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Gabanelli smaschera l’ennesima balla di Meloni, stavolta sull’evasione: scandaloso il danno per i cittadini

17 Giugno 2026 ore 06:57

Lunedì, sul CorSera, la giornalista Milena Gabanelli (che mi sembra bravissima: mi chiedo perché non abbia un programma in Rai, magari al posto di Antonino Monteleone, l’ex Iena dell’agenzia Caschetto che condurrà FiloRosso in prima serata su RaiTre per tutta l’estate benché reduce da due clamorosi flop che avrebbero convinto anche il più scettico sulle sue reali capacità televisive, ma oggi i dirigenti Rai sono di nomina melonifera, e così mi sono risposto da solo) (ieri la prima puntata di FiloRosso è precipitata dall’8,1% di Un posto al sole, il suo traino, al 3,7%: un successo annunciato); l’indispensabile Gabanelli, dicevo, ha smascherato una balla clamorosa di Giorgia: l’ennesima.

La bugiardella della Garbatella ha sostenuto, infatti, che i 36 miliardi di evasione fiscale recuperati nel 2025 siano merito del suo governo. Ma quei soldi, spiega la Gabanelli, sono il frutto di controlli e di norme introdotti da governi precedenti; della fatturazione elettronica introdotta nel 2019; delle lettere di compliance introdotte nel 2015; e dell’attività ordinaria dell’Agenzia delle Entrate. L’unico contributo diretto del suo governo è rappresentato da sanatorie e rottamazioni: in pratica, la riforma fiscale meloniana (concordato preventivo, indebolimento del redditometro, ravvedimento più favorevole, nuove rottamazioni) riduce la capacità di controllo statale e favorisce gli evasori.

Se si considera che, per finanziare la riduzione delle accise (di cui godono anche gli evasori), il governo taglierà risorse a sanità, istruzione, ricerca e trasporto pubblico, pagati dalle tasse di chi rispetta gli obblighi fiscali; e che tra chi chiede agevolazioni economiche con l’Isee ci sono anche gli evasori; il danno subito dai cittadini onesti è ingente e scandaloso.

In dettaglio: 1) Il concordato preventivo biennale permette ad alcuni contribuenti di concordare in anticipo un reddito imponibile pagando imposte agevolate sulla differenza. Questo incentiva l’evasione fiscale e riduce i controlli. 2) La modifica del redditometro rende più difficile contestare uno stile di vita incompatibile coi redditi dichiarati. 3) Le nuove norme sul ravvedimento operoso permettono di regolarizzare la propria posizione anche dopo l’avvio dei controlli. 4) L’estensione della rottamazione delle cartelle rafforza l’idea che il pagamento possa essere rinviato senza gravi conseguenze.

5) Le nuove procedure aumentano il lavoro amministrativo degli uffici fiscali, riducendo le risorse dedicate ai controlli e diminuendo il recupero futuro dell’evasione. 6) Il Ministero dell’Economia, dati alla mano, elenca le categorie di contribuenti meno credibili: medici e laboratori, farmacie, dentisti, notai, consulenti finanziari e assicurativi, gioiellieri, balneari, idraulici ed elettricisti, ristoranti e bar. Col governo Meloni c’è stato un aumento della pressione fiscale: non ce ne sarebbe bisogno, anzi potrebbe essere ridotta di molto, se tutti pagassero le tasse. 7) Meloni sostiene che non si debbano accusare i contribuenti sulla base di semplici presunzioni; ma le norme permissive del suo governo premiano chi bara, danneggiando la collettività.

Insomma balle, balle, balle, balle, balle. Del resto, a quante cose sbagliate ci hanno fatto credere, da quando siamo al mondo?

Cose sbagliate a cui ci hanno fatto credere

201) È vero che il fisico nucleare Ettore Majorana fece perdere ogni traccia di sé nel 1938, forse sopraffatto dal senso di colpa e dal rifiuto morale di contribuire alla bomba atomica; ma non è vero che visse per anni sotto falso nome in Russia, nascosto in una centrale elettrica, in mezzo alle dinamo.

202) È vero che Dante Alighieri aveva una grossa testa sproporzionata, il naso adunco e gli occhi grifagni, ma non è vero che lo scambiassero spesso per la strega di Biancaneve.

203) È vero che papa Giovanni XXIII aveva la pelle del volto come cera, ma non è vero che mangiasse candele a questo scopo, come si vociferava.

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