir sind in der Lage, innert kürzester Zeit nach einem Totalausfall der kommerziellen Netze erste Kontakte aus einem Krisengebiet zu aktivieren.

USKA bietet Hand für Kooperation

Die USKA vertritt über 3000 der rund 5000 Funkamateure im Land. Wir bieten dem Bund Hand für eine Kooperation, fordern aber im Gegenzug den Schutz unserer technischen Ressourcen. Fakt ist: Der Amateurfunk hilft dem Land am meisten, wenn man ihn arbeiten lässt.

USKA Eingabe Vernehmlassung Requisition

Published: HB9HGH 2026-07-05 09:26:40

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Indagine sulla qualità della vita degli over 65 a Vernio e aree limitrofe

Indagine sulla qualità della vita degli over 65 a Vernio e aree limitrofe

Il centro di ricerca ARCO di Fondazione PIN (Polo di Prato dell’Università degli Studi di Firenze), in stretta collaborazione con il Comune di Vernio e la Società della Salute Area Pratese, ha lanciato un'importante iniziativa dedicata al benessere della popolazione anziana del territorio. Si tratta di un questionario mirato a raccogliere le opinioni e le esperienze dirette dei cittadini con più di 65 anni residenti nel Comune di Vernio e nelle zone vicine.

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Indagine sulla qualità della vita degli over 65 a Vernio e aree limitrofe

Indagine sulla qualità della vita degli over 65 a Vernio e aree limitrofe

Il centro di ricerca ARCO di Fondazione PIN (Polo di Prato dell’Università degli Studi di Firenze), in stretta collaborazione con il Comune di Vernio e la Società della Salute Area Pratese, ha lanciato un'importante iniziativa dedicata al benessere della popolazione anziana del territorio. Si tratta di un questionario mirato a raccogliere le opinioni e le esperienze dirette dei cittadini con più di 65 anni residenti nel Comune di Vernio e nelle zone vicine.

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FBI Seizes NetNut Proxy Platform, Popa Botnet

The Federal Bureau of Investigation (FBI) said today it worked with industry partners to seize hundreds of domains associated with NetNut, a sprawling residential proxy service operated by the publicly-traded Israeli company Alarum Technologies [NASDAQ: ALAR]. The action comes roughly two weeks after KrebsOnSecurity published findings from multiple security firms connecting NetNut to the Popa botnet, a collection of at least two million devices that have been compromised by malicious software with little or no consent from victims.

The NetNut homepage today was replaced by this seizure banner from the FBI.

On June 19, three different security firms issued similar findings: That NetNut is a residential proxy network which populates a botnet called Popa, and distributes software for devices commonly found in homes, such as smart TVs and streaming boxes. NetNut’s software turns those systems into always-on residential proxy nodes that are rented to others, who predominantly use them to relay abusive and intrusive Internet traffic, such as mass content scraping, advertising fraud, and account takeover activity.

Earlier today, NetNut’s homepage was replaced with a seizure notice from the FBI and the Internal Revenue Service Criminal Investigation division. The seizure notice thanked Google, Lumen, Shadowserver and other industry partners for their help in dismantling hundreds of domains tied to the Popa botnet, which experts say has long been synonymous with NetNut’s residential proxy infrastructure.

In a blog post published today, the Google Threat Intelligence Group (GTIG) said NetNut’s proxy network is widely resold and white-labeled by a number of third-party proxy providers, and that its services are heavily sought out by cybercriminals seeking to obfuscate the source of their malicious traffic. The GTIG said that in a single week during June 2026, they observed 316 distinct clusters of threat actors using suspected NetNut exit nodes, including cybercriminal and espionage groups.

“These bad actors can use NetNut to mask their origin IP address when accessing victim environments, accessing their own infrastructure, and conducting password spray attacks,” Google’s GTIG wrote. “Furthermore, when a consumer device becomes an exit node, unauthorized network traffic passes through it. This means bad actors can access other private devices on the same home network, effectively exposing them to Internet threats.”

Google said it disabled Google accounts and services used by NetNut for malware command and control, and that it shared technical intelligence on NetNut’s software development kits (SDKs) and backend infrastructure with platform providers, law enforcement and research firms. The company also disabled apps known to bundle NetNut’s various SDKs.

Omer Weiss, legal counsel for NetNut parent Alarum Technologies, said the company was aware of the FBI seizure and cooperating with investigators.

“Alarum takes this matter seriously and will fully cooperate with law enforcement to ensure any misuse of its infrastructure is thoroughly investigated and those responsible are held to account,” Weiss said in a written statement.

Benjamin Brundage is founder of the proxy tracking service Synthient, one of the companies that published evidence last month linking the Popa botnet to NetNut and Alarum Technologies. Brundage said the domain seizures appear to have disrupted both the Popa botnet and the NetNut proxy network that rides on top of it.

Brundage said NetNut’s apparent demise is likely to be a great disadvantage for the cybercrime community, which was already reeling from legal actions by Google earlier this year that seized infrastructure for NetNut’s biggest competitor — IPIDEA.

“I think this takedown is going to have a big impact, because NetNut gained significant popularity after the IPIDEA takedown,” he said. “Also NetNut has been incredibly common among resellers, and they were on par with IPIDEA in terms of their daily traffic, quality, size, price per gigabyte, all of it.”

NetNut’s infrastructure, in a nutshell. Image: Black Lotus Labs, Lumen.

The NetNut and Popa botnet takedown may have another added benefit, Brundage said: Lessening the impact of large distributed denial-of-service botnets that have been built on the backs of poorly configured residential proxy services. In January, Synthient revealed how cybercriminals had built the world’s largest DDoS botnet (Kimwolf) by tunneling through IPIDEA proxy connections into the local networks of TV box owners, and infecting other Android-based devices behind the victim’s firewall.

While many of the bigger proxy providers took steps to block this activity, resellers of the major proxy networks have been far slower to respond to the threat, Brundage said.

“In terms of all these TV box devices getting compromised from the proxy network, it will have an impact on the DDoS botnets out there,” he said.

For its part, Google reckons today’s actions have caused “significant degradation to NetNut’s proxy network and its business operations, reducing the available pool of devices for the proxy operator by millions.” But the company warns that proxy networks can rebuild themselves by effectively reselling other proxy services, as IPIDEA has done over the past few months.

“Google has high confidence that many popular residential proxy brands are in fact whitelabeling the NetNut botnet,” the GTIG report concludes. “While we expect this disruption to have a larger ripple effect across the residential proxy ecosystem, observations after the disruption of IPIDEA proved that individual networks can appear resilient. What we have observed is that when faced with the degradation of their own botnet, proxy operators begin buying capacity from their competitors, effectively becoming a reseller. We recognize that creating a lasting disruption in this fluid ecosystem means we must scale our efforts to target the infrastructure of several interconnected providers.”

As KrebsOnSecurity has warned repeatedly, most of the no-name TV streaming boxes for sale on the major e-commerce websites either come pre-installed with residential proxy software, or require the installation of proxy SDKs in order to use the device for its stated purpose (streaming pirated movies, sporting events and TV shows). Google’s advice here is sound: When it comes to TV boxes, stick to name brands from reputable manufacturers, and then be sparing and judicious with any apps you choose to install.

The sketchy TV boxes that are being commandeered by the Popa botnet and other threats all come with or require the user to install unofficial Android operating systems that do not operate within the confines of Google’s Official Play Protect store. Google says consumers can confirm whether or not a device is built with the official Android TV OS and Play Protect certification by following these instructions.

Even people without TV streaming boxes can find their smart TVs enrolled in residential proxy networks, just by installing one of thousands of apps available for download on Samsung and LG smart TVs. In a report released last month, the proxy tracking company Spur found 42 percent of apps available for download via the webOS operating system on LG smart TVs include SDKs that turn one’s television into an always-on residential proxy node. More than a quarter of the apps made for Samsung’s Tizen operating system had similar residential proxy components, Spur found.

Image: Spur.us.

Update, 4:24 p.m. ET: Included a statement shared post-publication from an attorney representing NetNut parent Alarum Technologies.

Update, July 8, 2:34 p.m. ET: The website for Alarum Technologies — alarum[.]io — now also features a seizure notice from the FBI. The company’s stock has taken a beating since the FBI action, and is currently trading at $2.62 a share, a roughly 67 percent decline over the past week.

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Un racconto per immagini 2025

Un racconto per immagini 2025

L’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea in Provincia di Livorno, quale centro di ricerca storica e di conservazione del patrimonio bibliotecario e archivistico, presenta le iniziative realizzate sul territorio nel corso del 2025. Questo in continuità con le nostre principali finalità: la ricerca e la divulgazione storica e culturale, l’attività di didattica e di formazione, l’incremento e la custodia del patrimonio documentario.

Un racconto per immagini 2025

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Falsa skill elude gli scanner e a raggiunge più di 26.000 agenti AI

La rapida diffusione degli Agenti AI sta creando un ecosistema sempre più complesso nel quale modelli linguistici, strumenti esterni e componenti aggiuntivi collaborano per svolgere attività operative. Questa architettura modulare, però, sta aprendo una nuova superficie di attacco che ricorda da vicino le vulnerabilità già viste nel mondo open source e nei marketplace di applicazioni. […]

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Scattered Spider Hackers Plead Guilty on Day 1 of Trial

Two men pleaded guilty in the United Kingdom this week to criminal charges stemming from an August 2024 cyberattack that crippled Transport for London, the entity responsible for the public transport network in the Greater London area. The duo were key members of a prolific cybercrime group known as Scattered Spider, and their guilty pleas came on the first day of what was expected to be a six-week trial.

Owen Flowers (left) 18, and Thalha Jubair, 20. Image: UK National Crime Agency (NCA).

Thalha Jubair, 20, of East London and 18-year-old Owen Flowers of Walsall admitted conspiring to commit unauthorized acts against Transport for London computer systems and causing risk of serious damage to human welfare. According to a report from the BBC, Flowers alone admitted to being part of a conspiracy to hack into U.S. based healthcare providers SSM Health Care Corporation and Sutter Health in September 2024.

Jubair is also wanted by U.S. law enforcement agencies. In September 2025, prosecutors in New Jersey unsealed an indictment alleging Jubair and other Scattered Spider members committed computer fraud, wire fraud, and money laundering in relation to 120 computer network intrusions involving 47 U.S. entities between May 2022 and September 2025, and that the group’s victims paid at least $115 million in ransom payments.

In July 2025, KrebsOnSecurity reported that Flowers and Jubair were arrested in the United Kingdom in connection with Scattered Spider ransom attacks against the retailers Marks & Spencer and Harrods, and the British food retailer Co-op Group. Multiple sources familiar with those investigations said Flowers was the Scattered Spider member who anonymously gave interviews to the media in the days after the group’s September 2023 ransomware attacks disrupted operations at Las Vegas casinos operated by MGM Resorts and Caesars Entertainment.

According to prosecutors, Jubair co-ran a bustling Telegram channel called Star Chat, the home of a SIM-swapping group that used voice- and SMS-based phishing attacks to steal credentials from employees at the major wireless providers in the U.S. and U.K. The group would then use that access to sell a service that could redirect a target’s phone number to a device the attackers controlled and intercept the victim’s calls and text messages (including one-time codes for multi-factor authentication).

A receipt from Star Fraud Chat’s SIM-swapping service targeting a T-Mobile customer after the group gained access to internal T-Mobile employee tools. “Rocket Ace” was one of Jubair’s hacker handles, according to U.S. prosecutors.

New Jersey prosecutors also allege Jubair also was involved in a mass SMS phishing campaign during the summer of 2022 that stole single sign-on credentials from employees at hundreds of companies. That weeks-long SMS phishing campaign led to intrusions and data thefts at more than 130 organizations, including LastPassDoorDashMailchimpPlex and Signal.

KrebsOnSecurity reported last year that one of Jubair’s alter egos at age 15 was “Everlynn,” a hacker who sold fraudulent “emergency data requests” that used compromised police and government email addresses to demand subscriber data (e.g. username, IP/email address) from major tech companies, claiming the requests concerned urgent matters of life and death and could not wait for a court order.

In April 2026, 24-year-old British national and Scattered Spider member Tyler “Tylerb” Buchanan pleaded guilty to wire fraud conspiracy and aggravated identity theft for participating in the group’s SMS phishing spree in the summer of 2022. The government said Buchanan, Jubair and others used the credentials harvested in that phishing campaign to steal at least $8 million in cryptocurrency from victims throughout the United States. Buchanan is currently scheduled to be sentenced on October 2.

In August 2025, 20-year-old Scattered Spider member from Florida named Noah Michael Urban was sentenced to 10 years in federal prison and ordered to pay $13 million in restitution, after pleading guilty to charges of wire fraud and conspiracy.

The U.S. Department of Justice says three alleged Scattered Spider defendants indicted along with Buchanan still face charges, including Ahmed Hossam Eldin Elbadawy, 24, a.k.a. “AD,” of College Station, Texas; Evans Onyeaka Osiebo, 21, of Dallas, Texas; and Joel Martin Evans, 26, a.k.a. “joeleoli,” of Jacksonville, North Carolina.

Flowers and Jubair are slated to be sentenced in a London court on July 15, 2026.

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Zscaler porta la Zero Trust nell’era degli agenti AI

Sebbene il numero di casi d’uso nel nostro Paese sia ancora molto basso, le previsioni di tutti gli esperti dicono che gli agenti AI diventeranno i veri “operatori” dell’automazione dei processi in azienda. Il problema è che chi dovrà gestirne la sicurezza non ha ancora l’esperienza necessaria per farsi un quadro chiaro di come questi […]

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Eternit abbandonato sul Romito: intervengono gli Ispettori Ambientali

La Polizia Municipale avvia le indagini per risalire all’autore dello scempio prefigurandosi un reato di natura penale

Non potevano certamente passare inosservati agli operatori di AAMPS/Retiambiente due “big bag” in polietilene di grosse dimensioni contenenti materiale di risulta da lavorazioni edili abbandonati nelle ore notturne accanto ad un cassonetto stradale per la raccolta dei rifiuti in località Le Vaschette sul Romito a ridosso della scogliera.

Sul posto sono prontamente intervenuti gli Ispettori Ambientali che, prima di nastrare il materiale rinvenuto per impedirne il contatto con i passanti, hanno constatato che in buona parte si tratta di eternit e, quindi, di un rifiuto speciale-pericoloso.
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L’abbandono è stato segnalato alla Polizia Municipale che ha avviato le indagini per risalire all’autore prefigurandosi un reato di natura penale ai sensi del D.L. n. 105 del 2023.  Il materiale verrà poi rimosso da una ditta specializzata nel trattamento di tale tipologia di rifiuti allertata da AAMPS/Retiambiente.
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Per le segnalazioni a contrasto del degrado urbano: segnalali@comune.livorno.it
Per le segnalazioni sugli abbandoni dei rifiuti: centraleoperativapm@comune.livorno.it; ispettori@aamps.livorno.it, info@aamps.livorno.it; numero verde 800-031.266, pagine facebook/instagram “Aamps Livorno”.

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Infrastrutture Critiche e Geopolitica: è l’Era dell’Antifragilità

Il nuovo assetto geopolitico mondiale ha messo a nudo una serie di problematiche che sono state trascurate troppo a lungo. In pratica, quello che per anni abbiamo visto accadere nel software, ovvero l’entusiasmo per le nuove feature che andava a coprire la necessità di rendere sicuro il loro utilizzo, si è applicato anche in mille […]

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Centro Ambientale Temporaneo (CAT) 06/06/26 aperto in orario mattutino.

Centro Ambientale Temporaneo (CAT) 06/06/26 aperto in orario mattutino.

Informiamo i cittadini che sabato 6 giugno il Centro Ambientale Temporaneo di Via dei Cordai effettuerà apertura con orario  9:00 – 12:00.

Il servizio sarà regolarmente attivo per il conferimento delle varie tipologie di rifiuto, nel rispetto delle normative vigenti.

Ricordiamo che i quantitativi e le tipologie di rifiuti accettati saranno quelli previsti dalla tabella.

Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).

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Il gruppo criminale cinese TA4922 adesso punta anche all’Europa

Un gruppo cybercriminale di lingua cinese fino a poco tempo fa concentrato prevalentemente sul mercato asiatico sta ampliando rapidamente il proprio raggio d’azione verso Europa e Africa. Secondo le analisi pubblicate da Proofpoint, il gruppo chiamato TA4922 ha aumentato sensibilmente il volume delle proprie operazioni nel corso del 2026, prendendo di mira organizzazioni nel Regno […]

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“Straborgo”: servizi di pulizia e raccolta rifiuti efficaci e puntuali

Iacomelli: “Ha funzionato il patto di collaborazione con i cittadini e gli esercenti”. Salvetti: “AAMPS/Retiambiente indispensabile per il successo di tutti i nostri eventi”.

In mezzo alla gente, ma con discrezione ed efficienza. Gli operatori di AAMPS/Retiambiente hanno contribuito alla riuscita dell’evento Straborgo che da venerdì 29 maggio a sabato 1 giugno ha visto migliaia di persone, tra cittadini e turisti, affollare le strade del quartiere. Una presenza continuativa per garantire la pulizia di Piazza Mazzini e delle strade limitrofe e realizzare la raccolta dei rifiuti sia con la vuotatura dei contenitori stradali sia con la raccolta dei materiali differenziati prodotti con quantitativi ingenti dagli esercenti della zona.

“Questa tipologia di manifestazione – commenta Aldo Iacomelli, Amministratore Unico AAMPS/Retiambiente – risulta per noi sempre particolarmente impegnativa soprattutto nel periodo estivo che prevede un’articolazione complessa dei nostri servizi di raccolta e spazzamento. Dobbiamo operare h24 e, allo stesso tempo, districarci tra la folla garantendo sempre le opportune condizioni di sicurezza per i nostri lavoratori e i cittadini. Siamo particolarmente soddisfatti nell’essere riusciti a dare il nostro contributo. Ho il piacere di sottolineare – conclude Iacomelli – la cooperazione che abbiamo riscontrato da parte degli organizzatori, degli abitanti del quartiere e degli esercenti che si sono prodigati per rispettare le regole straordinarie di conferimento dei rifiuti differenziati”.

