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Un evento di arti marziali da 60 milioni di dollari alla Casa Bianca: l’ultima follia di Donald Trump per i suoi 80 anni

C’è un evento sportivo che in questi giorni negli Stati Uniti sta facendo parlare tanto quanto o addirittura più dei Mondiali di calcio. E si svolgerà alla Casa Bianca per la prima volta nella storia. Nel giorno del suo 80esimo compleanno (dove verranno celebrati anche i 250 anni dell’indipendenza americana, il cui anniversario però è il 4 luglio), Donald Trump ha infatti organizzato l’UFC Freedon 250, un evento di Ufc (arti marziali), all’interno della sua residenza ufficiale. Un’idea nata due anni fa con Dana White, CEO dell’UFC – quando il tycoon partecipò a una serata di Ufc al Madison Square Garden e venne accolto da applausi e cori “Usa, Usa” – e a cui adesso Trump ha dato seguito. L’evento – a spese della Ufc – è costato 60 milioni di dollari.

La serata vedrà lottatori affrontarsi in un ring montato all’interno di un enorme ottagono di 27 metri chiamato “The Claw” e – come dichiarato dall’amministrazione americana – sarà tutto esaurito, con oltre 4mila spettatori presenti. Si affronteranno Ilia Topuria, campione dei pesi leggeri, e Justin Gaethje, leggenda della MMA americana. Prima di loro invece si sfideranno Alex Pereira e Cyril Gane: in palio c’è la cintura dei pesi massimi. Gli atleti entreranno all’interno dell’ottagono direttamente dal famoso studio ovale, dove si trova la nota “resolute desk” di Trump. Al “Lincoln memorial”, invece, dove c’è la famosa statua di Abramo Lincoln seduto, si svolgeranno le conferenze stampa e le premiazioni.

Chi non è riuscito ad accaparrarsi un biglietto per l’UFC Freedon 250 – così è chiamato l’evento – è invitato a tentare la fortuna sul sito online Tickemaster, ma con poche speranze. Ma nessun problema, ha precisato Trump: chi non sarà presente potrà vederla in diretta tv e in streaming, anche sul maxischermo all’esterno della White House, con 85mila posti grauiti a disposizione. Il tutto organizzato grazie soprattutto all’amico da oltre 20 anni di Trump, Dana White, presidente della Ufc. Il programma di domenica prevede inoltre una cerimonia privata riservata all’élite del movimento trumpiano. C’è il rischio maltempo e non si esclude – come riportano alcuni media internazionali – una possibile invasione di zanzare. L’evento sarà trasmesso anche in diretta tv e streaming.

In un video pubblicato sui social ieri, 12 giugno, Donald Trump ha paragonato l’arena della Ultimate Fighting Championship (UFC) costruita davanti alla Casa Bianca alla Torre Eiffel di Parigi. Parlando della struttura dentro alla quale c’è il ring, Trump ha ricordato la storia del famosissimo monumento francese. Costruito inizialmente per l’Esposizione Universale del 1889, avrebbe dovuto essere smantellata subito dopo la manifestazione.

Intanto le prove dello spettacolo aereo organizzato in vista dell’evento UFC hanno provocato ritardi agli aerei in partenza, compresi anche quelli di alcuni membri del Congresso. Un volo Delta diretto da Washington a Detroit è rimasto fermo sulla pista a causa della temporanea chiusura dello spazio aereo attorno all’aeroporto Reagan National. Tra i passeggeri c’erano deputati democratici e repubblicani del Michigan.

Il pilota avrebbe spiegato ai passeggeri che il ritardo era legato alle prove per l’evento e avrebbe aggiunto, con ironia, che eventuali proteste andavano rivolte ai “loro rappresentanti al Congresso” (cioè loro stessi). La Casa Bianca ha poi confermato che le limitazioni al traffico aereo erano state pianificate per consentire le prove dello spettacolo previsto prima dell’evento di arti marziali.

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“Ho avuto un tumore alla pelle. La mia è chiara, molto sensibile, come quella di Sinner”: Paola Ferrari risponde agli insulti social sul suo aspetto fisico

A Paola Ferrari negli ultimi giorni hanno scritto di tutto sui social. Da quando sono cominciati i Mondiali di calcio 2026 e lei conduce i pre e post-partita della sera su Ra1 con Simona Rolandi, Marco Tardelli e Roberto Falcao, sono piovuti addosso insulti, cattiverie e volgarità di ogni sorta per il suo aspetto fisico. C’è chi dà la colpa all’eccesso di ritocchi estetici, chi alle luci, chi al trucco sbagliato. “Sono ripetitivi e poco originali. Ho letto che qualcuno ha scritto ‘C’è la plastica su Rai1’. Io dico: cambiate canale per la plastica”, risponde la giornalista sportiva in un’intervista al Corriere della Sera senza sottrarsi alle domande.

Del resto, da anni è abituata a commenti di questo tenore, che lei bolla come “la solita barzelletta”. Forse per questo liquida le critiche a semplici “sfottò che non mi fanno né caldo, né freddo” per poi allargare l’orizzonte e sottolineare come per lei gli attacchi alle donne siano “puerile e stancante questa misoginia”. Per la Ferrari c’è un solo modo per reagire: continuare ad essere libere di fare e di agire come meglio si crede. “Se vogliamo ci rifacciamo, altrimenti no. Anche perché, se sei bella vuol dire che ti sei rifatta, però se non ti rifai sei una vecchia incartapecorita”.

Poi però confessa di essersi arrabbiata in passato, anche perché gli attacchi sul suo aspetto fisico arrivavano dopo un problema di salute molto grave: “Come ho raccontato, io ho avuto un tumore alla pelle. La mia è chiara, molto sensibile, come quella di Sinner. Anzi colgo l’occasione, in vista dell’estate, per dire a tutti: attenzione, le pelli chiare sono a rischio melanomi”.

A causa del tumore fu sottoposta ad un delicato intervento a seguito del quale venne ricucita con 24 punti in faccia: “Ora non si vedono quasi più perché i nostri chirurghi sono bravissimi”, rivela. Quanto al presunto problema agli occhi di cui hanno scritto alcuni haters sui social in questi giorni, lo nega tassativamente: “No, nessun problema agli occhi. Noi arriviamo dopo ore e ore di lavoro. Ma sono comunque in forma, seguo una disciplina, esercizio fisico”.

La sua idea è sui social sia in atto una deriva senza possibilità di ritorno (“preferivo un mondo senza social”) e alle giovani colleghe che sognano di fare il suo lavoro dà un consiglio netto su come porsi rispetto agli “odiatori di mestiere”: “Se ti va rispondi per le rime, come fa la mia amica Alba (Parietti); se no ignorali. Ma soprattutto vivi la tua vita e non lasciare che niente e nessuno condizioni le tue scelte e la tua felicità”.

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Enzo Iacchetti: “Non sappiamo quale sarà il futuro di Striscia la Notizia e questo mi dispiace. Io andrei avanti anche solo con due luci, una velina e 10 minuti di trasmissione”

C’è grande attesa per i prossimi Palinsesti Mediaset, quando a luglio l’amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi nel consueto incontro con la stampa snocciolerà tutte le novità della prossima stagione del Biscione. E gli occhi sono anche puntati su un titolo storico come quello di “Striscia la Notizia” di Antonio Ricci. Dopo l’esperimento in prima serata del tg satirico, un cambiamento importante dopo 36 anni, c’è da capire quali saranno gli sviluppi.

Intanto uno dei conduttori storici del tg, siede al bancone dal 1995, Enzo Iacchetti in una intervista a La Stampa ha dichiarato: “Per uno che aveva studiato ragioneria e non voleva finire in banca direi di sì. Il primo contratto era di una settimana. Poi un mese. Poi sono diventati trent’anni abbondanti. Oggi non sappiamo quale sarà il futuro del programma e questo mi dispiace. Anche se gli ascolti non sono più quelli di una volta, Striscia è entrata nella vita di generazioni”.

Poi ha proposto una soluzione: “Io andrei avanti anche solo con due luci, una velina e dieci minuti di trasmissione. Il cuore di Striscia sono sempre stati l’inchiesta e la satira. Per strada la gente mi dice ancora: ‘Non posso pensare che non ci sia più’. Magari oggi fa un milione di spettatori invece di quindici, ma è un milione che vuole bene”.

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Spurs-Kniks, verso gara 5: Anunoby, lampi da MVP. Alcuni appunti sul gioco di Wembanyama | NBA Freestyle

Crollo Spurs, Cuore Knicks

Tante cose da dire. Tante cose già dette. Una serie finale strana. Finora. Più combattuta di quanto dica il 3-1 per New York. Ci sono troppi fattori da valutare. Sarebbe troppo semplicistico imputare l’andamento delle varie partite a pochi episodi o alle prestazioni di questo o quel giocatore. Il talento e la gioventù degli Spurs si stanno scontrando con la solidità e la determinazione dei Knicks. Questo è un dato di fatto. San Antonio viene da sette partite contro un colosso come Oklahoma City e prima ancora aveva assaggiato la dura difesa perimetrale di Minnesota per ben sei gare. New York si è sbarazzata di Cleveland con un 4-0 e ha incrociato le braccia. La stanchezza, la freschezza atletica va considerata. Sì, certo, ma non basta. I Knicks non hanno (quasi) mai sbagliato quando contava, nelle situazioni in cui “questo deve andare dentro oppure sono guai”. Vero, ma c’è dell’altro. Fare quello che ha fatto Fox in gara 4 è stupido perfino nelle serie minori? Si. Non tenti la conclusione in contropiede con un uomo addosso con quei pochi secondi da giocare, se sei in vantaggio. Fai melina, cerchi un fallo, sei un palleggiatore, che diamine! In più, nell’azione successiva fai un fallo tattico che ha solo l’effetto di permettere all’attacco di New York di organizzarsi. Però, come si fa ad arrivare con l’acqua alla gola dopo essere stati avanti anche di 18-19 punti (lasciamo perdere i 29 punti del massimo vantaggio…) a 9 minuti dal termine del quarto quarto? Gli Spurs hanno smesso di eseguire, non hanno saputo gestire bene il ritmo, hanno ribaltato poco il campo, hanno dimenticato di avere un giocatore alto 2.28 che ha un vantaggio enorme nei pressi del canestro contro chiunque. Mancanza di un palleggiatore in grado di dettare i tempi, forse. I Knicks ne hanno approfittato, in casa, con le urla del Madison Square Garden udibili perfino nel Connecticut. Sono stati bravi. E San Antonio ha perso via via ogni certezza. Inesperienza, pressione, certo. Nelle quattro partite di finale, i Knicks hanno segnato 107 punti di media, gli Spurs 105. Brunson e compagni hanno tirato da tre complessivamente con il 37,8%, mentre San Antonio col 34,2%. Dal campo? 43,6% New York e 42,7% San Antonio. Stoppate: 5,5 per gli Spurs e 5 per New York. Sostanzialmente, cifre allineate. La situazione è molto più complessa. Buona gara 5. Può succedere ancora di tutto (è una speranza…).

Che giocatore OG Anunoby

Un fisico michelangiolesco, una solidità estrema, una mano bella come il sole. Tre frasi per descrivere un giocatore che, al momento, nella Grande Mela potrebbe pure camminare sulle acque e nessuno accuserebbe l’Intelligenza Artificiale di aver modificato il video. In gara 4, ha segnato 33 punti con 7 su 9 da tre. Al di là del tap in che può potenzialmente riportare a New York un titolo agognato da troppo tempo, OG Anunoby in queste finali sta giocando un basket spettacolare. Tempismo perfetto. Definirlo un semplice 3&D (tiro da tre e difesa) è riduttivo, a tratti offensivo. Si, il “nuovo” idolo del Madison sta tirando da tre con il 55,6% e quando carica il tiro gli avversari recitano già le proprie preghiere. Si, il giocatore dei Knicks è un difensore eccellente, con mobilità laterale e capacità di reggere i contatti anche contro gente fisicamente imponente. Ma Anunoby sa fare anche altro, come puntare l’uomo in palleggio, virare a centro area e inchiodare a due mani a difesa schierata o riempire le corsie in contropiede come un levriero. Sta segnando 23,8 punti di media, è il secondo realizzatore di New York dopo Jalen Brunson. Un pensierino per l’MVP delle finali, in caso di vittoria Knicks, si può scommettere che lo faranno.

Dylan Harper non trema, mai!

Una gara 4, quella di Harper, con lampi di talento così abbagliante, che Ben Stiller e Timothée Chalamet hanno a un certo punto dovuto indossare occhiali da sole. Ah, sotto gli occhi anche del padre Ron, che ha abbastanza anelli al dito da poter aprire domani una gioielleria in centro a Milano. Forse il suo primo passo potrebbe essere un po’ più esplosivo, e lo stacco da terra non è quello di un Zach LaVine, per dire, ma ha giocato come se nella carta d’identità avesse scritto almeno 26 o 27 anni. E di anni ne ha appena 20. È fortissimo nella parte alta del corpo, gioca con grande personalità, freddezza, sembra non subire per nulla la pressione. Eppure, stiamo parlando delle finali NBA: se giochi a basket più in alto di così non puoi andare. Certo, a tratti, i pochi anni che ha si sono visti in modo lampante, soprattutto al capitolo selezione tiro. Per lui 21 punti con 3 su 6 dal perimetro e la sensazione che sia a un tiro da fuori per essere già un All Star il prossimo anno.

Wembanyama: stanchezza e stupidaggini

Che è un “dominatore dell’universo” è stato detto più volte, è innegabile, così è e così sarà. Però alcuni appunti sul gioco di Wembanyama in gara 4 ha senso fissarli nella mente. Uno: sicuramente ha avuto un calo fisico durante la gara, è stato in campo tanto tempo, è super utilizzato e viene da una traversata playoff non semplice. Due: il francese deve smetterla con i flagrant. Lo aveva fatto contro Gobert, è stato espulso. Lo ha rifatto contro Karl-Anthony Towns. E da quel momento in poi, ha smesso di giocare, si è spento, è calato. Queste sciocchezze contano anche per questi motivi. Deve abbassare i gomiti, controllarsi, non reagire e non cadere nelle provocazioni se vuole diventare un campione. Basta stupidaggini. Tre: Wembanyama si intestardisce troppo sul tiro da fuori. Ha giocato quasi esclusivamente con i movimenti da guardia. Avrebbe dovuto avvicinarsi di più al canestro, soprattutto nella seconda parte della partita in cui era chiaramente fuori ritmo al tiro e in generale in attacco. Inoltre, è stata corretta la scelta di andare in raddoppio su Brunson che doveva prendersi il tiro finale, con nessuno a tagliare fuori Anunoby per il tap in vincente?

Keldon Johnson: sesto uomo in calo

Qualcuno ha visto Keldon Johnson? Si, il sesto uomo dell’anno. Quell’ala che entrava dalla panchina e garantiva punti, difesa, contropiede, personalità. Se qualcuno lo vede, gli dica pure che i playoff sono iniziati da un pezzo e che addirittura c’è una finale in corso, dove la sua squadra si sta giocando il titolo. Clamoroso crollo di prestazioni rispetto alla stagione regolare, in cui aveva segnato 13,2 punti con 5,4 rimbalzi e il 36,3% da tre. In finale, Johnson è sceso a 3,8 punti con 2,5 rimbalzi e il 20% da oltre l’arco. La panchina degli Spurs, considerata lunga, è diventata lo stecco di un ghiacciolo se anche Kornet, che dava respiro a Wembanyama, con 6,5 punti, 6,1 rimbalzi e 1 stoppata a partita in stagione, si è ritrovato a segnare nemmeno un punto di media con 2,3 rimbalzi e zero stoppare. Quando si dice, quando il gioco si fa duro…

That’s all Folks!
Alla prossima settimana.

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Un giudice federale riconosce a Blake Lively il rimborso delle spese legali, ma non ulteriori risarcimenti nella controversia relativa al film “It Ends With Us”

Il giudice Lewis J. Liman ha stabilito venerdì 12 giugno, in una sentenza scritta, che Blake Lively può ottenere il rimborso delle spese legali e dei costi sostenuti per la sua difesa contro la controquerela intentata da Justin Baldoni dopo che lei lo aveva citato in giudizio nel dicembre 2024, in merito al loro film del 2024 “It Ends With Us“.

Lively e Baldoni hanno raggiunto un accordo extragiudiziale il mese scorso, proprio mentre stava per iniziare il processo per le accuse di ritorsione mosse dall’attrice. L’attrice non ha ricevuto denaro dall’accordo, ma le è stato consentito di richiedere il rimborso delle spese legali.

Nella sua sentenza scritta, Liman ha citato una legge californiana volta a proteggere le vittime di molestie sessuali e discriminazioni da cause legali ritorsive intese a intimidire e mettere a tacere le vittime. Il giudice ha affermato che “la legge prevede che il querelante debba pagare le spese legali e i costi del convenuto se una richiesta di risarcimento per diffamazione presentata in risposta a una causa viene respinta, anche se i fatti del caso non sono stati accertati attraverso la raccolta di prove”.

Liman ha affermato che l’unica eccezione sarebbe se Baldoni e la sua casa di produzione, Wayfarer Studios LLC, potessero dimostrare che Lively ha agito con dolo quando lo ha citato in giudizio. Ha affermato che Baldoni e Wayfarer hanno fornito poche prove a sostegno di tale affermazione e nessuna che dimostri che lei abbia agito con dolo. Il giudice ha respinto le sue richieste di triplicare i danni e di ottenere anche danni punitivi ai sensi della legge californiana, affermando che non rientravano nelle “norme procedurali federali attentamente elaborate per proteggere i diritti delle parti“.

Lively e Baldoni hanno raggiunto un accordo extragiudiziale il mese scorso, proprio mentre stava per iniziare il processo relativo alle accuse di ritorsione mosse da Lively. L’attrice non ha ricevuto denaro dall’accordo, ma le è stato consentito di richiedere il rimborso delle spese legali.

In una dichiarazione, gli avvocati di Lively, Michael Gottlieb ed Esra Hudson, hanno interpretato la decisione del giudice come una vittoria, affermando che “il riconoscimento delle spese legali dimostra chiaramente che la signora Lively ha presentato le sue richieste in buona fede, che non vi erano prove di malizia e che è lei la parte vincente“.

Lively aveva accusato Baldoni, insieme alla sua casa di produzione, di molestie sessuali e ritorsioni alla fine del 2024. Ha affermato che l’attore ha orchestrato un tentativo di danneggiare la sua reputazione e credibilità pubblica. Baldoni, che ha diretto il dramma romantico dai toni cupi e ne è stato anche protagonista insieme a Lively, ha negato di averla molestata o di aver orchestrato una campagna diffamatoria. Ha affermato che le accuse sul suo comportamento erano state inventate da Lively nell’ambito di un tentativo di assumere il controllo creativo del film.

Baldoni ha quindi intentato una controcausa, accusando Lively e suo marito, l’attore di “Deadpool” Ryan Reynolds, di diffamazione ed estorsione. Liman ha respinto la controcausa di Baldoni l’anno scorso e poi, alcune settimane fa, ha respinto anche le accuse di molestie sessuali mosse da Lively, affermando che non poteva presentarle in quanto lavoratrice autonoma e non dipendente della produzione.

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Semiconduttori, la “Cabina del Nord-Ovest” rafforza il coordinamento industriale

Semiconduttori, la

PAVIA (ITALPRESS) – Il Nord-Ovest consolida il proprio ruolo nella strategia europea dei semiconduttori. Nel corso di un incontro all’Università di Pavia Lombardia, Piemonte e Liguria – attraverso i rispettivi assessori allo Sviluppo economico Guido Guidesi, Andrea Tronzano e Alessio Piana – hanno rilanciato il rafforzamento del coordinamento industriale sulle politiche industriali, con focus su microelettronica, industria energetica, aerospazio, logistica e automotive.
fsc/azn

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“La sessualità è vissuta in maniera violenta su un sito porno. È più sano che i ragazzi parlino di sesso e affettività a scuola. Mia figlia ha fatto così”: così Luisa Ranieri

Luisa Ranieri è stata ospite a piazza Maggiore a Bologna per La Repubblica delle Idee 2026 e oltre a parlare del suo percorso cinematografico e dei prossimi impegni professionali (verrà girata la seconda stagione de “La Preside”), l’attrice – da sempre attenta a ciò che accade nella società- ha posto l’accento sul rapporto che i ragazzi di oggi hanno con Internet e la sessualità.

“Oggi i ragazzi si informano sui telefonini, si informano sui siti dove le informazioni sono portate, comunque la sessualità è vissuta in maniera violenta su un sito porno...Non è una sessualità che può essere tra due giovani che si innamorano e scoprono la sessualità, guardandosi negli occhi”.

“Quindi, secondo me, – ha aggiunto – oggi noi genitori non possiamo entrare in una sfera che è troppo intima dei figli. L’educazione sessuale è importante. Secondo me si devono cercare le cose e invece che andare su Internet è molto più sano parlarne
scientificamente di quello che accade tra due persone. Mia figlia grande l’ha fatto a scuola, non mi sono opposta, penso che sia giusto che loro crescano con i loro strumenti”.

E poi ha concluso: “Sono favorevole all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, è molto più sano parlarne scientificamente che formarsi su telefonini e siti porno”.

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“Dopo una serie di esami, i miei medici mi hanno detto che ho l’Alzheimer. Questa sarà la mia ultima edizione”: la notizia choc del mezzobusto Bill Ritter

Comunicazione scioccante da parte di Bill Ritter, volto storico di Wabc-Tv/Abc7 e uno dei “mezzibusti” più riconoscibili dell’informazione televisiva newyorkese, ha dato ieri sera, 12 giugno, in diretta la notizia più difficile della sua carriera. Durante l’edizione delle 18 di venerdì, il giornalista ha annunciato ai telespettatori che quella sarebbe stata la sua ultima conduzione di Eyewitness News, dopo aver ricevuto una diagnosi di Alzheimer.

“Dopo una serie di esami, i miei medici mi hanno detto che ho l’Alzheimer – ha dichiarato in diretta -. È una fase iniziale, e dicono che i trattamenti stanno tenendo la malattia sotto controllo. Per ora. Ma non c’è alcuna garanzia, perché una cura non esiste ancora. Quindi, a meno che qualcuno non trovi un rimedio miracoloso, e presto, questa sarà la mia ultima edizione da anchor”.

E infine: “I miei figli dicono che sono coraggioso. Ma non sono io: sono loro a esserlo. E lo è mia moglie Kathleen. Mi mancherà raccontarvi le notizie. Con la verità, e con i fatti, ovunque portino. È stato un onore. Vi auguro salute e pace. E prendiamoci cura gli uni degli altri”

Ritter, 76 anni, era alla guida dell’edizione delle 18 dal 2001. Nonostante l’addio alla scrivania del telegiornale, non lascerà l’emittente: continuerà a lavorare per Wabc/Eyewitness News, concentrandosi proprio sui temi legati alla salute, in particolare sull’aumento dei casi di Alzheimer e sulle difficoltà che affrontano pazienti e famiglie. “Voglio raccontare come il costo delle cure sia diventato insostenibile e come questo Paese potrebbe iniziare a cambiare le cose”, ha spiegato.

Il padre di Ritter è morto con la stessa malattia nel 1998, e da allora il giornalista è stato attivo in numerose iniziative di sensibilizzazione. “Non sono nuovo a tutto questo”, ha ricordato.

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“Purtroppo vedo poco mia figlia, una o due volte alla settimana. Sono rientrato di notte, lei era ancora super attiva. L’ho presa e si è addormentata sopra di me”: così Damiano Carrara

È giudice fisso di “Bake Off Italia” dal 2017, ha vinto con il fratello Massimiliano “Pechino Express 2024” mentre ha aperto la seconda pasticceria “Aurea – More than pastry” a Marina di Massa. Damiano Carrara si è raccontato al mensile “I piaceri del gusto” parlando anzitutto della esperienza televisiva con lo show di Real Time che mette al centro gli aspiranti pasticceri.

“Il segreto è che io sono stato un concorrente prima di essere un giudice:- ha affermato – so esattamente cosa si prova e mi rivedo in loro al 100%. Il mio consiglio fisso è sempre lo stesso: ragazzi, non complicatevi la vita. Anche quest’anno ci sono concorrenti fortissimi che sanno ascoltare e stanno crescendo tantissimo proprio semplificando le loro idee”.

E ancora: “Io non cerco mai di sabotarli, anzi, provo a dare la dritta giusta per migliorare il piatto. Ricordiamoci che si mangia prima con gli occhi e poi con la bocca, ma soprattutto si mangia con un’idea. Dobbiamo fare come i grandi chef: scatenare un’emozione. Avete presente il film ‘Ratatouille’, quando il critico gastronomico assaggia quel piatto così semplice e torna di colpo all’infanzia? Ecco, il bello è proprio questo. La vera sfida oggi è creare un dolce pazzesco e complesso che però al palato risulti immediato, leggero e accessibile”.

Damiano Carrara e sua moglie Chiara Maggenti hanno avuto una bambina nata il 10 agosto 2024, di nome Dafne: “È ancora più bello di quanto potessimo immaginare. Purtroppo la vedo poco, giusto una o due volte alla settimana. Ieri notte, per dire, sono rientrato tardissimo da Milano: quando sono arrivato a mezzanotte e mezza lei era ancora sveglia e super attiva. L’ho presa in braccio, l’ho portata a letto e si è addormentata sopra di me. Momenti fantastici”.

E infine: “A casa cucino sempre io, ma la verità è che siamo fortunati perché lei mangia di tutto. L’abbiamo abituata a viaggiare con noi fin da piccolissima. Ha quasi due anni e zero problemi con il cibo”.

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“De Gregori ha perfettamente ragione. Già non ne capiscono i politici, ci si mettono pure i cantanti o gli attori. Lo ammiro”: parla Giancarlo Giannini

Giancarlo Giannini è sbarcato al 72esimo Taormina Film Festival per ricevere il premio alla Carriera, presentare il film fuori concorso”Baracoa” di Luis Ernesto Doñas e fare un omaggio a Lina Wertmüller con “A journey meet Mimì”, un documentario che raccoglie le voci – tra cui quella di Giannini – di chi ha lavorato con la regista e sceneggiatrice premio Oscar, morta nel 2021.

Durante un incontro con la stampa l’attore ha commentato anche le parole di Francesco De Gregori – da giorni al centro di polemiche – che aveva dichiarato di provare “imbarazzo” quando “gli artisti si schierano in maniera netta su questioni internazionali”.

“De Gregori ha perfettamente ragione. – ha risposto Giannini – Già non ne capiscono i politici, ci si mettono pure i cantanti o gli attori. Sono d’accordo con lui, lo ammiro”.

Come riporta Vanity Fair, l’attore ha anche parlato della morte: “Per me è solo una grande avventura. Finalmente non dovrò più pensare troppo e tutto diventa finalmente naturale. Però so che anche lì, davanti alla porta del Paradiso, troverò San Pietro. E gli chiederò una cosa sola: è nato prima l’uovo o la gallina? E già so che mi risponderà male e mi manderà via”.

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FOGGIA, ESTORSIONE DOPO FURTO DI CAVALLI: TRE IN CARCERE

I carabinieri della compagnia di San Severo (FG) hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio Gip del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura, nei confronti di tre persone accusate, a vario titolo ed in concorso tra loro, del reato di estorsione aggravata. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia e condotta dalla Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile di San Severo con il supporto della Stazione Carabinieri di Serracapriola, e’ scaturita dal furto di due cavalli, avvenuto nell’ottobre 2025, nelle campagne di Serracapriola, piccolo centro dell’Alto Tavoliere. A seguito della denuncia, uno dei proprietari degli animali sarebbe venuto in contatto con un uomo che, offrendosi come intermediario in grado di favorire il recupero dei cavalli, avrebbe prospettato, quale condizione indispensabile per la loro restituzione, il pagamento di una somma di denaro pari a 5.000 euro. Le vittime, temendo di perdere definitivamente gli animali, avrebbero avviato una trattativa sul prezzo da corrispondere, culminata nella definitiva consegna di 3.250 euro. L’attivita’ investigativa – riferiscono gli inquirenti – ha consentito di documentare con esattezza tutte le fasi della vicenda, dalla pretesa estorsiva alle modalita’ concordate per la restituzione degli animali, fino all’individuazione del luogo in cui erano custoditi. I militari, inoltre, hanno monitorato l’incontro organizzato per lo scambio del denaro e la restituzione dei cavalli, intervenendo dopo l’avvenuta consegna. Nel corso dell’operazione, i Carabinieri hanno recuperato parte della somma versata dalle vittime, rinvenendola nella disponibilita’ di uno degli indagati.

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“Sentivo la pressione per la presenza costante del pubblico. La gente conosceva il mio indirizzo e per due anni ho vissuto con la folla sotto casa”: così Can Yaman

Can Yaman è stato uno dei protagonisti al Taormina Film Festival. L’attore turco ha raccontato della serie spagnola “Il labirinto delle farfalle” , dove interpreta un agente segreto, ma il personaggio ha preso una direzione diversa da quella iniziale. “All’inizio ero una specie James Bond in purezza, – ha affermato – poi con le varie bozze hanno iniziato ad ammorbidire tutto. È diventato una specie di Bond molto umano, che si sacrifica per le donne. Un thriller romantico, completo: c’è l’azione, la parte più maschile, ma anche la tenerezza con una bambina e con le donne. Mi si addice tantissimo”, racconta all’Adnkronos.

Poi una serie comedy “Bro” in cui interpreta un avvocato brillante con la legge ma impacciato nella vita sociale. “È stata una mia idea affrontare un ruolo comico che non mi assomiglia per niente. Non volevo più interpretare l’eroe o il ‘figo’ dopo ‘Sandokan’: sentivo il bisogno di sorprendere il pubblico e di provare qualcosa che non avevo mai fatto. Quando il produttore mi ha chiesto cosa volessi fare, ho risposto senza esitazioni: una commedia”.

In questa serie – di cui l’attore turco ha potuto rivelare pochi dettagli – interpreta “un avvocato geniale con la legge, ma un pò impacciato nei rapporti sociali. Per costruire il personaggio ho recuperato una parte della mia infanzia, quando non ero molto socievole e studiavo tantissimo. Tirerò fuori quella fase della mia vita per interpretarlo al meglio. Speriamo che vada tutto bene”, conclude.

Poi un bilancio come ha confessato a Vanity Fair: “Nel corso degli anni sono maturato e ho imparato a gestire meglio questa situazione. A viverla senza ansia, senza stress. Cinque o sei anni fa sentivo la presenza costante del pubblico come una pressione. Oggi la vivo in modo più professionale, più maturo. Ho imparato anche a proteggere la mia vita privata. All’epoca la gente conosceva il mio indirizzo e per due anni ho vissuto con la folla sotto casa. Ormai non è più così. Sono molto più sereno. Mi concedo nei festival, negli eventi, e riesco a vivere tutto questo sempre meglio”.

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Ambra Angiolini: “Quell’emotività in esubero che in passato mi ha fatto attraversare bulimia e depressioni varie qui diventa un superpotere. Se riesco ad avere la meglio su WhatsApp, sono felice”

Un “soliloquio di gruppo”, così Ambra Angiolini definisce lo spettacolo teatrale “La misteriosa scomparsa di W” di Stefano Benni, dal 14 giugno in tournée con la prima nazionale sold out al Ravenna Festival, con le composizioni sonore di Dardust. Un testo che l’attrice conosce bene visto che lo ha recitato a gennaio 2010 con la regia di Giorgio Gallione e ora si ritrova proprio a dirigere se stessa. “Il primo anno scrissero che era meglio che tornassi a cantare, il che è tutto dire, il secondo che ero interessante, il terzo bravissima. Con Stefano ridevamo, la verità è che ci stavo provando, non ero in guerra con nessuno se non con me stessa”, ha raccontato

Il 9 settembre 2025 Stefano Benni, “il Mick Jagger della letteratura”, è morto: “Ho pensato che il modo più bello per ringraziarlo fosse metterlo di nuovo sul palco”.

E quindi: “Partire da qui come primo passo nel- la regia mi è sembrato naturale. Ho voluto ampliare la mia responsabilità creativa, prendendomene rischi e paure, per andare oltre il lamento che condivido con molte donne che hanno l’ambizione di essere proprietarie del proprio marchio e trasformarlo in azione. O quanto meno provarci”.

“Se per quell’ora e qualcosa riesco ad avere la meglio su WhatsApp, sono felice. – ha concluso – Quell’emotività in esubero che in passato mi ha fatto attraversare bulimia e depressioni varie qui diventa un superpotere, come le ragnatele di Spiderman. Il teatro è la mia dimensione più reale. Anche quando va male sento di aver fatto qualcosa che mi corrisponde davvero. Mi fa sentire in pace. Non risolta, ma in pace”.

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“Come ogni cittadino di Reggio sono lì a dire: come ca**o è possibile?”: Ligabue commenta il fallimento del Festival alla RCF Arena di Campovolo

Qualche ora prima di salire sul palco dell’Olimpico di Roma, ieri 12 giugno, Luciano Ligabue ha parlato alla stampa anche del legame con Campovolo. L’artista non si è sottratto a una riflessione sulla recente polemica legata all’annullamento dei concerti dell’Hellwatt/Pulse of Gaia nella celebre spianata, nota anche come Rcf Arena di Reggio Emilia.

“Quel progetto è il sogno e la fatica del mio ex manager Maioli, – ha commentato l’artista – che lì si è giocato tutto. Per dare a Reggio un lascito, un’arena che potenzialmente poteva essere il posto della musica per l’intero Nord Italia, ha fatto battaglie per sette anni. Io faccio il tifo per lui, lo sapete quanto ci vogliamo bene”.

E ancora: “Io ho sempre voluto starci fuori perché credevo che il mio nome abbinato a questa cosa non andasse bene, ma anche per non avere grattacapi, dei pensieri in più. Però come ogni cittadino di Reggio sono lì a dire: come cazzo è possibile? Molta gente lo chiede anche a me come se potessi saperlo. Io non lo so come è possibile, ma sono mosso da un’enorme tristezza”.

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Intelligenza artificiale: così regolamentiamo un futuro che non sappiamo costruire

Mentre il resto del mondo corre sulla pista dell’Intelligenza Artificiale, l’Italia ha fatto quello che le riesce meglio: ha tirato fuori il calamaio e si è affrettata a varare lo schema di decreto legislativo per l’adeguamento dell’ordinamento nazionale all’AI Act europeo. Siamo tra i primi della classe nell’individuare le autorità di vigilanza – AgID e ACN – e nel tradurre in burocratese sanzioni e paletti per chi violerà il Regolamento UE 2024/1689. Sia chiaro: governare i rischi di questa transizione, proteggere i dati e porre argini etici è non solo giusto, ma sacrosanto. Il problema sorge quando, dentro il perimetro di regole che abbiamo appena edificato con encomiabile tempestività, scopriamo che al momento c’è solo il vuoto.

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C’è qualcosa di tragicomico nel vedere un Paese in palese declino industriale e demografico che si concentra ossessivamente solo sulla disciplina del fenomeno, dimenticandosi di scriverne la parte industriale. La politica ha confuso la strategia con il compitino ben fatto. L’Europa chiama? Noi rispondiamo con un faldone di divieti, convinti che basti normare un mercato per diventarne leader. Ma l’efficienza burocratica non genera innovazione. Se da un lato è vitale stabilire cosa non si debba fare per tutelare i cittadini, dall’altro è disarmante l’assenza totale di piani per attrarre investimenti, capitali esteri e grandi player globali. Stiamo di fatto creando il codice della strada più sicuro del mondo per un deserto dove non circola ancora nessuna vettura.

Quando poi la politica prova a parlare di sviluppo, cade nell’altra grande fascinazione nazionale: la parola magica “incentivi”. Ma intendiamoci, non parliamo di investimenti strutturali capaci di creare un vero ecosistema dell’AI, si preferisce invece la logica miope del bonus a pioggia e dei finanziamenti di spesa fini a se stessi. Si stanziano fondi per la digitalizzazione di facciata, per comprare computer nuovi negli uffici, senza mai avere il coraggio di immaginare quale idea di futuro vogliamo effettivamente costruire. È la politica del giorno per giorno, dove il successo si misura in risorse stanziate e mai in impatto generato sulla produttività reale.

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Il copione, d’altronde, è già scritto e lo abbiamo visto recitare mille volte. Finché ci sono i miliardi dell’Europa, si spende senza una vera strategia di ritorno economico. Poi, puntualmente, i rubinetti si chiudono e i soldi finiscono. A quel punto la narrazione cambia magicamente e i politici che fino al giorno prima parlavano di sovranità tecnologica passano alla modalità “vittime”, andando a elemosinare flessibilità e aiuti alla tanto vituperata Bruxelles. Usiamo le regole europee come scudo per imbrigliare lo sviluppo interno, poi chiediamo all’Europa di salvarci dal declino che noi stessi non abbiamo saputo contrastare. Regolare l’AI è doveroso, ma pretendere di farlo senza avere uno straccio di piano per attrarre chi l’AI la crea davvero è pura illusione.

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CINA, GOVERNO AVVERTE: “TARTARUGHE-SPIA RUBANO SEGRETI MILITARI”

Spie straniere stanno dotando tartarughe e pesci di sensori per creare mappe sottomarine della costa cinese: e’ l’allarme di Pechino, in un apparente riferimento ai suoi concorrenti occidentali. In un post sui social media dal titolo inquietante “Sotto il blu profondo, le correnti sottomarine si intensificano”, il ministero della Sicurezza di Stato ha affermato che le agenzie di spionaggio internazionali stanno utilizzando “nuovi tipi di apparecchiature di spionaggio” per rubare dati marini sensibili. “Animali marini di dimensioni relativamente grandi con sensori attaccati sono stati scoperti in alcune acque cinesi”, ha affermato il ministero, in una sezione intitolata “tartarughe spia, pesci spia”. Le creature clandestine sono state trovate “mentre nuotavano in una zona specifica, raccogliendo dati sensibili sull’ambiente marino come temperatura dell’acqua, salinita’ e correnti oceaniche, trasmettendoli all’estero via satellite”, ha aggiunto. Gruppi stranieri hanno anche utilizzato veicoli sottomarini a energia solare, boe con sensori ad alta precisione e dispositivi caricati su navi mercantili in grado di rilevare le “dinamiche portuali” in tempo reale, ha aggiunto il ministero, senza nominare un’agenzia specifica. I dati raccolti sarebbero stati utilizzati per creare “mappe sottomarine” in grado di “identificare i punti deboli nelle difese costiere cinesi, che rappresentano una seria minaccia per la sicurezza nazionale della Cina”, secondo il ministero. Il ministero ha sollecitato controlli di sicurezza adeguati sulle attrezzature provenienti dall’estero e ha invitato i pescatori a segnalare eventuali boe o dispositivi sospetti rinvenuti in mare.P echino e i governi occidentali si scambiano da tempo accuse di spionaggio. L’anno scorso Pechino ha avvertito i dipendenti pubblici di rimanere vigili contro le “trappole amorose”, dopo che un funzionario pubblico era stato attirato dalla “bellezza seducente” di un agente straniero. Nei giorni scorsi, l’alleanza Five Eyes delle agenzie di sicurezza occidentali ha affermato che spie cinesi si spacciavano online per reclutatori di personale al fine di ottenere informazioni sensibili.

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“La parola chemio fa paura, preferisco chiamarle infusioni. Quando l’ho saputo io e Andrea ci siamo messi a piangere”: Natalia Paragoni racconta del linfoma di Hodgkin

Un percorso difficile, iniziato durante uno dei momenti che avrebbero dovuto essere tra i più felici della sua vita. Natalia Paragoni ha scelto di raccontare pubblicamente della sua malattia, il linfoma di Hodgkin, diagnosticato quando era all’ottavo mese di gravidanza della sua seconda figlia, Beatrice, nata dall’amore con Andrea Zelletta. L’influencer, seguita da oltre un milione e mezzo di persone sui social, ha iniziato la chemioterapia poco dopo il parto, avvenuto il 5 maggio. Nelle ultime settimane ha condiviso con i follower anche il cambiamento più visibile legato alle cure: prima un taglio a caschetto, poi uno ancora più corto, scelto per affrontare gradualmente la perdita dei capelli.

Ripercorrendo le fasi che hanno portato alla diagnosi, la Paragoni ha raccontato al Corriere della Sera che l’incertezza è stata una delle parti più difficili da gestire: “Ho scoperto di avere un linfoma diverse settimane prima di sapere esattamente quale fosse. La prima biopsia aveva confermato che si trattava di un linfoma, ma non era riuscita a identificarne la tipologia. È stato un periodo molto difficile, perché sapevo che c’era qualcosa che non andava, ma non avevo ancora tutte le risposte. Dopo il parto e dopo l’intervento per rimuovere il linfonodo, è arrivato il risultato definitivo. Ricordo perfettamente quel momento: io e Andrea ci siamo messi a piangere”.

Da allora è iniziato il percorso terapeutico. L’ex corteggiatrice di Uomini e Donne ha raccontato di aver ricevuto subito spiegazioni chiare dai medici sul tipo di cure da affrontare: “I medici mi hanno subito spiegato con molta chiarezza la situazione e il percorso che dovrò seguire. In questo momento sto seguendo le cure previste e, una volta terminato questo primo ciclo, saranno gli esami di controllo a indicare i passi successivi”. Accanto a lei, oltre al compagno, ci sono soprattutto le figlie, che rappresentano la principale fonte di forza: “Credo che la maternità ti cambi profondamente e ti faccia scoprire risorse che non sapevi di avere. Ci sono momenti in cui mi sento fragile, perché sarebbe strano il contrario, ma poi guardo loro, Andrea e tutte le persone che amo e ritrovo immediatamente il motivo per andare avanti con determinazione”. Su Zelletta: “Quando una persona che ami affronta qualcosa di così importante, inevitabilmente lo affronti insieme a lei. Io e Andrea ci sosteniamo a vicenda e sapere di poter contare su di lui è una delle cose che mi dà più forza”.

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Malta, il successo del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo dipenderà da una sua efficace attuazione

Malta, il successo del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo dipenderà da una sua efficace attuazione

LA VALLETTA (MALTA) (ITALPRESS/MNA) – Il successo del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo dipenderà da una sua efficace attuazione e da un’equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri. Lo ha dichiarato il ministro dell’Interno maltese Glenn Bedingfield dopo la riunione informale dei ministri dell‘Ue svoltasi a Cipro in occasione dell’entrata in applicazione del nuovo quadro normativo.

Bedingfield ha sottolineato la necessità di garantire un sostegno concreto ai Paesi di frontiera, come Malta. Adottato nel 2024, il Patto rappresenta una profonda riforma del sistema europeo di migrazione e asilo e comprende dieci atti legislativi finalizzati a rafforzare le frontiere esterne e ad armonizzare le procedure.

Tra le principali misure figurano controlli obbligatori per gli arrivi irregolari, procedure accelerate alle frontiere e un meccanismo di solidarietà che consente agli Stati membri di contribuire tramite ricollocamenti, sostegno finanziario o assistenza operativa. Secondo il ministro, in un contesto segnato dall’instabilità geopolitica, dall’evoluzione delle rotte migratorie e dall’azione delle reti di trafficanti, le misure del Patto dovranno essere accompagnate da una più incisiva azione esterna dell’Ue, da rimpatri più efficaci e da un rafforzamento del contrasto al traffico di esseri umani.

Bedingfield ha inoltre sollecitato maggiori investimenti nei Paesi di origine per affrontare le cause profonde delle migrazioni, come povertà, cambiamenti climatici e carenza di opportunità economiche, definendo tale approccio un investimento a lungo termine per la stabilità e la sicurezza comuni.

“Una politica migratoria efficace non si basa soltanto su frontiere più sicure, ma anche su maggiori opportunità”, ha affermato. Il Patto, entrato in applicazione il 12 giugno, dovrebbe rafforzare il sostegno agli Stati di frontiera, secondo gli eurodeputati maltesi David Casa e Alex Agius Saliba. Entrambi, tuttavia, hanno evidenziato che la sua efficacia dipenderà da una concreta applicazione delle norme, in particolare sul fronte dei rimpatri, che restano una delle principali sfide per l’Unione europea.

Le riforme sono state contestate da diverse organizzazioni per i diritti umani, che temono un indebolimento delle garanzie in materia di asilo e un aumento del ricorso alla detenzione e alle procedure accelerate per i migranti.

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(ITALPRESS).

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“Ho imparato a ipnotizzare i polli. Basta tracciare una linea per terra davanti a loro e si immobilizzano, convinti di essere intrappolati”: lo rivela Robert Pattinson

Robert Pattinson ha fatto discutere al cinema grazie al film “The Drama – Un segreto è per sempre” di Kristoffer Borgli, dove ha recitato con Zendaya. Una commedia romantica apparentemente romantica che segue i preparativi di un matrimonio da favola, per poi trasformarsi bruscamente in un thriller. Forse non tutti sanno che l’altra passione dell’attore è la musica: “Porto con me sempre la mia chitarra. La musica stimola la mia creatività, i dialoghi di un film sono come i testi di una canzone: la musica è istinto ed emozioni”.

L’attore di Hollywood poi ha confessato a “La Repubblica – U” un’altra curiosità legata alla sua esperienza sul set: “Ho imparato a come ipnotizzare i polli! Basta tracciare una linea per terra davanti a loro e si immobilizzano, convinti di essere intrappolati”.

Prima ancora di sbarcare il lunario al cinema: “Facevo il modello per un magazine da teenager: c’era una specie di gioco a eliminazioni, per cui in ogni numero i lettori votavano per decidere i modelli da tenere o eliminare”.

“Per quasi un anno sono rimasto in cima alla classifica, – ha continuato – forse piacevo per il look androgino che era molto di moda in quegli anni. Amavo andare ai casting, anche se le audizioni come modello erano abbastanza deprimenti: facevi anticamera ore e poi, quando era il tuo turno, non ti guardano nemmeno in faccia, sfogliavano solo il portfolio. Le audizioni come attore invece erano molto divertenti. La prima fu per Troy, con Brad Pitt”.

Il piano B, forse più di uno c’era: “Mi sarebbe piaciuto fare lo psicologo. Nel corso degli anni ho conosciuto tante persone andate in crisi a causa di vere sciocchezze. O forse il produttore musicale. Avrei scelto comunque un mestiere creativo”.

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Asia Argento: “Stavo morendo. Ma invece di uccidermi, la mia malattia mi ha salvata. Non guarirò mai, ma adesso posso dire di essere una ex alcolista”

Asia Argento ha presentato allo scorso Festival del cinema di Cannes il nuovo film”Death Has No Master – La morte non ha padroni” di Jorge Thielen Armand, un horror politico ambientato in Venezuela. “Negli ultimi anni non ho avuto grandi opportunità. – ha affermato l’attrice a “Sette” de “Il Corriere della Sera” – Ho continuato a lavorare perché è il mestiere che faccio da 41 anni e anche quello con cui pago il mutuo e mantengo i miei figli. Ma questo che mi è arrivato dal Venezuela e dal Canada è stato un vero regalo”.

Il discorso si sposta poi sul percorso personale: “Ho imparato tanto da quello che è successo, ho fatto errori enormi. Non ho ponderato i tempi, ho parlato senza riflettere, ho fatto gesti avventati. Ho visto tutti i miei errori. Ho fatto un’autoanalisi, cercando di non focalizzarmi su quello che mi hanno fatto gli altri, ma sulla mia parte”.

E ancora: “Pensavo sempre ‘mi hanno fatto questo, mi hanno detto quello…’, invece ora vedo che ho sempre avuto il 50 per cento di responsabilità”.

Un nuovo corso dettato “dalla sobrietà, e se scegli di fare un certo per- corso per salvarti la vita, sei costretta a vedere tutte queste cose. Mi sono salvata dall’alcolismo. In questi anni l’analisi, il buddismo, l’ayahuasca e altro ancora non hanno funzionato. Ma ho finalmente trovato quello che mi sta salvando, un giorno alla volta. È il percorso dei 12 passi, per affrontarlo devi essere disposta a guardare tutto quello che sei veramente. Stavo morendo. Ma invece di uccidermi, la mia malattia mi ha salvata perché mi ha portata alla via d’uscita. O meglio, non guarirò mai, ma adesso posso dire di essere una ex alcolista”.

“Perché so che c’è chi ci ricade dopo venti anni… – ha concluso – Ho atteggiamenti, paure, risentimenti che accomunano tutti gli alcolisti. È come quando hai il diabete, non guarisci mai. La soluzione è lavorare con i 12 passi e stare in contatto con persone che fanno il mio stesso percorso spirituale”.

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Robot aspirapolvere fugge dalla pizzeria, l’appello del proprietario: “Sentivo il suo rumore mentre lavorava, poi il silenzio. A chi ce lo riporta offriamo una pizza”

Un “nostro collaboratore molto valido (…) è scappato dalla pizzeria martedì sera”, senza più essere ritrovato. E pur di riaverlo con sé il prima possibile, il titolare dell’attività, Stefano Borile, ha tappezzato Saletto (Borgo Veneto, in provincia di Padova), di volantini. Non si tratta di un pizzaiolo o di un cameriere né, tantomeno, di un ipotetico amico a quattro zampe mascotte del locale. I dipendenti del locale sono alla disperata ricerca del loro robottino delle pulizie: “Cerchiamo questo aspiratore” che, durante il suo “turno di lavoro” è scappato, facendo perdere completamente le sue tracce, ha spiegato il gestore della pizzeria a “Il Mattino di Padova”.

Il robot, poco dopo essere stato acceso per iniziare a pulire il pavimento del ristorante, è fuggito, quatto quatto, dalla porta d’ingresso, approfittando di un momento di distrazione del proprietario. Borile stesso ha provato a ricostruire la dinamica. “Erano circa le cinque del pomeriggio. Ho messo il robot a pulire davanti alla pizzeria e nel frattempo sono andato in cucina a preparare la serata. Sentivo il suo rumore mentre lavorava, sbatteva contro i vari ostacoli e continuava il percorso. Poi, all’improvviso, silenzio”, ha raccontato il pizzaiolo che, nonostante non vedesse il robottino, era convinto fosse finito poco fuori la sua attività. “Ho controllato sotto gli scaffali e in tutti gli angoli. Pensavo fosse semplicemente uscito dalla porta”.

Invece, grazie alla geolocalizzazione disponibile sull’app del dispositivo, Borile ha scoperto che il suo robot aveva fatto come Pollicino, ma senza briciole di pane. “Ho visto che risultava molto distante dalla pizzeria. Ho seguito la traccia, controllato vicino alle auto e nelle zone circostanti, ma niente. Poi la batteria si è scaricata, ma nell’ultimo punto segnato dall’app non lo abbiamo trovato”.

La tecnologia ci stupisce ogni giorno di più ma, nonostante ciò, rimane impensabile che l’androide si sia volatilizzato. È più probabile che, qualche passante, vedendo il robottino inerme ed incustodito, se lo sia portato con sé. Borile, però, non intende arrendersi e, “se qualcuno lo trova e ce lo riporta, offriamo una pizza”, ha aggiunto il gestore. L’appello ha incuriosito sia i cittadini del Borgo che molti utenti sui social. Una ragazza, con l’AI, ha scherzato creando un meme del robot in vacanza a Jesolo. C’è chi, invece, non ha escluso una fuga d’amore con un androide “femmina”. Sarà andata così?

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Fitch migliora prospettive Sicilia, Schifani “Crescita costante e consolidata”

Fitch migliora prospettive Sicilia, Schifani

PALERMO (ITALPRESS) – “Quando le principali agenzie mondiali convergono sullo stesso giudizio il messaggio è inequivocabile. Questo riconoscimento non arriva per caso, ma riflette una traiettoria chiara, una crescita costante e virtuosa ormai consolidata. Fitch sottolinea una riduzione del debito più rapida del previsto e apre alla possibilità di un ulteriore miglioramento del rating nei prossimi mesi. Questo significa una Sicilia più solida, più affidabile e credibile sui mercati e i numeri confermano questa direzione”. Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, commentando la decisione dell’agenzia Fitch di portare l’outlook – le aspettative sul futuro andamento del rating – da stabile a positivo e confermando il punteggio BBB nella valutazione a lungo termine.

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(Fonte video: Regione Siciliana)

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Porter abusivi, a Venezia tre arresti per estorsioni e rapine ai turisti

Porter abusivi, a Venezia tre arresti per estorsioni e rapine ai turisti

VENEZIA (ITALPRESS) – Tre cittadini stranieri sono stati arrestati dalla Polizia di Stato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Venezia nell’ambito di un’indagine su un gruppo di porter abusivi attivo nell’area della stazione di Venezia Santa Lucia e del Ponte di Calatrava. Gli indagati sono gravemente sospettati, a vario titolo, di estorsione, tentata estorsione e rapina aggravate ai danni di turisti stranieri. Secondo gli investigatori, il gruppo imponeva con la forza il servizio di facchinaggio, sottraendo i bagagli alle vittime e pretendendo denaro per la restituzione, ricorrendo in alcuni casi a minacce e violenze. Le indagini hanno documentato episodi contestati tra febbraio e marzo 2026 ai danni di turisti israeliani e giapponesi. Nello stesso contesto è stata eseguita un’ulteriore misura cautelare per una rapina avvenuta a bordo di un treno nello scalo ferroviario veneziano. L’operazione si inserisce in una più ampia attività di contrasto al fenomeno dei porter abusivi condotta dalla Polizia di Stato negli ultimi mesi. Proseguono le ricerche di un quarto indagato.

tvi/mca2
(Fonte video: Polizia di Stato)

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Sequestrati a Roma 11,5 kg di cocaina, arrestato un 41enne

Sequestrati a Roma 11,5 kg di cocaina, arrestato un 41enne

ROMA (ITALPRESS) – Oltre 11,5 chilogrammi di cocaina pronti a rifornire le piazze di spaccio della Capitale e una base logistica allestita in un locale tecnico trasformato abusivamente in “attico”. È il risultato di un’operazione della Polizia di Stato nel quartiere romano di Ponte di Nona, dove gli agenti del VI Distretto Casilino e delle Volanti hanno arrestato un 41enne italiano, gravemente indiziato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. L’indagine è partita dal sospetto via vai di persone in un complesso di edilizia popolare della zona. Durante un servizio di osservazione, i poliziotti hanno individuato l’uomo mentre si muoveva tra il terrazzo e il vano scale dello stabile. Fermato al secondo piano, è stato trovato in possesso di una busta contenente dieci panetti di cocaina per un peso complessivo superiore a 11,5 chili. Sequestrati anche due smartphone ritenuti utilizzati per la gestione dell’attività di spaccio. La successiva perquisizione ha portato alla scoperta di un locale sul terrazzo adibito, secondo gli investigatori, a centro per il confezionamento della droga. L’arresto è stato convalidato dall’Autorità giudiziaria.

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(Fonte video: Polizia di Stato)

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Roma, sequestrati 11,5 chili di cocaina a Ponte di Nona: arrestato un 41enne

Droga, base dello spaccio in un attico abusivo a Roma. La Polizia sequestra oltre 11 chili di cocaina

Oltre undici chili e mezzo di cocaina pronti a rifornire le piazze di spaccio della Capitale e una base logistica allestita in un attico abusivo ricavato sul terrazzo di uno stabile di edilizia popolare. È quanto scoperto dalla Polizia di Stato nel quartiere Ponte di Nona, a Roma, dove gli agenti del VI Distretto Casilino e delle Volanti hanno arrestato un quarantunenne italiano con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine è partita dal continuo e sospetto via vai di persone all’interno del complesso residenziale. Gli investigatori hanno così predisposto un servizio di osservazione con pattuglie posizionate in punti strategici dell’area, riuscendo a monitorare i movimenti di un uomo che si aggirava con fare sospetto tra il terrazzo e il vano scale del palazzo.

L’uomo è stato fermato al secondo piano mentre trasportava una vistosa busta gialla. Alla vista dei poliziotti ha tentato di disfarsene, ma gli agenti sono riusciti a recuperarla immediatamente. All’interno sono stati trovati dieci panetti di cocaina per un peso complessivo superiore agli 11,5 chilogrammi. Durante il controllo sono stati sequestrati anche due smartphone, ritenuti dagli investigatori strumenti utilizzati per gestire contatti, ordinazioni e consegne della droga. La successiva perquisizione ha portato alla scoperta di un mazzo di chiavi che ha consentito agli agenti di individuare un locale tecnico situato sul terrazzo dello stabile e trasformato abusivamente in una sorta di attico.

Secondo gli inquirenti, l’ambiente era stato adibito a vera e propria base operativa per il confezionamento e la gestione dello stupefacente. Al suo interno sono stati trovati strumenti per la pesatura e il confezionamento della cocaina, elementi che hanno contribuito a delineare il quadro indiziario a carico del quarantunenne. L’arresto è stato successivamente convalidato dall’autorità giudiziaria.

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1000 Miglia, quarta tappa verso Rimini

La 1000 Miglia 2026 entra nella sua parte cruciale. La quarta giornata di gara ha regalato agli equipaggi un itinerario ricco di fascino, dai paesaggi appenninici agli scorci sul mare Adriatico. Partite da Roma, le storiche hanno attraversato alcune delle località più suggestive dell’Italia centrale, accompagnate dal consueto entusiasmo del pubblico.

Tra Umbria e Marche

La mattinata si è sviluppata lungo le strade umbre, con il passaggio attraverso Terni e Foligno fino ad Assisi, dove la Freccia Rossa, sul sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, ha reso omaggio a San Francesco nell’anno che ricorda gli ottocento anni dalla sua scomparsa. Dopo il Controllo Timbro e le Prove Cronometrate a Gualdo Tadino, gli equipaggi hanno raggiunto Gubbio per la sosta in piazza Quaranta Martiri. Nel pomeriggio il convoglio ha affrontato i tornanti della SS3 per entrare nelle Marche, attraversando la Gola del Furlo. Qui i concorrenti si sono misurati con una nuova serie di prove prima di proseguire lungo un tratto di curve panoramiche e ampie vedute sull’Adriatico. La tappa è poi proseguita verso la Repubblica di San Marino, dove le vetture hanno raggiunto il centro storico del Titano per il tradizionale Controllo Timbro in piazza della Libertà.

L’attesa per l’ultima sfida

Dopo 112 prove cronometrate, la classifica vede ancora al comando Juan e Margarita Tonconogy. Alle loro spalle restano in corsa Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, mentre Lorenzo e Mario Turelli occupano la terza posizione provvisoria. Nelle altre categorie, Shimitzu Ryotaro e Jari-Matti Johannes Latvala guidano la graduatoria della Gran Turismo Experience, mentre Vittorino Bertaglia e Giordano Mozzi mantengono la leadership nel Ferrari Tribute.

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Uila-Uil, Mammucari rieletta segretaria: lavoro e diritti al centro congresso

Uila-Uil, Mammucari rieletta segretaria: lavoro e diritti al centro congresso

ROMA (ITALPRESS) – La sicurezza sul lavoro, la lotta al caporalato e la tutela del lavoro agricolo sono stati tra i temi al centro dell’VIII congresso nazionale della Uila-Uil, che si è concluso con la riconferma di Enrica Mammucari alla guida del sindacato. Giornate di dibattiti e confronti alla presenza di centinaia di delegati e con la partecipazione del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, Francesco Lollobrigida.
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Todde “La Sardegna deve pensare a cosa vuole diventare”

Todde

CAGLIARI (ITALPRESS) – “La Sardegna deve, prima di tutto, dotarsi di un progetto che deve essere largamente accettato e discusso. Credo che il tema sia proprio questo, sia che la discussione è rimasta probabilmente per troppo tempo all’interno delle stanze di Viale Trento, piuttosto che di Villa Devoto, piuttosto che del Consiglio regionale, mentre invece un cambiamento così importante, soprattutto in un contesto in cui la Sardegna non è più soltanto all’interno dell’Italia, ma è dentro un contesto europeo che sta cambiando rapidamente, deve anche pensare a cosa vuole rappresentare e cosa vuole diventare”. Lo ha detto la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, in un punto stampa. “Noi siamo in un contesto in cui, da una parte, abbiamo dei diritti autonomistici che vengono calpestati, e vengono calpestati in maniera sostanziale, lo vediamo quasi settimanalmente, non solo dal numero di leggi che vengono impugnate, ma anche proprio dalla postura di un centralismo che è rinnovato. D’altra parte abbiamo invece un contesto europeo molto vivace, molto importante, che ascolta le isole e si sta interrogando rispetto a quella che è la strategia delle isole. E quindi il tema è che la Sardegna deve approfittare di questo momento anche per ripensarsi, per ripensare nel caso alla sua forma di governo, per ripensare anche relativamente alla postura rispetto al governo nazionale, come rivedere lo statuto, quindi statuto, legge statutaria, e capire come attuare tutto questo”, ha detto.

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(Fonte video: Regione Sardegna)

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Mattarella e Lee Jae Myung si salutano con una cerimonia di congedo al Quirinale

Mattarella e Lee Jae Myung si salutano con una cerimonia di congedo al Quirinale

ROMA (ITALPRESS) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il Presidente della Repubblica di Corea, Lee Jae Myung, insieme alle Signore Laura Mattarella e Kim Hye-Kyung, si sono salutati nel pomeriggio del 12 giugno, con una cerimonia di congedo durante la quale hanno ricevuto nuovamente gli onori militari, nel Cortile d’Onore del Quirinale.

tvi/mca1

(Fonte video: Quirinale)

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Pagliara “Sud Italia può diventare motore come ai tempi della Magna Grecia”

Pagliara "Sud Italia può diventare motore come ai tempi della Magna Grecia"

NEW YORK (ITALPRESS) – “La Fondazione Magna Grecia ha la visione che il Sud, grazie anche alle leggi, alla zona speciale, può diventare veramente un motore, riguadagnare il suo posto, come fu ai tempi della Magna Grecia. E credo che New York abbia i capitali che il Sud vuole per poter innescare per un nuovo ciclo di sviluppo”. Lo ha detto il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, Claudio Pagliara, a margine dell’evento “Investing in Southern Italy”, organizzato dalla Fondazione Magna Grecia in collaborazione con ENIT ed Italy America Chamber of Commerce, presso l’Istituto Italiano di Cultura di New York.

xo9/abr/gsl (Video di Stefano Vaccara)

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Perché in Albania si protesta, la “Rivoluzione dei Fenicotteri” contro il resort del genero di Trump: “Non siamo in vendita”

Non si fermano le proteste in Albania innescate dal resort progettato anche da Jared Kushner, genero del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in un’area costiera protetta. Continuano e si trasformano in un largo movimento di opposizione al governo. Chi scende in piazza, ormai per il decimo giorno consecutivo, chiede le dimissioni del primo ministro Edi Rama, che in realtà ha dichiarato come il progetto non si ancora ufficiale mentre l’interesse di Washington nell’area dei Balcani appare evidente. “L’Albania non è in vendita”, lo slogan ripetuto in piazza dai manifestanti che assicurano che le proteste continueranno.

Soprannominata “Rivoluzione dei Fenicotteri”, l’ondata di mobilitazione è stata innescata dal progetto turistico di un resort di lusso progettato nell’area di Pishe Poro e sull’isola di Sazan. Un piano articolato in due interventi, annunciato inizialmente nel 2024, per un investimento complessivo di oltre 5 miliardi di euro: lo sviluppo costiero nell’area della laguna di Narta, tra le altre cose riserva naturale, e un resort sull’isola disabitata di Sazan, che ospitava una base militare nell’epoca comunista. A investire sarebbe la Atlantic Incubation Partners, società legata alla Affinity Partners, il fondo di investimenti di Kushner. Per il governo un progetto che incentiverebbe il turismo di lusso sulla costa adriatica. Secondo il New York Times, dietro il progetto ci sarebbero dei magnati del Qatar di origini siriane.

Le proteste sono esplose quando un manifestante, il 30 maggio scorso, è stato picchiato dalla sicurezza privata. I leader hanno fatto notare la coincidenza con l’anniversario della fondazione della Lega di Prizren, episodio storico dell’800 considerato un luogo della memoria simbolo dell’unità nazionale dell’Albania. I fenicotteri rosa sono tra le specie protette che popolano le zone del progetto. I manifestanti hanno avanzato delle richieste: le dimissioni del governo, l’abrogazione dello status speciale per gli investitori strategici, il ritiro della normativa chiamata “Pacchetto Montagna”, l’annullamento delle modifiche alla legge sulle aree protette, l’abrogazione delle modifiche alla legge sul patrimonio culturale.

Rama, in carica dal 2013 e al suo quarto mandato da premier, ha respinto le accuse a Euronews descrivendo le proteste come alimentate e amplificate da bot, narrazioni antisemite e forze esterne ostili. Alla CNN ha accusato “nemici dell’Albania e di Israele”. Sullo sfondo aleggia il processo di ingresso nell’Unione Europea, per il quale Tirana è candidata. “L’Albania dovrebbe astenersi da azioni che potrebbero compromettere il raggiungimento del criterio di chiusura, in questo caso il Capitolo 27“, ha precisato il portavoce Guillaume Mercier, riferendosi al capitolo dei negoziati di adesione che impone ai Paesi candidati di allinearsi alle norme per la tutela dell’ambiente.

La vicenda racchiude diversi dei temi centrali per il Paese: dalla speculazione edilizia al turismo, dalle privatizzazioni alla difesa del patrimonio. Lo scorso febbraio la vicepremier e ministra delle Infrastrutture Belinda Balluku si ea dimessa per un’indagine sulle procedure d’appalto. Il primo giugno la Procura albanese speciale contro la corruzione e il crimine organizzato (SPAK) ha aperto un fascicolo per indagare i suddetti controversi emendamenti alla legge sulle aree protette. La Affinity Partners aveva comunque avviato la costruzione di un hotel di lusso a Belgrado al posto del Ministero della Difesa distrutto dai bombardamenti NATO del 1999, tutto saltato dopo un’indagine della procura serba.

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In Other News: Google Security Layoffs, AudiA6 Takedown, $400 Million Coupang Fine

Other noteworthy stories that might have slipped under the radar: ICS device exposure remains flat as attack surface widens, Microsoft issues incident response playbook for AI, IBM and AT&T accused of hack cover-ups.

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È morto David Hockney: addio al protagonista della pop art, ispirò Guadagnino e Bojack Horseman

Era considerato uno dei pittori inglesi in vita più popolari e apprezzati del ventesimo secolo, protagonista della pop art anche se aveva esplorato anche altri stili. Dai graffiti alla pittura astratta, dal collage alla tavoletta grafica. Aveva 88 anni David Hockney, è morto venerdì a Londra come comunicato dalla sua agente, Erica Bolton. “Una delle figure più importanti dell’arte contemporanea nel XX e XXI secolo è morta serenamente nella sua casa”. Capelli biondissimi, sigaretta in bocca, occhiali rotondi: era diventato un personaggio capace di ispirare anche oltre il mondo dell’arte.

Aveva cominciato a dipingere da giovanissimo, folgorato da una mostra di Van Gogh. Si era iscritto alla Royal College Art di Londra dopo aver iniziato al Bradford College of Art, dov’era nato, nello Yorkshire. Incontrò Andy Warhol a New York. Già nei primi anni cominciò a vincere premi importanti come quello per l’incisione alla Graven Image Exhibition di Londra e il Painting Prize alla John Moores Exhibition di Liverpool, per la grafica alla Biennale di Parigi nel 1963 quando inaugurò una personale alla Kasmin Gallery di Londra. Aveva realizzato opere che esploravano la sua omosessualità quando l’orientamento era considerata ancora illegale nel Regno Unito, prima del 1968. Era diventato famoso per dipinti quali “My Parents” e per quelli in cui realizzava una serie di collage fotografici utilizzando diverse Polaroid, i cosiddetti “Joiners“.

Aveva sviluppato una passione particolare per i paesaggi della California, dove si era stabilito a metà degli anni ’60, e per le piscine, ne aveva dipinte una ventina. Il film A bigger splash diretto dall’italiano Luca Guadagnino, del 2015, era stato ispirato dall’omonimo dipinto realizzato negli anni Sessanta. Portrait of an Artist (Pool with two figures) aveva ispirato un’opera onnipresente nella serie animata di culto prodotta da Netflix, Bojack Horseman. Hockney ha realizzato anche numerosi ritratti, anche di personaggi famosi.

