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Messina, Assarmatori: «L’Europa ci danneggia – L’ETS per il trasporto marittimo è un errore»

16 Giugno 2026 ore 17:46

Roma – «L’Europa ci sta danneggiando». È un’accusa chiara, senza giri di parole, quella lanciata dal presidente di Assarmatori, Stefano Messina, aprendo l’Assemblea annuale dell’associazione, svoltasi a Roma all’Hotel Parco dei Principi. Nel mirino finiscono le politiche europee per la decarbonizzazione del trasporto marittimo e, in particolare, il sistema ETS applicato allo shipping.

Le politiche europee per la decarbonizzazione 

Messina definisce infatti l’ETS «un errore» e avverte che il settore si trova alla vigilia di un passaggio cruciale. A luglio è attesa la proposta di revisione del regime da parte della Commissione europea, un appuntamento che il presidente di Assarmatori considera forse l’ultima occasione per correggere una misura che giudica «una tassazione intempestiva, ingiusta, sproporzionata e soprattutto inutile anche ai fini della decarbonizzazione». Secondo Messina, per un Paese a forte vocazione marittima come l’Italia, le conseguenze delle attuali regole europee sono evidenti.

A margine dell’assemblea è tornato sul tema denunciando quello che definisce «un vero paradosso»: il settore ha accettato il principio di contribuire agli obiettivi ambientali europei e di sostenere i costi introdotti con il Green Deal tra il 2021 e il 2022, ma si aspettava che almeno una parte delle risorse raccolte attraverso l’ETS venisse reinvestita nel comparto marittimo.

«Abbiamo accettato di pagare queste tasse», ha spiegato, sottolineando però come ciò non sia mai avvenuto in modo strutturale. Anzi, ha aggiunto, in situazioni di emergenza come la guerra i proventi ETS sarebbero stati destinati ad altre finalità.
Nonostante le critiche, Assarmatori guarda con fiducia alla revisione della normativa. Messina si dice convinto che a metà luglio si comprenderà meglio quale sarà l’orientamento di Bruxelles e rivendica il lavoro di pressione portato avanti dall’associazione nei confronti delle istituzioni europee.
L’obiettivo, spiega, è far comprendere che le risorse generate dall’ETS nel settore dei trasporti, almeno per quanto riguarda il comparto del trasporto marittimo nazionale, dovrebbero rimanere nel settore stesso per sostenere gli investimenti necessari alla transizione energetica.
Un appello che, secondo il presidente di Assarmatori, deve coinvolgere non solo la Commissione europea ma anche i rappresentanti italiani a Bruxelles. In questo senso ha citato il vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto, riconoscendogli di sostenere le istanze avanzate dall’industria marittima italiana.

Hormuz

Nella sua relazione, Messina ha affrontato anche il tema geopolitica in Medio Oriente, commentando l’annunciato accordo tra Stati Uniti e Iran. «È chiaramente una notizia positiva», ha dichiarato davanti a una platea di oltre 700 persone, rappresentativa del cluster marittimo e portuale, del mondo imprenditoriale, politico e amministrativo. Il presidente di Assarmatori ha però invitato alla prudenza, ricordando che negli ultimi mesi si sono susseguiti diversi annunci di tregua o di possibile cessazione delle ostilità senza che, nei fatti, si registrassero sviluppi concreti.

Per questo, a suo giudizio, è ancora prematuro parlare di una pace consolidata o formulare valutazioni definitive sugli effetti dell’intesa.

Anche sul fronte operativo, Messina ha escluso che possano esserci benefici immediati per il trasporto marittimo. La ripresa dei servizi e della normale mobilità delle navi, in particolare di quelle in uscita, non appare realistica nell’arco dei prossimi giorni. La priorità, ha spiegato, resta quella di consentire il ricambio degli equipaggi.

Tra armatori e marittimi c’è infatti grande attesa per il via libera alle operazioni che permetterebbero il rientro a casa o il trasferimento in porti sicuri degli equipaggi attualmente imbarcati. Molti marittimi, ha ricordato, sono rimasti a bordo delle navi per oltre 115 giorni in condizioni di forte stress, e tutte le compagnie hanno già personale pronto a partire per effettuare i cambi.