“Lo dico da sempre – afferma Luca Salvetti, Sindaco di Livorno.  AAMPS/Retiambiente è un’azienda che funziona egregiamente nell’erogazione dei servizi resi alla cittadinanza e questi eventi ne sono la riprova. Senza i puntuali servizi di spazzamento e raccolta dei rifiuti non saremmo qui a parlare del successo di Straborgo. Ringrazio i lavoratori per il consueto impegno profuso, gli abitanti del quartiere per la disponibilità concessa e gli esercenti per avere collaborato al meglio delle rispettive possibilità. Ora sotto con le altre kermesse in programma per la lunga stagione estiva”.

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AAMPS/Retiambiente: ancora un bilancio in utile

Approvato il bilancio 2025, è il settimo consecutivo. Il Sindaco: “AAMPS orgoglio della città”

Ratificando un utile di 252.000 € l’Assemblea dei Soci di AAMPS ha approvato nei giorni scorsi il bilancio aziendale 2025. Un risultato in linea con quanto registrato negli anni precedenti, comprendendo anche quelli relativi all’uscita anticipata dal concordato preventivo in continuità, con i bilanci che avevano ottenuto analoghi risultati (965.202€ nel 2019, 2.2912.441€ nel 2020, 515.035€ nel 2021, 94.835€ nel 2022, 131.270€ nel 2023 e 145.704 € nel 2024).

La notizia era stata anticipata nei giorni scorsi durante una conferenza stampa dedicata ai bilanci di tutte le aziende partecipate del Comune di Livorno, ma il Sindaco di Livorno Luca Salvetti, affiancato dall’Amministratore Unico Aldo Iacomelli e dalle assessore Viola Ferroni e Giovanna Cepparello, ha tenuto ad aprire un faro su AAMPS/Retiambiente.

Luca Salvetti, Sindaco di Livorno

“Sono orgoglioso di questa azienda, dei servizi che eroga e di tutti i suoi lavoratori. Nel 2019 abbiamo trovato AAMPS in concordato preventivo, con un futuro a dir poco incerto e il rischio concreto di vederla soccombere sotto il peso di conti sballati e servizi alla cittadinanza inadeguati. Ora registriamo l’ennesimo bilancio in utile consecutivo, con il personale incrementato e stabilizzato e prospettive di consolidamento e sviluppo prima impensabili. In tale percorso siamo riusciti a traghettarla in RetiAmbiente consolidandone la vocazione industriale e riuscendo a contenere la TARI senza aumentarla per cinque anni e allineandola agli importi degli altri capoluoghi di provincia della Toscana. Sono i fatti che ci permettono di respingere al mittente le accuse sollevate recentemente da alcuni esponenti dell’opposizione in consiglio comunale ammantate di macroscopiche inesattezze e castronerie indecifrabili sia riconducibili all’azienda sia alla sua holding”.

Viola Ferroni, assessora alle Società Partecipate

“AAMPS ha fatto un incontrovertibile cambio di passo tornando ad essere un’azienda in salute con un ruolo di primo piano sia nell’erogazione dei servizi alla cittadinanza sia tra le società operative locali dell’Ato Toscana Costa che compongono la galassia Retiambiente e dove l’azienda riveste un ruolo di primo piano assoluto. Il cammino è stato impervio con ostacoli che sembravano insormontabili. Oggi siamo invece nella possibilità di guardare al futuro con grande ottimismo e rinnovate prospettive di consolidamento sia sul versante economico-finanziario sia su quello dello sviluppo industriale”.

Giovanna Cepparello, assessora alla Gestione dei rifiuti e Igiene ambientale

“I numeri sono dalla nostra parte e ci dicono che AAMPS può cogliere risultati importanti inerenti la vocazione ambientale che è chiamata a rappresentare ed esprimere. Nonostante mesi di particolare difficoltà, dovuti a contingenze operative affrontate con impegno e sacrificio da parte di tutti, oggi l’azienda può guardare in avanti con rinnovato entusiasmo e approssimarsi ad innovare e introdurre importanti cambiamenti nella gestione dei rifiuti a livello locale in linea con le strategie condivise con le altre SOL del gruppo Retiambiente. Chiederemo ai cittadini la consueta collaborazione con l’obiettivo di aumentare le percentuali di raccolta differenziata, conferendo materiali di maggiore qualità, e allo stesso tempo continuare a diminuire la produzione dei rifiuti nelle rispettive abitazioni”.

Aldo Iacomelli, Amministratore Unico

AAMPS è un fiore all’occhiello di Livorno. Una società interamente pubblica che eroga servizi ambientali a favore della città fin dal 1949 con grande efficacia ed efficienza impegnando 421 lavoratori in moto perpetuo nella raccolta dei rifiuti, nella pulizia delle strade e nei servizi cimiteriali e commerciali. Tutto questo con i conti sotto controllo suffragati anche dall’assenza di debiti e avendo comunque effettuato importanti investimenti, attingendo a finanziamenti dedicati, senza fare ricorso al credito bancario. Il tutto nella massima trasparenza richiesta ad una società in house providing in affiancamento alla sua holding con la quale condividere strategie industriali ben ponderate”.

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Rifiuti: quali servizi nella festività del 2 giugno

Alla raccolta solo alcune modifiche nelle aree Livorno Est e Picchianti-Porta a Terra

In vista della festività di martedì 2 giugno AAMPS/Retiambiente conferma che il servizio di raccolta dei rifiuti si svolgerà regolarmente. Sono previsti solo alcuni cambiamenti negli itinerari di interesse per gli abitanti delle aree Livorno Est e Picchianti-Porta a Terra.

Ecco il dettaglio suddiviso per Aree valido per la raccolta nel giorno della Festa della Repubblica:

Area Livorno Nord
Indifferenziato: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.

Area Sant’Jacopo Marradi
Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il lunedì.

Area Vittoria Stazione Zola
Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.

Area Livorno est
Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Area Picchianti – Porta a Terra
Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Area Ardenza – La Rosa
Organico: servizio attivo la mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Livorno Sud
Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.

Pentagono

Multimateriale: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 19.30 alle 20.00 del giorno di raccolta.

Aree Pentagono e Centro Allargato
Tutti i contenitori stradali presenti nelle aree “Pentagono” e “Centro Allargato” saranno regolarmente vuotati. Il Centro di raccolta “Livorno Sud” e il “Centro del riuso creativo” saranno chiusi martedì e riapriranno il giorno seguente. Servizio di raccolta pannolini/pannoloni: non effettuato nei giorni festivi.

Ringraziamo i cittadini per la consueta collaborazione. Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).

 

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Il 78% delle aziende ha già subito o sospetta incidenti legati all’IA

A leggere il nuovo “2026 Cloud Security Report” realizzato da Check Point insieme a Cybersecurity Insiders, sembra proprio che l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende stia crescendo più rapidamente della capacità delle organizzazioni di proteggerla. Il report, basato sulle risposte di 1.042 professionisti IT e cybersecurity provenienti da organizzazioni di tutto il mondo, mostra un quadro […]

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Proiezione del film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, presso il Cinema Teatro 4 Mori

Proiezione del film "C'è ancora domani" di Paola Cortellesi, presso Cinema Teatro 4 Mori

In occasione dell’80º anniversario della Repubblica italiana e del voto alle donne, ISTORECO, insieme ad ANPI, ANPPIA, ANED e al Cinema Teatro 4 Mori, invita la cittadinanza alla proiezione del film C’è ancora domani di Paola Cortellesi, che si terrà lunedì 1 giugno 2026 alle ore 21 presso il Cinema Teatro

4 Mori di Livorno con ingresso gratuito.

 

C’è ancora domani racconta, con forza e sensibilità, la condizione femminile nell’Italia del dopoguerra con una narrazione incentrata su una figura del popolo vessata in famiglia dall’atteggiamento arrogante e violento del marito e del suocero, due esemplari del peggiore, ed ancora attuale, patriarcato. Il marito non desidera che la moglie vada a votare e la protagonista si organizza per esercitare questo nuovo diritto. Prima tappa di un lungo cammino verso il riconoscimento dei diritti, da quello del voto, a quello della parità salariale per eguale lavoro, a quello dell’aborto, così come il diritto di ricoprire qualsiasi ruolo nell’ amministrazione dello Stato.

Riproporlo significa sollecitare una riflessione su quanto quella conquista abbia trasformato il Paese e su quanto ancora sia necessario impegnarsi per una piena ed egualitaria cittadinanza democratica.

La serata sarà introdotta dai saluti delle autorità e dal Presidente di ISTORECO, Claudio Massimo Seriacopi. Seguiranno un intervento di Catia Sonetti, Direttrice di ISTORECO, e della Prof.ssa Chiara Tognolotti, storica del cinema (Università di Pisa).

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Presentazione del volume “Storia della Repubblica. L’Italia dalla liberazione ad oggi” di Guido Crainz

Presentazione del volume "Storia della Repubblica. L'Italia dalla liberazione ad oggi" di Guido Crainz

Mercoledì 26 maggio 2026, ore 17.00, Edificio dell’Orologio – Piazza L. Orlando, Livorno
Presentazione del volume Storia della Repubblica. L’Italia dalla Liberazione ad oggi (1945–2026) di Guido Crainz (Donzelli, 2026).

Ottant’anni di storia repubblicana sono il risultato di un percorso intenso, intriso di speranze e delusioni, di traumi e mutamenti inavvertiti. Quanto siamo cambiati? E quanta parte di questa storia è ancora viva nella nostra memoria collettiva? Con questo volume Crainz ripercorre l’Italia dalla Ricostruzione fino ai giorni nostri, con uno sguardo capace di intrecciare politica, società e cultura di massa, e con un capitolo finale dedicato agli ultimi dieci anni e alle trasformazioni in corso nella fisionomia culturale e istituzionale del paese.

Con l’autore dialogheranno Rocco Garufo (Assessore del Comune di Livorno) e Catia Sonetti (Direttrice ISTORECO Livorno). Introduce e coordina Claudia Pavoletti, giurista e operatrice culturale.
L’ingresso è libero e gratuito.

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Raccolta rifiuti: servizi attivi nella festività del 22 maggio

Prevista solo una modifica nell’area Livorno Est

AAMPS conferma che in occasione della festività di venerdì 22 maggio prossimo il servizio di raccolta dei rifiuti si svolgerà regolarmente. È previsto solo un cambiamento negli itinerari di interesse per gli abitanti dell’area Livorno Est.

Ecco il dettaglio suddiviso per Aree valido per la raccolta nel giorno di Santa Giulia:

Area Livorno Nord
Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il venerdì.

Area Sant’Jacopo Marradi
Carta-cartone: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Area Vittoria Stazione Zola
Indifferenziato: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Area Livorno est
Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Area Picchianti – Porta a Terra
Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il venerdì.

Area Ardenza – La Rosa
Organico: servizio attivo la mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Livorno Sud
Multimateriale: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Area Pentagono
Carta-cartone: servizio attivo la sera (esposizione del materiale dalle ore 19.30 alle 20.00).

Tutti i contenitori stradali presenti nelle aree “Pentagono” e “Centro Allargato” saranno regolarmente vuotati.

Il Centro di raccolta “Livorno Sud” e il “Centro del riuso creativo” saranno chiusi venerdì e riapriranno il giorno seguente.

Ringraziamo i cittadini per la consueta collaborazione. Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).

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Deiezioni liquide: da domani obbligo di rimuoverle

Comunicato a cura dell’uff. Stampa del Comune di Livorno.

Livorno, 19 maggio 2026 – Da domani, mercoledì 20 maggio, sarà in vigore a Livorno l’ordinanza che obbliga i proprietari e i detentori di cani a rimuovere con acqua le deiezioni  liquide degli animali nelle aree pubbliche e di uso pubblico.

L’ordinanza, della quale ha parlato la stampa italiana e straniera, avrà una durata di cinque mesi e terminerà il 31 ottobre in vista poi di introdurre questo provvedimento all’interno di regolamento comunale che estenderà l’obbligo a tutto l’anno.
In pratica sarà obbligo munirsi di appositi contenitori d’acqua da utilizzare per l’immediata rimozione delle deiezioni liquide depositate su superfici pavimentate e su altri spazi di arredo urbano, e sui mezzi di locomozione (ad esempio ruote di macchine o di scooter) parcheggiati sulla pubblica via.

È inoltre fatto assoluto divieto di consentire ai cani di urinare a ridosso di portoni e vetrine ed accessi ad abitazioni, uffici e negozi.
Lo ha stabilito appunto l’Amministrazione comunale con l’ordinanza sindacale n. 135 del 28 aprile 2026, emanata a seguito delle numerose segnalazioni pervenute da parte di cittadini che evidenziano il disagio determinato dalle maleodoranze e gli inconvenienti igienico-sanitari derivanti dalla presenza di deiezioni liquide animali sugli spazi destinati alla socializzazione di adulti e bambini, visto anche il notevole e crescente numero di animali d’affezione, in particolare cani, presenti sul territorio comunale.
Il provvedimento è stato al centro di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato: la vicesindaca con delega alla Tutela Animali Libera Camici, l’assessora con Delega al Decoro Urbano Giovanna Cepparello, la garante degli animali Elisa Amato, la dirigente del Settore Manutenzioni e Cura della Città Silvia Borgo, la dirigente settore Istruzione, Giovani, Partecipazione e Tutela Animale Michela Casarosa,  la responsabile dei Servizi Territoriali della Polizia Municipale Michela Pedini, la funzionaria Barbara Saliva, il responsabile del Decoro Urbano di Aamps/Retiambiente Andrea Valenti, la guardia zoofila dell’Oipa Giuliano Morelli.

Per quanto riguarda le deiezioni solide, gli articoli 31 e 32 del vigente Regolamento Comunale sulla Tutela degli Animali (la cui ultima modifica risale al 2018) prescrivono l’obbligo di rimuoverle immediatamente a chi accompagna i cani nelle zone pedonali e nelle aree verdi, comprese quelle di libera circolazione dei cani, nei giardini e nei parchi, negli esercizi pubblici, commerciali e nei locali ed uffici aperti al pubblico, utilizzando mezzi idonei alla rimozione, da mostrare su richiesta del Pubblico Ufficiale, a pena di sanzione secondo quanto previsto dall’art. 42 dello stesso Regolamento.
Il Regolamento attuale non prevede però analoga norma per quanto attiene alle deiezioni liquide.
Nelle more di una modifica alla regolamentazione comunale vigente, l’ordinanza 135/2026 adotta misure atte a prevenire e contenere tali fenomeni, per tutto il periodo più critico dal punto di vista climatico. Il significativo aumento delle temperature che si verifica in primavera-estate, associato a una diminuzione delle precipitazioni, incide infatti anche sulla salubrità e sul decoro degli spazi urbani, anche in conseguenza della maggiore evaporazione di liquidi organici dalle superfici pavimentate.
Nello specifico, il testo integrale dell’ordinanza n. 135 impone, dal 20 maggio al 31 ottobre, a tutti i possessori o detentori a qualsiasi titolo di cani, anche se incaricati temporaneamente della loro custodia o conduzione:
• di munirsi, durante l’accompagnamento dei cani, di apposite bottigliette, spruzzatori o altri contenitori d’acqua, senza aggiunta di sostanze chimiche o detergenti, da versare all’occorrenza;
• di riversare una congrua quantità di acqua in corrispondenza del punto interessato dalle deiezioni liquide dei cani ai fini della loro diluizione e della ripulitura delle superfici interessate, su tutte le aree urbane pubbliche o ad uso pubblico e relativi manufatti e sulle aree private che si affacciano su aree pubbliche o ad uso pubblico, nonché sui mezzi di locomozione parcheggiati sulla pubblica via;
• è fatto divieto assoluto di consentire ai cani di urinare a ridosso dei portoni di ingresso e degli accessi ad abitazioni, uffici e negozi e vetrine.
L’inosservanza di queste disposizioni comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 25 a 500 euro, ai sensi dell’art. 7-bis del D. Lgs. 267/2000.
Rimane comunque a carico del trasgressore il ripristino dei luoghi.

Gli interventi

La Vicesindaca ha introdotto l’ordinanza sottolineando la sua grande risonanza mediatica, anche a livello internazionale.
“Lo scopo principale non è punitivo, ma mira a elevare lo standard di igiene e decoro delle strade, dei marciapiedi e degli arredi urbani. Livorno conta circa 20.000 cani, un numero consistente che richiede responsabilità da parte dei proprietari per garantire una convivenza civile. La mancanza di rispetto delle regole da parte di una minoranza danneggia il lavoro degli operatori, dei proprietari responsabili e limita la fruibilità degli spazi pubblici, come i parchi, specialmente per i bambini”.
La Vicesindaca ha inoltre ricordato che l’Amministrazione ha rimosso i divieti di accesso ai cani in molti parchi per favorire le famiglie, ma avverte che, “se le segnalazioni di sporcizia e cani senza guinzaglio continueranno, potrebbero essere reintrodotte limitazioni”.
Ha inoltre ricordato il protocollo d’intesa con le guardie zoofile dell’OIPA, che hanno il potere di elevare sanzioni insieme alla Polizia Locale.

L’Assessora  Cepparello ha parlato degli aspetti pratici e sociali del provvedimento sottolineando come l’ordinanza nasca anche per tutelare le persone con disabilità motoria, che spesso sporcano i propri ausili (sedie a rotelle) sui marciapiedi non puliti, portando poi lo sporco in casa. “I proprietari dei cani devono munirsi di bottigliette o spruzzatori con semplice acqua (senza sapone) da usare sui punti interessati dalle deiezioni liquide”. Ha ricordato il divieto assoluto di far urinare i cani ridosso di portoni, accessi ad abitazioni. “Si è optato per un’ordinanza, per agire tempestivamente prima dell’estate, quando il calore accentua i cattivi odori. L’ordinanza prevede una scadenza, ma recepiremo questo provvedimento all’interno di un regolamento in modo che l’obbligo delle bottigliette diventi permanente in tutte le stagioni e i mesi dell’anno. Il Comune non può lavare quotidianamente centinaia di chilometri di strade e  la collaborazione dei cittadini è strategica”.

La Garante degli Animali ha posto l’accento sulla salute pubblica e sulla sicurezza nei parchi. Ha evidenziato che le deiezioni non raccolte contengono batteri e parassiti pericolosi per gli animali e soprattutto per i bambini che giocano nei prati. Ha citato situazioni di particolare degrado riscontrate nella zona di San Jacopo e vicino alla Baracchina Bianca, “dove i muri sono sporchi e i marciapiedi pieni di deiezioni solide”. Ha richiamato l’obbligo del guinzaglio nei luoghi pubblici, denunciando episodi di maleducazione subiti quando ha cercato di far rispettare questa norma. Infine ha esortato i cittadini a un maggiore rispetto per l’ambiente e per la città, sottolineando che il decoro urbano è un dovere di ogni proprietario.