Rifiutò, nel 1990, un titolo della Corona Britannica, ma nel 2012 accettò il riconoscimento dell’Ordine al Merito che gli assegnò Elisabetta II del Regno Unito. Si era dedicato, negli ultimi anni, ai dipinti fatti con l’iPad. Hockney ha avuto una carriera lunga oltre mezzo secolo, ha dipinto fino all’ultimo, in carrozzina: appena l’anno scorso la Fondazione Louis Vuitton a Parigi aveva ospitato la più grande retrospettiva della sua produzione con oltre 400 opere. Il comunicato della morte ha sottolineato “la natura straordinariamente prolifica della sua carriera, durata oltre settant’anni, caratterizzata da un approccio multimediale alla creazione delle immagini, da una continua riflessione sulla rappresentazione e la prospettiva e da un costante impegno nel raffigurare il mondo attraverso il colore”. Ha lasciato il compagno di lunga data Jean-Pierre Gonçalves de Lima, due fratelli e numerosi nipoti e pronipoti.

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Sotto l’ombrellone con Universi

Copertina del numero di giugno 2026 di Universi. Crediti: Nasa

È online – e in arrivo a tutti gli abbonati, che potranno portarselo sotto l’ombrellone – il numero di giugno di Universi, l’house organ dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). In copertina, la Terra sorge dietro la Luna, ripresa dalla missione Artemis II: un’immagine che richiama la celebre fotografia Earthrise, scattata cinquantotto anni fa dagli astronauti dell’Apollo 8. Ad aprire il numero, come sempre, è l’editoriale del Presidente di Inaf, che questa volta pone l’accento sull’importanza dell’ingegno e sulla buona pratica di trasformare i limiti incontrati lungo il cammino in opportunità.

Tra gli approfondimenti, Emanuele De Rubeis e Marco Bondi raccontano come, grazie alla combinazione di alta risoluzione e di copertura alle basse frequenze offerta da Lofar-Vlbi, un gruppo di ricerca Inaf ha scoperto un’intricata rete di filamenti radio nell’ammasso di galassie Abell 2255, estesa per centinaia di migliaia di anni luce e mai osservata prima. Per il settore stelle e mezzo interstellare, protagonista è Sn 2024bch, la supernova scoperta il 29 gennaio 2024 nella galassia Ngc 3206 che ha messo alla prova i modelli classici dell’evoluzione stellare: Leonardo Tartaglia e Giorgio Valerin raccontano come il loro gruppo di ricerca ha dimostrato che le sue righe spettrali ad alta ionizzazione, inizialmente scambiate per il segnale di un’interazione violenta con il mezzo circumstellare, erano invece il prodotto di un fenomeno di fluorescenza radiativa – un comportamento così anomalo da ricordarci l’importanza di un’analisi fisica profonda e che non tutto ciò che brilla intensamente è una sorgente multimessaggera. Sul fronte marziano, Teresa Fornaro racconta come lo strumento Sherloc a bordo del rover Perseverance ha rilevato tracce di idrocarburi policiclici aromatici preservati all’interno di sali nel cratere Jezero e spiega come uno studio condotto presso il laboratorio di astrobiologia dell’Inaf di Arcetri suggerisce che questi sali marziani possano aver agito da archivi geochimici per miliardi di anni, con la questione sull’origine – abiotica o biotica – ancora aperta. Risolto invece, dopo mezzo secolo di incertezze, il mistero del litio nella Via Lattea: ne parlano Luca Izzo e Paolo Molaro, autori di uno studio Inaf che indica le nove classiche come la principale “fabbrica” di questo elemento. Chiudono gli approfondimenti Alberto Pellizzoni e Simona Righini con i “guardiani del Sole” – SunDish e Solaris – con cui l’Inaf monitora la nostra stella dai radiotelescopi di Medicina e in Sardegna fino alle basi antartiche, per costruire un sistema di allerta dei fenomeni di meteorologia spaziale.

Le rubriche di questo numero spaziano dalla tecnologia alla cultura. La rubrica Tech racconta come al Sardinia Radio Telescope si stia sperimentando la “super-risoluzione”, una tecnica che permette di ottenere immagini più dettagliate senza aumentare le dimensioni degli specchi, manipolando la forma del fronte d’onda. Metaverso presenta Space Walk, la WebAR che trasforma qualsiasi città in un Sistema solare in scala da percorrere a piedi, con i pianeti che compaiono in realtà aumentata tra piazze e portici. La rubrica Art porta al radiotelescopio di Medicina il duo artistico bolognese Antonello Ghezzi, che ha portato le meteore di Medicina dal Libano al Cile, dall’Argentina alla Palestina, con l’invito a esprimere un desiderio. Musei celebra il recente riallestimento del Museo della Specola di Bologna, riaperto a gennaio con un percorso che intreccia la storia di Guido Horn d’Arturo – inventore degli specchi a tasselli, anticipatore di Webb e del Ctao – con gli strumenti originali del Seicento e Settecento.

Completano il numero le rubriche Flash, Green, Astrobiologia, Scuola, Libri, Pop e Altriversi, e una ricca infografica sugli esopianeti scoperti in Italia. Oltre alle interviste a Roberto Maiolino sulle meraviglie del telescopio Webb e a Mariafelicia De Laurentis sull’ombra dei buchi neri, e alla “visione” di Davide Coero Borga che, insieme al fotografo Riccardo Bonuccelli, è arrivato in Sardegna, per farvi conoscere i luoghi da cui si osserva e si studia l’universo.

Insomma, è tutto pronto per una borsa da spiaggia spaziale.

Ricordo infine che dal sito della rivista è possibile abbonarsi alla versione cartacea, almeno fino a esaurimento delle nostre scorte. Per chi invece preferisce il digitale, sul sito è presente la versione sfogliabile e nell’archivio sono disponibili i pdf di tutti i numeri. Infine, potete iscrivervi alla Newsletter di Universi da questo link.

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Nel crepuscolo di Wasp-121b

Wasp-121b è un esopianeta gioviano ultra-caldo situato a 858 anni luce dalla Terra nella costellazione della Poppa. Un team di astronomi guidati da Cyril Gapp, studente di dottorato al Max Planck Institute for Astronomy (Mpia) di Heidelberg, in Germania, ha rilevato un’asimmetria nell’assorbimento della luce infrarossa proveniente dalla sua stella madre Wasp-121, filtrata parzialmente attraverso l’atmosfera del pianeta durante il transito. Questo fenomeno è stato interpretato dai ricercatori come il risultato di temperature e composizioni chimiche non uniformi nell’atmosfera di Wasp-121b. Lo studio, pubblicato questa settimana su Nature Astronomy, è stato realizzato analizzando i dati ottenuti dallo strumento NirSpec di Jwst, spettrografo nel vicino infrarosso.

Rappresentazione artistica dell’esopianeta Wasp-121b. Crediti: Patricia Klein e Mpia

«Grazie alla sua qualità osservativa senza precedenti, Jwst ci offre le immagini più dettagliate mai ottenute finora dei pianeti lontani: misurando come cambia l’assorbimento della luce stellare mentre Wasp-121b ruota, analizziamo la sua atmosfera longitudine per longitudine», spiega Gapp. Oltre a una leggera riduzione generale della luminosità verso la fine del transito, è stato osservato anche un aumento del segnale del monossido di carbonio che sembra essere un effetto termico, non correlato a un aumento delle molecole di monossido di carbonio. Il risultato più interessante è che, al contrario, la quantità di acqua nell’atmosfera sembra diminuire, segnale interpretato dagli astronomi come una reale diminuzione delle molecole d’acqua. Le temperature nell’alta atmosfera di Wasp-121b sono sufficientemente elevate da scindere le molecole d’acqua nei loro costituenti: questo risultato conferma l’esistenza di venti caldi che riscaldano la regione “serale”. Questa zona, infatti, assorbe più luce infrarossa rispetto al lato “mattutino”, in accordo con la visione comunemente accettata secondo cui venti potenti trasportano calore intenso dal giorno alla notte. I venti caldi seguono la rotazione del pianeta verso est, riscaldando la zona serale; con l’aumento delle temperature, questa regione si espande, aumentando la sezione trasversale del pianeta e permettendogli di assorbire più efficacemente la radiazione stellare.

«Wasp-121b è particolarmente estremo: le temperature medie nell’emisfero diurno si aggirano intorno ai 2770 kelvin, mentre quelle nell’emisfero notturno si avvicinano ai 1000 kelvin», spiega il coautore Tom Evans-Soma dell’Università di Newcastle, in Australia.  L’esopianeta è infatti in rotazione sincrona con Wasp-121: il suo periodo di rotazione è uguale al periodo di rivoluzione intorno alla stella. La conseguenza di questo fenomeno è che Wasp-121b ha un emisfero caldo costantemente rivolto verso la stella e un emisfero opposto più oscuro e freddo. Durante il passaggio davanti alla stella, il pianeta ruota leggermente, raggiungendo circa 30 gradi di rotazione durante un transito completo. Questo ha permesso agli astronomi di osservare le due differenti zone dell’atmosfera: quella che guida l’orbita (leading), corrispondente al lato del mattino, e quella che segue (trailing), corrispondente al lato della sera.

Vista dall’alto dell’orbita dell’esopianeta Wasp-121b attorno alla sua stella. La rotazione del pianeta è sincronizzata con la sua orbita; di conseguenza, il pianeta presenta costantemente lo stesso lato alla stella, creando così un lato diurno e uno notturno ben distinti. Le zone di transizione tra questi due emisferi sono le regioni del mattino e della sera. Crediti: Mpia

Per verificare le temperature misurate, che potrebbero causare un’espansione locale, gli astronomi hanno simulato la distribuzione di calore negli strati superiori di un pianeta gassoso in base alle proprietà del pianeta e alle posizioni del pianeta e della sua stella ospite. Sebbene questi modelli atmosferici abbiano confermato l’asimmetria causata dalle variazioni spaziali di temperatura, i dati osservati hanno rivelato un’ampiezza del segnale maggiore rispetto a quanto previsto dai modelli, e per questo gli astronomi hanno ipotizzato che nella zona d’alba possano esserci meccanismi di raffreddamento che i modelli non considerano. Alcuni studi precedenti avevano suggerito la possibile presenza di nuvole, composte non da gocce d’acqua ma da minerali come i silicati. Le nuvole possono infatti schermare efficacemente la luce infrarossa emessa dagli strati gassosi caldi sottostanti, e di conseguenza le temperature appaiono più basse. Data la difficoltà nel simulare la fisica delle nuvole, della condensazione e dell’evaporazione in un ambiente dinamico, i modelli fisici comunemente applicati alle atmosfere degli esopianeti non tengono conto delle nuvole, e ciò può portare a risultati non realistici. Dopo aver modificato la simulazione per approssimare l’effetto che le nuvole hanno sulla radiazione infrarossa proveniente dagli strati più profondi, i risultati sono più coerenti con le osservazioni. Tuttavia, solo modelli più sofisticati saranno in grado di confermare con certezza la presenza di nuvole.

Gli astronomi hanno già individuato anche altri esopianeti che rientrano nell’intervallo di temperatura e nella velocità di rotazione richiesti per studiare con successo le regioni crepuscolari, in modo da costruire un campione di pianeti gassosi ultra-caldi e scoprire somiglianze e differenze tra questi mondi estremi.

Per saperne di più:

 

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TRENTO, 40 HUSKY PER LE SLITTE. PROCURA: “E’ MALTRATTAMENTO”

La procura di Trento ha riconosciuto il reato di maltrattamento nei confronti degli oltre 40 Alaskan husky, sfruttati per il traino delle slitte (sleddog), che erano stati sequestrati con un’operazione del Corpo Forestale Trentino nel febbraio scorso in un allevamento nella zona di Millegrobbe a Lavarone in Trentino. “Sono pronti a trovare una famiglia che li ami e li accolga per il resto della loro vita gli oltre 40 Alaskan Husky sequestrati a febbraio a Millegrobbe”. I referti veterinari avevano documentato numerosi casi di denutrizione, disidratazione, debilitazione fisica, infestazioni parassitarie, dermatiti, ferite e altre patologie riconducibili alla prolungata mancanza di cure e a condizioni di detenzione incompatibili con il loro benessere.

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Università di Firenze al top per l'occupazione: i dati AlmaLaurea

Università di Firenze al top per l'occupazione: i dati AlmaLaurea

Scegliere il proprio percorso universitario significa fare un investimento sul proprio domani. E per chi sceglie l’Università degli Studi di Firenze, i dati dimostrano che si tratta di una scelta vincente. Il recente Rapporto AlmaLaurea 2026 sulla condizione occupazionale ha delineato un quadro molto positivo per l'Ateneo fiorentino, con risultati che non solo crescono anno dopo anno, ma superano stabilmente le medie nazionali. Scopri l’offerta Unifi il prossimo 14 luglio a Prato!

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Università di Firenze al top per l'occupazione: i dati AlmaLaurea

Università di Firenze al top per l'occupazione: i dati AlmaLaurea

Scegliere il proprio percorso universitario significa fare un investimento sul proprio domani. E per chi sceglie l’Università degli Studi di Firenze, i dati dimostrano che si tratta di una scelta vincente. Il recente Rapporto AlmaLaurea 2026 sulla condizione occupazionale ha delineato un quadro molto positivo per l'Ateneo fiorentino, con risultati che non solo crescono anno dopo anno, ma superano stabilmente le medie nazionali. Scopri l’offerta Unifi il prossimo 14 luglio a Prato!

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“Non sono incinta. La pancia che avete visto è quella di una persona che vive. E dietro un ‘pancino sospetto’ possono esserci dolore, cure e paure”: lo sfogo di Beatrice Arnera

Altro che pancino sospetto, altro che “luna di miele in dolce attesa”. Beatrice Arnera non è incita e non ha preso affatto bene la copertina di Diva e Donna che annunciava la presunta gravidanza dell’attrice fidanzata con Raoul Bova. “Alla vigilia dell’estate un colpo di scena bollente. Raoul Bova e Beatrice Arnera, ormai inseparabili, si sono concessi una romantica fuga d’amore in Sicilia”, ha scritto il settimanale edito da Cairo. Poi, la frase sibillina: “Tra coccole, abbracci e baci appassionati, lui sfoggia un fisico d’acciaio e lei…”. Come a dire che la rotondità del pancino – per altro, va detto, appena visibile – sfoggiata in spiaggia in Sicilia, nasconderebbe un bebè in arrivo (lei ha avuto una figlia nel 2024 con l’ex compagno Andrea Pisani, Bova invece è già papà quattro volte). Un’indiscrezione in piena regola che non è affatto piaciuta a Beatrice Arnera, la quale ha risposto vergando una serie di storie al vetriolo su Instagram.

BEATRICE ARNERA SMENTISCE LA GRAVIDANZA E ATTACCA I GIORNALI

“Stamattina una persona mi ha fermata davanti alla scuola di mia figlia e mi ha detto ‘auguri!’ Mi è arrivato dritto in faccia che non era solo l’ennesima copertina di un giornale. Ma che quella cosa era arrivata nella vita vera, nella mia quotidianità”, ha raccontato Beatrice Arnera sui suoi social in un lungo sfogo che lascia trapelare l’amarezza e l’irritazione per la “fake news” sulla gravidanza. Poi attacca i giornali, o meglio, un certo tipo di giornali: “Pensavo che la frase ‘pancino sospetto’ fosse ormai solo un meme dedicato ad una vecchia stampa obsoleta e invece eccomi qui a commentare la copertina di un settimanale. Potrei limitarmi a dire che non sono incinta. E in effetti non lo sono. Ma, a differenza degli ultimi mesi, questa volta non resterò in silenzio”.

IL LUNGO SFOGO DELL’ATTRICE (DOPO UN ANNO DI GOSSIP SENZA SOSTA)

L’attrice di Buongiorno, mamma!, la serie di Canale 5, ormai da un anno è al centro del gossip (da quando sono scoppiate le prime indiscrezioni sulla sua storia d’amore con Raoul Bova) e non è la prima volta che utilizza i social per smentire notizie infondate o fornire senza intermediazioni la sua versione dei fatti (come quando replicò all’ex compagno Andrea Pisani). Questa volta se la prende con le notizie fasulle e lo “sguardo inquisitorio” di certa stampa. “Quella che avete visto non è semplicemente la copertina di un giornale che fa un’illazione. Quella che avete visto è la rappresentazione della legittimazione di uno sguardo che fa sentire chiunque autorizzato ad osservare, interpretare e commentare il corpo delle donne come se fosse uno spazio pubblico, come se fosse elemento di dibattito”, scrive su Instagram. “E no, non parlo solo del mio corpo ma di quello della vicina di ombrellone, dell’amica della vicina di casa, della ragazza che incroci nello spogliatoio della palestra. La normalizzazione dello sguardo inquisitorio alleggerito da vezzeggiativi come ‘pancino’ è una delle più grandi ferite inflitta alle donne nel 2026. Quello che spesso dimentichiamo è che dietro ad ogni corpo esiste una storia che nessuno conosce. La pancia che avete visto è quella di una persona normale, una persona che vive, mangia, respira, ride e si gode il mare”. E ancora: “Dietro un presunto ‘pancino’ può esserci semplicemente una giornata storta, un’intolleranza alimentare, un periodo di gonfiore. Oppure possono esserci percorsi molto più delicati, fatti di attese, tentativi, cure, paure, speranze e ferite che appartengono alla sfera più intima. Lo dico perché conosco bene quanto il tema della maternità possa essere complesso e quanto dolore possa nascondersi dietro domande e supposizioni che vengono pronunciate con leggerezza”.

LA RISPOSTA TRANCHANT DOPO LA COPERTINA DI DIVA E DONNA

Beatrice Arnera ha concluso il suo sfogo con una disamina sui corpi delle donne che, spiega, “non andrebbero osservati e analizzati, ma solo incontrati e ascoltati. Non parlo ai giornali, parlo a chi è dall’altra parte. Non lasciatevi fuorviare lo sguardo, continuate a vivere, sorridere, respirare, mangiare. Lasciate che il vostro corpo abiti il mondo e, che quel mondo, se lo goda”. Poi ecco arrivare la risposta tranchant “ai direttori di questi giornali”, quelli che secondo lei “consentono e alimentano questo tipo di stampa”. La chiosa è netta: “Mando un enorme abbraccio e auguro loro di non doversi trovare mai a rincuorare la loro compagna o la loro figlia sul loro aspetto fisico, solo perché forse magari non cagavano da due giorni”.

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“Un percorso che parla di studio, disciplina, curiosità e desiderio”: Federica Panicucci si è laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche e festeggia

Grande festa per Federica Panicucci. La conduttrice di “Mattino Cinque” ha condiviso sui social il suo giorno speciale: la laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche.

Panicucci ha parlato di un traguardo “che sento profondamente mio“. E ancora: “Un percorso che parla di studio, disciplina, curiosità e desiderio. Arriva in una fase piena della mia vita e per questo ha un sapore ancora più intenso. Grata, emozionata e felice”.

Nelle sue storie Instagram, la conduttrice ha condiviso alcuni scatti dei festeggiamenti, immortalando i momenti più significativi della celebrazione. Ad accompagnarla in questa occasione speciale era presente il suo compagno Marco Bacini, al suo fianco per condividere la gioia della ricorrenza.

Federica Panicucci ha festeggiato con un elegante tailleur bianco, con la corona d’alloro e un bouquet colorato tra le mani. Poi con amici e parenti, la conduttrice ha proseguito la giornata in un ristorante di sushi a Milano, dove sono stati consegnati i tradizionali confetti rossi, in un elegante packaging, infine una torta alla frutta con la scritta “Congratulazioni”.

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BERLUSCONI, L’ON. BRAMBILLA RICORDA IL PRESIDENTE ANIMALISTA: “CI MANCHI”

“Ricordare Silvio Berlusconi vuol dire rievocare le tante vite che ha vissuto, da imprenditore geniale, da politico che ha cambiato la politica, da statista con il record della più lunga permanenza al governo del Paese, da dirigente sportivo che ha vinto più di chiunque altro. Per me sarà sempre il “mio presidente”, che con me e con milioni di italiani condivideva, tra l’altro, profondi sentimenti di amore e di rispetto per gli animali. La trasmissione che conduco su Rete 4, “Dalla parte degli animali”, è nata nel 2017 per sua ispirazione e suo desiderio. Sono orgogliosa di aver consegnato agli archivi tanti video-ricordi del Berlusconi animalista convinto, come tale, allora, poco noto al grande pubblico: il presidente che manda un saluto ai telespettatori nel 2019, che racconta “l’amore a prima vista” e la vita con Dudù (a lungo il cane più noto d’Italia), che fa appello per le adozioni nei canili, che deplora le condizioni degli animali negli allevamenti intensivi, che allatta l’agnellino Fiocco di Neve (le immagini fecero il giro del mondo), che presenta “Peter” il figlio di Dudù, gli altri barboncini bianchi, il chihuahua “Rambo”, Harley e Sole, uno dei cinque cani provenienti dal canile di Olbia. L’amore verso questi eterni fanciulli, ripeteva sempre, è davvero grande. Mi piace immaginare che in qualche modo lo ricordino anche loro con lo stesso affetto. Ci manchi, presidente”.

Così l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, ricorda Silvio Berlusconi nel terzo anniversario della scomparsa.

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Milano, Eros Gagliardi morto in monopattino a 18 anni: la miocardite dopo il Covid e il ritorno sui campi di calcio

Dietro la cronaca dell’incidente avvenuto nella notte a Milano c’è la storia di un ragazzo che aveva già conosciuto la paura di dover rinunciare alla propria passione. Si chiamava Eros Gagliardi e avrebbe compiuto 19 anni ad agosto il giovane morto dopo lo schianto tra un monopattino elettrico e un’auto in via dell’Innovazione. Eros viaggiava come passeggero sul monopattino guidato da un amico. L’impatto con un’utilitaria è avvenuto attorno alla mezzanotte. Le sue condizioni sono apparse subito gravissime: soccorso e trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Niguarda, è morto poco dopo l’arrivo.

La passione per il calcio e lo stop per la miocardite

Eros amava il calcio. Una passione che aveva dovuto mettere in pausa durante la pandemia, quando aveva contratto una infezione al miocardio che lo aveva costretto a fermarsi per oltre un anno. In un’intervista rilasciata anni fa a “Sprint e Sport”, il giovane aveva raccontato il colpo ricevuto da quella diagnosi: “Quando mi hanno diagnosticato la miocardite è come se mi avessero dato una pugnalata al cuore, pensavo che tutti i miei sogni sarebbero svaniti e che non potessi più giocare a calcio”. Parole che oggi assumono un peso ancora più doloroso. Dopo un lungo percorso di cure, Eros era riuscito a ottenere l’idoneità sportiva e a tornare in campo con l’under 16 dell’Idrostar di Cesano Boscone. Un ritorno vissuto come una piccola conquista personale, dopo mesi segnati dall’incertezza.

“Ringrazio i miei genitori e la mia voglia di giocare”

Nella stessa intervista, Eros aveva descritto la fatica di un corpo costretto a fermarsi mentre la mente continuava a correre verso il campo. “Quando la testa è pronta a farti fare quello che hai sempre fatto ma il fisico non te lo permette più – aveva detto – inizi a pensare che forse davvero non tornerai mai come prima”. A sostenerlo, aveva raccontato, erano stati soprattutto i genitori: “In questo devo ringraziare i miei genitori che mi sono sempre stati vicini specialmente mio padre che mi ha sempre incoraggiato e non meno importante sono state la mia voglia e la mia passione di giocare a calcio”.

Lo schianto in via dell’Innovazione

La notte tra giovedì e venerdì, quella storia di tenacia si è interrotta sull’asfalto di via dell’Innovazione, alla periferia di Milano. Il monopattino su cui Eros viaggiava insieme a un amico si è scontrato con un’utilitaria. Feriti in modo lieve il conducente del mezzo elettrico e la persona alla guida dell’auto. Gli agenti della Polizia locale sono al lavoro per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. Per Eros, che dopo la malattia era riuscito a tornare a fare ciò che amava, non c’è stato nulla da fare.

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Fondazione Gori-Celle - Al via la seconda residenza per giovani artisti e curatori

Fondazione Gori-Celle - Al via la seconda residenza per giovani artisti e curatori

Domande entro il 1° luglio - La Fondazione Gori-Celle in partenariato con Promo PA Fondazione si prepara a ospitare 10giovani artiste e artisti ecuratrici e curatori, per un progetto di residenza, finalizzato a produrre opere e testi, intitolato Coabitazioni:Arte, paesaggio e comunità. Il progetto è finanziato dal Programma Regionale FSE+ Toscana 2021-2027, nell’ambito dell’Avviso Pubblico approvato dal D.D.n.138/2024, e fa parte di @giovanisi.it l’iniziativa della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.

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Fondazione Gori-Celle - Al via la seconda residenza per giovani artisti e curatori

Fondazione Gori-Celle - Al via la seconda residenza per giovani artisti e curatori

Domande entro il 1° luglio - La Fondazione Gori-Celle in partenariato con Promo PA Fondazione si prepara a ospitare 10giovani artiste e artisti ecuratrici e curatori, per un progetto di residenza, finalizzato a produrre opere e testi, intitolato Coabitazioni:Arte, paesaggio e comunità. Il progetto è finanziato dal Programma Regionale FSE+ Toscana 2021-2027, nell’ambito dell’Avviso Pubblico approvato dal D.D.n.138/2024, e fa parte di @giovanisi.it l’iniziativa della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.

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Pitti Uomo - Gli studenti di Design saranno protagonisti di un live painting allo stand di Bob Company

Pitti Uomo - Gli studenti di Design saranno protagonisti di un live painting allo stand di Bob Company

Creatività, formazione e impresa si incontrano a Pitti Uomo 110. Dal 16 al 19 giugno, presso la Fortezza da Basso di Firenze, una selezione di studenti dei Corsi di Laurea in Design Tessile e Moda e Design Sistema Moda dell’Università degli Studi di Firenze sarà protagonista di un esclusivo live painting all’interno dello stand di Bob Company, storico brand toscano di abbigliamento maschile interamente Made in Italy.

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Pitti Uomo - Gli studenti di Design saranno protagonisti di un live painting allo stand di Bob Company

Pitti Uomo - Gli studenti di Design saranno protagonisti di un live painting allo stand di Bob Company

Creatività, formazione e impresa si incontrano a Pitti Uomo 110. Dal 16 al 19 giugno, presso la Fortezza da Basso di Firenze, una selezione di studenti dei Corsi di Laurea in Design Tessile e Moda e Design Sistema Moda dell’Università degli Studi di Firenze sarà protagonista di un esclusivo live painting all’interno dello stand di Bob Company, storico brand toscano di abbigliamento maschile interamente Made in Italy.

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Blanco con il pappagallino sulla spalla si prepara per l’esame di maturità e torna sui libri – IL VIDEO

Dalla musica ai libri di scuola. A quasi quattro anni dall’esplosione del suo successo, Blanco è alle prese con una sfida molto diversa dai concerti e dagli studi di registrazione: l’esame di maturità. Il cantante, che aveva interrotto il percorso scolastico dopo la firma del suo primo contratto discografico, ha deciso di riprendere gli studi e conseguire il diploma.

Nelle ultime ore l’artista ha condiviso sui social un breve video che lo ritrae mentre ripassa in vista degli esami di Stato ormai imminenti. Accanto a lui compare anche il suo inseparabile pappagallino giallo, protagonista di alcuni momenti della clip che ha subito attirato l’attenzione dei fan.

La decisione di tornare tra i banchi era stata annunciata alcuni mesi fa. Dopo aver lasciato la scuola per dedicarsi completamente alla carriera musicale, Blanco si è iscritto al liceo delle Scienze Umane con l’obiettivo di completare il percorso interrotto negli anni del debutto artistico. Una scelta che lo stesso cantante aveva spiegato all’inizio dell’anno, raccontando di aver maturato una diversa consapevolezza rispetto al passato.

In un’intervista rilasciata a Icon, aveva infatti spiegato di aver sentito il bisogno di investire nuovamente nella propria formazione personale: “Ho capito che è fondamentale crescere, arricchirsi. Non tutto gira intorno a questa roba”, aveva dichiarato, riferendosi al mondo della musica e al successo arrivato in giovanissima età.

A 23 anni, quindi, Blanco si prepara a vivere un’esperienza comune a migliaia di studenti italiani. Una parentesi insolita per una delle voci più popolari della musica italiana degli ultimi anni, ma che racconta la volontà di completare un percorso lasciato in sospeso e di affiancare alla carriera artistica anche il traguardo del diploma.

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Dua Lipa e Callum Turner, continua la luna di miele in Italia: spunta una “location segreta” nel Sud tra lusso e avvistamenti in Porsche

Prosegue in Italia la luna di miele di Dua Lipa e dell’attore Callum Turner, che dopo il matrimonio hanno scelto il Sud come scenario del loro viaggio romantico. La coppia, già avvistata nei giorni scorsi a Tropea, si è ora spostata in Basilicata, nel Materano, dove avrebbe fatto tappa a Bernalda. Secondo quanto riportato, i due avrebbero soggiornato a Palazzo Margherita, struttura di lusso realizzata dal regista Francis Ford Coppola, prima di proseguire verso la zona di Matera, la celebre città dei Sassi.

A rendere ancora più “da cartolina” il viaggio di nozze, anche alcuni avvistamenti della coppia in giro per Bernalda a bordo di una Porsche, dettaglio che ha rapidamente fatto il giro dei social, e ha contribuito ad alimentare la curiosità attorno alla loro presenza nel Materano. Il viaggio di nozze, tra mare, borghi e paesaggi della Basilicata e della Calabria, sta diventando a tutti gli effetti un piccolo “tour” del Sud Italia, seguito con curiosità anche dai fan della cantante sui social.

Intanto, mentre la coppia si gode il Sud Italia, arriva anche la soddisfazione da chi amministra i territori toccati dal loro passaggio. A Tropea, il sindaco Giovanni Macrì ha commentato con entusiasmo la scelta della cantante e dell’attore di includere la cittadina calabrese nel loro itinerario, sottolineando il valore attrattivo del borgo: “Ma quanto attrae e quanto ripaga l’esperienza identitaria e distintiva nel borgo di Tropea! E quanto vale, se addirittura, la scelta della nostra città, diventa la cornice speciale e naturale al tempo stesso di momenti iconici e unici, come un matrimonio o un viaggio di nozze”, ha dichiarato.

????GIRO D’ITALIA! Dua Lipa e Callum Turner sono stati avvistati in giro con una Porsche a BERNALDA (BASILICATA). pic.twitter.com/gF9RRkzH8f

— Dua Lipa Italia (@DLipaItaly) June 11, 2026

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McDonald’s vola con Aeroitalia sul Boeing 737-800 

Aeroitalia è lieta di annunciare che dal 30 maggio il Boeing 737-800 sta operando con la nuova e distintiva livrea McDonald’s sulla rotta tra Roma e Olbia. L’iniziativa nasce per il lancio in Italia della campagna global McDonald’s World Menu Heist, che porta nel nostro paese panini, bibite e snack provenienti da altri paesi.

Il velivolo è equipaggiato con i comfort degli SkyInteriors, offrendo ai passeggeri un’esperienza di viaggio ancora più moderna e piacevole. La speciale colorazione nasce da una collaborazione tra Aeroitalia e McDonald’s, che hanno deciso di unire le proprie forze per regalare ai viaggiatori un’esperienza unica e memorabile.

Infatti, la livrea McDonald’s World Menu Heist è immediatamente riconoscibile grazie ai suoi colori brillanti e agli elementi grafici distintivi. La parte superiore della fusoliera, dal muso fino alla coda, è caratterizzata da una fascia gialla sulla quale spicca la grande scritta nera “Carico speciale: gusto McDonald’s”, subito sopra al logo Aeroitalia accompagnato dalle bandiere di diverse nazioni, a sottolineare il carattere internazionale dell’iniziativa. Sulla coda, in verticale, campeggia la scritta “World Menu Heist” in nero su sfondo giallo, mentre il logo McDonald’s appare ben visibile sia vicino alla coda sia sul muso dell’aereo.

L’utilizzo di aerei con livree promozionali rappresenta una tradizione consolidata nel settore del trasporto aereo, contribuendo a promuovere partnership prestigiose e progetti innovativi.  Aeroitalia è orgogliosa di essere protagonista di questa tendenza e invita tutti i passeggeri a scoprire e fotografare il Boeing 737-800 nella sua esclusiva veste McDonald’s World Menu Heist.

L’iniziativa è stata ideata e curata dall’Agenzia di Comunicazione Ital Communications.

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“L’uccello è sceso in picchiata e gli ha rubato il pasto. Lui lo ha afferrato e ha iniziato a colpirlo al petto”: gabbiano ucciso da un turista a St Ives, si cercano testimoni

Il gabbiano gli ha rubato il pranzo, lui lo ha afferrato e colpito ripetutamente fino a provocarne la morte. È quanto sostiene il Daily Mail, che riporta diverse testimonianze relative a un episodio avvenuto mercoledì 10 giugno a St Ives, popolare località balneare della Cornovaglia.

Secondo il tabloid britannico, il volatile si sarebbe lanciato sul cibo che l’uomo stava trasportando mentre passeggiava insieme alla moglie e al figlio. A quel punto, il turista avrebbe reagito afferrando l’animale e colpendolo più volte.

Tra i testimoni citati dal Daily Mail c’è Rosie Reynolds, che stava lavorando in un punto vendita di escursioni in barca nei pressi del porto. La donna sostiene di aver assistito all’intera scena. “Il gabbiano è sceso in picchiata e gli ha portato via il pasto. Lui lo ha afferrato e ha iniziato a colpirlo al petto mentre lo teneva bloccato”, ha raccontato al giornale. Secondo il suo resoconto, dopo alcuni colpi l’animale sarebbe rimasto immobile e sarebbe stato poi gettato a terra gravemente ferito.

Il Daily Mail riferisce anche la testimonianza di un commerciante della zona, che sostiene di aver servito l’uomo poco prima dell’accaduto. Secondo il suo racconto, il gabbiano avrebbe sottratto un panino al pesce. Un altro testimone, citato dal tabloid e intervenuto sui social, ha affermato di aver visto l’uomo colpire violentemente il volatile sul lungomare davanti a numerose persone, compresi alcuni bambini.

Nelle ore successive all’episodio diverse fotografie dell’uomo hanno iniziato a circolare sui social network. Il Daily Mail riferisce che alcuni utenti avrebbero identificato il presunto responsabile, ma al momento non risultano comunicazioni ufficiali da parte della polizia in merito alla sua identità.

Le autorità del Devon e della Cornovaglia hanno confermato di aver ricevuto una segnalazione indiretta dell’accaduto e hanno lanciato un appello ai testimoni: “Stiamo cercando persone che abbiano assistito all’episodio o che dispongano di immagini e filmati”, ha dichiarato un portavoce, citato dalla stampa britannica.

I gabbiani reali sono una specie protetta nel Regno Unito ai sensi del Wildlife and Countryside Act. In caso di accertamento delle responsabilità, chi danneggia o uccide deliberatamente questi animali può andare incontro a sanzioni severe, comprese multe elevate e pene detentive.

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Gwyneth Paltrow scelta come testimonial di un progetto immobiliare di lusso in Israele: scoppia la polemica – VIDEO

Gwyneth Paltrow è stata ingaggiata come volto di un esclusivo progetto immobiliare nel centro di Israele. La scelta ha suscitato immediata indignazione sui social media, dove numerosi utenti hanno denunciato la stridente contraddizione tra l’immagine patinata della campagna pubblicitaria e le drammatiche condizioni di vita della popolazione civile a Gaza e in Libano, territori devastati dal conflitto in corso che vede contrapposti Israele e Iran. La notizia è stata riportata da diversi organi di stampa israeliani, tra cui il quotidiano Haaretz.

L’attrice premio Oscar è protagonista di uno spot pubblicitario diffuso questa settimana da Aviv Melisron, un gruppo immobiliare israeliano che promuove il progetto 51 Park a Herzliya, a nord di Tel Aviv. Il complesso residenziale di lusso prevede la costruzione di 646 appartamenti distribuiti su due edifici di 51 piani, situati tra due parchi comunali. Lo spot, girato a New York, ha iniziato ad essere trasmesso in Israele.

Nata da padre ebreo, Gwyneth Paltrow ha sempre manifestato apertamente il proprio sostegno a Israele. All’indomani del massacro del 7 ottobre 2023, l’attrice si è unita a decine di altre importanti personalità del mondo di Hollywood nella firma di una lettera aperta indirizzata all’allora presidente degli Stati Uniti Joe Biden, esortandolo a impegnarsi attivamente per ottenere la liberazione dei 251 ostaggi trattenuti nella Striscia di Gaza.

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Addio a David Hockney, l’artista re della Pop Art: si è spento a Londra a 88 anni

Addio a David Hockney: scompare un gigante dell’arte contemporanea

Il mondo dell’arte piange David Hockney. Il geniale pittore, fotografo e scenografo inglese si è spento oggi a Londra all’età di 88 anni. Nato a Bradford nel 1937, Hockney è stato uno dei protagonisti assoluti della Pop Art e tra i creativi più influenti del Novecento. Famoso per i suoi ritratti e per le celebri piscine californiane, nella sua lunghissima carriera non ha mai smesso di sperimentare, passando dalle tecniche classiche come la litografia e il foto-collage fino ai dipinti digitali realizzati su iPad.

Dalla California ai musei più importanti del mondo

Dopo gli studi al Royal College of Art di Londra, Hockney si era trasferito a Los Angeles, città che ha ispirato gran parte dei suoi capolavori, caratterizzati da colori accesi e uno stile unico. In settant’anni di carriera il suo motto è sempre stato lo stesso: Love Life, un inno all’amore per la vita. Le sue opere sono entrate a far parte delle collezioni dei musei più prestigiosi del pianeta, dal MoMA di New York al Centre Pompidou di Parigi, fino alla Tate Britain. Un successo globale che gli è valso premi e onorificenze altissime, come il titolo di Companion of Honour nel 1997 e la Legion d’Onore francese proprio in questo 2026.

L’ultima mostra a Londra: il testamento spirituale

Anche negli ultimi anni le grandi capitali hanno continuato a celebrare il suo talento con mostre di enorme successo, da Tokyo nel 2023 alla Fondation Louis Vuitton di Parigi nel 2025. Proprio in questi giorni, e fino al 23 agosto, la Serpentine Gallery di Londra sta ospitando la sua ultima personale: David Hockney: A Year in Normandie and Some Other Thoughts about Painting.

La mostra, nata in stretta collaborazione con l’artista, si trasforma oggi nel suo testamento spirituale. Per la prima volta a Londra viene esposta l’opera monumentale A Year in Normandie, un dipinto lungo ben novanta metri che, insieme ad alcune tele inedite, invita il pubblico a rallentare e a riscoprire la bellezza delle piccole cose quotidiane.

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M7, l’Esa ha scelto una missione a guida Inaf

L’annuncio è arrivato ieri da Tenerife, dov’erano riuniti i rappresentanti degli Stati membri dell’Agenzia spaziale europea per prendere decisioni di ampia portata sul futuro del programma scientifico dell’agenzia stessa: la scelta del Comitato consultivo per le scienze spaziali (Ssac, Space Science Advisory Committee) per la prossima missione di classe media – la cosiddetta M7 – è andata a Plasma Observatory, una missione la cui lead proposer è l’astrofisica Maria Federica Marcucci, ricercatrice all’Inaf Iaps di Roma.

«La missione nasce da una visione scientifica maturata nel corso degli ultimi anni grazie al contributo di una vasta comunità internazionale e consentirà di studiare per la prima volta in modo sistematico i processi fondamentali che governano il comportamento dei plasmi nello spazio attraverso osservazioni simultanee su diverse scale spaziali realizzate da una costellazione di sette satelliti», spiega Marcucci «Questa capacità osservativa multiscala senza precedenti permetterà di comprendere fenomeni fondamentali che avvengono nei plasmi che permeano l’intero universo e che hanno effetti diretti anche sull’ambiente spaziale che circonda la Terra».

Il team di Plasma Observatory. Crediti: Esa

«Come lead proposer della missione, insieme ad Alessandro Retinò (co-lead proposer) del Laboratoire de Physique des Plasmas di Parigi, e chair dello science study team», continua Marcucci, «sono particolarmente orgogliosa del ruolo svolto dalla comunità italiana e dall’Inaf durante tutte le fasi dello studio. Ricercatrici e ricercatori dell’Istituto hanno partecipato attivamente ai gruppi di lavoro che hanno contribuito a definire gli obiettivi scientifici della missione. In questo contesto, un contributo fondamentale è stato fornito dall’Università della Calabria, attraverso la partecipazione di Francesco Valentini allo science study team, sul solco di una lunga e fruttuosa collaborazione».

«Desidero inoltre sottolineare il ruolo fondamentale svolto dall’Agenzia spaziale italiana, che ha consentito alla comunità scientifica nazionale di contribuire in modo sostanziale alla maturazione scientifica e tecnologica della proposta», ricorda Marcucci. «La raccomandazione di Plasma Observatory rappresenta anche il riconoscimento di questo investimento strategico perseguito con lungimiranza e continuità, nonché della capacità dell’Italia di valorizzare le competenze maturate ed essere protagonista nei grandi programmi scientifici europei, dalla definizione delle domande scientifiche fino alla realizzazione delle tecnologie necessarie per affrontarle.

Schema del processo di selezione di una missione di classe media dell’Esa. Crediti: Esa/Atg

La proposta del Comitato consultivo dell’Esa – che si avvale di gruppi di lavoro composti da scienziati esterni specializzati in diversi ambiti  – arriva al termine di una durissima selezione: il numero delle missioni in gara, inizialmente 27, si è infatti ristretto progressivamente a cinque, poi a tre e infine, appunto, alla sola Plasma Observatory. Ora il Comitato per il programma scientifico (Spc, Science Programme Commitee) ha preso atto di questa raccomandazione e adotterà una decisione formale in merito nella prossima riunione, prevista per novembre 2026, una volta consolidati gli impegni finanziari relativi allo sviluppo della strumentazione.

 

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Helen Mirren: “Israele non può replicare crimini contro l’umanità”. E su Netflix: “Se vuole l’Oscar porti i film al cinema”

“Zalone? Fa un’ottima pizza”. “Israele? Non può replicare crimini contro l’umanità”. “Netflix? Per vincere l’Oscar dovrà portare un film in sala”. Helen Mirren a ruota libera al 72esimo Taormina Film Festival. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera la 80enne attrice inglese ospite del festival diretto da Tiziana Rocca non si è sottratta a domande e riflessioni scomode o politiche.

Prima di ritirare il premio alla carriera dedicato ad Anna Magnani, Mirren prende subito il toro per le corna commentando un video finito sul web nei giorni scorsi dove un tizio per strada la vede mentre passeggia e le grida “Pu….a Sionista”. “L’episodio risale allo scorso novembre, non so perché sia uscito solo ora, non so come sia finito su Internet. E ignoro chi sia l’uomo che mi ha insultato. Ma ho capito che era mentalmente instabile”, spiega l’attrice che in Israele ha vissuto per sei mesi al tempo della Guerra dei sei giorni (5-10 giugno 1967) e che ha interpretato in un film pure una sua storia leader, Golda Meir.

“Ho grandi amici in quel paese. Da giovane ho avuto due fidanzati ebrei. Sono nata nel 1945, se ripenso alla tragedia immane vissuta in Israele con l’Olocausto, dobbiamo riflettere su ciò che stanno vivendo ora. Questa guerra è distruttiva per la stessa Israele. Come può replicare crimini contro l’umanità?”. Mirren ricorda poi le contraddizioni socio-politiche degli Stati Uniti odierne. Sposata dal 1997 con il regista Taylor Hackford, ha sempre osservato quello strano coacervo antropologico che sono gli Stati Uniti: “Non so se sia mai esistito il sogno americano. Io so cosa vuol dire essere inglese, mi vengono in mente il cottage e la tazza di tè. Gli Stati Uniti…La California è del tutto diversa dall’Alaska o dalla Louisiana (…) sono troppe le contraddizioni in Usa, alcuni Stati vogliono rimettere in discussione il voto delle donne. Assurdo? Certo. Talvolta agiscono forze oscure sotto la superficie”.

L’interprete di The Queen – per il quale vinse un Oscar nel 2007 – ha voluto poi ricordare la sovrana inglese scomparsa di recente. “Elisabetta mi invitò a un tè per pochi intimi. Non mi disse nulla del film, forse era il suo modo per farmi capire che l’aveva visto. Parlò tutto il tempo del suo grande amore: i cavalli”. Mirren si dedica infine all’amico Checco Zalone (“La prima volta l’ho visto in un suo film mentre ero in aereo. Non capivo nulla ma mi faceva ridere per come gesticolava, come si muoveva. Non l’avevo sentito nominare prima d’allora. Sono stata a casa sua, fa un’ottima pizza”) e al futuro del cinema in sala lanciando una freccia avvelenata a Netflix: “Non so se tra 40 anni continueremo a piangere o ridere in sala. So però che se Netflix vuol vincere l’Oscar, deve portare un film in sala”.

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Appalti Anas, l’ex parlamentare Verdini rinviato a giudizio a Roma. Il figlio patteggia

Appalti Anas, Verdini accusato di corruzione

Denis Verdini, ex parlamentare, è stato rinviato a giudizio dal gup di Roma. Verdini è coinvolto nelle indagine sulle commesse in Anas. Il reato contestato è corruzione. Il giudice ha inoltre dato il via libera al patteggiamento, in continuazione, a 2 anni e 10 mesi per il figlio di Verdini, Tommaso. Uno dei manager imputati, Domenico Petruzzelli, è stato condannato in abbreviato a un anno e 4 mesi e assolto dall’accusa di turbativa d’asta. Il processo per Verdini è fissato al 16 settembre.

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Tragedia sul Lago Maggiore: elicottero precipita a Lesa, un morto e tre feriti

Lago Maggiore, elicottero precipita a Lesa pochi minuti dopo il decollo: un morto e tre feriti

Un elicottero è precipitato poco prima di mezzogiorno a Solcio di Lesa, sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, in provincia di Novara. Nell’impatto è morto una persona, mentre altre tre sono rimaste ferite. I feriti, classificati in codice giallo, sono stati soccorsi e trasportati negli ospedali della zona: due in elicottero all’ospedale di Novara e uno in ambulanza a Borgomanero. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco e soccorritori.

Secondo le prime informazioni, si tratta di un elicottero privato decollato poco prima da una villa nei pressi della foce dell’Erno. Il velivolo sarebbe precipitato pochi minuti dopo il decollo, finendo nella zona dei campeggi della frazione di Solcio, nel comune di Lesa. Anche il sindaco Luca Bona è giunto sul luogo dell’incidente per seguire le operazioni.

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Trump si traveste da Naruto in un video AI e e scatena la protesta degli appassionati di manga: “Non trasformate i nostri eroi in strumenti politici”

Forse per il dono dell’ubiquità, che lo divertirebbe assai. O forse per l’aria da guerriero, il coprifronte che tiene su la chioma fulva. O come direbbe la Gen Z, per l’aura. Per il fascino del ninja, figura di un immaginario pop che romanticizza le battaglie, ma è finzione e nasconde spesso una morale. O magari per tutte queste cose insieme. Fatto sta che Donald Trump ne ha combinata un’altra.

Sabato scorso, 6 giugno, ha pubblicato sul suo social Truth un video che lo ritrae nei panni di Naruto, il protagonista dell’omonimo manga disegnato da Masashi Kishimoto che è diventato un cult nel mondo e ha generato un adattamento televisivo di oltre 700 episodi. Da mesi diversi fan giapponesi dei manga protestano contro la Casa Bianca per la diffusione di video AI propagandistici con le raffigurazioni dei loro personaggi preferiti.

A marzo, da Washington avevano diffuso sul web un filmato in cui scene di anime come Yugi-Oh e Dragon Ball si intervallavano con le immagini degli attacchi statunitensi in Iran. Un giorno prima, lo stesso account aveva sovrapposto uno screen del videogioco dei Pokemon allo slogan Make America Great Again.

Scelte da cui le aziende creatrici dei cartoni animati hanno preso le distanze: nessun diritto concesso. E che sono arrivate anche all’ufficio di gabinetto dalle parti di Tokyo. È stata lanciata una petizione per chiedere agli Usa di smetterla, ma senza particolari risultati. Con la mediazione del ministero degli Esteri, poi, come scrive il Guardian e si legge nel documento, è stato richiesto all’ambasciata degli Stati Uniti in Giappone di intervenire “per l’uso non autorizzato di Yugi-Oh e giochi Nintendo sull’account ufficiale X della Casa Bianca”.

Adesso, a risollevare il polverone ci ha pensato Trump con una delle sue trovate surreali. Niente che cozzi con l’abitudinario stile. Nel videoclip in questione, a corredo della canzone “Thank you, President Trump” è ritratto anche a cavallo di un cammello e di un leone, in piedi di fronte alla torre di Pisa e come un’astronauta mentre pianta la bandiera a stelle e strisce sulla luna. E poi con la tuta arancione, mani giunte e l’indice poggiato sul mento: moltiplicando l’identità, come Naruto.

Il presidente Maga gioca con l’universo giapponese e l’impennata di firme sulla petizione arriva puntuale. Come riporta The Indipendent, ora sono più di 23.000. “Siamo fan che amano profondamente i manga e le opere di anime – si legge nel documento –. Per molti anni queste opere hanno ispirato il pubblico di tutto il mondo trasmettendo valori come il coraggio, l’amicizia, la perseveranza. Per questo motivo, molti si sentono preoccupati quando le immagini di questi prodotti sembrano essere utilizzate in contesti politici o militari che possono differire dalle intenzioni dei creatori originali o dei titolari dei diritti”.

L’organizzatrice della campagna, Nana Suzuki, ha riassunto perfettamente alla BBC il sentimento collettivo: “Kazuki Takahashi, il creatore di Yugi-Oh, è morto dopo aver tentato di salvare qualcuno nell’oceano. Mi rattrista profondamente che il suo spirito nobile, che cercava di salvare gli altri e il messaggio del suo lavoro, sia usato in un contesto militare”.

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Lorella Cuccarini: “Mi piace proprio tanto fare i lavori pesanti. In casa, mi chiamano ‘Pulik’ perché ci sono giornate che prendo, smonto, sposto, pulisco qualsiasi cosa. Faccio le pulizie di Pasqua anche quando non è Pasqua”

Sul palco perfetta, solare, raggiante e dentro casa un vulcano sempre pronto a riordinare. È una Lorella Cuccarini che non ti aspetti quella che emerge da una intervista a Il Corriere della Sera: “Mi piace proprio tanto fare i lavori pesanti. In casa, mi chiamano ‘Pulik‘ perché ci sono giornate che prendo, smonto, sposto, pulisco qualsiasi cosa. Faccio le pulizie di Pasqua anche quando non è Pasqua”.

Il discorso si sposta poi su un primo bilancio dei 60 anni, visto che il 10 agosto la conduttrice festeggerà 61 anni: “Oggi mi voglio più bene, sono più tollerante con me stessa. Se una mattina ho un acciacco o non ho voglia di fare palestra, mi dico: lo farò domani. Sembra una sciocchezza, ma cambia l’approccio alla vita. La conquista principale di quest’ultimo anno è che ho imparato a lasciare andare un po’ di più. Anche a filtrare di meno”.

Il fisico? “Fino a un anno fa, facevo allenamenti più intensi: metabolico, calisthenics… Ma ho capito che per la mia schiena era troppo. Quest’anno sono passata al pilates, lo faccio due volte a settimana con l’istruttore e lo alterno ad allenamenti per conto mio: circuiti e pochissimi pesi. Il mio è un corpo che ha lavorato in modo impegnativo, quindi devo ascoltarlo”.

Infine sulla televisione: “Verrà il momento di fare un passo indietro, ma non adesso. E, per fortuna, nel mio lavoro ci sono tante espressioni, per cui, spero di lavorare ancora tanto, soprattutto in teatro. Ci sono esempi di donne di spettacolo pazzesche, soprattutto oltreoceano, che sono state in scena fino a 80 anni”.

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Eccesso di luce nel cielo radio

I modelli di emissione del cielo radio giocano un ruolo chiave per studiare l’universo alle basse frequenze. Uno studio pubblicato questa settimana su Nature Astronomy suggerisce che questi modelli raccontano una storia incompleta: il cielo radio è più luminoso di quanto pensassimo.

La brillanza del cielo a basse frequenze radio – tra 60 e 350 megahertz – è stata misurata con una precisione senza precedenti da un team internazionale di ricerca guidato dall’agenzia scientifica australiana Csiro. Secondo il team, uno dei modelli di riferimento più utilizzati in radioastronomia sottostima la luminosità del cielo di circa il 20 per cento alle frequenze più basse considerate, arrivando fino al 50 per cento a 350 megahertz.

Pietro Bolli in Australia al sito di Mwa/Ska-Low. Crediti: Inaf

Per capire meglio le implicazioni di queste misure, Media Inaf  ha intervistato uno dei coautori dello studio, Pietro Bolli, dirigente tecnologo all’Istituto nazionale di astrofisica e responsabile per la progettazione e l’analisi elettromagnetica dei sistemi d’antenna di Ska-Low, le antenne a bassa frequenza dell’Osservatorio Ska.

Qual è l’importanza di questo risultato?

«Si tratta di una misura assoluta dell’emissione diffusa dell’emisfero australe, ottenuta attraverso un’accurata calibrazione strumentale. Questo risultato indica la necessità di introdurre termini correttivi rispetto ai modelli attualmente in utilizzo dalla comunità scientifica, basati perlopiù su misure effettuate decenni fa».

Come influenzerà la radioastronomia il nuovo cielo radio?

«Il contesto attuale è particolarmente interessato a questo tema. Nei prossimi decenni la radioastronomia a bassa frequenza sarà infatti dominata dal più grande radiotelescopio mai concepito, Ska-Low. La calibrazione di un interferometro del genere è un passaggio fondamentale per la corretta interpretazione dei dati raccolti. Il nuovo risultato è proprio un follow-up dell’attività di ricerca volta a individuare ed ottimizzare le strategie di calibrazione più efficaci per Ska-Low. La misura presentata è stata condotta utilizzando un’antenna Skala 4.1, che è proprio il modello di antenna scelto per Ska-Low, assieme a un ricevitore sviluppato in Australia da Csiro per misure radiometriche assolute a elevata precisione».

Potrebbe cambiare qualcosa in ciò che sappiamo dell’universo?

«Avere una conoscenza più accurata possibile dell’emissione diffusa dell’universo radio è fondamentale per ottenere modelli di riferimento affidabili e conseguentemente calibrare l’osservazione. L’emissione radio del cielo, a basse frequenze, è dominata dai processi di radiazione di sincrotrone nella nostra galassia e dalle emissioni di tutte le sorgenti extragalattiche. Conoscere con precisione questo contributo è vitale in vari ambiti astrofisici, in particolare per tracciare i processi astrofisici dell’universo primordiale. Inoltre, la conferma di un eccesso di radiazione all’estremo più alto della banda di frequenza farà crescere l’interesse a indagare ipotesi alternative per la sua spiegazione, come ad esempio la presenza di un forte processo di annichilazione della materia oscura nell’universo primordiale».

L’antenna e il ricevitore utilizzati per le osservazioni presso Inyarrimanha Ilgari Bundara, il Murchison Radio-Astronomy Observatory del Csiro, nel territorio del popolo Wajarri. Crediti: Ravi Subrahmanyan

Le vostre misure possono essere considerate un’anticipazione delle capacità scientifiche del futuro Osservatorio Ska?

«Il nostro lavoro usa una singola antenna, che osserva una regione del cielo estremamente ampia, detta all-sky. Si differenzia quindi nettamente dall’interferometro Ska-Low, che viceversa, usando centinaia di stazioni costituite da 256 antenne ciascuna, permetterà di avere risoluzioni angolari estremamente fini e sensibilità elevatissime. Allo stesso tempo, questo lavoro conferma la solidità del progetto dell’antenna, ovvero di un elemento fondamentale nella complessità tecnologica di Ska-Low. Molti dei dati di simulazione usati in questo studio saranno trasferiti anche per la calibrazione e caratterizzazione elettromagnetica delle stazioni di Ska-Low».

Qual è stato il contributo dell’Istituto nazionale di astrofisica?

«La tecnica utilizzata richiede una caratterizzazione estremamente dettagliata del sistema di ricezione, composto dall’antenna e da successivi stadi a radiofrequenza, in modo da cancellare gli effetti strumentali dai dati ottenuti. Come Inaf, abbiamo contribuito al lavoro dei colleghi australiani fornendo risultati da simulazioni elettromagnetiche dell’antenna Skala 4.1 che potessero essere inseriti nella procedura di calibrazione. Le simulazioni effettuate hanno cercato di rappresentare in maniera più fedele possibile le prestazioni dell’antenna all’interno dell’ambiente operativo. Aggiungerei che con la partecipazione a questo e ad altri studi, l’Inaf capitalizza una strategia partita più di quindici anni fa, di investimento di risorse significative per lo sviluppo tecnologico di grandi infrastrutture di ricerca. Il gruppo tecnologico Ska-Low coordinato da Jader Monari dell’Istituto di Radioastronomia, ha svolto un ruolo di rilievo internazionale nella progettazione di numerosi elementi della catena di ricezione di Ska-Low. La progettazione e sviluppo dell’antenna Skala4.1 e le sofisticate simulazioni elettromagnetiche sono esempi concreti di attività di ricerca in cui Inaf, con i propri partner istituzionali e industriali, ha creato una legacy nel progetto Ska di cui ora raccoglie i frutti».


Per saperne di più: 

 

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“Per favore, non usate la mia musica in relazione a questa barbara, disumana e atroce assurdità”: Ariana Grande furibonda con la Casa Bianca e Donald Trump

Ariana Grande non ci sta ed è furibonda. La popstar e attrice ha chiesto alla Casa Bianca di non utilizzare la sua musica. L’amministrazione Trump ha usato la musica dell’artista in un video diffuso sui social media per promuovere le sue politiche sull’immigrazione. Il reel di TikTok, pubblicato lunedì 8 giugno, mostra agenti di frontiera che ammanettano persone, con in sottofondo la hit del 2024 “Bye”. La didascalia recita: “Bye-bye… Il presidente Trump ha creato il confine più sicuro della storia”.

La popstar ha commentato il post: “Per favore, non usate la mia musica in relazione a questa barbara, disumana e atroce assurdità”. La portavoce della Casa Bianca, Abigail Jackson, ha risposto subito: “Ciò che è veramente barbaro, disumano e atroce sono gli stranieri illegali criminali che hanno ferito e ucciso innocenti cittadini americani”.

La Casa Bianca ha diffuso un video in seguito alla firma di Donald Trump di una legge che stanzia oltre 70 miliardi di dollari (circa 52 miliardi di sterline) a favore delle agenzie per l’immigrazione, fondi destinati a coprire i restanti due anni e mezzo del suo mandato presidenziale. Il filmato mostra agenti delle forze dell’ordine mentre procedono all’arresto di alcune persone, le conducono a bordo di veicoli e le trasferiscono presso strutture di detenzione.

Dopo la risposta di Grande al post, il video è stato silenziato e il suo commento rimosso.

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Parla Pier Silvio Berlusconi dopo l’incidente stradale: “Poteva essere una tragedia, qualcuno l’ha trasformata in un miracolo”. Il discorso all’evento Mediaset in ricordo del padre

“Come stai?”, chiede Gerry Scotti a Pier Silvio Berlusconi. L’editore, rimasto coinvolto in un incidente stradale mentre era alla guida della propria auto, rassicura il conduttore e i dipendenti Mediaset: “Sto benissimo. Ieri ho avuto una disavventura. Lo dico onestamente poteva essere una tragedia. Qualcuno ha trasformato una tragedia in un miracolo. E quando si esce consci di avere vissuto dei miracoli si è più forti di prima. Forza, forza Mediaset. Mediaset siamo noi tutti, voi“.

Le sue parole arrivano giovedì pomeriggio nel corso dell’evento “Mediaset siamo Noi“, la serata organizzata per ricordare il fondatore Silvio Berlusconi scomparso il 12 giugno 2023. Nel campus di Cologno Monzese Pier Silvio Berlusconi ha tenuto un discorso davanti a 1500 collaboratori: “Sono passati tre anni ma per me questo continua a essere un momento emozionante e addirittura commovente e sono sincero penso che voi lo percepiate. Poter stare qui con tutti voi è il regalo più bello in assoluto. Grazie. Questa sera non sarà una serata di commemorazione, questa sera non sarà nemmeno soltanto una serata di celebrazione, l’anno scorso abbiamo celebrato il nostro fondatore con gioia come lui avrebbe voluto, oggi dobbiamo fare un passo in più. Dobbiamo rendere, e questo è il messaggio che vi do, grazie alla sua energia, al suo entusiasmo, alla sua capacità di volere bene che sono parte indelebile del nostro DNA e che noi tutti insieme facciamo vivere e respiriamo tutti i giorni. Questa sera deve diventare e sarà una serata di festa, la festa per Silvio Berlusconi, la festa di Mediaset, la festa di tutti noi”.

“Vedete, le aziende possono crescere, possono diventare internazionali, possono fare risultati straordinari, anche nei momenti più complicati come questo. L’economia europea e mondiale è influenzata dalle guerre, da tanti problemi – ha continuato Berlusconi – ma noi andiamo bene comunque e ci mettiamo tanto impegno. I numeri da soli non bastano. Ci sono tre ingredienti senza i quali non si costruisce nulla, l’ho imparato bene in quasi 40 anni di lavoro sempre qua cresciuto come stanno facendo tutti questi giovani a Cologno Monzese e ne sono orgoglioso. I tre ingredienti sono: la dedizione, la passione e, il più importante di tutti, le persone, cioè voi cioè noi. 
Io vi dico solo questa frase: Noi siamo Mediaset, una realtà bellissima un’azienda di cui essere orgogliosi grazie al lavoro e al contributo di tutti voi e di tutti noi. Siamo partiti da qualcosa e quel qualcosa era dentro qualcuno che ci sta guardando di sicuro e sorride quindi: Noi siamo te e tu sei tutti noi. 
Grazie Presidente. Ti amo papà“, ha concluso l’editore.

Nel corso della grande festa è stato proiettato in anteprima il documentario dedicato a Silvio Berlusconi di Toni Capuozzo “Caro Presidente, ti racconto” che sarà trasmesso questa sera in simulcast in prima serata sulle reti Mediaset. Il momento musicale è stato affidato ai Pooh, protagonisti di un concerto che ha ripercorso alcuni dei loro più grandi successi: Dammi solo un minuto, Tanta voglia di lei, Uomini soli, Pensiero e Chi fermerà la musica.

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Come si sceglie il tonno in scatola migliore? Non solo marchio, prezzo e contenuto proteico: ecco cosa controllare prima dell’acquisto

Quando si sceglie una scatoletta di tonno al supermercato, la maggior parte dei consumatori guarda il marchio, il prezzo o al massimo il contenuto proteico. Ma sono davvero questi gli elementi più importanti?

Secondo quanto spiegato dal biologo nutrizionista Eros Patuzzo a Cook, l’inserto dedicato al cibo del Corriere della Sera, ci sono altri parametri da controllare prima dell’acquisto. “Pochi ingredienti, specie dichiarata, buon rapporto tra peso netto e sgocciolato, sale contenuto e olio indicato con chiarezza sono elementi che aiutano il consumatore a capire cosa sta realmente acquistando”, osserva l’esperto.

Uno degli aspetti più sottovalutati riguarda proprio il sale. Molti consumatori si concentrano sulle proteine, ma Patuzzo invita a fare attenzione soprattutto al contenuto di sodio. “Meglio preferire prodotti con valori più contenuti, idealmente intorno a 0,8-1 grammo di sale per 100 grammi o meno“, spiega.

Anche la specie di tonno utilizzata può fare la differenza. Dal 2014 deve essere indicata in etichetta e fornisce informazioni utili non solo sul gusto e sulla consistenza del prodotto, ma anche sulla sostenibilità e, in parte, sull’esposizione a contaminanti come il mercurio.

Un altro errore comune riguarda il tonno “al naturale”. Molti lo considerano automaticamente più salutare rispetto a quello sott’olio, ma non sempre è così. “Il tonno al naturale è più magro perché contiene acqua o salamoia, ma può avere un contenuto di sale non trascurabile“, sottolinea il nutrizionista.

Tra gli elementi da verificare figurano inoltre il peso sgocciolato, la zona FAO di pesca e il tipo di olio utilizzato. Quanto al contenitore, sfatiamo un luogo comune: il vetro non garantisce automaticamente una qualità superiore rispetto alla classica lattina.

Infine, attenzione a non confondere sostenibilità e qualità nutrizionale. Certificazioni come MSC o Friend of the Sea possono offrire indicazioni sulla tracciabilità e sulla gestione delle risorse marine, ma non garantiscono da sole un prodotto migliore dal punto di vista nutrizionale. L’approfondimento completo è disponibile su Cook del Corriere della Sera.

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Le attività del Laboratorio Stampa di Piani e Progetti per la città e il territorio

Le attività del Laboratorio Stampa di Piani e Progetti per la città e il territorio

Il Laboratorio Stampa di Piani e Progetti per la città e il territorio è un punto di riferimento all’interno del Polo di Prato dell’Università di Firenze che dà la possibilità di avere i propri elaborati e documenti stampati a prezzi convenzionati. Il laboratorio è aperto a tutti gli studenti, docenti e ricercatori dell'Università di Firenze e in particolare ai corsi di laurea che hanno sede presso il Polo di Prato.

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Le attività del Laboratorio Stampa di Piani e Progetti per la città e il territorio

Le attività del Laboratorio Stampa di Piani e Progetti per la città e il territorio

Il Laboratorio Stampa di Piani e Progetti per la città e il territorio è un punto di riferimento all’interno del Polo di Prato dell’Università di Firenze che dà la possibilità di avere i propri elaborati e documenti stampati a prezzi convenzionati. Il laboratorio è aperto a tutti gli studenti, docenti e ricercatori dell'Università di Firenze e in particolare ai corsi di laurea che hanno sede presso il Polo di Prato.

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Sostenibilità e digitale: nuove opportunità per le imprese del distretto tessile pratese

Sostenibilità e digitale: nuove opportunità per le imprese del distretto tessile pratese

Nuovo bando promosso dalla Camera di Commercio di Pistoia e Prato. La misura, che mette a disposizione contributi a fondo perduto, punta a sostenere le imprese del territorio che rappresentano il cuore pulsante della nostra filiera produttiva. Al PIN il centro di ricerca ARCO (Action Research for CO-development) è già operativo per offrire consulenza qualificata e supporto strategico alle realtà che intendono accedere a questi finanziamenti.

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Bando di concorso per il conferimento di premi alle migliori tesi di laurea sui temi dell’economia e delle imprese manifatturiere dei territori di Lucca, Pistoia e Prato

Bando di concorso per il conferimento di premi alle migliori tesi di laurea sui temi dell’economia

In occasione del decennale dell’unificazione dell’organizzazione, Confindustria Toscana Nord bandisce un concorso dedicato alle Migliori tesi di laurea sui temi dell’economia e delle imprese manifatturiere dei territori di Lucca, Pistoia e Prato. Scadenza: 30 giugno 2026 (prima scadenza) e 21 dicembre 2026 (seconda scadenza).

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“Mi ha fatto sesso orale, mi ha offerto alcol e un ruolo per il cinema”: Puff Daddy citato in giudizio per presunta violenza sessuale su un attore minorenne

Un’altra tegola giudiziaria sul capo di Puff Daddy. L’ex magnate dell’hip hop è accusato di aver aggredito sessualmente un minore quasi vent’anni fa. La presunta vittima anonima, identificata come “John Doe”, ha intentato una causa contro il rapper 56enne, che sta attualmente scontando una pena detentiva di 50 mesi per reati sessuali federali, sostenendo che il controverso magnate dell’hip-hop lo abbia “toccato in modo inappropriato e gli abbia offerto alcol quando era un attore bambino”.

Secondo documenti depositati lunedì 8 giugno presso un tribunale di Los Angeles, e ottenuti dalla testata Usa Today, il presunto episodio risalirebbe al 2007. Stando alle carte giudiziarie, l’accaduto si sarebbe verificato durante un evento di networking nelle colline di Hollywood, occasione in cui Puff Daddy s avrebbe avvicinato il denunciante anonimo — all’epoca impegnato come attore minorenne — invitandolo a un colloquio privato con il pretesto di discutere possibili opportunità lavorative nel settore dello spettacolo.

Ma l’accusatore afferma che il produttore lo avrebbe portato “nelle stanze sul retro” del locale, dove il produttore vincitore di Grammy gli avrebbe offerto alcol, secondo quanto riportato nei documenti. Secondo le accuse, Daddy avrebbe poi iniziato a “toccare” e “strofinare” il minore prima di praticargli sesso orale mentre “si toccava contemporaneamente”, nonostante il minore avesse detto di sentirsi a disagio.