Più complesso il discorso relativo alla ripresa dei traffici commerciali. Secondo il presidente di Assarmatori sarà necessario attendere una maggiore stabilità e soprattutto maggiore chiarezza sulle garanzie di sicurezza previste dall’accordo, un tema che, ha osservato, non è stato ancora affrontato in modo concreto.

Messina ha poi richiamato le indiscrezioni relative all’eventuale introduzione di un pedaggio per il transito nell’area, ipotesi che al momento giudica ancora vaga e che apparirebbe difficilmente conciliabile con il quadro normativo internazionale. Pur non avendo ancora avuto modo di esaminare il testo dell’accordo, ha detto di ritenere improbabile l’istituzione di un pedaggio deciso bilateralmente da Stati Uniti e Iran.

Il tema, tuttavia, merita approfondimenti. Qualora una misura di questo tipo dovesse realmente essere introdotta, richiederebbe inevitabilmente tempi di attuazione anche sul piano normativo. Messina ha richiamato i precedenti dei canali di Suez e Panama, dove i pedaggi vengono applicati nell’ambito di sistemi regolati da autorità riconosciute a livello internazionale.

«Se ci sarà qualcuno che dovremo pagare e se sarà legittimo, pagheremo», ha affermato. Resta però evidente che qualsiasi nuovo onere economico finirebbe per tradursi in un incremento dei costi di trasporto, con effetti sui noli e possibili ripercussioni inflazionistiche lungo l’intera catena logistica.

Nucleare, affrontare il tema senza pregiudizi

Non in ultimo Messina dal palco romano ha lanciato propostea concrete, in relazione anche alla fase di discussione in Parlamento la Legge Delega al Governo sul nucleare:

Tra le possibili strade per la decarbonizzazione del trasporto marittimo, Messina indica anche il nucleare, pur riconoscendo che si tratta di una prospettiva di medio-lungo termine.

«Ci sono studi importanti e vorrei ricordare che anche in Italia abbiamo grandi competenze», – sottolinea, citando le esperienze di Ansaldo Energia e Ansaldo Nucleare a Genova. «Hanno realizzato un accordo con Enel e Leonardo attraverso una newco dedicata al nucleare». Messina richiama anche un’iniziativa privata nata a Torino sugli Small Modular Reactor, sostenuta da importanti investitori finanziari. «Esiste un’applicabilità anche al settore navale», osserva, precisando però che si tratta di una prospettiva da almeno 10-15 anni.

Nonostante gli orizzonti temporali lunghi, il presidente di Assarmatori rivendica la necessità di affrontare il tema senza pregiudizi: «Non dobbiamo vergognarci di dire che il nucleare è l’unico sistema per decarbonizzare completamente e raggiungere il Net Zero».

Cantieristica europea:

Più critica, invece, la sua valutazione sulla possibilità di rilanciare in tempi brevi la costruzione di nuove navi commerciali in Europa e in Italia.«Parlo per esperienza», premette. «Innanzitutto perché il portafoglio ordini dei cantieri è già molto saturo, e meno male: è un fattore positivo, non una critica alla cantieristica».

Secondo Messina, la domanda generata dall’aumento delle spese militari e dalle tensioni geopolitiche sta assorbendo una parte significativa della capacità produttiva dei cantieri. «Dove esistono competenze specifiche, penso a Fincantieri ma non solo, le commesse militari riempiono i cantieri». Inoltre il comparto crocieristico è «un’eccellenza italiana», sostenuto da un mercato dinamico e da buoni livelli di redditività delle compagnie.

Il problema emerge soprattutto per le navi da carico. «Diciamo la verità: oggi Corea del Sud, Giappone e Cina costruiscono queste navi molto bene e con standard qualitativi elevati». Per cargo, portarinfuse e portacontainer il divario di prezzo con i cantieri asiatici resta troppo elevato per consentire una reale competitività europea. «Per riprendere a costruire navi da carico in Italia non ricordo esempi recenti, ma non è una critica: è una constatazione», afferma.