Andrea Valenti, responsabile Decoro Urbano AAMPS/Retiambiente ha affermato: “Aamps si muove su due versanti: pulizia e sensibilizzazione al cittadino. In entrambi i casi abbiamo favorito un potenziamento dei servizi, pertanto forniamo un contributo determinante alla cura della città anche per contrastare il fenomeno dell’abbandono delle deiezioni canine. Siamo anche prossimi all’acquisto di 100 contenitori dedicati che avranno una bocca di ingresso dei sacchini molto piccola e, pertanto, non potranno essere utilizzati impropriamente per l’inserimento di sacchi invece destinati alla raccolta dei rifiuti. Nel mese di giugno provvederemo all’installazione presso le aree di sgambatura dei cani, i parchi pubblici e nelle zone che, dalle segnalazioni pervenute, risultano più soggetto a questa tipologia di abbandono”.

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Bilanci in utile delle cinque aziende partecipate del Comune di Livorno

Comunicato a cura dell’uff. Stampa del Comune di Livorno.

Raggiunge i 208 milioni il valore totale della
produzione

Livorno, 18 maggio 2021 – Negli ultimi anni le società partecipate del Comune
di Livorno hanno consolidato risultati positivi sotto il profilo economico,
gestionale e della qualità dei servizi erogati ai cittadini, confermando il valore
strategico del sistema pubblico locale e la capacità delle aziende di affrontare le
sfide dell’innovazione, della sostenibilità e dell’efficienza amministrativa.

Il quadro che emerge dai bilanci evidenzia una crescita costante della solidità
patrimoniale e organizzativa di realtà fondamentali per il territorio come
Esteem Srl, Casalp Spa, AAMPS Spa, Farma.Li Srl e ASA Spa. I bilanci 2025,
alcuni dei quali in corso di approvazione in questi giorni ed entro il 30 giugno,
come previsto dal Codice Civile, non fanno eccezione, ma anzi confermano
questo trend positivo.

In particolare, AAMPS Spa ha registrato bilanci in utile negli ultimi cinque
esercizi, confermando il raggiungimento di un equilibrio economico e
finanziario stabile dopo il percorso di risanamento completato negli anni
precedenti.

Anche Casalp Spa ha dimostrato un consolidamento del ruolo operativo svolto
per i Comuni dell’area livornese ed in particolare si è distinta in questi anni per
le azioni di recupero delle morosità e per la capacità di guidare, su un tema
complesso ed attuale come quello dell’abitare, politiche finalizzate a gestire un
ambito che è sempre più lontano dalla gestione patrimoniale e sempre più
vicino a quello sociale.

Positivi anche i segnali provenienti da ASA Spa, che continua a rappresentare
un presidio essenziale per lo sviluppo infrastrutturale e ambientale del
territorio, mantenendo elevati standard di servizio e una struttura societaria
solida.

Crescita significativa anche per Esteem Srl, realtà attiva nei servizi informatici,
nel supporto alla gestione dei tributi comunali e nella gestione della sosta a
pagamento, che negli ultimi esercizi ha registrato un incremento del fatturato e
dell’occupazione, rafforzando il proprio ruolo di supporto tecnologico alla
pubblica amministrazione locale, confermando di essere una struttura in
espansione e capace di innovare i servizi digitali rivolti ai cittadini.

Importanti risultati sono stati raggiunti inoltre da Farma.Li Srl, con i propri
bilanci che negli ultimi anni evidenziano una gestione economica positiva e un
progressivo rafforzamento della capacità finanziaria dell’azienda. Farma.Li ha
proseguito il percorso di ammodernamento delle farmacie comunali, puntando
sulla qualità dell’assistenza, sulla prossimità territoriale e sull’innovazione dei
servizi sanitari e socioassistenziali.

Nel complesso, il sistema delle partecipate del Comune di Livorno conferma
dunque una traiettoria positiva, caratterizzata da investimenti, equilibrio
economico e miglioramento della qualità dei servizi pubblici locali. Un
patrimonio amministrativo e industriale che rappresenta un elemento
strategico per la crescita della città, per la tutela dell’interesse pubblico e per la
capacità del territorio di affrontare con solidità le sfide future.

Il sindaco Luca Salvetti ha aperto l’incontro sottolineando come le società
partecipate siano uno strumento imprescindibile per la gestione della città e dei
servizi ai cittadini. “Abbiamo lavorato sette anni sulla riorganizzazione e
l’aumento del personale, presentando numeri eloquenti, lo dimostrano i bilanci
in utile. Tutte e cinque le società principali (ASA, AMS, Farmali, Casalp e
Steam) hanno chiuso l’anno in positivo.
Il valore complessivo della produzione è di 208 milioni di euro, con un
incremento di 29 milioni rispetto al 2019.
Le aziende hanno raggiunto quota 1143 di personale con un aumento di 193
unità rispetto al 2019, diventando la terza realtà lavorativa del territorio dopo
l’ASL e il Comune stesso”.

L’Assessora al Bilancio con delega alle Società Partecipate Viola Ferroni ha
ringraziato l’Ufficio Società Partecipate, che ha definito la “spina dorsale” dei
risultati ottenuti. “Ribadisco l’importanza della governance pubblica per
perseguire obiettivi di interesse collettivo, andando oltre il semplice dato di
bilancio. Farmali ha concentrato il focus sulla vicinanza ai cittadini ed alla
ristrutturazione delle farmacie. Casalp ha ottenuto buoni risultati nel recupero
crediti e nell’efficientamento degli alloggi. Esteem ha incrementato i servizi,
inclusa la recente gestione della sosta a pagamento. Aamps ha raggiunto la
stabilità dopo un passato complicato che ha fatto “tribolare”
l’Amministrazione”.

Il direttore generale del Comune Nicola Falleni ha evidenziato il superamento
delle storiche criticità finanziarie delle partecipate: “che in passato
rappresentavano un “neo” nel bilancio comunale” ed ha fornito i dati del
bilancio consolidato 2024.

“Il “gruppo” (Comune + aziende) conta oltre 2.200 dipendenti. Valore della
produzione totale: quasi 570 milioni di euro. Utile consolidato: circa 14 milioni
di euro. Patrimonio netto: 763 milioni di euro”.

Aldo Iacomelli, Amministratore Unico AAMPS/Retiambiente ha dichiarato:
“Presenti e affidabili: con questi due aggettivi e in estrema sintesi sono nella
possibilità di descrivere la nostra azienda nel panorama delle municipalizzate
locali. Ogni giorno contribuiamo al decoro urbano con grande impegno e sforzo
da parte dei nostri operatori garantendo l’erogazione di servizi efficienti fin
dalle primissime ore della mattina sia sul versante della raccolta sia su quello
dello spazzamento. É importante sottolineare che per l’anno 2025 ci avvaliamo
di un utile di bilancio di 252mila euro. Un risultato che reputiamo importante
da affiancare all’evidenza di non avere registrato debiti. Siamo quindi orgogliosi
per quanto stiamo riuscendo complessivamente a fare, con uno sguardo di
ulteriore fiducia anche sul versante operativo essendo prossimi a realizzare,
avvalendoci anche di finanziamenti da parte della Regione Toscana, di due
ulteriori centri di raccolta per il corretto conferimento dei rifiuti dei cittadini. A
breve lanceremo anche una campagna di comunicazione rivolta a tutta la
cittadinanza per stringere ulteriormente il patto con i cittadini nel contrastare il
fenomeno degli abbandoni e aumentare le migliori azioni per la riduzione nella
produzione dei rifiuti indifferenziati, per la quale stiamo già registrando risultati
lusinghieri”.

Claudio Puccetti, amministratore unico di Farmali ha definito l’azienda con gli
aggettivi “tranquillo” e “partecipativo”.
Ha sottolinea il buon clima lavorativo tra i 60 dipendenti distribuiti su 9
farmacie. Ha messo in risalto la totale autonomia finanziaria della società, “che
permette di autofinanziare gli investimenti (come le ristrutturazioni di varie
farmacie) senza ricorrere a finanziamenti esterni.L’obiettivo futuro è spostare
la missione del farmacista sempre più verso i servizi di telemedicina”.

Marcello Canovaro presidente di Casalp ha utilizzato gli aggettivi “rigoroso” e
“partecipato” per definire il bilancio della società.
“La società ha superato pesanti difficoltà iniziate nel 2019 e ora chiude il
bilancio in positivo. Casalp non punta all’utile, ma a reinvestire ogni risorsa nel
mantenimento del patrimonio e in nuovi edifici.
Negli ultimi tre anni sono stati investiti oltre 50 milioni di euro nella provincia e
messi a disposizione degli assegnatari 592 appartamenti precedentemente
sfitti”.

Stefano Taddia presidente di Asa sceglie gli aggettivi “collettivo” e “sostenibile”.
Esprime orgoglio per i 56,7 milioni di euro di investimenti effettuati nell’ultimo
anno, segnando un +150% rispetto al 2020.
Sottolinea come l’efficienza delle società di servizio pubblico sia un elemento
fondamentale per la sostenibilità e il benessere del territorio.

Antonio Paladini amministratore unico di Esteem descrive l’azienda come
“consolidata” e “visionaria”.
Riporta una crescita enorme negli ultimi 12 anni: “il personale è passato da 9 a
40 dipendenti e il fatturato è salito da circa 450.000 euro a quasi 2 milioni di
euro. L’azienda si è evoluta accettando servizi nuovi e diversi, come la gestione
dei parcheggi, mantenendo però un’anima orientata all’innovazione informatica
per il futuro dei servizi ai cittadini”.

Il Sindaco ha concluso la conferenza stampa ringraziando gli Uffici Comunali e i
due assessori che si sono succeduti nella gestione delle partecipate, Gianfranco Simoncini e Viola Ferroni.

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Presentazione del volume: “Li tiranni di quella fazione. La fine della rivoluzione e la rifondazione dell’ordine nella Livorno del 1849” di Giacomo Zanasi

Presentazione del volume: "Li tiranni di quella fazione. La fine della rivoluzione e la rifondazione dell'ordine nella Livorno del 1849" di Giacomo Zanasi

Martedì 12 maggio 2026, ore 17.00

Edificio dell’Orologio, Piazza Luigi Orlando – Livorno- Nuova sede di ISTORECO

Livorno, maggio 1849. Le truppe austro-estensi entrano in città dopo due giorni di assedio, mettendo fine a una resistenza tenace e simbolica. Per i vincitori, comincia allora la parte più difficile: ricostruire un ordine politico che la rivoluzione ha frantumato nel profondo.

È questo il territorio inesplorato al cuore del libro di Giacomo Zanasi, un lavoro documentato e originale che sceglie di andare controcorrente: anziché raccontare la rivoluzione, ne segue il soffocamento. Anziché dare voce ai rivoltosi sulle barricate, assume il punto di vista di chi doveva riportare l’ordine – funzionari, autorità, occupanti – e si trova a fare i conti con una città che non dimentica e non perdona.

Tra processi politici, arresti di massa, esuli in fuga verso la Corsica e una prima amnistia a novembre, «Li tiranni di quella fazione» ricostruisce come Livorno – la città più radicale del Granducato, la più politicizzata, la più refrattaria allo status quo – sia diventata un laboratorio della seconda Restaurazione. E come il lungo Quarantotto abbia lasciato un segno indelebile nella vita di una comunità intera, dividendola lungo linee di frattura che non si sarebbero più del tutto richiuse.

Interverranno:

Catia Sonetti, Direttrice ISTORECO Livorno (introduce e coordina)

Marco Manfredi, Università di Pisa

Giacomo Zanasi, Università di Salerno

La pubblicazione è stata realizzata grazie al contributo della Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura.

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Presentazione del volume “1944: L’anno prima della fine della guerra” a cura di Gianluca Fulvetti, Francesco Fusi, Isabella Insolvibile, Matteo Pretelli

Presentazione del volume "1944: L'anno prima della fine della guerra" a cura di Gianluca Fulvetti, Francesco Fusi, Isabella Insolvibile, Matteo Pretelli

Lunedì 11 maggio 2026, ore 17.00 Edificio dell’Orologio – Piazza Luigi Orlando, Livorno- Nuova sede di ISTORECO

Roma fu liberata il 4 giugno. Lo sbarco in Normandia due giorni dopo. L’estate del 1944 sembrava annunciare la fine imminente della guerra. Poi, invece, arrivarono i mesi di stallo.

L’offensiva alleata si arenò ai piedi della Linea Gotica. I partigiani dovettero abbandonare le montagne. Il proclama Alexander ordinò, di fatto, la sospensione della lotta armata. Per chi combatteva, per chi si nascondeva, per chi sperava soltanto di sopravvivere, il 1944 fu un anno che sembrò non finire mai.

Eppure questo anno cruciale è rimasto a lungo in ombra nella nostra memoria collettiva, schiacciato tra il trauma dell’armistizio del 1943 e i fuochi della Liberazione del 1945. Il libro 1944: L’anno prima della fine della guerra lo riporta al centro della scena, con gli occhi e le voci di una nuova generazione di storici.

Sedici saggi che riassumono tre prospettive: gli Alleati, con la loro babele di lingue, culture e pratiche; gli occupanti e i resistenti, con le loro paure e le speranze di un mondo in bilico; la transizione verso il dopoguerra, con le memorie e i tentativi – spesso falliti — di fare i conti con il passato.

Un libro che non si accontenta di raccontare battaglie e date, ma tenta di restituire i timori e le emozioni sul futuro, dell’Italia e di chi quella guerra la stava vivendo sulla propria pelle.

Ne discuteranno con due dei curatori Gianluca Fulvetti (Università di Pisa) e Francesco Fusi (ISRT), Federico Creatini (Università della Calabria) e Nicoletta Arena (Università di Firenze). Coordina Giovanni Brunetti (ISTORECO).

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Presentazione del volume “La Resistenza non ha congedo” di Michelangelo Borri

Presentazione del volume "La Resistenza non ha congedo" di Michelangelo Borri

In occasione dell’anniversario della Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo presentiamo un libro che ricostruisce, per la prima volta in modo sistematico, la storia delle Commissioni d’inchiesta istituite tra il 1973 e il 1975 dalle regione per far luce sul fenomeno neofascista e sulla violenza politica degli anni della strategia della tensione. Un’iniziativa senza precedenti nella storia della Repubblica in quanto si trattava di un laboratorio democratico in cui istituzioni, sindacati, università e società civile si unirono per censire e contrastare l’eversione nera, proprio nel momento in cui il paese era attraversato dalle stragi – da piazza Fontana a piazza della Loggia – e da una conflittualità diffusa e lacerante.

Attraverso fonti archivistiche inedite, l’autore ricostruisce il ruolo cruciale che le Regioni – istituzioni nate solo nel 1970 – seppero svolgere nel rafforzamento della democrazia repubblicana, trasformando le commemorazioni per il trentennale della Liberazione in un atto politico di antifascismo militante e propositivo.

 

Introduzione di Catia Sonetti (Direttrice ISTORECO). Dialogheranno con l’autore Federico Creatini (Università della Calabria) e Giovanni Brunetti (ISTORECO).

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Sette italiani su dieci si informano usando i reel

(ANSA) - ROMA, 28 APR - Sette italiani su dieci tra quanti usano i social includono anche i reel nell'universo dell'informazione: il 23,6% li considera intrinsecamente superficiali e per il 21,3% sono distrazioni che solo raramente producono conoscenza autentica, ma per il 18,6% sono più...

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Wsj, 'OpenAI non ha centrato obiettivi su ricavi e utenti'

(ANSA) - ROMA, 28 APR - OpenAI non ha centrato i suoi obiettivi recenti in termini di nuovi utenti e ricavi, un asso falso che sta suscitando timori fra alcuni manager dell'azienda sulla capacito' di sostenere le significative spese per i centri dati. Lo riporta il Wall Street Journal citando...

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Dall'Ue nuove misure per Google, IA concorrenti operino su Android

(ANSA) - BRUXELLES, 27 APR - La Commissione Europea ha inviato a Google le proprie conclusioni preliminari nell'ambito del procedimento di definizione delle specifiche avviato il 27 gennaio 2026 ai sensi della legge sui mercati digitali (Dma). Nelle conclusioni si delineano le misure che Google...

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Musk sfida WhatsApp e Telegram e lancia XChat

(ANSA) - MILANO, 27 APR - Nessuna 'everything app', come annunciato da Elon Musk oltre tre anni fa, qualche mese dopo l'acquisto di Twitter, ma vari software separati. Dopo Grok, l'imprenditore ha lanciato anche XChat, un'applicazione dedicata alla messaggistica istantanea basata sulla rete social...

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Videogame, in Italia il mercato vale quasi 2,4 miliardi di euro

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(ANSA) - ROMA, 24 APR - La startup cinese DeepSeek ha lanciato un nuovo modello di intelligenza artificiale, a più di un anno di distanza da quando aveva stupito il mondo con un chatbot a basso costo in grado di eguagliare le capacità dei rivali statunitensi. Il tanto atteso DeepSeek-V4...

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Urban Trekking. Il Novecento di Livorno tra strade e canali

Urban Trekking. Il Novecento di Livorno tra strade e canali

 IL NOVECENTO DI LIVORNO TRA STRADE E CANALI

Tracce di memoria. Simboli di una città del Novecento
Un percorso alla scoperta della storia di Livorno attraverso i luoghi che ne hanno segnato le vicende nel Novecento: dalle lotte politiche del passato alle ricostruzioni del secondo dopoguerra.
 Data: sabato 16 maggio 2026
 Orario: 15.00 – 19.00
PROGRAMMA
• ore 15.00 – Ritrovo in Piazza della Vittoria / Monumento ai Caduti. Prime tappe del trekking a piedi.
• ore 17.00 – Giro dei Fossi di Livorno in battello: alla scoperta dei luoghi della memoria dell’antifascismo e della guerra. Imbarco Fortezza Nuova.
• ore 18.00 – Aperitivo presso Ristorante “Il Covo”, Scali delle Pietre 8.
La partecipazione al trekking con aperitivo è GRATUITA
Posti disponibili: massimo 30 partecipanti
Per iscrizioni entro il 12 maggio scrivere a:

 

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Celebrating the Second Year of Linux Man-Pages Maintenance Sponsorship

Sustaining a Core Part of the Linux Ecosystem

The Linux Foundation has announced a second year of sponsorship for the ongoing maintenance of the Linux manual pages (man-pages) project, led by Alejandro (Alex) Colomar. This critical initiative is made possible through the continued support of Google, Hudson River Trading, and Meta, who have renewed their sponsorship to ensure the long-term health of one of the most fundamental resources in the Linux ecosystem.