Puff Daddy avrebbe poi detto al minore che avrebbe “visto come si sarebbero evolute le cose per il ruolo che aveva in mente” per un progetto futuro e avrebbe lasciato la stanza. L’avvocatessa del rapper, Juda Engelmayer, ha dichiarato: “Le accuse di questo cosiddetto attore bambino senza nome sono false e ridicole. È solo un altro odiatore in una lunga lista di persone che cercano di accaparrarsi i soldi incoraggiati dagli avvocati specializzati in risarcimento danni. Il mio assistito non ha mai aggredito sessualmente nessuno, e questo include nessun bambino! Queste accuse saranno smentite come tutte le altre“.

Tra gli imputati nel caso figurano anche alcuni talent scout che sarebbero stati ingaggiati per rappresentare l’uomo come attore.

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Lino Guanciale è diventato di nuovo papà e saluta Giacomo: “Hai portato un sole diverso, un’amplificazione della luce nella stanza e nello spazio fra di noi”

“Benvenuto al mondo, Giacomo, Amore nostro”. Così uno degli attori più amati del teatro e delle fiction italiane, Lino Guanciale, ha dato il benvenuto al secondo figlio, avuto dalla moglie Antonella Liuzzi. I due, che si sono sposati a Roma il 18 luglio 2020, hanno un altro figlio Pietro, nato a fine 2021.

“Sei arrivato il 31 maggio e hai portato un sole diverso, un’amplificazione della luce nella stanza e nello spazio fra di noi”, sono le prime parole del post dell’attore che ha accompagnato delle parole dolcissime a uno scatto in cui il figlio Pietro tiene la mano dolcemente al fratellino appena nato.

Poi Guanciale ha continuato: “Praticamente una stella: una piccola stella pulsante e discreta, piovuta nelle nostre vite per scaldarle e illuminarle ancora, per spostare ancora più vicino, praticamente ai nostri piedi, l’orizzonte della felicità”.

“Chi ti tiene per mano in questa foto è chi non ti lascerà mai solo – ha concluso – e già oggi si affaccia al tuo lettino per sorriderti, accarezzarti, baciarti, proteggerti: è tuo fratello Pietro, che davanti a te si scioglie. Come la tua mamma Antonella e il tuo papà Lino, testimoni increduli di tanta meraviglia”.

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“Quando ci si prepara alla maternità nessuno spiega il rovescio della medaglia. Ci si può sentire inadeguate, si sperimenta la privazione di sonno, la paura”: Valentina Persia racconta la depressione post-partum

Negli ultimi anni diverse donne dello spettacolo hanno contribuito a rompere il tabù della depressione post-partum. Brooke Shields si è chiesta “perché piango più del mio bambino?”, mentre Ashley Tisdale ha raccontato di essersi sentita “triste, ansiosa e in colpa” dopo la nascita della prima figlia. A queste testimonianze si aggiunge ora quella di Valentina Persia, che a La volta buona ha ripercorso i mesi difficili successivi alla nascita dei gemelli Lorenzo e Carlotta.

Per cinque mesi non sono stata bene“, ha spiegato. Un periodo segnato da fragilità e senso di smarrimento, molto diverso dall’immagine idealizzata che spesso accompagna il racconto della maternità. “Quando ci si prepara alla maternità, la narrazione comune prevede che tutto sia meraviglioso, che si provi un amore immediato e che ci si senta finalmente appagate. Nessuno spiega che esiste un rovescio della medaglia: ci si può sentire inadeguate, diverse, si sperimenta la privazione del sonno, il pianto e la paura”.

Persia ha raccontato anche il senso di colpa provato in quella fase e le difficoltà nel riconoscere immediatamente il legame con i figli, una sensazione che può amplificare la sofferenza di molte donne dopo il parto. Fondamentale, nel suo percorso, è stato il supporto psicologico: “La psicologa mi disse che il fatto stesso di pormi la domanda dimostrava l’esistenza di quell’amore. Allora non capivo, adesso sì”. Parole che si inseriscono in una riflessione più ampia sulla necessità di raccontare senza filtri anche gli aspetti meno romantici della maternità, per evitare che chi li vive si senta sola o inadeguata.

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“Rischio di perforazione e gravi lesioni per i bambini”: oltre 250.000 giocattoli da piscina sono stati ritirati con urgenza dal mercato

Estate da brivido per i bambini. Oltre 250.000 giocattoli da piscina da immersione sono stati ritirati dal mercato dopo che le autorità federali americane per la sicurezza hanno avvertito che i prodotti presentano “un potenziale rischio di perforazione che potrebbe causare gravi lesioni”.

Il richiamo, come riporta People, riguarda nello specifico 254.000 bastoncini da immersione Sloosh, venduti come parte dei giochi acquatici Sloosh, secondo un avviso emesso giovedì 11 giugno dalla Commissione per la Sicurezza dei Prodotti di Consumo degli Stati Uniti (CPSC).

I bastoncini da immersione richiamati violerebbero “le normative federali di sicurezza perché superano il limite di compressione consentito per i bastoncini da immersione”, secondo l’agenzia. In acque poco profonde, i bambini potrebbero cadere o atterrare sui giocattoli, creando un rischio di gravi “lesioni da perforazione”.

La Sicurezza dei Prodotti di Consumo degli Stati Uniti ha anche affermato che “sono possibili lesioni al viso e agli occhi quando i bambini tentano di recuperare i bastoncini sott’acqua”.

I bastoncini da immersione richiamati erano venduti in un set di giochi acquatici Sloosh da 30 pezzi che includeva cinque bastoncini da immersione colorati. Secondo l’agenzia, “i set erano venduti al dettaglio a un prezzo compreso tra 17 e 22 dollari”. I prodotti erano disponibili online su Amazon, Temu, Wayfair, Target Plus e SHEIN tra febbraio 2019 e ottobre 2025.

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“Mi sembra di essere sempre alla ricerca di sensazioni che ho provato in passato e che non riesco più a replicare. Ci sono aspetti di un set che non tollero”: parla Alessandro Borghi

“Mi sembra di essere sempre alla ricerca di sensazioni che ho provato in passato e che non riesco più a replicare”: così Alessandro Borghi racconta a Vanity Fair di come la soddisfazione lavorativa sia per lui sempre più difficile da raggiungere nonostante sia protagonista di film importanti, come Il Prigioniero, di Alejandro Amenábar, premio Oscar per Mare Dentro.

Borghi spiega: “Forse perché pretendo molto da questo mestiere. Succede perché ci sono aspetti della gestione di un set che oggi tollero meno: la confusione, le urla e la mancanza di rispetto. Sono felice, ma meno di qualche anno fa. In questi anni ci sono state cose che non hanno funzionato. Quando un film va a Cannes e poi esce in tredici copie, mi arrabbio. Mi arrabbio perché non riusciamo a risolvere il problema e a capire quale ingranaggio andrebbe sistemato. Le storie? Il pubblico? La distribuzione? Mi dispiace non avere una soluzione da proporre. So solo che vedo sempre meno persone felici che vanno al cinema. E questo mi rattrista”.

Ha una consapevolezza, Borghi, perché oggi non crede più “che il lavoro nobiliti l’uomo, piuttosto che l’uomo venga nobilitato dall’amore” e infatti ama cose molto semplici: “fare una passeggiata con mio figlio. Stare con Irene, sapere che due volte all’anno riesco a riunirmi con gli amici e a divertirmi ballando fino alle cinque del mattino”. Su tutto, l’esperienza della paternità: “Ho la fortuna di avere un figlio che ha completamente cambiato la mia vita», racconta, «posso avere problemi durante la giornata, ma quando torno a casa tutto svanisce: lui riesce a trasformare le negatività in energia positiva“.

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“Sono stata tradita. Non l’ho mai scoperto, ma l’ho sempre saputo. Arrivo a sopportare tanto e poi, a un certo punto, non torno più”: lo rivela Cristina Chiabotto

Cristina Chiabotto si è raccontata, ieri 11 giugno, a “La volta buona”, il salotto di Caterina Balivo. La conduttrice ha parlato della sua famiglia, il matrimonio con Marco Roscio, celebrato sette anni fa, e dell’equilibrio che ha trovato con lui. Chiabotto con il manager e imprenditore torinese ha avuto Luce nel maggio 2021 e di Sofia nel giugno 2022. “Ho trovato una bella testa, lui racchiude tutto: abbiamo la stessa visione della vita”, ha detto la protagonista della puntata alla conduttrice.

Nello specifico ha affermato: “Quando si uniscono testa e cuore, ci siamo. Ho trovato una bella testa, lui racchiude tutto: abbiamo la stessa visione della vita”.

Ma non è stato tutto rose e fiori nella vita sentimentale di Chiabotto, prima di incontrare Roscio. L’ex Miss Italia 2004 infatti ha confessato: “Sono stata tradita. Ci sono persone predisposte al tradimento e altre meno. Io non l’ho mai scoperto materialmente, ma l’ho sempre saputo”.

E ancora: “Io ho perdonato, però soffro il distacco. Arrivo a sopportare tanto e poi, a un certo punto, non torno più. Do tutte le possibilità e poi ti saluto”.

Cristina Chiabotto è stata fidanzata con l’attore Fabio Fulco per dodici anni, poi la separazione nel 2017.

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La grande confusione sotto il cielo del basket a Roma: così il fermento per Nba Europe rischia di diventare caos

Un campionato, e un movimento in generale, ridotto ai minimi termini. Società che traballano o saltano proprio, squadre che si spostano come soprammobili, e altre che spuntano come funghi dal nulla. C’è grande confusione sotto il cielo del basket italiano, e non è chiaro se si tratta di un fermento positivo, o semplicemente di caos. Tutto ruota intorno a Nba Europe, il lancio della nuova competizione targata Nba, che vorrebbe replicare anche nel Vecchio continente il successo americano: un campionato semi-chiuso, con 12 franchigie permanenti che in parallelo continueranno a giocare anche nei rispettivi campionati nazionali, e un numero molto limitato di posti (pare inizialmente quattro) per chi si qualificherà, probabilmente attraverso la Champions League. Un progetto non ancora ufficializzato, che dovrebbe partire nell’autunno 2027 nonostante molti punti interrogativi (a partire dalla convivenza con l’Eurolega, con cui da mesi si discute di un possibile, difficile accordo), ma che promette di essere una gallina dalle uova d’oro. Nelle intenzioni degli organizzatori, che guardano più alla piazza intesa come bacino d’utenza che alla tradizione sportiva, l’Italia avrà due squadre: una a Milano, che già da anni è leader del campionato con l’Armani, l’altra a Roma, dove una squadra di massima serie invece manca da tempo. Proprio per questo adesso nella Capitale stanno nascendo non una, ma ben due.

Per semplicità, ribattezziamole Roma1 e Roma2. Il primo progetto è quello che fa capo a Donnie Nelson, figlio del leggendario allenatore Nba Don, e che ha di fatto formalizzato l’iscrizione al prossimo campionato, acquistando il titolo da Cremona e poi spostandolo nella Capitale. Il secondo, invece, è la cordata di Paul Matiasic, imprenditore americano già patron della Pallacanestro Trieste. Roma1 fin qui è stata più reclamizzata, un po’ perché banalmente ha già una squadra acquisita senza particolari tensioni (Cremona conviveva da tempo con ristrettezze e difficoltà e in pochi si sono lamentati della scomparsa, a parte i suoi tifosi, ovvio). E poi, soprattutto, grazie anche al coinvolgimento in società della stella Nba Luka Doncic: alcune voci lo vorrebbero addirittura fisicamente presente alla conferenza del 25 giugno in Campidoglio. Un nome clamoroso, che da solo illuminerebbe l’intero movimento, chiaro che media e istituzioni stendano il tappeto rosso. Dimenticandosi di un piccolo dettaglio, che fin qui non è stato approfondito a dovere: le norme Nba vietano espressamente ai tesserati di detenere qualsiasi tipo di interesse finanziario, diretto o indiretto, in altre franchigie. Si potrà sostenere che quello europeo è un circuito a parte e non comunicante con quello americano, ma servirà comunque un chiarimento interpretativo per sdoganare il tanto sbandierato coinvolgimento di Doncic.

È solo una delle tante incognite di un progetto che fin qui è andato avanti a colpi di annunci sensazionali, non sempre rispettati. Come allenatore doveva arrivare Sasha Djordjevic, che però è andato in Turchia. Come impianto hanno ripiegato sul PalaTiziano, che nonostante la recente ristrutturazione non ha i minimi nemmeno per le coppe europee, figuriamoci per Nba Europe. Mentre il sogno del Foro Italico (dopo la copertura del Centrale del tennis, non prima del 2028) pare più che altro una chimera: il vero piano del Comune e del sindaco Roberto Gualtieri (che si tratti di Roma1 o 2), porta a Fiera di Roma, dove sono disponibili enormi cubature e trasporto pubblico, senza congestionare ulteriormente il centro.

Dall’altra parte, Matiasic si muove a fari spenti ma in maniera forse più concreta. Si è aggiudicato, ad esempio, il PalaEur con un’offerta faraonica di circa 170mila euro a partita, sbaragliando quella del rivale, a riprova della propria solidità. E si sente in vantaggio nei colloqui con Nba Europe, dove entrerà semplicemente chi avrà la maggior disponibilità economica (l’investimento iniziale è esorbitante, si parla di almeno mezzo miliardo). Certo, sconta un problemino non da poco, cioè non avere ancora una squadra a Roma. Matiasic è proprietario di Trieste, che però lascerebbe volentieri lì dov’è, anche per rispetto della realtà che lui stesso ha costruito con discreto successo: preferirebbe piuttosto venderla e acquisire un altro titolo, da portare nella Capitale. Per questo, in pieni playoff scudetto, era uscito il nome della semifinalista Brescia, che a sua volta avrebbe poi dovuto procurarsi un altro titolo magari in una categoria inferiore per sopravvivere: uno spettacolo desolante per il nostro campionato. Vedremo come andrà a finire: una data cerchiata in rosso sul calendario è quella del 26 giugno, per allora dovrebbero definirsi le iscrizioni al prossimo campionato.

La sensazione, come detto, è che alla fine, in un modo o nell’altro, entrambe giocheranno in Serie A. La vera partita, però, è l’ingresso in Nba Europe, e qui il posto rimane uno. Visto che è abbastanza evidente che sia Nelson jr. che Matiasic stiano facendo tutto ciò soltanto per quell’obiettivo, è legittimo chiedersi cosa ne sarà dell’esclusa: il rischio è di ritrovarsi una squadra fantasma nel giro di un paio d’anni. Così come, più in generale, sarebbe importante interrogarsi se sia questa la strada giusta per salvare il basket italiano. La Federazione del presidente Gianni Petrucci e tutto l’ecosistema Fiba guardano con favore all’avvento di Nba Europe perché promette di portare nuove risorse in un movimento agonizzante. E – dettaglio non trascurabile – di concedere i giocatori nelle finestre delle nazionali, cosa che non avviene con Nba, Ncaa, e sempre con maggior difficoltà anche con Euroleague, competizione che alla lunga si è rivelata poco sostenibile, se non per limitate realtà. Si tratta però anche di trapiantare in Europa un modello americano che poco ha a che fare con la nostra idea di sport, dove le squadre sono franchigie che si possono comprare e spostare a piacimento, proprio quello che sta accadendo in Serie A, e gli spettatori non sono necessariamente dei tifosi. Magari lo diventeranno.

X: @lVendemiale

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1000 Miglia, la terza tappa tra la Val d’Orcia e Roma

La Toscana saluta la 1000 Miglia 2026 con una delle giornate più suggestive dell’intero percorso. Partita all’alba da Montecatini Terme, la carovana della Freccia Rossa ha attraversato alcuni dei luoghi più suggestivi della regione, da Lucca a Pisa, fino all’iconico arrivo in piazza del Campo a Siena. Nel pomeriggio, le vetture storiche hanno affrontato le strade della Val d’Orcia e raggiunto Radicofani, ultimo baluardo toscano prima dell’ingresso nel Lazio.

Da Lucca a Siena

La terza tappa si è aperta con le Prove Cronometrate disputate lungo le mura di Lucca, seguite dai Controlli Timbro di Pietrasanta e Forte dei Marmi e dal passaggio attraverso Pisa. Dopo aver toccato Pontedera, Peccioli e Palaia, gli equipaggi hanno raggiunto Siena per la tradizionale sosta nella scenografica piazza del Campo. Le temperature più miti delle prime ore hanno reso piacevole la guida. 

Una classifica aperta

Nel pomeriggio la competizione è entrata nel vivo con una serie di Prove Cronometrate e due Prove di Media disputate tra la Val d’Orcia e la via Francigena. In questo contesto si è inserito il passaggio da Radicofani, dove le vetture hanno effettuato il Controllo Timbro prima di dirigersi verso il Lazio. La corsa punta ora verso Roma, con le prove di Montemaggiore, il passaggio lungo il lago di Bolsena e i controlli di Capodimonte, Marta, Viterbo e Ronciglione prima della tradizionale passerella in via Veneto. Sul fronte sportivo, i fratelli Juan e Margarita Tonconogy mantengono il comando della classifica provvisoria, ma il margine sugli inseguitori Andrea Vesco e Fabio Salvinelli resta contenuto. In terza posizione si confermano Lorenzo e Mario Turelli, mentre nel Gran Turismo Experience guidano Jari Matti Johannes Latvala e Giordano Mozzi.

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“Per coprire petto e braccia con un tatuaggio nero sono stato davvero male. La pelle diventava gialla, ho smesso di muovere parti del corpo”: Machine Gun Kelly racconta

Quello che doveva essere un simbolo di rinascita si è trasformato in un’esperienza al limite della sopportazione. A raccontarlo è stato Machine Gun Kelly, che in una lunga intervista a Billboard Canada è tornato a parlare del gigantesco tatuaggio “total black” che nel 2024 ha coperto gran parte del suo corpo, dalle braccia al petto fino allo stomaco.

L’artista, il cui vero nome è Colson Baker, ha spiegato che quel progetto non aveva soltanto una valenza estetica. “Stavo cercando un cambiamento che non fosse soltanto sonoro. Doveva essere qualcosa di fisico”, ha raccontato. Guardando i vecchi tatuaggi, infatti, diceva di non riconoscersi più: “Vedevo morte e droga in tutti quei disegni. C’erano tatuaggi felici, tatuaggi tristi, tatuaggi sacri e tatuaggi infernali. Era come se il mio disturbo bipolare stesse urlando dalla mia pelle“.

Per questo motivo si è rivolto alla tatuatrice delle celebrità Roxx, che gli ha proposto un enorme tatuaggio nero destinato a coprire quasi completamente la parte superiore del corpo. Il problema era il tempo necessario per realizzarlo. Secondo Roxx, un lavoro del genere avrebbe richiesto circa due anni. Machine Gun Kelly, però, aveva altri piani. “Mi aveva avvertito che sarebbe stato quasi impossibile, anche dal punto di vista della tolleranza al dolore. Io le ho risposto: ‘Abbiamo due mesi‘”.

Una decisione che ha avuto conseguenze pesanti. Invece di alternare le sedute ai necessari periodi di recupero, il cantante si è sottoposto quasi quotidianamente a lunghe sessioni di tatuaggio. “Dopo la prima settimana abbiamo iniziato a lavorare sui linfonodi nella zona delle ascelle e delle spalle e mi sono sentito davvero male. La mia pelle stava diventando gialla. Non riuscivo a dormire. Ho smesso di riuscire a muovere alcune parti della parte superiore del corpo“.

Nonostante i sintomi e il dolore, l’artista ha deciso di andare avanti fino alla fine. Oggi guarda a quell’esperienza come a una prova personale superata. “Ne sono uscito estremamente ispirato. Non soltanto per quello che avevo fatto, ma per quello che avevo dovuto superare“. A distanza di oltre due anni da quel tatuaggio, diventato uno dei più discussi del mondo della musica, Machine Gun Kelly continua a considerarlo il simbolo di una trasformazione personale iniziata in un periodo particolarmente complicato della sua vita, tra problemi di salute mentale, la sobrietà e la volontà di lasciarsi alle spalle una fase che lui stesso definisce caotica.

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PESTE SUINA, ABBATTUTE TRE SCROFE IN UN ALLEVAMENTO DEL REGGIANO

Nell’ambito della prevenzione della peste suina africana, i Nas hanno sequestrato?tre capi ibridi ritenuti a rischio in un allevamento?dell’Appennino Reggiano, dopo aver riscontrato gravi irregolarità su rintracciabilità e biosicurezza. Si tratta di?tre scrofe adulte per le quali il servizio veterinario?dell’azienda Usl – che ha supportato i controlli dei carabinieri?del nucleo antisofisticazioni e sanità di Parma coadiuvati dai?militari forestali – ha disposto l’abbattimento eseguito?dalla polizia provinciale competente per territorio.
Le carcasse degli animali saranno sottoposte agli accertamenti diagnostici previsti dal piano nazionale di sorveglianza, con test specifici per la ricerca del virus della Psa. Gli animali erano inoltre?detenuti all’interno di una struttura non autorizzata e?sprovvista delle necessarie recinzioni di contenimento, in?violazione delle disposizioni vigenti in materia di?biosicurezza. Al titolare dell’allevamento sono state contestate?violazioni amministrative per un importo complessivo pari a?3.400 euro.

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Kim Kardashian ruba l’asciugamano a Kimi Antonelli dopo la vittoria al GP di Monaco (e lui lo cerca ancora) – Video

Un curioso episodio post-gara ha animato Gran Premio di Monaco 2026 ed è finito rapidamente al centro delle discussioni sui social. Il protagonista inatteso della vicenda non è stato soltanto il risultato sportivo, ma un asciugamano, diventato centrale per un gesto avvenuto a margine della premiazione che ha coinvolto volti noti dello sport e dello spettacolo. Sul circuito monegasco l’attenzione si è inizialmente concentrata sulla vittoria del giovane pilota italiano Kimi Antonelli, poi si è spostata su un’altra star: Kim Kardashian.

Mentre era in corso la festa sul podio, con anche Lewis Hamilton tra i protagonisti, la celebre imprenditrice e influencer Kim Kardashian, compagna del pilota inglese e presente nel paddock insieme alla sorella Khloé, è stata travolta dagli spruzzi tipici delle celebrazioni della Formula 1. La situazione, unita alla confusione del momento, avrebbe portato l’influencer a fare un gesto improvvisato: prendere un asciugamano trovato sul percorso ma in realtà destinato al vincitore.

La mossa non è passata inosservata. Il momento è stato ripreso e rilanciato sui social generando rapidamente commenti e discussioni e, come spesso accade in questi casi, dividendo il pubblico tra ironia e critiche. In molti hanno sottolineato lo scarto culturale tra chi vive abitualmente il paddock della Formula 1 e chi vi si affaccia come ospite occasionale.

A spegnere le polemiche ci ha pensato lo stesso Kimi Antonelli, che con tono leggero ha affrontato l’episodio attraverso i suoi canali social e quelli ufficiali del team Mercedes-AMG Petronas Formula One Team. In un breve video il giovane pilota ha scherzato chiedendosi dove fosse il suo asciugamano.

Kim Kardashian picks up race winner Kimi Antonelli’s towel for herself ???? pic.twitter.com/Z8jlp6ES2A

— Ferrari News ???? (@FanaticsFerrari) June 8, 2026

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Droni, luci e il volto di Gaudí: la Sagrada Familia è finalmente ultimata, lo show per l’inaugurazione della Torre di Gesù Cristo – VIDEO

La Sagrada Familia ha raggiunto un nuovo traguardo simbolico con l’inaugurazione della Torre di Gesù Cristo, il punto più alto della basilica progettata da Antoni Gaudí. A Barcellona la cerimonia è stata accompagnata da uno spettacolo di luci e droni che ha trasformato il cielo della città in una scenografia dedicata all’architetto catalano. L’evento si è svolto alla presenza di Papa Leone XIV, che ha benedetto la nuova torre e completato così un passaggio fondamentale nella costruzione del tempio espiatorio. Con questa aggiunta, la Sagrada Familia diventa di fatto la chiesa più alta del mondo.

Il momento più suggestivo della serata è arrivato al termine della cerimonia, quando sul profilo della collina di Montjuïc è stato proiettato il volto di Gaudí, realizzato attraverso un sistema di droni e giochi di luce. L’immagine, rivolta simbolicamente verso la basilica, ha richiamato una delle frasi più note attribuite all’architetto: “Prima l’amore, dopo la tecnica”.

La scelta di Montjuïc non è stata casuale: la collina, alta circa 173 metri, supera di poco la Torre di Gesù, che raggiunge i 172,5 metri. Un dettaglio che richiama direttamente la visione dello stesso Gaudí, secondo cui nessuna opera dell’uomo avrebbe dovuto superare in altezza la natura.

La luce del futuro nel segno di Gaudí

L’illuminazione interna e strutturale utilizza un sistema composto da decine di fasci di luce distribuiti lungo gli elementi architettonici della croce e delle navate. Secondo i dati forniti, il nuovo impianto LED ad alta efficienza consente anche un significativo risparmio energetico rispetto alle tecnologie precedenti, e riduce i consumi e l’impatto ambientale complessivo della struttura.

Lo spettacolo di luci e droni ha chiuso una giornata destinata a entrare nella storia della Sagrada Familia. Ancora una volta l’eredità di Gaudí è tornata a dominare la scena e ha ricordato la sua idea di un’architettura pensata come prolungamento della natura e non come sua contrapposizione.

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Stelle appena nate nella foto del mese di Webb

Avete presente la celebre Nebulosa di Orione? Ecco, nascosto dietro il suo gas e la sua polvere si trova un oggetto altrettanto spettacolare e variopinto: il complesso delle Nubi Molecolari di Orione, visibile in questa immagine grazie allo strumento agli infrarossi NirCam di Jwst, il James Webb Space Telescope. Selezionata come picture of the month di Jwst per il mese di giugno 2026, riesce a mostrarci uno scenario altrimenti invisibile: in banda ottica, infatti, la luce viene assorbita completamente dal materiale della nebulosa antistante, rendendo le osservazioni impossibili a lunghezze d’onda minori di quelle infrarosse.

Regione all’interno di una nube molecolare in cui si formano le stelle. Lo sfondo è ricoperto da strati di gas e polvere dai colori blu, verde e giallastri. Agglomerati più densi di polvere fredda, di colore che va dal marrone scuro al nero, bloccano completamente la luce. Le stelle si trovano sia all’interno che sopra le nubi, dalle quelle piccole arancioni alle grandi stelle bianche o blu. Le onde e i flussi di gas incandescente di colore biancastro sono generati dai getti delle protostelle che entrano in collisione con il materiale circostante. Crediti: Esa/Webb, Nasa & Csa, T. Megeath, M. Zamani (Esa/Webb)

In realtà, il complesso si divide in quattro parti, denominate da Omc-1 a Omc-4, e la foto scattata da Webb cattura solo una piccola parte di Omc-2, distante 1280 anni luce da noi: una regione ampia circa 150 anni luce in cui è in atto un’intensa attività di formazione stellare che dà origine a questa scenografica composizione di colori.

Le nubi molecolari, infatti, sono enormi agglomerati di gas freddo, molto più densi del mezzo interstellare circostante, ed è proprio questa elevata densità che permette al gas di collassare sotto l’azione della gravità, dando origine alle protostelle, il primo stadio del processo di formazione stellare. Man mano che il materiale continua a precipitare sulla protostella in formazione, si riscalda progressivamente e parte dell’enorme energia liberata durante il processo viene convertita in potenti getti di gas espulsi dai poli della stella. Questi getti generano onde d’urto ad alta velocità che attraversano il gas circostante, comprimendolo e riscaldandolo fino a produrre caratteristiche creste luminose ben definite. Nell’immagine è possibile individuare la posizione delle protostelle, ancora nascoste all’interno dei loro gusci di gas e polvere, seguendo a ritroso la direzione di questi flussi.

Al contrario, stelle già formate hanno disperso gran parte del materiale da cui sono nate attraverso la loro radiazione e i loro venti stellari, e per questo motivo appaiono in regioni relativamente sgombre di gas e polvere, rendendosi osservabili direttamente e illuminando Omc-2 con la loro intensa luce bianco-blu.

A queste zone illuminate si mescolano quelle completamente scure, dove la polvere fredda è così densa da assorbire quasi tutta la luce, mentre le regioni marroni e arancioni indicano la presenza di polvere più calda che assorbe e riemette luce. Le sfumature dal giallo al verde sono dovute in gran parte alle emissioni degli idrocarburi policiclici aromatici, mentre la luce delle stelle e delle protostelle, diffusa dai granelli di polvere, appare sotto forma di foschia blu e ciano.

Le osservazioni di questa regione sono state condotte all’interno di un programma che mira a studiare la formazione stellare all’interno delle nubi Omc-2 e Omc-3. In particolare, i dati di Webb verranno usati per comprendere meglio i fenomeni di accrescimento sulle protostelle e come la presenza dei numerosi flussi di gas nella regione influenzi gli stadi iniziali della vita delle stelle.

 

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Pokémon Megaevoluzione – Buio Pesto, in anteprima alcune nuove carte della prossima espansione del gioco di carte Pokémon

Il 17 luglio arriverà tra le mani degli appassionati una nuova espansione del gioco di carte collezionabili Pokémon: “Megaevoluzione – Buio Pesto“. La nuova espansione porterà nel gioco i Pokémon Megaevoluzione comparsi per la prima volta su Leggende Pokémon: Z-A tramite i contenuti scaricabili Megadimensione, tra le carte disponibili infatti ci saranno Mega Darkrai-ex, Mega Zeraora-ex, oltre a Mega Chandelure-ex e Mega Excadrill-ex.

Nell’attesa della nuova espansione, The Pokémon Company International ci ha dato la possibilità di mostrarvi in anteprima 3 nuove carte di quelle in arrivo con Megaevoluzione – Buio Pesto, nel dettaglio la carta Rara Illustrazione speciale di Mega Chandelure-ex ed quelle dei suoi primi due step evolutivi, Litwick e Lampent. La prima la troverete qui di seguito, le altre due in fondo all’articolo.

Carta rara illustrazione speciale di Mega Chandelure ex

La nuova espansione, come da tradizione, sarà disponibile in vendita in vari formati come le bustine di espansione ed i set Allenatore Fuoriclasse, oltre a varie collezioni, e porterà fra le mani dei giocatori sei Pokémon-ex Megaevoluzione quattro carte Pokémon-ex, 11 carte rare illustrazione di Pokémon, 18 carte in versione ultrarara tra Pokémon e Allenatori, e sei carte Pokémon e Aiuto in versione rara illustrazione speciale.

Sarà possibile provare Pokémon Megaevoluzione – Buio Pesto prima della pubblicazione ufficiale partecipando ad uno dei tornei prelease che svolgeranno a partire dal 4 luglio presso i negozi aderenti al programma Play! Pokémon, oltre a potervi giocare fin dal 16 luglio nella versione digitale tramite l’app GCC Pokémon Live su dispositivi iOS, Android, macOS e Windows.

Le carte di Litwik e della sua prima evoluzione Lampent

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I principali terremoti in Italia osservati con le immagini satellitari

L’Interferometria SAR, anche conosciuta con l’acronimo InSAR, è una tecnica di telerilevamento che utilizza immagini satellitari acquisite da sensori noti come Radar ad Apertura Sintetica (SAR) per misurare le deformazioni del suolo con precisione millimetrica. Il SAR è un sensore attivo in grado di acquisire immagini della superficie terrestre sia di giorno che di notte, anche in presenza di copertura nuvolosa. Il principio di funzionamento è basato sull’invio a terra di un segnale elettromagnetico caratterizzato da un’ampiezza, che ci dice quanto è intenso, e una fase, ossia la posizione dell’onda in un certo momento, espressa con valori tra 0 e 360 gradi, che equivalgono a [0 – 2π] radianti. Raggiunto il suolo, il segnale viene diffuso in diverse direzioni e la frazione che torna al sensore è quella che si utilizza nella tecnologia SAR. Avremo quindi un contributo di ampiezza, dipendente dalle caratteristiche degli oggetti a terra e dalla loro capacità di riflettere, e un contributo di fase, legato alla distanza percorsa dal segnale per coprire il tragitto satellite-superficie terrestre. E’ proprio tramite l’analisi dei contributi di fase inviati da un sensore SAR in intervalli temporali differenti che è possibile ricostruire i campi di spostamento indotti sulla superficie terrestre da fenomeni naturali o antropici. 

Se il suolo si deforma, ad esempio a causa di un terremoto, immagini SAR acquisite prima (T1) e dopo (T2) l’evento sismico saranno infatti caratterizzate da contributi di fase diversi tra loro. Questo perché la deformazione del suolo indotta dal sisma, avrà un impatto sul tempo di percorrenza del segnale inviato dai sensori (Figura 1). 

Figura 1: Principio di funzionamento dell’Interferometria SAR. Se il terreno si deforma nell’intervallo temporale tra la prima acquisizione (T1) e la seconda acquisizione (T2), ci sarà un diverso tempo di percorrenza del segnale elettromagnetico che si traduce in un contributo di fase addizionale nella seconda immagine (linea rossa).

L’interferometria SAR utilizza l’informazione contenuta nella differenza di fase tra due immagini acquisite a cavallo di un evento per calcolare di quanto si è deformato il terreno nell’intervallo temporale tra le due acquisizioni. La mappa delle differenze di fase tra due immagini, pixel per pixel, è il cosiddetto interferogramma, ed è il principale prodotto dell’analisi interferometrica. Esso consiste in un’immagine composta da frange di colore, le frange interferometriche, ognuna delle quali rappresenta un valore di differenza di fase nell’intervallo [-π, π], a sua volta rappresentativo di una deformazione di pochi centimetri. Per avere una rappresentazione maggiormente comprensibile del processo deformativo in atto è quindi necessario trasformare, mediante alcuni passaggi matematici, l’interferogramma in una vera e propria mappa di deformazione, in cui ogni pixel riporta un valore di deformazione assoluto del terreno. Il primo terremoto a essere studiato con questa tecnica è stato il terremoto di magnitudo momento Mw 7.3 nella comunità di Landers, in California, nel 1992. In un lavoro su Nature, gli autori evidenziarono le potenzialità dell’Interferometria SAR, applicata a immagini acquisite dalle missioni ERS-1 dell’Agenzia Spaziale Europea, mostrando per la prima volta come appariva un terremoto visto da satellite (Figura 2).  

 

Figura 2: Interferogramma relativo al terremoto di magnitudo momento Mw 7.3 avvenuto a Landers, in California, nel 1992. Questo evento fu il primo a essere studiato con la tecnica InSAR. Sono ben visibili le cosiddette frange interferometriche in cicli di colore, ognuna delle quali è rappresentativa di una deformazione del terreno di circa 3 centimetri.

I principali eventi in epoca strumentale  in Italia

La tecnica interferometrica è sensibile a deformazioni superficiali dell’ordine di diversi centimetri, associate solitamente a eventi sismici di magnitudo momento Mw superiore a 5, che fortunatamente non sono molto frequenti in Italia. A partire dai primi anni ’90, quando i satelliti ERS dell’Agenzia Spaziale Europea hanno acquisito e reso per la prima volta disponibili alla comunità scientifica immagini SAR della superficie terrestre, si possono individuare quattro principali sequenze sismiche che hanno interessato in modo significativo il territorio italiano, con conseguenze talvolta anche drammatiche (Figura 3).

Figura 3: Principali eventi sismici registrati in Italia e analizzati con le immagini SAR. Le stelle gialle rappresentano gli epicentri dei terremoti.

Nel nostro paese, la prima applicazione dell’Interferometria SAR allo studio di un evento sismico risale al terremoto di Colfiorito del 1997 . Il 26 settembre 1997 alle ore 11:40 (ora italiana) un evento sismico di magnitudo locale ML 5.8 (https://terremoti.ingv.it/event/849549) colpì un’area di circa 15 km di lunghezza tra Umbria e Marche, tra Colfiorito (PG) e Serravalle di Chienti (MC). Il sisma enucleò a una profondità di circa 6 km e i risentimenti furono avvertiti distintamente in gran parte dell’Italia centrale. L’analisi InSAR, applicata a una coppia di immagini SAR acquisite dalle costellazioni ERS-2 dell’Agenzia Spaziale Europea, mostrò un abbassamento dell’Altopiano di Colfiorito di circa 25 centimetri (Figura 4), consistente con un meccanismo di faglia di tipo normale tipico delle zone dell’Appennino centrale. 

 

Figura 4: Mappa di deformazione del terreno ottenuta tramite analisi InSAR relativa al terremoto di Colfiorito del 26 settembre 1997 (dati ERS-2).

Il secondo terremoto analizzato con la tecnica dell’Interferometria SAR è stato l’evento di magnitudo momento Mw 6.1 (https://terremoti.ingv.it/event/1895389) che ha colpito L’Aquila durante la notte del 6 aprile 2009. In questo caso le immagini SAR applicate a dati acquisiti durante la missione Envisat dell’Agenzia Spaziale Europea, hanno dato la possibilità di stimare spostamenti cosismici massimi pari a circa 25 cm e un’area di deformazione estesa  circa 30 chilometri in lunghezza (Figura 5), permettendo di ricostruire la faglia responsabile dell’evento, anche in questo caso con un meccanismo normale consistente con il regime estensionale dell’Appennino (Atzori et al., 2009).

 

Figura 5: Mappa di deformazione del terreno relativa al terremoto che ha colpito l’Aquila il 6 aprile 2009 (dati Envisat).

Successivamente, nel maggio 2012 il territorio emiliano è stato colpito da due forti terremoti. Il primo, di magnitudo momento Mw 5.8 e profondità 10 km, avvenuto il 20 maggio nei pressi di Finale Emilia (https://terremoti.ingv.it/event/772691), mentre il secondo di magnitudo momento Mw 5.6 e profondità 8 km localizzato a sud della città di Mirandola (https://terremoti.ingv.it/event/841091), entrambi in provincia di Modena. Questi eventi sono stati oggetto di analisi InSAR utilizzando i dati acquisiti dalle missioni spaziali Radarsat (Agenzia Spaziale Canadese) e COSMO-SkyMed (Pezzo et al., 2013). In particolare questi ultimi dati, distribuiti dall’Agenzia Spaziale Italiana, sono stati fondamentali fin dalle prime fasi di gestione dell’emergenza per una rapida valutazione degli spostamenti cosismici nell’area, stimati intorno ai 14 cm (Figura 6).

Mappa di deformazione del terreno relativa al terremoto dell’Emilia del 2012
Figura 6: Mappa di deformazione del terreno relativa al terremoto dell’Emilia del 2012 (dati Cosmo-SkyMed).

L’ultimo forte evento che ha colpito la nostra penisola è rappresentato dalla sequenza sismica che ha interessato il centro Italia nel 2016-2017 per circa 8 mesi, con più di 3500 eventi di magnitudo maggiore di 2.5, causando gravi danni all’edificato, danneggiando irrimediabilmente il patrimonio artistico e provocando, purtroppo, anche più di 300 vittime. La sequenza è stata caratterizzata da 4 eventi principali: il terremoto di Amatrice/Accumoli (RI) del 24 agosto 2016, con una magnitudo momento Mw pari a 6.0 (https://terremoti.ingv.it/event/7073641), il terremoto di Visso (MC) del 26 ottobre 2016, con una magnitudo momento Mw di 5.9 (https://terremoti.ingv.it/event/8669321), il terremoto di Norcia (PG) del 30 ottobre 2016, con una magnitudo momento Mw di 6.5 (https://terremoti.ingv.it/event/8863681) e il terremoto di magnitudo momento Mw 5.5 avvenuto a Capitignano (AQ) il 18 gennaio 2017 (https://terremoti.ingv.it/event/12697591). Il dato interferometrico ha permesso di stimare la deformazione totale causata dalla sequenza, che ha determinato un abbassamento di circa 1 metro della Piana di Castelluccio (Figura 7), e vincolare geometria, meccanismo e profondità delle faglie responsabili. In questo ultimo caso, l’Interferometria SAR è stata applicata alle immagini delle costellazioni Sentinel-1 dell’ESA, il cui primo satellite è stato lanciato nel 2014. 

 

Figura 7: Mappa di deformazione del terreno relativa al terremoto di Norcia del 30 ottobre 2016 (dati Sentinel-1).

Questo excursus sui principali eventi sismici, che hanno interessato il territorio italiano e che sono stati studiati mediante la tecnica InSAR, ha consentito di apprezzare i significativi miglioramenti raggiunti in questi decenni sia dagli algoritmi e dai software utilizzati per il calcolo degli interferogrammi, che dalla tecnologia applicata ai sensori SAR. Dall’evento di Colfiorito, analizzato con dati ERS, fino alla sequenza che ha colpito il centro Italia tra il 2016 e il 2017, investigata nel dettaglio con dati Sentinel-1, risultano evidenti i progressi nella qualità delle immagini ottenute. I miglioramenti in termini di risoluzione spaziale, tempo di rivisita, prestazioni dei sensori, insieme ad algoritmi di elaborazione dei dati sempre più sofisticati, hanno permesso di affinare in modo sostanziale l’informazione estratta dal dato satellitare, contribuendo a una conoscenza sempre più approfondita e accurata dei fenomeni sismici e della sismicità del nostro Paese.

A cura del Laboratorio GEOSAR dell’INGV

Riferimenti

Massonnet, D., Rossi, M., Carmona, C. et al. (1993). The displacement field of the Landers earthquake mapped by radar interferometry. Nature, 364, 138–142. https://doi.org/10.1038/364138a0

Stramondo, S.,  Tesauro, M.,  Briole, P.,  Sansosti, E.,  Salvi, S., Lanari, R.,  Anzidei, M.,  Baldi, P.,  Fornaro, G.,  Avallone, A,,  Buongiorno, M. F.,  Franceschetti, G.,  Boschi E. (1999). The September 26, 1997 Colfiorito, Italy, earthquakes: Modeled coseismic surface displacement from SAR interferometry and GPS. Geophys. Res. Lett., 26, https://doi.org/10.1029/1999GL900141.

Atzori, S., Hunstad, I., Chini, M., Salvi, S., Tolomei, C., Bignami, C., Stramondo, S., Trasatti, E., Antonioli, A., and E. Boschi (2009). Finite fault inversion of DInSAR coseismic displacement of the 2009 L’Aquila earthquake (central Italy). Geophys. Res. Lett., 36, L15305, doi:10.1029/2009GL039293.

Pezzo, G., Merryman Boncori, J. P., Tolomei, C., Salvi, S., Atzori, S., Antonioli, A., … & Giuliani, R. (2013). Coseismic deformation and source modeling of the May 2012 Emilia (Northern Italy) earthquakes. Seismological Research Letters, 84(4), 645-655.

Cheloni, D., et al. (2017). Geodetic model of the 2016 Central Italy earthquake sequence inferred from InSAR and GPS data. Geophys. Res. Lett., 44, 6778–6787, doi:10.1002/2017GL073580.


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“Ordino sempre lo stesso menù ma senza quel piatto, non mi piace proprio”: il fondatore di una nota catena di fast food ‘rinnega’ il suo contorno

Essere il fondatore di una catena da oltre mille ristoranti non significa necessariamente amare tutto quello che c’è nel menu. Lo sa bene Todd Graves, imprenditore statunitense e fondatore di Raising Cane’s, una delle più popolari catene americane specializzate in chicken fingers e fast food a base di pollo, che ha ammesso di non mangiare uno dei contorni serviti nei suoi locali.

La confessione è arrivata durante un’intervista pubblicata su Instagram dal content creator Joe Bonham. Alla domanda su quale fosse il suo ordine preferito da Raising Cane’s, Graves ha risposto senza esitazioni: “Box Combo, senza coleslaw, con pane tostato extra e salsa extra”. Ma cos’è il coleslaw? La tipica insalata di cavolo e carote servita nei fast food americani.

A quel punto Bonham gli ha chiesto se non mangiasse mai l’insalata di cavolo inclusa nel menu. “Non mi piace proprio il coleslaw, per questo lo sostituisco”, ha replicato il manager, scatenando immediatamente la curiosità degli utenti. Il dialogo è proseguito con Bonham che ha scherzato: “A nessuno piace il coleslaw“. Graves, sorridendo, non ha negato del tutto: “Ogni tanto trovo qualcuno a cui piace, ma io non sono un fan del coleslaw, quindi lo cambio con il pane tostato”.

Una rivelazione che ha sorpreso gli utenti, considerando che l’insalata di cavolo è presente nel menu della catena fin dalla sua apertura. Lo stesso Graves ha spiegato che l’idea di inserirla era nata per offrire una componente vegetale al pasto e perché si tratta di un contorno molto diffuso nella tradizione gastronomica del Sud degli Stati Uniti.

Il video è diventato rapidamente virale, con più di 8 milioni di visualizzazioni e migliaia di commenti. Molti utenti hanno apprezzato la sincerità dell’imprenditore. “Adoro un amministratore delegato onesto”, ha scritto qualcuno. “È uno di noi”, ha commentato un altro. Naturalmente non sono mancate le discussioni sul vero protagonista della vicenda: il coleslaw. C’è chi ha confessato di sostituirlo sempre con porzioni extra di patatine o pane tostato e chi, al contrario, si è schierato in sua difesa. Un commento particolarmente apprezzato recitava: “Io prendo doppia porzione di coleslaw“. Una dichiarazione che ha generato migliaia di reazioni ironiche tra chi ha risposto definendola “criminale” o addirittura da “prigione federale”.

Nonostante le preferenze personali del fondatore, Graves ha chiarito che il celebre contorno non verrà eliminato dal menu. Insomma, il fondatore potrà anche non mangiare il coleslaw, ma i clienti che lo amano possono stare tranquilli: l’insalata di cavolo resterà al suo posto. Almeno per ora.

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“Quando stai passando uno dei momenti più brutti della tua vita, le persone che ami ti dicono: ‘stasera si esce’. E tu non vuoi perché la gente ti mette ansia”: le parole di Sarah Felberbaum

Dietro il successo, i lustrini spesso si nascondono storie di fragilità. È il caso dell’attrice Sarah Felberbaum che ha postato una serie di foto e video reduce dal concerto di Cesare Cremonini al Circo Massimo di Roma, per affidare ai follower qualche pensiero sul delicato momento che sta vivendo.

Felberbaum è andata al concerto con il marito Daniele De Rossi, ex campione della Roma e allenatore del Genoa, e qualche amica. Immagini spensierate di canzoni e balli, ma le parole che hanno accompagnato la carrellata su Instagram, offrono più di uno spunto di riflessione.

“Quando stai passando uno dei momenti più brutti della tua vita, dopo un anno complicato, e alcune delle persone che ami di più ti dicono: Stasera si esce – ha affermato-. E tu non vuoi. Perché la gente, ultimamente, ti mette ansia. Perché ti senti al sicuro solo dentro casa, con tua mamma o tua sorella. Con i tuoi figli o tuo marito. Le persone che ti conoscono davvero e davanti alle quali non devi mai fingere”.

E ancora: “Poi ti lasci convincere e, nonostante quella sensazione di pericolo addosso, esci. E sorridi. E non pensi. E bevi dei gin tonic. E ridi e scherzi con gente simpatica. E per un istante ti ricordi cosa significa sentirsi felice. E te ne vergogni, come se fosse sbagliato. E scoppi a piangere, perché non sai più cosa sia giusto o sbagliato. Ecco, per me ieri sera non è stato un semplice concerto. È stato un momento di felicità”.

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Belén Rodriguez: “Su di me notizie gonfiate…. Quando ti fanno del male bisogna avere pazienza e attendere, il karma farà il suo corso”

Dopo settimane di indiscrezioni, polemiche e ricostruzioni legate alle vicende che l’hanno vista protagonista a Milano, Belén Rodriguez ha deciso di rompere il silenzio con un lungo messaggio pubblicato nelle sue Instagram Stories.

La conduttrice ha innanzitutto ringraziato i fan per il sostegno ricevuto: “Mi avete confortata e dato molta forza, in questi momenti è fondamentale per me sentirmi abbracciata, coccolata e capita”. Rodriguez ha poi fatto capire di non avere intenzione di alimentare ulteriormente il dibattito mediatico nato attorno alla sua vicenda personale: “Non alimenterò ciò che ha già fatto la stampa gonfiando notizie e situazioni a favore di titoli acchiappa like e click bait”.

Pur senza entrare nei dettagli, la showgirl ha aggiunto che “nelle sedi opportune chi dovrà rispondere delle proprie responsabilità, lo farà”, affidandosi poi a una considerazione dal tono molto netto: “Quando ti fanno del male bisogna avere pazienza e attendere, il karma farà il suo corso“.

Nel messaggio c’è spazio anche per un chiarimento professionale. Belén ha infatti smentito indirettamente alcune ricostruzioni sul mancato approdo alla conduzione dell’Isola dei Famosi, spiegando di essere stata lei a rinunciare. “Ho deciso di non accettare quando ho saputo la quantità di giorni all’estero che avrei dovuto trascorrere. Non riesco e non posso stare 45 giorni senza vedere i miei figli“, ha scritto.

La conduttrice ha quindi ringraziato Mediaset per la comprensione mostrata, lasciando intendere che la collaborazione con l’azienda potrebbe proseguire in futuro: “Sicuramente avremo altre occasioni”. Un messaggio che arriva nelle stesse ore in cui il settimanale Chi ha pubblicato alcune fotografie che la ritraggono insieme all’ex marito Stefano De Martino, segno di un rapporto che, almeno sul piano familiare, sembra oggi più sereno.

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Vittorio Feltri: “Oriana Fallaci fumava di continuo e spegneva le sigarette sul divano, cosa che mi faceva imbufalire. Ho il rammarico di non averle parlato prima che morisse. Mi aveva cercato, ma ero in ospedale”

Vittorio Feltri ha deciso di raccontare le fasi salienti della sua sfera privata professionale e privata nel libro “Il direttore rompiscatole. Storie della mia vita“, scritto con Alessandro Gnocchi per Foglio Edizioni. A Il Corriere della Sera ha deciso di aprire lo scrigno dei ricordi e di raccontare della sua grande amica, Oriana Fallaci.

“Mi aveva convocato in un ristorante di piazza Cavour. – ha ricordato – Io arrivai con tre minuti di ritardo e lei era già seduta, con questo pacco gigantesco accanto. Lo scartai perplesso e trovai una pelliccia di visone da uomo. ‘È l’ultima moda a New York’, mi disse. Naturalmente non la indossai mai, ma la conservo ancora”.

Un giorno poi la celebre reporter lo aveva chiamato: “Sì, era giugno del 2006. Mi chiamò, disse che aveva delle faccende da sbrigare a Milano, ma di non volersi mostrare fragile. Così mi offrii di ospitarla nella mia casa in piazza Duse, dove rimase per qualche giorno, dopo aver cacciato la governante. Io, per non disturbarla, stavo in mansarda. Aveva sempre il suo bel carattere, fumava di continuo e spegneva le sigarette sul divano, cosa che mi faceva imbufalire”.

I ricordi affettuosi sono numerosi: “Per il suo compleanno stappai una bottiglia di Dom Pérignon: la feci felice. Desiderava conoscere Maria Luisa Trussardi, perché in guerra si portava il suo profumo: quando andammo da lei a pranzo, si vestì come una regina. E al rientro mi chiese di portarla dal salumaio. Poi tornò a Firenze: voleva morire lì”.

E ancora: “Mi occupai io di chiamare un autista. Durante il viaggio mi fece mille telefonate: perché c’era caldo, e avvisai l’autista di accendere l’aria condizionata, poi perché c’era freddo, e lo richiamai per alzare la temperatura. Prima di partire mi chiese un bicchiere e un cucchiaino per prendere le medicine durante il viaggio. E qui devo raccontare una cosa che ancora mi commuove”.

“Intanto ho il rammarico di non averle parlato prima che morisse. – ha concluso – Lei mi aveva cercato, ma io ero all’ospedale e non potei richiamarla. Poi, dopo la sua morte, incontrai monsignor Fisichella che mi diede un pacchetto: ‘Oriana mi ha chiesto di darglielo’. Lo aprii e dentro c’erano il bicchiere e il cucchiaino”.

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Stefano De Martino “è andato a prendere Belén Rodríguez dove si era rifugiata”: le foto su Chi

È stato Stefano De Martino ad andare a prendere Belén Rodríguez “dove si era rifugiata nei giorni successivi” alle vicende che l’hanno vista protagonista a Milano. A documentarlo è il settimanale Chi, che ha pubblicato alcune fotografie dell’ex coppia insieme in auto.

Negli scatti emerge un clima disteso e familiare, lontano dalle tensioni del passato. Il segnale di un rapporto sereno costruito attorno al bene del figlio Santiago. Del resto, nonostante la fine del matrimonio, Rodriguez e De Martino hanno più volte dimostrato di voler mantenere un legame equilibrato e collaborativo come genitori.

Nel frattempo, sul fronte delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto la showgirl nelle ultime settimane, è intervenuto il suo legale, l’avvocato Giuseppe Russo, con una nota inviata all’Ansa per fare chiarezza. “In merito alle notizie che stanno circolando diffusamente relativamente ad alcuni (lievi) incidenti automobilistici che avrebbero coinvolto la signora Belén Rodriguez, si rende necessario smentire che sia stato commesso il reato di omissione di soccorso“.

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“La bellezza? Non mi sono mai sentita vittima di pregiudizi, il mio aspetto mi ha penalizzata per alcuni ruoli, favorita in altri”: così Anna Valle

Avrebbe preferito essere in giuria per “vedere più film” perché, sì, il ruolo di madrina le piace ma “quando ti trovi sul palco come se stessa e non nei panni di un personaggio, ti senti sempre un po’ fuori posto. Sono emozionata”. Anna Valle si è raccontata a Repubblica proprio in occasione del suo impegno al Taormina Film Festival e il suo racconto è tornato all’adolescenza perché proprio a Taormina si trovava spesso “con gli amici… Ho anche una cugina che vive nei dintorni, anche se non riesco a venirla a trovare quanto vorrei. Curiosamente, prima ancora di sapere di questo incarico, a marzo ho festeggiato qui il compleanno di mia mamma, 83 anni, con quasi tutta la famiglia. Alcuni hotel erano ancora chiusi, ma abbiamo scelto Taormina perché è un posto bellissimo, curato, accogliente”.

Naturalmente si parla anche di cinema, per esempio del film cult di Valle: “Blade Runner. Lo considero davvero uno dei miei film del cuore. Ho rivisto poco tempo fa la versione Director’s cut. Siamo andate al cinema con una mia cara amica e suo figlio, che non l’aveva mai visto. È stata un’esperienza”. E l’attrice ricorda di avere cominciato a pensare al suo futuro lavorativo dopo Miss Italia: “(Il concorso, ndr) Mi fu proposto più volte. C’era un ragazzo che collaborava con l’organizzazione e che era il figlio di una cliente del negozio di mia mamma. Mia madre aveva un negozio di intimo e merceria, una tradizione di famiglia. Lui mi aveva vista lì quando avevo sedici anni e mezzo e chiese a mia madre se poteva propormi di partecipare. Io dissi subito di no. Me lo richiese l’anno dopo e dissi ancora di no. Quando avevo diciotto anni insistette di nuovo e, a quel punto, mia madre e alcune amiche mi dissero: ‘Ma che ti costa? Al massimo fai un’esperienza’. Io ero molto timida e l’idea mi imbarazzava parecchio. Però me la fecero vedere da un’altra prospettiva: un’occasione per viaggiare, conoscere persone e fare qualcosa di nuovo. Così accettai”.

Da lì, la carriera di Anna Valle non ha subito battute di arresto. Sul rapporto con la bellezza oggi 50enne dice: “Prima del concorso era qualcosa che non sapevo bene gestire. Ero più insicura e molto più timida. Dopo Miss Italia ho acquisito maggiore consapevolezza, non perché fossi stata incoronata reginetta di bellezza, ma perché l’esperienza con le altre ragazze mi ha fatto capire che la bellezza è una caratteristica come tante altre. Non è necessariamente una forza e non è necessariamente un limite. È una cosa tua, della quale devi essere consapevole. Nel tempo ho capito che essere una ragazza carina può essere apprezzato dagli altri, ma deve essere sostenuto dalla personalità e dal modo in cui ti relazioni con il mondo. Non mi sono mai sentita vittima di pregiudizi. Certo, a volte il mio aspetto può avermi penalizzata per alcuni ruoli, così come altre volte può avermi favorita. Ma non l’ho mai vissuto come un limite”. E sull’oggi, se una ragazza le chiedesse se vale la pena partecipare a Miss Italia direbbe sì: “Purché il concorso continui ad aggiornarsi e a stare al passo con i tempi. Non credo che un concorso di bellezza trasformi automaticamente una donna in un oggetto. Anzi, credo che oggi esistano altri modelli e altri contenitori molto più problematici, soprattutto online. Io non ricordo Miss Italia come un’esperienza negativa, né mi sono mai sentita trattata come un oggetto”.

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CACCIA, PICHETTO: “DA UE SOLO OSSERVAZIOINI PREVENTIVE”

Rispetto al tema del ddl caccia che intende modificare la legge 152/92 “si precisa che la comunicazione della Commissione europea in relazione al testo del disegno di legge sulla tutela della fauna selvatica attualmente in discussione in Senato contiene delle osservazioni preventive su disposizioni ancora in corso di esame parlamentare, che non sono da intendersi come una declaratoria di incompatibilità unionale di norme vigenti. Sono valutazioni interlocutorie su un testo non ancora approvato e per le quali non sussiste alcun tipo di omissione informativa. Inoltre, non sussiste un autonomo obbligo di trasmissione al Parlamento di una interlocuzione tecnica riferita a disposizioni non ancora definitive”. Lo ha detto durante il Question time nell’Aula della Camera, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, rispondendo a un’interrogazione di Avs sulle iniziative per il rispetto della normativa europea sulla tutela della biodiversità, degli habitat e dell’avifauna selvatica. “Tali osservazioni saranno comunque valutate nelle sedi competenti, anche attraverso il confronto con le altre Amministrazioni interessate, al fine di assicurare la coerenza del testo finale con la disciplina eurounitaria”, spiega Pichetto, “ad ogni buon conto, le osservazioni formulate dalla Commissione si concentrano in particolare: sull’estensione della CACCIA nelle aziende agrituristiche-venatorie oltre la stagione venatoria, e l’eventualità che l’attività riguardi gli esemplari di fauna selvatica presente in loco durante periodi sensibili; la possibilità di estendere i periodi di caccia oltre i limiti oggi previsti; la possibilità di usare dispositivi ottici o optoelettronici per la CACCIA selettiva degli ungulati; la modifica della disciplina sui richiami vivi”. Su tali aspetti, “è in corso un’interlocuzione tra il MASE ed il MASAF, al fine di fornire risposta a quanto evidenziato dai Servizi della Commissione”, sottolinea il ministro. Inoltre, “in ragione dell’iter legislativo in corso, sono in fase di valutazione degli approfondimenti tecnici sulle formulazioni del testo e degli emendamenti, anche allo scopo di tenere conto, ove necessario, dei profili di attenzione evidenziati, senza tuttavia pregiudicare l’autonomia del Parlamento, cui spetta la valutazione e la definizione finale del testo normativo”, conclude PICHETTO.

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“Mi hanno criticata per il mio fisico, mi dispiace la cattiveria. Ho risolto molti problemi di ritenzione idrica, intanto con le intolleranze alimentari”: Valeria Marini a La Volta Buona

Valeria Marini vorrebbe “perdere qualche chilo” e lo ha detto davanti alle telecamere de La Volta Buona, il programma Rai di Caterina Balivo dove l’argomento “diete e affini” è uno dei più gettonati. “Ho risolto molti problemi di ritenzione idrica, intanto con le intolleranze alimentari. Sto seguendo la dieta tisanoreica, con gli integratori. Quando la seguo a regime, mi sgonfio”, le parole della showgirl.

La dieta Tisanoreica è un regime alimentare iperproteico e a basso contenuto di carboidrati ideato dal farmacista Gianluca Mech, basato su una drastica riduzione degli zuccheri e sull’assunzione di prodotti proteici specifici associati a integratori e tisane. L’obiettivo è indurre uno stato metabolico simile alla chetosi, favorendo una rapida perdita di peso preservando la massa muscolare. Marini ha spiegato di essere stata bersaglio di giudizi: “Mi hanno criticata per il mio fisico, mi dispiace la cattiveria, ma l’importante è stare bene con noi stessi”.

Qualche giorno fa, sempre ospite del programma di Caterina Balivo, Marini aveva parlato di Giovanni Cottone, suo ex marito: “Sono stata truffata, derubata dei miei soldi. Ho perso quattro anni della mia vita per risolvere tutte le cattiverie che mi erano state fatte. È durato formalmente un anno, ma l’ho fatto annullare dalla Sacra Rota dopo appena quattro mesi. Mi ha derubata e truffata. E lui, alla fine, è stato anche arrestato“.

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“C’è un quadrato magico nascosto nella facciata”: l’enigma “del 33” nascosto nella Sagrada Familia diventa virale dopo la visita di Papa Leone

“Alza la Mirada”. Papa Leone XIV visita Barcellona, quindi la Chiesa della Sagrada Familia e sui social impazza l’Enigma del 33. L’inno del papa americano in viaggio apostolico spagnolo spinge proprio ad alzare gli occhi verso il cielo, laddove si staglia in tutta la sua altezza da record l’incredibile chiesa del modernismo catalano. Visita, peraltro, che cade proprio nel centenario della morte di Gaudí, l’architetto autore di questo capolavoro architettonico, finito investito da un tram l’anno successivo dopo aver concluso i dodici anni di lavoro dedicati alla Sagrada Familia.

Gaudì non solo è nelle liste vaticane verso una incredibile “beatificazione”, ma è proprio nel stile delle sue opere che si riconosce questo piglio di sguardo verso il cielo che richiama, tra l’altro, un anelito spirituale simile a quello che invoca Leone nell’inno della sua visita apostolica. Come riporta Il Messaggero nell’architettura della Sagrada Familia “si incontrano simboli che intrecciano natura, fede e mistero”. Tra rettili gargoyle e conchiglie diventate acquasantiere, è però la Facciata della Passione a mostrare un dettaglio sorprendente: di fianco alla scena del tradimento di Giuda appare il “quadrato magico”, una griglia di numeri simile a un sudoku voluto da Gaudì e costruito da Josep Maria Subirachs. Se si somma ogni riga in verticale e orizzontale (4 righe e 4 colonne) del Quadrato il risultato è sempre 33, ovvero l’età di Cristo crocifisso. Sono presenti tutti i numeri dall’1 al 16 eccetto il 12 e il 16, mentre il 10 e il 14 sono ripetuti due volte. La teoria più suggestiva del significato e della presenza del quadrato sulla facciata della chiesa catalana è che il numero 33 potrebbe “indicare anche il massimo grado della massoneria (33° grado del rito scozzese), che andrebbe a supportare alcune teorie che vedono Gaudì come un adepto di questa associazione iniziatica”.

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“È finita con un regista e mi sono messa con un personal trainer. E allora? La separazione da Paolo Virzì è stata violenta ma non ne sono certo fiera”: Micaela Ramazzotti si racconta

Si è appena sposata con Claudio Pallitto in Umbria e al Festival di Taormina riceve un premio alla carriera. Stiamo parlando di Micaela Ramazzotti che si è raccontata al Corriere della Sera e che, a proposito delle nozze, spiega: “Eh, Claudio era l’orco palestrato e tatuato, tutto muscoli e niente cervello. Io sono stata l’attrice più chiacchierata d’Italia. Ma non ho fatto male a nessuno, al cinema mi hanno fatta sentire come se avessi commesso un reato. Come se avessi dovuto dimostrare… Ma la mia vita è mia e soltanto mia. Mi ero solo innamorata di un uomo”.

Non teme, Ramazzotti, che il “cinema d’autore” la metta all’angolo: “È finita con un regista e mi sono messa con un personal trainer. E allora? Anzi, proprio per questo mi sento arricchita nel mio futuro d’attrice. Sto ricevendo tanti copioni, serie, commedie, opere prime. Piuttosto, mi sono lasciata alle spalle il personaggio della donna vessata, fragile, diventata madre da ragazza, svampita. Era una finzione, sono sempre stata ferma nelle mie idee“.

Ramazzotti è dritta, schietta, e quando le viene chiesto della sua famiglia d’origine risponde che di non avere alcun rapporto mentre a proposito dell’ex marito Paolo Virzì racconta: “Vorrei lasciarmi tutto alle spalle, c’è stata una separazione violenta, culminata nella famigerata lite al ristorante durata 45 minuti di cui non sono certo fiera, è stato un momento di debolezza. Siamo persone adulte, sto porgendo la mano. Ma è l’ultima volta che ne parlo. Ora mi sento finalmente capita per quello che sono. Non ho più magoni. E faccio dei bei sogni”.

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“Smentisco che sia stato commesso il reato di omissione di soccorso”: l’avvocato di Belen Rodriguez fa chiarezza su “alcuni (lievi) incidenti automobilistici”

L’avvocato di Belen Rodriguez, Giuseppe Russo, è intervenuto con una nota recapitata all’agenzia Ansa per far chiarezza sulle ultimi vicissitudini giudiziarie della sua assistita. “In merito alle notizie che stanno circolando – ha affermato – diffusamente relativamente ad alcuni (lievi) incidenti automobilistici che avrebbero coinvolto la signora Belen Rodriguez, si rende necessario smentire che sia stato commesso il reato di omissione di soccorso”.

E ancora: “In alcuni articoli compare addirittura il nominativo del pubblico ministero assegnatario del fascicolo d’indagine, il che lascia basiti ritenuto che in tale eventualità gli unici che ne possono essere a conoscenza, oltre agli inquirenti, sono l’indagata e il suo difensore”.

“Alcune notizie di stampa non corrispondenti al vero – conclude il legale – stanno ingiustamente danneggiando l’immagine della signora Rodriguez, così come l’illecita diffusione di notizie riservate inerenti alla sua salute da parte di strutture sanitarie e pubblici ufficiali con una ricostruzione dei fatti artificiosa”.

Il 9 giugno è stata rilanciata dalle agenzie la notizia che la showgirl argentina sarebbe stata indagata dalla Procura di Milano per omissione di soccorso. Un’indagine scattata dopo una denuncia della Polizia locale arrivata sul tavolo della pm Maria Cristina Ria, che avrebbe aperto il fascicolo

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NAPOLI, 8 CANI IN GABBIE PICCOLE E SPORCHE: UNA DENUNCIA

Otto cani rinchiusi in gabbie piccole e in pessimo stato igienico-sanitario: denunciato il proprietario del terreno dove insisteva un vero e proprio canile abusivo. È accaduto – riporta Ansa – a Scisciano, dove i carabinieri della stazione di San Vitaliano, insieme al personale sanitario della sezione veterinaria dell’Asl Napoli 3 Sud, sono intervenuti presso un terreno a via Molino a seguito di una segnalazione nella quale venivano evidenziati maltrattamenti agli animali. Lungo il terreno, appositamente recintato, militari e sanitari hanno trovato sette cuccioli di chihuahua e un meticcio. I cagnolinI erano rinchiusi in anguste e sporche gabbie, con il meticcio bloccato da una catena al collo. Dopo gli accertamenti del caso, l’appezzamento è stato posto sotto sequestro mentre il proprietario del terreno, un 80enne già noto alle forze dell’ordine, è stato denunciato. Gli otto cani sono stati invece affidati ad una clinica veterinaria convenzionata con l’Asl per le cure del caso.

 

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“Mi dicevano ‘fai schifo, sembri un verme, uno scheletro che balla, solo ossa, vergognati’. Ho ricevuto insulti per la mia magrezza”: lo sfogo di Nathaly Caldonazzo

Nathaly Caldonazzo è stata ospite ieri, 10 giugno, a “La volta buona” condotto da Caterina Balivo. La soubrette ha confessato in diretta di essere stata vittima di un’ondata social, a causa del suo aspetto fisico. La cosa più sconvolgente, a detta di Caldonazzo, è che le parole violentissime che sono fioccate sui social sono state scritte soprattutto da donne.

“Mi sono sentita di dire qualcosa, di mettere stop a questo scempio perché si stava degenerando, – ha subito detto Caldonazzo -. Era partito un fomento sui social di cattiveria, di puro odio, di disprezzo per un semplice balletto, dove io mi riscaldavo prima della lezione di ballo che faccio tutte le mattine con mia mamma”.

