Un terremoto di magnitudo ML 4.7 è stato registrato dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale alle ore 19:28:12 italiane del 13 giugno 2026 localizzato nel Mar Tirreno meridionale, lungo la Costa Calabra nord-occidentale, ad una profondità pari a circa 214 km.
I terremoti profondi, caratteristici di quest’area del Mar Tirreno meridionale, sono provocati dal processo geologico di subduzione della litosfera ionica sotto la Calabria.
Dalla mappa della sismicità strumentale dal 1985 ad oggi notiamo che in questa area la sismicità è frequente, da ricordare il terremoto del 26 ottobre 2006 di magnitudo Mw 5.8 con epicentro molto vicino al terremoto di questa sera e con profondità ipocentrale molto simile, circa 220 km.
Il risentimento sismico in superficie per eventi profondi può essere ampio. In questo caso il terremoto è stato avvertito in alcune località in Calabria e in parte della Sicilia, come testimoniano gli oltre 200questionari arrivati fino a questo momento sul sito “Hai sentito il terremoto?”.
I carabinieri forestali di San Polo d’Enza, nel Reggiano, hanno denunciato due persone per aver sottratto un cucciolo di capriolo al suo habitat naturale. Il piccolo è ora in cura al Cras-Centro Recupero Animali Selvatici ‘Rifugio Matildico’ di San Polo d’Enza. L’intervento è scattato il 9 giugno dopo una segnalazione del Cras stesso. I militari si sono recati a casa di un cittadino nel comune di Vetto, sempre nel Reggiano, dove hanno trovato il cucciolo tenuto in cattività. Dalle indagini è emerso che l’animale era stato prelevato dal bosco il giorno prima da un conoscente dell’uomo, che glielo aveva poi affidato. I due sono stati denunciati con accuse distinte: a chi ha sottratto il capriolo vengono contestati furto aggravato ai danni della fauna selvatica e prelievo illegale di piccoli mammiferi. Chi lo deteneva è chiamato a rispondere invece di ricettazione e maltrattamento di Animali. I carabinieri forestali ricordano che in primavera ed estate è comune trovare cuccioli di capriolo nascosti nell’erba: non sono abbandonati, ma lasciati dalla madre mentre si nutre nelle vicinanze. La regola è non toccarli e allontanarsi. Il contatto umano lascia sull’animale un odore che può indurre la madre a rifiutarlo. Solo in caso di animale palesemente ferito è consentito intervenire, chiamando il Cras territorialmente competente.
I carabinieri della compagnia di San Severo (FG) hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio Gip del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura, nei confronti di tre persone accusate, a vario titolo ed in concorso tra loro, del reato di estorsione aggravata. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia e condotta dalla Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile di San Severo con il supporto della Stazione Carabinieri di Serracapriola, e’ scaturita dal furto di due cavalli, avvenuto nell’ottobre 2025, nelle campagne di Serracapriola, piccolo centro dell’Alto Tavoliere. A seguito della denuncia, uno dei proprietari degli animali sarebbe venuto in contatto con un uomo che, offrendosi come intermediario in grado di favorire il recupero dei cavalli, avrebbe prospettato, quale condizione indispensabile per la loro restituzione, il pagamento di una somma di denaro pari a 5.000 euro. Le vittime, temendo di perdere definitivamente gli animali, avrebbero avviato una trattativa sul prezzo da corrispondere, culminata nella definitiva consegna di 3.250 euro. L’attivita’ investigativa – riferiscono gli inquirenti – ha consentito di documentare con esattezza tutte le fasi della vicenda, dalla pretesa estorsiva alle modalita’ concordate per la restituzione degli animali, fino all’individuazione del luogo in cui erano custoditi. I militari, inoltre, hanno monitorato l’incontro organizzato per lo scambio del denaro e la restituzione dei cavalli, intervenendo dopo l’avvenuta consegna. Nel corso dell’operazione, i Carabinieri hanno recuperato parte della somma versata dalle vittime, rinvenendola nella disponibilita’ di uno degli indagati.
Spie straniere stanno dotando tartarughe e pesci di sensori per creare mappe sottomarine della costa cinese: e’ l’allarme di Pechino, in un apparente riferimento ai suoi concorrenti occidentali. In un post sui social media dal titolo inquietante “Sotto il blu profondo, le correnti sottomarine si intensificano”, il ministero della Sicurezza di Stato ha affermato che le agenzie di spionaggio internazionali stanno utilizzando “nuovi tipi di apparecchiature di spionaggio” per rubare dati marini sensibili. “Animali marini di dimensioni relativamente grandi con sensori attaccati sono stati scoperti in alcune acque cinesi”, ha affermato il ministero, in una sezione intitolata “tartarughe spia, pesci spia”. Le creature clandestine sono state trovate “mentre nuotavano in una zona specifica, raccogliendo dati sensibili sull’ambiente marino come temperatura dell’acqua, salinita’ e correnti oceaniche, trasmettendoli all’estero via satellite”, ha aggiunto. Gruppi stranieri hanno anche utilizzato veicoli sottomarini a energia solare, boe con sensori ad alta precisione e dispositivi caricati su navi mercantili in grado di rilevare le “dinamiche portuali” in tempo reale, ha aggiunto il ministero, senza nominare un’agenzia specifica. I dati raccolti sarebbero stati utilizzati per creare “mappe sottomarine” in grado di “identificare i punti deboli nelle difese costiere cinesi, che rappresentano una seria minaccia per la sicurezza nazionale della Cina”, secondo il ministero. Il ministero ha sollecitato controlli di sicurezza adeguati sulle attrezzature provenienti dall’estero e ha invitato i pescatori a segnalare eventuali boe o dispositivi sospetti rinvenuti in mare.P echino e i governi occidentali si scambiano da tempo accuse di spionaggio. L’anno scorso Pechino ha avvertito i dipendenti pubblici di rimanere vigili contro le “trappole amorose”, dopo che un funzionario pubblico era stato attirato dalla “bellezza seducente” di un agente straniero. Nei giorni scorsi, l’alleanza Five Eyes delle agenzie di sicurezza occidentali ha affermato che spie cinesi si spacciavano online per reclutatori di personale al fine di ottenere informazioni sensibili.
La 1000 Miglia 2026 entra nella sua parte cruciale. La quarta giornata di gara ha regalato agli equipaggi un itinerario ricco di fascino, dai paesaggi appenninici agli scorci sul mare Adriatico. Partite da Roma, le storiche hanno attraversato alcune delle località più suggestive dell’Italia centrale, accompagnate dal consueto entusiasmo del pubblico.
Tra Umbria e Marche
La mattinata si è sviluppata lungo le strade umbre, con il passaggio attraverso Terni e Foligno fino ad Assisi, dove la Freccia Rossa, sul sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, ha reso omaggio a San Francesco nell’anno che ricorda gli ottocento anni dalla sua scomparsa. Dopo il Controllo Timbro e le Prove Cronometrate a Gualdo Tadino, gli equipaggi hanno raggiunto Gubbio per la sosta in piazza Quaranta Martiri. Nel pomeriggio il convoglio ha affrontato i tornanti della SS3 per entrare nelle Marche, attraversando la Gola del Furlo. Qui i concorrenti si sono misurati con una nuova serie di prove prima di proseguire lungo un tratto di curve panoramiche e ampie vedute sull’Adriatico. La tappa è poi proseguita verso la Repubblica di San Marino, dove le vetture hanno raggiunto il centro storico del Titano per il tradizionale Controllo Timbro in piazza della Libertà.
L’attesa per l’ultima sfida
Dopo 112 prove cronometrate, la classifica vede ancora al comando Juan e Margarita Tonconogy. Alle loro spalle restano in corsa Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, mentre Lorenzo e Mario Turelli occupano la terza posizione provvisoria. Nelle altre categorie, Shimitzu Ryotaro e Jari-Matti Johannes Latvala guidano la graduatoria della Gran Turismo Experience, mentre Vittorino Bertaglia e Giordano Mozzi mantengono la leadership nel Ferrari Tribute.
1000 Miglia IV tappa - 1Ruoteclassiche1000 Miglia IV tappa - 2Ruoteclassiche1000 Miglia IV tappa - 3Ruoteclassiche1000 Miglia IV tappa - 4Ruoteclassiche1000 Miglia IV tappa - 5Ruoteclassiche1000 Miglia IV tappa - 6Ruoteclassiche1000 Miglia IV tappa - 7Ruoteclassiche1000 Miglia IV tappa - 8Ruoteclassiche1000 Miglia IV tappa - 9Ruoteclassiche1000 Miglia IV tappa - 10Ruoteclassiche1000 Miglia IV tappa - 11Ruoteclassiche1000 Miglia IV tappa - 12Ruoteclassiche
Copertina del numero di giugno 2026 di Universi. Crediti: Nasa
È online – e in arrivo a tutti gli abbonati, che potranno portarselo sotto l’ombrellone – il numero di giugno di Universi, l’house organ dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). In copertina, la Terra sorge dietro la Luna, ripresa dalla missione Artemis II: un’immagine che richiama la celebre fotografia Earthrise, scattata cinquantotto anni fa dagli astronauti dell’Apollo 8. Ad aprire il numero, come sempre, è l’editoriale del Presidente di Inaf, che questa volta pone l’accento sull’importanza dell’ingegno e sulla buona pratica di trasformare i limiti incontrati lungo il cammino in opportunità.
Tra gli approfondimenti, Emanuele De Rubeis e Marco Bondi raccontano come, grazie alla combinazione di alta risoluzione e di copertura alle basse frequenze offerta da Lofar-Vlbi, un gruppo di ricerca Inaf ha scoperto un’intricata rete di filamenti radio nell’ammasso di galassie Abell 2255, estesa per centinaia di migliaia di anni luce e mai osservata prima. Per il settore stelle e mezzo interstellare, protagonista è Sn 2024bch, la supernova scoperta il 29 gennaio 2024 nella galassia Ngc 3206 che ha messo alla prova i modelli classici dell’evoluzione stellare: Leonardo Tartaglia e Giorgio Valerin raccontano come il loro gruppo di ricerca ha dimostrato che le sue righe spettrali ad alta ionizzazione, inizialmente scambiate per il segnale di un’interazione violenta con il mezzo circumstellare, erano invece il prodotto di un fenomeno di fluorescenza radiativa – un comportamento così anomalo da ricordarci l’importanza di un’analisi fisica profonda e che non tutto ciò che brilla intensamente è una sorgente multimessaggera. Sul fronte marziano, Teresa Fornaro racconta come lo strumento Sherloc a bordo del rover Perseverance ha rilevato tracce di idrocarburi policiclici aromatici preservati all’interno di sali nel cratere Jezero e spiega come uno studio condotto presso il laboratorio di astrobiologia dell’Inaf di Arcetri suggerisce che questi sali marziani possano aver agito da archivi geochimici per miliardi di anni, con la questione sull’origine – abiotica o biotica – ancora aperta. Risolto invece, dopo mezzo secolo di incertezze, il mistero del litio nella Via Lattea: ne parlano Luca Izzo e Paolo Molaro, autori di uno studio Inaf che indica le nove classiche come la principale “fabbrica” di questo elemento. Chiudono gli approfondimenti Alberto Pellizzoni e Simona Righini con i “guardiani del Sole” – SunDish e Solaris – con cui l’Inaf monitora la nostra stella dai radiotelescopi di Medicina e in Sardegna fino alle basi antartiche, per costruire un sistema di allerta dei fenomeni di meteorologia spaziale.
Le rubriche di questo numero spaziano dalla tecnologia alla cultura. La rubrica Tech racconta come al Sardinia Radio Telescope si stia sperimentando la “super-risoluzione”, una tecnica che permette di ottenere immagini più dettagliate senza aumentare le dimensioni degli specchi, manipolando la forma del fronte d’onda. Metaverso presenta Space Walk, la WebAR che trasforma qualsiasi città in un Sistema solare in scala da percorrere a piedi, con i pianeti che compaiono in realtà aumentata tra piazze e portici. La rubrica Art porta al radiotelescopio di Medicina il duo artistico bolognese Antonello Ghezzi, che ha portato le meteore di Medicina dal Libano al Cile, dall’Argentina alla Palestina, con l’invito a esprimere un desiderio. Musei celebra il recente riallestimento del Museo della Specola di Bologna, riaperto a gennaio con un percorso che intreccia la storia di Guido Horn d’Arturo – inventore degli specchi a tasselli, anticipatore di Webb e del Ctao – con gli strumenti originali del Seicento e Settecento.
Completano il numero le rubriche Flash, Green, Astrobiologia, Scuola, Libri, Pop e Altriversi, e una ricca infografica sugli esopianeti scoperti in Italia. Oltre alle interviste a Roberto Maiolino sulle meraviglie del telescopio Webb e a Mariafelicia De Laurentis sull’ombra dei buchi neri, e alla “visione” di Davide Coero Borga che, insieme al fotografo Riccardo Bonuccelli, è arrivato in Sardegna, per farvi conoscere i luoghi da cui si osserva e si studia l’universo.
Insomma, è tutto pronto per una borsa da spiaggia spaziale.
Ricordo infine che dal sito della rivista è possibile abbonarsi alla versione cartacea, almeno fino a esaurimento delle nostre scorte. Per chi invece preferisce il digitale, sul sito è presente la versione sfogliabile e nell’archivio sono disponibili i pdf di tutti i numeri. Infine, potete iscrivervi alla Newsletter di Universi da questo link.
Wasp-121b è un esopianeta gioviano ultra-caldo situato a 858 anni luce dalla Terra nella costellazione della Poppa. Un team di astronomi guidati da Cyril Gapp, studente di dottorato al Max Planck Institute for Astronomy (Mpia) di Heidelberg, in Germania, ha rilevato un’asimmetria nell’assorbimento della luce infrarossa proveniente dalla sua stella madre Wasp-121, filtrata parzialmente attraverso l’atmosfera del pianeta durante il transito. Questo fenomeno è stato interpretato dai ricercatori come il risultato di temperature e composizioni chimiche non uniformi nell’atmosfera di Wasp-121b. Lo studio, pubblicato questa settimana su Nature Astronomy, è stato realizzato analizzando i dati ottenuti dallo strumento NirSpec di Jwst, spettrografo nel vicino infrarosso.
Rappresentazione artistica dell’esopianeta Wasp-121b. Crediti: Patricia Klein e Mpia
«Grazie alla sua qualità osservativa senza precedenti, Jwst ci offre le immagini più dettagliate mai ottenute finora dei pianeti lontani: misurando come cambia l’assorbimento della luce stellare mentre Wasp-121b ruota, analizziamo la sua atmosfera longitudine per longitudine», spiega Gapp. Oltre a una leggera riduzione generale della luminosità verso la fine del transito, è stato osservato anche un aumento del segnale del monossido di carbonio che sembra essere un effetto termico, non correlato a un aumento delle molecole di monossido di carbonio. Il risultato più interessante è che, al contrario, la quantità di acqua nell’atmosfera sembra diminuire, segnale interpretato dagli astronomi come una reale diminuzione delle molecole d’acqua. Le temperature nell’alta atmosfera di Wasp-121b sono sufficientemente elevate da scindere le molecole d’acqua nei loro costituenti: questo risultato conferma l’esistenza di venti caldi che riscaldano la regione “serale”. Questa zona, infatti, assorbe più luce infrarossa rispetto al lato “mattutino”, in accordo con la visione comunemente accettata secondo cui venti potenti trasportano calore intenso dal giorno alla notte. I venti caldi seguono la rotazione del pianeta verso est, riscaldando la zona serale; con l’aumento delle temperature, questa regione si espande, aumentando la sezione trasversale del pianeta e permettendogli di assorbire più efficacemente la radiazione stellare.
«Wasp-121b è particolarmente estremo: le temperature medie nell’emisfero diurno si aggirano intorno ai 2770 kelvin, mentre quelle nell’emisfero notturno si avvicinano ai 1000 kelvin», spiega il coautore Tom Evans-Soma dell’Università di Newcastle, in Australia. L’esopianeta è infatti in rotazione sincrona con Wasp-121: il suo periodo di rotazione è uguale al periodo di rivoluzione intorno alla stella. La conseguenza di questo fenomeno è che Wasp-121b ha un emisfero caldo costantemente rivolto verso la stella e un emisfero opposto più oscuro e freddo. Durante il passaggio davanti alla stella, il pianeta ruota leggermente, raggiungendo circa 30 gradi di rotazione durante un transito completo. Questo ha permesso agli astronomi di osservare le due differenti zone dell’atmosfera: quella che guida l’orbita (leading), corrispondente al lato del mattino, e quella che segue (trailing), corrispondente al lato della sera.
Vista dall’alto dell’orbita dell’esopianeta Wasp-121b attorno alla sua stella. La rotazione del pianeta è sincronizzata con la sua orbita; di conseguenza, il pianeta presenta costantemente lo stesso lato alla stella, creando così un lato diurno e uno notturno ben distinti. Le zone di transizione tra questi due emisferi sono le regioni del mattino e della sera. Crediti: Mpia
Per verificare le temperature misurate, che potrebbero causare un’espansione locale, gli astronomi hanno simulato la distribuzione di calore negli strati superiori di un pianeta gassoso in base alle proprietà del pianeta e alle posizioni del pianeta e della sua stella ospite. Sebbene questi modelli atmosferici abbiano confermato l’asimmetria causata dalle variazioni spaziali di temperatura, i dati osservati hanno rivelato un’ampiezza del segnale maggiore rispetto a quanto previsto dai modelli, e per questo gli astronomi hanno ipotizzato che nella zona d’alba possano esserci meccanismi di raffreddamento che i modelli non considerano. Alcuni studi precedenti avevano suggerito la possibile presenza di nuvole, composte non da gocce d’acqua ma da minerali come i silicati. Le nuvole possono infatti schermare efficacemente la luce infrarossa emessa dagli strati gassosi caldi sottostanti, e di conseguenza le temperature appaiono più basse. Data la difficoltà nel simulare la fisica delle nuvole, della condensazione e dell’evaporazione in un ambiente dinamico, i modelli fisici comunemente applicati alle atmosfere degli esopianeti non tengono conto delle nuvole, e ciò può portare a risultati non realistici. Dopo aver modificato la simulazione per approssimare l’effetto che le nuvole hanno sulla radiazione infrarossa proveniente dagli strati più profondi, i risultati sono più coerenti con le osservazioni. Tuttavia, solo modelli più sofisticati saranno in grado di confermare con certezza la presenza di nuvole.
Gli astronomi hanno già individuato anche altri esopianeti che rientrano nell’intervallo di temperatura e nella velocità di rotazione richiesti per studiare con successo le regioni crepuscolari, in modo da costruire un campione di pianeti gassosi ultra-caldi e scoprire somiglianze e differenze tra questi mondi estremi.
La procura di Trento ha riconosciuto il reato di maltrattamento nei confronti degli oltre 40 Alaskan husky, sfruttati per il traino delle slitte (sleddog), che erano stati sequestrati con un’operazione del Corpo Forestale Trentino nel febbraio scorso in un allevamento nella zona di Millegrobbe a Lavarone in Trentino. “Sono pronti a trovare una famiglia che li ami e li accolga per il resto della loro vita gli oltre 40 Alaskan Husky sequestrati a febbraio a Millegrobbe”. I referti veterinari avevano documentato numerosi casi di denutrizione, disidratazione, debilitazione fisica, infestazioni parassitarie, dermatiti, ferite e altre patologie riconducibili alla prolungata mancanza di cure e a condizioni di detenzione incompatibili con il loro benessere.
Scegliere il proprio percorso universitario significa fare un investimento sul proprio domani. E per chi sceglie l’Università degli Studi di Firenze, i dati dimostrano che si tratta di una scelta vincente. Il recente Rapporto AlmaLaurea 2026 sulla condizione occupazionale ha delineato un quadro molto positivo per l'Ateneo fiorentino, con risultati che non solo crescono anno dopo anno, ma superano stabilmente le medie nazionali. Scopri l’offerta Unifi il prossimo 14 luglio a Prato!
Scegliere il proprio percorso universitario significa fare un investimento sul proprio domani. E per chi sceglie l’Università degli Studi di Firenze, i dati dimostrano che si tratta di una scelta vincente. Il recente Rapporto AlmaLaurea 2026 sulla condizione occupazionale ha delineato un quadro molto positivo per l'Ateneo fiorentino, con risultati che non solo crescono anno dopo anno, ma superano stabilmente le medie nazionali. Scopri l’offerta Unifi il prossimo 14 luglio a Prato!
I ricercatori di ARCO - nell’ambito del progetto Interreg Europe - hanno rappresentato il territorio pratese alla Peer Review internazionale a Mullsjö, condividendo i progetti strategici nati sul territorio, da "Prato Circular City" al “Parco Agricolo della Piana”.
I ricercatori di ARCO - nell’ambito del progetto Interreg Europe - hanno rappresentato il territorio pratese alla Peer Review internazionale a Mullsjö, condividendo i progetti strategici nati sul territorio, da "Prato Circular City" al “Parco Agricolo della Piana”.
Domande entro il 1° luglio - La Fondazione Gori-Celle in partenariato con Promo PA Fondazione si prepara a ospitare 10giovani artiste e artisti ecuratrici e curatori, per un progetto di residenza, finalizzato a produrre opere e testi, intitolato Coabitazioni:Arte, paesaggio e comunità. Il progetto è finanziato dal Programma Regionale FSE+ Toscana 2021-2027, nell’ambito dell’Avviso Pubblico approvato dal D.D.n.138/2024, e fa parte di @giovanisi.it l’iniziativa della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.
Domande entro il 1° luglio - La Fondazione Gori-Celle in partenariato con Promo PA Fondazione si prepara a ospitare 10giovani artiste e artisti ecuratrici e curatori, per un progetto di residenza, finalizzato a produrre opere e testi, intitolato Coabitazioni:Arte, paesaggio e comunità. Il progetto è finanziato dal Programma Regionale FSE+ Toscana 2021-2027, nell’ambito dell’Avviso Pubblico approvato dal D.D.n.138/2024, e fa parte di @giovanisi.it l’iniziativa della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.
Creatività, formazione e impresa si incontrano a Pitti Uomo 110. Dal 16 al 19 giugno, presso la Fortezza da Basso di Firenze, una selezione di studenti dei Corsi di Laurea in Design Tessile e Moda e Design Sistema Modadell’Università degli Studi di Firenze sarà protagonista di un esclusivo live painting all’interno dello stand di Bob Company, storico brand toscano di abbigliamento maschile interamente Made in Italy.
Creatività, formazione e impresa si incontrano a Pitti Uomo 110. Dal 16 al 19 giugno, presso la Fortezza da Basso di Firenze, una selezione di studenti dei Corsi di Laurea in Design Tessile e Moda e Design Sistema Modadell’Università degli Studi di Firenze sarà protagonista di un esclusivo live painting all’interno dello stand di Bob Company, storico brand toscano di abbigliamento maschile interamente Made in Italy.
L’annuncio è arrivato ieri da Tenerife, dov’erano riuniti i rappresentanti degli Stati membri dell’Agenzia spaziale europea per prendere decisioni di ampia portata sul futuro del programma scientifico dell’agenzia stessa: la scelta del Comitato consultivo per le scienze spaziali (Ssac, Space Science Advisory Committee) per la prossima missione di classe media – la cosiddetta M7 – è andata a Plasma Observatory, una missione la cui lead proposer è l’astrofisica Maria Federica Marcucci, ricercatrice all’Inaf Iaps di Roma.
«La missione nasce da una visione scientifica maturata nel corso degli ultimi anni grazie al contributo di una vasta comunità internazionale e consentirà di studiare per la prima volta in modo sistematico i processi fondamentali che governano il comportamento dei plasmi nello spazio attraverso osservazioni simultanee su diverse scale spaziali realizzate da una costellazione di sette satelliti», spiega Marcucci «Questa capacità osservativa multiscala senza precedenti permetterà di comprendere fenomeni fondamentali che avvengono nei plasmi che permeano l’intero universo e che hanno effetti diretti anche sull’ambiente spaziale che circonda la Terra».
Il team di Plasma Observatory. Crediti: Esa
«Come lead proposer della missione, insieme ad Alessandro Retinò (co-lead proposer) del Laboratoire de Physique des Plasmas di Parigi, e chair dello science study team», continua Marcucci, «sono particolarmente orgogliosa del ruolo svolto dalla comunità italiana e dall’Inaf durante tutte le fasi dello studio. Ricercatrici e ricercatori dell’Istituto hanno partecipato attivamente ai gruppi di lavoro che hanno contribuito a definire gli obiettivi scientifici della missione. In questo contesto, un contributo fondamentale è stato fornito dall’Università della Calabria, attraverso la partecipazione di Francesco Valentini allo science study team, sul solco di una lunga e fruttuosa collaborazione».
«Desidero inoltre sottolineare il ruolo fondamentale svolto dall’Agenzia spaziale italiana, che ha consentito alla comunità scientifica nazionale di contribuire in modo sostanziale alla maturazione scientifica e tecnologica della proposta», ricorda Marcucci. «La raccomandazione di Plasma Observatory rappresenta anche il riconoscimento di questo investimento strategico perseguito con lungimiranza e continuità, nonché della capacità dell’Italia di valorizzare le competenze maturate ed essere protagonista nei grandi programmi scientifici europei, dalla definizione delle domande scientifiche fino alla realizzazione delle tecnologie necessarie per affrontarle.
Schema del processo di selezione di una missione di classe media dell’Esa. Crediti: Esa/Atg
La proposta del Comitato consultivo dell’Esa – che si avvale di gruppi di lavoro composti da scienziati esterni specializzati in diversi ambiti – arriva al termine di una durissima selezione: il numero delle missioni in gara, inizialmente 27, si è infatti ristretto progressivamente a cinque, poi a tre e infine, appunto, alla sola Plasma Observatory. Ora il Comitato per il programma scientifico (Spc, Science Programme Commitee) ha preso atto di questa raccomandazione e adotterà una decisione formale in merito nella prossima riunione, prevista per novembre 2026, una volta consolidati gli impegni finanziari relativi allo sviluppo della strumentazione.
I modelli di emissione del cielo radio giocano un ruolo chiave per studiare l’universo alle basse frequenze. Uno studio pubblicato questa settimana su Nature Astronomy suggerisce che questi modelli raccontano una storia incompleta: il cielo radio è più luminoso di quanto pensassimo.
La brillanza del cielo a basse frequenze radio – tra 60 e 350 megahertz – è stata misurata con una precisione senza precedenti da un team internazionale di ricerca guidato dall’agenzia scientifica australiana Csiro. Secondo il team, uno dei modelli di riferimento più utilizzati in radioastronomia sottostima la luminosità del cielo di circa il 20 per cento alle frequenze più basse considerate, arrivando fino al 50 per cento a 350 megahertz.
Pietro Bolli in Australia al sito di Mwa/Ska-Low. Crediti: Inaf
Per capire meglio le implicazioni di queste misure, Media Inaf ha intervistato uno dei coautori dello studio, Pietro Bolli, dirigente tecnologo all’Istituto nazionale di astrofisica e responsabile per la progettazione e l’analisi elettromagnetica dei sistemi d’antenna di Ska-Low, le antenne a bassa frequenza dell’Osservatorio Ska.
Qual è l’importanza di questo risultato?
«Si tratta di una misura assoluta dell’emissione diffusa dell’emisfero australe, ottenuta attraverso un’accurata calibrazione strumentale. Questo risultato indica la necessità di introdurre termini correttivi rispetto ai modelli attualmente in utilizzo dalla comunità scientifica, basati perlopiù su misure effettuate decenni fa».
Come influenzerà la radioastronomia il nuovo cielo radio?
«Il contesto attuale è particolarmente interessato a questo tema. Nei prossimi decenni la radioastronomia a bassa frequenza sarà infatti dominata dal più grande radiotelescopio mai concepito, Ska-Low. La calibrazione di un interferometro del genere è un passaggio fondamentale per la corretta interpretazione dei dati raccolti. Il nuovo risultato è proprio un follow-up dell’attività di ricerca volta a individuare ed ottimizzare le strategie di calibrazione più efficaci per Ska-Low. La misura presentata è stata condotta utilizzando un’antenna Skala 4.1, che è proprio il modello di antenna scelto per Ska-Low, assieme a un ricevitore sviluppato in Australia da Csiro per misure radiometriche assolute a elevata precisione».
Potrebbe cambiare qualcosa in ciò che sappiamo dell’universo?
«Avere una conoscenza più accurata possibile dell’emissione diffusa dell’universo radio è fondamentale per ottenere modelli di riferimento affidabili e conseguentemente calibrare l’osservazione. L’emissione radio del cielo, a basse frequenze, è dominata dai processi di radiazione di sincrotrone nella nostra galassia e dalle emissioni di tutte le sorgenti extragalattiche. Conoscere con precisione questo contributo è vitale in vari ambiti astrofisici, in particolare per tracciare i processi astrofisici dell’universo primordiale. Inoltre, la conferma di un eccesso di radiazione all’estremo più alto della banda di frequenza farà crescere l’interesse a indagare ipotesi alternative per la sua spiegazione, come ad esempio la presenza di un forte processo di annichilazione della materia oscura nell’universo primordiale».
L’antenna e il ricevitore utilizzati per le osservazioni presso Inyarrimanha Ilgari Bundara, il Murchison Radio-Astronomy Observatory del Csiro, nel territorio del popolo Wajarri. Crediti: Ravi Subrahmanyan
Le vostre misure possono essere considerate un’anticipazione delle capacità scientifiche del futuro Osservatorio Ska?
«Il nostro lavoro usa una singola antenna, che osserva una regione del cielo estremamente ampia, detta all-sky. Si differenzia quindi nettamente dall’interferometro Ska-Low, che viceversa, usando centinaia di stazioni costituite da 256 antenne ciascuna, permetterà di avere risoluzioni angolari estremamente fini e sensibilità elevatissime. Allo stesso tempo, questo lavoro conferma la solidità del progetto dell’antenna, ovvero di un elemento fondamentale nella complessità tecnologica di Ska-Low. Molti dei dati di simulazione usati in questo studio saranno trasferiti anche per la calibrazione e caratterizzazione elettromagnetica delle stazioni di Ska-Low».
Qual è stato il contributo dell’Istituto nazionale di astrofisica?
«La tecnica utilizzata richiede una caratterizzazione estremamente dettagliata del sistema di ricezione, composto dall’antenna e da successivi stadi a radiofrequenza, in modo da cancellare gli effetti strumentali dai dati ottenuti. Come Inaf, abbiamo contribuito al lavoro dei colleghi australiani fornendo risultati da simulazioni elettromagnetiche dell’antenna Skala 4.1 che potessero essere inseriti nella procedura di calibrazione. Le simulazioni effettuate hanno cercato di rappresentare in maniera più fedele possibile le prestazioni dell’antenna all’interno dell’ambiente operativo. Aggiungerei che con la partecipazione a questo e ad altri studi, l’Inaf capitalizza una strategia partita più di quindici anni fa, di investimento di risorse significative per lo sviluppo tecnologico di grandi infrastrutture di ricerca. Il gruppo tecnologico Ska-Low coordinato da Jader Monari dell’Istituto di Radioastronomia, ha svolto un ruolo di rilievo internazionale nella progettazione di numerosi elementi della catena di ricezione di Ska-Low. La progettazione e sviluppo dell’antenna Skala4.1 e le sofisticate simulazioni elettromagnetiche sono esempi concreti di attività di ricerca in cui Inaf, con i propri partner istituzionali e industriali, ha creato una legacy nel progetto Ska di cui ora raccoglie i frutti».
Il Laboratorio Stampa di Piani e Progetti per la città e il territorio è un punto di riferimento all’interno del Polo di Prato dell’Università di Firenze che dà la possibilità di avere i propri elaborati e documenti stampati a prezzi convenzionati. Il laboratorio è aperto a tutti gli studenti, docenti e ricercatori dell'Università di Firenze e in particolare ai corsi di laurea che hanno sede presso il Polo di Prato.
Il Laboratorio Stampa di Piani e Progetti per la città e il territorio è un punto di riferimento all’interno del Polo di Prato dell’Università di Firenze che dà la possibilità di avere i propri elaborati e documenti stampati a prezzi convenzionati. Il laboratorio è aperto a tutti gli studenti, docenti e ricercatori dell'Università di Firenze e in particolare ai corsi di laurea che hanno sede presso il Polo di Prato.
Nell’ambito della prevenzione della peste suina africana, i Nas hanno sequestrato?tre capi ibridi ritenuti a rischio in un allevamento?dell’Appennino Reggiano, dopo aver riscontrato gravi irregolarità su rintracciabilità e biosicurezza. Si tratta di?tre scrofe adulte per le quali il servizio veterinario?dell’azienda Usl – che ha supportato i controlli dei carabinieri?del nucleo antisofisticazioni e sanità di Parma coadiuvati dai?militari forestali – ha disposto l’abbattimento eseguito?dalla polizia provinciale competente per territorio.
Le carcasse degli animali saranno sottoposte agli accertamenti diagnostici previsti dal piano nazionale di sorveglianza, con test specifici per la ricerca del virus della Psa. Gli animali erano inoltre?detenuti all’interno di una struttura non autorizzata e?sprovvista delle necessarie recinzioni di contenimento, in?violazione delle disposizioni vigenti in materia di?biosicurezza. Al titolare dell’allevamento sono state contestate?violazioni amministrative per un importo complessivo pari a?3.400 euro.
Avete presente la celebre Nebulosa di Orione? Ecco, nascosto dietro il suo gas e la sua polvere si trova un oggetto altrettanto spettacolare e variopinto: il complesso delle Nubi Molecolari di Orione, visibile in questa immagine grazie allo strumento agli infrarossi NirCam di Jwst, il James Webb Space Telescope. Selezionata come picture of the month di Jwst per il mese di giugno 2026, riesce a mostrarci uno scenario altrimenti invisibile: in banda ottica, infatti, la luce viene assorbita completamente dal materiale della nebulosa antistante, rendendo le osservazioni impossibili a lunghezze d’onda minori di quelle infrarosse.