Since 2020, Alex Colomar has been the lead maintainer of the man-pages, providing detailed documentation for system calls, library functions, and other core aspects of the Linux API. While Alex initially maintained the project voluntarily, sponsorship beginning in 2024—supported by Google, Hudson River Trading, Meta, and others—has enabled him to dedicate more time and focus to improving the quality, accessibility, and accuracy of the Linux man-pages.

Expanding and Modernizing the Man-Pages

Over the last year, Alex’s work has resulted in major improvements that benefit both developers and maintainers across the Linux ecosystem. Highlights include:

  • Enhanced readability and structure: The SYNOPSIS sections of many pages now include clearer parameter names and array bounds, while large pages such as fcntl(2), futex(2), and keyctl(2) have been refactored into more focused, maintainable units.
  • Build system improvements: Updates make packaging easier for distributions and introduce new diagnostic checks that help identify inconsistencies across pages.
  • New documentation for GCC and Clang attributes: These additions reduce the documentation burden on the LLVM project while helping developers better understand compiler-specific features.
  • Coverage of POSIX.1-2024 and ISO C23 updates: Nearly all recent standard changes have been documented, with more updates in progress.
  • Developer tools and scripts: Utilities such as diffman-git(1), mansect(1), and pdfman(1) help developers compare versions, extract specific sections, and generate printable documentation. Some are now included by default in major Linux distributions.
  • Historical preservation: Documentation now includes guidance for producing PDF books of manual pages and the ongoing project of recreating original Unix manuals to compare modern APIs against historical references.
  • Upstream fixes and contributions: Beyond man-pages, Alex has submitted patches to groff, the Linux kernel, and GCC, and contributed to improving the spatial memory safety of C through the ISO C Committee, including by adding the new _Countof()operator which will continue to evolve in the coming years.

Enabling Sustainability Through Collaboration

The man-pages project continues to be one of the most relied-upon open documentation resources in computing, providing millions of developers with accurate and accessible information directly from the command line. Its continued maintenance is vital to the long-term health of Linux and open source software at large.

The post Celebrating the Second Year of Linux Man-Pages Maintenance Sponsorship appeared first on Linux.com.

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Grazie di tutto: Androidiani.com chiude

Ciao Community,
se stai leggendo queste righe, è perché siamo arrivati al momento che nessuno voleva scrivere: Androidiani.com chiude, sia come blog che come forum.

La nascita

Il 24 Novembre 2008 nasce androidiani.com: un’idea di Sebastiano Montino e Andrea Baccega che credono in Google e Android.

In Italia il primo vero dispositivo Android e’ l’HTC Dream marchiato TIM. I lettori storici si ricorderanno che TIM aveva pero’ rimosso l’intero comparto Google e che, di fatto, il telefono era castrato:  niente Android Market (l’attuale Play Store) e assenza di molte applicazioni che rendevano Android interessante.

Nottate insonni portarono al primo root e firmware partorito da Androidiani.com. Fu probabilmente quello che diede il giusto slancio al sito che nei suoi  17 anni di vita, si è affermato come la piattaforma con la più grande community attiva nel panorama nazionale con circa 700.000 utenti attualmente iscritti al forum, 38.000 articoli pubblicati sul blog e 400.000 visitatori unici al giorno nei suoi momenti di picco.

Sono risultati pazzeschi, e non li ha fatti “un brand”: li ha fatti una community ostinata, curiosa, competente e spesso pure troppo avanti per i tempi.

Lo spirito di androidiani

Il logo in testata del sito racchiude gran parte dello spirito di Androidiani. L’idea era quella di creare un’isola, un miraggio, un luogo in cui appassionati e nerd di Android potessero ritrovarsi per scambiare opinioni, hack o semplicemente chiacchierare.

Mantenendo una gestione estremamente snella, ci è sempre piaciuta l’idea di permettere a chiunque di esprimersi nel forum o di scrivere sul blog. Dopo i primissimi anni, Androidiani aveva raggiunto un equilibrio stabile: noi fondatori intervenivamo sempre più raramente e i contenuti continuavano ad arrivare senza difficoltà.

Lo “spirito di androidiani” ha ben piu che funzionato. Basta dare uno sguardo al forum per rendersi conto dell’enorme archivio di thread, guide, risposte, fix, esperienze, confronti, litigi e paci fatte…

La Trasformazione di Android e di Internet

Mentre Androidiani si trasformava, anche il mondo Android evolveva. Se inizialmente la sua natura open source e fortemente “smanettona” ne rappresentava l’essenza, col tempo il sistema operativo del robottino verde è diventato sempre più stabile, riducendo progressivamente la necessità di interventi invasivi come il root o l’installazione di firmware modificati.

È la fine di un’era perché l’ecosistema Android, quello che ci ha fatto innamorare all’inizio, si è in buona parte… rovinato: si è “normalizzato”, sterilizzato, incastrato in dinamiche dove il divertimento tecnico e il gusto di smanettare contano molto meno di prima.

Nel 2008 i forum rappresentavano il culmine della condivisione della conoscenza. Sopravvivere per 17 anni nel digitale significa attraversare vere e proprie epoche di cambiamento.

Per dare un’idea del contesto, androidiani esisteva prima di WhatsApp, Instagram, Twitch, Tinder o Telegram. Questi servizi, insieme a molti altri, hanno profondamente trasformato il modo in cui i contenuti vengono prodotti, distribuiti e consumati su Internet. Non è quindi difficile comprendere come tutto il cosiddetto “vecchio Internet” si sia progressivamente trovato in difficoltà.

La chiusura

Le motivazioni che ci hanno portato a questa decisione sono diverse.
Ci assumiamo la nostra parte di responsabilità: in alcuni passaggi storici il progetto avrebbe potuto essere indirizzato meglio.

Allo stesso tempo, la trasformazione di Internet e del panorama Android, unita a una burocrazia tutt’altro che snella, ci ha costretti a interrogarci sul senso stesso della sua prosecuzione.

Tutto rimarrà online: creeremo una versione statica e disponibile ai posteri. Distruggere un archivio digitale così enorme come questo è un crimine all’umanità.

Grazie

In 17 anni hanno contribuito attivamente decine se non centinaia di persone, alle quali va il nostro più sentito ringraziamento. Tra queste vogliamo ricordare in modo particolare:

  • Enrico Andreoli
  • Stefano Volponi
  • Luca Viscito
  • Lorenzo della Morte
  • Francesco Rigamonti
  • Antonio Inuso
  • Alessandro Novara
  • Jacopo
  • iLuke
  • Agnese Carluccio
  • Luciano Gerace
  • Nico Petilli
  • nk02
  • “Array”

A tutti loro va un ringraziamento sincero per la passione e il tempo dedicati. È doveroso ringraziare anche tutti voi… i lettori e gli iscritti al forum, che hanno reso Androidiani un progetto vivo e reale. (se ci siamo dimenticati di te, sì, proprio di te, segnalacelo che ti aggiungiamo, son passati davvero troppi anni)

Un enorme grazie alla community. In tutti questi anni ci avete dato tempo, fiducia, energia e pazienza. Avete commentato, corretto, aiutato perfetti sconosciuti alle 2 di notte, condiviso guide, ROM, kernel, trick, “non mi si accende più”, “bootloop”, “aiuto ho brickato”, e sì: anche flame inutili (ma senza quelli non sarebbe stato un vero forum).

E proprio perché è una chiusura vera, ci teniamo a dirlo bene: GRAZIE. Davvero.

Grazie ancora per aver condiviso questo progetto con noi. Buona vita a tutti/e

Andrea e Sebastiano

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come trasferire un dominio

✇unit
di: Unit

Come trasferire un dominio

  • Controlla che tuo nome e contatto corrispondano su Registrar-1 e Registrar-2.
  • Registrar-1: Remove domain lock (deve esistere da +60 giorni).
  • Registrar-1: Ottieni il codice di trasferimento (auth-code o anche codice EPP).
  • Registrar-2: Avvia e paga la procedura di trasferimento. (eventualmente spunta il mantenimento della zona) - Aspetta …
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Gemini 3 è ufficiale: tutte le novità del modello più intelligente di Google tra AGI e agenti AI

A quasi due anni dall’introduzione della famiglia Gemini, Google entra in una nuova fase del suo percorso nell’intelligenza artificiale con il debutto di Gemini 3.

Nel corso degli anni, ogni generazione di Gemini ha ampliato le capacità del modello precedente, fino ad arrivare oggi a un punto di svolta con Gemini 3, progettato per combinare tutte le funzioni della piattaforma in un modello più intelligente, più naturale da guidare e soprattutto più capace nel ragionamento avanzato.

Le novità principali riguardano la capacità di Gemini 3 di cogliere sfumature, intenti e indizi sottili nelle richieste dell’utente. Il modello è stato progettato per comprendere meglio il contesto, riducendo la necessità di prompt complessi e interazioni ripetitive e Google sottolinea come, in soli due anni, l’AI sia passata dal semplice riconoscimento di testi e immagini alla comprensione dell’ambiente circostante, con un livello di percezione molto più vicino a quello umano.

Gemini 3 debutta fin da subito in prodotti come AI Mode nella Ricerca, che introduce risultati dinamici e visualizzazioni più interattive generate al volo, e nell’app Gemini, ora potenziata dal modello di nuova generazione. Parallelamente, sviluppatori e aziende possono iniziare a utilizzarlo in AI Studio, Vertex AI e nella nuova piattaforma Google Antigravity, pensata per il paradigma degli agenti AI.

Le novità tecniche: Pro, Deep Think e i benchmark

Gemini 3 rappresenta un passo significativo verso l’AGI (Artificial General Intelligence) grazie alla sua capacità di ragionare, pianificare e interagire in modo coerente attraverso più modalità: testo, immagini, video, audio e codice.

Sul fronte dei benchmark, Gemini 3 Pro registra risultati superiori rispetto a Gemini 2.5 Pro in ogni categoria. Tra i punteggi più rilevanti troviamo:

  • 1501 Elo su LMArena, primo al mondo

  • 91,9% in GPQA Diamond

  • 23,4% in MathArena Apex, nuovo stato dell’arte

  • 81% su MMMU-Pro e 87,6% su Video-MMMU per il ragionamento multimodale

  • 72,1% su SimpleQA Verified, con un miglioramento sostanziale nell’accuratezza dei fatti

Le risposte risultano più concise, meno ridondanti e più orientate a un ragionamento autentico, un approccio che Google descrive come la volontà di dire ciò che serve sapere, non ciò che l’utente vuole sentirsi dire.

Accanto al modello principale, Google introduce anche Gemini 3 Deep Think, una modalità progettata per spingere ulteriormente il ragionamento complesso. Nei test interni supera perfino Gemini 3 Pro, con risultati come:

  • 41% in Humanity’s Last Exam

  • 93,8% in GPQA Diamond

  • 45,1% in ARC-AGI, ad oggi uno dei punteggi più alti mai registrati

Questa modalità, dedicata alle attività più difficili, sarà resa disponibile inizialmente ai tester di sicurezza e successivamente agli abbonati Google AI Ultra.

Un assistente per imparare, creare e programmare

Uno degli aspetti più rilevanti della nuova generazione è la capacità di Gemini 3 di aiutare l’utente a imparare in modo personalizzato. Il modello può sintetizzare informazioni provenienti da fonti diverse, come documenti manoscritti, video didattici o articoli scientifici, trasformandole in flashcard, visualizzazioni, spiegazioni guidate o interi percorsi di studio.

L’integrazione con la Ricerca Google consente ora di generare layout interattivi, simulazioni e contenuti dinamici direttamente dalla query, sfruttando la multimodalità nativa del modello.

Sul fronte dello sviluppo, Gemini 3 si conferma come uno dei modelli più potenti per il vibe coding e la programmazione agentica superando i precedenti record su benchmark come WebDev Arena e SWE-bench Verified e supporta nuovi ambienti di sviluppo come Google Antigravity, una piattaforma che trasforma l’AI da semplice assistente a vero co-sviluppatore.

Gli agenti di Antigravity possono accedere direttamente all’editor, al terminale e al browser, pianificando e realizzando interi flussi software in autonomia, convalidando il codice durante il processo. Il sistema è integrato anche con Gemini 2.5 Computer Use per il controllo del browser e con il modello di editing visivo Nano Banana.

Rispetto ai modelli precedenti, Gemini 3 migliora anche la capacità di pianificare attività complesse in più passaggi. Il modello guida ora workflow di lungo periodo in modo più coerente, come dimostrato dai risultati su Vending-Bench 2, benchmark dedicato alla pianificazione a orizzonte esteso.

Questo permette a Gemini 3 di gestire autonomamente operazioni come la pulizia della casella Gmail, l’organizzazione di itinerari di viaggio o la coordinazione di attività multi-step, sempre con supervisione dell’utente.

Google afferma inoltre che Gemini 3 è il modello più sicuro mai realizzato dall’azienda, grazie a un numero record di valutazioni interne ed esterne. Il modello riduce l’inclinazione a seguire ciecamente richieste rischiose e presenta maggiore resistenza alle tecniche di prompt injection e agli abusi tramite strumenti informatici.

Diverse organizzazioni indipendenti — tra cui Apollo, Vaultis e Dreadnode — hanno condotto test autonomi, mentre enti pubblici come l’AISI britannica hanno partecipato alle verifiche preliminari.

Disponibilità 

A partire da oggi, Gemini 3 è disponibile da ora nell’app Gemini, per gli abbonati AI Pro e AI Ultra in AI Mode nella Ricerca, per gli sviluppatori tramite API Gemini, AI Studio, Google Antigravity e Gemini CLI e per le aziende tramite Vertex AI e Gemini Enterprise

La modalità Deep Think, dopo i test di sicurezza, sarà disponibile nelle prossime settimane agli abbonati Ultra.

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vivo X300 e X300 Pro arrivano in Italia: fotografia professionale anche su smartphone

Dopo la presentazione a Vianna, vivo porta ufficialmente in Italia la nuova serie flagship X300, composta da X300 e X300 Pro. Il lancio è accompagnato da due giornate di workshop organizzate in collaborazione con l’Istituto Italiano di Fotografia (IIF), dedicate al mondo dell’imaging mobile e rivolte a professionisti e appassionati del settore.

Durante le due Masterclass, i partecipanti hanno potuto sperimentare da vicino le nuove tecnologie fotografiche sviluppate da vivo insieme a ZEISS, marchio storico nel settore ottico. I workshop hanno offerto sessioni teoriche e pratiche, con set fotografici allestiti ad hoc per mettere alla prova le capacità del comparto fotografico della serie X300.

La novità più importante è la fotocamera Teleobiettivo APO ZEISS da 200 MP, disponibile su vivo X300 Pro. È la prima volta che la tecnologia APO ZEISS, tipica delle lenti professionali per fotografia naturalistica o astronomica, viene integrata su uno smartphone.

Grazie a una miniaturizzazione ingegneristica avanzata, vivo è riuscita a mantenere gli standard ottici APO in un modulo compatto, eliminando le aberrazioni cromatiche e garantendo scatti nitidi, definiti e fedeli nei colori anche in condizioni di luce difficili.

Per arricchire ulteriormente l’esperienza fotografica, vivo X300 Pro è compatibile con due accessori dedicati: il Kit Teleobiettivo ZEISS esterno 2,35x, che amplia le possibilità creative garantendo un bokeh naturale e una resa più dettagliata, e l’Imaging Grip Kit, pensato per offrire una presa più stabile e un controllo manuale più preciso durante gli scatti professionali.

le principali novità

La serie X300 introduce anche una fotocamera frontale Ultra Wide-Angle ZEISS da 50 MP con Auto Focus, che insieme all’algoritmo proprietario vivo Portrait Engine promette ritratti ad alta risoluzione e scatti nitidi da qualsiasi distanza.

Le modalità fotografiche si arricchiscono con funzioni come ZEISS Natural Portrait, che punta a restituire toni della pelle realistici e sfumature delicate; Night Portrait, ottimizzata per scatti notturni più luminosi e definiti; e Portrait Snapshot, che migliora la resa a tutte le lunghezze focali.
Sul fronte video, la serie vivo X300 mira a raggiungere un livello tecnico di fascia professionale: entrambi i modelli supportano la registrazione 4K a 120 fps, mentre X300 Pro introduce video Dolby Vision e registrazione Log 4K a 10 bit, portando un look cinematografico anche sui contenuti girati da smartphone. I video ritratto 4K a 60 fps, con stabilizzazione avanzata e resa cromatica naturale, rendono X300 Pro un dispositivo ideale anche per i creator e i vlogger.

Con il nuovo AI Image Studio, vivo punta a semplificare l’esperienza di scatto grazie a strumenti intelligenti. L’AI One-Shot Multi-ritaglio genera automaticamente diverse composizioni fotografiche di una stessa immagine, mentre AI Landscape Master riconosce le condizioni atmosferiche e ottimizza i parametri per migliorare la resa dei paesaggi o applicare stili creativi.

Sotto il profilo tecnico, vivo X300 Pro è equipaggiato con un display AMOLED LTPO da 6,78 pollici con risoluzione QHD+, refresh rate dinamico fino a 120 Hz e luminosità di picco superiore a 3000 nit, ideale per una visione ottimale anche sotto luce diretta. A muovere il dispositivo c’è il chipset Snapdragon 8 Gen 3, accompagnato da 16 GB di RAM LPDDR5X e 512 GB di memoria interna UFS 4.0, per prestazioni di fascia premium. La batteria da 5400 mAh supporta la ricarica rapida da 90W, garantendo tempi di ricarica estremamente ridotti.