E ancora: “Scherzavo, ballavo e ho scritto ‘buongiorno!’ con allegria, quindi era proprio una cosa spensierata. Sotto al mio post è comparsa una sfilza di ‘fai schifo, sembri un verme, uno scheletro che balla, solo ossa, vergognati, sei un brutto esempio, vatti a nascondere, vai a fare la cameriera’”.

Poi la conclusione amare: “Leggendo queste parole mi sono accorta che sono state scritte solo da donne”.

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“Ho un tumore al seno. Capita ad un uomo su 750 e sono uno di loro. Inizialmente volevo tenere tutto segreto perché è imbarazzante”: parla l’attore Tyler Mane

Tyler Mane, che ha interpretato Sabretooth in X-Men, ha annunciato di essere affetto da una “forma rarissima” di cancro. Il 59enne ha reso nota la diagnosi dal proprio profilo Instagram: “Ho un tumore al seno. Capita ad un uomo su 750 e io sono uno di loro”.

Ho brutte notizie, ho iniziato la chemioterapia oggi. Il tumore al seno viene diagnosticato ad un uomo su 750 nel corso della vita, io sono uno di questi. È una malattia rarissima e non se ne parla”, dice l’attore. Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), su 100 casi di tumore al seno 1 riguarda un uomo.

“Ho scoperto che le diagnosi per gli uomini arrivano quando la malattia ha già raggiunto uno stadio avanzato perché non è una patologia che viene seguita. I miei dottori non l’avevano presa in considerazione, mia moglie mi ha spinto a rimuovere un nodulo e così l’abbiamo presa in tempo”.

Poi l’ammissione: “Sarò sincero, inizialmente volevo tenere tutto segreto perché è imbarazzante. Poi, quando mi sono informato sulla malattia, mi sono convinto: è il caso di parlarne”.

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Antitrust WhatsApp AI: l'Europa ferma Meta

Antitrust WhatsApp AI

La nuova indagine antitrust WhatsApp AI sta ridefinendo le regole del gioco per gli assistenti virtuali in Europa. Con una mossa quasi senza precedenti, la Commissione Europea ha ordinato a Meta di fare un passo indietro, imponendo misure cautelari per garantire una concorrenza leale nel settore. Ma cosa significa questo per il mercato e per il futuro della tecnologia? Scopriamolo insieme.

Cosa è successo esattamente? la mossa di Meta e la risposta europea

Il fulcro della questione è la WhatsApp for Business API. Si tratta dell'interfaccia che le aziende usano per comunicare con i clienti sull'app di messaggistica. Fino a poco tempo fa, anche gli assistenti AI di terze parti potevano accedere liberamente a questa API. Le cose sono cambiate il 15 ottobre 2025.

In quella data, Meta ha introdotto una nuova policy che ha di fatto bloccato la concorrenza. L'unica opzione rimasta era utilizzare Meta AI, l'assistente proprietario dell'azienda. Questa mossa ha immediatamente allertato Bruxelles, che ha avviato un'indagine formale. La gravità della situazione ha spinto la Commissione ad agire d'urgenza. Ha imposto delle misure senza attendere la conclusione dell'inchiesta, una procedura estremamente rara e usata solo una volta in passato.

Una posizione dominante che rischia l'abuso

La rapidità dell'intervento europeo si spiega con un concetto chiave: la posizione dominante. Secondo la Commissione, Meta detiene un potere enorme nel mercato delle app di comunicazione. Il timore è che l'azienda possa sfruttare questo vantaggio per eliminare la concorrenza nel nascente settore degli assistenti AI. Bloccando i rivali su WhatsApp, Meta potrebbe infatti consolidare il proprio monopolio. Questo impedirebbe ad altre aziende di competere ad armi pari. Un rischio concreto per l'innovazione e per la libertà di scelta degli utenti.

Il futuro dell’indagine antitrust WhatsApp AI

È importante sottolineare che la decisione attuale è solo una misura provvisoria. L'indagine antitrust WhatsApp AI prosegue e non ha una scadenza definita. Potrebbero servire mesi, o persino anni, per raggiungere una sentenza finale. Nel frattempo, però, le regole del gioco sono state ripristinate per garantire un mercato aperto a tutti.

L'ordine della commissione: cosa deve fare Meta (e in fretta)

L'ordine di Bruxelles è chiaro e perentorio. Meta deve ripristinare la situazione precedente al 15 ottobre 2025. Questo significa garantire di nuovo l'accesso gratuito a WhatsApp per tutti gli assistenti AI concorrenti. L'azienda deve agire immediatamente: ha solo cinque giorni lavorativi di tempo per conformarsi. Le sanzioni in caso di inadempienza sono severe. Si parla di multe fino al 10% del fatturato annuo globale, oltre a penali giornaliere. È un segnale forte che dimostra la determinazione dell'Europa.

Un contesto più ampio: la guerra digitale tra Big Tech e UE

Questa vicenda non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto di tensioni crescenti. Le grandi piattaforme tecnologiche e le autorità europee sono spesso in conflitto. Basti pensare al recente blocco di alcune funzioni di Apple Intelligence a causa del Digital Markets Act (DMA). O alle accuse contro Google per aver favorito il suo assistente Gemini su Android.

La corsa all'intelligenza artificiale è diventata un campo di battaglia normativo. Il caso antitrust WhatsApp AI dimostra che l'Europa è pronta a usare ogni strumento per difendere la concorrenza leale. L'obiettivo è proteggere i mercati emergenti. La partita è solo all'inizio, ma il mercato degli assistenti AI torna a essere, per ora, un campo di gioco aperto.

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1000 Miglia, la seconda tappa attraversa l’Appennino

La seconda giornata della 1000 Miglia 2026 ha regalato una delle immagini più autentiche della corsa più bella del mondo. Oltre 400 vetture storiche hanno lasciato all’alba Prato della Valle, a Padova, per affrontare un percorso di oltre 430 chilometri attraverso Veneto, Emilia-Romagna e Toscana. Un viaggio che ha alternato città d’arte, borghi storici, strade di campagna e valichi appenninici, accompagnato dall’entusiasmo di migliaia di appassionati accorsi lungo il tracciato della Freccia Rossa.

Dal Veneto a Modena

La giornata è iniziata sotto un cielo coperto che ha offerto una gradita tregua agli equipaggi, prima dell’arrivo del sole lungo i Colli Euganei. Dopo i passaggi da Montegrotto Terme, dal Castello di Valbona e dal centro storico di Este, il convoglio ha proseguito verso Ferrara e Bondeno. Calorosa l’accoglienza riservata alle vetture nel cuore di Modena, in Piazza Roma, davanti al Palazzo Ducale sede dell’Accademia Militare. Tra i protagonisti della giornata anche l’ex campione del mondo di motociclismo Loris Capirossi, al volante di una Lancia Aprilia del 1949.

L’Abetone accende la sfida

Nel pomeriggio la carovana si è lasciata la pianura emiliana alle spalle, transitando da Reggio Emilia, Formigine e Castelvetro per dirigersi verso l’Appennino. I tornanti della Statale 12 e il passaggio attraverso il borgo di Fiumalbo hanno anticipato il Controllo Orario al Passo dell’Abetone, a 1.388 metri di quota. Tra curve impegnative e temperature più miti grazie alla brezza di montagna, gli equipaggi hanno affrontato una delle sezioni più affascinanti del percorso prima della discesa verso la Toscana e dell’arrivo previsto a Montecatini Terme, nella cornice liberty delle Terme Tettuccio e dopo oltre 430 chilometri percorsi. Sul fronte della classifica, la lotta per il successo resta aperta. Alla Prova Cronometrata 42 guidano Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, inseguiti a breve distanza da Juan e Margarita Tonconogy. Terza posizione provvisoria per Lorenzo e Mario Turelli. Nel Ferrari Tribute comandano Vittorino Battaglia e Giordano Mozzi, mentre nella Gran Turismo Experience sono al vertice Shimitzu Ryotaro e Jari-Matti Johannes Latvala.

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Ecco il più antico quasar sfarfallante

Utilizzando i dati d’archivio raccolti dalla missione Neowise della Nasa, un team di astronomi del Mit ha individuato il quasar variabile più antico mai osservato. Il suo nome è J0439+1634, era già presente all’“alba cosmica”, quando l’universo aveva appena 850 milioni di anni (z ≈ 6.5), e la sua luminosità cambia nel tempo: un fenomeno mai osservato prima in un oggetto così distante. La scoperta, pubblicata questa settimana su Nature Astronomy, apre una nuova finestra di osservazione sui primi buchi neri supermassicci e sull’evoluzione delle galassie nell’universo primordiale.

Illustrazione artistica che mostra un buco nero supermassiccio al centro di un quasar. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech

I quasar sono tra gli oggetti più luminosi dell’universo. Si tratta di nuclei galattici attivi alimentati da buchi neri supermassicci che emettono enormi quantità di radiazione mentre accrescono materia.

Per molto tempo si è ritenuto che le prime galassie formatesi nel cosmo avessero bisogno di oltre un miliardo di anni per stabilizzarsi e maturare, e che quindi i buchi neri supermassicci non dovessero essere presenti nelle prime fasi dell’universo. Le osservazioni condotte a partire dai primi anni Duemila hanno però raccontato una storia diversa. Oggi gli astronomi hanno infatti identificato oltre duecento quasar risalenti al primo miliardo di anni di vita dell’universo.

Per studiare meglio questi antichi “mostri cosmici”, un team guidato da Gene Leung, del Massachusetts Institute of Technology, ha cercato le variazioni di luminosità di un quasar primordiale. Per farlo, gli autori dello studio hanno esaminato immagini dell’universo ottenute a lunghezze d’onda infrarosse e su intervalli temporali molto lunghi, dell’ordine di anni. A causa dell’espansione cosmica, infatti, la luce emessa da sorgenti remote viene spostata verso lunghezze d’onda più lunghe (redshift). Anche le variazioni temporali risultano però dilatate: un fenomeno che nel sistema di riferimento d’un quasar durerebbe settimane può apparire infatti distribuito su diversi mesi agli osservatori terrestri.

«Questa è stata la sfida tecnica che dovevamo superare», spiega Anna-Christina Eilers, ricercatrice al Mit e coautrice della pubblicazione. «Avevamo bisogno di dati raccolti ripetutamente a lunghezze d’onda infrarosse e su scale temporali molto estese».

Sfruttando circa quattordici anni di dati raccolti dal telescopio spaziale Neowise, gli astronomi hanno individuato un segnale risalente a soli 850 milioni di anni dopo il Big Bang. Era il segnale di J0439+1634, un quasar la cui luce ha viaggiato per quasi 13 miliardi di anni prima di raggiungerci.

Scoperto nel 2018 da un team internazionale di astronomi comprendente anche il ricercatore dell’Inaf Marco Bonaglia, J0439+1634 è stato a lungo il quasar più luminoso conosciuto nell’universo primordiale. Superato in luminosità nel 2024 da J0529-4351, oggi detiene un altro primato. Le analisi condotte in questo studio hanno infatti rivelato una chiara variabilità della sua emissione: il cosiddetto flickering, o “sfarfallio” – un fenomeno mai osservato prima in un oggetto così distante, rendendolo il quasar variabile più antico mai osservato.

«Nel corso dei 14 anni, abbiamo visto il quasar variare la sua luminosità in modo casuale, un po’ come la fiamma di una candela che tremola senza uno schema fisso», dice a questo proposito Leung.

I ricercatori stimano che il quasar abbia una luminosità pari a 12mila miliardi di Soli e che questa vari di circa il 20 per cento: quasi duemila miliardi di volte la luminosità della nostra stella. Gli scienziati hanno inoltre tracciato le variazioni di luminosità del quasar a diverse lunghezze d’onda, che hanno permesso di ottenere informazioni sulla forma e sulla struttura del disco di accrescimento attorno al buco nero centrale. Poiché la lunghezza d’onda della radiazione dipende dalla temperatura del materiale che la emette — e poiché il materiale più vicino al buco nero è anche il più caldo — le diverse bande possono essere infatti utilizzate per ricostruire la geometria del disco.

Dall’analisi è emerso che il disco del buco nero al centro di J0439+1634 è sorprendentemente sottile e piatto, una configurazione tipica dei buchi neri vicini e antichi, che hanno avuto molto più tempo per stabilizzarsi e maturare, spiegano i ricercatori.

Il team spera ora di spingersi ancora più indietro nel tempo cosmico per osservare quasar in fasi ancora più precoci del loro sviluppo. In questo modo gli scienziati potranno iniziare a ricostruire le condizioni che hanno portato alla nascita dei primi buchi neri supermassicci.

«Questo risultato», conclude Eilers, «fornisce una prova diretta del fatto che gli stessi processi di accrescimento e le stesse strutture osservate nell’universo vicino erano già presenti in epoche molto antiche, nonostante condizioni cosmiche profondamente diverse, qualcosa che non era mai stato osservato prima».

Per saperne di più:

 

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ISRAELE, INCRIMINATO IL COLONO CHE HA PICCHIATO IL CANE DI UNA FAMIGLIA PALESTINESE

E’ stato incriminato dalla polizia per maltrattamento di animali e violazione di domicilio, entrambi reati a sfondo razziale, il 16enne israeliano ripreso in video mentre prendeva a bastonate il cane di una famiglia palestinese. Il ragazzo risiede nell’insediamento di Maale Adumim, nella Cisgiordania centrale. L’episodio è venuto alla luce dopo la diffusione di un video in cui si vede un sospetto che colpisce ripetutamente un cane alla testa con due mazze fino a fargli perdere i sensi, per poi continuare a picchiarlo anche dopo.

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ORSO INSEGUITO IN VALTELLINA, ON. BRAMBILLA: “GRAVE EPISODIO DI MALTRATTAMENTO”

“E’ grave, e merita di essere punito con severità, il comportamento dell’automobilista che, nella notte di domenica, in Valtellina, ha inseguito e filmato un orso, ovviamente spaventatissimo, per le strade di Oga, frazione di Valdisotto. Si tratta di un caso evidente di maltrattamento di animale, aggravato dalla diffusione del video su internet, che avrebbe potuto mettere in pericolo anche eventuali passanti. La legge Brambilla prevede la reclusione fino a due anni e la multa fino a 30 mila euro, con l’aggravante dell’aumento della pena per aver diffuso il filmato in rete. Per non fare certe cose dovrebbe bastare il buon senso, ma fortunatamente c’è la legge che vieta di maltrattare gli animali, tutti, anche quelli selvatici”. Lo afferma l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, commentando il pericolosissimo inseguimento dell’orso tra le case del Paese.

(Foto di repertorio)

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Who Runs the Ransomware Group ‘The Gentlemen?’

A cybercrime group known as The Gentlemen has emerged as the second most active ransomware gang by victim count, rapidly attracting a talented pool of hackers through an aggressive recruitment strategy that promises affiliates 90 percent of any ransom paid by victims. This post examines clues pointing to a real life identity for the administrator of The Gentlemen ransomware group.

A graphic created and shared by The Gentlemen ransomware group administrator Hastalamuerte on Breachforums in May 2026. Credit: ke-la.com.

Experts at the security firm Check Point Software have been closely covering exploits of The Gentlemen, a so-called “ransomware-as-a-service” (RaaS) offering that pays affiliates handsomely to help spread the group’s malware.

“A 90/10 affiliate revenue split — compared to the industry standard 80/20 — is accelerating the group’s growth by attracting experienced operators from competing programs,” the researchers wrote in April.

Check Point found The Gentlemen are the second most active ransomware group by victim count so far this year, claiming at least 332 published victims since the group’s inception in mid-2025 and more than 240 in 2026 alone.

According to Check Point, the group targets Internet-facing devices (VPNs, firewalls) as their entry point, and once inside moves quickly to encrypt entire networks within hours.

Check Point says the administrator and primary operator of the ransomware group uses the nickname Zeta88 on the Russian-language cybercrime forums, and that this individual was previously known under the moniker Hastalamuerte. Check Point noted that a breach of the group’s backend infrastructure made it clear that Hastalamuerte/Zeta88 is the person who assembles the locker and RaaS panel, manages payments, and is essentially the administrator of the entire program who receives 10 percent of all ransoms.

WHO IS HASTALAMUERTE?

The cyber intelligence firm Intel 471 shows that the user Hastalamuerte is a Russian and English speaking person who registered on almost a dozen cybercrime forums between 2019 and the present day, including Exploit, Breachforums, Ramp_V2, BHF, Raidforums, and Nulled.

Intel 471 reveals that Hastalamuerte registered on Breachforums in January 2025 from an Internet address in Izhevsk, the capital city of Russia’s Udmurt Republic. Likewise, the user Zeta88 signed up at the English-language cybercrime forum Breached in August 2022 from a different Internet address in Izhevsk.

Intel 471 finds Hastalamuerte registered on Raidforums in 2020 using the email address hastalamuerte1488@protonmail.com (1488 is a common combination of two numeric symbols associated with white supremacy). A lookup on this address at the open source intelligence service Epieos shows it is connected to an account at Apple and to a phone number ending in 04.

Epieos says that Protonmail address is also linked to a GitHub account under the username SantaMuerte. That account is marked private, but a history of this user’s activity shows they are watching and developing a number of malware tools and exploits.

In April 2020, Hastalamuerte said on the crime forum Nulled that they could be contacted at the Telegram instant messenger name @hastalamuerte18, and the threat intelligence company Flashpoint finds this username is assigned the unique Telegram ID number 30907522 [full disclosure: Flashpoint is an advertiser on this blog].

The breach tracking service Constella Intelligence reports that Hastalamuerte’s Telegram ID is connected to another username — “bu4vs” — and to the Russian phone number 79127650004. Pivoting on this phone number in Constella fetches multiple records from hacked Russian government databases showing it is assigned to one Alexander Andreevich Yapaev, a 36-year-old from Izhevsk.

Constella reveals that phone number was used to create an account at the Russian social media platform Pikabu under the name “4apai18,” and shows Mr. Yapaev has signed up at a number of websites using the common surname Ivanov, or else “Chapaev” (the numeral 4 is often used as shorthand for a “ch” sound in Russian).

A search in Intel 471 for cybercrime forum members with the nickname SantaMuerte unearths an account by the same name created in 2020 on the Russian hacking forum Codeby. Intel 471 shows this user originally registered on Codeby with the not-so-subtle nickname Alexandr 4apaev.

Constella finds Mr. Yapaev regularly used the email address bu4vs@mail.ru. Meanwhile, Epieos shows this address is connected to a LinkedIn account for Alexander Yapaev, who lists himself as the head of B2B marketing at the company Uralenergo Udmurtia, one of Russia’s largest suppliers of electrotechnical and lighting products.

Mr. Yapaev did not respond to multiple requests for comment.

Nearly every time we publish one of these Breadcrumbs stories, readers are curious to know why it seems like so many cybercriminals from Russia apparently do little to hide their real life identities. The truth is that — Russian or not — most didn’t exactly set out to be arch criminals, but instead got drawn into the scene gradually over several years as their skills broadened and sharpened.

Another important dynamic is that the Russian government generally either co-opts or ignores cybercriminal activity within its borders so long as the hackers do not steal from or attack Russian businesses and citizens. As a result, successful cybercriminals in Russia are usually insulated from prosecution and arrest by foreign law enforcement agencies provided they occasionally pay off the right people and do not travel abroad. And cybercriminals who intend to strictly adhere to those unwritten rules may (at least initially) be less concerned about covering their tracks online.

But the simplest explanation is that cybercriminals of all nationalities tend to make a number of basic operational security mistakes early in their careers, when they are less savvy and have far less to lose by their carelessness. A review of Hastalamuerte’s early posts on the crime forums (circa 2019-2020) shows a relatively unsophisticated and low-skilled hacker still trying to learn the ropes and earn a positive reputation on these communities.

For example, in June 2020 Hastalamuerte’s Telegram account joined a multi-month training program (@pntst) to learn how to use popular penetration testing tools, and their candid posts to this hacker training camp show Hastalamuerte struggling to use these tools effectively. A Google-translated record of Hastalmuerte’s posts to @pntst is here.

Update, June 11, 10:23 a.m. ET:  The threat research group PRODAFT has released a detailed writeup on the history and current operations of The Gentlemen. PRODAFT said its findings match the same persona with “high confidence,” and found the administrator (Zeta88/Hastalamuerte) supplies affiliates with initial access directly, primarily Fortinet SSL-VPN credentials obtained through brute-force attacks or sourced from the group’s own leak database. They also discovered the administrator is using AI to develop and maintain the ransomware and associated tooling, as well as to assist with post-exploitation activity.

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L’attrazione magnetica delle stelle binarie

Come fanno due stelle neonate ad avvicinarsi e aggregarsi così rapidamente in sistemi binari? A svelare il mistero è oggi uno studio, pubblicato sulla rivista The Monthly Notices of the Royal Astronomical Society e guidato da un team di ricerca giapponese, che ha individuato nei campi magnetici la chiave di volta per spiegare questo fenomeno.

Le stelle si formano da nubi di gas interstellare che collassano in regioni dense, dette nuclei di nubi molecolari. In queste zone, più stelle si formano contemporaneamente vicine tra loro e, in alcuni casi, due di esse rimangono legate gravitazionalmente, dando vita a un sistema stellare binario. Le osservazioni di archivio suggeriscono che questi sistemi si formino molto presto, prima ancora che le stelle stesse si siano sviluppate del tutto.

Visualizzazione dei flussi di gas attorno a un sistema di protostelle binarie calcolata da Aterui III. Il gas in rosso orbita attorno a una delle due protostelle, quello in blu attorno al sistema binario complessivo, mentre il gas riprodotto in verde viene espulso dal sistema, portando via momento angolare. Crediti: Matsumoto, Hotokezaka, Inayoshi 2026

Il team di ricerca ha effettuato nuove simulazioni utilizzando diversi supercomputer, tra cui il supercomputer per simulazioni astronomiche Aterui III e il suo predecessore Aterui II, entrambi presso l’Osservatorio astronomico nazionale del Giappone. I risultati mostrano che le interazioni tra un campo magnetico interstellare e il gas che circonda le protostelle possono rimuovere momento angolare dalla coppia di protostelle, consentendo ai sistemi binari di formarsi in un arco temporale realistico. Nella simulazione eseguita in assenza di alcun campo magnetico, le protostelle si sono in realtà allontanate l’una dall’altra, evidenziando l’importanza del campo magnetico in questo processo.

Inoltre, le simulazioni suggeriscono che lo stesso processo potrebbe applicarsi ai buchi neri binari massicci situati nel cuore ricco di gas di una nuova galassia nata dalla fusione di due galassie più piccole. Questo aiuterebbe a spiegare come i buchi neri massicci riescano ad avvicinarsi abbastanza da fondersi e formare un buco nero supermassiccio. Tuttavia, la simulazione diretta di buchi neri massicci nell’arco di tempo necessario affinché questi si avvicinino spiraleggiando l’uno attorno all’altro rappresenta ancora una sfida dal punto di vista computazionale. Pertanto, un’indagine rigorosa sugli effetti dei campi magnetici sui buchi neri binari massicci rimane un obiettivo per le ricerche future.

Per saperne di più:

Guarda sul canale YouTube del CfCA (Naoj) la simulazione dei flussi di gas attorno a un sistema di protostelle binarie elaborata con Aterui III:

 

 

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1000 Miglia, il fascino della prima tappa

La 44ª edizione della 1000 Miglia è entrata nel vivo con la tradizionale partenza da Brescia, dove oltre 430 equipaggi hanno dato il via a quella che viene definita la "corsa più bella del mondo". Dopo il passaggio sulla rampa di viale Venezia, le vetture hanno affrontato le prime prove cronometrate lungo la salita verso il Castello, per poi attraversare il centro cittadino tra piazza Loggia e piazza Vittoria. Grande curiosità ha accompagnato una delle principali novità dell'edizione 2026: il passaggio, per la prima volta nella storia della manifestazione, attraverso la Val Trompia e la Val Gobbia.

Tra borghi e rive del Garda

Uno dei momenti più significativi della giornata è stato il Controllo Timbro ospitato presso la sede della Beretta a Gardone Val Trompia, per le celebrazioni dei 500 anni dell'azienda. Dopo la sosta allo stadio Tullio Saleri di Lumezzane, gli equipaggi hanno proseguito verso la Val Sabbia affrontando la prima Prova di Media della manifestazione. Il percorso ha poi raggiunto il Lago di Garda attraverso Salò, la Valtenesi e i passaggi di San Felice del Benaco, Manerba, Moniga, Soiano e Padenghe. A Desenzano del Garda e a Sirmione, il pubblico ha nuovamente accolto le vetture storiche, confermando il legame tra la corsa e il territorio gardesano.

Verso il Veneto

Lasciata la provincia di Brescia, la carovana ha fatto il suo ingresso in Veneto attraversando Peschiera del Garda e dirigendosi verso l'entroterra veronese. Dopo il passaggio a Soave, teatro di controlli timbro e nuove prove cronometrate, il percorso ha puntato verso Vicenza, dove le vetture hanno percorso il centro storico tra Piazza dei Signori, la Basilica Palladiana e la Torre Bissara. La prima giornata si è conclusa a Padova, dopo oltre 300 chilometri di gara e una serie di controlli nei comuni del territorio. Sul fronte sportivo, i primi rilevamenti cronometrici vedono al comando Juan e Margarita Tonconogy su Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider del 1931, seguiti da Andrea Vesco e Fabio Salvinelli e dall'equipaggio formato da Lorenzo e Mario Turelli. Nel Ferrari Tribute, invece, guidano la classifica Fabio Vergamini e Anna Maria Gessler davanti ai giapponesi Kengo Takehara e Kazuya Tokuda.

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Sarà Luca Parmitano il pilota di Artemis III

La Nasa ha annunciato oggi la composizione dell’equipaggio della missione Artemis III: Randy Bresnik (comandante, Nasa), Luca Parmitano (Esa), Frank Rubio e Andre Douglas (specialisti di atterraggio, entrambi Nasa). È stato inoltre designato come membro di riserva dell’equipaggio l’astronauta Bob Hines (Nasa). L’equipaggio inizierà ora un rigoroso programma di addestramento per familiarizzarsi con i sistemi della navicella Orion e con il funzionamento dei sistemi di atterraggio con equipaggio umano, in vista di un’ambiziosa serie di dimostrazioni che precederanno la missione di atterraggio sulla Luna.

L’equipaggio della missione Artemis III. Da sinistra: Andre Douglas, Luca Parmitano, Randy Bresnik e Frank Rubio. Crediti: Nasa

Luca Parmitano, astronauta italiano dell’Esa, ha trascorso 366 giorni nello spazio nel corso di due missioni di lunga durata sulla Stazione spaziale internazionale, Volare e Beyond. Durante queste missioni, ha collaborato a centinaia di esperimenti, ha effettuato sei passeggiate spaziali per un totale di oltre 30 ore ed è diventato comandante della Stazione. Da quando è tornato sulla Terra, Parmitano ha ricoperto il ruolo di referente dell’Esa presso il Johnson Space Center della Nasa a Houston, agendo come “CapCom” e addestrando gli astronauti dell’Esa per le passeggiate spaziali e le operazioni robotiche. L’anno scorso Parmitano ha partecipato all’Underway Recovery Test 12 della Nasa, al largo delle coste della California, per simulare l’ammaraggio e il recupero degli astronauti di Artemis da un modello in scala reale della navicella Orion.

«Sono onorato di far parte di questo equipaggio e allo stesso tempo mi sento umile: i miei compagni di missione apportano un bagaglio di esperienze molto variegato, e non vedo l’ora di lavorare con loro, desideroso di imparare e di dare il mio massimo contributo nel mio ruolo. In qualità di pilota collaudatore, questa è davvero una missione da sogno, poiché potremo contribuire a testare i sistemi e a sviluppare le procedure affinché i futuri equipaggi possano spingersi più lontano e, in ultima analisi, riportare l’umanità sulla Luna», ha detto Luca Parmitano. «Sono molto grato all’Aeronautica militare per avermi fornito l’addestramento nelle mie prime fasi; all’Agenzia spaziale italiana – e all’Italia nel suo complesso – per avermi affidato il loro primissimo volo di lunga durata quando ero solo un novellino; all’Agenzia spaziale europea per l’addestramento, il sostegno infinito e le incredibili opportunità che ho avuto da quando sono diventato un astronauta dell’Esa, e alla Nasa per la sua leadership nel riportare l’umanità sulla Luna. È la conferma che l’Esa è un partner affidabile e la continuazione di una solida collaborazione che porterà un europeo sulla Luna».

«Artemis III amplierà i confini delle operazioni spaziali in orbita. La nomina dell’astronauta dell’Esa Luca Parmitano a pilota riflette la profonda competenza europea nel campo dei voli spaziali con equipaggio umano e fa leva sulla sua vasta esperienza operativa in situazioni di forte pressione», ha detto Josef Aschbacher, direttore generale dell’Esa. «Allo stesso tempo, il Modulo di servizio europeo (Esm) dell’Esa fornirà ancora una volta le capacità fondamentali che alimentano Orion, dimostrando il ruolo duraturo dell’Europa nel cuore stesso del programma Artemis. La notizia giunta oggi da Houston è un forte riconoscimento del ruolo dell’Esa nel rendere possibile il ritorno dell’umanità sulla Luna – e un progresso chiave nella nostra collaborazione con la Nasa. Gli europei possono essere orgogliosi di far parte di questo emozionante viaggio».

Fonte: press release Esa

La dichiarazione di Luca Parmitano (in inglese) sul canale YouTube dell’Esa:

 

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Quante auto in divisa alla 1000 Miglia!

Al nastro di partenza la 1000 Miglia, edizione numero 44 che lancia la volata in vista del centenario che sarà celebrato nel 2027. A suggellare il profondo legame tra la Freccia Rossa e l’Italia, anche quest’anno alla rievocazione storica parteciperanno autovetture delle Forze Armate e delle Forze di Polizia.

L’Esercito Italiano alla sua quindicesima 1000 Miglia

Per la sua quindicesima presenza alla 1000 Miglia - la prima risale al 1952 - l'Esercito Italiano ha iscritto tre autovetture titolari e una di riserva. Lungo il percorso “a otto”, che richiama il tracciato delle prime edizioni della corsa di velocità, la più agée a indossare la divisa sarà un’Alfa Romeo 6C 1750 SS “Zagato” del 1929 in livrea rosso scura. Restaurata nel 2005, la vettura in gara fu inizialmente allestita per le corse da Ghia ma negli anni subì trasformazioni dai carrozzieri Farina di Torino e da Zagato. La 6C dell’Esercito nel 1984 è stata omologata dalla commissione tecnica del R.I.A.R. (Registro Italiano Alfa Romeo). Nella stessa ideale linea dinastica, l’Alfa Romeo 6C 2500 “Coloniale” del 1942. Commissionata dal Ministero della Guerra nel 1938, per l’impiego nelle Colonie italiane, la vettura era dotata di ogni accessorio per renderla idonea alle zone in cui sarebbe stata utilizzata: doppio parabrezza, due ruote di scorta e quattro serbatoi supplementari. L’esemplare in partenza oggi da Brescia, uno tra i pochissimi perfettamente efficienti in circolazione, appartiene a una commessa di 150 unità consegnate tra il 1941 e il 1942, fu al servizio del Governatore in Libia ed è custodito al Museo Storico della Motorizzazione Militare di Roma. A completare la squadra con le stellette, la Fiat 1100 508 C “Mimetica” del 1938 usata come vettura di comando in Africa Settentrionale durante il secondo conflitto mondiale. Le sue caratteristiche di robustezza, la rendevano indicata anche per le ricognizioni fuori strada. In caso di necessità, sarà pronta a subentrare una Fiat AR 51 “Campagnola” del 1951, nel consueto verde militare, a quattro ruote motrici (con la trazione anteriore inseribile).

Una Fiat 125 e un’Alfetta per la Guardia di Finanza

La Guardia di Finanza, alla sua ottava partecipazione alla 1000 Miglia, schiererà due auto appartenenti alla “Raccolta Veicoli Storici” del proprio Museo Storico: una Fiat 125 del 1967 e un’Alfa Romeo Alfetta 2000L del 1981. Le Fiat 125, in colorazione blu scura, furono acquisite dalla Guardia di finanza a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, per gli spostamenti dei Comandanti di Zona (gli odierni Comandanti Regionali) e delle autorità affidate alla tutela del Corpo. Le Alfa Romeo Alfetta entrarono in flotta agli inizi degli anni '70, inizialmente in livrea grigio antracite. Le berline della Casa del Biscione furono le prime a essere dotate dei lampeggianti blu, del faro brandeggiabile e delle scritte catarifrangenti “Guardia di Finanza” lungo le fiancate. Nel 1979, con l’acquisizione della seconda serie, cui appartiene il modello che partecipa alla 1000 Miglia, fu introdotta per la prima volta la livrea “Blue Lord” adottata sui mezzi del Corpo fino alla seconda metà degli anni 2000.

La Polizia di Stato con due Alfa e una Fiat

Al via da Brescia anche tre auto storiche della Polizia di Stato. Tra esse, la “fidanzata d’Italia”, l’Alfa Romeo Giulietta presentata al Salone di Torino nel 1955. La versione 1300 TI in livrea grigioverde fu utilizzata in particolare dalla Polizia Stradale tra la metà degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta. Pure protagonista sulle autostrade fu la Fiat 1500 del 1966 impiegata e allestita specificamente per i servizi della Polstrada sull’Autostrada del Sole. La più prestigiosa sarà l’Alfa Romeo 1900 TI Super. A partire dal 1952, la vettura fu la prima “pantera” della Polizia di Stato: in livrea nera nero, con linee aggressive e sinuose e i fendinebbia gialli, l’auto era perfetta nel ricordare sagoma e occhi del felino.

Con la scorta della Polizia Stradale

La sicurezza lungo il percorso sarà garantita dalla Polizia Stradale, tramite gli operatori del Compartimento per la Lombardia. Il dispositivo di scorta alla Freccia Rossa - i cui partecipanti viaggeranno a traffico aperto, nel rispetto del Codice della Strada - sarà composto da 10 auto, 40 moto e un furgone officina, per un totale di 62 unità. Gli operatori presidieranno tutte le fasi della gara, coordinando la circolazione, monitorando i punti più sensibili del tracciato e intervenendo in caso di necessità.

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Eternit abbandonato sul Romito: intervengono gli Ispettori Ambientali

La Polizia Municipale avvia le indagini per risalire all’autore dello scempio prefigurandosi un reato di natura penale

Non potevano certamente passare inosservati agli operatori di AAMPS/Retiambiente due “big bag” in polietilene di grosse dimensioni contenenti materiale di risulta da lavorazioni edili abbandonati nelle ore notturne accanto ad un cassonetto stradale per la raccolta dei rifiuti in località Le Vaschette sul Romito a ridosso della scogliera.

Sul posto sono prontamente intervenuti gli Ispettori Ambientali che, prima di nastrare il materiale rinvenuto per impedirne il contatto con i passanti, hanno constatato che in buona parte si tratta di eternit e, quindi, di un rifiuto speciale-pericoloso.
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L’abbandono è stato segnalato alla Polizia Municipale che ha avviato le indagini per risalire all’autore prefigurandosi un reato di natura penale ai sensi del D.L. n. 105 del 2023.  Il materiale verrà poi rimosso da una ditta specializzata nel trattamento di tale tipologia di rifiuti allertata da AAMPS/Retiambiente.
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Per le segnalazioni a contrasto del degrado urbano: segnalali@comune.livorno.it
Per le segnalazioni sugli abbandoni dei rifiuti: centraleoperativapm@comune.livorno.it; ispettori@aamps.livorno.it, info@aamps.livorno.it; numero verde 800-031.266, pagine facebook/instagram “Aamps Livorno”.

L'articolo Eternit abbandonato sul Romito: intervengono gli Ispettori Ambientali proviene da Aamps Livorno.

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Vento record soffia dal cuore d’un quasar

Gli astronomi sanno ormai da quasi trent’anni che al centro di ogni grande galassia si nasconde un enorme buco nero supermassiccio con una massa che può variare da milioni a miliardi di volte quella del Sole. Sebbene questi oggetti celesti siano spesso descritti come divoratori cosmici capaci di inghiottire tutto ciò che si trova nelle loro vicinanze, in realtà non tutta la materia che cade verso di loro finisce oltre l’orizzonte degli eventi. Una parte può essere infatti espulsa sotto forma di potenti venti. È proprio uno di questi deflussi ad aver stabilito un nuovo record osservativo.

Rappresentazione artistica di un quasar. Il punto nero al centro rappresenta il buco nero supermassiccio che alimenta la galassia attiva. La struttura a spirale rossa e gialla che lo circonda è il disco di gas caldo in caduta verso il buco nero. Una parte di questa materia è espulsa sotto forma di vento, mostrato in azzurro chiaro. Le dimensioni del disco sono paragonabili a quelle del Sistema solare. Crediti: Nasa/Cxc/M. Weiss, Nahks Tr’Ehnl, Nurten Filiz Ak

Studiando il quasar J2318, una galassia attiva situata nella costellazione di Pegaso, un team guidato da ricercatori della York University ha infatti individuato un vento che raggiunge i 90mila chilometri al secondo, pari al 30 per cento della velocità della luce: il più rapido deflusso di gas mai osservato alle lunghezze d’onda dell’ultravioletto.

Si tratta di una velocità da record, che gli autori hanno voluto sottolineare già nel titolo dello studio che riporta la scoperta, con un richiamo alla celebre saga cinematografica Fast & Furious: “A New Member of the Fast and Furious Family: A Relativistic and Time-variable UV Outflow in a Luminous Quasar”. Il risultato della ricerca, pubblicato la settimana scorsa su The Astrophysical Journal, fornisce nuovi indizi sul modo in cui i buchi neri supermassicci influenzano l’evoluzione delle galassie che li ospitano.

I quasar sono tra gli oggetti più luminosi dell’universo. La loro enorme emissione di radiazione nasce dal disco di accrescimento che circonda il buco nero, una struttura composta da gas surriscaldato che spiraleggia verso il centro dell’oggetto compatto. Proprio questa intensa radiazione può esercitare una pressione sufficiente a spingere parte del materiale in caduta verso l’esterno.

«Il quasar ospita un buco nero con una massa di circa 1,7 miliardi di volte quella del Sole, un valore del tutto normale per questi oggetti», dice uno dei coautori dello studio, Patrick Hall, della York University. «Ciò che non è normale è il gas che vediamo muoversi verso di noi: viaggia a una velocità pari al 30 per cento di quella della luce».

«Spesso osserviamo venti di materia emessi dal buco nero dalla luce del quasar», ricorda il primo autore dello studio. Lucas Seaton, della York University. «Alle lunghezze d’onda dei raggi X si osservano venti ancora più veloci di questo, ma J2318 è il più veloce mai scoperto alle lunghezze d’onda dell’ultravioletto».

Le osservazioni hanno mostrato, infatti, che il gas viene espulso a 90mila chilometri al secondo: una velocità che, come anticipato, ne fa il più rapido deflusso mai osservato nell’ultravioletto in prossimità di un buco nero supermassiccio.

Da anni gli studi mostrano come la radiazione prodotta dal disco di accrescimento di un buco nero supermassiccio possa spingere il gas verso l’esterno. A differenza dei venti terrestri, generati da differenze di pressione atmosferica, quelli dei quasar sono infatti alimentati direttamente dalla luce. I fotoni trasferiscono una piccolissima quantità di moto agli atomi del gas e, quando il numero di fotoni è enorme, come nel caso di un quasar, l’effetto complessivo può accelerare il gas a velocità impressionanti.

«I quasar emettono così tanti fotoni che questi piccoli impulsi si sommano fino a raggiungere velocità estreme», spiega a questo proposito Seaton. «Il problema è che i fotoni possono anche strappare tutti gli elettroni dagli atomi, rendendoli invisibili. Capire come il gas possa essere accelerato fino alle velocità che osserviamo mantenendo, allo stesso tempo, intatti gli ioni che rileviamo rappresenta ancora un enigma».

Il quasar J2318 è stato individuato grazie ai dati raccolti nell’ambito di due sottoprogrammi della Sloan Digital Sky Survey, uno dei più grandi programmi di mappatura astronomica mai realizzati: il Time-Domain Spectroscopic Survey della quarta campagna osservativa (Sdss-IV) e il Black Hole Mapper della quinta campagna osservativa (Sdss-V). A notare per prima le caratteristiche insolite della galassia attiva è stata Marianna Veltri, sll’epoca studentessa universitaria, oggi ricercatrice al Dipartimento di fisica e astronomia della York University. Analizzando più nel dettaglio gli spettri di luce, il team si è reso conto di avere di fronte qualcosa di eccezionale: il vento più veloce mai osservato nell’ultravioletto in prossimità di un buco nero supermassiccio. Osservazioni di follow-up con il telescopio Gemini North, alle Hawaii, hanno confermato la natura estrema del deflusso.

Oltre al record osservativo, il risultato dello studio offre nuovi indizi su uno dei processi più importanti dell’evoluzione galattica: il cosiddetto feedback dei nuclei galattici attivi, il processo attraverso il quale l’energia prodotta nelle regioni centrali delle galassie influenza l’ambiente circostante, regolando la formazione stellare e l’evoluzione stessa delle galassie.

«I deflussi estremi trasportano enormi quantità di energia e possono influenzare profondamente le galassie che li ospitano», dice a questo proposito Paola Rodríguez Hidalgo, ricercatrice all’Università di Washington Bothell, negli Usa, e coautrice della ricerca. «Questi venti potrebbero dunque rappresentare il collegamento tra il buco nero attivo al centro di una galassia e il resto della galassia stessa. Questo processo è incluso nelle simulazioni di formazione galattica da decenni, ma resta ancora molto da comprendere attraverso le osservazioni per verificare che i modelli lo descrivano correttamente».

I ricercatori intendono ora proseguire la caccia a fenomeni simili. Le ricerche di altri quasar con venti estremamente veloci sono infatti già in corso. Non sarà facile trovare nell’ultravioletto un deflusso più rapido di quello di J2318, concludono i ricercatori, ma continuiamo a cercare questi fenomeni, dall’universo vicino fino alle regioni più lontane che siamo in grado di osservare.

Per saperne di più:

  • Leggi su The Astrophysical Journal l’articolo “A New Member of the Fast and Furious Family: A Relativistic and Time-variable UV Outflow in a Luminous Quasar” di Lucas M. SeatonPatrick B. HallLiliana FloresPaola Rodríguez HidalgoMarianna VeltriZezhou ZhuJavier SernaW. Niel BrandtScott AndersonRoberto J. AssefEduardo BañadosCatherine J. GrierYasaman HomayouniSean MorrisonC. Alenka NegreteAmy L. RankineJessie RunnoeDonald P. SchneiderYue ShenMatthew TempleBenny TrakhtenbrotJonathan R. Trump ed Erik Weiss

 

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Infrastrutture Critiche e Geopolitica: è l’Era dell’Antifragilità

Il nuovo assetto geopolitico mondiale ha messo a nudo una serie di problematiche che sono state trascurate troppo a lungo. In pratica, quello che per anni abbiamo visto accadere nel software, ovvero l’entusiasmo per le nuove feature che andava a coprire la necessità di rendere sicuro il loro utilizzo, si è applicato anche in mille […]

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Euclid inizia a mappare la materia oscura

Se qualcosa non si vede, non è detto che non ci sia. Come i trucchi degli illusionisti, o il lavoro invisibile di chi rassetta e riordina case, uffici e camere d’alberghi. Aguzzando la vista, se ne possono scorgere gli effetti – effetti indiretti su ciò che invece vediamo chiaramente. Succede anche nell’universo, dove una gran parte della massa sembra mancare all’appello ma (molto probabilmente) esiste, anche se non interagisce con la luce e dunque non possiamo osservarla con i telescopi.

Parliamo della materia oscura, quella componente che – a conti fatti – sembra essere ubiqua nel cosmo, superando di ben cinque volte la più banale materia “ordinaria”, quella visibile, per capirci, di cui son fatti stelle, pianeti e pure i nostri miseri corpi mortali. Una componente che è invisibile, sì, ma non si nasconde troppo bene: con la materia visibile, infatti, ci interagisce eccome, attraverso la gravità, lasciando qua e là segni di un camouflage non del tutto riuscito.

Il satellite Euclid dell’Agenzia spaziale europea, lanciato nel 2023 per studiare proprio la materia oscura – insieme alla sua controparte ancor più misteriosa, l’energia oscura – ha prodotto il suo primo risultato in questa direzione: la mappa della materia oscura in un ammasso di galassie. In particolare, si tratta di Abell 2390, un ammasso che contiene poco meno di un centinaio di galassie, la cui luce ha viaggiato per 2,7 miliardi di anni prima di raggiungere il telescopio spaziale, che l’ha studiato nell’ambito del programma di Early Release Observations, i cui dati sono stati resi pubblici a maggio 2024.

L’ammasso di galassie Abell 2390, osservato da Euclid. In viola, la distribuzione della massa totale, dovuta principalmente all’invisibile materia oscura, ricostruita a partire dal lensing gravitazionale debole. Le piccole macchie blu sono artefatti dell’immagine, creati dalla riflessione della luce all’interno dello strumento Vis a bordo di Euclid. Crediti: Esa/Euclid/Euclid Consortium/Nasa, image processing by J.-C. Cuillandre (CEA Paris-Saclay), G. Anselmi. Weak lensing map: T. Schrabback et al. (2026). CC BY-SA 3.0 IGO

Gli ammassi di galassie sono le più grandi strutture cosmiche tenute insieme dalla mutua gravità: contengono fino a centinaia o migliaia di galassie, amalgamate da enormi quantità di gas caldo con temperature di milioni di gradi e, si sospetta, da un ammontare ancor più grande di invisibile materia oscura. Questa ingente quantità di massa deforma il tessuto dello spaziotempo circostante, come previsto dalla teoria della relatività generale di Einstein, curvando il percorso di qualsiasi corpo si trovi a passare nelle vicinanze. Compresa la luce che proviene da galassie ancora più lontane.

L’effetto, dimostrato per la prima volta durante l’eclissi di Sole del 1919, si chiama lensing gravitazionale: i corpi dotati di massa – come il Sole, nel caso dell’eclissi di un secolo fa, oppure il portentoso ammasso di galassie osservato da Euclid – si comportano proprio come una lente d’ingrandimento, deformando le immagini di ciò che osserviamo “dietro” di loro. Queste distorsioni sono i “segni” lasciati dalla materia oscura su quella visibile: da esse possiamo intuire l’entità dell’oggetto che le ha indotte, che sia fatto esso di materia ordinaria, oscura, o una combinazione delle due.

Le lenti gravitazionali più spettacolari, dette lenti “forti”, producono immagini multiple della stessa sorgente e trasformano le galassie distanti in una moltitudine di archi, archetti e addirittura anelli. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la deflessione è minuscola e si riesce a stimare solo statisticamente, misurando con grandissima precisione la forma di un immenso numero di galassie: in questo caso, si parla di lensing gravitazionale debole.

È questo uno dei metodi con cui la missione Euclid sta sondando il “lato oscuro” dell’universo, mappando oltre un miliardo di galassie, stimando le loro posizioni e calcolando quanta parte della loro forma è intrinseca e quanta dovuta, invece, all’effetto di lente gravitazionale della materia che la loro luce ha incontrato nel lungo tragitto attraverso il cosmo. L’obiettivo è dedurre la distribuzione della materia oscura su grande scala, che causa questo sottile effetto di lente gravitazionale debole diffuso, detto in gergo cosmic shear. Per cominciare, però, ha iniziato a farlo su scala più piccola: quella di un singolo ammasso di galassie.

«La grande capacità di Euclid nel misurare la massa degli ammassi di galassie attraverso il lensing gravitazionale risulta cruciale per utilizzare l’evoluzione cosmica del numero di ammassi individuati nella survey per un censimento globale delle componenti oscure dell’universo», racconta a Media Inaf  Piero Rosati, professore all’Università di Ferrara e coautore del nuovo studio, pubblicato su Astronomy & Astrophysics.

L’ammasso di galassie Abell 2390, osservato da Euclid. In magenta, la misura della deflessione (shear) causata dall’effetto di lensing gravitazionale debole. Crediti: Esa/Euclid/Euclid Consortium/Nasa, image processing by J.-C. Cuillandre (CEA Paris-Saclay), G. Anselmi. Weak lensing map: T. Schrabback et al. (2026). CC BY-SA 3.0 IGO

«Il nostro studio pilota dimostra che le immagini profonde e nitide fornite da Euclid ci permettono di tracciare queste distorsioni di lensing gravitazionale debole con eccellente precisione», spiega Tim Schrabback, professore all’Università di Innsbruck e primo autore dell’articolo. La mappa rivela un pattern vagamente circolare intorno al centro dell’ammasso, che permette di stimarne il campo gravitazionale e, da esso, la distribuzione della massa totale, costituita per la maggior parte parte di (altrimenti invisibile) materia oscura.

L’anno scorso era già stata pubblicata un’analisi preliminare del fenomeno basata sui dati di Euclid in due ammassi di galassie, compreso lo stesso Abell 2390, del quale questo lavoro approfondisce l’indagine. «In questo articolo si sfrutta l’effetto del lensing nel regime debole, associato alle regioni esterne degli ammassi», aggiunge Rosati. «In quelle interne invece agisce il cosiddetto “regime forte” che permette di mappare in dettaglio la distribuzione di materia oscura negli ammassi, fornendo un controllo indipendente della loro massa». All’effetto di lensing gravitazionale forte prodotto da Abell 2390 era stato dedicato anche un altro lavoro lo scorso anno, basato sugli stessi dati di Euclid in combinazione con osservazioni spettroscopiche dello strumento Muse al Very Large Telescope dell’Eso, in Cile, guidato da Davide Abriola dell’Università di Milano, i cui risultati sono ora stati confermati da un nuovo esame che analizza entrambi gli effetti – lensing debole e forte – sotto la guida di Jose Diego dell’Instituto de Física de Cantabria.

Non essendo possibile stimare l’impatto del lensing gravitazionale debole dall’osservazione di una singola galassia, poiché non se ne conosce la forma intrinseca, i ricercatori non hanno scelta: devono osservarne quante più possibile. «Misuriamo le forme di migliaia di galassie», nota il coautore Giuseppe Congedo, ricercatore all’Università di Edimburgo, che ha sviluppato il metodo per stimare la forma delle galassie usato in questo lavoro. «Le distorsioni gravitazionali, quello che chiamiamo shear, possono quindi essere rilevate come allineamenti netti locali nelle ellitticità delle galassie». La ricerca ha analizzato la forma di 50mila galassie situate più lontano da noi rispetto all’ammasso: solo queste, infatti, subiscono l’effetto di lente gravitazionale, e devono essere selezionate accuratamente. La selezione è stata realizzata stimando la distanza delle galassie sulla base di osservazioni in diverse lunghezze d’onda della luce visibile e infrarossa, ottenute sia con Euclid che con il telescopio Subaru, alle Hawai’i.

I risultati ottenuti su Abell 2390 sono in accordo con studi analoghi compiuti in passato utilizzando immagini di telescopi spaziali, come Hubble, per esempio. Lo studio dimostra così le potenzialità di Euclid – che con un campo di vista 180 volte più grande rispetto a quello di Hubble scansionerà oltre un terzo del cielo – nella stima del lensing gravitazionale debole causato da ammassi di galassie e dalla struttura cosmica su grande scala, per tracciare la crescita delle strutture nel corso della storia dell’universo.

Per saperne di più:

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Facebook Plus abbonamento: quanto costa e cosa cambia

Facebook Plus abbonamento

Facebook Plus abbonamento è ormai realtà: Meta ha ufficialmente avviato il rollout dei piani premium per le sue principali piattaforme. Facebook, Instagram e WhatsApp entrano nell'era delle sottoscrizioni a pagamento, introducendo funzioni esclusive riservate a chi decide di mettere mano al portafoglio. Ma vale davvero la pena pagare?

Quanto costa Facebook Plus e gli altri abbonamenti Meta

I prezzi sono stati fissati con una logica chiara. Facebook Plus e Instagram Plus costano 3,99 dollari al mese ciascuno. WhatsApp Plus, invece, è leggermente più economico: 2,99 dollari mensili. Per il mercato europeo, le cifre sembrano destinate a restare simili, con Facebook Plus atteso intorno ai 2,99 euro al mese in Italia.

Tutti questi piani confluiscono sotto un nuovo marchio ombrello chiamato Meta One, che raccoglie e gestisce l'intera offerta in abbonamento del gruppo. Chi vuole ancora di più può guardare ai livelli superiori: Meta One Plus a 7,99 dollari e Meta One Premium a 19,99 dollari al mese, pensati soprattutto per creator e aziende con accesso avanzato all'intelligenza artificiale.

Cosa include Facebook Plus: le funzioni esclusive

Le novità per gli abbonati di Facebook e Instagram ruotano soprattutto attorno alle Storie. Gli utenti Plus possono estendere la durata oltre le canoniche 24 ore, creare contenuti in evidenza e consultare statistiche dettagliate sul pubblico. È anche possibile pubblicare contenuti senza mostrarli nel feed dei propri follower, una funzione particolarmente utile per chi gestisce una community.

Durante i test erano emerse ulteriori funzionalità: le cosiddette spotlight Stories, nuove reazioni speciali chiamate super heart e la possibilità di guardare le Storie altrui senza comparire nell'elenco delle visualizzazioni.

WhatsApp Plus segue un percorso diverso. Le novità riguardano la personalizzazione dell'interfaccia: temi grafici, suonerie esclusive, adesivi premium e la possibilità di fissare in alto un numero maggiore di conversazioni rispetto alla versione gratuita.

Meta AI a pagamento: il futuro è freemium

La svolta non riguarda solo i social. Meta sta sperimentando un modello freemium anche per la propria intelligenza artificiale. Funzioni avanzate come la modalità Thinking, il ragionamento esteso e la generazione di immagini e video saranno soggette a limiti per gli utenti gratuiti. Chi vuole accedervi senza restrizioni dovrà sottoscrivere uno dei piani Meta One.

Una strategia che riflette una tendenza ormai consolidata nel settore tech: rendere le funzioni più potenti accessibili solo a pagamento, mantenendo però una versione base gratuita per non perdere utenti.

La versione gratuita rimane: nessuno è obbligato a pagare

È importante chiarirlo: Facebook, Instagram e WhatsApp restano gratuiti. Gli abbonamenti Plus non sostituiscono l'accesso base alle piattaforme, ma aggiungono un livello superiore di funzionalità per chi lo desidera. Meta ha anche precisato che questi piani sono separati da Meta Verified, il servizio dedicato alla verifica degli account.

La domanda che in molti si pongono è legittima: ha senso pagare per funzioni che fino a ieri erano considerate standard? La risposta dipende molto da come si usa la piattaforma. Per un utente occasionale probabilmente no. Per un creator o un professionista del digitale, qualche euro al mese potrebbe fare la differenza.

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A Brescia un incontro su Mille Miglia e innovazione

Non soltanto una competizione, ma un vero acceleratore del progresso tecnico. Era questo il tema al centro di “1000 Innovazioni”, secondo degli incontri organizzati da 1000 Miglia andato in scena oggi 8 giugno al Teatro Grande di Brescia alla vigilia della partenza dell'edizione 2026 della "gara più bella del mondo". Moderato da Laura Confalonieri e Marco Pascali, rispettivamente vicedirettore di Ruoteclassiche e Quattroruote, il talk ha riunito studiosi, tecnici, designer e professionisti del settore per rileggere la Freccia Rossa come contesto di sperimentazione, collaudo e sviluppo dell’automobile.

Banco di prova per l’industria

Al centro del confronto il ruolo storicamente svolto dalla Mille Miglia come banco di prova per nuove soluzioni tecniche. Le difficoltà del percorso, la durata della gara e la necessità di superare problemi spesso imprevisti hanno favorito la nascita e l’affinamento di tecnologie successivamente adottate anche sulle vetture di serie, contribuendo a migliorarne sicurezza, prestazioni e comfort.

Dalle intuizioni alla produzione

Nella prima parte del talk, moderato da Marco Pascali, sono emersi alcuni esempi significativi. Paolo Mazzetti, presidente del Comitato di Gestione del Registro 1000 Miglia, ha ricordato come il tergicristallo, comparso alla Mille Miglia del 1928 su una Lancia Lambda, sia diventato negli anni successivi una presenza sempre più diffusa. Tra le innovazioni citate anche il parabrezza curvo della Lancia Aurelia del 1951 e le gomme intagliate orizzontalmente per migliorare l’aderenza sul bagnato, soluzione adottata dalla Scuderia Ferrari durante la piovosa edizione del 1934 e determinante per la vittoria di Achille Varzi su Tazio Nuvolari, entrambi al volante di un’Alfa Romeo 8C 2300.

Le lezioni delle sconfitte

Nella sessione successiva, condotta da Laura Confalonieri, le testimonianze dei relatori hanno evidenziato come spesso siano stati gli insuccessi, più ancora delle vittorie, a spingere l’evoluzione tecnica. Lorenzo Ardizio, curatore del Museo Alfa Romeo e responsabile del Centro Documentazione, ha ricordato il ruolo della Alfa Romeo 6C come piattaforma di sperimentazione progettuale, mentre Pietro Camardella, già designer di Pininfarina e Ferrari, ha sottolineato come nel dopoguerra la forte spinta alla ricerca e all’innovazione abbia contribuito alla nascita dell’automobile moderna.

Uno sguardo al futuro

Tra aneddoti, immagini d’archivio e testimonianze, “1000 Innovazioni” ha mostrato come la Mille Miglia sia stata molto più della “corsa più bella del mondo”, come la tradizione vuole sia stata definita da Enzo Ferrari. Un luogo in cui idee, necessità e sfide hanno contribuito a plasmare l’evoluzione dell’automobile e che ancora oggi continua a richiamare l’attenzione sul valore dell’innovazione per il futuro del settore.

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CONSIGLIO DI STATO: ILLEGITTIMO DIVIETO DEI CANI IN AREE VERDI DEI PICCOLI COMUNI

“A fronte della vigenza di ordinanze del Ministero della salute prescriventi l’obbligo per chiunque conduca il cane in ambito urbano di raccoglierne le deiezioni e avere con sé strumenti idonei alla raccolta delle stesse (rafforzate in taluni casi dai regolamenti di polizia urbana), effettivamente un’ordinanza che vieta, in assenza di ragioni specifiche, l’introduzione nelle aree verdi di animali non appare legittima”. Così il Consiglio di Stato – riporta Ansa – in una sentenza con la quale ha ribaltato una decisione del Tar delle Marche che nel luglio dello scorso anno diede torto all’associazione Earth che contestava un’ordinanza del Comune di Mercatello sul Metauro, borgo medievale marchigiano di poco più di mille abitanti, che ha disposto, tra l’altro, il divieto d’introduzione di animali nelle aree verdi urbane a tutela della sicurezza, igiene ambientale e fruibilità delle stesse aree. I giudici di Palazzo Spada, premettendo che il divieto oggetto del ricorso “è stato introdotto in una piccola realtà urbana, con poco più di mille abitanti, e caratterizzata da un centro edificato che per estensione territoriale è inferiore ad un parco delle città metropolitane” e che “allo stesso tempo tali dimensioni si riflettono sulla struttura organizzativa dell’ente e sul personale disponibile per lo svolgimento dell’attività di sorveglianza, che potrebbe essere soluzione alternativa all’imposizione del divieto”, hanno osservato che “non è tanto controvertibile l’assunto sulle dimensioni del Comune, quanto piuttosto non appartiene al notorio, neppure in via induttiva, l’affermazione sul sottodimensionamento della struttura organizzativa dell’ente, e dunque anche del personale disponibile all’attività di controllo”.

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CINQUE TERRE IN PERICOLO PER L’INNALZAMENTO DEL MARE

Le coste di Monterosso e Vernazza, nel Parco Nazionale delle Cinque Terre, in Liguria, risultano sempre piu’ esposte agli effetti dell’innalzamento del livello del mare. E’ quanto emerge dallo studio ‘The First Relative Sea Level Rise and Storm Surges Scenarios up to 2150 CE for the Coasts of Monterosso and Vernazza, Cinque Terre National Park (Liguria, Italy)’, recentemente pubblicato sulla rivista Remote Sensing da un team internazionale di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria (Igag) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), del Dipartimento di Ingegneria dell’Universita’ degli Studi della Basilicata (Unibas), dell’Ente Parco Nazionale delle Cinque Terre, dell’Universita’ Aristotele di Salonicco, dell’Osservatorio astronomico Lesia di Parigi e dell’Universita’ olandese Radboud. Combinando dati topografici e batimetrici ad alta risoluzione, rilievi geodetici, serie storiche mareografiche e modellazione numerica delle mareggiate, il lavoro propone una prima valutazione integrata dei possibili scenari di allagamento costiero fino al 2150, nell’ambito delle proiezioni climatiche dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change). L’analisi evidenzia che il settore ligure considerato presenta un trend di innalzamento del livello del mare non stazionario, confermando una crescente vulnerabilita’ dei tratti costieri a bassa quota e delineando scenari utili alla pianificazione territoriale e alla riduzione del rischio costiero.

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SCHILLACI: LA BUONA SALUTE DEGLI UOMINI E’ LEGATA A QUELLA DEGLI OCEANI

“La salute umana e quella degli oceani sono legate in maniera assai stretta e rappresentano dimensioni inseparabili di un medesimo equilibrio. Solo con questa prospettiva integrata possiamo promuovere e salvaguardare la salute delle generazioni presenti e di quelle future alle quali dobbiamo certamente lasciare un mondo migliore e non peggiore. Per questo, mettere gli oceani e la salute al centro dei dialoghi sulla politica sanitaria è una sfida ma anche e soprattutto una grande opportunità, che gli esponenenti della comunità scientifica oggi presenti qui stanno dimostrando di po”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, al Forum internazionale sugli oceani e la salute umana in corso all’Istituto superiore di sanità in occasione della giornata mondiale degli oceani. “L’Italia ha riconosciuto qualcosa che pochi governi hanno già tradotto in ambizione e visione concreta, cioè che la salute umana e la salute degli oceani sono la stessa storia, lo stesso presente e, soprattutto, lo stesso futuro – ha sottolineato Schillaci -. Sulla base di questo criterio è stato istituito, ad esempio, il Sistema Nazionale Prevenzione Salute dai rischi ambientali e climatici (Snps), che salda formalmente il sistema della Salute con quello per la protezione dell’Ambiente, in un’ottica One Health e guardando alla sua evoluzione più ambiziosa, quella della Planetary Health”. Il ministro evidenzia inoltre come “in questa visione, si inserisce anche il progetto Sea-Care, che, unico nel suo genere nel panorama internazionale, grazie alla sinergia tra l’Istituto superiore di sanità, la Marina Militare e altri centri di ricerca nazionali e internazionali, ha raccolto campioni da tutti gli oceani portando evidenze importanti ad esempio sul tema della resistenza agli antibiotici e sulla presenza di sostanze nocive per l’uomo e tracciando persino il virus del Covid in acque ben lontane dalle nostre”. Schillaci ha infine ricordato che “una quota delle risorse del Pnrr e del Piano Nazionale Complementare sono destinate al programma ‘Salute, Ambiente, Clima’, che assume la qualità ambientale come determinante e fondamentale per garantire il diritto alla salute”. (

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CLIMA: COLTURE INVERNALI SEMPRE PIU’ A RISCHIO GRANDINE

La geografia e la stagionalita’ della grandine sta mutando a causa del riscaldamento globale, aumentando il rischio per le zone temperate e per le relative colture invernali. E’ quanto emerge da uno studio guidato dall’Universita’ del Nuovo Galles del Sud (Unsw) e pubblicato su ‘Nature Climate Change’. Tim Raupach, autore principale dello studio e ricercatore presso l’Istituto per il rischio climatico e la risposta alle emergenze dell’Unsdw, afferma che questo fenomeno fa parte di uno spostamento generale della frequenza delle grandinate verso i poli: “Secondo i modelli che ipotizzano un riscaldamento globale di 2 C e 3 C, osserviamo uno spostamento generale verso un maggior rischio nelle zone piu’ fredde e nei periodi piu’ freddi dell’anno – spiega – quindi, il rischio aumenta in inverno e spesso diminuisce in estate: si tratta di uno spostamento dalle regioni e dalle stagioni piu’ calde a quelle piu’ fredde. Queste regioni piu’ fredde includono non solo parti dell’Australia meridionale e della Nuova Zelanda, ma anche il Nord America settentrionale e l’Europa. Si registrano diminuzioni, sebbene con ancora molta incertezza, nelle zone subtropicali e in alcune parti delle medie latitudini. Cio’ include gran parte dell’Australia, nonche’ regioni dell’India, della Cina e gran parte dell’Africa”.

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PORDENONE, TAR SOSPENDE ORDINANZE PER ABBATTERE CORNACCHIA “AGGRESSIVA”

Il Tar del Friuli Venezia Giulia ha sospeso con effetto immediato le due ordinanze del sindaco di Pordenone che disponevano l’abbattimento di una cornacchia ritenuta responsabile di comportamenti aggressivi e difensivi legati alla presenza della prole. Il provvedimento è arrivato dopo il ricorso presentato da un’associazione animalista, che aveva impugnato le due diverse ordinanze emanate dal Comune. La vicenda è iniziata nelle scorse settimane, quando una cornacchia aveva assunto atteggiamenti aggressivi nei confronti dei passanti in un’area urbana di Pordenone presumibilmente per proteggere il nido e i piccoli. Dopo alcune segnalazioni e interventi di monitoraggio, il sindaco Alessandro Basso aveva firmato un’ordinanza che autorizzava l’abbattimento dell’animale per motivi di sicurezza pubblica. Il provvedimento era stato contestato tra gli altri dalla Lav, che aveva presentato ricorso sostenendo che esistessero soluzioni alternative e non cruente. Nel frattempo il Comune aveva emanato una seconda ordinanza con contenuti analoghi.

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Limiti alle “quinte forze” dalla gravità quantistica

Da decenni, in fisica si cerca una quinta forza: un’ipotetica nuova interazione fondamentale oltre alle quattro già note – la gravità, l’interazione elettromagnetica e le forze nucleari debole e forte. Una quinta forza potrebbe manifestarsi come una piccola deviazione dalla legge di gravitazione di Newton, per esempio a distanze molto piccole, ed è normalmente descritta attraverso due parametri: la sua intensità e il suo raggio d’azione.

Finora, queste possibili forze sono state trattate soprattutto come possibilità aperte, da verificare sperimentalmente con misure di precisione. Un nuovo studio, guidato dal ricercatore Alfio Bonanno dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) a Catania e associato Infn insieme a Emiliano M. Glaviano, dottorando Inaf presso l’Università di Catania e anch’egli associato Infn, indica però che non tutte queste possibilità sono compatibili con una teoria della gravità quantistica matematicamente coerente.

Illustrazione artistica del collegamento tra gravità quantistica e possibili deviazioni dalla legge di Newton. Crediti: Inaf / realizzata con AI Gemini

Il lavoro si inserisce nel quadro della cosiddetta “sicurezza asintotica”, un nuovo programma teorico iniziato alla fine degli anni ’70 dal premio Nobel Steven Weinberg. Secondo questo concetto, la gravità può rimanere consistente fino a energie arbitrariamente elevate grazie all’esistenza di un particolare regime quantistico nel quale l’attrazione gravitazionale smette di aumentare, raggiungendo un comportamento controllato ad altissime energie. In questo ambito, richiedendo che la teoria resti valida e predittiva fino a quelle scale – una proprietà detta “completezza ultravioletta” – i ricercatori hanno trovato che solo una combinazione limitata dei possibili parametri osservabili delle quinte forze può essere realizzata. Il resto viene escluso su basi teoriche, indipendentemente dagli esperimenti. I risultati sono pubblicati su Physical Review Letters.

«L’aspetto più interessante è che parte della regione esclusa teoricamente non è ancora stata esplorata sperimentalmente», spiega Bonanno. «Questo significa che future misure di alta precisione della gravitazione potrebbero testare direttamente – e potenzialmente falsificare – questa classe di modelli ispirati alla gravità quantistica. La novità del nostro lavoro è mostrare quantitativamente come un requisito di coerenza alle altissime energie possa tradursi in vincoli osservabili a basse energie e a distanze macroscopiche, anche planetarie».

Di solito, in fisica, prima si ipotizzano nuove forze e poi si cerca di capire se gli esperimenti riescono a vederle oppure no. In questo caso, il ragionamento è stato diverso: la teoria stessa “scarta” automaticamente alcune possibilità. Una parte di queste “regioni” escluse non è ancora stata raggiunta dagli esperimenti attuali: si apre quindi la possibilità di futuri test della gravità quantistica attraverso misure di precisione della gravitazione.