Regione all’interno di una nube molecolare in cui si formano le stelle. Lo sfondo è ricoperto da strati di gas e polvere dai colori blu, verde e giallastri. Agglomerati più densi di polvere fredda, di colore che va dal marrone scuro al nero, bloccano completamente la luce. Le stelle si trovano sia all’interno che sopra le nubi, dalle quelle piccole arancioni alle grandi stelle bianche o blu. Le onde e i flussi di gas incandescente di colore biancastro sono generati dai getti delle protostelle che entrano in collisione con il materiale circostante. Crediti: Esa/Webb, Nasa & Csa, T. Megeath, M. Zamani (Esa/Webb)
In realtà, il complesso si divide in quattro parti, denominate da Omc-1 a Omc-4, e la foto scattata da Webb cattura solo una piccola parte di Omc-2, distante 1280 anni luce da noi: una regione ampia circa 150 anni luce in cui è in atto un’intensa attività di formazione stellare che dà origine a questa scenografica composizione di colori.
Le nubi molecolari, infatti, sono enormi agglomerati di gas freddo, molto più densi del mezzo interstellare circostante, ed è proprio questa elevata densità che permette al gas di collassare sotto l’azione della gravità, dando origine alle protostelle, il primo stadio del processo di formazione stellare. Man mano che il materiale continua a precipitare sulla protostella in formazione, si riscalda progressivamente e parte dell’enorme energia liberata durante il processo viene convertita in potenti getti di gas espulsi dai poli della stella. Questi getti generano onde d’urto ad alta velocità che attraversano il gas circostante, comprimendolo e riscaldandolo fino a produrre caratteristiche creste luminose ben definite. Nell’immagine è possibile individuare la posizione delle protostelle, ancora nascoste all’interno dei loro gusci di gas e polvere, seguendo a ritroso la direzione di questi flussi.
Al contrario, stelle già formate hanno disperso gran parte del materiale da cui sono nate attraverso la loro radiazione e i loro venti stellari, e per questo motivo appaiono in regioni relativamente sgombre di gas e polvere, rendendosi osservabili direttamente e illuminando Omc-2 con la loro intensa luce bianco-blu.
A queste zone illuminate si mescolano quelle completamente scure, dove la polvere fredda è così densa da assorbire quasi tutta la luce, mentre le regioni marroni e arancioni indicano la presenza di polvere più calda che assorbe e riemette luce. Le sfumature dal giallo al verde sono dovute in gran parte alle emissioni degli idrocarburi policiclici aromatici, mentre la luce delle stelle e delle protostelle, diffusa dai granelli di polvere, appare sotto forma di foschia blu e ciano.
Le osservazioni di questa regione sono state condotte all’interno di un programma che mira a studiare la formazione stellare all’interno delle nubi Omc-2 e Omc-3. In particolare, i dati di Webb verranno usati per comprendere meglio i fenomeni di accrescimento sulle protostelle e come la presenza dei numerosi flussi di gas nella regione influenzi gli stadi iniziali della vita delle stelle.
L’Interferometria SAR, anche conosciuta con l’acronimo InSAR, è una tecnica di telerilevamento che utilizza immagini satellitari acquisite da sensori noti come Radar ad Apertura Sintetica (SAR) per misurare le deformazioni del suolo con precisione millimetrica. Il SAR è un sensore attivo in grado di acquisire immagini della superficie terrestre sia di giorno che di notte, anche in presenza di copertura nuvolosa. Il principio di funzionamento è basato sull’invio a terra di un segnale elettromagnetico caratterizzato da un’ampiezza, che ci dice quanto è intenso, e una fase, ossia la posizione dell’onda in un certo momento, espressa con valori tra 0 e 360 gradi, che equivalgono a [0 – 2π] radianti. Raggiunto il suolo, il segnale viene diffuso in diverse direzioni e la frazione che torna al sensore è quella che si utilizza nella tecnologia SAR. Avremo quindi un contributo di ampiezza, dipendente dalle caratteristiche degli oggetti a terra e dalla loro capacità di riflettere, e un contributo di fase, legato alla distanza percorsa dal segnale per coprire il tragitto satellite-superficie terrestre. E’ proprio tramite l’analisi dei contributi di fase inviati da un sensore SAR in intervalli temporali differenti che è possibile ricostruire i campi di spostamento indotti sulla superficie terrestre da fenomeni naturali o antropici.
Se il suolo si deforma, ad esempio a causa di un terremoto, immagini SAR acquisite prima (T1) e dopo (T2) l’evento sismico saranno infatti caratterizzate da contributi di fase diversi tra loro. Questo perché la deformazione del suolo indotta dal sisma, avrà un impatto sul tempo di percorrenza del segnale inviato dai sensori (Figura 1).
Figura 1: Principio di funzionamento dell’Interferometria SAR. Se il terreno si deforma nell’intervallo temporale tra la prima acquisizione (T1) e la seconda acquisizione (T2), ci sarà un diverso tempo di percorrenza del segnale elettromagnetico che si traduce in un contributo di fase addizionale nella seconda immagine (linea rossa).
L’interferometria SAR utilizza l’informazione contenuta nella differenza di fase tra due immagini acquisite a cavallo di un evento per calcolare di quanto si è deformato il terreno nell’intervallo temporale tra le due acquisizioni. La mappa delle differenze di fase tra due immagini, pixel per pixel, è il cosiddetto interferogramma, ed è il principale prodotto dell’analisi interferometrica. Esso consiste in un’immagine composta da frange di colore, le frange interferometriche, ognuna delle quali rappresenta un valore di differenza di fase nell’intervallo [-π, π], a sua volta rappresentativo di una deformazione di pochi centimetri. Per avere una rappresentazione maggiormente comprensibile del processo deformativo in atto è quindi necessario trasformare, mediante alcuni passaggi matematici, l’interferogramma in una vera e propria mappa di deformazione, in cui ogni pixel riporta un valore di deformazione assoluto del terreno. Il primo terremoto a essere studiato con questa tecnica è stato il terremoto di magnitudo momento Mw 7.3 nella comunità di Landers, in California, nel 1992. In un lavoro su Nature, gli autori evidenziarono le potenzialità dell’Interferometria SAR, applicata a immagini acquisite dalle missioni ERS-1 dell’Agenzia Spaziale Europea, mostrando per la prima volta come appariva un terremoto visto da satellite (Figura 2).
Figura 2: Interferogramma relativo al terremoto di magnitudo momento Mw 7.3 avvenuto a Landers, in California, nel 1992. Questo evento fu il primo a essere studiato con la tecnica InSAR. Sono ben visibili le cosiddette frange interferometriche in cicli di colore, ognuna delle quali è rappresentativa di una deformazione del terreno di circa 3 centimetri.
I principali eventi in epoca strumentale in Italia
La tecnica interferometrica è sensibile a deformazioni superficiali dell’ordine di diversi centimetri, associate solitamente a eventi sismici di magnitudo momento Mw superiore a 5, che fortunatamente non sono molto frequenti in Italia. A partire dai primi anni ’90, quando i satelliti ERS dell’Agenzia Spaziale Europea hanno acquisito e reso per la prima volta disponibili alla comunità scientifica immagini SAR della superficie terrestre, si possono individuare quattro principali sequenze sismiche che hanno interessato in modo significativo il territorio italiano, con conseguenze talvolta anche drammatiche (Figura 3).
Figura 3: Principali eventi sismici registrati in Italia e analizzati con le immagini SAR. Le stelle gialle rappresentano gli epicentri dei terremoti.
Nel nostro paese, la prima applicazione dell’Interferometria SAR allo studio di un evento sismico risale al terremoto di Colfiorito del 1997 . Il 26 settembre 1997 alle ore 11:40 (ora italiana) un evento sismico di magnitudo locale ML 5.8 (https://terremoti.ingv.it/event/849549) colpì un’area di circa 15 km di lunghezza tra Umbria e Marche, tra Colfiorito (PG) e Serravalle di Chienti (MC). Il sisma enucleò a una profondità di circa 6 km e i risentimenti furono avvertiti distintamente in gran parte dell’Italia centrale. L’analisi InSAR, applicata a una coppia di immagini SAR acquisite dalle costellazioni ERS-2 dell’Agenzia Spaziale Europea, mostrò un abbassamento dell’Altopiano di Colfiorito di circa 25 centimetri (Figura 4), consistente con un meccanismo di faglia di tipo normale tipico delle zone dell’Appennino centrale.
Figura 4: Mappa di deformazione del terreno ottenuta tramite analisi InSAR relativa al terremoto di Colfiorito del 26 settembre 1997 (dati ERS-2).
Il secondo terremoto analizzato con la tecnica dell’Interferometria SAR è stato l’evento di magnitudo momento Mw 6.1 (https://terremoti.ingv.it/event/1895389) che ha colpito L’Aquila durante la notte del 6 aprile 2009. In questo caso le immagini SAR applicate a dati acquisiti durante la missione Envisat dell’Agenzia Spaziale Europea, hanno dato la possibilità di stimare spostamenti cosismici massimi pari a circa 25 cm e un’area di deformazione estesa circa 30 chilometri in lunghezza (Figura 5), permettendo di ricostruire la faglia responsabile dell’evento, anche in questo caso con un meccanismo normale consistente con il regime estensionale dell’Appennino (Atzori et al., 2009).
Figura 5: Mappa di deformazione del terreno relativa al terremoto che ha colpito l’Aquila il 6 aprile 2009 (dati Envisat).
Successivamente, nel maggio 2012 il territorio emiliano è stato colpito da due forti terremoti. Il primo, di magnitudo momento Mw 5.8 e profondità 10 km, avvenuto il 20 maggio nei pressi di Finale Emilia (https://terremoti.ingv.it/event/772691), mentre il secondo di magnitudo momento Mw 5.6 e profondità 8 km localizzato a sud della città di Mirandola (https://terremoti.ingv.it/event/841091), entrambi in provincia di Modena. Questi eventi sono stati oggetto di analisi InSAR utilizzando i dati acquisiti dalle missioni spaziali Radarsat (Agenzia Spaziale Canadese) e COSMO-SkyMed (Pezzo et al., 2013). In particolare questi ultimi dati, distribuiti dall’Agenzia Spaziale Italiana, sono stati fondamentali fin dalle prime fasi di gestione dell’emergenza per una rapida valutazione degli spostamenti cosismici nell’area, stimati intorno ai 14 cm (Figura 6).
Figura 6: Mappa di deformazione del terreno relativa al terremoto dell’Emilia del 2012 (dati Cosmo-SkyMed).
L’ultimo forte evento che ha colpito la nostra penisola è rappresentato dalla sequenza sismica che ha interessato il centro Italia nel 2016-2017 per circa 8 mesi, con più di 3500 eventi di magnitudo maggiore di 2.5, causando gravi danni all’edificato, danneggiando irrimediabilmente il patrimonio artistico e provocando, purtroppo, anche più di 300 vittime. La sequenza è stata caratterizzata da 4 eventi principali: il terremoto di Amatrice/Accumoli (RI) del 24 agosto 2016, con una magnitudo momento Mw pari a 6.0 (https://terremoti.ingv.it/event/7073641), il terremoto di Visso (MC) del 26 ottobre 2016, con una magnitudo momento Mw di 5.9 (https://terremoti.ingv.it/event/8669321), il terremoto di Norcia (PG) del 30 ottobre 2016, con una magnitudo momento Mw di 6.5 (https://terremoti.ingv.it/event/8863681) e il terremoto di magnitudo momento Mw 5.5 avvenuto a Capitignano (AQ) il 18 gennaio 2017 (https://terremoti.ingv.it/event/12697591). Il dato interferometrico ha permesso di stimare la deformazione totale causata dalla sequenza, che ha determinato un abbassamento di circa 1 metro della Piana di Castelluccio (Figura 7), e vincolare geometria, meccanismo e profondità delle faglie responsabili. In questo ultimo caso, l’Interferometria SAR è stata applicata alle immagini delle costellazioni Sentinel-1 dell’ESA, il cui primo satellite è stato lanciato nel 2014.
Figura 7: Mappa di deformazione del terreno relativa al terremoto di Norcia del 30 ottobre 2016 (dati Sentinel-1).
Questo excursus sui principali eventi sismici, che hanno interessato il territorio italiano e che sono stati studiati mediante la tecnica InSAR, ha consentito di apprezzare i significativi miglioramenti raggiunti in questi decenni sia dagli algoritmi e dai software utilizzati per il calcolo degli interferogrammi, che dalla tecnologia applicata ai sensori SAR. Dall’evento di Colfiorito, analizzato con dati ERS, fino alla sequenza che ha colpito il centro Italia tra il 2016 e il 2017, investigata nel dettaglio con dati Sentinel-1, risultano evidenti i progressi nella qualità delle immagini ottenute. I miglioramenti in termini di risoluzione spaziale, tempo di rivisita, prestazioni dei sensori, insieme ad algoritmi di elaborazione dei dati sempre più sofisticati, hanno permesso di affinare in modo sostanziale l’informazione estratta dal dato satellitare, contribuendo a una conoscenza sempre più approfondita e accurata dei fenomeni sismici e della sismicità del nostro Paese.
A cura del Laboratorio GEOSAR dell’INGV
Riferimenti
Massonnet, D., Rossi, M., Carmona, C. et al. (1993). The displacement field of the Landers earthquake mapped by radar interferometry. Nature, 364, 138–142. https://doi.org/10.1038/364138a0
Stramondo, S., Tesauro, M., Briole, P., Sansosti, E., Salvi, S., Lanari, R., Anzidei, M., Baldi, P., Fornaro, G., Avallone, A,, Buongiorno, M. F., Franceschetti, G., Boschi E. (1999). The September 26, 1997 Colfiorito, Italy, earthquakes: Modeled coseismic surface displacement from SAR interferometry and GPS. Geophys. Res. Lett., 26, https://doi.org/10.1029/1999GL900141.
Atzori, S., Hunstad, I., Chini, M., Salvi, S., Tolomei, C., Bignami, C., Stramondo, S., Trasatti, E., Antonioli, A., and E. Boschi (2009). Finite fault inversion of DInSAR coseismic displacement of the 2009 L’Aquila earthquake (central Italy). Geophys. Res. Lett., 36, L15305, doi:10.1029/2009GL039293.
Pezzo, G., Merryman Boncori, J. P., Tolomei, C., Salvi, S., Atzori, S., Antonioli, A., … & Giuliani, R. (2013). Coseismic deformation and source modeling of the May 2012 Emilia (Northern Italy) earthquakes. Seismological Research Letters, 84(4), 645-655.
Cheloni, D., et al. (2017). Geodetic model of the 2016 Central Italy earthquake sequence inferred from InSAR and GPS data. Geophys. Res. Lett., 44, 6778–6787, doi:10.1002/2017GL073580.
Rispetto al tema del ddl caccia che intende modificare la legge 152/92 “si precisa che la comunicazione della Commissione europea in relazione al testo del disegno di legge sulla tutela della fauna selvatica attualmente in discussione in Senato contiene delle osservazioni preventive su disposizioni ancora in corso di esame parlamentare, che non sono da intendersi come una declaratoria di incompatibilità unionale di norme vigenti. Sono valutazioni interlocutorie su un testo non ancora approvato e per le quali non sussiste alcun tipo di omissione informativa. Inoltre, non sussiste un autonomo obbligo di trasmissione al Parlamento di una interlocuzione tecnica riferita a disposizioni non ancora definitive”. Lo ha detto durante il Question time nell’Aula della Camera, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, rispondendo a un’interrogazione di Avs sulle iniziative per il rispetto della normativa europea sulla tutela della biodiversità, degli habitat e dell’avifauna selvatica. “Tali osservazioni saranno comunque valutate nelle sedi competenti, anche attraverso il confronto con le altre Amministrazioni interessate, al fine di assicurare la coerenza del testo finale con la disciplina eurounitaria”, spiega Pichetto, “ad ogni buon conto, le osservazioni formulate dalla Commissione si concentrano in particolare: sull’estensione della CACCIA nelle aziende agrituristiche-venatorie oltre la stagione venatoria, e l’eventualità che l’attività riguardi gli esemplari di fauna selvatica presente in loco durante periodi sensibili; la possibilità di estendere i periodi di caccia oltre i limiti oggi previsti; la possibilità di usare dispositivi ottici o optoelettronici per la CACCIA selettiva degli ungulati; la modifica della disciplina sui richiami vivi”. Su tali aspetti, “è in corso un’interlocuzione tra il MASE ed il MASAF, al fine di fornire risposta a quanto evidenziato dai Servizi della Commissione”, sottolinea il ministro. Inoltre, “in ragione dell’iter legislativo in corso, sono in fase di valutazione degli approfondimenti tecnici sulle formulazioni del testo e degli emendamenti, anche allo scopo di tenere conto, ove necessario, dei profili di attenzione evidenziati, senza tuttavia pregiudicare l’autonomia del Parlamento, cui spetta la valutazione e la definizione finale del testo normativo”, conclude PICHETTO.
Otto cani rinchiusi in gabbie piccole e in pessimo stato igienico-sanitario: denunciato il proprietario del terreno dove insisteva un vero e proprio canile abusivo. È accaduto – riporta Ansa – a Scisciano, dove i carabinieri della stazione di San Vitaliano, insieme al personale sanitario della sezione veterinaria dell’Asl Napoli 3 Sud, sono intervenuti presso un terreno a via Molino a seguito di una segnalazione nella quale venivano evidenziati maltrattamenti agli animali. Lungo il terreno, appositamente recintato, militari e sanitari hanno trovato sette cuccioli di chihuahua e un meticcio. I cagnolinI erano rinchiusi in anguste e sporche gabbie, con il meticcio bloccato da una catena al collo. Dopo gli accertamenti del caso, l’appezzamento è stato posto sotto sequestro mentre il proprietario del terreno, un 80enne già noto alle forze dell’ordine, è stato denunciato. Gli otto cani sono stati invece affidati ad una clinica veterinaria convenzionata con l’Asl per le cure del caso.
La nuova indagine antitrust WhatsApp AI sta ridefinendo le regole del gioco per gli assistenti virtuali in Europa. Con una mossa quasi senza precedenti, la Commissione Europea ha ordinato a Meta di fare un passo indietro, imponendo misure cautelari per garantire una concorrenza leale nel settore. Ma cosa significa questo per il mercato e per il futuro della tecnologia? Scopriamolo insieme.
Cosa è successo esattamente? la mossa di Meta e la risposta europea
Il fulcro della questione è la WhatsApp for Business API. Si tratta dell'interfaccia che le aziende usano per comunicare con i clienti sull'app di messaggistica. Fino a poco tempo fa, anche gli assistenti AI di terze parti potevano accedere liberamente a questa API. Le cose sono cambiate il 15 ottobre 2025.
In quella data, Meta ha introdotto una nuova policy che ha di fatto bloccato la concorrenza. L'unica opzione rimasta era utilizzare Meta AI, l'assistente proprietario dell'azienda. Questa mossa ha immediatamente allertato Bruxelles, che ha avviato un'indagine formale. La gravità della situazione ha spinto la Commissione ad agire d'urgenza. Ha imposto delle misure senza attendere la conclusione dell'inchiesta, una procedura estremamente rara e usata solo una volta in passato.
Una posizione dominante che rischia l'abuso
La rapidità dell'intervento europeo si spiega con un concetto chiave: la posizione dominante. Secondo la Commissione, Meta detiene un potere enorme nel mercato delle app di comunicazione. Il timore è che l'azienda possa sfruttare questo vantaggio per eliminare la concorrenza nel nascente settore degli assistenti AI. Bloccando i rivali su WhatsApp, Meta potrebbe infatti consolidare il proprio monopolio. Questo impedirebbe ad altre aziende di competere ad armi pari. Un rischio concreto per l'innovazione e per la libertà di scelta degli utenti.
Il futuro dell’indagine antitrust WhatsApp AI
È importante sottolineare che la decisione attuale è solo una misura provvisoria. L'indagine antitrust WhatsApp AI prosegue e non ha una scadenza definita. Potrebbero servire mesi, o persino anni, per raggiungere una sentenza finale. Nel frattempo, però, le regole del gioco sono state ripristinate per garantire un mercato aperto a tutti.
L'ordine della commissione: cosa deve fare Meta (e in fretta)
L'ordine di Bruxelles è chiaro e perentorio. Meta deve ripristinare la situazione precedente al 15 ottobre 2025. Questo significa garantire di nuovo l'accesso gratuito a WhatsApp per tutti gli assistenti AI concorrenti. L'azienda deve agire immediatamente: ha solo cinque giorni lavorativi di tempo per conformarsi. Le sanzioni in caso di inadempienza sono severe. Si parla di multe fino al 10% del fatturato annuo globale, oltre a penali giornaliere. È un segnale forte che dimostra la determinazione dell'Europa.
Un contesto più ampio: la guerra digitale tra Big Tech e UE
Questa vicenda non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto di tensioni crescenti. Le grandi piattaforme tecnologiche e le autorità europee sono spesso in conflitto. Basti pensare al recente blocco di alcune funzioni di Apple Intelligence a causa del Digital Markets Act (DMA). O alle accuse contro Google per aver favorito il suo assistente Gemini su Android.
La corsa all'intelligenza artificiale è diventata un campo di battaglia normativo. Il caso antitrust WhatsApp AI dimostra che l'Europa è pronta a usare ogni strumento per difendere la concorrenza leale. L'obiettivo è proteggere i mercati emergenti. La partita è solo all'inizio, ma il mercato degli assistenti AI torna a essere, per ora, un campo di gioco aperto.
Utilizzando i dati d’archivio raccolti dalla missione Neowise della Nasa, un team di astronomi del Mit ha individuato il quasar variabile più antico mai osservato. Il suo nome è J0439+1634, era già presente all’“alba cosmica”, quando l’universo aveva appena 850 milioni di anni (z ≈ 6.5), e la sua luminosità cambia nel tempo: un fenomeno mai osservato prima in un oggetto così distante. La scoperta, pubblicata questa settimana su Nature Astronomy, apre una nuova finestra di osservazione sui primi buchi neri supermassicci e sull’evoluzione delle galassie nell’universo primordiale.
Illustrazione artistica che mostra un buco nero supermassiccio al centro di un quasar. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech
Per molto tempo si è ritenuto che le prime galassie formatesi nel cosmo avessero bisogno di oltre un miliardo di anni per stabilizzarsi e maturare, e che quindi i buchi neri supermassicci non dovessero essere presenti nelle prime fasi dell’universo. Le osservazioni condotte a partire dai primi anni Duemila hanno però raccontato una storia diversa. Oggi gli astronomi hanno infatti identificato oltre duecento quasar risalenti al primo miliardo di anni di vita dell’universo.
Per studiare meglio questi antichi “mostri cosmici”, un team guidato da Gene Leung, del Massachusetts Institute of Technology, ha cercato le variazioni di luminosità di un quasar primordiale. Per farlo, gli autori dello studio hanno esaminato immagini dell’universo ottenute a lunghezze d’onda infrarosse e su intervalli temporali molto lunghi, dell’ordine di anni. A causa dell’espansione cosmica, infatti, la luce emessa da sorgenti remote viene spostata verso lunghezze d’onda più lunghe (redshift). Anche le variazioni temporali risultano però dilatate: un fenomeno che nel sistema di riferimento d’un quasar durerebbe settimane può apparire infatti distribuito su diversi mesi agli osservatori terrestri.
«Questa è stata la sfida tecnica che dovevamo superare», spiega Anna-Christina Eilers, ricercatrice al Mit e coautrice della pubblicazione. «Avevamo bisogno di dati raccolti ripetutamente a lunghezze d’onda infrarosse e su scale temporali molto estese».
Sfruttando circa quattordici anni di dati raccolti dal telescopio spaziale Neowise, gli astronomi hanno individuato un segnale risalente a soli 850 milioni di anni dopo il Big Bang. Era il segnale di J0439+1634, un quasar la cui luce ha viaggiato per quasi 13 miliardi di anni prima di raggiungerci.
Scoperto nel 2018 da un team internazionale di astronomi comprendente anche il ricercatore dell’Inaf Marco Bonaglia, J0439+1634 è stato a lungo il quasar più luminoso conosciuto nell’universo primordiale. Superato in luminosità nel 2024 da J0529-4351, oggi detiene un altro primato. Le analisi condotte in questo studio hanno infatti rivelato una chiara variabilità della sua emissione: il cosiddetto flickering, o “sfarfallio” – un fenomeno mai osservato prima in un oggetto così distante, rendendolo il quasar variabile più antico mai osservato.
«Nel corso dei 14 anni, abbiamo visto il quasar variare la sua luminosità in modo casuale, un po’ come la fiamma di una candela che tremola senza uno schema fisso», dice a questo proposito Leung.
I ricercatori stimano che il quasar abbia una luminosità pari a 12mila miliardi di Soli e che questa vari di circa il 20 per cento: quasi duemila miliardi di volte la luminosità della nostra stella. Gli scienziati hanno inoltre tracciato le variazioni di luminosità del quasar a diverse lunghezze d’onda, che hanno permesso di ottenere informazioni sulla forma e sulla struttura del disco di accrescimento attorno al buco nero centrale. Poiché la lunghezza d’onda della radiazione dipende dalla temperatura del materiale che la emette — e poiché il materiale più vicino al buco nero è anche il più caldo — le diverse bande possono essere infatti utilizzate per ricostruire la geometria del disco.
Dall’analisi è emerso che il disco del buco nero al centro di J0439+1634 è sorprendentemente sottile e piatto, una configurazione tipica dei buchi neri vicini e antichi, che hanno avuto molto più tempo per stabilizzarsi e maturare, spiegano i ricercatori.
Il team spera ora di spingersi ancora più indietro nel tempo cosmico per osservare quasar in fasi ancora più precoci del loro sviluppo. In questo modo gli scienziati potranno iniziare a ricostruire le condizioni che hanno portato alla nascita dei primi buchi neri supermassicci.
«Questo risultato», conclude Eilers, «fornisce una prova diretta del fatto che gli stessi processi di accrescimento e le stesse strutture osservate nell’universo vicino erano già presenti in epoche molto antiche, nonostante condizioni cosmiche profondamente diverse, qualcosa che non era mai stato osservato prima».
Per saperne di più:
Leggi su Nature Astronomy l’articolo “Discovery of quasar variability and early accretion disk signatures at cosmic dawn” di Gene C. K. Leung, Anna-Christina Eilers, Christos Panagiotou, Julien Wolf, Kishalay De, Luke Weisenbach, Minghao Yue, Xiaohui Fan, Yuzo Ishikawa, Erin Kara, Mirko Krumpe, Andrea Merloni, Robert A. Simcoe, Feige Wang e Jinyi Yang
E’ stato incriminato dalla polizia per maltrattamento di animali e violazione di domicilio, entrambi reati a sfondo razziale, il 16enne israeliano ripreso in video mentre prendeva a bastonate il cane di una famiglia palestinese. Il ragazzo risiede nell’insediamento di Maale Adumim, nella Cisgiordania centrale. L’episodio è venuto alla luce dopo la diffusione di un video in cui si vede un sospetto che colpisce ripetutamente un cane alla testa con due mazze fino a fargli perdere i sensi, per poi continuare a picchiarlo anche dopo.
“E’ grave, e merita di essere punito con severità, il comportamento dell’automobilista che, nella notte di domenica, in Valtellina, ha inseguito e filmato un orso, ovviamente spaventatissimo, per le strade di Oga, frazione di Valdisotto. Si tratta di un caso evidente di maltrattamento di animale, aggravato dalla diffusione del video su internet, che avrebbe potuto mettere in pericolo anche eventuali passanti. La legge Brambilla prevede la reclusione fino a due anni e la multa fino a 30 mila euro, con l’aggravante dell’aumento della pena per aver diffuso il filmato in rete. Per non fare certe cose dovrebbe bastare il buon senso, ma fortunatamente c’è la legge che vieta di maltrattare gli animali, tutti, anche quelli selvatici”. Lo afferma l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, commentando il pericolosissimo inseguimento dell’orso tra le case del Paese.
A cybercrime group known as The Gentlemen has emerged as the second most active ransomware gang by victim count, rapidly attracting a talented pool of hackers through an aggressive recruitment strategy that promises affiliates 90 percent of any ransom paid by victims. This post examines clues pointing to a real life identity for the administrator of The Gentlemen ransomware group.
A graphic created and shared by The Gentlemen ransomware group administrator Hastalamuerte on Breachforums in May 2026. Credit: ke-la.com.
Experts at the security firm Check Point Software have been closely covering exploits of The Gentlemen, a so-called “ransomware-as-a-service” (RaaS) offering that pays affiliates handsomely to help spread the group’s malware.
“A 90/10 affiliate revenue split — compared to the industry standard 80/20 — is accelerating the group’s growth by attracting experienced operators from competing programs,” the researchers wrote in April.
Check Point found The Gentlemen are the second most active ransomware group by victim count so far this year, claiming at least 332 published victims since the group’s inception in mid-2025 and more than 240 in 2026 alone.
According to Check Point, the group targets Internet-facing devices (VPNs, firewalls) as their entry point, and once inside moves quickly to encrypt entire networks within hours.
Check Point says the administrator and primary operator of the ransomware group uses the nickname Zeta88 on the Russian-language cybercrime forums, and that this individual was previously known under the moniker Hastalamuerte. Check Point noted that a breach of the group’s backend infrastructure made it clear that Hastalamuerte/Zeta88 is the person who assembles the locker and RaaS panel, manages payments, and is essentially the administrator of the entire program who receives 10 percent of all ransoms.
WHO IS HASTALAMUERTE?
The cyber intelligence firm Intel 471 shows that the user Hastalamuerte is a Russian and English speaking person who registered on almost a dozen cybercrime forums between 2019 and the present day, including Exploit, Breachforums, Ramp_V2, BHF, Raidforums, and Nulled.
Intel 471 reveals that Hastalamuerte registered on Breachforums in January 2025 from an Internet address in Izhevsk, the capital city of Russia’s Udmurt Republic. Likewise, the user Zeta88 signed up at the English-language cybercrime forum Breached in August 2022 from a different Internet address in Izhevsk.
Intel 471 finds Hastalamuerte registered on Raidforums in 2020 using the email address hastalamuerte1488@protonmail.com (1488 is a common combination of two numeric symbols associated with white supremacy). A lookup on this address at the open source intelligence service Epieos shows it is connected to an account at Apple and to a phone number ending in 04.
Epieos says that Protonmail address is also linked to a GitHub account under the username SantaMuerte. That account is marked private, but a history of this user’s activity shows they are watching and developing a number of malware tools and exploits.
In April 2020, Hastalamuerte said on the crime forum Nulled that they could be contacted at the Telegram instant messenger name @hastalamuerte18, and the threat intelligence company Flashpoint finds this username is assigned the unique Telegram ID number 30907522 [full disclosure: Flashpoint is an advertiser on this blog].
The breach tracking service Constella Intelligence reports that Hastalamuerte’s Telegram ID is connected to another username — “bu4vs” — and to the Russian phone number 79127650004. Pivoting on this phone number in Constella fetches multiple records from hacked Russian government databases showing it is assigned to one Alexander Andreevich Yapaev, a 36-year-old from Izhevsk.
Constella reveals that phone number was used to create an account at the Russian social media platform Pikabu under the name “4apai18,” and shows Mr. Yapaev has signed up at a number of websites using the common surname Ivanov, or else “Chapaev” (the numeral 4 is often used as shorthand for a “ch” sound in Russian).
A search in Intel 471 for cybercrime forum members with the nickname SantaMuerte unearths an account by the same name created in 2020 on the Russian hacking forum Codeby. Intel 471 shows this user originally registered on Codeby with the not-so-subtle nickname Alexandr 4apaev.
Constella finds Mr. Yapaev regularly used the email address bu4vs@mail.ru. Meanwhile, Epieos shows this address is connected to a LinkedIn account for Alexander Yapaev, who lists himself as the head of B2B marketing at the company Uralenergo Udmurtia, one of Russia’s largest suppliers of electrotechnical and lighting products.
Mr. Yapaev did not respond to multiple requests for comment.
Nearly every time we publish one of these Breadcrumbs stories, readers are curious to know why it seems like so many cybercriminals from Russia apparently do little to hide their real life identities. The truth is that — Russian or not — most didn’t exactly set out to be arch criminals, but instead got drawn into the scene gradually over several years as their skills broadened and sharpened.
Another important dynamic is that the Russian government generally either co-opts or ignores cybercriminal activity within its borders so long as the hackers do not steal from or attack Russian businesses and citizens. As a result, successful cybercriminals in Russia are usually insulated from prosecution and arrest by foreign law enforcement agencies provided they occasionally pay off the right people and do not travel abroad. And cybercriminals who intend to strictly adhere to those unwritten rules may (at least initially) be less concerned about covering their tracks online.
But the simplest explanation is that cybercriminals of all nationalities tend to make a number of basic operational security mistakes early in their careers, when they are less savvy and have far less to lose by their carelessness. A review of Hastalamuerte’s early posts on the crime forums (circa 2019-2020) shows a relatively unsophisticated and low-skilled hacker still trying to learn the ropes and earn a positive reputation on these communities.
For example, in June 2020 Hastalamuerte’s Telegram account joined a multi-month training program (@pntst) to learn how to use popular penetration testing tools, and their candid posts to this hacker training camp show Hastalamuerte struggling to use these tools effectively. A Google-translated record of Hastalmuerte’s posts to @pntst is here.
Update, June 11, 10:23 a.m. ET: The threat research group PRODAFT has released a detailed writeup on the history and current operations of The Gentlemen. PRODAFT said its findings match the same persona with “high confidence,” and found the administrator (Zeta88/Hastalamuerte) supplies affiliates with initial access directly, primarily Fortinet SSL-VPN credentials obtained through brute-force attacks or sourced from the group’s own leak database. They also discovered the administrator is using AI to develop and maintain the ransomware and associated tooling, as well as to assist with post-exploitation activity.
Come fanno due stelle neonate ad avvicinarsi e aggregarsi così rapidamente in sistemi binari? A svelare il mistero è oggi uno studio, pubblicato sulla rivista The Monthly Notices of the Royal Astronomical Society e guidato da un team di ricerca giapponese, che ha individuato nei campi magnetici la chiave di volta per spiegare questo fenomeno.
Le stelle si formano da nubi di gas interstellare che collassano in regioni dense, dette nuclei di nubi molecolari. In queste zone, più stelle si formano contemporaneamente vicine tra loro e, in alcuni casi, due di esse rimangono legate gravitazionalmente, dando vita a un sistema stellare binario. Le osservazioni di archivio suggeriscono che questi sistemi si formino molto presto, prima ancora che le stelle stesse si siano sviluppate del tutto.