Il più “compatto” vivo X300 condivide buona parte delle caratteristiche del fratello maggiore, ma adotta un display AMOLED da 6,78 pollici Full HD+ sempre a 120 Hz e lo stesso livello di luminosità di picco. È alimentato dal chip Dimensity 9300+, realizzato da MediaTek, e mantiene 16 GB di RAM e 512 GB di storage UFS 4.0. Anche in questo caso la batteria è da 5400 mAh con supporto alla ricarica rapida da 90W. Entrambi i modelli integrano un sistema di raffreddamento a camera di vapore, audio stereo potenziato e un set completo di sensori di ultima generazione, tra cui lettore d’impronte ultrasonico sotto il display e sensori di luce ambientale a doppio canale.

il software: OriginOS 6

Insieme alla serie X300, arriva sul mercato italiano il nuovo OriginOS 6, basato su Ultra-core Computing, Memory Fusion e Dual Rendering. L’interfaccia offre un’esperienza più fluida, con design moderno e funzioni intelligenti per la produttività quotidiana.

L’interfaccia Origin Design introduce un linguaggio visivo rinnovato e animazioni più dinamiche, mentre Origin Island rende la navigazione più intuitiva grazie a suggerimenti contestuali e funzioni adattive. Con vivo Office Kit, gli utenti possono collegare il telefono al PC e utilizzare lo schermo del computer come estensione del dispositivo. Il sistema include inoltre strumenti basati su intelligenza artificiale come AI Creation, per riscrittura e traduzione dei testi, e l’integrazione con Google Gemini per un’assistenza avanzata su più dispositivi.

Per la sicurezza, vivo Security centralizza le funzioni di protezione e privacy in un framework unificato, rendendo più semplice il controllo dei dati personali.

Prezzi e disponibilità

La serie vivo X300 è già disponibile in Italia con le seguenti configurazioni:

  • vivo X300 (16 GB + 512 GB): 1.099 €

  • vivo X300 Pro (16 GB + 512 GB): 1.399 €

Entrambi i modelli sono acquistabili anche in bundle con caricabatterie da 90W e cuffie wireless TWS 3e, con sconti dedicati su accessori come il Kit Teleobiettivo ZEISS esterno 2,35x e l’Imaging Grip Kit.

Sono previste promozioni esclusive con MediaWorld, Euronics e WINDTRE, inclusa la possibilità di acquisto a rate a tasso zero e offerte tariffarie dedicate con GIGA illimitati in 5G.

Infine, vivo offre un anno di garanzia estesa, cinque anni di copertura sulla batteria e una riparazione gratuita del display per i modelli X300 Pro acquistati entro il 4 gennaio 2026 tramite i canali ufficiali.

Scheda tecnica

vivo X300

  • Display: AMOLED 6,78” Full HD+ (2800×1260), refresh rate 120 Hz, luminosità di picco 3000 nit

  • Processore: MediaTek Dimensity 9300+

  • RAM: 16 GB LPDDR5X

  • Memoria interna: 512 GB UFS 4.0

  • Fotocamere posteriori:

    • Principale ZEISS 200 MP (sensore Ultra-Sensing HPB, OIS CIPA 4.5)

    • Ultra-wide 50 MP

    • Teleobiettivo 50 MP

  • Fotocamera frontale: 50 MP Ultra Wide-Angle ZEISS con Auto Focus

  • Batteria: 5400 mAh, ricarica rapida 90W

  • Audio: stereo, Hi-Res

  • Sistema operativo: OriginOS 6 basato su Android 15

  • Connettività: 5G, Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, NFC, USB-C

  • Altro: lettore d’impronte ultrasonico sotto il display, IP68

vivo X300 Pro

  • Display: AMOLED LTPO 6,78” QHD+ (3200×1440), refresh rate variabile 1–120 Hz, luminosità 3000 nit

  • Processore: Qualcomm Snapdragon 8 Gen 3

  • RAM: 16 GB LPDDR5X

  • Memoria interna: 512 GB UFS 4.0

  • Fotocamere posteriori:

    • Principale ZEISS Gimbal-Grade 50 MP

    • Teleobiettivo APO ZEISS 200 MP (OIS, 2,35x ottico)

    • Ultra-wide 50 MP

  • Fotocamera frontale: 50 MP Ultra Wide-Angle ZEISS con Auto Focus

  • Batteria: 5400 mAh, ricarica rapida 90W

  • Video: fino a 4K 120 fps, Dolby Vision, Log 10-bit

  • Audio: stereo, Hi-Res, supporto Dolby Atmos

  • Sistema operativo: OriginOS 6 basato su Android 15

  • Connettività: 5G, Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, NFC, USB-C

  • Altro: lettore d’impronte ultrasonico, IP68, supporto Imaging Grip Kit e Kit Teleobiettivo ZEISS

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Nova Launcher è tornato con un secondo aggiornamento inaspettato

Qualche settimana fa, i fan del popolare Nova Launcher hanno ricevuto una brutta notizia. A settembre, lo sviluppatore Kevin Barry ha annunciato di aver finalmente lasciato Branch Metrics, l’azienda che ha acquisito il launcher nel 2022. Sebbene sembrasse la fine per Nova Launcher, la scorsa settimana gli utenti hanno iniziato a notare un nuovo aggiornamento 8.1.3 sui loro dispositivi, a cui ora si è già aggiunta una nuova release.

Quando è uscito l’aggiornamento 8.1.3, un altro ex sviluppatore di Nova, Rob Wainwright, ha pubblicato un post per condividere una piccola panoramica delle novità introdotte. Secondo lui, si trattava in gran parte di vecchi lavori che non erano ancora stati distribuiti agli utenti:

Si prega di notare che nessuno del team originale di Nova Launcher lavora più presso Branch Metrics. Sebbene la maggior parte delle modifiche in questo aggiornamento siano state apportate dal team originale più di un anno fa, non possiamo garantire nulla in merito alla raccolta o all’analisi dei dati.
NovaLauncher

Ieri, sul subreddit di Nova Launcher, l’utente Dankees98 ha notato un nuovo aggiornamento 8.1.4 in arrivo per i beta tester. Come probabilmente potrete intuire tutti dalla rapidità dell’update, non sembra che ci siano nuove funzionalità, e la versione è invece focalizzata sulla stabilità e sulla correzione di bug. La domanda più importante riguarda ora come potrebbe evolversi la situazione dell’app e se sia ancora sicuro utilizzare questo launcher rispetto ad altre alternative ancora attive e controllate.

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Google Maps riceverà presto nuove funzioni di intelligenza artificiale

Negli ultimi due anni, Google ha infuso l’intelligenza artificiale di Gemini in ogni aspetto dei suoi dispositivi e servizi. Ora, secondo le ultime notizie provenienti proprio dal colosso americano, anche la più famosa app di navigazione, Google Maps, riceverà numerosi funzioni legate all’intelligenza artificiale.

Tra le funzioni più amate c’è il controllo vocale di Maps tramite Assistant, che consente di avere le mani libere e di pianificare e modificare i percorsi al volo. Ora però con Gemini, Google promette di portare questa esperienza ad un livello superiore.

Gemini Gemini

Se non si sa esattamente dove si vuole andare, si potrà semplicemente descrivere il tipo di posto e lasciare che Gemini faccia tutto il lavoro sporco. Un’altra novità molto interessante riguarda l’integrazione con Lens: si potrà infatti usare la fotocamera del proprio dispositivo e far sì che Maps risponda alle domande sui luoghi che vede, ottenendo maggiori informazioni su ciò che offrono, proprio come una vera e propria guida turistica.

Alcune di queste novità sono già attive da ieri, mentre l’integrazione con Lens sarà disponibile poco più avanti nel corso del mese e la stessa tempistica sembra valere per la navigazione basata su Gemini, prevista entro le prossime settimane.

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Google esplora il caos quantistico sul suo più potente chip per computer quantistici

Gli "echi quantistici" che attraversano il chip Willow del computer quantistico di Google, pur in un clima di cautela da parte di alcuni osservatori, potrebbero avvicinare i ricercatori alla realizzazione di calcolatori in grado di superare le prestazioni dei computer classici....

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Google porta in Italia AI Mode, la ricerca potenziata dall’intelligenza artificiale

Da oggi AI Mode, la modalità di Ricerca Google basata su intelligenza artificiale, è disponibile in 36 nuove lingue, tra cui l’italiano, e in quasi 50 nuovi Paesi e territori, per un totale di oltre 200 aree coperte in tutto il mondo. L’espansione include gran parte dell’Europa e segna il debutto ufficiale di questa funzione anche in Italia, sia nella pagina dei risultati di ricerca sia nell’app Google per Android e iOS.

AI Mode rappresenta la forma più avanzata di ricerca mai proposta da Google: una modalità progettata per gestire domande complesse, articolate e multidimensionali, grazie a una versione personalizzata dei modelli Gemini ottimizzati per la Ricerca.

Rispetto alla ricerca tradizionale, AI Mode consente di formulare richieste più lunghe e dettagliate, che in passato avrebbero richiesto più interrogazioni separate. Gli utenti che l’hanno provata per primi, spiega Google, tendono a porre query due o tre volte più estese rispetto alla media.

Un esempio pratico? È possibile chiedere:

“Vorrei capire i diversi metodi di preparazione del caffè. Crea una tabella che confronti gusto, facilità d’uso e attrezzatura necessaria.”
A questo punto, l’utente può continuare con una seconda domanda, ad esempio:
“Qual è la macinatura migliore per ciascun metodo?”

Dietro le quinte, AI Mode sfrutta una tecnologia definita query fan-out, che scompone la domanda in sottotemi ed esegue ricerche parallele per ciascuno. In questo modo, la piattaforma è in grado di esplorare il web più in profondità e proporre contenuti più ricchi, pertinenti e aggiornati.

Un altro aspetto distintivo di AI Mode è la multimodalità: l’utente può porre domande non solo tramite testo, ma anche con la voce o con un’immagine.
Basta toccare l’icona del microfono per chiedere qualcosa a voce, oppure scattare o caricare una foto per ottenere informazioni visive contestuali — una funzione utile, ad esempio, per riconoscere oggetti, prodotti o monumenti.

Nonostante la crescente integrazione dell’IA, Google ribadisce che l’obiettivo di AI Mode resta quello di facilitare la scoperta di contenuti provenienti dal web, fornendo sempre link diretti alle fonti.

Secondo l’azienda, strumenti come AI Overview (la panoramica automatica di risultati basata su IA) stanno già mostrando che, dopo aver visualizzato i suggerimenti dell’IA, le persone visitano una varietà più ampia di siti web e trattano i contenuti con maggiore attenzione, trascorrendo più tempo sulle pagine visitate.

AI Mode si basa inoltre sugli stessi sistemi di ranking e qualità usati per la Ricerca classica, ma introduce nuovi approcci per valutare l’affidabilità delle informazioni. Quando il sistema non è sufficientemente sicuro della risposta, vengono mostrati i risultati web tradizionali, garantendo trasparenza e controllo.

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WhatsApp si sta preparando a introdurre gli username come Telegram e Signal

WhatsApp continua a espandere e rinnovare le proprie funzionalità per mantenere la piattaforma competitiva nel panorama delle app di messaggistica istantanea. Tradizionalmente, l’app si è sempre basata sul numero di telefono per identificare e collegare gli account, ma questa impostazione potrebbe presto cambiare: nei più recenti aggiornamenti beta, infatti, è comparsa un’opzione per la prenotazione dei nomi utente (username).

L’introduzione di questa funzione avvicinerebbe WhatsApp a concorrenti come Telegram e Signal, che da tempo offrono la possibilità di comunicare senza condividere il proprio numero di telefono, semplicemente tramite un identificatore univoco.

La novità è stata individuata nella versione 2.25.28.12 della beta di WhatsApp per Android, dove tra le impostazioni è comparsa una nuova sezione dedicata proprio alla prenotazione del nome utente. Questo suggerisce che l’azienda stia preparando il terreno per un lancio pubblico della funzione, permettendo agli utenti di scegliere e registrare in anticipo il proprio username.

Questa fase preliminare servirebbe a garantire equità nella distribuzione dei nomi, evitando che gli utenti più rapidi possano accaparrarsi i nomi più popolari o riconoscibili prima dell’attivazione ufficiale. Inoltre, consentirebbe a Meta di testare il sistema su larga scala, verificandone stabilità e sicurezza.

Oltre a rappresentare un’evoluzione tecnica, l’introduzione dei nomi utente ha anche implicazioni importanti in termini di privacy. Attualmente, per contattare qualcuno su WhatsApp è necessario conoscere il suo numero di telefono, il che può essere percepito come un’informazione piuttosto sensibile. Con l’arrivo degli username, invece, sarà possibile interagire con altri utenti senza rivelare il proprio numero personale, aumentando la riservatezza nelle conversazioni, in particolare con nuovi contatti o in contesti pubblici.

Regole per la scelta del nome utente

Secondo le informazioni contenute nella versione beta, WhatsApp ha già stabilito alcune linee guida tecniche per la creazione degli username:

  • Il nome non può iniziare con “www.”

  • Deve contenere almeno una lettera

  • Sono ammessi solo caratteri minuscoli, numeri (0-9), punti e trattini bassi

  • Spazi o caratteri speciali non sono consentiti

Queste restrizioni mirano a garantire uniformità e compatibilità tra le diverse piattaforme e dispositivi, oltre a prevenire abusi o tentativi di phishing legati all’uso di nomi simili a domini web o marchi noti.

Al momento non è stato comunicato un calendario ufficiale per l’implementazione pubblica della funzione. Tuttavia, la presenza dell’opzione di prenotazione nella beta suggerisce che lo sviluppo sia già in una fase avanzata e che il rollout potrebbe iniziare nei prossimi mesi.

Come di consueto, WhatsApp procederà con un rilascio graduale, così da poter monitorare il comportamento del sistema, correggere eventuali bug e ottimizzare la gestione dei nomi duplicati o delle collisioni di username.

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OnePlus conferma la data di lancio di OxygenOS 16 basata su Android 16

Android 16 è disponibile già da tempo per gli utenti Pixel e, più recentemente, per alcuni dispositivi Samsung, Motorola e Sony. A brevissimo si aggiungerà alla lista anche OnePlus, che ha annunciato ufficialmente la disponibilità di OxygenOS 16 a partire dal 16 ottobre 2025.

La nuova versione del sistema, basata su Android 16, porta con sé il motto “Intelligently Yours”, che sembra alludere all’integrazione sempre più profonda dell’intelligenza artificiale all’interno dell’esperienza utente. Un indizio arriva dalla conferma che Gemini, l’assistente AI di Google, sarà parte integrante della funzione Mind Space. Quest’ultima rappresenta un ambiente personale dove raccogliere appunti, articoli, screenshot e altri contenuti: grazie a Gemini, sarà possibile non solo recuperarli con facilità, ma anche elaborarli in maniera proattiva.

Un esempio mostrato da OnePlus riguarda proprio la pianificazione di un viaggio: un semplice comando a Gemini consente all’assistente di attingere alle informazioni già salvate in Mind Space e trasformarle in un piano organizzato, senza bisogno di richieste puntuali e frammentate.

Al momento, oltre alla data e a questa anticipazione sulle funzionalità AI, non sono stati forniti ulteriori dettagli ufficiali. Sarà quindi necessario attendere il 16 ottobre per capire meglio quali dispositivi riceveranno l’aggiornamento e in quali tempi, con la speranza che il rollout sia rapido e ampio, evitando le lunghe attese che spesso caratterizzano il mondo Android.

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Samsung rifinisce One UI 8.5: icone, app e menu più curati nell’ultima build

Lo sviluppo di One UI 8.5 sta procedendo rapidamente, con i primi firmware trapelati che hanno già svelato diverse novità in arrivo sui dispositivi Galaxy. Dopo la prima build non definitiva, che presentava elementi grafici incompleti e qualche imperfezione, è ora disponibile un nuovo firmware che mostra ulteriori affinamenti dell’interfaccia e diverse migliorie.

La prima versione trapelata di One UI 8.5 mostrava icone non rifinite e dettagli grafici provvisori. Nella nuova build, Samsung ha già corretto alcuni di questi aspetti. Ad esempio, i pulsanti della lista widget nel pannello rapido, che inizialmente risultavano poco curati, ora presentano un aspetto coerente con il resto dell’interfaccia.

Oltre ai ritocchi estetici, il nuovo firmware introduce diversi cambiamenti funzionali e stilistici:

  • Digital Wellbeing ha ricevuto un piccolo restyling, con pulsanti più grandi che ne semplificano l’utilizzo.

  • Nella schermata di personalizzazione della lockscreen, toccando l’icona di un’app nei collegamenti rapidi si apre un pop-up con l’intera lista delle app disponibili.

  • L’app Telefono utilizza ora una barra inferiore composta solo da icone. Nella nuova build questa barra si estende per tutta la larghezza dello schermo, anche se i pulsanti effettivi restano concentrati al centro.

  • L’app Meteo segue l’approccio di Impostazioni, spostando la barra di ricerca in basso quando si attiva la funzione di ricerca. Inoltre, il nome della località viene messo in evidenza con un riquadro nella parte alta dello schermo.

  • Nel menu di modifica foto con Galaxy AI presente in Galleria, la grafica è stata aggiornata, mentre la barra di navigazione inferiore mostra ora tutte le schede disponibili senza richiedere lo scorrimento laterale.

  • In app come Meteo, Impostazioni e Galleria compare un effetto gradiente nella parte superiore e inferiore della schermata: un accorgimento che anticipa visivamente l’elemento successivo quando si scorre.

  • Il menu del registratore dello schermo è stato ridisegnato con pulsanti più grandi e icone dedicate che chiariscono la funzione di ogni opzione.

Va ricordato che One UI 8.5 è ancora in una fase di sviluppo iniziale. Le modifiche viste in questi firmware trapelati rappresentano soltanto una parte delle novità che Samsung introdurrà con la release finale. Come spesso accade, ulteriori cambiamenti potrebbero arrivare nelle prossime build interne, con affinamenti sia grafici che funzionali.

Samsung non ha ancora annunciato una data precisa per il debutto di One UI 8.5, ma è probabile che il rollout inizi in concomitanza con i prossimi top di gamma della serie Galaxy S26, per poi estendersi gradualmente anche ad altri modelli.

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Questa novità della One UI 8.5 proviene direttamente dall’era Touchwiz di Samsung

Lo sviluppo del prossimo importante aggiornamento Samsung per dispositivi mobili è in pieno svolgimento. Un flusso incontrollato di novità dalle build trapelate di One UI 8.5 ha già rivelato numerose nuove funzionalità che possiamo aspettarci dall’aggiornamento. Il mese scorso, abbiamo visto indizi che Samsung si stesse preparando a modifiche di design ispirate a iOS nell’app Impostazioni, ed oggi scopriamo le modifiche alle icone dell’app.