«Il nostro studio mostra che la gravità quantistica potrebbe non essere soltanto una teoria valida a energie estreme e irraggiungibili, ma avere conseguenze concrete e testabili anche a scale molto più grandi», aggiunge Glaviano. «La fisica delle distanze infinitamente piccole potrebbe lasciare tracce osservabili nel mondo macroscopico: alcune possibili nuove forze della natura sarebbero escluse non dagli esperimenti, ma direttamente dalle leggi fondamentali della teoria».

Tra i possibili test futuri rientrano principalmente misure di precisione della gravitazione: esperimenti di laboratorio a corta distanza, come bilance di torsione e dispositivi analoghi per cercare deviazioni dalla legge di Newton; tecniche emergenti come l’interferometria atomica o i sensori quantistici; misure su scale astronomiche o del Sistema solare, come il lunar laser ranging e i vincoli dalla dinamica planetaria.

Il nuovo lavoro mette in relazione fenomeni che avvengono su scale estremamente diverse: dalla fisica delle distanze infinitamente piccole, dove dovrebbe emergere la gravità quantistica, fino a effetti potenzialmente osservabili su scale macroscopiche e astronomiche. In prospettiva, risultati di questo tipo potrebbero contribuire a orientare la progettazione di nuovi esperimenti e strategie osservative per la ricerca di possibili quinte forze.

«Una delle difficoltà principali è stata superare un blocco soprattutto concettuale: la gravità quantistica viene spesso vista come un argomento estremamente astratto, quasi impossibile da collegare a fenomeni osservabili», conclude Bonanno. «Per certi versi è come trovarsi davanti a una parete in montagna che tutti considerano non scalabile. Il primo passo non è tecnico, ma mentale: convincersi che una via possibile esista davvero. Il lavoro nasce proprio da questa idea: cercare un collegamento concreto tra la fisica delle scale infinitamente piccole e fenomeni potenzialmente osservabili nel mondo reale».

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L’ombra del vento del buco nero centrale

I buchi neri supermassicci al centro delle galassie sono noti per la loro capacità di attrarre e inglobare quello che si trova nelle loro vicinanze. Non tutta la materia che vi cade dentro viene tuttavia divorata. Una parte viene infatti espulsa nell’ambiente circostante: mentre il gas spiraleggia verso il buco nero, esso accelera progressivamente fino a raggiungere velocità prossime a quella della luce; questo processo produce energia e pressione sufficienti a scagliare una parte del materiale verso l’esterno, sotto forma di potenti venti.

Sebbene si ritenga che questi deflussi di materia siano prodotti da tutti i buchi neri supermassicci, finora nessuno è riuscito a osservare venti attivi provenienti dal buco nero di circa quattro milioni di masse solari residente al centro della nostra galassia, la Via Lattea – quello “fotografato” per la prima volta nel 2022: Sagittarius A*.

Immagine ottenuta con i dati del radiotelescopio Atacama Large Millimeter/Submillimeter Array (Alma), in Cile, che mappa la posizione del gas freddo, composto principalmente da monossido di carbonio, nei pressi di Sagittarius A*. In basso nell’immagine è visibile la cavità a forma di cono che punta direttamente verso il buco nero. Crediti: Eso/Naoj/Nrao/Alma; Image processing: Nasa/Cxc/Sao/K. Arcand and P. Edmonds

Finora, appunto. Dopo oltre mezzo secolo dalla scoperta di Sgr A*, avvenuta nei primi anni del 1970, due astrofisici della Northwestern University sono finalmente riusciti nell’impresa. Utilizzando l’array di radiotelescopi Alma, i ricercatori hanno trovato la prova dell’esistenza di un vento attivo generato dal buco nero, risolvendo uno dei misteri più longevi dell’astrofisica moderna e aprendo al tempo stesso una nuova finestra sui processi fisici che avvengono nel cuore della nostra galassia. Lo studio è stato pubblicato la settimana scorsa su The Astrophysical Journal Letters.

Per ottenere questo risultato, Mark Gorski e Lena Murchikova, del Center for Interdisciplinary Exploration and Research in Astrophysics della Northwestern University, hanno utilizzato i dati raccolti con Alma in cinque anni di osservazioni. La loro analisi ha fornito la mappa più dettagliata mai prodotta del gas molecolare freddo che circonda il buco nero.

L’immagine mostra il gas situato vicino a Sgr A*, a una distanza di appena un parsec – circa tre anni luce – dal buco nero. Applicando una sofisticata tecnica di calibrazione per eliminare i segnali radio provenienti dal buco nero, i ricercatori sono riusciti a ottenere un’immagine cento volte più profonda e ottanta volte più nitida rispetto alle precedenti mappe della stessa regione.

Proprio questa elevata qualità ha permesso di rivelare una struttura mai osservata prima: un’enorme cavità a forma di cono, estesa per quasi un parsec e ampia circa 45 gradi, completamente svuotata del gas molecolare freddo che circonda l’area: l’impronta del vento caldo ricercato da oltre cinquant’anni dai ricercatori.

«A meno che non si trovi in un vuoto perfetto – e  nell’universo il vuoto perfetto non esiste –  un buco nero deve produrre in qualche modo un vento», sottolinea Gorski. «Grazie a queste nuove osservazioni, abbiamo finalmente ottenuto una visione abbastanza nitida da individuarne l’impronta. Guardando i dati abbiamo pensato: eccolo, è proprio ciò che tutti stavano cercando da cinquant’anni».

Secondo i ricercatori, solo un vento proveniente da Sgr A* avrebbe potuto infatti creare questa regione cava: un vento talmente energetico da spazzare via il materiale circostante o da riscaldarlo a tal punto da renderlo invisibile alle osservazioni.

«Se del materiale caldo viene espulso dal buco nero, non può coesistere con il gas freddo», dice a questo proposito Gorski. «O lo spinge via oppure lo riscalda. E quando il gas diventa troppo caldo, semplicemente non lo vediamo più».

Rispetto a quanto ipotizzato dai modelli e confermato dalle osservazioni di altri Agn, questo risultato conferma dunque che il buco nero al centro della nostra galassia non è un’eccezione alla regola. «Siamo stati i primi a mostrare che il gas molecolare molto vicino al buco nero lo sta alimentando», spiega Murchikova. «Il vento che Sagittarius A* produce non è particolarmente potente e probabilmente la sua direzione cambia nel tempo. Questo dimostra che il nostro buco nero non è un caso unico e che il nostro posto nell’universo non ha nulla di speciale».

Nello studio, i ricercatori hanno preso in considerazione anche altri possibili scenari per spiegare l’origine della cavità, tra cui l’azione dei venti prodotti dalle stelle vicine. I loro calcoli mostrano però che l’energia necessaria per scavare una struttura di quelle dimensioni è molto superiore a quella che l’intera popolazione stellare presente nella regione sarebbe in grado di fornire. Di conseguenza, l’ipotesi più plausibile resta quella del vento proveniente da Sagittarius A*.

«Si tratta di una quantità enorme di materiale mancante», osserva Gorski. «Abbiamo calcolato quanta energia sarebbe necessaria per scavare questa cavità e il valore ottenuto supera di gran lunga quella che potrebbe essere fornita dalle stelle presenti nella regione. Deve quindi esserci un contributo del buco nero supermassiccio. Inoltre, se si osserva la forma del cono, si nota che punta direttamente verso il buco nero».

Immagine composita che mostra le evidenze di un vento in uscita da Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Il punto bianco al centro dell’immagine ne indica la posizione. In arancione sono mostrati i dati dell’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma), in Cile, che tracciano la distribuzione del gas molecolare freddo composto da monossido di carbonio; in blu i dati nei raggi X del Chandra X-ray Observatory. La struttura conica visibile nell’immagine sarebbe stata scavata da un vento caldo ed energetico proveniente da Sgr A*, che avrebbe disperso o riscaldato il gas freddo presente nella regione. Crediti: Nasa/Cxc/Northwestern University/Mark Gorski

Per rafforzare ulteriormente questa interpretazione, i ricercatori hanno confrontato i propri dati con quelli ottenuti da precedenti osservazioni con il telescopio spaziale a raggi X Chandra della Nasa.

«Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie», sottolinea Gorski. «Volevamo essere certi di non trovarci di fronte a un artefatto delle immagini. Poi l’immagine ai raggi X di Chandra si è inserita perfettamente. Le caratteristiche  molecolari coincidevano». Le immagini di Chandra mostrano infatti intense emissioni X esattamente nella stessa regione in cui manca il gas freddo.

In base all’estensione degli effetti osservati su un vicino flusso di gas ionizzato, gli autori stimano che questo vento sia attivo da almeno 20mila anni. Lo studio suggerisce inoltre che Sgr A* sia relativamente tranquillo rispetto ai buchi neri supermassicci al centro di altre galassie, offrendoci un’importante lezione sull’evoluzione dei buchi neri supermassicci: sebbene siamo abituati a osservare nuclei galattici estremamente attivi e luminosi, ciò è vero soltanto per brevi fasi della loro esistenza.

«La maggior parte delle galassie trascorre gran parte della propria vita in uno stato relativamente tranquillo», conclude Murchikova. «Noi però tendiamo a notarle quando attraversano fasi spettacolari, simili a fuochi d’artificio cosmici. Sagittarius A* ci offre finalmente l’opportunità di studiare un buco nero nella sua condizione più comune: quella di apparente quiete».

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Vst fotografa le nebulose Gum

A chi non è mai capitato di perdersi a osservare le nuvole e riconoscere, tra cirri e cumuli, la forma di un animale, di un volto umano o di una creatura fantastica? Si chiama pareidolia ed è il meccanismo per cui il cervello umano tende a riconoscere forme familiari – un volto, un animale, una figura qualsiasi – in profili casuali. Ecco, la stessa cosa può accadere anche osservando immagini astronomiche, come quella che vedete qui – Immagine della Settimana dell’Eso – ottenuta con il Vlt Survey Telescope (Vst), che oggi celebra il 15esimo anniversario della sua prima luce

Le nebulose Gum 10 e Gum 11. Crediti: Eso/Vphas+ team

Queste nebulose – aggregati di polvere e gas nello spazio interstellare – si chiamano Gum 10 e Gum 11. Visibili principalmente dall’emisfero australe, fanno parte di un complesso più ampio in cui nascono le stelle. Gum 10 è la nebulosa più brillante e occupa la maggior parte dell’immagine, mentre Gum 11 è la nube più tenue e isolata in basso a sinistra. Il loro bagliore intenso deriva da una particolare interazione tra l’idrogeno e le stelle massicce e calde presenti in ciascuna nebulosa. Queste stelle emettono luce ultravioletta, con energia sufficiente a strappare gli elettroni dagli atomi, formando ioni. Gli elettroni si ricombinano con gli ioni di idrogeno, provocando l’emissione della caratteristica tonalità di luce rossa visibile nell’immagine. Le linee scure nella nebulosa sono dovute alla polvere, che blocca la luce proveniente dal fondo.

Il progetto Vst è nato da una collaborazione tra Eso e l’Osservatorio astronomico di Capodimonte (Oac) dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). Oggi il Vst è gestito interamente dall’Inaf ed è ospitato presso l’Eso, all’Osservatorio di Paranal, in Cile. I dati alla base di questa immagine provengono da un progetto chiamato Vphas+, che utilizza il Vst per mappare il piano della nostra galassia, la Via Lattea, con l’obiettivo di comprendere meglio il ciclo di vita delle stelle.

Ma tornando all’immagine, voi che forme vedete? Un pollo che becca semi sul terreno, la testa di un drago o qualcos’altro del tutto diverso?

 

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IA Apple wwdc: Apple riscrive il futuro con una siri tutta nuova

IA Apple wwdc

La WWDC 2026 si preannuncia come un evento cruciale per l'intelligenza artificiale di Apple. Dopo le difficoltà del 2024, l'attenzione è tutta su Cupertino e sulla sua capacità di ridefinire l'interazione tra uomo e macchina. Non si tratta di un semplice aggiornamento, ma di un momento decisivo che potrebbe rappresentare l'eredità di Tim Cook al suo ultimo keynote.

Un'eredità pesante: perché l'ia è il futuro di apple

Questa WWDC ha un sapore diverso. Non è solo una presentazione di nuovi sistemi operativi, ma un vero passaggio di consegne. Per Tim Cook, l'intelligenza artificiale rappresenta ciò che l'iPhone fu per Steve Jobs: un'eredità fondamentale per il prossimo decennio.

Il futuro dell'azienda dipende da questa svolta. Prodotti innovativi come occhiali smart, auricolari intelligenti e nuovi dispositivi per la casa richiedono un'IA potente, contestuale e affidabile. L'intelligenza artificiale non è più un'opzione, ma la base su cui costruire ogni nuova esperienza utente.

Il passo falso del 2024: cosa non ha funzionato?

Ricordiamo le promesse di "Apple Intelligence" alla WWDC 2024. L'idea di una Siri capace di comprendere il contesto e agire tra le app come agente personale era ambiziosa, forse troppo per i tempi. Il risultato fu un disastro comunicativo: le funzioni mostrate non erano pronte e le promesse non furono mantenute. Apple fu costretta a ritirare alcuni spot e ad affrontare le critiche degli utenti. La verità è che, due anni fa, nessuno era pronto per agenti IA così evoluti su smartphone. L'azienda aveva promesso troppo, troppo presto, in un settore ancora acerbo.

La rivincita tecnologica: perché oggi è il momento giusto

Cosa è cambiato in questi due anni? La risposta si trova in una combinazione di hardware vincente e tecnologie software che, nel 2024, non erano ancora mature.

L'hardware giusto al momento giusto: il vantaggio di apple silicon

Apple si è trovata con l'hardware perfetto per l'IA locale quasi per caso. La memoria unificata di Apple Silicon, creata per ottimizzare le prestazioni grafiche, si è rivelata la soluzione ideale per eseguire modelli di intelligenza artificiale direttamente sul dispositivo. Questo ha eliminato i colli di bottiglia tipici dei PC, rendendo i Mac una piattaforma di riferimento per sviluppatori e ricercatori.

I "mattoni" mancanti: le tecnologie che hanno cambiato tutto

Nel 2024 mancavano gli strumenti software per realizzare quella visione. Oggi, Apple ha a disposizione tutto ciò che serve: Architettura MoE (Mixture of Experts): I modelli attuali attivano solo gli "esperti" necessari per un compito specifico, rendendoli molto più efficienti. Quantizzazione Spinta: Tecniche avanzate comprimono modelli enormi per adattarli a uno smartphone, senza perdite significative di qualità. MLX Framework: Un framework open source di Apple che ha dato alla community gli strumenti per ottimizzare qualsiasi modello AI per l'hardware Apple Silicon. In sintesi, oggi la tecnologia è finalmente pronta per realizzare ciò che nel 2024 era solo un'idea.

Ia apple wwdc 2026: cosa ci aspetta davvero?

Lo slogan dell'evento, "All Systems Glow", suggerisce un'IA integrata visivamente in tutto il sistema con un'estetica riconoscibile. Ma le novità andranno ben oltre l'aspetto grafico.

Siri diventa grande: un agente intelligente, non solo un assistente

La più grande rivoluzione riguarderà Siri. Non sarà più un semplice assistente vocale, ma un agente proattivo con un'app dedicata e una cronologia sincronizzata via iCloud. Sarà in grado di comprendere il contesto e utilizzare funzioni come: Personal Context: Potrà accedere a email, messaggi e file per rispondere a domande come "Mostrami i documenti inviati da Marco la scorsa settimana". On-screen Awareness: L'assistente vedrà ciò che è presente sullo schermo. Se un amico invia un indirizzo, si potrà chiedere a Siri di salvarlo nei contatti senza dover fare copia-incolla. Cross-app Actions: Eseguirà compiti complessi che coinvolgono più app, come "Prendi l'allegato di questa email e salvalo nella cartella Progetti".

Oltre siri: ia diffusa in tutto l'ecosistema

L'intelligenza artificiale sarà integrata in molte altre aree del sistema operativo per migliorare la vita digitale quotidiana:

  • Fotocamera Potenziata: Arriveranno strumenti di fotoritocco generativo, come una "gomma magica" evoluta e la capacità di ricostruire parti di un'immagine.
  • Strumenti di Scrittura: Correzione intelligente della sintassi e suggerimenti di stile saranno integrati direttamente nel sistema.
  • Creazione Semplificata: Nasceranno i Genmoji e la possibilità di creare sfondi unici. Sarà possibile generare Comandi Rapidi complessi usando il linguaggio naturale.

Un nuovo inizio per apple?

Questa WWDC non è un semplice aggiornamento, ma un punto di svolta. Apple sembra aver imparato dai propri errori, attendendo la maturità della tecnologia.

Ora ha l'opportunità di offrire un'esperienza IA davvero integrata, utile e rispettosa della privacy. Se le promesse saranno mantenute, potremmo assistere non a un inseguimento della concorrenza, ma alla definizione di un nuovo standard per l'interazione con i nostri dispositivi. Potrebbe essere l'alba di una nuova era per Apple.

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Il Seti esclude tecnofirme radio da 3I/Atlas

Nessuna tecnologia extraterrestre rilevata su 3I/Atlas: questo il risultato pubblicato sulla rivista The Astronomical Journal da un gruppo di ricerca del Seti Institute. L’analisi delle osservazioni radio condotte con l’Allen Telescope Array presso lo Hat Creek Radio Observatory, nella California settentrionale, ha mostrato la totale assenza di segnali riconducibili a trasmettitori extraterrestri, confermando che l’oggetto esibisce una composizione e un comportamento naturali simili a quelli di una cometa.

Scoperto a luglio 2025, 3I/Atlas è il terzo oggetto confermato proveniente da un altro sistema stellare a entrare nel Sistema solare, dopo 1I/’Oumuamua e 2I/Borisov. La sua origine interstellare rende 3I/Atlas una rara opportunità per studiare materiale esterno al Sistema solare e comprendere meglio come i sistemi planetari si formano ed evolvono. Sebbene le osservazioni indichino fortemente che 3I/Atlas sia un oggetto naturale, i visitatori interstellari sono interessanti per la ricerca di tecnofirme: un oggetto artificiale – per quanto improbabile – potrebbe rappresentare una tecnologia extraterrestre rilevabile e potenzialmente fornire la prima prova di vita oltre la Terra.

«Un giorno, le nostre navicelle Voyager diventeranno artefatti extraterrestri in altri sistemi stellari», osserva a questo proposito Sofia Sheikh, prima autrice dell’articolo. «Alla luce di ciò, è importante comprendere la distribuzione naturale degli oggetti interstellari, in modo da poter individuare eventuali anomalie che un giorno potrebbero rivelarsi segni della presenza di un oggetto interstellare artificiale».

L’Allen Telescope Array presso l’Osservatorio Radio di Hat Creek. Crediti: Seth Shostak/Seti Institute

Il team di ricerca ha osservato 3I/Atlas per più di sette ore con l’Allen Telescope Array, coprendo le bande radio da 1 a 9 gigahertz. Questa ampia gamma consente di cercare segnali radio a banda stretta, che non essendo prodotti in natura sarebbero la prova di una tecnologia. Sono stati identificati in totale quasi 74 milioni di segnali in questa banda e, dopo aver rimosso le interferenze umane e ristretto i segnali a quelli corrispondenti al movimento di 3I/Atlas, ne sono rimasti da analizzare circa duecento: tutti sono stati ricondotti a tecnologie sulla superficie terrestre o a satelliti in orbita attorno alla Terra.

Sebbene non siano stati trovati segnali riconducibili a tecnofirme, i risultati mostrano quanto sia realistico rilevare un segnale con la tecnologia che abbiamo oggi. Lo studio, inoltre, dimostra anche la rapidità di risposta dell’Allen Telescope Array nei confronti dei nuovi oggetti interstellari: le osservazioni sono iniziate, infatti, meno di un giorno dopo l’annuncio della scoperta di 3I/Atlas.

L’osservazione di questi corpi celesti aiuta gli scienziati a conoscere le proprietà naturali degli oggetti interstellari mentre viaggiano attraverso il Sistema solare. Man mano che vengono scoperti altri oggetti, ognuno di essi offre una nuova opportunità per sondare il cosmo alla ricerca di tecnofirme, facendo progredire la nostra comprensione dei fenomeni sia naturali sia potenzialmente tecnologici oltre il Sistema solare.

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DALLE DOLOMITI ALL’AUSTRIA: IL LUNGO VIAGGIO DEL LUPO MIRCO

Si è staccato dal branco sulle Dolomiti bellunesi in primavera, e ha viaggiato alla ricerca di una compagna con cui “fondarne” uno nuovo, fino ad arrivare in Cadore e a sconfinare in Austria. E’ il viaggio di “Mirco” – riporta Ansa – un giovane lupo maschio di circa due anni e 31 chilogrammi, monitorato giorno per giorno con un radiocollare grazie ad un accordo tra il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, il Dipartimento di Medicina veterinaria dell’Università di Sassari e l’Amministrazione provinciale di Belluno. Nell’area protetta i lupi seguiti dai ricercatori sardi sono tre, appartenenti al branco che gravita attorno all’area di Cajada, foresta all’interno del Parco. Tra marzo e maggio l’animale si è spostato all’interno del territorio del suo branco fino a quando, all’inizio di maggio, lo ha lasciato e, come fanno alla sua età, è andato in “dispersione”, alla ricerca di un nuovo territorio e di una compagna. Come spesso accade, i giovani esemplari in dispersione percorrono grandi distanze in tempi brevi. Il radiocollare di Mirco funziona regolarmente, ne registra le posizioni e consente di monitorare i suoi spostamenti. Il 9 maggio era in Cadore, vicino a Perarolo, il 12 era nei pressi di Giralba e il 14, in un solo giorno, ha superato le Tre Cime di Lavaredo ed è arrivato a nord di San Candido (Bolzano). Il 15 ha varcato il confine con l’Austria, dove è rimasto fino alla fine del mese. Ai primi di giugno è rientrato in provincia di Bolzano, esplorando l’area a sud di Lappago, per poi spostarsi nuovamente in territorio austriaco, nella valle della Zillertal dove si trova ancora oggi.

(Foto di repertorio di Gran Sasso Laga Park)

 

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Tsunami hub. Il Centro Allerta Tsunami al World Ocean Day di Genova

Dal 6 all’8 giugno, a Genova, la Giornata Mondiale degli Oceani diventa anche un’occasione per conoscere meglio gli tsunami. Il Centro Allerta Tsunami dell’INGV, infatti, partecipa all’edizione 2026 con lo stand espositivo Tsunami HUB. Qui troverete un simulatore video e una porta. Vi chiederete: cosa hanno in comune con gli tsunami?

Non vi anticipiamo la risposta: vi invitiamo a scoprirla di persona, passando a trovarci al Villaggio del Mare, in largo Pertini.

Qui, tra esperimenti, giochi, prove di forza e tsunami da generare con le proprie mani, sarà possibile capire come nascono questi fenomeni, perché sono così diversi dalle onde prodotte dal vento e quanta energia conservano quando raggiungono la costa. Sarà anche l’occasione per scoprire che gli tsunami non si generano solo negli Oceani e lontano da noi, ma possono verificarsi anche nel Mar Mediterraneo.

Le attività dello stand sono rivolte al pubblico dagli 8 anni in su, durano circa 20 minuti e prevedono la partecipazione attiva dei visitatori, con gruppi fino a 10 persone.

L’iniziativa si inserisce nel programma della Giornata Mondiale degli Oceani: Conoscere, Comprendere, Convivere, promossa dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in occasione del World Oceans Day, la ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare il pubblico sull’importanza degli oceani, sull’impatto delle attività umane e dei cambiamenti climatici e sulla necessità di proteggere una risorsa essenziale per la vita sul pianeta.

L’evento è patrocinato dal Comune di Genova, dal Ministero dell’Università e della Ricerca, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dalla Regione Liguria, ha ottenuto anche quest’anno l’endorsement UNESCO ed è stata riconosciuta tra le Ocean Decade Activities del 2026.

 

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RINNOVABILI, GOVERNO SBLOCCA AUTORIZZAZIONI PER 14 IMPIANTI E 530MW DI ENERGIA

Il Consiglio dei ministri del 4 giugno ha sbloccato le autorizzazioni per 14 impianti di rinnovabili in Puglia, Basilicata, Lazio e Sardegna, per 530 megawatt complessivi, bloccati da pareri discordanti fra il ministero dell’Ambiente e le Soprintendenze del ministero della Cultura. Sette impianti – riporta Ansa – sono in Puglia: parco fotovoltaico “Apricena 02” da 25,67 Megawatt, con annesso impianto di accumulo energetico della potenza di 50 Mw nei comuni di Apricena (Foggia), e San Paolo di Civitate (Foggia); impianto agrivoltaico “Deliceto Hv” da 63,78 MWp, nei comuni di Bovino (Foggia), Castelluccio dei Sauri (Foggia) e Deliceto (Foggia); parco eolico “Borgo Fonte Rosa 2”, da 10 aerogeneratori e 47 Mw, nel comune di Manfredonia (Foggia); parco eolico da 10 aerogeneratori e potenza complessiva di 60 Mw, nei comuni di Cerignola (Foggia) e Ascoli Satriano (Foggia); impianto agrivoltaico da 28,1 Mw nel comune di Manfredonia (Foggia), in località “Borgo Fonte Rosa” e “Macchia Rotonda”; impianto agro-fotovoltaico “Cer01” da 44,715 Mw, nel comune di Cerignola (Foggia); impianto agrivoltaico “Asc05” da 55,40 Mw nei comuni di Ascoli Satriano (Foggia), Cerignola (Foggia) e Melfi (Potenza), in località Perillo-Posta Carrera-Gubito. Un impianto fotovoltaico è fra le regioni Puglia e Basilicata, nel comune di Spinazzola (Barletta Andria Trani), da collegare alla stazione elettrica di smistamento nel comune di Genzano di Lucania (Potenza). Tre impianti sono nel Lazio: impianto agrivoltaico da 25,3 Mw in Roma Capitale; impianto agrivoltaico “Ardea 26” da 14,032 Mw nel Comune di Ardea (Roma), in località “La Fossa”; impianto eolico “Parco Eolico Energia Viterbo”, da 13 aerogeneratori e potenza complessiva di 78 Mw, nei comuni di Montefiascone (Viterbo) e Viterbo. Gli ultimi 3 impianti riguardano la Sardegna: impianto eolico “Boreas” da 60 Mw, nei comuni di Jerzu (Nuoro) e Ulassai (Nuoro); mpianto fotovoltaico “Cacip_25” nel comune di Uta (Cagliari), in località Macchiareddu; impianto agrivoltaico solare “Serramanna 2” da 27,1362 Mw, nel comune di Serramanna (Sud Sardegna).

(Foto di repertorio)

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AUTOMOTIVE, PICHETTO: “ELETTRICO È FUTURO, MA POLITICA NON DEMOLISCA INDUSTRIA”

“Il motore elettrico è il motore del futuro, non ci sono dubbi, perché è più facile da fare, ha sette volte in meno di componenti rispetto a quello termico”. L’ha detto – riporta Ansa – il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo alla Festa dell’Innovazione organizzata dal Foglio a Venezia. “L’idiozia – ha aggiunto – è la decisione da parte di un politico di come dovrebbe essere la tecnologia nel 2035. Non posso, io politico, decidere come sarà la tecnologia 15 anni dopo. E questo ha demolito il sistema automotive principe del mondo che era quello tedesco-italiano”.

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ORSA AMARENA: LEIDAA AMMESSA COME PARTE CIVILE, “SODDISFATTA” L’ON. BRAMBILLA

La Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, presieduta dall’on. Michela Vittoria Brambilla e difesa dall’avv. Crescenzo Presutti, è tra le 24 parti civili ammesse, su poco meno di una cinquantina, nel nuovo processo per l’uccisione dell’orsa Amarena. Lo ha stabilito il giudice del Tribunale di Avezzano nell’udienza che si è tenuta oggi. La prossima è fissata per il 25 settembre.
“L’ammissione come parte civile – commenta l’on. Brambilla – è motivo di grande soddisfazione e ci consente di far valere le nostre ragioni. Si tratta di un reato gravissimo in sé e per le modalità con cui è stato consumato, di un atto crudele e insensato ai danni di uno dei simboli del Parco d’Abruzzo. L’imputato ha sparato per uccidere, non per errore o solo per allontanare l’animale. E’ giusto che il responsabile paghi per un’uccisione deliberata, aggravata dalle circostanze e purtroppo ispirata dalla retorica del grilletto facile contro i grandi carnivori e tutta la fauna selvatica”.

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Fondazione Fiora e Gianni Biti: bando 2026-2027 per 3 borse di studio universitarie

Fondazione Fiora e Gianni Biti: bando 2026-2027

Scade il 31 ottobre 2026 - Un'opportunità concreta per sostenere la formazione dei giovani universitari del territorio pratese. La Fondazione Scuole Cattoliche Fiora e Gianni Biti ha pubblicato ufficialmente il nuovo bando di concorso per l'anno accademico 2026-2027, mettendo a disposizione 3 borse di studio destinate a studenti meritevoli e in condizioni economiche disagiate. L'iniziativa punta ad abbattere le barriere economiche, premiando l'impegno e il merito di chi si appresta a iniziare il proprio percorso accademico.

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Fondazione Fiora e Gianni Biti: bando 2026-2027 per 3 borse di studio universitarie

Fondazione Fiora e Gianni Biti: bando 2026-2027

Scade il 31 ottobre 2026 - Un'opportunità concreta per sostenere la formazione dei giovani universitari del territorio pratese. La Fondazione Scuole Cattoliche Fiora e Gianni Biti ha pubblicato ufficialmente il nuovo bando di concorso per l'anno accademico 2026-2027, mettendo a disposizione 3 borse di studio destinate a studenti meritevoli e in condizioni economiche disagiate. L'iniziativa punta ad abbattere le barriere economiche, premiando l'impegno e il merito di chi si appresta a iniziare il proprio percorso accademico.

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Sostieni la ricerca, dona il tuo 5x1000 all’Università di Firenze

dona il tuo 5x1000 all’Università di Firenze

Quest'anno i fondi raccolti finanzieranno una borsa di dottorato triennale in Medicina Traslazionale, focalizzata sull'assistenza ai pazienti più vulnerabili, alle vittime di violenza e al disagio sociale. Come parte della comunità dell'Università di Firenze, sappiamo bene quanto la ricerca scientifica sia il motore del cambiamento e del benessere collettivo. Per questo motivo, vogliamo rilanciare con forza la nuova campagna per la destinazione del 5x1000 a UniFi, un gesto completamente gratuito che quest'anno si trasforma in un investimento concreto per la salute umana e l'inclusione.

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Quest'anno i fondi raccolti finanzieranno una borsa di dottorato triennale in Medicina Traslazionale, focalizzata sull'assistenza ai pazienti più vulnerabili, alle vittime di violenza e al disagio sociale. Come parte della comunità dell'Università di Firenze, sappiamo bene quanto la ricerca scientifica sia il motore del cambiamento e del benessere collettivo. Per questo motivo, vogliamo rilanciare con forza la nuova campagna per la destinazione del 5x1000 a UniFi, un gesto completamente gratuito che quest'anno si trasforma in un investimento concreto per la salute umana e l'inclusione.

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Jwst “pesa” un antico buco nero dormiente

Misurata la massa di un buco nero dormiente che si nasconde al centro di una galassia dell’universo primordiale. Sebbene il buco nero – un colosso sei miliardi di volte più massiccio del Sole – non sia più visibile, avendo smesso di rendere luminoso il materiale che lo circonda, i ricercatori sono comunque riusciti a determinarne la massa.  Lo hanno fatto misurando, con il James Webb Space Telescope (Jwst), il moto delle stelle vicine al centro della galassia, influenzate dalla sua gravità.

Jwst e il lensing gravitazionale hanno permesso a un team internazionale di astronomi, guidato da Andrew Newman della Carnegie Science, di misurare per la prima volta la massa di un buco nero dormiente dell’universo primordiale. Crediti: Navid Marvi/ Carnegie Science

I buchi neri in fase di accrescimento attivo sono, per confronto, molto più facili da individuare. Gli astronomi li cercano da decenni osservando i quasar – tra gli oggetti più luminosi dell’universo, alimentati dal gas che cade nel buco nero al centro della galassia.

Il buco nero protagonista di questo studio, pubblicato ieri su Science e firmato tra gli altri da numerosi astronomi associati all’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), si trova al centro di Mrg-M0138, una galassia massiccia la cui luce ha impiegato circa 10 miliardi di anni per raggiungere Jwst, provenendo da un’epoca in cui l’universo aveva circa tre miliardi di anni. La galassia, però, non è attiva: non forma più stelle e il suo buco nero centrale è anch’esso quiescente.

Prima di questo risultato, gli astronomi avevano utilizzato con successo questa tecnica per determinare la massa dei buchi neri solo nell’universo locale. Nel 2020, il premio Nobel è stato assegnato proprio per la rilevazione del buco nero al centro della Via Lattea tramite il tracciamento delle orbite di singole stelle.

I moti collettivi delle stelle nei nuclei galattici sono stati utilizzati per pesare i buchi neri fino a una distanza di circa 700 milioni di anni luce. Ma senza la sofisticata strumentazione di Jwst e il contributo del lensing gravitazionale, questo tipo di misurazione non sarebbe stato possibile per questa galassia lontana e, in generale, per le galassie più distanti.

Per nostra fortuna, Mrg-M0138 si trova infatti dietro un massiccio ammasso di galassie, che ne amplifica e distorce l’aspetto. Di conseguenza, la galassia appare circa 30 volte più grande di quanto sarebbe normalmente. «Combinando i dati di Jwst con la lente gravitazionale, abbiamo potuto sondare la sfera di influenza del buco nero, dove la sua gravità accelera il moto delle stelle», spiega Andrew Newman della Carnegie Science di Pasadena, in California. «È una delle migliori tecniche a nostra disposizione per pesare un buco nero, e siamo stati entusiasti di estenderla a un’epoca molto più antica della storia cosmica».

In precedenza, erano stati individuati solo pochi buchi neri dormienti di questa massa, tutti nell’universo vicino. La scoperta offre quindi nuovi indizi su come i buchi neri e le galassie siano cresciuti insieme nell’universo primordiale. Le galassie vicine mostrano strette correlazioni tra le masse dei loro buchi neri centrali e le proprietà delle galassie che li ospitano. Tuttavia, è stato difficile verificare se queste relazioni esistessero già miliardi di anni fa. I risultati dei ricercatori suggeriscono che le galassie più compatte sono state sedi di una rapida crescita dei buchi neri nelle prime epoche del cosmo.

«Questo importante risultato conferma ancora una volta il ruolo di primo piano della comunità astrofisica italiana nello studio delle lenti gravitazionali, un ambito di ricerca condotto in stretta sinergia con collaborazioni internazionali», ricorda a Media Inaf uno degli autori dello studio, Pietro Bergamini dell’Inaf Oas di Bologna. «La modellizzazione di questi sistemi è infatti fondamentale per sfruttare gli ammassi di galassie come veri e propri telescopi cosmici e, in questo caso, ha permesso di esplorare le regioni più interne di un buco nero supermassiccio al centro di una galassia nell’universo lontano».

Sebbene oggi quiescente, in passato Mrg-M0138 fu probabilmente un potente quasar. Solo che l’energia rilasciata da un buco nero in rapida crescita, come quelli al centro dei quasar, può disperdere il gas che alimenta la nascita delle stelle, frenando così ogni ulteriore attività di formazione stellare.

Il team sta attualmente analizzando dati Jwst relativi ad altre galassie simili. Il satellite Euclid e il Nancy Grace Roman Space Telescope riveleranno molti più esempi di lenti gravitazionali di quanti ne siano attualmente noti. E il Giant Magellan Telescope, attualmente in costruzione presso il Las Campanas Observatory in Cile, avrà la capacità di studiare i moti stellari nelle galassie distanti con un livello di dettaglio molto superiore a quello di Jwst.

Applicare questi metodi a un numero sempre maggiore di galassie, permetterà di comprendere come i buchi neri più massicci si siano formati, cresciuti e abbiano plasmato l’evoluzione delle galassie.

Per saperne di più:

  • Leggi su Science l’articolo “A stellar dynamical mass measurement of an inactive black hole at redshift 2” di Andrew B. Newman, Meng Gu, Sirio Belli, Richard S. Ellis, Sai Gangula, Jenny E. Greene, Jonelle L. Walsh, Sherry H. Suyu, Sebastian Ertl, Gabriel Caminha, Giovanni Granata, Claudio Grillo, Stefan Schuldt, Tania M. Barone, Simeon Bird, Karl Glazebrook, Marziye Jafariyazani, Mariska Kriek, Allison Matthews, Takahiro Morishita, Themiya Nanayakkara, Justin D. R. Pierel, Ana Acebrón, Pietro Bergamini, Sangjun Cha, Jose M. Diego, Nicholas Foo, Brenda Frye, Yoshinobu Fudamoto, M. James Jee, Patrick S. Kamieneski, Anton M. Koekemoer, Asish K. Meena, Shun Nishida, Masamune Oguri, Piero Rosati e Adi Zitrin

 

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Tubi di flusso magnetici nell’atmosfera di Marte

Il campo magnetico della Terra agisce come uno scudo che devia il flusso continuo di particelle cariche proveniente dal Sole lungo strutture magnetiche chiamate tubi di flusso: è l’effetto Zwan-Wolf, scoperto nel 1976. Il campo magnetico è confinato in una regione di spazio, la magnetosfera, che si estende a decine di migliaia di chilometri oltre la superficie terrestre. Finora l’effetto Zwan-Wolf era stato osservato solo nelle magnetosfere dei pianeti, ma un nuovo studio guidato da Christopher Fowler dell’Università della Virginia Occidentale ne descrive ora la rilevazione nella ionosfera di Marte, la regione ionizzata della sua alta atmosfera.

Il lavoro, pubblicato il mese scorso su Nature Communications, riporta che l’effetto è emerso durante un evento di espulsione di massa coronale del Sole avvenuto nel dicembre 2023: attraverso i dati raccolti dalla missione Maven della Nasa, è stata osservata la compressione del plasma lungo tubi di flusso magnetici, riconducibile proprio al fenomeno Zwan-Wolf. Come spiegato da Fowler, «questa compressione contribuisce a spostare il plasma del vento solare attorno al pianeta e ne riduce la densità nella zona davanti». Marte non possiede un campo magnetico globale come quello terrestre, e quindi offre un laboratorio naturale per capire come il vento solare interagisce con mondi esposti.

Rappresentazione artistica dell’effetto Zwan-Wolf su Marte: è stato dimostrato che comprime l’atmosfera e influisce sull’interazione del meteo spaziale con il pianeta. Le frecce gialle indicano il movimento dell’effetto nell’atmosfera marziana. Crediti: LASP/CU Boulder

«Mentre analizzavo i dati, ho notato all’improvviso alcune oscillazioni molto interessanti», ricorda il primo autore. «Non avrei mai immaginato che si trattasse di questo effetto, dato che non era mai stato osservato prima in un’atmosfera planetaria». L’osservazione dei segnali attribuiti all’effetto Zwan-Wolf si estende fino alle quote più basse campionate dalla sonda, suggerendo che abbia influenzato l’atmosfera anche al di sotto del veicolo spaziale; il forte evento di tempesta solare ha probabilmente amplificato un fenomeno altrimenti troppo debole per essere rilevato dagli strumenti di Maven, rendendo quindi visibile un processo che potrebbe verificarsi anche in condizioni normali ma a livelli più difficili da misurare.

«Rilevando questo effetto nell’atmosfera di Marte, stiamo scoprendo nuovi modi in cui il Sole può interagire con i pianeti del Sistema solare e influenzarli. È incredibile pensare che un’eruzione solare possa alterare l’atmosfera di Marte a 229 milioni di chilometri di distanza», dice Fowler. «Comprendere in che modo questi fenomeni meteorologici spaziali influenzano il nostro Sistema solare è importante non solo per garantire la sicurezza dei nostri esploratori robotici — e, potenzialmente, anche di quelli umani — in futuro, ma anche per proteggere le infrastrutture spaziali da cui dipendono le tecnologie che utilizziamo quotidianamente qui sulla Terra». Per gli scienziati, questo apre una nuova finestra sulla fisica del plasma in ambienti non magnetizzati, con possibili implicazioni anche per Venere e Titano, oltre che per la comprensione della perdita dell’atmosfera di Marte.

Maven è in orbita attorno al Pianeta rosso dal 2014 con l’obiettivo di studiare l’alta atmosfera, l’ionosfera e l’interazione con il vento solare. La missione era nata proprio per ricostruire come Marte abbia perso parte della sua atmosfera nel tempo e come questo abbia influenzato l’evoluzione del pianeta, l’acqua liquida e la possibile abitabilità passata. L’ultimo segnale arrivato dalla sonda risale al 6 dicembre e, dopo vari accertamenti riguardo la perdita del segnale, mercoledì scorso la Nasa ha dichiarato la missione ufficialmente conclusa.

Per saperne di più:

  • Leggi su Nature Communications l’articolo “Detection of Zwan-Wolf effect in the ionosphere of Mars”, di Christopher M. Fowler, Kathleen G. Hanley, James McFadden, David Mitchell, Jasper Halekas, Laila Andersson, Duncan Bark, Yingjuan Ma, Christopher Chaston, Beatriz Sanchez-Cano, Mark Lester, David Brain, Christian Mazelle, Jared Espley, Mehdi Benna, Rebecca Jolitz, Robin Ramstad  e Shannon Curry

 

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Scienzestate 2026: la scienza diventa un gioco (intelligente) alla portata di tutti

Scienzestate 2026: la scienza diventa un gioco (intelligente) alla portata di tutti

Il grande evento gratuito di divulgazione scientifica firmato OpenLab dell'Università di Firenze. Da giugno a settembre, laboratori, mostre, cinema e spettacoli animano la città metropolitana con un focus speciale sul tema dell'anno: "L'Intelligenza". C’è un momento dell’anno in cui i laboratori universitari aprono le porte ai cittadini e la scienza si trasforma in un'esperienza visiva, tattile e interattiva.

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Scienzestate 2026: la scienza diventa un gioco (intelligente) alla portata di tutti

Scienzestate 2026: la scienza diventa un gioco (intelligente) alla portata di tutti

Il grande evento gratuito di divulgazione scientifica firmato OpenLab dell'Università di Firenze. Da giugno a settembre, laboratori, mostre, cinema e spettacoli animano la città metropolitana con un focus speciale sul tema dell'anno: "L'Intelligenza". C’è un momento dell’anno in cui i laboratori universitari aprono le porte ai cittadini e la scienza si trasforma in un'esperienza visiva, tattile e interattiva.

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Centro Ambientale Temporaneo (CAT) 06/06/26 aperto in orario mattutino.

Centro Ambientale Temporaneo (CAT) 06/06/26 aperto in orario mattutino.

Informiamo i cittadini che sabato 6 giugno il Centro Ambientale Temporaneo di Via dei Cordai effettuerà apertura con orario  9:00 – 12:00.

Il servizio sarà regolarmente attivo per il conferimento delle varie tipologie di rifiuto, nel rispetto delle normative vigenti.

Ricordiamo che i quantitativi e le tipologie di rifiuti accettati saranno quelli previsti dalla tabella.

Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).

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PSA, MINISTRO SCHILLACI: “FOCOLAI RIDOTTI DA 31 A 1”

“Il caso di Cuneo non ci ha colto di sorpresa. Il sistema di sorveglianza nazionale ha rilevato la positività del cinghiale alla peste suina africana e ha attivato immediatamente le procedure previste. Seguiamo con la massima attenzione l’evoluzione epidemiologica in quella provincia, che sappiamo essere un territorio di straordinaria importanza per il nostro patrimonio suinicolo”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, al question time del Senato. “Nel 2024 i focolai negli allevamenti di suini domestici erano 31; nel 2025 c’è stato un solo focolaio, così come nel 2026. Questo non è un risultato ordinario, è frutto di anni di lavoro coordinato, capillare, spesso silenzioso, che oggi ci permette di affrontare il caso di Cuneo con strumenti collaudati e con una catena di comando che funziona – aggiunge -. Il ministero opera in stretto contatto con il Commissario straordinario alla PSA, la Regione Piemonte e le autorità territoriali competenti. Su Cuneo stiamo definendo una strategia dedicata che tiene conto delle specificità epidemiologiche, ambientali e produttive del territorio. Sul fronte operativo, il Commissario straordinario ha attivato la collaborazione con l’Enci per l’impiego di cani molecolari nella ricerca delle carcasse: è uno strumento prezioso per individuare in anticipo la circolazione del virus nella fauna selvatica. Sono stati chiusi i varchi critici lungo l’autostrada Asti-Cuneo, uno dei principali corridoi di attraversamento dei cinghiali”. Inoltre, “sul fronte economico, il ministero dell’Agricoltura ha già stanziato, nel corso del 2025, 25 milioni di euro a favore delle imprese suinicole che hanno subito danni indiretti, e abbiamo chiesto alla Commissione europea l’attivazione delle misure eccezionali di sostegno al mercato previste per le emergenze da malattie animali – conclude Schillaci -. Gli allevatori, quindi, non sono soli. I numeri ci dicono che la strada imboccata è quella giusta: da 31 focolai a 1, non per fortuna ma per metodo”.

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PALERMO, SCONTRO POLITICO SULLE CARROZZE TRAINATE DA CAVALLI

Si e’ appena aperta una estate caldissima, destinata a essere letale per i cavalli che trainano le carrozze dei turisti a Palermo, ma la politica non riesce a mettere fine a questa barbarie. “Nel corso delle ultime settimane abbiamo piu’ volte ribadito, anche nell’ambito delle conferenze dei capigruppo, l’urgenza e l’importanza di procedere rapidamente all’approvazione delle due delibere regolamentari inerenti questi due temi”, spiegano i partiti di maggioranza del Consiglio comunale. “La proposta avanzata dalla maggioranza – dicono – e’ stata sin dall’inizio chiara e responsabile: distinguere il tema generale del benessere animale da quello specifico della trazione equina, cosi’ da disciplinare entrambe le materie nei rispettivi regolamenti di riferimento, evitando inutili e potenzialmente pericolose sovrapposizioni normative. Per questa ragione, l’obiettivo condiviso era quello di incardinare contestualmente entrambi i provvedimenti nei lavori d’aula, procedere all’esame e alla votazione di tutti gli emendamenti e sospendere, se necessario, il voto finale sul primo atto nell’attesa del completamento del medesimo percorso sul secondo, indipendentemente dall’ordine di trattazione delle due delibere. Quanto accaduto nelle ultime settimane restituisce purtroppo un quadro chiaro: manca, da parte di alcune forze di opposizione anche a causa di evidenti divisioni interne una reale volonta’ di arrivare all’approvazione sia del regolamento sul benessere animale sia di quello relativo alla regolamentazione della trazione equina”.
“Per tale ragione, ci faremo promotori di un confronto interno in tempi brevissimi, – aggiunge la maggioranza – con l’intendo di chiedere formalmente al Consiglio comunale di procedere senza ulteriori indugi alla trattazione e all’approvazione di entrambi i provvedimenti, superando ritardi e rallentamenti che appaiono sempre piu’ il frutto di precise strategie politiche da parte di alcune opposizioni, il cui unico obiettivo sembra essere quello di alimentare il dibattito sui social attraverso una narrazione di facciata sul contrasto alle carrozze, senza assumersi fino in fondo la responsabilita’ delle scelte istituzionali”. L’opposizione, dal canto suo, rimprovera alla maggioranza un comportamento “ambiguo”. “Quanto avvenuto in Aula – dice – conferma ancora una volta la distanza tra la propaganda della maggioranza e le scelte compiute in questi anni. Sul benessere animale e sul superamento della trazione animale non sono mai mancati gli annunci. Sono mancate invece le decisioni. Da parte nostra non c’e’ mai stata alcuna ambiguita’. Le forze di opposizione sostengono da anni la necessita’ di rafforzare la tutela degli animali e di accompagnare il superamento delle carrozze trainate da cavalli attraverso la riconversione del settore. Lo abbiamo fatto con atti, proposte e iniziative pubbliche, assumendoci sempre la responsabilita’ delle nostre posizioni. Anche per questo appare sorprendente il tentativo di riscrivere una storia che il Consiglio comunale conosce bene”. “Nel regolamento sul benessere animale – cntinua l’opposizione – e’ gia’ presente uno specifico articolo dedicato alla trazione animale. Eppure, ogni volta che si arriva al momento delle scelte, si cerca una nuova ragione per rinviare. Non solo. Da oltre un anno e’ depositata una proposta di delibera che prevede un percorso concreto per accompagnare la sostituzione delle carrozze trainate da cavalli con mezzi elettrici. Anche su questo fronte la maggioranza non ha mai consentito che si arrivasse fino in fondo. I fatti parlano chiaro anche sul piano delle risorse. Nel 2023 – conclude l’opposizione alla giunta guidata da Roberto Lagalla -l’opposizione individuo’ un milione e mezzo di euro da destinare alla riconversione del settore e al progressivo superamento della trazione animale. Fu proprio la maggioranza a opporsi a quella scelta, rinviando tutto a un futuro regolamento che ancora oggi non e’ stato approvato. Per questo e’ difficile prendere sul serio chi oggi prova ad accreditarsi come difensore del benessere animale”.

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Così la Terra ha ottenuto fosforo e azoto

L’abitabilità della Terra non dipende soltanto dalla sua posizione nella cosiddetta zona abitabile del Sole. Un fattore altrettanto importante è stato l’approvvigionamento degli elementi chimici essenziali per la vita: carbonio, idrogeno, azoto, ossigeno, fosforo e zolfo. Gli addetti ai lavori li chiamano Chnops, acronimo formato dalle iniziali dei loro nomi in inglese.

Tutta le forme di vita sulla Terra hanno bisogno degli stessi elementi: carbonio, idrogeno, azoto, ossigeno, fosforo e zolfo (Chnops). Elementi che provengono dallo spazio: a parte l’idrogeno, sono stati forgiati all’interno delle stelle e si sono diffusi in nubi di gas e polvere. La gravità ha poi fatto sì che questo materiale si aggregasse, formando nuove stelle e oggetti più piccoli come i pianeti. Crediti: Nasa

Da tempo gli scienziati si chiedono quale sia l’origine di questi elementi sulla Terra. L’ipotesi più diffusa sostiene che siano stati trasportati dalle condriti carbonacee, meteoriti provenienti dal Sistema solare esterno, considerate planetesimi di seconda generazione. Secondo tale scenario, questi corpi avrebbero raggiunto la Terra nelle fasi finali della sua formazione, arricchendola di elementi fondamentali come fosforo e azoto.

Uno studio pubblicato ieri su Science Advances propone ora uno scenario diverso. Secondo la nuova ricerca, gli ingredienti chimici indispensabili alla vita sarebbero stati forniti alla Terra dai primi planetesimi formatisi nel Sistema solare interno, ovvero i corpi progenitori delle meteoriti ferrose, oggi rappresentati da oggetti situati in gran parte nella fascia principale degli asteroidi tra Marte e Giove.

Nelle primissime fasi della storia del Sistema solare, gas e polveri si sono aggregati formando piccoli corpi chiamati planetesimi. Attraverso collisioni e successive fusioni, questi oggetti hanno dato origine ai pianeti e alle lune che osserviamo oggi. Alcuni frammenti di quei corpi primitivi sono sopravvissuti fino ai nostri giorni sotto forma di asteroidi e meteoriti, offrendo una preziosa finestra sul passato del Sistema solare.

Illustrazione artistica che mostra un disco protoplanetario in orbita attorno a una giovane stella. Crediti: Nasa/Fuse/Lynette Cook

Le meteoriti ferrose e le condriti carbonacee rappresentano due popolazioni distinte di questi corpi. Le prime, composte prevalentemente da ferro e nichel, derivano dalla generazione più antica di planetesimi. Le seconde sono invece meteoriti rocciose provenienti da corpi formatisi circa due o tre milioni di anni più tardi e costituiscono la maggior parte delle meteoriti ritrovate sulla Terra.

Gli autori dello studio – Debjeet Pathak, Rajdeep Dasgupta e Naidhruv Iyer della Rice University – si sono chiesti quale di queste due generazioni di planetesimi abbia fornito la maggior parte degli elementi indispensabili alla vita sulla Terra, in particolare fosforo e azoto. Si tratta di due elementi bioessenziali: il primo è fondamentale per la formazione di Dna e Rna, le macromolecole che regolano la trasmissione e l’espressione dell’informazione genetica, oltre a svolgere un ruolo chiave nel metabolismo energetico dei sistemi viventi; il secondo, invece, è un componente essenziale delle proteine, indispensabili per la struttura e il funzionamento delle cellule.

Per rispondere a questa domanda, il team ha ricreato in laboratorio le condizioni di formazione dei planetesimi del Sistema solare primordiale. Per farlo, hanno sottoposto la materia costituente queste meteoriti ferrose a pressioni fino a 2 gigapascal e temperature comprese tra 1050 e 1600 gradi Celsius. In questo modo gli scienziati hanno potuto ricostruire il contenuto di fosforo e azoto dei corpi progenitori delle meteoriti e determinare come questi elementi fossero distribuiti tra il Sistema solare interno ed esterno. «Utilizzando la loro composizione chimica nota, abbiamo ricreato in laboratorio la cristallizzazione delle meteoriti ferrose», spiega Debjeet Pathak, primo autore dello studio. «Questo ci ha permesso di determinare la composizione dei piccoli corpi planetari, chiamati planetesimi, da cui queste meteoriti derivano».

Il team ha quindi confrontato il rapporto tra fosforo e azoto così ottenuto con quello della Terra attuale. Il primo risultato che è emerso dallo studio è che la prima generazione di planetesimi presentava rapporti fosforo/azoto più elevati nelle regioni esterne del Sistema solare e più bassi in quelle interne. Questa tendenza si invertiva nella seconda generazione di planetesimi, con rapporti più elevati nella parte interna del Sistema solare.

Infografica che mostra come le meteoriti ferrose (in alto) presentino un rapporto fosforo/azoto più basso nel Sistema solare interno rispetto a quello esterno. Per le condriti carbonacee (in basso) la situazione risulta invertita. Crediti: Rice University/Rajdeep Dasgupta

Lo studio ha individuato in Giove il fattore critico che ha modificato la distribuzione chimica dei due elementi. Secondo i ricercatori, crescendo rapidamente fino a diventare il gigante gassoso che conosciamo oggi, il pianeta avrebbe agito come una barriera gravitazionale, limitando il trasporto di fosforo e azoto dal Sistema solare interno verso quello esterno. Di conseguenza, i planetesimi formatisi all’interno dell’orbita di Giove avrebbero conservato una maggiore abbondanza relativa di questi elementi.

«Con l’aumento delle dimensioni di Giove il trasporto di fosforo e azoto ha iniziato a bloccarsi progressivamente», osserva Pathak.  «Ciò ha determinato una diminuzione dei rapporti osservati nelle condriti formatesi fino a due o tre milioni di anni dopo i corpi progenitori delle meteoriti ferrose».

Il risultato più importante emerge però dalla comparazione dei rapporti degli elementi chimici. I ricercatori hanno infatti scoperto che l’attuale rapporto fosforo/azoto della Terra è riprodotto molto meglio assumendo un contributo predominante di planetesimi provenienti dal Sistema solare interno.

«Lo studio suggerisce che la Terra abbia acquisito le sue riserve di fosforo e azoto, elementi essenziali per la vita, principalmente dal Sistema solare interno, senza richiedere un contributo significativo delle condriti provenienti dal Sistema solare esterno», sottolinea Pathak. Se confermato, questo scenario modificherebbe la visione tradizionale sull’origine degli ingredienti chimici della vita sulla Terra. Inoltre, attribuirebbe a Giove un ruolo fondamentale non solo nell’architettura del Sistema solare, ma anche nella distribuzione degli elementi che hanno reso possibile l’abitabilità del nostro pianeta.

«Per quanto riguarda il Sistema solare», conclude Rajdeep Dasgupta, coautore dello studio, «la presenza e la storia di crescita di Giove sembrano aver avuto un ruolo cruciale nel determinare la distribuzione degli ingredienti chimici di base necessari per i mondi abitabili. Resta da capire se sia possibile ottenere un inventario di elementi essenziali simile a quello terrestre in sistemi planetari privi di un pianeta analogo a Giove».

Per saperne di più:

 

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ANIMALI MALTRATTATI NEL BOLOGNESE, RESTERANNO AGLI AFFIDATARI

Confisca definitiva di tutti gli Animali, che sono stati assegnati in via permanente alle famiglie e alle associazioni che li avevano in affido provvisorio dal momento del sequestro. Si è concluso così, davanti al Tribunale di Bologna, il processo maltrattamento e abbandono di Animali relativo al sequestro, avvenuto nel 2025, di circa trenta onimali – tra cui cavalli, asini, cani e volatili – detenuti in gravi condizioni in una fattoria con collezione faunistica nell’entroterra bolognese. Il giudice Domenico Truppa ha inoltre stabilito per l’imputato, che era proprietario degli Animali, la messa alla prova, disponendo un programma della durata di un anno che prevede 250 ore di lavori di pubblica utilità. Horse Angels Odv, associazione per la tutela dei cavalli, ammessa parte civile nel procedimento e assistita dall’avvocato Michela Zito, aveva sostenuto nel corso dell’intera vicenda la necessità di garantire la tutela degli Animali sequestrati e la salvaguardia del lavoro svolto dagli affidatari, che li hanno accolti e mantenuti per oltre un anno senza alcun contributo economico. “La decisione mette così fine all’incertezza vissuta per molti mesi dalle famiglie, dai privati e dagli enti che hanno garantito cure veterinarie, mantenimento e assistenza agli Animali sottratti alla situazione di degrado oggetto dell’indagine”, ha spiegato Horse Angels Odv. “La confisca definitiva degli animali rappresenta il risultato più importante di questa vicenda – ha detto la presidente dell’associazione, Roberta Ravello – Dopo oltre un anno di cure e accudimento, gli Animali potranno finalmente restare nei luoghi in cui hanno ritrovato sicurezza e stabilità. Ringraziamo tutti gli affidatari che, senza alcun sostegno economico, hanno reso possibile questo risultato con il loro impegno quotidiano”.

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Il gruppo criminale cinese TA4922 adesso punta anche all’Europa

Un gruppo cybercriminale di lingua cinese fino a poco tempo fa concentrato prevalentemente sul mercato asiatico sta ampliando rapidamente il proprio raggio d’azione verso Europa e Africa. Secondo le analisi pubblicate da Proofpoint, il gruppo chiamato TA4922 ha aumentato sensibilmente il volume delle proprie operazioni nel corso del 2026, prendendo di mira organizzazioni nel Regno […]

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Allai, borgo sardo dove il buio riaccende le stelle

Ci sono luoghi in cui il cielo non è soltanto uno sfondo, ma una parte viva del paesaggio. Ad Allai, piccolo comune sardo di circa trecento abitanti nel cuore del Barigadu, le stelle sono diventate un patrimonio da proteggere, raccontare e condividere.

Il borgo ha ottenuto la certificazione internazionale di “Villaggio delle Stelle” rilasciata dalla Fundación Starlight dell’Istituto di astrofisica delle Canarie, diventando il primo borgo d’Italia a ricevere questo riconoscimento. Un risultato che inserisce Allai nella rete internazionale dei luoghi considerati eccezionali per la qualità del cielo notturno e per l’impegno nella sua tutela.

Il cielo notturno di Allai. Crediti: Manuel Floris

La certificazione Starlight premia i siti che conservano cieli bui e adatti all’osservazione astronomica, riconoscendo anche il valore naturalistico, culturale e turistico dei territori che scelgono di proteggere il cielo notturno e di promuovere attività di divulgazione scientifica, educazione ambientale e astroturismo. Con questo risultato, Allai si affianca ai due “Parchi delle Stelle” già presenti in Italia: il Parco astronomico di Saint-Barthélemy, in Valle d’Aosta, e l’area del Centro Gal Hassin del Parco astronomico di Isnello, in Sicilia.

Il riconoscimento è il risultato di un lavoro avviato negli ultimi quattro anni per rendere il paese più attento al cielo e al paesaggio notturno. L’amministrazione comunale, insieme alla comunità locale, è intervenuta sull’illuminazione pubblica per ridurre l’inquinamento luminoso e limitare la dispersione della luce verso l’alto.

Un punto informativo e di osservazione del cielo stellato ad Allai. Crediti: CiMA – Civico Museo di Allai

Allo stesso tempo, alcuni punti del borgo sono stati pensati come luoghi in cui fermarsi a guardare le stelle, con sedute dedicate e mappe celesti a disposizione dei visitatori. In questo senso, la certificazione non riguarda soltanto la qualità del cielo, ma anche il modo in cui quel cielo viene condiviso con la comunità: attraverso attività di divulgazione, osservazioni guidate, iniziative culturali e percorsi capaci di avvicinare cittadini, scuole e visitatori all’astronomia.

A rendere questo percorso anche un’occasione di incontro tra territorio, scienza e divulgazione hanno contribuito eventi di osservazione del cielo, conferenze e workshop fotografici organizzati con il supporto del Planetario de L’Unione Sarda, di Flavia Dell’Agli dell’Inaf di Roma e di Manuel Floris del Planetario de L’Unione Sarda.

Un’altra immagine del cielo notturno di Allai. Crediti: Manuel Floris

«In questi anni il Comune di Allai, e la sua comunità tutta, hanno investito molto sul salvaguardare e valorizzare le ricchezze naturali di cui dispone», dice Flavia Dell’Agli. «Una di queste è un meraviglioso cielo stellato che si può ammirare anche nel cuore del borgo, tra i vicoli e le piazze. Orientare energie e risorse in questa direzione non è scontato e lo dimostrano i dati più recenti sull’inquinamento luminoso. È stato un privilegio poter sostenere questa scelta coraggiosa, nella speranza che possa essere di esempio per molti altri luoghi bui d’Italia. Il cielo stellato è troppo spesso dimenticato o dato per scontato. Poterlo donare nuovamente agli occhi di tutti noi è qualcosa per cui dobbiamo lottare».

Il tema dell’inquinamento luminoso riguarda infatti non solo gli astronomi, ma tutti. L’aumento dell’illuminazione artificiale rende sempre più difficile osservare la Via Lattea e le stelle più deboli. Per questo la protezione del cielo buio è oggi anche una forma di tutela ambientale e culturale.

La certificazione Starlight non rappresenta quindi un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase per il borgo. Le attività del Civico Museo di Allai, insieme alle serate di osservazione astronomica guidata, alle conferenze e ai laboratori scientifici, contribuiranno ad arricchire l’offerta culturale e turistica del territorio.

In un’epoca in cui il cielo stellato scompare sempre più spesso dietro la luce artificiale, Allai sceglie di ripartire dalla notte. Non come limite, ma come risorsa da proteggere: uno spazio condiviso in cui tornare ad alzare lo sguardo.

Per saperne di più:

 

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Frontline Workers Twice as Likely to Use Unapproved AI

New research by Mitel has revealed a widening gap between AI adoption and enablement, with limited support and low confidence contributing to the rise of Shadow AI and unapproved AI usage. The State of Workforce Communication report found that while workplace communication is mission-critical, tools are misaligned with how teams execute, forcing employees to quietly compensate at measurable cost to productivity, security and service quality.

The global survey of 2,000 IT decision-makers (ITDMs) and desk and frontline employees across diverse industries, including healthcare, public sector, retail, manufacturing, financial services and hospitality, found that nearly two-thirds (63%) of workers feel pressured to “make it work” with systems that are not designed for their needs. This situation creates friction in productivity and service delivery while increasing operational and financial risks associated with limited control over data custody, performance, and business continuity.

In parallel, 93% of ITDMs consider communication tools integral to everyday business operations, yet only 34% of workers say those tools are highly effective. This highlights a gap between how communication tools are deployed and how employees actually work.

Eric Hanson, CMO at Mitel, said: “Organisations are making significant investments in AI, communication infrastructure, and modernisation. Yet more than half of employees report that these tools fall short at the moments that matter most. The challenge is not a lack of technology, but a lack of alignment with the realities of work. In fast-moving, high-pressure, and increasingly mobile environments, communication must be immediate, reliable and context-appropriate – or it risks breaking down precisely when it is needed most.”

While 93% of IT leaders consider communication tools strategically critical, Mitel’s report highlights the complexity of delivering consistent, effective communication across a distributed, mobile, and frontline-driven workforce. 89% of IT leaders acknowledge that some parts of the workforce are better served by communication tools than others. This points to a gap between intention and reality that is reflected in the day-to-day experience of desk and frontline workers. Over six in ten (63%) feel pressured to “make it work” when communication systems are not designed for their needs, reaching 71% for frontline workers.

The research found that teams are relying on an average of seven disconnected tools to complete even routine tasks, potentially leading to ‘tool overload’ and fatigue. 
Over half of workers say they waste time switching between communication tools and half of frontline workers feel increased pressure during busy or critical moments.

These inefficiencies extend beyond internal workflows, directly affecting service delivery, operational consistency, and, in some cases, safety. The burden is highest for frontline workers, where communication failures carry greater consequences. 54% of these workers report delays in completing tasks or responding to situations, 46% say that it impacts quality of service, and 35% even report that it creates safety risks for customers, patients, or staff.

These workarounds also introduce significant security risks to organisations. The report reveals that when faced with communication issues, workers are finding their own ways to keep work moving. Over three-quarters (76%) use non-approved communication channels for work-related purposes, increasing risks such as data exposure, compliance breaches, cybersecurity threats and a loss of visibility and control, according to 90% of ITDMs. This behaviour is even more pronounced among frontline workers, who are over twice as likely to use non-approved tools often to respond to their customers and patients quickly and effectively when sanctioned tools fall short.

While business leaders are prioritising AI investments to improve efficiency and modernise operations, adoption across the workforce remains uneven, and many workers feel unsupported. The report highlights that 52% of workers regularly use AI tools, but only 33% feel very comfortable using them in their day-to-day work. At the same time, 66% consider their organisation does not adequately support AI use, introducing a new emerging risk: Shadow AI.

It is evidenced by the fact that half of workers turn to non-approved AI tools, outpacing their organisations as they move to drive functional productivity and operational velocity. In the meantime, IT leaders indicate growing concerns around incorrect or misleading outputs (76%), whether AI use meets regulatory or compliance requirements (75%), and how data is stored, used and protected (75%).

As Sam Soares, CRO of CultureAI, previously told the Guru: “One of the biggest risks facing organisations today is the use of undocumented or unapproved AI tools – or shadow AI – operating on company networks or using company data. These tools are used by employees without organisational oversight, introducing significant security, compliance and operational risks. As the number of AI apps proliferates, it’s an increasingly common occurrence.”

AI is not yet delivering consistent value for the workforce, and managing its pace and risks remains a shared challenge for both IT leaders and workers. Clear guidance, integration, and alignment with existing workflows are needed to reduce complexity and risk rather than add to them.

Messaging platforms remain the preferred choice for everyday collaboration, but voice becomes the most trusted and effective channel in urgent or high-stakes situations, across generations.

Nearly eight in ten workers (79%) rely on voice communication when rapid action and immediate alignment are required, highlighting the enduring value of real-time human interaction in critical moments. The trend is particularly pronounced among healthcare professionals, where communication speed can directly influence operational outcomes and patient care, with 56% adopting a voice-first approach during urgent situations. However, this can create issues as deepfakes and productivity platform based attacks arise.

To address these challenges and close the gap between investment and employee experience, organisations must reconcile two priorities: offering employees the flexibility to choose the communication tools and channels best suited to each situation while ensuring strong standards for security and compliance.

In this context, hybrid infrastructure became the operating reality: 87% of ITDMs already rely on it for their communication tools and 93% confirm that it provides the flexibility and control needed, without unmanageable complexities. This model allows organisations to modernise communication systems while maintaining oversight and stability across increasingly complex environments.

“While there is broad alignment between IT leaders and employees on the need to evolve workforce communication, this research underscores how far most organisations remain from achieving that objective. They must address foundational challenges while navigating increasing technical complexity, heightened security requirements and ongoing modernisation efforts. These dynamics highlight the need for more practical, user-centred approaches, particularly solutions that are seamlessly integrated into everyday workflows across roles and work environments to ultimately drive performance and business outcomes,” said Luiz Domingos, CTO of Mitel.

