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Ricevuto — 15 Agosto 2026 Pubblica Amministrazione

Stanno davvero aumentando i terremoti forti nel mondo?

15 Agosto 2026 ore 18:56

Ogni volta che si verifica un forte terremoto nel mondo ci viene posta la domanda se la sismicità a scala globale stia aumentando.

Questa domanda sta ritornando dopo gli ultimi forti terremoti di Venezuela, Colombia e oggi in Indonesia.

Nel 2019 su questo blog pubblicammo un articolo che cercava di fare chiarezza sui numeri dei forti terremoti (Quanti terremoti avvengono ogni anno nel mondo?) e oggi riprendiamo e aggiorniamo quel post con i dati aggiornati e qualche ulteriore informazione.

Sicuramente sta aumentando la comunicazione degli eventi che vengono registrati ovunque dalle reti mondiali; fino a non molti anni fa la notizia di un terremoto in Indonesia o in Papua Nuova Guinea non sarebbe mai stata ripresa dai media. A questo si aggiunga la presenza dei social media che amplifica l’accadimento di questi eventi disastrosi.

Se poi consideriamo che ad un forte terremoto che si genera in mare si lega la paura che possa verificarsi uno tsunami (visto le drammatiche vicende di Sumatra 2004 e Giappone 2011), si comprende questa aumentata attenzione per i fenomeni sismici.

Resta il fatto che è diffusa una percezione di aumentata sismicità che si starebbe verificando da qualche anno.

Di questo argomento si è occupato anche alcuni giorni fa l’Huffington Post (edizione americana) che ha intervistato alcuni sismologi, che segnalano come il fenomeno di una percezione alterata sia dovuto ai cosiddetti pregiudizi mentali. In particolare Wendy Bohon cita il pregiudizio di recenza e l’illusione di frequenza: il pregiudizio di recenza ci fa dare maggiore importanza agli eventi più recenti rispetto a quelli più antichi; l’illusione di frequenza ci fa dare maggiore importanza a quei fenomeni di cui si è venuto a conoscenza recentemente.

Come ricercatori la risposta che possiamo dare è quella contenuta nei numeri reali delle scosse che vengono localizzate dalle reti sismiche di tutto il mondo ormai da molti anni, quindi una finestra temporale maggiore della nostra memoria. Infatti terremoti di magnitudo elevata vengono osservati da moltissime stazioni sismiche in tutto il pianeta.

Abbiamo selezionato il catalogo mondiale gestito dall’USGS (United States Geological Survey) perché lo possiamo considerare compilato con criteri omogenei e sufficientemente completo per la magnitudo più elevate. Il catalogo è interrogabile da chiunque a questo indirizzo internet: https://earthquake.usgs.gov/earthquakes/search/. Anche INGV localizza i terremoti mondiali più forti ma riporta sul suo sito web soltanto quelli di magnitudo pari o superiore a 5.5 da circa 15 anni anni (e a partire da magnitudo 4.5 per l’area Mediterranea).

Questa mappa mostra la distribuzione della sismicità a scala globale per magnitudo 6 o superiore nel periodo 1973-2026. Si può notare che sono poche le aree che non abbiano sperimentato almeno una scossa di magnitudo 7.

Il catalogo USGS consente di fare selezioni a partire dal 1900. Selezionando a scala mondiale i terremoti registrati con una magnitudo pari a 6 o maggiore si ottiene una distribuzione di eventi per anno come quella mostrata nella figura che segue. Fino al 1950 circa la detezione di terremoti era molto incompleta, quindi ci siamo concentrati sulla distribuzione di eventi dal 1950 in poi, quando le prime reti globali hanno iniziato a funzionare.

La figura mostra i terremoti avvenuti ogni anno nel mondo con magnitudo 6 o superiore.

Il grafico mostra che in alcuni anni si ha un maggior numero di eventi rispetto ad altri, ma, al di là delle fluttuazioni annue, complessivamente l’andamento nel tempo può essere considerato costante, nel senso che non si osserva in generale una tendenza all’aumento o alle diminuzione. La riga orizzontale blu rappresenta il numero medio annuo di eventi (di magnitudo pari o superiore a 6), pari a 140. Alcuni anni superano il valore medio e il numero massimo si è verificato nel 2011 (207), condizionato dal gran numero di repliche del terremoto del Giappone dell’11 marzo 2011. Allo stesso modo si osservano anche periodi di “apparente” minore sismicità, nel senso di inferiore alla media, come tra il 1973 e il 1982.