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Abbandonando il design piatto che ha caratterizzato One UI per diversi anni, Samsung sta passando ad un aspetto 3D per le icone. Il leaker Ice Universe ha presentato oggi su Weibo delle immagini aggiornate delle icone delle app.

One UI One UI

Questa modifica è in linea con i recenti  aggiornamenti dell’app Impostazioni, in cui le bolle contenenti le diverse opzioni di menu appaiono leggermente in rilievo. Sebbene le app di sistema abbiano un aspetto notevolmente diverso, sembra che Samsung stia applicando lo stesso effetto anche alle icone di altre app popolari, tra cui YouTube e Google Play Store, nonché a una serie di app di terze parti.

In particolare, questa non è la prima volta che Samsung sperimenta con le icone 3D. Se siete utenti Samsung di lunga data, ricorderete subito allora le versioni successive dell’interfaccia TouchWiz di Samsung.

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La schermata iniziale di Gemini potrebbe ricevere un restyling

Come quasi tutti i chatbot basati sull’intelligenza artificiale, Gemini ha coltivato fin dall’inizio un aspetto minimalista. All’apertura dell’app, si presenta una schermata iniziale ordinata e, negli ultimi mesi, Google ha testato piccole modifiche all’interfaccia utente. Tuttavia, secondo le ultime indiscrezioni sembra che Google stia considerando un cambio più radicale del modo in cui gli utenti interagiscono con l’app.

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Nella versione 16.38.62.sa.arm64 dell’app Google è stata individuata una schermata iniziale Gemini riprogettata durante i test. Il layout attuale accoglie l’utente con un messaggio di benvenuto e scorciatoie per gli strumenti principali, come “Crea immagine” e “Ricerca approfondita“. Nel nuovo design, questi pulsanti si spostano verso l’alto per far spazio a un feed scorrevole di suggerimenti.

I suggerimenti visualizzati fungono da spunti di conversazione con un solo tocco. Alcuni evidenziano le capacità di Gemini in fatto di immagini, come “Datemi un look vintage”. Altri mettono in risalto abilità diverse, come l’invio di un notiziario quotidiano, un quiz di biologia di base o la programmazione di un piccolo gioco. Ovviamente essendo queste versioni ancora beta e non pensate per il pubblico, non si sa ancora quando e se questa nuova interfaccia farà capolinea su tutti gli smartphone nella versione stabile.

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Linee guida RRP Rete Radio Prepper

Buongiorno a tutti, come annunciato nei giorni precedenti RRP si rinnova e abbandona le segnalazioni online.

RRP continuerà la sua attività ma sarà incentrata su tematiche più radiotecniche e meno social.

Una rete nata per dare supporto amatoriale in caso di necessità non può appoggiarsi a internet, oggi più che mai sentiamo la necessità di avvicinarci alla classica comunicazione via etere.

Qui di seguito troverete le linee guida per le comunicazioni, potete scaricarle, stamparle e volendo plastificare per renderlo impermeabile.

Ricordiamo inoltre il nostro gruppo per le vostre segnalazioni sul territorio su Telegram all’indirizzo: http://t.me/reteradio

e il nostro gruppo Gestione emergenze all’indirizzo http://t.me/prepper_italia

Grazie a tutti.

RETE_RADIO_PREPPER_RRP-Linee_guida_comunicazioni

 

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Solidarietà a "Riconvertiamo SeaFuture"

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di: Unit

Solidarietà a "Riconvertiamo SeaFuture"

Unit hacklab Milano si unisce alle voci che si alzano contro la militarizzazione dell'industria marittima. SeaFuture, nata come mostra di tecnologie nautiche civili, negli ultimi anni è stata trasformata in una vetrina per le tecnologie di guerra e di morte.

Solidarietà a Riconvertiamo SeaFuture per la …

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How to Deploy Lightweight Language Models on Embedded Linux with LiteLLM

This article was contributed by Vedrana Vidulin, Head of Responsible AI Unit at Intellias (LinkedIn).

As AI becomes central to smart devices, embedded systems, and edge computing, the ability to run language models locally — without relying on the cloud — is essential. Whether it’s for reducing latency, improving data privacy, or enabling offline functionality, local AI inference opens up new opportunities across industries. LiteLLM offers a practical solution for bringing large language models to resource-constrained devices, bridging the gap between powerful AI tools and the limitations of embedded hardware.

Deploying LiteLLM, an open source LLM gateway, on embedded Linux unlocks the ability to run lightweight AI models in resource-constrained environments. Acting as a flexible proxy server, LiteLLM provides a unified API interface that accepts OpenAI-style requests — allowing you to interact with local or remote models using a consistent developer-friendly format. This guide walks you through everything from installation to performance tuning, helping you build a reliable, lightweight AI system on embedded Linux distribution.

Setup checklist

Before you start, here’s what’s required:

  • A device running a Linux-based operating system (Debian) with sufficient computational resources to handle LLM operations.​
  • Python 3.7 or higher installed on the device.​
  • Access to the internet for downloading necessary packages and models.

Step-by-Step Installation

Step 1: Install LiteLLM

First, we make sure the device is up to date and ready for installation. Then we install LiteLLM in a clean and safe environment.

Update the package lists to ensure access to the latest software versions:

sudo apt-get update

Check if pip (Python Package Installer) is installed:

pip –version

If not, install it using:

sudo apt-get install python3-pip

It is recommended to use a virtual environment. Check if venv is installed:

dpkg -s python3-venv | grep “Status: install ok installed”

If venv is intalled the output would be “Status: install ok installed”. If not installed:

sudo apt install python3-venv -y

Create and activate virtual environment:

python3 -m venv litellm_envsource litellm_env/bin/activate

Use pip to install LiteLLM along with its proxy server component:

pip install ‘litellm[proxy]’

Use LiteLLM within this environment. To deactivate the virtual environment type deactivate.

Step 2: Configure LiteLLM

With LiteLLM installed, the next step is to define how it should operate. This is done through a configuration file, which specifies the language models to be used and the endpoints through which they’ll be served.

Navigate to a suitable directory and create a configuration file named config.yaml:

mkdir ~/litellm_configcd ~/litellm_confignano config.yaml

In config.yaml specify the models you intend to use. For example, to configure LiteLLM to interface with a model served by Ollama:

model_list:   model_name: codegemma litellm_params:   model: ollama/codegemma:2b   api_base: http://localhost:11434

This configuration maps the model name codegemma to the codegemma:2b model served by Ollama at http://localhost:11434.

Step 3: Serve models with Ollama

To run your AI model locally, you’ll use a tool called Ollama. It’s designed specifically for hosting large language models (LLMs) directly on your device — without relying on cloud services.

To get started, install Ollama using the following command:

curl -fsSL https://ollama.com/install.sh | sh

This command downloads and runs the official installation script, which automatically starts the Ollama server.

Once installed, you’re ready to load the AI model you want to use. In this example, we’ll pull a compact model called codegemma:2b.

ollama pull codegemma:2b

After the model is downloaded, the Ollama server will begin listening for requests — ready to generate responses from your local setup.

Step 4: Launch the LiteLLM proxy server

With both the model and configuration ready, it’s time to start the LiteLLM proxy server — the component that makes your local AI model accessible to applications.

To launch the server, use the command below:

litellm –config ~/litellm_config/config.yaml

The proxy server will initialize and expose endpoints defined in your configuration, allowing applications to interact with the specified models through a consistent API.

Step 5: Test the deployment

Let’s confirm if everything works as expected. Write a simple Python script that sends a test request to the LiteLLM server and save it as test_script.py:

import openai client = openai.OpenAI(api_key=“anything”, base_url=http://localhost:4000“)response = client.chat.completions.create(    model=“codegemma”,    messages=[{“role”: “user”, “content”: “Write me a Python function to calculate the nth Fibonacci number.”}])print(response) 

Finally, run the script using this command:

python3 ./test_script.py

If the setup is correct, you’ll receive a response from the local model — confirming that LiteLLM is up and running.

Optimize LiteLLM performance on embedded devices

To ensure fast, reliable performance on embedded systems, it’s important to choose the right language model and adjust LiteLLM’s settings to match your device’s limitations.

Choosing the Right Language Model

Not every AI model is built for devices with limited resources — some are just too heavy. That’s why it’s crucial to go with compact, optimized models designed specifically for such environments:​

  • DistilBERT – a distilled version of BERT, retaining over 95% of BERT’s performance with 66 million parameters. It’s suitable for tasks like text classification, sentiment analysis, and named entity recognition.
  • TinyBERT – with approximately 14.5 million parameters, TinyBERT is designed for mobile and edge devices, excelling in tasks such as question answering and sentiment classification.
  • MobileBERT – optimized for on-device computations, MobileBERT has 25 million parameters and achieves nearly 99% of BERT’s accuracy. It’s ideal for mobile applications requiring real-time processing.
  • TinyLlama – a compact model with approximately 1.1 billion parameters, TinyLlama balances capability and efficiency, making it suitable for real-time natural language processing in resource-constrained environments.
  • MiniLM – a compact transformer model with approximately 33 million parameters, MiniLM is effective for tasks like semantic similarity and question answering, particularly in scenarios requiring rapid processing on limited hardware.

Selecting a model that fits your setup isn’t just about saving space — it’s about ensuring smooth performance, fast responses, and efficient use of your device’s limited resources.

Configure settings for better performance

A few small adjustments can go a long way when you’re working with limited hardware. By fine-tuning key LiteLLM settings, you can boost performance and keep things running smoothly.

Restrict the number of tokens

Shorter responses mean faster results. Limiting the maximum number of tokens in response can reduce memory and computational load. In LiteLLM, this can be achieved by setting the max_tokens parameter when making API calls. For example:​

import openai client = openai.OpenAI(api_key=“anything”, base_url=http://localhost:4000“)response = client.chat.completions.create(    model=“codegemma”,    messages=[{“role”: “user”, “content”: “Write me a Python function to calculate the nth Fibonacci number.”}],    max_tokens=500 # Limits the response to 500 tokens)print(response) 

Adjusting max_tokens helps keep replies concise and reduces the load on your device.
Managing simultaneous requests

If too many requests hit the server at once, even the best-optimized model can get bogged down. That’s why LiteLLM includes an option to limit how many queries it processes at the same time. For instance, you can restrict LiteLLM to handle up to 5 concurrent requests by setting max_parallel_requests as follows:

litellm –config ~/litellm_config/config.yaml –num_requests 5

This setting helps distribute the load evenly and ensures your device stays stable — even during periods of high demand.
A Few More Smart Moves

Before going live with your setup, here are two additional best practices worth considering:

  • Secure your setup – implement appropriate security measures, such as firewalls and authentication mechanisms, to protect the server from unauthorized access.
  • Monitor performance – use LiteLLM’s logging capabilities to track usage, performance, and potential issues.

LiteLLM makes it possible to run language models locally, even on low-resource devices. By acting as a lightweight proxy with a unified API, it simplifies integration while reducing overhead. With the right setup and lightweight models, you can deploy responsive, efficient AI solutions on embedded systems — whether for a prototype or a production-ready solution.

Summary 

Running LLMs on embedded devices doesn’t necessarily require heavy infrastructure or proprietary services. LiteLLM offers a streamlined, open-source solution for deploying language models with ease, flexibility, and performance — even on devices with limited resources. With the right model and configuration, you can power real-time AI features at the edge, supporting everything from smart assistants to secure local processing.

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Automating Compliance Management with UTMStack’s Open Source SIEM & XDR

Achieving and maintaining compliance with regulatory frameworks can be challenging for many organizations. Managing security controls manually often leads to excessive use of time and resources, leaving less available for strategic initiatives and business growth.

Standards such as CMMC, HIPAA, PCI DSS, SOC2 and GDPR demand ongoing monitoring, detailed documentation, and rigorous evidence collection. Solutions like UTMStack, an open source Security Information and Event Management (SIEM) and Extended Detection and Response (XDR) solution, streamlines this complex task by leveraging its built-in log centralization, correlation, and automated compliance evaluation capabilities. This article explores how UTMStack simplifies compliance management by automating assessments, continuous monitoring, and reporting.

Understanding Compliance Automation with UTMStack

UTMStack inherently centralizes logs from various organizational systems, placing it in an ideal position to dynamically assess compliance controls. By continuously processing real-time data, UTMStack automatically evaluates compliance with critical controls. For instance, encryption usage, implementation of two-factor authentication (2FA) and user activity auditing among many others can be evaluated automatically.

Figure 1: Automated evaluation of Compliance framework controls.

Example Compliance Control Evaluations:

  • Encryption Enforcement: UTMStack continuously monitors logs to identify instances where encryption is mandatory (e.g., data in transit or at rest). It evaluates real-time compliance status by checking log events to confirm whether encryption protocols such as TLS are actively enforced and alerts administrators upon detection of potential non-compliance. The following event, for example would trigger an encryption control failure:

    “message”: [{“The certificate received from the remote server was issued by an untrusted certificate authority. Because of this, none of the data contained in the certificate can be validated. The TLS connection request has failed. The attached data contains the server certificate”.}]
  • Two-Factor Authentication (2FA): By aggregating authentication logs, UTMStack detects whether 2FA policies are consistently enforced across the enterprise. Compliance is assessed in real-time, and automated alerts are generated if deviations occur, allowing immediate remediation. Taking Office365 as an example, the following log would confirm the use of 2FA in a given use authentication attempt:

    ’’authenticationDetails": [
    {

    "authenticationStepDateTime": "2025-04-29T08:15:45Z",
    "authenticationMethod": "Microsoft Authenticator",
    "authenticationMethodDetail": "Push Notification", "succeeded": true,
    "authenticationStepResultDetail": "MFA requirement satisfied"
    }’’
  • User Activity Auditing: UTMStack processes comprehensive activity logs from applications and systems, enabling continuous auditing of user  and devices actions. This includes monitoring privileged account usage, data access patterns, and identifying anomalous behavior indicative of compliance risks. This is a native function of UTMSatck and automatically checks the control if the required integrations are configured.

No-Code Compliance Automation Builder

One of UTMStack’s standout features is its intuitive, no-code compliance automation builder. Organizations can easily create custom compliance assessments and automated monitoring workflows tailored to their unique regulatory requirements without any programming experience. This flexibility empowers compliance teams to build bespoke compliance frameworks rapidly that update themselves and send reports on a schedule.

Figure 2: Compliance Framework Builder with drag and drop functionality.

Creating Custom Compliance Checks

UTMStack’s no-code interface allows users to:

  • Define custom compliance control logic visually.
  • Establish automated real-time monitoring of specific compliance conditions.
  • Generate and schedule tailored compliance reports.

This approach significantly reduces the administrative overhead, enabling compliance teams to respond swiftly to evolving regulatory demands.

Unified Compliance Management and Integration

Beyond automation, UTMStack serves as a centralized compliance dashboard, where controls fulfilled externally can be manually declared compliant within the platform. This unified “pane of glass” ensures that all compliance assessments—automated and manual—are consolidated into one comprehensive view, greatly simplifying compliance audits.

Moreover, UTMStack offers robust API capabilities, facilitating easy integration with existing Governance, Risk, and Compliance (GRC) tools, allowing seamless data exchange and further enhancing compliance management.

Sample Use Case: CMMC Automation

For CMMC compliance, organizations must demonstrate rigorous data security, availability, processing integrity, confidentiality, and privacy practices. UTMStack automatically evaluates controls related to these areas by analyzing continuous log data, such as firewall configurations, user access patterns, and audit trails.

Automated reports clearly detail compliance status, including specific control numbers and levels, enabling organizations to proactively address potential issues, dramatically simplifying CMMC assessments and future audits.

Figure 3: CMMC Compliance Control details

Compliance Control Evidence Remediation

When a framework control is identified as compliant, UTMStack automatically gathers the necessary evidence to demonstrate compliance. This evidence includes logs extracted from source systems and a dedicated, interactive dashboard for deeper exploration and analysis. Conversely, if the control evaluation identifies non-compliance, UTMStack employs an AI-driven technique known as Retrieval-Augmented Generation to provide remediation steps to security analysts and system engineers.

Compliance controls for each framework are not only evaluated but also provide dashboards for better understanding and navigation:

Figure 4: Compliance automation dashboards.

API-First Compliance Integration

UTMStack’s API-first approach enables compliance automation workflows to integrate effortlessly into existing IT ecosystems. Organizations leveraging various GRC platforms can easily synchronize compliance data, automate reporting, and centralize compliance evidence, thus minimizing manual data handling and significantly improving accuracy and efficiency.

Summary

Compliance management doesn’t have to be complicated or resource-draining. UTMStack’s open source SIEM and XDR solution simplifies and automates compliance with major standards such as CMMC, HIPAA, PCI DSS, SOC2, GDPR, and GLBA. By continuously monitoring logs, dynamically assessing compliance controls, and providing a user-friendly, no-code automation builder, UTMStack dramatically reduces complexity and enhances efficiency.

Organizations can easily customize and automate compliance workflows, maintain continuous monitoring, and integrate seamlessly with existing compliance tools, making UTMStack an invaluable resource for streamlined compliance management.

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Corso Python

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di: Unit

9, 16, 23 aprile e 7 maggio 2025 ore 19 - ZAM Milano

Corso introduttivo alla programmazione in Python

Unit Hacklab per Università Popolare ZAM.


Il corso si svolge in quattro lezioni, con quattro insegnanti.

Scopo del corso: avvicinarsi alla programmazione, usando un linguaggio amichevole.

Segnalare la partecipazione con una mail …

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Visioni libere: Stare into the lights my pretties

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di: Unit

Settima visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.

Lunedì 20 maggio 2019

Stare into the lights my pretties, Jordan Brown, 2017

ENG sub ITA

pic

Cinemacello Macao, viale Molise 68, Milano.

Inizio proiezioni ore 20:30, inizio film ore 21:00.

Viviamo in un mondo di schermi …
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Al via la Terza Maratona delle TLC (l’agenda e dove seguirla)

Un’occasione di confronto sui temi caldi delle TLC, appuntamento 21 novembre ore 15:30 Dopo il seguito delle prime due edizioni, torna la Maratona delle TCL, un’iniziativa ideata da Assoprovider che punta a mettere a confronto gli operatori delle TLC. L’evento, aperto a tutti, si terrà il 21 novembre e sarà visibile  sulle piattaforme Linkedin e […]

L'articolo Al via la Terza Maratona delle TLC (l’agenda e dove seguirla) proviene da Assoprovider.