Visualizzazione dei flussi di gas attorno a un sistema di protostelle binarie calcolata da Aterui III. Il gas in rosso orbita attorno a una delle due protostelle, quello in blu attorno al sistema binario complessivo, mentre il gas riprodotto in verde viene espulso dal sistema, portando via momento angolare. Crediti: Matsumoto, Hotokezaka, Inayoshi 2026
Il team di ricerca ha effettuato nuove simulazioni utilizzando diversi supercomputer, tra cui il supercomputer per simulazioni astronomiche Aterui III e il suo predecessore Aterui II, entrambi presso l’Osservatorio astronomico nazionale del Giappone. I risultati mostrano che le interazioni tra un campo magnetico interstellare e il gas che circonda le protostelle possono rimuovere momento angolare dalla coppia di protostelle, consentendo ai sistemi binari di formarsi in un arco temporale realistico. Nella simulazione eseguita in assenza di alcun campo magnetico, le protostelle si sono in realtà allontanate l’una dall’altra, evidenziando l’importanza del campo magnetico in questo processo.
Inoltre, le simulazioni suggeriscono che lo stesso processo potrebbe applicarsi ai buchi neri binari massicci situati nel cuore ricco di gas di una nuova galassia nata dalla fusione di due galassie più piccole. Questo aiuterebbe a spiegare come i buchi neri massicci riescano ad avvicinarsi abbastanza da fondersi e formare un buco nero supermassiccio. Tuttavia, la simulazione diretta di buchi neri massicci nell’arco di tempo necessario affinché questi si avvicinino spiraleggiando l’uno attorno all’altro rappresenta ancora una sfida dal punto di vista computazionale. Pertanto, un’indagine rigorosa sugli effetti dei campi magnetici sui buchi neri binari massicci rimane un obiettivo per le ricerche future.
La Nasa ha annunciato oggi la composizione dell’equipaggio della missione Artemis III: Randy Bresnik (comandante, Nasa), Luca Parmitano (Esa), Frank Rubio e Andre Douglas (specialisti di atterraggio, entrambi Nasa). È stato inoltre designato come membro di riserva dell’equipaggio l’astronauta Bob Hines (Nasa). L’equipaggio inizierà ora un rigoroso programma di addestramento per familiarizzarsi con i sistemi della navicella Orion e con il funzionamento dei sistemi di atterraggio con equipaggio umano, in vista di un’ambiziosa serie di dimostrazioni che precederanno la missione di atterraggio sulla Luna.
L’equipaggio della missione Artemis III. Da sinistra: Andre Douglas, Luca Parmitano, Randy Bresnik e Frank Rubio. Crediti: Nasa
Luca Parmitano, astronauta italiano dell’Esa, ha trascorso 366 giorni nello spazio nel corso di due missioni di lunga durata sulla Stazione spaziale internazionale, Volare e Beyond. Durante queste missioni, ha collaborato a centinaia di esperimenti, ha effettuato sei passeggiate spaziali per un totale di oltre 30 ore ed è diventato comandante della Stazione. Da quando è tornato sulla Terra, Parmitano ha ricoperto il ruolo di referente dell’Esa presso il Johnson Space Center della Nasa a Houston, agendo come “CapCom” e addestrando gli astronauti dell’Esa per le passeggiate spaziali e le operazioni robotiche. L’anno scorso Parmitano ha partecipato all’Underway Recovery Test 12 della Nasa, al largo delle coste della California, per simulare l’ammaraggio e il recupero degli astronauti di Artemis da un modello in scala reale della navicella Orion.
«Sono onorato di far parte di questo equipaggio e allo stesso tempo mi sento umile: i miei compagni di missione apportano un bagaglio di esperienze molto variegato, e non vedo l’ora di lavorare con loro, desideroso di imparare e di dare il mio massimo contributo nel mio ruolo. In qualità di pilota collaudatore, questa è davvero una missione da sogno, poiché potremo contribuire a testare i sistemi e a sviluppare le procedure affinché i futuri equipaggi possano spingersi più lontano e, in ultima analisi, riportare l’umanità sulla Luna», ha detto Luca Parmitano. «Sono molto grato all’Aeronautica militare per avermi fornito l’addestramento nelle mie prime fasi; all’Agenzia spaziale italiana – e all’Italia nel suo complesso – per avermi affidato il loro primissimo volo di lunga durata quando ero solo un novellino; all’Agenzia spaziale europea per l’addestramento, il sostegno infinito e le incredibili opportunità che ho avuto da quando sono diventato un astronauta dell’Esa, e alla Nasa per la sua leadership nel riportare l’umanità sulla Luna. È la conferma che l’Esa è un partner affidabile e la continuazione di una solida collaborazione che porterà un europeo sulla Luna».
«Artemis III amplierà i confini delle operazioni spaziali in orbita. La nomina dell’astronauta dell’Esa Luca Parmitano a pilota riflette la profonda competenza europea nel campo dei voli spaziali con equipaggio umano e fa leva sulla sua vasta esperienza operativa in situazioni di forte pressione», ha detto Josef Aschbacher, direttore generale dell’Esa. «Allo stesso tempo, il Modulo di servizio europeo (Esm) dell’Esa fornirà ancora una volta le capacità fondamentali che alimentano Orion, dimostrando il ruolo duraturo dell’Europa nel cuore stesso del programma Artemis. La notizia giunta oggi da Houston è un forte riconoscimento del ruolo dell’Esa nel rendere possibile il ritorno dell’umanità sulla Luna – e un progresso chiave nella nostra collaborazione con la Nasa. Gli europei possono essere orgogliosi di far parte di questo emozionante viaggio».
La Polizia Municipale avvia le indagini per risalire all’autore dello scempio prefigurandosi un reato di natura penale
Non potevano certamente passare inosservati agli operatori di AAMPS/Retiambiente due “big bag” in polietilene di grosse dimensioni contenenti materiale di risulta da lavorazioni edili abbandonati nelle ore notturne accanto ad un cassonetto stradale per la raccolta dei rifiuti in località Le Vaschette sul Romito a ridosso della scogliera.
Sul posto sono prontamente intervenuti gli Ispettori Ambientali che, prima di nastrare il materiale rinvenuto per impedirne il contatto con i passanti, hanno constatato che in buona parte si tratta di eternit e, quindi, di un rifiuto speciale-pericoloso.
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L’abbandono è stato segnalato alla Polizia Municipale che ha avviato le indagini per risalire all’autore prefigurandosi un reato di natura penale ai sensi del D.L. n. 105 del 2023. Il materiale verrà poi rimosso da una ditta specializzata nel trattamento di tale tipologia di rifiuti allertata da AAMPS/Retiambiente.
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Per le segnalazioni a contrasto del degrado urbano: segnalali@comune.livorno.it
Per le segnalazioni sugli abbandoni dei rifiuti: centraleoperativapm@comune.livorno.it; ispettori@aamps.livorno.it, info@aamps.livorno.it; numero verde 800-031.266, pagine facebook/instagram “Aamps Livorno”.
Il nuovo assetto geopolitico mondiale ha messo a nudo una serie di problematiche che sono state trascurate troppo a lungo. In pratica, quello che per anni abbiamo visto accadere nel software, ovvero l’entusiasmo per le nuove feature che andava a coprire la necessità di rendere sicuro il loro utilizzo, si è applicato anche in mille […]
Facebook Plus abbonamento è ormai realtà: Meta ha ufficialmente avviato il rollout dei piani premium per le sue principali piattaforme. Facebook, Instagram e WhatsApp entrano nell'era delle sottoscrizioni a pagamento, introducendo funzioni esclusive riservate a chi decide di mettere mano al portafoglio. Ma vale davvero la pena pagare?
Quanto costa Facebook Plus e gli altri abbonamenti Meta
I prezzi sono stati fissati con una logica chiara. Facebook Plus e Instagram Plus costano 3,99 dollari al mese ciascuno. WhatsApp Plus, invece, è leggermente più economico: 2,99 dollari mensili. Per il mercato europeo, le cifre sembrano destinate a restare simili, con Facebook Plus atteso intorno ai 2,99 euro al mese in Italia.
Tutti questi piani confluiscono sotto un nuovo marchio ombrello chiamato Meta One, che raccoglie e gestisce l'intera offerta in abbonamento del gruppo. Chi vuole ancora di più può guardare ai livelli superiori: Meta One Plus a 7,99 dollari e Meta One Premium a 19,99 dollari al mese, pensati soprattutto per creator e aziende con accesso avanzato all'intelligenza artificiale.
Cosa include Facebook Plus: le funzioni esclusive
Le novità per gli abbonati di Facebook e Instagram ruotano soprattutto attorno alle Storie. Gli utenti Plus possono estendere la durata oltre le canoniche 24 ore, creare contenuti in evidenza e consultare statistiche dettagliate sul pubblico. È anche possibile pubblicare contenuti senza mostrarli nel feed dei propri follower, una funzione particolarmente utile per chi gestisce una community.
Durante i test erano emerse ulteriori funzionalità: le cosiddette spotlight Stories, nuove reazioni speciali chiamate super heart e la possibilità di guardare le Storie altrui senza comparire nell'elenco delle visualizzazioni.
WhatsApp Plus segue un percorso diverso. Le novità riguardano la personalizzazione dell'interfaccia: temi grafici, suonerie esclusive, adesivi premium e la possibilità di fissare in alto un numero maggiore di conversazioni rispetto alla versione gratuita.
Meta AI a pagamento: il futuro è freemium
La svolta non riguarda solo i social. Meta sta sperimentando un modello freemium anche per la propria intelligenza artificiale. Funzioni avanzate come la modalità Thinking, il ragionamento esteso e la generazione di immagini e video saranno soggette a limiti per gli utenti gratuiti. Chi vuole accedervi senza restrizioni dovrà sottoscrivere uno dei piani Meta One.
Una strategia che riflette una tendenza ormai consolidata nel settore tech: rendere le funzioni più potenti accessibili solo a pagamento, mantenendo però una versione base gratuita per non perdere utenti.
La versione gratuita rimane: nessuno è obbligato a pagare
È importante chiarirlo: Facebook, Instagram e WhatsApp restano gratuiti. Gli abbonamenti Plus non sostituiscono l'accesso base alle piattaforme, ma aggiungono un livello superiore di funzionalità per chi lo desidera. Meta ha anche precisato che questi piani sono separati da Meta Verified, il servizio dedicato alla verifica degli account.
La domanda che in molti si pongono è legittima: ha senso pagare per funzioni che fino a ieri erano considerate standard? La risposta dipende molto da come si usa la piattaforma. Per un utente occasionale probabilmente no. Per un creator o un professionista del digitale, qualche euro al mese potrebbe fare la differenza.
“A fronte della vigenza di ordinanze del Ministero della salute prescriventi l’obbligo per chiunque conduca il cane in ambito urbano di raccoglierne le deiezioni e avere con sé strumenti idonei alla raccolta delle stesse (rafforzate in taluni casi dai regolamenti di polizia urbana), effettivamente un’ordinanza che vieta, in assenza di ragioni specifiche, l’introduzione nelle aree verdi di animali non appare legittima”. Così il Consiglio di Stato – riporta Ansa – in una sentenza con la quale ha ribaltato una decisione del Tar delle Marche che nel luglio dello scorso anno diede torto all’associazione Earth che contestava un’ordinanza del Comune di Mercatello sul Metauro, borgo medievale marchigiano di poco più di mille abitanti, che ha disposto, tra l’altro, il divieto d’introduzione di animali nelle aree verdi urbane a tutela della sicurezza, igiene ambientale e fruibilità delle stesse aree. I giudici di Palazzo Spada, premettendo che il divieto oggetto del ricorso “è stato introdotto in una piccola realtà urbana, con poco più di mille abitanti, e caratterizzata da un centro edificato che per estensione territoriale è inferiore ad un parco delle città metropolitane” e che “allo stesso tempo tali dimensioni si riflettono sulla struttura organizzativa dell’ente e sul personale disponibile per lo svolgimento dell’attività di sorveglianza, che potrebbe essere soluzione alternativa all’imposizione del divieto”, hanno osservato che “non è tanto controvertibile l’assunto sulle dimensioni del Comune, quanto piuttosto non appartiene al notorio, neppure in via induttiva, l’affermazione sul sottodimensionamento della struttura organizzativa dell’ente, e dunque anche del personale disponibile all’attività di controllo”.
Si è svolta l'8 giugno presso l'aula magna della Fondazione PIN la cerimonia di consegna della terza edizione del Premio di studio Rotary Club Prato per l’Ambiente. Il riconoscimento complessivo da 5.000 euro va a due giovani laureati per le loro tesi innovative fortemente legate al distretto pratese.
Si è svolta l'8 giugno presso l'aula magna della Fondazione PIN la cerimonia di consegna della terza edizione del Premio di studio Rotary Club Prato per l’Ambiente. Il riconoscimento complessivo da 5.000 euro va a due giovani laureati per le loro tesi innovative fortemente legate al distretto pratese.
Le coste di Monterosso e Vernazza, nel Parco Nazionale delle Cinque Terre, in Liguria, risultano sempre piu’ esposte agli effetti dell’innalzamento del livello del mare. E’ quanto emerge dallo studio ‘The First Relative Sea Level Rise and Storm Surges Scenarios up to 2150 CE for the Coasts of Monterosso and Vernazza, Cinque Terre National Park (Liguria, Italy)’, recentemente pubblicato sulla rivista Remote Sensing da un team internazionale di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria (Igag) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), del Dipartimento di Ingegneria dell’Universita’ degli Studi della Basilicata (Unibas), dell’Ente Parco Nazionale delle Cinque Terre, dell’Universita’ Aristotele di Salonicco, dell’Osservatorio astronomico Lesia di Parigi e dell’Universita’ olandese Radboud. Combinando dati topografici e batimetrici ad alta risoluzione, rilievi geodetici, serie storiche mareografiche e modellazione numerica delle mareggiate, il lavoro propone una prima valutazione integrata dei possibili scenari di allagamento costiero fino al 2150, nell’ambito delle proiezioni climatiche dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change). L’analisi evidenzia che il settore ligure considerato presenta un trend di innalzamento del livello del mare non stazionario, confermando una crescente vulnerabilita’ dei tratti costieri a bassa quota e delineando scenari utili alla pianificazione territoriale e alla riduzione del rischio costiero.
“La salute umana e quella degli oceani sono legate in maniera assai stretta e rappresentano dimensioni inseparabili di un medesimo equilibrio. Solo con questa prospettiva integrata possiamo promuovere e salvaguardare la salute delle generazioni presenti e di quelle future alle quali dobbiamo certamente lasciare un mondo migliore e non peggiore. Per questo, mettere gli oceani e la salute al centro dei dialoghi sulla politica sanitaria è una sfida ma anche e soprattutto una grande opportunità, che gli esponenenti della comunità scientifica oggi presenti qui stanno dimostrando di po”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, al Forum internazionale sugli oceani e la salute umana in corso all’Istituto superiore di sanità in occasione della giornata mondiale degli oceani. “L’Italia ha riconosciuto qualcosa che pochi governi hanno già tradotto in ambizione e visione concreta, cioè che la salute umana e la salute degli oceani sono la stessa storia, lo stesso presente e, soprattutto, lo stesso futuro – ha sottolineato Schillaci -. Sulla base di questo criterio è stato istituito, ad esempio, il Sistema Nazionale Prevenzione Salute dai rischi ambientali e climatici (Snps), che salda formalmente il sistema della Salute con quello per la protezione dell’Ambiente, in un’ottica One Health e guardando alla sua evoluzione più ambiziosa, quella della Planetary Health”. Il ministro evidenzia inoltre come “in questa visione, si inserisce anche il progetto Sea-Care, che, unico nel suo genere nel panorama internazionale, grazie alla sinergia tra l’Istituto superiore di sanità, la Marina Militare e altri centri di ricerca nazionali e internazionali, ha raccolto campioni da tutti gli oceani portando evidenze importanti ad esempio sul tema della resistenza agli antibiotici e sulla presenza di sostanze nocive per l’uomo e tracciando persino il virus del Covid in acque ben lontane dalle nostre”. Schillaci ha infine ricordato che “una quota delle risorse del Pnrr e del Piano Nazionale Complementare sono destinate al programma ‘Salute, Ambiente, Clima’, che assume la qualità ambientale come determinante e fondamentale per garantire il diritto alla salute”. (
La geografia e la stagionalita’ della grandine sta mutando a causa del riscaldamento globale, aumentando il rischio per le zone temperate e per le relative colture invernali. E’ quanto emerge da uno studio guidato dall’Universita’ del Nuovo Galles del Sud (Unsw) e pubblicato su ‘Nature Climate Change’. Tim Raupach, autore principale dello studio e ricercatore presso l’Istituto per il rischio climatico e la risposta alle emergenze dell’Unsdw, afferma che questo fenomeno fa parte di uno spostamento generale della frequenza delle grandinate verso i poli: “Secondo i modelli che ipotizzano un riscaldamento globale di 2 C e 3 C, osserviamo uno spostamento generale verso un maggior rischio nelle zone piu’ fredde e nei periodi piu’ freddi dell’anno – spiega – quindi, il rischio aumenta in inverno e spesso diminuisce in estate: si tratta di uno spostamento dalle regioni e dalle stagioni piu’ calde a quelle piu’ fredde. Queste regioni piu’ fredde includono non solo parti dell’Australia meridionale e della Nuova Zelanda, ma anche il Nord America settentrionale e l’Europa. Si registrano diminuzioni, sebbene con ancora molta incertezza, nelle zone subtropicali e in alcune parti delle medie latitudini. Cio’ include gran parte dell’Australia, nonche’ regioni dell’India, della Cina e gran parte dell’Africa”.
La WWDC 2026 si preannuncia come un evento cruciale per l'intelligenza artificiale di Apple. Dopo le difficoltà del 2024, l'attenzione è tutta su Cupertino e sulla sua capacità di ridefinire l'interazione tra uomo e macchina. Non si tratta di un semplice aggiornamento, ma di un momento decisivo che potrebbe rappresentare l'eredità di Tim Cook al suo ultimo keynote.
Un'eredità pesante: perché l'ia è il futuro di apple
Questa WWDC ha un sapore diverso. Non è solo una presentazione di nuovi sistemi operativi, ma un vero passaggio di consegne. Per Tim Cook, l'intelligenza artificiale rappresenta ciò che l'iPhone fu per Steve Jobs: un'eredità fondamentale per il prossimo decennio.
Il futuro dell'azienda dipende da questa svolta. Prodotti innovativi come occhiali smart, auricolari intelligenti e nuovi dispositivi per la casa richiedono un'IA potente, contestuale e affidabile. L'intelligenza artificiale non è più un'opzione, ma la base su cui costruire ogni nuova esperienza utente.
Il passo falso del 2024: cosa non ha funzionato?
Ricordiamo le promesse di "Apple Intelligence" alla WWDC 2024. L'idea di una Siri capace di comprendere il contesto e agire tra le app come agente personale era ambiziosa, forse troppo per i tempi. Il risultato fu un disastro comunicativo: le funzioni mostrate non erano pronte e le promesse non furono mantenute. Apple fu costretta a ritirare alcuni spot e ad affrontare le critiche degli utenti. La verità è che, due anni fa, nessuno era pronto per agenti IA così evoluti su smartphone. L'azienda aveva promesso troppo, troppo presto, in un settore ancora acerbo.
La rivincita tecnologica: perché oggi è il momento giusto
Cosa è cambiato in questi due anni? La risposta si trova in una combinazione di hardware vincente e tecnologie software che, nel 2024, non erano ancora mature.
L'hardware giusto al momento giusto: il vantaggio di apple silicon
Apple si è trovata con l'hardware perfetto per l'IA locale quasi per caso. La memoria unificata di Apple Silicon, creata per ottimizzare le prestazioni grafiche, si è rivelata la soluzione ideale per eseguire modelli di intelligenza artificiale direttamente sul dispositivo. Questo ha eliminato i colli di bottiglia tipici dei PC, rendendo i Mac una piattaforma di riferimento per sviluppatori e ricercatori.
I "mattoni" mancanti: le tecnologie che hanno cambiato tutto
Nel 2024 mancavano gli strumenti software per realizzare quella visione. Oggi, Apple ha a disposizione tutto ciò che serve: Architettura MoE (Mixture of Experts): I modelli attuali attivano solo gli "esperti" necessari per un compito specifico, rendendoli molto più efficienti. Quantizzazione Spinta: Tecniche avanzate comprimono modelli enormi per adattarli a uno smartphone, senza perdite significative di qualità. MLX Framework: Un framework open source di Apple che ha dato alla community gli strumenti per ottimizzare qualsiasi modello AI per l'hardware Apple Silicon. In sintesi, oggi la tecnologia è finalmente pronta per realizzare ciò che nel 2024 era solo un'idea.
Ia apple wwdc 2026: cosa ci aspetta davvero?
Lo slogan dell'evento, "All Systems Glow", suggerisce un'IA integrata visivamente in tutto il sistema con un'estetica riconoscibile. Ma le novità andranno ben oltre l'aspetto grafico.
Siri diventa grande: un agente intelligente, non solo un assistente
La più grande rivoluzione riguarderà Siri. Non sarà più un semplice assistente vocale, ma un agente proattivo con un'app dedicata e una cronologia sincronizzata via iCloud. Sarà in grado di comprendere il contesto e utilizzare funzioni come: Personal Context: Potrà accedere a email, messaggi e file per rispondere a domande come "Mostrami i documenti inviati da Marco la scorsa settimana". On-screen Awareness: L'assistente vedrà ciò che è presente sullo schermo. Se un amico invia un indirizzo, si potrà chiedere a Siri di salvarlo nei contatti senza dover fare copia-incolla. Cross-app Actions: Eseguirà compiti complessi che coinvolgono più app, come "Prendi l'allegato di questa email e salvalo nella cartella Progetti".
Oltre siri: ia diffusa in tutto l'ecosistema
L'intelligenza artificiale sarà integrata in molte altre aree del sistema operativo per migliorare la vita digitale quotidiana:
Fotocamera Potenziata: Arriveranno strumenti di fotoritocco generativo, come una "gomma magica" evoluta e la capacità di ricostruire parti di un'immagine.
Strumenti di Scrittura: Correzione intelligente della sintassi e suggerimenti di stile saranno integrati direttamente nel sistema.
Creazione Semplificata: Nasceranno i Genmoji e la possibilità di creare sfondi unici. Sarà possibile generare Comandi Rapidi complessi usando il linguaggio naturale.
Un nuovo inizio per apple?
Questa WWDC non è un semplice aggiornamento, ma un punto di svolta. Apple sembra aver imparato dai propri errori, attendendo la maturità della tecnologia.
Ora ha l'opportunità di offrire un'esperienza IA davvero integrata, utile e rispettosa della privacy. Se le promesse saranno mantenute, potremmo assistere non a un inseguimento della concorrenza, ma alla definizione di un nuovo standard per l'interazione con i nostri dispositivi. Potrebbe essere l'alba di una nuova era per Apple.
Dal 6 all’8 giugno, a Genova, la Giornata Mondiale degli Oceani diventa anche un’occasione per conoscere meglio gli tsunami. Il Centro Allerta Tsunami dell’INGV, infatti, partecipa all’edizione 2026 con lo stand espositivo Tsunami HUB. Qui troverete un simulatore video e una porta. Vi chiederete: cosa hanno in comune con gli tsunami?
Non vi anticipiamo la risposta: vi invitiamo a scoprirla di persona, passando a trovarci al Villaggio del Mare, in largo Pertini.
Qui, tra esperimenti, giochi, prove di forza e tsunami da generare con le proprie mani, sarà possibile capire come nascono questi fenomeni, perché sono così diversi dalle onde prodotte dal vento e quanta energia conservano quando raggiungono la costa. Sarà anche l’occasione per scoprire che gli tsunami non si generano solo negli Oceani e lontano da noi, ma possono verificarsi anche nel Mar Mediterraneo.
Le attività dello stand sono rivolte al pubblico dagli 8 anni in su, durano circa 20 minuti e prevedono la partecipazione attiva dei visitatori, con gruppi fino a 10 persone.
L’iniziativa si inserisce nel programma della Giornata Mondiale degli Oceani: Conoscere, Comprendere, Convivere, promossa dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in occasione del World Oceans Day, la ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare il pubblico sull’importanza degli oceani, sull’impatto delle attività umane e dei cambiamenti climatici e sulla necessità di proteggere una risorsa essenziale per la vita sul pianeta.
L’evento è patrocinato dal Comune di Genova, dal Ministero dell’Università e della Ricerca, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dalla Regione Liguria, ha ottenuto anche quest’anno l’endorsement UNESCO ed è stata riconosciuta tra le Ocean Decade Activities del 2026.
Scade il 31 ottobre 2026 - Un'opportunità concreta per sostenere la formazione dei giovani universitari del territorio pratese. La Fondazione Scuole Cattoliche Fiora e Gianni Biti ha pubblicato ufficialmente il nuovo bando di concorso per l'anno accademico 2026-2027, mettendo a disposizione 3 borse di studio destinate a studenti meritevoli e in condizioni economiche disagiate. L'iniziativa punta ad abbattere le barriere economiche, premiando l'impegno e il merito di chi si appresta a iniziare il proprio percorso accademico.
Scade il 31 ottobre 2026 - Un'opportunità concreta per sostenere la formazione dei giovani universitari del territorio pratese. La Fondazione Scuole Cattoliche Fiora e Gianni Biti ha pubblicato ufficialmente il nuovo bando di concorso per l'anno accademico 2026-2027, mettendo a disposizione 3 borse di studio destinate a studenti meritevoli e in condizioni economiche disagiate. L'iniziativa punta ad abbattere le barriere economiche, premiando l'impegno e il merito di chi si appresta a iniziare il proprio percorso accademico.
Quest'anno i fondi raccolti finanzieranno una borsa di dottorato triennale in Medicina Traslazionale, focalizzata sull'assistenza ai pazienti più vulnerabili, alle vittime di violenza e al disagio sociale. Come parte della comunità dell'Università di Firenze, sappiamo bene quanto la ricerca scientifica sia il motore del cambiamento e del benessere collettivo. Per questo motivo, vogliamo rilanciare con forza la nuova campagna per la destinazione del 5x1000 a UniFi, un gesto completamente gratuito che quest'anno si trasforma in un investimento concreto per la salute umana e l'inclusione.
Quest'anno i fondi raccolti finanzieranno una borsa di dottorato triennale in Medicina Traslazionale, focalizzata sull'assistenza ai pazienti più vulnerabili, alle vittime di violenza e al disagio sociale. Come parte della comunità dell'Università di Firenze, sappiamo bene quanto la ricerca scientifica sia il motore del cambiamento e del benessere collettivo. Per questo motivo, vogliamo rilanciare con forza la nuova campagna per la destinazione del 5x1000 a UniFi, un gesto completamente gratuito che quest'anno si trasforma in un investimento concreto per la salute umana e l'inclusione.
Nel panorama iper-competitivo di oggi, il marketing digitale non può più basarsi solo sull'intuizione. Richiede dati certi, metodologie rigorose e una comprensione profonda dei contesti competitivi in continua evoluzione. È proprio qui che si inserisce il cuore pulsante di WeM_Park: la ricerca.
Nel panorama iper-competitivo di oggi, il marketing digitale non può più basarsi solo sull'intuizione. Richiede dati certi, metodologie rigorose e una comprensione profonda dei contesti competitivi in continua evoluzione. È proprio qui che si inserisce il cuore pulsante di WeM_Park: la ricerca.
Il grande evento gratuito di divulgazione scientifica firmato OpenLab dell'Università di Firenze. Da giugno a settembre, laboratori, mostre, cinema e spettacoli animano la città metropolitana con un focus speciale sul tema dell'anno: "L'Intelligenza". C’è un momento dell’anno in cui i laboratori universitari aprono le porte ai cittadini e la scienza si trasforma in un'esperienza visiva, tattile e interattiva.
Il grande evento gratuito di divulgazione scientifica firmato OpenLab dell'Università di Firenze. Da giugno a settembre, laboratori, mostre, cinema e spettacoli animano la città metropolitana con un focus speciale sul tema dell'anno: "L'Intelligenza". C’è un momento dell’anno in cui i laboratori universitari aprono le porte ai cittadini e la scienza si trasforma in un'esperienza visiva, tattile e interattiva.
Lo Sportello AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System) della Regione Toscana, attivo presso la Fondazione PIN, è una vera e propria "porta d'accesso" concepita per connettere il mondo della ricerca scientifica e tecnologica direttamente con il lavoro delle aziende agricole toscane.
Lo Sportello AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System) della Regione Toscana, attivo presso la Fondazione PIN, è una vera e propria "porta d'accesso" concepita per connettere il mondo della ricerca scientifica e tecnologica direttamente con il lavoro delle aziende agricole toscane.
Un gruppo cybercriminale di lingua cinese fino a poco tempo fa concentrato prevalentemente sul mercato asiatico sta ampliando rapidamente il proprio raggio d’azione verso Europa e Africa. Secondo le analisi pubblicate da Proofpoint, il gruppo chiamato TA4922 ha aumentato sensibilmente il volume delle proprie operazioni nel corso del 2026, prendendo di mira organizzazioni nel Regno […]
New research by Mitel has revealed a widening gap between AI adoption and enablement, with limited support and low confidence contributing to the rise of Shadow AI and unapproved AI usage. The State of Workforce Communication report found that while workplace communication is mission-critical, tools are misaligned with how teams execute, forcing employees to quietly compensate at measurable cost to productivity, security and service quality.
The global survey of 2,000 IT decision-makers (ITDMs) and desk and frontline employees across diverse industries, including healthcare, public sector, retail, manufacturing, financial services and hospitality, found that nearly two-thirds (63%) of workers feel pressured to “make it work” with systems that are not designed for their needs. This situation creates friction in productivity and service delivery while increasing operational and financial risks associated with limited control over data custody, performance, and business continuity.
In parallel, 93% of ITDMs consider communication tools integral to everyday business operations, yet only 34% of workers say those tools are highly effective. This highlights a gap between how communication tools are deployed and how employees actually work.
Eric Hanson, CMO at Mitel, said: “Organisations are making significant investments in AI, communication infrastructure, and modernisation. Yet more than half of employees report that these tools fall short at the moments that matter most. The challenge is not a lack of technology, but a lack of alignment with the realities of work. In fast-moving, high-pressure, and increasingly mobile environments, communication must be immediate, reliable and context-appropriate – or it risks breaking down precisely when it is needed most.”
While 93% of IT leaders consider communication tools strategically critical, Mitel’s report highlights the complexity of delivering consistent, effective communication across a distributed, mobile, and frontline-driven workforce. 89% of IT leaders acknowledge that some parts of the workforce are better served by communication tools than others. This points to a gap between intention and reality that is reflected in the day-to-day experience of desk and frontline workers. Over six in ten (63%) feel pressured to “make it work” when communication systems are not designed for their needs, reaching 71% for frontline workers.
The research found that teams are relying on an average of seven disconnected tools to complete even routine tasks, potentially leading to ‘tool overload’ and fatigue.
Over half of workers say they waste time switching between communication tools and half of frontline workers feel increased pressure during busy or critical moments.
These inefficiencies extend beyond internal workflows, directly affecting service delivery, operational consistency, and, in some cases, safety. The burden is highest for frontline workers, where communication failures carry greater consequences. 54% of these workers report delays in completing tasks or responding to situations, 46% say that it impacts quality of service, and 35% even report that it creates safety risks for customers, patients, or staff.
These workarounds also introduce significant security risks to organisations. The report reveals that when faced with communication issues, workers are finding their own ways to keep work moving. Over three-quarters (76%) use non-approved communication channels for work-related purposes, increasing risks such as data exposure, compliance breaches, cybersecurity threats and a loss of visibility and control, according to 90% of ITDMs. This behaviour is even more pronounced among frontline workers, who are over twice as likely to use non-approved tools often to respond to their customers and patients quickly and effectively when sanctioned tools fall short.
While business leaders are prioritising AI investments to improve efficiency and modernise operations, adoption across the workforce remains uneven, and many workers feel unsupported. The report highlights that 52% of workers regularly use AI tools, but only 33% feel very comfortable using them in their day-to-day work. At the same time, 66% consider their organisation does not adequately support AI use, introducing a new emerging risk: Shadow AI.
It is evidenced by the fact that half of workers turn to non-approved AI tools, outpacing their organisations as they move to drive functional productivity and operational velocity. In the meantime, IT leaders indicate growing concerns around incorrect or misleading outputs (76%), whether AI use meets regulatory or compliance requirements (75%), and how data is stored, used and protected (75%).
As Sam Soares, CRO of CultureAI, previously told the Guru: “One of the biggest risks facing organisations today is the use of undocumented or unapproved AI tools – or shadow AI – operating on company networks or using company data. These tools are used by employees without organisational oversight, introducing significant security, compliance and operational risks. As the number of AI apps proliferates, it’s an increasingly common occurrence.”
AI is not yet delivering consistent value for the workforce, and managing its pace and risks remains a shared challenge for both IT leaders and workers. Clear guidance, integration, and alignment with existing workflows are needed to reduce complexity and risk rather than add to them.
Messaging platforms remain the preferred choice for everyday collaboration, but voice becomes the most trusted and effective channel in urgent or high-stakes situations, across generations.
Nearly eight in ten workers (79%) rely on voice communication when rapid action and immediate alignment are required, highlighting the enduring value of real-time human interaction in critical moments. The trend is particularly pronounced among healthcare professionals, where communication speed can directly influence operational outcomes and patient care, with 56% adopting a voice-first approach during urgent situations. However, this can create issues as deepfakes and productivity platform based attacks arise.
To address these challenges and close the gap between investment and employee experience, organisations must reconcile two priorities: offering employees the flexibility to choose the communication tools and channels best suited to each situation while ensuring strong standards for security and compliance.
In this context, hybrid infrastructure became the operating reality: 87% of ITDMs already rely on it for their communication tools and 93% confirm that it provides the flexibility and control needed, without unmanageable complexities. This model allows organisations to modernise communication systems while maintaining oversight and stability across increasingly complex environments.
“While there is broad alignment between IT leaders and employees on the need to evolve workforce communication, this research underscores how far most organisations remain from achieving that objective. They must address foundational challenges while navigating increasing technical complexity, heightened security requirements and ongoing modernisation efforts. These dynamics highlight the need for more practical, user-centred approaches, particularly solutions that are seamlessly integrated into everyday workflows across roles and work environments to ultimately drive performance and business outcomes,” said Luiz Domingos, CTO of Mitel.