Bisogna ricordare che i terremoti non avvengono con alcun tipo di ciclicità “esatta” e pertanto periodi in cui sono più frequenti si alternano a periodi in cui ne accadono di meno. Il valore medio d’altronde è un mero parametro statistico che non ha alcun significato fisico.

Venendo all’anno in corso, se guardiamo i dati registrati fino a quest’oggi (15 agosto 2026), si segnalano 89 scosse con magnitudo 6 o maggiore. Se facessimo una proiezione alla fine dell’anno considerando che sono passati circa 8 mesi su 12 (ma senza alcuna certezza che si mantenga costante il numero di terremoti nei prossimi mesi), si avrebbe una stima di 133 terremoti, poco meno della media degli ultimi 76 anni.

Proviamo ora a fare lo stesso esercizio per gli eventi ancora più forti, vale a dire quelli di magnitudo 7 o maggiore. La figura che segue mostra il numero di terremoti registrati ogni anno nel mondo al di sopra di questa soglia di magnitudo. L’ultimo valore, rappresentato da un quadrato arancione, è quello relativo a questa porzione del 2026. La riga rossa rappresenta il valore medio annuo (13.9 eventi/anno), mentre le due righe tratteggiate sono i valori del 16mo e dell’84mo percentile. I percentili sono una stima dell’incertezza e sono un parametro che indica sulla distribuzione dei valori annui, quale è il valore per cui il 16% oppure l’84% dei dati sta al di sotto di quel valore. In pratica, se noi contassimo il numero in cui un certo valore di terremoti annui ricorre e li rappresentassimo in un grafico otterremmo un andamento circa a campana, i percentili ci indicano la larghezza della campana stessa.

Anche in questo grafico si notano notevoli fluttuazioni intorno al valore medio: alcuni anni hanno avuto la metà di scosse rispetto alla media (“solo” 6 nel 1986 e 1989, 7 nel 2017), alcuni anni hanno avuto un numero di scosse molto superiore alla media (20 scosse nel 1995 e 2011, 22 nel 2010).

Se proviamo ad estrapolare fino alla fine dell’anno il numero di terremoti con magnitudo 7 o maggiore accaduti in questa prima parte del 2026 (11 eventi al 15 agosto 2026), si otterrebbe un numero compreso tra 16 e 17 eventi (nel 2025 furono 16), vale a dire una stima superiore alla media degli ultimi 76 anni, ma inferiore ai numeri massimi citati in precedenza.

Da queste semplici considerazioni possiamo concludere che non siamo in presenza di aumento significativo della sismicità di maggiore energia a scala mondiale, ma le variazioni che si osservano sono all’interno delle fluttuazioni intorno al numero medio di terremoti per anno.

La diffusione di siti web alla ricerca di clic facili e dei social media che rilanciano ogni singolo forte terremoto contribuisce di fatto a creare una percezione della sismicità diversa da quella che possiamo ricavare da un’analisi rigorosa dei dati osservati.

 

A cura di Carlo Meletti, INGV – Pisa.


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Tajani: “Madrid pensi al Marocco, da li arrivano i problemi” (Corriere della Sera)

II leit-motiv di questo ultimo anno di legislatura, per Forza Italia, è già pronto: «Lavoriamo per una rivoluzione liberale e democratica», fatta di sburocratizzazione, semplificazione e abbassamento delle tasse per far crescere «il reddito reale» dei cittadini. Ma Antonio Tajani non è solo il leader di FI, è anche ministro degli Esteri. E si comincia da qui. Con Ceuta e la crisi che ne è seguita. Nessun accanimento ma nessun passo indietro: «Aspettiamo di vedere cosa succede in questa settimana di Ferragosto».

Cosa teme accada?

«Il rischio di una nuova ondata di arrivi a Ceuta e con essa di pericoli concreti di terrorismo islamico è segnalato dalla stessa intelligence spagnola. E se è chiaro a loro, perché dovremmo sottovalutarlo noi?».

Resta la sospensione provvisoria di Schengen?

«Noi non stiamo facendo alcun tipo di “battaglia” contro la Spagna, ci limitiamo a controllare per bene gli arrivi, e abbiamo già respinto o fermato persone che non avevano diritto a entrare in Italia. La Spagna anziché preoccuparsi per noi, si preoccupi per il Marocco: è da lì che arrivano i problemi, non certo dai nostri controlli che servono a tutti per impedire che clandestini e, peggio, possibili terroristi arrivino in Europa. Sulla sospensione vedremo se gli allarmi sono fondati o no e decideremo. Ma senza farne un dramma: con la Slovenia, Schengen è sospeso da oltre due anni proprio perché è un’altra porta di ingresso in Italia ed Europa a rischio».