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Piracy Shield: Assoprovider presenta un esposto alla Corte dei Conti per possibile danno erariale

Roma, 22 novembre L'Associazione Assoprovider ha presentato un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti di Roma riguardante il sistema Piracy Shield, adottato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). L'esposto chiede di accertare la sussistenza di un eventuale danno erariale e la congruità dell'azione dell'Agcom nella gestione delle risorse economiche relative al Piracy […]

L'articolo Piracy Shield: Assoprovider presenta un esposto alla Corte dei Conti per possibile danno erariale proviene da Assoprovider.

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Assoprovider, 19 anni dalla liberalizzazione del Wi-Fi, una nuova battaglia cruciale per il settore delle telecomunicazioni

Nell'ottobre del 2024, a 19 anni esatti dalla storica vittoria che liberalizzò l'uso del Wi-Fi in Italia, Assoprovider si trova nuovamente in prima linea per difendere il futuro del settore delle telecomunicazioni. Con l'approvazione del decreto Omnibus, ora legge dello Stato, affrontiamo una delle sfide più critiche della nostra storia. 2005-2024: Dal trionfo alla nuova […]

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TLC, Assoprovider: Allarme per il rischio carcere agli ISP nel DL Omnibus sulla pirateria

Il rischio di carcerazione per gli Internet Service Provider (ISP) rappresenta una minaccia senza precedenti per il settore delle telecomunicazioni in Italia Assoprovider, l'associazione rappresentativa dei piccoli e medi fornitori di servizi Internet in Italia, lancia un forte allarme riguardo agli emendamenti recentemente approvati dalle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato nell'ambito del DL Omnibus […]

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NIS2, cos’è e come impatta sugli operatori di prossimità

La NIS2 è la direttiva sulla sicurezza informatica dell’Unione Europea. I Paesi membri hanno tempo fino al 17 ottobre 2024 per recepirla. Ma cosa cambia? Acronimo di Network and Information Security 2, la NIS2 è la direttiva emanata dall’Unione Europea, allo scopo di rafforzare la sicurezza informatica e la resilienza delle infrastrutture critiche in tutti […]

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Linux.dev mailing list service

We are pleased to announce the availability of a new mailing list service running under the new lists.linux.dev domain. The goal of this deployment is to offer a subscription service that:

  • prioritizes mail delivery to public-inbox archives available via lore.kernel.org
  • conforms to DMARC requirements to ensure subscriber delivery
  • makes minimal changes to email headers and no changes to the message body content for the purposes of preserving patch attestation

If you would like to host a Linux development mailing list on this platform, please see further details on the subspace.kernel.org site.

Why another mailing list service?

Linux development started in 1991 and has been ongoing for the past 30 years at an ever-increasing pace. Many popular code collaboration platforms have risen throughout these three decades -- and while some of them are still around, many others have shut down and disappeared without offering any way to preserve the history of the projects they used to host.

Development via mailed-in patches remains the only widely used mechanism for code collaboration that does not rely on centralized infrastructure maintained by any single entity. The Linux developer community sees transparency, independence and decentralization as core guiding principles behind Linux development, so it has deliberately chosen to continue using email for all its past and ongoing collaboration efforts.

What about vger.kernel.org?

The infrastructure behind lists.linux.dev supports multiple domains, so all mailing lists hosted on vger.kernel.org will be carefully migrated to the same platform while preserving current addresses, subscribers, and list ids. The only thing that will noticeably change is the procedure to subscribe and unsubscribe from individual lists. As majordomo is no longer maintained, we will instead switch to using separate subscribe/unsusbscribe addresses per each list.

There are no firm ETAs for this migration, but if you are currently subscribed to any mailing list hosted on vger.kernel.org, you will receive a message when the migration date is approaching.

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Git mirror available in Beijing

If you are a developer located around Beijing, or if your connection to Beijing is faster and more reliable than to locations outside of China, then you may benefit from the new git.kernel.org mirror kindly provided by Code Aurora Forum at https://kernel.source.codeaurora.cn/. This is a full mirror that is updated just as frequently as other git.kernel.org nodes (in fact, it is managed by the same team as the rest of kernel.org infrastructure, since CAF is part of Linux Foundation IT projects).

To start using the Beijing mirror, simply clone from that location or add a separate remote to your existing checkouts, e.g.:

git remote add beijing git://kernel.source.codeaurora.cn/pub/scm/.../linux.git
git fetch beijing master

You may also use http:// and https:// protocols if that makes it easier behind corporate firewalls.

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Get notifications for your patches

We are trialing out a new feature that can send you a notification when the patches you send to the LKML are applied to linux-next or to the mainline git trees. If you are interested in trying it out, here are the details:

  • The patches must be sent to the LKML (linux-kernel@vger.kernel.org).
  • One of the cc's must be notify@kernel.org (Bcc will not work).
  • Alternatively, there should be a "X-Patchwork-Bot: notify" email header.
  • The patches must not have been modified by the maintainer(s).
  • All patches in the series must have been applied, not just some of them.

The last two points are important, because if there are changes between the content of the patch as it was first sent to the mailing list, and how it looks like by the time it is applied to linux-next or mainline, the bot will not be able to recognize it as the same patch. Similarly, for series of multiple patches, the bot must be able to successfully match all patches in the series in order for the notification to go out.

If you are using git-format-patch, it is best to add the special header instead of using the Cc notification address, so as to avoid any unnecessary email traffic:

--add-header="X-Patchwork-Bot: notify"

You should receive one notification email per each patch series, so if you send a series of 20 patches, you will get a single email in the form of a reply to the cover letter, or to the first patch in the series. The notification will be sent directly to you, ignoring any other addresses in the Cc field.

The bot uses our LKML patchwork instance to perform matching and tracking, and the source code for the bot is also available if you would like to suggest improvements.

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List archives on lore.kernel.org

You may access the archives of many Linux development mailing lists on lore.kernel.org. Most of them include a full archive of messages going back several decades.

If you would like to suggest another kernel development mailing list to be included in this list, please follow the instructions on the following wiki page:

Archiving software

The software managing the archive is called Public Inbox and offers the following features:

  • Fast, searchable web archives
  • Atom feeds per list or per individual thread
  • Downloadable mbox archives to make replying easy
  • Git-backed archival mechanism you can clone and pull
  • Read-only nntp gateway

We collected many list archives going as far back as 1998, and they are now all available to anyone via a simple git clone. We would like to extend our thanks to everyone who helped in this effort by donating their personal archives.

Obtaining full list archives

Git clone URLs are provided at the bottom of each page. Note, that due mailing list volume, list archives are sharded into multiple repositories, each roughly 1GB in size. In addition to cloning from lore.kernel.org, you may also access these repositories on erol.kernel.org.

Mirroring

You can continuously mirror the entire mailing list archive collection by using the grokmirror tool. The following repos.conf file should get you all you need:

[lore.kernel.org]
site = https://lore.kernel.org
manifest = https://lore.kernel.org/manifest.js.gz
toplevel = /path/to/your/local/folder
mymanifest = /path/to/your/local/folder/manifest.js.gz
pull_threads = 4

Please note, that you will require at least 20+ GB of local storage. The mirroring process only replicates the git repositories themselves -- if you want to use public-inbox with them, you will need to run "public-inbox-init" and "public-inbox-index" to create the database files required for public-inbox operation.

Linking to list discussions from commits

If you need to reference a mailing list discussion inside code comments or in a git commit message, please use the "permalink" URL provided by public-inbox. It is available in the headers of each displayed message or thread discussion. Alternatively, you can use a generic message-id redirector in the form:

That should display the message regardless in which mailing list archive it's stored.

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Minor changes to kernel tarball releases

We'd like to announce several small changes to the way Linux tarballs are produced.

Mainline release tarball signatures

Starting with the 4.18 final release, all mainline tarball PGP signatures will be made by Greg Kroah-Hartman instead of Linus Torvalds. The main goal behind this change is to simplify the verification process and make all kernel tarball releases available for download on kernel.org be signed by the same developer.

Linus Torvalds will continue to PGP-sign all tags in the mainline git repository. They can be verified using the git verify-tag command.

Sunsetting .gz tarball generation

We stopped creating .bz2 copies of tarball releases 5 years ago, and the time has come to stop producing .gz duplicate copies of all our content as well, as XZ tools and libraries are now available on all major platforms. Starting September 1st, 2018, all tarball releases available via /pub download locations will only be available in XZ-compressed format.

If you absolutely must have .gz compressed tarballs, you may obtain them from git.kernel.org by following snapshot download links in the appropriate repository view.

No future PGP signatures on patches and changelogs

For legacy purposes, we will continue to provide pre-generated changelogs and patches (both to the previous mainline and incremental patches to previous stable). However, from now on they will be generated by automated processes and will no longer carry detached PGP signatures. If you require cryptographically verified patches, please generate them directly from the stable git repository after verifying the PGP signatures on the tags using git verify-tag.

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Best way to do linux clones for your CI

If you are in charge of CI infrastructure that needs to perform frequent full clones of kernel trees from git.kernel.org, we strongly recommend that you use the git bundles we provide instead of performing a full clone directly from git repositories.

It is better for you, because downloading the bundle from CDN is probably going to be much faster for you than cloning from our frontends due to the CDN being more local. You can even copy the bundle to a fileserver on your local infrastructure and save a lot of repeated external traffic.

It is better for us, because if you first clone from the bundle, you only need to fetch a handful of newer objects directly from git.kernel.org frontends. This not only uses an order of magnitude less bandwidth, but also results in a much smaller memory footprint on our systems -- git daemon needs a lot of RAM when serving full clones of linux repositories.

Here is a simple script that will help you automate the process of first downloading the git bundle and then fetching the newer objects:

Thank you for helping us keep our systems fast and accessible to all.

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Nitrokey digital tokens for kernel developers

The Linux Foundation IT team has been working to improve the code integrity of git repositories hosted at kernel.org by promoting the use of PGP-signed git tags and commits. Doing so allows anyone to easily verify that git repositories have not been altered or tampered with no matter from which worldwide mirror they may have been cloned. If the digital signature on your cloned repository matches the PGP key belonging to Linus Torvalds or any other maintainer, then you can be assured that what you have on your computer is the exact replica of the kernel code without any omissions or additions.

To help promote the use of PGP signatures in Linux kernel development, we now offer a detailed guide within the kernel documentation tree:

Nitrokey logo

Further, we are happy to announce a new special program sponsored by The Linux Foundation in partnership with Nitrokey -- the developer and manufacturer of smartcard-compatible digital tokens capable of storing private keys and performing PGP operations on-chip. Under this program, any developer who is listed as a maintainer in the MAINTAINERS file, or who has a kernel.org account can qualify for a free digital token to help improve the security of their PGP keys. The cost of the device, including any taxes, shipping and handling will be covered by The Linux Foundation.

To participate in this program, please access the special store front on the Nitrokey website:

Who qualifies for this program?

To qualify for the program, you need to have an account at kernel.org or have your email address listed in the MAINTAINERS file (following the "M:" heading). If you do not currently qualify but think you should, the easiest course of action is to get yourself added to the MAINTAINERS file or to apply for an account at kernel.org.

Which devices are available under this program?

The program is limited to Nitrokey Start devices. There are several reasons why we picked this particular device among several available options.

First of all, many Linux kernel developers have a strong preference not just for open-source software, but for open hardware as well. Nitrokey is one of the few companies selling GnuPG-compatible smartcard devices that provide both, since Nitrokey Start is based on Gnuk cryptographic token firmware developed by Free Software Initiative of Japan. It is also one of the few commercially available devices that offer native support for ECC keys, which are both faster computationally than large RSA keys and generate smaller digital signatures. With our push to use more code signing of git objects themselves, both the open nature of the device and its support for fast modern cryptography were key points in our evaluation.

Additionally, Nitrokey devices (both Start and Pro models) are already used by open-source developers for cryptographic purposes and they are known to work well with Linux workstations.

What is the benefit of digital smartcard tokens?

With usual GnuPG operations, the private keys are stored in the home directory where they can be stolen by malware or exposed via other means, such as poorly secured backups. Furthermore, each time a GnuPG operation is performed, the keys are loaded into system memory and can be stolen from there using sufficiently advanced techniques (the likes of Meltdown and Spectre).

A digital smartcard token like Nitrokey Start contains a cryptographic chip that is capable of storing private keys and performing crypto operations directly on the token itself. Because the key contents never leave the device, the operating system of the computer into which the token is plugged in is not able to retrieve the private keys themselves, therefore significantly limiting the ways in which the keys can be leaked or stolen.

Questions or problems?

If you qualify for the program, but encounter any difficulties purchasing the device, please contact Nitrokey at shop@nitrokey.com.

For any questions about the program itself or with any other comments, please reach out to info@linuxfoundation.org.

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RC tarballs and patches starting with 4.12-rc1

As you may be aware, starting with 4.12-rc1 Linus will no longer provide signed tarballs and patches for pre-release ("-rc") kernels. Reasons for this are multiple, but largely this is because people who are most interested in pre-release tags -- kernel developers -- do not rely on patches and tarballs to do their work.

Obtaining tarballs on your own

Here is how you can generate the tarball from a pre-release tag using the "git archive" command (we'll use 4.12-rc1 in these examples):

git clone git://git.kernel.org/pub/scm/linux/kernel/git/torvalds/linux.git
cd linux
git verify-tag v4.12-rc1
git archive --format=tar.gz --prefix=linux-4.12-rc1/ \
  -o linux-4.12-rc1.tar.gz v4.12-rc1

The upside of this method is that during the "git verify-tag" step you will check the PGP signature on the tag to make sure that what you cloned is exactly the same tree as on Linus Torvalds's computer.

The downside of this method is that you will need to download about 1 GiB of data -- the entire git history of the Linux kernel -- just to get the latest tag. Notably, when -rc2 is tagged, all you'll need to do is run a quick "git pull" to get the latest objects and it will be dramatically less data to download, so cloning the whole tree may be worth it to you in the long run if you plan to do this again in the future.

If you do not want to download the whole git repository and just want to get the latest tarball, you can download the version automatically generated by cgit at the following (or similar URL):

wget https://git.kernel.org/torvalds/t/linux-4.12-rc1.tar.gz

Please note that you will not be able to cryptographically verify the integrity of this archive, but the download will be about 10 times less in size than the full git tree.

Obtaining patches to the previous mainline

If you would like to get just the patch to the previous mainline release, you can get it from cgit as well:

wget -O patch-4.12-rc1 https://git.kernel.org/torvalds/p/v4.12-rc1/v4.11

Unfortunately, cgit does not currently offer an easy way to get gzip-compressed patches, but if you would like to reduce the amount of data you download, you can use http-level gzip compression:

wget -O patch-4.12-rc1.gz --header="accept-encoding: gzip" \
  https://git.kernel.org/torvalds/p/v4.12-rc1/v4.11

The links to these patches are available on the front page of https://www.kernel.org/.

Why not provide these at their old locations?

We intentionally did not provide these automatically generated tarballs and patches in locations previously used by Linus (/pub/linux/kernel/v4.x/testing), even if this meant potentially breaking automated scripts relying on contents published there. Anything placed in the /pub tree is signed and curated directly by developers and all patches and software archives published there invariably come with a PGP signature provided directly by the developer of that software (or one of the developers).

Patches and tarballs automatically generated by git.kernel.org are NOT a replacement for this stringent process, but merely a convenience service that comes with very different trust implications. By providing these at different URLs we wanted all users of these services to make a conscious decision on whether they want to trust these automatically generated tarballs and patches, or whether they want to change their process to continue to use PGP-verifiable tags directly from the git tree.

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If you got "BAD Signature" this morning

The XZ tarballs for the following kernel releases did not initially pass signature verification due to benign changes to the tarball structure done by the pixz compression tool:

  • 4.11.1
  • 4.10.16
  • 4.9.28
  • 4.4.68

These changes would have resulted in GPG returning "Bad Signature" if you tried to verify their integrity. Once we identified the problem, we generated new XZ tarballs without tar header modifications and now they should all pass PGP signature verification.

We preserved the original .xz tarballs as -badsig files in the archives in case you wanted to verify that there was nothing malicious in them, merely tar header changes. You can find them in the same v4.x directory:

Our apologies for this problem and thanks to Brad Spengler and everyone else who alerted us about this issue.

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Fast new frontends with Packet

Packet logo

We are extremely happy to announce that Packet has graciously donated the new hardware systems providing read-only public access to the kernel.org git repositories and the public website (git.kernel.org and www.kernel.org, respectively). We have avoided using cloud providers in the past due to security implications of sharing hypervisor memory with external parties, but Packet's hardware-based single-tenant approach satisfies our security requirements while taking over the burden of setting up and managing the physical hardware in multiple worldwide datacenters.

As of March 11, 2017, the four new public frontends are located in the following geographical locations:

  • San Jose, California, USA
  • Parsippany, New Jersey, USA
  • Amsterdam, Netherlands
  • Tokyo, Japan

We have changed our DNS configuration to support GeoDNS, so your requests should be routed to the frontend nearest to you.

Each Packet-hosted system is significantly more powerful than our previous generation frontends and have triple the amount of available RAM, so they should be a lot more responsive even when a lot of people are cloning linux.git simultaneously.

Our special thanks to the following organizations who have graciously donated hosting for the previous incarnation of kernel.org frontends:

If you notice any problems with the new systems, please email helpdesk@kernel.org.

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Shutting down FTP services

Those of you who have been around for a while may remember a time when you used to be able to mount kernel.org directly as a partition on your system using NFS (or even SMB/CIFS). The Wayback Machine shows that this was still advertised some time in January 1998, but was removed by the time the December 1998 copy was made.

Let's face it -- while kinda neat and convenient, offering a public NFS/CIFS server was a Pretty Bad Idea, not only because both these protocols are pretty terrible over high latency connections, but also because of important security implications.