Gli eventi naturali pericolosi possono non verificarsi da soli. Un’area colpita da un terremoto potrebbe essere interessata da una perturbazione meteorologica, oppure il territorio potrebbe essere già stato indebolito da eventi sismici recenti. In alcuni casi, un terremoto può essere innescato da dinamiche legate all’attività dei vulcani, o lo stesso può innescare uno tsunami o altri fenomeni secondari – frane, liquefazione del suolo, variazioni del regime idrogeologico – effetti a cascata che amplificano l’impatto sulla popolazione.
È da questa consapevolezza che nasce ARISTOTLE (All Risk Integrated System TOwards Trans-boundary hoListic Early-warning – European Natural Hazards Scientific Partnership), un’iniziativa promossa dal Parlamento Europeo per colmare una lacuna fondamentale nella gestione delle emergenze: l’assenza di una valutazione scientifica autorevole e tempestiva a supporto dei sistemi di allerta precoce automatici.
Sebbene questi ultimi siano in grado di rilevare rapidamente un evento e diffondere segnalazioni, non riescono a tradurre il dato in informazioni operative perché mancano di una comprensione scientifica completa della fenomenologia in atto e dei possibili effetti a cascata. ARISTOTLE nasce quindi con l’obiettivo di integrare queste informazioni con analisi esperte multi-hazard, fornendo all’Emergency Response Coordination Centre della Commissione Europea (ERCC) un quadro interpretativo più ampio e affidabile. In questo modo è possibile supportare decisioni operative più informate, comprendere quali siano le necessità reali delle aree colpite e valutare anche i rischi a cui potrebbe essere esposto il personale dispiegato sul campo.
ARISTOTLE riunisce 23 enti scientifici e università europee con competenze nei principali tipi di rischio naturale: terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche, incendi boschivi, alluvioni ed eventi meteorologici estremi. Il punto di forza del progetto è aver sviluppato, nei 10 anni di operatività, metodi e strumenti per valutare più rischi contemporaneamente, tenendo conto delle loro interazioni e della loro evoluzione nel tempo.
Il sistema multi-hazard operativo di ARISTOTLE a servizio di ERCC nell’ambito del Meccanismo Unionale di Protezione Civile
L’INGV è il coordinatore del progetto, partecipa alla valutazione della pericolosità di tre dei sei rischi naturali e fa parte del gruppo di coordinamento che gestisce le attività scientifiche e operative del consorzio.
Il valore della valutazione integrata
Cosa cambia quando si valutano i rischi in modo integrato? La risposta è nella qualità delle informazioni utilizzate al momento della crisi. Un sistema multi-hazard è in grado di identificare scenari in cui eventi distinti si influenzano reciprocamente, e di supportare le decisioni di allerta e di gestione dell’emergenza attraverso un quadro completo. Tutto questo concorre inoltre a migliorare la preparazione nel lungo termine, considerando il verificarsi in contemporanea dei pericoli.
Nel contesto multi-hazard, infatti, due o più fenomeni pericolosi possono verificarsi nello stesso periodo e/o nella stessa area geografica. Questo non implica necessariamente un rapporto causa-effetto diretto. I pericoli possono essere indipendenti ma simultanei oppure influenzarsi reciprocamente. Ad esempio, piogge intense e mareggiate possono aumentare il rischio di un’alluvione costiera.
Combinazioni di fenomeni come quelli descritti possono aumentare la vulnerabilità del territorio, moltiplicando gli impatti sociali ed economici, e richiedono analisi integrate.
Compito di ARISTOTLE è trasformare per ERCC dati scientifici complessi in informazioni chiare e utili per chi deve prendere decisioni operative rapide e finalizzate quindi anche a salvare vite umane e mitigare i danni.
Come funziona ARISTOTLE?
ARISTOTLE è una sala operativa virtuale in cui si alternano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, circa 170 esperti rappresentativi dei sei hazard attualmente monitorati. A supporto degli esperti c’è una rete di ricercatori e tecnici di oltre 23istituzioniscientifiche di tutta Europa che garantisce informazioni puntuali, aggiornate e realistiche per un monitoraggio continuativo a scala globale.
Il team ARISTOTLE fornisce il servizio operativo in:
Modalità di risposta alle emergenze (ERM): in risposta al verificarsi di un evento naturale rilevante, il team si riunisce virtualmente ed effettua una valutazione multi-hazard dell’impatto dell’evento su popolazione e infrastrutture del Paese coinvolto. Entro le tre ore successive redige e invia a ERCC un rapporto dettagliato a Bruxelles;
Modalità operativa ordinaria (ROM): con un servizio trisettimanale di monitoraggio multi-hazard in cui redige un report di aggiornamento per ERCC degli eventi occorsi nei giorni precedenti descrivendo anche la loro evoluzione nei giorni a venire;
Con un servizio di science “on-demand” (SEOD) per supportare ERCC nella comprensione della fenomenologia di eventi catastrofici estremi o durante crisi particolarmente rilevanti.
I primi dieci anni
Quest’anno ARISTOTLE compie 10 anni di operatività. Nato come progetto pilota, oggi fornisce supporto scientifico a ERCC attraverso l’analisi di centinaia di eventi naturali che hanno richiesto il coordinamento degli aiuti internazionali. Il progetto ha inoltre supportato l’ERCC anche in occasione di crisi non legate a eventi naturali, fornendo informazioni utili alle attività di intervento umanitario.
Sintesi delle attivazioni di Aristotle durante i 4 contratti precedenti a quello attuale e suddivisa per le diverse modalità: ERM (l’emergenza per un grave evento), ROM (il report trisettimanale), STAF/SEOD (il servizio on-demand in caso di eventi complessi).
Guardando al futuro, ARISTOTLE punta a diventare ancora più efficace, integrando altri rischi naturali come Meteorologia spaziale, siccità e ondate di calore, e nuovi strumenti di monitoraggio, per far sì che la scienza sia sempre più al servizio della società.
A cura di Giovanna Forlenza, Spina Cianetti, Licia Faenza, Giuseppe Salerno, Marco Olivieri, Valentino Lauciani del Centro ARISTOTLE.
Iacomelli: “Ha funzionato il patto di collaborazione con i cittadini e gli esercenti”. Salvetti: “AAMPS/Retiambiente indispensabile per il successo di tutti i nostri eventi”.
In mezzo alla gente, ma con discrezione ed efficienza. Gli operatori di AAMPS/Retiambiente hanno contribuito alla riuscita dell’evento Straborgo che da venerdì 29 maggio a sabato 1 giugno ha visto migliaia di persone, tra cittadini e turisti, affollare le strade del quartiere. Una presenza continuativa per garantire la pulizia di Piazza Mazzini e delle strade limitrofe e realizzare la raccolta dei rifiuti sia con la vuotatura dei contenitori stradali sia con la raccolta dei materiali differenziati prodotti con quantitativi ingenti dagli esercenti della zona.
“Questa tipologia di manifestazione – commenta Aldo Iacomelli, Amministratore Unico AAMPS/Retiambiente – risulta per noi sempre particolarmente impegnativa soprattutto nel periodo estivo che prevede un’articolazione complessa dei nostri servizi di raccolta e spazzamento. Dobbiamo operare h24 e, allo stesso tempo, districarci tra la folla garantendo sempre le opportune condizioni di sicurezza per i nostri lavoratori e i cittadini. Siamo particolarmente soddisfatti nell’essere riusciti a dare il nostro contributo. Ho il piacere di sottolineare – conclude Iacomelli – la cooperazione che abbiamo riscontrato da parte degli organizzatori, degli abitanti del quartiere e degli esercenti che si sono prodigati per rispettare le regole straordinarie di conferimento dei rifiuti differenziati”.
“Lo dico da sempre – afferma Luca Salvetti, Sindaco di Livorno. AAMPS/Retiambiente è un’azienda che funziona egregiamente nell’erogazione dei servizi resi alla cittadinanza e questi eventi ne sono la riprova. Senza i puntuali servizi di spazzamento e raccolta dei rifiuti non saremmo qui a parlare del successo di Straborgo. Ringrazio i lavoratori per il consueto impegno profuso, gli abitanti del quartiere per la disponibilità concessa e gli esercenti per avere collaborato al meglio delle rispettive possibilità. Ora sotto con le altre kermesse in programma per la lunga stagione estiva”.
Approvato il bilancio 2025, è il settimo consecutivo. Il Sindaco: “AAMPS orgoglio della città”
Ratificando un utile di 252.000 € l’Assemblea dei Soci di AAMPS ha approvato nei giorni scorsi il bilancio aziendale 2025. Un risultato in linea con quanto registrato negli anni precedenti, comprendendo anche quelli relativi all’uscita anticipata dal concordato preventivo in continuità, con i bilanci che avevano ottenuto analoghi risultati (965.202€ nel 2019, 2.2912.441€ nel 2020, 515.035€ nel 2021, 94.835€ nel 2022, 131.270€ nel 2023 e 145.704 € nel 2024).
La notizia era stata anticipata nei giorni scorsi durante una conferenza stampa dedicata ai bilanci di tutte le aziende partecipate del Comune di Livorno, ma il Sindaco di Livorno Luca Salvetti, affiancato dall’Amministratore Unico Aldo Iacomelli e dalle assessore Viola Ferroni e Giovanna Cepparello, ha tenuto ad aprire un faro su AAMPS/Retiambiente.
Luca Salvetti, Sindaco di Livorno
“Sono orgoglioso di questa azienda, dei servizi che eroga e di tutti i suoi lavoratori. Nel 2019 abbiamo trovato AAMPS in concordato preventivo, con un futuro a dir poco incerto e il rischio concreto di vederla soccombere sotto il peso di conti sballati e servizi alla cittadinanza inadeguati. Ora registriamo l’ennesimo bilancio in utile consecutivo, con il personale incrementato e stabilizzato e prospettive di consolidamento e sviluppo prima impensabili. In tale percorso siamo riusciti a traghettarla in RetiAmbiente consolidandone la vocazione industriale e riuscendo a contenere la TARI senza aumentarla per cinque anni e allineandola agli importi degli altri capoluoghi di provincia della Toscana. Sono i fatti che ci permettono di respingere al mittente le accuse sollevate recentemente da alcuni esponenti dell’opposizione in consiglio comunale ammantate di macroscopiche inesattezze e castronerie indecifrabili sia riconducibili all’azienda sia alla sua holding”.
Viola Ferroni, assessora alle Società Partecipate
“AAMPS ha fatto un incontrovertibile cambio di passo tornando ad essere un’azienda in salute con un ruolo di primo piano sia nell’erogazione dei servizi alla cittadinanza sia tra le società operative locali dell’Ato Toscana Costa che compongono la galassia Retiambiente e dove l’azienda riveste un ruolo di primo piano assoluto. Il cammino è stato impervio con ostacoli che sembravano insormontabili. Oggi siamo invece nella possibilità di guardare al futuro con grande ottimismo e rinnovate prospettive di consolidamento sia sul versante economico-finanziario sia su quello dello sviluppo industriale”.
Giovanna Cepparello, assessora alla Gestione dei rifiuti e Igiene ambientale
“I numeri sono dalla nostra parte e ci dicono che AAMPS può cogliere risultati importanti inerenti la vocazione ambientale che è chiamata a rappresentare ed esprimere. Nonostante mesi di particolare difficoltà, dovuti a contingenze operative affrontate con impegno e sacrificio da parte di tutti, oggi l’azienda può guardare in avanti con rinnovato entusiasmo e approssimarsi ad innovare e introdurre importanti cambiamenti nella gestione dei rifiuti a livello locale in linea con le strategie condivise con le altre SOL del gruppo Retiambiente. Chiederemo ai cittadini la consueta collaborazione con l’obiettivo di aumentare le percentuali di raccolta differenziata, conferendo materiali di maggiore qualità, e allo stesso tempo continuare a diminuire la produzione dei rifiuti nelle rispettive abitazioni”.
Aldo Iacomelli, Amministratore Unico
AAMPS è un fiore all’occhiello di Livorno. Una società interamente pubblica che eroga servizi ambientali a favore della città fin dal 1949 con grande efficacia ed efficienza impegnando 421 lavoratori in moto perpetuo nella raccolta dei rifiuti, nella pulizia delle strade e nei servizi cimiteriali e commerciali. Tutto questo con i conti sotto controllo suffragati anche dall’assenza di debiti e avendo comunque effettuato importanti investimenti, attingendo a finanziamenti dedicati, senza fare ricorso al credito bancario. Il tutto nella massima trasparenza richiesta ad una società in house providing in affiancamento alla sua holding con la quale condividere strategie industriali ben ponderate”.
La condivisione libera della conoscenza è uno dei pilastri fondamentali dell'università moderna e una risorsa preziosa per lo sviluppo culturale, economico e sociale delle comunità locali. In questo scenario, la Firenze University Press (FUP), la casa editrice dell'Università di Firenze, si conferma una realtà d'avanguardia.
La condivisione libera della conoscenza è uno dei pilastri fondamentali dell'università moderna e una risorsa preziosa per lo sviluppo culturale, economico e sociale delle comunità locali. In questo scenario, la Firenze University Press (FUP), la casa editrice dell'Università di Firenze, si conferma una realtà d'avanguardia.
Acumen Cyber has announced a strategic partnership with AttackIQ to help organizations continuously validate their cyber defenses against real-world threats and reduce exposure to modern attacks.
The partnership combines Acumen Cyber’s engineering-led security operations expertise with AttackIQ’s Continuous Threat Exposure Management (CTEM) platform. Together, the companies aim to help organizations identify exploitable attack paths, validate security controls, and prioritize remediation efforts based on actual risk rather than theoretical vulnerabilities.
Moving beyond traditional vulnerability management
As cybercriminals increasingly leverage artificial intelligence and automation, organizations are struggling to keep pace with the growing volume of vulnerabilities and security alerts.
According to Acumen Cyber and AttackIQ, traditional approaches centered on vulnerability counts, severity ratings, and periodic assessments are no longer enough. Security teams need continuous visibility into how attackers could move through their environments and whether existing controls are capable of stopping them.
The partnership is designed to help organizations continuously test defensive effectiveness, validate security investments, and focus resources on the attack paths that present the greatest risk.
Carl Wright, Chief Commercial Officer at AttackIQ, said many organizations are overwhelmed by security findings but still lack clarity about where they are truly vulnerable.
“Threat Debt changes the conversation from managing lists of vulnerabilities to understanding and reducing accumulated adversary opportunity,” Wright said.
Continuous validation becomes a priority
As part of the partnership, Acumen Cyber’s engineers will emulate real-world adversary techniques mapped to frameworks such as MITRE ATT&CK. This will allow organizations to test whether their preventive and detective controls can successfully stop modern attack methods.
The companies say the approach helps uncover where vulnerabilities, identity exposures, misconfigurations, and control gaps combine to create viable attack paths to critical assets.
Mark Robertson, CEO of Acumen Cyber, said organizations need to focus less on activity metrics and more on measurable security outcomes.
“Most organizations still operate security programs built around activity metrics instead of validated outcomes,” Robertson said. “The reality is that adversaries exploit paths, not isolated findings.”
He added that the partnership will enable customers to continuously identify attacker opportunities and systematically reduce what AttackIQ calls “Threat Debt” before those weaknesses can be exploited.
Measuring exposure through Threat Debt
A key component of the partnership is the AttackIQ Threat Debt Index, which provides organizations with a framework for measuring accumulated adversary opportunity across their environments.
The index is designed to track how attack paths change over time, identify where new exposure has emerged, and show where security controls are successfully reducing risk. This gives organizations a way to measure cyber resilience based on validated outcomes rather than simply reporting on security activities.
As organizations continue to face increasingly sophisticated cyber threats, Acumen Cyber and AttackIQ believe continuous validation and threat-informed defense will play a growing role in helping security teams stay ahead of attackers.
Un'importante opportunità formativa e di networking sul territorio dedicata al mondo delle politiche giovanili e ai finanziamenti europei. Il prossimo 18 giugno 2026, Prato ospiterà la “Palestra di Progettazione”, un incontro gratuito e operativo incentrato sui programmi europei Erasmus+ (sezione Gioventù e Sport) e Corpo europeo di solidarietà (ESC).
Un'importante opportunità formativa e di networking sul territorio dedicata al mondo delle politiche giovanili e ai finanziamenti europei. Il prossimo 18 giugno 2026, Prato ospiterà la “Palestra di Progettazione”, un incontro gratuito e operativo incentrato sui programmi europei Erasmus+ (sezione Gioventù e Sport) e Corpo europeo di solidarietà (ESC).
Alla raccolta solo alcune modifiche nelle aree Livorno Est e Picchianti-Porta a Terra
In vista della festività di martedì 2 giugno AAMPS/Retiambiente conferma che il servizio di raccolta dei rifiuti si svolgerà regolarmente. Sono previsti solo alcuni cambiamenti negli itinerari di interesse per gli abitanti delle aree Livorno Est e Picchianti-Porta a Terra.
Ecco il dettaglio suddiviso per Aree valido per la raccolta nel giorno della Festa della Repubblica:
Area Livorno Nord Indifferenziato: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Area Sant’Jacopo Marradi Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il lunedì.
Area Vittoria Stazione Zola Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Area Livorno est Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Picchianti – Porta a Terra Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Ardenza – La Rosa Organico: servizio attivo la mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Livorno Sud Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Pentagono
Multimateriale: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 19.30 alle 20.00 del giorno di raccolta.
Aree Pentagono e Centro Allargato Tutti i contenitori stradali presenti nelle aree “Pentagono” e “Centro Allargato” saranno regolarmente vuotati. Il Centro di raccolta “Livorno Sud” e il “Centro del riuso creativo” saranno chiusi martedì e riapriranno il giorno seguente. Servizio di raccolta pannolini/pannoloni: non effettuato nei giorni festivi.
Ringraziamo i cittadini per la consueta collaborazione. Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).
A leggere il nuovo “2026 Cloud Security Report” realizzato da Check Point insieme a Cybersecurity Insiders, sembra proprio che l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende stia crescendo più rapidamente della capacità delle organizzazioni di proteggerla. Il report, basato sulle risposte di 1.042 professionisti IT e cybersecurity provenienti da organizzazioni di tutto il mondo, mostra un quadro […]
Check Point Software has launched Agentic Exposure Validation (AEV), a new AI-driven capability within its Exposure Management platform that uses autonomous agents to reason like attackers and provide security teams with hard evidence of what is genuinely exploitable in their environment, before adversaries can act on it.
The launch comes as the threat landscape undergoes a fundamental shift. Frontier AI models are now capable of autonomously identifying and weaponising vulnerabilities at machine speed, compressing the mean time from CVE disclosure to confirmed exploitation from 2.3 years in 2018 to roughly 10 hours in 2026. At the same time, 72.7% of exploited CVEs in 2026 are hitting as zero-days, up from just 16.1% eight years ago.
Beyond Severity Scores
Traditional vulnerability management has long relied on static severity scores, leaving security teams to sift through thousands of flagged issues without knowing which represent a real, reachable risk. AEV takes a materially different approach: rather than assigning a score and moving on, it deploys AI agents that work through each potential exposure using logic that mirrors attacker reasoning.
The agents correlate exposure data with asset context, live threat intelligence, existing control coverage, and known exploit research to determine whether a path to compromise actually exists. When a route is blocked by an existing control, AEV pivots to an alternative attack path. If no viable path exists, the threat is discarded. If exploitation is feasible, the system produces direct evidence, giving security teams the confidence to prioritise and act.
Early customer engagements have already shown the capability of generating novel exploits for dozens of vulnerabilities that had no previously published exploit code, illustrating the analytical depth of the agents.
Closing the AI Arms Race Gap
Yochai Corem, General Manager of Exposure Management at Check Point, said the product addresses a problem that has become existential for enterprise security teams: “The era of autonomous, AI-driven exploitation is here. Frontier AI models are attacking critical vulnerabilities at scale, without human steering. Security teams are already inundated and cannot effectively address that emerging threat.”
Corem added that AEV is designed to put defenders on equal footing: “Agentic Exposure Validation is our answer: AI agents that reason like attackers reviewing your organisation’s digital surface from the outside with our unique threat intelligence context, and prove what is actually exploitable, providing security teams the evidence and the remediation to act smartly and effectively before attackers do.”
A Critical Piece of CTEM
Check Point positions AEV as a validation layer within Continuous Threat Exposure Management (CTEM) programmes, moving organisations from discovery and prioritisation into evidence-based exposure reduction. The validation step has historically been manual, slow, and resource-intensive. AEV’s safe proving loop, analysing assets and CVEs, enriching findings with live Check Point threat intelligence, verifying whether existing controls already block the path, and building targeted validation without disruptive techniques, is designed to make that step autonomous and continuous.
Agentic Exposure Validation is available now as part of Check Point Exposure Management. Organisations can request a complimentary AEV scan to see what an agentic attacker would uncover on their external attack surface.
Swiss privacy company Proton has rolled out a significant update to Proton Mail that allows users to connect their Gmail accounts directly to the platform. The feature, announced on 28 May 2026, enables Gmail messages to be imported into Proton Mail and allows users to send and receive emails from their Gmail address, all without toggling between separate inboxes.
The integration is aimed at users looking to transition away from Google’s ecosystem but who face the practical challenge of updating contacts and switching services one by one. Rather than forcing an abrupt departure, Proton is offering a bridge: a managed migration path where Gmail activity is gradually absorbed into Proton Mail.
What the Feature Does, and What It Does Not
When a user activates the Gmail connection via Proton’s Easy Switch tool, their most recent Gmail messages are imported into Proton Mail. Going forward, new emails arriving in Gmail will continue to appear automatically in the Proton inbox. Crucially, Proton says the connection is strictly one-directional in terms of access: connecting Gmail does not grant Google any visibility into the user’s Proton Mail inbox.
From a security standpoint, this is a meaningful distinction. Proton positions the feature as a transitional tool rather than a permanent hybrid solution. The company acknowledges that Google continues to read emails received by a Gmail account, including any sensitive communications. The feature is designed to shrink that exposure over time, not eliminate it overnight.
Privacy Protections Applied to Gmail Traffic
Proton says it applies its standard email protections to Gmail content viewed through the Proton Mail interface. That includes tracker removal, ad stripping, and spam filtering. Unlike Gmail, which the company describes as fundamentally built around advertising, Proton does not scan email content, build advertising profiles, or use user data for AI training purposes.
Proton also highlights an encryption benefit: when both parties in a conversation use Proton Mail, messages exchanged between connected Gmail addresses become end-to-end encrypted, meaning Google cannot read those communications. This incentivises users to encourage their contacts to make the same switch.
A Gradual Exit Strategy from Big Tech
Proton is explicit that the feature is not a long-term solution. The company frames it as part of a broader, gradual transition away from Google, designed to make the process manageable. The recommended approach is for users to update all their important accounts to their Proton address, after which Gmail receives only low-priority mail. Users can then disconnect Gmail entirely from Proton Mail and, if they choose, delete their Google account altogether.
The feature is rolling out gradually, meaning not all users will see it immediately. Setup is straightforward: users open the Easy Switch section in their Proton Mail settings and connect their Gmail account. In addition to Gmail, Proton supports email imports from Outlook, Yahoo, and Apple Mail via the same Easy Switch tool or a standalone import utility.
Wider Context: Google’s Data Practices Under Scrutiny
The launch arrives against a backdrop of sustained criticism of Google’s data harvesting practices. Google uses Gmail activity, including which emails are opened and interacted with, to build user profiles that feed its advertising ecosystem. The company also uses approximate location data derived from email activity to personalise ads. By routing Gmail through Proton’s interface rather than Google’s own apps, users can reduce their exposure to this data collection, even while maintaining their Gmail address.
For IT and security teams advising organisations or individuals on reducing Big Tech data exposure, Proton’s new approach represents a pragmatic middle ground: it acknowledges that cold-turkey Gmail abandonment is impractical for many users and provides a structured, privacy-improving alternative.
Le campagne di SEO poisoning non sono certo una novità nel panorama cybercriminale. Da decenni gli attaccanti manipolano i motori di ricerca per spingere siti malevoli tra i primi risultati, inducendo gli utenti a scaricare malware credendo di visitare pagine legittime. Ma una nuova campagna analizzata da Microsoft Security Blog mostra un’evoluzione particolarmente interessante del […]
Proiezione del film "C'è ancora domani" di Paola Cortellesi, presso Cinema Teatro 4 Mori
In occasione dell’80º anniversario della Repubblica italiana e del voto alle donne, ISTORECO, insieme ad ANPI, ANPPIA, ANED e al Cinema Teatro 4 Mori, invita la cittadinanza alla proiezione del film C’è ancora domanidi Paola Cortellesi, che si terrà lunedì 1 giugno 2026 alle ore 21 presso il Cinema Teatro
4 Mori di Livorno con ingresso gratuito.
C’è ancora domani racconta, con forza e sensibilità, la condizione femminile nell’Italia del dopoguerra con una narrazione incentrata su una figura del popolo vessata in famiglia dall’atteggiamento arrogante e violento del marito e del suocero, due esemplari del peggiore, ed ancora attuale, patriarcato. Il marito non desidera che la moglie vada a votare e la protagonista si organizza per esercitare questo nuovo diritto. Prima tappa di un lungo cammino verso il riconoscimento dei diritti, da quello del voto, a quello della parità salariale per eguale lavoro, a quello dell’aborto, così come il diritto di ricoprire qualsiasi ruolo nell’ amministrazione dello Stato.
Riproporlo significa sollecitare una riflessione su quanto quella conquista abbia trasformato il Paese e su quanto ancora sia necessario impegnarsi per una piena ed egualitaria cittadinanza democratica.
La serata sarà introdotta dai saluti delle autorità e dal Presidente di ISTORECO, Claudio Massimo Seriacopi. Seguiranno un intervento di Catia Sonetti, Direttrice di ISTORECO, e della Prof.ssa Chiara Tognolotti, storica del cinema (Università di Pisa).
Authorities in the Netherlands have arrested the co-owners of two related Internet hosting companies for operating IT infrastructure used by Russia to carry out cyberattacks, influence operations and disinformation campaigns inside the European Union. The two men were the focus of a 2025 KrebsOnSecurity story about how their hosting companies had assumed control over the technical infrastructure of Stark Industries Solutions, an Internet service provider sanctioned last year by the EU as a frequent staging ground for cyber mischief from Russia’s intelligence agencies.
An investigator with the Tax Intelligence and Investigation Service (FIOD), the Dutch financial crimes agency, during the raid. Image: FIOD.
The Dutch daily news outlet de Volkskrantreports that the Dutch financial crime agency FIOD on May 18 arrested a 57-year-old from Amsterdam and a 39-year-old from The Hague, charging them with violating sanctions law by directly or indirectly making economic resources available to EU-sanctioned entities.
The Dutch investigation focuses on Stark Industries, a sprawling hosting provider that materialized just two weeks before Russia invaded Ukraine. As detailed in this May 2024 deep-dive, Stark quickly became the source of massive distributed denial-of-service (DDoS) attacks against European targets, and emerged as a top supplier of proxy and anonymity services that showed up time and again in cyberattacks linked to Russia-backed hacking groups.
That report identified two Moldovan brothers — Ivan and Yuri Neculiti and their company PQHosting — who were providing one of Stark’s two main conduits to the larger Internet. In May 2025, the EU sanctioned PQHosting and the Neculiti brothers for aiding Russia’s hybrid warfare efforts. But as KrebsOnSecurity observed in September 2025, those sanctions failed to target Stark’s remaining connection to the Internet — an Internet service provider based in the Netherlands called MIRhosting.
MIRhosting is operated by Andrey Nesterenko, a 39-year-old Russian native who runs the business out of the Netherlands. News that PQHosting and the Neculiti brothers were about to be sanctioned by the EU leaked in the media nearly two weeks before the sanctions were announced last year. During that time, the Stark network assets were transferred from PQHosting to a new entity called the[.]hosting, under the control of the Dutch entity WorkTitans BV.
And as our September 2025 report showed, WorkTitans was controlled by Nesterenko and a 57-year-old from Amsterdam named Youssef Zinad. On top of that, WorkTitans was getting connectivity to the larger Internet solely through MIRhosting, where Zinad had worked previously.
On May 18, Dutch financial crime investigators arrested Nesterenko and Zinad, and searched three businesses in Enschede and Almere and two data centers in Dronten and Schiphol-Rijk. A statement from the Dutch authorities said they also seized laptops, telephones and more than 800 servers.
A message to the-hosting customers immediately after 800 of its servers were seized by Dutch authorities. The message says that unfortunately data stored on the server has been lost and cannot be recovered.
De Volkskrant said it reviewed data showing WorkTitans and MIRhosting were the most-used networks in pro-Russian attacks on Danish government bodies between November 13 and 19, 2025, the week of Denmark’s municipal elections.
The publication wrote that prior to Nesterenko’s arrest, the MIRhosting founder denied that he knew his servers had been misused by pro-Russian cybercriminals. “He said he had ended all services with the Neculiti brothers when the EU sanctions came into force in May 2025,” and the he “reserved all rights to take action against ‘harmful and incorrect publications,” de Volkskrant wrote.
MIRhosting released a statement saying it has initiated an internal investigation into the alleged facts concerning the elections in Denmark, and that it has temporarily paused services to WorkTitans as a precautionary measure while the matter is being reviewed further.
“Based on our preliminary findings, there are no indications that the services over which we exercise control were actually used to influence the Danish elections,” the statement reads. “No anomalies or spikes were observed in our network traffic during the period mentioned in the publication; had large-scale DDoS attacks occurred, such activity would have been evident. Furthermore, prior to the media publication, we had not received any complaints, abuse reports, or official requests regarding suspicious activities or misuse of our network. Meanwhile, our regular operational activities continue, and our service to our other clients remains fully intact.”
Born in Nizhny Novgorod, Russia, Mr. Nesterenko grew up as a piano prodigy who performed publicly at a young age. In 2004, Nesterenko founded MIRhosting’s parent Innovation IT Solutions Corp., which has the notable distinction of being the company responsible for hosting stopgeorgia[.]ru, a hacktivist website for organizing cyberattacks against Georgia that appeared at the same time Russian forces invaded the former Soviet nation in 2008. That conflict was thought to be the first war ever fought in which a notable cyberattack and an actual military engagement happened simultaneously.
Responding to questions shared via email, Nesterenko said MIRhosting does not support cybercrime, sanctions evasion, or illegal activity, and that the allegations and arrest by Dutch authorities have been extremely harmful to him and his company.
“The transition to the.hosting was not intended to evade sanctions,” Nesterenko wrote. “The hardware and customer portfolio had already been transferred to WorkTitans before the sanctions appeared. Closing or damaging a legitimate Dutch infrastructure company will not stop cybercrime, but it will harm many people who have done nothing wrong.”
Far less is public about the 57-year-old Zinad, who reportedly has been keeping a low profile since our story last year. De Volkskrant reported that Zinad blocked access to his LinkedIn account, had gone months without responding to emails, WhatsApp messages and phone calls, and told a colleague that illness was forcing him to lead a somewhat more reclusive life.
Mr. Zinad’s now-defunct LinkedIn profile. It was full of posts for MIRhosting’s services.
Mr. Nesterenko claims Zinad was never an employee of MIRhosting.
“He helped me and MIRhosting with certain business tasks under a normal business-to-business arrangement between companies,” Nesterenko explained.
However, in previous emails to KrebsOnSecurity, Nesterenko carbon copied Mr. Zinad (who had a @mirhosting.com email), explaining that he was part of the company’s legal team. Also, the Dutch website stagemarkt[.]nl lists Youssef Zinad as an official contact for MIRhosting’s offices in Almere.
Mr. Zinad has never responded to requests for comment. Nor did de Volkskrant have any luck tracking him down. The publication said it repeatedly asked Mr. Zinad (referred to here as simply “Z”), but he reportedly avoided every form of contact.
“‘I am unavailable but will respond to your message as soon as possible,’ reads an automated reply on WhatsApp on 2 October 2025,” de Volkskrant reported. “It is the only response de Volkskrant would receive in months. He did not pick up his phone and did not call back. When an acquaintance asked him via LinkedIn to contact the reporter, he blocked access to his LinkedIn page. At an address in Almere where Z.’s personal limited company is registered, no one was present in April. The corner house’s blinds were drawn, and a pile of rubbish bags lay outside next to a container, as if someone had recently left. A neighbour said he knew the man but did not know where he was staying. Z. was later arrested at a residence in Amsterdam.”
Presentazione del volume "Storia della Repubblica. L'Italia dalla liberazione ad oggi" di Guido Crainz
Mercoledì 26 maggio 2026, ore 17.00, Edificio dell’Orologio – Piazza L. Orlando, Livorno Presentazione del volume Storia della Repubblica. L’Italia dalla Liberazione ad oggi (1945–2026) di Guido Crainz (Donzelli, 2026).
Ottant’anni di storia repubblicana sono il risultato di un percorso intenso, intriso di speranze e delusioni, di traumi e mutamenti inavvertiti. Quanto siamo cambiati? E quanta parte di questa storia è ancora viva nella nostra memoria collettiva? Con questo volume Crainz ripercorre l’Italia dalla Ricostruzione fino ai giorni nostri, con uno sguardo capace di intrecciare politica, società e cultura di massa, e con un capitolo finale dedicato agli ultimi dieci anni e alle trasformazioni in corso nella fisionomia culturale e istituzionale del paese.
Con l’autore dialogheranno Rocco Garufo (Assessore del Comune di Livorno) e Catia Sonetti (Direttrice ISTORECO Livorno). Introduce e coordina Claudia Pavoletti, giurista e operatrice culturale. L’ingresso è libero e gratuito.
Il video presenta la nuova app PROASSIST 4.0 che monitora i parametri dei pazienti a distanza. Gli operatori tracciano ogni intervento in tempo reale per offrire un’assistenza mirata. È il progetto Fragilità Sostenuta a Domicilio: tecnologia e cura che lavorano insieme per le persone fragili. Un'iniziativa di SmartHUB, il laboratorio di innovazione nato a Firenze dalla collaborazione tra Fondazione CR Firenze, che oltre a promuovere l’iniziativa la sostiene, Università degli Studi di Firenze, Azienda USL Toscana CentroSocietà della Salute, Fondazione PIN e Medea Srl.
