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Ricevuto — 14 Agosto 2026 Vita.it - Ultim'ora

Fulvio De Nigris, l’uomo dei risvegli

14 Agosto 2026 ore 07:00

Chi sono oggi gli attori del cambiamento? Che cosa li muove? E come generano soluzioni concrete per risolvere questioni che riguardano la collettività? Ogni mese, su VITA magazine, entriamo nella testa e nel cuore di un change maker. Storie di impatto quotidiano, nate spesso da un incontro, un’intuizione, una spinta personale. Ve le proponiamo in una serie che ci accompagnerà in questa estate, perché conoscere nuove idee, esperienze e progetti è il primo passo per ispirare il cambiamento e renderlo concreto. Apriamo a tutti le sei storie pubblicate nei primi mesi del 2026: per scoprire le altre, abbonati a VITA.

La Bologna degli Anni ’70, in particolare quella del Dams di Umberto Eco e Luigi Squarzina, è il luogo in cui le passioni di Fulvio De Nigris hanno preso forma. Dopo aver seguito per anni la famiglia (vivendo tra le altre città a Benevento, Ivrea, Latina e Siena), De Nigris nel 1970 giunge «finalmente a Bologna. Qui ho subito sentito l’aria di una città evoluta», ricorda. 

La sua vita ha una prima svolta: lascia la facoltà di Medicina per iscriversi al Dams, guidato da una passione che ha sin da ragazzo: quella per il teatro. Gli si spalanca così un periodo entusiasmante fatto di viaggi, amicizie, spettacoli, incontri con i grandi dell’epoca. «Ero compagno di studi di Freak Antoni (voce degli Skiantos, ndr), Piero Chiambretti, Alan Sorrenti. Con Freak siamo cresciuti insieme». Dopo gli spettacoli conosce i grandi del teatro, come Dario Fo e Franca Rame, «li incontrai alla Palazzina Liberty a Milano. Gli feci un’intervista, doveva essere il 1978 circa» racconta.

L’esperienza di Luca era rimasta nel cuore di tutti, dopo la sua morte da statuto l’associazione avrebbe dovuto devolvere i soldi rimasti, circa 90 milioni di lire. Pensammo invece di creare una struttura capace di curare il coma

Fulvio De Nigris

Poi Eduardo De Filippo, di cui era così appassionato da aver scritto una versione de Il figlio di Pulcinella con i burattini. Un omaggio alle sue origini campane, forse: Fulvio è nato a Lusciano in provincia di Caserta nel 1952. L’amore per le assi del palcoscenico va di pari passo con quello per il giornalismo: dal 1973 De Nigris scrive per Il Resto del Carlino, Repubblica e riviste specializzate di teatro come Sipario. Il 4 ottobre del 1981 nasce suo figlio Luca: «Anche lui era un appassionato di teatro, di fumetti e di cinema». Si divertono molto insieme. Spesso fanno video home made e vanno negli studi di Rete 7, dove Fulvio lavora, interpretando due personaggi immaginari Jimmy Olsen e Sonny Scott. «Era un modo per giocare insieme a costruire delle storie, avevamo scritto anche un libro 100 metodi per catturare Babbo Natale». 

A questo punto Fulvio fa una pausa e camminando per i vicoli del centro ci conduce in piazza Maggiore. Dal Crescentone (così i bolognesi chiamano il gradino rialzato al centro della piazza, ndr), dove ogni anno il 7 ottobre si celebra la Giornata dei Risvegli, lanciato 27 anni fa dalla Fondazione Amici di Luca, che lui presiede, inizia a raccontare la drammatica vicenda del figlio. 

Fulvio e Luca De Nigris.

Nel 1997 Luca, dopo un intervento di routine andato male, resta 240 giorni in coma. I colleghi giornalisti, non perdono tempo, nasce il comitato Gli Amici di Luca e scatta una raccolta fondi per permettere al piccolo cure specializzate. «Un crowdfunding ante litteram» spiega De Nigris. «In pochi mesi raccogliemmo un bel po’ di soldi. Poiché nessuno voleva curarlo in Italia, noi partimmo. Siamo stati in Austria per tre mesi. Lì il 7 ottobre Luca si è svegliato», da qui a Fulvio è venuta l’idea per la Giornata dei Risvegli. Dopo il rientro a Bologna, passato il Natale, Luca e i genitori sono pronti a tornare in Austria per nuove cure ma la mattina dell’8 gennaio del 1998 Luca non si sveglia.

Lui e la madre di Luca, Maria Vaccari, soffrono una ferita inimmaginabile, ma in loro si fa strada la consapevolezza che non è il tempo di abbassare il sipario sul tema della cura per chi esce dal coma.

Quando si parla di territori marginali, la narrazione è appiattita ai poli opposti: declino o rinascita. Sul tema, il numero di dicembre/gennaio di VITA porta un altro racconto: chi sono le persone che scelgono di vivere nella pancia dell’Italia? Un viaggio tra le storie di chi, pur tra fatica e ostacoli, ha deciso di restare, ritornare o arrivare. 
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È durante il viaggio in macchina che ci conduce alla “Casa dei Risvegli”, il centro di riabilitazione e ricerca per il post coma d’eccellenza dell’Usl di Bologna, che si trova nel complesso ospedaliero del Bellaria di Bologna, che De Nigris ci racconta come ha trasformato tanto dolore in amore verso la comunità:  «L’esperienza di Luca era rimasta nel cuore di tutti, dopo la sua morte da statuto l’associazione avrebbe dovuto devolvere i soldi rimasti, circa 90 milioni di lire. Pensammo invece di creare una struttura capace di curare il coma». Nacque così la campagna Un mattone per la Casa dei Risvegli, la cui pubblicità, ideata da Alessandro Bergonzoni, storico testimonial dell’associazione, recitava “il risveglio si vede dal mattone”, e fu avviato il tavolo di lavoro con la Usl e la Regione.

Fulvio De Nigris (a destra) insieme ad Alessandro Bergonzoni.

Il 7 ottobre del 2004 fu inaugurata la Casa dei Risvegli. Ed eccola circondata dal verde in alto su una collina, la struttura che ad oggi ha ospitato 370 persone e le loro famiglie. Entrando si capisce che è il luogo che Fulvio e Maria avrebbero voluto trovare durante quell’esperienza da genitori di un ragazzo in coma. C’è molta luce, verde, ci sono opere d’arte alle pareti, spazi comuni e le stanze per i pazienti sono dei monolocali dotati di un giardino privato. La malattia come un momento che non ti strappa completamente da una quotidianità e una cura che mette la famiglia al centro. Il modello clinico qui è all’avanguardia perché si basa sull’integrazione di competenze medico-riabilitative e attività cliniche espressive come il teatro e la musica. Il teatro rimane, il teatro ritorna ed è quello che De Nigris chiama Teatro dei Risvegli. «Lo abbiamo sperimentato quando Luca era in Austria. Il teatro è un grande strumento non solo di espressione ma anche di contatto. Per i nostri ragazzi è difficile avere un contatto fisico nella vita reale, invece il teatro ti dà questa possibilità», sorride il papà di Luca aprendo la porta della sala, con tanto di palco, luci e postazione regia, allestita all’interno della Casa dei Risvegli. 

Questo articolo fa parte di una serie dedicata ai change maker, persone che sono diventate motore di cambiamento. Leggi anche:

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Nella fotografia in apertura, Fulvio De Nigris di fronte alla Casa dei Risvegli

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