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PROTESTA ANTI-CORRIDA DURANTE UDIENZA PAPALE

Protesta contro la corrida in piazza San Pietro. Due manifestanti dell’organizzazione per i diritti degli animali Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) sono stati scortati via dalla sicurezza papale dopo aver interrotto il passaggio della papamobile del pontefice durante un’udienza generale. Leone XIV partirà sabato per una visita di sette giorni in Spagna, paese in cui si svolgono circa 1.500 corride all’anno.

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RAGUSA, CAGNETTA KIM TORNA A CORRERE CON PROTESI 3D

Kim, una cagnetta di tre anni, con un moncone al posto di una zampetta a causa di un incidente, potrà tornare a correre grazie a una protesi realizzata con una stampante 3D. La sua storia inizia otto mesi fa, a ottobre 2025, quando venne ritrovata abbandonata sul ciglio di una strada, tra Chiaramonte e Pedalino, nel Ragusano: era sanguinante, debilitata, con un moncone al posto della zampa posteriore sinistra. I volontari del ‘Canile rifugio degli Iblei Achille Birotto’ di Chiaramonte Gulfi si sono presi cura di lei, a poco a poco la ferita si è rimarginata e Kim, un pitbull dall’indole dolcissima, inizia a riprendersi. Ma il suo futuro sembrava segnato fino a quando Pietro Di Falco, tecnico ortopedico , l’ha incontrata e se ne è ‘innamorato’. Oggi Pietro trascorre con lei gran parte del suo tempo libero. Lei resta seduta nella sua cuccia, nella stanzetta vicina alle officine che realizzano le protesi, poi fa rientro al canile. Pietro Di Falco ha ideato una piccola protesi, realizzata con stampante 3D. I componenti non deperibili (le parti esterne) sono in acciaio, l’invaso che accoglie il moncherino è in materiale Tpu, realizzato in 3D e, quindi, facilmente replicabile qualora – com’è normale che accada – vada soggetto a deterioramento a causa dell’usura. “Kim è una cagnetta buonissima – racconta Di Falco -. Nonostante il trauma e l’amputazione, non ha perso il movimento dell’arto amputato e questo agevola l’intervento di protesi. Se non ci fosse la protesi il moncone tenderebbe ad appoggiarsi a terra e ciò provocherebbe delle ulcerazioni. La protesi è necessaria soprattutto durante le passeggiate o la corsa su un prato. Kim ha accettato fin dal primo momento la protesi ed è riuscita a recuperare tutti i movimenti originari. Per ora sta spesso con me, deve abituarsi e io la sto monitorando. Poi ritorna al canile”. “Kim è in cerca di una buona adozione – conclude -. Presto tornerà a correre chi volesse adottarla saprà che io mi occuperò per sempre, gratuitamente, della sua protesi. Quando questa si deteriorerà, o ci sarà bisogno di interventi, sarò io a intervenire: ho promesso a Kim che mi occuperò sempre di lei e manterrò la mia promessa. Se nessuno dovesse volerla adottare, potrei farlo io”. (Immagine di repertorio)

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NAPOLI: SALVATO RARO UCCELLO MIGRATORE, IL “SUCCIACAPRE”

La Polizia Metropolitana di Napoli ha recuperato all’aeroporto di Capodichino un esemplare di succiacapre, un raro uccello migratore. Il pennuto ora è in cura al centro recupero animaliselvatici. L’uccello, specie protetta dalla legge, è stato soccorso dopo essersi rifugiato in un hangar della manutenzione aeronautica. Lunedì mattina i tecnici di un’azienda che si occupa della manutenzione degli aeromobili all’aeroporto di Capodichino hanno contattato la Polizia Metropolitana di Napoli segnalando la presenza di un esemplare di succiacapre (caprimulgus europaeus) rifugiatosi all’interno di uno degli hangar destinati alla manutenzione degli aerei. L’uccello era incapace di volare e versava in condizioni di evidente difficoltà. Gli agenti della Polizia Metropolitana di Napoli sono intervenuti prontamente, recuperando l’esemplare e affidandolo alle cure dei veterinari del Cras — Centro Recupero animali Selvatici “Federico II” del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni animali dell’Università di Napoli operante all’Asl Napoli 1 Centro. I sanitari hanno riscontrato un grave stato di denutrizione e stress, riconducibile all’impegnativo viaggio migratorio che in questo periodo porta la specie dall’Africa all’Europa per la stagione riproduttiva. I veterinari hanno immediatamente avviato le cure necessarie per la sua riabilitazione per poterlo successivamente liberare. Il succiacapre è uno degli uccelli più affascinanti, misteriosi e insoliti della fauna europea. È un maestro del mimetismo ed è legato ad antiche leggende popolari. Il nome “succiacapre” deriva da una credenza popolare errata che risale addirittura all’antica Grecia (Plinio il Vecchio ne parlava già nella sua Naturalis Historia). La leggenda narra che questo uccello notturno volasse nelle stalle per succhiare il latte dalle mammelle delle capre, causandone la cecità o l’inaridimento. In realtà, il succiacapre frequenta spesso i pascoli semplicemente perché è attratto dai grandi stormi di insetti (mosche, tafani, falene) che ronzano intorno al bestiame. Per questo motivo, il succiacapre viene considerato un prezioso alleato dell’agricoltura: si nutre, infatti, quasi esclusivamente di insetti, che cattura in volo con tecniche aeree di grande abilità, incluso il caratteristico volo stazionario detto “Spirito Santo”. Il succiacapre è un uccello dalle abitudini crepuscolari e notturne, grazie ai suoi grandi occhi neri, è caratterizzato da testa e becco molto larghi e da un piumaggio mimetico grigiastro con striature chiare e scure, che riproducono fedelmente l’aspetto della corteccia di un albero o del terreno secco. Di giorno si posa immobile su un ramo e, nei fatti, diventa praticamente invisibile. Da buon cacciatore notturno, comincia a volare al crepuscolo, in modo silenzioso, acrobatico e leggero, come un pipistrello o una grande falena. Per questo motivo, certe tradizioni popolari italiane lo hanno anche erroneamente etichettato come “vampiro”

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ROMA, FUGA DEI CAVALLI IL 2 GIUGNO: INDAGATO UN VIGILE

Un agente della Polizia locale indagato e altri tre le cui posizioni sono al vaglio della procura di Roma nell’inchiesta avviata in relazione sull’episodio della fuga di una trentina di cavalli durante le prove per la parata del 2 Giugno. Ad essere iscritto sul registro degli indagati l’agente della polizia locale di Roma Capitale che ha acceso i fuochi d’artificio nella zona delle Teme di Caracalla scatenando la reazione degli animali. All’agente il procuratore aggiunto Giuseppe De Falco contesta i reati di lesioni colpose e accensioni ed esplosioni pericolose aggravate. Altri tre agenti sono invece citati nell’informativa finita sul tavolo dei magistrati, ma ancora non formalmente iscritti sul registro degli indagati. Le loro posizioni sono al vaglio.

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Il modello ARISTOTLE: la valutazione multi-rischio delle emergenze naturali

Gli eventi naturali pericolosi possono non verificarsi da soli. Un’area colpita da un terremoto potrebbe essere interessata da una perturbazione meteorologica, oppure il territorio potrebbe essere già stato indebolito da eventi sismici recenti. In alcuni casi, un terremoto può essere innescato da dinamiche legate all’attività dei vulcani, o lo stesso può innescare uno tsunami o altri fenomeni secondari – frane, liquefazione del suolo, variazioni del regime idrogeologico – effetti a cascata che amplificano l’impatto sulla popolazione.

È da questa consapevolezza che nasce ARISTOTLE (All Risk Integrated System TOwards Trans-boundary hoListic Early-warning – European Natural Hazards Scientific Partnership), un’iniziativa promossa dal Parlamento Europeo per colmare una lacuna fondamentale nella gestione delle emergenze: l’assenza di una valutazione scientifica autorevole e tempestiva a supporto dei sistemi di allerta precoce automatici.

Sebbene questi ultimi siano in grado di rilevare rapidamente un evento e diffondere segnalazioni, non riescono a tradurre il dato in informazioni operative perché mancano di una comprensione scientifica completa della fenomenologia in atto e dei possibili effetti a cascata. ARISTOTLE nasce quindi con l’obiettivo di integrare queste informazioni con analisi esperte multi-hazard, fornendo all’Emergency Response Coordination Centre della Commissione Europea (ERCC) un quadro interpretativo più ampio e affidabile. In questo modo è possibile supportare decisioni operative più informate, comprendere quali siano le necessità reali delle aree colpite e valutare anche i rischi a cui potrebbe essere esposto il personale dispiegato sul campo.

ARISTOTLE riunisce 23 enti scientifici e università europee con competenze nei principali tipi di rischio naturale: terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche, incendi boschivi, alluvioni ed eventi meteorologici estremi. Il punto di forza del progetto è aver sviluppato, nei 10 anni di operatività, metodi e strumenti per valutare più rischi contemporaneamente, tenendo conto delle loro interazioni e della loro evoluzione nel tempo.

Il sistema multi-hazard operativo di ARISTOTLE a servizio di ERCC nell’ambito del Meccanismo Unionale di Protezione Civile

L’INGV è il coordinatore del progetto, partecipa alla valutazione della pericolosità di tre dei sei rischi naturali e fa parte del gruppo di coordinamento che gestisce le attività scientifiche e operative del consorzio.

Il valore della valutazione integrata

Cosa cambia quando si valutano i rischi in modo integrato? La risposta è nella qualità delle informazioni utilizzate al momento della crisi. Un sistema multi-hazard è in grado di identificare scenari in cui eventi distinti si influenzano reciprocamente, e di supportare le decisioni di allerta e di gestione dell’emergenza attraverso un quadro completo. Tutto questo concorre inoltre a migliorare la preparazione nel lungo termine, considerando il verificarsi in contemporanea dei pericoli.

Nel contesto multi-hazard, infatti, due o più fenomeni pericolosi possono verificarsi nello stesso periodo e/o nella stessa area geografica. Questo non implica necessariamente un rapporto causa-effetto diretto. I pericoli possono essere indipendenti ma simultanei oppure influenzarsi reciprocamente. Ad esempio, piogge intense e mareggiate possono aumentare il rischio di un’alluvione costiera.

Combinazioni di fenomeni come quelli descritti possono aumentare la vulnerabilità del territorio, moltiplicando gli impatti sociali ed economici, e richiedono analisi integrate.

Compito di ARISTOTLE è trasformare per ERCC dati scientifici complessi in informazioni chiare e utili per chi deve prendere decisioni operative rapide e finalizzate quindi anche a salvare vite umane e mitigare i danni.

Come funziona ARISTOTLE?

ARISTOTLE è una sala operativa virtuale in cui si alternano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, circa 170 esperti rappresentativi dei sei hazard attualmente monitorati. A supporto degli esperti c’è una rete di ricercatori e tecnici di oltre 23 istituzioni scientifiche di tutta Europa che garantisce informazioni puntuali, aggiornate e realistiche per un monitoraggio continuativo a scala globale.

Il team ARISTOTLE fornisce il servizio operativo in:

  • Modalità di risposta alle emergenze (ERM): in risposta al verificarsi di un evento naturale rilevante, il team si riunisce virtualmente ed effettua una valutazione multi-hazard dell’impatto dell’evento su popolazione e infrastrutture del Paese coinvolto. Entro le tre ore successive redige e invia a ERCC un rapporto dettagliato a Bruxelles;
  • Modalità operativa ordinaria (ROM): con un servizio trisettimanale di monitoraggio multi-hazard in cui redige un report di aggiornamento per ERCC degli eventi occorsi nei giorni precedenti descrivendo anche la loro evoluzione nei giorni a venire;
  • Con un servizio di science “on-demand” (SEOD) per supportare ERCC nella comprensione della fenomenologia di eventi catastrofici estremi o durante crisi particolarmente rilevanti. 

I primi dieci anni

Quest’anno ARISTOTLE compie 10 anni di operatività. Nato come progetto pilota, oggi fornisce supporto scientifico a ERCC attraverso l’analisi di centinaia di eventi naturali che hanno richiesto il coordinamento degli aiuti internazionali. Il progetto ha inoltre supportato l’ERCC anche in occasione di crisi non legate a eventi naturali, fornendo informazioni utili alle attività di intervento umanitario. 

Sintesi delle attivazioni di Aristotle durante i 4 contratti precedenti a quello attuale e suddivisa per le diverse modalità: ERM (l’emergenza per un grave evento), ROM (il report trisettimanale), STAF/SEOD (il servizio on-demand in caso di eventi complessi). 

Guardando al futuro, ARISTOTLE punta a diventare ancora più efficace, integrando altri rischi naturali come Meteorologia spaziale, siccità e ondate di calore, e nuovi strumenti di monitoraggio, per far sì che la scienza sia sempre più al servizio della società.

A cura di Giovanna Forlenza, Spina Cianetti, Licia Faenza, Giuseppe Salerno, Marco Olivieri, Valentino Lauciani del Centro ARISTOTLE.


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“Straborgo”: servizi di pulizia e raccolta rifiuti efficaci e puntuali

Iacomelli: “Ha funzionato il patto di collaborazione con i cittadini e gli esercenti”. Salvetti: “AAMPS/Retiambiente indispensabile per il successo di tutti i nostri eventi”.

In mezzo alla gente, ma con discrezione ed efficienza. Gli operatori di AAMPS/Retiambiente hanno contribuito alla riuscita dell’evento Straborgo che da venerdì 29 maggio a sabato 1 giugno ha visto migliaia di persone, tra cittadini e turisti, affollare le strade del quartiere. Una presenza continuativa per garantire la pulizia di Piazza Mazzini e delle strade limitrofe e realizzare la raccolta dei rifiuti sia con la vuotatura dei contenitori stradali sia con la raccolta dei materiali differenziati prodotti con quantitativi ingenti dagli esercenti della zona.

“Questa tipologia di manifestazione – commenta Aldo Iacomelli, Amministratore Unico AAMPS/Retiambiente – risulta per noi sempre particolarmente impegnativa soprattutto nel periodo estivo che prevede un’articolazione complessa dei nostri servizi di raccolta e spazzamento. Dobbiamo operare h24 e, allo stesso tempo, districarci tra la folla garantendo sempre le opportune condizioni di sicurezza per i nostri lavoratori e i cittadini. Siamo particolarmente soddisfatti nell’essere riusciti a dare il nostro contributo. Ho il piacere di sottolineare – conclude Iacomelli – la cooperazione che abbiamo riscontrato da parte degli organizzatori, degli abitanti del quartiere e degli esercenti che si sono prodigati per rispettare le regole straordinarie di conferimento dei rifiuti differenziati”.

“Lo dico da sempre – afferma Luca Salvetti, Sindaco di Livorno.  AAMPS/Retiambiente è un’azienda che funziona egregiamente nell’erogazione dei servizi resi alla cittadinanza e questi eventi ne sono la riprova. Senza i puntuali servizi di spazzamento e raccolta dei rifiuti non saremmo qui a parlare del successo di Straborgo. Ringrazio i lavoratori per il consueto impegno profuso, gli abitanti del quartiere per la disponibilità concessa e gli esercenti per avere collaborato al meglio delle rispettive possibilità. Ora sotto con le altre kermesse in programma per la lunga stagione estiva”.

L'articolo “Straborgo”: servizi di pulizia e raccolta rifiuti efficaci e puntuali proviene da Aamps Livorno.

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LUPI AVVELENATI, PROCURA INDAGA SU FITOFARMACI E FONDI EUROPEI

Entra nel vivo l’inchiesta sui lupi avvelenati nel territorio del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise tra Alfedena, Villetta Barrea, Pescasseroli e ai confini dell’area protetta in Marsica, in provincia dell’Aquila. L’indagine è portata avanti dalla Procura della Repubblica di Sulmona. Domani sarà ascoltato Dino Rossi, presidente del Cospa (Comitato agricoltori e allevatori d’Abruzzo). L’allevatore dovrebbe fornire agli inquirenti elementi utili sulle sostanze che sarebbero state utilizzate per le esche che hanno portato alla morte di almeno 23 lupi appenninici, alcune poiane e delle volpi. Tra gli elementi al centro degli accertamenti, come confermato anche da Rossi, ci saranno i dati relativi ai fitofarmaci maggiormente utilizzati in agricoltura e che dovrebbero essere stati impiegati per il veleno adoperato per sterminare i branchi. L’Istituto zooprofilattico sperimentale di Teramo ha confermato che il veleno utilizzato per la morte dei lupi è unico, per tutti gli animali sarebbe lo stesso. Si punta alla specificazione delle colture che vengono trattate con i prodotti incriminati e di chi li utilizzi, considerando che certi tipi di sostanze possono essere acquisite solo da aziende iscritte in particolari registri regionali e chi le compra deve essere registrato. Altre analisi riguardano il dna di un’esca in particolare per risalire al proprietario. I riflettori saranno inoltre puntati sui meccanismi legati alla caccia ai contributi europei, in particolare alla posizione di chi ne è rimasto escluso a causa dell’affitto di 20mila ettari da parte dell’Ente parco.

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2 GIUGNO, L’ULTIMA VOLTA DELLA VICEBRIGADIERE BRICIOLA

Anche per le mascotte arriva l’eta’ della ‘pensione’. Ma Briciola, la cagnolina entrata ufficialmente a far parte della “famiglia” della Fanfara del 4 Reggimento Carabinieri a cavallo nel 2014, difficilmente verra’ dimenticata dopo essere diventata un’attrazione fissa della parata militare del 2 giugno (e non solo). Arruolata ad un solo anno di vita, Briciola ha vissuto tutta la sua carriera (fino a conquistarsi i gradi di vicebrigadiere) all’interno della caserma di viale Tor di Quinto, coccolata da tutti e capace di muoversi con una disinvoltura sorprendente in mezzo a ‘colleghi’ animali molto piu’ ingombranti, i cavalli: la scelta cadde su di lei, meticcia ‘sfrontata’, proprio perche’ non dimostrava alcuna paura a muoversi tra gli zoccoli. Il momento clou della sua vita militare coincide con il 2015, quando davanti al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, improvviso’ una capriola destinata inevitabilmente a diventare virale e ad allargarne a dismisura la fama. Ora, svestita la ‘divisa’, verra’ adottata da un ufficiale ma, c’e’ da giurarci, continuera’ ad essere per tutti un simbolo della Benemerita.

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Evento sismico del 2 giugno 2026 (ML 6.2, Mw 6.1) e i terremoti profondi nel mar Tirreno 

Il terremoto di magnitudo ML 6.2 (Mw 6.1) delle ore 0:12:35 IT del 02 giugno 2026 localizzato nel Mar Tirreno, lungo la Costa Calabra nord-occidentale, ha avuto una profondità pari a circa 250 km

Nella regione del Tirreno sono piuttosto frequenti i terremoti profondi, a causa della subduzione della litosfera ionica sotto la Calabria. Questa sismicità, tipica delle zone di contatto tra placche oceaniche e continentali – come quelle del margine dell’oceano Pacifico e dell’oceano Indiano-, si manifesta nel nostro Paese laddove la litosfera del mar Ionio si approfondisce sotto l’arco calabro e il Tirreno meridionale. Il mar Ionio, infatti, rappresenta il relitto di un antico grande oceano che occupava la regione del Mediterraneo e che è stato “subdotto” e in parte riassorbito nel mantello terrestre per decine di milioni di anni prima sotto le Alpi e poi sotto gli Appennini.

Sezione verticale che taglia il bacino tirrenico da nord-ovest a sud-est dove è riportata la sismicità dal 2005 ad oggi, 2 giugno 2026, con profondità maggiori di 30 km. Si tratta di circa 11 mila terremoti, di questi circa 100 hanno magnitudo ≥ 4.0 e circa 500 magnitudo ≥ 3.0. Dati da terremoti.ingv.it, mappa e sezione di P. De Gori, INGV-ONT.

Per comprendere la struttura della placca litosferica ionica in subduzione (slab) sotto al mar Tirreno, in questa sezione verticale che taglia il bacino tirrenico da nord-ovest (indicato come S120 nella figura) a sud-est (indicato come N120 nella figura) è riportata la sismicità dal 2005 ad oggi, con profondità maggiori di 30 km. La sismicità “disegna” lo sprofondamento dello “slab” litosferico verso nord-ovest. La stella rappresenta la posizione del terremoto avvenuto oggi a una profondità di circa 250 km, e mostra come questo evento sia avvenuto in una porzione dello slab quasi verticale, prima della parte più profonda che sembra avere una immersione più graduale verso nord-ovest. 

In figura il segnale sismico registrato dalla stazione GIZZ, situata a Gizzeria (CZ) a nord di Lamezia Terme, a circa 38 km dall’epicentro. La differenza dei tempi di arrivo tra l’onda P e l’onda S è di circa 25 secondi a causa della notevole profondità ipocentrale. A parità di distanza dall’epicentro, se si trattasse di un terremoto crostale, quindi superficiale, tipico dell’Appennino, l’intervallo tra l’arrivo delle onde S e delle onde P sarebbe di soli 5 secondi circa.  

A causa dell’intervallo di diversi secondi che intercorre tra gli arrivi delle onde P e delle onde S, molte persone hanno erroneamente ipotizzato che si fossero verificati due terremoti distinti; in realtà, si tratta di due diverse tipologie di onde generate dal medesimo terremoto.

Sismogrammi del terremoto profondo (Mw 6.1) avvenuto nel Mar Tirreno il 2 giugno 2026 alle 00:12 italiane (1 giugno 2026 ore 22:12 UTC). Fonte: sito Progetto RS

In figura sono mostrati i segnali sismici, registrati dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale integrata, ordinati con la distanza espressa in gradi, da 0 a 14 gradi, fino a circa 1500 km. Si vedono i primi arrivi delle onde longitudinali – onde P – e delle onde trasversali – onde S; la linea rossa e la linea blu indicano i tempi di arrivo teorici delle onde P e delle onde S, rispettivamente. Dalla figura è evidente la marcata differenza tra i tempi di arrivo delle onde P e quelli delle onde S, che si osserva anche a brevi distanze epicentrali; questa è una caratteristica specifica degli eventi sismici molto profondi. 

Il risentimento sismico in superficie per eventi profondi è molto ampio e caratterizzato da una percezione di onde a più bassa frequenza rispetto a quelle ad alta frequenza caratteristiche dei terremoti superficiali. In questo caso il terremoto è stato avvertito dalla popolazione diffusamente dal Lazio alla Sicilia, come testimoniano gli oltre 7400 questionari arrivati fino a questo momento sul sito “Hai sentito il terremoto?”.

Mappa delle intensità macrosismiche basata sugli oltre 7400 questionari arrivati fino a questo momento sul sito “Hai sentito il terremoto?”.

Sui terremoti profondi nel mar Tirreno sono stati realizzati diversi articoli su questo blog e un video sul canale YouTube di INGVterremoti.


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Evento sismico Mw 6.1 al largo della Costa Calabra nord occidentale, 2 giugno 2026

Un terremoto di magnitudo ML 6.2 (Mw 6.1)  è stato registrato dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale alle ore 00:12 italiane del 2 giugno 2026,  con epicentro in mare a circa 20 km dalla Costa Calabra nord occidentale, nei pressi di Amantea (provincia di Cosenza). Il terremoto è avvenuto ad una profondità elevata, circa 250 km.

I terremoti profondi, caratteristici di quest’area del Mar Tirreno meridionale, sono provocati dal processo geologico di subduzione della litosfera ionica sotto la Calabria.

Secondo il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI15 v. 4.0, in passato in questa area sono avvenuti alcuni terremoti di magnitudo stimata (Mw) compresa tra 4 e 5,  tra  questi ricordiamo il terremoto del 2 ottobre 1743 di magnitudo Mw 5.1 con epicentro nei pressi di Amantea (CS). 

Dalla mappa della sismicità strumentale dal 1985 ad oggi notiamo che in questa area la sismicità è frequente con terremoti anche di magnitudo superiore a 4 come i due eventi di magnitudo ML 5.1 del 17 dicembre 2008 e del 18 maggio 1998. Entrambi questi terremoti hanno avuto ipocentri molto profondi, tra i 270 e i 310 km come quello di questa notte.

La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP), calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, mostra dei livelli di scuotimento  molto diffusi in tutte le regione meridionali, con valori massimi fino al IV-V grado MCS. 

Nonostante l’elevata profondità ipocentrale il terremoto avvenuto nel Mar Tirreno è stato avvertito diffusamente dal Lazio alla Sicilia, come testimoniano i questionari arrivati fino a questo momento sul sito “Hai sentito il terremoto?” . Di seguito la mappa che mostra la distribuzione dei risentimenti sul territorio in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg).

Per la mappa aggiornata cliccare sul seguente LINK: https://e.hsit.it/46107472/index.html  


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RISAIE, STUDIO: NEGLI ULTIMI 60 ANNI RADDOPPIATE LE EMISSIONI DI GAS SERRA

Le emissioni di gas serra provenienti dalle risaie sono raddoppiate negli ultimi 60 anni, ma modifiche pratiche alle aziende agricole potrebbero ridurre le emissioni di metano e contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici globali senza diminuire la produzione alimentare. È quanto riporta oggi – riporta Gea – un team di scienziati del Boston College sulla rivista Nature Food. Il riso nutre più della metà della popolazione mondiale, ma ha un impatto climatico sempre maggiore. Le risaie allagate emettono metano e protossido di azoto, due potenti gas serra. Con l’intensificarsi della coltivazione del riso a livello globale, comprendere la sua impronta di metano – e come ridurla senza compromettere la sicurezza alimentare – è diventata una priorità mondiale.

(Risaia, foto Hong Son su Pexels)

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ROMA, CAVALLI IN FUGA: SOSPESI DA PARATA I 4 VIGILI CHE HANNO ESPLOSO I BOTTI

I quattro vigili urbani di Roma che hanno esploso alcuni fuochi d’artificio al termine delle prove della parata del 2 giugno, causando la fuga di diversi cavalli, non parteciperanno alla sfilata del plotone in moto e non saranno sostituiti, per mancanza di tempo nel preparare altri agenti. Inoltre – riporta Nova – essendo in forze al Gruppo pronto intervento traffico, sono stati sottratti dai servizi in strada e messi a disposizione delle necessità d’ufficio del corpo della polizia locale della Capitale. Oggi, il comandante Mario De Sclavis, ha promesso “inflessibilità” sui provvedimenti al termine delle indagini, per le quali però “ci vuole tempo, non possiamo correre sugli accertamenti, la vicenda è importante e delicata, dobbiamo fare le cose con calma e bene”. Nei video circolati online si vedono quattro agenti della locale che accendono alcuni fuochi d’artificio e poco dopo diversi cavalli fuggono sulla via Cristoforo Colombo: gli animali, imbizzarriti, hanno ferito tre militari dell’esercito e una poliziotta, oltre a causare diversi danni, inclusi quelli ad alcune auto in sosta. Al momento la procura non ha aperto alcun fascicolo, ma non è escluso che possa farlo nei prossimi giorni. Nel frattempo, la polizia locale sta svolgendo una indagine interna. “Non ci sono iscritti nel registro degli indagati, attendiamo eventuali comunicazioni dalla Procura – ha aggiunto De Sclavis -. Non ho avuto alcun colloquio e confronto con i 4 agenti che hanno esploso i fuochi d’artificio perché stiamo conducendo una indagine interna e un colloquio privato sarebbe vietato dalla legge”.

“Allo Stato Maggiore non risulta l’abbattimento di nessun cavallo” appartenente ai reparti militari. “I cavalli infortunati sono 6/7 ma hanno riportato lesioni lievi”. Lo ha detto – riporta Ansa – il comandante della polizia locale di Roma Capitale, Mario De Sclavis, in merito all’incidente provocato dall’accensione di fuochi d’artificio da parte di un vigile urbano in compagnia di altri colleghi, che ha innescato la fuga di 30 cavalli.

(Frame dei cavalli in fuga)

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COMMISSIONE UE: TABELLA DI MARCIA PER ELIMINARE LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE

La Commissione Europea ha lanciato una tabella di marcia per eliminare gradualmente la sperimentazione sugli animali nelle valutazioni di sicurezza chimica, delineando una transizione verso tecniche che non prevedono l’utilizzo di animali. Con 22 azioni suddivise in tre pilastri – riporta Adnkronos – spiega la Commissione in una nota, la tabella di marcia prevede la graduale sostituzione della sperimentazione animale nelle valutazioni di sicurezza chimica in 15 settori, tra cui sostanze chimiche per usi industriali e di consumo, pesticidi e biocidi, prodotti farmaceutici e additivi per alimenti e mangimi. Il primo pilastro si concentra sulla realizzazione del cambiamento verso l’eliminazione graduale dell’uso di animali. Le azioni previste mirano ad accelerare lo sviluppo e l’adozione di approcci che non prevedono l’utilizzo di animali.

(Foto di repertorio)

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BOLOGNA, CORSO DI FORMAZIONE CON “PATENTINO” PER I PROPRIETARI DI GATTI

Per la prima volta in Emilia-Romagna prende il via un corso di formazione per proprietari di gatti. Un ciclo di incontri al termine del quale si potrà ottenere un vero e proprio ‘patentino’. Il progetto – riporta Dire – è stato ideato a Ozzano nell’Emilia, in provincia di Bologna, e a organizzarlo è la Pro Loco insieme ad Alma Mater, Regione, Ausl di Bologna e Ordine provinciale dei Veterinari. Il corso, totalmente gratuito e destinato non solo ai residenti di Ozzano, ma a chiunque sia interessato, sarà condotto dalla veterinaria Giulia Bompadre in collaborazione con Daniele Zambelli della Clinica ostetrica veterinaria. Per partecipare basta presentarsi al primo incontro, tutti gli appuntamenti si svolgeranno nella Sala del Consiglio comunale di Ozzano nelle giornate del 10, 17 e 24 giugno e 1 luglio, dalle 18.30 alle 20.30. Il corso, spiega il Comune, è “pensato per approfondire il benessere, i bisogni comportamentali e la corretta convivenza con il gatto domestico in continuità con esperienze già avviate in altre città italiane”. Durante il ciclo di incontri saranno affrontati temi importanti per la salute e il comportamento del gatto domestico come “emozioni, benessere e arricchimento ambientale”, ambiente salutare, sistemi di comunicazione, problemi comportamentali e aggressività, “stress da trasporto e manipolazioni”, rapporto coi bambini e sterilizzazione.

(Foto di repertorio)

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VENEZIA, TRAFFICO ILLEGALE DI CANI E GATTI SCOPERTO ALL’AEROPORTO

Un traffico illegale di cani e gatti è stato scoperto da personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dai finanzieri del Gruppo Tessera in servizio all’Aeroporto “Marco Polo” di Venezia. I militari – riporta LaPresse – hanno intercettato nello scalo aeroportuale un cittadino italiano arrivato da Mosca e Istanbul con al seguito quattro cuccioli, tre cani di razza Pomerania e un gatto di razza Maine Coon. In un primo momento, la documentazione esibita (passaporti francesi per i cani e passaporto polacco per il gatto) è apparsa autentica, ma i successivi approfondimenti hanno permesso di scoprire un traffico illecito di animali da compagnia destinati alla successiva commercializzazione. L’immissione dichiarata “non commerciale” di animali da compagnia, oltre all’evasione dei diritti di confine, consente – a chi la attua – di introdurre l’animale evitando di fornire garanzie sanitarie supplementari, come il necessario rispetto dei requisiti sanitari dell’allevamento di provenienza, di evitare la visita veterinaria dell’animale e la somministrazione dei vaccini prescritti dalla legge. Gli ulteriori accertamenti – svolti unitamente ai veterinari del Ministero della Salute – hanno permesso di appurare che non erano stati somministrati i vaccini necessari per l’ingresso nell’Unione Europea: i passaporti utilizzati per il trasporto dei cuccioli erano stati falsificati per eludere i controlli e i chip utilizzati come dispositivi di identificazione non erano conformi alle normative europee. L’uomo è stato denunciato a piede libero e i cuccioli, una volta accertato il loro stato di salute dalle autorità sanitarie, sono stati sequestrati e affidati in custodia giudiziale.

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AAMPS/Retiambiente: ancora un bilancio in utile

Approvato il bilancio 2025, è il settimo consecutivo. Il Sindaco: “AAMPS orgoglio della città”

Ratificando un utile di 252.000 € l’Assemblea dei Soci di AAMPS ha approvato nei giorni scorsi il bilancio aziendale 2025. Un risultato in linea con quanto registrato negli anni precedenti, comprendendo anche quelli relativi all’uscita anticipata dal concordato preventivo in continuità, con i bilanci che avevano ottenuto analoghi risultati (965.202€ nel 2019, 2.2912.441€ nel 2020, 515.035€ nel 2021, 94.835€ nel 2022, 131.270€ nel 2023 e 145.704 € nel 2024).

La notizia era stata anticipata nei giorni scorsi durante una conferenza stampa dedicata ai bilanci di tutte le aziende partecipate del Comune di Livorno, ma il Sindaco di Livorno Luca Salvetti, affiancato dall’Amministratore Unico Aldo Iacomelli e dalle assessore Viola Ferroni e Giovanna Cepparello, ha tenuto ad aprire un faro su AAMPS/Retiambiente.

Luca Salvetti, Sindaco di Livorno

“Sono orgoglioso di questa azienda, dei servizi che eroga e di tutti i suoi lavoratori. Nel 2019 abbiamo trovato AAMPS in concordato preventivo, con un futuro a dir poco incerto e il rischio concreto di vederla soccombere sotto il peso di conti sballati e servizi alla cittadinanza inadeguati. Ora registriamo l’ennesimo bilancio in utile consecutivo, con il personale incrementato e stabilizzato e prospettive di consolidamento e sviluppo prima impensabili. In tale percorso siamo riusciti a traghettarla in RetiAmbiente consolidandone la vocazione industriale e riuscendo a contenere la TARI senza aumentarla per cinque anni e allineandola agli importi degli altri capoluoghi di provincia della Toscana. Sono i fatti che ci permettono di respingere al mittente le accuse sollevate recentemente da alcuni esponenti dell’opposizione in consiglio comunale ammantate di macroscopiche inesattezze e castronerie indecifrabili sia riconducibili all’azienda sia alla sua holding”.

Viola Ferroni, assessora alle Società Partecipate

“AAMPS ha fatto un incontrovertibile cambio di passo tornando ad essere un’azienda in salute con un ruolo di primo piano sia nell’erogazione dei servizi alla cittadinanza sia tra le società operative locali dell’Ato Toscana Costa che compongono la galassia Retiambiente e dove l’azienda riveste un ruolo di primo piano assoluto. Il cammino è stato impervio con ostacoli che sembravano insormontabili. Oggi siamo invece nella possibilità di guardare al futuro con grande ottimismo e rinnovate prospettive di consolidamento sia sul versante economico-finanziario sia su quello dello sviluppo industriale”.

Giovanna Cepparello, assessora alla Gestione dei rifiuti e Igiene ambientale

“I numeri sono dalla nostra parte e ci dicono che AAMPS può cogliere risultati importanti inerenti la vocazione ambientale che è chiamata a rappresentare ed esprimere. Nonostante mesi di particolare difficoltà, dovuti a contingenze operative affrontate con impegno e sacrificio da parte di tutti, oggi l’azienda può guardare in avanti con rinnovato entusiasmo e approssimarsi ad innovare e introdurre importanti cambiamenti nella gestione dei rifiuti a livello locale in linea con le strategie condivise con le altre SOL del gruppo Retiambiente. Chiederemo ai cittadini la consueta collaborazione con l’obiettivo di aumentare le percentuali di raccolta differenziata, conferendo materiali di maggiore qualità, e allo stesso tempo continuare a diminuire la produzione dei rifiuti nelle rispettive abitazioni”.

Aldo Iacomelli, Amministratore Unico

AAMPS è un fiore all’occhiello di Livorno. Una società interamente pubblica che eroga servizi ambientali a favore della città fin dal 1949 con grande efficacia ed efficienza impegnando 421 lavoratori in moto perpetuo nella raccolta dei rifiuti, nella pulizia delle strade e nei servizi cimiteriali e commerciali. Tutto questo con i conti sotto controllo suffragati anche dall’assenza di debiti e avendo comunque effettuato importanti investimenti, attingendo a finanziamenti dedicati, senza fare ricorso al credito bancario. Il tutto nella massima trasparenza richiesta ad una società in house providing in affiancamento alla sua holding con la quale condividere strategie industriali ben ponderate”.

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La ricerca scientifica a portata di clic: il catalogo della Firenze University Press

La ricerca scientifica a portata di clic: scopri il catalogo open access di Firenze University Press

La condivisione libera della conoscenza è uno dei pilastri fondamentali dell'università moderna e una risorsa preziosa per lo sviluppo culturale, economico e sociale delle comunità locali. In questo scenario, la Firenze University Press (FUP), la casa editrice dell'Università di Firenze, si conferma una realtà d'avanguardia.

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La ricerca scientifica a portata di clic: il catalogo della Firenze University Press

La ricerca scientifica a portata di clic: scopri il catalogo open access di Firenze University Press

La condivisione libera della conoscenza è uno dei pilastri fondamentali dell'università moderna e una risorsa preziosa per lo sviluppo culturale, economico e sociale delle comunità locali. In questo scenario, la Firenze University Press (FUP), la casa editrice dell'Università di Firenze, si conferma una realtà d'avanguardia.

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Acumen Cyber and AttackIQ Partner to Strengthen Cyber Defense Validation

Acumen Cyber has announced a strategic partnership with AttackIQ to help organizations continuously validate their cyber defenses against real-world threats and reduce exposure to modern attacks.

The partnership combines Acumen Cyber’s engineering-led security operations expertise with AttackIQ’s Continuous Threat Exposure Management (CTEM) platform. Together, the companies aim to help organizations identify exploitable attack paths, validate security controls, and prioritize remediation efforts based on actual risk rather than theoretical vulnerabilities.

Moving beyond traditional vulnerability management

As cybercriminals increasingly leverage artificial intelligence and automation, organizations are struggling to keep pace with the growing volume of vulnerabilities and security alerts.

According to Acumen Cyber and AttackIQ, traditional approaches centered on vulnerability counts, severity ratings, and periodic assessments are no longer enough. Security teams need continuous visibility into how attackers could move through their environments and whether existing controls are capable of stopping them.

The partnership is designed to help organizations continuously test defensive effectiveness, validate security investments, and focus resources on the attack paths that present the greatest risk.

Carl Wright, Chief Commercial Officer at AttackIQ, said many organizations are overwhelmed by security findings but still lack clarity about where they are truly vulnerable.

“Threat Debt changes the conversation from managing lists of vulnerabilities to understanding and reducing accumulated adversary opportunity,” Wright said.

Continuous validation becomes a priority

As part of the partnership, Acumen Cyber’s engineers will emulate real-world adversary techniques mapped to frameworks such as MITRE ATT&CK. This will allow organizations to test whether their preventive and detective controls can successfully stop modern attack methods.

The companies say the approach helps uncover where vulnerabilities, identity exposures, misconfigurations, and control gaps combine to create viable attack paths to critical assets.

Mark Robertson, CEO of Acumen Cyber, said organizations need to focus less on activity metrics and more on measurable security outcomes.

“Most organizations still operate security programs built around activity metrics instead of validated outcomes,” Robertson said. “The reality is that adversaries exploit paths, not isolated findings.”

He added that the partnership will enable customers to continuously identify attacker opportunities and systematically reduce what AttackIQ calls “Threat Debt” before those weaknesses can be exploited.

Measuring exposure through Threat Debt

A key component of the partnership is the AttackIQ Threat Debt Index, which provides organizations with a framework for measuring accumulated adversary opportunity across their environments.

The index is designed to track how attack paths change over time, identify where new exposure has emerged, and show where security controls are successfully reducing risk. This gives organizations a way to measure cyber resilience based on validated outcomes rather than simply reporting on security activities.

As organizations continue to face increasingly sophisticated cyber threats, Acumen Cyber and AttackIQ believe continuous validation and threat-informed defense will play a growing role in helping security teams stay ahead of attackers.

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Politiche giovanili e fondi europei: il 18 giugno a Prato arriva la “Palestra di Progettazione” Erasmus+ e ESC

Politiche giovanili e fondi europei: il 18 giugno a Prato arriva la “Palestra di Progettazione” Erasmus+ e ESC

Un'importante opportunità formativa e di networking sul territorio dedicata al mondo delle politiche giovanili e ai finanziamenti europei. Il prossimo 18 giugno 2026, Prato ospiterà la “Palestra di Progettazione”, un incontro gratuito e operativo incentrato sui programmi europei Erasmus+ (sezione Gioventù e Sport) e Corpo europeo di solidarietà (ESC).

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Politiche giovanili e fondi europei: il 18 giugno a Prato arriva la “Palestra di Progettazione” Erasmus+ e ESC

Politiche giovanili e fondi europei: il 18 giugno a Prato arriva la “Palestra di Progettazione” Erasmus+ e ESC

Un'importante opportunità formativa e di networking sul territorio dedicata al mondo delle politiche giovanili e ai finanziamenti europei. Il prossimo 18 giugno 2026, Prato ospiterà la “Palestra di Progettazione”, un incontro gratuito e operativo incentrato sui programmi europei Erasmus+ (sezione Gioventù e Sport) e Corpo europeo di solidarietà (ESC).

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Rifiuti: quali servizi nella festività del 2 giugno

Alla raccolta solo alcune modifiche nelle aree Livorno Est e Picchianti-Porta a Terra

In vista della festività di martedì 2 giugno AAMPS/Retiambiente conferma che il servizio di raccolta dei rifiuti si svolgerà regolarmente. Sono previsti solo alcuni cambiamenti negli itinerari di interesse per gli abitanti delle aree Livorno Est e Picchianti-Porta a Terra.

Ecco il dettaglio suddiviso per Aree valido per la raccolta nel giorno della Festa della Repubblica:

Area Livorno Nord
Indifferenziato: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.

Area Sant’Jacopo Marradi
Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il lunedì.

Area Vittoria Stazione Zola
Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.

Area Livorno est
Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Area Picchianti – Porta a Terra
Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Area Ardenza – La Rosa
Organico: servizio attivo la mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Livorno Sud
Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.

Pentagono

Multimateriale: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 19.30 alle 20.00 del giorno di raccolta.

Aree Pentagono e Centro Allargato
Tutti i contenitori stradali presenti nelle aree “Pentagono” e “Centro Allargato” saranno regolarmente vuotati. Il Centro di raccolta “Livorno Sud” e il “Centro del riuso creativo” saranno chiusi martedì e riapriranno il giorno seguente. Servizio di raccolta pannolini/pannoloni: non effettuato nei giorni festivi.

Ringraziamo i cittadini per la consueta collaborazione. Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).

 

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Il 78% delle aziende ha già subito o sospetta incidenti legati all’IA

A leggere il nuovo “2026 Cloud Security Report” realizzato da Check Point insieme a Cybersecurity Insiders, sembra proprio che l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende stia crescendo più rapidamente della capacità delle organizzazioni di proteggerla. Il report, basato sulle risposte di 1.042 professionisti IT e cybersecurity provenienti da organizzazioni di tutto il mondo, mostra un quadro […]

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Check Point Launches AI Agents That Think Like Attackers as Autonomous Exploitation Reaches Critical Threat Level

Check Point Software has launched Agentic Exposure Validation (AEV), a new AI-driven capability within its Exposure Management platform that uses autonomous agents to reason like attackers and provide security teams with hard evidence of what is genuinely exploitable in their environment, before adversaries can act on it.

The launch comes as the threat landscape undergoes a fundamental shift. Frontier AI models are now capable of autonomously identifying and weaponising vulnerabilities at machine speed, compressing the mean time from CVE disclosure to confirmed exploitation from 2.3 years in 2018 to roughly 10 hours in 2026. At the same time, 72.7% of exploited CVEs in 2026 are hitting as zero-days, up from just 16.1% eight years ago.

Beyond Severity Scores

Traditional vulnerability management has long relied on static severity scores, leaving security teams to sift through thousands of flagged issues without knowing which represent a real, reachable risk. AEV takes a materially different approach: rather than assigning a score and moving on, it deploys AI agents that work through each potential exposure using logic that mirrors attacker reasoning.

The agents correlate exposure data with asset context, live threat intelligence, existing control coverage, and known exploit research to determine whether a path to compromise actually exists. When a route is blocked by an existing control, AEV pivots to an alternative attack path. If no viable path exists, the threat is discarded. If exploitation is feasible, the system produces direct evidence, giving security teams the confidence to prioritise and act.

Early customer engagements have already shown the capability of generating novel exploits for dozens of vulnerabilities that had no previously published exploit code, illustrating the analytical depth of the agents.

Closing the AI Arms Race Gap

Yochai Corem, General Manager of Exposure Management at Check Point, said the product addresses a problem that has become existential for enterprise security teams: “The era of autonomous, AI-driven exploitation is here. Frontier AI models are attacking critical vulnerabilities at scale, without human steering. Security teams are already inundated and cannot effectively address that emerging threat.”

Corem added that AEV is designed to put defenders on equal footing: “Agentic Exposure Validation is our answer: AI agents that reason like attackers reviewing your organisation’s digital surface from the outside with our unique threat intelligence context, and prove what is actually exploitable, providing security teams the evidence and the remediation to act smartly and effectively before attackers do.”

A Critical Piece of CTEM

Check Point positions AEV as a validation layer within Continuous Threat Exposure Management (CTEM) programmes, moving organisations from discovery and prioritisation into evidence-based exposure reduction. The validation step has historically been manual, slow, and resource-intensive. AEV’s safe proving loop, analysing assets and CVEs, enriching findings with live Check Point threat intelligence, verifying whether existing controls already block the path, and building targeted validation without disruptive techniques, is designed to make that step autonomous and continuous.

Agentic Exposure Validation is available now as part of Check Point Exposure Management. Organisations can request a complimentary AEV scan to see what an agentic attacker would uncover on their external attack surface.

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Proton Mail Lets Users Send and Receive Gmail Directly Without Giving Google Access to Proton Inbox

Swiss privacy company Proton has rolled out a significant update to Proton Mail that allows users to connect their Gmail accounts directly to the platform. The feature, announced on 28 May 2026, enables Gmail messages to be imported into Proton Mail and allows users to send and receive emails from their Gmail address, all without toggling between separate inboxes.

The integration is aimed at users looking to transition away from Google’s ecosystem but who face the practical challenge of updating contacts and switching services one by one. Rather than forcing an abrupt departure, Proton is offering a bridge: a managed migration path where Gmail activity is gradually absorbed into Proton Mail.

What the Feature Does, and What It Does Not

When a user activates the Gmail connection via Proton’s Easy Switch tool, their most recent Gmail messages are imported into Proton Mail. Going forward, new emails arriving in Gmail will continue to appear automatically in the Proton inbox. Crucially, Proton says the connection is strictly one-directional in terms of access: connecting Gmail does not grant Google any visibility into the user’s Proton Mail inbox.

From a security standpoint, this is a meaningful distinction. Proton positions the feature as a transitional tool rather than a permanent hybrid solution. The company acknowledges that Google continues to read emails received by a Gmail account, including any sensitive communications. The feature is designed to shrink that exposure over time, not eliminate it overnight.

Privacy Protections Applied to Gmail Traffic

Proton says it applies its standard email protections to Gmail content viewed through the Proton Mail interface. That includes tracker removal, ad stripping, and spam filtering. Unlike Gmail, which the company describes as fundamentally built around advertising, Proton does not scan email content, build advertising profiles, or use user data for AI training purposes.

Proton also highlights an encryption benefit: when both parties in a conversation use Proton Mail, messages exchanged between connected Gmail addresses become end-to-end encrypted, meaning Google cannot read those communications. This incentivises users to encourage their contacts to make the same switch.

A Gradual Exit Strategy from Big Tech

Proton is explicit that the feature is not a long-term solution. The company frames it as part of a broader, gradual transition away from Google, designed to make the process manageable. The recommended approach is for users to update all their important accounts to their Proton address, after which Gmail receives only low-priority mail. Users can then disconnect Gmail entirely from Proton Mail and, if they choose, delete their Google account altogether.

The feature is rolling out gradually, meaning not all users will see it immediately. Setup is straightforward: users open the Easy Switch section in their Proton Mail settings and connect their Gmail account. In addition to Gmail, Proton supports email imports from Outlook, Yahoo, and Apple Mail via the same Easy Switch tool or a standalone import utility.

Wider Context: Google’s Data Practices Under Scrutiny

The launch arrives against a backdrop of sustained criticism of Google’s data harvesting practices. Google uses Gmail activity, including which emails are opened and interacted with, to build user profiles that feed its advertising ecosystem. The company also uses approximate location data derived from email activity to personalise ads. By routing Gmail through Proton’s interface rather than Google’s own apps, users can reduce their exposure to this data collection, even while maintaining their Gmail address.

For IT and security teams advising organisations or individuals on reducing Big Tech data exposure, Proton’s new approach represents a pragmatic middle ground: it acknowledges that cold-turkey Gmail abandonment is impractical for many users and provides a structured, privacy-improving alternative.

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SEO poisoning e chatbot AI dirottati per un malware miner

Le campagne di SEO poisoning non sono certo una novità nel panorama cybercriminale. Da decenni gli attaccanti manipolano i motori di ricerca per spingere siti malevoli tra i primi risultati, inducendo gli utenti a scaricare malware credendo di visitare pagine legittime. Ma una nuova campagna analizzata da Microsoft Security Blog mostra un’evoluzione particolarmente interessante del […]

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Proiezione del film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, presso il Cinema Teatro 4 Mori

Proiezione del film "C'è ancora domani" di Paola Cortellesi, presso Cinema Teatro 4 Mori

In occasione dell’80º anniversario della Repubblica italiana e del voto alle donne, ISTORECO, insieme ad ANPI, ANPPIA, ANED e al Cinema Teatro 4 Mori, invita la cittadinanza alla proiezione del film C’è ancora domani di Paola Cortellesi, che si terrà lunedì 1 giugno 2026 alle ore 21 presso il Cinema Teatro

4 Mori di Livorno con ingresso gratuito.

 

C’è ancora domani racconta, con forza e sensibilità, la condizione femminile nell’Italia del dopoguerra con una narrazione incentrata su una figura del popolo vessata in famiglia dall’atteggiamento arrogante e violento del marito e del suocero, due esemplari del peggiore, ed ancora attuale, patriarcato. Il marito non desidera che la moglie vada a votare e la protagonista si organizza per esercitare questo nuovo diritto. Prima tappa di un lungo cammino verso il riconoscimento dei diritti, da quello del voto, a quello della parità salariale per eguale lavoro, a quello dell’aborto, così come il diritto di ricoprire qualsiasi ruolo nell’ amministrazione dello Stato.

Riproporlo significa sollecitare una riflessione su quanto quella conquista abbia trasformato il Paese e su quanto ancora sia necessario impegnarsi per una piena ed egualitaria cittadinanza democratica.

La serata sarà introdotta dai saluti delle autorità e dal Presidente di ISTORECO, Claudio Massimo Seriacopi. Seguiranno un intervento di Catia Sonetti, Direttrice di ISTORECO, e della Prof.ssa Chiara Tognolotti, storica del cinema (Università di Pisa).

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Netherlands Seizes 800 Servers, Arrests 2 for Aiding Cyberattacks

Authorities in the Netherlands have arrested the co-owners of two related Internet hosting companies for operating IT infrastructure used by Russia to carry out cyberattacks, influence operations and disinformation campaigns inside the European Union. The two men were the focus of a 2025 KrebsOnSecurity story about how their hosting companies had assumed control over the technical infrastructure of Stark Industries Solutions, an Internet service provider sanctioned last year by the EU as a frequent staging ground for cyber mischief from Russia’s intelligence agencies.

An investigator with the Tax Intelligence and Investigation Service (FIOD), the Dutch financial crimes agency, during the raid. Image: FIOD.

The Dutch daily news outlet de Volkskrant reports that the Dutch financial crime agency FIOD on May 18 arrested a 57-year-old from Amsterdam and a 39-year-old from The Hague, charging them with violating sanctions law by directly or indirectly making economic resources available to EU-sanctioned entities.

The Dutch investigation focuses on Stark Industries, a sprawling hosting provider that materialized just two weeks before Russia invaded Ukraine. As detailed in this May 2024 deep-dive, Stark quickly became the source of massive distributed denial-of-service (DDoS) attacks against European targets, and emerged as a top supplier of proxy and anonymity services that showed up time and again in cyberattacks linked to Russia-backed hacking groups.

That report identified two Moldovan brothers — Ivan and Yuri Neculiti and their company PQHosting — who were providing one of Stark’s two main conduits to the larger Internet. In May 2025, the EU sanctioned PQHosting and the Neculiti brothers for aiding Russia’s hybrid warfare efforts. But as KrebsOnSecurity observed in September 2025, those sanctions failed to target Stark’s remaining connection to the Internet — an Internet service provider based in the Netherlands called MIRhosting.

MIRhosting is operated by Andrey Nesterenko, a 39-year-old Russian native who runs the business out of the Netherlands.  News that PQHosting and the Neculiti brothers were about to be sanctioned by the EU leaked in the media nearly two weeks before the sanctions were announced last year. During that time, the Stark network assets were transferred from PQHosting to a new entity called the[.]hosting, under the control of the Dutch entity WorkTitans BV.

And as our September 2025 report showed, WorkTitans was controlled by Nesterenko and a 57-year-old from Amsterdam named Youssef Zinad. On top of that, WorkTitans was getting connectivity to the larger Internet solely through MIRhosting, where Zinad had worked previously.

On May 18, Dutch financial crime investigators arrested Nesterenko and Zinad, and searched three businesses in Enschede and Almere and two data centers in Dronten and Schiphol-Rijk. A statement from the Dutch authorities said they also seized laptops, telephones and more than 800 servers.

A message to the-hosting customers immediately after 800 of its servers were seized by Dutch authorities. The message says that unfortunately data stored on the server has been lost and cannot be recovered.

De Volkskrant said it reviewed data showing WorkTitans and MIRhosting were the most-used networks in pro-Russian attacks on Danish government bodies between November 13 and 19, 2025, the week of Denmark’s municipal elections.

The publication wrote that prior to Nesterenko’s arrest, the MIRhosting founder denied that he knew his servers had been misused by pro-Russian cybercriminals. “He said he had ended all services with the Neculiti brothers when the EU sanctions came into force in May 2025,” and the he “reserved all rights to take action against ‘harmful and incorrect publications,” de Volkskrant wrote.

MIRhosting released a statement saying it has initiated an internal investigation into the alleged facts concerning the elections in Denmark, and that it has temporarily paused services to WorkTitans as a precautionary measure while the matter is being reviewed further.

“Based on our preliminary findings, there are no indications that the services over which we exercise control were actually used to influence the Danish elections,” the statement reads. “No anomalies or spikes were observed in our network traffic during the period mentioned in the publication; had large-scale DDoS attacks occurred, such activity would have been evident. Furthermore, prior to the media publication, we had not received any complaints, abuse reports, or official requests regarding suspicious activities or misuse of our network. Meanwhile, our regular operational activities continue, and our service to our other clients remains fully intact.”

Born in Nizhny Novgorod, Russia, Mr. Nesterenko grew up as a piano prodigy who performed publicly at a young age. In 2004, Nesterenko founded MIRhosting’s parent Innovation IT Solutions Corp., which has the notable distinction of being the company responsible for hosting stopgeorgia[.]ru, a hacktivist website for organizing cyberattacks against Georgia that appeared at the same time Russian forces invaded the former Soviet nation in 2008. That conflict was thought to be the first war ever fought in which a notable cyberattack and an actual military engagement happened simultaneously.

Responding to questions shared via email, Nesterenko said MIRhosting does not support cybercrime, sanctions evasion, or illegal activity, and that the allegations and arrest by Dutch authorities have been extremely harmful to him and his company.

“The transition to the.hosting was not intended to evade sanctions,” Nesterenko wrote. “The hardware and customer portfolio had already been transferred to WorkTitans before the sanctions appeared. Closing or damaging a legitimate Dutch infrastructure company will not stop cybercrime, but it will harm many people who have done nothing wrong.”

Far less is public about the 57-year-old Zinad, who reportedly has been keeping a low profile since our story last year. De Volkskrant reported that Zinad blocked access to his LinkedIn account, had gone months without responding to emails, WhatsApp messages and phone calls, and told a colleague that illness was forcing him to lead a somewhat more reclusive life.

Mr. Zinad’s now-defunct LinkedIn profile. It was full of posts for MIRhosting’s services.

Mr. Nesterenko claims Zinad was never an employee of MIRhosting.

“He helped me and MIRhosting with certain business tasks under a normal business-to-business arrangement between companies,” Nesterenko explained.

However, in previous emails to KrebsOnSecurity, Nesterenko carbon copied Mr. Zinad (who had a @mirhosting.com email), explaining that he was part of the company’s legal team. Also, the Dutch website stagemarkt[.]nl lists Youssef Zinad as an official contact for MIRhosting’s offices in Almere.

Mr. Zinad has never responded to requests for comment. Nor did de Volkskrant have any luck tracking him down. The publication said it repeatedly asked Mr. Zinad (referred to here as simply “Z”), but he reportedly avoided every form of contact.

“‘I am unavailable but will respond to your message as soon as possible,’ reads an automated reply on WhatsApp on 2 October 2025,” de Volkskrant reported. “It is the only response de Volkskrant would receive in months. He did not pick up his phone and did not call back. When an acquaintance asked him via LinkedIn to contact the reporter, he blocked access to his LinkedIn page. At an address in Almere where Z.’s personal limited company is registered, no one was present in April. The corner house’s blinds were drawn, and a pile of rubbish bags lay outside next to a container, as if someone had recently left. A neighbour said he knew the man but did not know where he was staying. Z. was later arrested at a residence in Amsterdam.”

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Presentazione del volume “Storia della Repubblica. L’Italia dalla liberazione ad oggi” di Guido Crainz

Presentazione del volume "Storia della Repubblica. L'Italia dalla liberazione ad oggi" di Guido Crainz

Mercoledì 26 maggio 2026, ore 17.00, Edificio dell’Orologio – Piazza L. Orlando, Livorno
Presentazione del volume Storia della Repubblica. L’Italia dalla Liberazione ad oggi (1945–2026) di Guido Crainz (Donzelli, 2026).

Ottant’anni di storia repubblicana sono il risultato di un percorso intenso, intriso di speranze e delusioni, di traumi e mutamenti inavvertiti. Quanto siamo cambiati? E quanta parte di questa storia è ancora viva nella nostra memoria collettiva? Con questo volume Crainz ripercorre l’Italia dalla Ricostruzione fino ai giorni nostri, con uno sguardo capace di intrecciare politica, società e cultura di massa, e con un capitolo finale dedicato agli ultimi dieci anni e alle trasformazioni in corso nella fisionomia culturale e istituzionale del paese.

Con l’autore dialogheranno Rocco Garufo (Assessore del Comune di Livorno) e Catia Sonetti (Direttrice ISTORECO Livorno). Introduce e coordina Claudia Pavoletti, giurista e operatrice culturale.
L’ingresso è libero e gratuito.

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Assistenza domiciliare più intelligente, più vicina alle persone - la nuova app PROASSIST 4.0

Assistenza domiciliare più intelligente, più vicina alle persone - la nuova app PROASSIST 4.0

Il video presenta la nuova app PROASSIST 4.0 che monitora i parametri dei pazienti a distanza. Gli operatori tracciano ogni intervento in tempo reale per offrire un’assistenza mirata. È il progetto Fragilità Sostenuta a Domicilio: tecnologia e cura che lavorano insieme per le persone fragili. Un'iniziativa di SmartHUB, il laboratorio di innovazione nato a Firenze dalla collaborazione tra Fondazione CR Firenze, che oltre a promuovere l’iniziativa la sostiene, Università degli Studi di Firenze, Azienda USL Toscana CentroSocietà della Salute, Fondazione PIN e Medea Srl.

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Assistenza domiciliare più intelligente, più vicina alle persone - la nuova app PROASSIST 4.0

Assistenza domiciliare più intelligente, più vicina alle persone - la nuova app PROASSIST 4.0

Il video presenta la nuova app PROASSIST 4.0 che monitora i parametri dei pazienti a distanza. Gli operatori tracciano ogni intervento in tempo reale per offrire un’assistenza mirata. È il progetto Fragilità Sostenuta a Domicilio: tecnologia e cura che lavorano insieme per le persone fragili. Un'iniziativa di SmartHUB, il laboratorio di innovazione nato a Firenze dalla collaborazione tra Fondazione CR Firenze, che oltre a promuovere l’iniziativa la sostiene, Università degli Studi di Firenze, Azienda USL Toscana CentroSocietà della Salute, Fondazione PIN e Medea Srl.

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Corso in Design Tessile e Moda: Emilio Cavallini ospite al Laboratorio di Progettazione

Corso in Design Tessile e Moda: Emilio Cavallini ospite al Laboratorio di Progettazione

Il ciclo di incontri formativi del corso di laurea in Design Tessile e Moda del Polo di Prato dell'Università di Firenze si arricchisce di un nuovo importante capitolo. Dopo il recente workshop che ha visto protagonista Marina Semprini, gli studenti hanno avuto l'opportunità di confrontarsi con Emilio Cavallini, una figura che da decenni unisce in modo indissolubile il mondo della moda e quello dell'arte contemporanea.

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GiovaniSì - Servizio Civile Regionale: bando aperto per i giovani toscani

GiovaniSì - Servizio Civile Regionale: bando aperto per i giovani toscani

Domande entro il 10 giugno - Il bando del Servizio Civile Regionale è un’opportunità che mette a disposizione ben 2.396 posti per giovani dai 18 ai 29 anni all'interno di 399 progetti dislocati in tutto il territorio toscano. L'iniziativa della Regione Toscana nell'ambito di GiovaniSì è cofinanziata dal Fondo Sociale Europeo Plus (PR FSE+ 2021-2027) e  mira a offrire ai partecipanti un anno di crescita formativa, civile e professionale.

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HackerOne taglia drasticamente le ricompense dei bug bounty

L’epoca d’oro dei bug bounty potrebbe stare entrando in una nuova fase molto più complessa. HackerOne, una delle piattaforme più importanti al mondo per la segnalazione responsabile di vulnerabilità, ha drasticamente ridotto le ricompense economiche del proprio programma Internet Bug Bounty (IBB), provocando forti reazioni nella comunità dei ricercatori di sicurezza. Secondo quanto riportato da […]

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Alleged Kimwolf Botmaster ‘Dort’ Arrested, Charged in U.S. and Canada

Canadian authorities on Wednesday arrested a 23-year-old Ottawa man on suspicion of building and operating Kimwolf, a fast spreading Internet-of-Things botnet that enslaved millions of devices for use in a series of massive distributed denial-of-service (DDoS) attacks over the past six months. KrebsOnSecurity publicly named the suspect in February 2026 after the accused launched a volley of DDoS, doxing and swatting campaigns against this author and a security researcher. He now faces criminal hacking charges in both Canada and the United States.

A criminal complaint unsealed today in an Alaska district court charges Jacob Butler, a.k.a. “Dort,” of Ottawa, Canada with operating the Kimwolf DDoS botnet. A statement from the Department of Justice says the complaint against Butler was unsealed following the defendant’s arrest in Canada by the Ontario Provincial Police pursuant to a U.S. extradition warrant. Butler is currently in Canadian custody awaiting an initial court hearing scheduled for early next week.

The government said Kimwolf targeted infected devices which were traditionally “firewalled” from the rest of the internet, such as digital photo frames and web cameras. The infected systems were then rented to other cybercriminals, or forced to participate in record-smashing DDoS attacks, as well as assaults that affected Internet address ranges for the Department of Defense. Consequently, the DoD’s Defense Criminal Investigative Service is investigating the case, with assistance from the FBI field office in Anchorage.

“KimWolf was tied to DDoS attacks which were measured at nearly 30 Terabits per second, a record in recorded DDoS attack volume,” the Justice Department statement reads. “These attacks resulted in financial losses which, for some victims, exceeded one million dollars. The KimWolf botnet is alleged to have issued over 25,000 attack commands.”

On March 19, U.S. authorities joined international law enforcement partners in seizing the technical infrastructure for Kimwolf and three other large DDoS botnets — named Aisuru, JackSkid and Mossad — that were all competing for the same pool of vulnerable devices.

On February 28, KrebsOnSecurity identified Butler as the Kimwolf botmaster after digging through his various email addresses, registrations on the cybercrime forums, and posts to public Telegram and Discord servers. However, Dort continued to threaten and harass researchers who helped track down his real-life identity and dramatically slow the spread of his botnet.

Dort claimed responsibility for at least two swatting attacks targeting the founder of Synthient, a security startup that helped to secure a widespread critical security weakness that Kimwolf was using to spread faster and more effectively than any other IoT botnet out there. Synthient was among many technology companies thanked by the Justice Department today, and Synthient’s founder Ben Brundage told KrebsOnSecurity he’s relieved Butler is in custody.

“Hopefully this will end the harassment,” Brundage said.

An excerpt from the criminal complaint against Butler, detailing how he ordered a swatting attack against Ben Brundage, the founder of the security firm Synthient.

The government says investigators connected Butler to the administration of the KimWolf botnet through IP address, online account information, transaction records, and online messaging application records obtained through the issuance of legal process. The criminal complaint against Butler (PDF) shows he did little to separate his real-life and cybercriminal identities (something we demonstrated in our February unmasking of Dort).

In April, the Justice Department joined authorities across Europe in seizing domain names tied to nearly four-dozen DDoS-for-hire services, although because of a bureaucratic mix-up the list of seized domains has remain sealed until today. The DOJ said at least one of those services collaborated with Butler’s Kimwolf botnet.

A statement from the Ontario Provincial Police said a search warrant was executed on March 19 at Butler’s address in Ottawa, where they seized multiple devices. As a result of that investigation, Butler was arrested and charged this week with unauthorized user of computer; possession of device to obtain unauthorized use of computer system or to commit mischief; and mischief in relation to computer data. He is scheduled to remain in custody until a hearing on May 26.

In the United States, Butler is facing one count of aiding and abetting computer intrusion. If extradited, tried and convicted in a U.S. court, Butler could face up to 10 years in prison, although that maximum sentence would likely be heavily tempered by considerations in the U.S. Sentencing Guidelines, which make allowances for mitigating factors such as youth, lack of criminal history and level of cooperation with investigators.

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Using OpenTelemetry and the OTel Collector for Logs, Metrics, and Traces

OpenTelemetry (fondly known as OTel) is an open-source project that provides a unified set of APIs, libraries, agents, and instrumentation to capture and export logs, metrics, and traces from applications. The project’s goal is to standardize observability across various services and applications, enabling better monitoring and troubleshooting.

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14 luglio - Open Day con tutta l'offerta dell’Università di Firenze al Polo di Prato

14 luglio - Open Day con tutta l'offerta dell’Università di Firenze al Polo di Prato

Open Day dell'Offerta formativa dell’Università degli Studi di Firenze, un appuntamento dedicato a studenti, famiglie e a tutti coloro che vogliono conoscere da vicino il mondo universitario e le opportunità formative offerte dall’Ateneo fiorentino. L’evento si terrà martedì 14 luglio 2026, dalle ore 9 alle 13, presso la Fondazione PIN – Polo di Prato dell’Università di Firenze.

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14 luglio - Open Day con tutta l'offerta dell’Università di Firenze al Polo di Prato

14 luglio - Open Day con tutta l'offerta dell’Università di Firenze al Polo di Prato

Open Day dell'Offerta formativa dell’Università degli Studi di Firenze, un appuntamento dedicato a studenti, famiglie e a tutti coloro che vogliono conoscere da vicino il mondo universitario e le opportunità formative offerte dall’Ateneo fiorentino. L’evento si terrà martedì 14 luglio 2026, dalle ore 9 alle 13, presso la Fondazione PIN – Polo di Prato dell’Università di Firenze.

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NASA Announces Winners in University Aeronautics Competition

The members of team WINGMAN stand in the center of the photo holding their first place certificate for NASA's Gateways to Blue Skies Competition.
Team WINGMAN from South Dakota State University, comprised of (from left to right) Todd Letcher (advisor), Matthew Wieberdink, Owen Diede, Christian Lee, and Anders Olsen, took home first place at the 2026 Gateways to Blue Skies Forum held at NASA’s Langley Research Center in Hampton, Virginia. Steven Holz, NASA sponsor and GBS Chair and judge, presented the award.
Credit: NASA/Mark Knopp

A South Dakota State University team took first place at NASA’s fifth annual Gateways to Blue Skies Competition, which challenged student teams to address a critical element of U.S. aviation: aircraft maintenance.