Il video presenta la nuova app PROASSIST 4.0 che monitora i parametri dei pazienti a distanza. Gli operatori tracciano ogni intervento in tempo reale per offrire un’assistenza mirata. È il progetto Fragilità Sostenuta a Domicilio: tecnologia e cura che lavorano insieme per le persone fragili. Un'iniziativa di SmartHUB, il laboratorio di innovazione nato a Firenze dalla collaborazione tra Fondazione CR Firenze, che oltre a promuovere l’iniziativa la sostiene, Università degli Studi di Firenze, Azienda USL Toscana CentroSocietà della Salute, Fondazione PIN e Medea Srl.
L’epoca d’oro dei bug bounty potrebbe stare entrando in una nuova fase molto più complessa. HackerOne, una delle piattaforme più importanti al mondo per la segnalazione responsabile di vulnerabilità, ha drasticamente ridotto le ricompense economiche del proprio programma Internet Bug Bounty (IBB), provocando forti reazioni nella comunità dei ricercatori di sicurezza. Secondo quanto riportato da […]
Canadian authorities on Wednesday arrested a 23-year-old Ottawa man on suspicion of building and operating Kimwolf, a fast spreading Internet-of-Things botnet that enslaved millions of devices for use in a series of massive distributed denial-of-service (DDoS) attacks over the past six months. KrebsOnSecurity publicly named the suspect in February 2026 after the accused launched a volley of DDoS, doxing and swatting campaigns against this author and a security researcher. He now faces criminal hacking charges in both Canada and the United States.
A criminal complaint unsealed today in an Alaska district court charges Jacob Butler, a.k.a. “Dort,” of Ottawa, Canada with operating the Kimwolf DDoS botnet. A statement from the Department of Justice says the complaint against Butler was unsealed following the defendant’s arrest in Canada by the Ontario Provincial Police pursuant to a U.S. extradition warrant. Butler is currently in Canadian custody awaiting an initial court hearing scheduled for early next week.
The government said Kimwolf targeted infected devices which were traditionally “firewalled” from the rest of the internet, such as digital photo frames and web cameras. The infected systems were then rented to other cybercriminals, or forced to participate in record-smashing DDoS attacks, as well as assaults that affected Internet address ranges for the Department of Defense. Consequently, the DoD’s Defense Criminal Investigative Service is investigating the case, with assistance from the FBI field office in Anchorage.
“KimWolf was tied to DDoS attacks which were measured at nearly 30 Terabits per second, a record in recorded DDoS attack volume,” the Justice Department statement reads. “These attacks resulted in financial losses which, for some victims, exceeded one million dollars. The KimWolf botnet is alleged to have issued over 25,000 attack commands.”
On March 19, U.S. authorities joined international law enforcement partners in seizing the technical infrastructure for Kimwolf and three other large DDoS botnets — named Aisuru, JackSkid and Mossad — that were all competing for the same pool of vulnerable devices.
On February 28, KrebsOnSecurity identified Butler as the Kimwolf botmaster after digging through his various email addresses, registrations on the cybercrime forums, and posts to public Telegram and Discord servers. However, Dort continued to threaten and harass researchers who helped track down his real-life identity and dramatically slow the spread of his botnet.
Dort claimed responsibility for at least two swatting attacks targeting the founder of Synthient, a security startup that helped to secure a widespread critical security weakness that Kimwolf was using to spread faster and more effectively than any other IoT botnet out there. Synthient was among many technology companies thanked by the Justice Department today, and Synthient’s founder Ben Brundage told KrebsOnSecurity he’s relieved Butler is in custody.
“Hopefully this will end the harassment,” Brundage said.
An excerpt from the criminal complaint against Butler, detailing how he ordered a swatting attack against Ben Brundage, the founder of the security firm Synthient.
The government says investigators connected Butler to the administration of the KimWolf botnet through IP address, online account information, transaction records, and online messaging application records obtained through the issuance of legal process. The criminal complaint against Butler (PDF) shows he did little to separate his real-life and cybercriminal identities (something we demonstrated in our February unmasking of Dort).
In April, the Justice Department joined authorities across Europe in seizing domain names tied to nearly four-dozen DDoS-for-hire services, although because of a bureaucratic mix-up the list of seized domains has remain sealed until today. The DOJ said at least one of those services collaborated with Butler’s Kimwolf botnet.
A statement from the Ontario Provincial Police said a search warrant was executed on March 19 at Butler’s address in Ottawa, where they seized multiple devices. As a result of that investigation, Butler was arrested and charged this week with unauthorized user of computer; possession of device to obtain unauthorized use of computer system or to commit mischief; and mischief in relation to computer data. He is scheduled to remain in custody until a hearing on May 26.
In the United States, Butler is facing one count of aiding and abetting computer intrusion. If extradited, tried and convicted in a U.S. court, Butler could face up to 10 years in prison, although that maximum sentence would likely be heavily tempered by considerations in the U.S. Sentencing Guidelines, which make allowances for mitigating factors such as youth, lack of criminal history and level of cooperation with investigators.
OpenTelemetry (fondly known as OTel) is an open-source project that provides a unified set of APIs, libraries, agents, and instrumentation to capture and export logs, metrics, and traces from applications. The project’s goal is to standardize observability across various services and applications, enabling better monitoring and troubleshooting.
Open Day dell'Offerta formativa dell’Università degli Studi di Firenze, un appuntamento dedicato a studenti, famiglie e a tutti coloro che vogliono conoscere da vicino il mondo universitario e le opportunità formative offerte dall’Ateneo fiorentino. L’evento si terrà martedì 14 luglio 2026, dalle ore 9 alle 13, presso la Fondazione PIN – Polo di Prato dell’Università di Firenze.
Open Day dell'Offerta formativa dell’Università degli Studi di Firenze, un appuntamento dedicato a studenti, famiglie e a tutti coloro che vogliono conoscere da vicino il mondo universitario e le opportunità formative offerte dall’Ateneo fiorentino. L’evento si terrà martedì 14 luglio 2026, dalle ore 9 alle 13, presso la Fondazione PIN – Polo di Prato dell’Università di Firenze.
Team WINGMAN from South Dakota State University, comprised of (from left to right) Todd Letcher (advisor), Matthew Wieberdink, Owen Diede, Christian Lee, and Anders Olsen, took home first place at the 2026 Gateways to Blue Skies Forum held at NASA’s Langley Research Center in Hampton, Virginia. Steven Holz, NASA sponsor and GBS Chair and judge, presented the award.
Credit: NASA/Mark Knopp
A South Dakota State University team took first place at NASA’s fifth annual Gateways to Blue Skies Competition, which challenged student teams to address a critical element of U.S. aviation: aircraft maintenance.
This year’s competition, RepAir: Advancing Aircraft Maintenance, asked teams of postsecondary students to develop innovative systems and practices that could advance commercial aircraft maintenance and repair operations by 2035. The competition, sponsored by NASA’s University Innovation project within the agency’s Aeronautics Research Mission Directorate, supported the agency’s objectives of fostering innovative research and strengthening the future aviation workforce.
“This year’s finalists proposed novel ideas to equip companies and their workers with innovative technologies to help keep our nation’s planes airworthy. This is especially critical in a time where flight safety is more commonly in the spotlight and where workforce shortages lead to challenges and opportunities in aviation,” said Steven Holz, associate project manager for NASA’s University Innovation Project and judging panel chair for Gateways to Blue Skies. “Our panel of industry and subject matter experts were excited about the possibilities these concepts could bring, as well as shared insights needed for these teams to push forward for real-world implementation.”
The winning project, WINGMAN, proposed augmented reality safety glasses equipped with voice-controlled manuals, automatic documentation, and photo recognition that could assist aircraft mechanics during routine daily servicing and minor repairs. The glasses would function as the mechanic’s “wingman,” enabling hands-free access to the information and reporting mechanisms required for line inspections.
The WINGMAN team presented their research along with seven finalists at the 2026 Gateways to Blue Skies Forum held May 18 and 19 at NASA’s Langley Research Center in Hampton, Virginia. The forum was judged by subject matter experts from NASA, the Federal Aviation Administration, and industry, including representatives from Southwest Airlines and American Airlines. Students at the forum had the opportunity to network with NASA and industry experts, tour the center, and gain insight into potential careers. The event was livestreamed, and the presentations were recorded.
The winning team members will have the opportunity to intern at one of NASA’s four aeronautics research centers during the 2026-27 academic year, including NASA Langley, NASA’s Glenn Research Center in Cleveland, NASA’s Ames Research Center in California’s Silicon Valley, and NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California.
“It was super exciting to participate in Gateways to Blue Skies, especially with the really interesting concepts this year,” said Owen Diede, WINGMAN team lead. “We couldn’t have done it without the feedback and support from our faculty advisor, Dr. Todd Letcher, as well as our design review committee, Dr. Ruyi Lian and Dr. Cody Christensen. This was a fantastic opportunity to learn and grow, and we are incredibly thankful for the experience.”
Other recognitions included:
Best Infographic: University of California, Irvine Air Shield: Aircraft Structural Health Intelligence for Evaluation and Lifecycle Detection
Future Game-Changer: University of Georgia Quasar: Quantum Sensing Aerial Reporting
Safety Spotlight: South Dakota State University SPIDER (Surveying Platform and Inspection Device for Enclosed Regions)
The commercial aviation industry is a crucial component of the U.S. economy, yet it faces significant challenges due to a shortage of qualified maintenance workers and increasing demands to keep aircraft running for longer. NASA is dedicated to working with commercial, academic, and government partners to advance the capabilities and performance of U.S. aviation.
The Gateways to Blue Skies Challenge is part of the Transformative Aeronautics Concepts Program in NASA’s Aeronautics Research Mission Directorate. The NASA Tournament Lab, part of the Prizes, Challenges, and Crowdsourcing Program in the Space Technology Mission Directorate, manages the challenge through the National Institute of Aerospace on behalf of NASA.
For more information about NASA’s Aeronautics Research Mission Directorate, visit:
Nonostante Internet Explorer sia ormai ufficialmente morto da tempo, uno dei suoi componenti storici continua a rappresentare un serio problema di sicurezza per gli ambienti Windows moderni. Si tratta di MSHTA.exe, il Microsoft HTML Application Host, una utility legacy ancora inclusa di default nel sistema operativo e oggi sempre più sfruttata dai cybercriminali per distribuire […]
Un attacco informatico basato su una vulnerabilità sconosciuta nei router enterprise di Huawei avrebbe causato nel 2025 uno dei più gravi incidenti infrastrutturali europei degli ultimi anni, provocando il collasso temporaneo dell’intera rete telecom del Lussemburgo. Secondo quanto riportato da Recorded Future News, l’incidente avrebbe coinvolto un comportamento non documentato del sistema operativo di rete […]
AAMPS conferma che in occasione della festività di venerdì 22 maggio prossimo il servizio di raccolta dei rifiuti si svolgerà regolarmente. È previsto solo un cambiamento negli itinerari di interesse per gli abitanti dell’area Livorno Est.
Ecco il dettaglio suddiviso per Aree valido per la raccolta nel giorno di Santa Giulia:
Area Livorno Nord Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il venerdì.
Area Sant’Jacopo Marradi Carta-cartone: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Vittoria Stazione Zola Indifferenziato: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Livorno est Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Picchianti – Porta a Terra Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il venerdì.
Area Ardenza – La Rosa
Organico: servizio attivo la mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Livorno Sud Multimateriale: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Pentagono Carta-cartone: servizio attivo la sera (esposizione del materiale dalle ore 19.30 alle 20.00).
Tutti i contenitori stradali presenti nelle aree “Pentagono” e “Centro Allargato” saranno regolarmente vuotati.
Il Centro di raccolta “Livorno Sud” e il “Centro del riuso creativo” saranno chiusi venerdì e riapriranno il giorno seguente.
Ringraziamo i cittadini per la consueta collaborazione. Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).
Comunicato a cura dell’uff. Stampa del Comune di Livorno.
Livorno, 19 maggio 2026 – Da domani, mercoledì 20 maggio, sarà in vigore a Livorno l’ordinanza che obbliga i proprietari e i detentori di cani a rimuovere con acqua le deiezioni liquide degli animali nelle aree pubbliche e di uso pubblico.
L’ordinanza, della quale ha parlato la stampa italiana e straniera, avrà una durata di cinque mesi e terminerà il 31 ottobre in vista poi di introdurre questo provvedimento all’interno di regolamento comunale che estenderà l’obbligo a tutto l’anno.
In pratica sarà obbligo munirsi di appositi contenitori d’acqua da utilizzare per l’immediata rimozione delle deiezioni liquide depositate su superfici pavimentate e su altri spazi di arredo urbano, e sui mezzi di locomozione (ad esempio ruote di macchine o di scooter) parcheggiati sulla pubblica via.
È inoltre fatto assoluto divieto di consentire ai cani di urinare a ridosso di portoni e vetrine ed accessi ad abitazioni, uffici e negozi.
Lo ha stabilito appunto l’Amministrazione comunale con l’ordinanza sindacale n. 135 del 28 aprile 2026, emanata a seguito delle numerose segnalazioni pervenute da parte di cittadini che evidenziano il disagio determinato dalle maleodoranze e gli inconvenienti igienico-sanitari derivanti dalla presenza di deiezioni liquide animali sugli spazi destinati alla socializzazione di adulti e bambini, visto anche il notevole e crescente numero di animali d’affezione, in particolare cani, presenti sul territorio comunale.
Il provvedimento è stato al centro di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato: la vicesindaca con delega alla Tutela Animali Libera Camici, l’assessora con Delega al Decoro Urbano Giovanna Cepparello, la garante degli animali Elisa Amato, la dirigente del Settore Manutenzioni e Cura della Città Silvia Borgo, la dirigente settore Istruzione, Giovani, Partecipazione e Tutela Animale Michela Casarosa, la responsabile dei Servizi Territoriali della Polizia Municipale Michela Pedini, la funzionaria Barbara Saliva, il responsabile del Decoro Urbano di Aamps/Retiambiente Andrea Valenti, la guardia zoofila dell’Oipa Giuliano Morelli.
Per quanto riguarda le deiezioni solide, gli articoli 31 e 32 del vigente Regolamento Comunale sulla Tutela degli Animali (la cui ultima modifica risale al 2018) prescrivono l’obbligo di rimuoverle immediatamente a chi accompagna i cani nelle zone pedonali e nelle aree verdi, comprese quelle di libera circolazione dei cani, nei giardini e nei parchi, negli esercizi pubblici, commerciali e nei locali ed uffici aperti al pubblico, utilizzando mezzi idonei alla rimozione, da mostrare su richiesta del Pubblico Ufficiale, a pena di sanzione secondo quanto previsto dall’art. 42 dello stesso Regolamento.
Il Regolamento attuale non prevede però analoga norma per quanto attiene alle deiezioni liquide.
Nelle more di una modifica alla regolamentazione comunale vigente, l’ordinanza 135/2026 adotta misure atte a prevenire e contenere tali fenomeni, per tutto il periodo più critico dal punto di vista climatico. Il significativo aumento delle temperature che si verifica in primavera-estate, associato a una diminuzione delle precipitazioni, incide infatti anche sulla salubrità e sul decoro degli spazi urbani, anche in conseguenza della maggiore evaporazione di liquidi organici dalle superfici pavimentate.
Nello specifico, il testo integrale dell’ordinanza n. 135 impone, dal 20 maggio al 31 ottobre, a tutti i possessori o detentori a qualsiasi titolo di cani, anche se incaricati temporaneamente della loro custodia o conduzione:
• di munirsi, durante l’accompagnamento dei cani, di apposite bottigliette, spruzzatori o altri contenitori d’acqua, senza aggiunta di sostanze chimiche o detergenti, da versare all’occorrenza;
• di riversare una congrua quantità di acqua in corrispondenza del punto interessato dalle deiezioni liquide dei cani ai fini della loro diluizione e della ripulitura delle superfici interessate, su tutte le aree urbane pubbliche o ad uso pubblico e relativi manufatti e sulle aree private che si affacciano su aree pubbliche o ad uso pubblico, nonché sui mezzi di locomozione parcheggiati sulla pubblica via;
• è fatto divieto assoluto di consentire ai cani di urinare a ridosso dei portoni di ingresso e degli accessi ad abitazioni, uffici e negozi e vetrine.
L’inosservanza di queste disposizioni comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 25 a 500 euro, ai sensi dell’art. 7-bis del D. Lgs. 267/2000.
Rimane comunque a carico del trasgressore il ripristino dei luoghi.
Gli interventi
La Vicesindaca ha introdotto l’ordinanza sottolineando la sua grande risonanza mediatica, anche a livello internazionale.
“Lo scopo principale non è punitivo, ma mira a elevare lo standard di igiene e decoro delle strade, dei marciapiedi e degli arredi urbani. Livorno conta circa 20.000 cani, un numero consistente che richiede responsabilità da parte dei proprietari per garantire una convivenza civile. La mancanza di rispetto delle regole da parte di una minoranza danneggia il lavoro degli operatori, dei proprietari responsabili e limita la fruibilità degli spazi pubblici, come i parchi, specialmente per i bambini”.
La Vicesindaca ha inoltre ricordato che l’Amministrazione ha rimosso i divieti di accesso ai cani in molti parchi per favorire le famiglie, ma avverte che, “se le segnalazioni di sporcizia e cani senza guinzaglio continueranno, potrebbero essere reintrodotte limitazioni”.
Ha inoltre ricordato il protocollo d’intesa con le guardie zoofile dell’OIPA, che hanno il potere di elevare sanzioni insieme alla Polizia Locale.
L’Assessora Cepparello ha parlato degli aspetti pratici e sociali del provvedimento sottolineando come l’ordinanza nasca anche per tutelare le persone con disabilità motoria, che spesso sporcano i propri ausili (sedie a rotelle) sui marciapiedi non puliti, portando poi lo sporco in casa. “I proprietari dei cani devono munirsi di bottigliette o spruzzatori con semplice acqua (senza sapone) da usare sui punti interessati dalle deiezioni liquide”. Ha ricordato il divieto assoluto di far urinare i cani ridosso di portoni, accessi ad abitazioni. “Si è optato per un’ordinanza, per agire tempestivamente prima dell’estate, quando il calore accentua i cattivi odori. L’ordinanza prevede una scadenza, ma recepiremo questo provvedimento all’interno di un regolamento in modo che l’obbligo delle bottigliette diventi permanente in tutte le stagioni e i mesi dell’anno. Il Comune non può lavare quotidianamente centinaia di chilometri di strade e la collaborazione dei cittadini è strategica”.
La Garante degli Animali ha posto l’accento sulla salute pubblica e sulla sicurezza nei parchi. Ha evidenziato che le deiezioni non raccolte contengono batteri e parassiti pericolosi per gli animali e soprattutto per i bambini che giocano nei prati. Ha citato situazioni di particolare degrado riscontrate nella zona di San Jacopo e vicino alla Baracchina Bianca, “dove i muri sono sporchi e i marciapiedi pieni di deiezioni solide”. Ha richiamato l’obbligo del guinzaglio nei luoghi pubblici, denunciando episodi di maleducazione subiti quando ha cercato di far rispettare questa norma. Infine ha esortato i cittadini a un maggiore rispetto per l’ambiente e per la città, sottolineando che il decoro urbano è un dovere di ogni proprietario.
Andrea Valenti, responsabile Decoro Urbano AAMPS/Retiambiente ha affermato: “Aamps si muove su due versanti: pulizia e sensibilizzazione al cittadino. In entrambi i casi abbiamo favorito un potenziamento dei servizi, pertanto forniamo un contributo determinante alla cura della città anche per contrastare il fenomeno dell’abbandono delle deiezioni canine. Siamo anche prossimi all’acquisto di 100 contenitori dedicati che avranno una bocca di ingresso dei sacchini molto piccola e, pertanto, non potranno essere utilizzati impropriamente per l’inserimento di sacchi invece destinati alla raccolta dei rifiuti. Nel mese di giugno provvederemo all’installazione presso le aree di sgambatura dei cani, i parchi pubblici e nelle zone che, dalle segnalazioni pervenute, risultano più soggetto a questa tipologia di abbandono”.
Comunicato a cura dell’uff. Stampa del Comune di Livorno.
Raggiunge i 208 milioni il valore totale della
produzione
Livorno, 18 maggio 2021 – Negli ultimi anni le società partecipate del Comune
di Livorno hanno consolidato risultati positivi sotto il profilo economico,
gestionale e della qualità dei servizi erogati ai cittadini, confermando il valore
strategico del sistema pubblico locale e la capacità delle aziende di affrontare le
sfide dell’innovazione, della sostenibilità e dell’efficienza amministrativa.
Il quadro che emerge dai bilanci evidenzia una crescita costante della solidità
patrimoniale e organizzativa di realtà fondamentali per il territorio come
Esteem Srl, Casalp Spa, AAMPS Spa, Farma.Li Srl e ASA Spa. I bilanci 2025,
alcuni dei quali in corso di approvazione in questi giorni ed entro il 30 giugno,
come previsto dal Codice Civile, non fanno eccezione, ma anzi confermano
questo trend positivo.
In particolare, AAMPS Spa ha registrato bilanci in utile negli ultimi cinque
esercizi, confermando il raggiungimento di un equilibrio economico e
finanziario stabile dopo il percorso di risanamento completato negli anni
precedenti.
Anche Casalp Spa ha dimostrato un consolidamento del ruolo operativo svolto
per i Comuni dell’area livornese ed in particolare si è distinta in questi anni per
le azioni di recupero delle morosità e per la capacità di guidare, su un tema
complesso ed attuale come quello dell’abitare, politiche finalizzate a gestire un
ambito che è sempre più lontano dalla gestione patrimoniale e sempre più
vicino a quello sociale.
Positivi anche i segnali provenienti da ASA Spa, che continua a rappresentare
un presidio essenziale per lo sviluppo infrastrutturale e ambientale del
territorio, mantenendo elevati standard di servizio e una struttura societaria
solida.
Crescita significativa anche per Esteem Srl, realtà attiva nei servizi informatici,
nel supporto alla gestione dei tributi comunali e nella gestione della sosta a
pagamento, che negli ultimi esercizi ha registrato un incremento del fatturato e
dell’occupazione, rafforzando il proprio ruolo di supporto tecnologico alla
pubblica amministrazione locale, confermando di essere una struttura in
espansione e capace di innovare i servizi digitali rivolti ai cittadini.
Importanti risultati sono stati raggiunti inoltre da Farma.Li Srl, con i propri
bilanci che negli ultimi anni evidenziano una gestione economica positiva e un
progressivo rafforzamento della capacità finanziaria dell’azienda. Farma.Li ha
proseguito il percorso di ammodernamento delle farmacie comunali, puntando
sulla qualità dell’assistenza, sulla prossimità territoriale e sull’innovazione dei
servizi sanitari e socioassistenziali.
Nel complesso, il sistema delle partecipate del Comune di Livorno conferma
dunque una traiettoria positiva, caratterizzata da investimenti, equilibrio
economico e miglioramento della qualità dei servizi pubblici locali. Un
patrimonio amministrativo e industriale che rappresenta un elemento
strategico per la crescita della città, per la tutela dell’interesse pubblico e per la
capacità del territorio di affrontare con solidità le sfide future.
Il sindaco Luca Salvetti ha aperto l’incontro sottolineando come le società
partecipate siano uno strumento imprescindibile per la gestione della città e dei
servizi ai cittadini. “Abbiamo lavorato sette anni sulla riorganizzazione e
l’aumento del personale, presentando numeri eloquenti, lo dimostrano i bilanci
in utile. Tutte e cinque le società principali (ASA, AMS, Farmali, Casalp e
Steam) hanno chiuso l’anno in positivo.
Il valore complessivo della produzione è di 208 milioni di euro, con un
incremento di 29 milioni rispetto al 2019.
Le aziende hanno raggiunto quota 1143 di personale con un aumento di 193
unità rispetto al 2019, diventando la terza realtà lavorativa del territorio dopo
l’ASL e il Comune stesso”.
L’Assessora al Bilancio con delega alle Società Partecipate Viola Ferroni ha
ringraziato l’Ufficio Società Partecipate, che ha definito la “spina dorsale” dei
risultati ottenuti. “Ribadisco l’importanza della governance pubblica per
perseguire obiettivi di interesse collettivo, andando oltre il semplice dato di
bilancio. Farmali ha concentrato il focus sulla vicinanza ai cittadini ed alla
ristrutturazione delle farmacie. Casalp ha ottenuto buoni risultati nel recupero
crediti e nell’efficientamento degli alloggi. Esteem ha incrementato i servizi,
inclusa la recente gestione della sosta a pagamento. Aamps ha raggiunto la
stabilità dopo un passato complicato che ha fatto “tribolare”
l’Amministrazione”.
Il direttore generale del Comune Nicola Falleni ha evidenziato il superamento
delle storiche criticità finanziarie delle partecipate: “che in passato
rappresentavano un “neo” nel bilancio comunale” ed ha fornito i dati del
bilancio consolidato 2024.
“Il “gruppo” (Comune + aziende) conta oltre 2.200 dipendenti. Valore della
produzione totale: quasi 570 milioni di euro. Utile consolidato: circa 14 milioni
di euro. Patrimonio netto: 763 milioni di euro”.
Aldo Iacomelli, Amministratore Unico AAMPS/Retiambiente ha dichiarato:
“Presenti e affidabili: con questi due aggettivi e in estrema sintesi sono nella
possibilità di descrivere la nostra azienda nel panorama delle municipalizzate
locali. Ogni giorno contribuiamo al decoro urbano con grande impegno e sforzo
da parte dei nostri operatori garantendo l’erogazione di servizi efficienti fin
dalle primissime ore della mattina sia sul versante della raccolta sia su quello
dello spazzamento. É importante sottolineare che per l’anno 2025 ci avvaliamo
di un utile di bilancio di 252mila euro. Un risultato che reputiamo importante
da affiancare all’evidenza di non avere registrato debiti. Siamo quindi orgogliosi
per quanto stiamo riuscendo complessivamente a fare, con uno sguardo di
ulteriore fiducia anche sul versante operativo essendo prossimi a realizzare,
avvalendoci anche di finanziamenti da parte della Regione Toscana, di due
ulteriori centri di raccolta per il corretto conferimento dei rifiuti dei cittadini. A
breve lanceremo anche una campagna di comunicazione rivolta a tutta la
cittadinanza per stringere ulteriormente il patto con i cittadini nel contrastare il
fenomeno degli abbandoni e aumentare le migliori azioni per la riduzione nella
produzione dei rifiuti indifferenziati, per la quale stiamo già registrando risultati
lusinghieri”.
Claudio Puccetti, amministratore unico di Farmali ha definito l’azienda con gli
aggettivi “tranquillo” e “partecipativo”.
Ha sottolinea il buon clima lavorativo tra i 60 dipendenti distribuiti su 9
farmacie. Ha messo in risalto la totale autonomia finanziaria della società, “che
permette di autofinanziare gli investimenti (come le ristrutturazioni di varie
farmacie) senza ricorrere a finanziamenti esterni.L’obiettivo futuro è spostare
la missione del farmacista sempre più verso i servizi di telemedicina”.
Marcello Canovaro presidente di Casalp ha utilizzato gli aggettivi “rigoroso” e
“partecipato” per definire il bilancio della società.
“La società ha superato pesanti difficoltà iniziate nel 2019 e ora chiude il
bilancio in positivo. Casalp non punta all’utile, ma a reinvestire ogni risorsa nel
mantenimento del patrimonio e in nuovi edifici.
Negli ultimi tre anni sono stati investiti oltre 50 milioni di euro nella provincia e
messi a disposizione degli assegnatari 592 appartamenti precedentemente
sfitti”.
Stefano Taddia presidente di Asa sceglie gli aggettivi “collettivo” e “sostenibile”.
Esprime orgoglio per i 56,7 milioni di euro di investimenti effettuati nell’ultimo
anno, segnando un +150% rispetto al 2020.
Sottolinea come l’efficienza delle società di servizio pubblico sia un elemento
fondamentale per la sostenibilità e il benessere del territorio.
Antonio Paladini amministratore unico di Esteem descrive l’azienda come
“consolidata” e “visionaria”.
Riporta una crescita enorme negli ultimi 12 anni: “il personale è passato da 9 a
40 dipendenti e il fatturato è salito da circa 450.000 euro a quasi 2 milioni di
euro. L’azienda si è evoluta accettando servizi nuovi e diversi, come la gestione
dei parcheggi, mantenendo però un’anima orientata all’innovazione informatica
per il futuro dei servizi ai cittadini”.
Il Sindaco ha concluso la conferenza stampa ringraziando gli Uffici Comunali e i
due assessori che si sono succeduti nella gestione delle partecipate, Gianfranco Simoncini e Viola Ferroni.
Una vulnerabilità critica rimasta nascosta per quasi due decenni sta scuotendo il mondo della sicurezza applicativa. I ricercatori di depthfirst hanno infatti identificato una falla nel modulo di rewrite di NGINX che potrebbe consentire a un attaccante remoto non autenticato di causare crash dei processi oppure, in determinate condizioni, ottenere esecuzione di codice remoto (RCE). […]
La corsa all’AI sta creando nuove superfici di attacco e i cybercriminali stanno iniziando a sfruttarle con tecniche sempre più sofisticate. L’ultimo caso arriva dal mondo dei modelli open source e delle piattaforme collaborative dedicate all’intelligenza artificiale: un repository malevolo pubblicato su Hugging Face è riuscito a spacciarsi per un progetto ufficiale di OpenAI, raggiungendo […]
L’intelligenza artificiale sta, ovviamente e progressivamente, cambiando anche il modo in cui vengono condotte attività di reconnaissance, threat intelligence e analisi offensiva. Accanto ai tradizionali strumenti OSINT, stanno emergendo nuovi progetti che vanno oltre la pura automazione e puntano sulla capacità di guidare i Large Language Model attraverso metodologie operative strutturate. Uno degli esempi più […]
An ongoing data extortion attack targeting the widely-used education technology platform Canvas disrupted classes and coursework at school districts and universities across the United States today, after a cybercrime group defaced the service’s login page with a ransom demand that threatened to leak data from 275 million students and faculty across nearly 9,000 educational institutions.
A screenshot shared by a reader showing the extortion message that was shown on the Canvas login page today.
Canvas parent firm Instructure responded to today’s defacement attacks by disabling the platform, which is used by thousands of schools, universities and businesses to manage coursework and assignments, and to communicate with students.
Instructure acknowledged a data breach earlier this week, after the cybercrime group ShinyHunters claimed responsibility and said they would leak data on tens of millions of students and faculty unless paid a ransom. The stated deadline for payment was initially set at May 6, but it was later pushed back to May 12.
In a statement on May 6, Instructure said the investigation so far shows the stolen information includes “certain identifying information of users at affected institutions, such as names, email addresses, and student ID numbers, as well as as messages among users.” The company said it found no evidence the breached data included more sensitive information, such as passwords, dates of birth, government identifiers or financial information.
The May 6 update stated that Canvas was fully operational, and that Instructure was not seeing any ongoing unauthorized activity on their platform. “At this stage, we believe the incident has been contained,” Instructure wrote.
However, by mid-day on Thursday, May 7, students and faculty at dozens of schools and universities were flooding social media sites with comments saying that a ransom demand from ShinyHunters had replaced the usual Canvas login page. Instructure responded by pulling Canvas offline and replacing the portal with the message, “Canvas is currently undergoing scheduled maintenance. Check back soon.”
“We anticipate being up soon, and will provide updates as soon as possible,” reads the current message on Instructure’s status page.
While the data stolen by ShinyHunters may or may not contain particularly sensitive information (ShinyHunters claims it includes several billion private messages among students and teachers, as well as names, phone numbers and email addresses), this attack could hardly have come at a worse time for Instructure: Many of the affected schools and universities are in the middle of final exams, and a prolonged outage could be highly damaging for the company.
The extortion message that greeted countless Canvas users today advised the affected schools to negotiate their own ransom payments to prevent the publication of their data — regardless of whether Instructure decides to pay.
“ShinyHunters has breached Instructure (again),” the extortion message read. “Instead of contacting us to resolve it they ignored us and did some ‘security patches.'”
A source close to the investigation who was not authorized to speak to the press told KrebsOnSecurity that a number of universities have already approached the cybercrime group about paying. The same source also pointed out that the ShinyHunters data leak blog no longer lists Instructure among its current extortion victims, and that the samples of data stolen from Canvas customers were removed as well. Data extortion groups like ShinyHunters will typically only remove victims from their leak sites after receiving an extortion payment or after a victim agrees to negotiate.
Dipan Mann, founder and CEO of the security firm Cloudskope, slammed Instructure for referring to today’s outage as a “scheduled maintenance” event on its status page. Mann said Shiny Hunters first demonstrated they’d breached Instructure on May 1, prompting Instructure’s Chief Information Security Officer Steve Proud to declare the following day that the incident had been contained. But Mann said today’s attack is at least the third time in the past eight months that Instructure has been breached by ShinyHunters.
In a blog post today, Mann noted that in September 2025, ShinyHunters released thousands of internal University of Pennsylvania files — donor records, internal memos, and other confidential materials — through what the Daily Pennsylvanian and other outlets later determined was, in part, a Canvas/Instructure-mediated access path.
“Penn was the named victim,” Mann wrote. “Instructure was the mechanism. The incident was treated as a Penn-specific story by most of the national press and quietly handled by Instructure as a customer-specific matter. That framing was wrong then. It is dramatically more wrong in light of the May 2026 events, which now look like the planned escalation of an attack pattern that ShinyHunters had been working against Instructure’s environment for at least eight months prior. The September 2025 Penn breach was the proof of concept. The May 1, 2026 incident was the production run. The May 7, 2026 recompromise was ShinyHunters demonstrating publicly that the May 2 ‘containment’ did not happen.”
In February, a ShinyHunters spokesperson told The Daily Pennsylvanian that Penn failed to pay a $1 million ransom demand. On March 5, ShinyHunters published 461 megabytes worth of data stolen from Penn, including thousands of files such as donor records and internal memos.
ShinyHunters is a prolific and fluid cybercriminal group that specializes in data theft and extortion. They typically gain access to companies through voice phishing and social engineering attacks that often involve impersonating IT personnel or other trusted members of a targeted organization.
Last month, ShinyHunters relieved the home security giant ADT of personal information on 5.5 million customers. The extortion group told BleepingComputer they breached the company by compromising an employee’s Okta single sign-on account in a voice phishing attack that enabled access to ADT’s Salesforce instance. BleepingComputer says ShinyHunters recently has taken credit for a number of extortion attacks against high-profile organizations, including Medtronic, Rockstar Games, McGraw Hill, 7-Eleven and the cruise line operator Carnival.