Diverso il discorso per i traghetti. In questo segmento, spiega, la cantieristica italiana possiede ancora tutte le competenze necessarie, ma resta un problema di costi. «La cantieristica italiana potrebbe certamente costruirli, però il prezzo ci ha messo fuori mercato», sintetizza, richiamando le considerazioni emerse durante il panel.

Da qui la proposta di superare alcuni tabù. Secondo Messina, per accelerare il rinnovo delle flotte occorre prendere in considerazione anche la costruzione di unità all’estero, compresi i Paesi extra-Ue, mantenendo comunque l’accesso ai proventi derivanti dal sistema ETS.

In chiusura, il presidente di Assarmatori traccia un bilancio positivo dell’Assemblea e dei risultati ottenuti negli ultimi anni sul fronte normativo e amministrativo. «È partito il Piano del Mare e abbiamo ottenuto importanti semplificazioni», evidenzia, ricordando come molte delle richieste avanzate dall’Associazione nelle assemblee del 2021 e del 2022 abbiano finalmente trovato attuazione.

Annual Meeting Assarmatori 2026 – Gli articoli di Corriere marittimo:

Leggi:  Messina, Assarmatori: «L’Europa ci danneggia – L’ETS per il trasporto marittimo è un errore»
Leggi: A Nova Marine Carriers il 25% di Calata Orlando Livorno
Leggi:  Assarmatori, Catani (GNV): “ETS, introdurre correttivi per garantire competitività alla logistica europea”
Leggi: Messina (Assarmatori): «Hormuz, pedaggio prematuro. Pressione su noli e war risk, ma il sistema regge»

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A Nova Marine Carriers il 25% di Calata Orlando Livorno

16 Giugno 2026 ore 14:38

ROMA – Vincenzo Romeo, ceo Nova Marine Carriers, la shipping company svizzera della famiglia Romeo e del Gruppo Duferco di Antonio Gozzi, intervenendo stamani dal palco dell’Assemblea Annuale Assarmatori, associazione di cui Romeo è vicepresidente, ha annunciato un nuovo investimento terminalistico a Livorno.

Romeo parlando, dal palco romano dell’Hotel Parco dei Principi, ha annunciato l’acquisizione del 25% delle quote del terminal livornese Calata Orlando: «Cercavamo uno sbocco sul Tirreno per clienti dell’Alto Tirreno» – ha detto Romeo – «abbiamo individuato nel terminal Calata Orlando di Livorno una buona opportunità, anche parlando con i nostri altri azionisti».

Incalzato dal moderatore dell’Assemblea, il giornalista Pietro Roth, affinché aggiungesse ulteriori informazioni, l’armatore, notoriamente molto riservato, ha aggiunto: «Livorno è simile a Napoli per cultura, i livornesi sono un po’ come i napoletani».

Romeo ha quindi concluso sottolineando la provenienza della propria famiglia originaria di Monte di Procida, spiegando poi a margine dell’Assemblea – «Il Tirreno è il nostro mare di origine, ci limitiamo a seguire l’esigenza dei nostri clienti, proveniendo da Monte di Procida, noi siamo nati armatori. Mio papà ha fondato l’azienda quarantacinque anni fa con una piccola nave, oggi abbiamo una flotta superiore a cento navi. Negli ultimi cinque-sei anni abbiamo deciso di integrare il servizio ai nosri clienti, non solo variegando la nostra flotta con varie size e varie tipologie di navi, ma anche investendo nella supply chian: terminal, trasporto fluviale, agenzie di spedizione doganale, agenzie marittimee navi fluviali. Livorno rientrava nella nostra visione come punto fondamentale per i flussi di carico per i nostri clienti. Siamo molto orgogliosi di questo investimento».

Nova Marine Carriers, armatore marittimo con sede a Lugano, è specializzato nel trasporto marittimo di rinfuse solide (dry bulk)  nel settore navi cementiere, nel trasporto general cargo, multipurpose e logistica Integrata.

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