Intanto la Germania annuncia che rimanderà in Italia clandestini entrati attraverso le nostre frontiere.

«Stiamo discutendo, aspettiamo che si decidano in Europa le regole per l’applicazione del trattato, ma tenendo conto anche di quanti immigrati sono rimasti qui, fatti sbarcare da navi delle Ong tedesche. Non c’è un conflitto tra noi, abbiamo lo stesso obiettivo: sì ai flussi regolari, anche consistenti se necessario, di lavoratori stranieri. No a mosse come quella di Sanchez delle sanatorie di massa, che sono un incentivo a far arrivare qui anche i disperati o malintenzionati».

Ogni giorno una crisi: i coloni israeliani attaccano villaggi in Cisgiordania, l’aeronautica italiana abbatte un drone in Lettonia…

«Inaccettabile e sanzionabile l’atteggiamento aggressivo dei coloni israeliani, in sede europea decideremo le misure da prendere. Sul drone si dimostra che la nostra Aeronautica è eccellente e difende il territorio europeo con grande capacità ed efficacia. E dico di più: le vittorie che stiamo ottenendo nello sport fanno bene alla nostra immagine anche in politica estera: ho nominato “ambasciatrici dello sport nel mondo” le ragazze medaglie d’oro nel nuoto e nei tuffi, Sara Curtis e Chiara Pellacani, e nel salto triplo, Dariya Derkach».

C’è un’Italia che vince ma anche una che arranca.

«Abbiamo già fatto moltissimo, dal 2022 sono diminuite di 33 miliardi le tasse per gli italiani. Ma vogliamo fare molto di più. C’è ancora una gabbia che soffoca la nostra economia e che dobbiamo far saltare: l’eccesso di burocrazia, la lentezza e farraginosità di un sistema che frena gli investimenti interni ed esteri. Metteremo al centro delle nostre richieste per la Finanziaria una vera rivoluzione liberale. Già con i ministri Casellati e Zangrillo abbiamo fatto un grande lavoro eliminando 3o mila vecchie norme desuete e semplificando centinaia di procedure amministrative. II costo della burocrazia sulle imprese è 57,2 miliardi di euro. Vogliamo fare di più».

Cosa?

«Applicare, qui e anche in Europa, la norma del one in, two out, ovvero ogni nuova norma deve prevedere la soppressione di due. Noi alla Farnesina abbiamo creato una unità per la semplificazione, FI proporrà una legge per farlo in tutti i ministeri, aggiungendo il silenzio-assenso della Pa su tutto quello che non sia particolarmente tutelato. Si deve superare il meccanismo per cui cittadini o imprese devono ogni volta ripresentare documenti che già sono stati prodotti, bisogna abbattere passaggi costosi in denaro e tempo. Abbiamo aperto anche un canale di e-mail di FI perché i cittadini ci segnalino tutte le difficoltà, le carenze, i passaggi inutili nelle normali attività di lavoro. Diamo una svolta al Paese. E, insieme, avanti con l’abbassamento delle tasse. Senza alzarle a nessuno, nemmeno alle banche, soprattutto per tutelare quelle popolari e cooperative di prossimità. In economia esistono solo i profitti, gli extra profitti sono una bandiera della sinistra ideologica».

Anche la premier parla di abbassamento delle tasse.

«È positivo. Riunirò tutte le forze del Ppe italiane, FI, Udc, Noi moderati, Svp e le organizzazioni collegate sindacali e del terzo settore, per fare insieme proposte che vadano in questa direzione, un’economia sociale di mercato europeista, liberale, democratica, contraria a ogni eccesso populista ed estremista di sinistra. Siamo l’unico vero centro in Italia, e in Europa noi popolari siamo l’unico argine a una radicalizzazione delle posizioni, a sinistra come all’estrema destra. Teniamo alta la bandiera dell’economia sociale di mercato e della rivoluzione liberale».

Che, sul caso Ranucci, come si coniuga?

«Noi siamo garantisti, ma non c’è dubbio che è andata in frantumi la credibilità di uno dei santoni del grillismo e della sinistra italiana, al di là di quello che le inchieste stabiliranno».

 

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