The attack on Canvas customers is just one of several major cybercrime campaigns being launched by ShinyHunters at the moment, said Charles Carmakal, chief technology officer at the Google-owned Mandiant Consulting. Carmakal declined to comment specifically on the Canvas breach, but said “there are multiple concurrent and discrete ShinyHunters intrusion and extortion campaigns happening right now.”
Cloudskope’s Mann said what happens next depends largely on whether Instructure’s customers — the universities, K-12 districts, and education ministries paying for Canvas — choose to apply pressure or absorb the breach quietly.
“The history of education-vendor incidents suggests the path of least resistance is the second one,” he concluded.
Update, May 8, 11:05 a.m. ET: Instructure has published an incident update page that includes more information about the breach. Instructure said its Canvas portal is functioning normally again, and that the hackers exploited an issue related to Free-for-Teacher accounts.
“This is the same issue that led to the unauthorized access the prior week,” Instructure wrote. “As a result, we have made the difficult decision to temporarily shut down Free-for-Teacher accounts. These accounts have been a core part of our platform, and we’re committed to resolving the issues with these accounts.”
Instructure said affected organizations were notified on May 6.
“If your organization is affected, Instructure will contact your organization’s primary contacts directly,” the update states. “Please don’t rely on third-party lists or social media posts naming potentially affected organizations as those lists aren’t verified. Instructure will confirm validated information through direct outreach to all affected organizations.”
Update, May 11, 10:16 p.m. ET: Instructure posted an update saying they paid their extortionists in exchange for a promise to destroy the stolen data. “The data was returned to us,” the update reads. “We received digital confirmation of data destruction (shred logs). We have been informed that no Instructure customers will be extorted as a result of this incident, publicly or otherwise.”
Presentazione del volume: "Li tiranni di quella fazione. La fine della rivoluzione e la rifondazione dell'ordine nella Livorno del 1849" di Giacomo Zanasi
Martedì 12 maggio 2026, ore 17.00
Edificio dell’Orologio, Piazza Luigi Orlando – Livorno- Nuova sede di ISTORECO
Livorno, maggio 1849. Le truppe austro-estensi entrano in città dopo due giorni di assedio, mettendo fine a una resistenza tenace e simbolica. Per i vincitori, comincia allora la parte più difficile: ricostruire un ordine politico che la rivoluzione ha frantumato nel profondo.
È questo il territorio inesplorato al cuore del libro di Giacomo Zanasi, un lavoro documentato e originale che sceglie di andare controcorrente: anziché raccontare la rivoluzione, ne segue il soffocamento. Anziché dare voce ai rivoltosi sulle barricate, assume il punto di vista di chi doveva riportare l’ordine – funzionari, autorità, occupanti – e si trova a fare i conti con una città che non dimentica e non perdona.
Tra processi politici, arresti di massa, esuli in fuga verso la Corsica e una prima amnistia a novembre, «Li tiranni di quella fazione» ricostruisce come Livorno – la città più radicale del Granducato, la più politicizzata, la più refrattaria allo status quo – sia diventata un laboratorio della seconda Restaurazione. E come il lungo Quarantotto abbia lasciato un segno indelebile nella vita di una comunità intera, dividendola lungo linee di frattura che non si sarebbero più del tutto richiuse.
Interverranno:
Catia Sonetti, Direttrice ISTORECO Livorno (introduce e coordina)
Marco Manfredi, Università di Pisa
Giacomo Zanasi, Università di Salerno
La pubblicazione è stata realizzata grazie al contributo della Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura.
Presentazione del volume "1944: L'anno prima della fine della guerra" a cura di Gianluca Fulvetti, Francesco Fusi, Isabella Insolvibile, Matteo Pretelli
Lunedì 11 maggio 2026, ore 17.00 Edificio dell’Orologio – Piazza Luigi Orlando, Livorno- Nuova sede di ISTORECO
Roma fu liberata il 4 giugno. Lo sbarco in Normandia due giorni dopo. L’estate del 1944 sembrava annunciare la fine imminente della guerra. Poi, invece, arrivarono i mesi di stallo.
L’offensiva alleata si arenò ai piedi della Linea Gotica. I partigiani dovettero abbandonare le montagne. Il proclama Alexander ordinò, di fatto, la sospensione della lotta armata. Per chi combatteva, per chi si nascondeva, per chi sperava soltanto di sopravvivere, il 1944 fu un anno che sembrò non finire mai.
Eppure questo anno cruciale è rimasto a lungo in ombra nella nostra memoria collettiva, schiacciato tra il trauma dell’armistizio del 1943 e i fuochi della Liberazione del 1945. Il libro 1944: L’anno prima della fine della guerra lo riporta al centro della scena, con gli occhi e le voci di una nuova generazione di storici.
Sedici saggi che riassumono tre prospettive: gli Alleati, con la loro babele di lingue, culture e pratiche; gli occupanti e i resistenti, con le loro paure e le speranze di un mondo in bilico; la transizione verso il dopoguerra, con le memorie e i tentativi – spesso falliti — di fare i conti con il passato.
Un libro che non si accontenta di raccontare battaglie e date, ma tenta di restituire i timori e le emozioni sul futuro, dell’Italia e di chi quella guerra la stava vivendo sulla propria pelle.
Ne discuteranno con due dei curatori Gianluca Fulvetti (Università di Pisa) e Francesco Fusi (ISRT), Federico Creatini (Università della Calabria) e Nicoletta Arena (Università di Firenze). Coordina Giovanni Brunetti (ISTORECO).
Presentazione del volume "La Resistenza non ha congedo" di Michelangelo Borri
In occasione dell’anniversario della Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo presentiamo un libro che ricostruisce, per la prima volta in modo sistematico, la storia delle Commissioni d’inchiesta istituite tra il 1973 e il 1975 dalle regione per far luce sul fenomeno neofascista e sulla violenza politica degli anni della strategia della tensione. Un’iniziativa senza precedenti nella storia della Repubblica in quanto si trattava di un laboratorio democratico in cui istituzioni, sindacati, università e società civile si unirono per censire e contrastare l’eversione nera, proprio nel momento in cui il paese era attraversato dalle stragi – da piazza Fontana a piazza della Loggia – e da una conflittualità diffusa e lacerante.
Attraverso fonti archivistiche inedite, l’autore ricostruisce il ruolo cruciale che le Regioni – istituzioni nate solo nel 1970 – seppero svolgere nel rafforzamento della democrazia repubblicana, trasformando le commemorazioni per il trentennale della Liberazione in un atto politico di antifascismo militante e propositivo.
Introduzione di Catia Sonetti (Direttrice ISTORECO). Dialogheranno con l’autore Federico Creatini (Università della Calabria) e Giovanni Brunetti (ISTORECO).
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(ANSA) - CAGLIARI, 25 APR - In Italia il mercato dei videogiochi vale quasi 2,4 miliardi di euro, con una crescita del 3% rispetto all'anno precedente. Le imprese attive nel settore dello sviluppo hanno superato quota 200 — erano 48 nel 2012 — con un fatturato tra i 180 e i 200 milioni di euro...
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(ANSA) - ROMA, 24 APR - La startup cinese DeepSeek ha lanciato un nuovo modello di intelligenza artificiale, a più di un anno di distanza da quando aveva stupito il mondo con un chatbot a basso costo in grado di eguagliare le capacità dei rivali statunitensi. Il tanto atteso DeepSeek-V4...
Meta ha annunciato con una comunicazione interna il licenziamento di 8.000 persone, pari a circa il 10% della sua forza lavoro, nonché l'eliminazione di 6.000 posizioni attualmente vacanti. Lo riferisce all'Afp una fonte vicina alla vicenda. In una nota interna, la responsabile delle risorse umane...
(ANSA) - VENEZIA, 24 APR - L'Università Ca' Foscari di Venezia introduce tre nuovi corsi di laurea per l'anno accademico 2026/2027 tra le sedi di Venezia, il Campus scientifico di Mestre (Venezia) e il polo di Treviso. Si tratta di una magistrale in Traduzione specialistica, multimediale e per...
Urban Trekking. Il Novecento di Livorno tra strade e canali
IL NOVECENTO DI LIVORNO TRA STRADE E CANALI
Tracce di memoria. Simboli di una città del Novecento
Un percorso alla scoperta della storia di Livorno attraverso i luoghi che ne hanno segnato le vicende nel Novecento: dalle lotte politiche del passato alle ricostruzioni del secondo dopoguerra.
Data: sabato 16 maggio 2026
Orario: 15.00 – 19.00
PROGRAMMA
• ore 15.00 – Ritrovo in Piazza della Vittoria / Monumento ai Caduti. Prime tappe del trekking a piedi.
• ore 17.00 – Giro dei Fossi di Livorno in battello: alla scoperta dei luoghi della memoria dell’antifascismo e della guerra. Imbarco Fortezza Nuova.
• ore 18.00 – Aperitivo presso Ristorante “Il Covo”, Scali delle Pietre 8.
La partecipazione al trekking con aperitivo è GRATUITA
Presentazione del volume "O miei compagni" di Mario Lenzi
A pochi giorni dal 25 Aprile, ISTORECO apre alla città la propria nuova sede con un appuntamento dedicato alla memoria e alla trasmissione dei valori della Resistenza. Sarà presentata la nuova edizione delle memorie di Mario Lenzi (1927–2011), figura di primo piano del giornalismo e dell’editoria italiana del secondo Novecento, che a soli diciassette anni scelse di combattere nella III Brigata “Garibaldi”. Un ragazzo come tanti, ancora studente liceale, che si trovò a fare i conti con la guerra, la prigionia e il coraggio di ricominciare. Catturato dai tedeschi, riuscì a fuggire e a rientrare nella sua formazione partigiana, entrando a Livorno nel luglio del 1944 al fianco degli Alleati per la liberazione della città.
La prima edizione di questo testo, promossa dal Comune di Livorno e da ISTORECO nel 2014 in occasione del 70° Anniversario della Liberazione, incontrò un successo inatteso soprattutto tra i lettori più giovani. È proprio questo responso a suggerire oggi una nuova edizione, realizzata con il contributo del Museo della Deportazione e Resistenza di Prato e Regione Toscana, e pensata in particolare per gli studenti: perché la memoria del fascismo, della guerra e della Resistenza non si esaurisca in una data, ma continui a vivere come testimonianza di libertà e di impegno civile.
All’incontro interverranno: Catia Sonetti (Direttrice di ISTORECO), Mario Tredici (storico e giornalista) e Enrico Iozzelli (Museo della Deportazione di Prato).
L'antifascismo italiano alla prova della Spagna. Volontari, internazionalismo e memoria
Mercoledì 15 aprile 2026, ore 17.00
Livorno, Cantina Barontini – Scali del Ponte di Marmo, 1
Il 17 luglio 1936, il generale Francisco Franco guidò un colpo di stato militare contro la Repubblica spagnola, dando inizio a una delle guerre civili più devastanti del Novecento. Quell’evento segnò la storia europea preludendo la Seconda guerra mondiale. Si trattò del primo grande scontro armato tra fascismo e antifascismo, il banco di prova delle dittature nazifasciste e dell’antifascismo internazionale.
A novant’anni da quella data vogliamo ricordare i circa 4.000 volontari italiani – in gran parte esuli antifascisti fuggiti dal regime di Mussolini – che scelsero di combattere in Spagna nelle Brigate Internazionali, a fianco della Repubblica. Molti di loro non tornarono. Altri, dopo la sconfitta del 1939, vissero l’internamento nei campi francesi, prima di riprendere la lotta nella Resistenza europea.
L’incontro, organizzato da ISTORECO Livorno con il patrocinio della Regione Toscana, del Comune di Livorno, di AICVAS, ANPPIA e ANPI Provinciale Livorno, propone una riflessione storica approfondita su volontariato antifascista, internazionalismo e trasmissione della sua memoria.
Le molte ferite. Uno sguardo storico sulla violenza di genere
Martedì 24 marzo si è tenuto, presso la Sala congressi del Palazzo del Portuale, il convegno “Le molte ferite. Uno sguardo sulla violenza di genere“, realizzato grazie al contributo della DGERIC – Ministero della Cultura. Durante il congresso è stato affrontato il tema della violenza contro le donne con un taglio storico, attraverso l’esplorazione sia dei contesti dove questa si produce e si manifesta, sia delle politiche del diritto adottate per regolarla e contrastarla. Insieme alle studiose ha partecipato all’evento anche un rappresentante di un’associazione del territorio impegnata attivamente nell’aiuto alle donne in difficoltà, per riflettere sulle disuguaglianze attuali e immaginare risposte alla violenza di genere.
Presentazione volume "Voglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce" di Bruno Manfellotto
Nel cuore di un secolo che continua a interrogare la nostra coscienza civile, il nuovo lavoro di Bruno ManfellottoVoglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce (Laterza, 2025) ci invita a guardare da vicino una pagina spesso rimossa della storia italiana: quella degli uomini e delle donne che, tra il 1925 e il 1932, tentarono di colpire il capo del fascismo, sfidando un regime che era diventato dittatura.
Attraverso una ricostruzione rigorosa e avvincente, l’autore restituisce voce e complessità a figure molto diverse tra loro – socialisti, anarchici, giovani idealisti, perfino un’aristocratica irlandese – accomunate dal rifiuto del totalitarismo nascente. Le loro storie, insieme ai complotti solo immaginati dall’Ovra e trasformati in strumenti di propaganda, diventano una lente preziosa per comprendere come il fascismo abbia consolidato il proprio potere, alimentando paura, consenso e mobilitazione emotiva.
L’incontro promosso da ISTORECO Livorno, che si svolgerà martedì 17 marzo presso il Palazzo Granducale – Sala Nomellini, vuole essere un’occasione per riflettere non solo sugli attentati e sui loro protagonisti, ma anche sul contesto politico e sociale che rese possibile l’ascesa del regime: un clima di acquiescenza diffusa, di retorica salvifica, di progressiva delegittimazione dell’opposizione. Una dinamica che conserva una sorprendente attualità.
Dopo l’introduzione della direttrice Catia Sonetti, dialogherà con l’autore Bruno Manfellotto il giornalista e storico Mario Tredici, per approfondire il valore civile di questo libro e il contributo che può offrire alla comprensione critica del nostro passato. Un appuntamento che invita a interrogare la storia per comprendere meglio il presente, e a riconoscere – nelle vicende degli attentatori e nelle reazioni del regime – la fragilità della democrazia quando il potere si nutre di paura e di consenso acritico.
Grok, sviluppata da xAI di Elon Musk, ha salvato la vita a un uomo norvegese di 49 anni. L’AI ha così segnalato la possibile ulcera perforata o appendicite atipica, indicando una criticità da codice rosso
Roma, due cittadini ecuadoriani sono stati arrestati dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma nel corso di un controllo presso il casello autostradale di Civitavecchia
Disposto l'arresto per Carmelo Cinturrino, il poliziotto che ha sparato e ucciso un pusher 28enne ne bosco della droga di Rogoredo. La messinscena e l'ombra del pizzo chiesto agli spacciatori
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Disposto l'arresto per Carmelo Cinturrino, il poliziotto che ha sparato e ucciso un pusher 28enne ne bosco della droga di Rogoredo. La messinscena e l'ombra del pizzo chiesto agli spacciatori
The Linux Foundation has announced a second year of sponsorship for the ongoing maintenance of the Linux manual pages (man-pages) project, led by Alejandro (Alex) Colomar. This critical initiative is made possible through the continued support of Google, Hudson River Trading, and Meta, who have renewed their sponsorship to ensure the long-term health of one of the most fundamental resources in the Linux ecosystem.
Since 2020, Alex Colomar has been the lead maintainer of the man-pages, providing detailed documentation for system calls, library functions, and other core aspects of the Linux API. While Alex initially maintained the project voluntarily, sponsorship beginning in 2024—supported by Google, Hudson River Trading, Meta, and others—has enabled him to dedicate more time and focus to improving the quality, accessibility, and accuracy of the Linux man-pages.
Expanding and Modernizing the Man-Pages
Over the last year, Alex’s work has resulted in major improvements that benefit both developers and maintainers across the Linux ecosystem. Highlights include:
Enhanced readability and structure: The SYNOPSIS sections of many pages now include clearer parameter names and array bounds, while large pages such as fcntl(2), futex(2), and keyctl(2) have been refactored into more focused, maintainable units.
Build system improvements: Updates make packaging easier for distributions and introduce new diagnostic checks that help identify inconsistencies across pages.
New documentation for GCC and Clang attributes: These additions reduce the documentation burden on the LLVM project while helping developers better understand compiler-specific features.
Coverage of POSIX.1-2024 and ISO C23 updates: Nearly all recent standard changes have been documented, with more updates in progress.
Developer tools and scripts: Utilities such as diffman-git(1), mansect(1), and pdfman(1) help developers compare versions, extract specific sections, and generate printable documentation. Some are now included by default in major Linux distributions.
Historical preservation: Documentation now includes guidance for producing PDF books of manual pages and the ongoing project of recreating original Unix manuals to compare modern APIs against historical references.
Upstream fixes and contributions: Beyond man-pages, Alex has submitted patches to groff, the Linux kernel, and GCC, and contributed to improving the spatial memory safety of C through the ISO C Committee, including by adding the new _Countof()operator which will continue to evolve in the coming years.
Enabling Sustainability Through Collaboration
The man-pages project continues to be one of the most relied-upon open documentation resources in computing, providing millions of developers with accurate and accessible information directly from the command line. Its continued maintenance is vital to the long-term health of Linux and open source software at large.
Ciao Community,
se stai leggendo queste righe, è perché siamo arrivati al momento che nessuno voleva scrivere: Androidiani.com chiude, sia come blog che come forum.
La nascita
Il 24 Novembre 2008 nasce androidiani.com: un’idea di Sebastiano Montino e Andrea Baccega che credono in Google e Android.
In Italia il primo vero dispositivo Android e’ l’HTC Dream marchiato TIM. I lettori storici si ricorderanno che TIM aveva pero’ rimosso l’intero comparto Google e che, di fatto, il telefono era castrato: niente Android Market (l’attuale Play Store) e assenza di molte applicazioni che rendevano Android interessante.
Nottate insonni portarono al primo root e firmware partorito da Androidiani.com. Fu probabilmente quello che diede il giusto slancio al sito che nei suoi 17 anni di vita, si è affermato come la piattaforma con la più grande community attiva nel panorama nazionale con circa 700.000 utenti attualmente iscritti al forum, 38.000 articoli pubblicati sul blog e 400.000 visitatori unici al giorno nei suoi momenti di picco.
Sono risultati pazzeschi, e non li ha fatti “un brand”: li ha fatti una community ostinata, curiosa, competente e spesso pure troppo avanti per i tempi.
Lo spirito di androidiani
Il logo in testata del sito racchiude gran parte dello spirito di Androidiani. L’idea era quella di creare un’isola, un miraggio, un luogo in cui appassionati e nerd di Android potessero ritrovarsi per scambiare opinioni, hack o semplicemente chiacchierare.
Mantenendo una gestione estremamente snella, ci è sempre piaciuta l’idea di permettere a chiunque di esprimersi nel forum o di scrivere sul blog. Dopo i primissimi anni, Androidiani aveva raggiunto un equilibrio stabile: noi fondatori intervenivamo sempre più raramente e i contenuti continuavano ad arrivare senza difficoltà.
Lo “spirito di androidiani” ha ben piu che funzionato. Basta dare uno sguardo al forum per rendersi conto dell’enorme archivio di thread, guide, risposte, fix, esperienze, confronti, litigi e paci fatte…
La Trasformazione di Android e di Internet
Mentre Androidiani si trasformava, anche il mondo Android evolveva. Se inizialmente la sua natura open source e fortemente “smanettona” ne rappresentava l’essenza, col tempo il sistema operativo del robottino verde è diventato sempre più stabile, riducendo progressivamente la necessità di interventi invasivi come il root o l’installazione di firmware modificati.
È la fine di un’era perché l’ecosistema Android, quello che ci ha fatto innamorare all’inizio, si è in buona parte… rovinato: si è “normalizzato”, sterilizzato, incastrato in dinamiche dove il divertimento tecnico e il gusto di smanettare contano molto meno di prima.
Nel 2008 i forum rappresentavano il culmine della condivisione della conoscenza. Sopravvivere per 17 anni nel digitale significa attraversare vere e proprie epoche di cambiamento.
Per dare un’idea del contesto, androidiani esisteva prima di WhatsApp, Instagram, Twitch, Tinder o Telegram. Questi servizi, insieme a molti altri, hanno profondamente trasformato il modo in cui i contenuti vengono prodotti, distribuiti e consumati su Internet. Non è quindi difficile comprendere come tutto il cosiddetto “vecchio Internet” si sia progressivamente trovato in difficoltà.
La chiusura
Le motivazioni che ci hanno portato a questa decisione sono diverse.
Ci assumiamo la nostra parte di responsabilità: in alcuni passaggi storici il progetto avrebbe potuto essere indirizzato meglio.
Allo stesso tempo, la trasformazione di Internet e del panorama Android, unita a una burocrazia tutt’altro che snella, ci ha costretti a interrogarci sul senso stesso della sua prosecuzione.
Tutto rimarrà online: creeremo una versione statica e disponibile ai posteri. Distruggere un archivio digitale così enorme come questo è un crimine all’umanità.
Grazie
In 17 anni hanno contribuito attivamente decine se non centinaia di persone, alle quali va il nostro più sentito ringraziamento. Tra queste vogliamo ricordare in modo particolare:
Enrico Andreoli
Stefano Volponi
Luca Viscito
Lorenzo della Morte
Francesco Rigamonti
Antonio Inuso
Alessandro Novara
Jacopo
iLuke
Agnese Carluccio
Luciano Gerace
Nico Petilli
nk02
“Array”
A tutti loro va un ringraziamento sincero per la passione e il tempo dedicati. È doveroso ringraziare anche tutti voi… i lettori e gli iscritti al forum, che hanno reso Androidiani un progetto vivo e reale. (se ci siamo dimenticati di te, sì, proprio di te, segnalacelo che ti aggiungiamo, son passati davvero troppi anni)
Un enorme grazie alla community. In tutti questi anni ci avete dato tempo, fiducia, energia e pazienza. Avete commentato, corretto, aiutato perfetti sconosciuti alle 2 di notte, condiviso guide, ROM, kernel, trick, “non mi si accende più”, “bootloop”, “aiuto ho brickato”, e sì: anche flame inutili (ma senza quelli non sarebbe stato un vero forum).
E proprio perché è una chiusura vera, ci teniamo a dirlo bene: GRAZIE. Davvero.
Grazie ancora per aver condiviso questo progetto con noi. Buona vita a tutti/e
A quasi due anni dall’introduzione della famiglia Gemini, Google entra in una nuova fase del suo percorso nell’intelligenza artificiale con il debutto di Gemini 3.
Nel corso degli anni, ogni generazione di Gemini ha ampliato le capacità del modello precedente, fino ad arrivare oggi a un punto di svolta con Gemini 3, progettato per combinare tutte le funzioni della piattaforma in un modello più intelligente, più naturale da guidare e soprattutto più capace nel ragionamento avanzato.
Le novità principali riguardano la capacità di Gemini 3 di cogliere sfumature, intenti e indizi sottili nelle richieste dell’utente. Il modello è stato progettato per comprendere meglio il contesto, riducendo la necessità di prompt complessi e interazioni ripetitive e Google sottolinea come, in soli due anni, l’AI sia passata dal semplice riconoscimento di testi e immagini alla comprensione dell’ambiente circostante, con un livello di percezione molto più vicino a quello umano.
Gemini 3 debutta fin da subito in prodotti come AI Mode nella Ricerca, che introduce risultati dinamici e visualizzazioni più interattive generate al volo, e nell’app Gemini, ora potenziata dal modello di nuova generazione. Parallelamente, sviluppatori e aziende possono iniziare a utilizzarlo in AI Studio, Vertex AI e nella nuova piattaforma Google Antigravity, pensata per il paradigma degli agenti AI.
Le novità tecniche: Pro, Deep Think e i benchmark
Gemini 3 rappresenta un passo significativo verso l’AGI (Artificial General Intelligence) grazie alla sua capacità di ragionare, pianificare e interagire in modo coerente attraverso più modalità: testo, immagini, video, audio e codice.
Sul fronte dei benchmark, Gemini 3 Pro registra risultati superiori rispetto a Gemini 2.5 Pro in ogni categoria. Tra i punteggi più rilevanti troviamo:
1501 Elo su LMArena, primo al mondo
91,9% in GPQA Diamond
23,4% in MathArena Apex, nuovo stato dell’arte
81% su MMMU-Pro e 87,6% su Video-MMMU per il ragionamento multimodale
72,1% su SimpleQA Verified, con un miglioramento sostanziale nell’accuratezza dei fatti
Le risposte risultano più concise, meno ridondanti e più orientate a un ragionamento autentico, un approccio che Google descrive come la volontà di dire ciò che serve sapere, non ciò che l’utente vuole sentirsi dire.
Accanto al modello principale, Google introduce anche Gemini 3 Deep Think, una modalità progettata per spingere ulteriormente il ragionamento complesso. Nei test interni supera perfino Gemini 3 Pro, con risultati come:
41% in Humanity’s Last Exam
93,8% in GPQA Diamond
45,1% in ARC-AGI, ad oggi uno dei punteggi più alti mai registrati
Questa modalità, dedicata alle attività più difficili, sarà resa disponibile inizialmente ai tester di sicurezza e successivamente agli abbonati Google AI Ultra.
Un assistente per imparare, creare e programmare
Uno degli aspetti più rilevanti della nuova generazione è la capacità di Gemini 3 di aiutare l’utente a imparare in modo personalizzato. Il modello può sintetizzare informazioni provenienti da fonti diverse, come documenti manoscritti, video didattici o articoli scientifici, trasformandole in flashcard, visualizzazioni, spiegazioni guidate o interi percorsi di studio.
L’integrazione con la Ricerca Google consente ora di generare layout interattivi, simulazioni e contenuti dinamici direttamente dalla query, sfruttando la multimodalità nativa del modello.
Sul fronte dello sviluppo, Gemini 3 si conferma come uno dei modelli più potenti per il vibe coding e la programmazione agentica superando i precedenti record su benchmark come WebDev Arena e SWE-bench Verified e supporta nuovi ambienti di sviluppo come Google Antigravity, una piattaforma che trasforma l’AI da semplice assistente a vero co-sviluppatore.
Gli agenti di Antigravity possono accedere direttamente all’editor, al terminale e al browser, pianificando e realizzando interi flussi software in autonomia, convalidando il codice durante il processo. Il sistema è integrato anche con Gemini 2.5 Computer Use per il controllo del browser e con il modello di editing visivo Nano Banana.
Rispetto ai modelli precedenti, Gemini 3 migliora anche la capacità di pianificare attività complesse in più passaggi. Il modello guida ora workflow di lungo periodo in modo più coerente, come dimostrato dai risultati su Vending-Bench 2, benchmark dedicato alla pianificazione a orizzonte esteso.
Questo permette a Gemini 3 di gestire autonomamente operazioni come la pulizia della casella Gmail, l’organizzazione di itinerari di viaggio o la coordinazione di attività multi-step, sempre con supervisione dell’utente.
Google afferma inoltre che Gemini 3 è il modello più sicuro mai realizzato dall’azienda, grazie a un numero record di valutazioni interne ed esterne. Il modello riduce l’inclinazione a seguire ciecamente richieste rischiose e presenta maggiore resistenza alle tecniche di prompt injection e agli abusi tramite strumenti informatici.
Diverse organizzazioni indipendenti — tra cui Apollo, Vaultis e Dreadnode — hanno condotto test autonomi, mentre enti pubblici come l’AISI britannica hanno partecipato alle verifiche preliminari.
Disponibilità
A partire da oggi, Gemini 3 è disponibile da ora nell’app Gemini, per gli abbonati AI Pro e AI Ultra in AI Mode nella Ricerca, per gli sviluppatori tramite API Gemini, AI Studio, Google Antigravity e Gemini CLI e per le aziende tramite Vertex AI e Gemini Enterprise
La modalità Deep Think, dopo i test di sicurezza, sarà disponibile nelle prossime settimane agli abbonati Ultra.
Dopo la presentazione a Vianna, vivo porta ufficialmente in Italia la nuova serie flagship X300, composta da X300 e X300 Pro. Il lancio è accompagnato da due giornate di workshop organizzate in collaborazione con l’Istituto Italiano di Fotografia (IIF), dedicate al mondo dell’imaging mobile e rivolte a professionisti e appassionati del settore.
Durante le due Masterclass, i partecipanti hanno potuto sperimentare da vicino le nuove tecnologie fotografiche sviluppate da vivo insieme a ZEISS, marchio storico nel settore ottico. I workshop hanno offerto sessioni teoriche e pratiche, con set fotografici allestiti ad hoc per mettere alla prova le capacità del comparto fotografico della serie X300.
La novità più importante è la fotocamera Teleobiettivo APO ZEISS da 200 MP, disponibile su vivo X300 Pro. È la prima volta che la tecnologia APO ZEISS, tipica delle lenti professionali per fotografia naturalistica o astronomica, viene integrata su uno smartphone.
Grazie a una miniaturizzazione ingegneristica avanzata, vivo è riuscita a mantenere gli standard ottici APO in un modulo compatto, eliminando le aberrazioni cromatiche e garantendo scatti nitidi, definiti e fedeli nei colori anche in condizioni di luce difficili.
Per arricchire ulteriormente l’esperienza fotografica, vivo X300 Pro è compatibile con due accessori dedicati: il Kit Teleobiettivo ZEISS esterno 2,35x, che amplia le possibilità creative garantendo un bokeh naturale e una resa più dettagliata, e l’Imaging Grip Kit, pensato per offrire una presa più stabile e un controllo manuale più preciso durante gli scatti professionali.
le principali novità
La serie X300 introduce anche una fotocamera frontale Ultra Wide-Angle ZEISS da 50 MP con Auto Focus, che insieme all’algoritmo proprietario vivo Portrait Engine promette ritratti ad alta risoluzione e scatti nitidi da qualsiasi distanza.
Le modalità fotografiche si arricchiscono con funzioni come ZEISS Natural Portrait, che punta a restituire toni della pelle realistici e sfumature delicate; Night Portrait, ottimizzata per scatti notturni più luminosi e definiti; e Portrait Snapshot, che migliora la resa a tutte le lunghezze focali.
Sul fronte video, la serie vivo X300 mira a raggiungere un livello tecnico di fascia professionale: entrambi i modelli supportano la registrazione 4K a 120 fps, mentre X300 Pro introduce video Dolby Vision e registrazione Log 4K a 10 bit, portando un look cinematografico anche sui contenuti girati da smartphone. I video ritratto 4K a 60 fps, con stabilizzazione avanzata e resa cromatica naturale, rendono X300 Pro un dispositivo ideale anche per i creator e i vlogger.
Con il nuovo AI Image Studio, vivo punta a semplificare l’esperienza di scatto grazie a strumenti intelligenti. L’AI One-Shot Multi-ritaglio genera automaticamente diverse composizioni fotografiche di una stessa immagine, mentre AI Landscape Master riconosce le condizioni atmosferiche e ottimizza i parametri per migliorare la resa dei paesaggi o applicare stili creativi.
Sotto il profilo tecnico, vivo X300 Pro è equipaggiato con un display AMOLED LTPO da 6,78 pollici con risoluzione QHD+, refresh rate dinamico fino a 120 Hz e luminosità di picco superiore a 3000 nit, ideale per una visione ottimale anche sotto luce diretta. A muovere il dispositivo c’è il chipset Snapdragon 8 Gen 3, accompagnato da 16 GB di RAM LPDDR5X e 512 GB di memoria interna UFS 4.0, per prestazioni di fascia premium. La batteria da 5400 mAh supporta la ricarica rapida da 90W, garantendo tempi di ricarica estremamente ridotti.
Il più “compatto” vivo X300 condivide buona parte delle caratteristiche del fratello maggiore, ma adotta un display AMOLED da 6,78 pollici Full HD+ sempre a 120 Hz e lo stesso livello di luminosità di picco. È alimentato dal chip Dimensity 9300+, realizzato da MediaTek, e mantiene 16 GB di RAM e 512 GB di storage UFS 4.0. Anche in questo caso la batteria è da 5400 mAh con supporto alla ricarica rapida da 90W. Entrambi i modelli integrano un sistema di raffreddamento a camera di vapore, audio stereo potenziato e un set completo di sensori di ultima generazione, tra cui lettore d’impronte ultrasonico sotto il display e sensori di luce ambientale a doppio canale.
il software: OriginOS 6
Insieme alla serie X300, arriva sul mercato italiano il nuovo OriginOS 6, basato su Ultra-core Computing, Memory Fusion e Dual Rendering. L’interfaccia offre un’esperienza più fluida, con design moderno e funzioni intelligenti per la produttività quotidiana.
L’interfaccia Origin Design introduce un linguaggio visivo rinnovato e animazioni più dinamiche, mentre Origin Island rende la navigazione più intuitiva grazie a suggerimenti contestuali e funzioni adattive. Con vivo Office Kit, gli utenti possono collegare il telefono al PC e utilizzare lo schermo del computer come estensione del dispositivo. Il sistema include inoltre strumenti basati su intelligenza artificiale come AI Creation, per riscrittura e traduzione dei testi, e l’integrazione con Google Gemini per un’assistenza avanzata su più dispositivi.
Per la sicurezza, vivo Security centralizza le funzioni di protezione e privacy in un framework unificato, rendendo più semplice il controllo dei dati personali.
Prezzi e disponibilità
La serie vivo X300 è già disponibile in Italia con le seguenti configurazioni:
vivo X300 (16 GB + 512 GB): 1.099 €
vivo X300 Pro (16 GB + 512 GB): 1.399 €
Entrambi i modelli sono acquistabili anche in bundle con caricabatterie da 90W e cuffie wireless TWS 3e, con sconti dedicati su accessori come il Kit Teleobiettivo ZEISS esterno 2,35x e l’Imaging Grip Kit.
Sono previste promozioni esclusive con MediaWorld, Euronics e WINDTRE, inclusa la possibilità di acquisto a rate a tasso zero e offerte tariffarie dedicate con GIGA illimitati in 5G.