This year’s competition, RepAir: Advancing Aircraft Maintenance, asked teams of postsecondary students to develop innovative systems and practices that could advance commercial aircraft maintenance and repair operations by 2035. The competition, sponsored by NASA’s University Innovation project within the agency’s Aeronautics Research Mission Directorate, supported the agency’s objectives of fostering innovative research and strengthening the future aviation workforce.

“This year’s finalists proposed novel ideas to equip companies and their workers with innovative technologies to help keep our nation’s planes airworthy. This is especially critical in a time where flight safety is more commonly in the spotlight and where workforce shortages lead to challenges and opportunities in aviation,” said Steven Holz, associate project manager for NASA’s University Innovation Project and judging panel chair for Gateways to Blue Skies. “Our panel of industry and subject matter experts were excited about the possibilities these concepts could bring, as well as shared insights needed for these teams to push forward for real-world implementation.”

The winning project, WINGMAN, proposed augmented reality safety glasses equipped with voice-controlled manuals, automatic documentation, and photo recognition that could assist aircraft mechanics during routine daily servicing and minor repairs. The glasses would function as the mechanic’s “wingman,” enabling hands-free access to the information and reporting mechanisms required for line inspections.

The WINGMAN team presented their research along with seven finalists at the 2026 Gateways to Blue Skies Forum held May 18 and 19 at NASA’s Langley Research Center in Hampton, Virginia. The forum was judged by subject matter experts from NASA, the Federal Aviation Administration, and industry, including representatives from Southwest Airlines and American Airlines. Students at the forum had the opportunity to network with NASA and industry experts, tour the center, and gain insight into potential careers. The event was livestreamed, and the presentations were recorded.

The winning team members will have the opportunity to intern at one of NASA’s four aeronautics research centers during the 2026-27 academic year, including NASA Langley, NASA’s Glenn Research Center in Cleveland, NASA’s Ames Research Center in California’s Silicon Valley, and NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California. 

“It was super exciting to participate in Gateways to Blue Skies, especially with the really interesting concepts this year,” said Owen Diede, WINGMAN team lead. “We couldn’t have done it without the feedback and support from our faculty advisor, Dr. Todd Letcher, as well as our design review committee, Dr. Ruyi Lian and Dr. Cody Christensen. This was a fantastic opportunity to learn and grow, and we are incredibly thankful for the experience.”

Other recognitions included:

  • Best Infographic: University of California, Irvine
    Air Shield: Aircraft Structural Health Intelligence for Evaluation and Lifecycle Detection
  • Future Game-Changer: University of Georgia
    Quasar: Quantum Sensing Aerial Reporting
  • Safety Spotlight: South Dakota State University
    SPIDER (Surveying Platform and Inspection Device for Enclosed Regions)

The commercial aviation industry is a crucial component of the U.S. economy, yet it faces significant challenges due to a shortage of qualified maintenance workers and increasing demands to keep aircraft running for longer. NASA is dedicated to working with commercial, academic, and government partners to advance the capabilities and performance of U.S. aviation.

The Gateways to Blue Skies Challenge is part of the Transformative Aeronautics Concepts Program in NASA’s Aeronautics Research Mission Directorate. The NASA Tournament Lab, part of the Prizes, Challenges, and Crowdsourcing Program in the Space Technology Mission Directorate, manages the challenge through the National Institute of Aerospace on behalf of NASA.

For more information about NASA’s Aeronautics Research Mission Directorate, visit:

https://www.nasa.gov/aeronautics

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MSHTA, lo “zombie” di IE che alimenta attacchi su Windows

Nonostante Internet Explorer sia ormai ufficialmente morto da tempo, uno dei suoi componenti storici continua a rappresentare un serio problema di sicurezza per gli ambienti Windows moderni. Si tratta di MSHTA.exe, il Microsoft HTML Application Host, una utility legacy ancora inclusa di default nel sistema operativo e oggi sempre più sfruttata dai cybercriminali per distribuire […]

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Attacco ai router Huawei dietro blackout telecom del Lussemburgo

Un attacco informatico basato su una vulnerabilità sconosciuta nei router enterprise di Huawei avrebbe causato nel 2025 uno dei più gravi incidenti infrastrutturali europei degli ultimi anni, provocando il collasso temporaneo dell’intera rete telecom del Lussemburgo. Secondo quanto riportato da Recorded Future News, l’incidente avrebbe coinvolto un comportamento non documentato del sistema operativo di rete […]

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Raccolta rifiuti: servizi attivi nella festività del 22 maggio

Prevista solo una modifica nell’area Livorno Est

AAMPS conferma che in occasione della festività di venerdì 22 maggio prossimo il servizio di raccolta dei rifiuti si svolgerà regolarmente. È previsto solo un cambiamento negli itinerari di interesse per gli abitanti dell’area Livorno Est.

Ecco il dettaglio suddiviso per Aree valido per la raccolta nel giorno di Santa Giulia:

Area Livorno Nord
Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il venerdì.

Area Sant’Jacopo Marradi
Carta-cartone: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Area Vittoria Stazione Zola
Indifferenziato: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Area Livorno est
Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Area Picchianti – Porta a Terra
Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il venerdì.

Area Ardenza – La Rosa
Organico: servizio attivo la mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Livorno Sud
Multimateriale: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).

Area Pentagono
Carta-cartone: servizio attivo la sera (esposizione del materiale dalle ore 19.30 alle 20.00).

Tutti i contenitori stradali presenti nelle aree “Pentagono” e “Centro Allargato” saranno regolarmente vuotati.

Il Centro di raccolta “Livorno Sud” e il “Centro del riuso creativo” saranno chiusi venerdì e riapriranno il giorno seguente.

Ringraziamo i cittadini per la consueta collaborazione. Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).

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Deiezioni liquide: da domani obbligo di rimuoverle

Comunicato a cura dell’uff. Stampa del Comune di Livorno.

Livorno, 19 maggio 2026 – Da domani, mercoledì 20 maggio, sarà in vigore a Livorno l’ordinanza che obbliga i proprietari e i detentori di cani a rimuovere con acqua le deiezioni  liquide degli animali nelle aree pubbliche e di uso pubblico.

L’ordinanza, della quale ha parlato la stampa italiana e straniera, avrà una durata di cinque mesi e terminerà il 31 ottobre in vista poi di introdurre questo provvedimento all’interno di regolamento comunale che estenderà l’obbligo a tutto l’anno.
In pratica sarà obbligo munirsi di appositi contenitori d’acqua da utilizzare per l’immediata rimozione delle deiezioni liquide depositate su superfici pavimentate e su altri spazi di arredo urbano, e sui mezzi di locomozione (ad esempio ruote di macchine o di scooter) parcheggiati sulla pubblica via.

È inoltre fatto assoluto divieto di consentire ai cani di urinare a ridosso di portoni e vetrine ed accessi ad abitazioni, uffici e negozi.
Lo ha stabilito appunto l’Amministrazione comunale con l’ordinanza sindacale n. 135 del 28 aprile 2026, emanata a seguito delle numerose segnalazioni pervenute da parte di cittadini che evidenziano il disagio determinato dalle maleodoranze e gli inconvenienti igienico-sanitari derivanti dalla presenza di deiezioni liquide animali sugli spazi destinati alla socializzazione di adulti e bambini, visto anche il notevole e crescente numero di animali d’affezione, in particolare cani, presenti sul territorio comunale.
Il provvedimento è stato al centro di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato: la vicesindaca con delega alla Tutela Animali Libera Camici, l’assessora con Delega al Decoro Urbano Giovanna Cepparello, la garante degli animali Elisa Amato, la dirigente del Settore Manutenzioni e Cura della Città Silvia Borgo, la dirigente settore Istruzione, Giovani, Partecipazione e Tutela Animale Michela Casarosa,  la responsabile dei Servizi Territoriali della Polizia Municipale Michela Pedini, la funzionaria Barbara Saliva, il responsabile del Decoro Urbano di Aamps/Retiambiente Andrea Valenti, la guardia zoofila dell’Oipa Giuliano Morelli.

Per quanto riguarda le deiezioni solide, gli articoli 31 e 32 del vigente Regolamento Comunale sulla Tutela degli Animali (la cui ultima modifica risale al 2018) prescrivono l’obbligo di rimuoverle immediatamente a chi accompagna i cani nelle zone pedonali e nelle aree verdi, comprese quelle di libera circolazione dei cani, nei giardini e nei parchi, negli esercizi pubblici, commerciali e nei locali ed uffici aperti al pubblico, utilizzando mezzi idonei alla rimozione, da mostrare su richiesta del Pubblico Ufficiale, a pena di sanzione secondo quanto previsto dall’art. 42 dello stesso Regolamento.
Il Regolamento attuale non prevede però analoga norma per quanto attiene alle deiezioni liquide.
Nelle more di una modifica alla regolamentazione comunale vigente, l’ordinanza 135/2026 adotta misure atte a prevenire e contenere tali fenomeni, per tutto il periodo più critico dal punto di vista climatico. Il significativo aumento delle temperature che si verifica in primavera-estate, associato a una diminuzione delle precipitazioni, incide infatti anche sulla salubrità e sul decoro degli spazi urbani, anche in conseguenza della maggiore evaporazione di liquidi organici dalle superfici pavimentate.
Nello specifico, il testo integrale dell’ordinanza n. 135 impone, dal 20 maggio al 31 ottobre, a tutti i possessori o detentori a qualsiasi titolo di cani, anche se incaricati temporaneamente della loro custodia o conduzione:
• di munirsi, durante l’accompagnamento dei cani, di apposite bottigliette, spruzzatori o altri contenitori d’acqua, senza aggiunta di sostanze chimiche o detergenti, da versare all’occorrenza;
• di riversare una congrua quantità di acqua in corrispondenza del punto interessato dalle deiezioni liquide dei cani ai fini della loro diluizione e della ripulitura delle superfici interessate, su tutte le aree urbane pubbliche o ad uso pubblico e relativi manufatti e sulle aree private che si affacciano su aree pubbliche o ad uso pubblico, nonché sui mezzi di locomozione parcheggiati sulla pubblica via;
• è fatto divieto assoluto di consentire ai cani di urinare a ridosso dei portoni di ingresso e degli accessi ad abitazioni, uffici e negozi e vetrine.
L’inosservanza di queste disposizioni comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 25 a 500 euro, ai sensi dell’art. 7-bis del D. Lgs. 267/2000.
Rimane comunque a carico del trasgressore il ripristino dei luoghi.

Gli interventi

La Vicesindaca ha introdotto l’ordinanza sottolineando la sua grande risonanza mediatica, anche a livello internazionale.
“Lo scopo principale non è punitivo, ma mira a elevare lo standard di igiene e decoro delle strade, dei marciapiedi e degli arredi urbani. Livorno conta circa 20.000 cani, un numero consistente che richiede responsabilità da parte dei proprietari per garantire una convivenza civile. La mancanza di rispetto delle regole da parte di una minoranza danneggia il lavoro degli operatori, dei proprietari responsabili e limita la fruibilità degli spazi pubblici, come i parchi, specialmente per i bambini”.
La Vicesindaca ha inoltre ricordato che l’Amministrazione ha rimosso i divieti di accesso ai cani in molti parchi per favorire le famiglie, ma avverte che, “se le segnalazioni di sporcizia e cani senza guinzaglio continueranno, potrebbero essere reintrodotte limitazioni”.
Ha inoltre ricordato il protocollo d’intesa con le guardie zoofile dell’OIPA, che hanno il potere di elevare sanzioni insieme alla Polizia Locale.

L’Assessora  Cepparello ha parlato degli aspetti pratici e sociali del provvedimento sottolineando come l’ordinanza nasca anche per tutelare le persone con disabilità motoria, che spesso sporcano i propri ausili (sedie a rotelle) sui marciapiedi non puliti, portando poi lo sporco in casa. “I proprietari dei cani devono munirsi di bottigliette o spruzzatori con semplice acqua (senza sapone) da usare sui punti interessati dalle deiezioni liquide”. Ha ricordato il divieto assoluto di far urinare i cani ridosso di portoni, accessi ad abitazioni. “Si è optato per un’ordinanza, per agire tempestivamente prima dell’estate, quando il calore accentua i cattivi odori. L’ordinanza prevede una scadenza, ma recepiremo questo provvedimento all’interno di un regolamento in modo che l’obbligo delle bottigliette diventi permanente in tutte le stagioni e i mesi dell’anno. Il Comune non può lavare quotidianamente centinaia di chilometri di strade e  la collaborazione dei cittadini è strategica”.

La Garante degli Animali ha posto l’accento sulla salute pubblica e sulla sicurezza nei parchi. Ha evidenziato che le deiezioni non raccolte contengono batteri e parassiti pericolosi per gli animali e soprattutto per i bambini che giocano nei prati. Ha citato situazioni di particolare degrado riscontrate nella zona di San Jacopo e vicino alla Baracchina Bianca, “dove i muri sono sporchi e i marciapiedi pieni di deiezioni solide”. Ha richiamato l’obbligo del guinzaglio nei luoghi pubblici, denunciando episodi di maleducazione subiti quando ha cercato di far rispettare questa norma. Infine ha esortato i cittadini a un maggiore rispetto per l’ambiente e per la città, sottolineando che il decoro urbano è un dovere di ogni proprietario.

Andrea Valenti, responsabile Decoro Urbano AAMPS/Retiambiente ha affermato: “Aamps si muove su due versanti: pulizia e sensibilizzazione al cittadino. In entrambi i casi abbiamo favorito un potenziamento dei servizi, pertanto forniamo un contributo determinante alla cura della città anche per contrastare il fenomeno dell’abbandono delle deiezioni canine. Siamo anche prossimi all’acquisto di 100 contenitori dedicati che avranno una bocca di ingresso dei sacchini molto piccola e, pertanto, non potranno essere utilizzati impropriamente per l’inserimento di sacchi invece destinati alla raccolta dei rifiuti. Nel mese di giugno provvederemo all’installazione presso le aree di sgambatura dei cani, i parchi pubblici e nelle zone che, dalle segnalazioni pervenute, risultano più soggetto a questa tipologia di abbandono”.

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Bilanci in utile delle cinque aziende partecipate del Comune di Livorno

Comunicato a cura dell’uff. Stampa del Comune di Livorno.

Raggiunge i 208 milioni il valore totale della
produzione

Livorno, 18 maggio 2021 – Negli ultimi anni le società partecipate del Comune
di Livorno hanno consolidato risultati positivi sotto il profilo economico,
gestionale e della qualità dei servizi erogati ai cittadini, confermando il valore
strategico del sistema pubblico locale e la capacità delle aziende di affrontare le
sfide dell’innovazione, della sostenibilità e dell’efficienza amministrativa.

Il quadro che emerge dai bilanci evidenzia una crescita costante della solidità
patrimoniale e organizzativa di realtà fondamentali per il territorio come
Esteem Srl, Casalp Spa, AAMPS Spa, Farma.Li Srl e ASA Spa. I bilanci 2025,
alcuni dei quali in corso di approvazione in questi giorni ed entro il 30 giugno,
come previsto dal Codice Civile, non fanno eccezione, ma anzi confermano
questo trend positivo.

In particolare, AAMPS Spa ha registrato bilanci in utile negli ultimi cinque
esercizi, confermando il raggiungimento di un equilibrio economico e
finanziario stabile dopo il percorso di risanamento completato negli anni
precedenti.

Anche Casalp Spa ha dimostrato un consolidamento del ruolo operativo svolto
per i Comuni dell’area livornese ed in particolare si è distinta in questi anni per
le azioni di recupero delle morosità e per la capacità di guidare, su un tema
complesso ed attuale come quello dell’abitare, politiche finalizzate a gestire un
ambito che è sempre più lontano dalla gestione patrimoniale e sempre più
vicino a quello sociale.

Positivi anche i segnali provenienti da ASA Spa, che continua a rappresentare
un presidio essenziale per lo sviluppo infrastrutturale e ambientale del
territorio, mantenendo elevati standard di servizio e una struttura societaria
solida.

Crescita significativa anche per Esteem Srl, realtà attiva nei servizi informatici,
nel supporto alla gestione dei tributi comunali e nella gestione della sosta a
pagamento, che negli ultimi esercizi ha registrato un incremento del fatturato e
dell’occupazione, rafforzando il proprio ruolo di supporto tecnologico alla
pubblica amministrazione locale, confermando di essere una struttura in
espansione e capace di innovare i servizi digitali rivolti ai cittadini.

Importanti risultati sono stati raggiunti inoltre da Farma.Li Srl, con i propri
bilanci che negli ultimi anni evidenziano una gestione economica positiva e un
progressivo rafforzamento della capacità finanziaria dell’azienda. Farma.Li ha
proseguito il percorso di ammodernamento delle farmacie comunali, puntando
sulla qualità dell’assistenza, sulla prossimità territoriale e sull’innovazione dei
servizi sanitari e socioassistenziali.

Nel complesso, il sistema delle partecipate del Comune di Livorno conferma
dunque una traiettoria positiva, caratterizzata da investimenti, equilibrio
economico e miglioramento della qualità dei servizi pubblici locali. Un
patrimonio amministrativo e industriale che rappresenta un elemento
strategico per la crescita della città, per la tutela dell’interesse pubblico e per la
capacità del territorio di affrontare con solidità le sfide future.

Il sindaco Luca Salvetti ha aperto l’incontro sottolineando come le società
partecipate siano uno strumento imprescindibile per la gestione della città e dei
servizi ai cittadini. “Abbiamo lavorato sette anni sulla riorganizzazione e
l’aumento del personale, presentando numeri eloquenti, lo dimostrano i bilanci
in utile. Tutte e cinque le società principali (ASA, AMS, Farmali, Casalp e
Steam) hanno chiuso l’anno in positivo.
Il valore complessivo della produzione è di 208 milioni di euro, con un
incremento di 29 milioni rispetto al 2019.
Le aziende hanno raggiunto quota 1143 di personale con un aumento di 193
unità rispetto al 2019, diventando la terza realtà lavorativa del territorio dopo
l’ASL e il Comune stesso”.

L’Assessora al Bilancio con delega alle Società Partecipate Viola Ferroni ha
ringraziato l’Ufficio Società Partecipate, che ha definito la “spina dorsale” dei
risultati ottenuti. “Ribadisco l’importanza della governance pubblica per
perseguire obiettivi di interesse collettivo, andando oltre il semplice dato di
bilancio. Farmali ha concentrato il focus sulla vicinanza ai cittadini ed alla
ristrutturazione delle farmacie. Casalp ha ottenuto buoni risultati nel recupero
crediti e nell’efficientamento degli alloggi. Esteem ha incrementato i servizi,
inclusa la recente gestione della sosta a pagamento. Aamps ha raggiunto la
stabilità dopo un passato complicato che ha fatto “tribolare”
l’Amministrazione”.

Il direttore generale del Comune Nicola Falleni ha evidenziato il superamento
delle storiche criticità finanziarie delle partecipate: “che in passato
rappresentavano un “neo” nel bilancio comunale” ed ha fornito i dati del
bilancio consolidato 2024.

“Il “gruppo” (Comune + aziende) conta oltre 2.200 dipendenti. Valore della
produzione totale: quasi 570 milioni di euro. Utile consolidato: circa 14 milioni
di euro. Patrimonio netto: 763 milioni di euro”.

Aldo Iacomelli, Amministratore Unico AAMPS/Retiambiente ha dichiarato:
“Presenti e affidabili: con questi due aggettivi e in estrema sintesi sono nella
possibilità di descrivere la nostra azienda nel panorama delle municipalizzate
locali. Ogni giorno contribuiamo al decoro urbano con grande impegno e sforzo
da parte dei nostri operatori garantendo l’erogazione di servizi efficienti fin
dalle primissime ore della mattina sia sul versante della raccolta sia su quello
dello spazzamento. É importante sottolineare che per l’anno 2025 ci avvaliamo
di un utile di bilancio di 252mila euro. Un risultato che reputiamo importante
da affiancare all’evidenza di non avere registrato debiti. Siamo quindi orgogliosi
per quanto stiamo riuscendo complessivamente a fare, con uno sguardo di
ulteriore fiducia anche sul versante operativo essendo prossimi a realizzare,
avvalendoci anche di finanziamenti da parte della Regione Toscana, di due
ulteriori centri di raccolta per il corretto conferimento dei rifiuti dei cittadini. A
breve lanceremo anche una campagna di comunicazione rivolta a tutta la
cittadinanza per stringere ulteriormente il patto con i cittadini nel contrastare il
fenomeno degli abbandoni e aumentare le migliori azioni per la riduzione nella
produzione dei rifiuti indifferenziati, per la quale stiamo già registrando risultati
lusinghieri”.

Claudio Puccetti, amministratore unico di Farmali ha definito l’azienda con gli
aggettivi “tranquillo” e “partecipativo”.
Ha sottolinea il buon clima lavorativo tra i 60 dipendenti distribuiti su 9
farmacie. Ha messo in risalto la totale autonomia finanziaria della società, “che
permette di autofinanziare gli investimenti (come le ristrutturazioni di varie
farmacie) senza ricorrere a finanziamenti esterni.L’obiettivo futuro è spostare
la missione del farmacista sempre più verso i servizi di telemedicina”.

Marcello Canovaro presidente di Casalp ha utilizzato gli aggettivi “rigoroso” e
“partecipato” per definire il bilancio della società.
“La società ha superato pesanti difficoltà iniziate nel 2019 e ora chiude il
bilancio in positivo. Casalp non punta all’utile, ma a reinvestire ogni risorsa nel
mantenimento del patrimonio e in nuovi edifici.
Negli ultimi tre anni sono stati investiti oltre 50 milioni di euro nella provincia e
messi a disposizione degli assegnatari 592 appartamenti precedentemente
sfitti”.

Stefano Taddia presidente di Asa sceglie gli aggettivi “collettivo” e “sostenibile”.
Esprime orgoglio per i 56,7 milioni di euro di investimenti effettuati nell’ultimo
anno, segnando un +150% rispetto al 2020.
Sottolinea come l’efficienza delle società di servizio pubblico sia un elemento
fondamentale per la sostenibilità e il benessere del territorio.

Antonio Paladini amministratore unico di Esteem descrive l’azienda come
“consolidata” e “visionaria”.
Riporta una crescita enorme negli ultimi 12 anni: “il personale è passato da 9 a
40 dipendenti e il fatturato è salito da circa 450.000 euro a quasi 2 milioni di
euro. L’azienda si è evoluta accettando servizi nuovi e diversi, come la gestione
dei parcheggi, mantenendo però un’anima orientata all’innovazione informatica
per il futuro dei servizi ai cittadini”.

Il Sindaco ha concluso la conferenza stampa ringraziando gli Uffici Comunali e i
due assessori che si sono succeduti nella gestione delle partecipate, Gianfranco Simoncini e Viola Ferroni.

L'articolo Bilanci in utile delle cinque aziende partecipate del Comune di Livorno proviene da Aamps Livorno.

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NGINX Rift, rischio RCE per una falla rimasta nascosta 18 anni

Una vulnerabilità critica rimasta nascosta per quasi due decenni sta scuotendo il mondo della sicurezza applicativa. I ricercatori di depthfirst hanno infatti identificato una falla nel modulo di rewrite di NGINX che potrebbe consentire a un attaccante remoto non autenticato di causare crash dei processi oppure, in determinate condizioni, ottenere esecuzione di codice remoto (RCE). […]

L'articolo NGINX Rift, rischio RCE per una falla rimasta nascosta 18 anni proviene da Securityinfo.it.

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Falso repository OpenAI su Hugging Face distribuisce malware

La corsa all’AI sta creando nuove superfici di attacco e i cybercriminali stanno iniziando a sfruttarle con tecniche sempre più sofisticate. L’ultimo caso arriva dal mondo dei modelli open source e delle piattaforme collaborative dedicate all’intelligenza artificiale: un repository malevolo pubblicato su Hugging Face è riuscito a spacciarsi per un progetto ufficiale di OpenAI, raggiungendo […]

L'articolo Falso repository OpenAI su Hugging Face distribuisce malware proviene da Securityinfo.it.

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Ecco il GitHub per fare di Claude un operatore OSINT avanzato

L’intelligenza artificiale sta, ovviamente e progressivamente, cambiando anche il modo in cui vengono condotte attività di reconnaissance, threat intelligence e analisi offensiva. Accanto ai tradizionali strumenti OSINT, stanno emergendo nuovi progetti che vanno oltre la pura automazione e puntano sulla capacità di guidare i Large Language Model attraverso metodologie operative strutturate. Uno degli esempi più […]

L'articolo Ecco il GitHub per fare di Claude un operatore OSINT avanzato proviene da Securityinfo.it.

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Canvas Breach Disrupts Schools & Colleges Nationwide

An ongoing data extortion attack targeting the widely-used education technology platform Canvas disrupted classes and coursework at school districts and universities across the United States today, after a cybercrime group defaced the service’s login page with a ransom demand that threatened to leak data from 275 million students and faculty across nearly 9,000 educational institutions.

A screenshot shared by a reader showing the extortion message that was shown on the Canvas login page today.

Canvas parent firm Instructure responded to today’s defacement attacks by disabling the platform, which is used by thousands of schools, universities and businesses to manage coursework and assignments, and to communicate with students.

Instructure acknowledged a data breach earlier this week, after the cybercrime group ShinyHunters claimed responsibility and said they would leak data on tens of millions of students and faculty unless paid a ransom. The stated deadline for payment was initially set at May 6, but it was later pushed back to May 12.

In a statement on May 6, Instructure said the investigation so far shows the stolen information includes “certain identifying information of users at affected institutions, such as names, email addresses, and student ID numbers, as well as as messages among users.” The company said it found no evidence the breached data included more sensitive information, such as passwords, dates of birth, government identifiers or financial information.

The May 6 update stated that Canvas was fully operational, and that Instructure was not seeing any ongoing unauthorized activity on their platform. “At this stage, we believe the incident has been contained,” Instructure wrote.

However, by mid-day on Thursday, May 7, students and faculty at dozens of schools and universities were flooding social media sites with comments saying that a ransom demand from ShinyHunters had replaced the usual Canvas login page. Instructure responded by pulling Canvas offline and replacing the portal with the message, “Canvas is currently undergoing scheduled maintenance. Check back soon.”

“We anticipate being up soon, and will provide updates as soon as possible,” reads the current message on Instructure’s status page.

While the data stolen by ShinyHunters may or may not contain particularly sensitive information (ShinyHunters claims it includes several billion private messages among students and teachers, as well as names, phone numbers and email addresses), this attack could hardly have come at a worse time for Instructure: Many of the affected schools and universities are in the middle of final exams, and a prolonged outage could be highly damaging for the company.

The extortion message that greeted countless Canvas users today advised the affected schools to negotiate their own ransom payments to prevent the publication of their data — regardless of whether Instructure decides to pay.

“ShinyHunters has breached Instructure (again),” the extortion message read. “Instead of contacting us to resolve it they ignored us and did some ‘security patches.'”

A source close to the investigation who was not authorized to speak to the press told KrebsOnSecurity that a number of universities have already approached the cybercrime group about paying. The same source also pointed out that the ShinyHunters data leak blog no longer lists Instructure among its current extortion victims, and that the samples of data stolen from Canvas customers were removed as well. Data extortion groups like ShinyHunters will typically only remove victims from their leak sites after receiving an extortion payment or after a victim agrees to negotiate.

Dipan Mann, founder and CEO of the security firm Cloudskope, slammed Instructure for referring to today’s outage as a “scheduled maintenance” event on its status page. Mann said Shiny Hunters first demonstrated they’d breached Instructure on May 1, prompting Instructure’s Chief Information Security Officer Steve Proud to declare the following day that the incident had been contained. But Mann said today’s attack is at least the third time in the past eight months that Instructure has been breached by ShinyHunters.

In a blog post today, Mann noted that in September 2025, ShinyHunters released thousands of internal University of Pennsylvania files — donor records, internal memos, and other confidential materials — through what the Daily Pennsylvanian and other outlets later determined was, in part, a Canvas/Instructure-mediated access path.

“Penn was the named victim,” Mann wrote. “Instructure was the mechanism. The incident was treated as a Penn-specific story by most of the national press and quietly handled by Instructure as a customer-specific matter. That framing was wrong then. It is dramatically more wrong in light of the May 2026 events, which now look like the planned escalation of an attack pattern that ShinyHunters had been working against Instructure’s environment for at least eight months prior. The September 2025 Penn breach was the proof of concept. The May 1, 2026 incident was the production run. The May 7, 2026 recompromise was ShinyHunters demonstrating publicly that the May 2 ‘containment’ did not happen.”

In February, a ShinyHunters spokesperson told The Daily Pennsylvanian that Penn failed to pay a $1 million ransom demand. On March 5, ShinyHunters published 461 megabytes worth of data stolen from Penn, including thousands of files such as donor records and internal memos.

ShinyHunters is a prolific and fluid cybercriminal group that specializes in data theft and extortion. They typically gain access to companies through voice phishing and social engineering attacks that often involve impersonating IT personnel or other trusted members of a targeted organization.

Last month, ShinyHunters relieved the home security giant ADT of personal information on 5.5 million customers. The extortion group told BleepingComputer they breached the company by compromising an employee’s Okta single sign-on account in a voice phishing attack that enabled access to ADT’s Salesforce instance. BleepingComputer says ShinyHunters recently has taken credit for a number of extortion attacks against high-profile organizations, including Medtronic, Rockstar Games, McGraw Hill, 7-Eleven and the cruise line operator Carnival.

The attack on Canvas customers is just one of several major cybercrime campaigns being launched by ShinyHunters at the moment, said Charles Carmakal, chief technology officer at the Google-owned Mandiant Consulting. Carmakal declined to comment specifically on the Canvas breach, but said “there are multiple concurrent and discrete ShinyHunters intrusion and extortion campaigns happening right now.”

Cloudskope’s Mann said what happens next depends largely on whether Instructure’s customers — the universities, K-12 districts, and education ministries paying for Canvas — choose to apply pressure or absorb the breach quietly.

“The history of education-vendor incidents suggests the path of least resistance is the second one,” he concluded.

Update, May 8, 11:05 a.m. ET: Instructure has published an incident update page that includes more information about the breach. Instructure said its Canvas portal is functioning normally again, and that the hackers exploited an issue related to Free-for-Teacher accounts.

“This is the same issue that led to the unauthorized access the prior week,” Instructure wrote. “As a result, we have made the difficult decision to temporarily shut down Free-for-Teacher accounts. These accounts have been a core part of our platform, and we’re committed to resolving the issues with these accounts.”

Instructure said affected organizations were notified on May 6.

“If your organization is affected, Instructure will contact your organization’s primary contacts directly,” the update states. “Please don’t rely on third-party lists or social media posts naming potentially affected organizations as those lists aren’t verified. Instructure will confirm validated information through direct outreach to all affected organizations.”

Update, May 11, 10:16 p.m. ET: Instructure posted an update saying they paid their extortionists in exchange for a promise to destroy the stolen data. “The data was returned to us,” the update reads. “We received digital confirmation of data destruction (shred logs). We have been informed that no Instructure customers will be extorted as a result of this incident, publicly or otherwise.”

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Presentazione del volume: “Li tiranni di quella fazione. La fine della rivoluzione e la rifondazione dell’ordine nella Livorno del 1849” di Giacomo Zanasi

Presentazione del volume: "Li tiranni di quella fazione. La fine della rivoluzione e la rifondazione dell'ordine nella Livorno del 1849" di Giacomo Zanasi

Martedì 12 maggio 2026, ore 17.00

Edificio dell’Orologio, Piazza Luigi Orlando – Livorno- Nuova sede di ISTORECO

Livorno, maggio 1849. Le truppe austro-estensi entrano in città dopo due giorni di assedio, mettendo fine a una resistenza tenace e simbolica. Per i vincitori, comincia allora la parte più difficile: ricostruire un ordine politico che la rivoluzione ha frantumato nel profondo.

È questo il territorio inesplorato al cuore del libro di Giacomo Zanasi, un lavoro documentato e originale che sceglie di andare controcorrente: anziché raccontare la rivoluzione, ne segue il soffocamento. Anziché dare voce ai rivoltosi sulle barricate, assume il punto di vista di chi doveva riportare l’ordine – funzionari, autorità, occupanti – e si trova a fare i conti con una città che non dimentica e non perdona.

Tra processi politici, arresti di massa, esuli in fuga verso la Corsica e una prima amnistia a novembre, «Li tiranni di quella fazione» ricostruisce come Livorno – la città più radicale del Granducato, la più politicizzata, la più refrattaria allo status quo – sia diventata un laboratorio della seconda Restaurazione. E come il lungo Quarantotto abbia lasciato un segno indelebile nella vita di una comunità intera, dividendola lungo linee di frattura che non si sarebbero più del tutto richiuse.

Interverranno:

Catia Sonetti, Direttrice ISTORECO Livorno (introduce e coordina)

Marco Manfredi, Università di Pisa

Giacomo Zanasi, Università di Salerno

La pubblicazione è stata realizzata grazie al contributo della Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura.

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Presentazione del volume “1944: L’anno prima della fine della guerra” a cura di Gianluca Fulvetti, Francesco Fusi, Isabella Insolvibile, Matteo Pretelli

Presentazione del volume "1944: L'anno prima della fine della guerra" a cura di Gianluca Fulvetti, Francesco Fusi, Isabella Insolvibile, Matteo Pretelli

Lunedì 11 maggio 2026, ore 17.00 Edificio dell’Orologio – Piazza Luigi Orlando, Livorno- Nuova sede di ISTORECO

Roma fu liberata il 4 giugno. Lo sbarco in Normandia due giorni dopo. L’estate del 1944 sembrava annunciare la fine imminente della guerra. Poi, invece, arrivarono i mesi di stallo.

L’offensiva alleata si arenò ai piedi della Linea Gotica. I partigiani dovettero abbandonare le montagne. Il proclama Alexander ordinò, di fatto, la sospensione della lotta armata. Per chi combatteva, per chi si nascondeva, per chi sperava soltanto di sopravvivere, il 1944 fu un anno che sembrò non finire mai.

Eppure questo anno cruciale è rimasto a lungo in ombra nella nostra memoria collettiva, schiacciato tra il trauma dell’armistizio del 1943 e i fuochi della Liberazione del 1945. Il libro 1944: L’anno prima della fine della guerra lo riporta al centro della scena, con gli occhi e le voci di una nuova generazione di storici.

Sedici saggi che riassumono tre prospettive: gli Alleati, con la loro babele di lingue, culture e pratiche; gli occupanti e i resistenti, con le loro paure e le speranze di un mondo in bilico; la transizione verso il dopoguerra, con le memorie e i tentativi – spesso falliti — di fare i conti con il passato.

Un libro che non si accontenta di raccontare battaglie e date, ma tenta di restituire i timori e le emozioni sul futuro, dell’Italia e di chi quella guerra la stava vivendo sulla propria pelle.

Ne discuteranno con due dei curatori Gianluca Fulvetti (Università di Pisa) e Francesco Fusi (ISRT), Federico Creatini (Università della Calabria) e Nicoletta Arena (Università di Firenze). Coordina Giovanni Brunetti (ISTORECO).

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Presentazione del volume “La Resistenza non ha congedo” di Michelangelo Borri

Presentazione del volume "La Resistenza non ha congedo" di Michelangelo Borri

In occasione dell’anniversario della Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo presentiamo un libro che ricostruisce, per la prima volta in modo sistematico, la storia delle Commissioni d’inchiesta istituite tra il 1973 e il 1975 dalle regione per far luce sul fenomeno neofascista e sulla violenza politica degli anni della strategia della tensione. Un’iniziativa senza precedenti nella storia della Repubblica in quanto si trattava di un laboratorio democratico in cui istituzioni, sindacati, università e società civile si unirono per censire e contrastare l’eversione nera, proprio nel momento in cui il paese era attraversato dalle stragi – da piazza Fontana a piazza della Loggia – e da una conflittualità diffusa e lacerante.

Attraverso fonti archivistiche inedite, l’autore ricostruisce il ruolo cruciale che le Regioni – istituzioni nate solo nel 1970 – seppero svolgere nel rafforzamento della democrazia repubblicana, trasformando le commemorazioni per il trentennale della Liberazione in un atto politico di antifascismo militante e propositivo.

 

Introduzione di Catia Sonetti (Direttrice ISTORECO). Dialogheranno con l’autore Federico Creatini (Università della Calabria) e Giovanni Brunetti (ISTORECO).

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Sette italiani su dieci si informano usando i reel

(ANSA) - ROMA, 28 APR - Sette italiani su dieci tra quanti usano i social includono anche i reel nell'universo dell'informazione: il 23,6% li considera intrinsecamente superficiali e per il 21,3% sono distrazioni che solo raramente producono conoscenza autentica, ma per il 18,6% sono più...

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Wsj, 'OpenAI non ha centrato obiettivi su ricavi e utenti'

(ANSA) - ROMA, 28 APR - OpenAI non ha centrato i suoi obiettivi recenti in termini di nuovi utenti e ricavi, un asso falso che sta suscitando timori fra alcuni manager dell'azienda sulla capacito' di sostenere le significative spese per i centri dati. Lo riporta il Wall Street Journal citando...

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Dall'Ue nuove misure per Google, IA concorrenti operino su Android

(ANSA) - BRUXELLES, 27 APR - La Commissione Europea ha inviato a Google le proprie conclusioni preliminari nell'ambito del procedimento di definizione delle specifiche avviato il 27 gennaio 2026 ai sensi della legge sui mercati digitali (Dma). Nelle conclusioni si delineano le misure che Google...

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Musk sfida WhatsApp e Telegram e lancia XChat

(ANSA) - MILANO, 27 APR - Nessuna 'everything app', come annunciato da Elon Musk oltre tre anni fa, qualche mese dopo l'acquisto di Twitter, ma vari software separati. Dopo Grok, l'imprenditore ha lanciato anche XChat, un'applicazione dedicata alla messaggistica istantanea basata sulla rete social...

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Videogame, in Italia il mercato vale quasi 2,4 miliardi di euro

(ANSA) - CAGLIARI, 25 APR - In Italia il mercato dei videogiochi vale quasi 2,4 miliardi di euro, con una crescita del 3% rispetto all'anno precedente. Le imprese attive nel settore dello sviluppo hanno superato quota 200 — erano 48 nel 2012 — con un fatturato tra i 180 e i 200 milioni di euro...

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La cinese DeepSeek annuncia il lancio di un nuovo modello di IA

(ANSA) - ROMA, 24 APR - La startup cinese DeepSeek ha lanciato un nuovo modello di intelligenza artificiale, a più di un anno di distanza da quando aveva stupito il mondo con un chatbot a basso costo in grado di eguagliare le capacità dei rivali statunitensi. Il tanto atteso DeepSeek-V4...

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Urban Trekking. Il Novecento di Livorno tra strade e canali

Urban Trekking. Il Novecento di Livorno tra strade e canali

 IL NOVECENTO DI LIVORNO TRA STRADE E CANALI

Tracce di memoria. Simboli di una città del Novecento
Un percorso alla scoperta della storia di Livorno attraverso i luoghi che ne hanno segnato le vicende nel Novecento: dalle lotte politiche del passato alle ricostruzioni del secondo dopoguerra.
 Data: sabato 16 maggio 2026
 Orario: 15.00 – 19.00
PROGRAMMA
• ore 15.00 – Ritrovo in Piazza della Vittoria / Monumento ai Caduti. Prime tappe del trekking a piedi.
• ore 17.00 – Giro dei Fossi di Livorno in battello: alla scoperta dei luoghi della memoria dell’antifascismo e della guerra. Imbarco Fortezza Nuova.
• ore 18.00 – Aperitivo presso Ristorante “Il Covo”, Scali delle Pietre 8.
La partecipazione al trekking con aperitivo è GRATUITA
Posti disponibili: massimo 30 partecipanti
Per iscrizioni entro il 12 maggio scrivere a:

 

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Presentazione del volume “O miei compagni” di Mario Lenzi

Presentazione del volume "O miei compagni" di Mario Lenzi

A pochi giorni dal 25 Aprile, ISTORECO apre alla città la propria nuova sede con un appuntamento dedicato alla memoria e alla trasmissione dei valori della Resistenza. Sarà presentata la nuova edizione delle memorie di Mario Lenzi (1927–2011), figura di primo piano del giornalismo e dell’editoria italiana del secondo Novecento, che a soli diciassette anni scelse di combattere nella III Brigata “Garibaldi”. Un ragazzo come tanti, ancora studente liceale, che si trovò a fare i conti con la guerra, la prigionia e il coraggio di ricominciare. Catturato dai tedeschi, riuscì a fuggire e a rientrare nella sua formazione partigiana, entrando a Livorno nel luglio del 1944 al fianco degli Alleati per la liberazione della città.

La prima edizione di questo testo, promossa dal Comune di Livorno e da ISTORECO nel 2014 in occasione del 70° Anniversario della Liberazione, incontrò un successo inatteso soprattutto tra i lettori più giovani. È proprio questo responso a suggerire oggi una nuova edizione, realizzata con il contributo del Museo della Deportazione e Resistenza di Prato e Regione Toscana, e pensata in particolare per gli studenti: perché la memoria del fascismo, della guerra e della Resistenza non si esaurisca in una data, ma continui a vivere come testimonianza di libertà e di impegno civile. 

All’incontro interverranno: Catia Sonetti (Direttrice di ISTORECO), Mario Tredici (storico e giornalista) e Enrico Iozzelli (Museo della Deportazione di Prato).

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L’antifascismo italiano alla prova della Spagna. Volontari, internazionalismo e memoria

L'antifascismo italiano alla prova della Spagna. Volontari, internazionalismo e memoria

Mercoledì 15 aprile 2026, ore 17.00

Livorno, Cantina Barontini – Scali del Ponte di Marmo, 1

 

Il 17 luglio 1936, il generale Francisco Franco guidò un colpo di stato militare contro la Repubblica spagnola, dando inizio a una delle guerre civili più devastanti del Novecento. Quell’evento segnò la storia europea preludendo la Seconda guerra mondiale. Si trattò del primo grande scontro armato tra fascismo e antifascismo, il banco di prova delle dittature nazifasciste e dell’antifascismo internazionale.

A novant’anni da quella data vogliamo ricordare i circa 4.000 volontari italiani – in gran parte esuli antifascisti fuggiti dal regime di Mussolini – che scelsero di combattere in Spagna nelle Brigate Internazionali, a fianco della Repubblica. Molti di loro non tornarono. Altri, dopo la sconfitta del 1939, vissero l’internamento nei campi francesi, prima di riprendere la lotta nella Resistenza europea.

L’incontro, organizzato da ISTORECO Livorno con il patrocinio della Regione Toscana, del Comune di Livorno, di AICVAS, ANPPIA e ANPI Provinciale Livorno, propone una riflessione storica approfondita su volontariato antifascista, internazionalismo e trasmissione della sua memoria.

Interverranno:

  • Italo Poma (Presidente AICVAS)
  • Ilaria Cansella (Direttrice ISGREC)
  • Enrico Acciai (Università di Roma Tor Vergata)

 

Coordina Catia Sonetti, Direttrice ISTORECO Livorno

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Le molte ferite. Uno sguardo storico sulla violenza di genere

Le molte ferite. Uno sguardo storico sulla violenza di genere

Martedì 24 marzo si è tenuto, presso la Sala congressi del Palazzo del Portuale, il convegno “Le molte ferite. Uno sguardo sulla violenza di genere“, realizzato grazie al contributo della DGERIC – Ministero della Cultura. Durante il congresso è stato affrontato il tema della violenza contro le donne con un taglio storico, attraverso l’esplorazione sia dei contesti dove questa si produce e si manifesta, sia delle politiche del diritto adottate per regolarla e contrastarla. Insieme alle studiose ha partecipato all’evento anche un rappresentante di un’associazione del territorio impegnata attivamente nell’aiuto alle donne in difficoltà, per riflettere sulle disuguaglianze attuali e immaginare risposte alla violenza di genere.

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Presentazione volume “Voglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce” di Bruno Manfellotto

Presentazione volume "Voglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce" di Bruno Manfellotto

Nel cuore di un secolo che continua a interrogare la nostra coscienza civile, il nuovo lavoro di Bruno
Manfellotto Voglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce (Laterza, 2025) ci invita a guardare da vicino una pagina spesso rimossa della storia italiana: quella degli uomini e delle donne che, tra il 1925 e il 1932, tentarono di colpire il capo del fascismo, sfidando un regime che era diventato dittatura.

Attraverso una ricostruzione rigorosa e avvincente, l’autore restituisce voce e complessità a figure molto diverse tra loro – socialisti, anarchici, giovani idealisti, perfino un’aristocratica irlandese – accomunate dal rifiuto del totalitarismo nascente. Le loro storie, insieme ai complotti solo immaginati dall’Ovra e trasformati in strumenti di propaganda, diventano una lente preziosa per comprendere come il fascismo abbia consolidato il proprio potere, alimentando paura, consenso e mobilitazione emotiva.

L’incontro promosso da ISTORECO Livorno, che si svolgerà martedì 17 marzo presso il Palazzo Granducale – Sala Nomellini, vuole essere un’occasione per riflettere non solo sugli attentati e sui loro protagonisti, ma anche sul contesto politico e sociale che rese possibile l’ascesa del regime: un clima di acquiescenza diffusa, di retorica salvifica, di progressiva delegittimazione dell’opposizione. Una dinamica che conserva una sorprendente attualità.

Dopo l’introduzione della direttrice Catia Sonetti, dialogherà con l’autore Bruno Manfellotto il giornalista e storico Mario Tredici, per approfondire il valore civile di questo libro e il contributo che può offrire alla comprensione critica del nostro passato. Un appuntamento che invita a interrogare la storia per comprendere meglio il presente, e a riconoscere – nelle vicende degli attentatori e nelle reazioni del regime – la fragilità della democrazia quando il potere si nutre di paura e di consenso acritico.

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Celebrating the Second Year of Linux Man-Pages Maintenance Sponsorship

Sustaining a Core Part of the Linux Ecosystem

The Linux Foundation has announced a second year of sponsorship for the ongoing maintenance of the Linux manual pages (man-pages) project, led by Alejandro (Alex) Colomar. This critical initiative is made possible through the continued support of Google, Hudson River Trading, and Meta, who have renewed their sponsorship to ensure the long-term health of one of the most fundamental resources in the Linux ecosystem.

Since 2020, Alex Colomar has been the lead maintainer of the man-pages, providing detailed documentation for system calls, library functions, and other core aspects of the Linux API. While Alex initially maintained the project voluntarily, sponsorship beginning in 2024—supported by Google, Hudson River Trading, Meta, and others—has enabled him to dedicate more time and focus to improving the quality, accessibility, and accuracy of the Linux man-pages.

Expanding and Modernizing the Man-Pages

Over the last year, Alex’s work has resulted in major improvements that benefit both developers and maintainers across the Linux ecosystem. Highlights include:

  • Enhanced readability and structure: The SYNOPSIS sections of many pages now include clearer parameter names and array bounds, while large pages such as fcntl(2), futex(2), and keyctl(2) have been refactored into more focused, maintainable units.
  • Build system improvements: Updates make packaging easier for distributions and introduce new diagnostic checks that help identify inconsistencies across pages.
  • New documentation for GCC and Clang attributes: These additions reduce the documentation burden on the LLVM project while helping developers better understand compiler-specific features.
  • Coverage of POSIX.1-2024 and ISO C23 updates: Nearly all recent standard changes have been documented, with more updates in progress.
  • Developer tools and scripts: Utilities such as diffman-git(1), mansect(1), and pdfman(1) help developers compare versions, extract specific sections, and generate printable documentation. Some are now included by default in major Linux distributions.
  • Historical preservation: Documentation now includes guidance for producing PDF books of manual pages and the ongoing project of recreating original Unix manuals to compare modern APIs against historical references.
  • Upstream fixes and contributions: Beyond man-pages, Alex has submitted patches to groff, the Linux kernel, and GCC, and contributed to improving the spatial memory safety of C through the ISO C Committee, including by adding the new _Countof()operator which will continue to evolve in the coming years.

Enabling Sustainability Through Collaboration

The man-pages project continues to be one of the most relied-upon open documentation resources in computing, providing millions of developers with accurate and accessible information directly from the command line. Its continued maintenance is vital to the long-term health of Linux and open source software at large.

The post Celebrating the Second Year of Linux Man-Pages Maintenance Sponsorship appeared first on Linux.com.

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Grazie di tutto: Androidiani.com chiude

Ciao Community,
se stai leggendo queste righe, è perché siamo arrivati al momento che nessuno voleva scrivere: Androidiani.com chiude, sia come blog che come forum.

La nascita

Il 24 Novembre 2008 nasce androidiani.com: un’idea di Sebastiano Montino e Andrea Baccega che credono in Google e Android.

In Italia il primo vero dispositivo Android e’ l’HTC Dream marchiato TIM. I lettori storici si ricorderanno che TIM aveva pero’ rimosso l’intero comparto Google e che, di fatto, il telefono era castrato:  niente Android Market (l’attuale Play Store) e assenza di molte applicazioni che rendevano Android interessante.

Nottate insonni portarono al primo root e firmware partorito da Androidiani.com. Fu probabilmente quello che diede il giusto slancio al sito che nei suoi  17 anni di vita, si è affermato come la piattaforma con la più grande community attiva nel panorama nazionale con circa 700.000 utenti attualmente iscritti al forum, 38.000 articoli pubblicati sul blog e 400.000 visitatori unici al giorno nei suoi momenti di picco.

Sono risultati pazzeschi, e non li ha fatti “un brand”: li ha fatti una community ostinata, curiosa, competente e spesso pure troppo avanti per i tempi.

Lo spirito di androidiani

Il logo in testata del sito racchiude gran parte dello spirito di Androidiani. L’idea era quella di creare un’isola, un miraggio, un luogo in cui appassionati e nerd di Android potessero ritrovarsi per scambiare opinioni, hack o semplicemente chiacchierare.

Mantenendo una gestione estremamente snella, ci è sempre piaciuta l’idea di permettere a chiunque di esprimersi nel forum o di scrivere sul blog. Dopo i primissimi anni, Androidiani aveva raggiunto un equilibrio stabile: noi fondatori intervenivamo sempre più raramente e i contenuti continuavano ad arrivare senza difficoltà.

Lo “spirito di androidiani” ha ben piu che funzionato. Basta dare uno sguardo al forum per rendersi conto dell’enorme archivio di thread, guide, risposte, fix, esperienze, confronti, litigi e paci fatte…

La Trasformazione di Android e di Internet

Mentre Androidiani si trasformava, anche il mondo Android evolveva. Se inizialmente la sua natura open source e fortemente “smanettona” ne rappresentava l’essenza, col tempo il sistema operativo del robottino verde è diventato sempre più stabile, riducendo progressivamente la necessità di interventi invasivi come il root o l’installazione di firmware modificati.

È la fine di un’era perché l’ecosistema Android, quello che ci ha fatto innamorare all’inizio, si è in buona parte… rovinato: si è “normalizzato”, sterilizzato, incastrato in dinamiche dove il divertimento tecnico e il gusto di smanettare contano molto meno di prima.

Nel 2008 i forum rappresentavano il culmine della condivisione della conoscenza. Sopravvivere per 17 anni nel digitale significa attraversare vere e proprie epoche di cambiamento.

Per dare un’idea del contesto, androidiani esisteva prima di WhatsApp, Instagram, Twitch, Tinder o Telegram. Questi servizi, insieme a molti altri, hanno profondamente trasformato il modo in cui i contenuti vengono prodotti, distribuiti e consumati su Internet. Non è quindi difficile comprendere come tutto il cosiddetto “vecchio Internet” si sia progressivamente trovato in difficoltà.

La chiusura

Le motivazioni che ci hanno portato a questa decisione sono diverse.
Ci assumiamo la nostra parte di responsabilità: in alcuni passaggi storici il progetto avrebbe potuto essere indirizzato meglio.

Allo stesso tempo, la trasformazione di Internet e del panorama Android, unita a una burocrazia tutt’altro che snella, ci ha costretti a interrogarci sul senso stesso della sua prosecuzione.

Tutto rimarrà online: creeremo una versione statica e disponibile ai posteri. Distruggere un archivio digitale così enorme come questo è un crimine all’umanità.

Grazie

In 17 anni hanno contribuito attivamente decine se non centinaia di persone, alle quali va il nostro più sentito ringraziamento. Tra queste vogliamo ricordare in modo particolare:

  • Enrico Andreoli
  • Stefano Volponi
  • Luca Viscito
  • Lorenzo della Morte
  • Francesco Rigamonti
  • Antonio Inuso
  • Alessandro Novara
  • Jacopo
  • iLuke
  • Agnese Carluccio
  • Luciano Gerace
  • Nico Petilli
  • nk02
  • “Array”

A tutti loro va un ringraziamento sincero per la passione e il tempo dedicati. È doveroso ringraziare anche tutti voi… i lettori e gli iscritti al forum, che hanno reso Androidiani un progetto vivo e reale. (se ci siamo dimenticati di te, sì, proprio di te, segnalacelo che ti aggiungiamo, son passati davvero troppi anni)

Un enorme grazie alla community. In tutti questi anni ci avete dato tempo, fiducia, energia e pazienza. Avete commentato, corretto, aiutato perfetti sconosciuti alle 2 di notte, condiviso guide, ROM, kernel, trick, “non mi si accende più”, “bootloop”, “aiuto ho brickato”, e sì: anche flame inutili (ma senza quelli non sarebbe stato un vero forum).

E proprio perché è una chiusura vera, ci teniamo a dirlo bene: GRAZIE. Davvero.

Grazie ancora per aver condiviso questo progetto con noi. Buona vita a tutti/e

Andrea e Sebastiano

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come trasferire un dominio

✇unit
di: Unit

Come trasferire un dominio

  • Controlla che tuo nome e contatto corrispondano su Registrar-1 e Registrar-2.
  • Registrar-1: Remove domain lock (deve esistere da +60 giorni).
  • Registrar-1: Ottieni il codice di trasferimento (auth-code o anche codice EPP).
  • Registrar-2: Avvia e paga la procedura di trasferimento. (eventualmente spunta il mantenimento della zona) - Aspetta …
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Gemini 3 è ufficiale: tutte le novità del modello più intelligente di Google tra AGI e agenti AI

A quasi due anni dall’introduzione della famiglia Gemini, Google entra in una nuova fase del suo percorso nell’intelligenza artificiale con il debutto di Gemini 3.

Nel corso degli anni, ogni generazione di Gemini ha ampliato le capacità del modello precedente, fino ad arrivare oggi a un punto di svolta con Gemini 3, progettato per combinare tutte le funzioni della piattaforma in un modello più intelligente, più naturale da guidare e soprattutto più capace nel ragionamento avanzato.

Le novità principali riguardano la capacità di Gemini 3 di cogliere sfumature, intenti e indizi sottili nelle richieste dell’utente. Il modello è stato progettato per comprendere meglio il contesto, riducendo la necessità di prompt complessi e interazioni ripetitive e Google sottolinea come, in soli due anni, l’AI sia passata dal semplice riconoscimento di testi e immagini alla comprensione dell’ambiente circostante, con un livello di percezione molto più vicino a quello umano.

Gemini 3 debutta fin da subito in prodotti come AI Mode nella Ricerca, che introduce risultati dinamici e visualizzazioni più interattive generate al volo, e nell’app Gemini, ora potenziata dal modello di nuova generazione. Parallelamente, sviluppatori e aziende possono iniziare a utilizzarlo in AI Studio, Vertex AI e nella nuova piattaforma Google Antigravity, pensata per il paradigma degli agenti AI.

Le novità tecniche: Pro, Deep Think e i benchmark

Gemini 3 rappresenta un passo significativo verso l’AGI (Artificial General Intelligence) grazie alla sua capacità di ragionare, pianificare e interagire in modo coerente attraverso più modalità: testo, immagini, video, audio e codice.

Sul fronte dei benchmark, Gemini 3 Pro registra risultati superiori rispetto a Gemini 2.5 Pro in ogni categoria. Tra i punteggi più rilevanti troviamo:

  • 1501 Elo su LMArena, primo al mondo

  • 91,9% in GPQA Diamond

  • 23,4% in MathArena Apex, nuovo stato dell’arte

  • 81% su MMMU-Pro e 87,6% su Video-MMMU per il ragionamento multimodale

  • 72,1% su SimpleQA Verified, con un miglioramento sostanziale nell’accuratezza dei fatti

Le risposte risultano più concise, meno ridondanti e più orientate a un ragionamento autentico, un approccio che Google descrive come la volontà di dire ciò che serve sapere, non ciò che l’utente vuole sentirsi dire.

Accanto al modello principale, Google introduce anche Gemini 3 Deep Think, una modalità progettata per spingere ulteriormente il ragionamento complesso. Nei test interni supera perfino Gemini 3 Pro, con risultati come:

  • 41% in Humanity’s Last Exam

  • 93,8% in GPQA Diamond

  • 45,1% in ARC-AGI, ad oggi uno dei punteggi più alti mai registrati

Questa modalità, dedicata alle attività più difficili, sarà resa disponibile inizialmente ai tester di sicurezza e successivamente agli abbonati Google AI Ultra.

Un assistente per imparare, creare e programmare

Uno degli aspetti più rilevanti della nuova generazione è la capacità di Gemini 3 di aiutare l’utente a imparare in modo personalizzato. Il modello può sintetizzare informazioni provenienti da fonti diverse, come documenti manoscritti, video didattici o articoli scientifici, trasformandole in flashcard, visualizzazioni, spiegazioni guidate o interi percorsi di studio.

L’integrazione con la Ricerca Google consente ora di generare layout interattivi, simulazioni e contenuti dinamici direttamente dalla query, sfruttando la multimodalità nativa del modello.

Sul fronte dello sviluppo, Gemini 3 si conferma come uno dei modelli più potenti per il vibe coding e la programmazione agentica superando i precedenti record su benchmark come WebDev Arena e SWE-bench Verified e supporta nuovi ambienti di sviluppo come Google Antigravity, una piattaforma che trasforma l’AI da semplice assistente a vero co-sviluppatore.

Gli agenti di Antigravity possono accedere direttamente all’editor, al terminale e al browser, pianificando e realizzando interi flussi software in autonomia, convalidando il codice durante il processo. Il sistema è integrato anche con Gemini 2.5 Computer Use per il controllo del browser e con il modello di editing visivo Nano Banana.

Rispetto ai modelli precedenti, Gemini 3 migliora anche la capacità di pianificare attività complesse in più passaggi. Il modello guida ora workflow di lungo periodo in modo più coerente, come dimostrato dai risultati su Vending-Bench 2, benchmark dedicato alla pianificazione a orizzonte esteso.

Questo permette a Gemini 3 di gestire autonomamente operazioni come la pulizia della casella Gmail, l’organizzazione di itinerari di viaggio o la coordinazione di attività multi-step, sempre con supervisione dell’utente.

Google afferma inoltre che Gemini 3 è il modello più sicuro mai realizzato dall’azienda, grazie a un numero record di valutazioni interne ed esterne. Il modello riduce l’inclinazione a seguire ciecamente richieste rischiose e presenta maggiore resistenza alle tecniche di prompt injection e agli abusi tramite strumenti informatici.

Diverse organizzazioni indipendenti — tra cui Apollo, Vaultis e Dreadnode — hanno condotto test autonomi, mentre enti pubblici come l’AISI britannica hanno partecipato alle verifiche preliminari.

Disponibilità 

A partire da oggi, Gemini 3 è disponibile da ora nell’app Gemini, per gli abbonati AI Pro e AI Ultra in AI Mode nella Ricerca, per gli sviluppatori tramite API Gemini, AI Studio, Google Antigravity e Gemini CLI e per le aziende tramite Vertex AI e Gemini Enterprise

La modalità Deep Think, dopo i test di sicurezza, sarà disponibile nelle prossime settimane agli abbonati Ultra.

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vivo X300 e X300 Pro arrivano in Italia: fotografia professionale anche su smartphone

Dopo la presentazione a Vianna, vivo porta ufficialmente in Italia la nuova serie flagship X300, composta da X300 e X300 Pro. Il lancio è accompagnato da due giornate di workshop organizzate in collaborazione con l’Istituto Italiano di Fotografia (IIF), dedicate al mondo dell’imaging mobile e rivolte a professionisti e appassionati del settore.

Durante le due Masterclass, i partecipanti hanno potuto sperimentare da vicino le nuove tecnologie fotografiche sviluppate da vivo insieme a ZEISS, marchio storico nel settore ottico. I workshop hanno offerto sessioni teoriche e pratiche, con set fotografici allestiti ad hoc per mettere alla prova le capacità del comparto fotografico della serie X300.

La novità più importante è la fotocamera Teleobiettivo APO ZEISS da 200 MP, disponibile su vivo X300 Pro. È la prima volta che la tecnologia APO ZEISS, tipica delle lenti professionali per fotografia naturalistica o astronomica, viene integrata su uno smartphone.

Grazie a una miniaturizzazione ingegneristica avanzata, vivo è riuscita a mantenere gli standard ottici APO in un modulo compatto, eliminando le aberrazioni cromatiche e garantendo scatti nitidi, definiti e fedeli nei colori anche in condizioni di luce difficili.

Per arricchire ulteriormente l’esperienza fotografica, vivo X300 Pro è compatibile con due accessori dedicati: il Kit Teleobiettivo ZEISS esterno 2,35x, che amplia le possibilità creative garantendo un bokeh naturale e una resa più dettagliata, e l’Imaging Grip Kit, pensato per offrire una presa più stabile e un controllo manuale più preciso durante gli scatti professionali.

le principali novità

La serie X300 introduce anche una fotocamera frontale Ultra Wide-Angle ZEISS da 50 MP con Auto Focus, che insieme all’algoritmo proprietario vivo Portrait Engine promette ritratti ad alta risoluzione e scatti nitidi da qualsiasi distanza.

Le modalità fotografiche si arricchiscono con funzioni come ZEISS Natural Portrait, che punta a restituire toni della pelle realistici e sfumature delicate; Night Portrait, ottimizzata per scatti notturni più luminosi e definiti; e Portrait Snapshot, che migliora la resa a tutte le lunghezze focali.
Sul fronte video, la serie vivo X300 mira a raggiungere un livello tecnico di fascia professionale: entrambi i modelli supportano la registrazione 4K a 120 fps, mentre X300 Pro introduce video Dolby Vision e registrazione Log 4K a 10 bit, portando un look cinematografico anche sui contenuti girati da smartphone. I video ritratto 4K a 60 fps, con stabilizzazione avanzata e resa cromatica naturale, rendono X300 Pro un dispositivo ideale anche per i creator e i vlogger.

Con il nuovo AI Image Studio, vivo punta a semplificare l’esperienza di scatto grazie a strumenti intelligenti. L’AI One-Shot Multi-ritaglio genera automaticamente diverse composizioni fotografiche di una stessa immagine, mentre AI Landscape Master riconosce le condizioni atmosferiche e ottimizza i parametri per migliorare la resa dei paesaggi o applicare stili creativi.

Sotto il profilo tecnico, vivo X300 Pro è equipaggiato con un display AMOLED LTPO da 6,78 pollici con risoluzione QHD+, refresh rate dinamico fino a 120 Hz e luminosità di picco superiore a 3000 nit, ideale per una visione ottimale anche sotto luce diretta. A muovere il dispositivo c’è il chipset Snapdragon 8 Gen 3, accompagnato da 16 GB di RAM LPDDR5X e 512 GB di memoria interna UFS 4.0, per prestazioni di fascia premium. La batteria da 5400 mAh supporta la ricarica rapida da 90W, garantendo tempi di ricarica estremamente ridotti.

Il più “compatto” vivo X300 condivide buona parte delle caratteristiche del fratello maggiore, ma adotta un display AMOLED da 6,78 pollici Full HD+ sempre a 120 Hz e lo stesso livello di luminosità di picco. È alimentato dal chip Dimensity 9300+, realizzato da MediaTek, e mantiene 16 GB di RAM e 512 GB di storage UFS 4.0. Anche in questo caso la batteria è da 5400 mAh con supporto alla ricarica rapida da 90W. Entrambi i modelli integrano un sistema di raffreddamento a camera di vapore, audio stereo potenziato e un set completo di sensori di ultima generazione, tra cui lettore d’impronte ultrasonico sotto il display e sensori di luce ambientale a doppio canale.

il software: OriginOS 6

Insieme alla serie X300, arriva sul mercato italiano il nuovo OriginOS 6, basato su Ultra-core Computing, Memory Fusion e Dual Rendering. L’interfaccia offre un’esperienza più fluida, con design moderno e funzioni intelligenti per la produttività quotidiana.

L’interfaccia Origin Design introduce un linguaggio visivo rinnovato e animazioni più dinamiche, mentre Origin Island rende la navigazione più intuitiva grazie a suggerimenti contestuali e funzioni adattive. Con vivo Office Kit, gli utenti possono collegare il telefono al PC e utilizzare lo schermo del computer come estensione del dispositivo. Il sistema include inoltre strumenti basati su intelligenza artificiale come AI Creation, per riscrittura e traduzione dei testi, e l’integrazione con Google Gemini per un’assistenza avanzata su più dispositivi.

Per la sicurezza, vivo Security centralizza le funzioni di protezione e privacy in un framework unificato, rendendo più semplice il controllo dei dati personali.

Prezzi e disponibilità

La serie vivo X300 è già disponibile in Italia con le seguenti configurazioni:

  • vivo X300 (16 GB + 512 GB): 1.099 €

  • vivo X300 Pro (16 GB + 512 GB): 1.399 €

Entrambi i modelli sono acquistabili anche in bundle con caricabatterie da 90W e cuffie wireless TWS 3e, con sconti dedicati su accessori come il Kit Teleobiettivo ZEISS esterno 2,35x e l’Imaging Grip Kit.

Sono previste promozioni esclusive con MediaWorld, Euronics e WINDTRE, inclusa la possibilità di acquisto a rate a tasso zero e offerte tariffarie dedicate con GIGA illimitati in 5G.

Infine, vivo offre un anno di garanzia estesa, cinque anni di copertura sulla batteria e una riparazione gratuita del display per i modelli X300 Pro acquistati entro il 4 gennaio 2026 tramite i canali ufficiali.

Scheda tecnica

vivo X300

  • Display: AMOLED 6,78” Full HD+ (2800×1260), refresh rate 120 Hz, luminosità di picco 3000 nit

  • Processore: MediaTek Dimensity 9300+

  • RAM: 16 GB LPDDR5X

  • Memoria interna: 512 GB UFS 4.0

  • Fotocamere posteriori:

    • Principale ZEISS 200 MP (sensore Ultra-Sensing HPB, OIS CIPA 4.5)

    • Ultra-wide 50 MP

    • Teleobiettivo 50 MP

  • Fotocamera frontale: 50 MP Ultra Wide-Angle ZEISS con Auto Focus

  • Batteria: 5400 mAh, ricarica rapida 90W

  • Audio: stereo, Hi-Res

  • Sistema operativo: OriginOS 6 basato su Android 15

  • Connettività: 5G, Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, NFC, USB-C

  • Altro: lettore d’impronte ultrasonico sotto il display, IP68

vivo X300 Pro

  • Display: AMOLED LTPO 6,78” QHD+ (3200×1440), refresh rate variabile 1–120 Hz, luminosità 3000 nit

  • Processore: Qualcomm Snapdragon 8 Gen 3

  • RAM: 16 GB LPDDR5X

  • Memoria interna: 512 GB UFS 4.0

  • Fotocamere posteriori:

    • Principale ZEISS Gimbal-Grade 50 MP

    • Teleobiettivo APO ZEISS 200 MP (OIS, 2,35x ottico)

    • Ultra-wide 50 MP

  • Fotocamera frontale: 50 MP Ultra Wide-Angle ZEISS con Auto Focus

  • Batteria: 5400 mAh, ricarica rapida 90W

  • Video: fino a 4K 120 fps, Dolby Vision, Log 10-bit

  • Audio: stereo, Hi-Res, supporto Dolby Atmos

  • Sistema operativo: OriginOS 6 basato su Android 15

  • Connettività: 5G, Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, NFC, USB-C

  • Altro: lettore d’impronte ultrasonico, IP68, supporto Imaging Grip Kit e Kit Teleobiettivo ZEISS

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Nova Launcher è tornato con un secondo aggiornamento inaspettato

Qualche settimana fa, i fan del popolare Nova Launcher hanno ricevuto una brutta notizia. A settembre, lo sviluppatore Kevin Barry ha annunciato di aver finalmente lasciato Branch Metrics, l’azienda che ha acquisito il launcher nel 2022. Sebbene sembrasse la fine per Nova Launcher, la scorsa settimana gli utenti hanno iniziato a notare un nuovo aggiornamento 8.1.3 sui loro dispositivi, a cui ora si è già aggiunta una nuova release.