Well, 19 years later we're thinking it's time to terminate another service that has important protocol and security implications -- our FTP servers. Our decision is driven by the following considerations:

  • The protocol is inefficient and requires adding awkward kludges to firewalls and load-balancing daemons
  • FTP servers have no support for caching or accelerators, which has significant performance impacts
  • Most software implementations have stagnated and see infrequent updates

All kernel.org FTP services will be shut down by the end of this year. In hopes to minimise the potential disruption, we will be doing it in two stages:

  1. ftp://ftp.kernel.org/ service will be terminated on March 1, 2017
  2. ftp://mirrors.kernel.org/ service will be terminated on December 1, 2017

If you have any concerns, please feel free to contact ftpadmin@kernel.org (ah, the irony).

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Gandi.net TLS certificates

Gandi logo

If your browser alerted you that the site certificates have changed, that would be because we replaced our StartCOM, Ltd certificates with those offered by our DNS registrar, Gandi. We are very thankful to Gandi for this opportunity.

A common question is why we aren't using the certificates offered by the Let's Encrypt project, and the answer is that there are several technical hurdles (on our end) that currently make it complicated. Once we resolve them, we will most likely switch to using certificates issued by our fellow Linux Foundation project.

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Cloning Linux from a bundle

If you find yourself on an unreliable Internet connection and need to perform a fresh clone of Linux.git, you may find it tricky to do so if your connection resets before you are able to complete the clone. There is currently no way to resume a git clone using git, but there is a neat trick you can use instead of cloning directly -- using git bundle files.

Here is how you would do it.

  1. Start with "wget -c", which tells wget to continue interrupted downloads. If your connection resets, just rerun the same command while in the same directory, and it will pick up where it left off:

    wget -c https://git.kernel.org/pub/scm/linux/kernel/git/torvalds/linux.git/clone.bundle
    
  2. Next, clone from the bundle:

    git clone clone.bundle linux
    
  3. Now, point the origin to the live git repository and get the latest changes:

    cd linux
    git remote remove origin
    git remote add origin https://git.kernel.org/pub/scm/linux/kernel/git/torvalds/linux.git
    git pull origin master
    

Once this is done, you can delete the "clone.bundle" file, unless you think you will need to perform a fresh clone again in the future.

The "clone.bundle" files are generated weekly on Sunday, so they should contain most objects you need, even during kernel merge windows when there are lots of changes committed daily.

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Introducing Fastly CDN

Fastly logo

We are happy to announce that Fastly has offered their worldwide CDN network to provide fast download services for Linux kernel releases, which should improve download speeds for those of you located outside North America. We have modified the front page to offer CDN-powered download links, but all the existing URLs should continue to work.

If you would like to avoid using Fastly, you can simply change the URL to have "www.kernel.org" instead of "cdn.kernel.org". As always, please use PGP Signature Verification for all downloaded files regardless of where you got them.

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Hurr, Durr Im'a Sheep

Linus named the upcoming 4.0 release of the kernel "Hurr Durr I'ma Sheep" (see his git commit), so we are celebrating this April Fool's day with a minor prank. If you've been redirected to imasheep.hurrdurr.org, do not panic. It's all part of the joke.

We've also restored all FTP and Rsync access to the mirrors.kernel.org servers, as we seem to have resolved our SSD and dm_cache problems. If you're still using FTP, however, please consider switching to HTTP. FTP is a protocol designed for a different era -- these days everyone should be avoiding it for multiple reasons.

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FTP limited on mirrors.kernel.org

We've had to temporarily limit FTP access to mirrors.kernel.org due to high IO load.

We have recently upgraded our hardware in order to increase capacity -- 16TB was no longer nearly sufficient enough to host all the distro mirrors and archives. We chose larger but slower disks and offset the loss of performance by heavily utilizing SSD IO caching using dm-cache.

While it was performing very well, we have unfortunately run across an FS data corruption bug somewhere along this stack:

megaraid_sas + dm_cache + libvirt/virtio + xfs

We've temporarily removed dm-cache from the picture and switched to Varnish on top of SSD for http object caching. Unfortunately, as Varnish does not support FTP, we had to restrict FTP protocol to a limited number of concurrent sessions in order to reduce disk IO. If you are affected by this, simply switch to HTTP protocol that does not have such restrictions.

This is a temporary measure until we identify the dm-cache problem that was causing data corruption, at which point we will restore unrestricted FTP access.

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Heartbleed statement

Since we rely on the OpenSSL library for serving most of our websites, we, together with most of the rest of the open-source world, were vulnerable to the HeartBleed vulnerability. We have switched to the patched version of OpenSSL within hours of it becoming available, plus have performed the following steps to mitigate any sensitive information leaked via malicious SSL heartbeat requests:

  • Replaced all SSL keys across all kernel.org sites.
  • Expired all active sessions on Bugzilla, Patchwork, and Mediawiki sites, requiring everyone to re-login.
  • Changed all passwords used for admin-level access to the above sites.

As kernel.org developers do not rely on SSL to access git repositories, there is no need to replace any SSH or PGP keys used for developer authentication.

If you have any questions or concerns, please email us at webmaster@kernel.org for more information.

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Happy new year and good-bye bzip2

Good-bye bzip2

We started listing xz-compressed versions of kernel archives in all our announcements back in March 2013, and the time has come to complete the switch. Effective immediately, we will no longer be providing bzip2-compressed versions for new releases of the Linux kernel and other software. Any previously released .tar.bz2 archives will continue to be available without change, and we will also continue to provide gzip-compressed versions of all new releases for the foreseeable future.

So, from now on, all releases will be offered as both .tar.gz and .tar.xz, but not as .tar.bz2. We apologize if this interferes with any automated tools.

Happy new year!

Happy new year to all kernel.org users and visitors. The Linux Foundation and Linux Kernel Archives teams extend their warmest wishes to you all, and we hope that 2014 proves to be just as awesome (or awesomer) for the Linux kernel.

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New frontend and googlesource.com

Montreal frontend

We have added another official frontend for serving the kernel content, courtesy of Vexxhost, Inc. There is now a total of three frontends, one in Palo Alto, California, one in Portland, Oregon, and one in Montreal, Quebec. This should allow for better geographic dispersion of official mirrors, as well as better fault tolerance.

Kernel.googlesource.com

We are happy to announce that kernel.googlesource.com is now relying on grokmirror manifest data to efficiently mirror git.kernel.org, which means that if accessing git.kernel.org is too high latency for you due to your geographical location (EMEA, APAC), kernel.googlesource.com should provide you with a fast local mirror that is at most 5 minutes behind official sources.

We extend our thanks to Google for making this available to all kernel hackers and enthusiasts worldwide.

TLS 1.2 and PFS

With the latest round of upgrades, we are now serving TLS 1.2 with PFS across all kernel.org sites, offering higher protection against eavesdropping.

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Mirroring kernel.org repositories

If you would like to mirror all or a subset of kernel.org git repositories, please use a tool we wrote for this purpose, called grokmirror. Grokmirror is git-aware and will create a complete mirror of kernel.org repositories and keep them automatically updated with no further involvement on your part.

Grokmirror works by keeping track of repositories being updated by downloading and comparing the master manifest file. This file is only downloaded if it's newer on the server, and only the repositories that have changed will be updated via "git remote update".

You can read more about grokmirror by reading the README file.

Obtaining grokmirror

If grokmirror is not yet packaged for your distribution, you can obtain it from a git repository:

git clone git://git.kernel.org/pub/scm/utils/grokmirror/grokmirror.git

In additon to git, you will need to install the following python dependencies on your mirror server:

Setting up a kernel.org mirror

It is recommended that you create a dedicated "mirror" user that will own all the content and run all the cron jobs. It is generally discouraged to run this as user "root".

The default repos.conf already comes pre-configured for kernel.org. We reproduce the minimal configuration here:

[kernel.org]
site = git://git.kernel.org
manifest = http://git.kernel.org/manifest.js.gz
default_owner = Grokmirror User
#
# Where are we going to put the mirror on our disk?
toplevel = /var/lib/git/mirror
#
# Where do we store our own manifest? Usually in the toplevel.
mymanifest = /var/lib/git/mirror/manifest.js.gz
#
# Where do we put the logs?
log = /var/log/mirror/kernelorg.log
#
# Log level can be "info" or "debug"
loglevel = info
#
# To prevent multiple grok-pull instances from running at the same
# time, we first obtain an exclusive lock.
lock = /var/lock/mirror/kernelorg.lock
#
# Use shell-globbing to list the repositories you would like to mirror.
# If you want to mirror everything, just say "*". Separate multiple entries
# with newline plus tab. Examples:
#
# mirror everything:
#include = *
#
# mirror just the main kernel sources:
#include = /pub/scm/linux/kernel/git/torvalds/linux.git
#          /pub/scm/linux/kernel/git/stable/linux-stable.git
#          /pub/scm/linux/kernel/git/next/linux-next.git
#
# mirror just git:
#include = /pub/scm/git/*
include = *
#
# This is processed after the include. If you want to exclude some specific
# entries from an all-inclusive globbing above. E.g., to exclude all
# linux-2.4 git sources:
#exclude = */linux-2.4*
exclude =

Install this configuration file anywhere that makes sense in your environment. You'll need to make sure that the following directories (or whatever you changed them to) are writable by the "mirror" user:

  • /var/lib/git/mirror
  • /var/log/mirror
  • /var/lock/mirror

Mirroring kernel.org git repositories

Now all you need to do is to add a cronjob that will check the kernel.org mirror for updates. The following entry in /etc/cron.d/grokmirror.cron will check the mirror every 5 minutes:

# Run grok-pull every 5 minutes as "mirror" user
*/5 * * * * mirror /usr/bin/grok-pull -p -c /etc/grokmirror/repos.conf

(You will need to adjust the paths to the grok-pull command and to repos.conf accordingly to reflect your environment.)

The initial run will take many hours to complete, as it will need to download about 50 GB of data.

Mirroring a subset of repositories

If you are only interested in carrying a subset of git repositories instead of all of them, you are welcome to tweak the include and exclude parameters.

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Fifty shades of Tux

Special thanks to Benoît Monin for donating a MIT-licensed CSS theme to the kernel.org project to replace the one we hastily put together. Though the Pelican authors have since obtained a free-license commitment from the copyright owners of the CSS files shipping with Pelican, we wanted to have something that looked a bit less like the default theme anyway.

If anyone else wants to participate, full sources of the kernel.org website are available from the git repository.

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/pub tree resync-ing

Due to a failure in one of the rsync scripts during the maintenance window, the mirrors of /pub hierarchy on www.kernel.org got erased. We are resyncing them now from the master storage, but in the meantime you will probably get an occasional "Forbidden". The entirety of the archive should be rsync'ed in a few hours.

We apologize profusely for the problem and will fix the script to make sure this doesn't happen again.

Contents of git.kernel.org are unaffected.

  •  

Cleanroom styles

You are probably wondering what happened to the site's look. Unfortunately, we've been alerted that the default theme shipped by Pelican (which we largely adapted) has an unclear license. Until this is cleared up, we've put together a quick-and-dirty cleanroom CSS reimplementation that preserves the functional aspects of the site, but sacrifices a lot of the bells and whistles.

If you are a CSS designer and would like to donate your own cleanroom style, please let us know at webmaster@kernel.org.

Our apologies, and we promise to keep a keener eye on licensing details of various templates distributed with open-source products.

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Pelican

Welcome to the reworked kernel.org website. We have switched to using Pelican in order to statically render our site content, which simplifies mirroring and distribution. You can view the sources used to build this website in its own git repository.

Additionally, we have switched from using gitweb-caching to using cgit for browsing git repositories. There are rewrite rules in place to forward old gitweb URLs to the pages serviced by cgit, so there shouldn't be any broken links, hopefully. If you notice that something that used to work with gitweb no longer works for you with cgit, please drop us a note at webmaster@kernel.org.

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Assoprovider ricorre al TAR contro la multa di AGCOM

L’associazione dei provider di servizi internet contesta la sanzione amministrativa comminata da AGCOM, nel caso del Piracy Shield e sceglie di impugnare la decisione davanti al Tribunale Amministrativo Assoprovider, l’associazione che tutela i diritti dei provider indipendenti di servizi Internet, si rivolge al Tar contro la multa che AGCOM le ha comminato nello scorso aprile […]

L'articolo Assoprovider ricorre al TAR contro la multa di AGCOM proviene da Assoprovider.

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Rete Radio Prepper – RRP

Negli ultimi avvenimenti meteo dell’autunno 2019 ci si è resi conto di quanto fragili siano i sistemi di comunicazione che necessitano di un’accesso alla rete per funzionare, la radio fa parte di uno di quei pochi sistemi di comunicazione che non necessità di internet.

In caso di blocco della rete le radio sono indispensabili, sono state utili in passato e lo sono tutt’ora e nonostante la tecnologia avanzi non c’è nulla che possa sostituirle.

Meteonuvola è un progetto amatoriale, nato su Telegram, fatto di soli appassionati che hanno l’intento di creare un sistema di informazione culturale e di sostegno emergenziale, per questo, per rendere ancora più efficace il progetto, abbiamo creato dato vita ad un nuovo servizio, la Rete Radio Prepper.

In caso di necessità (o per semplici prove radio) l’utente si collega al bot telegram http://t.me/meteonuvolabot e manda la propria segnalazione (radio, meteo, eventi sociopolitici ecc..)  seguendo le istruzioni a schermo ( è molto semplice ), una volta inviata quest’ultima comparirà nella mappa interattiva che contiene anche altre informazioni, automaticamente la notifica arriverà nel canale http://t.me/radiosegnalazioni , gli utenti del canale quindi riceveranno una notifica e si potranno mettere in contatto con il segnalatore più vicino a lui.

Gli utenti che vogliono entrare a fare parte della nostra rete non devono fare altro che collegarsi al bot Telegram meteonuvolabot, seguire le istruzioni per ricevere un nominativo e segnalare la propria stazione fissa.

La Rete Radio Prepper usa il canale 2 PMR/CB (am o fm), 145.300 FM e 7190 LSB HF.

In caso di rete fuori uso la mappa non sarà accessibile ovviamente ma è possibile scaricare i file KMZ per poterla caricare su altre mappe utilizzate su cellulare o google earth, consigliamo comunque di fare una stampa della propria zona.

Le segnalazioni meteo vengono raccolte nel gruppo telegram http://t.me/italiameteo,

Quelle degli eventi estremi sul gruppo prepper_italia

I PMR sono ricetrasmittenti che soffrono degli ostacoli, in città difficilmente si arriverà a coprire oltre il km, fuori città in area esposta circa 5-7 km, in altura si possono superare anche i 20km, con alcuni casi particolari di oltre 100 km, i CB permettono di raggiungere distanze notevoli ma hanno bisogno di antenne più impegnative, sono più indicati per essere montati sull’autovettura o in casa.

Ricapitolando:

Rete Radio Prepper, canale 2 PMR e canale 2 CB in am o fm, 145.300 FM e 7190 LSB solo per radioamatori.

Bot telegram per aderire e per segnalarsi : http://t.me/meteonuvolabot

Canale segnalazioni ( dove giungono le proprie segnalazioni radio..) : http://t.me/radiosegnalazioni

Gruppo emergenze e segnalazioni eventi avversi http://t.me/prepper_italia

Gruppo semplici segnalazioni meteo : http://t.me/italiameteo

Vogliamo precisare che non c’è alcuna intenzione di prendere iniziative al di fuori della competenza amatoriale, la rete “potrebbe servire in caso di…”  ma non si sostituisce in nessun caso agli Organi Ufficiali, si tratta di un progetto volontario e di libero uso.

Vi aspettiamo dunque nel canale Canale Radiosegnalazioni

Contatto Amministratore su Telegram

Amministratore

 

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Nuovo servizio avvisi meteo via radio HF

Buongiorno a tutti, è in fase di sperimentazione un servizio di avvisi condizioni meteo avverse in modalità MFSK32 sulla banda dei 20 metri, frequenza 14.310 mhz.

Gli avvisi verranno emessi in caso di effettiva necessità quindi senza un orario ben preciso.

Zona di emissione 1 Torino, potenza 20w.

Zona di emissione 2 Cagliari, potenza 20w

Per l’ascolto su windows consigliamo il programma fldigi, per Android andflmsg

Servizio a cura di IW1GHG e IS0AGS.

 

Per chi volesse la QSL di ascolto si prega di contattarci fornendo il nominativo SWL o radioamatoriale , l’ora, il giorno e l’RST.

[contact-form-7]

 

 

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MALTEMPO 

Dalla tarda serata è previsto l’arrivo di nevicate deboli diffuse su parte del nord ovest in spostamento verso est nel corso della notte. Maggiormente coinvolti i settori a sud del Po, in particolare Liguria, Piemonte meridionale, Emilia, Appennino Tosco-Emiliano, Lombardia meridionale e da domattina tutto il nord Est la Romagna. Prestare particolare attenzione nella guida stante le temperature negative e le possibili condizioni critiche della rete viaria per presenza di neve e ghiaccio.

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Assoprovider ricevuta dal Sottosegretario all’Innovazione Tecnologica Butti al Dipartimento per Trasformazione Digitale

Il 16.5 u.s. il Presidente dell’associazione Assoprovider Giovanbattista Frontera e il Consulente Giuridico Fulvio Sarzana sono stati ricevuti dal Sottosegretario all’innovazione tecnologica Sen. Alessio Butti, al Dipartimento per la Trasformazione Digitale. L’incontro sui temi caldi della digitalizzazione è stato molto proficuo vista la notevole identità di vedute su molti argomenti. Si è delineata anche una […]

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Piracy Shield: Assoprovider si rivolge al Consiglio di Stato contro la piattaforma AGCOM

Roma, 22 aprile. Assoprovider, l’associazione di operatori di TLC indipendenti, continua la sua battaglia di legalità sulla piattaforma dell’AGCOM, Piracy shield, ed impugna le disposizioni regolamentari davanti al Consiglio di Stato, attraverso lo Studio Legale Sarzana di Roma. Le decine di segnalazioni di utenti, imprese ed associazioni, ingiustamente lese nei propri diritti, hanno convinto l’Associazione […]

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Piracy Shield: AGCOM multa Assoprovider per ostacolo ad attività di vigilanza

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha multato l’Associazione Assoprovider per ostacolo all’attività di vigilanza nel caso Piracy Shield. Roma, 4 aprile. Assoprovider, l’associazione degli Internet Service Provider, è stata multata da AGCOM per ostacolo ad attività di vigilanza nel contesto dell’attività della piattaforma Piracy Shield. Il provvedimento giunge dopo il rifiuto da parte […]

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