Infine, vivo offre un anno di garanzia estesa, cinque anni di copertura sulla batteria e una riparazione gratuita del display per i modelli X300 Pro acquistati entro il 4 gennaio 2026 tramite i canali ufficiali.
Scheda tecnica
vivo X300
Display: AMOLED 6,78” Full HD+ (2800×1260), refresh rate 120 Hz, luminosità di picco 3000 nit
Processore: MediaTek Dimensity 9300+
RAM: 16 GB LPDDR5X
Memoria interna: 512 GB UFS 4.0
Fotocamere posteriori:
Principale ZEISS 200 MP (sensore Ultra-Sensing HPB, OIS CIPA 4.5)
Ultra-wide 50 MP
Teleobiettivo 50 MP
Fotocamera frontale: 50 MP Ultra Wide-Angle ZEISS con Auto Focus
Batteria: 5400 mAh, ricarica rapida 90W
Audio: stereo, Hi-Res
Sistema operativo: OriginOS 6 basato su Android 15
Connettività: 5G, Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, NFC, USB-C
Altro: lettore d’impronte ultrasonico sotto il display, IP68
Qualche settimana fa, i fan del popolare Nova Launcher hanno ricevuto una brutta notizia. A settembre, lo sviluppatore Kevin Barry ha annunciato di aver finalmente lasciato Branch Metrics, l’azienda che ha acquisito il launcher nel 2022. Sebbene sembrasse la fine per Nova Launcher, la scorsa settimana gli utenti hanno iniziato a notare un nuovo aggiornamento 8.1.3 sui loro dispositivi, a cui ora si è già aggiunta una nuova release.
Quando è uscito l’aggiornamento 8.1.3, un altro ex sviluppatore di Nova, Rob Wainwright, ha pubblicato un post per condividere una piccola panoramica delle novità introdotte. Secondo lui, si trattava in gran parte di vecchi lavori che non erano ancora stati distribuiti agli utenti:
Si prega di notare che nessuno del team originale di Nova Launcher lavora più presso Branch Metrics. Sebbene la maggior parte delle modifiche in questo aggiornamento siano state apportate dal team originale più di un anno fa, non possiamo garantire nulla in merito alla raccolta o all’analisi dei dati.
Ieri, sul subreddit di Nova Launcher, l’utente Dankees98 ha notato un nuovo aggiornamento 8.1.4 in arrivo per i beta tester. Come probabilmente potrete intuire tutti dalla rapidità dell’update, non sembra che ci siano nuove funzionalità, e la versione è invece focalizzata sulla stabilità e sulla correzione di bug. La domanda più importante riguarda ora come potrebbe evolversi la situazione dell’app e se sia ancora sicuro utilizzare questo launcher rispetto ad altre alternative ancora attive e controllate.
Negli ultimi due anni, Google ha infuso l’intelligenza artificiale di Gemini in ogni aspetto dei suoi dispositivi e servizi. Ora, secondo le ultime notizie provenienti proprio dal colosso americano, anche la più famosa app di navigazione, Google Maps, riceverà numerosi funzioni legate all’intelligenza artificiale.
Tra le funzioni più amate c’è il controllo vocale di Maps tramite Assistant, che consente di avere le mani libere e di pianificare e modificare i percorsi al volo. Ora però con Gemini, Google promette di portare questa esperienza ad un livello superiore.
Se non si sa esattamente dove si vuole andare, si potrà semplicemente descrivere il tipo di posto e lasciare che Gemini faccia tutto il lavoro sporco. Un’altra novità molto interessante riguarda l’integrazione con Lens: si potrà infatti usare la fotocamera del proprio dispositivo e far sì che Maps risponda alle domande sui luoghi che vede, ottenendo maggiori informazioni su ciò che offrono, proprio come una vera e propria guida turistica.
Alcune di queste novità sono già attive da ieri, mentre l’integrazione con Lens sarà disponibile poco più avanti nel corso del mese e la stessa tempistica sembra valere per la navigazione basata su Gemini, prevista entro le prossime settimane.
Anche senza accordi segreti, gli algoritmi possono colludere tra loro e comportarsi come cartelli. E per le autorità di regolazione diventa sempre più difficile intervenire
Uno studio teorico suggerisce che la gravità, descritta dalla relatività generale di Einstein, potrebbe avere effetti quantistici senza essere essa stessa una teoria quantistica. Ma altri ricercatori avanzano dei dubbi
L’Unione internazionale per la conservazione della natura ha respinto la richiesta di moratoria e approvato una risoluzione che riconosce rischi e benefici delle tecniche della biologia di sintesi, auspicando valutazioni caso per caso
Alcune rare mutazioni di un gene favoriscono l’aumento di peso, ma anche livelli di colesterolo e pressione più bassi, proteggendo i portatori di queste varianti dal maggior rischio di malattie cardiovascolari associato al peso
Una nuova analisi numerica suggerisce che la distribuzione della materia oscura attorno al centro della Via Lattea potrebbe essere simile a quella delle prime pulsar della galassia. Questo risultato rafforza l'ipotesi che anche la materia oscura potrebbe essere all'origine...
Gli "echi quantistici" che attraversano il chip Willow del computer quantistico di Google, pur in un clima di cautela da parte di alcuni osservatori, potrebbero avvicinare i ricercatori alla realizzazione di calcolatori in grado di superare le prestazioni dei computer classici....
Da oggi AI Mode, la modalità di Ricerca Google basata su intelligenza artificiale, è disponibile in 36 nuove lingue, tra cui l’italiano, e in quasi 50 nuovi Paesi e territori, per un totale di oltre 200 aree coperte in tutto il mondo. L’espansione include gran parte dell’Europa e segna il debutto ufficiale di questa funzione anche in Italia, sia nella pagina dei risultati di ricerca sia nell’app Google per Android e iOS.
AI Mode rappresenta la forma più avanzata di ricerca mai proposta da Google: una modalità progettata per gestire domande complesse, articolate e multidimensionali, grazie a una versione personalizzata dei modelli Gemini ottimizzati per la Ricerca.
Rispetto alla ricerca tradizionale, AI Mode consente di formulare richieste più lunghe e dettagliate, che in passato avrebbero richiesto più interrogazioni separate. Gli utenti che l’hanno provata per primi, spiega Google, tendono a porre query due o tre volte più estese rispetto alla media.
Un esempio pratico? È possibile chiedere:
“Vorrei capire i diversi metodi di preparazione del caffè. Crea una tabella che confronti gusto, facilità d’uso e attrezzatura necessaria.” A questo punto, l’utente può continuare con una seconda domanda, ad esempio: “Qual è la macinatura migliore per ciascun metodo?”
Dietro le quinte, AI Mode sfrutta una tecnologia definita query fan-out, che scompone la domanda in sottotemi ed esegue ricerche parallele per ciascuno. In questo modo, la piattaforma è in grado di esplorare il web più in profondità e proporre contenuti più ricchi, pertinenti e aggiornati.
Un altro aspetto distintivo di AI Mode è la multimodalità: l’utente può porre domande non solo tramite testo, ma anche con la voce o con un’immagine. Basta toccare l’icona del microfono per chiedere qualcosa a voce, oppure scattare o caricare una foto per ottenere informazioni visive contestuali — una funzione utile, ad esempio, per riconoscere oggetti, prodotti o monumenti.
Nonostante la crescente integrazione dell’IA, Google ribadisce che l’obiettivo di AI Mode resta quello di facilitare la scoperta di contenuti provenienti dal web, fornendo sempre link diretti alle fonti.
Secondo l’azienda, strumenti come AI Overview (la panoramica automatica di risultati basata su IA) stanno già mostrando che, dopo aver visualizzato i suggerimenti dell’IA, le persone visitano una varietà più ampia di siti web e trattano i contenuti con maggiore attenzione, trascorrendo più tempo sulle pagine visitate.
AI Mode si basa inoltre sugli stessi sistemi di ranking e qualità usati per la Ricerca classica, ma introduce nuovi approcci per valutare l’affidabilità delle informazioni. Quando il sistema non è sufficientemente sicuro della risposta, vengono mostrati i risultati web tradizionali, garantendo trasparenza e controllo.
WhatsApp continua a espandere e rinnovare le proprie funzionalità per mantenere la piattaforma competitiva nel panorama delle app di messaggistica istantanea. Tradizionalmente, l’app si è sempre basata sul numero di telefono per identificare e collegare gli account, ma questa impostazione potrebbe presto cambiare: nei più recenti aggiornamenti beta, infatti, è comparsa un’opzione per la prenotazione dei nomi utente (username).
L’introduzione di questa funzione avvicinerebbe WhatsApp a concorrenti come Telegram e Signal, che da tempo offrono la possibilità di comunicare senza condividere il proprio numero di telefono, semplicemente tramite un identificatore univoco.
La novità è stata individuata nella versione 2.25.28.12 della beta di WhatsApp per Android, dove tra le impostazioni è comparsa una nuova sezione dedicata proprio alla prenotazione del nome utente. Questo suggerisce che l’azienda stia preparando il terreno per un lancio pubblico della funzione, permettendo agli utenti di scegliere e registrare in anticipo il proprio username.
Questa fase preliminare servirebbe a garantire equità nella distribuzione dei nomi, evitando che gli utenti più rapidi possano accaparrarsi i nomi più popolari o riconoscibili prima dell’attivazione ufficiale. Inoltre, consentirebbe a Meta di testare il sistema su larga scala, verificandone stabilità e sicurezza.
Oltre a rappresentare un’evoluzione tecnica, l’introduzione dei nomi utente ha anche implicazioni importanti in termini di privacy. Attualmente, per contattare qualcuno su WhatsApp è necessario conoscere il suo numero di telefono, il che può essere percepito come un’informazione piuttosto sensibile. Con l’arrivo degli username, invece, sarà possibile interagire con altri utenti senza rivelare il proprio numero personale, aumentando la riservatezza nelle conversazioni, in particolare con nuovi contatti o in contesti pubblici.
Regole per la scelta del nome utente
Secondo le informazioni contenute nella versione beta, WhatsApp ha già stabilito alcune linee guida tecniche per la creazione degli username:
Sono ammessi solo caratteri minuscoli, numeri (0-9), punti e trattini bassi
Spazi o caratteri speciali non sono consentiti
Queste restrizioni mirano a garantire uniformità e compatibilità tra le diverse piattaforme e dispositivi, oltre a prevenire abusi o tentativi di phishing legati all’uso di nomi simili a domini web o marchi noti.
Al momento non è stato comunicato un calendario ufficiale per l’implementazione pubblica della funzione. Tuttavia, la presenza dell’opzione di prenotazione nella beta suggerisce che lo sviluppo sia già in una fase avanzata e che il rollout potrebbe iniziare nei prossimi mesi.
Come di consueto, WhatsApp procederà con un rilascio graduale, così da poter monitorare il comportamento del sistema, correggere eventuali bug e ottimizzare la gestione dei nomi duplicati o delle collisioni di username.
Android 16 è disponibile già da tempo per gli utenti Pixel e, più recentemente, per alcuni dispositivi Samsung, Motorola e Sony. A brevissimo si aggiungerà alla lista anche OnePlus, che ha annunciato ufficialmente la disponibilità di OxygenOS 16 a partire dal 16 ottobre 2025.
La nuova versione del sistema, basata su Android 16, porta con sé il motto “Intelligently Yours”, che sembra alludere all’integrazione sempre più profonda dell’intelligenza artificiale all’interno dell’esperienza utente. Un indizio arriva dalla conferma che Gemini, l’assistente AI di Google, sarà parte integrante della funzione Mind Space. Quest’ultima rappresenta un ambiente personale dove raccogliere appunti, articoli, screenshot e altri contenuti: grazie a Gemini, sarà possibile non solo recuperarli con facilità, ma anche elaborarli in maniera proattiva.
Un esempio mostrato da OnePlus riguarda proprio la pianificazione di un viaggio: un semplice comando a Gemini consente all’assistente di attingere alle informazioni già salvate in Mind Space e trasformarle in un piano organizzato, senza bisogno di richieste puntuali e frammentate.
Al momento, oltre alla data e a questa anticipazione sulle funzionalità AI, non sono stati forniti ulteriori dettagli ufficiali. Sarà quindi necessario attendere il 16 ottobre per capire meglio quali dispositivi riceveranno l’aggiornamento e in quali tempi, con la speranza che il rollout sia rapido e ampio, evitando le lunghe attese che spesso caratterizzano il mondo Android.
Lo sviluppo di One UI 8.5 sta procedendo rapidamente, con i primi firmware trapelati che hanno già svelato diverse novità in arrivo sui dispositivi Galaxy. Dopo la prima build non definitiva, che presentava elementi grafici incompleti e qualche imperfezione, è ora disponibile un nuovo firmware che mostra ulteriori affinamenti dell’interfaccia e diverse migliorie.
La prima versione trapelata di One UI 8.5 mostrava icone non rifinite e dettagli grafici provvisori. Nella nuova build, Samsung ha già corretto alcuni di questi aspetti. Ad esempio, i pulsanti della lista widget nel pannello rapido, che inizialmente risultavano poco curati, ora presentano un aspetto coerente con il resto dell’interfaccia.
Oltre ai ritocchi estetici, il nuovo firmware introduce diversi cambiamenti funzionali e stilistici:
Digital Wellbeing ha ricevuto un piccolo restyling, con pulsanti più grandi che ne semplificano l’utilizzo.
Nella schermata di personalizzazione della lockscreen, toccando l’icona di un’app nei collegamenti rapidi si apre un pop-up con l’intera lista delle app disponibili.
L’app Telefono utilizza ora una barra inferiore composta solo da icone. Nella nuova build questa barra si estende per tutta la larghezza dello schermo, anche se i pulsanti effettivi restano concentrati al centro.
L’app Meteo segue l’approccio di Impostazioni, spostando la barra di ricerca in basso quando si attiva la funzione di ricerca. Inoltre, il nome della località viene messo in evidenza con un riquadro nella parte alta dello schermo.
Nel menu di modifica foto con Galaxy AI presente in Galleria, la grafica è stata aggiornata, mentre la barra di navigazione inferiore mostra ora tutte le schede disponibili senza richiedere lo scorrimento laterale.
In app come Meteo, Impostazioni e Galleria compare un effetto gradiente nella parte superiore e inferiore della schermata: un accorgimento che anticipa visivamente l’elemento successivo quando si scorre.
Il menu del registratore dello schermo è stato ridisegnato con pulsanti più grandi e icone dedicate che chiariscono la funzione di ogni opzione.
Va ricordato che One UI 8.5 è ancora in una fase di sviluppo iniziale. Le modifiche viste in questi firmware trapelati rappresentano soltanto una parte delle novità che Samsung introdurrà con la release finale. Come spesso accade, ulteriori cambiamenti potrebbero arrivare nelle prossime build interne, con affinamenti sia grafici che funzionali.
Samsung non ha ancora annunciato una data precisa per il debutto di One UI 8.5, ma è probabile che il rollout inizi in concomitanza con i prossimi top di gamma della serie Galaxy S26, per poi estendersi gradualmente anche ad altri modelli.
Lo sviluppo del prossimo importante aggiornamento Samsung per dispositivi mobili è in pieno svolgimento. Un flusso incontrollato di novità dalle build trapelate di One UI 8.5 ha già rivelato numerose nuove funzionalità che possiamo aspettarci dall’aggiornamento. Il mese scorso, abbiamo visto indizi che Samsung si stesse preparando a modifiche di design ispirate a iOS nell’app Impostazioni, ed oggi scopriamo le modifiche alle icone dell’app.
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Abbandonando il design piatto che ha caratterizzato One UI per diversi anni, Samsung sta passando ad un aspetto 3D per le icone. Il leaker Ice Universe ha presentato oggi su Weibo delle immagini aggiornate delle icone delle app.
Questa modifica è in linea con i recenti aggiornamenti dell’app Impostazioni, in cui le bolle contenenti le diverse opzioni di menu appaiono leggermente in rilievo. Sebbene le app di sistema abbiano un aspetto notevolmente diverso, sembra che Samsung stia applicando lo stesso effetto anche alle icone di altre app popolari, tra cui YouTube e Google Play Store, nonché a una serie di app di terze parti.
In particolare, questa non è la prima volta che Samsung sperimenta con le icone 3D. Se siete utenti Samsung di lunga data, ricorderete subito allora le versioni successive dell’interfaccia TouchWiz di Samsung.
Come quasi tutti i chatbot basati sull’intelligenza artificiale, Gemini ha coltivato fin dall’inizio un aspetto minimalista. All’apertura dell’app, si presenta una schermata iniziale ordinata e, negli ultimi mesi, Google ha testato piccole modifiche all’interfaccia utente. Tuttavia, secondo le ultime indiscrezioni sembra che Google stia considerando un cambio più radicale del modo in cui gli utenti interagiscono con l’app.
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Nella versione 16.38.62.sa.arm64 dell’app Google è stata individuata una schermata iniziale Gemini riprogettata durante i test. Il layout attuale accoglie l’utente con un messaggio di benvenuto e scorciatoie per gli strumenti principali, come “Crea immagine” e “Ricerca approfondita“. Nel nuovo design, questi pulsanti si spostano verso l’alto per far spazio a un feed scorrevole di suggerimenti.
I suggerimenti visualizzati fungono da spunti di conversazione con un solo tocco. Alcuni evidenziano le capacità di Gemini in fatto di immagini, come “Datemi un look vintage”. Altri mettono in risalto abilità diverse, come l’invio di un notiziario quotidiano, un quiz di biologia di base o la programmazione di un piccolo gioco. Ovviamente essendo queste versioni ancora beta e non pensate per il pubblico, non si sa ancora quando e se questa nuova interfaccia farà capolinea su tutti gli smartphone nella versione stabile.
Buongiorno a tutti, come annunciato nei giorni precedenti RRP si rinnova e abbandona le segnalazioni online.
RRP continuerà la sua attività ma sarà incentrata su tematiche più radiotecniche e meno social.
Una rete nata per dare supporto amatoriale in caso di necessità non può appoggiarsi a internet, oggi più che mai sentiamo la necessità di avvicinarci alla classica comunicazione via etere.
Qui di seguito troverete le linee guida per le comunicazioni, potete scaricarle, stamparle e volendo plastificare per renderlo impermeabile.
Ricordiamo inoltre il nostro gruppo per le vostre segnalazioni sul territorio su Telegram all’indirizzo: http://t.me/reteradio
e il nostro gruppo Gestione emergenze all’indirizzo http://t.me/prepper_italia
Unit hacklab Milano si unisce alle voci che si alzano contro la
militarizzazione dell'industria marittima. SeaFuture, nata come mostra
di tecnologie nautiche civili, negli ultimi anni è stata trasformata in
una vetrina per le tecnologie di guerra e di morte.
This article was contributed by Vedrana Vidulin, Head of Responsible AI Unit at Intellias (LinkedIn).
As AI becomes central to smart devices, embedded systems, and edge computing, the ability to run language models locally — without relying on the cloud — is essential. Whether it’s for reducing latency, improving data privacy, or enabling offline functionality, local AI inference opens up new opportunities across industries. LiteLLM offers a practical solution for bringing large language models to resource-constrained devices, bridging the gap between powerful AI tools and the limitations of embedded hardware.
Deploying LiteLLM, an open source LLM gateway, on embedded Linux unlocks the ability to run lightweight AI models in resource-constrained environments. Acting as a flexible proxy server, LiteLLM provides a unified API interface that accepts OpenAI-style requests — allowing you to interact with local or remote models using a consistent developer-friendly format. This guide walks you through everything from installation to performance tuning, helping you build a reliable, lightweight AI system on embedded Linux distribution.
Setup checklist
Before you start, here’s what’s required:
A device running a Linux-based operating system (Debian) with sufficient computational resources to handle LLM operations.
Python 3.7 or higher installed on the device.
Access to the internet for downloading necessary packages and models.
Step-by-Step Installation
Step 1: Install LiteLLM
First, we make sure the device is up to date and ready for installation. Then we install LiteLLM in a clean and safe environment.
Update the package lists to ensure access to the latest software versions:
sudo apt-get update
Check if pip (Python Package Installer) is installed:
pip –version
If not, install it using:
sudo apt-get install python3-pip
It is recommended to use a virtual environment. Check if venv is installed:
dpkg -s python3-venv | grep “Status: install ok installed”
If venv is intalled the output would be “Status: install ok installed”. If not installed:
Use pip to install LiteLLM along with its proxy server component:
pip install ‘litellm[proxy]’
Use LiteLLM within this environment. To deactivate the virtual environment type deactivate.
Step 2: Configure LiteLLM
With LiteLLM installed, the next step is to define how it should operate. This is done through a configuration file, which specifies the language models to be used and the endpoints through which they’ll be served.
Navigate to a suitable directory and create a configuration file named config.yaml:
This configuration maps the model name codegemma to the codegemma:2b model served by Ollama at http://localhost:11434.
Step 3: Serve models with Ollama
To run your AI model locally, you’ll use a tool called Ollama. It’s designed specifically for hosting large language models (LLMs) directly on your device — without relying on cloud services.
To get started, install Ollama using the following command:
curl -fsSL https://ollama.com/install.sh | sh
This command downloads and runs the official installation script, which automatically starts the Ollama server.
Once installed, you’re ready to load the AI model you want to use. In this example, we’ll pull a compact model called codegemma:2b.
ollama pull codegemma:2b
After the model is downloaded, the Ollama server will begin listening for requests — ready to generate responses from your local setup.
Step 4: Launch the LiteLLM proxy server
With both the model and configuration ready, it’s time to start the LiteLLM proxy server — the component that makes your local AI model accessible to applications.
To launch the server, use the command below:
litellm –config ~/litellm_config/config.yaml
The proxy server will initialize and expose endpoints defined in your configuration, allowing applications to interact with the specified models through a consistent API.
Step 5: Test the deployment
Let’s confirm if everything works as expected. Write a simple Python script that sends a test request to the LiteLLM server and save it as test_script.py:
import openai client = openai.OpenAI(api_key=“anything”, base_url=“http://localhost:4000“)response = client.chat.completions.create( model=“codegemma”, messages=[{“role”: “user”, “content”: “Write me a Python function to calculate the nth Fibonacci number.”}])print(response)
Finally, run the script using this command:
python3 ./test_script.py
If the setup is correct, you’ll receive a response from the local model — confirming that LiteLLM is up and running.
Optimize LiteLLM performance on embedded devices To ensure fast, reliable performance on embedded systems, it’s important to choose the right language model and adjust LiteLLM’s settings to match your device’s limitations.
Choosing the Right Language Model
Not every AI model is built for devices with limited resources — some are just too heavy. That’s why it’s crucial to go with compact, optimized models designed specifically for such environments:
DistilBERT – a distilled version of BERT, retaining over 95% of BERT’s performance with 66 million parameters. It’s suitable for tasks like text classification, sentiment analysis, and named entity recognition.
TinyBERT – with approximately 14.5 million parameters, TinyBERT is designed for mobile and edge devices, excelling in tasks such as question answering and sentiment classification.
MobileBERT – optimized for on-device computations, MobileBERT has 25 million parameters and achieves nearly 99% of BERT’s accuracy. It’s ideal for mobile applications requiring real-time processing.
TinyLlama – a compact model with approximately 1.1 billion parameters, TinyLlama balances capability and efficiency, making it suitable for real-time natural language processing in resource-constrained environments.
MiniLM – a compact transformer model with approximately 33 million parameters, MiniLM is effective for tasks like semantic similarity and question answering, particularly in scenarios requiring rapid processing on limited hardware.
Selecting a model that fits your setup isn’t just about saving space — it’s about ensuring smooth performance, fast responses, and efficient use of your device’s limited resources.
Configure settings for better performance
A few small adjustments can go a long way when you’re working with limited hardware. By fine-tuning key LiteLLM settings, you can boost performance and keep things running smoothly.
Restrict the number of tokens
Shorter responses mean faster results. Limiting the maximum number of tokens in response can reduce memory and computational load. In LiteLLM, this can be achieved by setting the max_tokens parameter when making API calls. For example:
import openai client = openai.OpenAI(api_key=“anything”, base_url=“http://localhost:4000“)response = client.chat.completions.create( model=“codegemma”, messages=[{“role”: “user”, “content”: “Write me a Python function to calculate the nth Fibonacci number.”}], max_tokens=500 # Limits the response to 500 tokens)print(response)
Adjusting max_tokens helps keep replies concise and reduces the load on your device. Managing simultaneous requests
If too many requests hit the server at once, even the best-optimized model can get bogged down. That’s why LiteLLM includes an option to limit how many queries it processes at the same time. For instance, you can restrict LiteLLM to handle up to 5 concurrent requests by setting max_parallel_requests as follows:
This setting helps distribute the load evenly and ensures your device stays stable — even during periods of high demand. A Few More Smart Moves
Before going live with your setup, here are two additional best practices worth considering:
Secure your setup – implement appropriate security measures, such as firewalls and authentication mechanisms, to protect the server from unauthorized access.
Monitor performance – use LiteLLM’s logging capabilities to track usage, performance, and potential issues.
LiteLLM makes it possible to run language models locally, even on low-resource devices. By acting as a lightweight proxy with a unified API, it simplifies integration while reducing overhead. With the right setup and lightweight models, you can deploy responsive, efficient AI solutions on embedded systems — whether for a prototype or a production-ready solution.
Summary
Running LLMs on embedded devices doesn’t necessarily require heavy infrastructure or proprietary services. LiteLLM offers a streamlined, open-source solution for deploying language models with ease, flexibility, and performance — even on devices with limited resources. With the right model and configuration, you can power real-time AI features at the edge, supporting everything from smart assistants to secure local processing.
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We’re continuously exploring the future of tech, innovation, and digital transformation at Intellias — and we invite you to be part of the journey.
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This article was written by Vedrana Vidulin, Head of Responsible AI Unit at Intellias. Connect with Vedrana through her LinkedIn page.
Achieving and maintaining compliance with regulatory frameworks can be challenging for many organizations. Managing security controls manually often leads to excessive use of time and resources, leaving less available for strategic initiatives and business growth.
Standards such as CMMC, HIPAA, PCI DSS, SOC2 and GDPR demand ongoing monitoring, detailed documentation, and rigorous evidence collection. Solutions like UTMStack, an open source Security Information and Event Management (SIEM) and Extended Detection and Response (XDR) solution, streamlines this complex task by leveraging its built-in log centralization, correlation, and automated compliance evaluation capabilities. This article explores how UTMStack simplifies compliance management by automating assessments, continuous monitoring, and reporting.
Understanding Compliance Automation with UTMStack
UTMStack inherently centralizes logs from various organizational systems, placing it in an ideal position to dynamically assess compliance controls. By continuously processing real-time data, UTMStack automatically evaluates compliance with critical controls. For instance, encryption usage, implementation of two-factor authentication (2FA) and user activity auditing among many others can be evaluated automatically.
Figure 1: Automated evaluation of Compliance framework controls.
Example Compliance Control Evaluations:
Encryption Enforcement: UTMStack continuously monitors logs to identify instances where encryption is mandatory (e.g., data in transit or at rest). It evaluates real-time compliance status by checking log events to confirm whether encryption protocols such as TLS are actively enforced and alerts administrators upon detection of potential non-compliance. The following event, for example would trigger an encryption control failure:
“message”: [{“The certificate received from the remote server was issued by an untrusted certificate authority. Because of this, none of the data contained in the certificate can be validated. The TLS connection request has failed. The attached data contains the server certificate”.}]
Two-Factor Authentication (2FA): By aggregating authentication logs, UTMStack detects whether 2FA policies are consistently enforced across the enterprise. Compliance is assessed in real-time, and automated alerts are generated if deviations occur, allowing immediate remediation. Taking Office365 as an example, the following log would confirm the use of 2FA in a given use authentication attempt:
User Activity Auditing: UTMStack processes comprehensive activity logs from applications and systems, enabling continuous auditing of user and devices actions. This includes monitoring privileged account usage, data access patterns, and identifying anomalous behavior indicative of compliance risks. This is a native function of UTMSatck and automatically checks the control if the required integrations are configured.
No-Code Compliance Automation Builder
One of UTMStack’s standout features is its intuitive, no-code compliance automation builder. Organizations can easily create custom compliance assessments and automated monitoring workflows tailored to their unique regulatory requirements without any programming experience. This flexibility empowers compliance teams to build bespoke compliance frameworks rapidly that update themselves and send reports on a schedule.
Figure 2: Compliance Framework Builder with drag and drop functionality.
Creating Custom Compliance Checks
UTMStack’s no-code interface allows users to:
Define custom compliance control logic visually.
Establish automated real-time monitoring of specific compliance conditions.
Generate and schedule tailored compliance reports.
This approach significantly reduces the administrative overhead, enabling compliance teams to respond swiftly to evolving regulatory demands.
Unified Compliance Management and Integration
Beyond automation, UTMStack serves as a centralized compliance dashboard, where controls fulfilled externally can be manually declared compliant within the platform. This unified “pane of glass” ensures that all compliance assessments—automated and manual—are consolidated into one comprehensive view, greatly simplifying compliance audits.
Moreover, UTMStack offers robust API capabilities, facilitating easy integration with existing Governance, Risk, and Compliance (GRC) tools, allowing seamless data exchange and further enhancing compliance management.
Sample Use Case: CMMC Automation
For CMMC compliance, organizations must demonstrate rigorous data security, availability, processing integrity, confidentiality, and privacy practices. UTMStack automatically evaluates controls related to these areas by analyzing continuous log data, such as firewall configurations, user access patterns, and audit trails.
Automated reports clearly detail compliance status, including specific control numbers and levels, enabling organizations to proactively address potential issues, dramatically simplifying CMMC assessments and future audits.
Figure 3: CMMC Compliance Control details
Compliance Control Evidence Remediation
When a framework control is identified as compliant, UTMStack automatically gathers the necessary evidence to demonstrate compliance. This evidence includes logs extracted from source systems and a dedicated, interactive dashboard for deeper exploration and analysis. Conversely, if the control evaluation identifies non-compliance, UTMStack employs an AI-driven technique known as Retrieval-Augmented Generation to provide remediation steps to security analysts and system engineers.
Compliance controls for each framework are not only evaluated but also provide dashboards for better understanding and navigation:
Figure 4: Compliance automation dashboards.
API-First Compliance Integration
UTMStack’s API-first approach enables compliance automation workflows to integrate effortlessly into existing IT ecosystems. Organizations leveraging various GRC platforms can easily synchronize compliance data, automate reporting, and centralize compliance evidence, thus minimizing manual data handling and significantly improving accuracy and efficiency.
Summary
Compliance management doesn’t have to be complicated or resource-draining. UTMStack’s open source SIEM and XDR solution simplifies and automates compliance with major standards such as CMMC, HIPAA, PCI DSS, SOC2, GDPR, and GLBA. By continuously monitoring logs, dynamically assessing compliance controls, and providing a user-friendly, no-code automation builder, UTMStack dramatically reduces complexity and enhances efficiency.
Organizations can easily customize and automate compliance workflows, maintain continuous monitoring, and integrate seamlessly with existing compliance tools, making UTMStack an invaluable resource for streamlined compliance management.
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Un’occasione di confronto sui temi caldi delle TLC, appuntamento 21 novembre ore 15:30 Dopo il seguito delle prime due edizioni, torna la Maratona delle TCL, un’iniziativa ideata da Assoprovider che punta a mettere a confronto gli operatori delle TLC. L’evento, aperto a tutti, si terrà il 21 novembre e sarà visibile sulle piattaforme Linkedin e […]
Roma, 22 novembre L'Associazione Assoprovider ha presentato un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti di Roma riguardante il sistema Piracy Shield, adottato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). L'esposto chiede di accertare la sussistenza di un eventuale danno erariale e la congruità dell'azione dell'Agcom nella gestione delle risorse economiche relative al Piracy […]
Nell'ottobre del 2024, a 19 anni esatti dalla storica vittoria che liberalizzò l'uso del Wi-Fi in Italia, Assoprovider si trova nuovamente in prima linea per difendere il futuro del settore delle telecomunicazioni. Con l'approvazione del decreto Omnibus, ora legge dello Stato, affrontiamo una delle sfide più critiche della nostra storia. 2005-2024: Dal trionfo alla nuova […]
Il rischio di carcerazione per gli Internet Service Provider (ISP) rappresenta una minaccia senza precedenti per il settore delle telecomunicazioni in Italia Assoprovider, l'associazione rappresentativa dei piccoli e medi fornitori di servizi Internet in Italia, lancia un forte allarme riguardo agli emendamenti recentemente approvati dalle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato nell'ambito del DL Omnibus […]
La NIS2 è la direttiva sulla sicurezza informatica dell’Unione Europea. I Paesi membri hanno tempo fino al 17 ottobre 2024 per recepirla. Ma cosa cambia? Acronimo di Network and Information Security 2, la NIS2 è la direttiva emanata dall’Unione Europea, allo scopo di rafforzare la sicurezza informatica e la resilienza delle infrastrutture critiche in tutti […]
We are pleased to announce the availability of a new mailing list
service running under the new lists.linux.dev domain. The goal of this deployment is to
offer a subscription service that:
prioritizes mail delivery to public-inbox archives available
via lore.kernel.org
conforms to DMARC requirements to ensure subscriber delivery
makes minimal changes to email headers and no changes to the message
body content for the purposes of preserving patch attestation
If you would like to host a Linux development mailing list on this
platform, please see further details on the subspace.kernel.org site.
Why another mailing list service?
Linux development started in 1991 and has been ongoing for the past 30
years at an ever-increasing pace. Many popular code collaboration
platforms have risen throughout these three decades -- and while some of
them are still around, many others have shut down and disappeared
without offering any way to preserve the history of the projects they
used to host.
Development via mailed-in patches remains the only widely used mechanism
for code collaboration that does not rely on centralized infrastructure
maintained by any single entity. The Linux developer community sees
transparency, independence and decentralization as core guiding
principles behind Linux development, so it has deliberately chosen to
continue using email for all its past and ongoing collaboration efforts.
What about vger.kernel.org?
The infrastructure behind lists.linux.dev supports multiple domains, so
all mailing lists hosted on vger.kernel.org will be carefully migrated
to the same platform while preserving current addresses, subscribers,
and list ids. The only thing that will noticeably change is the
procedure to subscribe and unsubscribe from individual lists. As
majordomo is no longer maintained, we will instead switch to using
separate subscribe/unsusbscribe addresses per each list.