Quando è uscito l’aggiornamento 8.1.3, un altro ex sviluppatore di Nova, Rob Wainwright, ha pubblicato un post per condividere una piccola panoramica delle novità introdotte. Secondo lui, si trattava in gran parte di vecchi lavori che non erano ancora stati distribuiti agli utenti:

Si prega di notare che nessuno del team originale di Nova Launcher lavora più presso Branch Metrics. Sebbene la maggior parte delle modifiche in questo aggiornamento siano state apportate dal team originale più di un anno fa, non possiamo garantire nulla in merito alla raccolta o all’analisi dei dati.
NovaLauncher

Ieri, sul subreddit di Nova Launcher, l’utente Dankees98 ha notato un nuovo aggiornamento 8.1.4 in arrivo per i beta tester. Come probabilmente potrete intuire tutti dalla rapidità dell’update, non sembra che ci siano nuove funzionalità, e la versione è invece focalizzata sulla stabilità e sulla correzione di bug. La domanda più importante riguarda ora come potrebbe evolversi la situazione dell’app e se sia ancora sicuro utilizzare questo launcher rispetto ad altre alternative ancora attive e controllate.

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Google Maps riceverà presto nuove funzioni di intelligenza artificiale

Negli ultimi due anni, Google ha infuso l’intelligenza artificiale di Gemini in ogni aspetto dei suoi dispositivi e servizi. Ora, secondo le ultime notizie provenienti proprio dal colosso americano, anche la più famosa app di navigazione, Google Maps, riceverà numerosi funzioni legate all’intelligenza artificiale.

Tra le funzioni più amate c’è il controllo vocale di Maps tramite Assistant, che consente di avere le mani libere e di pianificare e modificare i percorsi al volo. Ora però con Gemini, Google promette di portare questa esperienza ad un livello superiore.

Gemini Gemini

Se non si sa esattamente dove si vuole andare, si potrà semplicemente descrivere il tipo di posto e lasciare che Gemini faccia tutto il lavoro sporco. Un’altra novità molto interessante riguarda l’integrazione con Lens: si potrà infatti usare la fotocamera del proprio dispositivo e far sì che Maps risponda alle domande sui luoghi che vede, ottenendo maggiori informazioni su ciò che offrono, proprio come una vera e propria guida turistica.

Alcune di queste novità sono già attive da ieri, mentre l’integrazione con Lens sarà disponibile poco più avanti nel corso del mese e la stessa tempistica sembra valere per la navigazione basata su Gemini, prevista entro le prossime settimane.

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Google esplora il caos quantistico sul suo più potente chip per computer quantistici

Gli "echi quantistici" che attraversano il chip Willow del computer quantistico di Google, pur in un clima di cautela da parte di alcuni osservatori, potrebbero avvicinare i ricercatori alla realizzazione di calcolatori in grado di superare le prestazioni dei computer classici....

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Google porta in Italia AI Mode, la ricerca potenziata dall’intelligenza artificiale

Da oggi AI Mode, la modalità di Ricerca Google basata su intelligenza artificiale, è disponibile in 36 nuove lingue, tra cui l’italiano, e in quasi 50 nuovi Paesi e territori, per un totale di oltre 200 aree coperte in tutto il mondo. L’espansione include gran parte dell’Europa e segna il debutto ufficiale di questa funzione anche in Italia, sia nella pagina dei risultati di ricerca sia nell’app Google per Android e iOS.

AI Mode rappresenta la forma più avanzata di ricerca mai proposta da Google: una modalità progettata per gestire domande complesse, articolate e multidimensionali, grazie a una versione personalizzata dei modelli Gemini ottimizzati per la Ricerca.

Rispetto alla ricerca tradizionale, AI Mode consente di formulare richieste più lunghe e dettagliate, che in passato avrebbero richiesto più interrogazioni separate. Gli utenti che l’hanno provata per primi, spiega Google, tendono a porre query due o tre volte più estese rispetto alla media.

Un esempio pratico? È possibile chiedere:

“Vorrei capire i diversi metodi di preparazione del caffè. Crea una tabella che confronti gusto, facilità d’uso e attrezzatura necessaria.”
A questo punto, l’utente può continuare con una seconda domanda, ad esempio:
“Qual è la macinatura migliore per ciascun metodo?”

Dietro le quinte, AI Mode sfrutta una tecnologia definita query fan-out, che scompone la domanda in sottotemi ed esegue ricerche parallele per ciascuno. In questo modo, la piattaforma è in grado di esplorare il web più in profondità e proporre contenuti più ricchi, pertinenti e aggiornati.

Un altro aspetto distintivo di AI Mode è la multimodalità: l’utente può porre domande non solo tramite testo, ma anche con la voce o con un’immagine.
Basta toccare l’icona del microfono per chiedere qualcosa a voce, oppure scattare o caricare una foto per ottenere informazioni visive contestuali — una funzione utile, ad esempio, per riconoscere oggetti, prodotti o monumenti.

Nonostante la crescente integrazione dell’IA, Google ribadisce che l’obiettivo di AI Mode resta quello di facilitare la scoperta di contenuti provenienti dal web, fornendo sempre link diretti alle fonti.

Secondo l’azienda, strumenti come AI Overview (la panoramica automatica di risultati basata su IA) stanno già mostrando che, dopo aver visualizzato i suggerimenti dell’IA, le persone visitano una varietà più ampia di siti web e trattano i contenuti con maggiore attenzione, trascorrendo più tempo sulle pagine visitate.

AI Mode si basa inoltre sugli stessi sistemi di ranking e qualità usati per la Ricerca classica, ma introduce nuovi approcci per valutare l’affidabilità delle informazioni. Quando il sistema non è sufficientemente sicuro della risposta, vengono mostrati i risultati web tradizionali, garantendo trasparenza e controllo.

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WhatsApp si sta preparando a introdurre gli username come Telegram e Signal

WhatsApp continua a espandere e rinnovare le proprie funzionalità per mantenere la piattaforma competitiva nel panorama delle app di messaggistica istantanea. Tradizionalmente, l’app si è sempre basata sul numero di telefono per identificare e collegare gli account, ma questa impostazione potrebbe presto cambiare: nei più recenti aggiornamenti beta, infatti, è comparsa un’opzione per la prenotazione dei nomi utente (username).

L’introduzione di questa funzione avvicinerebbe WhatsApp a concorrenti come Telegram e Signal, che da tempo offrono la possibilità di comunicare senza condividere il proprio numero di telefono, semplicemente tramite un identificatore univoco.

La novità è stata individuata nella versione 2.25.28.12 della beta di WhatsApp per Android, dove tra le impostazioni è comparsa una nuova sezione dedicata proprio alla prenotazione del nome utente. Questo suggerisce che l’azienda stia preparando il terreno per un lancio pubblico della funzione, permettendo agli utenti di scegliere e registrare in anticipo il proprio username.

Questa fase preliminare servirebbe a garantire equità nella distribuzione dei nomi, evitando che gli utenti più rapidi possano accaparrarsi i nomi più popolari o riconoscibili prima dell’attivazione ufficiale. Inoltre, consentirebbe a Meta di testare il sistema su larga scala, verificandone stabilità e sicurezza.

Oltre a rappresentare un’evoluzione tecnica, l’introduzione dei nomi utente ha anche implicazioni importanti in termini di privacy. Attualmente, per contattare qualcuno su WhatsApp è necessario conoscere il suo numero di telefono, il che può essere percepito come un’informazione piuttosto sensibile. Con l’arrivo degli username, invece, sarà possibile interagire con altri utenti senza rivelare il proprio numero personale, aumentando la riservatezza nelle conversazioni, in particolare con nuovi contatti o in contesti pubblici.

Regole per la scelta del nome utente

Secondo le informazioni contenute nella versione beta, WhatsApp ha già stabilito alcune linee guida tecniche per la creazione degli username:

  • Il nome non può iniziare con “www.”

  • Deve contenere almeno una lettera

  • Sono ammessi solo caratteri minuscoli, numeri (0-9), punti e trattini bassi

  • Spazi o caratteri speciali non sono consentiti

Queste restrizioni mirano a garantire uniformità e compatibilità tra le diverse piattaforme e dispositivi, oltre a prevenire abusi o tentativi di phishing legati all’uso di nomi simili a domini web o marchi noti.

Al momento non è stato comunicato un calendario ufficiale per l’implementazione pubblica della funzione. Tuttavia, la presenza dell’opzione di prenotazione nella beta suggerisce che lo sviluppo sia già in una fase avanzata e che il rollout potrebbe iniziare nei prossimi mesi.

Come di consueto, WhatsApp procederà con un rilascio graduale, così da poter monitorare il comportamento del sistema, correggere eventuali bug e ottimizzare la gestione dei nomi duplicati o delle collisioni di username.

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OnePlus conferma la data di lancio di OxygenOS 16 basata su Android 16

Android 16 è disponibile già da tempo per gli utenti Pixel e, più recentemente, per alcuni dispositivi Samsung, Motorola e Sony. A brevissimo si aggiungerà alla lista anche OnePlus, che ha annunciato ufficialmente la disponibilità di OxygenOS 16 a partire dal 16 ottobre 2025.

La nuova versione del sistema, basata su Android 16, porta con sé il motto “Intelligently Yours”, che sembra alludere all’integrazione sempre più profonda dell’intelligenza artificiale all’interno dell’esperienza utente. Un indizio arriva dalla conferma che Gemini, l’assistente AI di Google, sarà parte integrante della funzione Mind Space. Quest’ultima rappresenta un ambiente personale dove raccogliere appunti, articoli, screenshot e altri contenuti: grazie a Gemini, sarà possibile non solo recuperarli con facilità, ma anche elaborarli in maniera proattiva.

Un esempio mostrato da OnePlus riguarda proprio la pianificazione di un viaggio: un semplice comando a Gemini consente all’assistente di attingere alle informazioni già salvate in Mind Space e trasformarle in un piano organizzato, senza bisogno di richieste puntuali e frammentate.

Al momento, oltre alla data e a questa anticipazione sulle funzionalità AI, non sono stati forniti ulteriori dettagli ufficiali. Sarà quindi necessario attendere il 16 ottobre per capire meglio quali dispositivi riceveranno l’aggiornamento e in quali tempi, con la speranza che il rollout sia rapido e ampio, evitando le lunghe attese che spesso caratterizzano il mondo Android.

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Samsung rifinisce One UI 8.5: icone, app e menu più curati nell’ultima build

Lo sviluppo di One UI 8.5 sta procedendo rapidamente, con i primi firmware trapelati che hanno già svelato diverse novità in arrivo sui dispositivi Galaxy. Dopo la prima build non definitiva, che presentava elementi grafici incompleti e qualche imperfezione, è ora disponibile un nuovo firmware che mostra ulteriori affinamenti dell’interfaccia e diverse migliorie.

La prima versione trapelata di One UI 8.5 mostrava icone non rifinite e dettagli grafici provvisori. Nella nuova build, Samsung ha già corretto alcuni di questi aspetti. Ad esempio, i pulsanti della lista widget nel pannello rapido, che inizialmente risultavano poco curati, ora presentano un aspetto coerente con il resto dell’interfaccia.

Oltre ai ritocchi estetici, il nuovo firmware introduce diversi cambiamenti funzionali e stilistici:

  • Digital Wellbeing ha ricevuto un piccolo restyling, con pulsanti più grandi che ne semplificano l’utilizzo.

  • Nella schermata di personalizzazione della lockscreen, toccando l’icona di un’app nei collegamenti rapidi si apre un pop-up con l’intera lista delle app disponibili.

  • L’app Telefono utilizza ora una barra inferiore composta solo da icone. Nella nuova build questa barra si estende per tutta la larghezza dello schermo, anche se i pulsanti effettivi restano concentrati al centro.

  • L’app Meteo segue l’approccio di Impostazioni, spostando la barra di ricerca in basso quando si attiva la funzione di ricerca. Inoltre, il nome della località viene messo in evidenza con un riquadro nella parte alta dello schermo.

  • Nel menu di modifica foto con Galaxy AI presente in Galleria, la grafica è stata aggiornata, mentre la barra di navigazione inferiore mostra ora tutte le schede disponibili senza richiedere lo scorrimento laterale.

  • In app come Meteo, Impostazioni e Galleria compare un effetto gradiente nella parte superiore e inferiore della schermata: un accorgimento che anticipa visivamente l’elemento successivo quando si scorre.

  • Il menu del registratore dello schermo è stato ridisegnato con pulsanti più grandi e icone dedicate che chiariscono la funzione di ogni opzione.

Va ricordato che One UI 8.5 è ancora in una fase di sviluppo iniziale. Le modifiche viste in questi firmware trapelati rappresentano soltanto una parte delle novità che Samsung introdurrà con la release finale. Come spesso accade, ulteriori cambiamenti potrebbero arrivare nelle prossime build interne, con affinamenti sia grafici che funzionali.

Samsung non ha ancora annunciato una data precisa per il debutto di One UI 8.5, ma è probabile che il rollout inizi in concomitanza con i prossimi top di gamma della serie Galaxy S26, per poi estendersi gradualmente anche ad altri modelli.

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Questa novità della One UI 8.5 proviene direttamente dall’era Touchwiz di Samsung

Lo sviluppo del prossimo importante aggiornamento Samsung per dispositivi mobili è in pieno svolgimento. Un flusso incontrollato di novità dalle build trapelate di One UI 8.5 ha già rivelato numerose nuove funzionalità che possiamo aspettarci dall’aggiornamento. Il mese scorso, abbiamo visto indizi che Samsung si stesse preparando a modifiche di design ispirate a iOS nell’app Impostazioni, ed oggi scopriamo le modifiche alle icone dell’app.

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Abbandonando il design piatto che ha caratterizzato One UI per diversi anni, Samsung sta passando ad un aspetto 3D per le icone. Il leaker Ice Universe ha presentato oggi su Weibo delle immagini aggiornate delle icone delle app.

One UI One UI

Questa modifica è in linea con i recenti  aggiornamenti dell’app Impostazioni, in cui le bolle contenenti le diverse opzioni di menu appaiono leggermente in rilievo. Sebbene le app di sistema abbiano un aspetto notevolmente diverso, sembra che Samsung stia applicando lo stesso effetto anche alle icone di altre app popolari, tra cui YouTube e Google Play Store, nonché a una serie di app di terze parti.

In particolare, questa non è la prima volta che Samsung sperimenta con le icone 3D. Se siete utenti Samsung di lunga data, ricorderete subito allora le versioni successive dell’interfaccia TouchWiz di Samsung.

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La schermata iniziale di Gemini potrebbe ricevere un restyling

Come quasi tutti i chatbot basati sull’intelligenza artificiale, Gemini ha coltivato fin dall’inizio un aspetto minimalista. All’apertura dell’app, si presenta una schermata iniziale ordinata e, negli ultimi mesi, Google ha testato piccole modifiche all’interfaccia utente. Tuttavia, secondo le ultime indiscrezioni sembra che Google stia considerando un cambio più radicale del modo in cui gli utenti interagiscono con l’app.

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Nella versione 16.38.62.sa.arm64 dell’app Google è stata individuata una schermata iniziale Gemini riprogettata durante i test. Il layout attuale accoglie l’utente con un messaggio di benvenuto e scorciatoie per gli strumenti principali, come “Crea immagine” e “Ricerca approfondita“. Nel nuovo design, questi pulsanti si spostano verso l’alto per far spazio a un feed scorrevole di suggerimenti.

I suggerimenti visualizzati fungono da spunti di conversazione con un solo tocco. Alcuni evidenziano le capacità di Gemini in fatto di immagini, come “Datemi un look vintage”. Altri mettono in risalto abilità diverse, come l’invio di un notiziario quotidiano, un quiz di biologia di base o la programmazione di un piccolo gioco. Ovviamente essendo queste versioni ancora beta e non pensate per il pubblico, non si sa ancora quando e se questa nuova interfaccia farà capolinea su tutti gli smartphone nella versione stabile.

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Linee guida RRP Rete Radio Prepper

Buongiorno a tutti, come annunciato nei giorni precedenti RRP si rinnova e abbandona le segnalazioni online.

RRP continuerà la sua attività ma sarà incentrata su tematiche più radiotecniche e meno social.

Una rete nata per dare supporto amatoriale in caso di necessità non può appoggiarsi a internet, oggi più che mai sentiamo la necessità di avvicinarci alla classica comunicazione via etere.

Qui di seguito troverete le linee guida per le comunicazioni, potete scaricarle, stamparle e volendo plastificare per renderlo impermeabile.

Ricordiamo inoltre il nostro gruppo per le vostre segnalazioni sul territorio su Telegram all’indirizzo: http://t.me/reteradio

e il nostro gruppo Gestione emergenze all’indirizzo http://t.me/prepper_italia

Grazie a tutti.

RETE_RADIO_PREPPER_RRP-Linee_guida_comunicazioni

 

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Solidarietà a "Riconvertiamo SeaFuture"

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di: Unit

Solidarietà a "Riconvertiamo SeaFuture"

Unit hacklab Milano si unisce alle voci che si alzano contro la militarizzazione dell'industria marittima. SeaFuture, nata come mostra di tecnologie nautiche civili, negli ultimi anni è stata trasformata in una vetrina per le tecnologie di guerra e di morte.

Solidarietà a Riconvertiamo SeaFuture per la …

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How to Deploy Lightweight Language Models on Embedded Linux with LiteLLM

This article was contributed by Vedrana Vidulin, Head of Responsible AI Unit at Intellias (LinkedIn).

As AI becomes central to smart devices, embedded systems, and edge computing, the ability to run language models locally — without relying on the cloud — is essential. Whether it’s for reducing latency, improving data privacy, or enabling offline functionality, local AI inference opens up new opportunities across industries. LiteLLM offers a practical solution for bringing large language models to resource-constrained devices, bridging the gap between powerful AI tools and the limitations of embedded hardware.

Deploying LiteLLM, an open source LLM gateway, on embedded Linux unlocks the ability to run lightweight AI models in resource-constrained environments. Acting as a flexible proxy server, LiteLLM provides a unified API interface that accepts OpenAI-style requests — allowing you to interact with local or remote models using a consistent developer-friendly format. This guide walks you through everything from installation to performance tuning, helping you build a reliable, lightweight AI system on embedded Linux distribution.

Setup checklist

Before you start, here’s what’s required:

  • A device running a Linux-based operating system (Debian) with sufficient computational resources to handle LLM operations.​
  • Python 3.7 or higher installed on the device.​
  • Access to the internet for downloading necessary packages and models.

Step-by-Step Installation

Step 1: Install LiteLLM

First, we make sure the device is up to date and ready for installation. Then we install LiteLLM in a clean and safe environment.

Update the package lists to ensure access to the latest software versions:

sudo apt-get update

Check if pip (Python Package Installer) is installed:

pip –version

If not, install it using:

sudo apt-get install python3-pip

It is recommended to use a virtual environment. Check if venv is installed:

dpkg -s python3-venv | grep “Status: install ok installed”

If venv is intalled the output would be “Status: install ok installed”. If not installed:

sudo apt install python3-venv -y

Create and activate virtual environment:

python3 -m venv litellm_envsource litellm_env/bin/activate

Use pip to install LiteLLM along with its proxy server component:

pip install ‘litellm[proxy]’

Use LiteLLM within this environment. To deactivate the virtual environment type deactivate.

Step 2: Configure LiteLLM

With LiteLLM installed, the next step is to define how it should operate. This is done through a configuration file, which specifies the language models to be used and the endpoints through which they’ll be served.

Navigate to a suitable directory and create a configuration file named config.yaml:

mkdir ~/litellm_configcd ~/litellm_confignano config.yaml

In config.yaml specify the models you intend to use. For example, to configure LiteLLM to interface with a model served by Ollama:

model_list:   model_name: codegemma litellm_params:   model: ollama/codegemma:2b   api_base: http://localhost:11434

This configuration maps the model name codegemma to the codegemma:2b model served by Ollama at http://localhost:11434.

Step 3: Serve models with Ollama

To run your AI model locally, you’ll use a tool called Ollama. It’s designed specifically for hosting large language models (LLMs) directly on your device — without relying on cloud services.

To get started, install Ollama using the following command:

curl -fsSL https://ollama.com/install.sh | sh

This command downloads and runs the official installation script, which automatically starts the Ollama server.

Once installed, you’re ready to load the AI model you want to use. In this example, we’ll pull a compact model called codegemma:2b.

ollama pull codegemma:2b

After the model is downloaded, the Ollama server will begin listening for requests — ready to generate responses from your local setup.

Step 4: Launch the LiteLLM proxy server

With both the model and configuration ready, it’s time to start the LiteLLM proxy server — the component that makes your local AI model accessible to applications.

To launch the server, use the command below:

litellm –config ~/litellm_config/config.yaml

The proxy server will initialize and expose endpoints defined in your configuration, allowing applications to interact with the specified models through a consistent API.

Step 5: Test the deployment

Let’s confirm if everything works as expected. Write a simple Python script that sends a test request to the LiteLLM server and save it as test_script.py:

import openai client = openai.OpenAI(api_key=“anything”, base_url=http://localhost:4000“)response = client.chat.completions.create(    model=“codegemma”,    messages=[{“role”: “user”, “content”: “Write me a Python function to calculate the nth Fibonacci number.”}])print(response) 

Finally, run the script using this command:

python3 ./test_script.py

If the setup is correct, you’ll receive a response from the local model — confirming that LiteLLM is up and running.

Optimize LiteLLM performance on embedded devices

To ensure fast, reliable performance on embedded systems, it’s important to choose the right language model and adjust LiteLLM’s settings to match your device’s limitations.

Choosing the Right Language Model

Not every AI model is built for devices with limited resources — some are just too heavy. That’s why it’s crucial to go with compact, optimized models designed specifically for such environments:​

  • DistilBERT – a distilled version of BERT, retaining over 95% of BERT’s performance with 66 million parameters. It’s suitable for tasks like text classification, sentiment analysis, and named entity recognition.
  • TinyBERT – with approximately 14.5 million parameters, TinyBERT is designed for mobile and edge devices, excelling in tasks such as question answering and sentiment classification.
  • MobileBERT – optimized for on-device computations, MobileBERT has 25 million parameters and achieves nearly 99% of BERT’s accuracy. It’s ideal for mobile applications requiring real-time processing.
  • TinyLlama – a compact model with approximately 1.1 billion parameters, TinyLlama balances capability and efficiency, making it suitable for real-time natural language processing in resource-constrained environments.
  • MiniLM – a compact transformer model with approximately 33 million parameters, MiniLM is effective for tasks like semantic similarity and question answering, particularly in scenarios requiring rapid processing on limited hardware.

Selecting a model that fits your setup isn’t just about saving space — it’s about ensuring smooth performance, fast responses, and efficient use of your device’s limited resources.

Configure settings for better performance

A few small adjustments can go a long way when you’re working with limited hardware. By fine-tuning key LiteLLM settings, you can boost performance and keep things running smoothly.

Restrict the number of tokens

Shorter responses mean faster results. Limiting the maximum number of tokens in response can reduce memory and computational load. In LiteLLM, this can be achieved by setting the max_tokens parameter when making API calls. For example:​

import openai client = openai.OpenAI(api_key=“anything”, base_url=http://localhost:4000“)response = client.chat.completions.create(    model=“codegemma”,    messages=[{“role”: “user”, “content”: “Write me a Python function to calculate the nth Fibonacci number.”}],    max_tokens=500 # Limits the response to 500 tokens)print(response) 

Adjusting max_tokens helps keep replies concise and reduces the load on your device.
Managing simultaneous requests

If too many requests hit the server at once, even the best-optimized model can get bogged down. That’s why LiteLLM includes an option to limit how many queries it processes at the same time. For instance, you can restrict LiteLLM to handle up to 5 concurrent requests by setting max_parallel_requests as follows:

litellm –config ~/litellm_config/config.yaml –num_requests 5

This setting helps distribute the load evenly and ensures your device stays stable — even during periods of high demand.
A Few More Smart Moves

Before going live with your setup, here are two additional best practices worth considering:

  • Secure your setup – implement appropriate security measures, such as firewalls and authentication mechanisms, to protect the server from unauthorized access.
  • Monitor performance – use LiteLLM’s logging capabilities to track usage, performance, and potential issues.

LiteLLM makes it possible to run language models locally, even on low-resource devices. By acting as a lightweight proxy with a unified API, it simplifies integration while reducing overhead. With the right setup and lightweight models, you can deploy responsive, efficient AI solutions on embedded systems — whether for a prototype or a production-ready solution.

Summary 

Running LLMs on embedded devices doesn’t necessarily require heavy infrastructure or proprietary services. LiteLLM offers a streamlined, open-source solution for deploying language models with ease, flexibility, and performance — even on devices with limited resources. With the right model and configuration, you can power real-time AI features at the edge, supporting everything from smart assistants to secure local processing.

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  • This article was written by Vedrana Vidulin, Head of Responsible AI Unit at Intellias. Connect with Vedrana through her LinkedIn page

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Automating Compliance Management with UTMStack’s Open Source SIEM & XDR

Achieving and maintaining compliance with regulatory frameworks can be challenging for many organizations. Managing security controls manually often leads to excessive use of time and resources, leaving less available for strategic initiatives and business growth.

Standards such as CMMC, HIPAA, PCI DSS, SOC2 and GDPR demand ongoing monitoring, detailed documentation, and rigorous evidence collection. Solutions like UTMStack, an open source Security Information and Event Management (SIEM) and Extended Detection and Response (XDR) solution, streamlines this complex task by leveraging its built-in log centralization, correlation, and automated compliance evaluation capabilities. This article explores how UTMStack simplifies compliance management by automating assessments, continuous monitoring, and reporting.

Understanding Compliance Automation with UTMStack

UTMStack inherently centralizes logs from various organizational systems, placing it in an ideal position to dynamically assess compliance controls. By continuously processing real-time data, UTMStack automatically evaluates compliance with critical controls. For instance, encryption usage, implementation of two-factor authentication (2FA) and user activity auditing among many others can be evaluated automatically.

Figure 1: Automated evaluation of Compliance framework controls.

Example Compliance Control Evaluations:

  • Encryption Enforcement: UTMStack continuously monitors logs to identify instances where encryption is mandatory (e.g., data in transit or at rest). It evaluates real-time compliance status by checking log events to confirm whether encryption protocols such as TLS are actively enforced and alerts administrators upon detection of potential non-compliance. The following event, for example would trigger an encryption control failure:

    “message”: [{“The certificate received from the remote server was issued by an untrusted certificate authority. Because of this, none of the data contained in the certificate can be validated. The TLS connection request has failed. The attached data contains the server certificate”.}]
  • Two-Factor Authentication (2FA): By aggregating authentication logs, UTMStack detects whether 2FA policies are consistently enforced across the enterprise. Compliance is assessed in real-time, and automated alerts are generated if deviations occur, allowing immediate remediation. Taking Office365 as an example, the following log would confirm the use of 2FA in a given use authentication attempt:

    ’’authenticationDetails": [
    {

    "authenticationStepDateTime": "2025-04-29T08:15:45Z",
    "authenticationMethod": "Microsoft Authenticator",
    "authenticationMethodDetail": "Push Notification", "succeeded": true,
    "authenticationStepResultDetail": "MFA requirement satisfied"
    }’’
  • User Activity Auditing: UTMStack processes comprehensive activity logs from applications and systems, enabling continuous auditing of user  and devices actions. This includes monitoring privileged account usage, data access patterns, and identifying anomalous behavior indicative of compliance risks. This is a native function of UTMSatck and automatically checks the control if the required integrations are configured.

No-Code Compliance Automation Builder

One of UTMStack’s standout features is its intuitive, no-code compliance automation builder. Organizations can easily create custom compliance assessments and automated monitoring workflows tailored to their unique regulatory requirements without any programming experience. This flexibility empowers compliance teams to build bespoke compliance frameworks rapidly that update themselves and send reports on a schedule.

Figure 2: Compliance Framework Builder with drag and drop functionality.

Creating Custom Compliance Checks

UTMStack’s no-code interface allows users to:

  • Define custom compliance control logic visually.
  • Establish automated real-time monitoring of specific compliance conditions.
  • Generate and schedule tailored compliance reports.

This approach significantly reduces the administrative overhead, enabling compliance teams to respond swiftly to evolving regulatory demands.

Unified Compliance Management and Integration

Beyond automation, UTMStack serves as a centralized compliance dashboard, where controls fulfilled externally can be manually declared compliant within the platform. This unified “pane of glass” ensures that all compliance assessments—automated and manual—are consolidated into one comprehensive view, greatly simplifying compliance audits.

Moreover, UTMStack offers robust API capabilities, facilitating easy integration with existing Governance, Risk, and Compliance (GRC) tools, allowing seamless data exchange and further enhancing compliance management.

Sample Use Case: CMMC Automation

For CMMC compliance, organizations must demonstrate rigorous data security, availability, processing integrity, confidentiality, and privacy practices. UTMStack automatically evaluates controls related to these areas by analyzing continuous log data, such as firewall configurations, user access patterns, and audit trails.

Automated reports clearly detail compliance status, including specific control numbers and levels, enabling organizations to proactively address potential issues, dramatically simplifying CMMC assessments and future audits.

Figure 3: CMMC Compliance Control details

Compliance Control Evidence Remediation

When a framework control is identified as compliant, UTMStack automatically gathers the necessary evidence to demonstrate compliance. This evidence includes logs extracted from source systems and a dedicated, interactive dashboard for deeper exploration and analysis. Conversely, if the control evaluation identifies non-compliance, UTMStack employs an AI-driven technique known as Retrieval-Augmented Generation to provide remediation steps to security analysts and system engineers.

Compliance controls for each framework are not only evaluated but also provide dashboards for better understanding and navigation:

Figure 4: Compliance automation dashboards.

API-First Compliance Integration

UTMStack’s API-first approach enables compliance automation workflows to integrate effortlessly into existing IT ecosystems. Organizations leveraging various GRC platforms can easily synchronize compliance data, automate reporting, and centralize compliance evidence, thus minimizing manual data handling and significantly improving accuracy and efficiency.

Summary

Compliance management doesn’t have to be complicated or resource-draining. UTMStack’s open source SIEM and XDR solution simplifies and automates compliance with major standards such as CMMC, HIPAA, PCI DSS, SOC2, GDPR, and GLBA. By continuously monitoring logs, dynamically assessing compliance controls, and providing a user-friendly, no-code automation builder, UTMStack dramatically reduces complexity and enhances efficiency.

Organizations can easily customize and automate compliance workflows, maintain continuous monitoring, and integrate seamlessly with existing compliance tools, making UTMStack an invaluable resource for streamlined compliance management.

Join Our Community

We’re continuously improving UTMStack and welcome contributions from the cybersecurity and compliance community.

Your participation helps shape the future of compliance automation. Join us today!

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Corso Python

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9, 16, 23 aprile e 7 maggio 2025 ore 19 - ZAM Milano

Corso introduttivo alla programmazione in Python

Unit Hacklab per Università Popolare ZAM.


Il corso si svolge in quattro lezioni, con quattro insegnanti.

Scopo del corso: avvicinarsi alla programmazione, usando un linguaggio amichevole.

Segnalare la partecipazione con una mail …

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Visioni libere: Stare into the lights my pretties

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di: Unit

Settima visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.

Lunedì 20 maggio 2019

Stare into the lights my pretties, Jordan Brown, 2017

ENG sub ITA

pic

Cinemacello Macao, viale Molise 68, Milano.

Inizio proiezioni ore 20:30, inizio film ore 21:00.

Viviamo in un mondo di schermi …
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Al via la Terza Maratona delle TLC (l’agenda e dove seguirla)

Un’occasione di confronto sui temi caldi delle TLC, appuntamento 21 novembre ore 15:30 Dopo il seguito delle prime due edizioni, torna la Maratona delle TCL, un’iniziativa ideata da Assoprovider che punta a mettere a confronto gli operatori delle TLC. L’evento, aperto a tutti, si terrà il 21 novembre e sarà visibile  sulle piattaforme Linkedin e […]

L'articolo Al via la Terza Maratona delle TLC (l’agenda e dove seguirla) proviene da Assoprovider.

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Piracy Shield: Assoprovider presenta un esposto alla Corte dei Conti per possibile danno erariale

Roma, 22 novembre L'Associazione Assoprovider ha presentato un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti di Roma riguardante il sistema Piracy Shield, adottato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). L'esposto chiede di accertare la sussistenza di un eventuale danno erariale e la congruità dell'azione dell'Agcom nella gestione delle risorse economiche relative al Piracy […]

L'articolo Piracy Shield: Assoprovider presenta un esposto alla Corte dei Conti per possibile danno erariale proviene da Assoprovider.

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Assoprovider, 19 anni dalla liberalizzazione del Wi-Fi, una nuova battaglia cruciale per il settore delle telecomunicazioni

Nell'ottobre del 2024, a 19 anni esatti dalla storica vittoria che liberalizzò l'uso del Wi-Fi in Italia, Assoprovider si trova nuovamente in prima linea per difendere il futuro del settore delle telecomunicazioni. Con l'approvazione del decreto Omnibus, ora legge dello Stato, affrontiamo una delle sfide più critiche della nostra storia. 2005-2024: Dal trionfo alla nuova […]

L'articolo Assoprovider, 19 anni dalla liberalizzazione del Wi-Fi, una nuova battaglia cruciale per il settore delle telecomunicazioni proviene da Assoprovider.

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TLC, Assoprovider: Allarme per il rischio carcere agli ISP nel DL Omnibus sulla pirateria

Il rischio di carcerazione per gli Internet Service Provider (ISP) rappresenta una minaccia senza precedenti per il settore delle telecomunicazioni in Italia Assoprovider, l'associazione rappresentativa dei piccoli e medi fornitori di servizi Internet in Italia, lancia un forte allarme riguardo agli emendamenti recentemente approvati dalle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato nell'ambito del DL Omnibus […]

L'articolo TLC, Assoprovider: Allarme per il rischio carcere agli ISP nel DL Omnibus sulla pirateria proviene da Assoprovider.

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NIS2, cos’è e come impatta sugli operatori di prossimità

La NIS2 è la direttiva sulla sicurezza informatica dell’Unione Europea. I Paesi membri hanno tempo fino al 17 ottobre 2024 per recepirla. Ma cosa cambia? Acronimo di Network and Information Security 2, la NIS2 è la direttiva emanata dall’Unione Europea, allo scopo di rafforzare la sicurezza informatica e la resilienza delle infrastrutture critiche in tutti […]

L'articolo NIS2, cos’è e come impatta sugli operatori di prossimità proviene da Assoprovider.

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Linux.dev mailing list service

We are pleased to announce the availability of a new mailing list service running under the new lists.linux.dev domain. The goal of this deployment is to offer a subscription service that:

  • prioritizes mail delivery to public-inbox archives available via lore.kernel.org
  • conforms to DMARC requirements to ensure subscriber delivery
  • makes minimal changes to email headers and no changes to the message body content for the purposes of preserving patch attestation

If you would like to host a Linux development mailing list on this platform, please see further details on the subspace.kernel.org site.

Why another mailing list service?

Linux development started in 1991 and has been ongoing for the past 30 years at an ever-increasing pace. Many popular code collaboration platforms have risen throughout these three decades -- and while some of them are still around, many others have shut down and disappeared without offering any way to preserve the history of the projects they used to host.

Development via mailed-in patches remains the only widely used mechanism for code collaboration that does not rely on centralized infrastructure maintained by any single entity. The Linux developer community sees transparency, independence and decentralization as core guiding principles behind Linux development, so it has deliberately chosen to continue using email for all its past and ongoing collaboration efforts.

What about vger.kernel.org?

The infrastructure behind lists.linux.dev supports multiple domains, so all mailing lists hosted on vger.kernel.org will be carefully migrated to the same platform while preserving current addresses, subscribers, and list ids. The only thing that will noticeably change is the procedure to subscribe and unsubscribe from individual lists. As majordomo is no longer maintained, we will instead switch to using separate subscribe/unsusbscribe addresses per each list.

There are no firm ETAs for this migration, but if you are currently subscribed to any mailing list hosted on vger.kernel.org, you will receive a message when the migration date is approaching.

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Git mirror available in Beijing

If you are a developer located around Beijing, or if your connection to Beijing is faster and more reliable than to locations outside of China, then you may benefit from the new git.kernel.org mirror kindly provided by Code Aurora Forum at https://kernel.source.codeaurora.cn/. This is a full mirror that is updated just as frequently as other git.kernel.org nodes (in fact, it is managed by the same team as the rest of kernel.org infrastructure, since CAF is part of Linux Foundation IT projects).

To start using the Beijing mirror, simply clone from that location or add a separate remote to your existing checkouts, e.g.:

git remote add beijing git://kernel.source.codeaurora.cn/pub/scm/.../linux.git
git fetch beijing master

You may also use http:// and https:// protocols if that makes it easier behind corporate firewalls.

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Get notifications for your patches

We are trialing out a new feature that can send you a notification when the patches you send to the LKML are applied to linux-next or to the mainline git trees. If you are interested in trying it out, here are the details:

  • The patches must be sent to the LKML (linux-kernel@vger.kernel.org).
  • One of the cc's must be notify@kernel.org (Bcc will not work).
  • Alternatively, there should be a "X-Patchwork-Bot: notify" email header.
  • The patches must not have been modified by the maintainer(s).
  • All patches in the series must have been applied, not just some of them.

The last two points are important, because if there are changes between the content of the patch as it was first sent to the mailing list, and how it looks like by the time it is applied to linux-next or mainline, the bot will not be able to recognize it as the same patch. Similarly, for series of multiple patches, the bot must be able to successfully match all patches in the series in order for the notification to go out.

If you are using git-format-patch, it is best to add the special header instead of using the Cc notification address, so as to avoid any unnecessary email traffic:

--add-header="X-Patchwork-Bot: notify"

You should receive one notification email per each patch series, so if you send a series of 20 patches, you will get a single email in the form of a reply to the cover letter, or to the first patch in the series. The notification will be sent directly to you, ignoring any other addresses in the Cc field.

The bot uses our LKML patchwork instance to perform matching and tracking, and the source code for the bot is also available if you would like to suggest improvements.

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List archives on lore.kernel.org

You may access the archives of many Linux development mailing lists on lore.kernel.org. Most of them include a full archive of messages going back several decades.

If you would like to suggest another kernel development mailing list to be included in this list, please follow the instructions on the following wiki page:

Archiving software

The software managing the archive is called Public Inbox and offers the following features:

  • Fast, searchable web archives
  • Atom feeds per list or per individual thread
  • Downloadable mbox archives to make replying easy
  • Git-backed archival mechanism you can clone and pull
  • Read-only nntp gateway

We collected many list archives going as far back as 1998, and they are now all available to anyone via a simple git clone. We would like to extend our thanks to everyone who helped in this effort by donating their personal archives.

Obtaining full list archives

Git clone URLs are provided at the bottom of each page. Note, that due mailing list volume, list archives are sharded into multiple repositories, each roughly 1GB in size. In addition to cloning from lore.kernel.org, you may also access these repositories on erol.kernel.org.

Mirroring

You can continuously mirror the entire mailing list archive collection by using the grokmirror tool. The following repos.conf file should get you all you need:

[lore.kernel.org]
site = https://lore.kernel.org
manifest = https://lore.kernel.org/manifest.js.gz
toplevel = /path/to/your/local/folder
mymanifest = /path/to/your/local/folder/manifest.js.gz
pull_threads = 4

Please note, that you will require at least 20+ GB of local storage. The mirroring process only replicates the git repositories themselves -- if you want to use public-inbox with them, you will need to run "public-inbox-init" and "public-inbox-index" to create the database files required for public-inbox operation.

Linking to list discussions from commits

If you need to reference a mailing list discussion inside code comments or in a git commit message, please use the "permalink" URL provided by public-inbox. It is available in the headers of each displayed message or thread discussion. Alternatively, you can use a generic message-id redirector in the form:

That should display the message regardless in which mailing list archive it's stored.

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Minor changes to kernel tarball releases

We'd like to announce several small changes to the way Linux tarballs are produced.

Mainline release tarball signatures

Starting with the 4.18 final release, all mainline tarball PGP signatures will be made by Greg Kroah-Hartman instead of Linus Torvalds. The main goal behind this change is to simplify the verification process and make all kernel tarball releases available for download on kernel.org be signed by the same developer.

Linus Torvalds will continue to PGP-sign all tags in the mainline git repository. They can be verified using the git verify-tag command.

Sunsetting .gz tarball generation

We stopped creating .bz2 copies of tarball releases 5 years ago, and the time has come to stop producing .gz duplicate copies of all our content as well, as XZ tools and libraries are now available on all major platforms. Starting September 1st, 2018, all tarball releases available via /pub download locations will only be available in XZ-compressed format.

If you absolutely must have .gz compressed tarballs, you may obtain them from git.kernel.org by following snapshot download links in the appropriate repository view.

No future PGP signatures on patches and changelogs

For legacy purposes, we will continue to provide pre-generated changelogs and patches (both to the previous mainline and incremental patches to previous stable). However, from now on they will be generated by automated processes and will no longer carry detached PGP signatures. If you require cryptographically verified patches, please generate them directly from the stable git repository after verifying the PGP signatures on the tags using git verify-tag.

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Best way to do linux clones for your CI

If you are in charge of CI infrastructure that needs to perform frequent full clones of kernel trees from git.kernel.org, we strongly recommend that you use the git bundles we provide instead of performing a full clone directly from git repositories.

It is better for you, because downloading the bundle from CDN is probably going to be much faster for you than cloning from our frontends due to the CDN being more local. You can even copy the bundle to a fileserver on your local infrastructure and save a lot of repeated external traffic.

It is better for us, because if you first clone from the bundle, you only need to fetch a handful of newer objects directly from git.kernel.org frontends. This not only uses an order of magnitude less bandwidth, but also results in a much smaller memory footprint on our systems -- git daemon needs a lot of RAM when serving full clones of linux repositories.

Here is a simple script that will help you automate the process of first downloading the git bundle and then fetching the newer objects:

Thank you for helping us keep our systems fast and accessible to all.

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Nitrokey digital tokens for kernel developers

The Linux Foundation IT team has been working to improve the code integrity of git repositories hosted at kernel.org by promoting the use of PGP-signed git tags and commits. Doing so allows anyone to easily verify that git repositories have not been altered or tampered with no matter from which worldwide mirror they may have been cloned. If the digital signature on your cloned repository matches the PGP key belonging to Linus Torvalds or any other maintainer, then you can be assured that what you have on your computer is the exact replica of the kernel code without any omissions or additions.

To help promote the use of PGP signatures in Linux kernel development, we now offer a detailed guide within the kernel documentation tree:

Nitrokey logo

Further, we are happy to announce a new special program sponsored by The Linux Foundation in partnership with Nitrokey -- the developer and manufacturer of smartcard-compatible digital tokens capable of storing private keys and performing PGP operations on-chip. Under this program, any developer who is listed as a maintainer in the MAINTAINERS file, or who has a kernel.org account can qualify for a free digital token to help improve the security of their PGP keys. The cost of the device, including any taxes, shipping and handling will be covered by The Linux Foundation.

To participate in this program, please access the special store front on the Nitrokey website:

Who qualifies for this program?

To qualify for the program, you need to have an account at kernel.org or have your email address listed in the MAINTAINERS file (following the "M:" heading). If you do not currently qualify but think you should, the easiest course of action is to get yourself added to the MAINTAINERS file or to apply for an account at kernel.org.

Which devices are available under this program?

The program is limited to Nitrokey Start devices. There are several reasons why we picked this particular device among several available options.

First of all, many Linux kernel developers have a strong preference not just for open-source software, but for open hardware as well. Nitrokey is one of the few companies selling GnuPG-compatible smartcard devices that provide both, since Nitrokey Start is based on Gnuk cryptographic token firmware developed by Free Software Initiative of Japan. It is also one of the few commercially available devices that offer native support for ECC keys, which are both faster computationally than large RSA keys and generate smaller digital signatures. With our push to use more code signing of git objects themselves, both the open nature of the device and its support for fast modern cryptography were key points in our evaluation.

Additionally, Nitrokey devices (both Start and Pro models) are already used by open-source developers for cryptographic purposes and they are known to work well with Linux workstations.

What is the benefit of digital smartcard tokens?

With usual GnuPG operations, the private keys are stored in the home directory where they can be stolen by malware or exposed via other means, such as poorly secured backups. Furthermore, each time a GnuPG operation is performed, the keys are loaded into system memory and can be stolen from there using sufficiently advanced techniques (the likes of Meltdown and Spectre).

A digital smartcard token like Nitrokey Start contains a cryptographic chip that is capable of storing private keys and performing crypto operations directly on the token itself. Because the key contents never leave the device, the operating system of the computer into which the token is plugged in is not able to retrieve the private keys themselves, therefore significantly limiting the ways in which the keys can be leaked or stolen.

Questions or problems?

If you qualify for the program, but encounter any difficulties purchasing the device, please contact Nitrokey at shop@nitrokey.com.

For any questions about the program itself or with any other comments, please reach out to info@linuxfoundation.org.

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RC tarballs and patches starting with 4.12-rc1

As you may be aware, starting with 4.12-rc1 Linus will no longer provide signed tarballs and patches for pre-release ("-rc") kernels. Reasons for this are multiple, but largely this is because people who are most interested in pre-release tags -- kernel developers -- do not rely on patches and tarballs to do their work.

Obtaining tarballs on your own

Here is how you can generate the tarball from a pre-release tag using the "git archive" command (we'll use 4.12-rc1 in these examples):

git clone git://git.kernel.org/pub/scm/linux/kernel/git/torvalds/linux.git
cd linux
git verify-tag v4.12-rc1
git archive --format=tar.gz --prefix=linux-4.12-rc1/ \
  -o linux-4.12-rc1.tar.gz v4.12-rc1

The upside of this method is that during the "git verify-tag" step you will check the PGP signature on the tag to make sure that what you cloned is exactly the same tree as on Linus Torvalds's computer.

The downside of this method is that you will need to download about 1 GiB of data -- the entire git history of the Linux kernel -- just to get the latest tag. Notably, when -rc2 is tagged, all you'll need to do is run a quick "git pull" to get the latest objects and it will be dramatically less data to download, so cloning the whole tree may be worth it to you in the long run if you plan to do this again in the future.

If you do not want to download the whole git repository and just want to get the latest tarball, you can download the version automatically generated by cgit at the following (or similar URL):

wget https://git.kernel.org/torvalds/t/linux-4.12-rc1.tar.gz

Please note that you will not be able to cryptographically verify the integrity of this archive, but the download will be about 10 times less in size than the full git tree.

Obtaining patches to the previous mainline

If you would like to get just the patch to the previous mainline release, you can get it from cgit as well:

wget -O patch-4.12-rc1 https://git.kernel.org/torvalds/p/v4.12-rc1/v4.11

Unfortunately, cgit does not currently offer an easy way to get gzip-compressed patches, but if you would like to reduce the amount of data you download, you can use http-level gzip compression:

wget -O patch-4.12-rc1.gz --header="accept-encoding: gzip" \
  https://git.kernel.org/torvalds/p/v4.12-rc1/v4.11

The links to these patches are available on the front page of https://www.kernel.org/.

Why not provide these at their old locations?

We intentionally did not provide these automatically generated tarballs and patches in locations previously used by Linus (/pub/linux/kernel/v4.x/testing), even if this meant potentially breaking automated scripts relying on contents published there. Anything placed in the /pub tree is signed and curated directly by developers and all patches and software archives published there invariably come with a PGP signature provided directly by the developer of that software (or one of the developers).

Patches and tarballs automatically generated by git.kernel.org are NOT a replacement for this stringent process, but merely a convenience service that comes with very different trust implications. By providing these at different URLs we wanted all users of these services to make a conscious decision on whether they want to trust these automatically generated tarballs and patches, or whether they want to change their process to continue to use PGP-verifiable tags directly from the git tree.

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If you got "BAD Signature" this morning

The XZ tarballs for the following kernel releases did not initially pass signature verification due to benign changes to the tarball structure done by the pixz compression tool:

  • 4.11.1
  • 4.10.16
  • 4.9.28
  • 4.4.68

These changes would have resulted in GPG returning "Bad Signature" if you tried to verify their integrity. Once we identified the problem, we generated new XZ tarballs without tar header modifications and now they should all pass PGP signature verification.

We preserved the original .xz tarballs as -badsig files in the archives in case you wanted to verify that there was nothing malicious in them, merely tar header changes. You can find them in the same v4.x directory:

Our apologies for this problem and thanks to Brad Spengler and everyone else who alerted us about this issue.

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Fast new frontends with Packet

Packet logo

We are extremely happy to announce that Packet has graciously donated the new hardware systems providing read-only public access to the kernel.org git repositories and the public website (git.kernel.org and www.kernel.org, respectively). We have avoided using cloud providers in the past due to security implications of sharing hypervisor memory with external parties, but Packet's hardware-based single-tenant approach satisfies our security requirements while taking over the burden of setting up and managing the physical hardware in multiple worldwide datacenters.

As of March 11, 2017, the four new public frontends are located in the following geographical locations:

  • San Jose, California, USA
  • Parsippany, New Jersey, USA
  • Amsterdam, Netherlands
  • Tokyo, Japan

We have changed our DNS configuration to support GeoDNS, so your requests should be routed to the frontend nearest to you.

Each Packet-hosted system is significantly more powerful than our previous generation frontends and have triple the amount of available RAM, so they should be a lot more responsive even when a lot of people are cloning linux.git simultaneously.

Our special thanks to the following organizations who have graciously donated hosting for the previous incarnation of kernel.org frontends:

If you notice any problems with the new systems, please email helpdesk@kernel.org.

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Shutting down FTP services

Those of you who have been around for a while may remember a time when you used to be able to mount kernel.org directly as a partition on your system using NFS (or even SMB/CIFS). The Wayback Machine shows that this was still advertised some time in January 1998, but was removed by the time the December 1998 copy was made.

Let's face it -- while kinda neat and convenient, offering a public NFS/CIFS server was a Pretty Bad Idea, not only because both these protocols are pretty terrible over high latency connections, but also because of important security implications.

Well, 19 years later we're thinking it's time to terminate another service that has important protocol and security implications -- our FTP servers. Our decision is driven by the following considerations:

  • The protocol is inefficient and requires adding awkward kludges to firewalls and load-balancing daemons
  • FTP servers have no support for caching or accelerators, which has significant performance impacts
  • Most software implementations have stagnated and see infrequent updates

All kernel.org FTP services will be shut down by the end of this year. In hopes to minimise the potential disruption, we will be doing it in two stages:

  1. ftp://ftp.kernel.org/ service will be terminated on March 1, 2017
  2. ftp://mirrors.kernel.org/ service will be terminated on December 1, 2017

If you have any concerns, please feel free to contact ftpadmin@kernel.org (ah, the irony).

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Gandi.net TLS certificates

Gandi logo

If your browser alerted you that the site certificates have changed, that would be because we replaced our StartCOM, Ltd certificates with those offered by our DNS registrar, Gandi. We are very thankful to Gandi for this opportunity.

A common question is why we aren't using the certificates offered by the Let's Encrypt project, and the answer is that there are several technical hurdles (on our end) that currently make it complicated. Once we resolve them, we will most likely switch to using certificates issued by our fellow Linux Foundation project.

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Cloning Linux from a bundle

If you find yourself on an unreliable Internet connection and need to perform a fresh clone of Linux.git, you may find it tricky to do so if your connection resets before you are able to complete the clone. There is currently no way to resume a git clone using git, but there is a neat trick you can use instead of cloning directly -- using git bundle files.

Here is how you would do it.

  1. Start with "wget -c", which tells wget to continue interrupted downloads. If your connection resets, just rerun the same command while in the same directory, and it will pick up where it left off:

    wget -c https://git.kernel.org/pub/scm/linux/kernel/git/torvalds/linux.git/clone.bundle
    
  2. Next, clone from the bundle:

    git clone clone.bundle linux
    
  3. Now, point the origin to the live git repository and get the latest changes:

    cd linux
    git remote remove origin
    git remote add origin https://git.kernel.org/pub/scm/linux/kernel/git/torvalds/linux.git
    git pull origin master
    

Once this is done, you can delete the "clone.bundle" file, unless you think you will need to perform a fresh clone again in the future.

The "clone.bundle" files are generated weekly on Sunday, so they should contain most objects you need, even during kernel merge windows when there are lots of changes committed daily.

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Introducing Fastly CDN

Fastly logo

We are happy to announce that Fastly has offered their worldwide CDN network to provide fast download services for Linux kernel releases, which should improve download speeds for those of you located outside North America. We have modified the front page to offer CDN-powered download links, but all the existing URLs should continue to work.

If you would like to avoid using Fastly, you can simply change the URL to have "www.kernel.org" instead of "cdn.kernel.org". As always, please use PGP Signature Verification for all downloaded files regardless of where you got them.

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Hurr, Durr Im'a Sheep

Linus named the upcoming 4.0 release of the kernel "Hurr Durr I'ma Sheep" (see his git commit), so we are celebrating this April Fool's day with a minor prank. If you've been redirected to imasheep.hurrdurr.org, do not panic. It's all part of the joke.

We've also restored all FTP and Rsync access to the mirrors.kernel.org servers, as we seem to have resolved our SSD and dm_cache problems. If you're still using FTP, however, please consider switching to HTTP. FTP is a protocol designed for a different era -- these days everyone should be avoiding it for multiple reasons.

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FTP limited on mirrors.kernel.org

We've had to temporarily limit FTP access to mirrors.kernel.org due to high IO load.

We have recently upgraded our hardware in order to increase capacity -- 16TB was no longer nearly sufficient enough to host all the distro mirrors and archives. We chose larger but slower disks and offset the loss of performance by heavily utilizing SSD IO caching using dm-cache.

While it was performing very well, we have unfortunately run across an FS data corruption bug somewhere along this stack:

megaraid_sas + dm_cache + libvirt/virtio + xfs

We've temporarily removed dm-cache from the picture and switched to Varnish on top of SSD for http object caching. Unfortunately, as Varnish does not support FTP, we had to restrict FTP protocol to a limited number of concurrent sessions in order to reduce disk IO. If you are affected by this, simply switch to HTTP protocol that does not have such restrictions.

This is a temporary measure until we identify the dm-cache problem that was causing data corruption, at which point we will restore unrestricted FTP access.

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Heartbleed statement

Since we rely on the OpenSSL library for serving most of our websites, we, together with most of the rest of the open-source world, were vulnerable to the HeartBleed vulnerability. We have switched to the patched version of OpenSSL within hours of it becoming available, plus have performed the following steps to mitigate any sensitive information leaked via malicious SSL heartbeat requests:

  • Replaced all SSL keys across all kernel.org sites.
  • Expired all active sessions on Bugzilla, Patchwork, and Mediawiki sites, requiring everyone to re-login.
  • Changed all passwords used for admin-level access to the above sites.

As kernel.org developers do not rely on SSL to access git repositories, there is no need to replace any SSH or PGP keys used for developer authentication.

If you have any questions or concerns, please email us at webmaster@kernel.org for more information.

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Happy new year and good-bye bzip2

Good-bye bzip2

We started listing xz-compressed versions of kernel archives in all our announcements back in March 2013, and the time has come to complete the switch. Effective immediately, we will no longer be providing bzip2-compressed versions for new releases of the Linux kernel and other software. Any previously released .tar.bz2 archives will continue to be available without change, and we will also continue to provide gzip-compressed versions of all new releases for the foreseeable future.

So, from now on, all releases will be offered as both .tar.gz and .tar.xz, but not as .tar.bz2. We apologize if this interferes with any automated tools.

Happy new year!

Happy new year to all kernel.org users and visitors. The Linux Foundation and Linux Kernel Archives teams extend their warmest wishes to you all, and we hope that 2014 proves to be just as awesome (or awesomer) for the Linux kernel.

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New frontend and googlesource.com

Montreal frontend

We have added another official frontend for serving the kernel content, courtesy of Vexxhost, Inc. There is now a total of three frontends, one in Palo Alto, California, one in Portland, Oregon, and one in Montreal, Quebec. This should allow for better geographic dispersion of official mirrors, as well as better fault tolerance.

Kernel.googlesource.com

We are happy to announce that kernel.googlesource.com is now relying on grokmirror manifest data to efficiently mirror git.kernel.org, which means that if accessing git.kernel.org is too high latency for you due to your geographical location (EMEA, APAC), kernel.googlesource.com should provide you with a fast local mirror that is at most 5 minutes behind official sources.

We extend our thanks to Google for making this available to all kernel hackers and enthusiasts worldwide.

TLS 1.2 and PFS

With the latest round of upgrades, we are now serving TLS 1.2 with PFS across all kernel.org sites, offering higher protection against eavesdropping.

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Mirroring kernel.org repositories

If you would like to mirror all or a subset of kernel.org git repositories, please use a tool we wrote for this purpose, called grokmirror. Grokmirror is git-aware and will create a complete mirror of kernel.org repositories and keep them automatically updated with no further involvement on your part.

Grokmirror works by keeping track of repositories being updated by downloading and comparing the master manifest file. This file is only downloaded if it's newer on the server, and only the repositories that have changed will be updated via "git remote update".

You can read more about grokmirror by reading the README file.

Obtaining grokmirror

If grokmirror is not yet packaged for your distribution, you can obtain it from a git repository:

git clone git://git.kernel.org/pub/scm/utils/grokmirror/grokmirror.git

In additon to git, you will need to install the following python dependencies on your mirror server:

Setting up a kernel.org mirror

It is recommended that you create a dedicated "mirror" user that will own all the content and run all the cron jobs. It is generally discouraged to run this as user "root".

The default repos.conf already comes pre-configured for kernel.org. We reproduce the minimal configuration here:

[kernel.org]
site = git://git.kernel.org
manifest = http://git.kernel.org/manifest.js.gz
default_owner = Grokmirror User
#
# Where are we going to put the mirror on our disk?
toplevel = /var/lib/git/mirror
#
# Where do we store our own manifest? Usually in the toplevel.
mymanifest = /var/lib/git/mirror/manifest.js.gz
#
# Where do we put the logs?
log = /var/log/mirror/kernelorg.log
#
# Log level can be "info" or "debug"
loglevel = info
#
# To prevent multiple grok-pull instances from running at the same
# time, we first obtain an exclusive lock.
lock = /var/lock/mirror/kernelorg.lock
#
# Use shell-globbing to list the repositories you would like to mirror.
# If you want to mirror everything, just say "*". Separate multiple entries
# with newline plus tab. Examples:
#
# mirror everything:
#include = *
#
# mirror just the main kernel sources:
#include = /pub/scm/linux/kernel/git/torvalds/linux.git
#          /pub/scm/linux/kernel/git/stable/linux-stable.git
#          /pub/scm/linux/kernel/git/next/linux-next.git
#
# mirror just git:
#include = /pub/scm/git/*
include = *
#
# This is processed after the include. If you want to exclude some specific
# entries from an all-inclusive globbing above. E.g., to exclude all
# linux-2.4 git sources:
#exclude = */linux-2.4*
exclude =

Install this configuration file anywhere that makes sense in your environment. You'll need to make sure that the following directories (or whatever you changed them to) are writable by the "mirror" user:

  • /var/lib/git/mirror
  • /var/log/mirror
  • /var/lock/mirror

Mirroring kernel.org git repositories

Now all you need to do is to add a cronjob that will check the kernel.org mirror for updates. The following entry in /etc/cron.d/grokmirror.cron will check the mirror every 5 minutes:

# Run grok-pull every 5 minutes as "mirror" user
*/5 * * * * mirror /usr/bin/grok-pull -p -c /etc/grokmirror/repos.conf

(You will need to adjust the paths to the grok-pull command and to repos.conf accordingly to reflect your environment.)

The initial run will take many hours to complete, as it will need to download about 50 GB of data.

Mirroring a subset of repositories

If you are only interested in carrying a subset of git repositories instead of all of them, you are welcome to tweak the include and exclude parameters.

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Fifty shades of Tux

Special thanks to Benoît Monin for donating a MIT-licensed CSS theme to the kernel.org project to replace the one we hastily put together. Though the Pelican authors have since obtained a free-license commitment from the copyright owners of the CSS files shipping with Pelican, we wanted to have something that looked a bit less like the default theme anyway.

If anyone else wants to participate, full sources of the kernel.org website are available from the git repository.

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/pub tree resync-ing

Due to a failure in one of the rsync scripts during the maintenance window, the mirrors of /pub hierarchy on www.kernel.org got erased. We are resyncing them now from the master storage, but in the meantime you will probably get an occasional "Forbidden". The entirety of the archive should be rsync'ed in a few hours.

We apologize profusely for the problem and will fix the script to make sure this doesn't happen again.

Contents of git.kernel.org are unaffected.

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Cleanroom styles

You are probably wondering what happened to the site's look. Unfortunately, we've been alerted that the default theme shipped by Pelican (which we largely adapted) has an unclear license. Until this is cleared up, we've put together a quick-and-dirty cleanroom CSS reimplementation that preserves the functional aspects of the site, but sacrifices a lot of the bells and whistles.

If you are a CSS designer and would like to donate your own cleanroom style, please let us know at webmaster@kernel.org.

Our apologies, and we promise to keep a keener eye on licensing details of various templates distributed with open-source products.

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Pelican

Welcome to the reworked kernel.org website. We have switched to using Pelican in order to statically render our site content, which simplifies mirroring and distribution. You can view the sources used to build this website in its own git repository.

Additionally, we have switched from using gitweb-caching to using cgit for browsing git repositories. There are rewrite rules in place to forward old gitweb URLs to the pages serviced by cgit, so there shouldn't be any broken links, hopefully. If you notice that something that used to work with gitweb no longer works for you with cgit, please drop us a note at webmaster@kernel.org.

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Assoprovider ricorre al TAR contro la multa di AGCOM

L’associazione dei provider di servizi internet contesta la sanzione amministrativa comminata da AGCOM, nel caso del Piracy Shield e sceglie di impugnare la decisione davanti al Tribunale Amministrativo Assoprovider, l’associazione che tutela i diritti dei provider indipendenti di servizi Internet, si rivolge al Tar contro la multa che AGCOM le ha comminato nello scorso aprile […]

L'articolo Assoprovider ricorre al TAR contro la multa di AGCOM proviene da Assoprovider.

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Rete Radio Prepper – RRP

Negli ultimi avvenimenti meteo dell’autunno 2019 ci si è resi conto di quanto fragili siano i sistemi di comunicazione che necessitano di un’accesso alla rete per funzionare, la radio fa parte di uno di quei pochi sistemi di comunicazione che non necessità di internet.

In caso di blocco della rete le radio sono indispensabili, sono state utili in passato e lo sono tutt’ora e nonostante la tecnologia avanzi non c’è nulla che possa sostituirle.

Meteonuvola è un progetto amatoriale, nato su Telegram, fatto di soli appassionati che hanno l’intento di creare un sistema di informazione culturale e di sostegno emergenziale, per questo, per rendere ancora più efficace il progetto, abbiamo creato dato vita ad un nuovo servizio, la Rete Radio Prepper.

In caso di necessità (o per semplici prove radio) l’utente si collega al bot telegram http://t.me/meteonuvolabot e manda la propria segnalazione (radio, meteo, eventi sociopolitici ecc..)  seguendo le istruzioni a schermo ( è molto semplice ), una volta inviata quest’ultima comparirà nella mappa interattiva che contiene anche altre informazioni, automaticamente la notifica arriverà nel canale http://t.me/radiosegnalazioni , gli utenti del canale quindi riceveranno una notifica e si potranno mettere in contatto con il segnalatore più vicino a lui.

Gli utenti che vogliono entrare a fare parte della nostra rete non devono fare altro che collegarsi al bot Telegram meteonuvolabot, seguire le istruzioni per ricevere un nominativo e segnalare la propria stazione fissa.

La Rete Radio Prepper usa il canale 2 PMR/CB (am o fm), 145.300 FM e 7190 LSB HF.

In caso di rete fuori uso la mappa non sarà accessibile ovviamente ma è possibile scaricare i file KMZ per poterla caricare su altre mappe utilizzate su cellulare o google earth, consigliamo comunque di fare una stampa della propria zona.

Le segnalazioni meteo vengono raccolte nel gruppo telegram http://t.me/italiameteo,

Quelle degli eventi estremi sul gruppo prepper_italia

I PMR sono ricetrasmittenti che soffrono degli ostacoli, in città difficilmente si arriverà a coprire oltre il km, fuori città in area esposta circa 5-7 km, in altura si possono superare anche i 20km, con alcuni casi particolari di oltre 100 km, i CB permettono di raggiungere distanze notevoli ma hanno bisogno di antenne più impegnative, sono più indicati per essere montati sull’autovettura o in casa.

Ricapitolando:

Rete Radio Prepper, canale 2 PMR e canale 2 CB in am o fm, 145.300 FM e 7190 LSB solo per radioamatori.

Bot telegram per aderire e per segnalarsi : http://t.me/meteonuvolabot

Canale segnalazioni ( dove giungono le proprie segnalazioni radio..) : http://t.me/radiosegnalazioni

Gruppo emergenze e segnalazioni eventi avversi http://t.me/prepper_italia

Gruppo semplici segnalazioni meteo : http://t.me/italiameteo

Vogliamo precisare che non c’è alcuna intenzione di prendere iniziative al di fuori della competenza amatoriale, la rete “potrebbe servire in caso di…”  ma non si sostituisce in nessun caso agli Organi Ufficiali, si tratta di un progetto volontario e di libero uso.

Vi aspettiamo dunque nel canale Canale Radiosegnalazioni

Contatto Amministratore su Telegram

Amministratore

 

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Nuovo servizio avvisi meteo via radio HF

Buongiorno a tutti, è in fase di sperimentazione un servizio di avvisi condizioni meteo avverse in modalità MFSK32 sulla banda dei 20 metri, frequenza 14.310 mhz.

Gli avvisi verranno emessi in caso di effettiva necessità quindi senza un orario ben preciso.

Zona di emissione 1 Torino, potenza 20w.

Zona di emissione 2 Cagliari, potenza 20w

Per l’ascolto su windows consigliamo il programma fldigi, per Android andflmsg

Servizio a cura di IW1GHG e IS0AGS.

 

Per chi volesse la QSL di ascolto si prega di contattarci fornendo il nominativo SWL o radioamatoriale , l’ora, il giorno e l’RST.

[contact-form-7]

 

 

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MALTEMPO 

Dalla tarda serata è previsto l’arrivo di nevicate deboli diffuse su parte del nord ovest in spostamento verso est nel corso della notte. Maggiormente coinvolti i settori a sud del Po, in particolare Liguria, Piemonte meridionale, Emilia, Appennino Tosco-Emiliano, Lombardia meridionale e da domattina tutto il nord Est la Romagna. Prestare particolare attenzione nella guida stante le temperature negative e le possibili condizioni critiche della rete viaria per presenza di neve e ghiaccio.

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Assoprovider ricevuta dal Sottosegretario all’Innovazione Tecnologica Butti al Dipartimento per Trasformazione Digitale

Il 16.5 u.s. il Presidente dell’associazione Assoprovider Giovanbattista Frontera e il Consulente Giuridico Fulvio Sarzana sono stati ricevuti dal Sottosegretario all’innovazione tecnologica Sen. Alessio Butti, al Dipartimento per la Trasformazione Digitale. L’incontro sui temi caldi della digitalizzazione è stato molto proficuo vista la notevole identità di vedute su molti argomenti. Si è delineata anche una […]

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Piracy Shield: Assoprovider si rivolge al Consiglio di Stato contro la piattaforma AGCOM

Roma, 22 aprile. Assoprovider, l’associazione di operatori di TLC indipendenti, continua la sua battaglia di legalità sulla piattaforma dell’AGCOM, Piracy shield, ed impugna le disposizioni regolamentari davanti al Consiglio di Stato, attraverso lo Studio Legale Sarzana di Roma. Le decine di segnalazioni di utenti, imprese ed associazioni, ingiustamente lese nei propri diritti, hanno convinto l’Associazione […]

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Piracy Shield: AGCOM multa Assoprovider per ostacolo ad attività di vigilanza

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha multato l’Associazione Assoprovider per ostacolo all’attività di vigilanza nel caso Piracy Shield. Roma, 4 aprile. Assoprovider, l’associazione degli Internet Service Provider, è stata multata da AGCOM per ostacolo ad attività di vigilanza nel contesto dell’attività della piattaforma Piracy Shield. Il provvedimento giunge dopo il rifiuto da parte […]

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