There are no firm ETAs for this migration, but if you are currently
subscribed to any mailing list hosted on vger.kernel.org, you will
receive a message when the migration date is approaching.
If you are a developer located around Beijing, or if your connection to
Beijing is faster and more reliable than to locations outside of China,
then you may benefit from the new git.kernel.org mirror kindly provided
by Code Aurora Forum at https://kernel.source.codeaurora.cn/. This is
a full mirror that is updated just as frequently as other git.kernel.org
nodes (in fact, it is managed by the same team as the rest of kernel.org
infrastructure, since CAF is part of Linux Foundation IT projects).
To start using the Beijing mirror, simply clone from that location or
add a separate remote to your existing checkouts, e.g.:
We are trialing out a new feature that can send you a notification when
the patches you send to the LKML are applied to linux-next or to the
mainline git trees. If you are interested in trying it out, here are the
details:
Alternatively, there should be a "X-Patchwork-Bot: notify" email header.
The patches must not have been modified by the maintainer(s).
All patches in the series must have been applied, not just some of them.
The last two points are important, because if there are changes between
the content of the patch as it was first sent to the mailing list, and
how it looks like by the time it is applied to linux-next or mainline,
the bot will not be able to recognize it as the same patch. Similarly,
for series of multiple patches, the bot must be able to successfully
match all patches in the series in order for the notification to go out.
If you are using git-format-patch, it is best to add the special
header instead of using the Cc notification address, so as to avoid any
unnecessary email traffic:
--add-header="X-Patchwork-Bot: notify"
You should receive one notification email per each patch series, so if
you send a series of 20 patches, you will get a single email in the form
of a reply to the cover letter, or to the first patch in the series. The
notification will be sent directly to you, ignoring any other addresses
in the Cc field.
The bot uses our LKML patchwork instance to perform matching and
tracking, and the source code for the bot is also available if you
would like to suggest improvements.
You may access the archives of many Linux development mailing lists on
lore.kernel.org. Most of them include a full archive of messages going
back several decades.
If you would like to suggest another kernel development mailing list to
be included in this list, please follow the instructions on the
following wiki page:
The software managing the archive is called Public Inbox and offers
the following features:
Fast, searchable web archives
Atom feeds per list or per individual thread
Downloadable mbox archives to make replying easy
Git-backed archival mechanism you can clone and pull
Read-only nntp gateway
We collected many list archives going as far back as 1998, and they are
now all available to anyone via a simple git clone. We would like to
extend our thanks to everyone who helped in this effort by donating
their personal archives.
Obtaining full list archives
Git clone URLs are provided at the bottom of each page. Note, that due
mailing list volume, list archives are sharded into multiple
repositories, each roughly 1GB in size. In addition to cloning from
lore.kernel.org, you may also access these repositories on
erol.kernel.org.
Mirroring
You can continuously mirror the entire mailing list archive collection
by using the grokmirror tool. The following repos.conf file should get
you all you need:
Please note, that you will require at least 20+ GB of local storage. The
mirroring process only replicates the git repositories themselves -- if
you want to use public-inbox with them, you will need to run
"public-inbox-init" and "public-inbox-index" to create the
database files required for public-inbox operation.
Linking to list discussions from commits
If you need to reference a mailing list discussion inside code comments
or in a git commit message, please use the "permalink" URL provided by
public-inbox. It is available in the headers of each displayed message
or thread discussion. Alternatively, you can use a generic message-id
redirector in the form:
We'd like to announce several small changes to the way Linux tarballs
are produced.
Mainline release tarball signatures
Starting with the 4.18 final release, all mainline tarball PGP
signatures will be made by Greg Kroah-Hartman instead of Linus Torvalds.
The main goal behind this change is to simplify the verification
process and make all kernel tarball releases available for download on
kernel.org be signed by the same developer.
Linus Torvalds will continue to PGP-sign all tags in the mainline
git repository. They can be verified using the git verify-tag
command.
Sunsetting .gz tarball generation
We stopped creating .bz2 copies of tarball releases 5 years ago, and the
time has come to stop producing .gz duplicate copies of all our content
as well, as XZ tools and libraries are now available on all major
platforms. Starting September 1st, 2018, all tarball releases available
via /pub download locations will only be available in XZ-compressed
format.
If you absolutely must have .gz compressed tarballs, you may obtain them
from git.kernel.org by following snapshot download links in the
appropriate repository view.
No future PGP signatures on patches and changelogs
For legacy purposes, we will continue to provide pre-generated
changelogs and patches (both to the previous mainline and incremental
patches to previous stable). However, from now on they will be generated
by automated processes and will no longer carry detached PGP signatures.
If you require cryptographically verified patches, please generate them
directly from the stable git repository after verifying the PGP
signatures on the tags using git verify-tag.
If you are in charge of CI infrastructure that needs to perform frequent
full clones of kernel trees from git.kernel.org, we strongly recommend
that you use the git bundles we provide instead of performing a full
clone directly from git repositories.
It is better for you, because downloading the bundle from CDN is
probably going to be much faster for you than cloning from our frontends
due to the CDN being more local. You can even copy the bundle to a
fileserver on your local infrastructure and save a lot of repeated
external traffic.
It is better for us, because if you first clone from the bundle, you
only need to fetch a handful of newer objects directly from
git.kernel.org frontends. This not only uses an order of magnitude less
bandwidth, but also results in a much smaller memory footprint on our
systems -- git daemon needs a lot of RAM when serving full clones of
linux repositories.
Here is a simple script that will help you automate the process of first
downloading the git bundle and then fetching the newer objects:
The Linux Foundation IT team has been working to improve the code
integrity of git repositories hosted at kernel.org by promoting the use
of PGP-signed git tags and commits. Doing so allows anyone to easily
verify that git repositories have not been altered or tampered with no
matter from which worldwide mirror they may have been cloned. If the
digital signature on your cloned repository matches the PGP key
belonging to Linus Torvalds or any other maintainer, then you can be
assured that what you have on your computer is the exact replica of the
kernel code without any omissions or additions.
To help promote the use of PGP signatures in Linux kernel development,
we now offer a detailed guide within the kernel documentation tree:
Further, we are happy to announce a new special program sponsored by
The Linux Foundation in partnership with Nitrokey -- the developer
and manufacturer of smartcard-compatible digital tokens capable of
storing private keys and performing PGP operations on-chip. Under this
program, any developer who is listed as a maintainer in the MAINTAINERS
file, or who has a kernel.org account can qualify for a free digital
token to help improve the security of their PGP keys. The cost of the
device, including any taxes, shipping and handling will be covered by
The Linux Foundation.
To participate in this program, please access the special store front
on the Nitrokey website:
To qualify for the program, you need to have an account at kernel.org or
have your email address listed in the MAINTAINERS file (following the
"M:" heading). If you do not currently qualify but think you should,
the easiest course of action is to get yourself added to the MAINTAINERS
file or to apply for an account at kernel.org.
Which devices are available under this program?
The program is limited to Nitrokey Start devices. There are several
reasons why we picked this particular device among several available
options.
First of all, many Linux kernel developers have a strong preference not
just for open-source software, but for open hardware as well. Nitrokey
is one of the few companies selling GnuPG-compatible smartcard devices
that provide both, since Nitrokey Start is based on Gnuk cryptographic
token firmware developed by Free Software Initiative of Japan. It is
also one of the few commercially available devices that offer native
support for ECC keys, which are both faster computationally than large
RSA keys and generate smaller digital signatures. With our push to use
more code signing of git objects themselves, both the open nature of the
device and its support for fast modern cryptography were key points in
our evaluation.
Additionally, Nitrokey devices (both Start and Pro models) are already
used by open-source developers for cryptographic purposes and they
are known to work well with Linux workstations.
What is the benefit of digital smartcard tokens?
With usual GnuPG operations, the private keys are stored in the home
directory where they can be stolen by malware or exposed via other
means, such as poorly secured backups. Furthermore, each time a GnuPG
operation is performed, the keys are loaded into system memory and can
be stolen from there using sufficiently advanced techniques (the likes
of Meltdown and Spectre).
A digital smartcard token like Nitrokey Start contains a cryptographic
chip that is capable of storing private keys and performing crypto
operations directly on the token itself. Because the key contents never
leave the device, the operating system of the computer into which the
token is plugged in is not able to retrieve the private keys themselves,
therefore significantly limiting the ways in which the keys can be
leaked or stolen.
Questions or problems?
If you qualify for the program, but encounter any difficulties
purchasing the device, please contact Nitrokey at shop@nitrokey.com.
For any questions about the program itself or with any other comments,
please reach out to info@linuxfoundation.org.
As you may be aware, starting with 4.12-rc1 Linus will no longer provide
signed tarballs and patches for pre-release ("-rc") kernels. Reasons for
this are multiple, but largely this is because people who are most
interested in pre-release tags -- kernel developers -- do not rely on
patches and tarballs to do their work.
Obtaining tarballs on your own
Here is how you can generate the tarball from a pre-release tag using
the "git archive" command (we'll use 4.12-rc1 in these examples):
git clone git://git.kernel.org/pub/scm/linux/kernel/git/torvalds/linux.git
cd linux
git verify-tag v4.12-rc1
git archive --format=tar.gz --prefix=linux-4.12-rc1/ \
-o linux-4.12-rc1.tar.gz v4.12-rc1
The upside of this method is that during the "git verify-tag" step
you will check the PGP signature on the tag to make sure that what you
cloned is exactly the same tree as on Linus Torvalds's computer.
The downside of this method is that you will need to download about 1
GiB of data -- the entire git history of the Linux kernel -- just to get
the latest tag. Notably, when -rc2 is tagged, all you'll need to do is
run a quick "git pull" to get the latest objects and it will be
dramatically less data to download, so cloning the whole tree may be
worth it to you in the long run if you plan to do this again in the
future.
If you do not want to download the whole git repository and just want to
get the latest tarball, you can download the version automatically
generated by cgit at the following (or similar URL):
Please note that you will not be able to cryptographically verify the
integrity of this archive, but the download will be about 10 times less
in size than the full git tree.
Obtaining patches to the previous mainline
If you would like to get just the patch to the previous mainline
release, you can get it from cgit as well:
Unfortunately, cgit does not currently offer an easy way to get
gzip-compressed patches, but if you would like to reduce the amount of
data you download, you can use http-level gzip compression:
We intentionally did not provide these automatically generated tarballs
and patches in locations previously used by Linus
(/pub/linux/kernel/v4.x/testing), even if this meant potentially
breaking automated scripts relying on contents published there. Anything
placed in the /pub tree is signed and curated directly by developers
and all patches and software archives published there invariably come
with a PGP signature provided directly by the developer of that software
(or one of the developers).
Patches and tarballs automatically generated by git.kernel.org are NOT
a replacement for this stringent process, but merely a convenience
service that comes with very different trust implications. By providing
these at different URLs we wanted all users of these services to make a
conscious decision on whether they want to trust these automatically
generated tarballs and patches, or whether they want to change their
process to continue to use PGP-verifiable tags directly from the git
tree.
The XZ tarballs for the following kernel releases did not initially pass
signature verification due to benign changes to the tarball structure
done by the pixz compression tool:
4.11.1
4.10.16
4.9.28
4.4.68
These changes would have resulted in GPG returning "Bad Signature" if
you tried to verify their integrity. Once we identified the problem, we
generated new XZ tarballs without tar header modifications and now they
should all pass PGP signature verification.
We preserved the original .xz tarballs as -badsig files in the archives
in case you wanted to verify that there was nothing malicious in them,
merely tar header changes. You can find them in the same v4.x directory:
We are extremely happy to announce that Packet has graciously donated
the new hardware systems providing read-only public access to the
kernel.org git repositories and the public website (git.kernel.org and
www.kernel.org, respectively). We have avoided using cloud providers in
the past due to security implications of sharing hypervisor memory with
external parties, but Packet's hardware-based single-tenant approach
satisfies our security requirements while taking over the burden of
setting up and managing the physical hardware in multiple worldwide
datacenters.
As of March 11, 2017, the four new public frontends are located in the
following geographical locations:
San Jose, California, USA
Parsippany, New Jersey, USA
Amsterdam, Netherlands
Tokyo, Japan
We have changed our DNS configuration to support GeoDNS, so your
requests should be routed to the frontend nearest to you.
Each Packet-hosted system is significantly more powerful than our
previous generation frontends and have triple the amount of available
RAM, so they should be a lot more responsive even when a lot of people
are cloning linux.git simultaneously.
Our special thanks to the following organizations who have graciously
donated hosting for the previous incarnation of kernel.org frontends:
Those of you who have been around for a while may remember a time when
you used to be able to mount kernel.org directly as a partition on your
system using NFS (or even SMB/CIFS). The Wayback Machine shows that this
was still advertised some time in January 1998, but was removed by
the time the December 1998 copy was made.
Let's face it -- while kinda neat and convenient, offering a public
NFS/CIFS server was a Pretty Bad Idea, not only because both these
protocols are pretty terrible over high latency connections, but also
because of important security implications.
Well, 19 years later we're thinking it's time to terminate another
service that has important protocol and security implications -- our
FTP servers. Our decision is driven by the following considerations:
The protocol is inefficient and requires adding awkward kludges to
firewalls and load-balancing daemons
FTP servers have no support for caching or accelerators, which has
significant performance impacts
Most software implementations have stagnated and see infrequent updates
All kernel.org FTP services will be shut down by the end of this year.
In hopes to minimise the potential disruption, we will be doing it in
two stages:
If your browser alerted you that the site certificates have changed,
that would be because we replaced our StartCOM, Ltd certificates with
those offered by our DNS registrar, Gandi. We are very thankful to
Gandi for this opportunity.
A common question is why we aren't using the certificates offered by the
Let's Encrypt project, and the answer is that there are several
technical hurdles (on our end) that currently make it complicated. Once
we resolve them, we will most likely switch to using certificates issued
by our fellow Linux Foundation project.
If you find yourself on an unreliable Internet connection and need to
perform a fresh clone of Linux.git, you may find it tricky to do so if
your connection resets before you are able to complete the clone. There
is currently no way to resume a git clone using git, but there is a neat
trick you can use instead of cloning directly -- using git bundle
files.
Here is how you would do it.
Start with "wget -c", which tells wget to continue interrupted
downloads. If your connection resets, just rerun the same command while
in the same directory, and it will pick up where it left off:
Now, point the origin to the live git repository and get the latest changes:
cd linux
git remote remove origin
git remote add origin https://git.kernel.org/pub/scm/linux/kernel/git/torvalds/linux.git
git pull origin master
Once this is done, you can delete the "clone.bundle" file, unless
you think you will need to perform a fresh clone again in the future.
The "clone.bundle" files are generated weekly on Sunday, so they
should contain most objects you need, even during kernel merge windows
when there are lots of changes committed daily.
We are happy to announce that Fastly has offered their worldwide CDN
network to provide fast download services for Linux kernel releases,
which should improve download speeds for those of you located outside
North America. We have modified the front page to offer CDN-powered
download links, but all the existing URLs should continue to work.
If you would like to avoid using Fastly, you can simply change the URL
to have "www.kernel.org" instead of "cdn.kernel.org". As always, please
use PGP Signature Verification for all downloaded files regardless of
where you got them.
Linus named the upcoming 4.0 release of the kernel "Hurr Durr I'ma
Sheep" (see his git commit), so we are celebrating this April Fool's
day with a minor prank. If you've been redirected to
imasheep.hurrdurr.org, do not panic. It's all part of the joke.
We've also restored all FTP and Rsync access to the
mirrors.kernel.org servers, as we seem to have resolved our SSD
and dm_cache problems. If you're still using FTP, however, please
consider switching to HTTP. FTP is a protocol designed for a different
era -- these days everyone should be avoiding it for multiple
reasons.
We've had to temporarily limit FTP access to mirrors.kernel.org due
to high IO load.
We have recently upgraded our hardware in order to increase capacity --
16TB was no longer nearly sufficient enough to host all the distro
mirrors and archives. We chose larger but slower disks and offset the
loss of performance by heavily utilizing SSD IO caching using dm-cache.
While it was performing very well, we have unfortunately run across an
FS data corruption bug somewhere along this stack:
megaraid_sas + dm_cache + libvirt/virtio + xfs
We've temporarily removed dm-cache from the picture and switched to
Varnish on top of SSD for http object caching. Unfortunately, as Varnish
does not support FTP, we had to restrict FTP protocol to a limited
number of concurrent sessions in order to reduce disk IO. If you are
affected by this, simply switch to HTTP protocol that does not have such
restrictions.
This is a temporary measure until we identify the dm-cache problem that
was causing data corruption, at which point we will restore unrestricted
FTP access.
Since we rely on the OpenSSL library for serving most of our websites,
we, together with most of the rest of the open-source world, were
vulnerable to the HeartBleed vulnerability. We have switched to the
patched version of OpenSSL within hours of it becoming available, plus
have performed the following steps to mitigate any sensitive information
leaked via malicious SSL heartbeat requests:
Replaced all SSL keys across all kernel.org sites.
Expired all active sessions on Bugzilla, Patchwork, and Mediawiki
sites, requiring everyone to re-login.
Changed all passwords used for admin-level access to the above sites.
As kernel.org developers do not rely on SSL to access git repositories,
there is no need to replace any SSH or PGP keys used for developer
authentication.
If you have any questions or concerns, please email us at
webmaster@kernel.org for more information.
We started listing xz-compressed versions of kernel archives in all our
announcements back in March 2013, and the time has come to complete the
switch. Effective immediately, we will no longer be providing
bzip2-compressed versions for new releases of the Linux kernel and other
software. Any previously released .tar.bz2 archives will continue to be
available without change, and we will also continue to provide
gzip-compressed versions of all new releases for the foreseeable future.
So, from now on, all releases will be offered as both .tar.gz and
.tar.xz, but not as .tar.bz2. We apologize if this interferes with any
automated tools.
Happy new year!
Happy new year to all kernel.org users and visitors. The Linux
Foundation and Linux Kernel Archives teams extend their warmest wishes
to you all, and we hope that 2014 proves to be just as awesome (or
awesomer) for the Linux kernel.
We have added another official frontend for serving the kernel content,
courtesy of Vexxhost, Inc. There is now a total of three frontends,
one in Palo Alto, California, one in Portland, Oregon, and one in
Montreal, Quebec. This should allow for better geographic dispersion of
official mirrors, as well as better fault tolerance.
Kernel.googlesource.com
We are happy to announce that kernel.googlesource.com is now relying on
grokmirror manifest data to efficiently mirror git.kernel.org, which
means that if accessing git.kernel.org is too high latency for you due
to your geographical location (EMEA, APAC), kernel.googlesource.com
should provide you with a fast local mirror that is at most 5 minutes
behind official sources.
We extend our thanks to Google for making this available to all kernel
hackers and enthusiasts worldwide.
TLS 1.2 and PFS
With the latest round of upgrades, we are now serving TLS 1.2 with PFS
across all kernel.org sites, offering higher protection against
eavesdropping.
If you would like to mirror all or a subset of kernel.org git
repositories, please use a tool we wrote for this purpose, called
grokmirror. Grokmirror is git-aware and will create a complete mirror of
kernel.org repositories and keep them automatically updated with no
further involvement on your part.
Grokmirror works by keeping track of repositories being updated by
downloading and comparing the master manifest file. This file is only
downloaded if it's newer on the server, and only the repositories that
have changed will be updated via "git remote update".
You can read more about grokmirror by reading the README file.
Obtaining grokmirror
If grokmirror is not yet packaged for your distribution, you can obtain
it from a git repository:
It is recommended that you create a dedicated "mirror" user that will
own all the content and run all the cron jobs. It is generally
discouraged to run this as user "root".
The default repos.conf already comes pre-configured for kernel.org. We
reproduce the minimal configuration here:
[kernel.org]
site = git://git.kernel.org
manifest = http://git.kernel.org/manifest.js.gz
default_owner = Grokmirror User
#
# Where are we going to put the mirror on our disk?
toplevel = /var/lib/git/mirror
#
# Where do we store our own manifest? Usually in the toplevel.
mymanifest = /var/lib/git/mirror/manifest.js.gz
#
# Where do we put the logs?
log = /var/log/mirror/kernelorg.log
#
# Log level can be "info" or "debug"
loglevel = info
#
# To prevent multiple grok-pull instances from running at the same
# time, we first obtain an exclusive lock.
lock = /var/lock/mirror/kernelorg.lock
#
# Use shell-globbing to list the repositories you would like to mirror.
# If you want to mirror everything, just say "*". Separate multiple entries
# with newline plus tab. Examples:
#
# mirror everything:
#include = *
#
# mirror just the main kernel sources:
#include = /pub/scm/linux/kernel/git/torvalds/linux.git
# /pub/scm/linux/kernel/git/stable/linux-stable.git
# /pub/scm/linux/kernel/git/next/linux-next.git
#
# mirror just git:
#include = /pub/scm/git/*
include = *
#
# This is processed after the include. If you want to exclude some specific
# entries from an all-inclusive globbing above. E.g., to exclude all
# linux-2.4 git sources:
#exclude = */linux-2.4*
exclude =
Install this configuration file anywhere that makes sense in your
environment. You'll need to make sure that the following directories (or
whatever you changed them to) are writable by the "mirror" user:
/var/lib/git/mirror
/var/log/mirror
/var/lock/mirror
Mirroring kernel.org git repositories
Now all you need to do is to add a cronjob that will check the
kernel.org mirror for updates. The following entry in
/etc/cron.d/grokmirror.cron will check the mirror every 5 minutes:
# Run grok-pull every 5 minutes as "mirror" user
*/5 * * * * mirror /usr/bin/grok-pull -p -c /etc/grokmirror/repos.conf
(You will need to adjust the paths to the grok-pull command and to
repos.conf accordingly to reflect your environment.)
The initial run will take many hours to complete, as it will need to
download about 50 GB of data.
Mirroring a subset of repositories
If you are only interested in carrying a subset of git repositories
instead of all of them, you are welcome to tweak the include and
exclude parameters.
Special thanks to Benoît Monin for donating a MIT-licensed CSS theme to
the kernel.org project to replace the one we hastily put together.
Though the Pelican authors have since obtained a free-license
commitment from the copyright owners of the CSS files shipping with
Pelican, we wanted to have something that looked a bit less like the
default theme anyway.
If anyone else wants to participate, full sources of the kernel.org
website are available from the git repository.
We've implemented two oft-requested features today:
The download links now default to .tar.xz versions of archives
There is now a JSON file with the release information located in
https://www.kernel.org/releases.json. If you've been screen-scraping
the front page, please use this instead.
If you have any other feature suggestions, please send them to
webmaster@kernel.org.
Due to a failure in one of the rsync scripts during the maintenance
window, the mirrors of /pub hierarchy on www.kernel.org got erased. We
are resyncing them now from the master storage, but in the meantime you
will probably get an occasional "Forbidden". The entirety of the archive
should be rsync'ed in a few hours.
We apologize profusely for the problem and will fix the script to make
sure this doesn't happen again.
You are probably wondering what happened to the site's look.
Unfortunately, we've been alerted that the default theme shipped by
Pelican (which we largely adapted) has an unclear license. Until this is
cleared up, we've put together a quick-and-dirty cleanroom CSS
reimplementation that preserves the functional aspects of the site, but
sacrifices a lot of the bells and whistles.
If you are a CSS designer and would like to donate your own cleanroom
style, please let us know at webmaster@kernel.org.
Our apologies, and we promise to keep a keener eye on licensing
details of various templates distributed with open-source products.
Welcome to the reworked kernel.org website. We have switched to using
Pelican in order to statically render our site content, which
simplifies mirroring and distribution. You can view the sources used to
build this website in its own git repository.
Additionally, we have switched from using gitweb-caching to using cgit
for browsing git repositories. There are rewrite rules in place to
forward old gitweb URLs to the pages serviced by cgit, so there
shouldn't be any broken links, hopefully. If you notice that something
that used to work with gitweb no longer works for you with cgit, please
drop us a note at webmaster@kernel.org.
L’associazione dei provider di servizi internet contesta la sanzione amministrativa comminata da AGCOM, nel caso del Piracy Shield e sceglie di impugnare la decisione davanti al Tribunale Amministrativo Assoprovider, l’associazione che tutela i diritti dei provider indipendenti di servizi Internet, si rivolge al Tar contro la multa che AGCOM le ha comminato nello scorso aprile […]
Negli ultimi avvenimenti meteo dell’autunno 2019 ci si è resi conto di quanto fragili siano i sistemi di comunicazione che necessitano di un’accesso alla rete per funzionare, la radio fa parte di uno di quei pochi sistemi di comunicazione che non necessità di internet.
In caso di blocco della rete le radio sono indispensabili, sono state utili in passato e lo sono tutt’ora e nonostante la tecnologia avanzi non c’è nulla che possa sostituirle.
Meteonuvola è un progetto amatoriale, nato su Telegram, fatto di soli appassionati che hanno l’intento di creare un sistema di informazione culturale e di sostegno emergenziale, per questo, per rendere ancora più efficace il progetto, abbiamo creato dato vita ad un nuovo servizio, la Rete Radio Prepper.
In caso di necessità (o per semplici prove radio) l’utente si collega al bot telegram http://t.me/meteonuvolabote manda la propria segnalazione (radio, meteo, eventi sociopolitici ecc..) seguendo le istruzioni a schermo ( è molto semplice ), una volta inviata quest’ultima comparirà nella mappa interattiva che contiene anche altre informazioni, automaticamente la notifica arriverà nel canale http://t.me/radiosegnalazioni , gli utenti del canale quindi riceveranno una notifica e si potranno mettere in contatto con il segnalatore più vicino a lui.
Gli utenti che vogliono entrare a fare parte della nostra rete non devono fare altro che collegarsi al bot Telegrammeteonuvolabot, seguire le istruzioni per ricevere un nominativo e segnalare la propria stazione fissa.
La Rete Radio Prepper usa il canale 2 PMR/CB (am o fm), 145.300 FM e 7190 LSB HF.
In caso di rete fuori uso la mappa non sarà accessibile ovviamente ma è possibile scaricare i file KMZ per poterla caricare su altre mappe utilizzate su cellulare o google earth, consigliamo comunque di fare una stampa della propria zona.
I PMR sono ricetrasmittenti che soffrono degli ostacoli, in città difficilmente si arriverà a coprire oltre il km, fuori città in area esposta circa 5-7 km, in altura si possono superare anche i 20km, con alcuni casi particolari di oltre 100 km, i CB permettono di raggiungere distanze notevoli ma hanno bisogno di antenne più impegnative, sono più indicati per essere montati sull’autovettura o in casa.
Ricapitolando:
Rete Radio Prepper, canale 2 PMR e canale 2 CB in am o fm, 145.300 FM e 7190 LSB solo per radioamatori.
Bot telegram per aderire e per segnalarsi : http://t.me/meteonuvolabot
Canale segnalazioni ( dove giungono le proprie segnalazioni radio..) : http://t.me/radiosegnalazioni
Gruppo emergenze e segnalazioni eventi avversi http://t.me/prepper_italia
Gruppo semplici segnalazioni meteo : http://t.me/italiameteo
Vogliamo precisare che non c’è alcuna intenzione di prendere iniziative al di fuori della competenza amatoriale, la rete “potrebbe servire in caso di…” ma non si sostituisce in nessun caso agli Organi Ufficiali, si tratta di un progetto volontario e di libero uso.
Buongiorno a tutti, è in fase di sperimentazione un servizio di avvisi condizioni meteo avverse in modalità MFSK32 sulla banda dei 20 metri, frequenza 14.310 mhz.
Gli avvisi verranno emessi in caso di effettiva necessità quindi senza un orario ben preciso.
Zona di emissione 1 Torino, potenza 20w.
Zona di emissione 2 Cagliari, potenza 20w
Per l’ascolto su windows consigliamo il programma fldigi, per Android andflmsg
Servizio a cura di IW1GHG e IS0AGS.
Per chi volesse la QSL di ascolto si prega di contattarci fornendo il nominativo SWL o radioamatoriale , l’ora, il giorno e l’RST.
Dalla tarda serata è previsto l’arrivo di nevicate deboli diffuse su parte del nord ovest in spostamento verso est nel corso della notte. Maggiormente coinvolti i settori a sud del Po, in particolare Liguria, Piemonte meridionale, Emilia, Appennino Tosco-Emiliano, Lombardia meridionale e da domattina tutto il nord Est la Romagna. Prestare particolare attenzione nella guida stante le temperature negative e le possibili condizioni critiche della rete viaria per presenza di neve e ghiaccio.
Il 16.5 u.s. il Presidente dell’associazione Assoprovider Giovanbattista Frontera e il Consulente Giuridico Fulvio Sarzana sono stati ricevuti dal Sottosegretario all’innovazione tecnologica Sen. Alessio Butti, al Dipartimento per la Trasformazione Digitale. L’incontro sui temi caldi della digitalizzazione è stato molto proficuo vista la notevole identità di vedute su molti argomenti. Si è delineata anche una […]
Roma, 22 aprile. Assoprovider, l’associazione di operatori di TLC indipendenti, continua la sua battaglia di legalità sulla piattaforma dell’AGCOM, Piracy shield, ed impugna le disposizioni regolamentari davanti al Consiglio di Stato, attraverso lo Studio Legale Sarzana di Roma. Le decine di segnalazioni di utenti, imprese ed associazioni, ingiustamente lese nei propri diritti, hanno convinto l’Associazione […]
L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha multato l’Associazione Assoprovider per ostacolo all’attività di vigilanza nel caso Piracy Shield. Roma, 4 aprile. Assoprovider, l’associazione degli Internet Service Provider, è stata multata da AGCOM per ostacolo ad attività di vigilanza nel contesto dell’attività della piattaforma Piracy Shield. Il provvedimento giunge dopo il rifiuto da parte […]
Sono due i grandi limiti della Zona Zes Unica Sud, l’esclusione della banda larga e di tutti i progetti di investimento di importo inferiore a 200 mila euro, come spiega il vice presidente di Assoprovider in quest’intervista. «Dobbiamo farci sentire, chiudere i nostri servizi per qualche giorno, per far comprendere a questo governo quanto le […]
Aggiornamento: per motivi termici indipendenti dalla nostra volontà l'incontro
inizialmente previsto per le ore 16 è stato posticipato di due ore. L'inizio
sarà alle ore 18.00.
Campagna di autofinanziamento per abbiamoundominio.org di unit hacklab.
C'è/Abbiamo bisogno, come ogni anno, di pagare il server e anche il dominio.
Stiamo anche ragionando di allargarci e prendere un server più capace, perchè
quello che stiamo usando, pagato attraverso iniziative di autofinanziamento, è
arrivato a tappo.
Quarta puntata di Bitume: trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit
hacklab di Milano.
L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.
Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla
tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …
Terza puntata di Bitume: trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit
hacklab di Milano.
L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.
Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla
tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …
acheritivo di autofinanziamento unit hacklab: rooting libero del telefono,
elettronica usata a offerta libera. Hai bisogno di un lettore dvd? Di uno
scanner? Noi di fare spazio e pagare il server.
Seconda puntata di Bitume: trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit
hacklab di Milano.
L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.
Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla
tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …
Prima puntata di bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit
hacklab di Milano.
L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.
Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla
tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …
Quarta visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.
Life of Brian, Monty Python, 1979
ENG sub ITA
... gli unici che odiamo più dei romani
sono il Fronte del Popolo Giudeo.
E il Fronte Popolare dei Giudei.
Ah, sì.
Separatisti.
E il Fronte Popolare della Giudea.
Già …
Terza visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.
Risk, Laura Poitras, 2016
Documentario su Julian Assange, fondatore di Wikileaks.
Motivazioni e contraddizioni su Assange e le sue cerchie, con un occhio in particolare sui rischi che sono stati
presi. Il documentario copre il periodo dal 2010 …
Prima visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.
Nirvana, Salvatores, 1997
Film cyberpunk girato a Milano (e nei sotterranei di Macao). Fortemente influenzato dai romanzi di Gibson e sua volta
ritenuto tra le fonti di ispirazione della trilogia di Matrix. Affronta il tema dell'esistenza autonoma o …
Vi invitiamo questo sabato 25 febbraio dalle 16 al Salone Polivalente di Bussoleno
per un evento preparatorio ad Hackmeeting 0x14 (che ricordiamo quest'anno si terrá
qui vicino in Val Susa, in particolare a Venaus, dal 15 al 18 giugno).
Ci sará il collettivo Ippolita che parlerá di social network e tecnologie del dominio,
a seguire un avvocato fará una panoramica sull'utilizzo dei captatori informatici,
mentre noi come _TO hacklab mostreremo nella pratica l'utilizzo di un captatore informatico.
A seguire domande, chiacchiere e condivisione di idee in preparazione di Hackmeeting.
Il 21 Gennaio dalle 16 saremo al Gabrio (via Millio 42) per il warmup di Hackmeeting 0x14 (che quest'anno si terrà in Val Susa) e faremo due chiacchiere su hackmeeting e trojan di stato con il collettivo tracciabi.li.
Volevamo un hacklab più aperto, ma non in questo senso.
Durante la perquisizione al CSOA Gabrio di ieri le divise blu hanno deciso di accanirsi anche contro _TO*hacklab, tentando di forzare la porta blindata per poi distruggere il muro a fianco, entrare e constatare che quello spazio era un'officina per computer come effettivamente poteva sembrare dalla breccia nella finestra.
Per giustificare l'impegno speso nel distruggere questo muro è stata staccata la spina all'armadio hub/gateway; come conseguenza un alimentatore si è sentito male ed è stato soccorso nelle ore successive, quando tutto è tornato operativo.
Ci fa sorridere la miseria di queste indagini e di questi piccoli personaggi ancora a cavalcare un modello proibizionista che nessuno più intende perseguire perché ampiamente fallimentare, decidendo di colpire una delle poche esperienze di autoproduzione nello stesso giorno in cui un magistrato di rilevo occupa le prime pagine dei quotidiani schierandosi a favore della legalizzazione.
Siamo solidali con i due compagni colpiti dalla repressione, continueremo ad essere complici del CSOA Gabrio nell'antiproibizionismo come nelle diverse lotte.
Stiamo ricostruendo l'hacklab (e il sito, e tutto quanto). Se vuoi darci una mano ci trovi al primo piano del CSOA Gabrio, in Via F. Millio 42 a Torino. Non c'è (ancora) un orario stabilito, la cosa migliore è contattarci con una mail a underscore[at]autistici[dot]org . A presto!